Sanremo: città dei fiori, del Festival, del Brandacujùn, del Vermentino e dello Sciacchetrà…

Sanremo è nota nel mondo come la città del festival della musica italiana: a partire dal 1951 vi hanno partecipato come concorrenti, i più noti cantanti e compositori, oltre a molti artisti vari come ospiti.  A parte quel periodo di febbraio, durante l’anno, Sanremo è una delle città più tranquille della costiera ligure, dell’Italia nord-occidentale. Di fronte a un bel mare, i sanremaschi (coloro che da generazioni risiedono a Sanremo, diversamente dai “sanremesi” che vi vivono, ma hanno origini diverse) possono godersi molto verde – non per niente Sanremo è “la città dei fiori” –: c’è il parco di Villa Ormond, con il “giardino giapponese”, ci sono le palme e un uliveto antico. Anche eleganti palazzi e monumenti non mancano e c’è la cattedrale di San Siro del XII secolo, che ha 12 campane all’interno della torre e un imponente crocifisso sull’altare. E poi, c’è lo storico Casinò di Sanremo, che comprende un teatro, che è ospitato nell’edificio “art noveau”. Nelle vicinanze, la chiesa di San Salvatore con le sue cinque cupole a cipolla e la chiesa Ortodossa… Insomma si può dire, a ragion veduta, che a Sanremo non manca nulla, anzi, c’è di più… C’è anche la Sanremo “vecchia” (più di mille anni) chiamata “Pigna”, per le sue strette stradine e le fortificazioni medievali che ricordano le parti, appunto, di una pigna e c’è la famosa “passeggiata dell’Imperatrice” una camminata su area pedonale, col pavimento in marmo (purtroppo viste anche piastrelle rotte) al centro del quale, per un buon tratto, sono incisi i nomi delle canzoni vincitrici del festival; percorso – che deve il suo nome all’imperatrice di Russia Maria Alexandrovna – che va dalla periferia di Sanremo sino al centro cittadino, dove c’è il Casinò e il teatro Ariston e che costeggia, da una parte il lungomare della Riviera sanremese e dall’altra, i grandi e lussuosi hotel, anche storici (come il Royal e il Lolli Palace in splendido stile liberty) che si susseguono fino a un piccolo giardino con la statua della “Primavera” (simbolo della città) e il monumento a Giuseppe Garibaldi che ha lo sguardo rivolto al mare.

Non lontano, ci sono i “giardini Franco Alfano” (l’auditorium) l’unico teatro all’aperto di Sanremo, spazio dedicato alla musica all’interno del parco Marsaglia. Oggi, questa passeggiata, si raggiunge, per chi proviene da Corso Matteotti, rasentando il Casinò Municipale, per giungere dove sorge la chiesa russa e la vecchia stazione ferroviaria. Il cammino è leggermente in salita all’andata e impegna un po’ fisicamente, ma rilassa nel tornare; in sottofondo arrivano i rumori della vicina “Aurelia” strada (da circa 2 mila anni…) sempre trafficata.  Parallelamente, al di sotto, un tempo c’era la ferrovia, ma oggi, “tombata”, è diventata una delle più belle piste ciclopedonali della riviera che arriva fino a San Lorenzo al mare. La passeggiata non è molto lunga e c’è la possibilità di sedersi, non mancano le panchine. Ci sono anche delle bancarelle e qualche chiosco per bere un caffè (e pure venditori extracomunitari e mendicanti, ormai “arredamento urbano” di tutte le città…). La ciclabile invece è lunga 24 km, da San Lorenzo fino a Ospedaletti, passa per boschi e spiagge. E proprio tra le più belle e frequentate (di più in estate…): spiaggia dei Porti (perché è tra porto Vecchio e Portosole) vicinissima al centro, spiaggia dei Tre Ponti, della Cala degli Orsi, spiaggia Bussana, di Arma di Taggia e, l’ultima, di Ospedaletti.

Visto che non siamo lontani dai cugini d’oltralpe, citiamo il geografo francese,Jean Brunhes: “Mangiare, è incorporare un territorio”… E nella città dei fiori e delle canzoni, tanto frequentata da turisti di ogni dove, non mancano i piatti della cucina internazionale, ma noi preferiamo e consigliamo i prodotti gastronomici di eccellenza e le gustose ricette tipiche locali, con protagonisti pesce fresco, pasta fatta in casa e dolci. Cominciamo con la Sardenaira, fragrante focaccia condita con pomodori, acciughe, capperi e olive e il Brandacujùn, antipasto tipico del ponente ligure a base di patate e stoccafisso e ancora, i Barbagiuai, raviolo fritto ripieno di zucca, riso e formaggio, di origine francese “tourtons”, antipasto, da gustare caldo ma buono anche freddo, la torta verde (con riso e verdure a farcire una sottilissima sfoglia) le trofie al pesto o alle olive taggiasche, i ravioli di borragine, le linguine alla crema di broccoli, gli gnocchi al baccalà, i tagliolini al ragù di coniglio e poi il coniglio alla ligure con le olive, scamoncino (carne di manzo/vitello tra la lombata e la coscia) di vitella al forno con sugo di Vermentino e olive taggiasche, questi, solo per citarne alcuni in ordine sparso. Invece, a base di pesce, tradizione della Liguria, la proposta comprende in genere il pescato del giorno:

sgombro, triglia e sorallo (pesce azzurro) e anche grongo, palombo, moscardini e triglie, cucinati in diverse maniere, come la Buridda (zuppa di pesce a tocchetti) e le acciughe fritte, o i gamberi rossi e ancora il polpo con patate o con fagioli, il San Pietro con olive taggiasche, patate ed erbe aromatiche, le capesante con pistacchio o zucca, i calamari grigliati e i prelibati gamberi in pasta Kadaif (“capelli d’angelo”). Da abbinare a detti piatti, le gustose verdure di stagione, fornite dai coltivatori diretti delle piccole aziende agricole locali: agretti, bietole, broccoli, carciofi, cavolfiori, cime di rapa, cipolle, fagiolini, porro, radicchio, spinaci, verza e topinambur; non mancano le erbe selvatiche e una grande varietà di profumate erbette aromatiche, sia coltivate sia spontanee, ovviamente tutte da condire con l’olio extra vergine della Riviera di Ponente.

Olio Extra Vergine di Oliva DOP Riviera Ligure Riviera dei Fiori denominazione di origine protetta: olio prezioso, che incarna una tradizione secolare. A Lucinasco, in provincia di Imperia (poco meno di un’ora da Sanremo) nel cuore del ponente ligure della taggiasca e delle colline verdi e grigie che degradano fino al mare, in un territorio da sempre legato alla coltura dell’olivo, si produce un olio che si fregia del riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta). Si tratta di un olio molto pregiato ottenuto da oliveti coltivati a oliva taggiasca, è di colore giallo verde con qualità organolettiche molto particolari: ha odore e sapore fruttato, con sfumature e sentori di mandorla e pinolo. L’acidità è sempre inferiore allo 0,5%.

Per chiudere in gloria un pranzo come si deve, sono obbligatori i famosissimi Baci di Sanremo, biscotti a base di pasta di nocciole tenuti insieme da una deliziosa mousse al cioccolato e la Stroscia di Pietrabruna (strosciare in dialetto locale “rompere”: non si divide la stroscia col coltello, ma con le mani) dolce secco dall’intenso profumo di limone e di erbe aromatiche a base di olio (taggiasco) farina e zucchero, Marsala o Vermut (anche se è tipico di Chiavari, non si può non gustarlo…); torta Ciavai, un dolce di pan di Spagna, farcito con cremoso zabaione agli amaretti, panna montata e Curaçao, ornato da lingue di gatto… E per esagerare (in calorie) citiamo anche la Spongata (“spongia” spugna) dessert con marmellata di pere e mele, pinoli, mandorle e frutta candita, tutto racchiuso in una sfoglia, tipo brisé.

E per “mandare giù” tutto piacevolmente, è doveroso menzionare alcuni ottimi i vini della zona:

Rossese Riviera ligure di Ponente DOC 2017: si presenta di un rosso rubino scarico con delicati riflessi granata; il bouquet olfattivo porta freschezza e tutta la tipicità del vitigno con decise, ma non invadenti, note di spezie. In bocca è secco caldo e asciutto con un finale leggermente amarognolo. Da abbinare con primi e secondi piatti della tradizionale cucina ligure, ottimo con formaggi teneri e semi stagionati, perfetto per accompagnare una cena tutta all’insegna della Liguria di terra.

Moscatello di Taggia ottenuto dall’omonimo vitigno aromatico, tra il medioevo e l’età moderna, era definito come “nettare degli Dei, vino dei Papi e dei Re”. Colore giallo paglierino tendente al verdolino, al naso, spiccano note di salvia, muschio, garofano e rosa, che lasciano spazio a più avvolgenti sentori di miele e a un’elegante nota fumé. In bocca emerge un buon equilibrio acido zuccherino, sostenuto da un’adeguata struttura. Grande armonia complessiva e retrolfatto che ne confermano l’aromaticità. In questa versione è vinificato secco ed è ottimo abbinato a formaggi stagionati.

Pigato DOC Villà è un vino bianco vinificato dalle migliori uve dell’omonimo vitigno tipico del Ponente Ligure e di antiche origini, verosimilmente greche. Il nome Villà deriva dal quello della terra in cui crescono le viti, le terrazze dell’Azienda Agricola Ada Musso s.s. di Diano Arentino, ben esposte al sole e raggiunte dalla brezza del mare. E’ un vino secco, di colore giallo paglierino con riflessi che ricordano quelli dell’olio; ha un profumo intenso e persistente favorito dallo sbalzo termico notturno, fruttato con sentori di pesca e albicocche, floreale, vi si apprezza la presenza delle erbe aromatiche della macchia mediterranea.

Vermentino DOC è un vino bianco vinificato dalle migliori uve dell’omonimo vitigno tipico del Ponente Ligure di antiche origini greche. Caratteristica principale la sapidità. Non è altamente alcolico, ma è definito vino elegante, con un gusto fresco e persistente, di buon corpo, fine e armonico al palato, con acidità equilibrata e con un sapore secco e fruttato. E’ di colore giallo paglierino con profumi erbacei intensi e di fiori di campo con una nota di pesca gialla, caratterizzato da vena amarognola sul finale. Da abbinare a grigliate di mare e i piatti umidi di pesce, che ne esaltano il sapore intenso.

E per caci e dolci, c’è il Passito della Riviera ligure di Ponente, realizzato dalla stra-maturazione delle uve bianche di Pigato e Vermentino del Ponente ligure: è un passito molto piacevole che porta con sé i profumi delle uve di provenienza; ottimo per accompagnare il dopo pasto con dolci o formaggi. L’alternativa – corregionale – è superba: il Cinque Terre Sciacchetrà DOC  passito di grande struttura ed intensità la cui produzione è consentita solo in alcuni comuni della provincia de La Spezia (il nome deriva da “sciac”, cioè, si schiaccia l’uva, e si estrae il mosto si mette nella botte e si dimentica lì, il tempo non può che fargli bene); raro e prezioso, è perfetto come calice da meditazione. Si compone principalmente di uve Bosco e Rossese Bianco. Selezionati a mano, gli acini, vengono pigiati e vinificati in vasche d’acciaio a contatto con le bucce; poi il vino è affinato in piccole botti, in acciaio o in anfora e affina per 12 mesi in legno di ciliegio. La resa di produzione si attesta sul 25%: oggettivamente ne vale la pena, culturalmente pure, per gli appassionati non vi è alcun dubbio, ma sotto il profilo commerciale è una sfida difficile… Dorato, ambrato con riflessi cangianti, intenso al naso con sentori di miele, armonico e persistente in bocca, rivela un bouquet aromatico complesso ed elegantissimo, solcato da note di albicocca fresca e in confettura, miele, noci e frutta secca e piacevoli sbuffi salmastri. Ha ingresso ammaliante e finale sapido di mare, retrogusto di mandorla e fichi secchi, animo evocativo e poetico. (da centellinare in buona compagnia)

Comune di Sanremo (IM)
Piazza Alberto Nota, 2
Tel: 0184 580700
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FESTA DELLA LUNA PIENA: passeggiate al chiaro di luna, aperitivo sulla neve accanto al fuoco, piatto della luna piena

Maestose e inconfondibili. Le Tre Cime di Lavaredo, in Veneto, sono il simbolo delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un tesoro inestimabile la cui bellezza splende ancora di più al chiaro di luna e per questo le attività di Misurina in collaborazione con il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti organizzano la Festa della Luna piena. Un appuntamento per celebrare queste montagne nella notte più luminosa dell’anno con escursioni sugli sci, in slittino, sulle ciaspole o in motoslitta e tante attività sulla neve, dall’aperitivo attorno al fuoco con vin brulè al Piatto della luna piena.

Gli appuntamenti con la Festa della luna piena sono il 7 febbraio e il 4 marzo 2023.

Tre Cime al chiaro di luna

Quando la luna piena si riflette sulla neve candida il paesaggio assume contorni magici. Il silenzio che avvolge le montagne, i passi attutiti, il freddo pungente, l’aria limpida rendono la notte più luminosa dell’anno un momento atteso per ammirare le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco, con una luce nuova, che le rende ancora più imponenti e affascinanti.

Il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti, in Veneto, unica porta accessibile per visitare queste montagne, organizza, con le attività di Misurina, la Festa della luna piena, un appuntamento che si ripete nei sabati che precedono la serata più luminosa del mese e che nel 2023 si terrà il 7 febbraio e il 4 marzo.

Nello splendido scenario delle Dolomiti, dal tardo pomeriggio, saranno organizzate tante attività al chiaro di luna, dalle salite con le ciaspole al Monte Piana alla discesa con gli slittini dal Rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo. Si potrà sciare sulla pista del Col De Varda o dedicarsi al fondo alla pista Loita oppure pattinare illuminati dalla luna sul Lago Antorno. Sempre partendo dal lago si potranno raggiungere le Tre Cime anche in motoslitta e tornare poi in slittino.

Per chi vuole godersi semplicemente la natura in queste notti così particolari o vuole fare una pausa dopo tanto sport, l’appuntamento è nel tardo pomeriggio con un aperitivo accanto al fuoco con un profumato vin brulè e deliziosi dolcetti tipici della cucina delle Dolomiti bellunesi. Se poi non si è ancora stanchi e si vuole proseguire la serata gli chalet e i ristoranti organizzano eventi speciali con il Piatto della luna piena e musica dal vivo.

Divertimento sulla neve

Per gli sportivi più preparati, per chi mette gli sci per la prima volta e per tutti quelli che amano il divertimento sulla neve il Consorzio turistico Tre Cime Dolomiti con la Ski Area Auronzo Misurina è l’ideale. La qualità Dolomiti Superski e la tranquillità di un’area di piccole dimensioni, ma perfettamente attrezzata garantiscono la vacanza perfetta.

15 km di piste adatte a sciatori di ogni capacità e raggiungibili in poco tempo dal centro del paese attendono gli appassionati sul monte Agudo, con la Ski Area Auronzo. I bambini che mettono gli sci per la prima volta saranno seguiti dagli istruttori del Campo scuola Ansiei, dotato di tappeto e baby skilift. Gli sciatori più esperti potranno invece divertirsi su piste con numerosi cambi di pendenza.

La famosa Misurina, con l’area sciistica sul Col De Varda, vanta una delle terrazze panoramiche più spettacolari delle Dolomiti, dove si scia circondati dalle montagne più famose dai Cadini al Sorapiss, dal Cristallo alle Tofane. Grazie alla particolare esposizione a sud è possibile sciare da dicembre a marzo baciati dal sole. L’area sciistica di Misurina è ideale anche per chi vuole avvicinarsi a questo sport, grazie al Campo scuola Loita. Per chi preferisce invece lo sci di fondo, sempre a Misurina in prossimità della Loita, si scia su un anello di 5 km.

Il divertimento sulla neve però non è solo sci! Per chi vuole regalarsi qualche giorno in montagna, ma non ama sciare ci sono tante attività che faranno ammirare da vicino la bellezza di queste montagne: piste da slittino adatte anche alle famiglie, che partono dalle Tre Cime di Lavaredo e dal Monte Piana, percorsi alla portata di tutti con le ciaspole, che portano ai rifugi in quota seguendo sentieri battuti o semplici passeggiate circondati dalla natura.

Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti
Via Corte 18, Auronzo
tel. +39 0435 99603
www.auronzomisurina.it


MU: piacevolmente Vermouth

Capisco perfettamente come sono andate le cose, e sotto sotto ne sono felice. Ora, nel momento in cui mi leggerete capiterà qualcosa di definito. Mi direte che sono ripetitivo, che non riesco a divorziare da temi e argomenti a cui sono legato. Che strana situazione! Eppure, avete ragione voi, e io sono qui a scrivere ancora di quel magico “elisir del tempo” proprio mentre ne assaporo con piacere un bicchierino. Certo, sarebbe più consono fossi seduto al tavolino di un bar storico del centro di Torino, ma me lo godo ugualmente di fronte allo schermo e alla tastiera su cui scrivo. Il mio liquido sodale è il Vermouth di Torino, ma questo lo avete compreso più che bene. E’ lui, con la sua fama indissolubilmente legata al territorio piemontese, noto e conosciuto nel mondo, per la tradizione e la storicità della produzione.

Lui, che nel 2021 ha festeggiato il trentennale dell’identificazione geografica, lui che risulta come prodotto icona del capoluogo piemontese. Il vino aromatico più famoso al mondo, con trecento, e forse più, anni di storia. Si, sono ripetitivo perché del Vermouth di Torino ne ho scritto sul web e sulla carta stampata, ne ho parlato alla radio e alla televisione. E’ ancora vibrante il ricordo di un bellissimo servizio al quale ho collaborato della rubrica enogastronomica del TG2 Eat Parade andato in onda un paio di anni fa.

Storica bevanda, tanto amata da Cavour, riscoperta a nuova vita proprio negli ultimi anni dopo un celebre e altisonante passato e un breve periodo di oblio. Oggi sul mercato si possono trovare molte etichette, l’ultima degustazione alla quale presi parte ne contava ben 53, e tutte degne di nota. Un vino che, con l’aggiunta di alcol, spezie ed erbe, principalmente Artemisia, sapientemente dosate, vide gli albori nel XVIII secolo ai piedi delle Alpi e venne apprezzato dalla corte reale dei Savoia, che contribuirono a svilupparne una vera e propria aristocrazia di Vermuttieri: loro, che furono i primi diffusori a livello internazionale di questa magnifica eccellenza.

Si, sono ripetitivo e torno a parlarne perché ne ho incontrato uno che ancora non conoscevo. Lo hanno chiamato “MU” ed è il frutto esotico dell’intraprendenza di un giovane nutrizionista, Andrea Balestrini, e di una storia recente, molto recente. Andrea era tranquillamente seduto al tavolo di un noto locale di Alba mentre si gustava un Vermouth. Fu in quel momento che gli balenò nella testa il pensiero di provare a fare un Vermouth personale. Quante volte ci vengono delle idee nei momenti più stravaganti della giornata, ma quasi sempre sorridiamo a passiamo oltre. Andrea invece ci ha creduto da subito e si è messo al lavoro.

E allora vino, la prima prova con del Moscato, ed erbe acquistate da una celebre erboristeria albese. Un esperimento che, se le cose si fossero fermate li, avrebbe portato ad avere dei regali per gli amici durante le Feste Natalizie. Ma le cose non si fermarono: anzi! Andrea continua a lavorarci e nel frattempo trova altre persone che, credono nell’iniziativa, e lo incoraggiano. Fabrizio Stecca, un enologo e Paolo Masoero, un appassionato e conoscitore di vini. Diventano così plasma per avviare la produzione del Vermouth “MU”. C’è poi una quarta persona, la psicologa Emilia Masoero che segue i passi del progetto e che citerò più avanti nel racconto.

I vini utilizzati, rigorosamente piemontesi, sono per il 10% Barbera d’Asti e il 90% Cortese.

Perché il nome “MU”? Nei libri storici del passato i nostri amici, Andrea, Fabrizio, Paolo ed Emila, si sono resi conto che spesso apparivano un paio di termini: Vermutte e Vermuttino. Non a caso una volta era tipico sentire dire alla persone: “ci beviamo un Vermuttino al posto del caffè?”. Quella sillaba “MU” sempre presente ha stimolato il nome finale.
Ma non ho finito. Anche l’etichetta, particolare e molto gradevole, ha una sua storia. Fabrizio Stecca è il titolare di un’accogliente e ben fornita enoteca a Cherasco, deliziosa cittadina della provincia di Cuneo. Si chiama “Sartine” perché un tempo, come d’altronde a Torino, le sartine erano una vera e propria istituzione popolare, e a Cherasco venivano ben istruite da Bernardina Vola. Proprio nella biblioteca storica di Cherasco i nostri quattro amici, coadiuvati dalla collaborazione di Guido Lanzardo, vengono a contatto con un antico testo storico probabilmente datato nel 500. Nel volume trovano alcune tipologie di calligrafia, utilizzate per redigere i testi sacri, e i consigli su come disegnare le forme geometriche. Emilia ne resta affascinata e, oltre ad avere collaborato per la scelta del nome del Vermotuh, si affretta a realizzare l’etichetta dell’elisir. Non mi dilungo, lascio a voi la piacevolezza della stessa, sapientemente realizzata e stampata su carta vegetale.

Nel frattempo per il “MU” arriva anche la dicitura di Vermouth di Torino Rosso Superiore, appellativo per il vino speziato che supera i 17 gradi.
“Mu” è perfetto come aperitivo, da gustare liscio con una scorza d’arancia; ideale in miscelazione per la preparazione di cocktails come il Negroni e l’Americano. Il suo caratteristico retrogusto amaricante lo rende anche un ottimo fine pasto, da abbinare a un pregiato cioccolato fondente o a una torta di nocciole. Oppure, come amava berlo Cavour, prima del pasto, perché stimola l’appetito.
Chi si occupa della produzione è la distilleria Torino Distillati di Moncalieri (TO) e lo potete acquistare anche sul sito dell’enoteca Sartine (www.sartine.it).
Si, sono ripetitivo, forse perché sono un attempato torinese, o forse più semplicemente perché amo il buon Vermouth, mi piace berlo e mi piace parlarne.


A spasso nelle Foreste Casentinesi con sci e ciaspole e poi... “posate e calici”

Un tempo si usavano vere “pelli di foca”, oggi si adoperano prodotti sintetici (e le foche ringraziano…) ebbene, il risultato che si ottiene, è lo stesso: servono ad aggredire la neve anche in salita. E’ lo “sci alpinismo”, pratica sempre più diffusa per esplorare la montagna d’inverno, lasciarsi accarezzare dalla natura e così vivere la magia del bosco zeppo di neve.

“Sci alpinismo nel bosco, com’è? – chiede Antonio Farnè, inviato del Tg2 arrivato al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna per documentare l’attuale situazione – “E’ il modo migliore per vivere la natura – gli risponde uno sciatore col fiatone… – Soprattutto in questo momento con così tanta neve!” – “E’ una sensazione bellissima, di pace… bello, tutto bello davvero!” – Stavolta è una sciatrice che sorridendo esterna tutta la sua soddisfazione –.

Alla scoperta del parco nazionale delle Foreste Casentinesi: 370 km² di natura incontaminata, cerniera tra Romagna e Toscana e luoghi irresistibili per gli appassionati del “bianco”.  Tracce sulla neve che si possono seguire anche con altri strumenti: “Cosa avete ai piedi? – chiede Farnè a un ragazzo piuttosto ansimante – “Sono delle “ciaspole” fatte in plastica dura, servono per aderire al meglio sulla neve” – E’ un po’ come galleggiare sulla neve – riprende Farnè, questa volta rivolto a una ragazza del gruppetto dei “ciaspolanti”… – “Decisamente è molto rilassante, anche faticoso, ma lo consiglio” –  lei di rimando  –  “Siamo stanchissimi, 8 chilometri abbiamo fatto!” – precisa un altro ragazzo sorridendo a 32 denti… –.

“E’ un comprensorio che si presta un po’ a tutti – stavolta Farnè intervista Manuel Tassinari, operatore turistico esperto  –  con oltre 100 Km di sentieristica: percorsi facili, percorsi difficili, percorsi anche abbastanza impegnativi, anche se questo è un Appennino “dolce” ci sono percorsi anche molto importanti… E soprattutto nei week end, grandi escursioni per tutti!”

“Questo è un parco nazionale, qual è il periodo migliore per viverlo? – chiede Farnè sempre all’operatore turistico Tassinari – Forse il nostro parco, ma i parchi in generale, come la montagna, è bella 360 giorni, quindi… è bella in primavera, è bella in estate, abbiamo un autunno che sta diventando importantissimo per i colori della foresta (foliage) e l’inverno, con uno scenario così… forse è la regina d’inverno…  –  risponde Tassinari che saluta e,  girando gli sci, con morbida serpentina sulla neve fresca, se ne va…

E dopo l’esperienza immersiva sulla neve, non può mancare una sosta “rigenerante”
E allora, tutti al rifugio per scaldarsi un po’.

“Clima da rifugio, i clienti cosa vi chiedono? – domanda Farnè a Ioana Oprea, gerente del locale affollatissimo – “Roba calda  –  gli risponde lei – Tutto caldo, bevande soprattutto dal vin brûlé, alla cioccolata calda, anche il bombardino…  –  e da mangiare?  –  la incalza Farnè  –  Polenta, condita con cinghiale, soprattutto e funghetti!”

Per i frequentatori di quel paradiso, quando viene l’ora, non c’è di che estasiarsi anche con le gambe sotto al tavolo… Menù stuzzicanti con i piatti tipici proposti da ristoranti, locande, osterie, trattorie e agriturismi siti all’interno dei territori del parco.  Tutte le proposte presentano una logica contaminazione tra la tradizione romagnola e quella toscana: la scelta è vasta e davvero ben assortita: si può cominciare con una entrée di pane montanaro di grano antico con paté tradizionale, tagliere di salumi e formaggi locali, gota (guanciale in toscano) al miele e marroni del Mugello.  A seguire i primi: tagliatelle con i funghi, tortelli alla lastra, cappellacci all’ortica, conchiglie di farro biologico con porcini freschi e salsiccia, se no, l’immarcescibile  ribollita! Per le pietanze si ritorna alle abitudini montanare: polenta con cinghiale, o lonza di maiale e porcini trifolati e anche tagliata di bovina romagnola e insalatina di porcini freschi al sale dolce di Cervia aromatizzato alle erbe fini e olio extravergine d’oliva artigianale senese. Per i golosi, si può chiudere con pera cotta nel Sangiovese e miele del parco, dolce di castagne con glassa al cioccolato fondente e gelato alla vaniglia e per ultimo (visto l’alfabeto…) la zuppa inglese!

E per annaffiare tale bendidio, nel casentinese, in passato la viticoltura era molto diffusa: la tradizione si riallaccia addirittura a Lorenzo il Magnifico (XV e XVI secolo) che faceva dono degli ottimi vini della zona a tutta la corte pontificia.
In tempi recenti i ricercatori del CREA (Centro Vini del Casentino) hanno recuperato 21 varietà autoctone, ancora presenti in piccoli vigneti secolari come il Morellone del Casentino, il Sanvicetro, la Sepaiola e hanno rivitalizzato l’antica tradizione di “vino vermiglio” delle colline della valle; note sono le etichette di Poggiotondo, Civettaja con il suo famoso Pinot nero, il Borbotto rosso prodotto alla Mausolea è affinato nelle grandi botti di legno della cantina storica e la cantina di Ornina, che può vantare tre etichette per il rosso e una per il bianco.
Tutto questo perché il particolare equilibrio tra il terreno e le escursioni termiche caratteristiche della valle Casentinese, consente all’uva una maturazione ottimale, regalando frutta dalla spiccata aromaticità e, dunque, vini dalla notevole eleganza. In molti casi, nelle cantine locali, non sono immessi tannini, stabilizzanti, acidificanti e quant’altro. In qualche caso si aggiunge solamente una ridicola quantità di “metabisolfito”. Poi ci sono i vini naturalmente biologici e anche biodinamici.

