Due cuori e una vigna. I migliori Wine Resort per soggiorni romantici e gourmet con vista sui filari
“Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione” scriveva Ovidio già duemila anni fa. Quale miglior luogo di un wine resort allora per concedersi un soggiorno romantico… dalla Sicilia all’Alto Adige esistono luoghi incantevoli, immersi tra i filari di vite, che offrono esperienze autentiche legate alla natura, al buon cibo e a calici da intenditori.
Tra le vigne della Val di Noto
Il vino è una questione di famiglia al Baglio Occhipinti, raffinata tenuta siciliana, da sempre legata alla produzione del vino, intrisa di storia e del profumo del mosto che si diffonde negli oltre dieci ettari di campagna della Val di Noto. Il Baglio offre 12 camere con vista sui filari di vite e sui monti Iblei; pranzi in vigna; esclusive cooking class di cucina tipica delle nonne, ogni settimana si mangia e si discute con un produttore vitivinicolo, e si può visitare la cantina dell’icona siciliana dei vini naturali Arianna Occhipinti – sorella della padrona di casa Fausta – facendo una degustazione di vini del territorio.
Tel. 349 3944359, www.bagliocchipinti.com

Sulle colline del Prosecco
Il verde paesaggio delle dolci colline del Prosecco Patrimonio dell’Umanità UNESCO si spalanca davanti agli occhi degli ospiti del Romantik Relais d’Arfanta a Tarzo (TV), romantica casa di campagna che custodisce 7 esclusive suite tutte diverse e arredate con mobili artigianali, tessuti di seta, vasche in marmo e pavimenti in legno, proprio in mezzo ai filari. L’esperienza nel vigneto è continua: rilassati nella piscina all’aperto vista vigna; lungo la strada del Prosecco Superiore D.O.C.G. pedalando in bicicletta; partecipando alle diverse escursioni e degustazioni nelle migliori cantine in cui scoprire i segreti e le origini del Prosecco DOCG.
Tel. 0438 933861, www.romantikhotels.com
Sulla Strada del Vino
Da una storica cantina, nel cuore del centro storico di Caldaro (BZ), sulla Strada del Vino, dove il paesaggio si dipinge di vigneti e frutteti e dello scintillante Lago di Caldaro immerso fra le montagne, è nato il Romantik B&B Art Hotel Jagdhof. Una casa dallo spirito antico, che si affaccia su un giardino mediterraneo e sul lago. Il cuore dell’hotel è la cantina Torgglkeller – inaugurata nel 1969 – con fiori colorati su sedie di legno, pavimenti in pietra, oggetti vintage originali, arredi storici che catapultano in un viaggio nel tempo, impreziosito dai sapori intensi della cucina tipica, e dalle antiche ricette di famiglia. A Caldaro si vive la cultura del vino e sono tanti gli eventi ad esso legati, oltre alla possibilità di partecipare a visite guidate tra le cantine e al Museo del vino dell’Alto Adige. Il sentiero del vino conduce ai vitigni attorno al paese. La Bellavita SPA propone trattamenti con i cosmetici vinPellis, realizzati con le varietà di vitigno Schiava, Lagrein e Gewürztraminer, da cui vengono estratte vitamine pregiate come il resveratrolo, l’antiossidante della buccia dell’acino d’uva e altri ingredienti che migliorano l’elasticità della pelle.
Tel. 0471 963421, www.romantikhotels.com
Il vigneto nel bosco
È l’orgoglio della famiglia Waldner, la Tenuta vinicola Eichenstein del Romantik Hotel Oberwirt di Marlengo (BZ), capolavoro architettonico in legno e pietra perfettamente integrato tra idilliaci vigneti, che si estendono per 4 ettari su un pendio assolato a 550 metri di altitudine circondato dal bosco. I profumi seducenti dei cuvée “Gloria Dei” e “Baccara” e quello dolce dei Sauvignon conquistano tutti i sensi, tra visite guidate ed approfondimenti enologici. Una suite di 200 metri quadri con sauna a infrarossi e piscina esterna è la perla del soggiorno nella tenuta, le cui ampissime vetrate regalano una vista impareggiabile sui filari e sui boschi. Le varietà di Sauvignon, Chardonnay e Riesling sono coltivate e imbottigliate dal padrone di casa Josef Waldner, che ha ereditato una tradizione radicata nella sua famiglia da generazioni.
Tel. 0473 222020, www.romantikhotels.com
Nel vigneto di 800 anni
Due suite esclusive, dove il design incontra la storia, in un’azienda vinicola che da 800 anni è immersa tra le vigne. Le antiche mura del Maso Grottner del Romantik Hotel Turm prestigioso 5 stelle di Fiè allo Sciliar (BZ) del marchio di lusso Pearls by Romantik, raccontano della passione per il vino della famiglia Pramstrahler, la quale con l’aiuto del famoso vignaiolo Markus Prackwieser, produce vini eccellenti, i cui nomi richiamano mitici volatili, come il Pinot bianco Pica, il Gewürztraminer Tetrix, il Sauvignon Bubo e il Pinot nero Corax. Le viti crescono tra i 450 e i 600 metri in un microclima inconsueto ad un passo dalle Dolomiti, dando origine a vini complessi dalle note vivaci e minerali. L’emozione di soggiornare al Maso Grottner, circondati dallo storico vigneto, passa per ambienti raffinati con pavimenti in quarzite argentea e una vasca da bagno freestanding ricavata in un’antica botte, rifugio perfetto per le coppie alla ricerca di un’esperienza unica. Si cena nel ristorante panoramico (con vista sullo Sciliar) del Romantik Hotel Turm, che vanta anche una suggestiva cantina scavata nella roccia.
Tel. 0471 725014, www.romantikhotels.com
Parte IL BUON PAESE, un viaggio degli oltre quindici anni di Borghi d'Europa
Inizia nell’ultima settimana di giugno il nuovo percorso informativo di Borghi d’Europa interamente dedicato alle storie delle località inserite nel progetto “L’Europa delle scienze e della cultura” (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico jonica).
Nel mese di agosto IL BUON PAESE si occuperà de “Le Rotte del Cagnan” a Treviso, ripercorrendo i viaggi dei giornalisti e dei comunicatori di quella scapigliatura intellettuale che aveva resuscitato il giornale satirico il Cagnan (il roseo foglio).

“Il Cagnan”, visto con gli occhi della storia, è molto più di un giornale. È il manifesto di una filosofia di vita, di quella trevigiana in modo speciale. Rileggere oggi questo foglio, che definire satirico è limitare nella sua importanza, significa aprire una grande finestra sulla storia e sulla società trevigiana della prima metà del Novecento. Un palcoscenico a tutto campo dove si muovono protagonisti grandi e piccoli. Il “foglio rosa” È diventato uno dei documenti fondamentali di quella che chiamiamo “trevigianità”. Era il trionfo della “ciàcola”, che dà il sale alla vita. Lo sapevano i suoi autori quando affermavano che ” Il Cagnan ” è lo spirito che anima Treviso: nato con i trevigiani, vive da secoli perché è espressione di questa città.
Per conoscere la parte della storia trevigiana più nascosta, bisogna dunque scorrere queste colonne. Dove, sotto la satira, si celano gli aspetti che i documenti ufficiali, e in primis la “stampa seria”, non ci hanno mai rivelano. Sante Rossetto (giornalista, scrittore e storico) ha pubblicato, tra l’altro, la stampa a Treviso; Gli annali di Giulio Trento (Olschki, 1989); per la storia del giornalismo; Treviso dal XVII secolo all’unità (1996); Totila l’immortale – il re dei Goti che sfidò l’impero romano – (Canova, 1999); Razza trevigiana; Dalla DC a Gentilini (Piazza, 2002); per Cierre ha pubblicato “Il Gazzettino” e La società veneta (2004) e La rivoluzione silenziosa. Società e dissenso giovanile nella Marca negli anni Sessanta (2006); del 2005 è il fortunato romanzo memorialistico “Le stagioni perdute” (Piazza); è autore di numerosi saggi di storia veneta dei secoli XVII e XVIII.
Ma questa “cavalcata” (che si concluderà entro il 30 dicembre) renderà conto anche delle iniziative di informazione che si sono realizzate nei diversi contesti europei e costituirà un bilancio degli oltre quindici anni di Borghi d’Europa.
L'estate è arrivata alle Terme di Porretta
Dal 24 giugno ogni sera fino a fine agosto un ricco calendario di eventi a ingresso libero.
Sarà un’estate fresca, verde e piena di vita: nello storico parco delle Terme di Porretta inizia Estate Najadi, che prende il nome dalle ninfe del mito e testimonia la volontà del Gruppo Monti Salute Più di ridare vita al complesso termale in tutte le sue parti.
Sono già partiti infatti i lavori che porteranno alla valorizzazione del parco storico grazie al recupero delle tre cupole (chiamate appunto “najadi”) per la realizzazione di altrettante piscine termali, e a una nuova spa all’aperto.
Dal 24 giugno il parco ospiterà ogni sera dalle 17 un chiosco per aperitivi nel verde, cocktail party e slow dinner. Ci sarà inoltre fino a fine agosto un programma denso di eventi e spettacoli, tutti a ingresso libero.
I visitatori troveranno davvero di tutto: serate di cinema all’aperto in collaborazione con l’Associazione Porretta Cinema, notti con dj set, l’aperitivo letterario con gli autori, i talk show di eTV, il ballo liscio.

I visitatori troveranno davvero di tutto: serate di cinema all’aperto in collaborazione con l’Associazione Porretta Cinema, notti con dj set, l’aperitivo letterario con gli autori, i talk show di eTV, il ballo liscio.
Numerosi gli appuntamenti con ospiti illustri della scena bolognese:
- 25 giugno tributo a Lucio Dalla con Iskra Menarini e Teo Ciavarella
- 2 luglio cabaret con Giorgio Comaschi
- 8 luglio Federico Aicardi in concerto
- 9 luglio Miss Italia con elezione Miss Terme di Porretta
- 15 luglio Valentina Mattarozzi & band
- 30 luglio El V & The Gardenhouse
- 1° agosto Gem Boy
- 6 agosto Fausto Carpani
- 8 agosto teatro circense con La Sbrindola Show
- 9 agosto Andrea Mingardi
- 11 agosto King Kong Five – Manu Chao Tribute
- 13 agosto Alex Visi
- 16 agosto cabaret con il Dondarini Show
L’appuntamento è al parco delle Terme di Porretta in Via Roma 5, comune di Alto Reno Terme (BO). Info e prenotazioni: Tel. 0534.22062, estate@termediporretta.it
L’evento gode del patrocinio del Comune di Alto Reno Terme. Il programma completo è sul sito www.termediporretta.it/estate
5 itinerari per l’estate siciliana
Archeologico, letterario, artistico, naturalistico, enogastronomico: qual è il tuo percorso? Sicilia. L’Alba Palace**** di Favara, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento, propone un’estate culturale alla scoperta del territorio.
Un antico palazzo ottocentesco costruito attorno a un’abside del ‘700, recuperato in chiave contemporanea. È l’Alba Palace**** di Favara, a pochi chilometri da Agrigento e dalla Valle dei Templi.
Un lavoro di recupero sapiente, un restyling profondo ma nel pieno rispetto della tradizione. Grazie alla suavisione lungimirante, Antonio Alba ha fatto dell’Alba Palace un perfetto connubio tra storia e contemporaneità, dove le tracce del passato si fondono armoniosamente agli elementi moderni. Non a caso, nel 2017 l’Alba Palace riceve il Premio Internazionale di Architettura e design e l’anno successivo l’architetto Mario Cucinella, curatore del padiglione Italia, lo seleziona per la Biennale di Venezia.
Non stupisce quindi la proposta dell’estate 2022: conoscere il territorio circostante attraverso itinerari tematici culturali. Alla scoperta delle tracce che nel tempo archeologia, letteratura, arte, natura e cibo hanno impresso in questa zona di Sicilia così ricca e suggestiva.

Itinerario archeologico, dalla Valle dei Templi a Le Stoai
Non si può che partire dall’archeologia per avvicinarsi al territorio agrigentino. Ad appena 15 minuti di auto dall’Alba Palace sorge infatti la Valle dei Templi, il parco archeologico più esteso del mondo. Un territorio vastissimo, 1300 ettari che ospitano i resti ben conservati di 10 templi dorici, 3 santuari e numerose necropoli e fortificazioni.
Dal 1998 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, è un’incredibile testimonianza del periodo ellenico, custode di una straordinaria ricchezza monumentale e paesaggistica, a cui appartengono i resti dell’antica città greca di Akragase il territorio circostante sino al mare.
Visitare la Valle dei Templi sarà come fare un tuffo nel passato, nella storia dell’antica cultura greca. L’esperienza sarà ancora più completa partecipando all’esclusivo spettacolo teatrale e musicale de Le Stoai. L’evento, programmato per tutta l’estate 2022, inizia nel giardino tra gli ulivi secolari, per poi spostarsi nella sala interna e continuare con una degustazione di prodotti tipici dell’antica Grecia, oggi alla base della cucina tradizionale siciliana. Il tutto accompagnato da Ambrosia d’Uva, nettare di cui si nutrivano gli dei. Durante la degustazione gli attori continuano la recitazione tra i commensali, che possono interagire con loro dando vita a uno spettacolo ogni volta unico. La rappresentazione si conclude nella terrazza all’aperto, ancora con la splendida vista sulla Valle dei Templi.
Un’esperienza unica, immersiva e interattiva, che si ispira alla storia millenaria dell’antica Grecia, per valorizzare, attraverso l’arte e la cultura, la bellezza attuale del territorio.
Itinerario letterario, da Il Gattopardo a Montalbano
Luigi Pirandello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo, Leonardo Sciascia. Per arrivare ai giorni nostri con Andrea Camilleri e il suo Montalbano. Sono solo alcuni dei grandi letterati che hanno scritto di questi luoghi legandoli per sempre a personaggi, atmosfere, emozioni.
I cercatori della città immaginaria de Il Gattopardo, Donnafugata, possono raggiungere, in meno di mezz’ora d’auto dall’Alba Palace, la città di Palma di Montechiaro che ha ispirato Giuseppe Tomasi di Lampedusa per l’ambientazione di alcune delle pagine più note del libro.
La bella Agrigento, nonché sua città natale, è invece al centro delle opere di Luigi Pirandello. Dal centro storico alla Valle dei Templi, spingendosi nei dintorni dell’agrigentino, da Porto Empedocle e Villaseta fino a Comitini e Aragona, tutte località a meno di 15 km dall’Alba Palace.
Agrigento e Porto Empedocle, suo paese natale, sono anche i luoghi a cui pensava Andrea Camilleri mentre scriveva i romanzi di Montalbano.
Itinerario artistico: Farm Cultural Park a Favara
Gli appassionati di arte potranno rimanere nella vivace cittadina di Favara che ospita, oltre all’Alba Palace Hotel, anche il Farm Cultural Park. Una galleria d’arte a cielo aperto, nonché vivace cantiere artistico, che ha reso Favara nota come punto di riferimento per l’arte contemporanea del sud Italia. Inaugurato nel 2010, nasce con l’intento di valorizzare il centro storico e di dare nuova vita ai Sette Cortili, all’epoca in stato di abbandono. Oggi questi stessi luoghi sono spazi di socialità e abitare temporaneo e ospitano mostre permanenti di pittura, fotografia, musica ed eventi di ogni genere. Tra gli artisti anche architetti, designer, musicisti e creativi che hanno proposto le loro opere facendo dei Sette Cortili la seconda attrazione turistica della provincia di Agrigento dopo la Valle dei Templi.
Itinerario naturalistico, non solo spiagge
È normale associare la vacanza nell’agrigentino con il mare e le sue splendide spiagge. Ma dal punto di vista naturalistico c’è molto di più. Il territorio offre una ricca biodiversità che spazia dalla costa alle campagne, fino alla catena dei Monti Sicani con percorsi trekking e passeggiate nel verde.
Suggestiva è la Riserva Naturale Torre Salsa, a mezz’ora circa di auto dall’Alba Palace. L’Oasi WWF si estende su un’area di oltre 700 ettari, tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa. Il paesaggio incontaminato si sviluppa lungo 6 km di costa con falesie, dune e spiagge incontaminate.
Da visitare sicuramente il famoso Giardino della Kolymbethra, all’interno della Valle dei Templi. Si tratta di un piccolo gioiello naturalistico, rinato grazie al FAI Fondo Ambiente Italiano, caratterizzato da una grande varietà arborea. Dalla tipica vegetazione della macchia mediterranea all’agrumeto con limoni, mandarini e aranci, anche appartenenti ad antiche varietà. Fino a mandorli, carrubi e fichi d’india.
Itinerario enogastronomico: Museo della Mandorla siciliana
Non si può parlare di Sicilia senza entrare nel campo dell’enogastronomia. Favara stessa è detta la “Città dell’Agnello” per il suo caratteristico dolce tipico a base di mandorle e pistacchi.
Del resto, in questo settore l’Alba Palace è un vero specialista! Il ristorante Le Traveggole è presente dal 2014 nella Guida Michelin e inserito nella selezione delle Eccellenze di Sicilia della Guida di Repubblica. La cucina, affidata alla chef Francesca Restivo, assicura esperienze culinarie esclusive e prodotti di altissima qualità provenienti dal territorio. In uno splendido ipogeo agrigentino trova posto invece la Cantina che custodisce una ricca e pregiata selezione di etichette.
Ma rimanendo a Favara, c’è un altro gioiello da scoprire: il Museo della Mandorla siciliana. Fondato da Antonio Alba, permette di conoscere la storia del mandorlo, proprietà, raccolta e lavorazione, fino all’utilizzo del frutto in pasticceria e più in generale in cucina. Promosso da Marzipan, si propone come centro per la promozione delle eccellenze gastronomiche e agroalimentari siciliane.
Info: Alba Palace****
Via Belmonte 21 Favara (AG)
tel. +39 0922.437146
www.albapalace.com
Le Stoai – via Alfredo Capitano 1
Valle dei Templi, Agrigento
https://stoai.show/
MANGIARE SANO PER AFFRONTARE L’ESTATE: L’HEALTHY BAKERY DI FABIO TUCCILLO
Sì ai carboidrati. Per una dieta mediterranea, sana e bilanciata, basta scegliere gli alimenti giusti.
Demonizzati, sostituiti o del tutto eliminati, i carboidrati, un tempo immancabili sulle tavole degli italiani, sono diventati il “nemico giurato” di chi segue diete ipocaloriche e low carb. Perché rinunciare al pane o alla pizza, se preparati in modo artigianale e con ingredienti selezionati? La dieta mediterranea, sana e sostenibile, confermata per il quinto anno consecutivo la migliore al mondo nella classifica dell’US News & World Report, è incentrata proprio sulla corretta scelta ed abbinamento degli alimenti, tra i quali i cereali integrali, il pane e la pasta.
Il Bakery chef Fabio Tuccillo, racconta, attraverso i suoi prodotti, quanto un particolare tipo di farina, la corretta lievitazione e la giusta quantità di acqua in un impasto, accompagnati ovviamente da ingredienti genuini, possano contribuire ad un regime nutrizionale bilanciato ed anche ad un’azione preventiva per alcune malattie.
Questi i temi trattati dal Bakery chef nella trasmissione di Canale 9 Mattina in Salute, dove ha presentato le sue ricette healthy per la rubrica “La Prevenzione nel piatto”.
“Un pasto equilibrato deve essere leggero, ma allo stesso tempo deve darci l’energia giusta per affrontare la giornata e l’estate” afferma Fabio Tuccillo. “Il segreto per un regime dietetico controllato è scegliere i prodotti giusti, che siano sani, nutrienti, ma anche gustosi, che possano essere apprezzati da tutti e in particolare dai giovani, sempre più attenti ad una corretta alimentazione. Farine di cereali, di tipo 1, di Chia e lievito madre, accompagnati da ingredienti freschi, da sempre consigliati nella dieta mediterranea, generano dei prodotti da forno che rispondono perfettamente a questa esigenza e che, in un’ottica di prevenzione, garantiscono un’alimentazione varia ed equilibrata, che può assicurare i nutrienti necessari a preservare le nostre difese immunitarie.”
È proprio in quest’ottica che, grazie alla collaborazione con l’oncologo dott. Crescenzo Muto e della biologa nutrizionista dott.ssa Silvana Di Martino, è nata la Pizza “anti-cancro”, definita così dagli stessi specialisti per enfatizzarne le caratteristiche nutritive ed antiossidanti, presentata da Fabio Tuccillo in occasione del Convegno “Prevenzione & Friends. Cultura, Scienza ed Arti figurative per la diffusione della Conoscenza per la Prevenzione delle Malattie”, in collaborazione con Lions Clubs International. L’impasto di questa pizza “speciale” è realizzato con lievito madre e farina di tipo 1, meno raffinata, più digeribile rispetto alla farina 00 e ad alto contenuto di fibre. In aggiunta, ingredienti selezionati e ricchi di agenti antiossidanti, quali fiordilatte di Agerola, friarielli con aglio e peperoncino, pomodorini gialli Corbarino, olive di Caiazzo, olio extra-vergine di oliva, mandorle e maggiorana.
In vista delle temperature più calde è sempre bene privilegiare una dieta variegata, ricca di acqua, frutta, verdure, ma anche pasta e pane, alimenti alla base della dieta mediterranea, che mangiati nelle giuste quantità, contribuiscono all’apporto di nutrienti essenziali per il nostro organismo e delle calorie necessarie per bilanciare il dispendio energetico giornaliero.
“Condivido da anni i benefici della dieta mediterranea, perché è l’unica che può essere seguita per lunghi periodi, utile perché diamo al nostro organismo tutti quegli elementi fatti di macro e micronutrienti che da soli non riusciremmo a produrre” afferma la dott.ssa Silvana Di Martino.
“L’apporto di grassi buoni come quelli del pesce, Omega 3 e 6, insaturi e di origine vegetale, di lecitina e fitosteroli, aiuta anche a combattere l’aumento dei trigliceridi nel sangue e a diminuire il contenuto di colesterolo, con vantaggi sul sistema cardiovascolare. Previene e cura le malattie metaboliche e l’obesità. Attenzione però a non incorrere negli errori più comuni della dieta mediterranea contemporanea, come il consumo in eccesso di pasta industriale, pane bianco, farine e zucchero raffinati, la scarsa attenzione ad oli e condimenti e alla stagionalità dei prodotti.”

Pani alla curcuma, al grano saraceno, alla crusca, ai semi di Chia e quinoa, alla zucca, tutti fatti con lievito madre, sono alimenti consigliati, per le loro qualità e benefici per la salute.
In particolare, il grano saraceno, fonte di vitamine, contrasta gonfiori e grasso addominale; aiuta a ridurre glicemia e colesterolo, prevenendo problemi cardiovascolari e diabete; ha effetti positivi contro la cellulite e protegge da stress e ansia. Anche la crusca è consigliata per perdere peso e per tenere sotto controllo il colesterolo. In più allevia l’irritabilità; svolge attività di prevenzione oncologica e migliora l’attività cardiaca, i processi metabolici e l’attività riproduttiva. I semi di Chia infine, ricchi di calcio, di acidi grassi essenziali, Omega 3 e Omega 6, aiutano a controllare i processi infiammatori, ad un corretto sviluppo del sistema nervoso e a ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari.
Anche le barrette multicereali ai frutti rossi, dalle note proprietà antiossidanti, o i dolci per la colazione, senza grassi e zuccheri aggiunti e senza conservanti, come quelli realizzati dal Bakery chef Tuccillo, possono essere dei sani e gustosi alleati per una dieta healthy e bilanciata. Perché rinunciare, quindi?

Il Bakery chef Fabio Tuccillo è titolare della Tuccillo Bakery, che gestisce insieme a suo fratello Gianfranco, socio dell’attività e ideatore del progetto insieme al padre Antonio. Nata nel 2014, la Panetteria Tuccillo si è evoluta nel corso degli anni, associando alla produzione di pane e panini, anche la pasticceria e gli altri prodotti da forno, che oggi la rendono riconoscibile come Bakery per un vasto pubblico, sia di clienti privati che Ho.re.ca.
Dinner Show dei 21 “Solisti del Gusto” di “Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori”
Torna martedì il 28 giugno al tramonto sul lungomare di Grado, l’atteso appuntamento di alta cucina più glam dell’estate, la Cena Spettacolo di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, il noto gruppo delle 21 star della ristorazione, che – secondo un format di successo collaudato ormai da una ventina di anni – mette in scena in luoghi di grande suggestione, quanto di più raffinato propone in tavola il Friuli Venezia Giulia. L’appuntamento è alle 19.30 sul Lungomare Nazario Sauro: a dare all’evento un fascino particolare sarà il tramonto del sole, che si vedrà lentamente calare all’orizzonte, alle spalle delle postazioni dei ristoratori.

Il Dinner Show sarà una sorprendente cena con un raffinatissimo menu in omaggio alla cucina dell’estate, liberamente interpretata dagli chef dei ristoranti del gruppo, i “Solisti del Gusto” che cucineranno in diretta, davanti al pubblico piatti di alta creatività creati appositamente per la serata: AB Osteria Contemporanea di Lavariano di Mortegliano, Ai Fiori di Trieste, Al Gallo di Pordenone, Al Grop di Tavagnacco, Al Paradiso di Pocenia, Al Ponte di Gradisca D’Isonzo, All’Androna di Grado, Caffetteria Torinese di Palmanova, Campiello di San Giovanni Al Natisone, Carnia di Venzone, Costantini di Collalto di Tarcento, Da Nando di Mortegliano, Da Toni di Gradiscutta di Varmo, Enoteca di Buttrio, La Subida di Cormòns, La Taverna di Colloredo Monte Albano, La Torre di Spilimbergo, Lokanda Devetak di Savogna d’Isonzo, Mondschein di Sappada, San Michele di Fagagna, Vitello d’Oro di Udine. Accanto a loro altrettanti vignaioli, che proporranno il perfetto abbinamento cibo-vino. L’ouverture – così come la chiusura con i dolci, i gelati, il caffè e i distillati – sarà affidata ai 19 artigiani del gusto, ovvero piccoli e grandi produttori agroalimentari di livello assoluto, uniti a ristoratori, vignaioli e a 6 partner tecnici attorno al progetto di valorizzazione del cibo, dei prodotti e del territorio del Friuli Venezia Giulia, delle cui eccellenze enogastronomiche il gruppo è portabandiera.
I dettagli del menu saranno consultabili sul sito www.friuliviadeisapori.it.
La Cena Spettacolo inizierà alle 19.30. È gradito l’abito elegante.
Il costo è di 70 € e i biglietti si possono acquistare nei ristoranti del gruppo oppure alla segreteria del consorzio (info@friuliviadeisapori.it, Tel. 0432 530052 di mattina).
In caso di maltempo l’evento si terrà il 29 giugno.
Rebola, il vino “made in Rimini”
Da uva “Grechetto gentile” (Grechetto: dai vitigni pertinenti al gruppo dei “Greci”, cioè vitigni dalle caratteristiche ampelografiche diverse, utilizzati nel Medioevo per produrre vini molto simili a quelli importati nell’Italia meridionale attraverso la Magna Grecia o dal Mediterraneo orientale) di recente, la ricerca scientifica, ha verificato l’identità di quest’uva con il Pignoletto diffuso sui Colli Bolognesi e con il Grechetto di Todi tipico dell’Umbria.
“La Rebola è vino fresco, croccante, vellutato, con note molto sapide, proprio perché legato al nostro mare Adriatico… – assicura Massimo Lorenzi, produttore vitivinicolo della zona che col fratello Davide è alla guida della cantina Enio Ottaviani, a San Clemente, in Romagna – Questo vino è un vero tour operator: la bottiglia, unica, con la scritta in rilievo sul vetro “Rimini”, fa promozione turistica perché va sulle tavole del mondo e così si è cominciato a ragionare, non più a comparti stagni, ma il mare ha cominciato a dialogare con l’entroterra”.

Fra il blu del mare e il verde intenso delle colline dell’entroterra, “lui” si chiama Rebola: le prime tracce di questo vitigno a bacca bianca risalgono al XIV secolo. A lungo dimenticato, è arrivato al punto di rischiare di estinguersi, ma, grazie alla creatività geniale e un po’ visionaria di alcuni viticoltori locali, è stato ripreso e così la Rebola è tornata sulle tavole.
Finalmente a gennaio 2021, 16 produttori della provincia di Rimini, si sono messi assieme per rilanciare a tutti gli effetti, la Rebola… La zona è divisa in tre territori: San Clemente, Coriano e Verucchio, dunque, se dici Rebola, dici Rimini – afferma deciso Lorenzi -.
Prodotto identitario per un territorio intero, valorizzato, come spesso accade, anche attraverso il vino. E se siamo nella riviera romagnola, tutto è più grande, più bello, più buono!
Fascinazione del mito di Rimini, località famosa e rinomata in tutta Europa, grazie ai suoi 15 km di splendide spiagge di sabbia, grazie alla miriade di hotel e agli altrettanti bar e ristoranti e, adesso, pure con il suo vino “dedicato”! Rimini è voglia di vivere l’estate e, quale migliore rappresentante dell’arenile riminese se non Gabriele Pagliarani (bagno 26 di Rimini) può alzare il calice di Rebola per fare un brindisi alla bella stagione già incalzante?

La Rebola è complemento naturale del pesce dell’Adriatico… – è il ristoratore Massimiliano Masini che ne motiva, a ragion veduta, l’abbinamento con i piatti in cui il pesce è protagonista…- E’ romagnolo, fresco, estivo, il “vino di Rimini”, si abbina a diversi piatti, tra cui il mitico antipasto freddo di pesce, oppure a uno spaghetto alle vongole, il primo tipico del nostro territorio (nelle versioni rossa e/o bianca) – è Masini a parlare – ma è consigliato anche con tanti altri piatti di pesce e, non solo… (perché, con piadina rucola e squacquerone… no?)
Mentre in spiaggia a Rimini, è già tutto pronto per dare il benvenuto a milioni di turisti, sulle prospicienti colline, si guarda già alla prossima vendemmia, ma a che punto è l’uva, lo afferma con cognizione di causa Massimo Lorenzi: “La stagione è molto calda, poco piovosa, solitamente si comincia a vendemmiare verso il 20 di agosto con i bianchi, ma quest’anno, prevediamo un anticipo di almeno una settimana…”

Certificazione: DOP; tipologia: fermo; colore: bianco; sapore e odore: fruttato; vitigni: Pignoletto, minimo 85% e 15% Biancame, Mostosa e Trebbiano Romagnolo. Max. per ettaro: 110 q.li con resa in vino massima del 70% (50% per il tipo passito). Il vino Rebola tipo “secco” va dal paglierino chiaro al lievemente dorato. Ha un odore caratteristico, delicatamente fruttato e un sapore asciutto, armonico, di caratteristica morbidezza. Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50%. Temperatura di degustazione: 10 °C.

Le aziende che propongono Rebola di Rimini sono: Cantina Fiammetta, Fattoria del Piccione, Enio Ottaviani Winery, Tenuta Santini, Fattoria Poggio San Martino, Ca’ Perdicchi, Agriturismo San Rocco, Podere dell’Angelo, Vini San Valentino, Cantina Pastocchi, Agricola I Muretti, Tenuta Santa Lucia, , Cantina Franco Galli, Podere Vecciano, Le Rocche Malatestiane Rimini e Agriturismo Case Mori.

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
MAMOIADA: il regno dei vini sardi di montagna
Mamoiada è un paese di 2500 abitanti immerso nella natura maestosa della Barbagia di Ollolai e a pochi chilometri dal capoluogo Nuoro, famoso soprattutto per il suo carnevale e le splendide maschere dei Mamuthones.

Mamoiada vanta una delle più alte concentrazioni al mondo di cantine vinicole per abitante: 200 cantine familiari, che producono vino per autoconsumo e 33 che imbottigliano regolarmente, per un totale di 400.000 bottiglie all’anno. Da segnalare l’alta concentrazione di giovani e donne tra gli oltre cento addetti del settore che investono le loro risorse nel territorio e che fanno di Mamoiada un paese in controtendenza rispetto all’esodo giovanile di tanti paesi del centro Sardegna.
Potendo vantare un clima assolutamente perfetto per la vinificazione, con forti escursioni termiche, buona piovosità, terreni costituiti da disfacimenti granitici, altezza media dei vigneti a 730 m s.l.m., ottima ventilazione e con una estensione vitata di circa 350 ettari, Mamoiada è diventata oggigiorno meta di appassionati di vino da tutta Italia ed Europa.

I Vini di Mamoiada, principalmente Cannonau, ma anche l’autoctono vitigno a bacca bianca Granazza prodotta anche con lunghe macerazioni sulle bucce, sono ormai da tempo presenti nelle principali guide specialistiche con riconoscimenti di assoluto rilievo.
A tutela della qualità dei vini prodotti, 70 viticultori del paese si sono consorziati nell’associazione “Mamojà” che garantisce un disciplinare molto rigoroso ed incentrato sulla esclusiva provenienza locale delle uve, sull’utilizzo di soli lieviti indigeni nelle fermentazioni e su tecniche tradizionali e sostenibili di produzione e di trasformazione.

