Al Roma Bar Show "Spirits&Colori" guarda oltre il banco: innovazione, formazione e nuovi consumi

Alla “Nuvola" di Roma, dal 14 al 15 settembre, al centro Hayman’s al via il Gin Competition e in bella evidenza, la mixology firmata Filippo Sisti, i brown spirits e le proposte alcohol-free. Il mercato degli spirits sta cambiando e cambiano anche le esigenze del bar. Per Spirits&Colori il prossimo Roma Bar Show, in programma alla Nuvola il 14 e 15 settembre, rappresenta l’occasione per raccontare non soltanto un portafoglio di prodotti, ma anche una precisa idea di distribuzione: selezionare brand capaci di distinguersi, accompagnarne la crescita attraverso la formazione e aiutare il cliente a trasformarli in nuove opportunità di consumo. Il cambio di sede e di calendario della manifestazione, spostata a settembre rispetto all'appuntamento di maggio 2025 al Palazzo dei Congressi, permette inoltre a Spirits&Colori di presentarsi con un programma più articolato.

Tra gli appuntamenti più significativi ci sarà la finale della Hayman’s Competition, ospitata direttamente allo stand dell’Azienda, insieme alle attività dedicate alla mixology. Protagonista dell’area bar sarà Filippo Sisti, Mixology Expert di Spirits&Colori che presenterà una selezione di cocktail sviluppati nell’ambito del lavoro di consulenza che l’Azienda porta avanti con i propri clienti. L’obiettivo è mostrare concretamente come i distillati possano essere utilizzati in miscelazione, valorizzandone caratteristiche e identità, offrendo ai bartender strumenti per costruire proposte nuove.
La formazione è diventata una parte sempre più importante del nostro lavoro – spiega  – perché un nuovo prodotto ha valore per il mercato quando chi lo propone al consumatore sa anche raccontarlo e utilizzarlo. Per questo affianchiamo alla selezione dei brand un’attività sempre più strutturata di formazione e consulenza”.

 Un indicatore concreto del cambiamento arriva dai risultati della prima parte del 2026. Il 45% del fatturato realizzato nell’anno proviene da brand lanciati negli ultimi due anni, con una crescita complessiva dell’azienda del +2,5%. Un dato che evidenzia quanto l’innovazione del portafoglio stia assumendo un peso crescente, non solo per la solidità dei marchi storici, ma anche per la capacità di individuare nuove proposte e costruire intorno a esse occasioni di consumo. In questo processo un ruolo centrale è svolto dalla formazione. Grazie al lavoro di Filippo Sisti e degli area manager, Spirits&Colori forma oggi oltre 140 agenti in tutta Italia, per trasferire competenze sull’utilizzo dei prodotti e sulle possibilità offerte dalle diverse referenze. La selezione e il lancio di nuovi brand diventano così uno dei motori attraverso cui costruire crescita e valore.

Al Roma Bar Show, Spirits&Colori dedicherà inoltre attenzione ai brown spirits, segmento particolarmente interessante in vista della parte finale dell’anno, tradizionalmente più favorevole ai consumi di whisky, rum e delle altre referenze con affinamento in botte. Tra i brand su cui Spirits&Colori concentra maggiormente l’attenzione al Roma Bar Show c’è Hayman’s Gin, distilleria londinese con una storia che affonda le proprie radici nell’Ottocento e che ha avuto un ruolo nella riscoperta e nell’evoluzione della tradizione del gin britannico. È proprio il rapporto tra storia e innovazione a rendere Hayman’s particolarmente rappresentativo della filosofia di Spirits&Colori. Accanto ai London Dry della tradizione, la distilleria continua infatti a sviluppare nuove interpretazioni: dal Peach & Rose Cup allo Small Gin, fino alle più recenti proposte alcohol-free.

 

Hayman’s rappresenta bene quello che cerchiamo in un brand – sottolinea Gabriele Rondaniuna storia importante e la capacità di continuare a innovare. È un marchio che non vive di nostalgia e che dimostra come la tradizione possa essere un punto di partenza, non un punto di arrivo”.
La finale della Hayman’s Competition, in programma allo stand Spirits&Colori (G01 lunedì alle ore 17) sarà quindi uno degli appuntamenti più importanti del Bar Show. Per il futuro, il portafoglio sarà oggetto di una selezione sempre più attenta. L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente il numero delle referenze, ma concentrarsi su brand premium, distintivi e coerenti con il posizionamento dell’azienda.

La dimensione del catalogo non è più il principale indicatore di forza – conclude Rondani – Vogliamo che conti sempre di più la qualità della selezione. Per questo continueremo a investire sui brand capaci di portare valore e su tutto ciò che permette alla nostra rete e ai nostri clienti di comprenderli e valorizzarli”. Una scelta che comprende anche una rinuncia precisa: Spirits & Colori non investirà in una competizione basata esclusivamente sul prezzo e sui grandi volumi. Una direzione coerente con la volontà di mantenere il focus sul canale professionale e sulla costruzione di valore intorno ai brand distribuiti.

A proposito di focus, i banchi di assaggio presidiati dai produttori offriranno un percorso attraverso alcune delle espressioni più interessanti e innovative del mondo degli spirits...

 

SPIRITS&COLORI Srl
Via del Chionso 14
Reggio Emilia

Tel. 0522.506284
www.spiritsecolori.it

 


Parma si conferma regina d’Europa del Plein Air con il Salone del Camper 2026

Parma si conferma, senza rivali, la capitale italiana del turismo in libertà. Dal 12 al 20 settembre 2026, il quartiere fieristico di Viale delle Esposizioni si trasforma nel fulcro continentale dell’outdoor con la 17ª edizione del Salone del Camper. Organizzato in stretta collaborazione con l’APC (Associazione Produttori Caravan e Camper) l’evento non è semplicemente la fiera di settore più importante d'Italia, ma si consolida stabilmente sul podio delle manifestazioni più influenti a livello europeo.

I numeri parlano chiaro: oltre 110.000 metri quadri di superficie espositiva interamente dedicati a una platea di appassionati, neofiti e professionisti. All'interno dei padiglioni, centinaia di veicoli – tra camper, caravan, van, mansardati e motorhome – tracciano il presente e il futuro del viaggio itinerante. Quello di Parma è un format imponente e rigorosamente strutturato, capace di mappare e coprire capillarmente ogni singolo aspetto della vita all'aria aperta.

La mappa del Salone: quattro anime per il plein air

Per orientarsi in questa gigantesca cittadella del turismo in libertà, la manifestazione è stata suddivisa in macro-aree tematiche ben definite, pensate per rispondere a ogni profilo di viaggiatore:

  • Veicoli Ricreazionali: è il vero cuore pulsante della fiera. Qui i maggiori produttori mondiali svelano in anteprima assoluta le ultimissime novità di mercato. Dai furgonati compatti per l'avventura metropolitana fino ai maestosi motorhome, l'intera gamma del viaggiare flessibile è rappresentata ai massimi livelli.
  • Accessori e Componenti: il paradiso della tecnologia e della personalizzazione. Questa sezione raccoglie le soluzioni più avanzate per l'autosufficienza energetica e il comfort di bordo: pannelli solari di ultima generazione, batterie al litio ad alto rendimento, condizionatori evoluti, verande e portabici hi-tech.
  • Turismo: l'area strategica per pianificare le prossime rotte. Grazie alla presenza di enti del turismo, guide specializzate, campeggi e villaggi, i visitatori possono costruire itinerari su misura, con un occhio di riguardo per le proposte culturali ed enogastronomiche, da sempre fiore all'occhiello del territorio italiano.
  • Percorsi e Mete / Mobilità Dolce: uno spazio interamente focalizzato sulle attività outdoor complementari. Cicloturismo, trekking e attrezzature sportive si fondono con il concetto di camperismo, promuovendo uno stile di vita attivo e a minimo impatto ambientale.

Rivoluzione Smart e Off-Grid: cosa cambia nel 2026

L’edizione 2026 segna una netta linea di demarcazione tecnologica, spingendo l'acceleratore su tre direttrici fondamentali: l'approccio "smart", la connettività totale e l'ottimizzazione millimetrica degli spazi interni. La vera novità dell'anno è il debutto su larga scala dei veicoli "Gas-Free" e Off-Grid  (letteralmente "fuori dalla rete” per indicare il vivere o far funzionare un sistema in modo completamente autonomo, senza alcun collegamento alle infrastrutture pubbliche come la rete elettrica nazionale, idrica, del gas o fognaria): i furgonati e i camper di nuova generazione scelgono l'indipendenza totale dalle bombole di gas. Il riscaldamento viene affidato direttamente al gasolio del serbatoio, mentre i potenti impianti elettrici di serie – supportati da doppie batterie al litio e inverter – permettono l'utilizzo domestico di moderni piani cottura a induzione. Parallelamente, l'ingegneria degli interni propone layout rivoluzionari studiati per le coppie: spiccano ampie dinette posteriori "a ferro di cavallo" che dominano la zona giorno, abbinate a letti basculanti anteriori a scomparsa totale nella cabina di guida, liberando spazio vitale durante le ore diurne.
Anche il comparto idrosanitario si evolve con bagni multifunzionali: nei van fanno la loro comparsa wc a secco e lavandini ribaltabili integrati nelle pareti, progettati per trasformare l'intero vano in una doccia comoda e priva di ingombri quando necessario. Il tutto è completato da accessori intelligenti senza fili, come climatizzatori da tetto e condizionatori a compressore portatili. Questi dispositivi sono in grado di rinfrescare l'abitacolo anche in marcia, senza la necessità di un generatore o dell'allaccio alla colonnina del campeggio, gestibili comodamente tramite app dallo smartphone.

Il termometro del mercato: la gamma dei prezzi

I listini esposti a Parma riflettono la complessità e la polarizzazione di un mercato in forte evoluzione, segmentato in tre grandi fasce d'acquisto:

  • Fascia Entry-Level (sotto i 55.000/65.000 €): le dinamiche macroeconomiche attuali hanno reso complesso trovare veicoli nuovi sotto la soglia dei 55.000 euro. In questo segmento l'offerta si concentra principalmente su mini-van compatti, moduli trasformabili o veicoli furgonati d'ingresso dalle dotazioni essenziali.
  • Fascia Media (da 65.000 a 95.000 €): è il segmento più competitivo, ricco e commercialmente strategico del Salone. Qui si posiziona la stragrande maggioranza dei van furgonati super-accessoriati, i semintegrali di ultima generazione e i mansardati, questi ultimi da sempre i preferiti dalle famiglie per abitabilità e gestione degli spazi.
  • Fascia Premium e Lusso (dai 100.000 fino a superare i 150.000 €): spazio all'esclusività. Questa fascia è riservata ai grandi motorhome integrali, ai furgonati sartoriali realizzati con monoscocca in vetroresina e ai veicoli allestiti su telaio Mercedes-Benz, equipaggiati con finiture domestiche di altissimo pregio e pacchetti off-road a trazione integrale per le spedizioni più estreme.

Se i veicoli visti a Parma vi hanno fatto girare la testa, prendetevi una pausa: avete tempo fino al 20 settembre p.v. per decidere se vendere la casa di proprietà e comprarvi un motorhome con garage integrato e girare il mondo. E se alla fine di questi nove giorni vi ritroverete ancora indecisi tra il fascino del van "gas-free", con letti basculanti a scomparsa, frigoriferi gestiti dall'intelligenza artificiale e tutte le comodità del classico mansardato per tutta la famiglia, niente panico, potete  rimandare la scelta al Salone del Camper 2027: per allora, con molta probabilità, i camper “voleranno” da soli e l'unico vero problema rimarrà il solito, intramontabile dilemma: "Ma alla fine, chi svuota la cassetta delle acque nere?

 


Fiere di Parma
Viale delle Esposizioni 393A Parma
Tel. +39 0521 9961
www.salonedelcamper.it
www.fiereparma.it


 Istria d’autunno: non solo vino e tartufi...

L’autunno è una delle stagioni più interessanti per scoprire l’Istria, quando il ritmo rallenta, i borghi dell’entroterra tornano protagonisti e la gastronomia diventa una chiave privilegiata per scoprire il territorio. Non solo mare, quindi, e non soltanto tartufi: la penisola croata propone un calendario di esperienze e appuntamenti che raccontano la ricchezza della sua identità enogastronomica, tra prodotti tradizionali, nuove produzioni artigianali e sapori profondamente legati alla stagionalità.

Accanto ai grandi classici dell’autunno istriano, come il tartufo bianco, l’olio extravergine d’oliva e i vini locali, cresce infatti l’interesse verso un’offerta più ampia e meno prevedibile: grappe e liquori tradizionali, gin prodotti localmente, birrifici artigianali, prosciutto istriano, eventi gastronomici e percorsi che uniscono entroterra e costa. Il risultato è un viaggio nei sapori dell’Istria più autentica, da vivere tra settembre e ottobre attraverso borghi medievali, foreste,vigneti, uliveti, produttori locali, konobe (taverne o cantine tradizionali rustiche tipiche della Croazia, dell'Istria e della Dalmazia) e festival dedicati alle eccellenze del territorio.

Il tartufo bianco e la Foresta di Montona

Tra i protagonisti dell’autunno istriano resta naturalmente il tartufo bianco, uno dei prodotti più rappresentativi dell’entroterra. La sua presenza è legata a un ambiente particolarmente favorevole: boschi ombreggiati, corsi d’acqua e terreni argillosi, fertili e ricchi di umidità. L’area più vocata è il triangolo compreso tra Buje (Buie) Buzet (Pinguente) e Pazin (Pisino) con una concentrazione significativa nella valle del fiume Mirna (o Quieto). Al centro di questo territorio si trova Motovun (Montona) borgo medievale che ogni anno ospita l’apertura ufficiale della stagione del tartufo bianco.

Il 5 settembre 2026, nella foresta di Montona, i visitatori potranno partecipare a un’esperienza di ricerca e degustazione del tartufo, accompagnati da esperti tartufai e dai loro cani addestrati. Un’occasione per scoprire non solo il prodotto, ma anche il paesaggio e le competenze tradizionali che ne rendono possibile la raccolta.

Apertura della stagione del tartufo bianco - Foresta di Montona - 5 settembre 2026

Prosciutto istriano: il “violino” della tradizione

Tra i prodotti più rappresentativi della gastronomia istriana c’è anche il prosciutto, considerato uno dei simboli della tavola locale. Gli istriani lo chiamano “vijulin”, violino, per la forma e per il valore quasi nobile attribuito a questo prodotto, legato a regole tradizionali di lavorazione e stagionatura.

Dal 16 al 18 ottobre 2026, Tinjan (Antignana) ospita la Fiera internazionale del prosciutto ISAP, appuntamento dedicato al prosciutto istriano e alle eccellenze della norcineria. L’evento riunisce produttori, degustazioni e momenti di approfondimento, confermando il ruolo di Tinjan come uno dei luoghi di riferimento per questo prodotto.

Fiera internazionale del prosciutto ISAP - Tinjan - 16–18 ottobre 2026

Grappe, liquori e Teranino (tradizionale liquore da dessert)

Il racconto dei sapori istriani passa anche attraverso distillati, grappe e liquori tradizionali, profondamente legati alle erbe, ai frutti e ai prodotti del territorio. Tra le grappe più rappresentative si trovano la Biska, preparata con vischio ed erbe aromatiche e originaria dell’area di Hum (Colmo), la Ruda, ottenuta dalla ruta e riconoscibile per il caratteristico colore verde, e la medica, grappa al miele dal gusto morbido e dolce. A queste si aggiungono liquori alla frutta, come quelli a base di carruba, amarena o fico, e interpretazioni più contemporanee legate ai prodotti simbolo dell’Istria, come tartufi, olive e soprattutto Teranino - liquore ottenuto dal Terrano, vino rosso storico della penisola, unito con acquavite di frutta o vinacce e una selezione di spezie aromatiche: colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, sapore: dolce, vellutato e fruttato, con note evidenti di frutti di bosco, amarena, cannella, chiodi di garofano e un tocco di cioccolato. Gradazione alcolica: solitamente si aggira intorno al 15% - 18% vol. Si serve fresco, intorno agli 8-10 °C (o leggermente freddo di frigo). Abbinamenti: ottimo liscio come digestivo a fine pasto, con o senza ghiaccio, oppure perfetto in accompagnamento a dessert, cioccolato, gelato alla vaniglia o formaggi stagionati. Viene spesso usato anche come ingrediente per cocktail originali - . Questa tradizione distillatoria racconta un aspetto meno noto ma molto radicato della cultura gastronomica istriana, dove ciò che cresce nella terra può diventare ingrediente, aroma o memoria da conservare in un bicchiere.

Gin locali e GinIstra

Accanto alle grappe tradizionali, negli ultimi anni l’Istria si è distinta anche per la produzione di gin di qualità, frutto di un lavoro sempre più attento su botaniche locali, profumi mediterranei e ricerca artigianale. A questo mondo è dedicato il “GinIstra”, festival in programma a Rovinj (Rovigno) presso l'ex Fabbrica del Tabacco, il 23 e 24 ottobre 2026. Oltre 60 etichette di gin e più di 35 espositori provenienti da vari Paesi europei e dal mondo. L’evento propone un viaggio tra sapori, profumi, degustazioni, mixology, masterclass, workshop con esperti del settore, tavole rotonde e concerti dal vivo, tutto per promuovere la cultura del gin, valorizzare i produttori locali istriani e offrire un punto d'incontro per professionisti e appassionati raccontando il gin come prodotto capace di unire storia, cultura e innovazione. GinIstra diventa così un’occasione per scoprire un volto più contemporaneo dell’Istria gastronomica, dove la tradizione delle erbe e delle piante aromatiche incontra nuove interpretazioni e produzioni locali.

GinIstra Festival - Rovigno - 23–24 ottobre 2026

Birra artigianale istriana

Tra le produzioni più dinamiche della penisola si inserisce anche la birra artigianale. Nata in modo graduale, la scena craft istriana - movimento dei piccoli birrifici artigianali e indipendenti nato e cresciuto negli ultimi anni nella penisola dell'Istria. Questo settore, che affianca la storica e celebre tradizione vinicola della regione (come la Malvasia e il Terrano) con una vivace produzione di birra indipendente, si è sviluppata negli ultimi anni grazie a piccoli birrifici indipendenti che lavorano su stili diversi, dalle IPA alle lager, dalle pale ale alle stout. Accanto agli ingredienti tradizionali, come malto d’orzo, luppolo, lievito e acqua, alcune produzioni sperimentano aromi e ingredienti capaci di richiamare il territorio: spezie, caffè, cioccolato e persino tartufo istriano. Un settore in crescita, sostenuto anche da eventi locali e degustazioni che permettono di scoprire in un’unica esperienza diverse etichette artigianali istriane. La crescita della scena è sostenuta da degustazioni diffuse e manifestazioni dedicate che attraggono appassionati da tutta l'area circostante e vicina all'Italia.

Dalla vendemmia al Terrano

L’autunno istriano è naturalmente anche tempo di vino, vendemmia e convivialità. A Buje (Buie), dal 18 al 20 settembre 2026, torna la Festa dell’uva, una celebrazione storica che da oltre un secolo porta nel centro della città profumi, tradizioni e atmosfere legate alla cultura vitivinicola locale. La 120ª edizione trasformerà il centro storico di Buie in un palcoscenico diffuso di musica, sapori e momenti di festa, confermando il legame profondo tra la comunità e il lavoro della terra.

Festa dell’uva - Buie - 18–20 settembre 2026

 

Wine & Walk by the Sea: l’autunno lungo la costa

L’Istria d’autunno non si vive solo nell’entroterra. A Novigrad (Cittanova), il 26 settembre 2026, Wine & Walk by the Sea propone una passeggiata enogastronomica tra natura, mare e sapori locali. L’evento invita a scoprire la scena gastronomica e vitivinicola dell’Istria nordoccidentale attraverso un percorso all’aria aperta, tra degustazioni di vini locali, specialità istriane e scorci sul mare e sul centro storico di Cittanova.

Wine & Walk by the Sea - Cittanova - 26 settembre 2026

Festival del Terrano e del Tartufo

Sempre tra i protagonisti della stagione c’è il Terrano, vitigno storico dell’Istria. A Motovun (Montona) il 17 e 18 ottobre 2026, il Festival del Terrano e del Tartufo riunisce due simboli dell’autunno istriano: da un lato questo vino dal carattere deciso e dal colore rosso rubino, dall’altro il tartufo. Il festival propone degustazioni, con particolare attenzione agli abbinamenti capaci di valorizzare entrambi i prodotti.

Festival del Terrano e del Tartufo - Montona - 17–18 ottobre 2026

 

Ente per il Turismo dell'Istria
Telefono: +385 52 452 797
Linea di assistenza (Halo Istra): +385 52 880088
Pionirska 1a, HR-52440 Poreč-Parenzo Croazia
Orari: Lunedì - Venerdì, 08:00 – 16:00 (CET)
www.Istra.hr


Festa dello Speck 2026 a Plan de Corones: gusto in quota per un anniversario storico

Il 26 e 27 settembre p.v. l'eccellenza gastronomica altoatesina protagonista tra degustazioni, mercati a km zero e tradizioni locali.

Torna l'appuntamento annuale con la tradizione gastronomica in alta quota: infatti, la vetta di Plan de Corones ospiterà la Festa dello Speck Alto Adige - Speckfest. L'edizione di quest'anno si preannuncia di particolare rilevanza istituzionale e storica, in quanto farà da cornice alle celebrazioni per i 30 anni dall'ottenimento del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) per lo Speck Alto Adige.

La manifestazione, promossa dal Consorzio Tutela Speck Alto Adige in sinergia con la Regione

dolomitica Plan de Corones, si svolgerà a 2.275 metri di altitudine: una cornice paesaggistica unica per una delle mete turistiche più amate in ogni stagione.

L'area dell'evento sarà comodamente raggiungibile dal pubblico attraverso gli impianti di risalita operativi da Brunico/Riscone e Valdaora/Casola.

Il focus centrale dell’evento sarà lo Speck Alto Adige IGP, simbolo di una forte tradizione produttiva locale. Il programma prevede la partecipazione degli espositori ufficiali del Consorzio e di produttori selezionati, i quali proporranno al pubblico degustazioni guidate, dimostrazioni tecniche e abbinamenti culinari.

Ad integrare l'offerta gastronomica, sarà allestito un percorso espositivo dedicato alle specialità tipiche dell’Alto Adige, con stand riservati all'artigianato locale e ai prodotti a chilometro zero, il tutto accompagnato dall'esibizione di gruppi di musica tradizionale dal vivo.

Al fine di garantire lo svolgimento della manifestazione in totale sicurezza e continuità, l'organizzazione ha predisposto un piano alternativo: in caso di condizioni meteorologicheavverse (pioggia) l'intero evento sarà trasferito nel centro della città di Brunico, mantenendo inalterati il programma e l'offerta al pubblico.

Tra le baite animate a festa e il profumo inconfondibile della leggera affumicatura tradizionale, la Festa dello Speck - Speckfest 2026 si conferma l'occasione perfetta per vivere appieno l'anima dell'Alto Adige, che siate in famiglia, appassionati di trekking o esploratori del gusto.

Vi aspettiamo in quota per festeggiare insieme a 30 anni di eccellenza!

 

Per informazioni:
Tel. +39 049 775020
www.speck.it

 

 


Cessione di KADI a Invision: IDAK Food Group rafforza il proprio focus strategico sui prodotti da forno di alta qualità

IDAK Food Group AG, Gruppo paneuropeo con sede in Svizzera specializzato nel settore dei prodotti surgelati premium, ha ceduto KADI AG alla società d’investimento Invision AG, con sede a Zugo, con effetto dal 1° settembre 2026. Con questa operazione, il Gruppo si separa dal produttore di prodotti a base di patate e snack con sede a Langenthal e, dopo l’acquisizione del Gruppo Onoré, concentra la propria strategia sui prodotti da forno di alta qualità. La transizione di KADI a Invision sarà guidata dall’attuale team di management di KADI. Christof Lehmann, ex CEO del Gruppo IDAK e membro del Consiglio di amministrazione di IDAK Food Group, assumerà inoltre la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI.
All’inizio di quest’anno, IDAK ha acquisito il Gruppo Onoré, con sede a Tolosa, in Francia. L’acquisizione ha ampliato in modo significativo l’area di business Bakery & Patisserie all’interno di IDAK Food Group, realtà specializzata nei prodotti surgelati premium. IDAK ha ora deciso di concentrarsi esclusivamente sui prodotti da forno di alta qualità, articolati in due categorie complementari: Bakery & Patisserie e Pizza & Pizza Snacks. La separazione da KADI AG, produttore di prodotti a base di patate e snack con sede a Langenthal, con effetto dal 1° settembre 2026, consentirà a entrambe le aziende di perseguire le rispettive strategie di crescita con maggiore focus


Alexandre Vigneron
, CEO di IDAK Food Group con sede a Spreitenbach, AG, commenta: “Con una chiara focalizzazione sul segmento bakery, rafforziamo il nostro orientamento strategico verso prodotti da forno di alta qualità, venduti e apprezzati in tutto il mondo. Processi produttivi fortemente complementari ci consentono inoltre di indirizzare i nostri investimenti in modo ancora più mirato, rafforzando la nostra posizione competitiva e accelerando la nostra crescita internazionale.”
Anche Yvonne Richard, CEO di KADI AG, accoglie positivamente la futura direzione dell’azienda: “Questa cessione ci consente di proseguire il nostro percorso in modo indipendente e di sviluppare ulteriormente il nostro business con autonomia all’interno del nostro mercato.”

KADI ha posto le basi del successo
Nel 2018, IDAK Food Group ha avviato il proprio percorso con l’obiettivo di costruire un gruppo paneuropeo nel settore dei prodotti surgelati premium. KADI, allora pienamente integrata nel Gruppo, ha rappresentato l’inizio di questo percorso di successo.
Grazie al suo solido sviluppo, KADI ha contribuito in modo significativo all’attuale posizione di mercato e al profilo internazionale del Gruppo. Rimane una parte importante della nostra storia”, afferma Alexandre Vigneron.

Continuità garantita
KADI passerà ora sotto il controllo di maggioranza della società d’investimento Invision AG, con sede a Zugo, mentre il management di KADI manterrà una partecipazione di minoranza. Invision e KADI si conoscono già grazie alla precedente collaborazione, poiché KADI ha fatto parte del portfolio di Invision dal 2018 al 2024. La CEO Yvonne Richard e il Comitato esecutivo manterranno i rispettivi incarichi. Christof Lehmann, ex CEO di IDAK Food Group ed ex CEO di KADI AG, nonché attuale membro del Consiglio di amministrazione di IDAK Food Group, assumerà la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI.

Siamo orgogliosi di ciò che KADI ha contribuito a costruire all’interno di IDAK Food Group”, afferma Yvonne Richard, CEO di KADI AG.

“Con Invision entriamo in un contesto che conosce molto bene il nostro business, la nostra cultura e le nostre ambizioni. Questa conoscenza ci garantisce continuità e, allo stesso tempo, libertà imprenditoriale per la prossima fase.”
Christof Lehmann, Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI, aggiunge: “Sono lieto di accompagnare KADI nella sua prossima fase di sviluppo e di poter mettere a disposizione la mia esperienza.”

 

Informazioni su IDAK Food Group
Fondata nel 2018, IDAK Food Group è un gruppo paneuropeo attivo nel settore dei prodotti surgelati premium e, dal 2020, ha registrato una forte crescita sia organica sia attraverso acquisizioni. Con sede a Spreitenbach, AG, l’azienda si concentra sulla produzione di prodotti da forno di alta qualità in due categorie complementari: Bakery & Patisserie e Pizza & Pizza Snacks. IDAK conta circa 2400 collaboratori e genera un fatturato annuo superiore a CHF 480 milioni. Il Gruppo comprende Romers Hausbäckerei in Svizzera; Margherita, Gusto Sorrento e ProPizza in Italia; il Gruppo Onoré con Boncolac e Mag’M in Francia; nonché Cakesmiths e Proper Cornish nel Regno Unito. Nei suoi 18 siti produttivi, IDAK realizza prodotti surgelati di alta qualità destinati principalmente ai canali retail e foodservice, distribuendoli in oltre 50 Paesi. Dal 2024, il Gruppo è controllato a maggioranza da TowerBrook Capital Partners e dal management. www.idak.ch

Informazioni su KADI AG
KADI AG produce prodotti refrigerati e surgelati e ha sede a Langenthal. L’azienda è riconosciuta come specialista in patatine fritte e involtini primavera. Produce circa 270 referenze, utilizzate quotidianamente in oltre 12’000 ristoranti in tutta la Svizzera. Grazie alla sua forte capacità di innovazione e all’elevata qualità dei prodotti, KADI si è affermata come azienda indipendente nel settore alimentare. Da 30 anni KADI organizza il “Goldener Koch”, il più prestigioso concorso culinario della Svizzera. L’azienda è stata fondata nel 1951 come fabbrica di fiocchi di patate. Nel 2025 KADI contava circa 190 collaboratori e generava un fatturato su


www.idak.ch


Plan de Corones: l’autunno sulle Dolomiti che invita a rallentare. È la stagione ideale per vivere la montagna senza fretta


Colori
spettacolari, aria cristallina, escursioni nei paesaggi UNESCO, cultura e cucina altoatesina: l’autunno regala alla Regione Dolomitica Plan de Corones un tempo prezioso in cui la montagna si lascia scoprire senza fretta. È la stagione per rigenerarsi prima dell’inverno, lasciandosi avvolgere dalla luce morbida, dai colori del foliage e dal piacere di ritrovare un ritmo più lento. I mesi di settembre, ottobre e inizio novembre sono ideali per programmare weekend lunghifughe di coppiaviaggi gastronomiciesperienze wellness e soggiorni tranquilli lontano dallo stress della città: un mosaico di possibilità per coppiefamiglie con bambini, gruppi di amici, in cui ognuno può trovare il proprio ritmo, godendo giornate indimenticabili. Chi arriva in autunno a Plan de Corones trova una montagna meno rumorosa e affollata, ma non meno viva: numerosi rifugi, ristoranti e impianti di risalita prolungano la loro apertura nella stagione autunnale e sono pronti ad accogliere gli ospiti, il meteo più stabile e fresco invita a piacevoli escursioni per tutti i livelli, esperienze attive o a ritmo lento, la natura offre lo spettacolo unico del foliage e i paesi accompagnano alla scoperta della storia e delle tradizioni del territorio.

Brunico e i paesi di Plan de Corones: alla scoperta dell’Alto Adige più autentico

La luce del mattino su un bosco dorato, il profilo delle Dolomiti in lontananza, una sosta in malga o una cena a base di cucina ladina tradizionale, un’escursione nei paesaggi patrimonio UNESCO, una visita al museo: è in questa calma che la Regione Dolomitica Plan de Corones rivela la sua capacità di unire natura e cultura, libertà e ospitalità in un’esperienza indimenticabile nel cuore dell’Alto Adige, tra la Val Pusteria e la Valle Anterselva, attraverso i paesi che la raccontano. Brunico, maggior cittadina del Val Pusteria, con il suo centro storico porticato, le botteghe, i caffè e il castello, è la tappa ideale per abbinare una passeggiata leggera a un momento culturale. San Vigilio e San Martino in Badia sono i centri della Ladinia più autentica e le porte di accesso ai Parchi naturali di Fanes-Senes-Braies e Puez-Odle, dove il paesaggio introduce al mondo delle leggende, della lingua ladina, dell’artigianato e delle tradizioni locali; Valdaora è invece il paese numero uno per le famiglie attive in Alto Adige, vicino al Plan de CoronesChienes, con la sua posizione strategica, è immerso in un morbido paesaggio di boschi e percorsi nella natura, mentre la Valle Anterselva incanta con il suo lago verde-turchese, la quiete e gli accessi verso scorci alpini che aprono al Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il Plan de Corones, cuore panoramico della regione

Plan de Corones, con i suoi 2.275 metri, resta il punto di riferimento naturale della regione. Conosciuto in inverno come una delle montagne sciistiche più importanti dell’Alto Adige, nei mesi più miti mostra un carattere diverso: più silenzioso, panoramico, contemplativo. Dal suo altopiano sommitale lo sguardo si apre a 360 gradi verso le Dolomiti e le Alpi circostanti, offrendo un punto di osservazione privilegiato su valli, boschi e cime, che nelle giornate terse sembrano ancora più vicine.

Accanto al panorama, la cultura ha un ruolo centrale: in quota si trovano il MMM Corones ((museo d'alta quota spettacolare) progettato da Zaha Hadid e dedicato all’alpinismo, e il LUMEN Museum of Mountain Photography. Nei dintorni, il Castello di Brunico, il Museum Ladin Ciastel de Tor e il Museo provinciale degli usi e costumi completano l’offerta culturale tra i paesi e le valli.

Per raggiungere comodamente i panorami del Plan de Corones, le cabinovie in partenza da Brunico, Valdaora e San Vigilio portano in quota in pochi minuti. Da qui si snodano esperienze come la Via Artis, galleria d’arte all’aperto tra le più alte del mondo di 7,2 km, che quest’anno si arricchisce di cinque nuove opere, il percorso panoramico Concordia 360°, un itinerario ad anello intorno alla sommità del Plan de Corones, conosciuto anche come “Panettone”, con scorci su Fanes, Sella, Odle, Sass de Putia e Ortles.

Eventi enogastronomici e sapori d’autunno

La stagione si assapora anche a tavola, dove la tradizione enogastronomica diventa parte integrante dell’esperienza di viaggio. Dopo un’escursione tra boschi, pascoli e magnifiche cime, i rifugi e i ristoranti di Plan de Corones invitano a scoprire i sapori della tradizione attraverso piatti tipici preparati con ingredienti del territorio: canederli, speck, formaggi d’alpeggio, erbe aromatiche, dolci e vini altoatesini che raccontano un patrimonio culinario profondamente legato alla montagna.
Il calendario autunnale è arricchito inoltre da eventi che celebrano questa identità gastronomica, come la Festa dello Speck Alto Adige IGP, in programma il 26 e 27 settembre 2026 sulla cima del Plan de Corones. In uno scenario spettacolare, i migliori produttori locali si incontrano per offrire degustazioni, specialità a km zero e momenti dedicati alla cultura enogastronomica altoatesina, trasformando il gusto in un’esperienza da vivere.

 Offerte d’autunno a Plan de Corones

Golden Summit Weeks a Brunico e Valdaora

Dal 1° ottobre all’8 novembre 2026, gli ospiti delle strutture aderenti di Brunico e Valdaora possono usufruire, con il Guest Pass Plan de Corones, di una salita e una discesa gratuita al giorno sugli impianti di risalita inclusi, nei rispettivi periodi di apertura. L’iniziativa “Golden Summit Weeks” permette di vivere la montagna in tutta la sua bellezza autunnale, tra panorami meravigliosi, sentieri immersi nella natura e un ricco programma di esperienze. In quota sarà infatti possibile partecipare anche a escursioni guidate e altre attività organizzate, per scoprire il territorio da prospettive sempre nuove.
Info: www.kronplatz.com


Autumn Special” a San Vigilio di Marebbe

Per vivere appieno la stagione autunnale, San Vigilio Dolomites propone “Autumn Special San Vigilio”, dal 05 settembre all’01 novembre 2026, un pacchetto di esperienze pensato per arricchire il soggiorno degli ospiti con attività dedicate alla scoperta del territorio, della cultura e della natura. Dalle escursioni guidate alla scoperta della fauna alpina, alle visite ai musei, fino ad attività adrenaliniche come la discesa sulla zip line più lunga d’Europa. Un’offerta che permette di esplorare il territorio da prospettive diverse, alternando esperienze outdoor, cultura e avventura. L’iniziativa comprende oltre 15 esperienze e agevolazioni, per un valore complessivo superiore a 250 euro, molte delle quali gratuite o disponibili a tariffe scontate per chi soggiorna nelle strutture aderenti.

Info: www.sanvigilio.com

Autumn package” in Valle Anterselva

Anche la Valle Anterselva – nota per l’omonimo lago di montagna dal colore turchese, circondato da boschi di conifere e dalle imponenti cime dolomitiche del Gruppo delle Vedrette di Ries – celebra l’autunno con “Autumn Package”, un’iniziativa dedicata agli ospiti delle strutture aderenti: dal 11 settembre al 10 ottobre 2026, propone infatti un ricco programma di esperienze per vivere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Itinerari dedicati al lago di Anterselva, escursioni guidate, visite ai masi con degustazioni di prodotti tipici, attività nella natura, ingressi agevolati ai musei del Plan de Corones e sconti per la risalita in funivia da Valdaora si affiancano a numerose altre proposte, valorizzando il patrimonio paesaggistico, culturale ed enogastronomico della valle e offrendo un modo autentico di scoprire i Parchi Naturali delle Dolomiti in autunno.
Info: www.antholzertal.com

Vantaggi e sconti per gli ospiti di Chienes

Gli ospiti delle strutture aderenti all’Associazione Turistica di Chienes possono fruire di tutti i mezzi di trasporto pubblico regionale in Alto Adige (bus, treno, escursioni a piedi, funivie regionali) e di numerosi servizi e sconti. Dal 6 settembre all’8 novembre 2026 hanno diritto a una salita e una discesa al giorno presso gli impianti di risalita Plan de Corones 2000.
Info: www.kiens.bz/it


Guest Pass Plan de Corones

La sostenibilità è una scelta concreta: diverse località della Regione Dolomitica Plan de Corones hanno intrapreso percorsi strutturati secondo gli standard internazionali GSTC (Global Sustainable Tourism Council). Il Guest Pass Plan de Corones consente agli ospiti delle strutture affiliate di utilizzare bus e treni regionali in tutto l’Alto Adige, mentre servizi come il Südtirol Transfer collegano direttamente le stazioni con le strutture ricettive, rendendo più facile spostarsi tra paesi e valli, vivendo il territorio con maggiore lentezza e attenzione al paesaggio, senza dipendere esclusivamente dall’automobile. Raggiungere Brunico in treno, proseguire verso le località della regione, organizzare escursioni giornaliere e rientrare comodamente alla propria struttura diventa parte di un modo diverso di viaggiare. In autunno, quando il ritmo è naturalmente più lento, questa possibilità rafforza il posizionamento della destinazione come luogo da vivere con calma e consapevolezza. 

 

 

Skirama Plan de Corones
Via Johann Georg Mahl 40 Brunico
Businesspark Zukunft 3°piano
Tel. +39 0474 551500

Kronplatz Holding (Società Impianti e Gestione)
Via Funivia 10 Brunico Riscone (BZ)
Telefono: +39 0474 548225
www.kronplatz.group/it


Un sogno in Laguna veneta. In vendita l'Isola di Crevan, paradiso privato carico di storia, fascino e natura


Nel cuore più riservato della laguna di Venezia, l’intera Isola di Crevan è sul mercato alla cifra di 5,5 milioni di euro. Questa oasi privata di 5.700 mq, circondata da barene incontaminate, regala una vista spettacolare su Murano, Burano e Torcello. Un frammento di terra che sembra fluttuare sull'acqua.
Un Fortino Napoleonico, il fascino di possedere un pezzo di storia.
Il cuore pulsante dell'isola è un fortino napoleonico del 1806 (successivamente ampliato dagli austriaci). Completamente restaurato in chiave residenziale, il forte occupa 215 mq e ospita 4 camere e 3 bagni. Gli interni offrono lo spazio ideale per salotti di alta rappresentanza o per creare una secret kitchen d'autore. All'esterno, un incantevole giardino ricco di alberi da frutto e piante ornamentali profuma l'aria. Qui si potrebbe facilmente dare vita a un orto sinergico lagunare, per coltivare le iconiche castraure (i carciofi violetti di Sant'Erasmo, la vicina "isola-orto" di Venezia) e le erbe spontanee di barena, oggi ambitissime dai grandi chef.
Un approdo per il turismo di qualità e non solo.
L'isola è un paradiso per l'ospitalità e la privacy, dotata di un canale interno con approdo privato e persino di un eliporto. Nel porticciolo è ormeggiato un pezzo da novanta della storia navale: un trabaccolo del 1898 ancora in splendida forma. Si tratta della scenografia perfetta per esclusivi aperitivi al tramonto, sorseggiando un calice di Dorona, il rarissimo vino nativo della laguna veneziana, accompagnato dai tipici cicheti reinterpretati.
Tra l'orizzonte e il mito di Cipriani: la rinascita della locanda e la cucina della Laguna.
A rendere questa proprietà un'opportunità unica per il turismo gourmet è la sua posizione strategica. A pochi minuti di navigazione si trova infatti Torcello, l'isola che ospita la leggendaria Locanda Cipriani, storico tempio dell'accoglienza e della cucina veneziana, appena riaperta a giugno 2026 dopo un imponente restauro. La vicinanza a Torcello non rappresenta solo un vantaggio logistico, ma un vero e proprio passaporto per l'alta cucina lagunare. La leggendaria Locanda Cipriani, restituita al suo massimo splendore nel giugno 2026, continua a essere il faro di una tradizione culinaria che ha incantato reali, scrittori come Ernest Hemingway e buongustai di tutto il mondo. Qui, l'esperienza gastronomica celebra i classici della cucina veneziana rivisitati con tocchi contemporanei, dove il pesce freschissimo dell'Adriatico incontra le primizie degli orti locali in un'atmosfera di intramontabile fascino.
Le "Castraure", i tesori degli orti insulari, i vigneti murati e l'eccellenza della viticoltura eroica.
Vivere a Crevan significa trovarsi al centro di un ecosistema gastronomico unico. A pochi minuti di barca sorge l'isola di Sant'Erasmo, storicamente definita "l'Orto di Venezia". Questo lembo di terra è celebre in tutto il mondo per la coltivazione delle castraure — i tenerissimi e sapidi primizi del carciofo violetto, presidio Slow Food — e per i suoi terreni argillosi e salmastri che conferiscono a ortaggi, vigne e alberi da frutto aromi intensi e inconfondibili, difficilmente replicabili altrove. La Laguna Nord è anche il teatro di una straordinaria rinascita enologica, legata alla cosiddetta "viticoltura eroica". Tra i canali circostanti si nascondono i rari vigneti murati, dove storiche cantine hanno recuperato la Dorona, l'antico vitigno autoctono amato dai Dogi. Questo uovo d'oro dell'enologia veneziana produce vini bianchi di incredibile struttura, mineralità e longevità, capaci di racchiudere nel calice la sapidità del mare e la forza della terra. Possedere Crevan significa poter tracciare una rotta d'eccellenza che unisce la propria darsena privata direttamente alle cantine e alle tavole più esclusive e ricercate d'Italia.
Comprare Crevan non significa solo acquistare un immobile, ma un intero paesaggio. Un luogo dove l'orizzonte fa da confine e dove si può riscrivere la storia dell'alta accoglienza e della viticoltura eroica lagunare.
(credits: Lionard Luxury Real Estate)
(a cura di Gianluigi Veronesi)

Buon Ferragosto! Storia, riti e curiosità della festa che attraversa il mondo

Ferragosto è una delle ricorrenze più riconoscibili del calendario italiano, ma la sua storia affonda le radici molto più indietro del consueto pranzo in famiglia, della grigliata all’aperto o della giornata in spiaggia. Il nome deriva dal latino Feriae Augusti, le «ferie di Augusto»: un periodo di riposo e di festeggiamenti collegato alla figura dell’imperatore Ottaviano Augusto. La ricorrenza fu istituita nel 18 a.C. e, nella sua forma originaria, cadeva il 1° agosto. Il termine Ferragosto è dunque legato direttamente al nome del mese, a sua volta dedicato appunto ad Augusto. Nella Roma imperiale le Feriae Augusti si inserivano in un più ampio calendario di celebrazioni estive. Il periodo coincideva con la conclusione di importanti lavori agricoli e con una fase di pausa per la popolazione rurale. Non si trattava, quindi, semplicemente di una «festa del raccolto» nel senso moderno del termine, ma di un periodo di sospensione delle attività e delle celebrazioni pubbliche. Le festività comprendevano giochi, spettacoli e momenti conviviali: anche le corse di cavalli facevano parte della tradizione festiva romana.

