Con "Amàli", il Messico è a Bologna: un viaggio con Alex e Lorenzo tra sapori, memoria e contaminazioni

Al Bakery & Bistrot di Borgo Mascarella, alle porte di Bologna, prendono il via “i viaggi di Amàli”: itinerari internazionali tra pasticceria, cucina, musica e tradizioni. Prima tappa, il Messico, con un omaggio al Día de Muertos e un percorso gastronomico che intreccia identità latinoamericana e sensibilità mediterranea.
Quando novembre si avvicina con il suo repertorio di nebbie, giornate corte e malinconie assortite, trovare un luogo in cui concedersi una pausa diventa quasi una necessità. A Bologna, lungo via Stalingrado, poco prima della biforcazione verso la “Ferrarese”, c’è Borgo Mascarella, di fronte al Tecnopolo. E qui si trova “Amàli Bakery & Bistrot”, con un bellissimo ulivo che troneggia al centro della sala, evocando un Mediterraneo fatto di luce, memoria e convivialità. Non una semplice bakery, ma uno spazio in cui il gesto quotidiano del mangiare e del bere acquisisce il valore di un’esperienza, lontana dalla fretta e dalle abitudini consumate distrattamente. A guidare la scena sono Alex Brognara e il pastry chef Lorenzo Nardi, ideatori di un progetto che fa dell’accoglienza una questione di stile. L’obiettivo è trasformare una sosta in un momento da assaporare senza guardare continuamente l’orologio, in un ambiente curato e informale dove l’attenzione al cliente assume quasi una dimensione sartoriale. La proposta va ben oltre la colazione e il cocktail di rito: finger food d’autore, tartare, tapas e piccoli piatti accompagnano il bere con equilibrio e personalità, mentre la pasticceria, completa il percorso fino all’after dinner. Niente snack anonimi chiamati a fare da contorno: da Amàli anche il boccone vuole la sua parte. È da questa filosofia che nasce il progetto dei “viaggi di Amàli”, un itinerario gastronomico e culturale pensato per portare la pasticceria internazionale dentro un racconto più ampio, capace di attraversare sapori, tradizioni e identità. Ogni mese un Paese o una città diventeranno protagonisti di un’esperienza in cui cucina, musica e suggestioni visive dialogheranno tra loro. Non un semplice menu a tema, dunque, ma un invito alla scoperta, nel quale il cibo diventa strumento di narrazione e la curiosità il primo ingrediente da mettere in tavola.

La scelta della prima destinazione – Messico – non è casuale. Alex è cresciuto proprio là, dove ha maturato una parte significativa del proprio percorso artistico e musicale - autore e interprete per la divisione Latina di Universal Music - tra reggaeton e rap.  Una storia personale che oggi trova una nuova espressione nell’ospitalità e nella gastronomia: cambiano i palcoscenici, ma resta il desiderio di contaminare linguaggi e coinvolgere il pubblico. Perché, se la musica mette in movimento il corpo, la cucina sa fare altrettanto con la memoria.

Il filo conduttore è il Día de Muertos, la celebrazione messicana dedicata al ricordo dei defunti, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Da Amàli la ricorrenza diventa occasione per ricreare atmosfere, simboli e rituali di una tradizione nella quale il ricordo non è separato dalla festa, ma si intreccia alla celebrazione della vita. Il cuore scenografico dell’allestimento è l’”ofrenda”, l’altare commemorativo che le famiglie messicane preparano per accogliere simbolicamente le anime dei propri cari. Disposta su più livelli, secondo la tradizione, ospita fotografie, oggetti personali, candele e lumini, insieme ai fiori arancioni di cempasúchil, tra i simboli più riconoscibili della ricorrenza. A completare la composizione sono le calaveritas de azúcar, piccoli teschi di zucchero talvolta realizzati anche al cioccolato e il papel picado, la carta colorata traforata con motivi decorativi tradizionali. Il messaggio è quello di una cultura che non relega necessariamente la morte al silenzio e alla mestizia: tra il primo e il 2 novembre, il Día de Muertos rinnova il legame tra chi c’è e chi non c’è più attraverso offerte, ricordi e momenti condivisi. Un immaginario distinto da quello dell’anglosassone Halloween, benché le due ricorrenze condividano oggi parte dell’estetica e delle suggestioni popolari. Da Amàli, alla scenografia si aggiungono la musica latina e un’atmosfera pensata per mettere in relazione intrattenimento, cultura e gastronomia. La commemorazione diventa così un’occasione d’incontro, da vivere attraverso tutti i sensi. E adesso la tradizione messicana incontra la pasticceria d’autore: l’anteprima del progetto riunisce giornalisti specializzati, food blogger, influencer, content creator, professionisti della comunicazione e del settore food & beverage, insieme a rappresentanti istituzionali e pure diplomatici.

Tra gli ospiti, il console onorario avvocato Paolo Zavoli e la pari titolo cilena gent.ma Lorena Veronica Zúñiga Aguilera, presenze che contribuiscono a rafforzare il dialogo con i territori e le rispettive reti di relazioni; sono lì non per caso ma per conoscere i protagonisti dell’iniziativa e assaggiare le preparazioni concepite per raccontare il Messico attraverso il gusto. A cominciare dal Pan de Muerto, il tradizionale lievitato legato alla ricorrenza dalla forte valenza simbolica. Questo dolce sui vassoi preparati dal pastry chef Lorenzo Nardi (e responsabile della cucina) non è soltanto un omaggio alla tradizione, ma un modo concreto per avvicinare gli ospiti al significato della festa. Perché certe culture si comprendono meglio quando, oltre a guardarle, si possono anche assaggiare. Tra le proposte più originali spicca il croissant Frida, dedicato a Frida Kahlo, figura iconica dell’arte messicana del Novecento. Qui la viennoiserie incontra una farcitura che combina crema, cuore di fico d’India e pralinato di mais al cioccolato: un gioco di consistenze nel quale la dolcezza dialoga con note vegetali e sfumature tostate. Pensato per la colazione o la merenda, si presta all’abbinamento con caffè e cioccolata calda. La finitura, ottenuta spennellando la superficie con burro e zucchero semolato dopo la cottura, aggiunge una nota golosa che completa l’omaggio all’artista.

    

Anche il salato rivela la volontà di esplorare incontri e contrasti. Il formaggio Oaxaca, celebre per la pasta filata, la consistenza elastica e il sapore delicato, viene abbinato a una crema al basilico, in un accostamento che avvicina la tradizione messicana a un ingrediente familiare alla cucina mediterranea. Seguono tacos con pollo sfilacciato e salsa di pomodoro, empanadas ripiene di formaggio e funghi o di pollo, oltre a una versione vegetariana dei tacos con crema di zucca e semi di girasole. Il formato dei finger food favorisce la degustazione e la condivisione, permettendo di confrontare preparazioni diverse senza perdere il filo del racconto. La cucina latinoamericana diventa così un percorso fatto di assaggi, profumi e consistenze, nel quale la contaminazione non cancella le identità, ma le mette in dialogo.

A sostenere il carico gastronomico è il Prosecco Foss Marai, nome di riferimento nel panorama spumantistico di Valdobbiadene. La freschezza e la versatilità delle bollicine accompagnano con naturalezza piccoli assaggi, preparazioni sapide e farciture dalle differenti intensità aromatiche. A seconda dell’etichetta, tra Brut ed Extra Dry, il profilo olfattivo richiama note floreali e fruttate, con sentori di mela, pera e agrumi. Il Brut - più asciutto - sostiene le proposte salate e contribuisce a ripulire il palato; l’Extra Dry, caratterizzato da una maggiore morbidezza e da un residuo zuccherino superiore, si presta invece agli abbinamenti con la pasticceria. Nel caso del Pan de Muerto e del croissant Frida, la scelta del calice diventa una questione di equilibrio tra dolcezza, aromaticità e freschezza.

Il racconto si completa con la tequila Cofradía, prodotta nello Stato messicano di Jalisco a partire dall’agave blu, l’“Agave tequilana”. Un riferimento imprescindibile per avvicinarsi all’identità gastronomica del Paese, che non si esaurisce negli ingredienti, ma comprende rituali, convivialità e tradizioni di consumo. Da Amàli, dunque, il viaggio non si ferma al piatto: coinvolge il calice, la musica e l’atmosfera, trasformando la degustazione in un’esperienza culturale.

Il calendario delle iniziative prende forma dal 24 ottobre p.v., con diversi momenti dedicati anche all’allestimento dell’ofrenda, l’altare commemorativo che ospiterà omaggi ad artisti come Raffaella Carrà, Ornella Vanoni, Freddie Mercury e Amy Winehouse, figure molto amate anche in Messico e nella cultura popolare latinoamericana, capaci di lasciare un segno attraverso linguaggi musicali differenti. Un ponte tra geografie e immaginari che riflette lo spirito stesso del progetto. Sabato 31 ottobre il percorso culminerà con una serata dedicata alla gastronomia, firmata dallo chef Lorenzo Nardi, che metterà in dialogo cucina messicana e sensibilità mediterranea. Il menu interpreta i classici d'oltre oceano attraverso ingredienti freschi e familiari, preservando la riconoscibilità delle ricette e aprendole a nuove combinazioni. Si comincia con tre tacos dalle personalità distinte: pollo sfilacciato, queso filante, pistacchio e lime; salsiccia, patate e pomodorini, confit al rosmarino; crema di zucca, feta e semi tostati. Seguono le proposte da condividere: dalla quesadilla croccante con formaggio, pomodorini secchi e basilico ai nachos accompagnati dal tris di salse Amàli:

 

guacamole al basilico, crema vellutata di fagioli e salsa fresca di pomodoro. Completano il percorso le empanadas de la siesta di Joseph, nelle varianti pollo e zucchine e funghi e formaggio, prima di lasciare spazio al dessert dove protagonista è ancora il Pan de Muerto, declinato in tre interpretazioni creative: una versione al gianduia con cru di cacao; una farcita con crema pasticcera alla zucca e mousse alla cannella e nocciole, infine, una variante viola con namelaka al cioccolato bianco e tè matcha, confit di lamponi e crumble alla mandorla. Tre letture differenti di un dolce simbolico, nelle quali tradizione, ricerca e sensibilità contemporanea si incontrano.

A ravvivare la serata sarà la colonna sonora curata da Carlos Miranda, affiancato dai DJ set di Ferrash e DJ Sole, con una selezione che spazierà tra rock, rap, reggae e pop brasiliana. Perché il viaggio di Amàli non vuole essere soltanto gastronomico: la musica accompagna il racconto, ne amplifica le suggestioni e restituisce al pubblico una dimensione partecipata, nella quale ogni elemento contribuisce a costruire l’esperienza.

La prossima destinazione di Amàli?

Basta restare curiosi. Quella messicana, in programma fino ai primi giorni di novembre, è soltanto la prima fermata di un itinerario destinato a cambiare geografia e sapori di mese in mese. Le prossime tappe promettono nuove occasioni d’incontro tra pasticceria, cucina e cultura, secondo una formula che non punta a replicare un format, ma a interpretare ogni destinazione attraverso le sue peculiarità. Non servono passaporto, prenotazioni aeree o interminabili code ai controlli di sicurezza. Basta arrivare a Borgo Mascarella e concedersi il lusso, sempre più raro, di fermarsi un momento: davanti a un dolce, con un calice di bollicine e la musica giusta in sottofondo.
Il mondo, qualche volta, può cominciare anche da qui. Intanto per questa prima tappa, non resta che brindare: ¡Salud, México!

Davvero da Amàli… ci sanno fare!

 

Cafè, Bakery & Bistrot
Borgo Mascarella
Via Stalingrado 67/22c
40128 Bologna
Tel. 051 498 4343
www.amali.it 


A caccia di tartufo: l’autunno piemontese secondo Le Marne Relais

Dalla ricerca nei boschi con “trifolao” e cani, alla tavola di Radici Ristorante in Vigna: un viaggio tra i sapori e le tradizioni delle Langhe e del Monferrato, accompagnato dai vini Mura Mura.
Con l’arrivo dell’autunno, le colline di Langhe e Monferrato diventano il palcoscenico di una delle tradizioni gastronomiche più preziose del Piemonte: la ricerca del Tartufo Bianco d’Alba. A Costigliole d’Asti, Le Marne Relais invita a vivere questa stagione attraverso un’esperienza che intreccia la scoperta del territorio, i saperi tramandati dai suoi protagonisti e una cucina che trova nel prodotto locale il proprio punto di partenza.
L’esperienza comincia nei boschi, grazie alla collaborazione con aziende selezionate del territorio che accolgono gli ospiti del relais e li accompagnano nella ricerca insieme a un “trifolao” esperto (in italiano tartufaio o cavatore) e ai suoi cani. Seguendo il loro passo, si entra in contatto con un’attività che richiede conoscenza, pazienza e una profonda familiarità con il paesaggio. Durante la passeggiata, il trifolao racconta la storia del Tartufo Bianco, spiega il ruolo dei cani e illustra le caratteristiche degli alberi sotto cui cresce, approfondendo il legame tra terreno, varietà arboree e profilo aromatico del prezioso fungo ipogeo. Al termine della ricerca, il percorso si conclude con un aperitivo a base di prodotti tipici del territorio, talvolta accompagnato da un assaggio di tartufo, in base alla proposta dell’azienda ospitante (riservata esclusivamente agli ospiti di Le Marne, l’esperienza è disponibile in formula condivisa oppure privata, con un massimo di dieci partecipanti).

Il racconto del tartufo prosegue a tavola, da Radici Ristorante in Vigna, dove lo chef Mykyta Bida propone un menu di quattro portate dedicato al Tartufo Bianco d’Alba. La cucina incontra qui la cultura enologica della tenuta Mura Mura, attraverso quattro etichette selezionate per accompagnare le diverse preparazioni e valorizzarne sfumature e caratteristiche.

   

Il percorso si apre con la carne cruda di giovenca al coltello, abbinata a Bianca 2024, Piemonte Bianco DOC di Mura Mura (vino bianco strutturato e aromatico che unisce freschezza e complessità: note floreali, fiori di sambuco, frutta a polpa bianca, mela annurca, sfumature agrumate e tocchi di erbe aromatiche come il timo; gusto: fresco, fragrante, equilibrato e dinamico, con una buona spalla acida e un sorso scorrevole; vinificazione e affinamento: approccio ispirato alla Borgogna con battage, affinato parzialmente in tonneaux di rovere francese e anfore di ceramica, seguito da un ulteriore passaggio in bottiglia).
Si prosegue con i “tajarin” 30 tuorli al burro affumicato, accompagnati da Miolera 2024, Barbera d’Asti Superiore DOCG (vino rosso piemontese prodotto nelle colline tra le province di Asti e Alessandria, è strutturato, caratterizzato da un colore rubino intenso e da un tipico equilibrio tra un'elevata acidità e un lungo affinamento in legno ottenuto principalmente dall'omonimo vitigno; all’olfatto è intenso, etereo, caratteristico; gusto: secco, armonico, piacevole, di corpo) per arrivare all’uovo in camicia con fonduta di Comté, in abbinamento a Faset 2020, Barbaresco DOCG (alto grado di intensità ed equilibrio, con bouquet che mostra frutti di bosco e cassis (nome francese del ribes nero) con sofisticate note di fondo di catrame, fumo e spezie scure, finale lungo e molto convincente, aromi puri e vibranti di mirtillo rosso e fragola selvatica, sentori di timo, sottobosco e gesso tritato).

A chiudere il menu è Nuvola di Fior di Panna, il gelato di Guido Martinetti («gelato italiano nel mondo») con torrone di Tonda Gentile e grani di grué di cacao (granella ottenuta dalla frantumazione delle fave di cacao ottenute dalla parte più pura, pregiata e naturale della pianta del cacao, tostate e private della buccia) accompagnato da Ofelia 2021, Piemonte Moscato Passito DOC (ottenuto combinando due metodi per la concentrazione degli zuccheri: per metà (50%) tramite l'attacco della muffa nobile (Botrytis cinerea) e per l'altra metà (50%) attraverso la criovinificazione (congelamento delle uve); fermentazione in botti di rovere francese da 500 litri (tonneaux) e anfore di ceramica da 400 litri; affinamento di 18 mesi in legno/ceramica (50/50) più ulteriori 6 mesi di riposo in bottiglia; colore: giallo dorato intenso; profumo: aromi di pesca, mango, arancia candita, miele di acacia, cannella e delicate sfumature vanigliate; al palato è concentrato, denso e corposo, bilanciato da una vibrante acidità che lo rende elegante e mai stucchevole, con un finale lungo e persistente).
Il menu è disponibile tutti i giorni, a pranzo e a cena, e può essere prenotato direttamente sul sito di Radici Ristorante in Vigna: www.radiciristoranteinvigna.it/tartufobianco
Tra i boschi e la tavola, Le Marne Relais restituisce così il senso più autentico della stagione del tartufo: un’occasione per conoscere da vicino le tradizioni locali, incontrare chi le custodisce e ritrovare nei sapori del territorio il filo che unisce paesaggio, cucina e vino.

LE MARNE RELAIS si trova a Costigliole d'Asti, tra Langhe e Monferrato, e nasce da un progetto di Guido Martinetti, co-fondatore di GROM. Il Relais è composto da La dimora dei Poeti (4 suite, 1 camera deluxe) e da La Dimora degli Artisti (3 junior suite e 5 camere deluxe). Vi è inoltre La Casa nel Vigneto, una splendida suite con terrazzo, sospesa tra i vigneti con vista sul Monterosa e i vigneti del Monferrato. Vanta una piscina coperta di 25 mt unica al mondo dotata di 3 corsie, aperta tutto l’anno con ampie vetrate sulle vigne, una palestra di 140 mq attrezzata Technogym e una Spa completa di sauna, idromassaggio, sala massaggi e vasca di acqua gelida. La tenuta comprende anche Mura Mura, azienda agricola di 35 ettari coltivati a vigneti e frutteti di proprietà di Federico Grom e Guido Martinetti, e il Radici Ristorante in Vigna, la cui cucina è radicata in Piemonte e nel Monferrato ed esalta le materie prime povere locali, protagoniste della storia di questa terra, reinterpretandole in modo ricercato e attento.

RADICI - RISTORANTE IN VIGNA è tra le colline di Costigliole d’Asti, immerso nei vigneti della tenuta Mura Mura, Radici è il progetto gastronomico di Guido Martinetti e dello chef Mykyta Bida. Una ristorazione dove la terra incontra la tavola, ricca di dettagli e dei racconti di questi luoghi, un tempo poveri, al confine tra Langhe e Monferrato. La sala, con la volta in mattoni del 1878, accoglie in un ambiente intimo, valorizzato dalla luce che filtra tra i ciliegi. Fuori, la terrazza si apre sui vigneti. Radici ti porta a respirare, rallentare, assaporare. La cucina di Mykyta, cresciuto alla scuola di maestri quali Crippa e Cannavacciuolo, è un atto di rispetto, condiviso con Guido: per la materia prima, per il territorio, per le persone. Ogni piatto è elegante ma non gratuito, nasce dall’equilibrio tra tecnica e sensibilità, ed offre sapori netti, precisi. A completare l’esperienza, i vini della cantina Mura Mura e il relais Le Marne, che dispone di camere dedicate all’arte, di una spa con vista sul Monte Rosa e della piscina - anch’essa immersa tra i vigneti - per coloro che, nuotando, desiderano ascoltare il suono del proprio cuore. E quello della bellezza.

CHEF - MYKYTA BIDA nato in Ucraina nel 1994, Mykyta Bida scopre la passione per la cucina fin da bambino, osservando i genitori e i nonni trasformare ingredienti semplici in piatti ricchi di sapore. Affascinato dai gesti, dai profumi e dalla condivisione del cibo, comprende presto che la cucina non è solo un mestiere, ma un vero e proprio linguaggio attraverso cui esprimere creatività ed emozioni. Dopo aver completato gli studi universitari in Ucraina, Mykyta sceglie di trasferirsi in Italia, immergendosi nel cuore della gastronomia mondiale. Qui inizia il suo percorso professionale lavorando sia nella cucina tradizionale che nell’alta ristorazione, affinando tecnica e sensibilità sotto la guida di alcuni dei più grandi chef italiani. Le esperienze più significative della sua carriera includono collaborazioni con Antonino Cannavacciuolo al Cannavacciuolo Bistrot di Novara (1 Stella Michelin) e con Enrico Crippa al Piazza Duomo di Alba (3 Stelle Michelin). Da loro apprende il rigore, la precisione e l’importanza di una cucina che emoziona, oltre a un profondo rispetto per la materia prima e per la sua trasformazione. Un ruolo chiave nella sua crescita lo ha avuto anche Vincenzo Manicone, da cui Mykyta ha imparato l’arte della gestione di una cucina strutturata e la capacità di costruire un team solido e motivato. Nel 2025 viene scelto come Executive Chef di Radici Ristorante in Vigna, parte del progetto Le Marne Relais di Guido Martinetti, situato nell’azienda agricola Mura Mura. Qui porta avanti una cucina che celebra la stagionalità, valorizza le eccellenze locali e riflette una filosofia basata su rispetto, educazione e sorriso. Con il suo arrivo, Radici Ristorante in vigna mantiene salda la sua identità e il legame con il Piemonte, arricchendosi al contempo di una nuova sensibilità gastronomica che guarda al futuro con consapevolezza e creatività.

 

Le Marne Relais
Strada Pasquana, 5
Costigliole d’Asti - Italia
Tel. +39 0141 185 2115
www.lemarnerelais.it
www.radiciristoranteinvigna.it
Prenotazioni: thefork.i

 


Finalmente completato il disciplinare del Tortellino di Bologna, ufficialmente depositato in Camera di Commercio a Bologna

La Dotta Confraternita del Tortellino - associazione culturale e gastronomica fondata a Bologna nel 1965 con lo scopo di tutelare, promuovere e difendere la ricetta tradizionale e il prestigio del vero tortellino bolognese – nella persona del suo Gran Prevosto, Alberto Salvadori – a seguito di studi storici e sociali, ha formalmente sancito e depositato presso la Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Bologna – con atto notarile formalizzato dal Notaio Confratello della Confraternita, Carlo Vico – la ricetta (leggasi “disciplinare”) ufficiale che va a integrare quella già depositata (sempre alla Camera di commercio di Bologna) del Tortellino vero e proprio, già annotata in diverse fasi:
la prima fase: nel dicembre del 1974 per il ripieno del tortellino (a cura della Delegazione Bolognese dell'Accademia Italiana della Cucina e della Dotta Confraternita del Tortellino) stabilita con documento formale che fissa gli ingredienti millimetrici e il procedimento per circa 1.000 tortellini in: 300 g di lombo di maiale rosolato al burro; 300 g di prosciutto crudo; 300 g di vera mortadella di Bologna; 450 g di formaggio Parmigiano Reggiano; 3 uova di gallina; odore di noce moscata. A seguire, sono certificate anche le “Regole di preparazione del disciplinare”: il lombo di maiale deve riposare due giorni coperto da un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio. Dopodiché va cotto a fuoco lento con un po' di burro, pulito dal condimento e infine tritato finemente insieme al prosciutto e alla mortadella. L'impasto: alle carni tritate si uniscono il Parmigiano Reggiano, le uova e la noce moscata fino a ottenere un composto perfettamente omogeneo. Il riposo: il ripieno deve tassativamente riposare per almeno 24 ore (o comunque almeno 12 ore in frigorifero) prima di essere posizionato sulla sfoglia, per permettere ai sapori di amalgamarsi correttamente. Questo percorso di tutela si è completato nel tempo alla Camera di Commercio di Bologna introducendo il disciplinare per la sfoglia e la forma nel 2008 e la ricetta ufficiale del brodo di carne depositata - appunto - nell'ottobre 2026.

La seconda fase: nell’aprile 2008, con atto notarile è stata depositata la ricetta con le caratteristiche tipiche del classico Tortellino di Bologna (è considerata tradizionalmente perfetta e “ortodossa” la misura di 3 cm per lato;  lo spessore della sfoglia deve essere tassativamente inferiore a 0,6 mm; il peso: 5 grammi) e relativa realizzazione. In questi giorni - dell’ottobre 2026 - depositando la ricetta ufficiale del “Brodo per il Tortellino”, si completa così la trilogia storica. Inoltre, a perfezionare il quadro, vige la “Regola del Cucchiaio”: la tradizione bolognese si affida a una prova empirica universale che esige, in un normale cucchiaio da minestra, che ci stiano comodamente almeno 5 o 6 tortellini cotti, insieme a un po' di brodo. La Dotta Confraternita del Tortellino ultima così, perfezionandolo, l’iter ufficiale del deposito del disciplinare.

“Noi chiudiamo il cerchio che avevamo iniziato nel ‘74 con il deposito del ripieno – così il Gran Prevosto della Confraternita del Tortellino, Alberto Salvadori spiega come si è giunti a completare il deposito dei disciplinari che riguardano il Tortellino bolognese – Poi noi chiudiamo il cerchio che avevamo iniziato nel 74 con il deposito del ripieno, e a seguire, nel 2008, con il deposito della pasta e anche delle misure relative, quindi mancava il terzo elemento fondamentale: affinché un tortellino sia perfetto, ha bisogno di un brodo perfetto. Abbiamo avuto due studiosi che sono andati a fondo nella materia: uno ovviamente, Giancarlo Roversi (giornalista e scrittore, fondatore e direttore di diverse riviste di cultura, turismo ed enogastronomia NDR) e l'altro, la dottoressa Cristina Bragaglia (professore presso l'Università di Bologna, autrice di pubblicazioni su cinema e letteratura, facente parte dell’Accademia italiana della Cucina NDR) loro hanno fatto degli studi molto molto approfonditi e siamo arrivati alla stesura della ricetta  mantenendo la stesura della ricetta della tradizione di un tempo, senza particolari modernismi… Tutto questo è fatto per tramandare una tradizione della città che è la cosa che più ci sta a cuore…”.


Nell'occasione raccolto anche il commento di Valerio Veronesi - presidente della CCIAA di Bologna (di Unioncamere Emilia-Romagna e fondatore/amministratore unico di Euroma Macchine Srl) - “È un tratto dell’arte culinaria,  della città che tutti conoscono, in particolare parliamo del brodo e quel brodo che serve a fare i tortellini e che noi dobbiamo in un qualche modo preservare, non tanto per la bellezza e per la bontà di chi ha il piacere di assaggiarli, ma perché è una storia che dobbiamo tramandare ai nostri figli, che dobbiamo fare in modo che anche loro abbiano la stessa passione, gli ricorderà un pezzo di Bologna”.

 

Di seguito gli ingredienti e le dosi specifiche per il “giusto” brodo del Tortellino di Bologna:

Parte proteica (carni e ossa):

  • mezzo cappone di almeno 5 mesi o in alternativa una gallina intera
  • 1 Kg di doppione di manzo
  • 1 osso femorale di manzo

Odori e verdure (la “dote”):

  • 1 cipolla bianca, spesso arrostita o tagliata a metà
  • 2 carote pelate
  • 2 coste di sedano
  • ½ pomodoro ramato

Insaporitori e liquido:

  • 5 litri di acqua fredda
  • 30 g di sale grosso ca
  • 1 crosta di Parmigiano Reggiano (stagionato 24 mesi)

Procedimento

  1. L'avvio a freddo: mettere i 5 litri di acqua fredda in una pentola alta e capiente insieme ai 30 g di sale grosso e alla cipolla tagliata a metà e brunita in padella.
  2. Gli ingredienti solidi: aggiungere il cappone, il doppione di manzo, l'osso femorale, le carote pelate, il sedano, il mezzo pomodoro ramato e la crosta di Parmigiano Reggiano.
  3. La cottura: portare lentamente a bollore e fare sobbollire a fuoco basso per il tempo necessario (ca 4/6h a seconda della tradizione) schiumando regolarmente la superficie.
  4. Filtratura: a fine cottura, rimuovere le carni e le verdure, poi filtrare il brodo con un colino fitto o un canovaccio pulito per renderlo limpido.
  5. Cottura della pasta: regolare di sale e usare il brodo bollente per cuocere i tortellini freschi (ci vogliono circa 3-5 minuti ca. Non si scolano, ma si servono insieme al brodo. Per es. per 500 grammi di tortellini servono circa 2/2,5 litri di brodo, così da garantire che la pasta sia ben immersa e ci sia una giusta quantità di liquido nel piatto (di norma si calcolano circa 400/500 ml di brodo a persona).

Dosi consigliate a persona: quella standard è di circa 1 tazza e mezza o 2 mestoli abbondanti di brodo a persona (circa 250-300 ml) come primo piatto, in un pasto completo, 100/120 g a testa (bastano per 8-10 persone). Se si decide di condirli “asciutti” (con ragù, burro e salvia) alcuni preferiscono comunque cuocerli nel brodo per far assorbire il sapore, oppure in acqua bollente salata come la normale pasta fresca: tortellini asciutti (come piatto unico): 150 g a testa (bastano per 6-7 persone) (da sinistra Alberto Salvadori, Valerio Veronesi e Carlo Vico)


Il Delta del Po si racconta con Lonely Planet al TTG con la nuova mini guida dedicata

Un viaggio tra natura, cultura e paesaggi d’acqua, dalle città d’arte alle valli, dalle saline ai percorsi da scoprire a piedi, in bici e in barca tutto nella pubblicazione che si inserisce in un progetto condiviso di promozione del territorio, dalle campagne su Netflix e Prime Video alle produzioni di Gambero Rosso.

Un territorio da scoprire in bicicletta, a piedi o in barca, seguendo i canali, attraversando pinete e saline, entrando nelle città d’arte e nei luoghi in cui il lavoro dell’uomo ha modellato il paesaggio.

È il Delta del Po emiliano-romagnolo raccontato da “Il Mosaico del Delta – Storia, cultura e natura nel Parco del Delta del Po”, la nuova miniguida realizzata da Lonely Planet Italia per Visit Romagna, presentata nella giornata di mercoledì 14 ottobre, al TTG Travel Experience di Rimini.

La pubblicazione è uno dei risultati del progetto “Destinazione Delta Po: una sfida al cambiamento climatico”, sviluppato dalla Destinazione Turistica Romagna per rafforzare la conoscenza del Delta e costruire una promozione comune delle sue risorse. Un percorso che ha riunito amministrazioni, Ente Parco e operatori turistici attorno a un obiettivo concreto: rendere più riconoscibile il territorio e mettere in relazione le tante esperienze che offre, dalla visita a un museo a un’escursione nelle valli, dal birdwatching alla scoperta delle produzioni locali, sotto uno sguardo attento della maggiore casa editrice di viaggi.

“Un territorio unico nel suo genere e di grande suggestione – sottolinea l’assessora Regionale a Turismo, Sport e Commercio Roberta Frisoni - tra le migliaia di fenicotteri e altre specie che lo abitano e i surreali scenari vallivi, visto e raccontato attraverso gli occhi di una delle guide turistiche più lette ed amate. Non ci può essere miglior strumento di promozione per una delle punte di diamante della nostra offerta di turismo en plein air. Il riconoscimento di una guida come Lonely Planet ha un valore straordinario nella valorizzazione delle destinazioni: è un certificatore autorevole a livello mondiale, capace di orientare le scelte dei viaggiatori e di dare visibilità internazionale. Il Delta del Po si conferma così un prodotto turistico maturo, completo e sostenibile, che sta richiamando sempre più turisti, soprattutto stranieri, attratti dalle atmosfere, dalla biodiversità, dai sapori e dall’autenticità di questo ambiente, che scelgono di scoprirlo in bici, soggiornando nei tanti campeggi della zona, per una totale full immersion nella natura e nei suoi ritmi lenti. Il Mosaico del Delta, grazie anche alla campagna social che ne accompagnerà l’uscita, contribuirà sicuramente a far conoscere ancora di più questo luogo magico”.

Le attività del progetto, realizzate tra ottobre 2025 e giugno 2026, hanno coinvolto, tra gli altri, i Comuni di Argenta, Codigoro, Mesola, Goro, Cervia, Ravenna e Comacchio, oltre all’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Delta del Po. All’arricchimento dei contenuti con esperienze e servizi hanno contribuito anche le DMC territoriali Visit Comacchio, Ravenna Incoming e Cervia In, le guide ambientali, strutture ricettive, imprese agrituristiche, operatori della navigazione e associazioni del territorio, con momenti di condivisione che hanno interessato anche il GAL Delta 2000 e le realtà impegnate nell’organizzazione dell’offerta turistica.


“Da questo lavoro sono nati gli indirizzi per una strategia comune di comunicazione, fondata sui caratteri che rendono il Delta del Po una destinazione particolare: la biodiversità, il rapporto continuo tra terra e acqua, il patrimonio storico, le tradizioni della pesca e dell’agricoltura, la cucina e le possibilità di muoversi con lentezza. La sfida richiamata dal titolo del progetto accompagna questo percorso, che mette al centro il patrimonio culturale ed ambientale e una fruizione sostenibile dei luoghi” - ha affermato Jamil Sadegholvaad, presidente di Visit Romagna (e sindaco di Rimini).

La miniguida Lonely Planet traduce questa visione in un racconto accessibile e ricco di indicazioni pratiche. Il lettore viene accompagnato prima nel mondo dell’arte e poi dentro il paesaggio in cui natura e presenza umana si intrecciano da secoli: le valli e i canneti, i mosaici e le abbazie, i porti antichi, i boschi, le saline e le opere di bonifica diventano parti di una stessa storia.

L’apertura è affidata a dieci parole: acqua, valli, pinete, boschi, civiltà, mosaici, pesca, sale, bonifica e navigazione. Un piccolo glossario che aiuta a comprendere ciò che si incontra durante il viaggio e introduce i legami tra ambienti, comunità e attività che hanno dato forma al Delta.

 Il percorso si sviluppa poi in quattro sezioni. La prima è dedicata a Ravenna e al Delta Antico, tra il patrimonio dei mosaici, i luoghi legati a Dante, la Pineta di Classe e le piallasse. Si prosegue con Comacchio e le valli, dove la storia della città portuale di Spina si affianca a quella della pesca dell’anguilla, dei Trepponti e della Manifattura dei Marinati, in un ambiente di scoperta e osservazione della fauna selvatica.

La sezione Pomposa, Mesola e Goro collega l’abbazia benedettina al Castello estense, al bosco di Mesolae alla Sacca di Goro, con le attività legate alla molluschicoltura. Chiudono il viaggio Cervia e Argenta, attraverso due modi diversi di convivere con l’acqua: le saline, dove l’evaporazione permette di ottenere il sale, e le casse di espansione, che accolgono le piene e contribuiscono alla protezione del territorio.

Lungo queste tappe trovano spazio anche i mestieri dell’acqua, dai salinari ai pescatori, dai vallanti agli scariolanti. Le loro storie aiutano a leggere il paesaggio di oggi, riconoscendo il lavoro che ha costruito argini, scavato canali e mantenuto attività ancora profondamente legate all’identità locale. Il racconto è accompagnato da proposte per la visita: itinerari a piedi, in bicicletta e in barca, percorsi come l’Argine degli Angeli e la Ciclovia delle Valli, esperienze nella Salina Camillone e tra i canneti di Punte Alberete.

La miniguida è in italiano e viene distribuita gratuitamente, sia in formato cartaceo sia digitale. L’edizione stampata ha un formato tascabile di 10 per 14,8 centimetri, rilegatura in brossura e una foliazione prevista di 78 pagine. Alle 3.000 copie della prima tiratura si aggiungeranno a breve altre 2.000 copie, portando la disponibilità complessiva a 5.000 in distribuzione sui territori.

L’edizione digitale è pubblicata in uno spazio dedicato sul sito di Lonely Planet Italia, dove può essere consultata online e scaricata sul proprio dispositivo. La presenza sul sito è prevista per 24 mesi, offrendo uno strumento che potrà essere utilizzato e rilanciato anche dagli enti e dagli operatori del territorio.

L’uscita è accompagnata da un piano di comunicazione strutturato sui principali social network e una newsletter rivolta a 70.000 contatti. Sono inoltre previsti una settimana di promozione del download nella home page, banner dedicati e una campagna pubblicitaria digitale da almeno 500.000 visualizzazioni programmate. Si tratta di azioni pensate per far conoscere la guida a un pubblico già interessato al viaggio e alla scoperta delle destinazioni.

Nel corso delle ultime due settimane la guida ha già avuto più di 4.000 download, i post social su Facebook eInstagram hanno ricevuto più di 1.746.000 visualizzazione e 1.611.694 reach.

Tra i possibili sviluppi della pubblicazione figura la traduzione in altre lingue, con priorità al tedesco.

A supporto del piano di marketing che mette al centro i temi del turismo slow nelle aree del Delta sono stati inoltre organizzati press tour tra Cervia, Ravenna, Comacchio e le valli, dedicati alla conoscenza delle emergenze culturali ed artistiche in un confronto costante con il paesaggio, le saline, l’enogastronomia, i percorsi navigabili e ciclabili. L’esperienza ha permesso ai partecipanti di conoscere direttamente luoghi e servizi, raccogliendo materiali e nuove interpretazioni per i propri racconti sulle testate e sui canali con cui collaborano.

Al lavoro editoriale si è affiancata una campagna audiovisiva rivolta all’Italia e alla Germania, specifica con spot dedicato alla vacanza tra cultura e natura del territorio ferrarese. Con il supporto dell’agenzia Starcom, è stata diffusa su Netflix nel Nord Italia e su Amazon Prime Video in Baviera e Baden-Württemberg, presentando il Delta a un pubblico interessato alla natura, alle attività all’aperto e alla mobilità dolce, accostato alle bellezze Patrimonio Unesco della città di Ferrara.

La pianificazione su Netflix ha raggiunto circa 975.000 utenti unici, con un tasso di completamento del video del 96,6%. In Germania la campagna ha raggiunto 672.884 utenti, con un indicatore di visualizzazione del video del 98,5%. Su entrambe le piattaforme il volume delle visualizzazioni pubblicitarie erogate ha superato, sia pure di poco, quello previsto. Sono risultati che documentano la diffusione dei contenuti nei due mercati individuati dal progetto.

Per lo sviluppo di contenuti editoriali Gambero Rosso con il programma “In Bici con Gusto”, condotto dal giornalista Tommaso Costa e prodotto da Pubbliteam ha realizzato due puntate di circa 13 minuti ciascuna, nelle quali i percorsi in bicicletta si intrecciano con il racconto dei paesaggi, dei personaggi e dei professionisti del mondo della pesca e della cucina. La prima puntata è dedicata alla vongola di Goro e accompagna gli spettatori lungo le rotte dei pescatori, affrontando anche le difficoltà e le opportunità legate alla presenza del granchio blu. Al racconto partecipa la chef Maria Grazia Soncini del ristorante La Capanna di Eraclio, con preparazioni a base di vongole e granchio. La seconda puntata porta a Cervia, alla scoperta della sua cozza e degli abbinamenti con i vini del territorio. I contenuti sono stati trasmessi sul canale Gambero Rosso, disponibili on line e diffusi all’interno dell’offerta on demand di ITA Airways sui voli da e per l’Italia.

Le azioni nel loro complesso sono finanziate da risorse di Visit Romagna, Regione Emilia-Romagna e dal Fondo Unico Nazionale del Ministero del Turismo per oltre 100.000,00 euro.

La presentazione del 14 ottobre al TTG porta questo percorso all’attenzione degli operatori del turismo. Al centro un territorio che può offrire esperienze diverse e complementari, da collegare in proposte di viaggio capaci di far conoscere il Delta con i suoi tempi, i suoi paesaggi e le sue comunità. “Il Mosaico del Delta” rappresenta uno strumento concreto per orientare questa scoperta, accompagnando i visitatori e sostenendo il lavoro di chi ogni giorno accoglie e racconta il territorio.

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Più morbido e selezionato: alla scoperta del "Seicento", il nuovo San Daniele DOP, il prosciutto dei 600 giorni

Almeno 600 giorni di stagionatura e cosce selezionate secondo requisiti specifici: il “Seicento” è la nuova categoria dedicata alle lunghe maturazioni. Con la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra in vigore la modifica al disciplinare che punta sul posizionamento premium internazionale e sulle nuove esigenze della ristorazione collettiva di fascia alta.

L'eccellenza dell'agroalimentare Made in Italy compie un passo strategico verso la segmentazione qualitativa e l'internazionalizzazione. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 236, è entrata ufficialmente in vigore la modifica ordinaria al disciplinare di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP. La riforma normativa introduce due sostanziali novità destinate a ridisegnare gli equilibri commerciali e produttivi della filiera friulana: la regolamentazione ufficiale delle lunghe stagionature certificate tramite l'inedita menzione “Seicento” e l'introduzione di formati e pezzature ottimizzati per il canale Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Catering) e per i mercati esteri.

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele si attesta così come il primo organismo di tutela tra i grandi salumi italiani a denominazione protetta a normare e certificare l'affinamento prolungato all'interno del proprio statuto ufficiale. L'obiettivo strategico è duplice: da un lato innalzare il valore percepito del brand sui mercati globali, dall'altro vincolare il concetto commerciale di "lunga stagionatura" a rigidi e misurabili parametri biochimici e strutturali della materia prima, sottraendolo alle discrezionalità del marketing generico.

La rivoluzione del "Seicento": la certificazione dei 20 mesi
Finora il segmento delle lunghe maturazioni era affidato all'iniziativa dei singoli prosciuttifici, pur nel rispetto del tempo minimo di stagionatura base previsto dal vecchio disciplinare. Con l'introduzione del segmento “Seicento”, il Consorzio istituisce una vera e propria categoria ultra-premium.
I requisiti per accedere a questa qualifica sono estremamente selettivi e partono dalla selezione iniziale nei macelli e nei laboratori di rifilatura:
• Pezzatura iniziale: Le cosce fresche destinate al "Seicento" devono registrare un peso rigorosamente compreso tra i 16 e i 18 chilogrammi. Una massa imponente, necessaria per sostenere una disidratazione lenta senza rischiare l'indurimento eccessivo delle fibre carnee.
• Copertura adiposa: Lo spessore del grasso esterno deve raggiungere un minimo di 30 millimetri. Questo strato funge da scudo protettivo naturale, regolando lo scambio osmotico del sale e garantendo la morbidezza finale della fetta.
• Tracciabilità totale: L'identificazione della coscia deve avvenire sin dall'inizio della lavorazione nei siti produttivi dell'area tipica del comune di San Daniele del Friuli.

Il percorso di maturazione prevede una durata minima di 600 giorni (circa 20 mesi). Al compimento del quattordicesimo mese (i canonici 400 giorni) sulla coscia viene impresso il tradizionale marchio a fuoco della DOP. Al ventesimo mese, solo dopo una seconda e approfondita verifica da parte dell'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, viene apposto un secondo marchio identificativo specifico per la linea Seicento. Per garantire la massima trasparenza verso il consumatore e gli operatori commerciali, i produttori avranno l'obbligo di dichiarare in etichetta l'esatto numero di mesi di stagionatura effettivamente portati a termine.

Flessibilità per l'export e la ristorazione: arrivano le cosce leggere
La seconda colonna portante della riforma del disciplinare guarda invece in direzione opposta, puntando sulla versatilità logistica e commerciale. La soglia minima del peso delle cosce fresche viene infatti ridotta, passando da 12,5 a 11,8 chilogrammi.
Si tratta di una risposta diretta alle richieste che giungono dai distributori internazionali e dal mondo della ristorazione moderna. I prosciutti ottenuti da  specifica sotto-categoria (fino a un massimo di 13 kg a prodotto finito) non potranno essere venduti interi con l'osso. Saranno destinati esclusivamente alla commercializzazione in formato disossato, in tranci o in vaschette pre-affettate. Questa scelta strategicarisponde alle dinamiche dei mercati oltreoceano – in primis gli Stati Uniti, che insieme alla Germania guidano la crescita dell'export della DOP friulana – dove i retailer e gli chef prediligono pezzature più contenute, facili da stoccare, veloci da affettare e caratterizzate da uno scarto ridotto al minimo. I formati più leggeri consentono inoltre una gestione più agile dei costi porzione all'interno dei menu dell'Ho.Re.Ca., ampliando la penetrazione del San Daniele nelle catene alberghiere e nei bistrot internazionali.


