“Cilento Tastes”: cento piccoli artigiani del gusto uniti per promuovere il Cilento territorio leva del turismo enogastronomico

In Campania, tra il golfo di Salerno e il golfo di Policastro, fino ai confini con la Lucania, si estende il Cilento. Terra incontaminata che si dipana tra piccoli promontori, spiagge, grotte scavate nella roccia, colline puntellate da ulivi e i monti Alburni, le “dolomiti del sud”. Una terra ancora selvaggia, dove lo sguardo si perde tra borghi di pescatori e maestose testimonianze archeologiche, come la Certosa di Padula e i Templi di Paestum.

In tutta questa bellezza, il cibo è una roccaforte della biodiversità campana: qui dove il tempo sembra dilatarsi all’infinito, in controtendenza con la velocità imposta dai tempi moderni, il Cilento guarda all’enogastronomia come traino per le nuove offerte turistiche sempre più focalizzate sulla tipicità e sulla riscoperta dei piccoli, grandi territori.

Da queste ispirazioni nasce Cilento Tastes per dar voce al “brand Cilento” con i suoi piccoli artigiani del gusto. Una voce, finalmente, unica, forte e chiara: dal 22 al 25 aprile 2023, andranno in scena gli antichi mestieri e le produzioni di eccellenza in una location unica, si tratta di NEXT “Nuova Esposizione Ex Tabacchificio” oggi un polo dedicato all’esposizione di eventi a Capaccio Paestum, situata in quella che una volta era un’area industriale e che ha tratto nuova linfa grazie all’ importante lavoro di recupero e valorizzazione realizzato dal Comune di Capaccio – Paestum.  L’evento organizzato insieme a “Terra Cilenti”, società impegnata nella valorizzazione e promozione dei prodotti artigianali, degli antichi mestieri, e in modo più ampio nella divulgazione dello “stile di vita sano” che caratterizza il Cilento, già ha aperto le iscrizioni a favore di aziende, ristoranti, chiunque contribuisca a diffondere la cultura della gastronomia cilentana nel migliore dei modi. Infatti, solo 100 saranno gli artigiani con i requisiti giusti che rappresenteranno il territorio nel corso dell’evento e che faranno parte della selezione “CilentoPerCento”.

L’evento intende generare un nuovo flusso turistico, che non a caso si svolgerà durante l’atteso ponte del 25 aprile. Nel contempo, si offrirà visibilità ai piccoli produttori, portandoli all’attenzione di buyer internazionali, giornalisti, blogger e opinion leader. Eventi e convegni faranno da cassa di risonanza alle piccole economie locali. Non solo nei 4 giorni di kermesse, ma anche e soprattutto dopo, esportando il “brand Cilento” fuori regione e nazione, attraverso la piattaforma di e-commerce permanente, che prenderà forma subito dopo l’evento. Anche il biglietto d’ingresso è stato pensato come volano per gli acquisti: genererà, infatti, una moneta elettronica che permetterà di degustare velocemente i migliori prodotti cilentani.

Con Cilento Tastes, gli artigiani del gusto avranno modo di farsi conoscere attraverso aree di degustazione, ma anche attraverso laboratori della cultura mediterranea, cooking show e spazi riservati ai bambini per imparare giocando. Proprio questi ultimi vivranno un’esperienza unica, diventando ristoratori per un giorno.

In un momento in cui “tipicità” e “stile di vita sano” sono temi caldi, puntare i riflettori sul Cilento è la scelta più naturale possibile, non a caso è qui che nasce il paradigma della “Dieta Mediterranea” di Ancel Keys, fisiologo americano, trasferitosi per circa quarant’anni a Pioppi per studiare gli effetti benefici di una corretta alimentazione. Proprio nel Cilento, scoprì la ricetta dell’“elisir di lunga vita”: cibo sano, pochissimi grassi saturi, il consumo regolare di verdura, frutta, cereali, olio extra vergine di oliva, e una buona attività fisica. Nel 2010, la dieta è stata riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto ed è stata inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.

Per info e iscrizioni
Tel segreteria (Alessia): 3428325228;
Mail: info@cilentotastes.it
Sito: https://terracilenti.com
Social: @terracilenti


A Mezzano di Primiero, le cataste di legna si fanno arte, fra architetture contadine, affreschi, acque e orti

All’ombra delle dolomitiche Pale di San Martino, in Trentino, esplode discreta e incantevole una nuova forma d’arte, unica nella sua semplicità. Tanto semplice che nessuno ci aveva pensato prima.  Mezzano di Primiero, fra i Borghi più Belli d’Italia, si sta popolando di meravigliose cataste artistiche di legna (canzei in dialetto locale). Lungo i vicoli, sui ballatoi, nelle piazzette e nei cortili del paese, la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno si fa bella grazie a “Cataste e Canzei”, che ogni anno richiama in paese artisti affermati e studenti degli istituti d’arte perché realizzino le loro grandi installazioni, utilizzando la tecnica dell’accatastare la legna, un tronchetto sopra l’altro. Ecco allora la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo, la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966, gli uomini intenti a tagliare l’albero, la catasta instabile che cede a un coreografico crollo… In tutto sono 27 le cataste artistiche già sparse per il borgo, a cui se ne aggiungono di nuove, di anno in anno.  Un dono quello dei canzei, che ha fatto di Mezzano uno straordinario museo en plein air.

I segni sparsi del rurale

Entrato a gran merito nella schiera dei Borghi più Belli d’Italia, Mezzano manda in scena uno spettacolo tutto suo, di quelli che incanto nella loro disarmante semplicità. Il passato altrove dimenticato, legato a doppio nodo alla ruralità montana, qui non si limita a sopravvivere, ma è vivo, si fa presente. Rinasce non solo nelle cataste di legna che qui si fanno arte, ma anche nelle antiche case contadine in pietra e legno sapientemente ristrutturate; nel campanile a cipolla della chiesa di San Giorgio, dai chiari richiami tirolesi, che nell’800 fu dipinto a due colori; nelle piazze abbracciate alle fontane; nelle facciate impreziosite di iscrizioni e affreschi; nella storica lisièra (il locale dove si produceva il sapone e si faceva il bucato secondo rigidi rituali e precise gerarchie) restituita al paese da un attento restauro; negli orti – che sono circa 250 fra Mezzano e frazioni, su circa 1.600 abitanti – che secondo la tradizione trentina uniscono l’utile al dilettevole spartendo la terra tra ortaggi, fiori, odori e piante da frutto; nei tabià (le vecchie stalle in disuso) che narrano ancora il rito del filò (le storie narrate dagli anziani del paese nelle lunghe serata d’inverno), recuperati a nuova vita per ospitare un commuovente  museo etnografico fatto di reperti e amore, l’esposizione di prodotti di artigiani e produttori agroalimentari locali, oppure per diventare una sorta di piccolo teatro e altro ancora; nei vicoli a salesà, ovvero minuziosamente acciottolati; negli stoli, piccoli  acquedotti in cunicoli pensati per captare l’acqua dalla sorgente e condurla in paese al coperto, al riparo da contaminazioni: Mezzano ne conserva tre, restaurati e visitabili.

Mezzano Romantica

Oggi il borgo è una sorta di serbatoio di vita alpina, i cui segni si svelano via via al visitatore che passeggia fra vicoli e piazzette. L’invitò è quello di scoprire Mezzano Romantica seguendo le indicazioni di una piacevole cartellonistica turistica dal fresco design accattivante (e di una App), che conduce i visitatori alla scoperta degli angoli più interessanti del borgo. Rosso, simbolo dell’amore, è il colore scelto per il logo di Mezzano Romantica e per la cartellonistica, per ricordare che a Mezzano tutto si fa con il cuore, che il romanticismo è nella sua natura e che qui gli ospiti vengono accolti come amici.

La sedia rossa

Rossa è anche la sedia che viene posizionata di volta in volta negli angoli più suggestivi del borgo. Quando un turista suona la campanella appoggiata sul suo sedile, una persona del paese arriva e si mette a disposizione per dare informazioni, aiutarlo a scoprire grandi e piccoli tesori locali e rendere più piacevole e interessante possibile la sua permanenza. Un modo genuino ed autentico di dare il benvenuto, in cui sono coinvolti una ventina di volontari di tutte l’età, dai bambini agli anziani.

Trentino Music Festival per Mezzano Romantica

Piccolo borgo virtuoso, Mezzano è stata scelta da qualche anno dalla Music Academy International di New York per i propri corsi di perfezionamento estivi, riconosciuti tra i migliori a livello internazionale, a cui prendono parte – fra docenti ed allievi – decine di musicisti, cantanti d’opera, strumentisti, artisti di musical, formazioni corali provenienti da tutto il mondo. La prestigiosa accademia musicale statunitense, palestra di straordinari talenti internazionali, dal 19 giugno al 29 luglio dà vita anche quest’anno al Trentino Music Festival per Mezzano Romantica, fortunata rassegna che anima la stagione estiva del Primiero ed è ormai diventata uno degli appuntamenti consolidati e di maggior prestigio dell’estate culturale trentina (www.trentinomusicfestival.org).

Il ponte tibetano e gli abeti giganti

Mezzano è circondata da una natura forte e rigogliosa, che accoglie il quotidiano della gente di montagna e si fonde con esso. I numerosi sentieri che partono dal paese portano alla scoperta, a piedi o in mountain-bike, di un ambiente ancora inalterato e di grande bellezza. Ci sono luoghi che si godono meglio su due ruote come la pista ciclabile del Molaren, una passeggiata illuminata anche la sera con diverse soste per godersi il panorama in completo relax. Altri che conquistano i più avventurosi, come gli orridi di Val Noana, in uno dei quali si fa anche canoyng, o il ponte tibetano che fa da collegamento tra rifugi Caltena e Fonteghi. Altri che conquistano per l’assoluta bellezza dei boschi, come il Parco Naturale di Panveggio e il Sentiero degli Abeti Giganti in Val Noana, con i suoi alberi secolari che svettano fino a toccare i 50 metri ed hanno il diametro del tronco che può arrivare a misurare un metro di larghezza.

Mezzano di Primiero in pillole
Nel Trentino orientale, a 90 km da Trento, nella Valle del Primiero. Altitudine: 640 metri s.l.m. Storia: In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo. Lo sanno bene a Mezzano di Primiero, borgo-gioiello che del suo passato di paese conteso da Italia e Austria ha saputo far virtù, non tradendo nulla della propria storia. Oggetto nei secoli di continue dominazioni, dagli Scaligeri ai Lussemburgo, dai Tirolesi agli Asburgo, da quella napoleonica a quella bavarese, ha saputo conservare ogni esperienza, ogni influsso per rielaborare una propria, forte e fiera identità culturale. Nome: Siamo nella valle del Primiero, non lontano da Fiera, tra i centri di Imer e Siror. C’è chi vuole che l’origine del suo nome sia latina e derivi da medianum, in mezzo per l’appunto; chi invece fa risalire il nome alla nobile casata feltrina De Mezzan. Certo è che la versione tedesca del nome –Mittelsdorf– avvalora la prima tesi. Personalità: Riccardo Schweizer (1925-2004), tra i più apprezzati artisti trentini, e Davide Orler (1931-2010), pittore e tra i maggiori esperti e collezionisti al mondo di icone russe e greco-bizantine.

 

Per informazioni: Ufficio Turistico Comune di Mezzano di Primiero
Tel. +39 349.7397917 – info@mezzanoromantica.it – www.mezzanoromantica.it


Weekend di Pasqua in crociera nelle città d’arte con il "Treno di Dante"

Tutti sulle tracce del “Sommo Poeta” tra Firenze, Faenza, Ravenna, Ferrara e Bologna a bordo dello storico “Centoporte” (il treno delle ferrovie italiane che prestò servizio tra il 1928 e gli anni ottanta). Non un treno “qualsiasi”, ma il Treno di Dante!  Si ripete così l’iniziativa che l’anno scorso raccolse quasi 7mila passeggeri e 260 operatori (13 musei, 3 società di promo-commercializzazione dei territori come IF – Imola Faenza Tourism Company, Ravenna Incoming, Mugel Travel, pro loco e comuni della tratta, 16 ristoranti, 25 hotel, 64 tra tour operator e agenti di viaggi di ben 13 regioni italiane).  Un’iniziativa che vuole  promuovere il turismo lento e d’esperienza (+37,5% rispetto al 2021, oltre mille pacchetti/escursioni giornalieri venduti e 367 pacchetti con hotel)

Una crociera di 3 giorni in treno tra le città d’arte prende il via nel lungo weekend di Pasqua, 8, 9 e 10 aprile, con la novità della Crociera delle Città d’Arte. Un viaggio a bordo del treno storico “Centoporte”, messo a disposizione dalla Fondazione FS italiane, alla scoperta di alcune delle città d’arte più belle e suggestive dell’Emilia-Romagna, oltre ovviamente al capoluogo toscano da dove la crociera avrà inizio e si concluderà.

Un’esperienza che arricchisce la full immersion nei luoghi toccati da Dante nel suo esilio con la scoperta di due città intimamente legate al sommo poeta. La dotta Bologna è la città in cui, ventenne, Dante trova e legge le novità filosofiche provenienti da Parigi e i romanzi del ciclo arturiano che circolavano tra gli studenti. Quanto a Ferrara, si ipotizza che gli “Alighieri”, anticamente Aldighieri, fossero una nobile e rinomata famiglia ferrarese, che lasciò uomini illustri e, dalla quale, un ramo, trasferitosi in Firenze, diede origine alla stirpe di Dante.
Al di là di questa ipotesi, il sommo poeta ha lasciato, soprattutto nell’arte ferrarese, una traccia straordinaria e opere di indiscusso valore.

L’intenso programma di viaggio prevede la partenza dalla stazione Santa Maria Novella di Firenze alle ore 8.50(ritrovo passeggeri alle 8.15) per arrivare a Faenza (RA) alle 10.57 (dopo 136 chilometri) lì ricevuti al Palazzo del Podestà dal sindaco, nella centrale piazza del Popolo. A seguire, il tour della città alla scoperta di alcuni luoghi simbolo, come il teatro Masini, la pinacoteca e il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche (che in tal periodo ospita la mostra “Galileo Chini. Ceramiche tra Liberty e Déco”, dedicata a uno dei massimi pionieri italiani del Liberty), nonché le tante botteghe storiche di quella ceramica artistica che ha reso Faenza famosa in tutto il mondo. Alle 15.51 partenza del treno alla volta di Ravenna dove è previsto il tour guidato “Tra Dante e i Mosaici”. A conclusione della visita, tempo libero per visitare il centrale mercato coperto e per usufruire dei numerosi benefit inclusi nel biglietto della crociera. Pernottamento in città.

Domenica 9 aprile, il Treno di Dante lascerà Ravenna alla volta di Ferrara, dove è previsto l’arrivo alle 12.34. Dopo il pranzo, alle 15.30 dal cannone di bronzo in piazza Castello partirà il tour con guida per scoprire le bellezze del centro storico. Pernottamento in città.

L’ultima giornata del tour, porterà i passeggeri a Bologna, dove l’arrivo è previsto per le ore 10.30 di lunedì 10 aprile. Dalla centralissima piazza Re Enzo partirà il tour guidato “Dante e il Medioevo”. Il treno ripartirà alla volta di Firenze alle 17.00, con arrivo previsto alla stazione di Santa Maria Novella alle 18.11.

Il trasporto bagagli e i transfer treno/Hotel e viceversa sono sempre a cura dello staff del Treno di Dante. Due i pacchetti disponibili: standard da 399 euro (3 giorni, per adulto in camera doppia Hotel 3 stelle con trattamento BB, viaggio in carrozze standard, 4 escursioni guidate) e charme da 489 euro (3 giorni, per adulto in camera doppia Hotel 4 stelle con trattamento BB, viaggio in carrozze di prima classe, 4 escursioni guidate).

In entrambe le soluzioni sono previsti numerosi benefit nelle località attraversate dal Treno di Dante. Ogni titolare del biglietto di viaggio ha quindi la possibilità di visitare gratuitamente alcune delle eccellenze del patrimonio socio-culturale, paesaggistico e artistico delle varie tappe, come di usufruire di convenzioni con ristoranti e trattorie selezionate presenti sul territorio.

La crociera verrà poi replicata in occasione del “ponte” del 2, 3 e 4 giugno, con sosta nel borgo medioevale di Brisighella, uno dei borghi più belli d’Italia, anziché a Faenza. Invariato il resto del programma.

Dal weekend del 15 aprile, poi, ogni fine settimana fino al 14 maggio (con una corsa speciale il 1° maggio) il Treno di Dante propone le “classiche” corse giornaliere lungo l’Appennino attraversato da Dante Alighieri nel suo esilio in Romagna, partendo da Firenze e arrivando a Ravenna, lungo un originale percorso che coniuga cultura, artigianato, enogastronomica tipica e slow tourism, completamente immersi nella natura.

Corse che poi riprenderanno dopo la pausa estiva, dal 2 settembre al 1° novembre.

Informazioni, biglietti e pacchetti al sito www.iltrenodidante.it.

Il progetto Il Treno di Dante è finanziato dalla Regione Emilia Romagna e sviluppato da Apt Servizi Emilia-Romagna, Toscana Promozione Turistica e organizzato dalla società Il Treno di Dante

Per informazioni:
tel. 0546.70095 – 337.1560535
www.iltrenodidante.it
info@iltrenodidante.it


Stati Uniti d’America: viaggio tra i sapori sulle orme degli Chef locali

Il cibo e il bere, è risaputo, costituiscono una parte fondamentale della tradizione italiana: anche all’estero o in vacanza cerchiamo il luogo perfetto per soddisfare i nostri palati e immergerci nella cultura del posto. Nel corso degli anni, ogni chef sviluppa una propria filosofia e un proprio stile: c’è chi si concentra sulla sostenibilità, chi coltiva personalmente i prodotti che poi propone, chi associa il mangiare a una vera e propria esperienza e anche chi si cimenta nella creazione di piatti e bevande.
Visit The USA propone una serie di ristoranti e locali guidati dai loro chef, per un viaggio culinarioindimenticabile in giro per gli Stati Uniti.

Perry Raso, Rhode Island
Perry Raso è il proprietario e fondatore del Matunuck Oyster Bar, che serve prodotti locali e frutti di mare allevati internamente. Originario del Rhode Island, Raso ha sempre portato avanti la sua passione: dal raccogliere ostriche per qualche dollaro all’età di 12 anni fino a gestire questo ristorante, noto per la sua cucina “pond-to-plate”(letteralmente da stagno a piatto) che promuove pratiche di acquacoltura sostenibile. Da Matunuck Oyster Bar lavorano attualmente più di 200 persone, e il locale è stato nominato uno dei 10 migliori oyster bars al mondo. Prima di aprire il Matunuck Oyster Bar, Raso era un coltivatore di ostriche; ha poi conseguito una laurea e un master presso l’URI in acquacoltura e tecnologia della pesca. É orgoglioso di coltivare personalmente le verdure nella fattoria biologica del ristorante, e ha inoltre aperto un allevamento di molluschi, per far conoscere ai viaggiatori le delizie dei frutti di mare locali del Rhode Island. Ha fondato la Matunuck Oyster Farm nel 2002, e aperto il Matunuck Oyster Bar restaurant nel 2009. Il ristorante serve prodotti locali, biologici e freschi. L’educazione e la solidarietà sono sempre state al centro dell’attività di Perry Raso; dal 2002 offre visite didattiche presso il suo allevamento di ostriche e si è recato in diversi Paesi in via di sviluppo per fornire consulenze su varie operazioni di acquacoltura.

 

Bourbon Distillers, Kentucky
1.  Tia Edwards – Tia e suo marito sono i primi afroamericani a produrre Kentucky bourbon dai tempi della schiavitù, con un nuovo approccio. Insieme         hanno fondato Fresh Bourbon, e la filosofia dietro il brand è che il bourbon è per tutti, sia per chi lo beve per la prima volta che per i “connoisseurs”; sia per chi lo beve liscio che per chi preferisce un cocktail. Tia ha conseguito una laurea in Arts Degree in Integrated Strategic Communicationall’ University of Kentucky College of Communication, con una specializzazione in African American Studies. Ha inoltre più di 15 anni di esperienza professionale nel settore delle vendite, di cui 13 anni con il massimo riconoscimento nel settore sanitario, che vale un miliardo di dollari.

  1. Jade Colwell è la responsabile del Bourbon Steward allo Smoke Justis in Covington, Kentucky. Insieme al suo team, si impegna a creare un’esperienza unica con carni affumicate e bourbon. Con cinque anni di esperienza allo Smoke Justis, ha sviluppato il Bourbon Program, che comprende la creazione di menu con cocktail incentrati sul bourbon. Jade ha l’obiettivo di far crescere un’attività che metta in mostra il meglio dell’offerta del Kentucky.
  2. Dan Callaway – un sommelier certificato che è ora Vice President of Product Development and Hospitalitypresso Bardstown Bourbon Company. Dan combina il suo amore per l’ottimo whisky e l’ospitalità di alto livello con la sua esperienza in campo artistico: ha infatti suonato come membro della Louisiana Philharmonic a New Orleans e in tutto il mondo con la Hollywood Concert Orchestra. Supera i confini dell’innovazione nell’industria del bourbon tramite la sua conoscenza del vino e delle pratiche di miscelazione. A Callaway piace creare esperienze uniche e coinvolgenti per gli ospiti, che mettono in risalto la cucina e la distillazione. Ha creato whisky innovativi e partecipato a collaborazioni globali con brand come Plantation Rum, Amaro Nonino e Blackberry Farm. Per la prima volta, sotto la guida e la creatività di Callaway, la Bardstown Bourbon Company ha ricevuto il doppio oro al San Francisco World Spirits Competition per le sue Fusion Series, Discovery Series e Collaborative Series.
  3. Penny Noe Stevens – si è dedicata per più di 30 anni all’ospitalità. Master Bourbon Taster, certificata anche per il galateo e l’oratoria professionale, fa vivere esperienze uniche. Grazie al suo stile inconfondibile e alla sua creatività, viene incaricata dalle aziende di ricercare l’essenza strategica del brand, e per questo è stata inserita nella Bourbon Hall of Fame 2019 e nella Whisky Magazine Hall of Fame 2020. È l’unica donna al mondo a essere stata inserita in entrambe le Hall of Fame.

Zoya Vora-Shah, Scottsdale
The Wine Collective of Scottsdale punta i riflettori sui vini dei vigneti dell’Arizona.
Scottsdale è diventata un polo di attrazione per gli enofili curiosi di esplorare il territorio dello Stato: The Wine Collective of Scottsdale, inaugurato ad aprile, è l’unico spazio che propone sia degustazione sia vendita al dettaglio del centro città e che presenta quasi esclusivamente una varietà di prodotti di qualità dell’Arizona. E proprio per l’estate offre una serie di promozioni per i locali.

La proprietaria Zoya Vora-Shah è una veterana del settore vinicolo, che seleziona personalmente ogni bottiglia e propone un’esperienza educativa e divertente. Il suo obiettivo è quello di far conoscere agli appassionati di vino il meglio che l’Arizona ha da offrire, mantenendo i prezzi ragionevoli: un calice parte da 8€ e la maggior parte delle bottiglie si aggira intorno ai 30€.

Ci sono tanti vini eccellenti in Arizona“, ha affermato Vora-Shah. “Ma non tutti li conoscono o sanno quali provare. Volevo una tasting room che servisse quasi al 100% vini locali. Per questo ho aperto The Wine Collective“. (Le uniche selezioni che non provengono dall’Arizona sono gli spumanti di Gruet in New Mexico).

Vora-Shah è immigrata negli Stati Uniti da Mumbai e ha lavorato come rappresentante di vini in Florida, Washington, D.C., Phoenix e New Mexico negli anni 2000. Nel 2011 ha acquistato My Wine Cellar adAhwatukee (ora The Cellar) dal precedente proprietario e nel 2013 ha aperto un locale gemello, MWC Wine Bar aGilbert. Alla fine ha venduto entrambe le attività per concentrarsi su altre opportunità.

Contro ogni previsione, ho avuto successo“, afferma Vora-Shah. “Sono arrivata qui a 18 anni. L’inglese è la mia quarta lingua. Ho girato molto e Phoenix è l’ottavo posto in cui ho vissuto da quando sono arrivata negli Stati Uniti. Sono qui da 16 anni. Penso di potermi definire una persona del posto“.

Dopo aver cambiato direzione, prima nel settore immobiliare e poi in quello della cannabis terapeutica, l’uva l’ha attirata di nuovo e ha accettato un lavoro nella sala degustazione di un’azienda vinicola di Scottsdale. “Quel lavoro ha cambiato tutto per me“, ricorda. “Ero così entusiasta dall’emergere di tanti vini dell’Arizona. Ho ricominciato a pensare di lanciare la mia attività“.

Ora, Vora-Shah è già impegnata presso The Wine Collective of Scottsdale, dove organizza feste e una serie di incontri mensili con i produttori, il primo dei quali è andato sold out a maggio. È entrata a far parte dello Scottsdale Wine Trail, una mezza dozzina di sale degustazione di vini dell’Arizona a pochi passi dalla sua attività. A gennaio 2023 Zoya ha avviato il suo  Wine Club, solo per gli abitanti del luogo.

The Wine Collective of Scottsdale
Cosa: The Wine Collective of Scottsdale è una sala degustazione, un wine bar e un negozio di vino che vende prodotti originari dell’Arizona.
Dove: 4020 N. Scottsdale Road, No. 104, Scottsdale AZ 85251.
Orari di apertura: 12-20 Domenica, Lunedì, Martedì, Mercoledì. 12-21 da Giovedì a Sabato
Social media: segui The Collective su Instagram e Facebook.

VISIT THE USA
Visit The USA si propone di ispirare i viaggiatori a sperimentare la vivacità, la cultura e le infinite possibilità del Paese, come in nessun altro luogo al mondo. Estensione di Brand USA, l’organizzazione di destination marketing per gli Stati Uniti, Visit the USA accompagna i consumatori in viaggi coinvolgenti attraverso la vasta geografia degli Stati Uniti grazie a una narrazione coinvolgente e a una programmazione che si rivolge a diversi punti di interesse. Utilizzando l’intrattenimento per presentare attrazioni uniche, divertenti viaggi su strada ed esperienze a tema che spaziano dalla musica all’arte, dalla gastronomia all’avventura e tutto il resto, Visit The USA offre una visione inventiva delle guide di viaggio, mettendo in evidenza le grandi promozioni stagionali come ulteriore risorsa per i consumatori.

VisitTheUSA.com
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AIGO SRL
Piazza Caiazzo, 3 Milano
Tel: +39 02 669927.1
s.dannibale@aigo.it;
m.velardita@aigo.it


I RISTORATORI DI "INTAVOLANDO" AL CINEMA... Maurizio Potocnik Reeds

Il gruppo ristoratori di «Intavolando», è composto da 10 rinomati ristoranti della provincia di Treviso e dintorni, che condividono la «mission» di promuovere e valorizzare la cucina veneta avendo come focus il rispetto dellatradizione, la diffusione della cultura dell’ospitalità, la consapevolezza del forte legame con il territorio e del suo sviluppo turistico legato all’enogastronomia, elemento di grande attrazione per i viaggiatori del gusto.

Ogni ristorante è inserito in un particolare contesto territoriale, turistico ed emozionale, in un percorso che da Maser attraversa il Montello fino a Giavera, sale fino alla bassa Valbelluna nella piazza di Vas, raccoglie le panoramiche colline del Prosecco Superiore patrimonio Unesco tra Bigolino e Saccol di Valdobbiadene, Farra di Soligo, Col San Martino, i borghi di Arfanta e Rolle e scende fino alla pianura dove scorre il Piave tra i sassosi greti di Ormelle e Cimadolmo, località famosa per gli asparagi bianchi IGP.

Ogni località compresa nella geografia di «Intavolando» presenta delle peculiarità agroalimentari, prodotti tipici stagionali come funghi, piselli, patate, erbe spontanee, asparagi e il meglio dell’agricoltura tipica del territorio.

E intanto “Intavolando” è sul grande schermo: il trailer del gruppo di ristoratori, per dodici settimane, è in programmazione al “The Space Cinema” di Silea.
Aspettando il ritorno dei grandi eventi del gusto, proposti con largo successo nel 2022, il gruppo di ristoratori “Intavolando” si presenta così al grande pubblico.

Dal 2 marzo fino al 24 maggio nelle sale 1 – 2 sarà proiettato il trailer di cui sono protagonisti i dieci ristoratori e cuochi, con regia e musica di Maurizio Potocnik, che dallo scorso anno coordina le attività promozionali del sodalizio, teso alla valorizzazione della cucina tradizionale veneta, quale espressione dell’identità e della cultura nelle terre che si estendono tra il Piave, il Montello, l’Asolano e la collina del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene.

I dieci ristoratori che compongono “Intavolando” sono: Da Ugo a Bigolino (Valdobbiadene); La Pergola di Saccol (Valdobbiadene); Locanda da Condo di Col San Martino (Farra di Soligo); Locanda La Candola di Farra di Soligo; Osteria Jodo di Maser; Da Tullio di Arfanta (Tarzo); Andreetta di Rolle (Cison di Valmarino); La Cucina di Crema di Giavera del Montello; Al Traghetto di Roncadelle (Ormelle); Locanda Solagna di Quero-Vas (Belluno).

Il trailer è una sorta di anteprima di quanto l’associazione sta progettando per il 2023, ripartendo dopo la lunga pausa invernale per riproporre un grande evento estivo e la seconda edizione della rassegna “Finferli”, le cene itineranti a quattro mani che nello scorso autunno hanno riscosso un ampio consenso, dedicate alla valorizzazione di una famiglia di funghi – i finferli, appunto – che meritano un posto di rilievo sulle tavole autunnali. Tutte le informazioni sul gruppo e le sue attività si trovano nel sito ufficiale www.intavolando.it

Take your time di Maurizio Potocnik Reeds e arrangiato da Alessandro Bonsignori, è il brano colonna sonora del corto “Intavolando”.

Ristoranti riuniti per promuovere
la cucina e i prodotti tipici veneti
c/o Ascom Vittorio Veneto
Via Divisione Nannetti 2
 Vittorio Veneto (TV)
 intavolando@gmail.com


Muraless Art Hotel, il primo in Europa interamente decorato con le opere dei più famosi esponenti mondiali della Street Art

Muraless Art Hotel è un museo vivente di Arte Urbana che attraverso 94 stanze tematiche celebra il genio e l’eccellenza italiana in ogni settore: vino, opera lirica, cinema, motori, arte, architettura, design, storia, scienza, cibo, moda e musica. Il progetto di interior (personalizzazione camere) curato da Chiara Canali, con la collaborazione della Galleria d’arte di Milano “Deodato Arte” (www.deodato.com) ha visto l’intervento di 50 street artists che con personalissimo stile, hanno interpretato la loro visione del Made in Italy.

Tra questi anche il francese Thierry Guetta, in arte Mr. Brainwash (uno dei più richiesti e riconosciuti a livello internazionale con quotazioni in continua crescita) che ha realizzato la facciata, compiendo così la sua prima opera muraria in Italia, in collaborazione anche con il veneziano Andrea Zamengo (Chill Surrealist).

Un progetto unico nel suo genere, una celebrazione dell’Italia capace di offrire a ciascun cliente della struttura, un’esperienza immersiva e senza pari, un viaggio inedito attraverso le eccellenze che il genio italiano ha saputo produrre in molteplici settori e attività.

Il progetto nasce dalla volontà di ridare vita all’ex Hotel Cristallo, avviando una radicale riqualificazione nel segno del linguaggio e dei caratteri espressivi dell’arte, destinato a lasciare il segno nel settore dell’hotellerie internazionale. Nasce così a Verona, Muraless Art Hotel, molto più di una struttura ricettiva, un tempio della Street Art.  Con questo approccio l’hotel, il cui nome evidenzia l’assenza di confini nel linguaggio dell’arte, punta ad essere un quadro senza cornici, un contenitore leggero e trasparente e al contempo, potente e esplosivo, del genio italiano a più livelli.

Dopo il successo del documentario candidato agli Oscar “Exit through the gift shop” (2010) realizzato in collaborazione con Banksy, la domanda sorge spontanea: “Mr. Brainwash é Banksy?” Per molti la risposta è: “sì”.
È motivo di orgoglio per Muraless Art Hotel poter presentare un’opera muraria maestosa, un pezzo di street art che è già icona e tra le creazioni più imponenti mai realizzate.

Muraless Hotel è un Art Hotel 4 stelle, destinato a una clientela business e bleisure. La sua vicinanza all’autostrada, alla fiera di Verona e al centro storico, lo rendono luogo ideale per chi viaggia per lavoro e desidera prolungare il proprio soggiorno per visitare la città scaligera. L’hotel offre 94 stanze, distribuite su 3 piani, arredate in stile urban e dotate di tutti i comfort.  Ogni camera è diversa dall’altra e permette a ogni ospite di immergersi in una sempre diversa atmosfera che alterna mood rilassanti ad altri energizzanti a seconda del tema, dando a ciascuno la possibilità di viverla in una dimensione inedita.

Informazioni:

Veronafiere – 12 min in auto

Arena di Verona – 19 min in auto

Piazza Bra – 19 min in auto

Casa di Giulietta – 23 min in auto

Piazza delle Erbe – 23 min in auto

Parco Giardino Sigurtà – 30 min in auto


Come spostarsi:

Aeroporto Valerio Catullo (VRN) – 17 min in auto

Stazione di Vigasio – 7 min in auto

Stazione di Verona Porta Nuova – 8 min a piedi

Stazione di Buttapietra – 9 min in auto

Navetta da e per l’aeroporto (a pagamento)

Muraless Art Hotel
Via Scuderlando, 122
Castel d’Azzano  Verona
www.muralessarthotel.com
info@muralessarthotel.com


A Milano c’è la “BIT 2023” ed è subito voglia di partire!

La nostra montagna e soprattutto le mete del nostro mare, sono quelle preferite dagli italiani, ma non mancano i viaggi originali…
Mentre per le mete all’estero, tra le destinazioni più richieste, ci sono la Grecia e l’Egitto.

Torna la voglia di viaggiare: dopo due anni difficili, tutti gli indizi ci presentano un 2023 con la valigia sempre pronta:
“Il 2022 si è chiuso con 900 milioni di viaggiatori nel mondo – specifica Simona Greco della Borsa Italiana del Turismo – In questo dato eccezionale, l’Europa ha tratto 585 milioni di viaggiatori mondiali, ma l’Italia ha davvero primeggiato con i suoi 56 milioni di arrivi…”

Secondo le intenzioni di viaggio, l’Italia è seconda dopo la Francia. Tiene il turismo tradizionale: mare montagna, laghi, città d’arte e non può mancare l’enogastronomia… il nostro Paese sa come coccolare i turisti. Da nord a sud è un proliferare di nuove idee e proposte per fare colpo sul viaggiatore contemporaneo sempre più attento e responsabile.

Raffaella Zaccai, promozione turismo del Friuli Venezia Giulia: “Il Friuli Venezia Giulia punta tutto sul turismo all’aria aperta in combinazione con la cultura. Quale modo migliore per scoprire il territorio se non attraverso il nostri “cammini”? Sono cinque e servono per scoprire in maniera “slow” tutto quello che c’è nel nostro territorio” – “Tutto a piedi? – domanda incuriosito Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) “Tutto a piedi! Ovviamente!” – gli risponde sorniona Raffaella –.

Dal nord est all’Emilia Romagna, per Farnè è solo fare un passo… “Il tema della Motor Valley è un unicum a livello mondiale quello che può vantare l’Emilia Romagna – asserisce sorridente Emanuele Burioni, direttore APT ServiziEmilia Romagna – Avremo nel 2023 importantissime ricorrenze: i 60 anni di Lamborghini, i 70 anni del circuito di Imola, poi, tra poco lanceremo il Motor Valley Festival, dunque un ulteriore grande evento. Questa Motor Valley rappresenta veramente un prodotto turistico internazionale di prim’ordine!”

Per Antonella Tiranti, dirigente del Turismo Regione Umbria, quest’anno è un anno strategico: è l’unica destinazione italiana che ha ricevuto il riconoscimento “Best in travel di Lonely Planet”, ma questo è quello che poi accompagna due momenti fondamentali che sono i 500 anni dalla morte di Perugino (Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come Pietro il Perugino,  pittore del XV secolo) e i 50 anni di “Umbria Jazz” (festival musicale jazzistico italiano, uno dei più importanti al mondo dal 1973 si svolge annualmente a Perugia nel mese di luglio).

Maria Antonella Cauteruccio, dirigente Turismo Regione Calabria: “Noi puntiamo sulla cultura. Per arrivarci si può arrivare anche dalla nostra ciclovia lunga 450 chilometri ed è possibile girare e conoscere tutto il nostro percorso marino e l’interno dei nostri parchi. Mentre si pedala è possibile scoprire i resti della Magna Grecia (area dell’Italia meridionale colonizzata dagli antichi Greci a partire dall’VIII secolo a.C.)”.

Chi sceglie l’estero sul medio raggio, guarda in particolare Grecia, Marocco, Egitto e Giordania, mentre tra le destinazioni più lontane emergono Giappone, Stati Uniti, Bali e Namibia. Si calcola che durante l’anno in corso gli Italiani spenderanno quasi 2 mila euro per i viaggi, quasi un aumento di 482 euro sul 2022 e a sostenere la capacità di spesa degli aspiranti Ulisse, intervengono nuovi servizi, come il “buy now pay later”, acquista ora e paga più tardi…

“Si prende il viaggio e si paga un po’ per volta: fino a 3 mila euro, si può pagare in 12 mesi senza alcun costo per il cliente – lo assicura Luca Pace, operatore bancario – .

