Variegata l’offerta della Valle d’Aosta per il periodo più magico dell’anno
La Valle d’Aosta si prepara a un mese di dicembre e a un Natale strepitosi, tra sci, tradizioni ed eventi con un ricco calendario di proposte

Mercatini, concerti e musei
Già l’atmosfera natalizia colora di magia la città di Aosta con il Mercatino di Natale “Marché Vert Noël”, che trasforma le centralissime piazze Roncas, Caveri e Giovanni XXIII (piazza della Cattedrale) in incantevoli villaggi alpini. Fino all’8 gennaio i visitatori potranno andare alla ricerca di idee regalo tra specialità agroalimentari e produzioni artigianali, ma anche apprezzare le eccellenze culturali del capoluogo valdostano, anche grazie alle visite guidate organizzate dall’ufficio del turismo. E proprio nel cuore della città, in piazza Chanoux di fronte al Municipio, sarà anche possibile pattinare sul ghiaccio.

Dall’8 al 10 dicembre, in occasione dell’Immacolata, nel borgo di Hône si svolgerà, invece, la Festa della Micòoula, la sagra dedicata al tipico pane nero di segale con castagne, noci, fichi secchi, uva passa, e, talvolta, anche scaglie di cioccolato. Una vera prelibatezza del patrimonio gastronomico valdostano.
Tra i tanti eventi che in tutta la regione faranno vivere la magia del Natale si segnalano gli spettacoli di videomappingLumières de Noël au Fort de Bard – Luci di Natale al Forte di Bard sui contrafforti del complesso, dall’8 dicembre all’8 gennaio; a Gressoney-Saint-Jean il 6 dicembre la Festa di San Nicola e i Mercatini di Natale nel weekend del 17 e 18 dicembre, oltre ai Mercatini a Gressonery-La-Trinitè sabato 3, sabato 10 e sabato 24 dicembre e poi ancora giovedì 29. A Courmayeur da non perdere il Welcome Winter l’8 dicembre con il concerto di Annalisa, a cui seguirà Sangiovanni il 28 dicembre; la sera di San Silvestro si torna a festeggiare con il Capodanno più chic delle Alpi, nella piazza Jardin de l’Ange.
A partire dal 3 dicembre sarà riaperto al pubblico il castello di Saint-Pierre, iconico maniero valdostano, dalla foggia fiabesca, situato su uno sperone roccioso, a dieci minuti da Aosta. Una riapertura che avviene dopo un complesso intervento di restauro e risanamento conservativo, oltre che di riallestimento del Museo Regionale di Scienze Naturali Efisio Noussan, in ricordo del suo fondatore.

Grandi e piccole stazioni sciistiche
Per gli appassionati dello sci, non solo di discesa, ma anche del free ride e del fuori pista, già da ottobre sono aperte le piste del Cervino Ski Paradise e dal 2 dicembre i comprensori di Courmayeur, Espace San Bernardo di La Thuile, che collega Italia e Savoia francese, di Pila, facilmente raggiungibile da Aosta in soli 18 minuti in telecabina, e Monterosa Ski, il comprensorio “3 Valli sci ai piedi” a cavallo tra Valle d’Aosta e Piemonte.
Ma la Valle d’Aosta è anche lo scrigno di piccole stazioni a misura di famiglia, caratteristici borghi in cui vivere un turismo lento, fatto di persone autentiche ed emozioni vere. In queste stazioni vengono proposti tracciati per lo sci alpino che soddisfano gli adulti, ma anche facili pendii per i bambini, con proposte di soggiorno dedicate.
La novità di quest’anno – che accomuna i comprensori di Antagnod, Brusson, Chamois, Champorcher, Cogne, Crévacol, Gressoney-Saint-Jean, Ollomont, Rhêmes-Notre-Dame, Valgrisenche e La Magdeleine – è uno skipass da 5 giorni non consecutivi ed un’ora di lezione di sci, con i maestri delle scuole delle località valdostane interessate all’iniziativa a 100€ per gli adulti, gratis per i bambini fino a 8 anni (con l’acquisto di uno skipass adulto) e 80 € per i ragazzi sotto ai 14 anni.
E per chi lo sport preferisce ammirarlo, in calendario ci sono due eventi sportivi di livello internazionale: la Coppa del Mondo Snowboard Cross sabato 17 dicembre a Breuil-Cervinia e, dal 15 al 18 dicembre, il Cogne Ice Opening, evento di arrampicata sul ghiaccio. Intorno a Capodanno da non perdere le tradizionali fiaccolate sulle piste da sci nelle principali stazioni sciistiche.
Per coloro che vogliono vivere l’alta montagna anche la sera, La Valle d’Aosta propone una nightlife diversa, lontana dal clamore della movida più modaiola, con quel tocco “wild country” che sicuramente non guasta. Sono molti, infatti, i locali raggiungibili in funivia, in motoslitta o col gatto delle nevi, da Courmayeur a La Thuile, da Pila a Champoluc, a Gressoney dove vivere un’esperienza serale in quota, che abbina un’inusuale montagna al chiaro di luna con i piaceri del palato.
Informazioni e prenotazioni
Tutte le proposte per una vacanza sulle montagne della Valle d’Aosta sono disponibili su Skilife.ski, punto di riferimento per lo sci alpino, con aggiornamenti in tempo reale su comprensori, bollettini neve, webcams, apertura piste e impianti, tariffe. Il portale offre anche la possibilità di acquistare lo skipass elettronico unico e internazionale, per accedere direttamente agli impianti di risalita in tutte le stazioni della regione. Per gli appassionati dello sci di fondo, invece, è attivo il portale Sci Nordico Valle d’Aosta, dove trovare informazioni sulle località, le piste e le attività, con la possibilità di acquistare online il pass per Arpy e Courmayeur. Inoltre, il portale Booking Valle d’Aosta – lo strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre l’elenco delle strutture ricettive della Valle d’Aosta (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.
Ufficio Regionale del Turismo – Office Régional du Tourisme
Viale Federico Chabod, 15 11100 Aosta
Centrale di prenotazione telefonica
Tel. +39 0165.33352
booking@turismo.vda.it
tutti i giorni, dal lunedì alla domenica
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30
Al via - con Roberta Morise - la “Civitanova Fishion Week”
Dal 3 al 10 dicembre la versione autunno/inverno di GustaPorto, nella città portuale di Civitanova Marche (MC) si accende con “Civitanova Fishion Week”, versione autunno-invernale di GustaPorto, un’opportunità per conoscere le tante sfaccettature golose del pescato reperibile in questo periodo dell’anno.

Si comincia sabato 3 dicembre a partire dalle 11.00 con “Lo spettacolo del mare”, allestito all’interno del Mercato Ittico Comunale, un vero e proprio défilé del pesce di stagione che sarà presentato dai ristoratori della città in proposte tradizionali, ma anche rivisitate.
A raccontare il mondo del mare e della pesca saranno gli stessi protagonisti della filiera: pescatori, commercianti, operatori del mercato che saranno intervistati da una conduttrice d’eccezione, Roberta Morise di RAI 1, che dialogherà con loro per ricostruire la trama della pesca in Adriatico.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.00, spazio alle degustazioni guidate con la “Venere nera”, innovativa postazione di cucina mobile posizionata nell’area antistante il Mercato Ittico. La narrazione sarà curata dai gastronomi di Scienze Gastronomiche dell’Università di Camerino, mentre ad alternarsi nella preparazione delle degustazioni, gratuite su prenotazione (www.gustaporto.it), saranno quattro alfieri della cucina locale: BarbaraSettembri, con ravioli di razza, scarola, pinoli e olive; Caterina Marchetti, con triangolino di crescia sfogliata alla salsa di canocchie al profumo di maggiorana; Andrea De Carolis, con polenta al sugo di pesce stagionale, denominato “di Fraimma”; Simone Scipioni, con polentina al ragù di “furbi co l’abbiti”, ricetta che più di ogni altra contraddistingue Civitanova Marche, al punto da essere protagonista di un’Accademia dedicata.
Sempre nel pomeriggio di sabato 3, nell’area portuale sono programmate speciali attività di educazione divertente per i bimbi e l’iniziativa “Moletti aperti per GustaPorto”, chiacchiere marinare in amicizia, degustando un buon vino ed assaporando pesce locale di stagione.
La Civitanova Fishion Week continua fino al 10 dicembre nei locali della città aderenti all’iniziativa. Moscardini, naselli, triglie e tanti altri pesci, caratteristici di questo periodo, saranno protagonisti di ricette sfiziose ed anche di un apposito “manuale per l’uso” che potrà essere consultato all’interno dei locali stessi.
L’iniziativa è organizzata dal Comune di Civitanova Marche con il contributo della Regione Marche attraverso il cofinanziamento del Programma Operativo FEAMP Italia 2014-2020 ed è tappa speciale del Grand Tour delle Marche 2022, il circuito di eventi promosso da Tipicità ed ANCI Marche, con la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.
Tutti i dettagli su www.tipicitaexperience.it
Incarico di ufficio stampa del "Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti" allo Studio Eidos
Situato in Veneto, nel cuore del Cadore, il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti, racchiude un territorio autentico e integro, protetto dalle imponenti Tre Cime di Lavaredo, simbolo delle Dolomiti Patrimonio UNESCO.

Le principali località, Auronzo e Misurina, si trovano nelle Dolomiti Settentrionali, l’area più estesa delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, di cui fanno parte, oltre alle famose Tre Cime di Lavaredo, i Cadini di Misurina, il Sorapìss e il Monte Cristallo.
Auronzo, affacciata sul lago di Santa Caterina con le imponenti Tre Cime che fanno da sfondo, è il luogo ideale per le vacanze in famiglia. Gli impianti sciistici sono perfetti per le prime uscite sulla neve e d’estate i bambini possono sfrecciare sul Fun Bob più lungo del mondo, oppure arrampicarsi sugli alberi al Tre Cime Adventure Park.
A 1.756 m di altitudine, con sei mesi di neve naturale all’anno, si trova la frazione più alta del Comune di Auronzo, Misurina, la Perla delle Dolomiti, una delle mete più ricercate. Nel suo lago si specchiano, oltre alle Tre Cime, le montagne più belle delle Dolomiti e da qui partono numerosi sentieri da percorrere con le ciaspole in inverno e a piedi d’estate per raggiungere malghe e rifugi aperti tutto l’anno.


Lo Studio Eidos è disponibile sin d’ora a fornire informazioni e immagini fotografiche a chi quei desideri conoscere e far conoscere il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti.
Studio Eidos
di Sabrina Talarico
tel. +39 049 8910709
talarico@studioeidos.it
www.studioeidos.it
Da Bologna parte la logistica evoluta con il primo convegno INNOVALAB
Un momento di dialogo e confronto tra tutti gli stakeholder della filiera promosso da Due Torri SpA. Ospiti e protagonisti di ben quattro tavole rotonde, il 25 novembre, presso MAST. Auditorium Istituzioni, Associazioni, Aziende e Operatori per un evento destinato a ripetersi nel tempo.
Un settore poco conosciuto e molto discusso, spesso criticato, ma ancora non approfondito. Sono questi i presupposti che hanno dato vita a INNOVALAB, un grande appuntamento di dialogo e confronto, ideato e promosso da Due Torri S.p.A., società bolognese attiva dal 1974 nell’ambito dei trasporti e della logistica, giunta oggi al terza generazione.

INNOVALAB è una fucina di idee, come indica il nome stesso dell’iniziativa, una condivisione di trend e un momento di conoscenza per avere una fotografia del mondo logistico, mettendo in correlazione diretta Istituzioni, Aziende e Player. Attraverso ricerche e dati, il convegno traccia uno scenario più che esaustivo su quelle che sono le potenzialità di un settore determinante per lo sviluppo.
Ben quattro le tavole rotonde organizzate venerdì 25 novembre presso MAST. Auditorium, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia. Il centro polifunzionale e spazio espositivo realizzato a Bologna dalla omonima Fondazione MAST ha accolto 120 ospiti convocati nel suggestivo contesto post industriale e oggi location museale d’eccellenza per discutere di tematiche spesso sotto i riflettori della cronaca, ma mai prima di questo evento messe in correlazione. Istituzioni, tessuto produttivo e addetti ai lavori hanno interagito con un panel di professionisti di primissimo piano per tracciare la via verso una logistica sempre più etica e sostenibile.
“Con quasi 50 anni di esperienza, desideriamo creare un dialogo tra tutta la filiera – spiega Andrea Franceschelli, Vice President & Managing Director di Due Torri S.p.A. e promotore dell’iniziativa – permettendo un confronto tra tutti gli attori coinvolti, dalle Istituzioni alle Imprese, fino ai Player della logistica. Solo così è possibile uno scambio di vedute e tracciare una rotta verso un futuro più sostenibile, a livello economico, etico e ambientale”.
Considerato erroneamente come l’ultimo anello di una catena che dal produttore arriva al consumatore, il settore logistico è sempre stato valutato come il protagonista dell’ultimo miglio, senza considerare il valore aggiunto reale che una logistica evoluta può garantire sia al pubblico che ai lavoratori diretti, fino alle positive ripercussioni in termini di abbattimento dell’impatto ambientale, del traffico e della vivibilità di infrastrutture stradali.
“Ritmi di vita sempre più accelerati, la crescita degli acquisti on line, ma anche il prezioso ruolo svolto durante i lockdown imposti dalla pandemia Covid-19 hanno in parte mutato il percepito del settore e gli stessi operatori avvertono la necessità di farsi non solo portavoce di una categoria, ma ambasciatori di una logistica etica e più pulita” – spiega Andrea Franceschelli, entusiasta dei riscontri raccolti dall’evento – “Seppur strategica, la logistica può avere un reale valore aggiunto, concreto e fattivo, a patto che tutta la filiera sia propositiva e riesca a delineare un futuro che tenga in considerazione le diverse necessità e le grandi opportunità che una collaborazione trasparente e convinta può portare”.

Due Torri S.p.A. è un’azienda bolognese, nata nel 1974 e giunta oggi con Andrea Franceschelli alla terza generazione. Dal trasporto e distribuzione di merci fino al servizio di logistica a 360°, grazie a diverse filiali e un business model innovativo, garantisce servizi sartoriali per tutti i clienti italiani ed esteri.
Approvati i nuovi piani di controllo del Prosciutto di Modena e del Prosciutto Veneto: per affrontare la “tempesta perfetta” si punta sulla qualità
Il Ministero dell’agricoltura ha approvato i Piani di Controllo del Prosciutto di Modena DOP e del Prosciutto Veneto DOP, sviluppati da IFCQ Certificazioni, organismo di controllo con sede principale a San Daniele del Friuli (UD), in collaborazione congiunta con i rispettivi Consorzi. Tali piani rafforzano i controlli sulla filiera degli allevamenti e dei macelli dai quali proviene la materia prima e prevedono l’implementazione di sistemi informatici, realizzati ad hoc per il Prosciutto di Modena e per il Prosciutto Veneto, allo scopo di assicurare l’identificazione, la tracciabilità e la rintracciabilità del prodotto tramite la registrazione puntuale delle attività svolte dagli operatori.
“Lo sviluppo dei Portali informatici consente di migliorare la certezza e la fruibilità dei dati, rafforzando così la fiducia sia tra gli operatori che in relazione al consumatore finale. – Ha sottolineato Ludovico Picotti, Amministratore Unico di IFCQ Certificazioni. – Come Organismo di Certificazione investiamo nell’innovazione tecnologica, per cogliere le opportunità della transizione digitale in atto”.
Nonostante le difficoltà del periodo, il Consorzio di tutela del Prosciutto Veneto e il Consorzio di tutela del Prosciutto di Modena intendono puntare sulla qualità e sulle attività promozionali, come hanno affermato i relativi Presidenti.
“La tempesta perfetta che ha investito l’intera filiera suinicola italiana dedicata alle produzioni a Indicazione Geografica non consente di pianificare compiutamente le attività del Consorzio di Tutela del Prosciutto Veneto DOP per l’immediato futuro. – Ha detto Attilio Fontana, presidente del Consorzio. – La carenza di suino pesante, legata agli altissimi costi delle materie prime dipendenti anche, ma non solo, dagli eventi in Ucraina e la concomitante crisi energetica che ha toccato in maniera indiscriminata tutti gli attori della filiera, in particolar modo le aziende di trasformazione, con costi industriali di produzione fuori controllo, ha indotto molte aziende del comparto ad una certa prudenza. Non manca infatti il timore di scaricare anche parzialmente i maggiori costi sui consumatori, consapevoli del fatto che sta già venendo meno la loro capacità di spesa, con possibili ricadute sui consumi. Sappiamo perfettamente di non poter rinunciare all’attività di tutela, essendo il cardine e l’essenza di un Organismo riconosciuto. Anzi, intendiamo fortemente incrementare tali azioni in difesa del prodotto da imitazioni che nulla hanno a che vedere con la produzione tutelata. La promozione seguirà il piano pluriennale già programmato che vede al centro Prosciutto Veneto DOP in Festa, la grande manifestazione annuale che si svolge a maggio a Montagnana, dedicata al prodotto ed al suo territorio di produzione, in ottica di sinergia visto il potenziale turistico che vede la presenza nell’area di Città Murate Medioevali, di Ville del Palladio e di ambienti naturali – i Monti Berici ed i Colli Euganei – di straordinaria bellezza.”
“Il Consorzio del Prosciutto di Modena – ha aggiunto Giorgia Vitali, Presidente del Prosciutto di Modena –porta avanti da anni diverse attività di comunicazione, sia above che below the line, al fine di aumentare il grado di conoscenza della DOP. Nello specifico, prosegue lo sviluppo delle attività sui canali social ed è prevista nel 2023 la realizzazione di una nuova campagna. È stato inoltre recentemente aggiornato il sito in lingua tedesca, primo mercato per quota export del nostro Prosciutto. Importante anche la partecipazione del Consorzio ad eventi fieristici. Infatti, dopo CIBUS 2022, che ha dato molte soddisfazioni, cercheremo di dare impulso alle vendite nel mercato statunitense e in quello canadese e di sviluppare l’attività anche in Europa con la partecipazione a gennaio 2023 alla Fiera Sirha a Lione (Francia), una importante manifestazione fieristica dedicata al canale Ho.Re.Ca. e Food service.”
Per info IFCQ: Elena Bezzutti – bezzutti@ifcq.it – 3403685211
Per info Consorzio di tutela del Prosciutto di Modena DOP: Anna Anceschi – annanceschi@libero.it – 059208661
Per info Consorzio di tutela del Prosciutto Veneto DOP: Attilio Fontana – info@prosciuttoveneto.it – 042982964
Val d’Orcia, dove il sogno penetra la terra
Scrivere sulla Val d’Orcia? E cosa mai potrei aggiungere che non sia già stato impresso sulla carta o sulle pagine elettroniche. Libri, recensioni, guide, opuscoli, locandine, siti internet, social post e chi più ne ha più ne metta. E’ una terra magica della quale persino l’Unesco nel 2004, stimolato da tanta bellezza si è accorto, al punto di riconoscerla come territorio rurale patrimonio dell’umanità.Dovrei forse anche io decantare l’armonia delle verdi e tondeggianti colline, dei campi color terra di Siena amorevolmente coltivati, degli ulivi secolari e dell’olio di qualità. Della Cinta Senese o della Chianina, o ancora del tartufo bianco delle Crete Senesi? Dovrei forse evidenziare la bellezza dei casali, dei luoghi di culto, dei castelli e delle testimonianze archeologiche?

Faccio un passo indietro di qualche anno. Quando fu inventata la radio tutti pensarono: che bellezza! Adesso saremo in contatto con il mondo intero. Poi arrivò la televisione: che meraviglia! Ora potremo vedere cosa succede nel mondo. Ma oggi, in quest’era di velocità e superficialità, di web e di social, sento il bisogno di approfondire, di andare oltre il confine delle cose già dette. Ci sono luoghi che mi portano alle radici e che mi consentono di incontrare un campionario di esseri umani immenso che con il lavoro, la costanza e il proprio credo abbracciano la terra in cui vivono e la plasmano trasformandola con il sudore in sogni.
E’ la Val d’Orcia del vino, dei vigneti autoctoni e non, delle botti e delle cantine, delle donne e degli uomini. La Val d’Orcia dell’ospitalità, dei sorrisi, delle chiacchierate in armonia, di un piatto caldo e di un buon bicchiere di vino Sangiovese.
E’ la Val d’Orcia di Gabriella Giannetti, dei suoi vini e del suo coinvolgente sorriso, che mentre ti fa assaggiare le sue produzioni enologiche ti prepara in piatto di pici fatti in casa conditi con il ragù. La Val d’Orcia della sobria eleganza di Roberto Terzuoli che, in parte tra le botti e in parte fuori della cantina, ti racconta del territorio e del vino, e ti ristora con un carosello di salumi locali. C’è poi la Valle di Giulitta Zamperini, presidente del Consorzio di cui a breve scriverò. E’ lei (con papà Luca, mio coscritto) che racconta la sua vita di giovane donna produttrice di vino e rappresentante delle altre cantine consorziate. Tra un bicchiere e l’altro ti offre una corroborante ribollita e 2 metri di taglieri impreziositi dai sapori locali.
La Val d’Orcia di Donatella Cinelli Colobini, colonna storica del vino territoriale che ama raccontare tra un sorso e l’altro la storia, ormai secolare, della sua famiglia: lo fa con grazia, con delicatezza, assaporando un crostino con il tartufo appena raccolto nella sua tartufaia. Racconta…affascinando l’ospite comodamente seduto in poltrona.
Ci sono poi i giovani come Emilio Caliani e Luca Mastrojanni, produttori con alle spalle storia, tradizioni ed esperienze di famiglia nel mondo enologico. Sono solo alcune delle 60 cantine che aderiscono al Consorzio Orcia DOC. Un giovane Consorzio nato nel 2000 con 153 ettari coltivati ed un potenziale che può raggiungere i 400 ettari. La produzione dell’ultima annata si è attestata a poco meno di 300 mila bottiglie.
E poi c’è lui, il protagonista: il Sangiovese. Ci sono dottori, idraulici, macchinisti, operai, insegnanti ma tutti indistintamente, se amano il buon vino, non possono che gioire alzando un calice di Sangiovese. Il disciplinare di produzione dell’Orcia DOC prevede infatti la sua presenza per almeno il 60% per l’Orcia e l’Orcia Riserva. Arriva la 90% per l’Orcia Sangiovese e l’Orcia Sangiovese Riserva. Non manca il Rosato, minimo 60% di Sangiovese, e il bianco con una base del 50% di Trebbiano Toscano. Naturalmente il Vin Santo, non potrebbe essere diverso visto il lembo senese toscano territoriale di cui stiamo parlando. Per queste chicca di cantina ci aggiungo anche la Malvasia. Una menzione particolare per i vitigni autoctoni che compongono gli assemblaggi va al Foglia Tonda tipico toscano recuperato negli ultimi anni.
Un giovane Consorzio con le idee chiare e un credo all’unisono: il Sangiovese. E in questa provincia conosciuta al mondo per la sua bellezza e per vini blasonati, forse è arrivato il momento per un altro grande dell’enologia italiana: l’Orcia DOC.
E la radio e la televisione cosa c’entrano? Poco o tanto, grandi mezzi di divulgazione che stanno lasciando il posto alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi. Magari sarà così anche per il vino che si evolve e si propone con nuove espressioni e nuovi volti.

Ogni produttore che ho avuto il piacere di incontrare mi ha aperto le porte del suo lavoro con gioia e amicizia, mi ha illustrato i vini, le tecniche di produzione, gli affinamenti e mi ha ascoltato ogni qual volta io abbia rivolto domande importanti o banali. Mi hanno parlato delle loro Famiglie, della storia delle case se datate e come sono state realizzate se di recente edificazione. Le persone, prima del vino, e il vino come mezzo espressivo, artistico di tante persone.
E poi, lasciatemelo dire, c’è la Valle di Agostino, Chi è Agostino? Un lagotto di 2 anni che mi ha simpaticamente accompagnato tra i boschi di questa Valle alla ricerca del tartufo bianco delle Crete Senesi: ma lui non beve! Non so se lo terrò come amico.

(Fabrizio Salce)
Consorzio del Vino Orcia
Via Borgo Maestro, 90
Rocca d’Orcia 53023
Castiglione d’Orcia (SI)
T: +39 0577 887471
Panettoni Loison: piccola guida sulla scelta del gusto!
Tra tutte le ricercate proposte Loison non è facile trovare il proprio Panettone: fra gusti classici, abbinamenti insoliti, sapori fruttati e dimensioni variegate ecco i nostri consigli per scegliere il giusto panettone.

L’INCONFONDIBILE GUSTO DELLA TRADIZIONE
Panettone al Mandarino. Che sapore ha il Natale? È quello che richiama l’atmosfera di festa, di gioia e di calore, è il profumo di agrumi che si sprigiona non appena si scarta il panettone al Mandarino tardivo di Ciaculli, ingrediente presidio Slow Food dal 2004.
Disponibile nelle collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g), Latta Limited Edition (750g).
Panettone Classico a.D. 1476. È proprio vero che la predilezione per il gusto Classico è innata! Se poi ci aggiungiamo un impasto ricco, frutto di oltre 72 ore di paziente lavorazione, e selezionatissimi canditi di Arance di Sicilia e Cedro di Diamante senza solfiti andiamo a colpo sicuro!
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Cappelliera (500g e 1kg), Milano (500g e 1kg), Cuccioli (500g), Natale (500g), Latta Limited Edition (750g), Regalo (750g).
Panettone Regal Cioccolato. A Natale regalati il cioccolato: è goloso, allontana lo stress, piace a tutti, grandi e piccini, e risveglia la felicità! Il panettone Regal Cioccolato è ancora più ghiotto grazie alla ricca farcitura e alle pepite realizzate con selezionati Cru del Sudamerica.
Disponibile nelle collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g), Natale (500g), Latta Limited Edition (750g), Regalo (750g).
Panettone Divino. L’impasto del “Divino” è arricchito e profumato dall’impiego di un ricercato blend di vini passiti del Veneto, rendendo questo il Panettone simbolo del nostro Territorio. Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg).
PER I FOODIES CHE RICERCANO INSOLITI ABBINAMENTI
Panettone Pistacchio Matcha. Si fa presto a dire Pistacchio, quello utilizzato in Loison è il pregiato Pistacchio verde di Bronte DOP, Presidio Slow Food, abbinato al tè verde Matcha delle colline di Uji, Kyoto. Due preziosi ingredienti che uniscono Oriente e Occidente.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Latta Limited Edition (750g).
Panettone NeroSale. Questo panettone è arricchito da una crema al caramello salato, la cui ricetta è stata ideata e realizzata da Dario Loison, e da pepite di cioccolato fondente. È un esuberante equilibrio dolce salato dove un gusto non sovrasta l’altro ma anzi irrompono in un insieme vivace. Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Latta Limited Edition (750g).
Panettone Liquirizia e Zafferano. Voluto per festeggiare i 75 anni di Loison Pasticceri, questo panettone è stato una scommessa vinta per Dario Loison, perchè questo panettone è sempre più richiesto da chef, foodies e appassionati per lo straordinario e indovinato abbinamento tra la liquirizia Dop di Sibari e lo zafferano di primissima scelta, solo pistilli, di provenienza iraniana. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).
Panettone Albicocca e Zenzero. L’idea nasce nel 2009 per creare un abbinamento non allineato ai gusti tradizionali ma che andasse incontro ai palati più sofisticati ed esigenti, già avvezzi ai prodotti Loison. Ecco che la rotondità dell’albicocca semicandita si affianca amabilmente al gusto fresco e piccante dello zenzero candito. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).
Panettone Noël Pere e Spezie. Quando si avvicina il Natale l’atmosfera si riempie di aromi e profumi che richiamano l’atmosfera di festa: ecco che l’aria si inebria di cannella, chiodi di garofano e anice stellato, fragranze che si sprigionano quando si assaggia un panettone Noël, che arricchito da pere candite e una miscela di spezie, è la ricetta natalizia per eccellenza firmata da Dario Loison. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).
IDEE PER CHI ADORA LA FRUTTA
Panettone all’Amarena. Molto amato per il suo gusto intenso, l’amarena trova una perfetta alleata nella Vaniglia Mananara del Madagascar (Presidio Slow Food) grazie al suo sapore delicato e inebriante. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg) e Natale (500g).
Panettone al Marron Glacé. Deliziosamente retrò, il Marron glacé è una delle massime espressioni della golosità pasticciera grazie alla sua nota adorabile di bosco e frutta secca. Ma noi lo sappiamo che con i Marron glacé si fa sempre un’ottima figura, specie con il Panettone Loison! Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g).
Panettone ai Limoni. Nasce da un incontro d’amore fra il Limone di Amalfi Igp, dalla tipica forma allungata e dall’aroma intenso, e il Limone di Siracusa Igp, rinomato per il succo e gli oli essenziali, che insieme irrompono deliziosamente in questo Panettone, il cui impasto è arricchito e profumato dalla crema e dalle scorze candite di questi deliziosi frutti mediterranei. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Natale (500g).
Panettone Agrumato. Solo per chi ama i canditi, il panettone Agrumato è realizzato con 5 diversi agrumi: il Chinotto di Savona (Presidio Slow Food) dal gusto tendente all’amaricante, il Cedro di Diamante dalla scorza carnosa e ricca di oli essenziali, il Mandarino Tardivo di Ciaculli (Presidio Slow Food) unico per la sua rarità aromatica, il Limone dall’aroma intenso e l’Arancia di Sicilia dal gusto agro e fruttato. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg)
Panettone al Fico. È la variante più apprezzata dagli chef e dagli amanti della buona cucina perché il suo gusto è molto versatile e si adatta bene sia in piatti dolci che salati. Un impasto morbidissimo che racchiude preziosi fichi della Calabria DOP esaltati dalla Vaniglia Mananara del Madagascar (Presidio Slow Food). Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg)

E PER I COLLEZIONISTI?
Collezione Latta – XVI Unlimited Edition. Da 16 anni la Latta Loison è un oggetto sempre più ricercato da chi adora collezionarle o da chi più semplicemente ama attorniarsi di un oggetto cult che rappresenta la massima espressione dello stile Sonia Design.
La Collezione Latta abbraccia 5 gusti: Pistacchio Matcha, dal cuore di crema di Pistacchio Verde di Bronte Dop e copertura di cioccolato bianco e polvere di tè Verde Matcha; NeroSale, il goloso panettone al cioccolato e caramello salato; Regal Cioccolato, con selezionato cioccolato cru monorigine sudamericano e crema al cioccolato; il tradizionale Classico a.D. 1476, con pregiati canditi di Arance di Sicilia, e Cedro di Diamante; Mandarino Tardivo di Ciaculli, Presidio Slow Food, inimitabile grazie alle fragranze aromatiche.
PER CHI CERCA UN REGALO SPECIALE, ECCO I PELUCHE DI SONIA DESIGN
Collezione Regalo. Il regalo perfetto per Natale 2022? Gli orsacchiotti peluche firmati Sonia Design! Ecco a voi Giulietta e Romeo, coccolosi, grandi, carezzevoli che accontentano tutti, grandi e piccini! Giulietta e Romeo sono avvolti da una sciarpa in tinta firmata in oro Loison e sono corredati da un lucchetto perché nascondono nella pancia una sorpresa, un panettone da 750 grammi. Giulietta ha scelto il gusto Classico A.D. 1476 perché ama i sapori semplici della tradizione, mentre Romeo, il più ghiotto della coppia, ha preferito il gusto Regal Cioccolato, con cioccolato selezionato Cru monorigine e crema al cioccolato.
Collezione Mignon. Ogni anno Sonia ci vizia con una nuova mascotte per la Collezione Mignon e il 2022 dà il benvenuto ai dolci peluche Benny e Serenella: Benny con il manto più scuro e Serenella con quello più chiaro, carezzevoli e dolcissimi. I due peluche nascondono un segreto: un piccolo panettone tradizionale arricchito con uvetta e arancia!
I panettoni della linea TOP sono preparati con ingredienti selezionati con estrema cura: uova fresche, miele italiano, latte panna e burro di montagna, zucchero italiano, fior di farina, Vaniglia Naturale Mananara del Madagascar (presidio Slow Food) e sale marino integrale di Cervia.

DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS. Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – It
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
Email: loison@loison.com
ORARI NEGOZIO
Dal Lunedì al Venerdì: 08:30 – 19:30
Sabato: 08:30 – 18:00
Domenica 27/11 e 4-11-18/12: 09:00 – 18:00
APERTURE STRAORDINARIE
2-3-4-5 gennio 2023 08:30-13:00 / 14:30 – 19:00
6 gennaio 2023 CHIUSO
7 gennaio 2023 08:30-13:00 / 14:30 – 18:00
Con “Cagli, Terre del fungo” nella città dei “funghi tutto l’anno!”
Per far gustare ogni giorno funghi di stagione, nel pieno rispetto dei ritmi della natura il Grand Tour delle Marche fa tappa nelle Alte Marche per “Funghi tutto l’anno!” la proposta di turismo esperienziale formulata da Cagli (PU) elegante cittadina delle Alte Marche posta al centro di un suggestivo lembo d’Appennino, un selvaggio ambiente disseminato da rilievi coperti di boschi. In questo pittoresco territorio, in tutto l’arco dell’anno, cresce una grandissima quantità di funghi delle specie più disparate. Ogni periodo è caratterizzato dal suo fungo e ogni mese è buono per reperire funghi.
Per promuovere questa importante risorsa naturale, nella giornata di sabato 26 novembrel’Amministrazione comunale organizza la seconda edizione di “Cagli, Terre del fungo”, una manifestazione nata con il fine di esplorare il misterioso, affascinante e multiforme mondo dei funghi, che si avvale della collaborazione delle Pro Loco di Cagli, Pianello e Secchiano.
Per questo appuntamento il Comune di Cagli ha coinvolto importanti realtà che fanno del fungo un elemento di eccellenza nel settore agroalimentare, ma anche di discussione, tantoché la giornata sarà articolata in maniera tale da esplorare i diversi aspetti che caratterizzano questo prezioso dono della natura.
L’intero programma si svolgerà a palazzo Berardi Mochi-Zamperoli:
alle 10:00 talk show della serie Conversazioni intorno al fungo, che vedrà confrontarsi esperti di settore sul tema “Le nuove modifiche alla legge regionale sulla raccolta dei funghi. Più valore all’entroterra”, coordinato da Beppe Convertini, conduttore di Linea Verde RAI. Ospiti dell’incontro: Alberto Alessandri, Presidente dell’Unione Montana Catria e Nerone e Sindaco di Cagli, Giacomo Rossi, consigliere regionale, Roberto Para e Marco Maletti, esperti dell’Associazione micologica la Bresadola-Gruppo di Pesaro; alle 12:00 inaugurazione della mostra fotografica di Iarno e Massimo Vantaggi, mentre alle 15:30, nel Polo bibliotecario, “Letture, sorprese e laboratori d’autunno”, momento dedicato ai bambini. Alle 17:30 Arte psichedelica e funghi magici, un fantastico viaggio per immagini, protagonisti e illusioni, a cura del professor Elvio Moretti. Alle 18:30, infine, va in scena AperiFungo a Palazzo, con chef Valerio Ferri del Ristorante Le Fontane che, in collaborazione con la Gastrosteria Fontes, appronterà una degustazione di specialità a base di funghi in abbinamento ai vini del territorio. La giornata si concluderà a Teatro con Nino Frassica & Los Plaggers band tour 2000/3000.
Per l’occasione i ristoranti di Cagli e del territorio circostante appronteranno golosi piatti a base di funghi, con proposte di menù che, comunque, si rinnovano continuamente adeguandosi alla disponibilità di prodotto che la natura di volta in volta prospetta. Del resto, ci si muove sull’onda dello slogan: “Cagli: funghi tutto l’anno”!
“Cagli, Terre del fungo” è sede di tappa del Grand Tour delle Marche 2022 di Tipicità ed ANCI Marche, con la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.
www.tipicitaexperience.it
Due Torri golose come non mai!
Per Santa Lucia e per il Cioccoshow, sotto alle Due Torri, vanno proprio in crisi i bolognesi e non, che soffrono di glicemia alta… perché, sotto ai noti portici di Strada Maggiore, davanti alla chiesa di Santa Maria dei Servi, si sono accese le luminarie della Fiera di Santa Lucia, il più antico mercatino natalizio della regione (tradizione che si perpetua dalla fine del XVI secolo) forse per i bolognesi, una delle poche certezze rimaste, che, dalle bancarelle cariche di statuine del presepe e di dolciumi di ogni genere… ogni anno da novembre a Santo Stefano (26 dicembre) dà il via all’atmosfera natalizia.

E, dall’altra parte del centro petroniano, in prossimità della stazione Centrale, in piazza XX Settembre, è ripartito, per la diciassettesima edizione, il “Cioccoshow”, il festival che porta sotto le Due Torri, il meglio della produzione artigiana di cioccolato di tutta Italia. A proposito, il termine “cioccolato” è spesso impropriamente confuso con “cioccolata”, sostantivo che però indica solo la bevanda liquida a base di polvere di semi di cacao.
L’edizione 2022, promossa da CNA Bologna e organizzato da Wydex-Gruppo BolognaFiere (come sempre a ingresso gratuito) grazie alle dismesse disposizioni anti Covid, è letteralmente stata presa d’assalto… Dunque assaltati (benevolmente) decine di stand con espositori in arrivo da tutta Italia: da Emilia Romagna, Umbria, Veneto, Lombardia, Puglia, Molise, Calabria e Sicilia. A dar lustro all’evento, anche quest’anno, una delegazione dal Belgio (insieme alla Svizzera e a Oaxaca, in Messico, il Belgio, con Bruges, è ai primi posti al mondo come rinomata patria del cioccolato) presenza apprezzata ormai da moltissime edizioni.
Al Cioccoshow, aderiscono artigiani (e non…): sui banchi, tutti i gusti del cioccolato prodotto dalle fave di cacao crude (cabosse) che crescono sugli alberi nelle regioni tropicali attorno all’equatore, dove il clima è caldo e umido, dai cui frutti (baccelli) sono estratti i semi di cacao (chicchi). Dopo essere stati essiccati nelle piantagioni e maturati, i chicchi, sono sottoposti a una tostatura leggera, per arricchire il bouquet aromatico che si sviluppa durante la fermentazione, quindi sono frantumati e ripuliti dalla buccia per diventare granella di cacao, che, dopo il “concaggio” e il “temperaggio” (se la temperatura di fusione consigliata è di 50°) diventa classico fondente, o vegano, o bio, “bean to bar” (processo di produzione dalla “massa di cacao” che diviene poi tavoletta finita, processo che – in modo “non artigianale” – molti cioccolatieri “abbreviano”, acquistando dalle industrie il “liquore di cacao” (cioè la massa di cacao, già pronta) dopo di che, si ha il prodotto finito, da toccare con mano e mettere in bocca, per la gioia delle papille gustative…

Per saperne di più, dell’universo cacao, aiuta molto il libro scritto dall’esperto Napoleone Neri, proprio dedicato al cioccolato: “Il cuore del cacao. 500 anni di storia del cioccolato” (Edizioni Pendragon).
Al Cioccoshow non poteva mancare l’aspetto spettacolare della manifestazione, con il “Ciocconight” quando, sabato, molti stand sono rimasti aperti fino a mezzanotte e il pubblico, oltre a gustarsi il cioccolato in notturna, ha assistito al concerto della “Tribute Band Queen Vision” (…se pare poco…).

“Dunque, delizie uniche, tutti i gusti del cioccolato, da conoscere e degustare, questa è la Bologna più dolce, col suo Cioccoshow giunto alla 17ima edizione…” – è Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) che si aggira tra i banchi del Cioccoshow per documentare il goloso evento e raccontarlo -.
“Salvate la terra! E’ l’unico pianeta col cioccolato!”: questo è l’appello di un pensatore dell’800. E al Cioccoshow, in vista del Natale, le creazioni d’autore si moltiplicano e sono tutte rigorosamente a base di cacao. Ci sono anche le “praline fashion”, ovviamente di cioccolato e decorate di burro di cacao: l’idea è di “far mangiare bellezza”… C’è anche lo scarpino da calcio al cioccolato fondente e il “tacco 12”, al cioccolato bianco! C’è lo stand dove producono ben 25 tipi di cremino, rigorosamente quadrati e a tre strati: da quello più tradizionale, al pistacchio o alla nocciola, ai gusti un po’ più particolari, come zuppa inglese e peperoncino.
Il cioccolato è servito anche per chi ha intolleranze alimentari: ovviamente c’è quello senza glutine, ma pure quello per vegani (chiaramente senza latte).
Sembra un gioco di parole, ma nel 2022 abbiamo anche la nocciola al latte “senza latte” (no vaccino, ma latte di riso). Non mancano le proposte territoriali e con un unico filo si unisce l’Italia, con dolcezza… Dal Piemonte, il tipico bonbon è il gianduiotto, in versione sia al latte che fondente e con cacao e nocciole delle Langhe; poi dal parco di San Rossore (PI) un pinolo ricoperto di cioccolato bianco con fiore di camomilla bianca di Amatrice (RI); dalla Sicilia arance, limoni e pistacchi, tutti ricoperti di buon cioccolato artigianale.
Il cioccolato è ingrediente perfetto anche in cucina: decine le ricette per portare in tavola le idee più golose, una di queste è il “salame di cioccolato”, lo conferma Stefania Paolucci ristoratrice: ”E’ uno dei primi dolci che si danno ai bambini perché non prevede cottura ed è preparato solo con cioccolato fondente, biscotti secchi, frantumati a mano e burro. E’ dolce davvero antico, ma sempre molto apprezzato”.
Cioccolato, una storia secolare: in Italia fu Cristoforo Colombo a sdoganare il cacao, da sempre considerato il cibo degli dei; oggi la sua produzione si aggira sulle 380 mila tonnellate all’anno con un consumo pro capite di 4 kg col fondente che vola: “Nel 2008 c’è stato il sorpasso, il fondente ha superato i consumi di quello al latte che oggi si attesta a circa il 46-48% e quello al latte è al 18%”- lo conferma Napoleone Neri, l’esperto di cioccolato (lo stesso del libro già menzionato -.
Peccati di gola che se commessi con equilibrio, poi non fanno così male, anzi: “Il cioccolato, specie il fondente, fa bene anche alla salute – continua Neri – Il nostro cervello ne beneficia perché si innalza il livello di attenzione e soprattutto, perché fa bene alla circolazione del sangue!”.
(Beh, l’alibi c’è… diamoci dentro! NDR)

www.cioccoshow.it
www.bo.cna.it
(Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)
Al Corno alle Scale, è vacanza in tutte le stagioni!
Sull’Appennino Tosco Emiliano (da maggio 2001 parco nazionale) per gli amanti di escursioni e trekking, si passeggia immersi nella natura, tra boschi, specchi d’acqua, praterie d’alta quota e rocce, nel verde d’estate o, sugli sci o con le ciaspole ai piedi d’inverno, per trascorrere una vacanza – o magari un weekend – comunque qualche momento che alla fine sarà indimenticabile. Lì in località Vidiciatico (vicino alle terme di Porretta) si coglie appieno il mutare delle stagioni: in primavera il ridente rifiorire della natura, in estate il tepore del sole, in autunno il “foliage” (dal verde al giallo e alle diverse gradazioni del rosso di alberi e cespugli) e in inverno, il bianco della neve e i ben 36 km sciabili del Corno alle Scale.
Punto di interesse turistico d’eccezione è la “Croce” simbolo di tutto il comprensorio (alta 15 metri): da lì (1945 m s.l.m.) la vista mozzafiato del grande anfiteatro montuoso, è uno spettacolo unico di panorami e biodiversità. Infatti, si tratta dell’unico crinale in Italia da cui è possibile vedere in lontananza le Alpi verso nord, Firenze ai suoi piedi e, in giornate particolarmente nitide, il mar Tirreno ad ovest e l’Adriatico ad est!

Al Corno alle Scale gli appassionati di storia possono ammirare i resti archeologici di Lizzano in Belvedere che risalgono all’anno 553 d.C., le antiche pievi di Madonna dell’Acero, di Monteacuto e di Querciola, le chiese romaniche di Gabba e di Grecchia e il museo etnografico della cultura montanara di Poggiolforato, con più di tre mila reperti esposti.
Infine il relax e il divertimento: garantito da un capillare ricco calendario di eventi, sagre, concerti, gare di diversi sport e tanto altro (per saperne di più, basta rivolgersi a Vanes Pozzi, noto patron dell’Hotel Corno alle Scale, sempre informatissimo e disponibilissimo!).
E già che ci siamo – a ragion veduta – lo “raccomandiamo” proprio l’albergo di Vanes come “buen ritiro” a chi si appresta a trascorre qualche giorno in santa pace immerso nella natura, a chi arriva a Vidiciatico per fare sport all’aria aperta in alta stagione (estiva e invernale) a quanti cercano piste da sci e sentieri per le escursioni e… ai veri bongustai della gastronomia montanara.
L’hotel, in stile tipico, è adatto a tutte le tipologie di clientela (famiglie, coppie, ragazzi e anche per i non più giovani) dispone di ogni confort (bagno, telefono e TV in tutte le 26 belle camere, connessione internet Wi-Fi e, non mancano ascensore, giardino con una piccola piscina e parcheggio). Nota di rilievo: Vanes mette a disposizione gratis l’attrezzatura completa per sciare… (grande idea!).
Proprio per la sua posizione centrale (a due passi dalla Conca del Sole) l’hotel Corno alle Scale è ideale come base per andare per sentieri d’estate e per arrivare, d’inverno, in pochi minuti agli impianti sciistici convenzionati (a buoni prezzi). I non sciatori, possono aggirarsi in paese per passeggiare e fare shopping. L’albergo è rinomato per la sua storia ed è frequentato anche da stimati imprenditori, noti giornalisti e pure da campioni dello sci (basta chiedere a Alberto Tomba!).
Una chiosa di merito va fatta alla famiglia Pozzi – Vanes, la figlia Elena e i nipoti “aiutanti” – per le squisite proposte culinarie: dalla generosa colazione (dolce e salata) alla ricca scelta tra i saporiti piatti della tradizione locale fatti in casa, come gnocchi e tagliatelle al ragù, deliziose crespelle ai funghi, buonissimi tortelli e, che dire delle gustose frittelle (tipo gnocco fritto) del tagliere di salumi nostrani e del ricco buffet dei dolci? Tutto davvero notevole!

E anche passato Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto, da Vanes… è vacanza in tutte le stagioni!
HOTEL CORNO ALLE SCALE
Via Guglielmo Marconi, 47
loc. Vidiciatico
40042 Lizzano In Belvedere (BO)
+39 053453004
Fax: +39 053451503
+39 3395382780
+39 3713215436
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hotelcornoallescale@libero.it
Autunno incipiente: è il momento del tartufo!
Il bosco d’autunno ha i suoi tesori e trovare un tartufo, è come trovare un diamante – recita un vecchio detto – . “E’ un’emozione sempre forte, che provo, anche dopo cinquant’anni che vado a tartufi e… ne ho trovati tanti! – dichiara Adriano Bartolini, uno dei cavatori professionisti della zona di Savigno (BO) una delle 56 cittadine italiane baciate dalla fortuna di avere, sotto terra nei suoi boschi, preziosi tartufi bianchi, quelli più pregiati. Nel bosco però non si va da soli, fondamentale è la presenza del cane, in questo caso non solo amico ma anche alleato…

“Il cane da tartufo deve essere molto ubbidiente, resistente, con il fisico forte e con un gran naso”. – Quanto conta l’addestramento? – “Conta tanto. Si inizia all’età di due mesi e per un bel po’ di tempo il cane deve seguire tutto ciò che gli si insegna, perché poi dopo gli servirà per sempre…”.
Il periodo di raccolta del tartufo bianco va da ottobre a dicembre. L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di specie di questo fungo ipogeo, circa una trentina. La sua produzione nazionale si aggira sulle 95 tonnellate di media ogni anno. Quantità e qualità dipendono comunque dalla stagione.
“La siccità non ci ha aiutato perché praticamente ha bruciato tutto l’apparato radicale superiore degli alberi, delle piante, quindi il ritrovamento è solo in profondità” – è l’esperto di tartufi Luigi Dattilo ad inquadrare la situazione – . “Di conseguenza la quantità è scarsa ma la qualità soddisfacente”. – Come sono le quotazioni quest’anno? – “Sono proporzionate alle dimensioni: partiamo dai 3500€ al Kg. per arrivare ai 7-8000€”. (per le pezzature piccole, fino a 20 g, 2.980 € per le medie fino a 50 g, 4.330 € per le grandi, oltre 50 g, 6.280 € poi esistono i “casi particolari”…
Re del bosco, ma anche della tavola: il tartufo bianco sprigiona un aroma inconfondibile molto intenso, capace di far fare il salto di qualità a qualsiasi piatto; decine le ricette, spazio alla creatività. Ecco l’esempio di Antonio Gasperini, ristoratore: “Un piatto tipicamente autunnale: schiacciata di zucca violina, fonduta di parmigiano reggiano e una bella grattata di tartufo nostrano… Ci piace giocare con gli abbinamenti, quindi non il solito vino rosso, ma abbiamo pensato ad un “Montuni”, un buon bianco fermo del territorio bolognese (anche del ravennate e del modenese, il Reno DOC: colore giallo paglierino, piacevole, caratteristico e al palato secco, morbido, dolce, sapido, di corpo – NDR) vino di spiccata acidità, ma dal profumo tenue per non sovrastare il profumo del tartufo”.
Quello dell’Appennino bolognese è il corpo fruttifero di un fungo Ascomycota sotterraneo, uno delle circa trenta specie italiche di “micorrizici” (che crescono vicino alle radici degli alberi) che si fa scovare dall’amico dell’uomo più specializzato per questo tipo di ricerca. E’ a forma di tubero, composto dal “peridio”, la parte della corteccia che lo riveste e dalla “gleba”, la sua massa carnosa. E’ costituito da acqua, fibre e sali minerali, che gli sono fornite dall’albero con cui vive in simbiosi. Ne esistono di molte qualità, sia bianco sia nero: il tartufo bianco di Alba (o di Acqualagna) si merita di diritto il primo posto nella classifica generale di quelli più pregiati. Tra i tartufi neri – Tuber Melanosporum Vittadin – (detto Scorzone se estivo o tartufo Marzuolo o Bianchetto) quello di Norcia (anche di Spoleto o truffle de Perigord) conquista la vetta della sua classifica.
Il metodo più efficace per conservare il tartufo fresco è metterlo in frigorifero (senza lavarlo prima, poiché si deteriorerebbe più facilmente) avvolto in un foglio di carta assorbente e chiuso in un contenitore ermetico. Se si vuole conservarlo solo per un paio di giorni, si può mettere all’interno di un barattolo di vetro, ricoperto con del riso e riposto in frigo, ma non per più di due giorni.
Consigli utili: prima della preparazione in cucina, reidratare il tartufo in acqua tiepida con un pizzico di sale per circa 20 minuti. Consumarlo sulle pietanze in cottura o comunque calde, per consentire, con l’azione della temperatura, di fargli sprigionare al meglio tutta la propria fragranza. Per affettarlo sottilmente, in mancanza di un “affetta-tartufi” è possibile, con la dovuta attenzione, utilizzare un pelapatate.
Se puzza e sa di ammoniaca, se è morbido e gommoso, se il colore e la superficie presentano delle irregolarità rispetto agli standard della specie, buttatelo!

Curiosità: il 13 novembre scorso, presso il castello di Grinzane Cavour (CN) in occasione della ventitreesima edizione dell’asta mondiale del tartufo bianco, un tartufo di Alba, composto da due tartufi gemelli e un terzo esemplare da 250 grammi, per un peso totale di 950 g. è stato battuto a 184.000 mila euro, cifra sborsata da un imprenditore di Hong Kong, che l’ha spuntata sui rilanci di potenziali aggiudicatari da Singapore, Vienna, Seul e Doha. L’asta era partita da 10.000 euro e, a conclusione, ha raccolto oltre 600.000 euro, destinati, in beneficenza, a sostegno di vari progetti solidali sparsi in tutto il mondo.
(Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)
Fratelli La Bufala: a Bologna, il made in Italy con i prodotti della tradizione campana
Fratelli La Bufala ha conquistato anche Bologna: un ampio locale in centro, nei pressi del palazzetto dello sport: fuori è dotato pure di dehors e parcheggio (strisce blu) dentro propone menù ispirati alla tradizione e alla stagionalità dei prodotti, manco a dirlo, quella autentica napoletana! Il re, lì, è Vincenzo (già pizzaiolo de “La Bufala bianca” di Frattamaggiore (NA) sotto alle Due Torri dal 2015, con sua sorella Dora a capo della cucina e i suoi ragazzi, a ricevere in sala – con Antonio – bolognesi e non. Il cavallo di battaglia (meglio dire la “bufala”…) è la pizza, declinata in tutti i modi, purché riferiti alla tipica tradizione napoletana, scopo, questo, del famoso franchising del marchio “corna dotato e sole stilizzato”, che esige farina ad hoc (di grano tenero “00”) acqua, olio, sale e lievito.

Vincenzo è un campione a impastare a mano il tutto per formare il “panetto” (criscitiello) privo di grassi, morbido ed elastico che si lascia lievitare lungamente. Quando è pronto, si stende e si tira, fino a ottenere un disco di 30/35 cm. e di 3/4 mm. di spessore con i bordi alti, il “cornicione”, gonfio, soffice e ricco di bolle d’aria (alveolato) volendo, con l’interno farcito a piacere. Poi, sopra, si ricopre di classica passata di pomodoro (Torrente) e da quanto richiesto dal cliente (prodotti dell’orto, di uliveti, salumi, tutto accuratamente selezionato). Per i puristi esistono solo due pizze tradizionali: la Margherita e la Marinara (Vincenzo consiglia anche la Margaritana, margherita alla parmigiana con melanzane) e i clienti più scafati la richiedono anche con il cornicione farcito di ricotta…
Dunque, il disco di acqua farina, olio, sale e lievito, ben farcito, va nel forno (a legna, che ultimamente è diventata preziosa per l’aumento prezzo/quintale) e dopo poco più di un minuto a 450°, finalmente, è pronta! E’ lei: fragrante (scrocchiarella) con la parte centrale morbida e flessibile, dorata, con piccole bruciature (maculata) con tutti i sapori ben distinguibili e il profumo che ricorda il pane fresco… Eh sì, è bella che pronta! Allora si porta in tavola, per il pieno appagamento del cliente! In abbinamento, un calice di Piedirosso, o Aglianico o Coda di Volpe, oppure di Falanghina (comunque nettari di cantina Sorrentino Vini, produttori da 3 generazioni con 35 ettari di vigneti alle falde del Vesuvio). Per i tradizionalisti c’è sempre la “bionda” (Pils, Lager, Pilsner, Bock, Strong) filtrata o non, con pochi o tanti luppoli, mentre per gli astemi, c’è… la Ferrarelle!
Naturalmente se la pizza (o il calzone o la focaccia) l’avete mangiata ieri, da “Fratelli La Bufala” Vincenzo può farvi gustare gli “o’ ruoto” o le crocchette, o gli “scagliozzi” (triangoli di polentina fritta); e “primi” (pasta Armando trafilata al bronzo) tutti da scoprire per i non partenopei: vermicelloni, candela spezzata, reginella, pasta mista e, per “secondo”, una tagliata di manzo, o una scaloppa di pollo o le ottime polpette di bufalo (ripiene di friarielli con fonduta di provola!) servite con patate chips, crema di pomodori secchi e salsa bernese e, ovviamente non manca mai una ottima mozzarella… e qui si apre un mondo: dai Fratelli La Bufala, è quella appunto di bovina campana Dop, che è la regina dei latticini: liscia, elastica, dal sapore deciso, ma delicato, è inconfondibile e digeribilissima (con pochissimo lattosio, poco colesterolo e ancora meno sodio) va accompagnata da “pachino e rucola”, o in alternativa, gustata come “cornetto di bufala”, è bella da vedersi, ghiotta e squisita.
E, dulcis in fundo, perché no? Il classico “made in Naples”: la “pastiera napoletana” (!) o un babà con crema di ricotta o, se no, una sempre deliziosa “cheescake”.
E il caffè? Naturalmente sì! (Kimbo). Ma per saperne di più, basta chiedere a Vincenzo o a uno dei suoi ragazzi, sempre premurosi e solerti e quello che non si riesce a gustare stavolta, si assaggerà la prossima… (previsti take away e consegna a domicilio).
Fratelli La Bufala
Via Riva di Reno 7b
40122 Bologna
Tel. 051649 1342
Prenotazioni: thefork.it
I mille volti del Natale a Zurigo
Il Paradosso del Natale, questo il claim con cui la città di Zurigo si presenta ai turisti che la visiteranno nelle prossime settimane.
Qual è il messaggio sottinteso? Molto semplice, Zurigo è una città dalle mille sfaccettature, ha il DNA svizzero ma l’anima internazionale ed è sempre protesa al futuro, queste caratteristiche si ritrovano nella sua cultura, nelle iniziative ed eventi sempre diversi, nelle tante attrazioni e attività proposte a chi la visita. A Natale la poliedricità di Zurigo si esprime al massimo delle sue potenzialità, lo raccontano questi numeri:
9 mercatini di Natale
12 + attrazioni inerenti le festività e installate in questo periodo dell’anno
3 mesi l’anno di atmosfera Natalizia a Zurigo
Questo Natale torna per la seconda edizione il progetto albergo diffuso Hotel Noël, che porta l’arte nelle camere d’albergo, dove anche l’ospite diventa parte integrante dell’opera d’arte poiché questa, l’esperienza d’arte, è costruita intorno alla sua presenza in camera.
Hotel Noël si compone di dieci camere d’albergo dislocate in altrettanti hotel della città, dieci sono gli artisti locali coinvolti nel progetto: ciascuno realizzerà la propria opera d’arte in una delle stanze. E’ possibile soggiornare presso Hotel Noël dal 24 novembre al 26 dicembre 2022, prenotando sul sito www.noelzurich.com
Ecco tutte le locations e gli artisti di questa seconda edizione:
Hotel Alma, con Lynne Kouassi e Nora Heidorn
AMERON Zurigo Bellerive au Lac, con huber.huber
B2 Boutique Hotel + Spa, con Luca Suss
Pensione Kalkbreite, con Madame Tricot
Hotel City Zurigo, con Shamiran Istifan
Hotel Rossli, con Olaf Breuning
Hotel Wellenberg, con Gina Fischli
Hyatt Place Zurigo Aeroporto, con Tobias Gutman
Pop-up Hotel Krone Zurigo, con Ingo Giezendanner
Hotel privato New Castle Zurigo, con Veli&Amos

Se anche a te è venuta una gran voglia di visitare Zurigo proprio nel periodo natalizio, ti segnaliamo una promozione per arrivare comodamente in treno nel cuore della Svizzera tedesca.
Dal 7 novembre al 4 dicembre è in corso la promozione sui collegamenti Eurocity da Milano, Bologna, Genova e Venezia per le principali città svizzere (Zurigo, Berna, Basilea, Montreux, Lucerna, Losanna…). Acquistando un biglietto per una di queste tratte si può beneficiare dello sconto del 20% sul prezzo del biglietto SMART e SMART2 inserendo il codice PROMOSVIZZERA al momento dell’acquisto.
Per quanto riguarda la nostra destinazione, Zurigo, ecco un esempio delle tariffe in promozione viaggiando in 2° classe:
Milano-Zurigo (10 collegamenti diretti al giorno) da 24,80 €
Bologna-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 36,00 €
Genova-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 32,80 €
Venezia-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 39,20 €
Info: numero verde 00800 100 200 30 (non eliminare “00” iniziale) – www.svizzera.it

(Annalisa Borsari)

NOVEMBER PORC XX edizione… speriamo ci sia la nebbia!
A Sissa (PR) fino al 27 novembre p.v. tutt i venerdì e sabato “I Sapori del Maiale”: nelle vie del centro della cittadina della Bassa, potrete assaporare un fiume di pietanze preparate dagli abili cuochi delle associazioni locali e dai tanti espositori che proporranno prelibatezza provenienti da tutto il territorio nazionale. Nello stand di p.za Roma gestito dai volontari sissesi sarà possibile pranzare e cenare per tutto il week end allietati da esibizioni musicali e dalle gag proposte dai ragazzi di “Io Parlo Parmigiano“.

Al terzo fine settimana, che si svolgerà a Zibello. “Piaceri e Sapori alla Corte di Re Culatello” si apriranno i battenti alle ore 21,00 di venerdì 18 novembre con l’apertura del Palaporc e proseguirà sabato 19 con l’inaugurazione delle mostre mercato di prodotti tipici e non alimentari, prodotti dai tanti artisti dell’ingegno. In Piazza Garibaldi, presso il Chiostro dei Padri Domenicani e in Contrada G.F. Pallavicino sarà possibile degustare specialità locali e provenienti da tutto il territorio nazionale.

Il fine settimana sarà allietato da esibizioni musicali e dagli artisti di strada di “November Circus” che, come nelle precedenti tappe, vi faranno rimanere con occhi e orecchie ben aperte. La ventesima edizione della staffetta più golosa d’Italia si concluderà il 25, 26 e 27 novembre a Roccabianca dove andrà in scena “Armonie di Spezie e Infusi”. Anche per la quarta tappa non mancheranno il cibo di piazza, le specialità locali e il grande mercato di prodotti tipici. Il centro della cittadina della Bassa Parmense si vestirà a festa per il gran finale ed il Castello sarà aperto alle visite; p.za Minozzi e p.za Garibaldi faranno da palcoscenico ad esibizioni musicali e di circo di strada per un finale indimenticabile.
Per tutta la durata della manifestazione sarà possibile visitare le più importanti emergenze storico culturali presenti sulla Strada del Culatello e fino a fine mese sarà possibile degustare le golose proposte dei ristoranti della Strada del Culatello aderenti all’iniziativa “A Tavola con November Porc”:
18-19-20 novembre 2022 Zibello
25-26-27 novembre 20022 Roccabianca
Informazioni:
Ass. Strada del Culatello
Tel.: +39 0524 939081
www.novemberporc.it
Stelle (Michelin) rosse e verdi… come se piovesse!
Nasce il secolo scorso per gli automobilisti d’oltre Alpe che viaggiando, spesso, incontravano difficoltà a informarsi per questioni pratiche riferite all’auto (dove fare rifornimento, trovare un’officina, ecc.) e, ovviamente, per le vive esigenze di autista e passeggeri (per sapere dove rifocillarsi o pernottare). La Guida Michelin, dedicata all’Italia, arriva nel 1956 dove si dimostra primo e più accreditato aiuto per chi viaggia. La selezione degli esercizi è effettuata da “ispettori” che “operano” in assoluta indipendenza e l’inserimento nella Guida (per ristoranti e alberghi) è totalmente gratuito. La prima stella richiede la visita di quattro ispettori. Per ottenere le due stelle, i funzionari Michelin, compiono fino a dieci visite e, per le tre stelle, l’iter, se possibile, è ancora più rigoroso….

Dunque, le Guide sono due (più una) …
Ma che cosa occorre a ristoratori e albergatori per essere inseriti nella Guida? Fondamentali le seguenti prerogative: la qualità dei prodotti (il meglio di quanto reperibile “al mercato”); le tecniche di cucina (perché chi mangia percepisca distintamente i sapori); le doti dello chef (talento e passione, alto livello professionale, creatività e ambizione); esperienza e organizzazione (dal servizio di sala, con maître, sommelier, camerieri, tutti all’altezza, fino all’uscita dei piatti, con la presentazione e l’attenzione al cliente); ultimo ma non meno importante, la continuità nelle preparazioni perché gli “ispettori Michelin” tornano due o tre volte in tempi diversi per verificare la situazione (se lo standard è costantemente elevato) e specie per vedere come il ristorante/albergo, funzioni anche quando chef/manager sia assente (per vedere se l’equipe è autonoma e efficiente).
La Guida “Rossa” tradizionale (dal 1956) che raccoglie le valutazioni dei ristoranti e degli alberghi delle singole nazioni e la Guida “Verde” (dal 2021) che sposa il tema della sostenibilità (il rispetto ambientale, l’etica del lavoro, i corretti rapporti di filiera e la lotta allo spreco alimentare) ed è indirizzata maggiormente al turismo itinerante. Per screditare il luogo comune che la Guida riservi le sue attenzioni solo ai locali più rinomati e costosi, ecco comparire i nuovi “Bib Gourmand” faccine compiaciute di golosi Bibendum, che impegnano allo stesso modo i funzionari della Michelin, a trovare i “ristoranti Bib”, segnalati per lo stile di cucina semplice e facilmente riconoscibile, dove si mangia bene a un prezzo ragionevole…
La 68ima Guida Michelin Italia associa la faccina sorridente dell’omino che si lecca i baffi a ben 257 ristoranti, di cui 29 novità:
ristorante Ai Burattini a Adrara San Martino (BS); Locanda Moscal a Affi (VR); Sot’ajarchi a Ancona (AN); Trattoria Margherita a Arborea (OR); ristorante Ahimèa Bologna; Maso Palù a Brentonico (TN); trattoria Vascello d’Oro a Carrù (CN); Osteria La Solita Zuppa a Chiusi (SI); ristorante Forma a Civitavecchia (RM); ristorante Cile’s a Fano (PU); ristorante Quarantunododici a Fiumicino (RM); Osteria Zanchetti a Fossombrone (PU); Førma contemporary restaurant a L’Aquila; ristorante Boivin a Levico Terme (TN); ristorante Coquus a Lucera (FG); ristorante giapponese Nida a Lucca (LU); Futura Osteria ristorante a Monteriggioni (SI); La Locanda Gesù Vecchio a Napoli; Nole ristorante a Pescara; Osteria del Miglio 2.10 a Pieve San Giacomo (CR); Casa Gallo cucina & puteca ristorante a Pompei (NA); Osteria della Trippa Romanè e 53 Untitled a Roma; ristorante Da Pode all’Hotel Sovestro a San Gimignano (SI); trattoria dalla Rosa Alda a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR); Namo Ristobottega ristorante a Tarquinia (VT); Osteria Mondo D’Oro a Verona; Osteria dai Coghi Villa Albarè a Costermano (VR).

