Dopo due anni di stop si riaccende la magia di Villapapeete: sabato 28 maggio riapre a Milano Marittima il “giardino sonoro” più glamour d'Italia

Dopo ormai due lunghi anni a luci spente si riaccendo i riflettori sul giardino sonoro più glamour d’Italia.

Sabato 28 maggio aprono i cancelli di Villapapeete e il prestigioso giardino musicale si vestirà nuovamente a festa per intrattenere e fare divertire tutti i suoi ospiti provenienti, come di consueto, da tutte le parti d’Italia e non solo.

Grandi novità e nuove coreografie per rendere lo spettacolo dentro lo spettacolo ancor più… mozzafiato.

Aperta fin dalla cena, Villapapeete accoglierà tutti nella sontuosa piscina con un aperitivo ricco di prelibatezze per poi dare vita ad un vero e proprio dinner show  contornato da coreografie da mille una notte.

Dopo la mezzanotte  i migliori dj-producer italiani ed internazionali accompagneranno il divertimento fino alle prime luci dell’alba.

VILLAPAPEETE:
Via Argine destro Savio,15 Savio di Ravenna Milano Marittima
Infoline e prenotazioni: 3351275444
info@villapapeete.com


Piccola storia dei "tajarin": il libro. Viaggio affettuoso di un piatto povero diventato ricco

Quella dei tajarin (tagliolini o tagliarini, pasta all’uovo tipica dell’antica cucina piemontese) è una bella storia di Langa, tanto piccola quanto immensa; una storia contadina, di cascina, dell’aia. Una storia che si presenta come metafora della vita collinare di questo lembo di Piemonte, dalla malora fenogliana fino al benessere del presente alimentato dal vino e dal tartufo. Con il suo saggio Luciano Bertello pone l’accento sull’icona della cultura culinaria piemontese, ne ripercorre la storia gastronomica di Langhe, Roero e Monferrato.

Nel tempo, i tajarin hanno giocato un ruolo molto importante come segno tangibile del riscatto dalla povertà, dalla miseria, dalle poche uova che un tempo venivano utilizzate per la loro preparazione. Poche, in quanto elemento utile per altre finalità, fino ad arrivare ad oggi e ai tanti tuorli che vengono miscelati alla farina nelle cucine casalinghe, dalle massaie di un tempo, fino ai ristoranti stellati dei giorni nostri, passando per le trattorie e le osterie.

Poche uova e il condimento preparato con i fegatini di pollo o di coniglio, altri elementi dell’economia contadina, un condimento che veniva definito “comodino”.  I tajarin, tagliati finemente con il coltello ricavato dalla falce, un coltello affilatissimo, pericoloso, quasi un’arma contadina al punto tale che alcune donne non lo utilizzavano per paura di tagliarsi e che veniva chiamato “essia”.

Tajarin, un termine più antico dell’italiano “taglierini”, documentato dal ’400 e che deriva proprio dall’azione di tagliare finemente, e al contempo, con molta probabilità, l’unica parola piemontese che viene pronunciata allo stesso modo in tutto il mondo.

Nel corso dei decenni viaggiatori, scrittori, avventurieri che hanno attraversato la Langa hanno incontrato il piatto storico, un tempo abbinato al vino Dolcetto e oggi valido compagno di espressioni enologiche famose nei cinque continenti. Basti pensare al Barolo, al Barbaresco, all’Arneis. Le poche uova, 3 in linea di massima, sono diventate 20 a volte 30 tuorli per chilo di farina. I fegatini di allora oggi si chiamano carne di fassona di razza piemontese, si chiamano tartufo e il piatto è sempre più prelibatezza.

Il “viaggio affettuoso” di Luciano Bertello dei tajarin, edito da Slow Food Editore, è un delizioso pretesto per narrare la storia della Langa e il suo affresco sociale ancor prima che culinario. Un territorio un tempo povero e maledetto come raccontato da Beppe Fenoglio ne La malora, diventata culla di successo imprenditoriale.

Quello tratteggiato dall’autore è un mosaico denso di eventi, personaggi noti e vicende storiche, attraverso il cono di luce di una ricetta essenziale, femminile e domestica. In questo senso, è l’evoluzione degli stessi tajarin a raccontare della rinascita del territorio, passando da piatto semplice del pranzo di famiglia a vero e proprio protagonista della scena gastronomica internazionale, soprattutto grazie all’incontro con il tartufo bianco di Alba.

Farina e uova sempre disponibili in cascina; generose braccia femminili; un pollo o un coniglio pronti al sacrificio: i tajarin conservano tuttora un’anima prettamente popolare e radicata nel territorio, quello stesso territorio che oggi rappresenta una delle mete turistiche tra le più frequentate al mondo.

Il libro è arricchito con ricette e aneddoti legati al piatto di osti così come di chef stellati del territorio, tra cui Davide Palluda ed Enrico Crippa. Un libro che, come lo ha definito Carlin Petrini durante la presentazione ufficiale al pubblico, si presenta come vademecum ideale per chi studia la cultura piemontese; un testo, aggiungo io, che non deve mancare nella biblioteca di casa.

Luciano Bertello è stato un insegnante per una vita, storico, autore di un centinaio di saggi sulla sua terra, per quasi vent’anni presidente, a Canale, dell’Enoteca Regionale del Roero, facendone il centro propulsore di una miriade di iniziative per il riscatto del territorio e un luogo di ritrovo per scrittori, poeti, artisti, grandi chef, giornalisti accomunati dall’idea di salvare il paesaggio, la memoria e l’identità contadina.
E poi, siamo onesti e sinceri, un buon piatto di tajarin riempie sempre stomaco e anima, soddisfacendo al meglio palato e cuore.

(Fabrizio Salce)


Il “Pollaio sociale” al “Naturalmente Imola”

Fino all’8 giugno prossimo, va in scena la quindicesima edizione di “Naturalmente Imola”, la manifestazione organizzata dal Comune di Imola con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna, con il sostegno di CLAI Imola e Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.
L’edizione di quest’anno è stata inaugurata sabato 30 aprile nel Parco delle Acque Minerali, un luogo simbolico per una manifestazione che, quindici anni fa, vide la luce proprio in questo meraviglioso spazio verde della città. Un ritorno alle origini quindi per celebrare il successo di un evento che, di anno in anno, suscita l’entusiasmo dei cittadini imolesi e dei numerosi visitatori che scoprono (o riscoprono) le bellezze naturali di Imola.
Protagonista dell’evento il Centro sociale la Tartaruga di Toscanella di Dozza, in provincia di Bologna che propone – tra le tante iniziative – il così detto “Pollaio sociale”, per partecipare attivamente ad un percorso di consapevolezza sulle tematiche della salvaguardia dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento e dei vantaggi nutrizionali del consumo di uova fresche, prodotte con metodi che privilegiano la natura ed il rispetto per la medesima. In due strutture costruite in legno presso il Centro, sono ospitate 75 galline ovaiole e livornesi. Adottando una di quelle galline, che sarà accudita nella sua quotidianità con particolare attenzione, lì dove vivono, circondate da un pascolo recintato, le galline sono libere di razzolare e cibarsi autonomamente come deciso da Madre natura; l’alimentazione è integrata con mangime bilanciato e verdure fresche di produzione del Centro. Così, a fronte di una donazione di 100 euro, si avrà diritto di ritirare direttamente presso il centro, ben 240 belle, sempre fresche e sane, uova all’anno. Per informazioni chiamare lo 0542673630 oppure scrivere una mail a tartaruga@seacoop.coop o anche alla pagina Facebook facebook.com/pollaiosociale

Il Centro è impegnato anche nel “Giardino degli orti” che nasce e vuole vivere come attività integrante della quotidianità del Centro occupazionale, inteso non solo come luogo, ma come persone che vivono quel luogo: ospiti, operatori, familiari e orticoltori.
Per “orto sociale” si intende un appezzamento di terreno messo a disposizione tramite assegnazione a titolo di contribuzione economica annuale ai cittadini e alle cittadine del territorio attiguo/limitrofo al Centro, che ne facciano richiesta. Dette coltivazioni ortive sono disposte in lotti di circa 70 mq ciascuno, delimitati da confini interni ed esterni all’area coltivabile e dotati di attacchi per l’utilizzo dei presidi di irrigazione.
Gli orti sociali rappresentano una vera e propria opportunità sociale e possono, oltre a fornire prodotti di sicura provenienza da destinare al consumo alimentare e a un’opportunità di utilizzo del tempo libero, creare occasioni di integrazione, ricreative e formative.
Inoltre il Centro è impegnato anche nella produzione e vendita di piante per i propri orticoltori, con  attività di orticultura in serra per la produzione di piante aromatiche e orticole.
Al Centro Occupazionale “La Tartaruga” sono disponibili orti con “vasche rialzate” destinati a persone con limitazioni motorie ed ausili e a anziani. Il progetto, che ha come obiettivo quello di permettere a soggetti con difficoltà motorie di coltivare la terra e curare la crescita delle piante, è sostenuto da Montecatone Rehabilitation Insitute, Fondazione Montecatone Onlus, Coop. Casa Guglielmi, Ist. Scappi sez. Scuola in Ospedale -.

Altre attività

Il Centro si occupa anche di assemblaggio o esecuzione di parti in lavorazione o confezionamento di materiale su committenza esterna, attività di consegna della lavanderia presso strutture di Seacoop e della realizzazione di oggetti in ceramica, serigrafia e carta riciclata da vendere presso mercatini o su committenza.
Il nucleo aziendale è composto da un piccolo gruppo di ospiti presso un’azienda imolese.


18^ edizione dal 2 al 5 giugno: a Carloforte torna il Girotonno

Ricette locali e internazionali, una sfida gastronomica tra chef provenienti da tutto il mondo, incontri e intrattenimento all’insegna del tonno rosso di qualità che da secoli si pesca nella tonnara dell’isola di San Pietro, in Sardegna. Dal 2 al 5 giugno 2022 torna a Carloforte il “Girotonno – Uomini, storie e sapori sulle rotte del tonno”, alla sua diciottesima edizione. Ad affiancare il Comune di Carloforte nell’organizzazione e comunicazione della rassegna ci sarà l’agenzia Feedback che segue il progetto sin dalle sue origini. La cultura millenaria legata a tonni e tonnare che qui si esprime in una plurisecolare tradizione di pesca che si rinnova dal 1738, anno di fondazione della cittadina, è l’elemento comune di una kermesse unica nel suo genere che coinvolge gastronomi, chef di fama internazionale esperti di cucina di tonno, giornalisti ed esperti della gastronomia mediterranea, candidando Carloforte “capitale del tonno di qualità”.

Il Girotonno finalmente torna dal vivo – spiega Salvatore Puggioni, sindaco di Carloforte – a seguito dello stop causato dalla pandemia. Nel 2021 non abbiamo potuto organizzare in presenza, ma attraverso una formula speciale, che ha coinvolto i ristoratori e operatori economici e culturali locali, la manifestazione ha ottenuto (grazie al sostegno e contributo del Flag Sardegna Sud Occidentale) la certificazione internazionale ISO 20121 di evento sostenibile, e ciò in virtù del fatto che già dalle precedenti edizioni si sono attuate politiche di sostenibilità che porteremo avanti per dare ancora più valore al Girotonno. Ora stiamo lavorando affinché si possa tornare ad organizzare la rassegna di una volta con il coinvolgimento delle squadre di chef internazionali che negli anni hanno dato lustro e valore alla manifestazione. Siamo fiduciosi – conclude il sindaco –  di potere accogliere nuovamente turisti e visitatori nella nostra isola, seppur nel rispetto di tutte le precauzioni anti Covid”.

L’antica e caratteristica cittadina tabarchina, rotta privilegiata del “corridore dei mari”, diventerà nuovamente il palcoscenico per un prezioso momento di confronto e scambio culturale tra le regioni mediterranee che ancora mantengono viva la cultura di tonni e tonnare. Anche quest’anno la rassegna sarà organizzata con il sostegno di Tonnare Piam, società che gestisce la tonnara di Carloforte. Momento centrale sarà sempre la gara gastronomica internazionale, l’International Tuna Competition, alla quale parteciperanno chef provenienti da diversi Paesiche prepareranno ricette a base di tonno cotto e crudo. A giudicare i piatti ci sarà una giuria tecnica, formata da giornalisti, esperti e opinion leader, presieduta da Paolo Marchi, ideatore di Identità golose, il primo congresso italiano di cucina, ma anche una giuria popolare, composta dai visitatori della manifestazione che attribuirà un premio dedicato.

Il programma della rassegna darà spazio anche ai live cooking che valorizzeranno tutte le ricette a base di tonno, interpretate da chef italiani, coordinati e selezionati dallo chef carlofortino Luigi Pomata. A condurre tutti gli appuntamenti sul palco sarà Federico Quaranta, conduttore Rai e voce della trasmissione radiofonica Decanter. Torna anche l’Expo village, il villaggio espositivo che offre ai visitatori la possibilità di fare shopping, ogni giorno fino a mezzanotte, tra le specialità agroalimentari locali e i prodotti dell’artigianato sardo. Al Tuna village, il villaggio gastronomico della manifestazione, invece, il tonno è il protagonista: sulla banchina Mamma Mahon ogni giorno degustazioni di specialità a base del grande corridore dei mari.


Estate 2022: vacanze in campagna nel castello di Spessa, nel Collio goriziano

Questa estate la vacanza è country e green, nella natura e lontano dalla folla, da godersi in assoluto relax con la famiglia e con gli amici nel verde della campagna fra passeggiate, movimento en plein air e buona tavola. Isolati, sì, ma con la possibilità di raggiungere comodamente città d’arte, borghi storici, castelli, monasteri e di andare alla scoperta del meraviglioso tessuto storico artistico della nostra penisola.

Nel Collio Goriziano, terra di grandi vini in Friuli Venezia Giulia a ridosso del confine con la Slovenia, il Castello di Spessa Golf Wine Resort & SPA di Capriva del Friuli è un microcosmo immerso fra i vigneti e il green di un campo da golf a 18 buche, all’interno del quale ciascuno si può ritagliarsi la vacanza perfetta, scegliendo fra le varie sistemazioni quella più confacente alle sue esigenze. Il resort offre infatti la possibilità di alloggiare in 4 strutture, ciascuna con un proprio stile ben definito. Nel castello si pernotta in ariose ed ampie camere e suites arredate con mobili del Settecento e dell’Ottocento italiano e mitteleuropeo, con eleganti dettagli d’epoca che si abbinano con discrezione ai più moderni comfort. Le altre stanze del resort si trovano in antichi rustici della tenuta sapientemente restaurati: La Tavernetta al Castello ai piedi del maniero con un eccellente e raffinato ristorante gourmand e 10 camere dall’atmosfera country; gli Appartamenti nelle vigne in un bel casale affacciato sul campo da golf particolarmente adatti alle famiglie; il Casale in collina, il più appartato, con una decina di stanze arredate in stile shabby chic.

Cuore del resort è il castello d’origine medievale (oggi di aspetto neogotico frutto di un radicale intervento otto-novecentesco) con il suo magnifico giardino all’italiana, la cui storia si è intrecciata nei secoli con quella di questa terra di confine e di cui furono ospiti personaggi illustri, fra cui Giacomo Casanova (che ne definì i vini “di qualità eccellente”) e Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart. Tutt’attorno, il dolce saliscendi di vigneti, boschi, prati che si estendono negli oltre 60 ettari della tenuta. Una cornice romantica e bucolica, immersa nel silenzio della natura, dove riprendersi il proprio tempo e trascorrere giornate di vero relax, ritempranti per corpo e spirito.
A disposizione degli ospiti comodi sentieri per passeggiate (come quello, molto panoramico, delle Vigne Alte), spazi dove poter fare ginnastica e yoga all’aria aperta, il campo da golf a 18 buche disegnato fra le vigne, biciclette per pedalare in relax fra colline e vigneti spingendosi anche oltre confine, alla scoperta dei caratteristici borghi della Brda slovena. Il benessere si declina poi nei 2.000 mq della Vinum Spa con i trattamenti dedicati alla vinoterapia, le piscine interna ed esterna riscaldate, le aree relax panoramiche, l’idromassaggio circolare esterno con vista sui vigneti. Tutti da visitare i dintorni, scrigno d’arte e storia: Cormòns, cittadina d’impronta mitteleuropea “cuore” del Collio; Gorizia, la “Nizza d’Austria” con il suo austero castello medievale; Cividale, le cui testimonianze longobarde sono Patrimonio Umanità Unesco; Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia; Grado, con la sua lunga spiaggia di sabbia finissima e la sua incantevole laguna; i percorsi storici della Grande Guerra – da Gorizia al Sacrario di Redipuglia al Carso- dove si scoprono trincee, bunker e luoghi che furono teatro di battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. E in mezz’ora si è a Trieste e in poco più di un’ora a Venezia.

A disposizione degli ospiti comodi sentieri per passeggiate (come quello, molto panoramico, delle Vigne Alte), spazi dove poter fare ginnastica e yoga all’aria aperta, il campo da golf a 18 buche disegnato fra le vigne, biciclette per pedalare in relax fra colline e vigneti spingendosi anche oltre confine, alla scoperta dei caratteristici borghi della Brda slovena. Il benessere si declina poi nei 2.000 mq della Vinum Spa con i trattamenti dedicati alla vinoterapia, le piscine interna ed esterna riscaldate, le aree relax panoramiche, l’idromassaggio circolare esterno con vista sui vigneti. Tutti da visitare i dintorni, scrigno d’arte e storia: Cormòns, cittadina d’impronta mitteleuropea “cuore” del Collio; Gorizia, la “Nizza d’Austria” con il suo austero castello medievale; Cividale, le cui testimonianze longobarde sono Patrimonio Umanità Unesco; Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia; Grado, con la sua lunga spiaggia di sabbia finissima e la sua incantevole laguna; i percorsi storici della Grande Guerra – da Gorizia al Sacrario di Redipuglia al Carso- dove si scoprono trincee, bunker e luoghi che furono teatro di battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. E in mezz’ora si è a Trieste e in poco più di un’ora a Venezia.
In una cornice che coniuga naturalezza a raffinata ospitalità quale è il resort, anche il gusto viene sollecitato e incuriosito con vini e cibi che attingono alla straordinaria tradizione gastronomica della terra di confine in cui è incastonato, dove si incontrano e fondono echi culinari friulani, austriaci e slavi. Per gli ospiti sono organizzate nelle scenografiche cantine medievali del castello stimolanti degustazioni guidate dei pregiati vini Doc Collio e Isonzo della tenuta e nella Casa di Caccia corsi di cucina tenuti dall’Executive Chef del resort Tonino Venica. E’ lui a soprintendere al Ristorante gourmand La Tavernetta al Castello, dove arrivano in tavola dalla magia del Collio e del vicino Adriatico terra e mare, vigne e orti: un sorprendente mondo di sapori e profumi esaltati dalle sue sapienti mani. Nel Gusto di Casanova, l’intimo e raccolto Bistrot del Castello con ampio dehors ombreggiato dagli alberi secolari del parco, si degusta una straordinaria selezione di prodotti del Friuli Venezia Giulia. Nell’Hosteria del Castello, invece, la cucina – semplice, gustosa, immediata – rincorre le stagioni e ricalca i sapori del territorio.

Castello di Spessa
Golf Wine Resort & SPA
Via Spessa 1 Capriva del Friuli (GO)
Tel: + 39 0481.808124
www.castellodispessa.it
info@castellodispessa.it


"Diversamente dolci, deliziosamente sani" di Morena Benazzi con introduzione di Fabrizio Rapuzzi

120 ricette creative per torte, gelati e dessert senza zucchero, cereali e latticini dalla blogger di cucina Paleo, la più seguita in Italia: 120 ricette di dolci “buoni” sia per la gola che per la salute! Preparazioni in stile paleo, keto e aip capaci di soddisfare anche i più golosi, e adatte a chiunque voglia restare in linea senza rinunciare alle tentazioni o soffra di allergie e intolleranze.  E’ possibile cedere alla tentazione di una cheescake, un tiramisù, una crostata o un pasticcino senza conseguenze nefaste sulla linea o sulla salute? Di solito no, ma con queste straordinarie ricette a base di ingredienti naturali e di facile esecuzione, potrete preparare torte, gelati e dessert non solo squisiti ma anche sani! Sì perché Morena, nella sua ormai pluriennale esperienza di cuoca paleo, ha raccolto in questo libro 120 delle sue rivisitazioni di dolci: da quelli regionali tipici, come il bonet piemontese o la Sbrisolona al Kaisershmarren tirolese o la Tarte Tatin francese, fino all’esotico flan caraibico al cocco; dalle preparazioni classiche come la crema pasticcera e il pan di Spagna ai dolci tradizionali delle feste, come il panettone, o a creazioni inedite come il rotolo al Matcha e crema di fragole, senza dimenticare muffin, crepes, biscotti e gelati.

Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze: che vogliate restare in forma senza rinunciare al piacere del dolce, che seguiate un regime paleo o keto, che abbiate l’esigenza di evitare certi alimenti come il glutine per intolleranze, allergie o problematiche autoimmuni o di limitare il più possibile gli zuccheri per il diabete, infine che siate degli irriducibili golosi o semplicemente curiosi.
I dolci creati da Morena sono infatti tutti privi di zuccheri raffinati, farine di cereali, latticini, soia e legumi; il segreto è l’utilizzo di ingredienti alternativi, di facile reperibilità e di antico consumo come il miele, la frutta secca, le uova e il cacao, o noti in altre cucine come il cocco in tutte le sue forme (zucchero dai fiori, latte e “farina” dalla polpa), lo sciroppo d’acero, la farina di castagne o quella di chufa (ricavata dalla Chufa, tubero diffuso in Spagna ricco di vitamina C e E, è utile contro il colesterolo, nella prevenzione dell’arteriosclerosi e per favorire digestione e senso di sazietà) e naturalmente la frutta, come avocado, datteri e fichi o certi ortaggi come la zucca, usati fin dall’antichità.
Nell’introduzione del medico dello sport e nutrizionista Fabrizio Rapuzzi scoprirete inoltre perché siamo così naturalmente e ancestralmente attratti dal dolce, fino a sviluppare vere e proprie dipendenze, quali ripercussioni ha l’abuso di zucchero sulla nostra salute e come (e quando) è invece possibile mangiare questi dolci senza compromettere la forma fisica.
Una pratica legenda contrassegna le ricette paleo, keto e aip (protocollo autoimmune) per guidarvi nella scelta e infine un’appendice vi permetterà di scegliere le ricette in base alla stagionalità degli ingredienti.

Crumble, pancakes, pane dolce

  1. Crumble di pere e castagne
  2. Frittata dolce con pere e cioccolato
  3. Frittelle di mele
  4. Frittelle di castagne con uvetta
  5. Pancakes di carote
  6. Pancakes di castagne
  7. Pancakes di albicocche
  8. Kaiserschmarren – frittata dolce tirolese
  9. Pane di banane e chufa
  10. Pane al cocco
  11. Pane di zucca e noci

Dolci al cucchiaio e gelati

  1. Bonet piemontese alle nocciole
  2. Budino ai mirtilli
  3. Budino portoghese di arancia
  4. Clafoutis al cocco e ciliegie
  5. Crema di avocado e pere
  6. Crema di nocciole e cacao (paleo Nutella)
  7. Crema al forno alle fragole
  8. Crema livornese alle mandorle
  9. Crema pasticcera al latte di cocco
  10. “cous cous” dolce di carote alla siciliana
  11. Curd di fragole
  12. Lemon curd
  13. Dolce spagnolo di zucca e mandorle
  14. Dolce canadese ai mirtilli
  15. Flan caraibico al cocco
  16. Mousse di avocado all’arancia
  17. Pesca melba
  18. Pesche ripiene alla piemontese
  19. Tortini morbidi di zucca e cioccolato
  20. Tiramisù di avocado con fragole e ciliegie
  21. Gelato fior di fragola
  22. Gelato alla crema
  23. Gelato alle pere e pinoli
  24. Mango kulfi – gelato indiano al mango
  25. Stecco gelato di avocado al cioccolato
  26. Biscotto gelato senza cottura
  27. Granita di mandorle

Torte

  1. Apple bundt cake
  2. Certosino o pan speziale
  3. Früchtebrot – torta tedesca di Natale

DELLA STESSA AUTRICE

  1. Paleo panettone
  2. Pan di spagna
  3. Pangiallo romano
    45. Parrozzo abruzzese
    46. Piada dei morti
  4. Pizza dolce alla frutta
  5. Plumcake marmorizzato
  6. Rotolo al matcha con crema alle fragole
    50. Sbrisolona
  7. Strudel di mele
  8. Tarte tatin
  9. Tenerezze cioccolato e pere
  10. Torta al cocco e cioccolato
  11. Torta al cocco e clementine
  12. Torta alle albicocche
  13. Torta di barbabietole al cioccolato
    58. Torta di castagne e pere con noci pecan e caramello al miele
  14. Torta di mirtilli finlandese
    60. Torta dolce di zucchine
  15. Torta fondente al cioccolato e mandorle
  16. Torta magica alla vaniglia
  17. Torta morbida alle fragole
  18. Torta rustica alle prugne
  19. Torta slovacca ai semi di papavero
    66. Torta streusel ai frutti di bosco
    67. Torta verde pistacchio
  20. Tortine rovesciate alle nespole
    69. Tronchetto di Natale

Crostate

  1. Crostata di fichi freschi
  2. Crostata di fragole con meringa al cocco
  3. Crostatine con zigolo dolce all’arancia
    73. Crostata di pesche con crema di mandorle
  4. Tartellette alla crema di anacardi e lemon curd
  5. Crostatine nocciola e cioccolato

Cheesecake senza cottura

  1. Cheesecake di anacardi al limone e frutti di bosco
  2. Cheesecake alle fragole e cioccolato
    78. Barrette cheesecake ai fichi

Muffins e crepes

  1. Crepes alla barbabietola
  2. Crepes di castagne
  3. Crepes dolci di zucca
  4. Cupcakes alle fragole
  5. Muffins ai cachi e nocciole
  6. Muffins ai mirtilli
  7. Muffins al cioccolato e nocciole
  8. Muffins al cocco e limone con semi di papavero
  9. Muffins all’arancia e tahin
  10. Muffins cacao e fragole
  11. Muffins con fichi e noci
  12. Muffins con pere e pinoli
  13. Muffins speziati di zucca
  14. Tortine morbide alle clementine
  15. Tortino di cioccolato dal cuore morbido

Biscotti

  1. Biscotti alla camomilla
  2. Biscotti alla lavanda
  3. Biscotti con cuore di fichi secchi
  4. Biscotti craquelés di chufa e castagne alla vaniglia
  5. Biscotti croccanti di granola
    99. Biscotti delle isole Samoa
  6. Biscotti di castagne e nocciole
    101. Biscotti florentins
  7. Biscotti olandesi
  8. Biscotti thumbprint alle fragole
    104. Biscottini nocciola e cioccolato
    105. Cantucci con mandorle e ciliegie secche
  9. Coniglietti al cocco e carote
    107. Gallinelle di pasqua

Piccola pasticceria: bonbon, cioccolatini, tartufini

  1. Amaretti alle albicocche secche
  2. Amaretti di cocco al limone
  3. Baci di dama
  4. Baci al cocco con cacao e nocciole
    112. Barrette al cocco e cioccolato bounty
    113. Canelés bordelais
  5. Cioccolatini ripieni di chufa e cocco
    115. Cioccolatini ripieni di zucca
  6. Gueffus mimosa
  7. Mendiant
  8. Tartufini di castagne
  9. Tartufini di mandorle e datteri
    120. Tartufini di patate dolci americane

#DIETAPALEO #KETO #RICETTE #ALIMENTAZIONE #DIABETE #DOLCI #TORTE #GELATI #CELIACHIA #GLUTINE #INTOLLERANZE #PERMEABILITÀINTESTINALE #MANGIARSANO
Morena Benazzi, nata e cresciuta a Bologna, è da sempre appassionata di alimentazione e cucina. Nel 2012 apre il primo blog di cucina paleo in Italia per condividere le sue ricette: nasce così armoniapaleo.it, dove unisce la passione per la cucina a quella della fotografia. Per Ab Ovo è autrice di “Armonia Paleo”, alla terza edizione e “In cucina con il Protocollo autoimmune” alla seconda.

Morena Benazzi
Diversamente dolci deliziosamente sani
120 ricette creative per torte, gelati e dessert senza zucchero, cereali e latticini
240 pp. • brossura con alette 16,5 × 24 cm • 132 tavv. a colori
25,00 €


“Castelli, Fantasmi, Leggende” alla Rocca di Lonato del Garda gli Otisi nella Casa del Podestà

Fino al 5 giugno i protagonisti di una storia immaginaria, aprono un nuovo capitolo per “Castelli, Fantasmi, Leggende”, la serie di fotografie oniriche di grandi dimensioni con cui il fotografo Salvatore Attanasio dà forma – mediante un’elaborazione al computer in postproduzione – a personaggi storici o a protagonisti di leggende popolari ambientandoli nei manieri del Bresciano dove hanno abitato o nella realtà o nella fantasia delle leggende: è la quattrocentesca Rocca Visconteo Veneta di Lonato del Garda ad ospitare nel Salone della Casa del Capitano fino al 5 giugno la mostra Gli Otisi nella Casa del Podestà (visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00).

Una narrazione fantasiosa in 15 immagini inedite, in grande formato e in rigoroso bianconero, retroilluminate, che raccontano la “Storia degli Otisi”, concepita nel XIX secolo da due esponenti di rilievo del milieu culturale bresciano fin de siècle (il medico dottor Carlo Tagliaferri e il conte Teodoro Lechi), giunta fino a noi in un prezioso manoscritto realizzato da Fra Doretto da Calvisano (pseudonimo del conte Teodoro Lechi). Non una storia reale, ma un’invenzione, che testimonia la propensione, tipica della cultura tra Ottocento e Novecento, di evocare il passato rivivendolo a tutti i costi, anche attraverso una proposta giocosa, divertita e dal sapore teatrale. Il manoscritto descrive dodici antenati Tagliaferri, la cui precisa identità è restituita da altrettanti ritratti en travesti, autentici tableaux vivants all’interno dei quali, nei diversi costumi dei diversi momenti storici, compare il medesimo personaggio, ovvero Carlo Tagliaferri che impersonifica i suoi avi, fotografato dal figlio ing. Giovanni. Quindi 15 immagini che, anziché narrare una leggenda come nelle altre mostre del ciclo “Castelli, Fantasmi, Leggende”, vogliono rendere omaggio alla fantasia di coloro che hanno concepito questo capolavoro di cultura, ironia, creatività.
A fare da sfondo ai personaggi leggendari della stirpe degli Otisi, sono le stanze della storica dimora del senatore Ugo Da Como a Lonato, la Casa del Podestà, dove si aggirano le velate presenze del poeta Folco, del procuratore Otisello, dell’alchimista Dosso e altre effimere e suggestive figure.

“La mostra di Salvatore Attanasio rende omaggio alla cultura bresciana tardo ottocentesca, una cultura fortemente radicata al tema della rievocazione storica – spiega Stefano Lusardi, conservatore dei beni storici della Fondazione Ugo Da Como- Basterebbe ricordare le favolose ed elaborate architetture di revival concepite dal maggiore architetto della seconda metà del XIX secolo, Antonio Tagliaferri fratello di Carlo e zio di Giovanni. Di questo mondo, la Fondazione voluta da Ugo Da Como a Lonato è una testimonianza imprescindibile e per questa ragione abbiamo voluto rievocare gli Otisi all’interno degli ambienti della casa museo del Podestà, interamente restaurata da Antonio Tagliaferri tra il 1907 e il 1909.”

Ad accrescere il fascino della mostra, l’allestimento inconsueto e spettacolare. Le fotografie, stampate in fineart, sono presentate in cornici retroilluminate a led in ambiente oscurato. L’effetto è di assoluto impatto, anche considerando la narrazione evocata dai soggetti rappresentati. In collaborazione con la sezione di sezione di Brescia dell’Unione Ciechi e Ipovedenti, le immagini sono corredate di una breve descrizione in alfabeto Braille, per consentire ai visitatori non vedenti di immaginarle.

 

Informazioni – Fondazione Ugo Da Como

Via Rocca, 2 – Lonato del Garda (Brescia)
Tel. 0309130060 – www.roccadilonato.it
www.lonatoturismo.it


Bentornati Asparagi: a tavola con l’Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto

Gli asparagi sono tornati. L’avvio della campagna di raccolta è stato ritardato a causa delle basse temperature primaverili che ne hanno rallentato lo sviluppo dei germogli; ma è iniziata in questi giorni e si protrarrà almeno fino alla prima decade di giugno.
Mi riferisco alla raccolta dei “turioni” (definizione corretta inerente alla parte degli asparagi che consumiamo) nei principali territori di produzione, dove nell’areale del Santenese e del Pianalto di Poirino (tra i confini delle province di Asti, Cuneo e della Città metropolitana di Torino) trovano la loro terra d’elezione.  L’andamento siccitoso della stagione purtroppo farà sì che la produzione sia inferiore alla media delle annate precedenti, ma c’è una nota preziosa: la qualità si presenta ottima.
Il consorzio “Cascine Piemontesi”, in collaborazione con “Confagricoltura Torino”, ha organizzato una campagna promozionale per la valorizzazione dell’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto, riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale del Piemonte nel 1999 (PAT) e storicamente legato a Camillo Benso, conte di Cavour, che lo definì la “sorgente della prosperità di Santena”.
A tal proposito per illustrare le caratteristiche dell’asparago e diffonderne una conoscenza più approfondita, Cascine Piemontesi ha organizzato un pranzo dedicato al mondo dell’informazione, avente come protagonista assoluto sua maestà l’asparago. Sappiamo bene come l’utilizzo del turione in cucina sia al quanto variegato; e allora asparagi croccanti, adagiati su fonduta, accompagnati da salse, e poi ancora compagni di risotti, delle carni e persino ingredienti per prelibati dolci.

Per meglio individuare l’importanza del prodotto in questione è doveroso ampliare la panoramica. Teniamo infatti conto che in Italia la superficie destinata a tale coltivazione è di circa 9.500 ettari, concentrati soprattutto in Puglia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Attualmente nella sola regione Piemonte vengono coltivati oltre 260 ettari; le imprese agricole impegnate nella produzione sono circa 640. La superficie coltivata è in aumento: nel 2010 erano 346 le aziende e 180 gli ettari. Il principale territorio produttivo è il Torinese, con oltre 90 ettari, seguito da Cuneo con 73 ettari e Vercelli con 71 ettari. La domanda di asparagi da parte dei consumatori, dopo la pandemia, è in aumento per tutte le varietà di asparago.
Quando parliamo del territorio del Pianalto e della coltivazione dell’asparago in Piemonte ci riferiamo ad una terra ben circoscritta, ovvero un altopiano argilloso di circa 400 chilometri quadrati che collega città quali Chieri, Santena, Poirino, Pralormo, fino a Montà d’Alba. E qui che I nostri turioni esprimono ad altissimi livelli le loro peculiarità e l’alta qualità.
In tempi antichi il Pianalto era attraversato da un fiume, ma circa diecimila anni fa una serie di movimenti tellurici sollevò l’intera area facendone mutare il corso. Il fiume lasciò così uno strato di argilla formata da micro-minerali che rendono il terreno molto compatto e in grado di trattenere gli elementi nutritivi. E’ dunque questa particolare fertilità che rende l’intera area del Pianalto famosa per le produzioni agricole, tra le quali l’asparago spicca per le sue qualità e il tipico sapore che gli viene conferito proprio dalle caratteristiche pedologiche delle “terre rosse” del Pianalto.