Alla fine, in cima alla nostra classifica – dalla parte della Romagna e dalla parte della Toscana – sono: un rosso, un bianco, vinsanto e vendemmia tardiva compresi
Il rosso è il “Maramia” 2018 – Tenuta Biodinamica Mara: vino sui generis e originale, tra i migliori vini dell’Emilia Romagna per la valorizzazione del carattere del Sangiovese. Profumo incisivo di ciliegia matura e more di rovo ampliate da nuance di cuoio, chiodi di garofano ed erbe officinali.  Al palato incalza con una trama tannica spessa, penetrante e setosa mitigata da una acidità di nerbo. Si schiude per un finale balsamico, di lunghissima persistenza.
Quello bianco: “Sabbia Gialla” 2019 – San Biagio Vecchio: olfattivamente è intenso ampio e fresco con successioni di note floreali su note di frutta candita, scorza d’arancia e nuance di spezie dolci e “viennoiserìe” (dolci da forno); al palato è ricco e serico, di grande morbidezza e freschezza impreziosita da una leggera nota iodata minerale che conferisce voluminosità e carattere in bocca. E’ un vino ottenuto da Albana macerata, dai profumi di grande eloquenza, che si sprigiona al palato ricco, voluminoso e di sensazionale persistenza.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
è un parco nazionale istituito nel 1993, situato nell’Appennino tosco-romagnolo,
lungo il confine delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, a cavallo tra le province
di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze.
www.parcoforestecasentinesi.it
Orari: aperto 24 ore su 24
Tel.: 0575 50301

            (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


A San Biagio è tradizione gustare il Panettone Loison

Il 3 febbraio, giorno del santo protettore della gola, è tipico della tradizione di Milano mangiare un pezzetto di panettone avanzato da Natale per tenere lontano i malanni di stagione. E’ un dolce lievitato naturalmente a forma tipica di panettone e la superficie con la caratteristica scarpatura (il taglio a croce sulla superficie). Lo chef David Perissinotto con questa ricetta, gioca tra il dolce agrumato del panettone al mandarino tardivo diCiaculli e la sapidità degli altri ingredienti in perfetto equilibrio. Perché il mandarino di Ciaculli? Perché è coltivato nelle borgate di Ciaculli e di Croceverde Giardina (PA) e deriva da una mutazione spontanea del mandarino avana che matura più tardi, da gennaio a marzo; perché è succoso, contiene pochissimi semi e ha un alto tenore zuccherino. E’ impiegato da Loison nelle proprie ricette sin dal 2005. Questa varietà di mandarino è acquistata direttamente dal Consorzio e la sua canditura, personalizzata, è realizzata su misura per Loison Pasticceri.
Tra gli altri ingredienti, la vaniglia che è una delle spezie più preziose al mondo (i primi a utilizzarla furono gli Aztechi). Loison si rifornisce direttamente dai coltivatori in Madagascar, una delle migliori produzioni di vaniglia del mondo. Il baccello nero profumato si ottiene dopo un lungo processo di trasformazione. Poi c’è l’uvetta sultanina della Turchia, con gli acini calibrati e senza semi, dolci e consistenti, appassiti naturalmente al sole e senza conservanti.

Il Panettone artigianale al Mandarino Tardivo di Ciaculli ha un inconfondibile aroma naturale fruttato e delizioso ed è ottenuto attraverso una paziente lavorazione artigianale di 72 ore. La pasta, di colore giallo e ben alveolata, è particolarmente soffice per l’utilizzo di burro, latte e panna freschi.

Tutti gli ingredienti: farina di grano tenero tipo “0”, uova fresche da allevamento a terra in Italia, uva sultanina(12%) mandarino tardivo di Ciaculli candito (12%) mandarino (62%) sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, succo concentrato di limone, burro fresco, latte (10%) zucchero, lievito naturale da pasta acida, tuorlo d’uovo fresco da allevamento a terra in Italia, emulsionante: mono- e digliceridi degli acidi grassi di origine vegetale, mielemillefiori Sicilia, latte fresco (1%) panna fresca (1%) sale marino integrale di Cervia, Burro di cacao, vaniglianaturale Mananara del Madagascar (0,2%) aromi naturali. Può contenere semi.

Il ricco assortimento di Panettoni Loison: Panettone Fico Loison Frutta e Fiori, Panettone Marron Glacé Loison Frutta e Fiori, Panettone Limoni Loison Frutta e Fiori, Panettone Liquirizia Zafferano Loison Frutta e Fiori, Panettone Camomilla Loison Frutta e Fiori, Panettone Rosa Loison Frutta e Fiori, Panettone Noël Loison Frutta e Fiori, Panettone Amarena Loison Frutta e Fiori, Panettone Agrumato Loison Frutta e Fiori e Panettone Limoni Loison Frutta e Fiori.

Loison Pasticceri dal 1938
via Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
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08:30 –  13:00
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Sabato e Domenica: CHIUSO
ORARI UFFICIO
dal Lunedì al Venerdì: 8.30 – 18.00


Parliamo di un “Signor vino”: il Wildbacher Col Sandago IGT Colli trevigiani…

Wildbacher, il nome prende origine da una regione situata nelle campagne di Deutsch-Landberg, in Austria, nella Stiria occidentale, chiamata Schilchergegend, ossia “zona del vino brillante” e corrisponde al distretto dove era inizialmente coltivato; significa letteralmente “torrentello selvaggio, non imbrigliato”, una profezia per il suo carattere inquieto. Conosciuto con molti nomi diversi – Echter Blauer, Blauer Kracher, Blauer Greutler, Blauer Kräutler, Dioljak – dalle terre austriache, due secoli or sono, il vitigno giunse a Susegana, nella Marca Trevigiana, l’unica zona d’Italia dove ha trovato ospitalità. Col Sandago conserva nel proprio ambito collinare (Colle di San Dagoberto a Susegana) in altitudine, oltre i 300 mt, dove mai giungono le nebbie e dove l’insolazione è piena, gli unici tre ettari e mezzo esistenti al mondo di Wildbacher nero. La limitatissima produzione di 4000 bottiglie anno, rende lo “Schwarz-Wildbacher” unico, essendo stato estirpato ovunque in Austria. E’ un fenomeno che rende merito a chi lo produce e fa gioire chi lo beve.

A decantarne pregi e qualità, “mister Hausbrandt”, al secolo Martino Zanetti, studioso imprenditore e presidente di Hausbrandt Trieste 1892 S.p.a., incontrato con vero piacere alla storica Osteria Antica Guizza di Conegliano (TV) che con la sua storia centenaria, non poteva essere luogo più adatto, dove il presidente Hausbrandt, non si è presentato a mani vuote, anzi, ha portato con sé un grandioso biglietto da visita: un Wildbacher Col Sandago IGT Colli Trevigiani 2016 – un “rosso” Indicazione Geografica Tipica: vino vigoroso, dall’animo intenso ed elegante, ideale per piatti a base di carni saporite, brasati, selvaggina e formaggi maturi – per presentarlo ai giornalisti enologi specializzati, riuniti per l’occasione in detta osteria (da poco inaugurata dalla nuova gestione, di cui fa parte Sandro Adorni) ai quali è stato dato il gradevolissimo mandato di giudizio…

Degustazione: colore rosso intenso, profumo ampio, carico, aroma deciso, aspro e leggermente tabaccoso, con sentori di frutti di bosco, erbe aromatiche e spezie dolci con  bacche nere mature, un po’ di noce e legno tostato; leggermente tannico e vigoroso insieme, ben strutturato e con buona acidità nel finale leggermente fuligginoso, con succo scuro che dona freschezza; temperatura di servizio: 18 °C.

Il vino Wildbacher è distribuito da Hausbrandt Trieste 1892 SpA, alla cui guida, dal 1988, si trova Martino Zanetti. Hausbrandt deve la maggiore notorietà al suo caffè, servito dal Cremlino, fino ai lussuosi hotel delle Maldive.  L’eclettico presidente, mr. Zanetti, anni or sono, acquisì una piccola azienda di caffè con 15 dipendenti in centro a Conegliano (TV) e nel tempo ha introdotto nel Gruppo anche marchi eccellenti di birra e vini.  Da allora – circa 40 primavere fa – se n’è venduto (e bevuto) di caffè… e oggi  i collaboratori  di quella “aziendina” sono diventati 500 e la torrefazione è un grande impianto a Nervesa della Battaglia (TV) che esporta la tradizione italiana in più di 90 Paesi del mondo e ha appena festeggiato i 130 anni di storia e i circa 85 milioni di fatturato (!). L’attività lavorativa lo impegna sempre, specie in questi momenti “contingenti”, perché le difficoltà incalzano, la crisi morde, la guerra, non si sa dove arrivi… Per Martino Zanetti, l’importante è continuare ad allargare gli orizzonti, preservare la tradizione e, considerando il malessere generale, mantenere il lavoro delle persone, essere in condizione di pagare sempre i propri debiti e… non mollare mai!

Il Wildbacher in Hausbrandt Trieste 1892 SpA:

  • WILDBACHER COL SANDAGO IGT COLLI TREVIGIANI
  • WILDBACHER METODO CLASSICO ROSÈ EXTRA BRUT V.S.Q.
  • WILDBACHER ROSE’ VINO SPUMANTE BRUT
  • DAGOBERTHUS PASSITO DI WILDBACHERGRAPPA DI WILDBACHER
  • ESPRESSIONI DI WILDBACHER


Da oltre cent’anni l’Osteria Antica Guizza, è una vera istituzione nel territorio del Prosecco

In quel di Conegliano (TV) una straordinaria combinazione di tradizione, stagionalità e qualità si trova all’Osteria Antica Guizza che crede nelle attività della sua terra: il Prosecco DOCG, i vini e i piatti realizzati solo con ingredienti a km 0 prodotti da piccole realtà locali per far assaporare agli ospiti il vero gusto della genuinità.

Autenticità, tradizione e bontà dunque. E un tocco di modernità. Tutto questo si respira entrando nella “nuova” Osteria Antica Guizza, lo storico locale posizionato lungo via Costa, la strada che dal Castello di Conegliano porta a San Pietro di Feletto. Lì, sull’angolo più alto di Conegliano, l’osteria torna a vivere in un ambiente completamente rinnovato, ma studiato per mantenere uno stile autentico che tiene vivi i ricordi del passato ed è pronto a crearne di nuovi.

L’arredamento è un incastro perfetto di materiali quali legno, ferro, mattoni e pietre, che rendono l’Antica Guizza un luogo caldo e accogliente, pronto a ospitare gli affezionati clienti ma anche i visitatori del circuito turistico che percorrono la strada del vino più antica d’Italia. Dettagli ricercati e un tocco di modernità aggiungono valore alla location, immersa in una cornice naturale mozzafiato: le colline del Prosecco DOCG, inserite nel Patrimonio Unesco. Tre sono le sale interne, di cui una con vista, in più c’è una nuova terrazza panoramica all’aperto, che affaccia su un paesaggio in cui si intrecciano vigneti e piccole aree boscose, per così godersi appieno il silenzio e la maestosità del luogo, sorseggiando vini del territorio e degustando sapori tipici.

L’80% dei prodotti serviti all’Osteria Antica Guizza, dai salumi ai formaggi, fino agli ingredienti dei piatti caserecci del giorno, proviene dalle piccole realtà locali che valorizzano il luogo, sorto all’epoca dei Longobardi e che un tempo, molti anni fa, includeva il “casoìn”, negozio di riferimento degli abitanti per acquistare generi di prima necessità.

«Questo è un luogo storico, un gioiello e abbiamo voluto mantenerlo tale – spiega Sandro Adorni, patron del locale preso in gestione con i soci, dopo la chiusura avvenuta nel 2019 –
Fin da subito, il nostro intento è stato quello di ricreare un’atmosfera in continuità con quella che si è sempre respirata all’Antica Guizza: tranquillità, tradizione e sapori tipici da vivere e assaporare in compagnia, in occasione di un aperitivo, una sosta durante un’escursione, un pranzo o una cena. Siamo pronti ad accogliere i nostri ospiti – conclude Sandro – e a condividere insieme a loro la bellezza di questo luogo».

Sì, ma Sandro Adorni, chi è?
Ha grandi passioni: vino, Conegliano e le colline del Prosecco, buona cucina, automobili e i suoi figli. E’ giovane e vanta già una cospicua esperienza: comincia a lavorare nel periodo estivo al Bar Padova di Conegliano, poi a vent’anni, con un socio, apre il primo locale a Conegliano. Pochi anni dopo, inizia la grande storia con la “Società Mamilla” punto di ritrovo di varie generazioni e d’età diverse in base all’orario (tutti i giorni dalle 10 fino a tarda notte). Ci lavorano più di venti persone che accolgono centinaia di avventori al giorno.  Il 2 ottobre 2011, nasce il primo figlio. Nel 2012, Sandro avvia il progetto “Prosecco Privé” (proponendo esclusivamente “Conegliano Valdobbiadene DOCG”).  Dopo il primo locale a Conegliano, nel 2018 apre il secondo a Lignano Sabbiadoro e, adesso, avvia l’e-commerce dedicato, ovviamente, al Conegliano Valdobbiadene DOCG. Nel frattempo arriva il secondo figlio (2013).  Nel 2019, con i soci, rileva l’Antica Osteria Guizza e dopo quasi 2 anni di lavori (giugno 2021) l’inaugura. Da quando è stata fondata la società Mamilla (oggi ormai sono 18  anni!) tutti i progetti sono stati portati avanti da Sandro con i quattro soci, ognuno con un incarico: lui si occupa di “sviluppo attività”. Adesso, in serbo c’è una nuova apertura, sempre in zona e…. con ampio spazio dedicato alla buona tavola!

e… a proposito di tavola:
a spignattare sanno fare in molti, ma a cucinare “come si deve”… mica tutti!  All’Osteria Antica Guizza, però, ce n’è uno che ci sa proprio fare: Matteo Cattai!

Ma, chi è Matteo Cattai?
Cucina, vini, pesca sportiva e viaggi sono le sue passioni. Diploma all’alberghiero di Vittorio Veneto, specializzazione “chef enogastronomo” e subito lavora al “Canon d’oro”, locale nel centro storico di Conegliano. Uno stage al ristorante “Gigetto Miane” e alle “Calandre” di Sarmeola di Rubano (PD) poi arriva “Alle Ginestre”, ristorante di pregio nel coneglianese, dove si lavora solo pesce fresco e lì resta diversi anni. Fa anche esperienza “Da Celeste” di Venegazzù (TV) in occasione della mostra del cinema di Venezia. Poi gestisce le cucine de “Il Melograno” presso il “Phi Hotel Astoria” di Susegana, specializzandosi (sempre lavorando prodotti del territorio) per matrimoni e cerimonie varie. Nel 2010 incontra Sandro Adorni ed entra nel gruppo Mamilla (locale che propone primi piatti, aperitivi e cocktail a San Vendemiano); è responsabile di cucina, selezione e acquisto prodotti.  Con Sandro, sviluppa e segue l’evoluzione delle cucine dei locali del Gruppo, dall’apertura all’affermazione sul territorio, con in programma una nuova esperienza, dove la cucina avrà sempre uno spazio di gran rilievo.

In occasione dell’incontro dei giorni scorsi all’Antica Guizza, con giornalisti enogastronomici e produttori locali, lo chef Matteo ha presentato un delizioso polpo arrostito, su letto di salsa di fagioli Borlotti, con stracciatella e una coulis di lamponi densa (per sgrassare e alleggerire) il tutto spolverato con briciole di una crumble di bacon (guanciale sgrassato)… ovviamente abbinato con Prosecco DOCG! Una vera leccornia!

Un’alternativa al polipo? Per i più tradizionalisti, ci sono “Radici e fasioi” in cocotte di terracotta: piatto della tradizione popolare del “Basso Piave” (cena delle famiglie umili) le cui origini si perdono nella storia, nei ricettari antichi, dove erano trascritte solo le ricette dei “signori”. La “Congrega dei Radicie e Fasioi” si occupa oggi di custodire e trasmettere questa tradizione gastronomica che, proprio all’Osteria Antica Guizza, prende vita dalle mani di Matteo Cattai che mette insieme l’amarognolo del radicchietto, la delicatezza della crema di fagiolo di Lamon tiepida, il grigliato della polentina di mais bianco perla calda e, per finire, un buon Rabosello o un “Prosecchino” (scusate i vezzeggiativi, comunque benevoli – NDR).

La ricetta: per prima cosa, la sera prima, mettiamo in ammollo i fagioli di Lamon. Il giorno dopo, sciacquiamo i fagioli, prepariamo un soffritto di scalogno, carota, sedano e, per insaporire i fagioli, aggiungiamo qualche fogliolina di salvia e rosmarino che poi toglieremo.  Acqua, sale, pepe e tutto sul fuoco “dolce” per circa due ore e mezzo. A cottura ultimata, passiamo metà dei fagioli con il passaverdura. Laviamo e spezziamo con le mani il radicchietto, lo asciughiamo, lo adagiamo in un coccio di terracotta, versiamo sopra la salsa di fagioli ben calda, sia quella passata, sia i fagioli interi. Finiamo il piatto con una  emulsione di olio EVO, aceto, sale, pepe, e serviamo con polentina bianca, grigliata e… Gustiamola in buona compagnia!

Osteria Antica Guizza
Via Guizza, 102 Conegliano (TV)
Orari di apertura:
Giovedì 10:00-24:00
Venerdì 10:00-24:00
Sabato 09:00-24:00
Domenica 09:00-24:00
Tel.: 04381893012
info@osteriaguizza.it


Con “Adami Spumanti”, è sempre festa!

L’amore e la dedizione per il nostro lavoro, non può prescindere dalla consapevolezza di ritenerci delle persone veramente fortunate. Fortunate di poter amare e contribuire alla bellezza di questo territorio, sia attraverso il nostro stesso lavoro quotidiano, sia attraverso la valorizzazione dei luoghi dell’Alta Marca Trevigiana che ci sorprendono ancor oggi, ogni singola volta che li contempliamo. – E’ Franco Adami, titolare ed enologo di Cantina Adami, incontrato nei giorni scorsi all’Osteria Antica Guizza, che parla – Ci piace pensare che si trovi proprio qui il fondamento su cui si basa il concetto di orgogliosa ed appagante armonia che si ottiene nell’ammirare luoghi come quelli della nostra area, densi di storia, lavoro e dedizione; crediamo sia la stessa soddisfazione che deriva, per esempio, dal confronto con una persona tanto umile e discreta quanto interessante e raffinata, lo stesso benessere che produce l’assaggio di un territorio attraverso la Sua corretta traduzione enologica”.

Spumante non si nasce, si diventa. Ed è la “presa di spuma”, una seconda fermentazione che si svolge in recipienti di acciaio a tenuta di pressione, a fare la differenza. Grazie a questo procedimento si sviluppa in modo naturale l’anidride carbonica con la pressione necessaria per lo sviluppo di bollicine di grande finezza e persistenza che trasformano il
vino in spumante. Adami da oltre 90 anni produce solo Prosecco (Valdobbiadene Docg e Prosecco Doc Treviso): Adami è quindi “specialista in Prosecco”, nelle sue varie tipologie ed espressioni, sia tradizionali che particolari, legate alle diversità di ogni singola collina.

I vini:

RIVE – SINGOLO VIGNETO COL CREDAS
Col Credas esprime grande ampiezza, intensità ed equilibrio, con delicate note fruttate e floreali, come i fiori di glicine e d’acacia.

RIVE – SINGOLO VIGNETO VIGNETO GIARDINO
Il Vigneto Giardino, acquistato nel 1920, è un anfiteatro viticolo naturalmente rivolto a mezzogiorno.

CLASSICI DEI CASEL
Dei Casel è un Extra Dry che per la sua freschezza, giovialità e quadro aromatico è particolarmente consigliato come aperitivo.

SINGOLO COMUNE CARTIZZE
Cartizze è il toponimo che identifica un’area di 106 ettari nel comune di Valdobbiadene.

DOC TREVISO GARBÈL
Garbèl è adatto sia come aperitivo che accompagnato a piatti dal tono delicato.

In occasione dell’incontro presso l’Osteria Antica Guizza, è stato presentato da Franco Adami, dei CLASSICI, il BOSCO DI GICA Valdobbiadene Docg Brut Adami (da uve Glera 95-97% e Chardonnay 3-5%) che esprime in maniera versatile l’equilibrio tra gusto asciutto e gentile fragranza gustativa (10 g/l).  A Colbertaldo si attraversa ancor oggi un piccolo bosco che trova le sue prime testimonianze storiche circa 6 secoli fa, un tempo chiamato Bosco di Gica. Le uve più adatte per dare vita alla tipologia brut vengono selezionate essenzialmente nei 3 comuni limitrofi all’Azienda. Aspetto: il Bosco Gica si presenta di colore giallo paglierino, spuma fitta e perlage fine e persistente; profumo: ampio e fruttato, ricorda la mela gialla, la pesca, il glicine e i fiori d’acacia. Ha equilibrio e delicatezza uniti a note aromatiche di grande freschezza. Sapore: piacevolmente acidulo e sapido, fresco e fruttato. Di buona pienezza, rotondità e lunghezza, ha completa corrispondenza con il profumo e grande armonia. Abbinamenti gastronomici: eccellente aperitivo ma anche spumante “a tutto pasto” con pesce, crostacei e frutti di mare.

Si abbina con tutti i primi piatti leggeri e delicati. Servizio: Raffreddare poco prima dell’ uso a 7-8° C. Ideale servire con secchiello e ghiaccio. Il Bosco di Gica Brut esprime le sue massime caratteristiche di freschezza nell’anno successivo alla vendemmia. Tuttavia, negli anni seguenti, se ben conservato, alla diminuzione dell’intensità dei gusti e profumi fruttati corrisponde una maggiore complessità, sia al naso che in bocca, che può riservare piacevoli sorprese.

WINESHOP E DEGUSTAZIONI
Mar-Sab
9:00-13:00/14:00-18:00
UFFICIO
Lun-Ven
08:00-13:00/14:00-18:00
Adami cantina
Via Rovede, 27
Colbertaldo di Vidor
Treviso (Italia)
Tel: 0423 982110
Cell. 320 5638058
welcome@adamispumanti.it
info@adamispumanti.it

 


Società Agricola “Gli Allori”, eccellenze venete per il mondo

“Mantenere alta la qualità dei nostri prodotti nel rispetto dell’ambiente che ci permette di produrli; imprimere nei nostri vini un forte carattere fatto di eleganza, poesia e racconti; trasmettere al prossimo le emozioni che questa nostra magnifica terra ci dona ogni giorno, tramandando le storie di una famiglia”… questa è la mission della Società Agricola “Gli Allori”.

Abbiamo incontrato Giacomo Zaninotto che – con i cugini Matilde Pollio e Giulio Sturaro – è fautore del successo commerciale dell’Azienda, di cui ci ha raccontato la storia:

…tutto ebbe inizio nel 1919, quando Giovanni e Luigia, giunti a Conegliano da Feltre (BL) acquistarono i 20 ettari di terreno agricolo che compongono l’attuale proprietà.

Le eredi, Luigia, Giovanna e Maria Luisa, trascorsero lunghi periodi a Collalbrigo (TV)  proseguendo con i fidati collaboratori di sempre l’attività di cura dei terreni e di raccolta dei relativi frutti.

È al coraggio e alla lungimiranza di queste donne di famiglia che oggi “Gli Allori” rivolgono il loro grazie: da sole – quelle “Tose” –  hanno infatti saputo mantenere e amministrare quanto lasciato loro in eredità dai genitori, custodendone, per figli e nipoti, il frutto di grandi sacrifici. Loro sono state esempio e volontà per costruire il presente e, anche per un futuro che non dimentichi mai il passato. A loro – “Le Tose”- è intitolata l’etichetta del Prosecco D.O.C.G. di punta.

Con gran rispetto del passato e della storia che li accompagna, la Società Agricola “Gli Allori” si proietta verso un futuro fatto di qualità, sostenibilità e innovazione delle lavorazioni e dei prodotti di queste tenute.

La località di Collalbrigo rappresenta da sempre la zona viticola più pregiata della città di Conegliano: qui la vite ed il vino disegnano e modellano da sempre il paesaggio e la cultura delle genti. Sulle dolci colline di Collalbrigo di Conegliano, maturano i frutti prodotti dalla Società Agricola Gli Allori, coccolati da un dolce clima temperato. Le uve raccolte e immediatamente trasformate, danno vita ai loro ottimi vini.

I numeri:

Nel 2009 viene eseguita la prima vendemmia della Società Agricola Gli Allori

Nel 2011 la prima bottiglia di vino della viene messa in commercio.

Nel 2018 gli Allori diventano una delle prime aziende dell’area Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG a ottenere la certificazione SQNPI (Sistema Qualità Nazionale Produzione Integrata) che permette, in modo garantito e analitico, di far distinguere la Società Agricola Gli Allori, per attenzione e preservazione dell’ambiente agricolo e del suo ecosistema.

Dal 2019 anche l’azienda Gli Allori ricade all’interno del nuovo territorio patrimonio dell’umanità UNESCO. Una piccola area geografica, le colline del Conegliano Valdobbiadene, dove l’interazione positiva tra uomo e ambiente ha creato un paesaggio produttivo/culturale davvero unico.

 

I vini:

PROSECCO SUPERIORE DOCG BRUT “LE TOSE”
La prima tipologia di Prosecco DOCG “Le Tose” si caratterizza per il colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdi. Si distingue per i suoi eleganti sapori sapidi, per il perlage finissimo e il profumo limpido con evidenti note di pesca bianca.

PROSECCO SUPERIORE DOCG EXTRA DRY “LE TOSE”
La tipologia più tradizionale del Prosecco DOCG “Le Tose” al palato è sapido, morbido ed allo stesso tempo asciutto, grazie ad un’acidità vivace. Si caratterizza per la sua intensità gustativa dalle note speziate. I sentori olfattivi sono di frutta matura, come mela e pera, che sfumano nel floreale.

PROSECCO SUPERIORE DOCG RIVE DI COLLALBRIGO-COSTA “LE TOSE”
La tipologia che riflette le peculiarità della zona di produzione del Prosecco DOCG “Le Tose”. Suolo, esposizione e microclima della località di Collalbrigo conferiscono a questo vino un colore grigio argento brillante con un delicato riflesso verde. All’olfatto si percepiscono piacevoli note fruttate e floreali. Perlage croccante, succoso e di buona lunghezza.

METODO CLASSICO “A’LLORI”
“A’llori” nasce per celebrare il centenario dell’Azienda (1919-2019). Un metodo classico 100% Glera unico nel panorama del Conegliano Valdobbiadene, caratterizzato da note di lievito tipiche del suo metodo di produzione. Al naso spiccano sentori floreali di tiglio e cedro. Al gusto è fresco, acido e agrumato, con una sapidità che invoglia la beva.

PROSECCO SUI LIEVITI “PRIMA LUNA”
Prodotto con uve Glera – base del Prosecco DOCG – “Prima Luna” è la versione del tradizionale Prosecco “col fondo”. Si tratta di uno spumante brioso, torbido e con finissime bollicine. All’olfatto spicca il tipico sentore di crosta di pane, dato dal contatto prolungato con i lieviti, che dona sensazioni olfattive ampie e complesse.

… e altre eccellenze sono:

OLIO E.V.O. “GLI ALLORI”
Tra le vigne, nel cuore dei colli coneglianesi, nasce l’extravergine d’oliva “Gli Allori”. Quest’olio è frutto della raccolta esclusivamente manuale dei cultivar Moraiolo, Leccino, Frantoio e Gragnano, le cui olive vengono molite a freddo nelle 24 ore successive. Un prodotto storico che mantiene le sue caratteristiche organolettiche dalla bacca alla bottiglia.

