Esiste un’insolita Bologna, vista da una finestrella nel cuore medioevale della città, che si affaccia su un breve tratto di canale che ancora scorre in “plein air”… E’ in via Piella (passando sotto Porta Govese o Torresotto dei Piella, da via dell’Indipendenza angolo via Augusto Righi) sul lato della via coperto dal portico, si arriva nel punto in cui si trova la “Piccola Venezia” bolognese:

si tratta di uno dei pochi tratti d’acqua che tra i primi del Novecento e il dopoguerra, non fu “tombato” (asfaltato). E’ la prosecuzione del canale di Reno che lì prende il nome di canale delle Moline e per buona parte del suo itinerario resta rinchiuso tra le case e per questo, in passato, è rimasto a lungo nascosto alla vista dei più. Di recente, sono stati riaperti gli affacci anche sui ponti delle vie Oberdan e Malcontenti, da cui oggi si può ammirare quasi lo stesso spettacolo che ricorda molto i canali di Venezia.  In via Oberdan, in più, c’è il cancello d’accesso allo scivolo del canale, che è diventato come Ponte Milvio a Roma, per la moda dei “lucchetti d’amore” (lanciata dal romanzo di Federico Moccia)…

Questa è una delle attrazioni più amate da turisti stranieri e italiani e come si può vedere, c’è sempre tantissima gente per ammirare un aspetto insolito per Bologna che, per chi non ne conosce la storia, è davvero inaspettato…

Lo chiamano “telefono senza filo” perché ci si può proprio parlare lì, sotto al voltone del Podestà (passaggio coperto tra piazza Re Enzo e piazza del Nettuno) a pochi metri da piazza Maggiore:  è come un curioso gioco sonoro, dove si può comunicare da un angolo all’altro della struttura, con l’interlocutore messo di fronte al pilastro diagonalmente opposto. Pur con i forti rumori di fondo della piazza, si riesce a parlare ed ascoltare in modo forte e chiaro…

Un’altra curiosità – un po’ pruriginosa questa – sempre nei pressi del voltone del Podestà appena citato: dopo averlo superato, bisogna fermarsi sulla scalinata d’ingresso della Sala Borsa. Lì c’è un punto della pavimentazione di colore più scuro rispetto al resto della piazza: è la “Pietra della Vergogna”. Standoci sopra e volgendo lo sguardo con attenzione verso la statua del Nettuno (per i bolognesi, il “Gigante”) per un effetto ottico (probabilmente voluto dal Giambologna, autore della scultura) detta statua, pare avere l’erezione del suo membro virile… Per i più “pudici”, basterà spostarsi di pochi metri per realizzare che ciò che sembrava… non è che il dito indice della mano sinistra del Nettuno….

Altra curiosità tutta bolognese, in Strada Maggiore (a due passi dalle Due Torri) vi è il particolarissimo portico di Corte Isolani, uno dei più alti della città, tutto in legno. Collega, appunto Strada Maggiore a una delle  piazze più belle di Bologna: Santo Stefano. Lì, guardando attentamente in alto le travi del soffitto del porticato, si possono individuare tre frecce che, pare, siano state scoccate da alcuni arcieri assoldati da un nobiluomo bolognese che voleva punire la moglie fedifraga. I tre, però, rimasti affascinati dalla bellezza della donna, si distrassero e colpirono a casaccio tre punti diversi del porticato.

C’è anche un’altra stranezza a Bologna e riguarda uno dei simboli più noti, forse il più conosciuto: la torre degli Asinelli – ma si può salire sulla torre solo se già terminati gli studi, perché, in caso contrario… non ci si  laureerà più (vox populi…) –.

Bisogna arrivare in cima (a quota 97 metri) dopo avere pestato ben 498 gradini, ci si deve mettere alla ricerca di un “vaso di ceramica rotto”, che dovrebbe essere lì per rappresentare la capacità di quei petroniani – che, sapendone sistemare le spaccature – dimostrerebbero di saper risolvere così i problemi importanti. Al momento però, pare che nessuno abbia ancora trovato detto recipiente e, la caccia continua tutti i giorni (vista la fila di quelli che si appropinquano a salire). Il mistero sarà mai svelato?

Antonio Farnè (inviato Tg2 Rai)