Certo il Bel Paese, che ha poche nazioni rivali in campo enogastronomico, è terra di conquiste per le stelle Michelin, sia rosse che verdi che “Bib”… Quest’anno più che mai, sono stati tanti gli chef premiati: 40 stelle nuove (20 chef sotto i 35 anni) e di ogni dove, anche di piccole località di provincia.
“Vogliamo incoraggiare le iniziative sostenibili nella filiera della ristorazione” – ha dichiarato Gwendal Poullennec (direttore internazionale di tutte le Guide Michelin) – “I nostri ispettori hanno arricchito il loro metodo di lavoro andando a valutare anche le forniture di cibo dal territorio, lo spreco a tavola e persino la gestione dei rifiuti di ciascuna insegna. Abbiamo l’orgoglio di presentare, nella Guida Michelin Italia – conclude Poullennec – una selezione di chef destinata a crescere per avviare una rivoluzione green della ristorazione in movimento”.
Già perché oggi sono molti i ristoratori impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale e tanti sono quelli realmente attenti all’approvvigionamento a km 0, all’uso di prodotti bio, fino all’installazione di pannelli fotovoltaici, iniziative per la riduzione dello spreco alimentare comprese.

Curiosità
Da notare che Alain Ducasse restaurant du Casino a Monte Carlo è lo chef più stellato al mondo, in Italia, il locale con tre stelle Michelin è l’Osteria Francescana a Modena, gestita da Massimo Bottura (miglior cuoco del mondo). Enrico Bartolini conta in totale 12 stelle Michelin, Antonino Cannavacciuolo 7 stelle nei suoi diversi locali e bistrot tra Piemonte, Toscana e Campania e, il gruppo di Heinz Beck, annovera 4 stelle Michelin in Italia.
I quattro ristoranti più chic e costosi d’Italia sono: Villa Crespi a Novara, La Pergola a Roma, Il Palagio a Firenze e Da Vittorio a Brusaporto (10 minuti da Bergamo).
Per rappresentare il meno costoso (stellato) è stato scelto l’Hostellerie la Montagne nella regione francese di Colombey les Deux Églises, con menù fisso che segue la stagionalità: un “completo” a soli 20€.
Conti (check, please): con 1 stella il conto varia dai 45 ai 90 euro, con 2 stelle dai 75 ai 150 euro e con 3 stelle, dai 180 euro in su (a persona).
I più belli: perfetto connubio tra capolavori culinari e impareggiabile scenario (location uniche al mondo): Monte Turri, frazione di Arbatax Ogliastra (in Barbagia); ristorante Rossellinis a Palazzo Avino, Ravello (costiera amalfitana); “B. Bistrot”, Baia Bianca Suites all’Isola d’Elba (vicino Portoferraio e a Procchio); ristorante The Cesar in Hotel La Posta Vecchia a Palo Laziale (Roma); ristorante La Sponda presso Hotel Le Sirenuse a Positano; Il Marin, ristoro del porto antico a Genova; ristorante Vescovado a Noli (SV); ristorante Riviera a Venezia; ristorante Il Pellicano a Porto Ercole (GR); Il Trabocco Cungarelle a Vasto Marina (litorale abruzzese).
Le “3 stelle”:
I ristoranti italiani con 3 stelle nella Guida Michelin 2023: il massimo riconoscimento a Antonino Cannavacciuoloper Villa Crespi di Orta San Giulio e porta così a 12 i ristoranti italiani che ostentano “3 stelle Michelin”, dato che la “Rossa” ha confermato le 3 stelle a tutti gli altri 11 chef già insigniti del riconoscimento come, prima di Cannavacciuolo, erano stati Enrico Bartolini del Mudec di Milano nel 2020 e Mauro Uliassi, dell’omonimo ristorante di Senigallia, premiato nell’edizione 2019, preceduto a sua volta da Norbert Niederkofler del St. Hubertus al Rosa Alpina Hotel & Spa a San Cassiano in Alta Badia, (Bolzano) chef 3 stelle Michelin dell’edizione 2018.
E’ bene ricordare che il primo italiano ad aver conquistato le 3 stelle Michelin fu Gualtiero Marchesi nel 1986, con il suo ristorante a Milano, in via Bonvesin de La Riva, mentre dal 2014 al 2018 non ci sono stati nuovi chef 3 stelle Michelin italiani.
L’ultimo premiato con il massimo tributo delle 3 stelle Michelin, prima della tripletta degli ultimi anni, è stato Niko Romito del Reale a Castel di Sangro, in Abruzzo, nell’edizione 2014. Gli altri ristoranti 3 stelle italiani sono: La Pergola di Heinz Beck a Roma, l’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena, il Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba, l’Enoteca Pinchiorri a Firenze, diretta da Annie Féolde con lo chef Riccardo Monco, Dal Pescatore della famiglia Santini a Canneto sull’Oglio (Mantova) Le Calandre a Rubano (Padova) dei fratelli Alajmo e il ristorante Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo) della famiglia Cerea, con lo chef Enrico Cerea.

Tre Stelle Michelin confermate (e no)…
E ne splende una in più. Il riconoscimento ai ristoranti Lanterna Verde di Villa di Chiavenna della famiglia Tonola (stella green) La Présef de La Fiorida con lo chef Gianni Tarabini a Mantello, Cantinone e Sport Hotel Alpina di Madesimo con lo chef Stefano Masanti.
Passiamo alle delusioni: addetti ai lavori quasi arrabbiati per la mancata seconda stella al Lido 84 dei fratelli Camanini a Gardone Riviera (ci stava abbondantemente, ma arriverà) e appassionati locali che trovano sorprendente, per l’ennesima volta, la non promozione del Leone Felice all’Albereta e, se vogliamo, pure de La Grande Limonaia del Lefay Resort, sempre a Gargnano (BS) con posti eleganti, chef esperti e piatti mai banali. Guardando parecchie new entry, le aspettative erano comprovate… (del resto, le decisioni della Michelin spesso sorprendono).
Davide Guidara nominato Giovane chef dell’anno.
2 stelle confermate ad Acquolina ed Enoteca La Torre, entrambi di Roma, a Locanda Sant’Uffizio di Asti e al St. George by Heinz Beck di Taormina le. E una stella a 33 nuovi ristoranti.
Per la Guida Michelin Italia, un nuovo ristorante tristellato, quattro nuovi bistellati e trentatré monostellati. Da annotare, quattro nuove stelle siciliane, compresa la seconda stella di Palermo che solo l’anno scorso era stata inserita in Guida per la prima volta con il Gagini Restaurant. Trentotto in tutto le novità di questo fortunatissimo 2023 che deve ancora arrivare, ma che per l’alta cucina è già iniziato… e, molto bene!

Altri
Marta Cotarella (direttrice di Intrecci Accademia di Sala e Accoglienza) sostiene il premio Michelin Servizio di Sala 2023 quest’anno a Michael Falk e Eleonora Corazza del Apostelstube di Bressanone. Motivazione: “Un’accoglienza vissuta con il cuore e comunicata con il sorriso. Sembra di cenare circondati dall’affetto di amici”.
Il Consorzio vino Brunello di Montalcino assegna il premio Michelin Sommelier 2023 a Stefano Quero di Condividere, ristorante torinese. Poi ci sono i “ristoranti contro la fame”: una serie di locali che inseriscono in carta un “piatto solidale”, che costa pochi euro in più, “dené” che saranno poi devoluti. Quest’anno cinquanta famiglie bisognose della zona di Milano, saranno aiutate con buoni pasto, coinvolte in progetti di educazione alimentare e supportate con un progetto di reinserimento lavorativo. Fino a fine dicembre si potrà contribuire: tutti i ristoranti coinvolti sono censiti dal sito “ristoranticontrolafame.it”
Purtroppo (per loro) ci sono anche le stelle perse: quest’anno, senza polemiche (per ora) alcune stelle sono state perdute lungo il cammino e altre mantenute nonostante il cambio di chef (eventualità che spesso penalizza un ristorante). Tra queste ultime, la più attesa è sicuramente quella del Carignano di Torino, la nuova casa di Davide Scabin che torna così nell’olimpo della Guida Rossa. La non riconferma non deve essere presa come un’onta dai diretti interessati, ma un momento di esame del proprio comportamento, una pausa per capire cosa migliorare.
Non confermano la stella: Frosio a Almè; Stube Gourmet a Asiago; La veranda del color a Bardolino; Mistral a Bellagio; il Nido del Picchio a Carpaneto Piacentino; il Feva a Castelfranco Veneto; I salotti a Chiusi; l’Astra a Collepietra; La leggenda dei frati a Firenze; La Magnolia a Forte dei Marmi; il Dolomieu a Madonna di Campiglio; il Parizzi a Parma; la Locanda XVI a Venezia; il Maxi a Vico Equense; le Innocenti Evasioni a Milano.
Poi ci sono i ristoranti bistellati che passano a una stella: La Madernassa a Guarente e La Trota a Rivodutri. E confermano la “stella con cambio chef”: il Nove a Alassio; Il refettorio a Conca dei marini; il San Giorgio a Genova; Il faro di capo d’Orso Andrea Aprea a Maiori; il Castello di Fighine a Fighine; il Gusto by Sadler a San Teodoro; il Carignano a Torino; lo Spazio 7 a Torino; il Local, l’Oro Restaurant e il D’isteria, tutti e tre a Venezia.
Infine ci sono i ristoranti che non si vedono confermare le stelle nell’edizione 2023 perchè chiusi temporaneamente per rinnovo locali (come il Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi) o per chiusura definitiva, o perché hanno deciso di aprire solo ai clienti dell’hotel che li ospita (per esempio l’Hotel Claudio a Bergeggi SV).

Le 32 edizioni delle Guide Michelin, per mission, vogliono perseguire i valori di generosità, passione e indipendenza nel mondo dell’enogastronomia, valori che nel tempo si sono dimostrati cari al gruppo Michelin.
Nota di colore: perdura la decisione della Michelin di non rivelare il volto del “direttore Italia” Sergio Lovrinovich, che ha deciso di stare in disparte e di non presentarsi né alla stampa né agli chef perché́ – afferma egli stesso – “L’anonimato consente di vivere la “prova a tavola” come un normale cliente. Inoltre, operare nell’anonimato è una scelta che aiuta anche gli chef e il personale di sala a lavorare più serenamente. Le mie passate esperienze maturate in importanti alberghi e ristoranti internazionali mi hanno spinto in questa direzione. Ricordo ancora l’effetto che aveva sullo staff sapere di essere sotto ispezione. Vorrei evitarlo”.
Dunque: Signori, buon lavoro e… buon appetito!
ACQUA DOLOMIA DIVENTA L’ACQUA UFFICIALE DEL MERANO WINEFESTIVAL
Da questa edizione Acqua Dolomia sposa il Merano WineFestival e i suoi eventi collaterali. La grande ricerca dell’eccellenza e della sostenibilità ambientale sono caratteristiche in comune che hanno portato i due brand ad iniziare un percorso nel protrarsi del tempo che vedrà sia Merano WineFestival sia Acqua Dolomia farsi sostenitori del made in Italy nel mondo.

Oltre alla presenza negli eventi organizzati dai brand Merano WineFestival e The WineHunter, sarà dato compito agli Ambassador del B&F club co gestito da 5 Hats di promuovere Dolomia nei mercati mondiali. Una prima collaborazione già nelle date del 24 e 25 settembre 2022, in occasione del Gran Premio di Merano. Due giornate da non perdere, un’occasione di divertimento e un’anteprima dell’evento meranese che si tiene fino all’8 novembre 2022.

“Siamo particolarmente orgogliosi di entrare a far parte del mondo del Merano Wine Festival proprio in vista di questa edizione che celebra la bellezza nel mondo wine&food – dichiara Luigi Rossi Luciani, Presidente di Sorgente Valcimoliana Srl, azienda che imbottiglia l’acqua minerale Dolomia® che sgorga all’interno del Parco Naturale Dolomiti Friulane, territorio protetto Unesco – L’alta qualità di Dolomia® è già nota in oltre 40 paesi e siamo certi che questa nuova collaborazione permetterà a importanti realtà di scoprirne ed apprezzarne le caratteristiche chimico fisiche uniche al mondo, unite all’esclusività ed alla distintività del packaging. L’eleganza della Linea Dolomia Exclusive è unica ed inconfondibile, un autentico valore aggiunto per un prodotto capace di esaltare i cibi ed i vini che l’accompagnano. Questa nuova collaborazione con il Merano Wine Festival è un vero abbinamento di eccellenza.” Dolomia sarà inoltre coinvolta in ulteriori momenti mediatici e culturali e di tavola rotonda che verranno svelati poco alla volta avvicinandoci alla data dell’atteso evento.
www.meranowinefestival.com
Quor Franciacorta Nature Brut 2016, il Franciacorta più iconico e romantico della produzione La Montina
Il nome nasce da un errore ortografico del padre dei fondatori della cantina, nonno Fiore, che in una lettera alla moglie si congeda con un tenero saluto: “Ho tanta voglia di abbracciarti… Te e i nostri amati figli, siete sempre nel mio “quor””
Quor è dunque cuore: da lì nasce l’ispirazione che ha portato a fine 2018 alla concezione di Quor 2910 e oggi a Quor Nature.

Questa riserva concentra tutta la passione che due generazioni di Bozza hanno tramandato ai nipoti. Dedizione, cura e sacrificio per un vino unico. Prodotto in poche bottiglie, utilizzando solo le prime spremiture dei vigneti più longevi della cantina. Vigneti d’esperienza, le cui uve si sono distinte in vendemmie di eccellente qualità. Il sapiente lavoro della squadra di cantina ha poi esaltato al meglio ciò che la natura ha donato, creando una cuvée che è espressione della filosofia di una famiglia legata a doppio filo al territorio della Franciacorta.
È stato così spontaneo prediligere una tipologia “Nature”, per questa Riserva che vuole essere interprete diretta e immediata delle potenzialità della sua terra. Nessun dosaggio quindi per Quor, che si lascia però coccolare durante alcuni mesi dall’avvolgente penombra delle barrique a riposo nelle gallerie della cantina. Grazie a questo passaggio in legno, al naso di chi assaggia Quor giungono note rotonde ed accoglienti, che ricordano i profumi dolci di casa.
Il sorso è lungo, inaspettato e deciso. Quor è un vino che dà emozioni: papille gustative e battiti del cuore possono vibrare all’unisono.
Per la nuova edizione di Quor la parola d’ordine è stata raffinatezza, anche nel design. Così il rivestimento esterno nero, goffrato, della scatola dà sensazioni tattili; l’interno invece è luminoso e caldo, di colore cipria pastello. Sul lato sinistro della scatola è riportato il testo della lettera di nonno Fiore; a destra, protagonista, la bottiglia. La capsula è corta, nera e lucida come lo sono anche i preziosi collarino ed etichetta, realizzati in poli laminato bronzo rosato.
C’è poi la carta velina, a protezione di quelle bottiglie custodite nelle cassette di legno, la cui trama è il testo del messaggio scritto per nonna Gina. Nulla è stato lasciato al caso, neppure la cartolina coordinata con cui accompagnare Quor quando si decide di donarlo.
“Il tempo è l’unico “mezzo” che ci consente di coltivare tradizioni, sapienza ed esperienza – dice Daniele Bozza, responsabile commerciale Italia de La Montina – Abbiamo aspettato tanto per Quor, che ha necessitato di lunghi anni di affinamento per essere oggi l’espressione più significativa della tradizione della nostra famiglia. È stato emozionante assaggiarlo e sentirlo finalmente pronto per la condivisione con i nostri appassionati”
Le Tenute La Montina di Monticelli Brusati sono fra le aziende storiche della Franciacorta. Le vigne aziendali sviluppano su di una superficie vitata di circa 72 ettari, dislocati in 7 Comuni della Franciacorta. Vigneti, con giacitura preminentemente collinare, impiantati su terreni calcarei e limo-argillosi con una resa circa di 100 quintali per ettaro con densità di 5.400/7.000 ceppi per ettaro. La cantina si estende per 7.450 m² sotterranei, il che garantisce tutto l’anno la minore escursione termica possibile (attorno ai 13°- 16°) e condizione ottimale per la giusta maturazione dei Franciacorta. La produzione media è di 380.000 bottiglie annue.
Franciacorta Quor Nature è disponibile in vendita online sul sito de La Montina www.lamontina.com/negozio, oppure nell’enoteca della cantina (Via Baiana 17, Monticelli Brusati) – aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 19
La Montina
Tel. 030 653278
info@lamontina.it
www.lamontina.com
Forse non tutti sanno che a Bologna…
Esiste un’insolita Bologna, vista da una finestrella nel cuore medioevale della città, che si affaccia su un breve tratto di canale che ancora scorre in “plein air”… E’ in via Piella (passando sotto Porta Govese o Torresotto dei Piella, da via dell’Indipendenza angolo via Augusto Righi) sul lato della via coperto dal portico, si arriva nel punto in cui si trova la “Piccola Venezia” bolognese:

si tratta di uno dei pochi tratti d’acqua che tra i primi del Novecento e il dopoguerra, non fu “tombato” (asfaltato). E’ la prosecuzione del canale di Reno che lì prende il nome di canale delle Moline e per buona parte del suo itinerario resta rinchiuso tra le case e per questo, in passato, è rimasto a lungo nascosto alla vista dei più. Di recente, sono stati riaperti gli affacci anche sui ponti delle vie Oberdan e Malcontenti, da cui oggi si può ammirare quasi lo stesso spettacolo che ricorda molto i canali di Venezia. In via Oberdan, in più, c’è il cancello d’accesso allo scivolo del canale, che è diventato come Ponte Milvio a Roma, per la moda dei “lucchetti d’amore” (lanciata dal romanzo di Federico Moccia)…
Questa è una delle attrazioni più amate da turisti stranieri e italiani e come si può vedere, c’è sempre tantissima gente per ammirare un aspetto insolito per Bologna che, per chi non ne conosce la storia, è davvero inaspettato…

Lo chiamano “telefono senza filo” perché ci si può proprio parlare lì, sotto al voltone del Podestà (passaggio coperto tra piazza Re Enzo e piazza del Nettuno) a pochi metri da piazza Maggiore: è come un curioso gioco sonoro, dove si può comunicare da un angolo all’altro della struttura, con l’interlocutore messo di fronte al pilastro diagonalmente opposto. Pur con i forti rumori di fondo della piazza, si riesce a parlare ed ascoltare in modo forte e chiaro…
Un’altra curiosità – un po’ pruriginosa questa – sempre nei pressi del voltone del Podestà appena citato: dopo averlo superato, bisogna fermarsi sulla scalinata d’ingresso della Sala Borsa. Lì c’è un punto della pavimentazione di colore più scuro rispetto al resto della piazza: è la “Pietra della Vergogna”. Standoci sopra e volgendo lo sguardo con attenzione verso la statua del Nettuno (per i bolognesi, il “Gigante”) per un effetto ottico (probabilmente voluto dal Giambologna, autore della scultura) detta statua, pare avere l’erezione del suo membro virile… Per i più “pudici”, basterà spostarsi di pochi metri per realizzare che ciò che sembrava… non è che il dito indice della mano sinistra del Nettuno….
Altra curiosità tutta bolognese, in Strada Maggiore (a due passi dalle Due Torri) vi è il particolarissimo portico di Corte Isolani, uno dei più alti della città, tutto in legno. Collega, appunto Strada Maggiore a una delle piazze più belle di Bologna: Santo Stefano. Lì, guardando attentamente in alto le travi del soffitto del porticato, si possono individuare tre frecce che, pare, siano state scoccate da alcuni arcieri assoldati da un nobiluomo bolognese che voleva punire la moglie fedifraga. I tre, però, rimasti affascinati dalla bellezza della donna, si distrassero e colpirono a casaccio tre punti diversi del porticato.
C’è anche un’altra stranezza a Bologna e riguarda uno dei simboli più noti, forse il più conosciuto: la torre degli Asinelli – ma si può salire sulla torre solo se già terminati gli studi, perché, in caso contrario… non ci si laureerà più (vox populi…) –.

Bisogna arrivare in cima (a quota 97 metri) dopo avere pestato ben 498 gradini, ci si deve mettere alla ricerca di un “vaso di ceramica rotto”, che dovrebbe essere lì per rappresentare la capacità di quei petroniani – che, sapendone sistemare le spaccature – dimostrerebbero di saper risolvere così i problemi importanti. Al momento però, pare che nessuno abbia ancora trovato detto recipiente e, la caccia continua tutti i giorni (vista la fila di quelli che si appropinquano a salire). Il mistero sarà mai svelato?
Antonio Farnè (inviato Tg2 Rai)
A Montalcino due week end per il Tartufo Bianco delle Crete Senesi: truffle square, cene nel castello, degustazioni, stand gastronomici e cooking show
Chi avesse la possibilità di partecipare nei fine settimana di novembre, il 12 e 13 e il 19 e 20, a San Giovanni d’Asso (Montalcino) per scoprire il “Diamante Bianco” anche con “Cene di Gala” con le stelle de “La Parolina” di Trevinano e del “San Martino 26” di San Gimignano, non manchi! Anche perchè nello stesso contesto, può assistere alla 25esima edizione del Premio “Sapori Senesi”, per eleggere i migliori formaggi pecorini.

La Mostra Mercato di San Giovanni d’Asso offre molte possibilità per degustare il pregiato tartufo bianco locale insieme agli altri prodotti tipici del distretto rurale di Montalcino senza trascurare “gustose divagazioni” gastronomiche con incursioni in altri territori della nostra penisola. Dunque, per tutti i gourmet amanti del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, nei due week end centrali di novembre (12-13 e 19-20) street food e cene di gala, degustazioni nel castello, il concorso per il miglior pecorino senese, cooking show, e tanti altri appuntamenti golosi sono eventi davvero raccomandati.
Il cuore gastronomico della festa è costituito dal grande spazio coperto, chiamato “Truffle Square”, dove si potranno trovare, accanto ai tartufi, tutti i prodotti del distretto rurale di Montalcino con una ricca offerta gastronomica di alta qualità. Per le vie del borgo non mancherà il classico street food toscano a km 0. Per gli appassionati di tipicità nei due week end è in funzione uno stand gastronomico gestito dalla Pro Loco, dove si ripropongono le ricette autentiche con tartufo bianco delle antiche massaie di San Giovanni d’Asso.
Per i veri gourmet, però, gli appuntamenti da non perdere sono le cene di gala negli splendidi saloni del castello che domina il borgo.

La Cena di gala di sabato 12, vedrà protagonista il ristorante stellato “La Parolina” (via Giacomo Leopardi, 1 Trevinano comune di Acquapendente VT +39 0763 717130 lunedì e martedì chiusi) è l’unico ristorante della Tuscia a ricevere l’ambito riconoscimento della Guida Michelin e da anni, fa registrare il tutto esaurito nelle sue performance al Castello di San Giovanni d’Asso. Gli chef Iside De Cesare e Romano Gordini sono ormai un appuntamento cult della Mostra Mercato.
Dall’entrée con gelato di ceci, agli spaghetti in soffice carbonara, fino al cannolo alla siciliana, tutto è rivisitato con la presenza del tartufo bianco delle Crete Senesi. In abbinamento con ogni piatto i vini della prestigiosa azienda Col d’Orcia, a partire proprio dal Brunello di Montalcino (per prenotare e per il menù completo: bit.ly/3Fw0pFZ).

Sabato 19 novembre la Cena di gala, vede protagonista uno dei più quotati ristoranti di San Gimignano e di tutta la Val d’Elsa. Si tratta del “San Martino 26” (via S. Martino, 26 San Gimignano SI tel. 0577 940483 cell. 347 4099599 info@sanmartino26.it) recensito positivamente nelle maggiori guide del settore (compresa la Michelin). Ardit Curri è lo chef e patron del locale e, pur giovanissimo, vanta già un’esperienza decennale fra Italia, Spagna e Francia.
Lui e la sua brigata propongono una cucina innovativa, raffinata e ricercata, una filosofia di gusto particolare come il riso Carnaroli (Riserva San Massimo) con crema di piselli, seppia e tartufo bianco delle Crete Senesi. In abbinamento, su ogni portata, i vini dei produttori del Consorzio Orcia Doc (per prenotare e per il menù completo: bit.ly/3Ue9aIy).

Nel primo week end (12-13 novembre) gli altri appuntamenti golosi iniziano sabato alle 15,30 con una degustazione guidata “Panna cotta, cioccolato fondente e Tartufo Bianco delle Crete Senesi in abbinamento al Moscato” (su prenotazione). Si prosegue domenica alle 11,30 con la degustazione guidata di oli Evo in abbinamento a crudità di verdure, in collaborazione con AICOO. A seguire, il cooking show con un piatto creato da un grande chef e studiato appositamente per il Tartufo Bianco delle Crete Senesi (entrambe su prenotazione).
La giornata si conclude con la venticinquesima edizione del concorso “Sapori Senesi” per premiare il miglior formaggio pecorino in collaborazione con il Consorzio Agrario Provinciale di Siena. Nella sua versione a “latte crudo” offre un’incredibile qualità e varietà di sapori ed aromi, ogni forma è diversa dall’altra. La degustazione guidata (su prenotazione e gratuita) è fissata alle ore 18 nella sala del Camino, a Castello di San Giovanni d’Asso.

Nel secondo week end, gli appuntamenti golosi iniziano alle 15,30 di sabato 19 con una degustazione guidata alla conoscenza del Tartufo Bianco delle Crete Senesi per capire come si sceglie un tartufo, come lo si apprezza al meglio e come si conserva (su prenotazione). Domenica 20 alle ore 15,00 la sala del Camino ospita Wine Tasting Experience con gli enologi e i sommelier del territorio che propongono un viaggio tra le varietà di vini ed etichette del territorio, svelando curiosità e caratteristiche (su prenotazione).
In entrambi i week end sono aperti a pranzo e a cena il Truffle Square con tutti i prodotti del distretto rurale di Montalcino, lo stand della Pro Loco di San Giovanni d’Asso (via XX Settembre) e i ristoranti del borgo.

Per acquistare il Tartufo Bianco delle Crete Senesi:
all’interno del Castello di San Giovanni d’Asso e
nella sede dell’Associazione Tartufai Senesi.
Per il programma completo e prenotare:
www.tartufodisangiovannidasso.it
Per Informazioni: +39 338 8060747
info@tartufodisangiovannidasso.it
Alla Rocca di Dozza (BO) prodotti tipici e piatti della tradizione, abbinati a oltre 1000 etichette del territorio
Dal 1° ottobre all’interno della Rocca di Dozza, nella storica sede della Enoteca Regionale Emilia Romagna, ogni weekend si può pranzare con prodotti tipici e piatti della tradizione, abbinati ad una selezione di oltre 1000 etichette del territorio. Il nuovo spazio si propone come un contenitore per le iniziative di informazione e promozione delle eccellenze vinicole emiliano-romagnole, fulcro delle attività rivolte al consumatore promosse da Enoteca Regionale. Si tratta di una notevole occasione, per i visitatori, di incontrare i singoli produttori degustando gratuitamente i loro prodotti e confrontandosi sul ruolo importante della viticultura regionale nel contenimento dei cambiamenti climatici.

Nel primo mese di attività, all’iniziativa che si svolge nel suggestivo contesto della cittadina dai “muri dipinti”, all’interno della scenografica Rocca Sforzesca, le presenze ed il gradimento di ospiti e turisti sono state ben superiori ad ogni aspettativa: ottimo auspicio per il futuro.
Alla Rocca di Dozza ha aperto “InCantina”, il nuovo spazio che unisce storia, vino e cucina
Ogni sabato e domenica è attivo “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi”, un nuovo spazio dove abbinare una selezione di oltre 1000 vini emiliano-romagnoli alla degustazione di piatti tipici del territorio. Insieme a Enoteca Regionale Emilia Romagna sono partner del progetto Dozza Calling Srl, un’azienda turistica proprietaria dell’Osteria di Dozza e di altre realtà locali nonché la Cooperativa CLAI di Imola. Dozza Calling contribuirà con il suo know how e con la cucina dei suoi chef, mentre CLAI fornirà i suoi rinomati salumi, le carni fresche e l’eccellente Prosciutto di Parma della storica azienda Zuarina di Langhirano, appartenente al Gruppo. Contestualmente all’apertura di questo nuovo ambiente è partita una rassegna di 12 weekend di promozione ai consumatori chiamata “InCantina Incontra…”. Questa attività, cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto “SUSTEM – Sustainable European Mediterranean Food and Wines” si concentrerà nello specifico sul tema della sostenibilità ambientale delle produzioni vitivinicole regionali. C’è inoltre l’opportunità di approfondire il rapporto cibo-vino tramite degustazioni dedicate alla cantina ospite della “Restaurant week”, che propone in abbinamento alle sue referenze alcune proposte gastronomiche secondo un criterio di sostenibilità, qualità, territorio e stagionalità.
Se dopo una degustazione di vino e cibo presso “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi “ si desidera allungare la permanenza a Dozza, inserita nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, si può soggiornare nell’adiacente e romantica Locanda Dolcevita (www.locandadolcevita.com).
Mostra Permanente/Enoteca: dal martedì al venerdì: 10.00-13.00, 14.30-19.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00-13.00, 14.00-19.00
Il wine bar è aperto domenica dalle 14.00 alle 18.30
Dal martedì alla domenica è aperto su prenotazione per gruppi.
I produttori
Uniti dal filo comune della passione per il vino e per i frutti della propria terra, mai avara ma mai troppo generosa.
I nostri vini
Scoprite i vini della tradizione emiliano-romagnola. Storia, caratteristiche e curiosità relative a questi prodotti, senza dimenticare i modi per gustarli appieno, abbinandoli con il giusto cibo.