Anche la tecnologia si mette al servizio dei viaggiatori e così, prima di scegliere la meta, la si può esplorare attraverso la “realtà aumentata”, un viaggio oltre i cinque sensi: “Che sensazioni si provano? – chiede Farnè a un signore che indossa uno strumento a metà tra occhialoni da sci e binocolo – “Quella di volare, una sensazione incredibile! Poter volare sopra ai monumenti è veramente uno strumento che dà più potere a chi organizza il turismo…”.

Viaggiare nel XXI secolo è sempre più facile, sempre più emozionante!

 (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


"Salampatata": il salame che non si stagiona

Che prodotto simpatico che è il Salampatata. Sarà per il nome, per la sua semplicità o soltanto perché è buono e mi ricorda i tempi andati, ma “a me sta proprio simpatico”: come si dice in gergo popolare. Lo creano pochi produttori che sono gli amici del Canavese, un territorio non lontano dalla città di Torino.
È un salume antico di estrazione contadina realizzato con una miscela di carne di maiale, in prevalenza pancetta e patate bollite, sale, spezie, pepe, aglio e vino. Un insaccato del povero mondo agricolo che di carne ne aveva poca e univa le patate che costavano poco e non mancavano. La ricetta è quella di allora, semplice e genuina. Un salame che non necessita di stagionatura perché si mangia, oggi come un tempo, nel giro di un massimo di dieci giorni.

Vengono tritate le carni con le patate bollite al vapore, poi si aggiungono all’impasto la noce moscata, il sale e il pepe; infine l’aglio schiacciato nel vino, rigorosamente del Piemonte. Si miscela il tutto e lo si insacca all’interno di un budello naturale, gli si fanno dei forellini per favorire l’uscita dell’acqua e si creano dei salami di due o tre etti. Non contiene conservanti e lo si consuma fresco: a fette, spalmato su dei crostini di pane o di polenta passata in padella, oppure come ingrediente per varie ricette. Per esempio come condimento per gli gnocchi di patate unitamente in cottura a dei porri; o come antipasto, squisito ripieno di soffici pagnottelle, compagno ideale, sempre in cottura, con il tomino, altro prodotto caseario tipico della zona. Essendo nel Canavese lo si abbina più che bene con dell’Erbaluce di Caluso nel caso delle pagnottelle, o con il Nebbiolo per gli gnocchi, Nebbiolo che su questa terra assume note e carattere differenti rispetto a quello delle colline del basso Piemonte.

Del Salampatata viene organizzata una bella sagra, l’ultimo week end del mese di gennaio, nel piccolo paese di Settimo Rottaro, nel basso Canavese. E’ un comune di 6 chilometri quadrati con poco più di 500 abitanti. Il simbolo comunale è una bella chiesa dell’architetto Andrea Rana (1715 – 1804), mentre il nome “Settimo” indica la distanza che c’è dalla città di Ivrea: 7 miglia. Rottaro in quanto strada rotaia e pertanto carrozzabile.  Personalmente la festa l’ho vissuta qualche anno fa. Ricordo con piacere la giornata invernale ma non fredda anzi, con un tiepido sole. La sagra va in scena in inverno così come quando, una volta, durante la stagione fredda si abbatteva il maiale e si preparavano i salumi e le carni. Il Salampatata si produceva infatti solo nei mesi invernali mentre oggi, per fortuna, lo si trova tutto l’anno e rientra nei PAT: Prodotti Agroalimentari Tradizionali.

Durante la festa, in una delle piazze di Settimo Rottaro, ricordo di aver trovato la postazione con il gruppo degli appassionati volontari del salume proprio mentre si davano un gran da fare con le dimostrazioni per il pubblico della preparazione del nostro protagonista. Sono molte le persone che raggiungono il paese canavesano in occasione della sagra e anche quest’anno il successo non è mancato.
In passato la preparazione del budello era il lavoro delle donne che con acqua calda lo lavavano e rilavavano, compiendo gesti ben precisi di rivoltamento, poi era messo una notte a bagno con il vino. L’acqua non doveva essere troppo calda se no si rischiava di romperlo durante l’insacco.
Se con il gruppo degli appassionati dimostratori, simpatici e colorati, ebbi modo di incontrare dal vivo per la prima volta la preparazione del Salampatata, qualche giorno fa, l’ho rivista da un produttore in occasione di un servizio per la TV: piaceri del mio lavoro di giornalista enogastronomico!
Parlando di specialità gastronomiche territoriali, durante la sagra, ritrovai con gusto la “Miassa”: una sorta di crepes fatta con acqua e farina di mais (tipo polenta) cotta su dei ferri, posti direttamente sul fuoco, e poi farcita con il Saligun locale (tipo di ricotta) o con la porchetta, o proprio con il piacevole Salampatata.

Ma anche le cipolle ripiene di Settimo: i “Sauli Pieni” (in dialetto rottarese). Sono le cipolle della tradizione contadina, bollite e ripiene con un impasto fatto di pane, latte, uova, formaggio, soffritto di cipolla e misticanze varie e cotte successivamente al forno.  La minestra di trippe, cucinata per ore sulla stufa a legna, preparata con le verdure e chiamata Busecca: a dire il vero, un termine più lombardo che piemontese.  E poi ancora una bella fagiolata fatta a regola d’arte. Cotta per ore sul fuoco dentro ai grandi pentoloni di rame, anche se per quantità più famigliari si usa la tofeja di terracotta. Ma alla sagra le porzioni sono tante e allora, chili e chili di fagioli di Saluggia: località non distante, ma già in provincia di Vercelli e di cui vi ho parlato anche nel programma di Rai Due Eat Parade in passato. Una mix di cotiche, sale, pepe e alloro: i fagioli grassi della sagra! La fagiolata la si mangia con grande gusto, ben calda, con le sua cotiche, pane e un buon bicchiere di vino locale. Infine i formaggi dellaValchiusella (altro territorio non distante) a base di latte ovino, caprino e bovino. Delle ottime caciotte e squisite tomearomatizzate, prodotti decisamente di nicchia e di alta qualità. Che bei ricordi di quella giornata di sagra e che bella realtà la produzione del Salampatata: il salame che non si stagiona!

(Fabrizio Salce)


Odore, sapore, intensità, aroma… Viva i sigari!

Il sigaro è un cilindro di foglie di tabacco seccate, fermentate e arrotolate, che può/deve essere fumato….Dall’epoca della civiltà Maya e fra il Trecento e il Novecento dopo Cristo, era già conosciuto un “cilindro” (forse fatto proprio di foglie di tabacco) dal quale un sacerdote, aspirava e soffiava fumo. È nella forma di sigaro che i conquistatori del nuovo mondo scoprirono il tabacco, perché per le popolazioni indigene fumare (e/o masticare) foglie di tabacco era già un’usanza consolidata, ma non considerata, almeno inizialmente, risorsa economica. Le piante di tabacco, presenti un po’ in tutto l’arcipelago caraibico sono state scoperte dai primi europei nell’isola di Santo Domingo. E in quel periodo arrivò la fortuna del tabacco cubano, che sostituì lo zucchero, fino allora il più importante elemento dell’economia locale basata sulla “canna” (appunto, da zucchero) che andò progressivamente perdendosi, perchè in Europa, scoprirono la possibilità di ottenere l’oro bianco e dolce, dalle barbabietole.

Per fare un sigaro si utilizzano cinque foglie di tabacco opportunamente essiccate. La prima si chiama “capote”: al suo interno sono adagiate altre tre foglie che prendono il nome di  tripla” e che danno al sigaro odore, sapore,intensità, aroma e tipo di combustione. Poi il sigaro è pressato per 25-30 minuti e al termine viene applicata l’ultima foglia, chiamata “capa”, che è quella da cui dipende l’aspetto finale del prodotto. A Cuba ci sono 33 marche di sigari con 240 misure diverse. Tutto deve essere naturale, biologico e realizzato a mano: è per questo che il sigaro costa caro e per il prezzo, ci sono da considerare anche il brand, la qualità e le dimensioni.

Come si fuma?

I più esperti, sono proprio meticolosi: controllano temperatura e umidità dell’“humidor” (il contenitore di sigari che mantiene all’interno l’umidità relativa al 65-72%) lo stringono delicatamente tra le dita, per costatarne friabilità e compattezza, poi ne gustano il profumo. Dopo di che, siccome i sigari di qualità realizzati a mano, hanno una parte che deve essere tagliata (perché troppo rigida per essere fumata) con la “ghigliottina” (o il “buca sigari” o altro strumento dedicato, ma i fumatori più “machi” la strappano a morsi “alla maremmana”…) per agevolare il tiraggio e poter essere propriamente fumato. Così, quando il sigaro è pronto per essere acceso, c’è chi prima lo umetta con un goccio di distillato (grappa o rum o cognac o whisky) perché i sigari hanno una differente struttura del gusto (corpo) e con un goccio di liquore, si dà più aroma, ma per gli esperti, il sigaro non si bagna, a meno che non si voglia aumentarne l’umidità. Poi, si accende: si scalda il tabacco in prossimità del piede del sigaro che è la parte che si deve accendere. La tradizione vuole il fiammifero di legno (meglio di cedro) mai con la fiamma odorosa di cerini o candele, mai con accendini alimentati da benzina, preferire quelli al butano o, meglio ancora, il Jet Flame (con una o più fiamme) oppure il Clipper a fiamma dolce, che ha temperatura più bassa del Jet Flame e non “stressa” il sigaro.  Tenere la fiamma sotto il piede senza toccarlo e ruotare il sigaro un paio di volte per fare in modo che il piede si scaldi in maniera uniforme. Scaldando il tabacco sarà più facile accendere il sigaro. Adesso lo si tiene tra le labbra, o “gentilmente” tra i denti, si aspira lentamente, poi si trattiene il fumo per alcuni secondi, per meglio assaporarlo (il fumo del sigaro non va mai inalato come quello delle sigarette, ma va solo “assaporato”) poi si butta fuori. Si fa una tirata non troppo spesso (ogni 30-40”) altrimenti il sigaro si scalda troppo e i sapori vengono alterati. Attenzione a non farlo spegnere. Nella sua famosa guida ai sigari, Zino Davidoff (imprenditore svizzero di origine russo ucraina, che trattava sigari, sigarette e tabacchi da pipa) precisa che il tempo per fumare un buon sigaro, va dai 50 ai 60 minuti e raccomanda di aspirare solo una volta ogni minuto, senza fretta: è fumo lento!

Che sapore ha?
All’accensione, al palato, il fumo risulta piacevolmente amaro, con una componente salata e un’altra dolce, ma non troppo, spesso piuttosto austera. L’acidità è sempre presente, poiché in sua assenza, il sigaro risulterebbe “astringente”. Le note aromatiche vanno da leggermente dolci a leggermente speziate, tutte esaltate da sfumature affumicate, ricche e sottili.

Cosa mangiare?
Gustare il sigaro durante le pause di un pasto è più opportuno se ci sono secondi piatti a base di carni grigliate come bistecche e braciole, che dovrebbero essere abbinate a sigari di medio alto corpo e struttura. Con portate a base di pesce, come aragoste, cozze, gamberetti e vongole, dovrebbero essere abbinati sigari di medio corpo e struttura.

Cosa bere?
I superalcolici si addicono a quasi tutti i sigari di qualità. Quelli di corpo si abbinano bene al rum scuro e al cognac molto invecchiato, che ben si sposa con sigari corposi e ricchi di aroma, perché sprigionano ampiezza aromatica senza risultare pesanti, ma non si disdegnano anche champagne e bollicine in generale e tutti i vini dolci o da dessert; la birra, il rum anejo (minimo 7 anni) agricolo o industriale, il whisky, specialmente scotch; il cognac, brandy, il calvados e pure liquori ed infusi vari (grappa, mirto, limoncello).

Quando si regala un sigaro?
Oltre alle occasioni tipiche per fare un omaggio – compleanno o feste comandate – ci sono altri momenti che ben si prestano a rendere felice un uomo stimato e rispettato (anche una donna… perché no?) con un sigaro o un accessorio dedicato. Il superamento di un esame oppure la conclusione di un percorso di formazione, un obiettivo raggiunto ecc., tutte valide occasioni per proporre un buon sigaro!

Quali sigari per iniziare?
Per cominciare, è adatto l’Ambasciator Italico Tradizionale, prodotto dal Moderno Opificio del Sigaro Italianodi Orsago (TV): è un sigaro di semplice interpretazione, a tratti dolciastro ed erbaceo, facilissimo da fumare.

 In Italia i più acquistati/fumati sono: Toro 90.1%, Robusto 85.9%, 6×60 76.6%, Churchill 56.3% e Torpedo 34.4%.

Qual è il miglior sigaro italiano?
Secondo Cigar Club Association è l’Ambasciator Italico Superiore il prodotto di punta premiato come migliore sigaro italiano che segue la centenaria tradizione italica. Disponibile nelle varie versioni: Ammezzato Classico, Bianco Stellato, Classico, Cortese, Giallo Soave, Buttero, Maturo e Nero.

Attenzione! Doverosamente – raccomandando il canonico consumo consapevole – ricordiamo che il monossido di carbonio sprigionato da qualsiasi cosa si fumi, è sostanza che provoca effetti collaterali quali nausea giramenti di testa e problemi cardiaci, perchè il fumo presenta un pH alcalino (e l’ambiente polmonare è acido…). Inoltre le membrane mucose nel naso, rispetto a quelle inalate con la bocca, assorbono più nicotina e altri agenti inquinanti nel sistema del corpo umano: questo è il motivo per cui non è raccomandabile esalare il fumo del sigaro con il naso. C’è da dire anche che il sigaro è in genere associato a un minor rischio di tumori e malattie cardiache e polmonari rispetto alle sigarette. Ovviamente il rischio è più alto che per i non fumatori.

 Il sigaro è vero piacere meditativo, è il coinvolgimento di più sensi che contemporaneamente regalano lunghe sensazioni di appagamento…

 

Il mercato “habanos”

I “Cubani”
Comparso ufficialmente sul mercato nel 1966 con esclusivi destinatari come Fidel Castro e pochi altri… è il “Cohiba”. Con la “capa scura”, invecchiato naturalmente cinque anni, era senza alcun dubbio il vertice della produzione cubana sotto tutti i punti di vista.

Poi c’è il più abbordabile (si fa per dire) “Montecristo”… (il n°4 era quello che fumava abitualmente il “Che”,Ernesto Guevara) oggi, dopo decenni di costanza produttiva ad altissimo livello, è la marca più conosciuta al mondo in fatto di sigari Habanos.

C’è anche il “Partagàs”, la marca più apprezzata in Italia dai grandi aficionados e una delle più famose al mondo, grazie alla splendida manifattura. La “fazenda” è visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti entusiasti. Il Partagàs è, da 150 anni, il sigaro cubano sinonimo di gran carattere e struttura e dal grande impatto gustativo.

Il “Romeo y Julieta” ancora oggi la sua produzione continua nella stessa manifattura in cui erano arrotolati i sigari destinati a Sir Winston Churchill (che non a caso dà il proprio nome al sigaro della sua linea più famosa) ed il mito di Romeo y Julieta si rinnova grazie alla nuova anilla (anello col marchio) e agli originali e splendidi tubi bianchi e rossi.

Per non fare torto a nessuno, citiamo gli “Hoyo de Monterrey”, gli “Herman Upmann”, i “Trinidad” (destinati ai corpi diplomatici e alle figure politiche internazionali) i “Cuaba” (con le due estremità – testa e piede – rastremate e con i lati lunghi non paralleli) e poi i “San Cristobal de la Habana”, i “Punch”, i “Vegas Robaina”, i “Bolivar” (al top della gamma Habanos, con i suoi Belicosos, Royal e Coronas in primis, ma anche con il mitico Gold Medal) e ancora i “Ramon Allones” (per i veri intenditori) gli “Juan Lopez” i “Sancho Panza” i “Por Larrañaga” (i preferiti di Kipling ed Orson Welles) i “Rafael Gonzalez” i “El Rey del Mundo” (gran rapporto qualità/prezzo) i “Saint Luis Rey” i “Fonseca” (per occasioni speciali e personaggi eccellenti) le “La Gloria Cubana” i “José L. Piedra” e i “Quintero” (marca che si rivolge al vasto pubblico e ai neofiti).

Ma poi ci sono loro… i “Sigari del Brenta”: una storia secolare di popoli, territori, tabacco econtrabbando
Le origini e la storia del tabacco “Nostrano del Brenta” si perdono nel tempo: pare sia stato un monaco benedettino a portare nella Val del Brenta il seme del tabacco che aveva nascosto nell’incavo del suo bastone… Verità o leggenda che sia, comunque è storicamente assodato che il tabacco in Italia comparve per primo a Campese e nella Valle del Brenta, verso la fine del ‘500, proprio ad opera dei monaci che ivi avevano un monastero e che nell’arco di pochi anni divenne l’unica coltura praticata in valle. Tra il 1763 e il 1796, furono stipulati tre contratti sulla lavorazione del tabacco tra i rappresentanti della Repubblica e i Comuni di Valstagna, Oliero, Campolongo e Campese. Iniziano allora le prime produzioni dei leggendari “pifferi del brenta”. Col trattato di Campoformio tra Napoleone e gli Austriaci si sancì la caduta definitiva della Serenissima Repubblica di Venezia. L’Austria confermò il privilegio di coltivare il tabacco nella valle.  Nel 1870 la tradizionale coltura del tabacco nella valle venne progressivamente abbandonata, schiacciata dall’eccessiva pressione fiscale nel frattempo imposta dai Monopoli del neocostituito Stato italiano. E la popolazione emigrò in massa verso terre lontane. A riprova di questa difficile situazione, la Prefettura di Valstagna, emise la prima sentenza ufficiale contro il contrabbando. Il ricorso al  contrabbando era un’abitudine diffusa tra le famiglie di coltivatori di tabacco in Valle, per cercare di arrotondare i magri proventi derivanti dai vincoli di prezzo imposti dal Monopolio. I processi per contrabbando in questo periodo erano a decine. Questi ultimi accadimenti perdurarono ben oltre il termine della seconda guerra mondiale.  Nel 1939, un gruppo di 16 agricoltori costituì, in forma di cooperativa, il “Consorzio Tabacchicoltori Bassano del Grappa”, poi divenuto Consorzio Tabacchicoltori Monte Grappa, con l’intento di fornire assistenza ai soci nella coltivazione, nella lavorazione e nella vendita del tabacco coltivato.
Nel 2012, l’Antico Sigaro Nostrano del Brenta 1763 fa il suo esordio sul mercato. Il primo nato della famiglia è “Il Doge”, un sigaro interamente fatto a mano con fascia e sottofascia.

Coltivazione e manifattura del tabacco Nostrano del Brenta
Le aziende che coltivano e conferiscono il tabacco Nostrano del Brenta sono tutte situate in Veneto, nelle provincie di Padova, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. In questo territorio, nel corso dei secoli, l’originale pianta “habanos” – poi divenuta Nostrano del Brenta – si è adattata e sviluppata esaltando tutte le proprie qualità. Le piantine, sono prodotte in serre flottanti che garantiscono alla coltivazione le migliori condizioni di crescita attraverso soluzioni acquose ricche di sali nutritizi. A crescita compiuta avviene la raccolta delle foglie, generalmente tra fine agosto e settembre. Le singole foglie sono appese su “filze” o “smussi” in appositi locali in modo che le foglie si essicchino naturalmente all’aria. Dopo circa 2/3 mesi dalla raccolta, il tabacco ha completato la fase di “ammaronamento” e, raggiunto il giusto grado di umidità all’arrivo della stagione delle nebbie, i coltivatori ammucchiano le filze a terra per poi coprirle con teli in modo che il tabacco completi la fase di cura “in massa”. Poi, la cernita e l’eliminazione di quelle non idonee e si inscatola il tabacco, diviso per corona, per conferirlo, a marzo, al Consorzio che provvede direttamente a tutte le ulteriori e diverse lavorazioni. Infine si procede alla costruzione del sigaro. Dalla fermentazione al sigaro, si arriva attraverso le sapienti mani delle sigaraie.
“Amici del Nostrano del Brenta” è associazione che nasce e si sviluppa per passione. Organizza serate di presentazione, degustazione e narrazione sul tema della coltivazione del tabacco nel Canale di Brenta, alla riscoperta delle tradizioni e dei sapori di un tempo. Durante gli eventi, si fuma e ci si immerge nella secolare storia del contrabbando di tabacco con i brani del libro “Foglie di Tabacco” di Marco Crestani o nella faticosa realtà della sua coltivazione con il film “Fazzoletti di terra” del regista Giuseppe Taffarel con l’auspicio che così si possa riscoprire e valorizzare il territorio del Canale di Brenta, dove queste vicende e queste tradizioni si sono sviluppate.

Un altro sigaro…
E’ l’Antico Toscano che nacque casualmente a Firenze nel 1815 in seguito ad un violento acquazzone estivo che inzuppò una partita di tabacco Kentucky che poi, a causa del caldo, subì una fermentazione ammoniacale. Fu messo tutto ad asciugare e, perché non si perdesse, venne usato per produrre sigari di basso costo, che incontrarono ben presto il favore dei fumatori, varcando le frontiere del Granducato, tanto che, intorno alla metà dell’Ottocento a Napoli se ne produceva uno simile che era chiamato “Fermentato Forte” o “Napoletano”. Toscano® è un marchio registrato da Manifatture Sigaro Toscano S.p.A.  È prodotto in stabilimenti collocati presso Lucca, in Toscana, e Cava de’ Tirreni, in Campania e può essere realizzato a mano o a macchina, il che ne determina differenze qualitative e di prezzo.  Il Toscano ha una caratteristica forma biconica con estremità tronche (bitroncoconica) che hanno un diametro inferiore rispetto alla parte centrale, chiamata pancia. Testa e piede del sigaro, sono quindi uguali, in questo si differenziano infatti dai caraibici. Il diametro del sigaro varia leggermente, a seconda del tipo, da un minimo di 13 mm fino a 20 mm. L’unica eccezione importante è rappresentata dal “Il Moro” che ha dimensioni imponenti: diametro della pancia di 20 mm e lunghezza di circa 230 mm.  Tipicamente, il Toscano ha superfici irregolari, talora bitorzolute e si riconoscono le nervature delle foglie della fascia. Tali irregolarità sono maggiormente evidenti nei sigari fatti a mano e costituiscono uno dei tratti caratteristici del Toscano, dovute all’assenza di una sottofascia e la lavorazione che non prevede la messa in forma nei torchietti di legno, come invece avviene per i sigari di tipo Avana. Da qui il soprannome di “stortignaccolo”.  Il Toscano è costituito da una fascia esterna e dal battuto interno, detto anche “ripieno”. La varietà di tabacco usata per il ripieno è il Kentucky di produzione nazionale (Toscana, Campania, Lazio, Umbria, Veneto). Solo nel caso della foglia di fascia si ricorre a foglie di Kentucky di produzione nordamericana, in quanto di maggiori estensione e larghezza. Per caratteristiche organolettiche specifiche, sono utilizzate foglie di Kentucky dell’Italia meridionale per ottenere sigari dal sapore più dolce come i Garibaldi (intero e ammezzato) i Soldati, prodotti con tabacco beneventano e i Modigliani. Ci sono, infine, le due varietà di Toscanello ammezzati “naturali” e “aromatizzati” che oggi hanno una produzione dedicata e che derivano dall’abitudine di tagliare il sigaro a metà prima di accenderlo, consuetudine che distingue i Toscano dai caraibici. Anche la preparazione della fascia del Toscano “a macchina”, prodotto nelle manifatture di Lucca e Cava de’ Tirreni, è attualmente effettuato presso aziende specializzate situate in paesi tropicali come lo Sri Lanka e la Repubblica Dominicana e si realizza formando bobine di tela sottoposte a crioconservazione. Di particolare rilievo, è la linea di produzione “a mano” nella quale le sigaraie producono i sigari in quantità pari a 520 pezzi al giorno e per la cui produzione è previsto un lungo apprendistato.  Attualmente, le varietà sono ripartite in cinque famiglie: fatti a mano, lunghi naturali, pancia larga, ammezzati naturali e aromatizzati. Il Toscano si contraddistingue per un carattere deciso e forte. Gli aromi e i profumi liberati durante l’atto del fumare sono pieni, corposi, arguti e tipici di questo sigaro. Le varietà commercializzate possono essere contraddistinte da forza, dolcezza e sapidità e, nell’ambito delle varietà disponibili, spicca l’Antico Toscano forte e deciso, mentre i sigari Toscano prodotti a mano, si contraddistinguono per pacatezza, purezza e persistenza del gusto. Il Garibaldi, intero e ammezzato, essendo prodotto con foglie ad alto tasso zuccherino, produce aromi e sapori dolci, gentili e vigorosi, adeguati ai fumatori occasionali, mentre il Moro è long filler da collezione ed è realizzato a tiratura limitata, una volta l’anno. Per quanto riguarda il colore dei vari tipi di Toscano, si va da un bruno chiaro dei sigari Garibaldi ed Extravecchio al bruno rossiccio dell’Originale Selected, fino al bruno scuro delle varianti Antico Toscano, Toscano Originale e Antica Riserva. Idealmente, il Toscano dovrebbe avere un’umidità interna del  14%, ma è sufficiente che essa sia superiore al 12% con umidità relativa (intorno al sigaro) compresa fra il 65% e il 70%.

                                   Buon fumo a tutti!

 

(a cura di Cristina Maccaferri)


Bellezze, ricchezze e prelibatezze di Recanati…

Recanati offre romantici scorci, dal mare alle montagne e si erge sui famosi Colli dell’Infinito della Riviera del Conero. La città è famosa per aver dato i natali all’illustre poeta Giacomo Leopardi e al celeberrimo tenore Beniamino Gigli.

Le tracce del suo figlio più illustre sono disseminate un po’ ovunque: a Recanati tutto parla di lui, Giacomo Leopardi! Il percorso ha il suo punto di partenza dalla casa natale del poeta dell’800. Qui il tempo sembra essersi cristallizzato: la biblioteca con gli oltre 20 mila volumi, dove il giovane Giacomo si è formato, la sua camera da letto con la scrivania dove sono nate le sue opere più importanti, la galleria dei ritratti con i quadri citati ne “Le ricordanze”, un piccolo mondo che gira intorno alla figura immanente del poeta.

“Mi hanno colpito gli arredi rimasti intatti… – considera un turista in visita – Tutto è veramente ben curato”. “A me batte il cuore essere qui” – dice un’altra turista – “Sono stupita e mi sento felice a essere qui” – osserva un’altra visitatrice – “E’ suggestiva la cosa di vedere come è vissuto alla sua epoca – stavolta è un turista con evidente accento toscano a spiegare le sue impressioni –.
Antonio Farnè, inviato del Tg2 per l’occasione, interpella l’attuale padrona di casa, Olimpia Leopardi: “Cosa cerca il visitatore in queste stanze?” “Io credo che le persone vengano per vedere le cose, gli ambienti – gli risponde – per “sentire” gli spazi che hanno emozionato Giacomo…”. Poi da vedere, la casa di Silvia, musa del poeta, scomparsa prematuramente e, altra tappa obbligata il colle dell’Infinito… “La vista dall’orto del colle dell’Infinito ispirò l’ideazione dell’Idillio dell’Infinito scritto nel 1819 – afferma Alessandra Troilo del FAI (Fondo Ambiente Italiano) –.

Sospesa tra mare e entroterra, Recanati offre anche altro, al turista curioso: per esempio il museo dedicato a Beniamino Gigli, altro recanatese doc in un centro storico ricco di monumenti tutti da scoprire. Poi l’acuto finale con i tesori di Villa Colloredo Mels, incentrati sul polittico di san Domenico, capolavoro di Lorenzo Lotto. “I colori sono stupendi–  assicura la responsabile di sala del museo  – e ci sono dei particolari che il Lotto riprende in maniera fantastica!”

Ci vogliono almeno un paio di giorni per vistare quanto a Recanati non si può perdere: il museo di Villa Colloredo Mels, la Casa Leopardi di cui abbiamo già detto (biglietto 10 € per gli adulti, ridotto 8 € per i bambini tra i 6 e i 18 anni e scolaresche; è necessario esibire il Green Pass o l’esito negativo di un tampone eseguito nelle 48 ore precedenti alla visita) poi ci sono: la Torre del Borgo, la chiesa di Sant’Anna, la cattedrale di San Flaviano, il museo dell’Emigrazione Marchigiana, il Teatro Persiani e la Torre del Passero Solitario.

E dopo tanto vedere, ammirare, stupire e ovviamente camminare, salire e scendere, rifocillarsi diventa indispensabile… Ristoranti, osterie in centro o nel Borgo Antico, anche una Bottega (del villaggio…) e una Macelleria, dunque non mancano le occasioni per gustare le tipicità del territorio (consigliamo): entrée di formaggi e salumi tipici della tradizione regionale, rigorosamente con salumi da carni marchigiane IGP e lavorate attraverso ricette di famiglia: prosciutti, lonze, salsicce e salame lardellato, quello con le noci e anche ilprosciutto d’agnello; fra gli altri primeggia il “ciauscolo”, la cui peculiarità è data dalla sua consistenza spalmabile (ottimo quello dolce avvolto in foglia di fico). Tutto da gustare con la crescia (notevole interpretazione della piadina romagnola).  Poi ci sono caciotte, caciocavalli e pecorini da degustare con confetture e/o mieli autoctoni. Dopo di che, si fa sul serio: tra i primi, i più golosi, i Vincisgrassi, alternativa molto amata alla classica lasagna (il nome perché una cuoca di Ancona lo preparò in onore di Alfred von Windisch-Graetz, generale austriaco che combatté e vinse l’assedio in città contro le truppe napoleoniche nel 1799).
I Vincisgrassi vogliono vini rossi strutturati marchigiani come il Rosso Piceno, o il Rosso Conero, ma anche una Vernaccia ferma di Serrapetrona, con i sentori tipici di pepe nero dà il meglio di sé con i Vincisgrassi. Altro tipico primo, la Minestra di ceci e maiale cui dar seguito agli involtini di maiale alla marchigiana. E ancora una minestre locale: la Piccisanti, che trae il suo nome dalla colla utilizzata per affiggere il calendario di Sant’Antonio… e gnocchi di patate al sugo di papera (tantissime le varianti) piatto tradizionale della Festa della Vittoria (prima domenica d’ottobre). Tra i primi, da assaggiare anche i cappelletti di carne in brodo, abbinati alla galantina di gallina, bagnati da un Rosso Piceno DOC e/o i Colli Maceratesi DOC, bianco e rosso.
E ora, i secondi: cappone lesso o coniglio (o anche pollo) in potacchio (anche alla cacciatora o in umido) rustico e gustoso, ideale per il pranzo della domenica: poco diffuso nei ristoranti, ma cucinato a casa con pochi passaggi: arricchito con gli aromi decisi dell’aglio e del rosmarino può essere servito “rosso” al pomodoro oppure quasi “bianco” a seconda dei gusti. Da abbinare a un vino rosso delle colline della provincia di Pesaro e Urbino: il Balòn di Bruscia, Vitivinicoltori in San Costanzo (PU) vino costituito per il 70% da uve Sangiovese e per il 30% da locali. Il termine Balòn indica, in dialetto, una zolla di terra di grandi dimensioni che si estrae durante l’aratura.  Tra i vini da degustare, il Cabernet Sauvignon Upper Galilee: volume e morbidezza in bocca, tannini copiosi ben gestiti e retrolfatto fruttato con finale di spezie e inchiostro; accompagna piatti a base di carni importanti e con formaggi stagionati; da provare con maltagliati con pecorino, sublime con il petto d’anatra ai mirtilli, straordinario con il filetto di manzo alla griglia e con piatti “vegan” come linguine con ragù di lenticchie, ribollita e pasta e fagioli.

In riva all’Adriatico, immancabili i piatti a base di pesci e molluschi: una delle quattro ricette storiche (insieme a Fano, Ancona e San Benedetto del Tronto) è il brodetto di Porto Recanati, ricetta a base di pesce, tipico della cittadina marchigiana. Per il suo carattere fresco e inimitabile è consigliato abbinare al brodetto un classico Verdicchio delle Marche, in alternativa, un Pecorino Falerio per chi preferisce un vino più delicato, adatto alle cene estive. Per concludere in dolcezza a Recanati, in questo periodo, non mancano zeppole, castagnole, scroccafusi e sfrappe (dolci di Carnevale) e la ciambella dolce con la glassa  tipica del periodo pasquale, da mandare giù con un vino liquoroso o un passito come il Vino e visciole Nuova vendemmia: i contadini marchigiani lo chiamavano “Sangue di Strega” e gli  attribuivano proprietà afrodisiache. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto: colore rosso rubino con riflessi amaranto, olfatto gradevolmente intenso come di vino appena fatto. Profumi sensuali e persistenti di fiori e frutti rossi, fragola, lampone, piccoli frutti di bosco, sentori di pesca e pera matura; al gusto, notevole morbidezza, elevata persistenza senza perdere in freschezza; coinvolgente, di giusto corpo, buona sapidità e acidità, buona morbidezza ed equilibrio. E allora, prosit!

Recanati Turismo e Cultura
Via Leopardi  Recanati MC
Aperto tutti i giorni dalle 10.00
alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00
Tel: 071 981471

      (Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


“Slow Wine Fair” a Bologna Fiere: assaggi, degustazioni, brindisi, con i vini di ben 21 Paesi!

Fino a domani nei padiglioni fieristici bolognesi, seconda edizione di Slow Wine Fair, la kermesse dedicata ai vini biologici, pensata voluta e realizzata da “Sana” e “Bologna Fiere”, tutta orchestrata da Slow Food.

Pienone delle grandi occasioni già dal primo giorno, nei padiglioni 15 e 20, con gli stand presi d’assalto da estimatori, intenditori, esperti e pure abituali bevitori di vino che hanno visitato le 760 aziende presenti, le 65 cantine coinvolte che hanno presentato 3000 etichette riconducibili a 21 Paesi, dall’Argentina alla Cina. Tutti produttori di vino creato con metodi sostenibili e alternativi, tutti provenienti da uve biologiche al 100%, coltivate senza l’utilizzo di agenti chimici di sintesi in vigna (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) ma usando solo fertilizzanti organici e preparazioni naturali (decotti e macerati di erbe appropriate, alghe e minerali polverizzati) e senza l’uso di Organismi Geneticamente Modificati.  Ammessi solo trattamenti a base di rame e zolfo e vinificazione in cantina che avviene grazie all’utilizzo di prodotti enologici certificati biologici e con un quantitativo molto limitato di solfiti. Tutto in nome dell’agricoltura biologica, sostenibile dal punto di vista ambientale, perché mantiene la biodiversità, non fa uso di “input chimici” e no OGM in tutta la filiera, perché mantiene e aumenta la fertilità dei suoli, riduce l’inquinamento e ha cura del benessere animale. Poi i prodotti biologici hanno maggiore quantità di vitamina “C”, antiossidanti e minerali, calcio, ferro, cromo e magnesio e in definitiva, hanno anche più gusto.

Dunque fino a martedì 28 febbraio, full immersion di vini per tutti i gusti e generi che quest’anno propone pure i così detti “amari” (anche bitter) che sono molto simili ai liquori perché prodotti tramite macerazione e/o infusione di erbe, ma che non hanno proprietà dolci, proprio per l’utilizzo di una minore percentuale di zucchero.  Ideali come aperitivi, quando sono utilizzate droghe vegetali, oppure come digestivi e ammazzacaffè, se la quantità di alcool presente all’interno è rilevante.  Gli amari sono gli “spirits” prodotti con erbe e aromi locali più diffusi in Italia e in ogni regione se ne trovano di diverse varianti a seconda delle varie tradizioni, per essere consumati come digestivi o per equilibrare il gusto di un drink/cocktail.

La manifestazione è l’espressione della nostra “Slow Wine Coalition” che è la coalizione internazionale per il vino buono, pulito e giusto. – è Barbare Nappini presidente Slow Wine che parla incalzata dai giornalisti” – “Noi da decenni parliamo di cibo di qualità a 360°. Per noi, il cibo di qualità e il vino di qualità, devono  avere tre caratteristiche: essere un’esperienza gradevole, quindi afferire all’ambito del piacere, essere “pulito” cioè sostenibile nella fase produttiva per l’ambiente e poi essere “giusto”, infine nessuno deve essere sfruttato. Per il vino, esattamente, la stessa cosa: la Slow Wine Coalition raggruppa un buon numero di produttori di vino che si sono incamminati su un percorso per andare verso questo tipo di produzione.

BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
Bologna BO ITALY
Tel. +39 051 282111
Fax. +39 051 6374004


A Rossano Veneto, per uno straordinario espresso e per caffè speciali, c’è l’“Oselladore”!

Era il 1963, in un piccolo paese della Provincia di Vicenza: Schiavon, comincia la storia della Oselladore Caffè. E’ Silvano Oselladore il fondatore che, spinto dalla passione del caffè italiano e dal desiderio di realizzarsi “in proprio”, dà vita a quella che sarà l’attività di torrefazione. Rientrato in Italia dal Canada, dove aveva gestito la sua prima “caffetteria italiana”, trova completamento del suo sogno proprio nella preparazione di pregiate miscele di caffè dall’aroma inconfondibile. Nel 1966 l’Azienda si sposta a Rossano Veneto. Inizialmente si trattava di una piccola torrefazione con rivendita denominata “Casa del Caffè”.
Nel 1969, l’attività si trasferisce nella centrale via Roma, sempre a Rossano Veneto, dove oggi c’è l’attuale sede dell’azienda.