Il Ferragosto che conosciamo oggi è però il risultato della sovrapposizione di due tradizioni diverse. Nel corso dei secoli la celebrazione del 15 agosto si è legata alla festa cristiana dell’Assunzione della Vergine Maria, mentre la denominazione popolare «Ferragosto» ha conservato l’eco dell’antica ricorrenza romana. La festa mariana è attestata nella tradizione cristiana da molti secoli, sia in Occidente sia nelle Chiese orientali, dove è conosciuta soprattutto come “Dormizione della Madre di Dio”. Una precisazione storica è importante: il dogma cattolico dell’Assunzione non nasce nel 1950. Il Papa Pio XII definisce solennemente come verità rivelata da Dio una cosa già creduta da sempre dal popolo cristiano e dal 1° novembre 1950, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, stabilisce come verità di fede che Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta «in anima e corpo» alla Gloria celeste. È proprio questa stratificazione di storia romana, tradizione cristiana e cultura popolare a rendere il 15 agosto una data particolare. In Italia Ferragosto è diventato soprattutto la festa dell’estate: mare, montagna, gite fuori porta, sagre, concerti, sfilate e soprattutto tavolate.  La dimensione religiosa rimane fortissima in numerose località, dove le celebrazioni dell’Assunta si accompagnano a processioni, messe solenni e feste patronali.
A Siena, per esempio, il legame fra il 15 agosto e la tradizione delle corse equestri sopravvive nella cultura del Palio dell’Assunta, che si corre tradizionalmente il 16 agosto.

E oltre i confini italiani?
L’idea che Ferragosto sia una festa esclusivamente italiana è vera solo in parte. È tipicamente italiana la parola «Ferragosto» e lo è anche il modo in cui la giornata è diventata sinonimo di vacanza collettiva. Ma il 15 agosto è una data di grande rilievo in numerosi Paesi europei e in diverse comunità cattoliche del mondo.
In Grecia, la ricorrenza è la Koímisi tis Theotókou, la "Dormizione della Madre di Dio", una delle principali feste religiose dell’anno per la tradizione ortodossa. Il periodo è caratterizzato da pellegrinaggi e feste popolari - le “panigyria” - che uniscono celebrazioni religiose, musica, danza e convivialità. Uno dei luoghi simbolo è l’isola di Tinos, dove il santuario della Panagia Evangelistria richiama ogni anno numerosi pellegrini. La festa è così importante nella cultura greca da essere spesso considerata una sorta di «Pasqua d’estate».
In Spagna, il 15 agosto è la Asunción de la Virgen ed è festività nazionale. La ricorrenza religiosa si intreccia con numerose feste locali. A Málaga, per esempio, la "Feria de Agosto" prende il via proprio intorno a Ferragosto: quest’anno si svolge dal 15 al 22, con spettacoli, musica, flamenco, gastronomia e le tradizionali casetas (stand fieristici) e si comincia già dal 14 con uno spettacolo che combina giochi con i droni e fuochi d’artificio. A Madrid, invece, il calendario estivo comprende le “verbenas” dedicate ai santi patroni dei quartieri, tra cui quella della Paloma, tradizionalmente celebrata a metà agosto. In molte zone della Spagna il 15 agosto rappresenta dunque non solo un appuntamento religioso, ma anche uno dei momenti centrali dell’estate popolare. Anche in Francia l’Assomption è un giorno festivo nazionale. In questo agosto cade di sabato 15 e rimane una delle festività ufficiali del calendario francese. Alle celebrazioni religiose, particolarmente radicate in alcune aree, si affiancano feste locali e appuntamenti estivi, molti dedicati pure alla "bonne cousine".
In Polonia il 15 assume un significato particolarmente suggestivo con la Matka Boska Zielna, la «Madonna delle erbe»: i fedeli portano nelle chiese mazzi composti da fiori, erbe aromatiche e spighe, che vengono benedetti. È una tradizione nella quale la devozione mariana si intreccia con l’antico simbolismo agricolo e con il ringraziamento per i frutti della terra. La giornata coincide inoltre con la Festa delle Forze Armate polacche. A Malta, l’Assunzione è una delle ricorrenze religiose più sentite e il 15 agosto è giorno festivo nazionale. Le celebrazioni, note nel contesto delle feste maltesi, sono caratterizzate da processioni, bande musicali e fuochi d’artificio, con un forte coinvolgimento delle comunità locali. Il quadro cambia in Irlanda, dove l’Assunzione è una ricorrenza religiosa importante, ma non costituisce una festività nazionale. Anche questo è un esempio di quanto sia rischioso identificare automaticamente la celebrazione religiosa del 15 agosto con un giorno festivo civile: le due cose non coincidono necessariamente.

Dall’Europa alle Americhe
Il 15 agosto conserva un ruolo importante anche in diversi Paesi dell’America Latina, sebbene con modalità differenti. In Cile il 15 agosto è un giorno festivo nazionale dedicato alle celebrazioni religiose dell'Assunzione. In Colombia, per esempio, la festa dell’Assunzione della Vergine è riconosciuta come giorno festivo, ma il riposo civile viene trasferito al primo lunedì successivo al 15 agosto secondo il sistema dei cosiddetti «festivi spostabili». Nel calendario colombiano del 2026, infatti, la ricorrenza cade lunedì 17 agosto.
In Brasile, la devozione alla Nossa Senhora da Assunção è molto diffusa, ma non va confusa con una festività nazionale valida indistintamente in tutto il Paese: il carattere festivo può essere locale. A Fortaleza, per esempio, è festa municipale dedicata alla patrona e in città si organizza anche una grande camminata religiosa. Particolarissimo è il caso del Costa Rica, dove il 15 agosto unisce la ricorrenza religiosa alla Festa della Mamma (Día de la Madre). La data è diventata così un appuntamento familiare, con pranzi e celebrazioni dedicate alle madri, con regali e pranzi in famiglia.

Fuori dall’area delle tradizioni cattoliche, il 15 agosto può avere tutt’altro significato
Spostandosi in Oriente, la metà di agosto coincide con uno dei periodi più sacri e sentiti del calendario culturale giapponese: l’Obon (o semplicemente Bon). Sebbene le sue origini siano legate alla tradizione buddista e non corrispondano storicamente alla festività di Ferragosto, questa data condivide il periodo dell’anno con la tendenza della popolazione a spostarsi per ricongiungersi con la propria famiglia d’origine. L’Obon è una festa dedicata al culto e alla memoria degli spiriti degli antenati, che secondo la tradizione religiosa tornano temporaneamente nel mondo dei vivi per far visita ai propri cari, per accoglierli guidandoli verso la casa paterna; le famiglie accendono piccoli fuochi di benvenuto (mukaebi) e puliscono con devozione le tombe di famiglia (hakamairi). Durante quei giorni, interi villaggi e quartieri si animano con il Bon Odori, una danza tradizionale eseguita al ritmo dei tamburi taiko attorno a palchi di legno allestiti per l’occasione, a cui tutti partecipano indossando i tipici “yukata” estivi. Per la Corea del Sud, il 15 agosto è una festa nazionale di importanza storica e identitaria chiamata “Gwangbokjeol”, letteralmente “Giorno del ritorno della Luce”. La ricorrenza commemora la liberazione della penisola coreana dal duro trentennio di occupazione coloniale dell’Impero giapponese (1910-1945) avvenuto con la resa del Giappone al termine della seconda guerra mondiale. Questa data assume una duplice rilevanza storica, poiché coincide anche con il 15 agosto 1948, giorno della formale fondazione della Repubblica di Corea. La giornata viene celebrata con cerimonie istituzionali di altissimo livello presso l’Independence Hall di Cheonan: discorsi presidenziali, sfilate commemorative ed eventi culturali diffusi in tutte le città. In segno di profondo rispetto e patriottismo, l’intera popolazione espone dai balconi e lungo le strade la bandiera nazionale (Taegeukgi). In India la data coincide con l’Independence Day, che celebra l’indipendenza dal dominio britannico, ottenuta il 15 agosto 1947. È dunque una festa nazionale laica, senza alcuna relazione con il Ferragosto italiano.

Il Ferragosto a tavola
Se c’è un elemento capace di unire le diverse versioni italiane della festa, è la tavola. Non esiste però un vero e proprio «menu nazionale di Ferragosto» - tranne per il mitico "pollo e peperoni" di romanesca memoria (si prepara rosolando il pollo con aglio, cipolla e peperoncino, unendo poi i peperoni a pezzi, sfumando con il vino bianco e cuocendo lentamente per poi unire un tocco di pomodoro)... - e anche per la "bombetta di Martina Franca", tipico involtino di carne pugliese, della Valle d'Itria (si tratta di una sottile fetta di capocollo di maiale farcita con formaggio - canestrato, caciocavallo o provolone - sale e pepe, poi arrotolata e cotta tradizionalmente alla brace o nel "fornello pronto" della macelleria) - .  La gastronomia cambia radicalmente da regione a regione. La grigliata è forse l’immagine più popolare, con carne, salsicce, costine e spiedini preparati all’aperto. Ma sulle tavole italiane compaiono anche piatti al forno, parmigiana di melanzane, pasta fredda, insalate di riso, verdure ripiene e specialità locali. Al Sud, pesce e prodotti del mare diventano spesso protagonisti, mentre nelle aree interne resistono ricette legate alla cucina contadina. E poi c’è l’anguria (Cucumis citrullus: da qui “cocomero”) forse il simbolo gastronomico più immediato dell’estate italiana: fresca, dissetante e facile da condividere, è diventata una presenza quasi immancabile nei pranzi e nel periodo delle “Feriae Augusti”.
E cosa si beve?
Ovviamente preferite le fresche "bollicine" - scontatissimi Prosecco e Franciacorta che vanno via come il pane"- ma a seconda delle zone, anche un rosato fresco o un rosso giovane di media struttura come il Bardolino Chiaretto, un Cerasuolo d'Abruzzo o un Chianti Gallo Nero o ancora un ottimo Lambrusco (un Grasparossa di Castelvetro o un Salamino di Santa Croce con la loro spiccata freschezza, la leggera effervescenza e la struttura tannica, puliscono perfettamente il palato dalla grassezza, dai sapori intensi e dalla succulenza di costine, salamelle e salsicce, naturalmente preferendo la versione secca) tutti vini ottimi e perfetti all'uopo....

Più che una festa, dunque, Ferragosto è un vero e proprio rituale collettivo: mangiare insieme, stare all’aperto, interrompere per un giorno il ritmo ordinario e condividere il tempo con familiari e amici. Ciò che resta peculiarmente italiano è soprattutto il nome. Qui, una festa nata nell’antica Roma ha conservato nel linguaggio comune il proprio antico appellativo, trasformandosi nel Novecento in uno dei simboli per eccellenza delle vacanze estive. Una parola latina sopravvissuta per duemila anni, una festa cristiana, una tradizione agricola, una devozione popolare che, infine, diventano insieme moderna "cultura balneare": tutto ciò, sembra essersi dato appuntamento, inesorabilmente, ineluttabilmente, a metà agosto (e per sempre!).

Ferragosto è, in definitiva, molto più di un giorno rosso sul calendario. È il risultato di una lunga stratificazione storica, nella quale il riposo e il piacere (della tavola) hanno finito per diventare una cosa sola. Ed è forse questo che spiega perché, ancora oggi, questa festività continui a rappresentare per milioni di italiani la stessa, irresistibile idea di estate. Con una differenza - forse - rispetto ai Romani di allora: quelli si fermavano per riposare, noi, lo facciamo stravaccati sotto al sole, in coda in autostrada e, possibilmente dopo aver prenotato un tavolo per quindici persone. Perché a Ferragosto, in Italia, anche il riposo è una faccenda seria.
Buon Ferragosto a tutti!


Agosto 2026, un mese sotto il segno del cielo: eclissi, Perseidi e incontri ravvicinati tra Luna e pianeti

Dalla grande eclissi solare del 12 agosto alla pioggia delle Perseidi, passando per la congiunzione tra Luna e Venere e per l’eclissi lunare del 28 agosto prossimo, quindi in questo agosto 2026 si concentra una sequenza particolarmente ricca di appuntamenti astronomici. Un calendario interessante non solo per gli appassionati, ma anche per chi pratica turismo astronomico e sceglie destinazioni e spostamenti in funzione degli eventi celesti.

In poche settimane si concentrano due eclissi, una solare e una lunare, il massimo dello sciame meteorico delle Perseidie una congiunzione tra la Luna e Venere. Eventi diversi per natura, osservabilità e condizioni, ma accomunati da una caratteristica: per seguirli al meglio sarà determinante scegliere con attenzione luogo, orario e condizioni del cielo. Il momento più atteso è il 12 agosto, quando una rara eclissi solare totale attraversa alcune aree dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa meridionale. L'Italia non si trova nella fascia di totalità, ma potrà assistere a un'eclissi parziale particolarmente profonda in diverse regioni settentrionali e insulari. Nella stessa giornata, inoltre, raggiungerà il massimo annuale lo sciame delle Perseidi, favorito quest'anno dall'assenza della luce della Luna.
Il mese si concluderà poi con un'eclissi lunare parziale, nella notte tra il 27 e il 28 agosto pv.

Il 12 agosto l'eclissi solare: totale in Spagna, parziale in Italia

La fase di totalità attraverserà una fascia relativamente stretta della superficie terrestre, interessando tra le altre aree l'Islanda e la penisola iberica, prima di concludersi verso le Baleari. Nel punto di massima durata, la totalità raggiungerà poco più di due minuti. Per assistere al fenomeno nella sua forma più spettacolare occorrerà quindi viaggiare al di fuori dell'Italia. In territorio italiano, infatti, il disco solare sarà coperto soltanto parzialmente dalla Luna. Il fenomeno sarà comunque notevole, soprattutto nel Nord-Ovest e in Sardegna, dove l'oscuramento potrà superare il 90% e arrivare localmente a valori prossimi al 95% e oltre. In Liguria, ad esempio, alcune località raggiungeranno circa il 95% di copertura.
Anche la Sardegna offrirà condizioni interessanti, ma con una particolarità: il massimo dell'eclissi avverrà molto vicino al tramonto. In una località della Sardegna settentrionale, per esempio, il massimo è previsto intorno alle 20:22, con il Sole ormai molto basso sull'orizzonte.
È proprio questo l'elemento che renderà decisiva la scelta del punto di osservazione. Per seguire il fenomeno dall'Italia sarà necessario avere un orizzonte occidentale completamente libero, preferibilmente dal mare, da un punto sopraelevato o da una zona priva di edifici, alberi e rilievi che possano nascondere il Sole negli ultimi minuti dell'evento.
Le condizioni di sicurezza, invece, non cambiano: mai osservare direttamente il Sole senza un filtro solare certificatoper l'osservazione delle eclissi. La presenza di una copertura superiore al 90% non rende innocua la parte di fotosfera ancora visibile. Occhiali da sole, pellicole fotografiche, vetri affumicati e altri sistemi improvvisati non sono strumenti di protezione adeguati.

Le Perseidi nel momento migliore: la notte tra il 12 e il 13 agosto

Se l'eclissi sarà l'appuntamento diurno, la notte del 12 agosto offrirà un secondo fenomeno completamente diverso: il massimo delle Perseidi, uno degli sciami meteorici più conosciuti e osservati dell'anno. La tradizione popolare associa le stelle cadenti alla notte di San Lorenzo, il 10 agosto, ma il massimo astronomico delle Perseidi non coincide necessariamente con quella data. Nel 2026 il picco è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, in prossimità della fase di Luna nuova. È una combinazione particolarmente favorevole, perché l'assenza della luce lunare lascia il cielo molto più scuro e permette di individuare anche le meteore meno luminose.
Le Perseidi sono prodotte dai frammenti lasciati lungo l'orbita dalla cometa 109P/Swift-Tuttle. Quando la Terra attraversa questa regione dello spazio, le particelle nell'atmosfera a velocità elevatissime e si disintegrano producendo le scie luminose che chiamiamo comunemente stelle cadenti. In condizioni ideali, lontano dall'inquinamento luminoso e con un cielo limpido, l'attività può raggiungere decine di meteore all'ora, fino a circa 100 nelle condizioni più favorevoli. Non significa, naturalmente, che sarà possibile vedere cento scie ogni ora da qualsiasi località: la frequenza effettiva dipende dalla qualità del cielo, dalla posizione del radiante e dall'attività reale dello sciame. Per osservare le Perseidi non servono telescopi o binocoli. Anzi, è preferibile avere un campo visivo il più ampio possibile. La strategia migliore consiste nel raggiungere una località buia, lontana dalle luci dei centri abitati, sdraiarsi o utilizzare una sedia reclinabile e guardare una porzione ampia di cielo. Le ore più favorevoli sono quelle dopo la mezzanotte e verso l'alba, quando il radiante nella costellazione di Perseo è più alto sull'orizzonte. È consigliabile arrivare sul posto almeno 20-30 minuti prima di iniziare l'osservazione, evitando per quanto possibile telefoni e altre fonti di luce per permettere agli occhi di adattarsi all'oscurità.
La notte del 12 agosto avrà quindi una caratteristica eccezionale: dopo aver osservato l'eclissi al tramonto, gli appassionati potranno proseguire la serata sotto un cielo praticamente privo di Luna, in attesa delle meteore.

Il 16 agosto la Luna incontra Venere

A metà mese sarà invece la volta di un fenomeno meno spettacolare, ma facilmente osservabile anche senza strumenti: la congiunzione tra la Luna e Venere.
L'appuntamento è per il 16 agosto, quando una sottile falce di Luna crescente passerà vicino a Venere nel cielo occidentale. La minima distanza apparente sarà di circa 2 gradi, una separazione sufficientemente ridotta da rendere i due oggetti particolarmente evidenti nello stesso campo visivo. Venere, grazie alla sua elevata luminosità apparente, sarà facilmente riconoscibile come un punto brillante anche quando il cielo non sarà ancora completamente buio. La Luna, appena pochi giorni dopo il novilunio, apparirà invece come una sottile “falce”. Il momento migliore per osservarli sarà subito dopo il tramonto, guardando verso Ovest. La finestra di osservazione sarà però relativamente breve: entrambi gli oggetti si troveranno bassi sull'orizzonte e tramonteranno poco dopo.
È un evento ideale anche per chi non dispone di attrezzatura astronomica. Un binocolo può valorizzare il paesaggio celeste, ma per apprezzare la congiunzione sono sufficienti gli occhi e un orizzonte occidentale libero. Il McDonald Observatory segnala proprio le sere del 15 e 16 agosto come particolarmente interessanti per l'osservazione della sottile Luna crescente accanto a Venere.

Il 28 agosto arriva l'eclissi lunare parziale

Il secondo grande appuntamento del mese arriverà nella notte tra il 27 e il 28 agosto, con un'eclissi lunare parziale. A differenza dell'eclissi solare, non sarà necessario alcun filtro per osservare la Luna. Il fenomeno si verifica quando la Luna attraversa la regione d'ombra proiettata dalla Terra nello spazio e una parte del suo disco entra nell'ombra terrestre. In Italia la fase parziale inizierà alle 4:33 del 28 agosto. Il massimo si verificherà intorno alle 6:12, quando circa il 93,9% del diametro apparente della Luna risulterà immerso nell'ombra. A quel punto, però, la Luna sarà ormai molto bassa sull'orizzonte occidentale. A Bologna, per esempio, il massimo è previsto con la Luna ad appena pochi gradi di altezza; il tramonto lunare arriverà poco dopo le 6:38. Questo rende ancora una volta fondamentale la scelta della postazione. Per osservare la parte più spettacolare dell'eclissi sarà necessario avere un orizzonte libero verso Ovest-Sud-Ovest. Una collina, una fila di alberi o un edificio potrebbero nascondere la Luna proprio durante la fase di massimo oscuramento. Il fenomeno sarà osservabile anche senza strumenti ottici e non presenta i rischi associati all'osservazione del Sole. Un cielo scuro permetterà tuttavia di cogliere meglio la differenza tra la porzione di disco immersa nell'ombra e quella ancora illuminata.

Agosto 2026, un mese da segnare sul calendario

Il calendario astronomico dell'agosto 2026 riunisce dunque in poche settimane una sequenza particolarmente interessante: eclissi solare il 12 agosto, massimo delle Perseidi nella notte tra il 12 e il 13, congiunzione Luna-Venere il 16 e nuova eclissi, questa volta lunare, il 28 agosto.
Per chi programma un viaggio alla ricerca del cielo più spettacolare, il 12 agosto rappresenta il momento più ambizioso: spostandosi verso la fascia di totalità sarà possibile assistere a uno dei fenomeni più impressionanti dell'astronomia osservativa. Restando in Italia, invece, l'obiettivo sarà sfruttare i luoghi con l'orizzonte occidentale più libero per seguire l'eclissi parziale fino al tramonto. La notte successiva offre poi una seconda ragione per restare con lo sguardo rivolto verso l'alto: le Perseidi, favorite quest'anno dalla Luna nuova. È probabilmente questa combinazione tra fenomeni diurni e notturni, eclissi e meteore, a rendere l'agosto 2026 particolarmente interessante per il turismo astronomico.
E chi non riuscirà a organizzarsi quest'anno può già guardare al 2 agosto 2027. Quel giorno una nuova eclissi solare totale attraverserà una fascia che comprenderà anche la Spagna meridionale e il Nord Africa. La totalità raggiungerà una durata massima di circa 6 minuti e 23 secondi, rendendo l'evento il più lungo tra quelli totali del XXI secolo osservabili da terre emerse facilmente accessibili. Non sarà, però, in senso assoluto l'eclissi totale più lunga del secolo: quella del 22 luglio 2009 raggiunse una durata maggiore, ma il massimo si verificò sull'Oceano Pacifico. Per gli osservatori del cielo, insomma, il vero appuntamento non è soltanto con un singolo fenomeno, ma con un'intera estate astronomica. E il 2026, almeno guardando al calendario di agosto, offre motivi più che sufficienti per programmare una serata, una notte o persino un viaggio con gli occhi rivolti al cielo.

PS: chi si trovasse nei pressi di Bologna nei giorni degli eventi astronomici, potrà seguirli al meglio recandosi al Planetario di San Giovanni in Persiceto dotato di un soffitto-schermo a cupola semisferica del diametro di 9,1 metri (su cui uno speciale proiettore riproduce circa 1500 “stelle”) e corredato di cinquanta comode poltrone. Con veri e propri spettacoli del cielo, si rendono immediatamente comprensibili argomenti teoricamente complessi....

Planetario di San Giovanni in Persiceto
vicolo Baciadonne 1
San Giovanni in Persiceto (BO)
Tel. 051.6871757
www.agenter.it


Vent’anni di Riserva del Fondatore: il pecorino che ha cambiato la storia dei formaggi festeggia con "sei stelle" al Great Taste Awards

La Riserva e la sua Special Edition conquistano il massimo riconoscimento. In totale sono 15 le stelle assegnate a otto pecorini del caseificio maremmano.

Vent’anni di storia, premi e successi internazionali, celebrati con due nuovi riconoscimenti ai vertici mondiali del gusto. La Riserva del Fondatore, uno dei formaggi simbolo del Caseificio Il Fiorino, festeggia il suo ventesimo anniversario conquistando le prestigiose tre stelle al Great Taste Awards 2026. Lo stesso massimo risultato è stato ottenuto dalla Riserva del Fondatore Special Edition, un’eccellenza dell’eccellenza che vanta una stagionatura di quasi due anni. Le quindici stelle del Great Taste Awards 2026 diventano così il modo più prestigioso per celebrare i primi vent’anni della Riserva del Fondatore: un pecorino nato in Maremma che ha cambiato la storia del mondo caseario, de Il Fiorino e che continua, premio dopo premio, a scriverne il futuro.

Il Fiorino ancora una volta sul tetto del mondo. Le sei stelle ottenute dalle due versioni della Riserva del Fondatore guidano un risultato complessivo di grande rilievo: sono 15, infatti, le stelle assegnate a otto formaggi de Il Fiorino. Un traguardo ancora più importante considerando che il massimo riconoscimento del Great Taste Awards è stato attribuito soltanto a 303 degli oltre 17mila prodotti presentati da tutto il mondo. Appena l’1,7 per cento delle produzioni in gara è riuscito a entrare in questa ristretta élite internazionale. Il medagliere del caseificio è completato dalle due stelle assegnate al Grotta del Fiorino, al Cacio di Venere e al Cacio di Caterina e da una stella conquistata da Noi, Cacio di Giove e Cacio di Afrodite. Otto formaggi diversi per caratteristiche, lavorazioni e stagionature, accomunati dalla qualità delle materie prime, dall’esperienza dei casari e da un metodo produttivo ancora profondamente artigianale.
20 anni di Riserva celebrati nel migliore dei modi. Un doppio successo che accompagna un anniversario particolarmente significativo per il caseificio di Roccalbegna. Nata vent’anni fa, la Riserva del Fondatore ha segnato una svolta nella storia produttiva de Il Fiorino, diventando nel tempo uno dei pecorini più rappresentativi dell’azienda e uno dei più apprezzati nei concorsi nazionali e internazionali. Un formaggio capace di raccontare l’identità della Maremma e, allo stesso tempo, di contribuire al rinnovamento del mondo caseario attraverso una qualità riconoscibile e costante.

Il risultato del Great Taste Awards 2026 premia soprattutto la continuità. Da vent’anni Il Fiorino ottiene riconoscimenti nei più importanti concorsi italiani e internazionali, costruendo una bacheca che oggi conta quasi 300 premi. Un traguardo che ormai si vede all’orizzonte e che è frutto di una costanza di rendimento che distingue il caseificio maremmano e dimostra la capacità di mantenere nel tempo standard qualitativi elevati, senza arretrare sul terreno della cura, della ricerca e dell’identità.

Le quindici stelle conquistate quest’anno – afferma Angela Fiorini, che guida il caseificio insieme al marito Simone Sargentonihanno per noi un significato speciale, perché arrivano in occasione dei vent’anni della Riserva del Fondatore. È un formaggio che ha cambiato la nostra storia e ci ha accompagnati in un percorso di crescita iniziato con tanto lavoro, coraggio e scelte non sempre facili. Vederlo ancora una volta premiato con tre stelle, insieme alla sua Special Edition, ci fa fermare per un momento e pensare che ne sia valsa davvero la pena”.

Il palmarès racconta anche la capacità de Il Fiorino di far convivere tradizione e innovazione. Accanto a produzioni storiche come la Riserva del Fondatore, il Cacio di Caterina e il Grotta del Fiorino, trovano spazio creazioni più recenti come Noi. I grandi classici continuano a imporsi ai vertici, mentre le novità nascono seguendo gli stessi valori e lo stesso metodo di lavoro che guidano l’azienda da 69 anni.

Il riconoscimento assegnato ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta – continua Angela FioriniInnovare, per noi, non significa rinnegare ciò che siamo, ma dare nuove forme alla nostra esperienza e ai valori che abbiamo ereditato. Dietro ogni formaggio ci sono le mani, i volti, la fatica e la cura quotidiana di una squadra straordinaria. E ci sono tutte le persone che hanno creduto in noi e ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio”.

 

CASEIFICIO IL FIORINO
Loc. Paiolaio – 58100
Roccalbegna (GR) – Italia
Tel. +39 0564 989059
www. caseificioilfiorino.it


Zero termico a 5.000 metri, mari a 33°C, laghi e fiumi in secca, incendi: per l’estate estrema, dopo la vendemmia, è... il tempo delle mele!

Ghiacciai sotto pressione, permafrost in fusione, fiumi in secca, città roventi, campagne in affanno.e ettari e ettari di verde a fuoco.  L’ondata di calore africana porta lo zero termico a quote eccezionali e accelera gli effetti del cambiamento climatico. In agricoltura la risposta è anticipare i raccolti: dopo la vendemmia, anche le mele arrivano prima.
L’estate 2026 sta mostrando, ancora una volta, quanto il confine tra un’ondata di calore eccezionale e una nuova normalità climatica possa diventare sottile. In questi primi giorni di agosto, lo zero termico sull’Italia e sull’arco alpino si colloca generalmente tra i 4.300 e i 4.800 metri di quota, con punte locali che, durante le fasi più intense dell’ondata di matrice africana, hanno sfiorato o superato i 4.900-5.000 metri. Un dato che non rappresenta soltanto una curiosità meteorologica. A quelle altitudini il caldo produce conseguenze concrete sull’ambiente alpino: il permafrost perde stabilità, la roccia tende a sgretolarsi e i ghiacciai continuano a perdere massa, liquefarsi e a ritirarsi. È uno degli indicatori più evidenti di un sistema climatico sottoposto a una pressione crescente.

E mentre le montagne soffrono il caldo, anche il Mediterraneo e le acque circostanti mostrano temperature fuori scala. In diverse aree marine i valori risultano superiori alla media anche di otto gradi, mentre al largo della Spagna, nelle ultime ore, alcune misurazioni hanno sfiorato o superato i 33°C. Un mare così caldo rappresenta una gigantesca riserva di energia: può alimentare l’evaporazione e contribuire - quando se ne verificano le condizioni atmosferiche - a precipitazioni molto intense (simil tropicali).

Dal caldo estremo alle bombe d’acqua
Il paradosso dell’estate italiana emerge con particolare evidenza proprio nelle ultime ore. Al Nord, tra Dolomiti, Trentino-Alto Adige e Veneto, temporali, grandinate e precipitazioni localmente violente hanno portato un temporaneo sollievo alle temperature, ma anche danni provocati da nubifragi, grandine e “bombe d’acqua” e siccità e temperature eccezionali dall’altra.
In alcune zone il termometro è sceso fino a 4°C, mentre a poche centinaia di chilometri di distanza il caldo continua a essere soffocante. Nelle aree urbane, inoltre, l’effetto dell’isola di calore può spingere le superfici esposte a temperature estreme: alla stazione Garibaldi di Napoli, l’asfalto ha raggiunto i 48°C.
È la fotografia di un Paese climaticamente diviso, nel quale possono convivere, nello stesso momento, fenomeni meteorologici opposti. Sul fronte sanitario, l’emergenza resta elevata. Secondo il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, sono ancora più di 20 su 27 le città “bollino rosso”, il livello di massima emergenza per gli effetti del caldo sulla salute.

La siccità
A soffrire sono i fiumi in primis: è grave l’emergenza siccità nel Centro-Nord Italia, con i fiumi in secca e portate ridotte ai minimi storici: Tanaro a -90%, Varaita (CN il primo affluente di destra del Po) a -83%, Po e Adige in crisi profonda (al contrario, le regioni del Sud beneficiano di invasi e laghi pieni grazie alle piogge quasi invernali…). L’onda di calore non risparmia l’agricoltura. Secondo la denuncia di Coldiretti, oltre il 60% del territorio nazionale interessato dalle attività agricole risulta aver colpito da massima aridità coltivazioni diverse e strategiche per l’economia agroalimentare italiana: frutta, ortaggi, riso, soia e mais. Il caldo prolungato incide anche sugli allevamenti. Nelle stalle la produzione di latte sarebbe diminuita del 20%, in un contesto nel quale le alte temperature sottopongono gli animali a forte stress termico e aumentano le difficoltà nella gestione quotidiana degli allevamenti.
Per gli agricoltori, dunque, non si tratta più soltanto di affrontare una stagione meteorologica difficile, ma di adattare tempi e modalità di lavoro a condizioni che cambiano rapidamente.

La vendemmia anticipa il calendario. E ora tocca alle mele
Dopo l’anticipo della vendemmia, anche la raccolta delle mele è partita prima del previsto. È una scelta dettata dalla necessità di non correre rischi in una stagione nella quale temperature elevate e disponibilità idrica ridotta possono accelerare la maturazione e compromettere la qualità dei frutti.
A inaugurare la raccolta sono le Gala, cultivar appartenente alla specie “Malus domestica”. Tra settembre e ottobre entreranno progressivamente nel vivo le operazioni per le altre varietà, mentre in Trentino la raccolta proseguirà fino ai primi giorni di novembre.
Il calendario agricolo, insomma, si sposta. E questo anticipo non è un dettaglio: è uno dei modi con cui il settore sta cercando di rispondere a stagioni sempre più caratterizzate da temperature elevate e maggiore variabilità meteorologica. Anche il lavoro nei meleti deve essere ripensato. Quando le temperature superano i 35 °C, la raccolta viene concentrata nelle ore meno calde, soprattutto all’alba e verso il tramonto, evitando per quanto possibile la fascia centrale della giornata. Una misura necessaria per ridurre l’esposizione dei lavoratori allo stress termico e rendere sostenibile un’attività che, per sua natura, richiede molte ore all’aperto e un impegno fisico significativo.

Un comparto strategico sotto pressione
L’Italia rimane uno dei maggiori produttori di mele a livello internazionale e può contare su sei riconoscimenti di qualità dell’Unione europea. Nel 2025, le esportazioni di mele italiane hanno sfiorato il valore di 1,2 miliardi di euro, confermando il peso economico di una filiera che rappresenta una delle eccellenze dell’agroalimentare nazionale. Ma proprio la rilevanza della produzione rende più evidente la vulnerabilità del settore.
Al cambiamento climatico si sommano infatti l’aumento dei costi di produzione e le conseguenze delle tensioni internazionaligasolio agricolo, fertilizzanti e altri input pesano sempre di più sui bilanci delle aziende.
Il risultato è una corsa contro il tempo che coinvolge l’intero sistema: la montagna cerca di resistere alla fusione dei ghiacci e del permafrost, le città affrontano temperature sempre più difficili da sostenere, il mare accumula calore, fiumi e laghi registrano percentuali di riempimento estremamente ridotte e condizioni di siccità severe o estreme, le campagne anticipano i propri calendari.
L’estate estrema non è quindi soltanto una sequenza di record meteorologici. È un fenomeno che attraversa ecosistemi, salute pubblica, agricoltura ed economia.
E la mela che oggi viene raccolta prima del previsto racconta, a suo modo, la stessa storia dello zero termico arrivato a 5.000 metri: il clima sta cambiando i tempi dell’Italia.


Piccolo viaggio nel “barbecue” che separa i grigliatori dai "carbonizzatori" perché il carbone non è tutto uguale. E nemmeno costine, salsicce e verdure…

Dalla scelta del combustibile al taglio della carne, dalle tecniche Low & Slow fino agli abbinamenti con vino o birra: il barbecue contemporaneo è molto più di una griglia fumante. È una cultura gastronomica fatta di precisione, pazienza e molto gusto.

Basta un giardino, un terrazzo o perfino un balcone ben organizzato per trasformare una cena estiva in un piccolo rito conviviale. Purché si sappia che il vero protagonista non è solo il barbecue, ma ciò che lo alimenta e il modo in cui lo si utilizza.
C'è un momento, all'inizio di ogni estate, in cui la griglia esce dal garage e – nel periodo di  Ferragosto -  torna protagonista. È il rito delle sere all'aperto, delle tavolate che si allungano fino al tramonto e del profumo di brace che, puntuale, diventa il miglior invito possibile. Ma chi pensa che fare barbecue significhi semplicemente accendere il fuoco e appoggiare qualche costina sulla griglia è destinato a risultati mediocri. Il barbecue moderno è tecnica, conoscenza della materia prima e rispetto dei tempi. In altre parole, è cucina.

Nel mondo del barbecue (BBQ) si utilizza un vero e proprio lessico dedicato, dominato da sigle e termini americani per le cotture:

  • L&S (Low and Slow): cottura a bassa temperatura (105°C-125°C) e per molte ore. Si usa per tagli grandi e tenaci.
  • H&F (Hot and Fast): cottura ad alta temperatura e veloce. Si usa per bistecche o tagli che richiedono una crosta rapida.
  • Reverse Sear: tecnica che prevede prima una cottura Low and Slow e poi una violenta scottatura finale ad alta temperatura.
  • Bark: la tipica crosta scura, speziata e croccante che si forma sulla superficie della carne durante la cottura prolungata.
  • Rub: la miscela di spezie ed erbe essiccate che si massaggia sulla carne cruda prima di metterla sul barbecue.
  • Minion Method: tecnica di disposizione del carbone per mantenere la temperatura costante per moltissime ore senza aggiungere combustibile.

Altre sigle e termini per i tipi di carne:

  • Louis Cut: costine di maiale squadrate a cui viene rimossa la cartilagine superiore per ottenere una forma regolare.
  • Baby Back Ribs: costine di maiale ricavate dalla parte alta della schiena, vicino alla colonna vertebrale. Sono più corte e curve.
  • Spare Ribs: costine di maiale ricavate dalla parte della pancia. Sono più grandi, piatte e ricche di grasso saporito.
  • Brisket: la punta di petto di manzo. È il re del barbecue americano, diviso nelle due sotto-parti Flat (più magra) e Point (più grassa).
  • Pulled Pork: spalla di maiale (solitamente il taglio chiamato Boston Butt) cotta fino a quando si sfilaccia facilmente a mano.

Tutto inizia dal combustibile. Un dettaglio che dettaglio non è affatto. Il carbone determina temperatura, durata della combustione, stabilità del calore e persino il carattere aromatico della cottura. Scegliere il carbone corretto significa costituire un barbecue ben riuscito. Tra le essenze più apprezzate dagli appassionati spicca il Quebracho, legno sudamericano dal nome emblematico – "rompi-ascia" – capace di garantire una combustione lunghissima, altissime temperature e pochissimo fumo. Ideale per lunghe cotture e per un calore costante. Il carbone di Palo Santo, completamente diverso dall'omonimo legno aromatico utilizzato come incenso, offre una brace molto stabile e un profilo aromatico delicato, mentre il namibiano, ottenuto da acacie provenienti da programmi di gestione sostenibile del territorio, rappresenta oggi una delle soluzioni più apprezzate per resa termica ed eco-compatibilità. Accanto ai carboni naturali trovano spazio le bricchette, spesso sottovalutate. La loro forma regolare permette una combustione estremamente uniforme, caratteristica preziosa nelle lunghe sessioni di cottura indiretta. Più tradizionali, ma ancora molto utilizzati, sono invece i carboni di leccio ontano, differenti per intensità aromatica e velocità di combustione. Naturalmente, il miglior carbone è anche quello più adatto al barbecue che si possiede. Un “kettle” con coperchio, uno “smoker”, un “kamado” o una griglia aperta, richiedono combustibili differenti per ottenere la massima efficienza.

Il taglio giusto vale metà del risultato
Nel linguaggio comune si parla genericamente di "pezzo di carne". Nel barbecue, invece, il termine corretto è taglio, perché ogni parte dell'animale racconta una storia diversa e pretende una tecnica specifica. Per una cottura rapida si scelgono bistecche, costate e fiorentine. Quando invece il tempo diventa ingrediente, entrano in scena i grandi protagonisti del barbecue americano: il Brisket, la punta di petto di manzo; il Pulled Pork, ottenuto dalla spalla di maiale cotta fino a sfilacciarsi; oppure le immancabili costine.
Anche qui le differenze sono sostanziali. Le Baby Back Ribs, ricavate dalla parte superiore della schiena del maiale, risultano più piccole e tenere. Le Spare Ribs, provenienti dalla pancia, sono invece più ricche di grasso e sapore. Le St. Louis Cut rappresentano la loro evoluzione "rifinita": eliminate cartilagini e parti irregolari, offrono una forma perfetta e una cottura uniforme.

Low & Slow: quando la pazienza diventa ingrediente
La tecnica Low & Slow consiste nel cuocere lentamente, tra i 105 e i 125 °C, anche per molte ore. Il calore dolce scioglie progressivamente il collagene trasformando tagli apparentemente duri in carni morbide e succose. L'opposto è il metodo Hot & Fast, perfetto per bistecche e tagli che richiedono una rapida reazione di Maillard e una crosta intensa. Sempre più diffusa è poi la tecnica del Reverse Sear: prima una lenta cottura indiretta fino quasi alla temperatura finale, poi una brevissima esposizione al calore diretto per ottenere una superficie perfettamente caramellata senza compromettere la succosità interna. Durante le lunghe cotture compare la celebre Bark, la crosta scura e saporita che rappresenta una delle firme del barbecue americano. A favorirne la formazione contribuisce il Rub, miscela di sale, zucchero di canna, paprika, pepe e spezie che viene massaggiata sulla carne prima della cottura. Per mantenere costante la temperatura senza continue aggiunte di carbone molti appassionati utilizzano il Minion Method, particolare disposizione delle braci che garantisce ore di combustione regolare.

Maiale o vitello? Due filosofie opposte
Se l'obiettivo sono costine memorabili, il maiale rimane il punto di riferimento. Il motivo è semplice: la sua naturale infiltrazione di grasso protegge la carne durante le lunghe cotture, mantenendola morbida e ricca di sapore. È un taglio generoso, capace di perdonare anche qualche piccolo errore di temperatura.
Il carré di vitello racconta invece una storia diversa. È carne più magra, elegante e delicata che richiede maggiore attenzione, perché una temperatura eccessiva o pochi minuti di troppo sulla brace possono trasformare una carne raffinata in un boccone asciutto e fibroso. Per questo è consigliabile una marinatura preventiva con olio extravergine, erbe aromatiche e scorze di agrumi, seguita da una cottura più breve e controllata. Anche il portafoglio ha il suo peso: un carré di maiale si acquista generalmente tra gli 8 e i 12 euro al chilogrammo, mentre il vitello supera facilmente i 15 euro/Kg. Una differenza che rende il maiale il protagonista assoluto delle grandi grigliate conviviali.