Ogni sabato e domenica, nei locali di “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi” (Piazza Rocca Sforzesca – 0542 367700 info@enotecaemiliaromagna.it) si potrà pranzare (24 i posti disponibili).
(Franco Mioni)
Enoteca Regionale Emilia Romagna
Via Cà Bruciata 36
Toscanella di Dozza BO
Dalla Marca, l’alta qualità dei gustosi prodotti Spader
Tutta la Marca, grazie alla posizione geografica e alle capacità dei suoi lavoratori, vanta da sempre la fama di zona di grandi eccellenze: dal vino (è superfluo ricordarne le etichette famose nel mondo come il Prosecco!) ai prodotti della terra (dal radicchio con le sue lunghe coste bianche e rosse croccanti e il gusto un po’ amaro… al riso, ai legumi) alla gastronomia: tantissimi sono i piatti della tradizione regionale (i risotti, la sopa coada, la pasta e fasioi, la pevarada, fugassa e sfogliatine e tiramisù!) famosi sempre per la qualità delle materie prime del territorio…

Qualche anno fa (fonte ISMEA) l’Italia ha superato – con poco meno di 2 miliardi di euro – il colosso Germania, di gran lunga capofila dei produttori di salumi e insaccati. Sono stati molti i fattori a concorrere a tale risultato, ma qual è quello determinante? La risposta è: qualità e perizia nelle lavorazioni. L’arte norcina italiana non ha concorrenti all’altezza: i paesi nordici utilizzano tipologie di carni differenti per grasso e consistenza, i maiali italiani, invece, hanno masse di fibra più accentuate e solide delle cosce dei “colleghi” spagnoli e francesi, con una densità del grasso più vischiosa. Sono quindi salumi più adatti alla lavorazione e al taglio con il coltello in morsa. Nella nostra valle Padana, le nebbie da sempre rappresentano l’ambiente ideale per la stagionatura delle cosce dei maiali rosa (anche per le grandi pezzature, oltre i 200kg i cosiddetti maiali pesanti) così come nel Veneto con le escursioni termiche – accentuate proprio nella Marca – dove per le varie lavorazioni, trovano l’habitat ideale. Per i salumi si utilizzano parti intere dell’animale, ad esempio la coscia o la spalla, mentre per gli insaccati si usano carni di tagli diversi, con l’eventuale aggiunta di aromi e spezie. Dal prosciutto di San Daniele a quello di Sauris, dal musetto alla lingua salmistrata, dalla Soppressa vicentina (che oggi ha la DOP) fino alla porchetta trevigiana, i prodotti che arrivano sul mercato sono tutti ottimi salumi (cotti e crudi, insaccati e non) ideali per il consumo a taglio a fette sottili, per taglieri e antipasti, per preparazione di condimenti.
In questo variegato universo, paradisiaco per i gourmet, un giovane produttore si è affacciato alla ribalta, il suo nome è Emanuele Spader!
Il Salumificio Spader di Moriago della Battaglia (TV) nasce nel 1997 per la passione del suo titolare Emanuele, che scoprendo l’arte norcina, rimane affascinato dalle capacità manuali di un tempo, che coniugate con la tecnologia di oggi, che permette trattamenti semplificati degli alimenti (per conservazione delle carni, pulizia e igiene) offrono alle tavole prodotti di vera eccellenza. Spader non si è concentrato sulla produzione degli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzato nella cottura di carni da affettare: dal prosciutto cotto (alla brace e soprattutto alla fiamma) alla pancetta (dolce, affumicata, aromatizzata con varie spezie) dalla porchetta, sempre nel rispetto delle tradizioni venete (pur con qualche contaminazione da altre regioni) fino alle specialità quali la lingua salmistrata (cotta a bauletto). Target principale di Spader, i rivenditori: gastronomie, rosticcerie, salumerie e ristoratori, tutti conquistati dalla sua ampia gamma di prelibatezze:


porchetta trevigiana: è la parte tra la terza vertebra dorsale e l’ultima lombare del suino. Spader la prepara secondo l’antica tradizione proprio trevigiana. E’ massaggiata manualmente, cotta lentamente e a bassa temperatura per renderla rosata e fragrante, delicata e di morbida consistenza (si scioglie in bocca). Il gusto ricco di sapori di spezie, erbette e sale ben equilibrati, ne fa un salume che se ne mangi ogni qual volta che si possa…
porchetta arrosto: l’eccellenza della materia prima è fondamentale, cucinata alla tipica ricetta veneta, arrotolata e legata mantiene la cotenna abbrustolita e croccante quel che basta. Spader la propone in tre varianti: a un filone, a due (più robusta e pesante) e la “tipo romana” che si differenzia dalle altre perchè non contiene conservanti ed è più aromatizzata.

manzo cotto all’inglese: taglio di carne bovina magra, di pezzatura media cucinato proprio all’inglese cioè rosolato all’esterno e con carne rossa all’interno (leggi roastbeef). E’ confezionato in busta d’alluminio per preservarne sapori e fragranza. Adatto per piatti gustosi leggeri e anche freddi.

prosciutto cotto alla “fiamma”: coscia di alta qualità, insaporita con erbe aromatiche, legata a mano e, non solo cotta arrosto, ma anche affumicata con legno di faggio e ginepro, dopo di che la cotenna è “bruciata a fiamma” e, esternamente diventa molto scura e profuma di carne grigliata. Confezionata sotto vuoto è pronta per l’apertura che la troverà tenera, succosa, compatta e gradevolissima al palato.

prosciutto cotto alla brace: molti passaggi della preparazione sono gli stessi del “cotto alla fiamma” con, un po’ più evidenti gli aromi delle spezie e l’affumicatura (sempre faggio e ginepro) che con la carne più asciutta, accentua il caratteristico gusto e profumo dell’affumicato.

pancetta tesa stagionata: parte magra e grassa del suino che si trova alla fine del torace, sotto il ventre e parte dei muscoli addominali, salata e aromatizzata. Quattro le versioni proposte: dolce, affumicata, aromatizzata al pepe oppure al peperoncino. La stagionatura dura dai 15 ai 50 giorni e avviene in ambiente a temperatura e umidità controllate. Quando pronta, si presenta a strati bianco rosato (parte grassa) e rosso vivo (parte magra). Destinata a varie consumazioni, da ripieno di fragrante pane fresco, “liscia”, come antipasto, coprotagonista di golosi taglieri o in cucina per insaporire condimenti e pietanze.


guanciale all’amatriciana: viene dalla guancia del maiale, distaccata a partire dalla gola, ottenendo un pezzo di forma a goccia (triangolare) messo sotto sale e spezie (pepe e peperoncino) per qualche giorno, lasciata stagionare per almeno 45 giorni per fargli perdere l’umidità in eccesso (cala anche del 30% del peso). Ideale su crostini di pane caldo, ma da sempre protagonista del condimento all’Amatriciana!

SALUMIFICIO SPADER
Via Europa Unita, 13
Moriago Della Battaglia TV
Tel.: 0438189 5591
Orari di apertura
da lun a ven: 07:30–19:00
sab e dom: chiuso
Denominazione Comunale di Origine per la “Coppia”
Nasce ufficialmente la nuova De.Co. del “Pane ferrarese” – detto anche “Ciupeta” – terza tipicità del territorio assegnata negli ultimi due anni. Dal 5 al 7 novembre dell’anno scorso (2021) in occasione della prima edizione del “Ferrara Food Festival”, erano stati presentati il “Brazadlin” – il tipico biscotto casereccio sempre ferrarese e il Mandurlin dal Pont di Pontelagoscuro, altro piccolo biscotto a base di mandorle, albume d’uovo, zucchero e farina, dunque, era giusto e doveroso valorizzare anche il pane tipico ferrarese, con la benedizione di Comune, Camera di Commercio e Associazioni di categoria, che si sono così attivate per arrivare a ufficializzarne la certificazione di “Denominazione Comunale di Origine”, disciplinare e “storytelling” compresi.
Ferrara, città del Rinascimento, già governata dagli Estensi dal XIII secolo fino al XVIII, deve molto delle sue peculiarità mangiarecce, di cui una delle più note – oltre al “pasticcio alla ferrarese”, alla “salama da sugo”, o ai “cappellacci di zucca” col ragù – è la “coppia ferrarese”, pane che si presta molto per accompagnare alcuni prodotti tipici della cucina ferrarese, specie piatti in brodo (i suoi cornetti più duri e privi di mollica si prestano come crostini da inzuppare). Con la sua forma particolare (a crocetta o ragnino) con la pancia più corposa e i cornetti arricciati, nata – pare – con le celebrazioni del Carnevale del 1500 circa, anche se le regole per una panificazione magistrale, risalirebbero addirittura a 3 secoli prima, con tutte le “contaminazioni” che avvenivano in cucina (come certi altri usi) tra un territorio di confine e un altro, mescolanza, questa, che è pure vera ricchezza.

Proprio la presentazione del “pezzo di pane tipico” sarà l’evento di apertura dell’edizione 2022 del “Ferrara Food Festival”, giunto alla sua seconda edizione (ore 12,00 di venerdì 4 novembre, in piazza Municipale).
La giunta – su input del sindaco Alan Fabbri – ha dato il via libera al disciplinare che fissa le caratteristiche che devono esserci per esporre il “brand” e commercializzare detti prodotti.
“Arriva a compimento – spiega il sindaco Fabbri – un percorso in cui abbiamo creduto e lavorato dall’inizio del mandato e il marchio De.Co. che abbiamo introdotto per la prima volta a Ferrara, è oggi realtà per tre prodotti tipici, il Brazadlin, il Mandurlin dal Pont di Pontelagoscuro e, da ora, anche per il Pane Ferrarese, l’antica arte bianca che è, nel nostro territorio, un patrimonio che vogliamo valorizzare. Questa scelta assume ancora maggiore rilevanza in un momento in cui il settore è fortemente minacciato dall’aumento dei costi dell’energia. La scelta di promuoverne la storia, l’unicità e il valore è fondamentale per farne apprezzare il valore” – ha concluso Fabbri.
La denominazione di “Pane Ferrarese” non è esclusivamente riferita alla celebre “coppia”, che ha già un proprio disciplinare Igp, ma anche alle diverse tipologie e forme di pane le cui fasi di lavorazione e produzione hanno luogo nel territorio provinciale e al prodotto da forno rispondente alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare, studiato ed elaborato con la consulenza dei docenti dell’istituto Vergani-Navarra (farina tra il 52% e il 65%, olio tra il 2% e il 15%, lo strutto non oltre il 10%, il sale tra lo 0,2% e il 5%). Tra gli altri requisiti, sono previste, prima del trasporto, apposite verifiche sui contenitori e sull’integrità delle confezioni.
“Sempre che il pane abbia in comune la genuinità, la provenienza territoriale degli ingredienti, l’aderenza alla tradizione” – ha spiegato l’assessore Angela Travagli facente parte della commissione De.Co. Per l’assessore, è importante anche creare uno “storytelling” che consenta di raccontare il pane ferrarese “brandizzato” la sua storia, le sue peculiarità e, visto che all’iniziativa De.Co. partecipa anche la “Strada dei vini e dei sapori”, si potrà così consolidare l’attrattività del prodotto e promuovere l’intero territorio su ampia scala, sviluppare iniziative dedicate per sostenere le campagne di promozione del prodotto, anche attraverso la pubblicazione di bandi specifici.
www.ferrarafoodfestival.it
Facebook @Ferrarafoodfestival
Instagram @ferrarafoodfestival
Tra il Piave e il vino c’è... “PiaVino” la Cicchetteria!
Nel 2019, dopo procedure iniziate 11 anni prima, le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – zona, del nord est d’Italia, compresa nella provincia di Treviso, in Veneto, caratterizzate dal territorio vitivinicolo della zona di produzione del vino Prosecco di Conegliano Valdobbiadene DOCG – sono state iscritte nella “Lista del Patrimonio Mondiale” grazie anche all’opera dei viticoltori che hanno contribuito a creare uno scenario unico, un sistema morfologico a dorsale composto da vigneti, foreste, piccoli villaggi e agricoltura.
Per secoli, quei terreni aspri sono stati modellati e adattati dalle pratiche dei viticoltori con il sistema di allevamento a “bellussera” (fin dal 1880) curando le uve Glera, con cui, ancora oggi, producono vino Prosecco di altissima qualità. Ai piedi di quelle colline, nel territorio da Conegliano a Valdobbiadene, proprio a Colbertaldo, frazione del comune di Vidor, in provincia di Treviso, alla biforcazione tra piazza Vittorio Veneto e la SP 32, c’è il “PiaVino” (Piave e vino) il locale ideale per fermarsi per un “cicchetto” e un bicer de quel bon… e dove la gentilissima Natalia e il marito Max, elargiscono ricche informazioni sui prodotti a “chilometro zero” di gran qualità e a buon prezzo, che consigliano, preparano e servono:
PORCHETTA LOCALE
Prodotta a pochi passi dal Piavino. Porchetta e altri tipi di affettati, accompagnati da vari ingredienti di produzione locale, sono tutti protagonisti dei golosi cicchetti.
LA MUSICA
Vari generi di diverse epoche. Selezioni musicali mai banali diffuse tra gli ambienti del Piavino.
CANTINA
VINI BIANCHI FERMI
PINOT GRIGIO “ESPEDITO” DOC; INCROCIO MANZONI “ESPEDITO” DOC; PACIFICO “MICHÈL” DOC
VINI ROSSI
CARMENERE “ESPEDITO” DOC; REFOSCO “ESPEDITO”; RABOSO “ESPEDITO”;CABERNET “ANTICHELLO”; MERLOT “ANTICHELLO”; VALPOLICELLA “ANTICHELLO”; VALPOLICELLA RIPASSO “ANTICHELLO” DOC; MERLOT IN PUREZZA “MICÈL”
VINI FRIZZANTI
SUI LIEVITI “BOTTAREL”; FRIZZANTE TERA “TORMENA F.LLI”; BRUT DOC “TORMENA ANGELO”; BRUT SUPERIORE DOCG FEDERA “MIOTTO”; BRUT DOCG LE RIVE “MIOTTO” ZERO; BRUT DOCG “TORMENA ANGELO”; BRUT DOCG “MICÈL”; EXTRA DRY DOCG (TORMENA A., MIOTTO, MICHÈL);
METODO CLASSICO SU RICHIESTA
BAR
APERITIVI
SPRITZ LISCIO; SPRITZ APEROL, CAMPARI, SELECT; SPRITZ HUGO; GINGERINO/CRODINO; BICICLETTA (GINGERINO+VINO); CAMPARI SODA;
BIBITE IN LATTINA
COCKTAIL
AMERICANO; NEGRONI; NEGRONI SBAGLIATO; GIN TONIC/LEMON; VODKA LEMON/REDBULL;
BIRRE
FOHRENBURGER ALLA SPINA DA 0,25, DA 0,40; BOTTIGLIA KELLER 0,50; WEIZEN 0,50; DUNKEL ROSSA; OBER LÄNDER 0,50;
CUCINA
I NOSTRI TAGLIERI
DI CROSTINI, MINI 1 PERSONA; MEDIO 2 PERSONE; PIAVINO 2 PERS. CON BOTTIGLIA; MAXI 4 PERSONE;
SNACK
PANINO C/AFFETTATO
TOSTONE
TOSTONE FARCITO
Durante la nostra piacevolissima sosta al PiaVino abbiamo degustato un paio di taglieri abbinati ad un paio di ottimi “Colfond” – dei Fratelli Bottarel e dell’azienda agricola di Valter Miotto –. Detto vino, un po’ particolare per come si prepara, si presenta e si degusta, è in catalogo a molte cantine del territorio: è fatto rifermentare in bottiglia senza alcuna filtrazione e, a differenza del metodo classico, non viene effettuata la “dégorgement”, quindi conserva all’interno il suo naturale deposito di lieviti. E’ vino giallo paglierino, dal profumo fruttato, con sentori di mela, melone e pesca, gusto fresco, morbido, pieno, rotondo e sapido; ideale con antipasti di pesce, carni bianche, frittura di pesce, pesce crudo, alla brace o bollito, crostacei al vapore, finger food e stuzzichini.
E’ vino che permette di mantenere vivi la fragranza, i profumi e i sentori tipici dei fermentati in bottiglia e con tappo a corona e, forse proprio per i lieviti, garantisce una maggiore pienezza e avvolgenza al palato. Si può bere “scaraffato”, dopo aver lasciato la bottiglia a riposo in posizione verticale (perché i lieviti si sedimentino sul fondo) o, in alternativa, si può agitare la bottiglia, rimettendo in sospensione i lieviti e assaporare appieno tutto l’aroma lasciato dalla particolare rifermentazione.
Pia Vino Cicchetteria
Piazza Vittorio Veneto 1
Colbertaldo, Italy
388 309 9641
piavinocicchetteria@libero.it
LUN – SAB: 09:00 – 14:00 / 17:00 – 22:00
DOM: 08:00 – 20:00
MERCOLEDÌ CHIUSO
Dal cuore del Prosecco, i vini di Cantina Col Miotin
L’azienda agricola Col Miotin è situata in una delle “case rosse” dei conti Brandolini, nel cuore del Prosecco superiore Docg Conegliano Valdobbiadene, a Pieve di Soligo, provincia della Marca, in una collina a forma di antico anfiteatro romano, con alle spalle le Prealpi, che da lontano, per la forma, danno l’impressione di una “donna addormentata” (e da questo si ispirano i nomi di un paio di etichette: lo spumante Extra Dry “La Bella Addormentata” e il Brut “La Bella Arrabbiata”).

La favorevole disposizione orografica è un bel vantaggio perchè permette l’alternanza ideale tra luce solare e ombra, favorendo lo sbalzo termico perfetto, ma costa sforzi e fatica non da poco, perché il terreno – sette ettari sulla cima di una collina – è tutto in dislivello e impone di operare quasi sempre a mano, senza l’impiego di macchine. Le circa 30mila bottiglie della produzione annua sono davvero “sudate”, ma grande è la soddisfazione quando si stappa una delle 8 etichette prodotte e si assaporano i profumi primari intensi che si sprigionano dal calice… La passione dei Bottega per l’enologia e di Antonio, capofamiglia e titolare della cantina Col Miotin – nome che deriva dal proprio soprannome – li porta a progettare ulteriori ampliamenti strutturali, per poter sostenere la sempre crescente produzione per soddisfare la domanda del mercato e visto che il potenziale quantitativo della materia prima non manca di certo.

L’azienda Col Miotin nasce nei primi del novecento con il nonno Sante. Attorno agli anni ‘50 viene proposto alla famiglia Brandolini di lavorare a mezzadria il terreno dove oggi sorge l’Azienda. Qui si trasferiscono il papà Girardo (ottavo di nove figli) e i suoi fratelli Massimo e Albino. In quegli anni non si occupavano solo di viti, ma anche di alberi da frutto e di bestiame. In seguito la famiglia acquistò quel terreno e alla morte del fratello Massimo e con la malattia del fratello Albino (negli anni ’80) solo Girardo ha continuato a portare avanti l’attività vitivinicola, aiutato dai figli, appoggiandosi da un lato alla Cantina Colli del Soligo e dall’altro vendendo autonomamente vino sfuso e uva da tavola.
Antonio Bottega, lavora nell’industria del mobile, ma è da sempre appassionato alla cura dei vigneti e, nel tempo libero aiuta volentieri il padre. È con la crisi del settore del mobile che Antonio decide di lasciare l’Azienda per cui lavora per dedicarsi interamente all’attività enoica. Nel 2010 è fondata l’azienda agricola Col Miotin con il suo marchio indipendente. La prima vinificazione è stata di circa 130Hl di Prosecco Docg e Doc e un po’ di vino rosso. Visto il successo nella fase di vendita (la richiesta superava la disponibilità di offerta) gli anni successivi sono stati di grande incentivo e spinta continua per aumentare considerevolmente la produzione, che oggi raggiunge circa le 30mila bottiglie. Ci sono, inoltre, delle ottime basi per il proseguimento dell’Azienda anche dal punto di vista generazionale: i figli di Antonio sono molto interessati proprio all’ambito agricolo.

Oggi i vitigni coltivati comprendono una prevalenza di Glera, che sta alla base del Prosecco, ma anche alcune minoranze autoctone di Verdiso, Perera e Bianchetta che, nella giusta quantità, aiutano a creare un vino più armonico. L’Azienda coltiva anche viti di Merlot (alcune delle quali hanno dai 40 ai 50 anni) con le quali produce il “Rosso Rostidò”.
Al seguente link, https://www.colmiotin.it/lavorazione/ la descrizione di tutte le lavorazioni.
Il gusto e i profumi primari che le 8 etichette prodotte regalano sulla tavola di chi sceglie i vini Col Miotin sono intensi e radicati, con note floreali e di frutta fresca che ricordano la natura in cui crescono rigogliose le viti coltivate, ma anche sentori minerali dati dalla qualità della terra originaria di produzione, il “terroir”. Al seguente link, https://www.colmiotin.it/prodotti/ l’elenco dei prodotti e l’invito a contattare l’Azienda per una degustazione proprio in cantina.
Tra i vini Col Miotin commercializzati, si produce anche il Perera, un “Colfond”, Prosecco che mantiene nella bottiglia i lieviti (che si depositano sul fondo) e questo processo lo rende torbido (da qui il nome). C’è chi preferisce degustarlo “limpido”, quindi tiene verticale la bottiglia e sta attento a muoverla lentamente, in modo da non versarne il fondo e, c’è chi preferisce “agitarlo” prima di berlo, per gustarlo proprio torbido.
Colore giallo paglierino, al naso intense note fiorite e di pera, al palato è equilibrato con sentori di polpa di pera. Ideale per aperitivi, piatti di pesce e carni bianche, comunque si degusti, è sempre un ottimo vino.
Vignaioli Indipendenti
L’azienda agricola Col Miotin fa parte dell’associazione “Vignaioli Indipendenti FIVI” costituita da viticoltori che attuano il completo ciclo produttivo del vino – dall’uva all’imbottigliamento – sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, dell’equilibrio dell’ecosistema e per riguardo nei confronti dei consumatori sensibili all’origine dei prodotti e attenti alla loro tracciabilità quale garanzia dei prodotti stessi.
La FIVI ha anche portato al Vinitaly oltre 200 aziende italiane e Cantina Col Miotin, ha fatto parte di questo gruppo di Aziende che danno lustro all’Italia in tutto il mondo.
Cantina Col Miotin
cell: 347 1255742
tel.: 0438 842469
e-mail: info@colmiotin.it
Una rinomata vodka ucraina nel “dream team” di Spirits&Colori
Una proposta di pregio a sostegno di un’impresa che non si lascia travolgere dagli eventi e che prosegue con dedizione e coraggio nella produzione di un liquore super premium. La N.09 è un nuovo prodotto di altissimo pregio che scalda la squadra e il cuore di Spirits & Colori, l’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars e ristoranti stellati.
Entra infatti nel “dream team” di Spirits & Colori STARITSKY&LEVITSKY VODKA, un prodotto di fascia super premium che arricchisce l’ampio e selezionatissimo catalogo per regalare esperienze di gusto inedite e di sicuro effetto. Non si tratta di un semplice spirit commerciale, ma di un prodotto estremamente curato, proveniente da puro grano ucraino raccolto in agosto e coltivato nella pregiata terra nera che caratterizza il suolo dell’Ucraina (Chernozem), capace di conferire una nota distintiva all’alcool alla base di un distillato inconfondibile. Merito anche dell’acqua viva, di sorgente, proveniente dai Carpazi, filtrata con sabbia di quarzo e purificata naturalmente, senza distillazione, conferendo così al prodotto note peculiari ben definite, non presenti in altre proposte sul mercato.

Le caratteristiche
Realizzata in piccoli lotti, la VODKA STARITSKY&LEVITSKY nel suo segmento premium evidenza alla percezione olfattiva una nota alcolica leggera e non invasiva che lascia percepire un sentore delicato di erbe aromatiche. La sua morbidezza al gusto rilascia al palato una percezione di freschezza, dove spezie e pane fresco mantengono una persistenza equilibrata e temporanea che lascia spazio a una sensazione calda e avvolgente, molto apprezzata anche a un pubblico femminile, per chiudere la degustazione con delicate note di spezie ed erba appena tagliata.
La produzione
La creazione delle basi della vodka della VODKA STARITSKY&LEVITSKY viene eseguita da una tecnologa professionista con 40 anni di esperienza, Zoya Arkadyevna Grischuk, mediante due fasi: una dedicata alla commissione di degustazione dell’impresa con la partecipazione dei soli rappresentanti della STARITSKY&LEVITSKY e una successiva degustazione a porte chiuse con il coinvolgimento dei migliori sommelier ucraini. Solo così un lotto riceve l’autorizzazione ad essere distribuita, con la garanzia di mantenere l’elevatissimo standard produttivo che ne ha decretato l’assoluto successo. La produzione rigorosamente artigianale prevede, infatti, l’impiego di solo tre serbatoi per il riposo del distillato finito, per un volume di produzione limitato a 10 mila litri che riposano tra i 28 e i 90 giorni in base al tipo di vodka.

Le etichette
La gamma STARITSKY&LEVITSKY comprende, oltre all’etichetta N.09 dal design moderno e trendy, laReserve che vuole sottolineare la costante preservazione di distillati unici e dal carattere deciso, fino alla Private Cellar, sequel ultra premium della linea Reserve, pensata per occasioni speciali e vero inno all’eccellenza e all’artigianalità di un prodotto di alta classe, per una pienezza di gusto che nella nota piccante avvolge il palato con l’oleosità caratterizzante di un “selected” di gran pregio.
Un inno alla cultura dell’Ucraina
La VODKA STARITSKY&LEVITSKY non è solo un prodotto, ma un omaggio a una cultura che attraversa ben tre secoli e che trae origine dai suoi ispiratori, due importanti rappresentanti della rinascita nazionale ucraina nei secoli XIX-XX e grandi mecenati della cultura ucraina, finanziando artisti, mostre, eventi culturali. Proprio per impreziosire questi momenti iniziarono a cimentarsi direttamente nella distillazione, sperimentando ricette e metodi diversi, al fine di produrre la vodka che ora è possibile degustare. La gamma STARITSKY&LEVITSKY è dunque una sorta di galleria d’arte per il palato di un pubblico alla ricerca di esperienze molto speciali, come attestano i diversi riconoscimenti ottenuti nel tempo nei concorsi internazionali.
La distribuzione in Italia
Un richiamo, quello esercitato dalla VODKA STARITSKY&LEVITSKY a cui non poteva restare indifferente Spirits & Colori che fin dalle sue origini si è sempre caratterizzata per una mission votata alla ricerca e selezione di aziende in grado di offrire un prodotto che con fedeltà rispecchia e racconta il territorio di provenienza. In un momento storico così delicato, preservare un’eccellenza di una terra oggi così sofferente e supportare un’azienda ubicata nel cuore dell’Ucraina è un modo pertestimoniare in maniera concreta il proprio sostegno. La cultura del buon bere e il desiderio di stupire anche la clientela più sofisticata ha fatto sì che esperti di mixology, cocktailbar, loungebar, ristoranti e hotel, guardino a Spirits & Colori come a un partner capace di fornire suggestioni senza limiti di provenienza e di gusto. Un carattere identitario che si rinnova oggi con l’ingresso in catalogo della VODKA STARITSKY&LEVITSKY.

Spirits & Colori è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiali, capaci di stupire con i propri distillati i palati più esigenti.
Fico d’India dell’Etna DOP: il frutto del futuro
Lo chiamiamo erroneamente fico d’India, per via di Cristoforo Colombo che credette di avere scoperto le Indie, ma dovremmo nominarlo d’America dato che è originario del centro America. Nome a parte il fico, l’Opuntia ficus indica, in Sicilia ai piedi del vulcano ha trovato il suo habitat naturale idoneo allo sviluppo e alla crescita, rendendo unico il paesaggio al punto di essere diventato un simbolo di questa terra.
E’ un concentrato di proprietà benefiche, è dolce, energetico ma al contempo a basso contenuto calorico; è indiscutibilmente una coltura sostenibile, basti pensare che per la produzione di un frutto occorre un quarto d’acqua rispetto alla coltivazione di una mela.
Solitamente siamo abituati a vederlo, con le sue caratteristiche piante, ai bordi delle strade, come divisorio degli appezzamenti di terreno, allo stato puro e selvatico. In realtà esiste una vera e propria coltivazione che vede il suo principio nelle talee dalle quali si ottengono piante uguali alle madri che nel tempo sono state selezionate per avere le migliori varietà di frutto. È importante diversificare e rigenerare vecchi impianti che dopo circa 15 anni vengono sostituiti per dar spazio a nuovi filari di piante giovani.
Indispensabile per la resa del prodotto finale è il suolo ricco e fertile dei territori che ricadono nell’area della DOP dell’Etna, i Comuni di Adrano, Biancavilla, Belpasso, Paternò, Motta Sant’Anastasia, Santa Maria di Licodia, che per le particolari condizioni pedoclimatiche, danno vita a frutti ricchissimi sia in termini di gusto che di proprietà nutritive.

Appartenendo alla famiglia delle piante del deserto il fico qui si è adattato a terreni aridi, e richiede scarse risorse idriche. I moderni impianti di irrigazione infatti riducono gli sprechi, essendo utilizzati solo in periodi particolarmente secchi. Inoltre le piante assorbono importanti quantità di anidride carbonica.
Per evitare di ricorrere a pesticidi dannosi per la salute e l’ambiente, si ricorre a trappole ad ormoni per le mosche, alla lotta integrata o alle aree in biologiche. La coltivazione viene scandita dai ritmi della natura, ai quali si combinano tecniche tradizionali che migliorano notevolmente la qualità e la bontà dei frutti. Parliamo nello specifico del diradamento, tecnica che consiste nell’alleggerire le talee della pianta da alcuni dei frutti ancora piccoli e verdi che crescono tra maggio e giugno, in seguito alla prima fioritura. Questa tecnica, effettuata manualmente da personale esperto, garantisce frutti più ricchi di sostanze nutritive e più grandi di dimensioni.
Un’altra tecnica è la scozzolatura, che consiste nel far cadere dalla pianta tutti i piccoli frutti nati in seguito alla prima fioritura, per stimolare la pianta e dar vita così una seconda fioritura, che produce verso la metà di settembre frutti più grandi con meno semi e molto succosi. I fichi d’India colti dopo la prima fioritura, tra agosto e settembre, vengono detti nostrani o primo fiore, quelli nati dalla scozzolatura, colti tra settembre ottobre e inizio novembre, vengono detti scozzolati o bastardoni.
Pur essendo una coltura che cresce e si propaga persino sulle rocce laviche più scoscese, per garantire frutti di qualità necessita di molta cura e mano d’opera, dalle varie tecniche di coltivazione fino alla raccolta che viene effettuata manualmente da operatori esperti e ben equipaggiati. Bisogna dunque avere dedizione, pazienza e una buona conoscenza della pianta.
Una volta raccolto il fico viene portato nello stabilimento di lavorazione per completare la filiera fino al confezionamento del prodotto. Il frutto non viene trattato con nessun agente chimico, viene solo despinato attraverso un sistema di spazzole rotanti, per poi essere selezionato, calibrato e confezionato. Anche il packaging ha una sua importanza, motivo per cui è fondamentale combinare confezioni pratiche di diverso formato, a un design accattivante, e soprattutto realizzate con materiali 100% riciclabili.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita incredibile non solo del consumo da parte dei clienti, ma anche della conoscenza e della valorizzazione di questo incredibile prodotto. Ne è una dimostrazione il primo marchio creato appositamente per il fico d’India che nasce dalla terra, dall’aria e dal fuoco di Sicilia.
Tre sono le varietà della DOP. La Gialla, o Sulfarina, è la varietà più diffusa, caratterizzata da frutti che presentano una buccia gialla con screziature verdi, ed una polpa morbida di un intenso color giallo-arancio, dolce e succulenta. La Rossa, o Sanguigna, è molto popolare e apprezzata, soprattutto per il suo intenso color rubino che cattura l’occhio ancora prima che il palato. La sua polpa friabile, zuccherina e succosa contiene meno semi rispetto alle altre varietà. La Bianca, o Muscaredda, è la varietà più pregiata. Il colore verde chiaro della sua buccia viene spesso percepito come indice di scarsa maturazione, ma non lo è affatto! Non lasciatevi ingannare dal colore meno sgargiante; all’interno troverete infatti un frutto chiaro dalla polpa croccante, fresca e dal sapore dolce e delicato.
Il fico d’India è un prodotto dalle molteplici proprietà, ricco di vitamine A, gruppo B e C, sali minerali (ferro, potassio, magnesio, calcio e fosforo). L’alto contenuto di fibre e la presenza dei semi aiutano a favorire il transito intestinale e ad aumentare il senso di sazietà, rendendolo alleato per il mantenimento del peso-forma anche grazie alla modesta quantità di zuccheri. Inoltre è ricco di proprietà terapeutiche in particolare quelle antinfiammatorie e antiossidanti contenute nelle betalaine e betaxantine del suo interno.
Curiosità: della pianta del fico d’India non si butta via nulla. E’ una coltivazione a “spreco zero” visto che può essere mangiata sia la buccia del frutto che le pale (cladodi) della pianta, ricche di proprietà cicatrizzanti e lenitive, adatte anche a diverse preparazioni in cucina.
Si utilizza anche il fiore essiccato per la preparazione di infusi depurativi, così come i semi da cui deriva uno degli oli più pregiati al mondo e impiegato principalmente in ambito cosmetico.
(Fabrizio Salce)
In attesa del momento più canonico, a Milano, "Coppa del mondo del panettone tradizionale"
La finale della Coppa del Mondo del Panettone sarà ospitata a Palazzo delle Stelline, a Milano, dal 4 al 6 novembre 2022 con tre giorni dedicati al dolce lievitato per eccellenza.
A sfidarsi nella terza edizione, i maestri pasticceri da tutto il mondo che hanno superato le selezioni nazionali di Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Portogallo, Romania, Stati Uniti, Sud America e Australia e che saranno all’ombra del Duomo, per conquistare il titolo di “Miglior Panettone 2022” il dolce che fa il Natale!
Durante quest’anno sono state organizzate le selezioni nazionali nei diversi paesi, in collaborazione con le più importanti realtà della pasticceria come Bruno’s Backery a New York, Levain Escola de Panificação di Rogerio Shimura a San Paolo del Brasile o il Championnat de France du Panettone, Escuela de Pastelería del Gremio de Barcelona EPGB.

La Coppa del Mondo del Panettone nasce da un’idea di Giuseppe Piffaretti, Angelo Musolino e Pier Paolo Magni per la valorizzazione e la promozione all’estero del famoso dolce a cupola, nato a Milano alla fine del XV secolo.
Spiega il Maestro pasticcere Giuseppe Piffaretti, cultore del lievito madre e tra le menti ideatrici dell’evento: “Siamo molto felici che la Coppa del Mondo del Panettone si svolga per la prima volta in Italia a Milano, che per tre giorni diventerà il centro del mondo del lievitato. Grazie al lavoro di questi anni e alle selezioni che si sono svolte nei diversi continenti, porteremo nella città dove è nato il panettone, i migliori pasticceri del pianeta che realizzano questo famoso dolce. L’obiettivo del nostro progetto, infatti, è proprio quello di celebrare il panettone partendo dalle origini, per promuoverlo a livello internazionale superando i confini e le stagioni. L’evento sarà anche l’occasione per raccontare e premiare i processi rigorosi che sono alla base della creazione di un prodotto artigianale di alto livello”.

