VINDOME E THE GRACE CLUB INSIEME PER DARE VITA AD UNA NUOVA FOOD & WINE EXPERIENCE NEL SEGNO DELLA TECNOLOGIA

Cibo, tech e wine trading si fondono in una partnership esclusiva

Nuovo sodalizio di gusto ed eccellenza sotto il cielo di Milano dove la primavera porterà un’inedita partnership tra fine dining e fintech grazie all’incontro tra due protagonisti dei rispettivi settori: The Grace Club e Vindome. L’ormai nota destination dell’entertainment milanese di via Messina 38, infatti, rinnova e impreziosisce la sua offerta food&beverage siglando un’esclusiva collaborazione con la prima app dedicata al trading online di vini pregiati.
A partire dal 9 aprile scorso, per 4 mesi da giovedì a domenica, la ristorazione d’eccellenza incontra il prestigio delle migliori etichette del portfolio Vindome grazie a una collaborazione speciale che offre agli ospiti del Grace Club un’esperienza food&wine di prim’ordine con un sommelier dedicato che guiderà gli ospiti alla scoperta di vini da investimento pensati per tutti i budget e provenienti dalle principali denominazioni del mondo. Un’occasione unica non solo per degustare referenze internazionali di altissimo livello ma anche per entrare immediatamente nel mondo del fine wine trading. Tra una degustazione e l’altra infatti, sarà possibile scaricare l’app Vindome comodamente al tavolo tramite un QR code e iniziare a investire navigando tra le collezioni e il live market grazie a un’interfaccia intuitiva e un kit integrato di strumenti che permettono all’utente di operare in piena autonomia.

Quella tra The Grace Club e Vindome è la partnership perfetta per gustare accostamenti inediti e scoprire “che sapore” ha investire in vino grazie a un’app che rappresenta una nuova frontiera per chi vuole acquistare, collezionare e vendere vino in modo smart, offrendo la possibilità immediata e concreta di effettuare investimenti anche partendo da cifre realmente contenute fino a creare selezioni dal valore via via più elevato. Il tutto direttamente gestito dall’utente senza intermediari o broker e con la possibilità di stoccare i vini in sospensione d’IVA nelle apposite cantine Vindome.

Vindome e the Grace Club insieme per dare vita ad una nuova Food & Wine Experience nel segno della tecnologia
Nuovo sodalizio di gusto ed eccellenza sotto il cielo di Milano dove la primavera porterà un’inedita partnership tra fine dining e fintech grazie all’incontro tra due protagonisti dei rispettivi settori: The Grace Club e Vindome. L’ormai nota destination dell’entertainment milanese di via Messina 38, infatti, rinnova e impreziosisce la sua offerta food&beverage siglando un’esclusiva collaborazione con la prima app dedicata al trading online di vini pregiati.

A partire dal 9 aprile scorso, per 4 mesi da giovedì a domenica, la ristorazione d’eccellenza incontra il prestigio delle migliori etichette del portfolio Vindome grazie a una collaborazione speciale che offre agli ospiti del Grace Club un’esperienza food&wine di prim’ordine con un sommelier dedicato che guiderà gli ospiti alla scoperta di vini da investimento pensati per tutti i budget e provenienti dalle principali denominazioni del mondo. Un’occasione unica non solo per degustare referenze internazionali di altissimo livello ma anche per entrare immediatamente nel mondo del fine wine trading. Tra una degustazione e l’altra infatti, sarà possibile scaricare l’app Vindome comodamente al tavolo tramite un QR code e iniziare a investire navigando tra le collezioni e il live market grazie a un’interfaccia intuitiva e un kit integrato di strumenti che permettono all’utente di operare in piena autonomia.

The Grace Club è una location ideale per eventi privati e aziendali, degustazioni o incontri. Il nostro ristorante propone soluzioni su misura secondo la tipologia di evento, con menù firmati dallo chef o ricchi buffet accompagnati da vini selezionati con cura, dai nostri sommelier. Siamo disponibili per feste di compleanno, feste private, cene aziendali, aperitivi.

Per prenotazioni: 338 8098326 – events@gracemilano.com      Per ulteriori informazioni su Vindome:
Ingresso consentito solo tramite Green Pass                                www.vindome.net
www.gracemilano.com                                                                    @vindome_wine
@the_graceclub


ANDAMENTO LENTO, TRA NATURA E BENESSERE DELLA ZONA TURISTICA DI VILLACH – LAGO DI OSSIACH – LAGO DI FAAK

Un progetto che interessa tutta la Carinzia, dove sono stati realizzati itinerari per escursioni dal ritmo lento, per godere al massimo dell’energia e della bellezza della natura, ritrovando tempo per sé stessi e per concedersi attimi di relax lontani dalla caoticità della quotidianità in città. Questi sono gli Slow Trail, adatti a ogni tipo di camminatore e caratterizzati dall’essere dislocati in punti particolarmente panoramici e ricchi di fascino. Nella Regione turistica di Villach, a pochi chilometri, si trovano sul Lago di Faak, sul Lago di Ossiach, presso il monastero di Wernberg e sul Lago di Afritz.
Hashtag suggeriti: #RegionVillach #visitvillach #Villach

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
Percorsi rilassanti, da percorrere lentamente e senza stress, che non superano i dieci chilometri di lunghezza e non hanno più di 300 metri di dislivello. Questi sono gli Slow Trail della Carinzia, nati dalla collaborazione di cinque grandi zone turistiche e che hanno visto crescere esponenzialmente il loro successo. Molto apprezzati, sono adatti a tutti proprio perché non richiedono una particolare preparazione fisica e atletica. Consentono di immerigersi in ambienti naturali davvero suggestivi, ricaricandosi di energia positiva. Su tutti i percorsi lenti si raggiunge il punto di partenza o la destinazione in non più di tre ore, camminando vicino ad acque cristalline e scintillanti.

SLOW TRAIL BLEISTÄTTER MOOR
Lo Slow Trail Bleistätter Moor, disegnato attorno al Lago di Ossiach, offre un’esperienza culturale e naturale straordinaria. Si cammina attraverso passaggi incontaminati, attraversando luoghi di interesse naturalistico e culturale, circondati dalla vista della catena montuosa dei Tauri di Ossiach e della Gerlitzen Alpe. Il sentiero parte dalla Domenig Steinhaus, passando per alcune fattorie e giungendo fino alla vasta Bleistätter Moor.
Dalle torri di vedetta e dai piccoli ponti si può lasciar vagare lo sguardo sulle ampie distese e abbandonarsi alla musica della natura. Prevede due varianti possibili, a seconda dei propri interessi. Gli amanti della cultura possono ad esempio scegliere di partire dallo storico monastero di Ossiach, sede dell’importante Festival dell’Estate Carinziana,  e immergersi nel suo fascino storico. Come variante, nei mesi estivi è possibile combinare l’itinerario con una gita in barca.

© Region Villach Tourismus /Michael Stabentheiner
1 / Dalla Domenig Steinhaus a Ossiach attraverso la Palude Bleistätter Moor
L’itinerario parte dalla futuristica Steinhaus di Günther Domenig, progetto del famoso e visionario artista carinziano, per poi proseguire lungo il Panoramaweg e quindi verso Steindorf. Ideale per chi ama la cultura e l’architettura, oltre che naturalmente la natura, il percorso segue poi la Seestrasse per alcuni metri in direzione nord, si attraversa un ruscello su un ponticello e si prosegue lungo la riva del lago in direzione nord fino ad arrivare al Gasthof Laggner. Si imbocca quindi un sentiero sterrato (sentiero n. 1) e lungo gli argini si trovano due torri di osservazione, dove è possibile ammirare i numerosi uccelli che abitano nella palude di Bleistätter. Proseguendo, al secondo ponte, si va in direzione Prefelnig (sentiero n. 2) e si attraversa dopo pochi minuti la Landesstrasse. Continuando per Prefelnig o Tiffen / Feldkirchen, si supera il ponte sul Tiebelbach e poi si gira nuovamente a destra in direzione Steindorf (sentiero n. 2A). Ancora una volta è necessario attraversare la Landesstrasse prima di raggiungere la meta dove ci si potrà concedere qualche istante di meritato riposo.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 2 ore
Distanza: 7,1 km
Dislivello: 12 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/hiking-tour-at-lake-ossiacher-see-slow-trail-bleistaetter-moor.html

2 / Da Steindorf a Ossiach attraverso la Palude Bleistätter Moor
L’abbazia di Ossiach è un ex monastero benedettino sulla sponda meridionale del Lago di Ossiach. Poco si sa delle origini del monastero, poiché non sono stati tramandati documenti. Si presume che la fondazione sia risalente a poco prima del 1028. Si dice che il re polacco Boleslao abbia trascorso i suoi ultimi anni (dal 1521 in poi) come “penitente ottuso” nel monastero e sia stato sepolto sul lato nord della chiesa. Durante un viaggio a Ossiach, non è certo da dimenticare la visita alla sua abbazia che oggi ospita anche il CMA – l’accademia musicale carinziana. Luogo d’incontro per tutti coloro che amano lo musica, suonata o ascoltata, è sicuramente circondato da un’atmosfera magica. Il tour inizia alla Domenig Steinhaus, per proseguire poi sul Panoramaweg e successivamente lungo la riva verso Steindorf. Qui si percorre la Seestrasse per alcuni metri in direzione nord, si attraversa un piccolo ponte e si va avanti fino a raggiungere la riva del lago. Attraverso un piccolo collegamento si raggiunge il sentiero lungo la spiaggia che si segue in direzione nord fino ad arrivare al Gasthof Laggner. Qui inizia una strada sterrata e lungo l’argine si trovano due torri di osservazione, dove è possibile osservare i numerosi abitanti della palude di Bleistätter. Al termine dell’argine, si gira in prossimità del secondo ponte in direzione Prefelnig (sentiero n. 2), lo si attraversa verso Alt-Ossiach e si sale leggermente verso l’Ossiacher See Süduferstrasse. Continuando per 300 metri, si attraversa una strada forestale  fino a Rappitsch. Una volta giunti all’abbazia, si attraversa il suo elegante cortile interno e si raggiunge il pontile dove si può prendere il traghetto per un comodo e rilassante viaggio di ritorno.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 2 ore
Distanza: 6 km
Dislivello: 86 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/hiking-tour-at-lake-ossiacher-see-from-steindorf-to-ossiach-via-the-slow-trail-bleistaetter-moor.html

SLOW TRAIL WERNBERG: DAL MONASTERO DI WERNBERG ALLA DRAVA
L’itinerario parte dalla porta del monastero di Wernberg, costruito su una rupe al di sopra dell’ansa della Drava. Sede oggi dalle suore missionarie del Preziosissimo Sangue, è stato per gran parte della sua storia un castello rinascimentale costruito all’inizio del XIII secolo. Oggi funge da monastero, collegio e foresteria con una sua fattoria ed un negozio di specialità ben fornito. Da qui si scende in pochi minuti fino ai due idilliaci stagni del luogo, gestiti dall’associazione di pesca sportiva e di allevamento di Villach.

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
Numerose specie di pesci vengono allevate negli stagni e successivamente rilasciate in fiumi, torrenti o laghi. Accompagnati da numerosi pannelli tematici sulla fauna locale, si raggiunge la sponda della Drauschleife dopo aver facilmente traversato due torrenti. Una comoda amaca invita gli escursionisti a rilassarsi e lasciare che il loro sguardo vaghi libero sull’acqua. Proseguendo lungo uno stretto sentiero a zigzag, si raggiunge un piccolo punto panoramico: la parte più dura è stata fatta, e ora non resta che scendere per godere del bellissimo panorama che si apre davanti agli occhi. Con un buon binocolo si possono osservare e scoprire perfettamente le numerose specie di uccelli. Si prosegue dunque sulle placide sponde della Drava, osservando le varie specie di uccelli acquatici e migratori che qui vivono e nidificano.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 45 ora (per il ritorno calcolare lo stesso)
Distanza: 2,6 km
Dislivello: 49 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/wandern-in-wernberg-slow-trail-wernberg-drauschleife.html

SLOW TRAIL DEL LAGO DI AFRITZ: BELLEZZE NATURALI A PERDITA D’OCCHIO
Il punto di partenza di questo pittoresco Slow Trail è il parcheggio Seepark sul lato sud del Lago di Afritz, facilmente riconoscibile dal cancello d’ingresso fatto con parti recuperate da barche. Il Lago naturale Afritzer See ospita oltre 15 specie di pesci e gamberi nobili e si trova ai piedi delle popolari destinazioni escursionistiche Amberger Alm, Mirnock e Wöllaner Nock. Lungo tutto il percorso, amache e posti a sedere invitano a fermarsi e a soffermarsi davanti a splendidi e rilassanti panorami. Questa piacevole escursione libera dallo stress e riporta al punto di partenza al Seepark potendo scegliere tra due vie sempre bene segnalate:

© Region Villach Tourismus / Gert Perauer
la prima opzione è quella di tornare indietro lungo lo stesso sentiero e godersi ancora una volta gli accoglienti punti di riposo; la seconda è quella di rientrare lungo il sentiero accanto alla strada principale dall’altra parte del lago. Indipendentemente dal percorso, in entrambi i casi si godrà della bellezza del lago e del paesaggio montuoso che lo circonda.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 1.15 ore
Distanza: 4,6 km

Dislivello: 39 hm

Informazioni:https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-afritzer-see.html

SLOW TRAIL FAAKER SEE
Il Lago di Faak non solo affascina e ammalia con le sue acque dalle tinte turchesi, ma anche per la splendida cornice delle magnifiche montagne Karawanken, che formano un confine naturale con i paesi vicini della Slovenia e dell’Italia. Non solo, il Mittagskogel torreggia maestosamente sopra il lago. Con Faak am See e Drobollach come punti di partenza, lo Slow Trail conduce attraverso un’idilliaca area naturale e paesaggistica protetta.

© Region Villach Tourismus / Gert Pauer
1 / Da Drobollach alla Penisola
Si parte dall’ufficio turistico di Drobollach, e ci si dirige verso sud fino alla Cappella della Pace. Molto caratteristica, la sua facciata è stata progettata dall’artista carinziano Giselbert Hocke e rappresenta il forte legame che esiste tra le persone che vivono in Carinzia, Italia e Slovenia. Da qui si prosegue a piedi per pochi minuti fino al Panorama Beach (uno degli accessi gratuiti al lago), punto perfetto per una pausa ristoratrice e un tuffo nel lago! Il percorso (sentiero n. 40) porta poi verso ovest e, dopo una breve salita, volta a sinistra proseguendo su un prato (sentiero n. 10). In questo tratto si può godere della vista più bella del Lago di Faak e del suggestivo Monte Mittagskogel (2.145 m). Successivamente il percorso si sovrappone a quello del marciapiede lungo la Kohlstattstrasse e lo segue per circa 5 minuti prima di svoltare a sinistra in un fresco bosco, ottimo rifugio alla calura estiva. Dopo una leggera salita si raggiunge un piccolo incrocio con la possibilità di raggiungere a piedi la penisola o il lago (tempo di percorrenza circa 20-30 minuti). Il percorso qui volge a sinistra, scendendo e raggiungendo in breve tempo la penisola.

Difficoltà: sempliceTempo di percorrenza: 1 ora (per il ritorno calcolare lo stesso)
Distanza: 4 km
Dislivello: 28 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-faaker-see-from-drobollach-to-the-peninsula.html

2 / Da Faak am See alla penisola
Partendo dal laghetto del villaggio di Faak am See si prosegue in direzione nord-ovest (sentiero n. 10) fino alla chiesa dedicata a San Giorgio che merita una visita, anche per fuggire alla calura estiva. Il sentiero, proseguendo, incontra la strada che si segue in salita sul marciapiede per circa 5 minuti prima di svoltare a destra nel fresco bosco. Dopo una leggera salita, si raggiunge un piccolo bivio dove si può scegliere se andare alla penisola o al villaggio di Drobollach (ca. 45 minuti a piedi). Questo itinerario prevede di svoltare a destra, scendendo lentamente verso la penisola.
Difficoltà: semplice
Tempo di percorrenza: 45 minuti (per il ritorno calcolare lo stesso, o 1 ora per raggiungere la stazione ferroviaria di Faak)
Distanza: 2,7 km
Dislivello: 45 hm

Informazioni: https://www.visitvillach.at/en/tours/slow-trail-faaker-see-from-faak-am-see-to-the-peninsula.html
Per informazioni: www.visitvillach.at/it

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Come arrivare:

In treno: ogni giorno collegamenti diretti con le maggiori città italiane (es. Milano, Venezia, Udine, Trieste, Bologna, Firenze, Roma). Per dettagli e approfondimenti: www.obb-italia.com

In auto: per pianificare il viaggio consigliamo di utilizzare il cerca percorsi sul sito ufficiale della regione di Villach www.visitvillach.at.
Informazioni turistiche per il pubblico (in italiano):
Region Villach Tourismus GmbH
Peraustraße 32
9500 Villach, Österreich
Tel.: +43 / (0)4242 / 42000 – 0, Fax: +43 / (0)4242 / 42000 – 42
FN171412b I LG Klagenfurt
E-Mail: office@region-villach.at


Vinitaly 2022, Emilia Romagna protagonista insieme alle regioni del vino italiano tra export, innovazione e qualità

Il presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini: “Un patrimonio di grande valore che va sostenuto anche nelle sfide legate al Pnrr, sosteniamo chi investe nella valorizzazione del territorio e nel lavoro”.
Sì perché quello del vino è un settore in ripresa, con risultati più che buoni nell’export e aree come la grande distribuzione e l’e-commerce decisamente in crescita.

Insieme ai temi più sentiti da operatori e imprese: la sostenibilità di prodotto e dei processi produttivi, in nome della qualità e della tutela ambientale, sempre più prioritaria, la transizione digitale, il rafforzamento delle dimensioni competitive delle aziende e le strategie di commercializzazione. In un contesto che non può che guardare alle pesanti ripercussioni della situazione internazionale e della guerra in Ucraina.
È questo il quadro di sintesi del comparto vitivinicolo dal punto di vista delle Regioni, al centro oggi della tavola rotonda organizzata a Vinitaly, l’importante Fiera internazionale del settore che si tiene fino al 13 aprile a Verona. Un confronto tra istituzioni, con i presidenti della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e della Regione Veneto, Luca Zaia, e alcune importanti imprese. Tra i partecipanti, l’europarlamentare Paolo De Castro e il direttore di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini. Tra i discorsi affrontati nei vari convegni anche il rispetto delle decisioni dell’Unione Europea, come l’impegno delle Regioni che riguarda la questione delle accise sulle bevande alcoliche, perché il settore va associato all’educazione al bere con moderazione, alla cultura, alla professionalità e alle tradizioni dei territori.

“Sul settore vitivinicolo – afferma il presidente Bonaccini – insieme alle altre Regioni l’Emilia Romagna intende giocare un ruolo di primo piano su sviluppo e regolamentazione nazionale a tutela di produzioni di qualità. E sulla revisione delle normative europee, che non può penalizzare un patrimonio prezioso come quello enologico italiano e delle nostre regioni. Penso ad esempio ai rischi nella nuova Pac di diminuzione dei fondi Ue per l’attività di promozione. Un impegno che va sostenuto anche nelle sfide legate al PNRR, con investimenti per la transizione ecologica, il lavoro e una conversione dei processi produttivi che guardi in primo luogo alla sostenibilità e all’innovazione di prodotto, percorsi che tantissime nostre aziende hanno già intrapreso. Il vino è uno dei biglietti da visita del Made in Emilia-Romagna –  prosegue Bonaccini – protagonista nei principali mercati internazionali: negli ultimi cinque il comparto regionale ha registrato un +42% di export, molto al di sopra della media nazionale. Dobbiamo continuare a investire sulla commercializzazione e sullo sviluppo dell’enoturismo, mettendo in valore il patrimonio delle unicità gastronomiche, culturali e turistiche che abbiamo. Perché per crescere nell’ export occorre investire sulla sinergia tra vino e turismo, per valorizzare sempre più l’identità regionale e quella dei suoi prodotti”.

Protagonista a Vinitaly l’Emilia-Romagna, dalla riviera alle colline, passando per la pianura, ogni singolo territorio esprime spiccate vocazioni abbinate a vini e cibi di qualità.
I vini dell’Emilia-Romagna sono protagonisti della 54esima edizione della rassegna con oltre 120 aziende produttrici e tutti i consorzi, tantissime etichette disponibili nei banchi d’assaggio. E poi il ristorante con un menù che parla emiliano romagnolo, una brigata di 40 tra cuochi e camerieri, oltre ai sommelier dell’AIS, l’Associazione italiana sommelier.
Il tutto nei 2.500 metri quadrati del padiglione n.1 di Vinitaly, gestito dall’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna, che per quattro giorni è stata la “casa” dei Consorzi, delle aziende, dei vini e dei prodotti Dop e Igp regionali. I vini in degustazione rappresentano tutte le 19 Doc, due Docg e 9 Igt dell’Emilia-Romagna.

Più di venti in calendario gli appuntamenti nel padiglione dell’Emilia-Romagna a Vinitaly: fra questi, il convegno sull’enoturismo, il Master del Sangiovese (per la prima volta all’interno del Vinitaly) le masterclass e le degustazioni di Pignoletto, Romagna Albana, Romagna Sangiovese, Lambrusco, Malvasia e gli spumanti made in Emilia Romagna, l’anteprima di Tramonto DiVino 2022, presentazioni e degustazioni guidate di salumi piacentini Dop, coppa di Parma Igp e salame felino Igp, riso del Delta del Po Igp e specialità Dop come lo  Squacquerone di Romagna, il Prosciutto di Parma, il Culatello di Zibello e il Parmigiano Reggiano.

Sui canali social, Facebook (Enoteca Regionale Emilia Romagna) e Twitter (@EnotecaEmRom), tutti gli eventi live e gli aggiornamenti con l’hashtag #iltrattocheciunisce


Ristorexpo: quasi 20.000 presenze in quattro giorni

Il Ristorexpo è il salone professionale dedicato al settore HORECA, frutto della collaborazione fra Lariofiere e Confcommercio, dal 3 al 6 aprile a Erba. Nella masterclass dell’ultimo giorno lo chef stellato Mauro Elli ha presentato una sua particolare rivisitazione di una ricetta classica del territorio: il risotto con le quaglie. “Ho voluto rappresentare – spiega Mauro Elli – il mio impegno nel mantenere la tradizione attraverso l’innovazione dove l’innovazione significa ripresentare questi piatti con un approccio contemporaneo, attraverso la tecnica esecutiva. Partendo da un insegnamento del maestro Gualtiero Marchesi, ho eliminato i grassi, i brodi e ho cucinato le quaglie nel miele. Ho tolto per raggiungere un’armonia, perchè l’armonia è conforto che è il tema di Ristorexpo di quest’anno. Stare bene vuol dire mangiare bene, una filosofia che dobbiamo divulgare. Dobbiamo educare i giovani al bello, al buono e al sano. E’ da sempre che credo nel conforto perchè andare al ristorante è un momento speciale e l’ospite ha diritto di ricordare questo momento anche dopo l’uscita dal locale.”

Assemblea provinciale Fipe: una categoria coesa e propositiva.
Dopo l’importante Consiglio Regionale organizzato a Ristorexpo lo scorso Lunedì 4 aprile alla presenza del Presidente Nazionale Lino Stoppani, nel quale è stata presentata e sottoscritta la carta dei valori della Ristorazione italiana, fondamentale riferimento per uniformare a valori comuni e condivisi gli operatori della categoria, anche la Fipe Como è convenuta a Lariofiere per la propria assemblea provinciale. Nella propria introduzione il Presidente Giovanni Ciceri, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto, in questi anni, dal gruppo “con grande rispetto, serietà e passione”. Ciceri ha orgogliosamente ricordato agli intervenuti che proprio il gruppo di Como è stato il primo a presentare un protocollo sulla gestione del Covid. “L’impegno ora” ha sottolineato il Presidente, “è trovare uniformità all’interpretazione della normativa soprattutto quella di natura sanitaria per poter permettere a tutti gli operatori di potersi confrontare con le stesse regole e gli stessi disciplinari a prescindere dalle Ats di riferimento”.

Premi e riconoscimenti
Al termine dell’Assemblea è stato conferito uno dei più importanti premi di Ristorexpo, quello riservato ai benemeriti della tradizione enogastronomica del territorio. Il primo ad essere premiato è stato Angelo Foresti, fondatore della Vispa Teresa ad Erba e del Cantuccio ad Albavilla con il quale è stato insignito della prima Stella Michelin riconosciuta in provincia di Como. “Ho accettato questo premio” ha detto Foresti “perchè mi è stato assicurato che la motivazione è da attribuire alla professionalità che ho dimostrato in oltre 50 anni di attività e non ai profondi rapporti d’amicizia che mi legano a Ristorexpo”. Foresti, all’alba dei 75 anni, si sta lanciando in una nuova avventura: la riapertura del suo primo locale, la Vispa Teresa, che aveva cessato l’attività a causa della pandemia. La seconda benemerenza, quella destinata alla provincia di Lecco, è stata attribuita a Vincenzo di Bella chef del ristorante Pontevecchio del NH Hotel di Lecco e Presidente dell’Associazione Cuochi Lecco e Provincia. “Nel corso degli ultimi anni” ha affermato Di Bella “si sta assistendo alla trasformazione dei ristoranti residenti negli hotel; da servizio a disposizione degli ospiti a motivo autonomo di richiamo anche per il pubblico non residente nell’albergo”.
Oltre alla creatività degli chef, oltre all’arte dell’impiattamento, ma forse anche prima, la Plonge, l’area adibita al lavaggio delle stoviglie, una zona fondamentale per l’igiene e la soddisfazione del cliente. Ristorexpo è stata creata da appassionati che conoscono a fondo l’ambiente della ristorazione e per questo motivo è stato istituito il premio “Passione per la Plonge”, quest’anno attribuito alla signora Rozeta Xhaferri che da quasi 10 anni lavora al ristorante “Da Rosa” di Capiago Intimiano e che si è sempre distinta per l’elevato senso di responsabilità e attenzione nello svolgere le proprie mansioni. A premiare la signora Rozeta, oltre al Presidente Ciceri e al presidente di Lariofiere Fabio Dadati, anche Fabio Edda di FIPE Como e Biagio Carfagna, in rappresentanza degli Enti Bilaterali.

Attesissima anche la premiazione della Ristorexpo Young Cup, il concorso a squadre per allievi delle scuole alberghiere, chiamati a cimentarsi in una gara complessa che prevede prove di cucina, di servizio in sala, di preparazione dei cocktail e anche di realizzazione di un piccolo spot pubblicitario. Il podio è così composto: al terzo posto la squadra dell’Istituto Romagnosi di Erba, al secondo posto il team del Collegio Ballerini di Seregno e sul gradino più alto il team del Collegio Castelli di Saronno. Per la prova individuale della Ristorexpo Young Cup, che prevedeva la preparazione di un piatto a base di riso con l’utilizzo e la valorizzazione di prodotti territoriali, vince Christian La Rocca del CFP di Como. Presenta alla premiazione anche il Prefetto di Como Andrea Polichetti che è intervenuto salutando gli studenti delle scuole e ricordando loro che il sapere acquisito è il loro passaporto per la conservazione delle nostre tradizioni nel mondo.

Ristorexpo 2022, soddisfazione degli operatori
Obiettivo raggiunto per la 24esima edizione di Ristorexpo, non solo per la nutrita partecipazione – quasi 20.000 presenze complessive in quattro giorni – ma anche per la soddisfazione espressa dagli operatori economici – espositori prima di tutto – a cui spetta il giudizio finale su Ristorexpo.
“Siamo estremamente soddisfatti della nostra partecipazione.” afferma Alfonso Sala dell’azienda Sala Romeo, “Abbiamo generato un alto numero di contatti e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla presenza di visitatori provenienti da tutta la regione”.
Anche Fabrizio Baraglia dell’azienda Fabar si dice soddisfatto della qualità dei contatti raccolti “tutti di ottimo profilo professionale”.
Prima volta, e non poteva essere diversamente, per la startup Growmore. “Abbiamo avuto diversi e interessanti contatti che si sono trasformati in ordini confermati a cui si aggiunge una notevole curiosità da parte del pubblico verso il nostro prodotto”.


Colomba al caramello salato: una ricetta di successo firmata Loison

Ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la propria bontà dall’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e farcito con crema di caramello salato, alla copertura con glassa di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp, operazione che viene fatta rigorosamente a mano.

L’ISPIRAZIONE TRA CARAMEL AU BEURRE SALÉ, TOFFEE E DULCE DE LECHE
In Francia la ricetta del caramel au beurre salé è stato un colpo di genio del Maître Chocolatier e Caramélier Henri Le Roux, di Quiberon in Bretagna, quando nel 1977 ebbe l’azzeccatissima idea di aggiungere burro salato di Normandia e panna allo zucchero caramellato; nel mondo anglosassone sono tutti pazzi per il Toffee, il cui nome deriva dalla alterazione di “taffy”, la tipica caramella gommosa per bambini; tra Spagna Portogallo e soprattutto in America del Sud spopola il Dulce de Lece, nato per caso da una pentola piena di latte zuccherato lasciato incautamente sul fornello.
Denominatori comuni sono sempre e comunque 3 ingredienti: zucchero, burro e panna.

CARAMELLO SALATO: UNA RICETTA MADE IN LOISON
Il caramello salato che farcisce la Colomba Loison è realizzata su ricettazione di Dario Loison, in cui è stata fortemente ricercata la stabilità e l’equilibrio tra dolce e salato, quest’ultimo gusto garantito dal sale marino integrale di Cervia.
E’ un gusto che perpetua il grande successo invernale del caramello salato iniziato nel 2018 con il Panettone Nerosale, seguito nel 2019 con il Pandoro al Caramello salato.
Ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la sua piacevolezza: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato.
La copertura al cioccolato bianco è realizzata a mano e avviene dopo la cottura al forno.
La colomba al Caramello salato fa parte delle collezioni Genesi (1kg) e Latta (750g), linea TOP, e interpreta il cosiddetto “Made in Loison” utilizzando i migliori ingredienti base: latte e burro di montagna lavorati freschi, uova di allevamenti sicuri, mandorle e zucchero italiani di prima scelta, sale marino integrale di Cervia oltre alla Vaniglia Mananara del Madagascar (presidio Slow Food).

Pasqua Loison, a ciascuno la sua Colomba!
Tra tutte le ricercate proposte Loison non è facile scegliere la Colomba ideale. Che siate amanti dei gusti fruttati, golosi o tradizionali questa piccola guida vi condurrà verso la scelta migliore. E se siete ancora indecisi non c’è dubbio: bisognerà assaggiarle tutte!

PER CHI PREDILIGE I GUSTI TRADIZIONALI
Colomba a.D. 1552. È proprio vero che la sensibilità al gusto Classico è innata! Se poi ci aggiungiamo un impasto ricco che necessita di 72 ore di paziente lavorazione e selezionatissimi canditi di arance della Sicilia senza solfiti, si va a colpo sicuro!

Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Romantica (1kg), Cappelliera (1kg), Latta (750g), Sogno (750g), Fantasia (750g), Evasione(750g).
Colomba Pesca e Nocciola. Tra i gusti più richiesti dal 2004, le pesche semicandite esaltano il gusto conferendo alla colomba una delicatezza superiore. E se non dovessero bastare ci pensano le Nocciole Piemonte Igp che, nella loro interezza, ricoprono la colomba con una spettacolare glassa. Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Latta (750g), Sogno (750g), Evasione(750g).
Colomba DiVigna. È una colomba che inebria e suscita il desiderio di un’altra fetta, grazie all’uvetta Sultanina imbibita con un blend di selezionati vini scelti personalmente da Dario Loison, come il Recioto di Gambellara, il Riesling e il Verduzzo.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Sogno (750g), Fantasia (750g).

PER I PIÙ GOLOSI, GRANDI E PICCINI
Colomba Regal Cioccolato. È come un sipario di velluto nero che si apre alle 3 declinazioni di cioccolato, ricavato da selezionati Cru di cacao monorigine: in sofisticate gocce nell’impasto, in suadente crema di farcitura, in riccioli fondenti di copertura.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Romantica (1kg), Cappelliera (1kg), Sogno (750g).
Colomba al Caramello salato. Gusto rivelazione 2021, ogni elemento di questa Colomba concorre ad accentuare la sua piacevolezza: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato.
Disponibile nelle Collezioni: Genesi (500g e 1kg), Latta (750g).

