Anolén, turtlén et caplèt… jén dla stesa rasa… Tutti di pasta ripiena, tutti realizzati lungo la via Emilia!

Gesti che diventano automatismi, sotto Natale si fanno più intensi… Lungo la via Emilia la tradizione è fatta di ricette antiche, piatti simili, ma diversi: a Parma si chiamano “Anolini”.

Anolini (anolén)  … “Fa tant tordlén rotond, picén picén, e inventa äd sana pianta j Anolén!”
Davide Censi – ristoratore in Parma (“Parma Quality Restaurants“ e patron della Trattoria Antichi Sapori): “E’ una pasta ripiena che nasce qui nel XII secolo circa ed è entrata in tutte le case dei parmigiani.  E’ un piatto della festa che unisce tutte le famiglie. E’ fatto con una pasta all’uovo ripiena di stracotto di manzo, Parmigiano e uova. Per il brodo: polpa di manzo (scamone e punta di petto) cappone o gallina possibilmente ruspante, un osso spugnoso, grossa cipolla, sedano carota e pomodoro maturo, sale. Per la sfoglia: farina, uova intere (da 80 g) sale. (Per lo stracotto: in una pignatta di terracotta rosolare le verdure nel burro, aggiungere la carne, coprire con il brodo. Lasciare cuocere lentamente per circa 12 ore, coprendo con una vecchia fondina che lasci lentamente gocciolare dalle piccole crepe vino rosso. A metà cottura aggiungere un cucchiaio di salsa di pomodoro. A cottura ultimata la carne deve essere quasi completamente sfatta e trasformata in un sugo ben denso). Andiamo a introdurre il ripieno nella sfoglia che abbiamo tirato sottile, andiamo a chiudere e poi tutto a cuocere nel nostro brodo per circa due minuti. L’anolino di Parma è pronto per essere gustato”.

Tortellini (turtlén) …” Quissti sé ch’i én turtlén ch’i s fan dèr dal lò”…
Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino bolognese è indispensabile disporre di un ottimo brodo di cappone. Spostandosi verso est sulla via Emilia, si arriva nel capoluogo, Bologna, detta “la grassa” per la sua ricca cucina. Tante le ricette e nel menù delle feste, non possono mancare i “Tortellini”…

“La tradizione del tortellino in brodo durante le feste natalizie, è usanza antichissima, risale addirittura al XII secolo – il ristoratore Dino Olimpi (Trattoria ‘Nonna Rosa’) spiega – Il tortellino è una pasta all’uovo ripiena, delle dimensioni di un mignolo, infatti viene chiuso attorno al mignolo, ripiena di mortadella, prosciutto, grana, lombo di maiale, un po’ di noce moscata, sale e pepe. Questo è il ripieno da mettere dentro al tortellino”.

Preparazione: tenere il lombo a riposo per 2 giorni coperto da un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio, quindi cuocere a fuoco lento con un po’ di burro e togliere il battuto. Dopo di che, tritare finemente lombo, prosciutto e mortadella, impastare tutto con Parmigiano e uova, aggiungere la noce moscata. Mescolare a lungo l’impasto e quando è ben amalgamato, lasciarlo riposare un giorno intero. Poi, riempire i tortellini. Tempo quattro minuti di cottura in brodo rigorosamente di cappone e i tortellini sono pronti”.

 

 

(Fatti a Bologna, ma gustati a Bibulano frazione di Loiano (BO) quelli di Milena Spagna, sono i tortellini più buoni mai mangiati… NDR)

 

 

Cappelletti (caplèt) … “L’âcva la fà i caplèt: l’acqua fa i cappelletti, riferito allo spruzzo di forma circolare che fanno le gocce d’acqua quando piove forte”…
Il viaggio attraverso i sapori di una terra porta a lambire il mare: la Romagna risponde e rilancia con i suoi “Cappelletti”…

“E’ un piatto di antiche origini, addirittura del 1500…  -dice Fabrizio Salvadori ristoratore di Rimini (pub Hasta Luego, ristorante L’ingrata e il Circus) – “Cappelletti”, o meglio “caplet”, vuol dire cappello, riferito a quello del prete o del contadino è pasta ripiena che si usa mangiare per le festività. Gli ingredienti sono: maiale, manzo, un po’ di ricotta, un po’ di Parmigiano, un po’ di limone e noce moscata“. Preparazione: lavorare pasta fresca e uova con la forchetta fino a ottenere un panetto morbido, compatto e elastico. Avvolgere il panetto con pellicola per alimenti e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per mezz’ora. Intanto in una padella mettere il trito di sedano, carota e cipolla, aggiungere le due carni macinate e rosolare bene, mescolando spesso. Sfumare con vino bianco e proseguire la cottura, poi spegnere il fuoco e lasciare intiepidire tutto. Mettere in un mixer il Parmigiano grattugiato, aggiungere la carne macinata tiepida (scolando eventuale fondo di cottura rimasto) aggiungere l’uovo, un pizzico di sale ed una grattugiata di noce moscata e frullate tutto. Si ottiene così una crema morbida (se troppo morbida, aggiungere pangrattato) da trasferire in una ciotola e lasciarla raffreddare. Creare una polpettina con il ripieno di carne e sistemarlo al centro di ogni quadratino. Lasciare asciugare per un paio d’ore, poi procedere alla cottura. I cappelletti vanno serviti in brodo di gallina (e come dice il detto: gallina vecchia fa buon brodo…) e gli odori: pomodoro cipolla carote e sedano. Tempo di cottura, cinque minuti e i cappelletti sono pronti per essere serviti!

 

Insomma, la sostanziale differenza sta tutta nel ripieno, ma l’obiettivo è lo stesso: far sentire l’abbraccio delle feste e scaldare umore e corpo, anche nei giorni più freddi…

 

 

 

   (Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


Arte e cultura sotto l’albero: 12 originali idee regalo in Emilia-Romagna

Opere e libri d’arte, visite nei musei, spettacoli teatrali: sono tante e inconsuete le proposte regalo per il Natale 2022 in Emilia Romagna da mettere sotto l’albero degli appassionati – 12 tra le tante idee regalo sono: dai pittori di Pompei alla Ceramica Faentina, dalle “gift card”, veri e propri passe-partout per le rassegne nei più belli teatri della Regione o per entrare in tutti i monumenti di una città, alle opere grafiche degli anni Cinquanta e al Rinoceronte felliniano – Regali che sono anche un invito all’esperienza speciale di una visita in una delle bellissime Città d’Arte della Regione, tra luminarie d’autore, mostre e  cucina tipica

Per gli appassionati di arte e per far risplendere il Natale di una luce tutta nuova, fatta di emozioni e grande bellezza, in Emilia Romagna, regione che vanta 12 Città d’Arte, 211 Teatri e 552 Musei, ecco 12 idee da cogliere per donare qualcosa di originale e indimenticabile. L’invito è sostituire il “solito regalo” con un dono che farà felice l’amico o il parente ‘art addicted’. Che sia un’opera d’arte, un biglietto per uno spettacolo, l’ingresso a una mostra o una ceramica artigianale, lo scopo è sempre lo stesso: regalare un’esperienza. E l’acquisto diventa anche un invito a gustare la buona tavola che ogni territorio offre, passeggiando tra le luci artistiche di Natale che donano un’atmosfera unica alle città in questo periodo dell’anno.

 

Partiamo da Bologna dove la bellissima mostra “I pittori di Pompei” dà la possibilità di regalare un biglietto di ingresso per visitare questa esposizione che ha raccolto i grandi affreschi staccati dalle dimore pompeiane: oltre 100 opere che esplorano la società del I secolo d.C. Il biglietto regalo costa 10 euro anziché 16 (oltre i diritti di prevendita) e chi lo riceve può usufruirne in qualsiasi momento fino alla chiusura della mostra prevista il 19 marzo 2023 (www.ipittoridipompei.it).

Sempre a Bologna regalare la cultura è ancora più facile, grazie alla Card Cultura (25 euro, 15 per gli under 26) e alla nuova Card Cultura Light (5 euro). Per 12 mesi si può usufruire di ingressi gratuiti o ridotti in musei,mostre, teatri, festival, cinema e concerti  in regione (https://www.cardcultura.it/).

Emilia Romagna Teatro propone l’idea per il regalo di Natale agli appassionati che consiste in una Christmas Card ERT comprensiva di 2 ingressi a scelta nei teatri del circuito ERT per gli spettacoli in programma nei mesi di gennaio e febbraio 2023. La card è accompagnata da un dolce Fabbri 1905, da gustare in compagnia per rendere ancora più piacevoli le feste. Info: https://bologna.emiliaromagnateatro.com/

A Parma fino al 24 dicembre alla biglietteria di Fondazione Teatro Due sarà possibile acquistare la Carta Natale: due ingressi a 30 euro per la stagione 2022/2023 di Fondazione Teatro Due. I fortunati destinatari del regalo potranno scegliere tra moltissime proposte, classici e drammaturgie contemporanee, drammi e commedie con grandi interpreti della scena nazionale (https://www.teatrodue.org/carta-natale/).

A Reggio Emilia l’idea regalo di Palazzo Magnani si chiama Carta Amici. Questa card permette di vedere le mostre allestite al Palazzo nei prossimi 12 mesi e partecipare alle inaugurazioni e a visite private riservate. Comprende anche l’omaggio per il Festival Fotografia Europea, riduzioni per i Teatri di Reggio Emilia, sconti su cataloghi e gadget del bookshop e tanti altri vantaggi. Si può scegliere la card più adatta tra Individual (50 €), Double (80 €), Young (25 €) e Family (100 €) per un regalo lungo un anno (https://www.palazzomagnani.it/myfpm/cosa-puoi-fare-su-myfpm/amici-di-palazzo-magnani/).

“Visit Modena gift card” è il regalo per chi vuole visitare la città della Ghirlandino e provare le diverse esperienze che offre. Dalla cultura, all’outdoor, ai motori e ai sapori, dalla guida di una fuoriserie alla visita ai centri storici del territorio, pagando con la gift card fino al suo esaurimento. Si possono scegliere diversi valori a partire da € 10. È una carta virtuale associata ad un codice che permetterà di acquistare una o più esperienze presenti sul sito www.visitmodena.it/it/esperienze/visit-modena-gift-cards.

A Ferrara si chiama MyFe la carta turistica che permette di visitare musei e monumenti cittadini oltre ad avere l’esonero della tassa di soggiorno per due giorni. La carta permette anche l’ingresso a spettacoli e concerti al Teatro Comunale di Ferrara, il servizio navetta Bus&fly e biglietto ridotto per l’ingresso al MEIS, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (https://www.ferraraterraeacqua.it/it/myfecard/cose-myfe-card)

Anche Ravenna propone un’esperienza natalizia: al Mar Museo d’Arte della città di Ravenna, fino all’8 gennaio 2023 ogni visitatore del museo e della mostra “Prodigy Kid. Francesco Cavaliere – Leonardo Pivi” riceverà un dono speciale: un libro d’arte.

A Faenza (RA) ha riaperto il temporary shop per il periodo natalizio, lo Spazio Ceramica dove si possono acquistare le ceramiche di 30 artiste faentine tra cui Mirta Morigi, Carla Lega, Elvira Keller, Martha Pachon, Federica Babini, Liliana Ricciardelli. In vendita vasi e piatti in ceramica della tradizione faentina, ma anche monili, oggetti d’arredo, opere d’arte. Per info: info@enteceramica.it, cell. 340 864 3613.

Un regalo originale si trova al Fellini Museum di Rimini: è la riproduzione in jesmonite del Rinoceronte, la scultura, collocata all’ingresso del museo, che richiama il finale del film “E la nave va” di Fellini. È stato realizzato in due serie limitate dallo studio Forme di Roma (10 copie diverse per serie) e ciascuna copia è stata rifinita e dipinta a mano (Costi: 250 e 150 euro) Per info: www.fellinimuseum.it/.

Rimini per Natale ha presentato inoltre l’Art Card, un biglietto unico che permette l’ingresso, oltre che al Fellini Museum, ad altri tre luoghi d’arte della città: i Musei Civici, la Domus del Chirurgo e il PART, il museo di arte moderna e Contemporanea inaugurato nel 2020 (https://www.museicomunalirimini.it/it/info-servizi/biglietti).


Sassonia 2023, la cultura viaggia. Novità, eventi e le migliori attrazioni

Dresda è tra le “Best travel destination 2023” di Lonely Planet. Nella regale cornice barocca del capoluogo sassone i viaggiatori con sete d’arte e cultura scoprono patrimoni inestimabili. Ma anche tracce di un’eredità grandiosa che sconfina e si estende in tutta la Sassonia, invitando ad esplorare l’intera regione sassone. Dal Vogtland ai Monti Metalliferi, passando per la Valle dell’Elba e l’Alta Lusazia, verso la versatile ed eccentrica Lipsia.

ANCORA TANTO SPLENDORE AL PALAZZO REALE DI DRESDA
Nell’estate 2023 il bellissimo cortile del Palazzo Reale davanti alla torre Hausmann sarà riaperto con una immagine biblica gigantesca affrescata sulla Loggia di quattro piani. Il dipinto lungo undici metri ritrae la visita della regina di Saba al re Salomone nel palazzo reale di Gerusalemme e, al piano sottostante, la visita dei tre re al Cristo bambino nella stalla di Betlemme. All’inizio degli anni Cinquanta del Cinquecento, i fratelli artisti Benedikt e Gabriel Tola dell’Italia settentrionale eseguirono il dipinto della loggia per conto del Principe elettore Moritz von Sachsen.

Tra le ultime opere di restauro concluse ci sono il lungo corridoio che porta alle ex scuderie reali e che ora ospita la Galleria di armi da fuoco, con un inventario di 500 magnifici fucili e armi da fuoco risalenti al periodo storico che va dal XVI al XVIII secolo di proprietà degli elettori sassoni. Il restauro della Galleria dei fucili è durato cinque anni e si è concluso nell’agosto 2021. Fu ricostruito anche il soffitto ligneo rinascimentale del lungo corridoio. Fucili e pistole provenienti da tutta Europa sono esposti in un totale di 18 vetrine da incasso, sul modello degli storici armadi lignei, in ordine cronologico-geografico.

Appartamenti di Stato. Magnifico ovunque si guardi, il paragone con Versailles non è forzato. Augusto il Forte fece allestire nel castello per suo figlio nuove stanze, difficilmente superabili in splendore, che mostrano chiaramente come il principe elettore sia stato ispirato da Versailles. Gli appartamenti reali erano adibiti non solo alla vita privata, ma anche politica. Le camere, rinnovate fedelmente nelle versioni originali dell’epoca, sono state riaperte nell’autunno 2019. Fu uno degli ultimi interventi di ricostruzione del palazzo. La piccola sala da ballo è davvero magnifica. Da vedere inoltre la camera delle udienze e la camera da letto con il pomposo letto di stato.

PRINCIPALI EVENTI MUSICALI 2023
Dresden Music Festival. Dal 18 maggio al 18 giugno 2023, la nuova 46esima della rassegna di musica classica di Dresda si svolge sotto l’egida del motto “BLACKANDWHITE” per definire con la musica un quadro di forti contrasti: cultura e barbarie, luce e oscurità, gioia e dolore – e naturalmente guerra e pace. Nel corso dei suoi 40 anni di storia, il Dresden Music Festival si è affermato come istituzione culturale distintiva di Dresda e attira, tra maggio e giugno in questa città sul fiume Elba, un pubblico proveniente da oltre i confini della Germania. Durante le tre settimane del festival, rinomate orchestre, solisti ed ensemble di prim’ordine vengono a Dresda per esibirsi nei luoghi più belli del centro storico e dei dintorni e riempire la città di musica.  https://www.musikfestspiele.com/en/musikfestspiele/

Mahler Festival. Un’emozione fortissima attende gli amanti della musica classica  a Lipsia dall’11 al 29 maggio 2023. Lipsia e la Gewandhaus Orchestra omaggiano Gustav Mahler, che proprio a Lipsia trascorse due anni della sua vita come direttore della Gewandhaus Orchestra diventando il celebre compositore che è oggi. Un ambiente unico e autentico in cui ascoltare tutte le opere di Gustav Mahler celestialmente eseguite da 10 orchestre di livello mondiale e dai principali esecutori delle sue sinfonie.

https://www.gewandhausorchester.de/en/mahler-festival/51st International Dixieland Festival Dresden

Dal14 al 21 maggio 2023 Dresda ospita artisti e musicisti internazionali della musica jazz e dixie, con tante ore di musica live per tutta la città, più della metà gratuite,  per la felicità di cittadini e dei turisti che partecipano da anni con grande intensità agli eventi in programmazione. Ci limitiamo a qualche suggerimento come le vibranti corse musicali sui tram di Dresda, ovvero le Dixietram-Stadtrundfahrt, o l’evento clou Dixieland Parade che invade le vie del centro storico con musiche e coreografie jazz. Da menzionare il concerto Blues, Boogie & Swing, se non altro per l’insolita location: l’aeroporto di Dresda con vista sulla pista di decollo! Ma anche la serata Dixieland International al Kulturpalast, con una staffetta di grandi artisti internazionalI.  https://www.dixielandfestival-dresden.com/

Bach Festival Leipzig. Dopo il Mahler Festival, Lipsia è pronta per celebrare l’eredità di Johann Sebastian Bach ospitando, dall’8 al 18 giugno 2023, un’altra grande rassegna musicale che ogni anno raccoglie più di 75.000 visitatori. Il Festival di Bach è uno dei momenti più alti dell’anno musicale della città di Lipsia. Musicisti, orchestre e rinomati cori di fama mondiale interpretano brani selezionati dell’opera completa di Bach, che trascorse gran parte della sua vita a Lipsia. Inoltre, l’edizione 2023 dal motto “BACH For Future” si prospetta davvero speciale perché cade nell’anno del 300esimo compleanno del compositore.  https://www.bachfestleipzig.de/en/bachfest

Moritzburg Festival
Dal 26 al 29 maggio 2023 alla prestigiosa rassegna di musica da camera partecipano musicisti solisti provenienti da tutto il mondo per eseguire la musica senza tempo dei più illustri compositori (L. van Beethoven, Ravel, Schubert, Mozart, Rossini, Brahms e molti altri) nelle affascinanti sale del castello e in altre location ricche di storia. Il festival è un’ottima occasione per visitare il castello. I principali concerti si tengono nelle sue sale: famosa quella della caccia con la collezione di trofei più imponente d’Europa, o la sala con i preziosi arazzi in pelle dorata finemente decorate, simbolo dell’arte barocca.

Mostra di Rosalba Carriera a Dresda dal 9 giugno al 24 settembre 2023
Dopo il successo della mostra di Bernardo Belotto con 115.000 visitatori, la Pinacoteca degli Antichi Maestri di Dresda presenta un’altra eccezionale mostra di un’artista italiana: Rosalba Carriera. In occasione del 350° compleanno della pastellista veneziana, la celebre galleria d’arte che ospita anche la Madonna Sistina di Raffaello, vedrà protagonista la mostra “Incontri Eleganti. Rosalba Carriera – Perfezione in Pastello”. Carriera fu una delle ritrattiste più famose del suo tempo in Europa. Con 73 dei suoi dipinti, Dresda possiede la più grande collezione di Carriera al mondo.

UNO SGUARDO AL 2024…
Non è troppo presto per svelarvi che nel 2024 si terrà a Dresda la mostra speciale dedicata al pittore romantico Caspar David Friedrich in occasione della celebrazione dei suoi 250 anni. Inoltre Lipsia è pronta ad accogliere tifosi di calcio da tutta Europa perché, tra gli stadi ospitanti del Campionato Europeo di calcio 2024, organizzato dalla Germania, ovviamente c’è anche quello di Lipsia!

SITI PATRIMONIO DELL’UNESCO IN SASSONIA
Ogni anno oltre otto milioni di visitatori scelgono di visitare la Sassonia. Il turismo si concentra principalmente nelle città d’arte, presso le maggiori attrazioni culturali di fama internazionale, ma anche nelle regioni naturalistiche. Dal luglio 2019 la regione  “Monti Metalliferi / Krušnohoří” è entrata a fare parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, diventando una delle regioni turistiche più popolari della Sassonia, per via dei paesaggi idilliaci, valli fluviali e insediamenti pittoreschi che sono il risultato di oltre mille anni di attività mineraria, che ha generato ricchezza e fama, segnato la cultura e l’economia dei Monti Metalliferi e plasmato in modo inconfondibile la sua natura.  22 componenti di eccezionale valore storico minerario sono presenti sul territorio tedesco (17) e su quello ceco (5). In Sassonia si contano 400 siti di valore da visitare tra miniere e sistemi di stoccaggio unici, complessi metallurgici, città minerarie storiche, magnifiche chiese, affascinanti opere d’arte con riferimenti minerari e caratteristici paesaggi tipici dell’industria mineraria. In nessun luogo in Germania si incontrano così tante testimonianze dell’epoca mineraria. Appartiene al Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2014 anche il Parco del Conte Pückler a Bad Maskau in Alta Lusazia sul confine con la Polonia. Un immenso giardino che non presenta la stessa geometria barocca del giardinaggio cortigiano degli altri castelli e palazzi sassoni, ma un’arte del giardinaggio ornamentale unica nel suo genere, con piante e fiori disposti con tale ricchezza prospettica da farne un capolavoro naturale.

 

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Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti

Da venerdì 23 prossimo al 31 dicembre torna la rassegna enogastronomica ‘Le isole del gusto’ con tema principale i piatti a base di riso. Organizzata dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, alla manifestazione aderiscono 25 ristoranti: l’iniziativa mira a valorizzare l’offerta enogastronomica del territorio, in collaborazione con i professionisti della ristorazione che assicurano una produzione agroalimentare di eccellenza.

Si chiama così la 14° edizione della rassegna enogastronomica dedicata alla valorizzazione del territorio e delle produzioni tipiche agroalimentari di qualità.

Il tema dell’evento è la realizzazione da parte di ciascun ristorante aderente, di un piatto con una varietà di riso tipica del territorio in abbinamento a un vino locale, da inserire nel menù a un prezzo congruo all’offerta enogastronomica proposta e alle caratteristiche della rassegna, tenendolo invariato per l’intera durata della manifestazione.

Oltre al riso, anche gli altri ingredienti del piatto dovranno essere materie prime e prodotti tipici freschi del territorio regionale, nel rispetto della stagionalità, o prodotti trasformati delle aziende agricole e ittiche del territorio regionale.

La rassegna sostiene e promuove le produzioni di eccellenza del territorio, il km zero, ma anche le attività di ristorazione. Nonostante l’oristanese sia una zona a grande vocazione risicola, con oltre 3300 ettari di terreni dedicati, il riso non è uno dei prodotti più conosciuti né più utilizzati nella cucina sarda.

Grazie alla vicinanza al mare, al clima soleggiato e ventoso della zona, si producono numerose varietà di riso di alta qualità: Arborio, Carnaroli, Ribe e numerose altre. La lavorazione tradizionale a pietra, unita a una sapiente arte della pilatura – che si tramanda da generazioni – consente di ottenere un prodotto eccellente e capace di soddisfare anche le più difficili prove ai fornelli. L’Italia è la maggior produttrice europea di riso, con la Sardegna che si classifica tra le prime cinque regioni produttrici: un dato che la dice lunga sull’importanza di questa coltura nell’isola, anche in termini di indotto, produttori, dipendenti.

Con la rassegna “Le isole del gusto: Riso e vino sulla bocca di tutti”, ci si pone anche l’obiettivo di guidare le persone, attraverso un percorso esperienziale enogastronomico, a gustare i cibi e degustare i vini in maniera consapevole. Un piccolo viaggio attraverso i sensi del gusto e dell’olfatto, dunque, che riporti alle origini del piatto e alle risaie e ai vigneti di provenienza, e all’importanza degli abbinamenti e degli accostamenti, che non sono mai casuali, ma pensati per esaltare ogni singola sfumatura del prodotto che viene infine consumato. Agli avventori sarà proposto un piatto di riso – della qualità scelta dallo chef e cucinato con gli ingredienti della sua personale ricetta – e due calici di vino in abbinamento, selezionati accuratamente grazie alla consulenza con un esperto conoscitore di vino.

La rassegna negli anni ha sempre promosso un prodotto diverso, pur mantenendo l’obiettivo di valorizzare tutte le produzioni tipiche locali: c’è stato l’olio e poi le paste tipiche, ancora il pane, come la Vernaccia di Oristano, in questa edizione ancora una volta protagonista del menu.

La Vernaccia, infatti, è la qualità di vino selezionata per uno dei due calici proposti, scelta motivata dal fatto che si tratta di un vitigno storico dell’oristanese, che nel tempo ha subito importanti rivisitazioni così da poter essere ben abbinato ai piatti proposti.

La rassegna rientra tra le iniziative volte alla valorizzazione delle produzioni locali, finanziate con i fondi dell’Assessorato regionale al turismo.

CCIAA di Cagliari – Oristano
Largo Carlo Felice, 72
09124 Cagliari CA
Tel.: 070 6051 2416


NATALE 2022: LA TOP TEN DEI PANETTONI DI FABIO TUCCILLO

Esclusiva novità del Bakery chef è Nido d’Amore, che unisce la tradizione italiana a quella francese.

Non c’è Natale senza panettone, questo si sa. E se alla centenaria tradizione italiana si aggiunge un tocco di innovazione e il guizzo creativo di un giovane Bakery chef, il risultato è sorprendente!

È dalla mente e dalle mani di Fabio Tuccillo che nascono le sue nuove proposte per le feste natalizie, ben dieci, tutte diverse e tutte realizzate in modo artigianale, con lievito madre e ingredienti selezionati.

Tra queste il Panettone Classico, con uvetta sultanina e scorzetta d’arancia. La particolarità è nella lavorazione, che è secondo l’originale e storica ricetta a tre impasti, mentre le produzioni ordinarie ne prevedono solo due; una tecnica tramandata di generazioni, che prevede 48 ore di lievitazione e che rende il panettone molto più soffice, leggero, profumato e digeribile.

Albicocche Pellecchielle, pasta di mandorle e cioccolato alle mandorle sono i protagonisti del Panettone Albicocca, che con le sue note dolci, rimanda ai campi di mandorli in fiore e che insieme a Pistacchio, realizzato con un impasto bianco ed una golosa farcitura di cremino e crema al pistacchio, punta a valorizzare il gusto e la qualità delle materie prime, tutte rigorosamente italiane.

Autentica esplosione di gusto è il Panettone Tiramisù, realizzato con un impasto al caffè e mascarpone, sempre a lievitazione naturale, e cremino alla nocciola.

Fresca, profumata e morbidissima è Soft White Temptation, prima originale novità del Bakery chef nel fragrante mondo dei panettoni. Un impasto realizzato con lo yogurt, che ricorda quello del plumcake, farcito con gelatine e cioccolato al lampone, che gli conferiscono un gusto dolce con una nota lievemente acidula, che evoca il profumo della coulis di lamponi ancora calda.

Soft Red Temptation, ha invece un impasto al mascarpone, fragoline candite e gelatina alla fragola, e potrà essere gustato con una spruzzata di liquore alla fragola al momento del taglio. Due proposte gourmand, dai contrasti di sapore, unici per fragranza e morbidezza.

Per gli amanti dei gusti più freschi, c’è, poi, il Panettone ai frutti di bosco con crema ai frutti rossi e frutti di bosco canditi.

Ricotta e pere, due semplici ingredienti, danno vita ad un panettone dal profumo intenso e avvolgente. Una vellutata crema di ricotta sarda “abbraccia” le pere candite in un tutt’uno, per una indimenticabile taste experience.

Golosa novità è poi il Panettone ai 3 cioccolati, con cuore al cioccolato fondente, cioccolato alla fragola e cioccolato al caramello, tutti e tre perfettamente visibili al taglio!

Ma la vera novità del Natale 2022 è Nido d’Amore, un panettone in edizione limitata, che Fabio Tuccillo ha ideato ispirandosi ad una delle più celebri preparazioni della patisserie francese, il croissant. Si tratta infatti di un panettone di 500g realizzato con un impasto sfogliato simile a quello dei croissant, farcito con gocce di cioccolato sciolte, al gusto di lampone o fragola. Una delizia, per gli occhi e la gola, in grado di rendere unica la tavola delle feste e sedurre anche i palati più esigenti.

Immancabile sulle tavole italiane durante le feste è, infine, il classico Pandoro, realizzato secondo la ricetta tipica della tradizione e tra i dolci più amati, soprattutto dai più piccoli.

Il Bakery chef Fabio Tuccillo, medaglia d’argento al concorso Miglior Colomba d’Italia FIPGC Federazione Internazionale di Pasticceria Gelateria Cioccolateria, è titolare della Tuccillo Bakery, che gestisce insieme a suo fratello Gianfranco, socio dell’attività e ideatore del progetto insieme al padre Antonio. Nata nel 2014, la Panetteria Tuccillo si è evoluta nel corso degli anni, associando alla produzione di pane e panini, anche la pasticceria e gli altri prodotti da forno, che oggi la rendono riconoscibile come Bakery per un vasto pubblico, sia di clienti privati che Ho.re.ca. Tra i prodotti di punta, quelli realizzati con farine speciali, spezie e semi, della linea Healthy Bakery, ideali in una dieta bilanciata, per le loro qualità e benefici per la salute.

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A Bologna, inaugurato il "Quartiere della Salute": proposte di salute, terme e benessere!

Con la conclusione dei lavori di Via Irnerio 10, viene inaugurato un grande centro, di migliaia di metri quadrati, denominato “Quartiere della Salute ”.
Bologna presenta tante caratteristiche: le Torri, i Portici, le tre terme cittadine (Felsinee, di San Luca e di San Petronio) e d’ora in avanti, si potrà ammirare e praticare per le sue caratteristiche, anche il Quartiere della Salute.
Si tratta di una realtà innovativa che, partendo dai portici di via Irnerio 10, arriva alle Terme San Petronio e al Polo diagnostico Bodi.

“Il Quartiere della Salute è un progetto importante e unico per Bologna che si inserisce negli interventi strategici intrapresi dal Gruppo Monti Salute Più rivolti a valorizzazione spazi e prestazioni per il benessere e la cura della persona. Un impegno di grande valore per la nostra città e per i cittadini che potranno così usufruire di servizi e spazi nuovi e integrati. Non possiamo dimenticare anche il valore attrattivo che tale opera svilupperà verso il turismo termale che occupa ancora uno spazio di nicchia, ma che promette, nel tempo, una crescita considerevole”- dichiara Giancarlo Tonelli, direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna -.

Questo quartiere sanitario è collegato con le Terme Felsinee attraverso una condotta sotterranea alla città di Bologna per circa 5 Km, che porta l’acqua termale alle Terme San Petronio; è inoltre lambito e circondato da due torrenti, il Val d’Aposa ed il canale delle Moline.

Molto soddisfatto il prof. Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più che commenta: “Oggi con la conclusione dei lavori abbiamo finalmente raggiunto un altro ambizioso traguardo. Il Quartiere della Salute, infatti, oltre ad essere in una posizione strategica nel centro storico di Bologna, offre alla città una molteplicità di proposte di benessere e salute  basate su principi scientifici e personalizzate. Mi auguro che diventi un importante punto di riferimento per quanti sono alla ricerca del benessere psicofisico e vogliano prendersi cura di sé fuori e dentro, adottando uno stile di vita sano, volto a migliorare la loro qualità di vita”.

Nello specifico, in base ai vari servizi offerti, questo quartiere si può dividere in tre dipartimenti:

Quartiere Salute Via Irnerio 10
L’attività dell’hub a partire dal civico 10 è narrata da 3 avatar multimediali.

C’è l’avatar Najade che presenta tutte le proposte di salute e benessere del Gruppo Monti Salute Più a partire da Porretta Terme per arrivare a quelle di Bologna, Ferrara e Venezia. Nei pressi c’è una segreteria per informazioni e prenotazioni di prestazioni, pacchetti, buoni regalo termali…

L’avatar Opi presenta le proposte della salute legate al cibo: la tavola conviviale, la stuzzicheria e il tagliere multifunzionale (energetico, dimagrante o digestivo). La tavola conviviale comprende due linee gastronomiche, Gusto&Salute per chi vuole mantenere sotto controllo il glucosio e il pH del metabolismo, e una linea più tradizionale per chi ama i sapori locali.

Infine, si incontra l’avatar Gaia che presenta tutte le proposte del Natura World: la Valle del Fitness del Villaggio della Salute Più con 55 percorsi ecologici per oltre 300 Km; la Strada delle Terme che può essere percorsa in auto, in bike e a piedi con i suoi 95 Km di natura e bellezza; fino ad arrivare a Porretta Terme e allo Chalet del Corno alle Scale, meraviglioso per la sua natura sia con la neve che con il sole.

Testimone autentico del Natura World in Via Irnerio è il forest bathing, composto di ulivi radicati nel terreno in un microclima controllato, grazie ad un apposito ambiente interrato. Questo “bagno green”, attraverso la respirazione dei ferormoni, la stimolazione della mucosa olfattiva con i profumi di essenze neurali biologiche e l’idropinoterapia termale, in 45 minuti potenzia la salute, più di una energica camminata in mezzo al bosco.

Quartiere Salute Via Irnerio 12/A
Qui si incontrano le Terme San Petronio con tutti i servizi di salute e benessere: spa termale con trattamenti benessere e medicina estetica, sauna, bagno turco e zona relax; scendendo al piano interrato troviamo le acque termali con piscina, percorsi vascolari e idromassaggi caldi; al piano ammezzato infine ci sono decine di ambulatori medici con tutte le prestazioni e strumentazioni sanitarie, una palestra e un presidio di medicina fisica e riabilitazione.

Quartiere Salute Via Irnerio numero 12/3C
Qui vi è la sede del Polo diagnostico Bodi che rappresenta uno dei più grandi centri di diagnostica all’avanguardia con TC, risonanza magnetica di 1,5 Tesla, risonanza magnetica aperta, risonanza articolare, rx, centro di mammografia, strumentazioni innovative dotate di Intelligenza Artificiale.
Il centro è inoltre convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, mutue, assicurazioni e fondi integrativi.

Proposte esclusive
Per chi desidera continuare a domicilio il proprio percorso di benessere esistono anche le proposte dello storecon prodotti di dermocosmesi termale, profumi, articoli tessili, food&beverage legati a testimonianze storiche, artistiche e naturali riguardanti in modo particolare la storia di Bologna. Per i turisti diventa anche l’occasione di portare a casa un utile souvenir della città.

Il quartiere ospita anche la direzione generale del gruppo e un innovativo centro multimediale che dà la possibilità di creare eventi, riprenderli e proiettarli attraverso la rete di monitor interna a tutti i centri del circuito.