“Il panettone torna finalmente a casa” – ha aggiunto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia – “Un risultato frutto di un lavoro congiunto e di una forte sinergia tra tutti i partner. Crediamo fortemente in questo progetto che dà lustro a uno dei simboli della gastronomia lombarda. La manifestazione consentirà di porre l’attenzione mediatica e comunicativa anche sulle materie prime e sull’agricoltura, nell’ottica di rendere sempre più attrattivo il nostro territorio”.
“Il panettone non è solo il simbolo del Natale, ma anche una straordinaria eccellenza gastronomica lombarda che merita di essere valorizzata a livello mondiale” – ha aggiunto Carlo Cracco, presidente dell’Associazione Maestro Martino, nata con lo scopo di promuovere le generazioni future di ristoratori e pasticceri italiani attraverso la formazione – “La prima edizione italiana della Coppa del Mondo del Panettone – continua lo chef Cracco – sarà anche l’occasione per lanciare il WAPA – World Academy Panettone Award, il primo contest internazionale, patrocinato dall’Associazione Maestro Martino, dedicato alle scuole di tutto il mondo per promuovere il panettone anche attraverso le generazioni future di cuochi e pasticceri”.
In Italia per la prima volta le selezioni sono state organizzate dal neonato Club Italia della Coppa del Mondo del Panettone, presieduto da Gianbattista Montanari e un team affiatato per celebrare il meglio della produzione artigianale del panettone.

Sono arrivati in finale 24 pasticceri per la categoria “Panettone tradizionale” e 18 per la categoria “Panettone al cioccolato” che saranno valutati da una giuria internazionale di professionisti.
La Coppa del Mondo del Panettone è un appuntamento di ampio respiro che non mancherà di sorprendere, non solo i professionisti del settore, ma anche le famiglie e i “foodlovers” in generale. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Maestro Martino e con il contributo di Regione Lombardia e il patrocinio del Comune di Milano, Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. I Partner sostenitori del progetto sono: Agrimontana, Molino Dallagiovanna, Novacart, Carma Chocolate, Corman, Europa ovens. Main Media Partner Pasticceria Internazionale. Partner: Conpait, Confcommercio Milano.
I soci fondatori della Coppa del Mondo del Panettone sono: Maestro Giuseppe Piffaretti, Maestro Pierpaolo Magni, Maestro Angelo Musolino.
Patron della manifestazione è il Maestro Giuseppe Piffaretti, affiancato da grandi professionisti nel mondo dell’alta pasticceria che compongono il comitato tecnico internazionale: presidente Pierpaolo Magni coadiuvato da Andrea Besuschio, Angelo Musolino, Biagio Settepani, Gastone Pegoraro, Jose Romero Barranco, Beniamino Bazzoli, Luca Danesi, Daniel Ricigliano, Mattia Gorietti.
Team di coordinamento dell’evento: Valentina Merra, Erika La Rosa e Dalila Pagani
Il concorso internazionale si tiene con cadenza biennale, alternandosi agli eventi di selezione nazionali, che si svolgono in diversi paesi (Brasile, Francia, Italia, Spagna, Svizzera, Stati Uniti e Portogallo) grazie anche al sostegno dei Membri della SMPPC con alla testa il presidente Massimo Turuani e la responsabile del segretariato sig.ra Sandra Fogato.

Premio del Maestro del Panettone 2021 alla memoria di Alfonso Pepe, che ha contribuito a creare la storia del Panettone nel mondo. Nella fotografia il fratello Giuseppe Pepe, ritira il premio
Programma
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info@coppadelmondodelpanettone.ch
“Terre Boscaratto”: ottimi vini e grande ospitalità
Susegana è un affascinante paese della Marca, situato vicino a Conegliano, all’interno della ormai mitica denominazione “Conegliano Valdobbiadene Prosecco”, tra la pianura solcata dalle acque del Piave e le colline che anticipano il paesaggio prealpino, suggestivo Castello di San Salvatore, compreso.

Proprio lì, dove oggi sorge “casa Boscaratto” e annessa cantina, un tempo c’era il bosco (è bello pensare che il nome “Boscaratto” derivi proprio da “bosco arato”…). Gli avi di Denis (attuale capofamiglia e titolare della cantina) hanno via via disboscato la collina, coltivato i terreni e piantato i primi filari. Con il passare del tempo, i Boscaratto, hanno sempre mantenuto un rapporto naturale di simbiosi con la natura e il faticoso e costante lavoro manuale del viticoltore, ha assecondato e insieme, modellato il paesaggio nel rispetto della secolare tradizione. Il contatto diretto che ha legato lo stesso vignaiolo alle proprie viti è stato fondamentale. Così facendo, l’espressione del territorio, oggi, è presente in bottiglia sia nella tipologia Martinotti (spumanti) che nella versione rifermentata in bottiglia lasciandoci, appunto, il proprio fondo (Colfondo).
Un po’ di seminativo, ottime bottiglie e una grande ospitalità (bed & breakfast) sono i presupposti della “mission” Terre Boscaratto: 4 ettari e mezzo a Glera (vite autoctona) per i Prosecco Conegliano Valdobbiadene, classica spumantizzazione, per 2 spumanti classici: un extra dry (in arrivo, un brut) un frizzante da pronta beva per tutti i giorni e una piccola parte dedicata ai “rossi”, Merlot e Cabernet Sauvignon – circa 20 mila bottiglie/anno tra tutte le etichette – distribuite in zona, ma anche fuori e all’estero. In catalogo c’è anche il “Torgol” che è un “Colfond” (agricolo) vino storico locale, brioso, frizzante e rispettoso del territorio, davvero un gran bel biglietto da visita per Terre Boscaratto. Vino non certo limpido, ma dal perlage delicato, con sapore leggero e floreale, bouquet olfattivo contornato da note floreali. I lieviti sedimentati lo rendono un vino morbido e piacevole; si accompagna molto bene con aperitivi e piatti delicati. Ottimo con la pizza.
N.B. Denis propone di degustare il suo Torgol (Colfondo agricolo) lasciando la bottiglia in posizione verticale, per permettere ai lieviti di sedimentarsi sul fondo e gustarlo così, in “versione limpida”. Se no, in alternativa, si può berlo dopo aver agitato la bottiglia, rimettendo così in sospensione i lieviti (versione torbido, da cui il nome in dialetto veneto…) e avere un gusto più omogeneo.

L’altra attività che impegna Denis e famiglia, è il far vivere le stagioni dell’uva nel comfort delle camere “B&B Boscaratto” ai veri gourmet del “turismo slow”. Gli ambienti della caratteristica costruzione, sono stati ristrutturati utilizzando materiali ecocompatibili, in accordo con l’arredamento originale, studiato appositamente da Renza Pavan Macalli di Orsago (TV) conosciuta anche come “Momo”. L’artista e designer ha, infatti, sapientemente ridisegnato gli elementi naturali del territorio circostante per trasformarli in pezzi unici di design, creati appositamente per ogni stanza. Nello stabile a tre piani, sito nel bel mezzo della tenuta, al primo piano ci sono le camere destinate agli ospiti (soggiorno minimo 2 gg) al piano terra la sala colazioni (ovviamente per colazione tipica: tè, caffè, latte, fette biscottate o pane tostato, confetture varie, miele, yogurt e frutta fresca (spremuta d’arancia) e c’è anche il salato (tanta roba!). Comunque ogni esigenza, è sempre soddisfatta.
Tra le attività di casa Boscaratto, una importante, è dedicata alla “degustazione vini”: momenti “dalla vigna alla bottiglia” con spiegazioni di autorevoli esperti che – facendo degustare varie etichette – riportano indietro nel tempo e attivano ricordi sensoriali, perché degustare un vino, vuol dire affinare tutti e cinque i sensi per imparare a capirlo. Un esempio? Il confronto entusiasmante tra le “bollicine” prodotte con metodo “Martinotti” dell’Extra Dry e quelle tradizionali del “rifermentato in bottiglia”, del Torgol, è una gran bella esperienza!

Poi ci sono gli altri vini di Terre Boscaratto: il ”Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry DOCG” è uno spumante dalla vitale eleganza e dai profumi fruttati e floreali. La raccolta delle uve Glera avviene “a mano” in piccole casse, che sono portate nel più breve tempo possibile in pigiatura (solitamente non passano più di 45 minuti dalla raccolta alla pigiatura). Ogni annata ha una particolare curva di maturazione, perciò è fondamentale scegliere il momento in cui acidità e zuccheri sono in perfetto equilibrio. Presa di spuma in autoclave con metodo Martinotti per circa 40 giorni e affinamento con altri 30 giorni in bottiglia, prima della commercializzazione.

Caratteristiche del Prosecco Superiore Extra Dry DOCG: perlage fine, colore giallo paglierino, sentori che richiamano l’acino d’uva Glera da cui poi si trasforma. La “mela golden” è in evidenza, ma escono anche la pera, la pesca, sentori di agrumi e fiori di glicine e acacia. In bocca è armonioso e equilibrato con un’ottima persistenza ed una bollicina molto aggraziata. L’acidità è ben compensata dal residuo zuccherino tipico della versione extra dry. In bocca, armonioso e bilanciato, si evidenzia subito il profumo di mela golden, seguito poi da quello di pera, di pesca, dai sentori di agrumi e di fiori di glicine. E’ piuttosto asciutto e sapido, al naso un bel bouquet di mela golden e pera, come da manuale, arricchito da note agrumate e di frutta a polpa gialla. Glera pura, elegante e raffinata. Appropriato per aperitivi, antipasti freddi salati (di carne e di pesce) ideale per finger food tipici e spuntini locali, ottimo con frutti di mare, adatto per portate vegetariane come per grigliate di carne bianche. Consigliato con dolci secchi.
N.B. davvero onesta la fascia di prezzo di tutta la gamma, specie considerando la qualità offerta. Terre Boscaratto aderisce alla FIVI.
Aperto sette giorni su sette! Contattare preventivamente lo 0438 1736690 (durante le festività si riceve solo su appuntamento).
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TERRE BOSCARATTO
agr. di Boscaratto Denis
Via Ponte vecchio 5/A
31058 Susegana (TV)
Tel. +39 0438 173 6690
Cell. (anche Whatsapp)
+39 320 808 4114
info@terreboscaratto.com
Turismo nautico: buon vento per il Salone Nautico Internazionale di Bologna
Sono solo due i padiglioni, ma sviluppati su 18mila metri quadrati presso Bologna Fiere, aperti fino a domenica 23; lì si svolge la terza edizione della rassegna nautica bolognese, organizzata da “SNIDI – Saloni Nautici Internazionali D’Italia”, in collaborazione appunto, con BolognaFiere Spa in partnership con Trenitalia (che offre biglietti scontati per l’occasione) società insieme per promuovere la piccola e media nautica italiana da diporto (di fatto, la vera nautica italiana) sia sul mercato nazionale che internazionale e favorire lo sviluppo e la crescita dell’intera filiera.

Un settore che pur con “pandemia e guerra”, crisi delle materie prime e dell’energia comprese, nel 2021 è riuscito a fatturare oltre 6 miliardi di euro (e ha registrato più del 75% dell’intera produttività nazionale)… e i dati sono ancora in crescita.
Al Salone Nautico Internazionale di Bologna sono presenti oltre 60 espositori, tra cantieri, produttori di accessori, rivenditori di motori marini, più di 180 brand e altrettante imbarcazioni esposte: lance, gozzi, gommoni e bellissimi motoscafi – dai 5 ai 15 metri, con motori fuoribordo anche da 300 e oltre cavalli (!) e prezzi da 5000 euro a oltre 300 mila – tutto ciò per la gioia dei diportisti e “nauticomani” vari che, bordeggiando sotto costa, vanno per calette.

E a giudicare dai gommoni esposti, si vede che agli appassionati piace stare comodi, perché ce n’è di tutte le misure, ma di più sono quelli “maxi”, anche oltre 50 “piedi” (unità di misura per le imbarcazioni) 15 metri circa e che trasportano anche 20 persone…
Oltre alle barche “tubolari dotate”, ce ne sono tante, che fanno bella mostra di sé con scafi in vetro resina, “ponti” in teak, avveniristiche soluzioni tecnologiche (pozzetti che si aprono e lasciano spazio a un piccolo garage) motoscafi con “spiaggette” (le scalette per accedere) che si immergono per facilitare la risalita in barca, futuribili “tolde” con “pulpiti” tutti elettronici e strumentazioni digitalizzate (anche con comandi vocali)… Quelle lussuose più grandi, sono davvero affascinanti “giocattoli” che si possono considerare in alternativa a un appartamento o una villetta a schiera di qualche lungomare italico, ma in più, questi, portano a spasso confortevolmente per mare!

Ringraziamo per la gentile collaborazione
“Autonautica Iavarone Srl”
www.autonauticaiavarone.it
(a cura di Cristina Maccaferri)
10 rum di Rinaldi 1957 vincitori al festival Italiano ShowRUM di Roma
Nessuno dei nuovi rum Rinaldi 1957 annunciati pochi giorni fa, ha vinto allo ShowRUM Tasting Competition, (anche) perché non hanno di fatto potuto partecipare al concorso che è la prima competition al mondo in cui i prodotti vengono divisi per tipologia di alambicco, per invecchiamento e per tipologia di materia prima. Tali novità sono giunte in Italia solo qualche settimana fa. Battute a parte, diventa molto interessante per la società bolognese il business legato al distillato di canna da zucchero. Sono 10 i premi ricevuti (sul totale di 42 premi dedicati al rum) da Rinaldi 1957. Vediamo quali e che caratteristiche hanno.

Ron Santiago de Cuba
A Cuba, grazie all’aiuto di innovazioni tecniche europee e locali venne sviluppato un prodotto di aroma e di gusto così raffinato che prese il nome di Ron ligero, in opposizione ai distillati più pesanti di altre provenienze caraibiche, rappresentando la più alta espressione del ron Cubano. Il Ron Santiago de Cuba è fabbricato, invecchiato e imbottigliato unicamente nella città di Santiago de Cuba, nella prima e più antica fabbrica di Ron cubano, risalente al 1862.
Santiago de Cuba 11 – Premio: Traditional 100% Column, 9-14 anni
L’invecchiamento è totalmente naturale al 100%, e viene effettuato in botti di rovere bianco selezionate e molto vecchie – alcune sono in uso da più di 70 anni. Il calore e l’umidità dei Tropici accelerano naturalmente l’evaporazione dell’alcool e la fusione con le sostanze legnose. Tutto il processo di produzione è scrupolosamente controllato dai maestri roneri, che sovrintendono alla fabbricazione degli aguardientes e alla loro mezcla, e che a Santiago de Cuba sono autentiche celebrità che si tramandano l’arte per la formulazione del Ron nei suoi vari assortimenti.
Invecchia per undici anni in barili di rovere bianco. La sintesi della grande esperienza dei Maestri Roneros della cantina d’invecchiamento di Santiago de Cuba. L’intenso sapore ed aroma trasmettono sensazioni uniche tipiche di un prodotto di qualità, secco ma con retrogusto intenso, morbido ed equilibrato.
È perfetto servito liscio, su ghiaccio o in un grandioso cocktail.
Ha volume alcolico di 40%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i sentori di frutta tropicale e cocco e gli aromi delicati di vaniglia e mandorla.
Il blend esalta il palato con un bilanciamento eccellente di note mature. Dolcezza piacevole perfettamente bilanciata con note moderatamente speziate.
Riempie i sensi col suo finale lungo e rotondo.
Santiago de Cuba Carta Blanca – Premio: Traditional 100% Column, inferiore ai 3 anni
Invecchiato in botti di rovere bianco, pulito ed elegante con sentori di canna da zucchero appena colta e legno, la scelta perfetta per preparare un cocktail (perfetto per il classico Daiquiri) o da gustare su ghiaccio.
Ha un volume alcolico di 38%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso risulta aromatico, con sottili sentori di vaniglia.
Al palato è ben percepibile il distillato invecchiato nel blend. Si avverte l’eccellente bilanciamento tra dolcezza leggera e gusto secco crescente. Il retrogusto è pulito ed elegante, con una nota finale di mandorla.
Black Tears è il primo spiced rum cubano realizzato con rum invecchiato e imbottigliato a Cuba, con infusione di caffè e cacao, elementi tipici della storia dell’Isola, insieme ad aji dulce, un peperoncino dolce che è forse l’ingrediente più unico e caratteristico di Cuba. Invecchiato dai quattro ai dodici anni, ottimo anche in miscelazione grazie a note speziate che risultano amabili al palato.
HSE
Saint‐Etienne fu costruita sulla base di “La Maugée”, una raffineria di zucchero la cui terra si estese all’inizio del XIX secolo su 400 ettari, da Gros‐Morne a Saint‐Joseph. L’insieme architettonico, costituito dal palazzo, che domina la distilleria e le ex capanne degli operai, testimonia il sistema abitativo specifico della Martinica. Nel 1882, Saint‐Étienne fu acquistata da Amédée Aubéry, un giovane capitano industriale che sarebbe diventato una delle figure emblematiche dell’economia martinicana. Trasformò la raffineria di zucchero in una distilleria agricola e iniziò la modernizzazione delle infrastrutture. Allargò la fabbrica e la dotò di una magnifica facciata scandita da 28 finestre con archi che assicurano un’ottima ventilazione dell’edificio. Le ferrovie sono installate sul sito della distilleria: animali da tiro trainano carri che contengono canne da zucchero. L’energia idraulica viene fornita dal fiume Lézarde attraverso un canale di pietra che attraversa il giardino creolo.
HSE Ambré Élevé Sous Bois Parcelaire – Premio: Agricole Style, 1-3 anni
HSE ha sviluppato questo Rum dalla distillazione di puro succo di canna da zucchero dagli appezzamenti di Verger e Coulon della dimora di Saint Etienne. La varietà di canna R570, utilizzata per questo eccellente Rum, è anche chiamata “canna d’oro” o “canna di paglia”.
Questo Rum è stato distillato il 10 giugno 2016 in un alambicco a colonne di rame. In seguito, il Rum è invecchiato per oltre 12 mesi in botti di rovere americane selezionate. Infine, è stato imbottigliato nel gennaio del 2022.
Ha un volume alcolico di 45%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso è delicato coi suoi aromi floreali e di vaniglia.
Al palato risulta ampio e rotondo; sviluppa note di frutta candita, aranciata e tabacco biondo esaltate da un delicato sentore di legno.
HSE X.O. Grande Réserve – Premio: Agricole Style sopra i 7 anni di invecchiamento
Questo Rum proviene da una selezione delle annate più antiche dell’Habitation dal 1960. Un Rum notevole con tonalità legnose. Questa eau-de-vie è il risultato di una complessa ricerca in cui ogni passaggio è stato ben padroneggiato. Dolcezza, fascino e segno vellutato, è “uno degli spiriti più belli del momento” secondo “Drinks International”.Ha un volume alcolico di 43%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Ha una superba veste color ambra con un naso nobile di estrema ricchezza. Questo Rum ci offre spiccate note di cacao, moka e tabacco leggero, arricchite da piacevoli tocchi di pepe e noce moscata.
La Maison du Rhum
La Maison du Rhum è una collezione super premium di rum che si compone di eccezionali imbottigliamenti riservati agli estimatori del distillato in tutte le sue sfaccettature. Le caratteristiche di ogni rum si esprimono attraverso l’origine del prodotto e attraverso le forti personalità dei maestri distillatori. Il tipo di alambicco, l’affinamento e l’annata, hanno guidato François-Xavier Dugas (amministratore dell’omonima società di distribuzione francese) nella ricerca e selezione di prodotti unici, tra le distillerie più famose al mondo. Con la collezione La Maison du Rhum si percorre un viaggio sensoriale atto a formare i palati dei rum lovers, con un’attenzione particolare all’estetica vintage ed estremamente attrattiva del suo packaging.
La Maison du Rhum Panama – Batch 5 – Premio: Special Ageing, 8-15 anni
Rum distillato a colonna nel 2007 e imbottigliato a settembre 2022. È invecchiato in botti ex-Bourbon.
Ha un volume alcolico di 55%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avverte il sentore del legno. Al palato si sentono le note di vaniglia, tabacco biondo e legno pregiato.
Il finale è morbido e speziato con note di zucchero di canna grezzo.
O’Reizinho
La distilleria o’Reizinho è stata registrata ufficialmente nel 2013 sull’Isola di Madeira, ma la sua fondazione risale a tempi precedenti. In effetti, la famiglia Ferreira produceva già “aguardente de cana” da molte generazioni, per autoconsumo e per gli amici. La distilleria si trova ancora sotto la casa e il metodo tradizionale è rimasto invariato.
Lo zucchero arriva da piccoli produttori locali che coltivano sei varietà di canna da zucchero da piccoli campi situati alle pendici delle montagne.
E’ un rum agricolo, realizzato con puro succo di canna da zucchero, che esce da un alambicco tradizionale portoghese.
Nel primo anno sono stati prodotti 3000 litri e la produzione è arrivata a 15.000 litri nel 2018.
O’Rezinho 6yo Cask Strength – Premio: Agricole Style Pot Still & Blended, 4-7 anni
Questo è il Rum agricolo più vecchio mai imbottigliato dalla piccola distilleria o’Reizinho. Ha volume alcolico di 52,6%.
Il periodo di invecchiamento di 6 anni ha luogo in ex-botti di vino di Madeira.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si presenta fruttato con sentori di arancia, vino di Madeira e vaniglia.
Al palato è sia dolce che salato, si avvertono le note di vaniglia, uvetta, olive nere, frutti di bosco, ananas, mango e canna da zucchero. Sia avverte anche il sapore del Madeira.
Il finale è erbaceo.
O’Rezinho 3yo Cognac Cask Strength – Premio: Agricole Style Pot Still & Blended 1-3 anni
È un Rum agricolo invecchiato in ex-botti francesi di Cognac. È stato imbottigliato brut de fût (a gradazione piena) dopo 3 anni di invecchiamento. È una edizione limitata, ne sono state prodotte 900 bottiglie. Ha volume alcolico di 54,4%
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si presenta fruttato con sentori di arancia e vaniglia.
Al palato è sia dolce che salato, si avvertono le note di vaniglia, uvetta, olive nere, frutti di bosco, ananas, mango e canna da zucchero.
PUSSER’S
Il “Navy Rum” è stato introdotto per la prima volta dalla Royal Navy nel 1655 come sostituto di birra, brandy e vino.
La distribuzione quotidiana del Rum avveniva con precise modalità che si sono evolute per più di 300 anni.
Il nome Pusser’s? Una storpiatura del nome “Purser” – l’ufficiale responsabile della distribuzione della razione quotidiana di Rum, detta anche “tot”. Da qui deriva il nome Pusser’s Rum.
Questa tradizione durò sino al 31 luglio 1970 quando il tot fu abolito, questo giorno è noto come “Black Tot Day”.
Nel 1979 Charles Tobias, il fondatore di Pusser’s, distilleria situata a Tortola nelle Isole Vergini, si è assicurato i diritti della ricetta originale della Marina e il diritto di mostrare sul logo il marchio bianco della Royal Navy. In cambio, Pusser’s Rum dona prodotto e denaro ai fondi di carità della Royal Navy e della Royal Marine.
Pusser’s Rum è uno dei Rum più storici e tradizionali in commercio oggi ed è il solo Rum approvato dalla Marina Inglese.
Pusser’s Aged 15 Years – Premio: Traditional Pot Still & Blended sopra i 15 anni
Pusser’s Aged 15 Years – Premio: Traditional Pot Still & Blended sopra i 15 anni
Forbes magazine lo ha chiamato “Single Malt of Rum,” noi lo chiamiamo “Liquid History.” Pusser’s Rum 15 anni è realizzato in small batch. Ha un volume alcolico di 40%. É un Rum superbo, ambito e a quantità limitata che continua a vincere svariati premi nei World Rum Awards.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i sentori di zucchero Demerara, frutta secca, spezie e caramello.Al palato risulta pieno e rotondo, ideale da sorseggiare. Il finale è caldo, lungo e rotondo.
Pusser’s Blue Label – Premio: Traditional Pot Still & Blended – No Age Declared
Pusser’s Blue Label – Premio: Traditional Pot Still & Blended – No Age Declared
Prodotto in conformità alle specifiche del Ministero della marina inglese, utilizzando il 100% di prodotti naturali, senza agenti aromatizzanti, il Rum British Navy Pusser’s Blue Label è ricco e corposo, con una morbidezza insuperabile grazie ai suoi ingredienti naturali ed all’invecchiamento sotto il sole dei Caraibi. Ha un volume alcolico di 40%.
Rum British Navy Pusser’s Blue Label è stato premiato con doppia medaglia d’oro alla San Francisco World Spirits Competition.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i dolci sentori di zucchero Demerara, melassa, frutta secca, spezie e caramello.
Al palato risulta pieno e rotondo.
Il finale è lungo con sentori tostati.
Sempre più in “ALTO”... con l’ingresso nella Guida MICHELIN
ALTO, il fine dining ospitato sul rooftop dell’Executive Spa Hotel di Fiorano Modenese (MO) ha fatto il suo ingresso nella Guida MICHELIN.

ALTO, innovativo e sofisticato rooftop restaurant dell’Executive Spa Hotel di Fiorano Modenese (MO), fa ufficialmente parte della selezione della Guida MICHELIN ed è già consultabile sul sito Guide Michelin e sull’app.
L’8 novembre verrà poi inserito nell’edizione cartacea 2023, che sarà presentata in Franciacorta.
Con la descrizione: “L’ultimo piano del rinnovato Executive Spa Hotel è dedicato al fine dining dello chef Mattia Trabetti che si presenta con una cucina giovane e innovativa, all’interno di un rooftop le cui pareti di vetro offrono una rilassante vista sulle colline e sul Santuario della Beata Vergine del Castello. Sempre all’ultimo piano, il cocktail bar Aria, dove iniziare o finire la serata, mentre al piano terra l’offerta viene completata da Exé, il ristorante dedicato ai sapori del territorio”, tutta la struttura raggiunge un importante riconoscimento a livello internazionale.

«È un primo, grande passo che ci conferma che siamo sulla strada giusta – commenta Francesco Corradi, GM dell’Executive Spa Hotel – perché oltre ad ALTO vengono elogiati anche il cocktail bar ARIA diretto da Dario Allegretti, e l’altro nostro ristorante Exè, di cucina tipica, situato al piano terra, guidato dallo Chef Paolo Balboni.
Significa che la nostra idea di offrire un’esperienza food & beverage diversificata tra tradizione e innovazione, ma sempre raffinata e di charme, e indissolubilmente legata a doppio filo al territorio, all’alta qualità, alla stagionalità e a materie prime eccellenti, è vincente. Tutto lo staff è davvero emozionato per questa menzione, che ci motiva e spinge a fare ancora meglio».

NB: L’ingresso nella Guida – redatta da uno staff di ispettori dipendenti Michelin che effettuano visite in anonimato – è gratuito.
Executive Spa Hotel
Via Circondariale San Francesco 2
41042 Fiorano Modenese (MO)
Tel. 0536 832010
info@altoristorante.com
GIST: assegnati i premi "Travel Food Award" 2022
5^ edizione Premio GIST riservato alle eccellenze enogastronomiche in Italia e nel mondo: Piemonte, Alto Adige, Sicilia le scelte italiane; Croazia, Anguilla e Spagna i Paesi stranieri. Premio speciale alla Liguria.
Si è svolta anche quest’anno, nel corso del TTG di Rimini, la cerimonia di consegna del Premio GIST Travel Food Award, riservato alle eccellenze del turismo enogastronomico, selezionate in Italia e nel mondo. Destinazioni, eventi, campagne di marketing e anche un premio speciale per la migliore pubblicazione di turismo enogastronomico.
La Presidente del GIST Sabrina Talarico e la Presidente del Premio TFA Elena Bianco, insieme al Direttore Marketing di ENIT Maria Elena Rossi, hanno consegnato il prestigioso premio ai vincitori delle 7 diverse categorie (Italia e Mondo), votate da un panel di 11 giurati.

Oltre ad Elena Bianco fanno parte della giuria i colleghi e soci Gist: Fabio Bottonelli, Marco Epifani, Alessandra Gesuelli, Carmen Guerriero, Riccardo Lagorio, Alberto Lupini, Giambattista Marchetto, Ada Mascheroni, Fabrizio Parisotto (Salce) e Marina Tagliaferri.
Particolare attenzione quest’anno è stata data alla sostenibilità dei progetti concorrenti, intesa non solo come buone pratiche nel settore agroalimentare, ma anche come ricadute positive sulla popolazione locale e tutela della tradizione, unicità e identità culturale.

I PREMIATI DELLA 5^ EDIZIONE PREMIO GIST TRAVEL FOOD AWARD 2022
Categoria: Miglior destinazione enogastronomica – Italia
Nome del progetto: LA SCUOLA DELLA ROCCAVERANO
Promotore: CONSORZIO DI TUTELA DEL FORMAGGIO DI ROCCAVERANO
Vincono il Consorzio e la Pro Loco che hanno saputo creare in Roccaverano una sorta di showroom dedicato al noto formaggio DOP, la Robiola di Roccaverano. Non solo strumento di promozione e comunicazione, la Scuola è un luogo d’incontro e di visita per gli appassionati, un sito gastronomico, culturale e un centro di documentazione che attira turisti e visitatori. Dal 2019, la Scuola organizza visite presso le aziende agricole per vedere come nasce la Robiola. Crea l’occasione per i produttori di raccontare la storia e il futuro della loro attività. Suggerisce l’abbinamento ai vini del territorio. La Scuola è inoltre sede di una mostra fotografica permanente che racconta, attraverso gli scatti del fotografo Manuel Cazzola, il mondo della DOP.
Categoria: Miglior evento enogastronomico – Italia
Nome del progetto: GIORNATA DELLE CASTAGNE “KESCHTNRIGGL”
Promotore: ASSOCIAZIONE TURISTICA LANA E DINTORNI
L’Associazione Turistica Lana e dintorni merita il premio per questo appuntamento che, da 25 anni, in autunno fa sì che gli abitanti si mescolino con i turisti. Armonizzando usi e costumi tradizionali con la modernità, e rispettando l’ambiente, si festeggiano le castagne, alimento prezioso fin dal Medioevo. “Keschtnriggl” è l’utensile in legno di castagno e salice che da secoli viene utilizzato per sbucciare le caldarroste. Durante le Giornate, ristoranti selezionati servono piatti tradizionali e innovativi a base di castagna, e un ricco programma di appuntamenti e di escursioni a tema completa l’offerta. Cuore dell’evento è la Festa a Foiana, con musiche tradizionali, mercato contadino, specialità a base di castagna.
Categoria: Miglior campagna di marketing nell’ambito del turismo enogastronomico – Italia
Nome del progetto: TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELL’ENOGASTRONOMIA EOLIANA – CAPITOLO PRIMO: SALINA
Promotore: SALINADOCFEST E ASSESSORATO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE DELLA REGIONE SICILIA
Vince il premio perché le eccellenze eoliane – capperi, vini, olio, conserve – non sono semplicemente offerti in degustazione, ma vengono anche narrate, attraverso forme d’arte. La prima isola a raccontarsi – e che è oggetto del premio – è Salina. In una performance artistica i prodotti, la cucina e i paesaggi si riveleranno a ritmo di musica. Un documentario di 30 minuti, invece, offre un palcoscenico alle storie dei piccoli produttori, eroi quotidiani che normalmente non hanno accesso a una ribalta: il pomodoro siccagno, le delizie della Malvasia, le ricette del cappero candito, delle conserve e delle granite sono ambientati nella splendida Salina, la più verde delle Eolie.
Categoria: Miglior destinazione enogastronomica – Estero
Nome del progetto: ISTRIA – BEST FOOD & WINE DESTINATION
Promotore: ENTE PER IL TURISMO DELL’ISTRIA – CROAZIAVince il premio l’Istria, che già nel XIX secolo conquistava la nobiltà e gli intellettuali europei grazie alla sua bellezza naturale, all’eredità veneziana e austroungarica, al multiculturalismo latino, slavo e germanico. Dagli ultimi anni Novanta l’ente per il turismo della regione inizia un’imponente opera di sviluppo turistico che ha come caposaldo il settore agroalimentare. Nascono le strade del vino, le manifestazioni legate all’olio extravergine di oliva, si recupera la tradizione della cerca del tartufo, si ottiene la prima certificazione europea grazie al prosciutto. Accorte politiche, inoltre, mettono al centro dell’attenzione le fonti di energia rinnovabili, le riserve e i parchi naturali, i piani urbanistici rispettosi dell’ambiente. Numerosi eventi gastronomici hanno infine destagionalizzato il territorio dell’Istria.
Categoria: Miglior evento enogastronomico – EsteroNome del progetto: ANGUILLA CULINARY EXPERIENCE
Promotore: ANGUILLA TOURIST BOARD – ANGUILLA BWI
Il premio va a un festival che ha visto, lo scorso maggio, la partecipazione degli chef dell’isola di Anguilla e da tutto il mondo. Cinque giorni che hanno proposto la ricca tradizione gastronomica di Anguilla, basata su prodotti locali freschi, con un tocco internazionalità. L’obiettivo era confermare lo status dell’Isola come Capitale culinaria dei Caraibi per il livello elevato dei suoi ristoranti, sia di quelli fine dining sia di quelli di cucina tradizionale. Lodevole anche lo sforzo per supportare le nuove generazioni di chef locali. I giovani hanno potuto lavorare al fianco dei colleghi più esperti e, con parte dei proventi della manifestazione, potranno accedere a corsi di formazione sia per la cucina sia per l’ospitalità.
Categoria: Miglior campagna di marketing nell’ambito del turismo enogastronomico – Estero
Nome del progetto: DIA MUNDIAL DE LA TAPA
Promotore: ENTE SPAGNOLO DEL TURISMO – TURESPANA
Vince non solo per l’ampio respiro a livello internazionale del progetto, ma per la capacità di raccontare uno stile di vita e di consumo, le tapas, nelle loro mille sfaccettature e potenzialità. Coinvolti le Ambasciate spagnole e ristoranti spagnoli all’estero, con eventi, show cooking, audiovisivi e campagne social. Tutto per trasmettere un’esperienza gastronomica che non solo fa conoscere ai turisti i sapori spagnoli, ma li proietta nella vita quotidiana della gente del posto, attraverso la condivisione di un momento di socialità, l’ora dell’aperitivo con le tapas. Un tipo di preparazione – una mini-ricetta – che permette di far vivere il territorio e la sua tradizione e che è avvicinabile per facilità di consumo e prezzi contenuti, anche dai più giovani.
Categoria: Miglior pubblicazione di turismo enogastronomico – Premio speciale
Nome del progetto: TAVOLE DOC LIGURIA 2022
Promotore: Multiverso Edizioni
Vince il premio una guida, cartacea e online, che scava fra le pieghe della ricchezza agroalimentare regionale della Liguria, con unico fil rouge: la focalizzazione sul patrimonio enogastronomico autoctono. In queste pagine compaiono ristoranti che rispettano stagionalità e territorialità nella scelta del menù e che propongono i prodotti liguri migliori. Completa l’indicazione per ciascuno di una ricetta “simbolo”, abbinata a un olio e un vino. I ristoranti della Guida, inoltre, propongono in carta un menù completo “Tavole Doc” a prezzo vantaggioso: una buona idea per avvicinare i giovani a un’alta ristorazione consapevole e sostenibile.