PER GLI AMANTI DEI GUSTI FRUTTATI
Colomba al Mandarino Tardivo di Ciaculli. È la scelta che non tradisce mai, grazie al Presidio Slow Food sempre più ricercato per la sua rarità aromatica, ricco di note della Sicilia che restituiscono alla Colomba intense sfumature agrumate e persistenti.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Romantica (1kg), Fantasia (750g). Colomba Amarena e Cannella. Come un abbraccio unisce e consolida, anche questo incontro amplifica il gusto con le succose amarene candite avvolte dall’inconfondibile aroma della spezia dello Sri Lanka. Insieme imprimono nella memoria dei sapori un perfetto connubio familiare ed esotico.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg), Evasione(750g)

Colomba Camomilla e limone. Una coppia di ingredienti essenziale e discreta: da un parte la fragranza rassicurante dei fiori di camomilla e del miele Millefiori di Sicilia, dall’altra il sapore netto e fresco delle scorze di limone candite di cui è ricco l’impasto.
Disponibile nelle Collezioni: Frutta e Fiori (500g e 1kg)

PER CHI ADORA GLI ESTREMI
Collezione Magnum. Perfette per meravigliare tutti gli ospiti, le Colombe Magnum sono una produzione limitata Loison che richiede una lavorazione più complessa. Disponibili in 3 diverse dimensioni – 2, 3 e 5 chili – la collezione comprende due tipologie di confezioni: racchiusa da un incarto trasparente d’effetto che fa esaltare le belle forme, o in elegante bauletto con fregi d’epoca vittoriana in oro a caldo e manici in cordoncino di raso di cotone.
Collezione Mignon. C’è da sbizzarrirsi con le Colombine da 100g che, oltre ad essere prelibate, sono una gustosa sorpresa contenuta in diverse proposte: dai teneri coniglietti Gigio e Pallina, morbidi come una carezza della mamma, alla pochette con i romantici pois, realizzata in tre colori, perfetta da usare come microborsetta. E se non basta ecco i cofanetti ideali per un pensiero senza impegno o quando si tratta di un omaggio aziendale.

Impara a fare i dolci con spensieratezza e a offrirli con sentimento, ma evita di mangiarli. Dello zucchero, come delle carezze, è facile diventare schiavi una volta che ci si è preso gusto.  (Isabel Allende)

(Gianluigi Veronesi)


Tipicità 2022 – per il trentesimo anniversario – finalmente in presenza e con i migliori auspici

Turismo, cibo, cultura e molto altro con il festival Tipicità che si è svolto il 2, 3 e 4 aprile sui 10.000 mq del Fermo Forum, con 130 espositori, autorità, testimonial e tanto pubblico intervenuto e non solo per le degustazioni possibili, le presentazioni e le performance dal vivo di artigiani, agricoltori e esperti, ma anche per i talk show con volti noti e chef stellati impegnati, questi, con le “chicche” del territorio marchigiano: dal mais ottofile di Roccacontrada all’anice verde di Castignano, dal topinambur dei Sibillini al carciofo di Montelupone, agrumi del Piceno, pisello di Montesanto, porro di Massignano, fava di Fratterosa, cappero di Borgocisterna, orzo nudo e scalogno di Pergola, lupino con cece e roveja, tutti compresi.
Taglio del nastro sabato mattina da parte del presidente della Regione Francesco Acquaroli, accompagnato dal sindaco Paolo Calcinaro e Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche, ANCI Marche, presenti anche i Magnifici Rettori degli Atenei partner di Ancona, Camerino e Macerata e l’Arcivescovo SE mons. Rocco Pennacchio che ha benedetto l’avvio dei lavori e i 90 eventi in programma.
Chi si è apprestato a visitare gli stand ha trovato i tanti gioielli delle produzioni alimentari locali, le varie manualità, i diversi territori, in un’esperienza unica, con tante novità in esposizione e vendita: i “Bio-creativi”, come il topinambur dei Sibillini, gli “Autockton” per gli amanti del vino, i “Fermenti & lievitati”, per i prodotti da forno, poi ancora altro cibo, birre, olio e curiosità del territorio, visibili nello spazio del “Mercatino” e infine l’area ben nota dedicata al “Grand Tour delle Marche”. A integrazione della manifestazione,  convegni/incontri, compresi due eventi “extra” per gli addetti ai lavori.
Deus ex machina dell’avvenimento, Angelo Serri con Alberto Monachesi e i validi collaboratori – Clothilde Cenier in particolare – una valida squadra supportata da sostenitori quali Regione Marche, Camera di Commercio delle Marche e ANCI Marche, Comune di Fermo, per la manifestazione che si è confermata punto di riferimento sempre più importante per la trentesima volta.

“Un’edizione che è andata al di là delle più grosse aspettative. È stato l’anno della ripartenza e fino alla vigilia dell’evento abbiamo avuto tante incertezze” – ha affermato Angelo Serri – “La gente è ancora spaventata, le incognite erano tantissime e tutti anelavano al ritorno alla vita normale e alla voglia di ripartire, non solo dei visitatori, ma anche dei produttori che si sono dovuti adeguare al mercato. Quale modo migliore di celebrare il trentesimo compleanno se non un ritorno alla condivisione? ” – Ancora Serri – “Tipicità 2022 è speranza. La pandemia ha insegnato che solo stando insieme possiamo andare avanti”.
Il presidente della Regione, Acquaroli, ha definito Tipicità “una base di rilancio”. Secondo lui, il festival è la dimostrazione della voglia della gente di tornare a sorridersi, di stare insieme e, soprattutto, di parlare di futuro.

Tra i presenti, molti i giornalisti (specie quelli enogastronomici) i blogger, influencer compresi, per raccontare e  valorizzare, tramite giornali, riviste patinate, radio TV e Web, le piccole e grandi realtà del  vero e proprio ecosistema del bello e del buono dove i veri protagonisti sono stati produttori, buyer e visitatori: una grande community che si è confrontata, facendo business, offrendo esperienze e che, terminato l’evento, rimane connessa attraverso la “Tipicità Endless Experience” e il relativo “Phygital” per valorizzare le eccellenze del contesto locale. Argomento dibattuto anche nei vari convegni, sul “Fare futuro con” (Marco Ardemagni di Radio Rai) sui “Territori digitali” (Stefano Parcaroli, CEO di Med Group e Giulia Farnesi, Mktg MyCicero) sulle analisi sensoriali digitali (Daniele Marinelli CEO Socialize Holding e Nicola “Tinto” Prudente, Rai e La7) sul Distretto biologico delle Marche (Mirco Carloni, vice pres. Regione Marche) su “Il rosso di sera” (Igor Iacopini, co-founder di Rosso di sera) e ancora su La naturale sostenibilità dei sogni (Annalisa Cerretani, assessore al turismo Comune di Fermo)  cambiamenti climatici, la sanità di prossimità, sulle pratiche commerciali del settore agroalimentare, la riduzione degli sprechi di acqua dolce e ancora le plastiche, gli itinerari sostenibili, l’identità del territorio, tutti incontri gestiti da autorevoli relatori – anche detti “biocreativi” – da Marco Ardemagni che tra gli altri ha intervistato Gioacchino Bonsignore (capo redattore TG5) che a sua volta ha animato anche altri seminari, pure con Francesco Adornato (rettore di UniMC) con Germana Borsetta, con Silvia Costantini (console generale d’Italia a Montréal – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha già svolto funzioni diplomatiche in tutto il mondo: in India, Bhutan e Nepal, in Cina, Africa, a Bruxelles, è Cavaliere della Repubblica italiana e, oggi a Montreal, è coadiuvata da una squadra di 15 addetti) e con Fabiano Alessandrini, Monia Marchionni, Leopoldo Gasbarro e Massimo Cupillari e la wine-love blogger Ilaria Cappellacci, hanno partecipato agli eventi svoltisi nella lounge del Fermo Forum nei giorni di Tipicità, alcuni dei quali, anteprime del prossimo “Grand Tour delle Marche (www.tipicitaexperience.it). Naturalmente i simposi più seguiti sono stati quelli a tema enogastronomico: dall’eccellenza dei Sibillini, la “fregnaccia”, all’olio evo, fino agli esclusivi “biodiversi” gusti di gelato del maestro Raoul Trozzo: I primi d’Italia (nel piatto) Il brodetto di Porto Recanati, L’Adriatico a tavola, Il petalo nel piatto, San Miniato: tartufo tutto l’anno, Sapori di enosophia e l’asparago di sant’Elpidio a mare, Cibi di territorio e qualità nel piatto e ancora, ricette e gusto della cucina antica, dalle arancine al pisello di Montesanto fino al “dining stile Marche”, insomma… tanta roba!

Cena dell’Accademia dello Stoccafisso e Associazione Italiana Sommelier – “Stoccafisso senza frontiere”- organizzata dagli alunni del Polo Carlo Urbani di Sant’Elpidio a Mare che hanno operato sotto l’attenta guida del prof. Stefano Isidori e realizzata da una dozzina di cuochi di tutta Italia che si sono sfidati a colpi di ricette dedicate al merluzzo essiccato. Presenti autorità, addetti ai lavori e vip e, per tutti, piatti con lo stoccafisso soggetto principale: cucinato all’anconetana, all’elpidiense, alla fermana, ma anche alla vicentina, con la ricetta di Rovereto (TN) di Reggio Calabria e di Alcamo (TP). Per chiudere la cena in dolcezza, le colombe pasquali di Atalia, annaffiate dal vino più gradito tra i 4 finalisti designati dall’AIS  Marche, annunciato dal suo presidente Stefano Isidori: il Passerina brut, spumante di casa Moncaro.

Occasioni di enogastronomia che hanno appagato i sensi dei giornalisti, dei gourmet e dei vip al seguito di Tipicità 2022 con le golose specialità locali, ma anche con una “fusion” con la cucina dell’Alto ascolano insieme a tanto spazio riservato al vino, con Autockton, il salone dedicato al “Vigneto Marche”: dai vini di montagna alle denominazioni marchigiane, senza dimenticare le bollicine. Accanto ai “vignerons” in rassegna e all’animazione di Marchigianamente, tante iniziative e approfondimenti con AIS Marche per riscoprire insieme le DOC e DOCG dei territori, le tecniche di vinificazione, il fascino ancestrale delle cantine.
E per i “lievitati”, la nuova area a cura di Molino Agostini, la “Fermenti & amp;” dedicata a tutto ciò che esce dal forno, con degustazioni e performance proposte da pizzaioli, panificatori, ristoratori e pasticceri, tutti cultori dell’”attesa”, quella per la lievitazione!
Infine nelle aree Coldiretti, Copagri e Confartigianato: droni, tecnologie innovative, agrichef, agricoltura sociale, approfondimenti sulle filiere, birra agricola e artigianale, formaggi e spirits, pasta funzionale, olio biologico, uova di Pasqua e colombe d’autore, utilizzo della canapa. E i più pigri hanno potuto mangiare in una vera e propria fattoria (poco distante dal Fermo Forum della fiera) la Fattoria Sociale Montepacini che, a pranzo e a cena, ha proposto un menù d’autore in collaborazione con lo chef Aurelio Damiani e il servizio di " e camerieri speciali"!
Qui di seguito, per chi non fosse potuto intervenire… è possibile rifarsi gli occhi con alcune di quelle prelibate preparazioni.

L’appuntamento è per la prossima edizione del 2023.
Chi può non manchi!

 (GfL)


Cascina Faletta 1881: passato e presente di un angolo del Monferrato

Mentre scrivo, la giornata volge al termine e le persone si preparano per la cena. Qualcuno guarderà la televisione mentre mangia, altri posteranno qualcosa sui social e i più affamati non avranno occhi e palato che per il cibo. E’ stata una giornata grigia e autunnale, direi quasi invernale, con la temperatura attorno ai 4 gradi. Si sta bene in casa al caldo, dove il tepore è un comodo abito e il grigio si tinge di colore. Ed è tra le mura domestiche che trovo rilassante stuzzicare la mente, là, nel quartiere dei ricordi, quelli che evocano un mondo di sensazioni e pensieri. Che risultino spessi come il vino vecchio o leggeri e finissimi come la sabbia del deserto i ricordi sono il nostro essere stati.

La mente non va tenuta al guinzaglio, anzi, stimolata a dovere è compagna di viaggi unici, da un periodo all’altro della propria vita; in un respiro voli da Londra a Parigi, dal cibo del giorno prima agli anni verdi di gioventù, dall’infanzia alle auto. Le auto, quelle di una volta, cariche di quel fascino dei tempi in cui forse avresti voluto vivere ma che non ti sono stati destinati. Guidare una Bugatti Royale per esempio. Già, Bugatti, o meglio: Ettore Isidoro Arco Bugatti, nato nel 1881, come Pablo Picasso e Alexander Fleming.
1881 quando Londra contava già 3 milioni e 3 cento mila abitanti mentre Parigi censiva di poco i 2 milioni di cuori palpitanti. 1881 anno legato alla storia della Cascina Faletta che a Casale Monferrato ha trovato una nuova dimensione, tra vini, alta cucina e camere accoglienti per l’ospitalità.
Cascina Faletta, immersa nel verde, ma al contempo posizionata su di una dolce sporgenza collinare a pochi passi dal centro abitato di Casale. Non ci sono certezze assolute ma quasi sicuramente è stata edificata proprio nel 1881. La sua ristrutturazione è stata voluta e portata a termine dai coniugi Rosso che hanno preservato le tracce del passato rendendole indelebili. Oggi nella suggestiva realtà monferrina si producono vini di svariate tipologie, si animano i fuochi di una buona cucina e si possono vivere comode stanze e ampi appartamenti per il soggiorno.

Nell’esecuzione dei lavori di rinascita molte sono state le attenzioni che i proprietari hanno dedicato alla storica dimora. Cura per i pavimenti e i soffitti, il mobilio e i complementi d’arredo. Dove si è potuto sono stati mantenuti i tratti originali, dove l’impossibilità ha avuto la meglio si è lavorato ripercorrendo ciò che è stato in modo magistrale. Molti i particolari originali del passato e fedeli le copie di ciò che si è dovuto sostituire.

Il grande lavoro svolto permette oggi di respirarne la storia e gli aneddoti di tutti questi anni di trascorso, a partire dalla prima proprietaria: la Marchesa Virginia, una donna inghirlandata di fascino e mistero a partire dal il suo matrimonio con l’armatore genovese Raffaele Rubattino.
Il circondario della struttura si contraddistingue per essere un susseguirsi di terreni altamente vocati alla viticoltura: non a caso Casale Monferrato a cavallo tra il 1800 e il 1900 era un tutta un pullulare di cantine. Ma Elena e Giovanni Rosso, nel mantenere il più possibile viva la storia, non hanno tralasciato la modernità: la Cascina infatti è dotata di un impianto di domotica, di pannelli solari e di un impianto geotermico. E poi oltre al passato della struttura c’è il passato degli attuali proprietari. Furono i loro avi infatti a dedicarsi, a partire dagli anni 20, alla cura dei terreni circostanti: viti sì, ma anche frutta e ortaggi.
La produzione enologica di Casciana Faletta attualmente è realizzata utilizzando svariati vitigni e le etichette delle bottiglie hanno tutte un intento ben definito. La più rappresentativa della cantina è quella che riporta tre fucili incrociati: una storia nella storia. Per abbracciarla bisogna risalire al periodo della ristrutturazione quando, in una stanza murata, vennero ritrovati tre fucili modello 91 Carcano ancora carichi con munizioni calibro 6,5 e avvolti in una copia del giornale Uomo Qualunque, testata dell’omonimo Movimento fondato da Guglielmo Giannini e datato Primo Gennaio 1947.

Ecco che allora l’etichetta con i tre fucili è stata pensata e abbinata ad un vino importante: il Pinot nero. La copia del vecchio giornale viene riportata invece sulle bottiglie di altri vini: Rosso di Rosso, Primo Bianco e Braja.
Poi ci sono le altre etichette anche loro cariche di episodi del passato. Quella per lo spumante, dedicata alla Marchesa Virginia, invece per il bianco Myricae, creata in onore dell’omonima e celeberrima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli che narra della vita nei campi. Infine anche per la Pignola, altro vino della Cascina, derivante da un simpatico intercalare accaduto durante le riprese di un noto programma televisivo.
Nelle vigne, circa 15 ettari, troviamo i vitigni: Barbera, Pinot Noir, Syrah, Grignolino, Chardonnay, Pinot Grigio. I vini, alcuni espressi in purezza e altri come blend per una produzione che si aggira sulle 35 mila bottiglie annue. Non mancano poi gli spumanti: un metodo classico di Pinot nero e un metodo Martinotti.
E la cucina?  Ora ve ne parlo. La filosofia del ristorante della Cascina Faletta è un mix di sperimentazione e tradizione. Materie prime di qualità utilizzate per le classiche ricette piemontesi rivisitate in chiave moderna, con un occhio di riguardo per le forniture: direttamente dai produttori locali. Ai fornelli un valido chef, Paolo Viviani, classe 1967, vero signore del regno della cucina. Per i suoi piatti ingredienti selezionati con cura al fine di garantire ai commensali un esperienza di livello. Carni rosse e bianche, ma anche pesce, deliziosi primi, succulenti contorni e dolci.

Ottime proprio le interpretazioni delle classiche espressioni culinarie regionali, che vengono impreziosite dall’estro e dalla fantasia di Paolo. Il ristorante, dotato di una suggestiva cucina a vista, che consente di vedere lo chef con la sua brigata all’opera, è aperto tutto l’anno: chiude solo dopo l’Epifania per riaprire in prossimità delle Feste Pasquali. In sala opera il maître Claudio Galbiati e in cantina Lorenzo, figlio di Elena e Giovanni. Lorenzo si occupa infatti del comparto vino, dalla produzione alla vendita, senza dimenticare il marketing, la comunicazione, oltre ad impostare le linee direttrici della ristorazione insieme al socio Andrea Ribaldone.
Per il soggiorno la Cascina è dotata di nove camere e due appartamenti impreziositi di ogni confort. L’ambiente rispecchia anche nei dettagli l’intimità e il calore che soltanto una dimora affettuosa sa dare. Non manca una zona relax ai bordi di una splendida piscina di acqua salata da dove si può godere di un piacevolissimo panorama monferrino. All’interno della struttura un salotto con camino e la sala delle colazioni. Suggestivo è anche l’ampio dehors: quando la stagione lo consente è un luogo ideale per merende e aperitivi. Possono essere utilizzate le e-bike per le escursioni e nelle vicinanze è presente un impianto da golf su green.
Mentre scrivo la giornata volge al termine, forse è anche per me ora di cenare, ma senza televisione e senza social, molto meglio la compagnia dei ricordi, delle persone e dei luoghi dove stare bene…dal 1881 ad oggi e, anche domani.

(Fabrizio Salce)


Le prime volte di Tenuta Villa Bellini

La cantina della Valpolicella si presenta quest’anno ai mercati con la gamma completa di etichette ottenute da vinificazioni successive al passaggio di proprietà del 2016. Ma non è finita qui: arrivano infatti i primi giudizi sulle guide di settore e ad aprile l’azienda sarà presente per la prima volta a Vinitaly.

Tenuta Villa Bellini, l’azienda vitivinicola situata a San Pietro in Cariano (VR) nel cuore della Valpolicella, ha immesso sul mercato, quest’anno, dopo il passaggio di proprietà avvenuto nel 2016, la gamma completa di vini del suo primo cambio di annata realizzata con le uve delle vendemmie svolte nel 2016 e nel 2017.

Tre sono le etichette che costituiscono l’offerta di vini dell’azienda: Centenarie Amarone della Valpolicella DOCG Classico, prodotto con le uve raccolte nel 2016, è un rosso persistente e pulito con un delicato richiamo all’appassimento e un’ampia gamma di profumi, tra i quali mora, ciliegia, prugna, tabacco, cacao e cannella; Tirele Valpolicella DOC Classico Superiore, un vino rosso vivace, le cui note speziate sono bilanciate dal sentore di frutti rossi e da aromi floreali e balsamici; infine, Sottolago Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore, un vino rosso prodotto, come il precedente, con le uve della vendemmia del 2017, in cui spiccano note fruttate di ciliegia, ribes nero, mora e spezie dolci, con un finale secco.

L’azienda, inoltre, ha lanciato da poche settimane il nuovo sito web tenutavillabellini.com. Oltre al completo restyling grafico è stata strutturata una nuova piattaforma di e-commerce. Il rinnovato sito, anche grazie alle numerose e aggiornate immagini, conduce l’utente in un viaggio virtuale della tenuta, del territorio e lo guida alla scoperta del lavoro e della filosofia che il team di Tenuta Villa Bellini adotta in campagna e in cantina.

 

Tenuta Villa Bellini è apparsa, per la prima volta, sulle ultime edizioni delle più importanti guide del settore, come Vitae di AIS (Associazione Italiana Sommelier), Bibenda di FIS (Federazione Italiana Sommelier), Guida Veronelli, L’annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni e 5StarsWine, ricevendo apprezzamenti e giudizi estremamente positivi sia sui vini sia sull’azienda, così come le votazioni, le quali si sono rivelate ottime, con punteggi molto elevati. Oltre a ciò, Tenuta Villa Bellini sarà presente per il primo anno, con un proprio stand, all’imminente edizione 2022 di Vinitaly. La più prestigiosa manifestazione del settore vitivinicolo si terrà presso la fiera di Verona dal 10 al 13 aprile.

A proposito di Tenuta Villa Bellini

L’azienda agricola ha sede a Villa Bellini, una storica dimora risalente al Settecento posta sulle colline terrazzate di Castelrotto in Valpolicella, frazione del comune di San Pietro in Cariano (VR). La Tenuta Villa Bellini, circondata da un antico brolo – il giardino comprensivo di orto e frutteto che circonda un’abitazione –, si estende su sei ettari di terreno dove, tra vigne e ulivi, crescono cipressi secolari. Questo paesaggio incontaminato, popolato da una biodiversità unica, è impreziosito da una sorgente nascosta in una grotta e un laghetto che si tuffa nel bosco.


Marcel Ravin del Blue Bay Monte-Carlo Bay Hotel & Resort, insignito della seconda stella Michelin

Lo chef Marcel Ravin è entrato a far parte del gruppo Monte-Carlo Société des Bains de Mer nel 2005, quando ha raccolto la sfida di capitanare la ristorazione del Monte-Carlo Bay Hotel & Resort fin dall’inaugurazione, come Chef Esecutivo. Vero e proprio concentrato dell’esperienza monegasca, la struttura è un “Resort nel Resort”, che unisce ospitalità, gastronomia, vita notturna, benessere e divertimento, in un’atmosfera chic e rilassata. Un’avventura inedita, all’epoca ancora tutta da scrivere, un invito a partire per un viaggio attorno a una cucina dagli accenti universali, viva e profonda, proprio come il suo singolare chef, distintosi con una prima stella assegnata dalla Guida Michelin del 2015.

Nato in Martinica, Marcel Ravin ha lasciato la sua isola natale a 17 anni per farsi le ossa nell’est della Francia e ha intrapreso una carriera folgorante che lo ha portato dalle Antille a Bruxelles passando per Lione, prima di approdare nel Principato.
La cucina di Marcel Ravin non si limita a raccontare l’incontro tra le sue origini caraibiche e la terra d’adozione, ma rivela il viaggio intimo di un uomo che ha saputo entrare in sintonia con il mondo e il suo girare: un itinerario segnato dalla sua terra natia, il ricordo dei sapori della cucina di casa, l’incontro con il Mediterraneo, ma anche con le tante culture gastronomiche scoperte nel corso del tempo e dei viaggi. Per Marcel Ravin, la creazione culinaria viene dal cuore, è un matrimonio universale in cui, il bello e il buono, parlano a tutti e li rendono felici, da qualsiasi parte provengano.

La cucina di Marcel Ravin attinge quindi sia dalla sua storia personale e dalla sua memoria gustativa, che ama chiamare il suo “palato mentale”, sia dalle stagioni e dal suo ambiente attuale, che spazia dal suo orto monegasco rigorosamente biologico ai mercati di tutto il mondo. Si evolve secondo l’ispirazione del momento, costruendo tuttavia una propria identità che dura nel tempo. La sua gestualità studiata e delicata dà vita ad una cucina vivace, intrisa di energia e ottimismo, dove annusare, gustare e parlare diventano un’arte quasi amatoria.
“La tecnica è importante e può fare la differenza, ma il buon gusto è innato. Non vendo sogni, dono piacere. Esigo molto da me stesso: in amore, non si vuole mai deludere” – dice -.

Il gruppo Monte-Carlo Société des Bains de Mer è oggi particolarmente orgoglioso del successo dello chef Marcel Ravin. Questa seconda stella è il giusto riconoscimento per il lavoro indefesso, generoso e straordinario che Marcel Ravin propone di scoprire ogni sera al ristorante Le Blue Bay.

Con 4 ristoranti stellati, il Resort Monte-Carlo Société des Bains de Mer offre ai suoi ospiti l’opportunità di vivere esperienze gastronomiche uniche nel panorama europeo.
Dal ristorante Louis XV – Alain Ducasse dell’Hotel de Paris Monte-Carlo affidato allo chef Dominique Lory alle firme culinarie degli chef Marcel Ravin, Yannick Alléno o Franck Cerutti, Monte-Carlo Société des Bains de Mer, vanta una proposta incredibilmente variegata. Un’offerta senza precedenti consacrata dalla Guida Michelin, che ha assegnato al Resort in tutto 7 stelle e ne ha fatto la destinazione più stellata d’Europa.
Le Louis XV – Alain Ducasse dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo: 3 stelle

Le Blue Bay – Monte-Carlo Bay Hôtel & Resort: 2 stelle
Yannick Alléno all’Hôtel Hermitage Monte-Carlo: 1 stella
Le Grill dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo: 1 stella

GRUPPO MONTE-CARLO SOCIETE DES BAINS DE MER
Monte-Carlo Société des Bains de Mer offre un’Arte del Vivere senza pari dal 1863: un Resort unico al mondo con 2 casinò, tra cui il mitico Casino de Monte-Carlo, 4 hotel (Hotel de Paris Monte-Carlo, Hotel Hermitage Monte-Carlo, Monte-Carlo Beach, Monte-Carlo Bay Hotel & Resort), le Thermes Marins Monte-Carlo, 30 ristoranti, di cui 4 totalizzano da soli 7 stelle Michelin. Mecca indiscussa della vita notturna, il Gruppo offre anche una vasta rassegna di eventi. La metamorfosi dell’Hotel de Paris Monte-Carlo, la creazione di One Monte-Carlo e la nuova Place du Casino contribuiscono a fare di Monte-Carlo l’esperienza più esclusiva d’Europa.

montecarlosbm.com
@montecarlosbm
#mymontecarlo


ROTALIANA TRA CANTINE E VIGNETI IN SELLA AD UNA BICI

Il territorio a nord di Trento, dove sul fondovalle e sulle colline a est si producono da secoli vini dalla forte personalità, è al centro di una nuova proposta di cicloturismo: un itinerario tra i borghi e le cantine della Piana Rotaliana e delle Colline Avisiane. Wine trekking in Vallagarina, nelle cantine dei vignaioli eroici in Val di Cembra e tra i produttori della Nosiola

Ci sono storie affascinanti dietro un vino, storie che spesso hanno attraversato i secoli per poi essere affidate ad una nuova generazione di vignaioli che ne scriveranno altre. Succede in particolare in una delle zone produttive più antiche della regione alpina, la Piana Rotaliana (a nord di Trento), “il più bel giardino vitato d’Europa”, ammirato e raccontato da Johann Wolfgang Goethe nelle pagine del “Viaggio in Italia”. Terreni alluvionali, alimentati dall’Adige e dai suoi affluenti, e una barriera naturale di montagne che tiene lontane le correnti più fredde, hanno creato le condizioni ideali per far crescere un vitigno autoctono che dà un vino rosso dalla forte personalità, dal carattere distintivo e inconfondibile, il Teroldego Rotaliano D.O.C. Corposo, generoso ed elegante, profondamente territoriale (prima D.O.C. riconosciuta in Trentino) e per questo unico. Nei palazzi della corte Asburgica era il “Tiroler Gold”, l’Oro del Tirolo, ma le origini del nome si perdono nei secoli, riemergono tra le pagine delle “Historie” del Concilio tridentino che citano “li vini teroldeghi…” Anche il suo colore rosso rubino si lega ad una leggenda: racconta di un drago che terrorizzava la popolazione e quando fu ucciso con uno stratagemma dal nobile Conte Firmian, dalle gocce del suo sangue cadute sul terreno spuntarono viti di Teroldego. Storie che oggi si possono conoscere grazie ad un nuovo percorso cicloturistico che tocca i luoghi più suggestivi della Piana Rotaliana – Königsberg e attraversa vigneti, fiumi, risale colline panoramiche, raggiungendo borghi, cantine, masi storici e agriturismi, dove scoprire i sapori dell’enogastronomia trentina.

Il Giro del Vino 50 si immerge per circa 50 km nella Piana Rotaliana e abbraccia tutti i 6 borghi del territorio, con sconfinamenti a nord verso Salorno (Alto Adige) e a est verso Giovo (Valle di Cembra). Il percorso si compone di due anelli: quello a nord, tutto pianeggiante, e quello a sud, con salite e maggior dislivello, ma più panoramico, attraverso la fascia collinare. Questo tour conduce attraverso paesaggi vitati di grande bellezza toccando numerose aziende vitivinicole e gemme architettoniche da scoprire una ad una, accompagnati dal tranquillo scorrere dell’Adige. Naturalmente è sempre possibile fare tappa nelle oltre 50 cantine lungo il percorso. Dalle piccole aziende familiari alle cantine sociali, è possibile prenotare una visita guidata e una degustazione.