Concludendo, si può veramente affermare che il Quartiere Salute+, grazie all’esclusività delle sue proposte, rende onore non solo al quartiere Irnerio, ma anche e specialmente all’intera città di Bologna, perché una simile concentrazione di proposte di salute non si riscontra in nessun’altra città. A testimonianza di questo, negli spazi del quartiere sarà esposto l’affresco del “Volto Santo di Lucca”, dopo la conclusione dei restauri offerti alla città da parte del Gruppo Monti Salute Più.

 

Per maggiori informazioni:
www.grupposalutepiu.it


A Ossana, in Val di Sol, Trentino, 800 abitanti e… ben 1600 presepi!

Anche con il presepe si può raccontare l’attualità e le difficoltà del quotidiano. E’ proprio quello che succede in un paesino del Trentino, dove se ne possono ammirare oltre mille!

L’inviato del Tg2 Antonio Farnè ha raccolto i commenti di residenti e turisti:

“C’è il presepe dedicato a tutte quelle persone che hanno lavorato per salvare tutti i malati di  Covid ed è intitolato: i nostri eroi!”, “C’è il presepio con cui si vogliono rappresentare tutte le donne vittime di femminicidio: panchina rossa e presepio”…

Le tante interpretazioni del presepe, il simbolo del Natale antico di otto secoli, trova agganci anche con l’attualità.

“Sono molto belli, bellissimi, uno più bello dell’altro”, “Davvero molto suggestivi e emozionanti”, “Io sono appassionato di presepi, sono napoletano e dico che sono molto belli e interessanti”, “Ce n’è uno più bello dell’altro: sono stati bravissimi!”…

Questi sono alcuni dei commenti dei visitatori incontrati a Ossana, Val di Sol, in Trentino: 800 abitanti, 1600 presepi… un rapporto che non ha eguali. Di tutte le fogge, di tutte le dimensioni, e realizzati con materiali diversi. E’ il tesoro di Ossana, recentemente inserito tra “I borghi più belli d’Italia”.

“Rappresenta lo spirito della nostra comunità. In questo periodo tutti ci mettiamo a lavorare per costruire tutti questi presepi – è Luciano Dell’Eva, presidente dell’Associazione Borgo antico, che descrive un presepe particolare, con tanti soldati in divisa sulla montagna innevata –   Quello alle mie spalle, è una delle nostre idee con tanta scenografia e rappresenta un fatto realmente accaduto nel 1917: molto vicino a noi c’era la linea del fronte tra Italia e Austria e nella notte di Natale, tutti i soldati si sono abbracciati in un momento di pace e amore…”

Tutti rigorosamente realizzati a mano da artisti residenti, preziose testimonianze di artigianato locale.

“Questo è un presepe che abbiamo realizzato con le radici dei nostri alberi e col muschio raccolto nei nostri boschi…”.

Il culto dell’attesa, l’incanto del Natale e la suggestiva trama attraverso i vicoli medioevali di Ossana, un percorso che si arrampica fino al sovrastante castello di san Michele, anch’esso aperto proprio per ospitare altre natività. Tradizioni da vivere, da scoprire ma anche da gustare, attraverso i sapori del territorio…

“Piatti tipici trentini: partiamo da un “canederlo” (I canéderli sono degli Knödel, impasto a composizione variabile a base di pane raffermo; è il primo piatto tipico della cucina mitteleuropea, specie trentina, altoatesina e tedesca sudorientale, oltre che di quella austriaca, ceca, slovacca, ungherese e polacca) lo presentiamo con formaggio “Casolét” tipico della Val di Sole e con “polvere” di barbabietola (barbabietola essiccata al naturale frullata fino a ridurla in briciole finissime) – è il ristoratore Mariano Dell’Eva che presenta i piatti del suo menù – A seguire, abbiamo lo stinco di capriolo, cotto in umido, servito con gli ortaggi dell’orto e una cialda di polenta di Storo (dalle pannocchie del grano Marano, che tendono al rosso,  viene prodotta la farina gialla di Storo (TN) grano coltivato rispettando i cicli della natura, senza alcuna forzatura agronomica e poi macinato nel mulino di Storo).

Il tutto accompagnato dal Teroldego, un vino del territorio… (il nome è riconducibile a “Tiroler Gold”, ovvero “Oro del Tirolo”, appellativo dato dai regnanti d’Austria nel periodo in cui controllavano la regione) viene dal vitigno a bacca nera più importante del Trentino, è  presente nella denominazione di origine “Teroldego Rotaliano DOC” perché coltivato nella Piana Rotaliana – lembo di pianura circondato dalle Dolomiti – c’è anche nelle tipologie rosato, superiore e riserva: è vino di buona struttura, intenso e sontuoso, di grande eleganza e ottima propensione all’invecchiamento. Colore rosso rubino intenso, con toni tendenti al granato per le riserve; bouquet olfattivo fine e di buona complessità. Presenta note di frutta rossa matura, ma anche floreali, di viola e speziate, di liquirizia, per i vini che sono stati sottoposti a più lungo affinamento in legno, note più vicine alla confettura. Di buon corpo, con una discreta spalla acida e una certa intrinseca morbidezza con tannino discreto e non aggressivo; buona la  persistenza e piacevole il ricordo di mandorle amare. Buona la versatilità negli abbinamenti:  dalle lasagne alle carni rosse alla griglia, dai piatti di selvaggina come cinghiale, lepre, faraona, beccacce e capriolo, sia arrosto, sia in umido o in tegame, fino ai formaggi di buona stagionatura e, pure con i biscotti ai mirtilli…

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Terrazzamenti, viti e vini tra i castelli in Valle d’Aosta

Percorrendo l’autostrada che da Torino porta ad Aosta già al confine tra il Piemonte e la Valle si inizia a scorgere un panorama che mi ha sempre affascinato. Potrei addirittura dire di amarne anche i difetti, ammesso che ce ne siano di eloquenti. Dalla bassa fino all’alta Valle si possono ammirare castelli e vigneti eroici che distolgono lo sguardo dal volante dell’auto: meglio se si è passeggeri e non conducenti.

Sono anfratti territoriali a volte dai contorni fiabeschi, mentre in altri momenti lo sguardo consente di percepirne il passato nobile e glorioso. La viticoltura valdostana si caratterizza proprio per la grande difficoltà che i produttori incontrano nel produrre quelle uve che si trasformeranno in deliziosi vini.
Un tempo qui, sulla terra della più piccola regione d’Italia, di ettari vitati se ne contavano a migliaia, oggi sono poco più di 400. Ettari di vigneti su cui viene coltivata una miriade di vitigni, autoctoni e non, un caleidoscopio di uve con le quali si realizzano poche bottiglie ma decisamente interessanti.

La produzione della Valle oggi si attesta all’incirca sui 2 milioni di bottiglie l’anno che per lo più vengono servite e vendute sul posto grazie ai tanti turisti che la raggiungono (circa il 70% dell’intera produzione).
Ci sono tornato di recente, proprio per incontrare ancora una volta quel mondo enologico eroico di montagna, con i suoi terrazzamenti, i suoi muretti, le sue svariate sfumature declinate ad arte dalle tante cantine. Non solo, l’ho fatto per entrare in contatto con un progetto ben delineato che ha visto la luce negli anni 2018-2021. Vi parlo, anche se in forma abbreviata, di un progetto di cooperazione territoriale transfrontaliera tra Italia e Francia (ALCOTRA) “Vi.A. – Route des vignobles alpins” che punta a sviluppare un turismo sostenibile, innovativo, capace di valorizzare anche le stagioni meno frequentate, offrendo uno spazio turistico tematico in grado di valorizzare l’unicità dei territori dal punto di vista enologico, gastronomico, geografico, storico, e culturale.  Non mi dilungo, come vi ho detto, su tutti i punti dell’iniziativa, mi adopero invece nel raccontarvi questo mio ultimo soggiorno in Valle d’Aosta, al fine di evidenziare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, un territorio godibile in tutte le stagioni dell’anno. Una regione che non è solo una valle, ma un insieme di valli ricche di paesaggi naturali, dimore e castelli, musei e siti archeologici, buona gastronomia e ottimi vini.
E’ stato nel piccolo paese di Perloz, posizionato all’inizio della Valle del Lys, che ho iniziato il mio viaggio attraverso la Strada dei Vigneti Alpini della Valle d’Aosta. Qui, all’Osteria Mansio 1695, i primi corroboranti contatti con l’enogastronomia locale. Un carosello di affettati tipici come il lardo e la mocetta, la celebre fontina ed altri prodotti caseari del posto; la “carbonada”, una ricetta tipica della Valle d’Aosta a base di carne bovina e polenta concia. Il tutto annaffiato, o meglio, accompagnato da un piacevole Fumin. Con il Fumin inizio anche a citarvi alcuni dei tanti vitigni e vini valdostani.

Dopo il break culinario eccomi con i piedi sui vigneti storici della bassa Valle. Di fatto sono a Donnas, un comune che vanta un’antica tradizione nella coltivazione della vite. Numerosi documenti storici lo testimoniano, tra cui uno del 1214. Fu invece nel 1800 che Napoleone ebbe l’opportunità di conoscere meglio il vino di Donnas. Per conservare queste nobili tradizioni vinicole un gruppo di viticoltori, nel 1971, dopo aver ottenuto la DOC, si è costituito in cooperativa con lo scopo di tutelare e garantire la qualità e genuinità del vino. Oggi la cooperativa – la Caves de Donnas – lavora circa 1700 quintali di uva e produce 120.000 bottiglie annue. Parlo di vini bianchi e rossi, rosé e spumanti. Pinot Gris, Nebbiolo e Nebbiolo Picotendro.

I vigneti della bassa Valle rispondono in pieno alla definizione di “Vigneti eroici” in quanto collocati su terrazze e gradoni con una pendenza superiore al 60%. Sono queste estreme condizioni morfologiche che hanno obbligato da sempre l’uomo ad un lavoro faticoso in ogni sua fase, tutto rigorosamente effettuato a mano su scalini secolari che si differenziano tra loro nella misura; alzate che possono variare dai 10 ai 32 centimetri imponendo un passo sempre differente. Gli stessi terrazzi sono diversi, alcuni più in piano, altri meno.

Su questi terreni strappati con il sudore alla montagna, non è difficile imbattersi in un essiccatoio per le castagne chiamato Crehe o Grâ, oppure in un Bermat scavato nella roccia: sono strutture usate come cantine per il vino, da deposito per gli attrezzi, o anche per la raccolta dell’acqua che servirà nel vigneto.
Dopo le vigne storiche un salto al Museo della Vite e del Vino sempre a Donnas. In questo luogo di squisita cultura contadina mi sono accomodato per degustare i vini della Cave de Donnas e di altre due piccole realtà produttive: l’Azienda vitivinicola Pianta Grossa di Donnas e la Cantina Château Vieux di Pont-Saint –Martin. Vini Nebbiolo per le prime due, Nebbiolo e Pinot Gris per la terza.

A degustazione ultimata trasferimento ad Aosta per la cena e pernottamento. Per la cena, un locale del centro cittadino, ovvero l’Osteria di Aosta. Piatti più ricercati, ma dalla marcata presenza tradizionale. L’indomani di buon ora una visita al Pont d’Ael, località in cui sorge un ponte acquedotto di epoca romana sul torrente Grand Eyvia.

L’imponente struttura lascia meravigliati i visitatori per il suo straordinario stato di conservazione e il pregevole impatto storico paesaggistico. L’infrastruttura venne progettata con un doppio passaggio e pensata per un duplice utilizzo. La parte superiore, pavimentata con grosse lastre litiche e impermeabilizzata, consentiva il passaggio dell’acqua, mentre un altro camminamento inferiore, areato e luminoso, permetteva il transito a uomini e animali. Il ponte acquedotto, ormai monumento, è datato all’anno 3 a.C. e attribuito all’imprenditore padovano Caius Avillius Caimus.

Dalle testimonianze romane al XIII secolo qui il passo è molto breve. Dal ponte al castello, da Caius Avillius Caimus agli Challant, principale famiglia nobile della Valle d’Aosta legata ai Savoia. Una visita all’affascinante castello di Aymavilles. Il castello situato nell’omonimo comune è posizionato su una collina circondata da vigneti lungo la strada per Cogne. Decisamente unico nel suo genere concentra nell’aspetto esteriore fasi medievali e barocche, frutto delle iniziative architettoniche dei diversi membri della famiglia Challant che nel corso dei secoli hanno adattato l’edificio alle esigenze e al gusto dell’epoca. La storica dimora è stata interamente ristrutturata ed è aperta al pubblico: vale veramente la pena di farci un salto.

A pochi passi dal castello si trova la sede del Consorzio Vini Valle d’Aosta ed è all’interno di questa location che mi sono riaccomodato per un’altra pregevole degustazione di svariate tipologie di vini. Petite Arvine, Chambave Muscat, Torette, Cornalin, Fumin, Vuillermin. Vitigni Petite Arvine, Moscato Bianco, Petit Rouge, Cornalin, Fumin, Vuillermin a riconferma delle tante uve presenti in Valle. Le media dei vini mi è sembrata decisamente alta e di qualità: vini piacevoli, puliti, dai profumi intensi e dai sapori ben delineati.

In un altro locale della struttura che ospita la sede del Consorzio ho avuto il tempo, a degustazione ultimata, di seguire le premiazione dell’edizione 2022 del Concorso Modon d’Or per la migliore Fontina d’alpeggio. L’iniziativa, organizzata dall’Assessorato in collaborazione con la Chambre valdôtaine des entreprises et activités libérales e con il supporto tecnico-scientifico del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina e della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, mi ha riportato indietro di un anno. L’anno scorso infatti ho girato un servizio TV interamente dedicato al celebre formaggio.

Intanto le ore sono passate ed è arrivato il momento del break di mezzogiorno. Crespelle gustosissime presso la Vinosteria Antirouille di Aymavilles. Da Aymavilles a La Piagne (Morgex) dove le uve vengono coltivate alle altitudini più elevate del continente. Anche qui i terrazzamenti e i muretti sono la cornice creata dalla mano dell’uomo per le viti. Quei terrazzamenti che, per ridurre la pendenza dei terreni, sono sostenuti dai muretti edificati a secco. Il vantaggio di questa pratica è quello di ottenere una superficie coltivabile che però impedisce ogni utilizzo di meccanizzazione. Questi manufatti possono raggiungere un’altezza di 4 metri e sono collegati fra loro da ripidi scalini di pietra.

Siamo dunque nell’ultimo tratto della Valle d’Aosta, ai piedi del Monte Bianco, dove la coltura della vite si innalza ad altezze proibitive raggiungendo i 1200 metri. Ci troviamo tra i vigneti più alti d’Europa. La zona di coltivazione si estende nei territori lungo la sinistra orografica della Dora Baltea nei comuni di Morgex e La Salle. Il Vallée d’Aoste D.O.C. Blanc de Morgex et de La Salle è prodotto utilizzando esclusivamente il vitigno Prié Blanc biotipo Blanc de Morgex, unica varietà autoctona valdostana a bacca bianca selezionata naturalmente attraverso i secoli. E allora, di conseguenza, degustazione di vini autentici ed originali della Cave du Mont Blanc e dell’azienda agricola di Nathan Pavese proprio presso la Cave du Mont Blanc.

Il tempo trascorre veloce, soprattutto quando si è in buona compagnia e con ottimi prodotti enogastronomici. Dopo la degustazione il rientro ad Aosta per la cena. A La Ferme Gourmande ho apprezzato molto una battuta al coltello di razza bovina valdostana, abbinata ad un vino bianco; un blend di uve bianche denominato Prémisse. Poi il fricandò, ovvero un secondo piatto, sempre a base di carne valdostana, accompagnato da un blend di uve rosse. Non sono mancate altre portate, ma in questo caso mi soffermo volentieri nel decantarvi il vino e la carne del posto.

L’indomani mattina ho affrontato l’ultima tappa del mio ritorno in Valle. Una visita doverosa al Forte di Bard, imponente fortezza che sovrasta l’intero borgo riedificata nel XIX secolo da casa Savoia e che ha ospitato alcune scene del film Avengers: Age of Ultron della celebre Marvel. Al suo interno il bellissimo Museo delle Alpi, ovvero uno spazio museale all’avanguardia dove suoni e video proiezioni permettono al visitatore di immergersi appieno nella cultura alpina. Se andate a visitare il Forte non dimenticate di prendere visione anche delle prigioni. Per una pausa culinaria, come ho fatto io, sempre all’interno della storica struttura trovate il ristorante La Polveriera. Deliziosi gli gnocchi al blu di montagna e noci.

Ci sono tornato con grande piacere. La Valle d’Aosta che, grazie al mio lavoro, ho vissuto in molteplici occasioni attraverso luoghi, prodotti e persone. In sogno mi sarebbe piaciuto arrivarci in volo, come un aquila di montagna, per respirare a pieni polmoni quei castelli e quei vigneti. L’ho fatto in auto e ringrazio la Regione Valle d’Aosta e i suoi tecnici per avermi ospitato, così come ringrazio le cantine che ho abbracciato degustandone i vini. La Crotta di Vigneron, la Cave de Donnas, Matthieu Betemps, Rosset, la Cave du Mont Blanc, Nathan Pavese, Institut Agricole Régional, la Cave Des Onze Communes, Grosjean, Ottin, Les Crêtes, Lo Triolet, L’Atoueyo, Di Francesco Gasperi e naturalmente il Consorzio.
Ma, in chiusura, un grande grazie lo vorrei rivolgere ai tanti giovani che ho incontrato, ragazze e ragazzi che con amore e dedizione affrontano le difficoltà della coltivazione di montagna per continuare a dare vita al vino valdostano. I 400 ettari possono essere ampliati, e i 2 milioni di bottiglie possono diventare 3.
Un buon motivo per augurare a tutti loro, buon lavoro di tutto cuore!

(Fabrizio Salce)


Inverno in Alto Adige alle Terme Merano: 7 esperienze top solo per chi cerca il meglio!

Alcuni highlight da vivere alle Terme Merano, per rendere davvero indimenticabile la propria vacanza. Situate nel cuore della località altoatesina, dove le Terme Merano offrono un rifugio di salute e relax, benessere e romanticismo. L’offerta si allarga anche a sport e gastronomia per un’esperienza completa e personalizzata. Per la propria vacanza basta scegliere una delle numerose strutture partner locali.

  1. Peeling nel nuovo bagno di vapore al miele altoatesino

L’esperienza top in assoluto: provare il nuovissimo bagno di vapore al miele altoatesino. Il design richiama le celle esagonali del favo, mentre nell’aria aleggia il profumo delicato del miele. La  luce tenue vira al giallo e la musica di sottofondo si accompagna al lieve ronzio delle api. La location è perfetta per dedicarsi peeling e gettata di vapore, ovviamente rigorosamente al miele dell’Alto Adige. Il miele tra l’altro è un prodotto naturalmente dotato di azioneantibatterica, antinfiammatoria e decongestionante.  Ricco di minerali e principi attivi fitoterapici delle piante, ha inoltre un effetto rivitalizzante, grazie al contenuto di enzimi, vitamine e oligominerali.

  1. Galleggiare nell’acqua termale

Tra le prime esperienze da non perdere alle Terme Merano c’è sicuramente quella di lasciarsi cullare dall’acqua, semplicemente galleggiare abbandonando ogni resistenza. Il cubo di acciaio e vetro delle Terme comprende numerose piscine, ognuna con la sua particolarità. Da quella con acqua salina a quella con acqua corrente, dal whirpool alle vasche con acqua di diversa temperatura. Un’azione profondamente rilassante per lo spirito, ma anche benefica e salutare per il corpo per chi sceglie la piscina con acqua termale, ricca di radon, fluoro e altri metallirari preziosi per la salute.

  1. Col partner in Pool Suite

Le Pool Suite sono location davvero speciali provviste di lettino ad acqua, vasca idromassaggio e bagno turco. Lavista è spettacolare, dal momento che si affacciano sulla sala bagnanti dall’alto. Sono perfette per trascorrere qualcheora romantica col partner, tra un peeling e un massaggio, godendosi frutta fresca e spumante. Sono diversi i pacchetti a disposizione, da comporre a seconda delle preferenze, per rispondere a tutte le esigenze.

  1. Coccolarsi nella MySpa

Scegliere un trattamento piuttosto che un altro è davvero difficile: la scelta è ampia e personalizzata, i prodotti tutti di altissima qualità. “Solo per me” è un pacchetto esclusivo che comprende un peeling rigenerante, un trattamento viso e un’applicazione Softpack a base di ricche creme, oli nutrienti, erbe aromatiche, estratti di fiori e foglie. Un impacco corpo con una tecnica innovativa, da scegliere fra due diverse formulazioni, alla stella alpina o alla mela altoatesina, per sentirsi completamente rigenerati.

  1. Gara con Skill Bike

Il Fitness Center delle Terme Merano, primo in Alto Adige, mette a disposizione degli sportivi la Skill Bike. Un allenamento realistico come in una vera corsa in bicicletta in montagna, con pendenze e dislivelli, gareggiando con gli altri ciclisti visibili sullo schermo. La Skill Bike si adatta in base al peso del rider, al suo stile di pedalata e ad altri parametri relativi alle prestazioni. I trainer possono mostrare istruzioni e dati di allenamento direttamente sul maxischermo in tempo reale durante la Performance Class, per vivere il brivido e la sfida del ciclismo outdoor in un ambiente indoor. Insomma un’esperienza da provare in anteprima!

  1. Rilassarsi davanti al fuoco

Un fuoco scoppiettante, un comodo divano con grandi cuscini, una tisana calda e una rivista da sfogliare. Cosa chiedere di più per il proprio relax? Le Fire Places rappresentano un’oasi di quiete per dedicarsi alla lettura, meditare, riposare. Di charme e design, se ne trovano diverse distribuite tra un ambiente e l’altro, per offrire una pausa rigenerante, grazie alla musica di sottofondo e alla luce ben calibrata che concilia il riposo.

  1. Pausa gourmet al Bistro

Vivace e luminoso, il Bistro Terme Merano è un importante punto d’incontro della city life meranese, proprio nel cuore della città. Qui ci si potrà dedicare un pranzo gourmet a base di piatti raffinati, creazioni originali e ricette della tradizione altoatesina. Il tutto all’insegna della qualità e genuinità e con un’attenzione all’abbinamento degli ottimi vini del territorio. Anche in inverno si gode del suggestivo panorama, con le cime del gruppo del Tessa, le piscinee il parco delle Terme Merano che si estendono al di sotto.

In vacanza a Terme Merano

Le Terme Merano aderiscono a Federterme, l’organizzazione rappresentativa delle strutture termali in Italia. Obiettivo di Terme Merano è quello di collaborare attivamente con le aziende locali e infatti sono oltre 150 le strutture ricettive partner del complesso termale. Si spazia dagli hotel di ogni categoria agli appartamenti al camping all’agriturismo. Le aziende partner sono reperibili sul sito internet Terme Merano.

Terme Merano
tel. 0473.252000
www.termemerano.it


Golocious: prima catena di ristorazione italiana con app innovativa, tra fidelity program, gamification e social network integrato...

La “mission” è diventare il riferimento del Foodporn italiano di qualità sia in Italia che all’estero. Il FOOD PORN MadeInItaly di GOLOCIOUS è basato su un concetto di “food porn” americano rivisitato in chiave italiana. Golocious propone un’esperienza gastronomica di alto livello. Attraverso materie prime selezionate e tecniche di preparazione innovative – come per altre situazioni… – Golocious fa godere occhi, palato e stomaco!

La catena di food porn italiano di qualità con 15 punti vendita in Italia presenta in anteprima un progetto per coinvolgere attivamente gli utenti nella community di Golo-Heroes con missioni speciali e una moneta digitale. Un social network e una coinvolgente “gamification” per offrire ai clienti un’esperienza nuova e originale. La catena di food porn italiano di qualità, Golocious, presenta la sua app innovativa, la più completa tra le realtà italiane di ristorazione.

Una volta scaricata l’app, i Golo-Heroes, saranno coinvolti in missioni speciali da compiere per ottenere una moneta digitale, il “Gettone G”, che dà accesso a buoni sconto e ad una serie di opportunità. Sfide dal sapore “porn” come ad esempio quella di mangiare il “limited edition” del mese per guadagnare ulteriori punti, oltre ai giochi a tema come “Burger Samurai” e “Diabolicious – il caveau inespugnabile”. E per rafforzare sempre di più la community hanno inserito anche “Gologram”, il social network che consente di condividere le proprie esperienze di gusto scattando foto da postare. “La nostra app rappresenta l’inizio di un processo di digitalizzazione e di un approccio di tipo phygital, una fusione tra online e offline per offrire un’esperienza omnicanale ai nostri clienti”, così Alessio Cutino, CEO di Golocious.

L’app Golocious, realizzata in collaborazione con Studio Vatore, contiene anche un catalogo di giochi in continuo aggiornamento con la possibilità data agli utenti di competere tra loro in una classifica settimanale, lo “store locator” e il “Qr” code personale così da farsi riconoscere alla cassa ottenendo ulteriori gettoni G e sarà presto online per iOS e Android scaricabile all’indirizzo golocious.com/download-app.

“Ludicizzare la comunicazione è il modo più efficace per creare una relazione emotiva con i propri clienti, sostenitori e fan. La ‘Gamification’ è un approccio che rende particolarmente attraente ciò che si comunica, e noi di Studio Vatore di questo ‘approccio’ ne abbiamo fatto la nostra missione. Il progetto Golocious sarà unico nel suo genere. Un laboratorio digitale, creativo e sperimentale che vedrà coinvolti attivamente anche e soprattutto i clienti. Un modo per andare oltre l’ambito della ristorazione e diventare un valore distintivo del brand Golocious” così Gianluca Vatore.

Il format, ideato dai food influencer Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli, è nato a maggio del 2020, e oggi può contare su 113mila fan sui social, 15 aperture in tra Milano, Roma, Napoli, Firenze, Caserta e Verona, sia dirette che in franchising, con oltre 150 dipendenti. In programma nei prossimi mesi tante altre aperture.

“Con questa app metteremo al centro i nostri consumatori, i Golo-Heroes, che possono entrarci tutti i giorni, anche quando non sono nel locale. Nessuno dispone di un sistema così interattivo, una community totale che consente agli utenti di pubblicare contenuti nella nostra bacheca Gologram, poter commentarsi a vicenda e, soprattutto, fare amicizia. Questo sarà un punto di partenza, presto arriveranno nuove funzionalità. È una coccola per i tanti che ci hanno seguiti nei primi anni, con tante aperture in pandemia, un sistema per premiarli con sconti e cene gratuite” raccontano Falcone e Squadrilli.

Per l’espansione, avvenuta in parte durante la pandemia in dark kitchen, è stata fondamentale la partnership con FedeGroup. “Insieme a Golocious abbiamo aperto una nuova prospettiva per la ristorazione in hotel, portando un’offerta giovane e all’avanguardia, basata sul food porn e sullo street food e che rappresenta un’eccellenza italiana, nelle nostre strutture. Siamo molto felici della sinergia in atto, basata sull’innovazione, uno dei più importanti valori che Fedegroup e Golocious condividono” ha dichiarato Roberto Imperatrice, CEO di Nabucco Holding, società proprietaria di FedeGroup, partner di Golocious al Leonardo Milan City Center.

E per raggiungere le case dei tanti appassionati di food porn si sono affidati in esclusiva su tutto il territorio nazionale al delivery di UberEats. “Siamo felici di essere partner esclusivo di una realtà che è diventata un vero e proprio punto di riferimento nel mondo del food italiano. La nostra partnership è iniziata nel 2020, in piena pandemia, e rappresenta un esempio di collaborazione tra due realtà che hanno espanso in questi due anni le loro operazioni sul territorio nazionale. Oltre alle potenzialità della piattaforma Uber Eats, abbiamo offerto la nostra consulenza sia nella scelta delle città dove andare ad aprire nuovi store Golocious sia nel declinare la loro offerta culinaria in modo da incontrare, grazie al feedback costante dei nostri utenti, i gusti dei consumatori a livello locale” spiega Giovanni D’Amato, head of operations di Uber Eats Italia.

Il format, che punta a far godere occhi, palato e stomaco, ha varie declinazioni, studiate a seconda della richiesta di mercato che c’è nel luogo dove viene aperto il locale e si rivolgono a diversi target: Burger&Wine, Pizza in teglia, Pizza e Cucina e Sbamburger.

La prima – Burger&Wine – si rifà a un concetto di burger americano ma che strizza fortemente l’occhio alle eccellenze campane e italiane, accompagnati da una selezione di vini al calice con enomatic e in bottiglie da tutto il mondo. Pizza in teglia rilancia il trancio crunch in versione foodporn e tradizionale. Pizza & Cucina propone un menù a base di pizza contemporanea e in cucina una rivisitazione in chiave food porn della trattoria tradizionale italiana. L’ultimo nato è Sbamburger, con caratteristiche “fast” dedicato alla Generazione Z, con un forte orientamento verso l’ominicanalità.

Tutti con un’unica mission: diventare il punto di riferimento del foodporn italiano di qualità sia in Italia che all’estero.

info: info@golocious.com
franchising: franchising@golocious.com
job: risorseumane@golocious.com
sito web: www.golocious.com
Instagram: www.instagram.com/golocious
Facebook: www.facebook.com/golocious


Il racconto del Torrone

A Camerino, Tinto narra la dolce storia del prodotto simbolo della Città Ducale.
Il Torrone di Camerino, prodotto simbolo della Città Ducale, è protagonista di un racconto popolare di quelli che attraversano le generazioni e che sono capaci di abbattere le barriere del tempo. La tradizione di questa autentica golosità si perde nei secoli: il primo documento nelle Marche nel quale si utilizza il termine torrone, riferito al dolce natalizio come lo intendiamo oggi, risale al 1793, come risulta da un documento depositato presso il notaio camerte Stefano Ricci.

Un dolce profondamente radicato nella tradizione popolare camerinese, tant’è vero che in passato era realizzato in ogni focolare domestico, con devota ritualità, per prepararsi alla celebrazione del Natale. Recentemente ha quasi rischiato di scomparire, per poi risorgere grazie all’impegno di una famiglia, gli Attili, che hanno riportato in auge quello che è considerato un vero e proprio patrimonio del territorio, al punto che nel 2020 il Torrone di Camerino ha ricevuto il riconoscimento della De.C.O. (denominazione comunale).
Nel complesso iter che ha condotto questa rinomata golosità a godere della prestigiosa investitura, un ruolo di primo piano hanno recitato i ricercatori del corso di laurea di Scienze gastronomiche dell’antica Università di Camerino.

Sabato 10 dicembre a partire dalle 17:30, all’Étoile Bistrot di Camerino andrà in scena Il racconto del torrone, un frizzante show che attraverserà passato, presente e futuro della suadente, dolcissima e croccante specialità. Per l’occasione arriverà a Camerino Tinto, voce storica di Decanter Radio Rai 2 e volto noto di Camper su Rai 1, in compagnia del mastro gelatiere Raoul Trozzo e di Barbara Settembri chef dell’Accademia di Tipicità, per celebrare il Torrone di Camerino. In questa rappresentazione la tradizione diventa spettacolo con i racconti di Paolo Attili, cultore e custode del Torrone camerinese nonché patron di “Casa Francucci” e di Marisa Pennesi Copponi, memoria storica dell’enogastronomia locale.

L’evento darà il via al countdown del programma di manifestazioni organizzate per le feste natalizie, costituendo un’anteprima dell’attesissimo e ormai classico appuntamento del 6 gennaio, quando a Camerino tornerà la Festa del Torrone, nuova sede di tappa del Grand Tour delle Marche 2022, il circuito di eventi promosso dall’organizzazione di Tipicità con ANCI Marche, in collaborazione con la Regione Marche e la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

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Sono addirittura undici i bellissimi presepi di Comacchio!

“Qui siamo sotto al “ponte degli sbirri” il presepe che troviamo, viene dalla Terra santa ed è interamente in ulivo… – è Alex Giorgi, volontario presepista di Comacchio che descrive l’installazione natalizia – Questa natività (riferendosi al presepe su una barca tutta illuminata) è particolare: è tutta a led, quindi molto suggestiva di sera ed è allestita sulla tipica imbarcazione da trasporto di qui, chiamata “comacina”…”.

I presepi di Comacchio sono compresi su un percorso a pelo d’acqua compiuto lungo i canali di Comacchio (FE) la “piccola Venezia”: si tratta di undici natività allestite sotto le arcate di altrettanti ponti: è il Natale in laguna, sospeso tra terra e acqua…

“Il presepe simbolo è quello sotto i “Trepponti” – è ancora Alex Giorgi che precisa – i Trepponti sono il monumento simbolo della città di Comacchio… (il complesso architettonico dei Trepponti, conosciuto anche come Ponte Pallotta, è il più noto ponte di Comacchio nonché il suo monumento più rappresentativo. E’ ubicato lungo l’antico canale navigabile Pallotta che conduceva al mare Adriatico ed era la porta fortificata della città – NDR) dietro questi presepi c’è il lavoro praticamente annuale di decine di volontari delle associazioni del territorio”.

Semplici, sobri e eleganti, allestiti su imbarcazioni tipiche, creano un legame stretto tra le comunità locali e i valori del Natale. E così Comacchio si anima grazie ai tanti visitatori che arrivano attratti dalla magia dei “presepi galleggianti”…

“E’ un volano per quello che è il turismo, la nostra fonte di reddito principale – afferma la vice sindaco di Comacchio, Maura Tomasi – questo è un modo per fare conoscere e promuovere il nostro territorio. Tutti i nostri presepi rimarranno fino all’8 gennaio.”

Il toponimo potrebbe derivare dal greco “Kuma” onda, ma un’altra interpretazione lo riconduce a “Commeatulus” – raduno di navi oppure di dossi – dato che la leggenda vuole che il paese sia sorto su 13 isolotti. Sito a soli 30 km da Ravenna e poco meno di 50 da Ferrara, Comacchio è luogo di fascino e suggestione, famosa per le sue valli popolate di anguille, per i tanti volatili che vi migrano e per le sue vedute bellissime, meta di un turismo naturalistico, legato al Parco del Delta del Po, di cui Comacchio è il cuore. Cittadina lagunare è nota per i suoi ponti, canali, strade e case vivacemente colorate che le conferiscono i connotati di vera città lagunare, quasi una “piccola Venezia”, peculiare anche per le sue emergenze culturali e architettoniche.

Tra i prodotti tipici di Comacchio, in primis l’anguilla marinata (pure affumicata, ma solo in certi periodi dell’anno) insieme alle acquadelle e alle alici, tutte marinate e ci sono anche le acciughe sott’olio del mare dei “sette lidi”.