Viale Vittorio Veneto 24
20124 MILANO MI
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A Rimini, al “TTG Travel Experience”, tanta voglia di ripartenza…
“TTG – Travel Experience”, fino a venerdì 14 ottobre, tutto il mondo del turismo in un unico evento: al quartiere fieristico di Rimini la manifestazione italiana di riferimento per la promozione del turismo mondiale in Italia e per la commercializzazione dell’offerta turistica italiana nel mondo. Questa 59ima edizione, prima del “post Covid” registra un vero e proprio assalto a Rimini Fiere: operatori, senza esagerare, da tutto il mondo, più di venti le lingue parlate tra gli stand che rappresentano gli uffici turistici delle più belle località vacanziere del mondo.
Ormai il turismo è considerato il petrolio d’Italia: domanda e offerta si incontrano, destinazioni domestiche ma anche mete lontane, turismo all’aperto, enogastronomia, arte e cultura, dopo gli ultimi due anni difficili condizionati dalla pandemia, c’è tanta voglia di ripartenza…
“La tematica di questa edizione del TTG Travel Experience – è Gloria Armirida, manager del TTG ad affermarlo – rappresenta un po’ il sentimento che viviamo tutti noi che non abbiamo più voglia di avere vincoli e costrizioni temporali di spazio”.
“Da aprile in poi il turismo è ripartito, soprattutto il turismo internazionale e soprattutto il turismo americano – ad asserirlo è Bernabò Bocca, presidente Federalberghi – facilitato anche da un dollaro forte che ci porta a chiudere una stagione ancora sotto al 2019, ma nei mesi estivi, a livello dello stesso 2019”.
Cerimonia d´apertura con tutti i crismi dell’ufficialità, con Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini, Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, Pierluigi Di Palma, presidente ENAC, Bernabò Bocca, presidente Federalberghi e Roberta Garibaldi, Amministratore delegato ENIT.
Nei tre giorni della manifestazione di Italian Exhibition Group 2.200 brand espositori, mille i buyer dall’estero, 200 gli eventi in calendario, con 250 speaker impegnati in sette arene tematiche… 10 gli argomenti affrontati e sviscerati nei tre giorni di lavori:
1) Tour operating e travel bloggers insieme per riportare i viaggiatori in agenzia. Un nuovo modello di business
2) La svolta Unbound del Turismo: progetti d’impresa per viaggiatori con nuove sensibilità
3) L’agente di viaggio del presente, l’agente di viaggio del futuro
4) Fiavet e l’outgoing: incontro con gli Enti del Turismo – Bilanci e prospettive
5) Innovazione e collaborazione per un turismo “unbound”: numeri e protagonisti della ripresa – Convegno di presentazione dei risultati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo
6) Turismo: tra vasi di coccio e vasi di ferro. I confini mobili della geografia turistica
7) Verso il 2023: nuovi spazi e nuove dimensioni del trasporto aereo. Confronto tra vettori e distribuzione su incoming e outgoing
8) Aeroporti italiani in cerca di vettori: un paradosso nazionale
9) Blockchain e turismo, gli NFT come strumento di promozione territoriale ed esperienziale: il progetto I Feel Slovenia NFT
10) Cercare e trovare lavoro nel turismo da oggi in poi. Trasformarsi per affrontare un nuovo tempo
Inaugurazione ufficiale mercoledì 12 con il talk su “La svolta Unbound (senza vincoli) del turismo: progetti d´impresa per viaggiatori con nuove sensibilità´, moderato da Camila Raznovich, nota conduttrice televisiva. Questo è il tema portante dell’edizione 2022 di TTG Travel Experience, SIA Hospitality Design e SUN Beach&Outdoor Style.
Disegnare nuovi schemi per una concezione innovativa del turismo e dell’ospitalità. Spingersi oltre il convenzionale, aprirsi alle sensibilità emergenti, accogliere le emozioni inattese, sono i dettami con cui si esprime l’esigenza di leggerezza e il desiderio di sperimentare l’inesplorato che accomunano i viaggiatori del nostro tempo. Nasce così la necessità di prodotti e servizi in grado di adattarsi ai nuovi profili del consumatore di turismo.
I confini temporali del viaggio si espandono, nuovi fattori decisionali pilotano la scelta delle mete, la domanda si scompone in uno spettro di esigenze molto più ampio ed eclettico.
l desiderio di svincolarsi dai confini spaziali nasce dalla necessità di uscire dalla comfort-zone individuale, dallo spazio quotidiano e familiare delle mura domestiche. Aprirsi alla scoperta di nuove dimensioni diventa così un’occasione di accrescimento personale da realizzare attraverso il viaggio. Dalle esperienze transculturali che fanno della diversità il proprio segno distintivo, al turismo aerospaziale, passando per la scoperta di nuovi modi di vivere la natura e gli ecosistemi locali fino ad espandere la percezione dei luoghi noti attraverso nuove esperienze. Spetterà al turismo farsi interprete di queste esigenze, muovendosi lungo traiettorie geografiche e spaziali diverse e alternative.
L’approccio al viaggio è dettato da un diverso rapporto con il tempo. I turisti chiedono più flessibilità e versatilità nei prodotti e nei servizi. Si entra nell’era del post-wellness, dove il benessere esce dal concetto di “retreat”(ritiro) e si allarga all’intero tempo del soggiorno.
La tendenza alla workation (vacanza che consente di lavorare da remoto in un luogo di villeggiatura) indotta dallo smart working abbatte definitivamente il confine temporale tra vacanza e quotidianità. Costruire servizi basati su un nuovo concetto di tempo permetterà alle aziende di instaurare un dialogo privilegiato con viaggiatori sempre più flessibili e dinamici.
Viaggiare non significa più solo «andare da qualche parte». La vacanza assume valori e significati più profondi. I nuovi sentimenti legati al viaggio sono espressione di uno spirito curioso, avventuroso, aperto a nuovi stimoli e occasioni per raggiungere un pieno benessere mentale. Il concetto di self-care si evolve, puntando su guarigione interiore e ritualità, come conferma il progressivo successo del turismo psichedelico e rigenerativo. Benessere fisico, mentale e spirituale si fondono in una prolungata esperienza di riconnessione interiore.
La sfida del turismo e dell’ospitalità sarà progettare servizi in grado di soddisfare le esigenze legate alla nuova dimensione spirituale del viaggio.
La vacanza si trasforma in un catalizzatore di nuove connessioni e stimoli che potenziano nel turista la consapevolezza del valore del viaggio. Una più marcata attenzione per la ricaduta sulla propria personalità delle esperienze fatte durante il soggiorno lo spinge alla ricerca di mete capaci di incrementare il bagaglio delle relazioni e della memoria. Il progetto di viaggio diventa così anche parte del progetto di vita. Un’occasione di trasformazione personale e di sdoganamento dai tabù. Creare servizi e proposte che aiutino il viaggiatore a ristabilire connessioni emozionali capaci di durare nel tempo e nella memoria dovrà essere l’obiettivo delle future strategie d’impresa.
Tutto questo e… di più, al TTG Travel Experience fino a venerdì 14 p.v.
Antonio Farnè, inviato Tg2 Rai
“Magici Intrecci Autunnali” in Friuli Venezia Giulia: maestri artigiani e vivaisti di nicchia al Castello di Strassoldo di Sopra dal 14 al 16 ottobre prossimi
Da 24 anni i Castelli di Strassoldo, nell’omonimo paesino della verde pianura friulana fra i Borghi più Belli d’Italia, sono noti per due raffinate rassegne primaverili ed autunnali dedicate all’artigianato e al vivaismo d’eccellenza. Quest’anno la manifestazione “Magici Intrecci Autunnali” si terrà il 14, 15 e 16 ottobre al Castello di Strassoldo di Sopra e negli amplissimi spazi coperti e scoperti che gli fanno da contorno, decorati con fantasiosi addobbi autunnali che costituiscono una delle attrattive più ammirate dell’evento ed abbelliranno come di consueto non solo il maniero, ma anche i giardini degli armigeri, il parco, la pileria del riso, il brolo e la cancelleria dove saranno esposte le più recenti proposte di oltre 100 maestri artigiani, artisti e vivaisti d’eccellenza selezionati personalmente dalla padrona di casa Gabriella Williams di Strassoldo. Per la prima volta dopo 3 anni di chiusura dovuti all’emergenza Covid, gli espositori troveranno collocazione anche al pianoterra e al primo piano del palazzo principale, di cui si potranno ammirare sale e arredi. Nel momento in cui la natura mette in scena il suo ultimo incantevole atto prima del letargo invernale, l’incedere dell’autunno e dei suoi caldi colori renderà l’evento ancor più suggestivo.

I maestri artigiani proporranno decorazioni e arredi per la casa e il giardino, abbigliamento con stoffe preziose e naturali, cappelli e borse di ogni forma, tappeti e sciarpe lavorati al telaio, gioielli e bigiotteria in oro, argento, metalli e pietre preziose, perle e altro, creazioni in fildiferro, carta, pelle, ferro, lana cotta, legno, ceramica, cera e tanti altri raffinati oggetti. Oggetti pregiati e originali, frutto della creatività e del savoir faire, che si potranno acquistare per fare regali di Natale non banali e difficili da trovare altrove.

Dato che l’autunno è il momento ideale per piantare fiori e piante, significativa sarà anche la presenza di alcuni dei migliori vivaisti italiani, con piante rare, antiche e particolari, che saranno lieti anche di dare preziosi consigli. Non mancheranno piccole aziende artigianali con cioccolate, torte glassate, biscotti e pasticcini, primizie dell’orto e loro derivati, prosecco e vini premiati, olio extravergine d’oliva provenienti dall’Umbria, formaggi della Franciacorta, aceto balsamico modenese e speciali condimenti ottenuti dalla lavorazione 14, 15 e 16 ottobre 2022 in Friuli Venezia Giulia

L’evento – che si terrà in tutta sicurezza nel rispetto delle normative anti Covid- si svolgerà anche in caso di pioggia, dato che gran parte degli espositori saranno ospitati negli interni del castello e quelli all’estero saranno protetti da grandi gazebo, come d’uso per queste iniziative di campagna.
Biglietti: Adulti € 10. Bimbi 6-12 anni € 6. Bimbi 0-6 anni gratis.
Per saltare la fila alla biglietteria, si può acquistare il biglietto online su: https://www.vivaticket.com/it/Ticket/magici-intrecci-autunnali/186758
Il biglietto può anche essere un regalo originale da offrire a chi ama eventi suggestivi ambientati fra antiche architetture e natura.
Orari:
Venerdì 14 ottobre (ore 14-19)
Sabato 15 e domenica 16 ottobre 2022 (ore 9 -19)
Per informazioni: www.castellodistrassoldo.it
Auguri a Dario Loison: 60 candeline e 30 anni al timone della pasticceria di famiglia!
Il 2022 segna due traguardi per il pasticcere di Costabissara: ha da poco spento le sue prime 60 candeline e festeggiato 30 anni alla guida del laboratorio di famiglia.
Dario Loison ha ripercorso la sua intensa storia aziendale dai primi anni difficili ai ricordi memorabili e alla recente entrata del figlio Edoardo in azienda.
Doppio anniversario dunque, che la redazione di Degusta festeggia con questa intervista:

Trent’anni in Loison è un bel traguardo, soprattutto quando hai sempre l’entusiasmo e la carica del primo giorno. Come è possibile?
Sono entrato in Loison che avevo 30 anni (era il 1 settembre 1992) ed è inevitabile, oggi che ho 60 anni, sentire diversamente il peso delle responsabilità e del fisico che cambia; mi rendo conto di non avere più la stessa capacità pro-attiva come qualche anno fa (credo sia normale che a 60 anni non si possa performare come a 30) ma la testa e l’entusiasmo sono sempre un energico motore. Il mio problema è gestire la mia creatività e imbrigliare il mio dinamismo mentale; oggi devo pensare a non fare troppo ma fare il giusto e bene, che non vuole dire mettere in ombra il mio entusiasmo perché fa parte della mia indole.
Come si fa ad essere un punto di riferimento credibile e affidabile nel settore?
Credo che in qualunque settore si è credibili se si lavora con trasparenza e onestà. Loison è un’azienda “del fare” con un profilo basso e alte prestazioni, e lascia parlare la concretezza dei fatti. Dal 2000 ha un bilancio in utile e ha sempre sviluppato in maniera costante e consolidata il proprio operato verso l’export: oggi siamo presenti in oltre 60 mercati stranieri e non è poco per una piccola azienda di dimensioni artigiane. Chiunque agisca con coscienza, con senso del dovere e in funzione dei propri clienti e collaboratori può essere un punto di riferimento credibile e affidabile (in qualunque settore).
Progettualità e visione: sono questi i segreti Loison?
In Loison c’è sempre una progettualità continua. Un esempio che mi viene in mente è stato quando abbiamo aperto nel 1995 il nostro primo punto vendita all’estero a Seoul (quando nel mondo alimentare non si sapeva nulla sui punti vendita all’estero) e a distanza di 30 anni abbiamo un portale dedicato per diffondere il gusto Loison in Sud Corea. Oggi in Loison con l’espansione logistica e organizzativa in atto le cose sono più elaborate. E’ possibile delegare, è vero, ma bisogna trovare persone che siano in grado di sposare i nostri progetti con cuore, piglio e onestà; dirò di più: il grande problema di oggi è riuscire a trovare risorse umane di qualità e mantenere costante il livello medio qualitativo, poiché l’inserimento di nuove risorse è sempre più articolato a causa della volatilità per il turn over, con una conseguente gestione del personale sempre meno strutturata nel tempo.

Come è cambiato il mondo della pasticceria in questi 30 anni e come si è evoluta Loison Pasticceri?
Il mondo della pasticceria è radicalmente cambiato. Se una decina di anni fa c’erano poche manifestazioni sui panettoni con test blindati a cui partecipavamo assieme a pochi altri produttori, oggi parliamo di centinaia di produttori e microproduttori (pasticceri, fornai, gelaterie, panifici, ristoranti, pizzaioli, ecc…), un allargamento che ha sicuramente giovato alla diffusione della cultura del panettone. Tutto ciò ci ha spinto verso un’innovazione continua sui gusti, sulla stabilità del prodotto, nel packaging e nella ricettazione di cui siamo consapevoli di essere trainanti con elementi innovativi unici: ad esempio siamo stati i primi a lanciare il panettone col vino passito nel 2002, alla grappa nel 2003, al caramello salato nel 2018 con ricettazione interna Loison frutto di ricerca e studi e della nostra creatività. La pasticceria è cambiata anche nella distribuzione: se 30 anni fa dovevo correre in lungo e in largo per chiedere di vendere un panettone a catene di prestigio come El Corte Inglés, oggi le posizioni si sono capovolte ed è El Corte Inglés che acquista direttamente da Loison. Come si traduce tutto questo? Che nel mare magnum delle proposte di pasticceria, probabilmente Loison è diventata ancora più affidabile e testate straniere come il Sunday Times chiedono informazioni e foto direttamente a Loison per parlare di Panettoni all’estero. Se è stato possibile tutto questo è anche grazie non solo all’innovazione continua ma anche grazie alla nostra passione digitale che sta diventando sempre più la nostra linea guida operativa.
Sono cambiati i gusti dei clienti?
Negli ultimi anni sono cambiate le dimensioni, con una preferenza verso confezioni più piccole, mentre i gusti si sono riposizionati su prodotti meno tradizionali e più innovativi perché abbiamo una ricca offerta in tal senso e il cliente è portato ad assaggiare nuovi gusti, alla scoperta di qualcosa di diverso. Faccio un esempio: se 10 anni fa su 10 referenze 2 erano classiche e 8 innovative e queste ultime fatturavano il 5% del totale, oggi le referenze innovative sono più che raddoppiate e rendono il 50% del fatturato. Oltre alla notevole varietà di gusti da qualche anno abbiamo inserito a catalogo anche le fette o la polvere di panettone, che ci permettono di andare più incontro ai nostri clienti per l’utilizzo versatile anche in cucina che a mio avviso sta creando una nuova tendenza tra i grandi chef. Qui ha giocato un ruolo strategico il nostro spazio digitale “Insolito Panettone”, progetto nato per gioco nel 2003 grazie alle collaborazioni con amici chef come Herbert Hintner, Peter Brunel e Danilo Angè ed evoluto nel 2009 in una piattaforma che unisce tutti gli attori del mondo enogastronomico, dagli appassionati ai grandi chef e produttori di vino, attraverso ricette dolci e salate a base di panettone e con abbinamento ai vini.
Ci sono dei ricordi per te indimenticabili?
Il primo è sicuramente il primo anno che abbiamo chiuso con bilancio positivo: era il 2000 e dopo anni di fatiche e sacrifici ho visto finalmente premiati tutti i nostri sforzi. Quando ho acquisito l’azienda di famiglia ho cominciato a dedicarmi alcuni giorni a settimana, era l’autunno del 1992: Sonia diversamente si impegnava in maniera totale. Poi dal 1994 sono entrato a tempo pieno e ho investito tutto me stesso e le cose sono un po’ cambiate, ma scontrandomi con la mia mente creativa che alzava sempre l’asticella sul pareggio economico e il break-even point diventava anno dopo anno un traguardo irraggiungibile. Dal 2000 il segno positivo in bilancio ci accompagna ininterrottamente. Non posso dimenticare inoltre la grande emozione quando il grande Luigi Veronelli in occasione di un articolo sul Corriere della Sera del 30 novembre 2003 a proposito della battaglia di tutela del Panettone tra De.Co. e Dop, scrisse che era meglio affidarsi alla Denominazione comunale ma con poche eccezioni: “Ho qualche rimpianto solo per alcuni panettoni out, quello della Pasticceria Loison di Costabissara.…” accanto a nomi di prestigio come Cova e Berti di Milano. Un altro momento molto importante è stato quando abbiamo avuto l’opportunità di realizzare la pasticceria di bordo in occasione dell’ultimo volo Alitalia di Papa Giovanni Paolo II e per gli anni successivi Loison è stato il panettone di riferimento in Vaticano. Non dimentichiamoci che anche la Famiglia Agnelli ha avuto modo di apprezzare il gusto Loison e che grazie a Carlin Petrini il nostro panettone ha conquistato persino Buckingham Palace. Posso dire che soddisfazioni ne abbiamo avute tante.

E quello più difficile?
Ironia della sorte è stato quando è stato valorizzato più il packaging che il prodotto, e il mio lavoro di pasticcere passava quasi in secondo piano! In verità ho capito che l’idea di unire a un ottimo prodotto una confezione studiata appositamente è stata vincente: una situazione sinergica dove 1 + 1 può fare anche 3, e questo grazie al grande lavoro di mia moglie Sonia.
Quanto è dolce il cuore di Dario Loison?
E’ sicuramente troppo dolce. Chi mi conosce sa che sono una persona molto disponibile, ma è naturale per me tendere una mano verso chi ne ha bisogno: ad esempio ho avuto il piacere di incontrare Monsignor Natale Paganelli, vescovo di Makeni (Sierra Leone), venuto appositamente a ringraziarci per l’attività benefica che facciamo con l’invio dei nostri prodotti a sostegno delle fasce più bisognose. Cerchiamo sempre di fare del bene ma senza divulgare.
Qual è il prodotto preferito da Dario Loison oggi?
In questo momento è la Tosa, che racchiude in ogni morso sensualità e pienezza. E’ l’evoluzione del Panettone al Caramello salato, quasi uno spin-off realizzato per dare continuità al gusto Loison tutto l’anno, che non è più limitato alle feste di Natale o di Pasqua, ma il dolce della domenica disponibile anche on line: solo per questo canale, infatti, abbiamo messo a disposizione nuovi prodotti frutto della nostra continua attività di ricerca e sviluppo.
Come saranno i prossimi anni con l’entrata in campo di Edoardo?
Saranno sicuramente più elaborati e complessi. Gli ultimi anni sono stati difficoltosi per noi come per qualsiasi attività: il Covid ha cambiato il mondo e il mondo sta cambiando in funzione del Covid a ritmi evoluti; anche la guerra alle porte dell’Europa sta modificando gli equilibri economici mondiali. Ma io sono una persona fondamentalmente propositiva, vedo molte sfide e progetti da affrontare e spero che mio figlio Edoardo voglia farlo insieme a me.
E cosa gli auguri?
A Edoardo gli auguro di capire quale sia l’attività che più gli piace e di raggiungere i suoi obiettivi. Non so se Loison Pasticceri sarà il suo futuro, io lo spero, vedo che si sta impegnando molto e sta trovando le sue soddisfazioni. Gli auguro con tutto il cuore di lasciare un segno del suo passaggio in Loison.
E un grande augurio lo fa la redazione di Degusta a Dario Loison e Famiglia!

LINEA TOP
ECCELLENTE FRESCHEZZA
Rappresenta l’eccellenza di casa Loison e si distingue per la scelta di ingredienti pregiati. Tutti con certificazione di origine controllata. Gli elementi di base come uova da galline allevate a terra, latte, burro e panna di montagna, nella linea top sono freschi. Gli altri ingredienti vengono selezionati in base alle eccellenze territoriali: dal fior di farina allo zucchero italiano, dal sale marino integrale di Cervia ai preziosi ingredienti aromatici, valutati con estrema cura e creatività.
REGALI AZIENDALI NATALE 2022
STRENNE NATALIZIE, CONFEZIONI E CESTI PER AZIENDE E DIPENDENTI: SCOPRI I DOLCI REGALI LOISON
I Dolci Regali aziendali Loison sorprendono alla vista per la loro raffinatezza e seducono il palato con una combinazione di gusti unici e autentici, che toccano il cuore. Le confezioni natalizie racchiudono i nostri Panettoni e Pandori artigianali, i gustosi dolci tradizionali ed i finissimi biscotti al burro. I cesti natalizi sono poi arricchiti con specialità della tradizione gastronomica italiana ed eccellenti vini, abbinati con cura e forniti da aziende rigorosamente selezionate. L’attenzione con cui realizziamo i nostri dolci è la stessa con cui prepariamo le confezioni natalizie, per offrire una scelta di regali per aziende e per dipendenti, amanti del gusto e del cibo gourmet, sempre più preziosa e raffinata.
Scopri le proposte Loison: (https://loison.com/regalie/)
Soluzioni per regali aziendali, create e già pronte, curate negli abbinamenti e uniche per eleganza e originalità delle confezioni.
Loison
SS Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
loison@loison.com
ORARI NEGOZIO
Dal Lunedì al Venerdì: 08:30 – 19:30
Sabato: 08:30 – 18:00
Domenica 27/11 e 4-11-18/12: 09:00 – 18:00
APERTURE STRAORDINARIE
2-3-4-5 gennaio 2023 08:30-13:00 / 14:30 – 19:00
6 gennaio 2023 CHIUSO
7 gennaio 2023 08:30-13:00 / 14:30 – 18:00
ORARI UFFICIO
dal Lunedì al Venerdì: 8.30 – 18.00
“Fate la pizza, non la guerra” dice il pizzaiolo americano che soccorre i cittadini ucraini facendo quello che sa fare meglio: la Vera Pizza Napoletana
Si chiama Corey Watson, viene da Portland, Oregon e nell’estate del 2021 ha frequentato i corsi di AVPN – Associazione Verace Pizza Napoletana per oltre un mese. Ora è a Leopoli per offrire un aiuto concreto ai cittadini coinvolti nel conflitto con la Russia, preparando pizza e portando un sorriso in un momento tragico per tutti gli ucraini. Dopo aver lavorato per due mesi come volontario al confine tra Ucraina e Polonia con la World Central Kitchen, ONG dedita alla fornitura di pasti per rifugiati, ora Corey ha fondato la sua organizzazione, Pizza For Ukraine, con lo scopo di raccogliere fondi attraverso la piattaforma GoFundMe (https://www.gofundme.com/f/pizzaforukraine). Tra i suoi obiettivi, l’acquisto di un van o di un SUV per il trasporto di attrezzature da cucina e altre forniture dalla Polonia e l’assunzione di cittadini ucraini in qualità di collaboratori, fotografi e social media manager per documentare l’attività di Pizza For Ukraine e diffonderla in tutto il mondo.

“Da pochi giorni – si legge sulla pagina GoFundMe di Corey Watson – ho aperto la mia organizzazione Pizza For Ukraine, il cui motto è “Fate la Pizza, non la Guerra”. Il mio intento è quello di fornire un supporto concreto per tutti i cittadini ucraini sfollati, feriti, orfani e in servizio per difendere il Paese e di raccogliere fondi da tutto il mondo per proseguire nella mia missione. L’idea di base di Pizza For Ukraine è anche quella di organizzare eventi culturali che comprendano cibo, musica e arte per ricordare agli ucraini che sono parte dell’Europa, che non sono da soli. È il minimo che possiamo fare per un Paese che sta combattendo in prima linea per la democrazia”.
E non si è fatto attendere il sostegno di Associazione Verace Pizza Napoletana in favore del suo ex studente d’oltreoceano. AVPN ha infatti deciso di patrocinare l’iniziativa di Watson grazie anche alla partecipazione di Ooni, azienda leader nella realizzazione di forni per pizza e partner dell’Associazione, che ha donato due forni al fondatore di Pizza For Ukraine per aiutarlo nella sua missione umanitaria. Un contributo, quello di AVPN e Ooni, che testimonia ancora una volta come la pizza sia un elemento di unione e aggregazione anche in momenti dolorosi come quelli che sta vivendo il popolo ucraino.

“Per noi di AVPN è un autentico orgoglio – dichiara Antonio Pace, Presidente di Associazione Verace Pizza Napoletana – poter vantare tra i nostri ex allievi personalità generose come quella di Corey Watson. Non appena siamo venuti a conoscenza di Pizza For Ukraine non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo deciso di dare il nostro miglior sostegno ad un’iniziativa coraggiosa e di grande nobiltà d’animo. Doveroso il ringraziamento anche ai nostri partner di Ooni che si sono messi immediatamente a disposizione per aiutare Watson, a cui tutti auguriamo di portare a termine con successo la sua straordinaria missione”.
Per sostenere l’iniziativa di Corey Watson e fare una donazione a Pizza For Ukraine, cliccare sul link https://www.gofundme.com/f/pizzaforukraine
Leguminaria: Appignano in festa con legumi & ceramiche dal 7 al 9 ottobre, nuova tappa del Grand Tour delle Marche
Degustare legumi proposti in ricette antiche e tradizionali, scoprire varietà in via di estinzione, pasteggiare in pregevoli manufatti di ceramica artigianale da riportare a casa come ricordo della festa. Sono solo alcuni tra i tanti motivi che ogni anno attirano migliaia di curiosi e gourmet ad Appignano (MC) per Leguminaria.
Promossa dal Comune e coordinata dalla locale Pro Loco, la manifestazione quest’anno celebra i venti anni con un’edizione organizzata nell’incantevole borgo storico cinto da antiche mura, con uno sconfinato panorama che spazia dagli Appennini al mare Adriatico.
Dal 7 al 9 ottobre Leguminaria propone un ricco programma di iniziative, menù ed intrattenimenti, che coinvolgono il visitatore nel clima festoso della cittadina. Al centro della tavola i legumi, che qui ad Appignano vengono abitualmente consumati da tanto tempo, molto prima che diventassero i protagonisti delle attuali diete nutraceutiche ed i più fotografati dagli instragrammer!

A Leguminaria ci sarà modo di conoscere ed assaggiare vere e proprie “super star di nicchia”, come il cece quercia, varietà che in passato era molto diffusa nelle Marche, ma che via via era andata quasi scomparendo e proprio qui ha trovato valenti agricoltori che l’hanno gradualmente reintrodotta. Interessantissimo anche il fagiolo solfì, con il suo colore giallo zolfo, la buccia finissima e delicata, il sapore caratteristico ed un’alta digeribilità. Queste prelibatezze potranno essere gustate, insieme alle preparazioni a base di lenticchia, nelle locande del centro storico, ser-vite da figuranti in costume.
La località è anche rinomata per la produzione artigianale di ceramiche e maioliche. A que-sto riguardo, Leguminaria ospita il concorso internazionale “CeramicAppignano” e sabato 8 ottobre sarà inaugurato il MArC-Museo dell’arte Ceramica di Appignano. Venerdì e sabato la Scuola Comunale di Ceramica offrirà interessanti laboratori a tema. Sabato sera, alle 20.00, spettacolare apertura del forno con una maestosa opera di ceramica ideata dai maestri vasai proprio per celebrare i venti anni dell’evento, mentre domenica sarà visitabile Borgo Ceramica-Mostra mercato delle ceramiche allestita lungo la via dei Vasai (B.go Santa Croce), insieme al mercatino delle tipicità che aprirà i battenti dalle 16.00 di sabato.

Sempre domenica, si svolge “legu-bike”, una pedalata che ben si concilia con la filosofia del benessere legata ai legumi ed alla qualità della vita di questi luoghi. “Passeggiando fra Arti e Mestieri”, infine, è un itinerario che dal “Museo de La Stanza del Telaio”, ove verrà raccontata la sto-ria della filiera “dalla fibra al filo” attraverso gli antichi strumenti per la lavorazione del tessuto, conduce alla Fonte del Coppo seguendo il percorso dell’Anello delle Lavandaie, per onorare la memoria di un passato che, fino al secolo scorso, ha visto all’opera le donne del borgo.
Leguminaria è una nuova tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi proposto da Tipicità insieme ad ANCI, con la collaborazione di Regione Marche e la partnership progettuale di Banca Mediolanum. Sulla piattaforma www.tipicitaexperience.it tutte le informazioni sugli eventi in programma ad Appignano nel fine settimana e le notizie per godere di tutte le attrattive del territorio.

Alle falde del “Vesuvio”… (in provincia di Treviso…) c’è la pizza migliore!
Si sa che l’Italia è il Paese della pasta, del gelato e della pizza, ma perché questa sia buona, bisogna saperla fare! Un mix di farina, acqua e lievito e l’impasto è spianato dal pizzaiuolo – nel nostro caso, Giuseppe Pozzobon da Volpago del Montello – che preme il dito sulla pasta e, se servono alcuni secondi perché il panetto ritorni liscio, allora è pronto. Ma prima – sempre Giuseppe – ammacca il panetto spingendo l’aria presente nell’impasto dal centro verso l’esterno del disco, così per meglio contenere gli ingredienti della pizza che sono posti sopra: il pomodoro deve essere messo prima della cottura, gli altri, invece, come la mozzarella (meglio la Fiordilatte di latte vaccino italiano) e i salumi (prosciutto crudo e speck vanno messi sull’impasto solo dopo la cottura) e volendo, tanti altri ingredienti, ma vi preghiamo… non l’ananas! Il tutto è messo a cuocere nel forno a legna per qualche minuto a quasi 500°. Durante la cottura, il lievito trasforma gli zuccheri presenti nell’amido della farina in alcol e anidride carbonica, che fa crescere l’impasto e crea le classiche “bolle” (alveolatura). Anche i “puntini neri” dovuti alla cottura, le bruciature sulla pizza, sono un composto organico le cui molecole contengono atomi di carbonio idrogeno (i puntini neri sono idrocarburi aromatici).
Intanto che cuoce la mozzarella, si scioglie… (reazione di Maillard) in funzione degli zuccheri residui, del grado di maturazione subito dalla cagliata (pH di filatura) e da diverse altre reazioni… (ma non dilunghiamoci…). Per evitare le bruciature del bordo e del fondo – ci svela il segreto Giuseppe – occorre collocare la pizza sempre nella stessa area, perché in quella zona il piano cottura risulta meno caldo e quando arriva la pizza cruda, non brucia, ma cuoce.