La voce del Consorzio: trasparenza e reputazione della filiera
«Con questa modifica il San Daniele compie un passo importante: da un lato apre nuove prospettive di mercato grazie alle pezzature minori, dall’altro disciplina e certifica le lunghe stagionature», ha dichiarato ufficialmente il Presidente del Consorzio, Nicola Martelli.
Secondo la presidenza, l'aggiornamento normativo rappresenta una sintesi perfetta tra le necessità competitive delle aziende e l'assoluto rigore qualitativo della DOP: «Le nuove regole offrono ai produttori una maggiore flessibilità nell’approvvigionamento della materia prima pur sempre all’interno di criteri rigorosi. Allo stesso tempo legano la valorizzazione della stagionatura alle caratteristiche della coscia, dichiarando in modo trasparente e verificato il tempo di lavorazione, a tutela del consumatore e della reputazione del Prosciutto friulano. Il “Seicento” è l’espressione di una stagionatura più lunga ma programmata in base alle caratteristiche della coscia e garantita dal Disciplinare», ha concluso il Presidente Martelli

I pilastri intoccabili della DOP
Il Consorzio ci tiene a precisare che l'introduzione di queste modifiche non va in alcun modo ad alterare o intaccare le storiche caratteristiche organolettiche che hanno reso celebre il Prosciutto di San Daniele nel mondo. Restano infatti totalmente invariati e blindati i requisiti cardine della denominazione:
1. L'area geografica: La lavorazione, la salagione e la stagionatura devono avvenire tassativamente ed esclusivamente all'interno dei confini del Comune di San Daniele del Friuli (Udine), sfruttando il microclima unico generato dall'incontro tra i venti freddi delle Alpi Carniche e le brezze calde e salmastre del Mar Adriatico, lungo l'asse del fiume Tagliamento.
2. L'origine della carne: È confermato l'impiego esclusivo di cosce di suini nati, allevati e macellati in Italia, provenienti solo da allevamenti certificati del circuito tutelato nazionale.
3. Genetica e alimentazione: Rimangono rigidi i controlli sulle razze ammesse (Large White, Landrace e Duroc) e sui regimi alimentari controllati dei suini.
4. Nessun additivo: Il processo produttivo vieta l'utilizzo di qualsiasi conservante o additivo chimico. Gli unici ingredienti ammessi rimangono la carne suina selezionata e il sale marino.


Con il varo del segmento "Seicento" e l'apertura ai nuovi formati flessibili per l'Ho.Re.Ca., la filiera del San Daniele DOP – che muove un giro d'affari complessivo multimilionario per l'economia del Nord-Est e dell'intero comparto agroalimentare italiano – si posiziona in modo solido per affrontare le sfide macroeconomiche globali dei prossimi anni, puntando con decisione sulla trasparenza in etichetta e sull'alta gamma della gastronomia mondiale.

 


Via Ippolito Nievo 19
San Daniele del Friuli
Udine – Italy
Tel: +39 0432 957515
www.prosciuttosandaniele.it


“Golosaria Milano 2026”: dal 31 ottobre al 2 novembre va in scena la ventunesima edizione!

La rassegna delle eccellenze enogastronomiche torna a Fiera Milano Rho dal 31 ottobre al 2 novembre p.v. con il tema “Il gusto di creare il domani” e si trasferisce al Padiglione 8 per un’esperienza ancora più immersiva.

Golosaria, la fiera di riferimento dell'enogastronomia artigianale italiana di qualità, taglia il traguardo della sua ventunesima edizione e si prepara a tracciare le nuove rotte del settore. Forte di una storia ventennale di scouting e valorizzazione dei territori, la manifestazione torna per il terzo anno consecutivo nella prestigiosa cornice di Fiera Milano Rho con una importante novità logistica: l'evento si sposterà infatti nel Padiglione 8, uno spazio inedito per la rassegna, scelto per offrire un layout espositivo rinnovato e una migliore fruibilità per espositori e visitatori.

Il filo conduttore di quest'anno è racchiuso nel tema guida: “Il gusto di creare il domani”. Un titolo che è al tempo stesso una dichiarazione d'intenti e un piano d'azione, ponendo l'accento sulla responsabilità e sull'energia necessarie per costruire il futuro del comparto. Al centro del dibattito e delle aree espositive ci saranno il ricambio generazionale, il passaggio di competenze dai grandi maestri artigiani ai giovani talenti, l'innovazione digitale delle imprese e la sostenibilità, intesa non più solo come trend ma come requisito fondamentale per la sopravvivenza stessa delle filiere locali. E saranno tanti i giovani, sia nel settore food e sia in quello dello spazio wine che debutteranno a Golosaria, considerato un incubatore di innovazione e creatività

Ora, all'interno della nuova maglia espositiva, i visitatori saranno guidati alla scoperta dei produttori delle macro-aree storiche (Agorà, Food, Wine e Cucine di Strada) ma troveranno anche speciali focus, dedicati alle famiglie, alle startup agroalimentari e all'enoturismo nelle sue diverse sfaccettature. Il programma completo degli oltre 50 eventi previsti — tra premiazioni, show-cooking e masterclass dedicate al vino — e le modalità di partecipazione sono sul portale ufficiale www.golosaria.it.

L’apertura della manifestazione, sabato 31 ottobre, saluterà le tre regioni che, insieme alla Lombardia, hanno scelto Golosaria per comunicare le proprie eccellenze: la Calabria, la Liguria e la Regione Sicilianache porterà a Milano Mediterraria Expo. Quindi il talk show inaugurale con il filosofo Massimo Donàchiamato a dialogare con Paolo Massobrio sulle filiere del vino, del grano e della birra e con i loro protagonisti, che poi saliranno sul palco con molti altri per le premiazioni, a iniziare dai Campioni del Golosario 2026. Al termine un momento sul gusto di creare il domani, secondo il Maestro Iginio Massari e suo figlio Nicola.


Nel frattempo gli stand dei magnifici produttori di cose buone, degli show-cooking e delle cucine di stradasaranno aperti per accogliere il pubblico. E così nell’area Wine, con lo spazio delle masterclass e quello dei produttori selezionati, cui si accede con un secondo ticket di ingresso. Ma nell’area principale l’enoteca di Golosaria proporrà 150 etichette Top, per salutare Top Hundred, la selezione dei migliori vini d’Italia di Marco Gatti e Paolo Massobrio che saliranno sul palco domenica mattina, accanto alle 12 migliori esperienze di enoturismo, secondo la guida “IlGolosario Wine tour”. Domenica pomeriggio sarà il momento dedicato alle migliori botteghe d’Italia, ma anche a una riflessione sull’accoglienza, con Federico Menetto che presenterà ai pizzaioli contemporanei il dialogo del libro collettivo “Caro Ospite”.
Lunedi sarà il grande giorno della ristorazione italiana, premiata con le corone e i faccini radiosi della guida “IlGolosario ristoranti”.

Fra le curiosità di Golosaria: lo spazio dei Piccoli Buongustai, con i “laboratori di Rudy” e le sue bontà; lo stand di Butternut Box che invece proporrà il tema del gusto per gli amici a quattro zampe; i clown ingaggiati da Comieco, per favorire la corretta raccolta differenziata. Occasione unica sarà la possibilità di fare una foto con Il “Trofeo Senza Fine”, l’originale e iconico premio destinato al vincitore del Giro d’Italia, presente nello stand di Lauretana, l’acqua più leggera d’Europa, che accompagnerà l’evento per i tre giorni, con diverse iniziative.

 

 

 

 

 

 

 


GOLOSARIA 2026 c/o Fiera Milano Rho – Padiglione 8
Sabato 31 ottobre dalle 12.00 alle 21.00 (ultimo ingresso alle 20.00)
Domenica 1° novembre dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00)
Lunedì 2 novembre dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 16.00)
Info, biglietti e programma in aggiornamento: www.golosaria.it

 

(a cura di Gianluigi Veronesi e Gianfranco Leonardi)

 


A Cefalù va in scena "Tarabà" il "Festival del Mare e della Cucina Sostenibile" (con i pesci che nessuno invita mai a cena!)...

Dal 16 al 18 ottobre p.v. con “Tarabà” si celebrano il pesce negletto, la cucina sostenibile e le eccellenze del territorio, con sfide ai fornelli, cooking show e vini siciliani, in nome dell’identità mediterranea. Nel prossimo week end Cefalù (PA) ospita la prima edizione del "Festival del Mare e della Cucina Sostenibile".  Focus dell’evento, il valore del pescato locale, la creatività della ristorazione e una sfida gastronomica che coinvolge i ristoranti del territorio, giudicati dai presenti, turisti gourmet e locali. Booking show, incontri, percorsi educativi e degustazioni per completare il ricco programma.

C’è un patrimonio del Mediterraneo che merita di tornare protagonista sulle tavole: quello delle specie ittiche meno conosciute, spesso trascurate dal mercato e dalla ristorazione, ma capaci di raccontare la ricchezza biologica del mare, la memoria delle comunità costiere e il valore di una filiera legata alla pesca locale. È da questa consapevolezza che nasce “Tarabà (o Tarab, termine di origine araba (طرب) che non ha un equivalente diretto nelle lingue occidentali; descrive quel momento o la trasformazione interiore che si prova quando si vive un profondo stato di estasi, un rapimento emotivo, un trasporto interiore generato dall'ascolto di una musica o di una poesia o di qualcosa che dà un grande piacere NDR) – Il Festival del Mare e della Cucina Sostenibile” alla sua prima edizione,  in programma a Cefalù, la cittadina normanna dove per tre giorni, si trasformerà il lungomare in luogo di incontro tra gastronomia, cultura marinara e sostenibilità, con un calendario che intreccia competizioni culinarie, cooking show, degustazioni, attività sportive e momenti di approfondimento. L’obiettivo è restituire centralità al cosiddetto “pesce negletto”: specie ittiche meno richieste o meno presenti nei menu, ma che possono contribuire a diversificare i consumi e a valorizzare il pescato disponibile, nel rispetto degli equilibri degli ecosistemi marini.

Promossa dall’Amministrazione comunale di Cefalù in collaborazione con l’Agenzia Feedback e sostenuta dall’Assessorato all’Agricoltura e foreste della Regione Siciliana-Dipartimento Pesca, la manifestazione ambisce a costruire un dialogo concreto tra pescatori, operatori della filiera, ristoratori e consumatori. Non soltanto una festa del gusto, dunque, ma un progetto di valorizzazione territoriale che riconosce nella cucina uno strumento per raccontare il mare, le sue risorse e le tradizioni che ne accompagnano la storia.

«Tarabà sarà un’occasione per riscoprire ciò che il Mediterraneo offre, anche attraverso quelle specie che per troppo tempo sono rimaste ai margini delle tavole e per raccontare una cucina capace di valorizzare il pescato locale senza rinunciare a ricerca e creatività» - ha sottolineato il sindaco di Cefalù, Daniele Salvatore Tumminello -.
Una visione che mette in relazione identità, gastronomia e sostenibilità, chiamando l’intera filiera a partecipare a un’esperienza condivisa

Il Mare Ritrovato: la sfida gastronomica dei ristoranti cefaludesi

Il cuore della manifestazione sarà la RistoChallenge “Il Mare Ritrovato”, un percorso pensato per coinvolgere direttamente la ristorazione locale e il pubblico, trasformando la riscoperta delle specie ittiche meno utilizzate in una sfida di creatività e competenza gastronomica.
La prima fase del progetto ha coinvolto i ristoranti aderenti, invitati a proporre uno o più piatti ispirati al mare e realizzati con pesce negletto pescato locale. Le preparazioni saranno sottoposte al giudizio dei clienti, che le degusteranno nei locali predetti ed esprimeranno la propria preferenza attraverso una piattaforma digitale.
Il contest ha acceso i riflettori su dodici insegne della scena gastronomica cefaludese: 22 Cucina isolana, Al Corallo, Al solito posto, Galleria, Il Carretto, Il Duomo Bistrot, Le Chat Noir, Le Petit Tonneau, Locanda del Marinaio, Osteria del Duomo, Tinchitè Baglio e Tinchitè Taverna. Una partecipazione che restituisce la varietà dell’offerta cittadina e sottolinea il ruolo dei ristoratori nella promozione di una cultura alimentare più consapevole.

La fase conclusiva porterà la competizione fuori dalle cucine dei ristoranti, sul lungomare, dove i finalisti saranno chiamati a confrontarsi dal vivo davanti a una giuria tecnica. Tra i protagonisti della valutazione figurano Davide Ventimiglia, sous-chef di Alessandro Borghese e volto di Food Network, Gianni Marino, cuoco noto al grande pubblico per la partecipazione alla quattordicesima edizione di MasterChef Italia, e Vincenzo Russo, professore di psicologia dei consumi e neuromarketing all’Università IULM di Milano.

La sfida non si esaurisce nella ricerca del piatto più convincente. Il suo significato più profondo risiede nella capacità di dimostrare come specie meno celebrate possano diventare protagoniste di una cucina contemporanea, attenta alla materia prima, alle tecniche di preparazione e alla valorizzazione del territorio. Il pesce negletto diventa così un’occasione per ripensare il menu, ampliare la conoscenza del consumatore e restituire dignità gastronomica a risorse spesso rimaste ai margini delle preferenze commerciali.

Cooking show e cultura gastronomica: il territorio sale in cattedra

Tarabà, oltre a competizione tra chef e professionisti si propone come programma dedicato alla divulgazione e al confronto per raccontare le potenzialità del pescato locale attraverso dimostrazioni culinarie e degustazioni. Nell’area experience allestita sul lungomare, i cooking show offriranno al pubblico l’opportunità di osservare da vicino tecniche, lavorazioni e interpretazioni contemporanee della cucina di mare.
Tra gli appuntamenti in calendario, sabato 17 ottobre, alle 10.30, il programma prevede EduSport Inclusion, un’esperienza di trekking alla Rocca di Cefalù che mette in relazione attività fisica, natura e condivisione. L’escursione (biglietto intero di 5 euro e ridotto di 2,50 euro) intende trasformare il movimento in uno strumento di incontro e partecipazione. Seguirà alle 13.00 un appuntamento dedicato all’educazione alimentare e ai corretti stili di vita. Al centro del confronto, il valore nutrizionale del pescato locale e la necessità di compiere scelte alimentari informate, imparando a selezionare, cucinare e consumare il pesce con attenzione alla salute e alle risorse marine.


Sempre sabato 17, ma alle 17.30, spazio anche al progetto "Mercato della voce dal mare alla tavola", promosso dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri”. All’incontro sono annunciate la direttrice generale Francesca Di Gaudio, la dott.ssa Daniela Lo Monaco e l’assessora comunale alla Pesca, Salva Mancinelli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di sensibilizzazione sul valore del prodotto ittico e sull’importanza di una corretta informazione lungo tutta la filiera, dal momento della pesca fino al consumo.

 

Domenica 18 ottobre è previsto l’intervento dello chef Ignazio Morgante dello Zayt Restaurant, chiamato a interpretare la cultura culinaria cefaludese attraverso un piatto capace di condensare sapori, ingredienti e suggestioni del territorio. Un’occasione per raccontare una cucina che trova nella qualità della materia prima e nella conoscenza della tradizione i propri punti di forza, senza rinunciare alla ricerca.

 

EduFood Inclusion: alimentazione consapevole, sport e partecipazione

La sostenibilità, nella visione di Tarabà, non riguarda soltanto la scelta degli ingredienti o le tecniche di cucina. Coinvolge anche l’educazione alimentare, la salute e la capacità di costruire occasioni di partecipazione accessibili a pubblici diversi.
In questa prospettiva si colloca EduFood Inclusion, il progetto promosso dall’Asp di Trapani per diffondere i principi della dieta mediterranea, incoraggiare stili di vita equilibrati e promuovere l’inclusione sociale.
Questi appuntamenti sono passaggi significativi perché allargano il significato della cucina sostenibile: non soltanto questione di approvvigionamento o di tecnica gastronomica, ma un percorsi culturali che coinvolgono il consumatore e lo rendono parte attiva del cambiamento.

Dal mare alla vigna: i vini che raccontano la Sicilia occidentale

Accanto al pescato e alle interpretazioni della cucina cefaludese, va da sé che il racconto di Tarabà possa estendersi al patrimonio vitivinicolo della Sicilia occidentale, un territorio in cui vitigni autoctoni, tradizione agricola e vocazione mediterranea si traducono in vini dalla forte identità. Un valore che completa la narrazione gastronomica dell’isola e offre numerose possibilità di abbinamento con il pesce locale.
Di seguito (NDR) alcune indicazioni dei più noti vini, ideali in abbinamenti con i menu dell’evento:

Tra i bianchi, il Grillo si distingue per i profumi agrumati, le note di erbe mediterranee e una piacevole impronta sapida, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla cucina di mare. Storicamente legato alla produzione del Marsala, è oggi uno dei protagonisti della rinascita dei bianchi secchi siciliani. Il Catarratto, tra i vitigni a bacca bianca più diffusi dell’isola, esprime freschezza, richiami alla scorza di limone e una struttura versatile, ideale per accompagnare diverse preparazioni a base di pesce. L’Inzolia, conosciuta anche come Ansonica, offre invece un profilo più morbido, con sfumature floreali e sentori di frutta secca. Lo Zibibbo, o Moscato d’Alessandria, completa il panorama con la sua intensità aromatica, declinata tanto in versioni secche quanto in vini passiti di grande concentrazione.

Sul versante dei rossi, il Nero d’Avola racconta la Sicilia attraverso aromi di frutta rossa matura e spezie, mentre il Perricone, antico vitigno autoctono noto anche con il nome di Guarnaccia, propone vini più austeri e tannici, oggi oggetto di un rinnovato interesse da parte dei produttori. Serviti alla giusta temperatura e scelti in funzione della preparazione, alcuni rossi di maggiore freschezza possono accompagnare anche piatti di mare strutturati, pesce azzurro alla brace e ricette con pomodoro e condimenti intensi. Un posto speciale spetta al Marsala DOC, simbolo della storia enologica trapanese. Nelle tipologie Oro, Ambra e Rubino, declinate nelle versioni secca, semisecca e dolce, questo vino liquoroso rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del patrimonio siciliano. La sua complessità trova spazio soprattutto negli abbinamenti con formaggi stagionati, preparazioni agrodolci e dessert della tradizione.
A delineare la varietà del territorio concorrono denominazioni come Alcamo DOC, Erice DOC, Monreale DOC, Contessa Entellina DOC e Delia Nivolelli DOC, accanto alle più ampie Sicilia DOC e Terre Siciliane IGT: un mosaico di aree produttive, vitigni e interpretazioni che testimonia la ricchezza della viticoltura isolana, tra colline, fasce costiere ed escursioni termiche capaci di influenzare il profilo delle uve. In questo contesto, il vino non è un semplice accompagnamento, ma parte integrante della cultura gastronomica mediterranea. Dai bianchi freschi e sapidi, ideali per esaltare le preparazioni più delicate, ai rossi di maggiore equilibrio, fino ai vini liquorosi che raccontano secoli di storia, il calice diventa un ulteriore strumento per valorizzare il territorio e la sua cucina.

Una nuova narrazione per Cefalù

Con Tarabà, Cefalù punta a consolidare il proprio ruolo di destinazione capace di unire bellezza paesaggistica, tradizione marinara e cultura gastronomica. Il festival mette al centro una risorsa spesso data per scontata, il pesce meno conosciuto, e la trasforma in un’occasione per ripensare il rapporto tra mare, ristorazione e consumo.
La RistoChallenge, con i cooking show, gli incontri divulgativi e le iniziative dedicate all’inclusione compongono un programma nel quale il gusto si intreccia con la conoscenza e la responsabilità. A questo racconto si affianca quello del patrimonio vitivinicolo siciliano, espressione di una cultura agricola che dialoga da sempre con la cucina e con le tradizioni delle comunità locali.
Il gran finale di domenica 18 ottobre sarà dedicato alla proclamazione del vincitore della RistoChallenge Il Mare Ritrovato, suggellando tre giornate in cui la cucina diventa strumento di promozione territoriale e il pescato locale torna protagonista. Perché riscoprire il mare significa anche imparare a guardarlo con occhi nuovi: conoscere le specie meno celebrate, riconoscere il valore delle filiere locali e lasciare che tradizione e creatività dialoghino nel piatto. E significa anche riscoprire i sapori che nascono dalla terra, dalle vigne e dal lavoro dei produttori. Ed è proprio con questa ambizione che a Cefalù, Tarabà nasce – in nome di una grande cultura gastronomica – un ponte tra memoria e futuro, nel segno di un Mediterraneo da conoscere, rispettare e assaporare.

 

N.B. grazie a Google impariamo che Cefalù (Čifalù in siciliano) è un comune costiero nel nord della Sicilia, città metropolitana di Palermo (a 70 Km.) con circa 14mila abitanti. È anche nota per la cattedrale normanna del XII secolo simile a una fortezza, con elaborati mosaici bizantini e alte torri gemelle. Nelle vicinanze, il Museo Mandralisca offre mostre archeologiche e una pinacoteca con un ritratto di Antonello da Messina. Le spiagge di Mazzaforno e Settefrati si trovano a ovest. Cefalù è tra i borghi più belli d'Italia e meta tra le più suggestive di tutta l'Isola… Nei dintorni: Lascari – 7,0 km (verso ovest, lungo la costa); Gratteri – 8,1 km (sulle alture dell'entroterra); Isnello – 9,8 km (nel Parco delle Madonie, famoso per il parco astronomico); Campofelice di Roccella – 11,9 km (centro costiero verso ovest); Pollina – 12,6 km (borgo costiero e medievale verso est); Castelbuono – 13,0 km (noto per il Castello dei Ventimiglia e i prodotti dolciari); Collesano – 14,2 km (borgo medievale nel Parco delle Madonie).


Tradizione antica ed evoluzione del gusto: con "Pane Nostrum", Senigallia si conferma capitale nazionale dei lievitati

Il Foro Annonario di Senigallia ha registrato il pubblico delle grandi occasioni per l'inaugurazione della XXIII edizione di Pane Nostrum, il Salone Nazionale dei Lievitati. L'evento, svoltosi dal 9 all'11 ottobre 2026, ha trasformato la città marchigiana in un hub strategico per professionisti, artigiani e grandi interpreti dell'arte bianca. La cerimonia ha visto la partecipazione di un parterre istituzionale e associativo di massimo profilo, a testimonianza del valore economico e culturale che la manifestazione riveste per la regione e per il comparto agroalimentare italiano. Al taglio del nastro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sottosegretario alla Presidenza Silvia Luconi, il Sindaco di Senigallia Massimo Olivetti, la Senatrice Elena Leonardi e il Presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini. Il mondo associativo e di categoria è stato rappresentato da Valentino Berni (Cia) Giacomo Bramucci (Confcommercio) Roberto D’Intino (Assipan) e Massimiliano Polacco (Confcommercio). Presenti anche gli eurodeputati Carlo Ciccioli e Matteo Ricci, i consiglieri regionali Maurizio Mangialardi e Corrado Canafoglia, il Vicepresidente di Slow Food Marche Federico Varazi e la dirigente scolastica dell'IIS Panzini, Laura Fagioli.

 

La centralità della formazione e lo sviluppo economico della filiera
«Stiamo lavorando affinché le Marche diventino un punto di riferimento per il mondo dei lievitati, con Senigallia come palcoscenico d’eccellenza di questo percorso», ha dichiarato Massimiliano Polacco, Direttore di Confcommercio Marche Centrali. Polacco ha posto l'accento sulla necessità di rafforzare le competenze professionali nei comparti della panificazione, pasticceria, pizzeria e ristorazione. L'investimento sui giovani, incarnato dalla stretta sinergia con l'Istituto Panzini, rappresenta la chiave di volta per generare nuove opportunità occupazionali e favorire il ricambio generazionale in un settore che coniuga la qualità artigianale all'innovazione dei processi. Polacco ha inoltre evidenziato come Pane Nostrum, giunto al traguardo della 23ª edizione generale e della 5ª come Salone Nazionale, sia molto più di una vetrina commerciale: è un presidio culturale in grado di intercettare le nuove tendenze di consumo, offrendo momenti di alta formazione per le imprese del territorio.


L'artigianato come motore di internazionalizzazione e rilancio territoriale
Il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha elogiato il salone definendolo un'eccellenza che valorizza l'identità regionale, traducendo la qualità delle materie prime in esperienze legate alla salute e al benessere. Secondo Acquaroli, il lavoro dei maestri artigiani custodisce un patrimonio di saperi fondamentale per la coesione delle comunità locali. La valorizzazione della filiera dei lievitati può fungere da volano economico non solo per i centri urbani principali, ma anche per il rilancio dei borghi storici dell'entroterra, incrementando la competitività dei prodotti marchigiani sui mercati internazionali e destagionalizzando i flussi turistici.
A fare eco alle parole del Governatore è stato il Sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti, il quale ha sottolineato l'alto valore simbolico della scelta del Foro Annonario, luogo deputato fin dall'antichità allo scambio e alla vendita dei prodotti agricoli. Riunire artigiani e professionisti del food in questa storica piazza significa rinsaldare il legame tra la città, le sue radici e il suo tessuto produttivo. Olivetti ha ribadito l'impegno dell'amministrazione nella promozione territoriale integrata, identificando nel turismo enogastronomico una risorsa strategica trainante per l'intera economia locale durante tutto l'anno.

Un salone specializzato tra business e cultura gastronomica
Nato originariamente dalla filiera agricola e artigiana della panificazione, Pane Nostrum ha vissuto negli anni una profonda metamorfosi, ampliando i propri confini alla pasticceria, pizzeria, ristorazione e al canale Ho.Re.Ca., strutturandosi come un vero e proprio salone professionale del food. L'edizione vede la partecipazione di circa 50 espositori provenienti da ogni parte d'Italia, i quali animano gli spazi del Foro Annonario e di Piazza Manni con aree espositive nettamente profilate. Il layout della manifestazione ha previsto una netta divisione strategica tra le aree di business: L'area B2B è dedicata agli operatori professionali, con focus su materie prime d'eccellenza, macchinari di ultima generazione, tecnologie di cottura e servizi integrati per le imprese. L'area B2C è aperta al pubblico e agli appassionati, con un'ampia selezione di prodotti da forno artigianali, proposte a lievitazione naturale e referenze specializzate per il settore del gluten-free.

A Pane Nostrum, sono stati esposti e presentati prodotti legati all'arte bianca, alla panificazione tradizionale e all'innovazione.
Tipologie di prodotti esposti:
  • Pane artigianale e lievitati: Pani tradizionali e regionali realizzati con lievito madre e cereali antichi.
  • Prodotti dolciari e da forno: Grandi lievitati, panettoni [0.8] (come quelli del maestro Achille Zoia o interpretati con ricette speciali) e viennoiserie.
  • Specialità gastronomiche e tipicità: Olive, vasetti e taralli pugliesi e prodotti da forno artigianali

Il programma tecnico e scientifico della manifestazione
Il palinsesto di Pane Nostrum si articola attraverso format specifici pensati per il trasferimento di competenze. Presso l'ex Centro IAT sono concentrate le attività dell'Area Masterclass, che ospita laboratori tecnici di alto livello guidati da professionisti e rivolti alla formazione specialistica. Lo spazio "Un Caffè con i Maestri" funge invece da piattaforma per tavole rotonde, convegni e presentazioni, offrendo un momento di confronto sulle dinamiche economiche del comparto.
Grande attenzione è riservata alla Temporale Bakery, un laboratorio live in cui maestri dell'arte bianca si alternano in dimostrazioni pratiche dal vivo, mostrando l'applicazione di tecniche tradizionali e metodologie innovative. In Piazza Manni trova spazio il "Village Arte, Sport e Cultura", promosso da ASC con la Federazione Italiana Imprenditori Sportivi (FIIS) ed Ebisport. Questo spazio esplora l'interconnessione tra alimentazione, attività fisica e tutela della salute. Il coinvolgimento delle famiglie è garantito dall'area "Piccoli Fuori Salone", allestita nel Giardino del Fico presso il Palazzetto Baviera per i laboratori didattici dei più giovani. Il palinsesto ha dedicato la giornata di sabato al valore strategico del raccolto, alla nutrizione e al nuovo patto tra ristorazione e benessere, evidenziato dal convegno realizzato in collaborazione con Fipe, Confsalute e l'Inrca, volto ad approfondire il ruolo della qualità alimentare nel benessere individuale. La kermesse si è chiusa con il gran finale di domenica 11 ottobre, giornata dedicata alle attese premiazioni ufficiali e ai focus tecnici incentrati sui segreti produttivi dei grandi maestri lievitatori.

Struttura organizzativa e network di partner
La realizzazione del Salone Nazionale dei Lievitati è frutto di una collaudata macchina organizzativa coordinata da Confcommercio Marche e Cia Ancona, con il contributo istituzionale della Regione Marche, del Comune di Senigallia, di "Let's Marche" e Fell Senigallia. L'evento è stato finanziato mediante le risorse del Fondo di Rotazione dell'Accordo per la coesione 21-27 della Regione Marche. La segreteria organizzativa è stata affidata a First Class.

Il network dei partner riflette l'alto valore tecnico e scientifico della manifestazione:

  • Media Partner: Italia a Tavola, testata di riferimento per il settore Ho.Re.Ca. e l'enogastronomia nazionale.
  • Partner Bancario: Banco Marchigiano.
  • Partner Tecnici: Bugaro, Uova Aurora e Italforni.
  • Partner Scientifici: Università Politecnica delle Marche, Università di Camerino e il progetto Sharper.
  • Official Coffee Partner: Caffè Izzo.

L'evento si è avvalso del supporto operativo di una fitta rete di realtà collegate al settore dei lievitati un pilastro dello sviluppo economico e della cultura gastronomica locale.

Scienza della nutrizione e focus imprese: il nuovo corso di Pane Nostrum
La giornata di sabato ha sancito un cambio di paradigma per la manifestazione, uscendo dai confini del mero laboratorio artigianale per abbracciare la complessità della filiera nutrizionale. Al centro dei lavori, il convegno dedicato al binomio tra agricoltura e salute, che ha gettato le basi per un'alleanza strategica tra ristoratori, medici e professionisti dello sport. Un approccio sistemico che punta a inserire la ristorazione all'interno di una rete attiva a sostegno del benessere collettivo.
«Questo salone si conferma un punto di riferimento studiato per la crescita dei professionisti» ha commentato Massimiliano Polacco, Direttore di Confcommercio Marche «Non una semplice vetrina, ma un laboratorio di idee e una scuola a cielo aperto dove le competenze generano valore economico, coinvolgendo anche i giovani talenti dell'IIS Panzini». Una visione d'impresa condivisa dal Direttore Fipe Confcommercio, Roberto Calugi, che ha esortato gli operatori a investire nel confronto associativo: «È lo scambio continuo che trasforma un artigiano della panificazione, della pasticceria o della pizzeria in un vero imprenditore capace di dare un futuro al proprio mestiere».

La domenica dei grandi maestri: focus tecnico e tendenze
Il palinsesto domenicale ha richiamato una fitta platea di addetti ai lavori grazie a masterclass e panel tecnici di altissimo profilo. Tra i momenti clou della giornata:

  • L'evoluzione della pizza:Il maestro Alberto Farina ha esplorato la contemporaneità degli impasti con il focus gastrosofico "In Biga we trust".
  • Alta pasticceria: Claudio Marcozzi, membro dell'AMPI (Accademia Maestri Pasticceri Italiani), ha tracciato le nuove linee guida della pasticceria moderna.
  • Economia circolare: Spazio all'innovazione sostenibile con il talk sulla birra artigianale prodotta dal recupero del pane raffermo.
  • Grandi Lievitati: Sessione tecnica sulla viennoiserie con i fratelli Bigoni, i segreti della crescia fogliata di Vanni Valci e la lectio magistralis di Achille Zoia, padre del panettone moderno e co-autore dello storico volume "Cresci".

Identità territoriale: Confcommercio premia le 20 migliori pizzerie marchigiane
Il salone si è chiuso con la celebrazione della "marchigianità" negli impasti. Prendendo le mosse dal volume “Cronache di pizza. Le Marche in 20 pizzerie” (Giaconi Editore), firmato dai giornalisti Andrea Bevilacqua e Antonio Fucitoù.  Confcommercio Marche ha premiato venti insegne d'eccellenza che si sono distinte per la capacità di legare la tecnica di panificazione alle materie prime locali, sintetizzando il concetto espresso dal maestro Franco Pepe nella prefazione: «Nelle Marche, il forno sa di mare, di monti e di campagne».

La mappa geopolitica dei riconoscimenti sul territorio ha visto una distribuzione capillare:

  • Ancona (6 premi): Avalon, Aia Moroder, Capriccio, Cavò Lieviti e Distillati, Legàmi, Mezzometro.
  • Pesaro e Urbino (3 premi): Farina, Bambagia, Bubini Pizza e Food.
  • Fermo (4 premi): Mamma Rosa, Controluce, Alberto Farina (e una quarta insegna del territorio).
  • Macerata (2 premi): Lievitaria, Duca.
  • Ascoli Piceno: 5 insegne inserite nel palmarès finale della kermesse.

In definitiva - XXXIII edizione di Pane Nostrum - un gran successo. Complimenti!

 

 


“Mortadella Please!” a Zola Predosa la regina dei salumi diventa maggiorenne e tutti la vogliono!


Da oggi all’11 ottobre p.v.
a Zola Predosa (BO) nota come la capitale mondiale della mortadella, va in scena la 18ª edizione di “Mortadella Please!” il festival dedicato al celebre roseo salume bolognese. Sì perché se esiste un colore capace di raccontare l'anima opulenta, accogliente e profondamente viscerale della via Emilia, quel colore è il rosa. Non un rosa tenue o sbiadito, ma la sfumatura vivida, marezzata dal candore dei cubetti di grasso compatto, che caratterizzano la Mortadella Bologna. Dunque (quel)la “rosa” a Zola Predosa…  diventa maggiorenne! Chi parteciperà agli eventi organizzati dal Comune alle porte di  Bologna sostenuto dalle Aziende riferimento del settore, Alcisa e Felsineo e dai Salsamentari di Bologna, avrà l’opportunità di compiere un viaggio tra sensoriale sacralità della tradizione emiliana e nuove avanguardie culinarie, dove il profumo del mirto e del pepe, ingredienti previsti dal disciplinare di produzione della Mortadella Bologna IGP (depositato presso il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste - Masaf - evoluzione del primo disciplinare alimentare al mondo, quello del celebre Bando del Cardinale Girolamo Farnese, emesso a Bologna il 24 ottobre 1661… che, come l’attuale “IGP”, impone esclusivamente carne di suino (muscolatura striata) grasso di gola suino per i lardelli (almeno il 15%) sale, pepe in grani o in pezzi, aromi naturali (entro il limite dello 0,3%) e, in via facoltativa, pistacchi (by Bronte, CT).
Così come gli scorsi diciassette anni, alle porte del capoluogo petroniano anche per la 18ª edizione di Mortadella Please! - traguardo importante che non rappresenta soltanto una celebrazione fieristica, ma un vero e proprio osservatorio culturale sullo stato dell’arte del salume più iconico d'Italia, sono presenti anche numerosi stand gastronomici dove si può degustare la mortadella in tutte le sue varianti, dalle ricette tradizionali a quelle più innovative. Il festival include anche conferenze, approfondimenti, laboratori e un'area dedicata ai bambini. Il programma prevede (domenica) visite agli stabilimenti Alcisa e Felsineo, i principali produttori di mortadella della zona.

L'archetipo del gusto e la geopolitica del sapore

Nata storicamente nei chiostri monastici e nelle corporazioni dei “lardaroli”, la mortadella ha compiuto nei secoli una transizione straordinaria: da cibo elitario aromatizzato con preziose bacche di mirto (da cui il probabile etimo myrtatum) a pilastro della cucina democratica e pop. Oggi, Zola Predosa ne custodisce l'eredità industriale e artigianale più imponente.
Il festival si apre come un enorme atlante gastronomico a cielo aperto nel centro cittadino, dove il visitatore non è un semplice consumatore, ma un viaggiatore chiamato a decodificare le complessità di un insaccato apparentemente semplice, ma tecnicamente rigoroso. Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato dai numerosi stand gastronomici. Qui, la "Regina Rosa" viene declinata in due macro-correnti filosofiche: la fedeltà ortodossa alla tradizione e la spinta propulsiva dell'innovazione contemporanea.

Il palato tra ortodossia e avanguardia

Sul fronte della tradizione, lo standard è altissimo. La mortadella si offre nella sua purezza primordiale: tagliata al coltello in fette spesse o affettata sottile come un velo che si scioglie al solo calore del palato, rigorosamente accompagnata da una soffice fetta di pane comune, la “rosetta” o dalla classica crescentina calda bolognese. Nei menù proposti spiccano i capisaldi della cucina petroniana: i tradizionali tortellini, il cui ripieno esige la presenza nobilitante del salume e i balanzoni, i grandi tortelli verdi di sfoglia agli spinaci ripieni di ricotta e mortadella, conditi con burro e salvia o con una vellutata al Parmigiano Reggiano.
Tuttavia, il vero punto di svolta di questa diciottesima edizione è la sezione dedicata alle ricette innovative. La mortadella esce dai confini del panino per diventare ingrediente d'alta cucina, destrutturato e ricomposto secondo le moderne tecniche culinarie. Negli stand e durante i cooking show, gli chef si sfideranno nell'esplorazione di consistenze inedite: dalle mousse vellutate arricchite da “crumble” di pistacchio di Bronte e perle di aceto balsamico tradizionale di Modena, fino a provocazioni tecniche come il risotto allo zafferano con polvere di mortadella disidratata e croccante, o reinterpretazioni internazionali come il "finto sushi" emiliano, dove l'alga nori lascia il posto a una sottile guaina di salume che avvolge un cuore di formaggio fresco e granella di frutta secca.  La trasversalità del prodotto emerge anche negli accostamenti più audaci: la sapidità speziata del salume trova una sponda ideale nella dolcezza dei fichi settembrini, nella freschezza della stracciatella pugliese o nei sentori boschivi dei funghi porcini, dimostrando che la mortadella non è solo un ingrediente statico, ma un “camaleonte culinario” capace di dialogare con ogni latitudine del gusto.

Oltre il piatto: i laboratori e le cattedrali della produzione

Mortadella Please! si distingue nel panorama delle food faste europee per la sua forte impronta didattica ed esperienziale.
Il cartellone del 2026 non si limita al consumo, ma punta alla narrazione consapevole attraverso un fitto programma di conferenze, approfondimenti e laboratori sensoriali. Tecnici del settore, storici della gastronomia e critici si alternano per discutere le sfide future della filiera: dalla sostenibilità degli allevamenti alla riduzione dei nitriti, fino alla tutela del marchio IGP sui mercati internazionali. Per le nuove generazioni di consumatori, un'area dedicata ai bambini offre laboratori ludico-didattici per insegnare il valore dell'artigianalità e l'importanza di una corretta educazione alimentare.
Ma il vero highlight antropologico del festival, l'elemento che trasforma l'evento in un’esperienza immersiva unica, è la possibilità di varcare la soglia dei luoghi in cui il mito prende forma. Domenica 11 ottobre il programma prevede visite guidate agli stabilimenti Alcisa e Felsineo, i due colossi produttivi radicati nel territorio di Zola Predosa. Entrare in queste "cattedrali del gusto" significa assistere a un rituale che unisce la massima tecnologia industriale alla sensibilità artigianale. I visitatori possono osservare le fasi cruciali della produzione: la selezione dei tagli nobili di carne suina, la macinatura finissima attraverso i moderni tritacarne (i discendenti tecnologici dell'antico mortaio romano) l'impasto con i cubetti di grasso ricavati dal rigo di gola (il tessuto adiposo più pregiato) e, infine, la delicata fase della cottura in speciali forni ad aria secca, che dura da parecchie ore fino a qualche giorno a seconda della stazza dell'insaccato. Sentire l'inconfondibile profumo che si sprigiona all'apertura delle celle di cottura è un'esperienza che ridefinisce il concetto stesso di "turismo gastronomico".

Un ecosistema territoriale

Il festival non vive in un vuoto pneumatico, ma si inserisce in un ecosistema culturale e paesaggistico perfetto. Nei tre giorni di festa, il centro di Zola Predosa diventa una vetrina per l'intero comparto dei Colli Bolognesi. I piatti a base di mortadella trovano il loro naturale completamento nel calice, grazie al sodalizio con i vitigni autoctoni: la freschezza e la spiccata acidità del Pignoletto (nelle versioni frizzante o spumante) agiscono da perfetto sgrassatore del palato, ripulendo la bocca dalla grassezza aromatica del salume e preparando le papille al boccone successivo. A completare il quadro, la contaminazione con l'arte: la Galleria dell'Arengo del Municipio ospita la mostra “I Naifs del Po a Mortadella, please”, con un'opera ad hoc del pittore Paolo “Pavel” Incerti, a testimonianza del fatto che la gastronomia, in Emilia, è una forma d'arte visiva e sociale prima ancora di una necessità alimentare.

E la salute?

La mortadella non fa male se consumata con moderazione all'interno di una dieta varia ed equilibrata, ma va limitata a causa del suo contenuto di grassi saturi, sale e del fatto che rientra tra le carni trasformate. Benefici nutrizionali: contiene proteine nobili ad alto valore biologico con tutti gli aminoacidi essenziali necessari per i tessuti. Vitamine e minerali: è ricca di vitamine del gruppo B (B1, B2, niacina) e minerali importanti come ferro, zinco, fosforo e potassio. Profilo migliorato: grazie ai moderni metodi di produzione, oggi la percentuale di grassi si aggira intorno al 15%, con un apporto calorico moderato (circa 288-300 kcal per 100g) e un livello di colesterolo paragonabile a quello di alcune carni bianche o del pesce. Potere saziante: l'elevata quota proteica assicura un buon senso di sazietà.

Rischi e controindicazioni

Grassi e colesterolo: un consumo eccessivo può elevare i grassi nel sangue e favorire il sovrappeso o problemi cardiovascolari, risultando poco adatto a chi soffre di ipercolesterolemia o obesità. Apporto di sodio: l'elevata quantità di sale può contribuire all'insorgenza o all'aggravamento dell'ipertensione. Carni trasformate: come tutti i salumi, il consumo frequente è da limitare secondo le linee guida sanitarie (come quelle legate alle carni lavorate). Una porzione standard consigliata è di circa 50 grammi una o due volte alla settimana.


Infine: il valore della memoria commestibile

Arrivata alla sua diciottesima edizione, Mortadella Please! dimostra che un festival gastronomico ha successo non quando si limita a celebrare un prodotto, ma quando è capace di metterne in luce l'evoluzione antropologica. La mortadella di Zola Predosa non è solo un salume; è un pezzo di memoria collettiva, un simbolo di convivialità che ha saputo viaggiare nel tempo senza perdere la propria identità. Per tre giorni, la cittadina bolognese non offre solo cibo, ma regala una certezza: finché ci sarà una fetta di mortadella da tagliare e un calice di Pignoletto da versare, la via Emilia continuerà a essere il cuore caldo e profumato della gastronomia mondiale.

Per una valutazione veramente completa, non bisognerebbe farsi mancare una degustazione delle mortadelle notoriamente più decantate:

  • Levoni (Linea Oro): prima a pari merito nei test del Gambero Rosso per la versione senza pistacchio.
  • Capitelli: riconosciuta tra le eccellenze artigianali italiane per equilibrio e qualità della materia prima.
  • Favola Gran Riserva (Palmieri): premiata come migliore d'Italia in varie guide di settore (Cinque Spilli) cotta in forni di pietra e insaccata in cotenna.

Dove Trovarla a Bologna
Se ci si trova all'ombra delle Due Torri, è possibile fruire dell'eccellenza al taglio da:

  • Salumeria Simoni: in pieno centro storico, famosa per la selezione e la produzione artigianale.
  • Antica Salsamenteria Tamburini: uno dei punti vendita più noti in centro per gustare un panino, oltre a altri ottimi prodotti, sempre a base di mortadella.
  • ArtigianQuality (famiglia Scapin): molto nota per la ricerca e la lavorazione tradizionale di alta qualità.

 


Il turismo entra nell’era 5.0: alla sesta edizione di “Lake Garda Hospitality Summit 2026” se ne parla

Il 22 ottobre al Parc Hotel di Peschiera del Garda si svolgerà la sesta edizione del summit dedicato a visione, innovazione e nuove competenze per il futuro dell’ospitalità. Il mondo dell'accoglienza professionale cambia rapidamente e, con esso, cambiano anche gli strumenti necessari per affrontare un mercato sempre più competitivo. Dati, tecnologia, persone, sostenibilità e qualità dell’esperienza saranno al centro della sesta edizione del Lake Garda Hospitality Summit, in programma il 22 ottobre 2026 al Parc Hotel di Peschiera del Garda. Un appuntamento rivolto a imprenditori, manager e professionisti dell’hospitality, che torna dopo un’edizione capace di coinvolgere oltre 450 partecipanti e si propone anche quest’anno come una giornata dedicata alla formazione, al confronto e alla costruzione di nuove relazioni professionali.