Il tutto “si deve” abbinare ai quattro vini D.O.C del Bosco Eliceo: il Fortana DOC Bosco Eliceo (anche nelle tipologie vivace e frizzante: Fortana minimo 85%) il Merlot DOC Bosco Eliceo (pure vivace: Merlot minimo 85%) il Sauvignon DOC Bosco Eliceo (può essere vivace e frizzante: Sauvignon minimo 85%) e il Bianco DOC Bosco Eliceo (vino di colore giallo paglierino chiaro, con profumo delicato, con note di fiori di acacia e un fruttato più o meno spiccato a seconda dei vitigni che accompagnano il Trebbiano romagnolo. Al gusto risulta di giusta acidità e sapidità).

Si tratta di vini coltivati su suoli sostanzialmente sabbiosi che si estendono lungo una fascia molto stretta a ridosso del litorale adriatico, una delle zone più calde della viticoltura dell’Emilia Romagna e la vicinanza del mare, consente di avere una buona escursione termica tra il giorno e la notte. In questa zona sono coltivate uve provenienti da vitigni a bacca bianca da cui si ricavano, appunto, i quattro vini tutelati dalla DOC Bosco Eliceo (consorzioboscoeliceo@gmail.com).

Cantine socie /associated wineries: Azienda Vitivinicola Corte Beneficio, Via Beneficio 14 Coccanile (FE) www.cortebeneficio.com / Mattarelli Vini – via della vite 2, Vigarano Pieve (FE) www.mattarelli-vini.it / Az. Agricola Ca’ Nova di Fogli Marino- Via Acciaioli, 139 Lido Degli Scacchi (FE) marinofogli@libero.it / “Tenuta Garusola” – Coop. Giulio Bellini,  Via Garusola n.3 Filo di Argenta (FE) www.tenutagarusola.it / Azienda Agricola Corte Madonnina – Via per Volano 1, Pomposa di Codigoro (FE) www.cortemadonnina.it / Pettyrosso Soc. Agricola, viale Risorgimento,  Montesanto (FE) www.pettyrosso.it / Az. Agr. Aleotti, Via Gramsci 18/A Argenta (FE) www.agriturismobassara.com/vini.asp / Az. Agr. La Romanina, Via Delle Rivare 4 Bosco Mesola (FE) / Le Romagnole Soc. Coop Agricola, Via Fiumazzo 72, Lugo (Ra) www.leromagnole.it / Az. Agr. Gennari Roberto via Verginese 76 Portomaggore (FE).
Soci coltivatori / associated growers: Az. Agr. Negretto Matteo, Via Morari 65, Argenta (FE) / Az. Agr. Moretti Luigi –Via Poderale Cà Mioni n. 9 S. Giuseppe di Comacchio (FE) / Az. Agr. Fondo Spineta Di Bologna Miriam, S.S. Romea, Lido Di Spina (FE).

Famosi sono anche i salumi – la zia ferrarese e la filzetta all’aglio – e i vari insaccati (celebre la già citata  “salama da sugo” dal 2014, riconosciuta IGP per il suo stretto legame con il territorio e la sua gente). Sono ottime anche le piadine, nelle varianti classica, alla zucca, o integrale, ma anche al nero di seppia, o ai cereali e alla canapa, prodotte artigianalmente con olio extra vergine di oliva, senza strutto e con lievito naturale  (da La Bottega di Comacchio 0533/313040 labottegadicomacchio@gmail.com)

comune.comacchio@fe.it
Tel: 0533 310 111
Fax: 0533 310 269
IAT COMACCHIO: 0533 314154
infotur@comune.comacchio.fe.it

   (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


In centro a Modena, Festa dello Zampone e del Cotechino IGP

Il Consorzio di Tutela celebra le due specialità gastronomiche nella loro città d’origine, al centro della manifestazione, le ricette 2022 degli chef di domani, giudicate dal “Maestro” Massimo Bottura e ispirate ai personaggi iconici, reali o di fantasia.

Dal 9 all’11 dicembre, nella centralissima piazza Roma a Modena, si celebra la Festa dello Zampone e del Cotechino Modena IGP, giunta all’undicesima edizione. Dopo due anni in cui la manifestazione ha dovuto adattarsi ai cambiamenti e alle restrizioni dovute alla pandemia, torna in grande stile il format ormai tradizionale e famoso del concorso nazionale di cucina.  Tante le iniziative in programma nella tre giorni, pensata anche per il grande pubblico, che vedrà Modena trasformarsi in una cucina a cielo aperto, dove gli studenti provenienti dalle principali scuole alberghiere di tutta Italia si cimenteranno nella realizzazione di creazioni a base di Zampone e Cotechino Modena IGP, ispirandosi a personaggi iconici, realmente esistiti oppure di fantasia, ma che hanno lasciato un segno nella storia e nell’immaginario collettivo. Da Maradona a Pavarotti, da Spiderman a Raffaella Carrà, le ispirazioni sono infinite, come lo sono le combinazioni di sapori e gli accostamenti possibili.

Tutte le ricette, presentate entro l’11 novembre, sono state sottoposte al giudizio dello chef mondiale e pluripremiato Massimo Bottura che, dopo un’accurata disamina, ne ha selezionato soltanto 10, tra le più originali e interessanti. Gli Istituti scelti – che arriveranno dalle Marche, dalla Sardegna, dal Veneto, dalla Lombardia, dal Lazio, dalla Toscana e due dalla provincia di Modena – prenderanno parte alla finale, in programma sabato 10 dicembre, giornata clou dell’evento, in piazza Roma a Modena.

Si tratta di un appuntamento di grande importanza per i giovani cuochi che avranno modo di esprimere la propria passione e la propria creatività davanti ad una giuria d’eccezione presieduta da Massimo Bottura e composta da esperti tra cui Paolo Ferrari, Presidente del Consorzio Zampone e Cotechino Modena IGP, e da rappresentanti del mondo istituzionale, economico ed eno-gastronomico della città di Modena.

Infine, quest’anno, il Concorso, oltre a ricevere il Patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena, è stato realizzato nell’ambito del progetto “DELI.M.E.A.T. – DELICIOUS MOMENTS: EUROPEAN AUTHENTIC TASTE”: programma di attività di informazione e promozione il cui obiettivo è valorizzare il settore della salumeria di qualità, in Italia e in Francia.

È stata, dunque, un’occasione per incentivare la creatività degli alunni – e giovani aspiranti cuochi -nell’ideazione di ricette “che sanno d’Europa” a base di Zampone e Cotechino Modena, in abbinamento con altri prodotti DOP e IGP Europei, con un occhio di riguardo per le peculiarità della cucina francese.

Tante le iniziative in programma che coinvolgeranno durante questo week-end l’intera città di Modena:

Venerdì 9 dicembre: Modena – Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Ore 21.00 – serata inaugurale

Ingresso su invito – Presenta Andrea Barbi. Si esibiranno gli artisti: Marco Ligabue, Paolo Migone e Jo Squillo.

Sabato 10 dicembre: Modena – Piazza Roma. Ore 10.30 – lo chef Massimo Bottura e i giovani cuochi delle scuole alberghiere italiane presentano le loro ricette, realizzate live, a base di Zampone e Cotechino Modena IGP.

Ore 12.00 – degustazioni gratuite a cura di Piacere Modena con le eccellenze del territorio (Prosciutto di Modena DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Lambrusco di Modena DOP, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, Confettura di Amarene Brusche di Modena IGP)

Ore 16.00 – spettacolo di intrattenimento con Marco Ligabue

Domenica 11 dicembre: Modena – Piazza Roma. Dalle ore 10.00 alle 18.00
– Consorzio Zampone e Cotechino Modena IGP, in collaborazione con Piacere Modena – GUSTI.A.MO La Solidarietà

  • Attività di gusto per grandi e bambini

Info e programma:
tel. 02 8925901
www.modenaigp.it


Bologna: un nuovo spazio verde per la città, in Galleria Cavour 1959

Chi si troverà a percorrere il centro di Bologna e vorrà concedersi un momento di relax e una passeggiata nel verde potrà entrare nella parte razionalista di Galleria Cavour e salire sulla balconata del piano ammezzato per trovarsi immerso in un giardino coperto.

In occasione di “Eima”, infatti, la Terrazza Green di Galleria Cavour 1959 è stata rivestita da un prato realizzato in materiali di recupero sul quale sono esposti oggetti di design e vasi della visionaria designer anglo-irachena Zaha Hadid anch’essi prodotti con materiali sostenibili. L’allestimento è stato realizzato da Fondazione Biohabitat in collaborazione con Serralunga e M-Ideas.

Da pochi giorni poi, la Galleria si è accesa anche con le luci e i decori della stagione natalizia anche in questo caso con l’ormai abituale attenzione alla sostenibilità e al risparmio energetico. Tutte le decorazioni sono, infatti, realizzate in materiali naturali e fatte a mano: pareti di muschio disidratato e asparagina, fronde di abeti per sottolineare le balconate e i lampadari decorati con le essenze dei boschi come abete, tuia e cipresso argentato.

Infine, dal 19 novembre, l’opera iconica di Michelangelo Pistoletto, il Terzo Paradiso, è tornata  nel trivio di Galleria Cavour 1959 con un nuovo allestimento stagionale. Il Terzo Paradiso è stato scelto quest’anno come simbolo dei CNMI Sustainable Fashion Awards 2022 e il fatto che la Galleria bolognese sia l’unico spazio commerciale nel quale l’artista abbia mai installato questa sua opera è particolarmente significativo nel senso del percorso verso la sempre maggiore riduzione dei consumi e degli sprechi intrapreso da Magnolia, società proprietaria della parte razionalista della Galleria Cavour.

Sono tutti tasselli della responsabilità che Galleria Cavour 1959 da alcuni anni ha assunto scegliendo la promozione di un approccio sostenibile per il nostro pianeta come uno dei principali driver di crescita, e percorrendo una Carbon Reduction Roadmap.

L’obiettivo è ridurre al minimo ogni emissione di CO2 prodotta da attività dirette e indirette rendendo efficienti, in particolar modo, impianti di riscaldamento e illuminazione. Galleria Cavour mette in atto strategie per ridurre al massimo la produzione di CO2 e compensa le emissioni attraverso l’acquisto di Crediti di Carbonio certificati e riconosciuti dall’UNFCCC (Convenzioni Quadro dei Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite).

Raggiungere la neutralità di carbonio significa partecipare ai progetti di riforestazione contribuendo a piantare il numero di alberi sufficiente per produrre l’ossigeno necessario a compensare la quantità di CO2 prodotta dalla nostra Galleria.

I Carbon Credits derivano da un progetto di riforestazione, certificato da Verra, leader mondiale di progetti forestali per la produzione di crediti di carbonio, con sede a Washington. Il progetto è seguito da Carbon Credit Consulting, startup innovativa bolognese specializzata nella consulenza a organizzazioni sensibili alle problematiche ambientali. L’attività di riforestazione sostenuta da Galleria Cavour in Brasile genera un impatto positivo a livello ambientale, sociale e della biodiversità.

L’originaria Galleria Cavour, icona cittadina dello shopping e dell’eleganza, nasce nel centro di Bologna da un progetto avveniristico che connette quattro piazze del centro storico, valorizzando così un patrimonio unico di cultura, arte e architettura. Galleria Cavour si trova nel cuore vivo e pulsante di Bologna: nel Quadrilatero circondata da Piazza Maggiore, Piazza delle Sette Chiese, Piazza Minghetti e Palazzo Boncompagni.

 

Via Massei 1
40124 Bologna
Gli uffici sono a disposizione da
lunedì a venerdì 09.00 / 18.00
+39 051 22 68 89
+ 39 051 23 67 60
info@galleriacavour.it


Bologna: a Palazzo Boncompagni musiche di Brian Eno, Enya e Morricone

Per i visitatori in omaggio la “mappa d’artista” dei luoghi del Papa a Bologna
Nel mese di dicembre, alle ormai tradizionali visite guidate pomeridiane a Palazzo Boncompagni, si aggiungono tre serate speciali di apertura straordinaria con visite condotte da una guida esperta e accompagnate dalle musiche di Brian Eno, Ennio Morricone, Enya e Jeff Buckley reinterpretate dalla violinista Isabella Bui.

Il 9 e il 23 dicembre sarà possibile ascoltare la storia del Palazzo, quella del suo illustre abitante, Papa Gregorio XIII, e della famiglia che lo ha reso così importante accompagnati dalle famose note. Si potrà ammirare la scala elicoidale del Vignola, la loggia con il suo colonnato intarsiato, la corte e il suo prezioso albero di magnolia e, naturalmente, la sala del Papa con i suoi affreschi, da poco riportata agli antichi splendori con il ripristino degli stucchi cinquecenteschi delle pareti per molti anni nascosti sotto uno spesso intonaco.

Le visite saranno articolate su due turni dalle 19.00 alle 20.00 e dalle 20.00 alle 21.00. Le prenotazioni si effettuano dal sito https://palazzoboncompagni.it/prenotaacquista/

Ma non è tutto perchè ai visitatori che parteciperanno a queste serate speciali verrà donata in anteprima la “mappa d’artista” che ripercorre le tracce e le opere del Papa fra le vie del centro di Bologna e le residenze fuori città, realizzata dalle due artiste Ester Grossi e Amalia Mora.
Ester e Amalia, sono le due artiste in residenza a Palazzo Boncompagni ormai da due anni e a loro è stata affidata la realizzazione di questo speciale “strumento di navigazione” che racconta l’influenza che Gregorio XIII ha avuto sulla città e come abbia contribuito a darle il volto che oggi tutti conosciamo.

Attraverso i disegni delle due artiste e i simboli cittadini che hanno rivisitato e interpretato secondo la loro poetica, è possibile, partendo da Palazzo Boncompagni, scoprire tracce del Papa nella chiesa di San Petronio, in quella di San Pietro e in quella di San Martino, dove si trova una cappella dedicata alla famiglia Boncompagni; nel Palazzo Poggi, nella Biblioteca dell’Archiginnasio o in Palazzo d’Accursio, sulla cui facciata campeggia la statua del Papa, fino al Monte del Matrimonio, istituito durante il suo pontificato per donare una dote alle ragazze delle famiglie meno abbienti e per sostenere i giovani agli studi.

Per scoprire le storie che legano ciascun luogo della mappa a Palazzo Boncompagni è possibile visitare la pagina dedicata all’interno del sito della Fondazione, dove si trova la descrizione e il racconto di ciascuno di essi.
https://palazzoboncompagni.it/i-luoghi-di-papa-gregorio-xiii/

Fondazione Palazzo Boncompagni
Via del Monte n°8, 40126 Bologna (BO)
Tel 051/236760 – info@palazzoboncompagni.it


Tappa del Grand Tour delle Marche nel Castello di Babbo Natale a Frontone

Si perpetua l’appuntamento con i mercatini nel borgo del castello di Frontone.
Le festività sono ormai alle porte e uno dei migliori dei modi per prepararsi a goderle è l’immersione nella magica atmosfera che si respira nei mercatini natalizi, una tradizione da sempre molto in voga nelle regioni nordiche. E non solo! Infatti, anche a Frontone (PU) caratteristico borgo alle falde dell’Appennino umbro marchigiano, nel periodo prenatalizio si aprono ai visitatori i Mercatini di Natale nella suggestiva cornice del Castello della Porta, un fiabesco “nido d’aquila” che domina le vallate circostanti offrendo uno sconfinato panorama che giunge fino all’Adriatico e alla Repubblica di San Marino.

La manifestazione, iniziata il quattro dicembre scorso, prevede altre due giornate dense di eventi, giovedì 8 edomenica 11 dicembre, che propongono un emozionante itinerario attraverso il borgo per grandi e bambini, tra arte, cultura e sapori delle Alte Marche.

Tra le antiche mura castellane si potranno acquistare specialità gastronomiche, oggettistica, manufatti realizzati dagli artigiani del territorio e pregiati prodotti proposti dagli agricoltori locali, ma sarà anche possibile partecipare a laboratori creativi di ceramica e decorazione per bambini che, tra l’altro, potranno colloquiare con Babbo Natale in persona!

Per assaporare fino in fondo l’atmosfera natalizia, oltre a un punto ristoro con castagne e vin brûlé, i visitatori potranno assaggiare la tradizionale Crescia DE.C.O., gustosa specialità di Frontone disponibile nei numerosi ristoranti del paese. Con i mercatini s’inizia alle 11:00, mentre a partire dalle 16:00, nelle suggestive vie che percorrono il borgo adagiato ai piedi del Castello, inizia un gran movimento con tantissime attrazioni: giochi, musica e artisti di strada che animano la serata, insieme a uno spettacolo di sculture sul ghiaccio e alle scene del Presepe vivente di Paravento di Cagli. Per domenica 11 dicembre è previsto l’appuntamento conclusivo dell’iniziativa “Nel Castello di Babbo Natale”.

La manifestazione, organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Frontone, è sede di tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi promosso da Tipicità e ANCI Marche in collaborazione con Regione Marche e con la partnership progettuale di Ban-ca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

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Sono 108 i locali dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo: 8 new entry, 4 nuove specialità, 13 importanti partner…

Otto nuovi ristoranti entrano nell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, la prima associazione di ristoratori nata in Italia nel 1964. Sono quindi 108 i locali (di cui 10 all’estero fra Europa e Giappone) che fanno parte del sodalizio fondato nel 1964 per salvaguardare e valorizzare le tante tradizioni e culture gastronomiche italiane, che allora correvano il rischio di perdersi sotto la spinta dell’omologazione del gusto e della moda della cosiddetta cucina internazionale, mentre la gastronomia tipica delle regioni era, come scrisse il giornalista-gastronomo Vincenzo Bonassisi, “sconosciuta o negletta”. Come è caratteristica dell’Associazione, i ristoranti terranno sempre in menù una specialità che rappresenti in maniera significativa la loro terra ed effigiata sul piatto dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare che verrà regalato a chi degusta il Menù del Buon Ricordo, di cui costituirà la portata principale.

New entry e cambi piatto

Queste le new entry con le loro specialità: il Ristorante Il Grill del Lovera dal 1939 di Cuneo con Gnocchetti di farina di castagna al Castelmagno, il Ristorante Al Colombo a Venezia con Grancevola femena, l’Osteria La Tecchia a Pietrasanta (LU) con Spaghettino “Cavalieri” con arselle viareggine, il Ristorante Mater Terrae a Roma con Rinascimento italiano, il Ristorante Michele Chinappi a Formia (LT) con Filetto di spigola scottato su crema di cacio e pepe con verdure di stagione, l’Antico Francischiello a Massa Lunbrense (NA) con Delizia al Limone, La Cascina 1899 a Roccella Ionica (RC) con Spaghetti alla Corte d’Assise alla vecchia maniera di Gaetano, il Ristorantino Shardana a Parigi con Culurgiones ogliastrini con demi-glace di vitello, Cannonau e tartufo.

Lo Statuto del Buon Ricordo prevede che i ristoranti possano cambiare periodicamente la loro specialità. Per il 2023, lo fanno in quattro. Le nuove proposte sono: L’anatra in 4 salse del Ristorante Olona da Venanzio dal 1922 a Induno Olona (VA), i Cjarsons di Lia del Ristorante Al Sole a Forni (UD), la Maltagliata di manzo alla longobarda della Locanda al Castello a Cividale del Friuli (UD), i Tagliolini giallo mare del Ristorante Sabbia d’Oro a Belvedere Marittimo (CS).

La Guida 2023 anche on line
Per conoscere da vicino i ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.com o sfogliare la Guida 2023 appena pubblicata, in distribuzione gratuita nei locali associati e scaricabile dal sito. In ogni scheda un QR Code riporta al sito del ristorante, in modo che si possano avere tutte le informazioni a portata di click. Sfogliandola, ci si rende conto di quanta sia la ricchezza e la varietà della cucina regionale italiana, di cui i ristoranti del Buon Ricordo sono portabandiera, proprio come era nelle intenzioni del loro ideatore – Dino Villani – uomo di cultura e straordinario maestro di comunicazione, a cui si devono, fra l’altro, il concorso “5000 lire per un sorriso” che nel 1946 diventò Miss Italia, il Premio Suzzara progettato con Zavattini, l’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati e di creare un dolce-simbolo per Pasqua, la “colomba” appunto.
Nella guida si trovano anche gli Hotel Special, che hanno al loro interno un ristorante del Buon Ricordo.

I partner
Ad affiancare il Buon Ricordo ci sono importanti partner che ne condividono e sostengono i progetti. Realtà importanti ed autorevoli, simbolo del Made in Italy, che il Buon Ricordo è orgoglioso, e riconoscente, di avere come partner. Si tratta di Bellomo, Confagricoltura, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Consorzio Franciacorta, Consorzio per la tutela del formaggio Gorgonzola, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Tenuta Margherita, Zanussi Professional.

Il Buon Ricordo pronto per rinnovarsi
Il Buon Ricordo, dopo due anni davvero difficili, riparte arruolando nuove e motivate forze e rinsaldando ancor di più i legami e la collaborazione fra i soci, un gruppo di colleghi ma soprattutto di amici che sono stati particolarmente vicini per affrontare insieme, nel modo più propositivo possibile, l’emergenza Covid. A guidare l’associazione è il presidente Cesare Carbone del Ristorante La Manuelina di Recco con il segretario generale operativo Luciano Spigaroli del Ristorante Al Cavallino Bianco di Polesine Zibello, affiancati dalla vicepresidente Giovanna Guidetti dell’Osteria La Fefa di Finale Emilia.

“Ben 8 colleghi entrano in squadra e sono pronti per contribuire per assicurare alla nostra associazione un grande futuro – dice Cesare Carbone – Tutto ciò, nonostante siamo tutti ben consci del difficile momento che sta vivendo il mondo intero e in particolare il settore dell’accoglienza. I problemi sono tanti e pensiamo davvero di averli ben chiari nella mente. Per uscire indenni dai prossimi due anni serviranno decisioni importanti che potranno anche stravolgere il modus operandi della nostra associazione degli ultimi 50 anni.”

“Il Buon Ricordo è pronto per rinnovarsi mantenendo però ben chiaro il proprio Dna, che si identifica nella Cucina della Tradizione – aggiunge Luciano Spigaroli – D’altronde lo slogan coniato dai soci fondatori nel lontano 1964 era “Attraverso un paese e la sua cucina”: noi non lo rinneghiamo, anzi vogliamo essere sempre di più un punto di riferimento sicuro per i viaggiatori che in Italia, in Europa e in Giappone (dove pure siamo presenti) vogliano regalarsi emozioni enogastronomiche. Questa è la nostra missione e ci crediamo fermamente.”

 

I NUOVI RISTORANTI

Il Grill del Lovera dal 1939
Cuneo
Via Roma, 37
Tel. 0171 690420
www.palazzolovera.com/ristorante-lovera
info@palazzolovera.com
Proprietari: Stefania Calandri e Giorgio Chiesa
Chef: Gino Pitanti

Specialità del Buon Ricordo: Gnocchetti di farina di castagna al Castelmagno
Nel centro storico di Cuneo, all’interno dello storico Palazzo Lovera (con ingresso sia dalla pedonale via Roma che da via Savigliano) il “Grill del Lovera dal 1939” propone una cucina di tipica impronta piemontese con alcune inflessioni liguri. I menu sottolineano il legame con il territorio, da cui sono attinte molte materie prime. Le Alpi Marittime hanno ricette di piatti semplici, che incontrano stagioni, tradizioni, gli antichi mestieri delle donne e degli uomini di quest’angolo di terra, orgogliosi, riservati e forti. Un’attenzione particolare viene data alla cucina alla griglia, per far gustare al meglio le prelibate carni piemontesi. Per accompagnare i piatti c’è la possibilità di degustare vino a calice sulla base di 100 etichette.

Ristorante Al Colombo
Venezia
Calle del Teatro o della Commedia, 4619
Tel. 041 5222627
www.alcolombo.com
info@alcolombo.com
Proprietario e Chef: Domenico Stanziani

Specialità del Buon Ricordo: Grancevola femena
Nel cuore del centro storico, è il ristorante ideale per chi ama Venezia. In una seducente calletta, si presenta nella tipica e affascinante veste veneziana di un caratteristico palazzo pieno di storia e di passione: si narra infatti che già nel ‘700 questo locale fosse rinomato per la squisitezza dei suoi piatti. Ristorante storico di Venezia dal 1789, ora gestito dalla famiglia Stanziani (impegnata con passione da decenni nell’ambito della ristorazione di qualità della Serenissima), vede in cucina ambiti chef in grado di preparare i migliori menu per una raffinata clientela internazionale. In tavola, pesce (ma non solo) con piatti provenienti dalla tradizione veneziana e mediterranea, ma anche ricette particolari con materia prima locale di assoluta qualità e prodotti pregiati. Eleganti gli interni, con le pareti tappezzate da pregevoli opere d’arte, che contribuiscono a creano un’atmosfera ricercata. D’estate si può pranzare e cenare all’aperto, sotto la luce soffusa dei lampioni.

Osteria La Tecchia
Pietrasanta (LU)
Via Garibaldi, 81/83
Tel. 340 4032620
www.osterialatecchia.it
info@osterialatecchia.it
Proprietaria: Simona Elena Totoi
Chef: Alberto Galbani

Specialità del Buon Ricordo: Spaghettino “Cavalieri” con arselle viareggine
L’Osteria La Tecchia si trova tra i vicoli più caratteristici del centro storico di Pietrasanta. Alla sua tavola si gustano gli ineguagliabili sapori della gastronomia tipica toscana (e non solo), basata su ricette e preparazioni tradizionali sapientemente rivisitate per dar vita a proposte gastronomiche che rievocano in chiave moderna una cultura culinaria antica, ricca di specialità e prodotti del territorio. La cucina si basa sui sapori semplici dei piatti, legati ad una storia territoriale e riproposti con creativa maestria dallo chef Alberto Galbani. Una cucina di grande genuinità, che valorizza i prodotti del territorio, rigorosamente stagionali preparati tutti sul momento. Interessante la carta dei vini, che propone un’ampia scelta di vini delle più apprezzate cantine toscane.

Ristorante Mater Terrae
Roma
All’interno del Bio Hotel Raphaël
Largo Febo, 2 (Piazza Navona)
Tel. 06 68283762
www.biohotelraphael.com/raphel-hotel-restaurant-in-rome.htm
restaurant@biohotelraphael.com
Proprietario: Roberto Eugenio Vannoni
Chef: Pietro Leemann

Specialità del Buon Ricordo: Rinascimento italiano
Il ristorante nasce nel 2013 dal desiderio di svolta di Roberto Vannoni e dal sentimento di Daniela, entrambi cultori di una cucina ecosofica, amica del Pianeta e di tutti i suoi abitanti. Per coerenza con i loro principi, una cucina vegetariana con excursus nel mondo plant based. Il ristorante è incastonato sulla terrazza dell’elegante Bio Hotel Raphaël, situato nel cuore di Roma, con una vista imperdibile sulla Città Eterna, con lo sguardo che spazia da San Pietro, alla cupola del Bramante, all’Altare della Patria. Il menu è stato concepito con il supporto e l’amicizia di Pietro Leemann, fondatore del ristorante Joia di Milano, dal 1996 prima Stella vegetariana Michelin in Europa. A regnare è una scelta alimentare biologica, biodinamica, vegetariana e con molte proposte vegane.  Il posto ideale per passare del tempo, sempre prezioso, e per gustare ottimi e salubri cibi in un luogo unico e dai principi virtuosi.

Ristorante Michele Chinappi
Formia (LT)
Via Abate Tosti, 101
Tel. 346 2248182
www.michelechinappi.it
info@michelechinappi.it
Proprietari: Michele e Angela Chinappi
Chef: Marco Bisleti

Specialità del Buon Ricordo: Filetto di spigola scottato su crema di cacio e pepe con verdure di stagione
Michele Chinappi, sommelier e grande esperto di sala, gareggia da sempre con la moglie Angela in una tenace sfida all’accoglienza, giocata sulla competenza e sull’affabilità. Christian e Noemi, i figli, completano oggi la squadra. Il loro ristorante, che si trova nel rione della Torre di Mola a un passo da porticciolo, vanta un canale privilegiato per l’approvvigionamento del pescato dalle Isole Pontine, che giunge freschissimo in tavola. In cucina, lo chef Marco Bisleti ha ampliato l’impianto tradizionale del menu con una linea più contemporanea. Con una pluriennale esperienza maturata nella valorizzazione del pescato e dei prodotti locali, li esalta con tecniche di preparazione in grado di far emergere profumi e sapori con tutto il rispetto che merita la materia prima.

Antico Francischiello
Massa Lubrense (NA)
Via Partenope, 27
Tel. 081 5339780
www.francischiello.com
info@francischiello.com
Proprietari: Famiglia Gargiulo
Chef: Antonino Attardi

Specialità del Buon Ricordo: Delizia al Limone
La storia del locale inizia nel 1909: è da 4 generazioni che la famiglia Gargiulo si dedica con passione a valorizzare la buona tavola tradizionale campana. In 120 anni le soddisfazioni sono state molteplici: il ristorante è stato il primo in Campania a conquistare la Stella Michelin nel 1975 ed è annoverato fra i Locali Storici d’Italia. Alla sua tavola sono stati ospiti molti personaggi illustri come Pavarotti, Mastroianni, la famiglia Kennedy, l’armatore Achille Lauro e tanti altri che hanno incoraggiato i Gargiulo a continuare a vivere con passione il proprio lavoro. La filosofia che li guida è che il passato non va mai dimenticato e deve essere custodito per farne tesoro in modo da migliorare sempre più guardando al futuro: perciò propongono una cucina tradizionale di altissima qualità, lasciando spazio anche ad alcuni piatti che la interpretano in chiave più contemporanea. Nel 1977 per la prima volta hanno presentato al pubblico la Delizia al Limone, squisito dolce che per il quale è il locale è famoso, da ora anche Specialità del Buon Ricordo.

La Cascina 1899
Roccella Ionica (RC)
Strada Statale 106
Tel. 0964 866675
www.ristorantelacascina1899.it
cremadibergamotto@tiscali.it
Proprietari: Famiglia Agostino
Chef: Rocco Agostino

Specialità del Buon Ricordo: Spaghetti alla Corte d’Assise alla vecchia maniera di Gaetano
“La Cascina” è un vecchio casale a 150 metri dal mare che risale alla fine dell’Ottocento, completamente ristrutturato nel 1999 e divenuto oggi un rinomato ristorante dalla calda accoglienza familiare, immerso nel verde di 12 ettari di terreno. Un ambiente di eleganza rustica immerso nel verde di alberi di ulivo, bergamotto e arance, con circa 90 coperti all’interno e 80 in giardino, all’ombra di eleganti gazebo in ferro battuto. Il ristorante è gestito da Salvatore Agostino, mentre la cucina è affidata allo Chef Rocco Agostino, suo fratello: la loro è una famiglia che da tre generazioni è attiva nel settore della ristorazione e dell’ospitalità. In tavola, sapori autentici della grande tradizione culinaria calabra.

Ristorantino Shardana
Parigi
134, Rue du Theatre
Tel. 0033 625195307
www.restaurant-shardana.fr
Chef: Salvatore Ticca

Specialità del Buon Ricordo: Culurgiones ogliastrini con demi-glace di vitello, Cannonau e tartufo
Il Ristorantino Shardana Paris nasce nel 2015 dall’idea dello Chef Salvatore Ticca di portare nella capitale francese una cucina giovane e moderna, molto legata comunque alle tradizioni e tipicità della Sardegna, per offrire una full immersion nei gusti genuini ed inimitabili dell’isola. Tutti i prodotti arrivano dalla Sardegna e tutti i piatti sono preparati in casa. Si può scegliere fra il Menu alla carta e il Menu degustazione. I piatti per i quali il locale è particolarmente rinomato sono le paste fresche e i crudi di mare. Interessante la selezione di vini che conta più di 100 referenze. Molto amato anche dai parigini, oltre che dai turisti, il locale, anche se un po’ nascosto ha un’ottima posizione, molto vicino alla Tour Eiffel.

 

CAMBI SPECIALITÀ 2023

Ristorante Olona da Venanzio dal 1922 – Induno Olona (VA)
L’anatra in 4 salse

Ristorante Al Sole – Forni (UD)
Cjarsons di Lia

Locanda al Castello – Cividale del Friuli (UD)
Maltagliata di manzo alla longobarda

Ristorante Sabbia d’Oro – Belvedere Marittimo (CS)
Tagliolini giallo mare

 

 

Unione Ristoranti del Buon Ricordo
Tel. 0521 706514
www.buonricordo.com
info@buonricordo.com


In Trentino, in Val di Sole, a Folgarida e Marilleva, il via ufficiale alla stagione bianca!

Sulle piste del comprensorio Marilleva mentre sta nevicando nella più grande ski area del Trentino, con i suoi 150 Km che collegano anche Madonna di Campiglio e Pinzolo, da oggi, 3 dicembre, il via ufficiale alla stagione bianca, nel primo inverno, dopo tre anni, senza restrizioni da Covid.

Sono due milioni gli italiani che aspettavano l’apertura degli impianti di risalita; si stima, per tutta la montagna italiana, un fatturato di 9 miliardi e mezzo di euro con un +9% di incassi rispetto all’anno scorso… Buona parte di questi incassi, servirà a coprire i rincari – soprattutto quelli energetici – aumenti comunque contenuti e per gli sciatori sono tante le promozioni previste.

Già dal ponte dell’Immacolata (da giovedì 8 a domenica 11) si prevede il tutto esaurito. Insomma, si riparte, l’attesa è finita! L’adrenalina delle prime sciate è una cartolina tutta bianca che arriva dal comprensorio Marilleva Folgarida, in Trentino Alto Adige…

“E’ finita l’attesa, si riparte! Siamo tutti contenti!” – “La stavamo aspettando, quindi, ci dedichiamo volentieri del tempo…” – “Era tanto che aspettavamo, poi, avevamo paura che non nevicasse…”

In questo inverno segnato da crisi energetica e inflazione, inevitabile pensare a come contenere i costi:

“Con uno skipass a “prezzo dinamico”, andando sul nostro sito, prima si acquista e meno si paga, fino anche al 20% di sconto” – è Cristian Gasperi direttore degli impianti di risalita Funivie Folgarida Marilleva Spa che spiega come ottenere i “pass” (giornalieri, feriali e festivi, o settimanali o abbonamenti) e come pagarli – “Inoltre, tessera “star-pass”, si paga in base al consumo, con addebito sulla carta di credito”.

https://www.ski.it/it/acquista-skipass-online-pinzolo-campiglio-folgarida-marilleva

 

Anche le strutture ricettive cominciano a riempirsi e sono buoni i segnali in vista del ponte dell’Immacolata e del Natale:
Tito Rosatti albergatore: “Per il ponte dell’Immacolata siamo già con il tutto esaurito, molto bene… Per Natale e Capodanno stiamo proprio riempiendo in questi giorni!…”

La località turistica di Folgarida è una frazione del comune di Dimaro Folgarida (provincia autonoma di Trento) e il suo toponimo deriva dal latino filicaretum: “luogo delle felci” e si trova ai piedi delle Dolomiti di Brenta dove inizia la Val di Meledrio e si estende lungo il fiume Noce, siamo in Val di Sole, a 900 m di altitudine (gli abitanti residenti tutto l’anno, sono meno di una ventina!). Per gli interessati, fanno parte del comune, anche i centri di Dimaro, Carciato, Monclassico e Presson. Da vedere, la chiesa di San Romedio Eremita, quella dei Santi Pietro e Paolo e nei dintorni il castello di San Michele, il ponte tibetano (verso Malga Fratte) e le cascate Nardis; invece, per “assaggi e degustazioni”, A.M.A.V. Caseificio Sociale Presanella e Enoteca Grappoteca Ca’ dei Merli, che propone vini di qualità (chiedete a Marcello – sommelier e gestore assieme a Paola – di assaggiare della Nosiola, da cui si ricava anche il Vin Santo, tipico della Valle dei Laghi) gli ottimi vini trentini: il Teroldego, il Müller Thurgau e lo Chardonnay con le tante bollicine di questa montagna (leggi Trentodoc)!