Il segreto è non mettere la carne sul fuoco
Può sembrare un paradosso, ma il miglior barbecue nasce quando la carne non viene appoggiata direttamente sopra le braci. La cottura indiretta è infatti il principio fondamentale delle preparazioni più raffinate. Le braci vengono raccolte su un solo lato del barbecue – oppure ai due lati lasciando libero il centro – mentre la carne cuoce nella zona priva di fuoco diretto, investita dal calore circolante come all'interno di un forno.
Una semplice vaschetta con poca acqua sistemata sotto la carne raccoglie i grassi evitando fiammate improvvise e contribuisce a mantenere l'ambiente umido.
Prima della cottura è fondamentale eliminare la pleura, la membrana che ricopre il lato delle ossa delle costine (in pratica è la pellicola trasparente e rigida che le copre: per rimuoverla si infila la punta di un cucchiaino tra l'osso e la pelle, la si solleva, si afferra con un pezzo di carta da cucina e si tira via. Se la si lascia, le spezie non penetrano e la carne rimarrà meno piacevole alla masticazione (dura e stopposa).
Dopo aver spennellato un velo di senape o di olio – sufficiente soltanto a far aderire il Rub – inizia la lunga attesa. Due ore circa a 110-130 °C consentono alla carne di cuocere lentamente fino a raggiungere la consistenza ideale. Solo negli ultimi minuti (15 circa) entra in scena la salsa barbecue (BBQ). Una spennellata finale e uno o due minuti sopra la brace bastano per ottenere una perfetta caramellizzazione senza bruciare gli zuccheri.

Anche le verdure hanno il loro momento
Melanzane, zucchine e peperoni
(e pure patate se preventivamente sbollentate - novelle o a pasta gialla a buccia sottile e non trattata, che diventa croccante e saporita - che così saranno ben cotte anche all'interno) verdure del contorno che non devono rubare spazio alla carne durante la lunga cottura indiretta. L'ultimo tratto del barbecue rappresenta il momento ideale: mentre le costine completano lentamente il loro percorso nella zona indiretta, le verdure possono essere grigliate rapidamente sul lato più caldo, mantenendo consistenza e freschezza.

Il termometro vale più dell'esperienza
L'occhio aiuta, l'esperienza anche, ma il vero arbitro della cottura resta il termometro a sonda. Inserito nella parte più spessa del taglio, lontano dall'osso, permette di controllare la temperatura al cuore evitando errori. Per il maiale l'obiettivo è tra i 68 e i 70 °C; il pollo richiede almeno 74 °C, mentre il manzo varia tra i 50 °C di una cottura al sangue e i 60 °C di una media. Il piccolo “trucco delle ossa” (muovere l'osso stesso e se ruota facilmente o si sfila senza resistenza, la carne è pronta per essere servita) resta comunque sempre valido!


Il bicchiere? Dipende dalla carne

Il barbecue non vive di sola brace. Anche il calice contribuisce all'equilibrio della tavola.
Le costine di maiale trovano compagni ideali nei rossi vivaci e ricchi di freschezza. Un Lambrusco Grasparossa, un Sorbara oppure una Bonarda frizzante puliscono il palato dalla componente grassa senza coprire l'affumicatura.
Chi preferisce la birra può orientarsi verso una Amber Ale, una Bock o, in presenza di salse barbecue particolarmente speziate, una moderna IPA americana.
Il vitello richiede invece maggiore delicatezza. Un Sangiovese di Romagna giovane, un Valpolicella Classico o un Bardolino accompagnano la carne senza sovrastarla. Sul fronte “brassicolo” funzionano bene la Helles, o la Pilsner o anche una Blanche profumata alle erbe.

Finale leggero, come si conviene

Dopo una lunga grigliata sarebbe un errore chiudere con dessert elaborati e ricchi di creme. La conclusione più elegante resta il sorbetto al limone, autentico alleato del palato grazie alla sua capacità di restituire freschezza dopo la succulenza della carne. Ottima anche la versione al caffè, ideale per accompagnare il momento del digestivo.
Chi desidera una nota più fruttata può scegliere un gelato al lampone, al frutto della passione, al mango o al mandarino, tutti sorbetti capaci di regalare una chiusura vivace senza appesantire.
Perché, alla fine, il barbecue non è soltanto una tecnica di cottura. È un rito contemporaneo che unisce precisione e convivialità, pazienza e condivisione, tecnica e esperienza, insegnando una delle lezioni più preziose della cucina: il fuoco non serve a bruciare. Serve a valorizzare.


Allora, ogni volta che ci dedichiamo a un barbecue, rivolgiamo un pensiero a San Lorenzo - celebrato il 10 agosto, non ufficiale ma universalmente riconosciuto del barbecue e della gastronomia alla griglia -. Il suo emblema iconografico è proprio la graticola, strumento del suo martirio avvenuto a Roma nel 258 d.C. Secondo la tradizione e i racconti storici San Lorenzo fu condannato a morte dall'imperatore Valeriano e bruciato vivo su una graticola. Durante il supplizio, pare che il santo esclamò: "Assum est... versa et manduca!" (È cotto... giralo e mangia!). San Lorenzo così è diventato il santo patrono protettore di cuochi, rosticcieri, anche fornai e, ironia della sorte, dei pompieri (con Santa Barbara)…

Per gli estimatori di barbecue e affini meno credenti e più prosaici, i soggetti riferimento più idonei sono, il macellaio e grigliatore Dario Cecchini, storico e istrionico macellaio-poeta di Panzano in Chianti, anche protagonista di “Chef's Table”  (Netflix) e di clip didattiche in cui sventola, taglia e cuoce la buona “ciccia”, lo chef Max Mariola e Fabrizio Nonis (El Bekér) seguitissimi su TikTok e YouTube, volti noti che si esibiscono in modo professionale con tecniche tradizionali e un tocco di showman.

… e allora, Buon Appetito!

 


Romagna, terra di vini autentici: dai grandi classici alla rinascita di vitigni antichi

Per lungo tempo la Romagna è stata raccontata attraverso un numero limitato di etichette simbolo: il Sangiovese, l'Albana e, in misura minore, il Trebbiano. Una narrazione solo in parte esaustiva, perché oggi il panorama vitivinicolo romagnolo si presenta assai più ricco e sfaccettato, sostenuto da una nuova generazione di produttori che ha saputo coniugare rigore agronomico, ricerca storica e una rinnovata attenzione all'identità territoriale.
Il Sangiovese di Romagna resta naturalmente il punto di riferimento. Vitigno capace di interpretare con sorprendente precisione le differenze pedoclimatiche, trova nelle colline tra Imola e Rimini una pluralità di espressioni che spaziano dalla fragranza del frutto alle versioni più profonde e strutturate. L'introduzione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive ha contribuito a valorizzare questa straordinaria variabilità, mettendo in evidenza come suoli, altitudini ed esposizioni incidano in maniera determinante sul profilo del vino.  Ne derivano rossi dalla spiccata personalità, caratterizzati da una trama tannica elegante, note di ciliegia, viola e spezie, con una capacità evolutiva che negli ultimi anni ha definitivamente conquistato anche la critica internazionale.
Accanto al Sangiovese continua il percorso di crescita l'Albana, primo vino bianco italiano a ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita nel 1987. Per decenni identificata quasi esclusivamente con la tipologia passita, oggi l'Albana rivela una versatilità sorprendente. Le interpretazioni in versione secca esprimono struttura, tensione acida e una marcata impronta minerale, mentre le vendemmie tardive e i passiti mantengono quella ricchezza aromatica fatta di albicocca, miele, agrumi canditi ed erbe officinali che rappresenta il tratto distintivo del vitigno.
Il Trebbiano romagnolo vive anch'esso una stagione di riscoperta.  Lontano dalle produzioni anonime del passato, numerose aziende ne valorizzano oggi la naturale freschezza attraverso fermentazioni accurate, affinamenti sulle fecce fini e, in alcuni casi, lunghe macerazioni sulle bucce che restituiscono vini di sorprendente complessità.
Ma è forse nel recupero del patrimonio ampelografico storico che la Romagna sta scrivendo una delle pagine più interessanti della viticoltura italiana. Grazie al lavoro di ricerca condotto da vivaisti, università e produttori, diversi vitigni autoctoni un tempo prossimi all'estinzione, stanno tornando nei vigneti.
Tra questi spicca il Famoso, conosciuto anche come Rambëla, varietà aromatica che offre profumi intensi di fiori bianchi, salvia, agrumi e frutta tropicale, sostenuti da una piacevole freschezza gustativa. Un vino che intercetta il gusto contemporaneo senza perdere il legame con la propria storia. Sempre più interesse suscita il Centesimino, localmente chiamato Savignôn, riscoperto negli anni Sessanta a Oriolo dei Fichi. Si distingue per il suo corredo aromatico originale, dominato da note floreali di viola e rosa, piccoli frutti rossi e delicate sfumature speziate. Vinificato in purezza o in assemblaggio, rappresenta oggi una delle espressioni più identitarie della viticoltura romagnola. Tra le varietà recuperate figurano anche il Longanesi – noto pure come Burson – caratterizzato da colore intenso, tannino deciso e profumi di mora, prugna e spezie; il Pagadebit, storicamente apprezzato per la sua produttività e oggi valorizzato in interpretazioni sempre più fini; e la Rebola riminese, strettamente imparentata con il Pignoletto, capace di dare vini sapidi, verticali e particolarmente vocati alla spumantizzazione.  Questa riscoperta non risponde soltanto a un'esigenza culturale. I vitigni storici rappresentano infatti un patrimonio di biodiversità che può offrire nuove risposte ai cambiamenti climatici, grazie a patrimoni genetici spesso più resilienti e perfettamente adattati ai territori d'origine.
La “nuova Romagna” del vino nasce proprio da questo equilibrio tra memoria e innovazione. Da un lato la solidità dei grandi vitigni che hanno costruito la reputazione del territorio; dall'altro il coraggio di riportare alla luce varietà dimenticate, restituendo al consumatore un mosaico enologico di rara autenticità. Una strada che sta rafforzando l'identità della regione e che conferma come il futuro del vino italiano passi sempre più dalla valorizzazione delle proprie radici.

Anche Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai – ha affrontato l’argomento coadiuvato da alcuni testimonial proprio adatti all’uopo…

L’ 'etichetta classica è quella del Sangiovese – esordisce Farnè – una bottiglia che racchiude i profumi e i sapori della Romagna...

 

Il suo colore è un bel rubino che a volte tende al granato, un sapore che può essere più o meno strutturato, più o meno importante, più o meno corposo a seconda delle tecnologie anche di vinificazione; è un vino interessante e abbinabile a tanti piatti della gastronomia romagnola” – è Roberto Monti, presidente Consorzio vini di Romagna che parla.

 


Sangiovese è il simbolo più riconoscibile, ma in questa terra che si affaccia sul mare, il vino che riempie i calici non è soltanto rosso – puntualizza Farnè.

 

E in Romagna poi abbiamo la Rebola, la Rebola di Rimini, dal Grechetto Gentile (Pignoletto, tutelato all'interno della denominazione Colli di Rimini DOC - NDR) che abbiamo trovato negli archivi storici del 1378… - è il produttore Massimo Lorenzi che parla. 

– Avete marchiato anche le bottiglie? – chiede Farnè

Abbiamo marcato le bottiglie perché comunque il vino è un “tour operator”, va sulle tavole del mondo e racconta il territorio che ha sempre fatto divertire la gente”.

Sono 14.000 le imprese vinicole lungo la via Emilia, serpentone d'asfalto solcato da oltre 52.000 ettari di vitigni. La tendenza vede in crescita il consumo di vini bianchi leggeri poichè si pasteggia anche a bollicine.

 

Per Giacomo Savorini, direttore Consorzio Romagna:

L'Emilia Romagna ha deciso di dedicare il suo nome a un vino che è appunto il Pignoletto.

Un vino a maggiorità frizzante e spumante, ma la cosa più importante è che è un connubio di piccoli produttori dei Colli Bolognesi che si sono immessi insieme alle grandi aziende della Romagna. È il primo vino che unisce l'Emilia alla Romagna, quella lineetta non è di divisione ma di congiunzione – precisa Giacomo Savorini direttore Consorzio Emilia .

Ma il re incontrastato dalla pianura padana è un bollicine rosse sua maestà, il Lambrusco, identità territoriale e versatilità gastronomica.

 


"Schiumeggiante, leggero e versatile con sfaccettature innumerevoli. Le bollicine che fanno comunque immediatamente convivialità e quindi non c'è assolutamente occasione in cui non si possa aprire una bottiglia di Lambrusco
– dichiara Daniela Baschieri, produttrice.

 

Procedendo verso nord si entra nel reggiano, territorio dove spicca un vitigno autoctono, poco conosciuto ma sempre più apprezzato quello della Spergola.

 

È un vitigno autoctono della collina a sud di Reggio Emilia; è un vitigno che ben si adatta dalla produzione anche della bollicina metodo classico anche charmant. Il lavoro che stiamo facendo assieme in sinergia con tutti i produttori della zona, è per cercare di creare quello che è un progetto legato esclusivamente al metodo classico – parole di Gabriele Lechthaler, produttore – .

 

Arrivando lassù, estrema propaggine della via Emilia nel territorio piacentino, le bandiere sono vini corposi come il Gutturnio alpino Nero, rosso di forza e acidità. Ma questa è un'altra storia, la Lombardia e l'Oltrepò pavese, sono già lì dietro l'angolo.

 

 


(Antonio Farnè
inviato Tg2 Rai)

 


Hotel Weisses Kreuz: il fascino delle stagioni lente in un rifugio d’autore nel cuore dell’Alta Val Venosta

Tra antiche vie romane, stube gotiche e design contemporaneo, l’Hotel Weisses Kreuz di Burgusio, indissolubilmente legato alla famiglia Theiner, custodisce un nuovo modo di vivere la montagna in autunno: un’esperienza fatta di tempo ritrovato, sapori autentici, benessere e natura, con i paesaggi dell’Alta Val Venosta che si accendono con le sfumature calde del foliage e invitano a riscoprire il piacere di un ritmo più personale.

Un rifugio per momenti di piacere e di assoluto relax in un complesso storico dalle atmosfere uniche. Nel cuore di Burgusio, piccolo borgo dell’Alta Val Venosta, l’Hotel Weisses Kreuz - Adults Only si integra con discrezione nelle architetture del centro storico, custodendo una storia secolare legata alla famiglia Theiner. Nel corso del tempo l’edificio è stato foresteria, fattoria, negozio di alimentari, ristorante e albergo, fino alla trasformazione in un raffinato hotel di charme guidato oggi dalla giovane proprietaria Mara Theiner. Che, con la supervisione dello studio di architettura Marx/Ladurner, ha riportato a nuova vita due edifici storici, in un progetto capace di unire memoria e contemporaneità, offrendo agli ospiti (a partire dai 14 anni) un’esperienza in cui il fascino del passato dialoga con il comfort alpino e il design più attuale.

L’ospitalità del Weisses Kreuz nasce da un’eredità familiare che Mara Theiner porta avanti con la stessa cura e attenzione al dettaglio della nonna, in un contesto oggi caratterizzato da un team a prevalenza femminile e da una filosofia fondata sulla personalizzazione dell’accoglienza.


Antiche vie romane, stube gotiche e stanze rinascimentali convivono con linee moderne e materiali contemporanei, trasformando il Weisses Kreuz in qualcosa di più di un Design Hotel: un rifugio d’autore dove storia, benessere e bellezza si incontrano. Affacciato sulla piazza principale di Burgusio, l’hotel sorprende con le sue 37 suite, gli ambienti dal fascino senza tempo e l’AUREA MEA Spa, con piscina a sfioro riscaldata tutto l’anno e una vista privilegiata sull’abbazia di Monte Maria e sull’Ortles, la vetta più alta dell’Alto Adige.
Qui il tempo segue un ritmo diverso: gli ospiti possono scegliere tra il piacere del relax e le esperienze nella natura della Val Venosta, una valle autentica dove ritrovare spazio, energia e un nuovo equilibrio con il proprio tempo.

 


Al Weisses Kreuz si può praticare l’arte del dolce far niente, che per molti, complice lo stile di vita frenetico che conducono nella propria routine, è difficile da attuare. Ma noi ci impegniamo offrendo loro il contenitore ideale per riuscirci. Mi piace dire che qui gli ospiti devono ‘abbandonarsi ed essere’, godersi lo spettacolo della natura e la vita del paese che scorre lenta, tra i suoi vicoletti angusti, con il contadino che lavora e il falegnameche taglia la legna. Da noi non si fa, semplicemente, una vacanza: il soggiorno qui è qualcosa che agisce più in profondità ed è molto simile al vecchio concetto di villeggiatura. Un momento di vera pausa dalle attività quotidiane, una straordinaria occasione per riprendere fiato e forze. In montagna e nella valle. Per pedes e per pedales (a piedi o in bicicletta). Per il corpo e lo spirito” - spiega la proprietaria, Mara Theiner - .

 

LA DEPENDANCE ANSITZ ZUM LÖWEN

La dependance Ansitz zum Löwen, è un edificio storico di oltre 800 anni, tutelato dalle Belle Arti, restaurato con minuziosa cura per preservare elementi originali come il legno di cembro secolare, gli affreschi murali e i soffitti a cassettoni. Questi dettagli storici si integrano armoniosamente con bagni moderni e arredi di design in un suggestivo contrasto, reso ancora più scenografico dalla scelta del calcestruzzo a vista, dell’intonaco grezzo e del vetro per le parti ristrutturate.

"Ogni stanza ha una sua personalità, un pezzo unico in cui elementi antichi e tocchi contemporanei creano un contrasto affascinante. Ciò che è antico e ciò che abbiamo realizzato ex novo si nota in modo chiaro", spiega sempre Mara Theiner, erede di una struttura che ha visto la luce grazie alla passione della nonna, ma è rimasta chiusa per oltre 40 anni, in attesa della sua vera vocazione. Ansitz zum Löwen comprende 9 suite, tutte diverse e tutte di epoche differenti (una è addirittura del XIII secolo), ma dietro ogni porta si nasconde sempre un piccolo segreto che racconta la sua storia: un soffitto in legno vecchio di secoli e artisticamente intagliato, una parete decorata, un bagno nell’antico affumicatoio, un chiavistello originale.

L'AREA BENESSERE "AURA MEA"

Il piacere di rallentare trova nella "AURA MEA" la sua massima espressione: 1.300 metri quadrati di benessere sospesi tra design, materiali naturali e panorami alpini. Un percorso che conduce dalle saune in cirmolo e abete alla piscina infinity di 20 metri con vista panoramica, fino all’idromassaggio panoramico esterno, con lo sguardo che spazia dalla vetta del Piz Lun all'imponente massiccio dell'Ortles fino ai vigneti dell’Abbazia di Monte Maria e del Castello del Principe, un tempo sede vescovile. La Silence Lounge di questa Spa adults only è come un guscio che avvolge tutto di piacevole pacatezza, con la luce dolce delle candele e i lettini ad acqua riscaldati che invitano al riposo. Il relax è assicurato anche nel giardino d’inverno, con vetrate panoramiche e comode sdraio. Nella Spa è possibile usufruire di trattamenti benessere personalizzati, massaggi e rituali pensati per favorire il relax e il benessere, avvolti dalle essenze di arnica, pino  ed erbe di montagna. Nella Private Spa - con vasca idromassaggio, cabina a raggi infrarossi e letto a baldacchino - la coppia può scegliere tra vari pacchetti: il "Wellness da sogno per 2", ad esempio, include un peelingcompleto, un bagno rilassante e un massaggio, il tutto accompagnato da un bicchiere di prosecco e frutta fresca.

IL RISTORANTE FINE DINING "MAMESA"

 storia, design e ospitalità su misura, anche la tavola diventa un racconto del territorio. È questa la filosofia del "MaMesa", il ristorante Fine Dining dell’Hotel Weisses Kreuz, nato dalla visione condivisa di Mara Theiner e dello Chef Marc Bernhart. Mesa" è un termine che in lingua retoromanza significa "tavolo". Il prefisso “Ma” rappresenta un omaggio ai nomi dei due giovani proprietari. Con soli 6 tavoli, invita a vivere un’esperienza intima e sensoriale, riassunta nel motto “Sei tavoli. Cinque sensi. Innumerevoli sapori, moltissime consistenze e interpretazioni sorprendenti”.

Glocal è il motto del ristorante: global, but local. Una cucina raffinata e innovativa che guarda al mondo senza dimenticare le proprie radici, dove ingredienti locali, tecniche contemporanee e suggestioni internazionali convivono in equilibrio: un connubio di sapori locali sudtirolesi, provenienti da coltivazioni sostenibili, con il savoir-faire della tradizione francese e un tocco esotico di influenze thailandesi e giapponesi. Tutto questo si traduce in piatti che vanno in profondità, con sapori forti, decisi, moderni, che sfruttano tutto quello che la natura può offrire. L’obiettivo? Risvegliare delle emozioni. L’attenzione alle materie prime è unica: lo speck, per esempio, viene fatto in casa con i suini Durocallevati in proprio e fa bella mostra di sé nelle teche di stagionatura presenti nel ristorante, ma anche il miele biologico e i bovini Wagyu sono prodotti dall’azienda agricola dello chef. Accanto ai prodotti locali, dal pane Vinshger Paarl alla pera Palabir passando per l’albicoccca della Val Venosta, spazio a eccellenze da tutto il mondo, come il luccio dell’Atlantico, le capesante norvegesi, il curry thailandese, il gambero rosso di Mazara del Vallo.

La pasticceria è il regno di Kay Baumgardt, che ha bandito lo zucchero bianco dalle sue creazioni e usa tecniche innovative che esaltano la naturale dolcezza dei prodotti. Il suo motto? Pensare fuori dagli schemi, aprire nuovi orizzonti e sorprendere sempre. Ad accogliere gli ospiti del ristorante, oltre al servizio impeccabile, un’atmosfera intima e ovattata: si cena in una “scatola” di vetro, negli spazi di un ex-fienile, che incornicia un panorama incredibile, che si riflette in modo affascinante (anche) sull’esperienza culinaria.

AUTUNNO ACTIVE AL WEISSES KREUZ

I dintorni di Burgusio sono un invito all’esplorazione. La Val Venosta svela il suo volto più autentico nell’Abbazia di Monte Maria, la più alta d’Europa, dove la biblioteca moderna dialoga con secoli di spiritualità benedettina. Per chi cerca l’essenza borghigiana, Glorenza si offre come un gioiello medievale tra i più piccoli al mondo, perfettamente conservato, raggiungibile dal Weisses Kreuz con una piacevole camminata di circa un’ora dall’hotel o in bicicletta, luogo ideale per godersi un gelato tra le cinta murarie, il vicolo porticato e la vivace piazza.
Lungo le rogge secolari ("Waale"), si possono fare diverse passeggiate perfette anche per i meno sportivi: raggiungibili a piedi dall'albergo, i Waalwege (“Sentieri delle rogge”), circa una ventina, furono realizzati per consentire ai guardiani delle rogge di controllare agevolmente lo scorrere delle acque. Oppure si può scegliere il Sentiero del Sole (Sonnensteig), molto facile da percorrere: inizia poco prima dell’abbazia di Monte Maria, passa dal paese di Burgusio e prosegue attraverso campi e rogge fino a Spondigna.
Facili e abbordabili anche le passeggiate lungo il vicinissimo e delizioso lago naturale di San Valentino alla Muta (il percorso è di 5 km circa ed è costellato di panchine e tavoli per picnic) o lo scenografico Lago di Resia (il percorso è di 15 km circa ed è percorribile anche in bicicletta) che ospita il celebre Campanile della Vecchia Curon, testimone silenzioso della cittadina che venne sommersa dall’acqua a causa della costruzione della diga.

Il Weisses Kreuz organizza diverse escursioni ogni settimana. Tra queste, l’uscita mattutina per vedere l’alba sul Watles: si cammina per circa un’ora e mezza e si viene ricompensati da una vista unica sulla Val Venosta e sul gruppo dell’Ortles.
Chi ama la bici può percorrere la celebre Ciclabile della Val Venosta, che dal Passo Resia (a 1.500 m.s.l.m), al confine con l’Austria, porta fino a Merano ed è parte della rotta della Via Claudia Augusta. Passa dal Lago di Resia, da San Valentino alla Muta e prosegue per Burgusio, Clusio e Glorenza fino alla cittadina meranese. Voglia di adrenalina? Nella zona escursionistica di Watles, proprio sopra Burgusio, si può provare il parapendio.
Per i fan dell’allenamento indoor, l’hotel offre un’area fitness climatizzata, con attrezzature Technogym. Nella sala yoga e meditazione vengono invece organizzate lezioni di yoga 3 volte alla settimana con l’insegnante Annalisa, che accompagna principianti e avanzati nelle discipline Aatha, Ashtanga, Flow o Vinyasa. C’è anche la possibilità di partecipare a un retreat (ritiro, periodo di pausa) di 4 giorni dedicati per esempio all’introspezione in movimento.

GLI INDIRIZZI SEGRETI DI MARA THEINER: IL CUORE DELLA TRADIZIONE

Per chi desidera allontanarsi dai circuiti battuti, il consiglio "insider" di Mara Theiner porta al Solis, balcone naturale sul sentiero Sonnensteig, dove l’accoglienza di Sonja si sposa con gnocchi all'aglio orsino e taglieri di Marende d’autore. Per gli amanti del vino, la meta è il Josmoarhof a Castelbello, dove il giovane Sebastian produce uno Chardonnay eroico su pendenze estreme. Infine, per il "miglior Kaiserschmarrn dell'Alta Val Venosta", la visita d'obbligo è alla Malga di Planol. In centro a Glorenza, imperdibile una sosta per il pranzo da Flurin, ospitato in una torre del Duecento, uno dei monumenti più antichi della cittadina, che fu adibita a carcere dal 1825 al 1931. Qui lo chef Thomas Ortler propone un interessante menu che cambia mensilmente per seguire le stagioni e la disponibilità degli ingredienti, squisitamente locali.

L’AFFASCINANTE STORIA DEL WEISSES KREUZ

Era il 1871 quando Josef Theiner acquistò il Weisses Kreuz e il terreno adiacente alla struttura, che si trova sulla Via Claudia Augusta, leggendaria via del commercio del periodo romano, che collegava il nord al sud. Lo utilizzò parzialmente come negozio e ancora oggi la famiglia Theiner viene definita “i Kroumer” ovvero “i bottegai” dagli abitanti di Burgusio. Nonostante i due terribili conflitti mondiali, i Theiner sono riusciti a far crescere le attività e nel 1950 il Weisses Kreuz comprendeva una moderna fattoria, una bottega, un’enoteca e un ristorante. Fu proprio allora che Kurt Theiner e sua moglie Maria Blass rilevarono l’attività. Kurt si rivelò un imprenditore lungimirante e già negli anni ’60 sognava di costruire una piscina, in tempi in cui avere l’acqua corrente in paese non era cosa scontata. Il primo telefono di Burgusio appare proprio al Weisses Kreuz e i Theiner sono i primi a guidare un veicolo a motore nell’Alta Val Venosta. Nel 1964 Kurt e Maria rinunciano alla fattoria e ammodernano il ristorante e il negozio: la struttura dispone di 7camere, solitamente affittate a commercianti di passaggio ma iniziano ad arrivare anche i primi villeggianti dalle città, in particolare da Milano. Dopo la tragica scomparsa di Kurt, nel 1970, Maria si ritrova a dirigere da sola il Weisses Kreuz insieme ai suoi quattro figli: Beate, Elke, Thomas e Joachim. Nel 1974 entra nella sua vita il poliziotto Karl Theiner(omonimo): anche lui è visionario, sogna di aprire un bar tutto suo e per finanziarselo vende a Maria la sua proprietà ovvero una vecchia casa di circa 800 anni situata proprio dall’altro lato della strada. Fatta valutare da un esperto, ecco la sorpresa: la Ansitz zum Löwen, è uno degli edifici più belli di tutta la Val Venosta. Nel 1985 Maria cede l’attività ai figli Thomas e Joachim. Nel 1999 il sogno di Kurt diventa realtà: viene creato un grande centro benessere con piscina e un garage sotterraneo. Nel 2011 la Ansitz zum Löwen si risveglia da suo letargo e con l’aiuto degli architetti Stephan Marx e Elke Ladurner, in collaborazione con l’Ufficio dei Beni Culturali dell’Alto Adige, viene creata una simbiosi unica tra la costruzione storica e l’architettura contemporanea. Nel 2013 viene rinnovato anche l’hotel: reception, bar, ristorante, area wellness, camere e suite. L’hotel e la tenuta zum Löwen crescono insieme e danno forma, piacevolmente, al centro di Burgusio. Nel 2022 Mara Theiner, la nipote di nonna Maria, e lo chef Marc Bernhart concedono ancora più spazio al relax e ai piaceri culinari inserendo una infinity pool di 20 metri, una nuova area giardino, il giardino d’inverno, sala fitness, area yoga e soprattutto il ristorante fine dining MaMesa, fiore all’occhiello della struttura.

COME ARRIVARE

In auto: dal Brennero, prendere l'autostrada in direzione Bolzano e uscire a Bolzano Sud. Poi seguire la superstrada in direzione Merano (circa 45 km). La superstrada passa nella strada della Val Venosta, che si segue in direzione Passo Resia fino a quando non si svolta a sinistra per Burgusio (circa 65 km). Seguire quindi la piccola strada del paese sempre dritto, passare la latteria e svoltare a destra dopo la Raiffeisenbank. Dopo circa 100 metri si è sulla piazza del paese e si vede l’Hotel Weisses Kreuz sulla destra. È possibile parcheggiare la macchina in uno dei parcheggi nei pressi dell’hotel.
Suggerimento green - in treno: la stazione ferroviaria è quella di Malles. Da lì si prende l'autobus per Burgusio. L'autobus 274 collega la località con la città di Merano, che dista quasi 60 chilometri, mentre la linea 273 con Passo Resia.

Tariffe: a partire da 260 euro a notte per due adulti in una stanza doppia con prima colazione.

Hotel Weisses Kreuz
– Adults Only ****S –
Burgusio 82 Burgusio-Malles
Tel. 0473 881307
www.weisseskreuz.it

 

 


La Mortadella Bologna si conferma "salume anticrisi" anche nei momenti di mercato difficili

I primi sei mesi dell’anno confermano il trend di crescita della Mortadella Bologna IGP:produzione (+2,9%) vendite (+4,4%). Vola l’export (+19,4%).

La Mortadella Bologna IGP archivia così un primo semestre 2026 in crescita sotto tutti i principali indicatori, confermando il percorso di sviluppo avviato negli ultimi anni. La produzione supera i 19,6 milioni di kg (+2,9%), mentre le vendite aumentano del 4,4%, trainate anche dall'ottima performance dell'affettato in vaschetta (+10,1%) sempre più apprezzato dai consumatori.

 A trainare la crescita è soprattutto l'export, che registra un incremento del 19,4% e raggiunge ormai il 27,8% delle vendite complessive, confermando il crescente apprezzamento della Mortadella Bologna IGP sui mercati internazionali.

Dopo gli ottimi risultati del 2025, siamo particolarmente soddisfatti di vedere confermata anche nel primo semestre 2026 la crescita della Mortadella Bologna IGP – afferma il presidente del Consorzio, Guido Veroni che prosegue – Se, da una parte, il mercato italiano vive un momento di riflessione, è soprattutto l'export a rappresentare il principale motore di sviluppo, con incrementi a doppia cifra nei nostri principali mercati europei. Questi risultati assumono un valore ancora maggiore in un contesto caratterizzato da consumi alimentari sostanzialmente stabili, confermando la capacità della Mortadella Bologna IGP di rafforzare la propria competitività sia in Italia sia all'estero.”

Tra i mercati esteri spicca la Francia, primo Paese per volumi esportati, che cresce di quasi il 22%, seguita dalla Germania (+38,5%). Positivi anche i risultati nei Paesi interessati dalle attività promozionali del Consorzio, come Spagna, Belgio e Regno Unito, mentre continuano a distinguersi mercati emergenti quali Polonia (+35,5%) e Repubblica Ceca (+67,2%) che confermano importanti prospettive di sviluppo.

Sul mercato italiano la Grande Distribuzione Organizzata si conferma il principale canale di vendita, concentrando il 53,6% dei volumi. Il restante mercato si distribuisce tra Normal Trade (27,6%) e Discount (18,7%) a conferma della presenza ormai consolidata della Mortadella Bologna IGP in tutti i principali canali distributivi. Numeri che confermano la solidità della Denominazione e la crescente capacità della Mortadella Bologna IGP di affermarsi sia sul mercato nazionale sia su quelli internazionali, creando le premesse per un ulteriore sviluppo nella seconda parte dell'anno.

 

Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna
Strada 4, Palazzo Q8 Rozzano – Milanofiori (MI)
Tel. +39 02 8925901 - www.mortadellabologna.com

 

 


"Estate on the go": con Freccianera il brindisi si fa formato mini (con tote bag in regalo)

C'è un nuovo modo di vivere le bollicine d'estate: più leggero, pratico e pronto a seguire ogni avventura. Dai picnic in quota agli aperitivi in barca, fino ai weekend in camper, il trend della bella stagione punta su esperienze spontanee e accessori facili da portare ovunque.

Dimenticate i programmi troppo organizzati: l’estate più bella è quella che lascia spazio agli imprevisti. Un tramonto raggiunto dopo un sentiero, un tuffo fuori programma, una cena improvvisata in riva al mare o un aperitivo con vista sulle montagne. La nuova stagione invita a muoversi leggeri, portando con sé solo ciò che serve davvero.

Allora anche il rituale del brindisi cambia formato. Sempre più protagoniste sono le soluzioni pratiche e versatili, pensate per accompagnare chi ama vivere gli spazi aperti senza rinunciare al piacere di una bollicina di qualità.

 

Nasce da questa idea ecco la nuova Special Box da 12 Mini Brut25 del Freccianera Club: il Franciacorta Brut25 in formato da 0,375 litri, una misura pensata per seguirci ovunque. Facile da mettere nello zaino prima di un’escursione, nella cambusa per una giornata in barca o nel frigo del camper per una fuga on the road, diventa il compagno ideale dei piccoli e grandi traguardi estivi.

A completare l’esperienza arriva un accessorio destinato a diventare un must della stagione: la tote bag ufficialeFreccianera, in omaggio con l’acquisto della box. Minimal, resistente e capiente, è la classica borsa che accompagna ogni momento delle vacanze: dalla spiaggia al mercato, dal picnic all’aperitivo al tramonto.

La promozione è attiva fino a venerdì 28 agosto alle 23:59, riservata ai soci di Freccianera Club.

Per iscriversi gratuitamente al Freccianera Club: https://freccianera.club/register-freccianera-it/

Prezzo 120 euro a box

Inoltre Freccianera accelera nel canale Ho.Re.Ca. dopo la conquista del "Best in Show" di Decanter

Il Satèn Millesimato 2022 è l'unica bollicina italiana tra i 50 migliori vini del mondo. Un riconoscimento che consolida il posizionamento della storica cantina di Franciacorta nei ristoranti, wine bar ed enoteche di fascia alta, alla vigilia del centenario del 2027.

 Il riconoscimento più prestigioso arriva nel momento di maggiore crescita aziendale. Il Freccianera Franciacorta Satèn Millesimato 2022 ha conquistato il "Best in Show" ai Decanter World Wine Awards, il massimo premio assegnato dal più autorevole concorso enologico internazionale, entrando tra i 50 migliori vini del mondo e risultando l'unica bollicina italiana presente nella selezione finale.

 

Un risultato che certifica la qualità di una delle cantine storiche della Franciacorta e che accompagna una fase di sviluppo particolarmente positiva. Freccianera continua infatti a rafforzare il proprio posizionamento nel canale Ho.Re.Ca., registrando una crescita costante del fatturato e della presenza nei migliori ristoranti, wine bar, enoteche e hotel di fascia alta in Italia e nei principali mercati europei.

 

 

Così Renato Della Bartolomea, Direttore Commerciale di Freccianera:

Il Best in Show di Decanter rappresenta molto più di un grande riconoscimento enologico: è la conferma che il percorso intrapreso negli ultimi anni è quello giusto. (…). Il nostro obiettivo è continuare ad aumentare la presenza nelle migliori carte dei vini italiane ed europee, facendo del centenario del 2027 non un punto di arrivo, ma l'inizio di una nuova fase di crescita. Stiamo investendo sulla capacità produttiva, sulla forza del marchio e sulla relazione con il mondo della ristorazione perché crediamo che Freccianera abbia tutte le caratteristiche per consolidarsi tra i grandi protagonisti della Franciacorta nel segmento premium”.

 

 

 

 

Freccianera Fratelli Berlucchi - Franciacorta
Via Broletto 2, Borgonato di Cortefranca (BS)
Tel. +39 030 984451
www.freccianera.club - www.freccianera.it

 

 

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Vendemmia 2026 in anticipo per il grande caldo: qualità promettente, ma la siccità preoccupa i vitigni tardivi


L'estate rovente ridefinisce il calendario della vendemmia italiana che scatta con 10 giorni di anticipo dall'Oltrepò Pavese, già al lavoro per le bollicine, all'Abruzzo, dove è iniziato il taglio di Pecorino e Chardonnay per tutelarne la freschezza dall'eccessivo calore. Il clima estremo detta i tempi ovunque mentre in Toscana perfino il Sangiovese si prepara ad un'inedita vendemmia di metà mese e in Veneto si raccolgono le varietà precoci.

L'estate 2026 riscrive ancora una volta il calendario della viticoltura italiana. La vendemmia parte con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi anni, inaugurando una raccolta che si preannuncia tra le più precoci dell'ultimo decennio. Ad aprire simbolicamente le operazioni è stato l'Oltrepò Pavese, dove sono iniziate le raccolte delle basi spumante destinate al Metodo Classico, mentre in Abruzzo sono già al lavoro i vigneti di Pecorino e Chardonnay, varietà raccolte in anticipo per preservarne acidità, freschezza aromatica e patrimonio aromatico, messi a dura prova dalle elevate temperature.

L'anticipo della maturazione interessa ormai gran parte della Penisola. In Veneto sono già entrate in vendemmia le varietà a ciclo precoce destinate soprattutto alla produzione di basi spumante, mentre sulle colline del Conegliano Valdobbiadene si monitorano quotidianamente i parametri di maturazione della Glera. In Toscana, dove tradizionalmente il Sangiovese viene raccolto tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, il caldo ha accelerato il ciclo vegetativo al punto da ipotizzare un avvio della raccolta già nella seconda metà di agosto per gli appezzamenti più precoci. Un cambiamento che fotografa con chiarezza gli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura italiana.

«Vendemmia 2026 leggermente precoce rispetto alle altre annate grazie alle alte temperature di inizio estate, con una curva di maturazione che permetterà profumi ancora migliori degli anni scorsi» - osserva Sandro Bottega, produttore sulle colline di Refrontolo, nel cuore della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg - .  Secondo il produttore veneto, il decorso climatico ha favorito una maturazione regolare, senza gli sbalzi estremi registrati in altre stagioni, consentendo di preservare il patrimonio aromatico delle uve.

Il quadro nazionale resta però fortemente condizionato dalla scarsità di precipitazioni. Se il clima asciutto ha praticamente azzerato la pressione della peronospora, consentendo di arrivare alla raccolta con grappoli particolarmente sani, dall'altro la persistente siccità rappresenta la principale incognita per le varietà a maturazione tardiva. L'assenza di riserve idriche rischia infatti di compromettere le rese soprattutto nei vigneti privi di irrigazione di soccorso, con effetti differenti a seconda delle aree e della capacità dei suoli di trattenere l'acqua.

 

Tra le regioni maggiormente esposte figura il Piemonte, dove le Langhe affrontano un'estate caratterizzata da precipitazioni estremamente ridotte.
«In Langa non piove dal mese di maggio. Attendiamo un anticipo di vendemmia importante verso la fine di settembre», spiega Gianni Gagliardo, produttore con vigneti distribuiti tra Langa e Roero, patria dei grandi cru del Barolo. In queste condizioni il Nebbiolo, varietà naturalmente tardiva, potrebbe anticipare sensibilmente i tempi di raccolta, mentre cresce l'attenzione verso l'equilibrio tra maturazione fenolica e contenuto zuccherino.

Gli enologi descrivono una stagione che richiederà grande precisione nella scelta del momento della raccolta. Le alte temperature favoriscono infatti un rapido accumulo di zuccheri, ma la vera sfida sarà attendere la piena maturazione dei tannini e delle componenti aromatiche senza perdere freschezza e acidità. Una finestra di raccolta più stretta costringerà molte aziende a un monitoraggio quasi quotidiano dei vigneti, valutando parcella per parcella il momento ideale per intervenire.

Dal punto di vista qualitativo, tuttavia, le indicazioni raccolte nelle principali aree viticole italiane restano incoraggianti. I grappoli si presentano generalmente sani, con limitata pressione delle principali malattie fungine, mentre il potenziale aromatico lascia prevedere vini di buona concentrazione e notevole intensità espressiva, soprattutto per i bianchi e le basi spumante. Più difficile formulare previsioni quantitative: la siccità potrebbe infatti determinare una riduzione delle rese, particolarmente evidente nei vitigni tardivi come Montepulciano, Aglianico e Nebbiolo, la cui evoluzione dipenderà in larga misura dalle eventuali precipitazioni di agosto.

Ma la vera "tempesta perfetta" che il comparto vitivinicolo è chiamato ad affrontare va ben oltre le condizioni meteorologiche. Le circa 241 mila imprese viticole italiane continuano infatti a confrontarsi con una cronica carenza di manodopera qualificata per le operazioni di raccolta, problema che si accentua proprio negli anni in cui l'anticipo della vendemmia concentra il fabbisogno di personale in un arco temporale più ristretto. A questo si aggiungono gli effetti di una burocrazia sempre più onerosa, che secondo le stime del settore sottrae circa 1,6 miliardi di euro l'anno alle aziende, limitandone la capacità di investimento e innovazione.

Sul fronte internazionale pesa inoltre l'incertezza legata al mercato statunitense. Gli Stati Uniti restano il primo sbocco commerciale del vino italiano extra Unione europea, ma le tensioni commerciali e il permanere dei dazi stanno rallentando le esportazioni, aggravando una fase già complicata dal rallentamento dei consumi mondiali e dall'aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti, del vetro e della logistica. Nei primi quattro mesi del 2026 l'export vitivinicolo italiano ha registrato una flessione del 7% in valore, con una contrazione che raggiunge il 15% sul mercato americano.

In questo scenario la vendemmia 2026 rappresenta un banco di prova per l'intera filiera. La qualità delle uve lascia intravedere prospettive incoraggianti e conferma la straordinaria capacità di adattamento della viticoltura italiana ai cambiamenti climatici. Tuttavia, il futuro del settore dipenderà sempre più dalla capacità delle imprese di affrontare non soltanto le sfide agronomiche imposte dal clima, ma anche quelle economiche e commerciali che oggi incidono in misura crescente sulla competitività del vino italiano nei mercati internazionali.


