Lunedì 22 maggio 2023 al Golf Club Alpe della Luna - Borgo Pace per raccontare il territorio
È ora pronto per essere presentato (e usato) il progetto “Tales Of Urbino – navigatore di storie”: per una promozione turistica che è anche narrazione di storie e conoscenza. È vivere e permettere di vivere il territorio entrandone nel profondo per un’esperienza vera e originale attraverso storie raccontate con podcast geolocalizzati. L’appuntamento è per il 22 maggio alle ore 16 al Golf Club Alpe della Luna a Borgo Pace.
Il progetto è realizzato da una rete di 9 microimprese del territorio (con capofila Urbino Incoming). Si tratta di un esempio virtuoso di collaborazione territoriale tra più partner: dall’associazione Lands Of Urbino con cui è stato ideato il progetto con il supporto della Galleria Nazionale delle Marche, all’Università di Urbino che ha curato la parte scientifica dei contenuti, all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche ISIA che ha progettato le grafiche social. Il tutto accompagnato dalla professionalità di un destination manager come PM di progetto Flavia Fagotto.
Un progetto, concepito nel 2022, grazie ad un contributo ottenuto partecipando ad un bando del Gal Montefeltro Sviluppo, per raccontare il territorio in modo innovativo facendo emergere le caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano ogni luogo, ogni ambiente, ogni città, ogni attività.
Per questa narrazione si è scelta la piattaforma Loquis, innovativa e funzionale, per la diffusione di podcast georeferenziati su 50 dei principali elementi di attrazione del territorio coinvolto, spesso scarsamente conosciuti e pubblicizzati ma di grande appeal, in lingua italiana e inglese. Tali elementi sono stati individuati grazie agli stimoli dati sia dagli operatori sia dai comuni stessi e selezionati sulla base dei target potenziali della destinazione e dei loro interessi.
Si tratta di contenuti semplici da fruire che permettono all’ascoltatore di immergersi nella destinazione grazie alla tecnica dello storytelling.
Spiega Federico Scaramucci, di Urbino Incomig, capofila della rete che ha presentato il progetto. “Un sentirsi nei luoghi e non solo sentirne parlare, grazie a una narrazione che è allo stesso tempo promozione, che incuriosisce con temi originali e spesso poco conosciuti, dando informazioni che possono essere trovate in modo semplice grazie alla modalità di fruizione dei podcast. Una voce del territorio che può accompagnare gli interessati prima, durante, ma anche dopo il viaggio. Inoltre risponde ad una necessità evidenziata dagli operatori di rendere accessibili le informazioni relative alle eccellenze territoriali, a cui spesso il turista che arriva nel territorio ha difficoltà ad accedere, e che scopre (se le scopre) in maniera casuale.”.
Si punta a ispirare e motivare il viaggiatore ad approfondire la propria esperienza sul territorio, rendendo l’esperienza unica e memorabile.
Sottolinea Flavia Fagotto destination manager e project manager “Tales Of Urbino – navigatore di storie ha due obiettivi principali: sistematizzare l’offerta delle risorse ed eccellenze territoriali e sistematizzare il racconto del territorio. Un gioco di squadra che porta vantaggio in primis al territorio, facendolo emergere e rendendolo più visibile e accessibile, ma anche a tutti i soggetti coinvolti. Tutta l’area dei 27 comuni potrà godere di contenuti innovativi e facilmente fruibili che consentono una nuova visibilità al territorio grazie all’utilizzo del podcast, del racconto e della georeferenziazione che consente di potersi muovere in libertà sul territorio; un fascino nuovo grazie alla scoperta di luoghi e storie spesso ignoti; maggiore accessibilità perché il turista potrà organizzare sempre meglio la propria vacanza su misura. Gli operatori avranno a loro volta grazie ad una maggiore visibilità della destinazione e di contenuti di valore ad essa collegati, una maggiore potenzialità di essere intercettati dai viaggiatori, anche internazionali. Potranno prepararsi per un servizio all’altezza delle aspettative per rendere unica l’esperienza di turisti sempre più viaggiatori consapevoli”.
Un progetto che vuole far vivere, davvero, quello che sono le meraviglie, i servizi, le esperienze e la storia di cui i nostri territori sono ricchi. Fruibile da tutti e per tutti.
I comuni toccati dal del progetto:
Acqualagna, Apecchio, Belforte all’Isauro, Borgopace, Cagli, Cantiano, Carpegna, Fermignano, Frontino, Isola del Piano, Lunano, Macerata Feltria, Mercatello sul Metauro, Mercatino Conca, Monte Calvo in Foglia, Montecerignone, Montegrimano, Peglio, Petriano, Piandimeleto, Pietrarubbia, Piobbico, Sant’Angelo in Vado, Sassocorvaro – Auditore, Tavoleto, Urbania, Urbino.

Una pizza margherita costa il 30% in più rispetto a un anno fa (Bloomberg)
Mentre l’inflazione in Italia è attualmente all’8.3% (Istat).
Come mai questo divario? Una possibile spiegazione si trova a 1000 km ad ovest di Napoli, in Spagna. Seguendo le ultime statistiche di Reuters, il paese produttore del 40% di olio nel mondo quest’anno ha sofferto una siccità senza precedenti che ha distrutto quasi la metà degli uliveti.
Gli esperti prevedono un crollo di quasi il 50% della produzione per il 2023, riducendo le scorte mondiali di olio d’oliva del 10%. In Italia, il prezzo dell’olio d’oliva è salito di oltre il 30%. Ma non è solo l’olio d’oliva ad alzare i prezzi delle nostre pizze. Alla base di una pizza ci sono diverse materie prime come: farina, pomodori, mozzarella e soprattutto energia.
Ognuno dei quali appartiene ai due settori più colpiti dall’inflazione secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI): quello energetico e quello alimentare. Vediamoli nel dettaglio attraverso le analisi del famoso Pizza Margherita Index di Bloomberg.
Pizza Margherita Index: cosa ci dice sull’Inflazione in Italia?
Il Pizza Margherita Index è l’indice elaborato da Bloomberg per monitorare gli effetti dell’inflazione sui consumi più basilari in Italia. Usando i dati dell’Istat e dell’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) tiene conto dei prezzi dei quattro ingredienti base per una pizza (farina, pomodori, mozzarella e olio d’oliva) e il consumo di elettricità necessario per cucinarla in un forno elettrico domestico.
I prezzi di elettricità e gas in Italia sono stati soggetti a rincari e a una forte volatilità dovuti da due anni di pandemia e lo scoppio del conflitto Russo-Ucraino. Nonostante una decrescita nei primi tre mesi del 2023, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha avvertito un ritorno degli aumenti in bolletta con rispettivamente un +25% in bolletta luce e +15% in bolletta gas.
Oltre ai costi per l’energia, l’olio d’oliva è aumentato del 43.7% a marzo 2023 rispetto allo stesso prezzo di marzo 2022, la mozzarella costa in media il 27% in più, seguita da farina (+22%) e pomodori (+10%) (Borsa Merci Telematica Italiana (Bmti)).
Il risultato: un maxi rialzo del 30% sul prezzo finale del nostro amato piatto nazionale fatto in casa. Infatti, se si considera il prezzo della pizza preconfezionata, Bloomberg ha registrato un aumento di solo il 9.9%.
Questi dati ci dicono molto sul peso dell’inflazione sui carrelli spesa degli Italiani e non solo. Infatti, a prescindere dalla pizza si tratta di ingredienti che spesse volte (se non sempre) sono nella lista spesa di una famiglia italiana tipo.
Quanto Pesa l’Inflazione agli Italiani?
Purtroppo, secondo le analisi del World Economic Forum l’economia globale sta entrando in un periodo di inflazione permanentemente più elevata, alimentata da quattro forze: la deglobalizzazione, il cambiamento climatico, la spirale salari-prezzi e i mercati globali altamente liquidi (Chief Economists Outlook: Maggio 2023).
(a cura di Cristina Maccaferri)
A Bologna chiude l’Osteria de’ Poeti e finisce definitivamente un’epoca…
L’Osteria de’ Poeti di Bologna, è – era? – una cantina intrisa di storia e cultura, con la caratteristica scala che scende sotto la sede stradale, dell’antico palazzo senatorio Sampieri Cospi, con volte a vela, grande camino e pozzo originali del ‘400, come i tanti utensili d’epoca, appesi alle pareti, ma ancora utilizzati per preparare le specialità tipiche bolognesi della tradizione, consumate da bolognesi e non, perché non solo si beveva lì, ma si mangiava molto bene (DiMondi! in dialetto bolognese). E’ stato uno dei luoghi più noti e amati dai così detti “biassanot” (i viveur della notte) – visti anche veri vip quali le Spice girls, Brad Pitt e Angelina Jolie, Bono Vox degli U2 e, a lungo, Francesco Guccini ospite fisso, quasi padrone di casa che ricorda l’Osteria de’ Poeti con nostalgia e dolcezza, quando negli anni ‘60 – dice lui – “eravamo studenti senza un soldo e con me c’era anche l’etologo Giorgio Celli (scomparso nel 2011 ) ogni tanto Lucio Dalla, e il poeta dell’avanguardia più importante all’epoca, Adriano Spatola, il Gruppo 63, e Vincenzo Cioni, professore di filosofia” –.
Guccini ricorda che “quella” era un’osteria vera (allora si chiamava “l’hustari dri dal Ren”, l’osteria dietro al Reno): un bicchiere di vino costava 25 lire e così anche un uovo sodo (!) e si chiudeva alle otto di sera…. L’oste (all’inizio era Paolo) dava la cartina con sale e pepe e l’aperitivo era quello… Gli studenti ci andavano perché si spendeva poco e, ogni tanto, si suonava (non è che all’epoca fossero tutti entusiasti nelle osterie di avere gente che faceva casino alla meno peggio… perché tra i frequentatori, i più erano anziani, mezzi addormentati davanti al quartino di vino)… Poi c’erano i vicini di strada che si lamentavano dei rumori e così il più delle volte si andava “ai Poeti” per bere un bicchiere, chiacchierare un po’ e vedere… se c’era qualche tipa che ci stava…. (bei tempi!)
L’ultima ricchezza rimasta dalle traversie finanziarie, sono le bottiglie davvero pregiate – di vini di tutti i generi, champagne e pezzi storici compresi – andate a ruba a prezzi di grande “svendita” (anche al 60% del valore di mercato) giovedì 11 maggio in mattinata all’Istituto vendite giudiziarie di via Ca’ dell’Orbo a Castenaso (prima periferia bolognese) dove il commercialista Pasquale Asteriti e l’avvocato Emanuele Bracci, hanno messo all’asta tutte quelle di vino e di distillati (più di 3 mila pezzi) custodite da decine di anni nella cantina della storica osteria, dopo la dichiarazione di fallimento della società che l’aveva in gestione negli ultimi anni (la Volpi srl) dopo gli esercizi – fallimentari anche questi – di due anziani coniugi con i loro due figli e un commercialista che (a partire dal 2004) si sono alternati nel ruolo di amministratori. Nel 2019 ci fu il sequestro preventivo per un’inchiesta della Guardia di Finanza (bancarotta fraudolenta) e serrande definitivamente abbassate dal marzo 2020 e muri subito venduti a una società di leasing; si parla di un valore di 2,3 milioni “liquidati” per 1 milione e 700mila euro.
Tornando all’asta di realizzo, tra i pezzi più ambiti, c’erano bottiglie di Champagne, Supertuscan, Cognac e Armagnac. Più del 90% delle bottiglie è stato venduto nel primo giorno, agli oltre 400 intervenuti. Tra i vini portati a casa dagli acquirenti, un “Masseto” (fra i migliori vini italiani, anche uno dei più costosi sul mercato, con il prezzo medio che supera i 700 euro) e poi “Bordeaux” e “Chateau” francesi (a 1000 euro a bottiglia) vini che sul mercato hanno prezzi anche oltre i 1600 euro. E poi “Sassicaia” e “Ornellaia” venduti a circa un terzo del valore di mercato (a 1000 euro a bottiglia…). Anche un cognac Delamain del 1935 e due Armagnac del 1950 e del 1951.
Con l’Osteria de’ Poeti finisce definitivamente un’epoca. Restano a memoria i “fasti del tempo che fu”… i ricordi di chi può ancora dire: “Io, lo so… c’ero!”.

Osteria de’ Poeti
Via de’ Poeti, 1/b
Bologna
A Guelfo Spirits una giuria di sommelier per l’evento dedicato al mondo dei vini, delle birre, dei liquori e dei distillati
L’importante riconoscimento assegnato a Guelfo Spirits da una giuria di sommelier in occasione dell’evento dedicato al mondo dei vini, delle birre, dei liquori e dei distillati
Medaglia d’oro al bresciano Amaro Guelfo assegnata in occasione della tredicesima edizione del Concours International de Lyon, tenutosi il 24 e 25 marzo: 1200 assaggiatori selezionati, provenienti da tutto il mondo, hanno degustato e valutato 157 categorie di liquori e distillati, assegnando il prestigioso premio al giovane amaro, che ha da poco festeggiato i suoi primi cinque anni di vita.
Il riconoscimento di Lione è solo l’ultimo di numerosi premi ricevuti: Amaro Guelfo è stato, infatti, per due volte medaglia d’argento al Meiningers International Spirits Award ISW del 2018 e all’International Taste Awarddel 2020 e medaglia di bronzo al London Spirits Competition del 2019; Amaro Guelfo 18, risultato di un processo che utilizza un brandy invecchiato 18 anni, ha ricevuto invece due medaglie di bronzo all’International Taste Award del 2020 e al World Liquor Awards del 2023.
Premi che testimoniano, quindi, la qualità dei prodotti ampiamente riconosciuta anche dai consumatori: sin dalla sua nascita, e nonostante il periodo pandemico, l’azienda Guelfo Spirits, infatti non ha mai smesso di crescere e lo scorso anno ha dato il via alle esportazioni negli USA, rispondendo ad una domanda sempre più intensa da parte del mercato statunitense.
LE ORIGINI
Se l’Amaro Guelfo nasce nel 2017, le sue origini risalgono ad un tempo più lontano: è infatti il risultato della curiosità e della creatività di una persona appassionata di botanica, che si divertiva a sperimentare, miscelando erbe e fiori del suo orto nella provincia di Brescia, creando infusi e liquori home-made. Nipoti e amici di Guelfo Ronconi – questo era il suo nome – sono partiti proprio dalle sue sperimentazioni, aggiungendo ad oltre 20 erbe un Brandy invecchiato di tre anni e creando, di fatto, un liquore originale e unico nel suo genere. I sapori prevalenti sono quelli dell’arancia dolce e amara, della menta piperita, della liquirizia e della genziana: materie prime che sono trattate con metodi naturali e con tecniche differenziate in base al risultato che si vuole ottenere. Ad esempio, per ottenere oli essenziali di arancio dolce, amaro e limone di ottima qualità e durevoli, si procede alla spremitura a freddo delle bucce e alla distillazione sottovuoto a basse temperature. La spremitura a freddo è un processo meccanico, regolato da una temperatura costante, che consente di mantenere inalterate le caratteristiche fisiche e nutrizionali delle erbe e dei fiori, permettendo alle proprietà organolettiche di rimanere intatte; la distillazione sottovuoto è un processo di separazione termica che prevede un tempo di permanenza breve e una bassa temperatura di evaporazione, il che consente al prodotto di subire uno stress termico davvero minimo.

IL PROGETTO ARTISTICO
In occasione della proclamazione di Brescia e Bergamo Capitale Italiana della Cultura 2023, Amaro Guelfo ha stretto una collaborazione con 12 artisti del territorio che si sono dedicati alla creazione di 12 etichette originali, una per ogni mese dell’anno, stampate in 144 bottiglie numerate e firmate. Il progetto si intitola “Amaro Guelfo 12×12 Art Collection” e l’etichetta di aprile è opera di Laura Pedizzi, giovane artista figurativa bresciana, che mette al centro delle sue realizzazioni soggetti femminili.
Per maggiori informazioni:
https://amaroguelfo.it/
https://www.instagram.com/amaro_guelfo/?hl=it
https://www.facebook.com/amaroguelfo/?fref=mentions
(a cura di Cristina Maccaferri)
“U Cabanin”: il buon formaggio che si produce con il latte delle Cabannine
Diciamocelo francamente, il ritorno alla vita è particolarmente piacevole in alcune giornate. Il regno del sonno viene abbandonato con il sorriso sulle labbra e ci si avvicina con gioia e spensieratezza ai sapori della colazione. Un caffè soltanto, o una fantasia di confetture, del salato, magari impreziosito da qualche tipicità regionale: in poche parole sia ha voglia di vivere! E’ quanto mi succede ogni volta in cui debba andare alla scoperta di un prodotto tipico che ancora non conosco, di un territorioche non ho visitato, di una storia di gente e lavoro, di passioni e speranza.
E’ successo ancora qualche giorno fa. Dopo essermi alzato, ho consumato la mia colazione e mi sono fiondato sulle alture di Genova. Sono così arrivato in località Scabbiamara, nel Comune di Rezzoaglio, a circa 1000 metri di altezza per assaporare un formaggio che qui amano chiamare “U Cabanin”.
Ad ospitarmi Simona, Ugo e il loro figlio Thomas. Sono dunque presso l’Azienda Agricola Petramartina. Da qualche anno i miei ospiti lavorano con l’intento di salvaguardare e selezionare una razza bovina autoctona di questo lembo di terra: la Cabannina. E’ una razza tipica ligure che deve il suo nome alla frazione di Cabanne, sempre nel comprensorio di Rezzoaglio, in Alta Val d’Aveto, che ne è stato un centro importante per l’allevamento.

E’ una razza a duplice attitudine, carne e latte, che abbiamo rischiato di perdere ed è grazie a pochi temerari che oggi, pur contando poche centinaia di capi, circa 700, è ancora viva e prolifera. Per fortuna e lungimiranza qualcuno ha pensato di custodire il seme di alcuni capi del passato e questo consente oggi di non avere consanguineità nelle mandrie.
Il lavoro di Ugo, che si occupa prevalentemente dell’allevamento, è caratterizzato dal fine di avere una selezione di animali perfettamente corrispondenti agli standard della razza. Un allevamento che vive immerso in un ambiente montano sano, in cui i soggetti possono nutrirsi al pascolo per svariati mesi dell’anno e godere di ring e stalle adeguate dove stazionare nei mesi più freddi.
Ugo punta alla produzione del latte con il quale Simona e Thomas producono ottimi formaggi: tra questi proprio “U Cabanin”. Il latte delle mucche di razza Cabannina ha un buon rapporto grasso/proteine che lo rende particolarmente adatto alla caseificazione. In termini quantitativi una Cabannina produce dai 12 a 22 litri di latte al giorno con le dovute differenza da soggetto a soggetto. E’ un latte saporito, nutriente e di facile digeribilità.
Come bovino la Cabannina è un animale docile, più piccolo rispetto ad altre razze ma decisamente rustico e di aspetto importante. Il colore del mantello è scuro e la tipica riga mulina di colore crema posizionata sul dorso lo rendono distinguibile a distanza. Ha occhi dolci e le orecchie posizionate orizzontalmente; la longevità di questa razza può fare registrare capi anche con 24 anni e con 15 lattazioni nel corso della vita.
E il formaggio? Premetto che in Azienda ne vengono prodotti di varie tipologie, erborinati compresi, e poi ricotta, yogurt, ma è “U Cabanin” che ha stimolato la mia curiosità. E’ il formaggio della tradizione locale, che si fa da tempi remoti, lo si produce a latte crudo scaldandolo ad un massimo di 39 gradi di temperatura: si utilizza caglio di vitello in pasta.
Dopo un’ora circa di attesa della cagliata la si rompe con la lira riducendola a piccoli grani non più grandi di un chicco di mais. Il passaggio successivo della lavorazione è la classica separazione della cagliata dal siero, che Simona utilizza per produrre la ricotta, e a ruota si procede con una seconda rottura della cagliata totalmente manuale.
Si procede poi con il riempimento delle forme per modellare il formaggio, sono forme microforate che consentono sotto pressa di espellere ancora il siero rimanente. All’interno della forma con la pasta si inserisce il marchio per la tracciabilità del formaggio.
Sotto la pressa ci rimane dalle 3 alle 4 ore mentre in salamoia dalle 2 alle 3 ore, prima di raggiungere gli spazi adibiti alla stagionatura. Stagiona un minimo di 2 mesi dopo di che, come tanti altri formaggi, più stagiona più diventa apprezzabile. Al momento della salamoia, dopo il passaggio sotto la pressa, le forme di “U Cabanin” hanno un peso che si aggira sui 2 kg che diventano un kg e 7 cento grammi circa dopo la prima fase di stagionatura.
E’ un formaggio molto buono, grazie all’alta qualità del latte, e a seconda della stagione, in base all’alimentazione degli animali, offre differenti sfumature al palato. Ottimo come formaggio da taglio e anche come ingrediente più che interessante per ricette sfiziose. E’ chiaro che il buon andamento dell’allevamento degli animali consente all’Azienda di avere un’ottima materia prima e conseguentemente una caseificazione di alto valore.
Tutti i formaggi di Petramartina sono prodotti in modo artigianale mediante l’esclusivo utilizzo del proprio latte, la stagionatura si svolge in un ambiente naturale con umidità controllata e temperatura costante.
Bovine, latte e formaggi, ma non dimentichiamo l’amore, la passione, il mettersi in gioco per lavorare a 1000 metri con le dovute problematiche ambientali. Ma è grazie a queste persone se molti territori non sono stati definitivamente abbandonati e dimenticati. Questo impegno, a 365 giorni all’anno, significa molto per tutti. E poi “U Cabanin” è davvero un formaggio buono.
(Fabrizio Salce)
Azienda Agricola Petramartina
Loc. Scabbiamara, 4 – Rezzoaglio (GE)
+39 – 335 6299577
info@petramartina.com
Il “The Telegraph” invita i suoi 27 milioni di utenti ad un tour culturale “felliniano” tra Rimini e Parma
Un tour culturale “felliniano” tra Rimini e Parma e uno enogastronomico in Emilia-Romagna sono le proposte di viaggio che il quotidiano The Telegraph (734 mila lettori nella versione cartacea e 27 milioni di utenti mensili), annovera tra le 30 migliori vacanze italiane nell’articolo della giornalista Kiki Deere “30 of the greatest Italian holidays” (“30 delle migliori vacanze italiane”) – Nel pezzo uscito sabato 29 aprile, un pacchetto di due giorni al “Fellini Museum” di Rimini, a 30 anni dalla morte del Maestro, cui abbinare la mostra dedicata al regista alla Fondazione Magnani Rocca di Parma, e una “incursione enogastronomica” tra le eccellenze culinarie dell’Emilia-Romagna
L’Emilia-Romagna del gran cinema con Federico Fellini, e del buon cibo sono per The Telegraph due fra le 30 migliori vacanze in Italia.
Le proposte – un itinerario tra Rimini e Parma alla scoperta della vita personale e professionale del Maestro riminese a 30 anni dalla sua scomparsa, e l’Emilia-Romagna delle eccellenze enogastronomiche – sono state consigliate dalla giornalista Kiki Deere nell’articolo “30 of the greatest Italian holidays” (“30 delle migliori vacanze italiane”), apparso sabato 29 aprile nel prestigioso quotidiano del Regno Unito (734 mila utenti nella versione cartacea e 27 milioni di utenti mensili nelle sue versioni online e mobile, a pagamento).
Il 2023 è l’anno delle celebrazioni del noto regista Federico Fellini e delle sue grandi pellicole come “Amarcord” (uscito nelle sale 50 anni fa), “I vitelloni” (che quest’anno compie 70 anni), “8½” e “E la nave va” (che spengono rispettivamente 60 e 40 candeline). Buon punto di partenza di questa vacanza in Emilia-Romagna, è la visita al “Fellini Museum” di Rimini, suggerisce la reporter, unico Museo Diffuso che si struttura a Rimini in tre spazi distinti, Castel Sismondo, Palazzo del Fulgor e Piazza Malatesta. L’ingresso al Museo è inserito in un pacchetto di due giorni organizzato da Visit Rimini, Destination Management Company di Rimini.
Per un approfondimento ulteriore, si può salire la Via Emilia fino a Parma, dove fino al 2 luglio – prosegue Deere nell’articolo – la Fondazione Magnani Rocca di Parma ospita la mostra speciale “Fellini. Cinema è Sogno”. Un omaggio al Maestro attraverso l’esposizione di costumi di scena, locandine dei film, disegni di Fellini, oltre a rare fotografie d’epoca.
Parma Capitale della Food Valley e delle specialità enogastronomiche è oggetto della seconda proposta che vede protagonista l’Emilia-Romagna. Una vera e propria “incursione nell’enogastronomia d’eccellenza regionale, cuore goloso dell’Italia”, afferma Kiki Deere, dove “Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico Tradizionale e lasagne sono di casa”.
Un tour nell’Emilia del gusto, in compagnia della chef, scrittrice e personaggio televisivo Valentina Harris, che include una lezione di pasta fresca e la visita ai mercati e ai produttori locali, per conoscere il “dietro le quinte” della lavorazione di queste specialità. Senza dimenticare, conclude la giornalista, “la visita a gallerie e musei rinvigorita da pranzi e cene in ristoranti tradizionali”. Anche qui un riferimento al pacchetto, proposto da Kirker Holidays.

Mortadella Bologna è leader del settore web e social per la categoria Salumi DOP e IGP
A due anni dal lancio della nuova Brand Identity e grazie ad una intensa e programmata attività digital, il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna è oggi leader del settore web e social per la categoria Salumi DOP e IGP
L’ultima Assemblea del Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna, che ha visto la conferma di Guido Veroni alla presidenza, è stata anche l’occasione per presentare i risultati raggiunti nei diversi settori nel corso del 2022.
Tra questi, i traguardi conseguiti dall’attività web e social hanno segnato record storici per il Consorzio e, più in generale, per il comparto dei Salumi DOP e IGP italiano.
Si tratta di un percorso iniziato due anni fa quando il Consorzio avvia un restyling completo della propria Brand Identity, studia un nuovo nome e un nuovo logo, mettendo in atto una nuova strategia di comunicazione basata sul potenziamento della Brand Awarness con un diverso posizionamento, unico e distintivo della Mortadella Bologna IGP.
Dopo una prima fase di ascolto e analisi della rete per l’individuazione dei gusti e delle abitudini di ricerca del consumatore, ha preso così il via una campagna di comunicazione integrata, contraddistinta dal claim “Godersi la vita, dal 1661”, realizzata dall’agenzia FGMC. Nel primo anno è stato privilegiato l’investimento sul mezzo Tv, atto a garantire il potenziamento della Brand Awareness, a partire dal 2022 ci si è concentrati, invece, sui canali online, coinvolgendo tutti i touch point digitali del Consorzio.Punto di partenza è stato il restyling completo del sito web, sia da un punto di vista tecnico – anticipando i tempi di quanti oggi lavorano con l’Intelligenza Artificiale – che contenutistico attraverso lo sviluppo di nuove tematiche e di una miglior esperienza di fruizione. A seguire, la riorganizzazione concettuale dei Social Media che ha portato all’individuazione di una nuova Social Media Voice e relativa strategia di sviluppo.
Di grande impatto la “content strategy” con la realizzazione di oltre 300 contenuti fra Reel, Long-video e ricette originali e che ha visto nel format “I Viaggi nel Gusto” la punta di diamante di questa strategia.
Una scelta che si è sviluppata anche attraverso il consolidamento di una rete di oltre 100 influencer fra acclamate star e giovani promesse, ingaggiate sia per le attività live di show-cooking che per la produzione di elaborati declinati per il digitale.
Tutto questo ha messo le basi per garantire nell’ultimo anno una crescita con risultati a sei cifre su tutte le properties:
Più di 100 milioni di copertura di audience sui canali digitali (paid e organico)
Più di 800 mila visualizzazioni video (Thruplay)
Più di 70 milioni di impression su Google, Meta e campagne programmatic
Più di 1 milione di traffico sul website (+300% negli ultimi due anni)
Numeri importanti che qualificano il Consorzio e il suo sito web come punto di riferimento tra quelli del panorama consortile agroalimentare tutelato. Una strategia vincente che, associata ai numerosi eventi sul territorio, ha consentito al Consorzio di allargare il proprio bacino di utenti, intercettando al meglio il target più giovane che è entrato in maniera importante a far parte della community di affezionati della Regina Rosa dei Salumi.
Consorzio Italiano Tutela Mortadella Bologna
Strada 4, Palazzo Q8
Rozzano – Milanofiori (MI)
Tel: 02 8925901
Fax: 02 57510607
infom@mortadellabologna.com
I distillati preferiti dalla Royal Family, da bere sabato 6 maggio per l’incoronazione di Re Carlo III
In occasione delle grandi celebrazioni, sono resi noti i menu che accompagneranno i festeggiamenti: annunciata la “Coronation Quiche” una torta salata a base di cheddar e spinaci, insieme ad altri piatti amati dalla Casa di Windsor. È noto che la Regina Madre, scomparsa nel 2002 a 101 anni, prediligeva anche i cocktail (ne beveva quattro al giorno) come il Gin & Tonic o il Martini. Anche i Reali hanno dunque una “Beverage List” preferita in cui rientrano, naturalmente, vini e distillati di grande spessore che per questo sono annoverati come fornitori ufficiali.
Ecco quindi qui una selezione dei “distillati del Re”, i prediletti in assoluto dalla Royal Family.
Gin Buckingham Palace
Buckingham Palace Gin è stato lanciato per la prima volta a luglio 2020. Questo distillato ha un’origine reale unica, con molte tra le sue componenti botaniche agrumate ed erbacee raccolte nei giardini dello stesso Buckingham Palace, sotto la supervisione del giardiniere Mark Lane.
Sua Maestà la Regina Elisabetta d’Inghilterra ha svolto un ruolo attivo nella creazione di questo gin assaggiando i sample di volta in volta proposti.
Buckingham Palace è un London Dry gin, prodotto in small batch di circa mille bottiglie alla volta in pot still tradizionale. Ha un volume alcolico di 42%.La verbena, il biancospino, l’alloro, il gelso sono alcune tra le dodici componenti botaniche selezionate nei giardini, mentre i fiori di camomilla sono utilizzati per una componente floreale.
Il ginepro, i semi di coriandolo e le altre componenti botaniche utilizzate in Buckingham Palace Gin sono invece raccolti nei migliori campi da tutto il mondo.
Insieme alle foglie d’alloro, le migliori arance dolci e amare spagnole rendono Buckingham Palace Gin unico.

Note degustazione:
Al naso risulta fresco con note agrumate che spiccano sulle altre botaniche, leggero è invece l’aroma di bacche di ginepro.
Al palato si avvertono i sapori di verbena, biancospino, alloro, gelso e fiori di camomilla. Il mix risulta complesso e armonioso portatore di note dolci e floreali.
Porto Taylor’s
Taylor’s fin dal 1692 è sinonimo di Porto per eccellenza. Prodotto da un’azienda a conduzione familiare che possiede le “Quintas” (tenute) più pregiate nella regione dell’Alto Douro, questo vino è ancora fatto con le migliori uve e con quella accuratezza e competenza che lo rendono veramente eccezionale e unico al mondo. Detiene il sigillo di Fornitore Ufficiale della Casa Reale d’Inghilterra. Apprezzato dai conoscitori di ogni Paese, il Porto Taylor’s ha ottenuto anche i maggiori riconoscimenti nelle competizioni internazionali e sulla stampa specializzata di tutto il mondo.
Il Vintage Classic Port di Porto Taylor’s è addirittura tra i migliori e i più rari tra tutti i vini Porto. Invecchia in legno per due anni, poi passa in bottiglia dove riposa per anni o decenni in cantina. Questo Porto forma un sedimento naturale ed è opportuno decantarlo. E’ un sontuoso prodotto da meditazione.
Cognac Hine
Fondata nel 1763 da Thomas Hine , la Maison Hine è una delle più antiche aziende produttrici di Cognac. Per i suoi distillati utilizza esclusivamente le uve prodotte nei due cru più prestigiosi della regione, la Grande e la Petite Champagne. Tutti i suoi Cognac sono invecchiati per un periodo molto superiore ai requisiti di legge. Nei suoi 250 anni di storia, la Maison Hine si è inoltre affermata in tutto il mondo come grande specialista nella produzione dei millesimati, un’autentica rarità nel settore del Cognac. La superba reputazione internazionale di Hine è confermata dai 30 premi e riconoscimenti ottenuti negli ultimi cinque anni dalla Maison. Hine è inoltre l’unica azienda di Cognac a detenere l’esclusivo Royal Warrant, vale a dire il sigillo di fornitore ufficiale della Casa Reale d’Inghilterra. In anni particolari, quando il clima consente una vendemmia di qualità eccezionale, la Maison Hine conserva una piccola quantità di Cognac distillati esclusivamente dalle uve del cru più prestigioso, la Grande Champagne. Sono i millesimati (vintages), di cui la Hine ha messo assieme nei secoli una collezione che non eguali nel settore. I millesimati vengono invecchiati e affinati nelle cantine Hine e Jarnac, in condizioni di temperatura e di umidità che garantiscono l’ottenimento di distillati eleganti, corposi e straordinariamente complessi. Alcuni millesimati Hine sono invece trasportati in fusti a Bristol, in Inghilterra, per invecchiare oltre Manica, secondo un’antica usanza dell’Ottocento: tali millesimati vengono detti Early Landed Cognac. Con temperature medie più basse e tassi d’umidità più alti rispetto a Jarnac, i millesimati invecchiati a Bristol acquistano e mantengono note più delicate, leggere e fruttate.
Rinaldi 1957 S.p.A.
V.le A. Masini, 34
Bologna (Italia)
info@rinaldi1957.it
Da lunedì 8 maggio, torna “Centomani di questa Terra”
I migliori chef e produttori delle eccellenze enogastronomiche dell’Emilia-Romagna tornano a incontrarsi a Polesine Zibello (PR). Appuntamento l’8 maggio
Lunedì 8 maggio dalle ore 10 alle 18 all’Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli a Polesine Zibello (Parma) si svolgerà la nona edizione di “Centomani di questa Terra”, l’evento dell’Associazione culturale CheftoChef, promosso, quindi, dai migliori chef e produttori della regione Emilia-Romagna. Era dal 2019, per le note vicende pandemiche degli anni seguenti, che non si celebrava questo importante evento cultural-gastronomico.
Come sempre sarà ricco e articolato il programma della lunga giornata, fra degustazioni, analisi sensoriali, forum, cooking demo e comizi agrari.
Si parte alle 10 con l’apertura del mercato dei produttori, aziende e consorzi, che presenteranno le loro eccellenze, anche attraverso degustazioni e analisi sensoriali. Saranno presenti anche i gazebo di alcune delle Città della Gastronomia CheftoChef: Parma (città creativa UNESCO per la gastronomia), Polesine Zibello PR, Fiorenzuola PC, Borgonovo Valtidone PC, Russi RA, Cesenatico FC e Roncofreddo/Valli del Rubicone FC.
Prenderanno parte a Centomani, per la prima volta, anche gli chef e i produttori di RavennaFood/CheftoChef (l’estensione ravennate dell’associazione) con le loro proposte gastronomiche tradizionali rivisitate in chiave moderna.
In contemporanea inizieranno anche i Forum dal titolo “RistorAzioneFuturo”, che saranno condotti dal noto scrittore, autore e conduttore, anche di numerose trasmissioni gastronomiche, Alfredo Antonaros. I Forum rappresentano tre momenti di confronto e dibattito per riflettere con chef, produttori, gourmet e specialisti sul contributo dell’Emilia-Romagna nel panorama della Cucina Italiana candidata a patrimonio UNESCO.
Nella prima sessione (ore 10.30) si parlerà di innovazione in cucina. Le contaminazioni fra diverse realtà gastronomiche e diverse modalità di “fare cucina” rende indispensabile una cultura plurisettoriale degli chef. L’alleanza fra cucina, scienza e medicina per nuove frontiere gastronomiche di una qualità “salutistica”.
Alle 13 prenderà il via la seconda sessione, che verterà sulle reti permanenti di formazione/lavoro. Aggiornamento professionale e formazione continua, rotazione in stage nella rete di CheftoChef, attenzione alla formazione negli istituti agrari e di gastronomia che vanno gestiti su base quantomeno regionale. Un corso strutturato di formazione-lavoro in cui la “gastronomia scientifica” fornisca garanzie occupazionali in settori di avanguardia della Food Valley per neodiplomati, come già avviene in altri settori trainanti come la Motor Valley, rafforzando i rapporti con la Catalogna.
Terza e ultima sessione, ore 15, dedicata all’impresa ristorazione, per una nuova “coscienza di luogo”. Il successo di una “cucina d’autore” è sempre più legato a una nuova identità che tenga conto di compatibilità ambientali e sociali. Un’identità inserita in filiere gastronomiche in cui il rapporto flussi/territorio costituisca una nuova frontiera per un turismo di qualità.
Dalle ore 11 saranno attive anche le isole di cooking demo e degustazioni. Qui gli chef, intervistati dagli studenti degli istituti alberghieri, si presenteranno e proporranno una loro ricetta come contributo dell’Emilia-Romagna nel panorama della Cucina Italiana candidata a patrimonio UNESCO.