Per preservare l’unicità dei migliori vigneti è stato utilizzata la classificazione in cru, localmente detti “Ghirada”, a garanzia della peculiarità dei singoli appezzamenti di vigna che spesso sono molto vecchi e addirittura, in alcuni casi, di oltre un secolo!
Per chi volesse immergersi nella cultura enologica locale, il paese offre interessanti possibilità per gli appassionati di enoturismo con la presenza della fornitissima enoteca “la Rossa” di Andrea Cosseddu, anch’egli produttore di vino, e l’ottima osteria “Abbamele” dello chef Mauro Ladu, nonché di numerosi ristoranti, pizzerie e negozi tradizionali.
Naturalmente il centro del paese è disseminato di cantine vinicole presso le quali potrete fermarvi per degustare i loro magnifici vini di montagna e fare acquisti.
(Andrea Spagna)
Associazione Culturale Mamojà
Via Vittorio Emanuele II
08024 Mamoiada (NU)
ac.mamoja@gmail.com
Palazzo di Varignana entra nel mondo del vino
Presentato il progetto enologico che propone quattro varietà̀ di vini nati per alimentare il dialogo tra natura e paesaggio delle colline bolognesi. Apre le porte anche la nuova cantina, con un programma di degustazioni ed esperienze pensate per vivere in armonia tra terra, cielo e sapori autentici.
Già, perché dopo aver messo a dimora 150.000 alberi di olivo e aver prodotto alcuni tra gli extra vergine più premiati d’Italia, Palazzo di Varignana entra oggi nel mondo del vino.
Viene così svelato il progetto enologico avviato nel 2017 con la messa a dimora dei primi vitigni, arrivato oggi a contare 50 ettari vitati, per una prima produzione di quattro varietà di vini: per consegnare al pubblico i profumi, i sapori e le sfumature del particolarissimo terroir delle colline di Varignana:

– Pinot Nero IGT Rubicone, un perfetto equilibrio tra piacevolezza, tannicità e freschezza, con un finale persistente e con un retrogusto balsamico.
– Sangiovese Superiore Romagna DOC, dal colore rosso rubino intenso, al naso esprime sentori di ciliegia e piccoli frutti rossi e neri sublimati da note alla liquirizia.
– Chardonnay IGT Rubicone un vino ammaliante che si apre con intensi sentori di fiori gialli e cedro, mentre nel bicchiere libera un intenso profumo di frutti tropicali.
– Villa Amagioia Spumante Metodo Classico Brut dagli aromi delicati di agrumi e caratterizzato da note di spezie dolci in bocca risulta equilibrato, fresco e sapido.
Si apre un nuovo capitolo nella storia di questo marchio, che in pochi anni si è affermato nel settore food con la produzione di prodotti di eccellenza e degli ormai celebri oli extravergine: monovarietali e blend. Nato dalla volontà di Carlo Gherardi di costruire un rapporto di armonia tra territorio, agricoltura, servizi di ospitalità e benessere per la persona, Palazzo di Varignana si appresta oggi a definire il proprio approccio al mondo del vino, con un corollario di esperienze attorno alla cantina, pensate per alimentare il rapporto tra vino e contesto naturale.
“Una parte importante delle mie passioni personali per la natura è da tempo diventata l’occasione per lasciare un’eredità al futuro – afferma Carlo Gherardi, fondatore di Palazzo di Varignana – l’agricoltura, l’agronomia, l’amore per la terra mi ha spinto in questi anni a cercare un nuovo equilibrio tra paesaggio e bellezza, mettendo a dimora antiche varietà d’olivo, collezioni di alberi rari, mandorleti e frutti dimenticati; coltivazioni di zafferano o di goji; orti di erbe aromatiche. Oggi presento un nuovo capitolo di questo desiderio di natura, cultura, bellezza e sapore. Il progetto enologico di Palazzo di Varignana ci spinge ancora una volta a unire la tecnica con la sensibilità per dare vita a una linea di vini bianchi e rossi, che avremo la pazienza di accompagnare nella loro maturazione.”

Il progetto enologico
Il progetto enologico di Palazzo di Varignana muove i primi passi nel 2017 sotto la guida dell’enologo Giovanni Sordi, ed inizia con la messa a dimora di alcuni vitigni storici del territorio come il Sangiovese.
A questi si è aggiunto il Pinot Nero, per realizzare il desiderio di produrre uno spumante metodo classico blanc de noir. Quest’ultima cultivar, la più sensibile e delicata ma allo stesso tempo complessa ed elegante è quella che ha dato maggiori soddisfazioni. Dimostrando che, il mosaico di suoli che caratterizza le colline di Varignana, uniti al particolare microclima, trasmettono al Pinot Nero caratteristiche uniche.
Ad oggi si contano 50 ettari di vigneto, poste in un anfiteatro naturale caratterizzato da un microclima originalissimo dovuto al rapporto tra la moderata altitudine e l’orografia del territorio: stretto tra i calanchi e le colline lussureggianti di oliveti. Una culla ideale per la viticoltura.
Palazzo di Varignana ha scelto di produrre vini rossi senza solfiti aggiunti seguendo la costante tensione verso la naturalezza che caratterizza l’intera filosofia di approccio alla terra del resort. Per ottenere un vino realmente unico, capace di esprimere i sapori della propria terra è infatti necessario ascoltare il respiro originale della terra, intervenendo il meno possibile. Si tratta quindi di un lavoro che punta al recupero delle conoscenze antiche e che vede la sua buona riuscita nelle abilità dei viticoltori, della cura della pianta e nell’attenzione ai dettagli durante i travasi, passaggi fondamentali nella lavorazione del vino.
La cantina di Palazzo di Varignana
Fiore all’occhiello del progetto enologico è la realizzazione di una nuova cantina semi ipogea, incastonata tra l’Anfiteatro della vigna e il sistema di dimore storiche del resort di Palazzo di V arignana.
La cantina si avvale di vasche in cemento per la vinificazione dei vini fermi, mentre per l’elaborazione delle basi spumante è stato scelto di utilizzare vasche di acciaio inox. La barricaia è mantenuta ad una temperatura costante di 14°C e, sotto le sue imponenti volte in mattoni rossi, ospita le botti in legno di rovere francese per l’affinamento di rossi più strutturati. Non solo produzione e attesa per la maturazione dei vini, ma anche luogo dove conoscere e condividere. La Cantina di Palazzo di Varignana propone infatti una serie di occasioni per vivere il rapporto tra paesaggio e gusto, ricuciti in un unico gesto nella terrazza sulla vigna, una location d’eccezione per perdere lo sguardo tra le colline emiliane.
Alla scoperta dei vini di Palazzo di Varignana con le “Esperienze in cantina”
Un ricco programma di degustazioni sensoriali è stato costruito per favorire il godimento dei nuovi vini immersi nel paesaggio di Varignana con le “Esperienze in cantina” dove le degustazioni sono accompagnate da una selezione di taglieri di formaggi e affettati pensati per esaltare il rapporto tra tavola e spirito e godere in compagnia della vera Emilia.

Degustazione sensoriale di olio extravergine: un gioco di accostamenti tra oli monocultivar, blend, un pane fragrante e le verdure raccolte nell’Orto Giardino del Rio Rosso. A concludere l’esperienza un brindisi con il vino di Palazzo di Varignana. Prezzo: 15 €
Degustazione di vino en plein air: un assaggio dei vini del resort accompagnati dai prodotti del territorio come il pane con farina di semi d’uva, le mandorle e le nocciole dell’orto.
Prezzo: 17 €
– Per un’esperienza a 360 gradi è possibile scegliere la Degustazione Superior che comprende due calici a scelta di vino bianco o rosso e due assaggi oli Extravergine d’oliva o la Degustazione Premium con due calici di vino bianco, due calici di vino rosso e due assaggi oli extravergine d’oliva. In abbinamento alle degustazioni di oli e vini una proposta food con i prodotti a km0 dell’azienda agricola. Prezzo da 25€ a 35 €
Degustazione di vino e olio con pranzo e passeggiata: un viaggio sensoriale che inizia con una passeggiata accanto ai vitigni fino all’Anfiteatro naturale sul lago e che prosegue con un percorso di degustazione dell’olio extravergine d’oliva e del vino di Palazzo di Varignana. Un pranzo all’Aurevo Restaurant termina la giornata con un omaggio all’oro verde delle terre del resort. Prezzo: Adulti 64 € / Bambini 32
I vini di Palazzo di Varignana e le loro caratteristiche
Pinot Nero IGT Rubicone
Il mosaico di suoli tipico del paesaggio dei calanchi che circondano le colline di Palazzo di Varignana trasmettono al Pinot Nero caratteristiche uniche. La concentrazione dalle argille azzurre e l’espressione aromatica delle sabbie gialle, generano un vino complesso ed elegante in grado di esaltare tutto il potenziale di questo territorio. Il vino si presenta con un elegante colore rosso rubino. Il naso si apre con sentori di viola e piccoli frutti rossi maturi. Nel bicchiere si percepiscono intriganti note speziate e balsamiche. Al palato il vino è ampio e vellutato, un perfetto equilibrio delle sue componenti ne esalta la piacevolezza, il finale persistente riprende la frutta e le note balsamiche percepite al naso. Prezzo: 14,00€
Sangiovese Superiore Romagna DOC
I vigneti di Palazzo di Varignana sorgono su un’area di confine dove le tipiche colture emiliane incontrano quelle romagnole, nasce qui il nostro Sangiovese, un vino capace di cogliere la storia del territorio. La veste è di rosso rubino intenso, al naso esprime sentori di ciliegia e piccoli frutti rossi e neri sublimati da note eteree alla liquirizia. Al palato il vino si presenta voluminoso, equilibrato con una vibrante parte tannica, che racconta l’anima della terra di Varignana. Il finale sapido e persistente richiama gli aromi percepiti al naso. Prezzo: 14,00 €
Chardonnay IGT Rubicone
Lo Chardonnay nel territorio di Palazzo di Varignana ha trovato la collocazione ideale per poter esprimere le qualità che hanno reso famoso questo vitigno nel mondo. La complessità di suoli e le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte esaltano il potenziale aromatico di questo vitigno, producendo così un vino unico e suadente. L’abito è di color giallo paglierino acceso. Al naso è avvolgente e si apre con intensi sentori di fiori gialli e cedro, nel bicchiere libera profumi di frutti tropicali arricchiti da eleganti note minerali di gesso e pietra focaia. Al palato è succoso, con una buona acidità che ne celebra la bevibilità, il finale è sapido e il retro-olfatto riprende gli aromi percepiti al naso. Prezzo: 14,00 €
Villa Amagioia Spumante Metodo Classico Brut
L’essenza di Palazzo di Varignana si esprime in tutte le sue peculiarità con il Villa Amagioia Metodo Classico blanc de noir. Il Pinot Nero attraverso le moderne tecniche di vinificazione e spumantizzazione racconta perfettamente tutto il potenziale di questo territorio. Si presenta di un color dorato brillante e luminoso con un perlage fine e persistente. Al naso esprime aromi delicati di agrumi e note di spezie dolci. In bocca è equilibrato, fresco e sapido.
Prezzo: 18,00€
Tutte le varietà di vini di Palazzo di Varignana possono essere acquistate online nella sezione e-commerce del sito www.palazzodivarignanafood.com, oltre che nello shop e nei ristoranti all’interno del resort.

Palazzo di Varignana: una storia di ospitalità, natura, cultura, benessere, cultura, benessere e buon gusto. Avvolto dalla magia silenziosa dei colli bolognesi, Palazzo di Varignana domina dall’alto il paese da cui prende il nome. Cuore del Resort è Palazzo Bentivoglio, castello di campagna dalle quattro tradizionali torri datato 1705, ristrutturato rispettando il fascino della sua storia. L’edificio storico principale è circondato da un borgo contemporaneo costruito in pietra, secondo un’architettura coerente ed armonica col paesaggio circostante. Attorno al complesso si estendono 30 ettari di terreno suddivisi tra vasti spazi verdi, parchi, fonti d’acqua e panorami mozzafiato. Un modello di ospitalità originale e sostenibile che vanta 140 camere, una SPA unica e originale, dove Oriente e Occidente si intersecano in perfetto equilibrio e uno splendido Giardino Ornamentale, inserito nel prestigioso network Grandi Giardini Italiani. Completano il quadro i tre ristoranti del resort, con proposte culinarie che spaziano dalla cucina fine dining a quella più tradizionale, i percorsi sportivi anche all’aperto, le sette ampie piscine esterne e gli eleganti spazi dedicati a cerimonie, eventi e congressi con innovative dotazioni tecnologiche. Il percorso di recupero che ha ispirato la rinascita di Palazzo Bentivoglio ha coinvolto nel tempo anche il territorio circostante: Palazzo di Varignana ha scelto infatti di recuperare antiche cascine trasformandole in Ville di lusso – 5 ad oggi, 7 entro il 2024 – e valorizzarne la ricchezza avviando una propria azienda agricola, un insieme di terreni che sono arrivati oggi a 500 ettari, da cui nascono prodotti a Km zero di alta qualità. Fiore all’occhiello di questa storia è la vocazione a ripristinare le antiche varietà di olivi, che estendendosi oggi in 200 ettari (oltre 150mila piante) consentono di produrre un olio extravergine di oliva di altissima qualità che ha ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
PALAZZO DI VARIGNANA S.R.L
40024 VARIGNANA
CASTEL SAN PIETRO TERME (BO) – ITALY
TEL +39 051 19939917 – FAX +39 051 19938380
FOOD@PALAZZODIVARIGNANA.COM
WWW.PALAZZODIVARIGNANA.COM
Terra e mare in un sorso di vino...
La promozione della Doc Erice attraverso vini eleganti e dalla marcata identità, rispettosi della storia e al contempo dalla spiccata contemporaneità. Utilizzando responsabilmente le risorse naturali al fine di avere una decisa riduzione dell’intervento dell’uomo. La filosofia operativa delle Cantine Fazio si concentra sul valore del territorio e della sua gente, su di un lavoro che rispetta la natura, la biodiversità; un lavoro che vuole lasciare un futuro migliore alle nuove generazioni. E’ un vero racconto di un angolo di Sicilia attraverso i vini, il mondo agricolo e paesaggistico. Dedizione e amore per l’arte della viticoltura.E’ una bella storia quella della casa vinicola Fazio, una storia legata all’impegno e alla passione di una famiglia che da quattro generazioni coltiva la vite e produce vini che esprimono al meglio il terroir di origine. Non è dunque un caso se negli ultimi vent’anni la Cantina è diventata un punto di riferimento per il sistema del vino siciliano, sia a livello nazionale che internazionale. Oggi, i vini, sono infatti presenti sui mercati di oltre venti paesi nel mondo.

Per tornare al territorio vi parlo di un anfratto di terra siciliana a dir poco affascinante, basti pensare alla bellezza dello Stagnone di Marsala, alla saline che arrivano fino a Trapani, alle incantevoli isole Egadi. E poi l’entroterra, la suggestiva Erice che domina dall’alto la campagna e i vigneti, vigneti impreziositi da differenti condizioni pedoclimatiche e posizionati a diverse altitudini che variano dai 250 ai 700 metri sul livello del mare. La Doc Erice appartiene ad un territorio leggendario ricco di testimonianze storiche e scorci naturalistici. E’ qui che nel corso dei secoli la vite, insieme all’ulivo e al grano, ha contribuito a dare identità.
Vigneti collinari, micro-zone, microclimi e una viticoltura di prossimità per una terra storicamente vocata alla produzione vitivinicola. Ai suoli molto scuri calcareo argillosi si sposa un clima fresco e ventilato, mentre la vicinanza del mare conferisce alla terra caratteristiche davvero uniche. Le uve si arricchiscono di profumi, freschezza in un armonioso abbraccio tra sapida e acidità.
I vigneti aziendali sono stati impiantati dopo l’attenta valutazione dell’esposizione e della composizione dei terreni. La loro estensione si anima alle pendici del monte Erice per una superficie pari a 45 ettari toccando più Comuni della zona. La coltivazione della vite è condotta con sistemi a cordone speronato per il Cabernet-Sauvignon e il Merlot, ad alberello per il Catarratto e Guyot per i restanti vitigni.
La Casa Vinicola Fazio ha da sempre affiancato ai vitigni autoctoni anche varietà internazionali. Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Grillo, Catarratto, Carricante e Insolia, ma anche Müller Thurgau, Chardonnay, Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. In tutte le varietà messe a dimora si riscontrano aromi gradevoli, armonici, caratteristici ed eleganti, con note fruttate, floreali e vegetali.
Un processo scandito dal ritmo della natura e dal susseguirsi dei cicli stagionali pone l’arco temporale della vendemmia tra la prima decade di agosto per le uve a bacca bianca, per inoltrarsi sino a tutto il mese di settembre con la raccolta delle uve nere.
I vini si distinguono per la fedeltà alle caratteristiche varietali delle uve, ma anche per l’approccio moderno e innovativo delle lavorazioni in cantina. Eleganti e ricercati, espressione del patrimonio ampelografico della Doc Erice. Sono vini che racchiudono i colori e i profumi delle terre di Sicilia. Le etichette esprimono una cultura del vino contemporanea senza tralasciare l’antico legame con la civiltà della vite, che qui affonda le sue radici in una tradizione millenaria. Dai bianchi freschi e fruttati ai rossi morbidi ed eleganti, fino agli spumanti ricercati e versatili, prodotti con metodo Charmat. Piacevolissimi vini che regalano agli appassionati una esperienza esclusiva e coinvolgente, attraverso sensazioni uniche destinate a perdurare nel tempo. La piacevolezza di bere vini figli di una terra che nelle sue sfumature abbraccia fraternamente sogno e realtà.
(Fabrizio Salce)
6^ edizione Borderwine: vino naturale, 70 vignaioli e oltre 250 etichette. Domenica 19 e lunedì 20 giugno a Villa Manin Passariano (UD)
Tutto pronto per il Salone Transfrontaliero del Vino Naturale: la 6^ edizione di Borderwine dà appuntamento per domenica 19 e lunedì 20 giugno a tutti gli amanti del vino prodotto “secondo natura” nello splendido parco di Villa Manin di Passariano frazione di Codroipo (UD) che ospiterà i vignaioli, le degustazioni, le proposte food, la musica e gli altri eventi. Saranno circa 70 i produttori presenti tra Friuli Venezia Giulia, Italia, Austria, Slovenia, Francia e Spagna per oltre 250 etichette in degustazione.
Da non perdere le degustazioni speciali come la verticale di Ribolla di Radikon, o la masterclass guidata da Gaetano Saccoccio che torna a Borderwine per far scoprire tutti i segreti di Lino Maga, volto del Barbacarlo, il vino diventato “mito” nell’Oltrepò pavese. E poi la degustazione di ReValpo, l’associazione che unisce sette produttori della Valpolicella che condividono un’idea di produzione che rispetta gli antichi ritmi della terra. Ad accompagnare i calici, ovviamente l’offerta gastronomica firmata Borderwine che ha selezionato le eccellenze del territorio dal FVG: non possono mancare le focacce e le proposte che uniscono FVG e Puglia di Mamm di Udine, per poi passare alla pizza romana e pluripremiata di Tajo (Udine), alla cucina naturale del Ristorante Al Tiglio di Moruzzo (UD), fino ai piatti del Bistrot Mimì e Cocotte di Trieste e a quelli di Anna Barbina, chef dell’Osteria Contemporanea di Lavariano (UD).

PAROLE AL VINO, domenica ore 20
Sul palco di Borderwine “Parole al vino”, lo spettacolo di Francesco Quarna e Maurizio Rossato, due protagonisti della programmazione di Radio Deejay, che unisce vino e poesia: un emozionante intreccio di musica e parole dei grandi autori della letteratura contemporanea, scelti in base al loro rapporto con il vino e con il territorio. Ogni spettacolo di “Parole al vino”, infatti, è unico perché viene costruito in base al luogo in cui va in scena, e quindi ai vini che vengono prodotti, agli autori locali o scegliendo le opere di chi ci ha vissuto. Oltre al vino e alla poesia, un altro elemento fondamentale dello spettacolo è la musica: l’intero incontro è accompagnato da un sottofondo musicale che immerge il pubblico in un affascinante viaggio fatto di parole ed emozioni.
I criteri per poter partecipare come produttori a Borderwine rimangono gli stessi: scelta dei terreni, rispetto della loro biodiversità, esclusione di qualsiasi tipo pesticidi, additivi o di manipolazione chimica o fisica. Produrre vino naturale per Borderwine significa guardare al futuro non solo dell’enologia, ma dell’agricoltura in genere, opponendosi alla logica che vuole una produzione continua e massiccia ad ogni costo.
Borderwine è organizzato grazie a Regione FVG, Promoturismo FVG, ERPAC, Camera di Commercio di Pordenone e Udine, Civibank, Gustai.it, Slowfood FVG, Ass. culturale Arsura, Ass. ReValpo, Biodynamic farmers of Italy, Natura delle Cose, Associazione Alberghi “Chiavi in Mano” di Udine, Ass. RicercArti, ASD E4RUN.
VILLA MANIN: un po’ di storia
Grandioso e armonico complesso settecentesco, oggi sede di importanti mostre d’arte di livello internazionale. È una delle ville venete più grandi d’Italia e fu la prestigiosa dimora dei nobili Manin, tra cui Lodovico, ultimo doge della Repubblica di Venezia. Fu proprio qui che, nel 1797, Lodovico dovette assistere alla firma del Trattato di Campoformido con cui Napoleone decretò la fine della Serenissima.
La villa è aperta al pubblico solo in occasione di mostre ed eventi, mentre è sempre visitabile il parco monumentale all’inglese che la circonda, una vera e propria oasi di 18 ettari che custodisce alberi secolari e statue allegoriche. Il giardino dei conti Manin nasce per incantare: appena lo vide, Goldoni ne rimase entusiasta. «Un soggiorno degno di un re» scrisse nelle sue memorie.
BORDERWINE 2022 – I VIGNAIOLI
Friuli Venezia Giulia
- Terre Pianca
- Villa Job
- Radikon
- San Lurins
- Dario Princic
- Terpin
- Le Due terre
- Ronco Severo
- Vini La Badie
- Alberto Lot
- Feudo dei Gelsi
- Zidarich
Nord Est
- Boschera Winkler (Veneto)
- Costadilà (Veneto)
- Terre di pietra (Veneto)
- Il monte caro (Veneto)
- Yeasteria (Veneto
- La venta (Veneto)
- Corte bravi (Veneto)
- Radoar (Trentino Alto Adige)
- Agricola Montenigo (Veneto)
Nord ovest
- Carussin (Piemonte)
- Rocco di Carpeneto (Piemonte)
- Casa Caterina (Lombardia)
- Castello di Stefanago (Lombardia)
- Vinicea (Piemonte)
- Fabrizio Iuli (Piemonte)
- La Ricolla (Liguria)
- Perego & Perego (Lombardia)
Centro Sud
- McCalin (Abruzzo)
- Podere Anima Mundi (Toscana)
- Tenuta Ca’ Sciampagne (Marche)
- Val di Buri (Toscana)
- Podere San Biagio (Abruzzo)
- Beppe fiorilla (Sicilia)
- Ferracane (Sicilia)
- Barraco Francesca (Sicilia)
Slovenia
- Stemberger
- Nando
- Kmetija Stekar
- Matej Svara
- Klabjan
- Klinec
- Uou
- Kristian Keber
- Zorjan
- Gordia
- Rencel
- Resa
Austria
- Sternberg
- Brett
Le cantine di Wine Indipendent
- Lammidia (Abruzzo)
- Indigeno (Abruzzo)
- Jacopo Stigliano (Emilia Romagna)
- Bevilacqua (Abruzzo)
- Ombretta Agricola (Veneto)
- Canlibero (Campania)
- Gismondi Campania)
- Sete (Lazio)
- Colombaia (Toscana)
- Edoardo Sacchetto (Veneto)
- Daniel Dage (Francia)
- Muster (Austria)
- Malauva (Umbria)

Viaggio nel gusto con il Treno di Dante tra Firenze e Ravenna
Un’esperienza di viaggio unica tra enogastronomia, cultura, arte, all’insegna del turismo slow a bordo di un treno storico sulle tracce del Sommo Poeta. Un’esperienza di viaggio unica, tra enogastronomia, arte, cultura all’insegna del turismo slow a bordo di un treno storico, che attraversa il cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo alla scoperta delle terre che Dante Alighieri visitò nel suo cammino tra Firenze e Ravenna. Un percorso incantevole che coniuga celebri città d’arte e borghi medievali completamente immersi nella natura. Ma anche un viaggio nel gusto, alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche che si possono trovare lungo il passaggio del Treno di Dante (www.iltrenodidante.it), pronto a ripartire in questa estate 2022 i sabati e le domeniche fino al 10 luglio e dal 27 agosto al 30 ottobre (escluso il 10 settembre), con una corsa straordinaria martedì 1° novembre. 136 km (da Firenze a Ravenna) a bordo di un treno detto “Centoporte”, messo a disposizione dalla Fondazione FS Italiane, che viaggia sulla linea ferroviaria Faentina, la prima in Italia ad attraversare gli Appennini, si presenta con tre ambienti: uno aperto per la classe standard (all’epoca terza classe), con i caratteristici interni di legno, la prima e la seconda classe con i divani imbottiti e dettagli Liberty, per complessivi 230 posti a cui si aggiungono il vagone postale e la motrice storica. Oggi di treni con queste caratteristiche ne rimangono solo pochi esemplari in Italia e sono considerati dei veri e propri gioielli nella storia del trasporto passeggeri, venendo concessi al pubblico solo per occasioni speciali come questa.

L’itinerario enogastronomico del Treno di Dante
Il treno parte da Firenze, la città dove Dante è nato nel 1265. La città offre tantissimi luoghi da visitare che raccontano il Poeta, tra cui la Casa di Dante e la vicina Chiesa di Santa Margherita, dove il Poeta incontrò Beatrice, che la tradizione vuole sia sepolta qui. E ancora il profilo del Poeta scolpito sul pavimento della piazzetta della Chiesa, mentre la maschera di Dante è custodita a Palazzo Vecchio. Cosa mangiare: i semplici piatti tipici, dalla bistecca alla “Fiorentina” alta e al sangue, ai primi come la Pappa al pomodoro e la Ribollita. Nei chioschi si ordina il Lampredotto, due fette di pane di toscano abbracciano una trippa cotta a puntino. Cosa bere: oltre al fiorentino Chianti Docg, anche gli altri celebri toscani come il Brunello di Montalcino Docg e il Nobile di Montepulciano Docg.
Si prosegue verso Vaglia, il primo comune del Mugello (Fi), per poi raggiungere la prima fermata di Borgo San Lorenzo (Fi). Cosa mangiare: gli Zuccherini del Mugello, biscottini tondi, bucati nel mezzo, profumati di anice, e il Pane del Mugello, senza sale come da antica tradizione artigianale. Cosa bere: per diversificare “la bevuta” precedente, il Chianti Classico Docg, invecchiamento minimo di 24 mesi. Il treno poi riparte verso Ronta (Fi), Scarperia e San Piero a Sieve (Fi) – due paesi uniti da sempre e dominati dalla famiglia dei Medici – per continuare sulle colline di Vicchio che ha dato i natali a Giotto e Beato Angelico. Oltrepassato Crespino del Lamone (Fi) – borgo noto per la qualità dell’acqua e le fontane – il treno prosegue e sosta a Marradi (Fi), la cittadina appenninica dove nacque il poeta Dino Campana. Cosa mangiare: il Marrone del Mugello IGP, base di tanti squisiti dolci e la Farinata con le Leghe, fatta con cavolo nero, farina di mais e fagioli. Cosa bere: una produzione, coraggiosa e difficile, vista la zona montana, è quella del Pinot Nero e la Malvasia.
Tappa successiva a Brisighella (Ra), patria del nobile Olio Extra Vergine d’Oliva “Brisighella Dop” e del Carciofo Moretto, piccolo e rustico, mai modificato geneticamente e che cresce solo qui: nei versanti più esposti al sole dei calanchi gessosi. Da bere: siamo entrati in Romagna è inizia anche il viaggio nei tanti vitigni di questa terra. Partiamo con il bianco Pagadebit Doc. Deve il suo nome perché in passato i mezzadri vignaioli riuscivano a pagare i debiti con questa uva, dalle rese sempre ottime. Ottimi anche i Trebbiano di Romagna Doc. Arriviamo a Faenza (Ra), famosa in tutto il mondo per la ceramica artistica. Da mangiare la pasta tipica della città: i Curzul. Il termine significa laccetti di scarpe, per via della forma. Sono stringhe a sezione quadrata, più spessi e più corti dei tagliolini. Il sugo per i Curzul è quello rosso allo Scalogno di Romagna Igp, meglio ancora se con le carni di Mora Romagnola, una antica razza suina autoctona. Da bere: siamo nel cuore della produzione dei due vini simboli della Romagna, il re Sangiovese Doc e la regina Albana Docg nelle versioni secco, dolce, passito e spumante, ma anche l’autoctono Centesimino (o Savignon Rosso). Infine Ravenna, la città in cui il Sommo Poeta completò la composizione del ciclo della Commedia e trascorse gli ultimi anni della sua vita fino alla morte nel 1321. Qui si erge la Tomba del poeta vicino alla quale sono stati inaugurati recentemente il Museo e la Casa dedicati al Poeta. Da mangiare: la Piadina romagnola Igp, il più famoso degli street food, preparata espressa nei variopinti chioschi, farcita con Squacquerone di Romagna Dop o salumi e affettati tipici. Senza dimenticare Cappelletti, Strozzapreti, Tagliatelle al ragù e Spoja lorda (è un modo dialettale per descrivere quando il ripieno in una pasta è scarso e perciò s’intende che la sfoglia è appena sporcata), carni di razze autoctone e sano Pesce Azzurro dell’Adriatico. Da bere, gli autoctoni rossi della “bassa” Tundè Igt e Burson Igt.
Nelle giornate di domenica (3 luglio, 10 luglio, 28 agosto, 4 settembre, 11 settembre, 18 settembre, 25 settembre, 2 ottobre, 9 ottobre, 16 ottobre, 23 ottobre, 30 ottobre, 1 novembre) il Treno di Dante parte da Firenze alle ore 8.50 per giungere a Ravenna in mattinata (ore 11.57) dove rimarrà in sosta in stazione sino alla ripartenza, prevista per le ore 17.54. Quattro le fermate intermedie: Borgo San Lorenzo, Marradi, Brisighella e Faenza, tutti luoghi che hanno segnato la vita di Dante.
Nelle giornate di sabato, invece, si può scegliere la nuova formula “crociera”. In questo caso vi sono tre soste tecniche e la sosta prolungata (1 ora e 30) a Brisighella (2 luglio, 27 agosto, 24 settembre, 8 ottobre, 22 ottobre) o Faenza (9 luglio, 3 settembre, 17 settembre, 1 ottobre, 15 ottobre, 29 ottobre). Con la formula “crociera” i viaggiatori possono completare l’acquisto con le opzioni di escursione/degustazioni nelle due città, tra le quali: degustazioni di olio o gelato tradizionale e visita al Borgo Medievale di Brisighella (uno dei più belli d’Italia), la scoperta delle tradizioni ceramiche artistiche e della neoclassica città di Faenza.
Il servizio sul Treno di Dante è, inoltre, personalizzato e di alta qualità: su ogni vettura è presente un’assistente di viaggio che si occupa di accompagnare i viaggiatori nella loro esperienza e narrare la storia dei luoghi toccati durante l’esilio dell’Alighieri, che più ne influenzarono l’esistenza e l’opera. I biglietti per il Treno di Dante sono in vendita sul sito www.iltrenodidante.it. Prezzi: singola tratta 38,00 €; andata e ritorno 56,00 € (sconti per i bambini e gratuità fino a 4 anni). Sul sito sono in vendita anche molti pacchetti turistici a completamento del viaggio, tra i tanti: Alla scoperta dei luoghi Danteschi di Ravenna; Dante e i Mosaici Bizantini di Ravenna; Benessere e relax a Faenza; Ceramiche, Mosaici e luoghi Danteschi fra Faenza e Ravenna; In collina in Romagna fra Faenza e Brisighella; Sapori di montagna e luoghi danteschi fra Marradi e Ravenna.
Il Treno di Dante è un progetto del 2021 voluto per i 700 anni della morte di Alighieri dalla Regione Emilia-Romagna e sviluppato da Apt Servizi Emilia-Romagna con Toscana Promozione Turistica. Organizzazione: Il Treno di Dante s.r.l.
Per informazioni:
cell. 337 15.60.535
info@iltrenodidante.it
"Senju restaurant" a Milano, Oriente e Occidente, si incontrano
A pochi passi da Corso Buenos Aires, in viale Abruzzi 19 a Milano da trent’anni c’è il ristorante Senju. Un punto di riferimento per gli amanti della buona cucina giapponese e fusion asiatica, di proprietà della famiglia Hu. Oggi questo locale si presenta rinnovato in ogni direzione: dall’architettura e il design interno e, soprattutto, con il proprio menù che si arricchisce di specialità della cucina giapponese di altissimo livello.
Il ristorante Senju di Milano ha una storia riconosciuta e apprezzata nel capoluogo meneghino contraddistinta da un’alta professionalità nel campo della ristorazione etnica, cinese i primi anni, giapponese e fusion da oltre 20 anni.
Il ristorante Senju, che riprende il nome da uno dei più tipici luoghi della ristorazione di Tokyo, ha rinnovato il proprio design con un approccio stilistico in linea con le location contemporanee più in voga nel Paese del Sol Levante mentre, l’arricchimento culinario si esprime in una grande varietà di piatti della tradizione, dagli Uramaki farciti di salmone e avocado e tempura di gambero, i Sashimi e i Sushi, i Temaki e le zuppe e poi gli speciali di Senju dove la fusion cuisine celebra la sua eccellenza e dove il Giappone incontra i prodotti della nostra tradizione mediterranea come nel Color Roll con fragola e granella di pistacchi o nel Rucola Roll a base di tonno e rucola e ancora con il sashimi di gambero di Mazara su letto di stracciatella e burrata pugliese. Entrando, chiedete di Lisa, anzi no, sarà lei ad accogliervi, in un’atmosfera elegante e rilassante che rende il ristorante Senju il posto ideale per una cena romantica o tra amici, accompagnata da personale simpatico e professionale. Il ristorante è aperto dal martedì alla domenica, anche a pranzo, e i menu, sia serale che diurno sono a prezzo fisso con la formula All You Can Eat. Non vi resta che provare, di sicuro ritornerete.
(Michele Petrocelli)
Senju, creative oriental cuisine
Viale Abruzzi, 19 – Milano
Tel. 02 29512705
senjurestaurant.wixsite.com/senjurestaurant
La sirenetta di Golfo Aranci
La Sirenetta più famosa al mondo è senza dubbio la Sirenetta di Copenaghen, icona e simbolo della capitale danese e vera attrazione per i tanti turisti in visita: si tratta di una scultura bronzea, alta 1,25 metri, dal peso di 175 chilogrammi, raffigurante una piccola sirena seduta su uno scoglio ed è sistemata dal 1913 all’ingresso del porto di Copenaghen, che si affaccia sul mar Baltico.
La sirenetta raffigura la protagonista di una delle più celebri fiabe del grande scrittore danese Hans Christian Andersen, ed è un tributo ad uno dei più famosi favolisti del mondo.
Dal 2013 (cent’anni dopo la sirenetta di Copenaghen) è nata una sirenetta in Sardegna e precisamente a Golfo Aranci che colpisce molto i tanti visitatori. Anch’essa è una statua in bronzo, opera dello scultore nuorese Pietro Longu, di più rilevanti dimensioni: è alta 3,50 metri e pesa ben 6,5 quintali; è posizionata all’ingresso del magnifico lungomare contornato da due file di alte palme e ricco di locali, negozi, giochi e giardini.