OLIO E.V.O. “TIZIANO”
L’extravergine d’oliva “Tiziano” è la quint’essenza dei cultivar Moraiolo, Leccino, Frantoio e Grignano de “GLI ALLORI”. Un prodotto esclusivo realizzato solo nelle annate migliori.

PREMI E MENZIONI

ENOCONEGLIANO 2022
Per il quarto anno consecutivo, EnoConegliano e l’Associazione Dama Castellana, hanno premiato “Le Tose Rive di Collalbrigo-Costa”, “Le Tose Brut” e “Le Tose Extra Dry” con il Diploma di Merito durante il 24° concorso enologico che riunisce i migliori produttori di vino del Veneto.

8⁰ CONCORSO ENOLOGICO FASCETTA D’ORO
Il primo ed unico concorso enologico nazionale, approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, dedicato al Conegliano Valdobbiadene ed alle sue eccellenze vitivinicole premia “Le Tose Extra Dry” con la Fascetta d’Argento 2022.

ARGENTO E BRONZO ALL’IWSC 2022
Il concorso globale di selezione dei migliori vini e liquori di tutto il mondo premia “Le Tose Rive di Collalbrigo-Costa” con una medaglia d’argento e 91/100 punti.
Un altro riconoscimento – sempre nella stessa competizione – per “Le Tose Brut” con una medaglia di bronzo e 89/100 punti.

UN PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO DA MERUM
Nel 2022 la rivista Merum per i lettori di lingua tedesca ha dato due cuori a “Le Tose Rive di Collalbrigo – Costa” in occasione della pubblicazione dell’inserto speciale dedicato al vino ed all’olio d’oliva italiani: “i due cuori vengono assegnati a vini molto buoni, di cui si vorrebbe avere una buona scorta in cantina“…

 

Società Agricola Gli Allori… Complimenti!

Società Agricola Gli Allori
Wine Shop: Viale L. Spellanzon 28 – Conegliano TV
Tenuta: Via delle Caneve – Conegliano TV
Tel: 346 307 5380
info@gliallori.eu
www.gliallori.eu


Grappa Le Crode: ricerca e tradizione, qualità e innovazione di grandi distillati italiani…   

Distilleria Le Crode si trova a Caorera di Quero Vas, in provincia di Belluno, sulle rive del Piave, a metà strada fra Valdobbiadene e Feltre, a cavallo di due territori di ricche e importanti tradizioni enogastronomiche. Nel corso degli anni, per la tenacia con la quale ha saputo coniugare ricerca e tradizione, qualità e innovazione, cura del particolare e interesse per il territorio, Distilleria Le Crode si è guadagnata uno spazio importante nel panorama della produzione della grappa di qualità.

Qui Vincenzo Agostini, oggi unico erede della storica tradizione della Grappa Bellunese, un tempo considerata una delle migliori grappe italiane, distilla la grappa una goccia dopo l’altra, con pazienza, con tenacia, usando un impianto a caldaiette in rame a vapore, a ciclo discontinuo, costruito a Conegliano Veneto (TV) da Zambeletti & Nogarol ai primi del Novecento.

L’impianto della Distilleria Le Crode, infatti, è uno dei rari sistemi che opera ancora “come una volta” a camino fumante, continuando la storica tradizione della Grappa Veneta e Italiana. Le Crode sono le erte scoscese e inospitali, frequentate da pochi esperti, che accompagnano il fiume Piave quando, dopo aver lasciato le Dolomiti e la Val Belluna, sfocia nella Pianura Padana. Sobrietà e senso della storia, legame con il territorio e autenticità, cura dei particolari e eccellenza del prodotto: tutto questo in una bottiglia di Grappa Le Crode.

La Grappa artigianale è fatta di tre elementi fondamentali: uomo, vinaccia e impianto di distillazione. Solo l’equilibrio e l’armonia tra questi, garantisce una Grappa di eccellenza. Coloro che arrivano in Distilleria Le Crode, infatti, trovano un luogo dove vale ancora la regola che l’uomo è al cento di tutte le cose.

L’impianto della Distilleria Artigiana Le Crode è strutturato su tre caldaie funzionanti a vapore, a ciclo discontinuo, che possono contenere ciascuna due quintali e mezzo di vinaccia. La distillazione avviene solo in autunno, in coda alle vendemmie, con vinacce rigorosamente fresche, perfettamente fermentate. La distillazione è lenta e morbida. Eliminata la testa e la coda, resta la Grappa Fine Le Crode, per accontentare coloro che sono alla ricerca di sensazioni olfattive e gustative ricche e genuine.

Vincenzo Agostini è il mastro distillatore. Unisce passione e competenza, amore per il suo lavoro e desiderio di cavare dalla vinaccia lo spirito che essa contiene. “Mi piace pensare – dice spesso – che la Grappa Le Crode è lo spirito del mio territorio, una terra che va dai monti al mare, dalle Dolomiti a Venezia. Quando dico spirito intendo l’essenza del lavoro di intere generazioni che oggi io, erede fortunato, raccolgo per gli altri dentro una bottiglia di grappa. Le mie grappe contengono dunque storia e memoria, fatica e speranza: prima che con il palato, si bevono con la testa e con il cuore”.

Distilleria Le Crode lavora le vinacce tipiche della parte alta del Veneto, un territorio che si caratterizza per l’eccellenza e il prestigio dei suoi vitigni: il Prosecco, il Cabernet, il Merlot, il Raboso, l’Uva Fragola. Dal 2014 Distilleria Le Crode ha iniziato a lavorare anche alcuni vitigni della Val Belluna – la Bianchetta, la Pavana, la Gata – cavandone una Grappa di Pure Vinacce – la Nina – che più si avvicina alle grappe che una volta venivano prodotte nelle case dei contadini della Valbelluna, al termine della vendemmia familiare. Con il suo bouquet e i suoi profumi floreali, con l’unicità del suo gusto, ha stregato gli amanti della “vera Grappa”.

E’ la più delicata della linea Grappa Le Crode, è ricavata da un vitigno che ha raggiunto fama mondiale. Ha una sensazione e un gusto molto fine, leggermente fruttata e floreale. É adatta per un consumatore “universale”.

Grappa tra le migliori d’Italia, distillata all’ombra del Boreale Tomatico, limpida e schietta come il carattere dei montanari, una volta presente in ogni casa e gelosamente custodita come panacea universale, consolatrice del freddo, delle paure e degli affanni, ma soprattutto buona, buona, buona” – ammette Agostini -.
E’ l’unica Grappa Le Crode affinata in legno con aromi di malto e di luppolo. Si tratta di una assoluta novità sul mercato della grappa. Gusto secco e deciso, ricorda nei profumi un lontano sentore di whisky.

…e ancora:

grappa novità dal 2013: la Grappa di Raboso, è la tradizionale che si distingue per l’armonia dei profumi fruttati. Con il suo gusto diretto, ben marcato e elegante, dona al palato sensazioni forti e armoniose, per poi cedere a un retrogusto erbaceo, sincero e persistente. É adatta per coloro che sono alla ricerca delle nuove “essenze della terra”, ma anche ad un consumatore abituato alla grappa secca e tipica.
Destinata a coloro che amano la Grappa ad alta gradazione, “Querovas” è ricavata dalla distillazione di tre vitigni storici della pedemontana veneta: Prosecco, Cabernet e Merlot. Ha gusto diretto e tradizionale, con profumi floreali e retrogusto molto persistente.

Per la Grappa di Prosecco si utilizzano le migliori ciliegie Asolane unite a quelle della zona di Maser, in provincia di Treviso. E’ una grappa di eccellenza che dà luogo a una prelibatezza che riesce a soddisfare il palato in qualsiasi occasione. Ciliegie croccanti e saporite per un fine cena, per un dessert, per una gradevolissima sorpresa.

Grappa Le Crode: ricerca e tradizione, qualità e innovazione di grandi distillati italiani…

Complimenti signor Agostini!

Distilleria Le Crode di Vincenzo G. Agostini
Produzione distillati e liquori a Case Masetti
Via Masetti, 11 Caorera (BL)GIORNI FERIALI:
dalle 10.00 alle 13.00
dalle 15.00 alle 18.30
GIORNI FESTIVI:
su appuntamento.
Tel.: 0439 787288
Cell: 393 9633833
www.distillerialecrode.com
info@distillerialecrode.com


Gelato: fresca dolcezza tipica italiana. Al Sigep di Rimini, tutte le novità!

Voglia di dolcezza, la nuova tendenza della pasticceria valorizza un prodotto tipicamente italiano, parola di maestro: “C’è il pistacchio che la fa da re o da regina, dipende in che ottica la vediamo… – è il maestro pasticcere Iginio Massari, intervistato –  E’ un prodotto tipico IGP italiano di Bronte, è davvero insuperabile!”.

Sana e dolce competizione, con gelati eccezionali veramente… Nei gelati tutti i gusti sono buoni, ma in vista dell’estate ce ne sono alcuni che riscuotono maggiori consensi e anche in questo caso, si assapora il gusto autentico del made in Italy.

“Gelati agli agrumi – precisa la prossima la tendenza il maestro gelatiere Giuseppe Giuliano – Il gelato al limone, il gelato al mandarino, alla frutta in genere, alle arance, gelati che danno quell’apporto di vitamine e sono freschi, potranno essere i gelati dell’estate”.

Il valore del gelato è confermato dal mercato: nel 2022, l’Italia nel settore ha registrato un fatturato di oltre 2 miliardi e mezzo di euro, cifra che si impenna fino a 9 miliardi grazie all’export, con un +18% rispetto all’anno prima…


SIGEP THE DOLCE WORLD EXPO

Quartiere Fieristico di Rimini
Via Emilia, 155 – 47921 – Rimini (RN)
http://www.sigep.it/helpdeskticket

Per informazioni +39 0541 744555
servizio attivo dal lunedì al venerdì
9.00 – 13.00

         (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Al Corno alle Scale è finalmente arrivata la neve!

Al calore di una Stube, sorrisi convivialità, un buon bicchiere, mentre fuori l’Appennino finalmente torna a imbiancarsi

“Anche al Corno alle Scale, stazione sciistica dell’Appennino bolognese, la lunga attesa è finita…  Sembrava un desiderio proibito e invece eccola la neve, fattore insostituibile della montagna d’inverno. Qui lo sci è in simbiosi con il territorio; su queste piste è cresciuto un certo Alberto Tomba e le tracce che richiamano la saga del grande campione, sono disseminate un po’ dappertutto! E salendo in quota, circondati dalla neve, anche i rifugi tornano a rianimarsi:

“Qui è la vera montagna, lo chalet con i prodotti tipici, due chiacchiere con gli amici…” – I frequentatori del posto commentano… “Il calore del posto te lo dà chi lo gestisce e chi lo frequenta e allora si sta veramente bene!”

“Siamo a 1700 metri – è Stefano Cioni, il gestore del rifugio che precisa – il rifugio è già aperto, i clienti ci richiedono delle bevande calde come il “vin brûlé” che è un vino caldo della tradizione, con chiodi di garofano e cannella e il “bombardino” che è gustoso “Vov” con panna montata e cioccolata!”

Per ora è tregua, ma con questi ultimi inverni capricciosi, occorre sempre di più immaginare un altro tipo di montagna, che non sia solo bianca: da queste parti le risorse non mancano: relax e benessere con le Terme di Porretta a 20 minuti di macchina. E il soffio della natura da scoprire camminando nei boschi, tra laghetti e panorami da cartolina. Ma si può puntare anche su silenzio e meditazione nei luoghi dove l’accoglienza da sempre è considerata sacra…

“In questo territorio ci sono molti luoghi di culto, santuari, oratori – è lo storico Daniele Giacobazzi che spiega – strutture del 1500 e 1600 che attirano oggi numerosi turisti per quello che è il così detto turismo devozionale, che è un turismo in crescita. Ci sono dei veri e propri “sentieri devozionali”, tra questi ricordo il sentiero dell’Acerone, che conduce al santuario di Madonna dell’Acero, punteggiato dai 14 pilastrini della Via Crucis. In questo modo si riesce ad apprezzare meglio la spiritualità di un territorio”.

E anche a tavola – con o senza neve – qui il tempo sembra essersi fermato. Lo chef Stefano Donati ci stimola l’acquolina in bocca: “Puntiamo su piatti della tradizione montanara tipici di zona, fatti a mano come la polenta fritta, la fonduta al formaggio, polenta e cinghiale, i Balanzoni che sono pasta fatta a mano con ripieno di ricotta e mortadella e tagliatelle ai funghi. Come secondi, crescente a forno accompagnate con salumi tipici di zona e formaggi misti…”

Il Corno alle Scale è una montagna dell’Appennino tosco-emiliano, situata nel territorio del comune di Lizzano in Belvedere.

IAT Lizzano:
Piazza Marconi, 6
Lizzano in Belvedere (BO)
+39 053451052

IAT Vidiciatico:
Via Marconi, 31
Vidiciatico (BO)
+39 053453159

       (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Al Sigep 2023 - l’appuntamento più dolce che ci sia - agli italiani il campionato europeo!

44ª edizione dell’appuntamento professionale più importante al mondo dedicato al “Gelato Artigianale e all’Arte del Dolce”. E’ l’evento imprescindibile per scoprire le ultimissime novità, le innovazioni e le tendenze del Foodservice Dolce: materie prime ed ingredienti, macchinari e attrezzature, arredamento, packaging e servizi. Tutto sui quasi 130.000 mq della Fiera di Rimini.

Da sottolineare che il Sigep è l’unica fiera al mondo dove viene completamente rappresentata la filiera del gelato artigianale in concomitanza con la  storica sezione della pasticceria, che per l’occasione raccoglie le più importanti aziende del settore degli ingredienti, passando per tutte le tecnologie, gli arredamenti, il packaging, le decorazioni e i servizi annessi. Qui si trova la più grande concentrazione al mondo di aziende del comparto. C’è anche la sezione dedicata al cioccolato, che riunisce il meglio delle aziende italiane e straniere produttrici, macchinari ed accessori per la sua lavorazione, compresi,  insieme ad eventi, concorsi e dimostrazioni dedicati al prezioso “cibo degli dei”. In un’unica fiera gli operatori possono incontrare le aziende più prestigiose dell’intera filiera del cioccolato abbinata alla grande tradizione dell’arte pasticcera. Al Sigep il cioccolato è sempre protagonista, come in tutte le grandi competizioni dedicate alla gelateria e alla pasticceria, più di una prova è affidata ai Maestri cioccolatieri.

Infine, non per l’importanza, ma “per destino…”, il caffè: al Sigep si snoda una straordinaria rassegna che parte dalle piantagioni nei paesi d’origine attraverso tutte le fasi della lavorazione, seguendo diverse modalità di estrazione, dalla “drupa” (il frutto) al “caracolito” (il seme che diventerà chicco) sino alla degustazione della bevanda. Presenti tutti i prodotti, le tecnologie con al centro l’Espresso. Con questa particolare vetrina, arricchita dai più prestigiosi marchi del Made in Italy, la manifestazione completa l’offerta espositiva rivolta ai bar/pasticcerie, bar/gelaterie, caffetterie e coffe&bakery, valorizzando al meglio tutte le connessioni tra le diverse merceologie. Il Sigep è il contesto ideale per lo svolgimento di tutte le finali delle competizioni del circuito Internazionale WCE (World Coffee Events), promosso dall’associazione di Speciality Coffee Internazionale.

Ultim’ora:
la squadra italiana trionfa al campionato europeo del gelato: ispirati dalle esibizioni del “Cirque du Solei”, Rosario e Vincenzo, con una monoporzione al vetro mandarino e mandorla, una torta gelato a sette strati e una vaschetta di cioccolato, hanno battuto le altre sei coppie di gelatieri europei e si sono assicurati la partecipazione al mondiale della gelateria del prossimo anno! L’Italia al Sigep di Rimini si è già presentata bene, perché nella finale de la Coupe du Monde de la Pâtisserie – svoltasi ieri a Lione – si è classificata terza (già oro nel 2021, su 17 Paesi partecipanti). Secondo posto alla Francia, primo al Giappone. Complimenti ragazzi!

Sono oltre 1.000 gli espositori al Sigep, che è così la più completa vetrina in Europa per i settori gelato, pasticceria, panificazione e caffè, tutto il meglio del Made in Italy e non solo…. Al taglio del nastro il presidente Confcommercio, Carlo Sangalli, il presidente dell´Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, Emma Petitti, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e il presidente IEG, Lorenzo Cagnoni.

“Gelato artigianale in ripresa dopo due anni di incertezza (grazie al Covid)…” questo il tema dei convegni previsti, che sotto la lente di esperti e addetti ai lavori, fanno il punto sullo stato dell’arte di uno dei settori fiore all’occhiello del made in Italy. In calendario anche le sfide tra pasticceri italiani Seniores e Juniores per il Campionato Mondiale.

In fiera, dal 21 al 25 gennaio 2023, in contemporanea con SIGEP, la 7a edizione del salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la panificazione, pasticceria e dolciario e macchinari inerenti.

 

 

 

L’ingresso alla manifestazione è riservato esclusivamente agli operatori professionali.
Quartiere Fieristico di Rimini
Via Emilia, 155 – 47921 – Rimini (RN)

Orari di apertura
9:30 – 18.00 / Ultimo giorno 9:30 – 17.00
La biglietteria online aprirà a breve


A Pennabilli è obbligatorio essere felici!

Ordinanza comunale (curiosa) regolarmente stilata, debitamente firmata dal sindaco Giannini e formalmente esposta per informare i cittadini della volontà del primo cittadino del centro in provincia di Rimini, che vuole vedere i suoi compaesani sorridenti, spensierati e, quindi, felici!

L’inviato del Tg2 – Antonio Farnè – è corso lì per verificare de visu, la faccenda.

Antonio Farnè: “Emozione, stato d’animo, proiezione del cuore, ricercata, inseguita, spesso fraintesa: cos’è la felicità? Nei secoli se lo sono chiesto schiere di filosofi, ma la domanda resta sospesa.  A Pennabilli, piccolo comune dell’alto riminese, c’è un sindaco che sul tema ha le idee chiare e la felicità – pensate – l’ha imposta per legge…”.

“In data 21 dicembre 2022, ho emesso un’ordinanza rivolta ai cittadini di Pennabilli – è Mauro Giannini, riconfermato sindaco al secondo mandato, che parla – ordinanza con la quale ho precisato: sorridete alla vita, aprite i vostri cuori, riempite di gioia chiunque voi incontriate!
E’ un messaggio morale che rivolgo a tutti gli abitanti. Ritengo che un sindaco – continua Giannini – debba anche lanciare dei messaggi, sia di educazione civica, che di educazione morale, soprattutto in questi posti montani, il sindaco, oltre a essere sindaco – non voglio essere blasfemo – ma a volte diventa anche sacerdote, psicologo, diventa avvocato, geometra, ma soprattutto diventa amico delle persone. Vedere, magari sui social, in televisione nei radio giornali, l’odio, la mancanza di rispetto che c’è tra persone che la pensano in modo diverso, non è una cosa bella… E’ questo il messaggio che io lancio a tutto il mondo, ma ovviamente io ho autorità su Pennabilli e io ho fatto l’ordinanza su Pennabilli!”

“Insomma – commenta Farnè – non un semplice consiglio, un esercizio retorico, ma un vero e proprio atto amministrativo regolarmente depositato presso la Prefettura di Rimini… Che sia proprio questo il segreto della felicità?” chiede il giornalista del Tg2 ai passanti lì a Pennabilli:

“Sicuramente aiuta (è una giovane donna che parla, riferendosi al provvedimento giurisdizionale) anche perché sorridere alla vita non significa non avere difficoltà, ma anzi che queste siano una motivazione in più, se affrontate con positività e un sorriso in più, sicuramente, è molto meglio!”

“Don Mirco, il suo gregge qui a Pennabilli, è felice? – chiede Farnè a don Mirco Cesarini parroco della chiesa di San Pietro in Culto – Motivi per essere felici qui ce ne sono tanti tra cui adesso questa ordinanza che è un augurio a cercare la felicità…”.  “Ci sprona a farlo – ribatte di par suo un altro cittadino di passaggio – Poi uno deve essere felice dentro e andare avanti in modo felice nella vita…”.  E un signore un po’ avanti negli anni, afferma: “La felicità è la cosa più bella del mondo. Se le persone sono felici, tutto gira bene!”

“Un buon dolce può aiutare ad essere felici? – chiede Farnè alla pasticcera del centro di Pennabilli – e lei, forse lapidaria, di rimando: “Può aiutare, ma sicuramente non basta.”

L’inviato del Tg2, dopo il breve sondaggio effettuato tra i cittadini pennesi, torna dal sindaco, riportandogli le impressioni raccolte e chiedendogli anche se per chi non rispettasse tale  ordinanza, siano previste sanzioni. “Assolutamente no – è perentorio Giannini – Ho dato disposizioni alla mia agente di polizia locale di vedere se c’è qualcuno particolarmente triste di capire quale sia il problema e di aiutarlo, eventualmente, e intanto, di regalargli un sorriso, cosa che fa bene a tutti…”

“Ma in fondo va bene così – chiosa Farnè – come sosteneva un pensatore moderno: la vita è troppo breve per non essere felici!”.

           (Antonio Farnè Tg2 Rai)


Nel Paese più bello del mondo, boom di presenze nelle città d’arte (e golose offerte per i turisti affamati…)

Questo lungo periodo di vacanza (per chi ha potuto…) si chiude con un bilancio positivo per il turismo. Grande affluenza di italiani e stranieri nelle canoniche località caratteristiche (Roma Napoli, Firenze e Venezia) e nelle tante città d’arte. Festività natalizie nel segno dell’arte e della cultura, dunque. E’ preceduto dal segno + il bilancio delle presenze nelle città turistiche e città d’arte nel periodo da Natale a Epifania, un’onda lunga iniziata dal ponte i Ognissanti, passando per quello dell’Immacolata e arrivata fino a questo week end, che manda in archivio le feste. Da nord a sud, tasso di occupazione delle camere d’albergo attorno all’80% con picchi al 90% in coincidenza del capodanno, una performance di tutto rispetto, che ricalca quelle di epoca “pre Covid”. Al top le mete tradizionali come Roma Napoli, Firenze e Venezia, dove si superano anche i numeri del 2019, ultime festività libere da restrizioni, complici anche le giornate di aperture straordinarie di musei, parchi archeologici e del bel tempo. Significativo il ritorno dei visitatori stranieri: nord Europa e Stati Uniti i principali mercati di riferimento, con incrementi stimati che si spingono fino al 15%. Pieno di arte e cultura nelle città di medie dimensioni, come Bologna, Ravenna, Ferrara, Pisa, prese letteralmente d’assalto, soprattutto da turisti italiani alla scoperta delle bellezze vicino a casa.

Quasi superfluo sottolineare il concomitante interesse, con contributo fattivo di assaggi e degustazioni, dei prodotti tipici delle zone sopraccitate, con preferenza (anche per questione economica) per i cibi d’asporto e street food!

A Venezia: per sopire gli appetiti golosi, si va per “bacari”, le caratteristiche osterie, dove si beve vino – il loro nome deriverebbe da Bacco – e si gustano i cosiddetti “cicchetti”, piccoli piatti come delle “tapas”, al gusto di baccalà mantecato, con polenta alle sarde, in saor, al crostino di pane con uovo e acciuga… Ci sono “cicheti” scartosso de pesse (cartoccio di frittura mista di pesce e crostacei) e pure mozzarella in carrozza alla veneziana, come se piovesse…  Anche dolci: “fritoe venexiane” (dolce fritto tipico simile alle castagnole) “bussolà” di Burano (dolce dell’isola a forma di ciambella); tutto quanto si può trovare alla Cantina Do Spade, in san Polo 859; alla Cantina Do Mori, in calle Do Mori, 429; all’Arco, calle Arco, 436; al Bacaro Risorto, in campo San  Provolo, 4700; alle Cantine del Vino già Schiavi,Fondamenta Nani, 992; all’Osteria al Portego, in calle de la Malvasia, 6014; Alla Vedova, Ramo Ca’ d’Oro, 3912; e al Bacarando in Corte dell’Orso, in Sestiere di S. Marco, 5495.

A Firenze: cibi d’asporto e street food da: Ino (via dei Georgofili, 3r/7r); Arà: è Sicilia (via degli Alfani, 127r); Aurelio il Re del Lampredotto (p.zza Bernardo Tanucci) lampredotto in zimino o alla carbonara, trippa, poppa, lingua e tanto altro! Il Cernacchio (via della Condotta, 38r) vera cucina toscana direttamente nel piatto: schiacciate, trippa, primi piatti, ma anche la “Toscana rustica” fra due fette di pane! La Divina Pizza (via Borgo Allegri, 50r) per le pizze, usano unicamente lievito madre vivo, farine macinate a pietra e prodotti genuini di prima qualità selezionati tra le eccellenze del territorio, provenienti da piccoli produttori italiani. L’impasto è altamente digeribile, profumato e fragrante grazie alla lievitazione di almeno 24 ore; Fast Sud gourmet (via Pier Capponi, 34 R) preparazioni espresse  con materie prime artigianali di alta qualità, BIO, DOP, IGP e presìdi “slow food” provenienti da aziende agricole certificate della Puglia e della Sicilia; Firenzen Noodle Bar (via Guelfa, 3) dove l’Oriente incontra l’Occidente… ristorante bar Asian Noodle con piatti tipici tailandesi, giapponesi, cinesi e poke. Vasta selezione di birre, vini, cocktail, drink, matcha e bubble tea. Infine I Fratellini (via dei Cimatori, 38r) minuscola e famosa panineria che serve classici panini a base di carne e formaggio con vino.

A Roma, basta andare da Mariolina (in via Panisperna 222 per ravioli, polpette e gli straordinari salumi e formaggi); poi da Sora Milvia per i fritti (la friggitoria romana a Ponte Milvio); e al Supplizio (via dei Banchi Vecchi, 143, supplì anche in versione vegetariana,  crocchette di patate affumicate e croccanti di baccalà e molti altri “street food”); una puntatina da Pork’n’Roll La Bottega (via Carlo Caneva 11\B  c/o Tiburtina: burger di suino allevato da loro, caciocavallo podolico, cavolo nero ripassato, sfoglia di patate al forno, hummus di ceci con il loro bacon); vale la pena anche “Er buchetto” (via del Viminale 2 F, storico e iconico bar/gastronomia per panini con porchetta stagionata e pane croccante); e al Mercato Centrale (via Giolitti 36 all’interno della “Cappa Mazzoniana” per pizza, carne, sushi, gelato, pasticceria, birreria, enoteca, ecc.); e ancora da “Il trapizzino” di Stefano Callegari (più noto come pizzeria al taglio “Sforno”, al Testaccio); e alla  Pastella (la bottega del fritto in viale Gottardo 39/41 nel quartiere Montesacro) e sempre a proposito di fritti… da I Supplì (in via San Francesco a Ripa 137, per pizza al taglio, piatti di pasta e snack fritti di carne italiani da portar via); e al Panificio Bonci (il “pizzarium” in via Trionfale, 36 pizze, pane e dolci a base di ingredienti biologici, tutto da asporto).