Le migliori qualità di caffè crudo, la tostatura e la preparazione delle varie miscele, unite a studio e passione hanno dato vita ad un prodotto eccellente per accompagnare il vivere quotidiano di ognuno di noi. Negli anni di attività l’azienda ha consolidato numerosi punti vendita, sia al dettaglio che presso bar, ristoranti e alberghi. Dal 1986, il mercato è stato ampliato con lo sviluppo di un ulteriore ramo d’azienda, dedicato all’omaggistica aziendale, proponendo uno svariato assortimento di confezioni enogastronomiche dove il caffè trova il suo ideale inserimento.
Silvano trasmette con maestria l’arte della torrefazione ai figli Paolo e Alessandro che insieme trasformano e sviluppano l’attività.
L’applicazione delle più moderne tecnologie, unite all’esperienza della tradizione artigiana, hanno permesso di ottenere un caffè d’alta qualità dal gusto inconfondibile. Dal 2014 la selezione delle miscele di caffè è ampliata con la nuova linea di caffè biologico per rispondere anche alle esigenze dei consumatori più esigenti. Lo sviluppo commerciale, conseguito con grande impegno negli ultimi anni, ha contribuito a far apprezzare in numerosi paesi l’autentica cultura italiana nella preparazione del caffè espresso.

Oselladore Caffè Linea Rossa

Ricercata. Amabile. Rotonda. La miscela in grano Espresso Italiano Oselladore caffè è composta da Arabica e una bassa percentuale di Robusta, selezionate tra quelle di origine brasiliana e centro americana. Il suo aroma è ricco di profumi floreali, al palato è dolce, con un retrogusto cioccolatato, morbido, vellutato e, ad alta permanenza, ha note aromatiche inconfondibilmente decise e un contenuto molto basso di caffeina.
Sacchetto da Kg1, grano. Scelta ideale per Bar, Pasticcerie e Caffetterie qualificati.

Oselladore Caffè Linea Blu

Miscela composta in prevalenza da caffè Arabica e selezionati Robusta, adatta alla preparazione di cappuccini.
Sacchetto da Kg1, grano. Scelta ideale per Bar e Ristoranti qualificati

Oselladore Caffè Linea Verde

Miscela composta da caffè Arabica e selezionati Robusta. Gusto pieno e rotondo, con un contenuto medio di caffeina.
Sacchetto da Kg1, grano.

Oselladore Caffè Linea Marrone

Miscela composta da caffè Arabica e selezionati Robusta. Caffè di spiccato carattere e profumo intenso.
Sacchetto da Kg1, grano.

REGALI

Il regalo è prima di tutto un’esperienza per gli occhi. Con questa convinzione scegliamo, creiamo e curiamo il nostro packaging, dal dono più piccolo al più importante.  La carta, i tessuti, la grafica: tutto è guidato artigianalmente dalle nostre mani per diventare bellissime storie di gusto!

TORREFAZIONE OSELLADORE CAFFE’. Espresso Italiano
Via Roma, 99 – Rossano Veneto (VI) Italy
Tel.:+39 0424540152

Orari apertura
LUNEDI’ – SABATO
08.30 – 12.30 / 15.30 -19.30
info@oselladorecaffe.it
www.oselladorecaffe.it


A Bologna Fiere... "Liberamente"

La 17ª edizione di “Liberamente”, il Salone del tempo libero, del divertimento, dello sport e della vita all’aria aperta è a BolognaFiere fino al 26 febbraio 2023 occasione per visitare con tranquillità la manifestazione con tante proposte per pubblico e operatori.

Cosa trovare in fiera:
Liberamente è fiera dedicata al camper, al turismo, allo sport e alla vita all’aria aperta per tutte le famiglie e appassionati di viaggi alla ricerca di nuove idee ed itinerari per organizzare week end primaverili e le vacanzedell’estate 2023.

I settori presenti:

Camper: 10.000 mq di esposizione con più di 100 camper con oltre 20 marchi dei più noti.

Campeggio e accessori: l’area dedicata all’esposizione di camper, accessori e attrezzature.
Turismo e viaggi: l’area dedicata all’offerta turistica che ospita enti, APT, campeggi e villaggi.
Artigianato ed enogastronomia: la sezione per acquistare artigianato di qualità, oggettistica e complementi d’arredo per la casa,    abbigliamento tecnico, prodotti tipici alimentari ed eno-gastronomici delle regioni italiane.

Dopo il successo della scorsa edizione, ritorna lo Sport Village by Coni: un padiglione interamente dedicato alla promozione dell’attività sportiva e dei sani stili di vita. Tante Società Sportive e Associazioni Sportive Dilettantistiche daranno dimostrazione delle proprie discipline attraverso l’allestimento di campetti e strutture a disposizione del pubblico sotto la guida di istruttori federali.

Gli sport nei quali ci si potrà cimentare sono: ciclismo, parkour, golf, judo, arti marziali, karate, schema, bowling, skate park, volley, calcio, tennis, tiro a volo, pesca e molti altri ancora!

In contemporanea negli stessi giorni:
– La 16° edizione di Pollice Verde, il Salone del giardinaggio e dell’orticoltura; per chi ama il verde,
l’orticoltura hobbistica, il piccolo frutteto famigliare; per chi cerca novità e idee per rendere “green” il proprio balcone o terrazzo. In programma workshop e dimostrazioni a tema.

Visitabili anche altri saloni con lo stesso biglietto di ingresso:
Fiera dell’elettronica di consumo: la mostra/mercato dedicata ad appassionati, hobbisti, collezionisti e utilizzatori che possono trovare una miriade di articoli, dai computer agli accessori per auto, dagli strumenti di misura alle stampanti, toner ed accessori, dalle memorie USB ai DVD vergini, dalle lampade led alle videocamere per interni ed esterni, dai pannelli fotovoltaici ai software e all’elettronica di consumo, e altre migliaia di articoli, presentate dai migliori espositori di elettronica presenti sul mercato.
Mostra felina: l’esposizione e Campionati Internazionali di bellezza di Gatti di razze pregiate, provenienti da tutta Europa per disputare il titolo di Supreme Champion, selezionati da una Giuria di esperti qualificati FIFe(Féderation International Féline).
Arriveranno da tutta Europa tantissimi gatti di razze pregiate per disputare i Campionati Internazionali ed Europei di bellezza. Le oltre 60 razze di gatti saranno esposte al pubblico e i migliori soggetti saranno descritti per razza e fatti sfilare in passerella durante il Best in Show. Premiazioni con coppe, coccarde e croccantini..
A tutto disco: la mostra mercato del disco e cd usato da collezione.
Figurine Expo: esposizione e vendita delle classiche figurine dei calciatori, ci saranno anche quelle di altre tematiche: dai cantanti ai cartoni animati ,dai cucciolotti a molti altri argomenti…
Ci saranno card e figurine rare, le cosiddette rookie oltre a gadget.

Gli orari: sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00; il parcheggio per i camper è gratuito e adiacente al Multipiano Michelino; l’accoglienza è curata dal Camper Club Italia, partner storico della manifestazione.

Dal sito www.liberamentefiera.it si può scaricare il biglietto ridotto a 9 € o acquistare il biglietto on line a 12 € per saltare la coda. Convenzione con Conad: dal 12 al 26 febbraio 2023 i possessori di Carta Insieme che si recheranno nei Conad di Bologna e provincia, Modena e provincia, Ferrara e provincia, alle casse otterranno uno scontrino che dovranno presentare alle casse di Liberamente per pagare € 7 anziché € 12. La riduzione Conad è valida anche solo presentando la Carta Insieme alle biglietterie.

21 FEDERAZIONI, 2 ENTI DI PROMOZIONI E DIVERSE ASSOCIAZIONI SPORTIVE. TANTI GLI APPUNTAMENTI ALLO SPORT VILLAGE AL PADIGLIONE 25

Per il secondo anno il CONI dell’Emilia Romagna ha coordinato gli appuntamenti sportivi che riempiranno il padiglione 25 di BolognaFiere durante la tre giorni di Liberamente 2023.

Saranno 21 le federazioni presenti, con due enti di promozione e alcune società sportive pronte a promuovere le loro iniziative.

PRESENZE: Oltre allo stand del CONI saranno presenti l’Automobile Club Italia, ACSI, Aeroclub Pavullo, Cimone Outdoor, CSI, Federciclismo, la Federginnastica con il Parkour, baseball e softball, Golf, Bridge, Federcalcio, Sport e Giochi tradizionali, FIJLKAM cioè Juda, Lotta, Karate e Arti marziali, Federbasket, Federvolley, Penthatlon Moderno con Laser Run, Pesca Sportiva e attività subacquee, Rafting, Bowling, Sport Rotellistici, Federtennis, Tiro con l’arco, Tiro a volo, Federvela e Federazione Motoristica con i Quad.

BIBLIOTECA: Nel grande stand del CONI, oltre all’accoglienza continua, sarà presente la biblio- teca sportiva di Bologna, che grazie alla direttrice Olga Cigognani, allestirà una mostra con tutti i medagliati delle storia olimpica e paralimpica dell’Emilia Romagna.

Durante la tre giorni saranno tanti gli appuntamenti.

SCUOLE: Ben 39 le classi che dalle 9 alle 19 porteranno nelle 27 aree espositive circa un migliaio di ragazzi insieme a quasi cento insegnanti, che durante l’intera giornata potranno vedere e provare gratuitamente tutte le discipline sportive presenti.

CONSIGLIO E PRESENTAZIONE VOLUMI: Sabato 25 febbraio alle 10 si riunirà il Consiglio Regionale del CONI alla presenza di tutti i presidenti delle Federazioni Sportive, Discipline Associate ed enti di Promozione. Una presenza istituzionale ma anche operativa durante la tre giorni sportiva. Alle 11.30, nella stessa sala, saranno presentati due volumi di grande interesse per il mondo dello sport: Katia Serra, commentatrice RAI e già atleta nazionale, presenterà “UNA VITA IN

FUORIGIOCO”, un’autobiografia che pone in primo piano la lunga battaglia per l’ottenimento del professionismo nel calcio femminile e gli importanti diritti ottenuti nel mondo dello sport femminile negli ultimi venti anni. Quindi Margherita Pittalis, professore associato di “Diritto privato” presso la Scuola di Economia dell’Università di Bologna e membro della Corte Federale d’Appello della Federcalcio, presenta “SPORT E DIRITTO” l’attività sportiva tra Performance e vita quotidiana- Comitato Olimpico Nazionale Italiano Comitato Regionale Emilia Romagna (tel. +39 051 551192 www.emiliaromagna.coni.it)

DIRETTE TELEVISIVE CANALE 88: durante la tre giorni l’emittente televisiva Canale 88, visibile su tutto il territorio regionale, accompagnerà la kermesse con uno studio mobile allestito a fianco dello stand del CONI. Sabato 25 febbraio sarà registrato uno speciale sugli eventi fieristici non solamente sportivi. Domenica 26febbraio diretta dalle 11 alle 14.30 del Pallone Gonfiato Live per seguire Bologna- Inter con la tradizionale trasmissione condotta da Alberto Bortolotti e il coinvolgimento dei dirigenti sportivi presenti.

Gli appuntamenti sono visibili oltre che sul Canale 88 del digitale terrestre, sulla pagina facebook MadeinBo Radio Tv, in streaming su www.madeinbo.tv, o sui telefonini scaricando l’APP Ma- deinBO Radio TV.

PRESIDENTE CONI: “Quello di Liberamente è il primo di una serie di appuntamenti grazie ai quali il CONI e il mondo dello sport saranno presenti nelle piazze, nelle strade e nelle Fiere per presentarsi e farsi conoscere a tutti coloro che non riescono a raggiungerci all’interno delle nostre palestre o ambienti sportivi – ha detto con soddisfazione Andrea Dondi, presidente del CONI dell’Emilia Romagna – Speriamo siano davvero tanti coloro che vorranno venire a vedere le esibizioni e provare le tante discipline, magari trovando la società più comoda per continuare a praticare lo sport con continuità. Ringrazio tutti i dirigenti e i tecnici che hanno dato la propria disponibilità per l’allestimento degli stand delle varie discipline e mi auguro sia un’esperienza che possa proseguire per molto tempo”.

Evento organizzato
An event by
www.liberamentefiera.it

BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
40127 Bologna BO ITALY
Tel. +39 051 282111
Fax. +39 051 6374004


In viaggio con la storia: Palazzo di Varignana presenta il Treno Reale-Carrozza Ristorante

Il nuovo ristorante del Resort vede protagonista una carrozza del 1921 riportata a nuova vita. Una destinazione che interpreta lo spirito di un’epoca, dove vivere emozioni senza tempo. Palazzo di Varignana allarga la sua offerta di ristorazione presentando il Treno Reale –  Carrozza Ristorante: un’esperienza gastronomica capace di portare gli ospiti al tavolo della storia, trasportandoli in altri luoghi e in altri tempi. Protagonista di questa esperienza dei sensi è un’autentica carrozza d’epoca, classe 1921: un prototipo del treno reale che, dopo decenni di abbandono, è stata rigenerata e riportata a nuova vita. Con questo nuovo ristorante, il resort immerso nei colli bolognesi, prosegue il progetto di recupero e rigenerazione fortemente voluto dal fondatore, nato dal ripristino di colture autoctone e che lo ha visto protagonista anche di interventi su antichi casolari trasformati in ville di lusso.

Il Treno Reale – Carrozza Ristorante nasce come un viaggio nel tempo, che “racconta” una storia straordinaria, fatta di collegamenti internazionali in un contesto che diventava sempre più connesso: un’epoca in cui l’Italia si apriva al mondo, sostituendo i lunghi viaggi in carrozza a cavalli con quelli rapidi, effettuati con sbuffanti locomotive a vapore e carrozze arredate con velluti, ottoni e legni pregiati. Rievocarne i fasti e l’atmosfera, per farne il simbolo di un’epoca, è stato l’inizio di un accurato progetto di recupero filologico. Per la sua realizzazione Palazzo di Varignana ha coinvolto architetti, scenografi, studiosi di carrozze reali dell’epoca, oltre a esperti artigiani per le minuziose decorazioni in foglia d’oro e all’artista di fama internazionale Giovanni Bressana per la decorazione artistica pittorica.

Questo gioiello artistico fa da cornice alla raffinata proposta culinaria dell’Executive Chef di Palazzo di Varignana Davide Rialti. La cucina raffinata ed elegante accompagna gli ospiti in un caratteristico viaggio culinario che, attraverso il menù, celebra i percorsi e il periodo storico del Treno Reale, partendo da una sapiente ricerca di materia prima d’eccellenza. Qui ogni portata si fa protagonista di una cena insolita, un viaggio nel tempo, nei sapori, nelle antiche tecniche di preparazione per regalare un’esperienza gastronomica pensata per accompagnare i sensi e regalare emozioni. Tra le proposte più emblematiche “Risotto al Sangiovese Palazzo di Varignana mantecato all’olio EVO Stiffonte, fonduta al Parmigiano, guanciale fondente” e “Crespella farcita al mascarpone di latteria, mandorle del Podere Rio Rosso e crema inglese alle pere”.

Il ristorante, aperto tutti i sabati, ospita 22 coperti disposti tra il corpo centrale e un privé. Un luogo pensato per eventi privati e occasioni speciali, perfetto per raccogliersi in un pasto, celebrare un accadimento o brindare per il raggiungimento di un traguardo. La cena inizia alle ore 20.30 con un fischio così da simulare la partenza del viaggio. Suggestione ed emozione si trovano riunite in una esperienza ambientale che non ha eguali, dove il rapporto tra spazio e cibo, servizio e contesto è pensato per accogliere e accompagnare l’ospite in una diversa dimensione del buon gusto e dell’eleganza in tavola.

Il Treno Reale-Carrozza Ristorante completa l’offerta gastronomica di Palazzo di Varignana, affiancando il Grifone, con la sua proposta fine dining, Aurevo Pool Restaurant con la sua cucina oliocentrica contemporanea; Le Marzoline, dedicata alla cucina tradizionale emiliana.

PALAZZO DI VARIGNANA
Avvolto dalla magia silenziosa dei colli bolognesi, Palazzo di Varignana domina dall’alto il paese da cui prende il nome. Cuore del Resort è Palazzo Bentivoglio, castello di campagna dalle quattro tradizionali torri datato 1705, ristrutturato rispettando il fascino della sua storia. L’edificio storico principale è circondato da un borgo contemporaneo costruito in pietra, secondo un’architettura coerente ed armonica col paesaggio circostante. Attorno al complesso si estendono 30 ettari di terreno tra vasti spazi verdi, panorami mozzafiato e uno splendido giardino ornamentale, inserito nel prestigioso network Grandi Giardini Italiani. Un modello di ospitalità originale e sostenibile che vanta 150 camere, quattro ristoranti, eleganti spazi dedicati a cerimonie, eventi e congressi con innovative dotazioni tecnologiche. Completano il quadro un’offerta di benessere a 360 gradi con gli oltre 4.000 mq di Varsana SPA, programmi di remise en forme studiati secondo il Metodo Acquaviva, campi sportivi e percorsi outdoor. Il progetto di recupero che ha ispirato la rinascita di Palazzo Bentivoglio ha coinvolto nel tempo anche il territorio circostante: Palazzo di Varignana ha scelto infatti di recuperare antiche cascine trasformandole in sei ville di lusso e valorizzarne la ricchezza avviando la propria azienda agricola, un insieme di terreni che sono arrivati oggi a 500 ettari, da cui nascono prodotti a Km zero di alta qualità e una nuova proposta di ospitalità, grazie alla Country House Oliveto Sul Lago, agriturismo con piscina e 12 camere. Fiore all’occhiello di questa storia è la vocazione a ripristinare le antiche varietà di olivi, che estendendosi oggi in 200 ettari (oltre 150mila piante) consentono di produrre un olio extravergine di oliva di altissima qualità che ha ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Treno Reale – Carrozza Ristorante
Via Ca’ Masino, 611A  Castel San Pietro Terme BO
Email: info@palazzodivarignana.com
Telefono: 051 19938300
Orari di apertura: sabato dalle 20:30


Malvasia, un diario mediterraneo: il viaggio di Paolo Tegoni alla scoperta di un vino mitico racchiuso in un libro…

Malvasia, un diario mediterraneo: il viaggio di Paolo Tegoni alla scoperta di un vino mitico racchiuso in un libro, con le immagini di Francesco Zoppi e le mappe illustrate di Lucia Catellani. Il volume supportato nel crowdfunding anche dall’Unione Ristoranti Del Buon Ricordo.

Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Bosa in Sardegna e le isole Eolie in Sicilia. Cosa hanno in comune queste, come altre, zone dell’Italia e dell’Europa? La coltivazione e l’allevamento di un’uva e la creazione di un vino leggendario e immaginifico che da secoli è prodotto e scorre nel cuore del Mar Mediterraneo e che prende il nome dalla penisola greca di Monemvasia, in Laconia, dove i mari Ionio ed Egeo si incontrano: la Malvasia.

Tipologie diverse che popolano in particolare la zona mediterranea e che danno vita a vini molto eterogenei; territori e persone, destinazioni a ridosso del mare o nell’entroterra e vignaioli che ogni giorno lavorano per portare avanti una produzione identitaria e di qualitàà. Questo è il presupposto da cui è partito Paolo Tegoni, gastronomo, viaggiatore e docente in materie enogastronomiche all’Università di Parma e presso altri Atenei, per indagare, nel corso di un intero anno, le Malvasie prodotte in Italia e non solo che oggi sono le protagoniste di Malvasia, un diario mediterraneo, edito da Terrae Opificio Culturale Enogastronomico.

Il volume è stato supportato nel crowdfunding anche dall’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che ha avuto il piacere di contribuire alla sua realizzazione nell’ottica della valorizzazione dell’enogastronomia italiana in cui i ristoratori aderenti sono impegnati fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1964.

Un vero e proprio reportage di viaggio ricco non solo di interviste e di approfondimenti sulle uve e i loro ambienti produttivi, ma anche di spunti culturali e turistici, poiché scrivere di vino equivale a raccontare e descrivere un’intera società. Largo quindi a geopoetica, storia e gastronomia dei luoghi che di volta in volta l’autore tratta nel corso della narrazione, considerati parte del vino stesso e di quel terroir che con esso finisce nel calice del curioso ricercatore e di tutti coloro che desiderano conoscere tutte queste realtà e intraprendere il viaggio.

«Questo libro – racconta Tegoni – vi condurrà in luoghi fondamentali per la nascita e la diffusione dei vini Malvasia e vi racconterà, pagina dopo pagina, storie, memorie, leggende e tradizioni sconosciute ai più. A partire dal nome stesso del vino, che ha origine da una piccola penisola del Peloponneso, o meglio un monolite roccioso ancora semisconosciuto di una bellezza mozzafiato poggiato sul Mar Myrto, di nome Monemvasia, in greco “luogo con un solo ingresso”, da cui questo vino dal Medioevo partì per essere commercializzato e fatto conoscere al mondo dalla Serenissima Repubblica di Venezia».

Il volume, nato da un intenso lavoro di ricerca che Tegoni porta avanti da anni sui metodi e le tradizioni di diverse zone del Mediterraneo, è arricchito dagli scatti di Francesco Zoppi, fotografo genovese che sviluppa progetti fotografici passando dalla fotografia documentaristica a quella per fini commerciali ed in particolare quelli legati alla valorizzazione del territorio e dei suoi abitanti, e dalle mappe dell’illustratrice reggiana Lucia Catellani, che ha dipinto su carta le tante realtà territoriali e le persone che di volta in volta si avvicendano.

Per ogni capitolo dedicato ai territori italiani è stata segnalata e consigliata la presenza dei ristoranti del Buon Ricordo di riferimento portabandiera dell’eccellenza e della straordinarietà di ciascuna cucina regionale italiana, in cui le Malvasie hanno un posto di assoluto riguardo nella carta dei vini.

Un’opera nelle cui pagine scorrono innumerevoli geografie, da Venezia all’isola di Salina, da Parma e Piacenza al Chianti, dalla Slovenia, passando per l’Istria e la Dalmazia, alla Grecia, che sarà sicuramente un invito all’approfondimento e al viaggio e che stimolerà la voglia di conoscere meglio il caleidoscopio dei distretti viticoli e degli argomenti trattati con un calice di Malvasia nella mano.

Informazioni: Unione Ristoranti del Buon Ricordo
59 anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’URBR è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana.
Tel. 0521 706514 – www.buonricordo.com – info@buonricordo.com


Ras Al Khaimah: Nobu Hospitality annuncia l’apertura di hotel, ristorante e residenze a Al Marjan Island

Marjan”, società master-developer di proprietà di Ras Al Khaimah, dà il benvenuto nell’Emirato della Natura alla celebre Nobu Hospitality. Questo risultato fa seguito all’accordo siglato dal brand di lifetsyle di lusso Nobu con Enevoria Development, che ha recentemente acquisito un lotto fronte mare ad Al Marjan Island per la realizzazione di un hotel di lusso, residenze e ristorante a marchio Nobu.

Enevoria Development svilupperà un Nobu Hotel e 300 residenze di lusso a marchio Nobu che offriranno a residenti e visitatori con servizi impareggiabili e comfort su misura. Il progetto su larga scala, con una superficie totale di 70.000m2, comprenderà anche una SPA e una struttura per il fitness, piscine e l’esclusivo ristorante Nobu con cucina giapponese contemporanea che offrirà un’esperienza gastronomica unica a ospiti e visitatori.

Nobu Al Marjan Island, il secondo hotel del brand negli Emirati Arabi, è l’ultima aggiunta al crescente portfolio ospitalità di Al Marjan Island. Questa nuova struttura rafforza ulteriormente il solido settore dell’hotellerie di Ras Al Khaimah, destinazione che ha registrato una notevole crescita in fatto di arrivi turistici, in linea con la strategia della leadership di promuovere il turismo e posizionare l’Emirato come hub globale.

Abdulla Al Abdouli, CEO di Marjan, ha dichiarato: “Con l’arrivo di Nobu Al Marjan Island, Ras Al Khaimah si unisce ora a un gruppo di città d’élite in tutto il mondo per mettere in mostra il potere del minimalismo giapponese, l’eccezionale ospitalità e la cucina di classe mondiale per cui il brand è rinomato. Situato nel cuore della nostra iconica isola, l’apertura di Nobu rafforza la posizione di Ras Al Khaimah come destinazione in forte crescita presso investitori internazionali e regionali. Continueremo a far leva su partnership globali, come quella con Enevoria Development, per sviluppare progetti d’autore che elevino lo status dell’Emirato come destinazione di classe mondiale per il tempo libero e il lifestyle“.

Evgeniy Yakubovskiy, direttore Generale di Enevoria Development FZ-LLC, ha dichiarato: “In veste di developer immobiliari di alto livello, siamo lieti di collaborare con uno dei marchi leader e in più rapida crescita dell’ospitalità di lusso globale come Nobu Al Marjan Island. La nostra collaborazione con Nobu Hospitality sarà determinante per la creazione di una propriety internazionale che garantisca uno stile di vita impeccabile, parte integrante della filosofia del nostro marchio e segno distintivo dello stile Nobu, combinando una fusione impeccabile con soluzioni di design all’avanguardia e un’eleganza estetica minimalista”.

Trevor Horwell, CEO di Nobu Hospitality, ha commentato: “Siamo entusiasti di continuare la nostra espansione negli Emirati Arabi Uniti e la vision di Al Marjan Island si allinea perfettamente con il marchio Nobu. Il fascino di Al Marjan Island è perfetto per i nostri ospiti e per lo sviluppo di una comunità che cerca un’autentica esperienza di vita e di stile. Siamo orgogliosi di collaborare con Enevoria a questo entusiasmante sviluppo e non vediamo l’ora di presentare Nobu Al Marjan Island agli ospiti e ai residenti”.

Nel 2022, Ras Al Khaimah ha registrato il più alto numero di visitatori, accogliendo oltre 1,13 milioni di arrivi, segnando un aumento del 40% dei visitatori internazionali. Continuando la sua crescita come destinazione turistica di livello mondiale, l’Emirato è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di attrarre 3 milioni di visitatori all’anno entro il 2030.

Informazioni su Marjan:
Marjan è il master-developer di proprietà a Ras Al Khaimah, responsabile di sviluppi innovativi, come Al Marjan Island, che mirano a posizionare Ras Al Khaimah come una delle principali destinazioni turistiche e di investimento della regione. Con l’incarico di sviluppare destinazioni sul lungomare, urbane e montane che aumenteranno la competitività dell’emirato, l’approccio strategico di master-planning di Marjan mira a sfruttare le risorse naturali di Ras Al Khaimah e a porre le basi per le future espansioni dell’emirato. Attraverso le sue comunità pianificate a livello mondiale a Ras Al Khaimah, Marjan attrae investimenti stranieri e visitatori internazionali e posiziona l’emirato come un forte centro di investimenti e turismo.

Informazioni su Enevoria Development:
Enevoria Development è stata registrata a Dubai nel 2022 e creata appositamente per lo sviluppo di progetti in Medio Oriente come parte del gruppo di società Vos’hod. Vos’hod è specializzata nello sviluppo di complessi residenziali di lusso e di edifici ad uso misto. L’attuale portafoglio di Vos’hod comprende oltre 300.000 metri quadrati di immobili in costruzione, tra cui le residenze Armani/Casa Moscow, la rivitalizzazione dell’edificio storico del Telegrafo Centrale, il Golf Club di Mosca, il complesso residenziale di lusso Cheval Court e alcuni altri progetti in località famose della Russia. Vos’hod parteciperà al progetto di Nobu Hotel come fee developer. La filosofia dell’azienda è incentrata sullo sviluppo orientato all’uomo. Una ricerca approfondita sulle abitudini, le esigenze e i modelli di utilizzo degli utenti finali aiuta a progettare uno stile di vita perfetto in edifici che sono sia estetici che funzionali.

Informazioni su Nobu Hospitality:
nominato da Robb Report uno dei 25 brand più innovativi del lusso, Nobu Hospitality si colloca tra una selezione elitaria di marchi lifestyle globali. La crescita naturale di Nobu Hospitality, costruita su servizio, immagine e reputazione, offre uno spettro completo di gestione di hotel, ristoranti e residence per progetti unici in tutto il mondo. Fondato da Nobu Matsuhisa, Robert De Niro e Meir Teper, il marchio Nobu prospera nelle capitali mondiali dei cinque continenti. Il primo Nobu Hotel è stato inaugurato nel 2013 a Las Vegas e da allora si sono aggiunti altri 31 hotel. Oggi gli hotel Nobu sono aperti nelle seguenti località: Atlanta, Manila, Miami Beach, Malibu, Shoreditch (Londra), Ibiza, Palo Alto, Marbella, Los Cabos, Barcellona, Varsavia, Chicago, Portman Square (Londra), Santorini. Tra gli hotel Nobu che apriranno quest’anno figurano Marrakech, Roma, Toronto, Atlantic City, San Sebastián, mentre sono in fase di sviluppo Bangkok, New Orleans, Madrid, San Paolo, Tel Aviv, Amburgo, Punta Cana, Orlando, Danang, Tulum, Al Khobar e Abu Dhabi.

 

Ras Al Khaimah Tourism Development Authority
Ufficio statale negli Emirati Arabi Uniti
Indirizzo: Street# 11, RAKTDA Office, Al Marjan Island
Ras al Khaimah – Ras al Khaimah – Emirati Arabi Uniti
Telefono: +971 7 204 4000


Alla Fiera di Rimini va in scena il Campionato della Cucina Italiana: mille e cinquecento cuochi si affrontano a colpi di ricette

Beer&Food Attraction è l’evento che riunisce in un solo appuntamento la più completa offerta nazionale e internazionale di birre, bevande, food e tendenze per l’OUT OF HOME.
Alla Fiera di Rimini, un’occasione unica per chi vuole aggiornarsi su nuove modalità e stili di consumo e cogliere le opportunità che i cambiamenti attuali propongono.

Al Beer&Food Attraction, presenti in anteprima novità di prodotto, servizi e tecnologie per il settore foodservice verso tutti gli operatori professionali. Grazie a strumenti di networking come chat, videochat e webinar, i visitatori possono approfondire l’interesse verso i prodotti e le novità presentate nell’evento – l’unico in Europa dedicato all’Eating Out Experience – riservato esclusivamente ai professionisti del settore, anche se, a giudicare dalla affluenza, tanti in giovane età…

E, evento nell’evento, via al Campionato della Cucina Italiana. Si accendono i fornelli e parte la sfida: “Cosa sta preparando? – domanda Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) – “Ravioli alla burrata con salsa di verdure… – gli risponde uno chef impegnato a “spadellare” la sua ricetta in concorso – E, l’Italia, è nel piatto!” – “Maialino nero, cicoria e peperoncino… Questi sono i sapori della nostra Italia” – ribatte un altro cuoco che precisa – Mettiamo il peperoncino, come nota piccante e spinta di italianità!”

Giusto qualche assaggio tra le tante proposte per la settima edizione del campionato italiano di cucina che si è svolto all’interno di “Beer&Food Attraction”, fiera di riferimento per l’eating Out. Rimini: coinvolti più di mille e cinquecento partecipanti – cuochi, chef, giovani allievi degli istituti alberghieri, tutti con la “toque blance” (il tipico copricapo alto, a pieghe) e il “torcione” (lo straccio tuttofare appeso alla vita) – suddivisi in 16 team provenienti dall’Italia e dall’estero che si sono messi alla prova in quattro giorni di gara, su cucina fredda, calda, pasticceria da ristorazione e cucina artistica, utilizzando 4 cucine per le squadre, 6 per lo “street food”, 6 laboratori per le gare dei singoli e ancora, 60 cooking show live dal grande palco della FIC Arena della Fiera di Rimini per un totale di 1800 pasti sfornati per l’occasione. Concorrenti poi osservati e valutati da 45 giudici, coadiuvati da 500 tra commissari, assistenti e personale organizzativo. Insomma… Tanta roba a Rimini!

“Il ritorno alla tradizione fatta di una cucina di piatti tipici, delle nostre eccellenze regionali – è Rocco Pozzullo (presidente FIC, Federazione Italiana Cuochi) che precisa le modalità della competizione tra cuochi – “Insomma, sempre di più, a tavola, vince il made in Italy”– chiosa Farnè  –

Anche lo chef Alessandro Circiello (portavoce FIC) si pronuncia: “Grandi interessi per i tanti ingredienti del made in Italy, vanno difesi contro le tante multinazionali che spesso vogliono produrre e realizzare cibo in laboratorio…”

Cannellini e cime di rapa, spinaci, salsiccia, funghi e friarielli e si è vista anche la fregola…
Sapori che si inseguono in questa importante competizione, ma anche l’occasione per delineare la “cucina 2 punto zero”… e i vincitori, parteciperanno alla finale mondiale del 2024 a Singapore!

Altre premiazioni si sono svolte nell’ambito dell’evento riminese.
Tra i premiati di Birra&Sound riconoscimento ai migliori spillatori di birra italiani: premiata Valentina Corte del New Garden di Ponte della Priula (TV). Nella foto, insieme a Valentina e al presentatore, il mastro birraio Theresianer, Stefano Bertoli e il responsabile di zona Theresianer, Massimo Pradella.

E nel giorno di “martedì grasso”, ogni dolce fritto vale… e alla Fiera di Rimini, Antonio Farnè, collegato in diretta al Tg2 Italia, con Marzia Roncacci e l’esperta gastronoma Nerina di Nunzio, commentano in studio le performances dei maestri pasticceri, che si sono dedicati ai dolci della tradizione carnevalesca. E, allora, via di castagnole, zeppole, tortelli, gale, crostoli, lattughe, frittelle e frappe o chiacchiere o sfrappole o cenci, o bugie, che dir si voglia…

Gli ingredienti sono gli stessi da secoli: farina, burro, uova, zucchero, latte (anche di capra per attenersi all’antica ricetta dello Scappi, XVI secolo…) frutta fresca di stagione ma anche crema pasticcera, cioccolato, pistacchio e strutto per la frittura (che per le frappe termina anche in forno per dare croccantezza).  Nota “amarognola” l’aumento dei prezzi di tutte le materie prime che, inevitabilmente, porta quest’anno a spendere di più in pasticceria… (600 milioni di euro il giro d’affari in Italia, fonte CNA e CCIAA)

Italian Exhibition Group (IEG), quotata sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., è tra i leader in Italia nell’organizzazione di eventi fieristici e tra i principali operatori del settore fieristico e dei congressi a livello europeo, con le strutture di Rimini e Vicenza, oltre che nelle sue ulteriori sedi di Milano e Arezzo. Si distingue nell’organizzazione di eventi nel: Food & Beverage; Jewellery&Fashion; Tourism&Hospitality; Wellness, Sport&Leisure; Lifestyle&Innovation; Green&Technology. Negli ultimi anni, IEG ha avviato un importante percorso di espansione all’estero, che l’ha portata, ad esempio, negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi, in Messico, in Cina e in India.

Beer&Food AttractionInternational
tel. +39 0541 744555
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 13.00
helpdesk.rn@iegexpo.it

Italian Exhibition Group – Fiera di Rimini
Centro congressi ed esposizioni
Via Emilia, 155, 47921 Rimini RN
Telefono: 0541 744111


Donnafugata: anteprima mondiale per la salvaguardia ambientale con il nuovo tappo di Vinventions

È sempre una sorpresa per me, anche se vi sono preparato, sapere che a qualcuno interessa il futuro del posto in cui viviamo. Posso anche affermare di non avere mai incontrato nessuno che abbia veramente un profondo interesse per le meraviglie e i misteri di questa terra, col quale io non abbia stretto un forte legame.

Motivo per cui nel riceve la notizia di cui a breve vi parlerò, ho percepito una sensazione, come una parola d’ordine di una intera comunità a carattere mondiale i cui partecipanti vivono un pensiero unico: ovvero la conoscenza e la coscienza che nella vita abbiamo qualcosa che va ben oltre all’empirico pensiero della fede e della logica della scienza moderna.

Ho di fatto appreso che il nuovo tappo di Vinventions è la prima chiusura per vini al mondo ad essere prodotta riciclando plastica raccolta nelle zone costiere, e destinata a finire negli oceani (Ocean Bound Plastic). Per il lancio a livello mondiale di questo progetto Vinventions ha scelto Donnafugata: la storica cantina siciliana sarà infatti la prima ad usare il tappo Nomacorc Ocean sulle bottiglie del proprio vino Damarino. Una collaborazione fondata sulla condivisione degli stessi valori per la sostenibilità ambientale.

Il legame che mi lega a Donnafugata è una storia lunga ben 25 anni, ed è dunque per me un immenso piacere poterne parlare. Ma andiamo con ordine. Donnafugata nasce in Sicilia dall’iniziativa di una famiglia, con oltre 170 anni di esperienza nel vino di qualità che ha saputo innovare lo stile e la percezione del vino siciliano nel mondo. Oggi José e Antonio Rallo, quinta generazione, guidano l’azienda e una squadra di persone orientata all’eccellenza.

L’azienda che ha le Cantine Storiche a Marsala e quattro tenute: a Contessa Entellina, a Pantelleria, sull’Etna e a Vittoria, crede nella sostenibilità e conta oltre 30 anni di buone pratiche. Il vigneto, la Carbon e la Water Footprint, la biodiversità e la valorizzazione delle varietà autoctone, il risparmio energetico e l’energia pulita, il paesaggio e l’architettura sostenibile. Dal 2021 Donnafugata aderisce alla fondazione SOStain Sicilia, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana, rafforzando il proprio impegno per la Sostenibilità Ambientale, Sociale e di Governance, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU, aderendo alla Fondazione SOStain Sicilia.