Altre cooking demo e degustazioni saranno poi curate dai main partner di CheftoChef: Consorzio del Parmigiano Reggiano, Molino Dallagiovanna e Consorzio Produttori Antiche Acetaie.
Due i “comizi agrari” in programma: Le liliacee dell’Emilia-Romagna: Cipolla Borettana, Aglio di Voghiera, Aglio Nero di Voghiera, Cipolla di Medicina, Cipolla dell’Acqua di Santarcangelo, Scalogno di Romagna, a cura di Giuseppe Pasquali, al quale parteciperanno cuochi, imprenditori, agricoltori, medici e istituzioni (ore 12.30); Vini dell’Emilia-Romagna attualità e futuro con un focus sul Lambrusco, a cura di Gianmaria Cunial, al quale parteciperanno vignaioli, sommelier, agronomi ed esperti del settore enologico (ore 14.30).
In chiusura di questa edizione 2023 di “Centomani di questa terra” la cerimonia di Premiazione Studenti CheftoChef 2023 e l’aperitivo offerto dagli chef dell’associazione.
CheftoChef emiliaromagnacuochi, è l’associazione che riunisce i più rinomati cuochi e patron, i migliori produttori e fornitori di prodotti agroalimentari e i gourmets di riferimento dell’Emilia-Romagna. Presidente è Massimiliano “Max” Poggi, vice Presidente Massimo Bottura e Isa Mazzocchi. Presidenti Onorari sono Igles Corelli e Massimo Spigaroli.
L’evento è aperto al pubblico con accesso gratuito.
info@cheftochef.eu.
Mettiamoci a dieta (non solo per qualche settimana…) una volta per tutte!
“La dieta per farci dimagrire deve essere quella che ci piace di più – asserisce la nutrizionista Chiara Manzi – frequente ospite di “Medicina 33” (rubrica del Tg2 Rai) – E non ci deve fare rinunciare ai piatti che amiamo di più altrimenti non sarà sostenibile a lungo termine. E… – precisa con convinzione contagiosa – E’ sbagliato pensare al cibo come rifugio, come consolazione, perché i tre pasti al giorno, devono essere tre momenti di felicità!”. A tale proposito la dottoressa Manzi, suggerisce la ricetta di un appetitoso “risotto all’onda mantecato con burro e insaporito con funghi”, un primo piatto che erroneamente molti, tolgono dalla dieta perchè eliminano i “carboidrati”… Chiara Manzi, con la sua competenza specifica, sottolinea che non si devono eliminare i carboidrati, perché così si metterebbero in pericolo cervello, reni e fegato, oltre al fatto che aumentando la quota proteica, aumenta il rischio di tumori. Quello che fa male, non sono i carboidrati, ma i picchi di glucosio che abbiamo nel sangue dopo l’assunzione di carboidrati. Quindi, se cucinato in maniera giusta, si può mangiare anche il riso, che è elemento ad alto indice glicemico, senza però avere dei picchi dopo il pasto. L’importante nella ricetta è abbinare gli ingredienti vegetali, ricchi di fibre solubili (che riducono la velocità di assorbimento dei macronutrienti come grassi e carboidrati, evitandone i picchi dopo l’assunzione: si trovano nei funghi, nelle cipolle, nei gambi dei carciofi, in cavoli e cavolfiori, nelle melanzane senza buccia, nelle zucchine e in molti altri, tranne che nei vegetali con le foglie che hanno fibre “insolubili”, come in tutte le bucce e i semini delle verdure). In questo caso, con il riso, utilizzeremo dei funghi: quindi per 100 grammi di riso, mettiamo 200 gr. di funghi (meglio se spellati).

Lo chef Andrea Miceli, tosta il riso in una pentola antiaderente, senza alcun tipo di grasso, vi aggiunge cipolla bianca, già stufata con un po’ d’acqua e anche i funghi. Regola di sale in questa fase di cottura del riso (anziché aggiungerlo nel brodo o nell’acqua di cottura, in modo che insaporisca tutti i chicchi di riso, prima di essere diluito nell’acqua) e così, con un solo grammo di sale, otterrà un risotto davvero saporito. Così facendo, aggiungendo le fibre solubili vegetali al riso o alla pasta, avremo anche un 20% in meno di calorie e aumenteremo l’assorbimento di vitamine, sali minerali, antiossidanti, molecole della longevità, quindi provocheremo un’azione che aiuta a dimagrire mangiando di più e con gusto. Realizzando questa ricetta con 100 gr di riso e 200 di funghi, avremo un primo più abbondante e con meno calorie di uno con 100 gr di riso in bianco condito con solo un cucchiaio di olio, che così è pure un piatto molto triste… invece la felicità, ci deve sempre accompagnare quando facciamo una dieta, perché grazie alle tecniche della medicina culinaria, impariamo a cucinare tutto ciò che ci piace e amiamo in modo corretto, perdendo anche peso, senza rinunciare alla felicità che dà un buon piatto! Tornando al nostro risotto, alla fine, lo mantecheremo con soli 10 gr di burro, un po’ di prezzemolo tritato, lo guarniremo con dei germogli di barbabietola e… buon appetito, sempre in linea!
Chiara Manzi: titolare di “Cucina Evolution” e massimo esperto in Europa in Culinary Nutrition (la branca della nutrizione applicata alla cucina e alla pasticceria) docente di “Cucina Antiaging” presso l’Università Bicocca di Milano, ricercatrice in collaborazione con l’Università di Parma, esperta di riferimento del corso di “Medicina Culinaria” dell’Università di Ferrara. Esperta di gastronomia per il TG4 (Mediaset) frequente ospite di “Medicina 33” (la rubrica, a cura di Laura Berti, del Tg2 Rai diretto da Nicola Rao) –
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Fuga last minute tra mare e campagna: a Portorose e Pirano il 29 e 30 aprile una festa e un mercato contadino per celebrare la primavera
A mezz’ora da Trieste un’ottima idea per una godere di un’enogastronomia d’autore: chi è in cerca di un’idea per una fuga last minute in occasione del ponte del I° maggio ha più di un motivo per scegliere l’Istria Slovena con tutta la piacevolezza dei borghi marinari di Pirano e di Portorose, capitale europea del wellness e delle atmosfere autenticamente country style dell’entroterra.
In particolare, il 29 e 30 aprile 2023 va in scena nel villaggio contadino di Padna-Padena l’undicesima edizione della “Festa dell’olio e della bietola”, varietà speciale locale e saporito ingrediente di squisite ricette. E come ogni festa che si rispetti pensata per rendere omaggio ai regali della terra, ospiterà il mercato contadino istriano dell’olio d’oliva e delle delizie artigianali. Immancabile un nutrito programma di attività, che oltre alle degustazioni, include visite guidate alla scoperta del patrimonio storico-culturale istriano, workshop creativi per adulti e bambini, serate musicali e performance teatrali.
Tutta la bellezza di una festa accogliente e gioiosa
In occasione di questo appuntamento, gli abitanti di Padna apriranno le porte dei loro cortili, che, decorati per l’occasione, ospiteranno le bancarelle stracolme di eccellenze del territorio. L’olio là farà da padrone, non solo nelle degustazioni dei differenti produttori e dei cultivar istriani, ma anche nelle varie ricette che si potranno assaggiare e che lo vedranno abbinato alla varietà di bietola locale. Croccante e saporita, è perfetta come contorno, saltata o bollita, o come ingrediente di piatti come quello che la unisce alle patate e alla pancetta, di strudel salati, nonché di un altro grande classico istriano quale le seppie con biete e polenta.
Nel corso di questa due giorni si potrà, inoltre, fare scorta del sopraffino sale delle Saline di Sicciole, di marmellate e composte, formaggi, sottoli e vino. Molto comoda per le degustazioni la modalità: i visitatori potranno usufruire, infatti, di pratici coupon.
Nel corso dell’evento è prevista un’escursione guidata nei dintorni di Padna, abbinata alla proiezione di un film documentario sulla località, a uno spettacolo del gruppo teatrale di Dekani e a una visita alla Galleria d’artededicata Božidar Jakac, pittore espressionista sloveno.
E per chi vuole mettere alla prova la propria creatività sono in programma un laboratorio per la realizzazione di ornamenti con materiali riciclabili e un laboratorio di ceramica. A garantire la giusta atmosfera ci penseranno l’Orchestra di fiati Banda di Buie e il Duo Kazin, mentre nel corso della serata si esibiranno i gruppi Roxy Band e Platana.
Tutte le attività saranno gratuite con grande attenzione alla sostenibilità: gli organizzatori, la Comunità locale di Padna e l’Ente per il Turismo di Portorose si impegneranno a prestare la massima attenzione alla tutela dell’ambiente con l’utilizzo di imballaggi a rendere e biodegradabili, la presenza di distributori d’acqua e un servizio di navetta gratuita sul percorso Pirano-Portorose-Lucia-Sicciole-Padna.
Padna: l’autenticità intatta del tipico villaggio istriano, affacciato sul mare e sulle Alpi, e un sentiero per esplorare la zona
Questo villaggio dalle dimensioni raccolte merita una visita anche perché ha conservato intatto l’aspetto tipico di un borgo istriano ed ha ottenuto lo status di monumento protetto. È ubicato nel cuore dei colli Savrini ed è uno splendido punto panoramico, con delle vedute che si estendono dal mare fino alle Alpi.
Il sentiero che lo raggiunge è particolarmente suggestivo e si sviluppa tra uliveti che custodiscono alberi piantati oltre 300 anni fa. E se oltre all’olio gli abitanti hanno deciso di rendere omaggio anche alla bietola è per il suo importante ruolo per l’economia locale: i proventi della sua vendita vennero, infatti, utilizzati per la costruzione del campanile.
E per esplorare le bellezze della zona non c’è niente di meglio dei sentieri dedicati al patrimonio storico-culturale di Pirano e dei suoi dintorni. Caldamente consigliato quello di Boskarin, che parte da Padna e attraversa Villanova di Pirano (Nova vas nad Dragonjo), Krkavče e la valle del fiume Dragogna, fino al monumento naturale di Stena e alle cascate di Škrline che si trovano dove confluiscono i fiumi Dragogna e Rokava.
La festa non finisce qui: un ricco calendario di eventi per l’estate in arrivo!
La Festa dell’olio e della bietola sarà il primo di una serie di eventi ambientati nella dolce campagna istriana. I primi giorni del mese di luglio (1 e 2 luglio), a San Pietro (Sv. Peter), o Šupeter, come lo chiamano gli abitanti del luogo, si terrà la Festa del villaggio, con una ricca offerta di pietanze istriane e un variegato programma di accompagnamento. I visitatori avranno l’opportunità di conoscere più da vicino il villaggio istriano con una visita guidata e di visitare il museo etnografico Casa di Tona, tipica dimora istriana rimasta intatta. Nel museo sono presenti un antico frantoio e le camere con gli oggetti personali di Tona Gorela, ultima proprietaria della casa.
Una settimana dopo, l’8 e il 9 luglio, Villanova di Pirano (Nova vas nad Dragonjo) sarà la sede della 12° Festa del vino e dell’aglio. La Festa del Vino e dell’Aglio sarà ancora una volta incentrata su gastronomia, cultura, musica e divertimento per tutti i gusti.
L’Istria slovena, a meno di mezz’ora da Trieste, ha tutti gli elementi che possono contribuire a rendere perfetto un weekend primaverile: luoghi e borghi dall’atmosfera speciale, hôtellerie di charme, cucina gourmet a lume di candela e, a Portorose, un’offerta benessere tra le più complete d’Europa, con anche spazi wellness che offrono una vista meravigliosa sul Blu dell’Adriatico.
Per le visite guidate a Padna e dintorni nei giorni della festa chiamare il numero +386 (0)40 518 563
o scrivere all’e-mail ticpadna@portoroz.si. Per tutti i dettagli del programma: www.portoroz.si
Da Cibus Connect a Vinitaly: fioccano ordini per il Natale Loison 2023
Dal Sudamerica a Taiwan, passando per il Kazakistan: decine di clienti venuti a trovare Dario Loison per conoscere le prossime novità.
Nell’iconico stand Loison di Cibus Connect e Vinitaly si sono toccati diversi angoli del globo grazie agli incontri con decine e decine di clienti italiani e stranieri venuti a trovare Dario Loison e conoscere le novità 2023: “Sono profondamente soddisfatto dei risultati ottenuti in queste manifestazioni molto importanti per piccole aziende come la nostra focalizzate sull’export – racconta l’imprenditore pasticcere di Costabissara -. In pochi giorni abbiamo rivisto e riabbracciato clienti dal Sudamerica, Taiwan, Nord Europa, Kazakistan tanto per citarne alcuni; una connessione che ha consolidato, rafforzato e migliorato i rapporti con i nostri importatori con cui operiamo da anni“.
“Ciò che è avvenuto in occasione di Cibus Connect e Vinitaly – conclude Loison – è il risultato di un grande lavoro a distanza che si costruisce giorno dopo giorno con la trasparenza dei rapporti con i propri clienti: prova ne è che è appena trascorsa la Pasqua che stiamo già ricevendo ordini per il Natale 2023, con mesi di anticipo rispetto alle normali tempistiche di ordinazioni“.
Dopo Cibus Connect e Vinitaly, Loison sarà a TuttoFood a Rho (Mi) dall’8 all’11 maggio presso il Padiglione 3 allo Stand H32.
Loison Pasticceri dal 1938
via Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
www.loison.com
loison@loison.com
ORARI NEGOZIO
Dal Lunedì al Venerdì:
08:30 – 13:00
14:30 – 19:00
Sabato e Domenica: CHIUSO
ORARI UFFICIO
dal Lunedì al Venerdì: 8.30 – 18.00
Venerdì 28 aprile è la “Giornata della Ristorazione” anche per valorizzare la gastronomia italiana
La giornata della Ristorazione celebra un tema fondamentale per il mondo della ristorazione: l’Ospitalità italiana.
Un’iniziativa popolare, inclusiva, solidale e profondamente etica che ha come obiettivo primario quello di invitare tutti gli italiani a celebrare la condivisione di un rinnovato sentimento di comunità.
La prima edizione si svolge il 28 aprile 2023 mentre nei prossimi anni si terrà ogni ultimo venerdì di aprile.
L’idea di FIPE, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura e il Ministero del Turismo, è quella di creare il primo vero grande appuntamento dedicato alla cultura della ristorazione italiana. Un’iniziativa popolare, inclusiva, solidale e profondamente etica che ha come obiettivo primario quello di invitare tutti gli italiani a celebrare la condivisione di un rinnovato sentimento di comunità. Per onorare il rito più antico dell’uomo: l’Arte del Convivio, il vivere assieme.
Il filo conduttore di questa prima edizione sarà il “Pane, Simbolo del Convivio”.
Fin dal Neolitico il pane accompagna la quotidianità dell’uomo: afferma la sua civiltà, attesta il suo ingegno e la sua creatività nel trasformare i frutti della natura in un alimento semplice ma indispensabile. È il caldo e fragrante epilogo di un lavoro meticoloso: quello di “mettere le mani in pasta”. Ogni ristorante che aderirà alla Giornatadovrà proporre una ricetta a base di pane, con la quale rendere la propria interpretazione del tema dell’ospitalità.

La Giornata della Ristorazione rappresenta prima di tutto una fondamentale occasione sociale per rifondare il senso di comunità del Paese.
L’evento vuole riunire – sotto il comune denominatore del valore dell’ospitalità – Chef e Ristoratori a tutti i livelli. Ristoranti, Trattorie, Osterie, Pizzerie, Taverne saranno gli attori protagonisti di questo evento. Vere e proprie Agenzie culturali del territorio dove rieducare l’uomo a vivere assieme.
La Giornata della Ristorazione 2023 ha ricevuto dal Capo dello Stato la Medaglia del Presidente della Repubblica quale premio di rappresentanza per l’alto valore dell’iniziativa.
In occasione della prima giornata della ristorazione – che ha come oggetto il pane – la FIPE, in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi ha organizzato un corso di panificazione per la ristorazione. Numerose attività hanno aderito all’evento formativo svolto dal maestro Fabrizio Fiorentini presso la Chef School.
Hanno detto:
“Mi auguro che sia una delle tante iniziative per far crescere tutto il settore della ristorazione dove tutti i suoi componenti dovrebbero essere protagonisti condividendo le proprie esperienze” – dichiarazione di Fabrizio Fiorentini Presidente ASSIPAN Lazio Nord.
“Questa iniziativa è l’esempio concreto dell’Associazionismo a servizio delle imprese del territorio per la crescita professionale degli operatori. Ricordo che il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare ha avanzato la propria candidatura all’Unesco per il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio mondiale dell’umanità e tutti i ristoratori che ne sono gli ambasciatori devono impegnarsi costantemente per accrescere le proprie competenze” – dichiarazione di Elia Grillotti Presidente FIPE Lazio Nord. (Foto: RietiLife ©)
FIPE Ha Una Lunga Storia, Nata Nel 1945 Per Agevolare Le Imprese Della Ristorazione Nel Difficile Periodo Della Ricostruzione Del Nostro Paese: Da Allora I Suoi Obiettivi Di Crescita E Condivisione Non Sono Mai Mancati. Oggi Questa Associazione Rappresenta Oltre 330.000 Imprese Sul Territorio, Formando Una Rete Di Imprese Moderna Ed Attenta All’innovazione. Il Presidente è Lino Enrico Stoppani, che ricopre anche la carica di Vice Presidente vicario di Confcommercio Nazionale.
UNA RETE DIFFUSA DI OLTRE 330.000 IMPRESE:
BAR | RISTORANTI | PIZZERIE | GELATERIE | PASTICCERIE | DISCOTECHE | STABILIMENTI BALNEARI | AZIENDE DI RISTORAZIONE COLLETTIVA | GRANDI CATENE DI RISTORAZIONE MULTILOCALIZZATA | SOCIETÀ EMETTITRICI DI BUONI PASTO | SALE GIOCO | BUFFET DI STAZIONE | AZIENDE DI CATERING E BANQUETING.
FIPE
Piazza G. G. Belli, 2
00153 Roma (RM)
Telefono: +39 06 583921
info@fipe.it
federazioni@ascom.bo.it
giornataristorazione@magentabureau.it
“Svecchiata” la ricetta dello storico “ragù alla bolognese” (molte le riserve…)
La ricetta “aggiornata” dello storico ragù delle Due Torri, è stata depositata dalla delegazione bolognese dell’Accademia Italiana della Cucina, presso la Camera di Commercio di Bologna.
La prima ufficializzazione, fu molto tempo fa, poi, per sancire con tutti i dovuti crismi, la storia, le modalità di esecuzione e i diritti del famoso “ragù alla bolognese”, l’Accademia Italiana della Cucina ne depositò la ricetta storica, il 17 ottobre 1982 presso la Camera di Commercio di Bologna. Oggi, a oltre quarant’anni di distanza, sempre l’Accademia Italiana della Cucina ha pensato opportuno “attualizzare” tale ricetta, per le ormai note difficoltà di trovare qualche ingrediente necessario per la preparazione e, modernizzarne alcuni passaggi basilari per la realizzazione…

La prima fonte scritta che riporta la ricetta del ragù bolognese servito come condimento per la pasta, è un manoscritto di fine settecento, redatto da Alberto Alvisi, cuoco del Cardinale Barnaba Chiaramonti, vescovo di Imola e futuro papa Pio VII. E’ stato poi il gastronomo emiliano Pellegrino Artusi nel 1891 a descrivere la prima ricetta ufficiale del ragù alla bolognese.
Nell’ottobre del 1982 la delegazione di Bologna dell’Accademia italiana della cucina ha depositato presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Bologna la “ricetta del ragù alla bolognese”, allo scopo di garantire la continuità e il rispetto della tradizione gastronomica bolognese, in Italia e nel mondo. In questi giorni (aprile 2023) la stessa delegazione dell’Accademia – capitanata dal segretario generale Roberto Ariani – ha depositato sempre presso la stessa Camera di commercio, nelle mani del suo presidente, Valerio Veronesi, la “ricetta originale” del “ragó” (in dialetto) adeguata e aggiornata alle abitudini di consumo dei “gourmet” di oggi.
Tra i motivi che hanno portato alla decisione di rivedere la ricetta, la difficoltà ai nostri giorni nel reperire, nelle macellerie e nei supermercati delle città, la “cartella” (o “diaframma”, parte anatomica della pancia, principale muscolo respiratorio del bovino, in genere venduto a parte) o, in alternativa – come prevedeva la ricetta originale – pancia o fesone di spalla o fusello, ricchi di collagene, che, macellerie e supermercati, hanno proposto – in subordine, sempre più – con il “macinato misto”. Si tratta di carni di bovino adulto e suino – parti meno nobili della spalla, quelle più muscolose insieme al petto, alla pancia e al reale – disossate e sottoposte a macinazione in frammenti (macinato che contiene meno dell’1% di sodio) carne, questa, che però a detta di molti “addetti ai lavori”, spesso risulta troppo magra, duretta e asciutta… Inoltre, è confermato che non sono ammesse assolutamente, come varianti, la polpa di vitello, la pancetta affumicata, la carne esclusivamente di maiale,l’aglio, il rosmarino, il prezzemolo, il brandy (in sostituzione del vino) e la farina. Tra le variazioni concesse, invece, l’utilizzo di fegatini, di cuore e durelli di pollo, salsiccia di maiale sbriciolata, piselli scottati (aggiunti a fine cottura) e funghi porcini secchi ammollati.
Qualche esperto, prendendo atto delle ultime variazioni sul tema, ha scongiurato la possibilità di usare il latte. Mentre è sdoganato a pieno titolo l’uso del “dado” al posto della semplice “acqua” (si legga “brodo”) che serve per non fare asciugare il ragù mentre sta a sobbollire – dado non proprio ben accetto a tutti coloro preposti ai lavori… –. Confermata anche la “panna” (ottenuta dalla bollitura di 1 litro di latte intero) quando il ragù è pronto (secondo l’uso di molti bolognesi) se si tratta di condire paste secche. Per le tagliatelle, o altre paste fresche all’uovo, il suo impiego è assolutamente da escludere!
Procedimento: in una casseruola (di ottima qualità, pesante, antiaderente o di alluminio o in ghisa smaltata o in coccio di 24-26 cm di diametro) fare sciogliere la pancetta macinata o tritata con 3 cucchiai d’olio. Quindi, aggiungere gli odori tritati finemente sul tagliere (non usare il mixer) e fare appassire il battuto lentamente a calore medio basso, sempre girando con un mestolo di legno (la cipolla non deve assolutamente prendere il sapore di bruciato). Alzare il calore e unire la carne macinata e, sempre mescolando accuratamente, cuocerla per una decina di minuti fino a quando “sfrigola”. NB: le carni si fanno ben rosolare a parte, da sole, e poi si mescolano al battuto degli odori anch’essi già rosolati. Versare il vino, farlo evaporare e ritirare completamente, finché non si sentirà più il suo odore e, poi, unire il concentrato e la passata. Continuando a mescolare, versare una tazza di brodo bollente (ma si può usare anche semplicemente dell’acqua) e far cuocere piano, a recipiente coperto, per circa 2 ore (anche 3 ore secondo le preferenze e le carni usate) aggiungendo il brodo caldo man mano che occorre. A metà cottura, secondo una consigliabile antica tradizione, si può aggiungere il latte che deve essere fatto ritirare completamente. A cottura ultimata, aggiustare di sale e pepe. Il ragù dovrà risultare di un bel colore arancione scuro, avvolgente e cremoso.
E per la serie “città dove vai… ragù che trovi!”, nel resto del nostro Paese, come sono i vari tipi di ragù?
Dopo quello “petroniano” il più autorevole, come squisitezza culinaria, è quello napoletano che deriva da un piatto della cucina popolare medioevale provenzale di carne di bue, mescolate a verdure e cotto a lungo in un recipiente di creta. Nel 1773 fu il cuoco Vincenzo Corrado a descrivere la prima variante napoletana dello stufato francese e a definirla come un semplice condimento. A Napoli si usava la pratica di inserire durante la bollitura una foglia di alloro (che si toglieva a cottura ultimata) serviva per eliminare l’acidità in eccesso del pomodoro e rendere il sugo più digeribile.
La principale differenza tra il ragù “bolognese” e il napoletano, è la consistenza più densa del petroniano, perché tra gli ingredienti primari di quello napoletano, ci sono più pomodori. Poi i napoletani utilizzano il vino rosso, mentre i bolognesi preferiscono il bianco. Inoltre, il ragù napoletano vuole una cottura prolungata e a fuoco lento (lì si dice pippiare) che dà i caratteristici sbuffi che, mentre sobbolle, libera una bolla per volta. Il ragù napoletano si sposa magnificamente con la pasta spessa e ruvida come le pappardelle, ma anche i maccheroncini di pasta fresca si prestano molto bene, riuscendo a trattenere bene il sugo; il ragù petroniano, vuole – da sempre – le tagliatelle all’uovo (in tutto il mondo anche gli spaghetti, di semola e grano duro – leggi “spaghetti alla bolognese”-) ma qualora sia utilizzato per condire paste secche, è possibile aggiungere la panna, ma mai per le tagliatelle!
Oltre ai ragù bolognese e napoletano – i più noti per fama – è doveroso menzionare quelli che utilizzano ingredienti diversi o particolari e/o modalità di esecuzione peculiari come il ragù di castrato abruzzese, il misto alla lucana della Basilicata, il ragù di maiale calabrese, obbligatorio quando si portano in tavola i “Fileja” o gli gnocchi di patate. Anche la cottura del ragù alla calabrese, deve essere lunga, non meno di 5 ore, e svolta ovviamente a fiamma bassa. Quello friulano prevede il camoscio protagonista, l’abbacchio laziale, ovviamente l’agnello da latte; il ragù ligure vuole il maiale in bianco. Poi ci sono ancora il ragù d’oca alla Lomellina in Lombardia, il ragù di cervo alla piemontese: in ogni parte del Piemonte, si usa aggiungere la carne più utilizzata in quella precisa zona: nelle Langhe e nel Monferrato, si impiegano manzo e vitello, nel novarese e nel vercellese, manzo, maiale e anche salsiccia, nel borgomanerese, mettono anche trito di cavallo o asino… Il vero segreto del ragù Piemonte, è la cottura molto lenta sul “putagé” (la stufa, così detta nell’area franco-piemontese) che è molto meglio di quella sul fornello a “gas città”) il tutto per condire i “tajarin” o i “ravioli al plin”, o la pasta al forno. Poi c’è il ragù potentino: quest’ultimo è preparato con la carne mista della cucina tradizionale della città di Potenza ed è meglio noto come “’ndruppeche”, in italiano “intoppo o inciampo”, perché mentre si mangia la pasta così condita, si inciampa (metaforicamente) nei pezzetti di carne che lo compongono. Si accosta a paste fresche, preparate, secondo la tradizione culinaria dell’Italia meridionale, senza l’utilizzo dell’uovo, nei formati tipici della cucina lucana: fusilli, ferretti e strascinati, naturalmente piatti insaporiti aggiungendo peperoncino fresco, secco o sott’olio e, tradizionalmente nel periodo di Carnevale, con rizoma di rafano grattugiato al momento.

Ragù in Veneto: si fa molto tirato e secco, e, quando pronto, è molto cremoso grazie alla panna con la quale si manteca a fine cottura. Dal gusto molto particolare a causa della presenza della inusuale carne di petto d’anatra (oltre a tacchino e a maiale) potrebbe venire servito in qualsivoglia occasione poiché è capace di adattarsi a ogni piatto. Concessa la variazione al vitello in bianco e, nelle zone costiere, approvati due tipi di ragù al pesce.
Ragù alla toscana: si mettono a soffriggere a fuoco medio gli odori con l’olio EVO, si mescola il macinato con fegatini di pollo (o salsicce private delle pelli) e si aggiunge il soffritto a piccole manciate, cuocendo tutto a fuoco alto finché non sarà ben dorato (mescolando perchè non si attacchi al fondo). Alla fine, quando è bello brunito, si aggiunge il vino (bianco) poco per volta e lo si lascia evaporare, dopo di che si uniscono i pelati frullati grossolanamente, anche un po’ di alloro e si lascia cuocere per tre quarti d’ora a fuoco medio con la pentola scoperta. Quando il ragù comincia a ritirarsi, si mette la pentola su un fornello più piccolo e si fa “sobbillire” per almeno altre due ore, sempre a fuoco basso. Quando sarà ben rosolato, sale e pepe.
Ragù nelle Marche: la tradizione vuole il ragù alle olive, olive bianche dolci e olive nere, tutte denocciolate, cipolla bianca, costa di sedano e mezzo cucchiaino di semi di finocchio, mezzo cucchiaio di estratto di pomodoro, due cucchiai abbondanti di salsa di pomodoro, olio EVO, sale q.b. e peperoncino… Questo l’ingrediente fondamentale per i guduriosi “vincisgrassi“, piatto apoteosi del ragù marchigiano.
Ragù tradizionale di Roma: lì si chiama “sugo di carne” e può essere con gli involtini, oppure in umido o anche con durelli tagliati a pezzetti piccoli ed eventualmente funghi scolati e fegatini di pollo. Si lascia il tutto sul fuoco al minimo per un’ora e mezzo almeno. Con questo ragù si condiscono fettuccine, lasagne, melanzane alla parmigiana, risotto e si fa il ripieno dei supplì. Se è poco… Poi, in regione (Lazio) la tradizione si rispetta con lo stesso ragù – ma con carne d’agnello – con un formato di pasta delicato: il “Fieno di Canepina”, un tagliolino sottile che si scioglie in bocca e, con il ragù d’abbacchio e un calice di buon “Frascati Superiore” (fruttato, delicato, sapido e fresco) trova il suo accostamento perfetto.
Ragù, in Puglia è quello con le bracioline baresi (involtini di carne di vitello con canestrato pugliese e pancetta) oppure il sugo della domenica, con puntine di maiale (ovvero costine) e ancora al pomodoro con manzo, agnello e maiale per condire le orecchiette (a base di farina di semola e acqua) alla barese, spolverate con Pecorino grattugiato. Gustose alternative: detto ragù con i minchiareddhi, con i troccoli, o ancora su cavatelli, strozzapreti, linguine, gnocchi, trofie.
Ragù alla siciliana: carne con piselli, è perfetto per condire lasagne, cannelloni o pasta ripiena, oppure per farcire gli arancini. Si prepara sempre con un soffritto di sedano, carota e cipolla, si fa appassire e poi si aggiungono i piselli e si cuoce per qualche minuto. Poi si mette in pentola un macinato misto di bovino e suino a pezzettini (anche solo di bovino, o solo di maiale). Si cuoce con vino rosso che si sfuma piano piano. Si aggiunge il concentrato e la passata di pomodoro, un po’ d’acqua, si mescola e cuoce per almeno un’ora a fuoco lento e con il coperchio, mescolando ogni tanto (se necessario, correggere l’eventuale acidità del pomodoro con un pizzico di zucchero). Un consiglio? Il ragù con piselli alla siciliana si deve preparare il giorno prima (anche due) per gustarlo al meglio…
Ragù, in Sardegna lo fanno così: in un tegame si fa scaldare un po’ di olio con verdure tritate fino a farle appassire (circa 15 minuti a fuoco basso) sempre facendole rimanere trasparenti. A questo punto si aggiungono salsiccia spellata e sbriciolata, carne di maiale e vitello. Si fa rosolare il tutto bagnando con vino bianco e, quando evaporato, si uniscono i pomodori. Si aggiusta di sale e pepe e si fa cuocere per circa un’ora. Se sembra troppo asciutto, si allunga con un po’ di brodo bollente. Alla fine, con due foglie di basilico tritate, questo gustosissimo ragù, può condire gli gnocchetti sardi, o i Malloreddus (tipici della regione del Campidano) o i “Cigiones o Ciocioneddos” nei dintorni di Sassari, i “Macarones cravaos” nel nuorese, o i “Chiusoni” in Gallura e i “Cassulli” a Carloforte. In alternativa, per i bongustai… si gusta sul pane “Carasau” e… buon appetito!
Ragù “carne free” a base di “carne per vegetariani” (nelle varianti al cavolfiore, alle lenticchie, ai ceci o alla zucca, questa in “versione autunno”). Per vegani e vegetariani, in genere si usa il “seitan”, meno conosciuto del “tofu”: è alimento proteico, ricavato dal glutine del grano di tipo tenero o dal farro. Quando pronto, questo ragù, racchiude in sé tutti gli aromi classici: carota, cipolla, sedano e pomodoro, declinati però con un’inaspettata leggerezza. Prima di giudicarlo, bisogna provarlo, magari per condire delle ottime “tagliatelle senza uova”…
Curiosità
La parola “ragù” deriva dal francese “ragoût”, da “ragoûter” che significa risvegliare l’appetito, perché originariamente indicava i piatti di carne stufata (o anche di pesce o di verdure) cotti a bassa temperatura e per molte ore, con abbondante condimento.
Quanto ragù su un piatto di pasta? Su 80 grammi di pasta si possono aggiungere 3 cucchiai da cucina di sugo, accompagnato da un paio di cucchiaini di Parmigiano grattugiato.
Un piatto di pasta al ragù abbinato a una porzione di verdure di stagione – nutrizionisti docet – può rappresentare un pasto sano e completo, in nome anche della nota “dieta mediterranea”.
Accademia Italiana della Cucina (sede)
Via Napo Torriani, 31 – 20124 Milano
Tel.: +39 02 66987018
info@accademia1953.it
Accademia Italiana della Cucina
– delegazione di Bologna –
Piazza Viera de Mello 4
Tel.: 051 4159491
Cell.: 337 1551485
restaurant@laportadibologna.it
www.restaurant@laportadibologna.it
Marche&Wine: “I Piceni_Gusto DiVino” si raccontano a tavola, nei calici e nei boccali!
Enoturismo Marche, dalla vigna alla tavola: parte il circuito in undici tappe golose per scoprire il genius loci del Piceno.
Da aprile a giugno, le “Marche dei Piceni” si raccontano a tavola, nei calici e nei boccali!
In quest’estremo lembo del sud della regione si concentra una moltitudine di tradizioni, sapori, vitigni e fermenti. Il richiamo è suadente: assaggia il Piceno, rimarrai meravigliato dall’inaspettata diversità che sublimerà gli occhi, il palato e l’anima!
Un patrimonio goloso che sarà esplorato in undici tappe del gusto per tutto il periodo primaverile: appuntamenti speciali con vino, birra e cibo, per vivere da protagonisti le esclusive eccellenze del Piceno.