Per apprezzare al meglio il tour è consigliato percorrerlo in senso antiorario. Anche la segnaletica è stata predisposta con questo criterio e oltre alla posizione di tutte le realtà del territorio, fornisce informazioni aggiuntive sulla natura dei suoli e sugli eccellenti vini prodotti in una specifica zona: Teroldego, Nosiola, Müller Thurgau, Trentodoc.
Trattandosi di un giro ad anello, è possibile iniziare a pedalare in qualsiasi punto. Tecnicamente è poco impegnativo, anche se in alcuni tratti è ripido e stretto. Le bici consigliate per questo tour sono da Gravel, Trekking oppure un’e-bike in versione MTB o turismo.
Questo percorso è direttamente accessibile dalla ciclabile della Valle dell’Adige, ma anche in treno: la stazione ferroviaria di Trento è a pochi chilometri e i treni regionali fermano sia a Mezzocorona che a Lavis, mentre tutte le borgate del territorio sono collegate dalla ferrovia locale Trento-Malè che effettua il trasporto bici su prenotazione.
Informazioni: https://girodelvino50.it/

ALTRE PROPOSTE
Wine trekking nei vigneti lagarini

Vigneti “eroici”, che si spingono oltre i 700 metri di quota e che assicurano produzioni di qualità, hanno convinto la prestigiosa rivista newyorkese Wine Enthusiast a nominare il Trentino “Wine Region of the Year 2020”. Ma il territorio è apprezzato a livello internazionale anche per la qualità dell’offerta outdoor da vivere a contatto con la natura. Ed ecco allora che unire le due passioni rende l’esperienza indimenticabile, quando alla camminata segue il piacere di una visita in cantina per bere un calice di vino in compagnia del vignaiolo che lo ha prodotto.
La Vallagarina è la zona vitata più ampia del Trentino. Tra borghi barocchi, campi di mais, colline, terrazzamenti è un autentico forziere di vitigni autoctoni e vini pregiati: il Trentodoc e gli eccellenti rossi autoctoni come Marzemino, Enantio e Foja Tonda. Una vera chicca è il trekking proposto a Borgo dei Posseri nel comune di Ala, a 625 metri di altitudine. Un cammino da compiere in autonomia, magari a ritmo lento. Si parte dalla cantina muniti di cartina e di un cestino di prodotti locali, refrigerio per le soste lungo l’itinerario: seguendo la mappa si percorre un tragitto multisensoriale contraddistinto da isole dove sostare vicino alla vigna e degustare sul posto il vino che nasce proprio da quel certo filare. https://borgodeiposseri.com/enotour/
Nella Valle di Cembra tra muretti a secco e vignaioli eroici
In Trentino si possono osservare i vigneti più alti d’Europa e la maggior parte si trova in Valle di Cembra. È quassù che nasce il Müller Thurgau, il “montanaro” tra i vitigni del Trentino, re degli aperitivi e della leggera cucina estiva. E in questa valle si entra nelle cantine di montagna, per assaggiare i loro vini, profumatissimi, grazie al clima fresco che ne affina il bouquet. Una giornata tra le cantine della valle (le caneve) è come un’immersione nella storia dell’architettura agricola di montagna: sono oltre 700 km i muretti a secco a sostegno dei terrazzamenti secolari dei vigneti con pendenze oltre il 40%.
Le caneve dei viticoltori sono spesso ricavate nei volti delle case di paese: qui ci si immerge in uno spaccato di vita autentica e operosa, un raro esempio di passione condivisa e trasmessa da più generazioni.
Per scoprirle si può iniziare dal comune di Verla di Giovo e visitare Villa Corniole della famiglia Nardin, un’azienda al femminile che propone vini eccellenti conosciuti in tutto il mondo da godere nella bella e attrezzatissima cantina scegliendo tra diverse esperienze. www.villacorniole.com
L’itinerario prosegue in direzione Cembra, cuore della vallata. Qui non mancano le opportunità di fare visita ad alcune delle cantine più premiate del Trentino: Cembra Vini di Montagna è la più alta cantina cooperativa del Trentino, un esempio di eccellenza nella produzione ma anche nell’accoglienza e nell’organizzazione del servizio visite. www.cembracantinadimontagna.it

Nella storica contrada Carraia del paese si può poi visitare l’azienda Nicolodi Alfio, vignaiolo caparbio e appassionato, che oltre al Müller Thurgau dedica molte energie al reintegro dei vitigni storici e dimenticati della valle, come il Lagarino.
www.cembranidoc.it/it/consorziati/alfio-nicolodi

Dalle colline avisiane alla Valle dei Laghi per scoprire un’uva “al femminile”
Il Trentodoc, il Teroldego, lo Chardonnay, il Müller Thurgau. Forse non ci si fa caso, ma normalmente i nomi dei vini sono di genere maschile. Il Trentino fa eccezione: perché qui si trova un’uva femminile capace di conquistare tanti estimatori, la suadente Nosiola!
Coltivata da lungo tempo in Val d’Adige, in Val di Cembra, in Vallagarina e in Valle dei Laghi, l’uva Nosiola viene citata negli archivi storici già nel 1800 ed è considerata oggi il principale vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino. Non sfugge l’assonanza di Nosiola con il termine “nocciola”. Ed è proprio così: il suo profumo e il gusto leggermente ammandorlato le hanno regalato questo nome.
Sensuale e più morbida nei profumi è la Nosiola della Valle dei Laghi che prospera riscaldata dal sole e beneficia della frescura dell’Ora del Garda, il vento che qui compare da pomeriggio a sera. Il clima della zona e la vicinanza di bellissimi laghi regalano la condizione ideale per l’appassimento delle uve nei fruttai delle cantine dove nasce il Vino Santo Trentino, uno dei più ricercati vini passiti d’Italia. Il suo nome nasce dalla tradizione di spremere le uve a lungo appassite proprio nella Settimana Santa. La primavera è il periodo migliore per lasciarsi stupire dal paesaggio in Valle dei Laghi. A pochi chilometri dalla città di Trento in direzione sud ovest si entra nella silenziosa e pittoresca valle di Cavedine. Nel piccolo comune di Lasino si visita la cantina Pravis di Giulia ed Erika Pedrini: una splendida cantina di pietra tra le fratte, i tipici vigneti terrazzati a pietra che ospitano le vigne di Nosiola. www.pravis.it
Scendendo a valle si incontra uno degli angoli più romantici del Trentino, il lago di Toblino. Qui è consigliata una sosta alla Cantina di Toblino operosa realtà cooperativa che raccoglie buona parte dell’uva Nosiola della vallata. E la sua Hosteria Toblino è un paradiso per gourmet. www.toblino.it

https://www.visittrentino.info/


La tavola è festa. Cibo, riti e ricette di Sicilia di Anna Martano edito da Ali&No (prefazione di Catena Fiorello)

Il cibo rituale non è solo cibo: è simbolo, è coralità, è un orologio che riporta l’Uomo alla Terra e al suo tempo. Un tempo ch’è un ciclo eterno di vita, morte, rinascita, un tempo ch’è tempo dell’anima. Parafrasando Hegel, si potrebbe definire il cibo come “il tralucere” della Terra e del Tempo in forme eduli! Da Capodanno a Natale, questo libro, con tocco leggero, racconta le feste in Sicilia attraverso antiche usanze e piatti devozionali con un duplice intento: far sì che questo patrimonio culturale possa continuare a vivere in Sicilia e possa, al contempo, essere conosciuto fuori dalla Sicilia perché, come scrisse Goethe : “E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.

Il volume, corredato da un’ampia e curata appendice fotografica, è un itinerario antropologico-gastronomico  attraverso i riti e le tradizioni delle feste in Sicilia e il modo in cui le stesse, nei diversi territori, vengono declinate sia nelle “costumanze” che a tavola, una tavola che, come Anna Martano aveva già evidenziato nel suo precedente lavoro “Il diamante nel piatto – Storia golosa della Sicilia in 100 ricette e cunti”, è frutto della mirabile combinazione della biodiversità siciliana e del mescolarsi delle diverse civiltà che in Sicilia si sono storicamente intrecciate.
Scrive l’autrice nel nuovo volume: “Ciascuno di noi è dunque portatore di millenni di civiltà diverse, ogni piatto racchiude in sé i sapori del tempo e della terra e ciascuna festa contiene in sé l’eterna celebrazione del Divino”. E ancora : “«L’uomo è ciò che mangia» scriveva Feuerbach, intendendo con ciò che il cibo è elemento culturale caratterizzante di ciascun popolo. Perdere questa identità significherebbe privare noi stessi e, soprattutto le future generazioni, di uno straordinario patrimonio immateriale. Un patrimonio che non appartiene esclusivamente ai siciliani, ma al mondo intero al pari di ogni altro patrimonio culturale e identitario. Ogni uso, ogni rituale, ogni lingua è parte di un tesoro comune in cui il cibo diventa un ponte”.
Concetti efficacemente ribaditi anche da Catena Fiorello che, nella prefazione, scrive “Il passato, a tavola, diventa futuro”.
Tra le pagine del libro, si riscoprono usi e sapori ormai quasi scomparsi: la Cona allestita per Natale, la Pupaccena dono dei Morticelli, u pastizzu ‘i scammaru (pasticcio di magro) preparato per San Giuseppe; ancora “i parti ‘i San Giuseppi”, componimenti poetici tramandati oralmente, tradizionalmente e storicamente, declamati durante le cene votive in onore del Santo e le “cassatelle di ceci”, dolce carnascialesco madonita. Ma c’è spazio anche per ricordare l’artista siracusano Gaetano Zummo, le cui opere in ceroplastica sono esposte al prestigioso Victoria&Albert Museum di Londra e le sacre rappresentazioni del Sacerdote Castagnola di Agrigento.
La tavola delle feste, compiutamente rappresentata in 90, ghiottissime, ricette, diventa, quindi, strumento per celebrare la ricchezza culturale della Sicilia raccontata nei testi accuratissimi dai quali traspare, in tutta evidenza, l’imponente lavoro di ricerca compiuto da Anna Martano e documentato anche dall’ampia e dotta bibliografia.

(Gianluigi Veronesi)

(fotografia di Emanuele Leonetti)

Anna Martano, chi è?
Siciliana, 57 anni, è giornalista e scrittrice, gastronoma e gastrosofa. E’ docente di “storia della gastronomia siciliana”, “prodotti tipici siciliani – dop, igp, pat”, “food&beverage management”, “composizione menù turistico”, “progettazione  e  gestione  eventi  culturali”, è componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’IIS Fermi-Eredia di Catania (che prevede l’indirizzo alberghiero), è componente del pool di esperti del “Primo Parco mondiale, policentrico e diffuso, dello Stile di Vita Mediterraneo”, fa parte della “Rete del Festival del Giornalismo Alimentare” ed è Fiduciaria per la provincia di Siracusa della Fijet (FIJET - Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme); inoltre è Prefetto per la Sicilia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia.Svolge, da anni, un’intensa attività quale conferenziera (vedi elenco allegato); nell’ambito di Cerealia 2018 ha tenuto una Lectio Magistralis intitolata “Dalla Gastronomia alla Gastrosofia: mangiare per conoscere” alla Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo; è intervenuta, inoltre, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ed è stata relatrice al Congresso medico “GIFT Sud: infiammazione, epigenetica e Food Sensitivity”. Il suo nome appare in diverse tesi di laurea perché sovente viene contattata da laureandi in Scienze dell'alimentazione e gastronomia (UniSanRaffaele- Roma). Il suo primo libro “Il diamante nel piatto – Storia golosa della Sicilia in 100 ricette e cunti”, entusiasticamente accolto tanto dai lettori quanto dalla stampa (cfr. allegato), è stato finalista nell’edizione 2019 del Premo Iolanda, unico concorso letterario nazionale riservato ai libri gastronomici ideato e presieduto da Vera Slepoj e Davide Paolini, ed è stato presente alle principali rassegne librarie quali: Più libri, più liberi, Salone del Libro, A tutto volume, Liolà, Umbria Libri etc. Ha inoltre pubblicato, come co-autrice, “Lessico per ricominciare”, i cui proventi sono stati devoluti a Banco Alimentare, e “#Cucinoin40ena” i cui proventi sono stati devoluti all’Ospedale Cannizzaro di Catania per l’acquisto di apparecchi medici per il Covid-19.Per il suo impegno nella riscoperta, nella divulgazione e nella valorizzazione della gastronomia storica siciliana e per l’impegno sociale che accompagna l’attività culturale, è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti tra i quali:
Premio VitArte 2017, Premio Ofelia 2018, “Custode dell’Identità Territoriale” dall’European Rural Parliament, Attestato di Merito e Medaglia della F.I.P. (Federazione Italiana Pasticcieri), Benemerenza d’Onore della World MasterChefs Society; inoltre è socia onoraria di diversi sodalizi enogastronomici.Per la testata “Cammino” ha curato e cura le rubriche “Saperi e sapori di Sicilia”, “Il gusto di leggere”, “Verso l’Expo2015”, “Riflessioni gastrosofiche”, “Non di solo pane” e “Gusto senza spreco”; collabora, occasionalmente, con altre testate di settore ed ha al suo attivo diverse partecipazioni atrasmissioni radiotelevisive.
Racconta la Sicilia attraverso il cibo perché considera la gastronomia una disciplina globale che incorpora storia e antropologia, arte e letteratura,fisica e chimica, psicologia e medicina sino alle più moderne neuroscienze. Il suo motto è “nulla è più politico del cibo”, intendendo con ciò che il cibo è strettamente connesso ai diritti umani e alrispetto del pianeta e che, attraverso le scelte alimentari quotidiane, ciascuno possa essere “il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Coniuga il cibo con l’impegno sociale; di seguito alcune delle attività svolte:
sostegno al progetto #ParoleOstili (contro l’hate speech)
volontariato con AUSER: docenza per UniAuser Università della LiberEtà
sostegno alla campagna #iocomprosiciliano in favore dei produttori siciliani colpiti dal lockdown
sostegno alla campagna "Carrello Sospeso" in favore delle famiglie colpite dalla crisi economica derivante dal lockdown
sostegno alla campagna del Rotary #EndPolioNow tramite cessione del ricavato della vendita de Il diamante nel piatto in occasione della iniziativa organizzata da Rotary Siracusa Ortigia (ottobre 2019)
sostegno all'Associazione trapanese Noi ci siamo che si occupa di disagio sociale tramite devoluzione del ricavato della vendita de Il diamante nel piatto in occasione del lancio dell'associazione stessa (aprile 2019)
Iniziative (concorsi gastronomici, educational cooking show, etc) a sostegno di AIC Sicilia nello spirito "la celiachia oltre la celiachia" per contrastare il disagio socio-relazionale derivante dallamalattia celiaca


Sana Slow Wine presenta la Slow Wine Fair, l’evento internazionale dedicato al vino buono, pulito e giusto

La manifestazione, ideata da Slow Food e organizzata da BolognaFiere, ospita il primo incontro internazionale della Slow Wine Coalition, una rete internazionale, inclusiva e collaborativa che unisce i protagonisti del mondo del vino: vignaioli, appassionati e professionisti della filiera. Si tratta di un’occasione di confronto e dibattito tra tutti gli attori della rete, nel solco della quasi ventennale esperienza di “Terra Madre”. Se vogliamo dare una definizione semplice e immediata della Slow Wine Fair, potremmo dire che si tratta della prima Terra Madre del vino. Questo significa che, durante i tre giorni della Slow Wine Fair, a BolognaFiere si riuniscono centinaia di produttori provenienti dall’Italia e da tutto il mondo. Essi si confrontano in conferenze e dibattiti, e si ritrovano per elaborare paper importanti sul futuro del vino e della viticoltura. Ma la Slow Wine Fair non è solo per i vignaioli e i vigneron. Gli appassionati e gli operatori possono infatti fruire di un ricco programma di Masterclass; possono inoltre scegliere tra le migliaia di etichette provenienti da ogni parte del globo selezionate da Slow Food. Quest’ultima parte sarà impreziosita dalla partecipazione di Federbio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica. La manifestazione è aperta solo nella giornata di domenica agli appassionati, mentre le giornate di domenica, lunedì e martedì sono dedicate ai professionisti. Gli appassionati interessati a partecipare alle Masterclass del lunedì e del martedì, tuttavia, potranno accedervi.

Attraverso la produzione e il consumo di un certo tipo di vino ci poniamo l’obiettivo di incidere nel futuro della viticoltura che è ancora troppo legata all’uso della chimica e ha stravolto la biodiversità dei terroir di maggior successo imponendo la monocultura. Da qualche anno, però, le avanguardie più illuminate dei vigneron hanno capito che si deve cambiare rotta.  Slow Food si è posta l’obiettivo di puntare alla costruzione di un sistema che fa del vino un potente strumento di riscatto culturale delle campagne. In questo sistema, i vignaioli sono sia custodi del territorio sia promotori di un sistema che unisce architettura, biodiversità e giustizia sociale. Solo così il patto comunitario tra appassionati, vignaioli e soggetti legati alla filiera enologica può avere un ruolo di crescita sociale e culturale.

SECONDO QUESTA LOGICA, IL VINO BUONO, PULITO E GIUSTO VIENE VISTO COME UN QUALCOSA CHE VA OLTRE IL BICCHIERE. CHE INCLUDE AMBITI DI IMPORTANZA STRATEGICA PER IL FUTURO DI NOI TUTTI.

Lunedì 28 marzo–martedì 29 marzo – BolognaFiere, Padiglione 20. La Slow Wine Fair dedica due giornate a tutti i professionisti del settore: ristoratori, enotecari, importatori, distributori, cuochi, sommelier, che possono trovare nei padiglioni fieristici una selezione delle migliori cantine italiane e internazionali, selezionate da Slow Food e accomunate dall’applicare metodi produttivi virtuosi in vigna e in cantina. Possono inoltre partecipare alle diverse Masterclass in programma.

TRE TAPPE IN BORGOGNA
Dai Premier Cru di Mersault – con un assaggio dei terroir più vocati, “tradotti” dai migliori vigneron della zona – a quelli di Nuits-Saint-Georges, ossia il regno del Pinot Nero che potete esplorare attraverso un percorso degustativo di sette vini proposti in diverse annate. Infine a Morey-Saint-Denis, la denominazione più caleidoscopica della Côte de Nuits per scoprire alcuni Pinot Nero dalla gamma aromatica e gustativa davvero straordinaria.

DA BORDEAUX ALLA CHAMPAGNE
Tra i terroir di Bordeaux intraprendiamo un percorso tra i Deuxieme Cru, i primi vini di quegli châteaux che hanno quasi toccato il vertice di una classificazione che non può essere rivista, e scopriamo i differenti accenti che i terroir di Bordeaux imprimono nei rispettivi vini. Nella Champagne, invece, esploriamo il vertice della produzione dell’area, con le Cuvée de Prestige, ricavate dalle migliori uve di ogni singola azienda e da un lungo, alle volte lunghissimo, riposo sui lieviti prima della sboccatura. In questa masterclass si alternano sorsi agili ma ugualmente stratificati, ad assaggi vinosi, potenti e profondi. Un evento imperdibile, realizzato in esclusiva per 100 partecipanti.

IN GERMANIA, TRA MOSELLA, RENO E FRANCONIA
Cambiamo territorio e, in Germania, scopriamo i GG ossia i Grosses Gewächs, assaggiando una serie di Riesling da parcelle classificate GG, presenti su alcuni dei migliori terroir, come Mosella, Reno, Pfalz, Nahe, Rheinhessen e Franconia. Un percorso ricco di vini dalle diverse inflessioni che il vitigno prende in virtù dei diversi territori, a loro volta incrociati con altrettanti stili di vinificazione.

LAST BUT NOT LEAST…
Last but not least, tre masterclass Domenica 27 marzo vi fanno compiere un viaggio in terroir e vitigni italiani estremamente noti e nuovi mondi vinicoli internazionali, dall’America Latina alla Cina. Armatevi di valigie, dunque, e partite con noi in questo viaggio.

Nell’ambito del Sana Slow Wine Fair, dopo due anni difficilissimi, si sono ritrovati a Bologna 100 membri dell’Alleanza Slow Food, obiettivo dell’appuntamento è capire insieme come creare comunità resilienti intorno ai cuochi, in grado di rispondere con una strategia condivisa ai principali problemi che stanno vivendo oggi la ristorazione e la filiera di qualità da cui si riforniscono.  E proprio l’Alleanza Slow Food dei cuochi, che conta – in tutta Italia – circa 470 aderenti, può rappresentare una risposta. «Quello che distingue il nostro modello di ristorazione è l’approccio umano e relazionale. È la capacità di aiutarsi l’un l’altro, di creare forme di supporto reciproco che si adattano alle esigenze, ai territori. Il cuoco dell’Alleanza non si rivolge a chi è di passaggio, ma stabilisce un dialogo con le persone, che arrivano anche da molto lontano per vivere un’esperienza, conoscere e imparare» sottolinea Giacomo Miola, vice presidente di Slow Food Italia.
Uno degli obiettivi dell’incontro è affrontare e discutere con i cuochi della rete il grande tema della carne, invitandoli a privilegiare carni di migliore qualità, a ridurre i consumi, scegliere allevamenti che lavorano gli animali con rispetto. «Si tratta di un percorso che vogliamo fare insieme ai cuochi della nostra rete, perché siamo convinti che con le loro scelte possano testimoniare che ridurre i consumi di carne senza perdere in qualità e piacere del gusto è possibile. Gli animali che vivono bene sono quelli che possono stare all’aperto, che hanno accesso al pascolo, che sono nutriti con foraggi freschi e fieni composti di più essenze, con cereali e leguminose che non provengono dall’altra parte del mondo. Acquistare la carne di chi alleva in modo naturale significa sostenere un’agricoltura e una zootecnia di qualità, in equilibrio con il contesto territoriale» ricorda Raffaella Ponzio, responsabile biodiversità di Slow Food.

Informazioni, comunicazione
info.eventi@slowfood.it

Prenotazioni e informazioni sulla biglietteria online
prenotazioni@slowfood.it

Relazioni con gli espositori
info@slowinefair.it

 

(a cura di Cristina Maccaferri)


Andando a ritroso per vivere il presente… Pinerolese: il territorio in tavola

Un racconto che ha inizio con la dovuta dose di fantasia; quel sognare ad occhi aperti che solitamente contraddistingue i miei scritti. Mi vedo mentre poso sul un ripiano l’antico libro che stavo leggendo e vago con la mente sulle tracce dei ricordi. Quelli piacevoli, certo, ma anche quelli degli ultimi due anni. Mi adagio allora sulla grande poltrona, stendo le gambe su di un vecchio sgabello di legno intarsiato e con un pensiero riflessivo mi accorgo che la serenità degli ultimi tempi, contaminata dagli eventi sanitari e dai venti di guerra, ci impone oggi di essere ancora più incisivi nel voler conoscere e apprezzare ciò che ci circonda.
La fantasia lascia il posto alla realtà. Mi rendo conto che molte cose sono cambiate velocemente e che abbiamo, adesso più che mai, una marcata necessità di condividere dal vivo, a non sui social, emozioni ed esperienze. La voglia di ritrovarsi, di stare insieme, di valorizzare i luoghi e le loro peculiarità territoriali e personali di chi li abita. Il lavoro dell’uomo, la voglia di costruire e crescere le nuove generazioni e poi, perché no, la sentita speranza che tutto torni com’era. E’ dunque facile comprendere come lo stare insieme a tavola, magari immersi in atmosfere agresti a contatto con la natura possa regalare quella serenità perduta. Forse solo attimi, ma di indubbio benessere fisico e psichico. I miei ricordi volano ad una giornata trascorsa nel Pinerolese alla scoperta di alcune realtà agrituristiche che con piacere vi vorrei segnalare.

Siamo nelle vicinanze di Torino, a pochi chilometri dalla bella città di Pinerolo, località ricca di storia che per certi versi parla italiano, ma ha ancora il respiro francese. Questa è terra in cui nei secoli l’influenza e l’occupazione transalpina si è fatta sentire. Il mio percorso ben si addice per una bella gita fuori porta per chi vive nelle vicinanze, quelle gite armoniose come costumava un tempo. Ma risulta anche motivo di soggiorno più prolungato per coloro che vogliono conoscere altri anfratti di Piemonte, forse meno conosciuti, ma che nulla hanno da invidiare a quelli più blasonati. D’altronde è risaputo che non sempre i grandi artisti sono celebri. Ma poi lo diventano!
Vi porto il località Santa Brigida di Pinerolo presso l’agriturismo “Dai Dellerba”. Qui il panorama e le vigne fanno da cornice ad un ambiente giovane e al contempo tradizionale. La gestione è squisitamente famigliare e l’offerta è ricca e diversificata. Dalle cene agli eventi enogastronomici, sempre dedicati alla cucina tipica del territorio. Producono frutti di bosco, come i deliziosi mirtilli e circa 7 mila bottiglie di vino. Vini come Freisa, Barbera, Timorasso, Favorita. Pinerolese Doc bianco e Pinerolese Doc rosso. C’è poi la stalla, con in prevalenza animali di razza bovina piemontese, e qui si lavora con la linea vacca vitello, ovvero animali da carne.

La proposta culinaria è molto varia e i piatti sono di eccellenza. La celebre battuta di Fassone, il girello con salsa tonnata, i tajarin e gli agnolotti ripieni di carne, l’arrosto marinato nel Freisa accompagnato dalle patate di loro produzione. Non mancano poi degli ottimi succhi di frutta.

Cambio località e mi sposto verso Torino. Raggiungo il comune di Piossasco dove scopro un nuovo punto gastronomico: si chiama “Agribrasserie Cascina Dujs”. Parlo di un luogo che si fonde benissimo nel contesto agricolo della zona. E’ un ambiente informale dove le porzioni nel piatto sono molto generose: diciamo che hanno una taglia in più. Le persone che ci lavorano sono cordiali e preparate mentre la cucina, decisamente piemontese, è particolarmente abile nel declinare in varie sfumature il grande valore della carne di razza piemontese. I piatti sono anche qui quelli tipici della tradizione regionale motivo per cui oltre alle carni, di produzione rigorosamente aziendale, sono interessanti le verdure, i pesci d’acqua dolce e i dolci della nonna come il bonet, la panna cotta e le torta di nocciole.
Il mio viaggi prosegue, ho ancora un agriturismo da vivere, ma prima mi regalo una pausa culturale presso una dimora storica: Villa Lajolo. E’ situata sempre nel Comune di Piossasco e altro non è che una villa di campagna risalente alla metà del settecento. Ad attendermi c’è Alberto De Vecchi Lajolo che gentilmente, con il supporto di un tecnico specializzato, mi invita a visitare il giardino all’italiana e i suoi tre livelli. C’è poi un giardino all’inglese contraddistinto da un’alta siepe di tassi e l’orto. Visito alcune stanze delle villa e con piacere apprendo che vengono organizzate visite guidate per il pubblico, ed ecco che allora, se vi regalate un giro da queste parti, oltre alle tante altre attrattive non trascurate l’antica dimora settecentesca.

Il terzo agriturismo che ho in programma è situato nel Comune di Orbassano: Agriturismo Cascina Gorgia. E’ una storica location del cinquecento, le sale sono ampie e in grado di ospitare molti commensali: facile comprendere che è luogo idoneo per un pranzo in famiglia, o tra amici, ma anche per eventi e cerimonie. La cucina è quella tipica del territorio e la carne piemontese la fa da padrona. A tal proposito vo segnalo la possibilità non solo di gustarla nei piatti preparati ma anche di acquistarla presso l’agrimacelleria aziendale posta al fiano dell’agriturismo.  Gli spazi esterni sono molto ampi e vi trovano posto molti animali da cortile e non, e poi, per chi volesse vivere un momento storico romantico gli amici della cascina offrono la possibilità di un tour in carrozza nel vicino parco di Stupinigi.

Andare a ritroso nel tempo per vivere ai giorni nostri, ritrovare quel pizzico di spensieratezza di cui tanto abbiamo bisogno, rivalutare i tesori di casa nostra, apprezzare le giovani generazioni che nel mondo agricolo vedono il loro futuro. Una gita fuori porta o una vacanza prolungata su di un territorio che ha tanto da offrire sia in termini culturali e che gastronomici. I vini abbracciano i castelli e le dimore storiche, l’allevamento dei bovini di razza piemontese fa da sfondo alla storia secolare, l’agricoltura è ingrediente fondamentale per le prelibate ricette.
Uno dei miei tanti viaggi attraverso le nostre regioni e i loro sapori; per questo percorso pinerolese a pochi passi dalla mia Torino devo un grazie alla Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – che mi ha accompagnato e supportato affinché comprendessi meglio il lavoro delle famiglie che ho avuto il piacere di incontrare.

(Fabrizio Salce)


Dodici idee per la gita di Pasqua: dalle terre del Piave al lago d’Iseo, dal viale dei Cipressi di Bolgheri ai nuraghi sardi, i migliori luoghi dove brindare in compagnia

Mai come in questo periodo abbiamo riscoperto il piacere di trascorrere del tempo all’aria aperta, a contatto con la natura e in borghi inesplorati o conosciuti. Che sia per il weekend pasquale o per il picnic di Pasquetta, innumerevoli sono i luoghi del Bel Paese da visitare per allontanarsi dalla quotidianità cittadina.
Di seguito, per celebrare al meglio questa festività primaverile, selezionate dodici etichette per tutti i gusti, da assaporare e mai dimenticare, tra le quali scoprire la vostra preferita:

MONTE ROEN
Maglen Pinot Nero Riserva 2019
Cantina Tramin

Tra le escursioni più belle dell’arco alpino, il sentiero che porta alla cima del Monte Roen, in Val di Non, è magnifico da percorrere in primavera, quando i meli sono in fiore e i crocus e il tarassaco colorano il paesaggio mozzafiato sulla Bassa Atesina e sulle Dolomiti. Su questo terreno si pratica una viticoltura eroica, dove la natura con la sua altitudine, le brezze e i dislivelli donano ai vini di Cantina Tramin, che qui nascono, una definita impronta alpina. Dagli storici vigneti di Mazon e Glen vengono vendemmiate a mano le preziose uve che danno vita a Maglen, il Pinot Nero Riserva di Tramin, che esprime massima eleganza nell’annata 2019. Fresco e fine, presenta note decisamente fruttate e una vivace struttura tannica che accompagna bene piatti dai sapori intensi, come i ravioli ripieni al formaggio di pecora o i primi di pasta fresca al ragù, coronamento ideale di una giornata trascorsa tra queste montagne.
Prezzo: 29,00 euro nello shop online della cantina

GROTTE DEL CAGLIERON
Metodo Rurale IGT Colli Trevigiani
Metodo Ancestrale Bellenda

Per chi ama trascorrere le festività pasquali immerso nella natura, quale miglior modo se non “perdersi” tra le Grotte del Caglieron, luogo magico custodito a Fregona tra i colli trevigiani, ricco di cascate e rivoli d’acqua. E per concludere al meglio una giornata all’insegna delle bellezze paesaggistiche, perché non brindare con un vino legato al territorio e alle sue tradizioni?
Il Metodo Rurale di Bellenda, ancestrale sui suoi lieviti senza solfiti aggiunti, è l’archetipo dei frizzanti delle colline di Conegliano Valdobbiadene che ripercorre la memoria olfattiva e gustativa del passato. Una volta pigiata e diraspata, l’uva Glera viene prima fatta fermentare in tini di legno, senza controllo di temperatura, poi la fermentazione continua in vetro spontaneamente. Questo metodo ancestrale dà vita a un vino unico che si trasforma di bottiglia in bottiglia, riportando nel presente le tradizioni di un tempo. Un vino molto gastronomico, adatto ai più svariati abbinamenti: dal semplice aperitivo con formaggi e salumi, a pietanze più speziate, come risotti e cous cous.
Prezzo: 12,50 euro nello shop della cantina

NERVESA DELLA BATTAGLIA
Manzoni Bianco
Cecchetto

Il Manzoni Bianco di Cecchetto nasce dal vitigno frutto della lunga e appassionata ricerca di Luigi Manzoni, preside dal 1912 al 1958 all’Istituto Cerletti di Conegliano (TV), noto come la più antica Scuola Enologica d’Italia. L’incrocio tra Pinot Bianco e Riesling Renano dà al vino un profumo che ricorda il fiore di glicine, la pera matura e l’ananas. In bocca, il Manzoni Bianco stupisce con un sapore asciutto, ma al tempo stesso vellutato e persistente, regalando un armonioso bilanciamento tra dolcezza e fragranza acida. Perfetto per accompagnare un pranzo di Pasqua a base di pesce, ma altrettanto pregevole in abbinamento a formaggi e stuzzichini.
Un vino che cresce nelle terre del Piave, assorbendone cultura e tradizioni. Un inno al passato da celebrare visitando monumenti e luoghi ricchi di storia a Motta di Livenza, comune trevigiano con radici medievali, un tempo noto come la “Figlia primogenita della Serenissima”. Proprio qui crescono rigogliosi i vigneti che Cecchetto destina al suo Manzoni Bianco.
Prezzo: 15,00 – 20,00 euro in enoteca

TERRADEIFORTI – STRADA DEL VINO
Cristina Vendemmia Tardiva
Roeno

Nella Valdadige Veronese, Roeno crea un vino dolce dalla grande personalità, che nella vendemmia tardiva e nella surmaturazione delle uve trova il giusto connubio tra Pinot Grigio, Chardonnay, Traminer Aromatico e Sauvignon. Cristina Vendemmia Tardiva è la perfetta conclusione di un ricco e gustoso pranzo pasquale, grazie alla sua equilibrata sintesi tra dolcezza e bevibilità. Dal colore giallo dorato, il vino esprime eleganza, morbidezza e sentori che ricordano la pesca, l’albicocca e i fichi secci.
Un fine pasto che racconta le caratteristiche della sua madre patria, la Terradeiforti, zona ideale non solo per la viticoltura, ma anche per lunghe passeggiate all’aria aperta. Escursione adatta a tutte le età, da provare sia a piedi che in bicicletta, è la Strada del Vino: il percorso inizia dall’antico borgo trentino di Avio, per passare poi attraverso la Chiusa di Ceraino, fino ad arrivare a Brentino Belluno, località veronese che dà i natali a Roeno.
Prezzo: 27,00 euro nello shop online della cantina

MAROSTICA
Fratta
Maculan

Vendemmia manuale, accurata selezione dei grappoli, fermentazione in piccoli tini di acciaio con frequenti follature negli otto giorni di macerazione, questo è Fratta, il blend di cabernet sauvignon e merlot ideato e creato da Fausto Maculan. Un rosso rubino vivace, ricco di sfumature violacee che al naso regala sentori di frutti di bosco, di cacao e caffè, accompagnati da piacevoli note speziate. In bocca risulta armonioso, equilibrato, con tannini dolci che danno struttura ed eleganza al vino. Ideale per la tradizionale grigliata di Pasquetta, Fratta si sposa in modo sopraffino a carni rosse alla brace e spiedi di selvaggina.
Un vino che suggella ricordi, da degustare ammirando le architetture medioevali che racchiudono Piazza degli Scacchi a Marostica. Ogni due anni, lo spettacolo con personaggi viventi rievoca la vicenda della figlia del Castellano di Marostica, Lionora, contesa dai giovani Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara.
Prezzo: 60,00 euro in enoteca