Arrivo al punto. Proteggere gli oceani rendendo la plastica una risorsa rinnovabile. Con questo intento è nato Nomacorc Ocean, il primo tappo da vino al mondo con plastica riciclata dalle zone costiere.

Per il lancio mondiale Vinventions ha pertanto scelto l’Italia e ha voluto condividere il progetto con una realtà d’eccellenza come Donnafugata. L’azienda siciliana è stata considerata il partner ideale per presentare Nomacorc Ocean. Sarà il Damarino, Bianco Sicilia Doc, il primo vino al mondo ad usare un tappo prodotto riciclando plastica raccolta nelle zone costiere, per evitare l’inquinamento degli oceani.

Molte azioni sono intraprese in tutto il mondo per limitare l’inquinamento marino, una problematica che desta grande preoccupazione. Alcune di queste iniziative mirano a bloccare e recuperare i rifiuti prima che raggiungano il mare: tra queste Nomacorc Ocean, che utilizza una materia prima proveniente da questi rifiuti per dargli una seconda vita, secondo i principi dell’economia circolare. Questi rifiuti sono chiamati Ocean Bound Plastic, ossia OBP; scarti di plastica recuperati nelle regioni costiere dove i sistemi di raccolta sono inesistenti, o carenti, e dove rappresentano il più alto rischio di inquinamento.

Non va dimentico che, secondo i più recenti studi scientifici, i rifiuti destinati a finire negli oceani generano quasi l’80% dell’inquinamento marino.  Utilizzando gli Ocean Bound Plastic, l’obiettivo è quello di far parte anche noi della catena di valore per incrementare l’uso di questa materia riciclata e la necessità di raccolta di questi rifiuti, riducendo il loro volume e il rischio che rappresentano per la natura.

C’è dunque grande soddisfazione per gli uomini e le donne della cantina in quanto orgogliosi che Vinventions li abbia scelti per il lancio di questo progetto. La pregevole iniziativa consente di rafforzare l’impegno di Donnafugata per la sostenibilità ambientale con risultati concreti e tangibili: grazie all’introduzione di questo tappo sul vino Damarino contribuisce al riciclo di 1,15 tonnellate di OBP”.  Si tenga anche presente che tecnicamente parliamo di un tappo dalle comprovate prestazioni, tra i più utilizzati dalla filiera del vino. La tipologia dei materiali e la loro provenienza sono una vera innovazione; Nomacorc Ocean consente di rafforzare l’impegno della Famiglia Rallo, titolari della cantina, in favore della salvaguardia ambientale, soprattutto per mari ed oceani.  L’obiettivo di Vinventions e di Donnafugata è anche quello di offrire al consumatore finale la possibilità di contribuire, attraverso le loro scelte, alla salvaguardia ambientale.

L’azienda che organizza la raccolta degli OBP riciclati, utilizzati come materia prima per il tappo Nomacorc Ocean, raccoglie i rifiuti di plastica abbandonati che rischiano di inquinare gli oceani sulle spiagge e sulle isole del sud-est asiatico dove le emissioni di inquinamento marino sono considerate le più elevate al mondo. La raccolta viene effettuata in condizioni di lavoro eque ed è verificata nell’ambito della certificazione di Zero Plastic Oceans.

Gli OBP riciclati utilizzati nel tappo Nomacorc Ocean sono ottenuti utilizzando l’avanzata tecnologia di riciclaggio che riduce i materiali plastici allo stato di monomero.  La materia prima risultante da questo riciclaggio ha quindi esattamente le stesse proprietà di una materia prima vergine. Essa è quindi adatta al contatto alimentare e conferisce al prodotto finale prestazioni identiche.

Damarino 2022 è il primo vino al mondo ad utilizzare il tappo Nomacorc Ocean.  La cantina lo produce nella parte della Sicilia sud-occidentale, Tenuta di Contessa Entellina e territori limitrofi. La sua denominazione è Sicilia Doc Bianco, mentre le uve sono delle varietà autoctone siciliane. I terreni su cui si producono le uve sono posti ad una altitudine che varia da 200 a 400 m s.l.m.; orografia collinare; suoli francoargillosi a reazione sub-alcalina (pH da 7,5 a 7,9) ricchi in elementi nutritivi (potassio, magnesio, calcio, ferro, manganese, zinco) e calcare totale da 20 a 35%). Inverni miti, estati asciutte e ventilate con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Il vigneto presenta un allevamento a controspalliera con potatura a cordone speronato, lasciando da 6 a 10 gemme per pianta. Densità di 4.500 – 6.000 piante per ettaro, con rese di 80-90 quintali per ettaro.
Dal colore paglierino chiaro, Damarino 2022 unisce sensazioni aromatiche delicate di fiori bianchi e note fruttate tra le quali spiccano quelle di agrumi. In bocca è delicato con un piacevole finale. Davvero ottimo come calice da aperitivo e per accompagnare piatti leggeri della cucina di mare. Servirlo in calici di media ampiezza senza svasatura. Aprire al momento, ottimo a 9-11°C.

(Fabrizio Salce su segnalazione dell’ufficio stampa Italia Donnafugata)


Cittaslow: l’arte del buon vivere

Lentezza positiva, economia circolare, resilienza, sostenibilità e cultura, giustizia sociale. Sono alcuni dei principi guida di Cittaslow, associazione che raggruppa piccoli comuni e città, fondata nel 1999 a Orvieto.

L’obiettivo delle Città del Buon Vivere, il cui slogan è “innovation by tradition”, è quello di preservare lo spirito della comunità, trasmettendo memoria e conoscenza alle nuove generazioni, per renderle consapevoli del loro patrimonio culturale. Ma anche promuovere e applicare innovazione tecnologica, di sistema e gestione, a favore della sostenibilità.

Oggi Cittaslow è un marchio di qualità presente in 88 comuni italiani, connessi alla rete internazionale di 300 città, distribuite in 33 paesi. Un circuito di eccellenza, che vede ogni anno la realizzazione di progetti che concretamente migliorano la vita dei cittadini e del pianeta.

88 comuni in Italia, 300 nel mondo: la rete di Cittaslow. Fondata il 15 ottobre 1999 a Orvieto, Cittaslow nasce su iniziativa di Paolo Saturnini, allora sindaco di Greve in Chianti (FI), insieme ad altri tre sindaci di Bra (CN), Orvieto (TR) e Positano (SA). Una simbolica unione di intenti che fin da subito ha collegato tutta l’Italia da nord a sud.

Da allora Cittaslow si è strutturata e a distanza di vent’anni è presente in 33 paesi con centinaia di progetti. Sono 88 i comuni italiani che ad oggi hanno aderito a Cittaslow, distribuiti su tutta la penisola. 31 fra Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Liguria; 40 tra Toscana, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo; 17 tra Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. La regione con più comuni aderenti è la Toscana, a seguire Emilia Romagna, Umbria e Campania.

Si spazia dai piccoli centri con poche centinaia di abitanti, come Grumes Altavalle, Usseglio, Parrano, alle grandi città, Trani, Gravina in Puglia, Belluno, Abbiategrasso per citarne qualcuna.

A livello internazionale, sono ben 300 le città che hanno aderito a Cittaslow, distribuite in 33 Paesi. La maggior parte in Europa, ma anche in Canada, Usa, Brasile e Colombia, Sudafrica e Mozambico, Australia, Cina, Taiwan, Giappone e Sud Corea.

Levanto. Lentezza positiva, resilienza e gli altri principi di Cittaslow. I valori che animano e motivano le Cittaslow sono diversi, ma si possono riassumere in alcuni principi guida che sono alla base del movimento.

Il primo di questi è la lentezza positiva, che significa riappropriarsi del tempo necessario per crescere, socializzare, apprezzare la cultura, la natura e il cibo locale salutare, rispettando i ritmi naturali di ogni essere vivente. Mettere insieme progresso e buon vivere è una necessità che passa attraverso un cambiamento nei comportamenti di produzione e consumo.

Strettamente legato a questo, il secondo principio: l’economia circolare. Se “estrarre, produrre, utilizzare e gettare” rappresenta lo schema tradizionale, questo nuovo modello implica condivisione, riutilizzo, riparazione, riciclo dei materiali per allungare il ciclo di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e generare ulteriore valore. Azioni concrete da mettere in campo insieme a imprenditori, contadini, pescatori, artigiani e cittadini.

La resilienza, oggi termine abusato, già da anni rappresenta il terzo principio di Cittaslow. “Mettere in valore quello che si è e quello che si ha, senza autodistruggersi”: è uno dei cardini del movimento, un vero e proprio programma per il presente e il futuro.

Non poteva mancare un quarto principio dedicato a sostenibilità e cultura. Valorizzare il patrimonio locale, utilizzare le risorse sociali, promuovere azioni di inclusione e di responsabilità condivisa.

Infine il quinto principio, che funge anche da collante per tutti gli altri, è quello della giustizia sociale. In un mondo globalizzato e interconnesso, come quello in cui viviamo, non c’è futuro di qualità se non garantendo convivenza civile e pace tra i popoli. Non c’è prosperità se non è per tutti.

Monte Castello di Vibio. Il futuro è Cittaslow.
Per diventare Cittaslow ogni città deve superare uno specifico processo di certificazione. Le città aderenti sono unite dal desiderio di dare un futuro di qualità alle presenti e nuove generazioni. È una sfida globale attuale per le comunità che vogliono riconciliarsi con il pianeta, progredire e crescere in equilibrio rispettando i propri limiti, a partire dalle proprie radici, tradizioni e storia. Un concetto ben espresso dallo slogan “innovation by tradition”.

La grande opportunità che Cittaslow offre agli associati è in primo luogo la condivisione di buone pratiche in diversi settori, per muovere passi concreti per un futuro di qualità. Tra gli ambiti più interessanti, sicuramente quello del turismoresponsabile ed esperienziale che si vive nelle comunità e che trasforma il viaggiatore in un “cittadino temporaneo” nelle Cittaslow del mondo.

Altri tavoli di lavoro riguardano l’agricoltura e il rapporto con la natura, la pianificazione urbana secondo una concezione inclusiva e sostenibile, l’educazione nelle scuole. E poi ancora il mercato come spazio di scambio tra produttore e consumatore, artigianato locale e progetti europei e internazionali che vanno in direzione dei principi di Cittaslow.

Cammini, api e gli altri progetti di Cittaslow. Il movimento Cittaslow propone, all’interno di un vero e proprio “tavolo dei progetti”, diverse azioni puntuali che incidono sulla qualità della vita dei residenti e sulle esperienze dei “cittadini temporanei”, i viaggiatori turisti. Il “tavolo dei progetti” spazia dalle iniziative con le scuole all’agricoltura bioecologica, dall’artigianato d’arte e di funzione alla rigenerazione forestale per mitigare i cambiamenti climatici, dalla mobilità dolce alle “Stazioni slow”. Si tratta di strumenti concreti che hanno come obiettivo principale quello di avvicinare le persone alla filosofia delle Città del buon vivere.

Uno di questi è “Cammino Slow”, che per la rete internazionale diventa “Cittaslow Trial”: vacanze camminando sui sentieri delle Cittaslow in tutto il mondo. Escursioni e trekking, cammini lungo le antiche vie, nordic walking, mountain bike ed equiturismo, skyrunning e passeggiate meditative. Sono tutte esperienze all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale, che mettono insieme turismo, lentezza e territorio e che permettono di scoprire, attraverso il circuito, ambienti sconosciuti e di pregio, paesaggi tra i più interessanti.

In maggio, in occasione della Giornata mondiale dedicata alle api, i comuni Cittaslow propongono “CittaslowBee”, una serie di iniziative per valorizzare il lavoro prezioso di questo insetto, responsabile dell’impollinazione dell’80% delle piante a fiore. Il progetto è un’occasione per approfondire anche il concetto di biodiversità attraverso best practice condivise.

E ancora “Cittaslow Plastic Free” per ridurre l’utilizzo della plastica, incentivare ad esempio l’uso dell’acqua pubblica e di stoviglie riciclabili negli eventi cittadini. E poi il “Mercato Cittaslow” nel luogo simbolo di ogni comunità: la piazza, punto di incontro fra produttore e consumatore a livello locale, per promuovere le produzioni agroalimentari e artigiane tipiche del territorio.

Sono molti i progetti, tutti con un approccio sostenibile, lento, in armonia con l’ambiente naturale che compone i nostri territori.

Info Cittaslow:
tel. +39 0763341818
www.cittaslow.it
Facebook @cittaslow
Twitter @cittaslow_intl
You tube @CittaslowInternational
Flickr @cittaslow
Instagram @cittaslowinternational


In passerella a Milano la “Collezione Tipicità” 2023

A marzo lo storico Festival di Fermo, a maggio Tipicità in blu ad Ancona e poi, fino a dicembre, il circuito di eventi del Grand Tour delle Marche.
“Ci sarà da divertirsi con la “collezione” di Tipicità 2023!”, ha affermato il direttore Angelo Serri in occasione degli eventi milanesi di presentazione della nuova stagione di Tipicità, iniziata quest’anno da Londra con un’anteprima internazionale una quindicina di giorni fa e proseguita alla BIT con il debutto italiano.

Dall’11 al 13 marzo il Fermo Forum ospiterà la trentunesima edizione di Tipicità Festival, da quest’anno inserita nel sito ufficiale del Ministero del Turismo “Italia.it” tra le manifestazioni italiane da non perdere.
Alla Borsa Internazionale del Turismo, significative le parole di Silvestro Serra, direttore di Touring: “La proposta turistica dell’Italia deve essere necessariamente di qualità: noi sappiamo fare questo! Con il brand-ombrello di Tipicità avete centrato perfettamente il tema che può valorizzare la nostra migliore identità!”.

“Tipicità è partita dalla città di Fermo – le parole del primo cittadino, Paolo Calcinaro – ed oggi condivide quest’enorme vetrina con tante altre realtà pubbliche e private. Tipicità Festival è anche un pensatoio di futuro, grazie anche alle tre Università partner, ed è importante anche per l’incoming: per questo motivo sconfiniamo fuori del territorio regionale e nazionale. Dopo tre anni di limitazioni, non vedo l’ora d’inaugurare Tipicità Festival, l’11 marzo!”.

Dal 18 al 21 maggio Ancona ospita la decima edizione di Tipicità in Blu – ha annunciato Pierpaolo Sediari, vicesindaco della città dorica – un evento che era nato con un’impronta prettamente gastronomica, ma che negli anni si è trasformato in un’iniziativa che attiva tutte le filiere del mare, anche in relazione ad altre comunità della macroregione adriatico-ionica”.

“Cura dei dettagli e valorizzazione delle realtà locali, anche minuscole, su scala nazionale ed internazionale. Questo è il valore aggiunto del Grand Tour delle Marche, in programma da maggio a dicembre!”. Così si è espressa Francesca Bedeschi, direttore di ANCI Marche, che ha condiviso con Tipicità quest’esperienza nei dieci anni di vita del circuito. Ad esempio, con la Frasassi Experience, presentata da Giancarlo Sagramola, presidente dell’Unione Montana Esino-Frasassi, che ha detto: “Con questa tappa del Grand Tour delle Marche si ha modo di conoscere il territorio, sopra e sotto terra, in tutte le sue sfaccettature”. Da non perdere anche le proposte delle Alte Marche, “un circuito nel circuito, in grado di proporre un’offerta di qualità orientata al benessere più autentico!” ha sottolineato Alberto Alessandri, presidente dell’Unione Montana Catria e Nerone.

E ancora il Brodetto di Porto Recanati, protagonista di una storica tappa del Grand Tour, che a ogni edizione sa rinnovarsi nella tradizione proponendo spaccati di vita marinara, come ha illustrato il sindaco Andrea Michelini. Presente anche l’assessore al turismo di Porto San Giorgio, Giampiero Marcattili, altro centro rivierasco legato alla tradizione del Brodetto, che sarà a Tipicità Festival con la sua offerta di rinomato centro turistico, in qualità di storico ente co-organizzatore della manifestazione.
Sandro Parcaroli, sindaco di Macerata, ha spiegato come Tipicità sia capace di declinarsi anche in evoluzione “con Tipicità Evo, che si svolge a novembre, da tre anni stiamo sviluppando un percorso con produttori, associazioni, scuole e Università. Stella indiscussa dell’ultima edizione i “Vincisgrassi alla maceratese” appena insigniti della STG, un riconoscimento che alimenta ancor più le opportunità di promozione di Macerata e del suo territorio”.

Infine, per Paola Marchegiani, dirigente turismo della Regione Marche, “è importante che l’evento diventi un prodotto turistico. Avere certezza sulle date e sulle proposte da veicolare ai mercati è fondamentale per gli operatori del trade. Abbiamo tantissime qualità da proporre al visitatore e l’evento può essere la molla che attiva tutte le filiere dell’accoglienza!”.

TIPICITÀ
Tel. +39 0734 277893
Mob. +39 333 7736072
E-mail: direzione@tipicita.it

Web: www.tipicita.it


San Valentino al castello di Spessa, fra coccole nella Vinum SPA e delizie della tavola

Niente di più romantico che festeggiare San Valentino nel Castello di Spessa Golf&Wine Resort di Capriva del Friuli che con la sua inconfondibile silhouette dominata da un’alta torre merlata, svetta sulla cima di una piccola altura circondata da vigneti, nel cuore del Collio goriziano, terra di grandi vini e di antica storia in Friuli Venezia Giulia. Nei suoi saloni riecheggiano i passi di Giacomo Casanova, il seduttore per eccellenza che vi fu ospite, a cui è dedicata nel parco una passeggiata letteraria e in cantina un superlativo Pinot Noir. Un luogo nella natura, lontano dalla folla, dove l’ospitalità è un’arte, che per la festa degli innamorati si declina fra coccole nella SPA e delizie della tavola.

Coccole nella Vinum SPA, aperitivo in cantina, cena romantica
Relax nella Vinum SPA, aperitivo nella suggestiva cornice delle cantine medievali (le più antiche e scenografiche del Collio), o cena gourmet? Le coppie di innamorati potranno scegliere come festeggiare San Valentino abbinando a proprio piacere queste proposte, magari scegliendole tutte e tre. Il 14 febbraio la SPA sarà aperta in via eccezionale, dalle 12 alle 22: si potrà quindi trascorrere il pomeriggio, o la serata, fra saune, bagni in piscina, massaggi e trattamenti benessere, oppure provare i benefici della Vinoterapia e della Grappaterapia in cui è specializzata la Vinum SPA, per poi rilassarsi sui lettini con vista panoramica, sorseggiando un calice di vino o una tisana. Ai partecipanti sarà dato un omaggio. L’ingresso alla SPA e gli eventuali trattamenti, sono prenotabili comodamente online dal sito www.castellodispessa.it, così come l’aperitivo nelle cantine scavate sotto il castello con vini della tenuta e deliziosi stuzzichini. A firmare la raffinata cena allestita alla Tavernetta al Castello, il ristorante gourmet del Resort, sarà lo chef Antonino Venica, che proporrà il GranMenu di San Valentino giocato fra pesce e carne, con abbinamenti di pregiati vini.

Pacchetti per una notte romantica
Per chi desiderasse regalarsi più tempo e fermarsi anche a pernottare, per il 14 febbraio sono stati messi a punto due pacchetti. Il primo, San Valentino&Vinum SPA, prevede l’entrata di 3 ore alla SPA e un massaggio, la cena con il Gran Menu di San Valentino, il pernottamento con una ricca prima colazione.  Si potrà scegliere fra l’eleganza classica delle grandi camere del Castello arredate con mobili d’epoca (252 € a persona), l’atmosfera country chic delle camere della Tavernetta (222 €), oppure la pace e il silenzio assoluti del Casale in Collina immerso fra le vigne (207 €). Il secondo, San Valentino al Castello, prevede la cena e il pernottamento con prima colazione, con un regalo in camera (prezzi a persona: 182 € in Castello, 152 € alla Tavernetta al Castello, 137 € nel Casale in Collina).

Castello di Spessa Golf Wine Resort & SPA – Legato a nobili casate e illustri ospiti come Giacomo Casanova, il Castello di Spessa si trova nel cuore del Collio Goriziano, a Capriva del Friuli, ed è completamente circondato dalle vigne della tenuta a cui dà il nome, fra cui si snodano le 18 buche del Golf Country Club Castello di Spessa. Le sue origini risalgono al 1200. Oggi elegante Resort, ha una quindicina di suites arredate con mobili del’700 e dell’800 italiano e mitteleuropeo e, scavata nella collina sottostante il maniero, la più antica e scenografica cantina del Collio, dove invecchiano i pregiati vini della tenuta. Nel Gusto di Casanova, il Bistrot del Castello, si degusta una straordinaria selezione di prodotti del Friuli Venezia Giulia.  Dal restauro di una vecchia cascina ai piedi del castello è stata ricavata la Tavernetta al Castello, con un rinomato Ristorante Gourmand e 10 camere dall’atmosfera country chic. La Club House del Golf Country Club è ospitata in un antico rustico, con ampio dehors e un’ombreggiata terrazza: nel suo ristorante, l’Hosteria del Castello (aperta anche a chi non gioca a golf), la cucina rincorre la stagionalità e ricalca i sapori del territorio. In un casale affacciato sul green sono stati ricavati 8 Appartamenti nelle Vigne riservati al Digital Detox, arredati con caldo stile rustico e dedicati soprattutto ai golfisti e alle famiglie, e nel Casale in collina, il più appartato della tenuta, 10 stanze arredate in stile shabby chic che si affacciano su uno splendido paesaggio di vigneti e sul campo da golf.  La nuovissima Vinum SPA di 2.000 mq è dedicata alla vinoterapia ed ha piscina riscaldata interna ed esterna e idromassaggio panoramico esterno.

CASTELLO DI SPESSA
Via Spessa, 1
Capriva del Friuli (GO)
Tel.: +39 0481 808124
info@castellodispessa.it


A Cento esplode la festa per il Carnevale 2023

Colori, musica, divertimento, tempo di carnevale, anche a Cento esplode la festa: “Questo è davvero un carnevale da vedere!” – “E’ una bella festa!” – “E’ un momento sempre spettacolare, meraviglioso” – dicono così alcuni passanti che partecipano al corteo in maschera che si svolge nella cittadina a cavallo tra le province di Bologna e Ferrara e che vanta nella propria storia, appunto, la tradizione carnevalesca più importante del territorio emiliano (a pochi chilometri c’è anche quello di Decima di Persiceto, di San Giovanni in Persiceto e poco più in là, di Bologna…).

Cinque giganti di cartapesta che sfilano nel suggestivo rettilineo del centro storico centese, ciascuno con un proprio tema che comunque comprende l’amore, i sogni, l’invidia, il rispetto per l’ambiente, la rinascita dopo un periodo difficile. Il tutto accompagnato dal suono incalzante del Samba, perché quello di Cento, è l’unico carnevale al mondo gemellato con quello di Rio de Janeiro.

A Cento (25 km da Bologna, 32 da Ferrara e 38 da Modena) il carnevale è di tradizione antica: se ne hanno notizie già nel 1600 grazie ad alcuni affreschi del famoso pittore locale Gian Francesco Barbieri, detto il “Guercino” che raffigurò feste e manifestazioni carnevalesche, nei suoi affreschi.

“E la storia continua – dichiara convinto Ivano Manservisi, deus ex machina della kermesse che guida da oltre 30 anni – Ormai finiremo il 5 marzo, con un grande spettacolo pirotecnico e musicale e poi… si andrà all’edizione 2024!”

E sabato 18 febbraio p.v. alle ore 21.00 – in piazza Guercino a Cento c’è il “Silent Party di Carnevale”
tre “DjSet” due mani al cielo, una cuffia: torna, come ormai da diversi anni, il Silent Party, uno degli appuntamenti più attesi di “Aspettando il Carnevale”.

Sul palco si esibiranno in contemporanea tre DJs, ed ognuno proporrà un genere diverso. L’impianto audio rimarrà spento, mentre i partecipanti potranno selezionare, semplicemente con un click sulle cuffie consegnate, uno dei tre canali disponibili: verde hip hop-latino, rosso anni’90-italiana-trash, blu commerciale-techno.
L’ingresso è gratuito, il costo del noleggio cuffia è di 10.00 euro, in lista inviando un whatsapp al 351.9349557 scrivendo nome cognome Silent Cento (ognuno dovrà inviare il proprio whatsapp) – ritiro cuffie entro le ore 21.30; di 12.00 euro senza prenotazione o dopo le ore 21.30. Chiusura lista sabato 18 febbraio alle 18.00, ma potrà essere chiusa anticipatamente se vi sarà il sold out.
Inizio consegna cuffie dalle ore 20.00 (con un documento d’identità in corso di validità Patente, Carta d’identità.

E per chi fosse al seguito dei “carri” e per chi verrà a Cento il prossimo 5 marzo, diamo qualche indicazione per assaporare piatti e vini del territorio, che sono altrettanto famosi quanto quel carnevale: è doveroso menzionare tortellini, prosciutto crudo e Parmigiano Reggiano – prodotti conosciuti in tutto il mondo – ma in questo caso ci riferiamo più propriamente a sfrappole, castagnole, tagliatelle fritte, frittelle di mele, arancini di carnevale e zeppole di San Giuseppe… i dolci caratteristici del carnevale dell’Emilia Romagna.

I festeggiamenti per il Carnevale sono entrati nel vivo con la cosiddetta “settimana grassa” che va dal “giovedì grasso” all’ultimo giorno, il “martedì grasso”, chiamato così per la tradizione che voleva che in questa giornata fossero consumati tutti i cibi più gustosi (quelli grassi) avanzati in casa dalle feste di fine anno e che durante la Quaresima, non si possono mangiare (come la carne).

Ecco le date: 16 p.v. giovedì grasso e 21, martedì grasso (per Cento l’epilogo è il 5 marzo). E mercoledì 22 febbraio comincia la Quaresima (che finirà giovedì 6 aprile) periodo nel quale la religione cristiana vuole che si osservi il “carnem levare”, ovvero, il momento durante il quale non si dovrebbe mangiare carne, perché secondo l’Antico Testamento, l’astenersene è modo simbolico per rinunciare a un piacere, dunque, forma di mortificazione penitenziale, in vista della Pasqua. Nei tempi antichi, la carne era considerata “piatto grasso” rispetto al pesce. I cattolici più “integralisti”, in Quaresima – in particolare nel mercoledì delle Ceneri e nel venerdì Santo – osservano una sorta di digiuno, oppure l’assunzione di un solo pasto completo, che non includa cibi ricercati: in genere, si dovrebbero consumare verdure, primi piatti umili (come pasta con i legumi e/o pesce bollito) comunque tutto sempre improntato  alla semplicità, comportamento da seguire anche per tutti i “venerdì” fino a Pasqua.

Ovviamente sono golosità da degustare con i vini locali, quali l’Albana DOCG (anche passito) il Pignoletto DOCG dei Colli Bolognesi, il Lambrusco DOC e il Sangiovese DOC di Romagna. Dicono la loro anche i liquori come l’“Anicione” (in dialetto Andsòn) tipico di Finale Emilia (MO) la cui nascita risale al 1814: è ottenuto distillando dell’anice in alcool purissimo e ha proprietà digestive, corroboranti e energetiche e  il “Nocino”, liquore tradizionale, sempre del modenese, da centellinare a fine pasto come digestivo, oppure da includere nelle ricette di alcuni dolci per dare loro un gusto più forte. E’ bevanda a base di mallo di noce, alcool, zucchero e aromi naturali. La tecnica più diffusa per la sua produzione, si può così sintetizzare: raccolta delle noci, processo d’infusione; invecchiamento dell’infuso; aggiunta di alcool e zucchero e, infine, imbottigliamento.

Naturalmente, con i dolci sopra elencati, sarebbe più gustoso un vino dolce, ma non stucchevole, non invadente, ma aromatico, delicato con gusto persistente come l’Albana passito DOCG – di cui nel 2011 è stato cambiato il nome in “Romagna Albana passito” che deve  essere commercializzato rispettando il nuovo disciplinare: è di colore giallo ambrato con riflessi ramati; ingresso pieno, intenso; prevalenza di note evolute che sfumano dall’albicocca secca alla mandorla dolce, con ricordi di miele e cuoio, sul finale prevale la mandola leggermente tostata.

Buon Carnevale a tutti!

Comune di Cento
via Guercino, 62
Tel.: 0516843111
www.comune.cento.fe.it
info@carnevalecento.com.
informaturismo@comune.cento.fe.it

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


“50 motivi per amare l’Emilia Romagna”: la Tv tedesca racconta il meglio della Regione a un milione di spettatori

Spiagge e località balneari della Riviera Romagnola, città d’arte e monumenti Unesco, eccellenze Dop e Igp della Food Valley emiliano romagnola, aree naturalistiche e botteghe d’arte e di artigianato artistico: l’eccellenza dell’Emilia-Romagna nel documentario di 90 minuti dal titolo “50 Gründe, die Emilia-Romagna zu lieben” (“50 Motivi per amare l’Emilia-Romagna”  – In viaggio in una delle Regioni più belle d’Italia) – La trasmissione in onda in prima assoluta venerdì 10 febbraio alle 20.15, sulla rete di Berlino-Brandeburgo RBB (Rundfunk Berlin-Brandenburg) del principale gruppo radiotelevisivo tedesco ARD – Il programma fa parte di una serie seguita da circa 1 milione di spettatori – Le riprese si sono svolte dal 20 settembre al 10 ottobre del 2022 con il coordinamento di APT Servizi Emilia-Romagna – Previste numerose repliche su altri 16 canali del gruppo ARD (“30 Favoriten: 50 Gründe, die Emilia-Romagna zu lieben | ARD Mediathek)

Dalle spiagge della Riviera Romagnola, a Bologna, culla di cultura e di un’antica tradizione culinaria, passando per luoghi d’arte, aree naturalistiche, antiche botteghe gastronomiche e di artigianato: sono ben 50 le ragioni per amare l’Emilia Romagna secondo ARD, il principale gruppo radiotelevisivo tedesco.
Cinquanta eccellenze turistiche, descritte in un lungo documentario di 90 minuti dal titolo “50 Gründe, die Emilia Romagna zu lieben” (“50 Motivi per amare l’Emilia Romagna”. Sottotitolo: “In viaggio in una delle Regioni più belle d’Italia”) che sarà trasmesso dalla rete di Berlino Brandeburgo RBB (Rundfunk Berlin-Brandenburg) in prima assoluta venerdì 10 febbraio alle 20:15, dopo il notiziario delle 20 (“30 Favoriten: 50 Gründe, die Emilia Romagna zu lieben | ARD Mediathek). Il documentario rientra in un format le cui destinazioni cambiano ad ogni puntata, seguita mediamente da un pubblico compreso fra 750mila e 1,2 milioni di spettatori (sono previste, dopo la prima messa in onda, repliche su altri 16 canali del gruppo ARD). Soddisfazione da parte dell’Assessore Regionale al Turismo Andrea Corsini, per questa grande occasione di visibilità, in vista delle vacanze primavera estate dei tedeschi, che arricchisce le attività promozionali della Regione attualmente in corso sui mercati di lingua tedesca. Le riprese, realizzate dal cameraman Stefan Bruse per la regia di Stephan Düfel, si sono svolte dal 20 settembre al 10 ottobre dello scorso anno, con il coordinamento di APT Servizi Emilia-Romagna.

Con un caloroso “Benvenuti in Emilia Romagna” da parte di Lella e Marina Magnani, madre e figlia titolari di una storica piadineria riminese, ha inizio il documentario, che parte dalla Riviera, il cinquantesimo motivo per amare la Regione. Ecco le riprese delle spiagge di Rimini, in un piacevole fuori stagione, con il nuovo “Parco del Mare”, il lungomare pedonalizzato, poi il famoso Porto Canale Leonardesco di Cesenatico (FC), con il Museo della Marineria, quindi Comacchio (FE) la “piccola Venezia”. Prosegue il “conto alla rovescia” dei motivi per amare la nostra Regione. Grande l’amore del regista per il Patrimonio culturale di questa terra. In Romagna, merita una vista il centro storico di Rimini, “che piace molto ai tedeschi”, precisa la voce fuori campo del documentario, mentre le riprese accompagnano il racconto svelando alcuni gioielli come Castel Sismondo e il Fellini Museum, unico “museo diffuso” dedicato al Maestro, per poi spostarsi a Ravenna, Capitale del Mosaico e sede della Tomba di Dante, e a Ferrara, con il Palazzo dei Diamanti, con i suoi 12mila blocchi di marmo di forma piramidale. In Emilia, la narrazione spazia da Modena – con il Duomo e la torre civica “Ghirlandina” Patrimonio Unesco e il monumento al grande tenore Luciano Pavarotti, nonché culla della Motor Valley, con le tappe al MEF – Museo Enzo Ferrari, e alla collezione del Museo Stanguellini – a Parma, città d’arte il cui simbolo, il Teatro Regio, rende omaggio a Giuseppe Verdi. Sempre nel parmense, occupa un posto di rilievo anche il “Labirinto della Masone” di Fontanellato – “un giardino di oltre 200 mila tipi diversi di canneti”, prosegue il racconto. L’ultima tappa culturale attraverso l’Emilia Romagna è il suo capoluogo, Bologna, con una ripresa a volo d’uccello sulla collina del Santuario di San Luca e i suoi 4 km di portici, “Patrimonio Unesco dal 2021”, precisa la voce fuori campo. Anche la ricca tradizione artistica è tra le ragioni che meritano un viaggio.

Dalle tele stampate della stamperia Marchi, il più antico negozio di Santarcangelo di Romagna (RN) alla Casa Museo di Secondo Casadei, Re del liscio, a Savignano sul Rubicone (RN). “Un amore per il liscio che i tedeschi hanno portato oltre confine”, dice la figlia di Secondo, Riccarda Casadei, ripresa insieme alle figlie e nipoti. Nel documentario anche Brescello, nella bassa reggiana, piccola cittadina famosa per i film di Don Camillo e Peppone, “personaggi molto amati in Germania”, precisa la voce fuori campo.
Un posto di rilievo nel documentario è poi occupato dalla cucina tipica, con i prodotti Dop e Igp e le botteghe di gastronomia. La Piadina Romagnola Igp, lavorata nel reportage da Lella Magnani e da sua figlia Marina”, la Coppia Ferrarese Igp, preparata manualmente tutti i giorni al “Panificio Pasticceria Sergio Perdonati”, il Formaggio di Fossa di Sogliano Dop (FC), stagionato per 3 mesi nelle “fosse” seguendo una tradizione che risale alla fine del 1400.
E ancora, in terra emiliana, il Lambrusco, la Torta fritta e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, mentre le riprese si soffermano sulla sua storica produzione nell’Azienda Agricola della famiglia Pedroni. Immancabile nell’elenco delle eccellenze gastronomiche la città di Parma, con Daniele de “La Prosciutteria”, che fa assaggiare al regista il famoso Prosciutto di Parma Dop nelle sue diverse stagionature. Qui viene anche prodotto il “Re” dei formaggi, il Parmigiano Reggiano Dop, ripreso al Caseificio “Ciao Latte”, socio del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Conclude la rassegna delle specialità la Mortadella Bologna IGP. “Proprio a Bologna, nella cassaforte del “Palazzo della Mercanzia”, sede della Camera di Commercio – racconta la voce fuori campo – è conservata l’eredità culinaria di questa città, tra cui la vera ricetta del ragù bolognese, che richiede 4 ore di cottura, e la misura aurea della tagliatella.
Per finire, ma non in ordine di importanza, l’Emilia Romagna conquista il cuore dei turisti con le sue aree naturalistiche. Nella puntata si vedono la lunga spiaggia di sabbia della “Bassona”, nel ravennate, e il Parco del Delta del Po, Patrimonio Unesco, “habitat naturale di oltre 300 specie di uccelli, inclusi i fenicotteri e i cavallidella Camargue”, commenta la voce mentre scorrono le immagini. Riprese anche la “Pietra di Bismantova” nell’Appennino Reggiano, le bellezze paesaggistiche nei dintorni dei Castelli di Matilde di Canossa. Spazio anche alle biologhe del Cestha, importante centro di ricerca e salvataggio di tartarughe marine del ravennate. Per il regista un punto di merito, dato che nel Mare Adriatico, spiega, “nuotano circa 70mila esemplari di testuggini”.
Sullo schermo sono passati, al termine del documentario, 90 minuti di omaggio all’Emilia Romagna, che il regista, in conclusione, sintetizza con queste parole: “Tutta la Regione possiede questo “mix irresistibile”: arte, cultura e gioia di vivere. Ecco perché per noi è stato molto semplice trovare i 50 motivi per amare l’Emilia Romagna”.