La ricchezza della proposta è ben riassunta dai numeri del circuito: ventisette aziende vinicole coinvolte nell’iniziativa, accanto a sei birrifici, undici locali di ristorazione e tante esclusive specialità gastronomiche tipiche utilizzate nella preparazione di piatti abbinati a vini e birre “spiegati”, rispettivamente, da sommelier ed esperti degustatori di birra.
Il calendario di aprile prevede tre appuntamenti. Il 21 è in programma la serata al ristorante “Miravalle” di Montalto delle Marche, presso il quale assaggiare i piatti dello chef accompagnati dai vini di tre cantine: Coop. Agr. La Sociale Valdaso, Saladini Pilastri e Simone Capecci. Il 27, da “Mamma Rosa” a Ortezzano, abbinamenti tra la pizza d’autore del maestro Marcello d’Erasmo e i birrifici Kulà, Jester e Mukkeller. Il 28, sempre ad Ortezzano, le proposte rurali dell’agriturismo “Il Vecchio Gelso”, insieme alle birre de Il Mastio, Maltenano e Prima Pietra.
Il circuito I Piceni_Gusto DiVino è cofinanziato dalla Regione Marche nell’ambito dell’iniziativa “ENOTURISMO MARCHE: dalla vigna alla tavola”.
“Sono convinto – ha affermato Andrea Maria Antonini, assessore all’agricoltura della regione Marche – che l’intervento “Enoturismo Marche: dalla vigna alla tavola” offrirà la possibilità di far conoscere e veicolare il nostro territorio a 360 gradi, non solo nel panorama nazionale, ma anche oltre i confini italiani!”.
“Mi piace sottolineare – ha aggiunto Antonini – come si tratti di un progetto condiviso e di ampio respiro, che vede protagonisti oltre 200 ristoratori e altrettante cantine, comprese le realtà più piccole, che avranno così una vetrina importante e di riguardo per mettere in mostra i propri prodotti agricoli e i saperi della tavola“.
Per una completa fruizione della proposta, il tour operator ESITUR propone speciali pacchetti turistici finalizzati a conoscere il Piceno nella sua anima più “esperienziale”, tra vigneti, borghi storici e aziende agricole, nelle dolci colline marchigiane che si rincorrono tra il litorale adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
LE TAPPE DEL CIRCUITO:
- 21 aprile – Ristorante Miravalle/Pizzeria 4 venti. Tel. 0736 828352
Contrada Fonte Arrigo 45, Montalto delle Marche (AP)
Vini: Cooperativa Agricola La Sociale Valdaso S.p.a., Saladini Pilastri, Simone Capecc
- 27 aprile – Mamma Rosa. Tel. 0734 770194 https://www.pizzeriamammarosa.it/
Contrada Aso 62, Ortezzano (FM)
Birre: Azienda Kukà s.r.l., Jester Birrificio Agricolo, Birrificio Fam. Mukkeller di Raffaelli Marco
- 28 aprile – Agriturismo il Vecchio Gelso. 0734 779348 https://www.vecchiogelso.com/
Contrada Casali 11, Ortezzano (FM)
Birre: Birrificio il Mastio, Birrificio Maltenano, Birrificio Prima Pietra
- 5 maggio – Da Sebastiani. Tel. 393 762 6820 https://www.dasebastiani.it/
Via Giacomo Leopardi 11, Ortezzano (FM)
Vini: Cantina Vittorini, Azienda Vitivinicola Pantaleone, Az. Agricola Emanuele Dianetti
- 6 maggio – Bar Ristorante Le Logge. 0734 79129 http://www.ristorantelelogge.it/
Via Parco della Fessa 1, Smerillo (FM)
Vini Centanni, Podere dei Colli, Ciù Ciù Tenimenti Bartolomei s.r.l.
- 11 maggio – Il Vinattiere. Tel. 338 313 9781 https://www.ilvinattiere.it/
Via Cesare Battisti 12, Ascoli Piceno (AP)
Vini: Az. Agricola Valter Mattoni, La Lepre e la Luna, Ama Terra Bio Fattoria Sociale
- 12 maggio – Ristorante I Piceni. Tel. 0734 778000 http://www.locandaipiceni.it/
Piazza M. Savini 1, Ortezzano (FM)
Vini: Umani Ronchi, Maria Pia Castelli, Le Senate
- 25 maggio – Osteria Infinito. Tel. 366 340 5738
Piazza Dante Alighieri 3, Grottammare (AP)
Vini: Clara Marcelli, Vigneti Vallorani, Tenuta Santori
- 26 maggio – Cantina Antisociale. Tel. 347 841 2381
Piazza Costantino Tamanti 3, Petritoli (FM)
Irene Cameli, Azienda Macondo, Az. Agricola Fiorano
- 27 maggio – Ristorante Il Ponte. Tel. 0735 98151
Via Gallo 30, Cossignano (AP)
Tenuta Spinelli di Simone Spinelli, Le Vigne di Clementina Fabi, Tenute del Borgo
- 3 giugno – Laghi Santarelli. Tel. 0734 223889 https://laghisantarelli.wixsite.com/laghisantarelli
Via Piane 59, Moresco (FM)
Az. Agricola Le Casette, Vigneti Santa Liberata, Cantine d’Ercoli
Tel.: 071 8063759
enoturismo.marche@regione.marche.it
Cell.: +39 327 758 6714
segreteria@tipicita.it
Sotto le 2 Torri “Cibò. So good!” il Festival dei Sapori d’Italia: un appuntamento che prende per la gola!
Nella splendida cornice di Palazzo Re Enzo, nel centro della Bologna medievale, dal 22 al 24 aprile, si promuoveranno le eccellenze enogastronomiche che rendono il Bel Paese unico al mondo. La 5a edizione del Festival dei Sapori d’Italia “Cibò. So good!” (oltre 30mila presenze e 60 produttori di eccellenza nella passata edizione) accompagnerà i visitatori in un viaggio emozionante che valorizza le produzioni locali e i relativi territori, attraverso 14 regioni, 40 borghi, 10 Parchi Nazionali, 34 Parchi Regionali, 1.400 comuni e oltre 350 Prodotti Dop e Igp.
Il focus di questa edizione porterà gli ospiti alla scoperta dei Borghi più belli d’Italia, dei prodotti De.Co. (Denominazione Comunale d’Origine) e della Ciclovia dell’Appennino.
P R O G R A M MA
Venerdì 21 aprile
ARENA EVENTI 1 – SALONE DEL PODESTÀ
Talk-Show
18:30 | I biodistretti e la sfida delle rinnovabili [il biodistretto rappresenta un sistema produttivo locale a spiccata vocazione agricola in cui sono significative le produzioni biologiche e i relativi processi di trasformazione, nonché la tutela di metodi produttivi locali] a cura di Legambiente
ARENA EVENTI 2 – SALA RE ENZO
Talk-Show
19:00 | La “brazadela” tonda di Crevalcore [dolce tradizionale dell’Emilia-Romagna, a Denominazione Comunale d’Origine (De.Co.) il nome pare derivi da come l’oste la teneva infilata in un braccio (brazza) per avere l’altro braccio libero per versare il vino] a cura di Comune di Crevalcore
Sabato 22 aprile
ARENA EVENTI 1 – SALONE DEL PODESTÀ
Degustazione Guidata
11:00 | Il metodo italiano di panificazione: i pani regionali [percorso storico-sensoriale tra i pani locali di tutta Italia, per sondare le differenti tradizioni e i vari metodi di impasto] a cura del Panificatore Ivo Corsini
Talk-show
12:00 | Viaggio fra i Sapori, lungo la Ciclovia dell’Appennino [il cicloturismo è benessere fisico e psicologico, scoperta di luoghi fuori dalle grandi strade di comunicazione, della loro storia e dei loro paesaggi. Vuol dire viaggiare a emissioni zero senza produrre inquinamento e gas di scarico che provocano la crisi climatica. La bici è lo strumento di uno spostamento “slow and deep” (lento e profondo)] a cura Vivi Appennino – con storycooking dello Chef Rino Duca e il Panificatore Ivo Corsini
Storycooking
13:00 | Crostone con crema di Parmigiano e Pere dell’Emilia Romagna IGP caramellate
Chef Irene Gentilini
Degustazione Guidata
14:00 | Gli spumanti metodo classico dei Colli Bolognesi [gli spumanti metodo classico dei Colli Bolognesi] a cura di Autoctona Passione, con i produttori Botti, Gradizzolo, Ghedini
Storycooking
15:00 | Cipolla di Medicina bruciata, salsa acida e nocciole [lo chef Ferrara (ristorante bolognese “Scaccomatto”) realizzerà la ricetta dedicata alla Cipolla di Medicina, eccellenza del territorio] Chef Mario Ferrara
Degustazione Guidata
16:00 | Birra, che passione! Una verticale spumeggiante [la birra Theresianer rappresenta la migliore tradizione della birra di qualità. Dal vivace Borgo Teresiano inizia la sua storia: è il 1766 e l’imperatrice Maria Teresa D’Austria concede la prima licenza a una fabbrica di birra in Italia, che si insedia proprio nell’antico borgo (quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo) che dalla sovrana ha preso il nome. E, oltre duecento anni dopo, Theresianer rinasce nello stabilimento di Nervesa della Battaglia (TV) con l’obiettivo di ispirarsi alla tradizione birraria mitteleuropea.
La gamma: Premium Lager e Premium Pils, birre a bassa fermentazione e di colore giallo paglierino, Vienna, birra a bassa fermentazione, colore ambrato rossiccio, Strong Ale, birra ad alta fermentazione, colore rosso ambrato, Pale Ale, birra ad alta fermentazione, colore dorato, Wit, birra di frumento ad alta fermentazione, colore giallo paglierino, Bock, birra a bassa fermentazione, colore ambrato Intenso, India Pale Ale, birra ad alta fermentazione, colore ambrato scuro con riflessi aranciati.
a cura di Theresianer
Storycooking e Degustazione Guidata

16:30-18:00 | Viaggio fra i sapori dei Borghi più belli d’Italia [storia, tradizione, prodotti tipici ed enogastronomia si intrecciano con i meravigliosi paesaggi che si incontrano lungo tutta l’Italia da nord a sud] a cura de I Borghi Più Belli d’Italia – con storycooking e assaggi
Talk-show
18:30 | L’Ape e l’Ambiente [con l’impollinazione le api svolgono una funzione strategica per la conservazione della flora, contribuendo al miglioramento ed al mantenimento della biodiversità] a cura di Conapi/Mielizia e Legambiente – con storycooking del pastry chef Francesco Elmi. In contemporanea: laboratorio per bambini di candele di pura cera d’api.
GIN LOUNGE NELLA LOGGIA
Gin&Pear
18:30 | Mixing time con la Pera Igp dell’Emilia-Romagna [le pere dell’Emilia Romagna IGP sono garantite dal Consorzio di Tutela che ne assicura l’origine e la tecnica di produzione secondo il disciplinare. Otto varietà differenti accomunate da un gusto avvolgente, dolce ma leggero che fonde squisitamente benessere e bontà] evento OPEN
ARENA EVENTI 2 – SALA RE ENZO (SALONE DE.CO.)
Storycooking
11:00 | Il Belsone di Nonantola [il “Belsòn” è tra i più antichi, semplici e diffusi dolci prodotti in territorio nonantolano e più in generale in tutta l’area della bassa padana. E’ caratterizzato dalla tradizionale forma ovalizzata oppure ad “S”, con la variante della farcitura con marmellata mista di prugne e amarene] a cura di Anna Chiara Zoboli – Pro Loco Nonantola
Corso di cucina
12:00 | Gli imbutini [di “imbutini” ce ne sono di verdi, agli spinaci e di rosa, alla barbabietola, di freschi e di secchi. E’ un’invenzione di Flavia Valentini che si è trovata per le mani una macchinetta che forniva dischetti di pasta (da impasto a base di semola di grano duro) che piegati con il gesto con cui si chiudono i tortellini, diventano dei piccoli “imbuti”…] a cura di Flavia Valentini – Sapori in Forma
Degustazione Guidata
13:00 | L’oro nero di Modena, il dressing della tradizione [un esperto del Consorzio descrive l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. invecchiato almeno 12 anni, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. extravecchio – invecchiato almeno 25 anni] presenta Loretta Goldoni
a cura del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena IGP
Storycooking
14:00 | Il Garganello, una De.Co. di Imola da valorizzare [pasta fresca all’uovo, tirata al mattarello e poi arrotolata, le cui caratteristiche righe si realizzano con l’utilizzo di un pettine. Nella tradizione popolare, rappresentava il piatto della domenica].
a cura di Comune di Imola e Associazione compagnia del Garganello
Talk-show
15:00 | I prodotti De.Co. volano per la promozione del territorio [certificazioni del settore agroalimentare che legano un prodotto o le sue fasi realizzative ad un particolare territorio comunale. Sono prodotti e ricette tipiche del territorio, disciplinate a livello comunale. Presenta Duccio Caccioni
16:00 | Gli imbutini – KIDS – Corso di cucina per bambini
a cura di Flavia Valentini – Sapori in Forma
Degustazione
16:30 | La brazadela tonda di Crevalcore a cura di Comune di Crevalcore
Talk-Show
17:30 | L’Olio dei Colli Bolognesi [oli extra vergine di oliva di altissima qualità, suddiviso in tre Monocultivar: Claterna, Vargnano e Stiffonte] a cura della Prof.ssa Tullia Gallina Toschi, UniBO
Domenica 23 aprile
ARENA EVENTI 1 – SALONE DEL PODESTÀ
Storycooking
12:00 | Sapori e Dintorni – Conad [specialità esclusive della migliore cucina italiana tradizionale prodotte con materie prime locali e metodi tradizionali. Anche preparazioni di Marchi Locali].
Chef Francesco Orsi
Storycooking
13:00 | Frolla Vegana e Ciabattina alle fibre [esibizione di Francesco Favorito (maestro pasticcere con esperienza trentennale) specializzato in free from senza glutine. Una dimostrazione di come buono e sano possano amalgamarsi alla perfezione anche nella cucina vegan o gluten free
Chef Francesco Favorito
Degustazione Guidata
14:00 | Gli spumanti metodo classico dei Colli Bolognesi a cura di Autoctona Passione, con i produttori La Riva, La Mancina e Terre Rosse
Storycooking
15:00 | Chicche Classiche e alla birra con ragù di polpo [ricetta semplicissima con pochissimi ingredienti e senza l’uso del sale che renderà il polpo morbido come il burro e molto saporito].
Chef Francesco Orsi
Storycooking e Degustazione Guidata
16:00 – 17:30 | Viaggio fra i sapori dei Borghi più belli d’Italia
a cura de I Borghi Più Belli d’Italia
Degustazione Guidata
17:30 | Nel cuore della Pera Igp dell’Emilia Romagna a cura del Consorzio di Tutela Pera IGP Emilia Romagna
Talk-show
18:00 | Appennino e Benessere [territorio di acque che sgorgano in un contesto naturale e di prodotti alleati del nostro “stare bene”] con assaggi a cura di Associazione Castanicoltori Alto Reno Terme e Birrificio Beltaine
Degustazione Guidata
19:00 | Lo Zabaione di Simonetta [crema all’uovo che produce Simonetta Vinci da una ricetta tramandatale da una zia bolognese, tramite la distilleria Zeltico, di Cento (FE) piccolo laboratorio artigianale in grado di mantenere il più possibile le caratteristiche della ricetta originale] a cura di Simonetta Vinci – Distilleria Zeltico
20:00 | Concerto del gruppo folk lucano “Radio Lausberg”
GIN LOUNGE NELLA LOGGIA
Gin&Miele
18:30 | Mixing time con i mieli italiani di Mielizia
evento OPEN.
ARENA EVENTI 2 – SALA RE ENZO (SALONE DE.CO.)
Corso di cucina
11:30 | Gli imbutini a cura di Flavia Valentini
Storycooking
12:30 | Ceviche di ricciola con perle di aceto aromatizzato [per gli amanti del pesce crudo, e prodotti del territorio] a cura di Babbo Elio, cuoco Jean Pierre Sanchez
Storycooking
13:30 | Il Tortellino De.Co. di Bologna [preparato con gli ingredienti menzionati dalla ricetta depositata e selezionati tra le eccellenze del territorio].
Chef Lucia Antonelli
Storycooking
15:00 | La Castagnella castiglionese [prodotto moderno con ingredienti antichissimi per il rilancio dell’economia dei castagneti i cui frutti, non sono da consumo (come i marroni) ma da farina (con valori nutritivi notevoli). Mescolata al miele, rigorosamente “monoflora” di castagno, diventa un’ottima crema spalmabile sul pane] a cura Azienda Agricola Mulino del Frate di Roncobilaccio (BO)
Corso di cucina per bambini
16:00 | Gli imbutini – KIDS a cura di Flavia Valentini
Storycooking
17:00 | Il carciofo violetto di San Luca [da coltivazione dei terreni argillosi della collina bolognese, la varietà di San Luca ha un sapore fresco, erbaceo con note che tendono alla radice di liquirizia].
Storycooking
18:00 | Castagni d’inverno con Mela Rosa Romana De.Co. [forma inconfondibile leggermente appiattita, mirabile colorazione rosso-rosata, con polpa compatta e soda dal gusto dolce-acidulo e equilibrato; eccezionale alla spremitura e impareggiabile nella conservazione in ambienti non refrigerati. Buona cruda e cotta!
a cura di Maria Pia Vitali – Associazione Mela Rosa Romana

Fügassa da record a Zêna e MSC Crociere, festeggia con l’ammiraglia “World Europa” in porto
“Pane e giochi…” dicevano gli antichi liguri e per pane probabilmente si riferivano alla “fügassa”, la tipica focaccia (o schiacciata o sfogliata o torta fritta ecc.) che, vista oggi a Genova, si presenta di ben 352 metri ed è – ovviamente – la più lunga del mondo, dal peso di una tonnellata, prodotta da 15 panificatori di Confcommercio e posizionata su oltre 600 teglie su circa 200 tavoli, per un totale di 16 mila porzioni, distribuite gratuitamente dagli allievi degli istituti alberghieri Bergese e Marco Polo ai presenti, locali e non!
Acqua, farina (Manitoba o, meglio, Farine Magiche Lo Conte) sale, olio extra vergine di oliva, lunghissima lievitazione e impasto manipolato come si deve dai panificatori genovesi, poi cotta in forno statico preriscaldato a 230° per 15 minuti, oppure in forno elettrico, sempre per 15 minuti a una temperatura di 260°/270°(distribuendo la potenza sia sopra che sotto). Per quelli di “Zêna”, la dose giusta della fügassa è una “slerfa” (unità di misura per la focaccia, proprio a Genova) che deve essere così:
Intavolata tra piazza De Ferrari e via XX settembre per iniziativa di Msc Crociere con Regione, Comune e Camera di Commercio per festeggiare l’arrivo in porto di “Msc World Europa“, la nave da crociera più grande mai accostata in banchina: lunga 333,3 metri, larga 47 e alta 68, stazza 205.700 tonnellate, può ospitare 6762 persone, con 40 mila metri quadri di spazi pubblici e 22 ponti.
Tanti i curiosi per la nave e tantissimi per la focaccia, dai numeri straordinari…
“La focaccia gareggia in lunghezza con la nave da crociera più grande mai entrata nel porto di Genova” – sottolinea il presidente della Regione Giovanni Toti – “Due bei record e soprattutto un bell’inizio di stagione che porterà soddisfazione ai nostri operatori del commercio, del turismo e dell’agroalimentare”.
“Non galleggia la nostra focaccia, ma sta bene negli stomaci dei genovesi” – commenta il sindaco Marco Bucci – “Scherzi a parte è un grande spettacolo e una grande occasione di visibilità per la città”.
“Chi dice ‘Genova’ dice ‘focaccia’ e la manifestazione di oggi è un modo per festeggiare il prodotto gastronomico che, insieme al pesto, ci rappresenta meglio“, afferma il presidente della Camera di Commercio di Genova Luigi Attanasio.
“Genova è la nostra casa – spiega Leonardo Massa, manager di MSC Crociere per l’Italia – “Per questo abbiamo deciso di schierare in questo porto, il principale al mondo per MSC Crociere, l’ammiraglia World Europa, una nave all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, del design e delle caratteristiche ambientali, essendo alimentata a gas naturale liquefatto”.
Nel 2023 Msc Crociere porterà a Genova un milione di turisti. La festa ha avuto anche una finalità benefica: i volontari della Caritas diocesana genovese hanno raccolto tra i cittadini fondi per le attività dello Sportello di Accoglienza a favore delle persone senza dimora. La focaccia avanzata sarà donata alle mense della Caritas genovese.

Fra salina, pineta e mare, dal 21 aprile è ARTEVENTO CERVIA!
Dal 21 Aprile al 1° Maggio 2023, sulla spiaggia di Pinarella di Cervia, 250 designer e piloti selezionati fra i più significativi interpreti di una tradizione millenaria in costante dialogo con l’ambiente, si uniscono a oltre 2000 appassionati per la 43esima edizione di ARTEVENTO CERVIA, l’originale festival dedicato agli aquiloni e all’ambiente, divenuto appuntamento di culto tanto per i promotori dell’arte eolica che per gli amanti del turismo green e della creatività sostenibile. La più completa rassegna di aquiloni d’arte, etnici, storici, giganti, sportivi, acrobatici e combattenti in volo simultaneo nelle aree dedicate, per tuffarsi nella magia di una pratica nata oltre 2500 anni fa.
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Nell’incantevole location alle porte meridionali del Parco del Delta del Po, fra salina, pineta e mare, dal 1981 ha luogo il primo evento al mondo dedicato all’aquilone come forma d’arte: è proprio a Cervia, infatti, che gli “artisti del vento”, voci nuove di un linguaggio poetico all’avanguardia, eppure radicato nella storia dell’umanità, hanno trovato nel corso di oltre quattro decenni la propria patria elettiva, sperimentando l’efficacia di questo originale medium artistico. Artisti internazionali che hanno fatto la storia dell’arte del calibro di Jackie Matisse, Yayoi Kusama, Tal Streeter, Mimmo Paladino, Robert Rauschenberg, Curt Asker, Niki de Saint Phalle, Emilio Vedova, Karl Otto Götz, Jean Tinguely, Tom Wesselmann, Kazuo Shiraga (il cui aquilone è stato venduto dalla casa d’aste Nagel di Berlino lo scorso febbraio alla cifra record di € 1,140,000) e molti altri hanno utilizzato l’aquilone come mezzo d’espressione artistica, creando delle vere e proprie opere d’arte. Jackie Matisse, nipote di Henri Matisse, ad esempio, era una vera e propria appassionata di arte eolica: un giorno vide un aquilone che volava sopra i tetti di Harlem a New York – una “linea tracciata nel cielo” – e si fissò “sull’idea di creare aquiloni… usando il cielo come tela”. Nel 1995 ha firmato il Manifesto Art Volant e nel corso della sua vita ha realizzato molteplici opere di “flying art” con i suoi aquiloni dai colori vivaci utilizzati per performance destinate a valorizzare la forza effimera del “caso” nell’atto artistico che dialoga con l’ambiente naturale.
Ed è proprio attraverso l’aquilone, come paradigma di un nuovo linguaggio della creatività artistica, che il festival ARTEVENTO CERVIA festeggia per la 43esima edizione consecutiva il motivo che ne ha fatto la meta di un pellegrinaggio irrinunciabile, ovvero il fatto di rappresentare la culla di una corrente artistica specifica che ha trovato sulla spiaggia di Cervia il proprio “luogo dell’anima”. Saranno 11 giorni ricchi di eventi unici, adatti a un pubblico eterogeneo e a spettatori di ogni età e abilità; in programma display di aquiloni artistici, etnici, storici e giganti, esibizioni di volo acrobatico a ritmo di musica, performance multidisciplinari di teatro-danza e circo contemporaneo, mostre, laboratori didattici, esibizioni notturne, Cerimonia delle Bandiere, Premio Speciale perMeriti di Volo, Notte dei Miracoli, campionato di volo acrobatico STACK Italia, installazioni, air sculptures, mercatino, area food e molto altro.
ARTEVENTO CERVIA E L’OMAGGIO A “IMMAGINI PER IL CIELO” CON MIMMO PALADINO E IL MAESTRO MASAAKI SATO ARTEVENTO CERVIA è il primo evento che inserisce l’aquilone nel contesto di una più ampia contaminazione fra arti visive e performative, tra arte contemporanea, teatro, danza, circo contemporaneo,teatro di figura e puppetry.
Sarà un’edizione record con ben 50 delegazioni provenienti dai 5 continenti e oltre 250 artisti invitati.
Interverranno:
Massimo Medri – Sindaco di Cervia
Michela Brunelli – Assessore Eventi Comune di Cervia
Cesare Zavatta – Assessore alla Cultura del Comune di Cervia
Caterina Capelli – Responsabile e Art Director di ARTEVENTO CERVIA

FESTIVAL: 43°ARTEVENTO CERVIA
FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’AQUILONE
DOVE: Cervia, spiaggia di Pinarella e location collaterali
QUANDO: dal 21 aprile al 1° maggio 2023
SITO: https://artevento.com/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/festivalaquilonecervia/
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/artevento_cerviakitefestival/
YOUTUBE: https://www.youtube.com/channel/UCCQv-5MAJEy-2DTIF57-6Fw/featured
web: www.culturaliart.com
Grande soddisfazione per i dati sugli afflussi turistici pasquali: breve intervista al ministro Daniela Santanchè
Grande soddisfazione per i dati sugli afflussi turistici pasquali: breve intervista a Daniela Santanchè – da ottobre 2022 ministro del turismo – al microfono di Antonio Farnè (inviato del Tg2) annuncia l’arrivo di nuovi fondi per migliorare la qualità delle infrastrutture ricettive.


Antonio Farnè: “Ministro, Pasqua 2023, l’Italia turistica ha fatto registrare il sold out con 14 milioni di nostri connazionali in viaggio e il ritorno in massa degli stranieri. E così, il periodo buio del Covid, sembra essere alle spalle…”
Daniela Santanchè: “Siamo molto contenti dei dati di questo ponte pasquale, che ci fanno ben sperare che il 2023 sia effettivamente l’anno del sorpasso. Sorpasso rispetto al 2019…”
Antonio Farnè: “Turismo, nuova energia per il Paese, un ruolo che sembra tornato d’attualità…”
Daniela Santanchè: “C’è tanta voglia d’Italia nel mondo: noi sappiamo che abbiamo il Paese, la nazione più bella del mondo, dal punto di vista dei beni culturali, paesaggistico, delle offerte turistiche e quindi dobbiamo soltanto imparare a vendere meglio l’Italia e spesso – lasciatemelo dire – non siamo così bravi a vendere ciò che di così bello abbiamo”.
Antonio Farnè: “Ottime anche le previsioni dal prossimo 25 aprile al primo maggio… Ci sono però ancora alcune sfide da vincere, quali in particolare?”
Daniela Santanchè: “Beh, la sfida più importante da vincere, è quella della destagionalizzazione, perché abbiamo ancora dei flussi troppo concentrati nei ponti canonici, piuttosto che nel mese di agosto. E poi, dobbiamo alzare l’asticella dei servizi: abbiamo messo un fondo di un miliardo e 380 milioni che potrà andare alle strutture ricettive, alle terme, per migliorare la qualità della loro struttura stessa. Abbiamo un ultimo problema, che è quello dei lavoratori, perché l’anno scorso sono mancate 250mila persone e quest’anno 50mila. Stiamo lavorando con il ministro del lavoro e stiamo a vedere se riusciamo a far rimanere più soldi in tasca ai tanti lavoratori che si affacceranno al mondo del turismo”.
Antonio Farnè: “Ministro, grazie!”
Francesco Fenech: “anima nobile” di Salina
Mi attacco ai ricordi, è un atto di memoria, di pulizia mentale che mi fa dimenticare tutto il resto. Mi garba lasciare che i pensieri prendano il sopravvento sulle azioni quotidiane; forse non è altro che un delizioso escamotage per ritrovare la mia identità. Rivedo i forti colori dell’Isola di Salina, la profondità del mare e la limpidezza del cielo, la rigogliosa vegetazione e i vigneti che si confondono con le onde.
Riassaporo ad occhi socchiusi il gusto dei piatti dell’antica tradizione dell’isola e rivedo l’arcipelago in un fine giornata del mese di settembre. La luce naturale è da dipinto mentre la brezza del mare mi penetra nei polmoni e i raggi del sole accarezzano le isole donando loro una sembianza tale da rasserenare l’anima. I colori, i profumi e i sapori, le uve poste sui graticci ad appassire, i capperi nel sale e il duro lavoro delle persone. Le isole Eolie: sette gemme che da millenni incantano i viaggiatori.
Tra i ricordi non può mancare il vino, il vino di queste piccole terre emerse che ha dalla sua una storia antichissima; ne siamo a conoscenza grazie agli scavi archeologi che ci insegnano che proprio a Salina e a Filicudi sono stati ritrovati vinaccioli bruciati di vitis vinifera risalenti ad almeno 4000 anni fa.
Malvasia: il vino eoliano di sempre. Fin dal basso Medioevo, secondo le testimonianze. Della sua storia ne ho scritto in passato mentre oggi il mio pensiero va ad una persona che ho avuto il grande piacere di incontrare e conoscere vent’anni fa. Se il vino Malvasia vanta un trascorso millenario, Francesco Fenech e la sua famiglia ne hanno percorso ben due secoli di quei millenni. Francesco, vero e indiscusso messaggero della storia che lega l’uomo ai suoi antenati con il gusto unico dei suoi prodotti.
Io e Francesco ogni tanto ci ritroviamo, ad un evento enologico, ad una fiera, ad un concorso o proprio a Malfa, ovvero quella parte dell’isola di Salina dove ha sede la sua Azienda Agricola, e ad ogni incontro non mi ha mai fatto mancare il suo buon cuore, la sua generosità, l’amore per la sua terra e il grande senso dell’ospitalità.
Francesco lavora con immenso rispetto della natura e dei suoi cicli, opera con metodi di coltivazione biologica che, calcolando anche l’esiguità delle produzioni, produzioni eroiche in tutti i sensi, donano ai prodotti una qualità molto elevata. Vi parlo della Malvasia delle Lipari, frutto di un’antichissima tradizione radicata su queste isole fin dalla notte dei tempi. Un vino decisamente nobile dall’aroma intenso e il sapore delicatamente dolce e dal colore deliziosamente dorato.
Produrre questo incanto di vino significa vendemmiare alla fine del mese di settembre, quando le uve risultano in uno stato di maturazione avanzato, per poi esporle al sole per un paio di settimane sopra a delle listarelle di canne che a Salina vengono chiamate “cannizzi”. A seguire si procede con la trasformazione in mosto e la vinificazione mediante macerazione a bassa temperatura per una dozzina di ore circa e con la fermentazione in silos d’acciaio. Dopo un periodo di affinamento in bottiglia ne viene consentita la vendita dal primo giorno del mese di giugno successivo.
Francesco Fenech non produce solo Malvasia dolce, da qualche anno infatti ha messo a punto la produzione della versione secca dedicandola alla figlia Maddalena. Ha di fatto eliminato le nota zuccherina che da sempre identifica questa tipologia di vino e, in entrambe le versioni, non posso che dire che le trovo decisamente interessanti. La Malvasia secca evidenzia la volontà del suo autore di fare emergere tutte le note del vitigno in termini di profumi e gusto. Ne è nato un vino perfetto da abbinare agli antipasti e alle ricette a base di pesce, un vino dal sapore intenso e persistente.
Tra i vini prodotti da Francesco Fenech menziono con piacere un bianco 100% Inzolia, un rosso 100% Nero d’Avola e una piccola chicca realizzato dall’uva tipica Corinto Nero. Il vino in questione si chiama Disiato ed è una produzione veramente limitata di poche bottiglie per veri intenditori.
Viaggio ancora con la memoria mentre mi sovvengono i capperi di Salina. La raccolta delle gemme dei fiori del celebre arbusto perenne si svolge da Maggio ad Agosto, una volta raccolti devono essere sistemati in un luogo fresco sopra dei teli di juta in modo tale che se impedisca la sbocciatura. I capperi sono un ingrediente straordinario per un mare di piatti, dai più tradizionali a quelli di fantasia. Lo ammetto, amo i capperi e quelli di Francesco cerco di non farmeli mancare mai.
Come ho già detto di Salina, dei suoi vini e della sua bellezza da capogiro ne ho scritto in più occasioni, ne ho parlato alla radio e in televisione, così come ho incontrato e raccontato la storia di altri produttori, persone meravigliose che mi hanno sempre fatto sentire uno di loro. Oggi, forse un gioco della mente, ho pensato a Francesco, lui e il suo copricapo tipico dell’isola dal quale mai si distacca e che io mi sono comperato l’ultima volta che ho raggiunto le Eolie. Lui e il suo buon cuore, il suo sorriso, i suoi vini e il suo essere meravigliosamente “Anima di Salina”.
(Fabrizio Salce)
XV edizione di FIORInellaROCCA raffinata Mostra Mercato di piante e fiori rari
Un nutrito e selezionatissimo numero di vivaisti, artigiani e specialisti in oggettistica da giardino sarà protagonista Fiori nella Rocca, la raffinata rassegna primaverile di giardinaggio ospitata dal 14 al 16 aprile nella storica cornice della quattrocentesca Rocca di Lonato del Garda (Brescia). Giunta alla sua XV edizione, la rassegna dà il benvenuto alla primavera ed è ormai diventata uno fra gli appuntamenti nazionali più attesi non solo dagli appassionati del settore, ma anche da chi vuole trascorrere una piacevole giornata all’aria aperta, fra colori e profumi di piante e fiori.
Si ripeterà quindi anche quest’anno la magia di questa raffinata e colta rassegna, che unisce al fascino di piante e fiori rari quello di storia ed arte grazie alla sua stupenda cornice, la quattrocentesca Rocca di Lonato, Monumento nazionale dal 1912, dalle cui mura si gode un’incantevole vista sul bacino del Basso Garda. I visitatori avranno la possibilità di scoprire ed acquistare le novità presentate dai vivaisti per rendere incantevoli giardini e terrazze e, nello stesso tempo, potranno visitare una delle principali fortificazioni del Nord Italia e l’affascinante complesso museale della Fondazione Ugo Da Como in cui è inserita, con i giardini, la straordinaria Casa Museo del Podestà di cui si ammireranno le facciate policrome da poco restaurate.
Piante rare e décor per giardini
Selezionati dal Garden Club Brescia e dalla Fondazione Ugo Da Como, ideatori dell’evento, saranno presenti i più importanti vivaisti, coltivatori e ricercatori di essenze rare italiani, tra cui i più noti produttori di erbacee perenni, rose, peonie, piante aromatiche, medicinali e orticole particolari, agrumi, ulivi e palmizi, pelargoni, iris, lavande, clematis, piante acquatiche, piante grasse, tillandsie, frutti antichi, ortensie, camelie. Accanto a loro, gazebo con arredi e complementi per esterno, decorazioni per il giardino, editoria specialistica, oggetti per la vita all’aria aperta, cosmetici naturali, abbigliamento in canapa e fibre naturali per il giardino e per il tempo libero, cappelli di paglia e tessuto decorati con motivi floreali, accessori moda a tema floreale, olii ed essenze profumate, mieli e prodotti dell’alveare, decorazioni vegetali e minerali profumate.
A disposizione dei visitatori, un servizio gratuito di carriolaggio per trasportare le piante acquistate fino al parcheggio di carico e scarico della merce.
Arte contemporanea nella Casa del Podestà
Fiori nella Rocca sarà l’occasione per scoprire i tesori della Casa del Podestà, fra le più interessanti case-museo italiane, dove si visitano 20 ambienti completamente arredati con mobili e suppellettili antichi, in cui sono esposte preziose collezioni di dipinti, maioliche e porcellane. Imperdibile, la sua magnifica Biblioteca che custodisce circa 50.000 volumi tra cui importanti codici miniati, autografi e libri antichi illustrati. Dimora all’inizio del ‘900 del Senatore Ugo Da Como, ora fa parte con la Rocca (ai cui piedi si trova) del patrimonio della Fondazione che ne porta il nome.
Le antiche sale della Casa del Podestà ospiteranno per questa XV edizione la mostra “Lèggere libri e leggère libellule” di Adriana Albertini che, da oltre vent’anni, inventa forme secondo l’antica tecnica della ceramica.
Nel suo lavoro fantasia, eleganza, equilibrio, ricerca della perfezione stanno alla base di visioni interiori che prendono forma di petali di fiori, di libellule e di parole appesi a esili fili di nylon.
Le visite guidate sono prenotabili direttamente alla biglietteria del museo. Posti limitati.
Uno spazio dedicato ai più piccoli
Per dare ai genitori la possibilità di girovagare in tutta tranquillità fra gli espositori, sarà allestito anche quest’anno l’Hortus Conclusus, un’area dove – sabato 14 e domenica 15 aprile – i bambini saranno intrattenuti con giochi, animazioni e laboratori, il tutto sul tema della natura.
Per loro anche una mostra di illustrazioni a tema floreale con letture animate delle storie e delle leggende disegnate dall’artista.
Lezioni e incontri
In programma lezioni di acquerello con l’artista Alessandra Bruno e di cura di piante e giardino con Giovanni Rig, esperto e collaboratore di “Vita in Campagna” e altri professionisti del settore.
Per una pausa per un pranzo leggero e goloso, la Coffee-House della Rocca resterà aperta tutte le giornate della rassegna.
BIGLIETTO D’INGRESSO
Euro 5,00
Sotto i 14 anni gratis
Supplemento per la visita alla Casa del Podestà
Euro 5,00
Biglietteria on line www.fiorinellarocca.it
ORARI DI APERTURA
Venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 aprile
dalle 10 alle 18
COME ARRIVARE
In auto: Autostrada A4 Milano-Venezia – uscita Desenzano del Garda – 4 Km in direzione Lonato
In treno: linea ferroviaria Milano-Venezia – stazione di Lonato oppure da Desenzano del Garda-Sirmione, proseguendo in pullman fino a Lonato
INFORMAZIONI e PROGRAMMA DETTAGLIATO
Tel. +39 030 9130060 – www.fiorinellarocca.it – info@fiorinellarocca.it
Pagina facebook “Fiori nella Rocca”
“Frolla” è la Cooperativa sociale più dolce che ci sia!
Dall’idea di un pasticcere e un operatore sociale, a Osimo – a due passi dal monte Conero è famosa per le sue grotte ipogee e per le tante mostre d’arte che il settecentesco Palazzo Campana periodicamente allestisce – lì, è nata “Frolla”, la Cooperativa sociale più dolce che c’è, che dà lavoro a tanti ragazzi e sforna ogni giorno dolcissimi prodotti, fatti con amore.
“Siamo una cooperativa sociale con la finalità di fare inserimento lavorativo di ragazzi con disabilità, nel mondo del lavoro” – questo è quanto dichiara Jacopo Corona, presidente di detta Società: ventinove anni, founder del micro biscottificio Frolla e presidente di CNA Panificatori Ancona, che si è appena aggiudicato il prestigioso premio di “Cittadino Europeo 2021” –.
Tutto nasce nel 2018 ad Osimo (AN) una storia che tiene insieme sviluppo, etica e solidarietà: protagonisti diciannove ragazzi diversamente abili, la loro arte, è quella della pasticceria.
“Che biscotti sono?” – chiede Antonio Farnè, inviato del Tg2 Rai, ad uno dei ragazzi – “Al cioccolato, banana e crema” – e un altro, completa la risposta: “Anche al cacao e crema di menta…” – e Farnè: “Come sono venuti?” – “Bene, benissimo!” – rispondono i ragazzi convinti.
Non ci sono macchine, non ci sono robot, qui – nel laboratorio di pasticceria della Cooperativa sociale “Frolla” – è il lavoro umano che influenza la produttività… Ogni giorno vengono confezionati centocinquanta sacchetti di biscotti.