Parlando invece delle varietà di asparago del territorio ricordiamo che le cultivar presenti sono riconducibili agli ecotipi Marte, Eros, Gijmlin e a un ecotipo locale chiamato “asparago santenese” legato ad una selezione di Precoce d’Argenteuil ottenuta negli anni ’50-’60 sul territorio interessato.
L’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto è di colore verde con sfumature violacee, i turioni hanno l’apice appuntito per via del terreno ricco, della maturazione fuori serra e dell’utilizzo di concimi organici. Si caratterizza inoltre per il suo sapore dolce e delicato mentre la lunghezza media è di 22 cm e la parte colorata è rappresentata da circa il 65% della lunghezza totale.
Per la commercializzazione gli asparagi vengono confezionati in mazzetti con la base del turione bianca dovuta alla tecnica di coltivazione con baulatura del terreno e ai metodi di raccolta che prevedono l’utilizzo di un tipico coltello che consente di tagliare l’asparago senza traumatizzare la zampa: con il termine “zampa” si individua la parte che rimane nel terreno e che fruttificherà nuovamente.  Il segreto per apprezzarne la bontà in cucina, come suggeriva anche Cavour, è quello di consumarli entro poche ore dal raccolto, diciamo al massimo entro due giorni.
Le attività agricole che hanno già aderito a “Cascine Piemontesi” sono attualmente un centinaio il 50% delle quali ubicate nelle Langhe e nell’Albese, ma è in crescita il numero nel Monregalese, Saluzzese, Saviglianese, Cuneese, Torinese e Astigiano.  Aderiscono a Cascine Piemontesi allevatori e apicoltori, produttori di ortofrutta, castagne, cereali e di altre coltivazioni agricole, del comparto lattiero caseario, corilicolo e vitivinicolo.

(Fabrizio Salce)

https://www.cascinepiemontesi.it/


La strategia di comunicazione del Prosciutto di San Daniele, innovativa e omnicanale, si è dimostrata scelta vincente che ha portato ottimi risultati

La scelta di affiancare la comunicazione su siti web e social network a quelle in presenza, rappresentate principalmente dagli eventi e dalle attività nei punti vendita, si è dimostrata una scelta molto ben centrata perchè ha portato ottimi risultati.
Nel corso del 2021, anno fortemente condizionato dalla pandemia, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele per la propria strategia di comunicazione ha adottato la via dell’omnicanalità: un’integrazione tra i canali on e offline a cui nei mesi estivi e autunnali si sono affiancati degli eventi in presenza.
La sinergia tra attività “virtuali” e “reali” ha permesso al Consorzio di monitorare attivamente sia i canali tradizionali che digitali. Le strategie individuate con la decisione di spaziare tra media offline e online si sono rivelate una scelta vincente per il brand, grazie anche a quanto svolto dal reparto interamente insourcing, dedicato alle attività di promozione e comunicazione legate al San Daniele DOP e al suo territorio di produzione.

Il format di comunicazione adattato, basato su uno storytelling solido capace di attirare l’attenzione dei consumatori e declinato su diversi media, non solo si è dimostrato efficace e ben calibrato, ma ha permesso di trasportare la storia, la tradizione e la cultura del San Daniele DOP nell’epoca contemporanea. I siti web consortili, nel 2021, si sono confermati essere una vetrina importante per il Consorzio: il loro aggiornamento costante ha portato un aumento significativo del traffico e della visibilità del marchio. Nello specifico, il portale istituzionale prosciuttosandaniele.it è stato visitato da oltre 200.000 persone, registrando una crescita del 36% rispetto all’anno precedente. Le visite sono state piuttosto stabili e costanti nel corso dell’intero anno, con numeri che si sono mantenuti intorno alle 50.000 visite medie al mese, mentre i picchi di traffico nei mesi di novembre e dicembre sono stati il risultato delle campagne pubblicitarie digitali lanciate in vista delle festività natalizie.

Un incremento di visitatori ancora maggiore è quello che ha interessato il web magazine www.sandanielemagazine.com, che ha registrato un aumento delle sessioni di oltre il 50%, raggiungendo un totale di circa 100.000 utenti nel 2021. Nel corso dell’anno sono stati pubblicati oltre 160 articoli, incentrati su diversi temi, dalle ricette agli approfondimenti fino alle indicazioni su come acquistare online il Prosciutto di San Daniele DOP. Il risultato è un aumento del 52% rispetto al 2020.
I contenuti pubblicati sui diversi social consortili – Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e LinkedIn –, differenziati a seconda del target e dell’utenza di riferimento, hanno permesso di raggiungere 65 milioni di utenti grazie a 568 contenuti, per un in totale oltre 1,3 milioni di interazioni, dando vita a una community attiva e in continua crescita.
Il Consorzio ha sviluppato, inoltre, ventiquattro campagne di influencer marketing dedicate alla comunicazione del prodotto e dei suoi valori, che hanno generato un pubblico di oltre 20.000.000 di persone con circa 1.200 contenuti realizzati ad hoc. Il San Daniele DOP ha mantenuto anche il presidio nella stampa e nei media “offline”. Grazie alle attività di ufficio stampa e pubbliche relazioni su stampa tradizionale, web e radio/tv è stato raggiunto un pubblico di oltre 75 milioni di persone.

Sono state organizzate anche attività di promozione del prodotto nei punti vendita nelle più note insegne della GDO italiana. Agli strumenti di comunicazione sul punto vendita sono stati affiancati strumenti digitali come banner, articoli blog e gallery e degustazioni e incontri virtuali.
Nell’autunno del 2021 è ripartita anche la quarta edizione del tour dei locali Ho.Re.Ca. “Aria di San Daniele”, anticipato da quattro appuntamenti estivi nel formato picnic itinerante. L’evento ha toccato le città di Milano, Verona, Roma, Bari e Catania con trenta appuntamenti presso locali selezionati in base a standard qualitativi, notorietà e posizionamento, dove è stato allestito un corner dedicato alla degustazione del San Daniele. All’evento hanno partecipato oltre 5.000 utenti e alle tappe del tour di Milano e Roma hanno preso parte anche nove influencer i cui novanta contenuti pubblicati, inerenti all’evento, hanno raggiunto un pubblico potenziale di quasi 600.000 persone.
L’omnicanalità si è dimostrate essere una strategia di comunicazione vincente che, in un periodo storico ancora pieno di incertezze, ha permesso al Prosciutto di San Daniele DOP di incrementare l’interesse e la fedeltà dei consumatori nei confronti del marchio, raggiungendo anche coloro che, nel corso dello scorso anno, a causa della pandemia non hanno potuto partecipare alle attività del Consorzio in presenza ma da remoto.

Il Consorzio ha inoltre vinto nel 2021, con il progetto Aria di San Daniele, il premio di Salumi & Consumi per la miglior campagna di comunicazione per la valorizzazione del prodotto tipico.


CIBUS: chiusura con ottimismo per un ritorno a una relativa normalità nel corso dell'anno

L’edizione 2022 di Cibus, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, ha superato le attese tornando a numeri pre-pandemia nonostante l’endemia strisciante del Covid e il conflitto in Ucraina: 3.000 espositori, migliaia di nuovi prodotti, 60mila operatori professionali di cui tremila top buyer esteri, confermano l’esigenza di un appuntamento annuale dedicato al Made in Italy agroalimentare – Nonostante la tempesta inflattiva, c’è ottimismo per un ritorno a una relativa normalità nel corso dell’anno.
La 21° edizione della fiera è stata una rappresentazione corale, ma non inaspettata, della vitalità del made in Italy agroalimentare e della manifestazione fieristica che lo rappresenta da oltre quarant’anni. Gli operatori esteri, arrivati grazie al grande lavoro di ICE Agenzia, e quelli italiani hanno potuto approfondire le opportunità dei loro assortimenti scoprendo le migliaia di novità spesso legate alla tradizione dei territori.
La vera novità di Cibus 2022 è proprio che la crisi ha dimostrato la solidità delle imprese a carattere familiare del nostro Paese, che hanno continuato a lavorare e a progettare anche durante la emergenza pandemica e la crisi Ucraina senza lasciarsi scoraggiare, anzi aumentando i loro sforzi per raggiungere l’eccellenza e la sostenibilità dei loro prodotti.

Tutti gli operatori hanno confermato che il Made in Italy agroalimentare è la ricetta ideale non solo per la ristorazione, come possiamo leggere ormai da decenni sulle tavole di tutto il mondo,  ma anche per il retail dove i nostri prodotti si stanno trasformando da nicchia di importazione a mainstream per i consumatori. Nel corso dei tanti convegni dedicati alle problematiche del Fuori Casa, della Grande Distribuzione, delle Private Labels, dell’Agricoltura, dell’Industria, della Ricerca scientifica, è stata ribadita questa migrazione qualitativa dei consumi verso prodotti più sani e più sostenibili dei quali il made in Italy alimentare è campione, proprio grazie alle sue radici e alle sue tradizioni.

Questa domanda che continua a crescere in doppia cifra, ormai da oltre 10 anni, da parte degli importatori e distributori ha imposto agli organizzatori di calendarizzare Cibus anche nel 2023 ( dal 29 al 30 marzo) in armonia con l’altra grande fiera del made in Italy, Vinitaly, in un format più leggero, proprio per consentire agli operatori internazionali di spendere più giorni sul territorio per visitare e conoscere da vicino le imprese che hanno reso celebre l’agroalimentare italiano.

Nel corso della quarta e ultima giornata, Cibus 2022 ha voluto sottolineare il ruolo della ristorazione italiana nel mondo, ambasciatrice della cucina italiana e della molteplicità delle produzioni alimentari del Bel Paese. Nel corso del convegno “Il futuro del fuoricasa: la ristorazione al servizio del Made in Italy”, la Associazione culturale “I Love Italian Food” ha riferito di aver creato una rete di circa 20mila ristoratori, in tutti i continenti, per i quali organizza eventi B2B, food festival e formazione professionale.
Le nuove proposte di prodotti alimentari industriali eco-innovativi sono state presentate nella 12° edizione di “Ecotrophelia Italia”, organizzato da Federalimentare, cui partecipano gli studenti delle Università e degli Istituti Tecnici.

A Cibus è stato poi eletto Roberto Guermandi (“L’angolo della freschezza” di Bologna) “Miglior Formaggiaio d’Italia”,  prima edizione del concorso a cui hanno partecipato banconisti dei formaggi dei piccoli negozi e della Grande Distribuzione, organizzato da Guilde Internationale des Fromagers Italia e dal gruppo editoriale Tespi.

Anche quest’anno si è svolta la iniziativa Cibus Food Saving, realizzata dal Banco Alimentare per recuperare a fine fiera le eccedenze degli espositori. Gli alimenti donati dalle aziende espositrici, ancora in perfetto stato, vanno a 742 strutture caritative convenzionate.
Infine, è stato presentato a Cibus un progetto di Fondazione Fiera Milano, Fiere di Parma e Federalimentare per realizzare due mense in Ucraina per i profughi che si affollano lungo i confini.

Sito Web: www.cibus.it


Alla BIT di Milano la regione Marche si presenta in completo blu

Uscendo da un evento importante come la Borsa Internazionale del Turismo 2022 di Milano la prima domanda che ti rivolgono amici, operatori e colleghi è: “Qual è stato lo stand più bello che hai visitato”? Domanda corretta e legittima, ma fuorviante perché soggettiva e troppo personalizzata. Noi ci siamo domandati invece qual è stato lo stand più efficace. La nostra risposta è stata dettata da ragioni di efficienza e utilità pratica per i territori e per l’offerta turistica ed enogastronomica che abbiamo potuto sperimentare, seppur in maniera limitata per l’occasione: “Lo stand della Regione Marche”. La “Tipicità” espressa da un Grand Tour nelle Marche esprime vocazione per il territorio e dimostra un respiro nazionale. Un esempio per tutti: “…il gusto e la cultura dei nove Comuni delle ALTE MARCHE”. Turismo enogastronomico d’eccellenza e golosità culturali ideali.

L’Idea di fare rete non nasce nelle Marche, ma lì, in quel contesto funzionale pare proprio un concetto radicato e solido. Infatti, Ancona è al primo posto in Italia negli sport cosiddetti, indoor e risultati eccellenti ci sono anche per Ascoli Piceno, Macerata e Fermo (primo posto nello sport femminile). Le Marche sono anche in corsa per contendersi la prestigiosa piazza di Capitale italiana della cultura 2024, con ben due capoluoghi, unica Regione a schierare una doppietta: Pesaro con il progetto “La Natura della Cultura” e Ascoli Piceno con produzioni originali ed eventi internazionali.

Alla BIT, nello stand delle Marche, è stato presentato un primo Protocollo pluriennale per la costituzione del primo Distretto turistico dei Monti Sibillini e alla presenza del Ministro dal Turismo Massimo Garavaglia, l’offerta turistica regionale si è allargata con la preannunciata riapertura ai treni storici della tratta Ancona-Fabriano–Pergola.

Nelle Marche trovi sempre qualcosa di speciale, qualcosa che non ti aspetti: le Marche “al plurale”.

 

Evento tipicità presso ANCI Lombardia 12 aprile 2022

Fuori dal contesto fieristico milanese tradizionale, la prestigiosa location dell’Anci Lombardia di via Rovello, sempre nel capoluogo lombardo, ha fornito la perfetta cornice al nutrito evento del “Grand Tour della Marche 2022 e Tipicità Blu”, alla presenza di eminenti personalità marchigiane e milanesi. Sindaci, presidenti di provincia, direttori delle Aziende turistiche locali, partner scientifici e tecnici si sono ritrovati dopo due anni di pandemia, grazie alla collaborazione fra Anci Lombardia e Anci Marche. Parola chiave, “fare sistema” e muoversi in sinergia nei territori per valorizzare il Made in Italy che, in Lombardia e nelle Marche presenta qualificate eccellenze ed è motivo di grande orgoglio istituzionale e imprenditoriale.

L’impegno di coniugare economia e cultura con il progetto tipicità in blu è finalizzato alla salvaguardia della costa e del mare, valorizzando la realtà locale e le specialità marchigiane.

La complessa articolazione del fare rete e produrre volumi consistenti per soddisfare i mercati nazionali ed esteri, sarà la prova di sistema e il segno distintivo del futuro, soprattutto del settore enogastronomico. Nel turismo si vedono già i risultati positivi. Lo sfavillio delle specialità marchigiane non è stato solo decantato in versi poetici e letterari con riferimenti alla “tipicità” delle quattro stagioni attraverso polenta, tartufo, visciole, crescia, pencianelle, coniglio, funghi, la “pasta che canta” e i vini, bianchi frizzanti, fermi e rossi delicati, ma è stata altresì espressa e proposta dal lato pragmatico.

Infatti, per la felicità dei partecipanti e come degna conclusione dell’evento è arrivato il tripudio artistico e la gioia del palato: le leccornie enogastronomiche marchigiane preparate e servite con grazia e maestria dai giovani chef di questa regione dove sarà possibile trovare un turismo a portata di tutti e per tutti i gusti.

Marino Poddesu

Foto by Nicole Marantelli

Fonte dati: Regione Marche


Spegni i social, accendi i sensi: Beck’s presenta il primo UNFILTERED DAY

In occasione del lancio della nuova birra Beck’s Unfiltered – prodotta con 100% ingredienti naturali – il brand si fa portavoce di un nuovo e rilevante messaggio, che rende onore all’importanza di una vita autentica, per riattivare i propri sensi e il contatto diretto con il mondo circostante.

Il 23 aprile Beck’s Unfiltered invita le persone a spegnere i propri social media per un’intera giornata, per vivere al massimo ogni momento, “Unfiltered”.
Molti i volti noti che prenderanno parte all’iniziativa, tra cui il content creator Nick Pescetto, emblema di una filosofia dove le esperienze reali, a contatto con la natura, assumono un ruolo fondamentale.

Beck’s Unfiltered – storico marchio tedesco di birra – lancia il primo Unfiltered Day: un invito a trascorrere un’intera giornata senza social, per vivere intensamente tutto ciò che ci circonda.

Nei due anni appena trascorsi, la tecnologia ha dimostrato tutto il proprio potenziale nel favorire legami, divenendo così un forte punto di riferimento per le persone. Oggi, grazie a una quasi ritrovata “normalità”, nascono rinnovati bisogni: una riconnessione con la vita reale per risvegliare i propri sensi – che rimangono talvolta celati – e un contatto con la natura senza filtri.

Per soddisfarli, qualche volta, è necessario lasciare da parte il proprio smartphone, anche solo per qualche ora… o per una giornata!

L’iniziativa nasce in occasione del lancio della nuova birra Beck’s Unfiltered, prodotta con 100% ingredienti naturali e caratterizzata da un rituale unico: capovolgerla per distribuirne i lieviti e godere a pieno del suo gusto.

Voci dell’Unfiltered Day un gruppo di noti influencers che spegneranno i propri canali social per godere di una giornata all’insegna dell’autenticità, invitando i propri follower a fare lo stesso.

Tra di loro Nick Pescetto, content creator, emblema di una vita senza filtri, immersa nella natura e contraddistinta da viaggi avventurosi, di cui ama assorbire tutte le energie positive.

“Le esperienze reali, prive di filtri, affiancate da un contatto diretto con la natura hanno sempre rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale” – afferma Nick Pescetto – “Per questo il 23 aprile lascerò da parte per una giornata intera i miei profili social per vivere a pieno tutte le emozioni e le sensazioni. Spero che ciò possa essere d’ispirazione per molte altre persone: è necessario ricordarsi che al di fuori del nostro smartphone esiste un mondo… ed è bellissimo”.

Un invito a godere a pieno delle sensazioni, aperto a chiunque desideri trascorrere una giornata autentica, che si riflette anche nel prodotto stesso. Infatti, Beck’s Unfiltered è realizzata con il 100% di ingredienti naturali, accuratamente selezionati, ed è ispirata al processo di birrificazione originale del 1873.  Una pilsner naturalmente velata, dal perlage fine e dal gusto morbido e rinfrescante.

Informazioni su AB InBev:
AB InBev è la società leader mondiale della birra, quotata in borsa e con sede a Leuven, in Belgio. Ci impegniamo a produrre le migliori birre – utilizzando gli ingredienti naturali più pregiati – da gustare in modo responsabile. Dalle nostre radici europee nel birrificio di Den Hoorn a Leuven, in Belgio, siamo ora un produttore geograficamente diversificato, con una presenza bilanciata nei mercati sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Abbiamo un portfolio diversificato di oltre 500 brand, che comprende marchi globali come Bud®, Corona® e Stella Artois®; marchi multi-paese come Beck’s®, Castle®, Hoegaarden® e Leffe®; e marchi locali come Aguila®, Antarctica®, Bud Light®, Brahma®, Cass®, Cristal®, Harbin®, Jupiler®, Michelob Ultra®, Modelo Especial®, Quilmes®, Victoria®, Sedrin® and Skol®. Possiamo contare sul talento di circa 164.000 dipendenti, di cui 12.000 solo in Europa. Abbiamo uffici e birrifici in 18 Stati dell’UE, compreso il nostro Global Innovation Centre, che ha sede a Leuven, in Belgio.
Per ulteriori informazioni su AB InBev, visitare il sito www.ab-inbev.com

 

 


Mowi: prodotti ittici sani e deliziosi

I PRODOTTI MOWI DISPONIBILI IN ITALIA

Da maggio 2021 Mowi è presente in Italia, nella grande distribuzione, con due linee: MOWI SIGNATURE per il salmone affumicato e MOWI GOURMET (INFUSIONS e DELI) per il salmone fresco ricettato.

Salmone affumicato MOWI SIGNATURE
Delicatamente affumicato su legno di faggio, salato a secco con sale marinoe affettato dalla parte più pregiata del filetto, il salmone affumicato MOWI SIGNATURE ha una consistenza tenera e un gusto delizioso.
Disponibile nel formato 100g (4 fette), è contenuto in un packaging esclusivo unico, innovativo e 100% trasparente che mantiene tutta la freschezza e la morbidezza delle fette, rendendole facilmente separabili.
Per garantire un’assoluta trasparenza, un QR code sulla confezione permette la totale tracciabilità dal mare alla tavola.

La linea MOWI GOURMET si contraddistingue per un sapore dalla forte personalità ed un’eccezionale facilità di preparazione. Due le referenze pensate per deliziare i palati più esigenti: MOWI GOURMET INFUSIONS e MOWI GOURMET DELI.

 

Salmone fresco ricettato INFUSIONS MOWI GOURMET
Gli INFUSIONS MOWI GOURMET sono gustosi tranci di salmone marinati.
Disponibili in due varianti da 220g (2 tranci): Red Thai, conditi con una miscela di spezie ed aromi leggermente piccanti, e Zenzero, Peperoncino e Limone.
Si distinguono per un aroma ed un sapore speciale e per la facilità di preparazione: sono sufficienti 4 minuti al microonde per ottenere un piatto versatile e sfizioso, da gustare come antipasto, come secondo leggero o ingrediente d’eccezione per insalate gourmet.

MOWI GOURMET DELI cotto e affumicato
Teneri tranci di salmone fresco speziati cotti e affumicati per offrire un prodotto delizioso e bilanciato, da preparare in pochissimi minuti.
Pensati per una cucina veloce e pratica, ma sempre sana e gustosa, sono disponibili nella variante Timo e Limone, per chi è alla ricerca di un sapore fresco e vivace, o nella variante 3 pepi e bacche di Sichuan, per chi preferisce sapori decisi.
DELI saprà deliziare ogni palato e può essere consumato sia freddo che leggermente riscaldato (30 secondi nel microonde, 4 minuti in forno o padella).

MOWI GOURMET DELI cotto a bassa temperatura
Tranci di salmone fresco cotti a bassa temperatura e conditi per semplificare la vita in cucina e garantire un salmone morbido e succoso che mantiene intatti i suoi nutrienti.
Disponibile nella variante alle erbe aromatiche con un mix di coriandolo, prezzemolo e semi di finocchio per portare in tavola un’esplosione di Mediterraneo con un piatto da gustare sia freddo che riscaldato (30 secondi nel microonde, 4 minuti in forno o padella). Un asso nella manica per rendere speciale ogni momento a tavola.


Go Wine promuove a Bologna - lunedì 9 maggio - il grande appuntamento dedicato ai vini italiani ed ai loro interpreti: Bologna Super Wines

Una serata esclusiva per la città, in cui un parterre di cantine selezionate sulla base della qualità complessiva della produzione e dei riscontri avuti dalla critica enologica incontrerà il pubblico ai banchi d’assaggio.

Da quest’anno la manifestazione si arricchisce con l’evento di presentazione in città di Cantine d’Italia 2022, la Guida per l’enoturista di Go Wine. In sala saranno così presenti anche alcune cantine selezionate sul volume, espressione di differenti territori, e ciascuna portatrice di una storia importante e vini interessanti da assaggiare e commentare. Uomini e donne del vino che hanno fatto dell’incontro con l’enoturista una parte importante della loro filosofia aziendale.

Ecco un primo elenco delle cantine che animeranno il banco d’assaggio

 Arnaldo Caprai – Montefalco (Pg);
Capezzana
– Carmignano (Po);

Cantina Divinja – Sorbara (Mo);
Casanova di Bricciano
– Gaiole in Chianti (Si);

Castello di Spessa – Capriva del Friuli (Go);
Marisa Cuomo
– Furore (Sa);

Di Majo Norante – Campomarino (Cb);
Donati Marco
– Mezzocorona (Tn);

Felline – Manduria (Ta);
Fiorini – Terre Roveresche (Pu);

Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni – Orsogna (Ch);
Imperiale
– Castagneto Carducci (Li);

La Casetta – Castel Bolognese (Ra);
Lis Neris – San Lorenzo Isontino (Go);

Lunae Bosoni – Castelnuovo Magra (Sp);
Stefano Mancinelli – Morro d’Alba (An);

Masciarelli – San Martino sulla Marrucina (Ch);
Montecappone – Jesi (An);

Opera 02-Cà Montanari – Castelvetro di Modena (Mo);

Podere Riosto – Pianoro (Bo);
Tenuta Rocca di Fabbri – Montefalco (Pg);

Tenuta Montemagno – Montemagno (At);
Tenuta Sant’Antonio – Mezzana di Sotto (Vr);

Torre Fornello – Ziano Piacentino (Pc);
Travignoli – Pelago (Fi);

Triacca – Villa di Tirano (So);
Zaccagnini – Bolognano (Pe).

Programma, orari e modalità di prenotazione:

Per garantire la sicurezza dei partecipanti gli ingressi saranno contingentati e su prenotazione entro le ore 12 di lunedì 9 maggio. Per permettere a un numero maggiore di persone di accedere al banco di assaggio la degustazione verrà divisa in 3 turni a cui sarà obbligatorio attenersi.

 Ore 16,15-18,00: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati;

Ore 18,00-20,00: primo turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati;

Ore 20,00–22,00: secondo turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.


Il costo della degustazione per il pubblico è di € 20,00 (€ 13,00 Soci Go Wine, € 16,00 Ais, Fisar, Onav, Aies, Accademia della Muffa Nobile che mostreranno all’accredito la tessera di iscrizione ad una delle associazioni).

L’ingresso sarà gratuito per coloro che decidono di associarsi a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari). L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2022. E’ possibile indicare già all’atto della prenotazione la volontà di associarsi


Modalità di prenotazione:

– compilare il form online al link: https://www.gowinet.it/evento/superwines-2022/

oppure

– scaricare il modulo da compilare e inviare a stampa.eventi@gowinet.it


La Guida Cantine d’Italia

Una preziosa Guida per enoappassionati, per programmare escursioni e itinerari in vista della bella stagione. Un volume che valorizza la grande accoglienza italiana in cantina e rappresenta un riferimento per i molti enoappassionati e curiosi che non amano solo degustare buoni vini, ma sono interessati a camminare parti dell’Italia per conoscere dove i vini nascono e dove molti uomini e donne del vino realizzano i loro sogni e progetti.
La Guida privilegia il tema del racconto per condurre il lettore a conoscere meglio cosa si cela dietro un calice di vino: storie di uomini e donne del vino, storie di famiglie italiane innamorate della loro terra, investimenti lungimiranti da parte di uomini che hanno deciso di dedicare parte della loro vita a favore di un’idea di vino.
Dieci interviste a uomini e donne del vino, esponenti di cantine selezionate, aprono la Guida.
Sono 820 le aziende complessivamente selezionate: attraverso il racconto della Cantina si presentano e commentano i vini, fornendo al lettore un repertorio notevole di dati e di riferimenti per un’opera di facile consultazione e di pronta utilità.
Go Wine assegna all’interno del volume 245 Impronte d’eccellenza per l’Enoturismo, assegnata a coloro che hanno ottenuto il più alto punteggio complessivo nelle valutazioni su Sito, Accoglienza e Vini. Segnala inoltre oltre 4.400 vini e circa 1.500 indirizzi utili per mangiare e dormire.


Cibus 2022: finalmente di presenza!

Cibus 2022, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, si terrà a Parma dal 3 al 6 maggio. Sarà caratterizzata dal ritorno dei buyer esteri e quindi dall’incontro, in presenza, tra le aziende dell’agroalimentare italiano e gli operatori, italiani e internazionali. La fiera darà alla filiera la possibilità di analizzare l’attuale tempesta inflattiva per individuare le strategie per il mercato interno e per quello estero.
Mille nuovi prodotti saranno in esposizione pronti per conquistare il mercato nazionale e quello estero – Innovazione all’insegna della tradizione del gusto e della eco sostenibilità –.
Una selezione di 100 prodotti in fiera nell’area “Cibus Innovation Corner”.
La vera innovazione parte sempre dalla tradizione. E i quasi mille nuovi prodotti in esposizione a Cibus, pronti per essere lanciati sul mercato interno e su quello estero, sono  infatti, elaborazioni creative sulla base dell’antica storia del saper fare dell’alimentare italiano. Sono prodotti che, rispondendo alla domanda dei consumatori, si focalizzano negli ambiti dei prodotti salutistici, della ricerca del gusto anche attraverso nuovi mix di ingredienti, della tradizione dei prodotti tipici locali, dei packaging ecosostenibili, del benessere animale. Negli stand si potranno dunque trovare olii di oliva spremuti a freddo, salumi con meno grassi e sale, pesto realizzato a freddo, formaggi senza lattosio, hamburger vegetali, una vasta offerta di prodotti di nicchia e offerte “ready to cook”. Cento di questi prodotti, destinati sia al canale “retail” sia a quello “Horeca”,  saranno esposti nell’area “Cibus Innovation Corner”, situata nel Padiglione 8, suddivisi per settori: Gusto & ingredienti, Packaging, Sostenibilità, Territorialità. In generale, rimane forte l’attenzione delle industrie alimentari a salute e benessere, come pure alla domanda di prodotti biologici e vegani, seguendo l’onda lunga dell’emergenza pandemica. Qualche esempio: le “maltagliatelle” di lenticchie rosse e riso integrale; le polpettine di fave e piselli bio, cotte al forno; gli snack di legumi tostati, senza conservanti; la merenda con frullato di frutta fresca e gallette di riso ricoperte di cioccolato; il salame senza conservanti, a lunga stagionatura; le cotolette vegetali di pollo; il prosciutto di Parma da suini nutriti con semi oleosi ricchi di Omega 3; la pasta senza glutine a base di riso integrale e alga Spirulina; i filetti di alici con il 25% di sale in meno, confezionate in olio di semi biologico. La ricerca del gusto rimane un imperativo assoluto, basti pensare a: guanciale di vitello brasato al barolo, cotto sottovuoto; alle praline al cioccolato con anima di formaggio erborinato, cioè con muffe; al prosciutto cotto al tartufo nero; agli scrigni con gorgonzola e cioccolato rosa per i ripieni; alla glassa al Marsala per piatti dolci e salati; alla tradizionale salsa verde arricchita con prezzemolo, coriandolo, peperoncino e succo di limone; al pesto di agrumi con arance e mandorle, condimento per primi piatti e secondi di pesce; ai friarielli saltati in vaschette. Le confezioni sono sempre più spesso eco sostenibili e compostabili: gli incarti del cioccolato bio a base di amido di mais compostabile; il Pan bauletto con 58% in meno di plastica, confezionato senza vaschetta, con laccio apri e chiudi; le salse per aperitivi con -40% della plastica e -65% di cartone e imballi.

E ancora: gli gnocchi surgelati, integrali grano antico Senatore Cappelli, cottura in 2 minuti; l’Olio Dop Umbria non filtrato; il filetto di salmone da allevamenti con 2,5% di salmoni su 97,5% d’acqua; i succhi di frutta in capsule compatibili.
La lista completa dei nuovi prodotti, con foto e descrizione, è disponibile sul sito Cibus.it

…le altre novità:

LA LINEA VERDE A CIBUS 2022
Sarà l’occasione per riprendere a fare networking e fare assaggiare le novità di stagione

 

Cibus Innovation Corner: 30 Travasi Acetaia Malpighi selezionato per lo spazio dedicato all’innovazione di prodotto. Il Condimento all’”Aceto Balsamico di Modena IGP” selezionato tra i top 100 dalla giuria tecnica coordinata da Food Editore, per essere esposto durante la Fiera al Cibus Innovation Corner, padiglione 8.

LA NEF: LA FORZA E LA VOLONTÀ DI PARLARE AL CONSUMATORE FINALE
Stand M048, Padiglione 2

Per la prima volta Natruly tra i protagonisti di Cibus. In un mondo in cui l’artificialità è la norma, Natruly conquista il mercato italiano con cibo naturale e sano e lo porta alla 21° edizione della fiera di Parma dedicata all’alimentare: Padiglione 06, Stand L010

Caffè Borbone al Cibus: le novità e gli appuntamenti da non perdere. L’azienda Caffè Borbone partecipa a Cibus 2022 pronta a rispondere alle esigenze di operatori e professionisti del settore, buyer nazionali e internazionali, con l’ampia offerta di prodotti dedicati al retail

FELICIA PRESENTA A CIBUS NUOVI PRODOTTI ANCHE PER IL FUORI CASA. Il lancio della nuova linea di pasta Healthy dedicata all’HORECA e sviluppata in collaborazione con UNISG di Pollenzo e la presentazione dell’innovativa INSTANT CUP Pasta e Cous Cous di Felicia presidieranno la manifestazione fieristica.

Di Marco protagonista a Cibus 2022 con la gamma di farine e la linea Nuvola, l’originale Pinsa Romana pronta da gustare

Tradizione e innovazione mantovana al Cibus. L’Acetificio Mengazzoli presenta Agresto, condimento ottenuto da uve acerbe, e la linea dei condimenti acidulati. Attenzione alla sostenibilità

Dal Cibus di Parma al PLMA di Amsterdam, doppio impegno fieristico per Natura Nuova. Facendo un vero e proprio slalom fra le fiere, Natura Nuova si appresta a partecipare a due appuntamenti di caratura internazionale: il Cibus, in programma a Parma dal 3 al 6 maggio, e il PLMA, ad Amsterdam il 31 maggio e primo giugno

Tutte le novità di Olitalia per Cibus. La rinnovata linea I Dedicati, l’adozione di bottiglie da PET riciclato, la valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva 100% italiano da filiera certificata, il restyling di Frienn e il suo nuovo eco-pack bag in box e la nuova brand identity di Acetaia Giuseppe Cremonini: ecco le più importanti novità che Olitalia presenterà a Parma dal 3 al 6 maggio 2022

PEDON PRESENTA A CIBUS L’ULTIMA NOVITÀ: LE ZUPPE GIÀ PRONTE, PRATICHE E GUSTOSE. Con l’estensione della linea de “I Pronti” l’azienda vuole consolidare il proprio posizionamento sul mercato del ready-to-eat

“Il segreto del sapore” Rizzoli Emanuelli al centro di Cibus 2022: tante novità di prodotto, ospiti prestigiosi come Francesco Aquila, vincitore di Master Chef 10, e il 2 stelle Michelin Moreno Cedroni, che cucinerà a quattro mani con Massimo Rizzoli, direttore generale dell’azienda di famiglia


“Piacenza è là dove muore la Lombardia e ad essa subentra l’Emilia…”  

“Sopra al portale della cattedrale dedicata a santa Maria Assunta e santa Giustina c’è un’incisione latina che recita: 122 anni dopo l’anno 1000 prese avvio la costruzione di questo mirabile tempio” – è Manuel Ferrari, direttore del museo della cattedrale di Piacenza, che spiega le caratteristiche della “ecclesia mater” la “chiesa madre” come la chiamavano gli abitanti dell’epoca. “E’ stata progettata dal maestro Nicolò da Ferrara, in stile romanico, contiene un polittico, opera di scultori e decoratori locali, della metà del ’400 e sopra, in alto, il grande capolavoro della cupola dipinta dal Guercino che dal 2017 è possibile salire e visitare da vicino”.

Nel museo della cattedrale sono custoditi un trittico trecentesco opera del pittore Serafino de’ Serafini, diverse sculture in legno e in cartapesta, una sezione dedicata a oggetti consacrati realizzati con materiali preziosi, una piccola pinacoteca con diverse pale d’altare, tra cui “I diecimila martiri crocifissi” di Giovanni Andrea Sirani, la “Madonna dello Zitto” di Giovanni Battista Tagliasacchi e la “Morte di San Francesco Saverio” di Robert De Longe.
Guido Piovene (scrittore e giornalista italiano, Vicenza 1907 – Londra 1974) diceva di Piacenza che è là dove muore la Lombardia e ad essa subentra l’Emilia… negli ultimi anni ha sviluppato una forte vocazione turistica grazie anche ad altre situazioni interessanti: nella basilica di sant’Antonino c’è la torre a 8 facciate e affreschi del XVII secolo, oltre a un portale, chiamato Porta del Paradiso, in cima al campanile del duomo, c’è un angelo di rame – l’”Angil dal Dom” con Croce in mano, che ruota spinto dal vento -. Ogni piacentino sa che quando l’Angelo è rivolto verso Parma, il tempo non promette nulla di buono e, quando guarda la montagna, sono possibili improvvisi cambiamenti con venti che portano temporali.

Nei pressi della cattedrale, c’è piazza Cavalli, ad esempio, fino dal XIII secolo cuore politico e economico della città, dominata dallo splendido palazzo gotico a due colori con ai lati della stessa, le sculture equestri di bronzo realizzate nel ‘600 e raffiguranti Alessandro e Ranuccio Farnese, duchi di Piacenza e Parma.