"VinoVip Cortina 2026" chiude con successo la sua quindicesima edizione

Il summit biennale di Civiltà del bere ha riunito sulle Dolomiti i grandi nomi dell'enologia italiana per due giornate di confronto, approfondimento e degustazioni, con la partecipazione di oltre 700 ospiti.

Il futuro del vino italiano passa dalla sua grande tradizione: è questo il filo conduttore che ha attraversato la quindicesima edizione di VinoVip Cortina, il summit biennale ideato e organizzato dalla rivista Civiltà del bere, andato in scena il 12 e 13 luglio in alcune delle location più iconiche di Cortina d'Ampezzo. La due giorni ha riunito sulle Dolomiti alcuni dei più autorevoli protagonisti del vino italiano, alternando momenti di confronto, approfondimento e degustazioni dedicate alle migliori espressioni dell'enologia nazionale.

Il talk show inaugurale, dal titolo "I tenori del vino italiano", ha aperto i lavori con una riflessione sul passato e sul futuro del comparto, mettendo a confronto quattro figure che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. Guidati da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, i protagonisti hanno affrontato i grandi temi che oggi interessano il settore. Si è discusso di come, tra le principali minacce per il panorama enologico, figurano l'impatto climatico (Gaja e Maculan), l'evoluzione dei consumi (Boscaini), nonché l'instabilità dei mercati, il rincaro dei costi e gli ostacoli burocratici (Antinori). È stato inoltre approfondito il tema del consumo giovanile, con un particolare richiamo alla moderazione.

A seguire, è stato consegnato a Marilisa Allegrini, presidente del Gruppo che porta il suo nome, il Premio Khail 2026, riconoscimento intitolato al fondatore di Civiltà del bere e destinato a chi si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo.

La prima giornata è proseguita con l'approfondimento dedicato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, durante il quale Alessandro Torcoli e il direttore del Consorzio di Tutela e Diego Tomasi hanno illustrato le più recenti evoluzioni della denominazione, analizzandone prospettive, sfide e opportunità. In particolare, Tomasi ha approfondito gli effetti dell’aumento delle temperature e della carenza idrica sull'espressione del terroir e le strategie di adattamento intraprese grazie alla raccolta dei dati che ha permesso una proiezione fino al 2100.

A seguire, il foyer dell'Alexander Girardi Hall ha ospitato una degustazione dedicata alle etichette di 23 aziende simbolo del territorio, offrendo agli operatori e agli appassionati un'occasione di approfondimento sulle diverse interpretazioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.

La giornata di lunedì si è aperta all'Hotel de la Poste con il walk-around tasting "I tre volti del Pinot e le loro espressioni", che ha esplorato le caratteristiche di Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero, con particolare attenzione al crescente interesse del mercato verso il Pinot bianco.
È un piacere poter ospitare a Vinovip un banco d'assaggio di questo calibro, che permette di cogliere tutta la ricchezza e la versatilità di questa famiglia di vitigni davvero affascinanti” - ha commentato Torcoli - “dal Pinot bianco, al Pinot grigio, con le sue molteplici sfumature cromatiche, fino al Pinot nero nelle sue diverse interpretazioni stilistiche.”
Ad arricchire il percorso degustativo è stata anche la presenza del Consorzio Tutela Vini Collio, che ha presentato le produzioni di 21 aziende del territorio, insieme ad altre 24 realtà provenienti da tutta Italia.

Nel pomeriggio lo Chalet Tofane ha fatto da cornice al tradizionale Grand Tasting, appuntamento conclusivo della manifestazione che ha visto protagoniste 54 aziende selezionate da Civiltà del bere. Un walk-around tasting che ha permesso agli operatori del settore e agli appassionati di confrontarsi direttamente con i produttori, confermando ancora una volta VinoVip Cortina come uno degli appuntamenti di riferimento del panorama vitivinicolo italiano.

Questa edizione di VinoVip ci ha emozionato particolarmente, perché è stata vissuta nello spirito delle origini, con incontri di alto livello in un’atmosfera irripetibile, con lo scenario delle montagne più belle del mondo” - ha dichiarato Alessandro Torcoli. E così la quindicesima edizione di VinoVip Cortina si è conclusa con oltre 700 ospiti, tra operatori del settore, buyer internazionali, giornalisti e appassionati provenienti dall'Italia e dall'estero, e circa 1200 bottiglie stappate.

 


L'appuntamento con VinoVip tornerà nel 2027 a Forte dei Marmi.

VinoVip 2026: i Protagonisti

Marilisa Allegrini • Andreola • Marchesi Antinori • Argiolas • Banfi • Berlucchi Franciacorta • Bortolomiol • Le Caniette • Castello di Querceto • Cesarini Sforza • Cleto Chiarli • Colli Ripani • Il Colombaio di Santa Chiara • Costa Arènte • Marco Felluga - Russiz Superiore • Fèlsina • Tenute Folonari • Fontanafredda • Fonzone • Nino Franco • Gabe Tenute • Isole e Olena • Kettmeir • Lamole di Lamole • Cantine Lvnae • Maculan • Le Manzane • Masciarelli • Masi Agricola • Mezzacorona • Monte Zovo • Pasqua Vini • Pio Cesare • Planeta • PuntoZero • Rottensteiner • Ruggeri • Tenuta San Guido • Tenuta Sant’Antonio • Sartori di Verona • Tedeschi • Cantina Terlano • Terra Moretti • Tinazzi • Tommasi • Cantina Tramin • Umani Ronchi • Varvaglione 1921 • Velenosi • Villa Bogdano 1880 • Villa Sandi • Vite Colte • Zorzettig • spirits: Castagner •

 

 

 


Agrifest 2026 è la festa del grano di Molini Pivetti per celebrare un decennio di filiera

La sede dello storico Molino di Renazzo, in provincia di Ferrara, si è trasformata per un giorno in una piazza di festa: oltre 60 agricoltori presenti, pizza sfornata al momento, musica dal vivo e la premiazione dei protagonisti della filiera certificata Campi Protetti Pivetti.

Molini Pivetti ha aperto le porte della propria sede di Renazzo (FE) per l'Agrifest 2026, la festa che ogni anno chiude la campagna grano e che quest'anno ha assunto un significato speciale: i dieci anni di Campi Protetti Pivetti, la filiera certificata che rappresenta il fiore all'occhiello del territorio.

L’appuntamento si è tenuto il 7 luglio scorso con oltre 60 agricoltori che vi hanno preso parte, insieme a dipendenti, agronomi, conferitori e operatori del settore, oltre alla famiglia Pivetti. La sede aziendale si è trasformata in una piazzetta vivacemente animata: pizza sfornata sul momento dai tecnici Molini Pivetti, birra, dolci e musica dal vivo hanno accompagnato la serata insieme alla lettura della "zirudela", il tradizionale componimento scherzoso in rima, scritto e recitato in dialetto da uno dei più giovani agricoltori della filiera.

Momento clou della festa è stata la cerimonia di premiazione degli agricoltori della filiera Campi Protetti Pivetti, a cui è stata consegnata una medaglia celebrativa in segno di riconoscimento e appartenenza a un progetto nato nel 2016 per offrire prodotti di origine e qualità tracciate in ogni fase produttiva. Tre i riconoscimenti assegnati: il Premio Qualità e il Premio Filiera, conferiti entrambi all'azienda agricola Pascolone, prima classificata, e il Premio Fedeltà a Vezzani Serse, vincitrice sul podio per il legame duraturo col molino e per aver creduto e contributo al progetto prima ancora del suo avvio.

Campi Protetti Pivetti è il progetto di innovazione agroalimentare più avanzato del territorio. Da dieci anni riunisce gli agricoltori attorno a un disciplinare rigoroso che garantisce qualità e tutela nella selezione e coltivazioni dei grani. È stata la prima filiera a essere certificata dall'ente internazionale CSQA e, con il marchio Campi Protetti Pivetti Sostenibile, una sua parte è oggi riconosciuta e certificata come "sostenibile". Da questo lavoro sono nate le linee di farine 100% emiliane Gran Riserva e Da Agricoltura Sostenibile.

Il progetto poggia su un rapporto costante tra gli agricoltori e gli agronomi di Molini Pivetti oltre ai partner tecnici, come xFarm Technologies, che garantisce il monitoraggio e la tracciabilità in tempo reale di ogni fase agricola; mentre la collaborazione con Yara Italia ha introdotto pratiche avanzate di fertilizzazione, grazie a un piano nutrizionale su misura per il grano tenero.

Per quest'ultima campagna grano, Campi Protetti Pivetti ha coinvolto 40 aziende agricole certificate per un totale di 1200 ettari di grano monitorato e 9000 tonnellate di grano conferito in molino.

La campagna grano 2026 è stata definita un'ottima annata: grano forte, con un buon valore proteico, buoni assorbimenti e stabilità, e valori pressoché nulli di micotossine (DON).
«La qualità del grano è decisamente superiore, sia dal punto di vista igienico sanitario, per i bassi livelli di micotossine (DON), che per il peso specifico, con livelli di contenuto di proteine variabile in base alle caratteristiche del terreno ed epoca di semina, ma comunque molto buono. Siamo soddisfatti» - ha dichiarato Alessandro Zucchi, agronomo e responsabile dei progetti di filiera di Molini Pivetti - .

Il marchio Campi Protetti Pivetti è oggi garanzia della totale salubrità dei grani 100% emiliani, selezionati e coltivati nelle province di Bologna, Modena e Ferrara. Con un approccio radicato su principi etici e orientato alla qualità e al rispetto dell'ambiente, Molini Pivetti continuerà a investire nelle migliori tecnologie guardando al futuro di Campi Protetti Pivetti con l'obiettivo di implementare, insieme agli agricoltori del territorio, un modello di filiera corta, controllata e sempre più sostenibile.

1875 - 2026, oltre 150 anni di farina in opera. Molini Pivetti, azienda di Renazzo in provincia di Ferrara, propone un’ampia scelta di farine di grano tenero fin dal 1875, anno in cui Valente Pivetti costruì il primo molino. Alla quinta generazione familiare, il molino resta l’anima del gruppo, simbolo di solidità e di impegno nel custodire e reinterpretare una tradizione che cambia e si rinnova nel tempo. La ricerca costante della massima qualità e l’introduzione di tecnologie all’avanguardia hanno permesso a Molini Pivetti di diventare un punto di riferimento assoluto dell’arte molitoria. Dal 2021 l’azienda ha racchiuso in un Manifesto di Sostenibilità il proprio impegno per una crescita responsabile e sostenibile attraverso i 4 pilastri di Agricoltura, Territorio, Responsabilità, Squadra. Dopo la presentazione del Report di Sostenibilità negli anni 2022 e 2024, l’azienda ha compiuto un ulteriore e significativo passo del percorso di responsabilità e trasparenza presentando, a dicembre 2025, il Bilancio di Sostenibilità relativo all’anno 2024, un documento che offre agli stakeholder una rappresentazione chiara e oggettiva degli obiettivi strategici di sostenibilità, evidenziando i progressi ottenuti in termini di riduzione degli impatti, uso efficiente delle risorse e miglioramento continuo dei processi produttivi.

 

 


Molini Pivetti SpA
Via di Renazzo, 67
44042 Cento FE
Tel. +39 051900003
www.molinipivetti.it


Padovaland diventa un'isola caraibica: decine di nuove palme per la stagione 2026 e tanto divertimento per tutti!

Dopo la storica acquisizione dei 162.000 metri quadrati dell'area, il parco acquatico di Padova inaugura l'estate consolidando il successo dello Spray Park “Jungle Beach”. Comfort tecnologico agli ombrelloni e offerta green per il “mare dei padovani”, adesso gli ombrelloni si possono prenotare anche via sito web.
Johnny Pozzi, titolare di Padovaland: «Oggi l'area verde offre un'ombra naturale e fresca, pare di essere in un’isola caraibica a due passi dal centro di Padova».
C’è un momento preciso in cui la pianificazione strategica di un’impresa si traduce in un’esperienza sensoriale immediata per il pubblico?

«Padovaland è e rimarrà sempre il mare dei padovani» - risponde il titolare Johnny Pozzi, che prosegue la tradizione avviata trentasette anni fa dal padre Enrico, pioniere in Italia nell'importazione degli scivoli dalla Spagna - «L'acquisto dell'area ci ha dato la stabilità per osare. Dopo lo Spray Park, quest'anno volevamo concentrarci sulla qualità ambientale e sull'illusione visiva: le decine di nuove palme caraibiche che non offrono solo un'ombra naturale e fresca nelle giornate più roventi, ma trasportano l'ospite in un ecosistema totalmente diverso, un villaggio turistico permanente dove staccare dalla routine lavorativa e multitasking della settimana».

Per Padovaland, lo storico parco acquatico di Padova nato nel 1989, quel momento coincide con l’apertura della nuova stagione 2026. Chi varcherà i cancelli del complesso di viale della Regione Veneto in questi primi fine settimana di luglio si troverà immerso in uno scenario radicalmente trasformato: grazie all'installazione di decine di nuove palme d'alto fusto all'interno dell'area verde, il parco sta procedendo con la sua metamorfosi estetica, assumendo a tutti gli effetti le sembianze di un’autentica isola caraibica a due passi dal centro cittadino.

Questa accelerazione sul fronte del paesaggio e del comfort rappresenta la naturale evoluzione della svolta storica avvenuta lo scorso anno, quando la proprietà ha acquistato da Interporto Padova Spa la piena titolarità dei 162.000 metri quadrati della superficie – comprensiva del grande lago della zona industriale e dell’ampio contorno verde – per un valore di 1,3 milioni di euro.

Il restyling esotico della stagione 2026 va a fare da perfetto contorno a “Jungle Beach”, lo Spray Park di ultima generazione inaugurato con numeri da record nell'estate 2025. L'attrazione, interamente dedicata alle famiglie e ai più piccoli, si conferma il cuore ludico del parco con la sua combinazione di giochi d'acqua, fontane, secchi d'acqua a ribaltamento e scenografie che richiamano la savana africana, il tutto adagiato sulla grande oasi di sabbia bianca finissima che ricrea fedelmente l'atmosfera marina in terraferma. Il tutto vicino al bar al Lago, recentemente ristrutturato e pronto a miscelare i migliori cocktail.

Accanto all'estetica, la direzione ha confermato e potenziato i servizi che garantiscono una totale sicurezza e serenità ai bagnanti. A partire da una innovazione tecnologica: basta corse per l’ombrellone, adesso si possono prenotare via App, definendo anche gli orari di arrivo. Qualche altro esempio? Cassette di sicurezza integrate: ogni singolo ombrellone è dotato di un sistema di custodia blindato per permettere ai visitatori di conservare smartphone, portafogli e oggetti personali durante i bagni o i momenti di relax. Confermata anche per questa stagione la Dog Area dedicata, per gli amici a quattro zampe resta attiva, su prenotazione, l'apposita area recintata e attrezzata con sdraio e ombrellone dedicati. Infine, va evidenziata la sostenibilità idrica e green: gli ombrelloni sono realizzati rigorosamente in paglia naturale, mentre l'intero impianto idraulico viaggia a pieno regime grazie al recente rinnovo delle pompe e delle reti di approvvigionamento per garantire il massimo risparmio d'acqua.

Con un'offerta che vanta 20 scivoli iconici – tra cui i celebri Kamikaze, la Treccia, il Toboga, la Pista Blanda e il Twin Slide – Padovaland si presenta ai blocchi di partenza del 2026 non più solo come un punto di riferimento per il tempo libero locale, ma come una vera e propria destinazione turistica capace di attrarre flussi organizzati e visitatori stranieri.

A testimoniare il forte radicamento nel tessuto economico del territorio è anche il rinnovo della storica partnership strategica con il gruppo Alìper: i clienti dei 120 supermercati del marchio della grande distribuzione potranno accedere al parco usufruendo di speciali ingressi agevolati attraverso la raccolta dei punti spesa. Ma non solo, sono state attivate anche altre importanti partnership commerciali per la vendita dei ticket in convenzione con aziende, enti e associazioni del territorio.

 

 

Viale della Regione Veneto 6 Padova
Tel. +39 049 8700130
Aperto tutti i giorni 10:00 / 18:00
www.parcopadovaland.it
Facebook di Padovaland


Arriva “Lavazza Moka Style” il gusto della tradizione in un gesto. Per il lancio, il brand celebra i piccoli riti quotidiani nei mercati di Milano e Genova

Lavazza presenta la nuova miscela in capsule compatibili con macchine Nespresso* Original: tutta l'intensità e l'aroma della moka racchiusi nella semplicità di un gesto. Per il lancio, il brand ha celebrato i piccoli riti quotidiani a Milano l'1 e il 2 luglio (presso il suggestivo Mercato Isola) e prossimamente - il 16, 17 e 18 luglio p.v. - anche nella storica cornice del Mercato Orientale di Genova.

Le nostre giornate non stanno mai ferme: si muovono rapide da un impegno all'altro, sempre di corsa. In questo flusso continuo, cresce il desiderio di pause che non siano semplici interruzioni, ma momenti che ci appartengono davvero, rituali tutti nostri.

Da questo scenario contemporaneo nasce Lavazza Moka Style, tra ritmo veloce e desiderio di tempo di qualità, tra tradizione e bisogni contemporanei. È la promessa di “Tutto il gusto della moka in un gesto”: un gesto semplice che reinterpreta il rituale della moka, capace di regalarci l’aroma familiare di sempre e un momento tutto per noi.

L’innovazione di Lavazza Moka Style è pensata per chi vuole ritrovare l’esperienza sensoriale e l’aroma della moka in una quotidianità contemporanea dove ogni giorno dobbiamo conciliare momenti per noi stessi con ritmi sempre più veloci. Le nuove capsule Lavazza compatibili con macchine Nespresso* Original racchiudono una miscela di pregiate qualità di Arabica e Robusta selezionate. La tostatura è studiata per esaltare le note di cacao, spezie e nocciole, supportando corpo e intensità, per risultare coerente con un profilo sensoriale vicino a quello della moka.

Il consumatore moderno cerca la praticità, ma non vuole rinunciare all’esperienza di gusto della moka tradizionale. Con Moka Style offriamo proprio questo: un ponte ideale tra due mondi, parlando direttamente a chi oggi già alterna la capsula alla moka tradizionale”- dichiara Marco Barbieri, Marketing Director Italy di Lavazza - “Il nostro obiettivo è ampliare l’offerta per i nostri consumatori portando all’interno delle capsule compatibili con macchine Nespresso* Original un territorio di gusto che il consumatore apprezza da anni”.

 

Per presentare questa novità, Lavazza ha scelto una cornice originale, autentica e ricca di vita: il mercato. Uno spazio urbano fatto di relazioni, piccoli gesti e ritualità quotidiane.

In due tappe speciali tutti gli appassionati di caffè non solo potranno degustare il nuovo Lavazza Moka Style, ma saranno guidati alla scoperta del rituale più adatto a loro che verrà rappresentato in una digital postcard. Questo momento personalizzato potrà tradursi nell’ascoltare una playlist musicale, leggere un digital magazine o scoprire consigli ispirati al proprio segno zodiacale, momenti da concedersi per vivere meglio, grazie alla collaborazione speciale con l'astrologa Ginny Chiara Viola di “Una Parola Buona Per Tutti”. Perché anche l’astrologia, come il caffè, è un rito che si rinnova: non serve a prevedere il futuro, ma ad abitare meglio il presente.

Lavazza Moka Style diventa l'abilitatore di un nuovo modo di vivere la pausa caffè: un rito personale, una coccola quotidiana ed evocata con un solo, semplicissimo gesto.

                                                      Le prossime date della consumer activation: Genova: 16, 17 e 18 luglio, nella storica cornice del Mercato Orientale

 

Il viaggio di Lavazza Moka Style continua anche online: il nuovo rito del caffè è infatti protagonista di un racconto social coinvolgente che vede la partecipazione di una selezione di influencer ed esperti di lifestyle, pronti a condividere il proprio personalissimo momento "Moka Style".

* Lavazza non è affiliata né promossa o sponsorizzata da Nespresso

 

 

Il Gruppo Lavazza

Lavazza, fondata a Torino nel 1895, è un'azienda italiana produttrice di caffè di proprietà dell’omonima famiglia da quattro generazioni. Il Gruppo è oggi tra i principali protagonisti nello scenario globale del caffè, con un fatturato di oltre 3.9 miliardi di euro e un portfolio di marchi leader nei mercati di riferimento come Lavazza, Carte Noire, Merrild e Kicking Horse. È attivo in tutti i segmenti di business, presente in 140 mercati, con 9 stabilimenti produttivi in 5 Paesi. La presenza globale è frutto di un percorso di crescita che dura da più di 130 anni e gli oltre 30 miliardi di tazzine di caffè Lavazza prodotti all’anno sono oggi la testimonianza di una grande storia di successo, per continuare a offrire il miglior caffè possibile in qualsiasi forma, curando ogni aspetto della filiera, dalla selezione della materia prima al prodotto in tazza. Il Gruppo Lavazza ha rivoluzionato la cultura del caffè grazie ai continui investimenti in Ricerca e Sviluppo: dall’intuizione che ha segnato il primo successo dell’impresa – la miscela di caffè – allo sviluppo di soluzioni innovative per i packaging; dal primo espresso bevuto nello Spazio alle decine di brevetti industriali sviluppati. Un’attitudine a precorrere i tempi che si riflette anche nell’attenzione dedicata a temi economici, sociali e ambientali, da sempre considerati fondamentali per orientare la strategia aziendale. “Awakening a better world every morning” è il purpose del Gruppo Lavazza, che ha l’obiettivo di creare valore per gli azionisti, i collaboratori, i consumatori e le comunità in cui opera, unendo la competitività alla responsabilità sociale e ambientale.

Luigi Lavazza S.p.A.
Via Bologna 32 Torino
Centralino 011 23981
Servizio Clienti:
Tel. 800.124.535
www.lavazza.it


BOMBAY SAPPHIRE ® presenta Sparkling Lemon, il nuovo formato ready-to-drink

L’ultima novità nella categoria RTD (Ready to Drink "pronto da bere" si riferisce a bevande preconfezionate, prive di preparazione) è un cocktail al limone dal gusto vivace e frizzante in un pratico formato, miscelato con cura secondo gli stessi standard professionali dei bar.


BOMBAY SAPPHIRE® presenta l’ultima novità della gamma ready-to-drink del brand, la lattina di BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon, disponibile in Italia e nel Regno Unito da giugno 2026.

Ispirato al celebre Bombay Sapphire Sparkling Lemon cocktail, il formato pronto da bere da 250ml regala una miscela dal perfetto equilibrio, in cui il gusto agrumato e vivace, ottenuto dalla miscela di limoni mediterranei, incontra il gusto deciso del ginepro e le delicate note speziate del BOMBAY SAPPHIRE® London Dry Gin infuso a vapore; ideale da gustare direttamente dalla lattina fredda o in un bicchiere con del ghiaccio e una spruzzata di limone fresco.

Alla base del BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon RTD c’è il Bombay Sapphire® London Dry Gin, prodotto con 10 botaniche selezionate a mano provenienti da fornitori certificati sostenibili di tutto il mondo e realizzato secondo l’esclusivo processo di infusione a vapore di Bombay Sapphire®. Le sue vivaci note di ginepro e la sua delicata speziatura si uniscono all’infusione di limoni mediterranei, regalando al palato un carattere agrumato e vivace. Il tutto completato da una soda, per un gradevole profilo aromatico. Il risultato è un equilibrio di sapori naturali – allo stesso livello di un cocktail preparato dal proprio bartender di fiducia.

Natasha Curtin, Global VP di BOMBAY SAPPHIRE® commenta: “Il mercato dei Ready-To-Drink continua a guadagnare popolarità, registrando un aumento del 3% nel 2025 (Fonte: IWSR). Con Bombay Sapphire® Sparkling Lemon, la nostra gamma di prodotti ready-to-drink si arricchisce di una vivace alternativa che va ad aggiungersi all'originale Bombay Sapphire Gin & Tonic RTD, offrendo a tutti gli amanti del gin un'opzione fresca, dal gusto agrumato, in un pratico formato”.

BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon è pensato per chi non vuole scendere a compromessi sulla qualità e sulla praticità. Da gustare idealmente con ghiaccio e guarnito da una fetta di limone, oppure direttamente dalla lattina ben fredda.

BEVI BOMBAY SAPPHIRE RESPONSABILMENTE.
©2026. BOMBAY SAPPHIRE E I SUOI SEGNI DISTINTIVI SONO MARCHI REGISTRATI.

Basato su una ricetta che risale al 1761, BOMBAY SAPPHIRE viene realizzato attraverso una combinazione unica di 10 botaniche accuratamente selezionate a mano da fornitori certificati sostenibili provenienti da tutto il mondo.  La distillazione avviene presso Laverstoke Mill, nel sud dell’Inghilterra, attraverso un esclusivo processo di infusione a vapore che estrae delicatamente gli aromi naturali delle botaniche, conferendo al gin il suo caratteristico gusto vivace e versatile. La distilleria ha ottenuto nel 2014 la certificazione “Outstanding” da BREEAM® e, nel 2023, quella del Wildlife Habitat Council per l’impegno nella tutela della fauna e della biodiversità locali. Quest’anno, BOMBAY SAPPHIRE celebra la sua iconica bottiglia blu con la nuova campagna globale “Step Into The Blue”. La campagna globale invita il pubblico a immergersi in un mondo affascinante e blu, celebrando il ruolo del brand nel dare vita alla bellezza di ogni momento. Il brand BOMBAY SAPPHIRE fa parte del portfolio di Bacardi Limited, con sede centrale a Hamilton, Bermuda. Bacardi Limited fa riferimento al gruppo Bacardi, inclusa Bacardi International Limited.
www.bombaysapphire.com


Le Guaite del Gusto a Visso: la “Perla dei Sibillini” propone un ricchissimo programma esperienziale

Nel fine settimana 17-19 luglio una nuova tappa del Grand Tour delle Marche promette un’immersione esperienziale nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini con la manifestazione Le Guaite del Gusto (Il termine "guaite" significa "guardia" o "luogo di guardia" deriva dal provenzale per indicare sia le sentinelle (le persone addette alla sorveglianza) sia le torri o i punti sopraelevati strategici da cui si controllava il territorio).

Sarà proprio Visso (MC) città sede del Parco, ad offrire un ricco palinsesto di esplorazioni, eventi speciali, degustazioni inedite e performance che valorizzano la ricchezza e la magnificenza che storicamente caratterizzano questo incantato lembo d’Appennino.

Si comincia già nella serata di venerdì 17 luglio con lo sfizioso “Aperitrota”, appuntamento goloso che avrà come contesto proprio una troticoltura, dove il pregiato salmonide verrà proposto in modalità giovane e street food. Infatti, l’Alta Valnerina è nota per i suoi impianti di acquacoltura che qui trovano una collocazione ideale grazie alla ricchezza di acque fresche e cristalline che discendono dai monti circostanti.

Molte le iniziative che dal pomeriggio di sabato 18 luglio consentiranno a turisti, amanti della natura e delle identità locali, di vivere intensamente l’ambiente di montagna e l’antica storia di Visso, che in epoca medievale era organizzata in cinque Guaite, per l’appunto, le quali componevano il vasto territorio comunale. In programma un trekking d’alta quota con aperitivo finale in rifugio, l’apertura della nuova sala immersiva e la visita guidata al centro storico. Per famiglie e bambini sono previsti laboratori di arte creativa con tecniche e materiali naturali, insieme a performance e mini-lab artistici.

Alle 18:30 l’appuntamento “Ritorno in Piazza”, aperitivo speciale nella storica Piazza Martiri Vissani per celebrare la montagna attraverso interpretazioni gastronomiche tipiche, ma anche creative. A seguire, cena della tradizioneproposta dalla pro-loco che, insieme ad altre specialità della cucina casalinga, prevede la tipica ed esclusiva pasta  chiamata “le cordelle”.

 

Nella mattinata di domenica 19 luglio, spazio alle attività sportive ed outdoor, con la Visso Bike Experience e con il Forest Bathing denominato “Bagno nei Sibillini”.
Alle ore  10:00 apertura del “Mercatino di montagna”, animato da dimostrazioni dal vivo e da laboratori di creatività manuale, realizzato in collaborazione con Confartigianato.

Alle ore 17:30 va in scena “Lo spettacolo dei Sibillini”, con la partecipazione di Monica Caradonna e Francesco Gasparri, conduttori di Linea Verde RAI.

Per tutto il fine settimana sarà possibile acquistare specialità locali, fare esperienze in fattorie di montagna, visitare acquacolture e assaggiare i piatti del territorio nei locali aderenti, così come approfittare delle invitanti proposte di soggiorno formulate dalle strutture ricettive del posto.

La manifestazione è organizzata dal Comune di Visso e da quest’anno entra a far parte del circuito del Grand Tour delle Marche, promosso da Tipicità ed ANCI Marche.

Info e prenotazioni:
www.tipicita.it


Ritual Club - Le Terrazze: alta cucina, architettura, natura e intrattenimento a Baja Sardinia

Mentre l’estate giunge nella sua fase centrale con le sue mete imperdibili e i nuovi trend, c'è un luogo senza tempo in Sardegna che continua da decenni a ridefinire con la sua identità intatta il concetto di sere estive, fondendo natura selvaggia, intrattenimento e alta cucina: il Ritual Club - Le Terrazze di Baja Sardinia.

Non si tratta di un semplice locale, ma di una storia che merita di essere raccontata.
Nato dal genio visionario di Andres Fiore nel 1970 all'interno di una grotta naturale a Baja Sardinia, il Ritual si presenta come un vero e proprio monumento scavato nella roccia, che fa della vegetazione circostante il suo arredo, in un dialogo costante che parla di rispetto e atmosfere magiche. Leggenda vuole che Andres abbia dormito nella grotta per una settimana prima di mettere a fuoco ciò che questo luogo è poi diventato. Una volta realizzato, il suo castello di granito non ha mai smesso di far risuonare nella notte la sua essenza, accogliendo fin da subito ospiti da tutto il mondo e volti di artisti, intellettuali e celebrità calamitati dalla forte attrazione che questo angolo di Sardegna ha iniziato a suscitare a partire proprio dagli anni ’70.

Oggi il Ritual continua a incantare non solo con il Club notturno, che negli anni ha attraversato tutte le evoluzioni del settore posizionandosi spesso come apripista per nuove tendenze e novità, ma anche grazie a Le Terrazze, il rooftop restaurant sospeso tra granito e macchia mediterranea che offre una delle viste più spettacolari dell'Isola. Con piatti raffinati pensati per soddisfare palati internazionali e allo stesso tempo essere leggeri e delicati, materie prime selezionate tra le eccellenze locali e di tutto il mondo e una scenografia naturale che non ha bisogno di particolari allestimenti, Le Terrazze nascono nel 2019 per iniziativa di Francesca Fiore, figlia di Andres, da oltre 20 anni alla guida di questo luogo che ha saputo far evolvere preservando la visione originaria del progetto voluto dal padre.

 

  

Dalla golden hour al buio della notte, il Ritual Club e Le Terrazze ospitano i visitatori non in un semplice luogo, ma in un’esperienza da vivere e sentire

Per il tramonto perfetto: l'ora ideale per vedere le rocce de Le Terrazze prendere vita attraversando diverse sfumature di colore. Il sole che cala lentamente colora il granito di rosa, arancione e oro, regalando uno dei panorami più romantici d'Italia.

Per una cena sotto le stelle: il ristorante all'aperto propone un viaggio gourmet che unisce la tradizione sarda a contaminazioni contemporanee. Ma prima che nel piatto, una cena a Le Terrazze inizia assaporando il profumo della vegetazione mediterranea intorno e godendo del cielo stellato come soffitto.

O per l'esclusività della notte: dopo la cena, l'atmosfera si trasforma giù, nel Ritual Club, che continua a ridefinire il concetto di intrattenimento notturno, fondendo l'atmosfera quasi mistica e ancestrale del luogo con la musica dei resident dj.

 

 

Ritual Club - Le Terrazze Baja Sardinia
Arzachena SP 59 per Porto Cervo
Tel. +39 0789 177 6677
Ristorante: reservation.terrazze@ritual.it
Club: reservation.club@ritual.it

 


C'è un nuovo modo di vivere la Romagna quest'estate!

Parte ufficialmente A SPASS – Discover Romagna by Bus, il progetto promosso da Visit Romagna e Start Romagnache, dal 3 giugno al 10 settembre 2026, trasforma il bus in uno strumento di esplorazione autentica del territorio romagnolo. Non un semplice servizio di trasporto, ma un sistema integrato di escursioni guidate che unisce mobilità sostenibile, cultura, enogastronomia, natura e tradizioni locali in un'unica esperienza accessibile a tutti.​
Ogni mercoledì e giovedì sali a bordo e lasciati guidare alla scoperta di una Romagna fatta di storie, sapori, natura e incontri. Ogni viaggio è pensato per farti vivere il territorio senza pensieri, con il giusto mix di cultura, relax e divertimento.

PARTENZE DA: CATTOLICA - MISANO ADRIATICO – RICCIONE – RIMINI -
BELLARIA - IGEA MARINA - GATTEO MARE – CESENATICO -
CERVIA - MILANO MARITTIMA – LIDI RAVENNATI - LIDI DI COMACCHIO –

 

La Romagna che non ti aspetti, in un unico pass

A SPASS è molto più di una gita: è un modo nuovo, semplice e sorprendente di vivere la Romagna. Un’esperienza autentica, curiosa e divertente che ti porta dalla costa alle aree interne, tra borghi storici, rocche panoramiche, valli verdi, parchi naturali e tradizioni locali.

Il nome racconta già tutto: "andé a spass" in dialetto romagnolo significa passeggiare senza fretta, lasciarsi guidare dalla curiosità. Un invito a scoprire il territorio in modo lento, genuino e memorabile.

Pensato per il turista di oggi
A SPASS nasce da un'osservazione concreta: sempre più viaggiatori raggiungono la Riviera Romagnola in treno o in aereo, scegliendo consapevolmente di non usare. Il progetto risponde esattamente a questa esigenza, offrendo una soluzione completa, organizzata e sostenibile.
Guide specializzate, accompagnatori in lingua per i turisti stranieri, un calendario ricco e variegato: A SPASS è pensato per essere scelto senza esitazioni, anche da chi non conosce il territorio e vuole viverlo senza pensieri.
Il progetto si integra inoltre con lo SmartPass e il Rail SmartPass di Start Romagna (titoli di viaggio per usare liberamente bus e treni regionali durante tutta la vacanza) trasformando ogni soggiorno in un'esperienza di mobilità davvero libera e consapevole.​

Un pass, cento possibilità
Con un unico ticket, a partire da 25 euro a persona e convenzioni dedicate alle famiglie, i visitatori hanno accesso a un programma di 100 escursioni verso 40 destinazioni distribuite lungo le vallate protagoniste del progetto: Valconca, Valmarecchia, Valle del Rubicone, Valle del Savio, Valle del Montone, Bassa Romagna, Valle del Lamone, Valle del Bidente, Valle del Senio e, naturalmente, il Parco del Delta del Po.

Due appuntamenti a settimana con formati diversi: itinerari di mezza giornata, uscite preserali, experience serali e giornate intere, pensati per adattarsi ai ritmi e ai desideri di ogni tipo di viaggiatore:

Dal 3 giugno al 10 settembre 2026
Ogni mercoledì e giovedì
Orari:   mattino (9.00 – 13.00) -  pomeriggio (18.00 – 23.00) - sera (20.30 – 00.30)
Giornata intera (9.00 – 18.30)

Luoghi di partenza: Lidi di Comacchio, Lidi Ravennati, Cervia, Cesenatico, Gatteo Mare, Bellaria Igea Marina, Rimini nord, Rimini sud, Riccione, Cattolica e Misano Adriatico.

Programma completo su visitromagna.it — sezione A SPASS.

Una rete che fa sistema
A SPASS non è un'iniziativa isolata. È il risultato di una collaborazione ampia tra Visit Romagna, Start Romagna, la Regione Emilia-Romagna, i Comuni coinvolti, le Camere di Commercio di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Ferrara, e i Gruppi di Azione Locale Delta 2000, L'Altra Romagna e Valli Marecchia e Conca. Un sistema che lavora insieme per offrire ai visitatori qualcosa di più di una vacanza: un incontro autentico con un territorio straordinario.

Il Delta del Po: un paesaggio che non si dimentica
Riconosciuto Patrimonio UNESCO e zona umida tra le più importanti d'Europa, il Parco del Delta del Po è una delle destinazioni simbolo del progetto. Il caratteristico centro storico di Comacchio e le sue suggestive Valli diventano palcoscenico di un'esperienza condivisa che emoziona.

SCOPRI GLI APPUNTAMENTI A COMACCHIO:
Parco del Delta del Po e Comacchio. La piccola Venezia del Delta
Un universo di biodiversità, da osservare ad ogni passo. Riflessi dei canali, fascino dei casoni da pesca, e sapori autentici del Delta del Po

La mattina inizia con una piacevole passeggiata a Comacchio tra canali e scorci pittoreschi, ammirando i suoi luoghi più celebri come il Trepponti, il Ponte degli Sbirri, l’Antico Ospedale degli Infermi, immergendosi nelle atmosfere senza tempo del centro storico.
Si prosegue poi verso le Valli di Comacchio, un ambiente naturale di straordinaria bellezza, per una suggestiva navigazione tra specchi d’acqua e antichi casoni da pesca, testimonianza viva delle attività di un tempo.
Durante il percorso si può ammirare la ricca avifauna che popola questo straordinario ecosistema, in particolare la numerosa colonia di fenicotteri rosa. Al termine è prevista  una degustazione di prodotti tradizionali in una location unica nel cuore delle Valli di Comacchio.

Servizi inclusi
- Guida in italiano ed inglese
- Navigazione
- Degustazione di prodotti locali

Quando

11 e 24 giugno
9 e 15 luglio
5 agosto
9 settembre

Orario
Dalle 9:00 alle 13 circa

Punti di partenza
Lido Estensi - Fermata bus Viale dei Tigli, ore 9:00
Porto Garibaldi - Fermata bus Viale dei Mille, ore 9:10
Lido Nazioni - Camping Tahiti Viale Libia 133°, ore 9:20

Costo

Infant (0-2 anni): gratuito
Bambino (fino a 12 anni): 15.00 EUR
Adulto: 25.00 EUR

Biglietto Famiglia:
per 1 adulto + 3 bambini paganti (bambini da 2 a 12 anni): 55.00 EUR
per 2 adulti + 2 bambini paganti: 65.00 EUR
per 2 adulti + 3 bambini paganti: 80.00 EUR

Comacchio e Parco del Delta del Po. Una città sull’acqua​​

Un viaggio tra ponti monumentali, antiche manifatture e i sapori autentici che raccontano l’anima del Delta

Durante una piacevole passeggiata lungo il centro storico di Comacchio si potranno ammirare i luoghi più iconici della città: il Trepponti, il Ponte degli Sbirri, l’Antico Ospedale degli Infermi, la Loggia del Grano e la Cattedrale di San Cassiano.
Si prevedrà la visita al Museo Delta Antico, dove il percorso espositivo ricco di reperti originali e installazioni multimediali e sensoriali accompagnerà il visitatore in un viaggio dalla civiltà etrusca di Spina all’epoca romana fino all’Altomedioevo.
Il percorso terminerà con la visita alla Manifattura dei Marinati, cuore delle tradizioni locali, con la sua spettacolare “Sala Fuochi” che racconta l’antico ciclo di lavorazione dell’anguilla.
Si terminerà con una degustazione di marinati prodotti all’interno della fabbrica.

Servizi inclusi
- Trasporto
- Guida in lingua italiana ed inglese
- Ingressi ai musei: Museo Delta Antico e Manifattura dei Marinati
- Degustazione presso Manifattura dei Marinati

Quando

3 e 17 giugno
1 e 30 luglio
13 e 26 agosto

Orario
dalle 9.00 alle 13.00 circa

Punti di partenza
Marina di Ravenna - Lungomare presso Rivaverde Easy Camping Village
Punta Marina Terme - Camping Adriano Family Collection
Ravenna Centro - Piazzale Aldo Moro (autostazione)​

Costo
Infant (0-2 anni): gratuito
Bambino (fino a 12 anni): 15.00 EUR
Adulto: 25.00 EUR

Biglietto Famiglia:
per 1 adulto + 3 bambini paganti (bambini da 2 a 12 anni): 55.00 EUR
per 2 adulti + 2 bambini paganti: 65.00 EUR
per 2 adulti + 3 bambini paganti: 80.00 EUR

 

 


Viale A. Manzoni, 6
Lido degli Estensi (FE)
Tel. +39 0533 307030
www.visitcomacchio.it


Bologna apre il viaggio di Agrofutura: due giorni per immaginare il domani dell'agroalimentare

Bologna torna al centro del dibattito sul futuro dell'agroalimentare italiano. È dalle Due Torri che riparte Agrofutura, il festival promosso da Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, che inaugura il tour nazionale 2026 con una due giorni dedicata a innovazione, sostenibilità, cultura del cibo e valorizzazione del territorio. Un appuntamento che mette in dialogo istituzioni, imprese, ricerca, produttori e cittadini, con un programma ricco di incontri, laboratori, degustazioni e momenti di confronto aperti gratuitamente al pubblico su prenotazione.

Il cuore della manifestazione pulsa tra Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna, e la serra allestita in piazza Minghetti, collegati simbolicamente dal Green Carpet, l'installazione vegetale che accompagna i visitatori lungo il percorso del festival. Un filo verde che racconta l'ambizione di Agrofutura: costruire un ponte tra tradizione e innovazione, coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori ma l'intera comunità.

Ad alzare il sipario sull'edizione 2026 è stata la Business Conference ospitata nella Sala della Cultura di Palazzo Pepoli. Un laboratorio di idee pensato per mettere attorno allo stesso tavolo politica, finanza, università e imprese della filiera agroalimentare. Al centro della riflessione il ruolo di Bologna come polo dell'innovazione e le strategie per affrontare le grandi sfide del comparto: dalla transizione ecologica all'accesso al credito, fino alla formazione delle competenze necessarie per accompagnare il cambiamento.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti dell'assessore comunale all'Agricoltura Daniele Ara, seguiti dagli interventi dell'eurodeputato Stefano Cavedagna e della segretaria alla Presidenza della Regione Emilia Romagna Manuela Rontini. A offrire uno sguardo originale sul rapporto tra uomo e natura è stata l'antropologa ed etnobotanica Valeria Margherita Mosca, prima dell'avvio dei tavoli tecnici dedicati ai temi più strategici del settore.