Il summit, ideato e promosso da Maurizio Galli, fondatore nel 2018 della scuola Formazione Alberghiera, insieme a Educazione Turismo e BCC Valpolicella Benaco, rinnova la propria formula mettendo al centro un concetto sempre più attuale: quello del Turismo 5.0, dove l’analisi dei dati diventa uno strumento per prendere decisioni migliori, ma dove il fattore umano, il territorio e la qualità dell’offerta restano elementi determinanti per costruire competitività. La nuova edizione si articolerà in cinque sale tematiche, compresa la Main Room, in cui saranno sviluppate otto aree di approfondimento che fotografano le principali trasformazioni in atto nel settore.

La Main Room sarà dedicata alle persone che guidano il cambiamento, con interventi su leadership, gestione dei team, comunicazione e crescita personale. Accanto a questo spazio, il summit affronterà temi sempre più centrali per le imprese dell’ospitalità: digitalizzazione e tecnologia, affitti brevi, organizzazione degli eventi, Food & Beverage, wellness, innovazione, sostenibilità e gestione alberghiera.

Non si tratta quindi soltanto di fotografare i nuovi trend, ma di comprendere come possano tradursi in strumenti, strategie e opportunità concrete per le imprese.
Dalla gestione data-driven all’impiego delle tecnologie digitali, dalla sostenibilità come elemento distintivo alla capacità di valorizzare il territorio, l’obiettivo è fornire agli operatori chiavi di lettura utili per affrontare un mercato in continua evoluzione.
In questo scenario, il lago di Garda diventa anche un osservatorio privilegiato: una destinazione turistica complessa nella quale convivono strutture ricettive, ristorazione, servizi, attività esperienziali e nuove forme di ospitalità. Un ecosistema che permette di mettere in relazione imprese, competenze e territorio, trasformando il networking in una concreta occasione di confronto e sviluppo.

Via Paradiso di Sopra - Peschiera del Garda (VR)
Ricevimento Hotel Tel. +39 045 6405711
Ufficio Prenotazioni Tel. +39 0365 913540
www. parchotels.it


ForMandi accende l’autunno di Sutrio tra sapori, tradizioni e futuro delle malghe con degustazioni, asta, show cooking e confronto con esperti

L’evento dedicato ai formaggi di malga torna il 18 ottobre tra degustazioni, asta, show cooking e un confronto con esperti. Anteprime a Barcolana ed Ein Prosit.
Profumi d’autunno, sapori e tradizioni che si rinnovano: domenica 18 ottobre Sutrio farà da cornice a ForMandi, manifestazione dedicata a uno dei più preziosi prodotti della montagna friulana, i formaggi di malga. Il paese si trasformerà in un percorso del gusto in cui queste eccellenze faranno da filo conduttore a una giornata dedicata ai sapori più autentici con in programma l’ormai tradizionale asta del formaggio di malga e un convegno con esperti a confronto sul futuro di questi importanti presidi della comunità e del territorio. L’edizione 2026 porterà inoltre con sé una novità: nel segno della continuità e di una maggiore visibilità, l’evento passa infatti sotto la regia di PromoTurismoFVG che, affiancandosi all’esperienza maturata negli anni dalla Pro Loco Sutrio, ideatrice del format, sta lavorando già da qualche mese a una strategia orientata a garantire una più ampia visibilità alla manifestazione e ai prodotti caseari. Oltre alla giornata del 18 ottobre ospiterà due anteprime dell’evento: la prima in occasione di Barcolana a Trieste, l’altra di Ein Prosit a Udine, con degustazioni e laboratori dedicati.Sutrio, destinazione del gustoForMandi prenderà il via domenica 18 ottobre alle ore 10,00 con un percorso di degustazione lungo le vie del centro. Protagonisti in via Roma saranno i piatti della tradizione a base di formaggio di malga, preparati da ristoranti e trattorie del territorio. Otto le tappe golose dove si potranno assaggiare specialità tradizionali e creazioni pensate dagli chef, accompagnate dalle birre artigianali di piccoli birrifici del Friuli Venezia Giulia. I formaggi di malga saranno in mostra fin dalla mattinata nell’Ort dal sior Matie, il salotto a cielo aperto di Sutrio. Saranno presenti una ventina di realtà non solo della Carnia, ma di tutta la regione, con i loro prodotti da acquistare e degustare assieme alla polenta preparata in diretta nei grandi paioli.

Ad arricchire la manifestazione, il mercatino con prodotti artigianali e agroalimentari in cui formaggi e prodotti caseari, dal burro allo yogurt, occuperanno un posto d’onore, l’animazione per i bambini e la musica dal vivo. Per poter accedere occorrerà acquistare un voucher a seconda delle opzioni desiderate (30 euro il menu degustazione - acquistabile anche su Regiondo - e 8 euro per i cinque assaggi di formaggi di malga, acquistabile in loco).

Show cooking e asta dei formaggi di malga

Tra i momenti clou della manifestazione gli show cooking di due giovani appassionati chef “di montagna”, Stephan Zippl, del ristorante 1908 del Parkhotel Holzner Bolzano, e Andrew Lunardi, del ristorante Lemelæ di Gallio sull’Altopiano di Asiago, che prepareranno alcune specialità offerte in degustazione al pubblico (la partecipazione è gratuita, ma è richiesta la prenotazione per i posti limitati - 0433 778921; prolocosutrio23@gmail.com). Ai due appuntamenti del mattino in sala Kaiser, alle 12 con Zippl e alle 14 con Lunardi, si aggiungeranno due degustazioni sempre a cura degli stessi chef nel pomeriggio quando, dalle 16, sarà protagonista l’asta di formaggi di malga, rivolta principalmente a ristoratori e operatori del settore turistico-ricettivo. I due momenti, alle 16 e alle 17, vedranno alternarsi prima Zippl e poi Lunardi. L’iniziativa offrirà la possibilità di aggiudicarsi non solo le forme della stagione 2026, ma anche altre più vecchie, particolarmente pregiate e solitamente introvabili. Il ricavato della vendita in asta della forma di Storico Ribelle andrà a finanziare dei percorsi di aggiornamento e di formazione per i giovani malgari in attività nei presidi di alta montagna della Carnia.

 

“Quale futuro vogliamo costruire per le malghe?” Voci a confronto

“Quale futuro vogliamo costruire per le malghe?” è il focus del convegno che si terrà nella mattinata del 18 ottobre, dalle 10 nel Salotto Paese (sala polifunzionale), e vedrà esperti di vari settori dibattere sul tema “La voce delle malghe - Un confronto sui prodotti, le economie, il turismo, la ristorazione e la sostenibilità dei presidi di montagna”. Un appuntamento per aprire un confronto inedito e a più voci tra istituzioni, sistema sanitario e i veri protagonisti degli alpeggi, i malgari. La difesa delle malghe racchiude sfide complesse: proteggerle significa conservare un patrimonio produttivo storico, ma soprattutto creare le condizioni concrete affinché queste realtà continuino a risultare economicamente sostenibili, ambientalmente vitali e capaci di generare valore attraverso l'integrazione tra prodotto tipico, ristorazione e turismo montano. Centrale sarà il tema del latte crudo, che rappresenta una complessa cultura casearia in cui s’incrociano qualità, sicurezza e sostenibilità. Oggi questo modello necessita di nuove forme di dialogo e obiettivo dell’incontro è anche costruire una relazione più consapevole tra competenze diverse mettendo in rete chi produce, chi controlla, chi fa ricerca e chi amministra, tutelando al tempo stesso il consumatore.

 

A condurre il talk sarà il giornalista Lucio Zanato, in dialogo con Alberto Marcomini, una delle voci più autorevoli del mondo caseario italiano che interverrà sul latte crudo, Paolo Ciapparelli, fondatore e volto storico della resistenza casearia, ha dato vita al Sorico Ribelle (già Bitto Storico), celebre formaggio d'alpeggio prodotto in Valtellina, Noris Cunaccia, ricercatrice, profonda conoscitrice delle specie spontanee e dei cicli naturali, Marco Colognese, food writer e critico enogastronomico, Simona Rainis di Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia, e Christine Mauracher, docente di discipline economico-agrarie dell'Università Ca' Foscari Venezia.

  

ForMandi in tour

ForMandi, come anticipato, sarà presentato al pubblico con una speciale anteprima nel contesto della Barcolana giovedì 8 ottobre alle 18.30 nel corso dell’evento “Quando il Carso incontra i formaggi di malga”, brindisi-degustazione dedicato a due eccellenze del territorio, la Vitovska (pregiato vino del Carso) e i prodotti caseari d’alta quota, che si terrà nell’area istituzionale “Io sono Friuli Venezia Giulia” in piazza Unità d’Italia, a Trieste. Sempre a ottobre, i sapori e lo spirito di ForMandi saranno protagonisti anche di un altro appuntamento dedicato all’enogastronomia, in occasione di Ein Prosit, con una degustazione guidata di formaggi di malga proprio nel cuore di Udine, alla sede di Fondazione Friuli, in via Gemona, sabato 17 alle 17.


Malghe, sentinelle d'alta quota

Sono una cinquantina le malghe ancora attive sui monti della Carnia: dalla fine di giugno a metà settembre i malgari - seguendo i tradizionali riti della monticazione – vi conducono le mandrie a pascolare libere nei prati in quota, ricchi di erbe e fiori che conferiscono al latte (e quindi a burro e formaggi) profumi e sapori unici.  La maggior parte delle strutture vende direttamente i prodotti e in alcune è anche possibile degustarli o assaporare i piatti della tradizione preparati con semplicità e sapienza e serviti sui rustici tavoli in legno all’aperto o in piccoli ambienti riscaldati dal fogolâr. Sentinelle d’alta quota, le malghe sono per la montagna un presidio insostituibile che unisce la tutela dell'ecosistema, il welfare sociale e l'economia del territorio: riscoprire e valorizzare la loro rete significa non solo proteggerne il futuro ma anche preservare l’ambiente.

 


Scubla 1921 – Dispensa Friulana. Il cuore di Cividale torna a battere: inizia un nuovo capitolo per la storica Drogheria...

Così la storica Drogheria è stata riaperta grazie a Enrico Coser con una visione contemporanea che valorizza la secolare tradizione del locale di Cividale del Friuli, un pezzo fondamentale della storia cittadina rialza le serrande. Nel cuore del centro storico, in Corso Giuseppe Mazzini 33, l’Antica Drogheria Scubla ha ufficialmente inaugurato un nuovo capitolo della sua lunga esistenza sotto la denominazione di Scubla 1921 – Dispensa Friulana.

Nata nel 1880 come Torrefazione Moschioni, diventata poi Drogheria Scubla nel 1921, la storica bottega rappresenta da oltre un secolo un punto di riferimento per la cultura enogastronomia della città e dell’intero territorio friulano. Dopo un periodo di chiusura, la riapertura è stata resa possibile grazie al nuovo e ambizioso progetto imprenditoriale di Enrico Coser (proprietario con la sua famiglia della rinomata Cantina Ronco dei Tassi di Cormòns e residente per scelta elettiva a Cividale), che ha scelto di investire sulle radici e sull'identità commerciale della Città Ducale.

Tra tradizione e futuro: l'eccellenza in bottega

Il progetto nasce con un’identità chiara: riportare nel cuore del centro storico l'autentica atmosfera della bottega di quartiere, colmando un vuoto lasciato dalla scomparsa dei negozi di alimentari di prossimità. Ma lo fa con una formula evoluta, accessibile e straordinariamente curata, capace di far convivere i migliori prodotti del territorio con pregiati prodotti nazionali e internazionali di nicchia.

La nuova gestione punta a fondere la secolare tradizione del locale con una visione contemporanea rivolta all'artigianalità. Gli scaffali e gli spazi storici della drogheria – che comprendono la bottega principale, il retro e la suggestiva cantina sotterranea (spesso inserita tra i luoghi delle Giornate FAI) – sono rimasti come erano e sono tornati a riempirsi di eccellenze friulane e no e l’accoglienza è quella amichevole, attenta e cortese dei negozi di un tempo.

C’è un filo invisibile che lega i gesti sapienti di una volta a Scubla 1921 – Dispensa Friulana, un luogo capace di ridisegnare il gusto contemporaneo. Lo si respira nell’aria quando si varca la soglia di questo luogo pensato non solo per fare la spesa, ma per riscoprire il valore profondo del cibo, dove si è accolti da Federica Comentale (sommelier e profonda conoscitrice di prodotti e cibi, con oltre dieci anni di esperienza nell'alta ristorazione, maturata sia in Italia sia all'estero in realtà di primissimo piano come Hiša Franko a Caporetto,  Alchemist a Copenaghen, La Subida a Cormòns) che con competenza e passione guida nella scelta, proprio grazie alla sua esperienza e conoscenza dei prodotti. Qui, la macinatura del caffè nella vecchia macchina color rubino non è - ad esempio - un semplice automatismo, ma un rito antico che libera profumi intensi, un preludio sensoriale a quella che si rivela essere una raffinata vetrina di eccellenze.

  

Il mondo in una stanza: la mappa delle spezie, del tè e del caffè

Entrare da  Scubla 1921 significa intraprendere un viaggio geografico e olfattivo, che predispone ai piaceri del gusto. Si parte dall’anima originale della drogheria. Il biglietto da visita è una straordinaria collezione di 130 spezie esposte in vasi di vetro sugli scaffali, destinate a crescere nel tempo. Dai sali millenari ai pepi rari, fino ai peperoncini provenienti da ogni latitudine e ai mix più specifici, l'assortimento è pensato sia per riabituare l’avventore alla ricchezza degli aromi che per soddisfare le esigenze tecniche dell'alta ristorazione. La materia prima arriva direttamente da un rinomato laboratorio di Milano che seleziona le spezie da tutto il mondo, collaborando stabilmente con chef stellati per garantire standard qualitativi altissimi. Accanto alle spezie, trova spazio una prima selezione di 40 tè pregiati, in via di ampliamento. Per questa categoria la bussola punta dritta verso Amburgo, storicamente il porto e il centro di selezione d’eccellenza per le foglie più nobili a livello europeo. I caffè – che sottolineano il legame con l'originaria torrefazione ottocentesca-  sono “ di casa”, ovvero sono delle selezioni di Brasile, Colombia, Etiopia (oltre al decaffeinato) create appositamente per Scubla 1921, di cui riportano il marchio sulla confezione, dalla Torrefazione Goriziana.

 

Geografie del gusto: dove ogni prodotto è fatto meglio

La filosofia che guida la scelta dei prodotti si basa su una regola tanto semplice quanto rigorosa: selezionare il meglio del territorio, ma avere il coraggio di andare a cercare i prodotti laddove la tradizione e il clima li rendono insuperabili. I Succhi gastronomici, ad esempio: dimenticate i comuni succhi commerciali. Qui si punta su nettari d'Alto Adige, dove la frutta viene lavorata da specialisti assoluti. Il risultato è un prodotto naturale al 100%, denso e vibrante. All’arte della pasta viene dedicata un’attenzione particolare, con una vera e propria antologia della pasta italiana. Accanto a nomi storici e iconici amati dai gourmet come FamigliaMartelli o Michele Portoghese, si affiancano altre produzioni artigianali d’eccellenza proposte a un prezzo competitivo, per garantire una spesa quotidiana comoda e democratica. La dispensa d’autore si estende ai risi d’eccellenza - previlegiando quelli di nicchia come il veneto La Fagiana ma non tralasciando i più celebri, come Acquerello - passando per le conserve e i sottoli d'élite, come le rinomate sardine portoghesi e le giardiniere artigianali lavorate dal fresco. Un corner, in via di ampliamento, è riservato agli oli locali e no, con una dozzina di tipi di sali diversi e una decina di aceti. E poi marmellate, composte, mieli, biscotti, cioccolate, creme e altri prodotti di nicchiache si stanno via via ampliando e che ruoteranno nel tempo, e un’interessante selezione di grappe e superalcolici.
C’è infine il "fresco" che avrà una stimolante rotazione. Accanto a salumi e prodotti caseari dei migliori produttori regionali, fornitore dei formaggi è la piemontese La Casera di Eros Buratti, uno tra i più quotati affinatori e selezionatori d'Italia, che rifornisce periodicamente il negozio di prodotti freschi, come caprini con la frutta, la Robiola di Roccaverano e altri ricercati e difficili da trovare in Friuli. Pur puntando sul food non mancano i vini, che saranno una selezione ragionata del meglio del Friuli VG con interessanti bottiglie italiane e straniere.

Naturale, artigianale, per tutti

Oltre alla firma artigianale, la selezione sposa una forte sensibilità verso il benessere contemporaneo. Grande attenzione è dedicata ai prodotti naturali e naturalmente privi di glutine, per offrire una qualità inclusiva che non scende mai a compromessi con il gusto. E la scelta cade preferibilmente su prodotti artigianali, anche di piccole aziende. Accanto ai prodotti più esclusivi, sugli scaffali si trovano anche prodotti di qualità con un prezzo non eccessivo per dare la possibilità alle persone di fare la spesa in un posto comunque comodo e accessibile, visto che in centro storico, non ci sono più negozi alimentari.

 

Un presidio culturale per la comunità

La risposta dei residenti e dei turisti nei primi giorni di riapertura è stata entusiasta, confermando l'affetto profondo della comunità verso questo storico indirizzo. Più che un semplice esercizio commerciale, la rinascita di Scubla 1921- Dispensa Friulana rappresenta il rilancio di un presidio culturale e di un modo di fare commercio basato sulla narrazione del prodotto e sul rapporto umano. Un esempio virtuoso di come il tessuto economico locale possa rigenerarsi puntando sulla massima qualità, sulla salvaguardia delle botteghe storiche, prezioso tassello della promozione turistica del Friuli Venezia Giulia.

Scubla 1921 – Dispensa Friulana
Corso Giuseppe Mazzini 33
Cividale del Friuli (UD)
tel. 0432 731995
www.scubla1921.it


Forno Valentini “Al mi Furner”: 60 anni di pane a Bologna, per tre generazioni di signore Maria, ragazzi  e “biassanot” (i tiratardi) golosi di bomboloni caldi…

Tutto nacque dal sogno di Rolando Valentini, che nel 1966 acquistò il panificio di Via Saffi 1 a Bologna, una storia giunta oggi alla terza generazione: una lunga avventura di artigianalità costruita ogni giorno tra appuntamenti notturni per le prime sfornate attese dai nottambuli e in mattinata dagli  studenti, lì per la merenda e poi dalle tante famiglie bolognesi che hanno accompagnato l’attività in questi sei decenni.
Sì, perché correva l’anno 1966, Rolando Valentini aveva 25 anni e un sogno che coltivava da tempo: avere un forno tutto suo. Aveva messo da parte un milione di lire, una cifra importante per quei tempi e così finalmente poté acquistare quel panificio all’angolo tra via dello Scalo e via Saffi (vicino alla circonvallazione, a Porta Saffi) davanti al quale, da ragazzo, passava in bicicletta con la gerla piena di pane.
È da quel sogno che nasce la storia del Forno Valentini, una storia che oggi raggiunge un traguardo speciale: 60 anni di attività e un nome, “Al mi Furner”, che in pochi non conoscono. Sei decenni in cui il pane è rimasto al centro del lavoro e della vita della famiglia, attraversando cambiamenti economici, sociali e generazionali senza perdere il valore più importante: quello di una bottega profondamente legata a Bologna e al suo quartiere. Sessant’anni dopo, il Forno Valentini è a tutti gli effetti una bottega storica che ha saputo resistere al tempo e alla modernità, attraversando epoche, mode e trasformazioni della città senza mutare quella passione artigiana che ha guidato la famiglia fin dal primo giorno.
Il mondo intorno è cambiato, le abitudini si sono modificate, i consumi e il modo di vivere la città pure, ma il profumo del pane, frutto del lavoro quotidiano nel laboratorio per produrre i formati storici della panetteria bolognese, sono rimasti immutati: rosette, sfilatini, ciabatte, oltre a barillini, montasù, mustafà, spolette e rondini, senza dimenticare la “coppia”, i ragnini o le crocette (dalla complessa lavorazione a nodi e tagli centrali) il tipico “pane del Reno” (pagnotta oblunga o in cassetta con mollica compatta e crosta croccante) e ancora le golose “streghe” (sottili sfoglie di pane croccante e fragrante, nate in origine per testare la temperatura dei forni a legna). Poi, che dire della crescenta? Il pane salato tradizionale, arricchito con cubetti di pancetta o pezzetti di prosciutto: una vera ghiottoneria!

 

Basterebbe questo assortimento per giustificare la “coda” davanti al negozio ogni mattina, ma bisogna aggiungere anche la gentilezza e la simpatia di chi sta dietro al bancone, che rinforza quel rapporto diretto con la clientela che è parte integrante dell’identità de “Al mi Furner”.
All’inizio Rolando condivise il progetto con il fratello Nino e con le rispettive mogli, Gina e Anna, confermando così l'effettiva validità di un'esperienza imprenditoriale costruita sul lavoro quotidiano e sulla collaborazione familiare, secondo una tradizione che appartiene alla storia stessa dei panifici bolognesi. Nel 1978 entrò in società anche il figlio di Rolando, Nico, dando avvio a quel passaggio generazionale che negli anni diventerà uno degli elementi distintivi dell’impresa. Nel 1986, dopo la liquidazione della quota del fratello Nino, entrò in società Franca, moglie di Nico.

L’attività ferve e a metà degli anni Novanta arriva una svolta importante: la famiglia Valentini ottiene il permesso per aprire e vendere i propri prodotti anche durante la notte.
Una conquista che contribuisce a rendere il Forno Valentini un luogo particolare nella memoria di Bologna. Da quel momento, infatti, il panificio diventa un punto di riferimento per chi vive la città nelle ore più tarde, quando le strade si svuotano e nei laboratori cominciano i lavori per preparare le prime produzioni della giornata. E così, negli anni, davanti a quel bel (e buon) locale sono passate intere generazioni di bolognesi. Tanti studenti, giovani e meno giovani, compresi i famosi “biassanot” (dal dialetto letteralmente "chi mastica la notte") tutti in trepidante attesa delle prime sfornate di bomboloni caldi ripieni, paste e cornetti, brioches, treccine e girelle con uvetta o cioccolato.


A questi si aggiungevano i prodotti salati – focacce, crescentine, crescioni semplici o ripieni, calzoni, pizzette e rustici caldi ideali per lo spuntino notturno – oltre naturalmente al pane caldo fumante, appena uscito dal forno, il cui effluvio si sentiva fin dai viali di circonvallazione.
Un rito semplice, diventato oggi per molti un ricordo legato agli anni della giovinezza e alla vita notturna della città, capace di accompagnare generazioni diverse e di mantenere nel tempo un rapporto diretto, quasi familiare, con chi entra dalla porta di Via Saffi, 1 a Bologna.
La storia continua con l’ingresso della terza generazione. Nel 2006 arriva Simone, figlio di Nico e Franca.
Sei anni più tardi, nel 2012, è la volta del fratello Leonardo. Il forno diventa così una vera impresa familiare costruita sulla continuità, nella quale competenze, ricette, conoscenze del mestiere e rapporto con la clientela passano di padre/madre in figlio/a.

E, la signora Maria – che è certa di trovare da Al mi Furner sempre qualità e cortesia – ringrazia! E poi... perché a Bologna, la notte è piccola, ma la voglia di bomboloni caldi (da generazioni) è sempre grande!


Al Mi Furner
(Forno Valentini)
Via Aurelio Saffi, 1
40131 Bologna (BO)
Tel. +39 051 550054

 

 

 


XIII edizione del Festival del Tortellino: 21 grandi chef per 21 golosi piatti di tortellini, tra tradizione e innovazione

Domenica 4 Ottobre - festa di San Francesco d'Assisi e pure di San Petronio, patrono di Bologna - i migliori professionisti del gusto si danno appuntamento a Palazzo Re Enzo per la tredicesima edizione del Festival del Tortellino, organizzato dalla RistoAssociazione Tour-tlen.

Un’intera giornata – dalle 11.30 alle 21.45 – dedicata a un solo, indiscusso protagonista: il tortellino, riconosciuto nel 2021 come De.Co. dal Comune di Bologna, insieme all’associazione Tour-tlen e al Festival stesso, per l’impegno nella promozione di un simbolo della tradizione bolognese.

 

Domenica 4 Il pubblico avrà la possibilità di assaporare 21 ricette firmate da altrettanti chef, ciascuna è una piccola dichiarazione di stile: si va dal classico tortellino in brodo di gallina o cappone a interpretazioni innovative, come il Tortellino ‘di Vino’ mantecato al Lambrusco, fino al Peccato di Guancia ripieno di guancia di manzo cotta a bassa temperatura su fondo al Sangiovese. Non mancano le suggestioni marine come il tortellino allo scoglio o quello di razza (pesce cartilagineo con carni bianche, magre e prive di lische)  e quelle vegetariane, come i tortellini con friggione (contorno tipico bolognese che nasce per  accompagnare il bollito di carne o gli arrosti). Un percorso di gusto che attraversa il mare, il bosco e l’orto in un solo piccolo scrigno di sfoglia.

Tour-tlen vuole offrire a cittadini, turisti e buongustai un momento conviviale, puntando sull’alta qualità e sulle eccellenze del territorio. Massima libertà, dunque, alla fantasia degli chef, ma nel rispetto di alcune regole imprescindibili: la sfoglia tirata rigorosamente al mattarello, la forma del tortellino classico e gli ingredienti sostenibili forniti da agricoltori e allevatori selezionati.

Come ormai da tradizione, il Festival è dedicato alla memoria di Giacomo Garavelli, creativo maître bolognese che nel 2012 lanciò l'idea di organizzare una grande giornata dedicata alla pasta più identitaria bolognese: i tortellini, senza nulla togliere a tagliatelle al ragù e lasagne verdi... 


Durante la manifestazione sarà presente un banchetto esclusivo ed unico nel suo genere dove si potranno acquistare oggetti 'tortellinati' (leggi merchandising) in edizione speciale per il Festival e dove quest'anno a grande richiesta è stata ristampata una simpaticissima t-shir in edizione limitata e dedicata al Festival del Tortellino. Inoltre quest' anno, grazie alla collaborazione con il gruppo spontaneo "Le Mattine Feriali", che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bologna, ci saranno nuove sorprese e nuove produzioni in vendita esclusiva solo per questo evento.
Tutto il ricavato della vendita degli oggetti, insieme ad una parte del ricavato dell'intero evento, saranno devoluti alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli. L’ingresso al Salone del Podestà prevede l’acquisto di un coupon 6,00 euro, valido per un assaggio a scelta tra tortellini, una tigella, un dolce oppure un calice di vino. È inoltre disponibile un carnet di 5 assaggi a 25,00 euro.

Come in tutte le edizioni del festival non mancherà un altro prodotto tipico di Bologna e dintorni: il vino. Ben quindici cantine dei Colli Bolognesi saranno presenti per offrire ai visitatori un’ampia selezione di etichette. Un mosaico di espressioni che raccontano la vocazione enologica di un territorio capace di produrre bollicine fresche e intriganti, bianchi intensi e rossi di pregio.
Tra gli altri, protagonista sarà senza dubbio il Pignoletto che proprio in questo areale ha la sua DOCG, da gustare nelle diverse versioni: dallo spumante al frizzante fino al fermo.

Le cantine presenti: Cantina Illeri, Cinti & Cinti, Gaggioli, Il Monticino, La Mancina, Manaresi, Oro di Diamanti, Podere Riosto, Tenuta Bonzara, Tenuta La Riva, Tenuta Santa Croce, Terre Rosse Vallania, Tizzano, Torre Ca' Bianca, Zanardi Alessandro.

 Nel contesto, come ormai da tradizione, si terrà il Palio del Parmigiano Reggiano di San Petronio che vede la partecipazione del Re dei formaggi in concorso per premiare il miglior caseificio del territorio.

Durante l'evento verranno proposti gli assaggi del Parmigiano Reggiano di 24 mesi dei 9 caseifici produttori della provincia di Bologna. Tutti coloro che vorranno esprimere il proprio giudizio, potranno contribuire ad eleggere il migliore Parmigiano Reggiano della provincia di Bologna.

Uno speciale premio sarà inoltre assegnato in base alla valutazione dei ristoratori dell’Associazione Tour-tlen.

Infine, una giuria di esperti dell’associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano (APR) valuterà gli stessi campioni per darne un parere tecnico e decretarne i migliori.

 


Quest’anno partner dell’evento sarà la Mutua Salsamentari di Bologna che proporrà ai partecipanti la tigella (tipica focaccina rotonda caratteristica dell'Appennino modenese, a base di farina di frumento, latte, lievito, sale e strutto) morbida e fragrante, nata come pane povero di montagna (oggi servita calda con salumi, formaggi) ma
da non farsi mancare, con il lardo pestato o "cunza" nello slang locale) in due versioni gustosissime: con Mortadella Felsineo Selezione tOur-tlen e al ragù bolognese.

A chiudere l’evento in bellezza (meglio in dolcezza…) i “pâtissier” e i “pastry chef” dell’Associazione Pasticceri di Bologna reinterpreteranno 2 dolci classici: la tartelletta di frolla e la crema cotta; mentre “Montenegro”, eccellenza spiritosa della città, animerà un corner esclusivo con creazioni a base del celeberrimo liquore... “amaro”.

L'evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Bologna, Città Metropolitana di Bologna, Fondazione Bologna Welcome, CNA Bologna, Confcommercio Ascom Bologna, Confesercenti Bologna e il riconoscimento De.Co. Gli organizzatori ringraziano inoltre Parmigiano Reggiano, Acqua Panna, Acqua S.Pellegrino, Progeo, Monari Federzoni, Caffè Cagliari e Zucchetti.

 


www.tour-tlen.it

 

       

(a cura di Gianluigi Veronesi e Gianfranco Leonardi)


“Molla tutto e diventa romagnolo”: "Riccione Piadina" realizza il sogno del vivere bene

Chi non ha sognato almeno una volta di scappare dallo stress quotidiano per ricercare una vita meno incalzante e ansiogena?
Tra i trend emersi con maggior rilevanza nello scenario post-pandemico, i dati demografici, sociologici e di mercato in Italia riflettono una profonda trasformazione nei desideri della popolazione: la qualità della vita e il benessere psicofisico sono diventati prioritari, spesso superando nelle preferenze l'ambizione della pura carriera o la vicinanza a tutti i costi ai centri urbani.

Un cambio di paradigma che aumenta l’appeal della provincia, che garantisce ritmi più a misura d’uomo, meno inquinamento e una quotidianità più sostenibile.
Non solo: l’alimentazione più naturale, la frequente attività, il maggior spazio a disposizione e la riscoperta dei piccoli rituali quotidiani vissuti con maggiore lentezza tipici completano uno scenario che si sta imponendo nei desideri trasversali alle generazioni di chi cerca la qualità della vita. Nonostante questa forte aspirazione condivisa da un numero crescente di italiani, la "fuga dalla città" definitiva è spesso un privilegio accessibile a pochi freelance, nomadi digitali, o manager apicali.

Tuttavia, dall’1 ottobre  fino al 28 febbraio 2027, un concorso a premio dal nome molto evocativo, “Molla tutto e diventa romagnolo”, renderà possibile sperimentare per tre mesiuno stile di vita sempre più ambito e realizzabile non solo in lontani paradisi tropicali, ma molto vicino a noi, in una regione che evoca già nel nome piaceri e gioia di vivere.

L’iniziativa, frutto dell’intuizione di Riccione Piadina, un’azienda che in Romagna produce da oltre 30 anni piadina romagnola e non solo, mette in palio un montepremi di 21.500 euro e consentirà al fortunato vincitore di avere a sua disposizione un appartamento a Riccione per gli interi mesi di giugno, luglio e agosto 2027, oltre a 3.000 euro di buoni spesa, un ombrellone con due lettini per tutta la stagione estiva e una serie di benefit per accedere alle attrazioni turistiche più apprezzate e frequentate della zona. In pratica, potrà vivere da vero romagnolo l’esperienza della riviera più amata e da sempre sinonimo di divertimento e relax!

“Proprio dalla natura identitaria della piadina con il nostro territorio è nata l’idea di un concorso che possa essere anche un omaggio alla Romagna e alla nostra città, di cui siamo orgogliosi. I nostri prodotti portano con sé il calore della tradizione e in ogni morso evocano la passione per la nostra terra, le ore spensierate e il divertimento che è capace di offrire - dichiara Roberto Bugli, alla guida di Riccione Piadina.
“Una ricchezza inestimabile che vogliamo valorizzare e far conoscere attraverso quello che siamo capaci di fare, una piadina dal gusto inconfondibile, ma soprattutto attraverso un concorso che regalerà al vincitore uno spicchio di vita romagnola e ai tanti che parteciperanno un sogno e, chissà, un’ispirazione per cambiare in meglio la propria vita
”.

Sono sempre più numerosi gli studi scientifici che confermano con le loro evidenze come la vita vicino al mare sia più felice, più salubre e, di conseguenza, perfino più lunga. A questi benefici che il clima costiero è in grado di garantire in modo naturale, la Romagna inoltre aggiunge la tradizionale arte del saper vivere: un’accoglienza calorosa e autentica, un gusto per la convivialità e il divertimento che si traducono in una tradizione gastronomica semplice e genuina, di cui la piadina rappresenta il simbolo più conosciuto e apprezzato.

Il meccanismo di “Molla tutto e diventa romagnolo” è semplice e immediato. È sufficiente infatti acquistare una confezione e registrare lo scontrino online sul sito concorso.riccionepiadina.com. In questo modo si potrà vincere subito uno dei cento “testi romagnolo”, la caratteristica padella per cuocere la piadina perfetta, messi in palio ogni giorno e soprattutto partecipare all’estrazione dell’ambito premio finale.


Concorso a premio valido dal 1/10/2026 al 28/2/2027.
Montepremi totale stimato: €21.500 (IVA inclusa).
Le immagini dei premi sono titolo illustrativo
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Riccione Piadina è un’azienda con sede a Riccione, attiva da oltre 30 anni nella produzione e nella commercializzazione di piadine romagnole e non solo. Riccione Piadina produce ogni anno oltre 6,6 milioni di confezioni, che rendono il brand leader nazionale tra i marchi privati, per un fatturato complessivo che si è attestato nell’ultimo anno a 13,2 milioni di euro. Un successo reso possibile dal lavoro di 58 dipendenti che ogni giorno contribuiscono a mantenere gli elevati standard produttivi dell’azienda: una continua ricerca e innovazione che si coniuga con il rispetto della tradizione caratterizza la proposta di Riccione Piadina, che utilizza per la sua gamma materie prime selezionate controllando i tempi di lievitazione e tutte le fasi della lavorazione per garantire la massima qualità.

 

     
Riccione Srl - Sede legale
Via Panoramica 24
Riccione (RN)
Uffici e stabilimenti:
Via delle Robinie, 99
San Giovanni in Marignano (RN)
Via Primo Maggio, 345 blocco 9/10/12
tel. 0541 827168
www.riccionepiadina.com

 


(a cura di Gianluigi Veronesi)

 


"CLAI" lancia tre nuovi prodotti: hamburger, mini hamburger e golosi tramezzini con prosciutto e formaggio

CLAI rafforza la posizione nel settore delle carni fresche con nuovi prodotti a marchio, grazie alla collaborazione avviata con una realtà autorevole nel campo del confezionamento come CEM, cooperativa agroalimentare e, dal 16 settembre, è presente nei punti vendita del canale moderno con hamburger, mini hamburger e golosi tramezzini.

Antonio Giovanetti, direttore generale CLAI: «Un altro passo avanti nello sviluppo della filiera. Scelta che consolida la nostra presenza nel libero servizio»

L’inizio dell’autunno porta una bella novità nel mercato degli insaccati di qualità: sono arrivati tre nuovi prodotti confezionati a marchio CLAI nel settore delle carni fresche. Sempre più spesso oggi la carne viene acquistata a libero servizio, anziché al banco. Un cambiamento centrale nelle abitudini di spesa dei consumatori. Lo spazio dedicato al prodotto confezionato, di conseguenza, sviluppa progressiva rilevanza: è in quell’area che si decide la marca, senza l’intermediazione umana.

La categoria delle carni preparate cresce, inoltre, a ritmi più sostenuti rispetto al “taglio naturale”. Da qui l’esigenza per CLAI di focalizzare l’attenzione anche su questo versante, con una proposta ad hoc che rispondesse bene alle esigenze attuali di consumo. Il risultato sono tre nuovi prodotti lanciati il 16 settembre ai quali se ne affiancheranno altri nelle prossime settimane.
«La filiera CLAI diventa ancora più forte e si consolida la nostra presenza nel libero servizio: i consumatori possono ora acquistare prodotti di carne fresca con la garanzia della qualità a marchio CLAI» - sottolinea Antonio Giovanetti, Direttore Generale CLAI - .

Hamburger, mini hamburger e tramezzini con carne 100% italiana        


Per la precisione, si tratta di hamburger, mini hamburger e tramezzini con prosciutto e formaggio: tutti realizzati con carne di bovino e suino – come da tradizione romagnola – 100% italiana.

L’hamburger ha un peso di 150 grammi ed è realizzato con carne di bovino e suino nato e allevato in Italia. Viene presentato su un vassoio a cartoncino certificato FSC e ha una shelf life pari a 17 giorni. Il packaging film è sottovuoto skin, una tecnica di imballaggio in cui una pellicola plastica trasparente aderisce perfettamente alla superficie del prodotto, come fosse una seconda pelle.

 

I mini hamburger sono venduti in confezione da sei, ognuno dei quali ha un peso di 35 grammi. Sono realizzati con carne di bovino e suino nati e allevati in Italia. Hanno una shelf life di nove giorni. Il packaging film è l’ATP: la carne in questo caso viene dunque inserita in una vaschetta sigillata dove l'aria è sostituita da una miscela di gas controllati con funzione protettiva. Anche i tramezzini con prosciutto cotto e formaggio, infine, sono realizzati con carne di bovino e suino nati e allevati in Italia. Ogni vassoio ne contiene due pezzi. Hanno una shelf life di otto giorni e anche in questo caso il packaging film è l’ATP.

 

COLLABORAZIONE ALL’INSEGNA DELLA SINERGIA 

Si tratta di una scelta strategicamente importante per la realtà agroalimentare romagnola, che decide di

entrare con forza nel mondo delle carni fresche con una proposta di prodotti a marchio proprio.

L’occasione giusta è arrivata grazie all’avvio di una nuova collaborazione commerciale con CEM. Si tratta di una realtà con una profonda expertise nel campo del confezionamento, che viene realizzato con le più moderne tecnologie per mantenere in modo ottimale le condizioni organolettiche della carne. È proprio questa riconosciuta abilità nell’attività di copacker (azienda terza che produce, assembla o confeziona prodotti per conto di altro marchio) ad aver creato i presupposti per l’avvio di una sinergia, favorendo l’avvicinamento tra le due cooperative in vista del possibile impegno su progetti comuni.

Giovanetti (CLAI): vogliamo capitalizzare tutte le potenzialità di questa intesa
«Si tratta di una nuova esperienza commerciale su cui stiamo lavorando da tempo in piena sintonia con la governance di CEM – aggiunge il Direttore generale Giovanetti – L’obiettivo è sviluppare questa colla borazione nel corso dei prossimi mesi e capitalizzarne al meglio tutte le eventuali potenzialità. La passione per il lavoro, il “saper fare”, l’impegno su innovazione e sostenibilità e il legame con il territorio sono le basi comuni che rendono più solida questa intesa».


Magnani (CEM): il mercato chiede risposte sempre più strutturate
«Partecipiamo con convinzione a questo progetto di integrazione di una filiera sempre più strutturata – spiega Marco Magnani, direttore generale CEM – Nel corso del tempo abbiamo maturato la necessità strategica di stringere un legame più stretto rispetto a quello che abbiamo sempre mantenuto con le realtà che si trovano a monte della filiera della carne: CLAI è il partner giusto con cui condividere questo progetto. Oggi, fornire ai clienti risposte all’altezza delle aspettative rappresenta infatti una sfida che va affrontata con piani più strutturati. Unendo le forze è possibile incrementare il valore delle proposte e generare maggiori opportunità per tutti».

 

  

       

C.L.A.I. Cooperativa Lavoratori Agricoli Imolesi S.c.a.
Via Gambellara 62/A - Sasso Morelli di Imola (BO) Italia
Tel. +39 0542 55711 - www.clai.it


 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


"Cantina Futurista", a Treviso l'enologo lavora dietro il vetro: a settembre la vinificazione si guarda dal ristorante

I fratelli Enrico e Alberto Fagotto trasformano 750 metri quadrati in via Fonderia a Treviso in una “urban winery” d'avanguardia con ristorante e cocktail bar. Durante tutto il mese di settembre, all'ora dell'aperitivo, gli ospiti possono osservare dal vivo dietro grandi vetrate la vinificazione delle uve di Incrocio Manzoni macerato, Traminera macerazione leggera, Malbech, Teroldego in invecchiamento, Ciliegiolo in anfora e Vermentino col fondo. Il percorso culminerà il prossimo 3 ottobre con un grande evento interamente dedicato alla celebrazione della vendemmia

 

Treviso scommette sull'innovazione enogastronomica con un concept che unisce la cultura della terra alla visione della metropoli contemporanea. In via Fonderia 41, gli spazi di Cantina Futurista prendono vita grazie all'intuizione dei fratelli Enrico e Alberto Fagotto, originari di Montebelluna, capaci di fondere le rispettive esperienze professionali in un'iniziativa unica per il territorio veneto.

La struttura si estende su 750 metri quadrati complessivi — divisi tra i 600 metri quadrati del piano terra e i 150 del soppalco — ed è stata progettata per ospitare l'intero ciclo di produzione del vino. Il cuore pulsante del locale è rappresentato dalla cantina a vista, separata dalle sale del ristorante da imponenti lastre di vetro. Al centro della sala principale, una grande vasca da vinificazione racchiude un olivo secolare, simbolo di un dialogo costante tra natura e architettura.

   

Per tutto il mese di settembre, in concomitanza con i riti della raccolta, i clienti che frequentano il locale durante l'aperitivo hanno la possibilità di assistere dal vivo al processo produttivo. Attraverso le vetrate è possibile osservare le varie lavorazioni dei vitigni selezionati: dall'Incrocio Manzoni macerato al Traminer a macerazione leggera, fino alla lavorazione di Malbech, Teroldego destinato all'invecchiamento, Ciliegiolo affinato in anfora e Vermentino col fondo. Un’esperienza sensoriale diretta che culminerà il 3 ottobre con una grande giornata di festa e approfondimento dedicata alla vendemmia. Le bottiglie vinificate “in diretta” saranno poi disponibili alla mescita a partire dall’anno prossimo, dopo l’affinamento.

“Cantina Futurista nasce per far vivere l’emozione della vendemmia nel cuore della città, portando la campagna dentro il ristorante” - commentano i fratelli Fagotto - “Volevamo creare un luogo in cui la passione per l’enologia e l’arte della miscelazione si potessero fondere senza filtri. Vedere i clienti che sorseggiano un calice mentre, al di là del vetro, osservano la lavorazione delle uve in anfora o le fermentazioni, significa aver realizzato il nostro sogno. Non offriamo solo cibo o vino, ma un’esperienza produttiva reale e trasparente, dove ogni bottiglia e ogni distillato raccontano la nostra storia e la ricerca dell'eccellenza”.