A Napoli, c’è di tutto: dalla pizza a portafoglio Antica Pizzeria Port’Alba in via Port’Alba, 18, da Gennaro Salvo, in via Toledo 244, Pizzeria Fortuna, in via Mancini 8 e, in centro storico, in via dei Tribunali, sia la Pizzeria Decumani che la Pizzeria Di Matteo, lì solo pizza a portafoglio “margherita” e “marinara” oltre alla sua inimitabile frittatina di pasta! Poi andiamo di “Taralli napoletani”, quello con ‘nzogna (sugna) pepe e mandorle intere: da Leopoldo di famiglia Infante (via Foria 212 sede storica) poi in piazza degli Artisti 6/7, in via Chiaia 258/259, in via Scarlatti 82, in via dei Tribunali 49, in via Toledo 371); o alla Taralleria napoletana in via San Biagio Dei Librai 3. Ancora degustazione di “Cuoppo”: esistono tre tipi di “cuoppo”: quello di pesce (con alici e baccalà fritti, zeppoline di mare con alghe, anelli di calamari e moscardini impanati e fritti) quello di terra (con crocchè, arancini, zeppoline di pasta cresciuta, verdure in pastella e frittatine di pasta, fiori di zucca lisci o farciti con la ricotta, mozzarelline fritte) e il più recente, quello “dolce” (bocconi di pasta cresciuta e zeppoline, fritte e passate nello zucchero semolato). Cuoppi anche in via San Biagio Dei Librai, 23 dove gustare i “crocchè” con provola e speck, serviti nel famoso cono di carta; Friggitoria Vomero in piazza Fuga, al quartiere Vomero, gestita da Filomena, Patrizio e Antonio Acunzo: dalle zeppole ai panzarotti, dagli scagliuozzi agli arancini, dai fiori di zucca alle melanzane fritte. Il suo successo è legato alla croccantezza della frittura, leggera ed economica. E ancora, Friggitoria Fiorenzano, via Pignasecca, 48, paste cresciute, crocché, arancini, frittatine di pasta, pizze fritte e altro. Da provare: il “sigaro cilentano”, antica tradizione culinaria di Palinuro e il panino fritto. E ci sono anche ghiotte “dolcezze”! Babà, sfogliatelle (anche sfogliatelle al babà) e fiocchi di neve (soffice brioscina dal candido ripieno… e la “polacca aversana” (guscio sottile di pasta tipo brioche farcito con abbondante crema pasticcera e amarene sciroppate) tutto ciò alla Pasticceria Poppella in via Arena della Sanità! E per finire in gloria… una bella e buona limonata “a cosce aperte” nel chioschetto di piazza Trieste e Trento, ormai tappa fissa per i turisti di ogni parte d’Italia e del mondo!

Noi lo sapevamo già (da sempre!) ma sono i turisti che hanno deciso che il paese più bello del mondo… è l’Italia! Per gli impareggiabili tesori artistici, storici e architettonici, per i piccoli borghi e le cittadine quasi sconosciute, accanto a città assolutamente uniche (come quelle sopraccitate, solo perché le più visitate) per le splendide montagne, per il mare che non ha nulla da invidiare ai Caraibi e, inoltre… come si mangia qui!

     (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Il luogo del sogno, della memoria e dei sapori? Rimini!

Il mare si fonde con la nebbia, l’inverno a Rimini è così: onirico, fiabesco, ovattato, dolcemente triste. Da un momento all’altro – lavorando con un po’ di fantasia – qui potrebbe sbucare il piroscafo Rex, di felliniana memoria…

Ecco, Federico Fellini, un gigante nella storia del cinema, figlio illustre di questa città che ambiziosamente si affaccia sull’Adriatico.
La domanda di rito è: cosa rappresenta Fellini per la città? E, Emanuele Burioni, direttore APT Servizi (Azienda di Promozione Turistica Emilia Romagna) risponde: “Fellini è uno dei simboli della città, è quello che ha trasmesso valori nell’immaginario collettivo di questa bellissima città. E’ un personaggio cui tutti i riminesi sono legati e che ha permesso all’intero paese di acquisire una notorietà, in ambito cinematografico, unica al mondo.

E Rimini, che sul turismo ha costruito un’industria conosciuta nel mondo, al grande Federico ha dedicato un tour attraverso i suoi luoghi dell’anima: il Grand Hotel, la struttura dal fascino ancestrale, simbolo dei desideri proibiti; il molo, meta invernale dei “vitelloni”; il cinema Fulgor, l’occhio sul mondo, luogo d’incontro con il cinema americano; il ponte di Tiberio, attraversato in “Amarcord” dalla “Mille miglia” e il “rinoceronte malato d’amore” protagonista della scena finale del film “La nave va”…

E’ ancora Burioni che parla: “Federico Fellini ci ha dato delle grandi opportunità: da qualche anno stiamo lavorando sui percorsi del “cine-turismo” in Emilia Romagna e naturalmente quello dedicato a Fellini è uno dei più apprezzati. Turisti sì italiani, ma soprattutto stranieri che vogliono venire nella città, nel nuovo centro storico che è stato tutto completamente rivisto per visitare i musei e il cinema Fulgor, lì dove è nata la magia del cinema di Fellini…

E’ una Rimini che guarda al passato, pervasa dal profumo dei cappelletti in brodo e dal sapore intenso del Sangiovese: Ma poi, partendo dal Fulgor, si volta l’angolo e ci si imbatte in una città diversa, quella a dimensione di giovani e la prospettiva sul futuro, dove cappelletti e Sangiovese, lasciano spazio ad altre specialità…

“Il centro di Rimini, all’ora dell’aperitivo, si anima sempre di più” – è Leonardo Para, titolare di  noto locale in piazzetta San Martino, che conferma il trend in atto – “Ci sono tanti giovani in giro e per loro, questa è la nostra offerta: è il nostro panino, il “Gigione” in particolare, che rievoca il personaggio felliniano del documentario-film “I clown”, è composto da un pane artigianale, fatto  da noi, con all’interno crema di mozzarella di bufala, rucola, funghi freschi, tartare di manzo e un’abbondante grattugiata di tartufo nero. Mentre il cocktail più richiesto, è il nostro “Americano speciale”: una miscela di due bitter diversi, scorza d’arancia e limone, breve shakerata e, per finire, l’ingrediente “speciale”: una crema di caffè che lo rende unico!”.

APT Servizi
P.le Fellini 3
47921 Rimini
centralino 0541 430 111
ufficio stampa 0541 430190

 

             (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Gradara: obbligatorio andarci per storia, monumenti e gastronomia

E’ considerato uno dei borghi più belli d’Italia Gradara, di inconfondibile impronta medievale, è arrampicata sulle morbide colline marchigiane, dove già si respira l’aria di mare.
Posto piccolo, ma sicuramente da vedere… Lì c’è tanta storia e quante se ne potrebbero raccontare. Gradara, nel corso dei secoli ha visto aspre battaglie proprio per la sua posizione strategica, esaltata dall’imponente rocca che domina il borgo medievale. Ma Gradara è celebre soprattutto per aver fatto da sfondo al tragico amore tra Paolo e Francesca, reso immortale da Dante nel quinto canto dell’inferno.

La guida turistica Francesca Volpini spiega che la rocca è definita anche “castello dell’amore” perché sono tante le coppie che giungono a Gradara per godersi uno degli ambienti più suggestivi che è la camera di Francesca che conserva tutti gli elementi del mito.  Un viaggio senza fretta che punta sulle sensazioni perché sembra di tornare indietro nel tempo: “E’ il sito più visitato delle Marche – asserisce la Volpini – Vi arrivano anche oltre cinquecento mila persone nel corso dell’anno”!

La storia che non è leggenda: “Amor, che a nullo amato amar perdona…” cioè, amore che (non) perdona a nullo (di) amar (chi è) amato; per Dante è “l’amore che vieta, che non consente a nessuno di amare chi ha già un vincolo d’amore”, riferendosi appunto alla passione proibita di Francesca per Paolo (personaggi storici, realmente esistiti con vicenda ben documentata) poiché entrambi già legati sentimentalmente e per questo, li mette nella schiera dei “morti per amore” (nel girone dei “peccator carnali” ovvero, i lussuriosi, nel canto V dell’Inferno della Divina Commedia); Paolo e Francesca, sono scoperti dal marito di lei – Giangiotto –  proprio nel momento in cui si scambiano un casto bacio, mentre leggono la storia di Lancillotto e Ginevra (“Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse” verso 136 sempre del Canto V).  Paolo tenta di fuggire scappando da una botola, ma la camicia si impiglia a un chiodo.  Quando Giangiotto sta per colpirlo con la spada, Francesca si frappone ai due, per salvare Paolo, così Giangiotto li trafigge entrambi a morte.

Gradara è nota per lo splendido castello che fece da cornice alla arci nota storia d’amore (copywriter Dante Alighieri). Tanti l’hanno visitata ancora imberbi (in gita scolastica) altri nelle incursioni nell’entroterra, in occasione delle ferie estive (è a una ventina di chilometri da Rimini) ed è pure frequentata dai “gourmet”, perché lì si mangia molto bene! Infatti, nel borgo, si trovano le botteghe specializzate in enogastronomia che propongono salumi, formaggi, olii d’oliva, pasta, confetture, miele, vini, birre, dolci… Poi ci sono bar, appunto piadinerie e  osterie, pizzerie e stuzzicherie, che non deludono mai le aspettative, anche per il perfetto rapporto tra palato e portafoglio.  Per uno spuntino veloce, la fanno da padrone la “piadina” e i famosi “crescioni di Gradara” farciti solitamente con erbe selvatiche. E nei ristoranti convive il menù “mare monti”: si va dalla zuppa di cicerchia, magari con crescia sfogliata, ai rinomati “vincisgrassi“, dal brodetto all’anconetana, al coniglio in porchetta con funghi infornati, fino alle ciambelle di Pasqua… Per annaffiare tutto questo bendidio, bianchi, rossi e rosati, fermi e spumanti – tra gli altri, Don Bartolo, Falliero, Solco, Valturio, Lubac e Balon – poi a Gradara si svolgono diversi eventi come “CASTELLO DI…VINO” Wine tasting & street food e GRADARA WINE PASSION che sono ottime occasioni per degustare i nettari della zona realizzati da vignaioli artigiani che hanno fatto della produzione di qualità, in armonia con la natura, la loro vocazione.

Gradara caratteristica: la visita guidata si svolge nel borgo, nelle grotte, intorno alle mura e sopra i camminamenti di ronda. La durata è di circa un’ora e il costo è di 15,00€ a persona, incluso l’ingresso al museo storico. Inoltre vale la pena fare anche una puntatina a palazzo Rubini Vesin, antica dimora signorile del settecento edificata da un nobile locale; è un palazzo con scalone monumentale impreziosito da opere pittoriche di pregio, di grande e piccolo formato. Da vedere anche un altro palazzo: il Morandi Bonacossi, anch’esso facente parte dell’edilizia nobiliare tra il sei e il settecento… Poi, ancora, c’è porta dell’Orologio, la chiesa del Santissimo Sacramento e non si può perdere il bosco di Paolo e Francesca e la “passeggiata degli innamorati”….

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)

Orari visita rocca di Gradara:
da martedì a domenica dalle 09:30 alle 19:00 (chiusura biglietteria 18:15)
lunedì orario ridotto: dalle 09:30 alle 14:00 (chiusura biglietteria 13:15)


Villa Verdi salvata dall’abbandono. La dimora del maestro sarà museo pubblico

E’ di ieri la notizia, finalmente, dello stanziamento del Governo Meloni di 20 milioni di euro dalla legge di bilancio approvata dalla Camera nel bilancio dello Stato 2023, per “salvare” villa Verdi a Sant’Agata di Villanova, in provincia di Piacenza, dove per oltre cinquant’anni (dal 1848 fino alla morte nel 1901) il “maestro” scrisse tutte le sue opere e da dove dirigeva tutte le imprese agricole che possedeva. La sua nascita fu registrata obbligatoriamente nel comune di Busseto, allora piccola capitale del dipartimento napoleonico che inglobava terre piacentine e parmensi, ex dominio dei principi Pallavicino. Di Giuseppe Verdi, fra i più grandi musicisti e forse il più grande operista del mondo, si parla pochissimo della sua verve agricola e anche come cultore della tavola conviviale. Villa Sant’Agata, come spesso denominata, era al centro di una proprietà terriera diffusa in più aziende per ben oltre 11.000 pertiche piacentine con allevamenti di mucche il cui latte era destinato alla produzione del formaggio Grana Padano. Almeno due le ricette fisse al suo desco, direttamente dettate dal maestro: il risotto e la spalla di maiale cotta due volte. Appassionato di vino rosso toscano e borgognone, di bollicine dolci italiane (all’epoca erano le uniche di pregio) e del brut-secco francese.

Villa Verdi, al centro di una diatriba di eredità, da decenni, casa museo privata del maestro, è stata chiusa recentemente per essere messa all’asta. Un patrimonio ristrutturato nel 1849 e nel 1880, visitabili le stanze di Giuseppina Strepponi (seconda moglie di Verdi) lo studio di composizione, le camere da letto con tutti gli arredi originali, comprese lv teche e le vetrine con tutti i documenti e gli oggetti personali con tutte le copie originali delle opere verdiane.
Lo stesso parco che circonda la villa (compreso la cavallerizza dove teneva cavalli e carrozze)  è stato disegnato dal maestro il quale era solito visitare quotidianamente tutte le fattorie della proprietà, parlando con i fattori e dando egli stesso ordini sulle coltivazioni. In primis per il fieno del bestiame, ma anche per la vigna, per il pomodoro, i cereali e la barbabietola da zucchero. In questo giro era solito fermarsi anche in qualche altro casale del piacentino per parlare con i contadini. Usava sempre il calesse in qualunque stagione. La vita di campagna del maestro e le sue innovative tecniche agricole stavano molto a cuore ai piacentini. Verdi nacque a Roncole e studiò a Busseto, poi fu a Milano con le sue prime composizioni, ma tutta la vita musicale e sentimentale si svolse fra l’ex hotel San Marco, in via della Cittadella a Piacenza, quando partiva per le tournée e le visite milanesi e villa Sant’Agata. Una scelta di vita di campagna molto chiara, la sua. Per questo Piacenza sente Giuseppe Verdi piacentino, anche perché i genitori erano piccoli commercianti, appunto piacentini, di Villanova e di Cadeo.

Il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, ha inserito nel recente bilancio approvato dal Governo Meloni, uno stanziamento di 20 milioni di euro per mantenere viva la storia della villa e perché il suo patrimonio non vada disperso e sia fruibile dal pubblico e dai tanti estimatori mondiali. Una richiesta partita dai piacentini, dagli appassionati e dai parlamentari piacentini che ha trovato nel presidente (Bonaccini) e nell’assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna, due sponsor di peso, già disponibili a intervenire per salvaguardare un patrimonio nazionale (Mauro Felicori ) in quanto la villa rientra già nelle “Case di personaggi illustri”.  Uno sforzo che ha dato un ottimo risultato, hanno dichiarato Bonaccini, Felicori e l’on. Tommasi Foti, piacentino e capogruppo alla Camera. Ora tutti insieme occorre lavorare perché questo luogo verdiano e tutto quello che contiene e che rappresenta per la vita e gli impegni del maestro, sia tutelato per sempre e valorizzato per attrarre estimatori, visitatori e  artisti, giovani musicisti.  E’ sempre in questa villa-museo e nella terra di Piacenza che il maestro diede vita a quella innovativa musicalità teatrale patriottico romantica, simpatizzante della risorgimentale unità italica, dove si dedicò alla filantropia con lasciti e donazioni per gli artisti meno fortunati, con la fondazione di un ricovero, la costruzione dell’ospedale locale di Villanova, l’assistenza ai giovani musicisti, oltre che alla cura delle terre e alla passione della cucina. Moltissimi sono i documenti privati del maestro che i piacentini possiedono anche in originale, oltre a quelli depositati e legati alla proprietà della villa, ma velocemente trasferiti e portati a Parma improvvisamente, quasi di nascosto da parte della sovrintendenza di Parma! No comment.

Nel progetto di salvaguardia del patrimonio di Giuseppe Verdi e di villa Verdi, rientra a buon titolo anche l’ex San Marco a Piacenza (abbandonato da decenni) di proprietà del Comune e dell’Asl della città di Piacenza, a due passi dalla galleria della Camera di Commercio dove lo stesso maestro sostava nel giorno di mercato (il mercoledì)  per incontrare altri agricoltori e amici e dove dormiva la notte precedente prima di prendere il treno per Milano, per Parigi, per Vienna. Un luogo strettamente legato alla vita-storia del maestro Verdi e con villa Sant’Agata che necessita di pari passo di riprendere vita e corpo proprio in sintonia con le opere, lo studio, le passioni, gli obiettivi anche sociali e solidali espressi dal maestro per 50 anni di comunanza piacentina. Oggi l’antica Filodrammatica e la scuola di musica di istruzione superiore “Conservatorio Nicolini” possono entrare nella progettualità di salvaguardia della villa per dare vita a un “polo verdiano”, dalla musica alla agricoltura, dalle lettere personali alla cucina, dagli spartiti ai ricordi di viaggi europei, nel ricordo filantropico dell’assistenza dei musicisti dimenticati e dei giovani talenti. Tanti contadini di allora ricordavano il maestro come burbero e distaccato, ma molto generoso, attento ai bisogni dei più emarginati. Nel San Marco piacentino può nascere una “seconda tappa” del polo verdiano strettamente connesso con la formazione musicale di artisti dell’opera e la vita ottocentesca dei prodotti agri alimentari che hanno segnato l’autentica e unica tipicità piacentina,  poi successivamente copiata da altre città confinanti.
(Giampietro Comolli)

Ultim’ora:
stabilita dal Tribunale di Parma una base d’asta attorno ai 30 milioni di euro per villa Verdi (compresi i circa sette mila e seicento pezzi inventariati e catalogati); per avere una stima precisa bisognerà aspettare che la perizia sia presto studiata nel dettaglio e comunque, il lotto è indivisibile e protetto da vincoli, quindi niente può essere venduto separatamente. Il presidente del tribunale precisa che lo Stato ha il diritto di prelazione e nulla può cancellare i vincoli conservativi imposti dai Beni artistici. (NDR)


I buoni auspici per l’anno nuovo passano anche per la tavola!

Tra san Silvestro e capodanno, superstizioni e rituali da seguire per attivare i migliori auspici, sono seguiti dai più. Non devono mancare: il bacio sotto al vischio, per la buona sorte della coppia; un indumento di colore rosso, che  porta fortuna; il botto dello spumante stappato, per scacciare gli spiriti maligni; le fiamme dei fuochi d’artificio, per illuminare il nuovo anno, uscire di casa con dei soldi in tasca il primo di gennaio e le lenticchie che rappresentano sempre soldi.

E proprio a tavola, con i cibi, gustati nel cenone di san Silvestro, si perpetuano i riti della tradizione più diffusi che dissimulano spesso una complessa simbologia, nata con i popoli indoeuropei e che arriva fino al cristianesimo, passando per la cabala. Comunque tutto sta ad augurare buona sorte, abbondanza, salute, soldi e allegria!

Ogni piatto ha un significato e trasmette un messaggio: tra i più beneauguranti, le lenticchie, simbolo di ricchezza e prosperità fino dai tempi dei Romani, perché simili a monete, grazie alla caratteristica forma tonda e appiattita; secondo la credenza popolare garantiscono a chi le mangia la sera del 31 dicembre un anno di successi economici. Le più pregiate, per qualità e popolarità, sono quelle di Castelluccio di Norcia (PG) che hanno vissuto momenti di grande notorietà durante il terremoto del 2016 per aiutare la ricostruzione con la vendita. Poi ci sono quelle di Ustica (PA) molto più piccole, quasi microscopiche, al contrario di quelle giganti e verdi di Altamura (BA). Con le lenticchie, non possono mancare zampone e cotechino che vengono dalla tradizione nostrana, apprezzata da grandi e piccini. Le origini della ricetta risalgono all’anno 1511 quando a Mirandola (MO) sotto assedio delle truppe del Papa, il filosofo e umanista Pico della Mirandola, propose ai concittadini di macellare tutti i suini mettendone la carne all’interno della cotenna (del budello, o naturale o, oggi, artificiale) e delle zampe anteriori del maiale, con delle spezie, per far sì di conservare tutto il più a lungo possibile e, quindi, per resistere all’assedio. Tale strategia fu così vincente, che i mirandolesi, anche a ostilità terminate, continuarono a conservare il goloso impasto di carne di maiale e spezie, introducendo, appunto, zamponi e cotechini come piatti della loro tradizione culinaria.

Dunque il maiale – del quale “non si butta via nulla” – per storia, tradizione e superstizione è ancora protagonista della cucina, come simbolo di abbondanza e, sposato proprio con le lenticchie,  oltretutto, apporta nutrienti utili alla salute: proteine nobili, vitamina B12, zinco, selenio, magnesio, sostanze che, in associazione ai grassi, danno il loro contributo importante a  una sana alimentazione.

Tra le tredici pietanze del “cenone” sono inclusi i primi (specie il riso: il riso è da sempre considerato un portafortuna di più con la melagrana o cotto in acqua di mandorle) e secondi a scelta, a cui si aggiungono vari contorni (bietola, cavoli e prezzemolo fortunati e di stagione, perchè il loro colore verde ricorda quello dei dollari e è anche il colore della speranza e del rispetto per l’ambiente!) Anche ceci e fagioli portano fortuna, come il peperoncino, che difende dal malocchio (appeso nelle case e messo sotto il cuscino dell’amato/a, per scongiurare le infedeltà coniugali…). E ancora, pane e bevande e, non può mancare il vino. Infine, la frutta di stagione, quella secca (noci, nocciole, arachidi, uvetta, mandorle, fichi e datteri tutti simboli ben auguranti) e specie l’uva per abbondanza e allegria – la tradizione spagnola vuole che allo scoccare della mezzanotte si mangino almeno dodici acini, uno per ogni mese del nuovo anno – e i mandarini, che per il “Feng Shui” cinese, sono portafortuna per eccellenza, per la forma sferica che richiama l’infinito, dopo di che, i dolci, magari preparati a mano e panettoni, pandori, meglio se artigianali.

Al pranzo di Capodanno si consiglia di evitare granchi e aragoste perché camminano all’indietro e sono, perciò, simbolo di arresto al progresso e anche piatti a base di qualsiasi volatile, perché così la fortuna… potrebbe volare via!

Sempre per i più “credenti” pulire con una miscela di aceto, bicarbonato di sodio e limone le superfici come quelle della cucina perché con lo sporco, si allontana anche la sfortuna dagli ambienti della casa. Di buon auspicio anche buttare le cose rotte e vecchie, come i piatti sbeccati o la scopa consumata, poi, tenere a portata di mano corni rossi, ferri di cavallo, magari una coccinella, del bamboo, che porta prosperità, del sale, protezione, dei fiori, che sollevano l’umore, delle candele bianche, che portano buone vibrazioni e un’immagine religiosa, come simbolo di pace. Da non fare: dormire davanti allo specchio, non girare il pane, non aprire ombrelli in casa. Non regalare(non ricevere) oggetti capaci di pungere che sono sinonimo di disgrazia e dolore come spille, coltelli, forbici, poi evitare fazzoletti, scarpe, perle, portafogli (anche se con una moneta al suo interno) e salvadanai.

Allora, tanti auguri, ai convinti superstiziosi e agli scettici che “non ci credo, ma… perché no?” che, con le gambe sotto la tavola imbandita nella notte di San Silvestro, più che in ogni altra occasione, fanno godere gola e palato per garantirsi prosperità e buona sorte…
Allora, Buon Anno e Buone Feste a tutti!


Corte Scanarola – agriturismo e ristorante a Ro Ferrarese – sempre alla ribalta, per il gran cuore…

Per arrivare a Ro ferrarese per mangiare alla Corte Scanarola, o per passare un piacevole week end, basta valutare la fama che si è costruita nel tempo, le recensioni sui social e il consiglio dell’amico che ci è già stato (e ci torna regolarmente…) perché Corte Scanarola è un agriturismo nelle campagne del ferrarese, che propone un’ottima cucina tradizionale e genuina,

Il locale è molto ampio, si vede che è stato appena rinnovato, è ampio e lussuoso, con grande piscina all’esterno, in mezzo ad un bel giardino. All’interno è in stile tradizionale e allo stesso tempo moderno. Senz’altro molto adatto per cerimonie, feste, per Karaoke con amici, ma anche per coppiette…

Poi Corte Scanarola è sempre una valida garanzia per chi ama mangiare bene: il tagliere è superbo e già da solo vale la cena, poi, antipasti misti: salumi, formaggi, pinzini, tortino di zucca e di formaggio;

Ottimi i primi come gli gnocchetti e (da provare!) tagliatelle o tagliolini al tartufo. Volendo la paella, tutto con ingredienti di prima scelta e sicuramente dalla freschezza indiscutibile (no cibi da Metro o supermercato).

Squisita la carne: dalla grigliata mista, fino alle bistecche alla fiorentina di Angus e/o Chianina (servite su pietra ollare).

Volendo qualcosa di meno impegnativo, ma pur sfizioso, è grande la scelta di pizze cotte al forno a legna… E pure dedicate al periodo natalizio!

Per chiudere: dolce, caffè e limoncello vengono da sé.

Complementare alla soddisfazione di palato, papille gustative e gola, sono il servizio rapido e impeccabile, la simpatia e la cortesia del personale di sala e, concludendo con il conto in mano, il buon rapporto qualità prezzo! Insomma, a Corte Scanarola dai titolari ai camerieri, tutti  hanno a cuore la soddisfazione di clienti e amici, perchè tutto quello che si fa lì… si fa sempre con tutto il cuore!

In questo periodo dell’anno, Corte Scanarola ha proposte mirate per la clientela che vuole festeggiare – senza più norme anti Covid – il periodo natalizio e la festa per l’ultimo dell’anno. Consideratele!

Corte Scanarola
Via Provinciale 24
Ro Ferrarese
Cell. 328 953 6478
@corte.scanarola


Anolén, turtlén et caplèt… jén dla stesa rasa… Tutti di pasta ripiena, tutti realizzati lungo la via Emilia!

Gesti che diventano automatismi, sotto Natale si fanno più intensi… Lungo la via Emilia la tradizione è fatta di ricette antiche, piatti simili, ma diversi: a Parma si chiamano “Anolini”.

Anolini (anolén)  … “Fa tant tordlén rotond, picén picén, e inventa äd sana pianta j Anolén!”
Davide Censi – ristoratore in Parma (“Parma Quality Restaurants“ e patron della Trattoria Antichi Sapori): “E’ una pasta ripiena che nasce qui nel XII secolo circa ed è entrata in tutte le case dei parmigiani.  E’ un piatto della festa che unisce tutte le famiglie. E’ fatto con una pasta all’uovo ripiena di stracotto di manzo, Parmigiano e uova. Per il brodo: polpa di manzo (scamone e punta di petto) cappone o gallina possibilmente ruspante, un osso spugnoso, grossa cipolla, sedano carota e pomodoro maturo, sale. Per la sfoglia: farina, uova intere (da 80 g) sale. (Per lo stracotto: in una pignatta di terracotta rosolare le verdure nel burro, aggiungere la carne, coprire con il brodo. Lasciare cuocere lentamente per circa 12 ore, coprendo con una vecchia fondina che lasci lentamente gocciolare dalle piccole crepe vino rosso. A metà cottura aggiungere un cucchiaio di salsa di pomodoro. A cottura ultimata la carne deve essere quasi completamente sfatta e trasformata in un sugo ben denso). Andiamo a introdurre il ripieno nella sfoglia che abbiamo tirato sottile, andiamo a chiudere e poi tutto a cuocere nel nostro brodo per circa due minuti. L’anolino di Parma è pronto per essere gustato”.