Dopo pochi minuti di cottura, si ottiene un prodotto gastronomico dal gusto intenso e armonico con il sapore caratteristico del pane ben cotto, mescolato all’acidulo del pomodoro, al sapido della mozzarella, al fresco del basilico, all’amaro e piccante dell’olio extra vergine di oliva. Il profumo che emana la pizza pronta per essere gustata, nasce dalla fusione di tutti gli elementi (con l’origano e l’aglio se si ordina la “marinara”). La leggerezza e la digeribilità del tutto, sono il pregio essenziale.
Tutto ciò lo sanno bene alla Pizzeria Vesuvio – a Volpago del Montello in via Via Jacopo Gasparini, 23 – dove la pizza è in stile napoletano – è la titolare Silvia che ci spiega – sottile, con il cornicione (o “curdon” in napoletano) gonfio, dorato e con pochissime bolle e bruciature, sempre ben cotta e meglio condita. Già perché la pizza per essere buona e di bell’aspetto, deve essere stata ben preparata da mani esperte e Giuseppe, quelle mani, ce l’ha!

Silvia racconta che hanno inaugurato il locale il 4 novembre “anno Covid” e, per disposizioni governative, l’hanno chiuso il 6… dopo 2 giorni! Eppure, con questi presupposti, con grande volontà, caparbietà e… “attributi”, hanno resistito e oggi sono ancora qui, con il locale pieno e i clienti contenti! Contenti perché? – chiediamo a Silvia – “Perché qui trovano cose buone in un ambiente piacevole, pulito; il locale è ben visibile dalla strada, è dotato di parcheggio, i camerieri sono cortesi e simpatici, specie la gentile Andrea (per l’occasione la chiamano anche Maria o, Gertrude per i clienti stranieri o, semplicemente “dottoressa” per via dei suoi trascorsi di fisioterapista) lei dirige la sala e collega cucina – forno – clienti… .
Ma – continua Silvia – la ragione, per cui i clienti sono soddisfatti e ritornano spesso, è l’offerta che “Vesuvio” propone: a pranzo (dal martedì al venerdì) si può assaporare un gustoso menù fisso a base di piatti (porzioni abbondanti) tipici del territorio (con contaminazioni della cucina napoletana) e anche per le pizze che, come le facciamo noi – sottolinea orgogliosa Silvia – qui intorno, non le fa nessuno: oltre alle “classiche”, quelle napoletane, alla ricotta, alla salsiccia e friarielli, alle melanzane fritte e poi la pizza fritta e il calzone alla ricotta e salame piccante, queste pizze, qui a Volpago, le sappiamo fare solo noi. Poi – continua Silvia – ci sono i prodotti che usiamo – e qui c’è il motivo fondante del successo Vesuvio – ingredienti come la bufala affumicata e il salame napoletano, i liquori (distillati al sapore di limoncello, liquerizia, cocco, anice, melone, pistacchio, nocciola) arrivano direttamente dalle terre d’origine (da Gragnano e hinterland napoletano) per il Fiordilatte e la ricotta, invece, ci riforniamo dal caseificio di Roncade, per le verdure, da un’azienda agricola di Nervesa, i funghi, sono di una di Selva, i porcini, li prendiamo direttamente dai fungaioli cercatori e, dulcis in fundo, i dolci arrivano da giù, tranne la pastiera, quella la fa la suocera… Poi – conclude Silvia – i prezzi: tutto (dalla legna per il forno agli alimenti, la corrente elettrica e il gas) tutto è aumentato e non di poco, ma noi abbiamo mantenuto gli stessi prezzi ante Covid”.
Al Vesuvio, c’è “sole, pizza e mandolino”? Beh, qui, c’è solo la pizza, ma è proprio quella buona!

Pizzeria Vesuvio
Via Jacopo Gasparini, 23
31040 Volpago del Montello TV
Aperto ore 11,00 fino alle 14,00
Riapre ore 17,30 fino alle 23,00
Tel.: 0423 371656
vesuviosrlsgp@gmail.com
A Pederiva di Montebelluna, c’è la Bottega dei Sapori di Fabio!
Quello di Fabio Stefanon, vero “specialista gourmet”, è un piccolo ma fornitissimo supermercato che offre tanti prodotti selezionati che non si trovano dappertutto – quelli di alta qualità nel banco gastronomia e nel reparto latticini, sono punti di forza del negozio – tra gli altri: alimenti surgelati e freschi, bevande, dolci, verdura, frutta, articoli per la cura della persona e della casa, ecc.. L’offerta è molto diversificata per soddisfare tutte le esigenze e così, il giusto rapporto “qualità prezzo” è garantito!

La Bottega di Fabio è sulla strada che va da Poloniato (Montebelluna) con direzione Venegazzù (appunto via Erizzo, 28); ci sono posti auto proprio davanti alle vetrine e come in tutti i supermercati, all’entrata ci si può dotare di pratico carrello. E, una volta dentro, sono tante le cose che si vorrebbero portare a casa. Ovviamente, come punto vendita aggregato Crai, la Bottega dei Sapori, è ben nota in paese, non solo per la cortesia e professionalità del titolare – Fabio – e del suo staff, ma anche per l’ampia scelta di prodotti tipici del territorio, dai formaggi del Grappa (anche quelli affinati al vino) ai salumi locali, alle specialità al tartufo e ai salumi di tutti i tipi. Recentemente sono stati riordinati anche il reparto ortofrutta e rivisto l’allestimento di alcune zone della sala: è in corso anche l’aggiornamento di un corner dedicato ai vini, del terroir, ma anche di ricercate etichette, tutto ciò per rendere il punto vendita ancora più ricco, accogliente e fruibile. Davvero ottimo il risultato.
Naturalmente Fabio ci tiene a puntualizzare che l’importante è la qualità di quanto propone, la provenienza, la freschezza e, non ultimo, anche i prezzi (che con i tempi che corrono…) sono molto importanti. E’ appassionante soffermarsi ad ammirare, scegliere, assaggiare e… mettere nel carrello, quanto si trova esposto nel rinnovato “bancone” frigo. Quasi 10 metri di squisitezze, con salumi (molti della Villani di Castelnuovo Rangone MO): “insaccati crudi” come salami, salsicce, cotechini e “cotti”, wurstel, zampone, mortadella, poi “i non insaccati” come speck, bacon, prosciutto crudo, bresaola, pancetta, lardo, prosciutto cotto e fesa di tacchino arrosto, compresi. E già questi, non sono pochi, ma poi, per ogni tipo, Fabio propone anche varianti “speciali”, magari più stagionati o meno, o aromatizzati, al vino o alle erbe… C’è da considerare che solo di prosciutti, in Italia, ce ne sono una trentina di tipi, di cui una decina a marchio Igp o Dop, inoltre, sono le tante varietà di salame, come quelli veneti: il nostrano padovano o di Verona o come la soppressa vicentina, il salam di cueste, il friulano e quello di Sauris…
Sempre magistralmente esposti nel banco frigo, anche i formaggi… E qui, si apre un mondo: solo in Italia – Paese leader europeo e mondiale nella produzione casearia di qualità – dallo stagionato a quello a pasta molle, ai freschi spalmabili, ne esistono circa 500 varietà di cui oltre 300 riconosciuti d’origine protetta (DOP, PAT e IGP) 50 dei quali, protetti a livello europeo. I più creati/richiesti sono i pecorini (formaggi fatti con latte di pecora) poi i vaccini, l’Asiago DOP, la Burrata, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano DOP, la Fontina DOP, la Mozzarella di Bufala Campana, il Caciocavallo Silano DOP, tutti “caci” di cui Fabio conosce la storia, le tradizioni, l’impiego delle materie prime e i sistemi produttivi: basterà chiedergli lumi e lui sarà lieto di raccontarne vita, morte e miracoli.
Fabio vanta l’esperienza di quasi trent’anni di attività e una grande professionalità, competenza che lui gira a favore dei suoi clienti che coccola come amici di vecchia data ed è bravo a tenerseli stretti. Clienti che pur con i cambiamenti negli anni delle abitudini, tentati dall’apertura dei tanti centri commerciali, dove si trova di tutto (una volta c’era molta meno scelta) lo premiano con la “fedeltà” e mantenendo con lui, un rapporto sempre amichevole, arrivando a scambiare consigli, suggerimenti e ricette, che poi Fabio fa sue, per approntare piatti di gastronomia che giornalmente propone in un nutrito assortimento, proprio realizzati in base alle preferenze, appunto, dei clienti stessi. Per prodotti più particolari, Fabio prepara dei piattini d’assaggio – gustosi stuzzichini – per fare conoscere ai clienti le novità. Tra queste: asparagi, carciofini e funghetti sottolio, radicchio locale, olive di ogni dove, castagne al miele, confetture naturali e salse sempre di gran qualità, per tutti i gusti.
Eh… sì, a LA BOTTEGA DEI SAPORI in via Erizzo, 28 a Biadene di Montebelluna – grazie alle bontà che vi si trovano e alla simpatia e disponibilità di Fabio e del suo staff – fare la spesa lì, è proprio un piacere!

CRAI – LA BOTTEGA DEI SAPORI rappresenta una catena di negozi alimentari e supermercati dell’Ama Crai Est, società cooperativa della grande distribuzione con sede a Montebelluna e punti vendita in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Marche, con un’esperienza di oltre 30 anni. La genuinità, la cordialità e l’atmosfera familiare sono le caratteristiche che contraddistinguono il marchio da altri simili. Se volete fare la spesa o semplicemente desiderate scoprire maggiori informazioni, il punto vendita consigliato è quello di Fabio Stefanon:
Via Erizzo, 26,
31044 Pederiva di Montebelluna TV
Tel.: 0423 601912
Aperto tutta la settimana
08:00 – 13:00 16:00 – 19:30/20,00
– esclusa la domenica –
Graz, dai vini alla frutta, dai formaggi alla carne… è proprio la capitale del gusto!
C’è un luogo in Austria dove si può mangiare davvero bene. Perché ci sono ristoranti di qualità e di tradizione, ma anche aziende agricole e artigiani dei sapori che investono sulle materie prime. E’ Graz, capoluogo della Stiria, patrimonio mondiale Unesco per il suo centro storico e il castello di Eggenberg, City of Design, sempre per l’Unesco, ma soprattutto città insignita del titolo di Capitale del Gusto, Genusshauptstadt, dal Ministero dell’Agricoltura austriaco già dal 2008. Un titolo conquistato grazie alla passione della città per la buona cucina, ai suoi ottimi ristoranti, agli chef innovativi, alla gran scelta di materie prime di altissima qualità – dai vini alla frutta, dai formaggi alla carne – che offrono le campagne che abbracciano il centro cittadino. Un titolo che Graz porta con orgoglio, anche perché i sapori, qui, sono fondamentali. Anche quello del vino che in Stiria è sinonimo di cultura, tradizione, innovazione, passione.
Sono più di 300 le aziende agricole nelle campagne intorno a Graz. La concentrazione più alta di tutta l’Austria. Moltissime sono biologiche, tante, quasi tutte, sono impegnate nel mantenere prodotti che fanno parte della cultura locale, varietà di verdure nate per crescere qui. Come l’insalata Grazer Krauthäuptel, la fresca e croccante lattuga grazese. O il prosciutto Vulkanland, affumicato con legno di faggio, affinato da almeno 6 mesi di attenta stagionatura. I carnosi fagioli Käfer, grossi e saporiti, da gustare, come vuole la tradizione, in insalata, ma perfetti anche per le zuppe e ottimi in versione dolce. E poi la mela stiriana, dolce e succosa, il rafano, potente e vitaminico, perfetto per accompagnare i bolliti, e il pane, che in città è una vera religione. E poi, una vera chicca, l’olio di semi di zucca, che nasce dalla pressatura a freddo dei semi della zucca Cucurbita pepo. Tutelato con il marchio IGP aiuta il cuore, grazie alla ricchezza di omega3, vanta una buona quantità di vitamine, che supportano il sistema immunitario, e mantiene forti e puliti i vasi sanguigni. Ma, soprattutto, è buono. Ha un sapore intenso e profondo, con un retrogusto di nocciola. E si accompagna benissimo alle insalate, alle uova, al gelato alla vaniglia, alle zuppe.
Per fare degli acquisti golosi ci sono piccole botteghe artigianali dei sapori, gastronomie gourmand, shop innovativi ma soprattutto i mercati dei contadini. Luoghi dove incontrare chi coltiva la terra, producendo ortaggi di qualità, chi alleva e ne ricava formaggi, salumi. Ma anche piccoli imprenditori che hanno inventato negozi “vitaminici” o banchetti dedicati ai dolci, sempre a base di materie prime coltivate localmente. Il mercato di Kaiser Josef Platz, vicino all’Opera è aperto tutti i giorni, ad eccezione della domenica, dalle 6 alle 13, ed è uno spettacolo anche semplicemente da visitare. Sempre ben frequentato, da chi va a fare la spesa come si è sempre fatto, con il cestino di vimini, è un’occasione per immergersi in un’atmosfera vivace, coinvolgente, vera. Ai banchi si possono chiedere informazioni, ricette, suggerimenti, anche legati alla coltivazione.
È sempre più frequentato anche il mercato contadino lungo il fiume Mur, a Lendplatz (aperto tutti i giorni, ad esclusione della domenica, dalle 6 alle 13). Più raccolto ma sempre ricco di preziose occasioni per ritrovare sapori autentici. E poi c’è lo shop contadino Stadtbauernladen, che tradotto letteralmente significa negozio cittadino dei contadini. Si trovano pagnotte appena sfornate, carni di maiale lavorate come da tradizione, marmellate, succhi, sciroppi, frutta e verdura, ma anche vini, liquori, biscotti e piccoli oggetti artigianali, dalle candele ai decori per rendere la casa più bella.
Non ci si può dimenticare del vino, che a Graz è onnipresente. E si gusta, anzi si degusta, in molte enoteche di grande qualità. Da Wein & Co 600 metri di design in pieno centro, si fanno golosi acquisti ma, soprattutto, si possono assaggiare più di 2000 bottiglie diverse, abbinando il vino a pranzi sfiziosi e deliziose cene con tre, cinque o sette portate.
Vinothek bei der Oper è la più antica enoteca cittadina, un luogo di delizie e rarità dove concedersi del tempo per sorprendersi e farsi consigliare dagli appassionati padroni di casa, Eva e Karl Lamprecht.
Vale la pena fare una visita, poi, anche da Der Steirer, l’enoteca più creativa della città, dove scoprire i migliori vignaioli locali, presentati in modo sempre originale, ma anche il meglio della produzione gastronomica regionale E poi, nell’omonimo ristorante, a fianco dello shop, si gustano i sapori stiriani più autentici, anche in versione tapas.
Imperdibile è pure Josef una vinoteca a due passi dal teatro dell’opera dove è di casa la Gemütlichkeit, parola tedesca che riassume il significato di comodità, comfort, star bene. Si bevono, e si possono acquistare, vini stiriani ma anche oli, sali, formaggi e tante specialità che arrivano delle campagne nei dintorni di Graz. Tutte le enoteche, poi, propongono presentazioni con i produttori, lezioni, degustazioni con sommelier

Ci sono anche sfiziosi ristoranti con superbe cantine, dove i piatti di chef creativi e innovativi sono sempre accompagnati da vini di alto livello,. Si può scegliere la trattoria tradizionale Stainzerbauer un locale specializzato nella cucina stagionale, con prodotti locali, dove trovare una cantina che è un vero scrigno dei tesori. C’è il Restaurant Florian con i suoi piatti della tradizione austriaca, reintepretati, e la sua vasta scelta di vini, soprattutto locali. O Moin dove design e creatività, in cucina e negli arredi, accompagnano una cantina interessante, ricca di proposte stiriane. C’è poi il prestigioso Landhaus Keller, nello splendido cortile rinascimentale del palazzo del governo regionale, dove la cucina stiriana raggiunge il suo apice, accompagnata sempre dai migliori vini dei produttori locali. Infine il ristorante Erzherzog Johann: raffinato ed elegante, segnalato da tutte le migliori guide, offre una cantina fornitissima, anche di rarità.
Sino a fine estate, poi, il sapori stiriani si gustano anche nel meraviglioso parco del Castello di Eggenberg. Il Café Pavillon Eggenberg, all’interno del parco, tra un prezioso giardino in stile inglese e un roseto storico di varietà rare, propone cestini da pic nic zeppi di delizie stiriane- dai pecorini in olio di semi di girasole con peperoni, cipollotti ed erbette fresche all’insalata stiriana con valeriana, patate, olio di semi di zucca e semi di zucca, per poi concludere con gli strudel di frutta o ricotta, accompagnati da una bottiglia di rosso o di bianco stiriano. Il cestino per due persone costa 70€, quello famigliare (due adulti e due bambini) 90€. Il castello si può raggiungere, dal centro, con il tram ma anche con la bici elettrica.

Ci sono anche ingredienti inattesi. Per chi cerca un evento che celebri una delle eccellenze stiriane, ancora poco conosciuto, c’è il Festival del Tartufo, dal 24 ottobre al 6 novembre 2022. Viene proposto un mercato del tartufo stiriano al Paradeishof, ma ci sono anche serate culinarie a tema (anche con tartufi di Alba, dell’Umbria e istriani) ed battute di ricerca, nei boschi intorno alla città. Dedicate anche alla sostenibilità, alla tutela del patrimonio naturale
Infine c’è da segnalare un appuntamento imperdibile per gli amanti del vino. Il 9 novembre c’è il debutto dello Junker 2022, il vino novello. Un vino che non può essere servito prima del mercoledì precedente San Martino. Produttori, enoteche e Buschenschänken, le mescite di vino e dei prodotti “di casa” dei contadini, proporranno non solo il primo vino stagionale, spaziando dal Moscato allo Schilcher, dallo Zweigelt al Welschriesling, ma anche musica, conferenze, mostre. Insomma, trasformeranno il vino novello in evento. E sarà un grande evento sul serio perché i produttori di vino stiriani sono ben 3000 e gli ettari di vigneti sono più di 4300 (www.steirischerwein.at).

Pasta Chelucci: un successo che dura da 110 anni
La famiglia Chelucci produce pasta in modo artigianale fin dal 1912; l’azienda, fondata dal nonno Edoardo si trova ancora nello stabilimento storico nel borgo di Piteccio, presso una sorgente d’acqua purissima nello scenario delle colline pistoiesi.
La struttura originariamente ospitava una piccola cartiera, trasformata poi in lanificio e, infine, in pastificio, per mano di un tale Gualtierotti. Nel 1912 i fratelli Chelucci, Edoardo e Terzo, rilevarono l’attività ampliandola.
Dopo la seconda guerra mondiale, che costrinse la famiglia Chelucci a fermare la produzione e lasciare Piteccio (sfollati a Firenze) i Chelucci rientrarono in azienda, riattivarono la produzione e furono così una delle prime aziende del territorio pistoiese a riprendere l’attività. Negli anni ’70 anche il nipote di Edoardo, Giuseppe, decise di entrare in azienda, proprio come aveva fatto il padre Renato e, ancora oggi, ne è alla guida: da allora iniziò anche l’espansione sui mercati esteri. Il Pastificio esporta in Germania, Olanda, Francia, Spagna e Gran Bretagna, dove la pasta Chelucci è particolarmente apprezzata. Con il tempo, il mercato si è ulteriormente ampliato, si sono aggiunte l’Australia e la Repubblica Ceca.

Materie Prime di Qualità
La pasta Chelucci è espressione della migliore tradizione italiana. Dal semolato, alle uova, all’acqua utilizzata per l’impasto: tutto è scelto con cura e lavorato in maniera artigianale, in modo da mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche delle materie e dare alla pasta un sapore totalmente naturale.
Lavorazione Artigianale
All’attenzione per le materie prime, si unisce la cura di tutto il processo di lavorazione: la pasta Chelucci è trattata esclusivamente come una volta, e lavorata con trafile in bronzo, che conferiscono al prodotto la giusta ruvidezza.
Le Specialità Chelucci
La pasta Chelucci è una eccellenza made in Italy venduta in tutta Italia ed esportata nel mondo. Oltre ai formati tradizionali di semola di grano duro e pasta all’uovo, la produzione Chelucci annovera anche i nuovi formati –“rugosi” per trattenere meglio il condimento – di grano antico Senatore Cappelli, macinato a pietra e di Farro puro toscano. Qualità e tradizione si uniscono per un gusto superiore, 100% toscano, che non teme confronti.
Pasta di semola di grano duro
Da semole di grano duro toscano altamente selezionate. Tra le specialità, prodotte con la consueta qualità, vi sono formati di pasta originali come “Le Bugie”, in onore di Pinocchio, o i “San Giovanni da Pistoia”, nati dalla fantasia dei ragazzi delle scuole medie e superiori della stessa provincia toscana. La “pasta del centenario” del pastificio Chelucci è un omaggio alle origini della produzione. Gli “Spaghetti lunghi” dal peso di 1 kg sono riproposti nella storica confezione di carta tipica degli anni ’50 e completamente confezionati a mano.
Pasta di semolato Cappelli
Pasta di grano antico lavorato a pietra certificato dall’Associazione Grani Antichi. Per questa pasta il grano è trasformato in semolato e poi lavorato all’interno del pastificio solo con sistemi tradizionali, per mantenere intatta la qualità superiore della materia prima. Questa specialità vanta straordinarie qualità nutrizionali: il grano non è modificato, quindi non contiene componenti OGM e il glutine in esso contenuto, è di alta qualità. Tutto ciò conferisce al prodotto ottime proprietà nutritive e un alto grado di digeribilità. Il grano antico Cappelli presenta una quota proteica e proprietà organolettiche uniche. Il Pastificio Chelucci produce vari formati di questo tipo di pasta: penne rigate, fusilli, stracci, strigoli, trenette.

Pasta all’uovo
Per una buona pasta all’uovo il segreto è la freschezza degli ingredienti unita all’alto numero di uova: ce ne vogliono ben cinque per ogni chilo di semola di grano duro. Recita così la ricetta tradizionale di Chelucci, che si tramanda fin dal 1912. Ancora oggi nel pastificio la pasta all’uovo è prodotta seguendo la stessa ricetta anche per lasagne, torchietti, farfalle, garganelli e poi per le matasse di pasta lunga, che sono “annidate” a mano e confezionate in modo artigianale.

Pasta di farro
Questa pasta è realizzata con solo puro farro 100% toscano macinato a pietra e lavorato poi secondo la tradizione tipica regionale. La trafilazione è al bronzo e l’essiccazione avviene a bassissime temperature, tra i 30 ed i 35 gradi.
La passione con cui il Signor Giuseppe Chelucci gestisce l’Azienda, contribuisce a rendere la pasta che produce unica e speciale nel sapore, nel valore nutrizionale e nel rispetto dell’ambiente. La pasta Chelucci è un prodotto di alta qualità, lavorato in modo totalmente artigianale, a partire dalla scelta delle materie prime e…
…TUTTO IL GUSTO DELLA QUALITÀ PUO’ ESSERE PRESTO A CASA VOSTRA! (www.pastificiochelucci.it)
Pastificio Chelucci
Via Valente 7
51100 Piteccio (PT)
Tel. 0573 42011
info@pastificiochelucci.it
Arriva il "RistorantOne II", la guida dei ristoranti firmata da One Express!
Sta per stupire con un nuovo volume ricco di curiosità, tra miti e leggende dei principali piatti delle cucine regionali tipiche, la guida che svela le storie e gli aneddoti segnalando altri 100 ristoranti e trattorie di tutta la Penisola.
Perchè forse non tutti sanno che… il babà non è nato a Napoli, ma dal re di Polonia, amante dei dolci e dei liquori che, senza denti, si inventò un dessert morbido e alcolato. Anche la carbonara pare derivi dalle “razioni k” degli americani, mentre la “cassoeula” fu suggerita da uno spagnolo innamorato di una domestica milanese. Il panettone era il “pan de Toni” – Toni, l’aiutante del cuoco di Galeazzo Visconti – mentre Lucrezia Borgia, con le sue bionde chiome, ispirò le tagliatelle…
E poi, sapete che il pan di Spagna è di origini genovesi? E, ancora, perché gli spaghetti alla Puttanesca si chiamano così? Quali differenze ci sono tra la porchetta umbra e quella di Ariccia? E il risotto alla milanese, com’è nato?
Insomma, il RistorantOne, lo sa! Per ogni regione ha esplorato i piatti più noti e ne ha raccontate le storie, con origini e curiosità. Anche questa volta – con la seconda edizione – ha scovato nuovi ristoranti per camionisti (dove, si sa che si mangia bene e non si spende troppo…) lì dove lasciarsi coccolare a suon di portate luculliane.
RistorantOne – la guida dei ristoranti su strada – interamente ideata e realizzata da chi ogni giorno percorre le principali arterie stradali d’Italia, da One Express, il Pallet Network italiano che ad oggi raccoglie nella propria rete oltre 130 aziende di autotrasporto dando vita a una realtà strutturata, capace di veicolare annualmente in tutto il Paese 2.800.000 bancali e di sostenere il tessuto produttivo nazionale mediante un servizio che si basa su valori come qualità, trasparenza, affidabilità e fiducia.
Dopo il successo internazionale riscosso dalla prima edizione, con 12.000 copie cartacee andate a ruba e decine di migliaia di download dal sito internet www.oneexpress.it per avere RistorantOne in formato digitale, il primo Pallet Network italiano per Qualità, si appresta a lanciare il secondo appuntamento di quella che è diventata a tutti gli effetti una collana collezionabile. Sarà quindi data presto alle stampe la seconda edizione che si preannuncia ancor più ghiotta e golosa della precedente. Viaggiando, infatti, in ogni angolo d’Italia per garantire sempre la massima efficienza del servizio, One Express ha continuato a rimanere incantata dalla bellezza di un Paese straordinario come l’Italia, dove tanti amici, insieme a quelli esteri, dopo la lettura del primo volume, fruito anche oltre confine grazie alla doppia lingua italiano e inglese, hanno iniziato a chiedere informazioni, a cercare risposte e tante curiosità, perché, in ogni luogo, grazie a una diversità territoriale che ha reso il Belpaese un territorio unico al mondo, esistono storie, tradizioni, usi e costumi differenti e pure una grande ricchezza di piatti, dove ogni portata è un connubio di arte gastronomica e magia.
Per ogni assaggio, miti, leggende, aneddoti, tra corti e contadini, tra cuochi coraggiosi ed episodi fortunati, tra pratiche d’altri tempi e la saggezza popolare che hanno fatto di necessità virtù.
Un tale fascino che One Express ha voluto evidenziare e condividere nella seconda edizione di RistorantOne, per condurre i lettori alla scoperta di ogni regione.

“Nel numero precedente sono state evidenziate alcune delle preziose perle che abbiamo incontrato sul nostro cammino – anticipa Roberto Taliani, Direttore Marketing e Comunicazione di One Express – ma questa volta abbiamo voluto stuzzicare l’appetito e la curiosità, spiegando perché un piatto è chiamato in quel modo o chi, nei secoli precedenti, lo ha inventato. Dopo la lettura di questo volume, i lettori sapranno da dove arrivano quell’antipasto, quella zuppa o pasta, quel secondo o dolce che tanto appassionano e in che modo, tra fantasia e realtà, sono arrivati fino a noi”.
Anche il secondo volume, realizzato in italiano e inglese, presenta una grafica semplice e intuitiva, con una panoramica per ciascun Affiliato e, accanto, la presentazione del ristorante o della trattoria di strada consigliata del medesimo territorio. La sezione culinaria include i seguenti dettagli esemplificati da legende chiare: i contatti con numero di telefono e indirizzo, gli orari di chiusura e apertura, l’eventuale presenza di servizi (toilette, parcheggio, pernottamento) un breve testo descrittivo in cui si sintetizzano peculiarità e virtù del locale.

L’idea del RistorantOne è nata durante la pandemia Covid-19 dal desiderio di sostenere l’economia del Paese, Del resto One Express, movimentando merci, offrendo centinaia di posti di lavoro, aiutando aziende a svilupparsi, alimentando i commerci con un indotto ridistribuito a livello locale, dimostra un impianto valoriale che varca anche i confini nazionali, grazie alla collaborazione con Network logistici internazionali, rendendo, di fatto, One Express un ambasciatore del Made in Italy e dei territori italiani.
RistorantOne si conferma dunque una vera e propria guida trasversale e multicanale, destinata a chi viaggia per lavoro o passione che promuove i territori italiani.
“Gli apprezzamenti ricevuti per la precedente edizione, la gioia nel vederlo sotto braccio ai colleghi, sulle scrivanie degli Affiliati, nelle cabine dei camion degli autisti, il ricevere messaggi entusiasti da ogni parte da clienti – spiega Taliani – mi hanno fatto pensare con orgoglio a cosa significhi essere ambasciatori dell’Italia nel mondo, del farla conoscere e di scoprirla noi stessi, attraverso piatti che troviamo sulle nostre tavole e che spesso ignoriamo essere portatori di una cultura millenaria, di miti e leggende, storia e storie, vero patrimonio di sapori e saperi. Una sfida ambiziosa, quella di raccogliere la grande tradizione italiana di ogni regione e renderla golosa con le sue curiosità, stranezze e peculiarità, che come il precedente volume, non sarebbe stato possibile senza il sostegno del Presidente e del Cda, di tutti gli Affiliati del Network e dei Ristoratori, dei Collaboratori e dell’agenzia di comunicazione Borderline, che hanno permesso la realizzazione del secondo appuntamento con RistorantOne”.
One Express è dal 2008 il corriere espresso punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet. Con 3 Hub localizzati in tutto il territorio nazionale (a Bologna, Milano, Napoli) e una fitta rete di collegamento, One Express garantisce consegne in 24/48/72 ore in Italia e in Europa, in base alla destinazione, grazie alla rete sinergica composta da oltre 150 membri tra Affiliati italiani e Partner europei.
Terra Madre Salone del Gusto: Spurring Action Worldwide
Organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Comune di Torino, Terra Madre Salone del Gusto (già Salone Internazionale del Gusto) è una manifestazione enogastronomica internazionale che riunisce ogni due anni a Torino produttori e artigiani del settore agroalimentare provenienti da tutto il mondo. L’evento si compone di una parte espositiva (il Mercato) e di altre attività quali conferenze, forum, laboratori, degustazioni guidate e lezioni di cucina.
LA SLOW FOOD YOUTH NETWORK LANCIA LA SECONDA EDIZIONE DEL TANK UN LABORATORIO GRATUITO DI SOCIAL-DESIGN
SLOW FOOD YOUTH NETWORK (SFYN) LASCERÀ LA SUA IMPRONTA IN QUESTA EDIZIONE DI TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO CON LO SFYN TANK: UN LABORATORIO GRATUITO DI SOCIAL-DESIGN SU 5 DIVERSE TEMATICHE ALIMENTARI CON 50 CREATIVI PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO.