“E’ un posto buono, mi piace quello che faccio con gli altri…” – dice un ragazzo interpellato da Farnè – che gli chiede di nuovo: “Qual è la tua specialità? – “I biscotti all’amarena e pistacchio” – risponde lui – e ancora Farnè – : “Ti piace questo lavoro?” – “Si tantissimo!”.

“Sono tutti colleghi tra loro… e siamo tutti colleghi, insieme” – precisa Sara Accoroni, maestra pasticcera: anconetana, campionessa mondiale di pasticceria che nei giorni scorsi, a Parigi, in coppia con Bruno D’Angelis, ha portato l’Italia alla vittoria dei “Mondial des Arts Sucrés”. – “C’è condivisione e loro hanno tantissima voglia di imparare” – afferma –.
Gli ingredienti sono a chilometro zero, forniti dagli agricoltori del territorio.
“Siamo orgogliosamente coinvolti nel progetto – dichiara Francesca Gironi, responsabile di Coldiretti Donne Impresa Marche – “perché tutti i ragazzi condividono con noi gli stessi valori, valori che hanno portato le nostre aziende ad essere delle apripista nei progetti di agricoltura sociale, tant’è che noi deteniamo il primato, come regione, per aver legiferato in ambito di agricoltura sociale, in anticipo rispetto alla legislazione nazionale”.
Prodotti di qualità che spingono il fatturato della cooperativa fino ai 330mila euro dell’ultimo bilancio, quello del 2022, soldi che vengono poi reinvestiti per aumentare la capacità produttiva.
“Loro qui, sono ufficialmente assunti da parte della cooperativa tramite progetti regionali e europei. – E’ il presidente di “Frolla”, Corona, che spiega quale sia la filosofia e la mission aziendale – “L’obiettivo principale della cooperativa è espandere le proprie attività con la finalità di inserire sempre più ragazzi. Quindi tutti gli anni stiamo cercando di investire per generare nuovi posti di lavoro: a oggi abbiamo 19 ragazzi inseriti, ma presto ne arrivano altri 2…”
E, se i clienti sono lontani, sono gli stessi ragazzi a raggiungerli, con un pullmino che gira per strade, piazze, mercati e fiere. La nuova strategia commerciale, ”dolci sorrisi”, è voglia di vivere!
Micro biscottificio artigianale
Via XVII Luglio 16 Osimo (AN)
Tel: 349 3308058
Email: jacopocorona@frollalab.com
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
Oggi è il giorno – virtuale - più gustoso dell’anno: il “CarbonaraDay”
il 6 aprile è il #CarbonaraDay, la spaghettata social più amata al mondo – l’anno scorso ne hanno parlato circa 1 miliardo di “pasta lovers” e i pastai italiani di Unione Italiana Food hanno celebrato il piatto di pasta più goloso su Twitter, Facebook e Instagram, per chiedere a tutto il mondo di condividere la propria versione della “carbonara”.

Una, nessuna e centomila Carbonare: migliaia di interpretazioni e, le origini controverse la confermano come la ricetta più amata, interpretata e discussa sui media e sui social in tutto il mondo. Ne è la prova la recente polemica innescata dal Financial Times sulla paternità del piatto. C’è chi è fedele all’originale, chi propone variazioni sul tema e chi la stravolge con versioni irriconoscibili: non ultima la “Carbonara al pomodoro” del New York Times che, per la seconda volta, ha fatto infuriare la rete. Per questo il tema del 7° #CarbonaraDay è #TheRealCarbonara. Per stabilire se in rete sono più diffuse le carbonare “rivisitate” o #TheRealCarbonara, i pastai di Unione Italiana Food hanno commissionato ad AstraRicerche il primo censimento della Carbonara nel mondo, analizzando sul web i trend più virali delle carbonare reinterpretate.
In tutto il mondo, nel 36% dei casi si tratta di ricette “sbagliate”, che è addirittura un po’ azzardato chiamare Carbonara (e che vivono prettamente all’estero). Il 61% delle preparazioni restano fedeli alla purista #TheRealCarbonara o aggiungono ingredienti e variazioni sul tema accettabili (4%). È negli USA e in UK che crescono le ricerche più strane. Guardando a casa nostra, 7 italiani su 10 conoscono gli ingredienti necessari, considerando come imprescindibili guanciale (e, con una discreta tolleranza, pancetta), uova, pecorino oparmigiano e pepe. E se 6 italiani su 10 rispettano l’utilizzo degli ingredienti giusti, anche in casa nostra non manca un certo estro interpretativo: 1 italiano su 5 (soprattutto uomini) si avventura nelle “diversamente carbonare” con un ingrediente fuori dagli schemi. Mah…
#CARBONARADAY (6 APRILE): UNA VOLTA SU 3 LA RICETTA È “SBAGLIATA” ECCO LA TOP TEN DELLE CARBONARE PIÙ STRAVAGANTI (E DOVE SI CUCINANO)
I pastai di Unione Italiana Food hanno realizzato il primo censimento della Carbonara nel mondo, analizzando sul web i trend più virali sul piatto di pasta più interpretato al mondo, a volte fino all’eccesso…
Le versioni “sbagliate” si concentrano maggiormente all’estero (USA e UK sul podio) mentre 6 carbonara lover nel mondo restano fedeli alla ricetta originale (circa il 61%) o aggiungono ingredienti accettabili (4%)
Sei italiani su 10 la preparano classica, mentre 1 su 5 declina il piatto in versioni regionali con ‘nduja, pistacchio e tartufo.
Maratona social il 6 aprile, alle ore 12.00, in diretta sui canali social WeLovePasta con i pastai di Unione Italiana Food con gli hashtag #CarbonaraDay e #TheRealCarbonara
Una, nessuna e centomila Carbonare: migliaia di interpretazioni e le origini controverse la confermano come la ricetta più amata, interpretata e discussa sui media e sui social in tutto il mondo: ne è la prova la recente polemica innescata dal Financial Times sulla paternità del piatto. C’è chi è fedele all’originale, chi propone variazioni sul tema e chi la stravolge con versioni irriconoscibili, non ultima la Carbonara al pomodoro del New York Times che, per la seconda volta, ha fatto infuriare la rete. Per questo il tema del 7° #CarbonaraDay è #TheRealCarbonara: ovvero quanto è consentito modificare una ricetta per poterla chiamare ancora Carbonara? Torna il 6 aprile il #CarbonaraDay, la spaghettata social più amata al mondo – l’anno scorso ne hanno parlato circa 1 miliardo di pasta lovers e i pastai italiani di Unione Italiana Food celebrano il piatto di pasta più goloso su Twitter, Facebook e Instagram, per chiedere a tutto il mondo di condividere la propria versione della “carbonara”.
“Una, nessuna, centomila carbonare”: ecco il primo censimento delle carbonare globali
Per stabilire se in rete sono più diffuse le carbonare “rivisitate” o #TheRealCarbonara, i pastai di Unione Italiana Food hanno commissionato ad AstraRicerche il primo censimento della Carbonara nel mondo, analizzando sul web i trend più virali delle carbonare reinterpretate. La ricerca è stata condotta nel mese di marzo sui contenuti creati dagli utenti sui social (Twitter, Facebook e Instagram) e sul web (attraverso Google Trends): oltre 4.600 i contenuti tracciati con l’hashtag #carbonara, pubblicati in più di 20 differenti lingue, accompagnati dalla fotografia o persino da un filmato di un piatto di carbonara, per un totale di oltre 4,5 milioni di visualizzazioni (per la Top Ten delle Carbonare più creative, vedi Focus 1).
Felicetti: “Pasta un piatto che unisce. bene le fantasia, ma se si esagera non chiamatela carbonara”
Secondo Riccardo Felicetti, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food, “L’equazione della Carbonara perfetta è una sfida che appassiona milioni di foodies e chef di tutto il mondo. Abbiamo voluto festeggiare questo piatto per andare oltre l’idea di ricetta ideale. La pasta ha così successo nel mondo perché è buona e versatile e esistono ottime Carbonare che includono anche ingredienti ‘sbagliati’. Le tante versioni di questo piatto ne sono la prova. Con questo censimento vogliamo provare a tracciare un confine invalicabile della ricetta originale, per cui se lo si supera non è più una Carbonara. Ma, così come il mondo, questa ricetta è bella perché è varia: l’importante è godersi il piatto, magari in compagnia di amici ed affetti cari”.
Se questa è una carbonara: ecco le 10 ricette più estreme
Gli estremisti della carbonara spaziano dall’audace, al gourmet, allo scriteriato: dal Kenya arriva la “no cream” Carbonara, mentre è indiana la Almost Carbonara, che toglie l’uovo ma aggiunge broccoli, mais, latte di soia e salmone scottato. Dalla Francia, dove 7 anni fa partì il carbonara-gate, la propongono col prosciutto (ma l’uovo è stracciato). Gli scienziati del CERN, in Svizzera, la mangiano con pancetta bollita e contorno di verdure grigliate, e la pasta sembra irrimediabilmente scotta… dal Texas arriva la Udon Carbonara, dal Delaware la variante Paleo, zucchine e cipolla, ma senza formaggio e uova… e con pasta di farina di kassava. In Missouri la preparano con pancetta, scalogno e bacon croccante, in Florida con le capesante. Dall’Italia arriva la variante al pistacchio e burro, mentre il primato degli orrori arriva dalla California, come la carbonara con cavoletti di bruxelles viene servita con pane all’aglio, pollo e gamberi.
Più di una carbonara su 3 nel mondo è “sbagliata”, soprattutto all’estero: ecco i macro gruppi di creativi
Estremismi a parte, la ricerca dei pastai italiani ha analizzato come il mondo interpreta la carbonara. Nel 36% dei casi si tratta di ricette “sbagliate”, che è addirittura un po’ azzardato chiamare Carbonara (e che vivono prettamente all’estero). Il 61% delle preparazioni restano fedeli alla purista #TheRealCarbonara o aggiungono ingredienti e variazioni sul tema accettabili (4%). Partiamo da una premessa fondamentale: secondo la tradizione condivisa, la ricetta originale è composta dal “quintetto di solisti’ (pasta, uovo, pecorino, guanciale, pepe) che esperti e chef più o meno autorevoli, in mancanza di documenti inoppugnabili, ritengono oggi gli unici ingredienti ammessi. Partendo da questo riferimento, il censimento ha individuato quattro gruppi di “creativi”:
Il team di chi aggiunge: i creativi con giudizio. Si parte dalla ricetta tradizionale per aggiungere 1 o 2 ingredienti “vicini”, in genere di natura vegetale come zucchine, fave, asparagi, carciofi o cipolla di tropea. Ci sono anche le aggiunte che fanno virare il piatto verso nuovi sapori come pistacchi (o crema di pistacchio) o tartufo nero. Non manca poi chi usa la panna per un effetto più cremoso o la variante panna e noci e quella con cardi, latte e peperoncino.
La squadra che toglie, soprattutto per versioni veg. Un’alternativa è limitare gli ingredienti base come il guanciale/pancetta o le uova, spesso con l’obiettivo di impiattare una carbonara vegetariana/vegana: qui gli ingredienti che prendono il posto degli eliminati sono zucchine, olio e aglio, per arrivare a ricette molto elaborate di carbonara veg con zucca, nocciole, curcuma e salvia.
Il focus group che sostituisce. Spesso la sostituzione del guanciale/pancetta è con lo speck, oppure le uova vengono sostituite con lo zafferano e un formaggio cremoso; alcuni, al posto della pasta secca, scelgono il riso o paste fatte con particolari grani/cereali, come la carbonara con pasta di riso e carciofi.
I rivoluzionari, che mantengono solo il nome. Infine, si trova in rete anche la carbonara che della ricetta originale conserva solo il nome, come le “carbonare di mare”: cozze, lupini, vongole, gamberi, calamari, capesante oltre che olio, aglio, prezzemolo, limone. Insomma, della ricetta che dà il nome al piatto conservano di fatto solo la mantecatura con le uova.
C’è poi chi dalla carbonara toglie proprio l’ingrediente top, la pasta: in molti propongono la carbonara in “forme” del tutto differenti, dalla frittata alla pizza, dal supplì alla focaccia, persino la carbonara in stecco, in burger o tramezzini.
A USA e UK (Regno Unito) va il primato delle ricerche più strane sulla carbonara
Paesi nordici (in particolare Svezia, Norvegia, Danimarca e Romania) e Sud-est asiatico sono le zone in cui si registrano picchi alti di fantasia, spesso arrivando ai limiti o oltre della ricetta originale. È negli USA e in UK che crescono, però, le ricerche più strane: dalla vegetariana “halloumi carbonara” a quella con aggiunta di mais, fino alla “popia carbonara” (una sorta di involtino primavera ripieno di carbonara) che del nostro piatto conserva ben poco. L’approccio all’estero è decisamente spericolato: compaiono ingredienti come udon e noodles, mais, broccoli, cavolini di Bruxelles e funghi, latte di soia. È proprio dalle ricerche in lingua inglese che emerge, poi, un “carbonara trend” con funghi, miso e spezie piccanti. Sempre oltreoceano ritroviamo ricette e immagini di piatti di pasta letteralmente ricoperti di panna o salsa e decorati con broccoli o altri vegetali. Non si lesina sugli elementi decorativi: dalle frittatine di albumi alle fette di pane tostato all’aglio. Molto fotografata all’estero la “carbonara rossa” con pomodoro, panna e aglio.
E in italia? 6 su 10 si dichiarano puristi ma a 1 su 5 piace sperimentare
Guardando a casa nostra, da un’indagine condotta da AstraRicerche su un campione di 1.000 italiani (18-65enni) emerge che 7 su 10 (i Millennials guidano il filone, con il 77%) conoscono gli ingredienti necessari, considerando come imprescindibili guanciale (e, con una discreta tolleranza, pancetta), uova, pecorino o parmigiano e pepe. E se 6 italiani su 10 rispettano l’utilizzo degli ingredienti giusti, non mancano i dubbi su come usare le uova (solo tuorli o uova intere) e in quale quantità, se integrare/sostituire il pecorino romano con il parmigiano reggiano o utilizzare l’olio per far sfrigolare il guanciale/pancetta. Anche in casa nostra, non manca un certo estro interpretativo: 1 italiano su 5 (soprattutto uomini) si avventura nelle “diversamente carbonare” con un ingrediente fuori dagli schemi: panna (6.5%) o latte (3.1%), peperoncino (5.2%), prezzemolo (4.4%), pomodoro (3.8%). Non solo: c’è chi utilizza il prosciutto al posto del guanciale (3.5%) o componenti ‘veg’ (funghi 2.5%, pisellini 2.2%, zucchine 2.1%). Gli ingredienti di troppo sono più diffusi nel Sud Italia, con una passione per peperoncino e prezzemolo (23%). Non mancano, infine, le declinazioni regionali di (non) Carbonara, utilizzando le eccellenze del territorio come la roveja (il tipico legume umbro), la ‘nduja (il salume calabrese), passando per il cardo gobbo (piemontese), per lo Speck Alto Adige IGP (la ‘carbonara tirolese’) o il prezzemolo (la carbonara siciliana o ‘pasta cu riquagghiu’) e il pistacchio siciliano.
Maratona social il 6 aprile; come partecipare
Per partecipare all’evento virtuale le regole sono semplici: il 6 aprile, a partire dalle ore 12 (CET) basterà seguire gli hashtag #CarbonaraDay e #TheRealCarbonara e cimentarsi nella propria versione in dirette video, condividere opinioni, foto e consigli su Instagram, Facebook e Twitter.
Unione Italiana Food
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CINQUE VIAGGI CULINARI NEGLI STATI UNITI PER VERI FOODIES
Profumi, sapori e tradizioni culinarie sono elementi di connessione con la cultura di un luogo e permettono di immergersi appieno nell’esperienza del viaggio. Visit The USA ha riunito cinque destinazioni gastronomichealla scoperta dei sapori degli Stati Uniti, a partire dai dolci aromi dei peperoni arrostiti di Santa Fe (Stato del Nuovo Messico) passando per la cucina tradizionale del New England e con un tocco di innovazione a Boston (Massachusetts).

Un viaggio piccante a Santa Fe, New Mexico
La maggior parte delle strade di questa città nelle Rocky Mountain è dedicata al peperoncino. Gli abitanti del luogo si tramandano i semi come cimeli di famiglia e nella valle del Rio Grande si trova Hatch, la “Capitale mondiale del Cile“.
Il peperoncino Hatch, noto per il suo sapore dolce-piccante
Provate le varietà verdi, da quelle medie fino alle più piccanti, utilizzate in piatti come i chiles rellenos, peperoncini ripieni, in pastella o fritti, oppure sperimentate il peperoncino rosso, più dolce, spesso essiccato o in salse. La maggior parte dei venditori arrostisce i peperoni sul posto e quando viene posta la domanda “rosso o verde?“, i viaggiatori possono rispondere “Christmas” per assaggiarli entrambi. Non perdetevi la specialità del New Messico, il cheeseburger al peperoncino verde, oggi così apprezzato che è stato realizzato un percorso ad hoc per scoprirlo in tutte le sue versioni. Tra le altre specialità locali troviamo i food truck messicani nella piazza del centro, il ricco “posole” (stufato di maiale e mais macinato), il gustoso barbecue e il Santa Fe Chocolate Trail, dove i golosi possono provare antichi elisir in stile meso-americano. A settembre avrà luogo la Santa Fe Wine & Chile Fiesta, che celebra la scena culinaria della città con spettacoli di cucina, banchetti di chef ospiti, cene a base di vino e un tour in bicicletta tra le tappe gastronomiche.

Zuppa di vongole a volontà a Boston, Massachusetts
La prima tappa di ogni viaggio culinario nel New England inizia con il più antico ristorante degli Stati Uniti, la Union Oyster House di Boston, dove i buongustai possono assaporare specialità regionali come la zuppa di vongole, l’aragosta e le ostriche fresche. Il ristorante vanta un “wall of fame” con i suoi ospiti più celebri, tra cuiMeryl Streep e Al Pacino, oltre a essere tra i preferiti del presidente John F. Kennedy, che amava accomodarsi nella privacy della sala al piano superiore. Tra i piatti forti del menù, il famoso involtino di aragosta o i maccheroni all’aragosta. Non avete voglia di frutti di mare? Dirigetevi verso il North End, anche noto come Little Italy, per esplorare il quartiere più antico di Boston, che ospita più di 100 ristoranti, caffè e panetterie di ispirazione italiana. Cenate al Bricco, all’Assaggio o al Quattro – tutti di proprietà di Frank Depasquale – per un mix di tradizione italiana e raffinatezza moderna. Qui consigliamo vivamente il sugo di pomodoro e polpette, una ricetta di famiglia. Il Caffè Paradiso, in fondo alla strada, è perfetto per un espresso e un cannolo dopo cena, aperto tutti i giorni fino alle 2 di notte.

Cena nel deserto a Scottsdale, Arizona
Sullo sfondo delle Camelback Mountain, Scottsdale ospita una serie di chef all’avanguardia che da tempo guidano la scena culinaria del posto. Lo chef Charleen Badman è considerato il protagonista della gastronomia locale, conosciuto per far risaltare la comunità agricola e contadina dell’Arizona con i menù stagionali del suo ristorante in centro, FnB. Charleen offre anche il primo assortimento di vini prodotti esclusivamente in Arizona per accompagnare i piatti di ispirazione locale. Al The Mission, lo chef Matt Carter propone i sapori di Spagna, Messico, Centro e Sud America nella Old Town di Scottsdale. Il freschissimo guacamole viene preparato direttamente al tavolo e non andate via senza aver provato i tacos di spalla di maiale arrosto o i margarita al cetriolo e lo jalapeno. Per un clima più casual, Diego Pops propone ai clienti i sapori messicani tradizionali in chiave creativa con i nachos ai cavoli di Bruxelles, uno dei piatti più popolari del menù.

Il trionfo del Gumbo a Lake Charles, Louisiana
Se siete in viaggio nel Sud, il Lake Charles – nel sud-ovest della Louisiana – merita sicuramente una sosta. Celebrando il patrimonio e la cultura cajun e creola, questa città serve i migliori gumbo, boudin e étouffée e il suo paesaggio culinario aspetta solo di essere scoperto. Dirigetevi verso il ritrovo locale, Steamboat Bill’s on the Lake, per il gumbo di gamberi e granchi e per i gamberi jumbo del golfo delle farfalle; per un buffet a base di carne, Famous Foods offre morbidi ciccioli di maiale e salsicce boudin (tradizionalmente preparate con una miscela di porto, riso, cipolle, peperoni e condimenti insaccati). I più golosi possono scegliere poi tra una selezione di torte della tradizione, sfornate ogni mattina dalla Mrs Johnnie’s Gingerbread House. Vale sicuramente la pena di prendere una o due fette di torta di more in più per il viaggio. Per la prima volta in assoluto, Lake Charles ospiterà il Louisiana Food & Wine Festival (14-17 settembre), che riunirà le migliori esperienze gastronomiche della Louisiana e del Sud.

Rivoluzione culinaria del Bluegrass a Lexington, Kentucky
Immergetevi nel fascino del Sud a Lexington, in Kentucky, dove vi attendono gli aromi dolci e salati della classica cucina del Sud. Iniziate il percorso in una residenza storica del 1800 trasformata in ristorante, l’Holly Hill Inn. Si tratta di uno dei sei ristoranti di Lexington di proprietà della celebre chef Ouita Michel – soprannominata la “Martha Stewart del Sud” – e ha dato il via a una rivoluzione culinaria del Bluegrass quando è stato aperto nel 2001. Con prodotti provenienti dalle fattorie locali del Kentucky e un menù basato sulla stagionalità, il ristorante trasmette il calore della vera ospitalità del Kentucky. Un viaggio nella terra famosa per i cavalli, non sarebbe poi completo senza il bourbon, distillato originario americano. Scoprite le 18 più grandi distillerie del Kentucky lungo il Bourbon Trail, a Lexington e Louisville, per assaporare la ricchezza storica e il gusto distintivo del bourbon, sbirciando dietro le quinte della sua produzione. Per una perfetta combinazione food & beverage, recatevi alla Bardstown Bourbon Company. A poco meno di un’ora da Lexington, qui i commensali possono gustare una combinazione di comfort food del sud e un’ampia cantina di distillati che ospita più di 400 whiskyamericani d’annata.

Visit The USA si propone di ispirare i viaggiatori a sperimentare la vivacità, la cultura e le infinite possibilità del Paese, come in nessun altro luogo al mondo. Estensione di Brand USA, l’organizzazione di destination marketing per gli Stati Uniti, Visit the USA accompagna i consumatori in viaggi intensi attraverso la vasta geografia degli Stati Uniti grazie a una narrazione coinvolgente e a una programmazione che include diversi punti di interesse. Utilizzando l’intrattenimento per presentare attrazioni uniche, divertenti viaggi su strada ed esperienze a tema che spaziano dalla musica all’arte, dalla gastronomia all’avventura e non solo, Visit The USA offre una visione innovativa delle guide di viaggio, mettendo in evidenza le grandi promozioni stagionali come ulteriore risorsa per i consumatori.
Per saperne di più sugli Stati Uniti e sull’infinita varietà di esperienze di viaggio e di cultura autentica e ricca, si prega di visitare il sito https://www.visittheusa.com/ e di seguire gli account social di Visit The USA su Facebook, Twitter e Instagram.
La Pasqua in Italia si festeggia con uova e colombe, anche “molto gourmet”…
Quando arriva Pasqua gli italiani più golosi – non rinunciano al gusto e alla qualità – spendono circa mezzo miliardo di euro (!) ogni anno, in uova di cioccolato, colombe pasquali e altri prodotti sia lievitati che non, dolci pasquali, oltre alle tantissime specialità regionali. Tra tutti, si consolida il primato delle “colombe” soprattutto grazie a quelle artigianali che per tradizione, compaiono sulle tavole di cattolici e pure miscredenti. La colomba è un dolce per il quale non tutti sono disposti a fare follie, perché, magari al sud, si è più propensi a spendere per “pastiera” e “cassata” dolci anche questi simbolo della primavera e della Pasqua.
Come per le colombe, che troviamo artigianali e addirittura “firmate” da chef e persino da “stilisti” e finanche da una nota influencer (…).
Anche per le uova di Pasqua, la scelta si allarga a prodotti di alta qualità – senza arrivare all’uovo Choccy-woccy-doodah Easter Eggs da oltre 25mila sterline (30mila euro) perché uovo creato sul modello Fabergé… (il più costoso al mondo) – pure di designer e comunque col prezzo commisurato alla “sorpresa” plus che manca ai lievitati…
Si parla di manufatti in vendita dai 40/50 euro in su (anche molto in su…) e la scelta è vastissima, approfittando dell’infinito spazio che esiste in rete, dove le uova (come le colombe) si possono acquistare tranquillamente e far recapitare direttamente a casa.
Comunque il mercato è molto diversificato e non esiste più l’uovo o la colomba al singolare, ma tante uova e tante colombe in base alle zone o allo stile del pasticcere: qualche esempio?

Anche a Pasqua, Baci® Perugina® ha tante idee per sorprendere: l’uovo di cioccolato fondente Luisa di Perugina® è l’uovo di Pasqua classico, che sposa l’eleganza dell’incarto al gusto autentico del cioccolato fondente. Un guscio di cioccolato fondente Luisa racchiude al suo interno un’esclusiva sorpresa realizzata da Maestri Orafi Toscani, 100% Made in Italy.
L’uovo di Pasqua artistico del maestro Iginio Massari davvero prezioso l’uovo che sembra ricoperto di velluto; ha un costo tutto sommato accessibile, considerata la firma: 58 euro per 500 gr di finissimo cioccolato, fondente o al latte
Uovo di Pasqua Lavoratti – Carlo Cracco: cioccolato fondente Ecuador monorigine 60% e Pesca di Volpedo a 60,00 € oppure: cioccolato bianco, cremino e granella di pistacchio verde di Bronte DOP a 55,00 €
Anche chef Cannavacciuolo ha in gamma l’uovo pasquale: cioccolato di copertura al latte (39% minimo di cacao, puro burro di cacao) oppure fondente. Nasconde una sorpresa inaspettata, dolcissima e dai sapori variegati. Fatto con zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, fave di cacao, emulsionante: lecitina di girasole, estratto naturale di vaniglia (può contenere frutti con guscio, soia).Peso: 200 gr. 36€
E poi ci sono i soliti noti: Caffarel Cremì Fondente, Kinder GranSorpresa Maxi Stranger Things, Ferrero RocherPasqua d’oro Fondente, Lindt Emozioni Golose Bianco pistacchio mandorle e Dolci Preziosi Uovo di Pasqua Chiara Ferragni.

La storica pasticceria milanese Marchesi 1824 celebra la Pasqua con il Pastry Chef Diego Crosara che mette in bella vista le sue proposte nelle vetrine dei negozi in Galleria Vittorio Emanuele, in via Monte Napoleone e in via Santa Maria alla Porta. Tra le altre, la colomba classica della tradizione pasquale, simbolo di pace ed emblema della rinascita primaverile, ottenuta da sapiente lavorazione, lenta lievitazione con lievito madre di 48 ore e materie prime italiane di eccellenza, come i canditi di arancia siciliana.
“Per noi la Pasqua è alla frutta, quindi proponiamo una colomba alla pesca, glassata con nocciole IGP – è Dario Loison, titolare del laboratorio di pasticceria fondato nel 1938 a Costabissara (VI) che parla – e la nostra peculiarità, la colomba al mandarino tardivo di Ciaculli, che è un presidio Slow Food (calibro medio-grande, forma rotondeggiante, buccia sottile, polpa succosa e una carica di vitamine B1, B2 e C).
Al centro-nord, in Emilia e Romagna, non possiamo fare a meno di riferirci al maestro Gino Fabbri, già pasticcere dell’anno e presidente dell’Accademia dei maestri pasticceri italiani, specifica che per il simbolo della Pasqua, l’importante sono, la lievitazione e l’impasto, un po’ come per il panettone tutto ha origine dal lievito madre. Ma a differenza del panettone, per la colomba occorre una maggiore presenza di aromi di agrumi messi in infusione nel burro di cacao per aiutare a donare all’impasto più fragranza ed eleganza, poi scorze di arancia candite a mano e ben 5/6 ore di lievitazione prima di andare in cottura… Per Gino Fabbri, l’impegno maggiore è la manualità per realizzare la classica forma della colomba. Non si tratta di mettere l’impasto in uno stampo, ma di plasmarlo partendo da una forma simile a una mandorla, da cui si ricavano “le ali” allargandone le due estremità laterali.
Per il riminese Roberto Rinaldini sono tre le varianti di colomba: la versione classica, con lievitazione a lunghissima durata (per dare all’impasto gran fragranza) con scorze di arancia candita e con vaniglia Bourbon. Infine, sulla superficie, zucchero e mandorle croccanti. La versione primaverile si presenta con fragoline di bosco e albicocche semi candite. L’impasto in questo caso è con “fave di Tonka”, meno dolce della vaniglia e più fragrante, dona alla colomba una componente moderna e accattivante. Versione al cioccolato, amarene e pistacchio: impasto profumato alla vaniglia Bourbon, amarene semi candite, gocce di cioccolato fondente del Venezuela 73% e glassa al pistacchio.
Spostandoci più a sud, troviamo le colombe di Matteo Dolcemascolo (da Frosinone) lievitista italiano specializzato nella produzione di “grandi lievitati da ricorrenza” e nominato nel 2021 “Miglior Pasticcere Emergente” dal Gambero Rosso.
“Quest’anno abbiamo pensato ad una colomba particolare – ci spiega Matteo – ovvero ai fichi e cioccolato bianco: i fichi bianchi sono molto pregiati e molto dolci, infatti la canditura che facciamo è molto lieve. Poi abbiamo scelto di fare una glassa molto croccante, in modo che si possa sposare bene con la morbidezza dell’impasto”…
Per Ciccio Sultano e Fabrizio Fiorani, una colomba fa primavera… ed è messa in una scatola che ha per tema i fiori di mandorlo. Il primo impasto lievita ventiquattro ore e il secondo altre dodici. In tutto sono trentasei ore di lievitazione. Una colomba fatta a mano e soprattutto viva, senza additivi né conservanti, fatta con canditi, farina, burro, vaniglia e glassa di mandorle, perchè senza mandorle non sarebbe siciliana e senza la Sicilia non ci sarebbero le mandorle. Un chilo di sapore e leggerezza, firmato Ciccio Sultano e Fabrizio Fiorani.
Per chi può, se vuole….
E allora, uova o colomba? Comunque… Buona Pasqua!

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Turismo d'arte e di storia: nelle Marche c'è “Palazzo delle cento finestre”
La sua sagoma maestosa domina l’orizzonte e le dolci colline che si specchiano nel mare di Senigallia, davvero inconfondibile, è palazzo Castracani Augusti detto delle “cento finestre” (sito nella frazione di Brugnetto di Trecastelli AN). Edificato nel XIII secolo sui resti di una villa romana, il palazzo acquisì l’attuale fisionomia a metà del ‘700 e da allora è divenuto crocevia di storie, di incontri, di suggestioni, che si possono ancora scoprire varcando il portone d’ingresso…
“Da questo scalone, disegnato dall’architetto arceviese Andrea Vici, allievo di Luigi Vanvitelli, il gotha del ‘900 italiano, scendeva a fianco del conte Augusti, l’eroe della prima guerra mondiale, generale di Cavalleria – è Giovanni Martines Augusti, nipote di cotanto eroe, che, in veste di padrone di casa, descrive a Antonio Farnè, inviato del Tg2, i trascorsi dell’edificio – Il 24 agosto del 1944 il primo ministro sir Winston Churchill, venne qui nel palazzo per una missione molto speciale e dormì in questo letto quella notte e qui, c’è anche la poltrona dove Churchill si riposò. Sul muro sopra alla poltrona, è appesa una fotografia dell’epoca, di mio nonno (Col. conte Gino Augusti) con Churchill qui fuori, davanti a questo palazzo”.
Entrando in un’altra stanza del palazzo, Giovanni Martines, racconta un altro aneddoto: “E qui ha dormito un grande della letteratura mondiale, anche grande amico del conte Augusti: Ernest Hemingway e qui c’è la fotografia di Hemingway in divisa da sottotenente dell’“American Red Cross” e poi quando nel 1948 viene nel palazzo, regala il suo bastone da passeggio di Pamplona (in ebano, argento e corno di toro) cimelio unico al mondo e dice di avere scritto “Addio alle armi” ispirandosi alla sua (del conte Gino) magnifica “carica di Monastir (del 1916)”.
Martines entra adesso nella camera che ospitò anche Gabriele D’Annunzio: “Ci troviamo nella suite dedicata al Vate d’Italia: l’amicizia col conte Gino, si sancisce con la venuta, più volte qui del poeta, nel “palazzo delle cento finestre”. Adesso vi faccio vedere alcune cose straordinarie: questo è il “bastone del comando”, bastone da passeggio che D’Annunzio regalò a mio nonno – continua Martines – che riporta incisa la frase “io ho quel che ho donato” e le sue iniziali. Sulla parete c’è una fotografia, che è stata dedicata dal Vate, ormai morente, al nonno – siamo nel Natale del ’37 – e poi questa bellissima sciabola di Cavalleria con il motto inciso: “Memento Audere Semper” (ricorda di osare sempre) che D’Annunzio regalò al conte con la dedica: “Al conte Augusti, l’eroe del solstizio”.
Martines continua a muoversi tra le stanze del palazzo, descrivendo i momenti vissuti dal nonno più di un secolo fa: “Qui ci troviamo nella “stanza del trono”, cosiddetta, gotico-bizantina, che funge anche da sede della nostra Associazione “Arma di Cavalleria Settimo Lanceri Milano” e siamo circondati da memorabilia straordinarie: parliamo di Francesco Baracca, grande amico del conte Augusti… Vi faccio vedere la sella che regala quando decide di andare dalla Cavalleria in aviazione, il frustino, meraviglioso, con le sue iniziali e con il cavallino rampante inciso e il testamento ante litteram di Baracca; c’è anche una fotografia con la didascalia di Baracca: “Dall’alto sorvolo le tue imprese e le proteggo”… 48 giorni dopo Francesco Baracca morirà (mentre infuriava la Battaglia del Solstizio tra italiani e austroungarici NDR) 19 giugno del 1918.
“Da qui sono passati tanti altri personaggi famosi di cui il visitatore può trovare traccia”… è Antonio Farnè che parla rivolgendosi a Giovanni Martines Augusti che gli risponde: “Sicuramente almeno tre papi, poi Voltaire, il grande Giacomo Puccini, Luigi Pirandello e l’ultimo, il re del Regno Unito, Carlo III d’Inghilterra…
Qui (in questo palazzo) si vive la grande storia – chiosa Martines, proprio come disse Voltaire (e come si vede su un’iscrizione sul muro): “Uscendo da questo palazzo, qui non si usano complimenti si vive in libertà”

Palazzo Antonelli Castracani Augusti
Via Gino Augusti, 1
Località Brugnetto Trecastelli AN
Tel.: 071 796 1181
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
A VeronaFiere l'appuntamento più importante dell'anno: Vinitaly 2023
A Fiere Verona ha preso il via la 55ima edizione della principale rassegna mondiale dedicata al vino e ai distillati: su 100mila mq, 17 padiglioni espositivi, oltre 4mila aziende da tutta la Penisola e, nella sezione internazionale, operatori provenienti da oltre 30 Paesi. Un’edizione speciale che catalizza diversi temi di attualità: business, internazionalizzazione e posizionamento. Mille i top buyer (+43% sul 2022) da 68 Paesi selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con Ice Agenzia. Chiuso il 2022 con un giro d’affari consolidato di 65,4milioni di euro (+4%) e con un MOL (margine operativo lordo) di 8 milioni. Negli USA (primo mercato per l’esportazione per i nostri vini) il valore è aumentato del 10% pari a una quota di mercato del 23%.
Il presidente di VeronaFiere, Federico Bricolo, afferma: “Definita la mappatura dei nuovi top buyer”. Maurizio Danese, l’amministratore delegato, dal canto suo: “Grande ritorno di Asia con Cina e Giappone in testa, Nord America e nord Europa sono saldamente presidiati”
Nella festa dell’anteprima, “Opera wine” folla delle grandi occasioni per l’evento esclusivo che offre agli operatori del settore di tutto il mondo, la possibilità di conoscere i 130 migliori
vini rossi, bianchi, rosé e spumanti, tra tutti gli italiani. Sono gli esperti di Wine Spectator (testata riconosciuta a livello internazionale del mondo vitivinicolo) che hanno scelto, dopo un attento esame visivo e gusto-olfattivo, le etichette dei vini italiani, assegnandone il relativo punteggio. Dopo il tasting, che rappresenta l’anteprima della fiera veronese, sul podio – ancora una volta – la Toscana (Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Bolgheri e Supertuscan) con 35 cantine selezionate, poi il Piemonte (Barolo, Barbaresco) e Veneto (Prosecco, Amarone della Valpolicella e Soave) si inseriscono Sicilia e Campania e si rivalutano le Marche (Verdicchio). Aumenta l’appeal dei vini del sud, come il Passito di Pantelleria, ormai un vero classico.
Dieci nuovi ingressi e venti uscite rispetto al 2022. Le regioni del nord trionfano con 57 etichette, il centro si attesta a 44 e il sud a 29.