La Sirenetta di Golfo Aranci rappresenta una donna slanciata, alta e seducente che rimane nascosta sotto il mare e due volte al giorno emerge dalle acque (alle 11.30 e alle 19.00 nel periodo estivo), accompagnata dal suono di antichi e tradizionali canti sardi, che seducono e affascinano decine di visitatori ogni giorno.
La Sirenetta sarda che completa il lungomare turistico collegato alle stupende spiagge sabbiose e al piacevolissimo panorama di Golfo Aranci, costituisce, con l’ampliamento edilizio e la creazione di tante attività commerciali, la riuscita trasformazione dell’antico borgo.
Golfo Aranci, creato da pescatori ponzesi e porto di attracco di navi traghetto, i cui passeggeri una volta scesi si dirigevano subito verso più note località sarde è divenuto oggi una attraente e frequentata stazione e meta di turisti italiani e stranieri.
(Cesare Spagna)
Si festeggia su un fazzoletto d’erba, con un cestino colmo di leccornie e in buona compagnia…
È il simbolo della bella stagione e della convivialità: il Pic-Nic, da godersi all’aria aperta, rigorosamente insieme a fidi compagni d’avventura golosa. Spensieratezza, prelibatezze e perché no, un contesto suggestivo in cui imbandire la tavola, pardon… la tovaglia: sotto gli ulivi di un baglio siciliano, sul morbido tappeto d’erba di una villa veneta del 17° secolo o nel parco di un hotel per buongustai, con vista sulle vette dell’Alto Adige. Il 18 giugno, per la giornata mondiale dedicata alla merenda gourmet.
Il pic-chic nel baglio siciliano
Sulla tovaglia candida fanno bella mostra di sé posate e candelieri d’argento, ceramiche fatte a mano e cuscini con trame preziose… al Baglio Occhipinti si apparecchia per terra, sotto gli ulivi, tra i filari di vite o sui prati della grande tenuta di 10 ettari immersa nella campagna ragusana (RG). In questo luogo unico, il pic-chic ha il sapore speciale delle delizie che arrivano dall’orto, del pane appena sfornato, dei salumi e formaggi locali e dei piatti della tradizione della cucina siciliana delle nonne. Pesce d’uovo alla ricotta, scaccia ragusana cotta nel nostro forno a legna, sfincione, pomodori dell’orto ripieni, pane cunzato (pane tradizionale di grano duro “cunzato” con olio extravergine di oliva di tonda iblea, pecorino locale, pomodorino, acciuga, origano e basilico), degustazione di formaggi locali (Ragusano Dop, pecorino pepato, capra locale), crudité di verdure dell’orto con intingoli, accompagnati dal vino SP68 Rosso di Arianna Occhipinti e, dulcis in fundo biscottini di mandorla da gustare con Marsala De Bartoli. Il cestino vintage non racchiude soltanto l’occorrente per un delizioso pranzo all’aria aperta, ma anche l’opportunità di trascorrere momenti speciali, nella bellezza dell’antica tenuta, seguendo il ritmo lento della natura. Il prezzo è di 50 euro per persona. (Tel. 349 3944359 www.bagliocchipinti.com)

Le déjeuner sur l’herbe nella villa veneta
Le rive del Brenta erano la meta di villeggiatura prediletta dai nobili veneziani che amavano passeggiare tra gli splendidi giardini delle Ville Palladiane. Ancora oggi questi luoghi, a pochi chilometri da Venezia, rappresentano la destinazione ideale per chi vuole lasciarsi alle spalle lo stress e immergersi in un paesaggio affasciante dove gustare un raffinato pic-nic, come quello raffigurato nel famoso quadro di Manet. Il Romantik Hotel Villa Margherita di Mira (VE) ospitato in una villa del 17° secolo, prepara un cestino colmo di delizie: salmone affumicato, insalata di Kamut alle verdure, mini sandwich lattuga e formaggio e polpettine di tonno, accompagnati dalle bollicine del Prosecco locale o dell’acqua. I manicaretti si possono gustare anche nel grande parco dell’hotel. Il prezzo del cestino è di 65 euro a persona, e include l’uso delle biciclette per una bellissima gita lungo il fiume, per ammirare le Ville Palladiane. (Tel. 041 4265800, www.romantikhotels.com)
Pic-nic sulle rive del laghetto di ninfee
Al Romantik Hotel Stafler di Vipiteno (BZ), nel grande parco, sotto l’ombra di alberi secolari e sulle rive del laghetto di ninfee, il “cestino” per il pic-nic è preparato con amore e con materie prime eccellenti dallo chef Peter Girtler e dalla sua brigata di cucina. Le proposte tra cui scegliere sono due: il picnic “Stafler” che include insalata di melone con prosciutto crudo, involtini di salmone, insalata di pasta e verdure, insalata di pollo con salsa al tonno, insalata di salsiccia, chicken wings con salsa al peperoncino, vari pani con crema alle erbe, spiedini di frutta, frullato della stagione, acqua fresca e una dolce sorpresa finale, proposto a 35 euro per persona. Oppure il picnic “Stafler De Luxe” che comprende pomodorini con mozzarella, insalata di gamberi e cetrioli, salmone affumicato con crema di rafano, tartare di manzo con Schüttelbrot, vitello tonnato, vari pani con ricotta alle erbe, selezione di formaggi locali, bacche della stagione guarniti, petit fours, frullato della stagione, acqua & una dolce sorpresa, a 45 euro per persona. Su richiesta vengono preparati anche piatti speciali e per bambini. (Tel. 0472 771136, www.romantikhotels.com)

Il cestino dove vuoi
La famiglia Spigaroli, famosa nel mondo per il prelibato Culatello di Zibello, è da sempre votata alla propria terra, a cui continua a ispirarsi sia per i piatti dei ristoranti di famiglia – lo stellato Antica Corte Pallavicina, Al Cavallino Bianco e Hosteria del Maiale, tutti a Polesine Parmense (PR), sulle rive del fiume Po – sia per un rito primaverile irrinunciabile: il pic-nic. Sul negozio on line www.salumianticacortepallavicina.it/shop/ è possibile acquistare un bellissimo cestino in vimini che contiene le eccellenze gastronomiche della Bassa parmense, che viene spedito in tutta Italia, così da poter gustare la merenda dove si vuole. Il cesto contiene: una vaschetta di Culatello di Zibello affettato, un salame Spigarolino, due pezzi di Parmigiano Reggiano, uno di Vacche Rosse e uno di Pianura, una bottiglia di Tamburen bollicine rosato, una colomba Pasquale amarene e arancia, un vasetto di confettura extra di ciliegie, praline di cioccolato al latte e una tovaglia con logo Antica Corte Pallavicina. Il costo è di 80 euro (https://www.salumianticacortepallavicina.it/shop/).
Premio Award Top Italia Comunicators, congratulazioni al nostro Giampietro Comolli!
Il 31 maggio è avvenuta la consegna degli Award Top Comunicators italiani. Fra i 28 premiati, immeritatamente, anche il sottoscritto, unico piacentino presente e unico rappresentante di tutto il mondo dell’enologia, della viticoltura e della cultura del vino a tavola e al consumo nazionale. Una nomination espressa dal Club della Comunicazione Marketing Manager Italia composta da 46.500 associati. Una grande soddisfazione personale.
Di seguito il comunicato stampa ufficiale dell’organizzazione e del presidente del Club Danilo Arlenghi.

Conferita la targa agli eccellenti comunicatori: Luciano Fontana, direttore Corriere della Sera, Paolo
Liguori direttore editoriale TGCom24, Fernando Proce Radio 101, Giuseppe Brindisi conduttore Tg 4 e
Zona Bianca, Gianluigi Nuzzi conduttore di Quarto Grado, Angelo Macchiavello inviato di guerra per
Mediaset, Giampietro Comolli enologo esperto mondo e della qualità del vino, Fabrizio Pregliasco
virologo fra gli altri
Milano, 31 maggio 2022, aula magna università Meier
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Responsabilità per Giuseppe Brindisi, Verità per Piero Chiambretti, Sostenibilità Nutrizionale per Giorgio
Santambrogio, Correttezza per Fabrizio Pregliasco, Educazione per Alberto Brandi, Coerenza per Luciano
Fontana, Serietà per Marino Bartoletti, Leggerezza e Spensieratezza per Paolo Liguori, Trasparenza per
Angelo Perrino, Semplicità per Angelo Macchiavello, Immediatezza per Luca Levati, Bellezza per Miky
Degni, Libertà per Fernando Proce, Ascolto per Germano Lanzoni, Umorismo per Zap e Ida, Avanguardia
per Gianluigi Nuzzi, Cultura e Impegno per Andrea Zucca, Affidabile per Gaspare Borsellino, Coadiuvante
Terapeutica per Giampietro Comolli, Sensibilità per Biagio Maimone
Queste le diverse e dichiarate e personali parole chiave che identificano la comunicazione del futuro
secondo il mondo e il canale professionale che rappresentano e che occupano: dettato di un grande
imprinting culturale quello apportato dai vincitori esperti comunicatori.
"La comunicazione è vita, la vita è comunicazione. Ruota attorno a noi 24 ore su 24 . Dunque la
comunicazione è la struttura portante delle relazioni professionali e dell'agire umano. Coloro che ne sono
espressione massima hanno ricevuto l’autorevole riconoscimento dal ClubMC dalle mani delle Donne
Marketing e Donne Comunicazione attualmente in carica" ha affermato il Presidente Danilo Arlenghi, in
veste di padrone di casa, il quale ha dato il via alla cerimonia, condotta da Sheila Capriolo.
I premiati hanno ricevuto la targa, a turno, da: Cristina Cossa, Direttore Marketing Rigoni di Asiago, Miriam
Forte, Presidente Gruppo Miriam Forte Consulting , Laura Morino , Titolare Morino Studio, Marilena
Manzoni, Comunicazione Marketing Unicredit, Laura Adami, L.V. Relazioni Pubbliche. L’evento è stato
organizzato dal Club del Marketing e della Comunicazione, in collaborazione con Party Round Green
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Premiati in ordine di consegna e presenza
Giuseppe Brindisi conduttore TG4 Zona Bianca Rete 4 giornalista conduttore per giornalismo cronaca
Fabrizio Pregliasco medico virologo per la categoria divulgazione medica
Piero Chiambretti per la categoria conduzione televisiva sportiva brillante “umoristica”
Luciano Fontana per la categoria quotidiani nazionali direttore del Corriere della Sera
Marino Bartoletti per la categoria informazione nazionale come divulgatore e professore universitario
Simone Rugiati per informazione e divulgazione gastronomica e culinaria chef in televisione
Miky Degni per comunicazione non convenzionale artista e pubblicitario titolare agenzia
Alberto Brandi per la categoria giornalismo e conduzione programmi sportivi direttore di Mediaset Sport
Paolo Liguori per categoria direttori telegiornale opinionista direttore editoriale di TgCom 24
Gianluigi Nuzzi per categoria giornalismo di inchiesta conduttore Mediaset Rete 4
Angelo Perrino per quotidiani online direttore Affaritaliani
Germano Lanzoni per la categoria cinematografica attore protagonista “Mollo tutto e apro un ciringhito”
Angelo Macchiavello per il giornalismo da inviato in territori di guerra per Mediaset
Gaspare Borsellino per il mondo delle agenzie di stampa quale direttore Italpress
Fernando Proce per speaker radio nazionali e conduttore Radio 101
Giorgio Santambrogio per comunicazione BtoC e Ad Gruppo Vegè
Giampietro Comolli per formazione cultura enologica Vite&Vino e tutela prodotti Dop e Igp nazionali
Zap e Ida per categoria comunicatori vignettisti disegnatori umoristici
Andrea Zucca per comunicazione e marketing BtoB e presidente gruppo L’Ippogrifo mktg
Luca Levati per le radio locali italiane conduttore Radio Lombardia
Biagio Maimone per comunicazione uffici stampa e direzione marketingjournal Maimone Communication
Premiati ma assenti
Paolo Mieli per la conduzione, opinionista e divulgazione televisiva sulla storia
Peppe Vessicchio per comunicazione musicale quale direttore d’orchestra
Bobo Vieri per la vincente comunicazione sportiva sui social
Alessandro Cecchi Paone per categoria divulgazione scientifica opinionista
Michele Scognamiglio per il mondo della medicina patologo docente scrittore nutrizionista divulgatore
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Ufficio Stampa ClubMC
Roberto Sassaroli

Al momento della consegna, alle domande del presidente del Club Danilo Arlenghi, in sintesi, ho così motivato il premio:
<< Onorato e felice del premio personale che dedico a tutto il mondo del vino italiano che grazie anche alla comunicazione, pr, marketing ha raggiunto i risultati e i successi in Italia e nel mondo accrescendo qualità, valore, notorietà, riconoscimenti. Tutti i giornalisti e comunicatori del vino per 40 anni hanno diffuso notizie vere, non false e non di comodo, con la certezza che la empatia, l’onestà e la verità sono una garanzia e pagano sempre>>.
Rispondendo alla domanda di rito e specifica rivolta a tutti i premiati da Arlenghi di come deve essere la comunicazione giornalistica del futuro per il comparto vino nazionale, <<….ho sottolineato che qualunque canale comunicativo e giornalistico sul vino deve puntare su una informazione culturale al lettore-consumatore, meglio se con espressioni effervescenti semplici dirette, ma con frasi tipiche del mondo giovanile e sempre eticamente corrette, soprattutto con contenuti da “coadiuvante terapeutica”, ovvero come dice la migliore dieta mediterranea… un calice di vino a pasto fa bene alla salute e allo spirito, come abbiamo visto in epoca pandemica… ma senza andare oltre, senza uscire dalla misura e dal contesto di consumo>>
(Giampietro Comolli)
Bollicine in Trentino
Prova di degustazione comparativa tra “bollicine” del territorio Trentino
condotta dal sommelier AIS Luca Salizzoni (enologo e responsabile di produzione) presso palazzo Roccabruna a Trento, dimora rinascimentale del XVI secolo (alle spalle del duomo) oggi sede dell’Enoteca provinciale del Trentino, alla presenza di giornalisti specializzati.

Moser 51,151 brut – realizzato con sole uve Chardonnay, accuratamente selezionate e raccolte a mano nei terreni situati presso l’anfiteatro di vigneti di Maso Warth, a un’altitudine di 350 metri e in Valle di Cembra a altitudini comprese tra 400-700 metri. E’ una cuvée Brut distintiva per le note fresche e la piacevolezza di beva. Perlage fine. Colore giallo paglierino, profumo con note fresche e fragranti, sapore: al palato secco, fresco, con buona sapidità e persistenza.
Ferrari Maximun blanc de blanc – Perlage di notevole persistenza, colore, luminoso giallo paglierino, profumo, di grande intensità. Le note fruttate tipiche dello Chardonnay preludono a piacevoli sentori di crosta di pane e nocciola conferiti dagli oltre 36 mesi di affinamento sui lieviti; sapore fresco e di grande finezza, rende il sorso invitante ed appagante. Il lungo finale regala sfumature di agrumi e sensazioni minerali.
Dolomis 36 Brut nature Riserva – Con fine perlage e colore giallo brillante, all’olfatto si esprime con squillanti note di agrumi, fiori e spezie che si confermano nel gusto: tridimensionale, dinamico e rinfrescante grazie alla netta impronta minerale. Dalla personalità agrumata, è reattivo, dritto, ampio e purissimo. Presenta un finale rinfrescante grazie alla sua netta impronta minerale.
Abate Nero Trentodoc “Domini Nero” Millesimato 2013 – Giallo paglierino brillante. Perlage finissimo e persistente, profumato; all’olfatto: un fruttato fine ed elegante di pesca bianca e piccoli frutti rossi accompagnati da sentori di fresche erbe di montagna e mineralità. Un vino “verticale” in cui le sensazioni tattili di sapidità e freschezza dominano inizialmente, lasciando via via aprirsi la strada, in perfetta armonia, a persistenti fragranze fruttate.
Brut Rotari Flavio – Prodotto da sole uve Chardonnay con maturazione sui lieviti di almeno 60 mesi. Brut di grande struttura, dalle note aromatiche intense e persistenti, dal perlage estremamente fine. Profuma di agrumi, albicocca e pesca gialla con un accenno di aromi di nocciola, lievito e miele. Ideale per tutto pasto, si sposa soprattutto con piatti importanti a base di pesce e crostacei, formaggi e secondi piatti succulenti a base di carni bianche.
Pisoni Brut Rosé Trentodoc – Spumante Metodo Classico dal colore rosa antico per la presenza di Pinot nero che, assieme alla permanenza superiore a 24 mesi in fresche cantine, conferisce a questo prodotto aroma e finezza inconfondibili. Si presenta con un colore rosato buccia di cipolla abbastanza chiaro e con perlage molto fine, continuo e persistente. Al naso il vino è fresco, pulito e di media intensità con riconoscimenti floreali, vegetali e fruttati.

NDR: fuori gara un Trento DOC assaggiato presso l’Azienda agricola de Vescovi Ulzbach: il Vervè Riserva Extra Brut: metodo classico dedicato al Centenario della Cantina, solo 2.100 preziose bottiglie del personalissimo Trentodoc riserva, una composizione unica come i vigneti di Roveré della Luna Aichholz da cui proviene – vigneti che si estendono su circa 420 ettari di superficie, interamente iscritti alle DOC Trentino, Alto Adige, Teroldego Rotaliano, Lago di Caldaro/Kalterersee e Valdadige -. La vendemmia è effettuata rigorosamente a mano, la pressatura soffice dei grappoli interi avviene seguendo le lavorazioni tradizionali del Metodo Classico. Il mosto fermenta in acciaio, barriques e tonneaux di rovere francese, dove rimane in affinamento fino alla primavera successiva. Seguono le fasi di preparazione della cuvée e rifermentazione in bottiglia. Dopo di che la maturazione sui lieviti si protrae per oltre 60 mesi e le fasi conclusive prevedono la sboccatura e l’aggiunta della liqueur d’expedition (sciroppo di dosaggio che viene aggiunto nella fase finale di preparazione dello spumante dopo la sboccatura). 50% Pinot nero 25% Chardonnay 25% Pinot bianco, un blend inusuale che lo rende elegante e cremoso, dalla struttura decisa in grado di valorizzare tantissime pietanze dai primi ai secondi di pesce e carni bianche, anche molto complessi. 60 mesi sui lieviti infondono un carattere raffinato e suadente a questo Trento Doc mentre l’utilizzo di sole uve Pinot Nero gli dona corpo e struttura.
I piacevoli sentori fruttati, un perlage persistente e il caratteristico colore rosa antico sono la predetta combinazione per un aperitivo o una cena importante. Colore: spicca una nota dorata intensa, dalla grande concentrazione e dal nobile perlage. Profumo: il ventaglio olfattivo è da subito molto complesso e stratificato, offre richiami di miele, di mango e un mix di spezie orientali, tra le quali curcuma e curry. Lentamente nel calice emergono note di un delicato fumé. Sensazione gustativa: all’assaggio mostra una struttura ricca, armonica ed avvolgente che va a terminare in una scia lunga ed appagante.
(info@csrovere1919.it)
Turismo anche “sociale”: un esempio di Italia aperta al prossimo
Farini è là, dove l’Appennino occhieggia alla Liguria… Ci si arrampica lungo i tornanti della Val Nure, è una delle valli principali dei Colli Piacentini che si trova tra la Val d’Arda e la Val Trebbia; è molto amata dagli escursionisti: offre infatti paesaggi e percorsi meravigliosi per appassionati di trekking, mountain bike e motociclismo, specialmente nel suo versante montuoso, poi, lì tra immensi vigneti la zona boschiva è ricca di abeti bianchi e pini mugo, ci sono faggi, castagni, noccioli e frassini, lì crescono mirtilli, lamponi e diverse varietà di funghi; è anche l’ambiente ideale per scoiattoli, falchi, poiane e gufi ed è pure zona mineraria, già nota all’epoca dei Romani… Farini fa parte dei magici Borghi Piacentini, quegli insediamenti antichi e ben conservati come il castello di Riva, quello di Vigolzone, come la rocca di Podenzano e, del famosissimo castello di Grazzano Visconti, che è proprio nei dintorni, autentico maniero che è rimasto esattamente com’era nel XIV secolo e per questo usato spesso come set per produzioni cinematografiche!
Beh, una volta arrivati a Farini, si scopre un piccolo mondo, intriso di umanità.
“Siamo 156 volontari appartenenti al comitato di Piacenza – dice Angelo Zanellotti, coordinatore Croce Rossa gruppo Farini – siamo attivi dal 1983 e da allora è stato tutto un crescendo; la gente ha visto che questo servizio era utile, che serviva alla popolazione, quindi c’è stata tanta adesione da parte di giovani e non più giovani, comunque degli abitanti del territorio di Farini; abbiamo a disposizione 8 mezzi”.
Gli abitanti del paese sono poco più di mille, i volontari Croce Rossa, come ha detto il coordinatore, 156, è il 15% della popolazione, la percentuale in assoluto più alta a livello nazionale. Un dato che fa di Farini, la capitale italiana del volontariato. Volontariato da queste parti è declinato al plurale, il volano principale è la Croce Rossa ma l’impegno solidale tocca vari settori: il sociale, i trasporti, la protezione civile, i giovani fino alle piccole azioni quotidiane, come la consegna dei medicinali oppure della spesa direttamente a casa dei cittadini più fragili. Gente diversa, storie diverse, ma con un unico filo conduttore: il bene comune.
Qualcuna tra i volontari di Farini afferma che è una cosa che voleva fare da una vita finito l’impegno con i figli… e finalmente adesso che i figli sono grandi, ha esaudito questo desiderio, qualcun’altra dice che voleva sentirsi utile per la sua comunità e questa è stata la sua scelta più gratificante di sempre, per qualcun altro ancora, visto che c’è bisogno di tutti, si è messo a disposizione della Croce Rossa e soprattutto del paese…
Il volontariato poi può essere anche una questione di famiglia: padre madre e i due figli, tutti insieme a fare volontariato… perché è stata una scelta dovuta al fatto che la famiglia ha origini di questo bellissimo posto e così è sembrato giusto lasciare un po’ dell’operato di tutta la famiglia nel Comune…

E dove non si arriva con i mezzi a quattro ruote, si ricorre ai “quadrupedi”, tranquilli cavalli che si usano per la ricerca dei dispersi, nei boschi e in zone impervie, dove si fa fatica con altri mezzi.
Un’unica grande famiglia, specchio di un’Italia che non si volta dall’altra parte: questa è Farini, sempre pronti per un nuovo intervento!
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
CRI Sede di Farini
Viale dei Sassi Neri – 29023 Farini (PC)
Tel. 0523.910289
e-mail: cri.farini@cripiacenza.it
AL VIA LA 1000 MIGLIA 2022
L’edizione numero 40 della rievocazione della Corsa storica, che coincide con la decima 1000 Miglia organizzata da “1000 Miglia Srl”, tornerà ad attraversare l’Italia in senso orario dal 15 al 18 Giugno p.v..
Nata nel 1927 come gara di velocità dall’intuizione di Giovanni Canestrini, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Aymo Maggi, la 1000 Miglia è oggi la corsa di regolarità per auto storiche che attraversa gli scenari unici dell’Italia più bella.
Un viaggio tra il calore del pubblico e l’entusiasmo dei partecipanti, nel solco dello spirito audace e innovatore delle origini.
Un’esperienza di una settimana, quattro giorni di gara per pezzi unici di arte e design in movimento, lungo il classico percorso da Brescia a Roma e ritorno.

I dettagli della 1000 Miglia 2022
Tappa 1 – Mercoledì 15 Giugno
Dopo la partenza da Brescia le auto si dirigeranno verso il Lago di Garda, prima Salò poi Desenzano del Garda e Sirmione da dove sfileranno attraversando il Parco Giardino Sigurtà, Mantova e Ferrara e raggiungere Cervia-Milano Marittima per la fine della prima giornata.
Tappa 2 – Giovedì 16 Giugno
Dalla località sulla costa di fine tappa 1, il percorso prevede una deviazione verso Forlì, la salita verso San Marino, la discesa verso l’interno fino a Passignano sul Trasimeno, il passaggio a Norcia per concludere la tappa con la passerella romana di Via Veneto.
Tappa 3 – Venerdì 17 Giugno
La tappa più lunga della Corsa, dopo la partenza da Roma vedrà le vetture risalire verso Ronciglione, poi Siena da dove, via Pontedera e Cascina, si viaggerà in direzione Viareggio e raggiungere Parma e decretare chiusa la terza giornata.
Tappa 4 – Sabato 18 Giugno
L’ultima giornata impegnerà subito le vetture con una serie di prove nel circuito di Varano de’ Melegari, per transitare poi da Salsomaggiore Terme, Stradella, Pavia per raggiungere l’Autodromo di Monza dove, in collaborazione con MIMO Milano Monza Motor Show, gli equipaggi metteranno alla prova la loro abilità con i cronometri e pressostati sulla pista che celebra il centenario del GP di Formula 1.
Prima di giungere al traguardo di Brescia, le auto in gara saluteranno Bergamo in un simbolico anticipo del gemellaggio che nel 2023 vedrà le due città unite nel progetto Brescia-Bergamo Capitale della Cultura.

La Leonessa d’Italia culla della Freccia Rossa
Dal 1927 la 1000 Miglia si identifica nella città delle sue origini: Brescia. Il luogo che è passato, presente e futuro, anima e cuore della Corsa, luogo di partenza e arrivo sin dalla prima edizione.
Brescia e i quattro moschettieri
La Leonessa d’Italia deve molto a Giovanni Canestrini, Franco Mazzotti, Aymo Maggi e Renzo Castagneto, i “Quattro Moschettieri” che hanno dato vita a quella che, ancora oggi, è conosciuta come “la Corsa più bella del mondo”.
Una storia iniziata a Milano, con l’accensione della prima scintilla nell’inverno del 1926, e cresciuta nel tempo attraverso evoluzioni e momenti straordinari, per arrivare ai giorni nostri. Grazie ai fondatori, dal 1927 i luoghi e il nome della città sono in maniera indissolubile legati alla Freccia Rossa.
Renzo Castagneto, il Deus ex machina della 1000 Miglia
Dalla fine degli anni Venti, Renzo Castagneto, dal suo ufficio di Direttore dell’Automobile Club di Brescia, ha retto le fila di un’organizzazione immensa, lunga 1.600 km, mantenendo i contatti con Case automobilistiche e piloti di tutto il mondo. Nonostante un carattere tutt’altro che facile, l’organizzatore godeva di grandissima considerazione, intrattenendo rapporti e sfoggiando un notevole intuito che incontrava i gusti del pubblico.
Le indiscusse capacità organizzative di Castagneto dimostrate con la 1000 Miglia lo hanno portato, nel tempo, al timone della Targa Florio, del Gran Premio d’Italia, del Giro d’Italia ciclistico fino alla Tripoli-Tobruk. Ma è a Brescia e alla Corsa che il suo nome rimane legato.
L’allestimento e il pubblico di Brescia
Castagneto si era attivato in modo che Brescia proponesse manifestazioni collaterali a sostegno della Corsa, arredando la città con i colori della Freccia Rossa, esposti su bandiere, striscioni, fiaccole e luminarie.
Grande era stato il successo riscosso dall’allestimento di piazza della Vittoria, con gli ombrelloni e le caratteristiche transenne di legno, al punto che la piazza era risultata essere la più fotografata in Italia di quegli anni, aggiungendo lustro e fama alla città e alla 1000 Miglia.
La cittadinanza poteva vivere la Corsa anche da lontano, grazie agli altoparlanti che ne diffondevano la cronaca e ai tabelloni che esponevano le classifiche su corso Zanardelli. Negli anni si sono susseguite altre manifestazioni in città, dai concorsi ai cortei di ragazzi, alle esposizioni, al conio di medaglie, l’emissione di francobolli, fino addirittura alla “Mille Miglia per piccioni viaggiatori”. L’atmosfera creata da Castagneto, alla quale aveva contribuito l’internazionalità degli ospiti, ha reso Brescia, per una settimana, ciò che il “direttore” voleva: la Capitale dell’automobilismo mondiale.
Le punzonature tra il 1927 e il 1931
Tra i luoghi più rappresentativi della Freccia Rossa c’è piazza Vittoria, dove ha luogo la cerimonia della punzonatura.
Dal momento che i lavori di realizzazione della piazza erano iniziati solo nel 1929, le prime edizioni della Corsa hanno vissuto la preparazione nel “recinto della Birreria Wührer”, non molto lontano da viale Venezia che da sempre ospita la partenza della 1000 Miglia. Nel 1931, o forse già dal 1930, probabilmente per la necessità di maggior spazio a causa del più elevato numero di concorrenti, la punzonatura si era trasferita al Foro Boario, a sud di viale Venezia.
La nascita di Piazza Vittoria
Non si dovette aspettare a lungo perché la punzonatura trovasse la sua ubicazione definitiva. I lavori per la realizzazione di piazza Vittoria durarono meno di tre anni e l’intervento, che modificò radicalmente il volto del cuore cittadino, rappresentò la soluzione definitiva ai problemi di spazio legati alle fasi preparatorie della 1000 Miglia.
A conclusione dei lavori e senza aspettare l’inaugurazione ufficiale, tenutasi nel novembre del 1932 in occasione della visita di Benito Mussolini, ad aprile Renzo Castagneto trasferì a piazza Vittoria le operazioni di punzonatura, vetrina e passerella per i personaggi famosi, non solo del mondo automobilistico, che arrivavano a Brescia.
Bruno Boni: il Sindaco della 1000 Miglia
Nel secondo dopoguerra, l’allora sindaco di Brescia, Bruno Boni, comprese subito l’importanza e l’utilità di una manifestazione di interesse mondiale per la collettività, diventando così uno dei più fervidi sostenitori della 1000 Miglia in Italia e affiancando Renzo Castagneto nell’organizzazione della Corsa.
Così, mentre Castagneto, sulla pedana di legno di viale Venezia, sventolava la bandiera a scacchi dell’arrivo, a Boni era riservato il via. Il Sindaco della 1000 Miglia, al posto del Tricolore solitamente utilizzato per la partenza delle corse, optò per sventolare una bandiera bianca e azzurra con i colori della città.
Strade di vini, sapori e paesaggi nel bellissimo Trentino
Il Trentino Alto Adige confina con la Svizzera e l’Austria. E’ famoso per il luogo più freddo d’Italia e dell’Europa Meridionale, per l’Altopiano delle Pale di San Martino, per il caratteristico lago di Resia con il campanile che spunta dall’acqua e il giardino pensile dei Ciucioi a Lavis (l’antico giardino Bortolotti, nella piana Rotaliana). In questo angolo di paradiso alpino-mediterraneo, al centro tra Bolzano, Verona e Padova, la vegetazione cresce rigogliosa con oleandri, palme, vitigni e olivi incorniciati da imponenti montagne e dallo specchio d’acqua dolce più grande d’Italia, il Garda. L’alternanza di brezze temperate e fredde crea condizioni eccellenti sia per la vite che per l’olivo, frutti della terra già noti a Celti e Romani che qui misero a dimora i primi vigneti e oliveti oltre 2000 anni fa. È la regione con i castelli medievali, come Castel Tirolo, Castel Roncolo e Castel d’Appiano. Comprende parte delle Dolomiti, con la vetta più alta, Punta Penia, cime dentellate in pietra calcarea che al tramonto riverberano colori spettacolari. Trento, ne è il capoluogo, ospita palazzi rinascimentali con facciate affrescate e nel suo centro c’è il Castello del Buonconsiglio, nota sede di collezioni d’arte. Così, con tale dote, la zona che va dalla Piana Rotaliana al Lago di Garda, dall’Altopiano della Paganella alla Valle dei Laghi, dall’Altopiano di Pinè fino alla Vallagarina, arrivando in Valsugana e, infine, nella città di Trento, è facile capire perché il Trentino sia amatissimo da gourmet e bongustai: è per questo che lì sono davvero tante le iniziative, tra aperitivi, degustazioni, visite in cantina, cene a tema e esperienze da vivere in giornata, a piedi, in bicicletta o in treno, sempre con gustose soste enogastronomiche, come propone La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino con il programma che organizza.

