Pasqua 2026 si apre sotto il segno della ricerca di leggerezza. Dopo mesi segnati da tensioni internazionali, cronaca difficile e caro vita, gli italiani sembrano voler “trovare nell’uovo” qualcosa di più di una sorpresa: veri momenti di serenità. E lo fanno in 9 milioni, viaggiando, anche solo per pochi giorni, scegliendo mete capaci di coniugare bellezza, tradizioni e gratificandosi degustando ghiottonerie locali mentre altri circa 8 banchetteranno al ristorante o in agriturismo, creando tutti un giro d’affari da 5 miliardi di euro.
Secondo le stime, l’84% dei viaggiatori resterà in Italia, privilegiando spostamenti brevi e sostenibili, complici anche il traffico delle partenze e i costi del carburante. A incidere sulle scelte anche le previsioni meteo, che orientano verso soluzioni flessibili e destinazioni facilmente raggiungibili. Solo il 9% guarda all’Europa e appena il 7% sceglie mete extraeuropee.

Il vero protagonista di questa Pasqua è il “fruitore consapevole”: turisti, famiglie e soprattutto giovani, sempre più attenti a esperienze autentiche. Sono loro gli attori principali delle brevi vacanze pasquali, spesso guidati da tradizioni e consigli tramandati in famiglia. Il viaggio diventa così un’occasione per riscoprire i riti religiosi della Settimana Santa, rievocazioni storiche, infiorate e identità locali – ben 30mila gli elementi del patrimonio immateriale che sono fruibili – ma anche per concedersi pause di gusto tra prodotti tipici e dell’enoturismo.

Le mete preferite parlano chiaro: natura, cultura e tavola. Tra vigneti e colline, regioni come Toscana, Veneto, Puglia, Sicilia e Emilia Romagna registrano un forte richiamo, grazie alla varietà di produzioni e alla possibilità di vivere esperienze immersive. Non mancano le destinazioni dedicate al benessere, tra terme e spa, scelte da chi cerca relax e rigenerazione: Abano, Fiuggi, Saturnia, San Pellegrino, Sassetta, Negombo, Tettuccio e pure la vacanza dedicata all’“olio-turismo” sono tutte richiestissime.
In calo, invece, le mete di lusso a lungo raggio, come gli Emirati Arabi, penalizzate dalle attuali incertezze. Dubai, Abu Dhabi, il polo culturale Sharjah, la città giardino Al Ain, la località costiera Fujairah e le città di Ras Al Khaimah, Ajman e Umm al-Quwain, sono impraticabili per le note vicende… Nel 2025 l’occupazione riferita al turismo a Dubai raggiungeva l’85% oggi solo il 7/% (!).

Al contrario, cresce l’interesse per località esclusive ma più vicine. Tra queste spicca Portopiccolo (fonte Nicola Santini, giornalista, autore televisivo e direttore di noto settimanale NDR)  nel golfo di Trieste, sempre più frequentata da personaggi noti. Definita la “Portofino dell’Adriatico”, offre un mix di eleganza, paesaggi e servizi di alto livello. È un’ex cava riqualificata con materiali naturali a impatto zero e borgo pedonale in un contesto naturale unico nella riserva naturale delle falesie carsiche di Duino, nella baia di Sistiana (Friuli Venezia Giulia). Un esempio di turismo “eco-chic” a 5 stelle, dove lusso e sostenibilità convivono. Hotel, beach club esclusivi e una spa di 3600 mq affacciata sul mare dove c’è un porticciolo (per un centinaio i posti barca) una spiaggia attrezzata con ciottoli bianchi, bar, negozi e ristoranti gourmet che propongono mix di sapori mediterranei e tradizioni giuliane, con forte enfasi sul pesce fresco, naturalmente tutto annaffiato con i celeberrimi “bianchi friulani”.

Ma il cuore del turismo pasquale resta nei borghi. Tra le località più ricercate figura Caprarola, nella Tuscia viterbese, a poco più di un’ora da Roma percorrendo la Flaminia e/o la Cassia, si arriva alla location di molti film sui papi: il maestoso Palazzo Farnese, dove i visitatori possono immergersi nell’arte e nella storia del XVI secolo (del Manierismo). In una delle stanze, le pareti sono interamente ricoperte da mappe geografiche del tempo, dipinte da Giovanni Antonio da Varese (il Vanosino). Poi c’è la Scala Regia, davvero bella (elicoidale, affrescata, progettata dal Vignola, permetteva di salire anche a cavallo). Uscendo, si passa dal celebre cortile circolare e dietro al palazzo, si estendono i giardini all’italiana e un grande parco con fontane monumentali, scenografici giochi d’acqua e la Casina del Piacere. Da considerare almeno un paio d’ore per la visita completa. E ancora, da vedere, la chiesa di Santa Teresa situata su una rupe tufacea e il museo multimediale, esperienza interattiva sulla storia del paese. La specialità di Caprarola è la nocciola romana DOP (a fine agosto, la sagra). Con le gambe sotto al tavolo in uno dei locali della zona, ci si può togliere qualche sfizio: pici o fettuccine con cacciagione, funghi e prodotti della Tuscia accontentano anche i più pignoli, poi ci sono i Tozzetti di Caprarola (simili ai cantucci, ma con nocciole tonde gentili locali) e le ciambelline sempre al vino e nocciole. A pochi minuti di auto, ideale per natura, giochi per i più giovani e relax, c’è la riserva naturale del lago di Vico.

Tornando al Nord, Soncino, in provincia di Cremona, si conferma una delle perle medievali più apprezzate. C’è la rocca, fortificazione medievale (spesso set di rievocazioni di film di “cappa e spada” come Ladyhawke) poi, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il museo della Seta e il museo della Stampa (sede di una storica stamperia ebraica nel XV secolo). Soncino racconta un passato ricco, mentre la tradizione gastronomica conquista con prodotti di nicchia come la Radice Amara, una particolare varietà di cicoria dal gusto intenso e proprietà benefiche, ingrediente di molti piatti e celebrata con la sagra (la quarta domenica di ottobre). Di consistenza tenera e compatta, ha forma simile a una carota bianca/beige, sapore intenso, amarognolo che si affievolisce con la cottura, bilanciato da una punta di dolcezza. Ricca di inulina, minerali (potassio, magnesio, ferro) e vitamine, è considerata verdura salutare, depurativa e digestiva. Va servita in insalata o con acciughe e anche con uvetta e pinoli. Anche a Soncino, si “mangia bene”: casoncelli, stracotto d’asino, pollame allevato nelle campagne circostanti, oltre ai rinomati salumi cremonesi e per chiudere in dolcezza, i tradizionali pasticcini Soncino, dolcetti risalenti al 1650; da degustare anche la “torta in balconata” e le rivisitazioni gourmet come la mela grattugiata con miele di eucalipto, o il soufflé al cioccolato 66% Valrhona con gelato vegano e pralinati (di un noto ristorante dei paraggi…).

Comunque, in generale, la durata dei soggiorni resta contenuta: il 60% degli italiani si concede due notti, mentre solo il 14% arriva a cinque. Molti scelgono seconde case o destinazioni vicine, puntando su convivialità e risparmio. “Pasqua con i tuoi” resta una regola valida, soprattutto in questi tempi incerti. Il filo conduttore è chiaro: staccare, anche solo per poco. Tra natura, tradizioni e sapori, gli italiani cercano una pausa rigenerante, consapevoli che, almeno per qualche giorno, è possibile ritrovare un equilibrio. Magari tornando a casa con qualche euro in meno, ma con un po’ di ossigeno in più. E comunque, Buona Pasqua!