Tortellini (turtlén) …” Quissti sé ch’i én turtlén ch’i s fan dèr dal lò”…
Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino bolognese è indispensabile disporre di un ottimo brodo di cappone. Spostandosi verso est sulla via Emilia, si arriva nel capoluogo, Bologna, detta “la grassa” per la sua ricca cucina. Tante le ricette e nel menù delle feste, non possono mancare i “Tortellini”…

“La tradizione del tortellino in brodo durante le feste natalizie, è usanza antichissima, risale addirittura al XII secolo – il ristoratore Dino Olimpi (Trattoria ‘Nonna Rosa’) spiega – Il tortellino è una pasta all’uovo ripiena, delle dimensioni di un mignolo, infatti viene chiuso attorno al mignolo, ripiena di mortadella, prosciutto, grana, lombo di maiale, un po’ di noce moscata, sale e pepeQuesto è il ripieno da mettere dentro al tortellino”.

Preparazione: tenere il lombo a riposo per 2 giorni coperto da un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio, quindi cuocere a fuoco lento con un po’ di burro e togliere il battuto. Dopo di che, tritare finemente lombo, prosciutto e mortadella, impastare tutto con Parmigiano e uova, aggiungere la noce moscata. Mescolare a lungo l’impasto e quando è ben amalgamato, lasciarlo riposare un giorno intero. Poi, riempire i tortellini. Tempo quattro minuti di cottura in brodo rigorosamente di cappone e i tortellini sono pronti”.

 

 

(Fatti a Bologna, ma gustati a Bibulano frazione di Loiano (BO) quelli di Milena Spagna, sono i tortellini più buoni mai mangiati… NDR)

 

 

Cappelletti (caplèt) … “L’âcva la fà i caplèt: l’acqua fa i cappelletti, riferito allo spruzzo di forma circolare che fanno le gocce d’acqua quando piove forte”…
Il viaggio attraverso i sapori di una terra porta a lambire il mare: la Romagna risponde e rilancia con i suoi “Cappelletti”…

“E’ un piatto di antiche origini, addirittura del 1500…  -dice Fabrizio Salvadori ristoratore di Rimini (pub Hasta Luego, ristorante L’ingrata e il Circus) – “Cappelletti”, o meglio “caplet”, vuol dire cappello, riferito a quello del prete o del contadino è pasta ripiena che si usa mangiare per le festività. Gli ingredienti sono: maiale, manzo, un po’ di ricotta, un po’ di Parmigiano, un po’ di limone e noce moscata“. Preparazione: lavorare pasta fresca e uova con la forchetta fino a ottenere un panetto morbido, compatto e elastico. Avvolgere il panetto con pellicola per alimenti e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per mezz’ora. Intanto in una padella mettere il trito di sedano, carota e cipolla, aggiungere le due carni macinate e rosolare bene, mescolando spesso. Sfumare con vino bianco e proseguire la cottura, poi spegnere il fuoco e lasciare intiepidire tutto. Mettere in un mixer il Parmigiano grattugiato, aggiungere la carne macinata tiepida (scolando eventuale fondo di cottura rimasto) aggiungere l’uovo, un pizzico di sale ed una grattugiata di noce moscata e frullate tutto. Si ottiene così una crema morbida (se troppo morbida, aggiungere pangrattato) da trasferire in una ciotola e lasciarla raffreddare. Creare una polpettina con il ripieno di carne e sistemarlo al centro di ogni quadratino. Lasciare asciugare per un paio d’ore, poi procedere alla cottura. I cappelletti vanno serviti in brodo di gallina (e come dice il detto: gallina vecchia fa buon brodo…) e gli odori: pomodoro cipolla carote e sedano. Tempo di cottura, cinque minuti e i cappelletti sono pronti per essere serviti!

 

Insomma, la sostanziale differenza sta tutta nel ripieno, ma l’obiettivo è lo stesso: far sentire l’abbraccio delle feste e scaldare umore e corpo, anche nei giorni più freddi…

 

 

 

   (Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


Arte e cultura sotto l’albero: 12 originali idee regalo in Emilia-Romagna

Opere e libri d’arte, visite nei musei, spettacoli teatrali: sono tante e inconsuete le proposte regalo per il Natale 2022 in Emilia Romagna da mettere sotto l’albero degli appassionati – 12 tra le tante idee regalo sono: dai pittori di Pompei alla Ceramica Faentina, dalle “gift card”, veri e propri passe-partout per le rassegne nei più belli teatri della Regione o per entrare in tutti i monumenti di una città, alle opere grafiche degli anni Cinquanta e al Rinoceronte felliniano – Regali che sono anche un invito all’esperienza speciale di una visita in una delle bellissime Città d’Arte della Regione, tra luminarie d’autore, mostre e  cucina tipica

Per gli appassionati di arte e per far risplendere il Natale di una luce tutta nuova, fatta di emozioni e grande bellezza, in Emilia Romagna, regione che vanta 12 Città d’Arte, 211 Teatri e 552 Musei, ecco 12 idee da cogliere per donare qualcosa di originale e indimenticabile. L’invito è sostituire il “solito regalo” con un dono che farà felice l’amico o il parente ‘art addicted’. Che sia un’opera d’arte, un biglietto per uno spettacolo, l’ingresso a una mostra o una ceramica artigianale, lo scopo è sempre lo stesso: regalare un’esperienza. E l’acquisto diventa anche un invito a gustare la buona tavola che ogni territorio offre, passeggiando tra le luci artistiche di Natale che donano un’atmosfera unica alle città in questo periodo dell’anno.

 

Partiamo da Bologna dove la bellissima mostra “I pittori di Pompei” dà la possibilità di regalare un biglietto di ingresso per visitare questa esposizione che ha raccolto i grandi affreschi staccati dalle dimore pompeiane: oltre 100 opere che esplorano la società del I secolo d.C. Il biglietto regalo costa 10 euro anziché 16 (oltre i diritti di prevendita) e chi lo riceve può usufruirne in qualsiasi momento fino alla chiusura della mostra prevista il 19 marzo 2023 (www.ipittoridipompei.it).

Sempre a Bologna regalare la cultura è ancora più facile, grazie alla Card Cultura (25 euro, 15 per gli under 26) e alla nuova Card Cultura Light (5 euro). Per 12 mesi si può usufruire di ingressi gratuiti o ridotti in musei,mostre, teatri, festival, cinema e concerti  in regione (https://www.cardcultura.it/).

Emilia Romagna Teatro propone l’idea per il regalo di Natale agli appassionati che consiste in una Christmas Card ERT comprensiva di 2 ingressi a scelta nei teatri del circuito ERT per gli spettacoli in programma nei mesi di gennaio e febbraio 2023. La card è accompagnata da un dolce Fabbri 1905, da gustare in compagnia per rendere ancora più piacevoli le feste. Info: https://bologna.emiliaromagnateatro.com/

A Parma fino al 24 dicembre alla biglietteria di Fondazione Teatro Due sarà possibile acquistare la Carta Natale: due ingressi a 30 euro per la stagione 2022/2023 di Fondazione Teatro Due. I fortunati destinatari del regalo potranno scegliere tra moltissime proposte, classici e drammaturgie contemporanee, drammi e commedie con grandi interpreti della scena nazionale (https://www.teatrodue.org/carta-natale/).

A Reggio Emilia l’idea regalo di Palazzo Magnani si chiama Carta Amici. Questa card permette di vedere le mostre allestite al Palazzo nei prossimi 12 mesi e partecipare alle inaugurazioni e a visite private riservate. Comprende anche l’omaggio per il Festival Fotografia Europea, riduzioni per i Teatri di Reggio Emilia, sconti su cataloghi e gadget del bookshop e tanti altri vantaggi. Si può scegliere la card più adatta tra Individual (50 €), Double (80 €), Young (25 €) e Family (100 €) per un regalo lungo un anno (https://www.palazzomagnani.it/myfpm/cosa-puoi-fare-su-myfpm/amici-di-palazzo-magnani/).

Visit Modena gift card” è il regalo per chi vuole visitare la città della Ghirlandino e provare le diverse esperienze che offre. Dalla cultura, all’outdoor, ai motori e ai sapori, dalla guida di una fuoriserie alla visita ai centri storici del territorio, pagando con la gift card fino al suo esaurimento. Si possono scegliere diversi valori a partire da € 10. È una carta virtuale associata ad un codice che permetterà di acquistare una o più esperienze presenti sul sito www.visitmodena.it/it/esperienze/visit-modena-gift-cards.

A Ferrara si chiama MyFe la carta turistica che permette di visitare musei e monumenti cittadini oltre ad avere l’esonero della tassa di soggiorno per due giorni. La carta permette anche l’ingresso a spettacoli e concerti al Teatro Comunale di Ferrara, il servizio navetta Bus&fly e biglietto ridotto per l’ingresso al MEIS, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (https://www.ferraraterraeacqua.it/it/myfecard/cose-myfe-card)

Anche Ravenna propone un’esperienza natalizia: al Mar Museo d’Arte della città di Ravenna, fino all’8 gennaio 2023 ogni visitatore del museo e della mostra “Prodigy Kid. Francesco Cavaliere – Leonardo Pivi” riceverà un dono speciale: un libro d’arte.

A Faenza (RA) ha riaperto il temporary shop per il periodo natalizio, lo Spazio Ceramica dove si possono acquistare le ceramiche di 30 artiste faentine tra cui Mirta Morigi, Carla Lega, Elvira Keller, Martha Pachon, Federica Babini, Liliana Ricciardelli. In vendita vasi e piatti in ceramica della tradizione faentina, ma anche monili, oggetti d’arredo, opere d’arte. Per info: info@enteceramica.it, cell. 340 864 3613.

Un regalo originale si trova al Fellini Museum di Rimini: è la riproduzione in jesmonite del Rinoceronte, la scultura, collocata all’ingresso del museo, che richiama il finale del film “E la nave va” di Fellini. È stato realizzato in due serie limitate dallo studio Forme di Roma (10 copie diverse per serie) e ciascuna copia è stata rifinita e dipinta a mano (Costi: 250 e 150 euro) Per info: www.fellinimuseum.it/.

Rimini per Natale ha presentato inoltre l’Art Card, un biglietto unico che permette l’ingresso, oltre che al Fellini Museum, ad altri tre luoghi d’arte della città: i Musei Civici, la Domus del Chirurgo e il PART, il museo di arte moderna e Contemporanea inaugurato nel 2020 (https://www.museicomunalirimini.it/it/info-servizi/biglietti).


Sassonia 2023, la cultura viaggia. Novità, eventi e le migliori attrazioni

Dresda è tra le “Best travel destination 2023” di Lonely Planet. Nella regale cornice barocca del capoluogo sassone i viaggiatori con sete d’arte e cultura scoprono patrimoni inestimabili. Ma anche tracce di un’eredità grandiosa che sconfina e si estende in tutta la Sassonia, invitando ad esplorare l’intera regione sassone. Dal Vogtland ai Monti Metalliferi, passando per la Valle dell’Elba e l’Alta Lusazia, verso la versatile ed eccentrica Lipsia.

ANCORA TANTO SPLENDORE AL PALAZZO REALE DI DRESDA
Nell’estate 2023 il bellissimo cortile del Palazzo Reale davanti alla torre Hausmann sarà riaperto con una immagine biblica gigantesca affrescata sulla Loggia di quattro piani. Il dipinto lungo undici metri ritrae la visita della regina di Saba al re Salomone nel palazzo reale di Gerusalemme e, al piano sottostante, la visita dei tre re al Cristo bambino nella stalla di Betlemme. All’inizio degli anni Cinquanta del Cinquecento, i fratelli artisti Benedikt e Gabriel Tola dell’Italia settentrionale eseguirono il dipinto della loggia per conto del Principe elettore Moritz von Sachsen.

Tra le ultime opere di restauro concluse ci sono il lungo corridoio che porta alle ex scuderie reali e che ora ospita la Galleria di armi da fuoco, con un inventario di 500 magnifici fucili e armi da fuoco risalenti al periodo storico che va dal XVI al XVIII secolo di proprietà degli elettori sassoni. Il restauro della Galleria dei fucili è durato cinque anni e si è concluso nell’agosto 2021. Fu ricostruito anche il soffitto ligneo rinascimentale del lungo corridoio. Fucili e pistole provenienti da tutta Europa sono esposti in un totale di 18 vetrine da incasso, sul modello degli storici armadi lignei, in ordine cronologico-geografico.

Appartamenti di Stato. Magnifico ovunque si guardi, il paragone con Versailles non è forzato. Augusto il Forte fece allestire nel castello per suo figlio nuove stanze, difficilmente superabili in splendore, che mostrano chiaramente come il principe elettore sia stato ispirato da Versailles. Gli appartamenti reali erano adibiti non solo alla vita privata, ma anche politica. Le camere, rinnovate fedelmente nelle versioni originali dell’epoca, sono state riaperte nell’autunno 2019. Fu uno degli ultimi interventi di ricostruzione del palazzo. La piccola sala da ballo è davvero magnifica. Da vedere inoltre la camera delle udienze e la camera da letto con il pomposo letto di stato.

PRINCIPALI EVENTI MUSICALI 2023
Dresden Music Festival. Dal 18 maggio al 18 giugno 2023, la nuova 46esima della rassegna di musica classica di Dresda si svolge sotto l’egida del motto “BLACKANDWHITE” per definire con la musica un quadro di forti contrasti: cultura e barbarie, luce e oscurità, gioia e dolore – e naturalmente guerra e pace. Nel corso dei suoi 40 anni di storia, il Dresden Music Festival si è affermato come istituzione culturale distintiva di Dresda e attira, tra maggio e giugno in questa città sul fiume Elba, un pubblico proveniente da oltre i confini della Germania. Durante le tre settimane del festival, rinomate orchestre, solisti ed ensemble di prim’ordine vengono a Dresda per esibirsi nei luoghi più belli del centro storico e dei dintorni e riempire la città di musica.  https://www.musikfestspiele.com/en/musikfestspiele/

Mahler Festival. Un’emozione fortissima attende gli amanti della musica classica  a Lipsia dall’11 al 29 maggio 2023. Lipsia e la Gewandhaus Orchestra omaggiano Gustav Mahler, che proprio a Lipsia trascorse due anni della sua vita come direttore della Gewandhaus Orchestra diventando il celebre compositore che è oggi. Un ambiente unico e autentico in cui ascoltare tutte le opere di Gustav Mahler celestialmente eseguite da 10 orchestre di livello mondiale e dai principali esecutori delle sue sinfonie.

https://www.gewandhausorchester.de/en/mahler-festival/51st International Dixieland Festival Dresden

Dal14 al 21 maggio 2023 Dresda ospita artisti e musicisti internazionali della musica jazz e dixie, con tante ore di musica live per tutta la città, più della metà gratuite,  per la felicità di cittadini e dei turisti che partecipano da anni con grande intensità agli eventi in programmazione. Ci limitiamo a qualche suggerimento come le vibranti corse musicali sui tram di Dresda, ovvero le Dixietram-Stadtrundfahrt, o l’evento clou Dixieland Parade che invade le vie del centro storico con musiche e coreografie jazz. Da menzionare il concerto Blues, Boogie & Swing, se non altro per l’insolita location: l’aeroporto di Dresda con vista sulla pista di decollo! Ma anche la serata Dixieland International al Kulturpalast, con una staffetta di grandi artisti internazionalI.  https://www.dixielandfestival-dresden.com/

Bach Festival Leipzig. Dopo il Mahler Festival, Lipsia è pronta per celebrare l’eredità di Johann Sebastian Bach ospitando, dall’8 al 18 giugno 2023, un’altra grande rassegna musicale che ogni anno raccoglie più di 75.000 visitatori. Il Festival di Bach è uno dei momenti più alti dell’anno musicale della città di Lipsia. Musicisti, orchestre e rinomati cori di fama mondiale interpretano brani selezionati dell’opera completa di Bach, che trascorse gran parte della sua vita a Lipsia. Inoltre, l’edizione 2023 dal motto “BACH For Future” si prospetta davvero speciale perché cade nell’anno del 300esimo compleanno del compositore.  https://www.bachfestleipzig.de/en/bachfest

Moritzburg Festival
Dal 26 al 29 maggio 2023 alla prestigiosa rassegna di musica da camera partecipano musicisti solisti provenienti da tutto il mondo per eseguire la musica senza tempo dei più illustri compositori (L. van Beethoven, Ravel, Schubert, Mozart, Rossini, Brahms e molti altri) nelle affascinanti sale del castello e in altre location ricche di storia. Il festival è un’ottima occasione per visitare il castello. I principali concerti si tengono nelle sue sale: famosa quella della caccia con la collezione di trofei più imponente d’Europa, o la sala con i preziosi arazzi in pelle dorata finemente decorate, simbolo dell’arte barocca.

Mostra di Rosalba Carriera a Dresda dal 9 giugno al 24 settembre 2023
Dopo il successo della mostra di Bernardo Belotto con 115.000 visitatori, la Pinacoteca degli Antichi Maestri di Dresda presenta un’altra eccezionale mostra di un’artista italiana: Rosalba Carriera. In occasione del 350° compleanno della pastellista veneziana, la celebre galleria d’arte che ospita anche la Madonna Sistina di Raffaello, vedrà protagonista la mostra “Incontri Eleganti. Rosalba Carriera – Perfezione in Pastello”. Carriera fu una delle ritrattiste più famose del suo tempo in Europa. Con 73 dei suoi dipinti, Dresda possiede la più grande collezione di Carriera al mondo.

UNO SGUARDO AL 2024…
Non è troppo presto per svelarvi che nel 2024 si terrà a Dresda la mostra speciale dedicata al pittore romantico Caspar David Friedrich in occasione della celebrazione dei suoi 250 anni. Inoltre Lipsia è pronta ad accogliere tifosi di calcio da tutta Europa perché, tra gli stadi ospitanti del Campionato Europeo di calcio 2024, organizzato dalla Germania, ovviamente c’è anche quello di Lipsia!

SITI PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SASSONIA
Ogni anno oltre otto milioni di visitatori scelgono di visitare la Sassonia. Il turismo si concentra principalmente nelle città d’arte, presso le maggiori attrazioni culturali di fama internazionale, ma anche nelle regioni naturalistiche. Dal luglio 2019 la regione  “Monti Metalliferi / Krušnohoří” è entrata a fare parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, diventando una delle regioni turistiche più popolari della Sassonia, per via dei paesaggi idilliaci, valli fluviali e insediamenti pittoreschi che sono il risultato di oltre mille anni di attività mineraria, che ha generato ricchezza e fama, segnato la cultura e l’economia dei Monti Metalliferi e plasmato in modo inconfondibile la sua natura.  22 componenti di eccezionale valore storico minerario sono presenti sul territorio tedesco (17) e su quello ceco (5). In Sassonia si contano 400 siti di valore da visitare tra miniere e sistemi di stoccaggio unici, complessi metallurgici, città minerarie storiche, magnifiche chiese, affascinanti opere d’arte con riferimenti minerari e caratteristici paesaggi tipici dell’industria mineraria. In nessun luogo in Germania si incontrano così tante testimonianze dell’epoca mineraria. Appartiene al Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2014 anche il Parco del Conte Pückler a Bad Maskau in Alta Lusazia sul confine con la Polonia. Un immenso giardino che non presenta la stessa geometria barocca del giardinaggio cortigiano degli altri castelli e palazzi sassoni, ma un’arte del giardinaggio ornamentale unica nel suo genere, con piante e fiori disposti con tale ricchezza prospettica da farne un capolavoro naturale.

 

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Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti

Da venerdì 23 prossimo al 31 dicembre torna la rassegna enogastronomica ‘Le isole del gusto’ con tema principale i piatti a base di riso. Organizzata dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, alla manifestazione aderiscono 25 ristoranti: l’iniziativa mira a valorizzare l’offerta enogastronomica del territorio, in collaborazione con i professionisti della ristorazione che assicurano una produzione agroalimentare di eccellenza.

Si chiama così la 14° edizione della rassegna enogastronomica dedicata alla valorizzazione del territorio e delle produzioni tipiche agroalimentari di qualità.

Il tema dell’evento è la realizzazione da parte di ciascun ristorante aderente, di un piatto con una varietà di riso tipica del territorio in abbinamento a un vino locale, da inserire nel menù a un prezzo congruo all’offerta enogastronomica proposta e alle caratteristiche della rassegna, tenendolo invariato per l’intera durata della manifestazione.

Oltre al riso, anche gli altri ingredienti del piatto dovranno essere materie prime e prodotti tipici freschi del territorio regionale, nel rispetto della stagionalità, o prodotti trasformati delle aziende agricole e ittiche del territorio regionale.

La rassegna sostiene e promuove le produzioni di eccellenza del territorio, il km zero, ma anche le attività di ristorazione. Nonostante l’oristanese sia una zona a grande vocazione risicola, con oltre 3300 ettari di terreni dedicati, il riso non è uno dei prodotti più conosciuti né più utilizzati nella cucina sarda.

Grazie alla vicinanza al mare, al clima soleggiato e ventoso della zona, si producono numerose varietà di riso di alta qualità: Arborio, Carnaroli, Ribe e numerose altre. La lavorazione tradizionale a pietra, unita a una sapiente arte della pilatura – che si tramanda da generazioni – consente di ottenere un prodotto eccellente e capace di soddisfare anche le più difficili prove ai fornelli. L’Italia è la maggior produttrice europea di riso, con la Sardegna che si classifica tra le prime cinque regioni produttrici: un dato che la dice lunga sull’importanza di questa coltura nell’isola, anche in termini di indotto, produttori, dipendenti.

Con la rassegna “Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti”, ci si pone anche l’obiettivo di guidare le persone, attraverso un percorso esperienziale enogastronomico, a gustare i cibi e degustare i vini in maniera consapevole. Un piccolo viaggio attraverso i sensi del gusto e dell’olfatto, dunque, che riporti alle origini del piatto e alle risaie e ai vigneti di provenienza, e all’importanza degli abbinamenti e degli accostamenti, che non sono mai casuali, ma pensati per esaltare ogni singola sfumatura del prodotto che viene infine consumato. Agli avventori sarà proposto un piatto di riso – della qualità scelta dallo chef e cucinato con gli ingredienti della sua personale ricetta – e due calici di vino in abbinamento, selezionati accuratamente grazie alla consulenza con un esperto conoscitore di vino.

La rassegna negli anni ha sempre promosso un prodotto diverso, pur mantenendo l’obiettivo di valorizzare tutte le produzioni tipiche locali: c’è stato l’olio e poi le paste tipiche, ancora il pane, come la Vernaccia di Oristano, in questa edizione ancora una volta protagonista del menu.

La Vernaccia, infatti, è la qualità di vino selezionata per uno dei due calici proposti, scelta motivata dal fatto che si tratta di un vitigno storico dell’oristanese, che nel tempo ha subito importanti rivisitazioni così da poter essere ben abbinato ai piatti proposti.

La rassegna rientra tra le iniziative volte alla valorizzazione delle produzioni locali, finanziate con i fondi dell’Assessorato regionale al turismo.

CCIAA di Cagliari – Oristano
Largo Carlo Felice, 72
09124 Cagliari CA
Tel.: 070 6051 2416


NATALE 2022: LA TOP TEN DEI PANETTONI DI FABIO TUCCILLO

Esclusiva novità del Bakery chef è Nido d’Amore, che unisce la tradizione italiana a quella francese.

Non c’è Natale senza panettone, questo si sa. E se alla centenaria tradizione italiana si aggiunge un tocco di innovazione e il guizzo creativo di un giovane Bakery chef, il risultato è sorprendente!

È dalla mente e dalle mani di Fabio Tuccillo che nascono le sue nuove proposte per le feste natalizie, ben dieci, tutte diverse e tutte realizzate in modo artigianale, con lievito madre e ingredienti selezionati.

Tra queste il Panettone Classico, con uvetta sultanina e scorzetta d’arancia. La particolarità è nella lavorazione, che è secondo l’originale e storica ricetta a tre impasti, mentre le produzioni ordinarie ne prevedono solo due; una tecnica tramandata di generazioni, che prevede 48 ore di lievitazione e che rende il panettone molto più soffice, leggero, profumato e digeribile.

Albicocche Pellecchielle, pasta di mandorle e cioccolato alle mandorle sono i protagonisti del Panettone Albicocca, che con le sue note dolci, rimanda ai campi di mandorli in fiore e che insieme a Pistacchio, realizzato con un impasto bianco ed una golosa farcitura di cremino e crema al pistacchio, punta a valorizzare il gusto e la qualità delle materie prime, tutte rigorosamente italiane.

Autentica esplosione di gusto è il Panettone Tiramisù, realizzato con un impasto al caffè e mascarpone, sempre a lievitazione naturale, e cremino alla nocciola.

Fresca, profumata e morbidissima è Soft White Temptation, prima originale novità del Bakery chef nel fragrante mondo dei panettoni. Un impasto realizzato con lo yogurt, che ricorda quello del plumcake, farcito con gelatine e cioccolato al lampone, che gli conferiscono un gusto dolce con una nota lievemente acidula, che evoca il profumo della coulis di lamponi ancora calda.

Soft Red Temptation, ha invece un impasto al mascarpone, fragoline candite e gelatina alla fragola, e potrà essere gustato con una spruzzata di liquore alla fragola al momento del taglio. Due proposte gourmand, dai contrasti di sapore, unici per fragranza e morbidezza.

Per gli amanti dei gusti più freschi, c’è, poi, il Panettone ai frutti di bosco con crema ai frutti rossi e frutti di bosco canditi.

Ricotta e pere, due semplici ingredienti, danno vita ad un panettone dal profumo intenso e avvolgente. Una vellutata crema di ricotta sarda “abbraccia” le pere candite in un tutt’uno, per una indimenticabile taste experience.

Golosa novità è poi il Panettone ai 3 cioccolati, con cuore al cioccolato fondente, cioccolato alla fragola e cioccolato al caramello, tutti e tre perfettamente visibili al taglio!

Ma la vera novità del Natale 2022 è Nido d’Amore, un panettone in edizione limitata, che Fabio Tuccillo ha ideato ispirandosi ad una delle più celebri preparazioni della patisserie francese, il croissant. Si tratta infatti di un panettone di 500g realizzato con un impasto sfogliato simile a quello dei croissant, farcito con gocce di cioccolato sciolte, al gusto di lampone o fragola. Una delizia, per gli occhi e la gola, in grado di rendere unica la tavola delle feste e sedurre anche i palati più esigenti.

Immancabile sulle tavole italiane durante le feste è, infine, il classico Pandoro, realizzato secondo la ricetta tipica della tradizione e tra i dolci più amati, soprattutto dai più piccoli.

Il Bakery chef Fabio Tuccillo, medaglia d’argento al concorso Miglior Colomba d’Italia FIPGC Federazione Internazionale di Pasticceria Gelateria Cioccolateria, è titolare della Tuccillo Bakery, che gestisce insieme a suo fratello Gianfranco, socio dell’attività e ideatore del progetto insieme al padre Antonio. Nata nel 2014, la Panetteria Tuccillo si è evoluta nel corso degli anni, associando alla produzione di pane e panini, anche la pasticceria e gli altri prodotti da forno, che oggi la rendono riconoscibile come Bakery per un vasto pubblico, sia di clienti privati che Ho.re.ca. Tra i prodotti di punta, quelli realizzati con farine speciali, spezie e semi, della linea Healthy Bakery, ideali in una dieta bilanciata, per le loro qualità e benefici per la salute.

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A Bologna, inaugurato il "Quartiere della Salute": proposte di salute, terme e benessere!

Con la conclusione dei lavori di Via Irnerio 10, viene inaugurato un grande centro, di migliaia di metri quadrati, denominato “Quartiere della Salute.
Bologna presenta tante caratteristiche: le Torri, i Portici, le tre terme cittadine (Felsinee, di San Luca e di San Petronio) e d’ora in avanti, si potrà ammirare e praticare per le sue caratteristiche, anche il Quartiere della Salute.
Si tratta di una realtà innovativa che, partendo dai portici di via Irnerio 10, arriva alle Terme San Petronio e al Polo diagnostico Bodi.