Tra i protagonisti della mattinata anche il rettore dell'Alma Mater Giovanni Molari, che ha posto l'accento sulla formazione e sulla valorizzazione del talento come leve decisive per la competitività dell'agricoltura italiana. Marco Lazzari, responsabile del servizio Agri Banking di Bper Banca, ha invece approfondito il tema dei finanziamenti e degli strumenti economici indispensabili per sostenere gli investimenti delle imprese agricole.

 

Il confronto si è poi allargato alle esperienze del mondo produttivo. Davide Campagna, wellness creator e imprenditore digitale, ha raccontato il cibo come elemento capace di unire sport, salute e viaggio. Sul palco si sono alternati anche Claudio Pennucci di Inalca-Gruppo Cremonini, Paolo Bruni, presidente di Cso Italy, Massimo Cristiani, presidente del Consorzio Selenella e Manuela Pirazzini dell'Associazione nazionale delle Donne dell'Ortofrutta, mentre Claudia Rivadi Sanseverino ha guidato un approfondimento dedicato alla cultura del vino.

Tra gli appuntamenti più attesi, il dialogo tra lo chef Carlo Cracco e Filippo Polidori, amministratore delegato di Polidori & Partners, che hanno spiegato come la qualità delle materie prime emiliano-romagnole rappresenti il punto di partenza per fare impresa, innovare e competere sui mercati.
La materia prima è fondamentale. Per noi è importante riuscire a trasmettere all’interno di una ricetta semplice o complessa un messaggio e un ricordo o un qualcosa che rimanga nel tempo – afferma Cracco -. In un ragù alla bolognese non puoi tanto andare fuori ‘dall’originale’. Quello che è fondamentale, nel mio caso, è riuscire a dargli un tocco vegetale per alleggerire tutta la parte di proteina… e l’alloro è buono e l’abbiamo usato bene….”.
Ma Agrofutura guarda anche al grande pubblico. In piazza Minghetti apre infatti Casa Carlino, una serra trasformata in spazio di incontro con talk, corsi tematici, degustazioni guidate e una nuova area dehors che permette di vivere il festival anche all'aperto. All'interno di Palazzo Pepoli debutta invece la Podcast Station, il nuovo format editoriale che ospita interviste dal vivo e contenuti destinati alle piattaforme digitali del network QN.

 

«Con Agrofutura vogliamo dare continuità a un racconto collettivo e necessario sull'agroalimentare italiano – ha spiegato Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Luce! –. Ripartiamo da Bologna forti dei risultati della prima edizione, con l'obiettivo di costruire un festival ancora più aperto, inclusivo e capace di vivere la città anche nelle ore serali».

Dopo il debutto bolognese, il festival proseguirà il suo viaggio facendo tappa a Pesaro, Perugia, Firenze, Messina e Cremona, confermando la volontà di creare una rete nazionale dedicata al futuro dell'agricoltura e dell'agroalimentare. Un percorso che punta a raccontare un settore in continua evoluzione, dove innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle eccellenze territoriali rappresentano le chiavi per affrontare le sfide dei prossimi anni.

 

N.B. Per partecipare alle attività di Agrofutura – a ingresso gratuito – basta cliccare sull’apposito pulsante all’indirizzo: quotidiano.net/agrofutura2026

 


Il Grand Tour delle Marche fa tappa a Castignano con “Percorso diVino” - new entry nel circuito promosso da Tipicità e ANCI Marche -

Quando il sole carezza le dolci colline e lo sguardo si spinge fino al Monte Conero, Castignano (AP) si mostra nel suo panoramico ruolo di terrazza naturale affacciata sulle Marche. È in questo scenario, nel cuore di Piazza San Pietro, che venerdì 3 luglio prende il via “Percorso diVino”, nuova tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito promosso da Tipicità e ANCI Marche che racconta l’anima autentica della regione attraverso esperienze, comunità e produzioni identitarie.

Ad inaugurare la manifestazione sarà “Orizzonte diVino”, un brindisi-talk al tramonto che accompagnerà ospiti, appassionati e visitatori in un viaggio tra paesaggio, cultura e vitivinicoltura, offrendo uno sguardo privilegiato sul futuro del territorio e sulle sue eccellenze.

Percorso diVino” è un vero e proprio itinerario esperienziale dedicato al mondo del vino piceno: un percorso tra calici, incontri con i produttori, specialità gastronomiche di strada, degustazioni guidate, cene esclusive e momenti musicali diffusi, pensato per coinvolgere turisti, gourmet e wine lover in un’atmosfera autentica e contemporanea.

L’evento animerà fino alla serata di sabato 4 luglio l’intero borgo di Castignano, suggestivo centro medievale posto in posizione panoramica tra le vallate del Tesino e del Tronto. Le sue origini affondano nell’epoca romana, mentre il tessuto urbano conserva ancor oggi le testimonianze del ruolo strategico svolto nel Medioevo quale importante polo agricolo e commerciale del Piceno.

Castignano è inoltre la patria dell’Anice Verde, riconosciuto Presidio Slow Food, coltivazione identitaria dalla quale nascono la celebre “anisetta ascolana”, liquori, tisane, prodotti dolciari e preparazioni gastronomiche. Un patrimonio agricolo e culturale che oggi si esprime anche attraverso visite ai campi in fioritura, percorsi didattici ed esperienze di turismo rurale.

Il borgo custodisce anche due tradizioni uniche nel panorama nazionale. La prima è Templaria, una delle rievocazioni storiche più affascinanti e coinvolgenti del centro Italia che valorizza l’antico legame con la cultura templare; si svolge ogni estate nel borgo storico, trasformando le sue vie in un autentico teatro a cielo aperto con spettacoli di fuoco, musica, convegni, mostre e taverne con menù medievali. Il festival si tiene tradizionalmente nel mese di agosto. Nello specifico, per il 2026, l'evento è in programma dal 17 al 21 agosto.

La seconda tradizione è “Li Moccule”, suggestivo rito di chiusura del Carnevale derivato dalla tradizione della Roma pontificia. La sera del Martedì Grasso, le luci pubbliche si spengono e un fiume di lanterne (antica tradizione di luminarie artigianali, sopravvissuta in questo borgo marchigiano dopo essere scomparsa dall'antico Carnevale Romano) che attraversa le vie del paese al ritmo della Catubba, antico tamburo della tradizione locale, dando vita a una celebrazione rimasta pressoché unica in Italia.

Organizzato dalla Pro Loco di Castignano con il sostegno del Comune, Percorso diVino entra quest’anno a far parte del Grand Tour delle Marche, rafforzando il ruolo del borgo come destinazione capace di coniugare paesaggio, cultura, produzioni di eccellenza e accoglienza esperienziale.


Per informazioni:
www.tipicita.it


La Guida del Gambero Rosso, al traguardo dei dieci anni, celebra le 77 migliori gelaterie italiane

In un settore che vale 5 miliardi di euro sono 39.000 punti vendita dedicati al gelato, oltre 9.200 le gelaterie specializzate mentre i restanti, sono bar e pasticcerie. La Lombardia è la regione con più laboratori (circa il  del totale) seguita da Veneto ed Emilia Romagna. Tra i capoluoghi, Roma guida la classifica nazionale per numero di attività (quasi 1.400) seguita da Napoli, Milano e Torino. Tra le Guide del Gambero Rosso presentate recentemente a Napoli - per la prima volta ripensate in una formula digital first con contenuti più accessibili, consultazione più immediata e una nuova esperienza di lettura pensata per accompagnare appassionati e professionisti anche online - siamo stati attratti dalla Guida più golosa… quella alle Gelaterie d'Italia 2027 che, stavolta ha assegnato i fatidici “Tre Coni” a 77 sulle583 selezionate

che celebrano con il giusto tributo alla qualità assoluta e alla maestria artigianale, la passione e l’innovazione in  un settore che sa valorizzare i prodotti del territorio, trasformando ogni assaggio in un’esperienza sensoriale/culturale unica.

Il settore del gelato in Italia vale 5 miliardi di euro, con 39.000 punti vendita di cui oltre 9.200 gelaterie specializzate, concentrati principalmente in Lombardia (con il 16,8% dei laboratori totali) seguita da Veneto e Emilia Romagna. Roma (con 1400 attività) e Napoli è in testa tra i capoluoghi. La Guida Gelaterie d'Italia 2027 del Gambero Rosso ha assegnato i "Tre Coni" a 77 eccellenze su 583 selezionate, tra quelle che offrono un’esperienza sensoriale/culturale unica. Dai laboratori storici alle realtà più giovani e d'avanguardia, l’Italia si conferma la capitale mondiale della "sottozero" d’autore. Non esiste un numero definito e ufficiale di gusti di gelato, poiché sono potenzialmente infiniti. Si stima che, combinando la fantasia dei maestri gelatieri e gli ingredienti locali, esistano circa 600 gusti nel mondo, che spaziano dai grandi classici alle creazioni gastronomiche più bizzarre. La suddivisione grossolana, è tra quelli alla frutta, che se realizzati con materie prime fresche hanno un discreto contenuto di antiossidanti e vitamine e quelli alle creme, con più proteine e calcio. Incredibilmente c’è pure il gelato più salutare in assoluto è il sorbetto alla frutta (realizzato senza zuccheri aggiunti) o il gelato artigianale a base di yogurt e frutta fresca. Essendo privi di panna e latte vaccino, risultano poveri di grassi saturi e facilmente digeribili.

Sono queste le migliori gelaterie d'Italia secondo il Gambero Rosso

Nel 2016 la Guida selezionava 300 gelaterie; oggi, su quasi il doppio delle strutture censite, sono 77 quelle che portano a casa i “Tre Coni”. In un mercato dove il termine “artigianale” non è sempre sinonimo di eccellenza, un grande gelato deve essere trasparente, naturale, contemporaneo e frutto di tecnica, ricerca e responsabilità. Proprio il senso di responsabilità è l'elemento che più contraddistingue i grandi maestri del settore. Si tratta di un impegno concreto verso un pubblico trasversale: il gelato non è un prodotto di lusso o esclusivo — anche se a volte i prezzi possono farlo pensare — ma deve essere un piacere alla portata di tutti.

LE 77 GELATERIE PREMIATE CON TRE CONI

A testimonianza di una scena dinamica e competitiva, cresce la qualità media del gelato: la selezione premia chi investe in materie prime, personale, ricerca, tecnica e trasparenza, non chi rincorre mode e standardizzazioni. I locali – perché sono le attività nella loro interezza, dal prodotto al servizio, fino all’ambiente, a essere recensite – come sempre vengono valutati con il “sistema dei Coni”, fino ai prestigiosi “Treassegnati alle eccellenze assolute. Un metodo, sviluppato in 40 anni di storia, che il Gambero Rosso applica a tutte le sue pubblicazioni, calandolo in modo specifico nelle diverse materie gastronomiche. La Lombardia predomina in guida sia per numero di attività recensite – e questo è uno specchio proporzionale dei numeri complessivi di botteghe sul territorio – sia per gelaterie premiate, seguita da Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio. Sono 77 le gelaterie insignite dei Tre Coni quest’anno, in crescita rispetto al 2025. Tra i nuovi ingressi in vetta alla classifica, attività recenti o storiche, in ogni parte d’Italia, a testimoniare la cultura diffusa e radicata del gelato sulla Penisola: Papalele (Torino), Gelatina (Genova), Nano Labo (Camalò di Povegliano), Gelateria Da Simone (Noale), Biancamenta (Porto Recanati), Gelaterie Naturale Demetra(Assisi), Il Giubileo (Riccia), Crivella (Sapri), Gelizioso (Sarno), Emilio (Maratea) e Liparoti (Trapani).

I Premi Speciali

Non mancano i premi speciali dedicati ai talenti emergenti e alle realtà più innovative del panorama italiano: la Novità dell’Anno è The Rag, giovane insegna irpina guidata dal talentuoso Gian Paolo Capaldo. Va all’artigiana toscana Eleonora Prinzi, della gelateria Ele Gelati e Granite di Lucca, il premio speciale Hiber Gelatiere Emergente.

Tre insegne che sperimentano con coerenza sugli abbinamenti creativi tra dolce e salato meritano il Premio Speciale Iceteam 1927 Cattabriga Miglior Gelato Gastronomico: si tratta di 100% Naturale (Sestri Levante e Chiavari), di Capodilatte (Vicenza) e di Scilò Gelateria Contemporanea (Chieti). Mentre il Premio Speciale Agrimontana Gelato e Territorio illumina tre gelaterie che interpretano magistralmente il genius loci: Lolla Gelato (Viterbo e Bolsena), Gasparotto (Lacco Ameno) e Bar Ettore (Locri).

Altri due i nuovi riconoscimenti che abbiamo fortemente voluto in questa edizione: il premio speciale Inalpi Gambero Rosso 40 anni (è il nostro compleanno!), dedicato ad alcuni gelatieri che hanno segnato la storia del comparto: Alberto Marchetti, Giancarlo Timballo, Corrado Sanelli, Gianfrancesco Cutelli, Sergio Dondoli, Claudio Torcè e Antonio Cappadonia. Ognuno di loro, chi per visione tecnica, chi per capacità di divulgazione, chi per attitudine nel fare rete, merita l’applauso in un anno così importante per la nostra casa editrice.

Dulcis in fundo, il premio speciale Valrhona La Gelateria dell’Anno, all’insegna che condensa il meglio di un settore dalla lunga storia e dal luminoso futuro: qui arriviamo alle pendici dell’Etna, alla gelateria pasticceriaSanto Musumeci di Randazzo. Un’insegna che fa virtù di una preziosa eredità familiare e che, grazie al lavoro illuminato di Giovanna Musumeci, incarna quanto di meglio la gelateria contemporanea possa rappresentare, senza snaturarsi.

Le Migliori Gelaterie d’Italia 2027 -  Gambero Rosso - pagg.392

 

 



Il Gruppo FINI propone alla stampa enogastronomica una dolcissima esperienza sul campo a Ravarino

Dall’albero al vasetto (rigorosamente in vetro trasparente) per documentare un'idea di comunicazione “operativa”. L’"Amarena Day" è un’iniziativa dell'Ufficio Marketing del Gruppo FINI S.p.A., pensata per mostrare dal vivo l’eccellenza produttiva dello stabilimento di Ravarino con una strategia di comunicazione che parte proprio dal campo.
Il Gruppo modenese opera su due fronti: la pasta fresca e secca ripiena (tortellini, tortelloni, ravioli e cappelletti) a brand “FINI” e “Mastri Pastai Bettini” e le conserve alimentari (passate, sughi, pesti) e confetture, con il marchio “Le Conserve della Nonna”. Qualche numero? Il Gruppo FINI S.p.A., storica azienda (dal 1912) fattura circa 67 milioni di euro (quasi il 60% solo con Le Conserve della Nonna) con un organico che varia tra i 100 e i 200 addetti concentrati in piena stagione per la lavorazione del pomodoro (da metà giugno a settembre) nel polo di Ravarino (MO). Il marchio nasce a inizio secolo scorso nella provincia di Modena, una terra ricca di valori e di tradizioni tramandate di generazione in generazione. Il brand è di proprietà del Gruppo FINI S.p.A., controllato dalla finanziaria italiana Holding Carisma (dottor Giovanni Cagnoli titolare di altre 25 aziende con un consolidato superiore ai 400 milioni di euro e più di 2000 dipendenti).
Tornando alle “conserve”, la ciliegia, cultivar/ecotipo locale è spesso confusa con la Prunus cerasus, la vera Amarena Brusca di Modena che ha ottenuto il riconoscimento IGP - Indicazione Geografica Protetta -  (poiché prodotto tipico del territorio modenese); è frutta molto produttiva e perfetta per la trasformazione in confetture e composte (la differenza sta nella percentuale di frutta e nella quantità di zuccheri). Confettura: contiene almeno il 35-45% di frutta. La quantità di zucchero (o zuccheri totali) è più alta, superando solitamente il 45%. Il sapore è molto dolce e la consistenza è densa e gelatinosa. Composta: contiene un'altissima percentuale di frutta, che va dal 65% fino all'80-90%. Ha una quantità di zuccheri molto inferiore. Il sapore è più fresco e naturale e la consistenza risulta meno densa, più simile a quella della frutta passata.
A titolo informativo, riportiamo anche la definizione di “marmellata” che è una conserva alimentare gelificata di soli agrumi, acqua e zucchero, che per legge deve contenere almeno il 20% di frutta. Pur essendo spesso confusa nel linguaggio comune con confetture o composte, è regolata da una precisa distinzione normativa.
L'amarena, grazie al suo sapore marcato si distingue per precise caratteristiche scientifiche e gastronomiche: è più piccola e sferica, ha una polpa soda, è meno zuccherina e presenta un sapore marcatamente aspro, acidulo e con un retrogusto amarognolo. Come detto, è perfetta per confetture, sciroppi (le classiche amarene sciroppate Fabbri) liquori (come il maraschino) e per l’utilizzo in pasticceria. Invece la ciliegia comune (frutto del Prunus avium) è più grande, tondeggiante o a forma di cuore, con un colore che varia dal rosso chiaro al rosso scuro; è dolce, carnosa, succosa e ricca di zuccheri, ideale per il consumo fresco o per preparare dolci soffici e torte. Per il processo di produzione della confettura, proprio in Emilia Romagna, il miglior periodo per la raccolta delle amarene va da metà giugno a tutto il mese di luglio, a seconda dell’esposizione (continentale) climatica e della specifica varietà. I frutti sono pronti per essere staccati dal ramo quando raggiungono il colore rosso vivo, intenso o tendente al violaceo. Adesso!

Per l’evento “Amarena Day”, l’Azienda ha invitato giornalisti enogastronomici, esperti di food marketing, nutrizionisti e blogger, coinvolgendoli quali “testimoni oculari” per seguire l’intero processo produttivo, dalla raccolta e cernita della frutta nel momento del perfetto grado di maturazione (per garantire l’apporto ideale di zuccheri e pectina naturali) tramite scuotimento degli alberi, dopodiché (scartati i frutti acerbi o danneggiati) le ciliegie raccolte sono immesse in piccole vasche con acqua a temperatura controllata (12-16°C) e inviate allo stabilimento di Ravarino, dove dopo un’ulteriore e rigorosa selezione visiva, avviene il lavaggio: i frutti vengono ripuliti accuratamente da ogni residuo e portati (tramite nastri trasportatori) alla mondatura, eliminando piccioli, foglie e noccioli. Tramite apposite macchine, la frutta è tagliata e cotta – cottura sottovuoto in colonna a temperature ridotte (40-60°C) per preservare aromi e profumi originari, fino alla corretta consistenza – poi viene aggiunto zucchero e succo di limone (per regolarne l’acidità). Quanto resta dalla cottura viene “gelificato” (processo chimico-fisico in cui il tutto si trasforma in gel, passando dallo stato fluido al semisolido). Il processo si conclude con la fase del confezionamento (invasamento) – con la confettura che ancora calda viene inserita (a circa 80-85°C) in vasetti di vetro precedentemente sanificati in acqua bollente e sigillati con capsule nuove, lasciando uno spazio di testa di 1-2 cm dal bordo per favorire la formazione del sottovuoto durante il raffreddamento. È, prima con la pastorizzazione (immersione in acqua bollente per 20-30 minuti, che garantisce la conservazione sicura a lungo termine) e, subito dopo, con il controllo qualità (che verifica l’assenza del classico “clic clac” del tappo e la perfetta tenuta del sottovuoto) che i vasetti, ben chiusi e raffreddati, si possono portare in tavola – in totale sicurezza – con tutto il sapore della tradizione di una volta (…della Nonna).

Tale procedura produttiva si verifica e ripete da anni e anni (solo l'evoluzione tecnologica è andata di pari passo con i tempi) ma allora, perché chiamare “fior fiore” di professionisti ad assistere a cotanto show?
L’obiettivo è quello di fare raccontare ai giornalisti intervenuti, l’esperienza vissuta in prima persona, tramite storytelling efficaci — su carta stampata, web e TV — fungendo così - loro - da “testimoni” tra il mondo della produzione e i consumatori finali. Ma questa strategia di comunicazione non si limita a informare: la risposta del pubblico — positiva o negativa — orienterà le scelte future dell’Azienda e contribuirà a definire i trend di mercato. L’evento Amarena Day si conferma un perfetto frutto del marketing operativo del Gruppo FINI, ben congegnato per trasformare un processo produttivo in diverse storie capaci di raggiungere e coinvolgere i fruitori finali.

Terminato il processo di produzione, è il momento delle verifiche: la degustazione.

Le composte e le marmellate seguono le regole classiche dell’analisi sensoriale: si valuta la qualità della materia prima in un ambiente a luce naturale e si effettua l’analisi organolettica che si articola in esame visivo, su sfondo bianco per colore e consistenza; esame olfattivo, per intensità aromatica e freschezza; esame gustativo, a temperatura ambiente (18-20°C) per bilanciamento tra dolcezza, acidità, struttura e persistenza, e infine, pulizia del palato, con acqua o mela verde. Il prodotto deve presentare caratteristiche vivide e naturali, prive di note ossidate, fermentate o eccessivamente caramellate, garantendo un sapore persistente. Questa procedura garantisce una valutazione sensoriale oggettiva.

Sì ma… come deve essere la confettura di amarene dell’Emilia?
Grazie alla raccolta nel momento migliore della maturazione, alla lavorazione eseguita seguendo il metodo tradizionale e per ricreare il sapore autentico (il caratteristico gusto asprigno delle amarene rimane inalterato anche dopo la lunga cottura della frutta) si segue la ricetta classica (…della Nonna) in rapporto 1:1 (1 kg di frutta e 1 kg di zucchero per una conservazione sicura e una consistenza densa) aggiungendo solo succo di limone per esaltare la pectina naturale della frutta.

La nutrizionista presente – dott.ssa Samantha Biale – precisa che 100 g di confettura di amarene contengono zucchero, gelificante: pectina da frutta (che serve come addensante naturale) e acidificante: acido citrico (che equilibra il gusto e funge da correttore di acidità). Valori nutrizionali medi (per 100 g): frutta fresca al naturale: ~42–50 kcal; Carboidrati: ~10–12 g; Proteine: ~0,5–1 g; Grassi: ~0 g.
Confettura con zucchero: la bollitura concentra gli zuccheri naturali e l’aggiunta di zucchero fa impennare i carboidrati, portando a un apporto calorico e glicidico molto più alto. Valori: ~180–260 kcal; Carboidrati: ~45–63 g; Proteine: ~0,4–0,8 g; Grassi: ~0 g.
Infine la confettura di amarene de Le Conserve delle Nonna, si sposa ottimamente con la dolcezza della pasta frolla nella preparazione di gustosissimi dolci da forno. È ottima anche per la prima colazione spalmata sul pane, anche tostato o su fette biscottate ed è perfetta con cheesecake, yogurt e crostate tradizionali.

Per finire in dolcezza, ecco la ricetta della: CHEESECAKE ALLE AMARENE DELL’EMILIA
https://nonsolobuono.it/ricette/ricette-cdn/mini-cheesecake-con-confettura-di-amarena/

 

In conclusione i giornalisti - simpaticamente implicati nell’Amarena Day - sono stati invitati a scendere in campo nel frutteto (o "ceraseto" come dicono da Roma in giù...) dell’azienda agricola del signor Franco Azzarelli a Castelfranco Emilia (MO) anche titolare dell’agriturismo “La Lupa” (di cui riferiamo a parte) toccando così con mano l’intera filiera di confetture, composte e marmellate a marchio Le Conserve della Nonna. Per riprendersi dalle fatiche profuse (a guardare gli altri lavorare) gli stessi giornalisti, all’ora di pranzo, sono stati ben rifocillati presso il già citato agriturismo della zona, con una ricca degustazione a base di eccellenze del territorio (ovviamente, ispirate all’amarena). Con una successiva passeggiata lì, nel verde  – per ridurre i picchi di glucosio nel sangue e evitare l’abbiocco incipiente – (attività post-prandiale) si è concluso l’Amarena Day de Le Conserve della Nonna. Gli intervenuti - gratificati professionalmente e per la squisita ospitalità ricevuta - ringraziano sentitamente.

 

Il Gruppo Fini SpA, società 100% italiana di proprietà di Holding Carisma, è una storica realtà produttiva dell’alimentare. FINI è un marchio di pasta fresca che rappresenta in Italia e nel mondo tutto il gusto della tradizione emiliana in cucina. Dal 1912 ad oggi l’originaria premiata salumeria-gastronomia di Modena del signor Telesforo Fini si è trasformata in un moderno pastificio che conta oltre 100 dipendenti ed esporta i suoi prodotti in 30 Paesi nel mondo, sempre all’insegna di tradizione, territorio e qualità. Le Conserve della Nonna, nell’ampia gamma di referenze tipiche di tutte le regioni italiane, offre  passate, sughi, condimenti e confetture preparate secondo metodi tradizionali, con la sicurezza di un grande gruppo industriale.

   
Gruppo Fini SpA
Strada Albareto, 211
41122 Modena (MO)
Tel. +39 059 25 91 11
www.gruppofini.it

 

Una Lupa molto ospitale…
L'agriturismo La Lupa è un'azienda agricola e agrituristica immersa nella campagna modenese tra Castelfranco Emilia e la vicina Ravarino, con accoglienti camere e confortevoli appartamenti in un suggestivo complesso rurale ristrutturato con piscina dotata di solarium, idromassaggio, aree benessere (accessibile da giugno a inizio settembre). È una vera oasi di tranquillità, immersa tra campi e frutteti, con ampi spazi, ideale per soggiorni di relax e weekend romantici, anche per pranzi e eventi vari; La Lupa dispone di ottimo ristorante che propone cucina tradizionale emiliana.
L'agriturismo è anche perfetta base per gli ospiti più sportivi che utilizzano la bicicletta: da lì è possibile compenetrare il fascino discreto della campagna ed effettuare tragitti nell’entroterra (non troppo impegnativi e in sicurezza) che portano a zone umide tra i fiumi Panaro e Samoggia, o in aree storiche come l’imponente millenaria abbazia di Monteveglio dell'XI secolo (in  loc. Castello‒Valsamoggia BO) che sorge su un suggestivo borgo fortificato e/o alla storica Villa Sorra, antica dimora nobile, in stile barocchetto (località Gaggio a nord di Castelfranco Emilia) un vero “museo en plein air”  con parco e giardino all’inglese, manufatti romantici, vie d’acqua e poderi agricoli, tutto di grande interesse culturale e ambientale. Ma poi – partendo sempre da La Lupa – decine di altre destinazioni sono raggiungibili pedalando tra percorsi perfetti per essere esplorati proprio in bicicletta e, al ritorno, La Lupa offre un sicuro ricovero per le due ruote e (su richiesta) una colazione studiata per gli sportivi per somministrare le necessarie energie per ancora altri giri. (N.B. su richiesta anticipata è disponibile il servizio di noleggio biciclette).


Agriturismo di Franco Azzarelli
Via Cassola di Sopra 22
Castelfranco Emilia (MO)
Tel. +39 059 934591
www.lalupa.it


Sull'Adriatico - da Comacchio a Cattolica - va in scena "La Notte Rosa 2026" - Hit’s Summer (19-21 giugno)

La Romagna si prepara a dare ufficialmente il via all’estate italiana con la 21ª edizione della Notte Rosa, un evento diffuso coinvolge 40 comuni tra costa e entroterra con quasi 150 appuntamenti di musica, cultura, sport, benessere, divertimento assicurato per tutte le età.

Un lungo weekend di festa e musica. Dal 19 al 21 giugno, spiagge, piazze, borghi e luoghi simbolo della Romagna si trasformeranno in un grande palcoscenico a cielo aperto. La musica sarà il filo conduttore, con concerti live, DJ set e performance di artisti italiani nazionali e internazionali, uniti a eventiivi, iniziative per famiglie e spettacoli culturali. Il claim "Hit’s Summer" sintetizza il senso della manifestazione, unendo il dell’estate e le hit musicali che accompagnano le vacanze ei condivisi. Un’atmosfera di festa, energia, spensieratezza e accoglienza animerà il territorio, da Comacchio a Cattolica.

 

Grandi eventi e ospiti musicali

A Rimini torna l’RDS Summer Festival con Marvin, Prezioso, Erika, DJ Ross, MagicBox, Eiffel65 e un ospite a sorpresa. Il 20 giugno Achille Lauro, Clara, Francesco Renga, Malika Ayane, Serena Brancale, The Kolors, Sangiovanni e Frah Quintale si esibiranno in Piazzale Fellini

A Riccione il Kids Family Festival e RTL 1025 porteranno in scena J-Ax, Ditonellapiaga, Samurai Jay ed Eddie Brock. Kledi Kadiu firmerà lo spettacolo "Magia in movimento".

Cattolica vedrà il concerto di Jerry Calà e il Radio Gamma DJ Party, mentre a Ferrara si terrà il 105 Summer Festival, celebrando i 50 anni di Radio 105 con tanti ospiti musicali. Durante tutta la Riviera, a mezzanotte del 19 giugno, un simultaneo spettacolo pirotecnico illuminerà cielo di rosa.

Il programma prevede altri nomi come Dargen D’Amico, Fred De Palma, Paul Kalkbrenner, Nina Zilli, Venerus e Mario Venuti, oltre tradizionaleibizione delle Frecce Tricolori a Bellaria-Igea Marina il 21 giugno.

Musica, sport e natura

La Notte è più di musica: trekking, camminate all’alba, pedalate tra i fenicotteri e tante nella natura del Parco del Delta del Po e delle colline romagnole. La Pink di Rimini e le iniziative di yoga diffuso promuovono il benessere e la partecipazione attiva del pubblico.

Eventi per famiglie e bambini

Le famiglie avranno festival, laboratori, parate e spettacoli pensati per i più piccoli. Tra i momenti dedicati ci sono il Kids Family Festival a Riccione con laboratori e personaggi amati dai bambini, il Carnevale in Rosa a Bellaria-Igea Marina e Rimini, e la settimana dei bambini che offre attività educative e ludiche.

Anteprime del 18 giugno

La vigilia del weekend vede eventi come il 105 Summer Festival a Ferrara con artisti come Fedez, The Kolors e Baby K, la balera all’aperto di Rimini in Piazza Cavour, il tributo a Raffaella Carrà a Bellaria-Igea Marina, e molto altro.

Atmosfera diffusa e coinvolgente

La Notte Rosa 2026 vuole unire tutto il territorio, creando un’esperienza collettiva e immersiva, capace di raccontare le molte anime della Romagna, attraverso musica, arte, cultura, tradizione e natura. Il fenicottero rosa e la dj radiofonica del manifesto rappresentano questa fusione tra divertimento, musica entità territoriale.

Eventi culturali e di intrattenimento

Dal teatro di figura dedicato ai burattini emiliani a concerti di musica folk balkan, jazz e pop, fino a spettacoli di danza, performance di comici e serate nelle piazze con dj set, la varietà dei contenuti coinvolge interessi diversi e offre momenti per tutti.

Spettacoli pirotecnici e Le Albe in Rosa

Ogni notte si concluderà con spettacoli pirotecnici sincronizzati lungo la costa, un momentoico per il pubblico. Le Albe in Rosa, eventi musicali all’alba come quelli a Rimini con Mangoni o a Riccione con Venerus, arricchiscono la tradizione, creando atmosfere uniche.

 

Scoperta del territorio con “A SPASS”

Anche l’entroterra è protagonista con escursioni guidate visite a borghi, tradizioni locali, feste storiche e gastronomia, in un progetto che accompagna turisti e residenti alla scoperta delle eccellenze romagnole.

INTERVENITE E FATE INTERVENIRE!

 


Ufficio Stampa Apt Servizi
Tel. 0541-430.190
www.aptservizi.com


Riapre il Parco Terme Merano con la Linea Salute per un’alimentazione sana, i piatti per iniziare al meglio la giornata e la nuova area giochi nel Parco per i bambini

Alto Adige. Il Parco Terme Merano quest’anno si arricchisce di novità imperdibili e tutte da scoprire. Nuovi piatti originali per cominciare la giornata alla grande alle Terme Merano! Sulla terrazza del Bistro, affacciati sulle piscine e sul Parco si gode un ottimo brunch prima di dedicarsi al relax alle Terme. E poi la nuova area giochidedicata al divertimento in sicurezza dei piccoli ospiti, mentre i genitori si godono il meritato relax.

Brunch & Terme, novità 2026

Il piatto sicuramente più completo e ricco è il Terme Brunch che comprende: due varietà di dolci fatti in casa: pancake soffice con miele, noci e banana, porridge allo strudel, yogurt cremoso con granola croccante, frutta fresca di stagione, uova strapazzate cremose, pane tostato, hummus di ceci, crema di formaggio alla paprika, cestino di pane, marmellata, burro al cacao. Il tutto da completare con salmone norvegese affumicato, avocado,cream cheese al limone, pane alle noci tostato fatto in casa oppure con selezione di salumi e formaggi. Il costo è di 32 euro ed è disponibile dal lunedì al sabato dalle 9 alle 11.30. Chi vuole può abbinare il brunch con l’ingresso giornaliero alle piscine delle Terme Merano e acquistare il pacchetto Brunch & Terme al costo di 55 euro.


Gli altri piatti per la colazione al Bistro

Dolce, salutare o classico: qual è il brunch ideale? Una panoramica tra gli altri nuovi piatti del Bistro dedicati alla colazione alle Terme. Risveglio dolce e delicato con Sweet Morning che prevede: porridge allo strudel, yogurt cremoso con granola croccante, pancake soffice con miele, noci e banana, frutta fresca di stagione, cestino di pane, marmellata, burro al cacao (15 euro). Il salutista può scegliere Healthy Choice con hummus di ceci, uova strapazzate cremose con pane, toast artigianale alle noci con salmone norvegese affumicato, cream cheese al limone e avocado, insalata di carote alle mandorle (18 euro). Infine, chi preferisse il gusto tradizionale trova The Classic Selection con hummus di ceci, uova strapazzate cremose con pane, crema di formaggio alla paprika, selezione di salumi e formaggi con toast artigianale alle noci, insalata di carote alle mandorle (18 euro).


Non solo brunch

Tra tuffi, relax e trattamenti, la fame si fa sentire durante la giornata alle Terme. Sono diverse le location che offrono una pausa golosa, tra cui il ristorante self-service, accessibile sia dall'interno che dall'esterno. Una vasta scelta: dalla pasta fresca ai piatti di pesce e carne, insalate e snack, toast e sandwich. Particolarmente vantaggioso, il Business Lunch è la pausa pranzo perfetta: gustosa, leggera e veloce, comprensiva di pasta fatta in casa, insalata croccante e acqua di sorgente filtrata a 18 euro. Tra gli altri ambienti a disposizione anche il chiosco, dove trovare gelati e snack veloci, mentre nel fine settimanaè aperto il padiglione della pinsa, amato soprattutto dai piccoli ospiti, dove degustare naturalmente un’ottima pinsa, focacce, gelati, succhi freschi e smoothie.
Nel pomeriggio dalle ore 16 è a disposizione anche il biglietto Aperitivo & Terme per concludere la giornata in bellezza! Uno spumante o cocktail e ingresso alle piscine fino alle 21: cinque ore di benessere (29 euro).

Nasce la Linea Salute di Terme Merano

Ingredienti freschi e locali con alto valore nutrizionale, cottura delicata per preservare aromi e vitamine, stagionalità e cucina sostenibile. Sono questi i criteri di scelta per creare la Linea Salute di Terme Merano, un concetto sviluppato in modo olistico dal team della Medical Area, in collaborazione con esperti qualificati, pensato per promuovere un’alimentazione sana, oltre a prevenzione, movimento e gestione consapevole dello stress.
Nel caso specifico, lo chef Stefano Cecco e la dietista Paola Vetturelli, insieme al team medico, hanno creato un menu che unisce competenza nutrizionale e piacere del gusto con piatti ben riconoscibili grazie al contrassegno della Linea Salute.
Un eccellente esempio di cucina vegetale moderna? Cavolfiore arrosto, mandorle in doppia consistenza, limone ed erbette. Una ricetta di equilibrio gustativo, perché unisce la dolcezza nocciolata del cavolfiore arrostito all’acidità del limone, con la nota amarognola e tostata delle mandorle. Un gioco di consistenze grazie alla morbidezza del cavolfiore che incontra la “doppia consistenza” delle mandorle. Tra le altre peculiarità: aromatico con le erbette fresche che elevano il piatto aggiungendo note balsamiche; antiossidante, ipocalorico e saziante, con i grassi buoni delle mandorle, vitamine e proteine vegetali.

Scivoli e percorsi per i bambini nel Parco

Il Parco di Terme Merano apre con una bella novità per le famiglie e soprattutto per i più piccoli: la nuova area giochi. Costruita prevalentemente con materiali sostenibili, tra cui robinia, una delle tipologie di legno tipiche dell’Alto Adige, l’area giochi è ora più ampia e spaziosa, con zone dedicate sia ai bambini più piccoli sia ai più grandi. Uno scivolo alto, un percorso con le corde, una pedana per saltare, giostre e giochi accompagnano il divertimento dei bambini in completa sicurezza, mentre i genitori si dedicano al relax nel Parco. L’area giochi è stata realizzata dall’azienda altoatesina Progart, specializzata da oltre 30 anni negli allestimenti per parco giochi.

In piscina e tra le tartarughe

Non c’è spazio per la noia alle Terme Merano, nemmeno per i bambini! Oltre alla nuova area giochi, rimangono le piscine dedicate ai più piccoli, con acqua riscaldata e bassa, sia nel Parco sia all’interno nella sala bagnanti. I bambini potranno avventurarsi anche nelle altre piscine, naturalmente con i propri genitori, e tra queste anche nel fantastico Bio Nature Pool che permette di nuotare in un vero e proprio laghetto balneabile naturale.
Tra le attrazioni più amate: il laghetto delle tartarughe. Visibili anche dal ponte che attraversa il Bio Nature Pool, i simpatici animaletti si lasciano osservare, mentre se ne stanno tranquilli in ammollo al sole. Le famiglie alle Terme possono approfittare del Biglietto famiglia: 2 adulti e 1 bambino sotto i 14 anni pagano 42 euro per 3 ore oppure 54 euro per tutto il giorno. Per ogni bambino aggiuntivo è previsto un costo di 10 euro.

Midweek Special

Numerose sono le strutture partner delle Terme Merano e tra queste anche il vicino Boutique & Design Hotel ImperialArt. Fino al 2 luglio 2026 si può scegliere il pacchetto Midweek Special che prevede il 5% di scontosulla prenotazione. L’offerta comprende: 3 pernottamenti, welcome drink, ingresso gratuito alle Terme Merano, Alto Adige Guest Pass per i trasporti pubblici, da 269 euro a persona.

 


Terme Merano
Piazza Terme 9
Tel. 0473.252000

www.termemerano.it


Al Cavaticcio l'estate profuma di menta d'acqua: chef Cesare Marretti racconta Bologna con un menù estivo alle erbe spontanee

La menta d'acqua diventa protagonista dell'estate bolognese al Parco del Cavaticcio. È attorno a questa pianta spontanea, simbolo degli ambienti umidi del territorio, che Cesare Marretti ha costruito il nuovo progetto gastronomico in sodalizio con il Consorzio dei Canali di Bologna, col patrocinio di Comune di Bologna, Quartiere Porto Saragozza e Bologna Estate. E per la serie “Più eventi nei parchi = Più sicurezza, meno degrado” l’istrionico chef contribuisce pure a recuperare il parco petroniano portando in quell’angolo di verde la sua cucina creativa, fresca e rigorosamente di stagione (attento a “madre natura e figlio orto”…). Quindi, torneranno i tavoli sull’erba e la Storia, poiché il progetto è orientato alla riscoperta di Bologna città d’acqua, raccontata anche attraverso i suoi canali.

(gli chef Cesare Marretti e Andrea Guida)

A giochi fatti ha raccolto unanimi lusinghieri consensi l’iniziativa che (giovedì sera 11 giugno nel parco prospiciente il MAMbo sito tra via Azzo Gardino, via del Porto, Don Minzoni e viale Pietramellara) ha celebrato la ricchezza della biodiversità locale, grazie all’iniziativa pensata, voluta e realizzata dallo chef fiorentino – già ben noto sotto alle Due Torri per il “Marrètt” (ex È Cesare) con cucina vegana e vegetariana, in via Urbana 5/F, per il “È Cucina Leopardi” ristorante con menù fisso in via Giacomo Leopardi e il “È Cucina Torino”  cucina accessibile e creativa nel capoluogo piemontese. Inoltre Marretti, ha nelle sue disponibilità un'azienda agricola con mulino, vera miniera per la realizzazione del suo concept di cucina vegetale, creativa e di alta qualità a prezzi accessibili. Già l’anno scorso lo chef, si era dedicato alle attività estive temporanee di successo sempre al Giardino del Cavaticcio, nello stesso locale “Il Porto, i Canali e la Memoria dell’Acqua” dove appunto si è realizzata l’innovativa proposta di questa stagione e allora ebbe a subire una questione di lana caprina, poi risoltasi (comunque dopo il suo ricorso) - .

Poliedrico e sempre in grado di stupire, questa volta Cesare ha organizzato la serata con cena con ingredienti a base di erbe spontanee tipiche degli ambienti umidi di Bologna come malva, elicriso, crescione, aglio orsino e soprattutto menta d'acqua, vera protagonista, questa, della maggior parte delle portate proposte ai commensali (rappresentanti della stampa locale e di settore). Le erbe sono state lavorate e conservate nell'essiccatoio della tenuta dello chef per essere poi trasformate in molto gradevoli sostanze capaci di raccontare il paesaggio attraverso il gusto. Detta narrazione è cominciata con un soufflé di ricotta, parmigiano e menta (d’acqua) poi, spaghetti al pesto di basilico e menta, patate e pecorino, seguiti da tacadores (pesce d'acqua dolce) in salsa verde menta e ravanelli rosa con fagiolini; per chiudere, una torta di cioccolato fondente con (appunto…) menta d’acqua.
Ottima la selezione enologica: abbinamento per concordanza, con uno spumante extra dry dal sorso rotondo e suadente, ideale per l'evidente acidità, anche a tutto pasto; in abbinamento per contrasto, un Rosso di Montepulciano d'Abruzzo giovane e strutturato che ha esaltato i sapori del piatto (ripulendo le untuosità con i tannini).

N.B.: Un impiattamento curato ed elegante ha fatto da preludio a una degustazione eccellente che fin da subito ha messo d'accordo tutti. Il bilanciamento dei sapori è stato perfetto, con una doverosa menzione per la vibrante percezione di menta d'acqua che ha saputo rinfrescare e vivificare i piatti con gran classe. La proposta, ricercata, ben equilibrata, mai eccessiva anche dal punto di vista estetico e gustativo, ha ricevuto il corale plauso per l'armonia dell'insieme, esaltata da quella evidente - non invadente - nota di menta d'acqua che ha regalato al palato una freschezza tanto inaspettata quanto apprezzata. Il vero tocco di classe? Proprio la "scia" di menta percepita da tutti come un perfetto contrappunto aromatico.
In definitiva un’esperienza di grande levatura (NDR).