Enrico Fagotto
, enologo con esperienze maturate in diverse regioni italiane e negli Stati Uniti, cura la vinificazione cittadina avvalendosi di anfore e barrique. La produzione iniziale conta già 20 etichette proprietarie e una linea di Metodo Classico con invecchiamento minimo di tre anni, realizzate selezionando la materia prima da conferitori di fiducia.
Parallelamente, Alberto Fagotto, bartender con un passato nei locali di punta tra l'Italia e Londra, gestisce la sala, la cucina e il cocktail bar. L'offerta beverage non si limita ai vini: Cantina Futurista propone una linea di otto distillati prodotti in esclusiva su ricette originali (tra cui Gin, Bitter, Amaro, Vodka e Rum Blanca) oltre a una selezione di whisky e rum premium sviluppata in collaborazione con lo storico distributore Rossi e Rossi (Wilson & Morgan). L'intervento di ristrutturazione dell'ultimo anno ha portato anche alla creazione di uno shop interno, di una stanza di stoccaggio a temperatura controllata a 15 gradi e alla sistemazione del plateatico affacciato sul canale della Piavesella. Un punto di incontro pensato per un pubblico adulto e consapevole, dove la cultura del cibo e della miscelazione si fonde con lo spettacolo della trasformazione dell'uva.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – IL MENÙ E LA CARTA DEI VINI

La proposta enogastronomica di Cantina Futurista (via Fonderia 41, Treviso) si presenta come un manifesto di sapori decisi e accostamenti creativi, dove la tradizione veneta viene reinterpretata attraverso una lente contemporanea e sperimentale.
La Cantina: una Selezione Autentica e Dinamica
La carta dei vini rispecchia l'anima artigianale del locale, con una forte predilezione per le fermentazioni spontanee e le tecniche di macerazione.
Le Bollicine: la selezione di spumanti si apre con i vini "col fondo", come il Caneva (da uve Glera) e il Duro (da uve Durella). Per chi predilige il Metodo Classico, sono presenti etichette prestigiose come il Riesling Italico "Hahahahah" o il Pinot Nero "Pino", affinato per ben 36mesi.
Bianchi e Orange: tra i bianchi si spazia da blend armoniosi di Bronner e Chardonnay a vitigni autoctoni come la Boschera fermentata in acciaio e barrique. Nota di merito per i vini macerati (orange wine), come il Sovinier Gris lasciato a contatto con le bucce per 40 giorni o il Famoso da lieviti indigeni macerato per 45 giorni.
I Rossi: la proposta dei rossi è altrettanto variegata, offrendo sia vini freschi vinificati in acciaio, come il Pinot Nero "Ombra Rosso", sia etichette più strutturate e invecchiate in legno, come il Sangiovese romagnolo "Amen" o il blend di Merlot, Cabernet e Marzemino denominato "Moro". Una menzione speciale va al "1/2 Pieno", un particolare Sangiovese passito lavorato con metodo solera (o Criaderas y Soleras, sistema di invecchiamento dinamico e di miscelazione nato in Spagna per lo Sherry e  impiegato per vini liquorosi, fortificati e distillati come il rum o il brandy).

ORARI
PRANZO
Lun – Ven · 12:00 – 14:30
APERITIVO, CENA E DOPOCENA
Lun – Gio · 18:00 – 24:00
Ven – Sab · 18:00 – 01:00
SHOP: Sabato · 16:00 – 20:00
Fuori orario suonare il campanello
o chiamare il 348 8459071
DOMENICA chiuso


Cantina Futurista
Via Fonderia, 41 Treviso (TV)
Telefono: 0422 434518
www.cantinafuturista.it


Da Monet a Van Gogh passando per Kandinsky, nuovi sguardi sulla natura e la modernità in mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Fino al 10 gennaio 2027, Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita da Monet a Van Gogh a Kandinsky, nuovi sguardi sulla natura e la modernità. Una grande esposizione che riunisse 120 opere tra dipinti, disegni e incisioni provenienti in larga parte dal Museum Boijmans di Rotterdam e affiancate da lavori appartenenti a importanti collezioni pubbliche private italiane tra cui il museo Giovanni Boldini di Ferrara.
Al centro del percorso espositivo ci sono il paesaggio naturale e urbano e la vita moderna che diventano terreno privilegiato di una ricerca destinata a investire il modo stesso di percepire e rappresentare la realtà.


L'esposizione prende avvio con i maestri della scuola di Barbizon che affermano una nuova sensibilità fondata sull'osservazione diretta della natura e sulla pratica della pittura en plein air. Questa esperienza trova in Italia una particolare declinazione con i macchiaioli che elaborano un linguaggio costruito attraverso i rapporti di luce e colore. In Francia l'impressionismo porta a questa ricerca verso una nuova libertà fondata sulla percezione dell'istante sulla vibrazione cromatica e sulla restituzione delle sensazioni fugace suscitate dal paesaggio. In Olanda, la scuola dell'Aia interpreta a sua volta la lezione della pittura ovvero attraverso una sensibilità più sobria e atmosferica, attenta alla luce diffusa alle variazioni del cielo e all'umidità dell'aria.


Intanto la città e la modernità irrompono nell'arte con il Futurismo, la principale avanguardia italiana del primo novecento, e sate il Dinamismo e l'energia delle nascenti metropoli mentre gli esponenti del cosiddetto Ritorno all'ordine recuperano il dialogo con la tradizione, la misura e la classicità. Allo stesso tempo in Europa prende forma un processo che conduce verso l'astrazione. La realtà non scompare improvvisamente, ma viene progressivamente semplificata, trasformata e infine dissolta. Ciò che conta non è più soltanto ciò che l'occhio vede, ma ciò che l'artista percepisce, ricorda sente o immagina.


Con Vasily Kandinsky e Piet Mondrian, linee forme e colori diventano così gli elementi di un linguaggio autonomo, capace di evocare una dimensione interiore e spirituale. Il visitatore si ritrova in tal modo coinvolto in alcune delle principali trasformazioni che hanno segnato la nascita della modernità artistica europea dai nuovi sguardi sulla realtà fino alle esperienze che apriranno la strada alle avanguardie. L'esposizione restituisce la ricchezza di una stagione attraversata da fermenti, rotture e continue sperimentazioni. A scandire questo racconto sono alcuni dei nomi più importanti della storia dell'arte moderna.


Tra gli artisti presenti alla mostra figurano Gustave Courbet, Claude Monet, Camille Pisarro, Auguste Renoir, Alfred Seasley ed Edgar Degard protagonisti della grande stagione che rivoluzionò il rapporto con la luce, il colore e la rappresentazione della realtà.
Il percorso prosegue attraverso le opere di Vincent van Gogh e Paul Gauguin fino alle esperienze novecentesche di Pablo Picasso, Kandinsky e Mondrian. Un susseguirsi di linguaggi differenti che permette di seguire il progressivo allontanamento dalla rappresentazione naturalistica e l'affermazione di una nuova libertà espressiva.

 
Il percorso è arricchito dal progetto multisensoriale dalla natura vissuta al paesaggio interiore che accompagna la visita attraverso suoni, odori e allestimento in quattro sale con specifiche sollecitazioni sonore e olfattive che evocano il rapporto con la natura, la percezione del paesaggio, la socialità della città moderna e il progressivo passaggio verso una dimensione interiore. A queste esperienze si affianca una scenografia costruita attraverso una progressiva variazione cromatica delle pareti e scandita da cinque portali luminosi che partecipano visivamente alla trasformazione dello sguardo raccontata dalla mostra.
La mostra a Palazzo dei Diamanti, patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna e dall'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, è aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30 (con chiusura della biglietteria alle 18:30) è aperta anche l'1 novembre l'8 e il 25 e il 26 dicembre l'1 e il 6 gennaio 2027.

 


Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d'Este 21 Ferrara
Telefono: +39 0532 244949
www.palazzodiamanti.it

 


(a cura di Tiziano Argazzi)


“Tramonti Caffè”: dalla pizza di Luigi Giordano a un caffè che sa di passioni e radici

Un padre, un figlio e un paese della Costiera Amalfitana portato fino ad Alessandria. La loro storia comincia con una pizzeria e prosegue con un caffè che invita a scegliere cosa mettere nella tazzina.

A volte un’idea arriva alla fine del pranzo, quando il tavolo si svuota e resta soltanto il caffè. Per Luigi Giordano quel momento ha un significato particolare: dal 1993 serve pizze nella sua "Bussola" di Alessandria e ha visto passare migliaia di tazzine tra le mani dei suoi clienti. Nel 2023, insieme al figlio Nello, ha deciso di dare a quel gesto un nome e una proposta propria: Tramonti Caffè.

Luigi è nato a Tramonti nel 1964. Partito con un bagaglio colmo di speranze e nuovi propositi, è arrivato in Piemonte seguendo la strada percorsa anche da altri compaesani nella ristorazione. Ancora oggi si definisce un «emigrante della pizza». La Bussola gli ha permesso di trasformare quel mestiere in una vita ad Alessandria, senza perdere il legame con il paese d’origine, il cui ritorno è da sempre il sentimento più forte.

Nello appartiene a una generazione diversa. Si occupa di comunicazione e guarda al caffè con una domanda che molti consumatori hanno cominciato a farsi: che cosa c’è, esattamente, nella miscela che bevo ogni giorno? Dall’esperienza di Luigi e dalla curiosità di Nello è nato un progetto che porta il nome di Tramonti: Tramonti Caffè, azienda che produce e distribuisce caffè torrefatto, con miscele di propria produzione, la cui mission è quella di fare e parlare di caffè in modo semplice, concreto e autentico.

 

Prima della tostatura, la scelta dei chicchi

Per sviluppare le miscele, padre e figlio collaborano con una torrefazione alessandrina guidata da Paolo Alberici e dal suo team. Il lavoro parte dal caffè verde: le diverse origini vengono selezionate, studiate e confrontate prima di definire il profilo di tostatura. Seguono le verifiche sensoriali e qualitative sul risultato in tazza.

Nella brochure aziendale, La filosofia di lavoro che guida Luigi e Nello insiste su un punto: la tecnologia è presente nel processo, ma sono l’esperienza e la sensibilità delle persone a guidare le scelte.

Questa sensibilità la ritroviamo anche nella comunicazione, in particolare nel packaging, volto a trasmettere al consumatore le informazioni sul caffè che sta bevendo, per renderlo maggiormente consapevole e coinvolto.

 

Tre miscele, tre idee di caffè

Alla base della proposta c’è l’impegno di garantire un caffè di alta qualità: tempi e modalità di lavorazione sono quelli di una produzione lenta e attenta, lontana dalla logica della produzione di massa.
In tal senso, anche la tostatura è visivamente diversa rispetto a quella che spesso si incontra nella tradizione italiana. Il suo colore è più chiaro, in quanto il chicco viene cotto e non bruciato, grazie ad un processo più lento e meno aggressivo. In tal modo si preservano le caratteristiche sensoriali di ogni origine di caffè, per arrivare poi a tre profili di miscele:

Costa d’Amalfi è una miscela 100% Arabica con caffè provenienti da Brasile, Nicaragua e Honduras, è una miscela delicata e aromatica, con richiami al cacao e alla frutta dolce e una piacevole acidità nel finale. È la proposta da cui partire se si è curiosi di scoprire una tazzina dalle note pulite, tipiche dei caffè arabici di alta qualità.
Terra Madre unisce 50% Arabica e 50% Robusta da Perù, Brasile, Vietnam e Indonesia. Qui la ricerca va verso un espresso più strutturato e cremoso: una miscela pensata per chi ama un gusto pieno e persistente.
Core Mio, infine, contiene 20% Arabica e 80% Robusta, da Brasile, Indonesia e Vietnam. È la più intensa delle tre, caratterizzata, secondo i produttori, da corpo, crema e una nota di tostato ben riconoscibile. Con queste miscele, il lavoro si è concentrato sulla possibilità di riprodurre in tazza quelli che sono i ricordi, le sensazioni e i profumi dei luoghi di origine: Casa dei nonni e il bar di paese per Terra Madre; il paesaggio e i profumi della Costiera per Costa d’Amalfi; passione e legami per Core Mio

 

DA PROVARE | Tre tazzine, senza fretta

Se ne avete l’occasione, assaggiate le tre miscele una dopo l’altra, inizialmente senza zucchero. Partite da Costa d’Amalfi, passate a Terra Madre e concludete con Core Mio. Cercate le differenze di corpo, dolcezza, acidità e persistenza; poi tornate sulla vostra preferita quando si è leggermente raffreddata. È un piccolo esercizio per scoprire il proprio gusto, senza bisogno di essere esperti.

Un nome che invita a partire

Tramonti, sulle colline della Costiera Amalfitana, è il luogo da cui parte la storia dei Giordano.
Incastonato nelle vallate dei Monti Lattari, Tramonti è un piccolo borgo definito “il polmone verde della Costiera Amalfitana”, patrimonio dell’UNESCO dal 1997. È costituito dall’insieme di 13 borghi, ognuno con caratteristiche ben distinte, ed una ricchezza di patrimonio paesaggistico, culturale e gastronomico che lo rende un’opzione imprescindibile nella visita ai luoghi della Costiera.
Luigi è partito da Tramonti portando con sé il mestiere della pizza e, soprattutto, un pezzo della propria terra. Oggi, insieme al figlio Nello, ne porta il nome su un pacchetto di caffè.
È un percorso che rappresenta un momento di condivisione; concedere alla tazzina che si sta bevendo qualche minuto prima di sparecchiare; permettendole di esprimere tutte le emozioni che la sua storia può dare.

 


Tramonti Caffè
Piazzetta Bini, 9
Alessandria (AL)
Tel. 351 300 2875
www.tramonticaffe.it

 


(a cura di Gianluigi Veronesi) 

 

 


Il "Nizza Bric del Marchese 2022" delle Cantine Coppo – riconosciute patrimonio UNESCO nel 2014 – premiato con il “Faccino DoctorWine”

Per settembre 2026, le storiche Cantine Coppo a Canelli (Asti) mantengono la propria consueta programmazione per le visite alle celebri Cattedrali Sotterranee, patrimonio mondiale UNESCO.
In concomitanza con la Festa della Vendemmia di Canelli (nel fine settimana del 19 e 20 settembre p.v.) la cantina e il borgo vivono il momento più vibrante e suggestivo dell'anno. Di seguito tutte le informazioni per pianificare l'accesso o una degustazione nelle cantine in questo periodo.

 

 

Proprio nei giorni scorsi il Nizza Bric del Marchese 2022 è stato premiato con il riconoscimento “Faccino DoctorWine” (con 95 punti) dalla celebre Guida Essenziale ai Vini d’Italia di DoctorWine, diretta da uno dei volti più autorevoli del giornalismo enologico italiano: Daniele Cernilli.

Il Nizza DOCG Bric del Marchese 2022 della cantina Coppo è un vino rosso strutturato, potente e di grande complessità, prodotto con uve Barbera in purezza. Caratteristiche principali e tipologia: Nizza DOCG (100% Barbera). Altitudine Vigneti: 180 – 250 metri s.l.m. (forma di allevamento a Guyot). Vinificazione e Affinamento: macerazione con brevi rimontaggi, fermentazione malolattica svolta completamente e 14 mesi di affinamento in barriques. Colore: rosso molto intenso. Profumo (naso): note pronunciate di frutta rossa matura come amarena, mora e ciliegie sotto spirito, arricchite da sfumature speziate e cenni balsamici o di tabacco. Sapore (bocca): vino ricco, strutturato e potente, dal palato pieno e avvolgente con tannini morbidi e ben levigati. Temperatura di servizio: 16° C.

Per settembre 2026, le storiche Cantine Coppo a Canelli (Asti) mantengono la propria consueta programmazione per le visite alle celebri Cattedrali Sotterranee, patrimonio mondiale UNESCO.
In concomitanza con la Festa della Vendemmia di Canelli (nel fine settimana del 19 e 20 settembre p.v.) la cantina e il borgo vivono il momento più vibrante e suggestivo dell'anno. Di seguito tutte le informazioni per pianificare l'accesso o una degustazione nelle cantine in questo periodo.
Fra le più antiche realtà vitivinicole d’Italia, nel 2012 le Cantine Coppo vengono inserite da Unioncamere nel registro nazionale delle Imprese Storiche, con più di un secolo di ininterrotta attività nel medesimo settore merceologico.
130 anni di storia che si intrecciano in modo inestricabile alla storia del vino piemontese, in particolare allo sviluppo di Canelli, patria e capitale dello spumante italiano, ancora oggi uno dei più importanti poli vitivinicoli italiani.

I vini Coppo: Barbera d’Asti, Nizza DOCG e Alta Langa

Li producono a Canelli, nel cuore del Piemonte, dal 1892. Oggi la gamma si concentra su Barbera d’Asti e Nizza DOCG, sulle bollicine Alta Langa DOCG Metodo Classico, sullo Chardonnay e sul Moscato, e comprende alcune fra le denominazioni più classiche della regione, Gavi DOCG e Barolo DOCG. Tutti i nostri vini affinano nelle Cattedrali Sotterranee di Canelli, Patrimonio UNESCO.

Barbera d’Asti e Nizza DOCG
La Barbera è il cuore della produzione. Dal 1984, anno della prima annata di Pomorosso, la Cantina Coppo ha lavorato affinché fosse riconosciuto come un grande “vino da invecchiamento“. Sei etichette, dal Camp du Rouss al Pomorosso, raccontano le diverse espressioni del vitigno.Il Pomorosso 2022 è stato premiato come Best in Show ai Decanter World Wine Awards. È la prima Barbera in assoluto a entrare nella selezione dei 50 migliori vini del mondo..

Alta Langa DOCG e Metodo Classico
Canelli è la patria dello spumante italiano, e il Metodo Classico è nel DNA della casa fin dalle origini. Cinque etichette, dal Luigi Coppo Pas Dosé alla Riserva del Fondatore Piero Coppo con 99 mesi di affinamento in bottiglia.

Moscato e Canelli DOCG
Dalla vendemmia 2023 il Moscato porta la nuova denominazione Canelli DOCG, riconosciuta nello stesso anno per distinguere le uve Moscato del territorio storico attorno a Canelli.

Chardonnay
Tre interpretazioni dello Chardonnay in Piemonte, dal Costebianche fresco e immediato al Monteriolo affinato in botte, giunto alla quarantesima vendemmia e celebrato con un’etichetta dedicata”.

Barolo, Langhe e i vini rari
Il Barolo DOCG nasce da uve Nebbiolo del comune di La Morra e affina a Canelli, come consentito dai diritti storici riconosciuti a Coppo. Accanto a lui il Langhe Nebbiolo, il Gavi DOCG La Rocca e, dal 1987, una rara Langhe DOC Freisa Mondaccione, che produciamo solo nelle annate migliori.

Dal 1892, il Piemonte affina nelle Cattedrali Coppo. Le Cattedrali Sotterranee di Canelli, Patrimonio UNESCO sono straordinarie architetture ipogee scavate a mano nel tufo, riconosciute come Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO dal 2014 all'interno del sito "I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato". Cosa sono e come sono fatte. Si tratta di gallerie storiche che si estendono per chilometri nel sottosuolo della cittadina in provincia di Asti, raggiungendo in alcuni punti fino a 40 metri di profondità.
Clima naturale: mantengono una temperatura costante e naturale tra i 12°C e i 14°C tutto l'anno, l'ambiente è ideale per la fermentazione e l'affinamento di grandi vini e spumanti Metodo Classico. Culla dello spumante: a Canelli, nel 1865, è nato il primo spumante italiano grazie a Carlo Gancia.

Le altre principali cantine storiche del territorio
Le cattedrali sotterranee fanno capo a quattro storiche aziende vinicole:
Bosca
: fondata nel 1831, offre percorsi suggestivi tra luci e suoni.
Coppo: oltre 5.000 metri quadrati di gallerie sotterranee.
Contratto: gallerie profonde e di grande impatto architettonico.
Gancia: con un percorso sotterraneo di oltre 4 chilometri, che include la profonda Cantina Sant'Ilario.

Informazioni per la visita

Prenotazione: Le cantine sono visitabili tutto l'anno previa prenotazione obbligatoria.
Esperienze: I percorsi di visita includono quasi sempre degustazioni guidate da personale esperto.

Orari del Wine Shop e delle Visite
Le cantine sono in piena attività produttiva, ma restano regolarmente aperte tutti i giorni (inclusi i fine settimana):
Wine Shop (vendita diretta): tutti i giorni dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:30.
Visite in Cantina: le visite guidate avvengono esclusivamente previa prenotazione obbligatoria.
Gli orari standard per i tour sono generalmente suddivisi nelle fasce della mattina (09:30 - 12:30) e del pomeriggio (14:00 - 17:00).

Orari del Wine Shop e delle Visite
Le cantine sono in piena attività produttiva, ma restano regolarmente aperte tutti i giorni (inclusi i fine settimana):
Wine Shop (vendita diretta): tutti i giorni dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:30.

Visite in Cantina: le visite guidate avvengono esclusivamente previa prenotazione obbligatoria.
Gli orari standard per i tour sono generalmente suddivisi nelle fasce della mattina (09:30 - 12:30) e del pomeriggio (14:00 - 17:00).

 

 

Cantine Coppo
Via Alba, 68 Canelli (AT)
Tel. +39 0141 823146
www.coppo.com

 

 


Ar.pa Lieviti e Molino Gaspari siglano un accordo di co‑manufacturing e co‑branding che accelera l’innovazione nelle preparazioni da forno

Un’intesa strategica che unisce competenze complementari, storia imprenditoriale e solidità finanziaria, per sviluppare nuove linee di prodotti dedicati al mondo del bakery casalingo.

Si tratta di una partnership che spinge l’evoluzione dell’arte bianca domestica. Ar.pa Lieviti, azienda di Ozzano Emilia con oltre cinquant’anni di esperienza nella produzione e commercializzazione di lieviti e preparati per dolci e salati e della Molino Gaspari, storica realtà molitoria artigianale con sede a Stuffione di Ravarino (MO) specializzata nella produzione di farine con sede nel territorio modenese, annunciano la firma di un accordo strategico di co‑manufacturinge co‑branding.

L’intesa è finalizzata alla produzione congiunta e allo sviluppo di nuove referenze dedicate al mondo delle preparazioni da forno fatte in casa. L’accordo nasce dalla volontà di integrare know‑how, capacità produttive e visione di mercato, rafforzando la presenza delle due aziende nel settore dei lieviti, delle farine e dei preparati da forno.

L’intero progetto di brand integration e la definizione dell’identità delle nuove linee di prodotto, è stato curato da Pragmatika, società di comunicazione integrata bolognese, che ha accompagnato le due aziende in un percorso di posizionamento e valorizzazione della partnership, sviluppando visual identity, naming e packaging design costruendo un’identità coerente e riconoscibile.

Con un bilancio 2025 in aumento rispetto al 2024, Ar.pa Lieviti si conferma un’impresa industriale solida e orientata all’innovazione nella filiera italiana della panificazione. Mentre Molino Gaspari, forte di un radicamento territoriale e una tradizione molitoria tramandata da cinque generazioni, porta avanti una produzione artigianale che valorizza le materie prime locali.
L’azienda ha chiuso il 2025 con un fatturato in crescita, risultati che confermano una struttura competitiva capace di sostenere progetti di sviluppo condivisi.

 

“La collaborazione con Molino Gaspari rappresenta un passo naturale nel nostro percorso di crescita – commenta Carla Gherardi, Presidente di Ar.pa Lievitii – L’unione delle competenze ci permette di accelerare lo sviluppo di prodotti innovativi consolidando la nostra presenza nel mercato del bakery domestico”.

 

“Siamo orgogliosi di avviare questa partnership – dichiara Ilde Rebecchi, Amministratore unico di Molino Gaspari – Un accordo che mette a sistema saperi produttivi integrati e apre nuove opportunità industriali e commerciali, rafforzando la nostra capacità di innovare nel rispetto di una tradizione che ci accompagna da cinque generazioni”.

Con sede a Ozzano dell’Emilia (Bologna) da più di 50 anni Ar.pa Lieviti produce artigianalmente e commercializza lieviti per dolci e salati, preparati per creme, budini e panna cotta. Il catalogo Ar.pa comprende un’ampia gamma di prodotti tra cui: amidi e fecola di patate, vanillina per dolci, zucchero vanigliato, cacao in polvere, creme e farciture istantanee per dolci, dedicati a chi vuole realizzare in casa ogni tipo di preparazione. Nel 2005 si è aggiunta una linea senza glutine certificata e nuovi prodotti. Materie prime selezionate ed elevati standard qualitativi rappresentano gli asset distintivi dell’azienda che fa della tradizione coniugata all’innovazione il proprio tratto distintivo. Ar.pa Lieviti si rivolge sia alla GDO, che alle aziende operanti nei settori della pasticceria e della ristorazione con prodotti e packaging dedicati. Per ulteriori info www.arpalieviti.it


Molino Gaspari
è una storica realtà molitoria emiliana con sede a Stuffione di Ravarino (Modena) attiva da cinque generazioni nella selezione e macinazione di grani italiani. Nata come molino familiare negli anni ’50, l’azienda ha mantenuto nel tempo una forte identità artigianale, fondata sulla cura della materia prima, sull’assenza di additivi e sulla valorizzazione delle tecniche tradizionali di lavorazione. Accanto alle farine classiche, Molino Gaspari ha sviluppato una linea macinata a pietra con una tecnologia che recupera l’antica arte molitoria in chiave contemporanea, garantendo profili aromatici più ricchi e una maggiore integrità nutrizionale. Il Molino produce farine genuine e di alta qualità, scelte da chi privilegia una cucina sana e consapevole, distinguendosi per flessibilità, cura e radicamento nel territorio modenese. Nel 2019 ha ricevuto il Premio “Fedeltà al lavoro e Progresso Economico”, riconoscimento che valorizza l’impegno dell’azienda nel preservare e innovare l’arte molitoria del territorio. Per maggiori info www.molinogaspari.it


Ar.pa Srl
Via Emilia, 268
Ozzano dell'Emilia (BO)
Tel. 051 799392
www.arpalieviti.it

 

Molino Gaspari Srl
Via Muzza 2095
Ravarino fraz. Stuffione (MO)
www.molinogaspari.it

 


Salone nautico 2026: Genova, dal mare alla tavola il passo è breve… (garantisce DEGUSTA)

Dall'1 al 6 ottobre p.v. oltre 1000 imbarcazioni, di 45 Paesi dai 5 continenti con 215 novità, con un layout in acqua che si presenta con un 4% in più rispetto all'anno scorso, confermando la capacità dell'evento di rappresentare l'evoluzione dell'intero comparto a livello internazionale e del mercato di riferimento: l'intera nautica da diporto. Così va in scena Il 66° Salone Internazionale Nautico - organizzato da Confindustria Nautica - occasione perfetta per scoprire anche un’altra Genova. DEGUSTA Network ha selezionato 9 tappe enogastronomiche tra osterie, ristoranti ed enoteche dove assaporare la città più autentica. E, prima di ripartire, qualche indirizzo giusto per portarsene a casa un pezzetto.

Ci sono eventi che si visitano e città che, approfittando di quegli eventi, meritano di essere vissute. Il Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma la prima settimana di ottobre prossima, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Giunto alla 66ª edizione, il Salone è uno degli appuntamenti di riferimento della nautica internazionale e una delle grandi vetrine del Made in Italy. Non è soltanto un luogo dove ammirare e provare in acqua imbarcazioni di ogni tipo, yacht da sogno compresi: è pure il punto d’incontro fra cantieri, progettisti, aziende della componentistica, designer, operatori, appassionati e armatori, anche quelli futuri…

La formula è quella ormai consolidata dei “cinque Saloni in uno”: Yacht & Superyacht, Sailing World, Boating Discovery, TechTrade e Living the Sea. A questi si aggiungono incontri, convegni, innovazione, design e soprattutto la possibilità – elemento distintivo di Genova – di effettuare prove delle imbarcazioni direttamente in mare.

PERCHÉ ANDARE AL SALONE
Anche chi non sta pensando di acquistare uno yacht può trovare più di un motivo per visitarlo. Il Salone permette di vedere da vicino dove sta andando la nautica: nuovi materiali, motorizzazioni, elettronica di bordo, design e soluzioni sempre più attente alla sostenibilità. E consente di entrare, almeno per una giornata, in un universo nel quale tecnologia, artigianalità, bellezza e cultura mediterranea del mare, si incontrano.


Il tutto avviene nel rinnovato Waterfront di Levante, in una città che con il mare ha costruito nei secoli la propria identità (anche detta "Zena").
Ed è proprio qui che entra in gioco il nostro invito: completare l’esperienza del Salone andando alla scoperta di Genova anche attraverso i suoi sapori.
Perché una giornata trascorsa tra yacht, innovazione, design e cultura del mare può diventare l’occasione per vivere la città in maniera ancora più autentica e immersiva. Basta lasciare per qualche ora pontili e Waterfront e addentrarsi nei caruggi, sedersi a tavola, entrare in un’enoteca o in una bottega storica e scoprire quanto il mare, la storia e il territorio abbiano plasmato anche la straordinaria identità gastronomica genovese.
In fondo, andar e a Genova per il Salone e ripartire senza avere assaggiato la città significherebbe vivere soltanto una parte dell’esperienza.

 

IL “FUORI SALONE” SECONDO NOI DI DEGUSTA

Terminata la visita, lasciatevi alle spalle yacht e pontili e addentratevi nella città. Genova è perfetta per un piccolo viaggio gastronomico: caruggi, botteghe, trattorie, antiche sciamadde (botteghe del cibo di strada) ristoranti e vinerie raccontano una cucina fortemente identitaria.

Pesto, focaccia, farinata, pansoti con salsa di noci, mandilli (de sea, letteralmente "fazzoletti di seta" in genovese - tipico formato di pasta fresca all'uovo della tradizione ligure, come lasagne sottilissime e quasi trasparenti) cima, acciughe, stoccafisso accomodato, buridda, cappon magro, coniglio alla ligure e torte di verdura. Nel bicchiere, Vermentino, Pigato, Bianchetta Genovese, Coronata e Rossese: vini figli di una terra stretta fra montagna e mare.
Abbiamo scelto nove indirizzi, divisi fra osterie, ristoranti ed enoteche, per costruire il nostro personale “Fuori Salone del gusto”.

TRE OSTERIE: LA GENOVA CHE SI MANGIA

SÀ PESTA – Via dei Giustiniani 16R – tel. 010 2468336
Entrare da Sà Pesta significa entrare in un pezzo di storia genovese. Farinata, torte di verdura con prescinsêua (formaggio fresco e cremoso a base di latte vaccino) acciughe ripiene, polpettoni e altre preparazioni della tradizione raccontano la cucina popolare di Zena!
Perché andarci: per l’atmosfera e per conoscere una delle più autentiche espressioni della vecchia cucina dei caruggi.
Spesa indicativa: 25-40 euro a persona.


TRATTORIA UGO DAL 1969
– Via dei Giustiniani 86R – tel. 010 2469302
Nel cuore dei caruggi, è un solido riferimento per chi cerca cucina genovese senza troppe concessioni alle mode. Pesto, pansoti al sugo di noci, minestrone genovese, acciughe ripiene, buridda, baccalà e stoccafisso ne raccontano bene l’identità.
Perché andarci: perché è una trattoria vera, frequentata e informale.
Spesa indicativa: 30-45 euro.

ANTICA OSTERIA DI VICO PALLA – Vico Palla 15R – tel. 010 2466575
A due passi dal Porto Antico, è uno degli indirizzi più interessanti per concentrare in una cena un piccolo corso accelerato di gastronomia ligure: specialità di mare e numerosi piatti della tradizione genovese caratterizzano la proposta.
Perché andarci: per l’ampiezza della cucina tipica e per la posizione, ideale dopo una giornata trascorsa tra mare e centro storico.
Spesa indicativa: 35-50 euro.

TRE RISTORANTI: LA TRADIZIONE SI FA ELEGANTE

IL GENOVESE – Via Galata 35R – tel. 010 8692937
Il nome è già una dichiarazione programmatica. Qui la cucina regionale viene recuperata attraverso le antiche ricette popolari e una particolare attenzione alle materie prime. Pesto preparato con Basilico Genovese DOP, gnocchi, ravioli, minestrone, stoccafisso e specialità della tradizione compongono un menù profondamente ligure.
Perché andarci: per ritrovare una cucina genovese rigorosa in un ambiente più curato rispetto alla trattoria classica.
Spesa indicativa: 40-60 euro.

 

LE RUNE – Salita Inferiore di Sant’Anna 13R – tel. 010 594951 / 349 1728910
Una Genova gastronomica più contemporanea, ma ancora perfettamente riconoscibile. Il menù cambia con le stagioni e combina radici liguri, creatività e attenzione alla materia prima.
Perché andarci: per vedere come la cucina del territorio possa evolvere senza perdere il proprio accento.
Spesa indicativa: 45-65 euro.

 

 

ZEFFIRINO – Via XX Settembre 20 – tel. 010 591990
Un nome storico della ristorazione genovese, indissolubilmente legato al pesto e a una cucina ligure di impostazione più elegante. Mandilli, preparazioni al basilico, pesce e ricette della tradizione ne hanno costruito nel tempo l’identità.
Perché andarci: per concedersi una versione più importante e raffinata dell’esperienza gastronomica genovese.
Spesa indicativa: 60-100 euro.

 

 

TRE ENOTECHE: LA LIGURIA NEL BICCHIERE

ALTIVINI ENOTECA EROICA – Via Interiano 11R – tel. 340 7842355
Un indirizzo particolarmente coerente con lo spirito travelfood: il vino diventa uno strumento per conoscere territori, vignaioli e produzioni meno scontate.
Perché andarci: per chi ama scoprire bottiglie artigianali e produttori fuori dai percorsi più commerciali.
Spesa indicativa: 15-30 euro per degustazione o aperitivo.

ENOCLUB GENOVA – Via San Donato 7R – tel. 010 0926198
Nel cuore del centro storico, una sosta raccolta e informale per passare dalla cucina al calice, circondati dai caruggi.
Perché andarci: per un aperitivo o un dopocena nella Genova antica.
Spesa indicativa: 15-30 euro.

PAUL VINERIA – Via di Canneto il Curto 36R – tel. 010 2468708
Una piccola vineria immersa nel tessuto del centro storico, ideale per chi preferisce il rapporto diretto con bottiglie e territorio ai wine bar più costruiti.
Perché andarci: per una sosta fra un caruggio e l’altro e per farsi consigliare qualcosa di interessante da bere o portare a casa.
Spesa indicativa: 10-25 euro.

E PRIMA DI RIPARTIRE, PORTATEVI A CASA UN PO’ DI GENOVA
Una città gastronomica si può assaggiare, ma anche mettere in valigia. E allora, prima di lasciare Genova, vale la pena concedersi un’ultima tappa nelle botteghe giuste.
Primo fra tutti, naturalmente, il pesto genovese fresco. Ma attenzione: fra un pesto qualsiasi e un grande pesto la distanza può essere notevole. Qualità del basilico, extravergine, pinoli e formaggi sono il punto di partenza; freschezza, equilibrio e lavorazione fanno il resto.
Un indirizzo da segnare è ROSSI 1947 – Via Galata 30R – tel. 010 564332, storica realtà genovese dove acquistare pesto e numerose specialità gastronomiche. Curiosamente si trova proprio di fronte al ristorante Il Genovese: una sosta a tavola può quindi concludersi con una piccola spesa da portare a casa. Nel cuore dei caruggi, in Via San Pietro della Porta 1R – tel. 339 6457168, merita una sosta PESTOBENE: pesto fresco, ma anche pandolce, canestrelli, olio, trenette, trofie e croxetti. E per chi, tornato a casa, volesse affrontare seriamente il rito del pesto, si possono acquistare persino mortaio in marmo e pestello in legno.
Particolarmente comodo per chi arriva in città per il Salone è infine PESTO PER AMORE, presente anche al Porto Antico, in Calata Salumi: propone pesto fresco e anche soluzioni pensate per chi deve riportarlo a casa.


LA VALIGIA GOLOSA DI DEGUSTA: 7 COSE DA PORTARE A CASA

1. Pesto genovese – inevitabile. Se lo scegliete fresco, informatevi bene sulla conservazione durante il viaggio.
2. Focaccia genovese – da acquistare possibilmente la mattina della partenza. Sottile, fragrante, sapida e unta al punto giusto: il vero problema sarà riuscire a farla arrivare a casa.
3. Olio extravergine ligure – delicato ed elegante, perfetto sul pesce e sulle verdure.
4. Olive taggiasche – piccole, saporite e versatili, al naturale o sott’olio.
5. Trofie, trenette e croxetti – perché un grande pesto ha bisogno della pasta giusta.
6. Salsa di noci – meno celebre fuori dalla Liguria, ma fondamentale per ricreare a casa un altro grande classico: i pansoti.
7. Pandolce, canestrelli e biscotti del Lagaccio – il lato dolce della valigia genovese, decisamente più semplice da trasportare.
E se amate il mare anche a tavola, aggiungete acciughe liguri sotto sale o sott’olio: un altro piccolo concentrato di Mediterraneo.

 

SALONE NAUTICO 2026: COME ARRIVARE (E DOVE LASCIARE L’AUTO)
Un ultimo consiglio prima di partire: organizzate anche l’arrivo. Nei giorni del Salone il traffico nella zona della Foce e del Waterfront può essere intenso e, soprattutto nelle ore di punta, cercare parcheggio a ridosso della Fiera rischia di trasformarsi in un’inutile perdita di tempo.

IN TRENO: PROBABILMENTE LA SOLUZIONE PIÙ COMODA
Per chi arriva da fuori Genova, Genova Brignole è la stazione ferroviaria più pratica. Nelle precedenti edizioni AMT ha predisposto collegamenti dedicati fra Brignole e il Salone, affiancati dalle normali linee urbane. Anche Genova Piazza Principe è collegata al centro e alla rete del trasporto pubblico cittadino.
Il nostro consiglio? Se potete raggiungere Genova comodamente in treno, lasciate l’auto a casa: arriverete in centro e potrete combinare molto facilmente Salone, caruggi e le tappe gastronomiche che abbiamo selezionato.

IN AUTO: NON È NECESSARIO ARRIVARE FINO AI CANCELLI
Chi preferisce l’automobile può naturalmente cercare parcheggio nella zona della Foce e del Waterfront, ma durante il Salone la soluzione più intelligente può essere lasciare la vettura un po’ più lontano e completare il percorso con i mezzi pubblici.

Nell’edizione 2025 AMT aveva attivato la formula Ticket Park + Bus nelle Zone Blu di Foce, Albaro, Carignano e Centro: il forfait giornaliero comprendeva la sosta e il viaggio di andata e ritorno verso il Salone per un massimo di tre persone.
Tra le alternative vicine alla manifestazione si trovano il Parcheggio Waterfront in piazzale Kennedy, praticamente a ridosso della Fiera, e il Parcheggio Vittoria in Piazza della Vittoria, particolarmente interessante per la vicinanza alla stazione di Brignole.

TRE SOLUZIONI “PARK & GO” DA TENERE D’OCCHIO
Per l’edizione precedente AMT aveva individuato tre parcheggi d’interscambio particolarmente utili:
Piastra Genova Est – comoda per chi arriva dall’autostrada attraverso l’uscita Genova Est. Si lascia l’auto e si prosegue con il trasporto pubblico verso Brignole e la zona del Salone.
Buozzi-Dinegro – strategica soprattutto per chi arriva da Genova Ovest: permette di lasciare l’auto e utilizzare metropolitana e mezzi pubblici per proseguire verso il centro e la Fiera.
Molo Archetti a Genova Pegli – è la soluzione più curiosa e, per un Salone Nautico, certamente la più coerente: nelle precedenti edizioni era previsto l’interscambio con il collegamento via mare, compatibilmente con le condizioni meteorologiche. Lasciare l’auto e arrivare verso il centro navigando è già un piccolo anticipo dello spirito della giornata.

E SE ARRIVASSIMO… VIA MARE?
Non sarebbe affatto fuori luogo. In diverse edizioni del Salone sono stati organizzati collegamenti speciali via battello verso l’area fieristica e AMT dispone inoltre del servizio Navebus che collega Pegli con il Porto Antico.
Per il 2026 sarà quindi particolarmente interessante verificare se verranno riproposti collegamenti marittimi dedicati, eventuali navette speciali e formule integrate parcheggio + trasporto.
IMPORTANTE: orari, tariffe, navette e servizi straordinari vengono definiti in prossimità della manifestazione. Prima di partire consigliamo quindi di verificare sul sito ufficiale del Salone Nautico Internazionale e sui canali AMT Genova il piano mobilità definitivo previsto dall’1 al 6 ottobre 2026.
Il consiglio di DEGUSTA rimane semplice: meno tempo in coda, più tempo al Salone. E soprattutto più tempo per godersi Genova.

DAL WATERFRONT AI CARUGGI, IL VIAGGIO CONTINUA
Il Salone Nautico Internazionale 2026 può così diventare molto più di una visita fieristica. La mattina si sale a bordo delle barche che interpretano il futuro del mare; la sera si entra nei vicoli di una delle più affascinanti città portuali del Mediterraneo.
E ci si accorge che esiste un filo invisibile che unisce le due esperienze. È il mare.
Lo ritroviamo negli yacht ormeggiati al Waterfront, ma anche nelle acciughe e nello stoccafisso arrivati per secoli attraverso il porto; nel basilico coltivato sulle alture, nell’olio delle Riviere, nei vini prodotti su terrazze che guardano il Mediterraneo.
Per questo il suggerimento di DEGUSTA è semplice: se venite a Genova per il Salone Nautico, concedete alla città almeno una sera in più. E magari lasciate un piccolo spazio libero nel bagagliaio. Perché dopo avere scoperto come navigheremo domani, vale la pena scoprire anche come Genova mangia e beve da secoli. E, portarne a casa un po’...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

 

(immagine di testata)

 

                 

 

 

 

 

 

 

 


Il pecorino del Caseificio Il Fiorino conquista uno dei sette premi assegnati alla “Notte del Gusto” di Bergamo

Great Taste in Italy, la Riserva del Fondatore Special Edition è l’eccellenza tra i caci regionali del Centro Italia. La Riserva del Fondatore Special Edition del Caseificio Il Fiorino è stata proclamata, appunto, Eccellenza Regionale del Centro Italia durante la “Notte del Gusto” del Great Taste in Italy 2026 ospitata martedì 8 settembre, negli spazi di gres art 671 a Bergamo. Il pecorino prodotto e affinato a Roccalbegna ha conquistato così uno dei sette riconoscimenti assegnati ai venti finalisti italiani, al termine di una serata riuscitissima che ha riunito produttori, esperti e appassionati intorno alle migliori espressioni dell’agroalimentare nazionale. A concorre sono stati i venti prodotti italiani insigniti delle ambite Tre Stelle Great Taste, il massimo riconoscimento assegnato dalla competizione. Tra questi figuravano ben due pecorini del Caseificio Il Fiorino: la Riserva del Fondatore e la Riserva del Fondatore Special Edition.


Presenti alla premiazione Angela Fiorini e Simone Sargentoni alla guida de Il Fiorino. La Riserva del Fondatore Special Edition rappresenta l’espressione più esclusiva di uno dei formaggi simbolo del Caseificio senese. Viene prodotta in un numero limitatissimo di forme, tutte numerate, utilizzando latte ovino selezionato proveniente dalla Maremma. A distinguerla dalla Riserva del Fondatore è soprattutto la lunghissima maturazione: la Special Edition viene stagionata e affinata per quasi due anni nel cuore della grotta naturale dei Fiorini, scavata nella roccia a Roccalbegna. È un pecorino di grandi dimensioni, con forme che possono raggiungere circa 35 centimetri di diametro e un peso compreso fra 16 e 18 chilogrammi. La crosta è spessa, rugosa e di colore nocciola, mentre la pasta presenta tonalità giallo-ambrate ed è friabile, ma ancora piacevolmente umida e solubile al palato. Il lungo affinamento dona al formaggio un profilo aromatico complesso, profondo ed elegante, nel quale emergono note di nocciola, mandorla e burro, accompagnate da richiami vegetali e da una salinità equilibrata. Il finale è persistente ma delicato, con un richiamo alla grotta naturale nella quale il pecorino completa la sua maturazione.