“Il Quartiere della Salute è un progetto importante e unico per Bologna che si inserisce negli interventi strategici intrapresi dal Gruppo Monti Salute Più rivolti a valorizzazione spazi e prestazioni per il benessere e la cura della persona. Un impegno di grande valore per la nostra città e per i cittadini che potranno così usufruire di servizi e spazi nuovi e integrati. Non possiamo dimenticare anche il valore attrattivo che tale opera svilupperà verso il turismo termale che occupa ancora uno spazio di nicchia, ma che promette, nel tempo, una crescita considerevole”- dichiara Giancarlo Tonelli, direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna -.

Questo quartiere sanitario è collegato con le Terme Felsinee attraverso una condotta sotterranea alla città di Bologna per circa 5 Km, che porta l’acqua termale alle Terme San Petronio; è inoltre lambito e circondato da due torrenti, il Val d’Aposa ed il canale delle Moline.

Molto soddisfatto il prof. Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più che commenta: “Oggi con la conclusione dei lavori abbiamo finalmente raggiunto un altro ambizioso traguardo. Il Quartiere della Salute, infatti, oltre ad essere in una posizione strategica nel centro storico di Bologna, offre alla città una molteplicità di proposte di benessere e salute  basate su principi scientifici e personalizzate. Mi auguro che diventi un importante punto di riferimento per quanti sono alla ricerca del benessere psicofisico e vogliano prendersi cura di sé fuori e dentro, adottando uno stile di vita sano, volto a migliorare la loro qualità di vita”.

Nello specifico, in base ai vari servizi offerti, questo quartiere si può dividere in tre dipartimenti:

Quartiere Salute Via Irnerio 10
L’attività dell’hub a partire dal civico 10 è narrata da 3 avatar multimediali.

C’è l’avatar Najade che presenta tutte le proposte di salute e benessere del Gruppo Monti Salute Più a partire da Porretta Terme per arrivare a quelle di Bologna, Ferrara e Venezia. Nei pressi c’è una segreteria per informazioni e prenotazioni di prestazioni, pacchetti, buoni regalo termali…

L’avatar Opi presenta le proposte della salute legate al cibo: la tavola conviviale, la stuzzicheria e il tagliere multifunzionale (energetico, dimagrante o digestivo). La tavola conviviale comprende due linee gastronomiche, Gusto&Salute per chi vuole mantenere sotto controllo il glucosio e il pH del metabolismo, e una linea più tradizionale per chi ama i sapori locali.

Infine, si incontra l’avatar Gaia che presenta tutte le proposte del Natura World: la Valle del Fitness del Villaggio della Salute Più con 55 percorsi ecologici per oltre 300 Km; la Strada delle Terme che può essere percorsa in auto, in bike e a piedi con i suoi 95 Km di natura e bellezza; fino ad arrivare a Porretta Terme e allo Chalet del Corno alle Scale, meraviglioso per la sua natura sia con la neve che con il sole.

Testimone autentico del Natura World in Via Irnerio è il forest bathing, composto di ulivi radicati nel terreno in un microclima controllato, grazie ad un apposito ambiente interrato. Questo “bagno green”, attraverso la respirazione dei ferormoni, la stimolazione della mucosa olfattiva con i profumi di essenze neurali biologiche e l’idropinoterapia termale, in 45 minuti potenzia la salute, più di una energica camminata in mezzo al bosco.

Quartiere Salute Via Irnerio 12/A
Qui si incontrano le Terme San Petronio con tutti i servizi di salute e benessere: spa termale con trattamenti benessere e medicina estetica, sauna, bagno turco e zona relax; scendendo al piano interrato troviamo le acque termali con piscina, percorsi vascolari e idromassaggi caldi; al piano ammezzato infine ci sono decine di ambulatori medici con tutte le prestazioni e strumentazioni sanitarie, una palestra e un presidio di medicina fisica e riabilitazione.

Quartiere Salute Via Irnerio numero 12/3C
Qui vi è la sede del Polo diagnostico Bodi che rappresenta uno dei più grandi centri di diagnostica all’avanguardia con TC, risonanza magnetica di 1,5 Tesla, risonanza magnetica aperta, risonanza articolare, rx, centro di mammografia, strumentazioni innovative dotate di Intelligenza Artificiale.
Il centro è inoltre convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, mutue, assicurazioni e fondi integrativi.

Proposte esclusive
Per chi desidera continuare a domicilio il proprio percorso di benessere esistono anche le proposte dello storecon prodotti di dermocosmesi termale, profumi, articoli tessili, food&beverage legati a testimonianze storiche, artistiche e naturali riguardanti in modo particolare la storia di Bologna. Per i turisti diventa anche l’occasione di portare a casa un utile souvenir della città.

Il quartiere ospita anche la direzione generale del gruppo e un innovativo centro multimediale che dà la possibilità di creare eventi, riprenderli e proiettarli attraverso la rete di monitor interna a tutti i centri del circuito.

Concludendo, si può veramente affermare che il Quartiere Salute+, grazie all’esclusività delle sue proposte, rende onore non solo al quartiere Irnerio, ma anche e specialmente all’intera città di Bologna, perché una simile concentrazione di proposte di salute non si riscontra in nessun’altra città. A testimonianza di questo, negli spazi del quartiere sarà esposto l’affresco del “Volto Santo di Lucca”, dopo la conclusione dei restauri offerti alla città da parte del Gruppo Monti Salute Più.

 

Per maggiori informazioni:
www.grupposalutepiu.it


A Ossana, in Val di Sol, Trentino, 800 abitanti e… ben 1600 presepi!

Anche con il presepe si può raccontare l’attualità e le difficoltà del quotidiano. E’ proprio quello che succede in un paesino del Trentino, dove se ne possono ammirare oltre mille!

L’inviato del Tg2 Antonio Farnè ha raccolto i commenti di residenti e turisti:

“C’è il presepe dedicato a tutte quelle persone che hanno lavorato per salvare tutti i malati di  Covid ed è intitolato: i nostri eroi!”, “C’è il presepio con cui si vogliono rappresentare tutte le donne vittime di femminicidio: panchina rossa e presepio”…

Le tante interpretazioni del presepe, il simbolo del Natale antico di otto secoli, trova agganci anche con l’attualità.

“Sono molto belli, bellissimi, uno più bello dell’altro”, “Davvero molto suggestivi e emozionanti”, “Io sono appassionato di presepi, sono napoletano e dico che sono molto belli e interessanti”, “Ce n’è uno più bello dell’altro: sono stati bravissimi!”…

Questi sono alcuni dei commenti dei visitatori incontrati a Ossana, Val di Sol, in Trentino: 800 abitanti, 1600 presepi… un rapporto che non ha eguali. Di tutte le fogge, di tutte le dimensioni, e realizzati con materiali diversi. E’ il tesoro di Ossana, recentemente inserito tra “I borghi più belli d’Italia”.

“Rappresenta lo spirito della nostra comunità. In questo periodo tutti ci mettiamo a lavorare per costruire tutti questi presepi – è Luciano Dell’Eva, presidente dell’Associazione Borgo antico, che descrive un presepe particolare, con tanti soldati in divisa sulla montagna innevata –   Quello alle mie spalle, è una delle nostre idee con tanta scenografia e rappresenta un fatto realmente accaduto nel 1917: molto vicino a noi c’era la linea del fronte tra Italia e Austria e nella notte di Natale, tutti i soldati si sono abbracciati in un momento di pace e amore…”

Tutti rigorosamente realizzati a mano da artisti residenti, preziose testimonianze di artigianato locale.

“Questo è un presepe che abbiamo realizzato con le radici dei nostri alberi e col muschio raccolto nei nostri boschi…”.

Il culto dell’attesa, l’incanto del Natale e la suggestiva trama attraverso i vicoli medioevali di Ossana, un percorso che si arrampica fino al sovrastante castello di san Michele, anch’esso aperto proprio per ospitare altre natività. Tradizioni da vivere, da scoprire ma anche da gustare, attraverso i sapori del territorio…

“Piatti tipici trentini: partiamo da un “canederlo” (I canéderli sono degli Knödel, impasto a composizione variabile a base di pane raffermo; è il primo piatto tipico della cucina mitteleuropea, specie trentina, altoatesina e tedesca sudorientale, oltre che di quella austriaca, ceca, slovacca, ungherese e polacca) lo presentiamo con formaggio “Casolét” tipico della Val di Sole e con “polvere” di barbabietola (barbabietola essiccata al naturale frullata fino a ridurla in briciole finissime) – è il ristoratore Mariano Dell’Eva che presenta i piatti del suo menù – A seguire, abbiamo lo stinco di capriolo, cotto in umido, servito con gli ortaggi dell’orto e una cialda di polenta di Storo (dalle pannocchie del grano Marano, che tendono al rosso,  viene prodotta la farina gialla di Storo (TN) grano coltivato rispettando i cicli della natura, senza alcuna forzatura agronomica e poi macinato nel mulino di Storo).

Il tutto accompagnato dal Teroldego, un vino del territorio… (il nome è riconducibile a “Tiroler Gold”, ovvero “Oro del Tirolo”, appellativo dato dai regnanti d’Austria nel periodo in cui controllavano la regione) viene dal vitigno a bacca nera più importante del Trentino, è  presente nella denominazione di origine “Teroldego Rotaliano DOC” perché coltivato nella Piana Rotaliana – lembo di pianura circondato dalle Dolomiti – c’è anche nelle tipologie rosato, superiore e riserva: è vino di buona struttura, intenso e sontuoso, di grande eleganza e ottima propensione all’invecchiamento. Colore rosso rubino intenso, con toni tendenti al granato per le riserve; bouquet olfattivo fine e di buona complessità. Presenta note di frutta rossa matura, ma anche floreali, di viola e speziate, di liquirizia, per i vini che sono stati sottoposti a più lungo affinamento in legno, note più vicine alla confettura. Di buon corpo, con una discreta spalla acida e una certa intrinseca morbidezza con tannino discreto e non aggressivo; buona la  persistenza e piacevole il ricordo di mandorle amare. Buona la versatilità negli abbinamenti:  dalle lasagne alle carni rosse alla griglia, dai piatti di selvaggina come cinghiale, lepre, faraona, beccacce e capriolo, sia arrosto, sia in umido o in tegame, fino ai formaggi di buona stagionatura e, pure con i biscotti ai mirtilli…

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Terrazzamenti, viti e vini tra i castelli in Valle d’Aosta

Percorrendo l’autostrada che da Torino porta ad Aosta già al confine tra il Piemonte e la Valle si inizia a scorgere un panorama che mi ha sempre affascinato. Potrei addirittura dire di amarne anche i difetti, ammesso che ce ne siano di eloquenti. Dalla bassa fino all’alta Valle si possono ammirare castelli e vigneti eroici che distolgono lo sguardo dal volante dell’auto: meglio se si è passeggeri e non conducenti.

Sono anfratti territoriali a volte dai contorni fiabeschi, mentre in altri momenti lo sguardo consente di percepirne il passato nobile e glorioso. La viticoltura valdostana si caratterizza proprio per la grande difficoltà che i produttori incontrano nel produrre quelle uve che si trasformeranno in deliziosi vini.
Un tempo qui, sulla terra della più piccola regione d’Italia, di ettari vitati se ne contavano a migliaia, oggi sono poco più di 400. Ettari di vigneti su cui viene coltivata una miriade di vitigni, autoctoni e non, un caleidoscopio di uve con le quali si realizzano poche bottiglie ma decisamente interessanti.

La produzione della Valle oggi si attesta all’incirca sui 2 milioni di bottiglie l’anno che per lo più vengono servite e vendute sul posto grazie ai tanti turisti che la raggiungono (circa il 70% dell’intera produzione).
Ci sono tornato di recente, proprio per incontrare ancora una volta quel mondo enologico eroico di montagna, con i suoi terrazzamenti, i suoi muretti, le sue svariate sfumature declinate ad arte dalle tante cantine. Non solo, l’ho fatto per entrare in contatto con un progetto ben delineato che ha visto la luce negli anni 2018-2021. Vi parlo, anche se in forma abbreviata, di un progetto di cooperazione territoriale transfrontaliera tra Italia e Francia (ALCOTRA) “Vi.A. – Route des vignobles alpins” che punta a sviluppare un turismo sostenibile, innovativo, capace di valorizzare anche le stagioni meno frequentate, offrendo uno spazio turistico tematico in grado di valorizzare l’unicità dei territori dal punto di vista enologico, gastronomico, geografico, storico, e culturale.  Non mi dilungo, come vi ho detto, su tutti i punti dell’iniziativa, mi adopero invece nel raccontarvi questo mio ultimo soggiorno in Valle d’Aosta, al fine di evidenziare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, un territorio godibile in tutte le stagioni dell’anno. Una regione che non è solo una valle, ma un insieme di valli ricche di paesaggi naturali, dimore e castelli, musei e siti archeologici, buona gastronomia e ottimi vini.
E’ stato nel piccolo paese di Perloz, posizionato all’inizio della Valle del Lys, che ho iniziato il mio viaggio attraverso la Strada dei Vigneti Alpini della Valle d’Aosta. Qui, all’Osteria Mansio 1695, i primi corroboranti contatti con l’enogastronomia locale. Un carosello di affettati tipici come il lardo e la mocetta, la celebre fontina ed altri prodotti caseari del posto; la “carbonada”, una ricetta tipica della Valle d’Aosta a base di carne bovina e polenta concia. Il tutto annaffiato, o meglio, accompagnato da un piacevole Fumin. Con il Fumin inizio anche a citarvi alcuni dei tanti vitigni e vini valdostani.

Dopo il break culinario eccomi con i piedi sui vigneti storici della bassa Valle. Di fatto sono a Donnas, un comune che vanta un’antica tradizione nella coltivazione della vite. Numerosi documenti storici lo testimoniano, tra cui uno del 1214. Fu invece nel 1800 che Napoleone ebbe l’opportunità di conoscere meglio il vino di Donnas. Per conservare queste nobili tradizioni vinicole un gruppo di viticoltori, nel 1971, dopo aver ottenuto la DOC, si è costituito in cooperativa con lo scopo di tutelare e garantire la qualità e genuinità del vino. Oggi la cooperativa – la Caves de Donnas – lavora circa 1700 quintali di uva e produce 120.000 bottiglie annue. Parlo di vini bianchi e rossi, rosé e spumanti. Pinot Gris, Nebbiolo e Nebbiolo Picotendro.

I vigneti della bassa Valle rispondono in pieno alla definizione di “Vigneti eroici” in quanto collocati su terrazze e gradoni con una pendenza superiore al 60%. Sono queste estreme condizioni morfologiche che hanno obbligato da sempre l’uomo ad un lavoro faticoso in ogni sua fase, tutto rigorosamente effettuato a mano su scalini secolari che si differenziano tra loro nella misura; alzate che possono variare dai 10 ai 32 centimetri imponendo un passo sempre differente. Gli stessi terrazzi sono diversi, alcuni più in piano, altri meno.

Su questi terreni strappati con il sudore alla montagna, non è difficile imbattersi in un essiccatoio per le castagne chiamato Crehe o Grâ, oppure in un Bermat scavato nella roccia: sono strutture usate come cantine per il vino, da deposito per gli attrezzi, o anche per la raccolta dell’acqua che servirà nel vigneto.
Dopo le vigne storiche un salto al Museo della Vite e del Vino sempre a Donnas. In questo luogo di squisita cultura contadina mi sono accomodato per degustare i vini della Cave de Donnas e di altre due piccole realtà produttive: l’Azienda vitivinicola Pianta Grossa di Donnas e la Cantina Château Vieux di Pont-Saint –Martin. Vini Nebbiolo per le prime due, Nebbiolo e Pinot Gris per la terza.

A degustazione ultimata trasferimento ad Aosta per la cena e pernottamento. Per la cena, un locale del centro cittadino, ovvero l’Osteria di Aosta. Piatti più ricercati, ma dalla marcata presenza tradizionale. L’indomani di buon ora una visita al Pont d’Ael, località in cui sorge un ponte acquedotto di epoca romana sul torrente Grand Eyvia.

L’imponente struttura lascia meravigliati i visitatori per il suo straordinario stato di conservazione e il pregevole impatto storico paesaggistico. L’infrastruttura venne progettata con un doppio passaggio e pensata per un duplice utilizzo. La parte superiore, pavimentata con grosse lastre litiche e impermeabilizzata, consentiva il passaggio dell’acqua, mentre un altro camminamento inferiore, areato e luminoso, permetteva il transito a uomini e animali. Il ponte acquedotto, ormai monumento, è datato all’anno 3 a.C. e attribuito all’imprenditore padovano Caius Avillius Caimus.

Dalle testimonianze romane al XIII secolo qui il passo è molto breve. Dal ponte al castello, da Caius Avillius Caimus agli Challant, principale famiglia nobile della Valle d’Aosta legata ai Savoia. Una visita all’affascinante castello di Aymavilles. Il castello situato nell’omonimo comune è posizionato su una collina circondata da vigneti lungo la strada per Cogne. Decisamente unico nel suo genere concentra nell’aspetto esteriore fasi medievali e barocche, frutto delle iniziative architettoniche dei diversi membri della famiglia Challant che nel corso dei secoli hanno adattato l’edificio alle esigenze e al gusto dell’epoca. La storica dimora è stata interamente ristrutturata ed è aperta al pubblico: vale veramente la pena di farci un salto.

A pochi passi dal castello si trova la sede del Consorzio Vini Valle d’Aosta ed è all’interno di questa location che mi sono riaccomodato per un’altra pregevole degustazione di svariate tipologie di vini. Petite Arvine, Chambave Muscat, Torette, Cornalin, Fumin, Vuillermin. Vitigni Petite Arvine, Moscato Bianco, Petit Rouge, Cornalin, Fumin, Vuillermin a riconferma delle tante uve presenti in Valle. Le media dei vini mi è sembrata decisamente alta e di qualità: vini piacevoli, puliti, dai profumi intensi e dai sapori ben delineati.

In un altro locale della struttura che ospita la sede del Consorzio ho avuto il tempo, a degustazione ultimata, di seguire le premiazione dell’edizione 2022 del Concorso Modon d’Or per la migliore Fontina d’alpeggio. L’iniziativa, organizzata dall’Assessorato in collaborazione con la Chambre valdôtaine des entreprises et activités libérales e con il supporto tecnico-scientifico del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina e della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, mi ha riportato indietro di un anno. L’anno scorso infatti ho girato un servizio TV interamente dedicato al celebre formaggio.

Intanto le ore sono passate ed è arrivato il momento del break di mezzogiorno. Crespelle gustosissime presso la Vinosteria Antirouille di Aymavilles. Da Aymavilles a La Piagne (Morgex) dove le uve vengono coltivate alle altitudini più elevate del continente. Anche qui i terrazzamenti e i muretti sono la cornice creata dalla mano dell’uomo per le viti. Quei terrazzamenti che, per ridurre la pendenza dei terreni, sono sostenuti dai muretti edificati a secco. Il vantaggio di questa pratica è quello di ottenere una superficie coltivabile che però impedisce ogni utilizzo di meccanizzazione. Questi manufatti possono raggiungere un’altezza di 4 metri e sono collegati fra loro da ripidi scalini di pietra.

Siamo dunque nell’ultimo tratto della Valle d’Aosta, ai piedi del Monte Bianco, dove la coltura della vite si innalza ad altezze proibitive raggiungendo i 1200 metri. Ci troviamo tra i vigneti più alti d’Europa. La zona di coltivazione si estende nei territori lungo la sinistra orografica della Dora Baltea nei comuni di Morgex e La Salle. Il Vallée d’Aoste D.O.C. Blanc de Morgex et de La Salle è prodotto utilizzando esclusivamente il vitigno Prié Blanc biotipo Blanc de Morgex, unica varietà autoctona valdostana a bacca bianca selezionata naturalmente attraverso i secoli. E allora, di conseguenza, degustazione di vini autentici ed originali della Cave du Mont Blanc e dell’azienda agricola di Nathan Pavese proprio presso la Cave du Mont Blanc.

Il tempo trascorre veloce, soprattutto quando si è in buona compagnia e con ottimi prodotti enogastronomici. Dopo la degustazione il rientro ad Aosta per la cena. A La Ferme Gourmande ho apprezzato molto una battuta al coltello di razza bovina valdostana, abbinata ad un vino bianco; un blend di uve bianche denominato Prémisse. Poi il fricandò, ovvero un secondo piatto, sempre a base di carne valdostana, accompagnato da un blend di uve rosse. Non sono mancate altre portate, ma in questo caso mi soffermo volentieri nel decantarvi il vino e la carne del posto.

L’indomani mattina ho affrontato l’ultima tappa del mio ritorno in Valle. Una visita doverosa al Forte di Bard, imponente fortezza che sovrasta l’intero borgo riedificata nel XIX secolo da casa Savoia e che ha ospitato alcune scene del film Avengers: Age of Ultron della celebre Marvel. Al suo interno il bellissimo Museo delle Alpi, ovvero uno spazio museale all’avanguardia dove suoni e video proiezioni permettono al visitatore di immergersi appieno nella cultura alpina. Se andate a visitare il Forte non dimenticate di prendere visione anche delle prigioni. Per una pausa culinaria, come ho fatto io, sempre all’interno della storica struttura trovate il ristorante La Polveriera. Deliziosi gli gnocchi al blu di montagna e noci.

Ci sono tornato con grande piacere. La Valle d’Aosta che, grazie al mio lavoro, ho vissuto in molteplici occasioni attraverso luoghi, prodotti e persone. In sogno mi sarebbe piaciuto arrivarci in volo, come un aquila di montagna, per respirare a pieni polmoni quei castelli e quei vigneti. L’ho fatto in auto e ringrazio la Regione Valle d’Aosta e i suoi tecnici per avermi ospitato, così come ringrazio le cantine che ho abbracciato degustandone i vini. La Crotta di Vigneron, la Cave de Donnas, Matthieu Betemps, Rosset, la Cave du Mont Blanc, Nathan Pavese, Institut Agricole Régional, la Cave Des Onze Communes, Grosjean, Ottin, Les Crêtes, Lo Triolet, L’Atoueyo, Di Francesco Gasperi e naturalmente il Consorzio.
Ma, in chiusura, un grande grazie lo vorrei rivolgere ai tanti giovani che ho incontrato, ragazze e ragazzi che con amore e dedizione affrontano le difficoltà della coltivazione di montagna per continuare a dare vita al vino valdostano. I 400 ettari possono essere ampliati, e i 2 milioni di bottiglie possono diventare 3.
Un buon motivo per augurare a tutti loro, buon lavoro di tutto cuore!

(Fabrizio Salce)


Inverno in Alto Adige alle Terme Merano: 7 esperienze top solo per chi cerca il meglio!

Alcuni highlight da vivere alle Terme Merano, per rendere davvero indimenticabile la propria vacanza. Situate nel cuore della località altoatesina, dove le Terme Merano offrono un rifugio di salute e relax, benessere e romanticismo. L’offerta si allarga anche a sport e gastronomia per un’esperienza completa e personalizzata. Per la propria vacanza basta scegliere una delle numerose strutture partner locali.

  1. Peeling nel nuovo bagno di vapore al miele altoatesino

L’esperienza top in assoluto: provare il nuovissimo bagno di vapore al miele altoatesino. Il design richiama le celle esagonali del favo, mentre nell’aria aleggia il profumo delicato del miele. La  luce tenue vira al giallo e la musica di sottofondo si accompagna al lieve ronzio delle api. La location è perfetta per dedicarsi peeling e gettata di vapore, ovviamente rigorosamente al miele dell’Alto Adige. Il miele tra l’altro è un prodotto naturalmente dotato di azioneantibatterica, antinfiammatoria e decongestionante.  Ricco di minerali e principi attivi fitoterapici delle piante, ha inoltre un effetto rivitalizzante, grazie al contenuto di enzimi, vitamine e oligominerali.

  1. Galleggiare nell’acqua termale

Tra le prime esperienze da non perdere alle Terme Merano c’è sicuramente quella di lasciarsi cullare dall’acqua, semplicemente galleggiare abbandonando ogni resistenza. Il cubo di acciaio e vetro delle Terme comprende numerose piscine, ognuna con la sua particolarità. Da quella con acqua salina a quella con acqua corrente, dal whirpool alle vasche con acqua di diversa temperatura. Un’azione profondamente rilassante per lo spirito, ma anche benefica e salutare per il corpo per chi sceglie la piscina con acqua termale, ricca di radon, fluoro e altri metallirari preziosi per la salute.

  1. Col partner in Pool Suite

Le Pool Suite sono location davvero speciali provviste di lettino ad acqua, vasca idromassaggio e bagno turco. Lavista è spettacolare, dal momento che si affacciano sulla sala bagnanti dall’alto. Sono perfette per trascorrere qualcheora romantica col partner, tra un peeling e un massaggio, godendosi frutta fresca e spumante. Sono diversi i pacchetti a disposizione, da comporre a seconda delle preferenze, per rispondere a tutte le esigenze.

  1. Coccolarsi nella MySpa

Scegliere un trattamento piuttosto che un altro è davvero difficile: la scelta è ampia e personalizzata, i prodotti tutti di altissima qualità. “Solo per me” è un pacchetto esclusivo che comprende un peeling rigenerante, un trattamento viso e un’applicazione Softpack a base di ricche creme, oli nutrienti, erbe aromatiche, estratti di fiori e foglie. Un impacco corpo con una tecnica innovativa, da scegliere fra due diverse formulazioni, alla stella alpina o alla mela altoatesina, per sentirsi completamente rigenerati.

  1. Gara con Skill Bike

Il Fitness Center delle Terme Merano, primo in Alto Adige, mette a disposizione degli sportivi la Skill Bike. Un allenamento realistico come in una vera corsa in bicicletta in montagna, con pendenze e dislivelli, gareggiando con gli altri ciclisti visibili sullo schermo. La Skill Bike si adatta in base al peso del rider, al suo stile di pedalata e ad altri parametri relativi alle prestazioni. I trainer possono mostrare istruzioni e dati di allenamento direttamente sul maxischermo in tempo reale durante la Performance Class, per vivere il brivido e la sfida del ciclismo outdoor in un ambiente indoor. Insomma un’esperienza da provare in anteprima!

  1. Rilassarsi davanti al fuoco

Un fuoco scoppiettante, un comodo divano con grandi cuscini, una tisana calda e una rivista da sfogliare. Cosa chiedere di più per il proprio relax? Le Fire Places rappresentano un’oasi di quiete per dedicarsi alla lettura, meditare, riposare. Di charme e design, se ne trovano diverse distribuite tra un ambiente e l’altro, per offrire una pausa rigenerante, grazie alla musica di sottofondo e alla luce ben calibrata che concilia il riposo.

  1. Pausa gourmet al Bistro

Vivace e luminoso, il Bistro Terme Merano è un importante punto d’incontro della city life meranese, proprio nel cuore della città. Qui ci si potrà dedicare un pranzo gourmet a base di piatti raffinati, creazioni originali e ricette della tradizione altoatesina. Il tutto all’insegna della qualità e genuinità e con un’attenzione all’abbinamento degli ottimi vini del territorio. Anche in inverno si gode del suggestivo panorama, con le cime del gruppo del Tessa, le piscinee il parco delle Terme Merano che si estendono al di sotto.

In vacanza a Terme Merano

Le Terme Merano aderiscono a Federterme, l’organizzazione rappresentativa delle strutture termali in Italia. Obiettivo di Terme Merano è quello di collaborare attivamente con le aziende locali e infatti sono oltre 150 le strutture ricettive partner del complesso termale. Si spazia dagli hotel di ogni categoria agli appartamenti al camping all’agriturismo. Le aziende partner sono reperibili sul sito internet Terme Merano.

Terme Merano
tel. 0473.252000
www.termemerano.it


Golocious: prima catena di ristorazione italiana con app innovativa, tra fidelity program, gamification e social network integrato...