MONTE LUPPIA
Brut Rosé Garda Doc Cantina Colli
Cantine di Verona

Un vino fresco e dalla personalità accattivante: è il Brut Rosé Garda Doc di Cantina Colli Morenici che, insieme a Cantina Valpantena e Cantina di Custoza, costituisce la nuova realtà cooperativa Cantine di Verona. Brut Rosé è uno spumante da sole uve pinot nero coltivate sulle colline moreniche tra Ponti sul Mincio e Mantova: una piacevole bollicina, dal perlage fine e persistente, con la quale brindare durante un pic nic sul Monte Luppia, sulla sponda veronese del lago di Garda. Una passeggiata ideale per gli amanti dell’escursionismo, tra natura selvaggia, incisioni rupestri e panorami mozzafiato sul lago e sulle montagne circostanti. Questo elegante Rosé, con delicate note di mela e frutti rossi, ben si accompagna ai ricchi antipasti della tavola di Pasqua.
Prezzo: 6,00 euro nel punto vendita di Cantina Colli Morenici

BORGHETTO SUL MINCIO
Lugana Doc Benedictus
Le Morette

Per le festività pasquali Le Morette propone il Lugana Doc Benedictus: un vino che nel nome ricorda l’opera dei padri benedettini che a San Benedetto di Lugana – frazione di Peschiera del Garda dove oggi sorge l’azienda di Valerio, Fabio e Paolo Zenato – fondarono la chiesa parrocchiale e diedero impulso alla coltura della vite.
Benedictus è ottenuto dalle uve Turbiana coltivate nel vigneto storico de Le Morette, caratterizzato da terreni argillosi di natura calcarea e marnosa. Colore giallo paglierino e accennate sfumature dorate, che raggiungono toni più intensi con l’affinamento in bottiglia, contraddistinguono questo Lugana dove profumi delicati con piacevoli note esotiche si uniscono a sentori di fiori d’acacia e di leggere spezie in un calice che combina struttura, eleganza e grande persistenza.
La compagnia perfetta per una visita a Borghetto sul Mincio, piccolo centro dal cuore medievale, tra mulini ad acqua e casette da fiaba. Un luogo rimasto fermo nel tempo, dove il passato dialoga con il presente creando atmosfere incantate.
Prezzo: 14,90 euro nello shop online della cantina

ROCCA DI MANERBA
Groppello Doc Riviera del Garda Classico
Sincette

“Groppo” nel dialetto bresciano è il nodo, termine a cui – per la forma serrata del grappolo – si riallaccia l’etimologia di groppello. Questo vitigno autoctono della Valtènesi, che qui trova la sua massima espressione, è strettamente legato alla storia di Sincette, azienda agricola biodinamica della famiglia Brunori che in esso ha scommesso e continua a credere.
Frutto in purezza di questa sfida è il Groppello Doc Riviera del Garda Classico, che Sincette consiglia per le festività pasquali in virtù della sua finezza ed eleganza. Dal colore rosso rubino brillante, ha profumi intensi di frutti rossi, lampone e ribes su fondo floreale, che ricorda la viola e una leggera rosa appassita. Al gusto è pieno, morbido e di piacevole acidità.
Un vino che ben si sposa con salumi e formaggi freschi e stagionati, perfetto quindi per un picnic vista lago alla Rocca di Manerba, punto panoramico a picco sulla sponda bresciana del Garda in grado di affascinare al primo sguardo.
Prezzo: 19,00 euro nello shop online della cantina

MONTE ISOLA – LAGO D’ISEO
Franciacorta Brut
Mosnel

Caposaldo dello Stile Mosnel fin dal 1979, il Franciacorta Brut della maison di Camignone nasce da un accordo armonico di uve Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero. Dopo oltre 24 mesi sui lieviti raggiunge il suo equilibrio ed è pronto per essere degorgiato: nel calice oro bianco dal perlage sottile e vellutato emergono note di sambuco e biancospino, agrumi mediterranei e frutta bianca e gialla, che si uniscono ai sentori di erbe aromatiche e mandorle. Fresco, raffinato e con un finale persistente, il Franciacorta Brut è perfetto per un brindisi ammirando il paesaggio da Monte Isola, che si specchia nelle acque del lago d’Iseo. Dal Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più alto dell’isola, si gode di una splendida vista del lago e dei monti circostanti.
Prezzo: 23,00 euro in enoteca

BOLGHERI
Scipio
Tenuta Sette Cieli

Da uve selezionate 100% cabernet franc, coltivate a un’altitudine di 400 metri sul livello del mare, nasce Scipio, la perla di Tenuta Sette Cieli. Concentrato in pochissime e preziose bottiglie, con un lungo affinamento prima in barriques per 19 mesi e poi in vetro per 24 mesi, questo vino invoglia l’assaggio grazie a una sublime complessità aromatica che ricorda sentori di frutti rossi e spezie. Un rosso da meditazione che racconta il suo carattere e la sua struttura con finezza ed eleganza.
Scipio trova i suoi natali a Bolgheri, splendido borgo livornese da scoprire durante le festività pasquali, magari passeggiando lungo il Viale dei Cipressi, strada di 5 chilometri costellata da alberi secolari. Un weekend tra terra e mare da trascorrere con amici e parenti nel cuore della Maremma livornese.
Prezzo: 60,00 euro in enoteca

COSTA DEI TRABOCCHI
Peco Pecorino Terre di Chieti IGP
Cantina Tollo

La centenaria sapienza enologica dell’Abruzzo e un lungo lavoro di ricerca in vigna danno vita a Peco Pecorino Terre di Chieti IGP di Cantina Tollo: un vino bianco perfetto per accompagnare lo street food a base di pesce tipico del litorale abruzzese in una gita fuori porta sulla magnifica Costa dei Trabocchi, tra i paesaggi più suggestivi affacciati sull’Adriatico. A costeggiare il tratto di mare c’è anche la Via Verde, percorso ciclopedonale immerso in un paesaggio da cartolina tra l’azzurro del mare e le vette arrotondate della Maiella.
Di colore giallo paglierino tenue con lievi riflessi verdolini, al naso rivela note agrumate e tropicali, di pesca bianca, mango e salvia che si uniscono a eleganti sentori floreali. Il sapore è pieno, di buona struttura e persistenza, con un finale leggermente balsamico.
Prezzo: 13,00 euro nello shop online della cantina

PARCO ARCHEOLOGICO DI SANTA CRISTINA
Mari
Bentu Luna

Il centro della regione Sardegna è la “casa” di Bentu Luna, giovane progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’AD Gian Matteo Baldi. Tra le prime etichette della tenuta di Neoneli ad aver esordito sul mercato, Mari – nel cui nome riecheggiano le onde del Mediterraneo – si compone di un blend di uve bovale sardo, cannonau e monica vendemmiate nella prima decade di ottobre. La fermentazione avviene con piede spontaneo in vasche di cemento e l’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere. Il risultato è un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata, coronati da un finale caldo.
Mari nasce dalle vecchie vigne che Bentu Luna si propone di far conoscere e tutelare, un inestimabile tesoro custodito da secoli nell’entroterra sardo. Un territorio ricco di bellezze da scoprire, caratteristici paesi dalle case in pietra e siti di rilevanza storica come il Parco Archeologico di Santa Cristina a Paulilatino (Oristano), che comprende al suo interno l’omonimo pozzo, un villaggio cristiano e uno nuragico, adatto per trascorrere una giornata all’aria aperta immersi in una cultura antica e misteriosa.
Prezzo: 20,00 euro in enoteche e negozi specializzati


I vini più venduti nel 2021 nella distribuzione moderna

L’anticipazione della ricerca “IRI per Vinitaly” che sarà presentata l’11 aprile a Vinitaly – Nel 2021 crescono le bottiglie a denominazione d’origine e le bollicine – Ancora nessun aumento significativo dei prezzi nel 2022, ma si teme per l’inflazione e le conseguenze della guerra in Ucraina

Il mercato del vino nella distribuzione moderna nel 2021 ha fatto registrare trend positivi: il vino a denominazione d’origine è cresciuto dell’1,8% a volume e del 5,9% a valore, con un prezzo medio di 5,55 euro (Docg, Doc, Igt, bottiglia 0,75; totale Italia, Discount, E Commerce, dati IRI). L’intero mercato del vino vale 700 milioni di litri per un valore di 2 miliardi e 269 milioni di euro (che arriva a 3 miliardi di euro con l’aggiunta delle bollicine). Il totale vino ha accusato una vistosa flessione dei formati diversi dalla bottiglia da 0,75 (bottiglioni, brik, plastica, bag in box, e altro) che ha influenzato il dato generale: +2,1% a valore, – 2,2% a volume. Notevole la performance delle bollicine che crescono a volume del 17,9% e a valore del 20,0%. Le vendite di vino nella distribuzione moderna (DM) nel 2021 hanno beneficiato di un primo bimestre segnato ancora da un semi lockdown e quindi da una posizione di vantaggio dei punti vendita della DM rispetto ad altri canali.
La classifica dei vini più venduti vede ai primi posti la tradizionale triade Chianti, Lambrusco, Montepulciano d’Abruzzo, con ogni tipologia che vende tra i 10 e i 15 milioni di litri, ma con una flessione del Lambrusco (- 6,7% a volume e – 5,7% a valore) e un buono spunto del Chianti (+3,7% a volume e + 5,4% a valore). E’ impressionante la crescita del Vermentino che si piazza al 5° posto con una crescita del 21,9% a volume e del 25,5% a valore. Il pugliese Primitivo aumenta a volume del 5,2% e dell’11% a valore, l’emiliano Pignoletto del 5,6% a volume e del 2,6% a valore e il veneto Valpolicella del 15,9% a volume e del 16,9% a valore (incluso il Valpolicella Ripasso).
La classifica dei vini “emergenti”, cioè quelli che hanno fatto registrare nel 2021 un maggior tasso di crescita a volume vede sul podio il Lugana (Veneto/Lombardia) con aumento del 34%, l’Amarone (Veneto) del 32%, il Valpolicella Ripasso (Veneto) del 26%. Buona la performance del Nebbiolo (Piemonte/Lombardia) con + 22%, del Ribolla (Friuli V. Giulia) con +19%, del Sagrantino (Umbria) +16%, e del Brunello di Montalcino (Toscana) +13% (vedi tabelle allegate).

Interessante anche la classifica delle bollicine con maggior tasso di vendita a volume: il primo posto va al Moscato, che cresce del 29%; non cessa di aumentare il Prosecco con +22%; il Fragolino spunta un buon +16%; il Muller Thurgau il 15%, l’Asti il 14%; il Brachetto il 12%.
Queste le anticipazioni della ricerca “IRI per Vinitaly” che verrà presentata lunedì 11 aprile e commentata da rappresentanti di Conad, Coop, Carrefour, Federvini, Unione Italiana Vini, nel corso della 18ima edizione della tavola rotonda su vino e DM organizzata da Veronafiere a Vinitaly.

IRI presenterà anche i dati del mercato del vino nella DM relativi al primo bimestre e alla prima metà di marzo 2022. Dati che si annunciano in territorio negativo, solo per via del confronto con un primo bimestre 2021 ancora molto influenzato dalla emergenza pandemica. Sarà anche illustrato l’andamento dei prezzi della bottiglia che nel primo bimestre non ha mostrato scostamenti significativi, ma andranno valutate le conseguenze degli aumenti dei costi energetici e delle materie prime e del conflitto ucraino.

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“Cielo e terra” pronta a inaugurare una nuova era con Villa Porto la “Favorita”

La storica dimora veneta sarà sia showroom che sede direzionale, uno spazio polivalente ristrutturato e pensato per valorizzare la lunga tradizione vitivinicola dell’azienda vicentina, a partire da un legame indissolubile con il territorio e il suo patrimonio storico, artistico e umano

Uno showroom, un luogo di rappresentanza pensato per accogliere il cliente e offrirgli un’esperienza nuova: una visione completa e immersiva dell’azienda a partire da una location nobile e d’eccezione, in cui storia e arte si intrecciano regalando il brivido e l’emozione di uno spazio fuori dal tempo.
Per Cielo e Terra Spa, azienda vicentina nata nel 1999 dall’unione della famiglia Cielo e dei viticoltori delle Cantine dei Colli Berici, ha inizio una nuova era con l’acquisto e la ristrutturazione di uno dei gioielli architettonici del vicentino: la settecentesca Villa Da Porto di Sarego battezzata “La Favorita”.

La dimora, realizzata in stile palladiano, diventerà la sede direzionale e commerciale dell’azienda vitivinicola, ma fungerà anche da spazio espositivo e di incontro per raccontare i valori e la storia di un’azienda socialmente responsabile e chiamata a stringere un legame sempre più indissolubile con il territorio che rappresenta, attraverso la valorizzazione del suo patrimonio artistico, storico e umano.

“Un orgoglio per l’azienda e per i soci viticoltori delle Cantine dei Colli Bericidichiara Luca Cielo, Direttore Generale di Cielo e Terraun’operazione immobiliare che riporterà all’antico splendore la villa e che saprà, al tempo stesso, rappresentare con la dovuta eleganza i vini di un territorio di lunga tradizione vitivinicola”.

Chiamata “La Favorita” dal nome dell’antico toponimo del luogo in cui è sorta tra il 1714 e il 1715 per volere del nobile locale Giovanni Battista da Porto, la villa viene attribuita all’architetto Francesco Muttoni mentre l’intero complesso scultoreo si riconduce alla bottega di Orazio Marinali, una delle più importanti del tempo.

Passata di proprietà agli inizi dell’Ottocento ad alcune famiglie venete fra cui Balbi, Ziggiotti, Manin, prima di ritornare fra i possedimenti del nobile da Porto venne acquistata nel 1879 dal Pascià Ismail ex Khedivè d’Egitto che qui vi trascorse il proprio esilio. A lui si devono le decorazioni in stile arabeggiante di alcuni ambienti.

“Il piano di sviluppo siglato nel 1999 ha segnato una svolta, l’acquisto della partecipazione nella società Cielo S.p.A. È così nata la Cielo e Terra S.p.A., con l’obiettivo di valorizzare i prodotti della filiera corta, avvicinando di più la produzione ai mercati, una filiera capace di remunerare equamente i soci e di distribuire con successo i nostri vini in Italia e nel mondoqueste le parole del Presidente della Cielo e Terra S.p.A Ivano Tadiello. L’acquisto di Villa da Porto “La Favorita” rappresenta per noi un punto di arrivo, ci ha offerto l’opportunità di restituire al territorio un’opera di pregio pur se ci vorranno due anni di restauro per recuperare la villa in tutta la sua bellezza. Diventerà la nostra sede direzionale e commerciale e sarà aperta a visite guidate con degustazione ed eventi culturali, dando un nuovo impulso anche all’indotto”.


Un’acquisizione che sancisce anche la giusta esaltazione di un territorio che nel duro lavoro in vigneto ha trovato un’espressione di successo. La villa padronale è dunque il riscatto sociale di generazioni di persone che hanno saputo far conoscere al mondo l’eccellenza di un territorio e l’espressione dell’arte vitivinicola che in queste aree raggiunge livelli altissimi e pienamente riconosciuti a livello internazionale.

Cielo e Terra nasce nel 1908,  nelle campagne di Vicenza, vicino ai Castelli di Romeo e Giulietta, dove il bisnonno aveva acquistato un piccolo podere con vigneto, Casa Defrà. Il nonno Pietro ha proseguito la guida dell’azienda con grande passione impegno sociale. Oggi alla guida dell’azienda ci sono Luca e Pierpaolo Cielo, assieme ai soci delle Cantine dei Colli Berici. Nel 1999, infatti, dall’unione tra la famiglia Cielo e i viticoltori delle Cantine Colli Berici. Oggi l’azienda che conta 3000 ettari di vigneto tra Vincenza e Verona, è conosciuta in tutto il mondo con i marchi Cielo, Casa Defrà e Bericanto. Il gruppo che nel 2021 ha sfiorato i 60 milioni si caratterizza per un approccio socialmente responsabile,  orientato alla trasparenza e alla sostenibilità. Dopo aver ottenuto la certificazione B Corp, l’azienda ha aderito anche VIVA Sustainable, con l’obiettivo di ottimizzare l’impatto ambientale della filiera vite – vino. Prima realtà vinicola italiana a introdurre in azienda il modello della Lean Organization, Cielo e Terra integra numerosi progetti con un piano di economia circolare, affermandosi come realtà in grado di fronteggiare le sfide dei mercati mondiali ed attestare la sua presenza in oltre 60 Paesi.


Tipicità Festival 2022: dal 2 al 4 aprile al Fermo Forum Cibi, manualità, territori in un’esperienza unica, dalle Marche al mondo

Oltre 130 espositori in 5 padiglioni tematici e più di 80 eventi per Tipicità Festival 2022, di scena al Fermo Forum dal 2 al 4 aprile. Cibi, manualità, territori dalle Marche al mondo, in un’esperienza unica.
La nuova Tipicità torna in completa presenza dopo due anni e si rinnova totalmente, proiettandosi ancora una volta nel futuro. “Entrare al Fermo Forum – svela Angelo Serri, direttore di Tipicità – sarà come penetrare in un ecosistema del bello e del buono!”
Un padiglione sostenibile, che abbatte le pareti, utilizza soluzioni di eco-design e crea spazi di condivisione, degustazione e approfondimento. Nella piazza centrale i partner della manifestazione, con una Lounge dedicata ad incontri e dibattiti per “fare futuro insieme”.
Ritorna anche l’Accademia, il “santuario” dell’alta cucina di Tipicità Festival, con grandi chef e giovani talenti dalle Marche, ma anche da Londra, dalla Sicilia, dall’Umbria e dalla Toscana.
Nel Mercatino le produzioni tipiche di alta qualità, le specialità di nicchia e le proposte di cibo di strada nello stile marchigiano. Mangiare è anche condivisione e le associazioni di categoria proporranno, in appositi spazi-evento, momenti di degustazione guidata e conoscenza.
Lievito & Fermento è la nuova area dedicata alle delizie del forno, con esibizione di pizzaioli, panificatori e pasticcieri a confronto con lievito madre, farine da grani autoctoni e metodi di lavorazione tradizionali e innovativi.
Con i produttori custodi dell’ASSAM, nello spazio della Biocreatività si esplorano, le mille sfaccettature dell’agricoltura e dell’offerta agroalimentare marchigiana e del biologico.
Il padiglione del Grand Tour delle Marche consente di mettere a punto i propri programmi di viaggio, attraverso le proposte delle comunità marchigiane locali, insieme al Comune di Foligno e a quello di San Miniato, in un vero e proprio “coast to coast” dall’Adriatico al Tirreno.

Tipicità Festival 2022 è organizzata dal Comune di Fermo in collaborazione con Regione Marche, Camera di Commercio delle Marche, ANCI Marche ed una poderosa squadra di enti locali ed imprese partner, con gli Atenei di Ancona, Camerino e Macerata nel ruolo di partner scientifici ed il Banco Marchigiano in qualità di project partner.
Tipicità Festival sarà fruibile anche digitalmente, con la possibilità di esplorare virtualmente aree, eventi ed espositori nel sito ufficiale www.tipicita.it e nel portale www.tipicitaexperience.it, con un’esperienza che non si ferma ai giorni del Festival, ma continua in modalità “phygital” e prosegue fino a fine anno con le tappe del Grand Tour delle Marche 2022.

Info: www.tipicita.it.
Tel.: 0734.277893
mail: segreteria@tipicita.it


Dal San Domenico di Imola al Grand Hotel Majestic "già Baglioni": storie e ricette con gli chef Mercattilii e Araldi

Al Grand Hotel Majestic “già Baglioni”, lunedì 4 aprile, si terrà una serata dedicata alle eccellenze dell’Emilia Romagna. Il ristorante I Carracci accoglierà lo chef Valentino Marcattilii del San Domenico di Imola – due stelle Michelin – che lo chef ha guidato verso il successo internazionale. La serata, introdotta dalla presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita” che lo chef ha scritto con il giornalista Mauro Bassini, prosegue con una speciale cena a 4 mani preparata da Marcattilii con l’Executive chef del Ristorante I Carracci Guglielmo Araldi.
Un doppio appuntamento che unisce parole e gusto in un binomio indissolubile.

Alle 18.30, la presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita”, edito da Minerva e scritto dallo chef Marcattilii con il giornalista Mauro Bassini, con la prefazione di Massimo Bottura.

I due autori, grazie alle domande della moderatrice Elisa Azzimondi, direttrice della collana “Ritratti di gusto” di Minerva, racconteranno le tappe di un percorso di vita e professionale unico, che ha permesso al ristorante imolese di trasformarsi in un tempio della cucina emiliano-romagnola. L’appuntamento prosegue alle 20,30 con una cena nel ristorante “I Carracci”, sotto una volta di affreschi cinquecenteschi realizzati dalla scuola dei pittori bolognesi. Un originale menù a 4 mani realizzato da Valentino Marcattilii e dall’Executive chef di casa Guglielmo Araldi, bolognese d’adozione, la cui visione gastronomica è ricca di influenze mediterranee. Ad ogni portata è stato abbinato un vino dell’Azienda Ceretto appositamente scelto per esaltare al meglio sapori e preparazioni. Un calice di Blangè Langhe DOC Arneis 2021 sarà servito con il benvenuto dello chef, a seguire, il cannellone croccante con ricotta di Zocca, con rapa rossa e cerfoglio, profumato di bergamotto, accompagnato da mortadella, pistacchio, parmigiano e perlage di aceto balsamico con peperoncino al pomodoro.

Gli antipasti sono preparati dal San Domenico, e alternano terra e mare: in tavola una terrina di pasticcio di fegato d’oca tartufato, addolcito da gelatina al porto e pan brioche tostato e le code di mazzancolle in crosta di corn flakes, due proposte associate a un eccellente Monsordo Bianco Langhe DOC 2021.
Anche il primo piatto è di “scuola imolese”: lo chef Marcattilii ha previsto la ricetta più iconica del suo ristorante – depositata alla Camera di Commercio – l’uovo in raviolo “San Domenico” in burro di malga, parmigiano dolce e tartufo di stagione, accompagnato da Barbaresco DOCG 2017. Lo chef Araldi prosegue con un secondo a base di agnello, arricchito con carota, rapa rossa e Castelmagno, in dialogo con un Barolo DOCG magnum 2016.

Infine, il pasticcere del ristorante I Carracci Vincenzo Digifico firma il dessert, la mousse al mango e passion fruit, cocco e bergamotto – in abbinamento con le bollicine del Moscato d’Asti DOCG 2021 – e la piccola pasticceria proposta con il caffè.
I vini in abbinamento sono quelli dell’azienda vitivinicola della Famiglia Ceretto di Alba, in Piemonte.

(Gianluigi Veronesi)

da sinistra: Guglielmo Araldi (I Carracci) e Valentino Marcattilii (San Domenico)
Posti limitati, per info e prenotazioni:
Presentazione del libro “Il San Domenico, la mia vita”
tel. 051 6630557, mail
ufficiostampa@minervaedizioni.com
Cena a 4 mani con Valentino Marcattilii e Guglielmo Araldi
tel. 051 225445, mail
ristorazionecarracci@duetorrihotels.com


Champagne Jacquart lancia la Cuvée Prestige Alpha 2012

La Maison di Reims è una delle realtà più estese della Champagne, con 300 ettari di vigneti dedicati solo agli Champagne Jacquart distribuiti all’interno di quattro zone: dalla Montagne de Reims alla Vallée de la Marne, dalla Côte des Blanc alla Côte des Bar.
“La Maison esprime attraverso il patrimonio d’eccellenza e la diversità delle diverse zone della Champagne proprio grazie alla possibilità che ho di scegliere fra tanti cru – spiega Patrick Spanti – e mantenere una costanza di stile è il mio compito: uno stile contemporaneo, che gioca con la mineralità e, soprattutto, con la freschezza dello chardonnay, perché il pinot noir rappresenta la tradizione. D’altra parte, la Maison è molto giovane, non è un’azienda che ha sulle spalle il peso della storia e questo le consente di sperimentare. Per gli affinamenti utilizziamo solo acciaio, per un gusto pulito e fresco. Vinifichiamo separatamente 150 vini e li affiniamo separatamente e tutti svolgono la fermentazione malo lattica”.
Piacevolezza immediata, stile fresco, leggerezza, non troppa struttura e una coerenza aromatica-gustativa: questo è l’obiettivo.

Gli Champagne Jacquart

Dal 1964 la Maison Jacquart profonde le sue energie migliori per diventare uno dei più grandi marchi internazionali di Champagne. Nata dall’alleanza di tre unioni di viticoltori indipendenti, la Jacquart rappresenta oggi una delle più grandi superfici di approvvigionamento di tutta la Champagne, con parcelle vitate presenti in tutte le più celebri zone di raccolta della regione. Solo Champagne di prima premitura.
La sede della Jacquart si trova a Reims, in un palazzo storico recentemente restaurato di boulevard Lundy, indirizzo prestigioso di molti dei più rinomati produttori di Champagne.

Cuvée Alpha 2012
Solo Pinot nero e Chardonnay. Le percentuali cambiano in funzione dell’annata, considerando che non tutte le vendemmie si meritano di diventare Cuvée Alpha. Nel caso della versione Blanc 2012 lo Chardonnay e il Pinot nero hanno quasi la stessa percentuale, mentre la rispettiva provenienza si divide tra vigneti classificati Premier cru e Grand cru. Lunga permanenza sui lieviti.

Tipologia: Cuvée Prestige Millesimata.
Della Cuvée Alpha sono state prodotte solo il 2005, 2006, 2010. 52% Chardonnay: Avize, Cramant, Oger 48% Pinot Nero: Ay, Verzenay, Verzy
Provenienza delle uve: Pinot Noir della Montagne de Reims (Grand Cru Mailly e Verzenay), Chardonnay dei Premier Cru Villers Marmery e Trépail.
Affinamento: Sette anni sui lieviti come minimo.
Dosaggio: 7 g/l.
Permanenza della bottiglia in cantina dopo il dosaggio: minimo 6 mesi dopo la sboccatura
Temperatura di servizio: da 10 a 12°C
Capacità di invecchiamento in cantina: da 5 a 8 anni
Esame visivo: Colore luminoso, brillante, un’autentica esplosione di luce.
Esame olfattivo: Naso complesso, finissimo, espressivo ed elegante.
Esame gustativo: al palato si colgono note di lieviti, di frutta secca, di agrumi e di rosa, unite assieme in una combinazione armonica di grande freschezza ed equilibrio.
Confezione: Bottiglia dall’estetica minimalista, con rilievi e dettagli in oro sul fronte e nella capsula; astuccio bicolore modernissimo.
Disponibilità: Poche migliaia di bottiglie, destinate ai principali mercati del mondo (Francia, Belgio, Italia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti)

Rinaldi 1957 – S.P.A. – Fratelli Rinaldi Importatori
Viale Angelo Masini, 34, 40126 Bologna BO
Telefono: 051 421 7811


"LUCIO DALLA. Anche se il tempo passa"

Il 4 marzo 2022 si è aperta nei prestigiosi locali del Museo Civico Archeologico di Bologna l’attesa prima grande mostra evento dedicata ad uno dei più grandi artisti italiani e internazionali dal titolo “LUCIO DALLA. Anche se il tempo passa”.

Inaugurata il 4 marzo, giorno di nascita di Lucio (era nato a Bologna nel 1943) nel commosso ricordo del decennale della sua scomparsa, avvenuta il 1° marzo 2012, con i solenni funerali celebrati tre giorni dopo – il 4 marzo – nella monumentale piazza Maggiore di Bologna, di fronte a una immensa partecipazione di personalità e di popolo.
La mostra, promossa dal Comune di Bologna con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, rimane aperta fino al 17 luglio, per essere trasferita dal 22 settembre a Roma (all’Ara Pacis). Successivamente, nel 2023 a Napoli, nell’ottantesimo della nascita e poi a Milano. Infine l’auspicio è di proseguire anche all’estero.
La mostra, al Museo Civico Archeologico, occupa un rilevante spazio di circa 1000 metri quadri sui quali viene presentata l’affascinante intera vita musicale di Lucio Dalla, iniziata da bambino e portata avanti per tutta la sua esistenza, grazie alla di lui innata capacità di dare forma a diverse e sempre nuove espressioni e capolavori musicali. Ed è sorprendente constatare come il grande successo che Lucio Dalla ha avuto durante la sua vita sia aumentato e ancor più sviluppato dopo la sua scomparsa. (*)

L’ampia esposizione museale è divisa in oltre 10 sezioni: “Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali”; “Dalla ci racconta”; “Il clarinetto”; “Il museo Dalla”; “Dalla e la sua musica”; “Dalla e il cinema”; “Dalla e il teatro”; “Dalla e la televisione”; “l’Universo Dalla”; “Dalla e Roberto Roversi”; “Dalla e la sua Bologna”.
Sono così presentati numerosi documenti, canzoni e brani musicali, foto, filmati, abiti di scena (tutti i suoi copricapi compresi) ed aspetti che raccontano la sua vita, l’arte e le tante passioni.

In particolare nella sezione “Universo Dalla” sono esposte decine di immagini di Lucio con i più importanti personaggi del mondo della cultura, della musica e non solo, come ad esempio foto con papa Giovanni Paolo II, con i presidenti della repubblica Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi, con Sophia Loren e tante altre ancora.
In più una rilevante “enciclopedia” di oltre 250 persone di ogni ceto sociale con cui il Maestro ha avuto rapporti di lavoro e amicizia, che testimoniano la sua grande vicinanza alla gente semplice e la sua profonda umanità .
L’ampia e prestigiosa Mostra, meta di un flusso costante di visitatori, è arricchita da un ricco catalogo edito da Skira.

(*)  Lucio Dalla è sepolto nel Cimitero monumentale “La Certosa” di Bologna; sotto la sua figura, rappresentata come un’ombra con a fianco il clarino, appare la scritta: “Musicista, Poeta, Maestro di vita”. La sua tomba è sistemata accanto a quella del grande poeta Giosuè Carducci.

(Cesare Spagna)

La mostra a Bologna nell’80imo compleanno e nel decennale dalla scomparsa

La Mostra dedicata al grande Lucio – a Bologna, presso il Museo Civico Archeologico, fino al 17 luglio 2022 – è organizzata dalla Fondazione Lucio Dalla. La Fondazione è nata nel 2014 dal desiderio dei cugini dell’artista di mantenerne viva la memoria realizzando e promuovendo, nel suo nome, attività in campo culturale, artistico e sociale. L’intento è dunque quello di rinnovare il ricordo dell’uomo e dell’artista, del suo spirito libero e geniale, del suo talento, dei suoi interessi e delle sue passioni, attraverso un “racconto” composito, corale, esito di una viva progettualità che si alimenta dell’energia che Lucio Dalla ha lasciato dietro di sé e del grande affetto che ne accompagna il ricordo.  La mostra è stata inaugurata a Bologna il 4 marzo u.s., in occasione del compleanno di Lucio, proprio per essere un regalo per lui (mostraluciodalla.it) e un grande omaggio alla sua storia, costruito con passione in tanti mesi di lavoro insieme a Alessandro Nicosia, con cui la Fondazione ne condivide la cura e che ne è l’ideatore con C.O.R., il realizzatore.
Grazie al sostegno di Lavoropiù e alla collaborazione del Liceo Musicale “Lucio Dalla” di Bologna al progetto formativo ideato dalla Fondazione in occasione della mostra, questa sarà anche il luogo e l’occasione di un incontro con Lucio al quale sono invitati gli studenti delle scuole secondarie, di primo e secondo grado, che saranno guidati nell’esplorazione del “mondo di Lucio Dalla” seguendo l’intreccio tra la vita e i testi delle memorabili canzoni che l’artista ha interpretato e scritto.
Con lo stesso spirito, oltre alla mostra, la Fondazione Lucio Dalla accoglie, nella magia della grande casa bolognese dell’artista, i visitatori desiderosi di compiere un viaggio nel suo mondo e nella sua storia, dove lì organizza incontri culturali, concerti e Residenze Artistiche, opportunità concrete, per i giovani, di espressione e sviluppo del talento.
Queste e altre, sono tutte iniziative sentite che tratteggeranno un ricordo composito e anche inusuale dell’amato artista, esplorando, insieme agli amici che lo hanno conosciuto profondamente, gli aspetti della sua personalità, che emergono dal tratto con cui lui scrisse le sue canzoni.

Tutti gli eventi realizzati e promossi da “Fondazione Lucio Dalla” per il biennio celebrativo su www.fondazioneluciodalla.it.

Orari:
Lunedì e mercoledì: ore 9.00 – 14.00
Giovedì: ore 15.00 – 19.00
Venerdì, sabato, domenica e festivi: ore 10.00 – 19.00
N.B. La biglietteria chiude un’ora prima
Info e prenotazioni: +39 334 749 5716
Prevendite: call center 892 101 / online su www.ticketone.it

Fondazione Lucio Dalla / Casa Lucio Dalla
Casa conservata dell’artista ospitata in un
palazzo del XV secolo ricco di opere d’arte
originali ed eclettiche.
Via d’Azeglio, 15, 40123 Bologna BO
Apre venerdì alle ore 10
Tel.: 051273530


Vini naturali già dalla fine degli anni Quaranta

Siebeldingen, piccolo paesino della Germania a sud della regione del Palatinato, è qui che con largo anticipo Eduard Rebholz comincia a scrivere la storia di quello che un giorno sarà la viticoltura biodinamica. Oggi l’azienda che porta il suo nome è ai vertici della produzione tedesca per qualità e apprezzamento.