E proprio alla dinastia dei Farnese che amministrò queste terre nel corso del Rinascimento, è dedicato un imponente palazzo storico che ospita i musei civici: “Nella pinacoteca, il dipinto più significativo è quello di Sandro Botticelli – è la direttrice Antonella Gigli che chiarisce – l’opera è quella della “Madonna adorante del Bambino alla presenza di san Giovannino”, poi, l’ultima nata è la sezione romana del museo archeologico, con dei pezzi veramente straordinari, il più importante dei quali, ad esempio “il fegato etrusco” che serviva per la lettura degli auspici… (le interiora di vari animali venivano estratte e esaminate per predire il futuro)”.

All’interno del museo c’è spazio anche per l’arte moderna: “L’uomo, l’artista e il suo mondo” è il titolo di una grande mostra organizzata dalla Galleria Ricci Oddi dedicata a Gustav Klimt, immortale interprete del secessionismo viennese a cavallo tra ’800 e ’900 (porte aperte fino al 24 luglio p.v.). Vi si può ammirare l’universo femminile in tutte le sue sfumature: la fierezza, l’abbandono, la malizia, con una grande protagonista: “Il ritratto di signora”. “L’opera è stata al centro di un’incredibile vicenda – spiega Lucia Pini, direttrice della Galleria – sottratta dalla galleria nel 1997 e ancora più misteriosamente ricomparsa nel 2019…”.

Intanto non lontano dal centro città, il Po scorre immutabile, e, come il grande fiume, immutabile è anche la gastronomia di questa terra: gusti poveri, profumi ruspanti di cose quotidiane che portano in tavola la Piacenza di una volta.

Il menù tipico – lo garantisce il ristoratore Carlo Giacobbi – è rappresentato dai “pisarei e fasò”, farina, pan grattato, acqua e sale, conditi con sugo di pomodoro e fagioli Borlotti, a seguire, la “picula ‘d caval”, cioè cavallo cotto, macinato e messo in umido con l’aggiunta di polenta, il tutto, innaffiato da  Gutturnio o, a seconda dei gusti, Barbera o Bonarda o Ortrugo. Per finire in dolcezza poi, c’è la “Spongata” nota fin dal 1500: iper calorica, di origine ebraica… forma rotonda e schiacciata, rivestita esternamente di pasta frolla e con un ripieno di miele, mandorle, pinoli, canditi, uva, pane, biscotto polverizzato e, dopo tutto ciò, abbondante spolverata di zucchero a velo…

Tutto questo nella città altrimenti detta “delle tre C” – chiese, caserme e conventi (o, ultimamente, conti correnti) – e che, grazie ai Farnese, stupisce tra cortili, palazzi e chiese… Ma le squisitezze per il palato? No?

(Antonio Farnè – inviato TG2 Rai)


La Casa degli Spiriti, dimora ideale per food lovers e matrimoni sul lago di Garda

Sulla strada che porta a San Zeno di Montagna, in una cornice di rara bellezza naturale, e con una splendida posizione panoramica che domina il lago di Garda e la valle dei Molini, si trova il ristorante “La Casa degli Spiriti”, da 26 anni specializzato nell’alta ristorazione.
Risalente all’800 e recentemente ristrutturata, La Casa degli Spiriti offre una cucina che spazia tra il ristorante gourmet, e il bistrot, fino ad arrivare al wine bar. In carta si trova l’essenza del territorio e dei prodotti locali valorizzando al meglio le eccellenze del lago, da trovare sia nella formula dedicata ai food lovers sia al bistrot, in una mise più tradizionale.
Con il grande giardino, divani a baldacchino, chaise longue e area relax bucolica, immersa nel verde, il ristorante La Casa degli Spiriti si trasforma nel perfetto table mariage, con la possibilità di realizzare banchetti, ricevimenti e sposalizi con rito civile in loco o con rito religioso nelle chiese romaniche limitrofe al ristorante.

“Un Matrimonio da Favola” a La Casa degli Spiriti
La Casa degli Spiriti offre ai suoi ospiti un’esperienza unica ed indimenticabile che verte non solo su una proposta gastronomica d’eccellenza ma anche sull’organizzazione completa dell’evento.

La proposta, oltre ad un menù esclusivo di sicuro effetto, comprensivo di selezionati vini del territorio, include delle iniziative che si adattano a ogni tipo di esigenza: dall’allestimento floreale secondo proprio gusto, alla scelta delle tovaglie di fiandra tra diversi accostamenti di colore, fino alla stampa dei menù per gli ospiti, il tutto curato e supervisionato dalla Wedding Planner della Casa, Sara Squarzoni.

Novità assoluta degli ultimi anni anche la nuova Luxury Private Pool, che si trova in un’oasi incantata immersa nel bosco che avvolge il ristorante con una finestra naturale che riprende il panorama del Garda, perfetta non solo per i ricevimenti ma anche per trascorrere giornate di puro relax.

La cucina dello chef Federico Chignola
Un luogo e un’esperienza indimenticabile anche per provare la nuova cucina firmata dallo chef e proprietario Federico Chignola, ai fornelli dall’apertura di uno dei ristoranti con la vista più affascinante del Lago di Garda.La cucina si concentra sull’essenza del territorio e sui prodotti locali: “Di facile comprensione, con grande ricerca e rispetto delle materie prime, ma innovativa nella designazione di nuovi equilibri e sempre alla ricerca di un’estetica nel piatto” come racconta lo chef Chignola.
La cucina vuole valorizzare il meglio delle eccellenze del Territorio: pochi ingredienti per piatto, dai sapori netti, precisi, ma dalla grande attenzione estetica della composizione. I cavalli di battaglia dello chef Chignola sono: Le Cappesante con salsa allo zafferano, chips di guanciale e amaranto e gli Asparagi di Rivoli con zabaione al Parmigiano, jus di vitello e nocciole tra gli antipasti; i Paccheri alla Pescatora e gli gnocchi di patate con fonduta al Monte Veronese e Tartufo del Baldo tra i primi piatti e la seppia arrostita con patate al formaggio di capra e salsa al nero e la Coda di rospo con salsa di cime di rapa con acciughe e crumble di cipolle tra i secondi piatti.

Ristorante Gourmet “La Veranda”
Raffinato e prestigioso con menù à la carte, servizio elegante e un’atmosfera esclusiva, situato nella splendida veranda direttamente in giardino con superba panoramica del lago di Garda a 360° e sullo sfondo Verona, la città degli innamorati.

Ristorante Bistrot “La Terrazza”
Ambiente informale ma chic, situato su una bellissima balconata con superba vista del lago di Garda dove poter gustare piatti tipici locali e della tradizione mediterranea con servizio vino al bicchiere.

Wine Bar Caffè Pasticceria “Lo Sky-Line”
Nell’angolo più trendy della terrazza, una pausa magica per potersi deliziare della squisita caffetteria accompagnata da fragranti dolci e cremosi gelati, preparati ogni giorno per i più sfiziosi dal pasticcere di La Casa degli Spiriti, oppure per deliziarsi al tramonto con un aperitivo glamour creato dalle abili mani del barman.

Cantina & Enoteca
Premiata da Wine Spectator come una delle migliori Carta dei Vini in Italia, è il luogo del culto di Bacco, una prestigiosa raccolta di vini che riposano nella cantina e che rappresentano il meglio della produzione vitivinicola locale, nazionale e d’oltralpe.

La Casa degli Spiriti
Via Monte Baldo, 28
37010 Costermano sul Garda (VR)
+39 045 6200766
+39 335 5996535
www.casadeglispiriti.it
info@casadeglispiriti.it


Il sale alimentare diventa “Bio”? 

Le commissioni del Parlamento Europeo stanno elaborando un regolamento che individui e classifichi il sale anche come prodotto ottenuto attraverso un sistema-modello biologico, sia come prodotto al consumo con alcune caratteristiche “Bio” tipo quello del vino biologico o del pane biologico. Come CevesUni siamo intervenuti. Una nostra ricerca approfondita del 2016-2017 ha studiato tecnicamente circa 150 etichette diverse di sale alimentare commercializzato nel mondo e di origine marino (compreso quello di Islanda che di Gibuti) e di quello di miniera, dalle Ande all’Himalaya, molti utilizzati a tavola, in cucina e per la conservazione di salami, pancette, sottoli, carne, verdure italiane e non tutti Dop e Igp. Circa la metà dei campioni erano stranieri e oltre due terzi di “ditte solo confezionatrici di prodotto sfuso e commerciali”.  Il 55% dei ristoranti stellati in Italia usano sale non marino (ad eccezione di tre etichette nazionali) proveniente dall’estero, dalla Francia al Pacifico, spesso colorati, nero, blu, giallo, rosa, rossi. Molti hanno un colore derivante da sostanze organiche o minerali non sempre chiare: quelli di Persia e della Cina si trovano in enormi caverne antiche frequentate da animali e volatili di ogni tipo da secoli. Quindi sicuramente sarebbe utilissimo se il sale alimentare per “consumo umano” fosse certificato anche con un disciplinare di produzione riconosciuto dalla UE, con un regolamento che garantisca la biologia e la naturalità indipendentemente dal “luogo e tempo” di origine, ma per le caratteristiche fisiche, organolettiche, sensoriali, produttive  e non commerciali e merceologiche. Come CevesUni abbiamo chiesto che l’esempio del sale alimentare italiano di Cervia (il dolce bianco) e di Trapani Igp Nubia (l’integrale primario) abbia una direttiva unica nazionale e aperta anche ad altri sali alimentari non marini. Attualmente non c’è un piano di controllo del Mipaaf  per il sale marino, né del Mise per il sale alimentare da miniera.  Ma c’è bisogno di una norma sul sale Bio?

Il sale è usato, da millenni,  per molti scopi, dalla chimica industriale al condimento a tavola. Il sale alimentare è ottenuto solo da due processi: la essicazione dell’acqua del mare in zone o ambiti particolarmente ricchi di iodio e sodio (di solito antichi golfi o insenature marine o ex laghi oggi deserti) con correnti calde e fredde, oppure dalla escavazione mineraria sotto terra della salgemma, il sale di antico deposito nella roccia. Ebbene il primo è considerato per legge una  “produzione agricola” la seconda,  “industriale” e questo comporta non solo due separati vertici politici, ma anche valori, luoghi, modelli, strategie diverse che si concretizzano in concessioni pubbliche a privati o a privati proprietari. L’Italia ha diverse zone marine e aree interne dove si produce il sale, dalle miniere di Racalmuto-Realmonte in Sicilia, alle coste romagnole di Cervia. Potenzialità produttiva da 6 milioni di tonnellate in su all’anno! Ma ferma a 2,3 l’anno per importazione e bassa esportazione: un milione per uso antighiaccio e altro; meno di 1un milione, per uso industriale-chimico, per produrre prodotti per  pulizia e igiene; circa 200/250.000 tonnellate sono destinate ad uso medicale, farmaceutico, sanitario e alimentare.

In Italia, l’uso per alimenti e il consumo diretto non supera le 60.000 tonnellate. Circa il 45% del consumo in cucina e a tavola (principalmente ristorazione alta) arriva dall’estero già confezionato senza una chiara origine e commercializzato in negozi specializzati e boutique del cibo con i marchi più disparati. Molte sono le piccole aziende commerciali italiane che confezionano con vari marchi, mix di sali di origine diversa. Circa 4/5 del sale commercializzato è utilizzato da stabilimenti che producono alimenti, soprattutto pre confezionati e pre riscaldati.   Il costo di produzione di un chilo di sale alimentare dipende da molte variabili: luogo e tempi di trasporto e purezza. Il sale marino grezzo e integrale vale intorno a 50 euro/tonnellata. Lo stesso sale venduto all’ingrosso dopo alcune lavorazioni, vale 150 euro/tonnellata, ovvero 0,15 euro al chilo, sale bianco, puro, sano, senza conservanti addensanti additivi (per esempio quelli di Trapani, Cervia, Realmonte, Racalmuto, Petralia). Esistono sali esteri colorati a scaglie grosse irregolari venduti in Italia nelle boutique del cibo fra 12 a 37 euro al chilo, senza una chiara motivazione del range! Il fatturato sul mercato nazionale al consumo alimentare è di circa 12 milioni di euro.

C’è una differenza sostanziale e formale fra sale marino e sale di miniera? Esiste una differenza di luogo di produzione, di metodo di estrazione e di età del sale! Questo incide sulla sanità, salubrità, sul biosistema, la biodiversità, il valore, la classificazione sul mercato, nell’uso quotidiano, per gli insaccati e i formaggi Dop e Igp e nella testa del consumatore?  Sicuramente no, ma un po’ di speculazione, di gestione della concorrenza, di canale privilegiato, aiuterebbe a fare più fatturato, più bilancio.  Lodevole l’iniziativa dell’UE se la stessa fosse equiparata e rientrante nella forma e nella sostanza che spingono a creare Dop e Igp. Sicuramente iniziativa non chiara quando non si affronta il tema delle Dop, Igp o Stg europee e si interviene a piedi giunti con la proposta di una norma europea calata dall’alto sulla identificazione  del “sale Bio” considerando tale solo quello ottenuto dalla lavorazione ed essicazione dell’acqua marina e non da quello di salgemma. Quest’ultimo addirittura ha caratteristiche tecniche biologiche più elevate, essendo prodotto stagionato in una “cassaforte” naturale molto più antica e consolidata nel tempo.  Ma la salgemma è un minerale paragonato al petrolio e all’oro, mentre il sale marino è come un cappero di Pantelleria o un pomodorino di Pachino.

 

Da qui la posizione CevesUni.  L’eventuale certificazione europea “Bio” del sale alimentare deve valere per le produzioni marine e di salgemma purché  entrambe rispettose di un processo produttivo che elimini totalmente l’uso di mezzi dirompenti, di sostanze aggiunte chiarificanti, ricristallizzati, di “solution mining” e addensanti di origine artificiale e chimica, oltre ai coloranti di origine incerta e non salubre, da valersi sia per il sale marino che per il salgemma. Una discriminazione fra produzione in  “ambiti protetti o parchi” rispetto ad altri si configura, per lo stesso sale naturale, una scelta sleale di speculazione concorrenziale e commerciale estranea alla valutazione organolettica, escludendo a priori le “miniere” in quanto non esiste al mondo una sola zona “sottoterra” protetta o riconosciuta tale. Le norme di conversione e di adattamento del sale alimentare “Bio” devono essere le stesse sia per il sale marino che per il salgemma, le stesse previste per tutti i prodotti bio agroalimentari. In previsione di effetti geoclimatici-ambientali, di crisi mondiale e di virus diffusi in atto e in evoluzioni, consigliano di riaprire le saline nazionali dismesse, rioffrendo lavoro e occupazione soprattutto nel sud Italia. Infine CevesUni chiede che il sale marino e il salgemma, quando prodotto per “uso alimentare”,  siano entrambi sotto il controllo normativo legale giuridico certificativo dello stesso Ministero delle Politiche Agricole, per competenza agroalimentare nutrizionale e vigilanza.

(Giampietro Comolli)


“Children’s Tour” 2022, alla scoperta delle vacanze per famiglie e ragazzi in Emilia Romagna

Il Workshop Children’s Tour esce dalla Fiera di Modena che l’ospitava dalla prima edizione e fa tappa prima nei Parchi Divertimento della Riviera Adriatica Romagnola e successivamente in Emilia-Romagna, con 4 Educational Tour nelle due Destinazioni Turistiche Visit Romagna e Visit Emilia e nel Territorio Turistico Bologna&Modena – Attesi 30 buyer da Italia, Danimarca, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Spagna, che incontreranno 25 operatori regionali dell’offerta – Welcome degli ospiti, spettacolo dei delfini e cena di gala al Parco Oltremare di Riccione giovedì 28 aprile, Workshop Children’s Tour venerdì 29 al Parco Mirabilandia (Ra) e serata di chiusura evento all’Acquario di Cattolica (Rn) – Sabato 30 e domenica 1 maggio, 4 fam trip alla scoperta dei territori tra Romagna, Appennino Reggiano, Parma, Piacenza, extraBO e Modena.

La 17a edizione del Workshop Childrens’ Tour (giovedì 28 aprile – domenica 1maggio), il principale appuntamento promo-commerciale italiano dedicato alle vacanze per bambini e ragazzi, cambia veste, esce dalla Fiera di Modena e dal web, per approdare prima in Romagna con il workshop b2b e successivamente in tutta la Regione, con 4 Educational Tour.

L’evento di promo-commercializzazione delle vacanze per famiglie e per ragazzi, organizzato da APT Servizi Emilia-Romagna in collaborazione con le due Destinazioni Turistiche – Visit Romagna e Visit Emilia – e il Territorio Turistico Bologna&Modena e con l’organizzazione tecnica di Tourist Trend (società di marketing specializzata nell’organizzazione di eventi professionali  per il turismo ) dedica 4 giorni al tema dei soggiorni family e per giovani, per fare toccare con mano ai buyer la ricca offerta regionale, dai parchi divertimento della Riviera alle proposte di vacanza attiva nel verde o al mare, ai percorsi bike, fino alle città d’arte, i castelli e i musei esperienziali.

Con gli 11 Parchi divertimento, 12 parchi avventura, 80 tra castelli, rocche e torri, racchiusi nel circuito dei Castelli Emilia-Romagna (https://castelliemiliaromagna.it/it), 110 km di costa attrezzata, 6 baby park sulla neve, oltre 20 musei curiosi e adatti ai bambini e poi vacanze studio, camp sportivi, laboratori, escursioni nella natura, l’Emilia Romagna è una regione leader nel settore del turismo per bambini e ragazzi ed anche in quello delle vacanze all’aria aperta.

L’evento si inaugurerà giovedì 28, con la presentazione delle Destinazioni e del Territorio Turistico al Parco Oltremare di Riccione – con spettacolo serale dei Delfini in Laguna e cena di gala – per poi entrare nel vivo venerdì 29, con il Workshop di un’intera giornata al Parco divertimenti Mirabilandia (Ravenna).

Sono 25 gli operatori dell’offerta incoming dell’Emilia-Romagna (tra cui DMC, Consorzi, Club di prodotto, Family hotels, Camping e villaggi turistici, Parchi tematici e centri termali) che incontreranno 30 buyer specializzati (tra tour operator, bus operator, agenzie viaggi, associazioni tematiche, società e federazioni sportive, associazioni genitori e organizzatori di camp per ragazzi), provenienti da tutta Italia e dai principali bacini Europei (Danimarca, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Spagna).

Sui “tavoli” del Worskhop, l’offerta regionale 2022 e 2023 incentrata su soggiorni leisure per famiglie, family hotel, esperienze outdoor in natura, vacanze attive e didattiche, summer camp e vacanze studio, eventi sportivi per ragazzi, parchi tematici e parchi avventura.

In serata, trasferimento all’Acquario di Cattolica (Rn) per la cena di chiusura del workshop.

Le giornate di sabato 30 aprile e domenica 1maggio saranno dedicate a 4 Educational Tour in territorio regionale, alla scoperta delle numerose attrazioni naturalistiche, culturali e ludiche per famiglie. Di questi, due tour si svolgeranno in Romagna, rispettivamente sui temi “Outdoor & Vacanza Attiva” e “Riviera Adriatica formato famiglia”, uno in Emilia, incentrato su “Castelli delle fiabe, parchi avventura, archeologia & curiosità” e l’ultimo nel Territorio Turistico Bologna – Modena, alla scoperta di “Bike, Ferrari ed esperienze enogastronomiche”. Nell’Appennino Reggiano è prevista la visita al parco avventura Cerwood, in Emilia al Castello dei Burattini (Pr), al Castello delle Fiabe (Pc) e al Labirinto della Masone (Pr). Nel bolognese in programma una pedalata in e-bike lungo la Via del Sole, mentre a Modena sarà protagonista il MEF (Museo Enzo Ferrari), in Romagna si terrà un’esperienza nel Parco del Delta del Po a Comacchio (Fe), e ancora visita ai mosaici a Ravenna e poi fattorie didattiche, castelli e bike tour nel territorio riminese.

Questi i 25 operatori turistici regionali che parteciperanno al Workshop Children’s Tour 2022:

  • Bellaria Igea Marina Servizi – Bellaria Igea Marina (Rn)
  • Bianchi Hotels – Bellaria Igea Marina (Rn)
  • Bikesplus – Forli’ (FC)
  • Bologna Welcome – Bologna Città Metropolitana
  • C-Way – Costa Edutainment – Riccione (Rn)
  • Castrocaro Terme e Terra del Sole Travel – Castrocaro Terme e Terra Del Sole (FC)
  • Cervia Turismo – Cervia (Ra)
  • Cesenatico Camping Village & Pineta sul Mare – Cesenatico (FC)
  • Club del Sole – Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna
  • Club di Prodotto Reggio Tricolore- Itinere – Reggio Emilia (Re)
  • Consorzio Riccione Family Hotels – Riccione (Rn)
  • Delta a Pedali by Atlantide & Aqua – Mesola (Fe)
  • Enjoy Bagno di Romagna-Atlantide – Bagno di Romagna (FC)
  • Holiday Village Florenz – Lido degli Scacchi (Fe)
  • Il Treno di Dante – Faenza (Ra)
  • Life in Tour by Imola Faenza Tourism Company – Imola (Bo)
  • Mare Collina Tour Travel di Costa Hotels – Riccione (Rn)
  • Mirabilandia Parco della Standiana- Savio (Ra)
  • Modenatur Incoming Tour Operator & DMC – Modena
  • My Misano Incoming – Misano Adriatico (Rn)
  • Ravenna Incoming Convention & Visitors Bureau – Ravenna
  • Sale Scuola Viaggi – Rimini
  • Tre Terme – Bagno di Romagna (FC)
  • Visit Rimini – Rimini
  • Visit Comacchio – Comacchio (Fe)


Alessio e Simone, il sapore della gioventù

Non escludo che l’aspetto più caratteristico dei miei giri, vagabondaggi, sortite e ricognizioni gastronomiche sia quello di trovarmi davanti sempre persone nuove. Ed eccomi allora a raccontarvi dell’ultimo incontro tra i sapori. Con piacere sono tornato nelle “alte valli” ovvero quel comprensorio territoriale che abbraccia il parmense e il piacentino con le terre liguri: luoghi in cui i confini regionali vengono sostituiti dalle tradizioni del tempo. E’ nel piccolo comune di Compiano, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, e più precisamente in località Sugremaro che mi confronto con Alessio e Simone Ciancolini. Sono due giovani fratelli, 30 e 26 anni, che dal 2019 hanno dato vita ad una loro attività legata alla ristorazione.

Ma, come nei racconti classici, è meglio andare con ordine. Tutto ha preso forma dalla tesi di laurea di Alessio e dalla voglia di approfondimento delle conoscenze culinarie di Simone. Alessio infatti, per il suo lavoro accademico (comunicazione), amava prendere spunto dalle letture relative ai prodotti tipici della sua terra per poi andare in prima persona alla scoperta dei prodotti. Inutile dirvi quanto tutto questo non possa che rallegrarmi, visto i tanti anni che ho passato cercando di comunicare al meglio le specialità delle nostre regioni.

Parallelamente Simone, diplomato all’alberghiero di La Spezia e già attivo in varie cucine, con gli stessi sapori trovati da Alessio elaborava con grande passione i suoi piatti. Un gioco culturale gastronomico che finiva, arricchito da foto e testi, sulle pagine dei social. Gli scritti venivano elaborati in modo tale da fornire ai lettori aneddoti o curiosità relative alle radici in cucina.
Di alimentazione si legge sempre volentieri e se lo scritto arricchisce il lettore è indubbiamente salutare usufruirne, anche perché la si può leggere sotto infinite chiavi di lettura. È un prodotto dell’organizzazione sociale degli esseri umani, e molte volte aiuta a interpretare usi e costumi di una determinata comunità in un preciso contesto socio economico. Dalle pagine social Alessio e Simone, non di rado, ricevevano in contro partita messaggi in cui, chi li seguiva, chiedeva dove si trovasse il loro ristorante. Fu in quel frangente che i due fratelli iniziarono ad ipotizzare quale fosse il metodo migliore per rendere concrete quelle pagine informatiche.

Per quale motivo allora non provare a diventare chef a domicilio? Come in tutte le attività che prendono la nota iniziale non sono mancate le difficoltà, ma sono proprio le problematiche che aiutano a crescere e ad imparare.  Ale e Simo si sono dunque fatti le ossa girando per il nord e il centro Italia.  Oggi, a distanza di tempo, affermano con orgoglio che è stato, ed è tutt’ora, meraviglioso. Partire con l’idea di portare e raccontare alla gente il tuo territorio, tornando a casa stanchi ma sempre arricchiti da nuove conoscenze sia sui posti che sulle persone.
Giorno dopo giorno hanno così avuto la possibilità di lavorare ed esprimersi nelle situazioni e nei contesti più eterogenei. Dalle seconde case in montagna, ai residence di lusso più esclusivi delle città d’arte: con qualche puntatina fuori dai confini nazionali. Non escludo certo che il ripensare a come hanno iniziato sia lo stimolo più profondo per continuare a dare il massimo in quello che fanno, a studiare costantemente per migliorare le competenze e i servizi che offrono.
L’attività si è evoluta e oggi si muovono con una cucina mobile installata su un camioncino militare 4×4 più che attrezzato. Non vi parlo propriamente di uno street food, ma di una cucina professionale completa di ogni accessorio, che ha come missine, quella di rendere la ristorazione di livello accessibile a tutti. Cambiano spesso i menù, nel tentativo di valorizzare tutte le meraviglie e le tipicità delle loro zone.

Utilizzano formaggi di altissima qualità prodotti in numero estremamente ridotto, carni, verdure, farine (ultimamente hanno provato quella di ghiande, mentre con quella di canapa ci lavorano già da tempo). Inoltre, vivendo in una zona celebre per i funghi, Alessio studia da un paio di anni il mondo della micologia, proprio per proporre piatti che non siano limitati ai soli porcini. Attualmente l’attività si basa sulle consegne a domicilio nelle “alte valli” di ricette sfiziose. A seconda delle richieste e delle necessità spostano il mezzo in una zona strategica, da lì partono in macchina per consegnare la cena calda e appena preparata direttamente a casa dei clienti. Nei mesi estivi non mancano di presenziare nelle fiere, e più in generale agli eventi all’aperto.
Come chef a domicilio Alessio mi racconta: “Vedessi lo stupore e la felicità delle persone quando si trovano casa propria trasformata in un piccolo ristorantino privato. È un’esperienza insolita, poiché trasforma un contesto abituale e lo restituisce sotto un nuovo punto di vista. Inoltre hai il vantaggio di essere tu l’unico cliente di quel giorno, con tutta la cura e le attenzioni che ne conseguono. Durante la cena racconto, a chi è interessato ovviamente, qualche approfondimento sulle materie prime alle quali si stanno approcciando in quel momento”.

Dunque consegne, cene a domicilio ed eventi come battesimi, compleanni, cresime e qualsiasi tipologia di cerimonia. La versatilità è un organo vitale del lavoro, è la ratio dietro la scelta di investire su un camioncino e non su un ristorante. Anche per il nome dell’attività i due ragazzi hanno preso spunto dalla storia: Abate Wala. E’ un delizioso riferimento a Wala, un abate del monastero di Bobbio, cugino di Carlo Magno. Dai riferimenti storici, appresi da Alessio presso il seminario vescovile di Bedonia, ho così scoperto anche io che Wala suggerì agli antenati di queste terre come deviare il corso dei fiumi per favorirne l’attività agricola. Motivo per cui l’attuale conformazione morfologica del territorio, e quindi la tradizione agricolo gastronomica che lo caratterizza, è in parte debitrice di questa figura storica. Una scelta più che pertinente con quello che fanno.

Un altro racconto di sapori, persone, luoghi, tradizioni e storia. Due giovani che con dedizione operano nel rispetto delle origini, utilizzando le specialità locali, scegliendo le piccole produzioni, spesso realizzate da realtà a conduzione famigliare, che miscelano la cucina gourmet con quella di strada, perché quando la materia prima è di qualità tutto è più buono.

(Fabrizio Salce)


Il Wine Resort Corte Lantieri di Capriolo, indirizzo di charme fra le vigne della Franciacorta

Immerso fra le vigne della Franciacorta, con un giardino lussureggiante di fioriture e grandi terrazze panoramiche, una stupenda piscina affacciata sui filari, camere ariose con vista sulle colline, un eccellente ristorante: Corte Lantieri di Capriolo è il Wine Resort ideale per un rilassante week end o una vacanza nella natura, salutare per corpo e mente. Un luogo isolato nel verde, dove trascorrere piacevoli giornate en plein air grazie agli ampi spazi dove poter fare passeggiate, pedalate, attività e movimento all’aria aperta lontano dalla folla. O, semplicemente, prendere il sole a bordo piscina, leggere un libro nel silenzio, riconquistare il proprio tempo. Annesso all’omonima cantina, fra le più blasonate e storiche della zona, si trova in una delle aree più belle e autentiche della Franciacorta, a ridosso dell’incantevole borgo medioevale di Capriolo. Una posizione da cui poter raggiungere comodamente in un quarto d’ora d’auto le spiagge del lago d’Iseo e Brescia, con i suoi tesori d’arte e storia tutelati dall’UNESCO. Gli ospiti possono partire alla scoperta della Franciacorta (fra le mete enoturistiche più amate dai wine lovers italiani e stranieri) in sella alle biciclette a loro disposizione, oppure incamminarsi lungo i sentieri che si inoltrano fra vigne e boschi, o ancora fare belle passeggiate a cavallo affidandosi al maneggio che si trova vicino alla tenuta.

Dormire nel silenzio fra le mura di un antico palazzo

Le mura di Corte Lantieri sanno di storia, dato che il Wine Resort è il frutto dell’attenta ristrutturazione dell’antico palazzo nobiliare della famiglia Lantieri de Paratico, che si trova proprio sopra la storica cantina risalente al Settecento, dove oggi riposano nella penombra i pregiati Franciacorta aziendali. Ambienti raffinati e accoglienti, ha solo sette ampie camere per regalare agli ospiti il massimo dello spazio e della privacy. Arredamento personalizzato e cura dei dettagli, le stanze si aprono con ampie finestre sull’anfiteatro morenico franciacortino: verde e silenzio, per il riposo più assoluto.

Il ristorante, fiore all’occhiello di Corte Lantieri

Fiore all’occhiello di Corte Lantieri è il suo ristorante, fra gli indirizzi più apprezzati della buona tavola franciacortina, aperto anche a chi non alloggia nel Wine Resort. A guidarlo con mano sicura è lo Chef Gabriele Cristini, che attinge alla tradizione gastronomica della Franciacorta e a quella del vicino lago d’Iseo, interpretandole con personalità. I piatti rincorrono le stagioni e valorizzano la verdura e la frutta provenienti dall’orto situato tra i vigneti dell’azienda e i prodotti del territorio. Nel menu primaverile, ecco come antipasto lo Sformato di zucchine con coulis di pomodoro e la Terrina di coniglio con crostone di pane e marmellata di cipolle rosse.  Fra i primi il Risotto Carnaroli con punte d’asparagi mantecato con formaggio delle nostre Valli e fra i secondi Filetto didi maialino cotto a bassa temperatura, salsa Chardonnay e spinaci padellati all’olio del Sebino. A concludere in dolcezza il pasto crostatine, semifreddi, dolci al cucchiaio preparati in casa. Ciascun piatto, presentato con cura e raffinatezza, viene accompagnato dai pregiati Franciacorta della Cantina Lantieri. Fra i classici del ristorante, gli antipasti con prodotti tipici, quali la Sarda essiccata del Sebino (proposta con polenta abbrustolita), i salumi locali come la Ret (il salame De.Co. di Capriolo) e il salame di Montisola e i formaggi tradizionali come il Silter Camuno e il Selvino di Grotta (che vengono accompagnati da confetture e mieli locali). E poi il Risotto al Franciacorta Millesimato mantecato alla Robiola due latti, i Casoncelli della Corte con burro spumeggiante e salvia, le paste con pesce di lago, il Manzo della tradizione di Rovato all’olio extra vergine.

Visite nella cantina del Franciacorta Campione del Mondo e degustazioni

Naturale corollario ad un soggiorno a Corte Lantieri sono le degustazioni guidate e le visite in cantina, durante le quali si scopre come nascono i pregiati Franciacorta prodotti da uve raccolte manualmente nei 21 ettari di vigneti coltivati in forma biologica di proprietà aziendale, che si estendono in parte intorno alla cantina e in parte alle pendici del Monte Alto. Simbolo e portabandiera  della cantina  è il Franciacorta Cuvée Brut NVLantieri, che ha conquistato il titolo di World Champion nella categoria Classic Brut Non-Vintage Blend al The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019 (CSWWC), il più importante concorso del settore ideato da Tom Stevenson, massimo esperto mondiale di Champagne and Sparkling wines.

Lantieri de Paratico, una tradizione vinicola che risale al Cinquecento

I Lantieri de Paratico, nobile e antica famiglia bresciana, hanno radici franciacortine che risalgono a più di mille anni or sono, dato che la prima data certa che le documenta risale al 930 d. C. Il suffisso nobiliare “de Paratico” sta a significare il loro precedente insediamento nell’omonimo paese franciacortino, al confine con il lago d’Iseo. Qui, i Lantieri fecero erigere nell’XI sec. un magnifico castello. La storia narra che vi sia stato ospitato Dante Alighieri che, ispirato dal paesaggio, avrebbe scritto alcuni versi della Cantica del Purgatorio. Nel Cinquecento la famiglia si trasferì a Capriolo dove si distinse per la produzione di vini, di cui riforniva anche le corti di Mantova, Ferrara e Milano, dove era in particolar modo apprezzato il pregiato Rubino di Corte Franca. La tradizione vitivinicola si è perpetuata fino ai nostri giorni ed ancor oggi la sede dell’azienda si trova appunto a Capriolo, accanto all’antico palazzo di famiglia.

Per informazioni: Agriturismo Corte Lantieri
Via Videtti 3, Capriolo (BS)
Tel. 030 7364071 – www.cortelantieri.it – info@cortelantieri.it


Ponte del 25 aprile, in Emilia Romagna tante idee per stare all’aria aperta tra borghi fantasma, escursioni e trekking, aquiloni e picnic

Il Ponte del 25 aprile è un’occasione da non perdere per godersi la primavera in Emilia Romagna – Ecco alcune idee a due passi da casa e che sono più di una semplice passeggiata: escursioni ai borghi fantasma in Appennino, aperture straordinarie di castelli rococò, birdwatching in città, navigazioni fra le foreste, picnic con vista sul millenario Ponte di Tiberio, degustazioni, trekking, aquiloni sul mare, tour delle città d’arte, corsi di intreccio di erbe palustri – La Via Emilia a primavera è tutto un fiorire di occasioni che sarebbe un peccato perdere

Con la festa del 25 Aprile arriva il primo ponte di primavera e, come vuole la tradizione, è il momento delle giornate di festa da godersi all’aria aperta.
La Via Emilia è tutto un fiorire di occasioni, a due passi da casa, per vivere un’esperienza diversa dal solito. Fra tanti appuntamenti, si va dall’apertura straordinaria di una piccola reggia rococò a Piacenza, agli eleganti City tour a Parma, dalla salita sulla Pietra di Bismantova (RE), la cosiddetta montagna sacra nel Parco Nazionale Tosco Emiliano, ai misteriosi borghi fantasma da scoprire con un trekking. A Bologna ci si inebria con l’esplosione di sapori in Piazza Maggiore, a Ferrara c’è il birdwatching al parco. In Romagna migliaia di aquiloni coloreranno il cielo della spiaggia a Cervia (Ra), mentre nel piccolo ed ecologico Museo delle Erbe Palustri a Bagnacavallo (Ra) si impara l’arte dell’intreccio di erbe e rami per creare borse e cestini. E non è finita, perché ci sono anche escursioni in E-bike e le navigazioni sul Lago di Ridracoli nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi (FC) e a Rimini i picnic sur l’herbe all’ombra del Ponte di Tiberio o gli eleganti breakfast all’inglese nel foyer del Teatro Galli.