“Ricevere questo premio in una serata così partecipata ed emozionante ci riempie di orgoglio – dichiarano Angela Fiorini e Simone Sargentoni – perché valorizza la Riserva del Fondatore Special Edition, un formaggio raro, prodotto in quantità estremamente limitate e accompagnato per quasi due anni nella nostra grotta naturale. Ogni forma richiede tempo, attenzione e una cura quotidiana:

CASEIFICIO IL FIORINO
Loc. Paiolaio – 58053
Roccalbegna (GR) – Italia
Tel. +39 0564 989059
Ufficio commerciale:
Tel. +39 0564 989059-int. 2
www.caseificioilfiorino.it


Al Roma Bar Show "Spirits&Colori" guarda oltre il banco: innovazione, formazione e nuovi consumi

Alla “Nuvola" di Roma, dal 14 al 15 settembre, al centro Hayman’s al via il Gin Competition e in bella evidenza, la mixology firmata Filippo Sisti, i brown spirits e le proposte alcohol-free. Il mercato degli spirits sta cambiando e cambiano anche le esigenze del bar. Per Spirits&Colori il prossimo Roma Bar Show, in programma alla Nuvola il 14 e 15 settembre, rappresenta l’occasione per raccontare non soltanto un portafoglio di prodotti, ma anche una precisa idea di distribuzione: selezionare brand capaci di distinguersi, accompagnarne la crescita attraverso la formazione e aiutare il cliente a trasformarli in nuove opportunità di consumo. Il cambio di sede e di calendario della manifestazione, spostata a settembre rispetto all'appuntamento di maggio 2025 al Palazzo dei Congressi, permette inoltre a Spirits&Colori di presentarsi con un programma più articolato.

Tra gli appuntamenti più significativi ci sarà la finale della Hayman’s Competition, ospitata direttamente allo stand dell’Azienda, insieme alle attività dedicate alla mixology. Protagonista dell’area bar sarà Filippo Sisti, Mixology Expert di Spirits&Colori che presenterà una selezione di cocktail sviluppati nell’ambito del lavoro di consulenza che l’Azienda porta avanti con i propri clienti. L’obiettivo è mostrare concretamente come i distillati possano essere utilizzati in miscelazione, valorizzandone caratteristiche e identità, offrendo ai bartender strumenti per costruire proposte nuove.
“La formazione è diventata una parte sempre più importante del nostro lavoro – spiega  – perché un nuovo prodotto ha valore per il mercato quando chi lo propone al consumatore sa anche raccontarlo e utilizzarlo. Per questo affianchiamo alla selezione dei brand un’attività sempre più strutturata di formazione e consulenza”.

 Un indicatore concreto del cambiamento arriva dai risultati della prima parte del 2026. Il 45% del fatturato realizzato nell’anno proviene da brand lanciati negli ultimi due anni, con una crescita complessiva dell’azienda del +2,5%. Un dato che evidenzia quanto l’innovazione del portafoglio stia assumendo un peso crescente, non solo per la solidità dei marchi storici, ma anche per la capacità di individuare nuove proposte e costruire intorno a esse occasioni di consumo. In questo processo un ruolo centrale è svolto dalla formazione. Grazie al lavoro di Filippo Sisti e degli area manager, Spirits&Colori forma oggi oltre 140 agenti in tutta Italia, per trasferire competenze sull’utilizzo dei prodotti e sulle possibilità offerte dalle diverse referenze. La selezione e il lancio di nuovi brand diventano così uno dei motori attraverso cui costruire crescita e valore.

Al Roma Bar Show, Spirits&Colori dedicherà inoltre attenzione ai brown spirits, segmento particolarmente interessante in vista della parte finale dell’anno, tradizionalmente più favorevole ai consumi di whisky, rum e delle altre referenze con affinamento in botte. Tra i brand su cui Spirits&Colori concentra maggiormente l’attenzione al Roma Bar Show c’è Hayman’s Gin, distilleria londinese con una storia che affonda le proprie radici nell’Ottocento e che ha avuto un ruolo nella riscoperta e nell’evoluzione della tradizione del gin britannico. È proprio il rapporto tra storia e innovazione a rendere Hayman’s particolarmente rappresentativo della filosofia di Spirits&Colori. Accanto ai London Dry della tradizione, la distilleria continua infatti a sviluppare nuove interpretazioni: dal Peach & Rose Cup allo Small Gin, fino alle più recenti proposte alcohol-free.

 

“Hayman’s rappresenta bene quello che cerchiamo in un brand – sottolinea Gabriele Rondani – una storia importante e la capacità di continuare a innovare. È un marchio che non vive di nostalgia e che dimostra come la tradizione possa essere un punto di partenza, non un punto di arrivo”.
La finale della Hayman’s Competition, in programma allo stand Spirits&Colori (G01 lunedì alle ore 17) sarà quindi uno degli appuntamenti più importanti del Bar Show. Per il futuro, il portafoglio sarà oggetto di una selezione sempre più attenta. L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente il numero delle referenze, ma concentrarsi su brand premium, distintivi e coerenti con il posizionamento dell’azienda.

“La dimensione del catalogo non è più il principale indicatore di forza – conclude Rondani – Vogliamo che conti sempre di più la qualità della selezione. Per questo continueremo a investire sui brand capaci di portare valore e su tutto ciò che permette alla nostra rete e ai nostri clienti di comprenderli e valorizzarli”. Una scelta che comprende anche una rinuncia precisa: Spirits & Colori non investirà in una competizione basata esclusivamente sul prezzo e sui grandi volumi. Una direzione coerente con la volontà di mantenere il focus sul canale professionale e sulla costruzione di valore intorno ai brand distribuiti.

A proposito di focus, i banchi di assaggio presidiati dai produttori offriranno un percorso attraverso alcune delle espressioni più interessanti e innovative del mondo degli spirits...

 

SPIRITS&COLORI Srl
Via del Chionso 14
Reggio Emilia

Tel. 0522.506284
www.spiritsecolori.it

 


Parma si conferma regina d’Europa del Plein Air con il Salone del Camper 2026

Parma si conferma, senza rivali, la capitale italiana del turismo in libertà. Dal 12 al 20 settembre 2026, il quartiere fieristico di Viale delle Esposizioni si trasforma nel fulcro continentale dell’outdoor con la 17ª edizione del Salone del Camper. Organizzato in stretta collaborazione con l’APC (Associazione Produttori Caravan e Camper) l’evento non è semplicemente la fiera di settore più importante d'Italia, ma si consolida stabilmente sul podio delle manifestazioni più influenti a livello europeo.

I numeri parlano chiaro: oltre 110.000 metri quadri di superficie espositiva interamente dedicati a una platea di appassionati, neofiti e professionisti. All'interno dei padiglioni, centinaia di veicoli – tra camper, caravan, van, mansardati e motorhome – tracciano il presente e il futuro del viaggio itinerante. Quello di Parma è un format imponente e rigorosamente strutturato, capace di mappare e coprire capillarmente ogni singolo aspetto della vita all'aria aperta.

La mappa del Salone: quattro anime per il plein air

Per orientarsi in questa gigantesca cittadella del turismo in libertà, la manifestazione è stata suddivisa in macro-aree tematiche ben definite, pensate per rispondere a ogni profilo di viaggiatore:

  • Veicoli Ricreazionali: è il vero cuore pulsante della fiera. Qui i maggiori produttori mondiali svelano in anteprima assoluta le ultimissime novità di mercato. Dai furgonati compatti per l'avventura metropolitana fino ai maestosi motorhome, l'intera gamma del viaggiare flessibile è rappresentata ai massimi livelli.
  • Accessori e Componenti: il paradiso della tecnologia e della personalizzazione. Questa sezione raccoglie le soluzioni più avanzate per l'autosufficienza energetica e il comfort di bordo: pannelli solari di ultima generazione, batterie al litio ad alto rendimento, condizionatori evoluti, verande e portabici hi-tech.
  • Turismo: l'area strategica per pianificare le prossime rotte. Grazie alla presenza di enti del turismo, guide specializzate, campeggi e villaggi, i visitatori possono costruire itinerari su misura, con un occhio di riguardo per le proposte culturali ed enogastronomiche, da sempre fiore all'occhiello del territorio italiano.
  • Percorsi e Mete / Mobilità Dolce: uno spazio interamente focalizzato sulle attività outdoor complementari. Cicloturismo, trekking e attrezzature sportive si fondono con il concetto di camperismo, promuovendo uno stile di vita attivo e a minimo impatto ambientale.

Rivoluzione Smart e Off-Grid: cosa cambia nel 2026

L’edizione 2026 segna una netta linea di demarcazione tecnologica, spingendo l'acceleratore su tre direttrici fondamentali: l'approccio "smart", la connettività totale e l'ottimizzazione millimetrica degli spazi interni. La vera novità dell'anno è il debutto su larga scala dei veicoli "Gas-Free" e Off-Grid  (letteralmente "fuori dalla rete” per indicare il vivere o far funzionare un sistema in modo completamente autonomo, senza alcun collegamento alle infrastrutture pubbliche come la rete elettrica nazionale, idrica, del gas o fognaria): i furgonati e i camper di nuova generazione scelgono l'indipendenza totale dalle bombole di gas. Il riscaldamento viene affidato direttamente al gasolio del serbatoio, mentre i potenti impianti elettrici di serie – supportati da doppie batterie al litio e inverter – permettono l'utilizzo domestico di moderni piani cottura a induzione. Parallelamente, l'ingegneria degli interni propone layout rivoluzionari studiati per le coppie: spiccano ampie dinette posteriori "a ferro di cavallo" che dominano la zona giorno, abbinate a letti basculanti anteriori a scomparsa totale nella cabina di guida, liberando spazio vitale durante le ore diurne.
Anche il comparto idrosanitario si evolve con bagni multifunzionali: nei van fanno la loro comparsa wc a secco e lavandini ribaltabili integrati nelle pareti, progettati per trasformare l'intero vano in una doccia comoda e priva di ingombri quando necessario. Il tutto è completato da accessori intelligenti senza fili, come climatizzatori da tetto e condizionatori a compressore portatili. Questi dispositivi sono in grado di rinfrescare l'abitacolo anche in marcia, senza la necessità di un generatore o dell'allaccio alla colonnina del campeggio, gestibili comodamente tramite app dallo smartphone.

Il termometro del mercato: la gamma dei prezzi

I listini esposti a Parma riflettono la complessità e la polarizzazione di un mercato in forte evoluzione, segmentato in tre grandi fasce d'acquisto:

  • Fascia Entry-Level (sotto i 55.000/65.000 €): le dinamiche macroeconomiche attuali hanno reso complesso trovare veicoli nuovi sotto la soglia dei 55.000 euro. In questo segmento l'offerta si concentra principalmente su mini-van compatti, moduli trasformabili o veicoli furgonati d'ingresso dalle dotazioni essenziali.
  • Fascia Media (da 65.000 a 95.000 €): è il segmento più competitivo, ricco e commercialmente strategico del Salone. Qui si posiziona la stragrande maggioranza dei van furgonati super-accessoriati, i semintegrali di ultima generazione e i mansardati, questi ultimi da sempre i preferiti dalle famiglie per abitabilità e gestione degli spazi.
  • Fascia Premium e Lusso (dai 100.000 fino a superare i 150.000 €): spazio all'esclusività. Questa fascia è riservata ai grandi motorhome integrali, ai furgonati sartoriali realizzati con monoscocca in vetroresina e ai veicoli allestiti su telaio Mercedes-Benz, equipaggiati con finiture domestiche di altissimo pregio e pacchetti off-road a trazione integrale per le spedizioni più estreme.

Se i veicoli visti a Parma vi hanno fatto girare la testa, prendetevi una pausa: avete tempo fino al 20 settembre p.v. per decidere se vendere la casa di proprietà e comprarvi un motorhome con garage integrato e girare il mondo. E se alla fine di questi nove giorni vi ritroverete ancora indecisi tra il fascino del van "gas-free", con letti basculanti a scomparsa, frigoriferi gestiti dall'intelligenza artificiale e tutte le comodità del classico mansardato per tutta la famiglia, niente panico, potete  rimandare la scelta al Salone del Camper 2027: per allora, con molta probabilità, i camper “voleranno” da soli e l'unico vero problema rimarrà il solito, intramontabile dilemma: "Ma alla fine, chi svuota la cassetta delle acque nere?

 


Fiere di Parma
Viale delle Esposizioni 393A Parma
Tel. +39 0521 9961
www.salonedelcamper.it
www.fiereparma.it


 Istria d’autunno: non solo vino e tartufi...

L’autunno è una delle stagioni più interessanti per scoprire l’Istria, quando il ritmo rallenta, i borghi dell’entroterra tornano protagonisti e la gastronomia diventa una chiave privilegiata per scoprire il territorio. Non solo mare, quindi, e non soltanto tartufi: la penisola croata propone un calendario di esperienze e appuntamenti che raccontano la ricchezza della sua identità enogastronomica, tra prodotti tradizionali, nuove produzioni artigianali e sapori profondamente legati alla stagionalità.

Accanto ai grandi classici dell’autunno istriano, come il tartufo bianco, l’olio extravergine d’oliva e i vini locali, cresce infatti l’interesse verso un’offerta più ampia e meno prevedibile: grappe e liquori tradizionali, gin prodotti localmente, birrifici artigianali, prosciutto istriano, eventi gastronomici e percorsi che uniscono entroterra e costa. Il risultato è un viaggio nei sapori dell’Istria più autentica, da vivere tra settembre e ottobre attraverso borghi medievali, foreste,vigneti, uliveti, produttori locali, konobe (taverne o cantine tradizionali rustiche tipiche della Croazia, dell'Istria e della Dalmazia) e festival dedicati alle eccellenze del territorio.

Il tartufo bianco e la Foresta di Montona

Tra i protagonisti dell’autunno istriano resta naturalmente il tartufo bianco, uno dei prodotti più rappresentativi dell’entroterra. La sua presenza è legata a un ambiente particolarmente favorevole: boschi ombreggiati, corsi d’acqua e terreni argillosi, fertili e ricchi di umidità. L’area più vocata è il triangolo compreso tra Buje (Buie) Buzet (Pinguente) e Pazin (Pisino) con una concentrazione significativa nella valle del fiume Mirna (o Quieto). Al centro di questo territorio si trova Motovun (Montona) borgo medievale che ogni anno ospita l’apertura ufficiale della stagione del tartufo bianco.

Il 5 settembre 2026, nella foresta di Montona, i visitatori potranno partecipare a un’esperienza di ricerca e degustazione del tartufo, accompagnati da esperti tartufai e dai loro cani addestrati. Un’occasione per scoprire non solo il prodotto, ma anche il paesaggio e le competenze tradizionali che ne rendono possibile la raccolta.

Apertura della stagione del tartufo bianco - Foresta di Montona - 5 settembre 2026

Prosciutto istriano: il “violino” della tradizione

Tra i prodotti più rappresentativi della gastronomia istriana c’è anche il prosciutto, considerato uno dei simboli della tavola locale. Gli istriani lo chiamano “vijulin”, violino, per la forma e per il valore quasi nobile attribuito a questo prodotto, legato a regole tradizionali di lavorazione e stagionatura.

Dal 16 al 18 ottobre 2026, Tinjan (Antignana) ospita la Fiera internazionale del prosciutto ISAP, appuntamento dedicato al prosciutto istriano e alle eccellenze della norcineria. L’evento riunisce produttori, degustazioni e momenti di approfondimento, confermando il ruolo di Tinjan come uno dei luoghi di riferimento per questo prodotto.

Fiera internazionale del prosciutto ISAP - Tinjan - 16–18 ottobre 2026

Grappe, liquori e Teranino (tradizionale liquore da dessert)

Il racconto dei sapori istriani passa anche attraverso distillati, grappe e liquori tradizionali, profondamente legati alle erbe, ai frutti e ai prodotti del territorio. Tra le grappe più rappresentative si trovano la Biska, preparata con vischio ed erbe aromatiche e originaria dell’area di Hum (Colmo), la Ruda, ottenuta dalla ruta e riconoscibile per il caratteristico colore verde, e la medica, grappa al miele dal gusto morbido e dolce. A queste si aggiungono liquori alla frutta, come quelli a base di carruba, amarena o fico, e interpretazioni più contemporanee legate ai prodotti simbolo dell’Istria, come tartufi, olive e soprattutto Teranino - liquore ottenuto dal Terrano, vino rosso storico della penisola, unito con acquavite di frutta o vinacce e una selezione di spezie aromatiche: colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, sapore: dolce, vellutato e fruttato, con note evidenti di frutti di bosco, amarena, cannella, chiodi di garofano e un tocco di cioccolato. Gradazione alcolica: solitamente si aggira intorno al 15% - 18% vol. Si serve fresco, intorno agli 8-10 °C (o leggermente freddo di frigo). Abbinamenti: ottimo liscio come digestivo a fine pasto, con o senza ghiaccio, oppure perfetto in accompagnamento a dessert, cioccolato, gelato alla vaniglia o formaggi stagionati. Viene spesso usato anche come ingrediente per cocktail originali - . Questa tradizione distillatoria racconta un aspetto meno noto ma molto radicato della cultura gastronomica istriana, dove ciò che cresce nella terra può diventare ingrediente, aroma o memoria da conservare in un bicchiere.

Gin locali e GinIstra

Accanto alle grappe tradizionali, negli ultimi anni l’Istria si è distinta anche per la produzione di gin di qualità, frutto di un lavoro sempre più attento su botaniche locali, profumi mediterranei e ricerca artigianale. A questo mondo è dedicato il “GinIstra”, festival in programma a Rovinj (Rovigno) presso l'ex Fabbrica del Tabacco, il 23 e 24 ottobre 2026. Oltre 60 etichette di gin e più di 35 espositori provenienti da vari Paesi europei e dal mondo. L’evento propone un viaggio tra sapori, profumi, degustazioni, mixology, masterclass, workshop con esperti del settore, tavole rotonde e concerti dal vivo, tutto per promuovere la cultura del gin, valorizzare i produttori locali istriani e offrire un punto d'incontro per professionisti e appassionati raccontando il gin come prodotto capace di unire storia, cultura e innovazione. GinIstra diventa così un’occasione per scoprire un volto più contemporaneo dell’Istria gastronomica, dove la tradizione delle erbe e delle piante aromatiche incontra nuove interpretazioni e produzioni locali.

GinIstra Festival - Rovigno - 23–24 ottobre 2026

Birra artigianale istriana

Tra le produzioni più dinamiche della penisola si inserisce anche la birra artigianale. Nata in modo graduale, la scena craft istriana - movimento dei piccoli birrifici artigianali e indipendenti nato e cresciuto negli ultimi anni nella penisola dell'Istria. Questo settore, che affianca la storica e celebre tradizione vinicola della regione (come la Malvasia e il Terrano) con una vivace produzione di birra indipendente, si è sviluppata negli ultimi anni grazie a piccoli birrifici indipendenti che lavorano su stili diversi, dalle IPA alle lager, dalle pale ale alle stout. Accanto agli ingredienti tradizionali, come malto d’orzo, luppolo, lievito e acqua, alcune produzioni sperimentano aromi e ingredienti capaci di richiamare il territorio: spezie, caffè, cioccolato e persino tartufo istriano. Un settore in crescita, sostenuto anche da eventi locali e degustazioni che permettono di scoprire in un’unica esperienza diverse etichette artigianali istriane. La crescita della scena è sostenuta da degustazioni diffuse e manifestazioni dedicate che attraggono appassionati da tutta l'area circostante e vicina all'Italia.

Dalla vendemmia al Terrano

L’autunno istriano è naturalmente anche tempo di vino, vendemmia e convivialità. A Buje (Buie), dal 18 al 20 settembre 2026, torna la Festa dell’uva, una celebrazione storica che da oltre un secolo porta nel centro della città profumi, tradizioni e atmosfere legate alla cultura vitivinicola locale. La 120ª edizione trasformerà il centro storico di Buie in un palcoscenico diffuso di musica, sapori e momenti di festa, confermando il legame profondo tra la comunità e il lavoro della terra.

Festa dell’uva - Buie - 18–20 settembre 2026

 

Wine & Walk by the Sea: l’autunno lungo la costa

L’Istria d’autunno non si vive solo nell’entroterra. A Novigrad (Cittanova), il 26 settembre 2026, Wine & Walk by the Sea propone una passeggiata enogastronomica tra natura, mare e sapori locali. L’evento invita a scoprire la scena gastronomica e vitivinicola dell’Istria nordoccidentale attraverso un percorso all’aria aperta, tra degustazioni di vini locali, specialità istriane e scorci sul mare e sul centro storico di Cittanova.

Wine & Walk by the Sea - Cittanova - 26 settembre 2026

Festival del Terrano e del Tartufo

Sempre tra i protagonisti della stagione c’è il Terrano, vitigno storico dell’Istria. A Motovun (Montona) il 17 e 18 ottobre 2026, il Festival del Terrano e del Tartufo riunisce due simboli dell’autunno istriano: da un lato questo vino dal carattere deciso e dal colore rosso rubino, dall’altro il tartufo. Il festival propone degustazioni, con particolare attenzione agli abbinamenti capaci di valorizzare entrambi i prodotti.

Festival del Terrano e del Tartufo - Montona - 17–18 ottobre 2026

 

Ente per il Turismo dell'Istria
Telefono: +385 52 452 797
Linea di assistenza (Halo Istra): +385 52 880088
Pionirska 1a, HR-52440 Poreč-Parenzo Croazia
Orari: Lunedì - Venerdì, 08:00 – 16:00 (CET)
www.Istra.hr


Festa dello Speck 2026 a Plan de Corones: gusto in quota per un anniversario storico

Il 26 e 27 settembre p.v. l'eccellenza gastronomica altoatesina protagonista tra degustazioni, mercati a km zero e tradizioni locali.

Torna l'appuntamento annuale con la tradizione gastronomica in alta quota: infatti, la vetta di Plan de Corones ospiterà la Festa dello Speck Alto Adige - Speckfest. L'edizione di quest'anno si preannuncia di particolare rilevanza istituzionale e storica, in quanto farà da cornice alle celebrazioni per i 30 anni dall'ottenimento del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) per lo Speck Alto Adige.

La manifestazione, promossa dal Consorzio Tutela Speck Alto Adige in sinergia con la Regione

dolomitica Plan de Corones, si svolgerà a 2.275 metri di altitudine: una cornice paesaggistica unica per una delle mete turistiche più amate in ogni stagione.

L'area dell'evento sarà comodamente raggiungibile dal pubblico attraverso gli impianti di risalita operativi da Brunico/Riscone e Valdaora/Casola.

Il focus centrale dell’evento sarà lo Speck Alto Adige IGP, simbolo di una forte tradizione produttiva locale. Il programma prevede la partecipazione degli espositori ufficiali del Consorzio e di produttori selezionati, i quali proporranno al pubblico degustazioni guidate, dimostrazioni tecniche e abbinamenti culinari.

Ad integrare l'offerta gastronomica, sarà allestito un percorso espositivo dedicato alle specialità tipiche dell’Alto Adige, con stand riservati all'artigianato locale e ai prodotti a chilometro zero, il tutto accompagnato dall'esibizione di gruppi di musica tradizionale dal vivo.

Al fine di garantire lo svolgimento della manifestazione in totale sicurezza e continuità, l'organizzazione ha predisposto un piano alternativo: in caso di condizioni meteorologicheavverse (pioggia) l'intero evento sarà trasferito nel centro della città di Brunico, mantenendo inalterati il programma e l'offerta al pubblico.

Tra le baite animate a festa e il profumo inconfondibile della leggera affumicatura tradizionale, la Festa dello Speck - Speckfest 2026 si conferma l'occasione perfetta per vivere appieno l'anima dell'Alto Adige, che siate in famiglia, appassionati di trekking o esploratori del gusto.

Vi aspettiamo in quota per festeggiare insieme a 30 anni di eccellenza!

 

Per informazioni:
Tel. +39 049 775020
www.speck.it

 

 


Cessione di KADI a Invision: IDAK Food Group rafforza il proprio focus strategico sui prodotti da forno di alta qualità

IDAK Food Group AG, Gruppo paneuropeo con sede in Svizzera specializzato nel settore dei prodotti surgelati premium, ha ceduto KADI AG alla società d’investimento Invision AG, con sede a Zugo, con effetto dal 1° settembre 2026. Con questa operazione, il Gruppo si separa dal produttore di prodotti a base di patate e snack con sede a Langenthal e, dopo l’acquisizione del Gruppo Onoré, concentra la propria strategia sui prodotti da forno di alta qualità. La transizione di KADI a Invision sarà guidata dall’attuale team di management di KADI. Christof Lehmann, ex CEO del Gruppo IDAK e membro del Consiglio di amministrazione di IDAK Food Group, assumerà inoltre la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI.
All’inizio di quest’anno, IDAK ha acquisito il Gruppo Onoré, con sede a Tolosa, in Francia. L’acquisizione ha ampliato in modo significativo l’area di business Bakery & Patisserie all’interno di IDAK Food Group, realtà specializzata nei prodotti surgelati premium. IDAK ha ora deciso di concentrarsi esclusivamente sui prodotti da forno di alta qualità, articolati in due categorie complementari: Bakery & Patisserie e Pizza & Pizza Snacks. La separazione da KADI AG, produttore di prodotti a base di patate e snack con sede a Langenthal, con effetto dal 1° settembre 2026, consentirà a entrambe le aziende di perseguire le rispettive strategie di crescita con maggiore focus


Alexandre Vigneron
, CEO di IDAK Food Group con sede a Spreitenbach, AG, commenta: “Con una chiara focalizzazione sul segmento bakery, rafforziamo il nostro orientamento strategico verso prodotti da forno di alta qualità, venduti e apprezzati in tutto il mondo. Processi produttivi fortemente complementari ci consentono inoltre di indirizzare i nostri investimenti in modo ancora più mirato, rafforzando la nostra posizione competitiva e accelerando la nostra crescita internazionale.”
Anche Yvonne Richard, CEO di KADI AG, accoglie positivamente la futura direzione dell’azienda: “Questa cessione ci consente di proseguire il nostro percorso in modo indipendente e di sviluppare ulteriormente il nostro business con autonomia all’interno del nostro mercato.”

KADI ha posto le basi del successo
Nel 2018, IDAK Food Group ha avviato il proprio percorso con l’obiettivo di costruire un gruppo paneuropeo nel settore dei prodotti surgelati premium. KADI, allora pienamente integrata nel Gruppo, ha rappresentato l’inizio di questo percorso di successo.
“Grazie al suo solido sviluppo, KADI ha contribuito in modo significativo all’attuale posizione di mercato e al profilo internazionale del Gruppo. Rimane una parte importante della nostra storia”, afferma Alexandre Vigneron.

Continuità garantita
KADI passerà ora sotto il controllo di maggioranza della società d’investimento Invision AG, con sede a Zugo, mentre il management di KADI manterrà una partecipazione di minoranza. Invision e KADI si conoscono già grazie alla precedente collaborazione, poiché KADI ha fatto parte del portfolio di Invision dal 2018 al 2024. La CEO Yvonne Richard e il Comitato esecutivo manterranno i rispettivi incarichi. Christof Lehmann, ex CEO di IDAK Food Group ed ex CEO di KADI AG, nonché attuale membro del Consiglio di amministrazione di IDAK Food Group, assumerà la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI.

“Siamo orgogliosi di ciò che KADI ha contribuito a costruire all’interno di IDAK Food Group”, afferma Yvonne Richard, CEO di KADI AG.

“Con Invision entriamo in un contesto che conosce molto bene il nostro business, la nostra cultura e le nostre ambizioni. Questa conoscenza ci garantisce continuità e, allo stesso tempo, libertà imprenditoriale per la prossima fase.”
Christof Lehmann, Presidente del Consiglio di amministrazione di KADI, aggiunge: “Sono lieto di accompagnare KADI nella sua prossima fase di sviluppo e di poter mettere a disposizione la mia esperienza.”

 

Informazioni su IDAK Food Group
Fondata nel 2018, IDAK Food Group è un gruppo paneuropeo attivo nel settore dei prodotti surgelati premium e, dal 2020, ha registrato una forte crescita sia organica sia attraverso acquisizioni. Con sede a Spreitenbach, AG, l’azienda si concentra sulla produzione di prodotti da forno di alta qualità in due categorie complementari: Bakery & Patisserie e Pizza & Pizza Snacks. IDAK conta circa 2400 collaboratori e genera un fatturato annuo superiore a CHF 480 milioni. Il Gruppo comprende Romers Hausbäckerei in Svizzera; Margherita, Gusto Sorrento e ProPizza in Italia; il Gruppo Onoré con Boncolac e Mag’M in Francia; nonché Cakesmiths e Proper Cornish nel Regno Unito. Nei suoi 18 siti produttivi, IDAK realizza prodotti surgelati di alta qualità destinati principalmente ai canali retail e foodservice, distribuendoli in oltre 50 Paesi. Dal 2024, il Gruppo è controllato a maggioranza da TowerBrook Capital Partners e dal management. www.idak.ch

Informazioni su KADI AG
KADI AG produce prodotti refrigerati e surgelati e ha sede a Langenthal. L’azienda è riconosciuta come specialista in patatine fritte e involtini primavera. Produce circa 270 referenze, utilizzate quotidianamente in oltre 12’000 ristoranti in tutta la Svizzera. Grazie alla sua forte capacità di innovazione e all’elevata qualità dei prodotti, KADI si è affermata come azienda indipendente nel settore alimentare. Da 30 anni KADI organizza il “Goldener Koch”, il più prestigioso concorso culinario della Svizzera. L’azienda è stata fondata nel 1951 come fabbrica di fiocchi di patate. Nel 2025 KADI contava circa 190 collaboratori e generava un fatturato su


www.idak.ch


Plan de Corones: l’autunno sulle Dolomiti che invita a rallentare. È la stagione ideale per vivere la montagna senza fretta


Colori
spettacolari, aria cristallina, escursioni nei paesaggi UNESCO, cultura e cucina altoatesina: l’autunno regala alla Regione Dolomitica Plan de Corones un tempo prezioso in cui la montagna si lascia scoprire senza fretta. È la stagione per rigenerarsi prima dell’inverno, lasciandosi avvolgere dalla luce morbida, dai colori del foliage e dal piacere di ritrovare un ritmo più lento. I mesi di settembre, ottobre e inizio novembre sono ideali per programmare weekend lunghi, fughe di coppia, viaggi gastronomici, esperienze wellness e soggiorni tranquilli lontano dallo stress della città: un mosaico di possibilità per coppie, famiglie con bambini, gruppi di amici, in cui ognuno può trovare il proprio ritmo, godendo giornate indimenticabili. Chi arriva in autunno a Plan de Corones trova una montagna meno rumorosa e affollata, ma non meno viva: numerosi rifugi, ristoranti e impianti di risalita prolungano la loro apertura nella stagione autunnale e sono pronti ad accogliere gli ospiti, il meteo più stabile e fresco invita a piacevoli escursioni per tutti i livelli, esperienze attive o a ritmo lento, la natura offre lo spettacolo unico del foliage e i paesi accompagnano alla scoperta della storia e delle tradizioni del territorio.

Brunico e i paesi di Plan de Corones: alla scoperta dell’Alto Adige più autentico

La luce del mattino su un bosco dorato, il profilo delle Dolomiti in lontananza, una sosta in malga o una cena a base di cucina ladina tradizionale, un’escursione nei paesaggi patrimonio UNESCO, una visita al museo: è in questa calma che la Regione Dolomitica Plan de Corones rivela la sua capacità di unire natura e cultura, libertà e ospitalità in un’esperienza indimenticabile nel cuore dell’Alto Adige, tra la Val Pusteria e la Valle Anterselva, attraverso i paesi che la raccontano. Brunico, maggior cittadina del Val Pusteria, con il suo centro storico porticato, le botteghe, i caffè e il castello, è la tappa ideale per abbinare una passeggiata leggera a un momento culturale. San Vigilio e San Martino in Badia sono i centri della Ladinia più autentica e le porte di accesso ai Parchi naturali di Fanes-Senes-Braies e Puez-Odle, dove il paesaggio introduce al mondo delle leggende, della lingua ladina, dell’artigianato e delle tradizioni locali; Valdaora è invece il paese numero uno per le famiglie attive in Alto Adige, vicino al Plan de Corones; Chienes, con la sua posizione strategica, è immerso in un morbido paesaggio di boschi e percorsi nella natura, mentre la Valle Anterselva incanta con il suo lago verde-turchese, la quiete e gli accessi verso scorci alpini che aprono al Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il Plan de Corones, cuore panoramico della regione

Plan de Corones, con i suoi 2.275 metri, resta il punto di riferimento naturale della regione. Conosciuto in inverno come una delle montagne sciistiche più importanti dell’Alto Adige, nei mesi più miti mostra un carattere diverso: più silenzioso, panoramico, contemplativo. Dal suo altopiano sommitale lo sguardo si apre a 360 gradi verso le Dolomiti e le Alpi circostanti, offrendo un punto di osservazione privilegiato su valli, boschi e cime, che nelle giornate terse sembrano ancora più vicine.

Accanto al panorama, la cultura ha un ruolo centrale: in quota si trovano il MMM Corones ((museo d'alta quota spettacolare) progettato da Zaha Hadid e dedicato all’alpinismo, e il LUMEN Museum of Mountain Photography. Nei dintorni, il Castello di Brunico, il Museum Ladin Ciastel de Tor e il Museo provinciale degli usi e costumi completano l’offerta culturale tra i paesi e le valli.

Per raggiungere comodamente i panorami del Plan de Corones, le cabinovie in partenza da Brunico, Valdaora e San Vigilio portano in quota in pochi minuti. Da qui si snodano esperienze come la Via Artis, galleria d’arte all’aperto tra le più alte del mondo di 7,2 km, che quest’anno si arricchisce di cinque nuove opere, il percorso panoramico Concordia 360°, un itinerario ad anello intorno alla sommità del Plan de Corones, conosciuto anche come “Panettone”, con scorci su Fanes, Sella, Odle, Sass de Putia e Ortles.

Eventi enogastronomici e sapori d’autunno

La stagione si assapora anche a tavola, dove la tradizione enogastronomica diventa parte integrante dell’esperienza di viaggio. Dopo un’escursione tra boschi, pascoli e magnifiche cime, i rifugi e i ristoranti di Plan de Corones invitano a scoprire i sapori della tradizione attraverso piatti tipici preparati con ingredienti del territorio: canederli, speck, formaggi d’alpeggio, erbe aromatiche, dolci e vini altoatesini che raccontano un patrimonio culinario profondamente legato alla montagna.
Il calendario autunnale è arricchito inoltre da eventi che celebrano questa identità gastronomica, come la Festa dello Speck Alto Adige IGP, in programma il 26 e 27 settembre 2026 sulla cima del Plan de Corones. In uno scenario spettacolare, i migliori produttori locali si incontrano per offrire degustazioni, specialità a km zero e momenti dedicati alla cultura enogastronomica altoatesina, trasformando il gusto in un’esperienza da vivere.

 Offerte d’autunno a Plan de Corones

“Golden Summit Weeks” a Brunico e Valdaora

Dal 1° ottobre all’8 novembre 2026, gli ospiti delle strutture aderenti di Brunico e Valdaora possono usufruire, con il Guest Pass Plan de Corones, di una salita e una discesa gratuita al giorno sugli impianti di risalita inclusi, nei rispettivi periodi di apertura. L’iniziativa “Golden Summit Weeks” permette di vivere la montagna in tutta la sua bellezza autunnale, tra panorami meravigliosi, sentieri immersi nella natura e un ricco programma di esperienze. In quota sarà infatti possibile partecipare anche a escursioni guidate e altre attività organizzate, per scoprire il territorio da prospettive sempre nuove.
Info: www.kronplatz.com


“Autumn Special” a San Vigilio di Marebbe

Per vivere appieno la stagione autunnale, San Vigilio Dolomites propone “Autumn Special San Vigilio”, dal 05 settembre all’01 novembre 2026, un pacchetto di esperienze pensato per arricchire il soggiorno degli ospiti con attività dedicate alla scoperta del territorio, della cultura e della natura. Dalle escursioni guidate alla scoperta della fauna alpina, alle visite ai musei, fino ad attività adrenaliniche come la discesa sulla zip line più lunga d’Europa. Un’offerta che permette di esplorare il territorio da prospettive diverse, alternando esperienze outdoor, cultura e avventura. L’iniziativa comprende oltre 15 esperienze e agevolazioni, per un valore complessivo superiore a 250 euro, molte delle quali gratuite o disponibili a tariffe scontate per chi soggiorna nelle strutture aderenti.

Info: www.sanvigilio.com

“Autumn package” in Valle Anterselva

Anche la Valle Anterselva – nota per l’omonimo lago di montagna dal colore turchese, circondato da boschi di conifere e dalle imponenti cime dolomitiche del Gruppo delle Vedrette di Ries – celebra l’autunno con “Autumn Package”, un’iniziativa dedicata agli ospiti delle strutture aderenti: dal 11 settembre al 10 ottobre 2026, propone infatti un ricco programma di esperienze per vivere il territorio in tutte le sue sfaccettature. Itinerari dedicati al lago di Anterselva, escursioni guidate, visite ai masi con degustazioni di prodotti tipici, attività nella natura, ingressi agevolati ai musei del Plan de Corones e sconti per la risalita in funivia da Valdaora si affiancano a numerose altre proposte, valorizzando il patrimonio paesaggistico, culturale ed enogastronomico della valle e offrendo un modo autentico di scoprire i Parchi Naturali delle Dolomiti in autunno.
Info: www.antholzertal.com

Vantaggi e sconti per gli ospiti di Chienes

Gli ospiti delle strutture aderenti all’Associazione Turistica di Chienes possono fruire di tutti i mezzi di trasporto pubblico regionale in Alto Adige (bus, treno, escursioni a piedi, funivie regionali) e di numerosi servizi e sconti. Dal 6 settembre all’8 novembre 2026 hanno diritto a una salita e una discesa al giorno presso gli impianti di risalita Plan de Corones 2000.
Info: www.kiens.bz/it


Guest Pass Plan de Corones

La sostenibilità è una scelta concreta: diverse località della Regione Dolomitica Plan de Corones hanno intrapreso percorsi strutturati secondo gli standard internazionali GSTC (Global Sustainable Tourism Council). Il Guest Pass Plan de Corones consente agli ospiti delle strutture affiliate di utilizzare bus e treni regionali in tutto l’Alto Adige, mentre servizi come il Südtirol Transfer collegano direttamente le stazioni con le strutture ricettive, rendendo più facile spostarsi tra paesi e valli, vivendo il territorio con maggiore lentezza e attenzione al paesaggio, senza dipendere esclusivamente dall’automobile. Raggiungere Brunico in treno, proseguire verso le località della regione, organizzare escursioni giornaliere e rientrare comodamente alla propria struttura diventa parte di un modo diverso di viaggiare. In autunno, quando il ritmo è naturalmente più lento, questa possibilità rafforza il posizionamento della destinazione come luogo da vivere con calma e consapevolezza. 

 

 

Skirama Plan de Corones
Via Johann Georg Mahl 40 Brunico
Businesspark Zukunft 3°piano
Tel. +39 0474 551500

Kronplatz Holding (Società Impianti e Gestione)
Via Funivia 10 Brunico Riscone (BZ)
Telefono: +39 0474 548225
www.kronplatz.group/it


Un sogno in Laguna veneta. In vendita l'Isola di Crevan, paradiso privato carico di storia, fascino e natura


Nel cuore più riservato della laguna di Venezia, l’intera Isola di Crevan è sul mercato alla cifra di 5,5 milioni di euro. Questa oasi privata di 5.700 mq, circondata da barene incontaminate, regala una vista spettacolare su Murano, Burano e Torcello. Un frammento di terra che sembra fluttuare sull'acqua.
Un Fortino Napoleonico, il fascino di possedere un pezzo di storia.
Il cuore pulsante dell'isola è un fortino napoleonico del 1806 (successivamente ampliato dagli austriaci). Completamente restaurato in chiave residenziale, il forte occupa 215 mq e ospita 4 camere e 3 bagni. Gli interni offrono lo spazio ideale per salotti di alta rappresentanza o per creare una secret kitchen d'autore. All'esterno, un incantevole giardino ricco di alberi da frutto e piante ornamentali profuma l'aria. Qui si potrebbe facilmente dare vita a un orto sinergico lagunare, per coltivare le iconiche castraure (i carciofi violetti di Sant'Erasmo, la vicina "isola-orto" di Venezia) e le erbe spontanee di barena, oggi ambitissime dai grandi chef.
Un approdo per il turismo di qualità e non solo.
L'isola è un paradiso per l'ospitalità e la privacy, dotata di un canale interno con approdo privato e persino di un eliporto. Nel porticciolo è ormeggiato un pezzo da novanta della storia navale: un trabaccolo del 1898 ancora in splendida forma. Si tratta della scenografia perfetta per esclusivi aperitivi al tramonto, sorseggiando un calice di Dorona, il rarissimo vino nativo della laguna veneziana, accompagnato dai tipici cicheti reinterpretati.
Tra l'orizzonte e il mito di Cipriani: la rinascita della locanda e la cucina della Laguna.
A rendere questa proprietà un'opportunità unica per il turismo gourmet è la sua posizione strategica. A pochi minuti di navigazione si trova infatti Torcello, l'isola che ospita la leggendaria Locanda Cipriani, storico tempio dell'accoglienza e della cucina veneziana, appena riaperta a giugno 2026 dopo un imponente restauro. La vicinanza a Torcello non rappresenta solo un vantaggio logistico, ma un vero e proprio passaporto per l'alta cucina lagunare. La leggendaria Locanda Cipriani, restituita al suo massimo splendore nel giugno 2026, continua a essere il faro di una tradizione culinaria che ha incantato reali, scrittori come Ernest Hemingway e buongustai di tutto il mondo. Qui, l'esperienza gastronomica celebra i classici della cucina veneziana rivisitati con tocchi contemporanei, dove il pesce freschissimo dell'Adriatico incontra le primizie degli orti locali in un'atmosfera di intramontabile fascino.
Le "Castraure", i tesori degli orti insulari, i vigneti murati e l'eccellenza della viticoltura eroica.
Vivere a Crevan significa trovarsi al centro di un ecosistema gastronomico unico. A pochi minuti di barca sorge l'isola di Sant'Erasmo, storicamente definita "l'Orto di Venezia". Questo lembo di terra è celebre in tutto il mondo per la coltivazione delle castraure — i tenerissimi e sapidi primizi del carciofo violetto, presidio Slow Food — e per i suoi terreni argillosi e salmastri che conferiscono a ortaggi, vigne e alberi da frutto aromi intensi e inconfondibili, difficilmente replicabili altrove. La Laguna Nord è anche il teatro di una straordinaria rinascita enologica, legata alla cosiddetta "viticoltura eroica". Tra i canali circostanti si nascondono i rari vigneti murati, dove storiche cantine hanno recuperato la Dorona, l'antico vitigno autoctono amato dai Dogi. Questo uovo d'oro dell'enologia veneziana produce vini bianchi di incredibile struttura, mineralità e longevità, capaci di racchiudere nel calice la sapidità del mare e la forza della terra. Possedere Crevan significa poter tracciare una rotta d'eccellenza che unisce la propria darsena privata direttamente alle cantine e alle tavole più esclusive e ricercate d'Italia.
Comprare Crevan non significa solo acquistare un immobile, ma un intero paesaggio. Un luogo dove l'orizzonte fa da confine e dove si può riscrivere la storia dell'alta accoglienza e della viticoltura eroica lagunare.
(credits: Lionard Luxury Real Estate)
(a cura di Gianluigi Veronesi)

Buon Ferragosto! Storia, riti e curiosità della festa che attraversa il mondo

Ferragosto è una delle ricorrenze più riconoscibili del calendario italiano, ma la sua storia affonda le radici molto più indietro del consueto pranzo in famiglia, della grigliata all’aperto o della giornata in spiaggia. Il nome deriva dal latino Feriae Augusti, le «ferie di Augusto»: un periodo di riposo e di festeggiamenti collegato alla figura dell’imperatore Ottaviano Augusto. La ricorrenza fu istituita nel 18 a.C. e, nella sua forma originaria, cadeva il 1° agosto. Il termine Ferragosto è dunque legato direttamente al nome del mese, a sua volta dedicato appunto ad Augusto. Nella Roma imperiale le Feriae Augusti si inserivano in un più ampio calendario di celebrazioni estive. Il periodo coincideva con la conclusione di importanti lavori agricoli e con una fase di pausa per la popolazione rurale. Non si trattava, quindi, semplicemente di una «festa del raccolto» nel senso moderno del termine, ma di un periodo di sospensione delle attività e delle celebrazioni pubbliche. Le festività comprendevano giochi, spettacoli e momenti conviviali: anche le corse di cavalli facevano parte della tradizione festiva romana.