Il vino è un prodotto naturale e il carattere naturale nelle uve appena raccolte non dev’essere compromesso”. Sembrano le parole di un enologo contemporaneo in linea con i principi dell’agricoltura biodinamica, ma non è così. La dichiarazione è del tedesco Eduard Rebholz che alla fine degli anni ‘40, nel paesino di Siebeldingen a sud della regione del Palatinato, bruciò tutti sui tempi cominciando a produrre vini naturali. Una decisione pionieristica che rappresentò le basi per una lunga storia di eccellenza capace di lasciare un’impronta significativa nella storia del vino in Germania e nel mondo.

Dopo la gestione del figlio Hans, a guidare l’azienda dal 1978 è il nipote Hansjörg che ha raccolto il testimone rinnovando e accrescendo la fama dell’azienda consegnando al mercato internazionale vini secchi come li faceva il nonno, da tempo stimati al vertice della produzione vinicola tedesca.
I Riesling, Weissburgunder e Chardonnay, sono tra i vini più eleganti prodotti in Germania e trovano felice apprezzamento sul mercato europeo e in particolare nella gastronomia italiana. Hansjörg è alla guida della cantina da 42 anni, ma la prossima generazione è pronta a prendere le redini. “Attualmente controlliamo la cantina come un triumvirato”, afferma. I suoi due figli, i gemelli Hans e Valentin, hanno maturato una vasta esperienza e sono pronti a lanciare l’azienda verso nuove sfide, tenendo sempre a mente l’eredità del bisnonno Eduard, promotore di una visione innovativa che vede il vino come un prodotto il più naturale possibile.

I vini Rebholz oggi sono presenti anche sul mercato italiano grazie all’attività di Vino & Design, azienda con sede a Reggio Emilia, impegnata nella selezione e distribuzione di vini pregiati, provenienti da produzioni di eccellenze nazionali e internazionali.  Passarne in rassegna il catalogo significa intraprendere un percorso entusiasmante che di Paese in Paese conduce alla scoperta delle realtà più prestigiose, siano esse aziende strutturate o piccole cantine a gestione familiare, ma dove la produzione di vino è ancora una questione di passione, un’attività votata esclusivamente alla qualità.

Con oltre 130 aziende in catalogo – commenta Dick ten Voorde, fondatore dell’azienda – siamo soddisfatti del percorso e del lavoro svolto fino a oggi. Da sempre ciò che orienta la nostra mission è la ricerca e la selezione di aziende che prediligono la qualità e con una forte tradizione alle spalle. Rebholz è l’esempio più eclatante e anche noi siamo stati dei precursori, introducendo in Italia i Riesling, oggi apprezzatissimi”.

 

Vino & Design è un’azienda con sede a Reggio Emilia tra i principali leader del settore della distribuzione vitivinicola. Fondata nel 1999 dall’imprenditore e sommelier olandese Dick ten Voorde rappresenta un punto di riferimento per il settore Ho.Re.Ca e per le enoteche più rinomate d’Italia grazie a un catalogo eccellente che comprende un vasto e variegato assortimento di vini pregiati provenienti da tutto il mondo. Nel 2016 l’azienda si è sviluppata creando la divisione Spirits & Colori che si dedica con molto successo alla mixology rifornendo cocktailbar e trendy loungebar.


"Carta di primavera" de Les Petites Madeleines: al Turin Palce Hotel di Torino le ricette per la nuova stagione

Una cosa è certa, ed è che nessuno è nato con la pentola in mano. Questi diavoli di cuochi hanno imparato a cucinare nel tempo, alcuni senza neanche conoscere le tecniche basilari di cucina. Pensate ad uno scrittore che non conosce l’alfabeto! Altri hanno studiato, vissuto esperienze, fatto sacrifici, creduto in un sogno. Eppure anche quando sai come si lavora ai fornelli, come si mettono insieme gli ingredienti, non significa che sei un cuoco. E fu così che a Torino, mentre attraversavo la grande piazza Vittorio Emanuele, la mia mente tornò ai pranzi assaporati presso Les Petites Madeleines, il prestigioso ristorante del Turin Palace Hotel di Via Sacchi.  Li sì che il cuoco è veramente un cuoco: anzi, come costuma, uno chef!

E’ il giovane, ma già esperto, Giuseppe Lisciotto che da quando ha preso in mano le redini della cucina del ristorante è cresciuto costantemente, lavorando seriamente con passione, sperimentando, confrontandosi e, perché no, qualche volta osando. A conferma, se mai ce fosse bisogno, che credere ed investire nei giovani talenti sia stata un’ottima scelta del gruppo gestionale del ristorante e in particolare del suo direttore Piero Marzot.

Mentre attraversavo la piazza: e adesso? Percorro prima la via Po e poi la via Roma. Alla mia sinistra mi trovo l’affollata stazione ferroviaria di Porta Nuova; attraverso il grande corso e dopo pochi passi sono di fronte all’ingresso dell’hotel. Ci torno volentieri, c’è aria di una nuova stagione nei raggi del sole e nei piatti della “Carta di Primavera” del ristorante. Prima di immergermi nei sapori, seduto ad uno degli eleganti tavoli del ristorante, il mio pensiero viene stimolato da una considerazione. Questi ultimi due anni sono stati segnati da oggettive difficoltà per chi lavora nel mondo della ristorazione e dell’ospitalità. Mesi e mesi che hanno però, quasi per assurdo, un merito: avere regalato tempo! E questo per chi ha saputo approfittarne è stato il momento buono per approfondire le proprie competenze, ma anche per riflettere sull’approccio nell’elaborazione di un piatto e come proporlo alla clientela. E’ il caso di Giuseppe Lisciotto che, tra uno stop e l’altro, ha colto la palla al balzo per vivere nuove esperienze operative. Una riflessione di concetto che ha consentito di strutturare la “Carta di Primavera” de Les Petites Madeleines, con una identità netta per ogni proposta, ogni piatto, con un’attenzione profonda all’uso degli ingredienti e nei loro abbinamento. Un osare diverso, con meno sperimentazione e più attenzione alla sensibilità del palato. Sapori scanditi, puliti e un’alta riconoscibilità degli ingredienti, il tutto contraddistinto dalla semplicità. Chiare e decise le linee guida praticate, non solo nel definire i piatti del menù, ma anche il loro Impiattamento, in cui l’eleganza e il buon gusto sono ben presenti. Il contenuto regala gustose armonie, mentre la forma appaga l’occhio goloso. Sapori evocativi della migliore cultura gastronomica regionale italiana capaci di contaminarsi senza prevaricarsi. E allora mi tuffo nel mare della nuova carta primaverile e rimango piacevolmente sorpreso dal risotto con crema di topinambour, ’nduja, aglio nero e liquirizia, un piatto eccellente in cui le origini calabresi dello chef abbracciano ingredienti di altre terre, creando un mosaico di piacevolezze.

E quindi il mio fantastico ricordare torna prepotentemente presente da vivere. Lo scrittore che scrive, il pittore che dipinge e lo chef che esprime ed imprime nel piatto il suo sentire. Una carta ricca di proposte che in parte devo assaggiare. Il morale acquista vigore piatto dopo piatto, la gentilezza del personale di sala è rassicurante, gli abbinamenti enologici del sommelier sorprendenti e tutto il resto del mondo con le sue angosce alle spalle per tutto il pranzo.
Capesante, vellutata al Vermouth e puntarelle, petto di quaglia e carote alla brace, due degli antipasti che vi consiglio. Per i primi il citato risotto oppure degli gnocchi di barbabietola, fonduta di “Blu del Monviso” e spugnole (morchelle). Poi passo ai secondi piatti: astice, fagioli bianchi in casseruola e bietole e ancora petto d’anatra, cardo gobbo e arancia. Per il dolce non ho dubbi sulla piacevolezza della vaniglia con nocciola, mela Red Moon, cannella e karkadè.

Sono alcune delle creazioni primaverili del ristorante, la carta è molto più ampia con proposte gourmet per veri intenditori del gusto. D’altronde l’obiettivo de Les Petites Madeleines è proprio quello di sviluppare l’offerta culinaria per la stagione primaverile facendo della semplicità il vero tratto distintivo di ogni piatto, lasciando la parola alla qualità degli ingredienti e alla forza creata dal loro abbinamento. Alle spalle di ogni ricetta ci sono infatti uno studio attento ed approfondito di ogni componente ed una serie di esperimenti per cercare di valorizzarli al meglio.
Se ricordare il ristorante è stato bello, riviverlo al tavolo è stato bellissimo. Diavolo di uno chef!!!
(Fabrizio Salce)

Les Petites Madeleines
Via Paolo Sacchi, 8, 10128 Torino TO
Aperto ⋅ Chiude alle ore: 00:30
Telefono: 011 082 5321


Je suis Madame Palmer

Giovane, affascinante, originaria della Borgogna. Ecco a voi Séléna Cortot, Brand Ambassador in Italia di Palmer & Co, etichetta storica che dal 1947 esprime tutta l’eccellenza e la tradizione della Champagne.

L’eleganza naturale e nobile di chi è nata e vissuta all’ombra dei vigneti della Borgogna, il fascino irresistibile di chi è tutt’uno con il proprio lavoro e infine la passione che vibra in ogni parola, tra l’altro pronunciata in un italiano più che fluente. Se non avete avuto ancora il piacere di conoscerla, di ascoltarla, di vederla all’opera, lei è Séléna Cortot, giovane francese, classe 1996, Brand Ambassador in Italia di Palmer & Co; Maison che dal 1947 incarna lo spirito d’eccellenza della Champagne consegnando al pubblico bollicine fini e naturalmente eleganti. Un nome oggi conosciuto in tutto il mondo e approdato in Italia anche grazie alla collaborazione conVino e & Design, azienda con sede a Reggio Emilia, tra i principali distributori di best wines del Belpaese.

La mia mission – racconta Séléna – è quella di diffondere i valori della cultura francese in Italia e di accendere l’attenzione e l’interesse sullo Champagne e la sua arte, un vino nato per celebrare la gioia, la vittoria e altri momenti unici”. In un moto continuo di viaggi e spostamenti, che fanno della vita di Séléna in Italia un tour costante, la ragazza contribuisce attraverso degustazioni, presentazioni e masterclass, allo sviluppo dell’attività e dell’immagine di eccellenza della Maison Palmer & Co sul mercato italiano, incontrando ogni volta un pubblico coinvolto ed entusiasta.

Da una parte il merito è della curiosità innata del popolo italico storicamente appassionato di vino e bollicine, dall’altra della preparazione e del carisma di Séléna, mix di energia, fascino e competenza che ha l’effetto d’incantare e sedurre chi ascolta.

Il legame di Séléna con lo Champagne è viscerale così come lo è il suo legame con la terra, profondamente radicato nei pomeriggi della propria infanzia trascorsa a seguire i nonni nell’orto. Una vocazione nei confronti della natura che, dopo tre anni di formazione in economia, ha orientato il suo percorso verso il settore del vino con una specializzazione in Wine and Spirits Management presso la Burgundy School of Business di Digione.

Lo studio e la passione l’hanno così portata a diventare quello che è oggi, Brand Ambassador di un marchio noto in tutto il mondo ma non solo. Per i tanti che hanno avuto l’occasione di seguirla, lei è la Wonder Woman dello Champagne. Un soprannome che non le dispiace poiché, in una certa misura, la storia dell’eroina dei fumetti americani riflette quella della Maison.

La storia di Wonder Woman si lega a ciò che rende Palmer & Co così speciale. Wonder Woman, alias Diana, è stata plasmata dall’argilla, le divinità greche le hanno dato la vita dotandola d’incredibile forza ed eleganza naturale. Allo stesso modo Champagne Palmer & Co, elabora grandi ed eleganti Champagne attraverso l’assemblaggio dei terroirs gessosi più belli delle Montagna di Reims”.

Palmer & Co è una vera ricerca di armonia ed equilibrio iniziata nel 1947 da 7 produttori di vino affermati e oggi diventata un riferimento nel mondo dello Champagne. L’azienda possiede più di 400 ettari in varie zone, ripartiti in una quarantina di cru, che permettono di avere il giusto assortimento per comporre le cuvées. Punto di forza sono i 220 ettari di vigneti classificati come Grands e Premiers Crus nella zona della Montagna de Reims, di cui oltre 80 ettari di Chardonnay nei villaggi Premier Cru di Trépail e Villers-Marmery, a cui si aggiungono le vigne della Côte de Sézanne, della Côte des Bar e della Vallée de la Marne, che apportano alle cuvées ciascuna le sue specificità. Il segreto della qualità parte dal rispetto assoluto dell’uva in tutte le fasi della lavorazione e da un attento lavoro in cantina. Nelle splendide grotte delle caves, le bottiglie riposano sui lieviti per periodi molto lunghi, garantendo finezza, eleganza e complessità, vero marchio di fabbrica degli Champagne Palmer & Co.

Palmer & Co – commenta Dick ten Voorde, fondatore di Vino & Design – è una delle punte di diamante del nostro catalogo, uno Champagne che è sinonimo di eccellenza in tutto il mondo e che in Italia è protagonista di un brillante percorso di diffusione grazie alla presenza e lavoro straordinario di Séléna. Con il suo stile, la sua eleganza sta costruendo intorno a questo brand una storia e un immaginario che somiglia molto alla Dolce Vita. A chi non conosce Palmer & Co o a chi nutre ancora dubbi consiglio di venirci a trovare al Vinitaly dal 10 al 13 aprile”.

Vino & Design è un’azienda con sede a Reggio Emilia tra i principali leader del settore della distribuzione vitivinicola. Fondata nel 1999 dall’imprenditore e sommelier olandese Dick ten Voorde rappresenta un punto di riferimento per il settore Ho.Re.Ca e per le enoteche più rinomate d’Italia grazie a un catalogo eccellente che comprende un vasto e variegato assortimento di vini pregiati provenienti da tutto il mondo. Nel 2016 l’azienda si è sviluppata creando la divisione Spirits & Colori che si dedica con molto successo alla mixology rifornendo cocktailbar e trendy loungebar.


Quando lo chef coltiva la passione dell’orto, la natura scrive il menù

Coltivare ortaggi, erbe aromatiche e frutta nell’orto a pochi passi dal ristorante, per servirli in tavola appena raccolti, è la svolta green degli chef per eliminare gli sprechi e offrire un’esperienza di gusto unica. Una scelta sostenibile, a metro zero, che annulla le emissioni per il trasporto e che promuove la biodiversità.
“Torniamo all’antico, sarà un progresso”, scriveva Giuseppe Verdi e l’ha preso in parola Massimo Spigaroli, il cui bisnonno era il mezzadro del maestro, nella Bassa parmense dove oggi lo chef stellato incanta occhi (e palati) col suo orto-giardino, all’ingresso dell’antica corte Pallavicina, castello del 1300 sulla golena del fiume Po. Qui si coltivano ortaggi, piante aromatiche e frutta, ingredienti del suo menu gastro-fluviale. Il ristorante, grazie alla vicinissima azienda agricola di famiglia, produce il 95% di quello che porta in tavola: verdura, carne, farina, pane, salse e conserve, vini. Da pochi mesi, sempre a Polesine Parmense e nel cuore dell’Ortaglia, ha aperto anche la Agri bottega, dove poter acquistare tutti i prodotti a metro zero, oltre a qualche chicca di produttori locali fidati (Tel. 0524936539, www.anticacortepallavicina.com).

In Sicilia, il Baglio Occhipinti è il punto di partenza per esplorare il territorio ragusano, ma anche un posto fatto per restare e per scoprire se stessi, riadattandosi a un ritmo che è quello lento e inarrestabile della natura e della luna, delle vigne, dei campi di grano antico di Tumminia, di un orto in cui è radicata la filosofia di una cucina autenticamente sana. Se il finocchietto selvatico è l’ingrediente principe della pasta alle sarde e finocchi e le melanzane siciliane sono il fulcro del gusto della pasta alla Norma, tra le varietà antiche tradizionali del territorio sono coltivati inoltre broccoli, cavoli, cicoria, bieta, cipolle, aglio, piselli, fave, pomodori, zucchine estive di Vittoria e zucche. I pistacchi, le carote e le mandorle, arrivano invece sulla tavola della colazione e della merenda nelle famose torte della signora Gina. Se le cooking class in esclusiva per imparare i segreti della “scaccia” ragusana (focaccia ripiena) cotta nel forno a legna, o dei pomodori essiccati al sole, sono all’ordine del giorno, ogni domenica si mangia e si discute con un produttore vitivinicolo (Tel. 349 3944359, www.bagliocchipinti.com).

Sulla Riviera del Brenta, famosa nel mondo per le splendide ville palladiane, il ristorante Margherita del Romantik Hotel Villa Margherita di Mira (VE) offre un viaggio gastronomico nella ricca tradizione della cucina veneta, nel rispetto delle ricette originali ma con un tocco di innovazione e soprattutto attingendo dall’orto coltivato nel grande parco della villa del 1600 (Tel. 041 4265800, www.romantikhotels.com). “È il prodotto la star, non il cuoco!” questo pensa lo Chef Peter Girtler che vanta 2 stelle Michelin nella sua Einhorn Stube al Romantik Hotel Stafler di Mauls, Vipiteno (BZ).  Lo Chef crea deliziose specialità con i prodotti a km zero dell’azienda agricola della famiglia Stafler, come speck, salsicce, uova, erbe e ortaggi del proprio orto, nonché prodotti selezionati di contadini locali e di fornitori altoatesini che vantano il sigillo di qualità.
“Massimo rispetto per il prodotto” è il credo di Girtler che utilizza verdure ormai dimenticate e che si accerta che il percorso di frutta e ortaggi dal luogo di coltivazione all’ospite sia il più breve possibile (Tel. 0472 771136 www.romantikhotels.com).

Anche il talentuoso David Cattoi, executive Chef del Re della Busa e del Bistrot Tremani al Lido Palace di Riva del Garda (TN) ha come punto fermo  la ricerca della qualità che l’ha portato insieme alla sua brigata di cucina a esplorare le aziende locali e stringere collaborazioni nel segno dell’eccellenza della materia prima. La carta è in effetti un autentico trionfo del territorio, con piatti che presentano ingredienti prodotti da fornitori accomunati da una filosofia sintetizzabile in una parola: Trentino. Dalle carni alla frutta, tutto rispecchia l’idea di trasmettere il sapore e il gusto di un fare tipico e tracciabile. E nel grande giardino dell’hotel 5 stelle che si affaccia sul lago di Garda, lo chef coltiva un rigoglioso orto con le erbe aromatiche tra cui spicca la sua “ossessione”: la maggiorana (Tel. 0464 021899 www.lido-palace.it).

La specialità del ristorante “Il Tartufo” dell’albergo diffuso Borgotufi di Castel del Giudice (IS) è proprio il rinomato fungo ipogeo che cresce nei boschi di cui il territorio è ricco, al confine tra Alto Molise e Abruzzo. Ma ci sono altri prodotti genuini, coltivati nei campi che si possono ammirare dal borgo, ad impreziosire i piatti d’autore dello Chef Marco Pasquarelli.  Come le mele biologiche Melise, simbolo di Castel del Giudice, frutti autoctoni recuperati (tra questi la mela Zitella e la Gelata) trasformati anche in succhi di frutta e composte senza zuccheri né conservanti (come quelle alle mele e rosa canina oppure alle mele e prugnolo) servite agli ospiti per colazione. Tutto è fatto a Castel del Giudice, come la birra agricola Malto Lento che si può assaporare al bar dell’albergo diffuso (prodotta con orzo coltivato vicino ai meleti) e il miele dell’Apiario di Comunità, elisir del buon risveglio. Qui si punta sul cibo sostenibile, tanto che i luoghi di produzione, fattorie e piccole aziende agricole, sono collegate a Borgotufi dalle Vie dei Sensi, sentieri da percorrere a piedi per conoscere e gustare ciò che nasce in questa area interna e genuina dell’Appennino. (Tel. 0865 946820, www.borgotufi.it).

In Val d’Ega, al Biohotel Steineggerhof di Collepietra (BZ), la cucina è creativa, vicina alla natura, colorata e sana e ha una particolare attenzione ai piatti vegetariani-vegani. Grande importanza è data ai prodotti biologici al 100%: freschi, stagionali e provenienti dalla regione. Nell’orto sono coltivate oltre 50 erbe e verdure diverse. Anche l’Hotel Pfösl di Nova Ponente (BZ) propone una cucina naturale, utilizzando ingredienti stagionali di alta qualità, raccolti per la maggior parte nelle zone vicine, e nei propri orti. Brigitte Zelger, la padrona di casa, è anche esperta erborista. Lei stessa ha creato diversi giardini alle erbe e orti rialzati nel cortile interno della struttura. “Pane & sale” è uno degli orti, con piante che vengono usate nella lavorazione del pane (cumino, anice, finocchio, coriandolo o trigonella caerulea); “Fumo & benedizione” è il secondo giardino di spezie, protetto dal bestiame in pascolo da una tipica staccionata (dove crescono salvia, erbe aromatiche, timo, erbe di San Giovanni, artemisia e lavanda); “Cibo & bevande” infine, è il giardino alle erbe per la cucina e per il palato: calendula, ibisco, menta, melissa, vermut e millefoglie sono utilizzate dallo chef Markus Thuner per la creazione di piatti squisiti, insalate, tè o succhi. (Tel. 0471 619500, www.valdega.com)

Credit Francesca Bocchia


Attems Sauvignon Blanc Cicinis Collio Doc, nel cuore del Friuli

Debutta la nuova annata 2020, ricca di elegante complessità aromatica perché Cicinis è considerato un classico del territorio e il vino simbolo di Attems. L’azienda si trova proprio nel cuore del Friuli e racchiude in sé un territorio unico e una cantina concepita per valorizzare al massimo il frutto della vigna: così nascono dei vini perfetta espressione di un terroir autentico come quello friulano. Dal 2000 la tenuta è di proprietà della famiglia Frescobaldi che continua a guidarla nel rispetto delle sue intrinseche peculiarità.

Attems si estende nel comprensorio del Collio Goriziano, la parte più orientale della regione. Questo territorio collinare, esposto a sud e protetto dai venti freddi del nord dalla cerchia delle Prealpi Giulie, è da sempre un’area particolarmente vocata alla viticoltura tanto che, alla fine dell’Ottocento, fu una delle prime regioni viticole italiane ad aver introdotto e valorizzato, accanto alla varietà autoctona della Ribolla Gialla, altri nobili vitigni quali Sauvignon, Pinot Grigio e Chardonnay, coltivati nei 44 ettari di vigneti ad un’altitudine media di 130 metri s.l.m.

Il Sauvignon Blanc da cui nasce Cicinis cresce nella zona denominata Collio, in particolare sull’omonimo colle, Cicinis, ai piedi del Monte Calvario (Podgora), il cui suolo principale è la “ponca”, di origine marina, la sua composizione risale a milioni di anni fa ed è costituita da arenarie, sabbia e limo, con alternanze di marna. Si tratta di un terreno perfetto per la viticoltura, dona infatti caratteristiche aromatiche uniche al vino ed una spiccata sapidità. La collina su cui è stato messo a dimora il vigneto Cicinis trae giovamento dalla luce riflessa dal vicino Mare Adriatico, dalle fresche brezze che giungono dall’arco alpino, poco distante e dai boschi, tutti elementi che caratterizzano il clima di questa area e che si ritrovano nella complessa aromaticità del sorso.

A raccontare Cicinis è Daniele Vuerich, enologo dell’azienda, volto giovane, dinamico, con un curriculum di grande esperienza: “nel bicchiere si presenta con un colore giallo paglierino, limpido ed elegante con riflessi vegetali che si ritrovano poi nel suo bouquet composito con sentori di salvia, menta e bosso seguiti da note avvolgenti di agrumi e papaya, a seguire le sensazioni speziate di vaniglia, moka e fiori bianchi. Al palato è vibrante, grazie a un’acidità verticale che esalta le note agrumate e bilancia armoniosamente le percezioni di pane tostato e mandorla. Nel finale emergono accenni di lime, mora bianca e l’inconfondibile sensazione sapida dei vini che nascono nel Collio goriziano, che amiamo e tuteliamo ogni giorno”.

Note di Vendemmia: l’Annata 2020
L’inverno 2020 è stato molto equilibrato, senza mai raggiungere temperature troppo basse. Un marzo mite lasciava presagire un possibile inizio germogliamento anticipato, con il terreno che, riscaldandosi rapidamente, ha stimolato la ripresa vegetativa. Contrariamente alle previsioni i Sauvignon hanno germogliato in linea con la media storica.
I mesi di maggio ed aprile, piuttosto asciutti, hanno fatto sviluppare con regolarità i giovani germogli di Sauvignon Blanc, la fioritura è terminata i primi di giugno, che poi è stato il mese più piovoso dell’estate, ma, grazie alle correnti d’aria che hanno costantemente ventilato i vigneti ed alle tempestive sfogliature in pre-chiusura grappolo, si è avuto un microclima ideale che ha garantito la perfetta fioritura e la conseguente formazione dei giovani grappoli.
Il corretto bilanciamento idrico dei mesi estivi, con regolari piogge alternate a periodi asciutti, ha contribuito a mantenere, un ideale bilanciamento tra zuccheri ed acidi organici.
La raccolta del Sauvignon Blanc è iniziata il 27 agosto: grappoli spargoli con una buccia spessa e croccante. Il raccolto è proseguito nel pieno rispetto dei tempi di maturazione di ogni singola porzione del colle, vendemmiata al raggiungimento della massima espressione aromatica.

Note tecniche
L’uva, raccolta all’alba, è stata pressata intera, con la massima delicatezza. Il mosto fiore che se ne ricava viene lasciato illimpidire con una decantazione statica, per 24 ore. Segue quindi la fermentazione alcolica che avviene per il 50% nei serbatoi in cemento a forma d’uovo, esclusivamente dedicati a questo vino, per il 10% in barrique nuove e per il restante 40% in barriques e tonneaux di secondo e terzo passaggio. Questi saranno i recipienti nei quali il Cicinis affinerà, arricchendosi grazie alla permanenza sulle fecce totali, fino alla preparazione del vino all’imbottigliamento. Durante questi 9 mesi, il vino matura a basse temperature, non svolgendo la fermentazione malolattica.

Con le radici ben salde nella storia e lo sguardo rivolto al futuro, Attems, nel comprensorio del Collio Goriziano, la parte più orientale del Friuli, interpreta il territorio con una visione autentica e contemporanea che si traduce in una gamma di vini pregiati, dalla personalità elegante e fortemente identificativa di un’area vitivinicola particolarmente vocata. Ad un’altitudine media di 130 metri s.l.m., 44 ettari di vigneti, proprietà dal 2000 della famiglia Frescobaldi, sono coltivati a Ribolla Gialla, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio e Chardonnay. I vini: Cicinis – Collio DOC, Sauvignon Blanc, elegante e inteso; Trebes – Collio DOC, Ribolla Gialla, vibrante acidità e solida struttura Pinot Grigio Ramato – Friuli DOC, morbido e agrumato, Pinot Grigio – Friuli Doc; Sauvignon Blanc – Venezia Giulia IGT, Chardonnay – Venezia Giulia IGT, Ribolla Gialla – Venezia Giulia IGT.


CANOVA RESTAURANT BY SADLER

Uno dei ristoranti più attesi del 2022 apre al Baglioni Hotel Luna di Venezia

 

Prosegue la partnership di successo con lo Chef Claudio Sadler, che dopo avere conquistato l’ambita Stella Michelin presso il ristorante gourmet “Gusto by Sadler” del Baglioni Resort Sardegna, arriva a Venezia nella rinnovata cornice del Baglioni Hotel Luna, a due passi da Piazza San Marco.

Una costante ricerca dell’armonia, della semplicità e della leggerezza e sostenibilità: questa è la filosofia culinaria dello Chef Sadler che, insieme al Resident Chef Gennaro Balice, firma il nuovo menù dell’esclusivo Canova Restaurant by Sadler. La proposta culinaria del ristorante è un sapiente e sofisticato equilibrio tra tradizione e innovazione, un delicato equilibrio tra fedeltà alle tradizioni della cucina regionale italiana e reinterpretazioni illuminate dalla creatività e dalla sensibilità artistica dello chef. Tra i suoi piatti signature la triglia gratinata con caponatina, patata americana e brodetto veneziano; pasta fresca burro e salvia fermentata, con calamaretti spillo e aroma di nocciole.

A completare la rinnovata offerta gastronomica dell’hotel più antico della Serenissima, anche il Canova Bistrot, ove gustare i classici della tradizione regionale italiana serviti in un ambiente più informale. Infine il Canova Bar – oggetto di un recente restyling caratterizzato da un ampio bancone, tavoli con inserti in ottone bruniti e poltrone rivestite con tessuti classici di Rubelli – è la location ideale per sorseggiare un ottimo caffè o concedersi un aperitivo prima di cena.

“Quella con lo Chef Claudio Sadler è una collaborazione di cui sono estremamente felice. La prima stagione estiva del Ristorante Gusto by Sadler al Baglioni Resort Sardegna è stata molto positiva e sono certo che anche i veneziani e tutti gli ospiti che in arrivo a Venezia apprezzeranno la sua cucina moderna e salutare” – afferma Guido Polito, CEO Baglioni Hotels & Resorts e continua –

“Sono sempre stato affascinato dal mondo dell’Hotellerie e l’occasione di collaborare con il brand Baglioni Hotels & Resorts mi è piaciuta fin da subito. Venezia è una città incredibile, un centro internazionale di incontri speciali, e io non potevo perdere l’opportunità di portare anche qui la mia filosofia di cucina. Ci prodigheremo per far sì che in questo storico hotel i nostri piatti trasformino i sogni dei clienti in momenti di gustoso piacere” – (Chef Claudio Sadler)

Per prenotazioni
Email: fb.lunabaglioni@baglionihotels.com

Orari
Canova Restaurant by Sadler: aperto da martedì a domenica, dalle 19.30 alle 22:30
Canova Bistrot: aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 15.00, lunedì dalle 19.30 alle 22.30
Canova Bar: aperto tutti i giorni, dalle 11.00 alle 24.00


Al via l’edizione 2022 di Aria di San Daniele

Il tour itinerante, che porta in giro per l’Italia il Prosciutto di San Daniele, partirà da Roma il 22 marzo e nel corso dell’anno farà tappa in diverse città dello Stivale.
Dopo il successo delle scorse edizioni, Aria di San Daniele è pronto a ripartire per il quinto anno. Grazie a un calendario ricco di appuntamenti, Aria di San Daniele si articolerà attraverso una serie di eventi organizzati all’interno di locali selezionati – ristoranti, enoteche e osterie – per presentare e promuovere il Prosciutto di San Daniele DOPai consumatori e agli operatori del settore Ho.Re.Ca. Durante ogni evento sarà possibile degustare il San Daniele affettato a macchina o a mano da tagliatori esperti e gustarlo nelle ricette proposte dai locali. Un’occasione unica per conoscere le caratteristiche distintive e le qualità che si celano in ogni fetta di Prosciutto di San Daniele. Il Consorzio rinnova il format itinerante Aria di San Daniele con la prima tappa a Roma dal 22 al 24 e poi dal 28 al 30 marzo. Ad aprile il tour si sposterà a Torino dal 10 al 13 e dal 19 al 21 e, infine, a Bergamo, dal 26 al 28. La manifestazione itinerante approderà dal 3 al 10 maggio a Milano, a cui seguirà la città di Verona dal 15 al 18 maggio.
Aria di San Daniele proseguirà nel centro-sud nella seconda metà dell’anno facendo tappa nelle città di Perugia, Bari, Matera, Napoli e Palermo.

«Aria di San Daniele rappresenta un’importante occasione per il Consorzio per far conoscere e apprezzare i valori del San Daniele DOP all’interno di uno dei principali settori, il comparto Ho.Re.Ca.» afferma Mario Emilio Cichetti, Direttore Generale del Consorzio «Le prime quattro edizioni del tour, avviato nel 2017, hanno generato oltre 200 serate aperitivo nelle principali città italiane e riprenderà dopo aver subito lo stop nel 2020 e dopo la versione ridotta dello scorso anno».