Domenica apertura straordinaria della piccola Reggia di Castelnuovo Fogliani (Pc)

E’ aperta solo sette giornate all’anno per visite guidate la piccola Reggia di Castelnuovo Fogliani, una “bomboniera” rococò disegnata da Luigi Vanvitelli (lo stesso architetto della Reggia di Caserta) che sorge su un lieve pendio a mezzo chilometro dalla Via Emilia, nel territorio di Alseno (Pc). Domenica 24 aprile c’è la prima di queste aperture straordinarie gratuite, alle 15.30 e alle 17 (poi si ripete ogni ultima domenica del mese fino a settembre). Il tour include la visita alla chiesa di San Biagio, alle sale ricche di affreschi, colori, stucchi e putti, nodi d’amore, fiori e vezzosi nidi di uccelli, al sontuoso scalone d’onore a doppia rampa e al giardino all’italiana ricamato di alberi e di fiori. La Reggia è aperta tutto l’anno per eventi e fa parte del Circuito dei Castelli del Ducato. C’è un’area di sosta gratuita per i camper. https://www.castellidelducato.it

Parma City Tour e città sotterranea: solo in aprile si scende all’antico acquedotto

Una visita guidata è il modo migliore per scoprire la vera anima di una città d’arte. Parma offre questa possibilità con il Parma City Tour, domenica 24 e lunedì 25 aprile, alle 10.30 e alle 15.00. Una piacevole passeggiata guidata di un paio d’ore tra le vie e gli scorci più affascinanti. Il tour comincia da Piazza Garibaldi e si svolge tutto in esterno. Biglietto intero: 10 euro. famiglia (2 adulti e 2 ragazzi) 30 euro. Volendo si potrebbe abbinare un’altra visita, piuttosto inconsueta: quella sotterranea all’antico acquedotto, fatto costruire dalla Duchessa Maria Luigia nel 1841. Il percorso di cunicoli ”La Galleria delle Fontane” si sviluppa a 4 metri sotto il Palazzo Municipale in Piazza Garibaldi e si può fare solo nel mese di aprile. Perfetto per chi ha lo spirito da archeologo. Intero: 10 euro.
Parma city tour – Visita guidata della città di Parma con una …

Sabato mattina la salita in vetta alla Pietra di Bismantova (RE)

La leggendaria Pietra di Bismantova, nell’Appennino Reggiano, era un sito sacro per i Celti, un luogo di meditazione per gli eremiti medioevali e oggi una sfida per gli escursionisti. Ha una forma bizzarra e misteriosa: è un impressionante monolite che la rivista Focus qualche anno fa inserì nella lista delle 10 montagne più belle del mondo. Sabato 23 aprile, alle 9 del mattino, parte un’escursione guidata per salire ai 1.047 metri della vetta. Partenza da Castelnovo Monti (RE). Si percorre la via normale e si cammina sul sentiero CAI 697. La lunghezza è di 7 km con 500 metri di dislivello. La via normale di salita non presenta un’eccessiva difficoltà. E’ un’escursione nel complesso su terreno vario, a tratti roccioso, ma poco ripido e non troppo difficile, a eccezione dell’impegnativa (ma facoltativa) variante sul “sentiero blu”. Costo: 20 euro.

La via dei monti

Domenica mattina alla scoperta dei borghi fantasma sull’Appennino Modenese

Chi abitava queste vecchie case diroccate che appaiono all’improvviso lungo il sentiero nella foresta di faggi? E’ il filo conduttore del trekking ai borghi fantasma di domenica 24 aprile sull’Appennino Modenese, fra gole naturali e angoli segreti dell’Appennino. Si scopriranno gli agglomerati, ormai disabitati, di Magrignana, Riolocasella e La Lezza e il bellissimo mulino della Teggiola, arroccato sull’”orrido” vertiginoso del Rio Lezza. La durata è di circa 4/5 ore, soste comprese. L’escursione non ha particolari difficoltà. I sentieri CAI della zona presentano dei tratti di salita e di discesa ripida, ma non sono difficili dal punto di vista tecnico. Adatto anche ai principianti, purchè ben attrezzati, e ai bambini dai 12-13 anni abituati a camminare. E’ possibile portare il proprio amico a 4 zampe. Partenza alle 9 da Magrignana di Riolunato a un’ora e 20 da Modena. Costo: 18 euro. Gite in calendario

A Bologna Cibò. So Good! Festival dei Sapori d’Italia e degli Appennini 22 -24

Molto spesso nulla è più rilassante di mettersi ai fornelli o chiacchierare di ricette, magari proprio quelle dimenticate della tradizione montanara dei nostri Appennini. Adesso tutto questo, in un colpo solo, arriva nel week end a Bologna a Palazzo Podestà, in Piazza Re Enzo, con “Cibò. So Good! il Festival dei Sapori d’Italia” dedicato al buon mangiare di tutt’Italia. Da venerdì a domenica in città si parlerà e si cucinerà con tanti corsi e laboratori, anche per bambini, si incontreranno grandi chef, si ascolteranno storie sui cibi più buoni, fra vini “alchemici” e pasta sfoglia. Quest’anno il focus è dedicato all’Appennino e ai suoi sapori. La cucina diventa anche l’occasione per parlare di turismo slow e dei piccoli borghi. Fra i promotori e i patrocini ci sono, oltre a Confcommercio, Regione Emilia-Romagna, ViviAppennino, Lega Ambiente. https://www.festivaldeisaporiditalia.it

Silenzio, occhi al binocolo: domenica si fa birdwatching nel parco a Ferrara

Occhi aperti, bocca silente e tanta pazienza, l’avventura può cominciare. Domenica 24 aprile è l’ultima occasione (si riprende a novembre) per partecipare a un’esperienza di birdwatching in città, nel parco Massari a Ferrara. Il birdwatching è l’hobby di chi ama scrutare, nascosto tra gli alberi, le specie di uccelli nel proprio habitat naturale. Domenica, con un po’ di fortuna, si potranno avvistare picchi, gufi, cince, rapaci, parrocchetti, fringuelli che hanno trovato in questo angolo di Ferrara la loro dimensione e dove vivono indisturbati. Negli ultimi anni sono in aumento le specie che hanno abbandonato boschi e foreste per spostarsi negli ambienti urbani. Si parte alle 9 dall’ingresso di Corso Porta Mare e si comincia la passeggiata di circa 5 km. Durata due ore e 30. Chi ha un binocolo, naturalmente lo porti. Adulti: 12 euro adulti; 8 euro under 14 e studenti. Birdwatching Urbano — Ferrara Terra e Acqua

Il corso di intreccio all’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Bagnacavallo (Ra)

Con rami di salice sapientemente arcuati si può costruire una capanna, come facevano i salinari di Cervia. Una capanna subito, magari no, ma nel piccolo ed ecologico Museo delle Erbe Palustri a Bagnacavallo (20 minuti da Ravenna), il pubblico impara ad intrecciare erbe e rami per creare borse e ceste. Nel week end del 23 e 24 aprile si potrà seguire un laboratorio di intreccio (ore 9.30, durata 6 ore). Nel costo di 45 euro è compreso il pranzo nella Locanda dell’Allegra Mutanda, con tanti mutandoni del primo Novecento che penzolano dal soffitto. Nel parco del Museo c’è una parata di capanne in canna palustre, ricostruite perfettamente dall’ultimo maestro capannaio. Il Museo esalta la caparbietà degli abitanti di questa zona di sfruttare le scarse risorse a disposizione e di creare con queste un’economia eco sostenibile.

https://www.ravennaexperience.it › natura

Cervia (Ra) si colora di migliaia di aquiloni con Artevento fino al 1 maggio

Ritorna Artevento, il grande Festival Internazionale degli Aquiloni che riempirà di colori e di poesia la spiaggia di Pinarella di Cervia dal 22 aprile al 1 maggio. Ogni giorno lo spettacolo splende in cielo con aquiloni statici ed acrobatici, evoluzioni di gruppo di migliaia di aquiloni d’arte, giganti ed etnici, esibizioni acrobatiche a tempo di musica, dimostrazioni di fotografia aerea, kitesurf. E poi ancora, mostre, laboratori, spettacoli notturni. E per giocare e per curiosare fra le ultime novità ecco I “Giardini del vento” e la “Fiera del Vento”. Per Artevento arrivano a Cervia aquilonisti da ogni parte del mondo con i loro aquiloni per la pace. E’ il festival più colorato e longevo del mondo, si tiene a Cervia dal 1981 ed è anche un festival ecologico che promuove l’arte eolica, la sostenibilità e mai come quest’anno la pace. Artevento | Festival internazionale Aquilone

Escursione in E-bike (a noleggio) al Lago di Ridracoli (FC) lunedì 25 aprile

Con un minimo di allenamento nelle gambe e un po’ di dimestichezza con l’E.Bike, la bici elettrica, ci si può divertire con questa escursione guidata nelle foreste intorno al Lago di Ridracoli, nel comune di Bagno di Romagna (FC). Il percorso è ad anello, parte alle 10 del mattino dall’Idro Museo delle Acque di Ridracoli e tocca punti molto belli della vallata. Si pedala abbastanza facilmente per 32 km, dislivello 860 metri. Nel costo di 45 euro sono inclusi noleggio bici, casco e accompagnatore MTB abilitato. Prenotazioni entro il 23 aprile al 370 1338368. Chi non pedala, può godersi l’azzurrissimo Lago di Ridracoli in tutto il suo splendore primaverile e navigarlo con il battello elettrico (5 euro). Il giro dura 45 minuti. Parte ogni ora. Volendo si può sbarcare al Rifugio Cà di Sopra e poi concordare con il battello l’orario di recupero per il ritorno.  http://www.ridracoli.it › battello-sul-lago

A Rimini picnic con vista sul Ponte di Tiberio tutti i week end di aprile e maggio

Per sentirsi come in un quadro di James Tissot (“Vacanza” del 1876) c’è il picnic con veduta d’arte sul millenario Ponte di Tiberio di Rimini. Si stende la tovaglia e si schiudono i cestini in una cornice piena di verde e di colori, la piazza sull’Acqua, uno spazio dove potersi rilassare. I cestini, le tovagliette e le posate sono forniti da alcuni ristoranti del Borgo San Giuliano. Bisogna solo scegliere fra i menù proposti: taglieri di salumi e formaggi con una bottiglia di vino di Romagna, crostini, tagliatelle, piada o insalatina di mare, tagliatelle alle vongole, fritto misto e patate. I prezzi vanno da 20 a 38 euro. I picnic sull’acqua si svolgono tutti i sabati e domeniche di aprile e maggio, da mezzogiorno in poi. Da giugno a settembre tutti giovedì dalle 18 in poi.

Tiberio PicNic – Visit Rimini

English breakfast al Teatro Galli di Rimini domenica 24

Se spuntasse all’improvviso la Regina Elisabetta, forse non ci si sorprenderebbe neanche più di tanto, domenica mattina nel foyer dello storico Teatro Galli di Rimini, che allestirà una tipica Colazione Inglese. L’appuntamento con la tradizione britannica è domenica 24 per gustare un English Breakfast, preparato come a Buckingham Palace, fra candide tovaglie, uova, bacon, marmellate e teiere. La colazione sarà servita fra i grifoni dorati del foyer del Teatro Galli con vista “in prima fila” sulla piazza medievale di Rimini. Il Teatro ottocentesco di Rimini fu inaugurato da Giuseppe Verdi. Distrutto dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, dopo 75 anni è stato restituito alla città nel 2018, grazie a un importantissimo intervento di ricostruzione filologica. Orari dell’ English breakfast: primo turno: 9-10.30. Secondo turno: 10.40-12. Ingresso: 16 euro. Volendo si può abbinare la visita guidata del Teatro (sia domenica 24 che lunedì 25). Biglietto 5 euro

Colazione internazionale al Teatro Galli | Rimini turismo


Vino: per la guerra, schizzano i costi!

Le conseguenze della guerra in corso tra Russia e Ucraina sono molte e pesanti per l’economia in generale e, in particolare per il settore del vino italiano. L’Italia è al primo posto assoluto, tra gli esportatori di vino proprio in Russia, con una quota di mercato intorno al 30%… Quindi, una già grave conseguenza, dovuta alla situazione in essere e per via delle sanzioni decise dall’Unione europea, è il blocco delle vendite di vino, sia verso la Russia (settimo importatore al mondo del nostro vino confezionato e quarto importatore di spumanti) sia verso l’Ucraina (ventiduesimo posto fra gli importatori, sempre del nostro vino confezionato e al ventesimo per i nostri spumanti). Gli ultimi dati, riferiti da Federvini, registravano nel 2019 circa 90 mila tonnellate di vino verso la Russia (più di 120 mila bottiglie per un valore di oltre   300 milioni di euro) cifre che sicuramente sono lievitate nel 2020 e nel 2021 anche per il  successo ottenuto in quei periodi dal nostro Prosecco, molto apprezzato là. Stesso trend, anche se con cifre inferiori, per le vendite verso l’Ucraina. Fin qui i numeri dei prodotti finiti, ma i costi – notevolmente – aumentati per la produzione vitivinicola, a cominciare da quelli delle materie prime, in primis l’energia – che serve per movimentare i macchinari – i costi riferiti ai prodotti chimici come i fertilizzanti e i costi per i trasporti in generale, senza dimenticare che anche la manodopera, spesso proveniente proprio dai paesi dell’Est Europa, è in netto calo e, tutto ciò mette in difficoltà notevoli le  aziende, considerando anche la già scarsa marginalità economica. Dunque, per i vari aumenti – mercato docet – caleranno i consumi e aumenteranno i costi di produzione, si taglieranno posti di lavoro, diminuiranno i salari e – ahinoi! – crescerà la povertà. Il fatto è che non tutti potranno “bere per dimenticare” tutto ciò, perché il vino è un bene di consumo non proprio necessario e che può essere “tagliato” in favore di spese familiari, più basilari…

Dunque, stappare una bottiglia, oggi ha costi più salati…

“Il vetro è aumentato del 30%, il cartone, intorno al 50%, il sughero, 40%, gabbiette e capsule, sono a più del 20%” – asserisce Stefano Cavani (produttore vitivinicolo) –.

 

 

Il grido di allarme viene dal modenese, terra di Lambrusco, ma si tratta di un problema comune a oltre 15 mila aziende vitivinicole italiane. E’ uno degli effetti collaterali della guerra in Ucraina: dal Donbass arrivano infatti, soda e sabbia per l’industria del vetro, mentre i rincari energetici, incidono pesantemente sulla produzione di sughero, carta e alluminio e così secondo Coldiretti, i costi per il vino italiano, sono schizzati del 35% con un possibile impatto sulla filiera vitivinicola di un miliardo di euro!

Luca Borsari (Coldiretti): “Rispetto agli aumenti rileviamo il prezzo di vendita al consumatore diminuito di un punto quasi e mezzo e, per tutelare il viticoltore, dobbiamo assolutamente applicare la legge sulle pratiche sleali che garantisce il giusto reddito ai produttori. Tutelare il patrimonio vitivinicolo, significa anche tutelare l’agroalimentare italiano”.

Il tempo stringe e l’orizzonte della prossima vendemmia, appare quanto mai incerto.
“Dopo un 2021 veramente buono, sia dal punto di vista produttivo che commerciale – conclude Stefano Cavani – siamo molto preoccupati per l’andamento e le incognite che ci saranno in questo 2022”.
Si faranno tutti gli sforzi necessari perché il vino italiano deve essere difeso – com’è stato evidenziato da più voci anche nell’ultimo Vinitaly (finalmente di presenza dopo due anni!) – difeso dalle speculazioni sui prezzi, dallo shopping delle multinazionali che vogliono rilevare i brand simbolo del made in Italy e finché non si ristabilirà la tanto agognata pace tra Russia e Ucraina e allora sì che tutti noi… “liberemo, liberemo ne’ lieti calici!”

(Antonio Farnè – inviato TG2 Rai)


L’alta qualità Zuarina a Identità Golose Milano

Lo storico prosciuttificio di Langhirano presente alla 17esima edizione del prestigioso appuntamento dedicato al food dal 21 al 23 aprile. Il Direttore Marketing Gianfranco Delfini: «Qualità, tempo e passione, così nasce il nostro prosciutto di Parma apprezzato nelle location più prestigiose del mondo»
Identità Milano, il congresso organizzato da Identità Golose dal 21 al 23 aprile che ha catalizzato l’attenzione del mondo del food, ha ospitato per la sua 17ima edizione anche Zuarina, l’azienda di Langhirano che fa parte della Food Company CLAI assieme alla stessa cooperativa agroalimentare CLAI e a Faggiola, specializzata in prodotti caseari tipici toscani. “Il futuro è oggi” è il tema lanciato per quest’anno. Un ottimo presupposto per un prosciuttificio nato nel lontano 1860 e che ha sempre fatto del connubio fra il rispetto delle tradizioni e l’interpretazione delle esigenze di consumatori e clienti una delle sue maggiori prerogative: «L’avvenire si costruisce col lavoro di ogni giorno – sottolinea Gianfranco Delfini, Direttore Marketing Zuarina – ma per ottenere risultati importanti è quanto mai decisivo non smettere mai di salvaguardare le proprie radici; sono loro che definiscono la storia e l’identità di un’impresa, gettando le basi per proiettarla nel futuro».
E non sono numerose le aziende che possono vantare un percorso tanto longevo. «La storia di Zuarina – precisa Delfini – è fatta di qualità, tempo e passione, con un’attenzione particolare anche alla cura e all’impegno che ognuno di noi dedica al proprio lavoro. Qualunque sia il ruolo che si ricopre».

I prodotti che in modo esemplare manifestano il senso di questi elementi chiave citati da Delfini sono quelli a lunga stagionatura, come il prosciutto crudo di Parma Zuarina 30 mesi: «Si tratta di uno dei prodotti di maggior valore che porteremo a Milano al Congresso di Identità Golose – annuncia Delfini  –. È senz’altro uno dei simboli del nostro percorso di qualità. Soltanto chi ha passione e ha saputo specializzarsi nelle lunghe stagionature può realizzare un prodotto del genere. A Milano c’è stata l’occasione, per chi ancora non l’avesse fatto prima, di toccare con mano questa realtà unica di Zuarina apprezzata nelle location più prestigiose di tutto il mondo».  E se c’è qualcosa che soltanto il tempo può insegnare è anche l’importanza dell’ascolto. Zuarina ha trovato una collocazione di rilievo sul mercato perché non ha mai smesso di mettersi in connessione coi consumatori e interpretarne le esigenze, anche quelle latenti.
«Il percorso Bio a cui abbiamo dato vita e stiamo sostenendo con forza crescente è nato proprio valorizzando questa logica. Il nostro obiettivo, come anche questa scelta dimostra, è proporre una qualità di risposta molto elevata per ogni trend individuato».
A conferire maggior valore alla proposta Zuarina è anche la certezza di poter contare solo su carni italiane al 100% a cui si aggiungono un pizzico di sale, il tocco artigianale nella lavorazione e una stagionatura lenta e paziente che avviene nella cantina interrata dello stabilimento di Langhirano, il luogo ideale per favorire la formazione dei profumi e dei colori che contraddistinguono da sempre le proposte del marchio.
Gli addetti alla selezione iniziale esaminano ogni coscia per forma, potenziale resa e identificazione di eventuali difetti (colore, massa grassa e magra, macchie). È necessaria tanta esperienza, perché partire da un’ottima materia prima è fondamentale per realizzare un prodotto di qualità costante.
Ma nell’intero processo produttivo sono diversi i passaggi complessi e delicati, in cui sono le più piccole attenzioni e i dettagli a generare valore. Come ad esempio la fase di riposo “a freddo”, che in Zuarina dura 120 giorni, significativamente più lunga della media del settore. In questo modo il poco sale che è utilizzato sulle cosce ha il tempo di diffondersi, conservare e stabilizzare. Nessun conservante, niente additivi; solo tempo, passione e cura della filiera: così nascono il gusto e i profumi unici di questo speciale Crudo di Parma.

I prodotti che in modo esemplare manifestano il senso di questi elementi chiave citati da Delfini sono quelli a lunga stagionatura, come il prosciutto crudo di Parma Zuarina 30 mesi: «Si tratta di uno dei prodotti di maggior valore che porteremo a Milano al Congresso di Identità Golose – annuncia Delfini  –. È senz’altro uno dei simboli del nostro percorso di qualità. Soltanto chi ha passione e ha saputo specializzarsi nelle lunghe stagionature può realizzare un prodotto del genere. A Milano c’è stata l’occasione, per chi ancora non l’avesse fatto prima, di toccare con mano questa realtà unica di Zuarina apprezzata nelle location più prestigiose di tutto il mondo».
E se c’è qualcosa che soltanto il tempo può insegnare è anche l’importanza dell’ascolto. Zuarina ha trovato una collocazione di rilievo sul mercato perché non ha mai smesso di mettersi in connessione coi consumatori e interpretarne le esigenze, anche quelle latenti.
«Il percorso Bio a cui abbiamo dato vita e stiamo sostenendo con forza crescente è nato proprio valorizzando questa logica. Il nostro obiettivo, come anche questa scelta dimostra, è proporre una qualità di risposta molto elevata per ogni trend individuato».
A conferire maggior valore alla proposta Zuarina è anche la certezza di poter contare solo su carni italiane al 100% a cui si aggiungono un pizzico di sale, il tocco artigianale nella lavorazione e una stagionatura lenta e paziente che avviene nella cantina interrata dello stabilimento di Langhirano, il luogo ideale per favorire la formazione dei profumi e dei colori che contraddistinguono da sempre le proposte del marchio.
Gli addetti alla selezione iniziale esaminano ogni coscia per forma, potenziale resa e identificazione di eventuali difetti (colore, massa grassa e magra, macchie). È necessaria tanta esperienza, perché partire da un’ottima materia prima è fondamentale per realizzare un prodotto di qualità costante.
Ma nell’intero processo produttivo sono diversi i passaggi complessi e delicati, in cui sono le più piccole attenzioni e i dettagli a generare valore. Come ad esempio la fase di riposo “a freddo”, che in Zuarina dura 120 giorni, significativamente più lunga della media del settore. In questo modo il poco sale che è utilizzato sulle cosce ha il tempo di diffondersi, conservare e stabilizzare. Nessun conservante, niente additivi; solo tempo, passione e cura della filiera: così nascono il gusto e i profumi unici di questo speciale Crudo di Parma.

 


VISITARE ARUBA, L’ISOLA FELICE!

Aruba chiede ai tanti visitatori che si recano ogni anno sulle sue coste paradisiache di fare una promessa. Ma perché una promessa ad Aruba e a cosa serve? L’idea alla base è molto semplice: chi agisce come un visitatore ecologicamente e socialmente responsabile, contribuisce attivamente al futuro di Aruba e a preservarne le sue bellezze naturali.
Aruba, che accoglie ogni anno oltre un milione di visitatori, è orgogliosa di essere chiamata l’Isola Felice, un soprannome che rappresenta benissimo lo spirito che contraddistingue questo angolo dei Caraibi: una calda ospitalità e un popolo cordiale sempre pronto ad accogliere i visitatori. Ma Aruba ha anche un delicato ecosistema e uno spazio limitato per tutti coloro che abitano l’isola e per chi sceglie di renderla temporaneamente la propria casa lontano da casa. È per questo che, in seguito a un numero sempre crescente di visitatori e una popolazione locale in espansione, la flora e la fauna indigene necessitano di ancora più attenzione.

È così che Aruba ha scelto di chiedere ai propri visitatori di impegnarsi, ognuno con il suo piccolo contributo, a rispettarla. Il Codice di Condotta stilato da Aruba include alcuni consigli e regole da rispettare, come per esempio non guidare sulle spiagge o sulle dune di sabbia, soprattutto nei pressi dei nidi di tartarughe che da maggio a novembre costellano le coste di Aruba, oppure non appoggiare oggetti e indumenti sui preziosi Fofoti, gli alberi simbolo di Aruba situati su Eagle Beach.
Aruba chiede anche di rispettare le incontaminate strade sterrate della costa settentrionale e di non percorrerle in maniera impropria, in quanto è possibile recare disturbo sia alla natura che alle persone che vivono nei quartieri lungo i popolari itinerari turistici dell’isola. O ancora, le borse di plastica monouso sono proibite ad Aruba, ma qualora fosse necessario utilizzare prodotti di plastica, è importantissimo smaltirli correttamente e fare soprattutto attenzione a non disperderli nell’oceano arrecando danno alla vita sottomarina e agli uccelli.
La fauna esotica di Aruba offre molte opportunità per lo scatto perfetto – il fenicottero o l’iguana color verde brillante che passeggiano sulla spiaggia, la tartaruga che ti nuota accanto mentre fai snorkeling o un asinello nel suo habitat naturale – ma è sempre bene ricordarsi di non essere invadenti e rispettare gli spazi degli animali. Per esempio, è molto importante non nutrire le iguane, che sono animali vegetariani, oppure non prendere in mano le stelle marine, in quanto non sopravvivono nemmeno pochi secondi fuori dall’acqua.
Infine, il codice di condotta include un consiglio molto importante che è quello di impegnarsi ad adottare un atteggiamento Felice sull’Isola Felice! Basterà tenere a mente queste accortezze per vivere una vacanza spensierata e allo stesso tempo sostenibile, aiutando a mantenere Aruba un luogo felice e sicuro per le generazioni a venire. Unisciti ai tanti altri che hanno già dato il buon esempio e diventa un turista ecosostenibile sull’isola: fai la tua promessa ad Aruba!

QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DI ANDARE A TAVOLA

Aruba… paradiso dei gourmet e terra di oltre 90 nazionalità, che possono essere degustate nella nostra variegata cucina. Una vacanza ad Aruba è incompleta senza un’eccellente esperienza gastronomica assaggiando del cibo regionale caraibico offerto dall’isola. La cucina caraibica fonde ricette spagnole, francesi, africane, amerindie e indiane. È questa combinazione che rende unica la cucina caraibica.
Aruba è piena di ristoranti caraibici e la scelta su dove mangiare è infinita. I ristoranti caraibici di Aruba servono piatti come pesce fresco, stufati, specialità creole, frutta e verdura tipica dei Caraibi. Volete provare una cena caraibica sulla spiaggia? Visitate alcune delle più belle spiagge di Aruba: lungo le coste troverete i migliori ristoranti caraibici sulla spiaggia che vi offriranno deliziosi piatti caraibici.

– Cucina internazionale ad Aruba

Mangiate come foste a casa vostra nei numerosi ristoranti che propongono cucina americana tradizionale e contemporanea.
La scena culinaria arubana – acclamata dalla critica – è arricchita dall’influenza della variegata comunità multiculturale. Talvolta, però, si ha voglia di un ristorante che sappia un po’ di casa! Dalla classica steakhouse americana alle bracerie: i ristoranti di Aruba offrono ampie possibilità di gustare le tradizionali specialità americane. Le numerose catene di fast food costituiscono un’alternativa rapida ed economica.

– Esplorate la colorata cucina del Sud e Centro America mentre siete in vacanza ad Aruba.

La forte vicinanza di Aruba all’America latina ha influenzato direttamente la cultura dell’isola, avendo un impatto delizioso sulla scena culinaria. La carne alla griglia, le zuppe e gli stufati di Colombia e Venezuela vi scalderanno il cuore e lo stomaco. Le arepa ovvero le tipiche focaccine venezuelane ripiene e i sandwich di patacon acquistabili presso i nostri chioschi sono una specialità golosa che sicuramente amerete!

– Cucina tipica olandese, asiatica, africana, spagnola: le scelte sono davvero numerose!

Potrete gustare del buon pesce fresco, sorseggiare un calice di vino al tramonto sulla spiaggia, o cenare in un classico ristorante italiano, a voi la scelta! La grande varietà di ristoranti sarà per voi un’occasione per provare nuovi piatti ispirati ad oltre 90 nazionalità differenti. Inoltre, potrete provare piatti tipici Arubani, come il ‘keshi yena’ (stufato di formaggio) davvero ottimo per qualunque tipo di palato. 

– Il crogiolo di etnie e culture contribuisce a menù influenzati da Olanda, Sud America e Caraibi.

Affascinanti fusioni di sapori derivano dalla combinazione di varie cucine, mentre chef premiati da tutto il mondo diffondono la loro magia, aggiungendo nuove dimensioni al crogiolo culinario arubano. Le specialità arubane denotano influenze della cucina dei nativi americani, dei mercanti, dei pirati, delle potenze coloniali olandesi e spagnole, degli schiavi africani e infine dei coloni orientali e asiatici.

– Mangiare pesce fresco a volontà è uno degli elementi fondamentali nella scena culinaria locale.

I pescatori locali – spesso fuori in mare prima che la maggior parte di noi sia fuori dal letto! – riforniscono giornalmente molti ristoranti arubani con pesce fresco.
Dai ristoranti più eleganti ai chioschi dei pescatori lungo la strada: i nostri ospiti possono gustare le migliori specialità di pesce fresco dei Caraibi qui ad Aruba.

– A Aruba anche le delizie della cucina italiana…

Che si tratti di una ricca marinara rossa, di un Alfredo cremoso o di una salsa leggera e fresca che preferisci sulla tua pasta, i nostri chef presentano con orgoglio il meglio della cucina italiana. Le pizze con forno a mattone, con una crosta sottile e croccante e condite con condimenti freschi e gourmet, sono molto apprezzate anche qui.

L’Isola di Aruba, perla dei Caraibi del Sud, è situata fuori dalla rotta degli uragani e gode di una temperatura media di 28 gradi tutto l’anno. Circondata dal mare turchese e costantemente baciata dal sole, Aruba ospita ampie spiagge di sabbia bianca e panorami mozzafiato. Le numerose attività praticabili sull’Isola, la sicurezza di cui gode, le sue meraviglie naturali e l’alta qualità dell’offerta turistica la rendono una destinazione perfetta per i viaggi di nozze e non solo. Grazie al suo clima ideale e al sorriso della sua gente, Aruba è considerata la One Happy Island dei Caraibi: venite voi stessi a scoprire perché. www.aruba.com

Per maggiori informazioni su Aruba:
Global Tourist – Ufficio del Turismo di ARUBA in Italia
Tel: 011 – 4546557 – Email: aruba@globaltourist.it / globaltourist@globaltourist.it

 


A spasso per il Friuli Venezia Giulia alla ricerca di erbe spontanee

Con la primavera ripartono le passeggiate in mezzo alla natura alla ricerca delle erbe.
Sclopìt, radic di mont, bruscandoli, tarassaco e asparagi selvatici: dai monti alla laguna attraversando Carso, prati stabili, pianura e lungo i fiumi occasioni alternative per immergersi e conoscere il territorio
Primi giorni di primavera, natura che germoglia e tempo di raccolta delle erbe spontanee. La stagione migliore per scoprire, passeggiando, le ricchezze del Friuli Venezia Giulia e qualche angolo ancora inesplorato del territorio.
Sclòpit, radic di mont, bruscandoli, sambuco, tarassaco e asparagi selvatici sono solo alcune delle specialità che fioriscono in questa stagione, e sono anche gli ingredienti protagonisti dei piatti che offre la tradizione culinaria del territorio in questo periodo dell’anno.

Nei ricettari della tradizione, dalle colline carsiche lungo tutto l’arco alpino alle Dolomiti Friulane passando per la laguna e le campagne della pianura, non mancano le erbe spontanee, diventate protagoniste delle creazioni di molti chef – anche stellati – della regione. Così come i grandi cuochi, anche i semplici amanti della cucina possono approfittare delle belle giornate primaverili per andare alla ricerca di silene, bruscandoli, del dente di leone (più comunemente conosciuto come tarassaco), della ruta, dell’ortica, della menta selvatica, del finocchietto selvatico, del radic di mont.

Le passeggiate consigliate vanno dai sentieri del Carso, sia triestino che goriziano, alle vallate della Carnia, del Tarvisiano e delle Dolomiti Friulane, alle strade delle Valli del Natisone per andare a ricercare la natura e i prati anche nei territori del pordenonese, ricchi di risorgive, così come quelli della bassa pianura friulana. In generale, moltissimi angoli della natura incontaminata della regione offrono risorse infinite in termini di vegetazione spontanea: basta passeggiare in un prato di campagna del Medio Friuli o sugli argini golenali per imbattersi nelle diverse piante spontanee. Acetosa, acetosella, melissa, malva, achillea, piantaggine, borraggine, crescione dei prati, le rosole (papavero selvatico), e ancora erba cipollina, aglina e alliaria, accanto all’aglio orsino.

Nelle vallate carniche, ad esempio, i malgari e i contadini raccolgono da secoli il radic di mont che spunta sugli alpeggi dopo lo scioglimento delle nevi e solitamente il periodo è quello di maggio. Un radicchietto selvatico consumato in insalate o in frittate, presidio Slow Food che in alcune zone viene chiamato radic dal glaz, proprio per la sua caratteristica di emergere dopo lo scioglimento della neve. Il radicchio viene raccolto per circa 15 giorni, i primi di maggio, e si può conservare nei bicchieri come una conserva di verdure classica per essere degustato tutto l’anno. Sempre nei prati della Carnia si trova il levistico, o sedano montagna.

Se invece si prediligono passeggiate “cittadine”, nella sola provincia di Gorizia ci sono 19 generi ammessi alla raccolta fra cui, quelli più gettonati, i germogli di luppolo (urtissoni o bruscandoli), l’asparago selvatico (aspargina), il sambuco. Dei sentieri più ricercati per le raccolte molti costeggiano l’Isonzo, percorrendo le rive verso il confine con la Slovenia. Luoghi di passeggiata, a suo tempo, amati anche dai nobili asburgici in villeggiatura in quella che definivano “la meta turistica prediletta per il clima mite e la sua tranquillità”, ma non mancano nei prati nel resto della regione.

L’erba spontanea più famosa fra i bambini (e nelle cucine delle nonne) è la silene (Silene vulgaris) o sclopìt, temine che deriva dall’usanza di schiacciare i suoi fiori sul dorso della mano per provocare il rumore di uno scoppio.  L’erba si trova in terreni incolti, in prati stabili e nelle differenti aree della regione viene appellata con i termini di grisòl, sclopìt, s’ciopeti o carleti.

Infine, il tarassaco. Con i suoi fiori (dal giallo intensissimo) si può ricavare un “finto miele” o “miele dei poveri” che può essere utilizzato per glassare omelette creando così una versione “mitteleuropea” dello sciroppo d’acero.

Se, poi, si ha la pazienza di aspettare maggio inoltrato ci si può anche imbattere nella salicornia, l’asparago di mare. Non si tratta di un’alga ma è sicuramente la pianta che si porta nel gusto tutta la salinità del mare. Si raccoglie nelle zone lagunari di Grado e Marano o nelle isolette che emergono dall’acqua, ottima come accompagnamento al pesce, sbollentata o fritta e condita a piacere.

Con o senza raccolta, la camminata in natura è un’occasione semplice, economica, sostenibile e sana per conoscere e scoprire scorci nuovi nei territori ricchi di biodiversità del Friuli Venezia Giulia.


Il 20 aprile esce nelle librerie il volume “Franciacorta, ieri, oggi e domani”

Il libro, redatto da Elio Ghisalberti e pubblicato da Giunti Editore, ripercorre la storia dell’omonimo territorio lombardo e dei vini che ne portano il nome.

Franciacorta, ieri, oggi e domani. Il libro riprende l’eredità di quanto pubblicato nel 1997 dal giornalista Francesco Arrigoni, scomparso prematuramente nel 2011.