I 50 motivi per amare l’Emilia Romagna: 

50 La Costa Adriatica
49 Il centro storico di Rimini
48 Il mercato del pesce di Rimini
47 Il Fellini Museum
46 La Piadina Romagnola Igp
45 Santarcangelo di Romagna (RN)
44 La Stamperia Marchi
43 Il ballo Liscio
42 Formaggio di Fossa
41 Le teglie di Montetiffi (FC)
40 La Repubblica di San Marino
39 Il Percorso della Strega sul camminamento di San Marino
38 Il Porto Canale di Cesenatico (FC)
37 Il Museo della Marineria di Cesenatico (FC)
36 La spiaggia della “Bassona” (RA)
35 La città di Ravenna
34 Laboratorio di Mosaici
33 La Tomba di Dante
32 Marina di Ravenna
31 La piccola città di Comacchio (FE)
30 Il Parco del Delta del Po
29 La città di Ferrara
28 Palazzo Schifanoia (FE)
27 La Coppia Ferrarese Igp
26 Noleggiare una bicicletta a Ferrara
25 Il Lambrusco
24 La città di Modena
23 La Motor Valley
22 Il Mercato Albinelli (Modena)
21 Il Cimitero di San Cataldo (MO)
20 L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop
19 Il Castello di Canossa (RE)
18 La Pietra di Bismantova (RE)
17 Don Camillo e Peppone a Brescello (RE)
16 Il Labirinto della Masone a Fontanellato (PR)
15 Fontanellato (PR)
14 Lo Gnocco fritto
13 La città di Parma
12 La Violetta di Parma
11 Il Prosciutto di Parma Dop
10 Giuseppe Verdi
9 Il Parmigiano Reggiano Dop
8 La città di Bologna
7 Piazza Maggiore (Bologna)
6 La Mortadella Bologna IGP
5 Il Portico di San Luca (Bologna)
4 I Tortellini (BO)
3 Le Torri di Bologna
2 Le Tagliatelle al Ragù
1 L’Università di Bologna

Regione Emilia-Romagna
Viale Aldo Moro, 52
40127 Bologna
Centralino 051 5271
www.regione.emilia-romagna.it/urp/
Numero verde: 800.66.22.00


Sanremo: città dei fiori, del Festival, del Brandacujùn, del Vermentino e dello Sciacchetrà…

Sanremo è nota nel mondo come la città del festival della musica italiana: a partire dal 1951 vi hanno partecipato come concorrenti, i più noti cantanti e compositori, oltre a molti artisti vari come ospiti.  A parte quel periodo di febbraio, durante l’anno, Sanremo è una delle città più tranquille della costiera ligure, dell’Italia nord-occidentale. Di fronte a un bel mare, i sanremaschi (coloro che da generazioni risiedono a Sanremo, diversamente dai “sanremesi” che vi vivono, ma hanno origini diverse) possono godersi molto verde – non per niente Sanremo è “la città dei fiori” –: c’è il parco di Villa Ormond, con il “giardino giapponese”, ci sono le palme e un uliveto antico. Anche eleganti palazzi e monumenti non mancano e c’è la cattedrale di San Siro del XII secolo, che ha 12 campane all’interno della torre e un imponente crocifisso sull’altare. E poi, c’è lo storico Casinò di Sanremo, che comprende un teatro, che è ospitato nell’edificio “art noveau”. Nelle vicinanze, la chiesa di San Salvatore con le sue cinque cupole a cipolla e la chiesa Ortodossa… Insomma si può dire, a ragion veduta, che a Sanremo non manca nulla, anzi, c’è di più… C’è anche la Sanremo “vecchia” (più di mille anni) chiamata “Pigna”, per le sue strette stradine e le fortificazioni medievali che ricordano le parti, appunto, di una pigna e c’è la famosa “passeggiata dell’Imperatrice” una camminata su area pedonale, col pavimento in marmo (purtroppo viste anche piastrelle rotte) al centro del quale, per un buon tratto, sono incisi i nomi delle canzoni vincitrici del festival; percorso – che deve il suo nome all’imperatrice di Russia Maria Alexandrovna – che va dalla periferia di Sanremo sino al centro cittadino, dove c’è il Casinò e il teatro Ariston e che costeggia, da una parte il lungomare della Riviera sanremese e dall’altra, i grandi e lussuosi hotel, anche storici (come il Royal e il Lolli Palace in splendido stile liberty) che si susseguono fino a un piccolo giardino con la statua della “Primavera” (simbolo della città) e il monumento a Giuseppe Garibaldi che ha lo sguardo rivolto al mare.

Non lontano, ci sono i “giardini Franco Alfano” (l’auditorium) l’unico teatro all’aperto di Sanremo, spazio dedicato alla musica all’interno del parco Marsaglia. Oggi, questa passeggiata, si raggiunge, per chi proviene da Corso Matteotti, rasentando il Casinò Municipale, per giungere dove sorge la chiesa russa e la vecchia stazione ferroviaria. Il cammino è leggermente in salita all’andata e impegna un po’ fisicamente, ma rilassa nel tornare; in sottofondo arrivano i rumori della vicina “Aurelia” strada (da circa 2 mila anni…) sempre trafficata.  Parallelamente, al di sotto, un tempo c’era la ferrovia, ma oggi, “tombata”, è diventata una delle più belle piste ciclopedonali della riviera che arriva fino a San Lorenzo al mare. La passeggiata non è molto lunga e c’è la possibilità di sedersi, non mancano le panchine. Ci sono anche delle bancarelle e qualche chiosco per bere un caffè (e pure venditori extracomunitari e mendicanti, ormai “arredamento urbano” di tutte le città…). La ciclabile invece è lunga 24 km, da San Lorenzo fino a Ospedaletti, passa per boschi e spiagge. E proprio tra le più belle e frequentate (di più in estate…): spiaggia dei Porti (perché è tra porto Vecchio e Portosole) vicinissima al centro, spiaggia dei Tre Ponti, della Cala degli Orsi, spiaggia Bussana, di Arma di Taggia e, l’ultima, di Ospedaletti.

Visto che non siamo lontani dai cugini d’oltralpe, citiamo il geografo francese,Jean Brunhes: “Mangiare, è incorporare un territorio”… E nella città dei fiori e delle canzoni, tanto frequentata da turisti di ogni dove, non mancano i piatti della cucina internazionale, ma noi preferiamo e consigliamo i prodotti gastronomici di eccellenza e le gustose ricette tipiche locali, con protagonisti pesce fresco, pasta fatta in casa e dolci. Cominciamo con la Sardenaira, fragrante focaccia condita con pomodori, acciughe, capperi e olive e il Brandacujùn, antipasto tipico del ponente ligure a base di patate e stoccafisso e ancora, i Barbagiuai, raviolo fritto ripieno di zucca, riso e formaggio, di origine francese “tourtons”, antipasto, da gustare caldo ma buono anche freddo, la torta verde (con riso e verdure a farcire una sottilissima sfoglia) le trofie al pesto o alle olive taggiasche, i ravioli di borragine, le linguine alla crema di broccoli, gli gnocchi al baccalà, i tagliolini al ragù di coniglio e poi il coniglio alla ligure con le olive, scamoncino (carne di manzo/vitello tra la lombata e la coscia) di vitella al forno con sugo di Vermentino e olive taggiasche, questi, solo per citarne alcuni in ordine sparso. Invece, a base di pesce, tradizione della Liguria, la proposta comprende in genere il pescato del giorno:

sgombro, triglia e sorallo (pesce azzurro) e anche grongo, palombo, moscardini e triglie, cucinati in diverse maniere, come la Buridda (zuppa di pesce a tocchetti) e le acciughe fritte, o i gamberi rossi e ancora il polpo con patate o con fagioli, il San Pietro con olive taggiasche, patate ed erbe aromatiche, le capesante con pistacchio o zucca, i calamari grigliati e i prelibati gamberi in pasta Kadaif (“capelli d’angelo”). Da abbinare a detti piatti, le gustose verdure di stagione, fornite dai coltivatori diretti delle piccole aziende agricole locali: agretti, bietole, broccoli, carciofi, cavolfiori, cime di rapa, cipolle, fagiolini, porro, radicchio, spinaci, verza e topinambur; non mancano le erbe selvatiche e una grande varietà di profumate erbette aromatiche, sia coltivate sia spontanee, ovviamente tutte da condire con l’olio extra vergine della Riviera di Ponente.

Olio Extra Vergine di Oliva DOP Riviera Ligure Riviera dei Fiori denominazione di origine protetta: olio prezioso, che incarna una tradizione secolare. A Lucinasco, in provincia di Imperia (poco meno di un’ora da Sanremo) nel cuore del ponente ligure della taggiasca e delle colline verdi e grigie che degradano fino al mare, in un territorio da sempre legato alla coltura dell’olivo, si produce un olio che si fregia del riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta). Si tratta di un olio molto pregiato ottenuto da oliveti coltivati a oliva taggiasca, è di colore giallo verde con qualità organolettiche molto particolari: ha odore e sapore fruttato, con sfumature e sentori di mandorla e pinolo. L’acidità è sempre inferiore allo 0,5%.

Per chiudere in gloria un pranzo come si deve, sono obbligatori i famosissimi Baci di Sanremo, biscotti a base di pasta di nocciole tenuti insieme da una deliziosa mousse al cioccolato e la Stroscia di Pietrabruna (strosciare in dialetto locale “rompere”: non si divide la stroscia col coltello, ma con le mani) dolce secco dall’intenso profumo di limone e di erbe aromatiche a base di olio (taggiasco) farina e zucchero, Marsala o Vermut (anche se è tipico di Chiavari, non si può non gustarlo…); torta Ciavai, un dolce di pan di Spagna, farcito con cremoso zabaione agli amaretti, panna montata e Curaçao, ornato da lingue di gatto… E per esagerare (in calorie) citiamo anche la Spongata (“spongia” spugna) dessert con marmellata di pere e mele, pinoli, mandorle e frutta candita, tutto racchiuso in una sfoglia, tipo brisé.

E per “mandare giù” tutto piacevolmente, è doveroso menzionare alcuni ottimi i vini della zona:

Rossese Riviera ligure di Ponente DOC 2017: si presenta di un rosso rubino scarico con delicati riflessi granata; il bouquet olfattivo porta freschezza e tutta la tipicità del vitigno con decise, ma non invadenti, note di spezie. In bocca è secco caldo e asciutto con un finale leggermente amarognolo. Da abbinare con primi e secondi piatti della tradizionale cucina ligure, ottimo con formaggi teneri e semi stagionati, perfetto per accompagnare una cena tutta all’insegna della Liguria di terra.

Moscatello di Taggia ottenuto dall’omonimo vitigno aromatico, tra il medioevo e l’età moderna, era definito come “nettare degli Dei, vino dei Papi e dei Re”. Colore giallo paglierino tendente al verdolino, al naso, spiccano note di salvia, muschio, garofano e rosa, che lasciano spazio a più avvolgenti sentori di miele e a un’elegante nota fumé. In bocca emerge un buon equilibrio acido zuccherino, sostenuto da un’adeguata struttura. Grande armonia complessiva e retrolfatto che ne confermano l’aromaticità. In questa versione è vinificato secco ed è ottimo abbinato a formaggi stagionati.

Pigato DOC Villà è un vino bianco vinificato dalle migliori uve dell’omonimo vitigno tipico del Ponente Ligure e di antiche origini, verosimilmente greche. Il nome Villà deriva dal quello della terra in cui crescono le viti, le terrazze dell’Azienda Agricola Ada Musso s.s. di Diano Arentino, ben esposte al sole e raggiunte dalla brezza del mare. E’ un vino secco, di colore giallo paglierino con riflessi che ricordano quelli dell’olio; ha un profumo intenso e persistente favorito dallo sbalzo termico notturno, fruttato con sentori di pesca e albicocche, floreale, vi si apprezza la presenza delle erbe aromatiche della macchia mediterranea.

Vermentino DOC è un vino bianco vinificato dalle migliori uve dell’omonimo vitigno tipico del Ponente Ligure di antiche origini greche. Caratteristica principale la sapidità. Non è altamente alcolico, ma è definito vino elegante, con un gusto fresco e persistente, di buon corpo, fine e armonico al palato, con acidità equilibrata e con un sapore secco e fruttato. E’ di colore giallo paglierino con profumi erbacei intensi e di fiori di campo con una nota di pesca gialla, caratterizzato da vena amarognola sul finale. Da abbinare a grigliate di mare e i piatti umidi di pesce, che ne esaltano il sapore intenso.

E per caci e dolci, c’è il Passito della Riviera ligure di Ponente, realizzato dalla stra-maturazione delle uve bianche di Pigato e Vermentino del Ponente ligure: è un passito molto piacevole che porta con sé i profumi delle uve di provenienza; ottimo per accompagnare il dopo pasto con dolci o formaggi. L’alternativa – corregionale – è superba: il Cinque Terre Sciacchetrà DOC  passito di grande struttura ed intensità la cui produzione è consentita solo in alcuni comuni della provincia de La Spezia (il nome deriva da “sciac”, cioè, si schiaccia l’uva, e si estrae il mosto si mette nella botte e si dimentica lì, il tempo non può che fargli bene); raro e prezioso, è perfetto come calice da meditazione. Si compone principalmente di uve Bosco e Rossese Bianco. Selezionati a mano, gli acini, vengono pigiati e vinificati in vasche d’acciaio a contatto con le bucce; poi il vino è affinato in piccole botti, in acciaio o in anfora e affina per 12 mesi in legno di ciliegio. La resa di produzione si attesta sul 25%: oggettivamente ne vale la pena, culturalmente pure, per gli appassionati non vi è alcun dubbio, ma sotto il profilo commerciale è una sfida difficile… Dorato, ambrato con riflessi cangianti, intenso al naso con sentori di miele, armonico e persistente in bocca, rivela un bouquet aromatico complesso ed elegantissimo, solcato da note di albicocca fresca e in confettura, miele, noci e frutta secca e piacevoli sbuffi salmastri. Ha ingresso ammaliante e finale sapido di mare, retrogusto di mandorla e fichi secchi, animo evocativo e poetico. (da centellinare in buona compagnia)

Comune di Sanremo (IM)
Piazza Alberto Nota, 2
Tel: 0184 580700
ufficio.museocivico@comunedisanremo.it


FESTA DELLA LUNA PIENA: passeggiate al chiaro di luna, aperitivo sulla neve accanto al fuoco, piatto della luna piena

Maestose e inconfondibili. Le Tre Cime di Lavaredo, in Veneto, sono il simbolo delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un tesoro inestimabile la cui bellezza splende ancora di più al chiaro di luna e per questo le attività di Misurina in collaborazione con il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti organizzano la Festa della Luna piena. Un appuntamento per celebrare queste montagne nella notte più luminosa dell’anno con escursioni sugli sci, in slittino, sulle ciaspole o in motoslitta e tante attività sulla neve, dall’aperitivo attorno al fuoco con vin brulè al Piatto della luna piena.

Gli appuntamenti con la Festa della luna piena sono il 7 febbraio e il 4 marzo 2023.

Tre Cime al chiaro di luna

Quando la luna piena si riflette sulla neve candida il paesaggio assume contorni magici. Il silenzio che avvolge le montagne, i passi attutiti, il freddo pungente, l’aria limpida rendono la notte più luminosa dell’anno un momento atteso per ammirare le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco, con una luce nuova, che le rende ancora più imponenti e affascinanti.

Il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti, in Veneto, unica porta accessibile per visitare queste montagne, organizza, con le attività di Misurina, la Festa della luna piena, un appuntamento che si ripete nei sabati che precedono la serata più luminosa del mese e che nel 2023 si terrà il 7 febbraio e il 4 marzo.

Nello splendido scenario delle Dolomiti, dal tardo pomeriggio, saranno organizzate tante attività al chiaro di luna, dalle salite con le ciaspole al Monte Piana alla discesa con gli slittini dal Rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo. Si potrà sciare sulla pista del Col De Varda o dedicarsi al fondo alla pista Loita oppure pattinare illuminati dalla luna sul Lago Antorno. Sempre partendo dal lago si potranno raggiungere le Tre Cime anche in motoslitta e tornare poi in slittino.

Per chi vuole godersi semplicemente la natura in queste notti così particolari o vuole fare una pausa dopo tanto sport, l’appuntamento è nel tardo pomeriggio con un aperitivo accanto al fuoco con un profumato vin brulè e deliziosi dolcetti tipici della cucina delle Dolomiti bellunesi. Se poi non si è ancora stanchi e si vuole proseguire la serata gli chalet e i ristoranti organizzano eventi speciali con il Piatto della luna piena e musica dal vivo.

Divertimento sulla neve

Per gli sportivi più preparati, per chi mette gli sci per la prima volta e per tutti quelli che amano il divertimento sulla neve il Consorzio turistico Tre Cime Dolomiti con la Ski Area Auronzo Misurina è l’ideale. La qualità Dolomiti Superski e la tranquillità di un’area di piccole dimensioni, ma perfettamente attrezzata garantiscono la vacanza perfetta.

15 km di piste adatte a sciatori di ogni capacità e raggiungibili in poco tempo dal centro del paese attendono gli appassionati sul monte Agudo, con la Ski Area Auronzo. I bambini che mettono gli sci per la prima volta saranno seguiti dagli istruttori del Campo scuola Ansiei, dotato di tappeto e baby skilift. Gli sciatori più esperti potranno invece divertirsi su piste con numerosi cambi di pendenza.

La famosa Misurina, con l’area sciistica sul Col De Varda, vanta una delle terrazze panoramiche più spettacolari delle Dolomiti, dove si scia circondati dalle montagne più famose dai Cadini al Sorapiss, dal Cristallo alle Tofane. Grazie alla particolare esposizione a sud è possibile sciare da dicembre a marzo baciati dal sole. L’area sciistica di Misurina è ideale anche per chi vuole avvicinarsi a questo sport, grazie al Campo scuola Loita. Per chi preferisce invece lo sci di fondo, sempre a Misurina in prossimità della Loita, si scia su un anello di 5 km.

Il divertimento sulla neve però non è solo sci! Per chi vuole regalarsi qualche giorno in montagna, ma non ama sciare ci sono tante attività che faranno ammirare da vicino la bellezza di queste montagne: piste da slittino adatte anche alle famiglie, che partono dalle Tre Cime di Lavaredo e dal Monte Piana, percorsi alla portata di tutti con le ciaspole, che portano ai rifugi in quota seguendo sentieri battuti o semplici passeggiate circondati dalla natura.

Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti
Via Corte 18, Auronzo
tel. +39 0435 99603
www.auronzomisurina.it


MU: piacevolmente Vermouth

Capisco perfettamente come sono andate le cose, e sotto sotto ne sono felice. Ora, nel momento in cui mi leggerete capiterà qualcosa di definito. Mi direte che sono ripetitivo, che non riesco a divorziare da temi e argomenti a cui sono legato. Che strana situazione! Eppure, avete ragione voi, e io sono qui a scrivere ancora di quel magico “elisir del tempo” proprio mentre ne assaporo con piacere un bicchierino. Certo, sarebbe più consono fossi seduto al tavolino di un bar storico del centro di Torino, ma me lo godo ugualmente di fronte allo schermo e alla tastiera su cui scrivo. Il mio liquido sodale è il Vermouth di Torino, ma questo lo avete compreso più che bene. E’ lui, con la sua fama indissolubilmente legata al territorio piemontese, noto e conosciuto nel mondo, per la tradizione e la storicità della produzione.

Lui, che nel 2021 ha festeggiato il trentennale dell’identificazione geografica, lui che risulta come prodotto icona del capoluogo piemontese. Il vino aromatico più famoso al mondo, con trecento, e forse più, anni di storia. Si, sono ripetitivo perché del Vermouth di Torino ne ho scritto sul web e sulla carta stampata, ne ho parlato alla radio e alla televisione. E’ ancora vibrante il ricordo di un bellissimo servizio al quale ho collaborato della rubrica enogastronomica del TG2 Eat Parade andato in onda un paio di anni fa.

Storica bevanda, tanto amata da Cavour, riscoperta a nuova vita proprio negli ultimi anni dopo un celebre e altisonante passato e un breve periodo di oblio. Oggi sul mercato si possono trovare molte etichette, l’ultima degustazione alla quale presi parte ne contava ben 53, e tutte degne di nota. Un vino che, con l’aggiunta di alcol, spezie ed erbe, principalmente Artemisia, sapientemente dosate, vide gli albori nel XVIII secolo ai piedi delle Alpi e venne apprezzato dalla corte reale dei Savoia, che contribuirono a svilupparne una vera e propria aristocrazia di Vermuttieri: loro, che furono i primi diffusori a livello internazionale di questa magnifica eccellenza.

Si, sono ripetitivo e torno a parlarne perché ne ho incontrato uno che ancora non conoscevo. Lo hanno chiamato “MU” ed è il frutto esotico dell’intraprendenza di un giovane nutrizionista, Andrea Balestrini, e di una storia recente, molto recente. Andrea era tranquillamente seduto al tavolo di un noto locale di Alba mentre si gustava un Vermouth. Fu in quel momento che gli balenò nella testa il pensiero di provare a fare un Vermouth personale. Quante volte ci vengono delle idee nei momenti più stravaganti della giornata, ma quasi sempre sorridiamo a passiamo oltre. Andrea invece ci ha creduto da subito e si è messo al lavoro.

E allora vino, la prima prova con del Moscato, ed erbe acquistate da una celebre erboristeria albese. Un esperimento che, se le cose si fossero fermate li, avrebbe portato ad avere dei regali per gli amici durante le Feste Natalizie. Ma le cose non si fermarono: anzi! Andrea continua a lavorarci e nel frattempo trova altre persone che, credono nell’iniziativa, e lo incoraggiano. Fabrizio Stecca, un enologo e Paolo Masoero, un appassionato e conoscitore di vini. Diventano così plasma per avviare la produzione del Vermouth “MU”. C’è poi una quarta persona, la psicologa Emilia Masoero che segue i passi del progetto e che citerò più avanti nel racconto.

I vini utilizzati, rigorosamente piemontesi, sono per il 10% Barbera d’Asti e il 90% Cortese.

Perché il nome “MU”? Nei libri storici del passato i nostri amici, Andrea, Fabrizio, Paolo ed Emila, si sono resi conto che spesso apparivano un paio di termini: Vermutte e Vermuttino. Non a caso una volta era tipico sentire dire alla persone: “ci beviamo un Vermuttino al posto del caffè?”. Quella sillaba “MU” sempre presente ha stimolato il nome finale.
Ma non ho finito. Anche l’etichetta, particolare e molto gradevole, ha una sua storia. Fabrizio Stecca è il titolare di un’accogliente e ben fornita enoteca a Cherasco, deliziosa cittadina della provincia di Cuneo. Si chiama “Sartine” perché un tempo, come d’altronde a Torino, le sartine erano una vera e propria istituzione popolare, e a Cherasco venivano ben istruite da Bernardina Vola. Proprio nella biblioteca storica di Cherasco i nostri quattro amici, coadiuvati dalla collaborazione di Guido Lanzardo, vengono a contatto con un antico testo storico probabilmente datato nel 500. Nel volume trovano alcune tipologie di calligrafia, utilizzate per redigere i testi sacri, e i consigli su come disegnare le forme geometriche. Emilia ne resta affascinata e, oltre ad avere collaborato per la scelta del nome del Vermotuh, si affretta a realizzare l’etichetta dell’elisir. Non mi dilungo, lascio a voi la piacevolezza della stessa, sapientemente realizzata e stampata su carta vegetale.

Nel frattempo per il “MU” arriva anche la dicitura di Vermouth di Torino Rosso Superiore, appellativo per il vino speziato che supera i 17 gradi.
“Mu” è perfetto come aperitivo, da gustare liscio con una scorza d’arancia; ideale in miscelazione per la preparazione di cocktails come il Negroni e l’Americano. Il suo caratteristico retrogusto amaricante lo rende anche un ottimo fine pasto, da abbinare a un pregiato cioccolato fondente o a una torta di nocciole. Oppure, come amava berlo Cavour, prima del pasto, perché stimola l’appetito.
Chi si occupa della produzione è la distilleria Torino Distillati di Moncalieri (TO) e lo potete acquistare anche sul sito dell’enoteca Sartine (www.sartine.it).
Si, sono ripetitivo, forse perché sono un attempato torinese, o forse più semplicemente perché amo il buon Vermouth, mi piace berlo e mi piace parlarne.


A spasso nelle Foreste Casentinesi con sci e ciaspole e poi... “posate e calici”

Un tempo si usavano vere “pelli di foca”, oggi si adoperano prodotti sintetici (e le foche ringraziano…) ebbene, il risultato che si ottiene, è lo stesso: servono ad aggredire la neve anche in salita. E’ lo “sci alpinismo”, pratica sempre più diffusa per esplorare la montagna d’inverno, lasciarsi accarezzare dalla natura e così vivere la magia del bosco zeppo di neve.

“Sci alpinismo nel bosco, com’è? – chiede Antonio Farnè, inviato del Tg2 arrivato al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna per documentare l’attuale situazione – “E’ il modo migliore per vivere la natura – gli risponde uno sciatore col fiatone… – Soprattutto in questo momento con così tanta neve!” – “E’ una sensazione bellissima, di pace… bello, tutto bello davvero!” – Stavolta è una sciatrice che sorridendo esterna tutta la sua soddisfazione –.

Alla scoperta del parco nazionale delle Foreste Casentinesi: 370 km² di natura incontaminata, cerniera tra Romagna e Toscana e luoghi irresistibili per gli appassionati del “bianco”.  Tracce sulla neve che si possono seguire anche con altri strumenti: “Cosa avete ai piedi? – chiede Farnè a un ragazzo piuttosto ansimante – “Sono delle “ciaspole” fatte in plastica dura, servono per aderire al meglio sulla neve” – E’ un po’ come galleggiare sulla neve – riprende Farnè, questa volta rivolto a una ragazza del gruppetto dei “ciaspolanti”… – “Decisamente è molto rilassante, anche faticoso, ma lo consiglio” –  lei di rimando  –  “Siamo stanchissimi, 8 chilometri abbiamo fatto!” – precisa un altro ragazzo sorridendo a 32 denti… –.

“E’ un comprensorio che si presta un po’ a tutti – stavolta Farnè intervista Manuel Tassinari, operatore turistico esperto  –  con oltre 100 Km di sentieristica: percorsi facili, percorsi difficili, percorsi anche abbastanza impegnativi, anche se questo è un Appennino “dolce” ci sono percorsi anche molto importanti… E soprattutto nei week end, grandi escursioni per tutti!”

“Questo è un parco nazionale, qual è il periodo migliore per viverlo? – chiede Farnè sempre all’operatore turistico Tassinari – Forse il nostro parco, ma i parchi in generale, come la montagna, è bella 360 giorni, quindi… è bella in primavera, è bella in estate, abbiamo un autunno che sta diventando importantissimo per i colori della foresta (foliage) e l’inverno, con uno scenario così… forse è la regina d’inverno…  –  risponde Tassinari che saluta e,  girando gli sci, con morbida serpentina sulla neve fresca, se ne va…

E dopo l’esperienza immersiva sulla neve, non può mancare una sosta “rigenerante”
E allora, tutti al rifugio per scaldarsi un po’.

“Clima da rifugio, i clienti cosa vi chiedono? – domanda Farnè a Ioana Oprea, gerente del locale affollatissimo – “Roba calda  –  gli risponde lei – Tutto caldo, bevande soprattutto dal vin brûlé, alla cioccolata calda, anche il bombardino…  –  e da mangiare?  –  la incalza Farnè  –  Polenta, condita con cinghiale, soprattutto e funghetti!”

Per i frequentatori di quel paradiso, quando viene l’ora, non c’è di che estasiarsi anche con le gambe sotto al tavolo… Menù stuzzicanti con i piatti tipici proposti da ristoranti, locande, osterie, trattorie e agriturismi siti all’interno dei territori del parco.  Tutte le proposte presentano una logica contaminazione tra la tradizione romagnola e quella toscana: la scelta è vasta e davvero ben assortita: si può cominciare con una entrée di pane montanaro di grano antico con paté tradizionale, tagliere di salumi e formaggi locali, gota (guanciale in toscano) al miele e marroni del Mugello.  A seguire i primi: tagliatelle con i funghi, tortelli alla lastra, cappellacci all’ortica, conchiglie di farro biologico con porcini freschi e salsiccia, se no, l’immarcescibile  ribollita! Per le pietanze si ritorna alle abitudini montanare: polenta con cinghiale, o lonza di maiale e porcini trifolati e anche tagliata di bovina romagnola e insalatina di porcini freschi al sale dolce di Cervia aromatizzato alle erbe fini e olio extravergine d’oliva artigianale senese. Per i golosi, si può chiudere con pera cotta nel Sangiovese e miele del parco, dolce di castagne con glassa al cioccolato fondente e gelato alla vaniglia e per ultimo (visto l’alfabeto…) la zuppa inglese!

E per annaffiare tale bendidio, nel casentinese, in passato la viticoltura era molto diffusa: la tradizione si riallaccia addirittura a Lorenzo il Magnifico (XV e XVI secolo) che faceva dono degli ottimi vini della zona a tutta la corte pontificia.
In tempi recenti i ricercatori del CREA (Centro Vini del Casentino) hanno recuperato 21 varietà autoctone, ancora presenti in piccoli vigneti secolari come il Morellone del Casentino, il Sanvicetro, la Sepaiola e hanno rivitalizzato l’antica tradizione di “vino vermiglio” delle colline della valle; note sono le etichette di Poggiotondo, Civettaja con il suo famoso Pinot nero, il Borbotto rosso prodotto alla Mausolea è affinato nelle grandi botti di legno della cantina storica e la cantina di Ornina, che può vantare tre etichette per il rosso e una per il bianco.
Tutto questo perché il particolare equilibrio tra il terreno e le escursioni termiche caratteristiche della valle Casentinese, consente all’uva una maturazione ottimale, regalando frutta dalla spiccata aromaticità e, dunque, vini dalla notevole eleganza. In molti casi, nelle cantine locali, non sono immessi tannini, stabilizzanti, acidificanti e quant’altro. In qualche caso si aggiunge solamente una ridicola quantità di “metabisolfito”. Poi ci sono i vini naturalmente biologici e anche biodinamici.

Alla fine, in cima alla nostra classifica – dalla parte della Romagna e dalla parte della Toscana – sono: un rosso, un bianco, vinsanto e vendemmia tardiva compresi
Il rosso è il “Maramia” 2018 – Tenuta Biodinamica Mara: vino sui generis e originale, tra i migliori vini dell’Emilia Romagna per la valorizzazione del carattere del Sangiovese. Profumo incisivo di ciliegia matura e more di rovo ampliate da nuance di cuoio, chiodi di garofano ed erbe officinali.  Al palato incalza con una trama tannica spessa, penetrante e setosa mitigata da una acidità di nerbo. Si schiude per un finale balsamico, di lunghissima persistenza.
Quello bianco: “Sabbia Gialla” 2019 – San Biagio Vecchio: olfattivamente è intenso ampio e fresco con successioni di note floreali su note di frutta candita, scorza d’arancia e nuance di spezie dolci e “viennoiserìe” (dolci da forno); al palato è ricco e serico, di grande morbidezza e freschezza impreziosita da una leggera nota iodata minerale che conferisce voluminosità e carattere in bocca. E’ un vino ottenuto da Albana macerata, dai profumi di grande eloquenza, che si sprigiona al palato ricco, voluminoso e di sensazionale persistenza.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
è un parco nazionale istituito nel 1993, situato nell’Appennino tosco-romagnolo,
lungo il confine delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, a cavallo tra le province
di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze.
www.parcoforestecasentinesi.it
Orari: aperto 24 ore su 24
Tel.: 0575 50301

            (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


A San Biagio è tradizione gustare il Panettone Loison

Il 3 febbraio, giorno del santo protettore della gola, è tipico della tradizione di Milano mangiare un pezzetto di panettone avanzato da Natale per tenere lontani i malanni di stagione.
E’ un dolce lievitato naturalmente a forma tipica di panettone e la superficie con la caratteristica scarpatura (il taglio a croce sulla superficie). Lo chef David Perissinotto con questa ricetta, gioca tra il dolce agrumato del panettone al mandarino tardivo di Ciaculli e la sapidità degli altri ingredienti in perfetto equilibrio. Perché il mandarino di Ciaculli? Perché è coltivato nelle borgate di Ciaculli e di Croceverde Giardina (PA) e deriva da una mutazione spontanea del mandarino avana, che matura più tardi, da gennaio a marzo; perché è succoso, contiene pochissimi semi e ha un alto tenore zuccherino. E’ impiegato da Loison nelle proprie ricette sin dal 2005. Questa varietà di mandarino è acquistata direttamente dal Consorzio e la sua canditura, personalizzata, è realizzata su misura per Loison Pasticceri.
Tra gli altri ingredienti, la vaniglia che è una delle spezie più preziose al mondo (i primi a utilizzarla furono gli Aztechi). Loison, si rifornisce direttamente dai coltivatori in Madagascar, una delle migliori produzioni di vaniglia del mondo. Il baccello nero profumato si ottiene dopo un lungo processo di trasformazione. Poi c’è l’uvetta sultanina della Turchia, con gli acini calibrati e senza semi, dolci e consistenti, appassiti naturalmente al sole e senza conservanti.

Il Panettone artigianale al Mandarino Tardivo di Ciaculli ha un inconfondibile aroma naturale fruttato e delizioso ed è ottenuto attraverso una paziente lavorazione artigianale di 72 ore. La pasta, di colore giallo e ben alveolata, è particolarmente soffice per l’utilizzo di burro, latte e panna freschi.

Tutti gli ingredienti: farina di grano tenero tipo “0”, uova fresche da allevamento a terra in Italia, uva sultanina(12%) mandarino tardivo di Ciaculli candito (12%) mandarino (62%) sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, succo concentrato di limone, burro fresco, latte (10%) lievito naturale da pasta acida, tuorlo d’uovo fresco da allevamento a terra in Italia, emulsionante: mono- e digliceridi degli acidi grassi di origine vegetale, miele millefiori di Sicilia, latte fresco (1%) panna fresca (1%) sale marino integrale di Cervia, Burro di cacao, vaniglia naturale Mananara del Madagascar (0,2%) aromi naturali. Può contenere semi.

Il ricco assortimento di Panettoni Loison: Panettone Fico Loison Frutta e Fiori, Panettone Marron Glacé Loison Frutta e Fiori, Panettone Limoni Loison Frutta e Fiori, Panettone Liquirizia Zafferano Loison Frutta e Fiori, Panettone Camomilla Loison Frutta e Fiori, Panettone Rosa Loison Frutta e Fiori, Panettone Noël Loison Frutta e Fiori, Panettone Amarena Loison Frutta e Fiori, Panettone Agrumato Loison Frutta e Fiori e Panettone Limoni Loison Frutta e Fiori.

Loison Pasticceri dal 1938
via Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
www.loison.com
loison@loison.com
ORARI NEGOZIO
Dal Lunedì al Venerdì:
08:30 –  13:00
14:30 – 19:00
Sabato e Domenica: CHIUSO
ORARI UFFICIO
dal Lunedì al Venerdì: 8.30 – 18.00


Parliamo di un “Signor vino”: il Wildbacher Col Sandago IGT Colli trevigiani…

Wildbacher, il nome prende origine da una regione situata nelle campagne di Deutsch-Landberg, in Austria, nella Stiria occidentale, chiamata Schilchergegend, ossia “zona del vino brillante” e corrisponde al distretto dove era inizialmente coltivato; significa letteralmente “torrentello selvaggio, non imbrigliato”, una profezia per il suo carattere inquieto. Conosciuto con molti nomi diversi – Echter Blauer, Blauer Kracher, Blauer Greutler, Blauer Kräutler, Dioljak – dalle terre austriache, due secoli or sono, il vitigno giunse a Susegana, nella Marca Trevigiana, l’unica zona d’Italia dove ha trovato ospitalità. Col Sandago conserva nel proprio ambito collinare (Colle di San Dagoberto a Susegana) in altitudine, oltre i 300 mt, dove mai giungono le nebbie e dove l’insolazione è piena, gli unici tre ettari e mezzo esistenti al mondo di Wildbacher nero. La limitatissima produzione di 4000 bottiglie anno, rende lo “Schwarz-Wildbacher” unico, essendo stato estirpato ovunque in Austria. E’ un fenomeno che rende merito a chi lo produce e fa gioire chi lo beve.

A decantarne pregi e qualità, “mister Hausbrandt”, al secolo Martino Zanetti, studioso imprenditore e presidente di Hausbrandt Trieste 1892 S.p.a., incontrato con vero piacere alla storica Osteria Antica Guizza di Conegliano (TV) che con la sua storia centenaria, non poteva essere luogo più adatto, dove il presidente Hausbrandt, non si è presentato a mani vuote, anzi, ha portato con sé un grandioso biglietto da visita: un Wildbacher Col Sandago IGT Colli Trevigiani 2016 – un “rosso” Indicazione Geografica Tipica: vino vigoroso, dall’animo intenso ed elegante, ideale per piatti a base di carni saporite, brasati, selvaggina e formaggi maturi – per presentarlo ai giornalisti enologi specializzati, riuniti per l’occasione in detta osteria (da poco inaugurata dalla nuova gestione, di cui fa parte Sandro Adorni) ai quali è stato dato il gradevolissimo mandato di giudizio…

Degustazione: colore rosso intenso, profumo ampio, carico, aroma deciso, aspro e leggermente tabaccoso, con sentori di frutti di bosco, erbe aromatiche e spezie dolci con  bacche nere mature, un po’ di noce e legno tostato; leggermente tannico e vigoroso insieme, ben strutturato e con buona acidità nel finale leggermente fuligginoso, con succo scuro che dona freschezza; temperatura di servizio: 18 °C.