Tutti gli aggiornamenti sul calendario delle tappe di Aria di San Daniele sono disponibili sul sito eventi.prosciuttosandaniele.it


Palazzo di Varignana presenta il nuovo Executive Chef Davide Rialti

Il resort nei colli bolognesi sceglie Davide Rialti per curare l’offerta gastronomica dei suoi ristoranti. Attenzione al territorio con i prodotti a km 0 di Palazzo di Varignana per una cucina anti spreco e una speciale proposta benessere nel menù “Healthy Balance”.
Davide Rialti è il nuovo Executive Chef di Palazzo di Varignana, esclusivo resort e azienda agricola immersa nei colli bolognesi. Lo chef, classe 1986 originario di Firenze, prende le redini dell’offerta gastronomica del resort: dall’Aurevo Restaurant dove si sperimenta una cucina contemporanea olio centrica, alla trattoria Le Marzoline, dove va in scena la tradizione gastronomica emiliana; dal banqueting per gli eventi fino a supervisionare la riapertura del ristorante “fine dining Il Palazzo” (mangiare bene e in maniera raffinata) del quale è prevista l’inaugurazione nel mese di giugno.
Dopo una vasta esperienza in ambito alberghiero in importanti catene luxury – dal Rocco Forte Hotel Savoy a Firenze, al Byblos Art Hotel Villa Amistà di Verona, dallo Sheraton di Bolzano e San Clemente Palace Kempinski a Venezia, fino al Resort Castelfalfi di Montaione – il cuoco toscano approda a Palazzo di Varignana per arricchire con la propria expertise internazionale la linea gastronomica già impostata dalla squadra di chef creativi del resort.

Pralina di patata Bologna e crudo di mora romagnola: la filosofia gastronomica
L’incontro tra lo chef e Palazzo di Varignana nasce dal comune amore per la valorizzazione del territorio, da sempre al centro della filosofia del resort. I prodotti a km 0 dell’azienda agricola, tra cui il pluripremiato olio extravergine di oliva, sono i protagonisti delle nuove carte, da quelle dei ristoranti alla banchettistica. Nei suoi piatti i prodotti della terra vengono utilizzati interamente nell’ottica di una cucina anti spreco.

“La mia idea di cucina è fortemente legata al concetto di rispetto della materia prima, che cerco sempre di utilizzare interamente. Oltre che di un impegno etico contro lo spreco alimentare, per me si tratta anche di un esercizio creativo quotidiano, una piccola sfida con me stesso alla ricerca di idee sempre nuove, nel segno del gusto e della sostenibilità.”

Aurevo Restaurant: tutto intorno all’olio
Immerso nel verde del parco, incastonato in pareti a vetrate e affacciato sulla piscina, l’Aurevo Pool Restaurant rappresenta il cuore dell’offerta ristorativa del resort. Qui Davide Rialti propone un menù contemporaneo, che mette al centro la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva di Palazzo di Varignana. L’oro verde di queste terre da semplice condimento diventa così ingrediente principe dei piatti, come nell’agnello in lenta cottura all’aglio e olio extravergine di Varignana o nel riso Carnaroli mantecato alle acciughe e olio “Claterna”, composta di lime e polvere di spinaci. La ricerca dell’executive chef incontra la genuinità della filiera corta, in un menù in cui non mancano le suggestioni internazionali, come nel salmone marinato con succo di rapa rossa, cialda di riso soffiato e salsa di avocado, venendo così incontro ai gusti della variegata clientela del resort.

Executive Chef Davide Rialti e dottoressa Annamaria Acquavivia, con il Menù Healthy Balance: benessere e gusto
Ad arricchire ulteriormente la proposta dell’Aurevo Restaurant è il menù Healthy Balance, nato dalla collaborazione di Davide Rialti con la dottoressa Annamaria Acquaviva, health coach di Palazzo di Varignana. Il risultato è un menù dal basso impatto glicemico, studiato per essere facilmente digeribile, supportare il sistema immunitario, favorire il riposo. Tutti i piatti sono personalizzabili secondo le diverse esigenze degli ospiti. Per un’esperienza capace di unire gusto, nutrizione, benessere e rigenerazione.
“La nutrizione rappresenta uno dei cinque pilastri della salute del metodo scientifico che applico a Palazzo di Varignana – spiega la dott.ssa Acquaviva – insieme ad armonia interiore, attività fisica, riposo, integrazione alimentare e cosmetica. L’equilibrio di questi fattori è la chiave per raggiungere il massimo del proprio potenziale benessere psicofisico e risplendere di una forma inedita di bellezza. Grazie alla collaborazione con l’executive chef Davide Rialti, nasce un menù gourmet che appaga il palato, la vista e il benessere. Il menù Healthy Balance bilancia l’apporto di macronutrienti e vitamine, sali minerali ed è ricco di sostanze fitochimiche antiossidanti.”

PALAZZO DI VARIGNANA
VIA CA’ MASINO, 611A
40024 VARIGNANA
CASTEL SAN PIETRO TERME (BO) – ITALY
TEL +39 051 19939917 – FAX +39 051 19938380
FOOD@PALAZZODIVARIGNANA.COM
WWW.PALAZZODIVARIGNANA.COM


All’interno di una storica dimora, il piacere della cucina: I Due Buoi, dal centro alla Villa

Sono trascorsi pochi mesi dall’ultimo servizio televisivo che ho avuto il piacere di girare nel Monferrato, ed oggi eccomi ancora qui, con i piedi e il palato su questa storica terra piemontese. Mi trovo nel Comune di Olivola (AL) e non ci sono arrivato per caso ma per il piacere di incontrare la cucina di un giovane chef friulano che in Piemonte crea, sperimenta, azzarda, propone. Un lavoro fatto con serietà, passione, professionalità e quella dovuta porzione di amore per il proprio lavoro.
Sto parlando del ristorante gourmet I Due Buoi che ha avviato la stagione all’interno di Villa Guazzo Candiani. Lo chef Marco Molaro. Villa Guazzo Candiani è una dimora storica del XVI secolo dove vissero i Marchesi del Monferrato e in seguito i conti Candiani e Curioni Guazzi. Le sue sale sono piacevolmente affrescate e i pavimenti sono ancora gli originali dell’ottocento. La fontana nel parco e un cappella sconsacrata, un tempo luogo privato di culto dei Conti e oggi sito ideale per la celebrazione di riti civili, impreziosiscono ulteriormente la location.

Ma le sorprese non sono finite. Chi raggiunge la Villa può, prima del pranzo e della cena, prenotare una deliziosa visita dell’Infernot. La parola Infernot, dal dialetto piemontese, significa un luogo sotterraneo scavato a mano in passato nella roccia, nel tufo o, come in questo caso, nella pietra da Cantoni tipica del Monferrato. Un tempo adibiti per la conservazione dei cibi e dei vini, oggi gli Infernot sono meta turistica di prim’ordine e quello della Villa è uno dei più grandi presenti in Piemonte e tra quelli di spicco del circuito ufficiale riconosciuto dall’Unesco.
Non manca poi una bellissima terrazza panoramica sulla quale, con l’arrivo della bella stagione, sarà possibile pranzare o cenare, magari e perché no, per un’occasione davvero speciale. Il ristorante è dunque posizionato su di un piccolo angolo di paradiso impreziosito dalla vista sulle colline di questo anfratto Sabaudo.

Ma torniamo alla cucina e allo chef. Essendo nel cuore del Monferrato Marco Molaro propone un percorso dove vengono valorizzati al meglio i prodotti piemontesi, consentendo agli ospiti di vivere un’esperienza completa, una miscela golosa tra la sua cucina e la sua filosofia. L’intento di Marco è quello di riuscire a trasmettere concretezza, cercando il più possibile di fare comprendere l’importanza delle materie prime. La qualità degli ingredienti è fondamentale ed è giusto renderli protagonisti nel piatto.

Per quanto riguarda invece il ristorante è doveroso ricordarne la recente storia. La proprietà ha sempre ambito a seguire un percorso di alta qualità motivo per cui lo storico ristorante di Via Cavour in Alessandria ha cambiato la sua sede trasferendosi nella Villa. Tutto questo consente oggi di avere due realtà ristorative attive, con due distinte identità: il Bistrot Cavour resta nelle pertinenze dell’hotel Alli Due Buoi Rossi ad Alessandria, con una cucina tipica piemontese e materie prime selezionate dal mondo agricolo della regione, mentre in Villa Guazzo Candiani possiamo abbracciare la proposta gourmet firmata I Due Buoi, caratterizzata da ricerca e innovazione dei prodotti e della loro trasformazione.
Il ristorante è dolcemente vivibile nelle tre sale principali della Villa, dove si respira la storia e la tradizione.
I Due Buoi sono dunque un riferimento per le ricorrenze e le famiglie, ma è anche un posto dove trascorrere del tempo in un luogo elegante e magico. Tra le novità nei prossimi mesi troveremo allestita una stanza in cui gli ospiti potranno degustare caffè espressi o preparati con il metodo ad estrazione, una selezione di vermouth tipici piemontesi, ma anche gin e rhum scelti accuratamente.

Ma se qui, alla Villa, non ci sono arrivato per caso, cosa avrò gustato? Intanto vi dico che sono stato accolto con grande professionalità dal maître e sommelier Devis Castello e da gentilissimi giovani camerieri mentre Marco, nella sua cucina, mi stava preparando piatti decisamente intriganti.
Ho così potuto gustarmi il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato servito con limone alla marocchina, arachidi e liquirizia. Un club sandwich di capasanta, midollo alla brace e caviale. Uno spaghettone Benedetto Cavalieri con cicale di mare, aglio, jalapeño (peperoncino di media grandezza) e sommacco (pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae). Un delizioso piccione con pere e mosto di Barbera. Per concludere con una tarte tatin di sedano rapa e gelato alla ricotta di bufala.

Questi sono solo alcuni dei sapori, delle proposte di Marco Molaro che ho assaggiato con piacere durante la mia visita. Leggendo vi renderete subito conto che stiamo parlando di un chef che sì, ama la territorialità, ma con le giuste disgressioni che gli consentono di mettere sul fuoco fantasia e creatività. I prodotti del luogo, alcuni famosi e rinomati, ma anche tutti quegli ingredienti che impreziosiscono il ristorante donando piacevolezza ai clienti che amano la cucina gourmet.
Per quanto riguarda la carta dei vini vi dico solo che la selezione territoriale è decisamente interessante, e non mancano etichette pregiate di altre regioni italiane ed estere. Ma per il bere lascio a voi il piacere della scoperta. Un tour nel Monferrato, un pranzo o una cena di livello, un buon vino, una dimora storica e un tuffo nel passato del luogo all’interno dell’Infernot. Tutto questo è il ristorante I Due Buoi di Olivola.

(Fabrizio Salce)

I Due Buoi
Via Vittorio Veneto, 23, 15030 Olivola AL
Telefono: 366 254 9251
Prenotazioni: thefork.it
www.iduebuoi.it


Riparte la Campagna Promozionale Germania 2022 della Romagna

Seconda tranche di programmazione per la Campagna promozionale 2022 sui mercati di lingua tedesca di Apt Servizi Emilia Romagna e Visit Romagna, che prevede complessivamente tra gennaio e giugno oltre 1.000 passaggi, spot tv in prime time che garantiranno 115 milioni di contatti e 1.500 passaggi sulla Web TV di “Wetter.com – Da maggio anche una campagna web sui canali social della Promozione Turistica Regionale con 5 nuovi video promozionali del testimonial tedesco Tom Wlaschiha (protagonista nella quarta stagione di Stranger Things che inizierà a fine maggio) e la riattivazione del treno giornaliero Monaco-Rimini con fermata intermedia a Cesena, da parte di Deutsche Bahn (con promozione della Romagna sui suoi canali cartacei e online)  – L’Assessore Regionale al Turismo Andrea Corsini: “Ci sono segnali incoraggianti sui viaggi outgoing del mercato tedesco per l’estate 2022, come ci confermano i risultati dell’annuale ricerca di mercato FUR-Reiseanalyse, presentata proprio questa mattina dalla piattaforma digitale di ITB Berlino 2022 e la German Travel Association, che sottolinea come il picco di prenotazioni da parte delle famiglie tedesche si sia spostato da gennaio a febbraio fino a tutto marzo, con il nostro spot programmato proprio in questo periodo” – Il Presidente di Visit Romagna e Sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad: “Vogliamo posizionarci con forza nei mercati europei di prossimità come Germania, Austria e Svizzera e intensificare le azioni di promozione rivolte al mercato tedesco“ – Sulla piattaforma https://www.emiliaromagnawelcome.com/de la Regione ha già predisposto nuove proposte 2022 per il mercato tedesco

Prosegue a marzo la Campagna Promozionale Germania 2022 di APT Servizi e Visit Romagna avviata a gennaio, con una seconda tranche di azioni promozionali mirate e strategiche verso la destinazione Romagna. L’obiettivo è di intercettare il desiderio di vacanze dei tedeschi, che con l’avvicinarsi della bella stagione danno segnali incoraggianti di voler tornare a viaggiare verso le mete romagnole.
«Ci sono segnali incoraggianti sui viaggi outgoing del mercato tedesco per l’estate 2022 – sottolinea l’Assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, Andrea Corsini – come ci confermano i risultati dell’annuale ricerca di mercato FUR-Reiseanalyse, presentata proprio questa mattina dalla piattaforma digitale di ITB Berlino 2022. Segnali confermati anche dall’Associazione dell’industria turistica tedesca (German Travel Association), che sottolinea come il picco di prenotazioni da parte delle famiglie tedesche si sia spostato, quest’anno, da gennaio a febbraio fino a tutto marzo, con il nostro spot programmato proprio in questo periodo. L’attività promozionale si arricchirà poi dei bellissimi video che andranno online sui canali social della Promozione Turistica Regionale da maggio. E grazie al Treno Monaco-Rimini, con fermata a Cesena, la vacanza in Romagna sarà ancora più vicina alla Germania».
«Vogliamo posizionarci con forza -dichiara il Presidente di Visit Romagna e Sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad- nei mercati europei di prossimità come Germania, Austria e Svizzera e intensificare le azioni di promozione rivolte al mercato tedesco, così come il ritorno del treno Rimini – Monaco, sono una via concreta per raccontarci e attirare flussi. Gli scenari per l’estate ci dicono che i turisti di lingua tedesca hanno desiderio di tornare a muoversi, a viaggiare e a rilassarsi e che la tendenza tra i tedeschi è quella di andare in vacanza in mete più vicine e sicure, con la vacanza balneare in cima alla classifica».
A proposito di vacanze, sul sito https://www.emiliaromagnawelcome.com/de la Regione ha già predisposto per il mercato tedesco nuove proposte per la stagione 2022.

Si riattiva la campagna sulla web TV di Wetter.com
Ricomincia oggi (lunedì 7 marzo) fino a venerdì 8 aprile, la campagna in co-branding con Wetter.com iniziata a gennaio, con lo spot sulla web TV di Wetter.com. La pianificazione prevede oltre 1.000 passaggi televisivi su canali tv nazionali (PRO 7, SAT 1, KABEL EINS) e su canali specializzati (SIXX, Sat 1 GOLD, PRO 7 MAXX, Kabel 1 Doku), con una programmazione concentrata tra gennaio e giugno 2022 (1° flight gennaio, 2° flight marzo, 3° flight giugno), sulle fasce orarie più strategiche, dalle 20 alle 23. Una campagna che garantirà complessivamente 115 milioni di potenziali contatti e oltre 1.500 passaggi sulla Web TV di “Wetter.com”.
Riprende anche la campagna online sul sito di Wetter.com con “traffic driver” (banner) che rimandano ad un’apposita landing page dedicata all’offerta di vacanza per famiglie (e non solo), in Romagna. Lo spot tv, che vede una famiglia tedesca godersi una vacanza “Dolce Vita style” in Romagna –  “raccontata” in 20 secondi attraverso una sequenza di vivaci immagini tra sole, mare, suggestivi panorami e l’immancabile cibo romagnolo – è stato girato in Romagna ad agosto 2020 da Norbert Kneißl, regista berlinese scomparso da pochi mesi, che ha lavorato a produzioni come Bourne Supremacy e Mission Impossible III e ha realizzato spot per clienti quali Siemens, Coca Cola e Sony Music. Lo spot è inoltre sulle piattaforme social di Apt Emilia Romagna per la diffusione online (canale You Tube e Facebook) https://ytube.io/3OT3

A maggio proseguono le attività della Campagna Promozionale Germania 2022
Continua la collaborazione tra l’Emilia-Romagna e l’attore tedesco Tom Wlaschiha, apprezzato sia in Germania che a livello internazionale per i suoi ruoli in film come Trono di Spade e Jack Ryan, e che comparirà nella quarta stagione della celebre serie Netflix “Stranger Things” in partenza a fine maggio. Una prima serie di 5 video, realizzata in Romagna la scorsa estate con Wlaschiha, sarà online sui canali social media della Promozione Turistica Regionale da maggio. È prevista una seconda serie di riprese con l’attore tedesco, che saranno effettuate questa volta in Emilia a maggio 2022. L’operazione è finalizzata al posizionamento e all’incremento dell’indice di notorietà della Riviera Adriatica, e più ampiamente delle eccellenze turistiche del brand Emilia-Romagna, con l’obiettivo di integrare e rafforzare il messaggio promozionale veicolato dalla campagna TV.
Per l’estate sarà anche riattivato il collegamento ferroviario Monaco-Rimini (+70% di passeggeri sul 2020), con fermata intermedia a Cesena, da parte di Deutsche Bahn, che promuoverà la tratta su tutti i suoi canali informativi cartacei (flyer e newsletter) e online, attraverso una campagna di banner promozionali. Il collegamento sarà operativo tutti i giorni, dal prossimo 26 maggio fino all’11 settembre, grazie al rinnovato accordo tra Deutsche Bahn, Österreichische Bundesbahnen, Apt Servizi Emilia-Romagna e Visit Romagna. I biglietti si possono acquistare sulla piattaforma www.bahn.de nella sezione Europa Spezial Italien.

www.aptservizi.com


L’ARTE CASEARIA A TASTE FIRENZE

C’è già aria di primavera e soprattutto tanta voglia di recuperare i lunghi mesi di forzata inattività con gli eventi in presenza! La Casearia Carpenedo si prepara a due importanti appuntamenti del mondo del food dove porterà in degustazione le sue punte di diamante, il BLU61® ed ilBASAJO®, entrambi freschi di riconoscimenti internazionali, oltre a numerosi altri prodotti rappresentativi della propria produzione.
A TASTE Firenze, dal 26 al 28 marzo alla Fortezza da Basso, l’azienda trevigiana sarà presente al Padiglione Centrale al piano terra allo Stand C/17.  La manifestazione presenta il meglio delle eccellenze enogastronomiche italiane, ammesse solo a seguito di una selezione curata da una apposita commissione di esperti degustatori. Una tre giorni imperdibile per un viaggio immersivo alla scoperta delle aziende più interessanti che rappresentano territorio, passione artigiana e innovazione.

A seguire dal 1 al 4 aprile tra le antiche mura di Cittadella (Padova), la 10° edizione di FORMAGGIO IN VILLA, mostra mercato nazionale a ingresso libero dei migliori formaggi, Salone dell’alta Salumeria, Salone dei Vini di cantine emergenti e prodotti gourmand.
Il Blu61®, tra i migliori 12 formaggi in assoluto al Salon du Fromage di Parigi, nonché Platinum Award 2021 di Wine Hunter, è un erborinato di latte vaccino pastorizzato, affinato in vino Raboso passito veneto IGT con un top di mirtilli rossi in crosta. Peculiare per la sua eleganza ed armonia, ha una pasta cremosa con venature diffuse; sprigiona una sorprendente sinfonia di profumi e ha un gusto intenso ma equilibrato e mai pungente nel sapore di frutti rossi e nella struttura dal sentore tipicamente dolce del Raboso passito. Si abbina bene coi passiti rossi. Ideale anche semplicemente appoggiato sul pane, ottimo come fine pasto per la sua unicità, o come ingrediente di una ricetta speciale: Risotto agli Asparagi e Blu61. Dolcezza e sapidità in un piatto che diventa un must per i pranzi con gli amici.

Il Basajo®, che ha conquistato il Super Gold al World Cheese Award di Parigi, è un erborinato di latte crudo ovino affinato in pregiato vino passito bianco con uva passa. Il primo tra gli erborinati lavorato, a partire dal 2008, col Metodo Carpenedo; un formaggio sincero, che non scende a compromessi, con un impatto gustativo di grande complessità e piacevolezza, frutto dell’operosità di mani sapienti e di giovani intuizioni. Riuscire a combinare perfettamente la forza del latte di pecora e la dolcezza del vino passito bianco è il risultato di due generazioni di maestri elaboratori, capaci di regalare emozioni per il palato e per la mente.
Ad entrambi gli eventi sarà possibile degustare anche altri prodotti della gamma; Dolomitico, Blugins, Vento d’Estate, Ubriaco al Prosecco Briscola, BaroneRosso, Luna di Miele e il Burro Carpenedo.
Il percorso evolutivo de La Casearia Carpenedo è segnato da alcuni pilastri come cuore, visione creativa, originalità e grande visione. Una realtà veneta che ha saputo unire il sapere artigiano con un’intensa attività di ricerca e sperimentazione, puntando sempre all’eccellenza nel segno del rispetto della migliore materia prima, ispirandosi al racconto e insegnamento delle antiche tradizioni contadine ma allo stesso tempo tenendo il passo con l’innovazione.

La Casearia Carpenedo, riconosciuta come primo laboratorio di affinamento di formaggi in Italia, nasce dalla grande visione creativa del suo fondatore Antonio Carpenedo, fin da bambino animato da una fortissima passione.  Quella sviluppata da Carpenedo, lavorando materie prime selezionate con cura e regalando profumi e sentori unici, è una vera e propria arte, una narrazione ogni volta diversa, frutto di una estrema sensibilità e amore per la famiglia e per la vita. La storia dell’azienda ha inizio nei primi del 1900 quando suo padre Ernesto Carpenedo iniziò come “casoin” (in dialetto veneto, pizzicagnolo), in un negozio di alimentari a Preganziol (Treviso). Il figlio cresce nella bottega del padre e negli anni ’60 inizia a gestire un piccolo caseificio in provincia di Treviso dove con l’aiuto di un amico tecnico casaro impara l’arte del formaggio da autodidatta. Nel 1965 Antonio fu uno dei primi ad esportare fuori dalla provincia di Treviso e poi in altre regioni la “Casata Carpenedo” oggi conosciuta ed apprezzata come Casatella Trevigiana Dop. Il ’76 segna l’inizio di un’altra avvincente sfida, quella di affinatore, con la riscoperta di un’antica tradizione contadina della zona del Piave, ossia riporre il formaggio sotto le vinacce durante la vendemmia. Fu allora che si iniziarono a produrre le prime forme di formaggio affinato in vino e vinaccia con il nome di Ubriaco, che divenne un marchio registrato di proprietà esclusiva dell’azienda. Da allora Antonio esprime a pieno la sua innata creatività e forte visione trasformando l’azienda nel primo laboratorio di affinamento caseario riconosciuto in Italia. Dall’utilizzo delle vinacce, passa alla sperimentazione di nuovi ingredienti come fieno, foglie di noce, pepe, spezie, birra, liquori e molti altri che oggi compongono il vasto repertorio dei “Formaggi di Cantina”. Oggi l’azienda è guidata dai figli Ernesto, Direttore di Produzione ed Alessandro, Direttore Commerciale che con grande impegno e caparbietà sono riusciti ad inserirsi nel mercato internazionale, tanto che i loro prodotti oggi sono presenti in 25 paesi nel mondo.

La Casearia Carpenedo
Via Santandrà, 17
31050 Camalò di Povegliano (TV)
Tel. +39 0422 872178
Mail: info@lacasearia.com
Web: www.lacasearia.com


Grazie a Gruppo Monti Salute Più e Inail, rivivono le Terme di Porretta

Firmato a fine febbraio, l’accordo vede coinvolti diversi soggetti per il rilancio dell’intero complesso termale di Porretta. Inail ha acquisito la struttura delle “terme basse” (attive fino a fine 2021) e le naiadi (cupole nel parco). Il Gruppo Monti Salute Più, già proprietario del circuito delle 5 Terme di Bologna, ha acquistato Tema srl, titolare delle concessioni per lo sfruttamento delle acque termali e la gestione della struttura termale e poliambulatoriale. Di proprietà Tema srl anche la struttura alberghiera ex Castanea, che sarà ristrutturata con un progetto condiviso con Inail e le strutture termali delle “Puzzole”, di Porretta Vecchia e delle “terme alte” (straordinario esempio di liberty, già tra i luoghi del cuore del FAI). Dal punto di vista occupazionale, non solo sarà confermato e mantenuto l’attuale personale ma si punterà anche ad ampliare e qualificare la platea degli operatori.
L’operazione di rilancio sarà supportata anche da adeguate strategie di promo-comunicazione che andranno a inquadrare un territorio transappenninico fra Bologna, Firenze, Porretta e Villaggio della Salute Più. L’obiettivo sarà quello di mettere digitalmente in rete l’offerta turistica di tutta l’area racchiusa in questo “quadrifoglio”, di immediato e sicuro interesse per una platea nazionale e internazionale.

Le tappe del progetto
Sabato 2 aprile, dopo alcuni lavori di sistemazione, manutenzione e formazione del personale, riapriranno le “terme basse”. Lo stabilimento termale diventa il primo e unico centro nazionale di riabilitazione e cura per pazienti Inail, che potranno quindi recarsi a Porretta da tutta Italia per la cura termale di patologie legate al lavoro. Inail sosterrà i costi per i viaggi e il soggiorno, mentre il Servizio sanitario nazionale sosterrà le cure lea (livelli essenziali di assistenza). Le 14 tipologie di acque sulfuree e salsobromoiodiche del complesso saranno inoltre impiegate per nuovi servizi all’avanguardia (dalle algie del sistema muscolo-scheletrico, in particolare della colonna vertebrale alle disfunzioni respiratorie, anche post Covid19, dai deficit cognitivi alle affezioni dermatologiche come psoriasi, ferite, ecc.). Queste cure mirate saranno al centro di pacchetti con pernottamento come settimane del benessere e soggiorni ‘remise-en-forme’, per rilanciare il comparto del turismo termale. Entro l’estate è previsto un intervento di riqualificazione del parco termale, con la creazione di una piscina termale scoperta (una vera “spiaggia termale”), il recupero delle naiadi con relative piscine per famiglie, una fangaia, sabbiature, percorsi idropinici, punto ristoro, ecc. Una delle cupole diventerà inoltre una spa termale riservata al potenziamento di salute, bellezza e ‘antiage’, in sinergia con la parte clinica delle terme che si occuperà di medicina estetica, forma fisica e invecchiamento positivo.

Sempre entro l’estate è prevista l’inaugurazione della via termale Porretta – Villaggio della Salute Più, percorso ciclopedonale con 15 diramazioni che portano a luoghi di particolare interesse naturalistico, storico e culturale attraversando Val Sillaro, Vidiciatico, Lizzano, Corno alle scale. Questa rete costituirà un punto di partenza per il turismo green, che negli anni di pandemia ha visto un interesse crescente, e permetterà di valorizzare un territorio già molto ricco di proposte coinvolgendo le numerose realtà e aziende del luogo. Nel biennio 2023-2024 si completerà e sarà inaugurato l’hotel ex Castanea (struttura di qualità a 4 stelle) collegato alle terme basse, e sarà messo a regime un progetto di valorizzazione del villaggio termale di Porretta. L’obiettivo è quello di riaprire progressivamente tutte le eccellenze del luogo, spesso dimenticate, come le terme Puzzole (con piscina, acquascivoli, palestre ed eventi), la galleria ottocentesca che collega il parco al Santuario della Madonna del Ponte, il Grottino Chini, le vasche in marmo per i bagni sulfurei, ecc

La campagna di comunicazione della Regione
La Regione Emilia-Romagna attraverso Apt servizi promuove anche quest’anno le terme dell’Emilia- Romagna, con una campagna promozionale sui media – radio e stampa – nazionali. L’investimento regionale di circa 200mila euro, prevede anche serate promozionali e webinar informativi riservati agli operatori turistici. La promozione regionale raggiunge il clou ne “La notte celeste”, prevista fine giugno, la festa dedicata al benessere e alla salute che ha per protagonista il mondo delle terme e delle acque termali, con una serie di eventi e di proposte a tema, giunta quest’anno alla decima edizione.


SUPER FIT di  EXQUISA: tornare in forma con gusto con il menù approvato dal nutrizionista

EXQUISA, specialista dei Freschi Cremosi, si è rivolta a un’esperta della nutrizione per sottolineare quanto sia importante, piacevole ed efficace tornare in forma con il sorriso, nel rispetto della propria salute. Perché per EXQUISA il benessere dei suoi consumatori è al centro della sua mission.
“Le regole corrette per perdere peso sono facili da seguire e non hanno nulla a che vedere con la preparazione di pietanze noiose e punitive – afferma la Dottoressa Giulia Bevilacqua, Farmacista Consulente Nutrizionale Master Nutrifor – il benessere a tavola arriva dal semplice ma corretto mix di gusti, colori e profumi. Tornare alla forma desiderata è possibile con un’alimentazione varia e appagante, selezionando tra le proprie preferenze tutto ciò che coniuga leggerezza e bontà, in quantità proporzionate al reale fabbisogno individuale”.
Un piano alimentare vario e “sartoriale” verrà seguito volentieri più a lungo per raggiungere e consolidare i risultati ottenuti: nessuna privazione, solo alternative sane, genuine, senza coloranti e conservanti, ma ricche di sapore e principi nutritivi, che offrano ad ogni pasto il giusto apporto di carboidrati, proteine e lipidi.  “Tra le fonti proteiche da privilegiare, oltre a carni bianche, pesce azzurro e uova, raccomando i latticini e i legumi, – continua la Dottoressa Bevilacqua – spesso ridotti al minimo, trascurando evidenze scientifiche di fondamentale importanza: il latte e i suoi derivati aiutano il sistema immunitario e sono fondamentali per migliorare le performance sportive, aumentano il senso di sazietà, migliorano l’umore, il benessere psicologico e la capacità cognitiva. Mentre i legumi, comunemente classificati come alimenti che fanno “gonfiare”, sono tra i nutrienti più completi esistenti in natura, un concentrato di preziosi minerali come ferro e potassio, proteine vegetali e fibre che sfiammano le mucose intestinali e ripuliscono il colon dalle tossine, agevolando il transito intestinale. Inoltre, il loro indice glicemico molto basso riduce i livelli di insulina nel sangue, aiutando a mantenersi in forma senza ingrassare.”

 

Ecco quindi il menu Super Fit di EXQUISA ispirato ai consigli dell’esperta, 4 deliziose ricette da preparare con:

  • Fresco Cremoso al gusto Capra e Light- con il 43% di grasso in meno rispetto al Classico. È il delizioso formaggio spalmabile ricco di proteine, dal gusto morbido e delicato, che racchiude tutta la bontà del latte fresco dalle Prealpi Bavaresi – disponibile anche in altre 4 gustose varianti – Classico, Senza Lattosio, Fitline, alle Erbe.
  • NOA Hummus di Ceci la sfiziosa crema vegetale ricca di proteine vegetali, fibre e antiossidanti, disponibile in 4 gusti, due dei quali selezionati per questo menu, Ceci&Avocado e Ceci&Erbe, dalle inebrianti note aromatiche e con il 100% di Olio di Oliva che esalta il gusto di ogni pietanza:

Le ricette di EXQUISA sono realizzate da Tiziana Colombo, in arte social @nonnapaperina www.nonnapaperina.it

Bruschetta Con Pomodori e Hummus Ceci&Avocado
(Ingredienti per 4 persone):
4 fette di pane in cassetta
1 confezione di NOA Hummus Ceci&Avocado
Una manciata di spinacini
2 pomodori
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
q.b. di sale
q.b. di pepe
210 kcal a porzione

Preparazione

Iniziate lavando e tagliando i pomodori a rondelle e passateli sulla griglia per pochi minuti. Lavate gli spinacini in abbondante acqua e asciugateli. Infine, tostate leggermente le fette di pane.
Presentazione: spalmate un ricco strato Hummus Ceci&Avocado NOA sul pane tostato, posizionate le fette di pomodoro grigliato e adagiate le foglie di spinacini. Completate la bruschetta con un cucchiaio d’olio, e sale e pepe.