 

Dunque, davvero ammirevole l’opera dello chef che è diventato famoso grazie a “La Prova del Cuoco” (trasmissione di Rai Uno) che ha dimostrato di meritare la sua fama anche dal vivo, in una cucina approntata in un parco pubblico. cosa che (vista la sua fama, professionalità e fantasia) non stupisce più di tanto, o almeno non quanto stupisca l’Amministrazione locale che ha avallato il progetto e consentito la messa in opera di un evento che già a così poco tempo dalla presentazione, ha raccolto l'approvazione generale di critica e pubblico.
Questo l’aspetto più esteriore dell’iniziativa, ma esiste un’altra non meno importante questione da considerare: il Parco del Cavaticcio si è confermato non soltanto luogo di socialità e intrattenimento, ma anche spazio di valorizzazione culturale, capace di ospitare iniziative che mettono in dialogo gastronomia, sostenibilità ambientale e identità cittadina, poiché nell’ambito della stessa iniziativa, ha trovato spazio anche la mostra dedicata all'antico porto di Bologna e alla storia del Canale Cavaticcio, offrendo ai visitatori ulteriori occasioni di approfondimento e conoscenze specifiche.

Più che un semplice menù stagionale, quello firmato da Cesare Marretti diventa quindi un invito a riscoprire Bologna attraverso i suoi paesaggi nascosti, i profumi e le tradizioni, in un percorso che celebra la ricchezza della biodiversità locale e il valore della memoria custodita dalla natura. Altra valenza: l'organizzazione di questo evento ha innescato un importante processo di rigenerazione urbana a base culturale sovvertendo la percezione dell’ambiente e trasformando un'area tradizionalmente associata all’incuria, in un nuovo polo di attrazione e coesione. Con iniziative del genere, si accendono i riflettori sulle nostre periferie, si presidia il territorio, il degrado sparisce, arrivano le famiglie, l'intera comunità ne trae un grande beneficio (e, non ultimo, si soddisfano palati... anche i più esigenti). E se a gestire tali attività è un professionista privato - che paga regolarmente le tasse - rispetto a una gestione pubblica, è comunque sempre un vantaggio per tutti.

Le voci degli addetti ai lavori riferite alla cena di Marretti, raccolte durante un successivo evento, hanno sottolineano come, stavolta, “l’acqua del sindaco” ha fatto venire a galla un evento di notevole spessore… e – almeno in questo caso – l’Amministrazione, sicuramente, non ha fatto… un buco nell’acqua (…). Evviva!

 

 


credit photo

 

 

 

Il Porto, i Canali e la Memoria dell’Acqua
Passaggio Alinovi al Parco del Cavaticcio
da martedì a domenica
Prenotazioni: tel. 051 2750069
Cesare Marretti Instagram
M∀RRETT Instagram
È cucina Leopardi

 


In Rio Pusteria per trattarsi al meglio: viaggio nell’Alto Adige tra natura, sapori e sostenibilità. Momenti indimenticabili da vivere e raccontare

Ci sono luoghi che riescono ancora a sorprendere. Non per effetti speciali o attrazioni artificiali, ma per la loro capacità di restituire un senso di autenticità che altrove sembra essersi smarrito. L’Area Vacanze Sci e Malghe Rio Pusteria, a pochi chilometri da Bressanone, appartiene a questa categoria. Il primo indizio arriva ancora prima di raggiungere la destinazione. Sulle strade che risalgono la Val Pusteria si incontrano auto, camper e roulotte provenienti da ogni parte d’Europa. Tedeschi, belgi, olandesi, svizzeri e italiani. Tutti sembrano muoversi nella stessa direzione, attratti da un territorio che ha fatto dell’ospitalità e della sostenibilità i suoi punti di forza. Qui – oltre al periodo invernale, quando tutta la zona diventa il paradiso degli sport della neve – la primavera e l’estate hanno un significato particolare. È il tempo delle “Malghe in Fiore”, il programma che invita residenti e visitatori a rallentare, a riconnettersi con la natura e a riscoprire i ritmi autentici della montagna. Non una semplice proposta turistica, ma una filosofia di viaggio che si traduce in escursioni, attività all’aria aperta, incontri con i produttori locali, esperienze gastronomiche e momenti di benessere immersi in un paesaggio che sembra disegnato per rigenerare corpo e mente. Basta alzare lo sguardo per capire perché boschi fitti, prati punteggiati di fiori, laghi alpini, malghe adagiate sui pendii e, sullo sfondo, le cime delle montagne che dominano l’orizzonte. L’aria è pulita, leggera (certo diversa da quella che si respira in città...).

In bicicletta tra sentieri, rifugi e eccellenze da gustare
Uno dei modi migliori per scoprire questo territorio è senza dubbio la bicicletta. L’offerta è ampia e adatta a tutti, dagli appassionati di mountain bike ai semplici escursionisti. Non è nemmeno necessario arrivare con il proprio mezzo: tra Maranza e Valles sono disponibili diversi servizi di noleggio che consentono di partire immediatamente alla scoperta del territorio. Pedalare qui significa attraversare paesaggi in continuo mutamento. Si alternano boschi ombreggiati, prati aperti e panorami che si affacciano sulla Val Pusteria. Uno degli itinerari più interessanti si sviluppa per circa 40 chilometri con 600 metri di dislivello, attraversando Vandoies e Chienes fino a Brunico.

Lungo il percorso è obbligatoria una sosta al Caseificio Capriz di Vandoies di Sopra, una realtà che racconta perfettamente l’evoluzione dell’agricoltura di montagna altoatesina. Accompagnati dal responsabile vendite Sascha Russotti, si scopre come una produzione artigianale di dimensioni contenute con “numeri limitati”, sia riuscita a trasformarsi in un’eccellenza riconosciuta pensata, voluta, realizzata, cercata e acquistata, ben oltre i confini regionali con clienti, del posto, dei dintorni oltre ai “pochi” della Gran Bretagna (causa “Brexit” dal 2021) e ai molti di più di Germania, Belgio, Svizzera e Lussemburgo, senza contare tutti gli altri “caseofili” o “formaggiofili che dir si voglia, del resto d’Europa, Italia in primis. La visita al museo del formaggio è un’esperienza sorprendente. Nei locali sotterranei del bel negozio di gastronomia (con ogni ben di dio in mostra) tra forme in maturazione e in affinamento, le molte installazioni multimediali raccontano l’intero ciclo produttivo del latte caprino e vaccino. Il risultato è un percorso coinvolgente che permette di comprendere il valore di una filiera corta e sostenibile capace di generare qualità, occupazione e identità territoriale. Da notare che dietro alla Capriz Feincäserei – Formaggi d’alta quota - che fattura poco di più di 3 milioni di euro annui - ci sono, solo, poco meno di una ventina di validi operatori. Complimenti!

 

Il fascino senza tempo del Loden
A pochi passi dal caseificio un’altra tappa che racconta la cultura produttiva dell’Alto Adige è il “Loden Erlebniswelt”, uno stabilimento di 3.000 m². Entrare in questo museo esperienziale (tematico interattivo) significa compiere un viaggio nella storia di uno dei tessuti più iconici dell’arco alpino. Telai, filatoi, strumenti originali e documenti d’epoca illustrano il lungo percorso che porta dalla lana grezza della tosatura, alla cernita e selezione, dal lavaggio e sgrassatura dei velli, alla cardatura, compresa la pettinatura della lana a fibra lunga e allo scarto di quella corta, creando un nastro continuo (“tops”) per filati più fini e regolari per ottenere il celebre cappotto in loden. Questo processo utilizza - ancora oggi -  calore, tensione e sapone per restringere e ispessire il tessuto fino al 66%. Il risultato è un tessuto denso e impermeabile, perfetto per il clima rigido e oggi considerato il primo "tessuto ad alte prestazioni".
La struttura di Chinez è tutta organizzata come un vero e proprio museo, con tanto di visita guidata proprio a cura della gentile proprietaria, appartenente alla quinta generazione di Famiglia Oberrauch-Zitt, di quei geni del cappotto, sicuramente più famoso al mondo che hanno contribuito a trasformare questo prodotto tradizionale in un simbolo internazionale di eleganza e qualità.

 

Camminare per ritrovare il ritmo della natura
Se la bicicletta consente di coprire grandi distanze, il passo lento dell’escursionismo permette invece di entrare in sintonia con il territorio. Le opportunità sono numerose. Sull’Alpe di Rodengo e Luson un itinerario panoramico conduce fino al Giogo d’Asta attraversando prati d’alta quota e regalando vedute spettacolari sulle montagne circostanti. Per chi cerca un’esperienza più intensa, l’escursione all’alba verso il rifugio Tiefrastenhütte rappresenta uno dei momenti più suggestivi dell’intero soggiorno. Dopo circa due ore di salita si raggiungono i 2.312 metri di quota e si viene accolti da una colazione alpina consumata davanti ad uno scenario che ripaga ampiamente la fatica ("solo questo, vale il viaggio..." - direbbe Bruno Barbieri, famoso chef bolognese...).  Non mancano proposte dedicate al benessere e alla riconnessione con l’ambiente. Alla cascata di Vandoies di Sopra il cosiddetto “forest bathing” diventa un’esperienza sensoriale fatta di profumi, silenzi e suoni naturali. A Maranza, invece, le escursioni botaniche e le passeggiate erboristiche consentono di conoscere da vicino le piante spontanee della zona, spesso utilizzate nella tradizione gastronomica e officinale locale. Sono attività che vanno oltre il semplice trekking e che permettono di vivere la montagna in modo più consapevole e rispettoso.

Alpaca e lama: il paradiso dei più piccoli
Tra le esperienze più originali c’è sicuramente quella proposta dall’Hinterwalder hof di Maranza. Si tratta di un vero maso immerso nel verde (con accoglienti camere, Wi-Fi, colazione e deposito sci inclusi) gestito da Aziz e gentile signora che hanno creato una fattoria didattica che conquista immediatamente i bambini. Oltre agli animali da cortile (galline, anatre, quaglie, fagiani, qualche cavia e porcellino d’India) la vera attrazione sono gli alpaca e i lama: Timo, Adam, Mozart, Montoya, Litz, Pippo, Aram accompagnano i piccoli ospiti in tranquille passeggiate lungo i sentieri che circondano il maso (ideali per pet therapy). Animali docili, timidi ma curiosi e particolarmente adatti all’interazione con i cuccioli d'uomo, diventano protagonisti di un’esperienza che unisce gioco, educazione e contatto con la natura.  Due le razze principali – spiega Aziz - l’Huacaya (manto soffice e gonfio, sembra un peluche) e il Suri (pelo lungo e liscio che forma dei “dreadlocks” riccioli come quelli dei “rasta”). I piccoli quadrupedi “simil cammello” (senza gobbe) sono usi allo “sputo” (meccanismo di difesa) pratica più dei lama che non degli alpaca (ma non se n’è visto uno sputare… NDR). L’iniziativa “Lama 2 Go” si svolge in due giri nelle vicinanze del maso: uno dalla durata di un’ora e l’altro, di quasi tre e con colazione compresa in malga (a base di salumi e formaggi). L’evento in sé rappresenta una delle attività più richieste dalle famiglie e conferma quanto l’offerta turistica locale sia attenta anche ai visitatori più giovani.

Ospitalità altoatesina ai massimi livelli
Quando si parla di Alto Adige, l’accoglienza gioca sempre un ruolo fondamentale. A Maranza una delle strutture che meglio interpreta questa tradizione è l’Hotel Edelweiss. La struttura – un 4* recentemente rinnovato – coniuga eleganza alpina e comfort contemporaneo a soli 300 metri dalle piste del comprensorio Gitschberg Jochtal.  Le camere e le suite (tutte nuove) offrono ambienti raffinati, con materiali di pregio, mentre l’area Beauty & wellness rappresenta uno dei punti di forza dell’albergo, tra le più belle e meglio attrezzate di tutto l’Alto Adige: Spa & area benessere con piscine interne ed esterne, saune panoramiche, docce emozionali, bagno turco, zone relax e una suggestiva area “adults only”; all’ultimo piano c’è il solarium e si effettuano massaggi (classici, tipici dell’Alto Adige e “hotstone”- trattamento che sfrutta le proprietà terapeutiche delle pietre calde di basalto (roccia che mantiene a lungo il calore e che si effettua anche in acqua) che vengono posizionate dalle estetiste in punti specifici della schiena - poi, trattamenti viso e rigeneranti e pacchetti di bellezza disponibili. Oltre alle piscine (riscaldate) è piacevole lasciarsi andare in una grande vasca idromassaggio all’aperto (anche una fredda) poi tergersi nelle nuove sale rilassamento, su divani o lettini, tutto in un ambiente curatissimo in ogni dettaglio che consente di godere di momenti di assoluto benessere, con una vista privilegiata sulle montagne circostanti. All’Edelweiss la proposta gastronomica si distingue per qualità e varietà. Lo chef Michael Plattner, con la sua “brigata”, valorizza gli ingredienti locali e i prodotti a chilometro zero, costruendo un dialogo equilibrato tra tradizione tirolese e influenze mediterranee, ma non mancano le specialità internazionali. Ogni giorno a pranzo piccolo menù (anche brunch) à la carte (a pagamento) poi (dalle 15.00 alle 17.00) torte e spuntino pomeridiano a buffet, sia con cibi dolci (torte, brioche, frutta) che salati (bevande escluse) e a cena, 5 portate a scelta: antipasti, piatti di pasta, secondi e dessert che fanno venire l’acquolina in bocca; per chi volesse, c'è anche una proposta vegetariana (no vegan). Insomma, all’Edelweiss, si gusta di tutto e di più... ogni pasto si trasforma in un percorso gastronomico capace di raccontare il territorio attraverso sapori autentici e presentazioni curate per godersi una vacanza volta a creare un ricordo memorabile… Complimenti a Famiglia Oberhofer - Oskar e Sonja che gestiscono la struttura con i figli Armin e Simon - un lavoro eccellente, progettazione ben eseguita che va oltre i confini di Maranza, ponendosi come modello per fare scuola a tutto l'Alto Adige.

Tappa obbligata per gli amanti della buona cucina
Per chi considera il cibo una componente essenziale del viaggio, una tappa obbligata è il ristorante Valsegg – Eggile, dal nome del vecchio “maso” (egger am boden cioè angolo piccolo e accogliente) che si trova all’interno del complesso Valsegg Luxury Chalets a Valles. Lì lo chef Davide Carbone propone, in un ambiente familiare e moderno, una cucina con i veri sapori della terra ispirati dai tesori della natura altoatesina e dalle regioni dell’Italia (meridionale) partendo dalle materie prime del territorio per costruire piatti moderni, equilibrati e creativi così, ogni giorno, al ristorante Eggile, in tavola c’è solo il meglio del meglio. Le influenze altoatesine dialogano con quelle del Sud Italia, dando vita a una gastronomia che cambia spesso e segue il ritmo delle stagioni. L’ambiente raccolto e elegante e l'attenzione per i dettagli rendono il locale meta apprezzata dagli ospiti “veri stammgäste” (clienti affezionati estimatori della struttura) e dai numerosi clienti che raggiungono Valles esclusivamente per sedersi proprio a un tavolo del decantato ristorante.

L’alternativa al pranzo al sacco gustato in quota
Per godere di un panorama indimenticabile, molti si svegliano all’alba e salgono in montagna con zaini, scarponi e alpenstock, affrontando fatiche improbe. Dopo il duro sforzo, ci si può rilassare mangiando in mezzo alla natura. Se il pranzo al sacco è finito strada facendo (…)  o se si desidera mangiare comodamente con le gambe sotto al tavolo, c’è il rifugio in alta quota. Nel caso, il Runa Naturhotel all’Alpe di Rodengo e Luson, che si trova poco sotto i 2000 metri e rappresenta l’alpeggio più lungo d’Europa. Lì chef Alex offre i piatti della tradizione altoatesina, con ingredienti a chilometro zero, come taglieri di formaggi e salumi locali con Brezel, oppure piatti unici (in base a quanto propone "madre natura e figlio orto"…) oltre a canederli e primi di paste fresche, tutti annaffiati da Gewürztraminer, Müller-Thurgau e Sylvaner o i classici Pinot Bianco e Chardonnay, se no ci sono i “knödel”, i würstel in brodo caldo (vegetale o di carne) o asciutti, con abbondante burro fuso, salvia e parmigiano o ricotta affumicata grattugiata o con crauti e peperoni scottati in padella, o con bietoline e patate. Per i più esigenti, selvaggina o gulasch con spatzle, cipolle e paprika, accompagnati Lagrein o Schiava. Per gli indecisi, spizzichi (finger food) al bancone (banqueting) con una birra fresca e non si sbaglia mai. Infine, per i golosi, non si può perdere il classico tiramisù ai frutti di bosco o, meglio ancora, lo strudel di ricotta preparato secondo la ricetta di mamma Klara, magari con un distillato fatto in casa…

L’Alto Adige, destinazione modello per il turismo sostenibile
L’aspetto che più colpisce, però, è la coerenza con cui tutto il territorio interpreta il concetto di sostenibilità. L’Area Vacanze Rio Pusteria ha ottenuto il livello più elevato previsto dal Marchio Sostenibilità Alto Adige, riconoscimento sviluppato secondo gli standard internazionali del Global Sustainable Tourism Council.
Non si tratta di un’etichetta di facciata. La sostenibilità qui si traduce in azioni concrete: tutela del paesaggio, valorizzazione delle filiere locali, gestione responsabile delle risorse e promozione di una mobilità alternativa all’automobile.
Una strategia che ha contribuito a far entrare la destinazione nel circuito internazionale Green Destinations e che conferma l’Alto Adige tra i territori più avanzati al mondo nel campo del turismo sostenibile.

Una card per muoversi liberamente
A rendere ancora più semplice la permanenza contribuisce il nuovo Brixen Südtirol Guest Pass, recentemente introdotto in sostituzione della storica Almencard. La tessera è fornita gratuitamente dalle strutture aderenti all'iniziativa dell'Amministrazione locale e consente di utilizzare i mezzi pubblici, accedere a numerosi impianti di risalita in determinati periodi e visitare musei, piscine e altre strutture convenzionate. Uno strumento che favorisce una fruizione più sostenibile e intelligente del territorio, incoraggiando gli ospiti a scoprire l’intera area senza necessariamente utilizzare mezzi propri inquinanti (a meno che non siano veicoli a zero emissioni).


Il valore del tempo ritrovato
Lasciando Rio Pusteria si porta con sé molto più di qualche bella fotografia. Rimane la sensazione di aver visitato un luogo che ha saputo conservare  la propria identità senza rinunciare all’innovazione. Qui la montagna non è soltanto uno sfondo da ammirare, è un ambiente da vivere con rispetto, attraverso esperienze autentiche, incontri genuini e una qualità dell’accoglienza che continua a rappresentare uno dei tratti distintivi dell’Alto Adige. Quando le "malghe sono in fiore", tra sentieri, sapori e panorami infiniti, Rio Pusteria riesce ancora a insegnare qualcosa di prezioso: il lusso più grande, oggi, è riuscire a rallentare…

 


Gitschberg Jochtal AG
Via Jochtal 1 Rio di Pusteria-Valles
Tel. +39 0472 886048
www.gitschberg-jochtal.com


Caseificio Capriz
Via Pusteria 1
39030 Vandoies
Alto Adige - Italia
Shop & Museo
Tel. +39 0472 869 268
www.capriz.it
Bistrot:
Tel. +39 349 2137017
www.pims-burger.com

 


Hinterwalder Hof
Via Großberg 10- Maranza (BZ)
Tel. +39 0472 520161
Cell. +39 377 2173860

www.hinterwalderhof.com

 
Hotel Edelweiss
Via Specker, 2 Maranza BZ
Tel. 0472 520229
www.hotel-edelweiss.it


Ristorante Valsegg – Eggile
Via Unterlände 5 Valles
Rio di Pusteria (BZ)
Tel. +39 3887707444
Chiuso martedì
www.valsegg.it

 


Via della Malga 7
Alpe di Rodengo e Luson
Rodengo - Alto Adige
Tel. +39 0472 546016
www.naturhotel-runa.com


Nell’incomparabile cornice delle Dolomiti al via l’estate di benessere, sport e gusto all’Hotel Granbaita Dolomites

C’è un momento preciso in cui la Val Gardena cambia pelle. Accade quando l’ultimo silenzio dell’inverno lascia spazio al rumore leggero dei passi sui sentieri, quando i prati tornano a riempirsi di fiori alpini e le pareti delle Dolomiti scintillano al sole spiccando sul verde intenso dei boschi e mettono in scena lo straordinario spettacolo dell’enrosadira, accendendosi al tramonto di fantastiche tonalità di rosso, rosa e arancio.  È allora che l’estate comincia davvero. Non con una data sul calendario, ma con il ritorno della vita all’aria aperta: le prime escursioni all’alba, le biciclette che risalgono i passi, le terrazze dei rifugi dove prendere il primo sole, quell’odore di legno e resina che accompagna le giornate che si stanno allungando. In Val Gardena l’estate che sta iniziando non è soltanto una stagione turistica, ma una dimensione che unisce natura, sport e identità alpina, tra sentieri panoramici, caratteristici paesi ai piedi delle cime patrimonio Unesco e tradizioni che convivono con l’ospitalità internazionale.In questo scenario unico, vacanze realmente ritempranti, di autentico relax e benessere psicofisico sono quelle che attendono gli ospiti de, elegante 5 stelle nel cuore di Selva di Val Gardena che, con la sua calda e raffinata accoglienza, interpreta in modo contemporaneo l’ospitalità e lo stile altoatesini. A rendere unico il soggiorno è l’inconfondibile stile di questo storico e conosciuto hotel di proprietà della famiglia Puntscher - Perathoner, la sua inimitabile ospitalità, il servizio attento e discreto, i 4.000 mq fra SPA e giardino con le piscine interna ed esterna collegate tra loro, la cucina gourmet salubre e ricercata con forti radici nella tradizione e una potente vena innovativa; e per gli ospiti E-MTB, attrezzature, escursioni con guida, yoga, pilates e... tradizione gastronomica!

Passeggiate e pedalate con guide dell’hotel

Le giornate iniziano con il sole che illumina le pareti dolomitiche e una ricchissima colazione gourmet e proseguono tra escursioni con guide private dell’hotel nel Parco naturale Puez-Odle, passeggiate nei boschi e tour panoramici in E-MTB lungo i tracciati della valle. Le biciclette elettriche di ultima generazione vengono fornite insieme a tutta l’attrezzatura necessaria. Un dettaglio che racconta perfettamente la filosofia della struttura: far vivere agli ospiti la montagna senza stress, e senza logistica complicata, condividendo con loro l’esperienza di chi la conosce bene. Tra i momenti più rilassanti ci sono le sessioni di yoga e pilatesorganizzate in giardino o in Vallunga, uno dei luoghi più iconici della Val Gardena. Qui il concetto di wellness cambia completamente prospettiva. Non è più soltanto cura del corpo, ma ricerca di una connessione più profonda con la naturacircostante. Il silenzio dei prati, il vento leggero e il profumo dell’erba alpina trasformano ogni attività in un rituale quasi meditativo.

Benessere alpino nella Savinela Spa 

Il cuore dell’esperienza benessere è la Savinela Spa, oltre 2.000 mq dedicati alla rigenerazione fisica e mentale. Il nome deriva da un delicato fiore alpino che si trova in Vallunga e sintetizza perfettamente la filosofia della struttura: utilizzare le proprietà naturali degli elementi di montagna come elemento centrale di trattamenti e prodotti, ideali per la rémise en forme e per potenziare gli effetti benefici di passeggiate ed attività fisica nell’incomparabile cornice delle Dolomiti. L’impatto scenografico è immediato, con il design che sembra dissolversi nel paesaggio dolomitico: piscina interna ed esterna collegate tra loro, saune (da quella panoramica a quelle al legno e al cirmolo), bagno turco aromatico, accoglienti cabine per massaggi intitolate ai fiori di montagna, aree relaxsilenziose, il grande giardino per i bagni di sole nel verde. La Spa attinge alle proprietà naturali delle Dolomiti e delle sue erbe attraverso rituali ispirati alla tradizione alpina. Il trattamento al fieno, ad esempio, richiama antiche pratiche montane utilizzate per alleviare dolori muscolari e tensioni, mentre il rituale all’arnica diventa il perfetto recupero dopo una giornata trascorsa sui sentieri.

 

In tavola un emozionante percorso del gusto 

Il benessere, al Granbaita, passa anche attraverso la cucina. La proposta gastronomica rappresenta uno dei must dell’hotel ed è affidata agli chef Marc Bernardi e Sofia Parduzzi, coppia nella vita e nel lavoro. La loro filosofia culinaria si basa sull’equilibrio tra radici territoriali e ricerca contemporanea, tra reinterpretazioni moderne della cucina di montagna, contaminazioni internazionali e valorizzazione delle materie prime del territorio. Nel ristorante principale dell’hotel gli ospiti possono scegliere tra percorsi differenti che cambiano quotidianamente. Da una parte il menu Montagna e Tradizione, dedicato ai grandi sapori alpini e alla memoria gastronomica del territorio, dall’altra il Menu Degustazione Granbaita, più creativo e aperto a contaminazioni internazionali, e il Menu à la carte con le sue le molte proposte.  Il ristorante fine dining Granbaita Gourmet – aperto anche agli ospiti esterni- rappresenta il lato più esclusivo dell’esperienza culinaria. Soltanto sette tavoli, atmosfera raccolta, servizio impeccabile, regala un percorso gastronomico costruito come una vera esperienza sensoriale, un racconto del territorio reinterpretato attraverso tecnica, eleganza e creatività.

Pacchetti per sportivi e coppie

Per l’inizio dell’estate il Granbaita Dolomites ha messo a punto alcuni piacevoli pacchetti: per gli appassionati di Mountain Bike e per chi ama camminare, il pacchetto Hiking & Biking Paradise prevede stupende escursioni guidate a piedi e in MTB con guide certificate, mentre il Couples Retreat è stato pensato per una romantica fuga a due.

Granbaita Dolomites. Lusso, stile, calda accoglienza familiare, nato dalle idee e dai sogni della famiglia Puntscher-Perathoner, che l’aveva aperto in una posizione invidiabile nel centro di Selva di Val Gardena nel 1961 e ha deciso di rinnovarlo radicalmente negli ultimi 5 anni con un’impegnativa e riuscitissima ristrutturazione di classe che ha portato alla creazione di 56 fra stanze e suites, il 5 stelle Granbaita Dolomites interpreta in modo contemporaneo l’ospitalità e lo stile altoatesini, accogliendo gli ospiti con i suoi ambienti ampi e luminosi, rifiniti con amore e cura dei dettagli. Linee eleganti di legno, vetro e pietra che rievoca le Dolomiti che si scorgono al di là delle ampie vetrate, focolari che invitano al calore familiare, tessuti caldi e naturali per un progetto firmato dall’arch. Rudolf Perathoner, che ha saputo interpretare al meglio l’idea di ospitalità dei proprietari, sintetizzando innovazione e tradizione, contemporaneità e storicità, grazie ad un attento studio delle forme e una ricercata selezione dei materiali. Il progetto è stato insignito del Premio In/Architettura GlWillis Towers Watson dall’Istituto Nazionale di Architettura. Fra i must dell'hotel il ristorante fine dining Granbaita Gourmet firmato dagli Chef Marc Bernardi (gardenese) Sofia Parduzzi e la Savinela Spa, oltre 2000 m² di benessere alpino con piscina interna ed esterna. Uno sguardo sempre avanti senza dimenticare i valori della tradizione, la famiglia Puntscher-Perathoner da oltre 60 anni si dedica al genuino piacere dell’ospitalità.
Fra le mura dell’hotel si respirano familiarità, autenticità e un senso di benvenuto a casa. Carmen e Raphael con i figli Marco, Alexander e Anna curano personalmente ogni dettaglio per rendere la vacanza un’esperienza eccellente, convinti che anche un piccolo particolare la può trasformare in un ricordo carico di emozione.

 


Hotel Granbaita Dolomites
Str. Nives 11 Selva di Val Gardena (BZ)

Tel. +39 0471 795210
www.hotelgranbaita.com


[Alkemy]+ con Bobble Bobble per accelerare la crescita digitale del brand "BOB"


Affidate alla divisione di Alkemy Group che unisce creatività, design, media e commerce la gestione del canale global TikTok, la campagna di Influencer Marketing per TikTok e YouTube, e il coordinamento delle attività di Media Relation e digital PR per BOB, il bubble tea «ready to drink».

Bobble Bobble, azienda italiana specializzata nella produzione e commercializzazione di bubble tea e bevande innovative, affida ad [Alkemy]+ la gestione integrata delle attività di comunicazione e marketing digitale per BOB, leader nel settore del bubble tea ready to drink, con l’obiettivo di potenziarne presenza e rilevanza sui principali canali digitali e sui media.

Primo bubble tea confezionato in Europa, nato da una ricetta brevettata e disponibile a scaffale nelle principali catene della GDO, BOB unisce l'aroma originale del tè all'esplosione vivace delle boba di vero succo di frutta, una bevanda molto apprezzata in special modo dal target digital-native.

Con l’obiettivo di rafforzare awareness e brand personality del marchio BOB in modo distintivo e autentico, consolidarne il posizionamento distintivo nel segmento beverage della GDO e ampliarne la visibilità cross‑mediale, la collaborazione con Bobble Bobble si realizza grazie al contributo dei team di COSMIC e Connexia, i brand di [Alkemy]+ specializzati, rispettivamente, in produzione e distribuzione di contenuti video e in Media Relation, Influencer Marketing ed Event Management, che collaborano strettamente in un flusso sistemico di competenze complementari, e con una supervisione continua tra strategia, produzione di contenuti, Influencer Marketing e PR.

Il progetto prevede la gestione del canale TikTok global di BOB, lo sviluppo di campagne di Influencer Marketing su TikTok e YouTube, il coordinamento delle Media Relation a target lifestyle, business, marketing, trade, le attività di digital PR, con l’intento di costruire uno storytelling rilevante e in linea con la visione e i valori di Bobble Bobble, valorizzando l’identità del suo brand di punta attraverso un ecosistema composito di esperienze comunicative nuove, coerenti ed efficaci, guidate da un approccio sinergico capace di muoversi tra creatività, strategia e relazioni coi media e amplificare la «voce» dell’azienda.

 

“La scelta di affidarci ad [Alkemy]+ rappresenta un passo fondamentale per il futuro di BOB, il nostro Bubble Tea RTD. – dichiara Nicolò Ossino, CEO & Founder, con Simone Simonelli, di Bobble BobbleIo e Simone siamo certi che, unendo le nostre competenze alla loro creatività, riusciremo a raccontare il nostro prodotto in modo ancora più incisivo e autentico. Siamo pronti a vedere i frutti di questa sinergia”.

 

 

La partnership con Bobble Bobble conferma la capacità di [Alkemy]+ di lavorare mettendo a sistema competenze eterogenee, sviluppando progetti omnichannel di valore e coordinando media, marketplace, creatività e contenuti. – commenta Massimiliano Trisolino, Managing Director di [Alkemy]+Grazie al nostro approccio integrato, supportiamo con particolare entusiasmo realtà uniche e dinamiche come Bobble Bobble, che puntano alla costruzione di un’identità digitale solida e riconoscibile, vogliono innovare il proprio linguaggio e sperimentare format in linea con le tendenze più rilevanti del  commerce, dando vita a una comunicazione capace di generare visibilità duratura presso media di riferimento, stakeholder B2B e community digitali”.

 

 

Bobble Bobble  è la società che sviluppa e gestisce il brand BOB, marchio italiano leader nel settore del bubble tea ready to drink. Fondata da Simone Simonelli e Nicolò Ossino, l’azienda si distingue per un approccio strategico e creativo, volto a trasformare i trend globali in esperienze di consumo originali e di qualità. Dall’idea dei due fondatori nasce infatti il primo bubble tea confezionato in Europa, orgogliosamente prodotto in Italia e con caratteristiche qualitative e tecniche uniche nel loro genere. Grazie a una visione orientata all’innovazione e alla crescita sostenibile, Bobble Bobble, presente con BOB in migliaia di bar e supermercati in Italia e con un'espansione crescente anche all'estero, si conferma un punto di riferimento nell’industria del food & beverage, capace di integrare efficacemente prodotto, comunicazione e engagement con il pubblico.

https://bobbubbletea.com/

 

[ALKEMY]+  è la practice di Alkemy Group che unisce creatività, design, media e commerce, all’interno di un ecosistema di competenze progettato per accompagnare la crescita dei brand lungo l’intera filiera di valore. Annovera sotto un unico cappello tutte le realtà creative del Gruppo: Connexia, Cosmic, Design Group Italia e Witailer. Il Gruppo si struttura in tre aree di eccellenza: accanto ad [Alkemy]+, operano [Alkemy] Data.Tech.AI, specializzata nell’evoluzione di modelli di business potenziati dalla tecnologia e abilitati dall’AI, e [Alkemy] Retail Tech, focalizzata su software e tecnologia per il mondo Retail. Serve e valorizza trasversalmente l’intero ecosistema Alkemy Nova, la practice focalizzata sull’evoluzione dei modelli di customer engagement e loyalty. Con sede a Milano, oltre 2.000 professionisti e una presenza consolidata in Italia e Spagna, Alkemy Group supporta un portfolio di oltre 1.000 clienti in diversi mercati: Financial Services, Utility, Retail, Fashion & Luxury, Healthcare, Industrial, Telco, Sport & Media. Inoltre [Alkemy]+ opera con un approccio indipendente e un respiro internazionale supportando le aziende nello sviluppo di strategie di marketing e comunicazione integrate. www.alkemyplus.com

 


Weekend a Sutrio, fra i monti del Friuli Venezia Giulia, c’è la “Festa dei Cjarsòns”!

Evento da non perdere! 10 ricette, 10 associazioni del territorio, 10 modi di interpretare i Cjarsòns, il gustosissimo piatto antispreco dalle radici lontane e oggi simbolo della cucina carnica.

Sorta di golosi ravioli, un tempo il piatto della festa, i Cjarsòns, una leccornia tipica della montagna friulana tra le valli sono state solcate da tempo immemorabile da commerci, passaggi di persone, culture e idee che hanno fatto da trait d’union fra il mare Adriatico e l’Oltralpe, verso le attuali Carinzia e Baviera. La loro origine è legata ai “cramârs”, i venditori ambulanti di spezie che, dal ‘700, attraversavano a piedi le Alpi per vendere nei paesi germanici la loro preziosa ed esotica mercanzia acquistata a Venezia e riposta nella “crassigne”, una sorta di piccola cassettiera di legno che portavano a mo’ di zaino sulle spalle. Quando tornavano a casa, era festa grande e le donne preparavano i Cjarsòns, agnolotti con ripieno a base di ricotta impastata con una ricchissima varietà di ingredienti: spezie, frutta secca, uva sultanina, aromi orientali, erbe aromatiche… quanto insomma rimaneva sul fondo dei cassetti della crassigne, dato che nulla doveva essere sprecato.

Ancora oggi in Carnia moltissime sono le ricette dei Cjarsòns e il loro ripieno varia non solo da paese a paese ma anche da famiglia a famiglia: se ne contano oltre 50 variazioni. Ogni massaia, ogni ristorante ne ha la propria, utilizzando al meglio la dispensa e abbinando alle spezie ingredienti freschissimi quali mele, patate, spinaci, mentuccia, erbe primaverili. Tocco finale, il condimento: ont (burro fuso), una grattugiata di scuete fumade (ricotta affumicata) e spesso anche una spolverata di cannella. A questa golosa prelibatezza (un tempo il piatto della festa, ora diventato simbolo della gastronomia carnica) Sutrio, caratteristico borgo ai piedi del monte Zoncolan, dedica una festa, divenuta ormai fra i più tradizionali e attesi appuntamenti primaverili del Friuli Venezia Giulia. Quest'anno la Festa dei Cjarsòns raddoppia e si tiene nel week end del 6 (solo a cena) e 7 giugno (tutto il giorno).

Cjarsòns: percorso del gusto in 10 tappe

Negli angoli più caratteristici del paese saranno allestite sabato 6 per cena e domenica 7 giugno tutto il giorno (fino alle 18.00) 10 isole di degustazione dove 10 associazioni del territorio, in rappresentanza delle vallate della Carnia, proporranno ciascuno la propria ricetta tradizionale. Si potranno così confrontare fra loro i sapori inconsueti di questo cibo e conoscere le diverse anime che caratterizzano un piatto giocato fra salato e dolce che, pur avendo un’origine povera e popolare, è complesso e ricco d’ingredienti quanto un piatto di alta ristorazione, con una nota speziatadecisamente inconsueta nella gastronomia montana. In degustazione ci saranno cjarsòns salati o dolci, con l’involucro a base di patate o di pasta tirata semplicemente con farina 00, acqua e sale, insaporiti da erbe primaverili o con elaborati ripieni (come biscotti secchi, amaretti, cacao, uva sultanina, grappa, caffè e aromi di rhum, arancia e limone), con melissa e cipolla oppure con pere secche e carrube, oppure addirittura con piccole scaglie di cioccolato fondente e con altri ingredienti più o meno comuni. In abbinamento ai Cjarsòns, pregiati vini del Friuli Venezia Giulia, che saranno messi in mescita in 5 punti enoteca. Per produrre meno rifiuti la Pro loco di Sutrio, che organizza l’evento, invita a portarsi da casa il calice e le posate. Per risparmiare tempo e assicurarsi il posto si possono acquistare in prevendita online i voucher degustazione sul sito prolocosutrio.com, senza costi aggiuntivi. La prevendita termina sabato 6 giugno alle 13.00.

Mercatino, corsi di cucina, passeggiate botaniche

A fare da contorno agli stand gastronomici, un animato Mercatino con i prodotti del territorio, musica dal vivo e una serie di attività per grandi e piccoli che prenderanno il via fin dalla mattina di sabato 6 giugno. Fra gli appuntamenti, “ Impara a fare i cjarsòns”, un corso di cucina pratico con degustazione finale tenuto dalla foodblogger carnica Chiara Selenati (alle 10.00 e alle 16.00) in Sala Kaiser (viale Valcalda, 1 – Sutrio), la Passeggiata per famiglie per riconoscere fiori e foglie e i loro utilizzi e proprietà con Ursula Puntel, erborista, divulgatrice e custode di antiche tradizioni (alle 16.00) con ritrovo presso l’ufficio Pro Loco in Via Linussio 1, il Laboratorio del legno per bambine e bambini a cura dell’Associazione Spazio Famiglia (dalle 17.00) e, a conclusione della giornata concerto con “I Mercatovecchio” alle 21.30 nell’Ort di Sior Matie.

Domenica 7 giugno si ripeteranno il Corso per imparare a fare i cjarsòns (alle 10.00 e alle 16.00), la Passeggiata per famiglie per riconoscere fiori e foglie (alle 11.00), il Laboratorio del legno per bambine e bambini (dalle ore 11.00) e alle 14.30 si terrà l’incontro “Storie di Cjarsons: il racconto delle tradizioni racchiuse in un piatto” dedicato ai risultati del progetto Go!Pasta Fondo piccoli progetti (SPF) dedicato a GO! 2025 all’interno del programma Interreg Italia-Slovenija 2021-2027. L’evento si svolgerà in sala polifunzionale (via Roma 35/A) a ingresso libero.

(In caso di maltempo la Festa dei Cjarsòns sarà cancellata)

Per informazioni:
Pro Loco Sutrio
Via Linussio 1
Tel: 0433 778921
www.prolocosutrio.com


Em Sherif di Monte-Carlo: la gastronomia libanese ritorna dopo la chiusura stagionale con un menu ancora più gustoso

Em Sherif Monte-Carlo ha riaperto le porte nel cuore del prestigioso Hôtel de Paris Monte-Carlo, per la sua quinta stagione. Fondato da Mireille Hayek nel 2011, il gruppo Em Sherif non ha mai smesso di svilupparsi in tutto il mondo, esaltando tutti i sapori della gastronomia libanese da Beirut a Londra, passando per Doha. Nel 2022, il marchio si insedia a Monaco ed è Yasmina Hayek, figlia di Mireille, a prendere le redini in qualità di Chef Esecutiva di Em Sherif Monte-Carlo. Diplomata all’Institut Paul Bocuse, mette tutto il suo talento e il suo acuto senso dell’eccellenza al servizio del ristorante, perpetuandone così la storia familiare. Fortemente creativa, ogni stagione propone deliziose novità, come quest’anno e tra le altre grigliate, il Lobster (spiedini di coda di astice blu marinati, condimento al finocchio), il Lahmeh Black Angus (spiedini di manzo marinato Black Angus, chimichurri al zaatar) oppure lo Shawarma Lahmeh (stinco di agnello confit, carciofi, coriandolo).

   

Immancabile la squisita selezione di mezze caldi e freddi, dai tradizionali Hummus (purè di ceci, tahiné, limone, olio extravergine di oliva) e Muttabal (melanzana alla fiamma, tahiné, limone, melograno, olio extravergine di oliva) alle saporite Batata Harra (patate speziate, coriandolo) e al gustosissimo Halloumi (formaggio halloumi marinato grigliato, pomodori arrosto). Sul fronte dei dessert, il celebre Baklawa Em Sherif (baklawa croccante, variazione di pistacchi) torna in grande stile, accanto ad altre golose sorprese, come il Meghli (budino di farina di riso speziato, noci) o il Coconut Riz bi halib (budino di riso al latte di cocco, nougatine di riso soffiato, mango/passione, sorbetto al cardamomo).

   

Il tutto accompagnato da eccellenti cocktail signature, tutti disponibili anche in versione analcolica, come il Beirut Mule(rum, arak, agrume), l’Oasis on the rock (gin, tè verde, zenzero, verbena) o il Rose Royale (Champagne, saint-germain, lime, rosa).
Sulla bella terrazza affacciata sul Mediterraneo sarà possibile cenare ascoltando concerti di live music o DJ set (dal venerdì alla domenica e tutte le sere in luglio e agosto) o accedere alla Chicha Lounge Bar con le sue numerose proposte.
Per gli amanti del calcio, alcune partite della Coppa del Mondo FIFA 2026 saranno trasmesse all’interno dell’area lounge.
Il ristorante sarà ora accessibile dalla nuova entrata situata su Avenue de Monte-Carlo.