Il Ferragosto che conosciamo oggi è però il risultato della sovrapposizione di due tradizioni diverse. Nel corso dei secoli la celebrazione del 15 agosto si è legata alla festa cristiana dell’Assunzione della Vergine Maria, mentre la denominazione popolare «Ferragosto» ha conservato l’eco dell’antica ricorrenza romana. La festa mariana è attestata nella tradizione cristiana da molti secoli, sia in Occidente sia nelle Chiese orientali, dove è conosciuta soprattutto come “Dormizione della Madre di Dio”. Una precisazione storica è importante: il dogma cattolico dell’Assunzione non nasce nel 1950. Il Papa Pio XII definisce solennemente come verità rivelata da Dio una cosa già creduta da sempre dal popolo cristiano e dal 1° novembre 1950, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, stabilisce come verità di fede che Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta «in anima e corpo» alla Gloria celeste. È proprio questa stratificazione di storia romana, tradizione cristiana e cultura popolare a rendere il 15 agosto una data particolare. In Italia Ferragosto è diventato soprattutto la festa dell’estate: mare, montagna, gite fuori porta, sagre, concerti, sfilate e soprattutto tavolate.  La dimensione religiosa rimane fortissima in numerose località, dove le celebrazioni dell’Assunta si accompagnano a processioni, messe solenni e feste patronali.
A Siena, per esempio, il legame fra il 15 agosto e la tradizione delle corse equestri sopravvive nella cultura del Palio dell’Assunta, che si corre tradizionalmente il 16 agosto.

E oltre i confini italiani?
L’idea che Ferragosto sia una festa esclusivamente italiana è vera solo in parte. È tipicamente italiana la parola «Ferragosto» e lo è anche il modo in cui la giornata è diventata sinonimo di vacanza collettiva. Ma il 15 agosto è una data di grande rilievo in numerosi Paesi europei e in diverse comunità cattoliche del mondo.
In Grecia, la ricorrenza è la Koímisi tis Theotókou, la "Dormizione della Madre di Dio", una delle principali feste religiose dell’anno per la tradizione ortodossa. Il periodo è caratterizzato da pellegrinaggi e feste popolari - le “panigyria” - che uniscono celebrazioni religiose, musica, danza e convivialità. Uno dei luoghi simbolo è l’isola di Tinos, dove il santuario della Panagia Evangelistria richiama ogni anno numerosi pellegrini. La festa è così importante nella cultura greca da essere spesso considerata una sorta di «Pasqua d’estate».
In Spagna, il 15 agosto è la Asunción de la Virgen ed è festività nazionale. La ricorrenza religiosa si intreccia con numerose feste locali. A Málaga, per esempio, la "Feria de Agosto" prende il via proprio intorno a Ferragosto: quest’anno si svolge dal 15 al 22, con spettacoli, musica, flamenco, gastronomia e le tradizionali casetas (stand fieristici) e si comincia già dal 14 con uno spettacolo che combina giochi con i droni e fuochi d’artificio. A Madrid, invece, il calendario estivo comprende le “verbenas” dedicate ai santi patroni dei quartieri, tra cui quella della Paloma, tradizionalmente celebrata a metà agosto. In molte zone della Spagna il 15 agosto rappresenta dunque non solo un appuntamento religioso, ma anche uno dei momenti centrali dell’estate popolare. Anche in Francia l’Assomption è un giorno festivo nazionale. In questo agosto cade di sabato 15 e rimane una delle festività ufficiali del calendario francese. Alle celebrazioni religiose, particolarmente radicate in alcune aree, si affiancano feste locali e appuntamenti estivi, molti dedicati pure alla "bonne cousine".
In Polonia il 15 assume un significato particolarmente suggestivo con la Matka Boska Zielna, la «Madonna delle erbe»: i fedeli portano nelle chiese mazzi composti da fiori, erbe aromatiche e spighe, che vengono benedetti. È una tradizione nella quale la devozione mariana si intreccia con l’antico simbolismo agricolo e con il ringraziamento per i frutti della terra. La giornata coincide inoltre con la Festa delle Forze Armate polacche. A Malta, l’Assunzione è una delle ricorrenze religiose più sentite e il 15 agosto è giorno festivo nazionale. Le celebrazioni, note nel contesto delle feste maltesi, sono caratterizzate da processioni, bande musicali e fuochi d’artificio, con un forte coinvolgimento delle comunità locali. Il quadro cambia in Irlanda, dove l’Assunzione è una ricorrenza religiosa importante, ma non costituisce una festività nazionale. Anche questo è un esempio di quanto sia rischioso identificare automaticamente la celebrazione religiosa del 15 agosto con un giorno festivo civile: le due cose non coincidono necessariamente.

Dall’Europa alle Americhe
Il 15 agosto conserva un ruolo importante anche in diversi Paesi dell’America Latina, sebbene con modalità differenti. In Cile il 15 agosto è un giorno festivo nazionale dedicato alle celebrazioni religiose dell'Assunzione. In Colombia, per esempio, la festa dell’Assunzione della Vergine è riconosciuta come giorno festivo, ma il riposo civile viene trasferito al primo lunedì successivo al 15 agosto secondo il sistema dei cosiddetti «festivi spostabili». Nel calendario colombiano del 2026, infatti, la ricorrenza cade lunedì 17 agosto.
In Brasile, la devozione alla Nossa Senhora da Assunção è molto diffusa, ma non va confusa con una festività nazionale valida indistintamente in tutto il Paese: il carattere festivo può essere locale. A Fortaleza, per esempio, è festa municipale dedicata alla patrona e in città si organizza anche una grande camminata religiosa. Particolarissimo è il caso del Costa Rica, dove il 15 agosto unisce la ricorrenza religiosa alla Festa della Mamma (Día de la Madre). La data è diventata così un appuntamento familiare, con pranzi e celebrazioni dedicate alle madri, con regali e pranzi in famiglia.

Fuori dall’area delle tradizioni cattoliche, il 15 agosto può avere tutt’altro significato
Spostandosi in Oriente, la metà di agosto coincide con uno dei periodi più sacri e sentiti del calendario culturale giapponese: l’Obon (o semplicemente Bon). Sebbene le sue origini siano legate alla tradizione buddista e non corrispondano storicamente alla festività di Ferragosto, questa data condivide il periodo dell’anno con la tendenza della popolazione a spostarsi per ricongiungersi con la propria famiglia d’origine. L’Obon è una festa dedicata al culto e alla memoria degli spiriti degli antenati, che secondo la tradizione religiosa tornano temporaneamente nel mondo dei vivi per far visita ai propri cari, per accoglierli guidandoli verso la casa paterna; le famiglie accendono piccoli fuochi di benvenuto (mukaebi) e puliscono con devozione le tombe di famiglia (hakamairi). Durante quei giorni, interi villaggi e quartieri si animano con il Bon Odori, una danza tradizionale eseguita al ritmo dei tamburi taiko attorno a palchi di legno allestiti per l’occasione, a cui tutti partecipano indossando i tipici “yukata” estivi. Per la Corea del Sud, il 15 agosto è una festa nazionale di importanza storica e identitaria chiamata “Gwangbokjeol”, letteralmente “Giorno del ritorno della Luce”. La ricorrenza commemora la liberazione della penisola coreana dal duro trentennio di occupazione coloniale dell’Impero giapponese (1910-1945) avvenuto con la resa del Giappone al termine della seconda guerra mondiale. Questa data assume una duplice rilevanza storica, poiché coincide anche con il 15 agosto 1948, giorno della formale fondazione della Repubblica di Corea. La giornata viene celebrata con cerimonie istituzionali di altissimo livello presso l’Independence Hall di Cheonan: discorsi presidenziali, sfilate commemorative ed eventi culturali diffusi in tutte le città. In segno di profondo rispetto e patriottismo, l’intera popolazione espone dai balconi e lungo le strade la bandiera nazionale (Taegeukgi). In India la data coincide con l’Independence Day, che celebra l’indipendenza dal dominio britannico, ottenuta il 15 agosto 1947. È dunque una festa nazionale laica, senza alcuna relazione con il Ferragosto italiano.

Il Ferragosto a tavola
Se c’è un elemento capace di unire le diverse versioni italiane della festa, è la tavola. Non esiste però un vero e proprio «menu nazionale di Ferragosto» - tranne per il mitico "pollo e peperoni" di romanesca memoria (si prepara rosolando il pollo con aglio, cipolla e peperoncino, unendo poi i peperoni a pezzi, sfumando con il vino bianco e cuocendo lentamente per poi unire un tocco di pomodoro)... - e anche per la "bombetta di Martina Franca", tipico involtino di carne pugliese, della Valle d'Itria (si tratta di una sottile fetta di capocollo di maiale farcita con formaggio - canestrato, caciocavallo o provolone - sale e pepe, poi arrotolata e cotta tradizionalmente alla brace o nel "fornello pronto" della macelleria) - .  La gastronomia cambia radicalmente da regione a regione. La grigliata è forse l’immagine più popolare, con carne, salsicce, costine e spiedini preparati all’aperto. Ma sulle tavole italiane compaiono anche piatti al forno, parmigiana di melanzane, pasta fredda, insalate di riso, verdure ripiene e specialità locali. Al Sud, pesce e prodotti del mare diventano spesso protagonisti, mentre nelle aree interne resistono ricette legate alla cucina contadina. E poi c’è l’anguria (Cucumis citrullus: da qui “cocomero”) forse il simbolo gastronomico più immediato dell’estate italiana: fresca, dissetante e facile da condividere, è diventata una presenza quasi immancabile nei pranzi e nel periodo delle “Feriae Augusti”.
E cosa si beve?
Ovviamente preferite le fresche "bollicine" - scontatissimi Prosecco e Franciacorta che vanno via come il pane"- ma a seconda delle zone, anche un rosato fresco o un rosso giovane di media struttura come il Bardolino Chiaretto, un Cerasuolo d'Abruzzo o un Chianti Gallo Nero o ancora un ottimo Lambrusco (un Grasparossa di Castelvetro o un Salamino di Santa Croce con la loro spiccata freschezza, la leggera effervescenza e la struttura tannica, puliscono perfettamente il palato dalla grassezza, dai sapori intensi e dalla succulenza di costine, salamelle e salsicce, naturalmente preferendo la versione secca) tutti vini ottimi e perfetti all'uopo....

Più che una festa, dunque, Ferragosto è un vero e proprio rituale collettivo: mangiare insieme, stare all’aperto, interrompere per un giorno il ritmo ordinario e condividere il tempo con familiari e amici. Ciò che resta peculiarmente italiano è soprattutto il nome. Qui, una festa nata nell’antica Roma ha conservato nel linguaggio comune il proprio antico appellativo, trasformandosi nel Novecento in uno dei simboli per eccellenza delle vacanze estive. Una parola latina sopravvissuta per duemila anni, una festa cristiana, una tradizione agricola, una devozione popolare che, infine, diventano insieme moderna "cultura balneare": tutto ciò, sembra essersi dato appuntamento, inesorabilmente, ineluttabilmente, a metà agosto (e per sempre!).

Ferragosto è, in definitiva, molto più di un giorno rosso sul calendario. È il risultato di una lunga stratificazione storica, nella quale il riposo e il piacere (della tavola) hanno finito per diventare una cosa sola. Ed è forse questo che spiega perché, ancora oggi, questa festività continui a rappresentare per milioni di italiani la stessa, irresistibile idea di estate. Con una differenza - forse - rispetto ai Romani di allora: quelli si fermavano per riposare, noi, lo facciamo stravaccati sotto al sole, in coda in autostrada e, possibilmente dopo aver prenotato un tavolo per quindici persone. Perché a Ferragosto, in Italia, anche il riposo è una faccenda seria.
Buon Ferragosto a tutti!


Agosto 2026, un mese sotto il segno del cielo: eclissi, Perseidi e incontri ravvicinati tra Luna e pianeti

Dalla grande eclissi solare del 12 agosto alla pioggia delle Perseidi, passando per la congiunzione tra Luna e Venere e per l’eclissi lunare del 28 agosto prossimo, quindi in questo agosto 2026 si concentra una sequenza particolarmente ricca di appuntamenti astronomici. Un calendario interessante non solo per gli appassionati, ma anche per chi pratica turismo astronomico e sceglie destinazioni e spostamenti in funzione degli eventi celesti.

In poche settimane si concentrano due eclissi, una solare e una lunare, il massimo dello sciame meteorico delle Perseidie una congiunzione tra la Luna e Venere. Eventi diversi per natura, osservabilità e condizioni, ma accomunati da una caratteristica: per seguirli al meglio sarà determinante scegliere con attenzione luogo, orario e condizioni del cielo. Il momento più atteso è il 12 agosto, quando una rara eclissi solare totale attraversa alcune aree dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa meridionale. L'Italia non si trova nella fascia di totalità, ma potrà assistere a un'eclissi parziale particolarmente profonda in diverse regioni settentrionali e insulari. Nella stessa giornata, inoltre, raggiungerà il massimo annuale lo sciame delle Perseidi, favorito quest'anno dall'assenza della luce della Luna.
Il mese si concluderà poi con un'eclissi lunare parziale, nella notte tra il 27 e il 28 agosto pv.

Il 12 agosto l'eclissi solare: totale in Spagna, parziale in Italia

La fase di totalità attraverserà una fascia relativamente stretta della superficie terrestre, interessando tra le altre aree l'Islanda e la penisola iberica, prima di concludersi verso le Baleari. Nel punto di massima durata, la totalità raggiungerà poco più di due minuti. Per assistere al fenomeno nella sua forma più spettacolare occorrerà quindi viaggiare al di fuori dell'Italia. In territorio italiano, infatti, il disco solare sarà coperto soltanto parzialmente dalla Luna. Il fenomeno sarà comunque notevole, soprattutto nel Nord-Ovest e in Sardegna, dove l'oscuramento potrà superare il 90% e arrivare localmente a valori prossimi al 95% e oltre. In Liguria, ad esempio, alcune località raggiungeranno circa il 95% di copertura.
Anche la Sardegna offrirà condizioni interessanti, ma con una particolarità: il massimo dell'eclissi avverrà molto vicino al tramonto. In una località della Sardegna settentrionale, per esempio, il massimo è previsto intorno alle 20:22, con il Sole ormai molto basso sull'orizzonte.
È proprio questo l'elemento che renderà decisiva la scelta del punto di osservazione. Per seguire il fenomeno dall'Italia sarà necessario avere un orizzonte occidentale completamente libero, preferibilmente dal mare, da un punto sopraelevato o da una zona priva di edifici, alberi e rilievi che possano nascondere il Sole negli ultimi minuti dell'evento.
Le condizioni di sicurezza, invece, non cambiano: mai osservare direttamente il Sole senza un filtro solare certificatoper l'osservazione delle eclissi. La presenza di una copertura superiore al 90% non rende innocua la parte di fotosfera ancora visibile. Occhiali da sole, pellicole fotografiche, vetri affumicati e altri sistemi improvvisati non sono strumenti di protezione adeguati.

Le Perseidi nel momento migliore: la notte tra il 12 e il 13 agosto

Se l'eclissi sarà l'appuntamento diurno, la notte del 12 agosto offrirà un secondo fenomeno completamente diverso: il massimo delle Perseidi, uno degli sciami meteorici più conosciuti e osservati dell'anno. La tradizione popolare associa le stelle cadenti alla notte di San Lorenzo, il 10 agosto, ma il massimo astronomico delle Perseidi non coincide necessariamente con quella data. Nel 2026 il picco è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, in prossimità della fase di Luna nuova. È una combinazione particolarmente favorevole, perché l'assenza della luce lunare lascia il cielo molto più scuro e permette di individuare anche le meteore meno luminose.
Le Perseidi sono prodotte dai frammenti lasciati lungo l'orbita dalla cometa 109P/Swift-Tuttle. Quando la Terra attraversa questa regione dello spazio, le particelle nell'atmosfera a velocità elevatissime e si disintegrano producendo le scie luminose che chiamiamo comunemente stelle cadenti. In condizioni ideali, lontano dall'inquinamento luminoso e con un cielo limpido, l'attività può raggiungere decine di meteore all'ora, fino a circa 100 nelle condizioni più favorevoli. Non significa, naturalmente, che sarà possibile vedere cento scie ogni ora da qualsiasi località: la frequenza effettiva dipende dalla qualità del cielo, dalla posizione del radiante e dall'attività reale dello sciame. Per osservare le Perseidi non servono telescopi o binocoli. Anzi, è preferibile avere un campo visivo il più ampio possibile. La strategia migliore consiste nel raggiungere una località buia, lontana dalle luci dei centri abitati, sdraiarsi o utilizzare una sedia reclinabile e guardare una porzione ampia di cielo. Le ore più favorevoli sono quelle dopo la mezzanotte e verso l'alba, quando il radiante nella costellazione di Perseo è più alto sull'orizzonte. È consigliabile arrivare sul posto almeno 20-30 minuti prima di iniziare l'osservazione, evitando per quanto possibile telefoni e altre fonti di luce per permettere agli occhi di adattarsi all'oscurità.
La notte del 12 agosto avrà quindi una caratteristica eccezionale: dopo aver osservato l'eclissi al tramonto, gli appassionati potranno proseguire la serata sotto un cielo praticamente privo di Luna, in attesa delle meteore.

Il 16 agosto la Luna incontra Venere

A metà mese sarà invece la volta di un fenomeno meno spettacolare, ma facilmente osservabile anche senza strumenti: la congiunzione tra la Luna e Venere.
L'appuntamento è per il 16 agosto, quando una sottile falce di Luna crescente passerà vicino a Venere nel cielo occidentale. La minima distanza apparente sarà di circa 2 gradi, una separazione sufficientemente ridotta da rendere i due oggetti particolarmente evidenti nello stesso campo visivo. Venere, grazie alla sua elevata luminosità apparente, sarà facilmente riconoscibile come un punto brillante anche quando il cielo non sarà ancora completamente buio. La Luna, appena pochi giorni dopo il novilunio, apparirà invece come una sottile “falce”. Il momento migliore per osservarli sarà subito dopo il tramonto, guardando verso Ovest. La finestra di osservazione sarà però relativamente breve: entrambi gli oggetti si troveranno bassi sull'orizzonte e tramonteranno poco dopo.
È un evento ideale anche per chi non dispone di attrezzatura astronomica. Un binocolo può valorizzare il paesaggio celeste, ma per apprezzare la congiunzione sono sufficienti gli occhi e un orizzonte occidentale libero. Il McDonald Observatory segnala proprio le sere del 15 e 16 agosto come particolarmente interessanti per l'osservazione della sottile Luna crescente accanto a Venere.

Il 28 agosto arriva l'eclissi lunare parziale

Il secondo grande appuntamento del mese arriverà nella notte tra il 27 e il 28 agosto, con un'eclissi lunare parziale. A differenza dell'eclissi solare, non sarà necessario alcun filtro per osservare la Luna. Il fenomeno si verifica quando la Luna attraversa la regione d'ombra proiettata dalla Terra nello spazio e una parte del suo disco entra nell'ombra terrestre. In Italia la fase parziale inizierà alle 4:33 del 28 agosto. Il massimo si verificherà intorno alle 6:12, quando circa il 93,9% del diametro apparente della Luna risulterà immerso nell'ombra. A quel punto, però, la Luna sarà ormai molto bassa sull'orizzonte occidentale. A Bologna, per esempio, il massimo è previsto con la Luna ad appena pochi gradi di altezza; il tramonto lunare arriverà poco dopo le 6:38. Questo rende ancora una volta fondamentale la scelta della postazione. Per osservare la parte più spettacolare dell'eclissi sarà necessario avere un orizzonte libero verso Ovest-Sud-Ovest. Una collina, una fila di alberi o un edificio potrebbero nascondere la Luna proprio durante la fase di massimo oscuramento. Il fenomeno sarà osservabile anche senza strumenti ottici e non presenta i rischi associati all'osservazione del Sole. Un cielo scuro permetterà tuttavia di cogliere meglio la differenza tra la porzione di disco immersa nell'ombra e quella ancora illuminata.

Agosto 2026, un mese da segnare sul calendario

Il calendario astronomico dell'agosto 2026 riunisce dunque in poche settimane una sequenza particolarmente interessante: eclissi solare il 12 agosto, massimo delle Perseidi nella notte tra il 12 e il 13, congiunzione Luna-Venere il 16 e nuova eclissi, questa volta lunare, il 28 agosto.
Per chi programma un viaggio alla ricerca del cielo più spettacolare, il 12 agosto rappresenta il momento più ambizioso: spostandosi verso la fascia di totalità sarà possibile assistere a uno dei fenomeni più impressionanti dell'astronomia osservativa. Restando in Italia, invece, l'obiettivo sarà sfruttare i luoghi con l'orizzonte occidentale più libero per seguire l'eclissi parziale fino al tramonto. La notte successiva offre poi una seconda ragione per restare con lo sguardo rivolto verso l'alto: le Perseidi, favorite quest'anno dalla Luna nuova. È probabilmente questa combinazione tra fenomeni diurni e notturni, eclissi e meteore, a rendere l'agosto 2026 particolarmente interessante per il turismo astronomico.
E chi non riuscirà a organizzarsi quest'anno può già guardare al 2 agosto 2027. Quel giorno una nuova eclissi solare totale attraverserà una fascia che comprenderà anche la Spagna meridionale e il Nord Africa. La totalità raggiungerà una durata massima di circa 6 minuti e 23 secondi, rendendo l'evento il più lungo tra quelli totali del XXI secolo osservabili da terre emerse facilmente accessibili. Non sarà, però, in senso assoluto l'eclissi totale più lunga del secolo: quella del 22 luglio 2009 raggiunse una durata maggiore, ma il massimo si verificò sull'Oceano Pacifico. Per gli osservatori del cielo, insomma, il vero appuntamento non è soltanto con un singolo fenomeno, ma con un'intera estate astronomica. E il 2026, almeno guardando al calendario di agosto, offre motivi più che sufficienti per programmare una serata, una notte o persino un viaggio con gli occhi rivolti al cielo.

PS: chi si trovasse nei pressi di Bologna nei giorni degli eventi astronomici, potrà seguirli al meglio recandosi al Planetario di San Giovanni in Persiceto dotato di un soffitto-schermo a cupola semisferica del diametro di 9,1 metri (su cui uno speciale proiettore riproduce circa 1500 “stelle”) e corredato di cinquanta comode poltrone. Con veri e propri spettacoli del cielo, si rendono immediatamente comprensibili argomenti teoricamente complessi....

Planetario di San Giovanni in Persiceto
vicolo Baciadonne 1
San Giovanni in Persiceto (BO)
Tel. 051.6871757
www.agenter.it


Vent’anni di Riserva del Fondatore: il pecorino che ha cambiato la storia dei formaggi festeggia con "sei stelle" al Great Taste Awards

La Riserva e la sua Special Edition conquistano il massimo riconoscimento. In totale sono 15 le stelle assegnate a otto pecorini del caseificio maremmano.

Vent’anni di storia, premi e successi internazionali, celebrati con due nuovi riconoscimenti ai vertici mondiali del gusto. La Riserva del Fondatore, uno dei formaggi simbolo del Caseificio Il Fiorino, festeggia il suo ventesimo anniversario conquistando le prestigiose tre stelle al Great Taste Awards 2026. Lo stesso massimo risultato è stato ottenuto dalla Riserva del Fondatore Special Edition, un’eccellenza dell’eccellenza che vanta una stagionatura di quasi due anni. Le quindici stelle del Great Taste Awards 2026 diventano così il modo più prestigioso per celebrare i primi vent’anni della Riserva del Fondatore: un pecorino nato in Maremma che ha cambiato la storia del mondo caseario, de Il Fiorino e che continua, premio dopo premio, a scriverne il futuro.

Il Fiorino ancora una volta sul tetto del mondo. Le sei stelle ottenute dalle due versioni della Riserva del Fondatore guidano un risultato complessivo di grande rilievo: sono 15, infatti, le stelle assegnate a otto formaggi de Il Fiorino. Un traguardo ancora più importante considerando che il massimo riconoscimento del Great Taste Awards è stato attribuito soltanto a 303 degli oltre 17mila prodotti presentati da tutto il mondo. Appena l’1,7 per cento delle produzioni in gara è riuscito a entrare in questa ristretta élite internazionale. Il medagliere del caseificio è completato dalle due stelle assegnate al Grotta del Fiorino, al Cacio di Venere e al Cacio di Caterina e da una stella conquistata da Noi, Cacio di Giove e Cacio di Afrodite. Otto formaggi diversi per caratteristiche, lavorazioni e stagionature, accomunati dalla qualità delle materie prime, dall’esperienza dei casari e da un metodo produttivo ancora profondamente artigianale.
20 anni di Riserva celebrati nel migliore dei modi. Un doppio successo che accompagna un anniversario particolarmente significativo per il caseificio di Roccalbegna. Nata vent’anni fa, la Riserva del Fondatore ha segnato una svolta nella storia produttiva de Il Fiorino, diventando nel tempo uno dei pecorini più rappresentativi dell’azienda e uno dei più apprezzati nei concorsi nazionali e internazionali. Un formaggio capace di raccontare l’identità della Maremma e, allo stesso tempo, di contribuire al rinnovamento del mondo caseario attraverso una qualità riconoscibile e costante.

Il risultato del Great Taste Awards 2026 premia soprattutto la continuità. Da vent’anni Il Fiorino ottiene riconoscimenti nei più importanti concorsi italiani e internazionali, costruendo una bacheca che oggi conta quasi 300 premi. Un traguardo che ormai si vede all’orizzonte e che è frutto di una costanza di rendimento che distingue il caseificio maremmano e dimostra la capacità di mantenere nel tempo standard qualitativi elevati, senza arretrare sul terreno della cura, della ricerca e dell’identità.

“Le quindici stelle conquistate quest’anno – afferma Angela Fiorini, che guida il caseificio insieme al marito Simone Sargentoni – hanno per noi un significato speciale, perché arrivano in occasione dei vent’anni della Riserva del Fondatore. È un formaggio che ha cambiato la nostra storia e ci ha accompagnati in un percorso di crescita iniziato con tanto lavoro, coraggio e scelte non sempre facili. Vederlo ancora una volta premiato con tre stelle, insieme alla sua Special Edition, ci fa fermare per un momento e pensare che ne sia valsa davvero la pena”.

Il palmarès racconta anche la capacità de Il Fiorino di far convivere tradizione e innovazione. Accanto a produzioni storiche come la Riserva del Fondatore, il Cacio di Caterina e il Grotta del Fiorino, trovano spazio creazioni più recenti come Noi. I grandi classici continuano a imporsi ai vertici, mentre le novità nascono seguendo gli stessi valori e lo stesso metodo di lavoro che guidano l’azienda da 69 anni.

“Il riconoscimento assegnato ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta – continua Angela Fiorini – Innovare, per noi, non significa rinnegare ciò che siamo, ma dare nuove forme alla nostra esperienza e ai valori che abbiamo ereditato. Dietro ogni formaggio ci sono le mani, i volti, la fatica e la cura quotidiana di una squadra straordinaria. E ci sono tutte le persone che hanno creduto in noi e ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio”.

 

CASEIFICIO IL FIORINO
Loc. Paiolaio – 58100
Roccalbegna (GR) – Italia
Tel. +39 0564 989059
www. caseificioilfiorino.it


Zero termico a 5.000 metri, mari a 33°C, laghi e fiumi in secca, incendi: per l’estate estrema, dopo la vendemmia, è... il tempo delle mele!

Ghiacciai sotto pressione, permafrost in fusione, fiumi in secca, città roventi, campagne in affanno.e ettari e ettari di verde a fuoco.  L’ondata di calore africana porta lo zero termico a quote eccezionali e accelera gli effetti del cambiamento climatico. In agricoltura la risposta è anticipare i raccolti: dopo la vendemmia, anche le mele arrivano prima.
L’estate 2026 sta mostrando, ancora una volta, quanto il confine tra un’ondata di calore eccezionale e una nuova normalità climatica possa diventare sottile. In questi primi giorni di agosto, lo zero termico sull’Italia e sull’arco alpino si colloca generalmente tra i 4.300 e i 4.800 metri di quota, con punte locali che, durante le fasi più intense dell’ondata di matrice africana, hanno sfiorato o superato i 4.900-5.000 metri. Un dato che non rappresenta soltanto una curiosità meteorologica. A quelle altitudini il caldo produce conseguenze concrete sull’ambiente alpino: il permafrost perde stabilità, la roccia tende a sgretolarsi e i ghiacciai continuano a perdere massa, liquefarsi e a ritirarsi. È uno degli indicatori più evidenti di un sistema climatico sottoposto a una pressione crescente.

E mentre le montagne soffrono il caldo, anche il Mediterraneo e le acque circostanti mostrano temperature fuori scala. In diverse aree marine i valori risultano superiori alla media anche di otto gradi, mentre al largo della Spagna, nelle ultime ore, alcune misurazioni hanno sfiorato o superato i 33°C. Un mare così caldo rappresenta una gigantesca riserva di energia: può alimentare l’evaporazione e contribuire - quando se ne verificano le condizioni atmosferiche - a precipitazioni molto intense (simil tropicali).

Dal caldo estremo alle bombe d’acqua
Il paradosso dell’estate italiana emerge con particolare evidenza proprio nelle ultime ore. Al Nord, tra Dolomiti, Trentino-Alto Adige e Veneto, temporali, grandinate e precipitazioni localmente violente hanno portato un temporaneo sollievo alle temperature, ma anche danni provocati da nubifragi, grandine e “bombe d’acqua” e siccità e temperature eccezionali dall’altra.
In alcune zone il termometro è sceso fino a 4°C, mentre a poche centinaia di chilometri di distanza il caldo continua a essere soffocante. Nelle aree urbane, inoltre, l’effetto dell’isola di calore può spingere le superfici esposte a temperature estreme: alla stazione Garibaldi di Napoli, l’asfalto ha raggiunto i 48°C.
È la fotografia di un Paese climaticamente diviso, nel quale possono convivere, nello stesso momento, fenomeni meteorologici opposti. Sul fronte sanitario, l’emergenza resta elevata. Secondo il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, sono ancora più di 20 su 27 le città “bollino rosso”, il livello di massima emergenza per gli effetti del caldo sulla salute.

La siccità
A soffrire sono i fiumi in primis: è grave l’emergenza siccità nel Centro-Nord Italia, con i fiumi in secca e portate ridotte ai minimi storici: Tanaro a -90%, Varaita (CN il primo affluente di destra del Po) a -83%, Po e Adige in crisi profonda (al contrario, le regioni del Sud beneficiano di invasi e laghi pieni grazie alle piogge quasi invernali…). L’onda di calore non risparmia l’agricoltura. Secondo la denuncia di Coldiretti, oltre il 60% del territorio nazionale interessato dalle attività agricole risulta aver colpito da massima aridità coltivazioni diverse e strategiche per l’economia agroalimentare italiana: frutta, ortaggi, riso, soia e mais. Il caldo prolungato incide anche sugli allevamenti. Nelle stalle la produzione di latte sarebbe diminuita del 20%, in un contesto nel quale le alte temperature sottopongono gli animali a forte stress termico e aumentano le difficoltà nella gestione quotidiana degli allevamenti.
Per gli agricoltori, dunque, non si tratta più soltanto di affrontare una stagione meteorologica difficile, ma di adattare tempi e modalità di lavoro a condizioni che cambiano rapidamente.

La vendemmia anticipa il calendario. E ora tocca alle mele
Dopo l’anticipo della vendemmia, anche la raccolta delle mele è partita prima del previsto. È una scelta dettata dalla necessità di non correre rischi in una stagione nella quale temperature elevate e disponibilità idrica ridotta possono accelerare la maturazione e compromettere la qualità dei frutti.
A inaugurare la raccolta sono le Gala, cultivar appartenente alla specie “Malus domestica”. Tra settembre e ottobre entreranno progressivamente nel vivo le operazioni per le altre varietà, mentre in Trentino la raccolta proseguirà fino ai primi giorni di novembre.
Il calendario agricolo, insomma, si sposta. E questo anticipo non è un dettaglio: è uno dei modi con cui il settore sta cercando di rispondere a stagioni sempre più caratterizzate da temperature elevate e maggiore variabilità meteorologica. Anche il lavoro nei meleti deve essere ripensato. Quando le temperature superano i 35 °C, la raccolta viene concentrata nelle ore meno calde, soprattutto all’alba e verso il tramonto, evitando per quanto possibile la fascia centrale della giornata. Una misura necessaria per ridurre l’esposizione dei lavoratori allo stress termico e rendere sostenibile un’attività che, per sua natura, richiede molte ore all’aperto e un impegno fisico significativo.

Un comparto strategico sotto pressione
L’Italia rimane uno dei maggiori produttori di mele a livello internazionale e può contare su sei riconoscimenti di qualità dell’Unione europea. Nel 2025, le esportazioni di mele italiane hanno sfiorato il valore di 1,2 miliardi di euro, confermando il peso economico di una filiera che rappresenta una delle eccellenze dell’agroalimentare nazionale. Ma proprio la rilevanza della produzione rende più evidente la vulnerabilità del settore.
Al cambiamento climatico si sommano infatti l’aumento dei costi di produzione e le conseguenze delle tensioni internazionali: gasolio agricolo, fertilizzanti e altri input pesano sempre di più sui bilanci delle aziende.
Il risultato è una corsa contro il tempo che coinvolge l’intero sistema: la montagna cerca di resistere alla fusione dei ghiacci e del permafrost, le città affrontano temperature sempre più difficili da sostenere, il mare accumula calore, fiumi e laghi registrano percentuali di riempimento estremamente ridotte e condizioni di siccità severe o estreme, le campagne anticipano i propri calendari.
L’estate estrema non è quindi soltanto una sequenza di record meteorologici. È un fenomeno che attraversa ecosistemi, salute pubblica, agricoltura ed economia.
E la mela che oggi viene raccolta prima del previsto racconta, a suo modo, la stessa storia dello zero termico arrivato a 5.000 metri: il clima sta cambiando i tempi dell’Italia.


Piccolo viaggio nel “barbecue” che separa i grigliatori dai "carbonizzatori" perché il carbone non è tutto uguale. E nemmeno costine, salsicce e verdure…

Dalla scelta del combustibile al taglio della carne, dalle tecniche Low & Slow fino agli abbinamenti con vino o birra: il barbecue contemporaneo è molto più di una griglia fumante. È una cultura gastronomica fatta di precisione, pazienza e molto gusto.

Basta un giardino, un terrazzo o perfino un balcone ben organizzato per trasformare una cena estiva in un piccolo rito conviviale. Purché si sappia che il vero protagonista non è solo il barbecue, ma ciò che lo alimenta e il modo in cui lo si utilizza.
C'è un momento, all'inizio di ogni estate, in cui la griglia esce dal garage e – nel periodo di  Ferragosto -  torna protagonista. È il rito delle sere all'aperto, delle tavolate che si allungano fino al tramonto e del profumo di brace che, puntuale, diventa il miglior invito possibile. Ma chi pensa che fare barbecue significhi semplicemente accendere il fuoco e appoggiare qualche costina sulla griglia è destinato a risultati mediocri. Il barbecue moderno è tecnica, conoscenza della materia prima e rispetto dei tempi. In altre parole, è cucina.

Nel mondo del barbecue (BBQ) si utilizza un vero e proprio lessico dedicato, dominato da sigle e termini americani per le cotture:

  • L&S (Low and Slow): cottura a bassa temperatura (105°C-125°C) e per molte ore. Si usa per tagli grandi e tenaci.
  • H&F (Hot and Fast): cottura ad alta temperatura e veloce. Si usa per bistecche o tagli che richiedono una crosta rapida.
  • Reverse Sear: tecnica che prevede prima una cottura Low and Slow e poi una violenta scottatura finale ad alta temperatura.
  • Bark: la tipica crosta scura, speziata e croccante che si forma sulla superficie della carne durante la cottura prolungata.
  • Rub: la miscela di spezie ed erbe essiccate che si massaggia sulla carne cruda prima di metterla sul barbecue.
  • Minion Method: tecnica di disposizione del carbone per mantenere la temperatura costante per moltissime ore senza aggiungere combustibile.

Altre sigle e termini per i tipi di carne:

  • Louis Cut: costine di maiale squadrate a cui viene rimossa la cartilagine superiore per ottenere una forma regolare.
  • Baby Back Ribs: costine di maiale ricavate dalla parte alta della schiena, vicino alla colonna vertebrale. Sono più corte e curve.
  • Spare Ribs: costine di maiale ricavate dalla parte della pancia. Sono più grandi, piatte e ricche di grasso saporito.
  • Brisket: la punta di petto di manzo. È il re del barbecue americano, diviso nelle due sotto-parti Flat (più magra) e Point (più grassa).
  • Pulled Pork: spalla di maiale (solitamente il taglio chiamato Boston Butt) cotta fino a quando si sfilaccia facilmente a mano.

Tutto inizia dal combustibile. Un dettaglio che dettaglio non è affatto. Il carbone determina temperatura, durata della combustione, stabilità del calore e persino il carattere aromatico della cottura. Scegliere il carbone corretto significa costituire un barbecue ben riuscito. Tra le essenze più apprezzate dagli appassionati spicca il Quebracho, legno sudamericano dal nome emblematico – "rompi-ascia" – capace di garantire una combustione lunghissima, altissime temperature e pochissimo fumo. Ideale per lunghe cotture e per un calore costante. Il carbone di Palo Santo, completamente diverso dall'omonimo legno aromatico utilizzato come incenso, offre una brace molto stabile e un profilo aromatico delicato, mentre il namibiano, ottenuto da acacie provenienti da programmi di gestione sostenibile del territorio, rappresenta oggi una delle soluzioni più apprezzate per resa termica ed eco-compatibilità. Accanto ai carboni naturali trovano spazio le bricchette, spesso sottovalutate. La loro forma regolare permette una combustione estremamente uniforme, caratteristica preziosa nelle lunghe sessioni di cottura indiretta. Più tradizionali, ma ancora molto utilizzati, sono invece i carboni di leccio e ontano, differenti per intensità aromatica e velocità di combustione. Naturalmente, il miglior carbone è anche quello più adatto al barbecue che si possiede. Un “kettle” con coperchio, uno “smoker”, un “kamado” o una griglia aperta, richiedono combustibili differenti per ottenere la massima efficienza.

Il taglio giusto vale metà del risultato
Nel linguaggio comune si parla genericamente di "pezzo di carne". Nel barbecue, invece, il termine corretto è taglio, perché ogni parte dell'animale racconta una storia diversa e pretende una tecnica specifica. Per una cottura rapida si scelgono bistecche, costate e fiorentine. Quando invece il tempo diventa ingrediente, entrano in scena i grandi protagonisti del barbecue americano: il Brisket, la punta di petto di manzo; il Pulled Pork, ottenuto dalla spalla di maiale cotta fino a sfilacciarsi; oppure le immancabili costine.
Anche qui le differenze sono sostanziali. Le Baby Back Ribs, ricavate dalla parte superiore della schiena del maiale, risultano più piccole e tenere. Le Spare Ribs, provenienti dalla pancia, sono invece più ricche di grasso e sapore. Le St. Louis Cut rappresentano la loro evoluzione "rifinita": eliminate cartilagini e parti irregolari, offrono una forma perfetta e una cottura uniforme.

Low & Slow: quando la pazienza diventa ingrediente
La tecnica Low & Slow consiste nel cuocere lentamente, tra i 105 e i 125 °C, anche per molte ore. Il calore dolce scioglie progressivamente il collagene trasformando tagli apparentemente duri in carni morbide e succose. L'opposto è il metodo Hot & Fast, perfetto per bistecche e tagli che richiedono una rapida reazione di Maillard e una crosta intensa. Sempre più diffusa è poi la tecnica del Reverse Sear: prima una lenta cottura indiretta fino quasi alla temperatura finale, poi una brevissima esposizione al calore diretto per ottenere una superficie perfettamente caramellata senza compromettere la succosità interna. Durante le lunghe cotture compare la celebre Bark, la crosta scura e saporita che rappresenta una delle firme del barbecue americano. A favorirne la formazione contribuisce il Rub, miscela di sale, zucchero di canna, paprika, pepe e spezie che viene massaggiata sulla carne prima della cottura. Per mantenere costante la temperatura senza continue aggiunte di carbone molti appassionati utilizzano il Minion Method, particolare disposizione delle braci che garantisce ore di combustione regolare.

Maiale o vitello? Due filosofie opposte
Se l'obiettivo sono costine memorabili, il maiale rimane il punto di riferimento. Il motivo è semplice: la sua naturale infiltrazione di grasso protegge la carne durante le lunghe cotture, mantenendola morbida e ricca di sapore. È un taglio generoso, capace di perdonare anche qualche piccolo errore di temperatura.
Il carré di vitello racconta invece una storia diversa. È carne più magra, elegante e delicata che richiede maggiore attenzione, perché una temperatura eccessiva o pochi minuti di troppo sulla brace possono trasformare una carne raffinata in un boccone asciutto e fibroso. Per questo è consigliabile una marinatura preventiva con olio extravergine, erbe aromatiche e scorze di agrumi, seguita da una cottura più breve e controllata. Anche il portafoglio ha il suo peso: un carré di maiale si acquista generalmente tra gli 8 e i 12 euro al chilogrammo, mentre il vitello supera facilmente i 15 euro/Kg. Una differenza che rende il maiale il protagonista assoluto delle grandi grigliate conviviali.


Il segreto è non mettere la carne sul fuoco
Può sembrare un paradosso, ma il miglior barbecue nasce quando la carne non viene appoggiata direttamente sopra le braci. La cottura indiretta è infatti il principio fondamentale delle preparazioni più raffinate. Le braci vengono raccolte su un solo lato del barbecue – oppure ai due lati lasciando libero il centro – mentre la carne cuoce nella zona priva di fuoco diretto, investita dal calore circolante come all'interno di un forno.
Una semplice vaschetta con poca acqua sistemata sotto la carne raccoglie i grassi evitando fiammate improvvise e contribuisce a mantenere l'ambiente umido.
Prima della cottura è fondamentale eliminare la pleura, la membrana che ricopre il lato delle ossa delle costine (in pratica è la pellicola trasparente e rigida che le copre: per rimuoverla si infila la punta di un cucchiaino tra l'osso e la pelle, la si solleva, si afferra con un pezzo di carta da cucina e si tira via. Se la si lascia, le spezie non penetrano e la carne rimarrà meno piacevole alla masticazione (dura e stopposa).
Dopo aver spennellato un velo di senape o di olio – sufficiente soltanto a far aderire il Rub – inizia la lunga attesa. Due ore circa a 110-130 °C consentono alla carne di cuocere lentamente fino a raggiungere la consistenza ideale. Solo negli ultimi minuti (15 circa) entra in scena la salsa barbecue (BBQ). Una spennellata finale e uno o due minuti sopra la brace bastano per ottenere una perfetta caramellizzazione senza bruciare gli zuccheri.

Anche le verdure hanno il loro momento
Melanzane, zucchine e peperoni
(e pure patate se preventivamente sbollentate - novelle o a pasta gialla a buccia sottile e non trattata, che diventa croccante e saporita - che così saranno ben cotte anche all'interno) verdure del contorno che non devono rubare spazio alla carne durante la lunga cottura indiretta. L'ultimo tratto del barbecue rappresenta il momento ideale: mentre le costine completano lentamente il loro percorso nella zona indiretta, le verdure possono essere grigliate rapidamente sul lato più caldo, mantenendo consistenza e freschezza.

Il termometro vale più dell'esperienza
L'occhio aiuta, l'esperienza anche, ma il vero arbitro della cottura resta il termometro a sonda. Inserito nella parte più spessa del taglio, lontano dall'osso, permette di controllare la temperatura al cuore evitando errori. Per il maiale l'obiettivo è tra i 68 e i 70 °C; il pollo richiede almeno 74 °C, mentre il manzo varia tra i 50 °C di una cottura al sangue e i 60 °C di una media. Il piccolo “trucco delle ossa” (muovere l'osso stesso e se ruota facilmente o si sfila senza resistenza, la carne è pronta per essere servita) resta comunque sempre valido!


Il bicchiere? Dipende dalla carne

Il barbecue non vive di sola brace. Anche il calice contribuisce all'equilibrio della tavola.
Le costine di maiale trovano compagni ideali nei rossi vivaci e ricchi di freschezza. Un Lambrusco Grasparossa, un Sorbara oppure una Bonarda frizzante puliscono il palato dalla componente grassa senza coprire l'affumicatura.
Chi preferisce la birra può orientarsi verso una Amber Ale, una Bock o, in presenza di salse barbecue particolarmente speziate, una moderna IPA americana.
Il vitello richiede invece maggiore delicatezza. Un Sangiovese di Romagna giovane, un Valpolicella Classico o un Bardolino accompagnano la carne senza sovrastarla. Sul fronte “brassicolo” funzionano bene la Helles, o la Pilsner o anche una Blanche profumata alle erbe.