Dopo i rumors delle scorse settimane su quanto sono dannosi gli alcolici, il discorso “vino e salute” sarà approfondito proprio al Vinitaly.
Il ministro Francesco Lollobrigida ha già fatto sapere a Bruxelles: «Ci stiamo ragionando e lo faremo ascoltando gli operatori e le organizzazioni di rappresentanza del comparto. Credo nel ruolo della sussidiarietà della politica, e il nostro metodo di lavoro è ascoltare chi ne sa più di noi per poi assumersi la responsabilità di fare scelte politiche».
Lollobrigida ha annunciato tutta una serie di iniziative all’interno dell’area Masaf, che vedranno coinvolte associazioni di settore, rappresentanze europee, ministri del Governo (ben 5 quelli coinvolti, dal Turismo al Made In, dalla Salute alla Cultura che affiancheranno l’Agricoltura).
E inoltre…
Saloni co-located
Sol&Agrifood
Il Salone Internazionale dell’Olio EVO e dell’Agroalimentare di Qualità
Enolitech
Il Salone Internazionale delle Tecnologie Innovative applicate alla filiera del vino, della birra e dell’olio
VeronaFiere
Vinitaly and the City
Martina Valea
Tel.: +39 045 8298233
valea@veronafiere.it
T +39 045 9691220
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Gli Italiani, vermi, larve e cibo in provetta nel piatto… non li vogliono!
Gli alimenti ad uso umano, in questo 2023 sono molto attenzionati dalle autorità competenti: proprio nei giorni scorsi, con il via libera dell’UE – per ragioni di sostenibilità alimentare – si è deciso di liberalizzare gli insetti ad uso alimentare e le farine fatte dagli stessi, che così (già dal 26 gennaio scorso) troviamo in commercio sugli scaffali della grande distribuzione (in posizioni ben distinte e con precise indicazioni in etichetta) come, tra l’altro, larve di verme della farina minore (Alphitobius diaperinus) addirittura in vari formati: sia congelate, sia essiccate, che in pasta o in polvere, per soddisfare diverse esigenze…
Per gli “insetti” è bastato fissare regole commerciali, mentre per il cibo sintetico (anche in base a un principio di precauzione) la scelta è stata quella del divieto assoluto di produzione e commercializzazione. Divieto che però non si potrà estendere anche ai cibi sintetici prodotti in altri paesi che, in virtù del provvedimento appena ratificato, dovranno trovare autonomi canali di distribuzione nel nostro paese.
Ciò perché, con l’entrata in vigore del regolamento sui “novel food” – dal gennaio 2018 – gli “insetti a scopo alimentare” (grilli, scorpioni, cavallette e coleotteri vari, usati come ingredienti per salse, piatti a base di legumi e verdura, pasta, minestre e prodotti sostituitivi della carne) e relative “farine” (per la produzione di pane, panini, cracker, grissini e altri prodotti da forno) sono consentiti in Europa.
Non sono escluse le bevande (birra) né prodotti come la frutta a guscio e semi oleosi o prodotti a base di cioccolato. L’aspetto più positivo dell’introduzione di fonti proteiche a base di insetti, è la riduzione dei costi e dell’impatto ambientale della filiera alimentare europea.

Dal Consiglio dei ministri arriva il divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi sintetici, di produrre e commercializzare cibo sintetico (no a carne, latte e pure al sushi in vitro…). Previste multe salate.
E’ dunque un no tassativo quello dell’Italia al cibo sintetico. «È infatti vietato agli operatori del settore agroalimentare e a quelli del settore dei mangimi impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi, vendere, detenere per vendere, importare, produrre per esportare, somministrare oppure distribuire per il consumo alimentare alimenti o mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessutiderivanti da animali vertebrati». E, correlate alla perentoria decisione, anche le pene per gli eventuali trasgressori “chi finanziasse, promuovesse, agevolasse in qualunque modo…” che potrebbero essere chiamati a corrispondere migliaia di euro in sanzioni, addirittura finanche a coprire il 10% del fatturato dell’operatore che violasse il divieto (se avesse un fatturato superiore a 60mila euro): la sanzione massima, comunque, non eccederà i 150mila euro. È quanto previsto dal disegno di legge sugli alimenti sintetici approvato il 28 marzo u.s. che, per tutto quanto non previsto da detta legge, si riferirà alle disposizioni di cui alla legge n. 689 del 1981.
“L’Italia è la prima nazione libera dai cibi sintetici” – è il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida che ha dichiarato – “In base al principio di precauzione, previsto anche dall’Unione europea, l’ambiente e la salute pubblica vanno salvaguardate. Ecco perché io e il mio collega Schillaci abbiamo condiviso una proposta di legge che vieta l’utilizzo, la produzione, l’importazione e la vendita di prodotti realizzati in vitro“.
Comunque, su insetti a tavola e alimenti sintetici, l’opinione pubblica italiana, in grandissima parte, condivide (l’84%) e un evidente consenso per l’iniziativa del Governo è stato espresso anche dalla Coldiretti, il cui presidente, Ettore Prandini, ha considerato che il disegno di legge del Governo risponde alle richieste di mezzo milione di italiani che hanno firmato la petizione per salvare il Made in Italy a tavola dall’attacco delle multinazionali, petizione sottoscritta anche dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Francesco Lollobrigida. Attacco che si è acuito proprio nei giorni scorsi con fandonie esageratamente irreali, provenienti dagli USA (da “Yankees” del Wisconsin) che pretendono di arrogarsi l’origine del nostro “Parmigiano Reggiano” – la cui nascita è “certificata” il 7 agosto 1612 grazie al Duca di Parma, Ranuccio I Farnese che ufficializzò anche la denominazione d’origine con un atto ufficiale per tutelare commercialmente il prodotto. Senza considerare che del Parmigiano già Dante prima e Boccaccio poi, ne avevano incensato i pregi, diversi secoli prima, quando ancora l’America non era stata scoperta… -. Vaniloqui contro le eccellenze italiane, che hanno coinvolto anche il panettone e il “tiramisù”, che come “la carbonara”, sarebbero stati inventati da emigranti italiani – divenuti americani – nei primi anni del ‘900…
Doverosa chiosa sull’intervento del presidente Prandini ospite della trasmissione Agorà di Rai 3 di giovedì 30 marzo – talk show condotto dalla bella e brava Monica Giandotti – Prandini, ha educatamente (anche troppo…) resistito agli attacchi davvero ostinati e insistenti… (chissà perché?) di Sabrina Giannini (ex “Report” e “Indovina chi viene a cena” sempre di Rai 3) che interveniva via web, insistendo a condannare le decisioni di Coldiretti (leggi Prandini) perché lei non condivideva l’idea dello stop al cibo sintetico deciso dal Governo che salva 580 miliardi di euro di valore della filiera agroalimentare nazionale, che è diventata la prima ricchezza dell’Italia nonostante le difficoltà legate alla pandemia e alla crisi scatenata dalla guerra in Ucraina. Il Made in Italy a tavola, messo a rischio dalla diffusione del cibo sintetico, vale quasi un quarto del Pil nazionale e, dal campo alla tavola, vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio e 10mila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica.
“Ringraziamo il Governo – ha commentato Ettore Prandini – per aver accolto il nostro appello a fermare una pericolosa deriva che mette a rischio il futuro della cultura alimentare nazionale, delle campagne e dei pascoli e dell’intera filiera del cibo Made in Italy e la stessa democrazia economica. Le bugie sul cibo in provetta confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione. La verità è che non si tratta di carne, ma di un prodotto sintetico e ingegnerizzato, che non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e, inoltre, non è accessibile a tutti poiché è nelle mani di grandi multinazionali”.
Tra l’altro c’è da considerare che non solo il cibo sintetico è dannoso per l’ambiente, ma può anche essere dannoso per la salute umana.
NB: Bill Gates ha investito circa 50 milioni di dollari nella produzione di alimenti sintetici. In un’intervista con il MIT Technology Review, Gates afferma che “tutti i paesi ricchi dovrebbero passare al consumo esclusivo di carne sintetica come mezzo per combattere il cambiamento climatico“… (forse è parte in causa?)
La situazione inerente i “cibi di sintesi” richiedeva una decisione rapida perché la Food and Drug Administration Usa ha recentemente dato l’autorizzazione al consumo umano di “filetti di pollo creati in laboratorio”, per cui in tempi stretti, tali alimenti saranno presto diffusi anche in Europa.
Anche sotto le guglie della Madunina c’è “A Stagh Ban”, la cucina tipica emiliana…
“A Stàgh Bàn”, nasce da un progetto familiare che si è spinto fino all’apertura di ben quattro ristoranti: dopo tre aperture in Emilia Romagna – Casalecchio di Reno, Riccione e San Lazzaro di Sàvena – approda in zona piazza Cordusio, a cinque minuti dal Duomo di Milano, con la sua cucina tipica emiliana, realizzando primi piatti con pasta fatta in casa (da “vere” sfogline) come le tagliatelle al ragù, secondi come la cotoletta alla bolognese e imperdibili dolci “bologneis“: torta di riso e zuppa inglese!
Menù della tradizione, dunque, nato dal ricordo dei momenti vissuti in famiglia sotto le Due Torri, in cui il buon cibo faceva da cornice a un’atmosfera conviviale indimenticabile!
E pensare che all’inizio erano tigelle e crescentine con affettato tipico del territorio emiliano, poi, con i risultati – più che lusinghieri – la proposta si è evoluta nel panorama enogastronomico!
Nel locale meneghino gli interni riprendono le peculiarità dei materiali originali e sono frutto di antichi ricordi abbinati a un design che non dimentica gli arredi tipici reinterpretati in chiave moderna e il restyling passa attraverso un design moderno: persino i muri sono arricchiti da foto che ritraggono scorci di Bologna antica e frasi di canzoni, per enfatizzare le emozioni e il calore respirato nelle vecchie case rurali delle campagne bolognesi.
La cucina è “a vista” (come in tutti gli A Stàgh Bàn) così da dare la possibilità di vedere da vicino come gli chef creino le varie preparazioni, in ambienti sempre puliti e ben organizzati.
L’illuminazione della sala recupera la semplicità delle lampade delle vecchie cucine con un cappello diffusore in metallo semplicemente appeso al cavo elettrico. Nella sala principale il punto luce è in cristallo, proprio per ricordare il lampadario del soggiorno di casa. Anche le porte dei servizi sono realizzate in profili di ferro grezzo, con avvitate tavole di legno a semplice taglio di sega, per ricordare le porte classiche delle case rurali del secolo scorso.

Aspetti semplici ma concreti, di grande attenzione nei confronti dell’ambiente perchè tutti gli A Stàgh Bàn sono “eco-sostenibili” il più possibile: la preparazione dei piatti in menù (impasti per pane, pasta, crescentine e tigelle fino a primi, secondi e dolci) è curata nei dettagli e attenta alle statistiche di affluenza, al fine di ridurre al minimo gli sprechi, sempre prestando attenzione al consumo di energia, allo smaltimento degli imballaggi (packaging plastic free) e adottando pratiche eco-responsabili, ove possibile (anche per l’asporto) e osservando comportamenti etici, nel pieno rispetto del Pianeta, considerando anche l’installazione di colonnine per la ricarica di mezzi elettrici a servizio della clientela.
Menù
Prima – Tant Par Tachèr:
Polenta fritta con caciotta di Monte San Pietro, Radicchio di campo con uovo strapazzato, pancetta croccante e riduzione di aceto balsamico,
Sformatino alle verdure di stagione con crema di Parmigiano Reggiano
Minestre – Mnestra:
Tortellini in brodo classico, Tagliatelle al ragù, Strette alla cipolla gialla di Medicina, Tortellone di ricotta burro e salvia,
Passatelli asciutti con crema di piselli e guanciale croccante, Balanzoni in crema di parmigiano reggiano
Per Dopo – Par Ddåpp:
Zucchine ripiene in umido, Cotoletta #bàn con patate al forno, Cotoletta alla bolognese, La Carnazza con patate al forno, Tagliata di manzo da 250gr al sale di Cervia e rosmarino, Pollo con verdure saltate
Insieme – Insàmm:
Verdure alla griglia, Spinaci saltati, Verdure al vapore, Insalata mista di stagione, Patate al forno
Colpo di grazia – Caulp dal radisen (gräzia):
Zuppa inglese, Torta di riso, Mascarpone con tenerina al cioccolato, Gelato di crema antica Bologna,
Gelato di crema antica Bologna con Amarena Fabbri, Sorbetto al Limone
Il nome A Stàgh Bàn – dal dialetto bolognese “sto bene” – è stato reso attuale con l’introduzione del più conosciuto # e…
…se hai mangiato bene all’A Stàgh Bàn… Dighel ai to amis!
Da lunedì a domenica:
12:00/15:30 19:00/22:00
Via San Prospero, 4
Tel.: 02 6717 3562
www.astaghban.it
Full immersion nella natura del Delta del Po
La bellezza è ovunque basta scoprirla – dice Antonio Farnè inviato del Tg2 interloquendo con alcuni turisti in loco – “Per chi come noi arriva dalla città, dalla confusione, qui è veramente un altro mondo…” – “Tanta calma e tranquillità, qui è tutto splendido!” – dice un altro.
Delta del Po tra Emilia e Veneto, là dove il Grande Fiume dopo 652 chilometri sfocia nell’Adriatico. E’ la seconda zona umida più vasta d’Europa, dopo la Camargue francese. Natura a perdita d’occhio, che ospita un delicato e ricco ecosistema.
Farnè interpella Aida Morelli (presidente Parco Delta del Po Emilia Romagna) che illustra il territorio: “Ci sono circa 350 specie di uccelli diversi, tra questi spicca il fenicottero rosa. Ce ne sono circa 10 mila esemplari. Per la flora, abbiamo specie acquatiche di ogni genere…”.
Fra terra e mare il Delta si può viverlo su piccole imbarcazioni lungo il dedalo di tanti corsi d’acqua: “Con la barca si può arrivare dappertutto e si vedono cose bellissime…” dice un barcaiolo che guida la sua “batana” (l’imbarcazione tipica del Delta). Ma si arriva ovunque anche a piedi, immersi nella natura, oppure a cavallo, in sella ai cavalli razza Delta, docili e resistenti, cugini diretti dei Camargue francesi: “Sono angeli bianchi che ci rimettono in sesto sia nel corpo che nell’anima” – dice una ragazza a cavallo –.
Il Parco del Delta del Po (52.000 ettari) si trova al confine orientale della Pianura Padana, dove il grande fiume Po apre il suo delta sul mare Adriatico. L’origine dell’attuale territorio deltizio può ricondursi orientativamente all’anno 30 mila a.C., quando la linea di costa cominciò a protendersi verso il mare. Oggi il comprensorio deltizio della Regione Emilia Romagna comprende il “delta fisico” nell’area nord e il “delta storico” nel territorio più a sud ed è suddiviso in Po di Pila, Po di Maistra, Po di Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro, Po di Volano e Po di Levante. In area veneta, da Porto Tolle (Cà Tiepolo) navigando sul ramo principale del Delta, prima di arrivare al mare, si dirama in tre foci: Busa di Tramontana, Busa Dritta e Busa di Scirocco.
Cosa vedere sul Delta del Po: Sacca di Scardovari, ponte di barche Santa Giulia, isola di Albarella, il faro di Punta Maistra, Porto Levante, il museo regionale della Bonifica, quello dell’Ocarina del Po e il campo di lavanda del Delta. Per vedere i fenicotteri da vicino, c’è un bellissimo itinerario naturalistico di circa 2 ore nel Parco del Delta, che si chiama “La Finestra dei Fenicotteri” attivo da luglio a settembre (per prenotazioni Servizio Informativo del Parco del Delta del Po – tel. 0533/314003). Da vedere anche la vegetazione: la più diffusa è quella palustre, contraddistinta da piante come salici e pioppi e dai tipici canneti. Sono presenti anche zone boschive, pinete e dune ricoperte da muschio e arbusti.
Il periodo migliore per visitare il Delta del Po è da ottobre a maggio. In estate le alte temperature e l’assenza di zone ombrose (e le zanzare) scoraggiano le camminate. La zona è vastissima e si potrebbe camminare per anni lungo gli argini dei vari rami del grande fiume.
Cosa mangiare nel Delta del Po? Riso alla “canarola” (perché chi andava a far canna nelle valli, era chiamato “cannarolo”) minestra di fagioli, risi e zucca, oltre a primi come: spaghetti alle vongole, tagliatelle al tartufo, crema di mais, tartufo e funghi piopparelli e zuppetta di cozze, per finire in dolcezza con la “smegiassa” o pinza di zucca (dolce della tradizione veneziana/chioggiotta).
Ma, la cucina e i prodotti del Delta del Po sono semplici ed essenziali: verdura, riso e pesce di fiume e di mare e soprattutto mitili, che sono caratterizzanti della zona. Proprio il Po negli anni, ha reso fertile il territorio innalzando la qualità di prodotti come il riso, coltivato da sempre, l’aglio e una produzione di nicchia come la patata americana, riscoperta ultimamente anche dalla cucina più raffinata. Non si può però venire nel Delta senza mangiare cozze e vongole, branzini, orate, anguille, sgombri, tutto alla griglia o in altre preparazioni più o meno elaborate, come sono serviti abitualmente nei ristoranti e nelle trattorie tipiche. Chi volesse conoscere veramente il Delta, potrebbe affrontare una giornata di “pesca-turismo”, nei canali e nelle valli del Delta del Po e lì vedere il lavoro degli allevatori di mitili e dove potrà fare una bella battuta di pesca e pranzare con il pesce pescato nelle “cavane” i casoni tradizionali dei pescatori.
Mangiare nei dintorni: con la passione per la cucina e il legame con il territorio del Delta del Po, valorizzando i prodotti delle lagune dell’Alto Adriatico e degli orti sabbiosi, ogni giorno, a seconda della stagione, da In Marinetta (via Po di Levante, 2 Rosolina RO tel.: 345 031 8387 – info@inmarinetta.it -) si gusta la cucina che affonda le radici dove il grande fiume incontra il mare e dove si coltivano le famose e gustosissime vongole veraci, che con cozze, seppie appena pescate e il miglior pesce azzurro dell’Adriatico, diventano delizie trasformate dalle sapienti mani dello staff di Isi Coppola, splendida padrona di casa, che poi porge i vari piatti ai fortunati clienti. In Marinetta è anche “Bistrot del mare” (dal mese di maggio) dove apprezzare un aperitivo con un buon calice di vino o un venetissimo Spritz, anche una merenda non impegnativa, un pranzo o una cena ben curata.

Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità
Delta del Po
Corso Mazzini 200 Comacchio (FE)
Tel. +39 0533 314003
servizioinformativo@parcodeltapo.it
www.parcodeltapo.it
DELTA 2000 soc. cons. a r.l.
Strada Mezzano 10 Ostellato (FE)
Tel. +39 0533 57693 – 4
info@deltaduemila.net
www.deltaduemila.net
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
Torna la “Primavera” nei piatti de Les Petites Madeleines
Penso: scrivo. Scrivo dell’ironia della vita, di quegli amori che non giungono mai al momento giusto, di tragedie che tali non dovrebbero essere e di passioni che si rincorrono e al tempo stesso si evitano a vicenda. Gentilezza e crudeltà. E di ogni volta che ti appare la conclusione dietro l’angolo ed invece è solo una mera illusione. La conclusione, che si presenta con un altro bivio da affrontare.
Le meraviglie e i piaceri del cibo, e non intendo quel cibo fotografia, quei piatti che prima di raggiungere i commensali devono affrontare almeno una seduta di make-up per essere poi digitalmente immortalati, postati e condivisi: quasi mai assaporati come dovrebbero essere.
Scrivo del tempo in cui vivo, di quest’era incomprensibile ai sensibili, odiata dal buon senso e dal buon gusto; di chef improvvisati che quando ti servono al tavolo, spesso con arroganza, una ricetta spazzatura se solo osi un tantino accennare che trovi il piatto come un lassativo semi farmaceutico, ti dicono che non sei pronto a quei sapori.
Non sei pronto, capisci? E tu, io, che da oltre 25 anni lavoro con le filiere produttive dei più grandi prodotti tipici italiani non dono risposta a co tanta arroeleganza; ma mi chiedo dove mi sono seduto?
Ma poi arriva un barlume di luce, di sapore, di amori che si trovano, di voglia di lavorare anziché apparire, di concludere…pour arriver au but.
E allora scrivo. Scrivo ancora di un ristorante torinese e del suo chef Giuseppe Lisciotto, lo faccio con gioia perché se c’è un giovane ai fornelli con la capacità di donarmi ogni volta l’impressione che ci siano ancora speranze è proprio lui: e non è solo una sensazione. I piatti che crea sono tutt’altro che banali, pur racchiudendo al loro interno una buona dose di semplicità; parlo di squisita ricerca, sperimentazione, giochi di ingredienti e tecniche di cucina. Rifletto. Avendo sempre e solo goduto delle preparazioni culinarie di Giuseppe seduto al tavolo del ristorante, non l’ho mai osservato mentre lavora ai fuochi, ma sono quasi certo che se lo facessi non mi mostrerebbe il minimo senso di irritazione, al contrario: credo che mi sorriderebbe invitandomi a restare con lui per fare quattro chiacchiere.
A Torino a Les Petites Madeleines ci sono tornato per la presentazione di alcuni piatti programmati per la bella stagione, e ho trovato ancora l’autenticità dei sapori che hanno marcato il percorso degli ultimi anni dello chef e della sua brigata.
Seduto comodo all’interno delle deliziose sale del celebre Hotel percepisco che la primavera è la stagione della rinascita e la assaporo grazie ad alcune proposte della Carta.
Posso così concedermi portate che si contraddistinguono dalla riconoscibilità dei gusti, idee gastronomiche diventate ormai delle icone del locale, come l’insalata russa abbinata all’uovo di quaglia e alla ventresca di tonno, il Risotto con crema di topinambour, aglio nero, liquirizia e ‘Nduja. E ancora l’anguilla affumicata, con Daikon (ravanello invernale) e Dashi (leggero brodo di pesce)”. Mi gusto la versione del Lisciotto della zuppa Borsch che per quanto sia curata nella sua variante ricorda l’originale Ucraina; segue un delizioso agnello al barbeque e infine un delicato semifreddo alla mela verde con bergamotto e nocciole: ‘Nduja e bergamotto sono la firma indelebile che contraddistingue le origini calabresi dello chef.
La Carta di Primavera non si esaurisce con i piatti che ho provato, spazia tra tipicità e contaminazioni ed è impreziosita dal desiderio della direzione del celebre Hotel di percepire nel piatto in modo ben distinto i sapori degli ingredienti, unitamente alla valorizzazione del territorio. Si possono trovare ricette come la lingua di manzocon le sue salse della tradizione, il royal di carciofo con Pecorino e menta, il vitello tonnato impreziosito dalla salsa all’antica, sedano e acciughe del Mar Cantabrico. Non mancano gli Agnolòt del Plin al sugo di arrosto e crema di nocciole, e il carpaccio di scampo con caviale di Pisani Dossi.
Non mi garba farvi l’elenco competo, mi preme invece segnalarvi le creazioni della cucina dedicate al mondo vegano con un menù di assaggi che si presenta come un vero gioco per il palato: Royal di carciofo, Risotto Matisse “Arrosto di sedano rapa, Frolla alle castagne, ribes nero, lampone, spuma al tè Oolong originario della Cina: ma volendo si può anche optare con delle singole portate.
Che siano emozioni gastronomiche per la cena, oppure piccole degustazioni piemontesi all’ora di pranzo, o un menù specifico da gustare al Bistrot il ristorante Les Petites Madeleines si distingue sempre per la piacevolezza dei piatti, l’eleganza degli ambienti, la gentilezza del suo personale.
E allora: benvenuta Primavera.

A San Leo, ogni anno, migliaia di turisti vanno in cerca di storia, personaggi e gastronomia
San Leo nel cuore del Montefeltro, si trova nell’omonimo comune in provincia di Rimini. E’ situato sulla cima della cuspide rocciosa che sovrasta l’abitato “leontino” e domina la Valmarecchia (valle tracciata dall’omonimo fiume, ricadente nel bacino padano). Fu costruita dai romani. Nel corso del tempo quel territorio fu conteso dalle più potenti famiglie italiane: Montefeltro, Borgia, Malatesta, Medici, Della Rovere; ospitò personaggi come Dante Alighieri e san Francesco d’Assisi. Nel suo forte, sulla cima del monte – meglio conosciuto come rocca di San Leo – furono imprigionati Felice Orsini e Cagliostro. E spesso fu rifugio per il re d’Italia Berengario II. Oggi richiama migliaia di turisti da tutto il mondo.

Vista da lontano San Leo sembra un vascello fantasma, sospeso tra cielo e terra, per raggiungerlo si sale fino a 800 metri di altitudine lungo una strada che taglia la roccia. Varcata Porta di sopra, si entra nel borgo storico, un piccolo mondo antico, dove non mancano i tesori…
“Nel centro, si affacciano edifici che vanno dal 1200 fino al 1700 – spiega Romana Ferrini dell’Ufficio Turistico di San Leo – tra l’altro San Leo è annoverata tra i Borghi più belli d’Italia…”.
I turisti che sfilano per le stradine ammettono che: “E’ davvero tutto molto bello!” – “Non c’ero mai stato e, è davvero bella da visitare!” – “C’eravamo stati anni fa e siamo tornati perché merita il bis…” – “Dopo tanto che non la vedevo, noto che è cambiata, ma è sempre bella!” – “E’ veramente uno spettacolo unico!”
Storica capitale del Montefeltro – colline riminesi – per secoli bastione inespugnabile, dominata dalla sua fortezza, maestoso edificio del ‘400, dove finì i suoi giorni un personaggio ancora avvolto nel mistero, Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro… “Morì in una angusta cella il 26 agosto del 1795, ma chi era veramente Cagliostro?” – chiede Antonio Farnè inviato del Tg2 della Rai – “Mago, avventuriero e alchimista, imprigionato dall’Inquisizione della curia pontificia, colpevole di eresia, finì i suoi giorni all’interno della cella del pozzetto” – gli risponde sempre Romana Ferrini –.
Ancora oggi quella piccola cella richiama migliaia di visitatori e si torna indietro nel tempo per trovare un’atmosfera che trascende la realtà e altri turisti, così commentano: “Tutto qui dà emozione!” – “La solita atmosfera magica che si trova sempre, bellissima…” –
Il nome di San Leo è legato anche a altre importanti figure storiche: Dante Alighieri passò di qui e lo citò nel quarto canto del Purgatorio, poi san Francesco d’Assisi che attraversando il paese durante un pellegrinaggio, qui si fermò e ricevette in dono il monte della Verna (dove si dice che abbia ricevuto le stimmate). “Questo è il fascino irresistibile della storia“ – chiosa Farnè rivolgendosi ancora alla signora Ferrini: “Cosa cerca il turista a San Leo? “ – e lei – “Scoprire quelli che sono gli usi e costumi, quindi, qui abbiamo la nostra offerta culturale storica e unica. Noi siamo sempre aperti e sempre pronti ad accogliere persone che vogliono divertirsi e acculturarsi”.
E per accogliere tanti turisti, le strutture ricettive non mancano: a San Leo, per esempio, più di trent’anni fa, nacque la formula dell’albergo diffuso: quattro diverse strutture sparse nel centro storico, per un totale di cinquanta posti letto. Ma questa, come tutta la Romagna, è una terra che punta a farsi conoscere e apprezzare anche attraverso la gastronomia…
“Partiamo dai ravioli alla Cagliostro” – è Daniele Succi, lo chef “filosofo” che descrive le squisitezze locali – “Pasta ripiena con ricotta di pecora e radicchio rosso, con un sugo di carciofi e olive nere; a seguire, i nostri affettati tipici: fiocco, lonza, salame e del lardo con i nostri Pecorini di varie stagionature; logicamente non può mancare la piadina romagnola… In abbinamento, un Sangiovese superiore romagnolo dai suoi colori intensi e dal tannino che pulisce bene la bocca…”.
Il menù non si esaurisce così: qui si può assaporare la carne di maiale, con il suo sapore inconfondibile, piatto sempre presente sulle tavole leontine, spesso abbinato alle patate della Valmarecchia. Da berci dietro, stavolta… un buon Trebbiano di Romagna, le cui uve, con quelle del Sangiovese del territorio, sono la base di molti dei più importanti vini d’Italia. E a fine pasto, dopo avere gustato le tipiche ciliegie della zona, per digerire meglio (o per meditazione, magari scrutando il panorama) si può sorseggiare il liquore alle erbe prodotto nel pieno centro storico del borgo di San Leo, dedicato al già citato conte di Cagliostro.
Ufficio Turistico IAT
Piazza Dante Alighieri, 14
San Leo (RN) ITALIA
Orario ufficio::
Lun – Ven: 10.30 – 12.00
Sab – Dom: 10.00 – 12.30
Tel 0541/926967
WhatsApp 339/5497576
info@sanleo2000.it
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
Si inaugura a Verona il “Muraless Art Hotel”, prima struttura ricettiva dedicata alla Street Art
E’ al Muraless Art Hotel (si pronuncia Muralèss, senza mura) che in occasione dell’evento di apertura ufficiale, il 23 marzo p.v. si terrà il GRAND OPENING COCKTAIL PARTY, un appuntamento riservato a sponsor, addetti ai lavori, influencer, personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo e dell’imprenditoria.

L’Hotel, grazie alle sue novantaquattro stanze, agli spazi comuni e alla facciata esterna, tutti interamente dipinti in stile Street Art, è un vero e proprio tempio dell’Arte Urbana e, con i principali suoi protagonisti – i 52 street artist coinvolti nel progetto – questo albergo si presenta come un vero e proprio museo.
Le camere sono divise in 12 temi: dall’arte alla cucina, passando per design, scienza, motori e moda. Non resta che sceglierne uno e immergersi nello spettacolo che il Muraless Art Hotel di Verona è in grado di regalare.
L’inaugurazione di giovedì 23 prossimo, consisterà in un momento conviviale con aperitivo in abbinamento a finger food, con open bar, degustazione di vini e cocktail fino alle ore 23:30, con deejay, artisti lirici e musicisti che fonderanno note classiche con ritmi e sonorità house, tutto dedicato alla prima struttura ricettiva in Europa dedicata alla Street Art che consentirà di compiere un viaggio e vivere un’avventura in un mondo fantastico, creativo e davvero unico nel suo genere, alla scoperta dell’arte e della cultura italiana che, sarebbe bene, sempre, condividere al meglio.
Per farsi un’idea: la facciata porta la firma di Mr. Brainwash e rappresenta la prima opera muraria dell’artista americano di origine francese in Italia, poi 94 stanze e spazi comuni realizzati da 52 street artist di fama nazionale e internazionale. Un progetto unico, pensato per esaltare attraverso i codici della “pittura di strada” la ricchezza del Made in Italy in tutte le sue sfaccettature: un esempio? Appena si entra, nella hall dell’hotel, ecco il pavimento realizzato da @galleria_hoti, ineguagliabile…. (da calcare!) e da lì si va negli altri ambienti e nelle camere: la stanza più rappresentativa, senza dubbio è quella dell’artista @savethewall dedicata proprio alla Street Art con scritte, tag, stickers, graffiti – sui muri – come se si trattasse della vera stanza di un albergo abbandonato e diroccato, ma l’ambiente è bello, pulito, lussuoso seppure sobrio.
Poi le altre “rooms” a tema con scene che spaziano dalla vendemmia, quella “punk”, per un elogio al Brunello di Montalcino, alla raccolta dell’uva in Toscana, nel cuore dell’arte etrusca o con scene dedicate alle opere come “madama Butterflay” (Puccini) o l’opera di Verdi, il Rigoletto. Ci sono ambienti rivolti alla musica italiana, con Mina, o al cinema con Sophia Loren, l’attrice italiana più sensuale, iconica ed emblema inconfondibile della femminilità mediterranea. C’è la stanza dedicata al Pandoro, il tipico dolce veronese che @ascaniocuba ha magistralmente interpretato. Anche temi più “seri” sono trattati con illustrazioni e soggetti inerenti all’ambiente del Vaticano, a cura dell’artista Skah, fino alle stanze dedicate ai pittori, agli architetti e ai designer come Bruno Munari rappresentato da forme, immagini e fantasie mai viste… Nell’ambito “motori” ci sono camere Ferrari, Maserati e Lamborghini e pure, per le due ruote, Vespa, Lambretta, Moto Guzzi e Ducati) camere della pasta fresca, o della pizza, questa, in modo da far sentire l’ospite proprio in mezzo a una pizza appena sfornata (stanza 342). Ancora, tra le altre, anche una camera (la n. 248) con l’“elogio alla semplicità” e una, la 268, dove si può ammirare l’espressione di @indacowalldesign, un insieme di forme che avvolgono le pareti con stile futurista di movimento e continuità. Nella stanza 322 @encs18 è rappresentata l’invenzione del telefono di Antonio Meucci, con alcuni suoi bozzetti e la camera dipinta da Ale Puro, che caratterizza la sua arte con personaggi e forme fanciullesche che lo hanno reso famoso al pubblico nazionale e internazionale.
Doveroso precisare che il progetto nasce dal sogno di Gianmaria Villa (presidente di Velox Servizi) di ridare vita all’ex Hotel Cristallo, avviando una radicale riqualificazione nel segno del linguaggio e dei caratteri espressivi dell’Arte, per esaltare l’eccellenza italiana.
Grazie all’amicizia con l’Art Advisor Luigi Leardini (@le_art_dini) – general manager di Byblos Art Hotel, in Valpolicella – si è intrapreso un percorso che ha portato allo studio e allo sviluppo di questo progetto legato alla Street Art. Un viaggio tra strumenti e tecniche creative (dall’aerosol art allo stencil, dal paste up alla pittura a mano libera), tra stili e forme espressive (dal lettering al modelling 3D, dalla grafica alla fotografia digitale, dal fumetto all’illustrazione), tra linguaggi e codici moderni (dal figurativo all’astratto, dall’iperrealismo fino all’anamorfosi).
Il progetto, interamente coordinato dalla project manager Laura Sancassani (www.mood-eventi.it), nella fase di interior (personalizzazione camere) è stato elaborato dalla curatrice e critica d’arte Chiara Canali in collaborazione con la Galleria d’arte di Milano “Deodato Arte”.
Grazie a questa formidabili energie professionali in unione, l’Hotel Muraless può vantare opere dei principali writers e, fiore all’occhiello, di Mr. Brainwash, che ha realizzato un’opera unica, “site specific”. Dopo il successo del documentario candidato agli Oscar “Exit through the gift shop” (2010), realizzato in collaborazione con Banksy, la domanda sorge spontanea: “Mr. Brainwash è Banksy?”. Per molti la risposta è… sì!
Per info e immagini: https://degusta.it/muraless-art-hotel-il-primo-in-europa-interamente-decorato-con-le-opere-dei-piu-famosi-esponenti-mondiali-della-street-art/
“Cilento Tastes”: cento piccoli artigiani del gusto uniti per promuovere il Cilento territorio leva del turismo enogastronomico
In Campania, tra il golfo di Salerno e il golfo di Policastro, fino ai confini con la Lucania, si estende il Cilento. Terra incontaminata che si dipana tra piccoli promontori, spiagge, grotte scavate nella roccia, colline puntellate da ulivi e i monti Alburni, le “dolomiti del sud”. Una terra ancora selvaggia, dove lo sguardo si perde tra borghi di pescatori e maestose testimonianze archeologiche, come la Certosa di Padula e i Templi di Paestum.