Pasta alla crema di Broccoli e spalmabile alla Capra (Ingredienti per 4 persone):
350 g di calamarata consentita
250 g di broccoli
80 g di Exquisa Fresco Cremoso alla Capra
un pizzico di sale e pepe
q.b. di fiori e foglioline di origano fresco
390 Kcal a porzione

Preparazione

Pulite e lavate le cime dei broccoli sotto l’acqua corrente, immergetele in una pentola con acqua in ebollizione e fate cuocere per dieci minuti. Nel frattempo, fate cuocere la calamarata in un’altra pentola con acqua leggermente salata. Scolate i broccoli e frullateli con un po’ di acqua di cottura fino ad ottenere una crema simile alla purea; setacciatela in modo da renderla uniforme e mettetela in una ciotola insieme al Fresco Cremoso alla Capra di Exquisa, qualche foglia sminuzzata di origano e pepe macinato. Mescolate il tutto per amalgamare bene e ottenere una crema omogenea. Scolate la pasta, conditela con la crema di broccoli e formaggio e servitela guarnita con origano e un filo d’olio.

Zucchine Ripiene Con Hummus E Quinoa

(Ingredienti per 6 persone):
6 zucchine tonde
140 g di NOA Hummus Ceci&Erbe
100 g di quinoa
10 pomodorini ciliegini gialli
1 scalogno
1 uovo
30 g di nocciole tostate
1 cucchiaino di erbe aromatiche
1/2 cucchiaino di paprika dolce
50 ml di olio extravergine d’oliva
un pizzico di sale e pepe

250 kcal a porzione

Preparazione

Per l’esterno. Togliete le calotte dalle zucchine, svuotate l’interno usando uno scavino per prelevare la polpa che metterete da parte, lessate l’esterno in acqua leggermente salata.  Lasciate cuocere in acqua il tempo necessario per ammorbidirsi, quindi scolate le zucchine e passatele in un tegame con un po’ d’olio.
Per il ripieno. Sciacquate bene i semi di quinoa e metteteli in una pentola molto grande con acqua abbondante, coprite con un coperchio e cuocetela per 15 minuti. Raggiunta la cottura scolatela, condite con un po’ di olio e sale e lasciate raffreddare. Tagliate i pomodorini e lo scalogno e tagliate entrambi a fettine sottili e aggiungeteli alla polpa in un tegame con un po’ di olio insieme alle erbe aromatiche sminuzzate, la paprika dolce, sale e pepe. Tritate le nocciole in modo grossolano e in una ciotola trasferite il contenuto del tegame, poi aggiungete le nocciole tritate, la quinoa, l’uovo e NOA Hummus Ceci&Erbe. Mescolate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo con cui riempire le zucchine.
Applicate a ciascuna la sua calotta e mettetele su una teglia con carta forno. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 30 minuti.

Cestini Di Riso Soffiato Con Cioccolato Al Cocco E Mirtilli

(Ingredienti per 6 cestini):
80 g di riso soffiato
180 g di cioccolato fondente
200 g di Exquisa Fresco Fresco Light
30 ml di latte di cocco
100 g di panna fresca di latte
Semi di mezza bacca di vaniglia
50 g di zucchero a velo o 30 ml di miele
50 g di mirtilli
q.b. di cocco rapè e scaglie di cocco
q.b. di foglioline di menta
270 kcal a porzione

Preparazione

Iniziate facendo sciogliere il cioccolato fondente al microonde o con il metodo a bagnomaria. Poi mescolatelo insieme al riso soffiato fino a quando il composto non sarà diventato omogeneo. Trasferite questo composto dentro dei pirottini di silicone e fate in modo che aderisca completamente ai bordi del pirottino e al fondo. Conservate i pirottini in freezer per 10 minuti.
Per la farcia: mescolate insieme il Fresco Cremoso Light di Exquisa, il latte di cocco, lo zucchero a velo e la vaniglia. Lavorate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Poi montate la panna e aggiungetela al composto ottenuto.
Presentazione: riempite una sac à poche con la farcia e distribuitela su ogni cestino di riso.
Decorate con il cocco rapè e le scaglie di cocco ed infine guarnite il cestino con i mirtilli freschi e qualche fogliolina di menta.

COMPANY PROFILE
EXQUISA appartiene al Gruppo Karwendel, fondato in Baviera nel 1909 da una famiglia di imprenditori locali, oggi alla sua terza generazione: un impegno di oltre 100 anni nella trasformazione del latte per ottenere prodotti di assoluta qualità e freschezza. Presente in Italia dal 2005 con la sua sede a Bolzano, EXQUISA è stata la prima azienda a lanciare il formaggio fresco spalmabile Senza Lattosio sul mercato italiano. La sua produzione è particolarmente indicata per una dieta sana ed equilibrata, nel rispetto di elevati standard di freschezza, naturalità, affidabilità, genuinità e innovazione, che sono gli stessi principi guida dell’azienda bavarese. Dall’esordio nel mondo dei formaggi spalmabili negli anni Sessanta, nascono i Freschi Cremosi dalle Prealpi Bavaresi, i Fiocchi di Latte Freschi, le soffici Mousse di formaggio Miree, Exquisa SKYR, le basi fresche Mulino Bertotti e, nella costante attenzione rivolta alle nuove esigenze del consumatore, l’azienda valica i confini del mondo lattiero caseario, specializzandosi nel sapiente impiego di ingredienti vegetali per la produzione degli Hummus Vegetali NOA a base di ceci. Un’evoluzione che oltre a decretare EXQUISA “Specialista dei Freschi Cremosi”, arricchisce una gamma di prodotti sempre più varia, ideale per la creazione delle più svariate proposte dolci e salate e per soddisfare i gusti più diversi. EXQUISA distribuisce i suoi prodotti attraverso i canali GDO, Discount e Food service, ed è uno dei marchi che collabora maggiormente con i più noti distributori italiani nella realizzazione di prodotti Private Label.


Supporto e prodotto di alta qualità

Oggi, prima ancora di parlarvi di eccellenze per il palato, apro con piacere una parentesi dedicata ad un supporto innovativo ideale proprio per il confezionamento di alcune specialità gastronomiche. Ma andiamo con ordine. Facile scrivere supporto: ma di cosa si tratta? Intanto diciamo che è asettico, refrattario agli odori, leggero e riciclabile. E’ Albatross, ovvero un film di polistirene composito termo fuso, senza adesivi interni, color oro o argento, ideato appositamente per il contatto diretto con gli alimenti. In termini più semplicistici Albatross è un vassoio, di bell’aspetto, che garantisce prestazioni ottimali, diversissime da quelle dei tradizionali supporti di cartone plastificato per alimenti. E’ il frutto di una lunga ricerca tecnologica da parte di Rotostampa, azienda pioniera nelle stampe su film plastici, e di prove industriali mirate a verificare l’affidabilità del prodotto. Un supporto stabile, privo di rilasci, inattaccabile dalle muffe e in grado di non assorbire umidità, oli e grassi dagli alimenti.

“I vassoi tradizionali in cartone plastificato possono assorbire, a contatto con alimenti ricchi di grassi, sostanze organiche e umidità e nel tempo deformarsi”, spiega Franco Arici, AD di Rotostampa, storica azienda di Lainate (MI) specializzata nella stampa in rotocalco su materiali flessibili e Albatross si rivela come un nuovo tipo di vassoio alimentare green, ideale per il confezionamento del salmone affumicato e di prodotti salati. Ma anche di torte, semifreddi e cibi surgelati. Nel segno di una produzione eco-friendly.
Generalmente i vassoi tradizionali in cartone plastificato,  possono assorbire sostanze organiche e umidità e nel tempo deformarsi. Non solo, trattandosi di materiali compositi, non sono conferibili nella raccolta differenziata. Al contrario Albatross rimane integro, garantendo così il mantenimento della qualità del prodotto, ed è riciclabile al 100%. In più, una volta lavato, può essere anche riutilizzato a livello domestico come vassoio o piatto di servizio. Un supporto innovativo sunto di una tecnologia tutta italiana di prodotti di altissima qualità.
Infatti, tra i primi ad averne intuita l’importanza e a sceglierne l’utilizzo nel confezionamento del salmone c’è l’affumicheria artigianale Sapor Maris di Ladispoli, alle porte di Roma: “Preoccuparsi della sicurezza alimentare dei consumatori significa anche utilizzare packaging di qualità”, asserisce Massimo Borzelli, titolare di Sapor Maris.  Vi parlo di un’azienda a conduzione familiare specializzata in produzioni di nicchia di salmone, pesce spada, tonno e altre specie ittiche del Mediterraneo mediante lavorazioni effettuate rigorosamente a mano. Vere e proprie chicche di altissima qualità da assaporare.

Per l’affumicheria Sapor Maris è di fondamentale importanza preoccuparsi della sicurezza alimentare dei consumatori, e ciò significa anche utilizzare packaging di qualità. Il valore aggiunto derivante dall’utilizzo di un supporto come Albatross è nella serenità: ovvero impiegare un prodotto certificato che offra maggiori garanzie nel contatto diretto con l’alimento. Questo vale ancora di più nel caso del salmone affumicato, sia che si presenti come pre affettato o intero.

Le confezioni sottovuoto tendono infatti a comprimere il prodotto e nei casi di tipologie molto grasse, come quella del salmone norvegese, può avvenire che vengano rilasciate piccole quantità di olio: il fatto che non vengano assorbite (insieme all’umidità) dal vassoio sottostante, prevenendo ogni possibile rilascio di sostanze, garantisce la salubrità del prodotto e della confezione.
I supporti Albatross sono disponibili in 13 diversi formati base, con bordo semplice per prodotti salati e bordo orlato per dolci, sono tutti personalizzabili su richiesta. Inoltre vi ricordo ancora che è stabile, privo di rilasci (come attestato dal CSI spa, polo internazionale di servizi testing, ispezione e certificazione di IMQ Group).

(Fabrizio Salce)

info Albatross:
www.rotostampa.it

info affumicheria artigianale Sapor Maris:
www.sapormaris.it


Al via "Cartoline dalla Romagna" nuovo progetto del Consorzio Vini di Romagna

Che la Romagna e i romagnoli non finiscano mai di sorprenderci e di stupirci è cosa nota. Parliamo, di fatto, di gente laboriosa, sempre pronta a voler fare, con innata e vincente capacità di ospitare, di far sentire il cliente ospite e far stare bene le persone. Tutto questo in uno dei territori più belli del nostro paese, dove la cultura del bello e del buon vivere regna. E non mancano mai le iniziative ed eventi capaci di coinvolgere persone di ogni dove. Uno di questi è certamente “Cartoline dalla Romagna” nuovo progetto del Consorzio Vini di Romagna Il nuovo progetto che ha l’obiettivo di promuovere vini, aziende e territorio, coinvolge quasi 400 attività locali e vede protagonisti i produttori romagnoli di vino. Il portale (www.cartolinedallaromagna.it) da pochi giorni online e in continua implementazione, raccoglie in una mappa 100 cantine, i punti culturali d’interesse, quasi 200 ristoranti e 80 botteghe storiche e artigianali che ospitano i vini della Romagna e celebrano questa meravigliosa terra, tra il verde delle colline e l’azzurro del mare, passando dalla rigogliosa pianura.

La presidente del Consorzio Vini di Romagna, Ruenza Santandrea, afferma: «Siamo partiti da un’idea di Romagna che è nel cuore di tutti, per coniugarla poi al presente, soprattutto sui social e sui media tradizionali con un’idea grafica innovativa e giovane, che incuriosisca e invoglia a visitare e conoscere un sistema vino-territorio che promuove l’eccellenza dei produttori: tutti e ognuno, con la loro unicità e il loro modo di accogliere e fare vino. Perché la Romagna è un luogo ospitale e i suoi panorami innumerevoli e suggestivi, così come i borghi nei quali la storia ha lasciato splendide tracce e gli splendidi siti ricchi di arte e di cultura. E il vino è uno dei simboli felici che la contraddistingue e la racconta».

Nelle cantine e nei punti di interesse sono state distribuite le prime Cartoline dalla Romagna in formato cartaceo. Un invito a chi vive questa terra e a chi vi viene in visita e considera il vino uno dei migliori testimoni per comprendere l’identità dei luoghi e dei protagonisti. Un approccio che vuole mettere in luce la qualità dei vini romagnoli, per un crescente interesse soprattutto da parte delle generazioni più giovani e un forte desiderio di convivialità.

Perché proprio le cartoline? Prosegue la Presidente: «Cercavamo un simbolo-pretesto che prendesse vita da immagini storiche per poi via via declinarle al presente e al futuro, per portare a conoscere i nostri luoghi d’arte, cultura e villeggiatura e un binomio cibo e vino imprescindibile. Un elemento, le cartoline, che ancora oggi risulta interessante per le generazioni più giovani, anche se trasferite nel mondo digitale, sulle bacheche di Instagram o sui profili di Facebook. Per questo l’approccio è inteso in una duplice direzione: la ricerca di personaggi, arte e storia dei nostri paesi e città e un segno di colore che contrasta, risveglia lo sguardo e ci porta in una dimensione altra, viva, con un linguaggio che richiama l’arte pop, per trasmettere convivialità e gioia».
Dal 1962 il Consorzio Vini di Romagna riunisce cantine, aziende vinicole e produttori di vino allo scopo di tutelare la produzione della Romagna, sostenendo la qualità dei vini, l’equilibrio dei prezzi e la valorizzazione del prodotto e del suo territorio.

(Gianluigi Veronesi)

CONSORZIO VINI DI ROMAGNA
Sede operativa Via Tebano 45
48018 Faenza (RA)
Tel: 0546-28455
Email: info@romagnavini.it


Silvia, l’ex campionessa di calcio femminile, ama e produce gran vino

Silvia Fuselli oggi è la titolare de Le Vigne di Silvia, azienda vitivinicola con sede a Bolgheri. Realtà nata da pochi anni, ma punta all’eccellenza con una visione chiara e consapevole. Per questa ragione ha deciso di affidarsi all’esperienza e alla competenza di uno dei più importanti distributori italiani: Vino & Design. Dietro a ogni vino, a ogni etichetta, c’è un mondo fatto di ricerche, scoperte e grandi storie. Lo sa bene Vino & Design, azienda di Reggio Emilia riconosciuta in Italia come uno dei principali distributori di “best wine”. Una realtà che dal 1999 seleziona e distribuisce vini pregiati provenienti da produzione nazionali e internazionali che puntano alla qualità e non scendono a compromessi con la tradizione. Un percorso di eccellenza che spesso di vigna in vigna si imbatte in esperienze imprenditoriali su cui vale la pena soffermarsi. Una di queste, tutta al femminile, è quella di Silvia Fuselli, titolare dell’azienda vitivinicola “Le vigne di Silvia”, che dopo una carriera nel calcio professionistico (ha vestito 53 volte la maglia della nazionale italiana, ha vinto cinque scudetti, due Coppe Italia e sei Supercoppe italiane) ha realizzato uno dei suoi sogni di bambina: quello di fare la contadina. Un’avventura imprenditoriale che ha il sapore della libertà e custodisce il sogno di chi, dopo aver viaggiato tanto, ha capito che tornare è importante quanto andare via. “Questo percorso – racconta Silvia – è iniziato al termine della mia carriera calcistica, ma le sue radici sono ben più profonde e hanno a che vedere con la tradizione della mia famiglia”. Negli anni cinquanta il nonno lasciò Recanati per stabilirsi a Bolgheri doveva aveva acquistato alcuni terreni dal marchese Incisa della Rocchetta. Nella splendida terra cantata dal Carducci dove “i cipressi sono alti e schietti” avviò un’attività agricola che sarà poi portata avanti dai genitori di Silvia che per anni si sono dedicati con successo alla produzione di ortaggi, in particolar modo basilico. Nel 2014 il successivo passaggio di testimone. “In ricordo della passione di nonno Silvio per il vino, mio padre – spiega l’ex calciatrice – ha deciso di procedere all’impianto di un nuovo vigneto di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, seguito, pochi anni dopo, anche da quello di Vermentino. Questa volta però siamo state io e mia sorella Stefania a prendere in mano la nuova attività agricola rinnovando la tradizione di una famiglia che affonda le proprie radici nell’amore per la terra”.
Dunque un progetto che nasce dal cuore, dalla passione ma che gode di una visione consapevole e chiara. I 15 ettari di terreno, dei quali 5 vitati, sono coltivati secondo il metodo biologico e la scelta dei vitigni, tra Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Vermentino e Verdicchio, è legata alle tipicità del territorio e alla volontà di produrre vini di grande freschezza ed eleganza. La campionessa ha così siglato una tripletta di alta gamma, con tre vini tutti di caratteristiche ben definite. “Giochessa” è il Vermentino dalla forte personalità e dall’identità spiccata, “Artemio” invece è un DOC Bolgheri rosso da uvaggio Cabernet Sauvignon, solare, mediterraneo, con un carattere unico, frutto di meticolose attenzioni in vigna e cantina.

Infine “Itinerante”, un elegante Toscana Cabernet Franc che nella splendida e vocata campagna di Bolgheri ha trovato il suo terroir di elezione. “La nostra azienda dal punto di vista vitivinicola è nata da poco ed è in continua evoluzione, – conclude Silvia –  la volontà di migliorarsi ci ha spinto a scegliere Vino & Design per poter intraprendere un percorso di valore e di grande qualità a livello nazionale. Una partnership importante e che ci sta consentendo di raccogliere i primi risultati in termini di visibilità e diffusione”.

Vino & Design è un’azienda con sede a Reggio Emilia tra i principali leader del settore della distribuzione vitivinicola. Fondata nel 1999 dall’imprenditore e sommelier olandese Dick ten Voorde rappresenta un punto di riferimento per il settore Ho.Re.Ca e per le enoteche più rinomate d’Italia grazie a un catalogo eccellente che comprende un vasto e variegato assortimento di vini pregiati provenienti da tutto il mondo. Nel 2016 l’azienda si è sviluppata creando la divisione Spirits & Colori che si dedica con molto successo alla mixology rifornendo cocktailbar e trendy loungebar.

 

 

 

 

 

 

 


A Arcevia “si va a polenta” con il “mays ottofile” di Roccacontrada

E’ la sedicesima edizione del singolare evento basato sulla riscoperta di un eccellente prodotto locale, il “mays ottofile di Roccacontrada”, varietà autoctona di granturco dal quale, con la macinatura a pietra, si ottiene una farina di grande pregio, ingrediente principe per la preparazione di una prelibata quanto esclusiva polenta.

Il vivo della manifestazione – che si svolgerà nelle domeniche 20, 27 febbraio e 6, 13, 26, 27 marzo 2022 – si sviluppa tra undici ristoranti e agriturismi dislocati sul territorio comunale, nei quali  sono proposti menù a prezzo fisso composti da piatti realizzati con il mays ottofile, menù arricchiti da altri prodotti tipici della rinomata gastronomia locale e abbinati al celeberrimo Verdicchio dei Castelli di Jesi, il vino bianco più premiato dalle Guide italiane.
I locali coinvolti sono i seguenti: Agriturismo il Leccio, Fattoria Bio Casale Venezia, Il Rustico, La Baita, La Cantina di Bacco, La Grotta di Loretello, Le Betulle, Osteria Nido dell’Astore, Park Hotel, Piccolo Ranch, Pinocchio, Stazione di Rosta.

Arcevia è anche terra di castelli e negli oltre 125 chilometri quadrati del suo territorio se ne contano ben nove, incantevoli piccoli borghi medievali fortificati, arroccati sulle alture a dominio delle sottostanti vallate: Avacelli, Castiglioni, Caudino, Loretello, Montale, Nidastore, Palazzo, Piticchio e San Pietro in Musio, tutti meritevoli di essere visitati.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Arcevia – nel rispetto delle normative di sicurezza vigenti – è sede di una tappa speciale del “Grand Tour delle Marche”, il circuito di eventi realizzato da Tipicità e ANCI Marche in collaborazione con Regione Marche e con la partnership progettuale di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

www.tipicitaexperience.it


Il prosciutto di San Daniele, una vera eccellenza!      

Nel 1961, a opera di un gruppo composto da produttori di prosciutto, imprenditori e altre personalità di rilievo della comunità di San Daniele del Friuli, è stato costituito il Consorzio che, a oggi, associa tutti i trentuno produttori del Prosciutto di San Daniele.
Il Consorzio detiene il disciplinare di produzione, vigilando sulla sua corretta applicazione, e tutela il marchio affinché non vi siano abusi o usi illegittimi del nome, del marchio stesso e dei segni distintivi della DOP. Inoltre, promuove e valorizza la conoscenza e la diffusione del Prosciutto di San Daniele ed è impegnato nell’attuare iniziative per il perfezionamento e il miglioramento qualitativo, attraverso servizi di assistenza e consulenza per i soci produttori.

Il Prosciutto di San Daniele è un prosciutto crudo stagionato riconosciuto come prodotto a Denominazione di Origine dal 1970 dallo Stato italiano con la legge n. 507 e come prodotto a Denominazione di Origine Protetta – DOP – dall’Unione Europea dal 1996, in cui non è utilizzato nessun tipo di additivo o conservante.
Il Prosciutto di San Daniele è realizzato, nei trentuno stabilimenti produttivi aderenti al Consorzio, solo ed esclusivamente a San Daniele del Friuli, in Friuli-Venezia Giulia, comune della provincia di Udine che sorge al centro dell’anfiteatro morenico, sulle prime alture delle Prealpi a 252 metri sopra il livello del mare, misura circa trentacinque chilometri quadrati e conta poco più di 8.000 abitanti. Qui i venti freddi provenienti dalle Alpi Carniche si incontrano con le brezze dell’Adriatico, in un ambiente dove l’umidità e la temperatura sono regolate dalle acque del fiume Tagliamento. Tutto ciò crea condizioni uniche e irripetibili per la stagionatura. Il Prosciutto di San Daniele è prodotto con solo due ingredienti: cosce di suino italiano selezionate e sale marino, a cui si aggiunge il particolare microclima di San Daniele del Friuli. Le cosce di suino provengono, come previsto dal disciplinare, dagli oltre 3000 allevamenti ubicati nelle regioni del Centro Nord Italia (Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo).
I suini sono alimentati con cereali nobili e siero di latte e allevati con metodi che rispettano il loro benessere; al momento della macellazione devono pesare mediamente 160 chilogrammi e avere almeno nove mesi di vita.

Le fasi della lavorazione vedono le cosce arrivare a San Daniele del Friuli entro quarantotto ore dalla macellazione, devono avere un peso non inferiore ai 12 chilogrammi, e sono subito sottoposte a un controllo preliminare di conformità.
Tutte le lavorazioni si svolgono all’interno dei prosciuttifici aderenti al Consorzio e comprendono: il raffreddamento (per favorire la perdita di umidità) e la rifilatura; la salatura, in cui le cosce rimangono coperte di sale per un numero di giorni pari al loro peso; la pressatura, che permette di far penetrare al meglio il sale e di conferire alle cosce la tradizionale forma a chitarra; il riposo, periodo che dura fino al quarto mese dall’inizio della lavorazione in cui le cosce rimangono a riposo in apposite sale. Terminato detto periodo, le fasi che seguono sono: il lavaggio e l’asciugamento; la sugnatura, che prevede l’applicazione di un impasto, la sugna, a base di farina di riso e grasso sulla porzione non coperta dalla cotenna per mantenerla morbida; la stagionatura, che si prolunga fino al compimento del tredicesimo mese dall’inizio della lavorazione; la marchiatura, per la quale l’organo di controllo IFCQ Certificazioni esegue i controlli che verificano la rispondenza dei prosciutti ai requisiti prescritti dal disciplinare. Solo i prosciutti che rispettano tutti i parametri sono certificati e su di essi è impresso a fuoco il marchio del Consorzio. Durante l’intera lavorazione vengono effettuati i tradizionali controlli periodici, tra cui la puntatura con l’osso di cavallo e la battitura, ovvero la percussione della cotenna, che monitorano l’evoluzione del prodotto.
L’intera filiera produttiva del Prosciutto di San Daniele deve rispettare una serie di regole, rese obbligatorie dal disciplinare di produzione, costituito dalla legge italiana e dai regolamenti dell’Unione Europea, e deve sottostare a un severo sistema di controllo attuato da un ente terzo rispetto ai produttori, IFCQ Certificazioni, autorizzato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il Consorzio invece svolge attività di vigilanza, in qualità di organismo di tutela, per difendere la denominazione in Italia e nel mondo affinché non vi siano abusi o usi illegittimi del nome, del marchio e dei segni distintivi della DOP.

Il Prosciutto di San Daniele presenta dei segni distintivi che lo contraddistinguono. Lo zampino che, oltre mantenere inalterata l’integrità biologica della coscia, agevola il drenaggio dell’umidità. Il marchio a fuoco del Consorzio impresso sulla cotenna è costituito dalla denominazione in forma circolare, dalla stilizzazione del prosciutto con le lettere SD al centro e dal codice numerico di identificazione del produttore. Il tatuaggio dell’allevamento, ovvero un codice alfanumerico costituito dalla sigla della provincia in cui si trova l’allevamento, il numero identificativo dell’allevamento e una lettera che indica il mese di nascita del suino. Il segno del macello, un timbro a fuoco che riporta la sigla PP e il codice identificativo del macello, composto da una lettera e da due cifre. Il sigillo di inizio lavorazione, composto dalla sigla D.O.T. (Denominazione di Origine Tutelata) e dalla data che indica l’inizio della lavorazione.  Il colore della fetta è rosso-rosato nella parte magra e bianco candido nel grasso di contorno e nel grasso intramuscolare. L’aroma è delicato e diventa persistente con il protrarsi della stagionatura; si possono individuare sfumature tostate, di crosta di pane, note di frutta secca e malto d’orzo. Il sapore è delicato, con la sapidità e gli aromi tipici della carne stagionata; alla masticazione la fetta è morbida, non unta e si scioglie in bocca. Il Prosciutto di San Daniele è un’ottima fonte di proteine nobili, di vitamine, in particolare B1, B6 e PP, e di sali minerali, soprattutto fosforo, zinco, rame, ferro e potassio; fra i grassi prevalgono quelli monoinsaturi. Per il suo alto valore nutrizionale e la sua facile digeribilità, è indicato in qualsiasi tipo di dieta, anche in quelle ipocaloriche e di sportivi, bambini e anziani.

La produzione del Prosciutto di San Daniele DOP nel 2021 è pari a 2.630.000 cosce lavorate nei 31 stabilimenti provenienti dai 45 macelli che trasformano la materia prima proveniente dai 3.626 allevamenti di suini italiani. Il fatturato totale ha raggiunto i 350 milioni di euro. La quota di export rispetto alla produzione totale è pari al 18%, con oltre 4 milioni di chilogrammi di prodotto indirizzato al mercato extra italiano. Il 57% delle quote totali è destinato all’Unione Europea. I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del Prosciutto di San Daniele DOP sono: Francia, Stati Uniti, Germania, Australia, Belgio, Svizzera, Austria, Brasile, Canada, Giappone, Regno Unito, Lussemburgo e Paesi Bassi. Segnali di apprezzamento arrivano da Romania, Polonia, Slovenia, Ucraina e Repubblica Ceca. La produzione di pre-affettato in vaschetta conta 23,1 milioni di vaschette certificate.

CONSORZIO DEL PROSCIUTTO DI SAN DANIELE
Via Ippolito Nievo, 19
33038 San Daniele del Friuli (UD)

www.prosciuttosandaniele.it


Gianpiero Cravero: Novara e dintorni nel piatto

In provincia di Novara, all'Osteria Contemporanea di Gianpiero Cravero: ecco l'esperienza gastronomica di Fabrizio Salce, giornalista agroalimentare e conduttore televisivo 

…Ho bisogno di sedermi in un luogo sereno, di riposare e di contemplare, di comprendere che ho un corpo e un’anima. Non ho voglia di gente che non conosce il modo di mangiare o di bere; che vive per procura attraverso i social; che si muove come fantasmi; che vota a destra o a sinistra a seconda se la pentola è piena o mezza vuota. Ed per questo che cerco la pace interiore al tavolo di uomo che nel suo locale, attraverso la cucina, mi concederà ciò di cui necessito.  La cucina è una cosa seria: un’arte. E’ conoscenza, applicazione, intelligenza è la voglia di creare nel rispetto degli ingredienti e dei palati.
Solo 6 Km dal centro di Novara. Mi trovo infatti nel Comune di Caltignaga dove Gianpiero Cravero mi attende nella sua “Osteria Contemporanea”. Lo chef, classe 1960, è un novarese allo stato puro. Il suo legame con prodotti e produttori del suo comprensorio lo ha reso uno professionista di riferimento non solo per il territorio. Gianpiero è l’anima dell’Osteria Contemporanea posizionata sulla strada che porta ai laghi e che gestisce dal 1984.

Nella foto: Gianpiero Cravero, classe 1960 novarese doc, sin da ventenne nutre un'autentica passione per la cucina di tradizione.

Il ristorante oggi brilla di una nuova luce dopo la ristrutturazione andata in scena poco prima dell’arrivo del Covid. 60 coperti nella sala principale, 20 posti nella saletta privata, spesso usata anche per eventi degustativi con i prodotti locali. E poi un grande giardino en plein air che circonda interamente la struttura. L’Osteria Contemporanea si caratterizza per la cura dell’ambiente e del servizio, da una assoluta attenzione alla qualità e all’originalità delle materie prime, tutto accomunato dal calore di un contesto rilassato e informale.
La cucina respira l’influenza del territorio circostante immerso tra le risaie, arricchito dai profumi dei vini delle colline novaresi e noto in tutto il mondo per essere la patria di tanti formaggi tra cui il Gorgonzola DOP. Lo chef Cravero, supportato da uno staff giovane tutto al femminile, interpreta la tradizione lasciando spazio alla creatività. Il pane e la pasta sono fatti in casa e i piatti sono realizzati con ingredienti sempre freschi e di prima qualità reperiti principalmente tra quelli della sua terra.
Non solo la carne di razza piemontese o la tipica Paniscia novarese, Cravero punta anche sul pescato sempre accompagnato da salse e vellutate realizzate con verdure e ingredienti stagionali. Spazio anche alle carni bianche come faraona, agnello e quaglie. Tra i dolci non manca ovviamente la golosa tradizione piemontese fatta di Bunet, Tortino di nocciole, Pera al Moscato, Tartufini al Gianduja insieme ai semifreddi e alle crostate casalinghe.

E’ indubbiamente un locale ideale per un pranzo o una cena di livello gourmet tra le mura domestiche. La carta delivery, è oggi una sorta di “best of” che comprende i piatti più richiesti dai clienti. Gianpiero non mi delude e trovo nei suoi piatti quella spensieratezza che è linfa per le mie ore spensierate.
Mi godo i rocher di riso Artemide, a seguire un delizioso risottino con gamberi preparato alla sua maniera. Passo poi ad un piacevole mix di pesci soltanto lessati e serviti con verdure. Apprezzo un piatto tipico della zona: il Tapulone. Ci sono i dolci e la piccola pasticceria. Abbino alle ricette del vino bianco dei Colli Novaresi e della pregiata Vespolina rossa.

Gusto il mio pranzo e al contempo ascolto la passione di Gianpiero nel raccontarmi tutti i piatti, quelli che ho assaporato e quelli che proverò dalla carta la prossima volta. Tradizione, certamente, ma anche tanta fantasia e capacità con ingredienti territoriali e non. E poi la disponibilità di questo chef, classe 1960, che della cucina ne ha fatto il suo cocchio d’oro.

(Fabrizio Salce, giornalista agroalimentare e conduttore televisivo)


Fascino e mistero della foresta norvegese in un gin

Spirit & Colori porta in Italia Bareksten, London Dry Gin  autentico e senza compromessi, realizzato dopo cinque anni di sperimentazioni e ricerche da uno dei migliori “distiller” al mondo: Stig Bareksten. Espressione pura della terra scandinava e della sua natura incontaminata, questo spirit morbido, gustoso, si presenta al mondo della “mixology” come base ideale per la miscelazione classica e sperimentale. Già perché nei cocktail bar e lounge bar della Norvegia è il più amato, il più richiesto, è proprio il gin per antonomasia. In Italia invece rappresenta ancora un prodotto di nicchia, ma destinato a uscire presto allo scoperto e, per conquistare il pubblico italiano ha deciso di affidarsi in esclusiva alla competenza di Spirits & Colori, azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati di alta qualità e provenienti da tutto il mondo. Una realtà che ha solide basi nel mondo del beverage e nasce dall’esperienza di Vino & Design, azienda fondata nel 1999 dall’imprenditore olandese Dick ten Voorde, oggi ai vertici della distribuzione vitivinicola in Italia. Bareksten ha un fascino irresistibilee un carattere estremo. È come la terra selvaggia da cui proviene e che racconta, a partire da un packaging che è storytelling allo stato puro, la Norvegia e la sua foresta oscura, gotica e drammatica. Un mondo puro e incontaminato che ha ispirato il suo creatore, Stig Bareksten, personaggio iconico, senza eguali, oggi tra i migliori distillatori al mondo.