Finale leggero, come si conviene

Dopo una lunga grigliata sarebbe un errore chiudere con dessert elaborati e ricchi di creme. La conclusione più elegante resta il sorbetto al limone, autentico alleato del palato grazie alla sua capacità di restituire freschezza dopo la succulenza della carne. Ottima anche la versione al caffè, ideale per accompagnare il momento del digestivo.
Chi desidera una nota più fruttata può scegliere un gelato al lampone, al frutto della passione, al mango o al mandarino, tutti sorbetti capaci di regalare una chiusura vivace senza appesantire.
Perché, alla fine, il barbecue non è soltanto una tecnica di cottura. È un rito contemporaneo che unisce precisione e convivialità, pazienza e condivisione, tecnica e esperienza, insegnando una delle lezioni più preziose della cucina: il fuoco non serve a bruciare. Serve a valorizzare.


Allora, ogni volta che ci dedichiamo a un barbecue, rivolgiamo un pensiero a San Lorenzo - celebrato il 10 agosto, non ufficiale ma universalmente riconosciuto del barbecue e della gastronomia alla griglia -. Il suo emblema iconografico è proprio la graticola, strumento del suo martirio avvenuto a Roma nel 258 d.C. Secondo la tradizione e i racconti storici San Lorenzo fu condannato a morte dall'imperatore Valeriano e bruciato vivo su una graticola. Durante il supplizio, pare che il santo esclamò: "Assum est... versa et manduca!" (È cotto... giralo e mangia!). San Lorenzo così è diventato il santo patrono protettore di cuochi, rosticcieri, anche fornai e, ironia della sorte, dei pompieri (con Santa Barbara)…

Per gli estimatori di barbecue e affini meno credenti e più prosaici, i soggetti riferimento più idonei sono, il macellaio e grigliatore Dario Cecchini, storico e istrionico macellaio-poeta di Panzano in Chianti, anche protagonista di “Chef's Table”  (Netflix) e di clip didattiche in cui sventola, taglia e cuoce la buona “ciccia”, lo chef Max Mariola e Fabrizio Nonis (El Bekér) seguitissimi su TikTok e YouTube, volti noti che si esibiscono in modo professionale con tecniche tradizionali e un tocco di showman.

… e allora, Buon Appetito!

 


Romagna, terra di vini autentici: dai grandi classici alla rinascita di vitigni antichi

Per lungo tempo la Romagna è stata raccontata attraverso un numero limitato di etichette simbolo: il Sangiovese, l'Albana e, in misura minore, il Trebbiano. Una narrazione solo in parte esaustiva, perché oggi il panorama vitivinicolo romagnolo si presenta assai più ricco e sfaccettato, sostenuto da una nuova generazione di produttori che ha saputo coniugare rigore agronomico, ricerca storica e una rinnovata attenzione all'identità territoriale.
Il Sangiovese di Romagna resta naturalmente il punto di riferimento. Vitigno capace di interpretare con sorprendente precisione le differenze pedoclimatiche, trova nelle colline tra Imola e Rimini una pluralità di espressioni che spaziano dalla fragranza del frutto alle versioni più profonde e strutturate. L'introduzione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive ha contribuito a valorizzare questa straordinaria variabilità, mettendo in evidenza come suoli, altitudini ed esposizioni incidano in maniera determinante sul profilo del vino.  Ne derivano rossi dalla spiccata personalità, caratterizzati da una trama tannica elegante, note di ciliegia, viola e spezie, con una capacità evolutiva che negli ultimi anni ha definitivamente conquistato anche la critica internazionale.
Accanto al Sangiovese continua il percorso di crescita l'Albana, primo vino bianco italiano a ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita nel 1987. Per decenni identificata quasi esclusivamente con la tipologia passita, oggi l'Albana rivela una versatilità sorprendente. Le interpretazioni in versione secca esprimono struttura, tensione acida e una marcata impronta minerale, mentre le vendemmie tardive e i passiti mantengono quella ricchezza aromatica fatta di albicocca, miele, agrumi canditi ed erbe officinali che rappresenta il tratto distintivo del vitigno.
Il Trebbiano romagnolo vive anch'esso una stagione di riscoperta.  Lontano dalle produzioni anonime del passato, numerose aziende ne valorizzano oggi la naturale freschezza attraverso fermentazioni accurate, affinamenti sulle fecce fini e, in alcuni casi, lunghe macerazioni sulle bucce che restituiscono vini di sorprendente complessità.
Ma è forse nel recupero del patrimonio ampelografico storico che la Romagna sta scrivendo una delle pagine più interessanti della viticoltura italiana. Grazie al lavoro di ricerca condotto da vivaisti, università e produttori, diversi vitigni autoctoni un tempo prossimi all'estinzione, stanno tornando nei vigneti.
Tra questi spicca il Famoso, conosciuto anche come Rambëla, varietà aromatica che offre profumi intensi di fiori bianchi, salvia, agrumi e frutta tropicale, sostenuti da una piacevole freschezza gustativa. Un vino che intercetta il gusto contemporaneo senza perdere il legame con la propria storia. Sempre più interesse suscita il Centesimino, localmente chiamato Savignôn, riscoperto negli anni Sessanta a Oriolo dei Fichi. Si distingue per il suo corredo aromatico originale, dominato da note floreali di viola e rosa, piccoli frutti rossi e delicate sfumature speziate. Vinificato in purezza o in assemblaggio, rappresenta oggi una delle espressioni più identitarie della viticoltura romagnola. Tra le varietà recuperate figurano anche il Longanesi – noto pure come Burson – caratterizzato da colore intenso, tannino deciso e profumi di mora, prugna e spezie; il Pagadebit, storicamente apprezzato per la sua produttività e oggi valorizzato in interpretazioni sempre più fini; e la Rebola riminese, strettamente imparentata con il Pignoletto, capace di dare vini sapidi, verticali e particolarmente vocati alla spumantizzazione.  Questa riscoperta non risponde soltanto a un'esigenza culturale. I vitigni storici rappresentano infatti un patrimonio di biodiversità che può offrire nuove risposte ai cambiamenti climatici, grazie a patrimoni genetici spesso più resilienti e perfettamente adattati ai territori d'origine.
La “nuova Romagna” del vino nasce proprio da questo equilibrio tra memoria e innovazione. Da un lato la solidità dei grandi vitigni che hanno costruito la reputazione del territorio; dall'altro il coraggio di riportare alla luce varietà dimenticate, restituendo al consumatore un mosaico enologico di rara autenticità. Una strada che sta rafforzando l'identità della regione e che conferma come il futuro del vino italiano passi sempre più dalla valorizzazione delle proprie radici.

Anche Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai – ha affrontato l’argomento coadiuvato da alcuni testimonial proprio adatti all’uopo…

L’ 'etichetta classica è quella del Sangiovese – esordisce Farnè – una bottiglia che racchiude i profumi e i sapori della Romagna...

 

“Il suo colore è un bel rubino che a volte tende al granato, un sapore che può essere più o meno strutturato, più o meno importante, più o meno corposo a seconda delle tecnologie anche di vinificazione; è un vino interessante e abbinabile a tanti piatti della gastronomia romagnola” – è Roberto Monti, presidente Consorzio vini di Romagna che parla.

 


Sangiovese è il simbolo più riconoscibile, ma in questa terra che si affaccia sul mare, il vino che riempie i calici non è soltanto rosso – puntualizza Farnè.

 

“E in Romagna poi abbiamo la Rebola, la Rebola di Rimini, dal Grechetto Gentile (Pignoletto, tutelato all'interno della denominazione Colli di Rimini DOC - NDR) che abbiamo trovato negli archivi storici del 1378… - è il produttore Massimo Lorenzi che parla. 

– Avete marchiato anche le bottiglie? – chiede Farnè

“Abbiamo marcato le bottiglie perché comunque il vino è un “tour operator”, va sulle tavole del mondo e racconta il territorio che ha sempre fatto divertire la gente”.

Sono 14.000 le imprese vinicole lungo la via Emilia, serpentone d'asfalto solcato da oltre 52.000 ettari di vitigni. La tendenza vede in crescita il consumo di vini bianchi leggeri poichè si pasteggia anche a bollicine.

 

Per Giacomo Savorini, direttore Consorzio Romagna:

“L'Emilia Romagna ha deciso di dedicare il suo nome a un vino che è appunto il Pignoletto.

Un vino a maggiorità frizzante e spumante, ma la cosa più importante è che è un connubio di piccoli produttori dei Colli Bolognesi che si sono immessi insieme alle grandi aziende della Romagna. È il primo vino che unisce l'Emilia alla Romagna, quella lineetta non è di divisione ma di congiunzione – precisa Giacomo Savorini direttore Consorzio Emilia .

Ma il re incontrastato dalla pianura padana è un bollicine rosse sua maestà, il Lambrusco, identità territoriale e versatilità gastronomica.

 


"Schiumeggiante, leggero e versatile con sfaccettature innumerevoli. Le bollicine che fanno comunque immediatamente convivialità e quindi non c'è assolutamente occasione in cui non si possa aprire una bottiglia di Lambrusco
– dichiara Daniela Baschieri, produttrice.

 

Procedendo verso nord si entra nel reggiano, territorio dove spicca un vitigno autoctono, poco conosciuto ma sempre più apprezzato quello della Spergola.

 

“È un vitigno autoctono della collina a sud di Reggio Emilia; è un vitigno che ben si adatta dalla produzione anche della bollicina metodo classico anche charmant. Il lavoro che stiamo facendo assieme in sinergia con tutti i produttori della zona, è per cercare di creare quello che è un progetto legato esclusivamente al metodo classico – parole di Gabriele Lechthaler, produttore – .

 

Arrivando lassù, estrema propaggine della via Emilia nel territorio piacentino, le bandiere sono vini corposi come il Gutturnio alpino Nero, rosso di forza e acidità. Ma questa è un'altra storia, la Lombardia e l'Oltrepò pavese, sono già lì dietro l'angolo.

 

 


(Antonio Farnè
inviato Tg2 Rai)

 


Hotel Weisses Kreuz: il fascino delle stagioni lente in un rifugio d’autore nel cuore dell’Alta Val Venosta

Tra antiche vie romane, stube gotiche e design contemporaneo, l’Hotel Weisses Kreuz di Burgusio, indissolubilmente legato alla famiglia Theiner, custodisce un nuovo modo di vivere la montagna in autunno: un’esperienza fatta di tempo ritrovato, sapori autentici, benessere e natura, con i paesaggi dell’Alta Val Venosta che si accendono con le sfumature calde del foliage e invitano a riscoprire il piacere di un ritmo più personale.

Un rifugio per momenti di piacere e di assoluto relax in un complesso storico dalle atmosfere uniche. Nel cuore di Burgusio, piccolo borgo dell’Alta Val Venosta, l’Hotel Weisses Kreuz - Adults Only si integra con discrezione nelle architetture del centro storico, custodendo una storia secolare legata alla famiglia Theiner. Nel corso del tempo l’edificio è stato foresteria, fattoria, negozio di alimentari, ristorante e albergo, fino alla trasformazione in un raffinato hotel di charme guidato oggi dalla giovane proprietaria Mara Theiner. Che, con la supervisione dello studio di architettura Marx/Ladurner, ha riportato a nuova vita due edifici storici, in un progetto capace di unire memoria e contemporaneità, offrendo agli ospiti (a partire dai 14 anni) un’esperienza in cui il fascino del passato dialoga con il comfort alpino e il design più attuale.

L’ospitalità del Weisses Kreuz nasce da un’eredità familiare che Mara Theiner porta avanti con la stessa cura e attenzione al dettaglio della nonna, in un contesto oggi caratterizzato da un team a prevalenza femminile e da una filosofia fondata sulla personalizzazione dell’accoglienza.


Antiche vie romane, stube gotiche e stanze rinascimentali convivono con linee moderne e materiali contemporanei, trasformando il Weisses Kreuz in qualcosa di più di un Design Hotel: un rifugio d’autore dove storia, benessere e bellezza si incontrano. Affacciato sulla piazza principale di Burgusio, l’hotel sorprende con le sue 37 suite, gli ambienti dal fascino senza tempo e l’AUREA MEA Spa, con piscina a sfioro riscaldata tutto l’anno e una vista privilegiata sull’abbazia di Monte Maria e sull’Ortles, la vetta più alta dell’Alto Adige.
Qui il tempo segue un ritmo diverso: gli ospiti possono scegliere tra il piacere del relax e le esperienze nella natura della Val Venosta, una valle autentica dove ritrovare spazio, energia e un nuovo equilibrio con il proprio tempo.

 


“Al Weisses Kreuz si può praticare l’arte del dolce far niente, che per molti, complice lo stile di vita frenetico che conducono nella propria routine, è difficile da attuare. Ma noi ci impegniamo offrendo loro il contenitore ideale per riuscirci. Mi piace dire che qui gli ospiti devono ‘abbandonarsi ed essere’, godersi lo spettacolo della natura e la vita del paese che scorre lenta, tra i suoi vicoletti angusti, con il contadino che lavora e il falegnameche taglia la legna. Da noi non si fa, semplicemente, una vacanza: il soggiorno qui è qualcosa che agisce più in profondità ed è molto simile al vecchio concetto di villeggiatura. Un momento di vera pausa dalle attività quotidiane, una straordinaria occasione per riprendere fiato e forze. In montagna e nella valle. Per pedes e per pedales (a piedi o in bicicletta). Per il corpo e lo spirito” - spiega la proprietaria, Mara Theiner - .

 

LA DEPENDANCE ANSITZ ZUM LÖWEN

La dependance Ansitz zum Löwen, è un edificio storico di oltre 800 anni, tutelato dalle Belle Arti, restaurato con minuziosa cura per preservare elementi originali come il legno di cembro secolare, gli affreschi murali e i soffitti a cassettoni. Questi dettagli storici si integrano armoniosamente con bagni moderni e arredi di design in un suggestivo contrasto, reso ancora più scenografico dalla scelta del calcestruzzo a vista, dell’intonaco grezzo e del vetro per le parti ristrutturate.

"Ogni stanza ha una sua personalità, un pezzo unico in cui elementi antichi e tocchi contemporanei creano un contrasto affascinante. Ciò che è antico e ciò che abbiamo realizzato ex novo si nota in modo chiaro", spiega sempre Mara Theiner, erede di una struttura che ha visto la luce grazie alla passione della nonna, ma è rimasta chiusa per oltre 40 anni, in attesa della sua vera vocazione. Ansitz zum Löwen comprende 9 suite, tutte diverse e tutte di epoche differenti (una è addirittura del XIII secolo), ma dietro ogni porta si nasconde sempre un piccolo segreto che racconta la sua storia: un soffitto in legno vecchio di secoli e artisticamente intagliato, una parete decorata, un bagno nell’antico affumicatoio, un chiavistello originale.

L'AREA BENESSERE "AURA MEA"

Il piacere di rallentare trova nella "AURA MEA" la sua massima espressione: 1.300 metri quadrati di benessere sospesi tra design, materiali naturali e panorami alpini. Un percorso che conduce dalle saune in cirmolo e abete alla piscina infinity di 20 metri con vista panoramica, fino all’idromassaggio panoramico esterno, con lo sguardo che spazia dalla vetta del Piz Lun all'imponente massiccio dell'Ortles fino ai vigneti dell’Abbazia di Monte Maria e del Castello del Principe, un tempo sede vescovile. La Silence Lounge di questa Spa adults only è come un guscio che avvolge tutto di piacevole pacatezza, con la luce dolce delle candele e i lettini ad acqua riscaldati che invitano al riposo. Il relax è assicurato anche nel giardino d’inverno, con vetrate panoramiche e comode sdraio. Nella Spa è possibile usufruire di trattamenti benessere personalizzati, massaggi e rituali pensati per favorire il relax e il benessere, avvolti dalle essenze di arnica, pino  ed erbe di montagna. Nella Private Spa - con vasca idromassaggio, cabina a raggi infrarossi e letto a baldacchino - la coppia può scegliere tra vari pacchetti: il "Wellness da sogno per 2", ad esempio, include un peelingcompleto, un bagno rilassante e un massaggio, il tutto accompagnato da un bicchiere di prosecco e frutta fresca.

IL RISTORANTE FINE DINING "MAMESA"

 storia, design e ospitalità su misura, anche la tavola diventa un racconto del territorio. È questa la filosofia del "MaMesa", il ristorante Fine Dining dell’Hotel Weisses Kreuz, nato dalla visione condivisa di Mara Theiner e dello Chef Marc Bernhart. Mesa" è un termine che in lingua retoromanza significa "tavolo". Il prefisso “Ma” rappresenta un omaggio ai nomi dei due giovani proprietari. Con soli 6 tavoli, invita a vivere un’esperienza intima e sensoriale, riassunta nel motto “Sei tavoli. Cinque sensi. Innumerevoli sapori, moltissime consistenze e interpretazioni sorprendenti”.

Glocal è il motto del ristorante: global, but local. Una cucina raffinata e innovativa che guarda al mondo senza dimenticare le proprie radici, dove ingredienti locali, tecniche contemporanee e suggestioni internazionali convivono in equilibrio: un connubio di sapori locali sudtirolesi, provenienti da coltivazioni sostenibili, con il savoir-faire della tradizione francese e un tocco esotico di influenze thailandesi e giapponesi. Tutto questo si traduce in piatti che vanno in profondità, con sapori forti, decisi, moderni, che sfruttano tutto quello che la natura può offrire. L’obiettivo? Risvegliare delle emozioni. L’attenzione alle materie prime è unica: lo speck, per esempio, viene fatto in casa con i suini Durocallevati in proprio e fa bella mostra di sé nelle teche di stagionatura presenti nel ristorante, ma anche il miele biologico e i bovini Wagyu sono prodotti dall’azienda agricola dello chef. Accanto ai prodotti locali, dal pane Vinshger Paarl alla pera Palabir passando per l’albicoccca della Val Venosta, spazio a eccellenze da tutto il mondo, come il luccio dell’Atlantico, le capesante norvegesi, il curry thailandese, il gambero rosso di Mazara del Vallo.

La pasticceria è il regno di Kay Baumgardt, che ha bandito lo zucchero bianco dalle sue creazioni e usa tecniche innovative che esaltano la naturale dolcezza dei prodotti. Il suo motto? Pensare fuori dagli schemi, aprire nuovi orizzonti e sorprendere sempre. Ad accogliere gli ospiti del ristorante, oltre al servizio impeccabile, un’atmosfera intima e ovattata: si cena in una “scatola” di vetro, negli spazi di un ex-fienile, che incornicia un panorama incredibile, che si riflette in modo affascinante (anche) sull’esperienza culinaria.

AUTUNNO ACTIVE AL WEISSES KREUZ

I dintorni di Burgusio sono un invito all’esplorazione. La Val Venosta svela il suo volto più autentico nell’Abbazia di Monte Maria, la più alta d’Europa, dove la biblioteca moderna dialoga con secoli di spiritualità benedettina. Per chi cerca l’essenza borghigiana, Glorenza si offre come un gioiello medievale tra i più piccoli al mondo, perfettamente conservato, raggiungibile dal Weisses Kreuz con una piacevole camminata di circa un’ora dall’hotel o in bicicletta, luogo ideale per godersi un gelato tra le cinta murarie, il vicolo porticato e la vivace piazza.
Lungo le rogge secolari ("Waale"), si possono fare diverse passeggiate perfette anche per i meno sportivi: raggiungibili a piedi dall'albergo, i Waalwege (“Sentieri delle rogge”), circa una ventina, furono realizzati per consentire ai guardiani delle rogge di controllare agevolmente lo scorrere delle acque. Oppure si può scegliere il Sentiero del Sole (Sonnensteig), molto facile da percorrere: inizia poco prima dell’abbazia di Monte Maria, passa dal paese di Burgusio e prosegue attraverso campi e rogge fino a Spondigna.
Facili e abbordabili anche le passeggiate lungo il vicinissimo e delizioso lago naturale di San Valentino alla Muta (il percorso è di 5 km circa ed è costellato di panchine e tavoli per picnic) o lo scenografico Lago di Resia (il percorso è di 15 km circa ed è percorribile anche in bicicletta) che ospita il celebre Campanile della Vecchia Curon, testimone silenzioso della cittadina che venne sommersa dall’acqua a causa della costruzione della diga.

Il Weisses Kreuz organizza diverse escursioni ogni settimana. Tra queste, l’uscita mattutina per vedere l’alba sul Watles: si cammina per circa un’ora e mezza e si viene ricompensati da una vista unica sulla Val Venosta e sul gruppo dell’Ortles.
Chi ama la bici può percorrere la celebre Ciclabile della Val Venosta, che dal Passo Resia (a 1.500 m.s.l.m), al confine con l’Austria, porta fino a Merano ed è parte della rotta della Via Claudia Augusta. Passa dal Lago di Resia, da San Valentino alla Muta e prosegue per Burgusio, Clusio e Glorenza fino alla cittadina meranese. Voglia di adrenalina? Nella zona escursionistica di Watles, proprio sopra Burgusio, si può provare il parapendio.
Per i fan dell’allenamento indoor, l’hotel offre un’area fitness climatizzata, con attrezzature Technogym. Nella sala yoga e meditazione vengono invece organizzate lezioni di yoga 3 volte alla settimana con l’insegnante Annalisa, che accompagna principianti e avanzati nelle discipline Aatha, Ashtanga, Flow o Vinyasa. C’è anche la possibilità di partecipare a un retreat (ritiro, periodo di pausa) di 4 giorni dedicati per esempio all’introspezione in movimento.

GLI INDIRIZZI SEGRETI DI MARA THEINER: IL CUORE DELLA TRADIZIONE

Per chi desidera allontanarsi dai circuiti battuti, il consiglio "insider" di Mara Theiner porta al Solis, balcone naturale sul sentiero Sonnensteig, dove l’accoglienza di Sonja si sposa con gnocchi all'aglio orsino e taglieri di Marende d’autore. Per gli amanti del vino, la meta è il Josmoarhof a Castelbello, dove il giovane Sebastian produce uno Chardonnay eroico su pendenze estreme. Infine, per il "miglior Kaiserschmarrn dell'Alta Val Venosta", la visita d'obbligo è alla Malga di Planol. In centro a Glorenza, imperdibile una sosta per il pranzo da Flurin, ospitato in una torre del Duecento, uno dei monumenti più antichi della cittadina, che fu adibita a carcere dal 1825 al 1931. Qui lo chef Thomas Ortler propone un interessante menu che cambia mensilmente per seguire le stagioni e la disponibilità degli ingredienti, squisitamente locali.

L’AFFASCINANTE STORIA DEL WEISSES KREUZ

Era il 1871 quando Josef Theiner acquistò il Weisses Kreuz e il terreno adiacente alla struttura, che si trova sulla Via Claudia Augusta, leggendaria via del commercio del periodo romano, che collegava il nord al sud. Lo utilizzò parzialmente come negozio e ancora oggi la famiglia Theiner viene definita “i Kroumer” ovvero “i bottegai” dagli abitanti di Burgusio. Nonostante i due terribili conflitti mondiali, i Theiner sono riusciti a far crescere le attività e nel 1950 il Weisses Kreuz comprendeva una moderna fattoria, una bottega, un’enoteca e un ristorante. Fu proprio allora che Kurt Theiner e sua moglie Maria Blass rilevarono l’attività. Kurt si rivelò un imprenditore lungimirante e già negli anni ’60 sognava di costruire una piscina, in tempi in cui avere l’acqua corrente in paese non era cosa scontata. Il primo telefono di Burgusio appare proprio al Weisses Kreuz e i Theiner sono i primi a guidare un veicolo a motore nell’Alta Val Venosta. Nel 1964 Kurt e Maria rinunciano alla fattoria e ammodernano il ristorante e il negozio: la struttura dispone di 7camere, solitamente affittate a commercianti di passaggio ma iniziano ad arrivare anche i primi villeggianti dalle città, in particolare da Milano. Dopo la tragica scomparsa di Kurt, nel 1970, Maria si ritrova a dirigere da sola il Weisses Kreuz insieme ai suoi quattro figli: Beate, Elke, Thomas e Joachim. Nel 1974 entra nella sua vita il poliziotto Karl Theiner(omonimo): anche lui è visionario, sogna di aprire un bar tutto suo e per finanziarselo vende a Maria la sua proprietà ovvero una vecchia casa di circa 800 anni situata proprio dall’altro lato della strada. Fatta valutare da un esperto, ecco la sorpresa: la Ansitz zum Löwen, è uno degli edifici più belli di tutta la Val Venosta. Nel 1985 Maria cede l’attività ai figli Thomas e Joachim. Nel 1999 il sogno di Kurt diventa realtà: viene creato un grande centro benessere con piscina e un garage sotterraneo. Nel 2011 la Ansitz zum Löwen si risveglia da suo letargo e con l’aiuto degli architetti Stephan Marx e Elke Ladurner, in collaborazione con l’Ufficio dei Beni Culturali dell’Alto Adige, viene creata una simbiosi unica tra la costruzione storica e l’architettura contemporanea. Nel 2013 viene rinnovato anche l’hotel: reception, bar, ristorante, area wellness, camere e suite. L’hotel e la tenuta zum Löwen crescono insieme e danno forma, piacevolmente, al centro di Burgusio. Nel 2022 Mara Theiner, la nipote di nonna Maria, e lo chef Marc Bernhart concedono ancora più spazio al relax e ai piaceri culinari inserendo una infinity pool di 20 metri, una nuova area giardino, il giardino d’inverno, sala fitness, area yoga e soprattutto il ristorante fine dining MaMesa, fiore all’occhiello della struttura.

COME ARRIVARE

In auto: dal Brennero, prendere l'autostrada in direzione Bolzano e uscire a Bolzano Sud. Poi seguire la superstrada in direzione Merano (circa 45 km). La superstrada passa nella strada della Val Venosta, che si segue in direzione Passo Resia fino a quando non si svolta a sinistra per Burgusio (circa 65 km). Seguire quindi la piccola strada del paese sempre dritto, passare la latteria e svoltare a destra dopo la Raiffeisenbank. Dopo circa 100 metri si è sulla piazza del paese e si vede l’Hotel Weisses Kreuz sulla destra. È possibile parcheggiare la macchina in uno dei parcheggi nei pressi dell’hotel.
Suggerimento green - in treno: la stazione ferroviaria è quella di Malles. Da lì si prende l'autobus per Burgusio. L'autobus 274 collega la località con la città di Merano, che dista quasi 60 chilometri, mentre la linea 273 con Passo Resia.

Tariffe: a partire da 260 euro a notte per due adulti in una stanza doppia con prima colazione.

Hotel Weisses Kreuz
– Adults Only ****S –
Burgusio 82 Burgusio-Malles
Tel. 0473 881307
www.weisseskreuz.it

 

 


La Mortadella Bologna si conferma "salume anticrisi" anche nei momenti di mercato difficili

I primi sei mesi dell’anno confermano il trend di crescita della Mortadella Bologna IGP:produzione (+2,9%) vendite (+4,4%). Vola l’export (+19,4%).

La Mortadella Bologna IGP archivia così un primo semestre 2026 in crescita sotto tutti i principali indicatori, confermando il percorso di sviluppo avviato negli ultimi anni. La produzione supera i 19,6 milioni di kg (+2,9%), mentre le vendite aumentano del 4,4%, trainate anche dall'ottima performance dell'affettato in vaschetta (+10,1%) sempre più apprezzato dai consumatori.

 A trainare la crescita è soprattutto l'export, che registra un incremento del 19,4% e raggiunge ormai il 27,8% delle vendite complessive, confermando il crescente apprezzamento della Mortadella Bologna IGP sui mercati internazionali.

“Dopo gli ottimi risultati del 2025, siamo particolarmente soddisfatti di vedere confermata anche nel primo semestre 2026 la crescita della Mortadella Bologna IGP – afferma il presidente del Consorzio, Guido Veroni che prosegue – Se, da una parte, il mercato italiano vive un momento di riflessione, è soprattutto l'export a rappresentare il principale motore di sviluppo, con incrementi a doppia cifra nei nostri principali mercati europei. Questi risultati assumono un valore ancora maggiore in un contesto caratterizzato da consumi alimentari sostanzialmente stabili, confermando la capacità della Mortadella Bologna IGP di rafforzare la propria competitività sia in Italia sia all'estero.”

Tra i mercati esteri spicca la Francia, primo Paese per volumi esportati, che cresce di quasi il 22%, seguita dalla Germania (+38,5%). Positivi anche i risultati nei Paesi interessati dalle attività promozionali del Consorzio, come Spagna, Belgio e Regno Unito, mentre continuano a distinguersi mercati emergenti quali Polonia (+35,5%) e Repubblica Ceca (+67,2%) che confermano importanti prospettive di sviluppo.

Sul mercato italiano la Grande Distribuzione Organizzata si conferma il principale canale di vendita, concentrando il 53,6% dei volumi. Il restante mercato si distribuisce tra Normal Trade (27,6%) e Discount (18,7%) a conferma della presenza ormai consolidata della Mortadella Bologna IGP in tutti i principali canali distributivi. Numeri che confermano la solidità della Denominazione e la crescente capacità della Mortadella Bologna IGP di affermarsi sia sul mercato nazionale sia su quelli internazionali, creando le premesse per un ulteriore sviluppo nella seconda parte dell'anno.

 

Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna
Strada 4, Palazzo Q8 Rozzano – Milanofiori (MI)
Tel. +39 02 8925901 - www.mortadellabologna.com

 

 


"Estate on the go": con Freccianera il brindisi si fa formato mini (con tote bag in regalo)

C'è un nuovo modo di vivere le bollicine d'estate: più leggero, pratico e pronto a seguire ogni avventura. Dai picnic in quota agli aperitivi in barca, fino ai weekend in camper, il trend della bella stagione punta su esperienze spontanee e accessori facili da portare ovunque.

Dimenticate i programmi troppo organizzati: l’estate più bella è quella che lascia spazio agli imprevisti. Un tramonto raggiunto dopo un sentiero, un tuffo fuori programma, una cena improvvisata in riva al mare o un aperitivo con vista sulle montagne. La nuova stagione invita a muoversi leggeri, portando con sé solo ciò che serve davvero.

Allora anche il rituale del brindisi cambia formato. Sempre più protagoniste sono le soluzioni pratiche e versatili, pensate per accompagnare chi ama vivere gli spazi aperti senza rinunciare al piacere di una bollicina di qualità.

 

Nasce da questa idea ecco la nuova Special Box da 12 Mini Brut25 del Freccianera Club: il Franciacorta Brut25 in formato da 0,375 litri, una misura pensata per seguirci ovunque. Facile da mettere nello zaino prima di un’escursione, nella cambusa per una giornata in barca o nel frigo del camper per una fuga on the road, diventa il compagno ideale dei piccoli e grandi traguardi estivi.

A completare l’esperienza arriva un accessorio destinato a diventare un must della stagione: la tote bag ufficialeFreccianera, in omaggio con l’acquisto della box. Minimal, resistente e capiente, è la classica borsa che accompagna ogni momento delle vacanze: dalla spiaggia al mercato, dal picnic all’aperitivo al tramonto.

La promozione è attiva fino a venerdì 28 agosto alle 23:59, riservata ai soci di Freccianera Club.

Per iscriversi gratuitamente al Freccianera Club: https://freccianera.club/register-freccianera-it/

Prezzo 120 euro a box

Inoltre Freccianera accelera nel canale Ho.Re.Ca. dopo la conquista del "Best in Show" di Decanter

Il Satèn Millesimato 2022 è l'unica bollicina italiana tra i 50 migliori vini del mondo. Un riconoscimento che consolida il posizionamento della storica cantina di Franciacorta nei ristoranti, wine bar ed enoteche di fascia alta, alla vigilia del centenario del 2027.

 Il riconoscimento più prestigioso arriva nel momento di maggiore crescita aziendale. Il Freccianera Franciacorta Satèn Millesimato 2022 ha conquistato il "Best in Show" ai Decanter World Wine Awards, il massimo premio assegnato dal più autorevole concorso enologico internazionale, entrando tra i 50 migliori vini del mondo e risultando l'unica bollicina italiana presente nella selezione finale.

 

Un risultato che certifica la qualità di una delle cantine storiche della Franciacorta e che accompagna una fase di sviluppo particolarmente positiva. Freccianera continua infatti a rafforzare il proprio posizionamento nel canale Ho.Re.Ca., registrando una crescita costante del fatturato e della presenza nei migliori ristoranti, wine bar, enoteche e hotel di fascia alta in Italia e nei principali mercati europei.

 

 

Così Renato Della Bartolomea, Direttore Commerciale di Freccianera:

“Il Best in Show di Decanter rappresenta molto più di un grande riconoscimento enologico: è la conferma che il percorso intrapreso negli ultimi anni è quello giusto. (…). Il nostro obiettivo è continuare ad aumentare la presenza nelle migliori carte dei vini italiane ed europee, facendo del centenario del 2027 non un punto di arrivo, ma l'inizio di una nuova fase di crescita. Stiamo investendo sulla capacità produttiva, sulla forza del marchio e sulla relazione con il mondo della ristorazione perché crediamo che Freccianera abbia tutte le caratteristiche per consolidarsi tra i grandi protagonisti della Franciacorta nel segmento premium”.

 

 

 

 

Freccianera Fratelli Berlucchi - Franciacorta
Via Broletto 2, Borgonato di Cortefranca (BS)
Tel. +39 030 984451
www.freccianera.club - www.freccianera.it

 

 

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Vendemmia 2026 in anticipo per il grande caldo: qualità promettente, ma la siccità preoccupa i vitigni tardivi


L'estate rovente ridefinisce il calendario della vendemmia italiana che scatta con 10 giorni di anticipo dall'Oltrepò Pavese, già al lavoro per le bollicine, all'Abruzzo, dove è iniziato il taglio di Pecorino e Chardonnay per tutelarne la freschezza dall'eccessivo calore. Il clima estremo detta i tempi ovunque mentre in Toscana perfino il Sangiovese si prepara ad un'inedita vendemmia di metà mese e in Veneto si raccolgono le varietà precoci.

L'estate 2026 riscrive ancora una volta il calendario della viticoltura italiana. La vendemmia parte con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi anni, inaugurando una raccolta che si preannuncia tra le più precoci dell'ultimo decennio. Ad aprire simbolicamente le operazioni è stato l'Oltrepò Pavese, dove sono iniziate le raccolte delle basi spumante destinate al Metodo Classico, mentre in Abruzzo sono già al lavoro i vigneti di Pecorino e Chardonnay, varietà raccolte in anticipo per preservarne acidità, freschezza aromatica e patrimonio aromatico, messi a dura prova dalle elevate temperature.

L'anticipo della maturazione interessa ormai gran parte della Penisola. In Veneto sono già entrate in vendemmia le varietà a ciclo precoce destinate soprattutto alla produzione di basi spumante, mentre sulle colline del Conegliano Valdobbiadene si monitorano quotidianamente i parametri di maturazione della Glera. In Toscana, dove tradizionalmente il Sangiovese viene raccolto tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, il caldo ha accelerato il ciclo vegetativo al punto da ipotizzare un avvio della raccolta già nella seconda metà di agosto per gli appezzamenti più precoci. Un cambiamento che fotografa con chiarezza gli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura italiana.

«Vendemmia 2026 leggermente precoce rispetto alle altre annate grazie alle alte temperature di inizio estate, con una curva di maturazione che permetterà profumi ancora migliori degli anni scorsi» - osserva Sandro Bottega, produttore sulle colline di Refrontolo, nel cuore della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg - .  Secondo il produttore veneto, il decorso climatico ha favorito una maturazione regolare, senza gli sbalzi estremi registrati in altre stagioni, consentendo di preservare il patrimonio aromatico delle uve.

Il quadro nazionale resta però fortemente condizionato dalla scarsità di precipitazioni. Se il clima asciutto ha praticamente azzerato la pressione della peronospora, consentendo di arrivare alla raccolta con grappoli particolarmente sani, dall'altro la persistente siccità rappresenta la principale incognita per le varietà a maturazione tardiva. L'assenza di riserve idriche rischia infatti di compromettere le rese soprattutto nei vigneti privi di irrigazione di soccorso, con effetti differenti a seconda delle aree e della capacità dei suoli di trattenere l'acqua.

 

Tra le regioni maggiormente esposte figura il Piemonte, dove le Langhe affrontano un'estate caratterizzata da precipitazioni estremamente ridotte.
«In Langa non piove dal mese di maggio. Attendiamo un anticipo di vendemmia importante verso la fine di settembre», spiega Gianni Gagliardo, produttore con vigneti distribuiti tra Langa e Roero, patria dei grandi cru del Barolo. In queste condizioni il Nebbiolo, varietà naturalmente tardiva, potrebbe anticipare sensibilmente i tempi di raccolta, mentre cresce l'attenzione verso l'equilibrio tra maturazione fenolica e contenuto zuccherino.

Gli enologi descrivono una stagione che richiederà grande precisione nella scelta del momento della raccolta. Le alte temperature favoriscono infatti un rapido accumulo di zuccheri, ma la vera sfida sarà attendere la piena maturazione dei tannini e delle componenti aromatiche senza perdere freschezza e acidità. Una finestra di raccolta più stretta costringerà molte aziende a un monitoraggio quasi quotidiano dei vigneti, valutando parcella per parcella il momento ideale per intervenire.

Dal punto di vista qualitativo, tuttavia, le indicazioni raccolte nelle principali aree viticole italiane restano incoraggianti. I grappoli si presentano generalmente sani, con limitata pressione delle principali malattie fungine, mentre il potenziale aromatico lascia prevedere vini di buona concentrazione e notevole intensità espressiva, soprattutto per i bianchi e le basi spumante. Più difficile formulare previsioni quantitative: la siccità potrebbe infatti determinare una riduzione delle rese, particolarmente evidente nei vitigni tardivi come Montepulciano, Aglianico e Nebbiolo, la cui evoluzione dipenderà in larga misura dalle eventuali precipitazioni di agosto.

Ma la vera "tempesta perfetta" che il comparto vitivinicolo è chiamato ad affrontare va ben oltre le condizioni meteorologiche. Le circa 241 mila imprese viticole italiane continuano infatti a confrontarsi con una cronica carenza di manodopera qualificata per le operazioni di raccolta, problema che si accentua proprio negli anni in cui l'anticipo della vendemmia concentra il fabbisogno di personale in un arco temporale più ristretto. A questo si aggiungono gli effetti di una burocrazia sempre più onerosa, che secondo le stime del settore sottrae circa 1,6 miliardi di euro l'anno alle aziende, limitandone la capacità di investimento e innovazione.

Sul fronte internazionale pesa inoltre l'incertezza legata al mercato statunitense. Gli Stati Uniti restano il primo sbocco commerciale del vino italiano extra Unione europea, ma le tensioni commerciali e il permanere dei dazi stanno rallentando le esportazioni, aggravando una fase già complicata dal rallentamento dei consumi mondiali e dall'aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti, del vetro e della logistica. Nei primi quattro mesi del 2026 l'export vitivinicolo italiano ha registrato una flessione del 7% in valore, con una contrazione che raggiunge il 15% sul mercato americano.

In questo scenario la vendemmia 2026 rappresenta un banco di prova per l'intera filiera. La qualità delle uve lascia intravedere prospettive incoraggianti e conferma la straordinaria capacità di adattamento della viticoltura italiana ai cambiamenti climatici. Tuttavia, il futuro del settore dipenderà sempre più dalla capacità delle imprese di affrontare non soltanto le sfide agronomiche imposte dal clima, ma anche quelle economiche e commerciali che oggi incidono in misura crescente sulla competitività del vino italiano nei mercati internazionali.


"VinoVip Cortina 2026" chiude con successo la sua quindicesima edizione

Il summit biennale di Civiltà del bere ha riunito sulle Dolomiti i grandi nomi dell'enologia italiana per due giornate di confronto, approfondimento e degustazioni, con la partecipazione di oltre 700 ospiti.

Il futuro del vino italiano passa dalla sua grande tradizione: è questo il filo conduttore che ha attraversato la quindicesima edizione di VinoVip Cortina, il summit biennale ideato e organizzato dalla rivista Civiltà del bere, andato in scena il 12 e 13 luglio in alcune delle location più iconiche di Cortina d'Ampezzo. La due giorni ha riunito sulle Dolomiti alcuni dei più autorevoli protagonisti del vino italiano, alternando momenti di confronto, approfondimento e degustazioni dedicate alle migliori espressioni dell'enologia nazionale.

Il talk show inaugurale, dal titolo "I tenori del vino italiano", ha aperto i lavori con una riflessione sul passato e sul futuro del comparto, mettendo a confronto quattro figure che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. Guidati da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, i protagonisti hanno affrontato i grandi temi che oggi interessano il settore. Si è discusso di come, tra le principali minacce per il panorama enologico, figurano l'impatto climatico (Gaja e Maculan), l'evoluzione dei consumi (Boscaini), nonché l'instabilità dei mercati, il rincaro dei costi e gli ostacoli burocratici (Antinori). È stato inoltre approfondito il tema del consumo giovanile, con un particolare richiamo alla moderazione.

A seguire, è stato consegnato a Marilisa Allegrini, presidente del Gruppo che porta il suo nome, il Premio Khail 2026, riconoscimento intitolato al fondatore di Civiltà del bere e destinato a chi si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo.

La prima giornata è proseguita con l'approfondimento dedicato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, durante il quale Alessandro Torcoli e il direttore del Consorzio di Tutela e Diego Tomasi hanno illustrato le più recenti evoluzioni della denominazione, analizzandone prospettive, sfide e opportunità. In particolare, Tomasi ha approfondito gli effetti dell’aumento delle temperature e della carenza idrica sull'espressione del terroir e le strategie di adattamento intraprese grazie alla raccolta dei dati che ha permesso una proiezione fino al 2100.

A seguire, il foyer dell'Alexander Girardi Hall ha ospitato una degustazione dedicata alle etichette di 23 aziende simbolo del territorio, offrendo agli operatori e agli appassionati un'occasione di approfondimento sulle diverse interpretazioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.

La giornata di lunedì si è aperta all'Hotel de la Poste con il walk-around tasting "I tre volti del Pinot e le loro espressioni", che ha esplorato le caratteristiche di Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero, con particolare attenzione al crescente interesse del mercato verso il Pinot bianco.
“È un piacere poter ospitare a Vinovip un banco d'assaggio di questo calibro, che permette di cogliere tutta la ricchezza e la versatilità di questa famiglia di vitigni davvero affascinanti” - ha commentato Torcoli - “dal Pinot bianco, al Pinot grigio, con le sue molteplici sfumature cromatiche, fino al Pinot nero nelle sue diverse interpretazioni stilistiche.”
Ad arricchire il percorso degustativo è stata anche la presenza del Consorzio Tutela Vini Collio, che ha presentato le produzioni di 21 aziende del territorio, insieme ad altre 24 realtà provenienti da tutta Italia.

Nel pomeriggio lo Chalet Tofane ha fatto da cornice al tradizionale Grand Tasting, appuntamento conclusivo della manifestazione che ha visto protagoniste 54 aziende selezionate da Civiltà del bere. Un walk-around tasting che ha permesso agli operatori del settore e agli appassionati di confrontarsi direttamente con i produttori, confermando ancora una volta VinoVip Cortina come uno degli appuntamenti di riferimento del panorama vitivinicolo italiano.

“Questa edizione di VinoVip ci ha emozionato particolarmente, perché è stata vissuta nello spirito delle origini, con incontri di alto livello in un’atmosfera irripetibile, con lo scenario delle montagne più belle del mondo” - ha dichiarato Alessandro Torcoli. E così la quindicesima edizione di VinoVip Cortina si è conclusa con oltre 700 ospiti, tra operatori del settore, buyer internazionali, giornalisti e appassionati provenienti dall'Italia e dall'estero, e circa 1200 bottiglie stappate.

 


L'appuntamento con VinoVip tornerà nel 2027 a Forte dei Marmi.