Per gli amanti dello sci, c’è una grande Skiarea con 150 km di piste collegate “sci ai piedi.
Il comprensorio sciistico di Folgarida-Marilleva, con i suoi 25 impianti di risalita e le sue 36 piste da sci (38% facili, 49% medie, 13% difficili) offre divertimento sulla neve in un autentico paradiso per gli amanti della natura. L’ampia scelta di strutture ricettive che in molti casi si affacciano direttamente sulle piste, consente al cliente di individuare la soluzione migliore per trascorrere la propria vacanza sulla neve.

Oltre allo sci, sono tante le cose da fare a Folgarida Marilleva: CIASPOLARE, ICE CLIMBING, SNOWPARK e FAMILY PARK… e a proposito, la “family experience” è il top e i più piccoli, vivono meravigliose avventure con Snowy, la volpe delle nevi più simpatica delle Dolomiti.

Snowy non è solo la mascotte di Folgarida Marilleva, dei luoghi incantati delle Dolomiti di Brenta, Snowy gioca anche con i bambini e diventa la loro migliore amica sulla neve!
Poi con i suoi Family Park e i tanti servizi pensati per i più piccoli e per mamma e papà, Folgarida Marilleva è davvero il paradiso delle famiglie. Soleggiato e affacciato sulle splendide Dolomiti di Brenta, tutti vivranno magici momenti sulla neve!

 

Folgarida – Marilleva
Tel. +39 0463 988400
Fax +39 0463 988450
e-mail: info@ski.it

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Bologna capitale del biologico con la “Festa del BIO”

La manifestazione aperta a tutti, è organizzata da FederBio in collaborazione con AssoBio e con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Coalizione CambiamoAgricoltura, Cambia la Terra e Kyoto Club. Tra i temi al centro della festa: il ruolo fondamentale dell’agroecologia nel mantenimento della fertilità del suolo e il contributo del biologico nella riduzione delle emissioni di gas serra e nel contrasto ai cambiamenti climatici.

E Bologna si conferma la città del biologico. Sabato 3 dicembre, alle ore 10.45, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, taglierà, insieme alla presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini e a Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, il nastro inaugurale dell’edizione 2022 della Festa del BIO. Si tratta della prima di tre tappe dell’evento itinerante che punta a far conoscere e a sensibilizzare sui valori del vero biologico attraverso dibattiti, talk di approfondimento, alternati a momenti di show cooking e divertimento. La Festa del BIO proseguirà poi a Milano e a Roma.

L’edizione 2022 si annuncia particolarmente ricca di appuntamenti interessanti. Si parlerà dell’importanza del cibo biologico nella ristorazione scolastica, con l’esperienza delle mense e la food policy del Comune di Bologna nel talk “La mensa scolastica del Comune di Bologna”:  il filo verde del BIO si intreccia tra politica, sostenibilità e stagionalità”, moderato da Andrea Segrè, consigliere speciale del sindaco di Bologna per le politiche alimentari urbane e metropolitane. Il dibattito rappresenta un’opportunità per conoscere l’approccio e l’attività della città di Bologna per la diffusione di una cultura sempre più green.

“Solo un suolo fertile ci darà sicurezza alimentare” è il titolo del secondo incontro che animerà l’Arena della Festa del BIO dalle ore 12.15. In vista della giornata mondiale del suolo del 5 dicembre, Cambia la Terra presenta i risultati della campagna di informazione “La Compagnia del Suolo”, che fotografa la preoccupante situazione dei terreni agricoli italiani: il 30% risulta desertificato o in via di desertificazione, molte aree della pianura Padana hanno percentuali di fertilità sotto l’1%. Il monitoraggio dimostrativo evidenzia, invece, una situazione diversa per quando riguarda i campi coltivati a biologico dove è tutelata la fertilità dei terreni e la biodiversità.

Interverranno Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, Francesco Sottile, docente Unipa e Board Slow Food Internazionale, l’entomologo e scrittore Gianumberto Accinelli. Porteranno la propria esperienza anche Anna Luise di ISPRA, corrispondente scientifico UNCCD – Convenzione Nazioni Unite contro la desertificazione, Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica e Marco Santori, consigliere AssoBio. Modera l’incontro Patrizio Roversi, autore e conduttore televisivo.

Alle 13, nell’area Bio-kitchen, si accende il BIOLunch con la sfida tra i tre finalisti del contest “BUONO! È BIO” che ha coinvolto gli studenti dei principali istituti alberghieri dell’Emilia Romagna. I tre giovani chef si contenderanno il primo “Mestolino BIO” della storia della cucina italiana. L’obiettivo della sfida gastronomica è sensibilizzare, in modo divertente e gustoso, all’utilizzo di prodotti biologici, tracciabili, ecosostenibili, buoni e sani. Presidente di giuria Martina Grimaldi, campionessa italiana, europea e mondiale di nuoto, in forza al Gruppo Sportivo Fiamme Oro.

La nutrizione è importante per tutti, ma è da piccoli che si formano le abitudini alimentari. Il talk con la nutrizionista Renata Alleva punta a fare chiarezza sul ruolo della carne nell’alimentazione dei bambini. Non sempre ha un apporto nutrizionale positivo, poiché la carne non è tutta uguale. Quella biologica si distingue per i metodi di allevamento sostenibili, che rispettano i ritmi di crescita degli animali e le loro necessità di spazi, integrandosi al ciclo della natura e creando solidi legami con i territori.

Il ricco palinsesto della Festa del BIO prosegue alle 16.30 con la presentazione del contest fotografico dedicato alla biodiversità che punta a rafforzare la consapevolezza del ruolo fondamentale della biodiversità per la tutela delle specie e degli ecosistemi.

Tra gli appuntamenti clou della Festa del BIO spicca alle 17.30 il talk “Parlano gli agricoltori bio: ecco come affrontiamo ogni giorno la crisi climatica” *. Stiamo assistendo a fenomeni meteorologici sempre più frequenti e violenti, periodi di estrema siccità si alternano ad alluvioni che, in alcuni casi, generano conseguenze devastanti. Parlano gli agricoltori biologici, che ogni giorno devono affrontare le criticità di un meteo ormai imprevedibile, raccontando le pratiche sostenibili che mettono in atto per fronteggiare le sfide legate al cambiamento climatico e il ruolo strategico del biologico nel contribuire a mitigarlo.

Alle 16.45 e alle 18.30 spazio al gusto. Nel villaggio del bio si accendono i fornelli per lo show cooking live* con degustazione della chef Chloe Facchini che delizierà i presenti con colorate e appetitose realizzazioni amiche dell’ambiente. La Festa si concluderà con un gustoso e goloso BIOAperitivo per tutti!

“Anche in un momento complicato come quello attuale siamo convinti che sia importante riportare il bio al centro di alcune delle principali piazze italiane con il nostro format di successo La Festa del BIO, un evento che punta a comunicare i valori del biologico e le ripercussioni positive per la salute e per l’ambiente. Per l’edizione bolognese di sabato 3 dicembre, abbiamo scelto di far parlare esperti, nutrizionisti, giornalisti, tecnici, ma anche di sentire la voce degli agricoltori che ogni giorno si trovano a fronteggiare le sfide legate ai repentini sbalzi climatici. Le recenti calamità naturali ci ricordano che non abbiamo più tempo, serve un cambio di passo, dobbiamo adottare tutti comportamenti e stili alimentari più sostenibili. Diversi studi provano che, sequestrando ingenti quantitativi di carbonio e riducendo le emissioni di gas serra, l’agricoltura biologica esercita un forte potenziale nella mitigazione dei cambiamenti climatici e quindi, diventa ancora più necessario fare attività di promozione per comunicare ai cittadini i valori del biologico. Con La Festa del BIO abbiamo cercato di farlo in maniera divertente e coinvolgente attraverso dibattiti, contest e show cooking per far conoscere la bontà del cibo biologico per il benessere nostro e del pianeta” – ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

FederBio
Piazza dei Martiri 1
40121 Bologna
Tel. 051.4210272
Fax 051.4228880

Sede di Roma:
Via Livenza 6
00198 Roma
Tel. 06.88980879
info@federbio.it


CONVENTION 2022 DELLE CITTÀ DEL VINO A DUINO AURISINA

Duino Aurisina (Devin Nabrežina, in lingua slovena) è la Città Italiana del Vino 2022.
Lo ha deciso la commissione incaricata di giudicare i dossier di candidatura pervenuti alla segreteria dell’Associazione entro la data del 30 settembre scorso tra i Comuni partecipanti di  Duino Aurisina (TS) Menfi (AG) e Ziano Piacentino (PC).

Il presidente Angelo Radica, punta sul coinvolgimento dei comuni in modo sinergico, per fare rete alle iniziative a sostegno della viticoltura di qualità dei vari comuni italiani associati.  Aderiscono all’iniziativa quasi 500 associati coordinatori regionali, punto di riferimento per tutti i sindaci. Pantelleria è al centro del dibattito su iniziativa del sindaco Vincenzo Campo. Nel 2023 Menfi, in Sicilia, prende il testimone di città italiana simbolo del vino. L’enoturismo è al centro dell’agenda.

Giampietro Comolli (giornalista, enologo, accademico della vite e del vino, degustatore per guide e esperto di consorzi di tutela Doc-Dop) ha sollecitato una azione politica dell’Associazione per riportare le amministrazioni comunali nell’ambito decisionale delle regioni per i riconoscimenti Doc-Dop alla luce della transizione ambientale, riuso e produzioni, di polizia rurale, per l’uso e il non spreco del suolo, la prevenzione calamità naturali e gli abusi di ogni genere, nelle zone vitate.

Due giorni al Pavilion di Portopiccolo di Sistiana (TS) per la Convention d’Autunno 2022 dell’Associazione nazionale Città del Vino che segna anche il passaggio del testimone di “città annuale 2023 del vino” da Duino Aurisina e Menfi. Portopiccolo è un elegante connubio tra moderno e tradizionale, è luogo tecnologicamente all’avanguardia, in perfetta sintonia con gli ambienti circostanti, sito tra le Falesie della splendida riserva naturale di Duino, luogo in simbiosi con la natura e dotato di zone accessibili a chiunque (strade senza scale, comodi parcheggi e ascensori verticali e orizzontali) con un’ampia varietà di bar e ristoranti e affascinanti panorami sul mare. A Portopiccolo, per gli ospiti, è garantita la massima tranquillità, tante attenzioni e cura, per un loro soggiorno indimenticabile.

Saluti di benvenuto e apertura dei due incontri culturali da parte di Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina – Devin Nabrežina. La prima giornata ha riguardato la presentazione di uno studio sul regolamento intercomunale di Polizia rurale dell’Università degli studi di Udine per definire le buone pratiche sostenibili all’interno dell’iniziativa Vite FVG 2030. Tiziano Venturini (coordinatore FVG) ha presentato lo studio e sottolineato l’obbligo della corale partecipazione di tutti gli attori;  Luca Iseppi (docente a Udine) ha presentato il piano di lavoro e gli obiettivi scientifici. Presenti Stefano Zannier(assessore regionale all’agricoltura) Roberto Marcolin del consorzio doc FVG e presidente della doc Friuli Aquileia.
E’ seguito il convegno “Innovare in vigna”, incentrato sulle buone pratiche fra cambiamenti climatici, stress viticoli per carenza d’acqua, macchinari innovativi, vita ed età della vite e risposte certe alla necessità di eliminazione degli agro-fitofarmaci in vigna mantenendo alta la stessa qualità dei vini. Tra i partecipanti, i docenti Francesco Marangon, Paolo Sivilotti, Sandro Sillani dell’Università di Udine, oltre ai tecnici Giovanni Bigot, Demis Ermacora e Diletta Covre. Coinvolti tutti e 32 i comuni del Friuli Venezia Giulia associati alla Città del Vino.

L’assemblea ha significato il passaggio di testimone dalla città del vino di Duino Aurisina  a Menfi, molto partecipata e ricca di spunti.  Ampia la relazione del presidente Angelo Radica sulle attività di un anno in piena ripresa. Ha elogiato i comitati e coordinatori regionali, in primis quello del Friuli Venezia Giulia, il grande lavoro di chiarezza svolto dal predecessore Floriano Zambon e ha evidenziato l’importanza di aumentare le adesioni di comuni per fare sistema e avere peso, l’impegno fondamentale delle figure degli ambasciatori per portare progetti, i diversi incontri europei e nazionali con altre associazioni e enti pubblici del settore.

Significativi gli interventi del sindaco di Bosa e di Pantelleria improntati sull’importanza della identità territoriale e difesa della denominazione. In particolare Vincenzo Campo, sindaco di Pantelleria, ha illustrato e denunciato come il termine “Zibibbo” sia stato spolpato della sua identità, storia, cultura, origine, inserendo la  “menzione speciale e distintiva” nella Doc Sicilia, insieme a altri vini di qualità, ma nulla a che fare con l’identità di un vino che nasce da millenni sulle rocce vulcaniche e ossidane. Il sindaco Campo ha lanciato un appello all’associazione Città del Vino perché sostenga il territorio pantesco e la difesa della Doc Zibibbo e Pantelleria, nota e apprezzata in tutto il mondo. Con l’estensione a tutta l’isola grande siciliana, tramite il disciplinare della Doc Sicilia, dell’utilizzo del vitigno Zibibbo, si andrà a svalutare la produzione isolana che rischia di diventare marginale, mettendo a rischio la viticoltura pantesca, tutelata dall’UNESCO, l’occupazione generale e l’economia delle cantine, quasi tutte a conduzione familiare con il rischio di abbandono dei giovani agricoltori.

Giampietro Comolli – in qualità di esperto di costituzione e leggi sui consorzi di tutela – portando i saluti all’assemblea del presidente e Cda del Cervim e del presidente onorario Mario Fregoni dell’OIV, sollecitato ad intervenire, ha proposto che una priorità del 2023 dell’associazione sia di riportare la figura del sindaco al tavolo decisionale e costituito delle DO-IG, non per motivi politici, ma perché i “cambiamenti e modelli” in atto, richiedono la voce del responsabile della gestione del territorio in senso lato, cioè, una presenza vincolante nelle Regioni e Province, su difesa del suolo, ambiente, no spreco, no abusi.  Comolli ha portato l’esempio dell’associazione Altamarca Trevigiana, quando dal 2004 al 2014 la sinergia fra 35 sindaci-città e 250 operatori del territorio, compresi Consorzi, Proloco e Gal, garantì una piattaforma unitaria fra produzione, enti pubblici e privati, imprese agricole e turistiche. Oggi una “ rete di distretto” è chiave vincente anche per occupazione e presenza attiva e lavorativa in quei territori difficili montani e di alta collina.

Il presidente Radica ha indirizzato un messaggio chiaro alla neo ministra del turismo, Daniela Santanché: “… chiediamo di sostenere il settore enoturistico partendo dai dati e dalle considerazioni dell’osservatorio sul turismo del vino e delle Città del Vino, un bagaglio esistente da 20 anni” . Altro messaggio al ministro agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida: “….chiediamo di far tornare i sindaci protagonisti delle scelte strategiche sulle denominazioni di origine, non in chiave di richieste di nuove Doc, quanto piuttosto a tutela delle Denominazioni stesse. Chiediamo al Governo Meloni – ha continuato – di dare più valore ai tavoli ministeriali permanenti sul tema univoco agro-eno-alimentare-turistico-ambientale, coinvolgendo tutti gli attori del Patto di Spello, per una crescita economica virtuosa a vantaggio dei territori rurali”.  Radica, in chiusura di convention, di fronte ai 130 sindaci, ha sottolineato come oggi il ruolo di ogni sindaco sia centrale anche per il mondo viti-vinicolo, in quanto responsabile nella gestione delle problematiche ambientali ed energetiche del territorio. Favorire l’uso di energie alternative, il rispetto suolo, il fattore idrico, i servizi alle imprese, l’occupazione, la protezione civile, la polizia rurale… sono tutte  attività che vedono legami con le imprese agricole, difesa paesaggio, promozione produzioni enogastronomiche di qualità.


Variegata l’offerta della Valle d’Aosta per il periodo più magico dell’anno

La Valle d’Aosta si prepara a un mese di dicembre e a un Natale strepitosi, tra sci, tradizioni ed eventi con un ricco calendario di proposte

Mercatini, concerti e musei

Già l’atmosfera natalizia colora di magia la città di Aosta con il Mercatino di Natale “Marché Vert Noël”, che trasforma le centralissime piazze Roncas, Caveri e Giovanni XXIII (piazza della Cattedrale) in incantevoli villaggi alpini. Fino all’8 gennaio i visitatori potranno andare alla ricerca di idee regalo tra specialità agroalimentari e produzioni artigianali, ma anche apprezzare le eccellenze culturali del capoluogo valdostano, anche grazie alle visite guidate organizzate dall’ufficio del turismo. E proprio nel cuore della città, in piazza Chanoux di fronte al Municipio, sarà anche possibile pattinare sul ghiaccio.

Dall’8 al 10 dicembre, in occasione dell’Immacolata, nel borgo di Hône si svolgerà, invece, la Festa della Micòoula, la sagra dedicata al tipico pane nero di segale con castagne, noci, fichi secchi, uva passa, e, talvolta, anche scaglie di cioccolato. Una vera prelibatezza del patrimonio gastronomico valdostano.
Tra i tanti eventi che in tutta la regione faranno vivere la magia del Natale si segnalano gli spettacoli di videomappingLumières de Noël au Fort de Bard – Luci di Natale al Forte di Bard sui contrafforti del complesso, dall’8 dicembre all’8 gennaio; a Gressoney-Saint-Jean il 6 dicembre la Festa di San Nicola e i Mercatini di Natale nel weekend del 17 e 18 dicembre, oltre ai Mercatini a Gressonery-La-Trinitè sabato 3, sabato 10 e sabato 24 dicembre e poi ancora giovedì 29. A Courmayeur da non perdere il Welcome Winter l’8 dicembre con il concerto di Annalisa, a cui seguirà Sangiovanni il 28 dicembre; la sera di San Silvestro si torna a festeggiare con il Capodanno più chic delle Alpi, nella piazza Jardin de l’Ange.

A partire dal 3 dicembre sarà riaperto al pubblico il castello di Saint-Pierre, iconico maniero valdostano, dalla foggia fiabesca, situato su uno sperone roccioso, a dieci minuti da Aosta. Una riapertura che avviene dopo un complesso intervento di restauro e risanamento conservativo, oltre che di riallestimento del Museo Regionale di Scienze Naturali Efisio Noussan, in ricordo del suo fondatore.

Grandi e piccole stazioni sciistiche

Per gli appassionati dello sci, non solo di discesa, ma anche del free ride e del fuori pista, già da ottobre sono aperte le piste del Cervino Ski Paradise e dal 2 dicembre i comprensori di Courmayeur, Espace San Bernardo di La Thuile, che collega Italia e Savoia francese, di Pila, facilmente raggiungibile da Aosta in soli 18 minuti in telecabina, e Monterosa Ski, il comprensorio “3 Valli sci ai piedi” a cavallo tra Valle d’Aosta e Piemonte.

Ma la Valle d’Aosta è anche lo scrigno di piccole stazioni a misura di famiglia, caratteristici borghi in cui vivere un turismo lento, fatto di persone autentiche ed emozioni vere. In queste stazioni vengono proposti tracciati per lo sci alpino che soddisfano gli adulti, ma anche facili pendii per i bambini, con proposte di soggiorno dedicate.

La novità di quest’anno – che accomuna i comprensori di Antagnod, Brusson, Chamois, Champorcher, Cogne, Crévacol, Gressoney-Saint-Jean, Ollomont, Rhêmes-Notre-Dame, Valgrisenche e La Magdeleine – è uno skipass da 5 giorni non consecutivi ed un’ora di lezione di sci, con i maestri delle scuole delle località valdostane interessate all’iniziativa a 100€ per gli adulti, gratis per i bambini fino a 8 anni (con l’acquisto di uno skipass adulto) e 80 € per i ragazzi sotto ai 14 anni.

E per chi lo sport preferisce ammirarlo, in calendario ci sono due eventi sportivi di livello internazionale: la Coppa del Mondo Snowboard Cross  sabato 17 dicembre a Breuil-Cervinia e, dal 15 al 18 dicembre, il Cogne Ice Opening, evento di arrampicata sul ghiaccio. Intorno a Capodanno da non perdere le tradizionali fiaccolate sulle piste da sci nelle principali stazioni sciistiche.

Per coloro che vogliono vivere l’alta montagna anche la sera, La Valle d’Aosta propone una nightlife diversa, lontana dal clamore della movida più modaiola, con quel tocco “wild country” che sicuramente non guasta. Sono molti, infatti, i locali raggiungibili in funivia, in motoslitta o col gatto delle nevi, da Courmayeur a  La Thuile, da Pila a Champoluc, a Gressoney dove vivere un’esperienza serale in quota, che abbina un’inusuale montagna al chiaro di luna con i piaceri del palato.

Informazioni e prenotazioni

Tutte le proposte per una vacanza sulle montagne della Valle d’Aosta sono disponibili su Skilife.ski, punto di riferimento per lo sci alpino, con aggiornamenti in tempo reale su comprensori, bollettini neve, webcams, apertura piste e impianti, tariffe. Il portale offre anche la possibilità di acquistare lo skipass elettronico unico e internazionale, per accedere direttamente agli impianti di risalita in tutte le stazioni della regione. Per gli appassionati dello sci di fondo, invece, è attivo il portale Sci Nordico Valle d’Aosta, dove trovare informazioni sulle località, le piste e le attività, con la possibilità di acquistare online il pass per Arpy e Courmayeur. Inoltre, il portale Booking Valle d’Aosta – lo strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre l’elenco delle strutture ricettive della Valle d’Aosta (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.

Ufficio Regionale del Turismo – Office Régional du Tourisme
Viale Federico Chabod, 15 11100 Aosta
Centrale di prenotazione telefonica
Tel. +39 0165.33352
booking@turismo.vda.it
tutti i giorni, dal lunedì alla domenica
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30


Al via - con Roberta Morise - la “Civitanova Fishion Week”

 Dal 3 al 10 dicembre la versione autunno/inverno di GustaPorto, nella città portuale di Civitanova Marche (MC) si accende con “Civitanova Fishion Week”, versione autunno-invernale di GustaPorto, un’opportunità per conoscere le tante sfaccettature golose del pescato reperibile in questo periodo dell’anno.

Si comincia sabato 3 dicembre a partire dalle 11.00 con “Lo spettacolo del mare”, allestito all’interno del Mercato Ittico Comunale, un vero e proprio défilé del pesce di stagione che sarà presentato dai ristoratori della città in proposte tradizionali, ma anche rivisitate.
A raccontare il mondo del mare e della pesca saranno gli stessi protagonisti della filiera: pescatori, commercianti, operatori del mercato che saranno intervistati da una conduttrice d’eccezione, Roberta Morise di RAI 1, che dialogherà con loro per ricostruire la trama della pesca in Adriatico.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.00, spazio alle degustazioni guidate con la “Venere nera”, innovativa postazione di cucina mobile posizionata nell’area antistante il Mercato Ittico. La narrazione sarà curata dai gastronomi di Scienze Gastronomiche dell’Università di Camerino, mentre ad alternarsi nella preparazione delle degustazioni, gratuite su prenotazione (www.gustaporto.it), saranno quattro alfieri della cucina locale: BarbaraSettembri, con ravioli di razza, scarola, pinoli e olive; Caterina Marchetti, con triangolino di crescia sfogliata alla salsa di canocchie al profumo di maggiorana; Andrea De Carolis, con polenta al sugo di pesce stagionale, denominato “di Fraimma”; Simone Scipioni, con polentina al ragù di “furbi co l’abbiti”, ricetta che più di ogni altra contraddistingue Civitanova Marche, al punto da essere protagonista di un’Accademia dedicata.

Sempre nel pomeriggio di sabato 3, nell’area portuale sono programmate speciali attività di educazione divertente per i bimbi e l’iniziativa “Moletti aperti per GustaPorto”, chiacchiere marinare in amicizia, degustando un buon vino ed assaporando pesce locale di stagione.

La Civitanova Fishion Week continua fino al 10 dicembre nei locali della città aderenti all’iniziativa. Moscardini, naselli, triglie e tanti altri pesci, caratteristici di questo periodo, saranno protagonisti di ricette sfiziose ed anche di un apposito “manuale per l’uso” che potrà essere consultato all’interno dei locali stessi.

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Civitanova Marche con il contributo della Regione Marche attraverso il cofinanziamento del Programma Operativo FEAMP Italia 2014-2020 ed è tappa speciale del Grand Tour delle Marche 2022, il circuito di eventi promosso da Tipicità ed ANCI Marche, con la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

Tutti i dettagli su www.tipicitaexperience.it


Incarico di ufficio stampa del "Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti" allo Studio Eidos

Situato in Veneto, nel cuore del Cadore, il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti, racchiude un territorio autentico e integro, protetto dalle imponenti Tre Cime di Lavaredo, simbolo delle Dolomiti Patrimonio UNESCO.

Le principali località, Auronzo e Misurina, si trovano nelle Dolomiti Settentrionali, l’area più estesa delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, di cui fanno parte, oltre alle famose Tre Cime di Lavaredo, i Cadini di Misurina, il Sorapìss e il Monte Cristallo.

Auronzo, affacciata sul lago di Santa Caterina con le imponenti Tre Cime che fanno da sfondo, è il luogo ideale per le vacanze in famiglia. Gli impianti sciistici sono perfetti per le prime uscite sulla neve e d’estate i bambini possono sfrecciare sul Fun Bob più lungo del mondo, oppure arrampicarsi sugli alberi al Tre Cime Adventure Park.
A 1.756 m di altitudine, con sei mesi di neve naturale all’anno, si trova la frazione più alta del Comune di Auronzo, Misurina, la Perla delle Dolomiti, una delle mete più ricercate. Nel suo lago si specchiano, oltre alle Tre Cime, le montagne più belle delle Dolomiti e da qui partono numerosi sentieri da percorrere con le ciaspole in inverno e a piedi d’estate per raggiungere malghe e rifugi aperti tutto l’anno.

Lo Studio Eidos è disponibile sin d’ora a fornire informazioni e immagini fotografiche a chi quei desideri conoscere e far conoscere il Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti.

Studio Eidos
di Sabrina Talarico
tel. +39 049 8910709
talarico@studioeidos.it
www.studioeidos.it


Da Bologna parte la logistica evoluta con il primo convegno INNOVALAB

Un momento di dialogo e confronto tra tutti gli stakeholder della filiera promosso da Due Torri SpA. Ospiti e protagonisti di ben quattro tavole rotonde, il 25 novembre, presso MAST. Auditorium Istituzioni, Associazioni, Aziende e Operatori per un evento destinato a ripetersi nel tempo.

Un settore poco conosciuto e molto discusso, spesso criticato, ma ancora non approfondito. Sono questi i presupposti che hanno dato vita a INNOVALAB, un grande appuntamento di dialogo e confronto, ideato e promosso da Due Torri S.p.A., società bolognese attiva dal 1974 nell’ambito dei trasporti e della logistica, giunta oggi al terza generazione.

INNOVALAB è una fucina di idee, come indica il nome stesso dell’iniziativa, una condivisione di trend e un momento di conoscenza per avere una fotografia del mondo logistico, mettendo in correlazione diretta Istituzioni, Aziende e Player. Attraverso ricerche e dati, il convegno traccia uno scenario più che esaustivo su quelle che sono le potenzialità di un settore determinante per lo sviluppo.

Ben quattro le tavole rotonde organizzate venerdì 25 novembre presso MAST. Auditorium, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia. Il centro polifunzionale e spazio espositivo realizzato a Bologna dalla omonima Fondazione MAST ha accolto 120 ospiti convocati nel suggestivo contesto post industriale e oggi location museale d’eccellenza per discutere di tematiche spesso sotto i riflettori della cronaca, ma mai prima di questo evento messe in correlazione. Istituzioni, tessuto produttivo e addetti ai lavori hanno interagito con un panel di professionisti di primissimo piano per tracciare la via verso una logistica sempre più etica e sostenibile.

“Con quasi 50 anni di esperienza, desideriamo creare un dialogo tra tutta la filiera – spiega Andrea Franceschelli, Vice President & Managing Director di Due Torri S.p.A. e promotore dell’iniziativa – permettendo un confronto tra tutti gli attori coinvolti, dalle Istituzioni alle Imprese, fino ai Player della logistica. Solo così è possibile uno scambio di vedute e tracciare una rotta verso un futuro più sostenibile, a livello economico, etico e ambientale”.

Considerato erroneamente come l’ultimo anello di una catena che dal produttore arriva al consumatore, il settore logistico è sempre stato valutato come il protagonista dell’ultimo miglio, senza considerare il valore aggiunto reale che una logistica evoluta può garantire sia al pubblico che ai lavoratori diretti, fino alle positive ripercussioni in termini di abbattimento dell’impatto ambientale, del traffico e della vivibilità di infrastrutture stradali.

“Ritmi di vita sempre più accelerati, la crescita degli acquisti on line, ma anche il prezioso ruolo svolto durante i lockdown imposti dalla pandemia Covid-19 hanno in parte mutato il percepito del settore e gli stessi operatori avvertono la necessità di farsi non solo portavoce di una categoria, ma ambasciatori di una logistica etica e più pulita” – spiega Andrea Franceschelli, entusiasta dei riscontri raccolti dall’evento – “Seppur strategica, la logistica può avere un reale valore aggiunto, concreto e fattivo, a patto che tutta la filiera sia propositiva e riesca a delineare un futuro che tenga in considerazione le diverse necessità e le grandi opportunità che una collaborazione trasparente e convinta può portare”.

Due Torri S.p.A. è un’azienda bolognese, nata nel 1974 e giunta oggi con Andrea Franceschelli alla terza generazione. Dal trasporto e distribuzione di merci fino al servizio di logistica a 360°, grazie a diverse filiali e un business model innovativo, garantisce servizi sartoriali per tutti i clienti italiani ed esteri.


Approvati i nuovi piani di controllo del Prosciutto di Modena e del Prosciutto Veneto: per affrontare la “tempesta perfetta” si punta sulla qualità

Il Ministero dell’agricoltura ha approvato i Piani di Controllo del Prosciutto di Modena DOP e del Prosciutto Veneto DOP, sviluppati da IFCQ Certificazioni, organismo di controllo con sede principale a San Daniele del Friuli (UD), in collaborazione congiunta con i rispettivi Consorzi. Tali piani rafforzano i controlli sulla filiera degli allevamenti e dei macelli dai quali proviene la materia prima e prevedono l’implementazione di sistemi informatici, realizzati ad hoc per il Prosciutto di Modena e per il Prosciutto Veneto, allo scopo di assicurare l’identificazione, la tracciabilità e la rintracciabilità del prodotto tramite la registrazione puntuale delle attività svolte dagli operatori.

“Lo sviluppo dei Portali informatici consente di migliorare la certezza e la fruibilità dei dati, rafforzando così la fiducia sia tra gli operatori che in relazione al consumatore finale. – Ha sottolineato Ludovico Picotti, Amministratore Unico di IFCQ Certificazioni. – Come Organismo di Certificazione investiamo nell’innovazione tecnologica, per cogliere le opportunità della transizione digitale in atto”.

Nonostante le difficoltà del periodo, il Consorzio di tutela del Prosciutto Veneto e il Consorzio di tutela del Prosciutto di Modena intendono puntare sulla qualità e sulle attività promozionali, come hanno affermato i relativi Presidenti.

“La tempesta perfetta che ha investito l’intera filiera suinicola italiana dedicata alle produzioni a Indicazione Geografica non consente di pianificare compiutamente le attività del Consorzio di Tutela del Prosciutto Veneto DOP per l’immediato futuro. – Ha detto Attilio Fontana, presidente del Consorzio. – La carenza di suino pesante, legata agli altissimi costi delle materie prime dipendenti anche, ma non solo, dagli eventi in Ucraina e la concomitante crisi energetica che ha toccato in maniera indiscriminata tutti gli attori della filiera, in particolar modo le aziende di trasformazione, con costi industriali di produzione fuori controllo, ha indotto molte aziende del comparto ad una certa prudenza. Non manca infatti il timore di scaricare anche parzialmente i maggiori costi sui consumatori, consapevoli del fatto che sta già venendo meno la loro capacità di spesa, con possibili ricadute sui consumi. Sappiamo perfettamente di non poter rinunciare all’attività di tutela, essendo il cardine e l’essenza di un Organismo riconosciuto. Anzi, intendiamo fortemente incrementare tali azioni in difesa del prodotto da imitazioni che nulla hanno a che vedere con la produzione tutelata. La promozione seguirà il piano pluriennale già programmato che vede al centro Prosciutto Veneto DOP in Festa, la grande manifestazione annuale che si svolge a maggio a Montagnana, dedicata al prodotto ed al suo territorio di produzione, in ottica di sinergia visto il potenziale turistico che vede la presenza nell’area di Città Murate Medioevali, di Ville del Palladio e di ambienti naturali – i Monti Berici ed i Colli Euganei – di straordinaria bellezza.”

“Il Consorzio del Prosciutto di Modena – ha aggiunto Giorgia Vitali, Presidente del Prosciutto di Modena –porta avanti da anni diverse attività di comunicazione, sia above che below the line, al fine di aumentare il grado di conoscenza della DOP. Nello specifico, prosegue lo sviluppo delle attività sui canali social ed è prevista nel 2023 la realizzazione di una nuova campagna. È stato inoltre recentemente aggiornato il sito in lingua tedesca, primo mercato per quota export del nostro Prosciutto. Importante anche la partecipazione del Consorzio ad eventi fieristici. Infatti, dopo CIBUS 2022, che ha dato molte soddisfazioni, cercheremo di dare impulso alle vendite nel mercato statunitense e in quello canadese e di sviluppare l’attività anche in Europa con la partecipazione a gennaio 2023 alla Fiera Sirha a Lione (Francia), una importante manifestazione fieristica dedicata al canale Ho.Re.Ca. e Food service.”