Il Trentino è zona di ricche tradizioni, ancora di più per le contaminazioni che storicamente l’hanno pervasa, dunque, grazie a quanto si produce, coltiva e alleva, è estremamente vocato all’enogastronomia: doveroso citare qualche eccellenza: la “spressa” delle Giudicarie DOP – formaggio che nasce nei masi con quello che rimaneva dalla produzione del burro della Val di Fiemme, delle Valli Giudicarie, della Val Rendena e della Valle del Chiese, la mela della Val di Non: qui se ne producono 300 mila tonnellate, pari al 15% della produzione nazionale e al 5% di quella europea, poi la carne salada che era l’alimento dei ricchi e quindi si cercava di conservarla il più a lungo possibile, mettendola in salamoia insieme a acqua, sale e aromi vari, lo speck, lo stracotto(anche di somarino) i wurstel e crauti e… due fette di pane nero farcite di speck affumicato, no?
E i “caci”? Beh, c’è il Puzzone di Moena DOP, uno dei pochi formaggi a crosta lavata in Italia, forse il più conosciuto, “merito” dell’odore decisamente impegnativo, che però viene compensato da un sapore morbido e intenso, dalla lunga persistenza, ci sono anche il Grana, meglio noto come Trentingrana che appartiene alla famiglia del Grana Padano, la cui produzione è concentrata soprattutto nella Valle di Non, poi il Dolomiti, a pasta molle e cruda (che si trova anche in alcuni comuni del Veneto) I’Asiago, il Vezzena, il Fontal, la ricotta e il mascarpone. Ci sono ancora, altre chicche: il broccolo di Torbole, non particolare solo per il suo colore, che più che al verde mira al giallo, ma perché ortaggio che cresce solo nei comuni di Torbole e Linfano. Se ne usano anche le foglie, per fare gnocchi o zuppe; gli asparagi di Zambana (comune sparso di Terre d’Adige); il botiro di Primiero è il burro degli alpeggi di Primiero, famoso da secoli per la sua qualità (a Venezia esisteva addirittura la confraternita dei “butirranti”); gli “spätzle” (piccoli gnocchetti di forma allungata e grumosa, di colore bianco o verde a seconda dell’impasto (o con formaggio o con spinaci); la ciuiga del Banale, il “salume della povertà” (tipico dei comuni di Dorsino e di San Lorenzo in Banale) in cui, del maiale, una volta si utilizzavano solo le parti meno nobili, ora invece anche quelle migliori. Si mangia con le rape cotte. Insaccate e affumicate, le ciuighe si consumano bollite oppure, dopo una maturazione più lunga, a fette, come i normali salumi.
Inevitabile però considerare che la ricchezza più grande del Trentino, sono i vigneti! Tanti, di tutti i tipi, spettacolari quelli ad anfiteatro e in altura, quindi uve e vini prodotti da secoli, grazie al clima perfetto e ai diversi terroir, caratterizzati da terreni profondi alluvionali con costituenti importanti di sabbia e limo, ma anche con “scheletro” (i frammenti più grossolani delle particelle che formano il suolo) prevalentemente più ricco di ciottoli e argilla, perfetto soprattutto per i rossi a taglio bordolese (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot). Salendo di quota, si trovano terreni con importante componente calcarea che dona aromaticità, finezza e sapidità ai vini bianchi che sono di carattere, di grande eleganza e verticalità… come lo Chardonnay, varietà destinata alla produzione degli spumanti Metodo Classico (leggasi Trento DOC) e il Müller Thurgau, il Nosiola (unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino) il Traminer e ancora Sauvignon, Riesling, Pinot Grigio e Bianco.
Doveroso degustare un Largiller Nosiola del 2013 dei Vigneti delle Dolomiti, uno dei migliori cru per la produzione di Nosiola nell’intera Valle dei Laghi; viene da uve prodotte e selezionate nel vigneto in località “Argiller”. Dopo una pressatura soffice, per estrarre lentamente un mosto di alta qualità, segue una macerazione leggera sulle bucce. Fermenta in grandi botti di rovere, dove è affinato per oltre 6 anni prima dell’imbottigliamento dove vi resta per alcuni mesi e quindi, a quasi 7 anni dalla vendemmia, il vino è finalmente pronto. Questo “Largiller” è prodotto solo nelle migliori annate, quando la qualità delle uve esprime la massima potenzialità. (Chapeau! NDR). Com’è? Colore giallo paglierino con brillanti riflessi dorati, al naso è intenso e complesso: ha lievi sfumature fruttate di pompelmo e mela verde, soffici tocchi floreali, ginestra e tiglio selvatico e, sul finale, un delicato ricordo di nocciola. Al palato, presenta una struttura equilibrata, ha ottima persistenza, è fine ed elegante, con sentori di legno e minerali. Da degustare in ampi calici a una temperatura di servizio di 10-12°, è indicato per pesce, carni bianche e funghi. Per i “rossi” la fanno da padrone, Teroldego, Marzemino, Lagrein, Cabernet e Merlot e, in seconda battuta (non per qualità ma solo per notorietà): Corbera, Negrara, Pavana, Rossara e San Lorenzo, oltre ad altri vini che vale la pena scoprire visitando le varie cantine e parlando con i produttori, sempre felici di presentare e far assaporare i loro “gioielli”.
In Trentino, grazie al microclima unico che caratterizza la zona, si ottiene un olio pregiato di prima scelta, particolarmente apprezzato. Grazie anche alle iniziative sapientemente organizzate da La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della proposta “Esperienze di gusto”, si sono potuti incontrare i produttori del Frantoio Agraria di Riva, della Madonna delle Vittorie e dell’OlioCru, all’Hosteria Toblino, che hanno presentato e fatto degustare il loro “oro da tavola”, con la complicità del Panificio Tecchiolli. Molte altre sono le opportunità che l’Associazione organizza, “cucite su misura” dell’ospite in base alle sue esigenze. Interessante anche la proposta dei “Weekend in cantina” , con cui le azienda aprono le porte delle loro cantine e ospitano i winelovers nei loro vigneti. Qualche esempio? Martinelli,De Vescovi Ulzbach, Donati Marco, Zeni Roberto, Distilleria Casimiro, Cantine Mezzacorona-Rotari, Endrizzi, Roverè della Luna Aichholz, De Vigili, Rotaliana di Mezzolombardo, Distilleria Bertagnolli, Dorigati, Marzadro, Gaierhof Azienda Vinicola, Tenute Sajni Fasanotti, Villa Corniole, Vivallis. Una menzione particolare va alla famiglia di Albino Armani, produttori di spumanti metodo classico e Gewürztraminer, Chardonnay, Marzemino e Pinot nero, fin dal 1600! Oltre quattro secoli dedicati, di padre in figlio, nel rispetto di quella terra e delle persone che vi vivono, per modificare, lavorare e rendere sempre migliori quei terreni che oggi danno prodotti di eccelsa qualità. Tutti i loro vini sono certificati con il protocollo SQNPI che riconosce la totale sostenibilità della filiera. Le bottiglie col logo dell’”ape” fanno bene all’ambiente e a chi lo abita.
Altra imprescindibile citazione per le distillerie concentrate in zona Santa Massenza (nel comune di Vezzano) ormai identificata come il “paese della grappa”, l’acquavite di vinaccia ricavata da uve prodotte e vinificate esclusivamente in Italia che, dagli anni ’70 – grazie all’accurata selezione delle materie prime e dell’adozione e ottimizzazione dell’”alambicco discontinuo a bagnomaria”, ideato dal ramiere (manco a dirlo…) trentino, Tullio Zadra – quando allora era poco considerata, è arrivata ai nostri giorni come vera eccellenza dell’“alcoholic beverage”. I produttori che hanno aderito alle iniziative de La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, sono stati: l’Azienda agricola Giovanni Poli S. Massenza, quella di Francesco Poli e la Maxentia, la cui gentile padrona di casa, ha ricordato che le distillerie del posto, a dicembre, diventano protagoniste della “notte degli alambicchi accesi”, evento che celebra con una grande festa, storia e curiosità del famoso distillato.
Naturalmente quando si organizzano manifestazioni per fare conoscere e promozionare le eccellenze del territorio, tutte le attività che conservano una costante tensione verso la tradizione, combinata con la ricerca e l’innovazione continua, si mettono in gioco: tra le altre, lo Scrigno del duomo, in pieno centro a Trento (wine bar e ristorazione gourmet) la Cantina Mori Colli Zugna in Vallagarina, con innovativa sede ipogea dove si lavorano le uve conferite da 600 soci e l’Associazione Tutela Marroni di Castione, sull’altopiano di Brentonico, zona nota per la “Festa della castagna” di fine ottobre quando, in concomitanza con la raccolta dei marroni (dalle ottime qualità organolettiche, di pezzatura e pelabilità) si organizzano corsi, convegni, musica, e un menù dedicato con prodotti tipici e attività varie, in gran parte gestite dall’ecclettico Fulvio Viesi, presidente dell’Associazione Marroni Castione di Brentonico (già assessore del Comune di Brentonico, con trascorsi da mediano del “Monte Baldo calcio” e ex atleta del Crus Pedersano). Vero esperto botanico, anche “innestino provetto” e appassionato di alberi centenari, specie – ovviamente – se castagni… Viesi sta lavorando a un disegno di legge in ambito “agricoltura” (che ha già preso la via del Parlamento) di cui sentiremo parlare presto…
Dunque, in Trentino, molte idee, tutte semplici e ben chiare, per gestire un gioco di squadra vincente che pone le basi per produzioni d’eccellenza nel pieno rispetto dell’ambiente.
E i risultati… si vedono!
(Gf Leonardi)
P.S. Tutto sopra indicato, descritto e consigliato, grazie a: LA STRADA DEL VINO E DEI SAPORI DEL TRENTINO
Associazione composta da 330 soci: enti ed aziende produttive riuniti dal comune intento di valorizzare la propria terra attraverso la scoperta del territorio – tra storia, cultura e tradizioni – e dei suoi prodotti enogastronomici. La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino è un percorso ideale, una raccolta di prodotti di eccellenza, un mondo di piaceri per il palato. In quest’affascinante territorio, che passa da un ambiente mediterraneo a un paesaggio tipicamente alpino, oltre alle stuzzicanti produzioni gastronomiche si incontrano le eccellenze dell’enologia locale.
Tel. 0461921863 – info@stradavinotrentino.com – www.tastetrentino.it/vino – www.stradavinotrentino.info – #stradavinotrentino

“Festival del pesce d’acqua dolce” a Torbole ed Arco. Eventi, show cooking con chef importanti e incontri nei 4 giorni nell’alto Garda trentino
Per far scoprire e rilanciare il pesce di lago e della migliore itticoltura locale dal 26 al 29 maggio 2022 si tiene nei Comuni di Nago-Torbole ed Arco nell’alto Garda Trentino l’evento che promuove un’Acquacoltura sostenibile e qualitativamente sicura. Il Festival è ideato dall’Associazione
Club dei Sapori e organizzato da Edi House, società che si occupa di editoria ed eventi.
Il Festival del Pesce d’Acqua Dolce – Freshwater Fish Week’ organizzato dall’Associazione Club dei Sapori vuole sottolineare tre punti importanti, tali da evidenziare che non si tratta di un evento solo locale ma che abbina allo spettacolo per il pubblico anche la conoscenza dei prodotti ittici del lago e del territorio con un apporto qualificato al settore della ristorazione, dei prodotti locali d’alta gamma e del mondo dell’ospitalità gardesana e trentina.
Il Festival vuole fare conoscenza ai neofiti e al miglior utilizzo in cucina del Pesce d’Acqua Dolce, mettendone in risalto le qualità organolettiche insieme alle zone produttive, che danno le maggiori garanzie al consumatore.
Oggi tra i consumatori italiani emerge un cambiamento dell’opinione in termini positivi nei confronti del pesce di allevamento: si parla sempre più frequentemente di sostenibilità e di attenzione all’ambiente.

Gli chef protagonisti dell’evento
Gli chef che tra storytelling, show cooking e convegni si alternano in queste giornate sono, in ordine alfabetico:
Peter Brunel, chef stellato Michelin che lavora ad Arco, sarà presente quale relatore al convegno del 28.05. La sua cucina è raffinata, tesa ad una continua ricerca. Chef Brunel proporrà nel ristorante che porta il suo nome, ad Arco, un menù “dedicato a valorizzare il pesce di lago” composto da: un aperitivo con cevice di lago, insalata nizzarda, macaron di Trentingrana e ortaggi all’agro accompagnato dal vino Trento DOC; un antipasto con uova e olio del Garda; un secondo piatto, tra mare e lago “Pensando ad un baccalà” con merluzzo e salmerino, patata e broccolo di Torbole; infine, come dessert, un dolce di lago “Limone” con limone, yuzu e verbena; per concludere la moka secondo Omkafé. Il tutto ad un prezzo tutto incluso davvero molto competitivo.
Isidoro Consolini, di Torri del Benaco, uno dei primi ed esperti chef creativi, sa esaltare i sapori di tutti i pesci gardesani, abbinandolo agli oli del lago più adatti e alle erbe officinali del Baldo. Presenterà al Festival i “Pesci del Garda nel prato”, con salmone, trote bianche e rosa e lavarello, puntando alla realizzazione di un piatto sostenibile, dall’estetica raffinata e green che possa conferire la giusta rilevanza all’esaltazione dei sapori del pesce di lago.
Marcello Franceschi, trentino di Madruzzo, cuoco professionista da molti anni e insegnante negli ‘alberghieri’, ama la creatività in cucina e sa stupire con accostamenti sempre nuovi. Al Festival presenterà la “Sarda di lago en sisam” ripiena di molche (nel dialetto trentino significa il residuo solido, composto dalla buccia e dalla polpa delle olive, che si ottiene dalla spremitura durante la produzione dell’olio extravergine), con cipolla marinata all’aceto balsamico trentino, olio evo, crostone di pane all’oro di Storo e peperoncino trentino in agrodolce.
Ivo Miorelli, chef e patron del ristorante La Terrazza, torbolano doc, è nato nel ristorante di famiglia ed ha sempre creduto nella cucina del pesce del Garda mantenendo la tradizione con rivisitazioni anche di pesci “poveri” che sa far apprezzare. Al Festival lvo proporrà il suo piatto “Bigoi alla torbolana” un primo piatto semplice e appetitoso, ritrovato nell’archivio storico di Innsbruck, pubblicato in un giornale del 1874 quando Torbole era nell’Impero Austro Ungarico. Nella ricetta classica dei bigoi alla torbolana gli ingredienti protagonisti sono: sarde sotto sale, olio extravergine di oliva e prezzemolo.
Fiorenzo Perremuto, nato a Trento da padre siciliano e mamma veneta (cuoca) è Executive Chef al Cerana Relax Hotel di Madonna di Campiglio. Abbina le eccellenze del territorio ai sapori mediterranei e spesso utilizza del pesce di lago, il salmerino in particolare. chef Fiorenzo porterà il suo piatto “In fondo al lago”, una tartare di trota e agrumi arricchita con mango, yogurt acido, rapa agra, maionese di trota, gel di limone, il dressing Ulidea del Garda con Salicornia (detta asparago di mare), infine, per concludere, una granita al Gin Vento e cetriolo con una presentazione speciale.
Dove si tengono gli eventi
Il ‘Festival del Pesce d’Acqua Dolce – Freshwater Fish Week’, ideato dal giornalista Giulio Biasion, è promosso e organizzato da Edi House e dall’Associazione Club dei Sapori con i patrocini della Provincia Autonoma di Trento, Trentino Marketing, i comuni di Nago-Torbole ed Arco e l’Apt Garda Dolomiti e la Comunità del Garda.
Numerose le aziende che hanno aderito quali la FIPE nazionale, Confcommercio, Internorm, i produttori Astro ed Armanini, la Cooperativa l’Agraria, Assocentro Arco, il Consorzio Garda Dop, SDG Scatolificio del Garda, ed altri.
Il ‘Festival’, si tiene presso la Colonia Pavese di Torbole dal pomeriggio di giovedì 26 maggio sino alla sera di domenica 29 maggio. Due momenti didattici pomeridiani precedono i momenti d’assaggio: sono rivolti agli operatori, agli studenti ed al pubblico. ‘Laboratori’ che porranno il loro focus sui vari prodotti ed anche storie di prodotti, incontri con chef, pescatori del lago, giornalisti, dietologi del calibro di Evelina Flachi, ben nota ai telespettatori per le sue presenze su Rai 1.
I temi dei convegni
27 maggio, ore 10.00 – Convegno alla Colonia Pavese, Passeggiata dell’Ora – Torbole sul tema:
“Acquacoltura, biodiversità e varietà del pesce di lago”. Intervengono: ; l’Ass. Filippo Gavazzoni della Comunità del Garda; Leonardo Pontalti, Ufficio Faunistico Provincia Autonoma di Trento; Ivano Confortini, esperto ittico Regione Venetoil Direttore di Astro Diego Coller. Modera il prof. Giovanni Garavaglia, del Club dei Sapori.
28 maggio, ore 10,00 – Convegno presso l’ex Casinò di Arco sul tema:
“Qualità organolettiche e peculiarità del pesce di lago e d’itticoltura”. Intervengono Evelina Flachi, specialista in Scienza dell’Alimentazione – consulente RAI 1, il Prof. Livio Parisi, esperto di itticoltura e ristoratore, lo chef stellato Peter Brunel dell’omonimo ristorante ad Arco, modera il giornalista Luigi Caricato, direttore di OlioOfficina.
Fish Art in mostra
Non manca uno spazio per l’arte con la piccola personale ‘CALEMBOUR’ una quindicina di divertenti ed ironici acquarelli tematici che l’artista Francesco Faina, appassionato del tema ittico, ha ideato per i visitatori del Festival ed esposti nella sede della Colonia Pavese.

MOTOR VALLEY FEST 2022 - “THE ART OF INNOVATION” Si è alzato il sipario sulla quarta edizione con il convegno inaugurale
La Motor Valley accetta la sfida della transizione verso il powertrain elettrico e l’innovazione dei carburanti E-fuel e Bio-fuel, senza perdere di vista la performance delle vetture, cercando di sfruttare le tecnologie più avanzate e la digitalizzazione per costruire auto e moto sempre più sicure e affascinanti nel design, per continuare a emozionare i driver di tutto il mondo e rimanere al “forefront” del settore automobilistico internazionale. Il Convegno Inaugurale al Teatro Pavarotti-Freni di Modena – e il taglio ufficiale del nastro nel Cortile d‘Onore dell’Accademia Militare – hanno dato lo start alla quarta edizione del Motor Valley Fest, il grande festival a cielo aperto nella Terra dei Motori.
Un parterre di altissimo livello – con esperti, top manager, imprenditori e rappresentanti del mondo delle istituzioni – si è confrontato sulle tematiche più stringenti del settore automotive.

Nell’Opening Conference tre keynote, speaker internazionali, hanno tratteggiato le tendenze del settore mobility e automotive, Andreas Cornet, senior partner McKinsey ha evidenziato come gli anni ’20 del nuovo millennio stabiliranno il corso della mobilità a livello globale: «Il passaggio all’elettrico cambierà l’intera architettura della costruzione di una vettura, ma la Motor Valley potrà trovare soluzioni per continuare a restare al top nel mercato, contribuendo alla spinta tecnologica».
Da parte sua, Johannes-Joerg Rueger, Bosch CEO Engineering e Board Member Automotive si è interrogato sull’impatto che la transizione ecologica avrà sulle auto sportive: «Dobbiamo mantenere intatto il DNA delle sport cars, perché non è vero che le vetture del futuro riserveranno meno emozioni a chi le guiderà. La trasformazione dell’industria ci sarà: dovremo utilizzare la tecnologia al meglio». Come esempio il manager ha citato la guida assistita, «da sviluppare per aumentare la sicurezza dei veicoli».
Christian Richter, Google Director Global: ha premuto sull’acceleratore, prospettando un futuro in cui una “big machine” raccoglierà e imparerà da tutti i “data” collezionati dai nostri spostamenti, acquisti e ricerche online, per profilare un perfetto cliente per eCommerce e Omnichannell, in un mix ideale per le aziende. E la stessa Machine Learning contribuirà a migliorare il conto economico della realizzazione di una vettura.
Il Convegno Inaugurale nella seconda parte ha lasciato spazio al Motor Valley Top Table, dove hanno dialogato Livia Cevolini, CEO Energica Motor Company, Claudio Domenicali, amministratore delegato Ducati Motor Holding S.p.A. Enrico Galliera chief marketing and commercial officer Ferrari S.p.A., Horacio Pagani, fondatore & chief designer Pagani Automobili, Francesco Tonon, Maserati head of global product planning & product marketing e Stephan Winkelmann, presidente and CEO Automobili Lamborghini.
Livia Cevolini (Energica), da pioniera dell’elettrico, si è detta contenta della nascita delle nuove tecnologie, ammettendo di sentirsi «a proprio agio fuori dalla comfort zone, nel limbo del futuro».
Per Enrico Galliera (Ferrari) «Ci attende una sfida epocale: possiamo reagire in molti modi e Ferrari ha scelto di vedere in questa challenge un’opportunità di crescita ma anche di divertimento. Al di là del contributo all’abbassamento delle emissioni di CO2, dobbiamo pensare all’esempio che diamo come aziende della Motor Valley, conosciute in tutto il mondo. Abbiamo tutte le carte in regola per affrontare il futuro. Resta ferma la nostra missione: costruire vetture che donano emozioni».
Sulla stessa linea Claudio Domenicali (Ducati): «Il motore elettrico è affascinante e ci spinge a cercare nuove soluzioni, legate ad aspetti come il raffreddamento. Con nuove sfide arrivano anche nuove competenze e noi di Ducati sviluppiamo moto ma puntiamo anche sul capitale umano».
Per Stephan Winkelmann (Lamborghini) il futuro è già tracciato: «Nei prossimi due anni sarà ibrida la completa gamma Lamborghini. E nel 2028 produrremo la prima auto completamente elettrica. Questo pone davanti ad altre sfide. I nostri clienti si aspettano da una vettura elettrica una performance superiore a quella con motore a scoppio».
Come sa bene Maserati. «Abbiamo prodotto una GT Full Electric, la Folgore», ha detto Francesco Tonon (Maserati), «e nel 2025 una intera nostra gamma, nel segmento più legato al lifestyle sarà così». In apertura del convegno i saluti istituzionali del sindaco della città di Modena Gian Carlo Muzzarelli: «Abbiamo bisogno di un’atmosfera come quella del Motor Valley Fest per ritrovare energia», ha sottolineato il primo cittadino. «La guerra in Ucraina ha stravolto i piani e quindi dobbiamo riassestare una strategia per affrontare le sfide della transizione: energetica, tecnologica, ecologica e digitale, ma anche del lavoro». A seguire, l’intervento del Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini: «La guerra ha acuito gli effetti di quella pandemia energetica che sta mettendo tutti in difficoltà, alla pari di quella sanitaria. Abbiamo bisogno di provare a scommettere su una ripartenza. L’Emilia-Romagna ha sempre affrontato le sfide della sorte: qui da noi dopo il terremoto è stato ricostruito il 95% di ciò che era crollato». Come il sindaco di Modena e il presidente della Regione Emilia-Romagna hanno più volte sottolineato, questo importante cambio di passo è reso possibile grazie anche alle azioni di Governo previste, e alle quali ha fatto riferimento nel corso del suo intervento il Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri Manlio Di Stefano: «Raccontare le eccellenze passa anche da eventi come il Motor Valley Fest. Come Governo lo stiamo facendo attraverso la più grande campagna di comunicazione valoriale del brand Made in Italy. II Governo italiano è al fianco della Motor Valley, front runner del Made in Italy nel mondo». «Questa è l’edizione della maturità per il Motor Valley Fest» ha detto il Presidente della Camera di Commercio di Modena Giuseppe Molinari, che ha definito quello del grande festival a cielo aperto nella Terra dei Motori «un format ideale e dalla collocazione ottimale nel territorio emiliano-romagnolo che, con il suo tessuto di lavoratori-imprenditori rispecchia questa maturità». Pier Carlo Padoan, Presidente UniCredit, ha dichiarato: «Anche per l’edizione 2022, UniCredit conferma con entusiasmo il proprio sostegno al Motor Valley Fest. Un’iniziativa che coniuga diversi aspetti per il nostro Gruppo: dall’impegno per la valorizzazione del territorio al supporto del settore automotive. Il tutto in un’ottica di sempre maggiore focalizzazione sui temi della sostenibilità e dell’innovazione. Siamo orgogliosi di prendere parte a questo progetto che conferma il nostro impegno come partner di riferimento per le imprese e le comunità. E di consolidare la sinergia con controparti di rilievo, acceleratori per lo sviluppo sostenibile del business e dell’economia locale, motori della crescita».
Il Motor Valley Fest – THE ART OF INNOVATION è realizzato da Regione Emilia-Romagna, APT Servizi Emilia-Romagna, Comune di Modena, Associazione Motor Valley Development, MUNER, Meneghini & Associati, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ICE Agenzia, Camera di Commercio di Modena, Fondazione di Modena, in partnership con Anfia, UNRAE sezione veicoli industriali, Autopromotec, ACI, Bologna Fiere – Motor Show. L’evento è anche finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC 2014-2020.
Main sponsor: UniCredit
Partner dell’evento: Bosch, Accenture.
Media Partner internazionale: Wall Street Journal
Sul sito web www.motorvalley.it e i canali social dell’evento sarà possibile visualizzare tutte le informazioni aggiornate relative all’edizione 2022
Dopo due anni di stop si riaccende la magia di Villapapeete: sabato 28 maggio riapre a Milano Marittima il “giardino sonoro” più glamour d'Italia
Dopo ormai due lunghi anni a luci spente si riaccendo i riflettori sul giardino sonoro più glamour d’Italia.
Sabato 28 maggio aprono i cancelli di Villapapeete e il prestigioso giardino musicale si vestirà nuovamente a festa per intrattenere e fare divertire tutti i suoi ospiti provenienti, come di consueto, da tutte le parti d’Italia e non solo.
Grandi novità e nuove coreografie per rendere lo spettacolo dentro lo spettacolo ancor più… mozzafiato.
Aperta fin dalla cena, Villapapeete accoglierà tutti nella sontuosa piscina con un aperitivo ricco di prelibatezze per poi dare vita ad un vero e proprio dinner show contornato da coreografie da mille una notte.
Dopo la mezzanotte i migliori dj-producer italiani ed internazionali accompagneranno il divertimento fino alle prime luci dell’alba.
VILLAPAPEETE:
Via Argine destro Savio,15 Savio di Ravenna Milano Marittima
Infoline e prenotazioni: 3351275444
info@villapapeete.com
Piccola storia dei "tajarin": il libro. Viaggio affettuoso di un piatto povero diventato ricco
Quella dei tajarin (tagliolini o tagliarini, pasta all’uovo tipica dell’antica cucina piemontese) è una bella storia di Langa, tanto piccola quanto immensa; una storia contadina, di cascina, dell’aia. Una storia che si presenta come metafora della vita collinare di questo lembo di Piemonte, dalla malora fenogliana fino al benessere del presente alimentato dal vino e dal tartufo. Con il suo saggio Luciano Bertello pone l’accento sull’icona della cultura culinaria piemontese, ne ripercorre la storia gastronomica di Langhe, Roero e Monferrato.

Nel tempo, i tajarin hanno giocato un ruolo molto importante come segno tangibile del riscatto dalla povertà, dalla miseria, dalle poche uova che un tempo venivano utilizzate per la loro preparazione. Poche, in quanto elemento utile per altre finalità, fino ad arrivare ad oggi e ai tanti tuorli che vengono miscelati alla farina nelle cucine casalinghe, dalle massaie di un tempo, fino ai ristoranti stellati dei giorni nostri, passando per le trattorie e le osterie.
Poche uova e il condimento preparato con i fegatini di pollo o di coniglio, altri elementi dell’economia contadina, un condimento che veniva definito “comodino”. I tajarin, tagliati finemente con il coltello ricavato dalla falce, un coltello affilatissimo, pericoloso, quasi un’arma contadina al punto tale che alcune donne non lo utilizzavano per paura di tagliarsi e che veniva chiamato “essia”.
Tajarin, un termine più antico dell’italiano “taglierini”, documentato dal ’400 e che deriva proprio dall’azione di tagliare finemente, e al contempo, con molta probabilità, l’unica parola piemontese che viene pronunciata allo stesso modo in tutto il mondo.
Nel corso dei decenni viaggiatori, scrittori, avventurieri che hanno attraversato la Langa hanno incontrato il piatto storico, un tempo abbinato al vino Dolcetto e oggi valido compagno di espressioni enologiche famose nei cinque continenti. Basti pensare al Barolo, al Barbaresco, all’Arneis. Le poche uova, 3 in linea di massima, sono diventate 20 a volte 30 tuorli per chilo di farina. I fegatini di allora oggi si chiamano carne di fassona di razza piemontese, si chiamano tartufo e il piatto è sempre più prelibatezza.
Il “viaggio affettuoso” di Luciano Bertello dei tajarin, edito da Slow Food Editore, è un delizioso pretesto per narrare la storia della Langa e il suo affresco sociale ancor prima che culinario. Un territorio un tempo povero e maledetto come raccontato da Beppe Fenoglio ne La malora, diventata culla di successo imprenditoriale.
Quello tratteggiato dall’autore è un mosaico denso di eventi, personaggi noti e vicende storiche, attraverso il cono di luce di una ricetta essenziale, femminile e domestica. In questo senso, è l’evoluzione degli stessi tajarin a raccontare della rinascita del territorio, passando da piatto semplice del pranzo di famiglia a vero e proprio protagonista della scena gastronomica internazionale, soprattutto grazie all’incontro con il tartufo bianco di Alba.
Farina e uova sempre disponibili in cascina; generose braccia femminili; un pollo o un coniglio pronti al sacrificio: i tajarin conservano tuttora un’anima prettamente popolare e radicata nel territorio, quello stesso territorio che oggi rappresenta una delle mete turistiche tra le più frequentate al mondo.
Il libro è arricchito con ricette e aneddoti legati al piatto di osti così come di chef stellati del territorio, tra cui Davide Palluda ed Enrico Crippa. Un libro che, come lo ha definito Carlin Petrini durante la presentazione ufficiale al pubblico, si presenta come vademecum ideale per chi studia la cultura piemontese; un testo, aggiungo io, che non deve mancare nella biblioteca di casa.

Luciano Bertello è stato un insegnante per una vita, storico, autore di un centinaio di saggi sulla sua terra, per quasi vent’anni presidente, a Canale, dell’Enoteca Regionale del Roero, facendone il centro propulsore di una miriade di iniziative per il riscatto del territorio e un luogo di ritrovo per scrittori, poeti, artisti, grandi chef, giornalisti accomunati dall’idea di salvare il paesaggio, la memoria e l’identità contadina.
E poi, siamo onesti e sinceri, un buon piatto di tajarin riempie sempre stomaco e anima, soddisfacendo al meglio palato e cuore.
(Fabrizio Salce)
Il “Pollaio sociale” al “Naturalmente Imola”
Fino all’8 giugno prossimo, va in scena la quindicesima edizione di “Naturalmente Imola”, la manifestazione organizzata dal Comune di Imola con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Città metropolitana di Bologna, con il sostegno di CLAI Imola e Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.
L’edizione di quest’anno è stata inaugurata sabato 30 aprile nel Parco delle Acque Minerali, un luogo simbolico per una manifestazione che, quindici anni fa, vide la luce proprio in questo meraviglioso spazio verde della città. Un ritorno alle origini quindi per celebrare il successo di un evento che, di anno in anno, suscita l’entusiasmo dei cittadini imolesi e dei numerosi visitatori che scoprono (o riscoprono) le bellezze naturali di Imola.
Protagonista dell’evento il Centro sociale la Tartaruga di Toscanella di Dozza, in provincia di Bologna che propone – tra le tante iniziative – il così detto “Pollaio sociale”, per partecipare attivamente ad un percorso di consapevolezza sulle tematiche della salvaguardia dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento e dei vantaggi nutrizionali del consumo di uova fresche, prodotte con metodi che privilegiano la natura ed il rispetto per la medesima. In due strutture costruite in legno presso il Centro, sono ospitate 75 galline ovaiole e livornesi. Adottando una di quelle galline, che sarà accudita nella sua quotidianità con particolare attenzione, lì dove vivono, circondate da un pascolo recintato, le galline sono libere di razzolare e cibarsi autonomamente come deciso da Madre natura; l’alimentazione è integrata con mangime bilanciato e verdure fresche di produzione del Centro. Così, a fronte di una donazione di 100 euro, si avrà diritto di ritirare direttamente presso il centro, ben 240 belle, sempre fresche e sane, uova all’anno. Per informazioni chiamare lo 0542673630 oppure scrivere una mail a tartaruga@seacoop.coop o anche alla pagina Facebook facebook.com/pollaiosociale

Il Centro è impegnato anche nel “Giardino degli orti” che nasce e vuole vivere come attività integrante della quotidianità del Centro occupazionale, inteso non solo come luogo, ma come persone che vivono quel luogo: ospiti, operatori, familiari e orticoltori.
Per “orto sociale” si intende un appezzamento di terreno messo a disposizione tramite assegnazione a titolo di contribuzione economica annuale ai cittadini e alle cittadine del territorio attiguo/limitrofo al Centro, che ne facciano richiesta. Dette coltivazioni ortive sono disposte in lotti di circa 70 mq ciascuno, delimitati da confini interni ed esterni all’area coltivabile e dotati di attacchi per l’utilizzo dei presidi di irrigazione.
Gli orti sociali rappresentano una vera e propria opportunità sociale e possono, oltre a fornire prodotti di sicura provenienza da destinare al consumo alimentare e a un’opportunità di utilizzo del tempo libero, creare occasioni di integrazione, ricreative e formative.
Inoltre il Centro è impegnato anche nella produzione e vendita di piante per i propri orticoltori, con attività di orticultura in serra per la produzione di piante aromatiche e orticole.
Al Centro Occupazionale “La Tartaruga” sono disponibili orti con “vasche rialzate” destinati a persone con limitazioni motorie ed ausili e a anziani. Il progetto, che ha come obiettivo quello di permettere a soggetti con difficoltà motorie di coltivare la terra e curare la crescita delle piante, è sostenuto da Montecatone Rehabilitation Insitute, Fondazione Montecatone Onlus, Coop. Casa Guglielmi, Ist. Scappi sez. Scuola in Ospedale -.