VinoVip 2026: i Protagonisti

Marilisa Allegrini • Andreola • Marchesi Antinori • Argiolas • Banfi • Berlucchi Franciacorta • Bortolomiol • Le Caniette • Castello di Querceto • Cesarini Sforza • Cleto Chiarli • Colli Ripani • Il Colombaio di Santa Chiara • Costa Arènte • Marco Felluga - Russiz Superiore • Fèlsina • Tenute Folonari • Fontanafredda • Fonzone • Nino Franco • Gabe Tenute • Isole e Olena • Kettmeir • Lamole di Lamole • Cantine Lvnae • Maculan • Le Manzane • Masciarelli • Masi Agricola • Mezzacorona • Monte Zovo • Pasqua Vini • Pio Cesare • Planeta • PuntoZero • Rottensteiner • Ruggeri • Tenuta San Guido • Tenuta Sant’Antonio • Sartori di Verona • Tedeschi • Cantina Terlano • Terra Moretti • Tinazzi • Tommasi • Cantina Tramin • Umani Ronchi • Varvaglione 1921 • Velenosi • Villa Bogdano 1880 • Villa Sandi • Vite Colte • Zorzettig • spirits: Castagner •

 

 

 


Agrifest 2026 è la festa del grano di Molini Pivetti per celebrare un decennio di filiera

La sede dello storico Molino di Renazzo, in provincia di Ferrara, si è trasformata per un giorno in una piazza di festa: oltre 60 agricoltori presenti, pizza sfornata al momento, musica dal vivo e la premiazione dei protagonisti della filiera certificata Campi Protetti Pivetti.

Molini Pivetti ha aperto le porte della propria sede di Renazzo (FE) per l'Agrifest 2026, la festa che ogni anno chiude la campagna grano e che quest'anno ha assunto un significato speciale: i dieci anni di Campi Protetti Pivetti, la filiera certificata che rappresenta il fiore all'occhiello del territorio.

L’appuntamento si è tenuto il 7 luglio scorso con oltre 60 agricoltori che vi hanno preso parte, insieme a dipendenti, agronomi, conferitori e operatori del settore, oltre alla famiglia Pivetti. La sede aziendale si è trasformata in una piazzetta vivacemente animata: pizza sfornata sul momento dai tecnici Molini Pivetti, birra, dolci e musica dal vivo hanno accompagnato la serata insieme alla lettura della "zirudela", il tradizionale componimento scherzoso in rima, scritto e recitato in dialetto da uno dei più giovani agricoltori della filiera.

Momento clou della festa è stata la cerimonia di premiazione degli agricoltori della filiera Campi Protetti Pivetti, a cui è stata consegnata una medaglia celebrativa in segno di riconoscimento e appartenenza a un progetto nato nel 2016 per offrire prodotti di origine e qualità tracciate in ogni fase produttiva. Tre i riconoscimenti assegnati: il Premio Qualità e il Premio Filiera, conferiti entrambi all'azienda agricola Pascolone, prima classificata, e il Premio Fedeltà a Vezzani Serse, vincitrice sul podio per il legame duraturo col molino e per aver creduto e contributo al progetto prima ancora del suo avvio.

Campi Protetti Pivetti è il progetto di innovazione agroalimentare più avanzato del territorio. Da dieci anni riunisce gli agricoltori attorno a un disciplinare rigoroso che garantisce qualità e tutela nella selezione e coltivazioni dei grani. È stata la prima filiera a essere certificata dall'ente internazionale CSQA e, con il marchio Campi Protetti Pivetti Sostenibile, una sua parte è oggi riconosciuta e certificata come "sostenibile". Da questo lavoro sono nate le linee di farine 100% emiliane Gran Riserva e Da Agricoltura Sostenibile.

Il progetto poggia su un rapporto costante tra gli agricoltori e gli agronomi di Molini Pivetti oltre ai partner tecnici, come xFarm Technologies, che garantisce il monitoraggio e la tracciabilità in tempo reale di ogni fase agricola; mentre la collaborazione con Yara Italia ha introdotto pratiche avanzate di fertilizzazione, grazie a un piano nutrizionale su misura per il grano tenero.

Per quest'ultima campagna grano, Campi Protetti Pivetti ha coinvolto 40 aziende agricole certificate per un totale di 1200 ettari di grano monitorato e 9000 tonnellate di grano conferito in molino.

La campagna grano 2026 è stata definita un'ottima annata: grano forte, con un buon valore proteico, buoni assorbimenti e stabilità, e valori pressoché nulli di micotossine (DON).
«La qualità del grano è decisamente superiore, sia dal punto di vista igienico sanitario, per i bassi livelli di micotossine (DON), che per il peso specifico, con livelli di contenuto di proteine variabile in base alle caratteristiche del terreno ed epoca di semina, ma comunque molto buono. Siamo soddisfatti» - ha dichiarato Alessandro Zucchi, agronomo e responsabile dei progetti di filiera di Molini Pivetti - .

Il marchio Campi Protetti Pivetti è oggi garanzia della totale salubrità dei grani 100% emiliani, selezionati e coltivati nelle province di Bologna, Modena e Ferrara. Con un approccio radicato su principi etici e orientato alla qualità e al rispetto dell'ambiente, Molini Pivetti continuerà a investire nelle migliori tecnologie guardando al futuro di Campi Protetti Pivetti con l'obiettivo di implementare, insieme agli agricoltori del territorio, un modello di filiera corta, controllata e sempre più sostenibile.

1875 - 2026, oltre 150 anni di farina in opera. Molini Pivetti, azienda di Renazzo in provincia di Ferrara, propone un’ampia scelta di farine di grano tenero fin dal 1875, anno in cui Valente Pivetti costruì il primo molino. Alla quinta generazione familiare, il molino resta l’anima del gruppo, simbolo di solidità e di impegno nel custodire e reinterpretare una tradizione che cambia e si rinnova nel tempo. La ricerca costante della massima qualità e l’introduzione di tecnologie all’avanguardia hanno permesso a Molini Pivetti di diventare un punto di riferimento assoluto dell’arte molitoria. Dal 2021 l’azienda ha racchiuso in un Manifesto di Sostenibilità il proprio impegno per una crescita responsabile e sostenibile attraverso i 4 pilastri di Agricoltura, Territorio, Responsabilità, Squadra. Dopo la presentazione del Report di Sostenibilità negli anni 2022 e 2024, l’azienda ha compiuto un ulteriore e significativo passo del percorso di responsabilità e trasparenza presentando, a dicembre 2025, il Bilancio di Sostenibilità relativo all’anno 2024, un documento che offre agli stakeholder una rappresentazione chiara e oggettiva degli obiettivi strategici di sostenibilità, evidenziando i progressi ottenuti in termini di riduzione degli impatti, uso efficiente delle risorse e miglioramento continuo dei processi produttivi.

 

 


Molini Pivetti SpA
Via di Renazzo, 67
44042 Cento FE
Tel. +39 051900003
www.molinipivetti.it


Padovaland diventa un'isola caraibica: decine di nuove palme per la stagione 2026 e tanto divertimento per tutti!

Dopo la storica acquisizione dei 162.000 metri quadrati dell'area, il parco acquatico di Padova inaugura l'estate consolidando il successo dello Spray Park “Jungle Beach”. Comfort tecnologico agli ombrelloni e offerta green per il “mare dei padovani”, adesso gli ombrelloni si possono prenotare anche via sito web.
Johnny Pozzi, titolare di Padovaland: «Oggi l'area verde offre un'ombra naturale e fresca, pare di essere in un’isola caraibica a due passi dal centro di Padova».
C’è un momento preciso in cui la pianificazione strategica di un’impresa si traduce in un’esperienza sensoriale immediata per il pubblico?

«Padovaland è e rimarrà sempre il mare dei padovani» - risponde il titolare Johnny Pozzi, che prosegue la tradizione avviata trentasette anni fa dal padre Enrico, pioniere in Italia nell'importazione degli scivoli dalla Spagna - «L'acquisto dell'area ci ha dato la stabilità per osare. Dopo lo Spray Park, quest'anno volevamo concentrarci sulla qualità ambientale e sull'illusione visiva: le decine di nuove palme caraibiche che non offrono solo un'ombra naturale e fresca nelle giornate più roventi, ma trasportano l'ospite in un ecosistema totalmente diverso, un villaggio turistico permanente dove staccare dalla routine lavorativa e multitasking della settimana».

Per Padovaland, lo storico parco acquatico di Padova nato nel 1989, quel momento coincide con l’apertura della nuova stagione 2026. Chi varcherà i cancelli del complesso di viale della Regione Veneto in questi primi fine settimana di luglio si troverà immerso in uno scenario radicalmente trasformato: grazie all'installazione di decine di nuove palme d'alto fusto all'interno dell'area verde, il parco sta procedendo con la sua metamorfosi estetica, assumendo a tutti gli effetti le sembianze di un’autentica isola caraibica a due passi dal centro cittadino.

Questa accelerazione sul fronte del paesaggio e del comfort rappresenta la naturale evoluzione della svolta storica avvenuta lo scorso anno, quando la proprietà ha acquistato da Interporto Padova Spa la piena titolarità dei 162.000 metri quadrati della superficie – comprensiva del grande lago della zona industriale e dell’ampio contorno verde – per un valore di 1,3 milioni di euro.

Il restyling esotico della stagione 2026 va a fare da perfetto contorno a “Jungle Beach”, lo Spray Park di ultima generazione inaugurato con numeri da record nell'estate 2025. L'attrazione, interamente dedicata alle famiglie e ai più piccoli, si conferma il cuore ludico del parco con la sua combinazione di giochi d'acqua, fontane, secchi d'acqua a ribaltamento e scenografie che richiamano la savana africana, il tutto adagiato sulla grande oasi di sabbia bianca finissima che ricrea fedelmente l'atmosfera marina in terraferma. Il tutto vicino al bar al Lago, recentemente ristrutturato e pronto a miscelare i migliori cocktail.

Accanto all'estetica, la direzione ha confermato e potenziato i servizi che garantiscono una totale sicurezza e serenità ai bagnanti. A partire da una innovazione tecnologica: basta corse per l’ombrellone, adesso si possono prenotare via App, definendo anche gli orari di arrivo. Qualche altro esempio? Cassette di sicurezza integrate: ogni singolo ombrellone è dotato di un sistema di custodia blindato per permettere ai visitatori di conservare smartphone, portafogli e oggetti personali durante i bagni o i momenti di relax. Confermata anche per questa stagione la Dog Area dedicata, per gli amici a quattro zampe resta attiva, su prenotazione, l'apposita area recintata e attrezzata con sdraio e ombrellone dedicati. Infine, va evidenziata la sostenibilità idrica e green: gli ombrelloni sono realizzati rigorosamente in paglia naturale, mentre l'intero impianto idraulico viaggia a pieno regime grazie al recente rinnovo delle pompe e delle reti di approvvigionamento per garantire il massimo risparmio d'acqua.

Con un'offerta che vanta 20 scivoli iconici – tra cui i celebri Kamikaze, la Treccia, il Toboga, la Pista Blanda e il Twin Slide – Padovaland si presenta ai blocchi di partenza del 2026 non più solo come un punto di riferimento per il tempo libero locale, ma come una vera e propria destinazione turistica capace di attrarre flussi organizzati e visitatori stranieri.

A testimoniare il forte radicamento nel tessuto economico del territorio è anche il rinnovo della storica partnership strategica con il gruppo Alìper: i clienti dei 120 supermercati del marchio della grande distribuzione potranno accedere al parco usufruendo di speciali ingressi agevolati attraverso la raccolta dei punti spesa. Ma non solo, sono state attivate anche altre importanti partnership commerciali per la vendita dei ticket in convenzione con aziende, enti e associazioni del territorio.

 

 

Viale della Regione Veneto 6 Padova
Tel. +39 049 8700130
Aperto tutti i giorni 10:00 / 18:00
www.parcopadovaland.it
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Arriva “Lavazza Moka Style” il gusto della tradizione in un gesto. Per il lancio, il brand celebra i piccoli riti quotidiani nei mercati di Milano e Genova

Lavazza presenta la nuova miscela in capsule compatibili con macchine Nespresso* Original: tutta l'intensità e l'aroma della moka racchiusi nella semplicità di un gesto. Per il lancio, il brand ha celebrato i piccoli riti quotidiani a Milano l'1 e il 2 luglio (presso il suggestivo Mercato Isola) e prossimamente - il 16, 17 e 18 luglio p.v. - anche nella storica cornice del Mercato Orientale di Genova.

Le nostre giornate non stanno mai ferme: si muovono rapide da un impegno all'altro, sempre di corsa. In questo flusso continuo, cresce il desiderio di pause che non siano semplici interruzioni, ma momenti che ci appartengono davvero, rituali tutti nostri.

Da questo scenario contemporaneo nasce Lavazza Moka Style, tra ritmo veloce e desiderio di tempo di qualità, tra tradizione e bisogni contemporanei. È la promessa di “Tutto il gusto della moka in un gesto”: un gesto semplice che reinterpreta il rituale della moka, capace di regalarci l’aroma familiare di sempre e un momento tutto per noi.

L’innovazione di Lavazza Moka Style è pensata per chi vuole ritrovare l’esperienza sensoriale e l’aroma della moka in una quotidianità contemporanea dove ogni giorno dobbiamo conciliare momenti per noi stessi con ritmi sempre più veloci. Le nuove capsule Lavazza compatibili con macchine Nespresso* Original racchiudono una miscela di pregiate qualità di Arabica e Robusta selezionate. La tostatura è studiata per esaltare le note di cacao, spezie e nocciole, supportando corpo e intensità, per risultare coerente con un profilo sensoriale vicino a quello della moka.

“Il consumatore moderno cerca la praticità, ma non vuole rinunciare all’esperienza di gusto della moka tradizionale. Con Moka Style offriamo proprio questo: un ponte ideale tra due mondi, parlando direttamente a chi oggi già alterna la capsula alla moka tradizionale”- dichiara Marco Barbieri, Marketing Director Italy di Lavazza - “Il nostro obiettivo è ampliare l’offerta per i nostri consumatori portando all’interno delle capsule compatibili con macchine Nespresso* Original un territorio di gusto che il consumatore apprezza da anni”.

 

Per presentare questa novità, Lavazza ha scelto una cornice originale, autentica e ricca di vita: il mercato. Uno spazio urbano fatto di relazioni, piccoli gesti e ritualità quotidiane.

In due tappe speciali tutti gli appassionati di caffè non solo potranno degustare il nuovo Lavazza Moka Style, ma saranno guidati alla scoperta del rituale più adatto a loro che verrà rappresentato in una digital postcard. Questo momento personalizzato potrà tradursi nell’ascoltare una playlist musicale, leggere un digital magazine o scoprire consigli ispirati al proprio segno zodiacale, momenti da concedersi per vivere meglio, grazie alla collaborazione speciale con l'astrologa Ginny Chiara Viola di “Una Parola Buona Per Tutti”. Perché anche l’astrologia, come il caffè, è un rito che si rinnova: non serve a prevedere il futuro, ma ad abitare meglio il presente.

Lavazza Moka Style diventa l'abilitatore di un nuovo modo di vivere la pausa caffè: un rito personale, una coccola quotidiana ed evocata con un solo, semplicissimo gesto.

                                                      Le prossime date della consumer activation: Genova: 16, 17 e 18 luglio, nella storica cornice del Mercato Orientale

 

Il viaggio di Lavazza Moka Style continua anche online: il nuovo rito del caffè è infatti protagonista di un racconto social coinvolgente che vede la partecipazione di una selezione di influencer ed esperti di lifestyle, pronti a condividere il proprio personalissimo momento "Moka Style".

* Lavazza non è affiliata né promossa o sponsorizzata da Nespresso

 

 

Il Gruppo Lavazza

Lavazza, fondata a Torino nel 1895, è un'azienda italiana produttrice di caffè di proprietà dell’omonima famiglia da quattro generazioni. Il Gruppo è oggi tra i principali protagonisti nello scenario globale del caffè, con un fatturato di oltre 3.9 miliardi di euro e un portfolio di marchi leader nei mercati di riferimento come Lavazza, Carte Noire, Merrild e Kicking Horse. È attivo in tutti i segmenti di business, presente in 140 mercati, con 9 stabilimenti produttivi in 5 Paesi. La presenza globale è frutto di un percorso di crescita che dura da più di 130 anni e gli oltre 30 miliardi di tazzine di caffè Lavazza prodotti all’anno sono oggi la testimonianza di una grande storia di successo, per continuare a offrire il miglior caffè possibile in qualsiasi forma, curando ogni aspetto della filiera, dalla selezione della materia prima al prodotto in tazza. Il Gruppo Lavazza ha rivoluzionato la cultura del caffè grazie ai continui investimenti in Ricerca e Sviluppo: dall’intuizione che ha segnato il primo successo dell’impresa – la miscela di caffè – allo sviluppo di soluzioni innovative per i packaging; dal primo espresso bevuto nello Spazio alle decine di brevetti industriali sviluppati. Un’attitudine a precorrere i tempi che si riflette anche nell’attenzione dedicata a temi economici, sociali e ambientali, da sempre considerati fondamentali per orientare la strategia aziendale. “Awakening a better world every morning” è il purpose del Gruppo Lavazza, che ha l’obiettivo di creare valore per gli azionisti, i collaboratori, i consumatori e le comunità in cui opera, unendo la competitività alla responsabilità sociale e ambientale.

Luigi Lavazza S.p.A.
Via Bologna 32 Torino
Centralino 011 23981
Servizio Clienti:
Tel. 800.124.535
www.lavazza.it


BOMBAY SAPPHIRE ® presenta Sparkling Lemon, il nuovo formato ready-to-drink

L’ultima novità nella categoria RTD (Ready to Drink "pronto da bere" si riferisce a bevande preconfezionate, prive di preparazione) è un cocktail al limone dal gusto vivace e frizzante in un pratico formato, miscelato con cura secondo gli stessi standard professionali dei bar.


BOMBAY SAPPHIRE® presenta l’ultima novità della gamma ready-to-drink del brand, la lattina di BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon, disponibile in Italia e nel Regno Unito da giugno 2026.

Ispirato al celebre Bombay Sapphire Sparkling Lemon cocktail, il formato pronto da bere da 250ml regala una miscela dal perfetto equilibrio, in cui il gusto agrumato e vivace, ottenuto dalla miscela di limoni mediterranei, incontra il gusto deciso del ginepro e le delicate note speziate del BOMBAY SAPPHIRE® London Dry Gin infuso a vapore; ideale da gustare direttamente dalla lattina fredda o in un bicchiere con del ghiaccio e una spruzzata di limone fresco.

Alla base del BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon RTD c’è il Bombay Sapphire® London Dry Gin, prodotto con 10 botaniche selezionate a mano provenienti da fornitori certificati sostenibili di tutto il mondo e realizzato secondo l’esclusivo processo di infusione a vapore di Bombay Sapphire®. Le sue vivaci note di ginepro e la sua delicata speziatura si uniscono all’infusione di limoni mediterranei, regalando al palato un carattere agrumato e vivace. Il tutto completato da una soda, per un gradevole profilo aromatico. Il risultato è un equilibrio di sapori naturali – allo stesso livello di un cocktail preparato dal proprio bartender di fiducia.

Natasha Curtin, Global VP di BOMBAY SAPPHIRE® commenta: “Il mercato dei Ready-To-Drink continua a guadagnare popolarità, registrando un aumento del 3% nel 2025 (Fonte: IWSR). Con Bombay Sapphire® Sparkling Lemon, la nostra gamma di prodotti ready-to-drink si arricchisce di una vivace alternativa che va ad aggiungersi all'originale Bombay Sapphire Gin & Tonic RTD, offrendo a tutti gli amanti del gin un'opzione fresca, dal gusto agrumato, in un pratico formato”.

BOMBAY SAPPHIRE® Sparkling Lemon è pensato per chi non vuole scendere a compromessi sulla qualità e sulla praticità. Da gustare idealmente con ghiaccio e guarnito da una fetta di limone, oppure direttamente dalla lattina ben fredda.

BEVI BOMBAY SAPPHIRE RESPONSABILMENTE.
©2026. BOMBAY SAPPHIRE E I SUOI SEGNI DISTINTIVI SONO MARCHI REGISTRATI.

Basato su una ricetta che risale al 1761, BOMBAY SAPPHIRE viene realizzato attraverso una combinazione unica di 10 botaniche accuratamente selezionate a mano da fornitori certificati sostenibili provenienti da tutto il mondo.  La distillazione avviene presso Laverstoke Mill, nel sud dell’Inghilterra, attraverso un esclusivo processo di infusione a vapore che estrae delicatamente gli aromi naturali delle botaniche, conferendo al gin il suo caratteristico gusto vivace e versatile. La distilleria ha ottenuto nel 2014 la certificazione “Outstanding” da BREEAM® e, nel 2023, quella del Wildlife Habitat Council per l’impegno nella tutela della fauna e della biodiversità locali. Quest’anno, BOMBAY SAPPHIRE celebra la sua iconica bottiglia blu con la nuova campagna globale “Step Into The Blue”. La campagna globale invita il pubblico a immergersi in un mondo affascinante e blu, celebrando il ruolo del brand nel dare vita alla bellezza di ogni momento. Il brand BOMBAY SAPPHIRE fa parte del portfolio di Bacardi Limited, con sede centrale a Hamilton, Bermuda. Bacardi Limited fa riferimento al gruppo Bacardi, inclusa Bacardi International Limited.
www.bombaysapphire.com


Le Guaite del Gusto a Visso: la “Perla dei Sibillini” propone un ricchissimo programma esperienziale

Nel fine settimana 17-19 luglio una nuova tappa del Grand Tour delle Marche promette un’immersione esperienziale nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini con la manifestazione Le Guaite del Gusto (Il termine "guaite" significa "guardia" o "luogo di guardia" deriva dal provenzale per indicare sia le sentinelle (le persone addette alla sorveglianza) sia le torri o i punti sopraelevati strategici da cui si controllava il territorio).

Sarà proprio Visso (MC) città sede del Parco, ad offrire un ricco palinsesto di esplorazioni, eventi speciali, degustazioni inedite e performance che valorizzano la ricchezza e la magnificenza che storicamente caratterizzano questo incantato lembo d’Appennino.

Si comincia già nella serata di venerdì 17 luglio con lo sfizioso “Aperitrota”, appuntamento goloso che avrà come contesto proprio una troticoltura, dove il pregiato salmonide verrà proposto in modalità giovane e street food. Infatti, l’Alta Valnerina è nota per i suoi impianti di acquacoltura che qui trovano una collocazione ideale grazie alla ricchezza di acque fresche e cristalline che discendono dai monti circostanti.

Molte le iniziative che dal pomeriggio di sabato 18 luglio consentiranno a turisti, amanti della natura e delle identità locali, di vivere intensamente l’ambiente di montagna e l’antica storia di Visso, che in epoca medievale era organizzata in cinque Guaite, per l’appunto, le quali componevano il vasto territorio comunale. In programma un trekking d’alta quota con aperitivo finale in rifugio, l’apertura della nuova sala immersiva e la visita guidata al centro storico. Per famiglie e bambini sono previsti laboratori di arte creativa con tecniche e materiali naturali, insieme a performance e mini-lab artistici.

Alle 18:30 l’appuntamento “Ritorno in Piazza”, aperitivo speciale nella storica Piazza Martiri Vissani per celebrare la montagna attraverso interpretazioni gastronomiche tipiche, ma anche creative. A seguire, cena della tradizioneproposta dalla pro-loco che, insieme ad altre specialità della cucina casalinga, prevede la tipica ed esclusiva pasta  chiamata “le cordelle”.

 

Nella mattinata di domenica 19 luglio, spazio alle attività sportive ed outdoor, con la Visso Bike Experience e con il Forest Bathing denominato “Bagno nei Sibillini”.
Alle ore  10:00 apertura del “Mercatino di montagna”, animato da dimostrazioni dal vivo e da laboratori di creatività manuale, realizzato in collaborazione con Confartigianato.

Alle ore 17:30 va in scena “Lo spettacolo dei Sibillini”, con la partecipazione di Monica Caradonna e Francesco Gasparri, conduttori di Linea Verde RAI.

Per tutto il fine settimana sarà possibile acquistare specialità locali, fare esperienze in fattorie di montagna, visitare acquacolture e assaggiare i piatti del territorio nei locali aderenti, così come approfittare delle invitanti proposte di soggiorno formulate dalle strutture ricettive del posto.

La manifestazione è organizzata dal Comune di Visso e da quest’anno entra a far parte del circuito del Grand Tour delle Marche, promosso da Tipicità ed ANCI Marche.

Info e prenotazioni:
www.tipicita.it


Ritual Club - Le Terrazze: alta cucina, architettura, natura e intrattenimento a Baja Sardinia

Mentre l’estate giunge nella sua fase centrale con le sue mete imperdibili e i nuovi trend, c'è un luogo senza tempo in Sardegna che continua da decenni a ridefinire con la sua identità intatta il concetto di sere estive, fondendo natura selvaggia, intrattenimento e alta cucina: il Ritual Club - Le Terrazze di Baja Sardinia.

Non si tratta di un semplice locale, ma di una storia che merita di essere raccontata.
Nato dal genio visionario di Andres Fiore nel 1970 all'interno di una grotta naturale a Baja Sardinia, il Ritual si presenta come un vero e proprio monumento scavato nella roccia, che fa della vegetazione circostante il suo arredo, in un dialogo costante che parla di rispetto e atmosfere magiche. Leggenda vuole che Andres abbia dormito nella grotta per una settimana prima di mettere a fuoco ciò che questo luogo è poi diventato. Una volta realizzato, il suo castello di granito non ha mai smesso di far risuonare nella notte la sua essenza, accogliendo fin da subito ospiti da tutto il mondo e volti di artisti, intellettuali e celebrità calamitati dalla forte attrazione che questo angolo di Sardegna ha iniziato a suscitare a partire proprio dagli anni ’70.

Oggi il Ritual continua a incantare non solo con il Club notturno, che negli anni ha attraversato tutte le evoluzioni del settore posizionandosi spesso come apripista per nuove tendenze e novità, ma anche grazie a Le Terrazze, il rooftop restaurant sospeso tra granito e macchia mediterranea che offre una delle viste più spettacolari dell'Isola. Con piatti raffinati pensati per soddisfare palati internazionali e allo stesso tempo essere leggeri e delicati, materie prime selezionate tra le eccellenze locali e di tutto il mondo e una scenografia naturale che non ha bisogno di particolari allestimenti, Le Terrazze nascono nel 2019 per iniziativa di Francesca Fiore, figlia di Andres, da oltre 20 anni alla guida di questo luogo che ha saputo far evolvere preservando la visione originaria del progetto voluto dal padre.

 

  

Dalla golden hour al buio della notte, il Ritual Club e Le Terrazze ospitano i visitatori non in un semplice luogo, ma in un’esperienza da vivere e sentire

Per il tramonto perfetto: l'ora ideale per vedere le rocce de Le Terrazze prendere vita attraversando diverse sfumature di colore. Il sole che cala lentamente colora il granito di rosa, arancione e oro, regalando uno dei panorami più romantici d'Italia.

Per una cena sotto le stelle: il ristorante all'aperto propone un viaggio gourmet che unisce la tradizione sarda a contaminazioni contemporanee. Ma prima che nel piatto, una cena a Le Terrazze inizia assaporando il profumo della vegetazione mediterranea intorno e godendo del cielo stellato come soffitto.

O per l'esclusività della notte: dopo la cena, l'atmosfera si trasforma giù, nel Ritual Club, che continua a ridefinire il concetto di intrattenimento notturno, fondendo l'atmosfera quasi mistica e ancestrale del luogo con la musica dei resident dj.

 

 

Ritual Club - Le Terrazze Baja Sardinia
Arzachena SP 59 per Porto Cervo
Tel. +39 0789 177 6677
Ristorante: reservation.terrazze@ritual.it
Club: reservation.club@ritual.it

 


C'è un nuovo modo di vivere la Romagna quest'estate!

Parte ufficialmente A SPASS – Discover Romagna by Bus, il progetto promosso da Visit Romagna e Start Romagnache, dal 3 giugno al 10 settembre 2026, trasforma il bus in uno strumento di esplorazione autentica del territorio romagnolo. Non un semplice servizio di trasporto, ma un sistema integrato di escursioni guidate che unisce mobilità sostenibile, cultura, enogastronomia, natura e tradizioni locali in un'unica esperienza accessibile a tutti.​
Ogni mercoledì e giovedì sali a bordo e lasciati guidare alla scoperta di una Romagna fatta di storie, sapori, natura e incontri. Ogni viaggio è pensato per farti vivere il territorio senza pensieri, con il giusto mix di cultura, relax e divertimento.

PARTENZE DA: CATTOLICA - MISANO ADRIATICO – RICCIONE – RIMINI -
BELLARIA - IGEA MARINA - GATTEO MARE – CESENATICO -
CERVIA - MILANO MARITTIMA – LIDI RAVENNATI - LIDI DI COMACCHIO –

 

La Romagna che non ti aspetti, in un unico pass

A SPASS è molto più di una gita: è un modo nuovo, semplice e sorprendente di vivere la Romagna. Un’esperienza autentica, curiosa e divertente che ti porta dalla costa alle aree interne, tra borghi storici, rocche panoramiche, valli verdi, parchi naturali e tradizioni locali.

Il nome racconta già tutto: "andé a spass" in dialetto romagnolo significa passeggiare senza fretta, lasciarsi guidare dalla curiosità. Un invito a scoprire il territorio in modo lento, genuino e memorabile.

​Pensato per il turista di oggi
A SPASS nasce da un'osservazione concreta: sempre più viaggiatori raggiungono la Riviera Romagnola in treno o in aereo, scegliendo consapevolmente di non usare. Il progetto risponde esattamente a questa esigenza, offrendo una soluzione completa, organizzata e sostenibile.
Guide specializzate, accompagnatori in lingua per i turisti stranieri, un calendario ricco e variegato: A SPASS è pensato per essere scelto senza esitazioni, anche da chi non conosce il territorio e vuole viverlo senza pensieri.
Il progetto si integra inoltre con lo SmartPass e il Rail SmartPass di Start Romagna (titoli di viaggio per usare liberamente bus e treni regionali durante tutta la vacanza) trasformando ogni soggiorno in un'esperienza di mobilità davvero libera e consapevole.​

Un pass, cento possibilità
Con un unico ticket, a partire da 25 euro a persona e convenzioni dedicate alle famiglie, i visitatori hanno accesso a un programma di 100 escursioni verso 40 destinazioni distribuite lungo le vallate protagoniste del progetto: Valconca, Valmarecchia, Valle del Rubicone, Valle del Savio, Valle del Montone, Bassa Romagna, Valle del Lamone, Valle del Bidente, Valle del Senio e, naturalmente, il Parco del Delta del Po.

Due appuntamenti a settimana con formati diversi: itinerari di mezza giornata, uscite preserali, experience serali e giornate intere, pensati per adattarsi ai ritmi e ai desideri di ogni tipo di viaggiatore:

Dal 3 giugno al 10 settembre 2026
Ogni mercoledì e giovedì
Orari:   mattino (9.00 – 13.00) -  pomeriggio (18.00 – 23.00) - sera (20.30 – 00.30)
Giornata intera (9.00 – 18.30)

Luoghi di partenza: Lidi di Comacchio, Lidi Ravennati, Cervia, Cesenatico, Gatteo Mare, Bellaria Igea Marina, Rimini nord, Rimini sud, Riccione, Cattolica e Misano Adriatico.

​Programma completo su visitromagna.it — sezione A SPASS.​

Una rete che fa sistema
A SPASS non è un'iniziativa isolata. È il risultato di una collaborazione ampia tra Visit Romagna, Start Romagna, la Regione Emilia-Romagna, i Comuni coinvolti, le Camere di Commercio di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Ferrara, e i Gruppi di Azione Locale Delta 2000, L'Altra Romagna e Valli Marecchia e Conca. Un sistema che lavora insieme per offrire ai visitatori qualcosa di più di una vacanza: un incontro autentico con un territorio straordinario.

Il Delta del Po: un paesaggio che non si dimentica
Riconosciuto Patrimonio UNESCO e zona umida tra le più importanti d'Europa, il Parco del Delta del Po è una delle destinazioni simbolo del progetto. Il caratteristico centro storico di Comacchio e le sue suggestive Valli diventano palcoscenico di un'esperienza condivisa che emoziona.

SCOPRI GLI APPUNTAMENTI A COMACCHIO:
Parco del Delta del Po e Comacchio. La piccola Venezia del Delta
Un universo di biodiversità, da osservare ad ogni passo. Riflessi dei canali, fascino dei casoni da pesca, e sapori autentici del Delta del Po

La mattina inizia con una piacevole passeggiata a Comacchio tra canali e scorci pittoreschi, ammirando i suoi luoghi più celebri come il Trepponti, il Ponte degli Sbirri, l’Antico Ospedale degli Infermi, immergendosi nelle atmosfere senza tempo del centro storico.
Si prosegue poi verso le Valli di Comacchio, un ambiente naturale di straordinaria bellezza, per una suggestiva navigazione tra specchi d’acqua e antichi casoni da pesca, testimonianza viva delle attività di un tempo.
Durante il percorso si può ammirare la ricca avifauna che popola questo straordinario ecosistema, in particolare la numerosa colonia di fenicotteri rosa. Al termine è prevista  una degustazione di prodotti tradizionali in una location unica nel cuore delle Valli di Comacchio.

Servizi inclusi
- Guida in italiano ed inglese
- Navigazione
- Degustazione di prodotti locali

Quando

11 e 24 giugno
9 e 15 luglio
5 agosto
9 settembre

​Orario
Dalle 9:00 alle 13 circa

Punti di partenza
Lido Estensi - Fermata bus Viale dei Tigli, ore 9:00
Porto Garibaldi - Fermata bus Viale dei Mille, ore 9:10
Lido Nazioni - Camping Tahiti Viale Libia 133°, ore 9:20

Costo

Infant (0-2 anni): gratuito
Bambino (fino a 12 anni): 15.00 EUR
Adulto: 25.00 EUR

Biglietto Famiglia:
per 1 adulto + 3 bambini paganti (bambini da 2 a 12 anni): 55.00 EUR
per 2 adulti + 2 bambini paganti: 65.00 EUR
per 2 adulti + 3 bambini paganti: 80.00 EUR

Comacchio e Parco del Delta del Po. Una città sull’acqua​​

​Un viaggio tra ponti monumentali, antiche manifatture e i sapori autentici che raccontano l’anima del Delta

Durante una piacevole passeggiata lungo il centro storico di Comacchio si potranno ammirare i luoghi più iconici della città: il Trepponti, il Ponte degli Sbirri, l’Antico Ospedale degli Infermi, la Loggia del Grano e la Cattedrale di San Cassiano.
Si prevedrà la visita al Museo Delta Antico, dove il percorso espositivo ricco di reperti originali e installazioni multimediali e sensoriali accompagnerà il visitatore in un viaggio dalla civiltà etrusca di Spina all’epoca romana fino all’Altomedioevo.
Il percorso terminerà con la visita alla Manifattura dei Marinati, cuore delle tradizioni locali, con la sua spettacolare “Sala Fuochi” che racconta l’antico ciclo di lavorazione dell’anguilla.
Si terminerà con una degustazione di marinati prodotti all’interno della fabbrica.

​Servizi inclusi
- Trasporto
- Guida in lingua italiana ed inglese
- Ingressi ai musei: Museo Delta Antico e Manifattura dei Marinati
- Degustazione presso Manifattura dei Marinati

​Quando

3 e 17 giugno
1 e 30 luglio
13 e 26 agosto

Orario
dalle 9.00 alle 13.00 circa

​Punti di partenza
Marina di Ravenna - Lungomare presso Rivaverde Easy Camping Village
Punta Marina Terme - Camping Adriano Family Collection
Ravenna Centro - Piazzale Aldo Moro (autostazione)​

Costo
Infant (0-2 anni): gratuito
Bambino (fino a 12 anni): 15.00 EUR
Adulto: 25.00 EUR

Biglietto Famiglia:
per 1 adulto + 3 bambini paganti (bambini da 2 a 12 anni): 55.00 EUR
per 2 adulti + 2 bambini paganti: 65.00 EUR
per 2 adulti + 3 bambini paganti: 80.00 EUR

 

 


Viale A. Manzoni, 6
Lido degli Estensi (FE)
Tel. +39 0533 307030
www.visitcomacchio.it


Bologna apre il viaggio di Agrofutura: due giorni per immaginare il domani dell'agroalimentare

Bologna torna al centro del dibattito sul futuro dell'agroalimentare italiano. È dalle Due Torri che riparte Agrofutura, il festival promosso da Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, che inaugura il tour nazionale 2026 con una due giorni dedicata a innovazione, sostenibilità, cultura del cibo e valorizzazione del territorio. Un appuntamento che mette in dialogo istituzioni, imprese, ricerca, produttori e cittadini, con un programma ricco di incontri, laboratori, degustazioni e momenti di confronto aperti gratuitamente al pubblico su prenotazione.

Il cuore della manifestazione pulsa tra Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna, e la serra allestita in piazza Minghetti, collegati simbolicamente dal Green Carpet, l'installazione vegetale che accompagna i visitatori lungo il percorso del festival. Un filo verde che racconta l'ambizione di Agrofutura: costruire un ponte tra tradizione e innovazione, coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori ma l'intera comunità.

Ad alzare il sipario sull'edizione 2026 è stata la Business Conference ospitata nella Sala della Cultura di Palazzo Pepoli. Un laboratorio di idee pensato per mettere attorno allo stesso tavolo politica, finanza, università e imprese della filiera agroalimentare. Al centro della riflessione il ruolo di Bologna come polo dell'innovazione e le strategie per affrontare le grandi sfide del comparto: dalla transizione ecologica all'accesso al credito, fino alla formazione delle competenze necessarie per accompagnare il cambiamento.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti dell'assessore comunale all'Agricoltura Daniele Ara, seguiti dagli interventi dell'eurodeputato Stefano Cavedagna e della segretaria alla Presidenza della Regione Emilia Romagna Manuela Rontini. A offrire uno sguardo originale sul rapporto tra uomo e natura è stata l'antropologa ed etnobotanica Valeria Margherita Mosca, prima dell'avvio dei tavoli tecnici dedicati ai temi più strategici del settore.

Tra i protagonisti della mattinata anche il rettore dell'Alma Mater Giovanni Molari, che ha posto l'accento sulla formazione e sulla valorizzazione del talento come leve decisive per la competitività dell'agricoltura italiana. Marco Lazzari, responsabile del servizio Agri Banking di Bper Banca, ha invece approfondito il tema dei finanziamenti e degli strumenti economici indispensabili per sostenere gli investimenti delle imprese agricole.

 

Il confronto si è poi allargato alle esperienze del mondo produttivo. Davide Campagna, wellness creator e imprenditore digitale, ha raccontato il cibo come elemento capace di unire sport, salute e viaggio. Sul palco si sono alternati anche Claudio Pennucci di Inalca-Gruppo Cremonini, Paolo Bruni, presidente di Cso Italy, Massimo Cristiani, presidente del Consorzio Selenella e Manuela Pirazzini dell'Associazione nazionale delle Donne dell'Ortofrutta, mentre Claudia Rivadi Sanseverino ha guidato un approfondimento dedicato alla cultura del vino.

Tra gli appuntamenti più attesi, il dialogo tra lo chef Carlo Cracco e Filippo Polidori, amministratore delegato di Polidori & Partners, che hanno spiegato come la qualità delle materie prime emiliano-romagnole rappresenti il punto di partenza per fare impresa, innovare e competere sui mercati.
“La materia prima è fondamentale. Per noi è importante riuscire a trasmettere all’interno di una ricetta semplice o complessa un messaggio e un ricordo o un qualcosa che rimanga nel tempo – afferma Cracco -. In un ragù alla bolognese non puoi tanto andare fuori ‘dall’originale’. Quello che è fondamentale, nel mio caso, è riuscire a dargli un tocco vegetale per alleggerire tutta la parte di proteina… e l’alloro è buono e l’abbiamo usato bene….”.
Ma Agrofutura guarda anche al grande pubblico. In piazza Minghetti apre infatti Casa Carlino, una serra trasformata in spazio di incontro con talk, corsi tematici, degustazioni guidate e una nuova area dehors che permette di vivere il festival anche all'aperto. All'interno di Palazzo Pepoli debutta invece la Podcast Station, il nuovo format editoriale che ospita interviste dal vivo e contenuti destinati alle piattaforme digitali del network QN.

 

«Con Agrofutura vogliamo dare continuità a un racconto collettivo e necessario sull'agroalimentare italiano – ha spiegato Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Luce! –. Ripartiamo da Bologna forti dei risultati della prima edizione, con l'obiettivo di costruire un festival ancora più aperto, inclusivo e capace di vivere la città anche nelle ore serali».

Dopo il debutto bolognese, il festival proseguirà il suo viaggio facendo tappa a Pesaro, Perugia, Firenze, Messina e Cremona, confermando la volontà di creare una rete nazionale dedicata al futuro dell'agricoltura e dell'agroalimentare. Un percorso che punta a raccontare un settore in continua evoluzione, dove innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle eccellenze territoriali rappresentano le chiavi per affrontare le sfide dei prossimi anni.

 

N.B. Per partecipare alle attività di Agrofutura – a ingresso gratuito – basta cliccare sull’apposito pulsante all’indirizzo: quotidiano.net/agrofutura2026

 


Il Grand Tour delle Marche fa tappa a Castignano con “Percorso diVino” - new entry nel circuito promosso da Tipicità e ANCI Marche -

Quando il sole carezza le dolci colline e lo sguardo si spinge fino al Monte Conero, Castignano (AP) si mostra nel suo panoramico ruolo di terrazza naturale affacciata sulle Marche. È in questo scenario, nel cuore di Piazza San Pietro, che venerdì 3 luglio prende il via “Percorso diVino”, nuova tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito promosso da Tipicità e ANCI Marche che racconta l’anima autentica della regione attraverso esperienze, comunità e produzioni identitarie.

Ad inaugurare la manifestazione sarà “Orizzonte diVino”, un brindisi-talk al tramonto che accompagnerà ospiti, appassionati e visitatori in un viaggio tra paesaggio, cultura e vitivinicoltura, offrendo uno sguardo privilegiato sul futuro del territorio e sulle sue eccellenze.

“Percorso diVino” è un vero e proprio itinerario esperienziale dedicato al mondo del vino piceno: un percorso tra calici, incontri con i produttori, specialità gastronomiche di strada, degustazioni guidate, cene esclusive e momenti musicali diffusi, pensato per coinvolgere turisti, gourmet e wine lover in un’atmosfera autentica e contemporanea.

L’evento animerà fino alla serata di sabato 4 luglio l’intero borgo di Castignano, suggestivo centro medievale posto in posizione panoramica tra le vallate del Tesino e del Tronto. Le sue origini affondano nell’epoca romana, mentre il tessuto urbano conserva ancor oggi le testimonianze del ruolo strategico svolto nel Medioevo quale importante polo agricolo e commerciale del Piceno.

Castignano è inoltre la patria dell’Anice Verde, riconosciuto Presidio Slow Food, coltivazione identitaria dalla quale nascono la celebre “anisetta ascolana”, liquori, tisane, prodotti dolciari e preparazioni gastronomiche. Un patrimonio agricolo e culturale che oggi si esprime anche attraverso visite ai campi in fioritura, percorsi didattici ed esperienze di turismo rurale.

Il borgo custodisce anche due tradizioni uniche nel panorama nazionale. La prima è Templaria, una delle rievocazioni storiche più affascinanti e coinvolgenti del centro Italia che valorizza l’antico legame con la cultura templare; si svolge ogni estate nel borgo storico, trasformando le sue vie in un autentico teatro a cielo aperto con spettacoli di fuoco, musica, convegni, mostre e taverne con menù medievali. Il festival si tiene tradizionalmente nel mese di agosto. Nello specifico, per il 2026, l'evento è in programma dal 17 al 21 agosto.

La seconda tradizione è “Li Moccule”, suggestivo rito di chiusura del Carnevale derivato dalla tradizione della Roma pontificia. La sera del Martedì Grasso, le luci pubbliche si spengono e un fiume di lanterne (antica tradizione di luminarie artigianali, sopravvissuta in questo borgo marchigiano dopo essere scomparsa dall'antico Carnevale Romano) che attraversa le vie del paese al ritmo della Catubba, antico tamburo della tradizione locale, dando vita a una celebrazione rimasta pressoché unica in Italia.

Organizzato dalla Pro Loco di Castignano con il sostegno del Comune, Percorso diVino entra quest’anno a far parte del Grand Tour delle Marche, rafforzando il ruolo del borgo come destinazione capace di coniugare paesaggio, cultura, produzioni di eccellenza e accoglienza esperienziale.


Per informazioni:
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