A venticinque anni di distanza, Elio Ghisalberti scatta una nuova istantanea di questo magico territorio italiano in continua evoluzione, ripercorrendo le storie di un tempo che, ora, si intrecciano con le persone e i vini di oggi. Il libro, strutturato come una guida, accompagna il lettore, esperto o meno, nella conoscenza di un vino che, dal riconoscimento della DOCG nel 1995, si destreggia tra presente e passato rivolgendosi al futuro. I testi di Ghisalberti e le immagini correlate vanno a integrare ed evidenziare i cambiamenti avvenuti negli anni, mantenendo comunque un dialogo costante con quelli redatti da Arrigoni: gli scritti di ieri presentano uno sfondo colorato e un carattere tipografico differente rispetto a quelli di oggi e di domani; si crea così una sequenzialità che mette in luce le trasformazioni avvenute nel tempo. Il volume analizza il territorio e la produzione trattando nel dettaglio la storia, la geologia, il clima, la viticoltura, i vitigni, la zonazione, la DOCG, il disciplinare e la conservazione fino alle caratteristiche dei Franciacorta DOCG, dei Curtefranca DOC e dei Sebino IGT, con un focus sulle bottiglie più prestigiose. Seguono quindi le schede delle aziende che aderiscono al Consorzio, con i dati che consentono di tracciarne il profilo: vigneti, cantina, organigramma, quantitativi di produzione e così via.

«Nel 1997 Francesco Arrigoni – racconta Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta – scattava una fotografia della Franciacorta attraverso il libro Storie di vigne, di vini e di uomini e proprio contemporaneamente uscivano le prime bottiglie della DOCG. Con la sua capacità giornalistica e un’analisi da reportage, descriveva nel dettaglio tutte le realtà presenti a quel tempo, si legge infatti l’entusiasmo e la voglia di fare grande questo territorio. Francesco, profondo conoscitore del vino e della Franciacorta, grande amico di tanti produttori, ci ha lasciati purtroppo nel 2011. Oggi, Elio Ghisalberti, anche lui bergamasco e come Francesco cresciuto nel seminario Veronelli, riaggiorna lo scatto, evidenziando i tanti cambiamenti, le novità di un territorio che in questi venticinque anni ha saputo diventare una denominazione importante e di riferimento nel mondo del vino italiano».
Il Consorzio Franciacorta, ente che tutela e controlla il rispetto del disciplinare di produzione dell’omonimo vino, si è affidato alla penna del giornalista Elio Ghisalberti e a Giunti Editore, casa editrice leader nel settore enogastronomico, per la pubblicazione del nuovo volume.
«È trascorso un quarto di secolo ma il ricordo è indelebile – afferma Elio Ghisalberti –. Accompagnai Francesco Arrigoni durante la visita ad alcune delle cantine che sarebbero diventate protagoniste del libro-guida che firmò nel 1997, il più completo e dettagliato percorso tra le vigne, i vini e gli uomini di Franciacorta. È stato per me un grande onore e al tempo stesso una pesante responsabilità aggiornare lo straordinario lavoro realizzato da Arrigoni, autore com’era nel suo stile di un’analisi approfondita e scrupolosa, empatica ma non enfatica, in una parola reale. Questa riedizione ne attesta il valore riprendendo tal quale sia l’impostazione generale che i testi, mai modificati ma solo aggiornati dei dati e dei significativi cambiamenti avvenuti da allora ad oggi. Un fil rouge ideale, una storia che continua per condurre il lettore attraverso la straordinaria evoluzione di un territorio che si identifica nel vino che lo rappresenta. Due libri-guida in uno, un gioco di confronto diretto tra il passato e il presente del Franciacorta».


Marca by BolognaFiere, l’unico evento dedicato alla “marca commerciale”

Marca by BolognaFiere riparte da dove si era fermata prima della pandemia: 12.000 ingressi e 900 espositori decretano il grande successo dell’unica fiera italiana dedicata alla marca commerciale. “Marca” è la grande vetrina dove si espongono i prodotti dell’eccellenza italiana a marca del distributore. La fiera è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con ADM, l’associazione della distribuzione moderna.  Si tiene fino al 13 aprile 2022 al quartiere fieristico di Bologna. Quella di quest’anno è la diciottesima edizione, gli espositori sono quasi 900, suddivisi  lungo 5 padiglioni: 25, 26, 28, 29 e 30, oltre al Centro Servizi, a conferma delle potenzialità espositive della manifestazione che è suddivisa in main sections: FOOD, NON-FOOD, MARCA TECH (PACKAGING ) e MARCA FRESH.

Marca by BolognaFiere è la prima manifestazione del calendario dell’anno per il settore.
Gli espositori di Marca by BolognaFiere espongono i prodotti dell’eccellenza italiana a Marca del Distributore. Marca by BolognaFiere è l’unica manifestazione nella quale espongono i Distributori. A Marca by BolognaFiere ci sono opportunità uniche di incontri B2B con buyer e category manager provenienti dalle principali catene internazionali in un ambiente riservato e confortevole. Queste sono le principali categorie merceologiche presenti a Marca by BolognaFiere:

121 espositori di pane, pasta, pizza e prodotti di panetteria

60 espositori di prodotti lattiero-caseari

85 espositori di carne, pollame, salumi

20 espositori di salsa di pomodoro, salsa per pasta

45 espositori settore ortofrutta

58 espositori di olio, aceto e altri condimenti

111 espositori di prodotti settore dolciario, confetture e snack

40 espositori di prodotti surgelati

39 espositori di caffè-bevande

35 espositori di prodotti ittici

10 espositori settore pet

110 espositori area non-food, cura casa e cura persona

69 espositori società di packaging, servizi e logistica


VINDOME E THE GRACE CLUB INSIEME PER DARE VITA AD UNA NUOVA FOOD & WINE EXPERIENCE NEL SEGNO DELLA TECNOLOGIA

Cibo, tech e wine trading si fondono in una partnership esclusiva

Nuovo sodalizio di gusto ed eccellenza sotto il cielo di Milano dove la primavera porterà un’inedita partnership tra fine dining e fintech grazie all’incontro tra due protagonisti dei rispettivi settori: The Grace Club e Vindome. L’ormai nota destination dell’entertainment milanese di via Messina 38, infatti, rinnova e impreziosisce la sua offerta food&beverage siglando un’esclusiva collaborazione con la prima app dedicata al trading online di vini pregiati.
A partire dal 9 aprile scorso, per 4 mesi da giovedì a domenica, la ristorazione d’eccellenza incontra il prestigio delle migliori etichette del portfolio Vindome grazie a una collaborazione speciale che offre agli ospiti del Grace Club un’esperienza food&wine di prim’ordine con un sommelier dedicato che guiderà gli ospiti alla scoperta di vini da investimento pensati per tutti i budget e provenienti dalle principali denominazioni del mondo. Un’occasione unica non solo per degustare referenze internazionali di altissimo livello ma anche per entrare immediatamente nel mondo del fine wine trading. Tra una degustazione e l’altra infatti, sarà possibile scaricare l’app Vindome comodamente al tavolo tramite un QR code e iniziare a investire navigando tra le collezioni e il live market grazie a un’interfaccia intuitiva e un kit integrato di strumenti che permettono all’utente di operare in piena autonomia.

Quella tra The Grace Club e Vindome è la partnership perfetta per gustare accostamenti inediti e scoprire “che sapore” ha investire in vino grazie a un’app che rappresenta una nuova frontiera per chi vuole acquistare, collezionare e vendere vino in modo smart, offrendo la possibilità immediata e concreta di effettuare investimenti anche partendo da cifre realmente contenute fino a creare selezioni dal valore via via più elevato. Il tutto direttamente gestito dall’utente senza intermediari o broker e con la possibilità di stoccare i vini in sospensione d’IVA nelle apposite cantine Vindome.

Vindome e the Grace Club insieme per dare vita ad una nuova Food & Wine Experience nel segno della tecnologia
Nuovo sodalizio di gusto ed eccellenza sotto il cielo di Milano dove la primavera porterà un’inedita partnership tra fine dining e fintech grazie all’incontro tra due protagonisti dei rispettivi settori: The Grace Club e Vindome. L’ormai nota destination dell’entertainment milanese di via Messina 38, infatti, rinnova e impreziosisce la sua offerta food&beverage siglando un’esclusiva collaborazione con la prima app dedicata al trading online di vini pregiati.

A partire dal 9 aprile scorso, per 4 mesi da giovedì a domenica, la ristorazione d’eccellenza incontra il prestigio delle migliori etichette del portfolio Vindome grazie a una collaborazione speciale che offre agli ospiti del Grace Club un’esperienza food&wine di prim’ordine con un sommelier dedicato che guiderà gli ospiti alla scoperta di vini da investimento pensati per tutti i budget e provenienti dalle principali denominazioni del mondo. Un’occasione unica non solo per degustare referenze internazionali di altissimo livello ma anche per entrare immediatamente nel mondo del fine wine trading. Tra una degustazione e l’altra infatti, sarà possibile scaricare l’app Vindome comodamente al tavolo tramite un QR code e iniziare a investire navigando tra le collezioni e il live market grazie a un’interfaccia intuitiva e un kit integrato di strumenti che permettono all’utente di operare in piena autonomia.

The Grace Club è una location ideale per eventi privati e aziendali, degustazioni o incontri. Il nostro ristorante propone soluzioni su misura secondo la tipologia di evento, con menù firmati dallo chef o ricchi buffet accompagnati da vini selezionati con cura, dai nostri sommelier. Siamo disponibili per feste di compleanno, feste private, cene aziendali, aperitivi.

Per prenotazioni: 338 8098326 – events@gracemilano.com      Per ulteriori informazioni su Vindome:
Ingresso consentito solo tramite Green Pass                                www.vindome.net
www.gracemilano.com                                                                    @vindome_wine
@the_graceclub


ANDAMENTO LENTO, TRA NATURA E BENESSERE DELLA ZONA TURISTICA DI VILLACH – LAGO DI OSSIACH – LAGO DI FAAK

Un progetto che interessa tutta la Carinzia, dove sono stati realizzati itinerari per escursioni dal ritmo lento, per godere al massimo dell’energia e della bellezza della natura, ritrovando tempo per sé stessi e per concedersi attimi di relax lontani dalla caoticità della quotidianità in città. Questi sono gli Slow Trail, adatti a ogni tipo di camminatore e caratterizzati dall’essere dislocati in punti particolarmente panoramici e ricchi di fascino. Nella Regione turistica di Villach, a pochi chilometri, si trovano sul Lago di Faak, sul Lago di Ossiach, presso il monastero di Wernberg e sul Lago di Afritz.
Hashtag suggeriti: #RegionVillach #visitvillach #Villach

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
Percorsi rilassanti, da percorrere lentamente e senza stress, che non superano i dieci chilometri di lunghezza e non hanno più di 300 metri di dislivello. Questi sono gli Slow Trail della Carinzia, nati dalla collaborazione di cinque grandi zone turistiche e che hanno visto crescere esponenzialmente il loro successo. Molto apprezzati, sono adatti a tutti proprio perché non richiedono una particolare preparazione fisica e atletica. Consentono di immerigersi in ambienti naturali davvero suggestivi, ricaricandosi di energia positiva. Su tutti i percorsi lenti si raggiunge il punto di partenza o la destinazione in non più di tre ore, camminando vicino ad acque cristalline e scintillanti.

SLOW TRAIL BLEISTÄTTER MOOR
Lo Slow Trail Bleistätter Moor, disegnato attorno al Lago di Ossiach, offre un’esperienza culturale e naturale straordinaria. Si cammina attraverso passaggi incontaminati, attraversando luoghi di interesse naturalistico e culturale, circondati dalla vista della catena montuosa dei Tauri di Ossiach e della Gerlitzen Alpe. Il sentiero parte dalla Domenig Steinhaus, passando per alcune fattorie e giungendo fino alla vasta Bleistätter Moor.
Dalle torri di vedetta e dai piccoli ponti si può lasciar vagare lo sguardo sulle ampie distese e abbandonarsi alla musica della natura. Prevede due varianti possibili, a seconda dei propri interessi. Gli amanti della cultura possono ad esempio scegliere di partire dallo storico monastero di Ossiach, sede dell’importante Festival dell’Estate Carinziana,  e immergersi nel suo fascino storico. Come variante, nei mesi estivi è possibile combinare l’itinerario con una gita in barca.

© Region Villach Tourismus /Michael Stabentheiner
1 / Dalla Domenig Steinhaus a Ossiach attraverso la Palude Bleistätter Moor
L’itinerario parte dalla futuristica Steinhaus di Günther Domenig, progetto del famoso e visionario artista carinziano, per poi proseguire lungo il Panoramaweg e quindi verso Steindorf. Ideale per chi ama la cultura e l’architettura, oltre che naturalmente la natura, il percorso segue poi la Seestrasse per alcuni metri in direzione nord, si attraversa un ruscello su un ponticello e si prosegue lungo la riva del lago in direzione nord fino ad arrivare al Gasthof Laggner. Si imbocca quindi un sentiero sterrato (sentiero n. 1) e lungo gli argini si trovano due torri di osservazione, dove è possibile ammirare i numerosi uccelli che abitano nella palude di Bleistätter. Proseguendo, al secondo ponte, si va in direzione Prefelnig (sentiero n. 2) e si attraversa dopo pochi minuti la Landesstrasse. Continuando per Prefelnig o Tiffen / Feldkirchen, si supera il ponte sul Tiebelbach e poi si gira nuovamente a destra in direzione Steindorf (sentiero n. 2A). Ancora una volta è necessario attraversare la Landesstrasse prima di raggiungere la meta dove ci si potrà concedere qualche istante di meritato riposo.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 2 ore
Distanza: 7,1 km
Dislivello: 12 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/hiking-tour-at-lake-ossiacher-see-slow-trail-bleistaetter-moor.html

2 / Da Steindorf a Ossiach attraverso la Palude Bleistätter Moor
L’abbazia di Ossiach è un ex monastero benedettino sulla sponda meridionale del Lago di Ossiach. Poco si sa delle origini del monastero, poiché non sono stati tramandati documenti. Si presume che la fondazione sia risalente a poco prima del 1028. Si dice che il re polacco Boleslao abbia trascorso i suoi ultimi anni (dal 1521 in poi) come “penitente ottuso” nel monastero e sia stato sepolto sul lato nord della chiesa. Durante un viaggio a Ossiach, non è certo da dimenticare la visita alla sua abbazia che oggi ospita anche il CMA – l’accademia musicale carinziana. Luogo d’incontro per tutti coloro che amano lo musica, suonata o ascoltata, è sicuramente circondato da un’atmosfera magica. Il tour inizia alla Domenig Steinhaus, per proseguire poi sul Panoramaweg e successivamente lungo la riva verso Steindorf. Qui si percorre la Seestrasse per alcuni metri in direzione nord, si attraversa un piccolo ponte e si va avanti fino a raggiungere la riva del lago. Attraverso un piccolo collegamento si raggiunge il sentiero lungo la spiaggia che si segue in direzione nord fino ad arrivare al Gasthof Laggner. Qui inizia una strada sterrata e lungo l’argine si trovano due torri di osservazione, dove è possibile osservare i numerosi abitanti della palude di Bleistätter. Al termine dell’argine, si gira in prossimità del secondo ponte in direzione Prefelnig (sentiero n. 2), lo si attraversa verso Alt-Ossiach e si sale leggermente verso l’Ossiacher See Süduferstrasse. Continuando per 300 metri, si attraversa una strada forestale  fino a Rappitsch. Una volta giunti all’abbazia, si attraversa il suo elegante cortile interno e si raggiunge il pontile dove si può prendere il traghetto per un comodo e rilassante viaggio di ritorno.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 2 ore
Distanza: 6 km
Dislivello: 86 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/hiking-tour-at-lake-ossiacher-see-from-steindorf-to-ossiach-via-the-slow-trail-bleistaetter-moor.html

SLOW TRAIL WERNBERG: DAL MONASTERO DI WERNBERG ALLA DRAVA
L’itinerario parte dalla porta del monastero di Wernberg, costruito su una rupe al di sopra dell’ansa della Drava. Sede oggi dalle suore missionarie del Preziosissimo Sangue, è stato per gran parte della sua storia un castello rinascimentale costruito all’inizio del XIII secolo. Oggi funge da monastero, collegio e foresteria con una sua fattoria ed un negozio di specialità ben fornito. Da qui si scende in pochi minuti fino ai due idilliaci stagni del luogo, gestiti dall’associazione di pesca sportiva e di allevamento di Villach.

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
Numerose specie di pesci vengono allevate negli stagni e successivamente rilasciate in fiumi, torrenti o laghi. Accompagnati da numerosi pannelli tematici sulla fauna locale, si raggiunge la sponda della Drauschleife dopo aver facilmente traversato due torrenti. Una comoda amaca invita gli escursionisti a rilassarsi e lasciare che il loro sguardo vaghi libero sull’acqua. Proseguendo lungo uno stretto sentiero a zigzag, si raggiunge un piccolo punto panoramico: la parte più dura è stata fatta, e ora non resta che scendere per godere del bellissimo panorama che si apre davanti agli occhi. Con un buon binocolo si possono osservare e scoprire perfettamente le numerose specie di uccelli. Si prosegue dunque sulle placide sponde della Drava, osservando le varie specie di uccelli acquatici e migratori che qui vivono e nidificano.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 45 ora (per il ritorno calcolare lo stesso)
Distanza: 2,6 km
Dislivello: 49 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/wandern-in-wernberg-slow-trail-wernberg-drauschleife.html

SLOW TRAIL DEL LAGO DI AFRITZ: BELLEZZE NATURALI A PERDITA D’OCCHIO
Il punto di partenza di questo pittoresco Slow Trail è il parcheggio Seepark sul lato sud del Lago di Afritz, facilmente riconoscibile dal cancello d’ingresso fatto con parti recuperate da barche. Il Lago naturale Afritzer See ospita oltre 15 specie di pesci e gamberi nobili e si trova ai piedi delle popolari destinazioni escursionistiche Amberger Alm, Mirnock e Wöllaner Nock. Lungo tutto il percorso, amache e posti a sedere invitano a fermarsi e a soffermarsi davanti a splendidi e rilassanti panorami. Questa piacevole escursione libera dallo stress e riporta al punto di partenza al Seepark potendo scegliere tra due vie sempre bene segnalate:

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
la prima opzione è quella di tornare indietro lungo lo stesso sentiero e godersi ancora una volta gli accoglienti punti di riposo; la seconda è quella di rientrare lungo il sentiero accanto alla strada principale dall’altra parte del lago. Indipendentemente dal percorso, in entrambi i casi si godrà della bellezza del lago e del paesaggio montuoso che lo circonda.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 1.15 ore
Distanza: 4,6 km

Dislivello: 39 hm

Informazioni:https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-afritzer-see.html

SLOW TRAIL FAAKER SEE
Il Lago di Faak non solo affascina e ammalia con le sue acque dalle tinte turchesi, ma anche per la splendida cornice delle magnifiche montagne Karawanken, che formano un confine naturale con i paesi vicini della Slovenia e dell’Italia. Non solo, il Mittagskogel torreggia maestosamente sopra il lago. Con Faak am See e Drobollach come punti di partenza, lo Slow Trail conduce attraverso un’idilliaca area naturale e paesaggistica protetta.

© Region Villach Tourismus / Gert Pauer
1 / Da Drobollach alla Penisola
Si parte dall’ufficio turistico di Drobollach, e ci si dirige verso sud fino alla Cappella della Pace. Molto caratteristica, la sua facciata è stata progettata dall’artista carinziano Giselbert Hocke e rappresenta il forte legame che esiste tra le persone che vivono in Carinzia, Italia e Slovenia. Da qui si prosegue a piedi per pochi minuti fino al Panorama Beach (uno degli accessi gratuiti al lago), punto perfetto per una pausa ristoratrice e un tuffo nel lago! Il percorso (sentiero n. 40) porta poi verso ovest e, dopo una breve salita, volta a sinistra proseguendo su un prato (sentiero n. 10). In questo tratto si può godere della vista più bella del Lago di Faak e del suggestivo Monte Mittagskogel (2.145 m). Successivamente il percorso si sovrappone a quello del marciapiede lungo la Kohlstattstrasse e lo segue per circa 5 minuti prima di svoltare a sinistra in un fresco bosco, ottimo rifugio alla calura estiva. Dopo una leggera salita si raggiunge un piccolo incrocio con la possibilità di raggiungere a piedi la penisola o il lago (tempo di percorrenza circa 20-30 minuti). Il percorso qui volge a sinistra, scendendo e raggiungendo in breve tempo la penisola.

Difficoltà: sempliceTempo di percorrenza: 1 ora (per il ritorno calcolare lo stesso)
Distanza: 4 km
Dislivello: 28 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-faaker-see-from-drobollach-to-the-peninsula.html

2 / Da Faak am See alla penisola
Partendo dal laghetto del villaggio di Faak am See si prosegue in direzione nord-ovest (sentiero n. 10) fino alla chiesa dedicata a San Giorgio che merita una visita, anche per fuggire alla calura estiva. Il sentiero, proseguendo, incontra la strada che si segue in salita sul marciapiede per circa 5 minuti prima di svoltare a destra nel fresco bosco. Dopo una leggera salita, si raggiunge un piccolo bivio dove si può scegliere se andare alla penisola o al villaggio di Drobollach (ca. 45 minuti a piedi). Questo itinerario prevede di svoltare a destra, scendendo lentamente verso la penisola.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 45 minuti (per il ritorno calcolare lo stesso, o 1 ora per raggiungere la stazione ferroviaria di Faak)
Distanza: 2,7 km
Dislivello: 45 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-faaker-see-from-faak-am-see-to-the-peninsula.html
Per informazioni: www.visitvillach.at/it

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Come arrivare:

In treno: ogni giorno collegamenti diretti con le maggiori città italiane (es. Milano, Venezia, Udine, Trieste, Bologna, Firenze, Roma). Per dettagli e approfondimenti: www.obb-italia.com

In auto: per pianificare il viaggio consigliamo di utilizzare il cerca percorsi sul sito ufficiale della regione di Villach www.visitvillach.at.
Informazioni turistiche per il pubblico (in italiano):
Region Villach Tourismus GmbH
Peraustraße 32
9500 Villach, Österreich
Tel.: +43 / (0)4242 / 42000 – 0, Fax: +43 / (0)4242 / 42000 – 42
FN171412b I LG Klagenfurt
E-Mail: office@region-villach.at


Vinitaly 2022, Emilia Romagna protagonista insieme alle regioni del vino italiano tra export, innovazione e qualità

Il presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini: “Un patrimonio di grande valore che va sostenuto anche nelle sfide legate al Pnrr, sosteniamo chi investe nella valorizzazione del territorio e nel lavoro”.
Sì perché quello del vino è un settore in ripresa, con risultati più che buoni nell’export e aree come la grande distribuzione e l’e-commerce decisamente in crescita.

Insieme ai temi più sentiti da operatori e imprese: la sostenibilità di prodotto e dei processi produttivi, in nome della qualità e della tutela ambientale, sempre più prioritaria, la transizione digitale, il rafforzamento delle dimensioni competitive delle aziende e le strategie di commercializzazione. In un contesto che non può che guardare alle pesanti ripercussioni della situazione internazionale e della guerra in Ucraina.
È questo il quadro di sintesi del comparto vitivinicolo dal punto di vista delle Regioni, al centro oggi della tavola rotonda organizzata a Vinitaly, l’importante Fiera internazionale del settore che si tiene fino al 13 aprile a Verona. Un confronto tra istituzioni, con i presidenti della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e della Regione Veneto, Luca Zaia, e alcune importanti imprese. Tra i partecipanti, l’europarlamentare Paolo De Castro e il direttore di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini. Tra i discorsi affrontati nei vari convegni anche il rispetto delle decisioni dell’Unione Europea, come l’impegno delle Regioni che riguarda la questione delle accise sulle bevande alcoliche, perché il settore va associato all’educazione al bere con moderazione, alla cultura, alla professionalità e alle tradizioni dei territori.

“Sul settore vitivinicolo – afferma il presidente Bonaccini – insieme alle altre Regioni l’Emilia Romagna intende giocare un ruolo di primo piano su sviluppo e regolamentazione nazionale a tutela di produzioni di qualità. E sulla revisione delle normative europee, che non può penalizzare un patrimonio prezioso come quello enologico italiano e delle nostre regioni. Penso ad esempio ai rischi nella nuova Pac di diminuzione dei fondi Ue per l’attività di promozione. Un impegno che va sostenuto anche nelle sfide legate al PNRR, con investimenti per la transizione ecologica, il lavoro e una conversione dei processi produttivi che guardi in primo luogo alla sostenibilità e all’innovazione di prodotto, percorsi che tantissime nostre aziende hanno già intrapreso. Il vino è uno dei biglietti da visita del Made in Emilia-Romagna –  prosegue Bonaccini – protagonista nei principali mercati internazionali: negli ultimi cinque il comparto regionale ha registrato un +42% di export, molto al di sopra della media nazionale. Dobbiamo continuare a investire sulla commercializzazione e sullo sviluppo dell’enoturismo, mettendo in valore il patrimonio delle unicità gastronomiche, culturali e turistiche che abbiamo. Perché per crescere nell’ export occorre investire sulla sinergia tra vino e turismo, per valorizzare sempre più l’identità regionale e quella dei suoi prodotti”.

Protagonista a Vinitaly l’Emilia-Romagna, dalla riviera alle colline, passando per la pianura, ogni singolo territorio esprime spiccate vocazioni abbinate a vini e cibi di qualità.
I vini dell’Emilia-Romagna sono protagonisti della 54esima edizione della rassegna con oltre 120 aziende produttrici e tutti i consorzi, tantissime etichette disponibili nei banchi d’assaggio. E poi il ristorante con un menù che parla emiliano romagnolo, una brigata di 40 tra cuochi e camerieri, oltre ai sommelier dell’AIS, l’Associazione italiana sommelier.
Il tutto nei 2.500 metri quadrati del padiglione n.1 di Vinitaly, gestito dall’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna, che per quattro giorni è stata la “casa” dei Consorzi, delle aziende, dei vini e dei prodotti Dop e Igp regionali. I vini in degustazione rappresentano tutte le 19 Doc, due Docg e 9 Igt dell’Emilia-Romagna.

Più di venti in calendario gli appuntamenti nel padiglione dell’Emilia-Romagna a Vinitaly: fra questi, il convegno sull’enoturismo, il Master del Sangiovese (per la prima volta all’interno del Vinitaly) le masterclass e le degustazioni di Pignoletto, Romagna Albana, Romagna Sangiovese, Lambrusco, Malvasia e gli spumanti made in Emilia Romagna, l’anteprima di Tramonto DiVino 2022, presentazioni e degustazioni guidate di salumi piacentini Dop, coppa di Parma Igp e salame felino Igp, riso del Delta del Po Igp e specialità Dop come lo  Squacquerone di Romagna, il Prosciutto di Parma, il Culatello di Zibello e il Parmigiano Reggiano.

Sui canali social, Facebook (Enoteca Regionale Emilia Romagna) e Twitter (@EnotecaEmRom), tutti gli eventi live e gli aggiornamenti con l’hashtag #iltrattocheciunisce


Ristorexpo: quasi 20.000 presenze in quattro giorni

Il Ristorexpo è il salone professionale dedicato al settore HORECA, frutto della collaborazione fra Lariofiere e Confcommercio, dal 3 al 6 aprile a Erba. Nella masterclass dell’ultimo giorno lo chef stellato Mauro Elli ha presentato una sua particolare rivisitazione di una ricetta classica del territorio: il risotto con le quaglie. “Ho voluto rappresentare – spiega Mauro Elli – il mio impegno nel mantenere la tradizione attraverso l’innovazione dove l’innovazione significa ripresentare questi piatti con un approccio contemporaneo, attraverso la tecnica esecutiva. Partendo da un insegnamento del maestro Gualtiero Marchesi, ho eliminato i grassi, i brodi e ho cucinato le quaglie nel miele. Ho tolto per raggiungere un’armonia, perchè l’armonia è conforto che è il tema di Ristorexpo di quest’anno. Stare bene vuol dire mangiare bene, una filosofia che dobbiamo divulgare. Dobbiamo educare i giovani al bello, al buono e al sano. E’ da sempre che credo nel conforto perchè andare al ristorante è un momento speciale e l’ospite ha diritto di ricordare questo momento anche dopo l’uscita dal locale.”

Assemblea provinciale Fipe: una categoria coesa e propositiva.
Dopo l’importante Consiglio Regionale organizzato a Ristorexpo lo scorso Lunedì 4 aprile alla presenza del Presidente Nazionale Lino Stoppani, nel quale è stata presentata e sottoscritta la carta dei valori della Ristorazione italiana, fondamentale riferimento per uniformare a valori comuni e condivisi gli operatori della categoria, anche la Fipe Como è convenuta a Lariofiere per la propria assemblea provinciale. Nella propria introduzione il Presidente Giovanni Ciceri, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto, in questi anni, dal gruppo “con grande rispetto, serietà e passione”. Ciceri ha orgogliosamente ricordato agli intervenuti che proprio il gruppo di Como è stato il primo a presentare un protocollo sulla gestione del Covid. “L’impegno ora” ha sottolineato il Presidente, “è trovare uniformità all’interpretazione della normativa soprattutto quella di natura sanitaria per poter permettere a tutti gli operatori di potersi confrontare con le stesse regole e gli stessi disciplinari a prescindere dalle Ats di riferimento”.

Premi e riconoscimenti
Al termine dell’Assemblea è stato conferito uno dei più importanti premi di Ristorexpo, quello riservato ai benemeriti della tradizione enogastronomica del territorio. Il primo ad essere premiato è stato Angelo Foresti, fondatore della Vispa Teresa ad Erba e del Cantuccio ad Albavilla con il quale è stato insignito della prima Stella Michelin riconosciuta in provincia di Como. “Ho accettato questo premio” ha detto Foresti “perchè mi è stato assicurato che la motivazione è da attribuire alla professionalità che ho dimostrato in oltre 50 anni di attività e non ai profondi rapporti d’amicizia che mi legano a Ristorexpo”. Foresti, all’alba dei 75 anni, si sta lanciando in una nuova avventura: la riapertura del suo primo locale, la Vispa Teresa, che aveva cessato l’attività a causa della pandemia. La seconda benemerenza, quella destinata alla provincia di Lecco, è stata attribuita a Vincenzo di Bella chef del ristorante Pontevecchio del NH Hotel di Lecco e Presidente dell’Associazione Cuochi Lecco e Provincia. “Nel corso degli ultimi anni” ha affermato Di Bella “si sta assistendo alla trasformazione dei ristoranti residenti negli hotel; da servizio a disposizione degli ospiti a motivo autonomo di richiamo anche per il pubblico non residente nell’albergo”.
Oltre alla creatività degli chef, oltre all’arte dell’impiattamento, ma forse anche prima, la Plonge, l’area adibita al lavaggio delle stoviglie, una zona fondamentale per l’igiene e la soddisfazione del cliente. Ristorexpo è stata creata da appassionati che conoscono a fondo l’ambiente della ristorazione e per questo motivo è stato istituito il premio “Passione per la Plonge”, quest’anno attribuito alla signora Rozeta Xhaferri che da quasi 10 anni lavora al ristorante “Da Rosa” di Capiago Intimiano e che si è sempre distinta per l’elevato senso di responsabilità e attenzione nello svolgere le proprie mansioni. A premiare la signora Rozeta, oltre al Presidente Ciceri e al presidente di Lariofiere Fabio Dadati, anche Fabio Edda di FIPE Como e Biagio Carfagna, in rappresentanza degli Enti Bilaterali.

Attesissima anche la premiazione della Ristorexpo Young Cup, il concorso a squadre per allievi delle scuole alberghiere, chiamati a cimentarsi in una gara complessa che prevede prove di cucina, di servizio in sala, di preparazione dei cocktail e anche di realizzazione di un piccolo spot pubblicitario. Il podio è così composto: al terzo posto la squadra dell’Istituto Romagnosi di Erba, al secondo posto il team del Collegio Ballerini di Seregno e sul gradino più alto il team del Collegio Castelli di Saronno. Per la prova individuale della Ristorexpo Young Cup, che prevedeva la preparazione di un piatto a base di riso con l’utilizzo e la valorizzazione di prodotti territoriali, vince Christian La Rocca del CFP di Como. Presenta alla premiazione anche il Prefetto di Como Andrea Polichetti che è intervenuto salutando gli studenti delle scuole e ricordando loro che il sapere acquisito è il loro passaporto per la conservazione delle nostre tradizioni nel mondo.

Ristorexpo 2022, soddisfazione degli operatori
Obiettivo raggiunto per la 24esima edizione di Ristorexpo, non solo per la nutrita partecipazione – quasi 20.000 presenze complessive in quattro giorni – ma anche per la soddisfazione espressa dagli operatori economici – espositori prima di tutto – a cui spetta il giudizio finale su Ristorexpo.
“Siamo estremamente soddisfatti della nostra partecipazione.” afferma Alfonso Sala dell’azienda Sala Romeo, “Abbiamo generato un alto numero di contatti e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla presenza di visitatori provenienti da tutta la regione”.
Anche Fabrizio Baraglia dell’azienda Fabar si dice soddisfatto della qualità dei contatti raccolti “tutti di ottimo profilo professionale”.
Prima volta, e non poteva essere diversamente, per la startup Growmore. “Abbiamo avuto diversi e interessanti contatti che si sono trasformati in ordini confermati a cui si aggiunge una notevole curiosità da parte del pubblico verso il nostro prodotto”.


Colomba al caramello salato: una ricetta di successo firmata Loison

Ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la propria bontà dall’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e farcito con crema di caramello salato, alla copertura con glassa di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp, operazione che viene fatta rigorosamente a mano.

L’ISPIRAZIONE TRA CARAMEL AU BEURRE SALÉ, TOFFEE E DULCE DE LECHE
In Francia la ricetta del caramel au beurre salé è stato un colpo di genio del Maître Chocolatier e Caramélier Henri Le Roux, di Quiberon in Bretagna, quando nel 1977 ebbe l’azzeccatissima idea di aggiungere burro salato di Normandia e panna allo zucchero caramellato; nel mondo anglosassone sono tutti pazzi per il Toffee, il cui nome deriva dalla alterazione di “taffy”, la tipica caramella gommosa per bambini; tra Spagna Portogallo e soprattutto in America del Sud spopola il Dulce de Lece, nato per caso da una pentola piena di latte zuccherato lasciato incautamente sul fornello.
Denominatori comuni sono sempre e comunque 3 ingredienti: zucchero, burro e panna.

CARAMELLO SALATO: UNA RICETTA MADE IN LOISON
Il caramello salato che farcisce la Colomba Loison è realizzata su ricettazione di Dario Loison, in cui è stata fortemente ricercata la stabilità e l’equilibrio tra dolce e salato, quest’ultimo gusto garantito dal sale marino integrale di Cervia.
E’ un gusto che perpetua il grande successo invernale del caramello salato iniziato nel 2018 con il Panettone Nerosale, seguito nel 2019 con il Pandoro al Caramello salato.
Ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la sua piacevolezza: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato.
La copertura al cioccolato bianco è realizzata a mano e avviene dopo la cottura al forno.
La colomba al Caramello salato fa parte delle collezioni Genesi (1kg) e Latta (750g), linea TOP, e interpreta il cosiddetto “Made in Loison” utilizzando i migliori ingredienti base: latte e burro di montagna lavorati freschi, uova di allevamenti sicuri, mandorle e zucchero italiani di prima scelta, sale marino integrale di Cervia oltre alla Vaniglia Mananara del Madagascar (presidio Slow Food).

Pasqua Loison, a ciascuno la sua Colomba!
Tra tutte le ricercate proposte Loison non è facile scegliere la Colomba ideale. Che siate amanti dei gusti fruttati, golosi o tradizionali questa piccola guida vi condurrà verso la scelta migliore. E se siete ancora indecisi non c’è dubbio: bisognerà assaggiarle tutte!

PER CHI PREDILIGE I GUSTI TRADIZIONALI
Colomba a.D. 1552. È proprio vero che la sensibilità al gusto Classico è innata! Se poi ci aggiungiamo un impasto ricco che necessita di 72 ore di paziente lavorazione e selezionatissimi canditi di arance della Sicilia senza solfiti, si va a colpo sicuro!

Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Romantica (1kg), Cappelliera (1kg), Latta (750g), Sogno (750g), Fantasia (750g), Evasione(750g).
Colomba Pesca e Nocciola. Tra i gusti più richiesti dal 2004, le pesche semicandite esaltano il gusto conferendo alla colomba una delicatezza superiore. E se non dovessero bastare ci pensano le Nocciole Piemonte Igp che, nella loro interezza, ricoprono la colomba con una spettacolare glassa. Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Latta (750g), Sogno (750g), Evasione(750g).
Colomba DiVigna. È una colomba che inebria e suscita il desiderio di un’altra fetta, grazie all’uvetta Sultanina imbibita con un blend di selezionati vini scelti personalmente da Dario Loison, come il Recioto di Gambellara, il Riesling e il Verduzzo.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Sogno (750g), Fantasia (750g).

PER I PIÙ GOLOSI, GRANDI E PICCINI
Colomba Regal Cioccolato. È come un sipario di velluto nero che si apre alle 3 declinazioni di cioccolato, ricavato da selezionati Cru di cacao monorigine: in sofisticate gocce nell’impasto, in suadente crema di farcitura, in riccioli fondenti di copertura.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Romantica (1kg), Cappelliera (1kg), Sogno (750g).
Colomba al Caramello salato. Gusto rivelazione 2021, ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la sua piacevolezza: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Latta (750g).

PER GLI AMANTI DEI GUSTI FRUTTATI
Colomba al Mandarino Tardivo di Ciaculli. È la scelta che non tradisce mai, grazie al Presidio Slow Food sempre più ricercato per la sua rarità aromatica, ricco di note della Sicilia che restituiscono alla Colomba intense sfumature agrumate e persistenti.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Romantica (1kg), Fantasia (750g). Colomba Amarena e Cannella. Come un abbraccio unisce e consolida, anche questo incontro amplifica il gusto con le succose amarene candite avvolte dall’inconfondibile aroma della spezia dello Sri Lanka. Insieme imprimono nella memoria dei sapori un perfetto connubio familiare ed esotico.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Evasione(750g)

Colomba Camomilla e limone. Una coppia di ingredienti essenziale e discreta: da un parte la fragranza rassicurante dei fiori di camomilla e del miele Millefiori di Sicilia, dall’altra il sapore netto e fresco delle scorze di limone candite di cui è ricco l’impasto.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg)

PER CHI ADORA GLI ESTREMI
Collezione Magnum. Perfette per meravigliare tutti gli ospiti, le Colombe Magnum sono una produzione limitata Loison che richiede una lavorazione più complessa. Disponibili in 3 diverse dimensioni – 2, 3 e 5 chili – la collezione comprende due tipologie di confezioni: racchiusa da un incarto trasparente d’effetto che fa esaltare le belle forme, o in elegante bauletto con fregi d’epoca vittoriana in oro a caldo e manici in cordoncino di raso di cotone.
Collezione Mignon. C’è da sbizzarrirsi con le Colombine da 100g che, oltre ad essere prelibate, sono una gustosa sorpresa contenuta in diverse proposte: dai teneri coniglietti Gigio e Pallina, morbidi come una carezza della mamma, alla pochette con i romantici pois, realizzata in tre colori, perfetta da usare come microborsetta. E se non basta ecco i cofanetti ideali per un pensiero senza impegno o quando si tratta di un omaggio aziendale.

Impara a fare i dolci con spensieratezza e a offrirli con sentimento, ma evita di mangiarli. Dello zucchero, come delle carezze, è facile diventare schiavi una volta che ci si è preso gusto.  (Isabel Allende)

(Gianluigi Veronesi)


Tipicità 2022 – per il trentesimo anniversario – finalmente in presenza e con i migliori auspici

Turismo, cibo, cultura e molto altro con il festival Tipicità che si è svolto il 2, 3 e 4 aprile sui 10.000 mq del Fermo Forum, con 130 espositori, autorità, testimonial e tanto pubblico intervenuto e non solo per le degustazioni possibili, le presentazioni e le performance dal vivo di artigiani, agricoltori e esperti, ma anche per i talk show con volti noti e chef stellati impegnati, questi, con le “chicche” del territorio marchigiano: dal mais ottofile di Roccacontrada all’anice verde di Castignano, dal topinambur dei Sibillini al carciofo di Montelupone, agrumi del Piceno, pisello di Montesanto, porro di Massignano, fava di Fratterosa, cappero di Borgocisterna, orzo nudo e scalogno di Pergola, lupino con cece e roveja, tutti compresi.
Taglio del nastro sabato mattina da parte del presidente della Regione Francesco Acquaroli, accompagnato dal sindaco Paolo Calcinaro e Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche, ANCI Marche, presenti anche i Magnifici Rettori degli Atenei partner di Ancona, Camerino e Macerata e l’Arcivescovo SE mons. Rocco Pennacchio che ha benedetto l’avvio dei lavori e i 90 eventi in programma.
Chi si è apprestato a visitare gli stand ha trovato i tanti gioielli delle produzioni alimentari locali, le varie manualità, i diversi territori, in un’esperienza unica, con tante novità in esposizione e vendita: i “Bio-creativi”, come il topinambur dei Sibillini, gli “Autockton” per gli amanti del vino, i “Fermenti & lievitati”, per i prodotti da forno, poi ancora altro cibo, birre, olio e curiosità del territorio, visibili nello spazio del “Mercatino” e infine l’area ben nota dedicata al “Grand Tour delle Marche”. A integrazione della manifestazione,  convegni/incontri, compresi due eventi “extra” per gli addetti ai lavori.
Deus ex machina dell’avvenimento, Angelo Serri con Alberto Monachesi e i validi collaboratori – Clothilde Cenier in particolare – una valida squadra supportata da sostenitori quali Regione Marche, Camera di Commercio delle Marche e ANCI Marche, Comune di Fermo, per la manifestazione che si è confermata punto di riferimento sempre più importante per la trentesima volta.

“Un’edizione che è andata al di là delle più grosse aspettative. È stato l’anno della ripartenza e fino alla vigilia dell’evento abbiamo avuto tante incertezze” – ha affermato Angelo Serri – “La gente è ancora spaventata, le incognite erano tantissime e tutti anelavano al ritorno alla vita normale e alla voglia di ripartire, non solo dei visitatori, ma anche dei produttori che si sono dovuti adeguare al mercato. Quale modo migliore di celebrare il trentesimo compleanno se non un ritorno alla condivisione? ” – Ancora Serri – “Tipicità 2022 è speranza. La pandemia ha insegnato che solo stando insieme possiamo andare avanti”.
Il presidente della Regione, Acquaroli, ha definito Tipicità “una base di rilancio”. Secondo lui, il festival è la dimostrazione della voglia della gente di tornare a sorridersi, di stare insieme e, soprattutto, di parlare di futuro.

Tra i presenti, molti i giornalisti (specie quelli enogastronomici) i blogger, influencer compresi, per raccontare e  valorizzare, tramite giornali, riviste patinate, radio TV e Web, le piccole e grandi realtà del  vero e proprio ecosistema del bello e del buono dove i veri protagonisti sono stati produttori, buyer e visitatori: una grande community che si è confrontata, facendo business, offrendo esperienze e che, terminato l’evento, rimane connessa attraverso la “Tipicità Endless Experience” e il relativo “Phygital” per valorizzare le eccellenze del contesto locale. Argomento dibattuto anche nei vari convegni, sul “Fare futuro con” (Marco Ardemagni di Radio Rai) sui “Territori digitali” (Stefano Parcaroli, CEO di Med Group e Giulia Farnesi, Mktg MyCicero) sulle analisi sensoriali digitali (Daniele Marinelli CEO Socialize Holding e Nicola “Tinto” Prudente, Rai e La7) sul Distretto biologico delle Marche (Mirco Carloni, vice pres. Regione Marche) su “Il rosso di sera” (Igor Iacopini, co-founder di Rosso di sera) e ancora su La naturale sostenibilità dei sogni (Annalisa Cerretani, assessore al turismo Comune di Fermo)  cambiamenti climatici, la sanità di prossimità, sulle pratiche commerciali del settore agroalimentare, la riduzione degli sprechi di acqua dolce e ancora le plastiche, gli itinerari sostenibili, l’identità del territorio, tutti incontri gestiti da autorevoli relatori – anche detti “biocreativi” – da Marco Ardemagni che tra gli altri ha intervistato Gioacchino Bonsignore (capo redattore TG5) che a sua volta ha animato anche altri seminari, pure con Francesco Adornato (rettore di UniMC) con Germana Borsetta, con Silvia Costantini (console generale d’Italia a Montréal – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha già svolto funzioni diplomatiche in tutto il mondo: in India, Bhutan e Nepal, in Cina, Africa, a Bruxelles, è Cavaliere della Repubblica italiana e, oggi a Montreal, è coadiuvata da una squadra di 15 addetti) e con Fabiano Alessandrini, Monia Marchionni, Leopoldo Gasbarro e Massimo Cupillari e la wine-love blogger Ilaria Cappellacci, hanno partecipato agli eventi svoltisi nella lounge del Fermo Forum nei giorni di Tipicità, alcuni dei quali, anteprime del prossimo “Grand Tour delle Marche (www.tipicitaexperience.it). Naturalmente i simposi più seguiti sono stati quelli a tema enogastronomico: dall’eccellenza dei Sibillini, la “fregnaccia”, all’olio evo, fino agli esclusivi “biodiversi” gusti di gelato del maestro Raoul Trozzo: I primi d’Italia (nel piatto) Il brodetto di Porto Recanati, L’Adriatico a tavola, Il petalo nel piatto, San Miniato: tartufo tutto l’anno, Sapori di enosophia e l’asparago di sant’Elpidio a mare, Cibi di territorio e qualità nel piatto e ancora, ricette e gusto della cucina antica, dalle arancine al pisello di Montesanto fino al “dining stile Marche”, insomma… tanta roba!

Cena dell’Accademia dello Stoccafisso e Associazione Italiana Sommelier – “Stoccafisso senza frontiere”- organizzata dagli alunni del Polo Carlo Urbani di Sant’Elpidio a Mare che hanno operato sotto l’attenta guida del prof. Stefano Isidori e realizzata da una dozzina di cuochi di tutta Italia che si sono sfidati a colpi di ricette dedicate al merluzzo essiccato. Presenti autorità, addetti ai lavori e vip e, per tutti, piatti con lo stoccafisso soggetto principale: cucinato all’anconetana, all’elpidiense, alla fermana, ma anche alla vicentina, con la ricetta di Rovereto (TN) di Reggio Calabria e di Alcamo (TP). Per chiudere la cena in dolcezza, le colombe pasquali di Atalia, annaffiate dal vino più gradito tra i 4 finalisti designati dall’AIS  Marche, annunciato dal suo presidente Stefano Isidori: il Passerina brut, spumante di casa Moncaro.

Occasioni di enogastronomia che hanno appagato i sensi dei giornalisti, dei gourmet e dei vip al seguito di Tipicità 2022 con le golose specialità locali, ma anche con una “fusion” con la cucina dell’Alto ascolano insieme a tanto spazio riservato al vino, con Autockton, il salone dedicato al “Vigneto Marche”: dai vini di montagna alle denominazioni marchigiane, senza dimenticare le bollicine. Accanto ai “vignerons” in rassegna e all’animazione di Marchigianamente, tante iniziative e approfondimenti con AIS Marche per riscoprire insieme le DOC e DOCG dei territori, le tecniche di vinificazione, il fascino ancestrale delle cantine.
E per i “lievitati”, la nuova area a cura di Molino Agostini, la “Fermenti & amp;” dedicata a tutto ciò che esce dal forno, con degustazioni e performance proposte da pizzaioli, panificatori, ristoratori e pasticceri, tutti cultori dell’”attesa”, quella per la lievitazione!
Infine nelle aree Coldiretti, Copagri e Confartigianato: droni, tecnologie innovative, agrichef, agricoltura sociale, approfondimenti sulle filiere, birra agricola e artigianale, formaggi e spirits, pasta funzionale, olio biologico, uova di Pasqua e colombe d’autore, utilizzo della canapa. E i più pigri hanno potuto mangiare in una vera e propria fattoria (poco distante dal Fermo Forum della fiera) la Fattoria Sociale Montepacini che, a pranzo e a cena, ha proposto un menù d’autore in collaborazione con lo chef Aurelio Damiani e il servizio di " e camerieri speciali"!
Qui di seguito, per chi non fosse potuto intervenire… è possibile rifarsi gli occhi con alcune di quelle prelibate preparazioni.

L’appuntamento è per la prossima edizione del 2023.
Chi può non manchi!

 (GfL)


Cascina Faletta 1881: passato e presente di un angolo del Monferrato

Mentre scrivo, la giornata volge al termine e le persone si preparano per la cena. Qualcuno guarderà la televisione mentre mangia, altri posteranno qualcosa sui social e i più affamati non avranno occhi e palato che per il cibo. E’ stata una giornata grigia e autunnale, direi quasi invernale, con la temperatura attorno ai 4 gradi. Si sta bene in casa al caldo, dove il tepore è un comodo abito e il grigio si tinge di colore. Ed è tra le mura domestiche che trovo rilassante stuzzicare la mente, là, nel quartiere dei ricordi, quelli che evocano un mondo di sensazioni e pensieri. Che risultino spessi come il vino vecchio o leggeri e finissimi come la sabbia del deserto i ricordi sono il nostro essere stati.

La mente non va tenuta al guinzaglio, anzi, stimolata a dovere è compagna di viaggi unici, da un periodo all’altro della propria vita; in un respiro voli da Londra a Parigi, dal cibo del giorno prima agli anni verdi di gioventù, dall’infanzia alle auto. Le auto, quelle di una volta, cariche di quel fascino dei tempi in cui forse avresti voluto vivere ma che non ti sono stati destinati. Guidare una Bugatti Royale per esempio. Già, Bugatti, o meglio: Ettore Isidoro Arco Bugatti, nato nel 1881, come Pablo Picasso e Alexander Fleming.
1881 quando Londra contava già 3 milioni e 3 cento mila abitanti mentre Parigi censiva di poco i 2 milioni di cuori palpitanti. 1881 anno legato alla storia della Cascina Faletta che a Casale Monferrato ha trovato una nuova dimensione, tra vini, alta cucina e camere accoglienti per l’ospitalità.
Cascina Faletta, immersa nel verde, ma al contempo posizionata su di una dolce sporgenza collinare a pochi passi dal centro abitato di Casale. Non ci sono certezze assolute ma quasi sicuramente è stata edificata proprio nel 1881. La sua ristrutturazione è stata voluta e portata a termine dai coniugi Rosso che hanno preservato le tracce del passato rendendole indelebili. Oggi nella suggestiva realtà monferrina si producono vini di svariate tipologie, si animano i fuochi di una buona cucina e si possono vivere comode stanze e ampi appartamenti per il soggiorno.

Nell’esecuzione dei lavori di rinascita molte sono state le attenzioni che i proprietari hanno dedicato alla storica dimora. Cura per i pavimenti e i soffitti, il mobilio e i complementi d’arredo. Dove si è potuto sono stati mantenuti i tratti originali, dove l’impossibilità ha avuto la meglio si è lavorato ripercorrendo ciò che è stato in modo magistrale. Molti i particolari originali del passato e fedeli le copie di ciò che si è dovuto sostituire.

Il grande lavoro svolto permette oggi di respirarne la storia e gli aneddoti di tutti questi anni di trascorso, a partire dalla prima proprietaria: la Marchesa Virginia, una donna inghirlandata di fascino e mistero a partire dal il suo matrimonio con l’armatore genovese Raffaele Rubattino.
Il circondario della struttura si contraddistingue per essere un susseguirsi di terreni altamente vocati alla viticoltura: non a caso Casale Monferrato a cavallo tra il 1800 e il 1900 era un tutta un pullulare di cantine. Ma Elena e Giovanni Rosso, nel mantenere il più possibile viva la storia, non hanno tralasciato la modernità: la Cascina infatti è dotata di un impianto di domotica, di pannelli solari e di un impianto geotermico. E poi oltre al passato della struttura c’è il passato degli attuali proprietari. Furono i loro avi infatti a dedicarsi, a partire dagli anni 20, alla cura dei terreni circostanti: viti sì, ma anche frutta e ortaggi.
La produzione enologica di Casciana Faletta attualmente è realizzata utilizzando svariati vitigni e le etichette delle bottiglie hanno tutte un intento ben definito. La più rappresentativa della cantina è quella che riporta tre fucili incrociati: una storia nella storia. Per abbracciarla bisogna risalire al periodo della ristrutturazione quando, in una stanza murata, vennero ritrovati tre fucili modello 91 Carcano ancora carichi con munizioni calibro 6,5 e avvolti in una copia del giornale Uomo Qualunque, testata dell’omonimo Movimento fondato da Guglielmo Giannini e datato Primo Gennaio 1947.

Ecco che allora l’etichetta con i tre fucili è stata pensata e abbinata ad un vino importante: il Pinot nero. La copia del vecchio giornale viene riportata invece sulle bottiglie di altri vini: Rosso di Rosso, Primo Bianco e Braja.
Poi ci sono le altre etichette anche loro cariche di episodi del passato. Quella per lo spumante, dedicata alla Marchesa Virginia, invece per il bianco Myricae, creata in onore dell’omonima e celeberrima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli che narra della vita nei campi. Infine anche per la Pignola, altro vino della Cascina, derivante da un simpatico intercalare accaduto durante le riprese di un noto programma televisivo.
Nelle vigne, circa 15 ettari, troviamo i vitigni: Barbera, Pinot Noir, Syrah, Grignolino, Chardonnay, Pinot Grigio. I vini, alcuni espressi in purezza e altri come blend per una produzione che si aggira sulle 35 mila bottiglie annue. Non mancano poi gli spumanti: un metodo classico di Pinot nero e un metodo Martinotti.
E la cucina?  Ora ve ne parlo. La filosofia del ristorante della Cascina Faletta è un mix di sperimentazione e tradizione. Materie prime di qualità utilizzate per le classiche ricette piemontesi rivisitate in chiave moderna, con un occhio di riguardo per le forniture: direttamente dai produttori locali. Ai fornelli un valido chef, Paolo Viviani, classe 1967, vero signore del regno della cucina. Per i suoi piatti ingredienti selezionati con cura al fine di garantire ai commensali un esperienza di livello. Carni rosse e bianche, ma anche pesce, deliziosi primi, succulenti contorni e dolci.

Ottime proprio le interpretazioni delle classiche espressioni culinarie regionali, che vengono impreziosite dall’estro e dalla fantasia di Paolo. Il ristorante, dotato di una suggestiva cucina a vista, che consente di vedere lo chef con la sua brigata all’opera, è aperto tutto l’anno: chiude solo dopo l’Epifania per riaprire in prossimità delle Feste Pasquali. In sala opera il maître Claudio Galbiati e in cantina Lorenzo, figlio di Elena e Giovanni. Lorenzo si occupa infatti del comparto vino, dalla produzione alla vendita, senza dimenticare il marketing, la comunicazione, oltre ad impostare le linee direttrici della ristorazione insieme al socio Andrea Ribaldone.
Per il soggiorno la Cascina è dotata di nove camere e due appartamenti impreziositi di ogni confort. L’ambiente rispecchia anche nei dettagli l’intimità e il calore che soltanto una dimora affettuosa sa dare. Non manca una zona relax ai bordi di una splendida piscina di acqua salata da dove si può godere di un piacevolissimo panorama monferrino. All’interno della struttura un salotto con camino e la sala delle colazioni. Suggestivo è anche l’ampio dehors: quando la stagione lo consente è un luogo ideale per merende e aperitivi. Possono essere utilizzate le e-bike per le escursioni e nelle vicinanze è presente un impianto da golf su green.
Mentre scrivo la giornata volge al termine, forse è anche per me ora di cenare, ma senza televisione e senza social, molto meglio la compagnia dei ricordi, delle persone e dei luoghi dove stare bene…dal 1881 ad oggi e, anche domani.

(Fabrizio Salce)


Le prime volte di Tenuta Villa Bellini

La cantina della Valpolicella si presenta quest’anno ai mercati con la gamma completa di etichette ottenute da vinificazioni successive al passaggio di proprietà del 2016. Ma non è finita qui: arrivano infatti i primi giudizi sulle guide di settore e ad aprile l’azienda sarà presente per la prima volta a Vinitaly.

Tenuta Villa Bellini, l’azienda vitivinicola situata a San Pietro in Cariano (VR) nel cuore della Valpolicella, ha immesso sul mercato, quest’anno, dopo il passaggio di proprietà avvenuto nel 2016, la gamma completa di vini del suo primo cambio di annata realizzata con le uve delle vendemmie svolte nel 2016 e nel 2017.

Tre sono le etichette che costituiscono l’offerta di vini dell’azienda: Centenarie Amarone della Valpolicella DOCG Classico, prodotto con le uve raccolte nel 2016, è un rosso persistente e pulito con un delicato richiamo all’appassimento e un’ampia gamma di profumi, tra i quali mora, ciliegia, prugna, tabacco, cacao e cannella; Tirele Valpolicella DOC Classico Superiore, un vino rosso vivace, le cui note speziate sono bilanciate dal sentore di frutti rossi e da aromi floreali e balsamici; infine, Sottolago Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore, un vino rosso prodotto, come il precedente, con le uve della vendemmia del 2017, in cui spiccano note fruttate di ciliegia, ribes nero, mora e spezie dolci, con un finale secco.

L’azienda, inoltre, ha lanciato da poche settimane il nuovo sito web tenutavillabellini.com. Oltre al completo restyling grafico è stata strutturata una nuova piattaforma di e-commerce. Il rinnovato sito, anche grazie alle numerose e aggiornate immagini, conduce l’utente in un viaggio virtuale della tenuta, del territorio e lo guida alla scoperta del lavoro e della filosofia che il team di Tenuta Villa Bellini adotta in campagna e in cantina.

 

Tenuta Villa Bellini è apparsa, per la prima volta, sulle ultime edizioni delle più importanti guide del settore, come Vitae di AIS (Associazione Italiana Sommelier), Bibenda di FIS (Federazione Italiana Sommelier), Guida Veronelli, L’annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni e 5StarsWine, ricevendo apprezzamenti e giudizi estremamente positivi sia sui vini sia sull’azienda, così come le votazioni, le quali si sono rivelate ottime, con punteggi molto elevati. Oltre a ciò, Tenuta Villa Bellini sarà presente per il primo anno, con un proprio stand, all’imminente edizione 2022 di Vinitaly. La più prestigiosa manifestazione del settore vitivinicolo si terrà presso la fiera di Verona dal 10 al 13 aprile.

A proposito di Tenuta Villa Bellini

L’azienda agricola ha sede a Villa Bellini, una storica dimora risalente al Settecento posta sulle colline terrazzate di Castelrotto in Valpolicella, frazione del comune di San Pietro in Cariano (VR). La Tenuta Villa Bellini, circondata da un antico brolo – il giardino comprensivo di orto e frutteto che circonda un’abitazione –, si estende su sei ettari di terreno dove, tra vigne e ulivi, crescono cipressi secolari. Questo paesaggio incontaminato, popolato da una biodiversità unica, è impreziosito da una sorgente nascosta in una grotta e un laghetto che si tuffa nel bosco.


Marcel Ravin del Blue Bay Monte-Carlo Bay Hotel & Resort, insignito della seconda stella Michelin

Lo chef Marcel Ravin è entrato a far parte del gruppo Monte-Carlo Société des Bains de Mer nel 2005, quando ha raccolto la sfida di capitanare la ristorazione del Monte-Carlo Bay Hotel & Resort fin dall’inaugurazione, come Chef Esecutivo. Vero e proprio concentrato dell’esperienza monegasca, la struttura è un “Resort nel Resort”, che unisce ospitalità, gastronomia, vita notturna, benessere e divertimento, in un’atmosfera chic e rilassata. Un’avventura inedita, all’epoca ancora tutta da scrivere, un invito a partire per un viaggio attorno a una cucina dagli accenti universali, viva e profonda, proprio come il suo singolare chef, distintosi con una prima stella assegnata dalla Guida Michelin del 2015.

Nato in Martinica, Marcel Ravin ha lasciato la sua isola natale a 17 anni per farsi le ossa nell’est della Francia e ha intrapreso una carriera folgorante che lo ha portato dalle Antille a Bruxelles passando per Lione, prima di approdare nel Principato.
La cucina di Marcel Ravin non si limita a raccontare l’incontro tra le sue origini caraibiche e la terra d’adozione, ma rivela il viaggio intimo di un uomo che ha saputo entrare in sintonia con il mondo e il suo girare: un itinerario segnato dalla sua terra natia, il ricordo dei sapori della cucina di casa, l’incontro con il Mediterraneo, ma anche con le tante culture gastronomiche scoperte nel corso del tempo e dei viaggi. Per Marcel Ravin, la creazione culinaria viene dal cuore, è un matrimonio universale in cui, il bello e il buono, parlano a tutti e li rendono felici, da qualsiasi parte provengano.

La cucina di Marcel Ravin attinge quindi sia dalla sua storia personale e dalla sua memoria gustativa, che ama chiamare il suo “palato mentale”, sia dalle stagioni e dal suo ambiente attuale, che spazia dal suo orto monegasco rigorosamente biologico ai mercati di tutto il mondo. Si evolve secondo l’ispirazione del momento, costruendo tuttavia una propria identità che dura nel tempo. La sua gestualità studiata e delicata dà vita ad una cucina vivace, intrisa di energia e ottimismo, dove annusare, gustare e parlare diventano un’arte quasi amatoria.
“La tecnica è importante e può fare la differenza, ma il buon gusto è innato. Non vendo sogni, dono piacere. Esigo molto da me stesso: in amore, non si vuole mai deludere” – dice -.

Il gruppo Monte-Carlo Société des Bains de Mer è oggi particolarmente orgoglioso del successo dello chef Marcel Ravin. Questa seconda stella è il giusto riconoscimento per il lavoro indefesso, generoso e straordinario che Marcel Ravin propone di scoprire ogni sera al ristorante Le Blue Bay.

Con 4 ristoranti stellati, il Resort Monte-Carlo Société des Bains de Mer offre ai suoi ospiti l’opportunità di vivere esperienze gastronomiche uniche nel panorama europeo.
Dal ristorante Louis XV – Alain Ducasse dell’Hotel de Paris Monte-Carlo affidato allo chef Dominique Lory alle firme culinarie degli chef Marcel Ravin, Yannick Alléno o Franck Cerutti, Monte-Carlo Société des Bains de Mer, vanta una proposta incredibilmente variegata. Un’offerta senza precedenti consacrata dalla Guida Michelin, che ha assegnato al Resort in tutto 7 stelle e ne ha fatto la destinazione più stellata d’Europa.
Le Louis XV – Alain Ducasse dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo: 3 stelle

Le Blue Bay – Monte-Carlo Bay Hôtel & Resort: 2 stelle
Yannick Alléno all’Hôtel Hermitage Monte-Carlo: 1 stella
Le Grill dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo: 1 stella

GRUPPO MONTE-CARLO SOCIETE DES BAINS DE MER
Monte-Carlo Société des Bains de Mer offre un’Arte del Vivere senza pari dal 1863: un Resort unico al mondo con 2 casinò, tra cui il mitico Casino de Monte-Carlo, 4 hotel (Hotel de Paris Monte-Carlo, Hotel Hermitage Monte-Carlo, Monte-Carlo Beach, Monte-Carlo Bay Hotel & Resort), le Thermes Marins Monte-Carlo, 30 ristoranti, di cui 4 totalizzano da soli 7 stelle Michelin. Mecca indiscussa della vita notturna, il Gruppo offre anche una vasta rassegna di eventi. La metamorfosi dell’Hotel de Paris Monte-Carlo, la creazione di One Monte-Carlo e la nuova Place du Casino contribuiscono a fare di Monte-Carlo l’esperienza più esclusiva d’Europa.

montecarlosbm.com
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#mymontecarlo


ROTALIANA TRA CANTINE E VIGNETI IN SELLA AD UNA BICI

Il territorio a nord di Trento, dove sul fondovalle e sulle colline a est si producono da secoli vini dalla forte personalità, è al centro di una nuova proposta di cicloturismo: un itinerario tra i borghi e le cantine della Piana Rotaliana e delle Colline Avisiane. Wine trekking in Vallagarina, nelle cantine dei vignaioli eroici in Val di Cembra e tra i produttori della Nosiola

Ci sono storie affascinanti dietro un vino, storie che spesso hanno attraversato i secoli per poi essere affidate ad una nuova generazione di vignaioli che ne scriveranno altre. Succede in particolare in una delle zone produttive più antiche della regione alpina, la Piana Rotaliana (a nord di Trento), “il più bel giardino vitato d’Europa”, ammirato e raccontato da Johann Wolfgang Goethe nelle pagine del “Viaggio in Italia”. Terreni alluvionali, alimentati dall’Adige e dai suoi affluenti, e una barriera naturale di montagne che tiene lontane le correnti più fredde, hanno creato le condizioni ideali per far crescere un vitigno autoctono che dà un vino rosso dalla forte personalità, dal carattere distintivo e inconfondibile, il Teroldego Rotaliano D.O.C. Corposo, generoso ed elegante, profondamente territoriale (prima D.O.C. riconosciuta in Trentino) e per questo unico. Nei palazzi della corte Asburgica era il “Tiroler Gold”, l’Oro del Tirolo, ma le origini del nome si perdono nei secoli, riemergono tra le pagine delle “Historie” del Concilio tridentino che citano “li vini teroldeghi…” Anche il suo colore rosso rubino si lega ad una leggenda: racconta di un drago che terrorizzava la popolazione e quando fu ucciso con uno stratagemma dal nobile Conte Firmian, dalle gocce del suo sangue cadute sul terreno spuntarono viti di Teroldego. Storie che oggi si possono conoscere grazie ad un nuovo percorso cicloturistico che tocca i luoghi più suggestivi della Piana Rotaliana – Königsberg e attraversa vigneti, fiumi, risale colline panoramiche, raggiungendo borghi, cantine, masi storici e agriturismi, dove scoprire i sapori dell’enogastronomia trentina.

Il Giro del Vino 50 si immerge per circa 50 km nella Piana Rotaliana e abbraccia tutti i 6 borghi del territorio, con sconfinamenti a nord verso Salorno (Alto Adige) e a est verso Giovo (Valle di Cembra). Il percorso si compone di due anelli: quello a nord, tutto pianeggiante, e quello a sud, con salite e maggior dislivello, ma più panoramico, attraverso la fascia collinare. Questo tour conduce attraverso paesaggi vitati di grande bellezza toccando numerose aziende vitivinicole e gemme architettoniche da scoprire una ad una, accompagnati dal tranquillo scorrere dell’Adige. Naturalmente è sempre possibile fare tappa nelle oltre 50 cantine lungo il percorso. Dalle piccole aziende familiari alle cantine sociali, è possibile prenotare una visita guidata e una degustazione.

Per apprezzare al meglio il tour è consigliato percorrerlo in senso antiorario. Anche la segnaletica è stata predisposta con questo criterio e oltre alla posizione di tutte le realtà del territorio, fornisce informazioni aggiuntive sulla natura dei suoli e sugli eccellenti vini prodotti in una specifica zona: Teroldego, Nosiola, Müller Thurgau, Trentodoc.
Trattandosi di un giro ad anello, è possibile iniziare a pedalare in qualsiasi punto. Tecnicamente è poco impegnativo, anche se in alcuni tratti è ripido e stretto. Le bici consigliate per questo tour sono da Gravel, Trekking oppure un’e-bike in versione MTB o turismo.
Questo percorso è direttamente accessibile dalla ciclabile della Valle dell’Adige, ma anche in treno: la stazione ferroviaria di Trento è a pochi chilometri e i treni regionali fermano sia a Mezzocorona che a Lavis, mentre tutte le borgate del territorio sono collegate dalla ferrovia locale Trento-Malè che effettua il trasporto bici su prenotazione.
Informazioni: https://girodelvino50.it/

ALTRE PROPOSTE
Wine trekking nei vigneti lagarini

Vigneti “eroici”, che si spingono oltre i 700 metri di quota e che assicurano produzioni di qualità, hanno convinto la prestigiosa rivista newyorkese Wine Enthusiast a nominare il Trentino “Wine Region of the Year 2020”. Ma il territorio è apprezzato a livello internazionale anche per la qualità dell’offerta outdoor da vivere a contatto con la natura. Ed ecco allora che unire le due passioni rende l’esperienza indimenticabile, quando alla camminata segue il piacere di una visita in cantina per bere un calice di vino in compagnia del vignaiolo che lo ha prodotto.
La Vallagarina è la zona vitata più ampia del Trentino. Tra borghi barocchi, campi di mais, colline, terrazzamenti è un autentico forziere di vitigni autoctoni e vini pregiati: il Trentodoc e gli eccellenti rossi autoctoni come Marzemino, Enantio e Foja Tonda. Una vera chicca è il trekking proposto a Borgo dei Posseri nel comune di Ala, a 625 metri di altitudine. Un cammino da compiere in autonomia, magari a ritmo lento. Si parte dalla cantina muniti di cartina e di un cestino di prodotti locali, refrigerio per le soste lungo l’itinerario: seguendo la mappa si percorre un tragitto multisensoriale contraddistinto da isole dove sostare vicino alla vigna e degustare sul posto il vino che nasce proprio da quel certo filare. https://borgodeiposseri.com/enotour/
Nella Valle di Cembra tra muretti a secco e vignaioli eroici
In Trentino si possono osservare i vigneti più alti d’Europa e la maggior parte si trova in Valle di Cembra. È quassù che nasce il Müller Thurgau, il “montanaro” tra i vitigni del Trentino, re degli aperitivi e della leggera cucina estiva. E in questa valle si entra nelle cantine di montagna, per assaggiare i loro vini, profumatissimi, grazie al clima fresco che ne affina il bouquet. Una giornata tra le cantine della valle (le caneve) è come un’immersione nella storia dell’architettura agricola di montagna: sono oltre 700 km i muretti a secco a sostegno dei terrazzamenti secolari dei vigneti con pendenze oltre il 40%.
Le caneve dei viticoltori sono spesso ricavate nei volti delle case di paese: qui ci si immerge in uno spaccato di vita autentica e operosa, un raro esempio di passione condivisa e trasmessa da più generazioni.
Per scoprirle si può iniziare dal comune di Verla di Giovo e visitare Villa Corniole della famiglia Nardin, un’azienda al femminile che propone vini eccellenti conosciuti in tutto il mondo da godere nella bella e attrezzatissima cantina scegliendo tra diverse esperienze. www.villacorniole.com
L’itinerario prosegue in direzione Cembra, cuore della vallata. Qui non mancano le opportunità di fare visita ad alcune delle cantine più premiate del Trentino: Cembra Vini di Montagna è la più alta cantina cooperativa del Trentino, un esempio di eccellenza nella produzione ma anche nell’accoglienza e nell’organizzazione del servizio visite. www.cembracantinadimontagna.it

Nella storica contrada Carraia del paese si può poi visitare l’azienda Nicolodi Alfio, vignaiolo caparbio e appassionato, che oltre al Müller Thurgau dedica molte energie al reintegro dei vitigni storici e dimenticati della valle, come il Lagarino.
www.cembranidoc.it/it/consorziati/alfio-nicolodi

Dalle colline avisiane alla Valle dei Laghi per scoprire un’uva “al femminile”
Il Trentodoc, il Teroldego, lo Chardonnay, il Müller Thurgau. Forse non ci si fa caso, ma normalmente i nomi dei vini sono di genere maschile. Il Trentino fa eccezione: perché qui si trova un’uva femminile capace di conquistare tanti estimatori, la suadente Nosiola!
Coltivata da lungo tempo in Val d’Adige, in Val di Cembra, in Vallagarina e in Valle dei Laghi, l’uva Nosiola viene citata negli archivi storici già nel 1800 ed è considerata oggi il principale vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino. Non sfugge l’assonanza di Nosiola con il termine “nocciola”. Ed è proprio così: il suo profumo e il gusto leggermente ammandorlato le hanno regalato questo nome.
Sensuale e più morbida nei profumi è la Nosiola della Valle dei Laghi che prospera riscaldata dal sole e beneficia della frescura dell’Ora del Garda, il vento che qui compare da pomeriggio a sera. Il clima della zona e la vicinanza di bellissimi laghi regalano la condizione ideale per l’appassimento delle uve nei fruttai delle cantine dove nasce il Vino Santo Trentino, uno dei più ricercati vini passiti d’Italia. Il suo nome nasce dalla tradizione di spremere le uve a lungo appassite proprio nella Settimana Santa. La primavera è il periodo migliore per lasciarsi stupire dal paesaggio in Valle dei Laghi. A pochi chilometri dalla città di Trento in direzione sud ovest si entra nella silenziosa e pittoresca valle di Cavedine. Nel piccolo comune di Lasino si visita la cantina Pravis di Giulia ed Erika Pedrini: una splendida cantina di pietra tra le fratte, i tipici vigneti terrazzati a pietra che ospitano le vigne di Nosiola. www.pravis.it
Scendendo a valle si incontra uno degli angoli più romantici del Trentino, il lago di Toblino. Qui è consigliata una sosta alla Cantina di Toblino operosa realtà cooperativa che raccoglie buona parte dell’uva Nosiola della vallata. E la sua Hosteria Toblino è un paradiso per gourmet. www.toblino.it

https://www.visittrentino.info/


La tavola è festa. Cibo, riti e ricette di Sicilia di Anna Martano edito da Ali&No (prefazione di Catena Fiorello)

Il cibo rituale non è solo cibo: è simbolo, è coralità, è un orologio che riporta l’Uomo alla Terra e al suo tempo. Un tempo ch’è un ciclo eterno di vita, morte, rinascita, un tempo ch’è tempo dell’anima. Parafrasando Hegel, si potrebbe definire il cibo come “il tralucere” della Terra e del Tempo in forme eduli! Da Capodanno a Natale, questo libro, con tocco leggero, racconta le feste in Sicilia attraverso antiche usanze e piatti devozionali con un duplice intento: far sì che questo patrimonio culturale possa continuare a vivere in Sicilia e possa, al contempo, essere conosciuto fuori dalla Sicilia perché, come scrisse Goethe : “E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.