Altre attività
Il Centro si occupa anche di assemblaggio o esecuzione di parti in lavorazione o confezionamento di materiale su committenza esterna, attività di consegna della lavanderia presso strutture di Seacoop e della realizzazione di oggetti in ceramica, serigrafia e carta riciclata da vendere presso mercatini o su committenza.
Il nucleo aziendale è composto da un piccolo gruppo di ospiti presso un’azienda imolese.
18^ edizione dal 2 al 5 giugno: a Carloforte torna il Girotonno
Ricette locali e internazionali, una sfida gastronomica tra chef provenienti da tutto il mondo, incontri e intrattenimento all’insegna del tonno rosso di qualità che da secoli si pesca nella tonnara dell’isola di San Pietro, in Sardegna. Dal 2 al 5 giugno 2022 torna a Carloforte il “Girotonno – Uomini, storie e sapori sulle rotte del tonno”, alla sua diciottesima edizione. Ad affiancare il Comune di Carloforte nell’organizzazione e comunicazione della rassegna ci sarà l’agenzia Feedback che segue il progetto sin dalle sue origini. La cultura millenaria legata a tonni e tonnare che qui si esprime in una plurisecolare tradizione di pesca che si rinnova dal 1738, anno di fondazione della cittadina, è l’elemento comune di una kermesse unica nel suo genere che coinvolge gastronomi, chef di fama internazionale esperti di cucina di tonno, giornalisti ed esperti della gastronomia mediterranea, candidando Carloforte “capitale del tonno di qualità”.
“Il Girotonno finalmente torna dal vivo – spiega Salvatore Puggioni, sindaco di Carloforte – a seguito dello stop causato dalla pandemia. Nel 2021 non abbiamo potuto organizzare in presenza, ma attraverso una formula speciale, che ha coinvolto i ristoratori e operatori economici e culturali locali, la manifestazione ha ottenuto (grazie al sostegno e contributo del Flag Sardegna Sud Occidentale) la certificazione internazionale ISO 20121 di evento sostenibile, e ciò in virtù del fatto che già dalle precedenti edizioni si sono attuate politiche di sostenibilità che porteremo avanti per dare ancora più valore al Girotonno. Ora stiamo lavorando affinché si possa tornare ad organizzare la rassegna di una volta con il coinvolgimento delle squadre di chef internazionali che negli anni hanno dato lustro e valore alla manifestazione. Siamo fiduciosi – conclude il sindaco – di potere accogliere nuovamente turisti e visitatori nella nostra isola, seppur nel rispetto di tutte le precauzioni anti Covid”.
L’antica e caratteristica cittadina tabarchina, rotta privilegiata del “corridore dei mari”, diventerà nuovamente il palcoscenico per un prezioso momento di confronto e scambio culturale tra le regioni mediterranee che ancora mantengono viva la cultura di tonni e tonnare. Anche quest’anno la rassegna sarà organizzata con il sostegno di Tonnare Piam, società che gestisce la tonnara di Carloforte. Momento centrale sarà sempre la gara gastronomica internazionale, l’International Tuna Competition, alla quale parteciperanno chef provenienti da diversi Paesiche prepareranno ricette a base di tonno cotto e crudo. A giudicare i piatti ci sarà una giuria tecnica, formata da giornalisti, esperti e opinion leader, presieduta da Paolo Marchi, ideatore di Identità golose, il primo congresso italiano di cucina, ma anche una giuria popolare, composta dai visitatori della manifestazione che attribuirà un premio dedicato.
Il programma della rassegna darà spazio anche ai live cooking che valorizzeranno tutte le ricette a base di tonno, interpretate da chef italiani, coordinati e selezionati dallo chef carlofortino Luigi Pomata. A condurre tutti gli appuntamenti sul palco sarà Federico Quaranta, conduttore Rai e voce della trasmissione radiofonica Decanter. Torna anche l’Expo village, il villaggio espositivo che offre ai visitatori la possibilità di fare shopping, ogni giorno fino a mezzanotte, tra le specialità agroalimentari locali e i prodotti dell’artigianato sardo. Al Tuna village, il villaggio gastronomico della manifestazione, invece, il tonno è il protagonista: sulla banchina Mamma Mahon ogni giorno degustazioni di specialità a base del grande corridore dei mari.
Estate 2022: vacanze in campagna nel castello di Spessa, nel Collio goriziano
Questa estate la vacanza è country e green, nella natura e lontano dalla folla, da godersi in assoluto relax con la famiglia e con gli amici nel verde della campagna fra passeggiate, movimento en plein air e buona tavola. Isolati, sì, ma con la possibilità di raggiungere comodamente città d’arte, borghi storici, castelli, monasteri e di andare alla scoperta del meraviglioso tessuto storico artistico della nostra penisola.

Nel Collio Goriziano, terra di grandi vini in Friuli Venezia Giulia a ridosso del confine con la Slovenia, il Castello di Spessa Golf Wine Resort & SPA di Capriva del Friuli è un microcosmo immerso fra i vigneti e il green di un campo da golf a 18 buche, all’interno del quale ciascuno si può ritagliarsi la vacanza perfetta, scegliendo fra le varie sistemazioni quella più confacente alle sue esigenze. Il resort offre infatti la possibilità di alloggiare in 4 strutture, ciascuna con un proprio stile ben definito. Nel castello si pernotta in ariose ed ampie camere e suites arredate con mobili del Settecento e dell’Ottocento italiano e mitteleuropeo, con eleganti dettagli d’epoca che si abbinano con discrezione ai più moderni comfort. Le altre stanze del resort si trovano in antichi rustici della tenuta sapientemente restaurati: La Tavernetta al Castello ai piedi del maniero con un eccellente e raffinato ristorante gourmand e 10 camere dall’atmosfera country; gli Appartamenti nelle vigne in un bel casale affacciato sul campo da golf particolarmente adatti alle famiglie; il Casale in collina, il più appartato, con una decina di stanze arredate in stile shabby chic.

Cuore del resort è il castello d’origine medievale (oggi di aspetto neogotico frutto di un radicale intervento otto-novecentesco) con il suo magnifico giardino all’italiana, la cui storia si è intrecciata nei secoli con quella di questa terra di confine e di cui furono ospiti personaggi illustri, fra cui Giacomo Casanova (che ne definì i vini “di qualità eccellente”) e Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart. Tutt’attorno, il dolce saliscendi di vigneti, boschi, prati che si estendono negli oltre 60 ettari della tenuta. Una cornice romantica e bucolica, immersa nel silenzio della natura, dove riprendersi il proprio tempo e trascorrere giornate di vero relax, ritempranti per corpo e spirito.
A disposizione degli ospiti comodi sentieri per passeggiate (come quello, molto panoramico, delle Vigne Alte), spazi dove poter fare ginnastica e yoga all’aria aperta, il campo da golf a 18 buche disegnato fra le vigne, biciclette per pedalare in relax fra colline e vigneti spingendosi anche oltre confine, alla scoperta dei caratteristici borghi della Brda slovena. Il benessere si declina poi nei 2.000 mq della Vinum Spa con i trattamenti dedicati alla vinoterapia, le piscine interna ed esterna riscaldate, le aree relax panoramiche, l’idromassaggio circolare esterno con vista sui vigneti. Tutti da visitare i dintorni, scrigno d’arte e storia: Cormòns, cittadina d’impronta mitteleuropea “cuore” del Collio; Gorizia, la “Nizza d’Austria” con il suo austero castello medievale; Cividale, le cui testimonianze longobarde sono Patrimonio Umanità Unesco; Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia; Grado, con la sua lunga spiaggia di sabbia finissima e la sua incantevole laguna; i percorsi storici della Grande Guerra – da Gorizia al Sacrario di Redipuglia al Carso- dove si scoprono trincee, bunker e luoghi che furono teatro di battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. E in mezz’ora si è a Trieste e in poco più di un’ora a Venezia.

A disposizione degli ospiti comodi sentieri per passeggiate (come quello, molto panoramico, delle Vigne Alte), spazi dove poter fare ginnastica e yoga all’aria aperta, il campo da golf a 18 buche disegnato fra le vigne, biciclette per pedalare in relax fra colline e vigneti spingendosi anche oltre confine, alla scoperta dei caratteristici borghi della Brda slovena. Il benessere si declina poi nei 2.000 mq della Vinum Spa con i trattamenti dedicati alla vinoterapia, le piscine interna ed esterna riscaldate, le aree relax panoramiche, l’idromassaggio circolare esterno con vista sui vigneti. Tutti da visitare i dintorni, scrigno d’arte e storia: Cormòns, cittadina d’impronta mitteleuropea “cuore” del Collio; Gorizia, la “Nizza d’Austria” con il suo austero castello medievale; Cividale, le cui testimonianze longobarde sono Patrimonio Umanità Unesco; Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia; Grado, con la sua lunga spiaggia di sabbia finissima e la sua incantevole laguna; i percorsi storici della Grande Guerra – da Gorizia al Sacrario di Redipuglia al Carso- dove si scoprono trincee, bunker e luoghi che furono teatro di battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. E in mezz’ora si è a Trieste e in poco più di un’ora a Venezia.
In una cornice che coniuga naturalezza a raffinata ospitalità quale è il resort, anche il gusto viene sollecitato e incuriosito con vini e cibi che attingono alla straordinaria tradizione gastronomica della terra di confine in cui è incastonato, dove si incontrano e fondono echi culinari friulani, austriaci e slavi. Per gli ospiti sono organizzate nelle scenografiche cantine medievali del castello stimolanti degustazioni guidate dei pregiati vini Doc Collio e Isonzo della tenuta e nella Casa di Caccia corsi di cucina tenuti dall’Executive Chef del resort Tonino Venica. E’ lui a soprintendere al Ristorante gourmand La Tavernetta al Castello, dove arrivano in tavola dalla magia del Collio e del vicino Adriatico terra e mare, vigne e orti: un sorprendente mondo di sapori e profumi esaltati dalle sue sapienti mani. Nel Gusto di Casanova, l’intimo e raccolto Bistrot del Castello con ampio dehors ombreggiato dagli alberi secolari del parco, si degusta una straordinaria selezione di prodotti del Friuli Venezia Giulia. Nell’Hosteria del Castello, invece, la cucina – semplice, gustosa, immediata – rincorre le stagioni e ricalca i sapori del territorio.

Castello di Spessa
Golf Wine Resort & SPA
Via Spessa 1 Capriva del Friuli (GO)
Tel: + 39 0481.808124
www.castellodispessa.it
info@castellodispessa.it
"Diversamente dolci, deliziosamente sani" di Morena Benazzi con introduzione di Fabrizio Rapuzzi
120 ricette creative per torte, gelati e dessert senza zucchero, cereali e latticini dalla blogger di cucina Paleo, la più seguita in Italia: 120 ricette di dolci “buoni” sia per la gola che per la salute! Preparazioni in stile paleo, keto e aip capaci di soddisfare anche i più golosi, e adatte a chiunque voglia restare in linea senza rinunciare alle tentazioni o soffra di allergie e intolleranze. E’ possibile cedere alla tentazione di una cheescake, un tiramisù, una crostata o un pasticcino senza conseguenze nefaste sulla linea o sulla salute? Di solito no, ma con queste straordinarie ricette a base di ingredienti naturali e di facile esecuzione, potrete preparare torte, gelati e dessert non solo squisiti ma anche sani! Sì perché Morena, nella sua ormai pluriennale esperienza di cuoca paleo, ha raccolto in questo libro 120 delle sue rivisitazioni di dolci: da quelli regionali tipici, come il bonet piemontese o la Sbrisolona al Kaisershmarren tirolese o la Tarte Tatin francese, fino all’esotico flan caraibico al cocco; dalle preparazioni classiche come la crema pasticcera e il pan di Spagna ai dolci tradizionali delle feste, come il panettone, o a creazioni inedite come il rotolo al Matcha e crema di fragole, senza dimenticare muffin, crepes, biscotti e gelati.
Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze: che vogliate restare in forma senza rinunciare al piacere del dolce, che seguiate un regime paleo o keto, che abbiate l’esigenza di evitare certi alimenti come il glutine per intolleranze, allergie o problematiche autoimmuni o di limitare il più possibile gli zuccheri per il diabete, infine che siate degli irriducibili golosi o semplicemente curiosi.
I dolci creati da Morena sono infatti tutti privi di zuccheri raffinati, farine di cereali, latticini, soia e legumi; il segreto è l’utilizzo di ingredienti alternativi, di facile reperibilità e di antico consumo come il miele, la frutta secca, le uova e il cacao, o noti in altre cucine come il cocco in tutte le sue forme (zucchero dai fiori, latte e “farina” dalla polpa), lo sciroppo d’acero, la farina di castagne o quella di chufa (ricavata dalla Chufa, tubero diffuso in Spagna ricco di vitamina C e E, è utile contro il colesterolo, nella prevenzione dell’arteriosclerosi e per favorire digestione e senso di sazietà) e naturalmente la frutta, come avocado, datteri e fichi o certi ortaggi come la zucca, usati fin dall’antichità.
Nell’introduzione del medico dello sport e nutrizionista Fabrizio Rapuzzi scoprirete inoltre perché siamo così naturalmente e ancestralmente attratti dal dolce, fino a sviluppare vere e proprie dipendenze, quali ripercussioni ha l’abuso di zucchero sulla nostra salute e come (e quando) è invece possibile mangiare questi dolci senza compromettere la forma fisica.
Una pratica legenda contrassegna le ricette paleo, keto e aip (protocollo autoimmune) per guidarvi nella scelta e infine un’appendice vi permetterà di scegliere le ricette in base alla stagionalità degli ingredienti.
Crumble, pancakes, pane dolce
- Crumble di pere e castagne
- Frittata dolce con pere e cioccolato
- Frittelle di mele
- Frittelle di castagne con uvetta
- Pancakes di carote
- Pancakes di castagne
- Pancakes di albicocche
- Kaiserschmarren – frittata dolce tirolese
- Pane di banane e chufa
- Pane al cocco
- Pane di zucca e noci
Dolci al cucchiaio e gelati
- Bonet piemontese alle nocciole
- Budino ai mirtilli
- Budino portoghese di arancia
- Clafoutis al cocco e ciliegie
- Crema di avocado e pere
- Crema di nocciole e cacao (paleo Nutella)
- Crema al forno alle fragole
- Crema livornese alle mandorle
- Crema pasticcera al latte di cocco
- “cous cous” dolce di carote alla siciliana
- Curd di fragole
- Lemon curd
- Dolce spagnolo di zucca e mandorle
- Dolce canadese ai mirtilli
- Flan caraibico al cocco
- Mousse di avocado all’arancia
- Pesca melba
- Pesche ripiene alla piemontese
- Tortini morbidi di zucca e cioccolato
- Tiramisù di avocado con fragole e ciliegie
- Gelato fior di fragola
- Gelato alla crema
- Gelato alle pere e pinoli
- Mango kulfi – gelato indiano al mango
- Stecco gelato di avocado al cioccolato
- Biscotto gelato senza cottura
- Granita di mandorle
Torte
- Apple bundt cake
- Certosino o pan speziale
- Früchtebrot – torta tedesca di Natale
DELLA STESSA AUTRICE
- Paleo panettone
- Pan di spagna
- Pangiallo romano
45. Parrozzo abruzzese
46. Piada dei morti - Pizza dolce alla frutta
- Plumcake marmorizzato
- Rotolo al matcha con crema alle fragole
50. Sbrisolona - Strudel di mele
- Tarte tatin
- Tenerezze cioccolato e pere
- Torta al cocco e cioccolato
- Torta al cocco e clementine
- Torta alle albicocche
- Torta di barbabietole al cioccolato
58. Torta di castagne e pere con noci pecan e caramello al miele - Torta di mirtilli finlandese
60. Torta dolce di zucchine - Torta fondente al cioccolato e mandorle
- Torta magica alla vaniglia
- Torta morbida alle fragole
- Torta rustica alle prugne
- Torta slovacca ai semi di papavero
66. Torta streusel ai frutti di bosco
67. Torta verde pistacchio - Tortine rovesciate alle nespole
69. Tronchetto di Natale
Crostate
- Crostata di fichi freschi
- Crostata di fragole con meringa al cocco
- Crostatine con zigolo dolce all’arancia
73. Crostata di pesche con crema di mandorle - Tartellette alla crema di anacardi e lemon curd
- Crostatine nocciola e cioccolato
Cheesecake senza cottura
- Cheesecake di anacardi al limone e frutti di bosco
- Cheesecake alle fragole e cioccolato
78. Barrette cheesecake ai fichi
Muffins e crepes
- Crepes alla barbabietola
- Crepes di castagne
- Crepes dolci di zucca
- Cupcakes alle fragole
- Muffins ai cachi e nocciole
- Muffins ai mirtilli
- Muffins al cioccolato e nocciole
- Muffins al cocco e limone con semi di papavero
- Muffins all’arancia e tahin
- Muffins cacao e fragole
- Muffins con fichi e noci
- Muffins con pere e pinoli
- Muffins speziati di zucca
- Tortine morbide alle clementine
- Tortino di cioccolato dal cuore morbido
Biscotti
- Biscotti alla camomilla
- Biscotti alla lavanda
- Biscotti con cuore di fichi secchi
- Biscotti craquelés di chufa e castagne alla vaniglia
- Biscotti croccanti di granola
99. Biscotti delle isole Samoa - Biscotti di castagne e nocciole
101. Biscotti florentins - Biscotti olandesi
- Biscotti thumbprint alle fragole
104. Biscottini nocciola e cioccolato
105. Cantucci con mandorle e ciliegie secche - Coniglietti al cocco e carote
107. Gallinelle di pasqua
Piccola pasticceria: bonbon, cioccolatini, tartufini
- Amaretti alle albicocche secche
- Amaretti di cocco al limone
- Baci di dama
- Baci al cocco con cacao e nocciole
112. Barrette al cocco e cioccolato bounty
113. Canelés bordelais - Cioccolatini ripieni di chufa e cocco
115. Cioccolatini ripieni di zucca - Gueffus mimosa
- Mendiant
- Tartufini di castagne
- Tartufini di mandorle e datteri
120. Tartufini di patate dolci americane

#DIETAPALEO #KETO #RICETTE #ALIMENTAZIONE #DIABETE #DOLCI #TORTE #GELATI #CELIACHIA #GLUTINE #INTOLLERANZE #PERMEABILITÀINTESTINALE #MANGIARSANO
Morena Benazzi, nata e cresciuta a Bologna, è da sempre appassionata di alimentazione e cucina. Nel 2012 apre il primo blog di cucina paleo in Italia per condividere le sue ricette: nasce così armoniapaleo.it, dove unisce la passione per la cucina a quella della fotografia. Per Ab Ovo è autrice di “Armonia Paleo”, alla terza edizione e “In cucina con il Protocollo autoimmune” alla seconda.
Morena Benazzi
Diversamente dolci deliziosamente sani
120 ricette creative per torte, gelati e dessert senza zucchero, cereali e latticini
240 pp. • brossura con alette 16,5 × 24 cm • 132 tavv. a colori
25,00 €
“Castelli, Fantasmi, Leggende” alla Rocca di Lonato del Garda gli Otisi nella Casa del Podestà
Fino al 5 giugno i protagonisti di una storia immaginaria, aprono un nuovo capitolo per “Castelli, Fantasmi, Leggende”, la serie di fotografie oniriche di grandi dimensioni con cui il fotografo Salvatore Attanasio dà forma – mediante un’elaborazione al computer in postproduzione – a personaggi storici o a protagonisti di leggende popolari ambientandoli nei manieri del Bresciano dove hanno abitato o nella realtà o nella fantasia delle leggende: è la quattrocentesca Rocca Visconteo Veneta di Lonato del Garda ad ospitare nel Salone della Casa del Capitano fino al 5 giugno la mostra Gli Otisi nella Casa del Podestà (visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00).

Una narrazione fantasiosa in 15 immagini inedite, in grande formato e in rigoroso bianconero, retroilluminate, che raccontano la “Storia degli Otisi”, concepita nel XIX secolo da due esponenti di rilievo del milieu culturale bresciano fin de siècle (il medico dottor Carlo Tagliaferri e il conte Teodoro Lechi), giunta fino a noi in un prezioso manoscritto realizzato da Fra Doretto da Calvisano (pseudonimo del conte Teodoro Lechi). Non una storia reale, ma un’invenzione, che testimonia la propensione, tipica della cultura tra Ottocento e Novecento, di evocare il passato rivivendolo a tutti i costi, anche attraverso una proposta giocosa, divertita e dal sapore teatrale. Il manoscritto descrive dodici antenati Tagliaferri, la cui precisa identità è restituita da altrettanti ritratti en travesti, autentici tableaux vivants all’interno dei quali, nei diversi costumi dei diversi momenti storici, compare il medesimo personaggio, ovvero Carlo Tagliaferri che impersonifica i suoi avi, fotografato dal figlio ing. Giovanni. Quindi 15 immagini che, anziché narrare una leggenda come nelle altre mostre del ciclo “Castelli, Fantasmi, Leggende”, vogliono rendere omaggio alla fantasia di coloro che hanno concepito questo capolavoro di cultura, ironia, creatività.
A fare da sfondo ai personaggi leggendari della stirpe degli Otisi, sono le stanze della storica dimora del senatore Ugo Da Como a Lonato, la Casa del Podestà, dove si aggirano le velate presenze del poeta Folco, del procuratore Otisello, dell’alchimista Dosso e altre effimere e suggestive figure.
“La mostra di Salvatore Attanasio rende omaggio alla cultura bresciana tardo ottocentesca, una cultura fortemente radicata al tema della rievocazione storica – spiega Stefano Lusardi, conservatore dei beni storici della Fondazione Ugo Da Como- Basterebbe ricordare le favolose ed elaborate architetture di revival concepite dal maggiore architetto della seconda metà del XIX secolo, Antonio Tagliaferri fratello di Carlo e zio di Giovanni. Di questo mondo, la Fondazione voluta da Ugo Da Como a Lonato è una testimonianza imprescindibile e per questa ragione abbiamo voluto rievocare gli Otisi all’interno degli ambienti della casa museo del Podestà, interamente restaurata da Antonio Tagliaferri tra il 1907 e il 1909.”
Ad accrescere il fascino della mostra, l’allestimento inconsueto e spettacolare. Le fotografie, stampate in fineart, sono presentate in cornici retroilluminate a led in ambiente oscurato. L’effetto è di assoluto impatto, anche considerando la narrazione evocata dai soggetti rappresentati. In collaborazione con la sezione di sezione di Brescia dell’Unione Ciechi e Ipovedenti, le immagini sono corredate di una breve descrizione in alfabeto Braille, per consentire ai visitatori non vedenti di immaginarle.
Informazioni – Fondazione Ugo Da Como
Via Rocca, 2 – Lonato del Garda (Brescia)
Tel. 0309130060 – www.roccadilonato.it
www.lonatoturismo.it
Bentornati Asparagi: a tavola con l’Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto
Gli asparagi sono tornati. L’avvio della campagna di raccolta è stato ritardato a causa delle basse temperature primaverili che ne hanno rallentato lo sviluppo dei germogli; ma è iniziata in questi giorni e si protrarrà almeno fino alla prima decade di giugno.
Mi riferisco alla raccolta dei “turioni” (definizione corretta inerente alla parte degli asparagi che consumiamo) nei principali territori di produzione, dove nell’areale del Santenese e del Pianalto di Poirino (tra i confini delle province di Asti, Cuneo e della Città metropolitana di Torino) trovano la loro terra d’elezione. L’andamento siccitoso della stagione purtroppo farà sì che la produzione sia inferiore alla media delle annate precedenti, ma c’è una nota preziosa: la qualità si presenta ottima.
Il consorzio “Cascine Piemontesi”, in collaborazione con “Confagricoltura Torino”, ha organizzato una campagna promozionale per la valorizzazione dell’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto, riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale del Piemonte nel 1999 (PAT) e storicamente legato a Camillo Benso, conte di Cavour, che lo definì la “sorgente della prosperità di Santena”.
A tal proposito per illustrare le caratteristiche dell’asparago e diffonderne una conoscenza più approfondita, Cascine Piemontesi ha organizzato un pranzo dedicato al mondo dell’informazione, avente come protagonista assoluto sua maestà l’asparago. Sappiamo bene come l’utilizzo del turione in cucina sia al quanto variegato; e allora asparagi croccanti, adagiati su fonduta, accompagnati da salse, e poi ancora compagni di risotti, delle carni e persino ingredienti per prelibati dolci.
Per meglio individuare l’importanza del prodotto in questione è doveroso ampliare la panoramica. Teniamo infatti conto che in Italia la superficie destinata a tale coltivazione è di circa 9.500 ettari, concentrati soprattutto in Puglia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Attualmente nella sola regione Piemonte vengono coltivati oltre 260 ettari; le imprese agricole impegnate nella produzione sono circa 640. La superficie coltivata è in aumento: nel 2010 erano 346 le aziende e 180 gli ettari. Il principale territorio produttivo è il Torinese, con oltre 90 ettari, seguito da Cuneo con 73 ettari e Vercelli con 71 ettari. La domanda di asparagi da parte dei consumatori, dopo la pandemia, è in aumento per tutte le varietà di asparago.
Quando parliamo del territorio del Pianalto e della coltivazione dell’asparago in Piemonte ci riferiamo ad una terra ben circoscritta, ovvero un altopiano argilloso di circa 400 chilometri quadrati che collega città quali Chieri, Santena, Poirino, Pralormo, fino a Montà d’Alba. E qui che I nostri turioni esprimono ad altissimi livelli le loro peculiarità e l’alta qualità.
In tempi antichi il Pianalto era attraversato da un fiume, ma circa diecimila anni fa una serie di movimenti tellurici sollevò l’intera area facendone mutare il corso. Il fiume lasciò così uno strato di argilla formata da micro-minerali che rendono il terreno molto compatto e in grado di trattenere gli elementi nutritivi. E’ dunque questa particolare fertilità che rende l’intera area del Pianalto famosa per le produzioni agricole, tra le quali l’asparago spicca per le sue qualità e il tipico sapore che gli viene conferito proprio dalle caratteristiche pedologiche delle “terre rosse” del Pianalto.

Parlando invece delle varietà di asparago del territorio ricordiamo che le cultivar presenti sono riconducibili agli ecotipi Marte, Eros, Gijmlin e a un ecotipo locale chiamato “asparago santenese” legato ad una selezione di Precoce d’Argenteuil ottenuta negli anni ’50-’60 sul territorio interessato.
L’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto è di colore verde con sfumature violacee, i turioni hanno l’apice appuntito per via del terreno ricco, della maturazione fuori serra e dell’utilizzo di concimi organici. Si caratterizza inoltre per il suo sapore dolce e delicato mentre la lunghezza media è di 22 cm e la parte colorata è rappresentata da circa il 65% della lunghezza totale.
Per la commercializzazione gli asparagi vengono confezionati in mazzetti con la base del turione bianca dovuta alla tecnica di coltivazione con baulatura del terreno e ai metodi di raccolta che prevedono l’utilizzo di un tipico coltello che consente di tagliare l’asparago senza traumatizzare la zampa: con il termine “zampa” si individua la parte che rimane nel terreno e che fruttificherà nuovamente. Il segreto per apprezzarne la bontà in cucina, come suggeriva anche Cavour, è quello di consumarli entro poche ore dal raccolto, diciamo al massimo entro due giorni.
Le attività agricole che hanno già aderito a “Cascine Piemontesi” sono attualmente un centinaio il 50% delle quali ubicate nelle Langhe e nell’Albese, ma è in crescita il numero nel Monregalese, Saluzzese, Saviglianese, Cuneese, Torinese e Astigiano. Aderiscono a Cascine Piemontesi allevatori e apicoltori, produttori di ortofrutta, castagne, cereali e di altre coltivazioni agricole, del comparto lattiero caseario, corilicolo e vitivinicolo.
(Fabrizio Salce)
https://www.cascinepiemontesi.it/
La strategia di comunicazione del Prosciutto di San Daniele, innovativa e omnicanale, si è dimostrata scelta vincente che ha portato ottimi risultati
La scelta di affiancare la comunicazione su siti web e social network a quelle in presenza, rappresentate principalmente dagli eventi e dalle attività nei punti vendita, si è dimostrata una scelta molto ben centrata perchè ha portato ottimi risultati.
Nel corso del 2021, anno fortemente condizionato dalla pandemia, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele per la propria strategia di comunicazione ha adottato la via dell’omnicanalità: un’integrazione tra i canali on e offline a cui nei mesi estivi e autunnali si sono affiancati degli eventi in presenza.
La sinergia tra attività “virtuali” e “reali” ha permesso al Consorzio di monitorare attivamente sia i canali tradizionali che digitali. Le strategie individuate con la decisione di spaziare tra media offline e online si sono rivelate una scelta vincente per il brand, grazie anche a quanto svolto dal reparto interamente insourcing, dedicato alle attività di promozione e comunicazione legate al San Daniele DOP e al suo territorio di produzione.

Il format di comunicazione adattato, basato su uno storytelling solido capace di attirare l’attenzione dei consumatori e declinato su diversi media, non solo si è dimostrato efficace e ben calibrato, ma ha permesso di trasportare la storia, la tradizione e la cultura del San Daniele DOP nell’epoca contemporanea. I siti web consortili, nel 2021, si sono confermati essere una vetrina importante per il Consorzio: il loro aggiornamento costante ha portato un aumento significativo del traffico e della visibilità del marchio. Nello specifico, il portale istituzionale prosciuttosandaniele.it è stato visitato da oltre 200.000 persone, registrando una crescita del 36% rispetto all’anno precedente. Le visite sono state piuttosto stabili e costanti nel corso dell’intero anno, con numeri che si sono mantenuti intorno alle 50.000 visite medie al mese, mentre i picchi di traffico nei mesi di novembre e dicembre sono stati il risultato delle campagne pubblicitarie digitali lanciate in vista delle festività natalizie.
Un incremento di visitatori ancora maggiore è quello che ha interessato il web magazine www.sandanielemagazine.com, che ha registrato un aumento delle sessioni di oltre il 50%, raggiungendo un totale di circa 100.000 utenti nel 2021. Nel corso dell’anno sono stati pubblicati oltre 160 articoli, incentrati su diversi temi, dalle ricette agli approfondimenti fino alle indicazioni su come acquistare online il Prosciutto di San Daniele DOP. Il risultato è un aumento del 52% rispetto al 2020.
I contenuti pubblicati sui diversi social consortili – Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e LinkedIn –, differenziati a seconda del target e dell’utenza di riferimento, hanno permesso di raggiungere 65 milioni di utenti grazie a 568 contenuti, per un in totale oltre 1,3 milioni di interazioni, dando vita a una community attiva e in continua crescita.
Il Consorzio ha sviluppato, inoltre, ventiquattro campagne di influencer marketing dedicate alla comunicazione del prodotto e dei suoi valori, che hanno generato un pubblico di oltre 20.000.000 di persone con circa 1.200 contenuti realizzati ad hoc. Il San Daniele DOP ha mantenuto anche il presidio nella stampa e nei media “offline”. Grazie alle attività di ufficio stampa e pubbliche relazioni su stampa tradizionale, web e radio/tv è stato raggiunto un pubblico di oltre 75 milioni di persone.
Sono state organizzate anche attività di promozione del prodotto nei punti vendita nelle più note insegne della GDO italiana. Agli strumenti di comunicazione sul punto vendita sono stati affiancati strumenti digitali come banner, articoli blog e gallery e degustazioni e incontri virtuali.
Nell’autunno del 2021 è ripartita anche la quarta edizione del tour dei locali Ho.Re.Ca. “Aria di San Daniele”, anticipato da quattro appuntamenti estivi nel formato picnic itinerante. L’evento ha toccato le città di Milano, Verona, Roma, Bari e Catania con trenta appuntamenti presso locali selezionati in base a standard qualitativi, notorietà e posizionamento, dove è stato allestito un corner dedicato alla degustazione del San Daniele. All’evento hanno partecipato oltre 5.000 utenti e alle tappe del tour di Milano e Roma hanno preso parte anche nove influencer i cui novanta contenuti pubblicati, inerenti all’evento, hanno raggiunto un pubblico potenziale di quasi 600.000 persone.
L’omnicanalità si è dimostrate essere una strategia di comunicazione vincente che, in un periodo storico ancora pieno di incertezze, ha permesso al Prosciutto di San Daniele DOP di incrementare l’interesse e la fedeltà dei consumatori nei confronti del marchio, raggiungendo anche coloro che, nel corso dello scorso anno, a causa della pandemia non hanno potuto partecipare alle attività del Consorzio in presenza ma da remoto.
Il Consorzio ha inoltre vinto nel 2021, con il progetto Aria di San Daniele, il premio di Salumi & Consumi per la miglior campagna di comunicazione per la valorizzazione del prodotto tipico.
CIBUS: chiusura con ottimismo per un ritorno a una relativa normalità nel corso dell'anno
L’edizione 2022 di Cibus, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, ha superato le attese tornando a numeri pre-pandemia nonostante l’endemia strisciante del Covid e il conflitto in Ucraina: 3.000 espositori, migliaia di nuovi prodotti, 60mila operatori professionali di cui tremila top buyer esteri, confermano l’esigenza di un appuntamento annuale dedicato al Made in Italy agroalimentare – Nonostante la tempesta inflattiva, c’è ottimismo per un ritorno a una relativa normalità nel corso dell’anno.
La 21° edizione della fiera è stata una rappresentazione corale, ma non inaspettata, della vitalità del made in Italy agroalimentare e della manifestazione fieristica che lo rappresenta da oltre quarant’anni. Gli operatori esteri, arrivati grazie al grande lavoro di ICE Agenzia, e quelli italiani hanno potuto approfondire le opportunità dei loro assortimenti scoprendo le migliaia di novità spesso legate alla tradizione dei territori.
La vera novità di Cibus 2022 è proprio che la crisi ha dimostrato la solidità delle imprese a carattere familiare del nostro Paese, che hanno continuato a lavorare e a progettare anche durante la emergenza pandemica e la crisi Ucraina senza lasciarsi scoraggiare, anzi aumentando i loro sforzi per raggiungere l’eccellenza e la sostenibilità dei loro prodotti.
Tutti gli operatori hanno confermato che il Made in Italy agroalimentare è la ricetta ideale non solo per la ristorazione, come possiamo leggere ormai da decenni sulle tavole di tutto il mondo, ma anche per il retail dove i nostri prodotti si stanno trasformando da nicchia di importazione a mainstream per i consumatori. Nel corso dei tanti convegni dedicati alle problematiche del Fuori Casa, della Grande Distribuzione, delle Private Labels, dell’Agricoltura, dell’Industria, della Ricerca scientifica, è stata ribadita questa migrazione qualitativa dei consumi verso prodotti più sani e più sostenibili dei quali il made in Italy alimentare è campione, proprio grazie alle sue radici e alle sue tradizioni.
Questa domanda che continua a crescere in doppia cifra, ormai da oltre 10 anni, da parte degli importatori e distributori ha imposto agli organizzatori di calendarizzare Cibus anche nel 2023 ( dal 29 al 30 marzo) in armonia con l’altra grande fiera del made in Italy, Vinitaly, in un format più leggero, proprio per consentire agli operatori internazionali di spendere più giorni sul territorio per visitare e conoscere da vicino le imprese che hanno reso celebre l’agroalimentare italiano.
Nel corso della quarta e ultima giornata, Cibus 2022 ha voluto sottolineare il ruolo della ristorazione italiana nel mondo, ambasciatrice della cucina italiana e della molteplicità delle produzioni alimentari del Bel Paese. Nel corso del convegno “Il futuro del fuoricasa: la ristorazione al servizio del Made in Italy”, la Associazione culturale “I Love Italian Food” ha riferito di aver creato una rete di circa 20mila ristoratori, in tutti i continenti, per i quali organizza eventi B2B, food festival e formazione professionale.
Le nuove proposte di prodotti alimentari industriali eco-innovativi sono state presentate nella 12° edizione di “Ecotrophelia Italia”, organizzato da Federalimentare, cui partecipano gli studenti delle Università e degli Istituti Tecnici.
A Cibus è stato poi eletto Roberto Guermandi (“L’angolo della freschezza” di Bologna) “Miglior Formaggiaio d’Italia”, prima edizione del concorso a cui hanno partecipato banconisti dei formaggi dei piccoli negozi e della Grande Distribuzione, organizzato da Guilde Internationale des Fromagers Italia e dal gruppo editoriale Tespi.
Anche quest’anno si è svolta la iniziativa Cibus Food Saving, realizzata dal Banco Alimentare per recuperare a fine fiera le eccedenze degli espositori. Gli alimenti donati dalle aziende espositrici, ancora in perfetto stato, vanno a 742 strutture caritative convenzionate.
Infine, è stato presentato a Cibus un progetto di Fondazione Fiera Milano, Fiere di Parma e Federalimentare per realizzare due mense in Ucraina per i profughi che si affollano lungo i confini.

