Con il “sì” della Commissione Ue dello scorso 20 marzo, L’“Erbazzone” è stato riconosciuto IGP (Indicazione Geografica Protetta) diventando così il 45esimo prodotto di qualità certificata dell’Emilia Romagna, regione che così può vantare e il primato nazionale e quello di prima regione in Europa per numero di prodotti di qualità certificati IGP, DOC (Denominazione di Origine Controllata) e anche DOP (Protetta) per le proprie eccellenze agroalimentari e vinicole italiane garantite dall’Unione Europea che assicurano qualità, autenticità e un forte legame con il territorio di origine, rispettando i rigidi disciplinari di produzione che ne tutelano la tipicità. Al termine di tale iter di verifica, si avvia la procedura per l’ufficialità che viene accertata ufficialmente dagli Organi preposti della Gazzetta Ufficiale europea e diramati tramite pubblicazione. Per amor di precisione, chiariamo che l’IGP offre maggiore elasticità produttiva rispetto alla DOP, mantenendo un forte legame reputazionale, mentre la DOC è la classica garanzia, specifica per i vini, legata rigorosamente alle zone e ai metodi specifici.
Tornando al piatto povero contadino della tradizione reggiana – l’Erbazzone – ci riferiamo a un prodotto tramandato da generazioni e profondamente legato alla cultura, alle famiglie e all’identità delle comunità locali – che confinano a ovest con la provincia di Parma e a est con quella di Modena – e anche alle imprese del territorio.
Il percorso per il riconoscimento dell’Erbazzone si è avviato nel 2019, quando l’“Associazione Produttori Erbazzone reggiano”, sodalizio composto da cinque aziende reggiane – Nonna Lea, Fattoria Italia, La Bottega Gastronomica, La Vecchia Resdora e Big – con il sostegno e il coinvolgimento della Regione Emilia Romagna e credendo fortemente nel progetto IGP, nel 2022 si sono coalizzate per dare avvio all’iter di riconoscimento, appunto, dell’Indicazione geografica protetta. Dopo la definizione del disciplinare di produzione e la presentazione della domanda a livello nazionale, il dossier è passato all’esame dal ministero dell’Agricoltura che, nel 2024, ha espresso parere favorevole, dopo aver verificato la coerenza con la normativa europea in tema di indicazioni geografiche. Dopo la fase di valutazione nazionale e la consultazione pubblica, la richiesta è stata quindi trasmessa alla Commissione europea. Nel corso del procedimento europeo, la domanda di registrazione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nell’ottobre 2025, aprendo così il periodo previsto per eventuali opposizioni da parte di altri Stati membri o soggetti interessati.

“È un risultato molto atteso, su cui abbiamo lavorato in squadra e che rappresenta un riconoscimento importantissimo per il territorio reggiano, per i produttori e per l’intero sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna – ha commentato nel corso della conferenza stampa, l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi – Parliamo del riconoscimento di una ricetta storica, che la tradizione riconduce addirittura al Medioevo; un cibo quotidiano, che racconta il territorio e chi lo vive. Con l’Indicazione geografica protetta questo patrimonio economico e culturale verrà finalmente tutelato e valorizzato a livello europeo e potrà essere promosso con più forza. L’IGP – ha aggiunto Mammi –
è uno strumento fondamentale per tutelare i prodotti autentici dalle imitazioni, assicurare trasparenza ai consumatori, sostenere il reddito dei produttori locali. Ma è anche un’opportunità per promuovere turismo, cultura gastronomica e sviluppo. Voglio ricordare – ha concluso l’assessore – che l’Emilia Romagna è chiamata la Food Valley d’Italia, con 3,9 miliardi di euro di valore per la sola DOP Economy, mentre tutta la produzione agroalimentare vale 37 miliardi di euro, di cui più di 10 miliardi esportati in tutto il mondo”.
Per Matteo Cugini, vicepresidente dell’Associazione produttori Erbazzone reggiano, il riconoscimento “ha un valore economico fuori discussione, ma anche un legame molto lontano nel tempo con Reggio Emilia”. “Il grande merito va all’associazione produttori Erbazzone reggiano, nella sua unità – aggiunge Cugini – Siamo cinque concorrenti sul mercato, ma siamo riusciti a stare uniti per portare avanti questo obiettivo”.

L’Erbazzone reggiano IGP
Il simbolo di Reggio Emilia, è una torta salata ripiena di erbe, fatta con due sfoglie di pasta non lievitata all’interno delle quali c’è un ripieno di verdure e Parmigiano Reggiano.
L’Erbazzone reggiano ha forma rotonda o rettangolare, uno spessore compreso tra 1 e 3 centimetri e un peso tra i 200 grammi e i 3 chilogrammi. La pasta è fatta con farina di grano tenero, acqua, strutto, sale. La lavorazione del ripieno prevede l’utilizzo di spinaci e bietole cotte, insaporite con un soffritto preparato con cipolla e lardo che può essere aromatizzato con aglio, prezzemolo e/o pepe. A questi ingredienti si aggiungono Parmigiano Reggiano e pane grattugiato; si possono anche usare, volendo, latte, olio extravergine di oliva e burro a integrazione del lardo. È vietata l’aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi. La zona di produzione è l’intero territorio della provincia di Reggio Emilia.

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