Il volume, corredato da un’ampia e curata appendice fotografica, è un itinerario antropologico-gastronomico  attraverso i riti e le tradizioni delle feste in Sicilia e il modo in cui le stesse, nei diversi territori, vengono declinate sia nelle “costumanze” che a tavola, una tavola che, come Anna Martano aveva già evidenziato nel suo precedente lavoro “Il diamante nel piatto – Storia golosa della Sicilia in 100 ricette e cunti”, è frutto della mirabile combinazione della biodiversità siciliana e del mescolarsi delle diverse civiltà che in Sicilia si sono storicamente intrecciate.
Scrive l’autrice nel nuovo volume: “Ciascuno di noi è dunque portatore di millenni di civiltà diverse, ogni piatto racchiude in sé i sapori del tempo e della terra e ciascuna festa contiene in sé l’eterna celebrazione del Divino”. E ancora : “«L’uomo è ciò che mangia» scriveva Feuerbach, intendendo con ciò che il cibo è elemento culturale caratterizzante di ciascun popolo. Perdere questa identità significherebbe privare noi stessi e, soprattutto le future generazioni, di uno straordinario patrimonio immateriale. Un patrimonio che non appartiene esclusivamente ai siciliani, ma al mondo intero al pari di ogni altro patrimonio culturale e identitario. Ogni uso, ogni rituale, ogni lingua è parte di un tesoro comune in cui il cibo diventa un ponte”.
Concetti efficacemente ribaditi anche da Catena Fiorello che, nella prefazione, scrive “Il passato, a tavola, diventa futuro”.
Tra le pagine del libro, si riscoprono usi e sapori ormai quasi scomparsi: la Cona allestita per Natale, la Pupaccena dono dei Morticelli, u pastizzu ‘i scammaru (pasticcio di magro) preparato per San Giuseppe; ancora “i parti ‘i San Giuseppi”, componimenti poetici tramandati oralmente, tradizionalmente e storicamente, declamati durante le cene votive in onore del Santo e le “cassatelle di ceci”, dolce carnascialesco madonita. Ma c’è spazio anche per ricordare l’artista siracusano Gaetano Zummo, le cui opere in ceroplastica sono esposte al prestigioso Victoria&Albert Museum di Londra e le sacre rappresentazioni del Sacerdote Castagnola di Agrigento.
La tavola delle feste, compiutamente rappresentata in 90, ghiottissime, ricette, diventa, quindi, strumento per celebrare la ricchezza culturale della Sicilia raccontata nei testi accuratissimi dai quali traspare, in tutta evidenza, l’imponente lavoro di ricerca compiuto da Anna Martano e documentato anche dall’ampia e dotta bibliografia.

(Gianluigi Veronesi)

(fotografia di Emanuele Leonetti)

Anna Martano, chi è?
Siciliana, 57 anni, è giornalista e scrittrice, gastronoma e gastrosofa. E’ docente di “storia della gastronomia siciliana”, “prodotti tipici siciliani – dop, igp, pat”, “food&beverage management”, “composizione menù turistico”, “progettazione  e  gestione  eventi  culturali”, è componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’IIS Fermi-Eredia di Catania (che prevede l’indirizzo alberghiero), è componente del pool di esperti del “Primo Parco mondiale, policentrico e diffuso, dello Stile di Vita Mediterraneo”, fa parte della “Rete del Festival del Giornalismo Alimentare” ed è Fiduciaria per la provincia di Siracusa della Fijet (FIJET - Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme); inoltre è Prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia.Svolge, da anni, un’intensa attività quale conferenziera (vedi elenco allegato); nell’ambito di Cerealia 2018 ha tenuto una Lectio Magistralis intitolata “Dalla Gastronomia alla Gastrosofia: mangiare per conoscere” alla Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo; è intervenuta, inoltre, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ed è stata relatrice al Congresso medico “GIFT Sud: infiammazione, epigenetica e Food Sensitivity”. Il suo nome appare in diverse tesi di laurea perché sovente viene contattata da laureandi in Scienze dell'alimentazione e gastronomia (UniSanRaffaele- Roma). Il suo primo libro “Il diamante nel piatto – Storia golosa della Sicilia in 100 ricette e cunti”, entusiasticamente accolto tanto dai lettori quanto dalla stampa (cfr. allegato), è stato finalista nell’edizione 2019 del Premo Iolanda, unico concorso letterario nazionale riservato ai libri gastronomici ideato e presieduto da Vera Slepoj e Davide Paolini, ed è stato presente alle principali rassegne librarie quali: Più libri, più liberi, Salone del Libro, A tutto volume, Liolà, Umbria Libri etc. Ha inoltre pubblicato, come co-autrice, “Lessico per ricominciare”, i cui proventi sono stati devoluti a Banco Alimentare, e “#Cucinoin40ena” i cui proventi sono stati devoluti all’Ospedale Cannizzaro di Catania per l’acquisto di apparecchi medici per il Covid-19.Per il suo impegno nella riscoperta, nella divulgazione e nella valorizzazione della gastronomia storica siciliana e per l’impegno sociale che accompagna l’attività culturale, è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti tra i quali:
Premio VitArte 2017, Premio Ofelia 2018, “Custode dell’Identità Territoriale” dall’European Rural Parliament, Attestato di Merito e Medaglia della F.I.P. (Federazione Italiana Pasticcieri), Benemerenza d’Onore della World MasterChefs Society; inoltre è socia onoraria di diversi sodalizi enogastronomici.Per la testata “Cammino” ha curato e cura le rubriche “Saperi e sapori di Sicilia”, “Il gusto di leggere”, “Verso l’Expo2015”, “Riflessioni gastrosofiche”, “Non di solo pane” e “Gusto senza spreco”; collabora, occasionalmente, con altre testate di settore ed ha al suo attivo diverse partecipazioni atrasmissioni radiotelevisive.
Racconta la Sicilia attraverso il cibo perché considera la gastronomia una disciplina globale che incorpora storia e antropologia, arte e letteratura,fisica e chimica, psicologia e medicina sino alle più moderne neuroscienze. Il suo motto è “nulla è più politico del cibo”, intendendo con ciò che il cibo è strettamente connesso ai diritti umani e alrispetto del pianeta e che, attraverso le scelte alimentari quotidiane, ciascuno possa essere “il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Coniuga il cibo con l’impegno sociale; di seguito alcune delle attività svolte:
sostegno al progetto #ParoleOstili (contro l’hate speech)
volontariato con AUSER: docenza per UniAuser Università della LiberEtà
sostegno alla campagna #iocomprosiciliano in favore dei produttori siciliani colpiti dal lockdown
sostegno alla campagna "Carrello Sospeso" in favore delle famiglie colpite dalla crisi economica derivante dal lockdown
sostegno alla campagna del Rotary #EndPolioNow tramite cessione del ricavato della vendita de Il diamante nel piatto in occasione della iniziativa organizzata da Rotary Siracusa Ortigia (ottobre 2019)
sostegno all'Associazione trapanese Noi ci siamo che si occupa di disagio sociale tramite devoluzione del ricavato della vendita de Il diamante nel piatto in occasione del lancio dell'associazione stessa (aprile 2019)
Iniziative (concorsi gastronomici, educational cooking show, etc) a sostegno di AIC Sicilia nello spirito "la celiachia oltre la celiachia" per contrastare il disagio socio-relazionale derivante dallamalattia celiaca


SANA SLOW WINE PRESENTA LA SLOW WINE FAIR, L’EVENTO INTERNAZIONALE DEDICATO AL VINO BUONO, PULITO E GIUSTO

La manifestazione, ideata da Slow Food e organizzata da BolognaFiere, ospita il primo incontro internazionale della Slow Wine Coalition, una rete internazionale, inclusiva e collaborativa che unisce i protagonisti del mondo del vino: vignaioli, appassionati e professionisti della filiera. Si tratta di un’occasione di confronto e dibattito tra tutti gli attori della rete, nel solco della quasi ventennale esperienza di “Terra Madre”. Se vogliamo dare una definizione semplice e immediata della Slow Wine Fair, potremmo dire che si tratta della prima Terra Madre del vino. Questo significa che, durante i tre giorni della Slow Wine Fair, a BolognaFiere si riuniscono centinaia di produttori provenienti dall’Italia e da tutto il mondo. Essi si confrontano in conferenze e dibattiti, e si ritrovano per elaborare paper importanti sul futuro del vino e della viticoltura. Ma la Slow Wine Fair non è solo per i vignaioli e i vigneron. Gli appassionati e gli operatori possono infatti fruire di un ricco programma di Masterclass; possono inoltre scegliere tra le migliaia di etichette provenienti da ogni parte del globo selezionate da Slow Food. Quest’ultima parte sarà impreziosita dalla partecipazione di Federbio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica. La manifestazione è aperta solo nella giornata di domenica agli appassionati, mentre le giornate di domenica, lunedì e martedì sono dedicate ai professionisti. Gli appassionati interessati a partecipare alle Masterclass del lunedì e del martedì, tuttavia, potranno accedervi.

Attraverso la produzione e il consumo di un certo tipo di vino ci poniamo l’obiettivo di incidere nel futuro della viticoltura che è ancora troppo legata all’uso della chimica e ha stravolto la biodiversità dei terroir di maggior successo imponendo la monocultura. Da qualche anno, però, le avanguardie più illuminate dei vigneron hanno capito che si deve cambiare rotta.  Slow Food si è posta l’obiettivo di puntare alla costruzione di un sistema che fa del vino un potente strumento di riscatto culturale delle campagne. In questo sistema, i vignaioli sono sia custodi del territorio sia promotori di un sistema che unisce architettura, biodiversità e giustizia sociale. Solo così il patto comunitario tra appassionati, vignaioli e soggetti legati alla filiera enologica può avere un ruolo di crescita sociale e culturale.

SECONDO QUESTA LOGICA, IL VINO BUONO, PULITO E GIUSTO VIENE VISTO COME UN QUALCOSA CHE VA OLTRE IL BICCHIERE. CHE INCLUDE AMBITI DI IMPORTANZA STRATEGICA PER IL FUTURO DI NOI TUTTI.

Lunedì 28 marzo–martedì 29 marzo – BolognaFiere, Padiglione 20. La Slow Wine Fair dedica due giornate a tutti i professionisti del settore: ristoratori, enotecari, importatori, distributori, cuochi, sommelier, che possono trovare nei padiglioni fieristici una selezione delle migliori cantine italiane e internazionali, selezionate da Slow Food e accomunate dall’applicare metodi produttivi virtuosi in vigna e in cantina. Possono inoltre partecipare alle diverse Masterclass in programma.

TRE TAPPE IN BORGOGNA
Dai Premier Cru di Mersault – con un assaggio dei terroir più vocati, “tradotti” dai migliori vigneron della zona – a quelli di Nuits-Saint-Georges, ossia il regno del Pinot Nero che potete esplorare attraverso un percorso degustativo di sette vini proposti in diverse annate. Infine a Morey-Saint-Denis, la denominazione più caleidoscopica della Côte de Nuits per scoprire alcuni Pinot Nero dalla gamma aromatica e gustativa davvero straordinaria.

DA BORDEAUX ALLA CHAMPAGNE
Tra i terroir di Bordeaux intraprendiamo un percorso tra i Deuxieme Cru, i primi vini di quegli châteaux che hanno quasi toccato il vertice di una classificazione che non può essere rivista, e scopriamo i differenti accenti che i terroir di Bordeaux imprimono nei rispettivi vini. Nella Champagne, invece, esploriamo il vertice della produzione dell’area, con le Cuvée de Prestige, ricavate dalle migliori uve di ogni singola azienda e da un lungo, alle volte lunghissimo, riposo sui lieviti prima della sboccatura. In questa masterclass si alternano sorsi agili ma ugualmente stratificati, ad assaggi vinosi, potenti e profondi. Un evento imperdibile, realizzato in esclusiva per 100 partecipanti.

IN GERMANIA, TRA MOSELLA, RENO E FRANCONIA
Cambiamo territorio e, in Germania, scopriamo i GG ossia i Grosses Gewächs, assaggiando una serie di Riesling da parcelle classificate GG, presenti su alcuni dei migliori terroir, come Mosella, Reno, Pfalz, Nahe, Rheinhessen e Franconia. Un percorso ricco di vini dalle diverse inflessioni che il vitigno prende in virtù dei diversi territori, a loro volta incrociati con altrettanti stili di vinificazione.

LAST BUT NOT LEAST…
Last but not least, tre masterclass Domenica 27 marzo vi fanno compiere un viaggio in terroir e vitigni italiani estremamente noti e nuovi mondi vinicoli internazionali, dall’America Latina alla Cina. Armatevi di valigie, dunque, e partite con noi in questo viaggio.

Nell’ambito del Sana Slow Wine Fair, dopo due anni difficilissimi, si sono ritrovati a Bologna 100 membri dell’Alleanza Slow Food, obiettivo dell’appuntamento è capire insieme come creare comunità resilienti intorno ai cuochi, in grado di rispondere con una strategia condivisa ai principali problemi che stanno vivendo oggi la ristorazione e la filiera di qualità da cui si riforniscono.  E proprio l’Alleanza Slow Food dei cuochi, che conta – in tutta Italia – circa 470 aderenti, può rappresentare una risposta. «Quello che distingue il nostro modello di ristorazione è l’approccio umano e relazionale. È la capacità di aiutarsi l’un l’altro, di creare forme di supporto reciproco che si adattano alle esigenze, ai territori. Il cuoco dell’Alleanza non si rivolge a chi è di passaggio, ma stabilisce un dialogo con le persone, che arrivano anche da molto lontano per vivere un’esperienza, conoscere e imparare» sottolinea Giacomo Miola, vice presidente di Slow Food Italia.
Uno degli obiettivi dell’incontro è affrontare e discutere con i cuochi della rete il grande tema della carne, invitandoli a privilegiare carni di migliore qualità, a ridurre i consumi, scegliere allevamenti che lavorano gli animali con rispetto. «Si tratta di un percorso che vogliamo fare insieme ai cuochi della nostra rete, perché siamo convinti che con le loro scelte possano testimoniare che ridurre i consumi di carne senza perdere in qualità e piacere del gusto è possibile. Gli animali che vivono bene sono quelli che possono stare all’aperto, che hanno accesso al pascolo, che sono nutriti con foraggi freschi e fieni composti di più essenze, con cereali e leguminose che non provengono dall’altra parte del mondo. Acquistare la carne di chi alleva in modo naturale significa sostenere un’agricoltura e una zootecnia di qualità, in equilibrio con il contesto territoriale» ricorda Raffaella Ponzio, responsabile biodiversità di Slow Food.

Informazioni, comunicazione
info.eventi@slowfood.it

Prenotazioni e informazioni sulla biglietteria online
prenotazioni@slowfood.it

Relazioni con gli espositori
info@slowinefair.it


Andando a ritroso per vivere il presente… Pinerolese: il territorio in tavola

Un racconto che ha inizio con la dovuta dose di fantasia; quel sognare ad occhi aperti che solitamente contraddistingue i miei scritti. Mi vedo mentre poso sul un ripiano l’antico libro che stavo leggendo e vago con la mente sulle tracce dei ricordi. Quelli piacevoli, certo, ma anche quelli degli ultimi due anni. Mi adagio allora sulla grande poltrona, stendo le gambe su di un vecchio sgabello di legno intarsiato e con un pensiero riflessivo mi accorgo che la serenità degli ultimi tempi, contaminata dagli eventi sanitari e dai venti di guerra, ci impone oggi di essere ancora più incisivi nel voler conoscere e apprezzare ciò che ci circonda.
La fantasia lascia il posto alla realtà. Mi rendo conto che molte cose sono cambiate velocemente e che abbiamo, adesso più che mai, una marcata necessità di condividere dal vivo, a non sui social, emozioni ed esperienze. La voglia di ritrovarsi, di stare insieme, di valorizzare i luoghi e le loro peculiarità territoriali e personali di chi li abita. Il lavoro dell’uomo, la voglia di costruire e crescere le nuove generazioni e poi, perché no, la sentita speranza che tutto torni com’era. E’ dunque facile comprendere come lo stare insieme a tavola, magari immersi in atmosfere agresti a contatto con la natura possa regalare quella serenità perduta. Forse solo attimi, ma di indubbio benessere fisico e psichico. I miei ricordi volano ad una giornata trascorsa nel Pinerolese alla scoperta di alcune realtà agrituristiche che con piacere vi vorrei segnalare.

Siamo nelle vicinanze di Torino, a pochi chilometri dalla bella città di Pinerolo, località ricca di storia che per certi versi parla italiano, ma ha ancora il respiro francese. Questa è terra in cui nei secoli l’influenza e l’occupazione transalpina si è fatta sentire. Il mio percorso ben si addice per una bella gita fuori porta per chi vive nelle vicinanze, quelle gite armoniose come costumava un tempo. Ma risulta anche motivo di soggiorno più prolungato per coloro che vogliono conoscere altri anfratti di Piemonte, forse meno conosciuti, ma che nulla hanno da invidiare a quelli più blasonati. D’altronde è risaputo che non sempre i grandi artisti sono celebri. Ma poi lo diventano!
Vi porto il località Santa Brigida di Pinerolo presso l’agriturismo “Dai Dellerba”. Qui il panorama e le vigne fanno da cornice ad un ambiente giovane e al contempo tradizionale. La gestione è squisitamente famigliare e l’offerta è ricca e diversificata. Dalle cene agli eventi enogastronomici, sempre dedicati alla cucina tipica del territorio. Producono frutti di bosco, come i deliziosi mirtilli e circa 7 mila bottiglie di vino. Vini come Freisa, Barbera, Timorasso, Favorita. Pinerolese Doc bianco e Pinerolese Doc rosso. C’è poi la stalla, con in prevalenza animali di razza bovina piemontese, e qui si lavora con la linea vacca vitello, ovvero animali da carne.

La proposta culinaria è molto varia e i piatti sono di eccellenza. La celebre battuta di Fassone, il girello con salsa tonnata, i tajarin e gli agnolotti ripieni di carne, l’arrosto marinato nel Freisa accompagnato dalle patate di loro produzione. Non mancano poi degli ottimi succhi di frutta.

Cambio località e mi sposto verso Torino. Raggiungo il comune di Piossasco dove scopro un nuovo punto gastronomico: si chiama “Agribrasserie Cascina Dujs”. Parlo di un luogo che si fonde benissimo nel contesto agricolo della zona. E’ un ambiente informale dove le porzioni nel piatto sono molto generose: diciamo che hanno una taglia in più. Le persone che ci lavorano sono cordiali e preparate mentre la cucina, decisamente piemontese, è particolarmente abile nel declinare in varie sfumature il grande valore della carne di razza piemontese. I piatti sono anche qui quelli tipici della tradizione regionale motivo per cui oltre alle carni, di produzione rigorosamente aziendale, sono interessanti le verdure, i pesci d’acqua dolce e i dolci della nonna come il bonet, la panna cotta e le torta di nocciole.
Il mio viaggi prosegue, ho ancora un agriturismo da vivere, ma prima mi regalo una pausa culturale presso una dimora storica: Villa Lajolo. E’ situata sempre nel Comune di Piossasco e altro non è che una villa di campagna risalente alla metà del settecento. Ad attendermi c’è Alberto De Vecchi Lajolo che gentilmente, con il supporto di un tecnico specializzato, mi invita a visitare il giardino all’italiana e i suoi tre livelli. C’è poi un giardino all’inglese contraddistinto da un’alta siepe di tassi e l’orto. Visito alcune stanze delle villa e con piacere apprendo che vengono organizzate visite guidate per il pubblico, ed ecco che allora, se vi regalate un giro da queste parti, oltre alle tante altre attrattive non trascurate l’antica dimora settecentesca.

Il terzo agriturismo che ho in programma è situato nel Comune di Orbassano: Agriturismo Cascina Gorgia. E’ una storica location del cinquecento, le sale sono ampie e in grado di ospitare molti commensali: facile comprendere che è luogo idoneo per un pranzo in famiglia, o tra amici, ma anche per eventi e cerimonie. La cucina è quella tipica del territorio e la carne piemontese la fa da padrona. A tal proposito vo segnalo la possibilità non solo di gustarla nei piatti preparati ma anche di acquistarla presso l’agrimacelleria aziendale posta al fiano dell’agriturismo.  Gli spazi esterni sono molto ampi e vi trovano posto molti animali da cortile e non, e poi, per chi volesse vivere un momento storico romantico gli amici della cascina offrono la possibilità di un tour in carrozza nel vicino parco di Stupinigi.

Andare a ritroso nel tempo per vivere ai giorni nostri, ritrovare quel pizzico di spensieratezza di cui tanto abbiamo bisogno, rivalutare i tesori di casa nostra, apprezzare le giovani generazioni che nel mondo agricolo vedono il loro futuro. Una gita fuori porta o una vacanza prolungata su di un territorio che ha tanto da offrire sia in termini culturali e che gastronomici. I vini abbracciano i castelli e le dimore storiche, l’allevamento dei bovini di razza piemontese fa da sfondo alla storia secolare, l’agricoltura è ingrediente fondamentale per le prelibate ricette.
Uno dei miei tanti viaggi attraverso le nostre regioni e i loro sapori; per questo percorso pinerolese a pochi passi dalla mia Torino devo un grazie alla Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – che mi ha accompagnato e supportato affinché comprendessi meglio il lavoro delle famiglie che ho avuto il piacere di incontrare.

(Fabrizio Salce)


Dodici idee per la gita di Pasqua: dalle terre del Piave al lago d’Iseo, dal viale dei Cipressi di Bolgheri ai nuraghi sardi, i migliori luoghi dove brindare in compagnia

Mai come in questo periodo abbiamo riscoperto il piacere di trascorrere del tempo all’aria aperta, a contatto con la natura e in borghi inesplorati o conosciuti. Che sia per il weekend pasquale o per il picnic di Pasquetta, innumerevoli sono i luoghi del Bel Paese da visitare per allontanarsi dalla quotidianità cittadina.
Di seguito, per celebrare al meglio questa festività primaverile, selezionate dodici etichette per tutti i gusti, da assaporare e mai dimenticare, tra le quali scoprire la vostra preferita:

MONTE ROEN
Maglen Pinot Nero Riserva 2019
Cantina Tramin

Tra le escursioni più belle dell’arco alpino, il sentiero che porta alla cima del Monte Roen, in Val di Non, è magnifico da percorrere in primavera, quando i meli sono in fiore e i crocus e il tarassaco colorano il paesaggio mozzafiato sulla Bassa Atesina e sulle Dolomiti. Su questo terreno si pratica una viticoltura eroica, dove la natura con la sua altitudine, le brezze e i dislivelli donano ai vini di Cantina Tramin, che qui nascono, una definita impronta alpina. Dagli storici vigneti di Mazon e Glen vengono vendemmiate a mano le preziose uve che danno vita a Maglen, il Pinot Nero Riserva di Tramin, che esprime massima eleganza nell’annata 2019. Fresco e fine, presenta note decisamente fruttate e una vivace struttura tannica che accompagna bene piatti dai sapori intensi, come i ravioli ripieni al formaggio di pecora o i primi di pasta fresca al ragù, coronamento ideale di una giornata trascorsa tra queste montagne.
Prezzo: 29,00 euro nello shop online della cantina

GROTTE DEL CAGLIERON
Metodo Rurale IGT Colli Trevigiani
Metodo Ancestrale Bellenda

Per chi ama trascorrere le festività pasquali immerso nella natura, quale miglior modo se non “perdersi” tra le Grotte del Caglieron, luogo magico custodito a Fregona tra i colli trevigiani, ricco di cascate e rivoli d’acqua. E per concludere al meglio una giornata all’insegna delle bellezze paesaggistiche, perché non brindare con un vino legato al territorio e alle sue tradizioni?
Il Metodo Rurale di Bellenda, ancestrale sui suoi lieviti senza solfiti aggiunti, è l’archetipo dei frizzanti delle colline di Conegliano Valdobbiadene che ripercorre la memoria olfattiva e gustativa del passato. Una volta pigiata e diraspata, l’uva Glera viene prima fatta fermentare in tini di legno, senza controllo di temperatura, poi la fermentazione continua in vetro spontaneamente. Questo metodo ancestrale dà vita a un vino unico che si trasforma di bottiglia in bottiglia, riportando nel presente le tradizioni di un tempo. Un vino molto gastronomico, adatto ai più svariati abbinamenti: dal semplice aperitivo con formaggi e salumi, a pietanze più speziate, come risotti e cous cous.
Prezzo: 12,50 euro nello shop della cantina

NERVESA DELLA BATTAGLIA
Manzoni Bianco
Cecchetto

Il Manzoni Bianco di Cecchetto nasce dal vitigno frutto della lunga e appassionata ricerca di Luigi Manzoni, preside dal 1912 al 1958 all’Istituto Cerletti di Conegliano (TV), noto come la più antica Scuola Enologica d’Italia. L’incrocio tra Pinot Bianco e Riesling Renano dà al vino un profumo che ricorda il fiore di glicine, la pera matura e l’ananas. In bocca, il Manzoni Bianco stupisce con un sapore asciutto, ma al tempo stesso vellutato e persistente, regalando un armonioso bilanciamento tra dolcezza e fragranza acida. Perfetto per accompagnare un pranzo di Pasqua a base di pesce, ma altrettanto pregevole in abbinamento a formaggi e stuzzichini.
Un vino che cresce nelle terre del Piave, assorbendone cultura e tradizioni. Un inno al passato da celebrare visitando monumenti e luoghi ricchi di storia a Motta di Livenza, comune trevigiano con radici medievali, un tempo noto come la “Figlia primogenita della Serenissima”. Proprio qui crescono rigogliosi i vigneti che Cecchetto destina al suo Manzoni Bianco.
Prezzo: 15,00 – 20,00 euro in enoteca

TERRADEIFORTI – STRADA DEL VINO
Cristina Vendemmia Tardiva
Roeno

Nella Valdadige Veronese, Roeno crea un vino dolce dalla grande personalità, che nella vendemmia tardiva e nella surmaturazione delle uve trova il giusto connubio tra Pinot Grigio, Chardonnay, Traminer Aromatico e Sauvignon. Cristina Vendemmia Tardiva è la perfetta conclusione di un ricco e gustoso pranzo pasquale, grazie alla sua equilibrata sintesi tra dolcezza e bevibilità. Dal colore giallo dorato, il vino esprime eleganza, morbidezza e sentori che ricordano la pesca, l’albicocca e i fichi secci.
Un fine pasto che racconta le caratteristiche della sua madre patria, la Terradeiforti, zona ideale non solo per la viticoltura, ma anche per lunghe passeggiate all’aria aperta. Escursione adatta a tutte le età, da provare sia a piedi che in bicicletta, è la Strada del Vino: il percorso inizia dall’antico borgo trentino di Avio, per passare poi attraverso la Chiusa di Ceraino, fino ad arrivare a Brentino Belluno, località veronese che dà i natali a Roeno.
Prezzo: 27,00 euro nello shop online della cantina

MAROSTICA
Fratta
Maculan

Vendemmia manuale, accurata selezione dei grappoli, fermentazione in piccoli tini di acciaio con frequenti follature negli otto giorni di macerazione, questo è Fratta, il blend di cabernet sauvignon e merlot ideato e creato da Fausto Maculan. Un rosso rubino vivace, ricco di sfumature violacee che al naso regala sentori di frutti di bosco, di cacao e caffè, accompagnati da piacevoli note speziate. In bocca risulta armonioso, equilibrato, con tannini dolci che danno struttura ed eleganza al vino. Ideale per la tradizionale grigliata di Pasquetta, Fratta si sposa in modo sopraffino a carni rosse alla brace e spiedi di selvaggina.
Un vino che suggella ricordi, da degustare ammirando le architetture medioevali che racchiudono Piazza degli Scacchi a Marostica. Ogni due anni, lo spettacolo con personaggi viventi rievoca la vicenda della figlia del Castellano di Marostica, Lionora, contesa dai giovani Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara.
Prezzo: 60,00 euro in enoteca

MONTE LUPPIA
Brut Rosé Garda Doc Cantina Colli
Cantine di Verona

Un vino fresco e dalla personalità accattivante: è il Brut Rosé Garda Doc di Cantina Colli Morenici che, insieme a Cantina Valpantena e Cantina di Custoza, costituisce la nuova realtà cooperativa Cantine di Verona. Brut Rosé è uno spumante da sole uve pinot nero coltivate sulle colline moreniche tra Ponti sul Mincio e Mantova: una piacevole bollicina, dal perlage fine e persistente, con la quale brindare durante un pic nic sul Monte Luppia, sulla sponda veronese del lago di Garda. Una passeggiata ideale per gli amanti dell’escursionismo, tra natura selvaggia, incisioni rupestri e panorami mozzafiato sul lago e sulle montagne circostanti. Questo elegante Rosé, con delicate note di mela e frutti rossi, ben si accompagna ai ricchi antipasti della tavola di Pasqua.
Prezzo: 6,00 euro nel punto vendita di Cantina Colli Morenici

BORGHETTO SUL MINCIO
Lugana Doc Benedictus
Le Morette

Per le festività pasquali Le Morette propone il Lugana Doc Benedictus: un vino che nel nome ricorda l’opera dei padri benedettini che a San Benedetto di Lugana – frazione di Peschiera del Garda dove oggi sorge l’azienda di Valerio, Fabio e Paolo Zenato – fondarono la chiesa parrocchiale e diedero impulso alla coltura della vite.
Benedictus è ottenuto dalle uve Turbiana coltivate nel vigneto storico de Le Morette, caratterizzato da terreni argillosi di natura calcarea e marnosa. Colore giallo paglierino e accennate sfumature dorate, che raggiungono toni più intensi con l’affinamento in bottiglia, contraddistinguono questo Lugana dove profumi delicati con piacevoli note esotiche si uniscono a sentori di fiori d’acacia e di leggere spezie in un calice che combina struttura, eleganza e grande persistenza.
La compagnia perfetta per una visita a Borghetto sul Mincio, piccolo centro dal cuore medievale, tra mulini ad acqua e casette da fiaba. Un luogo rimasto fermo nel tempo, dove il passato dialoga con il presente creando atmosfere incantate.
Prezzo: 14,90 euro nello shop online della cantina

ROCCA DI MANERBA
Groppello Doc Riviera del Garda Classico
Sincette

“Groppo” nel dialetto bresciano è il nodo, termine a cui – per la forma serrata del grappolo – si riallaccia l’etimologia di groppello. Questo vitigno autoctono della Valtènesi, che qui trova la sua massima espressione, è strettamente legato alla storia di Sincette, azienda agricola biodinamica della famiglia Brunori che in esso ha scommesso e continua a credere.
Frutto in purezza di questa sfida è il Groppello Doc Riviera del Garda Classico, che Sincette consiglia per le festività pasquali in virtù della sua finezza ed eleganza. Dal colore rosso rubino brillante, ha profumi intensi di frutti rossi, lampone e ribes su fondo floreale, che ricorda la viola e una leggera rosa appassita. Al gusto è pieno, morbido e di piacevole acidità.
Un vino che ben si sposa con salumi e formaggi freschi e stagionati, perfetto quindi per un picnic vista lago alla Rocca di Manerba, punto panoramico a picco sulla sponda bresciana del Garda in grado di affascinare al primo sguardo.
Prezzo: 19,00 euro nello shop online della cantina

MONTE ISOLA – LAGO D’ISEO
Franciacorta Brut
Mosnel

Caposaldo dello Stile Mosnel fin dal 1979, il Franciacorta Brut della maison di Camignone nasce da un accordo armonico di uve Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero. Dopo oltre 24 mesi sui lieviti raggiunge il suo equilibrio ed è pronto per essere degorgiato: nel calice oro bianco dal perlage sottile e vellutato emergono note di sambuco e biancospino, agrumi mediterranei e frutta bianca e gialla, che si uniscono ai sentori di erbe aromatiche e mandorle. Fresco, raffinato e con un finale persistente, il Franciacorta Brut è perfetto per un brindisi ammirando il paesaggio da Monte Isola, che si specchia nelle acque del lago d’Iseo. Dal Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più alto dell’isola, si gode di una splendida vista del lago e dei monti circostanti.
Prezzo: 23,00 euro in enoteca

BOLGHERI
Scipio
Tenuta Sette Cieli

Da uve selezionate 100% cabernet franc, coltivate a un’altitudine di 400 metri sul livello del mare, nasce Scipio, la perla di Tenuta Sette Cieli. Concentrato in pochissime e preziose bottiglie, con un lungo affinamento prima in barriques per 19 mesi e poi in vetro per 24 mesi, questo vino invoglia l’assaggio grazie a una sublime complessità aromatica che ricorda sentori di frutti rossi e spezie. Un rosso da meditazione che racconta il suo carattere e la sua struttura con finezza ed eleganza.
Scipio trova i suoi natali a Bolgheri, splendido borgo livornese da scoprire durante le festività pasquali, magari passeggiando lungo il Viale dei Cipressi, strada di 5 chilometri costellata da alberi secolari. Un weekend tra terra e mare da trascorrere con amici e parenti nel cuore della Maremma livornese.
Prezzo: 60,00 euro in enoteca

COSTA DEI TRABOCCHI
Peco Pecorino Terre di Chieti IGP
Cantina Tollo

La centenaria sapienza enologica dell’Abruzzo e un lungo lavoro di ricerca in vigna danno vita a Peco Pecorino Terre di Chieti IGP di Cantina Tollo: un vino bianco perfetto per accompagnare lo street food a base di pesce tipico del litorale abruzzese in una gita fuori porta sulla magnifica Costa dei Trabocchi, tra i paesaggi più suggestivi affacciati sull’Adriatico. A costeggiare il tratto di mare c’è anche la Via Verde, percorso ciclopedonale immerso in un paesaggio da cartolina tra l’azzurro del mare e le vette arrotondate della Maiella.
Di colore giallo paglierino tenue con lievi riflessi verdolini, al naso rivela note agrumate e tropicali, di pesca bianca, mango e salvia che si uniscono a eleganti sentori floreali. Il sapore è pieno, di buona struttura e persistenza, con un finale leggermente balsamico.
Prezzo: 13,00 euro nello shop online della cantina

PARCO ARCHEOLOGICO DI SANTA CRISTINA
Mari
Bentu Luna

Il centro della regione Sardegna è la “casa” di Bentu Luna, giovane progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’AD Gian Matteo Baldi. Tra le prime etichette della tenuta di Neoneli ad aver esordito sul mercato, Mari – nel cui nome riecheggiano le onde del Mediterraneo – si compone di un blend di uve bovale sardo, cannonau e monica vendemmiate nella prima decade di ottobre. La fermentazione avviene con piede spontaneo in vasche di cemento e l’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere. Il risultato è un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata, coronati da un finale caldo.
Mari nasce dalle vecchie vigne che Bentu Luna si propone di far conoscere e tutelare, un inestimabile tesoro custodito da secoli nell’entroterra sardo. Un territorio ricco di bellezze da scoprire, caratteristici paesi dalle case in pietra e siti di rilevanza storica come il Parco Archeologico di Santa Cristina a Paulilatino (Oristano), che comprende al suo interno l’omonimo pozzo, un villaggio cristiano e uno nuragico, adatto per trascorrere una giornata all’aria aperta immersi in una cultura antica e misteriosa.
Prezzo: 20,00 euro in enoteche e negozi specializzati


I vini più venduti nel 2021 nella distribuzione moderna

L’anticipazione della ricerca “IRI per Vinitaly” che sarà presentata l’11 aprile a Vinitaly – Nel 2021 crescono le bottiglie a denominazione d’origine e le bollicine – Ancora nessun aumento significativo dei prezzi nel 2022, ma si teme per l’inflazione e le conseguenze della guerra in Ucraina

Il mercato del vino nella distribuzione moderna nel 2021 ha fatto registrare trend positivi: il vino a denominazione d’origine è cresciuto dell’1,8% a volume e del 5,9% a valore, con un prezzo medio di 5,55 euro (Docg, Doc, Igt, bottiglia 0,75; totale Italia, Discount, E Commerce, dati IRI). L’intero mercato del vino vale 700 milioni di litri per un valore di 2 miliardi e 269 milioni di euro (che arriva a 3 miliardi di euro con l’aggiunta delle bollicine). Il totale vino ha accusato una vistosa flessione dei formati diversi dalla bottiglia da 0,75 (bottiglioni, brik, plastica, bag in box, e altro) che ha influenzato il dato generale: +2,1% a valore, – 2,2% a volume. Notevole la performance delle bollicine che crescono a volume del 17,9% e a valore del 20,0%. Le vendite di vino nella distribuzione moderna (DM) nel 2021 hanno beneficiato di un primo bimestre segnato ancora da un semi lockdown e quindi da una posizione di vantaggio dei punti vendita della DM rispetto ad altri canali.
La classifica dei vini più venduti vede ai primi posti la tradizionale triade Chianti, Lambrusco, Montepulciano d’Abruzzo, con ogni tipologia che vende tra i 10 e i 15 milioni di litri, ma con una flessione del Lambrusco (- 6,7% a volume e – 5,7% a valore) e un buono spunto del Chianti (+3,7% a volume e + 5,4% a valore). E’ impressionante la crescita del Vermentino che si piazza al 5° posto con una crescita del 21,9% a volume e del 25,5% a valore. Il pugliese Primitivo aumenta a volume del 5,2% e dell’11% a valore, l’emiliano Pignoletto del 5,6% a volume e del 2,6% a valore e il veneto Valpolicella del 15,9% a volume e del 16,9% a valore (incluso il Valpolicella Ripasso).
La classifica dei vini “emergenti”, cioè quelli che hanno fatto registrare nel 2021 un maggior tasso di crescita a volume vede sul podio il Lugana (Veneto/Lombardia) con aumento del 34%, l’Amarone (Veneto) del 32%, il Valpolicella Ripasso (Veneto) del 26%. Buona la performance del Nebbiolo (Piemonte/Lombardia) con + 22%, del Ribolla (Friuli V. Giulia) con +19%, del Sagrantino (Umbria) +16%, e del Brunello di Montalcino (Toscana) +13% (vedi tabelle allegate).