Sito Web: www.cibus.it
Alla BIT di Milano la regione Marche si presenta in completo blu
Uscendo da un evento importante come la Borsa Internazionale del Turismo 2022 di Milano la prima domanda che ti rivolgono amici, operatori e colleghi è: “Qual è stato lo stand più bello che hai visitato”? Domanda corretta e legittima, ma fuorviante perché soggettiva e troppo personalizzata. Noi ci siamo domandati invece qual è stato lo stand più efficace. La nostra risposta è stata dettata da ragioni di efficienza e utilità pratica per i territori e per l’offerta turistica ed enogastronomica che abbiamo potuto sperimentare, seppur in maniera limitata per l’occasione: “Lo stand della Regione Marche”. La “Tipicità” espressa da un Grand Tour nelle Marche esprime vocazione per il territorio e dimostra un respiro nazionale. Un esempio per tutti: “…il gusto e la cultura dei nove Comuni delle ALTE MARCHE”. Turismo enogastronomico d’eccellenza e golosità culturali ideali.
L’Idea di fare rete non nasce nelle Marche, ma lì, in quel contesto funzionale pare proprio un concetto radicato e solido. Infatti, Ancona è al primo posto in Italia negli sport cosiddetti, indoor e risultati eccellenti ci sono anche per Ascoli Piceno, Macerata e Fermo (primo posto nello sport femminile). Le Marche sono anche in corsa per contendersi la prestigiosa piazza di Capitale italiana della cultura 2024, con ben due capoluoghi, unica Regione a schierare una doppietta: Pesaro con il progetto “La Natura della Cultura” e Ascoli Piceno con produzioni originali ed eventi internazionali.
Alla BIT, nello stand delle Marche, è stato presentato un primo Protocollo pluriennale per la costituzione del primo Distretto turistico dei Monti Sibillini e alla presenza del Ministro dal Turismo Massimo Garavaglia, l’offerta turistica regionale si è allargata con la preannunciata riapertura ai treni storici della tratta Ancona-Fabriano–Pergola.
Nelle Marche trovi sempre qualcosa di speciale, qualcosa che non ti aspetti: le Marche “al plurale”.
Evento tipicità presso ANCI Lombardia 12 aprile 2022
Fuori dal contesto fieristico milanese tradizionale, la prestigiosa location dell’Anci Lombardia di via Rovello, sempre nel capoluogo lombardo, ha fornito la perfetta cornice al nutrito evento del “Grand Tour della Marche 2022 e Tipicità Blu”, alla presenza di eminenti personalità marchigiane e milanesi. Sindaci, presidenti di provincia, direttori delle Aziende turistiche locali, partner scientifici e tecnici si sono ritrovati dopo due anni di pandemia, grazie alla collaborazione fra Anci Lombardia e Anci Marche. Parola chiave, “fare sistema” e muoversi in sinergia nei territori per valorizzare il Made in Italy che, in Lombardia e nelle Marche presenta qualificate eccellenze ed è motivo di grande orgoglio istituzionale e imprenditoriale.
L’impegno di coniugare economia e cultura con il progetto tipicità in blu è finalizzato alla salvaguardia della costa e del mare, valorizzando la realtà locale e le specialità marchigiane.
La complessa articolazione del fare rete e produrre volumi consistenti per soddisfare i mercati nazionali ed esteri, sarà la prova di sistema e il segno distintivo del futuro, soprattutto del settore enogastronomico. Nel turismo si vedono già i risultati positivi. Lo sfavillio delle specialità marchigiane non è stato solo decantato in versi poetici e letterari con riferimenti alla “tipicità” delle quattro stagioni attraverso polenta, tartufo, visciole, crescia, pencianelle, coniglio, funghi, la “pasta che canta” e i vini, bianchi frizzanti, fermi e rossi delicati, ma è stata altresì espressa e proposta dal lato pragmatico.
Infatti, per la felicità dei partecipanti e come degna conclusione dell’evento è arrivato il tripudio artistico e la gioia del palato: le leccornie enogastronomiche marchigiane preparate e servite con grazia e maestria dai giovani chef di questa regione dove sarà possibile trovare un turismo a portata di tutti e per tutti i gusti.
Marino Poddesu
Foto by Nicole Marantelli
Fonte dati: Regione Marche
Spegni i social, accendi i sensi: Beck’s presenta il primo UNFILTERED DAY
In occasione del lancio della nuova birra Beck’s Unfiltered – prodotta con 100% ingredienti naturali – il brand si fa portavoce di un nuovo e rilevante messaggio, che rende onore all’importanza di una vita autentica, per riattivare i propri sensi e il contatto diretto con il mondo circostante.
Il 23 aprile Beck’s Unfiltered invita le persone a spegnere i propri social media per un’intera giornata, per vivere al massimo ogni momento, “Unfiltered”.
Molti i volti noti che prenderanno parte all’iniziativa, tra cui il content creator Nick Pescetto, emblema di una filosofia dove le esperienze reali, a contatto con la natura, assumono un ruolo fondamentale.

Beck’s Unfiltered – storico marchio tedesco di birra – lancia il primo Unfiltered Day: un invito a trascorrere un’intera giornata senza social, per vivere intensamente tutto ciò che ci circonda.
Nei due anni appena trascorsi, la tecnologia ha dimostrato tutto il proprio potenziale nel favorire legami, divenendo così un forte punto di riferimento per le persone. Oggi, grazie a una quasi ritrovata “normalità”, nascono rinnovati bisogni: una riconnessione con la vita reale per risvegliare i propri sensi – che rimangono talvolta celati – e un contatto con la natura senza filtri.
Per soddisfarli, qualche volta, è necessario lasciare da parte il proprio smartphone, anche solo per qualche ora… o per una giornata!
L’iniziativa nasce in occasione del lancio della nuova birra Beck’s Unfiltered, prodotta con 100% ingredienti naturali e caratterizzata da un rituale unico: capovolgerla per distribuirne i lieviti e godere a pieno del suo gusto.
Voci dell’Unfiltered Day un gruppo di noti influencers che spegneranno i propri canali social per godere di una giornata all’insegna dell’autenticità, invitando i propri follower a fare lo stesso.
Tra di loro Nick Pescetto, content creator, emblema di una vita senza filtri, immersa nella natura e contraddistinta da viaggi avventurosi, di cui ama assorbire tutte le energie positive.

“Le esperienze reali, prive di filtri, affiancate da un contatto diretto con la natura hanno sempre rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale” – afferma Nick Pescetto – “Per questo il 23 aprile lascerò da parte per una giornata intera i miei profili social per vivere a pieno tutte le emozioni e le sensazioni. Spero che ciò possa essere d’ispirazione per molte altre persone: è necessario ricordarsi che al di fuori del nostro smartphone esiste un mondo… ed è bellissimo”.
Un invito a godere a pieno delle sensazioni, aperto a chiunque desideri trascorrere una giornata autentica, che si riflette anche nel prodotto stesso. Infatti, Beck’s Unfiltered è realizzata con il 100% di ingredienti naturali, accuratamente selezionati, ed è ispirata al processo di birrificazione originale del 1873. Una pilsner naturalmente velata, dal perlage fine e dal gusto morbido e rinfrescante.

Informazioni su AB InBev:
AB InBev è la società leader mondiale della birra, quotata in borsa e con sede a Leuven, in Belgio. Ci impegniamo a produrre le migliori birre – utilizzando gli ingredienti naturali più pregiati – da gustare in modo responsabile. Dalle nostre radici europee nel birrificio di Den Hoorn a Leuven, in Belgio, siamo ora un produttore geograficamente diversificato, con una presenza bilanciata nei mercati sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Abbiamo un portfolio diversificato di oltre 500 brand, che comprende marchi globali come Bud®, Corona® e Stella Artois®; marchi multi-paese come Beck’s®, Castle®, Hoegaarden® e Leffe®; e marchi locali come Aguila®, Antarctica®, Bud Light®, Brahma®, Cass®, Cristal®, Harbin®, Jupiler®, Michelob Ultra®, Modelo Especial®, Quilmes®, Victoria®, Sedrin® and Skol®. Possiamo contare sul talento di circa 164.000 dipendenti, di cui 12.000 solo in Europa. Abbiamo uffici e birrifici in 18 Stati dell’UE, compreso il nostro Global Innovation Centre, che ha sede a Leuven, in Belgio.
Per ulteriori informazioni su AB InBev, visitare il sito www.ab-inbev.com
Mowi: prodotti ittici sani e deliziosi
I PRODOTTI MOWI DISPONIBILI IN ITALIA
Da maggio 2021 Mowi è presente in Italia, nella grande distribuzione, con due linee: MOWI SIGNATURE per il salmone affumicato e MOWI GOURMET (INFUSIONS e DELI) per il salmone fresco ricettato.
Salmone affumicato MOWI SIGNATURE
Delicatamente affumicato su legno di faggio, salato a secco con sale marinoe affettato dalla parte più pregiata del filetto, il salmone affumicato MOWI SIGNATURE ha una consistenza tenera e un gusto delizioso.
Disponibile nel formato 100g (4 fette), è contenuto in un packaging esclusivo unico, innovativo e 100% trasparente che mantiene tutta la freschezza e la morbidezza delle fette, rendendole facilmente separabili.
Per garantire un’assoluta trasparenza, un QR code sulla confezione permette la totale tracciabilità dal mare alla tavola.
La linea MOWI GOURMET si contraddistingue per un sapore dalla forte personalità ed un’eccezionale facilità di preparazione. Due le referenze pensate per deliziare i palati più esigenti: MOWI GOURMET INFUSIONS e MOWI GOURMET DELI.

Salmone fresco ricettato INFUSIONS MOWI GOURMET
Gli INFUSIONS MOWI GOURMET sono gustosi tranci di salmone marinati.
Disponibili in due varianti da 220g (2 tranci): Red Thai, conditi con una miscela di spezie ed aromi leggermente piccanti, e Zenzero, Peperoncino e Limone.
Si distinguono per un aroma ed un sapore speciale e per la facilità di preparazione: sono sufficienti 4 minuti al microonde per ottenere un piatto versatile e sfizioso, da gustare come antipasto, come secondo leggero o ingrediente d’eccezione per insalate gourmet.
MOWI GOURMET DELI cotto e affumicato
Teneri tranci di salmone fresco speziati cotti e affumicati per offrire un prodotto delizioso e bilanciato, da preparare in pochissimi minuti.
Pensati per una cucina veloce e pratica, ma sempre sana e gustosa, sono disponibili nella variante Timo e Limone, per chi è alla ricerca di un sapore fresco e vivace, o nella variante 3 pepi e bacche di Sichuan, per chi preferisce sapori decisi.
DELI saprà deliziare ogni palato e può essere consumato sia freddo che leggermente riscaldato (30 secondi nel microonde, 4 minuti in forno o padella).
MOWI GOURMET DELI cotto a bassa temperatura
Tranci di salmone fresco cotti a bassa temperatura e conditi per semplificare la vita in cucina e garantire un salmone morbido e succoso che mantiene intatti i suoi nutrienti.
Disponibile nella variante alle erbe aromatiche con un mix di coriandolo, prezzemolo e semi di finocchio per portare in tavola un’esplosione di Mediterraneo con un piatto da gustare sia freddo che riscaldato (30 secondi nel microonde, 4 minuti in forno o padella). Un asso nella manica per rendere speciale ogni momento a tavola.
Go Wine promuove a Bologna - lunedì 9 maggio - il grande appuntamento dedicato ai vini italiani ed ai loro interpreti: Bologna Super Wines
Una serata esclusiva per la città, in cui un parterre di cantine selezionate sulla base della qualità complessiva della produzione e dei riscontri avuti dalla critica enologica incontrerà il pubblico ai banchi d’assaggio.
Da quest’anno la manifestazione si arricchisce con l’evento di presentazione in città di Cantine d’Italia 2022, la Guida per l’enoturista di Go Wine. In sala saranno così presenti anche alcune cantine selezionate sul volume, espressione di differenti territori, e ciascuna portatrice di una storia importante e vini interessanti da assaggiare e commentare. Uomini e donne del vino che hanno fatto dell’incontro con l’enoturista una parte importante della loro filosofia aziendale.

Ecco un primo elenco delle cantine che animeranno il banco d’assaggio
Arnaldo Caprai – Montefalco (Pg);
Capezzana – Carmignano (Po);
Cantina Divinja – Sorbara (Mo);
Casanova di Bricciano – Gaiole in Chianti (Si);
Castello di Spessa – Capriva del Friuli (Go);
Marisa Cuomo – Furore (Sa);
Di Majo Norante – Campomarino (Cb);
Donati Marco – Mezzocorona (Tn);
Felline – Manduria (Ta);
Fiorini – Terre Roveresche (Pu);
Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni – Orsogna (Ch);
Imperiale – Castagneto Carducci (Li);
La Casetta – Castel Bolognese (Ra);
Lis Neris – San Lorenzo Isontino (Go);
Lunae Bosoni – Castelnuovo Magra (Sp);
Stefano Mancinelli – Morro d’Alba (An);
Masciarelli – San Martino sulla Marrucina (Ch);
Montecappone – Jesi (An);
Opera 02-Cà Montanari – Castelvetro di Modena (Mo);
Podere Riosto – Pianoro (Bo);
Tenuta Rocca di Fabbri – Montefalco (Pg);
Tenuta Montemagno – Montemagno (At);
Tenuta Sant’Antonio – Mezzana di Sotto (Vr);
Torre Fornello – Ziano Piacentino (Pc);
Travignoli – Pelago (Fi);
Triacca – Villa di Tirano (So);
Zaccagnini – Bolognano (Pe).
Programma, orari e modalità di prenotazione:
Per garantire la sicurezza dei partecipanti gli ingressi saranno contingentati e su prenotazione entro le ore 12 di lunedì 9 maggio. Per permettere a un numero maggiore di persone di accedere al banco di assaggio la degustazione verrà divisa in 3 turni a cui sarà obbligatorio attenersi.
Ore 16,15-18,00: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati;
Ore 18,00-20,00: primo turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati;
Ore 20,00–22,00: secondo turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.
Il costo della degustazione per il pubblico è di € 20,00 (€ 13,00 Soci Go Wine, € 16,00 Ais, Fisar, Onav, Aies, Accademia della Muffa Nobile che mostreranno all’accredito la tessera di iscrizione ad una delle associazioni).
L’ingresso sarà gratuito per coloro che decidono di associarsi a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari). L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2022. E’ possibile indicare già all’atto della prenotazione la volontà di associarsi
Modalità di prenotazione:
– compilare il form online al link: https://www.gowinet.it/evento/superwines-2022/
oppure
– scaricare il modulo da compilare e inviare a stampa.eventi@gowinet.it
La Guida Cantine d’Italia
Una preziosa Guida per enoappassionati, per programmare escursioni e itinerari in vista della bella stagione. Un volume che valorizza la grande accoglienza italiana in cantina e rappresenta un riferimento per i molti enoappassionati e curiosi che non amano solo degustare buoni vini, ma sono interessati a camminare parti dell’Italia per conoscere dove i vini nascono e dove molti uomini e donne del vino realizzano i loro sogni e progetti.
La Guida privilegia il tema del racconto per condurre il lettore a conoscere meglio cosa si cela dietro un calice di vino: storie di uomini e donne del vino, storie di famiglie italiane innamorate della loro terra, investimenti lungimiranti da parte di uomini che hanno deciso di dedicare parte della loro vita a favore di un’idea di vino.
Dieci interviste a uomini e donne del vino, esponenti di cantine selezionate, aprono la Guida.
Sono 820 le aziende complessivamente selezionate: attraverso il racconto della Cantina si presentano e commentano i vini, fornendo al lettore un repertorio notevole di dati e di riferimenti per un’opera di facile consultazione e di pronta utilità.
Go Wine assegna all’interno del volume 245 Impronte d’eccellenza per l’Enoturismo, assegnata a coloro che hanno ottenuto il più alto punteggio complessivo nelle valutazioni su Sito, Accoglienza e Vini. Segnala inoltre oltre 4.400 vini e circa 1.500 indirizzi utili per mangiare e dormire.

Cibus 2022: finalmente di presenza!
Cibus 2022, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare, si terrà a Parma dal 3 al 6 maggio. Sarà caratterizzata dal ritorno dei buyer esteri e quindi dall’incontro, in presenza, tra le aziende dell’agroalimentare italiano e gli operatori, italiani e internazionali. La fiera darà alla filiera la possibilità di analizzare l’attuale tempesta inflattiva per individuare le strategie per il mercato interno e per quello estero.
Mille nuovi prodotti saranno in esposizione pronti per conquistare il mercato nazionale e quello estero – Innovazione all’insegna della tradizione del gusto e della eco sostenibilità –.
Una selezione di 100 prodotti in fiera nell’area “Cibus Innovation Corner”.
La vera innovazione parte sempre dalla tradizione. E i quasi mille nuovi prodotti in esposizione a Cibus, pronti per essere lanciati sul mercato interno e su quello estero, sono infatti, elaborazioni creative sulla base dell’antica storia del saper fare dell’alimentare italiano. Sono prodotti che, rispondendo alla domanda dei consumatori, si focalizzano negli ambiti dei prodotti salutistici, della ricerca del gusto anche attraverso nuovi mix di ingredienti, della tradizione dei prodotti tipici locali, dei packaging ecosostenibili, del benessere animale. Negli stand si potranno dunque trovare olii di oliva spremuti a freddo, salumi con meno grassi e sale, pesto realizzato a freddo, formaggi senza lattosio, hamburger vegetali, una vasta offerta di prodotti di nicchia e offerte “ready to cook”. Cento di questi prodotti, destinati sia al canale “retail” sia a quello “Horeca”, saranno esposti nell’area “Cibus Innovation Corner”, situata nel Padiglione 8, suddivisi per settori: Gusto & ingredienti, Packaging, Sostenibilità, Territorialità. In generale, rimane forte l’attenzione delle industrie alimentari a salute e benessere, come pure alla domanda di prodotti biologici e vegani, seguendo l’onda lunga dell’emergenza pandemica. Qualche esempio: le “maltagliatelle” di lenticchie rosse e riso integrale; le polpettine di fave e piselli bio, cotte al forno; gli snack di legumi tostati, senza conservanti; la merenda con frullato di frutta fresca e gallette di riso ricoperte di cioccolato; il salame senza conservanti, a lunga stagionatura; le cotolette vegetali di pollo; il prosciutto di Parma da suini nutriti con semi oleosi ricchi di Omega 3; la pasta senza glutine a base di riso integrale e alga Spirulina; i filetti di alici con il 25% di sale in meno, confezionate in olio di semi biologico. La ricerca del gusto rimane un imperativo assoluto, basti pensare a: guanciale di vitello brasato al barolo, cotto sottovuoto; alle praline al cioccolato con anima di formaggio erborinato, cioè con muffe; al prosciutto cotto al tartufo nero; agli scrigni con gorgonzola e cioccolato rosa per i ripieni; alla glassa al Marsala per piatti dolci e salati; alla tradizionale salsa verde arricchita con prezzemolo, coriandolo, peperoncino e succo di limone; al pesto di agrumi con arance e mandorle, condimento per primi piatti e secondi di pesce; ai friarielli saltati in vaschette. Le confezioni sono sempre più spesso eco sostenibili e compostabili: gli incarti del cioccolato bio a base di amido di mais compostabile; il Pan bauletto con 58% in meno di plastica, confezionato senza vaschetta, con laccio apri e chiudi; le salse per aperitivi con -40% della plastica e -65% di cartone e imballi.
E ancora: gli gnocchi surgelati, integrali grano antico Senatore Cappelli, cottura in 2 minuti; l’Olio Dop Umbria non filtrato; il filetto di salmone da allevamenti con 2,5% di salmoni su 97,5% d’acqua; i succhi di frutta in capsule compatibili.
La lista completa dei nuovi prodotti, con foto e descrizione, è disponibile sul sito Cibus.it
…le altre novità:
LA LINEA VERDE A CIBUS 2022
Sarà l’occasione per riprendere a fare networking e fare assaggiare le novità di stagione
Cibus Innovation Corner: 30 Travasi Acetaia Malpighi selezionato per lo spazio dedicato all’innovazione di prodotto. Il Condimento all’”Aceto Balsamico di Modena IGP” selezionato tra i top 100 dalla giuria tecnica coordinata da Food Editore, per essere esposto durante la Fiera al Cibus Innovation Corner, padiglione 8.
LA NEF: LA FORZA E LA VOLONTÀ DI PARLARE AL CONSUMATORE FINALE
Stand M048, Padiglione 2
Per la prima volta Natruly tra i protagonisti di Cibus. In un mondo in cui l’artificialità è la norma, Natruly conquista il mercato italiano con cibo naturale e sano e lo porta alla 21° edizione della fiera di Parma dedicata all’alimentare: Padiglione 06, Stand L010
Caffè Borbone al Cibus: le novità e gli appuntamenti da non perdere. L’azienda Caffè Borbone partecipa a Cibus 2022 pronta a rispondere alle esigenze di operatori e professionisti del settore, buyer nazionali e internazionali, con l’ampia offerta di prodotti dedicati al retail
FELICIA PRESENTA A CIBUS NUOVI PRODOTTI ANCHE PER IL FUORI CASA. Il lancio della nuova linea di pasta Healthy dedicata all’HORECA e sviluppata in collaborazione con UNISG di Pollenzo e la presentazione dell’innovativa INSTANT CUP Pasta e Cous Cous di Felicia presidieranno la manifestazione fieristica.
Di Marco protagonista a Cibus 2022 con la gamma di farine e la linea Nuvola, l’originale Pinsa Romana pronta da gustare
Tradizione e innovazione mantovana al Cibus. L’Acetificio Mengazzoli presenta Agresto, condimento ottenuto da uve acerbe, e la linea dei condimenti acidulati. Attenzione alla sostenibilità
Dal Cibus di Parma al PLMA di Amsterdam, doppio impegno fieristico per Natura Nuova. Facendo un vero e proprio slalom fra le fiere, Natura Nuova si appresta a partecipare a due appuntamenti di caratura internazionale: il Cibus, in programma a Parma dal 3 al 6 maggio, e il PLMA, ad Amsterdam il 31 maggio e primo giugno
Tutte le novità di Olitalia per Cibus. La rinnovata linea I Dedicati, l’adozione di bottiglie da PET riciclato, la valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva 100% italiano da filiera certificata, il restyling di Frienn e il suo nuovo eco-pack bag in box e la nuova brand identity di Acetaia Giuseppe Cremonini: ecco le più importanti novità che Olitalia presenterà a Parma dal 3 al 6 maggio 2022
PEDON PRESENTA A CIBUS L’ULTIMA NOVITÀ: LE ZUPPE GIÀ PRONTE, PRATICHE E GUSTOSE. Con l’estensione della linea de “I Pronti” l’azienda vuole consolidare il proprio posizionamento sul mercato del ready-to-eat
“Il segreto del sapore” Rizzoli Emanuelli al centro di Cibus 2022: tante novità di prodotto, ospiti prestigiosi come Francesco Aquila, vincitore di Master Chef 10, e il 2 stelle Michelin Moreno Cedroni, che cucinerà a quattro mani con Massimo Rizzoli, direttore generale dell’azienda di famiglia

“Piacenza è là dove muore la Lombardia e ad essa subentra l’Emilia…”
“Sopra al portale della cattedrale dedicata a santa Maria Assunta e santa Giustina c’è un’incisione latina che recita: 122 anni dopo l’anno 1000 prese avvio la costruzione di questo mirabile tempio” – è Manuel Ferrari, direttore del museo della cattedrale di Piacenza, che spiega le caratteristiche della “ecclesia mater” la “chiesa madre” come la chiamavano gli abitanti dell’epoca. “E’ stata progettata dal maestro Nicolò da Ferrara, in stile romanico, contiene un polittico, opera di scultori e decoratori locali, della metà del ’400 e sopra, in alto, il grande capolavoro della cupola dipinta dal Guercino che dal 2017 è possibile salire e visitare da vicino”.
Nel museo della cattedrale sono custoditi un trittico trecentesco opera del pittore Serafino de’ Serafini, diverse sculture in legno e in cartapesta, una sezione dedicata a oggetti consacrati realizzati con materiali preziosi, una piccola pinacoteca con diverse pale d’altare, tra cui “I diecimila martiri crocifissi” di Giovanni Andrea Sirani, la “Madonna dello Zitto” di Giovanni Battista Tagliasacchi e la “Morte di San Francesco Saverio” di Robert De Longe.
Guido Piovene (scrittore e giornalista italiano, Vicenza 1907 – Londra 1974) diceva di Piacenza che è là dove muore la Lombardia e ad essa subentra l’Emilia… negli ultimi anni ha sviluppato una forte vocazione turistica grazie anche ad altre situazioni interessanti: nella basilica di sant’Antonino c’è la torre a 8 facciate e affreschi del XVII secolo, oltre a un portale, chiamato Porta del Paradiso, in cima al campanile del duomo, c’è un angelo di rame – l’”Angil dal Dom” con Croce in mano, che ruota spinto dal vento -. Ogni piacentino sa che quando l’Angelo è rivolto verso Parma, il tempo non promette nulla di buono e, quando guarda la montagna, sono possibili improvvisi cambiamenti con venti che portano temporali.

Nei pressi della cattedrale, c’è piazza Cavalli, ad esempio, fino dal XIII secolo cuore politico e economico della città, dominata dallo splendido palazzo gotico a due colori con ai lati della stessa, le sculture equestri di bronzo realizzate nel ‘600 e raffiguranti Alessandro e Ranuccio Farnese, duchi di Piacenza e Parma.
E proprio alla dinastia dei Farnese che amministrò queste terre nel corso del Rinascimento, è dedicato un imponente palazzo storico che ospita i musei civici: “Nella pinacoteca, il dipinto più significativo è quello di Sandro Botticelli – è la direttrice Antonella Gigli che chiarisce – l’opera è quella della “Madonna adorante del Bambino alla presenza di san Giovannino”, poi, l’ultima nata è la sezione romana del museo archeologico, con dei pezzi veramente straordinari, il più importante dei quali, ad esempio “il fegato etrusco” che serviva per la lettura degli auspici… (le interiora di vari animali venivano estratte e esaminate per predire il futuro)”.
All’interno del museo c’è spazio anche per l’arte moderna: “L’uomo, l’artista e il suo mondo” è il titolo di una grande mostra organizzata dalla Galleria Ricci Oddi dedicata a Gustav Klimt, immortale interprete del secessionismo viennese a cavallo tra ’800 e ’900 (porte aperte fino al 24 luglio p.v.). Vi si può ammirare l’universo femminile in tutte le sue sfumature: la fierezza, l’abbandono, la malizia, con una grande protagonista: “Il ritratto di signora”. “L’opera è stata al centro di un’incredibile vicenda – spiega Lucia Pini, direttrice della Galleria – sottratta dalla galleria nel 1997 e ancora più misteriosamente ricomparsa nel 2019…”.
Intanto non lontano dal centro città, il Po scorre immutabile, e, come il grande fiume, immutabile è anche la gastronomia di questa terra: gusti poveri, profumi ruspanti di cose quotidiane che portano in tavola la Piacenza di una volta.

Il menù tipico – lo garantisce il ristoratore Carlo Giacobbi – è rappresentato dai “pisarei e fasò”, farina, pan grattato, acqua e sale, conditi con sugo di pomodoro e fagioli Borlotti, a seguire, la “picula ‘d caval”, cioè cavallo cotto, macinato e messo in umido con l’aggiunta di polenta, il tutto, innaffiato da Gutturnio o, a seconda dei gusti, Barbera o Bonarda o Ortrugo. Per finire in dolcezza poi, c’è la “Spongata” nota fin dal 1500: iper calorica, di origine ebraica… forma rotonda e schiacciata, rivestita esternamente di pasta frolla e con un ripieno di miele, mandorle, pinoli, canditi, uva, pane, biscotto polverizzato e, dopo tutto ciò, abbondante spolverata di zucchero a velo…
Tutto questo nella città altrimenti detta “delle tre C” – chiese, caserme e conventi (o, ultimamente, conti correnti) – e che, grazie ai Farnese, stupisce tra cortili, palazzi e chiese… Ma le squisitezze per il palato? No?
(Antonio Farnè)
La Casa degli Spiriti, dimora ideale per food lovers e matrimoni sul lago di Garda
Sulla strada che porta a San Zeno di Montagna, in una cornice di rara bellezza naturale, e con una splendida posizione panoramica che domina il lago di Garda e la valle dei Molini, si trova il ristorante “La Casa degli Spiriti”, da 26 anni specializzato nell’alta ristorazione.
Risalente all’800 e recentemente ristrutturata, La Casa degli Spiriti offre una cucina che spazia tra il ristorante gourmet, e il bistrot, fino ad arrivare al wine bar. In carta si trova l’essenza del territorio e dei prodotti locali valorizzando al meglio le eccellenze del lago, da trovare sia nella formula dedicata ai food lovers sia al bistrot, in una mise più tradizionale.
Con il grande giardino, divani a baldacchino, chaise longue e area relax bucolica, immersa nel verde, il ristorante La Casa degli Spiriti si trasforma nel perfetto table mariage, con la possibilità di realizzare banchetti, ricevimenti e sposalizi con rito civile in loco o con rito religioso nelle chiese romaniche limitrofe al ristorante.

“Un Matrimonio da Favola” a La Casa degli Spiriti
La Casa degli Spiriti offre ai suoi ospiti un’esperienza unica ed indimenticabile che verte non solo su una proposta gastronomica d’eccellenza ma anche sull’organizzazione completa dell’evento.
La proposta, oltre ad un menù esclusivo di sicuro effetto, comprensivo di selezionati vini del territorio, include delle iniziative che si adattano a ogni tipo di esigenza: dall’allestimento floreale secondo proprio gusto, alla scelta delle tovaglie di fiandra tra diversi accostamenti di colore, fino alla stampa dei menù per gli ospiti, il tutto curato e supervisionato dalla Wedding Planner della Casa, Sara Squarzoni.
Novità assoluta degli ultimi anni anche la nuova Luxury Private Pool, che si trova in un’oasi incantata immersa nel bosco che avvolge il ristorante con una finestra naturale che riprende il panorama del Garda, perfetta non solo per i ricevimenti ma anche per trascorrere giornate di puro relax.
La cucina dello chef Federico Chignola
Un luogo e un’esperienza indimenticabile anche per provare la nuova cucina firmata dallo chef e proprietario Federico Chignola, ai fornelli dall’apertura di uno dei ristoranti con la vista più affascinante del Lago di Garda.La cucina si concentra sull’essenza del territorio e sui prodotti locali: “Di facile comprensione, con grande ricerca e rispetto delle materie prime, ma innovativa nella designazione di nuovi equilibri e sempre alla ricerca di un’estetica nel piatto” come racconta lo chef Chignola.
La cucina vuole valorizzare il meglio delle eccellenze del Territorio: pochi ingredienti per piatto, dai sapori netti, precisi, ma dalla grande attenzione estetica della composizione. I cavalli di battaglia dello chef Chignola sono: Le Cappesante con salsa allo zafferano, chips di guanciale e amaranto e gli Asparagi di Rivoli con zabaione al Parmigiano, jus di vitello e nocciole tra gli antipasti; i Paccheri alla Pescatora e gli gnocchi di patate con fonduta al Monte Veronese e Tartufo del Baldo tra i primi piatti e la seppia arrostita con patate al formaggio di capra e salsa al nero e la Coda di rospo con salsa di cime di rapa con acciughe e crumble di cipolle tra i secondi piatti.
Ristorante Gourmet “La Veranda”
Raffinato e prestigioso con menù à la carte, servizio elegante e un’atmosfera esclusiva, situato nella splendida veranda direttamente in giardino con superba panoramica del lago di Garda a 360° e sullo sfondo Verona, la città degli innamorati.
Ristorante Bistrot “La Terrazza”
Ambiente informale ma chic, situato su una bellissima balconata con superba vista del lago di Garda dove poter gustare piatti tipici locali e della tradizione mediterranea con servizio vino al bicchiere.
Wine Bar Caffè Pasticceria “Lo Sky-Line”
Nell’angolo più trendy della terrazza, una pausa magica per potersi deliziare della squisita caffetteria accompagnata da fragranti dolci e cremosi gelati, preparati ogni giorno per i più sfiziosi dal pasticcere di La Casa degli Spiriti, oppure per deliziarsi al tramonto con un aperitivo glamour creato dalle abili mani del barman.
Cantina & Enoteca
Premiata da Wine Spectator come una delle migliori Carta dei Vini in Italia, è il luogo del culto di Bacco, una prestigiosa raccolta di vini che riposano nella cantina e che rappresentano il meglio della produzione vitivinicola locale, nazionale e d’oltralpe.