Per info IFCQ: Elena Bezzutti – bezzutti@ifcq.it – 3403685211

Per info Consorzio di tutela del Prosciutto di Modena DOP: Anna Anceschi – annanceschi@libero.it – 059208661

Per info Consorzio di tutela del Prosciutto Veneto DOP: Attilio Fontana – info@prosciuttoveneto.it – 042982964


Val d’Orcia, dove il sogno penetra la terra

Scrivere sulla Val d’Orcia? E cosa mai potrei aggiungere che non sia già stato impresso sulla carta o sulle pagine elettroniche. Libri, recensioni, guide, opuscoli, locandine, siti internet, social post e chi più ne ha più ne metta. E’ una terra magica della quale persino l’Unesco nel 2004, stimolato da tanta bellezza si è accorto, al punto di riconoscerla come territorio rurale patrimonio dell’umanità.Dovrei forse anche io decantare l’armonia delle verdi e tondeggianti colline, dei campi color terra di Siena amorevolmente coltivati, degli ulivi secolari e dell’olio di qualità. Della Cinta Senese o della Chianina, o ancora del tartufo bianco delle Crete Senesi? Dovrei forse evidenziare la bellezza dei casali, dei luoghi di culto, dei castelli e delle testimonianze archeologiche?

Faccio un passo indietro di qualche anno. Quando fu inventata la radio tutti pensarono: che bellezza! Adesso saremo in contatto con il mondo intero. Poi arrivò la televisione: che meraviglia! Ora potremo vedere cosa succede nel mondo. Ma oggi, in quest’era di velocità e superficialità, di web e di social, sento il bisogno di approfondire, di andare oltre il confine delle cose già dette. Ci sono luoghi che mi portano alle radici e che mi consentono di incontrare un campionario di esseri umani immenso che con il lavoro, la costanza e il proprio credo abbracciano la terra in cui vivono e la plasmano trasformandola con il sudore in sogni.
E’ la Val d’Orcia del vino, dei vigneti autoctoni e non, delle botti e delle cantine, delle donne e degli uomini. La Val d’Orcia dell’ospitalità, dei sorrisi, delle chiacchierate in armonia, di un piatto caldo e di un buon bicchiere di vino Sangiovese.

E’ la Val d’Orcia di Gabriella Giannetti, dei suoi vini e del suo coinvolgente sorriso, che mentre ti fa assaggiare le sue produzioni enologiche ti prepara in piatto di pici fatti in casa conditi con il ragù. La Val d’Orcia della sobria eleganza di Roberto Terzuoli che, in parte tra le botti e in parte fuori della cantina, ti racconta del territorio e del vino, e ti ristora con un carosello di salumi locali. C’è poi la Valle di Giulitta Zamperini, presidente del Consorzio di cui a breve scriverò. E’ lei (con papà Luca, mio coscritto) che racconta la sua vita di giovane donna produttrice di vino e rappresentante delle altre cantine consorziate. Tra un bicchiere e l’altro ti offre una corroborante ribollita e 2 metri di taglieri impreziositi dai sapori locali.

La Val d’Orcia di Donatella Cinelli Colobini, colonna storica del vino territoriale che ama raccontare tra un sorso e l’altro la storia, ormai secolare, della sua famiglia: lo fa con grazia, con delicatezza, assaporando un crostino con il tartufo appena raccolto nella sua tartufaia. Racconta…affascinando l’ospite comodamente seduto in poltrona.
Ci sono poi i giovani come Emilio Caliani e Luca Mastrojanni, produttori con alle spalle storia, tradizioni ed esperienze di famiglia nel mondo enologico. Sono solo alcune delle 60 cantine che aderiscono al Consorzio Orcia DOC. Un giovane Consorzio nato nel 2000 con 153 ettari coltivati ed un potenziale che può raggiungere i 400 ettari. La produzione dell’ultima annata si è attestata a poco meno di 300 mila bottiglie.

E poi c’è lui, il protagonista: il Sangiovese. Ci sono dottori, idraulici, macchinisti, operai, insegnanti ma tutti indistintamente, se amano il buon vino, non possono che gioire alzando un calice di Sangiovese. Il disciplinare di produzione dell’Orcia DOC prevede infatti la sua presenza per almeno il 60% per l’Orcia e l’Orcia Riserva. Arriva la 90% per l’Orcia Sangiovese e l’Orcia Sangiovese Riserva. Non manca il Rosato, minimo 60% di Sangiovese, e il bianco con una base del 50% di Trebbiano Toscano. Naturalmente il Vin Santo, non potrebbe essere diverso visto il lembo senese toscano territoriale di cui stiamo parlando. Per queste chicca di cantina ci aggiungo anche la Malvasia. Una menzione particolare per i vitigni autoctoni che compongono gli assemblaggi va al Foglia Tonda tipico toscano recuperato negli ultimi anni.
Un giovane Consorzio con le idee chiare e un credo all’unisono: il Sangiovese. E in questa provincia conosciuta al mondo per la sua bellezza e per vini blasonati, forse è arrivato il momento per un altro grande dell’enologia italiana: l’Orcia DOC.

E la radio e la televisione cosa c’entrano? Poco o tanto, grandi mezzi di divulgazione che stanno lasciando il posto alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi. Magari sarà così anche per il vino che si evolve e si propone con nuove espressioni e nuovi volti.

Ogni produttore che ho avuto il piacere di incontrare mi ha aperto le porte del suo lavoro con gioia e amicizia, mi ha illustrato i vini, le tecniche di produzione, gli affinamenti e mi ha ascoltato ogni qual volta io abbia rivolto domande importanti o banali. Mi hanno parlato delle loro Famiglie, della storia delle case se datate e come sono state realizzate se di recente edificazione. Le persone, prima del vino, e il vino come mezzo espressivo, artistico di tante persone.

E poi, lasciatemelo dire, c’è la Valle di Agostino, Chi è Agostino? Un lagotto di 2 anni che mi ha simpaticamente accompagnato tra i boschi di questa Valle alla ricerca del tartufo bianco delle Crete Senesi: ma lui non beve! Non so se lo terrò come amico.

(Fabrizio Salce)

 

Consorzio del Vino Orcia
Via Borgo Maestro, 90
Rocca d’Orcia 53023
Castiglione d’Orcia (SI)
T: +39 0577 887471


Panettoni Loison: piccola guida sulla scelta del gusto!

Tra tutte le ricercate proposte Loison non è facile trovare il proprio Panettone: fra gusti classici, abbinamenti insoliti, sapori fruttati e dimensioni variegate ecco i nostri consigli per scegliere il giusto panettone.

L’INCONFONDIBILE GUSTO DELLA TRADIZIONE

Panettone al Mandarino. Che sapore ha il Natale? È quello che richiama l’atmosfera di festa, di gioia e di calore, è il profumo di agrumi che si sprigiona non appena si scarta il panettone al Mandarino tardivo di Ciaculli, ingrediente presidio Slow Food dal 2004.

Disponibile nelle collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g), Latta Limited Edition (750g).

Panettone Classico a.D. 1476. È proprio vero che la predilezione per il gusto Classico è innata! Se poi ci aggiungiamo un impasto ricco, frutto di oltre 72 ore di paziente lavorazione, e selezionatissimi canditi di Arance di Sicilia e Cedro di Diamante senza solfiti andiamo a colpo sicuro!

Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Cappelliera (500g e 1kg), Milano (500g e 1kg), Cuccioli (500g), Natale (500g), Latta Limited Edition (750g), Regalo (750g).

Panettone Regal Cioccolato. A Natale regalati il cioccolato: è goloso, allontana lo stress, piace a tutti, grandi e piccini, e risveglia la felicità! Il panettone Regal Cioccolato è ancora più ghiotto grazie alla ricca farcitura e alle pepite realizzate con selezionati Cru del Sudamerica.

Disponibile nelle collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g), Natale (500g), Latta Limited Edition (750g), Regalo (750g).

Panettone Divino. L’impasto del “Divino” è arricchito e profumato dall’impiego di un ricercato blend di vini passiti del Veneto, rendendo questo il Panettone simbolo del nostro Territorio. Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg).

PER I FOODIES CHE RICERCANO INSOLITI ABBINAMENTI

Panettone Pistacchio Matcha. Si fa presto a dire Pistacchio, quello utilizzato in Loison è il pregiato Pistacchio verde di Bronte DOP, Presidio Slow Food, abbinato al tè verde Matcha delle colline di Uji, Kyoto. Due preziosi ingredienti che uniscono Oriente e Occidente.

Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Gold (750g), Latta Limited Edition (750g).

Panettone NeroSale. Questo panettone è arricchito da una crema al caramello salato, la cui ricetta è stata ideata e realizzata da Dario Loison, e da pepite di cioccolato fondente. È un esuberante equilibrio dolce salato dove un gusto non sovrasta l’altro ma anzi irrompono in un insieme vivace. Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Latta Limited Edition (750g).

Panettone Liquirizia e Zafferano. Voluto per festeggiare i 75 anni di Loison Pasticceri, questo panettone è stato una scommessa vinta per Dario Loison, perchè questo panettone è sempre più richiesto da chef, foodies e appassionati per lo straordinario e indovinato abbinamento tra la liquirizia Dop di Sibari e lo zafferano di primissima scelta, solo pistilli, di provenienza iraniana. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).

Panettone Albicocca e Zenzero. L’idea nasce nel 2009 per creare un abbinamento non allineato ai gusti tradizionali ma che andasse incontro ai palati più sofisticati ed esigenti, già avvezzi ai prodotti Loison. Ecco che la rotondità dell’albicocca semicandita si affianca amabilmente al gusto fresco e piccante dello zenzero candito. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).

Panettone Noël Pere e Spezie. Quando si avvicina il Natale l’atmosfera si riempie di aromi e profumi che richiamano l’atmosfera di festa: ecco che l’aria si inebria di cannella, chiodi di garofano e anice stellato, fragranze che si sprigionano quando si assaggia un panettone Noël, che arricchito da pere candite e una miscela di spezie, è la ricetta natalizia per eccellenza firmata da Dario Loison. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).

IDEE PER CHI ADORA LA FRUTTA

Panettone all’Amarena. Molto amato per il suo gusto intenso, l’amarena trova una perfetta alleata nella Vaniglia Mananara del Madagascar (Presidio Slow Food) grazie al suo sapore delicato e inebriante. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg) e Natale (500g).

Panettone al Marron Glacé. Deliziosamente retrò, il Marron glacé è una delle massime espressioni della golosità pasticciera grazie alla sua nota adorabile di bosco e frutta secca. Ma noi lo sappiamo che con i Marron glacé si fa sempre un’ottima figura, specie con il Panettone Loison! Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Cuccioli (500g).

Panettone ai Limoni. Nasce da un incontro d’amore fra il Limone di Amalfi Igp, dalla tipica forma allungata e dall’aroma intenso, e il Limone di Siracusa Igp, rinomato per il succo e gli oli essenziali, che insieme irrompono deliziosamente in questo Panettone, il cui impasto è arricchito e profumato dalla crema e dalle scorze candite di questi deliziosi frutti mediterranei. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg), Gold (750g), Natale (500g).

Panettone Agrumato. Solo per chi ama i canditi, il panettone Agrumato è realizzato con 5 diversi agrumi: il Chinotto di Savona (Presidio Slow Food) dal gusto tendente all’amaricante, il Cedro di Diamante dalla scorza carnosa e ricca di oli essenziali, il Mandarino Tardivo di Ciaculli (Presidio Slow Food) unico per la sua rarità aromatica, il Limone dall’aroma intenso e l’Arancia di Sicilia dal gusto agro e fruttato. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg)

Panettone al Fico. È la variante più apprezzata dagli chef e dagli amanti della buona cucina perché il suo gusto è molto versatile e si adatta bene sia in piatti dolci che salati. Un impasto morbidissimo che racchiude preziosi fichi della Calabria DOP esaltati dalla Vaniglia Mananara del Madagascar (Presidio Slow Food). Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg)

E PER I COLLEZIONISTI?

Collezione Latta – XVI Unlimited Edition. Da 16 anni la Latta Loison è un oggetto sempre più ricercato da chi adora collezionarle o da chi più semplicemente ama attorniarsi di un oggetto cult che rappresenta la massima espressione dello stile Sonia Design.

La Collezione Latta abbraccia 5 gusti: Pistacchio Matcha, dal cuore di crema di Pistacchio Verde di Bronte Dop e copertura di cioccolato bianco e polvere di tè Verde Matcha; NeroSale, il goloso panettone al cioccolato e caramello salato; Regal Cioccolato, con selezionato cioccolato cru monorigine sudamericano e crema al cioccolato; il tradizionale Classico a.D. 1476, con pregiati canditi di Arance di Sicilia, e Cedro di Diamante; Mandarino Tardivo di Ciaculli, Presidio Slow Food, inimitabile grazie alle fragranze aromatiche.

PER CHI CERCA UN REGALO SPECIALE, ECCO I PELUCHE DI SONIA DESIGN

Collezione Regalo. Il regalo perfetto per Natale 2022? Gli orsacchiotti peluche firmati Sonia Design! Ecco a voi Giulietta e Romeo, coccolosi, grandi, carezzevoli che accontentano tutti, grandi e piccini! Giulietta e Romeo sono avvolti da una sciarpa in tinta firmata in oro Loison e sono corredati da un lucchetto perché nascondono nella pancia una sorpresa, un panettone da 750 grammi. Giulietta ha scelto il gusto Classico A.D. 1476 perché ama i sapori semplici della tradizione, mentre Romeo, il più ghiotto della coppia, ha preferito il gusto Regal Cioccolato, con cioccolato selezionato Cru monorigine e crema al cioccolato.

Collezione Mignon. Ogni anno Sonia ci vizia con una nuova mascotte per la Collezione Mignon e il 2022 dà il benvenuto ai dolci peluche Benny e Serenella: Benny con il manto più scuro e Serenella con quello più chiaro, carezzevoli e dolcissimi. I due peluche nascondono un segreto: un piccolo panettone tradizionale arricchito con uvetta e arancia!

I panettoni della linea TOP sono preparati con ingredienti selezionati con estrema cura: uova fresche, miele italiano, latte panna e burro di montagna, zucchero italiano, fior di farina, Vaniglia Naturale Mananara del Madagascar (presidio Slow Food) e sale marino integrale di Cervia.

DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS. Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – It
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
Email: loison@loison.com

ORARI NEGOZIO
Dal Lunedì al Venerdì: 08:30 –  19:30
Sabato: 08:30 –  18:00
Domenica 27/11 e 4-11-18/12: 09:00 –  18:00

APERTURE STRAORDINARIE
2-3-4-5 gennio 2023  08:30-13:00 / 14:30 – 19:00
6 gennaio 2023  CHIUSO
7 gennaio 2023  08:30-13:00 / 14:30 – 18:00


Con “Cagli, Terre del fungo” nella città dei “funghi tutto l’anno!”

Per far gustare ogni giorno funghi di stagione, nel pieno rispetto dei ritmi della natura il Grand Tour delle Marche fa tappa nelle Alte Marche per “Funghi tutto l’anno!” la proposta di turismo esperienziale formulata da Cagli (PU) elegante cittadina delle Alte Marche posta al centro di un suggestivo lembo d’Appennino, un selvaggio ambiente disseminato da rilievi coperti di boschi. In questo pittoresco territorio, in tutto l’arco dell’anno, cresce una grandissima quantità di funghi delle specie più disparate. Ogni periodo è caratterizzato dal suo fungo e ogni mese è buono per reperire funghi.

Per promuovere questa importante risorsa naturale, nella giornata di sabato 26 novembrel’Amministrazione comunale organizza la seconda edizione di “Cagli, Terre del fungo”, una manifestazione nata con il fine di esplorare il misterioso, affascinante e multiforme mondo dei funghi, che si avvale della collaborazione delle Pro Loco di Cagli, Pianello e Secchiano.

Per questo appuntamento il Comune di Cagli ha coinvolto importanti realtà che fanno del fungo un elemento di eccellenza nel settore agroalimentare, ma anche di discussione, tantoché la giornata sarà articolata in maniera tale da esplorare i diversi aspetti che caratterizzano questo prezioso dono della natura.

L’intero programma si svolgerà a palazzo Berardi Mochi-Zamperoli:

alle 10:00 talk show della serie Conversazioni intorno al fungo, che vedrà confrontarsi esperti di settore sul tema “Le nuove modifiche alla legge regionale sulla raccolta dei funghi. Più valore all’entroterra”, coordinato da Beppe Convertini, conduttore di Linea Verde RAI. Ospiti dell’incontro: Alberto Alessandri, Presidente dell’Unione Montana Catria e Nerone e Sindaco di Cagli, Giacomo Rossi, consigliere regionale, Roberto Para e Marco Maletti, esperti dell’Associazione micologica la Bresadola-Gruppo di Pesaro; alle 12:00 inaugurazione della mostra fotografica di Iarno e Massimo Vantaggi, mentre alle 15:30, nel Polo bibliotecario, “Letture, sorprese e laboratori d’autunno”, momento dedicato ai bambini. Alle 17:30 Arte psichedelica e funghi magici, un fantastico viaggio per immagini, protagonisti e illusioni, a cura del professor Elvio Moretti. Alle 18:30, infine, va in scena AperiFungo a Palazzo, con chef Valerio Ferri del Ristorante Le Fontane che, in collaborazione con la Gastrosteria Fontes, appronterà una degustazione di specialità a base di funghi in abbinamento ai vini del territorio. La giornata si concluderà a Teatro con Nino Frassica & Los Plaggers band tour 2000/3000.

Per l’occasione i ristoranti di Cagli e del territorio circostante appronteranno golosi piatti a base di funghi, con proposte di menù che, comunque, si rinnovano continuamente adeguandosi alla disponibilità di prodotto che la natura di volta in volta prospetta. Del resto, ci si muove sull’onda dello slogan: “Cagli: funghi tutto l’anno”!
“Cagli, Terre del fungo” è sede di tappa del Grand Tour delle Marche 2022 di Tipicità ed ANCI Marche, con la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

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Due Torri golose come non mai!

Per Santa Lucia e per il Cioccoshow, sotto alle Due Torri, vanno proprio in crisi i bolognesi e non, che soffrono di glicemia alta… perché, sotto ai noti portici di Strada Maggiore, davanti alla chiesa di Santa Maria dei Servi, si sono accese le luminarie della Fiera di Santa Lucia, il più antico mercatino natalizio della regione (tradizione che si perpetua dalla fine del XVI secolo) forse per i bolognesi, una delle poche certezze rimaste, che, dalle bancarelle cariche di statuine del presepe e di dolciumi di ogni genere… ogni anno da novembre a Santo Stefano (26 dicembre) dà il via all’atmosfera natalizia.

E, dall’altra parte del centro petroniano, in prossimità della stazione Centrale, in piazza XX Settembre, è ripartito, per la diciassettesima edizione, il “Cioccoshow”, il festival che porta sotto le Due Torri, il meglio della produzione artigiana di cioccolato di tutta Italia. A proposito, il termine “cioccolato” è spesso impropriamente confuso con “cioccolata”, sostantivo che però indica solo la bevanda liquida a base di polvere di semi di cacao.

L’edizione 2022, promossa da CNA Bologna e organizzato da Wydex-Gruppo BolognaFiere (come sempre a ingresso gratuito) grazie alle dismesse disposizioni anti Covid, è letteralmente stata presa d’assalto… Dunque assaltati (benevolmente) decine di stand con espositori in arrivo da tutta Italia: da Emilia Romagna, Umbria, Veneto, Lombardia, Puglia, Molise, Calabria e Sicilia. A dar lustro all’evento, anche quest’anno, una delegazione dal Belgio (insieme alla Svizzera e a Oaxaca, in Messico, il Belgio, con Bruges, è ai primi posti al mondo come rinomata patria del cioccolato) presenza apprezzata ormai da moltissime edizioni.

Al Cioccoshow, aderiscono artigiani (e non…): sui banchi, tutti i gusti del cioccolato prodotto dalle fave di cacao crude (cabosse) che crescono sugli alberi nelle regioni tropicali attorno all’equatore, dove il clima è caldo e umido, dai cui frutti (baccelli) sono estratti i semi di cacao (chicchi).  Dopo essere stati essiccati nelle piantagioni e maturati, i chicchi, sono sottoposti a una tostatura leggera, per arricchire il bouquet aromatico che si sviluppa durante la fermentazione, quindi sono frantumati e ripuliti dalla buccia per diventare granella di cacao, che, dopo il “concaggio” e il “temperaggio” (se la temperatura di fusione consigliata è di 50°) diventa classico fondente, o vegano, o bio, “bean to bar” (processo di produzione dalla “massa di cacao” che diviene poi tavoletta finita, processo che – in modo “non artigianale” – molti cioccolatieri “abbreviano”, acquistando dalle industrie il “liquore di cacao” (cioè la massa di cacao, già pronta) dopo di che, si ha il prodotto finito, da toccare con mano e mettere in bocca, per la gioia delle papille gustative…

Per saperne di più, dell’universo cacao, aiuta molto il libro scritto dall’esperto Napoleone Neri, proprio dedicato al cioccolato: “Il cuore del cacao. 500 anni di storia del cioccolato” (Edizioni Pendragon).

Al Cioccoshow non poteva mancare l’aspetto spettacolare della manifestazione, con il “Ciocconight” quando, sabato, molti stand sono rimasti aperti fino a mezzanotte e il pubblico, oltre a gustarsi il cioccolato in notturna, ha assistito al concerto della “Tribute Band Queen Vision” (…se pare poco…).

“Dunque, delizie uniche, tutti i gusti del cioccolato, da conoscere e degustare, questa è la Bologna più dolce, col suo Cioccoshow giunto alla 17ima edizione…” – è Antonio Farnè (inviato del Tg2 Rai) che si aggira tra i banchi del Cioccoshow per documentare il goloso evento e raccontarlo -.

“Salvate la terra! E’ l’unico pianeta col cioccolato!”: questo è l’appello di un pensatore dell’800.  E al Cioccoshow, in vista del Natale, le creazioni d’autore si moltiplicano e sono tutte rigorosamente a base di cacao. Ci sono anche le “praline fashion”, ovviamente di cioccolato e decorate di burro di cacao: l’idea è di “far mangiare bellezza”… C’è anche lo scarpino da calcio al cioccolato fondente e il  “tacco 12”, al cioccolato bianco!  C’è lo stand dove producono ben 25 tipi di cremino, rigorosamente quadrati e a tre strati: da quello più tradizionale, al pistacchio o alla nocciola, ai gusti un po’ più particolari, come zuppa inglese e peperoncino.

Il cioccolato è servito anche per chi ha intolleranze alimentari: ovviamente c’è quello senza glutine, ma pure quello per vegani (chiaramente senza latte).

Sembra un gioco di parole, ma nel 2022 abbiamo anche la nocciola al latte “senza latte” (no vaccino, ma latte di riso). Non mancano le proposte territoriali e con un unico filo si unisce l’Italia, con dolcezza… Dal Piemonte, il tipico bonbon è il gianduiotto, in versione sia al latte che fondente e con cacao e nocciole delle Langhe; poi dal parco di San Rossore (PI) un pinolo ricoperto di cioccolato bianco con fiore di camomilla bianca di Amatrice (RI); dalla Sicilia arance, limoni e pistacchi, tutti ricoperti di buon cioccolato artigianale.

Il cioccolato è ingrediente perfetto anche in cucina: decine le ricette per portare in tavola le idee più golose, una di queste è il “salame di cioccolato”, lo conferma Stefania Paolucci ristoratrice: ”E’ uno dei primi dolci che si danno ai bambini perché non prevede cottura ed è preparato solo con cioccolato fondente, biscotti secchi, frantumati a mano e burro. E’ dolce davvero antico, ma sempre molto apprezzato”.

Cioccolato, una storia secolare: in Italia fu Cristoforo Colombo a sdoganare il cacao, da sempre considerato il cibo degli dei; oggi la sua produzione si aggira sulle 380 mila tonnellate all’anno con un consumo pro capite di 4 kg col fondente che vola: “Nel 2008 c’è stato il sorpasso, il fondente ha superato i consumi di quello al latte che oggi si attesta a circa il 46-48% e quello al latte è al 18%”- lo conferma Napoleone Neri, l’esperto di cioccolato (lo stesso del libro già menzionato -.

Peccati di gola che se commessi con equilibrio, poi non fanno così male, anzi: “Il cioccolato, specie il fondente, fa bene anche alla salute – continua Neri – Il nostro cervello ne beneficia perché si innalza il livello di attenzione e soprattutto, perché fa bene alla circolazione del sangue!”.

(Beh, l’alibi c’è… diamoci dentro! NDR)

www.cioccoshow.it
www.bo.cna.it

(Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


Al Corno alle Scale, è vacanza in tutte le stagioni!

Sull’Appennino Tosco Emiliano (da maggio 2001 parco nazionale) per gli amanti di escursioni e trekking, si passeggia immersi nella natura, tra boschi, specchi d’acqua, praterie d’alta quota e rocce, nel verde d’estate o, sugli sci o con le ciaspole ai piedi d’inverno, per trascorrere una vacanza – o magari un weekend – comunque qualche momento che alla fine sarà indimenticabile.  Lì in località Vidiciatico (vicino alle terme di Porretta) si coglie appieno il mutare delle stagioni: in primavera il ridente rifiorire della natura, in estate il tepore del sole, in autunno il “foliage” (dal verde al giallo e alle diverse gradazioni del rosso di alberi e cespugli) e in inverno, il bianco della neve e i ben 36 km sciabili del Corno alle Scale.

Punto di interesse turistico d’eccezione è la “Croce” simbolo di tutto il comprensorio (alta 15 metri): da lì (1945 m s.l.m.) la vista mozzafiato del grande anfiteatro montuoso, è uno spettacolo unico di panorami e biodiversità. Infatti, si tratta dell’unico crinale in Italia da cui è possibile vedere in lontananza le Alpi verso nord, Firenze ai suoi piedi e, in giornate particolarmente nitide, il mar Tirreno ad ovest e l’Adriatico ad est!

Al Corno alle Scale gli appassionati di storia possono ammirare i resti archeologici di Lizzano in Belvedere che risalgono all’anno 553 d.C., le antiche pievi di Madonna dell’Acero, di Monteacuto e di Querciola, le chiese romaniche di Gabba e di Grecchia e il museo etnografico della cultura montanara di Poggiolforato, con più di tre mila reperti esposti.

Infine il relax e il divertimento: garantito da un capillare ricco calendario di eventi, sagre, concerti, gare di diversi sport e tanto altro (per saperne di più, basta rivolgersi a Vanes Pozzi, noto patron dell’Hotel Corno alle Scale, sempre informatissimo e disponibilissimo!).

E già che ci siamo – a ragion veduta – lo “raccomandiamo” proprio l’albergo di Vanes come “buen ritiro” a chi si appresta a trascorre qualche giorno in santa pace immerso nella natura, a chi arriva a Vidiciatico per fare sport all’aria aperta in alta stagione (estiva e invernale) a quanti cercano piste da sci e sentieri per le escursioni e… ai veri bongustai della gastronomia montanara.
L’hotel, in stile tipico, è adatto a tutte le tipologie di clientela (famiglie, coppie, ragazzi e anche per i non più giovani) dispone di ogni confort (bagno, telefono e TV in tutte le 26 belle camere, connessione internet Wi-Fi e, non mancano ascensore, giardino con una piccola piscina e parcheggio).  Nota di rilievo: Vanes mette a disposizione gratis l’attrezzatura completa per sciare… (grande idea!).

Proprio per la sua posizione centrale (a due passi dalla Conca del Sole) l’hotel Corno alle Scale è ideale come base per andare per sentieri d’estate e per arrivare, d’inverno, in pochi minuti agli impianti sciistici convenzionati (a buoni prezzi).  I non sciatori, possono aggirarsi in paese per passeggiare e fare shopping. L’albergo è rinomato per la sua storia ed è frequentato anche  da stimati imprenditori, noti giornalisti e pure da campioni dello sci (basta chiedere a Alberto Tomba!).

Una chiosa di merito va fatta alla famiglia Pozzi – Vanes, la figlia Elena e i nipoti “aiutanti” – per le squisite proposte culinarie: dalla generosa colazione (dolce e salata) alla ricca scelta tra i saporiti piatti della tradizione locale fatti in casa, come gnocchi e tagliatelle al ragù, deliziose crespelle ai funghi, buonissimi tortelli e, che dire delle  gustose frittelle (tipo gnocco fritto) del tagliere di salumi nostrani e del ricco buffet dei dolci? Tutto davvero notevole!

E anche passato Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto, da Vanes… è vacanza in tutte le stagioni!

Antonio Farnè (inviato Tg2 Rai) Elena e in piedi Vanes Pozzi

 

HOTEL CORNO ALLE SCALE
Via Guglielmo Marconi, 47
loc. Vidiciatico
40042 Lizzano In Belvedere (BO)
+39 053453004
Fax: +39 053451503
+39 3395382780
+39 3713215436
info@hotelcornoallescale.com
hotelcornoallescale@libero.it


Autunno incipiente: è il momento del tartufo!

Il bosco d’autunno ha i suoi tesori e trovare un tartufo, è come trovare un diamante – recita un vecchio detto – .  “E’ un’emozione sempre forte, che provo, anche dopo cinquant’anni che vado a tartufi e… ne ho trovati tanti! – dichiara Adriano Bartolini, uno dei cavatori professionisti della zona di Savigno (BO) una delle 56 cittadine italiane baciate dalla fortuna di avere, sotto terra nei suoi boschi, preziosi tartufi bianchi, quelli più pregiati. Nel bosco però non si va da soli, fondamentale è la presenza del cane, in questo caso non solo amico ma anche alleato…

“Il cane da tartufo deve essere molto ubbidiente, resistente, con il fisico forte e con un gran naso”. – Quanto conta l’addestramento? – “Conta tanto. Si inizia all’età di due mesi e per un bel po’ di tempo il cane deve seguire tutto ciò che gli si insegna, perché poi dopo gli servirà per sempre…”.

Il periodo di raccolta del tartufo bianco va da ottobre a dicembre. L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di specie di questo fungo ipogeo, circa una trentina. La sua produzione nazionale si aggira sulle 95 tonnellate di media ogni anno. Quantità e qualità dipendono comunque dalla stagione.
“La siccità non ci ha aiutato perché praticamente ha bruciato tutto l’apparato radicale superiore degli alberi, delle piante, quindi il ritrovamento è solo in profondità” – è l’esperto di tartufi Luigi Dattilo ad inquadrare la situazione – . “Di conseguenza la quantità è scarsa ma la qualità soddisfacente”. – Come sono le quotazioni quest’anno? – “Sono proporzionate alle dimensioni: partiamo dai 3500€ al Kg. per arrivare ai 7-8000€”. (per le pezzature piccole,  fino a 20 g,  2.980 € per le medie fino a 50 g, 4.330 € per le grandi, oltre 50 g, 6.280 € poi esistono i “casi particolari”…

Re del bosco, ma anche della tavola: il tartufo bianco sprigiona un aroma inconfondibile molto intenso, capace di far fare il salto di qualità a qualsiasi piatto; decine le ricette, spazio alla creatività. Ecco l’esempio di Antonio Gasperini, ristoratore: “Un piatto tipicamente autunnale: schiacciata di zucca violina, fonduta di parmigiano reggiano e una bella grattata di tartufo nostrano… Ci piace giocare con gli abbinamenti, quindi non il solito vino rosso, ma abbiamo pensato ad un “Montuni”, un buon bianco fermo del territorio bolognese (anche del ravennate e del modenese, il Reno DOC: colore giallo paglierino, piacevole, caratteristico e al palato secco, morbido, dolce, sapido, di corpo – NDR) vino di spiccata acidità, ma dal profumo tenue per non sovrastare il profumo del tartufo”.

Quello dell’Appennino bolognese è il corpo fruttifero di un fungo Ascomycota sotterraneo, uno delle circa trenta specie italiche di “micorrizici” (che crescono vicino alle radici degli alberi) che si fa scovare dall’amico dell’uomo più specializzato per questo tipo di ricerca.  E’ a forma di tubero, composto dal “peridio”, la parte della corteccia che lo riveste e dalla “gleba”, la sua massa carnosa. E’ costituito da acqua, fibre e sali minerali, che gli sono fornite dall’albero con cui vive in simbiosi. Ne esistono di molte qualità, sia bianco sia nero: il tartufo bianco di Alba (o di Acqualagna) si merita di diritto il primo posto nella classifica generale di quelli più pregiati. Tra i tartufi neri – Tuber Melanosporum Vittadin – (detto Scorzone se estivo o tartufo Marzuolo o Bianchetto) quello di Norcia (anche di Spoleto o truffle de Perigord) conquista la vetta della sua classifica.

Il metodo più efficace per conservare il tartufo fresco è metterlo in frigorifero (senza lavarlo prima, poiché si deteriorerebbe più facilmente) avvolto in un foglio di carta assorbente e chiuso in un contenitore ermetico. Se si vuole conservarlo solo per un paio di giorni, si può mettere all’interno di un barattolo di vetro, ricoperto con del riso e riposto in frigo, ma non per più di due giorni.

Consigli utili: prima della preparazione in cucina, reidratare il tartufo in acqua tiepida con un pizzico di sale per circa 20 minuti. Consumarlo sulle pietanze in cottura o comunque calde, per consentire, con l’azione della temperatura, di fargli sprigionare al meglio tutta la propria fragranza. Per affettarlo sottilmente, in mancanza di un “affetta-tartufi” è possibile, con la dovuta attenzione, utilizzare un pelapatate.

Se puzza e sa di ammoniaca, se è morbido e gommoso, se il colore e la superficie presentano delle irregolarità rispetto agli standard della specie, buttatelo!

Curiosità: il 13 novembre scorso, presso il castello di Grinzane Cavour (CN) in occasione della ventitreesima edizione dell’asta mondiale del tartufo bianco, un tartufo di Alba, composto da due tartufi gemelli e un terzo esemplare da 250 grammi, per un peso totale di 950 g. è stato battuto a 184.000 mila euro, cifra sborsata da un imprenditore di Hong Kong, che l’ha spuntata sui rilanci di potenziali aggiudicatari da Singapore, Vienna, Seul e Doha. L’asta era partita da 10.000 euro e, a conclusione, ha raccolto oltre 600.000 euro, destinati, in beneficenza, a sostegno di vari progetti solidali sparsi in tutto il mondo.