La “mission” è diventare il riferimento del Foodporn italiano di qualità sia in Italia che all’estero. Il FOOD PORN MadeInItaly di GOLOCIOUS è basato su un concetto di “food porn” americano rivisitato in chiave italiana. Golocious propone un’esperienza gastronomica di alto livello. Attraverso materie prime selezionate e tecniche di preparazione innovative – come per altre situazioni… – Golocious fa godere occhi, palato e stomaco!

La catena di food porn italiano di qualità con 15 punti vendita in Italia presenta in anteprima un progetto per coinvolgere attivamente gli utenti nella community di Golo-Heroes con missioni speciali e una moneta digitale. Un social network e una coinvolgente “gamification” per offrire ai clienti un’esperienza nuova e originale. La catena di food porn italiano di qualità, Golocious, presenta la sua app innovativa, la più completa tra le realtà italiane di ristorazione.

Una volta scaricata l’app, i Golo-Heroes, saranno coinvolti in missioni speciali da compiere per ottenere una moneta digitale, il “Gettone G”, che dà accesso a buoni sconto e ad una serie di opportunità. Sfide dal sapore “porn” come ad esempio quella di mangiare il “limited edition” del mese per guadagnare ulteriori punti, oltre ai giochi a tema come “Burger Samurai” e “Diabolicious – il caveau inespugnabile”. E per rafforzare sempre di più la community hanno inserito anche “Gologram”, il social network che consente di condividere le proprie esperienze di gusto scattando foto da postare. “La nostra app rappresenta l’inizio di un processo di digitalizzazione e di un approccio di tipo phygital, una fusione tra online e offline per offrire un’esperienza omnicanale ai nostri clienti”, così Alessio Cutino, CEO di Golocious.

L’app Golocious, realizzata in collaborazione con Studio Vatore, contiene anche un catalogo di giochi in continuo aggiornamento con la possibilità data agli utenti di competere tra loro in una classifica settimanale, lo “store locator” e il “Qr” code personale così da farsi riconoscere alla cassa ottenendo ulteriori gettoni G e sarà presto online per iOS e Android scaricabile all’indirizzo golocious.com/download-app.

Ludicizzare la comunicazione è il modo più efficace per creare una relazione emotiva con i propri clienti, sostenitori e fan. La ‘Gamification’ è un approccio che rende particolarmente attraente ciò che si comunica, e noi di Studio Vatore di questo ‘approccio’ ne abbiamo fatto la nostra missione. Il progetto Golocious sarà unico nel suo genere. Un laboratorio digitale, creativo e sperimentale che vedrà coinvolti attivamente anche e soprattutto i clienti. Un modo per andare oltre l’ambito della ristorazione e diventare un valore distintivo del brand Golocious” così Gianluca Vatore.

Il format, ideato dai food influencer Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli, è nato a maggio del 2020, e oggi può contare su 113mila fan sui social, 15 aperture in tra Milano, Roma, Napoli, Firenze, Caserta e Verona, sia dirette che in franchising, con oltre 150 dipendenti. In programma nei prossimi mesi tante altre aperture.

Con questa app metteremo al centro i nostri consumatori, i Golo-Heroes, che possono entrarci tutti i giorni, anche quando non sono nel locale. Nessuno dispone di un sistema così interattivo, una community totale che consente agli utenti di pubblicare contenuti nella nostra bacheca Gologram, poter commentarsi a vicenda e, soprattutto, fare amicizia. Questo sarà un punto di partenza, presto arriveranno nuove funzionalità. È una coccola per i tanti che ci hanno seguiti nei primi anni, con tante aperture in pandemia, un sistema per premiarli con sconti e cene gratuite” raccontano Falcone e Squadrilli.

Per l’espansione, avvenuta in parte durante la pandemia in dark kitchen, è stata fondamentale la partnership con FedeGroup. “Insieme a Golocious abbiamo aperto una nuova prospettiva per la ristorazione in hotel, portando un’offerta giovane e all’avanguardia, basata sul food porn e sullo street food e che rappresenta un’eccellenza italiana, nelle nostre strutture. Siamo molto felici della sinergia in atto, basata sull’innovazione, uno dei più importanti valori che Fedegroup e Golocious condividono” ha dichiarato Roberto Imperatrice, CEO di Nabucco Holding, società proprietaria di FedeGroup, partner di Golocious al Leonardo Milan City Center.

E per raggiungere le case dei tanti appassionati di food porn si sono affidati in esclusiva su tutto il territorio nazionale al delivery di UberEats. “Siamo felici di essere partner esclusivo di una realtà che è diventata un vero e proprio punto di riferimento nel mondo del food italiano. La nostra partnership è iniziata nel 2020, in piena pandemia, e rappresenta un esempio di collaborazione tra due realtà che hanno espanso in questi due anni le loro operazioni sul territorio nazionale. Oltre alle potenzialità della piattaforma Uber Eats, abbiamo offerto la nostra consulenza sia nella scelta delle città dove andare ad aprire nuovi store Golocious sia nel declinare la loro offerta culinaria in modo da incontrare, grazie al feedback costante dei nostri utenti, i gusti dei consumatori a livello locale” spiega Giovanni D’Amato, head of operations di Uber Eats Italia.

Il format, che punta a far godere occhi, palato e stomaco, ha varie declinazioni, studiate a seconda della richiesta di mercato che c’è nel luogo dove viene aperto il locale e si rivolgono a diversi target: Burger&Wine, Pizza in teglia, Pizza e Cucina e Sbamburger.

La prima – Burger&Wine – si rifà a un concetto di burger americano ma che strizza fortemente l’occhio alle eccellenze campane e italiane, accompagnati da una selezione di vini al calice con enomatic e in bottiglie da tutto il mondo. Pizza in teglia rilancia il trancio crunch in versione foodporn e tradizionale. Pizza & Cucina propone un menù a base di pizza contemporanea e in cucina una rivisitazione in chiave food porn della trattoria tradizionale italiana. L’ultimo nato è Sbamburger, con caratteristiche “fast” dedicato alla Generazione Z, con un forte orientamento verso l’ominicanalità.

Tutti con un’unica mission: diventare il punto di riferimento del foodporn italiano di qualità sia in Italia che all’estero.

info: info@golocious.com
franchising: franchising@golocious.com
job: risorseumane@golocious.com
sito web: www.golocious.com
Instagram: www.instagram.com/golocious
Facebook: www.facebook.com/golocious


Il racconto del Torrone

A Camerino, Tinto narra la dolce storia del prodotto simbolo della Città Ducale.
Il Torrone di Camerino, prodotto simbolo della Città Ducale, è protagonista di un racconto popolare di quelli che attraversano le generazioni e che sono capaci di abbattere le barriere del tempo. La tradizione di questa autentica golosità si perde nei secoli: il primo documento nelle Marche nel quale si utilizza il termine torrone, riferito al dolce natalizio come lo intendiamo oggi, risale al 1793, come risulta da un documento depositato presso il notaio camerte Stefano Ricci.

Un dolce profondamente radicato nella tradizione popolare camerinese, tant’è vero che in passato era realizzato in ogni focolare domestico, con devota ritualità, per prepararsi alla celebrazione del Natale. Recentemente ha quasi rischiato di scomparire, per poi risorgere grazie all’impegno di una famiglia, gli Attili, che hanno riportato in auge quello che è considerato un vero e proprio patrimonio del territorio, al punto che nel 2020 il Torrone di Camerino ha ricevuto il riconoscimento della De.C.O. (denominazione comunale).
Nel complesso iter che ha condotto questa rinomata golosità a godere della prestigiosa investitura, un ruolo di primo piano hanno recitato i ricercatori del corso di laurea di Scienze gastronomiche dell’antica Università di Camerino.

Sabato 10 dicembre a partire dalle 17:30, all’Étoile Bistrot di Camerino andrà in scena Il racconto del torrone, un frizzante show che attraverserà passato, presente e futuro della suadente, dolcissima e croccante specialità. Per l’occasione arriverà a Camerino Tinto, voce storica di Decanter Radio Rai 2 e volto noto di Camper su Rai 1, in compagnia del mastro gelatiere Raoul Trozzo e di Barbara Settembri chef dell’Accademia di Tipicità, per celebrare il Torrone di Camerino. In questa rappresentazione la tradizione diventa spettacolo con i racconti di Paolo Attili, cultore e custode del Torrone camerinese nonché patron di “Casa Francucci” e di Marisa Pennesi Copponi, memoria storica dell’enogastronomia locale.

L’evento darà il via al countdown del programma di manifestazioni organizzate per le feste natalizie, costituendo un’anteprima dell’attesissimo e ormai classico appuntamento del 6 gennaio, quando a Camerino tornerà la Festa del Torrone, nuova sede di tappa del Grand Tour delle Marche 2022, il circuito di eventi promosso dall’organizzazione di Tipicità con ANCI Marche, in collaborazione con la Regione Marche e la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

www.tipicitaexperience.it


Sono addirittura undici i bellissimi presepi di Comacchio!

“Qui siamo sotto al “ponte degli sbirri” il presepe che troviamo, viene dalla Terra santa ed è interamente in ulivo… – è Alex Giorgi, volontario presepista di Comacchio che descrive l’installazione natalizia – Questa natività (riferendosi al presepe su una barca tutta illuminata) è particolare: è tutta a led, quindi molto suggestiva di sera ed è allestita sulla tipica imbarcazione da trasporto di qui, chiamata “comacina”…”.

I presepi di Comacchio sono compresi su un percorso a pelo d’acqua compiuto lungo i canali di Comacchio (FE) la “piccola Venezia”: si tratta di undici natività allestite sotto le arcate di altrettanti ponti: è il Natale in laguna, sospeso tra terra e acqua…

“Il presepe simbolo è quello sotto i “Trepponti” – è ancora Alex Giorgi che precisa – i Trepponti sono il monumento simbolo della città di Comacchio… (il complesso architettonico dei Trepponti, conosciuto anche come Ponte Pallotta, è il più noto ponte di Comacchio nonché il suo monumento più rappresentativo. E’ ubicato lungo l’antico canale navigabile Pallotta che conduceva al mare Adriatico ed era la porta fortificata della città – NDR) dietro questi presepi c’è il lavoro praticamente annuale di decine di volontari delle associazioni del territorio”.

Semplici, sobri e eleganti, allestiti su imbarcazioni tipiche, creano un legame stretto tra le comunità locali e i valori del Natale. E così Comacchio si anima grazie ai tanti visitatori che arrivano attratti dalla magia dei “presepi galleggianti”…

“E’ un volano per quello che è il turismo, la nostra fonte di reddito principale – afferma la vice sindaco di Comacchio, Maura Tomasi – questo è un modo per fare conoscere e promuovere il nostro territorio. Tutti i nostri presepi rimarranno fino all’8 gennaio.”

Il toponimo potrebbe derivare dal greco “Kuma” onda, ma un’altra interpretazione lo riconduce a “Commeatulus” – raduno di navi oppure di dossi – dato che la leggenda vuole che il paese sia sorto su 13 isolotti. Sito a soli 30 km da Ravenna e poco meno di 50 da Ferrara, Comacchio è luogo di fascino e suggestione, famosa per le sue valli popolate di anguille, per i tanti volatili che vi migrano e per le sue vedute bellissime, meta di un turismo naturalistico, legato al Parco del Delta del Po, di cui Comacchio è il cuore. Cittadina lagunare è nota per i suoi ponti, canali, strade e case vivacemente colorate che le conferiscono i connotati di vera città lagunare, quasi una “piccola Venezia”, peculiare anche per le sue emergenze culturali e architettoniche.

Tra i prodotti tipici di Comacchio, in primis l’anguilla marinata (pure affumicata, ma solo in certi periodi dell’anno) insieme alle acquadelle e alle alici, tutte marinate e ci sono anche le acciughe sott’olio del mare dei “sette lidi”.

Il tutto “si deve” abbinare ai quattro vini D.O.C del Bosco Eliceo: il Fortana DOC Bosco Eliceo (anche nelle tipologie vivace e frizzante: Fortana minimo 85%) il Merlot DOC Bosco Eliceo (pure vivace: Merlot minimo 85%) il Sauvignon DOC Bosco Eliceo (può essere vivace e frizzante: Sauvignon minimo 85%) e il Bianco DOC Bosco Eliceo (vino di colore giallo paglierino chiaro, con profumo delicato, con note di fiori di acacia e un fruttato più o meno spiccato a seconda dei vitigni che accompagnano il Trebbiano romagnolo. Al gusto risulta di giusta acidità e sapidità).

Si tratta di vini coltivati su suoli sostanzialmente sabbiosi che si estendono lungo una fascia molto stretta a ridosso del litorale adriatico, una delle zone più calde della viticoltura dell’Emilia Romagna e la vicinanza del mare, consente di avere una buona escursione termica tra il giorno e la notte. In questa zona sono coltivate uve provenienti da vitigni a bacca bianca da cui si ricavano, appunto, i quattro vini tutelati dalla DOC Bosco Eliceo (consorzioboscoeliceo@gmail.com).

Cantine socie /associated wineries: Azienda Vitivinicola Corte Beneficio, Via Beneficio 14 Coccanile (FE) www.cortebeneficio.com / Mattarelli Vini – via della vite 2, Vigarano Pieve (FE) www.mattarelli-vini.it / Az. Agricola Ca’ Nova di Fogli Marino- Via Acciaioli, 139 Lido Degli Scacchi (FE) marinofogli@libero.it / “Tenuta Garusola” – Coop. Giulio Bellini,  Via Garusola n.3 Filo di Argenta (FE) www.tenutagarusola.it / Azienda Agricola Corte Madonnina – Via per Volano 1, Pomposa di Codigoro (FE) www.cortemadonnina.it / Pettyrosso Soc. Agricola, viale Risorgimento,  Montesanto (FE) www.pettyrosso.it / Az. Agr. Aleotti, Via Gramsci 18/A Argenta (FE) www.agriturismobassara.com/vini.asp / Az. Agr. La Romanina, Via Delle Rivare 4 Bosco Mesola (FE) / Le Romagnole Soc. Coop Agricola, Via Fiumazzo 72, Lugo (Ra) www.leromagnole.it / Az. Agr. Gennari Roberto via Verginese 76 Portomaggore (FE).
Soci coltivatori / associated growers: Az. Agr. Negretto Matteo, Via Morari 65, Argenta (FE) / Az. Agr. Moretti Luigi –Via Poderale Cà Mioni n. 9 S. Giuseppe di Comacchio (FE) / Az. Agr. Fondo Spineta Di Bologna Miriam, S.S. Romea, Lido Di Spina (FE).

Famosi sono anche i salumi – la zia ferrarese e la filzetta all’aglio – e i vari insaccati (celebre la già citata  “salama da sugo” dal 2014, riconosciuta IGP per il suo stretto legame con il territorio e la sua gente). Sono ottime anche le piadine, nelle varianti classica, alla zucca, o integrale, ma anche al nero di seppia, o ai cereali e alla canapa, prodotte artigianalmente con olio extra vergine di oliva, senza strutto e con lievito naturale  (da La Bottega di Comacchio 0533/313040 labottegadicomacchio@gmail.com)

comune.comacchio@fe.it
Tel: 0533 310 111
Fax: 0533 310 269
IAT COMACCHIO: 0533 314154
infotur@comune.comacchio.fe.it

   (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


In centro a Modena, Festa dello Zampone e del Cotechino IGP

Il Consorzio di Tutela celebra le due specialità gastronomiche nella loro città d’origine, al centro della manifestazione, le ricette 2022 degli chef di domani, giudicate dal “Maestro” Massimo Bottura e ispirate ai personaggi iconici, reali o di fantasia.

Dal 9 all’11 dicembre, nella centralissima piazza Roma a Modena, si celebra la Festa dello Zampone e del Cotechino Modena IGP, giunta all’undicesima edizione. Dopo due anni in cui la manifestazione ha dovuto adattarsi ai cambiamenti e alle restrizioni dovute alla pandemia, torna in grande stile il format ormai tradizionale e famoso del concorso nazionale di cucina.  Tante le iniziative in programma nella tre giorni, pensata anche per il grande pubblico, che vedrà Modena trasformarsi in una cucina a cielo aperto, dove gli studenti provenienti dalle principali scuole alberghiere di tutta Italia si cimenteranno nella realizzazione di creazioni a base di Zampone e Cotechino Modena IGP, ispirandosi a personaggi iconici, realmente esistiti oppure di fantasia, ma che hanno lasciato un segno nella storia e nell’immaginario collettivo. Da Maradona a Pavarotti, da Spiderman a Raffaella Carrà, le ispirazioni sono infinite, come lo sono le combinazioni di sapori e gli accostamenti possibili.

Tutte le ricette, presentate entro l’11 novembre, sono state sottoposte al giudizio dello chef mondiale e pluripremiato Massimo Bottura che, dopo un’accurata disamina, ne ha selezionato soltanto 10, tra le più originali e interessanti. Gli Istituti scelti – che arriveranno dalle Marche, dalla Sardegna, dal Veneto, dalla Lombardia, dal Lazio, dalla Toscana e due dalla provincia di Modena – prenderanno parte alla finale, in programma sabato 10 dicembre, giornata clou dell’evento, in piazza Roma a Modena.

Si tratta di un appuntamento di grande importanza per i giovani cuochi che avranno modo di esprimere la propria passione e la propria creatività davanti ad una giuria d’eccezione presieduta da Massimo Bottura e composta da esperti tra cui Paolo Ferrari, Presidente del Consorzio Zampone e Cotechino Modena IGP, e da rappresentanti del mondo istituzionale, economico ed eno-gastronomico della città di Modena.

Infine, quest’anno, il Concorso, oltre a ricevere il Patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena, è stato realizzato nell’ambito del progetto “DELI.M.E.A.T. – DELICIOUS MOMENTS: EUROPEAN AUTHENTIC TASTE”: programma di attività di informazione e promozione il cui obiettivo è valorizzare il settore della salumeria di qualità, in Italia e in Francia.

È stata, dunque, un’occasione per incentivare la creatività degli alunni – e giovani aspiranti cuochi -nell’ideazione di ricette “che sanno d’Europa” a base di Zampone e Cotechino Modena, in abbinamento con altri prodotti DOP e IGP Europei, con un occhio di riguardo per le peculiarità della cucina francese.

Tante le iniziative in programma che coinvolgeranno durante questo week-end l’intera città di Modena:

Venerdì 9 dicembre: Modena – Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Ore 21.00 – serata inaugurale

Ingresso su invito – Presenta Andrea Barbi. Si esibiranno gli artisti: Marco Ligabue, Paolo Migone e Jo Squillo.

Sabato 10 dicembre: Modena – Piazza Roma. Ore 10.30 – lo chef Massimo Bottura e i giovani cuochi delle scuole alberghiere italiane presentano le loro ricette, realizzate live, a base di Zampone e Cotechino Modena IGP.

Ore 12.00 – degustazioni gratuite a cura di Piacere Modena con le eccellenze del territorio (Prosciutto di Modena DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Lambrusco di Modena DOP, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, Confettura di Amarene Brusche di Modena IGP)

Ore 16.00 – spettacolo di intrattenimento con Marco Ligabue

Domenica 11 dicembre: Modena – Piazza Roma. Dalle ore 10.00 alle 18.00
– Consorzio Zampone e Cotechino Modena IGP, in collaborazione con Piacere Modena – GUSTI.A.MO La Solidarietà

  • Attività di gusto per grandi e bambini

Info e programma:
tel. 02 8925901
www.modenaigp.it


Bologna: un nuovo spazio verde per la città, in Galleria Cavour 1959

Chi si troverà a percorrere il centro di Bologna e vorrà concedersi un momento di relax e una passeggiata nel verde potrà entrare nella parte razionalista di Galleria Cavour e salire sulla balconata del piano ammezzato per trovarsi immerso in un giardino coperto.

In occasione di “Eima”, infatti, la Terrazza Green di Galleria Cavour 1959 è stata rivestita da un prato realizzato in materiali di recupero sul quale sono esposti oggetti di design e vasi della visionaria designer anglo-irachena Zaha Hadid anch’essi prodotti con materiali sostenibili. L’allestimento è stato realizzato da Fondazione Biohabitat in collaborazione con Serralunga e M-Ideas.

Da pochi giorni poi, la Galleria si è accesa anche con le luci e i decori della stagione natalizia anche in questo caso con l’ormai abituale attenzione alla sostenibilità e al risparmio energetico. Tutte le decorazioni sono, infatti, realizzate in materiali naturali e fatte a mano: pareti di muschio disidratato e asparagina, fronde di abeti per sottolineare le balconate e i lampadari decorati con le essenze dei boschi come abete, tuia e cipresso argentato.

Infine, dal 19 novembre, l’opera iconica di Michelangelo Pistoletto, il Terzo Paradiso, è tornata  nel trivio di Galleria Cavour 1959 con un nuovo allestimento stagionale. Il Terzo Paradiso è stato scelto quest’anno come simbolo dei CNMI Sustainable Fashion Awards 2022 e il fatto che la Galleria bolognese sia l’unico spazio commerciale nel quale l’artista abbia mai installato questa sua opera è particolarmente significativo nel senso del percorso verso la sempre maggiore riduzione dei consumi e degli sprechi intrapreso da Magnolia, società proprietaria della parte razionalista della Galleria Cavour.

Sono tutti tasselli della responsabilità che Galleria Cavour 1959 da alcuni anni ha assunto scegliendo la promozione di un approccio sostenibile per il nostro pianeta come uno dei principali driver di crescita, e percorrendo una Carbon Reduction Roadmap.

L’obiettivo è ridurre al minimo ogni emissione di CO2 prodotta da attività dirette e indirette rendendo efficienti, in particolar modo, impianti di riscaldamento e illuminazione. Galleria Cavour mette in atto strategie per ridurre al massimo la produzione di CO2 e compensa le emissioni attraverso l’acquisto di Crediti di Carbonio certificati e riconosciuti dall’UNFCCC (Convenzioni Quadro dei Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite).

Raggiungere la neutralità di carbonio significa partecipare ai progetti di riforestazione contribuendo a piantare il numero di alberi sufficiente per produrre l’ossigeno necessario a compensare la quantità di CO2 prodotta dalla nostra Galleria.

I Carbon Credits derivano da un progetto di riforestazione, certificato da Verra, leader mondiale di progetti forestali per la produzione di crediti di carbonio, con sede a Washington. Il progetto è seguito da Carbon Credit Consulting, startup innovativa bolognese specializzata nella consulenza a organizzazioni sensibili alle problematiche ambientali. L’attività di riforestazione sostenuta da Galleria Cavour in Brasile genera un impatto positivo a livello ambientale, sociale e della biodiversità.

L’originaria Galleria Cavour, icona cittadina dello shopping e dell’eleganza, nasce nel centro di Bologna da un progetto avveniristico che connette quattro piazze del centro storico, valorizzando così un patrimonio unico di cultura, arte e architettura. Galleria Cavour si trova nel cuore vivo e pulsante di Bologna: nel Quadrilatero circondata da Piazza Maggiore, Piazza delle Sette Chiese, Piazza Minghetti e Palazzo Boncompagni.

 

Via Massei 1
40124 Bologna
Gli uffici sono a disposizione da
lunedì a venerdì 09.00 / 18.00
+39 051 22 68 89
+ 39 051 23 67 60
info@galleriacavour.it


Bologna: a Palazzo Boncompagni musiche di Brian Eno, Enya e Morricone

Per i visitatori in omaggio la “mappa d’artista” dei luoghi del Papa a Bologna
Nel mese di dicembre, alle ormai tradizionali visite guidate pomeridiane a Palazzo Boncompagni, si aggiungono tre serate speciali di apertura straordinaria con visite condotte da una guida esperta e accompagnate dalle musiche di Brian Eno, Ennio Morricone, Enya e Jeff Buckley reinterpretate dalla violinista Isabella Bui.

Il 9 e il 23 dicembre sarà possibile ascoltare la storia del Palazzo, quella del suo illustre abitante, Papa Gregorio XIII, e della famiglia che lo ha reso così importante accompagnati dalle famose note. Si potrà ammirare la scala elicoidale del Vignola, la loggia con il suo colonnato intarsiato, la corte e il suo prezioso albero di magnolia e, naturalmente, la sala del Papa con i suoi affreschi, da poco riportata agli antichi splendori con il ripristino degli stucchi cinquecenteschi delle pareti per molti anni nascosti sotto uno spesso intonaco.

Le visite saranno articolate su due turni dalle 19.00 alle 20.00 e dalle 20.00 alle 21.00. Le prenotazioni si effettuano dal sito https://palazzoboncompagni.it/prenotaacquista/

Ma non è tutto perchè ai visitatori che parteciperanno a queste serate speciali verrà donata in anteprima la “mappa d’artista” che ripercorre le tracce e le opere del Papa fra le vie del centro di Bologna e le residenze fuori città, realizzata dalle due artiste Ester Grossi e Amalia Mora.
Ester e Amalia, sono le due artiste in residenza a Palazzo Boncompagni ormai da due anni e a loro è stata affidata la realizzazione di questo speciale “strumento di navigazione” che racconta l’influenza che Gregorio XIII ha avuto sulla città e come abbia contribuito a darle il volto che oggi tutti conosciamo.

Attraverso i disegni delle due artiste e i simboli cittadini che hanno rivisitato e interpretato secondo la loro poetica, è possibile, partendo da Palazzo Boncompagni, scoprire tracce del Papa nella chiesa di San Petronio, in quella di San Pietro e in quella di San Martino, dove si trova una cappella dedicata alla famiglia Boncompagni; nel Palazzo Poggi, nella Biblioteca dell’Archiginnasio o in Palazzo d’Accursio, sulla cui facciata campeggia la statua del Papa, fino al Monte del Matrimonio, istituito durante il suo pontificato per donare una dote alle ragazze delle famiglie meno abbienti e per sostenere i giovani agli studi.

Per scoprire le storie che legano ciascun luogo della mappa a Palazzo Boncompagni è possibile visitare la pagina dedicata all’interno del sito della Fondazione, dove si trova la descrizione e il racconto di ciascuno di essi.
https://palazzoboncompagni.it/i-luoghi-di-papa-gregorio-xiii/

Fondazione Palazzo Boncompagni
Via del Monte n°8, 40126 Bologna (BO)
Tel 051/236760 – info@palazzoboncompagni.it


Tappa del Grand Tour delle Marche nel Castello di Babbo Natale a Frontone

Si perpetua l’appuntamento con i mercatini nel borgo del castello di Frontone.
Le festività sono ormai alle porte e uno dei migliori dei modi per prepararsi a goderle è l’immersione nella magica atmosfera che si respira nei mercatini natalizi, una tradizione da sempre molto in voga nelle regioni nordiche. E non solo! Infatti, anche a Frontone (PU) caratteristico borgo alle falde dell’Appennino umbro marchigiano, nel periodo prenatalizio si aprono ai visitatori i Mercatini di Natale nella suggestiva cornice del Castello della Porta, un fiabesco “nido d’aquila” che domina le vallate circostanti offrendo uno sconfinato panorama che giunge fino all’Adriatico e alla Repubblica di San Marino.

La manifestazione, iniziata il quattro dicembre scorso, prevede altre due giornate dense di eventi, giovedì 8 edomenica 11 dicembre, che propongono un emozionante itinerario attraverso il borgo per grandi e bambini, tra arte, cultura e sapori delle Alte Marche.

Tra le antiche mura castellane si potranno acquistare specialità gastronomiche, oggettistica, manufatti realizzati dagli artigiani del territorio e pregiati prodotti proposti dagli agricoltori locali, ma sarà anche possibile partecipare a laboratori creativi di ceramica e decorazione per bambini che, tra l’altro, potranno colloquiare con Babbo Natale in persona!