La Casa degli Spiriti
Via Monte Baldo, 28
37010 Costermano sul Garda (VR)
+39 045 6200766
+39 335 5996535
www.casadeglispiriti.it
info@casadeglispiriti.it
Il sale alimentare diventa “Bio”?
Le commissioni del Parlamento Europeo stanno elaborando un regolamento che individui e classifichi il sale anche come prodotto ottenuto attraverso un sistema-modello biologico, sia come prodotto al consumo con alcune caratteristiche “Bio” tipo quello del vino biologico o del pane biologico. Come CevesUni siamo intervenuti. Una nostra ricerca approfondita del 2016-2017 ha studiato tecnicamente circa 150 etichette diverse di sale alimentare commercializzato nel mondo e di origine marino (compreso quello di Islanda che di Gibuti) e di quello di miniera, dalle Ande all’Himalaya, molti utilizzati a tavola, in cucina e per la conservazione di salami, pancette, sottoli, carne, verdure italiane e non tutti Dop e Igp. Circa la metà dei campioni erano stranieri e oltre due terzi di “ditte solo confezionatrici di prodotto sfuso e commerciali”. Il 55% dei ristoranti stellati in Italia usano sale non marino (ad eccezione di tre etichette nazionali) proveniente dall’estero, dalla Francia al Pacifico, spesso colorati, nero, blu, giallo, rosa, rossi. Molti hanno un colore derivante da sostanze organiche o minerali non sempre chiare: quelli di Persia e della Cina si trovano in enormi caverne antiche frequentate da animali e volatili di ogni tipo da secoli. Quindi sicuramente sarebbe utilissimo se il sale alimentare per “consumo umano” fosse certificato anche con un disciplinare di produzione riconosciuto dalla UE, con un regolamento che garantisca la biologia e la naturalità indipendentemente dal “luogo e tempo” di origine, ma per le caratteristiche fisiche, organolettiche, sensoriali, produttive e non commerciali e merceologiche. Come CevesUni abbiamo chiesto che l’esempio del sale alimentare italiano di Cervia (il dolce bianco) e di Trapani Igp Nubia (l’integrale primario) abbia una direttiva unica nazionale e aperta anche ad altri sali alimentari non marini. Attualmente non c’è un piano di controllo del Mipaaf per il sale marino, né del Mise per il sale alimentare da miniera. Ma c’è bisogno di una norma sul sale Bio?
Il sale è usato, da millenni, per molti scopi, dalla chimica industriale al condimento a tavola. Il sale alimentare è ottenuto solo da due processi: la essicazione dell’acqua del mare in zone o ambiti particolarmente ricchi di iodio e sodio (di solito antichi golfi o insenature marine o ex laghi oggi deserti) con correnti calde e fredde, oppure dalla escavazione mineraria sotto terra della salgemma, il sale di antico deposito nella roccia. Ebbene il primo è considerato per legge una “produzione agricola” la seconda, “industriale” e questo comporta non solo due separati vertici politici, ma anche valori, luoghi, modelli, strategie diverse che si concretizzano in concessioni pubbliche a privati o a privati proprietari. L’Italia ha diverse zone marine e aree interne dove si produce il sale, dalle miniere di Racalmuto-Realmonte in Sicilia, alle coste romagnole di Cervia. Potenzialità produttiva da 6 milioni di tonnellate in su all’anno! Ma ferma a 2,3 l’anno per importazione e bassa esportazione: un milione per uso antighiaccio e altro; meno di 1un milione, per uso industriale-chimico, per produrre prodotti per pulizia e igiene; circa 200/250.000 tonnellate sono destinate ad uso medicale, farmaceutico, sanitario e alimentare.
In Italia, l’uso per alimenti e il consumo diretto non supera le 60.000 tonnellate. Circa il 45% del consumo in cucina e a tavola (principalmente ristorazione alta) arriva dall’estero già confezionato senza una chiara origine e commercializzato in negozi specializzati e boutique del cibo con i marchi più disparati. Molte sono le piccole aziende commerciali italiane che confezionano con vari marchi, mix di sali di origine diversa. Circa 4/5 del sale commercializzato è utilizzato da stabilimenti che producono alimenti, soprattutto pre confezionati e pre riscaldati. Il costo di produzione di un chilo di sale alimentare dipende da molte variabili: luogo e tempi di trasporto e purezza. Il sale marino grezzo e integrale vale intorno a 50 euro/tonnellata. Lo stesso sale venduto all’ingrosso dopo alcune lavorazioni, vale 150 euro/tonnellata, ovvero 0,15 euro al chilo, sale bianco, puro, sano, senza conservanti addensanti additivi (per esempio quelli di Trapani, Cervia, Realmonte, Racalmuto, Petralia). Esistono sali esteri colorati a scaglie grosse irregolari venduti in Italia nelle boutique del cibo fra 12 a 37 euro al chilo, senza una chiara motivazione del range! Il fatturato sul mercato nazionale al consumo alimentare è di circa 12 milioni di euro.

C’è una differenza sostanziale e formale fra sale marino e sale di miniera? Esiste una differenza di luogo di produzione, di metodo di estrazione e di età del sale! Questo incide sulla sanità, salubrità, sul biosistema, la biodiversità, il valore, la classificazione sul mercato, nell’uso quotidiano, per gli insaccati e i formaggi Dop e Igp e nella testa del consumatore? Sicuramente no, ma un po’ di speculazione, di gestione della concorrenza, di canale privilegiato, aiuterebbe a fare più fatturato, più bilancio. Lodevole l’iniziativa dell’UE se la stessa fosse equiparata e rientrante nella forma e nella sostanza che spingono a creare Dop e Igp. Sicuramente iniziativa non chiara quando non si affronta il tema delle Dop, Igp o Stg europee e si interviene a piedi giunti con la proposta di una norma europea calata dall’alto sulla identificazione del “sale Bio” considerando tale solo quello ottenuto dalla lavorazione ed essicazione dell’acqua marina e non da quello di salgemma. Quest’ultimo addirittura ha caratteristiche tecniche biologiche più elevate, essendo prodotto stagionato in una “cassaforte” naturale molto più antica e consolidata nel tempo. Ma la salgemma è un minerale paragonato al petrolio e all’oro, mentre il sale marino è come un cappero di Pantelleria o un pomodorino di Pachino.
Da qui la posizione CevesUni. L’eventuale certificazione europea “Bio” del sale alimentare deve valere per le produzioni marine e di salgemma purché entrambe rispettose di un processo produttivo che elimini totalmente l’uso di mezzi dirompenti, di sostanze aggiunte chiarificanti, ricristallizzati, di “solution mining” e addensanti di origine artificiale e chimica, oltre ai coloranti di origine incerta e non salubre, da valersi sia per il sale marino che per il salgemma. Una discriminazione fra produzione in “ambiti protetti o parchi” rispetto ad altri si configura, per lo stesso sale naturale, una scelta sleale di speculazione concorrenziale e commerciale estranea alla valutazione organolettica, escludendo a priori le “miniere” in quanto non esiste al mondo una sola zona “sottoterra” protetta o riconosciuta tale. Le norme di conversione e di adattamento del sale alimentare “Bio” devono essere le stesse sia per il sale marino che per il salgemma, le stesse previste per tutti i prodotti bio agroalimentari. In previsione di effetti geoclimatici-ambientali, di crisi mondiale e di virus diffusi in atto e in evoluzioni, consigliano di riaprire le saline nazionali dismesse, rioffrendo lavoro e occupazione soprattutto nel sud Italia. Infine CevesUni chiede che il sale marino e il salgemma, quando prodotto per “uso alimentare”, siano entrambi sotto il controllo normativo legale giuridico certificativo dello stesso Ministero delle Politiche Agricole, per competenza agroalimentare nutrizionale e vigilanza.
(Giampietro Comolli)
“Children’s Tour” 2022, alla scoperta delle vacanze per famiglie e ragazzi in Emilia Romagna
Il Workshop Children’s Tour esce dalla Fiera di Modena che l’ospitava dalla prima edizione e fa tappa prima nei Parchi Divertimento della Riviera Adriatica Romagnola e successivamente in Emilia-Romagna, con 4 Educational Tour nelle due Destinazioni Turistiche Visit Romagna e Visit Emilia e nel Territorio Turistico Bologna&Modena – Attesi 30 buyer da Italia, Danimarca, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Spagna, che incontreranno 25 operatori regionali dell’offerta – Welcome degli ospiti, spettacolo dei delfini e cena di gala al Parco Oltremare di Riccione giovedì 28 aprile, Workshop Children’s Tour venerdì 29 al Parco Mirabilandia (Ra) e serata di chiusura evento all’Acquario di Cattolica (Rn) – Sabato 30 e domenica 1 maggio, 4 fam trip alla scoperta dei territori tra Romagna, Appennino Reggiano, Parma, Piacenza, extraBO e Modena.

La 17a edizione del Workshop Childrens’ Tour (giovedì 28 aprile – domenica 1maggio), il principale appuntamento promo-commerciale italiano dedicato alle vacanze per bambini e ragazzi, cambia veste, esce dalla Fiera di Modena e dal web, per approdare prima in Romagna con il workshop b2b e successivamente in tutta la Regione, con 4 Educational Tour.
L’evento di promo-commercializzazione delle vacanze per famiglie e per ragazzi, organizzato da APT Servizi Emilia-Romagna in collaborazione con le due Destinazioni Turistiche – Visit Romagna e Visit Emilia – e il Territorio Turistico Bologna&Modena e con l’organizzazione tecnica di Tourist Trend (società di marketing specializzata nell’organizzazione di eventi professionali per il turismo ) dedica 4 giorni al tema dei soggiorni family e per giovani, per fare toccare con mano ai buyer la ricca offerta regionale, dai parchi divertimento della Riviera alle proposte di vacanza attiva nel verde o al mare, ai percorsi bike, fino alle città d’arte, i castelli e i musei esperienziali.
Con gli 11 Parchi divertimento, 12 parchi avventura, 80 tra castelli, rocche e torri, racchiusi nel circuito dei Castelli Emilia-Romagna (https://castelliemiliaromagna.it/it), 110 km di costa attrezzata, 6 baby park sulla neve, oltre 20 musei curiosi e adatti ai bambini e poi vacanze studio, camp sportivi, laboratori, escursioni nella natura, l’Emilia Romagna è una regione leader nel settore del turismo per bambini e ragazzi ed anche in quello delle vacanze all’aria aperta.
L’evento si inaugurerà giovedì 28, con la presentazione delle Destinazioni e del Territorio Turistico al Parco Oltremare di Riccione – con spettacolo serale dei Delfini in Laguna e cena di gala – per poi entrare nel vivo venerdì 29, con il Workshop di un’intera giornata al Parco divertimenti Mirabilandia (Ravenna).
Sono 25 gli operatori dell’offerta incoming dell’Emilia-Romagna (tra cui DMC, Consorzi, Club di prodotto, Family hotels, Camping e villaggi turistici, Parchi tematici e centri termali) che incontreranno 30 buyer specializzati (tra tour operator, bus operator, agenzie viaggi, associazioni tematiche, società e federazioni sportive, associazioni genitori e organizzatori di camp per ragazzi), provenienti da tutta Italia e dai principali bacini Europei (Danimarca, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Spagna).
Sui “tavoli” del Worskhop, l’offerta regionale 2022 e 2023 incentrata su soggiorni leisure per famiglie, family hotel, esperienze outdoor in natura, vacanze attive e didattiche, summer camp e vacanze studio, eventi sportivi per ragazzi, parchi tematici e parchi avventura.
In serata, trasferimento all’Acquario di Cattolica (Rn) per la cena di chiusura del workshop.
Le giornate di sabato 30 aprile e domenica 1maggio saranno dedicate a 4 Educational Tour in territorio regionale, alla scoperta delle numerose attrazioni naturalistiche, culturali e ludiche per famiglie. Di questi, due tour si svolgeranno in Romagna, rispettivamente sui temi “Outdoor & Vacanza Attiva” e “Riviera Adriatica formato famiglia”, uno in Emilia, incentrato su “Castelli delle fiabe, parchi avventura, archeologia & curiosità” e l’ultimo nel Territorio Turistico Bologna – Modena, alla scoperta di “Bike, Ferrari ed esperienze enogastronomiche”. Nell’Appennino Reggiano è prevista la visita al parco avventura Cerwood, in Emilia al Castello dei Burattini (Pr), al Castello delle Fiabe (Pc) e al Labirinto della Masone (Pr). Nel bolognese in programma una pedalata in e-bike lungo la Via del Sole, mentre a Modena sarà protagonista il MEF (Museo Enzo Ferrari), in Romagna si terrà un’esperienza nel Parco del Delta del Po a Comacchio (Fe), e ancora visita ai mosaici a Ravenna e poi fattorie didattiche, castelli e bike tour nel territorio riminese.

Questi i 25 operatori turistici regionali che parteciperanno al Workshop Children’s Tour 2022:
- Bellaria Igea Marina Servizi – Bellaria Igea Marina (Rn)
- Bianchi Hotels – Bellaria Igea Marina (Rn)
- Bikesplus – Forli’ (FC)
- Bologna Welcome – Bologna Città Metropolitana
- C-Way – Costa Edutainment – Riccione (Rn)
- Castrocaro Terme e Terra del Sole Travel – Castrocaro Terme e Terra Del Sole (FC)
- Cervia Turismo – Cervia (Ra)
- Cesenatico Camping Village & Pineta sul Mare – Cesenatico (FC)
- Club del Sole – Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna
- Club di Prodotto Reggio Tricolore- Itinere – Reggio Emilia (Re)
- Consorzio Riccione Family Hotels – Riccione (Rn)
- Delta a Pedali by Atlantide & Aqua – Mesola (Fe)
- Enjoy Bagno di Romagna-Atlantide – Bagno di Romagna (FC)
- Holiday Village Florenz – Lido degli Scacchi (Fe)
- Il Treno di Dante – Faenza (Ra)
- Life in Tour by Imola Faenza Tourism Company – Imola (Bo)
- Mare Collina Tour Travel di Costa Hotels – Riccione (Rn)
- Mirabilandia Parco della Standiana- Savio (Ra)
- Modenatur Incoming Tour Operator & DMC – Modena
- My Misano Incoming – Misano Adriatico (Rn)
- Ravenna Incoming Convention & Visitors Bureau – Ravenna
- Sale Scuola Viaggi – Rimini
- Tre Terme – Bagno di Romagna (FC)
- Visit Rimini – Rimini
- Visit Comacchio – Comacchio (Fe)
Alessio e Simone, il sapore della gioventù
Non escludo che l’aspetto più caratteristico dei miei giri, vagabondaggi, sortite e ricognizioni gastronomiche sia quello di trovarmi davanti sempre persone nuove. Ed eccomi allora a raccontarvi dell’ultimo incontro tra i sapori. Con piacere sono tornato nelle “alte valli” ovvero quel comprensorio territoriale che abbraccia il parmense e il piacentino con le terre liguri: luoghi in cui i confini regionali vengono sostituiti dalle tradizioni del tempo. E’ nel piccolo comune di Compiano, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, e più precisamente in località Sugremaro che mi confronto con Alessio e Simone Ciancolini. Sono due giovani fratelli, 30 e 26 anni, che dal 2019 hanno dato vita ad una loro attività legata alla ristorazione.
Ma, come nei racconti classici, è meglio andare con ordine. Tutto ha preso forma dalla tesi di laurea di Alessio e dalla voglia di approfondimento delle conoscenze culinarie di Simone. Alessio infatti, per il suo lavoro accademico (comunicazione), amava prendere spunto dalle letture relative ai prodotti tipici della sua terra per poi andare in prima persona alla scoperta dei prodotti. Inutile dirvi quanto tutto questo non possa che rallegrarmi, visto i tanti anni che ho passato cercando di comunicare al meglio le specialità delle nostre regioni.

Parallelamente Simone, diplomato all’alberghiero di La Spezia e già attivo in varie cucine, con gli stessi sapori trovati da Alessio elaborava con grande passione i suoi piatti. Un gioco culturale gastronomico che finiva, arricchito da foto e testi, sulle pagine dei social. Gli scritti venivano elaborati in modo tale da fornire ai lettori aneddoti o curiosità relative alle radici in cucina.
Di alimentazione si legge sempre volentieri e se lo scritto arricchisce il lettore è indubbiamente salutare usufruirne, anche perché la si può leggere sotto infinite chiavi di lettura. È un prodotto dell’organizzazione sociale degli esseri umani, e molte volte aiuta a interpretare usi e costumi di una determinata comunità in un preciso contesto socio economico. Dalle pagine social Alessio e Simone, non di rado, ricevevano in contro partita messaggi in cui, chi li seguiva, chiedeva dove si trovasse il loro ristorante. Fu in quel frangente che i due fratelli iniziarono ad ipotizzare quale fosse il metodo migliore per rendere concrete quelle pagine informatiche.
Per quale motivo allora non provare a diventare chef a domicilio? Come in tutte le attività che prendono la nota iniziale non sono mancate le difficoltà, ma sono proprio le problematiche che aiutano a crescere e ad imparare. Ale e Simo si sono dunque fatti le ossa girando per il nord e il centro Italia. Oggi, a distanza di tempo, affermano con orgoglio che è stato, ed è tutt’ora, meraviglioso. Partire con l’idea di portare e raccontare alla gente il tuo territorio, tornando a casa stanchi ma sempre arricchiti da nuove conoscenze sia sui posti che sulle persone.
Giorno dopo giorno hanno così avuto la possibilità di lavorare ed esprimersi nelle situazioni e nei contesti più eterogenei. Dalle seconde case in montagna, ai residence di lusso più esclusivi delle città d’arte: con qualche puntatina fuori dai confini nazionali. Non escludo certo che il ripensare a come hanno iniziato sia lo stimolo più profondo per continuare a dare il massimo in quello che fanno, a studiare costantemente per migliorare le competenze e i servizi che offrono.
L’attività si è evoluta e oggi si muovono con una cucina mobile installata su un camioncino militare 4×4 più che attrezzato. Non vi parlo propriamente di uno street food, ma di una cucina professionale completa di ogni accessorio, che ha come missine, quella di rendere la ristorazione di livello accessibile a tutti. Cambiano spesso i menù, nel tentativo di valorizzare tutte le meraviglie e le tipicità delle loro zone.

Utilizzano formaggi di altissima qualità prodotti in numero estremamente ridotto, carni, verdure, farine (ultimamente hanno provato quella di ghiande, mentre con quella di canapa ci lavorano già da tempo). Inoltre, vivendo in una zona celebre per i funghi, Alessio studia da un paio di anni il mondo della micologia, proprio per proporre piatti che non siano limitati ai soli porcini. Attualmente l’attività si basa sulle consegne a domicilio nelle “alte valli” di ricette sfiziose. A seconda delle richieste e delle necessità spostano il mezzo in una zona strategica, da lì partono in macchina per consegnare la cena calda e appena preparata direttamente a casa dei clienti. Nei mesi estivi non mancano di presenziare nelle fiere, e più in generale agli eventi all’aperto.
Come chef a domicilio Alessio mi racconta: “Vedessi lo stupore e la felicità delle persone quando si trovano casa propria trasformata in un piccolo ristorantino privato. È un’esperienza insolita, poiché trasforma un contesto abituale e lo restituisce sotto un nuovo punto di vista. Inoltre hai il vantaggio di essere tu l’unico cliente di quel giorno, con tutta la cura e le attenzioni che ne conseguono. Durante la cena racconto, a chi è interessato ovviamente, qualche approfondimento sulle materie prime alle quali si stanno approcciando in quel momento”.
Dunque consegne, cene a domicilio ed eventi come battesimi, compleanni, cresime e qualsiasi tipologia di cerimonia. La versatilità è un organo vitale del lavoro, è la ratio dietro la scelta di investire su un camioncino e non su un ristorante. Anche per il nome dell’attività i due ragazzi hanno preso spunto dalla storia: Abate Wala. E’ un delizioso riferimento a Wala, un abate del monastero di Bobbio, cugino di Carlo Magno. Dai riferimenti storici, appresi da Alessio presso il seminario vescovile di Bedonia, ho così scoperto anche io che Wala suggerì agli antenati di queste terre come deviare il corso dei fiumi per favorirne l’attività agricola. Motivo per cui l’attuale conformazione morfologica del territorio, e quindi la tradizione agricolo gastronomica che lo caratterizza, è in parte debitrice di questa figura storica. Una scelta più che pertinente con quello che fanno.
Un altro racconto di sapori, persone, luoghi, tradizioni e storia. Due giovani che con dedizione operano nel rispetto delle origini, utilizzando le specialità locali, scegliendo le piccole produzioni, spesso realizzate da realtà a conduzione famigliare, che miscelano la cucina gourmet con quella di strada, perché quando la materia prima è di qualità tutto è più buono.
(Fabrizio Salce)
Il Wine Resort Corte Lantieri di Capriolo, indirizzo di charme fra le vigne della Franciacorta
Immerso fra le vigne della Franciacorta, con un giardino lussureggiante di fioriture e grandi terrazze panoramiche, una stupenda piscina affacciata sui filari, camere ariose con vista sulle colline, un eccellente ristorante: Corte Lantieri di Capriolo è il Wine Resort ideale per un rilassante week end o una vacanza nella natura, salutare per corpo e mente. Un luogo isolato nel verde, dove trascorrere piacevoli giornate en plein air grazie agli ampi spazi dove poter fare passeggiate, pedalate, attività e movimento all’aria aperta lontano dalla folla. O, semplicemente, prendere il sole a bordo piscina, leggere un libro nel silenzio, riconquistare il proprio tempo. Annesso all’omonima cantina, fra le più blasonate e storiche della zona, si trova in una delle aree più belle e autentiche della Franciacorta, a ridosso dell’incantevole borgo medioevale di Capriolo. Una posizione da cui poter raggiungere comodamente in un quarto d’ora d’auto le spiagge del lago d’Iseo e Brescia, con i suoi tesori d’arte e storia tutelati dall’UNESCO. Gli ospiti possono partire alla scoperta della Franciacorta (fra le mete enoturistiche più amate dai wine lovers italiani e stranieri) in sella alle biciclette a loro disposizione, oppure incamminarsi lungo i sentieri che si inoltrano fra vigne e boschi, o ancora fare belle passeggiate a cavallo affidandosi al maneggio che si trova vicino alla tenuta.

Dormire nel silenzio fra le mura di un antico palazzo
Le mura di Corte Lantieri sanno di storia, dato che il Wine Resort è il frutto dell’attenta ristrutturazione dell’antico palazzo nobiliare della famiglia Lantieri de Paratico, che si trova proprio sopra la storica cantina risalente al Settecento, dove oggi riposano nella penombra i pregiati Franciacorta aziendali. Ambienti raffinati e accoglienti, ha solo sette ampie camere per regalare agli ospiti il massimo dello spazio e della privacy. Arredamento personalizzato e cura dei dettagli, le stanze si aprono con ampie finestre sull’anfiteatro morenico franciacortino: verde e silenzio, per il riposo più assoluto.
Il ristorante, fiore all’occhiello di Corte Lantieri
Fiore all’occhiello di Corte Lantieri è il suo ristorante, fra gli indirizzi più apprezzati della buona tavola franciacortina, aperto anche a chi non alloggia nel Wine Resort. A guidarlo con mano sicura è lo Chef Gabriele Cristini, che attinge alla tradizione gastronomica della Franciacorta e a quella del vicino lago d’Iseo, interpretandole con personalità. I piatti rincorrono le stagioni e valorizzano la verdura e la frutta provenienti dall’orto situato tra i vigneti dell’azienda e i prodotti del territorio. Nel menu primaverile, ecco come antipasto lo Sformato di zucchine con coulis di pomodoro e la Terrina di coniglio con crostone di pane e marmellata di cipolle rosse. Fra i primi il Risotto Carnaroli con punte d’asparagi mantecato con formaggio delle nostre Valli e fra i secondi Filetto didi maialino cotto a bassa temperatura, salsa Chardonnay e spinaci padellati all’olio del Sebino. A concludere in dolcezza il pasto crostatine, semifreddi, dolci al cucchiaio preparati in casa. Ciascun piatto, presentato con cura e raffinatezza, viene accompagnato dai pregiati Franciacorta della Cantina Lantieri. Fra i classici del ristorante, gli antipasti con prodotti tipici, quali la Sarda essiccata del Sebino (proposta con polenta abbrustolita), i salumi locali come la Ret (il salame De.Co. di Capriolo) e il salame di Montisola e i formaggi tradizionali come il Silter Camuno e il Selvino di Grotta (che vengono accompagnati da confetture e mieli locali). E poi il Risotto al Franciacorta Millesimato mantecato alla Robiola due latti, i Casoncelli della Corte con burro spumeggiante e salvia, le paste con pesce di lago, il Manzo della tradizione di Rovato all’olio extra vergine.
Visite nella cantina del Franciacorta Campione del Mondo e degustazioni
Naturale corollario ad un soggiorno a Corte Lantieri sono le degustazioni guidate e le visite in cantina, durante le quali si scopre come nascono i pregiati Franciacorta prodotti da uve raccolte manualmente nei 21 ettari di vigneti coltivati in forma biologica di proprietà aziendale, che si estendono in parte intorno alla cantina e in parte alle pendici del Monte Alto. Simbolo e portabandiera della cantina è il Franciacorta Cuvée Brut NVLantieri, che ha conquistato il titolo di World Champion nella categoria Classic Brut Non-Vintage Blend al The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019 (CSWWC), il più importante concorso del settore ideato da Tom Stevenson, massimo esperto mondiale di Champagne and Sparkling wines.
Lantieri de Paratico, una tradizione vinicola che risale al Cinquecento
I Lantieri de Paratico, nobile e antica famiglia bresciana, hanno radici franciacortine che risalgono a più di mille anni or sono, dato che la prima data certa che le documenta risale al 930 d. C. Il suffisso nobiliare “de Paratico” sta a significare il loro precedente insediamento nell’omonimo paese franciacortino, al confine con il lago d’Iseo. Qui, i Lantieri fecero erigere nell’XI sec. un magnifico castello. La storia narra che vi sia stato ospitato Dante Alighieri che, ispirato dal paesaggio, avrebbe scritto alcuni versi della Cantica del Purgatorio. Nel Cinquecento la famiglia si trasferì a Capriolo dove si distinse per la produzione di vini, di cui riforniva anche le corti di Mantova, Ferrara e Milano, dove era in particolar modo apprezzato il pregiato Rubino di Corte Franca. La tradizione vitivinicola si è perpetuata fino ai nostri giorni ed ancor oggi la sede dell’azienda si trova appunto a Capriolo, accanto all’antico palazzo di famiglia.

Per informazioni: Agriturismo Corte Lantieri
Via Videtti 3, Capriolo (BS)
Tel. 030 7364071 – www.cortelantieri.it – info@cortelantieri.it
Ponte del 25 aprile, in Emilia Romagna tante idee per stare all’aria aperta tra borghi fantasma, escursioni e trekking, aquiloni e picnic
Il Ponte del 25 aprile è un’occasione da non perdere per godersi la primavera in Emilia Romagna – Ecco alcune idee a due passi da casa e che sono più di una semplice passeggiata: escursioni ai borghi fantasma in Appennino, aperture straordinarie di castelli rococò, birdwatching in città, navigazioni fra le foreste, picnic con vista sul millenario Ponte di Tiberio, degustazioni, trekking, aquiloni sul mare, tour delle città d’arte, corsi di intreccio di erbe palustri – La Via Emilia a primavera è tutto un fiorire di occasioni che sarebbe un peccato perdere
Con la festa del 25 Aprile arriva il primo ponte di primavera e, come vuole la tradizione, è il momento delle giornate di festa da godersi all’aria aperta.
La Via Emilia è tutto un fiorire di occasioni, a due passi da casa, per vivere un’esperienza diversa dal solito. Fra tanti appuntamenti, si va dall’apertura straordinaria di una piccola reggia rococò a Piacenza, agli eleganti City tour a Parma, dalla salita sulla Pietra di Bismantova (RE), la cosiddetta montagna sacra nel Parco Nazionale Tosco Emiliano, ai misteriosi borghi fantasma da scoprire con un trekking. A Bologna ci si inebria con l’esplosione di sapori in Piazza Maggiore, a Ferrara c’è il birdwatching al parco. In Romagna migliaia di aquiloni coloreranno il cielo della spiaggia a Cervia (Ra), mentre nel piccolo ed ecologico Museo delle Erbe Palustri a Bagnacavallo (Ra) si impara l’arte dell’intreccio di erbe e rami per creare borse e cestini. E non è finita, perché ci sono anche escursioni in E-bike e le navigazioni sul Lago di Ridracoli nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi (FC) e a Rimini i picnic sur l’herbe all’ombra del Ponte di Tiberio o gli eleganti breakfast all’inglese nel foyer del Teatro Galli.

Domenica apertura straordinaria della piccola Reggia di Castelnuovo Fogliani (Pc)
E’ aperta solo sette giornate all’anno per visite guidate la piccola Reggia di Castelnuovo Fogliani, una “bomboniera” rococò disegnata da Luigi Vanvitelli (lo stesso architetto della Reggia di Caserta) che sorge su un lieve pendio a mezzo chilometro dalla Via Emilia, nel territorio di Alseno (Pc). Domenica 24 aprile c’è la prima di queste aperture straordinarie gratuite, alle 15.30 e alle 17 (poi si ripete ogni ultima domenica del mese fino a settembre). Il tour include la visita alla chiesa di San Biagio, alle sale ricche di affreschi, colori, stucchi e putti, nodi d’amore, fiori e vezzosi nidi di uccelli, al sontuoso scalone d’onore a doppia rampa e al giardino all’italiana ricamato di alberi e di fiori. La Reggia è aperta tutto l’anno per eventi e fa parte del Circuito dei Castelli del Ducato. C’è un’area di sosta gratuita per i camper. https://www.castellidelducato.it
Parma City Tour e città sotterranea: solo in aprile si scende all’antico acquedotto
Una visita guidata è il modo migliore per scoprire la vera anima di una città d’arte. Parma offre questa possibilità con il Parma City Tour, domenica 24 e lunedì 25 aprile, alle 10.30 e alle 15.00. Una piacevole passeggiata guidata di un paio d’ore tra le vie e gli scorci più affascinanti. Il tour comincia da Piazza Garibaldi e si svolge tutto in esterno. Biglietto intero: 10 euro. famiglia (2 adulti e 2 ragazzi) 30 euro. Volendo si potrebbe abbinare un’altra visita, piuttosto inconsueta: quella sotterranea all’antico acquedotto, fatto costruire dalla Duchessa Maria Luigia nel 1841. Il percorso di cunicoli ”La Galleria delle Fontane” si sviluppa a 4 metri sotto il Palazzo Municipale in Piazza Garibaldi e si può fare solo nel mese di aprile. Perfetto per chi ha lo spirito da archeologo. Intero: 10 euro.
Parma city tour – Visita guidata della città di Parma con una …

Sabato mattina la salita in vetta alla Pietra di Bismantova (RE)
La leggendaria Pietra di Bismantova, nell’Appennino Reggiano, era un sito sacro per i Celti, un luogo di meditazione per gli eremiti medioevali e oggi una sfida per gli escursionisti. Ha una forma bizzarra e misteriosa: è un impressionante monolite che la rivista Focus qualche anno fa inserì nella lista delle 10 montagne più belle del mondo. Sabato 23 aprile, alle 9 del mattino, parte un’escursione guidata per salire ai 1.047 metri della vetta. Partenza da Castelnovo Monti (RE). Si percorre la via normale e si cammina sul sentiero CAI 697. La lunghezza è di 7 km con 500 metri di dislivello. La via normale di salita non presenta un’eccessiva difficoltà. E’ un’escursione nel complesso su terreno vario, a tratti roccioso, ma poco ripido e non troppo difficile, a eccezione dell’impegnativa (ma facoltativa) variante sul “sentiero blu”. Costo: 20 euro.
La via dei monti
Domenica mattina alla scoperta dei borghi fantasma sull’Appennino Modenese
Chi abitava queste vecchie case diroccate che appaiono all’improvviso lungo il sentiero nella foresta di faggi? E’ il filo conduttore del trekking ai borghi fantasma di domenica 24 aprile sull’Appennino Modenese, fra gole naturali e angoli segreti dell’Appennino. Si scopriranno gli agglomerati, ormai disabitati, di Magrignana, Riolocasella e La Lezza e il bellissimo mulino della Teggiola, arroccato sull’”orrido” vertiginoso del Rio Lezza. La durata è di circa 4/5 ore, soste comprese. L’escursione non ha particolari difficoltà. I sentieri CAI della zona presentano dei tratti di salita e di discesa ripida, ma non sono difficili dal punto di vista tecnico. Adatto anche ai principianti, purchè ben attrezzati, e ai bambini dai 12-13 anni abituati a camminare. E’ possibile portare il proprio amico a 4 zampe. Partenza alle 9 da Magrignana di Riolunato a un’ora e 20 da Modena. Costo: 18 euro. Gite in calendario

A Bologna Cibò. So Good! Festival dei Sapori d’Italia e degli Appennini 22 -24
Molto spesso nulla è più rilassante di mettersi ai fornelli o chiacchierare di ricette, magari proprio quelle dimenticate della tradizione montanara dei nostri Appennini. Adesso tutto questo, in un colpo solo, arriva nel week end a Bologna a Palazzo Podestà, in Piazza Re Enzo, con “Cibò. So Good! il Festival dei Sapori d’Italia” dedicato al buon mangiare di tutt’Italia. Da venerdì a domenica in città si parlerà e si cucinerà con tanti corsi e laboratori, anche per bambini, si incontreranno grandi chef, si ascolteranno storie sui cibi più buoni, fra vini “alchemici” e pasta sfoglia. Quest’anno il focus è dedicato all’Appennino e ai suoi sapori. La cucina diventa anche l’occasione per parlare di turismo slow e dei piccoli borghi. Fra i promotori e i patrocini ci sono, oltre a Confcommercio, Regione Emilia-Romagna, ViviAppennino, Lega Ambiente. https://www.festivaldeisaporiditalia.it
Silenzio, occhi al binocolo: domenica si fa birdwatching nel parco a Ferrara
Occhi aperti, bocca silente e tanta pazienza, l’avventura può cominciare. Domenica 24 aprile è l’ultima occasione (si riprende a novembre) per partecipare a un’esperienza di birdwatching in città, nel parco Massari a Ferrara. Il birdwatching è l’hobby di chi ama scrutare, nascosto tra gli alberi, le specie di uccelli nel proprio habitat naturale. Domenica, con un po’ di fortuna, si potranno avvistare picchi, gufi, cince, rapaci, parrocchetti, fringuelli che hanno trovato in questo angolo di Ferrara la loro dimensione e dove vivono indisturbati. Negli ultimi anni sono in aumento le specie che hanno abbandonato boschi e foreste per spostarsi negli ambienti urbani. Si parte alle 9 dall’ingresso di Corso Porta Mare e si comincia la passeggiata di circa 5 km. Durata due ore e 30. Chi ha un binocolo, naturalmente lo porti. Adulti: 12 euro adulti; 8 euro under 14 e studenti. Birdwatching Urbano — Ferrara Terra e Acqua
Il corso di intreccio all’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Bagnacavallo (Ra)
Con rami di salice sapientemente arcuati si può costruire una capanna, come facevano i salinari di Cervia. Una capanna subito, magari no, ma nel piccolo ed ecologico Museo delle Erbe Palustri a Bagnacavallo (20 minuti da Ravenna), il pubblico impara ad intrecciare erbe e rami per creare borse e ceste. Nel week end del 23 e 24 aprile si potrà seguire un laboratorio di intreccio (ore 9.30, durata 6 ore). Nel costo di 45 euro è compreso il pranzo nella Locanda dell’Allegra Mutanda, con tanti mutandoni del primo Novecento che penzolano dal soffitto. Nel parco del Museo c’è una parata di capanne in canna palustre, ricostruite perfettamente dall’ultimo maestro capannaio. Il Museo esalta la caparbietà degli abitanti di questa zona di sfruttare le scarse risorse a disposizione e di creare con queste un’economia eco sostenibile.
https://www.ravennaexperience.it › natura