Il team della Slow Food Youth Network (Sfyn) ha un’area dedicata all’evento e ha organizzato molte attività interattive per tutti i suoi sostenitori provenienti da tutto il mondo. Quest’anno Sfyn ha deciso di riproporre un evento che ha riscosso grande successo nella scorsa edizione, e che contribuirà ad arricchire l’esperienza e lo scambio di conoscenze per tutti i visitatori: lo SFYN TANK, situato nell’Arena Berta Cáceres. Lo SFYN TANK con un programma di dibattiti, brainstorming, storytelling e progettazioni per capire come affrontare le crisi e le difficoltà del nostro mondo.
I 5 TEMI SCELTI PER IL TANK
- Accantonare i pesticidi – scelto dai nostri collaboratori svedesi per la presenza di questa problematica in Svezia.
- Decriminalizzare la sovranità alimentare in Kenya – scelto da SFYN Kenya per sensibilizzare su tale tematica, urgente nel loro paese.
- Supportare la catena alimentare locale – scelto da SFYN Messico, incentrato sul rapporto tra monocolture su larga scala e agricoltura locale.
- Consegne di prodotti alimentari: un’evoluzione al passo coi tempi – scelto da SFYN Tokyo per via dell’elevata richiesta di consegne di cibo nel Giappone.
- Proteggere le popolazioni ancestrali del mare e delle mangrovie – scelto da Slow Food Ecuador, come invito alla consapevolezza e alla solidarietà.
Slow Food Youth Network Terra Madre
Con la volontà di influire positivamente sul nostro sistema alimentare globale attraverso lo scambio aperto di competenze, il pensiero innovativo e un approccio progettuale, negli ultimi mesi la comunità ha chiesto di individuare i temi alimentari d’interesse per i giovani. Così, le comunità SFYN hanno selezionato 5 tematiche su cui discutere e sulle quali i tankers faranno sentire la loro voce.
«Sono estremamente entusiasta di lavorare con un team internazionale multidisciplinare a proposito di un tema che ci sta così a cuore – nel mio caso le filiere alimentari corte – collaborando con i colleghi attivisti di tutto il mondo. Sono convinto che giungeremo a soluzioni innovative, dal momento che tutti noi abbiamo visioni e prospettive diverse per via del nostro background, della nostra cultura e della nostra storia». Raúl Mondragón, Messico.
Proprio come ha fatto SFYN con il suo movimento “Disco Soup”, SFYN Tank dimostra il potere di avere buone idee e di essere circondati da persone motivate e creative. Lo SFYN TANK di quest’anno si è già rivelato un successo, riscuotendo un grande apprezzamento. Consultate il sito www.sfyntank.org per scoprire il programma esatto dello SFYN Tank per ogni giorno!
TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO È ORGANIZZATO DALLA CITTÀ DI TORINO, DA SLOW FOOD E DALLA REGIONE PIEMONTE, CON IL PATROCINIO DEL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI, DEL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E DELL’ANCI. L’EVENTO È STATO RESO POSSIBILE DAL SOSTEGNO DI AZIENDE CHE CREDONO NEI VALORI E NEGLI OBIETTIVI DELLA MANIFESTAZIONE, TRA CUI I MAIN PARTNER: IREN, LAVAZZA, PARMIGIANO REGGIANO, PASTIFICIO DI MARTINO, QBA – QUALITY BEER ACADEMY BY RADEBERGER GRUPPE, REALE MUTUA, UNICREDIT. CON IL SOSTEGNO DI CONSULTA DELLE FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA, FONDAZIONE COMPAGNIA DI SANPAOLO, FONDAZIONE CRT.

L’Italia vince al "Cus Cus Fest" dell’edizione del quarto di secolo
La location è San Vito Lo Capo (TP) estremità nord occidentale della Sicilia, protesa nel Mediterraneo, acque turchesi e smeraldo, spiaggia di sabbia finissima e acqua bassa per decine di metri – sita là, dal monte Monaco (e, dall’altra parte) al monte Cofano, cala del Bue Marino compresa – nota per la “tonnara del Secco”, i faraglioni di Scopello, per la riserva dello Zingaro, per lo Stagnone, dove assistere ai tramonti dal belvedere di Macari…

Questa è San Vito Lo Capo, conosciuta a livello internazionale, forse di più, per il “Cus Cus Fest”, che lì si perpetua da ben 25 anni (periodo Covid compreso). Da solo “cus” non vuol dire nulla, solo con un altro “cus” fa capire di cosa si tratta e, non è solo il piatto della festa, ma lo stesso “cus cus” è festa, di amore e pace… (così recita lo show reel trasmesso dal palco Bia Theatre in piazza Santuario).
E per San Vito è superfluo dilungarsi sull’argomento cibo, specie per il “pesce” (pescato e cucinato…) protagonista della cucina almeno per quasi tutti i giorni dell’anno, tranne per la seconda e terza settimana di settembre che, gioco forza, sono dedicate in toto al “cus cus” – il piatto, si dice, creato in Cina, il più popolare del Marocco e del Nord Africa – e tipico del territorio siciliano, piatto povero per eccellenza, quello preparato nel trapanese (“u cùscusu”, in dialetto locale) è cotto a vapore in una pentola di terracotta smaltata, ma il condimento – a differenza del cus cus magrebino – è un brodo di zuppa di pesce. Il cus cus è offerto in tutte le forme e relative variabili nelle bancarelle delle vie di San Vito: nella Casa del Cous Cous al Waha sulla spiaggia (via Savoia) nella Sanvitese (Hotel Capo San Vito) e in quella dal Mondo (all’angolo tra via Regina Margherita e via Abruzzi).
Una volta provvisto di ticket (12€) il pubblico ha diritto a un piatto di cus cus tipico (dalla ricetta sanvitese: semola, carne o pesce e verdure dell’orto) o alle varianti delle tradizioni internazionali, a base di montone, pollo e carni miste, anche vegetariano (sono oltre 30 le ricette che si possono degustare…) adatte a tutti i palati – anche dei celiaci – poi, sempre grazie al ticket, un bicchiere di vino (o mezza d’acqua) un caffè (nell’Expo Village sul lungomare) e uno sconto di 0,50€ sui prodotti dello sponsor (indicati presso i vari punti vendita) e… è subito “Cus Cus Fest”: buon cibo, divertimento, talk and music gratuiti, grandi emozioni, tutto insieme: “Love never stop” è la parola d’ordine!
Il clou dell’evento è il Campionato del Mondo di Cous Cous: a confronto noti chef e studenti degli istituti alberghieri di otto paesi (Argentina, Brasile, Costa d’Avorio, Francia, Marocco, Palestina, Tunisia e Italia) che preparano in diretta le loro ricette e sono valutati da una giuria professionale e una popolare che, assaggiati i piatti, eleggono il campione del 2022.
Quest’anno, ha vinto la “Panzanella mediorientale: cous cous con gambero e gazpacho”, autore, Pierpaolo Ferracuti, chef e patron del ristorante stellato “Il Retroscena” di Porto San Giorgio (FM) che ha battuto il “cous cous che vuole essere un falafel” dello chef palestinese Shady Hasbun, ricetta che ha conquistato il premio Conad per “impatto zero e sostenibilità”. Il vincitore del “Conad Next generation student contest” – campionato tra gli studenti degli istituti alberghieri italiani – è Erik Cinquerughe, diciottenne di San Cataldo di Caltanissetta, dell’Euroform, Scuola Professionale dei Mestieri con la ricetta “abbracci cous cous”. All’ivoriano Issouf Sanogo, premio speciale UniCredit per la ricetta più originale e, per le quote rosa, premio speciale Amadori alla chef argentina Lola Macaroff per il miglior utilizzo del prodotto “carne” e alla chef tunisina Aissi Hajer (Cantina siciliana di Trapani) il premio “Don’t Touch” per l’autenticità del piatto e il rispetto della cultura di provenienza. Tutti premiati dal sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino e da Luciano Pollini (AD di “Bia cous cous”, main sponsor del festival).
A onorare il “Cus Cus Fest” la sera, in spiaggia, grande musica per tutti: ad aprire gli spettacoli, sabato 17 Eugenio Bennato, domenica Antonella Ruggero e i Musicanti e, durante la settimana, Med Free Orkestra, Ermal Meta, Piero Pelù, Lello Analfino, Notte della Taranta, Shantel; domenica 25, a chiusura manifestazione, gli Agricantus. Contorno di eroico pubblico che ha resistito al fresco venticello…

Per amor di verità, una piccola coda critica, è dovuta: Degusta partecipò anni fa al Cus Cus Fest, allora invitati dal sindaco (Matteo Rizzo) e dall’Associazione cereriana cuochi sanvitesi. La giuria era presieduta dal maestro Edoardo Raspelli, partecipata da colleghi quali la gentile conduttrice di Linea Blu, Donatella Bianchi e dall’esperta di food, Laura Ravaioli. Il confronto con l’evento di quest’anno, viene da sé… certo lo “spessore” non è lo stesso… oggi al posto dei maestri gourmet ci sono conduttori tv e disk jockey, al posto di specialisti enogastronomici, nomi anonimi, forse perché con la globalizzazione, la “contaminazione” è inevitabile… ma – siamo positivi – c’è sempre tempo per fare meglio!
E se non siamo stati invitati a giudicare i piatti di cus cus in gara, o a assistere ai cooking show dei vari chef, o al “wine tasting” organizzato da Tenute Orestiadi, abbiamo comunque avuto la fortuna di conoscere Marco Bonanno, titolare dell’albergo sanvitese “Cocciu d’Amuri” e dell’enoteca e prodotti tipici “L’angolo diVino”, che con l’aiuto Francesco, ci ha fatto degustare il suo menù (cus cus escluso…): mortadella di asina con pistacchi di Bronte, porchetta (az. agr. Campo) e salamino al limone; Pecorino nero e stagionato piccante e un ottimo Primo sale, con pane ai cereali. Vini: Anymus di cantina Coppola (bianco frizzante ottenuto da un blend di uve Catarratto e Grecanico coltivate nei vigneti di Alcamo; brioso, con piacevoli ricordi floreali e fruttati a polpa bianca, perfetto per aperitivi e abbinato a antipasti di pesce e formaggi leggeri. Con questi, abbiamo preferito un vino Marsala secco di cantine Mothia, affinato in barrique, ovviamente tannico, consistente ed equilibrato, completo; ambrato, al naso intenso con sentori di frutta matura e note di legni nobili, al palato si presenta dolce, di buon corpo, avvolgente ed equilibrato, gustato anche con un “croccante” (miele mandorle e nocciole di Bronte) è veramente giusto!
Marco, si è poi offerto – novello Virgilio – di decantarci “altre” possibilità per soddisfare le papille gustative, a suon di primi piatti della tradizione sanvitese (e sicula in generale): davvero tanto ben di Dio, accompagnato da relativi “nettari”, sempre eccellenze locali, tutti degni di menzione, gustati tra il Gambrinus Longe Bar (via Savoia, 10) il Un Sorso di Sicilia (via Antonio Venza, 7) l’Alan Plaza Cocktail Bar Yogurterie & Restaurant (piazza Santuario, 14) e il Bar Savoia.
In questo momento contingente, lo sforzo del nostro editore per sovvenzionare la trasferta dei giornalisti di Degusta a San Vito Lo Capo, è stato comunque ripagato: grazie a Marco Bonanno, che ha confermato la squisita (già nota) ospitalità siciliana!
Le domeniche, quelle belle (e buone) con il Treno di Dante a Marradi
Nuova proposta in occasione della rinomata “Sagra delle Castagne e del Marrone”
Per quattro domeniche consecutive in ottobre – 9, 16, 23 e 30 – il Treno di Dante (www.iltrenodidante.it) effettuerà una sosta straordinaria di circa un’ora e venti minuti a Marradi (FI) per permettere ai passeggeri di visitare il borgo collinare e partecipare alla celebre Sagra delle Castagne e del Marrone buono di Marradi.
Programma di viaggio. Partenza alle ore 8.50 con il Treno di Dante dalla stazione di Firenze SMN e arrivo a Marradi alle ore 10.53, dove il treno rimarrà fino alle 12.07.
Arrivo a Ravenna previsto alle ore 13.37, dopo le soste tecniche di Brisighella alle 12.27 e Faenza alle 12.42.
Da Ravenna si riparte alle 17.54 per arrivare a Firenze alle 21, dopo le soste tecniche a Faenza (18.33), Brisighella (18.48), Marradi (19.27), Borgo S. Lorenzo (20.15).

Come tutti gli anni, alla Sagra saranno presenti stand gastronomici che proporranno le tradizionali leccornie ottenuti da questi frutti simbolo dell’autunno: i tortelli di marroni, la torta di marroni, il castagnaccio, le marmellate di marroni, i marron glacé, i “bruciati” (caldarroste) ecc. Per le vie del paese saranno in vendita i classici prodotti del bosco e sottobosco, oltre che altri prodotti artigianali e gastronomici.
Arrivare alla Sagra di Marradi a bordo del “Centoporte”, un treno storico messo a disposizione dalla Fondazione FS Italiane, sarà un’esperienza unica e di sicuro coinvolgimento. Una festa nella festa, perché il Treno di Dante rappresenta un’esperienza di viaggio tra arte, cultura ed enogastronomia, all’insegna del turismo slow più autentico ed emozionale. I viaggiatori saranno accompagnati lungo la tratta ferroviaria da un’assistente di viaggio
che li seguirà nella loro esperienza narrando la storia dei luoghi toccati durante l’esilio dell’Alighieri e che più ne influenzarono l’esistenza e l’opera.
I biglietti per il Treno di Dante sono in vendita sul sito www.iltrenodidante.it.
Prezzi: singola tratta 38,00 €; andata e ritorno 56,00 € (sconti per i bambini e gratuità fino a 4 anni). Nelle 4 domeniche della Sagra di Marradi, l’ingresso all’evento è compreso nel biglietto di viaggio del Treno.

Il Treno di Dante è un progetto del 2021 voluto per i 700 anni della morte di Alighieri dalla Regione Emilia-Romagna e sviluppato da Apt Servizi Emilia-Romagna con Toscana Promozione Turistica. Organizzazione: Il Treno di Dante s.r.l.

info: 337 15.60.535
info@iltrenodidante.it
L’Osteria La Pesa, a San Martino Colle Umberto, è davvero “very very cool”!
E’ il classico bar sulla strada di grande passaggio, davvero come tanti altri, sennonché Monia (la titolare) e Monica con cuoche e altre collaboratrici, lo gestiscono come un vero locale stellato, un locale davvero “cool”!
Grazie alla posizione di cui gode – sulla strada a San Martino – è l’ideale per chi è di passaggio: ambiente semplice, pulito e familiare, con veranda e parcheggio, è il luogo perfetto per un incontro, un appuntamento, per un caffè o uno spuntino, per un aperitivo con stuzzichini o un pranzo veloce, ma mai niente di ordinario, anzi, la qualità degli ingredienti delle colazioni, dei primi piatti e delle pietanze è sempre di ottimo livello. I prodotti sono acquistati a km. zero, da fornitori che ormai conoscono le esigenze delle ragazze de La Pesa (difficilmente vanno al supermercato…) così come per la proposta relativi ai vini, specie quelli del territorio, sempre pronti, buoni e freschi: Müller Thurgau, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, Verdiso, Prosecco DOC, DOCG, Brut Extra Dry, Lugana; per i rossi, tra gli altri, Cabernet e Wildbacher. Oltre alla clientela di passaggio, Monia e Monica, hanno “preso per la gola” anche gli abitanti della zona con le golose colazioni (paste, biscotteria e spremute fresche) con gli sfiziosi aperitivi (Spritz e pizzette, crostini, polpettine, tartine, salatini e finger food vari) e i ghiotti menù della tradizione che fanno di ogni piatto del giorno, una gran festa.

Sempre sorridenti e gentili, le ragazze, con il loro modo di fare invitano gli avventori a tornare, anche solo per un caffè. E i veri “gourmet” non mancano specie ogni venerdì, quando a La Pesa, la proposta è ancora più invitante: questa settimana, tagliata di manzo con rucola, grana e pomodorini e via di Cabernet o Wildbacher, a scelta!
Noi, ci siamo volentieri prestati a una degustazione di un paio di primi e un secondo: lasagne bresaola e rucola e spaghetti alla Amatriciana (con guanciale sfumato con vino bianco, pecorino, pepe macinato fresco o peperoncino) seguiti da golosi involtini di fettine di carne di vitello, con prosciutto crudo, foglia di salvia e, al loro interno, anche un bastoncino di carota e uno di sedano (che possono essere sostituiti con altre verdure in base alla stagione) rosolati in un fondo di olio e cipolla, poi sfumati col vino bianco e, infine cotti nel sugo di pomodoro.
Il tutto innaffiato da un onesto e buon Lugana Catulliano (metodo Pratello): al palato, minerale, equilibrato, leggermente aromatico e fresco, ideale per aperitivi e primi piatti, ma anche per carni alla griglia e pesce. Colore giallo con sfumature d’oro e velature di creta e riverberi brillanti, si presenta con sensazioni floreali e fruttate di medio corpo. Lime e mela Granny Smith sono predominanti, ma anche sentori di frutta a polpa gialla; in bocca l’equilibrio è sorretto da una fragrante contrapposizione di fiori bianchi e frutta.
Per gli altri giorni, la cucina de La Pesa, offre comunque una vasta scelta di primi e secondi di ricette della tradizione (in qualche caso “contaminate” grazie alla fantasia e all’esperienza della cuoca): Monia ci ha annunciato prossimamente “trippe della tradizione”, magari con polenta bianca di mais o, fegato di vitello alla veneta e cipolle…
Per le donne del Bar La Pesa, la prospettiva è quella di crescere e farsi conoscere da chi apprezza le buone ricette del territorio, offerte sempre con prodotti di qualità (che pagano sempre) perché loro sono professionalmente molto capaci, tutte carine, eleganti e… con “un sorriso, un bacio e un caffè”… per tutti!
“Qui se va dadìo, grassie tose!”
Bar La Pesa
San Martino
Via Vittorio Veneto, 49
Colle Umberto TV
Vinoterapia: benessere e relax fra le vigne del Collio e nella Vinum SPA del Castello di Spessa
Le proprietà benefiche dei principi attivi delle uve e del vino sono alla base dei trattamenti e dei cosmetici della Vinum SPA del Castello di Spessa Golf Wine Resort & SPA di Capriva del Friuli nel Collio goriziano, interamente dedicata alla Vinoterapia. Ricavata nella zona delle antiche scuderie all’entrata del Castello, la Vinum Spa ha al suo interno una piscina con idromassaggio e all’esterno una seconda piscina e un grande idromassaggio esagonale panoramici. Aperta a tutti gli amanti del benessere, va ad arricchire l’offerta del resort immerso fra le vigne del Collio, la più pregiata zona vinicola del Friuli Venezia Giulia.

Tutto, nella SPA, riconduce all’uva e al vino: gli affreschi sulle pareti, i grandi tini per la vinoterapia, i massaggi con pietre calde ricavate dalla marna (il terroir del Collio ricco di sali e microelementi, da cui i vini traggono carattere, profumi, mineralità e freschezza unici), i nomi dei trattamenti, le essenze all’aroma di uva e mosto, le tisane benefiche derivate dalle foglie di vite e il succo d’uva depurativo. I trattamenti sono effettuati con cosmetici naturali agli estratti di uva e di vite creati appositamente per il Castello di Spessa Golf Wine Resort & SPA, così come l’olio di vinaccioli e al mosto d’uva per i massaggi, lo scrub corpo ai semi di vinaccioli, il fango antiage al mosto d’uva, il profumo d’ambiente. Un percorso è dedicato anche alla Grappaterapia, con trattamenti dall’azione antiossidante, antinfiammatoria e tonificante che si concludono con la degustazione di una delle grappe della tenuta.
Al piano terra il percorso inizia con un’ampia Sauna finlandese con stufa di maiolica, Bagno turco, Docce emozionali con cromoterapia, Percorso Kneipp con pietre dell’Isonzo (il fiume simbolo di queste terre), Showerbucket, Cascata del ghiaccio, Suite privè con tini per bagni al vino. Qui si trovano anche la piscina con idromassaggio e la zona relax con la Tisaneria, che si aprono con grandi vetrate sulle colline.

Al primo piano l’emozione continua in spazi preziosi dedicati ai massaggi, fino ad arrivare all’area VinumTherapia, cuore pulsante della SPA. Qui la vinoterapia si declina in ogni sua sfaccettatura, iniziando dalla suite panoramica I Tini con gli idromassaggi cromoterapici in grandi tini e continuando nella sala dedicata alla VinumTherapia, dove – dopo un bagno nel vino – si possono ricevere benefici e confortevoli trattamenti su lettini sensoriali a base di uva fresca e con cosmetici prodotti dalla lavorazione di uve del Castello. Infine ci si rilassa, sorseggiando un calice di vino, nella sala Le Botti, i cui arredi sono stati ricavati dal recupero di antiche botti.
Nell‘area esterna della Vinum Spa, incastonata fra il parco storico del Castello e il campo da golf, la bellezza della natura si fonde con dettagli esclusivi: la sauna finlandese, il piacere della piscina, i lettini a baldacchino, la vista panoramica dalla Relax Lounge, il rilassante idromassaggio circolare con vista sospeso tra l’azzurro del cielo e il verde dei prati, il bar bordo piscina dove sorseggiare succhi d’uva e i freschi e minerali vini del Castello, o concedersi un piacevole aperitivo. Con la bella stagione, il Summer Club è un piccolo eden nel verde e nella frescura per chi vuole trascorrere qualche ora, o l’intera giornata, di assoluto relax lontano dalla folla fra nuotate, bagni di sole, idromassaggi.

Il percorso della Vinoterapia continua volendo anche a tavola, al ristorante gourmet La Tavernetta al Castello, dove accanto ai tradizionali piatti d’alta cucina creati dallo Chef Antonino Venica, si possono richiedere anche salutari e golosi piatti vegetariani.
“L’esperienza multisensoriale nella Vinum SPA fa scoprire lo spirito più autentico e profondo della nostra terra, le straordinarie colline del Collio” commenta Loretto Pali, proprietario del resort, che ha voluto realizzare la SPA per completarne l’offerta, convinto che “nel vino c’è gioia, salute e bellezza”.
Vinum SPA
Via Spessa 1 – Capriva del Friuli (GO)
Tel: + 39 0481.808033 Cell. +39 389 095 0733
www.castellodispessa.it – vinumspa@castellodispessa.it
Bollicine di montagna, eccellenza internazionale
Per scoprirle e celebrarle, ecco il primo Trentodoc Festival. A Trento dal 7 al 9 ottobre sarà possibile scoprirlo grazie a degustazioni guidate, approfondimenti d’attualità, eventi serali, cooking tales, musica, dj set ed esperienze in città e nei vigneti. Tanti gli ospiti attesi per festeggiare questa eccellenza enologica
Anno dopo anno ha conquistato, grazie alla sua qualità, la scena nel mondo del vino italiano. È apprezzato sia dagli operatori di settore che dal pubblico finale. E così, per celebrare e diffondere ulteriormente la conoscenza delle peculiarità di questa eccellenza trentina, arriva il primo Trentodoc Festival, organizzato dall’Istituto Trento Doc e da Trentino Marketing in collaborazione con il Corriere della Sera. Tre giorni utili anche per rafforzare la proposta di enoturismo e delle altre tipicità agroalimentari. La città dal 7 al 9 ottobre si mette a disposizione di un territorio intero.

Un sito e un’App per conoscere Trentodoc e partecipare agli eventi
Degustazioni guidate oltre a “wine talks”, “cooking tales” e “sparkling stories” e “Trentodoc in Cantina”. Format diversi per attirare le tante curiosità e fornire approfondimenti destinati a creare inedite connessioni con il mondo dell’arte, dell’ecologia, della letteratura e del design. Il vino d’altro canto è un perfetto moltiplicatore sensoriale. Bollicine con le radici ben piantate a terra e sguardo puntato dritto sul futuro. Sarà infatti disponibile il sito www.trentodocfestival.it che presenterà gli appuntamenti, tutte le informazioni utili per vivere al meglio l’iniziativa e permetterà la prenotazione agli eventi (obbligatoria) e l’acquisto delle degustazioni a pagamento. Inoltre, sia per iOS che per Android c’è l’App Trentodoc che oltre a fornire il programma completo e le schede tecniche di tutti i Trentodoc per le degustazioni guidate, avrà anche la mappa interattiva per non perdersi neppure un momento del palinsesto e le informazioni per le visite in cantina con i punti di interesse turistici.

Degustazioni per scoprire il mondo delle bollicine di montagna
Per conoscere Trentodoc, sono state previste dodici degustazioni (a pagamento), guidate dai Migliori Sommelier d’Italia dell’Associazione Italiana Sommelier e dal primo Master of Wine italiano, che permettono di affrontare i tanti aspetti ad esso legati. E magari rispondere a dubbi, curiosità e domande del pubblico di amanti del buon bere. Il gusto Trentodoc è esaltato nelle bottiglie più grandi, come le magnum? Quali sono i diversi terroir di provenienza? L’e-commerce aiuta o danneggia il vino di qualità? Che peculiarità donano alle bollicine i vitigni coltivati ad alta quota? O la scelta di lasciare sui lieviti le bollicine di montagna oltre i 36 mesi? Fare vino oltre i 600 metri sul livello del mare può fare rima con imprenditoria femminile o giovanile?
Trentodoc in Cantina
All’interno del programma del Festival, da non perdere gli appuntamenti inseriti in “Trentodoc in Cantina, per conoscere le bollicine di montagna là dove nascono”: decine delle case spumantistiche associate all’Istituto accoglieranno infatti gli ospiti durante le tre giornate, mattino, pomeriggio e sera, con esperienze nei vigneti, cooking tales, laboratori didattici, degustazioni guidate, aperitivi, cene a tema e serate dj set.
I big in campo negli eventi serali
Che festa sia insomma. E a rendere l’esperienza davvero unica interverranno anche nomi famosi dello spettacolo e della cultura. Insieme per dimostrare come un prodotto enologico di qualità possa diventare traino per un intero territorio: sviluppare un sistema integrato che porti vantaggi diffusi. E allora c’è qualcosa di più magnetico che perdersi nelle riflessioni mai banali di Malika Ayane magari con delle bollicine in mano, o ridere insieme a Enrico Bertolino? L’autunno, a Trento, si presenta frizzante.
Trentodoc in città
Anche i locali della città e del territorio arricchiranno il programma del festival, organizzando nei propri spazi eventi, degustazioni, menù abbinati a Trentodoc e valorizzando al meglio questa preziosa eccellenza del territorio.
Trentodoc al Castello
Anche il Castello del Buonconsiglio, perla medievale del centro storico di Trento, aprirà le proprie porte per accogliere le bollicine di montagna con aperitivi, degustazioni e tanta musica, il 6 e 9 ottobre. Dalle 18 alle 24 saranno proposte in accompagnamento ad abbinamenti gastronomici.

www.trentodocfestival.it
Al via la “Vigna eccellente… ed è subito Isera” (dal 16 al 18 settembre p.v.)
Scoprire la Città del Vino di Isera, passeggiando tra cortili storici e vigneti nascosti del centro, a piedi o montando in sella a un e-bike, per esplorare tutto il territorio circostante. Approfondire la conoscenza del Marzemino, tra curiose degustazioni verticali o cene itineranti a palazzo. Lasciarsi cullare dalle note della musica, al tramonto o avvolti dalle suggestive luci dell’alba. Questo e molto altro è la nuova edizione de La Vigna Eccellente…ed è subito Isera. In programma, anche un forum dedicato al tema “Giovani, Agricoltura e Marzemino”, la sfilata dei trattori d’epoca e la rassegna enogastronomica tra i ristoranti della cittadina della Vallagarina.

Presentata in conferenza stampa la nuova edizione de “La Vigna Eccellente…ed è subito Isera”, manifestazione organizzata dal Comune di Isera, Città del Vino, con il supporto di Trentino Marketing, il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest e la collaborazione dell’APT Rovereto Vallagarina e Monte Baldo.

Il via venerdì 16 settembre, a partire dalle ore 19.00, con Vallagarina, di “cucina in cantina”, percorso enogastronomico organizzato dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino presso Palazzo Fedrigotti, dove i partecipanti potranno degustare specialità del territorio, proposte da ristoratori e produttori della zona e servite in abbinamento a Trentodoc, Marzemino e altri prodotti rappresentativi delle cantine locali. Il tutto sulle coinvolgenti note della Banda Storta.
Davvero ricco il programma di sabato 17 settembre. Alle ore 11.00, presso Castel Corno, l’Azienda Agricola De Tarczal propone una “Degustazione verticale vertiginosa”, con una selezione storica di Marzemino da apprezzare ammirando la meravigliosa e spettacolare vista sulla Vallagarina dall’antico maniero.
Dalle 16.00 alle 19.00 è invece tempo di “Tra vigneti, cortili e palazzi nascosti”, un percorso guidato in centro storico intervallato da soste golose: ad ogni tappa in degustazione un Marzemino Superiore di Isera in abbinata ad una selezione di prodotti gastronomici curati dai produttori di Isera con Gusto.
Alle 16.45, i più piccoli potranno intrattenersi con le attività ludiche e ricreative organizzate presso il Belvedere, mentre alle ore 18.00 prende il via il forum “Giovani, Agricoltura e Marzemino”, un momento di riflessione e confronto sulle prospettive dell’agricoltura locale alla luce del contesto e delle sfide che si stanno profilando a livello globale. Focus, in particolare, sulla viticoltura e, di conseguenza, sul Marzemino, vitigno simbolo della Vallagarina, sulle sue potenzialità e sul suo futuro.

Fine giornata sognante, alle 21.00, presso Castel Predaglia, località Casette, con il concerto del coro Bianche Zime.
Si inizia con un omaggio alla musica anche la giornata di domenica 18 settembre, alle ore 6.00, con il concerto all’alba Echoes, presso Lenzima di Isera, dove il gruppo Caronte riproporrà una selezione di brani dei Pink Floyd in chiave classica. Al termine, una golosa colazione trentina a base di pane e confettura di Marzemino e altre specialità.
Dalle 9.00 alle 16.00 si sale invece su due ruote in Piazza San Vincenzo per l’Enobike Tour alla scoperta di Isera, delle sue frazioni e dei suoi prodotti enogastronomici più rappresentativi, tra degustazioni e pranzo in agriturismo.
Nello stesso orario si svolgerà anche l’Eno Tractor Tour, esposizione e sfilata di trattori d’epoca in piazza San Vincenzo, con tappe enogastronomiche nelle cantine Marco Tonini viticoltore, De Tarczal e Spagnolli E.
Durante le tre giornate di manifestazione, inoltre, sarà possibile partecipare a Mangia e Bevi il Marzemino, ricette e abbinamenti proposti dai ristoratori di Isera – Locanda delle Tre Chiavi, Casa del Vino, Vineria De Tarczal, Ristorante TO N.Y. e Agriturismo Il Gallo – dedicati a questo vino.
La manifestazione è preceduta e accompagnata anche dalla rassegna A tutto Marzemino e Sapori d’Autunno (link), in programma dall’8 al 18 settembre: un ricco calendario di degustazioni, menù a tema, visite in cantine e nei vigneti in programma su tutto il territorio della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, tra Vallagarina, Valsugana, Lago di Garda, Piana Rotaliana, Altopiano della Paganella, Valle dei Laghi, Valle del Chiese e Trento.

La Vigna Eccellente… ed è subito Isera
www.isera-eventi.it
Golosaria: a Milano il gusto della distinzione
Dal 5 al 7 novembre, all’Allianz Mico – Milano Congressi, la 17^ edizione della rassegna dedicata al meglio dell’enogastronomia italiana. Con un focus sul bere miscelato
“Il Gusto della Distinzione”. È questo il claim scelto per la diciassettesima edizione di Golosaria Milano, la manifestazione di Paolo Massobrio e Marco Gatti dedicata all’agroalimentare italiano in programma da sabato 5 a lunedì 7 novembre negli spazi dell’Allianz MiCo – Milano Congressi.

Un evento impostosi a livello nazionale, che ogni anno porta nel capoluogo lombardo le migliori espressioni del saper fare italiano, valorizzando le eccellenze degli artigiani del gusto provenienti da ogni parte d’Italia.
Un tema, quello della distinzione, che è proprio del mood di Golosaria, dove negli anni hanno debuttato tantissime novità, tanto nel cibo quanto nel vino. Ma distinguersi implica anche “Colleganza”, una stretta relazione con gli attori della qualità in campo enogastronomico che coinvolge anche il mondo della ristorazione e delle botteghe artigiane recensite da 25 anni sul best seller ilGolosario.
Oltre alle tradizionali aree Food&Wine, novità di quest’anno sarà l’ingresso di Mixo, una nuova area dedicata esclusivamente al bere miscelato e alle sue molteplici interpretazioni, secondo le tendenze che stanno animando i locali di nuova concezione nelle piazze più quotate del settore: da Milano a Bologna, passando per Torino, Verona, Padova e molte altre ancora. Un evento nell’evento che per tre giorni si affiancherà al consueto palinsesto di appuntamenti con un programma a sé stante.

Assumerà poi sempre più importanza lo spazio dedicato al vino, che celebra anche il riconoscimento ai 100 migliori vini d’Italia secondo un gioco di Massobrio e Gatti per cui, da 21 anni, non vengono premiate le cantine che hanno ottenuto il riconoscimento negli anni precedenti. Uno sforzo non indifferente per fare emergere le novità in campo enologico, nel segno appunto della distinzione. Ma le cantine saranno protagonisti anche con le masterclass dedicate, oltre 12 durante l’intera manifestazione e con i riconoscimenti dedicati alle migliori esperienze dell’enoturismo.
Ci saranno poi i momenti dedicati alla distinzione del packaging sostenibile in collaborazione con Comieco e nell’area food, le isole dedicate ai territori: Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Sicilia e altri territori emergenti fra Piemonte e Liguria che si affacceranno su Milano, portando la loro idea di distinzione.
Golosaria è anche l’appuntamento del debutto de “IlGolosario”, la guida alle mille e più cose buone d’Italia, che arriva al 25° anno di pubblicazione, con le sue mille pagine che sondano l’Italia della produzione artigianale e de IlGolosario ristoranti con oltre 3000 luoghi dove mangiare seguendo la valutazione dei faccini più o meno sorridenti.

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