Interessante anche la classifica delle bollicine con maggior tasso di vendita a volume: il primo posto va al Moscato, che cresce del 29%; non cessa di aumentare il Prosecco con +22%; il Fragolino spunta un buon +16%; il Muller Thurgau il 15%, l’Asti il 14%; il Brachetto il 12%.
Queste le anticipazioni della ricerca “IRI per Vinitaly” che verrà presentata lunedì 11 aprile e commentata da rappresentanti di Conad, Coop, Carrefour, Federvini, Unione Italiana Vini, nel corso della 18ima edizione della tavola rotonda su vino e DM organizzata da Veronafiere a Vinitaly.

IRI presenterà anche i dati del mercato del vino nella DM relativi al primo bimestre e alla prima metà di marzo 2022. Dati che si annunciano in territorio negativo, solo per via del confronto con un primo bimestre 2021 ancora molto influenzato dalla emergenza pandemica. Sarà anche illustrato l’andamento dei prezzi della bottiglia che nel primo bimestre non ha mostrato scostamenti significativi, ma andranno valutate le conseguenze degli aumenti dei costi energetici e delle materie prime e del conflitto ucraino.

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“Cielo e terra” pronta a inaugurare una nuova era con Villa Porto la “Favorita”

La storica dimora veneta sarà sia showroom che sede direzionale, uno spazio polivalente ristrutturato e pensato per valorizzare la lunga tradizione vitivinicola dell’azienda vicentina, a partire da un legame indissolubile con il territorio e il suo patrimonio storico, artistico e umano

Uno showroom, un luogo di rappresentanza pensato per accogliere il cliente e offrirgli un’esperienza nuova: una visione completa e immersiva dell’azienda a partire da una location nobile e d’eccezione, in cui storia e arte si intrecciano regalando il brivido e l’emozione di uno spazio fuori dal tempo.
Per Cielo e Terra Spa, azienda vicentina nata nel 1999 dall’unione della famiglia Cielo e dei viticoltori delle Cantine dei Colli Berici, ha inizio una nuova era con l’acquisto e la ristrutturazione di uno dei gioielli architettonici del vicentino: la settecentesca Villa Da Porto di Sarego battezzata “La Favorita”.

La dimora, realizzata in stile palladiano, diventerà la sede direzionale e commerciale dell’azienda vitivinicola, ma fungerà anche da spazio espositivo e di incontro per raccontare i valori e la storia di un’azienda socialmente responsabile e chiamata a stringere un legame sempre più indissolubile con il territorio che rappresenta, attraverso la valorizzazione del suo patrimonio artistico, storico e umano.

“Un orgoglio per l’azienda e per i soci viticoltori delle Cantine dei Colli Bericidichiara Luca Cielo, Direttore Generale di Cielo e Terraun’operazione immobiliare che riporterà all’antico splendore la villa e che saprà, al tempo stesso, rappresentare con la dovuta eleganza i vini di un territorio di lunga tradizione vitivinicola”.

Chiamata “La Favorita” dal nome dell’antico toponimo del luogo in cui è sorta tra il 1714 e il 1715 per volere del nobile locale Giovanni Battista da Porto, la villa viene attribuita all’architetto Francesco Muttoni mentre l’intero complesso scultoreo si riconduce alla bottega di Orazio Marinali, una delle più importanti del tempo.

Passata di proprietà agli inizi dell’Ottocento ad alcune famiglie venete fra cui Balbi, Ziggiotti, Manin, prima di ritornare fra i possedimenti del nobile da Porto venne acquistata nel 1879 dal Pascià Ismail ex Khedivè d’Egitto che qui vi trascorse il proprio esilio. A lui si devono le decorazioni in stile arabeggiante di alcuni ambienti.

“Il piano di sviluppo siglato nel 1999 ha segnato una svolta, l’acquisto della partecipazione nella società Cielo S.p.A. È così nata la Cielo e Terra S.p.A., con l’obiettivo di valorizzare i prodotti della filiera corta, avvicinando di più la produzione ai mercati, una filiera capace di remunerare equamente i soci e di distribuire con successo i nostri vini in Italia e nel mondoqueste le parole del Presidente della Cielo e Terra S.p.A Ivano Tadiello. L’acquisto di Villa da Porto “La Favorita” rappresenta per noi un punto di arrivo, ci ha offerto l’opportunità di restituire al territorio un’opera di pregio pur se ci vorranno due anni di restauro per recuperare la villa in tutta la sua bellezza. Diventerà la nostra sede direzionale e commerciale e sarà aperta a visite guidate con degustazione ed eventi culturali, dando un nuovo impulso anche all’indotto”.


Un’acquisizione che sancisce anche la giusta esaltazione di un territorio che nel duro lavoro in vigneto ha trovato un’espressione di successo. La villa padronale è dunque il riscatto sociale di generazioni di persone che hanno saputo far conoscere al mondo l’eccellenza di un territorio e l’espressione dell’arte vitivinicola che in queste aree raggiunge livelli altissimi e pienamente riconosciuti a livello internazionale.

Cielo e Terra nasce nel 1908,  nelle campagne di Vicenza, vicino ai Castelli di Romeo e Giulietta, dove il bisnonno aveva acquistato un piccolo podere con vigneto, Casa Defrà. Il nonno Pietro ha proseguito la guida dell’azienda con grande passione impegno sociale. Oggi alla guida dell’azienda ci sono Luca e Pierpaolo Cielo, assieme ai soci delle Cantine dei Colli Berici. Nel 1999, infatti, dall’unione tra la famiglia Cielo e i viticoltori delle Cantine Colli Berici. Oggi l’azienda che conta 3000 ettari di vigneto tra Vincenza e Verona, è conosciuta in tutto il mondo con i marchi Cielo, Casa Defrà e Bericanto. Il gruppo che nel 2021 ha sfiorato i 60 milioni si caratterizza per un approccio socialmente responsabile,  orientato alla trasparenza e alla sostenibilità. Dopo aver ottenuto la certificazione B Corp, l’azienda ha aderito anche VIVA Sustainable, con l’obiettivo di ottimizzare l’impatto ambientale della filiera vite – vino. Prima realtà vinicola italiana a introdurre in azienda il modello della Lean Organization, Cielo e Terra integra numerosi progetti con un piano di economia circolare, affermandosi come realtà in grado di fronteggiare le sfide dei mercati mondiali ed attestare la sua presenza in oltre 60 Paesi.


Tipicità Festival 2022: dal 2 al 4 aprile al Fermo Forum Cibi, manualità, territori in un’esperienza unica, dalle Marche al mondo

Oltre 130 espositori in 5 padiglioni tematici e più di 80 eventi per Tipicità Festival 2022, di scena al Fermo Forum dal 2 al 4 aprile. Cibi, manualità, territori dalle Marche al mondo, in un’esperienza unica.
La nuova Tipicità torna in completa presenza dopo due anni e si rinnova totalmente, proiettandosi ancora una volta nel futuro. “Entrare al Fermo Forum – svela Angelo Serri, direttore di Tipicità – sarà come penetrare in un ecosistema del bello e del buono!”
Un padiglione sostenibile, che abbatte le pareti, utilizza soluzioni di eco-design e crea spazi di condivisione, degustazione e approfondimento. Nella piazza centrale i partner della manifestazione, con una Lounge dedicata ad incontri e dibattiti per “fare futuro insieme”.
Ritorna anche l’Accademia, il “santuario” dell’alta cucina di Tipicità Festival, con grandi chef e giovani talenti dalle Marche, ma anche da Londra, dalla Sicilia, dall’Umbria e dalla Toscana.
Nel Mercatino le produzioni tipiche di alta qualità, le specialità di nicchia e le proposte di cibo di strada nello stile marchigiano. Mangiare è anche condivisione e le associazioni di categoria proporranno, in appositi spazi-evento, momenti di degustazione guidata e conoscenza.
Lievito & Fermento è la nuova area dedicata alle delizie del forno, con esibizione di pizzaioli, panificatori e pasticcieri a confronto con lievito madre, farine da grani autoctoni e metodi di lavorazione tradizionali e innovativi.
Con i produttori custodi dell’ASSAM, nello spazio della Biocreatività si esplorano, le mille sfaccettature dell’agricoltura e dell’offerta agroalimentare marchigiana e del biologico.
Il padiglione del Grand Tour delle Marche consente di mettere a punto i propri programmi di viaggio, attraverso le proposte delle comunità marchigiane locali, insieme al Comune di Foligno e a quello di San Miniato, in un vero e proprio “coast to coast” dall’Adriatico al Tirreno.

Tipicità Festival 2022 è organizzata dal Comune di Fermo in collaborazione con Regione Marche, Camera di Commercio delle Marche, ANCI Marche ed una poderosa squadra di enti locali ed imprese partner, con gli Atenei di Ancona, Camerino e Macerata nel ruolo di partner scientifici ed il Banco Marchigiano in qualità di project partner.
Tipicità Festival sarà fruibile anche digitalmente, con la possibilità di esplorare virtualmente aree, eventi ed espositori nel sito ufficiale www.tipicita.it e nel portale www.tipicitaexperience.it, con un’esperienza che non si ferma ai giorni del Festival, ma continua in modalità “phygital” e prosegue fino a fine anno con le tappe del Grand Tour delle Marche 2022.

Info: www.tipicita.it.
Tel.: 0734.277893
mail: segreteria@tipicita.it


Dal San Domenico di Imola al Grand Hotel Majestic "già Baglioni": storie e ricette con gli chef Mercattilii e Araldi

Al Grand Hotel Majestic “già Baglioni”, lunedì 4 aprile, si terrà una serata dedicata alle eccellenze dell’Emilia Romagna. Il ristorante I Carracci accoglierà lo chef Valentino Marcattilii del San Domenico di Imola – due stelle Michelin – che lo chef ha guidato verso il successo internazionale. La serata, introdotta dalla presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita” che lo chef ha scritto con il giornalista Mauro Bassini, prosegue con una speciale cena a 4 mani preparata da Marcattilii con l’Executive chef del Ristorante I Carracci Guglielmo Araldi.
Un doppio appuntamento che unisce parole e gusto in un binomio indissolubile.

Alle 18.30, la presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita”, edito da Minerva e scritto dallo chef Marcattilii con il giornalista Mauro Bassini, con la prefazione di Massimo Bottura.

I due autori, grazie alle domande della moderatrice Elisa Azzimondi, direttrice della collana “Ritratti di gusto” di Minerva, racconteranno le tappe di un percorso di vita e professionale unico, che ha permesso al ristorante imolese di trasformarsi in un tempio della cucina emiliano-romagnola. L’appuntamento prosegue alle 20,30 con una cena nel ristorante “I Carracci”, sotto una volta di affreschi cinquecenteschi realizzati dalla scuola dei pittori bolognesi. Un originale menù a 4 mani realizzato da Valentino Marcattilii e dall’Executive chef di casa Guglielmo Araldi, bolognese d’adozione, la cui visione gastronomica è ricca di influenze mediterranee. Ad ogni portata è stato abbinato un vino dell’Azienda Ceretto appositamente scelto per esaltare al meglio sapori e preparazioni. Un calice di Blangè Langhe DOC Arneis 2021 sarà servito con il benvenuto dello chef, a seguire, il cannellone croccante con ricotta di Zocca, con rapa rossa e cerfoglio, profumato di bergamotto, accompagnato da mortadella, pistacchio, parmigiano e perlage di aceto balsamico con peperoncino al pomodoro.

Gli antipasti sono preparati dal San Domenico, e alternano terra e mare: in tavola una terrina di pasticcio di fegato d’oca tartufato, addolcito da gelatina al porto e pan brioche tostato e le code di mazzancolle in crosta di corn flakes, due proposte associate a un eccellente Monsordo Bianco Langhe DOC 2021.
Anche il primo piatto è di “scuola imolese”: lo chef Marcattilii ha previsto la ricetta più iconica del suo ristorante – depositata alla Camera di Commercio – l’uovo in raviolo “San Domenico” in burro di malga, parmigiano dolce e tartufo di stagione, accompagnato da Barbaresco DOCG 2017. Lo chef Araldi prosegue con un secondo a base di agnello, arricchito con carota, rapa rossa e Castelmagno, in dialogo con un Barolo DOCG magnum 2016.

Infine, il pasticcere del ristorante I Carracci Vincenzo Digifico firma il dessert, la mousse al mango e passion fruit, cocco e bergamotto – in abbinamento con le bollicine del Moscato d’Asti DOCG 2021 – e la piccola pasticceria proposta con il caffè.
I vini in abbinamento sono quelli dell’azienda vitivinicola della Famiglia Ceretto di Alba, in Piemonte.

(Gianluigi Veronesi)

da sinistra: Guglielmo Araldi (I Carracci) e Valentino Marcattilii (San Domenico)
Posti limitati, per info e prenotazioni:
Presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita”
tel. 051 6630557, mail
ufficiostampa@minervaedizioni.com
Cena a 4 mani con Valentino Marcattilii e Guglielmo Araldi
tel. 051 225445, mail
ristorazionecarracci@duetorrihotels.com


Champagne Jacquart lancia la Cuvée Prestige Alpha 2012

La Maison di Reims è una delle realtà più estese della Champagne, con 300 ettari di vigneti dedicati solo agli Champagne Jacquart distribuiti all’interno di quattro zone: dalla Montagne de Reims alla Vallée de la Marne, dalla Côte des Blanc alla Côte des Bar.
“La Maison esprime attraverso il patrimonio d’eccellenza e la diversità delle diverse zone della Champagne proprio grazie alla possibilità che ho di scegliere fra tanti cru – spiega Patrick Spanti – e mantenere una costanza di stile è il mio compito: uno stile contemporaneo, che gioca con la mineralità e, soprattutto, con la freschezza dello chardonnay, perché il pinot noir rappresenta la tradizione. D’altra parte, la Maison è molto giovane, non è un’azienda che ha sulle spalle il peso della storia e questo le consente di sperimentare. Per gli affinamenti utilizziamo solo acciaio, per un gusto pulito e fresco. Vinifichiamo separatamente 150 vini e li affiniamo separatamente e tutti svolgono la fermentazione malo lattica”.
Piacevolezza immediata, stile fresco, leggerezza, non troppa struttura e una coerenza aromatica-gustativa: questo è l’obiettivo.

Gli Champagne Jacquart

Dal 1964 la Maison Jacquart profonde le sue energie migliori per diventare uno dei più grandi marchi internazionali di Champagne. Nata dall’alleanza di tre unioni di viticoltori indipendenti, la Jacquart rappresenta oggi una delle più grandi superfici di approvvigionamento di tutta la Champagne, con parcelle vitate presenti in tutte le più celebri zone di raccolta della regione. Solo Champagne di prima premitura.
La sede della Jacquart si trova a Reims, in un palazzo storico recentemente restaurato di boulevard Lundy, indirizzo prestigioso di molti dei più rinomati produttori di Champagne.

Cuvée Alpha 2012
Solo Pinot nero e Chardonnay. Le percentuali cambiano in funzione dell’annata, considerando che non tutte le vendemmie si meritano di diventare Cuvée Alpha. Nel caso della versione Blanc 2012 lo Chardonnay e il Pinot nero hanno quasi la stessa percentuale, mentre la rispettiva provenienza si divide tra vigneti classificati Premier cru e Grand cru. Lunga permanenza sui lieviti.

Tipologia: Cuvée Prestige Millesimata.
Della Cuvée Alpha sono state prodotte solo il 2005, 2006, 2010. 52% Chardonnay: Avize, Cramant, Oger 48% Pinot Nero: Ay, Verzenay, Verzy
Provenienza delle uve: Pinot Noir della Montagne de Reims (Grand Cru Mailly e Verzenay), Chardonnay dei Premier Cru Villers Marmery e Trépail.
Affinamento: Sette anni sui lieviti come minimo.
Dosaggio: 7 g/l.
Permanenza della bottiglia in cantina dopo il dosaggio: minimo 6 mesi dopo la sboccatura
Temperatura di servizio: da 10 a 12°C
Capacità di invecchiamento in cantina: da 5 a 8 anni
Esame visivo: Colore luminoso, brillante, un’autentica esplosione di luce.
Esame olfattivo: Naso complesso, finissimo, espressivo ed elegante.
Esame gustativo: al palato si colgono note di lieviti, di frutta secca, di agrumi e di rosa, unite assieme in una combinazione armonica di grande freschezza ed equilibrio.
Confezione: Bottiglia dall’estetica minimalista, con rilievi e dettagli in oro sul fronte e nella capsula; astuccio bicolore modernissimo.
Disponibilità: Poche migliaia di bottiglie, destinate ai principali mercati del mondo (Francia, Belgio, Italia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti)

Rinaldi 1957 – S.P.A. – Fratelli Rinaldi Importatori
Viale Angelo Masini, 34, 40126 Bologna BO
Telefono: 051 421 7811


"LUCIO DALLA. Anche se il tempo passa"

Il 4 marzo 2022 si è aperta nei prestigiosi locali del Museo Civico Archeologico di Bologna l’attesa prima grande mostra evento dedicata ad uno dei più grandi artisti italiani e internazionali dal titolo “LUCIO DALLA. Anche se il tempo passa”.

Inaugurata il 4 marzo, giorno di nascita di Lucio (era nato a Bologna nel 1943) nel commosso ricordo del decennale della sua scomparsa, avvenuta il 1° marzo 2012, con i solenni funerali celebrati tre giorni dopo – il 4 marzo – nella monumentale piazza Maggiore di Bologna, di fronte a una immensa partecipazione di personalità e di popolo.
La mostra, promossa dal Comune di Bologna con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, rimane aperta fino al 17 luglio, per essere trasferita dal 22 settembre a Roma (all’Ara Pacis). Successivamente, nel 2023 a Napoli, nell’ottantesimo della nascita e poi a Milano. Infine l’auspicio è di proseguire anche all’estero.
La mostra, al Museo Civico Archeologico, occupa un rilevante spazio di circa 1000 metri quadri sui quali viene presentata l’affascinante intera vita musicale di Lucio Dalla, iniziata da bambino e portata avanti per tutta la sua esistenza, grazie alla di lui innata capacità di dare forma a diverse e sempre nuove espressioni e capolavori musicali. Ed è sorprendente constatare come il grande successo che Lucio Dalla ha avuto durante la sua vita sia aumentato e ancor più sviluppato dopo la sua scomparsa. (*)

L’ampia esposizione museale è divisa in oltre 10 sezioni: “Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali”; “Dalla ci racconta”; “Il clarinetto”; “Il museo Dalla”; “Dalla e la sua musica”; “Dalla e il cinema”; “Dalla e il teatro”; “Dalla e la televisione”; “l’Universo Dalla”; “Dalla e Roberto Roversi”; “Dalla e la sua Bologna”.
Sono così presentati numerosi documenti, canzoni e brani musicali, foto, filmati, abiti di scena (tutti i suoi copricapi compresi) ed aspetti che raccontano la sua vita, l’arte e le tante passioni.

In particolare nella sezione “Universo Dalla” sono esposte decine di immagini di Lucio con i più importanti personaggi del mondo della cultura, della musica e non solo, come ad esempio foto con papa Giovanni Paolo II, con i presidenti della repubblica Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi, con Sophia Loren e tante altre ancora.
In più una rilevante “enciclopedia” di oltre 250 persone di ogni ceto sociale con cui il Maestro ha avuto rapporti di lavoro e amicizia, che testimoniano la sua grande vicinanza alla gente semplice e la sua profonda umanità .
L’ampia e prestigiosa Mostra, meta di un flusso costante di visitatori, è arricchita da un ricco catalogo edito da Skira.

(*)  Lucio Dalla è sepolto nel Cimitero monumentale “La Certosa” di Bologna; sotto la sua figura, rappresentata come un’ombra con a fianco il clarino, appare la scritta: “Musicista, Poeta, Maestro di vita”. La sua tomba è sistemata accanto a quella del grande poeta Giosuè Carducci.

(Cesare Spagna)

La mostra a Bologna nell’80imo compleanno e nel decennale dalla scomparsa

La Mostra dedicata al grande Lucio – a Bologna, presso il Museo Civico Archeologico, fino al 17 luglio 2022 – è organizzata dalla Fondazione Lucio Dalla. La Fondazione è nata nel 2014 dal desiderio dei cugini dell’artista di mantenerne viva la memoria realizzando e promuovendo, nel suo nome, attività in campo culturale, artistico e sociale. L’intento è dunque quello di rinnovare il ricordo dell’uomo e dell’artista, del suo spirito libero e geniale, del suo talento, dei suoi interessi e delle sue passioni, attraverso un “racconto” composito, corale, esito di una viva progettualità che si alimenta dell’energia che Lucio Dalla ha lasciato dietro di sé e del grande affetto che ne accompagna il ricordo.  La mostra è stata inaugurata a Bologna il 4 marzo u.s., in occasione del compleanno di Lucio, proprio per essere un regalo per lui (mostraluciodalla.it) e un grande omaggio alla sua storia, costruito con passione in tanti mesi di lavoro insieme a Alessandro Nicosia, con cui la Fondazione ne condivide la cura e che ne è l’ideatore con C.O.R., il realizzatore.
Grazie al sostegno di Lavoropiù e alla collaborazione del Liceo Musicale “Lucio Dalla” di Bologna al progetto formativo ideato dalla Fondazione in occasione della mostra, questa sarà anche il luogo e l’occasione di un incontro con Lucio al quale sono invitati gli studenti delle scuole secondarie, di primo e secondo grado, che saranno guidati nell’esplorazione del “mondo di Lucio Dalla” seguendo l’intreccio tra la vita e i testi delle memorabili canzoni che l’artista ha interpretato e scritto.
Con lo stesso spirito, oltre alla mostra, la Fondazione Lucio Dalla accoglie, nella magia della grande casa bolognese dell’artista, i visitatori desiderosi di compiere un viaggio nel suo mondo e nella sua storia, dove lì organizza incontri culturali, concerti e Residenze Artistiche, opportunità concrete, per i giovani, di espressione e sviluppo del talento.
Queste e altre, sono tutte iniziative sentite che tratteggeranno un ricordo composito e anche inusuale dell’amato artista, esplorando, insieme agli amici che lo hanno conosciuto profondamente, gli aspetti della sua personalità, che emergono dal tratto con cui lui scrisse le sue canzoni.

Tutti gli eventi realizzati e promossi da “Fondazione Lucio Dalla” per il biennio celebrativo su www.fondazioneluciodalla.it.

Orari:
Lunedì e mercoledì: ore 9.00 – 14.00
Giovedì: ore 15.00 – 19.00
Venerdì, sabato, domenica e festivi: ore 10.00 – 19.00
N.B. La biglietteria chiude un’ora prima
Info e prenotazioni: +39 334 749 5716
Prevendite: call center 892 101 / online su www.ticketone.it

Fondazione Lucio Dalla / Casa Lucio Dalla
Casa conservata dell’artista ospitata in un
palazzo del XV secolo ricco di opere d’arte
originali ed eclettiche.
Via d’Azeglio, 15, 40123 Bologna BO
Apre venerdì alle ore 10
Tel.: 051273530


Vini naturali già dalla fine degli anni Quaranta

Siebeldingen, piccolo paesino della Germania a sud della regione del Palatinato, è qui che con largo anticipo Eduard Rebholz comincia a scrivere la storia di quello che un giorno sarà la viticoltura biodinamica. Oggi l’azienda che porta il suo nome è ai vertici della produzione tedesca per qualità e apprezzamento.

Il vino è un prodotto naturale e il carattere naturale nelle uve appena raccolte non dev’essere compromesso”. Sembrano le parole di un enologo contemporaneo in linea con i principi dell’agricoltura biodinamica, ma non è così. La dichiarazione è del tedesco Eduard Rebholz che alla fine degli anni ‘40, nel paesino di Siebeldingen a sud della regione del Palatinato, bruciò tutti sui tempi cominciando a produrre vini naturali. Una decisione pionieristica che rappresentò le basi per una lunga storia di eccellenza capace di lasciare un’impronta significativa nella storia del vino in Germania e nel mondo.

Dopo la gestione del figlio Hans, a guidare l’azienda dal 1978 è il nipote Hansjörg che ha raccolto il testimone rinnovando e accrescendo la fama dell’azienda consegnando al mercato internazionale vini secchi come li faceva il nonno, da tempo stimati al vertice della produzione vinicola tedesca.
I Riesling, Weissburgunder e Chardonnay, sono tra i vini più eleganti prodotti in Germania e trovano felice apprezzamento sul mercato europeo e in particolare nella gastronomia italiana. Hansjörg è alla guida della cantina da 42 anni, ma la prossima generazione è pronta a prendere le redini. “Attualmente controlliamo la cantina come un triumvirato”, afferma. I suoi due figli, i gemelli Hans e Valentin, hanno maturato una vasta esperienza e sono pronti a lanciare l’azienda verso nuove sfide, tenendo sempre a mente l’eredità del bisnonno Eduard, promotore di una visione innovativa che vede il vino come un prodotto il più naturale possibile.

I vini Rebholz oggi sono presenti anche sul mercato italiano grazie all’attività di Vino & Design, azienda con sede a Reggio Emilia, impegnata nella selezione e distribuzione di vini pregiati, provenienti da produzioni di eccellenze nazionali e internazionali.  Passarne in rassegna il catalogo significa intraprendere un percorso entusiasmante che di Paese in Paese conduce alla scoperta delle realtà più prestigiose, siano esse aziende strutturate o piccole cantine a gestione familiare, ma dove la produzione di vino è ancora una questione di passione, un’attività votata esclusivamente alla qualità.

Con oltre 130 aziende in catalogo – commenta Dick ten Voorde, fondatore dell’azienda – siamo soddisfatti del percorso e del lavoro svolto fino a oggi. Da sempre ciò che orienta la nostra mission è la ricerca e la selezione di aziende che prediligono la qualità e con una forte tradizione alle spalle. Rebholz è l’esempio più eclatante e anche noi siamo stati dei precursori, introducendo in Italia i Riesling, oggi apprezzatissimi”.

 

Vino & Design è un’azienda con sede a Reggio Emilia tra i principali leader del settore della distribuzione vitivinicola. Fondata nel 1999 dall’imprenditore e sommelier olandese Dick ten Voorde rappresenta un punto di riferimento per il settore Ho.Re.Ca e per le enoteche più rinomate d’Italia grazie a un catalogo eccellente che comprende un vasto e variegato assortimento di vini pregiati provenienti da tutto il mondo. Nel 2016 l’azienda si è sviluppata creando la divisione Spirits & Colori che si dedica con molto successo alla mixology rifornendo cocktailbar e trendy loungebar.


"Carta di primavera" de Les Petites Madeleines: al Turin Palce Hotel di Torino le ricette per la nuova stagione

Una cosa è certa, ed è che nessuno è nato con la pentola in mano. Questi diavoli di cuochi hanno imparato a cucinare nel tempo, alcuni senza neanche conoscere le tecniche basilari di cucina. Pensate ad uno scrittore che non conosce l’alfabeto! Altri hanno studiato, vissuto esperienze, fatto sacrifici, creduto in un sogno. Eppure anche quando sai come si lavora ai fornelli, come si mettono insieme gli ingredienti, non significa che sei un cuoco. E fu così che a Torino, mentre attraversavo la grande piazza Vittorio Emanuele, la mia mente tornò ai pranzi assaporati presso Les Petites Madeleines, il prestigioso ristorante del Turin Palace Hotel di Via Sacchi.  Li sì che il cuoco è veramente un cuoco: anzi, come costuma, uno chef!

E’ il giovane, ma già esperto, Giuseppe Lisciotto che da quando ha preso in mano le redini della cucina del ristorante è cresciuto costantemente, lavorando seriamente con passione, sperimentando, confrontandosi e, perché no, qualche volta osando. A conferma, se mai ce fosse bisogno, che credere ed investire nei giovani talenti sia stata un’ottima scelta del gruppo gestionale del ristorante e in particolare del suo direttore Piero Marzot.

Mentre attraversavo la piazza: e adesso? Percorro prima la via Po e poi la via Roma. Alla mia sinistra mi trovo l’affollata stazione ferroviaria di Porta Nuova; attraverso il grande corso e dopo pochi passi sono di fronte all’ingresso dell’hotel. Ci torno volentieri, c’è aria di una nuova stagione nei raggi del sole e nei piatti della “Carta di Primavera” del ristorante. Prima di immergermi nei sapori, seduto ad uno degli eleganti tavoli del ristorante, il mio pensiero viene stimolato da una considerazione. Questi ultimi due anni sono stati segnati da oggettive difficoltà per chi lavora nel mondo della ristorazione e dell’ospitalità. Mesi e mesi che hanno però, quasi per assurdo, un merito: avere regalato tempo! E questo per chi ha saputo approfittarne è stato il momento buono per approfondire le proprie competenze, ma anche per riflettere sull’approccio nell’elaborazione di un piatto e come proporlo alla clientela. E’ il caso di Giuseppe Lisciotto che, tra uno stop e l’altro, ha colto la palla al balzo per vivere nuove esperienze operative. Una riflessione di concetto che ha consentito di strutturare la “Carta di Primavera” de Les Petites Madeleines, con una identità netta per ogni proposta, ogni piatto, con un’attenzione profonda all’uso degli ingredienti e nei loro abbinamento. Un osare diverso, con meno sperimentazione e più attenzione alla sensibilità del palato. Sapori scanditi, puliti e un’alta riconoscibilità degli ingredienti, il tutto contraddistinto dalla semplicità. Chiare e decise le linee guida praticate, non solo nel definire i piatti del menù, ma anche il loro Impiattamento, in cui l’eleganza e il buon gusto sono ben presenti. Il contenuto regala gustose armonie, mentre la forma appaga l’occhio goloso. Sapori evocativi della migliore cultura gastronomica regionale italiana capaci di contaminarsi senza prevaricarsi. E allora mi tuffo nel mare della nuova carta primaverile e rimango piacevolmente sorpreso dal risotto con crema di topinambour, ’nduja, aglio nero e liquirizia, un piatto eccellente in cui le origini calabresi dello chef abbracciano ingredienti di altre terre, creando un mosaico di piacevolezze.

E quindi il mio fantastico ricordare torna prepotentemente presente da vivere. Lo scrittore che scrive, il pittore che dipinge e lo chef che esprime ed imprime nel piatto il suo sentire. Una carta ricca di proposte che in parte devo assaggiare. Il morale acquista vigore piatto dopo piatto, la gentilezza del personale di sala è rassicurante, gli abbinamenti enologici del sommelier sorprendenti e tutto il resto del mondo con le sue angosce alle spalle per tutto il pranzo.
Capesante, vellutata al Vermouth e puntarelle, petto di quaglia e carote alla brace, due degli antipasti che vi consiglio. Per i primi il citato risotto oppure degli gnocchi di barbabietola, fonduta di “Blu del Monviso” e spugnole (morchelle). Poi passo ai secondi piatti: astice, fagioli bianchi in casseruola e bietole e ancora petto d’anatra, cardo gobbo e arancia. Per il dolce non ho dubbi sulla piacevolezza della vaniglia con nocciola, mela Red Moon, cannella e karkadè.

Sono alcune delle creazioni primaverili del ristorante, la carta è molto più ampia con proposte gourmet per veri intenditori del gusto. D’altronde l’obiettivo de Les Petites Madeleines è proprio quello di sviluppare l’offerta culinaria per la stagione primaverile facendo della semplicità il vero tratto distintivo di ogni piatto, lasciando la parola alla qualità degli ingredienti e alla forza creata dal loro abbinamento. Alle spalle di ogni ricetta ci sono infatti uno studio attento ed approfondito di ogni componente ed una serie di esperimenti per cercare di valorizzarli al meglio.
Se ricordare il ristorante è stato bello, riviverlo al tavolo è stato bellissimo. Diavolo di uno chef!!!
(Fabrizio Salce)

Les Petites Madeleines
Via Paolo Sacchi, 8, 10128 Torino TO
Aperto ⋅ Chiude alle ore: 00:30
Telefono: 011 082 5321