In tutta questa bellezza, il cibo è una roccaforte della biodiversità campana: qui dove il tempo sembra dilatarsi all’infinito, in controtendenza con la velocità imposta dai tempi moderni, il Cilento guarda all’enogastronomia come traino per le nuove offerte turistiche sempre più focalizzate sulla tipicità e sulla riscoperta dei piccoli, grandi territori.
Da queste ispirazioni nasce Cilento Tastes per dar voce al “brand Cilento” con i suoi piccoli artigiani del gusto. Una voce, finalmente, unica, forte e chiara: dal 22 al 25 aprile 2023, andranno in scena gli antichi mestieri e le produzioni di eccellenza in una location unica, si tratta di NEXT “Nuova Esposizione Ex Tabacchificio” oggi un polo dedicato all’esposizione di eventi a Capaccio Paestum, situata in quella che una volta era un’area industriale e che ha tratto nuova linfa grazie all’ importante lavoro di recupero e valorizzazione realizzato dal Comune di Capaccio – Paestum. L’evento organizzato insieme a “Terra Cilenti”, società impegnata nella valorizzazione e promozione dei prodotti artigianali, degli antichi mestieri, e in modo più ampio nella divulgazione dello “stile di vita sano” che caratterizza il Cilento, già ha aperto le iscrizioni a favore di aziende, ristoranti, chiunque contribuisca a diffondere la cultura della gastronomia cilentana nel migliore dei modi. Infatti, solo 100 saranno gli artigiani con i requisiti giusti che rappresenteranno il territorio nel corso dell’evento e che faranno parte della selezione “CilentoPerCento”.
L’evento intende generare un nuovo flusso turistico, che non a caso si svolgerà durante l’atteso ponte del 25 aprile. Nel contempo, si offrirà visibilità ai piccoli produttori, portandoli all’attenzione di buyer internazionali, giornalisti, blogger e opinion leader. Eventi e convegni faranno da cassa di risonanza alle piccole economie locali. Non solo nei 4 giorni di kermesse, ma anche e soprattutto dopo, esportando il “brand Cilento” fuori regione e nazione, attraverso la piattaforma di e-commerce permanente, che prenderà forma subito dopo l’evento. Anche il biglietto d’ingresso è stato pensato come volano per gli acquisti: genererà, infatti, una moneta elettronica che permetterà di degustare velocemente i migliori prodotti cilentani.
Con Cilento Tastes, gli artigiani del gusto avranno modo di farsi conoscere attraverso aree di degustazione, ma anche attraverso laboratori della cultura mediterranea, cooking show e spazi riservati ai bambini per imparare giocando. Proprio questi ultimi vivranno un’esperienza unica, diventando ristoratori per un giorno.
In un momento in cui “tipicità” e “stile di vita sano” sono temi caldi, puntare i riflettori sul Cilento è la scelta più naturale possibile, non a caso è qui che nasce il paradigma della “Dieta Mediterranea” di Ancel Keys, fisiologo americano, trasferitosi per circa quarant’anni a Pioppi per studiare gli effetti benefici di una corretta alimentazione. Proprio nel Cilento, scoprì la ricetta dell’“elisir di lunga vita”: cibo sano, pochissimi grassi saturi, il consumo regolare di verdura, frutta, cereali, olio extra vergine di oliva, e una buona attività fisica. Nel 2010, la dieta è stata riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto ed è stata inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.

Per info e iscrizioni
Tel segreteria (Alessia): 3428325228;
Mail: info@cilentotastes.it
Sito: https://terracilenti.com
Social: @terracilenti
A Mezzano di Primiero, le cataste di legna si fanno arte, fra architetture contadine, affreschi, acque e orti
All’ombra delle dolomitiche Pale di San Martino, in Trentino, esplode discreta e incantevole una nuova forma d’arte, unica nella sua semplicità. Tanto semplice che nessuno ci aveva pensato prima. Mezzano di Primiero, fra i Borghi più Belli d’Italia, si sta popolando di meravigliose cataste artistiche di legna (canzei in dialetto locale). Lungo i vicoli, sui ballatoi, nelle piazzette e nei cortili del paese, la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno si fa bella grazie a “Cataste e Canzei”, che ogni anno richiama in paese artisti affermati e studenti degli istituti d’arte perché realizzino le loro grandi installazioni, utilizzando la tecnica dell’accatastare la legna, un tronchetto sopra l’altro. Ecco allora la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo, la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966, gli uomini intenti a tagliare l’albero, la catasta instabile che cede a un coreografico crollo… In tutto sono 27 le cataste artistiche già sparse per il borgo, a cui se ne aggiungono di nuove, di anno in anno. Un dono quello dei canzei, che ha fatto di Mezzano uno straordinario museo en plein air.
I segni sparsi del rurale
Entrato a gran merito nella schiera dei Borghi più Belli d’Italia, Mezzano manda in scena uno spettacolo tutto suo, di quelli che incanto nella loro disarmante semplicità. Il passato altrove dimenticato, legato a doppio nodo alla ruralità montana, qui non si limita a sopravvivere, ma è vivo, si fa presente. Rinasce non solo nelle cataste di legna che qui si fanno arte, ma anche nelle antiche case contadine in pietra e legno sapientemente ristrutturate; nel campanile a cipolla della chiesa di San Giorgio, dai chiari richiami tirolesi, che nell’800 fu dipinto a due colori; nelle piazze abbracciate alle fontane; nelle facciate impreziosite di iscrizioni e affreschi; nella storica lisièra (il locale dove si produceva il sapone e si faceva il bucato secondo rigidi rituali e precise gerarchie) restituita al paese da un attento restauro; negli orti – che sono circa 250 fra Mezzano e frazioni, su circa 1.600 abitanti – che secondo la tradizione trentina uniscono l’utile al dilettevole spartendo la terra tra ortaggi, fiori, odori e piante da frutto; nei tabià (le vecchie stalle in disuso) che narrano ancora il rito del filò (le storie narrate dagli anziani del paese nelle lunghe serata d’inverno), recuperati a nuova vita per ospitare un commuovente museo etnografico fatto di reperti e amore, l’esposizione di prodotti di artigiani e produttori agroalimentari locali, oppure per diventare una sorta di piccolo teatro e altro ancora; nei vicoli a salesà, ovvero minuziosamente acciottolati; negli stoli, piccoli acquedotti in cunicoli pensati per captare l’acqua dalla sorgente e condurla in paese al coperto, al riparo da contaminazioni: Mezzano ne conserva tre, restaurati e visitabili.
Mezzano Romantica
Oggi il borgo è una sorta di serbatoio di vita alpina, i cui segni si svelano via via al visitatore che passeggia fra vicoli e piazzette. L’invitò è quello di scoprire Mezzano Romantica seguendo le indicazioni di una piacevole cartellonistica turistica dal fresco design accattivante (e di una App), che conduce i visitatori alla scoperta degli angoli più interessanti del borgo. Rosso, simbolo dell’amore, è il colore scelto per il logo di Mezzano Romantica e per la cartellonistica, per ricordare che a Mezzano tutto si fa con il cuore, che il romanticismo è nella sua natura e che qui gli ospiti vengono accolti come amici.

La sedia rossa
Rossa è anche la sedia che viene posizionata di volta in volta negli angoli più suggestivi del borgo. Quando un turista suona la campanella appoggiata sul suo sedile, una persona del paese arriva e si mette a disposizione per dare informazioni, aiutarlo a scoprire grandi e piccoli tesori locali e rendere più piacevole e interessante possibile la sua permanenza. Un modo genuino ed autentico di dare il benvenuto, in cui sono coinvolti una ventina di volontari di tutte l’età, dai bambini agli anziani.

Trentino Music Festival per Mezzano Romantica
Piccolo borgo virtuoso, Mezzano è stata scelta da qualche anno dalla Music Academy International di New York per i propri corsi di perfezionamento estivi, riconosciuti tra i migliori a livello internazionale, a cui prendono parte – fra docenti ed allievi – decine di musicisti, cantanti d’opera, strumentisti, artisti di musical, formazioni corali provenienti da tutto il mondo. La prestigiosa accademia musicale statunitense, palestra di straordinari talenti internazionali, dal 19 giugno al 29 luglio dà vita anche quest’anno al Trentino Music Festival per Mezzano Romantica, fortunata rassegna che anima la stagione estiva del Primiero ed è ormai diventata uno degli appuntamenti consolidati e di maggior prestigio dell’estate culturale trentina (www.trentinomusicfestival.org).

Il ponte tibetano e gli abeti giganti
Mezzano è circondata da una natura forte e rigogliosa, che accoglie il quotidiano della gente di montagna e si fonde con esso. I numerosi sentieri che partono dal paese portano alla scoperta, a piedi o in mountain-bike, di un ambiente ancora inalterato e di grande bellezza. Ci sono luoghi che si godono meglio su due ruote come la pista ciclabile del Molaren, una passeggiata illuminata anche la sera con diverse soste per godersi il panorama in completo relax. Altri che conquistano i più avventurosi, come gli orridi di Val Noana, in uno dei quali si fa anche canoyng, o il ponte tibetano che fa da collegamento tra rifugi Caltena e Fonteghi. Altri che conquistano per l’assoluta bellezza dei boschi, come il Parco Naturale di Panveggio e il Sentiero degli Abeti Giganti in Val Noana, con i suoi alberi secolari che svettano fino a toccare i 50 metri ed hanno il diametro del tronco che può arrivare a misurare un metro di larghezza.
Mezzano di Primiero in pillole
Nel Trentino orientale, a 90 km da Trento, nella Valle del Primiero. Altitudine: 640 metri s.l.m. Storia: In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo. Lo sanno bene a Mezzano di Primiero, borgo-gioiello che del suo passato di paese conteso da Italia e Austria ha saputo far virtù, non tradendo nulla della propria storia. Oggetto nei secoli di continue dominazioni, dagli Scaligeri ai Lussemburgo, dai Tirolesi agli Asburgo, da quella napoleonica a quella bavarese, ha saputo conservare ogni esperienza, ogni influsso per rielaborare una propria, forte e fiera identità culturale. Nome: Siamo nella valle del Primiero, non lontano da Fiera, tra i centri di Imer e Siror. C’è chi vuole che l’origine del suo nome sia latina e derivi da medianum, in mezzo per l’appunto; chi invece fa risalire il nome alla nobile casata feltrina De Mezzan. Certo è che la versione tedesca del nome –Mittelsdorf– avvalora la prima tesi. Personalità: Riccardo Schweizer (1925-2004), tra i più apprezzati artisti trentini, e Davide Orler (1931-2010), pittore e tra i maggiori esperti e collezionisti al mondo di icone russe e greco-bizantine.
Per informazioni: Ufficio Turistico Comune di Mezzano di Primiero
Tel. +39 349.7397917 – info@mezzanoromantica.it – www.mezzanoromantica.it
Weekend di Pasqua in crociera nelle città d’arte con il "Treno di Dante"
Tutti sulle tracce del “Sommo Poeta” tra Firenze, Faenza, Ravenna, Ferrara e Bologna a bordo dello storico “Centoporte” (il treno delle ferrovie italiane che prestò servizio tra il 1928 e gli anni ottanta). Non un treno “qualsiasi”, ma il Treno di Dante! Si ripete così l’iniziativa che l’anno scorso raccolse quasi 7mila passeggeri e 260 operatori (13 musei, 3 società di promo-commercializzazione dei territori come IF – Imola Faenza Tourism Company, Ravenna Incoming, Mugel Travel, pro loco e comuni della tratta, 16 ristoranti, 25 hotel, 64 tra tour operator e agenti di viaggi di ben 13 regioni italiane). Un’iniziativa che vuole promuovere il turismo lento e d’esperienza (+37,5% rispetto al 2021, oltre mille pacchetti/escursioni giornalieri venduti e 367 pacchetti con hotel)

Una crociera di 3 giorni in treno tra le città d’arte prende il via nel lungo weekend di Pasqua, 8, 9 e 10 aprile, con la novità della Crociera delle Città d’Arte. Un viaggio a bordo del treno storico “Centoporte”, messo a disposizione dalla Fondazione FS italiane, alla scoperta di alcune delle città d’arte più belle e suggestive dell’Emilia-Romagna, oltre ovviamente al capoluogo toscano da dove la crociera avrà inizio e si concluderà.
Un’esperienza che arricchisce la full immersion nei luoghi toccati da Dante nel suo esilio con la scoperta di due città intimamente legate al sommo poeta. La dotta Bologna è la città in cui, ventenne, Dante trova e legge le novità filosofiche provenienti da Parigi e i romanzi del ciclo arturiano che circolavano tra gli studenti. Quanto a Ferrara, si ipotizza che gli “Alighieri”, anticamente Aldighieri, fossero una nobile e rinomata famiglia ferrarese, che lasciò uomini illustri e, dalla quale, un ramo, trasferitosi in Firenze, diede origine alla stirpe di Dante.
Al di là di questa ipotesi, il sommo poeta ha lasciato, soprattutto nell’arte ferrarese, una traccia straordinaria e opere di indiscusso valore.

L’intenso programma di viaggio prevede la partenza dalla stazione Santa Maria Novella di Firenze alle ore 8.50(ritrovo passeggeri alle 8.15) per arrivare a Faenza (RA) alle 10.57 (dopo 136 chilometri) lì ricevuti al Palazzo del Podestà dal sindaco, nella centrale piazza del Popolo. A seguire, il tour della città alla scoperta di alcuni luoghi simbolo, come il teatro Masini, la pinacoteca e il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche (che in tal periodo ospita la mostra “Galileo Chini. Ceramiche tra Liberty e Déco”, dedicata a uno dei massimi pionieri italiani del Liberty), nonché le tante botteghe storiche di quella ceramica artistica che ha reso Faenza famosa in tutto il mondo. Alle 15.51 partenza del treno alla volta di Ravenna dove è previsto il tour guidato “Tra Dante e i Mosaici”. A conclusione della visita, tempo libero per visitare il centrale mercato coperto e per usufruire dei numerosi benefit inclusi nel biglietto della crociera. Pernottamento in città.
Domenica 9 aprile, il Treno di Dante lascerà Ravenna alla volta di Ferrara, dove è previsto l’arrivo alle 12.34. Dopo il pranzo, alle 15.30 dal cannone di bronzo in piazza Castello partirà il tour con guida per scoprire le bellezze del centro storico. Pernottamento in città.
L’ultima giornata del tour, porterà i passeggeri a Bologna, dove l’arrivo è previsto per le ore 10.30 di lunedì 10 aprile. Dalla centralissima piazza Re Enzo partirà il tour guidato “Dante e il Medioevo”. Il treno ripartirà alla volta di Firenze alle 17.00, con arrivo previsto alla stazione di Santa Maria Novella alle 18.11.
Il trasporto bagagli e i transfer treno/Hotel e viceversa sono sempre a cura dello staff del Treno di Dante. Due i pacchetti disponibili: standard da 399 euro (3 giorni, per adulto in camera doppia Hotel 3 stelle con trattamento BB, viaggio in carrozze standard, 4 escursioni guidate) e charme da 489 euro (3 giorni, per adulto in camera doppia Hotel 4 stelle con trattamento BB, viaggio in carrozze di prima classe, 4 escursioni guidate).
In entrambe le soluzioni sono previsti numerosi benefit nelle località attraversate dal Treno di Dante. Ogni titolare del biglietto di viaggio ha quindi la possibilità di visitare gratuitamente alcune delle eccellenze del patrimonio socio-culturale, paesaggistico e artistico delle varie tappe, come di usufruire di convenzioni con ristoranti e trattorie selezionate presenti sul territorio.
La crociera verrà poi replicata in occasione del “ponte” del 2, 3 e 4 giugno, con sosta nel borgo medioevale di Brisighella, uno dei borghi più belli d’Italia, anziché a Faenza. Invariato il resto del programma.
Dal weekend del 15 aprile, poi, ogni fine settimana fino al 14 maggio (con una corsa speciale il 1° maggio) il Treno di Dante propone le “classiche” corse giornaliere lungo l’Appennino attraversato da Dante Alighieri nel suo esilio in Romagna, partendo da Firenze e arrivando a Ravenna, lungo un originale percorso che coniuga cultura, artigianato, enogastronomica tipica e slow tourism, completamente immersi nella natura.
Corse che poi riprenderanno dopo la pausa estiva, dal 2 settembre al 1° novembre.
Informazioni, biglietti e pacchetti al sito www.iltrenodidante.it.
Il progetto Il Treno di Dante è finanziato dalla Regione Emilia Romagna e sviluppato da Apt Servizi Emilia-Romagna, Toscana Promozione Turistica e organizzato dalla società Il Treno di Dante
Per informazioni:
tel. 0546.70095 – 337.1560535
www.iltrenodidante.it
info@iltrenodidante.it
Stati Uniti d’America: viaggio tra i sapori sulle orme degli Chef locali
Il cibo e il bere, è risaputo, costituiscono una parte fondamentale della tradizione italiana: anche all’estero o in vacanza cerchiamo il luogo perfetto per soddisfare i nostri palati e immergerci nella cultura del posto. Nel corso degli anni, ogni chef sviluppa una propria filosofia e un proprio stile: c’è chi si concentra sulla sostenibilità, chi coltiva personalmente i prodotti che poi propone, chi associa il mangiare a una vera e propria esperienza e anche chi si cimenta nella creazione di piatti e bevande.
Visit The USA propone una serie di ristoranti e locali guidati dai loro chef, per un viaggio culinarioindimenticabile in giro per gli Stati Uniti.

Perry Raso, Rhode Island
Perry Raso è il proprietario e fondatore del Matunuck Oyster Bar, che serve prodotti locali e frutti di mare allevati internamente. Originario del Rhode Island, Raso ha sempre portato avanti la sua passione: dal raccogliere ostriche per qualche dollaro all’età di 12 anni fino a gestire questo ristorante, noto per la sua cucina “pond-to-plate”(letteralmente da stagno a piatto) che promuove pratiche di acquacoltura sostenibile. Da Matunuck Oyster Bar lavorano attualmente più di 200 persone, e il locale è stato nominato uno dei 10 migliori oyster bars al mondo. Prima di aprire il Matunuck Oyster Bar, Raso era un coltivatore di ostriche; ha poi conseguito una laurea e un master presso l’URI in acquacoltura e tecnologia della pesca. É orgoglioso di coltivare personalmente le verdure nella fattoria biologica del ristorante, e ha inoltre aperto un allevamento di molluschi, per far conoscere ai viaggiatori le delizie dei frutti di mare locali del Rhode Island. Ha fondato la Matunuck Oyster Farm nel 2002, e aperto il Matunuck Oyster Bar restaurant nel 2009. Il ristorante serve prodotti locali, biologici e freschi. L’educazione e la solidarietà sono sempre state al centro dell’attività di Perry Raso; dal 2002 offre visite didattiche presso il suo allevamento di ostriche e si è recato in diversi Paesi in via di sviluppo per fornire consulenze su varie operazioni di acquacoltura.
Bourbon Distillers, Kentucky
1. Tia Edwards – Tia e suo marito sono i primi afroamericani a produrre Kentucky bourbon dai tempi della schiavitù, con un nuovo approccio. Insieme hanno fondato Fresh Bourbon, e la filosofia dietro il brand è che il bourbon è per tutti, sia per chi lo beve per la prima volta che per i “connoisseurs”; sia per chi lo beve liscio che per chi preferisce un cocktail. Tia ha conseguito una laurea in Arts Degree in Integrated Strategic Communicationall’ University of Kentucky College of Communication, con una specializzazione in African American Studies. Ha inoltre più di 15 anni di esperienza professionale nel settore delle vendite, di cui 13 anni con il massimo riconoscimento nel settore sanitario, che vale un miliardo di dollari.
- Jade Colwell è la responsabile del Bourbon Steward allo Smoke Justis in Covington, Kentucky. Insieme al suo team, si impegna a creare un’esperienza unica con carni affumicate e bourbon. Con cinque anni di esperienza allo Smoke Justis, ha sviluppato il Bourbon Program, che comprende la creazione di menu con cocktail incentrati sul bourbon. Jade ha l’obiettivo di far crescere un’attività che metta in mostra il meglio dell’offerta del Kentucky.
- Dan Callaway – un sommelier certificato che è ora Vice President of Product Development and Hospitalitypresso Bardstown Bourbon Company. Dan combina il suo amore per l’ottimo whisky e l’ospitalità di alto livello con la sua esperienza in campo artistico: ha infatti suonato come membro della Louisiana Philharmonic a New Orleans e in tutto il mondo con la Hollywood Concert Orchestra. Supera i confini dell’innovazione nell’industria del bourbon tramite la sua conoscenza del vino e delle pratiche di miscelazione. A Callaway piace creare esperienze uniche e coinvolgenti per gli ospiti, che mettono in risalto la cucina e la distillazione. Ha creato whisky innovativi e partecipato a collaborazioni globali con brand come Plantation Rum, Amaro Nonino e Blackberry Farm. Per la prima volta, sotto la guida e la creatività di Callaway, la Bardstown Bourbon Company ha ricevuto il doppio oro al San Francisco World Spirits Competition per le sue Fusion Series, Discovery Series e Collaborative Series.
- Penny Noe Stevens – si è dedicata per più di 30 anni all’ospitalità. Master Bourbon Taster, certificata anche per il galateo e l’oratoria professionale, fa vivere esperienze uniche. Grazie al suo stile inconfondibile e alla sua creatività, viene incaricata dalle aziende di ricercare l’essenza strategica del brand, e per questo è stata inserita nella Bourbon Hall of Fame 2019 e nella Whisky Magazine Hall of Fame 2020. È l’unica donna al mondo a essere stata inserita in entrambe le Hall of Fame.
Zoya Vora-Shah, Scottsdale
The Wine Collective of Scottsdale punta i riflettori sui vini dei vigneti dell’Arizona.
Scottsdale è diventata un polo di attrazione per gli enofili curiosi di esplorare il territorio dello Stato: The Wine Collective of Scottsdale, inaugurato ad aprile, è l’unico spazio che propone sia degustazione sia vendita al dettaglio del centro città e che presenta quasi esclusivamente una varietà di prodotti di qualità dell’Arizona. E proprio per l’estate offre una serie di promozioni per i locali.
La proprietaria Zoya Vora-Shah è una veterana del settore vinicolo, che seleziona personalmente ogni bottiglia e propone un’esperienza educativa e divertente. Il suo obiettivo è quello di far conoscere agli appassionati di vino il meglio che l’Arizona ha da offrire, mantenendo i prezzi ragionevoli: un calice parte da 8€ e la maggior parte delle bottiglie si aggira intorno ai 30€.
“Ci sono tanti vini eccellenti in Arizona“, ha affermato Vora-Shah. “Ma non tutti li conoscono o sanno quali provare. Volevo una tasting room che servisse quasi al 100% vini locali. Per questo ho aperto The Wine Collective“. (Le uniche selezioni che non provengono dall’Arizona sono gli spumanti di Gruet in New Mexico).
Vora-Shah è immigrata negli Stati Uniti da Mumbai e ha lavorato come rappresentante di vini in Florida, Washington, D.C., Phoenix e New Mexico negli anni 2000. Nel 2011 ha acquistato My Wine Cellar adAhwatukee (ora The Cellar) dal precedente proprietario e nel 2013 ha aperto un locale gemello, MWC Wine Bar aGilbert. Alla fine ha venduto entrambe le attività per concentrarsi su altre opportunità.
“Contro ogni previsione, ho avuto successo“, afferma Vora-Shah. “Sono arrivata qui a 18 anni. L’inglese è la mia quarta lingua. Ho girato molto e Phoenix è l’ottavo posto in cui ho vissuto da quando sono arrivata negli Stati Uniti. Sono qui da 16 anni. Penso di potermi definire una persona del posto“.
Dopo aver cambiato direzione, prima nel settore immobiliare e poi in quello della cannabis terapeutica, l’uva l’ha attirata di nuovo e ha accettato un lavoro nella sala degustazione di un’azienda vinicola di Scottsdale. “Quel lavoro ha cambiato tutto per me“, ricorda. “Ero così entusiasta dall’emergere di tanti vini dell’Arizona. Ho ricominciato a pensare di lanciare la mia attività“.
Ora, Vora-Shah è già impegnata presso The Wine Collective of Scottsdale, dove organizza feste e una serie di incontri mensili con i produttori, il primo dei quali è andato sold out a maggio. È entrata a far parte dello Scottsdale Wine Trail, una mezza dozzina di sale degustazione di vini dell’Arizona a pochi passi dalla sua attività. A gennaio 2023 Zoya ha avviato il suo Wine Club, solo per gli abitanti del luogo.
The Wine Collective of Scottsdale
Cosa: The Wine Collective of Scottsdale è una sala degustazione, un wine bar e un negozio di vino che vende prodotti originari dell’Arizona.
Dove: 4020 N. Scottsdale Road, No. 104, Scottsdale AZ 85251.
Orari di apertura: 12-20 Domenica, Lunedì, Martedì, Mercoledì. 12-21 da Giovedì a Sabato
Social media: segui The Collective su Instagram e Facebook.
VISIT THE USA
Visit The USA si propone di ispirare i viaggiatori a sperimentare la vivacità, la cultura e le infinite possibilità del Paese, come in nessun altro luogo al mondo. Estensione di Brand USA, l’organizzazione di destination marketing per gli Stati Uniti, Visit the USA accompagna i consumatori in viaggi coinvolgenti attraverso la vasta geografia degli Stati Uniti grazie a una narrazione coinvolgente e a una programmazione che si rivolge a diversi punti di interesse. Utilizzando l’intrattenimento per presentare attrazioni uniche, divertenti viaggi su strada ed esperienze a tema che spaziano dalla musica all’arte, dalla gastronomia all’avventura e tutto il resto, Visit The USA offre una visione inventiva delle guide di viaggio, mettendo in evidenza le grandi promozioni stagionali come ulteriore risorsa per i consumatori.
VisitTheUSA.com
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AIGO SRL
Piazza Caiazzo, 3 Milano
Tel: +39 02 669927.1
s.dannibale@aigo.it;
m.velardita@aigo.it
I RISTORATORI DI "INTAVOLANDO" AL CINEMA... Maurizio Potocnik Reeds
Il gruppo ristoratori di «Intavolando», è composto da 10 rinomati ristoranti della provincia di Treviso e dintorni, che condividono la «mission» di promuovere e valorizzare la cucina veneta avendo come focus il rispetto dellatradizione, la diffusione della cultura dell’ospitalità, la consapevolezza del forte legame con il territorio e del suo sviluppo turistico legato all’enogastronomia, elemento di grande attrazione per i viaggiatori del gusto.
Ogni ristorante è inserito in un particolare contesto territoriale, turistico ed emozionale, in un percorso che da Maser attraversa il Montello fino a Giavera, sale fino alla bassa Valbelluna nella piazza di Vas, raccoglie le panoramiche colline del Prosecco Superiore patrimonio Unesco tra Bigolino e Saccol di Valdobbiadene, Farra di Soligo, Col San Martino, i borghi di Arfanta e Rolle e scende fino alla pianura dove scorre il Piave tra i sassosi greti di Ormelle e Cimadolmo, località famosa per gli asparagi bianchi IGP.
Ogni località compresa nella geografia di «Intavolando» presenta delle peculiarità agroalimentari, prodotti tipici stagionali come funghi, piselli, patate, erbe spontanee, asparagi e il meglio dell’agricoltura tipica del territorio.
E intanto “Intavolando” è sul grande schermo: il trailer del gruppo di ristoratori, per dodici settimane, è in programmazione al “The Space Cinema” di Silea.
Aspettando il ritorno dei grandi eventi del gusto, proposti con largo successo nel 2022, il gruppo di ristoratori “Intavolando” si presenta così al grande pubblico.
Dal 2 marzo fino al 24 maggio nelle sale 1 – 2 sarà proiettato il trailer di cui sono protagonisti i dieci ristoratori e cuochi, con regia e musica di Maurizio Potocnik, che dallo scorso anno coordina le attività promozionali del sodalizio, teso alla valorizzazione della cucina tradizionale veneta, quale espressione dell’identità e della cultura nelle terre che si estendono tra il Piave, il Montello, l’Asolano e la collina del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene.
I dieci ristoratori che compongono “Intavolando” sono: Da Ugo a Bigolino (Valdobbiadene); La Pergola di Saccol (Valdobbiadene); Locanda da Condo di Col San Martino (Farra di Soligo); Locanda La Candola di Farra di Soligo; Osteria Jodo di Maser; Da Tullio di Arfanta (Tarzo); Andreetta di Rolle (Cison di Valmarino); La Cucina di Crema di Giavera del Montello; Al Traghetto di Roncadelle (Ormelle); Locanda Solagna di Quero-Vas (Belluno).
Il trailer è una sorta di anteprima di quanto l’associazione sta progettando per il 2023, ripartendo dopo la lunga pausa invernale per riproporre un grande evento estivo e la seconda edizione della rassegna “Finferli”, le cene itineranti a quattro mani che nello scorso autunno hanno riscosso un ampio consenso, dedicate alla valorizzazione di una famiglia di funghi – i finferli, appunto – che meritano un posto di rilievo sulle tavole autunnali. Tutte le informazioni sul gruppo e le sue attività si trovano nel sito ufficiale www.intavolando.it
Take your time di Maurizio Potocnik Reeds e arrangiato da Alessandro Bonsignori, è il brano colonna sonora del corto “Intavolando”.
Ristoranti riuniti per promuovere
la cucina e i prodotti tipici veneti
c/o Ascom Vittorio Veneto
Via Divisione Nannetti 2
Vittorio Veneto (TV)
intavolando@gmail.com
Muraless Art Hotel, il primo in Europa interamente decorato con le opere dei più famosi esponenti mondiali della Street Art
Muraless Art Hotel è un museo vivente di Arte Urbana che attraverso 94 stanze tematiche celebra il genio e l’eccellenza italiana in ogni settore: vino, opera lirica, cinema, motori, arte, architettura, design, storia, scienza, cibo, moda e musica. Il progetto di interior (personalizzazione camere) curato da Chiara Canali, con la collaborazione della Galleria d’arte di Milano “Deodato Arte” (www.deodato.com) ha visto l’intervento di 50 street artists che con personalissimo stile, hanno interpretato la loro visione del Made in Italy.
Tra questi anche il francese Thierry Guetta, in arte Mr. Brainwash (uno dei più richiesti e riconosciuti a livello internazionale con quotazioni in continua crescita) che ha realizzato la facciata, compiendo così la sua prima opera muraria in Italia, in collaborazione anche con il veneziano Andrea Zamengo (Chill Surrealist).
Un progetto unico nel suo genere, una celebrazione dell’Italia capace di offrire a ciascun cliente della struttura, un’esperienza immersiva e senza pari, un viaggio inedito attraverso le eccellenze che il genio italiano ha saputo produrre in molteplici settori e attività.
Il progetto nasce dalla volontà di ridare vita all’ex Hotel Cristallo, avviando una radicale riqualificazione nel segno del linguaggio e dei caratteri espressivi dell’arte, destinato a lasciare il segno nel settore dell’hotellerie internazionale. Nasce così a Verona, Muraless Art Hotel, molto più di una struttura ricettiva, un tempio della Street Art. Con questo approccio l’hotel, il cui nome evidenzia l’assenza di confini nel linguaggio dell’arte, punta ad essere un quadro senza cornici, un contenitore leggero e trasparente e al contempo, potente e esplosivo, del genio italiano a più livelli.
Dopo il successo del documentario candidato agli Oscar “Exit through the gift shop” (2010) realizzato in collaborazione con Banksy, la domanda sorge spontanea: “Mr. Brainwash é Banksy?” Per molti la risposta è: “sì”.
È motivo di orgoglio per Muraless Art Hotel poter presentare un’opera muraria maestosa, un pezzo di street art che è già icona e tra le creazioni più imponenti mai realizzate.
Informazioni:
Veronafiere – 12 min in auto
Arena di Verona – 19 min in auto
Piazza Bra – 19 min in auto
Casa di Giulietta – 23 min in auto
Piazza delle Erbe – 23 min in auto
Parco Giardino Sigurtà – 30 min in auto
Come spostarsi:
Aeroporto Valerio Catullo (VRN) – 17 min in auto
Stazione di Vigasio – 7 min in auto
Stazione di Verona Porta Nuova – 8 min a piedi
Stazione di Buttapietra – 9 min in auto
Navetta da e per l’aeroporto (a pagamento)
Muraless Art Hotel
Via Scuderlando, 122
Castel d’Azzano Verona
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A Milano c’è la “BIT 2023” ed è subito voglia di partire!
La nostra montagna e soprattutto le mete del nostro mare, sono quelle preferite dagli italiani, ma non mancano i viaggi originali…
Mentre per le mete all’estero, tra le destinazioni più richieste, ci sono la Grecia e l’Egitto.

Torna la voglia di viaggiare: dopo due anni difficili, tutti gli indizi ci presentano un 2023 con la valigia sempre pronta:
“Il 2022 si è chiuso con 900 milioni di viaggiatori nel mondo – specifica Simona Greco della Borsa Italiana del Turismo – In questo dato eccezionale, l’Europa ha tratto 585 milioni di viaggiatori mondiali, ma l’Italia ha davvero primeggiato con i suoi 56 milioni di arrivi…”
Secondo le intenzioni di viaggio, l’Italia è seconda dopo la Francia. Tiene il turismo tradizionale: mare montagna, laghi, città d’arte e non può mancare l’enogastronomia… il nostro Paese sa come coccolare i turisti. Da nord a sud è un proliferare di nuove idee e proposte per fare colpo sul viaggiatore contemporaneo sempre più attento e responsabile.

Raffaella Zaccai, promozione turismo del Friuli Venezia Giulia: “Il Friuli Venezia Giulia punta tutto sul turismo all’aria aperta in combinazione con la cultura. Quale modo migliore per scoprire il territorio se non attraverso il nostri “cammini”? Sono cinque e servono per scoprire in maniera “slow” tutto quello che c’è nel nostro territorio” – “Tutto a piedi? – domanda incuriosito Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) “Tutto a piedi! Ovviamente!” – gli risponde sorniona Raffaella –.
Dal nord est all’Emilia Romagna, per Farnè è solo fare un passo… “Il tema della Motor Valley è un unicum a livello mondiale quello che può vantare l’Emilia Romagna – asserisce sorridente Emanuele Burioni, direttore APT ServiziEmilia Romagna – Avremo nel 2023 importantissime ricorrenze: i 60 anni di Lamborghini, i 70 anni del circuito di Imola, poi, tra poco lanceremo il Motor Valley Festival, dunque un ulteriore grande evento. Questa Motor Valley rappresenta veramente un prodotto turistico internazionale di prim’ordine!”