 

Informazioni pratiche:

Aperto tutti i giorni dalle 19:30 alle 22:15 – Tre servizi a luglio e agosto: 19:30, 21:30 e 23:30.
Menu à la carte o menu « Beirut Mon Amour »: 220 euro (bevande escluse e piccola pasticceria esclusa)
Informazioni e prenotazioni: +377 98 06 88 75 / Em Sherif Monte-Carlo - Restaurant Libanais Monaco | Monte-Carlo Société des Bains de Mer

 

Monte-Carlo Société des Bains de Mer incarna un nuovo approccio al bel vivere, unico al mondo, che unisce il gusto per il bello all’attenzione per il benessere. Il Resort offre agli ospiti il meglio del gioco nei suoi casinò ed un’esperienza di standing elevato nei celebri hotel e nelle Diamond Suites, senza dimenticare la buona tavola; si va dai ristoranti stellati ai concept internazionali, dando spazio anche alle specialità a chilometro zero. Non solo: durante la permanenza, i clienti possono toccare con mano moltissime eccellenze artistiche e culturali, ma anche dedicarsi allo sport, al benessere e allo shopping, fra un evento e l’altro. L’etica e la responsabilità sociale, due elementi che sono sempre più importanti, guidano il Gruppo: già dal 2007, Monte-Carlo Société des Bains de Mer ha aderito volontariamente ad una serie di regole in materia di transizione energetica e di gestione sostenibile delle risorse e dei rifiuti, con un occhio alla tutela delle filiere alimentari e delle risorse naturali del territorio. Quest’anno, il Gruppo, che è il datore di lavoro privato più importante di Monaco, ha lanciato la quarta edizione del proprio Codice Etico, riaffermando l’integrità e la responsabilità come suoi valori chiave in ogni ambito.

 

 

montecarlosbm.com
@Monte-Carlo Société des Bains de Mer

 

 


“Il Pane del Reno”: una nuova De.Co. sulla tavola… Questo sì, è pane per i nostri denti!

Il pane è molto più di un semplice alimento, è un simbolo di vita, benedizione e condivisione. È considerato un dono divino e il risultato del lavoro umano. Quando ci si trova davanti a una panetteria, si possono vedere diversi tipi di pane come rosette, ciabatte e baguette, oltre a molti pani regionali come il pugliese, il napoletano e l’integrale. Spesso sorge il dubbio su quale tipo scegliere, ma anche quando si decide, potrebbero esserci incertezze riguardo alla freschezza del pane, ovvero se sia "fresco", "surgelato" o di "conservazione prolungata".
Il pane fresco è prodotto continuamente e venduto entro 72 ore, mentre quello surgelato deve essere chiaramente contrassegnato e tenuto separato. In generale, il pane fresco artigianale è più costoso rispetto a quello surgelato presente nei supermercati. Tuttavia, il pane che sembra fresco al supermercato può essere industriale, surgelato e poi cotto in un secondo momento, quindi non è vero pane fresco. I prezzi del pane in Italia variano da 3,00 € a oltre 6,00 €/kg a seconda della tipologia e del luogo di vendita. Il pane speciale come integrale o di segale può costare anche oltre 9,00 €/kg.

È anche importante valutare la qualità del pane. Per una buona degustazione, si deve osservare la crosta e la mollica, che devono essere ben aderenti e di un colore avorio. Il pane fresco suona “vuoto” se colpito, mentre quello precotto tende a separarsi. Un buon pane richiede tempo per essere gustato, sviluppando un sapore complesso. L'analisi visiva mostra che il pane fresco ha una crosta irregolare, con spaccature naturali, mentre il pane precotto appare eccessivamente uniforme.
Toccando il pane fresco si nota una crosta friabile e una mollica elastica, mentre il pane precotto può risultare duro o molle. L'olfatto del pane fresco è intenso e profumato, mentre quello precotto è solitamente più debole. Infine, il gusto del pane fresco è complesso, mentre quello precotto è più insipido.

La Commissione industria del Senato ha approvato un disegno di legge per tutelare i consumatori e distinguere i diversi tipi di pane, imponendo severi requisiti di etichettatura e esposizione. Questa normativa non è ancora operativa, ma punta a valorizzare il pane artigianale e garantire trasparenza al consumatore, altrimenti, sarebbe meglio “levarsi il pane di bocca”.… e, a tal proposito, a Bologna c’è…

…“Il Pane del Reno”: una nuova De.Co sulla nostra tavola

L’Associazione dei Panificatori di Bologna e Provincia presenta un nuovo simbolo della propria identità gastronomica e culturale. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il pane come elemento centrale della tradizione locale e di promuovere una filiera artigianale che unisce qualità, territorio e sostenibilità. Il progetto è promosso dall’Associazione Panificatori di Bologna e Provincia, punto di riferimento per la quasi totalità dei panifici cittadini e provinciali, oggi impegnata non solo nella rappresentanza della categoria, ma anche nella costruzione di una rete di servizi, supporto e innovazione per le imprese del settore.

Il pane del Reno che rappresenta un simbolo della panificazione bolognese nasce da una ricerca storica e gastronomica, unisce farine locali a basso tenore di glutine, acqua del bacino del Reno e la tipica lavorazione a pasta dura, che conferisce una mollica compatta e una crosta croccante.

L’Associazione Panificatori rappresenta oggi un punto di riferimento per la quasi totalità dei panifici della città e della provincia. Una realtà che si configura come una vera e propria rete di servizi, supporto e consulenza per le imprese associate. Il “Pane del Reno” nasce dalla volontà di restituire alla città un prodotto simbolo della propria identità gastronomica e culturale. Contestualmente, vuole promuovere il consumo del pane attraverso la creazione di un prodotto nuovo, identitario e profondamente legato alla storia e al territorio bolognese. Unisce il valore simbolico del Reno, il fiume che attraversa la città, la memoria del Forno Comunale voluto da Francesco Zanardi – il “Sindaco del Pane” – e le fonti storiche della tradizione locale, dando vita a una nuova specialità. È un pane di qualità, pensato per il consumatore moderno, realizzato con materie prime selezionate e filiera locale: farine di grano coltivato e macinato in Emilia Romagna, sale marino dolce di Cervia (ridotto all’1%) acqua dell’acquedotto (“acqua del Sindaco”) strutto di qualità o, in alternativa, olio extravergine d’oliva. Si presenta con una crosta croccante e mollica compatta e morbida, in formato da circa 400 g, venduto sfuso o pretagliato. Il prodotto è tutelato tramite Denominazione Comunale (De.Co.) con indicazione del Comune di produzione e del forno artigianale, valorizzando il ruolo e la maestria del panificatore. Il “Pane del Reno–Pan Boffetto” vuole essere un simbolo contemporaneo della cultura alimentare bolognese: un pane buono, genuino, sostenibile e capace di raccontare il territorio, oggi e nel futuro.
Sul sito il Capitolare e i Punti Vendita: https://associazionepanificatoribologna.it/pane-del-reno-de-co/

I protagonisti della conferenza stampa, così si sono espressi:


 

Antonio Di Benedetto -  Presidente dell’Associazione Panificatori di Bologna:

Con il Pane del Reno vogliamo riportare sulle tavole di Bologna un pane che racconti davvero il nostro territorio, le nostre tradizioni e il lavoro quotidiano dei forni artigiani. È un modo per dare identità e valore a un prodotto semplice ma fondamentale della nostra cultura alimentare”.

 

Roberto Fabbri - Titolare Dulca Srl Società forniture prodotti e materie prime

Il sostegno al progetto “Pane del Reno” nasce dalla volontà di affiancare concretamente i panificatori bolognesi nella valorizzazione della tradizione artigianale e delle eccellenze del territorio. Per Dulca, storica realtà specializzata nella distribuzione di prodotti e materie prime per la ristorazione, il pane rappresenta non soltanto un prodotto commerciale, ma un simbolo di identità, qualità e cultura gastronomica. Il progetto punta a creare una filiera sempre più consapevole, capace di unire innovazione e tradizione, sostenendo il lavoro quotidiano di forni e laboratori artigianali del territorio bolognese. L’obiettivo è quello di offrire ai professionisti del settore strumenti, ingredienti e competenze per mantenere alta la qualità delle produzioni locali e trasmettere alle nuove generazioni il valore del mestiere.

Sostenere il Pane del Reno significa investire nella cultura artigianale del nostro territorio. Vogliamo continuare a essere un punto di riferimento per i professionisti della panificazione, aiutandoli a custodire tradizione, qualità e innovazione in un prodotto che racconta Bologna”.

 

Gabriele Maggiali - Direttore Commerciale Molini Pivetti S.p.A.:

La farina non è più soltanto un ingrediente, ma il risultato di un percorso che parte dal campo e arriva fino al laboratorio artigianale. Oggi il vero valore sta nella qualità della filiera, nella sostenibilità e nella capacità di offrire ai professionisti prodotti affidabili, performanti e legati al territorio”.


Giancarlo Tonelli
– Direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna:

"Il Pane del Reno rappresenta molto più di un nuovo prodotto da forno: è un progetto che valorizza il lavoro quotidiano dei nostri panificatori, tutela la tradizione e rafforza l’identità gastronomica del territorio bolognese. La De.Co. riconosce il valore culturale ed economico di una filiera fatta di professionalità, qualità e legame con la comunità locale. Come Confcommercio Ascom Bologna crediamo che iniziative come questa siano fondamentali per sostenere le nostre imprese associate, promuovere il commercio di vicinato e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di saperi e sapori che rende unico il nostro territorio”.

 

 

L’Associazione Panificatori di Bologna e Provincia rappresenta la quasi totalità dei panifici di Bologna e provincia ed è oggi un punto di riferimento per il settore. Non è solo un ente di rappresentanza, ma una rete di servizi che offre supporto sindacale, assistenza normativa, formazione e consulenza alle imprese associate. Con radici storiche che risalgono al 1800, l’Associazione ha consolidato nel tempo il proprio ruolo, diventando nel dopoguerra una struttura autonoma di tutela e sviluppo della categoria. Oggi opera per valorizzare la tradizione artigianale del pane bolognese, promuovendo innovazione, qualità e competitività delle imprese del territorio, anche all’interno del sistema Confcommercio Ascom Bologna. www.associazionepanificatoribologna.it

 

 


Via Cesare Gnudi, 5 - 40127 Bologna BO
Tel.  051 374285  -  800 996 030
www.associazionepanificatoribologna.it

Sede ospitata all'interno di


Confcommercio Ascom Bologna
Strada Maggiore 23
40125 Bologna (BO)
Tel. 0516487411
www.ascom.bo.it

 


Se ne va il fondatore di Slow Food... R.I.P.

Se ne va il fondatore di Slow Food che ha contribuito a costruire una nuova idea di territorio, l’uomo del cibo “buono, pulito e giusto” che non era solto uno slogan legato al cibo, ma una visione politica e culturale del rapporto tra uomo e territorio anche a difesa di quelli piccoli, delle aree interne e della biodiversità in genere. Carlo Petrini, fondatore di Slow food (1986) lascia questo mondo a 76 anni. È mancato nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026, nella sua abitazione, a Bra, all’età di 76 anni.

Noto il suo amore per il bene comune, le relazioni tra esseri umani, per la natura e la biodiversità e per la sua creatura: Slow food la rete internazionale di Terra madre e l’Università degli studi di scienze gastronomiche di Pollenzo (2004). È stato, inoltre, co-fondatore delle comunità Laudato si’ (2017) ispirata all’enciclica di papa Francesco.

Chi semina utopia, raccoglie realtà” - amava dire Petrini che sintetizzava così la sua vita -.  Fermamente convinto che sogni e visioni, quando sono belli e giusti, sono capaci di coinvolgere con passione e possono essere realizzati. E lui sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, anche verso un concreto sociale, lavorando con le persone, con i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e “austera anarchia”. La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, saranno sempre di grande esempio.
R.I.P.


Il piacere di un’eccellenza italiana: l’espresso perfetto! Viaggio nel mondo "Essse Caffè" tra tradizione, innovazione e crescita globale

Essse Caffè S.p.A.” è il marchio della torrefazione italiana fondata nel 1979 ad Anzola dell’Emilia (BO) dalla nota famiglia Segafredo - Francesco Segafredo, presidente assieme alle sorelle (Maria, Chiara e Cristina) - due anni dopo avere venduto la Torrefazione Segafredo alla altrettanto nota famiglia Zanetti (Beverage Group).
Il nome del brand racchiude un doppio significato legato alle sue “3 S”: la versione popolare le traduce da un ironico detto veneto secondo cui il caffè deve essere gustato Sentà (seduti) Scotà (scottante) e Scrocà (scroccato) contrapponendosi alle “3 C” napoletane (Caldo, Comodo, Carico). La versione ufficiale vuole che l’azienda interpreti formalmente le “3 S” nei suoi valori fondanti che ne riassumono la filosofia: Scienza, Sapienza e Specializzazione.

Bere il caffè - bevanda di 25ml in cui si concentra l’estrazione di più di 1950 aromi - è un rito (cultura antropologica) multisensoriale (vista della crema, olfatto dell’aroma, gusto e retrogusto) e di convivialità. Il bon ton - dedica un intero capitolo al caffè e alle relative “coffee experience” - : esige di gustarlo a piccoli sorsi senza soffiarci sopra, di mescolarlo sempre dall’alto verso il basso senza fare rumore e di bere l’acqua (gassata) prima della degustazione, per pulire il palato.
In quest’ottica di valorizzazione, Essse Caffè ha presentato alla stampa specializzata il rinnovato “Spazio Essse Caffè” nella splendida cornice dello storico Palazzo Tanari (nel cuore di Bologna) un hub per la cultura dell’espresso. Lo spazio è aperto al pubblico da sabato 23 maggio con un programma di attività dedicate alla cultura del caffè, degustazioni ed esperienze sensoriali, con l’obiettivo di rendere accessibile il sapere sull’espresso attraverso percorsi dedicati. Tra le novità introdotte dal restyling spicca la centralità del Tavolo degli Aromi, percorso immersivo e esperienza multisensoriale pensata per guidare visitatori e appassionati alla scoperta delle note aromatiche del caffè. Inoltre, sempre per i "coffee lover", pannelli, installazioni e contenuti dedicati all’universo dell’espresso, che raccontano il processo di torrefazione e pure la storia della famiglia Segafredo.

   

All’evento organizzato per la stampa specializzata, hanno partecipato come relatori i vertici di Essse Caffè: figure chiave come il presidente Francesco Segafredo, il direttore generale Luca Cioffi, la responsabile qualità e standard internazionali Essse Caffè (e AD di IEI Istituto Espresso Italiano) Barbara Chiassai (anche rappresentante delle “donne del caffè”) e, per le istituzioni locali, l’assessore alla cultura del Comune petroniano, Daniele Dal Pozzo. Nel contesto, il Coffee Master & Ambassador Vito Campanelli (più docente che formatore…) ha tenuto una sessione formativa per i presenti, coadiuvato da Thomas (al “tamburo” per la tostatura, atto che esala un milione di aromi volatili) e da Gustavo (collaboratore brasiliano per classificazione e filiera). L’obiettivo era comunicare l’identità del marchio Essse Caffè e promuovere i corsi di formazione per i professionisti del settore Ho.Re.Ca.. A conclusione dei lavori, è emersa l’importanza dell’azienda non solo nel vendere miscele pregiate, ma nel curare l’intera metamorfosi dal chicco alla tazzina per garantire il vero Espresso Italiano fonte di reddito (dal 40-45% dell’incasso) delle migliaia di baristi italiani e di quelli di tutto il mondo (leggi Paesi arabi, Israele, Russia e Cina, oltre agli Stati Uniti) che propongono l'Espresso Essse Caffè.

L’Evoluzione della Formazione
Dopo vent’anni di formazione itinerante e l’apertura nel 2005 del centro "La Classe di Essse" a Bologna, l’azienda ha lanciato la nuova Academy. Questa struttura offre percorsi che spaziano dalla caffetteria alla gestione economica aziendale con corsi gestiti da un team specializzato formato da Baristi Trainer: professionisti del settore Food & Beverage per l’insegnamento pratico di estrazione e gestione banco; Docenti dell'Area Caffè: esperti della materia prima certificati IiAC e SCA; Personal Bar Trainer: consulenti dedicati a sessioni mirate e con formule personalizzate direttamente nei locali dei clienti (anche per startup); Brand Ambassador: figure che uniscono competenze di caffetteria e comunicazione per rappresentare il marchio in fiere internazionali (es. Sigep). L’offerta formativa copre dai fondamentali della caffetteria fino alla miscelazione e all’alta pasticceria, sia in Italia che all’estero (area che genera quasi il 25% del fatturato).

Il Brand: numeri e crescita globale
Con l’obiettivo di esprimere l’eccellenza dell’espresso italiano, Essse Caffè oggi si avvale di 71 dipendenti, 103 agenti venditori, 9 certificazioni di qualità ottenute a garanzia dell'elevato standard dell'azienda, ed è presente con distributori in 60 Paesi del mondo.
Il fatturato ha raggiunto i 52,5 milioni di euro, registrando una crescita complessiva del +16,5% rispetto al 2024. I singoli canali mostrano ottime performance: l’Ho.Re.Ca. Italia cresce del +15%, il Vending/OCS del +12%, mentre l’estero traina l’espansione globale con un deciso +23,5%.

L’Arte del Blend e l’Offerta Prodotto
I blend (miscele di Arabica e Robusta) di Essse Caffè nascono da ricette segrete e dalla tostatura singola delle varietà - caffè monorigine (o single origin) è un caffè che origina da una precisa area geografica (che può essere una nazione, una specifica regione o persino un'unica piantagione) - . A differenza delle miscele che uniscono chicchi diversi per un gusto costante, il monorigine valorizza il territorio esaltandone le caratteristiche uniche perché l’espresso italiano è come il dialetto, ce n’è uno in ogni zona… e deve garantire un profilo aromatico costante nel tempo. Tra i prodotti più significativi, la Miscela Masini: il blend più iconico di Essse Caffè (nato nel 1952) certificato Espresso Italiano e molto apprezzato in pasticceria per cremosità e costanza qualitativa e le Linee Professionali e Domestiche: per queste, l'offerta include chicchi per i bar, macinati e capsule (linee Barocco, Infinito e Maestoso) anche per i caffettomani....

Il Sistema in Capsula
Tra le soluzioni per consumo domestico spiccano le due miscele più richieste (vendute in confezioni da 100 capsule):
Infinito (€ 24,50 | Valutazione ~4,4/5) espresso intenso e rotondo con note di cioccolato e spezie e Ideale (€ 24,60 | Valutazione ~4,2/5) composto da Arabica, Robusta e una selezione di decaffeinato che offre il corpo dell’espresso tradizionale, ma con il 50% in meno di caffeina, eliminando il tipico retrogusto amaro e astringente a favore di una maggiore dolcezza.

Mercati e trend
Il mercato internazionale del caffè (secondo al mondo per scambi) mostra attualmente una dinamica ribassista nel breve periodo, con prezzi tra $266 e $267 per libbra e un’elevata volatilità (3,5%). Gli analisti prevedono una stabilizzazione al ribasso grazie a un raccolto record in Brasile, stimato da CONAB e StoneX tra 75-76 milioni di sacchi (44-49 milioni solo di qualità Arabica).
Questo surplus di offerta guiderà il sentiment ribassista, spingendo i prezzi del contratto Coffee C verso l’area $260-265 entro fine 2026. Modelli macroeconomici stimano un consolidamento a un anno sui $260 attenuando il deficit strutturale del biennio precedente. Per seguire il mercato si utilizzano i futures della Borsa ICE o strumenti finanziari come l’ETC Wisdomtree Coffee su Borsa Italiana, prestando attenzione ai rischi di cambio e volatilità.

Visto e considerato quanto sopra, si evince che la cultura del caffè sta evolvendo ben oltre il tradizionale e veloce espresso bevuto distrattamente al bancone, grazie anche ad aziende di eccellenza come Essse Caffè!

N.B. Per approfondire ulteriormente la cultura del caffè in tutte le sfumature, ci si può riferire al portale ufficiale della SCA Italy (Specialty Coffee Association).
Per maggiori dettagli sui corsi e sulle figure specifiche, consultare la pagina ufficiale della “Formazione Essse Caffè”.

 

ESSSE CAFFÈ S.p.A.
Via Duilio Carpanelli 18/A
Anzola dell'Emilia – BO
Tel. +39 0516425711
Store Via Galliera 18/B
Tel. +39 0510496654
Tel. +39 345 9933696
www.esssecaffe.it


  Il prossimo week-end ad Alba “Go Wine” celebra i vitigni autoctoni del Piemonte

Go Wine presenta l’ottava edizione della Festa del Vino dedicata ai Vitigni Autoctoni del Piemonte, in programma domenica 24 maggio p.v. nel centro storico di Alba.
Un evento di degustazione che rende omaggio alla grande ricchezza del vigneto piemontese: espressa attraverso i vitigni autoctoni, raccontati e proposti in assaggio alla presenza diretta dei produttori. La manifestazione si svolgerà lungo l’intera giornata, dalle ore 11.00 alle ore 19.00, trasformando il centro storico di Alba in un grande percorso di degustazione dedicato alla biodiversità viticola del Piemonte.

Un “viaggio” nel vigneto piemontese

La Festa del Vino nasce per valorizzare la ricchezza e la diversità del patrimonio ampelografico regionale, dando voce a varietà celebri e ad altre più rare, recuperate e rilanciate nel corso degli ultimi anni.
Oltre 40 vitigni saranno rappresentati nel corso della giornata, in un ideale viaggio attraverso il Piemonte del vino: dai vitigni più noti, come il Nebbiolo, la Barbera, il Dolcetto, l’Arneis o il Timorasso, fino a varietà meno conosciute e particolarmente affascinanti come Baratuciat, Bian Ver, Uvalino, Becuet, Caricalasino, Chatus, Rossese bianco e molte altre.
Un percorso che invita a scoprire non solo i vini, ma anche i territori, le storie e il lavoro delle cantine che custodiscono e interpretano questo straordinario patrimonio.

Il vino come incontro con le cantine

Le cantine partecipano all’evento incontrando direttamente il pubblico nei banchi d’assaggio che animeranno il centro storico della città.

Altri vitigni e vini saranno presentati in speciali enoteche tematiche, completando così il percorso della degustazione.

 La Festa del Vino è anche un’occasione per vivere il vino come incontro, dialogo e racconto: un’opportunità per conoscere da vicino i produttori, ascoltare le storie delle aziende e approfondire il legame tra vitigno, paesaggio e identità territoriale.

Ospiti speciali: Vini del Portogallo e Vermentino in Italia

Nel segno dell’incontro e del confronto due enoteche tematiche racconteranno un grande vitigno autoctono dell’Italia e una realtà estera.

In Italia la scelta è caduta sul Vermentino: un vitigno che possiamo definire “tirrenico”, perché guarda al mare e si esalta in alcuni suoli (come il granito della Gallura in Sardegna).

Il 90% del vermentino in Italia arriva da Liguria, Toscana e Sardegna, alcune presenze si registrano anche in Umbria e Lazio.

Una selezione di etichette racconterà la sua presenza in diverse regioni e darà voce a importanti interpreti.

Il Portogallo è il Paese ospite di questa edizione: vanta una storia antica, è l’11° produttore di vini al mondo; regioni come Douro e Porto fanno il 20% del totale della produzione nazionale.

Una selezione di vini racconterà le principali aree viticole del Paese: dal nord del Vinho Verde al sud dell’Alentejo, la regione vinicola più grande.

Sono oltre 250 i vini autoctoni del Portogallo: ne presenteremo alcuni in una Enoteca esclusiva.

Tre masterclass per approfondire conoscenze

Alcune masterclass caratterizzeranno la giornata e toccheranno differenti temi: celebrando la ricorrenza dei 60 anni dal riconoscimento delle prime doc in Italia, ponendo un’attenzione ai vini del Portogallo, ospiti dell’evento.
Rivolgendo un’attenzione sulla Nascetta del Comune di Novello, approfondendo le caratteristiche di questo originale bianco di Langa.

Il programma delle masterclass

ore 11.30:

60 anni di Doc in Italia (1966-2026): Barolo, Barbaresco & more…

Evento inaugurale, degustazione di 6 vini

(Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Vernaccia di San Gimignano, Frascati, Ischia)

ore 15.00

Portogallo nel calice: territorio, storia, vitigni: dal Vinho verde, al Porto, all’Alentejo. Degustazione di 5 vini

ore 17.00

La Nascetta del Comune di Novello, bianco di Langa da scoprire, degustazione di 4 vini

Un evento di grande impatto, dove poter degustare in un unico contesto vini spesso introvabili, la possibilità di incontrare molte cantine al banco d’assaggio nello spirito della community di Go Wine che ha ideato l’evento.

Una masterclass (ore 11.30 prenotazione cliccando in fondo alla pagina), si propone di celebrare una ricorrenza importante: 60 anni nel 2026 dall'istituzione delle prime Doc. Dove campeggiano Barolo e Barbaresco, i grandi rossi di Langa, e altri importanti vini italiani.

Nel pomeriggio un'area lounge presenterà una selezione di tutte le denominazioni che, per prime in Italia, hanno ottenuto il riconoscimento della denominazione d'origine.

Oltre 90 cantine, 40 vitigni del Piemonte raccontati nei vini

Ecco l’elenco delle cantine piemontesi protagoniste della degustazione al banco d’assaggio e nelle sezioni enoteca:

Alberto Rizzo

Associazione Verduno è uno

Bosio Giuliano

Ca ed Curen

Cantine Vida

Cascina Corsico

Cascina Garera

Cascina del Pozzo

Cascina delle Rocche di Moncucco

Cascina Mucci

Cascina Paladin

Crota Cichin

Edoardo Olivetti

Erbalù

Gerlotto Fratelli

Ghiga

Ghera

La Tribuleira

L’Autin

Mauro Vini

Prufigà

Roggero

Scarzella

Tenuta Gaggino

Tenuta San Bernardo

Torchio 1953

Vigne dei Mastri

 

I vitigni rappresentati in degustazione:

Albarossa, Arneis, Avanà, Baratuciat, Barbera,

Becuet, Bian Ver, Bonarda, Brachetto, Bussanello,

Cari, Caricalasino, Cellerina, Cortese, Croatina,

Dolcetto, Erbaluce, Favorita, Freisa, Furmentin,

Gamba di Pernice, Grignolino, Malvasia,

Malvasia di Schierano, Malvasia Moscata,

Montanera, Moretto (Lambrusca di Alessandria),

Moscato, Nascetta, Nebbiolo, Nebbiolo di Dronero (Chatus),

Neretto di San Giorgio, Pelaverga piccolo,

Quagliano, Rossese bianco, Ruchè, Slarina,

Timorasso, Uva rara, Uvalino, Vespolina.

Alba, città del vino: la scelta di Alba come sede dell’evento non è casuale

La città rappresenta da sempre un punto di riferimento per il mondo del vino, per la presenza di importanti istituzioni formative e culturali, per il suo ruolo nel cuore di un territorio di eccellenza e per la capacità di accogliere e raccontare il vino in tutte le sue espressioni.

Per un giorno, il centro storico di Alba diventa una via del vino, luogo dove convergono vitigni, territori e storie diverse del Piemonte, in una festa che unisce degustazione, conoscenza e convivialità.

Come in ogni edizione, Go Wine promuoverà anche una iniziativa a favore della ricerca in campo vitivinicolo.

FESTA DEL VINO

i vitigni autoctoni del Piemonte

Dove:

Alba – centro storico

Quando:

Domenica 24 maggio 2026

Ore 11.00 – 19.00

Banchi d’assaggio con degustazione libera lungo l’intera giornata.

Costi e modalità di partecipazione

Degustazione al banco d’assaggio:

Pubblico: € 18,00

Soci Go Wine: € 15,00

Prenotando e pagando online in anticipo è possibile usufruire di una riduzione sul costo di ingresso:

Pubblico: € 15,00

Soci Go Wine: € 13,00

La prevendita consente inoltre di saltare la coda, ritirando direttamente calice e taschina per la degustazione. La degustazione al banco d’assaggio sarà omaggio per coloro che decideranno di associarsi a Go Wine. (benefit non valido per i soci familiari)

È aperta la vendita online dei biglietti sul sito www.gowinet.it

Biglietti disponibili in cassa il giorno dell’evento, a quota piena

Masterclass

Coloro che sono interessati ad iscriversi alle Masterclass, possono compilare il form  sul sito www.gowinet.it
Le prenotazioni saranno accettate sino ad esaurimento dei posti disponibili.

CAMPAGNA ASSOCIATIVA GO WINE

La degustazione al banco d'assaggio sarà gratuita per coloro che si assoceranno a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari)

La Festa del Vino – I Vitigni Autoctoni del Piemonte si svolge con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

 Tutti gli aggiornamenti e il programma saranno pubblicati sul sito www.gowinet.it.

ALBA - Centro storico
Domenica 24 maggio 2026
Dalle 11:00 alle 19:00

Associazione Go Wine
Via Vida, 6 - 12051 Alba (CN)
tel. +39 0173 364631
www.gowinet.it


L’estate è qui: le proposte 2026 del Gruppo Monti Salute Più tra Villaggio della Salute Più, Porretta-Valverde e Bologna

L’estate 2026 del Gruppo Monti Salute Più si apre con una stagione che mette al centro natura, benessere e acqua termale, in un programma diffuso tra il Villaggio della Salute Più, Porretta-Valverde e le strutture wellness di Bologna. Un’offerta articolata che unisce giornate all’aria aperta, relax termale ed esperienze urbane dedicate alla cura di sé.

Ad aprire ufficialmente la stagione sarà il grande weekend inaugurale dell’Acquapark del Villaggio della Salute Più, a Monterenzio, nelle giornate del 29, 30 e 31 maggio. Per l’occasione sarà proposta una tariffa speciale di ingresso a 15 euro e a 5 euro per gli under 18, con acquisto consigliato online per facilitare l’accesso e la gestione delle presenze.

Anche nel 2026 il Villaggio punta su ciò che da sempre ne rappresenta l’identità: il legame con la natura. Colline, spazi aperti, piscine immerse nel verde e attività outdoor saranno il cuore di una stagione costruita attorno a relax, divertimento e benessere. Accanto all’offerta acquatica prenderà forma un ampio calendario di eventi che accompagnerà tutta l’estate, tra dj set, serate a tema, appuntamenti musicali, esperienze wellness, yoga, escursioni e attività dedicate alla vita all’aria aperta.

Grande attenzione sarà riservata anche alla ristorazione, pensata per accompagnare ogni momento della giornata. All’interno del Villaggio saranno presenti chioschi e punti ristoro per pause veloci, la Rotonda Express una spaghetteria che proporrà anche i fritti, il self service Panoramico e il ristorante à la carte Sillaro, dedicato a chi desidera un’esperienza gastronomica più completa. Ogni sera, a partire dalle 17.30, spazio inoltre all’“aperitime”, il momento dedicato all’aperitivo tra musica, relax e tramonti sulle colline.

Accanto all’offerta giornaliera, il Villaggio rafforza anche la propria dimensione di soggiorno. Le soluzioni per il pernottamento permetteranno infatti di trasformare la giornata in un weekend o in una permanenza più lunga immersa nella natura, ampliando l’esperienza tra benessere, relax e vita outdoor.

Sul piano dei servizi è confermata la navetta da Bologna attiva nei fine settimana, pensata per facilitare l’arrivo degli ospiti senza utilizzo dell’auto. È inoltre in corso un accordo con Bologna Welcome e Trenitalia Tper per favorire l’intermodalità e rendere il raggiungimento del Villaggio sempre più semplice e sostenibile, in un’ottica di mobilità ecologica nel weekend.

Dall’altra parte dell’Appennino

Dall’altra parte dell’Appennino, lungo la Strada delle Terme, la stagione coinvolgerà anche Porretta-Valverdee il territorio di Porretta Terme, dove le storiche acque termali accompagneranno l’estate tra natura, relax termale e valorizzazione del patrimonio termale locale.

Tra le iniziative previste figurano escursioni alle antiche gallerie ottocentesche e la riapertura estiva delle Terme Alte, con la storica sala bibite dedicata alle celebri acque salsobromoiodiche. Un ritorno che punta a valorizzare uno dei luoghi simbolo della tradizione termale Italiana.

Negli stessi giorni prenderà il via anche la stagione estiva di Porretta-Valverde, con la riapertura della piscina immersa nel verde e un programma di appuntamenti dedicati al relax e al benessere termale. Un contesto più raccolto, ma sempre fortemente legato alla natura, che accompagnerà l’estate con appuntamenti ed eventi pensati per valorizzare la dimensione del tempo lento.

Parallelamente, a Bologna prosegue l’offerta estiva urbana con piscine, solarium e spazi wellness dedicati a chi resta in città ma non rinuncia a momenti di benessere e rigenerazione.

L’estate 2026 del Gruppo Monti Salute Più sarà dunque costruita attorno a un’idea precisa: vivere il tempo libero tra terme, natura, benessere ed esperienze condivise, con proposte differenti ma unite dalla stessa acqua termale.

Il Villaggio della Salute Più è a Monterenzio, in Via Sillaro 27; tel. 051.929791, www.villaggiodellasalute.it

Le Terme di Porretta sono a Porretta Terme in Via Roma 5; tel. 0534.22062, www.termediporretta.it

 

www.gruppomontisalutepiu.it


“Le api non si salvano da sole: la loro sopravvivenza dipende dagli apicoltori”. Apicoltura Piana docet...

Il 20 maggio è stata istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni UniteLa Giornata Mondiale delle api” per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza vitale degli insetti impollinatori per l'ecosistema, la biodiversità e la sicurezza alimentare.

Perché il 20 maggio? La data è stata scelta per via dell’attività biologica che negli ultimi giorni di maggio coincide con la fase fenologica di piena fioritura - o meglio, riferito proprio alle api, periodo di massimo bottinamento - che avviene nell'emisfero boreale. Poi anche perché il 20 maggio 1734 nacque Anton Janša allevatore e pittore sloveno, acclamato come pioniere e padre dell'apicoltura moderna. Nominato dalla corte imperiale austriaca primo maestro di apicoltura a Vienna, ha rivoluzionato il settore con studi pionieristici che continuano a influenzare gli apicoltori odierni. In suo onore, su proposta della Slovenia, le Nazioni Unite hanno mobilitato le autorità per un coinvolgimento attivo e nel 2017 hanno introdotto la Giornata Mondiale delle Api, che, appunto,  si celebra ogni 20 maggio, in coincidenza con la data di nascita di Janša.

Inoltre questa ricorrenza si focalizza su diversi aspetti fondamentali:

  • Il valore dell'impollinazione: le api e gli altri insetti impollinatori sono responsabili della riproduzione di oltre il 75% delle colture alimentari mondiali e del 90% delle piante selvatiche. Senza di loro, la biodiversità vegetale e la nostra sicurezza alimentare sarebbero a rischio.
  • Le minacce: la giornata del 20 maggio serve a denunciare i pericoli che mettono a repentaglio la vita delle api, tra cui l'uso intensivo di pesticidi, i cambiamenti climatici, l'inquinamento e la distruzione degli habitat naturali.
  • Azioni concrete: è un invito globale a tutelare l'ecosistema adottando pratiche agricole più sostenibili, riducendo l'uso di sostanze chimiche e piantando nei propri giardini o balconi fiori nettariferi per supportare il loro nutrimento.


In occasione della Giornata Mondiale delle api del 20 maggio, stabilita dall’ONU, per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sull'importanza vitale di questi insetti e sugli enormi rischi legati alla loro sopravvivenza, Apicoltura Piana invita a cambiare prospettiva: la sopravvivenza delle api - il cui ruolo per la biodiversità è fondamentale per il futuro del pianeta - è strettamente legata al lavoro quotidiano degli apicoltori, che garantiscono la salute delle colonie in un contesto ambientale sempre più complesso, senza il loro prezioso intervento, le api scomparirebbero.

Le popolazioni di impollinatori selvatici sono in forte diminuzione in molte aree del mondo. La conseguenza che ne deriva è la presenza e la conservazione delle api da miele che dipendono sempre più dall’attività umana: sono gli apicoltori a occuparsi della gestione sanitaria, della nutrizione, dello spostamento degli alveari e della selezione genetica. Senza questo intervento costante e specializzato, le api domestiche non riuscirebbero a far fronte a minacce come cambiamenti climatici, parassiti, perdita di habitat e pratiche agricole non sostenibili che stanno mettendo a rischio la loro sopravvivenza e, con essa, quella di interi ecosistemi e filiere alimentari.

“La narrazione romantica dell’ape che vola libera nei campi non corrisponde più alla realtà - afferma Massimo Mengoli, Amministratore Delegato di Apicoltura Piana - Dobbiamo essere chiari: oggi le api sono, in larga parte, il risultato del lavoro quotidiano degli apicoltori. Vivono perché qualcuno se ne prende cura. Per questo raccontare che “salvare le api” sia solo una questione ambientale rischia di essere un messaggio incompleto. Il vero nodo è economico e strutturale: se l’apicoltura non è sostenibile, gli apicoltori abbandonano. E senza apicoltori, semplicemente, le api non sopravviverebbero”.

Apicoltura Piana ha avviato diverse iniziative per favorire la sostenibilità economica del settore. Sul fronte del prezzo del miele, l’azienda ha sperimentato strumenti pensati per dare stabilità agli apicoltori italiani. Con il limite che senza un allineamento più ampio del mercato, incidere in modo isolato sui meccanismi di prezzo rimane estremamente difficile. Parallelamente, la realtà bolognese ha investito nell’innovazione sostenendo progetti come Melixa, un sistema di monitoraggio avanzato che fornisce in tempo reale dati preziosi sullo stato di salute della colonia, informazioni che permettono interventi tempestivi ed efficaci, senza interferire con l’attività delle api. Infine, con l’obiettivo di rafforzare la filiera, Apicoltura Piana è entrata nel capitale sociale di Apicoltura Comaro, realtà attiva nella gestione degli alveari e nella fornitura di mezzi tecnici agli apicoltori.

“Queste esperienze ci hanno reso ancora più consapevoli che la tutela delle api non si risolve con singole iniziative, ma richiede un lavoro costante e strutturale sull’intero settore - conclude Mengoli - Nella Giornata mondiale delle api, invitiamo dunque a spostare l’attenzione sulla sostenibilità di filiera, con la consapevolezza che il futuro delle api passa dalle persone che le allevano e le curano”.

 

Apicoltura Piana, fondata nel 1903 a Castel San Pietro Terme nel bolognese, da oltre un secolo lavora e confeziona miele, proponendo semilavorati e prodotti finiti, sia a marchio proprio che per conto di terzi. L’azienda dedica la massima attenzione alla selezione e al controllo qualità dei mieli in ogni fase, garantendo una produzione di altissima qualità. Oltre alla certificazione Kosher e Halal, l’azienda è certificata BIOAGRICERT, HACCP, UNI EN ISO 9001, IFS e BRC per la tutela dell’ambiente e dei consumatori. Lavora ogni anno 6 mila tonnellate di miele per presidiare il 20% del mercato italiano ed è conosciuta in tutto il mondo anche per l’attività di allevamento ed esportazione di api regine razza "ligustica mellifera".

 

Via G. P. Piana, 1450
Castel S. Pietro Terme (BO)
Telefono: +39 051 941205
FAX: +39 051 944652
www.apicolturapiana.com

 


35ª Mostra del Teroldego Rotaliano: tre giorni da protagonista per il “principe dei vini” del Trentino

Secondo appuntamento della rassegna Vini e Montagna: 35ª Mostra del Teroldego Rotaliano, tre giorni da protagonista per il “principe dei vini” del Trentino #1 35ª Mostra del Teroldego Rotaliano.

Dal 22 al 24 maggio p.v., Mezzocorona ospiterà l’appuntamento che da oltre trent’anni celebra il vino profondamente legato alla realtà locale e alle comunità che lo producono. Tre giorni di incontri, degustazioni ed esperienze pensati per offrire uno sguardo ampio su aspetti di storia, territorio e identità locale: un contesto sempre più strategico per il Trentino, capace di attrarre nuovi pubblici e di qualificare l’esperienza turistica, contribuendo a rafforzare il posizionamento della destinazione nel panorama enoturistico.

IL TEROLDEGO ROTALIANO

Il Teroldego Rotaliano, considerato il “principe dei vini trentini” e primo vino della regione a ottenere il riconoscimento DOC nel 1971, è profondamente legato alla Piana Rotaliana, l’area alluvionale a nord di Trento che comprende i comuni di Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele all’Adige. Coltivato in una zona circoscritta di circa 400 ettari, questo vitigno trova qui condizioni uniche: suoli alluvionali ricchi di ghiaia e sedimenti calcarei, che garantiscono un ottimo drenaggio, e un microclima particolarmente favorevole, grazie alla protezione delle pareti montuose e alla capacità del terreno di trattenere il calore. È in questo “fazzoletto di terra” che il Teroldego esprime al meglio le proprie caratteristiche, diventando nel tempo uno dei simboli più riconoscibili dell’identità enologica trentina.

LA MOSTRA

Nata nel 1990, la Mostra è diventata nel tempo un’occasione di incontro tra generazioni, produttori e pubblico, mantenendo viva una narrazione che unisce dimensione agricola, culturale e sociale. Il programma coinvolgerà diversi luoghi di Mezzocorona, con Palazzo Martini come fulcro dell’evento e spazio dedicato alle degustazioni, agli incontri e al mercato del vino.

 

IL PROGRAMMA DELLA 35ª EDIZIONE

 

Venerdì 22 maggio

La Mostra del Teroldego Rotaliano prenderà il via venerdì 22 maggio, tagliando il nastro della sua 35ª edizione con un momento di apertura in programma alle ore 18.00, presso la Cantina Storica Rotari, dove si svolgerà l’inaugurazione ufficiale dell’evento, che costituirà il primo momento pubblico di incontro tra organizzatori, produttori e partecipanti.

La serata proseguirà alle 19.30 con “A tavola con il Teroldego”, una cena in abbinamento che proporrà un percorso gastronomico in cui i piatti del Ristorante Perbacco dialogheranno con il vino, in abbinamenti pensati per valorizzarne le diverse sfumature (50 euro a persona, pagamento in loco).

 

Sabato 23 maggio

La giornata di sabato 23 maggio si articolerà attraverso una serie di proposte che intrecceranno vino, natura e momenti di condivisione. In mattinata, dalle 9.30 alle 11.30, presso la Floricoltura Piazzera, si terrà il laboratorio “Rosa 360°”, dedicato alla storia, alla coltivazione e all’utilizzo della rosa, con aperitivo finale a base di Teroldego rosato (15 euro a persona). Nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 17.00, seguirà il laboratorio “Beauty Skincare Routine al profumo di rosa”, un’esperienza sensoriale tra natura e benessere (25 euro a persona). Nel corso del pomeriggio, Palazzo Martini diventerà il centro delle degustazioni guidate. Alle ore 15.00 avrà luogo “Teroldego e Sapori”, un percorso tra calici e cucina trentina in collaborazione con l’Associazione Cuochi del Trentino (25 euro a persona). Alle 17.00 seguirà la degustazione “La rivincita della Grappa, spirito ribelle”, dedicata al distillato del territorio tra tradizione e innovazione, in collaborazione con l’Istituto Tutela Grappa del Trentino (25 euro a persona). In serata, dalle ore 19.00, Palazzo Martini ospiterà “Wine&Music a Palazzo”, una proposta più informale che unirà degustazioni, finger food, cocktail a base grappa e musica dal vivo (ingresso libero, consumazioni a pagamento).