         (Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)


Fratelli La Bufala: a Bologna, il made in Italy con i prodotti della tradizione campana

Fratelli La Bufala ha conquistato anche Bologna: un ampio locale in centro, nei pressi del palazzetto dello sport: fuori è dotato pure di dehors e parcheggio (strisce blu) dentro propone menù ispirati alla tradizione e alla stagionalità dei prodotti, manco a dirlo, quella autentica napoletana! Il re, lì, è Vincenzo (già pizzaiolo de “La Bufala bianca” di Frattamaggiore (NA) sotto alle Due Torri dal 2015, con sua sorella Dora a capo della cucina  e i suoi ragazzi, a ricevere in sala – con Antonio – bolognesi e non. Il cavallo di battaglia (meglio dire la “bufala”…) è la pizza, declinata in tutti i modi, purché riferiti alla tipica tradizione napoletana, scopo, questo, del famoso franchising del marchio “corna dotato e sole stilizzato”, che esige farina ad hoc (di grano tenero “00”) acqua, olio, sale e lievito.

Vincenzo è un campione a impastare a mano il tutto per formare il “panetto” (criscitiello) privo di grassi, morbido ed elastico che si lascia lievitare lungamente. Quando è pronto, si stende e si tira, fino a ottenere un disco di 30/35 cm. e di 3/4 mm. di spessore con i bordi alti, il “cornicione”, gonfio, soffice e ricco di bolle d’aria (alveolato) volendo, con l’interno farcito a piacere. Poi, sopra, si ricopre di classica passata di pomodoro (Torrente) e da quanto richiesto dal cliente (prodotti dell’orto, di uliveti, salumi, tutto accuratamente selezionato). Per i puristi esistono solo due pizze tradizionali: la Margherita e la Marinara (Vincenzo consiglia anche la Margaritana, margherita alla parmigiana con melanzane) e i clienti più scafati la richiedono anche con il cornicione farcito di ricotta…

Dunque, il disco di acqua farina, olio, sale e lievito, ben farcito, va nel forno (a legna, che ultimamente è diventata preziosa per l’aumento prezzo/quintale) e dopo poco più di un minuto a 450°, finalmente, è pronta! E’ lei: fragrante (scrocchiarella) con la parte centrale morbida e flessibile, dorata, con piccole bruciature (maculata) con tutti i sapori ben distinguibili e il profumo che ricorda il pane fresco… Eh sì, è bella che pronta!  Allora si porta in tavola, per il pieno appagamento del cliente!  In abbinamento, un calice di Piedirosso, o Aglianico o Coda di Volpe, oppure di Falanghina (comunque nettari di cantina Sorrentino Vini, produttori da 3 generazioni con 35 ettari di vigneti alle falde del Vesuvio). Per i tradizionalisti c’è sempre la “bionda” (Pils, Lager, Pilsner, Bock, Strong) filtrata o non, con pochi o tanti luppoli, mentre per gli astemi, c’è… la Ferrarelle!

Naturalmente se la pizza (o il calzone o la focaccia) l’avete mangiata ieri, da “Fratelli La Bufala” Vincenzo può farvi gustare gli “o’ ruoto” o le crocchette, o gli “scagliozzi” (triangoli di polentina fritta); e “primi” (pasta Armando trafilata al bronzo) tutti da scoprire per i non partenopei: vermicelloni, candela spezzata, reginella, pasta mista e, per “secondo”, una tagliata di manzo, o una scaloppa di pollo o le ottime polpette di bufalo (ripiene di friarielli con fonduta di provola!) servite con patate chips, crema di pomodori secchi e salsa bernese e, ovviamente non manca mai una ottima mozzarella… e qui si apre un mondo: dai Fratelli La Bufala, è quella appunto di bovina campana Dop, che è la regina dei latticini: liscia, elastica, dal sapore deciso, ma delicato, è inconfondibile e digeribilissima (con pochissimo lattosio, poco colesterolo e ancora meno sodio) va accompagnata da “pachino e rucola”, o in alternativa, gustata come “cornetto di bufala”, è bella da vedersi, ghiotta e squisita.

E, dulcis in fundo, perché no? Il classico “made in Naples”: la “pastiera napoletana” (!) o un babà con crema di ricotta o, se no, una sempre deliziosa “cheescake”.

E il caffè? Naturalmente sì! (Kimbo).  Ma per saperne di più, basta chiedere a Vincenzo o a uno dei suoi ragazzi, sempre premurosi e solerti e quello che non si riesce a gustare stavolta, si assaggerà la prossima… (previsti take away e consegna a domicilio).

Fratelli La Bufala
Via Riva di Reno 7b
40122 Bologna
Tel. 051649 1342
Prenotazioni: thefork.it


I mille volti del Natale a Zurigo

Il Paradosso del Natale, questo il claim con cui la città di Zurigo si presenta ai turisti che la visiteranno nelle prossime settimane.
Qual è il messaggio sottinteso? Molto semplice, Zurigo è una città dalle mille sfaccettature, ha il DNA svizzero ma l’anima internazionale ed è sempre protesa al futuro, queste caratteristiche si ritrovano nella sua cultura, nelle iniziative ed eventi sempre diversi, nelle tante attrazioni e attività proposte a chi la visita. A Natale la poliedricità di Zurigo si esprime al massimo delle sue potenzialità, lo raccontano questi numeri:

9 mercatini di Natale
12 + attrazioni inerenti le festività e installate in questo periodo dell’anno
3 mesi l’anno di atmosfera Natalizia a Zurigo

Questo Natale torna per la seconda edizione il progetto albergo diffuso Hotel Noël, che porta l’arte nelle camere d’albergo, dove anche l’ospite diventa parte integrante dell’opera d’arte poiché questa, l’esperienza d’arte, è costruita intorno alla sua presenza in camera.

Hotel Noël si compone di dieci camere d’albergo dislocate in altrettanti hotel della città, dieci sono gli artisti locali coinvolti nel progetto: ciascuno realizzerà la propria opera d’arte in una delle stanze. E’ possibile soggiornare presso Hotel Noël dal 24 novembre al 26 dicembre 2022, prenotando sul sito www.noelzurich.com

Ecco tutte le locations e gli artisti di questa seconda edizione:

Hotel Alma, con Lynne Kouassi e Nora Heidorn
AMERON Zurigo Bellerive au Lac, con huber.huber

B2 Boutique Hotel + Spa, con Luca Suss

Pensione Kalkbreite, con Madame Tricot

Hotel City Zurigo, con Shamiran Istifan

Hotel Rossli, con Olaf Breuning

Hotel Wellenberg, con Gina Fischli

Hyatt Place Zurigo Aeroporto, con Tobias Gutman

Pop-up Hotel Krone Zurigo, con Ingo Giezendanner

Hotel privato New Castle Zurigo, con Veli&Amos

Se anche a te è venuta una gran voglia di visitare Zurigo proprio nel periodo natalizio, ti segnaliamo una promozione per arrivare comodamente in treno nel cuore della Svizzera tedesca.

Dal 7 novembre al 4 dicembre è in corso la promozione sui collegamenti Eurocity da Milano, Bologna, Genova e Venezia per le principali città svizzere (Zurigo, Berna, Basilea, Montreux, Lucerna, Losanna…). Acquistando un biglietto per una di queste tratte si può beneficiare dello sconto del 20% sul prezzo del biglietto SMART e SMART2 inserendo il codice PROMOSVIZZERA al momento dell’acquisto.
Per quanto riguarda la nostra destinazione, Zurigo, ecco un esempio delle tariffe in promozione viaggiando in 2° classe:

Milano-Zurigo (10 collegamenti diretti al giorno) da 24,80 €

Bologna-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 36,00 €

Genova-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 32,80 €

Venezia-Zurigo (1 collegamento diretto al giorno) da 39,20 €

Info: numero verde 00800 100 200 30 (non eliminare “00” iniziale) – www.svizzera.it

(Annalisa Borsari)


NOVEMBER PORC XX edizione… speriamo ci sia la nebbia!

A Sissa (PR) fino al 27 novembre p.v. tutt i venerdì e sabato “I Sapori del Maiale”: nelle vie del centro della cittadina della Bassa, potrete assaporare un fiume di pietanze preparate dagli abili cuochi delle associazioni locali e dai tanti espositori che proporranno prelibatezza provenienti da tutto il territorio nazionale. Nello stand di p.za Roma gestito dai volontari sissesi sarà possibile pranzare e cenare per tutto il week end allietati da esibizioni musicali e dalle gag proposte dai ragazzi di “Io Parlo Parmigiano“.

Al terzo fine settimana, che si svolgerà a Zibello. “Piaceri e Sapori alla Corte di Re Culatello” si apriranno i battenti alle ore 21,00 di venerdì 18 novembre con l’apertura del Palaporc e proseguirà sabato 19 con l’inaugurazione delle mostre mercato di prodotti tipici e non alimentari,  prodotti dai tanti artisti dell’ingegno. In Piazza Garibaldi, presso il Chiostro dei Padri Domenicani e in Contrada G.F. Pallavicino sarà possibile degustare specialità locali e provenienti da tutto il territorio nazionale.

Il fine settimana sarà allietato da esibizioni musicali e dagli artisti di strada di “November Circus” che, come nelle precedenti tappe, vi faranno rimanere con occhi e orecchie ben aperte. La ventesima edizione della staffetta più golosa d’Italia si concluderà il 25, 26 e 27 novembre a Roccabianca dove andrà in scena “Armonie di Spezie e Infusi”. Anche per la quarta tappa non mancheranno il cibo di piazza, le specialità locali e il grande mercato di prodotti tipici. Il centro della cittadina della Bassa Parmense si vestirà a festa per il gran finale ed il Castello sarà aperto alle visite; p.za Minozzi e p.za Garibaldi faranno da palcoscenico ad esibizioni musicali e di circo di strada per un finale indimenticabile.

Per tutta la durata della manifestazione sarà possibile visitare le più importanti emergenze storico culturali presenti sulla Strada del Culatello e fino a fine mese sarà possibile degustare le golose proposte dei ristoranti della Strada del Culatello aderenti all’iniziativa “A Tavola con November Porc”:

18-19-20 novembre 2022 Zibello
25-26-27 novembre 20022 Roccabianca 

Informazioni:
Ass. Strada del Culatello
Tel.: +39 0524 939081
www.novemberporc.it


Stelle (Michelin) rosse e verdi… come se piovesse!

Nasce il secolo scorso per gli automobilisti d’oltre Alpe che viaggiando, spesso, incontravano difficoltà a informarsi per questioni pratiche riferite all’auto (dove fare rifornimento, trovare un’officina, ecc.) e, ovviamente, per le vive esigenze di autista e passeggeri (per sapere dove rifocillarsi o pernottare).  La Guida Michelin, dedicata all’Italia, arriva nel 1956 dove si dimostra primo e più accreditato aiuto per chi viaggia. La selezione degli esercizi è effettuata da “ispettori” che “operano” in assoluta indipendenza e l’inserimento nella Guida (per ristoranti e alberghi) è totalmente gratuito. La prima stella richiede la visita di quattro ispettori. Per ottenere le due stelle, i funzionari Michelin, compiono fino a dieci visite e, per le tre stelle, l’iter, se possibile, è ancora più rigoroso….

Dunque, le Guide sono due (più una) …

Ma che cosa occorre a ristoratori e albergatori per essere inseriti nella Guida? Fondamentali le seguenti prerogative: la qualità dei prodotti (il meglio di quanto reperibile “al mercato”); le tecniche di cucina (perché chi mangia percepisca distintamente i sapori); le doti dello chef (talento e passione, alto livello professionale, creatività e ambizione); esperienza e organizzazione (dal servizio di sala, con maître, sommelier, camerieri, tutti all’altezza, fino all’uscita dei piatti, con la presentazione e l’attenzione al cliente); ultimo ma non meno importante, la continuità nelle preparazioni perché gli “ispettori Michelin” tornano due o tre volte in tempi diversi per verificare la situazione (se lo standard è costantemente elevato) e specie per vedere come il ristorante/albergo, funzioni anche quando chef/manager sia assente (per vedere se l’equipe è autonoma e efficiente).

La Guida “Rossa” tradizionale (dal 1956) che raccoglie le valutazioni dei ristoranti e degli alberghi delle singole nazioni e la Guida “Verde” (dal 2021) che sposa il tema della sostenibilità (il rispetto ambientale, l’etica del lavoro, i corretti rapporti di filiera e la lotta allo spreco alimentare) ed è indirizzata maggiormente al turismo itinerante. Per screditare il luogo comune che la Guida riservi le sue attenzioni solo ai locali più rinomati e costosi, ecco comparire i nuovi “Bib Gourmand” faccine compiaciute di golosi Bibendum, che impegnano allo stesso modo i funzionari della Michelin, a trovare i “ristoranti Bib”, segnalati  per lo stile di cucina semplice e facilmente riconoscibile, dove si mangia bene a un prezzo ragionevole…

La 68ima Guida Michelin Italia associa la faccina sorridente dell’omino che si lecca i baffi a ben 257 ristoranti, di cui 29 novità:
ristorante Ai Burattini a Adrara San Martino (BS); Locanda Moscal a Affi (VR); Sot’ajarchi a Ancona (AN); Trattoria Margherita a Arborea (OR); ristorante Ahimèa Bologna; Maso Palù a Brentonico (TN); trattoria Vascello d’Oro a Carrù (CN); Osteria La Solita Zuppa a Chiusi (SI); ristorante Forma a Civitavecchia (RM); ristorante Cile’s a Fano (PU); ristorante Quarantunododici a Fiumicino (RM); Osteria Zanchetti a Fossombrone (PU); Førma contemporary restaurant a L’Aquila; ristorante Boivin a Levico Terme (TN); ristorante Coquus a Lucera (FG); ristorante giapponese Nida a Lucca (LU); Futura Osteria ristorante a Monteriggioni (SI); La Locanda Gesù Vecchio a Napoli; Nole ristorante a Pescara; Osteria del Miglio 2.10 a Pieve San Giacomo (CR); Casa Gallo cucina & puteca ristorante a Pompei (NA); Osteria della Trippa Romanè e 53 Untitled a Roma; ristorante Da Pode all’Hotel Sovestro a San Gimignano (SI); trattoria dalla Rosa Alda a Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR); Namo Ristobottega ristorante a Tarquinia (VT); Osteria Mondo D’Oro a Verona; Osteria dai Coghi Villa Albarè a Costermano (VR).

Certo il Bel Paese, che ha poche nazioni rivali in campo enogastronomico, è terra di conquiste per le stelle Michelin, sia rosse che verdi che “Bib”… Quest’anno più che mai, sono stati tanti gli chef premiati: 40 stelle nuove (20 chef  sotto i 35 anni) e di ogni dove, anche di piccole località di provincia.
“Vogliamo incoraggiare le iniziative sostenibili nella filiera della ristorazione” – ha dichiarato Gwendal Poullennec (direttore internazionale di tutte le Guide Michelin) – “I nostri ispettori hanno arricchito il loro metodo di lavoro andando a valutare anche le forniture di cibo dal territorio, lo spreco a tavola e persino la gestione dei rifiuti di ciascuna insegna. Abbiamo l’orgoglio di presentare, nella Guida Michelin Italia – conclude Poullennec – una selezione di chef destinata a crescere per avviare una rivoluzione green della ristorazione in movimento”.

Già perché oggi sono molti i ristoratori impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale e tanti sono quelli realmente attenti all’approvvigionamento a km 0, all’uso di prodotti bio, fino all’installazione di pannelli fotovoltaici, iniziative per la riduzione dello spreco alimentare comprese.

 Curiosità

Da notare che Alain Ducasse restaurant du Casino a Monte Carlo è lo chef più stellato al mondo, in Italia, il locale con tre stelle Michelin è l’Osteria Francescana a Modena, gestita da Massimo Bottura (miglior cuoco del mondo). Enrico Bartolini conta in totale 12 stelle Michelin, Antonino Cannavacciuolo 7 stelle nei suoi diversi locali e bistrot tra Piemonte, Toscana e Campania e, il gruppo di Heinz Beck, annovera 4 stelle Michelin in Italia.
I quattro ristoranti più chic e costosi d’Italia sono: Villa Crespi a Novara, La Pergola a Roma, Il Palagio a Firenze e Da Vittorio a Brusaporto (10 minuti da Bergamo).
Per rappresentare il meno costoso (stellato) è stato scelto l’Hostellerie la Montagne nella regione francese di Colombey les Deux Églises, con menù fisso che segue la stagionalità: un “completo” a soli 20€.
Conti (check, please): con 1 stella il conto varia dai 45 ai 90 euro, con 2 stelle dai 75 ai 150 euro e con 3 stelle, dai 180 euro in su (a persona).
I più belli: perfetto connubio tra capolavori culinari e impareggiabile scenario (location uniche al mondo): Monte Turri, frazione di Arbatax Ogliastra (in Barbagia); ristorante Rossellinis a Palazzo Avino, Ravello (costiera amalfitana); “B. Bistrot”, Baia Bianca Suites all’Isola d’Elba (vicino Portoferraio e a Procchio); ristorante The Cesar in Hotel La Posta Vecchia a Palo Laziale (Roma); ristorante La Sponda presso Hotel Le Sirenuse a Positano; Il Marin, ristoro del porto antico a Genova; ristorante Vescovado a Noli (SV); ristorante Riviera a Venezia; ristorante Il Pellicano a Porto Ercole (GR); Il Trabocco Cungarelle a Vasto Marina (litorale abruzzese).

Le “3 stelle”:
I ristoranti italiani con 3 stelle nella Guida Michelin 2023: il massimo riconoscimento a Antonino Cannavacciuoloper Villa Crespi di Orta San Giulio e porta così a 12 i ristoranti italiani che ostentano “3 stelle Michelin”, dato che la “Rossa” ha confermato le 3 stelle a tutti gli altri 11 chef già insigniti del riconoscimento come, prima di Cannavacciuolo, erano stati Enrico Bartolini del Mudec di Milano nel 2020 e Mauro Uliassi, dell’omonimo ristorante di Senigallia, premiato nell’edizione 2019, preceduto a sua volta da Norbert Niederkofler del St. Hubertus al Rosa Alpina Hotel & Spa a San Cassiano in Alta Badia, (Bolzano) chef 3 stelle Michelin dell’edizione 2018.

E’ bene ricordare che il primo italiano ad aver conquistato le 3 stelle Michelin fu Gualtiero Marchesi nel 1986, con il suo ristorante a Milano, in via Bonvesin de La Riva, mentre dal 2014 al 2018 non ci sono stati nuovi chef 3 stelle Michelin italiani.
L’ultimo premiato con il massimo tributo delle 3 stelle Michelin, prima della tripletta degli ultimi anni, è stato Niko Romito del Reale a Castel di Sangro, in Abruzzo, nell’edizione 2014. Gli altri ristoranti 3 stelle italiani sono: La Pergola di Heinz Beck a Roma, l’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena, il Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba, l’Enoteca Pinchiorri a Firenze, diretta da Annie Féolde con lo chef Riccardo Monco, Dal Pescatore della famiglia Santini a Canneto sull’Oglio (Mantova) Le Calandre a Rubano (Padova) dei fratelli Alajmo e il ristorante Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo) della famiglia Cerea, con lo chef Enrico Cerea.

Tre Stelle Michelin confermate (e no)…
E ne splende una in più.  Il riconoscimento ai ristoranti Lanterna Verde di Villa di Chiavenna della famiglia Tonola (stella green) La Présef de La Fiorida con lo chef Gianni Tarabini a Mantello, Cantinone e Sport Hotel Alpina di Madesimo con lo chef Stefano Masanti.
Passiamo alle delusioni: addetti ai lavori quasi arrabbiati per la mancata seconda stella al Lido 84 dei fratelli Camanini a Gardone Riviera (ci stava abbondantemente, ma arriverà) e appassionati locali che trovano sorprendente, per l’ennesima volta, la non promozione del Leone Felice all’Albereta e, se vogliamo, pure de La Grande Limonaia del Lefay Resort, sempre a Gargnano (BS) con posti eleganti, chef esperti e piatti mai banali. Guardando parecchie new entry, le aspettative erano comprovate… (del resto, le decisioni della Michelin spesso sorprendono).
Davide Guidara nominato Giovane chef dell’anno.
2 stelle confermate ad Acquolina ed Enoteca La Torre, entrambi di Roma, a Locanda Sant’Uffizio di Asti e al St. George by Heinz Beck di Taormina le. E una stella a 33 nuovi ristoranti.
Per la Guida Michelin Italia, un nuovo ristorante tristellato, quattro nuovi bistellati e trentatré monostellati. Da annotare, quattro nuove stelle siciliane, compresa la seconda stella di Palermo che solo l’anno scorso era stata inserita in Guida per la prima volta con il Gagini Restaurant. Trentotto in tutto le novità di questo fortunatissimo 2023 che deve ancora arrivare, ma che per l’alta cucina è già iniziato… e, molto bene!

Altri


Marta Cotarella (direttrice di Intrecci Accademia di Sala e Accoglienza) sostiene il premio Michelin Servizio di Sala 2023 quest’anno a Michael Falk e Eleonora Corazza del Apostelstube di Bressanone. Motivazione: “Un’accoglienza vissuta con il cuore e comunicata con il sorriso. Sembra di cenare circondati dall’affetto di amici”.

Il Consorzio vino Brunello di Montalcino assegna il premio Michelin Sommelier 2023 a Stefano Quero di Condividere, ristorante torinese.  Poi ci sono i “ristoranti contro la fame”: una serie di locali che inseriscono in carta un “piatto solidale”, che costa pochi euro in più, “dené” che saranno poi devoluti. Quest’anno cinquanta famiglie bisognose della zona di Milano, saranno aiutate con buoni pasto, coinvolte in progetti di educazione alimentare e supportate con un progetto di reinserimento lavorativo. Fino a fine dicembre si potrà contribuire: tutti i ristoranti coinvolti sono censiti dal sito “ristoranticontrolafame.it”

Purtroppo (per loro) ci sono anche le stelle perse: quest’anno, senza polemiche (per ora) alcune stelle sono state perdute lungo il cammino e altre mantenute nonostante il cambio di chef (eventualità che spesso penalizza un ristorante). Tra queste ultime, la più attesa è sicuramente quella del Carignano di Torino, la nuova casa di Davide Scabin che torna così nell’olimpo della Guida Rossa. La non riconferma non deve essere presa come un’onta dai diretti interessati, ma un momento di esame del proprio comportamento, una pausa per capire cosa migliorare.
Non confermano la stella: Frosio a Almè; Stube Gourmet a Asiago; La veranda del color a Bardolino; Mistral a Bellagio; il Nido del Picchio a Carpaneto Piacentino; il Feva a Castelfranco Veneto; I salotti a Chiusi; l’Astra a Collepietra; La leggenda dei frati a Firenze; La Magnolia a Forte dei Marmi; il Dolomieu a Madonna di Campiglio; il Parizzi a Parma; la Locanda XVI a  Venezia; il Maxi a Vico Equense; le Innocenti Evasioni a Milano.

Poi ci sono i ristoranti bistellati che passano a una stella: La Madernassa a Guarente e La Trota a Rivodutri.  E confermano la “stella con cambio chef”: il Nove a Alassio; Il refettorio a Conca dei marini; il San Giorgio a Genova; Il faro di capo d’Orso Andrea Aprea a Maiori; il Castello di Fighine a Fighine; il Gusto by Sadler a San Teodoro; il Carignano a Torino; lo Spazio 7 a Torino; il Local, l’Oro Restaurant e il D’isteria, tutti e tre a  Venezia.

Infine ci sono i ristoranti che non si vedono confermare le stelle nell’edizione 2023 perchè chiusi temporaneamente per rinnovo locali (come il Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi) o per chiusura definitiva, o perché hanno deciso di aprire solo ai clienti dell’hotel che li ospita (per esempio l’Hotel Claudio a Bergeggi SV).

Le 32 edizioni delle Guide Michelin, per mission, vogliono perseguire i valori di generosità, passione e indipendenza nel mondo dell’enogastronomia, valori che nel tempo si sono dimostrati cari al gruppo Michelin.

Nota di colore: perdura la decisione della Michelin di non rivelare il volto del “direttore Italia” Sergio Lovrinovich, che ha deciso di stare in disparte e di non presentarsi né alla stampa né agli chef perché́ – afferma egli stesso – “L’anonimato consente di vivere la “prova a tavola” come un normale cliente. Inoltre, operare nell’anonimato è una scelta che aiuta anche gli chef e il personale di sala a lavorare più serenamente. Le mie passate esperienze maturate in importanti alberghi e ristoranti internazionali mi hanno spinto in questa direzione. Ricordo ancora l’effetto che aveva sullo staff sapere di essere sotto ispezione. Vorrei evitarlo”. 

Dunque: Signori, buon lavoro e… buon appetito!

 


ACQUA DOLOMIA DIVENTA L’ACQUA UFFICIALE DEL MERANO WINEFESTIVAL

Da questa edizione Acqua Dolomia sposa il Merano WineFestival e i suoi eventi collaterali. La grande ricerca dell’eccellenza e della sostenibilità ambientale sono caratteristiche in comune che hanno portato i due brand ad iniziare un percorso nel protrarsi del tempo che vedrà sia Merano WineFestival sia Acqua Dolomia farsi sostenitori del made in Italy nel mondo.

Oltre alla presenza negli eventi organizzati dai brand Merano WineFestival e The WineHunter, sarà dato compito agli Ambassador del B&F club co gestito da 5 Hats di promuovere Dolomia nei mercati mondiali. Una prima collaborazione già nelle date del 24 e 25 settembre 2022, in occasione del Gran Premio di Merano. Due giornate da non perdere, un’occasione di divertimento e un’anteprima dell’evento meranese che si tiene fino all’8 novembre 2022.

“Siamo particolarmente orgogliosi di entrare a far parte del mondo del Merano Wine Festival proprio in vista di questa edizione che celebra la bellezza nel mondo wine&food – dichiara Luigi Rossi Luciani, Presidente di Sorgente Valcimoliana Srl, azienda che imbottiglia l’acqua minerale Dolomia® che sgorga all’interno del Parco Naturale Dolomiti Friulane, territorio protetto Unesco – L’alta qualità di Dolomia® è già nota in oltre 40 paesi e siamo certi che questa nuova collaborazione permetterà a importanti realtà di scoprirne ed apprezzarne le caratteristiche chimico fisiche uniche al mondo, unite all’esclusività ed alla distintività del packaging. L’eleganza della Linea Dolomia Exclusive è unica ed inconfondibile, un autentico valore aggiunto per un prodotto capace di esaltare i cibi ed i vini che l’accompagnano. Questa nuova collaborazione con il Merano Wine Festival è un vero abbinamento di eccellenza.” Dolomia sarà inoltre coinvolta in ulteriori momenti mediatici e culturali e di tavola rotonda che verranno svelati poco alla volta avvicinandoci alla data dell’atteso evento.

www.meranowinefestival.com


Quor Franciacorta Nature Brut 2016, il Franciacorta più iconico e romantico della produzione La Montina

Il nome nasce da un errore ortografico del padre dei fondatori della cantina, nonno Fiore, che in una lettera alla moglie si congeda con un tenero saluto: “Ho tanta voglia di abbracciarti… Te e i nostri amati figli, siete sempre nel mio “quor””
Quor è dunque cuore: da lì nasce l’ispirazione che ha portato a fine 2018 alla concezione di Quor 2910 e oggi a Quor Nature.

Questa riserva concentra tutta la passione che due generazioni di Bozza hanno tramandato ai nipoti. Dedizione, cura e sacrificio per un vino unico. Prodotto in poche bottiglie, utilizzando solo le prime spremiture dei vigneti più longevi della cantina. Vigneti d’esperienza, le cui uve si sono distinte in vendemmie di eccellente qualità. Il sapiente lavoro della squadra di cantina ha poi esaltato al meglio ciò che la natura ha donato, creando una cuvée che è espressione della filosofia di una famiglia legata a doppio filo al territorio della Franciacorta.

È stato così spontaneo prediligere una tipologia “Nature”, per questa Riserva che vuole essere interprete diretta e immediata delle potenzialità della sua terra. Nessun dosaggio quindi per Quor, che si lascia però coccolare durante alcuni mesi dall’avvolgente penombra delle barrique a riposo nelle gallerie della cantina. Grazie a questo passaggio in legno, al naso di chi assaggia Quor giungono note rotonde ed accoglienti, che ricordano i profumi dolci di casa.

Il sorso è lungo, inaspettato e deciso. Quor è un vino che dà emozioni: papille gustative e battiti del cuore possono vibrare all’unisono.

Per la nuova edizione di Quor la parola d’ordine è stata raffinatezza, anche nel design. Così il rivestimento esterno nero, goffrato, della scatola dà sensazioni tattili; l’interno invece è luminoso e caldo, di colore cipria pastello. Sul lato sinistro della scatola è riportato il testo della lettera di nonno Fiore; a destra, protagonista, la bottiglia. La capsula è corta, nera e lucida come lo sono anche i preziosi collarino ed etichetta, realizzati in poli laminato bronzo rosato.
C’è poi la carta velina, a protezione di quelle bottiglie custodite nelle cassette di legno, la cui trama è il testo del messaggio scritto per nonna Gina. Nulla è stato lasciato al caso, neppure la cartolina coordinata con cui accompagnare Quor quando si decide di donarlo.

“Il tempo è l’unico “mezzo” che ci consente di coltivare tradizioni, sapienza ed esperienza – dice Daniele Bozza, responsabile commerciale Italia de La Montina – Abbiamo aspettato tanto per Quor, che ha necessitato di lunghi anni di affinamento per essere oggi l’espressione più significativa della tradizione della nostra famiglia. È stato emozionante assaggiarlo e sentirlo finalmente pronto per la condivisione con i nostri appassionati”

Le Tenute La Montina di Monticelli Brusati sono fra le aziende storiche della Franciacorta. Le vigne aziendali sviluppano su di una superficie vitata di circa 72 ettari, dislocati in 7 Comuni della Franciacorta. Vigneti, con giacitura preminentemente collinare, impiantati su terreni calcarei e limo-argillosi con una resa circa di 100 quintali per ettaro con densità di 5.400/7.000 ceppi per ettaro. La cantina si estende per 7.450 m² sotterranei, il che garantisce tutto l’anno la minore escursione termica possibile (attorno ai 13°- 16°) e condizione ottimale per la giusta maturazione dei Franciacorta. La produzione media è di 380.000 bottiglie annue.

Franciacorta Quor Nature è disponibile in vendita online sul sito de La Montina www.lamontina.com/negozio, oppure nell’enoteca della cantina (Via Baiana 17, Monticelli Brusati) – aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 19

La Montina
Tel. 030 653278
info@lamontina.it
www.lamontina.com


Forse non tutti sanno che a Bologna…

Esiste un’insolita Bologna, vista da una finestrella nel cuore medioevale della città, che si affaccia su un breve tratto di canale che ancora scorre in “plein air”… E’ in via Piella (passando sotto Porta Govese o Torresotto dei Piella, da via dell’Indipendenza angolo via Augusto Righi) sul lato della via coperto dal portico, si arriva nel punto in cui si trova la “Piccola Venezia” bolognese:

si tratta di uno dei pochi tratti d’acqua che tra i primi del Novecento e il dopoguerra, non fu “tombato” (asfaltato). E’ la prosecuzione del canale di Reno che lì prende il nome di canale delle Moline e per buona parte del suo itinerario resta rinchiuso tra le case e per questo, in passato, è rimasto a lungo nascosto alla vista dei più. Di recente, sono stati riaperti gli affacci anche sui ponti delle vie Oberdan e Malcontenti, da cui oggi si può ammirare quasi lo stesso spettacolo che ricorda molto i canali di Venezia.  In via Oberdan, in più, c’è il cancello d’accesso allo scivolo del canale, che è diventato come Ponte Milvio a Roma, per la moda dei “lucchetti d’amore” (lanciata dal romanzo di Federico Moccia)…

Questa è una delle attrazioni più amate da turisti stranieri e italiani e come si può vedere, c’è sempre tantissima gente per ammirare un aspetto insolito per Bologna che, per chi non ne conosce la storia, è davvero inaspettato…

Lo chiamano “telefono senza filo” perché ci si può proprio parlare lì, sotto al voltone del Podestà (passaggio coperto tra piazza Re Enzo e piazza del Nettuno) a pochi metri da piazza Maggiore:  è come un curioso gioco sonoro, dove si può comunicare da un angolo all’altro della struttura, con l’interlocutore messo di fronte al pilastro diagonalmente opposto. Pur con i forti rumori di fondo della piazza, si riesce a parlare ed ascoltare in modo forte e chiaro…

Un’altra curiosità – un po’ pruriginosa questa – sempre nei pressi del voltone del Podestà appena citato: dopo averlo superato, bisogna fermarsi sulla scalinata d’ingresso della Sala Borsa. Lì c’è un punto della pavimentazione di colore più scuro rispetto al resto della piazza: è la “Pietra della Vergogna”. Standoci sopra e volgendo lo sguardo con attenzione verso la statua del Nettuno (per i bolognesi, il “Gigante”) per un effetto ottico (probabilmente voluto dal Giambologna, autore della scultura) detta statua, pare avere l’erezione del suo membro virile… Per i più “pudici”, basterà spostarsi di pochi metri per realizzare che ciò che sembrava… non è che il dito indice della mano sinistra del Nettuno….

Altra curiosità tutta bolognese, in Strada Maggiore (a due passi dalle Due Torri) vi è il particolarissimo portico di Corte Isolani, uno dei più alti della città, tutto in legno. Collega, appunto Strada Maggiore a una delle  piazze più belle di Bologna: Santo Stefano. Lì, guardando attentamente in alto le travi del soffitto del porticato, si possono individuare tre frecce che, pare, siano state scoccate da alcuni arcieri assoldati da un nobiluomo bolognese che voleva punire la moglie fedifraga. I tre, però, rimasti affascinati dalla bellezza della donna, si distrassero e colpirono a casaccio tre punti diversi del porticato.

C’è anche un’altra stranezza a Bologna e riguarda uno dei simboli più noti, forse il più conosciuto: la torre degli Asinelli – ma si può salire sulla torre solo se già terminati gli studi, perché, in caso contrario… non ci si  laureerà più (vox populi…) –.

Bisogna arrivare in cima (a quota 97 metri) dopo avere pestato ben 498 gradini, ci si deve mettere alla ricerca di un “vaso di ceramica rotto”, che dovrebbe essere lì per rappresentare la capacità di quei petroniani – che, sapendone sistemare le spaccature – dimostrerebbero di saper risolvere così i problemi importanti. Al momento però, pare che nessuno abbia ancora trovato detto recipiente e, la caccia continua tutti i giorni (vista la fila di quelli che si appropinquano a salire). Il mistero sarà mai svelato?