Un traguardo raggiunto dopo un lungo percorso a tappe. Dietro l’imponenza ruvida di quest’uomo, capelli lunghi da amante del metal, folta barba da vichingo, si celano diverse anime e storie. Quella di un bambino cresciuto in una famiglia sempre a stretto contatto con la natura, quella di un pugile talentuoso ma non abbastanza per sfondare, quella di un barman che dopo aver raggiunto una certa notorietà abbandona il banco per inseguire un sogno: creare il miglior gin al mondo. E così è stato. Dopo 5 anni di prove ed esperimenti condotti a partire da un’antica ricetta del 1800, il grande Stig partorisce e consegna al mondo del beverage la sua creatura che nasce senza compromessi questo London Dry Gin. La bottiglia nero opaco attraversata da alberi contorti e disegnati con tratti di nero lucido contiene ben 26 botaniche, di cui 19 di provenienza norvegese, alcuni delle quali selezionate e coltivate direttamente da Stig. L’orgoglio di rappresentare il territorio è un tratto costante del brand, obiettivo perseguito anche grazie alla distilleria di proprietà, la Det Norske Brenneri, con sede a Berger che occupa manager tutti italiani. Qui i semilavorati provenienti da altre aziende sono banditi e ogni fase della produzione si basa esclusivamente su materie prime trattate e trasformate internamente, come accade con la base dell’alcol puro ottenuto dalle patate norvegesi. Un processo virtuoso che conduce a un risultato d’eccellenza, un gin (alc. 46% in vol.) morbido, estremamente piacevole al palato, dal sapore fresco e netto di ginepro accompagnato da altri aromi floreali e fruttati.

Proprietà grazie alle quali lo spirit si presta molto bene alla miscelazione, sia per la preparazione di cocktail classici come “gin tonic” e “gin martini” che per la realizzazione di nuove creazioni.
“Oggi il mercato del gin è saturo, ricco di prodotti di qualità – commenta Simone Bodini, Global brand ambassador e brand manager Bareksten – in una situazione di questo genere ciò che fa la differenza è il gusto soggettivo del consumatore che siamo certi di poter avvicinare e conquistare. Bareksten, ha tutte le caratteristiche giuste per far innamorare il pubblico italiano: una storia autentica che non ti stanchi mai di ascoltare, un fondatore carismatico, un packaging dal grande impatto visivo e il gin che lavora bene, con botaniche giuste, con la netta predominanza di ginepro, valore che molti gin attuali stanno perdendo a causa della preferenza verso altri bouquet floreali”.
“Contiamo di raddoppiare il fatturato – conclude Andrea Tumiotto, direttore commerciale estero Bareksten – e siamo certi che il mercato italiano per la sua particolarità distributiva, sia quello giusto per avere ottimi risultati. In questo percorso, poi, abbiamo il sostegno esclusivo di un partner di eccellenza come Spirit & Colori, una realtà importante del mondo del beverage”.

Spirits & Colori  è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bar  e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiali, capaci di stupire con i propri distillati i palati più esigenti.


A Savigno l’ottimo tartufo per la tavola dei gourmet

Il tartufo (fungo Ascomycota sotterraneo, genere Tuber) il 21 dicembre dell’anno appena trascorso – finalmente (…) – è stato riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale e iscritto nella lista rappresentativa “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”.  La candidatura era stata inoltrata ben otto anni fa da Lucia Borgonzoni, sottosegretario al Mibac e dalle Associazioni dei tartufai, tra cui la Federazione Nazionale Tartufai Italiani e l’Associazione Nazionale Città del Tartufo, Pro loco e Tartófla di Savigno comprese, al Ministero della Cultura e a quello dell’Agricoltura. La pregiata trifola, la cui crescita dipende da fattori stagionali, oltre che ambientali, si forma nel sottosuolo a una profondità di circa 60 cm (eccezionalmente fino a un metro) ed è preziosa, vista la rara reperibilità. Si conosce l’esistenza del tartufo già dai tempi biblici di Giacobbe (1600 a.C.) e del faraone Cheope, che gradiva un “simil-tartufo” cotto nel grasso d’oca, poi nell’antica Roma, era presente sulla tavola di Lucullo, uomo dei proverbiali stravizi per il cibo e l’arte del banchettare, per rientrare in scena nel Rinascimento con Caterina De’ Medici, a cui va il merito di averlo portato alla corte di Francia, fino al 1788, quando il medico torinese Vittorio Pico descrive il tartufo “bianco” chiamandolo “Tuber magnatum” (tartufo dei potenti) da cui il nome botanico. Più recente testimone della sua storia è Giacomo Morra, ristoratore di Alba che nel 1929 rende il tartufo bianco alimento di culto internazionale, eleggendolo protagonista degli eventi di richiamo gastronomici e turistici. Oggi il tartufo per la legge italiana del 1985, in etichetta deve solo evidenziare la varietà, non la provenienza. Da qui i prezzi che abbracciano un range che va a seconda della forma, del colore e della provenienza: i tartufi bianchi sono più costosi perchè sono rari, hanno la stagione breve, non si congelano bene e sono più saporiti; i tartufi neri (tuber melanosporum) costano meno perché hanno la stagione più lunga, sono congelabili e meno rari.  I prezzi si aggirano intorno ai 2000 euro al Kg (200 € l’etto) anche se a inizio stagione 2021 le quotazioni – per il caldo estivo e la siccità – hanno portato quello bianco a toccare i 4000 € al Kg per le pezzature più grandi. Per i tartufi neri, il più costoso è di Norcia (PG) mentre il più economico è il “nero uncinato”, prezzi, dai 200 ai 500 euro al Kg (20/50 € l’etto).  In un ristorante medio, per gustare il tartufo bianco, si spendono in media 250 euro l’etto (calcolando circa 30/35 € per una spolverata di 10 g da aggiungere al prezzo della portata). Sarebbe importante chiedere sempre che la “grattata” sia effettuata davanti a voi e, magari, dopo avere ben odorato il tartufo (che deve avere sentori di miele, fieno e aglio, equilibrati tra loro). Nota di colore: al Cipriani di Montecarlo (ristorante del Principato di Monaco di Flavio Briatore) il tartufo bianco arriva a costare anche 600 euro l’etto… (con tanto di fattura di acquisto del grossista messa “online”…).

Dopo Alba e Acqualagna, c’è anche Savigno, posto sulla collina bolognese, dove ogni anno a novembre si svolge il Festival internazionale del tartufo bianco (paese che dal gennaio 2014 è una delle cinque municipalità del nuovo comune di Valsamoggia) inserito a pieno titolo come “capitale della trifola”. Finito il più prezioso “Pico Magnatum” in questo periodo lì, si trova il “tartufo nero” dal gusto e dal profumo caratteristici. Il 25 gennaio scorso, è stata organizzata la “Première Truffle Meat” una vera e propria “experience” del pregiato tubero.
Amedeo, rappresentante della quarta generazione dei Mongiorgi – vera istituzione a Savigno con l’attività di famiglia di macelleria e salumeria dal 1898 – divenuta “Bottega Storica della regione Emilia Romagna” sita sotto i portici della piazza centrale (in via Marconi n° 2) – con la madre Anna e il padre Guido, ha ampliato l’attività con un reparto gastronomico e una cantina che sono diventati grande richiamo per i buongustai provenienti da ogni dove, che arrivano per assaporare le ricette realizzate secondo le antiche tradizioni locali, tra cui le tante rinomate specialità a base di tartufo bianco pregiato e tartufo nero di Savigno.

La “chicca”, a tal proposito, è la “costata al nero di Savigno” una preparazione – novità del panorama gastronomico – con il “truffle-factor” (il fattore tartufo) che ha dato risultati sorprendenti, usato nella crema di frollatura con burro chiarificato, che permette di realizzare una maturazione lenta e gustosa della carne di bovino di razza Bianca modenese. E qui si apre un mondo… perché la carne in questione è davvero di qualità eccelsa: i capi sono selezionati direttamente da Guido, scelti in piccoli allevamenti della zona, di cui segue personalmente tutti i passaggi della filiera: dal pascolo per l’alimentazione degli animali (risorse cerealicole e foraggiere e fonti proteiche vegetali) fino al giusto tempo di frollatura, per finire con la “marezzatura” (le piccole venature e chiazze di grasso bianco) all’interno del tessuto muscolare, che altro non è che la percentuale di tessuto adiposo in essa contenuta, grasso che gioca un ruolo fondamentale poi durante la fase della cottura. Quando ci si riferisce alla scelta dei tagli di maggiore pregio, la marezzatura è elemento di gran qualità della carne, qualità dovuta in principio, al benessere dell’animale allevato. Il tutto poi, realizzato con l’ausilio di un frigorifero “speciale” dove la carne si frolla per oltre 70 giorni.

Poi il taglio è cotto sulla brace del camino a temperatura controllata, nel burro al tartufo nero – appunto, di Savigno – perché il burro dà un gusto più intenso e protegge la carne dall’ossidazione, impedendone la disidratazione, evitando anche la rifilatura e lo scarto che si produce col classico “dry aging” (metodo di frollatura a secco, non  con sacchettini sottovuoto, ma con lungo periodo di refrigerazione ad umidità controllata e che asciuga superficialmente la carne, che in 5/8 settimane, cede fino al 20% di liquidi) dopo di che la costata è marmorizzata alla perfezione, tenera e pronta per la griglia o la padella…  Ovvio che il risultato sia eccellente…

L’aspetto, il profumo e il sapore, sono perfetti, ma di certo è impossibile descriverne il gusto,  quello va solo assaporato con le gambe sotto al tavolo, magari proprio a Casa Mongiorgi a Savigno (!) ottima occasione per degustare anche le altre specialità di un possibile menù: antipasto:  salame, artigianale a grana grossa (…a km “buono” come dice Guido) genuino, senza conservanti o altre sofisticazioni con focaccia e grissini, preparati dalla chef Anna; primo: tortellini con ripieno classico, ma senza il lombo suino e senza noce moscata, serviti in brodo di Bianca modenese, davvero saporiti, tanto da poterli mangiare senza Parmigiano; secondo: “Picanha frollata con @suntorywhisky”, ottenuta dopo un percorso che dura 45 giorni dove il whisky conferisce ancora più gusto a un taglio già eccellente di suo;  il tutto accompagnato e da un “rosso” di quel buono (ottimo anche questo) della fornita cantina della Casa e, per concludere in dolcezza, un cono con mascarpone, perle di aceto balsamico al tartufo e generoso tartufo bianco e (per quei pochi che non gradissero il buon tubero) in alternativa, degustazione dei dolci più apprezzati nel 2021: cannolo siciliano, zuppa inglese e mini torta di caffè e cioccolato… Eh?
(GfL)

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“San Valentino” in Emilia-Romagna: dirsi “ti amo” davanti alle grandi opere d’arte

In Regione per San Valentino si può stupire la dolce metà e celebrare il sentimento più nobile con una dichiarazione ricca di passione e romanticismo: ammirando Venere e Cupido a Modena o Amore e Psiche a Parma; davanti a una delle fotografie che ritraggono la passione tra Frida Kahlo e Diego Rivera in mostra a Bologna; davanti alla Pieve San Valentino nel reggiano; al cospetto della monumentale installazione dedicata all’amore dei cavalieri nel Castello di Ferrara; a Ravenna di fronte alla statua di Guidarello, avvolto da una leggenda che fa impazzire tutte le donne del mondo; infine a Rimini contemplando la scena del celebre bacio tra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nella “Dolce vita”.

Un modo originale e carico di intensità per dire ti amo all’amato/a in occasione della festa degli innamorati? Dichiararsi al cospetto di un’opera d’arte – un dipinto, una scultura, ma anche una fotografia – che celebri questo grande sentimento.

Tra Musei, Castelli e Palazzi antichi, ogni città d’Arte dell’Emilia-Romagna custodisce almeno una grande opera che evoca l’emozione del grande amore. Il 14 febbraio non solo i più romantici potranno scegliere queste mete per incantare la dolce metà, ma ogni coppia che sceglie di trascorrere la festa degli innamorati in una città dell’Emilia-Romagna, potrà immergersi in un’esperienza fatta di atmosfera e suggestione, tra passeggiate mano nella mano nelle piazze o lungo gli antichi porticati dei magnifici centri storici e una cena deliziati dai tanti piatti tipici che si possono gustare in ristoranti stellati, osterie tipiche e accoglienti enoteche.

Ecco le proposte per un originale San Valentino tra Piacenza e Rimini

Piacenza
Un luogo romantico dove dichiarazione d’amore è la Galleria d’arte Moderna Ricci Oddi, nello specifico di fronte al quadro dipinto da Sartorio Giulio Aristide nel 1895 dal titolo “Sirena o abisso verde”. La composizione è costruita intorno alla figura della sinuosa sirena dai lunghi capelli rossi e dalla pelle diafana che cinge il corpo del giovane pescatore che si protende dalla barca per toccarla. Un racconto di amore e passione, una tela di forte impatto erotico e passionale che non può lasciare indifferente nessun innamorato.

Parma

Tra i miti più interpretati del Romanticismo vi sono Amore e Psiche. Lei è una bellissima principessa venerata da tutti tanto da fare invidia alla Dea Venere che le manda Cupido perché la faccia innamorare dell’uomo più brutto e avaro della Terra e sia coperta dalla vergogna di questa relazione, ma il dio sbaglia mira e la freccia d’amore colpisce invece il proprio piede ed egli si innamora perdutamente della fanciulla. Una storia raccontata magistralmente nella tela “Amore e Psiche” custodita alla Pilotta di Parma. L’artista Francesco Scaramuzza rende perfettamente il sentimento romantico espresso dall’abbraccio dei due amanti. Davanti a questo quadro è impossibile non lasciarsi andare e dire “ti amo” alla dolce metà (complessopilotta.it/opera/amore-e-psiche/).

Reggio Emilia

La Pieve di San Valentino è una delle più antiche della Diocesi di Reggio Emilia, la sua fondazione con impianto romanico tra i più belli della Regione risale al VII secolo. Siamo sulle splendide colline dell’Appennino emiliano dove una gita romantica è d’obbligo per poi fermarsi di fronte a questa antichissima Pieve che conserva nel nome la celebrazione dell’amore. Si può scegliere di sugellare il proprio amore davanti alla facciata decorata con guglie e rosoni oppure di entrare per dichiararsi di fronte all’altare maggiore ornato dalla preziosa pala di Benvenuto Tisi, detto “il Garofalo”, che la dipinse nel 1517 (www.comune.castellarano.re.it/vivi-castellarano/mappa-della-citta-2/arte-e-cultura-edifici-storici/san-valentino/la-pieve-di-s-valentino/)

Modena
Certo è che Venere e Cupido sono i simboli dell’amore più conosciuti nell’iconografia classica e rappresentano l’innamoramento nell’immaginario collettivo. Quale luogo allora è più adatto per una dichiarazione di quello che ospita due grandi opere che vedono protagonisti questi miti. Sono due i quadri esposti negli stupendi spazi della Galleria Estense di Modena. Avvolti da un’atmosfera piena di romanticismo, le due celebri tele attendono gli innamorati per una promessa d’amore. Una tela è quella che ritrae “Venere e Cupido” nella visione dell’artista Annibale Carracci. Dipinto nel 1592, il quadro raffigura la Dea intenta a guardare Cupido, come ad invitarlo a benedire l’amore di chi li osserva. L’altro dipinto è il capolavoro di Guercino: “Venere, Cupido e Marte” datato 1633. In questo magnifico quadro, tra una Venere svestita e Marte in armatura è il gesto di Cupido, mentre sta per far partire la sua freccia proprio verso lo spettatore, a colpire nel segno (gallerie-estensi.beniculturali.it/galleria-estense-modena/)

Bologna
Quella tra Frida Kahlo e Diego Rivera è una delle storie d’amore più famose e appassionate del mondo. Ed è proprio questa emozionante relazione uno dei temi della mostra “Frida Kahlo. The experience” a Palazzo Belloni a Bologna. L’esposizione, aperta fino al 28 febbraio, mostra tutte le fasi della vita dell’artista messicana attraverso una selezione unica e rivelatrice di fotografie. Tra queste, anche l’incontro con l’amore della sua vita, il pittore Rivera. Il consiglio è di abbandonarsi alla visione di queste immagini che celebrano un amore ricco di passione e di coraggio e davanti alle quali non si può che decidere di dichiarare i propri sentimenti al partner. Da vedere anche il documentario sull’amore tra i due artisti di Sky Arte, media partner dell’evento, dal titolo “Artists in Love” (fridakahlotheexperience.com)

Ferrara
“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori – Umanità” è la mostra di Sara Bolzani e Nicola Zamboni che presenta in chiave ariostesca un monumentale gruppo scultoreo esposto, fino al 5 giugno, nei giardini del Castello Estense di Ferrara. Nel cortile infuria la battaglia tra le sculture in mostra: vi sono concitati duelli, cavalieri atterrati, altri in sella a destrieri impennati, guerriere pronte a scoccar frecce, un saraceno con la scimitarra, un musulmano a cavallo accompagnato da donne velate ma, soprattutto, due combattenti che hanno abbandonato le armi per dedicarsi all’amore. Davanti a questa imponente opera è facile appassionarsi e dichiararsi alla dolce metà (www.castelloestense.it/it/il-castello/le-donne-i-cavallier-l2019arme-gli-amori).

Ravenna
L’amore e la sua celebrazione è al centro della leggenda che accompagna da sempre la Statua di Guidarello, custodita al MAR, Museo dell’Arte di Ravenna. Scolpita da Tullio Lombardo nel 1525, rappresenta il famoso condottiero ravennate che giace morto con la sua armatura sulla lastra tombale. Da sempre oggetto di grande attenzione, l’opera scultorea spicca per la ricercata e morbida espressività del volto, che ogni donna vuole baciare. Complice il fascino del cavaliere, la leggenda narrava che le donne che avrebbero baciato il Guidarello si sarebbero sposate entro l’anno, mentre le donne già sposate avrebbero partorito un figlio “altrettanto bello come il giovane guerriero”. Pare che oltre cinque milioni di donne, nel corso di due secoli, abbiano baciato il volto del Guidarello, tanto che la città ha dovuto vietarlo, e che vengano recapitate ogni anno centinaia di lettere d’amore e di mazzi di rose. Scegliere quest’opera come luogo dove dichiarare il proprio amore non può che essere estremamente romantico e anche di buon auspicio (www.mar.ra.it/ita/).

Rimini
Tra sogno e poesia, è un omaggio all’amore l’immagine iconica che vede un giovane Marcello Mastroianni accarezzare le labbra di Anita Ekberg immersi nell’acqua di Fontana di Trevi per poi baciarla appassionatamente. Sono i fotogrammi del film “La Dolce Vita”, diventato un cult del cinema mondiale, che rivivono nelle installazioni audiovisive nel nuovo Fellini Museum a Castel Sismondo. Il consiglio è di visitare il Museo nella sua interezza, concepito in un allestimento immersivo e partecipativo che mette al centro di tutto l’opera del grande regista e la sua arte, ma anche la sua vita e il suo grande amore, tornando a noi, per Giulietta Masina (www.fellinimuseum.it).

Apt Servizi cultura@aptservizi.com


Oggi è la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare

Il 5 febbraio 2022 ricorre la IX Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, nata per portare l’attenzione del consumatore e, più in generale, dell’opinione pubblica, sulle quantità di cibo non consumato e buttato ogni giorno nei rifiuti.

In tale occasione sono stati diffusi i dati del Rapporto ‘Il caso Italia’ 2022 di Waste Watcher International per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dell’Università di Bologna, su monitoraggio Ipsos. Il Rapporto mostra dei dati in controtendenza rispetto all’ultimo biennio, infatti, torna a crescere lo spreco di cibo tra gli italiani interrompendo un trend positivo che si era affermato soprattutto durante la fase più acuta della pandemia. Durante l’ultimo anno, in Italia, 7 miliardi di euro sono stati buttati nei rifiuti, una cifra che corrisponde allo sperpero annuo di 1.866.000 tonnellate di cibo (un aumento di circa il 15% in più rispetto dell’anno precedente). In media, a settimana, gli italiani gettano nella spazzatura circa 595,3 grammi di cibo, ovvero 30,956 kg annui (circa il 15% in più dell’anno precedente, in cui si sono gettati via 529,3 grammi di cibo). La top 5 degli alimenti più sprecati è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente. In prima posizione troviamo la frutta fresca (25,5 grammi), seguita da insalate (21,4 grammi), pane fresco (20,0 grammi), verdure (19,5 grammi) e cipolle, aglio, tuberi (18,7 grammi). Chi spreca più cibo in Italia? I dati del Rapporto si accentuano al Sud (+18% di spreco rispetto alla media nazionale), nelle famiglie senza figli (+12%), nei ceti medio-bassi (+12%), nei ceti popolari (+7%) e nei comuni medi (+8%).
Tra le cause che stanno alla base dello spreco alimentare si notano piccole differenze rispetto all’anno scorso. In particolare, quest’anno, alla domanda “Perché la mia famiglia spreca?” il 47% degli intervistati afferma di dimenticarsene, trovando il prodotto scaduto/deteriorato. Invece, alla domanda: “Perché le altre famiglie sprecano?” la maggioranza degli intervistati (45%) ritiene che acquistino troppo cibo.
In merito, invece, a quelle che sono le strategie anti-spreco attuate dalle famiglie italiane, possiamo notare in generale, meno della metà degli italiani attua una strategia anti-spreco durante la fase di acquisto del cibo. In particolare, il 41% dichiara di acquistare prodotti a lunga scadenza e frequentemente prodotti freschi. A seguire, il 36% fa affidamento a un’organizzazione del frigorifero/dispesa per tenere sotto controllo la scadenza dei prodotti oppure acquista confezioni di cibo in piccoli formati. Invece, durante la fase di consumo del cibo, l’86% degli intervistati dichiara di mangiare prima il cibo deperibile oppure di valutare attentamente le quantità necessarie prima di cucinare. L’85% afferma di conservare il cibo avanzato, di mangiare tutto ciò che si è preparato oppure di controllare se gli alimenti scaduti possano essere ancora consumati.  Quali sono i provvedimenti che possono aiutare le famiglie e i singoli ad adottare comportamenti virtuosi nella lotta allo spreco di cibo? L’89% degli intervistati ritiene fondamentale l’istruzione nelle scuole, l’85% sostiene che sia utile mostrare ai cittadini gli effetti negativi dello spreco alimentare ha sull’ambiente e sull’economia, un altro 83% pensa che si potrebbero migliorare le etichette sulle modalità di consumo.


Aspettando il Festival di Fermo, Tipicità Endless Experience ad Expo Dubai

Varate le nuove date di Tipicità Festival, in programma al Fermo Forum dal 2 al 4 aprile, a febbraio l’EXPO di Dubai fungerà da anteprima internazionale per la manifestazione marchigiana. Infatti, con la presentazione della Regione Marche è partito ufficialmente il progetto Marche: Land of Excellence, la settimana delle Marche a Dubai con l’eccellenza del “saper fare” e la capacità di innovare.

La Regione Marche sarà presente all’Expo di Dubai con uno straordinario calendario di eventi che, dal 21 al 26 febbraio,  consentirà ad oltre 30 imprese marchigiane, insieme alle eccellenze del  mondo accademico, di promuovere il “saper fare” del nostro territorio, con un focus su tematiche quali alimentazione e sostenibilità,  distretto biologico delle Marche,  blockchain per la tracciabilità della catena agroalimentare, soluzioni abitative innovative e cantieristica di lusso ”, le parole di Mirco Carloni, Vicepresidente e Assessore alle Attività Produttive della Regione. “La giornata delle Marche, si svolgerà il 21 febbraio 2022 ed è prevista la partecipazione di Roberto Mancini, testimonial della Regione Marche”.

Tra i progetti approvati e supportati dalla Regione Marche anche quello proposto dall’organizzazione di Tipicità, insieme alla quale imprenditori ed amministratori partner di Tipicità saranno a Dubai tra il 19 ed il 22 febbraio, con un intenso programma di iniziative ed incontri realizzati in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti. Riflettori puntati sulla Tipicità Endless Experience, con la presentazione di un inedito “cofanetto phygital” che, attraverso un calibrato mix di opportunità fisiche e digitali, simboleggia le opportunità di valorizzare le eccellenze locali nel contesto globale.

Con la voce inconfondibile di Marco Ardemagni di Radio Rai e l’autorevole commento di Gioacchino Bonsignore, caporedattore del TG5, la Tipicità Endless Experience sarà protagonista di un evento ufficiale ad Expo Dubai nell’Accademia di Padiglione Italia, in collegamento con illustri personaggi che interpretano il #vivereallitaliana nel mondo.

Una vera e propria tecnologia, quella sviluppata in questi due anni dall’equipe di Tipicità, che ci ha consentito di crescere anche in un periodo così difficile e di sviluppare nuovi format promozionali per le produzioni territoriali e per le destinazioni turistiche locali”,  ha affermato Angelo Serri, direttore di Tipicità, il quale ha aggiunto: “A Padiglione Italia questa innovazione è piaciuta e per noi è una grande soddisfazione poter rappresentare la nostra regione e il nostro Paese anche a Dubai!”.

L’intenso lavoro sviluppato in questi anni a favore del territorio fermano e marchigiano trova un suo concreto punto di atterraggio in questa iniziativa che, grazie al lavoro di squadra, ci consente di presentarci in un contesto mondiale con le carte in regola per suscitare l’interesse della comunità internazionale” sottolinea il Sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro.

L’obiettivo di questa operazione è di agire insieme localmente e proiettarci uniti nel mondo per affrontare con ordine e determinazione le sfide crescenti del contesto globale!”, ha dichiarato Marco Moreschi, Direttore Generale di Banco Marchigiano. Per promuovere concretamente le opportunità di crescita e sviluppo delle imprese locali, l’istituto di credito mette a disposizione delle aziende che seguiranno il progetto di Tipicità a Dubai uno speciale percorso finanziario.


Maia Wine lancia il primo Avatar NFT al mondo legato a un brand del vino

L’eccellenza della spumantistica italiana varca le nuove frontiere del metaVerso da protagonista, pronta ad offrire un’experience esclusiva e memorabile anche nel digitale

 

Costruito sul marchio dell’azienda Maia Wine che vede raffigurata la ninfa MAIA, prende vita un avatar che partendo da un’ispirazione classica si proietta nel Metaverso. Un brand dinamico, già  pioniere del segmento Soft Luxury negli spumanti italiani che ancora una volta si lancia in una nuova avventura tutta digitale e dal sapore futuristico.

Angelo Lella, socio fondatore di UNited STudio e co-fondatore di MAIA Wine, afferma che “Mai come oggi l’evoluzione del mondo e dei suoi sistemi corre alla velocità della luce. Le cose cambiano e con esse le persone ed il modo di vivere la realtà  con le relative esperienze ed emozioni. Le generazioni si stanno accorciando, mai avrei pensato che avremmo sviluppato una collezione di avatar per un mondo del futuro. Quand’ero piccolo giocavo con le macchinine, le mie nipoti di 4 anni sono dei piccoli geni del tablet e forse i miei figli avranno un avatar tutto loro nel Metaverso. Non so cosa accadrà, ma in quello cha accadrà  vogliamo essere protagonisti. Per questo siamo molto felici di lanciare la nostra prima collezione di NFT creata da un nuovo team digitale che seguirà  nei prossimi anni progetti e intuizioni legate al MetaVerso, agli NFT ed alla blockchain in generale.”

Una visione condivisa anche da Isabel Tonelli – Brand Ambassador Maia Wine e Art Director Del Progetto Nft: “Il metaverso sarà  sempre più parte della nostra quotidianità  nel futuro. Sarà  sempre più  comune acquistare beni intangibili, che andranno a far parte della vita nel metaverso; dove design, fashion, eventi ed arte troveranno spazio, senza avere limiti fisici o d’immaginazione. Maia ha voluto credere in questa rivoluzione, per  senza dimenticare la vita reale: infatti con l’acquisto di un nostro Nft, si avrà  accesso anche a moltissimi benefit, fra i quali inviti esclusivi ad  eventi per la community, partecipazioni ad experience internazionali, creazioni esclusive del brand, accesso a premi e Limited Edition”.


Un San Valentino da trascorrere “Come al cinema”

Fino al 6 febbraio è possibile ordinare la nuova box Effettocavada che, con i suoi ingredienti, ricette ed extra, è il regalo perfetto per la festa degli innamorati.
Il giorno di San Valentino è alle porte ed è giunto il momento di pensare ai regali da scambiarsi. Gli amanti dei prodotti enogastronomici d’eccellenza non possono farsi sfuggire la nuova box Effettocavada “Come al cinema”, l’idea regalo perfetta per il proprio innamorato.

 

La box “Come al cinema” è pensata per quelle serate passate davanti alla televisione, sintonizzati sul proprio servizio di streaming preferito, per una maratona di film mentre si sgranocchia qualcosa di goloso. La box contiene snack e bevande già pronte per il consumo e alcuni ingredienti da impiegare in cucina per la realizzazione di numerose ricette. Nello specifico “Come al cinema” include: due barattoli di popcorn salati e uno di popcorn al caramello di Fun Food Italia, una lattina di birra Pils Ragasola e una di birra Ipa Filos del birrificio Toladolsa, due bottigliette di drink Organic Bitter Lemon e due di Organic Passion Fruit di Limestone, una confezione di mix per pizza e una di farina per pizza di Rieper, 1 l di latte di montagna UHT di Mila, un sacchetto di triangoli di legumi e origano di Legù, una confezione con trenta cannucce in carta di Fackelmann, una copia del libro Downton Abbey: Il libro ufficiale dei cocktail pubblicato da Panini Comics e quattro ricette inedite studiate da Stefano Cavada in cartoncino plastificato.

 

La prevendita è attiva fino a domenica 6 febbraio ed è possibile preordinare la box “Come al cinema” sul sito effettocavada.it al prezzo di 49,90 €, senza alcun vincolo di abbonamento. Tuttavia, fino a domenica 16 gennaio si può godere della Wonder Week, una settimana di sconti, e acquistare la box a 44,90 €. Per godere dei privilegi della Wonder Week non serve inserire codici promozionali, il prezzo della box, una volta che quest’ultima è aggiunta al carrello, è già scontato.

Le box saranno spedite martedì 8 febbraio e recapitate, con le spese di spedizione gratuite, direttamente a casa dell’acquirente entro il giorno di San Valentino.

 

Effettocavada è il nuovo progetto del cuoco e food influencer altoatesino Stefano Cavada. L’idea nasce dal desiderio di fare da tramite tra il consumatore finale e il produttore, grazie anche alle richieste dei suoi oltre 80.000 follower, attraverso la creazione di box mensili tematiche contenti ingredienti di qualità, prodotti particolari, indispensabili utensili da cucina e curiosi extra.

 

«Sono un grande appassionato di film e del grande schermo – afferma Stefano Cavada –, per questo la box “Come al cinema” è stata ideata per quei momenti di relax da trascorrere sul divano guardando la propria pellicola preferita o durante una maratona di serie tv, proprio come se si fosse seduti su una poltroncina di una sala cinematografica, circondati dal profumo dei popcorn ancora caldi. Le ricette che ho ideato sono un omaggio a quei piatti che, come la pizza, non possono mai mancare in una tranquilla serata film».

A proposito di Stefano Cavada

Stefano Cavada, trascorsi alcuni anni di vita a Londra e Parigi, è rientrato in Alto Adige, la sua terra, con l’intenzione di raccontare e condividere le ricette e le tradizioni del proprio territorio. Negli anni Stefano si è specializzato nella produzione di svariati progetti legati al mondo della cucina. Dallo sviluppo delle ricette alla realizzazione di contenuti digitali, tra i quali fotografie e video, apprezzati fin da subito da un crescente pubblico appassionato e che ha saputo lasciarsi emozionare da ricette e paesaggi.

https://www.effettocavada.it

Stefano Cavada è un food influencer e cuoco altoatesino, autore de La mia cucina altoatesina. 45 ricette per ogni occasione (2019) e Il mio natale altoatesino. 60 ricette per il periodo più magico dell’anno(2021), entrambi pubblicati da Athesia. Da anni condivide ricette spesso ispirate alla tradizione altoatesina. Non solo grazie ai suoi canali social: ha infatti prestato il suo volto alla tv. Nel 2018, su La7d, ha condotto SelfieFood e nel 2019, su Rai 3 Alto Adige, ha presentato Food (R)evolution; inoltre, nel 2020, ha partecipato ad alcune puntate de La Prova del Cuoco su Rai 1.