Per assaporare fino in fondo l’atmosfera natalizia, oltre a un punto ristoro con castagne e vin brûlé, i visitatori potranno assaggiare la tradizionale Crescia DE.C.O., gustosa specialità di Frontone disponibile nei numerosi ristoranti del paese. Con i mercatini s’inizia alle 11:00, mentre a partire dalle 16:00, nelle suggestive vie che percorrono il borgo adagiato ai piedi del Castello, inizia un gran movimento con tantissime attrazioni: giochi, musica e artisti di strada che animano la serata, insieme a uno spettacolo di sculture sul ghiaccio e alle scene del Presepe vivente di Paravento di Cagli. Per domenica 11 dicembre è previsto l’appuntamento conclusivo dell’iniziativa “Nel Castello di Babbo Natale”.

La manifestazione, organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Frontone, è sede di tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi promosso da Tipicità e ANCI Marche in collaborazione con Regione Marche e con la partnership progettuale di Ban-ca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

www.tipicitaexperience.it


Sono 108 i locali dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo: 8 new entry, 4 nuove specialità, 13 importanti partner…

Otto nuovi ristoranti entrano nell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, la prima associazione di ristoratori nata in Italia nel 1964. Sono quindi 108 i locali (di cui 10 all’estero fra Europa e Giappone) che fanno parte del sodalizio fondato nel 1964 per salvaguardare e valorizzare le tante tradizioni e culture gastronomiche italiane, che allora correvano il rischio di perdersi sotto la spinta dell’omologazione del gusto e della moda della cosiddetta cucina internazionale, mentre la gastronomia tipica delle regioni era, come scrisse il giornalista-gastronomo Vincenzo Bonassisi, “sconosciuta o negletta”. Come è caratteristica dell’Associazione, i ristoranti terranno sempre in menù una specialità che rappresenti in maniera significativa la loro terra ed effigiata sul piatto dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare che verrà regalato a chi degusta il Menù del Buon Ricordo, di cui costituirà la portata principale.

New entry e cambi piatto

Queste le new entry con le loro specialità: il Ristorante Il Grill del Lovera dal 1939 di Cuneo con Gnocchetti di farina di castagna al Castelmagno, il Ristorante Al Colombo a Venezia con Grancevola femena, l’Osteria La Tecchia a Pietrasanta (LU) con Spaghettino “Cavalieri” con arselle viareggine, il Ristorante Mater Terrae a Roma con Rinascimento italiano, il Ristorante Michele Chinappi a Formia (LT) con Filetto di spigola scottato su crema di cacio e pepe con verdure di stagione, l’Antico Francischiello a Massa Lunbrense (NA) con Delizia al Limone, La Cascina 1899 a Roccella Ionica (RC) con Spaghetti alla Corte d’Assise alla vecchia maniera di Gaetano, il Ristorantino Shardana a Parigi con Culurgiones ogliastrini con demi-glace di vitello, Cannonau e tartufo.

Lo Statuto del Buon Ricordo prevede che i ristoranti possano cambiare periodicamente la loro specialità. Per il 2023, lo fanno in quattro. Le nuove proposte sono: L’anatra in 4 salse del Ristorante Olona da Venanzio dal 1922 a Induno Olona (VA), i Cjarsons di Lia del Ristorante Al Sole a Forni (UD), la Maltagliata di manzo alla longobarda della Locanda al Castello a Cividale del Friuli (UD), i Tagliolini giallo mare del Ristorante Sabbia d’Oro a Belvedere Marittimo (CS).

La Guida 2023 anche on line
Per conoscere da vicino i ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.com o sfogliare la Guida 2023 appena pubblicata, in distribuzione gratuita nei locali associati e scaricabile dal sito. In ogni scheda un QR Code riporta al sito del ristorante, in modo che si possano avere tutte le informazioni a portata di click. Sfogliandola, ci si rende conto di quanta sia la ricchezza e la varietà della cucina regionale italiana, di cui i ristoranti del Buon Ricordo sono portabandiera, proprio come era nelle intenzioni del loro ideatore – Dino Villani – uomo di cultura e straordinario maestro di comunicazione, a cui si devono, fra l’altro, il concorso “5000 lire per un sorriso” che nel 1946 diventò Miss Italia, il Premio Suzzara progettato con Zavattini, l’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati e di creare un dolce-simbolo per Pasqua, la “colomba” appunto.
Nella guida si trovano anche gli Hotel Special, che hanno al loro interno un ristorante del Buon Ricordo.

I partner
Ad affiancare il Buon Ricordo ci sono importanti partner che ne condividono e sostengono i progetti. Realtà importanti ed autorevoli, simbolo del Made in Italy, che il Buon Ricordo è orgoglioso, e riconoscente, di avere come partner. Si tratta di Bellomo, Confagricoltura, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Consorzio Franciacorta, Consorzio per la tutela del formaggio Gorgonzola, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Tenuta Margherita, Zanussi Professional.

Il Buon Ricordo pronto per rinnovarsi
Il Buon Ricordo, dopo due anni davvero difficili, riparte arruolando nuove e motivate forze e rinsaldando ancor di più i legami e la collaborazione fra i soci, un gruppo di colleghi ma soprattutto di amici che sono stati particolarmente vicini per affrontare insieme, nel modo più propositivo possibile, l’emergenza Covid. A guidare l’associazione è il presidente Cesare Carbone del Ristorante La Manuelina di Recco con il segretario generale operativo Luciano Spigaroli del Ristorante Al Cavallino Bianco di Polesine Zibello, affiancati dalla vicepresidente Giovanna Guidetti dell’Osteria La Fefa di Finale Emilia.

“Ben 8 colleghi entrano in squadra e sono pronti per contribuire per assicurare alla nostra associazione un grande futuro – dice Cesare CarboneTutto ciò, nonostante siamo tutti ben consci del difficile momento che sta vivendo il mondo intero e in particolare il settore dell’accoglienza. I problemi sono tanti e pensiamo davvero di averli ben chiari nella mente. Per uscire indenni dai prossimi due anni serviranno decisioni importanti che potranno anche stravolgere il modus operandi della nostra associazione degli ultimi 50 anni.”

“Il Buon Ricordo è pronto per rinnovarsi mantenendo però ben chiaro il proprio Dna, che si identifica nella Cucina della Tradizione – aggiunge Luciano Spigaroli – D’altronde lo slogan coniato dai soci fondatori nel lontano 1964 era “Attraverso un paese e la sua cucina”: noi non lo rinneghiamo, anzi vogliamo essere sempre di più un punto di riferimento sicuro per i viaggiatori che in Italia, in Europa e in Giappone (dove pure siamo presenti) vogliano regalarsi emozioni enogastronomiche. Questa è la nostra missione e ci crediamo fermamente.”

 

I NUOVI RISTORANTI

Il Grill del Lovera dal 1939
Cuneo
Via Roma, 37
Tel. 0171 690420
www.palazzolovera.com/ristorante-lovera
info@palazzolovera.com
Proprietari: Stefania Calandri e Giorgio Chiesa
Chef: Gino Pitanti

Specialità del Buon Ricordo: Gnocchetti di farina di castagna al Castelmagno
Nel centro storico di Cuneo, all’interno dello storico Palazzo Lovera (con ingresso sia dalla pedonale via Roma che da via Savigliano) il “Grill del Lovera dal 1939” propone una cucina di tipica impronta piemontese con alcune inflessioni liguri. I menu sottolineano il legame con il territorio, da cui sono attinte molte materie prime. Le Alpi Marittime hanno ricette di piatti semplici, che incontrano stagioni, tradizioni, gli antichi mestieri delle donne e degli uomini di quest’angolo di terra, orgogliosi, riservati e forti. Un’attenzione particolare viene data alla cucina alla griglia, per far gustare al meglio le prelibate carni piemontesi. Per accompagnare i piatti c’è la possibilità di degustare vino a calice sulla base di 100 etichette.

Ristorante Al Colombo
Venezia
Calle del Teatro o della Commedia, 4619
Tel. 041 5222627
www.alcolombo.com
info@alcolombo.com
Proprietario e Chef: Domenico Stanziani

Specialità del Buon Ricordo: Grancevola femena
Nel cuore del centro storico, è il ristorante ideale per chi ama Venezia. In una seducente calletta, si presenta nella tipica e affascinante veste veneziana di un caratteristico palazzo pieno di storia e di passione: si narra infatti che già nel ‘700 questo locale fosse rinomato per la squisitezza dei suoi piatti. Ristorante storico di Venezia dal 1789, ora gestito dalla famiglia Stanziani (impegnata con passione da decenni nell’ambito della ristorazione di qualità della Serenissima), vede in cucina ambiti chef in grado di preparare i migliori menu per una raffinata clientela internazionale. In tavola, pesce (ma non solo) con piatti provenienti dalla tradizione veneziana e mediterranea, ma anche ricette particolari con materia prima locale di assoluta qualità e prodotti pregiati. Eleganti gli interni, con le pareti tappezzate da pregevoli opere d’arte, che contribuiscono a creano un’atmosfera ricercata. D’estate si può pranzare e cenare all’aperto, sotto la luce soffusa dei lampioni.

Osteria La Tecchia
Pietrasanta (LU)
Via Garibaldi, 81/83
Tel. 340 4032620
www.osterialatecchia.it
info@osterialatecchia.it
Proprietaria: Simona Elena Totoi
Chef: Alberto Galbani

Specialità del Buon Ricordo: Spaghettino “Cavalieri” con arselle viareggine
L’Osteria La Tecchia si trova tra i vicoli più caratteristici del centro storico di Pietrasanta. Alla sua tavola si gustano gli ineguagliabili sapori della gastronomia tipica toscana (e non solo), basata su ricette e preparazioni tradizionali sapientemente rivisitate per dar vita a proposte gastronomiche che rievocano in chiave moderna una cultura culinaria antica, ricca di specialità e prodotti del territorio. La cucina si basa sui sapori semplici dei piatti, legati ad una storia territoriale e riproposti con creativa maestria dallo chef Alberto Galbani. Una cucina di grande genuinità, che valorizza i prodotti del territorio, rigorosamente stagionali preparati tutti sul momento. Interessante la carta dei vini, che propone un’ampia scelta di vini delle più apprezzate cantine toscane.

Ristorante Mater Terrae
Roma
All’interno del Bio Hotel Raphaël
Largo Febo, 2 (Piazza Navona)
Tel. 06 68283762
www.biohotelraphael.com/raphel-hotel-restaurant-in-rome.htm
restaurant@biohotelraphael.com
Proprietario: Roberto Eugenio Vannoni
Chef: Pietro Leemann

Specialità del Buon Ricordo: Rinascimento italiano
Il ristorante nasce nel 2013 dal desiderio di svolta di Roberto Vannoni e dal sentimento di Daniela, entrambi cultori di una cucina ecosofica, amica del Pianeta e di tutti i suoi abitanti. Per coerenza con i loro principi, una cucina vegetariana con excursus nel mondo plant based. Il ristorante è incastonato sulla terrazza dell’elegante Bio Hotel Raphaël, situato nel cuore di Roma, con una vista imperdibile sulla Città Eterna, con lo sguardo che spazia da San Pietro, alla cupola del Bramante, all’Altare della Patria. Il menu è stato concepito con il supporto e l’amicizia di Pietro Leemann, fondatore del ristorante Joia di Milano, dal 1996 prima Stella vegetariana Michelin in Europa. A regnare è una scelta alimentare biologica, biodinamica, vegetariana e con molte proposte vegane.  Il posto ideale per passare del tempo, sempre prezioso, e per gustare ottimi e salubri cibi in un luogo unico e dai principi virtuosi.

Ristorante Michele Chinappi
Formia (LT)
Via Abate Tosti, 101
Tel. 346 2248182
www.michelechinappi.it
info@michelechinappi.it
Proprietari: Michele e Angela Chinappi
Chef: Marco Bisleti

Specialità del Buon Ricordo: Filetto di spigola scottato su crema di cacio e pepe con verdure di stagione
Michele Chinappi, sommelier e grande esperto di sala, gareggia da sempre con la moglie Angela in una tenace sfida all’accoglienza, giocata sulla competenza e sull’affabilità. Christian e Noemi, i figli, completano oggi la squadra. Il loro ristorante, che si trova nel rione della Torre di Mola a un passo da porticciolo, vanta un canale privilegiato per l’approvvigionamento del pescato dalle Isole Pontine, che giunge freschissimo in tavola. In cucina, lo chef Marco Bisleti ha ampliato l’impianto tradizionale del menu con una linea più contemporanea. Con una pluriennale esperienza maturata nella valorizzazione del pescato e dei prodotti locali, li esalta con tecniche di preparazione in grado di far emergere profumi e sapori con tutto il rispetto che merita la materia prima.

Antico Francischiello
Massa Lubrense (NA)
Via Partenope, 27
Tel. 081 5339780
www.francischiello.com
info@francischiello.com
Proprietari: Famiglia Gargiulo
Chef: Antonino Attardi

Specialità del Buon Ricordo: Delizia al Limone
La storia del locale inizia nel 1909: è da 4 generazioni che la famiglia Gargiulo si dedica con passione a valorizzare la buona tavola tradizionale campana. In 120 anni le soddisfazioni sono state molteplici: il ristorante è stato il primo in Campania a conquistare la Stella Michelin nel 1975 ed è annoverato fra i Locali Storici d’Italia. Alla sua tavola sono stati ospiti molti personaggi illustri come Pavarotti, Mastroianni, la famiglia Kennedy, l’armatore Achille Lauro e tanti altri che hanno incoraggiato i Gargiulo a continuare a vivere con passione il proprio lavoro. La filosofia che li guida è che il passato non va mai dimenticato e deve essere custodito per farne tesoro in modo da migliorare sempre più guardando al futuro: perciò propongono una cucina tradizionale di altissima qualità, lasciando spazio anche ad alcuni piatti che la interpretano in chiave più contemporanea. Nel 1977 per la prima volta hanno presentato al pubblico la Delizia al Limone, squisito dolce che per il quale è il locale è famoso, da ora anche Specialità del Buon Ricordo.

La Cascina 1899
Roccella Ionica (RC)
Strada Statale 106
Tel. 0964 866675
www.ristorantelacascina1899.it
cremadibergamotto@tiscali.it
Proprietari: Famiglia Agostino
Chef: Rocco Agostino

Specialità del Buon Ricordo: Spaghetti alla Corte d’Assise alla vecchia maniera di Gaetano
“La Cascina” è un vecchio casale a 150 metri dal mare che risale alla fine dell’Ottocento, completamente ristrutturato nel 1999 e divenuto oggi un rinomato ristorante dalla calda accoglienza familiare, immerso nel verde di 12 ettari di terreno. Un ambiente di eleganza rustica immerso nel verde di alberi di ulivo, bergamotto e arance, con circa 90 coperti all’interno e 80 in giardino, all’ombra di eleganti gazebo in ferro battuto. Il ristorante è gestito da Salvatore Agostino, mentre la cucina è affidata allo Chef Rocco Agostino, suo fratello: la loro è una famiglia che da tre generazioni è attiva nel settore della ristorazione e dell’ospitalità. In tavola, sapori autentici della grande tradizione culinaria calabra.

Ristorantino Shardana
Parigi
134, Rue du Theatre
Tel. 0033 625195307
www.restaurant-shardana.fr
Chef: Salvatore Ticca

Specialità del Buon Ricordo: Culurgiones ogliastrini con demi-glace di vitello, Cannonau e tartufo
Il Ristorantino Shardana Paris nasce nel 2015 dall’idea dello Chef Salvatore Ticca di portare nella capitale francese una cucina giovane e moderna, molto legata comunque alle tradizioni e tipicità della Sardegna, per offrire una full immersion nei gusti genuini ed inimitabili dell’isola. Tutti i prodotti arrivano dalla Sardegna e tutti i piatti sono preparati in casa. Si può scegliere fra il Menu alla carta e il Menu degustazione. I piatti per i quali il locale è particolarmente rinomato sono le paste fresche e i crudi di mare. Interessante la selezione di vini che conta più di 100 referenze. Molto amato anche dai parigini, oltre che dai turisti, il locale, anche se un po’ nascosto ha un’ottima posizione, molto vicino alla Tour Eiffel.

 

CAMBI SPECIALITÀ 2023

Ristorante Olona da Venanzio dal 1922 – Induno Olona (VA)
L’anatra in 4 salse

Ristorante Al Sole – Forni (UD)
Cjarsons di Lia

Locanda al Castello – Cividale del Friuli (UD)
Maltagliata di manzo alla longobarda

Ristorante Sabbia d’Oro – Belvedere Marittimo (CS)
Tagliolini giallo mare

 

 

Unione Ristoranti del Buon Ricordo
Tel. 0521 706514
www.buonricordo.com
info@buonricordo.com


In Trentino, in Val di Sole, a Folgarida e Marilleva, il via ufficiale alla stagione bianca!

Sulle piste del comprensorio Marilleva mentre sta nevicando nella più grande ski area del Trentino, con i suoi 150 Km che collegano anche Madonna di Campiglio e Pinzolo, da oggi, 3 dicembre, il via ufficiale alla stagione bianca, nel primo inverno, dopo tre anni, senza restrizioni da Covid.

Sono due milioni gli italiani che aspettavano l’apertura degli impianti di risalita; si stima, per tutta la montagna italiana, un fatturato di 9 miliardi e mezzo di euro con un +9% di incassi rispetto all’anno scorso… Buona parte di questi incassi, servirà a coprire i rincari – soprattutto quelli energetici – aumenti comunque contenuti e per gli sciatori sono tante le promozioni previste.

Già dal ponte dell’Immacolata (da giovedì 8 a domenica 11) si prevede il tutto esaurito. Insomma, si riparte, l’attesa è finita! L’adrenalina delle prime sciate è una cartolina tutta bianca che arriva dal comprensorio Marilleva Folgarida, in Trentino Alto Adige…

“E’ finita l’attesa, si riparte! Siamo tutti contenti!” – “La stavamo aspettando, quindi, ci dedichiamo volentieri del tempo…” – “Era tanto che aspettavamo, poi, avevamo paura che non nevicasse…”

In questo inverno segnato da crisi energetica e inflazione, inevitabile pensare a come contenere i costi:

“Con uno skipass a “prezzo dinamico”, andando sul nostro sito, prima si acquista e meno si paga, fino anche al 20% di sconto” – è Cristian Gasperi direttore degli impianti di risalita Funivie Folgarida Marilleva Spa che spiega come ottenere i “pass” (giornalieri, feriali e festivi, o settimanali o abbonamenti) e come pagarli – “Inoltre, tessera “star-pass”, si paga in base al consumo, con addebito sulla carta di credito”.

https://www.ski.it/it/acquista-skipass-online-pinzolo-campiglio-folgarida-marilleva

 

Anche le strutture ricettive cominciano a riempirsi e sono buoni i segnali in vista del ponte dell’Immacolata e del Natale:
Tito Rosatti albergatore: “Per il ponte dell’Immacolata siamo già con il tutto esaurito, molto bene… Per Natale e Capodanno stiamo proprio riempiendo in questi giorni!…”

La località turistica di Folgarida è una frazione del comune di Dimaro Folgarida (provincia autonoma di Trento) e il suo toponimo deriva dal latino filicaretum: “luogo delle felci” e si trova ai piedi delle Dolomiti di Brenta dove inizia la Val di Meledrio e si estende lungo il fiume Noce, siamo in Val di Sole, a 900 m di altitudine (gli abitanti residenti tutto l’anno, sono meno di una ventina!). Per gli interessati, fanno parte del comune, anche i centri di Dimaro, Carciato, Monclassico e Presson. Da vedere, la chiesa di San Romedio Eremita, quella dei Santi Pietro e Paolo e nei dintorni il castello di San Michele, il ponte tibetano (verso Malga Fratte) e le cascate Nardis; invece, per “assaggi e degustazioni”, A.M.A.V. Caseificio Sociale Presanella e Enoteca Grappoteca Ca’ dei Merli, che propone vini di qualità (chiedete a Marcello – sommelier e gestore assieme a Paola – di assaggiare della Nosiola, da cui si ricava anche il Vin Santo, tipico della Valle dei Laghi) gli ottimi vini trentini: il Teroldego, il Müller Thurgau e lo Chardonnay con le tante bollicine di questa montagna (leggi Trentodoc)!

Per gli amanti dello sci, c’è una grande Skiarea con 150 km di piste collegate “sci ai piedi.
Il comprensorio sciistico di Folgarida-Marilleva, con i suoi 25 impianti di risalita e le sue 36 piste da sci (38% facili, 49% medie, 13% difficili) offre divertimento sulla neve in un autentico paradiso per gli amanti della natura. L’ampia scelta di strutture ricettive che in molti casi si affacciano direttamente sulle piste, consente al cliente di individuare la soluzione migliore per trascorrere la propria vacanza sulla neve.

Oltre allo sci, sono tante le cose da fare a Folgarida Marilleva: CIASPOLARE, ICE CLIMBING, SNOWPARK e FAMILY PARK… e a proposito, la “family experience” è il top e i più piccoli, vivono meravigliose avventure con Snowy, la volpe delle nevi più simpatica delle Dolomiti.

Snowy non è solo la mascotte di Folgarida Marilleva, dei luoghi incantati delle Dolomiti di Brenta, Snowy gioca anche con i bambini e diventa la loro migliore amica sulla neve!
Poi con i suoi Family Park e i tanti servizi pensati per i più piccoli e per mamma e papà, Folgarida Marilleva è davvero il paradiso delle famiglie. Soleggiato e affacciato sulle splendide Dolomiti di Brenta, tutti vivranno magici momenti sulla neve!

 

Folgarida – Marilleva
Tel. +39 0463 988400
Fax +39 0463 988450
e-mail: info@ski.it

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Bologna capitale del biologico con la “Festa del BIO”

La manifestazione aperta a tutti, è organizzata da FederBio in collaborazione con AssoBio e con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Coalizione CambiamoAgricoltura, Cambia la Terra e Kyoto Club. Tra i temi al centro della festa: il ruolo fondamentale dell’agroecologia nel mantenimento della fertilità del suolo e il contributo del biologico nella riduzione delle emissioni di gas serra e nel contrasto ai cambiamenti climatici.

E Bologna si conferma la città del biologico. Sabato 3 dicembre, alle ore 10.45, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, taglierà, insieme alla presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini e a Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, il nastro inaugurale dell’edizione 2022 della Festa del BIO. Si tratta della prima di tre tappe dell’evento itinerante che punta a far conoscere e a sensibilizzare sui valori del vero biologico attraverso dibattiti, talk di approfondimento, alternati a momenti di show cooking e divertimento. La Festa del BIO proseguirà poi a Milano e a Roma.

L’edizione 2022 si annuncia particolarmente ricca di appuntamenti interessanti. Si parlerà dell’importanza del cibo biologico nella ristorazione scolastica, con l’esperienza delle mense e la food policy del Comune di Bologna nel talk “La mensa scolastica del Comune di Bologna”:  il filo verde del BIO si intreccia tra politica, sostenibilità e stagionalità”, moderato da Andrea Segrè, consigliere speciale del sindaco di Bologna per le politiche alimentari urbane e metropolitane. Il dibattito rappresenta un’opportunità per conoscere l’approccio e l’attività della città di Bologna per la diffusione di una cultura sempre più green.

Solo un suolo fertile ci darà sicurezza alimentare” è il titolo del secondo incontro che animerà l’Arena della Festa del BIO dalle ore 12.15. In vista della giornata mondiale del suolo del 5 dicembre, Cambia la Terra presenta i risultati della campagna di informazione “La Compagnia del Suolo”, che fotografa la preoccupante situazione dei terreni agricoli italiani: il 30% risulta desertificato o in via di desertificazione, molte aree della pianura Padana hanno percentuali di fertilità sotto l’1%. Il monitoraggio dimostrativo evidenzia, invece, una situazione diversa per quando riguarda i campi coltivati a biologico dove è tutelata la fertilità dei terreni e la biodiversità.

Interverranno Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, Francesco Sottile, docente Unipa e Board Slow Food Internazionale, l’entomologo e scrittore Gianumberto Accinelli. Porteranno la propria esperienza anche Anna Luise di ISPRA, corrispondente scientifico UNCCD – Convenzione Nazioni Unite contro la desertificazione, Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica e Marco Santori, consigliere AssoBio. Modera l’incontro Patrizio Roversi, autore e conduttore televisivo.

Alle 13, nell’area Bio-kitchen, si accende il BIOLunch con la sfida tra i tre finalisti del contest “BUONO! È BIO” che ha coinvolto gli studenti dei principali istituti alberghieri dell’Emilia Romagna. I tre giovani chef si contenderanno il primo “Mestolino BIO” della storia della cucina italiana. L’obiettivo della sfida gastronomica è sensibilizzare, in modo divertente e gustoso, all’utilizzo di prodotti biologici, tracciabili, ecosostenibili, buoni e sani. Presidente di giuria Martina Grimaldi, campionessa italiana, europea e mondiale di nuoto, in forza al Gruppo Sportivo Fiamme Oro.

La nutrizione è importante per tutti, ma è da piccoli che si formano le abitudini alimentari. Il talk con la nutrizionista Renata Alleva punta a fare chiarezza sul ruolo della carne nell’alimentazione dei bambini. Non sempre ha un apporto nutrizionale positivo, poiché la carne non è tutta uguale. Quella biologica si distingue per i metodi di allevamento sostenibili, che rispettano i ritmi di crescita degli animali e le loro necessità di spazi, integrandosi al ciclo della natura e creando solidi legami con i territori.

Il ricco palinsesto della Festa del BIO prosegue alle 16.30 con la presentazione del contest fotografico dedicato alla biodiversità che punta a rafforzare la consapevolezza del ruolo fondamentale della biodiversità per la tutela delle specie e degli ecosistemi.

Tra gli appuntamenti clou della Festa del BIO spicca alle 17.30 il talk “Parlano gli agricoltori bio: ecco come affrontiamo ogni giorno la crisi climatica” *. Stiamo assistendo a fenomeni meteorologici sempre più frequenti e violenti, periodi di estrema siccità si alternano ad alluvioni che, in alcuni casi, generano conseguenze devastanti. Parlano gli agricoltori biologici, che ogni giorno devono affrontare le criticità di un meteo ormai imprevedibile, raccontando le pratiche sostenibili che mettono in atto per fronteggiare le sfide legate al cambiamento climatico e il ruolo strategico del biologico nel contribuire a mitigarlo.

Alle 16.45 e alle 18.30 spazio al gusto. Nel villaggio del bio si accendono i fornelli per lo show cooking live* con degustazione della chef Chloe Facchini che delizierà i presenti con colorate e appetitose realizzazioni amiche dell’ambiente. La Festa si concluderà con un gustoso e goloso BIOAperitivo per tutti!

“Anche in un momento complicato come quello attuale siamo convinti che sia importante riportare il bio al centro di alcune delle principali piazze italiane con il nostro format di successo La Festa del BIO, un evento che punta a comunicare i valori del biologico e le ripercussioni positive per la salute e per l’ambiente. Per l’edizione bolognese di sabato 3 dicembre, abbiamo scelto di far parlare esperti, nutrizionisti, giornalisti, tecnici, ma anche di sentire la voce degli agricoltori che ogni giorno si trovano a fronteggiare le sfide legate ai repentini sbalzi climatici. Le recenti calamità naturali ci ricordano che non abbiamo più tempo, serve un cambio di passo, dobbiamo adottare tutti comportamenti e stili alimentari più sostenibili. Diversi studi provano che, sequestrando ingenti quantitativi di carbonio e riducendo le emissioni di gas serra, l’agricoltura biologica esercita un forte potenziale nella mitigazione dei cambiamenti climatici e quindi, diventa ancora più necessario fare attività di promozione per comunicare ai cittadini i valori del biologico. Con La Festa del BIO abbiamo cercato di farlo in maniera divertente e coinvolgente attraverso dibattiti, contest e show cooking per far conoscere la bontà del cibo biologico per il benessere nostro e del pianeta” – ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

FederBio
Piazza dei Martiri 1
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