Cervia (Ra) si colora di migliaia di aquiloni con Artevento fino al 1 maggio
Ritorna Artevento, il grande Festival Internazionale degli Aquiloni che riempirà di colori e di poesia la spiaggia di Pinarella di Cervia dal 22 aprile al 1 maggio. Ogni giorno lo spettacolo splende in cielo con aquiloni statici ed acrobatici, evoluzioni di gruppo di migliaia di aquiloni d’arte, giganti ed etnici, esibizioni acrobatiche a tempo di musica, dimostrazioni di fotografia aerea, kitesurf. E poi ancora, mostre, laboratori, spettacoli notturni. E per giocare e per curiosare fra le ultime novità ecco I “Giardini del vento” e la “Fiera del Vento”. Per Artevento arrivano a Cervia aquilonisti da ogni parte del mondo con i loro aquiloni per la pace. E’ il festival più colorato e longevo del mondo, si tiene a Cervia dal 1981 ed è anche un festival ecologico che promuove l’arte eolica, la sostenibilità e mai come quest’anno la pace. Artevento | Festival internazionale Aquilone

Escursione in E-bike (a noleggio) al Lago di Ridracoli (FC) lunedì 25 aprile
Con un minimo di allenamento nelle gambe e un po’ di dimestichezza con l’E.Bike, la bici elettrica, ci si può divertire con questa escursione guidata nelle foreste intorno al Lago di Ridracoli, nel comune di Bagno di Romagna (FC). Il percorso è ad anello, parte alle 10 del mattino dall’Idro Museo delle Acque di Ridracoli e tocca punti molto belli della vallata. Si pedala abbastanza facilmente per 32 km, dislivello 860 metri. Nel costo di 45 euro sono inclusi noleggio bici, casco e accompagnatore MTB abilitato. Prenotazioni entro il 23 aprile al 370 1338368. Chi non pedala, può godersi l’azzurrissimo Lago di Ridracoli in tutto il suo splendore primaverile e navigarlo con il battello elettrico (5 euro). Il giro dura 45 minuti. Parte ogni ora. Volendo si può sbarcare al Rifugio Cà di Sopra e poi concordare con il battello l’orario di recupero per il ritorno. http://www.ridracoli.it › battello-sul-lago
A Rimini picnic con vista sul Ponte di Tiberio tutti i week end di aprile e maggio
Per sentirsi come in un quadro di James Tissot (“Vacanza” del 1876) c’è il picnic con veduta d’arte sul millenario Ponte di Tiberio di Rimini. Si stende la tovaglia e si schiudono i cestini in una cornice piena di verde e di colori, la piazza sull’Acqua, uno spazio dove potersi rilassare. I cestini, le tovagliette e le posate sono forniti da alcuni ristoranti del Borgo San Giuliano. Bisogna solo scegliere fra i menù proposti: taglieri di salumi e formaggi con una bottiglia di vino di Romagna, crostini, tagliatelle, piada o insalatina di mare, tagliatelle alle vongole, fritto misto e patate. I prezzi vanno da 20 a 38 euro. I picnic sull’acqua si svolgono tutti i sabati e domeniche di aprile e maggio, da mezzogiorno in poi. Da giugno a settembre tutti giovedì dalle 18 in poi.
Tiberio PicNic – Visit Rimini

English breakfast al Teatro Galli di Rimini domenica 24
Se spuntasse all’improvviso la Regina Elisabetta, forse non ci si sorprenderebbe neanche più di tanto, domenica mattina nel foyer dello storico Teatro Galli di Rimini, che allestirà una tipica Colazione Inglese. L’appuntamento con la tradizione britannica è domenica 24 per gustare un English Breakfast, preparato come a Buckingham Palace, fra candide tovaglie, uova, bacon, marmellate e teiere. La colazione sarà servita fra i grifoni dorati del foyer del Teatro Galli con vista “in prima fila” sulla piazza medievale di Rimini. Il Teatro ottocentesco di Rimini fu inaugurato da Giuseppe Verdi. Distrutto dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, dopo 75 anni è stato restituito alla città nel 2018, grazie a un importantissimo intervento di ricostruzione filologica. Orari dell’ English breakfast: primo turno: 9-10.30. Secondo turno: 10.40-12. Ingresso: 16 euro. Volendo si può abbinare la visita guidata del Teatro (sia domenica 24 che lunedì 25). Biglietto 5 euro
Colazione internazionale al Teatro Galli | Rimini turismo
Vino: per la guerra, schizzano i costi!
Le conseguenze della guerra in corso tra Russia e Ucraina sono molte e pesanti per l’economia in generale e, in particolare per il settore del vino italiano. L’Italia è al primo posto assoluto, tra gli esportatori di vino proprio in Russia, con una quota di mercato intorno al 30%… Quindi, una già grave conseguenza, dovuta alla situazione in essere e per via delle sanzioni decise dall’Unione europea, è il blocco delle vendite di vino, sia verso la Russia (settimo importatore al mondo del nostro vino confezionato e quarto importatore di spumanti) sia verso l’Ucraina (ventiduesimo posto fra gli importatori, sempre del nostro vino confezionato e al ventesimo per i nostri spumanti). Gli ultimi dati, riferiti da Federvini, registravano nel 2019 circa 90 mila tonnellate di vino verso la Russia (più di 120 mila bottiglie per un valore di oltre 300 milioni di euro) cifre che sicuramente sono lievitate nel 2020 e nel 2021 anche per il successo ottenuto in quei periodi dal nostro Prosecco, molto apprezzato là. Stesso trend, anche se con cifre inferiori, per le vendite verso l’Ucraina. Fin qui i numeri dei prodotti finiti, ma i costi – notevolmente – aumentati per la produzione vitivinicola, a cominciare da quelli delle materie prime, in primis l’energia – che serve per movimentare i macchinari – i costi riferiti ai prodotti chimici come i fertilizzanti e i costi per i trasporti in generale, senza dimenticare che anche la manodopera, spesso proveniente proprio dai paesi dell’Est Europa, è in netto calo e, tutto ciò mette in difficoltà notevoli le aziende, considerando anche la già scarsa marginalità economica. Dunque, per i vari aumenti – mercato docet – caleranno i consumi e aumenteranno i costi di produzione, si taglieranno posti di lavoro, diminuiranno i salari e – ahinoi! – crescerà la povertà. Il fatto è che non tutti potranno “bere per dimenticare” tutto ciò, perché il vino è un bene di consumo non proprio necessario e che può essere “tagliato” in favore di spese familiari, più basilari…

Dunque, stappare una bottiglia, oggi ha costi più salati…
“Il vetro è aumentato del 30%, il cartone, intorno al 50%, il sughero, 40%, gabbiette e capsule, sono a più del 20%” – asserisce Stefano Cavani (produttore vitivinicolo) –.
Il grido di allarme viene dal modenese, terra di Lambrusco, ma si tratta di un problema comune a oltre 15 mila aziende vitivinicole italiane. E’ uno degli effetti collaterali della guerra in Ucraina: dal Donbass arrivano infatti, soda e sabbia per l’industria del vetro, mentre i rincari energetici, incidono pesantemente sulla produzione di sughero, carta e alluminio e così secondo Coldiretti, i costi per il vino italiano, sono schizzati del 35% con un possibile impatto sulla filiera vitivinicola di un miliardo di euro!

Luca Borsari (Coldiretti): “Rispetto agli aumenti rileviamo il prezzo di vendita al consumatore diminuito di un punto quasi e mezzo e, per tutelare il viticoltore, dobbiamo assolutamente applicare la legge sulle pratiche sleali che garantisce il giusto reddito ai produttori. Tutelare il patrimonio vitivinicolo, significa anche tutelare l’agroalimentare italiano”.
Il tempo stringe e l’orizzonte della prossima vendemmia, appare quanto mai incerto.
“Dopo un 2021 veramente buono, sia dal punto di vista produttivo che commerciale – conclude Stefano Cavani – siamo molto preoccupati per l’andamento e le incognite che ci saranno in questo 2022”.
Si faranno tutti gli sforzi necessari perché il vino italiano deve essere difeso – com’è stato evidenziato da più voci anche nell’ultimo Vinitaly (finalmente di presenza dopo due anni!) – difeso dalle speculazioni sui prezzi, dallo shopping delle multinazionali che vogliono rilevare i brand simbolo del made in Italy e finché non si ristabilirà la tanto agognata pace tra Russia e Ucraina e allora sì che tutti noi… “liberemo, liberemo ne’ lieti calici!”
(Antonio Farnè – inviato TG2 Rai)
L’alta qualità Zuarina a Identità Golose Milano
Lo storico prosciuttificio di Langhirano presente alla 17esima edizione del prestigioso appuntamento dedicato al food dal 21 al 23 aprile. Il Direttore Marketing Gianfranco Delfini: «Qualità, tempo e passione, così nasce il nostro prosciutto di Parma apprezzato nelle location più prestigiose del mondo»
Identità Milano, il congresso organizzato da Identità Golose dal 21 al 23 aprile che ha catalizzato l’attenzione del mondo del food, ha ospitato per la sua 17ima edizione anche Zuarina, l’azienda di Langhirano che fa parte della Food Company CLAI assieme alla stessa cooperativa agroalimentare CLAI e a Faggiola, specializzata in prodotti caseari tipici toscani. “Il futuro è oggi” è il tema lanciato per quest’anno. Un ottimo presupposto per un prosciuttificio nato nel lontano 1860 e che ha sempre fatto del connubio fra il rispetto delle tradizioni e l’interpretazione delle esigenze di consumatori e clienti una delle sue maggiori prerogative: «L’avvenire si costruisce col lavoro di ogni giorno – sottolinea Gianfranco Delfini, Direttore Marketing Zuarina – ma per ottenere risultati importanti è quanto mai decisivo non smettere mai di salvaguardare le proprie radici; sono loro che definiscono la storia e l’identità di un’impresa, gettando le basi per proiettarla nel futuro».
E non sono numerose le aziende che possono vantare un percorso tanto longevo. «La storia di Zuarina – precisa Delfini – è fatta di qualità, tempo e passione, con un’attenzione particolare anche alla cura e all’impegno che ognuno di noi dedica al proprio lavoro. Qualunque sia il ruolo che si ricopre».

I prodotti che in modo esemplare manifestano il senso di questi elementi chiave citati da Delfini sono quelli a lunga stagionatura, come il prosciutto crudo di Parma Zuarina 30 mesi: «Si tratta di uno dei prodotti di maggior valore che porteremo a Milano al Congresso di Identità Golose – annuncia Delfini –. È senz’altro uno dei simboli del nostro percorso di qualità. Soltanto chi ha passione e ha saputo specializzarsi nelle lunghe stagionature può realizzare un prodotto del genere. A Milano c’è stata l’occasione, per chi ancora non l’avesse fatto prima, di toccare con mano questa realtà unica di Zuarina apprezzata nelle location più prestigiose di tutto il mondo». E se c’è qualcosa che soltanto il tempo può insegnare è anche l’importanza dell’ascolto. Zuarina ha trovato una collocazione di rilievo sul mercato perché non ha mai smesso di mettersi in connessione coi consumatori e interpretarne le esigenze, anche quelle latenti.
«Il percorso Bio a cui abbiamo dato vita e stiamo sostenendo con forza crescente è nato proprio valorizzando questa logica. Il nostro obiettivo, come anche questa scelta dimostra, è proporre una qualità di risposta molto elevata per ogni trend individuato».
A conferire maggior valore alla proposta Zuarina è anche la certezza di poter contare solo su carni italiane al 100% a cui si aggiungono un pizzico di sale, il tocco artigianale nella lavorazione e una stagionatura lenta e paziente che avviene nella cantina interrata dello stabilimento di Langhirano, il luogo ideale per favorire la formazione dei profumi e dei colori che contraddistinguono da sempre le proposte del marchio.
Gli addetti alla selezione iniziale esaminano ogni coscia per forma, potenziale resa e identificazione di eventuali difetti (colore, massa grassa e magra, macchie). È necessaria tanta esperienza, perché partire da un’ottima materia prima è fondamentale per realizzare un prodotto di qualità costante.
Ma nell’intero processo produttivo sono diversi i passaggi complessi e delicati, in cui sono le più piccole attenzioni e i dettagli a generare valore. Come ad esempio la fase di riposo “a freddo”, che in Zuarina dura 120 giorni, significativamente più lunga della media del settore. In questo modo il poco sale che è utilizzato sulle cosce ha il tempo di diffondersi, conservare e stabilizzare. Nessun conservante, niente additivi; solo tempo, passione e cura della filiera: così nascono il gusto e i profumi unici di questo speciale Crudo di Parma.

I prodotti che in modo esemplare manifestano il senso di questi elementi chiave citati da Delfini sono quelli a lunga stagionatura, come il prosciutto crudo di Parma Zuarina 30 mesi: «Si tratta di uno dei prodotti di maggior valore che porteremo a Milano al Congresso di Identità Golose – annuncia Delfini –. È senz’altro uno dei simboli del nostro percorso di qualità. Soltanto chi ha passione e ha saputo specializzarsi nelle lunghe stagionature può realizzare un prodotto del genere. A Milano c’è stata l’occasione, per chi ancora non l’avesse fatto prima, di toccare con mano questa realtà unica di Zuarina apprezzata nelle location più prestigiose di tutto il mondo».
E se c’è qualcosa che soltanto il tempo può insegnare è anche l’importanza dell’ascolto. Zuarina ha trovato una collocazione di rilievo sul mercato perché non ha mai smesso di mettersi in connessione coi consumatori e interpretarne le esigenze, anche quelle latenti.
«Il percorso Bio a cui abbiamo dato vita e stiamo sostenendo con forza crescente è nato proprio valorizzando questa logica. Il nostro obiettivo, come anche questa scelta dimostra, è proporre una qualità di risposta molto elevata per ogni trend individuato».
A conferire maggior valore alla proposta Zuarina è anche la certezza di poter contare solo su carni italiane al 100% a cui si aggiungono un pizzico di sale, il tocco artigianale nella lavorazione e una stagionatura lenta e paziente che avviene nella cantina interrata dello stabilimento di Langhirano, il luogo ideale per favorire la formazione dei profumi e dei colori che contraddistinguono da sempre le proposte del marchio.
Gli addetti alla selezione iniziale esaminano ogni coscia per forma, potenziale resa e identificazione di eventuali difetti (colore, massa grassa e magra, macchie). È necessaria tanta esperienza, perché partire da un’ottima materia prima è fondamentale per realizzare un prodotto di qualità costante.
Ma nell’intero processo produttivo sono diversi i passaggi complessi e delicati, in cui sono le più piccole attenzioni e i dettagli a generare valore. Come ad esempio la fase di riposo “a freddo”, che in Zuarina dura 120 giorni, significativamente più lunga della media del settore. In questo modo il poco sale che è utilizzato sulle cosce ha il tempo di diffondersi, conservare e stabilizzare. Nessun conservante, niente additivi; solo tempo, passione e cura della filiera: così nascono il gusto e i profumi unici di questo speciale Crudo di Parma.

VISITARE ARUBA, L’ISOLA FELICE!
Aruba chiede ai tanti visitatori che si recano ogni anno sulle sue coste paradisiache di fare una promessa. Ma perché una promessa ad Aruba e a cosa serve? L’idea alla base è molto semplice: chi agisce come un visitatore ecologicamente e socialmente responsabile, contribuisce attivamente al futuro di Aruba e a preservarne le sue bellezze naturali.
Aruba, che accoglie ogni anno oltre un milione di visitatori, è orgogliosa di essere chiamata l’Isola Felice, un soprannome che rappresenta benissimo lo spirito che contraddistingue questo angolo dei Caraibi: una calda ospitalità e un popolo cordiale sempre pronto ad accogliere i visitatori. Ma Aruba ha anche un delicato ecosistema e uno spazio limitato per tutti coloro che abitano l’isola e per chi sceglie di renderla temporaneamente la propria casa lontano da casa. È per questo che, in seguito a un numero sempre crescente di visitatori e una popolazione locale in espansione, la flora e la fauna indigene necessitano di ancora più attenzione.

È così che Aruba ha scelto di chiedere ai propri visitatori di impegnarsi, ognuno con il suo piccolo contributo, a rispettarla. Il Codice di Condotta stilato da Aruba include alcuni consigli e regole da rispettare, come per esempio non guidare sulle spiagge o sulle dune di sabbia, soprattutto nei pressi dei nidi di tartarughe che da maggio a novembre costellano le coste di Aruba, oppure non appoggiare oggetti e indumenti sui preziosi Fofoti, gli alberi simbolo di Aruba situati su Eagle Beach.
Aruba chiede anche di rispettare le incontaminate strade sterrate della costa settentrionale e di non percorrerle in maniera impropria, in quanto è possibile recare disturbo sia alla natura che alle persone che vivono nei quartieri lungo i popolari itinerari turistici dell’isola. O ancora, le borse di plastica monouso sono proibite ad Aruba, ma qualora fosse necessario utilizzare prodotti di plastica, è importantissimo smaltirli correttamente e fare soprattutto attenzione a non disperderli nell’oceano arrecando danno alla vita sottomarina e agli uccelli.
La fauna esotica di Aruba offre molte opportunità per lo scatto perfetto – il fenicottero o l’iguana color verde brillante che passeggiano sulla spiaggia, la tartaruga che ti nuota accanto mentre fai snorkeling o un asinello nel suo habitat naturale – ma è sempre bene ricordarsi di non essere invadenti e rispettare gli spazi degli animali. Per esempio, è molto importante non nutrire le iguane, che sono animali vegetariani, oppure non prendere in mano le stelle marine, in quanto non sopravvivono nemmeno pochi secondi fuori dall’acqua.
Infine, il codice di condotta include un consiglio molto importante che è quello di impegnarsi ad adottare un atteggiamento Felice sull’Isola Felice! Basterà tenere a mente queste accortezze per vivere una vacanza spensierata e allo stesso tempo sostenibile, aiutando a mantenere Aruba un luogo felice e sicuro per le generazioni a venire. Unisciti ai tanti altri che hanno già dato il buon esempio e diventa un turista ecosostenibile sull’isola: fai la tua promessa ad Aruba!

QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DI ANDARE A TAVOLA
Aruba… paradiso dei gourmet e terra di oltre 90 nazionalità, che possono essere degustate nella nostra variegata cucina. Una vacanza ad Aruba è incompleta senza un’eccellente esperienza gastronomica assaggiando del cibo regionale caraibico offerto dall’isola. La cucina caraibica fonde ricette spagnole, francesi, africane, amerindie e indiane. È questa combinazione che rende unica la cucina caraibica.
Aruba è piena di ristoranti caraibici e la scelta su dove mangiare è infinita. I ristoranti caraibici di Aruba servono piatti come pesce fresco, stufati, specialità creole, frutta e verdura tipica dei Caraibi. Volete provare una cena caraibica sulla spiaggia? Visitate alcune delle più belle spiagge di Aruba: lungo le coste troverete i migliori ristoranti caraibici sulla spiaggia che vi offriranno deliziosi piatti caraibici.
– Cucina internazionale ad Aruba
Mangiate come foste a casa vostra nei numerosi ristoranti che propongono cucina americana tradizionale e contemporanea.
La scena culinaria arubana – acclamata dalla critica – è arricchita dall’influenza della variegata comunità multiculturale. Talvolta, però, si ha voglia di un ristorante che sappia un po’ di casa! Dalla classica steakhouse americana alle bracerie: i ristoranti di Aruba offrono ampie possibilità di gustare le tradizionali specialità americane. Le numerose catene di fast food costituiscono un’alternativa rapida ed economica.
– Esplorate la colorata cucina del Sud e Centro America mentre siete in vacanza ad Aruba.
La forte vicinanza di Aruba all’America latina ha influenzato direttamente la cultura dell’isola, avendo un impatto delizioso sulla scena culinaria. La carne alla griglia, le zuppe e gli stufati di Colombia e Venezuela vi scalderanno il cuore e lo stomaco. Le arepa ovvero le tipiche focaccine venezuelane ripiene e i sandwich di patacon acquistabili presso i nostri chioschi sono una specialità golosa che sicuramente amerete!
– Cucina tipica olandese, asiatica, africana, spagnola: le scelte sono davvero numerose!
Potrete gustare del buon pesce fresco, sorseggiare un calice di vino al tramonto sulla spiaggia, o cenare in un classico ristorante italiano, a voi la scelta! La grande varietà di ristoranti sarà per voi un’occasione per provare nuovi piatti ispirati ad oltre 90 nazionalità differenti. Inoltre, potrete provare piatti tipici Arubani, come il ‘keshi yena’ (stufato di formaggio) davvero ottimo per qualunque tipo di palato.
– Il crogiolo di etnie e culture contribuisce a menù influenzati da Olanda, Sud America e Caraibi.
Affascinanti fusioni di sapori derivano dalla combinazione di varie cucine, mentre chef premiati da tutto il mondo diffondono la loro magia, aggiungendo nuove dimensioni al crogiolo culinario arubano. Le specialità arubane denotano influenze della cucina dei nativi americani, dei mercanti, dei pirati, delle potenze coloniali olandesi e spagnole, degli schiavi africani e infine dei coloni orientali e asiatici.
– Mangiare pesce fresco a volontà è uno degli elementi fondamentali nella scena culinaria locale.
I pescatori locali – spesso fuori in mare prima che la maggior parte di noi sia fuori dal letto! – riforniscono giornalmente molti ristoranti arubani con pesce fresco.
Dai ristoranti più eleganti ai chioschi dei pescatori lungo la strada: i nostri ospiti possono gustare le migliori specialità di pesce fresco dei Caraibi qui ad Aruba.
– A Aruba anche le delizie della cucina italiana…
Che si tratti di una ricca marinara rossa, di un Alfredo cremoso o di una salsa leggera e fresca che preferisci sulla tua pasta, i nostri chef presentano con orgoglio il meglio della cucina italiana. Le pizze con forno a mattone, con una crosta sottile e croccante e condite con condimenti freschi e gourmet, sono molto apprezzate anche qui.
L’Isola di Aruba, perla dei Caraibi del Sud, è situata fuori dalla rotta degli uragani e gode di una temperatura media di 28 gradi tutto l’anno. Circondata dal mare turchese e costantemente baciata dal sole, Aruba ospita ampie spiagge di sabbia bianca e panorami mozzafiato. Le numerose attività praticabili sull’Isola, la sicurezza di cui gode, le sue meraviglie naturali e l’alta qualità dell’offerta turistica la rendono una destinazione perfetta per i viaggi di nozze e non solo. Grazie al suo clima ideale e al sorriso della sua gente, Aruba è considerata la One Happy Island dei Caraibi: venite voi stessi a scoprire perché. www.aruba.com
Per maggiori informazioni su Aruba:
Global Tourist – Ufficio del Turismo di ARUBA in Italia
Tel: 011 – 4546557 – Email: aruba@globaltourist.it / globaltourist@globaltourist.it

A spasso per il Friuli Venezia Giulia alla ricerca di erbe spontanee
Con la primavera ripartono le passeggiate in mezzo alla natura alla ricerca delle erbe.
Sclopìt, radic di mont, bruscandoli, tarassaco e asparagi selvatici: dai monti alla laguna attraversando Carso, prati stabili, pianura e lungo i fiumi occasioni alternative per immergersi e conoscere il territorio
Primi giorni di primavera, natura che germoglia e tempo di raccolta delle erbe spontanee. La stagione migliore per scoprire, passeggiando, le ricchezze del Friuli Venezia Giulia e qualche angolo ancora inesplorato del territorio.
Sclòpit, radic di mont, bruscandoli, sambuco, tarassaco e asparagi selvatici sono solo alcune delle specialità che fioriscono in questa stagione, e sono anche gli ingredienti protagonisti dei piatti che offre la tradizione culinaria del territorio in questo periodo dell’anno.

Nei ricettari della tradizione, dalle colline carsiche lungo tutto l’arco alpino alle Dolomiti Friulane passando per la laguna e le campagne della pianura, non mancano le erbe spontanee, diventate protagoniste delle creazioni di molti chef – anche stellati – della regione. Così come i grandi cuochi, anche i semplici amanti della cucina possono approfittare delle belle giornate primaverili per andare alla ricerca di silene, bruscandoli, del dente di leone (più comunemente conosciuto come tarassaco), della ruta, dell’ortica, della menta selvatica, del finocchietto selvatico, del radic di mont.
Le passeggiate consigliate vanno dai sentieri del Carso, sia triestino che goriziano, alle vallate della Carnia, del Tarvisiano e delle Dolomiti Friulane, alle strade delle Valli del Natisone per andare a ricercare la natura e i prati anche nei territori del pordenonese, ricchi di risorgive, così come quelli della bassa pianura friulana. In generale, moltissimi angoli della natura incontaminata della regione offrono risorse infinite in termini di vegetazione spontanea: basta passeggiare in un prato di campagna del Medio Friuli o sugli argini golenali per imbattersi nelle diverse piante spontanee. Acetosa, acetosella, melissa, malva, achillea, piantaggine, borraggine, crescione dei prati, le rosole (papavero selvatico), e ancora erba cipollina, aglina e alliaria, accanto all’aglio orsino.
Nelle vallate carniche, ad esempio, i malgari e i contadini raccolgono da secoli il radic di mont che spunta sugli alpeggi dopo lo scioglimento delle nevi e solitamente il periodo è quello di maggio. Un radicchietto selvatico consumato in insalate o in frittate, presidio Slow Food che in alcune zone viene chiamato radic dal glaz, proprio per la sua caratteristica di emergere dopo lo scioglimento della neve. Il radicchio viene raccolto per circa 15 giorni, i primi di maggio, e si può conservare nei bicchieri come una conserva di verdure classica per essere degustato tutto l’anno. Sempre nei prati della Carnia si trova il levistico, o sedano montagna.
Se invece si prediligono passeggiate “cittadine”, nella sola provincia di Gorizia ci sono 19 generi ammessi alla raccolta fra cui, quelli più gettonati, i germogli di luppolo (urtissoni o bruscandoli), l’asparago selvatico (aspargina), il sambuco. Dei sentieri più ricercati per le raccolte molti costeggiano l’Isonzo, percorrendo le rive verso il confine con la Slovenia. Luoghi di passeggiata, a suo tempo, amati anche dai nobili asburgici in villeggiatura in quella che definivano “la meta turistica prediletta per il clima mite e la sua tranquillità”, ma non mancano nei prati nel resto della regione.
L’erba spontanea più famosa fra i bambini (e nelle cucine delle nonne) è la silene (Silene vulgaris) o sclopìt, temine che deriva dall’usanza di schiacciare i suoi fiori sul dorso della mano per provocare il rumore di uno scoppio. L’erba si trova in terreni incolti, in prati stabili e nelle differenti aree della regione viene appellata con i termini di grisòl, sclopìt, s’ciopeti o carleti.
Infine, il tarassaco. Con i suoi fiori (dal giallo intensissimo) si può ricavare un “finto miele” o “miele dei poveri” che può essere utilizzato per glassare omelette creando così una versione “mitteleuropea” dello sciroppo d’acero.
Se, poi, si ha la pazienza di aspettare maggio inoltrato ci si può anche imbattere nella salicornia, l’asparago di mare. Non si tratta di un’alga ma è sicuramente la pianta che si porta nel gusto tutta la salinità del mare. Si raccoglie nelle zone lagunari di Grado e Marano o nelle isolette che emergono dall’acqua, ottima come accompagnamento al pesce, sbollentata o fritta e condita a piacere.
Con o senza raccolta, la camminata in natura è un’occasione semplice, economica, sostenibile e sana per conoscere e scoprire scorci nuovi nei territori ricchi di biodiversità del Friuli Venezia Giulia.
Il 20 aprile esce nelle librerie il volume “Franciacorta, ieri, oggi e domani”
Il libro, redatto da Elio Ghisalberti e pubblicato da Giunti Editore, ripercorre la storia dell’omonimo territorio lombardo e dei vini che ne portano il nome.
Franciacorta, ieri, oggi e domani. Il libro riprende l’eredità di quanto pubblicato nel 1997 dal giornalista Francesco Arrigoni, scomparso prematuramente nel 2011.

A venticinque anni di distanza, Elio Ghisalberti scatta una nuova istantanea di questo magico territorio italiano in continua evoluzione, ripercorrendo le storie di un tempo che, ora, si intrecciano con le persone e i vini di oggi. Il libro, strutturato come una guida, accompagna il lettore, esperto o meno, nella conoscenza di un vino che, dal riconoscimento della DOCG nel 1995, si destreggia tra presente e passato rivolgendosi al futuro. I testi di Ghisalberti e le immagini correlate vanno a integrare ed evidenziare i cambiamenti avvenuti negli anni, mantenendo comunque un dialogo costante con quelli redatti da Arrigoni: gli scritti di ieri presentano uno sfondo colorato e un carattere tipografico differente rispetto a quelli di oggi e di domani; si crea così una sequenzialità che mette in luce le trasformazioni avvenute nel tempo. Il volume analizza il territorio e la produzione trattando nel dettaglio la storia, la geologia, il clima, la viticoltura, i vitigni, la zonazione, la DOCG, il disciplinare e la conservazione fino alle caratteristiche dei Franciacorta DOCG, dei Curtefranca DOC e dei Sebino IGT, con un focus sulle bottiglie più prestigiose. Seguono quindi le schede delle aziende che aderiscono al Consorzio, con i dati che consentono di tracciarne il profilo: vigneti, cantina, organigramma, quantitativi di produzione e così via.
«Nel 1997 Francesco Arrigoni – racconta Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta – scattava una fotografia della Franciacorta attraverso il libro Storie di vigne, di vini e di uomini e proprio contemporaneamente uscivano le prime bottiglie della DOCG. Con la sua capacità giornalistica e un’analisi da reportage, descriveva nel dettaglio tutte le realtà presenti a quel tempo, si legge infatti l’entusiasmo e la voglia di fare grande questo territorio. Francesco, profondo conoscitore del vino e della Franciacorta, grande amico di tanti produttori, ci ha lasciati purtroppo nel 2011. Oggi, Elio Ghisalberti, anche lui bergamasco e come Francesco cresciuto nel seminario Veronelli, riaggiorna lo scatto, evidenziando i tanti cambiamenti, le novità di un territorio che in questi venticinque anni ha saputo diventare una denominazione importante e di riferimento nel mondo del vino italiano».
Il Consorzio Franciacorta, ente che tutela e controlla il rispetto del disciplinare di produzione dell’omonimo vino, si è affidato alla penna del giornalista Elio Ghisalberti e a Giunti Editore, casa editrice leader nel settore enogastronomico, per la pubblicazione del nuovo volume.
«È trascorso un quarto di secolo ma il ricordo è indelebile – afferma Elio Ghisalberti –. Accompagnai Francesco Arrigoni durante la visita ad alcune delle cantine che sarebbero diventate protagoniste del libro-guida che firmò nel 1997, il più completo e dettagliato percorso tra le vigne, i vini e gli uomini di Franciacorta. È stato per me un grande onore e al tempo stesso una pesante responsabilità aggiornare lo straordinario lavoro realizzato da Arrigoni, autore com’era nel suo stile di un’analisi approfondita e scrupolosa, empatica ma non enfatica, in una parola reale. Questa riedizione ne attesta il valore riprendendo tal quale sia l’impostazione generale che i testi, mai modificati ma solo aggiornati dei dati e dei significativi cambiamenti avvenuti da allora ad oggi. Un fil rouge ideale, una storia che continua per condurre il lettore attraverso la straordinaria evoluzione di un territorio che si identifica nel vino che lo rappresenta. Due libri-guida in uno, un gioco di confronto diretto tra il passato e il presente del Franciacorta».
Marca by BolognaFiere, l’unico evento dedicato alla “marca commerciale”
Marca by BolognaFiere riparte da dove si era fermata prima della pandemia: 12.000 ingressi e 900 espositori decretano il grande successo dell’unica fiera italiana dedicata alla marca commerciale. “Marca” è la grande vetrina dove si espongono i prodotti dell’eccellenza italiana a marca del distributore. La fiera è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con ADM, l’associazione della distribuzione moderna. Si tiene fino al 13 aprile 2022 al quartiere fieristico di Bologna. Quella di quest’anno è la diciottesima edizione, gli espositori sono quasi 900, suddivisi lungo 5 padiglioni: 25, 26, 28, 29 e 30, oltre al Centro Servizi, a conferma delle potenzialità espositive della manifestazione che è suddivisa in main sections: FOOD, NON-FOOD, MARCA TECH (PACKAGING ) e MARCA FRESH.
Marca by BolognaFiere è la prima manifestazione del calendario dell’anno per il settore.
Gli espositori di Marca by BolognaFiere espongono i prodotti dell’eccellenza italiana a Marca del Distributore. Marca by BolognaFiere è l’unica manifestazione nella quale espongono i Distributori. A Marca by BolognaFiere ci sono opportunità uniche di incontri B2B con buyer e category manager provenienti dalle principali catene internazionali in un ambiente riservato e confortevole. Queste sono le principali categorie merceologiche presenti a Marca by BolognaFiere:
121 espositori di pane, pasta, pizza e prodotti di panetteria
60 espositori di prodotti lattiero-caseari
85 espositori di carne, pollame, salumi
20 espositori di salsa di pomodoro, salsa per pasta
45 espositori settore ortofrutta
58 espositori di olio, aceto e altri condimenti
111 espositori di prodotti settore dolciario, confetture e snack
40 espositori di prodotti surgelati
39 espositori di caffè-bevande
35 espositori di prodotti ittici
10 espositori settore pet
110 espositori area non-food, cura casa e cura persona
69 espositori società di packaging, servizi e logistica
























































































































































































