Antonio Farnè (inviato Tg2 Rai)


A Montalcino due week end per il Tartufo Bianco delle Crete Senesi: truffle square, cene nel castello, degustazioni, stand gastronomici e cooking show

Chi avesse la possibilità di partecipare nei fine settimana di novembre, il 12 e 13 e il 19 e 20,  a San Giovanni d’Asso (Montalcino) per scoprire il “Diamante Bianco” anche con “Cene di Gala” con le stelle de “La Parolina” di Trevinano e del “San Martino 26” di San Gimignano, non manchi! Anche perchè nello stesso contesto, può assistere alla 25esima edizione del Premio “Sapori Senesi”,  per eleggere i migliori formaggi pecorini.

La Mostra Mercato di San Giovanni d’Asso offre molte possibilità per degustare il pregiato tartufo bianco locale insieme agli altri prodotti tipici del distretto rurale di Montalcino senza trascurare “gustose divagazioni” gastronomiche con incursioni in altri territori della nostra penisola. Dunque, per tutti i gourmet amanti del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, nei due week end centrali di novembre (12-13 e 19-20) street food e cene di gala, degustazioni nel castello, il concorso per il miglior pecorino senese, cooking show, e tanti altri appuntamenti golosi sono eventi davvero raccomandati.

Il cuore gastronomico della festa è costituito dal grande spazio coperto, chiamato “Truffle Square”, dove si potranno trovare, accanto ai tartufi, tutti i prodotti del distretto rurale di Montalcino con una ricca offerta gastronomica di alta qualità. Per le vie del borgo non mancherà il classico street food toscano a km 0. Per gli appassionati di tipicità nei due week end è in funzione uno stand gastronomico gestito dalla Pro Loco, dove si ripropongono le ricette autentiche con tartufo bianco delle antiche massaie di San Giovanni d’Asso.
Per i veri gourmet, però, gli appuntamenti da non perdere sono le cene di gala negli splendidi saloni del castello che domina il borgo.

La Cena di gala di sabato 12, vedrà protagonista il ristorante stellato “La Parolina” (via Giacomo Leopardi, 1 Trevinano comune di Acquapendente VT +39 0763 717130 lunedì e martedì chiusi) è l’unico ristorante della Tuscia a ricevere l’ambito riconoscimento della Guida Michelin e da anni, fa registrare il tutto esaurito nelle sue performance al Castello di San Giovanni d’Asso. Gli chef Iside De Cesare e Romano Gordini sono ormai un appuntamento cult della Mostra Mercato.

Dall’entrée con gelato di ceci, agli spaghetti in soffice carbonara, fino al cannolo alla siciliana, tutto è rivisitato con la presenza del tartufo bianco delle Crete Senesi. In abbinamento con ogni piatto i vini della prestigiosa azienda Col d’Orcia, a partire proprio dal Brunello di Montalcino (per prenotare e per il menù completo: bit.ly/3Fw0pFZ).

Sabato 19 novembre la Cena di gala, vede protagonista uno dei più quotati ristoranti di San Gimignano e di tutta la Val d’Elsa. Si tratta del “San Martino 26” (via S. Martino, 26 San Gimignano SI tel. 0577 940483 cell. 347 4099599 info@sanmartino26.it) recensito positivamente nelle maggiori guide del settore (compresa la Michelin). Ardit Curri è lo chef e patron del locale e, pur giovanissimo, vanta già un’esperienza decennale fra Italia, Spagna e Francia.

Lui e la sua brigata propongono una cucina innovativa, raffinata e ricercata, una filosofia di gusto particolare come il riso Carnaroli (Riserva San Massimo) con crema di piselli, seppia e tartufo bianco delle Crete Senesi. In abbinamento, su ogni portata, i vini dei produttori del Consorzio Orcia Doc (per prenotare e per il menù completo: bit.ly/3Ue9aIy).

Nel primo week end (12-13 novembre) gli altri appuntamenti golosi iniziano sabato alle 15,30 con una degustazione guidata “Panna cotta, cioccolato fondente e Tartufo Bianco delle Crete Senesi in abbinamento al Moscato” (su prenotazione). Si prosegue domenica alle 11,30 con la degustazione guidata di oli Evo in abbinamento a crudità di verdure, in collaborazione con AICOO. A seguire, il cooking show con un piatto creato da un grande chef e studiato appositamente per il Tartufo Bianco delle Crete Senesi (entrambe su prenotazione).

La giornata si conclude con la venticinquesima edizione del concorso “Sapori Senesi” per premiare il miglior formaggio pecorino in collaborazione con il Consorzio Agrario Provinciale di Siena. Nella sua versione a “latte crudo” offre un’incredibile qualità e varietà di sapori ed aromi, ogni forma è diversa dall’altra. La degustazione guidata (su prenotazione e gratuita) è fissata alle ore 18 nella sala del Camino, a Castello di San Giovanni d’Asso.

Nel secondo week end, gli appuntamenti golosi iniziano alle 15,30 di sabato 19 con una degustazione guidata alla conoscenza del Tartufo Bianco delle Crete Senesi per capire come si sceglie un tartufo, come lo si apprezza al meglio e come si conserva (su prenotazione). Domenica 20 alle ore 15,00 la sala del Camino ospita Wine Tasting Experience con gli enologi e i sommelier del territorio che propongono un viaggio tra le varietà di vini ed etichette del territorio, svelando curiosità e caratteristiche (su prenotazione).

In entrambi i week end sono aperti a pranzo e a cena il Truffle Square con tutti i prodotti del distretto rurale di Montalcino, lo stand della Pro Loco di San Giovanni d’Asso (via XX Settembre) e i ristoranti del borgo.

Per acquistare il Tartufo Bianco delle Crete Senesi:
all’interno del Castello di San Giovanni d’Asso e
nella sede dell’Associazione Tartufai Senesi.

Per il programma completo e prenotare:
www.tartufodisangiovannidasso.it
Per Informazioni: +39 338 8060747
info@tartufodisangiovannidasso.it


Alla Rocca di Dozza (BO) prodotti tipici e piatti della tradizione, abbinati a oltre 1000 etichette del territorio

Dal 1° ottobre all’interno della Rocca di Dozza, nella storica sede della Enoteca Regionale Emilia Romagna, ogni weekend si può pranzare con prodotti tipici e piatti della tradizione, abbinati ad una selezione di oltre 1000 etichette del territorio. Il nuovo spazio si propone come un contenitore per le iniziative di informazione e promozione delle eccellenze vinicole emiliano-romagnole, fulcro delle attività rivolte al consumatore promosse da Enoteca Regionale. Si tratta di una notevole occasione, per i visitatori, di incontrare i singoli produttori degustando gratuitamente i loro prodotti e confrontandosi sul ruolo importante della viticultura regionale nel contenimento dei cambiamenti climatici.

Nel primo mese di attività, all’iniziativa che si svolge nel suggestivo contesto della cittadina dai “muri dipinti”, all’interno della scenografica Rocca Sforzesca, le presenze ed il gradimento di ospiti e turisti sono state ben superiori ad ogni aspettativa: ottimo auspicio per il futuro.

Alla Rocca di Dozza ha aperto “InCantina”, il nuovo spazio che unisce storia, vino e cucina

Ogni sabato e domenica è attivo “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi”, un nuovo spazio dove abbinare una selezione di oltre 1000 vini emiliano-romagnoli alla degustazione di piatti tipici del territorio. Insieme a Enoteca Regionale Emilia Romagna sono partner del progetto Dozza Calling Srl, un’azienda turistica proprietaria dell’Osteria di Dozza e di altre realtà locali nonché la Cooperativa CLAI di Imola. Dozza Calling contribuirà con il suo know how e con la cucina dei suoi chef, mentre CLAI fornirà i suoi rinomati salumi, le carni fresche e l’eccellente Prosciutto di Parma della storica azienda Zuarina di Langhirano, appartenente al Gruppo. Contestualmente all’apertura di questo nuovo ambiente è partita una rassegna di 12 weekend di promozione ai consumatori chiamata “InCantina Incontra…”. Questa attività, cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto “SUSTEM – Sustainable European Mediterranean Food and Wines” si concentrerà nello specifico sul tema della sostenibilità ambientale delle produzioni vitivinicole regionali. C’è inoltre l’opportunità di approfondire il rapporto cibo-vino tramite degustazioni dedicate alla cantina ospite della “Restaurant week”, che propone in abbinamento alle sue referenze alcune proposte gastronomiche secondo un criterio di sostenibilità, qualità, territorio e stagionalità.

Se dopo una degustazione di vino e cibo presso “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi “ si desidera allungare la permanenza a Dozza, inserita nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, si può soggiornare nell’adiacente e romantica Locanda Dolcevita (www.locandadolcevita.com).

Mostra Permanente/Enoteca: dal martedì al venerdì: 10.00-13.00, 14.30-19.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00-13.00, 14.00-19.00
Il wine bar è aperto domenica dalle 14.00 alle 18.30
Dal martedì alla domenica è aperto su prenotazione per gruppi.

I produttori
Uniti dal filo comune della passione per il vino e per i frutti della propria terra, mai avara ma mai troppo generosa.

I nostri vini
Scoprite i vini della tradizione emiliano-romagnola. Storia, caratteristiche e curiosità relative a questi prodotti, senza dimenticare i modi per gustarli appieno, abbinandoli con il giusto cibo.

Ogni sabato e domenica, nei locali di “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi” (Piazza Rocca Sforzesca – 0542 367700 info@enotecaemiliaromagna.it) si potrà pranzare (24 i posti disponibili).

(Franco Mioni)

Enoteca Regionale Emilia Romagna
Via Cà Bruciata 36
Toscanella di Dozza BO


Dalla Marca, l’alta qualità dei gustosi prodotti Spader

Tutta la Marca, grazie alla posizione geografica e alle capacità dei suoi lavoratori, vanta da sempre la fama di zona di grandi eccellenze: dal vino (è superfluo ricordarne le etichette famose nel mondo come il Prosecco!) ai prodotti della terra (dal radicchio con le sue lunghe coste bianche e rosse croccanti e il gusto un po’ amaro… al riso, ai legumi) alla gastronomia: tantissimi sono i piatti della tradizione regionale (i risotti, la sopa coada, la pasta e fasioi, la pevarada, fugassa e sfogliatine e tiramisù!) famosi sempre per la qualità delle materie prime del territorio…

Qualche anno fa (fonte ISMEA) l’Italia ha superato – con poco meno di 2 miliardi di euro – il colosso Germania, di gran lunga capofila dei produttori di salumi e insaccati. Sono stati molti i fattori a concorrere a tale risultato, ma qual è quello determinante? La risposta è: qualità e perizia nelle lavorazioni. L’arte norcina italiana non ha concorrenti all’altezza: i paesi nordici utilizzano tipologie di carni differenti per grasso e consistenza, i maiali italiani, invece, hanno masse di fibra più accentuate e solide delle cosce dei “colleghi” spagnoli e francesi, con una densità del grasso più vischiosa. Sono quindi salumi più adatti alla lavorazione e al taglio con il coltello in morsa. Nella nostra valle Padana, le nebbie da sempre rappresentano l’ambiente ideale per la stagionatura delle cosce dei maiali rosa (anche per le grandi pezzature, oltre i 200kg i cosiddetti maiali pesanti) così come nel Veneto con le escursioni termiche – accentuate proprio nella Marca – dove per le varie lavorazioni, trovano l’habitat ideale. Per i salumi si utilizzano parti intere dell’animale, ad esempio la coscia o la spalla, mentre per gli insaccati si usano carni di tagli diversi, con l’eventuale aggiunta di aromi e spezie. Dal prosciutto di San Daniele a quello di Sauris, dal musetto alla lingua salmistrata, dalla Soppressa vicentina (che oggi ha la DOP) fino alla porchetta trevigiana, i prodotti che arrivano sul mercato sono tutti ottimi salumi (cotti e crudi, insaccati e non) ideali per il consumo a taglio a fette sottili, per taglieri e antipasti, per preparazione di condimenti.
In questo variegato universo, paradisiaco per i gourmet, un giovane produttore si è affacciato alla ribalta, il suo nome è Emanuele Spader!

Il Salumificio Spader di Moriago della Battaglia (TV) nasce nel 1997 per la passione del suo titolare Emanuele, che scoprendo l’arte norcina, rimane affascinato dalle capacità manuali di un tempo, che coniugate con la tecnologia di oggi, che permette trattamenti semplificati degli alimenti (per conservazione delle carni, pulizia e igiene) offrono alle tavole prodotti di vera eccellenza.  Spader non si è concentrato sulla produzione degli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzato nella cottura di carni da affettare: dal prosciutto cotto (alla brace e soprattutto alla fiamma) alla pancetta (dolce, affumicata, aromatizzata con varie spezie) dalla porchetta, sempre nel rispetto delle tradizioni venete (pur con qualche contaminazione da altre regioni) fino alle specialità quali la lingua salmistrata (cotta a bauletto).  Target principale di Spader, i rivenditori: gastronomie, rosticcerie, salumerie e ristoratori, tutti conquistati dalla sua ampia gamma di prelibatezze:

 

porchetta trevigiana: è la parte tra la terza vertebra dorsale e l’ultima lombare del suino. Spader la prepara secondo l’antica tradizione proprio trevigiana. E’ massaggiata manualmente, cotta lentamente e a bassa temperatura per renderla rosata e fragrante, delicata e di morbida consistenza (si scioglie in bocca). Il gusto ricco di sapori di spezie, erbette e sale ben equilibrati, ne fa un salume che se ne mangi ogni qual volta che si possa…
porchetta arrosto: l’eccellenza della materia prima è fondamentale, cucinata alla tipica ricetta veneta, arrotolata e legata mantiene la cotenna abbrustolita e croccante quel che basta. Spader la propone in tre varianti: a un filone, a due (più robusta e pesante) e la “tipo romana” che si differenzia dalle altre perchè non contiene conservanti ed è più aromatizzata.

manzo cotto all’inglese: taglio di carne bovina magra, di pezzatura media cucinato proprio all’inglese cioè rosolato all’esterno e con carne rossa all’interno (leggi roastbeef). E’ confezionato in busta d’alluminio per preservarne sapori e fragranza. Adatto per piatti gustosi leggeri e anche freddi.

prosciutto cotto alla “fiamma”: coscia di alta qualità, insaporita con erbe aromatiche, legata a mano e, non solo cotta arrosto, ma anche affumicata con legno di faggio e ginepro, dopo di che la cotenna è “bruciata a fiamma” e, esternamente diventa molto scura e profuma di carne grigliata.  Confezionata sotto vuoto è pronta per l’apertura che la troverà tenera, succosa, compatta e gradevolissima al palato.

prosciutto cotto alla brace: molti passaggi della preparazione sono gli stessi del “cotto alla fiamma” con, un po’ più evidenti gli aromi delle spezie e l’affumicatura (sempre faggio e ginepro) che con la carne più asciutta, accentua il caratteristico gusto e profumo dell’affumicato.

pancetta tesa stagionata: parte magra e grassa del suino che si trova alla fine del torace, sotto il ventre e parte dei muscoli addominali, salata e aromatizzata. Quattro le versioni proposte: dolce, affumicata, aromatizzata al pepe oppure al peperoncino. La stagionatura dura dai 15 ai 50 giorni e avviene in ambiente a temperatura e umidità controllate. Quando pronta, si presenta a strati bianco rosato (parte grassa) e rosso vivo (parte magra). Destinata a varie consumazioni, da ripieno di fragrante pane fresco, “liscia”, come antipasto, coprotagonista di golosi taglieri o in cucina per insaporire condimenti e pietanze.

pancetta stufata singola e doppia: si ottiene dalla pancetta rifilata privata della cartilagine e salata con l’aggiunta di erbe aromatiche e spezie, massaggiata e messa a riposo lievemente affumicata, essiccata e successivamente cotta a vapore (70 gradi al cuore).

guanciale all’amatriciana: viene dalla guancia del maiale, distaccata a partire dalla gola, ottenendo un pezzo di forma a goccia (triangolare) messo sotto sale e spezie (pepe e peperoncino) per qualche giorno, lasciata stagionare per almeno 45 giorni per fargli perdere l’umidità in eccesso (cala anche del 30% del peso). Ideale su crostini di pane caldo, ma da sempre protagonista del condimento all’Amatriciana!

SALUMIFICIO SPADER
Via Europa Unita, 13
Moriago Della Battaglia TV
Tel.: 0438189 5591

Orari di apertura
da lun a ven: 07:30–19:00
sab e dom: chiuso


Denominazione Comunale di Origine per la “Coppia”

Nasce ufficialmente la nuova De.Co. del “Pane ferrarese” – detto anche “Ciupeta” – terza  tipicità del territorio assegnata negli ultimi due anni. Dal 5 al 7 novembre dell’anno scorso (2021) in occasione della prima edizione del “Ferrara Food Festival”, erano stati presentati il “Brazadlin” – il tipico biscotto casereccio sempre ferrarese e il Mandurlin dal Pont di Pontelagoscuro, altro piccolo biscotto a base di mandorle, albume d’uovo, zucchero e farina, dunque, era giusto e doveroso valorizzare anche il pane tipico ferrarese, con la benedizione di Comune, Camera di Commercio e Associazioni di categoria, che si sono così attivate per arrivare a ufficializzarne la certificazione di “Denominazione Comunale di Origine”, disciplinare e “storytelling” compresi.

Ferrara, città del Rinascimento, già governata dagli Estensi dal XIII secolo fino al XVIII, deve molto delle sue peculiarità mangiarecce, di cui una delle più note – oltre al “pasticcio alla ferrarese”, alla “salama da sugo”, o ai “cappellacci di zucca” col ragù – è la “coppia ferrarese”,  pane che si presta molto per accompagnare alcuni prodotti tipici della cucina ferrarese, specie piatti in brodo (i suoi cornetti più duri e privi di mollica si prestano come crostini da inzuppare). Con la sua forma particolare (a crocetta o ragnino) con la pancia più corposa e i cornetti arricciati, nata – pare –  con le celebrazioni del Carnevale del 1500 circa, anche se le regole per una panificazione magistrale, risalirebbero addirittura a 3 secoli prima, con tutte le “contaminazioni” che avvenivano in cucina (come certi altri usi) tra un territorio di confine e un altro,  mescolanza, questa, che è pure vera ricchezza.

Proprio la presentazione del “pezzo di pane tipico” sarà l’evento di apertura dell’edizione 2022 del “Ferrara Food Festival”, giunto alla sua seconda edizione (ore 12,00 di venerdì 4 novembre, in piazza Municipale).
La giunta – su input del sindaco Alan Fabbri – ha dato il via libera al disciplinare che fissa le caratteristiche che devono esserci per esporre il “brand” e commercializzare detti prodotti.

“Arriva a compimento – spiega il sindaco Fabbri – un percorso in cui abbiamo creduto e lavorato dall’inizio del mandato e il marchio De.Co. che abbiamo introdotto per la prima volta a Ferrara, è oggi realtà per tre prodotti tipici, il Brazadlin, il Mandurlin dal Pont di Pontelagoscuro e, da ora, anche per il Pane Ferrarese, l’antica arte bianca che è, nel nostro territorio, un patrimonio che vogliamo valorizzare. Questa scelta assume ancora maggiore rilevanza in un momento in cui il settore è fortemente minacciato dall’aumento dei costi dell’energia. La scelta di promuoverne la storia, l’unicità e il valore è fondamentale per farne apprezzare il valore” – ha concluso Fabbri.

La denominazione di “Pane Ferrarese” non è esclusivamente riferita alla celebre “coppia”, che ha già un proprio disciplinare Igp, ma anche alle diverse tipologie e forme di pane le cui fasi di lavorazione e produzione hanno luogo nel territorio provinciale e al prodotto da forno rispondente alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare, studiato ed elaborato con la consulenza dei docenti dell’istituto Vergani-Navarra (farina tra il 52% e il 65%, olio tra il 2% e il 15%, lo strutto non oltre il 10%, il sale tra lo 0,2% e il 5%). Tra gli altri requisiti, sono previste, prima del trasporto, apposite verifiche sui contenitori e sull’integrità delle confezioni.
“Sempre che il pane abbia in comune la genuinità, la provenienza territoriale degli ingredienti, l’aderenza alla tradizione” – ha spiegato l’assessore Angela Travagli facente parte della commissione De.Co. Per l’assessore, è importante anche creare uno “storytelling” che consenta di raccontare il pane ferrarese “brandizzato” la sua storia, le sue peculiarità e, visto che all’iniziativa De.Co. partecipa anche la “Strada dei vini e dei sapori”, si potrà così consolidare l’attrattività del prodotto e promuovere l’intero territorio su ampia scala, sviluppare iniziative dedicate per sostenere le campagne di promozione del prodotto, anche attraverso la pubblicazione di bandi specifici.

www.ferrarafoodfestival.it
Facebook @Ferrarafoodfestival
Instagram @ferrarafoodfestival


Tra il Piave e il vino c’è... “PiaVino” la Cicchetteria!

Nel 2019, dopo procedure iniziate 11 anni prima, le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – zona, del nord est d’Italia, compresa nella provincia di Treviso, in Veneto,  caratterizzate dal territorio vitivinicolo della zona di produzione del vino Prosecco di Conegliano Valdobbiadene DOCG – sono state iscritte nella “Lista del Patrimonio Mondiale” grazie anche all’opera dei viticoltori che hanno contribuito a creare uno scenario unico,  un sistema morfologico a dorsale composto da vigneti, foreste, piccoli villaggi e agricoltura.

Per secoli, quei terreni aspri sono stati modellati e adattati dalle pratiche dei viticoltori con il sistema di allevamento a “bellussera” (fin dal 1880) curando le uve Glera, con cui, ancora oggi, producono vino Prosecco di altissima qualità. Ai piedi di quelle colline, nel territorio da Conegliano a Valdobbiadene, proprio a Colbertaldo, frazione del comune di Vidor, in provincia di Treviso, alla biforcazione tra piazza Vittorio Veneto e la SP 32, c’è il “PiaVino” (Piave e vino) il locale ideale per fermarsi per un “cicchetto” e un bicer de quel bon… e dove la gentilissima Natalia e il marito Max, elargiscono ricche informazioni sui prodotti a “chilometro zero” di gran qualità e a buon prezzo, che consigliano, preparano e servono:

PORCHETTA LOCALE
Prodotta a pochi passi dal Piavino. Porchetta e altri tipi di affettati, accompagnati da vari ingredienti di produzione locale, sono tutti protagonisti dei golosi cicchetti.

LA MUSICA
Vari generi di diverse epoche. Selezioni musicali mai banali diffuse tra gli ambienti del Piavino.

CANTINA

VINI BIANCHI FERMI
PINOT GRIGIO “ESPEDITO” DOC; INCROCIO MANZONI “ESPEDITO” DOC; PACIFICO “MICHÈL” DOC

VINI ROSSI
CARMENERE “ESPEDITO” DOC; REFOSCO “ESPEDITO”; RABOSO “ESPEDITO”;CABERNET “ANTICHELLO”; MERLOT “ANTICHELLO”; VALPOLICELLA “ANTICHELLO”; VALPOLICELLA RIPASSO “ANTICHELLO” DOC; MERLOT IN PUREZZA “MICÈL”

VINI FRIZZANTI
SUI LIEVITI “BOTTAREL”; FRIZZANTE TERA “TORMENA F.LLI”; BRUT DOC “TORMENA ANGELO”; BRUT SUPERIORE DOCG FEDERA “MIOTTO”; BRUT DOCG LE RIVE “MIOTTO” ZERO; BRUT DOCG “TORMENA ANGELO”; BRUT DOCG “MICÈL”; EXTRA DRY DOCG (TORMENA A., MIOTTO, MICHÈL);

METODO CLASSICO SU RICHIESTA

BAR

APERITIVI
SPRITZ LISCIO; SPRITZ APEROL, CAMPARI, SELECT; SPRITZ HUGO; GINGERINO/CRODINO; BICICLETTA (GINGERINO+VINO); CAMPARI SODA;

BIBITE IN LATTINA

COCKTAIL
AMERICANO; NEGRONI; NEGRONI SBAGLIATO; GIN TONIC/LEMON; VODKA LEMON/REDBULL;

BIRRE
FOHRENBURGER ALLA SPINA DA 0,25, DA 0,40; BOTTIGLIA KELLER 0,50; WEIZEN 0,50; DUNKEL ROSSA; OBER LÄNDER 0,50;

CUCINA

I NOSTRI TAGLIERI
DI CROSTINI, MINI 1 PERSONA; MEDIO 2 PERSONE; PIAVINO 2 PERS. CON BOTTIGLIA; MAXI 4 PERSONE;

SNACK
PANINO C/AFFETTATO

TOSTONE
TOSTONE FARCITO

Durante la nostra piacevolissima sosta al PiaVino abbiamo degustato un paio di taglieri abbinati ad un paio di ottimi “Colfond” – dei Fratelli Bottarel e dell’azienda agricola di Valter Miotto –.  Detto vino, un po’ particolare per come si prepara, si presenta e si degusta, è in catalogo a molte cantine del territorio: è fatto rifermentare in bottiglia senza alcuna filtrazione e, a differenza del metodo classico, non viene effettuata la “dégorgement”, quindi conserva all’interno il suo naturale deposito di lieviti. E’ vino giallo paglierino, dal profumo fruttato, con sentori di mela, melone e pesca, gusto fresco, morbido, pieno, rotondo e sapido; ideale con antipasti di pesce, carni bianche, frittura di pesce, pesce crudo, alla brace o bollito, crostacei al vapore, finger food e stuzzichini.
E’ vino che permette di mantenere vivi la fragranza, i profumi e i sentori tipici dei fermentati in bottiglia e con tappo a corona e, forse proprio per i lieviti, garantisce una maggiore pienezza e avvolgenza al palato. Si può bere “scaraffato”, dopo aver lasciato la bottiglia a riposo in posizione verticale (perché i lieviti si sedimentino sul fondo) o, in alternativa, si può agitare la bottiglia, rimettendo in sospensione i lieviti e assaporare appieno tutto l’aroma lasciato dalla particolare rifermentazione.

Pia Vino Cicchetteria
Piazza Vittorio Veneto 1
Colbertaldo, Italy
388 309 9641
piavinocicchetteria@libero.it

LUN – SAB: 09:00 – 14:00 / 17:00 – 22:00
DOM: 08:00 – 20:00
MERCOLEDÌ CHIUSO


Dal cuore del Prosecco, i vini di Cantina Col Miotin

L’azienda agricola Col Miotin è situata in una delle “case rosse” dei conti Brandolini, nel cuore del Prosecco superiore Docg Conegliano Valdobbiadene, a Pieve di Soligo, provincia della Marca, in una collina a forma di antico anfiteatro romano, con alle spalle le Prealpi, che da lontano, per la forma, danno l’impressione di una “donna addormentata” (e da questo si ispirano i nomi di un paio di etichette: lo spumante Extra Dry  “La Bella Addormentata” e il Brut “La Bella Arrabbiata”).

La favorevole disposizione orografica è un bel vantaggio perchè permette l’alternanza ideale tra luce solare e ombra, favorendo lo sbalzo termico perfetto, ma costa sforzi e fatica non da poco, perché il terreno – sette ettari sulla cima di una collina – è tutto in dislivello e impone di operare quasi sempre a mano, senza l’impiego di macchine. Le circa 30mila bottiglie della produzione annua sono davvero “sudate”, ma grande è la soddisfazione quando si stappa una delle 8 etichette prodotte e si assaporano i profumi primari intensi che si sprigionano dal calice…  La passione dei Bottega per l’enologia e di Antonio, capofamiglia e titolare della cantina Col Miotin – nome che deriva dal proprio soprannome – li porta a progettare ulteriori ampliamenti  strutturali, per poter sostenere la sempre crescente produzione per soddisfare la domanda del mercato e visto che il potenziale quantitativo della materia prima non manca di certo.

L’azienda Col Miotin nasce nei primi del novecento con il nonno Sante. Attorno agli anni ‘50 viene proposto alla famiglia Brandolini di lavorare a mezzadria il terreno dove oggi sorge l’Azienda. Qui si trasferiscono il papà Girardo (ottavo di nove figli) e i suoi fratelli Massimo e Albino. In quegli anni non si occupavano solo di viti, ma anche di alberi da frutto e di bestiame. In seguito la famiglia acquistò quel terreno e alla morte del fratello Massimo e con la malattia del fratello Albino (negli anni ’80) solo Girardo ha continuato a portare avanti l’attività vitivinicola, aiutato dai figli, appoggiandosi da un lato alla Cantina Colli del Soligo e dall’altro vendendo autonomamente vino sfuso e uva da tavola.

Antonio Bottega, lavora nell’industria del mobile, ma è da sempre appassionato alla cura dei vigneti e, nel tempo libero aiuta volentieri il padre. È con la crisi del settore del mobile che Antonio decide di lasciare l’Azienda per cui lavora per dedicarsi interamente all’attività enoica. Nel 2010 è fondata l’azienda agricola Col Miotin con il suo marchio indipendente. La prima vinificazione è stata di circa 130Hl di Prosecco Docg e Doc e un po’ di vino rosso. Visto il successo nella fase di vendita (la richiesta superava la disponibilità di offerta) gli anni successivi sono stati di grande incentivo e spinta continua per aumentare considerevolmente la produzione, che oggi raggiunge circa le 30mila bottiglie. Ci sono, inoltre, delle ottime basi per il proseguimento dell’Azienda anche dal punto di vista generazionale: i figli di Antonio sono molto interessati proprio all’ambito agricolo.

Oggi i vitigni coltivati comprendono una prevalenza di Glera, che sta alla base del Prosecco, ma anche alcune minoranze autoctone di Verdiso, Perera e Bianchetta che, nella giusta quantità, aiutano a creare un vino più armonico. L’Azienda coltiva anche viti di Merlot (alcune delle quali hanno dai 40 ai 50 anni) con le quali produce il “Rosso Rostidò”.
Al seguente link, https://www.colmiotin.it/lavorazione/  la descrizione di tutte le lavorazioni.

Il gusto e i profumi primari che le 8 etichette prodotte regalano sulla tavola di chi sceglie i vini Col Miotin sono intensi e radicati, con note floreali e di frutta fresca che ricordano la natura in cui crescono rigogliose le viti coltivate, ma anche sentori minerali dati dalla qualità della terra originaria di produzione, il “terroir”. Al seguente link, https://www.colmiotin.it/prodotti/  l’elenco dei prodotti e l’invito a contattare l’Azienda per una degustazione proprio in cantina.

Tra i vini Col Miotin commercializzati, si produce anche il Perera, un “Colfond”, Prosecco che mantiene nella bottiglia i lieviti (che si depositano sul fondo) e questo processo lo rende torbido (da qui il nome).  C’è chi preferisce degustarlo “limpido”, quindi tiene verticale la bottiglia e sta attento a muoverla lentamente, in modo da non versarne il fondo e, c’è chi preferisce “agitarlo” prima di berlo, per gustarlo proprio torbido.
Colore giallo paglierino, al naso intense note fiorite e di pera, al palato è equilibrato con sentori di polpa di pera. Ideale per aperitivi, piatti di pesce e carni bianche, comunque si degusti, è sempre un ottimo vino.

Vignaioli Indipendenti
L’azienda agricola Col Miotin fa parte dell’associazione “Vignaioli Indipendenti FIVI” costituita da viticoltori che attuano il completo ciclo produttivo del vino – dall’uva all’imbottigliamento –  sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, dell’equilibrio dell’ecosistema e per riguardo nei confronti dei consumatori sensibili all’origine dei prodotti e attenti alla loro tracciabilità quale garanzia dei prodotti stessi.

La FIVI ha anche portato al Vinitaly oltre 200 aziende italiane e Cantina Col Miotin, ha fatto parte di questo gruppo di Aziende che danno lustro all’Italia in tutto il mondo.

Cantina Col Miotin
cell: 347 1255742
tel.: 0438 842469
e-mail: info@colmiotin.it


 Una rinomata vodka ucraina nel “dream team” di Spirits&Colori

Una proposta di pregio a sostegno di un’impresa che non si lascia travolgere dagli eventi e che prosegue con dedizione e coraggio nella produzione di un liquore super premium. La N.09 è un nuovo prodotto di altissimo pregio che scalda la squadra e il cuore di Spirits & Colori, l’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars e ristoranti stellati.

Entra infatti  nel  “dream team” di Spirits & Colori STARITSKY&LEVITSKY VODKA, un prodotto di fascia super premium che arricchisce l’ampio e selezionatissimo catalogo per regalare esperienze di gusto inedite e di sicuro effetto. Non si tratta di un semplice spirit commerciale, ma di un prodotto estremamente curato, proveniente da puro grano ucraino raccolto in agosto e coltivato nella pregiata terra nera che caratterizza il suolo dell’Ucraina (Chernozem), capace di conferire una nota distintiva all’alcool alla base di un distillato inconfondibile. Merito anche dell’acqua viva, di sorgente, proveniente dai Carpazi, filtrata con sabbia di quarzo e purificata naturalmente, senza distillazione, conferendo così al prodotto note peculiari ben definite, non presenti in altre proposte sul mercato.

Le caratteristiche
Realizzata in piccoli lotti, la VODKA STARITSKY&LEVITSKY nel suo segmento premium evidenza alla percezione olfattiva una nota alcolica leggera e non invasiva che lascia percepire un sentore delicato di erbe aromatiche. La sua morbidezza al gusto rilascia al palato una percezione di freschezza, dove spezie e pane fresco mantengono una persistenza equilibrata e temporanea che lascia spazio a una sensazione calda e avvolgente, molto apprezzata anche a un pubblico femminile, per chiudere la degustazione con delicate note di spezie ed erba appena tagliata.

La produzione
La creazione delle basi della vodka della VODKA STARITSKY&LEVITSKY viene eseguita da una tecnologa professionista con 40 anni di esperienza, Zoya Arkadyevna Grischuk, mediante due fasi: una dedicata alla commissione di degustazione dell’impresa con la partecipazione dei soli rappresentanti della STARITSKY&LEVITSKY e una successiva degustazione a porte chiuse con il coinvolgimento dei migliori sommelier ucraini. Solo così un lotto riceve l’autorizzazione ad essere distribuita, con la garanzia di mantenere l’elevatissimo standard produttivo che ne ha decretato l’assoluto successo. La produzione rigorosamente artigianale prevede, infatti, l’impiego di solo tre serbatoi per il riposo del distillato finito, per un volume di produzione limitato a 10 mila litri che riposano tra i 28 e i 90 giorni in base al tipo di vodka.

Le etichette
La gamma STARITSKY&LEVITSKY comprende, oltre all’etichetta N.09 dal design moderno e trendy, laReserve che vuole sottolineare la costante preservazione di distillati unici e dal carattere deciso, fino alla Private Cellar, sequel ultra premium della linea Reserve, pensata per occasioni speciali e vero inno all’eccellenza e all’artigianalità di un prodotto di alta classe, per una pienezza di gusto che nella nota piccante avvolge il palato con l’oleosità caratterizzante di un “selected” di gran pregio.