Domenica 24 maggio

Domenica 24 maggio la manifestazione si aprirà a un pubblico ampio con una giornata pensata per vivere il vino e il territorio a ritmo lento. Dalle ore 11.00 alle 18.00, Palazzo Martini ospiterà il “Mercato del Vino”, una giornata tra i produttori dedicata alla degustazione, all’incontro e alla scelta, con assaggi, vendita diretta, proposte street food e musica. Nei cortili e nei giardini del palazzo l’atmosfera sarà informale e rilassata, pensata per stare insieme (ingresso libero con cauzione calice). All’interno del Mercato troverà spazio anche “Donne Rose e Rosè”, a cura delle Donne del Vino del Trentino-Alto Adige, con un percorso sensoriale dedicato ai vini rosati, accompagnati da fiori e pane alle rose realizzati da Mito International. La mattina, dalle 9.00 alle 12.00, si svolgerà il “Giro del Vino 50” in bici con guida, un tour accompagnato tra vigneti e borghi lungo l’anello sud del percorso (partecipazione gratuita, possibilità di noleggio e bike a pagamento), con ritrovo presso Palazzo Martini e organizzazione a cura di Summer Bike.
Nel corso della giornata sono previste anche visite guidate a Palazzo Martini, alle ore 11.00 e alle 11:45, a cura della Biblioteca di Mezzocorona (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata). Alle ore 14.00 sarà la volta del percorso interattivo “Caccia al Territorio”, un’esperienza di scoperta guidata da QR Code tra chiese, boschi, vicoli e cantine, con quiz e indovinelli dedicati a leggende, memorie storiche e curiosità locali (partecipazione gratuita senza prenotazione). Nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00, Palazzo Martini accoglierà anche i più piccoli con i “Laboratori Fant’Arte”, attività creative dedicate ai bambini dai 5 ai 10 anni partecipazione gratuita, senza prenotazione).

La Mostra del Teroldego è il secondo degli appuntamenti della rassegna “Vini e Montagna”, nata per raccontare i vini del Trentino in quattro appuntamenti dedicati ai suoi vitigni identitari: Nosiola, Teroldego Rotaliano, Müller Thurgau e Marzemino. Quattro eventi in luoghi diversi, testimoni della varietà del paesaggio trentino, di cui i vigneti costituiscono una parte essenziale. Il primo evento, “DiVinNosiola”, si è tenuto dal 27 marzo al 10 aprile. In estate, in Valle di Cembra, sarà la volta della “Rassegna del Müller Thurgau” (3-5 luglio), mentre l’autunno sarà dedicato al Marzemino con “La vigna eccellente”, a Isera, dall’1 al 4 ottobre.

Per info, prenotazioni e dettagli sugli appuntamenti della Mostra del Teroldego Rotaliano visita la pagina sul sito VisitTrentino

 

www.visittrentino.info


Malghe in Fiore: il fascino della primavera nell’Area Vacanze Sci e Malghe Rio Pusteria, tra natura autentica e sostenibilità certificata

Dal 16 maggio al 6 giugno p.v. un programma settimanale tra natura, gusto e attività all’aria aperta, per vivere la montagna in modo autentico e responsabile.
La montagna si risveglia lentamente, i prati tornano a fiorire e l’aria si fa più leggera. In questo scenario prende vita "Malghe in Fiore" il programma settimanale che invita a riscoprire il ritmo autentico della primavera nell’Area Vacanze Sci e Malghe Rio Pusteria, in una destinazione che ha ottenuto il più alto livello del Marchio Sostenibilità Alto Adige. Un invito a rallentare, respirare profondamente e lasciarsi guidare da un calendario di eventi pensato per tutti: escursioni, esperienze nella natura e momenti di benessere si intrecciano con le proposte gastronomiche delle baite e malghe contadine, valorizzando il legame diretto con un territorio tutto da scoprire.

MALGHE IN FIORE, UN PROGRAMMA SETTIMANALE TRA NATURA, MOVIMENTO E SAPORI GENUINI

Il calendario si sviluppa lungo tutta la settimana con appuntamenti ricorrenti tra il 18 maggio e il 5 giugno, capaci di unire attività outdoor, scoperta del territorio e tradizione gastronomica. Si parte il lunedì (18 e 25 maggio, 1° giugno) con il Bike & Cheese tour e-bike guidato: un itinerario di circa 40 km e 600 metri di dislivello che attraversa Vandoiese Chienes fino a Brunico, per poi rientrare a Rio di Pusteria. L’esperienza include una tappa al caseificio Capriz, con visita guidata e degustazione di formaggi locali. Ritrovo alle ore 9.30 presso la stazione ferroviaria di Rio di Pusteria, durata circa 5 ore. Il martedì (19 e 26 maggio, 2 giugno) è dedicato a un’escursione panoramica primaverile sull’Alpe di Rodengo e Luson fino al Giogo d’Asta: un percorso di circa 8,2 km e 466 metri di dislivello, con sosta in baita.

Ritrovo alle ore 9.40 al parcheggio Zumis, durata complessiva circa 7 ore. Il mercoledì (20 e 27 maggio, 3 giugno) si parte all’alba per un’escursione con colazione alpina a Terento: dopo circa due ore di salita si raggiunge il rifugio Tiefrastenhütte (2.312 m), dove gustare una colazione panoramica immersi nel silenzio dell’alta quota. Il percorso si sviluppa su circa 11 km e 900 metri di dislivello, con ritrovo alle ore 7.00 e una durata complessiva di circa 5 ore. Il giovedì (21 e 28 maggio, 4 giugno) è il momento del forest bathing alla cascata di Vandoies di Sopra: un’esperienza sensoriale di circa 2 ore per riconnettersi con la natura, tra i profumi del bosco, suoni e acqua con ritrovo alle ore 10.30. Il venerdì (22 e 29 maggio, 5 giugno) propone due esperienze complementari. Da un lato, “Meraviglie selvatiche”, escursione erboristica a Maranza, con raccolta di erbe spontanee, preparazione di un pranzo e realizzazione di un unguento naturale: un percorso di circa 6,5 km e 100 metri di dislivello, con ritrovo alle ore 9.00 e durata di circa 5 ore. Dall’altro, un’escursione guidata tra i meleti di Naz, con passeggiata, approfondimento e degustazione dedicata alla mela, simbolo dell’altopiano di Naz-Sciaves. Ritrovo alle ore 10.00, durata circa 1,5 ore. Tra gli highlights anche i bagni nel bosco e l’escursione botanica “Wild and Wonderful”, pensati per coinvolgere tutti gli ospiti alla ricerca di un contatto più profondo con l’ambiente circostante. Malghe in Fiore diventa così un invito a vivere la montagna nel momento della sua rinascita, quando ogni esperienza si trasforma in occasione per ritrovare equilibrio, benessere e autenticità.

SOSTENIBILITÀ: UN MODELLO CERTIFICATO E CONDIVISO

Nel contesto delineato dal Marchio Sostenibilità Alto Adige, promosso da IDM e basato sui criteri del Global Sustainable Tourism Council, l’Area Vacanze Sci e Malghe Rio Pusteria rappresenta una delle destinazioni turistiche che hanno raggiunto il livello più alto previsto. Un riconoscimento che riflette un impegno concreto e diffuso: gestione attenta delle risorse naturali, valorizzazione delle filiere locali e sviluppo di una mobilità sempre orientata alla riduzione dell’impatto ambientale. In questo quadro, la destinazione contribuisce al posizionamento dell’Alto Adige come riferimento internazionale nel turismo sostenibile, entrando anche nel circuito certificato da Green Destinations. Un modello recentemente valorizzato anche sulla scena internazionale dell’ITB di Berlino, dove l’Alto Adige si conferma tra i territori di riferimento globale per il turismo sostenibile.

ACCESSIBILITÀ E SERVIZI, ARRIVA IL NUOVO BRIXEN SÜDTIROL GUEST PASS

A partire da maggio 2026 entra in vigore il Brixen Südtirol Guest Pass, che sostituisce la precedente Almencard e amplia i servizi a disposizione degli ospiti. Messa gratuitamente a disposizione per tutta la durata del soggiorno nelle strutture aderenti, la card include l’utilizzo dei mezzi pubblici, degli impianti di risalita in determinati periodi e l’accesso a musei, piscine, campi da minigolf e ad altre strutture per il tempo libero distribuite sull’intero territorio.
Uno strumento che facilita gli spostamenti e contribuisce a rendere l’esperienza di soggiorno più fluida e accessibile, Gitschberg Jochtal s.p.a. - Via Jochtal 1 - 39037 - Rio di Pusteria-Valles - Südtirol - 0472 886048 - www.riopusteria.it incentivando una scoperta ampia e sostenibile della destinazione. In questo percorso, prosegue il percorso evolutivo con l’introduzione del nuovo marchio Brixen Südtirol – Dolomites Italy e del sito web dedicato, mentre il marchio storico Gitschberg Jochtal/Rio Pusteria continuerà a esistere, mantenendo il proprio valore identitario.

 

 

   
Gitschberg Jochtal s.p.a.
Via Jochtal 1 Rio di Pusteria-Valles - Südtirol
Tel. 0472 886048 - www.riopusteria.it


“Il Cammino delle Identità” al Festival dello Sviluppo Sostenibile: il viaggio di Borghi d'Europa, prosegue con successo

Il 26 maggio a Monselice, a La Pignara (Podere Bio e Fattoria Medievale) al Festival dello Sviluppo Sostenibile va in scena “Il Cammino delle Identità” il viaggio di Borghi d'Europa, prosegue con successo nel cuore del “Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026” prende forma un progetto che intreccia cultura, territori e comunità locali: “Il Cammino delle Identità”, iniziativa dedicata alla valorizzazione dei piccoli centri italiani e delle loro tradizioni, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità sociale, ambientale e culturale.

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 è una grande manifestazione nazionale dedicata ai temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, promossa dall’ASviS, cioè “Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile”, una rete nata nel 2016 proprio per aiutare l’Italia ad applicare l’Agenda 2030, che riunisce centinaia di soggetti italiani:

  • università,
  • enti di ricerca,
  • associazioni,
  • imprese,
  • sindacati,
  • fondazioni,
  • organizzazioni del terzo settore.

L’obiettivo del Festival è sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), promuovendo pratiche concrete per ambiente, inclusione sociale ed economia sostenibile e valorizzando il ruolo dei territori, comprese aree rurali e borghi storici, per creare una rete di iniziative culturali, scientifiche e partecipative.
Nel 2026 temi centrali sono l’accelerazione della transizione sostenibile in un contesto segnato da crisi climatiche, tensioni geopolitiche e trasformazione digitale; un focus particolare è anche dedicato all’intelligenza artificiale come strumento per favorire gli SDGs, usando grande attenzione ai rischi legati a equità e governance.
In questo ambito “Borghi d’Europa”, cura particolarmente il coinvolgimento dei piccoli comuni e dei borghi storici italiani ed europei nelle attività del Festival. Eventi culturali, turismo lento, valorizzazione del patrimonio locale, sostenibilità ambientale e rilancio delle comunità territoriali sono i temi dell’intervento di “Borghi d’Europa”.

Il Festival comprende:

  • convegni e seminari;
  • laboratori didattici;
  • eventi culturali e artistici;
  • iniziative ambientali;
  • attività nelle scuole e università;
  • progetti di turismo sostenibile e valorizzazione territoriale.

Il Festival è il principale strumento pubblico di ASviS perché serve a diffondere la cultura della sostenibilità

Durante il Festival:

  • ASviS coordina gli eventi italiani;
  • enti ONU e rappresentanti internazionali intervengono a conferenze e tavole rotonde;
  • vengono presentati dati su clima, energia, disuguaglianze e sviluppo;
  • scuole e comuni organizzano attività collegate agli SDGs;
  • i borghi e i territori locali mostrano progetti sostenibili.

Un borgo può aderire organizzando:

  • recupero di edifici storici con criteri green;
  • turismo lento;
  • comunità energetiche;
  • mobilità sostenibile;
  • educazione ambientale.

In questo modo il Festival collega: strategia globale ONU, coordinamento nazionale ASviS,iniziative concrete nei territori italiani.

L’evento si inserisce nel programma nazionale promosso dall’ASviS, che ogni anno coinvolge istituzioni, associazioni e cittadini in centinaia di appuntamenti dedicati all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Il Cammino delle Identità” non è soltanto un itinerario simbolico tra borghi e paesaggi italiani, ma rappresenta un vero laboratorio di idee e buone pratiche.
Al centro del progetto vi è la convinzione che i territori marginali possano diventare luoghi di innovazione sociale e culturale, capaci di generare nuove opportunità economiche senza rinunciare alla propria autenticità.

Un cammino iniziato nel 2020...


Associazione Culturale BORGHI d’EUROPA
www.borghideuropa.eu

 


“Trentodoc in Città” Bologna a Villa Zarri con oltre 190 etichette di bollicine di montagna

La manifestazione dedicata all’approfondimento del metodo classico trentino quest’anno si svolge a Bologna. Domenica 17 maggio, dalle 14 alle 19, a Villa Zarri di Castel Maggiore, Istituto Trentodoc e AIS Emilia porteranno nel Bolognese 63 case spumantistiche associate con oltre 190 etichette in mescita.
Per accompagnare il pubblico nell’esperienza di assaggio sarà inoltre disponibile l’App Trentodoc

Quest’anno è Bologna ad ospitare “Trentodoc in Città”, evento dedicato alla scoperta del metodo classico trentino e pensato per approfondire le caratteristiche e la varietà espressiva delle bollicine di montagna. La manifestazione, organizzata dall’Istituto Trento Doc in collaborazione con AIS Emilia, è un’occasione di incontro e degustazione rivolta ad appassionati, sommelier, operatori horeca e professionisti del settore wine & food, che potranno muoversi liberamente tra i banchi d’assaggio e conoscere da vicino le diverse interpretazioni del Trentodoc: sono 63 le case spumantistiche presenti con il proprio desk e oltre 190 le etichette in degustazione.

Ad arricchire il programma di “Trentodoc in Città Bologna”, nel pomeriggio ci terranno tre masterclass tematiche della durata di un’ora, dedicate ad alcuni dei temi più rappresentativi della denominazione: dosaggio zero, distretti di produzione e riserve. Gli incontri saranno guidati da tre Ambasciatori Trentodoc e vincitori del titolo di Miglior Sommelier d’Italia dell’Associazione Italiana Sommelier, ovvero Ilaria Lorini, Miglior Sommelier d’Italia AIS 2025, Andrea Gualdoni, Miglior Sommelier d’Italia AIS 2024, e Cristian Maitan, Miglior Sommelier d’Italia AIS 2023.

Per accompagnare il pubblico durante l’esperienza di degustazione sarà inoltre disponibile l’App Trentodoc, utile per orientarsi tra cantine, etichette e percorsi di assaggio.

Il programma delle masterclass:

Ore 14: “Zero compromessi, solo Trentodoc” - Degustazione guidata da Ilaria Lorini

Ore 16: “Trentodoc: tanti territori, una sola bollicina di montagna” - Degustazione guidata da Andrea Guardino

Ore 18: “Trentodoc Riserva: metodo, montagna e tempo” - Degustazione guidata da Cristian Maitan

Informazioni e accrediti

Le iscrizioni sono possibili solo online sul sito di AIS Emilia, all’indirizzo biglietteria.aisemilia.it/evento/TRENTODOCINCITTA_BOLOGNA

Ingresso banchi d’assaggio:

Pubblico: 25 euro, registrandosi sul sito

Soci AIS: ingresso gratuito, registrandosi sul sito

Per il calice di degustazione verrà richiesta una cauzione di euro 5 euro in contanti. L’importo verrà restituito integralmente al momento della riconsegna.

Accrediti operatoril: gli operatori del settore possono richiedere l’ingresso gratuito scrivendo a: trentodocincitta2026.bo@aisemilia.it

Stampa: per ottenere l’accredito stampa, inviare una mail a trentodocincitta2026.bo@aisemilia.it indicando testata di riferimento, numero di tessera dell’Ordine dei Giornalisti e ruolo professionale.

Content creator: per ottenere l’ingresso gratuito, inviare una mail a trentodocincitta2026.bo@aisemilia.it indicando social di riferimento, nome profilo, numero di follower e ruolo.

Masterclass: le masterclass sono riservate a chi ha già acquistato i biglietti per i banchi d’assaggio con le case spumantistiche. Dopo l’acquisto del biglietto verrà inviata automaticamente una mail con le istruzioni per iscriversi. Il costo di ciascuna masterclass è di 20 euro. È possibile iscriversi a una sola.

La partecipazione all’evento è riservata ad un pubblico adulto. Bere in modo responsabile fa apprezzare di più Trentodoc.

Le Case spumantistiche presenti:
Abate Nero | Altemasi | Balter | Bellaveder | Borgo dei Posseri | Cantina Aldeno | Cantina d’Isera | Cantina di Riva | Cantina Furletti Gabriele | Cantina Michele Sartori | Cantina Resom | Cantina Rotaliana di Mezzolombardo | Cantina Roverè della Luna Aichholz | Cantina Salìm | Cantina Salizzoni | Cantina Sociale di Trento | Cantina Toblino | Cantine Levii | Cembra cantina di montagna | Cenci Trentino | Cesarini Sforza Spumanti | Conti Bossi Fedrigotti | Corvée | De Vigili | Dolomis | Endrizzi | Etyssa

 


Via Ronco 1, 40013
Castel Maggiore (BO)
Tel. +39 051700604
www.villazarri.com


KM Kebab Mediterraneo celebra il primo anno di attività: un gran successo!

Martedì 12 maggio u.s. a Bologna, un incontro informale con degustazione per presentare il progetto nato per superare i pregiudizi sul kebab e valorizzarlo come prodotto gastronomico, culturale e contemporaneo. KM Kebab Mediterraneo si prepara a celebrare il suo primo anno di attività.  Aperto il 5 giugno 2025 in Via San Mamolo 25/A, il locale nasce con un obiettivo preciso: cambiare il modo in cui il kebab viene percepito, raccontato e consumato, portandolo fuori dai luoghi comuni che troppo spesso lo associano a un prodotto anonimo, pesante o di bassa qualità. Il format dell’incontro rispecchia l’identità del locale: diretto, concreto, senza sovrastrutture. KM è un piccolo spazio urbano con otto sedute alte, pensato per un consumo veloce ma curato, dove il prodotto resta al centro. A raccontare il progetto Andrea Pastore, socio e responsabile del progetto KM Kebab Mediterraneo, in un dialogo aperto con i giornalisti, accompagnato da una degustazione.

Il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento a Bologna per chi vuole mangiare un kebab diverso: più ragionato, più leggero, più curato. Non vogliamo dire che sia l’unico o l’originale. Vogliamo far capire che può essere fatto con attenzione, con una visione e con grande rispetto per il prodotto”.

Un kebab diverso, con il kebab al centro

KM nasce da un viaggio tra amici a Istanbul. L’aneddoto fondativo ha un’ironia semplice: durante quel viaggio, il tempo trascorso nei locali di kebab finisce per superare quello dedicato alle visite culturali. Da lì prende forma l’idea di portare a Bologna un progetto capace di rileggere il kebab con attenzione, rispetto e una precisa identità mediterranea. KM non rivendica il “vero kebab” né pretende di definirne una versione originale assoluta. Al contrario, sceglie di lavorare sul kebab come prodotto vivo, stratificato, attraversato da culture, ricette, geografie e contaminazioni. Da qui nasce un menu composto da roll mediterranei, ricette definite e riconoscibili che superano la logica del kebab “assemblato” al banco con le solite domande: “con o senza cipolla, con o senza piccante?
Ogni roll è pensato come una ricetta completa, con un equilibrio preciso tra pane, carne, salse, verdure, acidità, spezie e consistenze.

Il lavash, il pane che cambia l’esperienza

Uno degli elementi centrali del progetto è il pane. KM utilizza pane armeno lavash, che arriva direttamente dall’Armenia: un pane sottile, elastico e leggero, capace di avvolgere gli ingredienti senza appesantire il morso e senza coprirne i sapori.
Il lavash non è un dettaglio tecnico, ma una parte fondamentale dell’identità del prodotto. La sua preparazione, il suo significato e la sua apparenza come espressione della cultura armena sono iscritti dal 2014 nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Tradizionalmente sottile e flessibile, il lavash è spesso servito arrotolato attorno a formaggi, erbe o carni, un utilizzo che dialoga naturalmente con il formato del roll scelto da KM. Proprio il pane è diventato, nel primo anno di attività, uno degli aspetti più apprezzati dai clienti: leggero, fragrante, riconoscibile, diverso dalla percezione comune del kebab servito in piadina o pane più spesso.

Roll mediterranei, salse e ricette: la proposta KM

Il menu di KM ruota attorno a ricette ispirate a diverse aree del Mediterraneo e del Medio Oriente, con carne di pollo e tacchino halal italiana, salse e ingredienti che richiamano tradizioni gastronomiche differenti.
Tra le proposte principali ci sono Il Turco, con hummus e ajvar, Il Greco, con tzatziki, feta e patatine, Il Libanese, con paté di frutta secca e peperoncino, tabulì e yogurt, Il Persiano, con taratour, melanzane, hummus, L’Egiziano, proposta vegana con falafel, salsa all’aglio e tabulì, e Il Cipriota, vegetariano, con halloumi fritto e hummus alle melanzane. A questi si è aggiunto stabilmente il KM Special Roll, inizialmente pensato come proposta speciale e poi entrato in menu dopo il successo ottenuto. Ispirato alla Giordania, il KM Speciallavora su una combinazione più ricca e decisa, con carne di pollo e tacchino in porzione generosa, peperoncino, salsa all’aglio, tabulì e melassa di melograno. Le salse sono uno dei tratti distintivi del locale. Non un accompagnamento secondario, ma una parte progettuale del menu. Il progetto KM non prevede l’utilizzo di ketchup, maionese o della classica “salsa yogurt” comunemente associata al kebab in Italia: una scelta precisa, nata dalla volontà di restare più vicini alla tradizione e all’identità gastronomica del prodotto. Al loro posto, KM lavora con preparazioni più coerenti con il racconto mediterraneo e mediorientale del kebab: hummus, ajvar, tzatziki, salsa all’aglio, acuka e vero yogurt turco. A queste si aggiunge la nuova Black KM, una salsa all’aglio nero dal colore scuro e dal gusto intenso. Una proposta volutamente più contemporanea, pensata come interpretazione signature del brand e come ulteriore elemento distintivo della ricerca sulle salse.

Il primo anno: un pubblico più ampio del previsto

Nel primo anno di attività, KM ha raccolto riscontri positivi sia nel consumo al locale sia attraverso i canali delivery, con valutazioni medie di 4,8 su Google4,6 su Deliveroo4,8 su Just Eat e il 99% di recensioni positive su Glovo. I roll più richiesti sono stati Il Greco e Il Turco, due ricette molto diverse ma entrambe immediate nella lettura del gusto. Il Greco, più vicino a sapori già familiari al pubblico, si è affermato come uno dei bestseller; Il Turco rappresenta invece il punto di partenza ideale del racconto KM, legato al viaggio in Turchia da cui nasce il progetto. A sorprendere è stata anche la risposta di una clientela più adulta rispetto all’immaginario abitualmente associato al kebab. Molti clienti si sono avvicinati a KM con curiosità, ma anche con qualche pregiudizio, per poi riconoscere soprattutto tre aspetti: la leggerezza del roll, la qualità del pane lavash e il lavoro sulle salse e sugli abbinamenti. Il risultato è un prodotto che non chiede di dimenticare il kebab, ma di guardarlo diversamente.

KM è nato per dimostrare che il kebab può essere molto più di quello che siamo abituati a immaginare. Non ci interessava rivendicare il vero kebab o una versione originale assoluta: volevamo trattare questo prodotto con passione, rispetto e pulizia. Il primo anno ci ha confermato che molte persone aspettavano solo l’occasione giusta per cambiare punto di vista” - racconta Andrea Pastore, socio e responsabile di KM Kebab Mediterraneo - .


Dal delivery al locale: l’importanza dell’esperienza dal vivo

KM è presente sulle principali piattaforme di delivery — Deliveroo, Glovo e Just Eat — e il canale ha rappresentato una parte importante del primo anno di attività. Tuttavia, l’obiettivo del secondo anno è riportare sempre più attenzione sull’esperienza diretta nel locale. Mangiare un roll appena preparato, caldo, con il lavash ancora fragrante e le salse nel loro equilibrio ideale, resta il modo migliore per comprendere il progetto. l delivery permette a KM di raggiungere un pubblico ampio, ma il cuore dell’esperienza rimane l’assaggio sul posto. Un roll consumato appena servito mantiene al meglio temperatura, fragranza del lavash, equilibrio delle salse e consistenza degli ingredienti: è il modo più diretto per comprendere il progetto e la cura con cui ogni ricetta è stata costruita. Il locale, piccolo ma riconoscibile, è caratterizzato da un’estetica urbana e underground, con arredi in ferro arancione, dettagli blu, banco bianco e una comunicazione visiva netta. Un’identità pensata per raccontare uno street food contemporaneo, ordinato, curato e riconoscibile.

KeClub, collaborazioni e nuove ricette: il secondo anno di KM

L’anniversario diventa anche l’occasione per aprire una nuova fase. A maggio KM inaugura KeClub, una serie di appuntamenti serali pensati per trasformare il locale in un piccolo punto d’incontro tra food, musica e cocktail.
Gli eventi si terranno giovedì 14 e giovedì 28 maggio, dalle 19:30 alle 22:30, con DJ set, cocktail alcolici e analcolici in collaborazione con Velluto Bologna e una proposta speciale pensata per le serate: il KeCrunch, una pizza al padellino croccante con kebab, realizzata in collaborazione con Croosta di Piergiorgio Alla.
Anche qui, il punto di partenza è un pregiudizio molto italiano: quello della “pizza kebab” intesa come prodotto disordinato, pesante, poco curato. Con KeCrunch, KM lavora invece su una base croccante, una ricetta definita e un’idea precisa: portare lo stesso approccio usato sui roll anche su un nuovo formato, più conviviale e pensato per la sera. Il secondo anno sarà quindi dedicato a nuove ricette, collaborazioni, appuntamenti serali e allo sviluppo di un format che possa crescere senza perdere il proprio punto di partenza: fare del kebab un prodotto accessibile, riconoscibile e trattato con rispetto.

 


Indirizzo: Via San Mamolo 25/A, Bologna
Orari: tutti i giorni 12:00–14:30 e 19:00–22:30;
venerdì e sabato chiusura serale alle 23:00
Tel. 051 0421683
Delivery: Deliveroo, Glovo, Just Eat
Instagram: @kebabmediterraneo
www.kebabmediterraneo.com


Aziende protagoniste del proprio settore, visitate a Tuttofood 2026

Tuttofood è la principale fiera B2B internazionale dedicata all'intero ecosistema dell'agroalimentare e delle bevande (Food & Beverage). L'evento si svolge nel polo di Fiera Milano a Rho, fungendo da hub globale in cui i produttori incontrato gli esperti conoscitori del settore come buyer, GDO e chef. L'evento Focus offre sul settore un approfondimento a livello professionale su  tutta la filiera del cibo, dai prodotti freschi agli articoli di alta gamma, con un'enfasi speciale sul Made in Italy e sui trend globali (es. biologico, plant-based e mixology). Opportunità di business: è progettata esclusivamente per gli scambi commerciali (B2B), permettendo a importatori, grande distribuzione e negozi di scoprire nuovi fornitori ed effettuare ordini. Innovazione e Convegni: ospita centinaia di convegni, startup innovative e dibattiti incentrati sul futuro dell'alimentazione e sulla sostenibilità. Target: essendo una fiera dedicata agli operatori economici, l'ingresso è riservato ai professionisti del settore tramite l'acquisto di biglietti dedicati. Location: quartiere fieristico di Fiera Milano a Rho (MI). La manifestazione si tiene fino al 14 maggio. Per maggiori informazioni o per consultare il calendario completo degli espositori, visitare il Sito Ufficiale di Tuttofood - www.tuttofood.it -

ha visitato per gli interessati alcune aziende protagoniste del proprio settore:

 

Margherita S.p.A. insieme a Gusto Sorrento e Propizza a Tuttofood (Pad. 2 – Stand C09), presentandosi come un polo sinergico dedicato all’universo pizza, coordinato dall’arrivo di Giampiero Lippolis, nuovo Direttore Marketing. La collaborazione tra le tre realtà si rafforza, dando vita a un player unico di riferimento per Retail e MDD, grazie a un’offerta premium ampia e articolata che spazia da pizze e basi pizza fino a pinse, focacce e snack frozen. Tra i prodotti in evidenza, la nuova ‘A Margherita Napulì a marchio Re Pomodoro e le referenze per il banco frigo come Pinsa Margherita e Pinsa Prosciutto. Un progetto condiviso che unisce competenze complementari, innovazione e tradizione, con l’obiettivo di proporre al mercato soluzioni complete, flessibili e di alta qualità.

Margherita S.p.A., nata come piccola azienda a conduzione familiare, in 30 anni di esperienza Margherita è diventata una grande azienda con portata internazionale. Esperti pizzaioli creano migliaia di pizze stese e farcite a mano ogni giorno, poi surgelate e offerte al pubblico. Una storia imprenditoriale che mantiene viva la passione e il gusto autentico della pizzeria italiana. www.margherigroup.com
Gusto Sorrento S.p.A. è un produttore e distributore leader negli snack per pizza surgelati, con oltre vent'anni di esperienza. Unendo tradizione e innovazione, Gusto Sorrento ha l’obiettivo di offrire sapori e aromi autentici della cucina italiana, cercando il continuo miglioramento verso nuove opportunità di mercato. https://www.gustosorrento.it/
ProPizza Srl, fondata nel 2003 dalle famiglie Della Rocca & Falcone, ha iniziato a produrre basi pizza, pinsa e focaccia precotte e surgelate di alta qualità dopo un decennio di esperienza nel mondo delle pizzerie. La profonda conoscenza dei prodotti da forno ad alta idratazione e delle materie prime è stata la chiave della crescita costante e verticale dell'azienda nel corso degli anni. https://www.propizzafood.com
Con ‘A Margherita Napulì continuiamo a evolvere la nostra proposta nel frozen, portando qualità e tradizione in una dimensione sempre più attuale – afferma Andrea Ghia, Amministratore Delegato di Margherita S.p.A.Questo progetto rappresenta anche il valore della collaborazione: insieme a Gusto Sorrento e Propizza stiamo costruendo un sistema integrato capace di rispondere in modo ancora più efficace alle richieste del mercato”.
La presenza congiunta si concretizza in uno spazio espositivo condiviso, simbolo di un percorso strategico che rafforza il posizionamento nel segmento premium. Una collaborazione strutturata, fondata su complementarità e visione comune nella creazione della più ampia e qualificata offerta nel mondo della pizza frozen” - illustra Giampiero Lippolis, Direttore Marketing del Gruppo - .

Il Gruppo Fini è tutto da gustare a Tuttofood: in assaggio le ultime novità, tra pasta ripiena integrale, legumi e confetture e sarà presente fino al 14 maggio 2026 (Padiglione 6, Stand C15) dove gli chef del Gruppo proporranno degustazioni e show cooking per far scoprire tutte le innovazioni, nel segno della tradizione e della qualità italiana. Nel ricco menù i visitatori potranno gustare tutte le golose novità dell’azienda di Modena. Tra queste, la prima linea integrale di pasta fresca ripiena.
FINI Le Ricette Integrali che apre un nuovo segmento nel banco frigo, i nuovi Ragù 100% Vegetali de Le Conserve della Nonna, insieme alle Lenticchie di Altamura IGP, il Mix di Ceci, Edamame e Fagioli Neri e il rinnovato Mix di Borlotti, Ceci e Tondini, chiudendo in dolcezza, ma non troppo, con la nuova Linea di Confetture light senza edulcoranti.

Il Gruppo Fini SpA, società 100% italiana di proprietà di Holding Carisma, è una storica realtà produttiva dell’alimentare. FINI è un marchio di pasta fresca che rappresenta in Italia e nel mondo tutto il gusto della tradizione emiliana in cucina. Dal 1912 ad oggi l’originaria salumeria-gastronomia di Modena si è trasformata in un moderno pastificio che conta oltre 100 dipendenti ed esporta i suoi prodotti in 30 Paesi nel mondo, sempre all’insegna di tradizione, territorio e qualità. Le Conserve della Nonna, nell’ampia gamma di referenze tipiche di tutte le regioni italiane, offre passate, sughi, condimenti e confetture preparate secondo metodi tradizionali, con la sicurezza di un grande gruppo industriale. Con questa partecipazione a Tuttofood Milano, il Gruppo Fini conferma la propria capacità di innovare nel solco della tradizione, interpretando le nuove esigenze dei consumatori e consolidando il proprio ruolo nel panorama alimentare italiano. - www.gruppofini.it -

De Angelis Food Group sarà presente a Tuttofood 2026 (Hall 4P – Stand H13) con un’offerta incentrata sull’innovazione nel fresco, puntando in particolare sui piatti pronti senza glutine refrigerati. Il segmento, sempre più strategico, viene sviluppato attraverso tecnologie proprietarie che garantiscono qualità, sicurezza e gusto, senza conservanti e con una shelf life estesa (o vita di scaffale prolungata).  Il gluten free si conferma driver di crescita per l’azienda, inserendosi nel più ampio trend “free-from” (che dichiarano l'assenza di specifici ingredienti) e rispondendo alla domanda di soluzioni pratiche, inclusive e di qualità. Accanto a questa proposta, il Gruppo rafforza le sinergie tra pasta fresca e gastronomia e amplia il portafoglio con le referenze di Saordelmar, Raviolificio Poker e la linea beverage Verum. La fiera rappresenta così un’occasione per presentare una visione industriale orientata a sostenibilità, efficienza di filiera e innovazione continua.

De Angelis Food è la sintesi di un percorso di crescita fatto di passione, innovazione e dedizione alla qualità. Dal piccolo laboratorio di pasta fresca all’uovo, sorto nel 1983 a Villafranca (VR), la crescita costante porta alla costituzione di De Angelis Food Group, un gruppo dedicato a prodotti freschi e genuini. A De Angelis Food si affiancano Saor del Mar con specialità a base di pesce, Pastificio Regal con pasta fresca e le specialità regionali, le offerte gastronomiche di Emmefood, le bevande analcoliche e i succhi di frutta naturali Verum, la pasta fresca Poker, Emmefood e Momi con piatti pronti freschi e plant based (a base vegetale) De Angelis Usa–Sfoglini (West Coxsackie, New York) che in loco produce pasta secca. Un successo che punta ai 250 milioni di euro di fatturato nel 2030, guidato da valori come ricerca dell’eccellenza, artigianalità e italianità, visione globale e innovazione, ascolto del cliente e del mercato, attenzione all’alimentazione. www.deangelisfood.com

 

Mancin Nadia Srl a Tuttofood 2026 con soluzioni innovative per la ristorazione moderna, al Padiglione 2 – Stand P07. L’azienda veneta presenta una linea di buste gastronomiche ittiche refrigerate, già pronte all’uso, pensate per supportareristoranti e operatori a fronteggiare carenza di personale, aumento dei costi e difficoltà gestionali. Le preparazioni, che includono piatti legati alla cucina tradizionale italiana, consentono di ridurre tempi, sprechi e consumi energetici, garantendo al tempo stesso qualità e continuità del servizio. Una soluzione concreta per una ristorazione sempre più sotto pressione. La ristorazione è sotto pressione? A Tuttofood Mancin Nadia srl propone le buste gastronomiche ittiche che “salvano” tempo, costi e cucine. Al Padiglione 2, Stand P07 non semplici “piatti pronti”, ma una nuova filosofia operativa per servire in pochissimi minuti portate di mare autentiche, gustose e della migliore tradizione gastronomica italiana. Secondo Mancin Nadia Srl, il futuro del foodservice passerà sempre di più attraverso soluzioni intelligenti, ad alto contenuto di servizio, capaci di alleggerire il lavoro delle cucine senza rinunciare al gusto, alla riconoscibilità e all’identità gastronomica italiana. Una visione moderna, concreta e profondamente pragmatica.

Mancin Nadia Srl è un’azienda veneta con oltre 50 anni di esperienza nel seafood italiano, specializzata in semiconserve ittiche, prodotti marinati e gastronomia di mare refrigerata. Radicata nel territorio del Delta del Po e oggi protagonista di un importante percorso di evoluzione industriale, l’azienda ha recentemente investito in un moderno stabilimento produttivo ad alta efficienza, con standard elevati di sicurezza alimentare, automazione e controllo della catena del freddo. Guidata da una nuova generazione imprenditoriale, Mancin Nadia Srl unisce tradizione e innovazione sviluppando soluzioni avanzate per il retail e il canale Ho.Re.Ca. Tra i progetti più strategici spicca la linea di piatti ittici pronti refrigerati ad alto contenuto di servizio, pensata per rispondere alle esigenze della ristorazione contemporanea in termini di efficienza, riduzione degli sprechi e continuità qualitativa. Un modello produttivo e commerciale orientato al futuro, che valorizza la qualità della materia prima e l’identità gastronomica italiana, reinterpretando il seafood in chiave moderna e funzionale. - www.mancinnadia.com-

 


Milano, quartiere fieristico Fiera Milano a Rho
SS del Sempione, 28  20017 Rho (Milano)


Dall'11 al 14 maggio torna TuttoFood 2026 con centinaia di eventi dedicati alla filiera agroalimentare italiana e internazionale

L'evento è uno dei principali appuntamenti mondiali del settore agroalimentare, focalizzato su innovazione, sostenibilità e Made in Italy.
Da un primo “spoiler” possiamo anticipare che i trend food 2026 in Italia si concentrano su comfort food rivisitato (senza lattosio/glutine) sostenibilità concreta, porzioni ridotte e “Nostalgia Remix”. Dominano ingredienti naturali, fermentazioni, cucina fusion e proteine accessibili come pollo e maiale. La tecnologia, con AI e robot, supporta la ristorazione, mentre si riscoprono radici e sapori autentici.

C'è un momento in cui un settore smette di celebrarsi e inizia a interrogarsi: “Cosa e come mangeremo nel 2026?I classici della tradizione italiana vengono reinterpretati con ingredienti premium e nuove texture, unendo ricordi d’infanzia e innovazione.

Ma quali saranno i trend gastronomici? Sapori globali e fusion creativa: dalle proteine “semplici” da bere ai mini piatti, snack strutturati, fino ai bocconcini pronti e alle porzioni in miniatura perché si rimpiccioliscono senza perdere valore simbolico o gastronomico (riducendo lo spreco e permettendo di assaggiare più proposte) e la cucina globale continuerà a influenzare i vari menù? Il boom di opzioni senza glutine e senza lattosio, specialmente nello street food. Contaminazioni gastronomiche sempre più spinte, come sushi burritos o tacos al tikka masala, che mixano culture diverse. Comunque sempre protagonisti, appunto, pollo e maiale, valorizzati da tecniche di cucina d’autore che trasformano materie prime comuni in piatti memorabili. Grande attenzione alla presentazione estetica dei piatti, pensata per essere condivisa. Poi ci sono i dolci mash-up esagerati, le dirty soda personalizzate, fino al contrasto "swavory". E cosa mangeremo per strada? E cosa berremo? Priorità alle esperienze multisensoriali con piatti che giocano su contrasti di sapori con texture inaspettate e bevande analcoliche personalizzate con sciroppi, creme e aromi (molto popolari sui social). Perchè poi c’è da dire che i consumatori chiedono prove concrete di sostenibilità, superando il semplice marketing. Insomma a Tuttofood 2026 tante le novità da non perderedall'11 al 14 maggio!

 

E a Tuttofood 2026 sono tante le offerte incentrate sull’innovazione nel fresco, puntando in particolare sui piatti pronti , anche senza glutine e refrigerati. Il segmento, sempre più strategico, viene sviluppato attraverso tecnologie proprietarie che garantiscono qualità, sicurezza e gusto, senza conservanti e con una shelf life ("vita di scaffale") estesa. Perché il gluten free si conferma driver di crescita per le aziende che lo propongono, inserendosi nel più ampio trend “free-from” (alimenti che  soddisfano esigenze dietetiche legate a intolleranze, allergie o scelte salutistiche) e rispondendo alla domanda di soluzioni pratiche, inclusive e di qualità. Accanto a quanto proposto, vengono rafforzate le sinergie tra pasta fresca e gastronomia e ampliato il portafoglio con altre referenze pure integrate dalla linea beverage. La fiera Tuttofood rappresenta un’occasione per presentare una visione industriale orientata a sostenibilità, efficienza di filiera e innovazione continua.

Di seguito posizioni, punti di interesse e materiali di alcune aziende visitate in anteprima:

 

De Angelis Food SpA - Hall 4P – Stand H13

Presente con tutti i brand del gruppo (Saor del Mar, Poker, Verum), De Angelis porta un’offerta incentrata
sull’innovazione nel fresco, puntando in particolare sui piatti pronti senza glutine refrigerati, per
consumatori e canale Horeca. In stand, degustazione prodotti.
Cartella stampa completa: https://www.transfernow.net/dl/20260508rBUwWx3h

Gruppo Fini SpA - Pad. 6 - Stand C15

Presenta le tante novità, dalla pasta fresca ripiena integrale ai ragù vegetali, dai legumi alle confetture con -50% di zuccheri.
In stand gli chef proporranno degustazioni e show cooking, con un ricco menù e cadeau stampa.
Cartella stampa completa : https://www.transfernow.net/dl/20260508YxIF8SUS

  Mancin Nadia Srl - Pad. 2 – Stand P07

Gamma buste pronte, piatti pronti refrigerati professionali pronti in pochi minuti per food service.
In stand, degustazione prodotti e cadeau stampa.
Cartella stampa completa: https://www.transfernow.net/dl/20260508mSZy424t

  Margherita SpA - Pad. 2 – Stand C09

Margherita S.p.A. insieme a Gusto Sorrento e Propizza come un polo sinergico dedicato all’universo pizza.
In stand, degustazione e presentazione del nuovo Direttore Marketing Giampiero Lippolis.
Cartella stampa completa: https://www.transfernow.net/dl/20260508wWXz85U9

 


Milano, quartiere fieristico Fiera Milano a Rho
SS del Sempione, 28, 20017 Rho (Milano)
Tangenziale Ovest/A4 Venezia, A8 Varese, A9 Como
uscita Fieramilano, Pero-fieramilano
Fermata metropolitana Rho-Fieramilano (Linea Rossa M1)