Il vino Wildbacher è distribuito da Hausbrandt Trieste 1892 SpA, alla cui guida, dal 1988, si trova Martino Zanetti. Hausbrandt deve la maggiore notorietà al suo caffè, servito dal Cremlino, fino ai lussuosi hotel delle Maldive.  L’eclettico presidente, mr. Zanetti, anni or sono, acquisì una piccola azienda di caffè con 15 dipendenti in centro a Conegliano (TV) e nel tempo ha introdotto nel Gruppo anche marchi eccellenti di birra e vini.  Da allora – circa 40 primavere fa – se n’è venduto (e bevuto) di caffè… e oggi  i collaboratori  di quella “aziendina” sono diventati 500 e la torrefazione è un grande impianto a Nervesa della Battaglia (TV) che esporta la tradizione italiana in più di 90 Paesi del mondo e ha appena festeggiato i 130 anni di storia e i circa 85 milioni di fatturato (!). L’attività lavorativa lo impegna sempre, specie in questi momenti “contingenti”, perché le difficoltà incalzano, la crisi morde, la guerra, non si sa dove arrivi… Per Martino Zanetti, l’importante è continuare ad allargare gli orizzonti, preservare la tradizione e, considerando il malessere generale, mantenere il lavoro delle persone, essere in condizione di pagare sempre i propri debiti e… non mollare mai!

Il Wildbacher in Hausbrandt Trieste 1892 SpA:

  • WILDBACHER COL SANDAGO IGT COLLI TREVIGIANI
  • WILDBACHER METODO CLASSICO ROSÈ EXTRA BRUT V.S.Q.
  • WILDBACHER ROSE’ VINO SPUMANTE BRUT
  • DAGOBERTHUS PASSITO DI WILDBACHERGRAPPA DI WILDBACHER
  • ESPRESSIONI DI WILDBACHER


Da oltre cent’anni l’Osteria Antica Guizza, è una vera istituzione nel territorio del Prosecco

In quel di Conegliano (TV) una straordinaria combinazione di tradizione, stagionalità e qualità si trova all’Osteria Antica Guizza che crede nelle attività della sua terra: il Prosecco DOCG, i vini e i piatti realizzati solo con ingredienti a km 0 prodotti da piccole realtà locali per far assaporare agli ospiti il vero gusto della genuinità.

Autenticità, tradizione e bontà dunque. E un tocco di modernità. Tutto questo si respira entrando nella “nuova” Osteria Antica Guizza, lo storico locale posizionato lungo via Costa, la strada che dal Castello di Conegliano porta a San Pietro di Feletto. Lì, sull’angolo più alto di Conegliano, l’osteria torna a vivere in un ambiente completamente rinnovato, ma studiato per mantenere uno stile autentico che tiene vivi i ricordi del passato ed è pronto a crearne di nuovi.

L’arredamento è un incastro perfetto di materiali quali legno, ferro, mattoni e pietre, che rendono l’Antica Guizza un luogo caldo e accogliente, pronto a ospitare gli affezionati clienti ma anche i visitatori del circuito turistico che percorrono la strada del vino più antica d’Italia. Dettagli ricercati e un tocco di modernità aggiungono valore alla location, immersa in una cornice naturale mozzafiato: le colline del Prosecco DOCG, inserite nel Patrimonio Unesco. Tre sono le sale interne, di cui una con vista, in più c’è una nuova terrazza panoramica all’aperto, che affaccia su un paesaggio in cui si intrecciano vigneti e piccole aree boscose, per così godersi appieno il silenzio e la maestosità del luogo, sorseggiando vini del territorio e degustando sapori tipici.

L’80% dei prodotti serviti all’Osteria Antica Guizza, dai salumi ai formaggi, fino agli ingredienti dei piatti caserecci del giorno, proviene dalle piccole realtà locali che valorizzano il luogo, sorto all’epoca dei Longobardi e che un tempo, molti anni fa, includeva il “casoìn”, negozio di riferimento degli abitanti per acquistare generi di prima necessità.

«Questo è un luogo storico, un gioiello e abbiamo voluto mantenerlo tale – spiega Sandro Adorni, patron del locale preso in gestione con i soci, dopo la chiusura avvenuta nel 2019 –
Fin da subito, il nostro intento è stato quello di ricreare un’atmosfera in continuità con quella che si è sempre respirata all’Antica Guizza: tranquillità, tradizione e sapori tipici da vivere e assaporare in compagnia, in occasione di un aperitivo, una sosta durante un’escursione, un pranzo o una cena. Siamo pronti ad accogliere i nostri ospiti – conclude Sandro – e a condividere insieme a loro la bellezza di questo luogo».

Sì, ma Sandro Adorni, chi è?
Ha grandi passioni: vino, Conegliano e le colline del Prosecco, buona cucina, automobili e i suoi figli. E’ giovane e vanta già una cospicua esperienza: comincia a lavorare nel periodo estivo al Bar Padova di Conegliano, poi a vent’anni, con un socio, apre il primo locale a Conegliano. Pochi anni dopo, inizia la grande storia con la “Società Mamilla” punto di ritrovo di varie generazioni e d’età diverse in base all’orario (tutti i giorni dalle 10 fino a tarda notte). Ci lavorano più di venti persone che accolgono centinaia di avventori al giorno.  Il 2 ottobre 2011, nasce il primo figlio. Nel 2012, Sandro avvia il progetto “Prosecco Privé” (proponendo esclusivamente “Conegliano Valdobbiadene DOCG”).  Dopo il primo locale a Conegliano, nel 2018 apre il secondo a Lignano Sabbiadoro e, adesso, avvia l’e-commerce dedicato, ovviamente, al Conegliano Valdobbiadene DOCG. Nel frattempo arriva il secondo figlio (2013).  Nel 2019, con i soci, rileva l’Antica Osteria Guizza e dopo quasi 2 anni di lavori (giugno 2021) l’inaugura. Da quando è stata fondata la società Mamilla (oggi ormai sono 18  anni!) tutti i progetti sono stati portati avanti da Sandro con i quattro soci, ognuno con un incarico: lui si occupa di “sviluppo attività”. Adesso, in serbo c’è una nuova apertura, sempre in zona e…. con ampio spazio dedicato alla buona tavola!

e… a proposito di tavola:
a spignattare sanno fare in molti, ma a cucinare “come si deve”… mica tutti!  All’Osteria Antica Guizza, però, ce n’è uno che ci sa proprio fare: Matteo Cattai!

Ma, chi è Matteo Cattai?
Cucina, vini, pesca sportiva e viaggi sono le sue passioni. Diploma all’alberghiero di Vittorio Veneto, specializzazione “chef enogastronomo” e subito lavora al “Canon d’oro”, locale nel centro storico di Conegliano. Uno stage al ristorante “Gigetto Miane” e alle “Calandre” di Sarmeola di Rubano (PD) poi arriva “Alle Ginestre”, ristorante di pregio nel coneglianese, dove si lavora solo pesce fresco e lì resta diversi anni. Fa anche esperienza “Da Celeste” di Venegazzù (TV) in occasione della mostra del cinema di Venezia. Poi gestisce le cucine de “Il Melograno” presso il “Phi Hotel Astoria” di Susegana, specializzandosi (sempre lavorando prodotti del territorio) per matrimoni e cerimonie varie. Nel 2010 incontra Sandro Adorni ed entra nel gruppo Mamilla (locale che propone primi piatti, aperitivi e cocktail a San Vendemiano); è responsabile di cucina, selezione e acquisto prodotti.  Con Sandro, sviluppa e segue l’evoluzione delle cucine dei locali del Gruppo, dall’apertura all’affermazione sul territorio, con in programma una nuova esperienza, dove la cucina avrà sempre uno spazio di gran rilievo.

In occasione dell’incontro dei giorni scorsi all’Antica Guizza, con giornalisti enogastronomici e produttori locali, lo chef Matteo ha presentato un delizioso polpo arrostito, su letto di salsa di fagioli Borlotti, con stracciatella e una coulis di lamponi densa (per sgrassare e alleggerire) il tutto spolverato con briciole di una crumble di bacon (guanciale sgrassato)… ovviamente abbinato con Prosecco DOCG! Una vera leccornia!

Un’alternativa al polipo? Per i più tradizionalisti, ci sono “Radici e fasioi” in cocotte di terracotta: piatto della tradizione popolare del “Basso Piave” (cena delle famiglie umili) le cui origini si perdono nella storia, nei ricettari antichi, dove erano trascritte solo le ricette dei “signori”. La “Congrega dei Radicie e Fasioi” si occupa oggi di custodire e trasmettere questa tradizione gastronomica che, proprio all’Osteria Antica Guizza, prende vita dalle mani di Matteo Cattai che mette insieme l’amarognolo del radicchietto, la delicatezza della crema di fagiolo di Lamon tiepida, il grigliato della polentina di mais bianco perla calda e, per finire, un buon Rabosello o un “Prosecchino” (scusate i vezzeggiativi, comunque benevoli – NDR).

La ricetta: per prima cosa, la sera prima, mettiamo in ammollo i fagioli di Lamon. Il giorno dopo, sciacquiamo i fagioli, prepariamo un soffritto di scalogno, carota, sedano e, per insaporire i fagioli, aggiungiamo qualche fogliolina di salvia e rosmarino che poi toglieremo.  Acqua, sale, pepe e tutto sul fuoco “dolce” per circa due ore e mezzo. A cottura ultimata, passiamo metà dei fagioli con il passaverdura. Laviamo e spezziamo con le mani il radicchietto, lo asciughiamo, lo adagiamo in un coccio di terracotta, versiamo sopra la salsa di fagioli ben calda, sia quella passata, sia i fagioli interi. Finiamo il piatto con una  emulsione di olio EVO, aceto, sale, pepe, e serviamo con polentina bianca, grigliata e… Gustiamola in buona compagnia!

Osteria Antica Guizza
Via Guizza, 102 Conegliano (TV)
Orari di apertura:
Giovedì 10:00-24:00
Venerdì 10:00-24:00
Sabato 09:00-24:00
Domenica 09:00-24:00
Tel.: 04381893012
info@osteriaguizza.it


Con “Adami Spumanti”, è sempre festa!

L’amore e la dedizione per il nostro lavoro, non può prescindere dalla consapevolezza di ritenerci delle persone veramente fortunate. Fortunate di poter amare e contribuire alla bellezza di questo territorio, sia attraverso il nostro stesso lavoro quotidiano, sia attraverso la valorizzazione dei luoghi dell’Alta Marca Trevigiana che ci sorprendono ancor oggi, ogni singola volta che li contempliamo. – E’ Franco Adami, titolare ed enologo di Cantina Adami, incontrato nei giorni scorsi all’Osteria Antica Guizza, che parla – Ci piace pensare che si trovi proprio qui il fondamento su cui si basa il concetto di orgogliosa ed appagante armonia che si ottiene nell’ammirare luoghi come quelli della nostra area, densi di storia, lavoro e dedizione; crediamo sia la stessa soddisfazione che deriva, per esempio, dal confronto con una persona tanto umile e discreta quanto interessante e raffinata, lo stesso benessere che produce l’assaggio di un territorio attraverso la Sua corretta traduzione enologica”.

Spumante non si nasce, si diventa. Ed è la “presa di spuma”, una seconda fermentazione che si svolge in recipienti di acciaio a tenuta di pressione, a fare la differenza. Grazie a questo procedimento si sviluppa in modo naturale l’anidride carbonica con la pressione necessaria per lo sviluppo di bollicine di grande finezza e persistenza che trasformano il
vino in spumante. Adami da oltre 90 anni produce solo Prosecco (Valdobbiadene Docg e Prosecco Doc Treviso): Adami è quindi “specialista in Prosecco”, nelle sue varie tipologie ed espressioni, sia tradizionali che particolari, legate alle diversità di ogni singola collina.

I vini:

RIVE – SINGOLO VIGNETO COL CREDAS
Col Credas esprime grande ampiezza, intensità ed equilibrio, con delicate note fruttate e floreali, come i fiori di glicine e d’acacia.

RIVE – SINGOLO VIGNETO VIGNETO GIARDINO
Il Vigneto Giardino, acquistato nel 1920, è un anfiteatro viticolo naturalmente rivolto a mezzogiorno.

CLASSICI DEI CASEL
Dei Casel è un Extra Dry che per la sua freschezza, giovialità e quadro aromatico è particolarmente consigliato come aperitivo.

SINGOLO COMUNE CARTIZZE
Cartizze è il toponimo che identifica un’area di 106 ettari nel comune di Valdobbiadene.

DOC TREVISO GARBÈL
Garbèl è adatto sia come aperitivo che accompagnato a piatti dal tono delicato.

In occasione dell’incontro presso l’Osteria Antica Guizza, è stato presentato da Franco Adami, dei CLASSICI, il BOSCO DI GICA Valdobbiadene Docg Brut Adami (da uve Glera 95-97% e Chardonnay 3-5%) che esprime in maniera versatile l’equilibrio tra gusto asciutto e gentile fragranza gustativa (10 g/l).  A Colbertaldo si attraversa ancor oggi un piccolo bosco che trova le sue prime testimonianze storiche circa 6 secoli fa, un tempo chiamato Bosco di Gica. Le uve più adatte per dare vita alla tipologia brut vengono selezionate essenzialmente nei 3 comuni limitrofi all’Azienda. Aspetto: il Bosco Gica si presenta di colore giallo paglierino, spuma fitta e perlage fine e persistente; profumo: ampio e fruttato, ricorda la mela gialla, la pesca, il glicine e i fiori d’acacia. Ha equilibrio e delicatezza uniti a note aromatiche di grande freschezza. Sapore: piacevolmente acidulo e sapido, fresco e fruttato. Di buona pienezza, rotondità e lunghezza, ha completa corrispondenza con il profumo e grande armonia. Abbinamenti gastronomici: eccellente aperitivo ma anche spumante “a tutto pasto” con pesce, crostacei e frutti di mare.

Si abbina con tutti i primi piatti leggeri e delicati. Servizio: Raffreddare poco prima dell’ uso a 7-8° C. Ideale servire con secchiello e ghiaccio. Il Bosco di Gica Brut esprime le sue massime caratteristiche di freschezza nell’anno successivo alla vendemmia. Tuttavia, negli anni seguenti, se ben conservato, alla diminuzione dell’intensità dei gusti e profumi fruttati corrisponde una maggiore complessità, sia al naso che in bocca, che può riservare piacevoli sorprese.

WINESHOP E DEGUSTAZIONI
Mar-Sab
9:00-13:00/14:00-18:00
UFFICIO
Lun-Ven
08:00-13:00/14:00-18:00
Adami cantina
Via Rovede, 27
Colbertaldo di Vidor
Treviso (Italia)
Tel: 0423 982110
Cell. 320 5638058
welcome@adamispumanti.it
info@adamispumanti.it

 


Società Agricola “Gli Allori”, eccellenze venete per il mondo

“Mantenere alta la qualità dei nostri prodotti nel rispetto dell’ambiente che ci permette di produrli; imprimere nei nostri vini un forte carattere fatto di eleganza, poesia e racconti; trasmettere al prossimo le emozioni che questa nostra magnifica terra ci dona ogni giorno, tramandando le storie di una famiglia”… questa è la mission della Società Agricola “Gli Allori”.

Abbiamo incontrato Giacomo Zaninotto che – con i cugini Matilde Pollio e Giulio Sturaro – è fautore del successo commerciale dell’Azienda, di cui ci ha raccontato la storia:

…tutto ebbe inizio nel 1919, quando Giovanni e Luigia, giunti a Conegliano da Feltre (BL) acquistarono i 20 ettari di terreno agricolo che compongono l’attuale proprietà.

Le eredi, Luigia, Giovanna e Maria Luisa, trascorsero lunghi periodi a Collalbrigo (TV)  proseguendo con i fidati collaboratori di sempre l’attività di cura dei terreni e di raccolta dei relativi frutti.

È al coraggio e alla lungimiranza di queste donne di famiglia che oggi “Gli Allori” rivolgono il loro grazie: da sole – quelle “Tose” –  hanno infatti saputo mantenere e amministrare quanto lasciato loro in eredità dai genitori, custodendone, per figli e nipoti, il frutto di grandi sacrifici. Loro sono state esempio e volontà per costruire il presente e, anche per un futuro che non dimentichi mai il passato. A loro – “Le Tose”- è intitolata l’etichetta del Prosecco D.O.C.G. di punta.

Con gran rispetto del passato e della storia che li accompagna, la Società Agricola “Gli Allori” si proietta verso un futuro fatto di qualità, sostenibilità e innovazione delle lavorazioni e dei prodotti di queste tenute.

La località di Collalbrigo rappresenta da sempre la zona viticola più pregiata della città di Conegliano: qui la vite ed il vino disegnano e modellano da sempre il paesaggio e la cultura delle genti. Sulle dolci colline di Collalbrigo di Conegliano, maturano i frutti prodotti dalla Società Agricola Gli Allori, coccolati da un dolce clima temperato. Le uve raccolte e immediatamente trasformate, danno vita ai loro ottimi vini.

I numeri:

Nel 2009 viene eseguita la prima vendemmia della Società Agricola Gli Allori

Nel 2011 la prima bottiglia di vino della viene messa in commercio.

Nel 2018 gli Allori diventano una delle prime aziende dell’area Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG a ottenere la certificazione SQNPI (Sistema Qualità Nazionale Produzione Integrata) che permette, in modo garantito e analitico, di far distinguere la Società Agricola Gli Allori, per attenzione e preservazione dell’ambiente agricolo e del suo ecosistema.

Dal 2019 anche l’azienda Gli Allori ricade all’interno del nuovo territorio patrimonio dell’umanità UNESCO. Una piccola area geografica, le colline del Conegliano Valdobbiadene, dove l’interazione positiva tra uomo e ambiente ha creato un paesaggio produttivo/culturale davvero unico.

 

I vini:

PROSECCO SUPERIORE DOCG BRUT “LE TOSE”
La prima tipologia di Prosecco DOCG “Le Tose” si caratterizza per il colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdi. Si distingue per i suoi eleganti sapori sapidi, per il perlage finissimo e il profumo limpido con evidenti note di pesca bianca.

PROSECCO SUPERIORE DOCG EXTRA DRY “LE TOSE”
La tipologia più tradizionale del Prosecco DOCG “Le Tose” al palato è sapido, morbido ed allo stesso tempo asciutto, grazie ad un’acidità vivace. Si caratterizza per la sua intensità gustativa dalle note speziate. I sentori olfattivi sono di frutta matura, come mela e pera, che sfumano nel floreale.

PROSECCO SUPERIORE DOCG RIVE DI COLLALBRIGO-COSTA “LE TOSE”
La tipologia che riflette le peculiarità della zona di produzione del Prosecco DOCG “Le Tose”. Suolo, esposizione e microclima della località di Collalbrigo conferiscono a questo vino un colore grigio argento brillante con un delicato riflesso verde. All’olfatto si percepiscono piacevoli note fruttate e floreali. Perlage croccante, succoso e di buona lunghezza.

METODO CLASSICO “A’LLORI”
“A’llori” nasce per celebrare il centenario dell’Azienda (1919-2019). Un metodo classico 100% Glera unico nel panorama del Conegliano Valdobbiadene, caratterizzato da note di lievito tipiche del suo metodo di produzione. Al naso spiccano sentori floreali di tiglio e cedro. Al gusto è fresco, acido e agrumato, con una sapidità che invoglia la beva.

PROSECCO SUI LIEVITI “PRIMA LUNA”
Prodotto con uve Glera – base del Prosecco DOCG – “Prima Luna” è la versione del tradizionale Prosecco “col fondo”. Si tratta di uno spumante brioso, torbido e con finissime bollicine. All’olfatto spicca il tipico sentore di crosta di pane, dato dal contatto prolungato con i lieviti, che dona sensazioni olfattive ampie e complesse.

… e altre eccellenze sono:

OLIO E.V.O. “GLI ALLORI”
Tra le vigne, nel cuore dei colli coneglianesi, nasce l’extravergine d’oliva “Gli Allori”. Quest’olio è frutto della raccolta esclusivamente manuale dei cultivar Moraiolo, Leccino, Frantoio e Gragnano, le cui olive vengono molite a freddo nelle 24 ore successive. Un prodotto storico che mantiene le sue caratteristiche organolettiche dalla bacca alla bottiglia.

OLIO E.V.O. “TIZIANO”
L’extravergine d’oliva “Tiziano” è la quint’essenza dei cultivar Moraiolo, Leccino, Frantoio e Grignano de “GLI ALLORI”. Un prodotto esclusivo realizzato solo nelle annate migliori.

PREMI E MENZIONI

ENOCONEGLIANO 2022
Per il quarto anno consecutivo, EnoConegliano e l’Associazione Dama Castellana, hanno premiato “Le Tose Rive di Collalbrigo-Costa”, “Le Tose Brut” e “Le Tose Extra Dry” con il Diploma di Merito durante il 24° concorso enologico che riunisce i migliori produttori di vino del Veneto.

8⁰ CONCORSO ENOLOGICO FASCETTA D’ORO
Il primo ed unico concorso enologico nazionale, approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, dedicato al Conegliano Valdobbiadene ed alle sue eccellenze vitivinicole premia “Le Tose Extra Dry” con la Fascetta d’Argento 2022.

ARGENTO E BRONZO ALL’IWSC 2022
Il concorso globale di selezione dei migliori vini e liquori di tutto il mondo premia “Le Tose Rive di Collalbrigo-Costa” con una medaglia d’argento e 91/100 punti.
Un altro riconoscimento – sempre nella stessa competizione – per “Le Tose Brut” con una medaglia di bronzo e 89/100 punti.

UN PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO DA MERUM
Nel 2022 la rivista Merum per i lettori di lingua tedesca ha dato due cuori a “Le Tose Rive di Collalbrigo – Costa” in occasione della pubblicazione dell’inserto speciale dedicato al vino ed all’olio d’oliva italiani: “i due cuori vengono assegnati a vini molto buoni, di cui si vorrebbe avere una buona scorta in cantina“…

 

Società Agricola Gli Allori… Complimenti!

Società Agricola Gli Allori
Wine Shop: Viale L. Spellanzon 28 – Conegliano TV
Tenuta: Via delle Caneve – Conegliano TV
Tel: 346 307 5380
info@gliallori.eu
www.gliallori.eu


Grappa Le Crode: ricerca e tradizione, qualità e innovazione di grandi distillati italiani…   

Distilleria Le Crode si trova a Caorera di Quero Vas, in provincia di Belluno, sulle rive del Piave, a metà strada fra Valdobbiadene e Feltre, a cavallo di due territori di ricche e importanti tradizioni enogastronomiche. Nel corso degli anni, per la tenacia con la quale ha saputo coniugare ricerca e tradizione, qualità e innovazione, cura del particolare e interesse per il territorio, Distilleria Le Crode si è guadagnata uno spazio importante nel panorama della produzione della grappa di qualità.

Qui Vincenzo Agostini, oggi unico erede della storica tradizione della Grappa Bellunese, un tempo considerata una delle migliori grappe italiane, distilla la grappa una goccia dopo l’altra, con pazienza, con tenacia, usando un impianto a caldaiette in rame a vapore, a ciclo discontinuo, costruito a Conegliano Veneto (TV) da Zambeletti & Nogarol ai primi del Novecento.

L’impianto della Distilleria Le Crode, infatti, è uno dei rari sistemi che opera ancora “come una volta” a camino fumante, continuando la storica tradizione della Grappa Veneta e Italiana. Le Crode sono le erte scoscese e inospitali, frequentate da pochi esperti, che accompagnano il fiume Piave quando, dopo aver lasciato le Dolomiti e la Val Belluna, sfocia nella Pianura Padana. Sobrietà e senso della storia, legame con il territorio e autenticità, cura dei particolari e eccellenza del prodotto: tutto questo in una bottiglia di Grappa Le Crode.

La Grappa artigianale è fatta di tre elementi fondamentali: uomo, vinaccia e impianto di distillazione. Solo l’equilibrio e l’armonia tra questi, garantisce una Grappa di eccellenza. Coloro che arrivano in Distilleria Le Crode, infatti, trovano un luogo dove vale ancora la regola che l’uomo è al cento di tutte le cose.

L’impianto della Distilleria Artigiana Le Crode è strutturato su tre caldaie funzionanti a vapore, a ciclo discontinuo, che possono contenere ciascuna due quintali e mezzo di vinaccia. La distillazione avviene solo in autunno, in coda alle vendemmie, con vinacce rigorosamente fresche, perfettamente fermentate. La distillazione è lenta e morbida. Eliminata la testa e la coda, resta la Grappa Fine Le Crode, per accontentare coloro che sono alla ricerca di sensazioni olfattive e gustative ricche e genuine.

Vincenzo Agostini è il mastro distillatore. Unisce passione e competenza, amore per il suo lavoro e desiderio di cavare dalla vinaccia lo spirito che essa contiene. “Mi piace pensare – dice spesso – che la Grappa Le Crode è lo spirito del mio territorio, una terra che va dai monti al mare, dalle Dolomiti a Venezia. Quando dico spirito intendo l’essenza del lavoro di intere generazioni che oggi io, erede fortunato, raccolgo per gli altri dentro una bottiglia di grappa. Le mie grappe contengono dunque storia e memoria, fatica e speranza: prima che con il palato, si bevono con la testa e con il cuore”.

Distilleria Le Crode lavora le vinacce tipiche della parte alta del Veneto, un territorio che si caratterizza per l’eccellenza e il prestigio dei suoi vitigni: il Prosecco, il Cabernet, il Merlot, il Raboso, l’Uva Fragola. Dal 2014 Distilleria Le Crode ha iniziato a lavorare anche alcuni vitigni della Val Belluna – la Bianchetta, la Pavana, la Gata – cavandone una Grappa di Pure Vinacce – la Nina – che più si avvicina alle grappe che una volta venivano prodotte nelle case dei contadini della Valbelluna, al termine della vendemmia familiare. Con il suo bouquet e i suoi profumi floreali, con l’unicità del suo gusto, ha stregato gli amanti della “vera Grappa”.

E’ la più delicata della linea Grappa Le Crode, è ricavata da un vitigno che ha raggiunto fama mondiale. Ha una sensazione e un gusto molto fine, leggermente fruttata e floreale. É adatta per un consumatore “universale”.

Grappa tra le migliori d’Italia, distillata all’ombra del Boreale Tomatico, limpida e schietta come il carattere dei montanari, una volta presente in ogni casa e gelosamente custodita come panacea universale, consolatrice del freddo, delle paure e degli affanni, ma soprattutto buona, buona, buona” – ammette Agostini -.
E’ l’unica Grappa Le Crode affinata in legno con aromi di malto e di luppolo. Si tratta di una assoluta novità sul mercato della grappa. Gusto secco e deciso, ricorda nei profumi un lontano sentore di whisky.

…e ancora:

grappa novità dal 2013: la Grappa di Raboso, è la tradizionale che si distingue per l’armonia dei profumi fruttati. Con il suo gusto diretto, ben marcato e elegante, dona al palato sensazioni forti e armoniose, per poi cedere a un retrogusto erbaceo, sincero e persistente. É adatta per coloro che sono alla ricerca delle nuove “essenze della terra”, ma anche ad un consumatore abituato alla grappa secca e tipica.
Destinata a coloro che amano la Grappa ad alta gradazione, “Querovas” è ricavata dalla distillazione di tre vitigni storici della pedemontana veneta: Prosecco, Cabernet e Merlot. Ha gusto diretto e tradizionale, con profumi floreali e retrogusto molto persistente.

Per la Grappa di Prosecco si utilizzano le migliori ciliegie Asolane unite a quelle della zona di Maser, in provincia di Treviso. E’ una grappa di eccellenza che dà luogo a una prelibatezza che riesce a soddisfare il palato in qualsiasi occasione. Ciliegie croccanti e saporite per un fine cena, per un dessert, per una gradevolissima sorpresa.

Grappa Le Crode: ricerca e tradizione, qualità e innovazione di grandi distillati italiani…

Complimenti signor Agostini!

Distilleria Le Crode di Vincenzo G. Agostini
Produzione distillati e liquori a Case Masetti
Via Masetti, 11 Caorera (BL)GIORNI FERIALI:
dalle 10.00 alle 13.00
dalle 15.00 alle 18.30
GIORNI FESTIVI:
su appuntamento.
Tel.: 0439 787288
Cell: 393 9633833
www.distillerialecrode.com
info@distillerialecrode.com


Gelato: fresca dolcezza tipica italiana. Al Sigep di Rimini, tutte le novità!

Voglia di dolcezza, la nuova tendenza della pasticceria valorizza un prodotto tipicamente italiano, parola di maestro: “C’è il pistacchio che la fa da re o da regina, dipende in che ottica la vediamo… – è il maestro pasticcere Iginio Massari, intervistato –  E’ un prodotto tipico IGP italiano di Bronte, è davvero insuperabile!”.

Sana e dolce competizione, con gelati eccezionali veramente… Nei gelati tutti i gusti sono buoni, ma in vista dell’estate ce ne sono alcuni che riscuotono maggiori consensi e anche in questo caso, si assapora il gusto autentico del made in Italy.

“Gelati agli agrumi – precisa la prossima la tendenza il maestro gelatiere Giuseppe Giuliano – Il gelato al limone, il gelato al mandarino, alla frutta in genere, alle arance, gelati che danno quell’apporto di vitamine e sono freschi, potranno essere i gelati dell’estate”.

Il valore del gelato è confermato dal mercato: nel 2022, l’Italia nel settore ha registrato un fatturato di oltre 2 miliardi e mezzo di euro, cifra che si impenna fino a 9 miliardi grazie all’export, con un +18% rispetto all’anno prima…


SIGEP THE DOLCE WORLD EXPO

Quartiere Fieristico di Rimini
Via Emilia, 155 – 47921 – Rimini (RN)
http://www.sigep.it/helpdeskticket

Per informazioni +39 0541 744555
servizio attivo dal lunedì al venerdì
9.00 – 13.00

         (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Al Corno alle Scale è finalmente arrivata la neve!

Al calore di una Stube, sorrisi convivialità, un buon bicchiere, mentre fuori l’Appennino finalmente torna a imbiancarsi

“Anche al Corno alle Scale, stazione sciistica dell’Appennino bolognese, la lunga attesa è finita…  Sembrava un desiderio proibito e invece eccola la neve, fattore insostituibile della montagna d’inverno. Qui lo sci è in simbiosi con il territorio; su queste piste è cresciuto un certo Alberto Tomba e le tracce che richiamano la saga del grande campione, sono disseminate un po’ dappertutto! E salendo in quota, circondati dalla neve, anche i rifugi tornano a rianimarsi:

“Qui è la vera montagna, lo chalet con i prodotti tipici, due chiacchiere con gli amici…” – I frequentatori del posto commentano… “Il calore del posto te lo dà chi lo gestisce e chi lo frequenta e allora si sta veramente bene!”

“Siamo a 1700 metri – è Stefano Cioni, il gestore del rifugio che precisa – il rifugio è già aperto, i clienti ci richiedono delle bevande calde come il “vin brûlé” che è un vino caldo della tradizione, con chiodi di garofano e cannella e il “bombardino” che è gustoso “Vov” con panna montata e cioccolata!”

Per ora è tregua, ma con questi ultimi inverni capricciosi, occorre sempre di più immaginare un altro tipo di montagna, che non sia solo bianca: da queste parti le risorse non mancano: relax e benessere con le Terme di Porretta a 20 minuti di macchina. E il soffio della natura da scoprire camminando nei boschi, tra laghetti e panorami da cartolina. Ma si può puntare anche su silenzio e meditazione nei luoghi dove l’accoglienza da sempre è considerata sacra…

“In questo territorio ci sono molti luoghi di culto, santuari, oratori – è lo storico Daniele Giacobazzi che spiega – strutture del 1500 e 1600 che attirano oggi numerosi turisti per quello che è il così detto turismo devozionale, che è un turismo in crescita. Ci sono dei veri e propri “sentieri devozionali”, tra questi ricordo il sentiero dell’Acerone, che conduce al santuario di Madonna dell’Acero, punteggiato dai 14 pilastrini della Via Crucis. In questo modo si riesce ad apprezzare meglio la spiritualità di un territorio”.

E anche a tavola – con o senza neve – qui il tempo sembra essersi fermato. Lo chef Stefano Donati ci stimola l’acquolina in bocca: “Puntiamo su piatti della tradizione montanara tipici di zona, fatti a mano come la polenta fritta, la fonduta al formaggio, polenta e cinghiale, i Balanzoni che sono pasta fatta a mano con ripieno di ricotta e mortadella e tagliatelle ai funghi. Come secondi, crescente a forno accompagnate con salumi tipici di zona e formaggi misti…”

Il Corno alle Scale è una montagna dell’Appennino tosco-emiliano, situata nel territorio del comune di Lizzano in Belvedere.

IAT Lizzano:
Piazza Marconi, 6
Lizzano in Belvedere (BO)
+39 053451052

IAT Vidiciatico:
Via Marconi, 31
Vidiciatico (BO)
+39 053453159

       (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Al Sigep 2023 - l’appuntamento più dolce che ci sia - agli italiani il campionato europeo!

44ª edizione dell’appuntamento professionale più importante al mondo dedicato al “Gelato Artigianale e all’Arte del Dolce”. E’ l’evento imprescindibile per scoprire le ultimissime novità, le innovazioni e le tendenze del Foodservice Dolce: materie prime ed ingredienti, macchinari e attrezzature, arredamento, packaging e servizi. Tutto sui quasi 130.000 mq della Fiera di Rimini.

Da sottolineare che il Sigep è l’unica fiera al mondo dove viene completamente rappresentata la filiera del gelato artigianale in concomitanza con la  storica sezione della pasticceria, che per l’occasione raccoglie le più importanti aziende del settore degli ingredienti, passando per tutte le tecnologie, gli arredamenti, il packaging, le decorazioni e i servizi annessi. Qui si trova la più grande concentrazione al mondo di aziende del comparto. C’è anche la sezione dedicata al cioccolato, che riunisce il meglio delle aziende italiane e straniere produttrici, macchinari ed accessori per la sua lavorazione, compresi,  insieme ad eventi, concorsi e dimostrazioni dedicati al prezioso “cibo degli dei”. In un’unica fiera gli operatori possono incontrare le aziende più prestigiose dell’intera filiera del cioccolato abbinata alla grande tradizione dell’arte pasticcera. Al Sigep il cioccolato è sempre protagonista, come in tutte le grandi competizioni dedicate alla gelateria e alla pasticceria, più di una prova è affidata ai Maestri cioccolatieri.

Infine, non per l’importanza, ma “per destino…”, il caffè: al Sigep si snoda una straordinaria rassegna che parte dalle piantagioni nei paesi d’origine attraverso tutte le fasi della lavorazione, seguendo diverse modalità di estrazione, dalla “drupa” (il frutto) al “caracolito” (il seme che diventerà chicco) sino alla degustazione della bevanda. Presenti tutti i prodotti, le tecnologie con al centro l’Espresso. Con questa particolare vetrina, arricchita dai più prestigiosi marchi del Made in Italy, la manifestazione completa l’offerta espositiva rivolta ai bar/pasticcerie, bar/gelaterie, caffetterie e coffe&bakery, valorizzando al meglio tutte le connessioni tra le diverse merceologie. Il Sigep è il contesto ideale per lo svolgimento di tutte le finali delle competizioni del circuito Internazionale WCE (World Coffee Events), promosso dall’associazione di Speciality Coffee Internazionale.

Ultim’ora:
la squadra italiana trionfa al campionato europeo del gelato: ispirati dalle esibizioni del “Cirque du Solei”, Rosario e Vincenzo, con una monoporzione al vetro mandarino e mandorla, una torta gelato a sette strati e una vaschetta di cioccolato, hanno battuto le altre sei coppie di gelatieri europei e si sono assicurati la partecipazione al mondiale della gelateria del prossimo anno! L’Italia al Sigep di Rimini si è già presentata bene, perché nella finale de la Coupe du Monde de la Pâtisserie – svoltasi ieri a Lione – si è classificata terza (già oro nel 2021, su 17 Paesi partecipanti). Secondo posto alla Francia, primo al Giappone. Complimenti ragazzi!

Sono oltre 1.000 gli espositori al Sigep, che è così la più completa vetrina in Europa per i settori gelato, pasticceria, panificazione e caffè, tutto il meglio del Made in Italy e non solo…. Al taglio del nastro il presidente Confcommercio, Carlo Sangalli, il presidente dell´Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, Emma Petitti, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e il presidente IEG, Lorenzo Cagnoni.

“Gelato artigianale in ripresa dopo due anni di incertezza (grazie al Covid)…” questo il tema dei convegni previsti, che sotto la lente di esperti e addetti ai lavori, fanno il punto sullo stato dell’arte di uno dei settori fiore all’occhiello del made in Italy. In calendario anche le sfide tra pasticceri italiani Seniores e Juniores per il Campionato Mondiale.

In fiera, dal 21 al 25 gennaio 2023, in contemporanea con SIGEP, la 7a edizione del salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la panificazione, pasticceria e dolciario e macchinari inerenti.

 

 

 

L’ingresso alla manifestazione è riservato esclusivamente agli operatori professionali.
Quartiere Fieristico di Rimini
Via Emilia, 155 – 47921 – Rimini (RN)

Orari di apertura
9:30 – 18.00 / Ultimo giorno 9:30 – 17.00
La biglietteria online aprirà a breve


A Pennabilli è obbligatorio essere felici!

Ordinanza comunale (curiosa) regolarmente stilata, debitamente firmata dal sindaco Giannini e formalmente esposta per informare i cittadini della volontà del primo cittadino del centro in provincia di Rimini, che vuole vedere i suoi compaesani sorridenti, spensierati e, quindi, felici!

L’inviato del Tg2 – Antonio Farnè – è corso lì per verificare de visu, la faccenda.

Antonio Farnè: “Emozione, stato d’animo, proiezione del cuore, ricercata, inseguita, spesso fraintesa: cos’è la felicità? Nei secoli se lo sono chiesto schiere di filosofi, ma la domanda resta sospesa.  A Pennabilli, piccolo comune dell’alto riminese, c’è un sindaco che sul tema ha le idee chiare e la felicità – pensate – l’ha imposta per legge…”.