Un inno alla cultura dell’Ucraina
La VODKA STARITSKY&LEVITSKY non è solo un prodotto, ma un omaggio a una cultura che attraversa ben tre secoli e che trae origine dai suoi ispiratori, due importanti rappresentanti della rinascita nazionale ucraina nei secoli XIX-XX e grandi mecenati della cultura ucraina, finanziando artisti, mostre, eventi culturali. Proprio per impreziosire questi momenti iniziarono a cimentarsi direttamente nella distillazione, sperimentando ricette e metodi diversi, al fine di produrre la vodka che ora è possibile degustare. La gamma STARITSKY&LEVITSKY è dunque una sorta di galleria d’arte per il palato di un pubblico alla ricerca di esperienze molto speciali, come attestano i diversi riconoscimenti ottenuti nel tempo nei concorsi internazionali.

La distribuzione in Italia
Un richiamo, quello esercitato dalla VODKA STARITSKY&LEVITSKY a cui non poteva restare indifferente Spirits & Colori che fin dalle sue origini si è sempre caratterizzata per una mission votata alla ricerca e selezione di aziende in grado di offrire un prodotto che con fedeltà rispecchia e racconta il territorio di provenienza. In un momento storico così delicato, preservare un’eccellenza di una terra oggi così sofferente e supportare un’azienda ubicata nel cuore dell’Ucraina è un modo pertestimoniare in maniera concreta il proprio sostegno. La cultura del buon bere e il desiderio di stupire anche la clientela più sofisticata ha fatto sì che esperti di mixology, cocktailbar, loungebar, ristoranti e hotel, guardino a Spirits & Colori come a un partner capace di fornire suggestioni senza limiti di provenienza e di gusto. Un carattere identitario che si rinnova oggi con l’ingresso in catalogo della VODKA STARITSKY&LEVITSKY.

Spirits & Colori  è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars  e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiali, capaci di stupire con i propri distillati i palati più esigenti.


Fico d’India dell’Etna DOP: il frutto del futuro

Lo chiamiamo erroneamente fico d’India, per via di Cristoforo Colombo che credette di avere scoperto le Indie, ma dovremmo nominarlo d’America dato che è originario del centro America. Nome a parte il fico, l’Opuntia ficus indica, in Sicilia ai piedi del vulcano ha trovato il suo habitat naturale idoneo allo sviluppo e alla crescita, rendendo unico il paesaggio al punto di essere diventato un simbolo di questa terra.

E’ un concentrato di proprietà benefiche, è dolce, energetico ma al contempo a basso contenuto calorico; è indiscutibilmente una coltura sostenibile, basti pensare che per la produzione di un frutto occorre un quarto d’acqua rispetto alla coltivazione di una mela.

Solitamente siamo abituati a vederlo, con le sue caratteristiche piante, ai bordi delle strade, come divisorio degli appezzamenti di terreno, allo stato puro e selvatico. In realtà esiste una vera e propria coltivazione che vede il suo principio nelle talee dalle quali si ottengono piante uguali alle madri che nel tempo sono state selezionate per avere le migliori varietà di frutto. È importante diversificare e rigenerare vecchi impianti che dopo circa 15 anni vengono sostituiti per dar spazio a nuovi filari di piante giovani.

Indispensabile per la resa del prodotto finale è il suolo ricco e fertile dei territori che ricadono nell’area della DOP dell’Etna, i Comuni di Adrano, Biancavilla, Belpasso, Paternò, Motta Sant’Anastasia, Santa Maria di Licodia, che per le particolari condizioni pedoclimatiche, danno vita a frutti ricchissimi sia in termini di gusto che di proprietà nutritive.

Appartenendo alla famiglia delle piante del deserto il fico qui si è adattato a terreni aridi, e richiede scarse risorse idriche. I moderni impianti di irrigazione infatti riducono gli sprechi, essendo utilizzati solo in periodi particolarmente secchi. Inoltre le piante assorbono importanti quantità di anidride carbonica.

Per evitare di ricorrere a pesticidi dannosi per la salute e l’ambiente, si ricorre a trappole ad ormoni per le mosche, alla lotta integrata o alle aree in biologiche. La coltivazione viene scandita dai ritmi della natura, ai quali si combinano tecniche tradizionali che migliorano notevolmente la qualità e la bontà dei frutti. Parliamo nello specifico del diradamento, tecnica che consiste nell’alleggerire le talee della pianta da alcuni dei frutti ancora piccoli e verdi che crescono tra maggio e giugno, in seguito alla prima fioritura. Questa tecnica, effettuata manualmente da personale esperto, garantisce frutti più ricchi di sostanze nutritive e più grandi di dimensioni.

Un’altra tecnica è la scozzolatura, che consiste nel far cadere dalla pianta tutti i piccoli frutti nati in seguito alla prima fioritura, per stimolare la pianta e dar vita così una seconda fioritura, che produce verso la metà di settembre frutti più grandi con meno semi e molto succosi. I fichi d’India colti dopo la prima fioritura, tra agosto e settembre, vengono detti nostrani o primo fiore, quelli nati dalla scozzolatura, colti tra settembre ottobre e inizio novembre, vengono detti scozzolati o bastardoni.

Pur essendo una coltura che cresce e si propaga persino sulle rocce laviche più scoscese, per garantire frutti di qualità necessita di molta cura e mano d’opera, dalle varie tecniche di coltivazione fino alla raccolta che viene effettuata manualmente da operatori esperti e ben equipaggiati. Bisogna dunque avere dedizione, pazienza e una buona conoscenza della pianta.

Una volta raccolto il fico viene portato nello stabilimento di lavorazione per completare la filiera fino al confezionamento del prodotto. Il frutto non viene trattato con nessun agente chimico, viene solo despinato attraverso un sistema di spazzole rotanti, per poi essere selezionato, calibrato e confezionato. Anche il packaging ha una sua importanza, motivo per cui è fondamentale combinare confezioni pratiche di diverso formato, a un design accattivante, e soprattutto realizzate con materiali 100% riciclabili.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita incredibile non solo del consumo da parte dei clienti, ma anche della conoscenza e della valorizzazione di questo incredibile prodotto. Ne è una dimostrazione il primo marchio creato appositamente per il fico d’India che nasce dalla terra, dall’aria e dal fuoco di Sicilia.

Tre sono le varietà della DOP. La Gialla, o Sulfarina, è la varietà più diffusa, caratterizzata da frutti che presentano una buccia gialla con screziature verdi, ed una polpa morbida di un intenso color giallo-arancio, dolce e succulenta. La Rossa, o Sanguigna, è molto popolare e apprezzata, soprattutto per il suo intenso color rubino che cattura l’occhio ancora prima che il palato. La sua polpa friabile, zuccherina e succosa contiene meno semi rispetto alle altre varietà. La Bianca, o Muscaredda, è la varietà più pregiata. Il colore verde chiaro della sua buccia viene spesso percepito come indice di scarsa maturazione, ma non lo è affatto! Non lasciatevi ingannare dal colore meno sgargiante; all’interno troverete infatti un frutto chiaro dalla polpa croccante, fresca e dal sapore dolce e delicato.

Il fico d’India è un prodotto dalle molteplici proprietà, ricco di vitamine A, gruppo B e C, sali minerali (ferro, potassio, magnesio, calcio e fosforo). L’alto contenuto di fibre e la presenza dei semi aiutano a favorire il transito intestinale e ad aumentare il senso di sazietà, rendendolo alleato per il mantenimento del peso-forma anche grazie alla modesta quantità di zuccheri. Inoltre è ricco di proprietà terapeutiche in particolare quelle antinfiammatorie e antiossidanti contenute nelle betalaine e betaxantine del suo interno.

Curiosità: della pianta del fico d’India non si butta via nulla. E’ una coltivazione a “spreco zero” visto che può essere mangiata sia la buccia del frutto che le pale (cladodi) della pianta, ricche di proprietà cicatrizzanti e lenitive, adatte anche a diverse preparazioni in cucina.

Si utilizza anche il fiore essiccato per la preparazione di infusi depurativi, così come i semi da cui deriva uno degli oli più pregiati al mondo e impiegato principalmente in ambito cosmetico.

(Fabrizio Salce)


In attesa del momento più canonico, a Milano, "Coppa del mondo del panettone tradizionale"

La finale della Coppa del Mondo del Panettone sarà ospitata a Palazzo delle Stelline, a Milano, dal 4 al 6 novembre 2022 con tre giorni dedicati al dolce lievitato per eccellenza.

A sfidarsi nella terza edizione, i maestri pasticceri da tutto il mondo che hanno superato le selezioni nazionali di Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Portogallo, Romania, Stati Uniti, Sud America e Australia e che saranno all’ombra del Duomo, per conquistare il titolo di “Miglior Panettone 2022” il dolce che fa il Natale!

Durante quest’anno sono state organizzate le selezioni nazionali nei diversi paesi, in collaborazione con le più importanti realtà della pasticceria come Bruno’s Backery a New York, Levain Escola de Panificação di Rogerio Shimura a San Paolo del Brasile o il Championnat de France du Panettone, Escuela de Pastelería del Gremio de Barcelona EPGB.

La Coppa del Mondo del Panettone nasce da un’idea di Giuseppe Piffaretti, Angelo Musolino e Pier Paolo Magni per la valorizzazione e la promozione all’estero del famoso dolce a cupola, nato a Milano alla fine del XV secolo.

Spiega il Maestro pasticcere Giuseppe Piffaretti, cultore del lievito madre e tra le menti ideatrici dell’evento: “Siamo molto felici che la Coppa del Mondo del Panettone si svolga per la prima volta in Italia a Milano, che per tre giorni diventerà il centro del mondo del lievitato. Grazie al lavoro di questi anni e alle selezioni che si sono svolte nei diversi continenti, porteremo nella città dove è nato il panettone, i migliori pasticceri del pianeta che realizzano questo famoso dolce. L’obiettivo del nostro progetto, infatti, è proprio quello di celebrare il panettone partendo dalle origini, per promuoverlo a livello internazionale superando i confini e le stagioni. L’evento sarà anche l’occasione per raccontare e premiare i processi rigorosi che sono alla base della creazione di un prodotto artigianale di alto livello”.

“Il panettone torna finalmente a casa” – ha aggiunto Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia – “Un risultato frutto di un lavoro congiunto e di una forte sinergia tra tutti i partner. Crediamo fortemente in questo progetto che dà lustro a uno dei simboli della gastronomia lombarda. La manifestazione consentirà di porre l’attenzione mediatica e comunicativa anche sulle materie prime e sull’agricoltura, nell’ottica di rendere sempre più attrattivo il nostro territorio”.

“Il panettone non è solo il simbolo del Natale, ma anche una straordinaria eccellenza gastronomica lombarda che merita di essere valorizzata a livello mondiale” – ha aggiunto Carlo Cracco, presidente dell’Associazione Maestro Martino, nata con lo scopo di promuovere le generazioni future di ristoratori e pasticceri italiani attraverso la formazione – “La prima edizione italiana della Coppa del Mondo del Panettone – continua lo chef Cracco – sarà anche l’occasione per lanciare il WAPA – World Academy Panettone Award, il primo contest internazionale, patrocinato dall’Associazione Maestro Martino, dedicato alle scuole di tutto il mondo per promuovere il panettone anche attraverso le generazioni future di cuochi e pasticceri”.

In Italia per la prima volta le selezioni sono state organizzate dal neonato Club Italia della Coppa del Mondo del Panettone, presieduto da Gianbattista Montanari e un team affiatato per celebrare il meglio della produzione artigianale del panettone.

Sono arrivati in finale 24 pasticceri per la categoria “Panettone tradizionale” e 18 per la categoria “Panettone al cioccolato” che saranno valutati da una giuria internazionale di professionisti.

La Coppa del Mondo del Panettone è un appuntamento di ampio respiro che non mancherà di sorprendere, non solo i professionisti del settore, ma anche le famiglie e i “foodlovers” in generale. L’evento è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Maestro Martino e con il contributo di Regione Lombardia e il patrocinio del Comune di Milano, Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. I Partner sostenitori del progetto sono: Agrimontana, Molino Dallagiovanna, Novacart, Carma Chocolate, Corman, Europa ovens. Main Media Partner Pasticceria Internazionale. Partner: Conpait, Confcommercio Milano.

I soci fondatori della Coppa del Mondo del Panettone sono: Maestro Giuseppe Piffaretti, Maestro Pierpaolo Magni, Maestro Angelo Musolino.

Patron della manifestazione è il Maestro Giuseppe Piffaretti, affiancato da grandi professionisti nel mondo dell’alta pasticceria che compongono il comitato tecnico internazionale: presidente Pierpaolo Magni coadiuvato da Andrea Besuschio, Angelo Musolino, Biagio Settepani, Gastone Pegoraro, Jose Romero Barranco, Beniamino Bazzoli, Luca Danesi, Daniel Ricigliano, Mattia Gorietti.

Team di coordinamento dell’evento: Valentina Merra, Erika La Rosa e Dalila Pagani

Il concorso internazionale si tiene con cadenza biennale, alternandosi agli eventi di selezione nazionali, che si svolgono in diversi paesi (Brasile, Francia, Italia, Spagna, Svizzera, Stati Uniti e Portogallo) grazie anche al sostegno dei Membri della SMPPC con alla testa il presidente Massimo Turuani e la responsabile del segretariato sig.ra Sandra Fogato.

Premio del Maestro del Panettone 2021 alla memoria di Alfonso Pepe, che ha contribuito a creare la storia del Panettone nel mondo. Nella fotografia il fratello Giuseppe Pepe, ritira il premio

Programma

segreteria@coppadelmondodelpanettone.ch
info@coppadelmondodelpanettone.ch


“Terre Boscaratto”: ottimi vini e grande ospitalità

Susegana è un affascinante paese della Marca, situato vicino a Conegliano, all’interno della ormai mitica denominazione “Conegliano Valdobbiadene Prosecco”, tra la pianura solcata dalle acque del Piave e le colline che anticipano il paesaggio prealpino, suggestivo Castello di San Salvatore, compreso.

Proprio lì, dove oggi sorge “casa Boscaratto” e annessa cantina, un tempo c’era il bosco (è bello pensare che il nome “Boscaratto” derivi proprio da “bosco arato”…).  Gli avi di Denis (attuale capofamiglia e titolare della cantina) hanno via via disboscato la collina, coltivato i terreni e piantato i primi filari. Con il passare del tempo, i Boscaratto, hanno sempre mantenuto un rapporto naturale di simbiosi con la natura e il faticoso e costante lavoro manuale del viticoltore, ha assecondato e insieme, modellato il paesaggio nel rispetto della secolare tradizione. Il contatto diretto che ha legato lo stesso vignaiolo alle proprie viti è stato fondamentale. Così facendo, l’espressione del territorio, oggi, è presente in bottiglia sia nella tipologia Martinotti (spumanti) che nella versione rifermentata in bottiglia lasciandoci, appunto, il proprio fondo (Colfondo).

Un po’ di seminativo, ottime bottiglie e una grande ospitalità (bed & breakfast) sono i presupposti della “mission” Terre Boscaratto: 4 ettari e mezzo a Glera (vite autoctona) per i Prosecco Conegliano Valdobbiadene, classica spumantizzazione, per  2 spumanti classici: un extra dry  (in arrivo, un brut) un frizzante da pronta beva per tutti i  giorni e una piccola parte dedicata ai “rossi”, Merlot e Cabernet Sauvignon – circa 20 mila bottiglie/anno tra tutte le etichette – distribuite in zona, ma anche fuori e all’estero. In catalogo c’è anche il “Torgol” che è un “Colfond” (agricolo) vino storico locale, brioso, frizzante e rispettoso del territorio, davvero un gran bel biglietto da visita per Terre Boscaratto.  Vino non certo limpido, ma dal perlage delicato, con sapore leggero e floreale, bouquet olfattivo contornato da note floreali. I lieviti sedimentati lo rendono un vino morbido e piacevole; si accompagna molto bene con aperitivi e piatti delicati. Ottimo con la pizza.

N.B. Denis propone di degustare il suo Torgol (Colfondo agricolo) lasciando la bottiglia in posizione verticale, per permettere ai lieviti di sedimentarsi sul fondo e gustarlo così, in “versione limpida”. Se no, in alternativa, si può berlo dopo aver agitato la bottiglia, rimettendo così in sospensione i lieviti (versione torbido, da cui il nome in dialetto veneto…) e avere un gusto più omogeneo.

L’altra attività che impegna Denis e famiglia, è il far vivere le stagioni dell’uva nel comfort delle camere “B&B Boscaratto” ai veri gourmet del “turismo slow”. Gli ambienti della caratteristica costruzione, sono stati ristrutturati utilizzando materiali ecocompatibili, in accordo con l’arredamento originale, studiato appositamente da Renza Pavan Macalli di Orsago (TV) conosciuta anche come “Momo”.  L’artista e designer ha, infatti, sapientemente ridisegnato gli elementi naturali del territorio circostante per trasformarli in pezzi unici di design, creati appositamente per ogni stanza. Nello stabile a tre piani, sito nel bel mezzo della tenuta, al primo piano ci sono le camere destinate agli ospiti (soggiorno minimo 2 gg) al piano terra la sala colazioni (ovviamente per colazione tipica: tè, caffè, latte, fette biscottate o pane tostato, confetture varie, miele, yogurt e frutta fresca (spremuta d’arancia) e c’è anche il salato (tanta roba!). Comunque ogni esigenza, è sempre soddisfatta.

Tra le attività di casa Boscaratto, una importante, è dedicata alla “degustazione vini”:  momenti “dalla vigna alla bottiglia” con spiegazioni di autorevoli esperti che – facendo degustare varie etichette – riportano indietro nel tempo e attivano ricordi sensoriali, perché  degustare un vino, vuol dire affinare tutti e cinque i sensi per imparare a capirlo. Un esempio? Il confronto entusiasmante tra le “bollicine” prodotte con metodo “Martinotti” dell’Extra Dry e quelle tradizionali del “rifermentato in bottiglia”, del Torgol, è una gran bella esperienza!


Poi ci sono gli altri vini di Terre Boscaratto: il ”Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry DOCG” è uno spumante dalla vitale eleganza e dai profumi fruttati e floreali. La raccolta delle uve Glera avviene “a mano” in piccole casse, che sono portate nel più breve tempo possibile in pigiatura (solitamente non passano più di 45 minuti dalla raccolta alla pigiatura). Ogni annata ha una particolare curva di maturazione, perciò è fondamentale scegliere il momento in cui acidità e zuccheri sono in perfetto equilibrio. Presa di spuma in autoclave con metodo Martinotti per circa 40 giorni e affinamento con altri 30 giorni in bottiglia, prima della commercializzazione.

Caratteristiche del Prosecco Superiore Extra Dry DOCG: perlage fine, colore giallo paglierino, sentori che richiamano l’acino d’uva Glera da cui poi si trasforma. La “mela golden” è in evidenza, ma escono anche la pera, la pesca, sentori di agrumi e fiori di glicine e acacia. In bocca è armonioso e equilibrato con un’ottima persistenza ed una bollicina molto aggraziata. L’acidità è ben compensata dal residuo zuccherino tipico della versione extra dry.  In bocca, armonioso e bilanciato, si evidenzia subito il profumo di mela golden, seguito poi da quello di pera, di pesca, dai sentori di agrumi e di fiori di glicine. E’ piuttosto asciutto e sapido, al naso un bel bouquet di mela golden e pera, come da manuale, arricchito da note agrumate e di frutta a polpa gialla. Glera pura, elegante e raffinata. Appropriato per aperitivi, antipasti freddi salati (di carne e di pesce) ideale per finger food tipici e spuntini locali, ottimo con frutti di mare, adatto per portate vegetariane come per grigliate di carne bianche. Consigliato con dolci secchi.

N.B. davvero onesta la fascia di prezzo di tutta la gamma, specie considerando la qualità offerta. Terre Boscaratto aderisce alla FIVI.

Aperto sette giorni su sette! Contattare preventivamente lo 0438 1736690 (durante le festività si riceve solo su appuntamento).
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TERRE BOSCARATTO
agr. di Boscaratto Denis
Via Ponte vecchio 5/A
31058 Susegana (TV)
Tel. +39 0438 173 6690
Cell. (anche Whatsapp)
+39 320 808 4114
info@terreboscaratto.com


Turismo nautico: buon vento per il Salone Nautico Internazionale di Bologna

Sono solo due i padiglioni, ma sviluppati su 18mila metri quadrati presso Bologna Fiere, aperti fino a domenica 23; lì si svolge la terza edizione della rassegna nautica bolognese, organizzata da “SNIDI – Saloni Nautici Internazionali D’Italia”, in collaborazione appunto, con BolognaFiere Spa in  partnership con Trenitalia (che offre biglietti scontati per l’occasione) società  insieme per promuovere la piccola e media nautica italiana da diporto (di fatto, la vera nautica italiana) sia sul mercato nazionale che internazionale e favorire lo sviluppo e la crescita dell’intera filiera.

Un settore che pur con “pandemia e guerra”, crisi delle materie prime e dell’energia comprese, nel 2021 è riuscito a fatturare oltre 6 miliardi di euro (e ha registrato più del 75% dell’intera produttività nazionale)… e i dati sono ancora in crescita.

Al Salone Nautico Internazionale di Bologna sono presenti oltre 60 espositori, tra cantieri, produttori di accessori, rivenditori di motori marini, più di 180 brand e altrettante imbarcazioni esposte: lance, gozzi, gommoni e bellissimi motoscafi – dai 5 ai 15 metri, con motori fuoribordo anche da 300 e oltre cavalli (!) e prezzi da 5000 euro a oltre 300 mila – tutto ciò per la gioia dei diportisti e “nauticomani” vari che, bordeggiando sotto costa, vanno per calette.

E a giudicare dai gommoni esposti, si vede che agli appassionati piace stare comodi, perché ce n’è di tutte le misure, ma di più sono quelli “maxi”, anche oltre 50 “piedi” (unità di misura per le imbarcazioni) 15 metri circa e che trasportano anche 20 persone…

Oltre alle barche “tubolari dotate”, ce ne sono tante, che fanno bella mostra di sé con scafi in vetro resina, “ponti” in teak, avveniristiche soluzioni tecnologiche (pozzetti che si aprono e lasciano spazio a un piccolo garage) motoscafi con “spiaggette” (le scalette per accedere) che si immergono per facilitare la risalita in barca, futuribili “tolde” con “pulpiti” tutti elettronici e strumentazioni digitalizzate (anche con comandi vocali)… Quelle lussuose più grandi, sono davvero affascinanti “giocattoli” che si possono considerare in alternativa a un appartamento o una villetta a schiera di qualche lungomare italico, ma in più, questi, portano a spasso confortevolmente per mare!

Ringraziamo per la gentile collaborazione
“Autonautica Iavarone Srl”
www.autonauticaiavarone.it

 

 

(a cura di Cristina Maccaferri)


10 rum di Rinaldi 1957 vincitori al festival Italiano ShowRUM di Roma

Nessuno dei nuovi rum Rinaldi 1957 annunciati pochi giorni fa, ha vinto allo ShowRUM Tasting Competition, (anche) perché non hanno di fatto potuto partecipare al concorso che è la prima competition al mondo in cui i prodotti vengono divisi per tipologia di alambicco, per invecchiamento e per tipologia di materia prima. Tali novità sono giunte in Italia solo qualche settimana fa. Battute a parte, diventa molto interessante per la società bolognese il business legato al distillato di canna da zucchero. Sono 10 i premi ricevuti (sul totale di 42 premi dedicati al rum) da Rinaldi 1957. Vediamo quali e che caratteristiche hanno.

Ron Santiago de Cuba
A Cuba, grazie all’aiuto di innovazioni tecniche europee e locali venne sviluppato un prodotto di aroma e di gusto così raffinato che prese il nome di Ron ligero, in opposizione ai distillati più pesanti di altre provenienze caraibiche, rappresentando la più alta espressione del ron Cubano. Il Ron Santiago de Cuba è fabbricato, invecchiato e imbottigliato unicamente nella città di Santiago de Cuba, nella prima e più antica fabbrica di Ron cubano, risalente al 1862.

Santiago de Cuba 11 – Premio: Traditional 100% Column, 9-14 anni

L’invecchiamento è totalmente naturale al 100%, e viene effettuato in botti di rovere bianco selezionate e molto vecchie – alcune sono in uso da più di 70 anni. Il calore e l’umidità dei Tropici accelerano naturalmente l’evaporazione dell’alcool e la fusione con le sostanze legnose. Tutto il processo di produzione è scrupolosamente controllato dai maestri roneri, che sovrintendono alla fabbricazione degli aguardientes e alla loro mezcla, e che a Santiago de Cuba sono autentiche celebrità che si tramandano l’arte per la formulazione del Ron nei suoi vari assortimenti.

Invecchia per undici anni in barili di rovere bianco. La sintesi della grande esperienza dei Maestri Roneros della cantina d’invecchiamento di Santiago de Cuba. L’intenso sapore ed aroma trasmettono sensazioni uniche tipiche di un prodotto di qualità, secco ma con retrogusto intenso, morbido ed equilibrato.
È perfetto servito liscio, su ghiaccio o in un grandioso cocktail.
Ha volume alcolico di 40%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i sentori di frutta tropicale e cocco e gli aromi delicati di vaniglia e mandorla.
Il blend esalta il palato con un bilanciamento eccellente di note mature. Dolcezza piacevole perfettamente bilanciata con note moderatamente speziate.
Riempie i sensi col suo finale lungo e rotondo.

Santiago de Cuba Carta Blanca – Premio: Traditional 100% Column, inferiore ai 3 anni

Invecchiato in botti di rovere bianco, pulito ed elegante con sentori di canna da zucchero appena colta e legno, la scelta perfetta per preparare un cocktail (perfetto per il classico Daiquiri) o da gustare su ghiaccio.
Ha un volume alcolico di 38%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso risulta aromatico, con sottili sentori di vaniglia.
Al palato è ben percepibile il distillato invecchiato nel blend. Si avverte l’eccellente bilanciamento tra dolcezza leggera e gusto secco crescente. Il retrogusto è pulito ed elegante, con una nota finale di mandorla.

Black Tears è il primo spiced rum cubano realizzato con rum invecchiato e imbottigliato a Cuba, con infusione di caffè e cacao, elementi tipici della storia dell’Isola, insieme ad aji dulce, un peperoncino dolce che è forse l’ingrediente più unico e caratteristico di Cuba. Invecchiato dai quattro ai dodici anni, ottimo anche in miscelazione grazie a note speziate che risultano amabili al palato.
HSE
Saint‐Etienne fu costruita sulla base di “La Maugée”, una raffineria di zucchero la cui terra si estese all’inizio del XIX secolo su 400 ettari, da Gros‐Morne a Saint‐Joseph. L’insieme architettonico, costituito dal palazzo, che domina la distilleria e le ex capanne degli operai, testimonia il sistema abitativo specifico della Martinica. Nel 1882, Saint‐Étienne fu acquistata da Amédée Aubéry, un giovane capitano industriale che sarebbe diventato una delle figure emblematiche dell’economia martinicana. Trasformò la raffineria di zucchero in una distilleria agricola e iniziò la modernizzazione delle infrastrutture. Allargò la fabbrica e la dotò di una magnifica facciata scandita da 28 finestre con archi che assicurano un’ottima ventilazione dell’edificio. Le ferrovie sono installate sul sito della distilleria: animali da tiro trainano carri che contengono canne da zucchero. L’energia idraulica viene fornita dal fiume Lézarde attraverso un canale di pietra che attraversa il giardino creolo.

HSE Ambré Élevé Sous Bois Parcelaire – Premio: Agricole Style, 1-3 anni

HSE ha sviluppato questo Rum dalla distillazione di puro succo di canna da zucchero dagli appezzamenti di Verger e Coulon della dimora di Saint Etienne. La varietà di canna R570, utilizzata per questo eccellente Rum, è anche chiamata “canna d’oro” o “canna di paglia”.
Questo Rum è stato distillato il 10 giugno 2016 in un alambicco a colonne di rame. In seguito, il Rum è invecchiato per oltre 12 mesi in botti di rovere americane selezionate. Infine, è stato imbottigliato nel gennaio del 2022.
Ha un volume alcolico di 45%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso è delicato coi suoi aromi floreali e di vaniglia.
Al palato risulta ampio e rotondo; sviluppa note di frutta candita, aranciata e tabacco biondo esaltate da un delicato sentore di legno.

HSE X.O. Grande Réserve – Premio: Agricole Style sopra i 7 anni di invecchiamento

Questo Rum proviene da una selezione delle annate più antiche dell’Habitation dal 1960. Un Rum notevole con tonalità legnose. Questa eau-de-vie è il risultato di una complessa ricerca in cui ogni passaggio è stato ben padroneggiato. Dolcezza, fascino e segno vellutato, è “uno degli spiriti più belli del momento” secondo “Drinks International”.Ha un volume alcolico di 43%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Ha una superba veste color ambra con un naso nobile di estrema ricchezza. Questo Rum ci offre spiccate note di cacao, moka e tabacco leggero, arricchite da piacevoli tocchi di pepe e noce moscata.
La Maison du Rhum
La Maison du Rhum è una collezione super premium di rum che si compone di eccezionali imbottigliamenti riservati agli estimatori del distillato in tutte le sue sfaccettature. Le caratteristiche di ogni rum si esprimono attraverso l’origine del prodotto e attraverso le forti personalità dei maestri distillatori. Il tipo di alambicco, l’affinamento e l’annata, hanno guidato François-Xavier Dugas (amministratore dell’omonima società di distribuzione francese) nella ricerca e selezione di prodotti unici, tra le distillerie più famose al mondo. Con la collezione La Maison du Rhum si percorre un viaggio sensoriale atto a formare i palati dei rum lovers, con un’attenzione particolare all’estetica vintage ed estremamente attrattiva del suo packaging.

La Maison du Rhum Panama – Batch 5 – Premio: Special Ageing, 8-15 anni

Rum distillato a colonna nel 2007 e imbottigliato a settembre 2022. È invecchiato in botti ex-Bourbon.
Ha un volume alcolico di 55%.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avverte il sentore del legno. Al palato si sentono le note di vaniglia, tabacco biondo e legno pregiato.
Il finale è morbido e speziato con note di zucchero di canna grezzo.
O’Reizinho
La distilleria o’Reizinho è stata registrata ufficialmente nel 2013 sull’Isola di Madeira, ma la sua fondazione risale a tempi precedenti. In effetti, la famiglia Ferreira produceva già “aguardente de cana” da molte generazioni, per autoconsumo e per gli amici. La distilleria si trova ancora sotto la casa e il metodo tradizionale è rimasto invariato.
Lo zucchero arriva da piccoli produttori locali che coltivano sei varietà di canna da zucchero da piccoli campi situati alle pendici delle montagne.
E’ un rum agricolo, realizzato con puro succo di canna da zucchero, che esce da un alambicco tradizionale portoghese.
Nel primo anno sono stati prodotti 3000 litri e la produzione è arrivata a 15.000 litri nel 2018.

O’Rezinho 6yo Cask Strength – Premio: Agricole Style Pot Still & Blended, 4-7 anni

Questo è il Rum agricolo più vecchio mai imbottigliato dalla piccola distilleria o’Reizinho. Ha volume alcolico di 52,6%.
Il periodo di invecchiamento di 6 anni ha luogo in ex-botti di vino di Madeira.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si presenta fruttato con sentori di arancia, vino di Madeira e vaniglia.
Al palato è sia dolce che salato, si avvertono le note di vaniglia, uvetta, olive nere, frutti di bosco, ananas, mango e canna da zucchero. Sia avverte anche il sapore del Madeira.
Il finale è erbaceo.

O’Rezinho 3yo Cognac Cask Strength – Premio: Agricole Style Pot Still & Blended 1-3 anni
È un Rum agricolo invecchiato in ex-botti francesi di Cognac. È stato imbottigliato brut de fût (a gradazione piena) dopo 3 anni di invecchiamento. È una edizione limitata, ne sono state prodotte 900 bottiglie. Ha volume alcolico di 54,4%
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si presenta fruttato con sentori di arancia e vaniglia.
Al palato è sia dolce che salato, si avvertono le note di vaniglia, uvetta, olive nere, frutti di bosco, ananas, mango e canna da zucchero.

PUSSER’S
Il “Navy Rum” è stato introdotto per la prima volta dalla Royal Navy nel 1655 come sostituto di birra, brandy e vino.
La distribuzione quotidiana del Rum avveniva con precise modalità che si sono evolute per più di 300 anni.
Il nome Pusser’s? Una storpiatura del nome “Purser” – l’ufficiale responsabile della distribuzione della razione quotidiana di Rum, detta anche “tot”. Da qui deriva il nome Pusser’s Rum.
Questa tradizione durò sino al 31 luglio 1970 quando il tot fu abolito, questo giorno è noto come “Black Tot Day”.
Nel 1979 Charles Tobias, il fondatore di Pusser’s, distilleria situata a Tortola nelle Isole Vergini, si è assicurato i diritti della ricetta originale della Marina e il diritto di mostrare sul logo il marchio bianco della Royal Navy.  In cambio, Pusser’s Rum dona prodotto e denaro ai fondi di carità della Royal Navy e della Royal Marine.
Pusser’s Rum è uno dei Rum più storici e tradizionali in commercio oggi ed è il solo Rum approvato dalla Marina Inglese.
Pusser’s Aged 15 Years – Premio: Traditional Pot Still & Blended sopra i 15 anni

Pusser’s Aged 15 Years – Premio: Traditional Pot Still & Blended sopra i 15 anni
Forbes magazine lo ha chiamato “Single Malt of Rum,” noi lo chiamiamo “Liquid History.” Pusser’s Rum 15 anni è realizzato in small batch. Ha un volume alcolico di 40%. É un Rum superbo, ambito e a quantità limitata che continua a vincere svariati premi nei World Rum Awards.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i sentori di zucchero Demerara, frutta secca, spezie e caramello.Al palato risulta pieno e rotondo, ideale da sorseggiare. Il finale è caldo, lungo e rotondo.

Pusser’s Blue Label – Premio: Traditional Pot Still & Blended – No Age Declared

 

Pusser’s Blue Label – Premio: Traditional Pot Still & Blended – No Age Declared
Prodotto in conformità alle specifiche del Ministero della marina inglese, utilizzando il 100% di prodotti naturali, senza agenti aromatizzanti, il Rum British Navy Pusser’s Blue Label è ricco e corposo, con una morbidezza insuperabile grazie ai suoi ingredienti naturali ed all’invecchiamento sotto il sole dei Caraibi. Ha un volume alcolico di 40%.
Rum British Navy Pusser’s Blue Label è stato premiato con doppia medaglia d’oro alla San Francisco World Spirits Competition.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Al naso si avvertono i dolci sentori di zucchero Demerara, melassa, frutta secca, spezie e caramello.
Al palato risulta pieno e rotondo.
Il finale è lungo con sentori tostati.