Per Antonella Tiranti, dirigente del Turismo Regione Umbria, quest’anno è un anno strategico: è l’unica destinazione italiana che ha ricevuto il riconoscimento “Best in travel di Lonely Planet”, ma questo è quello che poi accompagna due momenti fondamentali che sono i 500 anni dalla morte di Perugino (Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come Pietro il Perugino, pittore del XV secolo) e i 50 anni di “Umbria Jazz” (festival musicale jazzistico italiano, uno dei più importanti al mondo dal 1973 si svolge annualmente a Perugia nel mese di luglio).
Maria Antonella Cauteruccio, dirigente Turismo Regione Calabria: “Noi puntiamo sulla cultura. Per arrivarci si può arrivare anche dalla nostra ciclovia lunga 450 chilometri ed è possibile girare e conoscere tutto il nostro percorso marino e l’interno dei nostri parchi. Mentre si pedala è possibile scoprire i resti della Magna Grecia (area dell’Italia meridionale colonizzata dagli antichi Greci a partire dall’VIII secolo a.C.)”.
Chi sceglie l’estero sul medio raggio, guarda in particolare Grecia, Marocco, Egitto e Giordania, mentre tra le destinazioni più lontane emergono Giappone, Stati Uniti, Bali e Namibia. Si calcola che durante l’anno in corso gli Italiani spenderanno quasi 2 mila euro per i viaggi, quasi un aumento di 482 euro sul 2022 e a sostenere la capacità di spesa degli aspiranti Ulisse, intervengono nuovi servizi, come il “buy now pay later”, acquista ora e paga più tardi…

“Si prende il viaggio e si paga un po’ per volta: fino a 3 mila euro, si può pagare in 12 mesi senza alcun costo per il cliente – lo assicura Luca Pace, operatore bancario – .
Anche la tecnologia si mette al servizio dei viaggiatori e così, prima di scegliere la meta, la si può esplorare attraverso la “realtà aumentata”, un viaggio oltre i cinque sensi: “Che sensazioni si provano? – chiede Farnè a un signore che indossa uno strumento a metà tra occhialoni da sci e binocolo – “Quella di volare, una sensazione incredibile! Poter volare sopra ai monumenti è veramente uno strumento che dà più potere a chi organizza il turismo…”.
Viaggiare nel XXI secolo è sempre più facile, sempre più emozionante!
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
"Salampatata": il salame che non si stagiona
Che prodotto simpatico che è il Salampatata. Sarà per il nome, per la sua semplicità o soltanto perché è buono e mi ricorda i tempi andati, ma “a me sta proprio simpatico”: come si dice in gergo popolare. Lo creano pochi produttori che sono gli amici del Canavese, un territorio non lontano dalla città di Torino.
È un salume antico di estrazione contadina realizzato con una miscela di carne di maiale, in prevalenza pancetta e patate bollite, sale, spezie, pepe, aglio e vino. Un insaccato del povero mondo agricolo che di carne ne aveva poca e univa le patate che costavano poco e non mancavano. La ricetta è quella di allora, semplice e genuina. Un salame che non necessita di stagionatura perché si mangia, oggi come un tempo, nel giro di un massimo di dieci giorni.

Vengono tritate le carni con le patate bollite al vapore, poi si aggiungono all’impasto la noce moscata, il sale e il pepe; infine l’aglio schiacciato nel vino, rigorosamente del Piemonte. Si miscela il tutto e lo si insacca all’interno di un budello naturale, gli si fanno dei forellini per favorire l’uscita dell’acqua e si creano dei salami di due o tre etti. Non contiene conservanti e lo si consuma fresco: a fette, spalmato su dei crostini di pane o di polenta passata in padella, oppure come ingrediente per varie ricette. Per esempio come condimento per gli gnocchi di patate unitamente in cottura a dei porri; o come antipasto, squisito ripieno di soffici pagnottelle, compagno ideale, sempre in cottura, con il tomino, altro prodotto caseario tipico della zona. Essendo nel Canavese lo si abbina più che bene con dell’Erbaluce di Caluso nel caso delle pagnottelle, o con il Nebbiolo per gli gnocchi, Nebbiolo che su questa terra assume note e carattere differenti rispetto a quello delle colline del basso Piemonte.
Del Salampatata viene organizzata una bella sagra, l’ultimo week end del mese di gennaio, nel piccolo paese di Settimo Rottaro, nel basso Canavese. E’ un comune di 6 chilometri quadrati con poco più di 500 abitanti. Il simbolo comunale è una bella chiesa dell’architetto Andrea Rana (1715 – 1804), mentre il nome “Settimo” indica la distanza che c’è dalla città di Ivrea: 7 miglia. Rottaro in quanto strada rotaia e pertanto carrozzabile. Personalmente la festa l’ho vissuta qualche anno fa. Ricordo con piacere la giornata invernale ma non fredda anzi, con un tiepido sole. La sagra va in scena in inverno così come quando, una volta, durante la stagione fredda si abbatteva il maiale e si preparavano i salumi e le carni. Il Salampatata si produceva infatti solo nei mesi invernali mentre oggi, per fortuna, lo si trova tutto l’anno e rientra nei PAT: Prodotti Agroalimentari Tradizionali.

Durante la festa, in una delle piazze di Settimo Rottaro, ricordo di aver trovato la postazione con il gruppo degli appassionati volontari del salume proprio mentre si davano un gran da fare con le dimostrazioni per il pubblico della preparazione del nostro protagonista. Sono molte le persone che raggiungono il paese canavesano in occasione della sagra e anche quest’anno il successo non è mancato.
In passato la preparazione del budello era il lavoro delle donne che con acqua calda lo lavavano e rilavavano, compiendo gesti ben precisi di rivoltamento, poi era messo una notte a bagno con il vino. L’acqua non doveva essere troppo calda se no si rischiava di romperlo durante l’insacco.
Se con il gruppo degli appassionati dimostratori, simpatici e colorati, ebbi modo di incontrare dal vivo per la prima volta la preparazione del Salampatata, qualche giorno fa, l’ho rivista da un produttore in occasione di un servizio per la TV: piaceri del mio lavoro di giornalista enogastronomico!
Parlando di specialità gastronomiche territoriali, durante la sagra, ritrovai con gusto la “Miassa”: una sorta di crepes fatta con acqua e farina di mais (tipo polenta) cotta su dei ferri, posti direttamente sul fuoco, e poi farcita con il Saligun locale (tipo di ricotta) o con la porchetta, o proprio con il piacevole Salampatata.

Ma anche le cipolle ripiene di Settimo: i “Sauli Pieni” (in dialetto rottarese). Sono le cipolle della tradizione contadina, bollite e ripiene con un impasto fatto di pane, latte, uova, formaggio, soffritto di cipolla e misticanze varie e cotte successivamente al forno. La minestra di trippe, cucinata per ore sulla stufa a legna, preparata con le verdure e chiamata Busecca: a dire il vero, un termine più lombardo che piemontese. E poi ancora una bella fagiolata fatta a regola d’arte. Cotta per ore sul fuoco dentro ai grandi pentoloni di rame, anche se per quantità più famigliari si usa la tofeja di terracotta. Ma alla sagra le porzioni sono tante e allora, chili e chili di fagioli di Saluggia: località non distante, ma già in provincia di Vercelli e di cui vi ho parlato anche nel programma di Rai Due Eat Parade in passato. Una mix di cotiche, sale, pepe e alloro: i fagioli grassi della sagra! La fagiolata la si mangia con grande gusto, ben calda, con le sua cotiche, pane e un buon bicchiere di vino locale. Infine i formaggi dellaValchiusella (altro territorio non distante) a base di latte ovino, caprino e bovino. Delle ottime caciotte e squisite tomearomatizzate, prodotti decisamente di nicchia e di alta qualità. Che bei ricordi di quella giornata di sagra e che bella realtà la produzione del Salampatata: il salame che non si stagiona!
(Fabrizio Salce)
Odore, sapore, intensità, aroma… Viva i sigari!
Il sigaro è un cilindro di foglie di tabacco seccate, fermentate e arrotolate, che può/deve essere fumato….Dall’epoca della civiltà Maya e fra il Trecento e il Novecento dopo Cristo, era già conosciuto un “cilindro” (forse fatto proprio di foglie di tabacco) dal quale un sacerdote, aspirava e soffiava fumo. È nella forma di sigaro che i conquistatori del nuovo mondo scoprirono il tabacco, perché per le popolazioni indigene fumare (e/o masticare) foglie di tabacco era già un’usanza consolidata, ma non considerata, almeno inizialmente, risorsa economica. Le piante di tabacco, presenti un po’ in tutto l’arcipelago caraibico sono state scoperte dai primi europei nell’isola di Santo Domingo. E in quel periodo arrivò la fortuna del tabacco cubano, che sostituì lo zucchero, fino allora il più importante elemento dell’economia locale basata sulla “canna” (appunto, da zucchero) che andò progressivamente perdendosi, perchè in Europa, scoprirono la possibilità di ottenere l’oro bianco e dolce, dalle barbabietole.

Per fare un sigaro si utilizzano cinque foglie di tabacco opportunamente essiccate. La prima si chiama “capote”: al suo interno sono adagiate altre tre foglie che prendono il nome di “tripla” e che danno al sigaro odore, sapore,intensità, aroma e tipo di combustione. Poi il sigaro è pressato per 25-30 minuti e al termine viene applicata l’ultima foglia, chiamata “capa”, che è quella da cui dipende l’aspetto finale del prodotto. A Cuba ci sono 33 marche di sigari con 240 misure diverse. Tutto deve essere naturale, biologico e realizzato a mano: è per questo che il sigaro costa caro e per il prezzo, ci sono da considerare anche il brand, la qualità e le dimensioni.
Come si fuma?
I più esperti, sono proprio meticolosi: controllano temperatura e umidità dell’“humidor” (il contenitore di sigari che mantiene all’interno l’umidità relativa al 65-72%) lo stringono delicatamente tra le dita, per costatarne friabilità e compattezza, poi ne gustano il profumo. Dopo di che, siccome i sigari di qualità realizzati a mano, hanno una parte che deve essere tagliata (perché troppo rigida per essere fumata) con la “ghigliottina” (o il “buca sigari” o altro strumento dedicato, ma i fumatori più “machi” la strappano a morsi “alla maremmana”…) per agevolare il tiraggio e poter essere propriamente fumato. Così, quando il sigaro è pronto per essere acceso, c’è chi prima lo umetta con un goccio di distillato (grappa o rum o cognac o whisky) perché i sigari hanno una differente struttura del gusto (corpo) e con un goccio di liquore, si dà più aroma, ma per gli esperti, il sigaro non si bagna, a meno che non si voglia aumentarne l’umidità. Poi, si accende: si scalda il tabacco in prossimità del piede del sigaro che è la parte che si deve accendere. La tradizione vuole il fiammifero di legno (meglio di cedro) mai con la fiamma odorosa di cerini o candele, mai con accendini alimentati da benzina, preferire quelli al butano o, meglio ancora, il Jet Flame (con una o più fiamme) oppure il Clipper a fiamma dolce, che ha temperatura più bassa del Jet Flame e non “stressa” il sigaro. Tenere la fiamma sotto il piede senza toccarlo e ruotare il sigaro un paio di volte per fare in modo che il piede si scaldi in maniera uniforme. Scaldando il tabacco sarà più facile accendere il sigaro. Adesso lo si tiene tra le labbra, o “gentilmente” tra i denti, si aspira lentamente, poi si trattiene il fumo per alcuni secondi, per meglio assaporarlo (il fumo del sigaro non va mai inalato come quello delle sigarette, ma va solo “assaporato”) poi si butta fuori. Si fa una tirata non troppo spesso (ogni 30-40”) altrimenti il sigaro si scalda troppo e i sapori vengono alterati. Attenzione a non farlo spegnere. Nella sua famosa guida ai sigari, Zino Davidoff (imprenditore svizzero di origine russo ucraina, che trattava sigari, sigarette e tabacchi da pipa) precisa che il tempo per fumare un buon sigaro, va dai 50 ai 60 minuti e raccomanda di aspirare solo una volta ogni minuto, senza fretta: è fumo lento!
Che sapore ha?
All’accensione, al palato, il fumo risulta piacevolmente amaro, con una componente salata e un’altra dolce, ma non troppo, spesso piuttosto austera. L’acidità è sempre presente, poiché in sua assenza, il sigaro risulterebbe “astringente”. Le note aromatiche vanno da leggermente dolci a leggermente speziate, tutte esaltate da sfumature affumicate, ricche e sottili.
Cosa mangiare?
Gustare il sigaro durante le pause di un pasto è più opportuno se ci sono secondi piatti a base di carni grigliate come bistecche e braciole, che dovrebbero essere abbinate a sigari di medio alto corpo e struttura. Con portate a base di pesce, come aragoste, cozze, gamberetti e vongole, dovrebbero essere abbinati sigari di medio corpo e struttura.
Cosa bere?
I superalcolici si addicono a quasi tutti i sigari di qualità. Quelli di corpo si abbinano bene al rum scuro e al cognac molto invecchiato, che ben si sposa con sigari corposi e ricchi di aroma, perché sprigionano ampiezza aromatica senza risultare pesanti, ma non si disdegnano anche champagne e bollicine in generale e tutti i vini dolci o da dessert; la birra, il rum anejo (minimo 7 anni) agricolo o industriale, il whisky, specialmente scotch; il cognac, brandy, il calvados e pure liquori ed infusi vari (grappa, mirto, limoncello).
Quando si regala un sigaro?
Oltre alle occasioni tipiche per fare un omaggio – compleanno o feste comandate – ci sono altri momenti che ben si prestano a rendere felice un uomo stimato e rispettato (anche una donna… perché no?) con un sigaro o un accessorio dedicato. Il superamento di un esame oppure la conclusione di un percorso di formazione, un obiettivo raggiunto ecc., tutte valide occasioni per proporre un buon sigaro!
Quali sigari per iniziare?
Per cominciare, è adatto l’Ambasciator Italico Tradizionale, prodotto dal Moderno Opificio del Sigaro Italianodi Orsago (TV): è un sigaro di semplice interpretazione, a tratti dolciastro ed erbaceo, facilissimo da fumare.
In Italia i più acquistati/fumati sono: Toro 90.1%, Robusto 85.9%, 6×60 76.6%, Churchill 56.3% e Torpedo 34.4%.
Qual è il miglior sigaro italiano?
Secondo Cigar Club Association è l’Ambasciator Italico Superiore il prodotto di punta premiato come migliore sigaro italiano che segue la centenaria tradizione italica. Disponibile nelle varie versioni: Ammezzato Classico, Bianco Stellato, Classico, Cortese, Giallo Soave, Buttero, Maturo e Nero.
Attenzione! Doverosamente – raccomandando il canonico consumo consapevole – ricordiamo che il monossido di carbonio sprigionato da qualsiasi cosa si fumi, è sostanza che provoca effetti collaterali quali nausea giramenti di testa e problemi cardiaci, perchè il fumo presenta un pH alcalino (e l’ambiente polmonare è acido…). Inoltre le membrane mucose nel naso, rispetto a quelle inalate con la bocca, assorbono più nicotina e altri agenti inquinanti nel sistema del corpo umano: questo è il motivo per cui non è raccomandabile esalare il fumo del sigaro con il naso. C’è da dire anche che il sigaro è in genere associato a un minor rischio di tumori e malattie cardiache e polmonari rispetto alle sigarette. Ovviamente il rischio è più alto che per i non fumatori.
Il sigaro è vero piacere meditativo, è il coinvolgimento di più sensi che contemporaneamente regalano lunghe sensazioni di appagamento…

Il mercato “habanos”
I “Cubani”
Comparso ufficialmente sul mercato nel 1966 con esclusivi destinatari come Fidel Castro e pochi altri… è il “Cohiba”. Con la “capa scura”, invecchiato naturalmente cinque anni, era senza alcun dubbio il vertice della produzione cubana sotto tutti i punti di vista.
Poi c’è il più abbordabile (si fa per dire) “Montecristo”… (il n°4 era quello che fumava abitualmente il “Che”,Ernesto Guevara) oggi, dopo decenni di costanza produttiva ad altissimo livello, è la marca più conosciuta al mondo in fatto di sigari Habanos.
C’è anche il “Partagàs”, la marca più apprezzata in Italia dai grandi aficionados e una delle più famose al mondo, grazie alla splendida manifattura. La “fazenda” è visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti entusiasti. Il Partagàs è, da 150 anni, il sigaro cubano sinonimo di gran carattere e struttura e dal grande impatto gustativo.
Il “Romeo y Julieta” ancora oggi la sua produzione continua nella stessa manifattura in cui erano arrotolati i sigari destinati a Sir Winston Churchill (che non a caso dà il proprio nome al sigaro della sua linea più famosa) ed il mito di Romeo y Julieta si rinnova grazie alla nuova anilla (anello col marchio) e agli originali e splendidi tubi bianchi e rossi.
Per non fare torto a nessuno, citiamo gli “Hoyo de Monterrey”, gli “Herman Upmann”, i “Trinidad” (destinati ai corpi diplomatici e alle figure politiche internazionali) i “Cuaba” (con le due estremità – testa e piede – rastremate e con i lati lunghi non paralleli) e poi i “San Cristobal de la Habana”, i “Punch”, i “Vegas Robaina”, i “Bolivar” (al top della gamma Habanos, con i suoi Belicosos, Royal e Coronas in primis, ma anche con il mitico Gold Medal) e ancora i “Ramon Allones” (per i veri intenditori) gli “Juan Lopez” i “Sancho Panza” i “Por Larrañaga” (i preferiti di Kipling ed Orson Welles) i “Rafael Gonzalez” i “El Rey del Mundo” (gran rapporto qualità/prezzo) i “Saint Luis Rey” i “Fonseca” (per occasioni speciali e personaggi eccellenti) le “La Gloria Cubana” i “José L. Piedra” e i “Quintero” (marca che si rivolge al vasto pubblico e ai neofiti).

Ma poi ci sono loro… i “Sigari del Brenta”: una storia secolare di popoli, territori, tabacco e… contrabbando
Le origini e la storia del tabacco “Nostrano del Brenta” si perdono nel tempo: pare sia stato un monaco benedettino a portare nella Val del Brenta il seme del tabacco che aveva nascosto nell’incavo del suo bastone… Verità o leggenda che sia, comunque è storicamente assodato che il tabacco in Italia comparve per primo a Campese e nella Valle del Brenta, verso la fine del ‘500, proprio ad opera dei monaci che ivi avevano un monastero e che nell’arco di pochi anni divenne l’unica coltura praticata in valle. Tra il 1763 e il 1796, furono stipulati tre contratti sulla lavorazione del tabacco tra i rappresentanti della Repubblica e i Comuni di Valstagna, Oliero, Campolongo e Campese. Iniziano allora le prime produzioni dei leggendari “pifferi del brenta”. Col trattato di Campoformio tra Napoleone e gli Austriaci si sancì la caduta definitiva della Serenissima Repubblica di Venezia. L’Austria confermò il privilegio di coltivare il tabacco nella valle. Nel 1870 la tradizionale coltura del tabacco nella valle venne progressivamente abbandonata, schiacciata dall’eccessiva pressione fiscale nel frattempo imposta dai Monopoli del neocostituito Stato italiano. E la popolazione emigrò in massa verso terre lontane. A riprova di questa difficile situazione, la Prefettura di Valstagna, emise la prima sentenza ufficiale contro il contrabbando. Il ricorso al contrabbando era un’abitudine diffusa tra le famiglie di coltivatori di tabacco in Valle, per cercare di arrotondare i magri proventi derivanti dai vincoli di prezzo imposti dal Monopolio. I processi per contrabbando in questo periodo erano a decine. Questi ultimi accadimenti perdurarono ben oltre il termine della seconda guerra mondiale. Nel 1939, un gruppo di 16 agricoltori costituì, in forma di cooperativa, il “Consorzio Tabacchicoltori Bassano del Grappa”, poi divenuto Consorzio Tabacchicoltori Monte Grappa, con l’intento di fornire assistenza ai soci nella coltivazione, nella lavorazione e nella vendita del tabacco coltivato.
Nel 2012, l’Antico Sigaro Nostrano del Brenta 1763 fa il suo esordio sul mercato. Il primo nato della famiglia è “Il Doge”, un sigaro interamente fatto a mano con fascia e sottofascia.
Coltivazione e manifattura del tabacco Nostrano del Brenta
Le aziende che coltivano e conferiscono il tabacco Nostrano del Brenta sono tutte situate in Veneto, nelle provincie di Padova, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. In questo territorio, nel corso dei secoli, l’originale pianta “habanos” – poi divenuta Nostrano del Brenta – si è adattata e sviluppata esaltando tutte le proprie qualità. Le piantine, sono prodotte in serre flottanti che garantiscono alla coltivazione le migliori condizioni di crescita attraverso soluzioni acquose ricche di sali nutritizi. A crescita compiuta avviene la raccolta delle foglie, generalmente tra fine agosto e settembre. Le singole foglie sono appese su “filze” o “smussi” in appositi locali in modo che le foglie si essicchino naturalmente all’aria. Dopo circa 2/3 mesi dalla raccolta, il tabacco ha completato la fase di “ammaronamento” e, raggiunto il giusto grado di umidità all’arrivo della stagione delle nebbie, i coltivatori ammucchiano le filze a terra per poi coprirle con teli in modo che il tabacco completi la fase di cura “in massa”. Poi, la cernita e l’eliminazione di quelle non idonee e si inscatola il tabacco, diviso per corona, per conferirlo, a marzo, al Consorzio che provvede direttamente a tutte le ulteriori e diverse lavorazioni. Infine si procede alla costruzione del sigaro. Dalla fermentazione al sigaro, si arriva attraverso le sapienti mani delle sigaraie.
“Amici del Nostrano del Brenta” è associazione che nasce e si sviluppa per passione. Organizza serate di presentazione, degustazione e narrazione sul tema della coltivazione del tabacco nel Canale di Brenta, alla riscoperta delle tradizioni e dei sapori di un tempo. Durante gli eventi, si fuma e ci si immerge nella secolare storia del contrabbando di tabacco con i brani del libro “Foglie di Tabacco” di Marco Crestani o nella faticosa realtà della sua coltivazione con il film “Fazzoletti di terra” del regista Giuseppe Taffarel con l’auspicio che così si possa riscoprire e valorizzare il territorio del Canale di Brenta, dove queste vicende e queste tradizioni si sono sviluppate.

Un altro sigaro…
E’ l’Antico Toscano che nacque casualmente a Firenze nel 1815 in seguito ad un violento acquazzone estivo che inzuppò una partita di tabacco Kentucky che poi, a causa del caldo, subì una fermentazione ammoniacale. Fu messo tutto ad asciugare e, perché non si perdesse, venne usato per produrre sigari di basso costo, che incontrarono ben presto il favore dei fumatori, varcando le frontiere del Granducato, tanto che, intorno alla metà dell’Ottocento a Napoli se ne produceva uno simile che era chiamato “Fermentato Forte” o “Napoletano”. Toscano® è un marchio registrato da Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. È prodotto in stabilimenti collocati presso Lucca, in Toscana, e Cava de’ Tirreni, in Campania e può essere realizzato a mano o a macchina, il che ne determina differenze qualitative e di prezzo. Il Toscano ha una caratteristica forma biconica con estremità tronche (bitroncoconica) che hanno un diametro inferiore rispetto alla parte centrale, chiamata pancia. Testa e piede del sigaro, sono quindi uguali, in questo si differenziano infatti dai caraibici. Il diametro del sigaro varia leggermente, a seconda del tipo, da un minimo di 13 mm fino a 20 mm. L’unica eccezione importante è rappresentata dal “Il Moro” che ha dimensioni imponenti: diametro della pancia di 20 mm e lunghezza di circa 230 mm. Tipicamente, il Toscano ha superfici irregolari, talora bitorzolute e si riconoscono le nervature delle foglie della fascia. Tali irregolarità sono maggiormente evidenti nei sigari fatti a mano e costituiscono uno dei tratti caratteristici del Toscano, dovute all’assenza di una sottofascia e la lavorazione che non prevede la messa in forma nei torchietti di legno, come invece avviene per i sigari di tipo Avana. Da qui il soprannome di “stortignaccolo”. Il Toscano è costituito da una fascia esterna e dal battuto interno, detto anche “ripieno”. La varietà di tabacco usata per il ripieno è il Kentucky di produzione nazionale (Toscana, Campania, Lazio, Umbria, Veneto). Solo nel caso della foglia di fascia si ricorre a foglie di Kentucky di produzione nordamericana, in quanto di maggiori estensione e larghezza. Per caratteristiche organolettiche specifiche, sono utilizzate foglie di Kentucky dell’Italia meridionale per ottenere sigari dal sapore più dolce come i Garibaldi (intero e ammezzato) i Soldati, prodotti con tabacco beneventano e i Modigliani. Ci sono, infine, le due varietà di Toscanello ammezzati “naturali” e “aromatizzati” che oggi hanno una produzione dedicata e che derivano dall’abitudine di tagliare il sigaro a metà prima di accenderlo, consuetudine che distingue i Toscano dai caraibici. Anche la preparazione della fascia del Toscano “a macchina”, prodotto nelle manifatture di Lucca e Cava de’ Tirreni, è attualmente effettuato presso aziende specializzate situate in paesi tropicali come lo Sri Lanka e la Repubblica Dominicana e si realizza formando bobine di tela sottoposte a crioconservazione. Di particolare rilievo, è la linea di produzione “a mano” nella quale le sigaraie producono i sigari in quantità pari a 520 pezzi al giorno e per la cui produzione è previsto un lungo apprendistato. Attualmente, le varietà sono ripartite in cinque famiglie: fatti a mano, lunghi naturali, pancia larga, ammezzati naturali e aromatizzati. Il Toscano si contraddistingue per un carattere deciso e forte. Gli aromi e i profumi liberati durante l’atto del fumare sono pieni, corposi, arguti e tipici di questo sigaro. Le varietà commercializzate possono essere contraddistinte da forza, dolcezza e sapidità e, nell’ambito delle varietà disponibili, spicca l’Antico Toscano forte e deciso, mentre i sigari Toscano prodotti a mano, si contraddistinguono per pacatezza, purezza e persistenza del gusto. Il Garibaldi, intero e ammezzato, essendo prodotto con foglie ad alto tasso zuccherino, produce aromi e sapori dolci, gentili e vigorosi, adeguati ai fumatori occasionali, mentre il Moro è long filler da collezione ed è realizzato a tiratura limitata, una volta l’anno. Per quanto riguarda il colore dei vari tipi di Toscano, si va da un bruno chiaro dei sigari Garibaldi ed Extravecchio al bruno rossiccio dell’Originale Selected, fino al bruno scuro delle varianti Antico Toscano, Toscano Originale e Antica Riserva. Idealmente, il Toscano dovrebbe avere un’umidità interna del 14%, ma è sufficiente che essa sia superiore al 12% con umidità relativa (intorno al sigaro) compresa fra il 65% e il 70%.
Buon fumo a tutti!
(a cura di Cristina Maccaferri)
Bellezze, ricchezze e prelibatezze di Recanati…
Recanati offre romantici scorci, dal mare alle montagne e si erge sui famosi Colli dell’Infinito della Riviera del Conero. La città è famosa per aver dato i natali all’illustre poeta Giacomo Leopardi e al celeberrimo tenore Beniamino Gigli.

Le tracce del suo figlio più illustre sono disseminate un po’ ovunque: a Recanati tutto parla di lui, Giacomo Leopardi! Il percorso ha il suo punto di partenza dalla casa natale del poeta dell’800. Qui il tempo sembra essersi cristallizzato: la biblioteca con gli oltre 20 mila volumi, dove il giovane Giacomo si è formato, la sua camera da letto con la scrivania dove sono nate le sue opere più importanti, la galleria dei ritratti con i quadri citati ne “Le ricordanze”, un piccolo mondo che gira intorno alla figura immanente del poeta.
“Mi hanno colpito gli arredi rimasti intatti… – considera un turista in visita – Tutto è veramente ben curato”. “A me batte il cuore essere qui” – dice un’altra turista – “Sono stupita e mi sento felice a essere qui” – osserva un’altra visitatrice – “E’ suggestiva la cosa di vedere come è vissuto alla sua epoca – stavolta è un turista con evidente accento toscano a spiegare le sue impressioni –.
Antonio Farnè, inviato del Tg2 per l’occasione, interpella l’attuale padrona di casa, Olimpia Leopardi: “Cosa cerca il visitatore in queste stanze?” “Io credo che le persone vengano per vedere le cose, gli ambienti – gli risponde – per “sentire” gli spazi che hanno emozionato Giacomo…”. Poi da vedere, la casa di Silvia, musa del poeta, scomparsa prematuramente e, altra tappa obbligata il colle dell’Infinito… “La vista dall’orto del colle dell’Infinito ispirò l’ideazione dell’Idillio dell’Infinito scritto nel 1819 – afferma Alessandra Troilo del FAI (Fondo Ambiente Italiano) –.
Sospesa tra mare e entroterra, Recanati offre anche altro, al turista curioso: per esempio il museo dedicato a Beniamino Gigli, altro recanatese doc in un centro storico ricco di monumenti tutti da scoprire. Poi l’acuto finale con i tesori di Villa Colloredo Mels, incentrati sul polittico di san Domenico, capolavoro di Lorenzo Lotto. “I colori sono stupendi– assicura la responsabile di sala del museo – e ci sono dei particolari che il Lotto riprende in maniera fantastica!”
Ci vogliono almeno un paio di giorni per vistare quanto a Recanati non si può perdere: il museo di Villa Colloredo Mels, la Casa Leopardi di cui abbiamo già detto (biglietto 10 € per gli adulti, ridotto 8 € per i bambini tra i 6 e i 18 anni e scolaresche; è necessario esibire il Green Pass o l’esito negativo di un tampone eseguito nelle 48 ore precedenti alla visita) poi ci sono: la Torre del Borgo, la chiesa di Sant’Anna, la cattedrale di San Flaviano, il museo dell’Emigrazione Marchigiana, il Teatro Persiani e la Torre del Passero Solitario.
E dopo tanto vedere, ammirare, stupire e ovviamente camminare, salire e scendere, rifocillarsi diventa indispensabile… Ristoranti, osterie in centro o nel Borgo Antico, anche una Bottega (del villaggio…) e una Macelleria, dunque non mancano le occasioni per gustare le tipicità del territorio (consigliamo): entrée di formaggi e salumi tipici della tradizione regionale, rigorosamente con salumi da carni marchigiane IGP e lavorate attraverso ricette di famiglia: prosciutti, lonze, salsicce e salame lardellato, quello con le noci e anche ilprosciutto d’agnello; fra gli altri primeggia il “ciauscolo”, la cui peculiarità è data dalla sua consistenza spalmabile (ottimo quello dolce avvolto in foglia di fico). Tutto da gustare con la crescia (notevole interpretazione della piadina romagnola). Poi ci sono caciotte, caciocavalli e pecorini da degustare con confetture e/o mieli autoctoni. Dopo di che, si fa sul serio: tra i primi, i più golosi, i Vincisgrassi, alternativa molto amata alla classica lasagna (il nome perché una cuoca di Ancona lo preparò in onore di Alfred von Windisch-Graetz, generale austriaco che combatté e vinse l’assedio in città contro le truppe napoleoniche nel 1799).
I Vincisgrassi vogliono vini rossi strutturati marchigiani come il Rosso Piceno, o il Rosso Conero, ma anche una Vernaccia ferma di Serrapetrona, con i sentori tipici di pepe nero dà il meglio di sé con i Vincisgrassi. Altro tipico primo, la Minestra di ceci e maiale cui dar seguito agli involtini di maiale alla marchigiana. E ancora una minestre locale: la Piccisanti, che trae il suo nome dalla colla utilizzata per affiggere il calendario di Sant’Antonio… e gnocchi di patate al sugo di papera (tantissime le varianti) piatto tradizionale della Festa della Vittoria (prima domenica d’ottobre). Tra i primi, da assaggiare anche i cappelletti di carne in brodo, abbinati alla galantina di gallina, bagnati da un Rosso Piceno DOC e/o i Colli Maceratesi DOC, bianco e rosso.
E ora, i secondi: cappone lesso o coniglio (o anche pollo) in potacchio (anche alla cacciatora o in umido) rustico e gustoso, ideale per il pranzo della domenica: poco diffuso nei ristoranti, ma cucinato a casa con pochi passaggi: arricchito con gli aromi decisi dell’aglio e del rosmarino può essere servito “rosso” al pomodoro oppure quasi “bianco” a seconda dei gusti. Da abbinare a un vino rosso delle colline della provincia di Pesaro e Urbino: il Balòn di Bruscia, Vitivinicoltori in San Costanzo (PU) vino costituito per il 70% da uve Sangiovese e per il 30% da locali. Il termine Balòn indica, in dialetto, una zolla di terra di grandi dimensioni che si estrae durante l’aratura. Tra i vini da degustare, il Cabernet Sauvignon Upper Galilee: volume e morbidezza in bocca, tannini copiosi ben gestiti e retrolfatto fruttato con finale di spezie e inchiostro; accompagna piatti a base di carni importanti e con formaggi stagionati; da provare con maltagliati con pecorino, sublime con il petto d’anatra ai mirtilli, straordinario con il filetto di manzo alla griglia e con piatti “vegan” come linguine con ragù di lenticchie, ribollita e pasta e fagioli.
In riva all’Adriatico, immancabili i piatti a base di pesci e molluschi: una delle quattro ricette storiche (insieme a Fano, Ancona e San Benedetto del Tronto) è il brodetto di Porto Recanati, ricetta a base di pesce, tipico della cittadina marchigiana. Per il suo carattere fresco e inimitabile è consigliato abbinare al brodetto un classico Verdicchio delle Marche, in alternativa, un Pecorino Falerio per chi preferisce un vino più delicato, adatto alle cene estive. Per concludere in dolcezza a Recanati, in questo periodo, non mancano zeppole, castagnole, scroccafusi e sfrappe (dolci di Carnevale) e la ciambella dolce con la glassa tipica del periodo pasquale, da mandare giù con un vino liquoroso o un passito come il Vino e visciole Nuova vendemmia: i contadini marchigiani lo chiamavano “Sangue di Strega” e gli attribuivano proprietà afrodisiache. Da bere anche come vino da meditazione o come digestivo a fine pasto: colore rosso rubino con riflessi amaranto, olfatto gradevolmente intenso come di vino appena fatto. Profumi sensuali e persistenti di fiori e frutti rossi, fragola, lampone, piccoli frutti di bosco, sentori di pesca e pera matura; al gusto, notevole morbidezza, elevata persistenza senza perdere in freschezza; coinvolgente, di giusto corpo, buona sapidità e acidità, buona morbidezza ed equilibrio. E allora, prosit!
Recanati Turismo e Cultura
Via Leopardi Recanati MC
Aperto tutti i giorni dalle 10.00
alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00
Tel: 071 981471
(Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)
“Slow Wine Fair” a Bologna Fiere: assaggi, degustazioni, brindisi, con i vini di ben 21 Paesi!
Fino a domani nei padiglioni fieristici bolognesi, seconda edizione di Slow Wine Fair, la kermesse dedicata ai vini biologici, pensata voluta e realizzata da “Sana” e “Bologna Fiere”, tutta orchestrata da Slow Food.
Pienone delle grandi occasioni già dal primo giorno, nei padiglioni 15 e 20, con gli stand presi d’assalto da estimatori, intenditori, esperti e pure abituali bevitori di vino che hanno visitato le 760 aziende presenti, le 65 cantine coinvolte che hanno presentato 3000 etichette riconducibili a 21 Paesi, dall’Argentina alla Cina. Tutti produttori di vino creato con metodi sostenibili e alternativi, tutti provenienti da uve biologiche al 100%, coltivate senza l’utilizzo di agenti chimici di sintesi in vigna (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) ma usando solo fertilizzanti organici e preparazioni naturali (decotti e macerati di erbe appropriate, alghe e minerali polverizzati) e senza l’uso di Organismi Geneticamente Modificati. Ammessi solo trattamenti a base di rame e zolfo e vinificazione in cantina che avviene grazie all’utilizzo di prodotti enologici certificati biologici e con un quantitativo molto limitato di solfiti. Tutto in nome dell’agricoltura biologica, sostenibile dal punto di vista ambientale, perché mantiene la biodiversità, non fa uso di “input chimici” e no OGM in tutta la filiera, perché mantiene e aumenta la fertilità dei suoli, riduce l’inquinamento e ha cura del benessere animale. Poi i prodotti biologici hanno maggiore quantità di vitamina “C”, antiossidanti e minerali, calcio, ferro, cromo e magnesio e in definitiva, hanno anche più gusto.
Dunque fino a martedì 28 febbraio, full immersion di vini per tutti i gusti e generi che quest’anno propone pure i così detti “amari” (anche bitter) che sono molto simili ai liquori perché prodotti tramite macerazione e/o infusione di erbe, ma che non hanno proprietà dolci, proprio per l’utilizzo di una minore percentuale di zucchero. Ideali come aperitivi, quando sono utilizzate droghe vegetali, oppure come digestivi e ammazzacaffè, se la quantità di alcool presente all’interno è rilevante. Gli amari sono gli “spirits” prodotti con erbe e aromi locali più diffusi in Italia e in ogni regione se ne trovano di diverse varianti a seconda delle varie tradizioni, per essere consumati come digestivi o per equilibrare il gusto di un drink/cocktail.