“In data 21 dicembre 2022, ho emesso un’ordinanza rivolta ai cittadini di Pennabilli – è Mauro Giannini, riconfermato sindaco al secondo mandato, che parla – ordinanza con la quale ho precisato: sorridete alla vita, aprite i vostri cuori, riempite di gioia chiunque voi incontriate!
E’ un messaggio morale che rivolgo a tutti gli abitanti. Ritengo che un sindaco – continua Giannini – debba anche lanciare dei messaggi, sia di educazione civica, che di educazione morale, soprattutto in questi posti montani, il sindaco, oltre a essere sindaco – non voglio essere blasfemo – ma a volte diventa anche sacerdote, psicologo, diventa avvocato, geometra, ma soprattutto diventa amico delle persone. Vedere, magari sui social, in televisione nei radio giornali, l’odio, la mancanza di rispetto che c’è tra persone che la pensano in modo diverso, non è una cosa bella… E’ questo il messaggio che io lancio a tutto il mondo, ma ovviamente io ho autorità su Pennabilli e io ho fatto l’ordinanza su Pennabilli!”

“Insomma – commenta Farnè – non un semplice consiglio, un esercizio retorico, ma un vero e proprio atto amministrativo regolarmente depositato presso la Prefettura di Rimini… Che sia proprio questo il segreto della felicità?” chiede il giornalista del Tg2 ai passanti lì a Pennabilli:

“Sicuramente aiuta (è una giovane donna che parla, riferendosi al provvedimento giurisdizionale) anche perché sorridere alla vita non significa non avere difficoltà, ma anzi che queste siano una motivazione in più, se affrontate con positività e un sorriso in più, sicuramente, è molto meglio!”

“Don Mirco, il suo gregge qui a Pennabilli, è felice? – chiede Farnè a don Mirco Cesarini parroco della chiesa di San Pietro in Culto – Motivi per essere felici qui ce ne sono tanti tra cui adesso questa ordinanza che è un augurio a cercare la felicità…”.  “Ci sprona a farlo – ribatte di par suo un altro cittadino di passaggio – Poi uno deve essere felice dentro e andare avanti in modo felice nella vita…”.  E un signore un po’ avanti negli anni, afferma: “La felicità è la cosa più bella del mondo. Se le persone sono felici, tutto gira bene!”

“Un buon dolce può aiutare ad essere felici? – chiede Farnè alla pasticcera del centro di Pennabilli – e lei, forse lapidaria, di rimando: “Può aiutare, ma sicuramente non basta.”

L’inviato del Tg2, dopo il breve sondaggio effettuato tra i cittadini pennesi, torna dal sindaco, riportandogli le impressioni raccolte e chiedendogli anche se per chi non rispettasse tale  ordinanza, siano previste sanzioni. “Assolutamente no – è perentorio Giannini – Ho dato disposizioni alla mia agente di polizia locale di vedere se c’è qualcuno particolarmente triste di capire quale sia il problema e di aiutarlo, eventualmente, e intanto, di regalargli un sorriso, cosa che fa bene a tutti…”

“Ma in fondo va bene così – chiosa Farnè – come sosteneva un pensatore moderno: la vita è troppo breve per non essere felici!”.

           (Antonio Farnè Tg2 Rai)


Nel Paese più bello del mondo, boom di presenze nelle città d’arte (e golose offerte per i turisti affamati…)

Questo lungo periodo di vacanza (per chi ha potuto…) si chiude con un bilancio positivo per il turismo. Grande affluenza di italiani e stranieri nelle canoniche località caratteristiche (Roma Napoli, Firenze e Venezia) e nelle tante città d’arte. Festività natalizie nel segno dell’arte e della cultura, dunque. E’ preceduto dal segno + il bilancio delle presenze nelle città turistiche e città d’arte nel periodo da Natale a Epifania, un’onda lunga iniziata dal ponte i Ognissanti, passando per quello dell’Immacolata e arrivata fino a questo week end, che manda in archivio le feste. Da nord a sud, tasso di occupazione delle camere d’albergo attorno all’80% con picchi al 90% in coincidenza del capodanno, una performance di tutto rispetto, che ricalca quelle di epoca “pre Covid”. Al top le mete tradizionali come Roma Napoli, Firenze e Venezia, dove si superano anche i numeri del 2019, ultime festività libere da restrizioni, complici anche le giornate di aperture straordinarie di musei, parchi archeologici e del bel tempo. Significativo il ritorno dei visitatori stranieri: nord Europa e Stati Uniti i principali mercati di riferimento, con incrementi stimati che si spingono fino al 15%. Pieno di arte e cultura nelle città di medie dimensioni, come Bologna, Ravenna, Ferrara, Pisa, prese letteralmente d’assalto, soprattutto da turisti italiani alla scoperta delle bellezze vicino a casa.

Quasi superfluo sottolineare il concomitante interesse, con contributo fattivo di assaggi e degustazioni, dei prodotti tipici delle zone sopraccitate, con preferenza (anche per questione economica) per i cibi d’asporto e street food!

A Venezia: per sopire gli appetiti golosi, si va per “bacari”, le caratteristiche osterie, dove si beve vino – il loro nome deriverebbe da Bacco – e si gustano i cosiddetti “cicchetti”, piccoli piatti come delle “tapas”, al gusto di baccalà mantecato, con polenta alle sarde, in saor, al crostino di pane con uovo e acciuga… Ci sono “cicheti” scartosso de pesse (cartoccio di frittura mista di pesce e crostacei) e pure mozzarella in carrozza alla veneziana, come se piovesse…  Anche dolci: “fritoe venexiane” (dolce fritto tipico simile alle castagnole) “bussolà” di Burano (dolce dell’isola a forma di ciambella); tutto quanto si può trovare alla Cantina Do Spade, in san Polo 859; alla Cantina Do Mori, in calle Do Mori, 429; all’Arco, calle Arco, 436; al Bacaro Risorto, in campo San  Provolo, 4700; alle Cantine del Vino già Schiavi,Fondamenta Nani, 992; all’Osteria al Portego, in calle de la Malvasia, 6014; Alla Vedova, Ramo Ca’ d’Oro, 3912; e al Bacarando in Corte dell’Orso, in Sestiere di S. Marco, 5495.

A Firenze: cibi d’asporto e street food da: Ino (via dei Georgofili, 3r/7r); Arà: è Sicilia (via degli Alfani, 127r); Aurelio il Re del Lampredotto (p.zza Bernardo Tanucci) lampredotto in zimino o alla carbonara, trippa, poppa, lingua e tanto altro! Il Cernacchio (via della Condotta, 38r) vera cucina toscana direttamente nel piatto: schiacciate, trippa, primi piatti, ma anche la “Toscana rustica” fra due fette di pane! La Divina Pizza (via Borgo Allegri, 50r) per le pizze, usano unicamente lievito madre vivo, farine macinate a pietra e prodotti genuini di prima qualità selezionati tra le eccellenze del territorio, provenienti da piccoli produttori italiani. L’impasto è altamente digeribile, profumato e fragrante grazie alla lievitazione di almeno 24 ore; Fast Sud gourmet (via Pier Capponi, 34 R) preparazioni espresse  con materie prime artigianali di alta qualità, BIO, DOP, IGP e presìdi “slow food” provenienti da aziende agricole certificate della Puglia e della Sicilia; Firenzen Noodle Bar (via Guelfa, 3) dove l’Oriente incontra l’Occidente… ristorante bar Asian Noodle con piatti tipici tailandesi, giapponesi, cinesi e poke. Vasta selezione di birre, vini, cocktail, drink, matcha e bubble tea. Infine I Fratellini (via dei Cimatori, 38r) minuscola e famosa panineria che serve classici panini a base di carne e formaggio con vino.

A Roma, basta andare da Mariolina (in via Panisperna 222 per ravioli, polpette e gli straordinari salumi e formaggi); poi da Sora Milvia per i fritti (la friggitoria romana a Ponte Milvio); e al Supplizio (via dei Banchi Vecchi, 143, supplì anche in versione vegetariana,  crocchette di patate affumicate e croccanti di baccalà e molti altri “street food”); una puntatina da Pork’n’Roll La Bottega (via Carlo Caneva 11\B  c/o Tiburtina: burger di suino allevato da loro, caciocavallo podolico, cavolo nero ripassato, sfoglia di patate al forno, hummus di ceci con il loro bacon); vale la pena anche “Er buchetto” (via del Viminale 2 F, storico e iconico bar/gastronomia per panini con porchetta stagionata e pane croccante); e al Mercato Centrale (via Giolitti 36 all’interno della “Cappa Mazzoniana” per pizza, carne, sushi, gelato, pasticceria, birreria, enoteca, ecc.); e ancora da “Il trapizzino” di Stefano Callegari (più noto come pizzeria al taglio “Sforno”, al Testaccio); e alla  Pastella (la bottega del fritto in viale Gottardo 39/41 nel quartiere Montesacro) e sempre a proposito di fritti… da I Supplì (in via San Francesco a Ripa 137, per pizza al taglio, piatti di pasta e snack fritti di carne italiani da portar via); e al Panificio Bonci (il “pizzarium” in via Trionfale, 36 pizze, pane e dolci a base di ingredienti biologici, tutto da asporto).

A Napoli, c’è di tutto: dalla pizza a portafoglio Antica Pizzeria Port’Alba in via Port’Alba, 18, da Gennaro Salvo, in via Toledo 244, Pizzeria Fortuna, in via Mancini 8 e, in centro storico, in via dei Tribunali, sia la Pizzeria Decumani che la Pizzeria Di Matteo, lì solo pizza a portafoglio “margherita” e “marinara” oltre alla sua inimitabile frittatina di pasta! Poi andiamo di “Taralli napoletani”, quello con ‘nzogna (sugna) pepe e mandorle intere: da Leopoldo di famiglia Infante (via Foria 212 sede storica) poi in piazza degli Artisti 6/7, in via Chiaia 258/259, in via Scarlatti 82, in via dei Tribunali 49, in via Toledo 371); o alla Taralleria napoletana in via San Biagio Dei Librai 3. Ancora degustazione di “Cuoppo”: esistono tre tipi di “cuoppo”: quello di pesce (con alici e baccalà fritti, zeppoline di mare con alghe, anelli di calamari e moscardini impanati e fritti) quello di terra (con crocchè, arancini, zeppoline di pasta cresciuta, verdure in pastella e frittatine di pasta, fiori di zucca lisci o farciti con la ricotta, mozzarelline fritte) e il più recente, quello “dolce” (bocconi di pasta cresciuta e zeppoline, fritte e passate nello zucchero semolato). Cuoppi anche in via San Biagio Dei Librai, 23 dove gustare i “crocchè” con provola e speck, serviti nel famoso cono di carta; Friggitoria Vomero in piazza Fuga, al quartiere Vomero, gestita da Filomena, Patrizio e Antonio Acunzo: dalle zeppole ai panzarotti, dagli scagliuozzi agli arancini, dai fiori di zucca alle melanzane fritte. Il suo successo è legato alla croccantezza della frittura, leggera ed economica. E ancora, Friggitoria Fiorenzano, via Pignasecca, 48, paste cresciute, crocché, arancini, frittatine di pasta, pizze fritte e altro. Da provare: il “sigaro cilentano”, antica tradizione culinaria di Palinuro e il panino fritto. E ci sono anche ghiotte “dolcezze”! Babà, sfogliatelle (anche sfogliatelle al babà) e fiocchi di neve (soffice brioscina dal candido ripieno… e la “polacca aversana” (guscio sottile di pasta tipo brioche farcito con abbondante crema pasticcera e amarene sciroppate) tutto ciò alla Pasticceria Poppella in via Arena della Sanità! E per finire in gloria… una bella e buona limonata “a cosce aperte” nel chioschetto di piazza Trieste e Trento, ormai tappa fissa per i turisti di ogni parte d’Italia e del mondo!

Noi lo sapevamo già (da sempre!) ma sono i turisti che hanno deciso che il paese più bello del mondo… è l’Italia! Per gli impareggiabili tesori artistici, storici e architettonici, per i piccoli borghi e le cittadine quasi sconosciute, accanto a città assolutamente uniche (come quelle sopraccitate, solo perché le più visitate) per le splendide montagne, per il mare che non ha nulla da invidiare ai Caraibi e, inoltre… come si mangia qui!

     (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Il luogo del sogno, della memoria e dei sapori? Rimini!

Il mare si fonde con la nebbia, l’inverno a Rimini è così: onirico, fiabesco, ovattato, dolcemente triste. Da un momento all’altro – lavorando con un po’ di fantasia – qui potrebbe sbucare il piroscafo Rex, di felliniana memoria…

Ecco, Federico Fellini, un gigante nella storia del cinema, figlio illustre di questa città che ambiziosamente si affaccia sull’Adriatico.
La domanda di rito è: cosa rappresenta Fellini per la città? E, Emanuele Burioni, direttore APT Servizi (Azienda di Promozione Turistica Emilia Romagna) risponde: “Fellini è uno dei simboli della città, è quello che ha trasmesso valori nell’immaginario collettivo di questa bellissima città. E’ un personaggio cui tutti i riminesi sono legati e che ha permesso all’intero paese di acquisire una notorietà, in ambito cinematografico, unica al mondo.

E Rimini, che sul turismo ha costruito un’industria conosciuta nel mondo, al grande Federico ha dedicato un tour attraverso i suoi luoghi dell’anima: il Grand Hotel, la struttura dal fascino ancestrale, simbolo dei desideri proibiti; il molo, meta invernale dei “vitelloni”; il cinema Fulgor, l’occhio sul mondo, luogo d’incontro con il cinema americano; il ponte di Tiberio, attraversato in “Amarcord” dalla “Mille miglia” e il “rinoceronte malato d’amore” protagonista della scena finale del film “La nave va”…

E’ ancora Burioni che parla: “Federico Fellini ci ha dato delle grandi opportunità: da qualche anno stiamo lavorando sui percorsi del “cine-turismo” in Emilia Romagna e naturalmente quello dedicato a Fellini è uno dei più apprezzati. Turisti sì italiani, ma soprattutto stranieri che vogliono venire nella città, nel nuovo centro storico che è stato tutto completamente rivisto per visitare i musei e il cinema Fulgor, lì dove è nata la magia del cinema di Fellini…

E’ una Rimini che guarda al passato, pervasa dal profumo dei cappelletti in brodo e dal sapore intenso del Sangiovese: Ma poi, partendo dal Fulgor, si volta l’angolo e ci si imbatte in una città diversa, quella a dimensione di giovani e la prospettiva sul futuro, dove cappelletti e Sangiovese, lasciano spazio ad altre specialità…

“Il centro di Rimini, all’ora dell’aperitivo, si anima sempre di più” – è Leonardo Para, titolare di  noto locale in piazzetta San Martino, che conferma il trend in atto – “Ci sono tanti giovani in giro e per loro, questa è la nostra offerta: è il nostro panino, il “Gigione” in particolare, che rievoca il personaggio felliniano del documentario-film “I clown”, è composto da un pane artigianale, fatto  da noi, con all’interno crema di mozzarella di bufala, rucola, funghi freschi, tartare di manzo e un’abbondante grattugiata di tartufo nero. Mentre il cocktail più richiesto, è il nostro “Americano speciale”: una miscela di due bitter diversi, scorza d’arancia e limone, breve shakerata e, per finire, l’ingrediente “speciale”: una crema di caffè che lo rende unico!”.

APT Servizi
P.le Fellini 3
47921 Rimini
centralino 0541 430 111
ufficio stampa 0541 430190

 

             (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Gradara: obbligatorio andarci per storia, monumenti e gastronomia

E’ considerato uno dei borghi più belli d’Italia Gradara, di inconfondibile impronta medievale, è arrampicata sulle morbide colline marchigiane, dove già si respira l’aria di mare.
Posto piccolo, ma sicuramente da vedere… Lì c’è tanta storia e quante se ne potrebbero raccontare. Gradara, nel corso dei secoli ha visto aspre battaglie proprio per la sua posizione strategica, esaltata dall’imponente rocca che domina il borgo medievale. Ma Gradara è celebre soprattutto per aver fatto da sfondo al tragico amore tra Paolo e Francesca, reso immortale da Dante nel quinto canto dell’inferno.

La guida turistica Francesca Volpini spiega che la rocca è definita anche “castello dell’amore” perché sono tante le coppie che giungono a Gradara per godersi uno degli ambienti più suggestivi che è la camera di Francesca che conserva tutti gli elementi del mito.  Un viaggio senza fretta che punta sulle sensazioni perché sembra di tornare indietro nel tempo: “E’ il sito più visitato delle Marche – asserisce la Volpini – Vi arrivano anche oltre cinquecento mila persone nel corso dell’anno”!

La storia che non è leggenda: “Amor, che a nullo amato amar perdona…” cioè, amore che (non) perdona a nullo (di) amar (chi è) amato; per Dante è “l’amore che vieta, che non consente a nessuno di amare chi ha già un vincolo d’amore”, riferendosi appunto alla passione proibita di Francesca per Paolo (personaggi storici, realmente esistiti con vicenda ben documentata) poiché entrambi già legati sentimentalmente e per questo, li mette nella schiera dei “morti per amore” (nel girone dei “peccator carnali” ovvero, i lussuriosi, nel canto V dell’Inferno della Divina Commedia); Paolo e Francesca, sono scoperti dal marito di lei – Giangiotto –  proprio nel momento in cui si scambiano un casto bacio, mentre leggono la storia di Lancillotto e Ginevra (“Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse” verso 136 sempre del Canto V).  Paolo tenta di fuggire scappando da una botola, ma la camicia si impiglia a un chiodo.  Quando Giangiotto sta per colpirlo con la spada, Francesca si frappone ai due, per salvare Paolo, così Giangiotto li trafigge entrambi a morte.

Gradara è nota per lo splendido castello che fece da cornice alla arci nota storia d’amore (copywriter Dante Alighieri). Tanti l’hanno visitata ancora imberbi (in gita scolastica) altri nelle incursioni nell’entroterra, in occasione delle ferie estive (è a una ventina di chilometri da Rimini) ed è pure frequentata dai “gourmet”, perché lì si mangia molto bene! Infatti, nel borgo, si trovano le botteghe specializzate in enogastronomia che propongono salumi, formaggi, olii d’oliva, pasta, confetture, miele, vini, birre, dolci… Poi ci sono bar, appunto piadinerie e  osterie, pizzerie e stuzzicherie, che non deludono mai le aspettative, anche per il perfetto rapporto tra palato e portafoglio.  Per uno spuntino veloce, la fanno da padrone la “piadina” e i famosi “crescioni di Gradara” farciti solitamente con erbe selvatiche. E nei ristoranti convive il menù “mare monti”: si va dalla zuppa di cicerchia, magari con crescia sfogliata, ai rinomati “vincisgrassi“, dal brodetto all’anconetana, al coniglio in porchetta con funghi infornati, fino alle ciambelle di Pasqua… Per annaffiare tutto questo bendidio, bianchi, rossi e rosati, fermi e spumanti – tra gli altri, Don Bartolo, Falliero, Solco, Valturio, Lubac e Balon – poi a Gradara si svolgono diversi eventi come “CASTELLO DI…VINO” Wine tasting & street food e GRADARA WINE PASSION che sono ottime occasioni per degustare i nettari della zona realizzati da vignaioli artigiani che hanno fatto della produzione di qualità, in armonia con la natura, la loro vocazione.

Gradara caratteristica: la visita guidata si svolge nel borgo, nelle grotte, intorno alle mura e sopra i camminamenti di ronda. La durata è di circa un’ora e il costo è di 15,00€ a persona, incluso l’ingresso al museo storico. Inoltre vale la pena fare anche una puntatina a palazzo Rubini Vesin, antica dimora signorile del settecento edificata da un nobile locale; è un palazzo con scalone monumentale impreziosito da opere pittoriche di pregio, di grande e piccolo formato. Da vedere anche un altro palazzo: il Morandi Bonacossi, anch’esso facente parte dell’edilizia nobiliare tra il sei e il settecento… Poi, ancora, c’è porta dell’Orologio, la chiesa del Santissimo Sacramento e non si può perdere il bosco di Paolo e Francesca e la “passeggiata degli innamorati”….

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)

Orari visita rocca di Gradara:
da martedì a domenica dalle 09:30 alle 19:00 (chiusura biglietteria 18:15)
lunedì orario ridotto: dalle 09:30 alle 14:00 (chiusura biglietteria 13:15)


Villa Verdi salvata dall’abbandono. La dimora del maestro sarà museo pubblico

E’ di ieri la notizia, finalmente, dello stanziamento del Governo Meloni di 20 milioni di euro dalla legge di bilancio approvata dalla Camera nel bilancio dello Stato 2023, per “salvare” villa Verdi a Sant’Agata di Villanova, in provincia di Piacenza, dove per oltre cinquant’anni (dal 1848 fino alla morte nel 1901) il “maestro” scrisse tutte le sue opere e da dove dirigeva tutte le imprese agricole che possedeva. La sua nascita fu registrata obbligatoriamente nel comune di Busseto, allora piccola capitale del dipartimento napoleonico che inglobava terre piacentine e parmensi, ex dominio dei principi Pallavicino. Di Giuseppe Verdi, fra i più grandi musicisti e forse il più grande operista del mondo, si parla pochissimo della sua verve agricola e anche come cultore della tavola conviviale. Villa Sant’Agata, come spesso denominata, era al centro di una proprietà terriera diffusa in più aziende per ben oltre 11.000 pertiche piacentine con allevamenti di mucche il cui latte era destinato alla produzione del formaggio Grana Padano. Almeno due le ricette fisse al suo desco, direttamente dettate dal maestro: il risotto e la spalla di maiale cotta due volte. Appassionato di vino rosso toscano e borgognone, di bollicine dolci italiane (all’epoca erano le uniche di pregio) e del brut-secco francese.

Villa Verdi, al centro di una diatriba di eredità, da decenni, casa museo privata del maestro, è stata chiusa recentemente per essere messa all’asta. Un patrimonio ristrutturato nel 1849 e nel 1880, visitabili le stanze di Giuseppina Strepponi (seconda moglie di Verdi) lo studio di composizione, le camere da letto con tutti gli arredi originali, comprese lv teche e le vetrine con tutti i documenti e gli oggetti personali con tutte le copie originali delle opere verdiane.
Lo stesso parco che circonda la villa (compreso la cavallerizza dove teneva cavalli e carrozze)  è stato disegnato dal maestro il quale era solito visitare quotidianamente tutte le fattorie della proprietà, parlando con i fattori e dando egli stesso ordini sulle coltivazioni. In primis per il fieno del bestiame, ma anche per la vigna, per il pomodoro, i cereali e la barbabietola da zucchero. In questo giro era solito fermarsi anche in qualche altro casale del piacentino per parlare con i contadini. Usava sempre il calesse in qualunque stagione. La vita di campagna del maestro e le sue innovative tecniche agricole stavano molto a cuore ai piacentini. Verdi nacque a Roncole e studiò a Busseto, poi fu a Milano con le sue prime composizioni, ma tutta la vita musicale e sentimentale si svolse fra l’ex hotel San Marco, in via della Cittadella a Piacenza, quando partiva per le tournée e le visite milanesi e villa Sant’Agata. Una scelta di vita di campagna molto chiara, la sua. Per questo Piacenza sente Giuseppe Verdi piacentino, anche perché i genitori erano piccoli commercianti, appunto piacentini, di Villanova e di Cadeo.

Il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, ha inserito nel recente bilancio approvato dal Governo Meloni, uno stanziamento di 20 milioni di euro per mantenere viva la storia della villa e perché il suo patrimonio non vada disperso e sia fruibile dal pubblico e dai tanti estimatori mondiali. Una richiesta partita dai piacentini, dagli appassionati e dai parlamentari piacentini che ha trovato nel presidente (Bonaccini) e nell’assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna, due sponsor di peso, già disponibili a intervenire per salvaguardare un patrimonio nazionale (Mauro Felicori ) in quanto la villa rientra già nelle “Case di personaggi illustri”.  Uno sforzo che ha dato un ottimo risultato, hanno dichiarato Bonaccini, Felicori e l’on. Tommasi Foti, piacentino e capogruppo alla Camera. Ora tutti insieme occorre lavorare perché questo luogo verdiano e tutto quello che contiene e che rappresenta per la vita e gli impegni del maestro, sia tutelato per sempre e valorizzato per attrarre estimatori, visitatori e  artisti, giovani musicisti.  E’ sempre in questa villa-museo e nella terra di Piacenza che il maestro diede vita a quella innovativa musicalità teatrale patriottico romantica, simpatizzante della risorgimentale unità italica, dove si dedicò alla filantropia con lasciti e donazioni per gli artisti meno fortunati, con la fondazione di un ricovero, la costruzione dell’ospedale locale di Villanova, l’assistenza ai giovani musicisti, oltre che alla cura delle terre e alla passione della cucina. Moltissimi sono i documenti privati del maestro che i piacentini possiedono anche in originale, oltre a quelli depositati e legati alla proprietà della villa, ma velocemente trasferiti e portati a Parma improvvisamente, quasi di nascosto da parte della sovrintendenza di Parma! No comment.

Nel progetto di salvaguardia del patrimonio di Giuseppe Verdi e di villa Verdi, rientra a buon titolo anche l’ex San Marco a Piacenza (abbandonato da decenni) di proprietà del Comune e dell’Asl della città di Piacenza, a due passi dalla galleria della Camera di Commercio dove lo stesso maestro sostava nel giorno di mercato (il mercoledì)  per incontrare altri agricoltori e amici e dove dormiva la notte precedente prima di prendere il treno per Milano, per Parigi, per Vienna. Un luogo strettamente legato alla vita-storia del maestro Verdi e con villa Sant’Agata che necessita di pari passo di riprendere vita e corpo proprio in sintonia con le opere, lo studio, le passioni, gli obiettivi anche sociali e solidali espressi dal maestro per 50 anni di comunanza piacentina. Oggi l’antica Filodrammatica e la scuola di musica di istruzione superiore “Conservatorio Nicolini” possono entrare nella progettualità di salvaguardia della villa per dare vita a un “polo verdiano”, dalla musica alla agricoltura, dalle lettere personali alla cucina, dagli spartiti ai ricordi di viaggi europei, nel ricordo filantropico dell’assistenza dei musicisti dimenticati e dei giovani talenti. Tanti contadini di allora ricordavano il maestro come burbero e distaccato, ma molto generoso, attento ai bisogni dei più emarginati. Nel San Marco piacentino può nascere una “seconda tappa” del polo verdiano strettamente connesso con la formazione musicale di artisti dell’opera e la vita ottocentesca dei prodotti agri alimentari che hanno segnato l’autentica e unica tipicità piacentina,  poi successivamente copiata da altre città confinanti.
(Giampietro Comolli)

Ultim’ora:
stabilita dal Tribunale di Parma una base d’asta attorno ai 30 milioni di euro per villa Verdi (compresi i circa sette mila e seicento pezzi inventariati e catalogati); per avere una stima precisa bisognerà aspettare che la perizia sia presto studiata nel dettaglio e comunque, il lotto è indivisibile e protetto da vincoli, quindi niente può essere venduto separatamente. Il presidente del tribunale precisa che lo Stato ha il diritto di prelazione e nulla può cancellare i vincoli conservativi imposti dai Beni artistici. (NDR)


I buoni auspici per l’anno nuovo passano anche per la tavola!

Tra san Silvestro e capodanno, superstizioni e rituali da seguire per attivare i migliori auspici, sono seguiti dai più. Non devono mancare: il bacio sotto al vischio, per la buona sorte della coppia; un indumento di colore rosso, che  porta fortuna; il botto dello spumante stappato, per scacciare gli spiriti maligni; le fiamme dei fuochi d’artificio, per illuminare il nuovo anno, uscire di casa con dei soldi in tasca il primo di gennaio e le lenticchie che rappresentano sempre soldi.

E proprio a tavola, con i cibi, gustati nel cenone di san Silvestro, si perpetuano i riti della tradizione più diffusi che dissimulano spesso una complessa simbologia, nata con i popoli indoeuropei e che arriva fino al cristianesimo, passando per la cabala. Comunque tutto sta ad augurare buona sorte, abbondanza, salute, soldi e allegria!

Ogni piatto ha un significato e trasmette un messaggio: tra i più beneauguranti, le lenticchie, simbolo di ricchezza e prosperità fino dai tempi dei Romani, perché simili a monete, grazie alla caratteristica forma tonda e appiattita; secondo la credenza popolare garantiscono a chi le mangia la sera del 31 dicembre un anno di successi economici. Le più pregiate, per qualità e popolarità, sono quelle di Castelluccio di Norcia (PG) che hanno vissuto momenti di grande notorietà durante il terremoto del 2016 per aiutare la ricostruzione con la vendita. Poi ci sono quelle di Ustica (PA) molto più piccole, quasi microscopiche, al contrario di quelle giganti e verdi di Altamura (BA). Con le lenticchie, non possono mancare zampone e cotechino che vengono dalla tradizione nostrana, apprezzata da grandi e piccini. Le origini della ricetta risalgono all’anno 1511 quando a Mirandola (MO) sotto assedio delle truppe del Papa, il filosofo e umanista Pico della Mirandola, propose ai concittadini di macellare tutti i suini mettendone la carne all’interno della cotenna (del budello, o naturale o, oggi, artificiale) e delle zampe anteriori del maiale, con delle spezie, per far sì di conservare tutto il più a lungo possibile e, quindi, per resistere all’assedio. Tale strategia fu così vincente, che i mirandolesi, anche a ostilità terminate, continuarono a conservare il goloso impasto di carne di maiale e spezie, introducendo, appunto, zamponi e cotechini come piatti della loro tradizione culinaria.

Dunque il maiale – del quale “non si butta via nulla” – per storia, tradizione e superstizione è ancora protagonista della cucina, come simbolo di abbondanza e, sposato proprio con le lenticchie,  oltretutto, apporta nutrienti utili alla salute: proteine nobili, vitamina B12, zinco, selenio, magnesio, sostanze che, in associazione ai grassi, danno il loro contributo importante a  una sana alimentazione.

Tra le tredici pietanze del “cenone” sono inclusi i primi (specie il riso: il riso è da sempre considerato un portafortuna di più con la melagrana o cotto in acqua di mandorle) e secondi a scelta, a cui si aggiungono vari contorni (bietola, cavoli e prezzemolo fortunati e di stagione, perchè il loro colore verde ricorda quello dei dollari e è anche il colore della speranza e del rispetto per l’ambiente!) Anche ceci e fagioli portano fortuna, come il peperoncino, che difende dal malocchio (appeso nelle case e messo sotto il cuscino dell’amato/a, per scongiurare le infedeltà coniugali…). E ancora, pane e bevande e, non può mancare il vino. Infine, la frutta di stagione, quella secca (noci, nocciole, arachidi, uvetta, mandorle, fichi e datteri tutti simboli ben auguranti) e specie l’uva per abbondanza e allegria – la tradizione spagnola vuole che allo scoccare della mezzanotte si mangino almeno dodici acini, uno per ogni mese del nuovo anno – e i mandarini, che per il “Feng Shui” cinese, sono portafortuna per eccellenza, per la forma sferica che richiama l’infinito, dopo di che, i dolci, magari preparati a mano e panettoni, pandori, meglio se artigianali.

Al pranzo di Capodanno si consiglia di evitare granchi e aragoste perché camminano all’indietro e sono, perciò, simbolo di arresto al progresso e anche piatti a base di qualsiasi volatile, perché così la fortuna… potrebbe volare via!

Sempre per i più “credenti” pulire con una miscela di aceto, bicarbonato di sodio e limone le superfici come quelle della cucina perché con lo sporco, si allontana anche la sfortuna dagli ambienti della casa. Di buon auspicio anche buttare le cose rotte e vecchie, come i piatti sbeccati o la scopa consumata, poi, tenere a portata di mano corni rossi, ferri di cavallo, magari una coccinella, del bamboo, che porta prosperità, del sale, protezione, dei fiori, che sollevano l’umore, delle candele bianche, che portano buone vibrazioni e un’immagine religiosa, come simbolo di pace. Da non fare: dormire davanti allo specchio, non girare il pane, non aprire ombrelli in casa. Non regalare(non ricevere) oggetti capaci di pungere che sono sinonimo di disgrazia e dolore come spille, coltelli, forbici, poi evitare fazzoletti, scarpe, perle, portafogli (anche se con una moneta al suo interno) e salvadanai.

Allora, tanti auguri, ai convinti superstiziosi e agli scettici che “non ci credo, ma… perché no?” che, con le gambe sotto la tavola imbandita nella notte di San Silvestro, più che in ogni altra occasione, fanno godere gola e palato per garantirsi prosperità e buona sorte…
Allora, Buon Anno e Buone Feste a tutti!


Corte Scanarola – agriturismo e ristorante a Ro Ferrarese – sempre alla ribalta, per il gran cuore…

Per arrivare a Ro ferrarese per mangiare alla Corte Scanarola, o per passare un piacevole week end, basta valutare la fama che si è costruita nel tempo, le recensioni sui social e il consiglio dell’amico che ci è già stato (e ci torna regolarmente…) perché Corte Scanarola è un agriturismo nelle campagne del ferrarese, che propone un’ottima cucina tradizionale e genuina,

Il locale è molto ampio, si vede che è stato appena rinnovato, è ampio e lussuoso, con grande piscina all’esterno, in mezzo ad un bel giardino. All’interno è in stile tradizionale e allo stesso tempo moderno. Senz’altro molto adatto per cerimonie, feste, per Karaoke con amici, ma anche per coppiette…

Poi Corte Scanarola è sempre una valida garanzia per chi ama mangiare bene: il tagliere è superbo e già da solo vale la cena, poi, antipasti misti: salumi, formaggi, pinzini, tortino di zucca e di formaggio;

Ottimi i primi come gli gnocchetti e (da provare!) tagliatelle o tagliolini al tartufo. Volendo la paella, tutto con ingredienti di prima scelta e sicuramente dalla freschezza indiscutibile (no cibi da Metro o supermercato).

Squisita la carne: dalla grigliata mista, fino alle bistecche alla fiorentina di Angus e/o Chianina (servite su pietra ollare).

Volendo qualcosa di meno impegnativo, ma pur sfizioso, è grande la scelta di pizze cotte al forno a legna… E pure dedicate al periodo natalizio!

Per chiudere: dolce, caffè e limoncello vengono da sé.

Complementare alla soddisfazione di palato, papille gustative e gola, sono il servizio rapido e impeccabile, la simpatia e la cortesia del personale di sala e, concludendo con il conto in mano, il buon rapporto qualità prezzo! Insomma, a Corte Scanarola dai titolari ai camerieri, tutti  hanno a cuore la soddisfazione di clienti e amici, perchè tutto quello che si fa lì… si fa sempre con tutto il cuore!

In questo periodo dell’anno, Corte Scanarola ha proposte mirate per la clientela che vuole festeggiare – senza più norme anti Covid – il periodo natalizio e la festa per l’ultimo dell’anno. Consideratele!

Corte Scanarola
Via Provinciale 24
Ro Ferrarese
Cell. 328 953 6478
@corte.scanarola


Anolén, turtlén et caplèt… jén dla stesa rasa… Tutti di pasta ripiena, tutti realizzati lungo la via Emilia!

Gesti che diventano automatismi, sotto Natale si fanno più intensi… Lungo la via Emilia la tradizione è fatta di ricette antiche, piatti simili, ma diversi: a Parma si chiamano “Anolini”.

Anolini (anolén)  … “Fa tant tordlén rotond, picén picén, e inventa äd sana pianta j Anolén!”
Davide Censi – ristoratore in Parma (“Parma Quality Restaurants“ e patron della Trattoria Antichi Sapori): “E’ una pasta ripiena che nasce qui nel XII secolo circa ed è entrata in tutte le case dei parmigiani.  E’ un piatto della festa che unisce tutte le famiglie. E’ fatto con una pasta all’uovo ripiena di stracotto di manzo, Parmigiano e uova. Per il brodo: polpa di manzo (scamone e punta di petto) cappone o gallina possibilmente ruspante, un osso spugnoso, grossa cipolla, sedano carota e pomodoro maturo, sale. Per la sfoglia: farina, uova intere (da 80 g) sale. (Per lo stracotto: in una pignatta di terracotta rosolare le verdure nel burro, aggiungere la carne, coprire con il brodo. Lasciare cuocere lentamente per circa 12 ore, coprendo con una vecchia fondina che lasci lentamente gocciolare dalle piccole crepe vino rosso. A metà cottura aggiungere un cucchiaio di salsa di pomodoro. A cottura ultimata la carne deve essere quasi completamente sfatta e trasformata in un sugo ben denso). Andiamo a introdurre il ripieno nella sfoglia che abbiamo tirato sottile, andiamo a chiudere e poi tutto a cuocere nel nostro brodo per circa due minuti. L’anolino di Parma è pronto per essere gustato”.

Tortellini (turtlén) …” Quissti sé ch’i én turtlén ch’i s fan dèr dal lò”…
Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino bolognese è indispensabile disporre di un ottimo brodo di cappone. Spostandosi verso est sulla via Emilia, si arriva nel capoluogo, Bologna, detta “la grassa” per la sua ricca cucina. Tante le ricette e nel menù delle feste, non possono mancare i “Tortellini”…

“La tradizione del tortellino in brodo durante le feste natalizie, è usanza antichissima, risale addirittura al XII secolo – il ristoratore Dino Olimpi (Trattoria ‘Nonna Rosa’) spiega – Il tortellino è una pasta all’uovo ripiena, delle dimensioni di un mignolo, infatti viene chiuso attorno al mignolo, ripiena di mortadella, prosciutto, grana, lombo di maiale, un po’ di noce moscata, sale e pepeQuesto è il ripieno da mettere dentro al tortellino”.

Preparazione: tenere il lombo a riposo per 2 giorni coperto da un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio, quindi cuocere a fuoco lento con un po’ di burro e togliere il battuto. Dopo di che, tritare finemente lombo, prosciutto e mortadella, impastare tutto con Parmigiano e uova, aggiungere la noce moscata. Mescolare a lungo l’impasto e quando è ben amalgamato, lasciarlo riposare un giorno intero. Poi, riempire i tortellini. Tempo quattro minuti di cottura in brodo rigorosamente di cappone e i tortellini sono pronti”.

 

 

(Fatti a Bologna, ma gustati a Bibulano frazione di Loiano (BO) quelli di Milena Spagna, sono i tortellini più buoni mai mangiati… NDR)

 

 

Cappelletti (caplèt) … “L’âcva la fà i caplèt: l’acqua fa i cappelletti, riferito allo spruzzo di forma circolare che fanno le gocce d’acqua quando piove forte”…
Il viaggio attraverso i sapori di una terra porta a lambire il mare: la Romagna risponde e rilancia con i suoi “Cappelletti”…

“E’ un piatto di antiche origini, addirittura del 1500…  -dice Fabrizio Salvadori ristoratore di Rimini (pub Hasta Luego, ristorante L’ingrata e il Circus) – “Cappelletti”, o meglio “caplet”, vuol dire cappello, riferito a quello del prete o del contadino è pasta ripiena che si usa mangiare per le festività. Gli ingredienti sono: maiale, manzo, un po’ di ricotta, un po’ di Parmigiano, un po’ di limone e noce moscata“. Preparazione: lavorare pasta fresca e uova con la forchetta fino a ottenere un panetto morbido, compatto e elastico. Avvolgere il panetto con pellicola per alimenti e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per mezz’ora. Intanto in una padella mettere il trito di sedano, carota e cipolla, aggiungere le due carni macinate e rosolare bene, mescolando spesso. Sfumare con vino bianco e proseguire la cottura, poi spegnere il fuoco e lasciare intiepidire tutto. Mettere in un mixer il Parmigiano grattugiato, aggiungere la carne macinata tiepida (scolando eventuale fondo di cottura rimasto) aggiungere l’uovo, un pizzico di sale ed una grattugiata di noce moscata e frullate tutto. Si ottiene così una crema morbida (se troppo morbida, aggiungere pangrattato) da trasferire in una ciotola e lasciarla raffreddare. Creare una polpettina con il ripieno di carne e sistemarlo al centro di ogni quadratino. Lasciare asciugare per un paio d’ore, poi procedere alla cottura. I cappelletti vanno serviti in brodo di gallina (e come dice il detto: gallina vecchia fa buon brodo…) e gli odori: pomodoro cipolla carote e sedano. Tempo di cottura, cinque minuti e i cappelletti sono pronti per essere serviti!

 

Insomma, la sostanziale differenza sta tutta nel ripieno, ma l’obiettivo è lo stesso: far sentire l’abbraccio delle feste e scaldare umore e corpo, anche nei giorni più freddi…

 

 

 

   (Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


Arte e cultura sotto l’albero: 12 originali idee regalo in Emilia-Romagna

Opere e libri d’arte, visite nei musei, spettacoli teatrali: sono tante e inconsuete le proposte regalo per il Natale 2022 in Emilia Romagna da mettere sotto l’albero degli appassionati – 12 tra le tante idee regalo sono: dai pittori di Pompei alla Ceramica Faentina, dalle “gift card”, veri e propri passe-partout per le rassegne nei più belli teatri della Regione o per entrare in tutti i monumenti di una città, alle opere grafiche degli anni Cinquanta e al Rinoceronte felliniano – Regali che sono anche un invito all’esperienza speciale di una visita in una delle bellissime Città d’Arte della Regione, tra luminarie d’autore, mostre e  cucina tipica

Per gli appassionati di arte e per far risplendere il Natale di una luce tutta nuova, fatta di emozioni e grande bellezza, in Emilia Romagna, regione che vanta 12 Città d’Arte, 211 Teatri e 552 Musei, ecco 12 idee da cogliere per donare qualcosa di originale e indimenticabile. L’invito è sostituire il “solito regalo” con un dono che farà felice l’amico o il parente ‘art addicted’. Che sia un’opera d’arte, un biglietto per uno spettacolo, l’ingresso a una mostra o una ceramica artigianale, lo scopo è sempre lo stesso: regalare un’esperienza. E l’acquisto diventa anche un invito a gustare la buona tavola che ogni territorio offre, passeggiando tra le luci artistiche di Natale che donano un’atmosfera unica alle città in questo periodo dell’anno.

 

Partiamo da Bologna dove la bellissima mostra “I pittori di Pompei” dà la possibilità di regalare un biglietto di ingresso per visitare questa esposizione che ha raccolto i grandi affreschi staccati dalle dimore pompeiane: oltre 100 opere che esplorano la società del I secolo d.C. Il biglietto regalo costa 10 euro anziché 16 (oltre i diritti di prevendita) e chi lo riceve può usufruirne in qualsiasi momento fino alla chiusura della mostra prevista il 19 marzo 2023 (www.ipittoridipompei.it).

Sempre a Bologna regalare la cultura è ancora più facile, grazie alla Card Cultura (25 euro, 15 per gli under 26) e alla nuova Card Cultura Light (5 euro). Per 12 mesi si può usufruire di ingressi gratuiti o ridotti in musei,mostre, teatri, festival, cinema e concerti  in regione (https://www.cardcultura.it/).

Emilia Romagna Teatro propone l’idea per il regalo di Natale agli appassionati che consiste in una Christmas Card ERT comprensiva di 2 ingressi a scelta nei teatri del circuito ERT per gli spettacoli in programma nei mesi di gennaio e febbraio 2023. La card è accompagnata da un dolce Fabbri 1905, da gustare in compagnia per rendere ancora più piacevoli le feste. Info: https://bologna.emiliaromagnateatro.com/

A Parma fino al 24 dicembre alla biglietteria di Fondazione Teatro Due sarà possibile acquistare la Carta Natale: due ingressi a 30 euro per la stagione 2022/2023 di Fondazione Teatro Due. I fortunati destinatari del regalo potranno scegliere tra moltissime proposte, classici e drammaturgie contemporanee, drammi e commedie con grandi interpreti della scena nazionale (https://www.teatrodue.org/carta-natale/).

A Reggio Emilia l’idea regalo di Palazzo Magnani si chiama Carta Amici. Questa card permette di vedere le mostre allestite al Palazzo nei prossimi 12 mesi e partecipare alle inaugurazioni e a visite private riservate. Comprende anche l’omaggio per il Festival Fotografia Europea, riduzioni per i Teatri di Reggio Emilia, sconti su cataloghi e gadget del bookshop e tanti altri vantaggi. Si può scegliere la card più adatta tra Individual (50 €), Double (80 €), Young (25 €) e Family (100 €) per un regalo lungo un anno (https://www.palazzomagnani.it/myfpm/cosa-puoi-fare-su-myfpm/amici-di-palazzo-magnani/).

Visit Modena gift card” è il regalo per chi vuole visitare la città della Ghirlandino e provare le diverse esperienze che offre. Dalla cultura, all’outdoor, ai motori e ai sapori, dalla guida di una fuoriserie alla visita ai centri storici del territorio, pagando con la gift card fino al suo esaurimento. Si possono scegliere diversi valori a partire da € 10. È una carta virtuale associata ad un codice che permetterà di acquistare una o più esperienze presenti sul sito www.visitmodena.it/it/esperienze/visit-modena-gift-cards.

A Ferrara si chiama MyFe la carta turistica che permette di visitare musei e monumenti cittadini oltre ad avere l’esonero della tassa di soggiorno per due giorni. La carta permette anche l’ingresso a spettacoli e concerti al Teatro Comunale di Ferrara, il servizio navetta Bus&fly e biglietto ridotto per l’ingresso al MEIS, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (https://www.ferraraterraeacqua.it/it/myfecard/cose-myfe-card)

Anche Ravenna propone un’esperienza natalizia: al Mar Museo d’Arte della città di Ravenna, fino all’8 gennaio 2023 ogni visitatore del museo e della mostra “Prodigy Kid. Francesco Cavaliere – Leonardo Pivi” riceverà un dono speciale: un libro d’arte.

A Faenza (RA) ha riaperto il temporary shop per il periodo natalizio, lo Spazio Ceramica dove si possono acquistare le ceramiche di 30 artiste faentine tra cui Mirta Morigi, Carla Lega, Elvira Keller, Martha Pachon, Federica Babini, Liliana Ricciardelli. In vendita vasi e piatti in ceramica della tradizione faentina, ma anche monili, oggetti d’arredo, opere d’arte. Per info: info@enteceramica.it, cell. 340 864 3613.

Un regalo originale si trova al Fellini Museum di Rimini: è la riproduzione in jesmonite del Rinoceronte, la scultura, collocata all’ingresso del museo, che richiama il finale del film “E la nave va” di Fellini. È stato realizzato in due serie limitate dallo studio Forme di Roma (10 copie diverse per serie) e ciascuna copia è stata rifinita e dipinta a mano (Costi: 250 e 150 euro) Per info: www.fellinimuseum.it/.

Rimini per Natale ha presentato inoltre l’Art Card, un biglietto unico che permette l’ingresso, oltre che al Fellini Museum, ad altri tre luoghi d’arte della città: i Musei Civici, la Domus del Chirurgo e il PART, il museo di arte moderna e Contemporanea inaugurato nel 2020 (https://www.museicomunalirimini.it/it/info-servizi/biglietti).


Sassonia 2023, la cultura viaggia. Novità, eventi e le migliori attrazioni

Dresda è tra le “Best travel destination 2023” di Lonely Planet. Nella regale cornice barocca del capoluogo sassone i viaggiatori con sete d’arte e cultura scoprono patrimoni inestimabili. Ma anche tracce di un’eredità grandiosa che sconfina e si estende in tutta la Sassonia, invitando ad esplorare l’intera regione sassone. Dal Vogtland ai Monti Metalliferi, passando per la Valle dell’Elba e l’Alta Lusazia, verso la versatile ed eccentrica Lipsia.

ANCORA TANTO SPLENDORE AL PALAZZO REALE DI DRESDA
Nell’estate 2023 il bellissimo cortile del Palazzo Reale davanti alla torre Hausmann sarà riaperto con una immagine biblica gigantesca affrescata sulla Loggia di quattro piani. Il dipinto lungo undici metri ritrae la visita della regina di Saba al re Salomone nel palazzo reale di Gerusalemme e, al piano sottostante, la visita dei tre re al Cristo bambino nella stalla di Betlemme. All’inizio degli anni Cinquanta del Cinquecento, i fratelli artisti Benedikt e Gabriel Tola dell’Italia settentrionale eseguirono il dipinto della loggia per conto del Principe elettore Moritz von Sachsen.

Tra le ultime opere di restauro concluse ci sono il lungo corridoio che porta alle ex scuderie reali e che ora ospita la Galleria di armi da fuoco, con un inventario di 500 magnifici fucili e armi da fuoco risalenti al periodo storico che va dal XVI al XVIII secolo di proprietà degli elettori sassoni. Il restauro della Galleria dei fucili è durato cinque anni e si è concluso nell’agosto 2021. Fu ricostruito anche il soffitto ligneo rinascimentale del lungo corridoio. Fucili e pistole provenienti da tutta Europa sono esposti in un totale di 18 vetrine da incasso, sul modello degli storici armadi lignei, in ordine cronologico-geografico.

Appartamenti di Stato. Magnifico ovunque si guardi, il paragone con Versailles non è forzato. Augusto il Forte fece allestire nel castello per suo figlio nuove stanze, difficilmente superabili in splendore, che mostrano chiaramente come il principe elettore sia stato ispirato da Versailles. Gli appartamenti reali erano adibiti non solo alla vita privata, ma anche politica. Le camere, rinnovate fedelmente nelle versioni originali dell’epoca, sono state riaperte nell’autunno 2019. Fu uno degli ultimi interventi di ricostruzione del palazzo. La piccola sala da ballo è davvero magnifica. Da vedere inoltre la camera delle udienze e la camera da letto con il pomposo letto di stato.

PRINCIPALI EVENTI MUSICALI 2023
Dresden Music Festival. Dal 18 maggio al 18 giugno 2023, la nuova 46esima della rassegna di musica classica di Dresda si svolge sotto l’egida del motto “BLACKANDWHITE” per definire con la musica un quadro di forti contrasti: cultura e barbarie, luce e oscurità, gioia e dolore – e naturalmente guerra e pace. Nel corso dei suoi 40 anni di storia, il Dresden Music Festival si è affermato come istituzione culturale distintiva di Dresda e attira, tra maggio e giugno in questa città sul fiume Elba, un pubblico proveniente da oltre i confini della Germania. Durante le tre settimane del festival, rinomate orchestre, solisti ed ensemble di prim’ordine vengono a Dresda per esibirsi nei luoghi più belli del centro storico e dei dintorni e riempire la città di musica.  https://www.musikfestspiele.com/en/musikfestspiele/

Mahler Festival. Un’emozione fortissima attende gli amanti della musica classica  a Lipsia dall’11 al 29 maggio 2023. Lipsia e la Gewandhaus Orchestra omaggiano Gustav Mahler, che proprio a Lipsia trascorse due anni della sua vita come direttore della Gewandhaus Orchestra diventando il celebre compositore che è oggi. Un ambiente unico e autentico in cui ascoltare tutte le opere di Gustav Mahler celestialmente eseguite da 10 orchestre di livello mondiale e dai principali esecutori delle sue sinfonie.

https://www.gewandhausorchester.de/en/mahler-festival/51st International Dixieland Festival Dresden

Dal14 al 21 maggio 2023 Dresda ospita artisti e musicisti internazionali della musica jazz e dixie, con tante ore di musica live per tutta la città, più della metà gratuite,  per la felicità di cittadini e dei turisti che partecipano da anni con grande intensità agli eventi in programmazione. Ci limitiamo a qualche suggerimento come le vibranti corse musicali sui tram di Dresda, ovvero le Dixietram-Stadtrundfahrt, o l’evento clou Dixieland Parade che invade le vie del centro storico con musiche e coreografie jazz. Da menzionare il concerto Blues, Boogie & Swing, se non altro per l’insolita location: l’aeroporto di Dresda con vista sulla pista di decollo! Ma anche la serata Dixieland International al Kulturpalast, con una staffetta di grandi artisti internazionalI.  https://www.dixielandfestival-dresden.com/

Bach Festival Leipzig. Dopo il Mahler Festival, Lipsia è pronta per celebrare l’eredità di Johann Sebastian Bach ospitando, dall’8 al 18 giugno 2023, un’altra grande rassegna musicale che ogni anno raccoglie più di 75.000 visitatori. Il Festival di Bach è uno dei momenti più alti dell’anno musicale della città di Lipsia. Musicisti, orchestre e rinomati cori di fama mondiale interpretano brani selezionati dell’opera completa di Bach, che trascorse gran parte della sua vita a Lipsia. Inoltre, l’edizione 2023 dal motto “BACH For Future” si prospetta davvero speciale perché cade nell’anno del 300esimo compleanno del compositore.  https://www.bachfestleipzig.de/en/bachfest

Moritzburg Festival
Dal 26 al 29 maggio 2023 alla prestigiosa rassegna di musica da camera partecipano musicisti solisti provenienti da tutto il mondo per eseguire la musica senza tempo dei più illustri compositori (L. van Beethoven, Ravel, Schubert, Mozart, Rossini, Brahms e molti altri) nelle affascinanti sale del castello e in altre location ricche di storia. Il festival è un’ottima occasione per visitare il castello. I principali concerti si tengono nelle sue sale: famosa quella della caccia con la collezione di trofei più imponente d’Europa, o la sala con i preziosi arazzi in pelle dorata finemente decorate, simbolo dell’arte barocca.

Mostra di Rosalba Carriera a Dresda dal 9 giugno al 24 settembre 2023
Dopo il successo della mostra di Bernardo Belotto con 115.000 visitatori, la Pinacoteca degli Antichi Maestri di Dresda presenta un’altra eccezionale mostra di un’artista italiana: Rosalba Carriera. In occasione del 350° compleanno della pastellista veneziana, la celebre galleria d’arte che ospita anche la Madonna Sistina di Raffaello, vedrà protagonista la mostra “Incontri Eleganti. Rosalba Carriera – Perfezione in Pastello”. Carriera fu una delle ritrattiste più famose del suo tempo in Europa. Con 73 dei suoi dipinti, Dresda possiede la più grande collezione di Carriera al mondo.

UNO SGUARDO AL 2024…
Non è troppo presto per svelarvi che nel 2024 si terrà a Dresda la mostra speciale dedicata al pittore romantico Caspar David Friedrich in occasione della celebrazione dei suoi 250 anni. Inoltre Lipsia è pronta ad accogliere tifosi di calcio da tutta Europa perché, tra gli stadi ospitanti del Campionato Europeo di calcio 2024, organizzato dalla Germania, ovviamente c’è anche quello di Lipsia!

SITI PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SASSONIA
Ogni anno oltre otto milioni di visitatori scelgono di visitare la Sassonia. Il turismo si concentra principalmente nelle città d’arte, presso le maggiori attrazioni culturali di fama internazionale, ma anche nelle regioni naturalistiche. Dal luglio 2019 la regione  “Monti Metalliferi / Krušnohoří” è entrata a fare parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, diventando una delle regioni turistiche più popolari della Sassonia, per via dei paesaggi idilliaci, valli fluviali e insediamenti pittoreschi che sono il risultato di oltre mille anni di attività mineraria, che ha generato ricchezza e fama, segnato la cultura e l’economia dei Monti Metalliferi e plasmato in modo inconfondibile la sua natura.  22 componenti di eccezionale valore storico minerario sono presenti sul territorio tedesco (17) e su quello ceco (5). In Sassonia si contano 400 siti di valore da visitare tra miniere e sistemi di stoccaggio unici, complessi metallurgici, città minerarie storiche, magnifiche chiese, affascinanti opere d’arte con riferimenti minerari e caratteristici paesaggi tipici dell’industria mineraria. In nessun luogo in Germania si incontrano così tante testimonianze dell’epoca mineraria. Appartiene al Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2014 anche il Parco del Conte Pückler a Bad Maskau in Alta Lusazia sul confine con la Polonia. Un immenso giardino che non presenta la stessa geometria barocca del giardinaggio cortigiano degli altri castelli e palazzi sassoni, ma un’arte del giardinaggio ornamentale unica nel suo genere, con piante e fiori disposti con tale ricchezza prospettica da farne un capolavoro naturale.

 

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Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti

Da venerdì 23 prossimo al 31 dicembre torna la rassegna enogastronomica ‘Le isole del gusto’ con tema principale i piatti a base di riso. Organizzata dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, alla manifestazione aderiscono 25 ristoranti: l’iniziativa mira a valorizzare l’offerta enogastronomica del territorio, in collaborazione con i professionisti della ristorazione che assicurano una produzione agroalimentare di eccellenza.

Si chiama così la 14° edizione della rassegna enogastronomica dedicata alla valorizzazione del territorio e delle produzioni tipiche agroalimentari di qualità.

Il tema dell’evento è la realizzazione da parte di ciascun ristorante aderente, di un piatto con una varietà di riso tipica del territorio in abbinamento a un vino locale, da inserire nel menù a un prezzo congruo all’offerta enogastronomica proposta e alle caratteristiche della rassegna, tenendolo invariato per l’intera durata della manifestazione.

Oltre al riso, anche gli altri ingredienti del piatto dovranno essere materie prime e prodotti tipici freschi del territorio regionale, nel rispetto della stagionalità, o prodotti trasformati delle aziende agricole e ittiche del territorio regionale.

La rassegna sostiene e promuove le produzioni di eccellenza del territorio, il km zero, ma anche le attività di ristorazione. Nonostante l’oristanese sia una zona a grande vocazione risicola, con oltre 3300 ettari di terreni dedicati, il riso non è uno dei prodotti più conosciuti né più utilizzati nella cucina sarda.

Grazie alla vicinanza al mare, al clima soleggiato e ventoso della zona, si producono numerose varietà di riso di alta qualità: Arborio, Carnaroli, Ribe e numerose altre. La lavorazione tradizionale a pietra, unita a una sapiente arte della pilatura – che si tramanda da generazioni – consente di ottenere un prodotto eccellente e capace di soddisfare anche le più difficili prove ai fornelli. L’Italia è la maggior produttrice europea di riso, con la Sardegna che si classifica tra le prime cinque regioni produttrici: un dato che la dice lunga sull’importanza di questa coltura nell’isola, anche in termini di indotto, produttori, dipendenti.

Con la rassegna “Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti”, ci si pone anche l’obiettivo di guidare le persone, attraverso un percorso esperienziale enogastronomico, a gustare i cibi e degustare i vini in maniera consapevole. Un piccolo viaggio attraverso i sensi del gusto e dell’olfatto, dunque, che riporti alle origini del piatto e alle risaie e ai vigneti di provenienza, e all’importanza degli abbinamenti e degli accostamenti, che non sono mai casuali, ma pensati per esaltare ogni singola sfumatura del prodotto che viene infine consumato. Agli avventori sarà proposto un piatto di riso – della qualità scelta dallo chef e cucinato con gli ingredienti della sua personale ricetta – e due calici di vino in abbinamento, selezionati accuratamente grazie alla consulenza con un esperto conoscitore di vino.

La rassegna negli anni ha sempre promosso un prodotto diverso, pur mantenendo l’obiettivo di valorizzare tutte le produzioni tipiche locali: c’è stato l’olio e poi le paste tipiche, ancora il pane, come la Vernaccia di Oristano, in questa edizione ancora una volta protagonista del menu.

La Vernaccia, infatti, è la qualità di vino selezionata per uno dei due calici proposti, scelta motivata dal fatto che si tratta di un vitigno storico dell’oristanese, che nel tempo ha subito importanti rivisitazioni così da poter essere ben abbinato ai piatti proposti.

La rassegna rientra tra le iniziative volte alla valorizzazione delle produzioni locali, finanziate con i fondi dell’Assessorato regionale al turismo.

CCIAA di Cagliari – Oristano
Largo Carlo Felice, 72
09124 Cagliari CA
Tel.: 070 6051 2416


NATALE 2022: LA TOP TEN DEI PANETTONI DI FABIO TUCCILLO

Esclusiva novità del Bakery chef è Nido d’Amore, che unisce la tradizione italiana a quella francese.

Non c’è Natale senza panettone, questo si sa. E se alla centenaria tradizione italiana si aggiunge un tocco di innovazione e il guizzo creativo di un giovane Bakery chef, il risultato è sorprendente!

È dalla mente e dalle mani di Fabio Tuccillo che nascono le sue nuove proposte per le feste natalizie, ben dieci, tutte diverse e tutte realizzate in modo artigianale, con lievito madre e ingredienti selezionati.

Tra queste il Panettone Classico, con uvetta sultanina e scorzetta d’arancia. La particolarità è nella lavorazione, che è secondo l’originale e storica ricetta a tre impasti, mentre le produzioni ordinarie ne prevedono solo due; una tecnica tramandata di generazioni, che prevede 48 ore di lievitazione e che rende il panettone molto più soffice, leggero, profumato e digeribile.

Albicocche Pellecchielle, pasta di mandorle e cioccolato alle mandorle sono i protagonisti del Panettone Albicocca, che con le sue note dolci, rimanda ai campi di mandorli in fiore e che insieme a Pistacchio, realizzato con un impasto bianco ed una golosa farcitura di cremino e crema al pistacchio, punta a valorizzare il gusto e la qualità delle materie prime, tutte rigorosamente italiane.

Autentica esplosione di gusto è il Panettone Tiramisù, realizzato con un impasto al caffè e mascarpone, sempre a lievitazione naturale, e cremino alla nocciola.

Fresca, profumata e morbidissima è Soft White Temptation, prima originale novità del Bakery chef nel fragrante mondo dei panettoni. Un impasto realizzato con lo yogurt, che ricorda quello del plumcake, farcito con gelatine e cioccolato al lampone, che gli conferiscono un gusto dolce con una nota lievemente acidula, che evoca il profumo della coulis di lamponi ancora calda.

Soft Red Temptation, ha invece un impasto al mascarpone, fragoline candite e gelatina alla fragola, e potrà essere gustato con una spruzzata di liquore alla fragola al momento del taglio. Due proposte gourmand, dai contrasti di sapore, unici per fragranza e morbidezza.

Per gli amanti dei gusti più freschi, c’è, poi, il Panettone ai frutti di bosco con crema ai frutti rossi e frutti di bosco canditi.

Ricotta e pere, due semplici ingredienti, danno vita ad un panettone dal profumo intenso e avvolgente. Una vellutata crema di ricotta sarda “abbraccia” le pere candite in un tutt’uno, per una indimenticabile taste experience.

Golosa novità è poi il Panettone ai 3 cioccolati, con cuore al cioccolato fondente, cioccolato alla fragola e cioccolato al caramello, tutti e tre perfettamente visibili al taglio!

Ma la vera novità del Natale 2022 è Nido d’Amore, un panettone in edizione limitata, che Fabio Tuccillo ha ideato ispirandosi ad una delle più celebri preparazioni della patisserie francese, il croissant. Si tratta infatti di un panettone di 500g realizzato con un impasto sfogliato simile a quello dei croissant, farcito con gocce di cioccolato sciolte, al gusto di lampone o fragola. Una delizia, per gli occhi e la gola, in grado di rendere unica la tavola delle feste e sedurre anche i palati più esigenti.

Immancabile sulle tavole italiane durante le feste è, infine, il classico Pandoro, realizzato secondo la ricetta tipica della tradizione e tra i dolci più amati, soprattutto dai più piccoli.

Il Bakery chef Fabio Tuccillo, medaglia d’argento al concorso Miglior Colomba d’Italia FIPGC Federazione Internazionale di Pasticceria Gelateria Cioccolateria, è titolare della Tuccillo Bakery, che gestisce insieme a suo fratello Gianfranco, socio dell’attività e ideatore del progetto insieme al padre Antonio. Nata nel 2014, la Panetteria Tuccillo si è evoluta nel corso degli anni, associando alla produzione di pane e panini, anche la pasticceria e gli altri prodotti da forno, che oggi la rendono riconoscibile come Bakery per un vasto pubblico, sia di clienti privati che Ho.re.ca. Tra i prodotti di punta, quelli realizzati con farine speciali, spezie e semi, della linea Healthy Bakery, ideali in una dieta bilanciata, per le loro qualità e benefici per la salute.

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A Bologna, inaugurato il "Quartiere della Salute": proposte di salute, terme e benessere!

Con la conclusione dei lavori di Via Irnerio 10, viene inaugurato un grande centro, di migliaia di metri quadrati, denominato “Quartiere della Salute.
Bologna presenta tante caratteristiche: le Torri, i Portici, le tre terme cittadine (Felsinee, di San Luca e di San Petronio) e d’ora in avanti, si potrà ammirare e praticare per le sue caratteristiche, anche il Quartiere della Salute.
Si tratta di una realtà innovativa che, partendo dai portici di via Irnerio 10, arriva alle Terme San Petronio e al Polo diagnostico Bodi.

“Il Quartiere della Salute è un progetto importante e unico per Bologna che si inserisce negli interventi strategici intrapresi dal Gruppo Monti Salute Più rivolti a valorizzazione spazi e prestazioni per il benessere e la cura della persona. Un impegno di grande valore per la nostra città e per i cittadini che potranno così usufruire di servizi e spazi nuovi e integrati. Non possiamo dimenticare anche il valore attrattivo che tale opera svilupperà verso il turismo termale che occupa ancora uno spazio di nicchia, ma che promette, nel tempo, una crescita considerevole”- dichiara Giancarlo Tonelli, direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna -.

Questo quartiere sanitario è collegato con le Terme Felsinee attraverso una condotta sotterranea alla città di Bologna per circa 5 Km, che porta l’acqua termale alle Terme San Petronio; è inoltre lambito e circondato da due torrenti, il Val d’Aposa ed il canale delle Moline.

Molto soddisfatto il prof. Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più che commenta: “Oggi con la conclusione dei lavori abbiamo finalmente raggiunto un altro ambizioso traguardo. Il Quartiere della Salute, infatti, oltre ad essere in una posizione strategica nel centro storico di Bologna, offre alla città una molteplicità di proposte di benessere e salute  basate su principi scientifici e personalizzate. Mi auguro che diventi un importante punto di riferimento per quanti sono alla ricerca del benessere psicofisico e vogliano prendersi cura di sé fuori e dentro, adottando uno stile di vita sano, volto a migliorare la loro qualità di vita”.

Nello specifico, in base ai vari servizi offerti, questo quartiere si può dividere in tre dipartimenti:

Quartiere Salute Via Irnerio 10
L’attività dell’hub a partire dal civico 10 è narrata da 3 avatar multimediali.

C’è l’avatar Najade che presenta tutte le proposte di salute e benessere del Gruppo Monti Salute Più a partire da Porretta Terme per arrivare a quelle di Bologna, Ferrara e Venezia. Nei pressi c’è una segreteria per informazioni e prenotazioni di prestazioni, pacchetti, buoni regalo termali…

L’avatar Opi presenta le proposte della salute legate al cibo: la tavola conviviale, la stuzzicheria e il tagliere multifunzionale (energetico, dimagrante o digestivo). La tavola conviviale comprende due linee gastronomiche, Gusto&Salute per chi vuole mantenere sotto controllo il glucosio e il pH del metabolismo, e una linea più tradizionale per chi ama i sapori locali.

Infine, si incontra l’avatar Gaia che presenta tutte le proposte del Natura World: la Valle del Fitness del Villaggio della Salute Più con 55 percorsi ecologici per oltre 300 Km; la Strada delle Terme che può essere percorsa in auto, in bike e a piedi con i suoi 95 Km di natura e bellezza; fino ad arrivare a Porretta Terme e allo Chalet del Corno alle Scale, meraviglioso per la sua natura sia con la neve che con il sole.

Testimone autentico del Natura World in Via Irnerio è il forest bathing, composto di ulivi radicati nel terreno in un microclima controllato, grazie ad un apposito ambiente interrato. Questo “bagno green”, attraverso la respirazione dei ferormoni, la stimolazione della mucosa olfattiva con i profumi di essenze neurali biologiche e l’idropinoterapia termale, in 45 minuti potenzia la salute, più di una energica camminata in mezzo al bosco.

Quartiere Salute Via Irnerio 12/A
Qui si incontrano le Terme San Petronio con tutti i servizi di salute e benessere: spa termale con trattamenti benessere e medicina estetica, sauna, bagno turco e zona relax; scendendo al piano interrato troviamo le acque termali con piscina, percorsi vascolari e idromassaggi caldi; al piano ammezzato infine ci sono decine di ambulatori medici con tutte le prestazioni e strumentazioni sanitarie, una palestra e un presidio di medicina fisica e riabilitazione.

Quartiere Salute Via Irnerio numero 12/3C
Qui vi è la sede del Polo diagnostico Bodi che rappresenta uno dei più grandi centri di diagnostica all’avanguardia con TC, risonanza magnetica di 1,5 Tesla, risonanza magnetica aperta, risonanza articolare, rx, centro di mammografia, strumentazioni innovative dotate di Intelligenza Artificiale.
Il centro è inoltre convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, mutue, assicurazioni e fondi integrativi.

Proposte esclusive
Per chi desidera continuare a domicilio il proprio percorso di benessere esistono anche le proposte dello storecon prodotti di dermocosmesi termale, profumi, articoli tessili, food&beverage legati a testimonianze storiche, artistiche e naturali riguardanti in modo particolare la storia di Bologna. Per i turisti diventa anche l’occasione di portare a casa un utile souvenir della città.

Il quartiere ospita anche la direzione generale del gruppo e un innovativo centro multimediale che dà la possibilità di creare eventi, riprenderli e proiettarli attraverso la rete di monitor interna a tutti i centri del circuito.

Concludendo, si può veramente affermare che il Quartiere Salute+, grazie all’esclusività delle sue proposte, rende onore non solo al quartiere Irnerio, ma anche e specialmente all’intera città di Bologna, perché una simile concentrazione di proposte di salute non si riscontra in nessun’altra città. A testimonianza di questo, negli spazi del quartiere sarà esposto l’affresco del “Volto Santo di Lucca”, dopo la conclusione dei restauri offerti alla città da parte del Gruppo Monti Salute Più.

 

Per maggiori informazioni:
www.grupposalutepiu.it


A Ossana, in Val di Sol, Trentino, 800 abitanti e… ben 1600 presepi!

Anche con il presepe si può raccontare l’attualità e le difficoltà del quotidiano. E’ proprio quello che succede in un paesino del Trentino, dove se ne possono ammirare oltre mille!

L’inviato del Tg2 Antonio Farnè ha raccolto i commenti di residenti e turisti:

“C’è il presepe dedicato a tutte quelle persone che hanno lavorato per salvare tutti i malati di  Covid ed è intitolato: i nostri eroi!”, “C’è il presepio con cui si vogliono rappresentare tutte le donne vittime di femminicidio: panchina rossa e presepio”…

Le tante interpretazioni del presepe, il simbolo del Natale antico di otto secoli, trova agganci anche con l’attualità.

“Sono molto belli, bellissimi, uno più bello dell’altro”, “Davvero molto suggestivi e emozionanti”, “Io sono appassionato di presepi, sono napoletano e dico che sono molto belli e interessanti”, “Ce n’è uno più bello dell’altro: sono stati bravissimi!”…

Questi sono alcuni dei commenti dei visitatori incontrati a Ossana, Val di Sol, in Trentino: 800 abitanti, 1600 presepi… un rapporto che non ha eguali. Di tutte le fogge, di tutte le dimensioni, e realizzati con materiali diversi. E’ il tesoro di Ossana, recentemente inserito tra “I borghi più belli d’Italia”.

“Rappresenta lo spirito della nostra comunità. In questo periodo tutti ci mettiamo a lavorare per costruire tutti questi presepi – è Luciano Dell’Eva, presidente dell’Associazione Borgo antico, che descrive un presepe particolare, con tanti soldati in divisa sulla montagna innevata –   Quello alle mie spalle, è una delle nostre idee con tanta scenografia e rappresenta un fatto realmente accaduto nel 1917: molto vicino a noi c’era la linea del fronte tra Italia e Austria e nella notte di Natale, tutti i soldati si sono abbracciati in un momento di pace e amore…”

Tutti rigorosamente realizzati a mano da artisti residenti, preziose testimonianze di artigianato locale.

“Questo è un presepe che abbiamo realizzato con le radici dei nostri alberi e col muschio raccolto nei nostri boschi…”.

Il culto dell’attesa, l’incanto del Natale e la suggestiva trama attraverso i vicoli medioevali di Ossana, un percorso che si arrampica fino al sovrastante castello di san Michele, anch’esso aperto proprio per ospitare altre natività. Tradizioni da vivere, da scoprire ma anche da gustare, attraverso i sapori del territorio…

“Piatti tipici trentini: partiamo da un “canederlo” (I canéderli sono degli Knödel, impasto a composizione variabile a base di pane raffermo; è il primo piatto tipico della cucina mitteleuropea, specie trentina, altoatesina e tedesca sudorientale, oltre che di quella austriaca, ceca, slovacca, ungherese e polacca) lo presentiamo con formaggio “Casolét” tipico della Val di Sole e con “polvere” di barbabietola (barbabietola essiccata al naturale frullata fino a ridurla in briciole finissime) – è il ristoratore Mariano Dell’Eva che presenta i piatti del suo menù – A seguire, abbiamo lo stinco di capriolo, cotto in umido, servito con gli ortaggi dell’orto e una cialda di polenta di Storo (dalle pannocchie del grano Marano, che tendono al rosso,  viene prodotta la farina gialla di Storo (TN) grano coltivato rispettando i cicli della natura, senza alcuna forzatura agronomica e poi macinato nel mulino di Storo).

Il tutto accompagnato dal Teroldego, un vino del territorio… (il nome è riconducibile a “Tiroler Gold”, ovvero “Oro del Tirolo”, appellativo dato dai regnanti d’Austria nel periodo in cui controllavano la regione) viene dal vitigno a bacca nera più importante del Trentino, è  presente nella denominazione di origine “Teroldego Rotaliano DOC” perché coltivato nella Piana Rotaliana – lembo di pianura circondato dalle Dolomiti – c’è anche nelle tipologie rosato, superiore e riserva: è vino di buona struttura, intenso e sontuoso, di grande eleganza e ottima propensione all’invecchiamento. Colore rosso rubino intenso, con toni tendenti al granato per le riserve; bouquet olfattivo fine e di buona complessità. Presenta note di frutta rossa matura, ma anche floreali, di viola e speziate, di liquirizia, per i vini che sono stati sottoposti a più lungo affinamento in legno, note più vicine alla confettura. Di buon corpo, con una discreta spalla acida e una certa intrinseca morbidezza con tannino discreto e non aggressivo; buona la  persistenza e piacevole il ricordo di mandorle amare. Buona la versatilità negli abbinamenti:  dalle lasagne alle carni rosse alla griglia, dai piatti di selvaggina come cinghiale, lepre, faraona, beccacce e capriolo, sia arrosto, sia in umido o in tegame, fino ai formaggi di buona stagionatura e, pure con i biscotti ai mirtilli…

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)