“La manifestazione è l’espressione della nostra “Slow Wine Coalition” che è la coalizione internazionale per il vino buono, pulito e giusto. – è Barbare Nappini presidente Slow Wine che parla incalzata dai giornalisti” – “Noi da decenni parliamo di cibo di qualità a 360°. Per noi, il cibo di qualità e il vino di qualità, devono avere tre caratteristiche: essere un’esperienza gradevole, quindi afferire all’ambito del piacere, essere “pulito” cioè sostenibile nella fase produttiva per l’ambiente e poi essere “giusto”, infine nessuno deve essere sfruttato. Per il vino, esattamente, la stessa cosa: la Slow Wine Coalition raggruppa un buon numero di produttori di vino che si sono incamminati su un percorso per andare verso questo tipo di produzione.”
BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
Bologna BO ITALY
Tel. +39 051 282111
Fax. +39 051 6374004

A Rossano Veneto, per uno straordinario espresso e per caffè speciali, c’è l’“Oselladore”!
Era il 1963, in un piccolo paese della Provincia di Vicenza: Schiavon, comincia la storia della Oselladore Caffè. E’ Silvano Oselladore il fondatore che, spinto dalla passione del caffè italiano e dal desiderio di realizzarsi “in proprio”, dà vita a quella che sarà l’attività di torrefazione. Rientrato in Italia dal Canada, dove aveva gestito la sua prima “caffetteria italiana”, trova completamento del suo sogno proprio nella preparazione di pregiate miscele di caffè dall’aroma inconfondibile. Nel 1966 l’Azienda si sposta a Rossano Veneto. Inizialmente si trattava di una piccola torrefazione con rivendita denominata “Casa del Caffè”.
Nel 1969, l’attività si trasferisce nella centrale via Roma, sempre a Rossano Veneto, dove oggi c’è l’attuale sede dell’azienda.
Le migliori qualità di caffè crudo, la tostatura e la preparazione delle varie miscele, unite a studio e passione hanno dato vita ad un prodotto eccellente per accompagnare il vivere quotidiano di ognuno di noi. Negli anni di attività l’azienda ha consolidato numerosi punti vendita, sia al dettaglio che presso bar, ristoranti e alberghi. Dal 1986, il mercato è stato ampliato con lo sviluppo di un ulteriore ramo d’azienda, dedicato all’omaggistica aziendale, proponendo uno svariato assortimento di confezioni enogastronomiche dove il caffè trova il suo ideale inserimento.
Silvano trasmette con maestria l’arte della torrefazione ai figli Paolo e Alessandro che insieme trasformano e sviluppano l’attività.
L’applicazione delle più moderne tecnologie, unite all’esperienza della tradizione artigiana, hanno permesso di ottenere un caffè d’alta qualità dal gusto inconfondibile. Dal 2014 la selezione delle miscele di caffè è ampliata con la nuova linea di caffè biologico per rispondere anche alle esigenze dei consumatori più esigenti. Lo sviluppo commerciale, conseguito con grande impegno negli ultimi anni, ha contribuito a far apprezzare in numerosi paesi l’autentica cultura italiana nella preparazione del caffè espresso.
Oselladore Caffè Linea Rossa
Ricercata. Amabile. Rotonda. La miscela in grano Espresso Italiano Oselladore caffè è composta da Arabica e una bassa percentuale di Robusta, selezionate tra quelle di origine brasiliana e centro americana. Il suo aroma è ricco di profumi floreali, al palato è dolce, con un retrogusto cioccolatato, morbido, vellutato e, ad alta permanenza, ha note aromatiche inconfondibilmente decise e un contenuto molto basso di caffeina.
Sacchetto da Kg1, grano. Scelta ideale per Bar, Pasticcerie e Caffetterie qualificati.
Oselladore Caffè Linea Blu
Miscela composta in prevalenza da caffè Arabica e selezionati Robusta, adatta alla preparazione di cappuccini.
Sacchetto da Kg1, grano. Scelta ideale per Bar e Ristoranti qualificati
Oselladore Caffè Linea Verde
Miscela composta da caffè Arabica e selezionati Robusta. Gusto pieno e rotondo, con un contenuto medio di caffeina.
Sacchetto da Kg1, grano.
Oselladore Caffè Linea Marrone
Miscela composta da caffè Arabica e selezionati Robusta. Caffè di spiccato carattere e profumo intenso.
Sacchetto da Kg1, grano.
REGALI
Il regalo è prima di tutto un’esperienza per gli occhi. Con questa convinzione scegliamo, creiamo e curiamo il nostro packaging, dal dono più piccolo al più importante. La carta, i tessuti, la grafica: tutto è guidato artigianalmente dalle nostre mani per diventare bellissime storie di gusto!

TORREFAZIONE OSELLADORE CAFFE’. Espresso Italiano
Via Roma, 99 – Rossano Veneto (VI) Italy
Tel.:+39 0424540152
Orari apertura
LUNEDI’ – SABATO
08.30 – 12.30 / 15.30 -19.30
info@oselladorecaffe.it
www.oselladorecaffe.it
A Bologna Fiere... "Liberamente"
La 17ª edizione di “Liberamente”, il Salone del tempo libero, del divertimento, dello sport e della vita all’aria aperta è a BolognaFiere fino al 26 febbraio 2023 occasione per visitare con tranquillità la manifestazione con tante proposte per pubblico e operatori.
Cosa trovare in fiera:
Liberamente è fiera dedicata al camper, al turismo, allo sport e alla vita all’aria aperta per tutte le famiglie e appassionati di viaggi alla ricerca di nuove idee ed itinerari per organizzare week end primaverili e le vacanzedell’estate 2023.
I settori presenti:
– Camper: 10.000 mq di esposizione con più di 100 camper con oltre 20 marchi dei più noti.
– Campeggio e accessori: l’area dedicata all’esposizione di camper, accessori e attrezzature.
– Turismo e viaggi: l’area dedicata all’offerta turistica che ospita enti, APT, campeggi e villaggi.
– Artigianato ed enogastronomia: la sezione per acquistare artigianato di qualità, oggettistica e complementi d’arredo per la casa, abbigliamento tecnico, prodotti tipici alimentari ed eno-gastronomici delle regioni italiane.
Dopo il successo della scorsa edizione, ritorna lo Sport Village by Coni: un padiglione interamente dedicato alla promozione dell’attività sportiva e dei sani stili di vita. Tante Società Sportive e Associazioni Sportive Dilettantistiche daranno dimostrazione delle proprie discipline attraverso l’allestimento di campetti e strutture a disposizione del pubblico sotto la guida di istruttori federali.
Gli sport nei quali ci si potrà cimentare sono: ciclismo, parkour, golf, judo, arti marziali, karate, schema, bowling, skate park, volley, calcio, tennis, tiro a volo, pesca e molti altri ancora!
In contemporanea negli stessi giorni:
– La 16° edizione di Pollice Verde, il Salone del giardinaggio e dell’orticoltura; per chi ama il verde,
l’orticoltura hobbistica, il piccolo frutteto famigliare; per chi cerca novità e idee per rendere “green” il proprio balcone o terrazzo. In programma workshop e dimostrazioni a tema.
Visitabili anche altri saloni con lo stesso biglietto di ingresso:
– Fiera dell’elettronica di consumo: la mostra/mercato dedicata ad appassionati, hobbisti, collezionisti e utilizzatori che possono trovare una miriade di articoli, dai computer agli accessori per auto, dagli strumenti di misura alle stampanti, toner ed accessori, dalle memorie USB ai DVD vergini, dalle lampade led alle videocamere per interni ed esterni, dai pannelli fotovoltaici ai software e all’elettronica di consumo, e altre migliaia di articoli, presentate dai migliori espositori di elettronica presenti sul mercato.
– Mostra felina: l’esposizione e Campionati Internazionali di bellezza di Gatti di razze pregiate, provenienti da tutta Europa per disputare il titolo di Supreme Champion, selezionati da una Giuria di esperti qualificati FIFe(Féderation International Féline).
Arriveranno da tutta Europa tantissimi gatti di razze pregiate per disputare i Campionati Internazionali ed Europei di bellezza. Le oltre 60 razze di gatti saranno esposte al pubblico e i migliori soggetti saranno descritti per razza e fatti sfilare in passerella durante il Best in Show. Premiazioni con coppe, coccarde e croccantini..
– A tutto disco: la mostra mercato del disco e cd usato da collezione.
– Figurine Expo: esposizione e vendita delle classiche figurine dei calciatori, ci saranno anche quelle di altre tematiche: dai cantanti ai cartoni animati ,dai cucciolotti a molti altri argomenti…
Ci saranno card e figurine rare, le cosiddette rookie oltre a gadget.
Gli orari: sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00; il parcheggio per i camper è gratuito e adiacente al Multipiano Michelino; l’accoglienza è curata dal Camper Club Italia, partner storico della manifestazione.
Dal sito www.liberamentefiera.it si può scaricare il biglietto ridotto a 9 € o acquistare il biglietto on line a 12 € per saltare la coda. Convenzione con Conad: dal 12 al 26 febbraio 2023 i possessori di Carta Insieme che si recheranno nei Conad di Bologna e provincia, Modena e provincia, Ferrara e provincia, alle casse otterranno uno scontrino che dovranno presentare alle casse di Liberamente per pagare € 7 anziché € 12. La riduzione Conad è valida anche solo presentando la Carta Insieme alle biglietterie.
21 FEDERAZIONI, 2 ENTI DI PROMOZIONI E DIVERSE ASSOCIAZIONI SPORTIVE. TANTI GLI APPUNTAMENTI ALLO SPORT VILLAGE AL PADIGLIONE 25
Per il secondo anno il CONI dell’Emilia Romagna ha coordinato gli appuntamenti sportivi che riempiranno il padiglione 25 di BolognaFiere durante la tre giorni di Liberamente 2023.
Saranno 21 le federazioni presenti, con due enti di promozione e alcune società sportive pronte a promuovere le loro iniziative.
PRESENZE: Oltre allo stand del CONI saranno presenti l’Automobile Club Italia, ACSI, Aeroclub Pavullo, Cimone Outdoor, CSI, Federciclismo, la Federginnastica con il Parkour, baseball e softball, Golf, Bridge, Federcalcio, Sport e Giochi tradizionali, FIJLKAM cioè Juda, Lotta, Karate e Arti marziali, Federbasket, Federvolley, Penthatlon Moderno con Laser Run, Pesca Sportiva e attività subacquee, Rafting, Bowling, Sport Rotellistici, Federtennis, Tiro con l’arco, Tiro a volo, Federvela e Federazione Motoristica con i Quad.
BIBLIOTECA: Nel grande stand del CONI, oltre all’accoglienza continua, sarà presente la biblio- teca sportiva di Bologna, che grazie alla direttrice Olga Cigognani, allestirà una mostra con tutti i medagliati delle storia olimpica e paralimpica dell’Emilia Romagna.
Durante la tre giorni saranno tanti gli appuntamenti.
SCUOLE: Ben 39 le classi che dalle 9 alle 19 porteranno nelle 27 aree espositive circa un migliaio di ragazzi insieme a quasi cento insegnanti, che durante l’intera giornata potranno vedere e provare gratuitamente tutte le discipline sportive presenti.
CONSIGLIO E PRESENTAZIONE VOLUMI: Sabato 25 febbraio alle 10 si riunirà il Consiglio Regionale del CONI alla presenza di tutti i presidenti delle Federazioni Sportive, Discipline Associate ed enti di Promozione. Una presenza istituzionale ma anche operativa durante la tre giorni sportiva. Alle 11.30, nella stessa sala, saranno presentati due volumi di grande interesse per il mondo dello sport: Katia Serra, commentatrice RAI e già atleta nazionale, presenterà “UNA VITA IN
FUORIGIOCO”, un’autobiografia che pone in primo piano la lunga battaglia per l’ottenimento del professionismo nel calcio femminile e gli importanti diritti ottenuti nel mondo dello sport femminile negli ultimi venti anni. Quindi Margherita Pittalis, professore associato di “Diritto privato” presso la Scuola di Economia dell’Università di Bologna e membro della Corte Federale d’Appello della Federcalcio, presenta “SPORT E DIRITTO” l’attività sportiva tra Performance e vita quotidiana- Comitato Olimpico Nazionale Italiano Comitato Regionale Emilia Romagna (tel. +39 051 551192 www.emiliaromagna.coni.it)
DIRETTE TELEVISIVE CANALE 88: durante la tre giorni l’emittente televisiva Canale 88, visibile su tutto il territorio regionale, accompagnerà la kermesse con uno studio mobile allestito a fianco dello stand del CONI. Sabato 25 febbraio sarà registrato uno speciale sugli eventi fieristici non solamente sportivi. Domenica 26febbraio diretta dalle 11 alle 14.30 del Pallone Gonfiato Live per seguire Bologna- Inter con la tradizionale trasmissione condotta da Alberto Bortolotti e il coinvolgimento dei dirigenti sportivi presenti.
Gli appuntamenti sono visibili oltre che sul Canale 88 del digitale terrestre, sulla pagina facebook MadeinBo Radio Tv, in streaming su www.madeinbo.tv, o sui telefonini scaricando l’APP Ma- deinBO Radio TV.
PRESIDENTE CONI: “Quello di Liberamente è il primo di una serie di appuntamenti grazie ai quali il CONI e il mondo dello sport saranno presenti nelle piazze, nelle strade e nelle Fiere per presentarsi e farsi conoscere a tutti coloro che non riescono a raggiungerci all’interno delle nostre palestre o ambienti sportivi – ha detto con soddisfazione Andrea Dondi, presidente del CONI dell’Emilia Romagna – Speriamo siano davvero tanti coloro che vorranno venire a vedere le esibizioni e provare le tante discipline, magari trovando la società più comoda per continuare a praticare lo sport con continuità. Ringrazio tutti i dirigenti e i tecnici che hanno dato la propria disponibilità per l’allestimento degli stand delle varie discipline e mi auguro sia un’esperienza che possa proseguire per molto tempo”.
Evento organizzato
An event by
www.liberamentefiera.it
BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
40127 Bologna BO ITALY
Tel. +39 051 282111
Fax. +39 051 6374004
In viaggio con la storia: Palazzo di Varignana presenta il Treno Reale-Carrozza Ristorante
Il nuovo ristorante del Resort vede protagonista una carrozza del 1921 riportata a nuova vita. Una destinazione che interpreta lo spirito di un’epoca, dove vivere emozioni senza tempo. Palazzo di Varignana allarga la sua offerta di ristorazione presentando il Treno Reale – Carrozza Ristorante: un’esperienza gastronomica capace di portare gli ospiti al tavolo della storia, trasportandoli in altri luoghi e in altri tempi. Protagonista di questa esperienza dei sensi è un’autentica carrozza d’epoca, classe 1921: un prototipo del treno reale che, dopo decenni di abbandono, è stata rigenerata e riportata a nuova vita. Con questo nuovo ristorante, il resort immerso nei colli bolognesi, prosegue il progetto di recupero e rigenerazione fortemente voluto dal fondatore, nato dal ripristino di colture autoctone e che lo ha visto protagonista anche di interventi su antichi casolari trasformati in ville di lusso.
Il Treno Reale – Carrozza Ristorante nasce come un viaggio nel tempo, che “racconta” una storia straordinaria, fatta di collegamenti internazionali in un contesto che diventava sempre più connesso: un’epoca in cui l’Italia si apriva al mondo, sostituendo i lunghi viaggi in carrozza a cavalli con quelli rapidi, effettuati con sbuffanti locomotive a vapore e carrozze arredate con velluti, ottoni e legni pregiati. Rievocarne i fasti e l’atmosfera, per farne il simbolo di un’epoca, è stato l’inizio di un accurato progetto di recupero filologico. Per la sua realizzazione Palazzo di Varignana ha coinvolto architetti, scenografi, studiosi di carrozze reali dell’epoca, oltre a esperti artigiani per le minuziose decorazioni in foglia d’oro e all’artista di fama internazionale Giovanni Bressana per la decorazione artistica pittorica.
Questo gioiello artistico fa da cornice alla raffinata proposta culinaria dell’Executive Chef di Palazzo di Varignana Davide Rialti. La cucina raffinata ed elegante accompagna gli ospiti in un caratteristico viaggio culinario che, attraverso il menù, celebra i percorsi e il periodo storico del Treno Reale, partendo da una sapiente ricerca di materia prima d’eccellenza. Qui ogni portata si fa protagonista di una cena insolita, un viaggio nel tempo, nei sapori, nelle antiche tecniche di preparazione per regalare un’esperienza gastronomica pensata per accompagnare i sensi e regalare emozioni. Tra le proposte più emblematiche “Risotto al Sangiovese Palazzo di Varignana mantecato all’olio EVO Stiffonte, fonduta al Parmigiano, guanciale fondente” e “Crespella farcita al mascarpone di latteria, mandorle del Podere Rio Rosso e crema inglese alle pere”.

Il ristorante, aperto tutti i sabati, ospita 22 coperti disposti tra il corpo centrale e un privé. Un luogo pensato per eventi privati e occasioni speciali, perfetto per raccogliersi in un pasto, celebrare un accadimento o brindare per il raggiungimento di un traguardo. La cena inizia alle ore 20.30 con un fischio così da simulare la partenza del viaggio. Suggestione ed emozione si trovano riunite in una esperienza ambientale che non ha eguali, dove il rapporto tra spazio e cibo, servizio e contesto è pensato per accogliere e accompagnare l’ospite in una diversa dimensione del buon gusto e dell’eleganza in tavola.
Il Treno Reale-Carrozza Ristorante completa l’offerta gastronomica di Palazzo di Varignana, affiancando il Grifone, con la sua proposta fine dining, Aurevo Pool Restaurant con la sua cucina oliocentrica contemporanea; Le Marzoline, dedicata alla cucina tradizionale emiliana.
PALAZZO DI VARIGNANA
Avvolto dalla magia silenziosa dei colli bolognesi, Palazzo di Varignana domina dall’alto il paese da cui prende il nome. Cuore del Resort è Palazzo Bentivoglio, castello di campagna dalle quattro tradizionali torri datato 1705, ristrutturato rispettando il fascino della sua storia. L’edificio storico principale è circondato da un borgo contemporaneo costruito in pietra, secondo un’architettura coerente ed armonica col paesaggio circostante. Attorno al complesso si estendono 30 ettari di terreno tra vasti spazi verdi, panorami mozzafiato e uno splendido giardino ornamentale, inserito nel prestigioso network Grandi Giardini Italiani. Un modello di ospitalità originale e sostenibile che vanta 150 camere, quattro ristoranti, eleganti spazi dedicati a cerimonie, eventi e congressi con innovative dotazioni tecnologiche. Completano il quadro un’offerta di benessere a 360 gradi con gli oltre 4.000 mq di Varsana SPA, programmi di remise en forme studiati secondo il Metodo Acquaviva, campi sportivi e percorsi outdoor. Il progetto di recupero che ha ispirato la rinascita di Palazzo Bentivoglio ha coinvolto nel tempo anche il territorio circostante: Palazzo di Varignana ha scelto infatti di recuperare antiche cascine trasformandole in sei ville di lusso e valorizzarne la ricchezza avviando la propria azienda agricola, un insieme di terreni che sono arrivati oggi a 500 ettari, da cui nascono prodotti a Km zero di alta qualità e una nuova proposta di ospitalità, grazie alla Country House Oliveto Sul Lago, agriturismo con piscina e 12 camere. Fiore all’occhiello di questa storia è la vocazione a ripristinare le antiche varietà di olivi, che estendendosi oggi in 200 ettari (oltre 150mila piante) consentono di produrre un olio extravergine di oliva di altissima qualità che ha ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Treno Reale – Carrozza Ristorante
Via Ca’ Masino, 611A Castel San Pietro Terme BO
Email: info@palazzodivarignana.com
Telefono: 051 19938300
Orari di apertura: sabato dalle 20:30
Malvasia, un diario mediterraneo: il viaggio di Paolo Tegoni alla scoperta di un vino mitico racchiuso in un libro…
Malvasia, un diario mediterraneo: il viaggio di Paolo Tegoni alla scoperta di un vino mitico racchiuso in un libro, con le immagini di Francesco Zoppi e le mappe illustrate di Lucia Catellani. Il volume supportato nel crowdfunding anche dall’Unione Ristoranti Del Buon Ricordo.
Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Bosa in Sardegna e le isole Eolie in Sicilia. Cosa hanno in comune queste, come altre, zone dell’Italia e dell’Europa? La coltivazione e l’allevamento di un’uva e la creazione di un vino leggendario e immaginifico che da secoli è prodotto e scorre nel cuore del Mar Mediterraneo e che prende il nome dalla penisola greca di Monemvasia, in Laconia, dove i mari Ionio ed Egeo si incontrano: la Malvasia.

Tipologie diverse che popolano in particolare la zona mediterranea e che danno vita a vini molto eterogenei; territori e persone, destinazioni a ridosso del mare o nell’entroterra e vignaioli che ogni giorno lavorano per portare avanti una produzione identitaria e di qualitàà. Questo è il presupposto da cui è partito Paolo Tegoni, gastronomo, viaggiatore e docente in materie enogastronomiche all’Università di Parma e presso altri Atenei, per indagare, nel corso di un intero anno, le Malvasie prodotte in Italia e non solo che oggi sono le protagoniste di Malvasia, un diario mediterraneo, edito da Terrae Opificio Culturale Enogastronomico.
Il volume è stato supportato nel crowdfunding anche dall’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che ha avuto il piacere di contribuire alla sua realizzazione nell’ottica della valorizzazione dell’enogastronomia italiana in cui i ristoratori aderenti sono impegnati fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1964.

Un vero e proprio reportage di viaggio ricco non solo di interviste e di approfondimenti sulle uve e i loro ambienti produttivi, ma anche di spunti culturali e turistici, poiché scrivere di vino equivale a raccontare e descrivere un’intera società. Largo quindi a geopoetica, storia e gastronomia dei luoghi che di volta in volta l’autore tratta nel corso della narrazione, considerati parte del vino stesso e di quel terroir che con esso finisce nel calice del curioso ricercatore e di tutti coloro che desiderano conoscere tutte queste realtà e intraprendere il viaggio.
«Questo libro – racconta Tegoni – vi condurrà in luoghi fondamentali per la nascita e la diffusione dei vini Malvasia e vi racconterà, pagina dopo pagina, storie, memorie, leggende e tradizioni sconosciute ai più. A partire dal nome stesso del vino, che ha origine da una piccola penisola del Peloponneso, o meglio un monolite roccioso ancora semisconosciuto di una bellezza mozzafiato poggiato sul Mar Myrto, di nome Monemvasia, in greco “luogo con un solo ingresso”, da cui questo vino dal Medioevo partì per essere commercializzato e fatto conoscere al mondo dalla Serenissima Repubblica di Venezia».

Il volume, nato da un intenso lavoro di ricerca che Tegoni porta avanti da anni sui metodi e le tradizioni di diverse zone del Mediterraneo, è arricchito dagli scatti di Francesco Zoppi, fotografo genovese che sviluppa progetti fotografici passando dalla fotografia documentaristica a quella per fini commerciali ed in particolare quelli legati alla valorizzazione del territorio e dei suoi abitanti, e dalle mappe dell’illustratrice reggiana Lucia Catellani, che ha dipinto su carta le tante realtà territoriali e le persone che di volta in volta si avvicendano.
Per ogni capitolo dedicato ai territori italiani è stata segnalata e consigliata la presenza dei ristoranti del Buon Ricordo di riferimento portabandiera dell’eccellenza e della straordinarietà di ciascuna cucina regionale italiana, in cui le Malvasie hanno un posto di assoluto riguardo nella carta dei vini.
Un’opera nelle cui pagine scorrono innumerevoli geografie, da Venezia all’isola di Salina, da Parma e Piacenza al Chianti, dalla Slovenia, passando per l’Istria e la Dalmazia, alla Grecia, che sarà sicuramente un invito all’approfondimento e al viaggio e che stimolerà la voglia di conoscere meglio il caleidoscopio dei distretti viticoli e degli argomenti trattati con un calice di Malvasia nella mano.

Informazioni: Unione Ristoranti del Buon Ricordo
59 anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’URBR è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana.
Tel. 0521 706514 – www.buonricordo.com – info@buonricordo.com

Ras Al Khaimah: Nobu Hospitality annuncia l’apertura di hotel, ristorante e residenze a Al Marjan Island
“Marjan”, società master-developer di proprietà di Ras Al Khaimah, dà il benvenuto nell’Emirato della Natura alla celebre Nobu Hospitality. Questo risultato fa seguito all’accordo siglato dal brand di lifetsyle di lusso Nobu con Enevoria Development, che ha recentemente acquisito un lotto fronte mare ad Al Marjan Island per la realizzazione di un hotel di lusso, residenze e ristorante a marchio Nobu.
Enevoria Development svilupperà un Nobu Hotel e 300 residenze di lusso a marchio Nobu che offriranno a residenti e visitatori con servizi impareggiabili e comfort su misura. Il progetto su larga scala, con una superficie totale di 70.000m2, comprenderà anche una SPA e una struttura per il fitness, piscine e l’esclusivo ristorante Nobu con cucina giapponese contemporanea che offrirà un’esperienza gastronomica unica a ospiti e visitatori.
Nobu Al Marjan Island, il secondo hotel del brand negli Emirati Arabi, è l’ultima aggiunta al crescente portfolio ospitalità di Al Marjan Island. Questa nuova struttura rafforza ulteriormente il solido settore dell’hotellerie di Ras Al Khaimah, destinazione che ha registrato una notevole crescita in fatto di arrivi turistici, in linea con la strategia della leadership di promuovere il turismo e posizionare l’Emirato come hub globale.
Abdulla Al Abdouli, CEO di Marjan, ha dichiarato: “Con l’arrivo di Nobu Al Marjan Island, Ras Al Khaimah si unisce ora a un gruppo di città d’élite in tutto il mondo per mettere in mostra il potere del minimalismo giapponese, l’eccezionale ospitalità e la cucina di classe mondiale per cui il brand è rinomato. Situato nel cuore della nostra iconica isola, l’apertura di Nobu rafforza la posizione di Ras Al Khaimah come destinazione in forte crescita presso investitori internazionali e regionali. Continueremo a far leva su partnership globali, come quella con Enevoria Development, per sviluppare progetti d’autore che elevino lo status dell’Emirato come destinazione di classe mondiale per il tempo libero e il lifestyle“.
Evgeniy Yakubovskiy, direttore Generale di Enevoria Development FZ-LLC, ha dichiarato: “In veste di developer immobiliari di alto livello, siamo lieti di collaborare con uno dei marchi leader e in più rapida crescita dell’ospitalità di lusso globale come Nobu Al Marjan Island. La nostra collaborazione con Nobu Hospitality sarà determinante per la creazione di una propriety internazionale che garantisca uno stile di vita impeccabile, parte integrante della filosofia del nostro marchio e segno distintivo dello stile Nobu, combinando una fusione impeccabile con soluzioni di design all’avanguardia e un’eleganza estetica minimalista”.
Trevor Horwell, CEO di Nobu Hospitality, ha commentato: “Siamo entusiasti di continuare la nostra espansione negli Emirati Arabi Uniti e la vision di Al Marjan Island si allinea perfettamente con il marchio Nobu. Il fascino di Al Marjan Island è perfetto per i nostri ospiti e per lo sviluppo di una comunità che cerca un’autentica esperienza di vita e di stile. Siamo orgogliosi di collaborare con Enevoria a questo entusiasmante sviluppo e non vediamo l’ora di presentare Nobu Al Marjan Island agli ospiti e ai residenti”.
Nel 2022, Ras Al Khaimah ha registrato il più alto numero di visitatori, accogliendo oltre 1,13 milioni di arrivi, segnando un aumento del 40% dei visitatori internazionali. Continuando la sua crescita come destinazione turistica di livello mondiale, l’Emirato è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di attrarre 3 milioni di visitatori all’anno entro il 2030.

Informazioni su Marjan:
Marjan è il master-developer di proprietà a Ras Al Khaimah, responsabile di sviluppi innovativi, come Al Marjan Island, che mirano a posizionare Ras Al Khaimah come una delle principali destinazioni turistiche e di investimento della regione. Con l’incarico di sviluppare destinazioni sul lungomare, urbane e montane che aumenteranno la competitività dell’emirato, l’approccio strategico di master-planning di Marjan mira a sfruttare le risorse naturali di Ras Al Khaimah e a porre le basi per le future espansioni dell’emirato. Attraverso le sue comunità pianificate a livello mondiale a Ras Al Khaimah, Marjan attrae investimenti stranieri e visitatori internazionali e posiziona l’emirato come un forte centro di investimenti e turismo.
Informazioni su Enevoria Development:
Enevoria Development è stata registrata a Dubai nel 2022 e creata appositamente per lo sviluppo di progetti in Medio Oriente come parte del gruppo di società Vos’hod. Vos’hod è specializzata nello sviluppo di complessi residenziali di lusso e di edifici ad uso misto. L’attuale portafoglio di Vos’hod comprende oltre 300.000 metri quadrati di immobili in costruzione, tra cui le residenze Armani/Casa Moscow, la rivitalizzazione dell’edificio storico del Telegrafo Centrale, il Golf Club di Mosca, il complesso residenziale di lusso Cheval Court e alcuni altri progetti in località famose della Russia. Vos’hod parteciperà al progetto di Nobu Hotel come fee developer. La filosofia dell’azienda è incentrata sullo sviluppo orientato all’uomo. Una ricerca approfondita sulle abitudini, le esigenze e i modelli di utilizzo degli utenti finali aiuta a progettare uno stile di vita perfetto in edifici che sono sia estetici che funzionali.
Informazioni su Nobu Hospitality:
nominato da Robb Report uno dei 25 brand più innovativi del lusso, Nobu Hospitality si colloca tra una selezione elitaria di marchi lifestyle globali. La crescita naturale di Nobu Hospitality, costruita su servizio, immagine e reputazione, offre uno spettro completo di gestione di hotel, ristoranti e residence per progetti unici in tutto il mondo. Fondato da Nobu Matsuhisa, Robert De Niro e Meir Teper, il marchio Nobu prospera nelle capitali mondiali dei cinque continenti. Il primo Nobu Hotel è stato inaugurato nel 2013 a Las Vegas e da allora si sono aggiunti altri 31 hotel. Oggi gli hotel Nobu sono aperti nelle seguenti località: Atlanta, Manila, Miami Beach, Malibu, Shoreditch (Londra), Ibiza, Palo Alto, Marbella, Los Cabos, Barcellona, Varsavia, Chicago, Portman Square (Londra), Santorini. Tra gli hotel Nobu che apriranno quest’anno figurano Marrakech, Roma, Toronto, Atlantic City, San Sebastián, mentre sono in fase di sviluppo Bangkok, New Orleans, Madrid, San Paolo, Tel Aviv, Amburgo, Punta Cana, Orlando, Danang, Tulum, Al Khobar e Abu Dhabi.
Ras Al Khaimah Tourism Development Authority
Ufficio statale negli Emirati Arabi Uniti
Indirizzo: Street# 11, RAKTDA Office, Al Marjan Island
Ras al Khaimah – Ras al Khaimah – Emirati Arabi Uniti
Telefono: +971 7 204 4000
Alla Fiera di Rimini va in scena il Campionato della Cucina Italiana: mille e cinquecento cuochi si affrontano a colpi di ricette
Beer&Food Attraction è l’evento che riunisce in un solo appuntamento la più completa offerta nazionale e internazionale di birre, bevande, food e tendenze per l’OUT OF HOME.
Alla Fiera di Rimini, un’occasione unica per chi vuole aggiornarsi su nuove modalità e stili di consumo e cogliere le opportunità che i cambiamenti attuali propongono.
Al Beer&Food Attraction, presenti in anteprima novità di prodotto, servizi e tecnologie per il settore foodservice verso tutti gli operatori professionali. Grazie a strumenti di networking come chat, videochat e webinar, i visitatori possono approfondire l’interesse verso i prodotti e le novità presentate nell’evento – l’unico in Europa dedicato all’Eating Out Experience – riservato esclusivamente ai professionisti del settore, anche se, a giudicare dalla affluenza, tanti in giovane età…
E, evento nell’evento, via al Campionato della Cucina Italiana. Si accendono i fornelli e parte la sfida: “Cosa sta preparando? – domanda Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) – “Ravioli alla burrata con salsa di verdure… – gli risponde uno chef impegnato a “spadellare” la sua ricetta in concorso – E, l’Italia, è nel piatto!” – “Maialino nero, cicoria e peperoncino… Questi sono i sapori della nostra Italia” – ribatte un altro cuoco che precisa – Mettiamo il peperoncino, come nota piccante e spinta di italianità!”
Giusto qualche assaggio tra le tante proposte per la settima edizione del campionato italiano di cucina che si è svolto all’interno di “Beer&Food Attraction”, fiera di riferimento per l’eating Out. Rimini: coinvolti più di mille e cinquecento partecipanti – cuochi, chef, giovani allievi degli istituti alberghieri, tutti con la “toque blance” (il tipico copricapo alto, a pieghe) e il “torcione” (lo straccio tuttofare appeso alla vita) – suddivisi in 16 team provenienti dall’Italia e dall’estero che si sono messi alla prova in quattro giorni di gara, su cucina fredda, calda, pasticceria da ristorazione e cucina artistica, utilizzando 4 cucine per le squadre, 6 per lo “street food”, 6 laboratori per le gare dei singoli e ancora, 60 cooking show live dal grande palco della FIC Arena della Fiera di Rimini per un totale di 1800 pasti sfornati per l’occasione. Concorrenti poi osservati e valutati da 45 giudici, coadiuvati da 500 tra commissari, assistenti e personale organizzativo. Insomma… Tanta roba a Rimini!
“Il ritorno alla tradizione fatta di una cucina di piatti tipici, delle nostre eccellenze regionali – è Rocco Pozzullo (presidente FIC, Federazione Italiana Cuochi) che precisa le modalità della competizione tra cuochi – “Insomma, sempre di più, a tavola, vince il made in Italy”– chiosa Farnè –
Anche lo chef Alessandro Circiello (portavoce FIC) si pronuncia: “Grandi interessi per i tanti ingredienti del made in Italy, vanno difesi contro le tante multinazionali che spesso vogliono produrre e realizzare cibo in laboratorio…”
Cannellini e cime di rapa, spinaci, salsiccia, funghi e friarielli e si è vista anche la fregola…
Sapori che si inseguono in questa importante competizione, ma anche l’occasione per delineare la “cucina 2 punto zero”… e i vincitori, parteciperanno alla finale mondiale del 2024 a Singapore!
Altre premiazioni si sono svolte nell’ambito dell’evento riminese.
Tra i premiati di Birra&Sound riconoscimento ai migliori spillatori di birra italiani: premiata Valentina Corte del New Garden di Ponte della Priula (TV). Nella foto, insieme a Valentina e al presentatore, il mastro birraio Theresianer, Stefano Bertoli e il responsabile di zona Theresianer, Massimo Pradella.
E nel giorno di “martedì grasso”, ogni dolce fritto vale… e alla Fiera di Rimini, Antonio Farnè, collegato in diretta al Tg2 Italia, con Marzia Roncacci e l’esperta gastronoma Nerina di Nunzio, commentano in studio le performances dei maestri pasticceri, che si sono dedicati ai dolci della tradizione carnevalesca. E, allora, via di castagnole, zeppole, tortelli, gale, crostoli, lattughe, frittelle e frappe o chiacchiere o sfrappole o cenci, o bugie, che dir si voglia…
Gli ingredienti sono gli stessi da secoli: farina, burro, uova, zucchero, latte (anche di capra per attenersi all’antica ricetta dello Scappi, XVI secolo…) frutta fresca di stagione ma anche crema pasticcera, cioccolato, pistacchio e strutto per la frittura (che per le frappe termina anche in forno per dare croccantezza). Nota “amarognola” l’aumento dei prezzi di tutte le materie prime che, inevitabilmente, porta quest’anno a spendere di più in pasticceria… (600 milioni di euro il giro d’affari in Italia, fonte CNA e CCIAA)
Italian Exhibition Group (IEG), quotata sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., è tra i leader in Italia nell’organizzazione di eventi fieristici e tra i principali operatori del settore fieristico e dei congressi a livello europeo, con le strutture di Rimini e Vicenza, oltre che nelle sue ulteriori sedi di Milano e Arezzo. Si distingue nell’organizzazione di eventi nel: Food & Beverage; Jewellery&Fashion; Tourism&Hospitality; Wellness, Sport&Leisure; Lifestyle&Innovation; Green&Technology. Negli ultimi anni, IEG ha avviato un importante percorso di espansione all’estero, che l’ha portata, ad esempio, negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi, in Messico, in Cina e in India.
Beer&Food AttractionInternational
tel. +39 0541 744555
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 13.00
helpdesk.rn@iegexpo.it
Italian Exhibition Group – Fiera di Rimini
Centro congressi ed esposizioni
Via Emilia, 155, 47921 Rimini RN
Telefono: 0541 744111
































































































































































































































































































































































































































































































































































































