Crescita, digitalizzazione e sostenibilità al centro della trasformazione turistica

Il 2024 si chiude come un anno di consolidamento e innovazione per l’ospitalità italiana, con una crescita sostenuta dei ricavi e una trasformazione orientata alla digitalizzazione e alla sostenibilità. Tuttavia, le sfide legate al lavoro richiedono interventi mirati per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Il settore dell’ospitalità in Italia chiude il 2024 con risultati significativi e una chiara direzione verso il futuro. Grazie alla digitalizzazione, alla sostenibilità e a nuove strategie di gestione, il comparto ha registrato una crescita sostenuta, nonostante le sfide nel mercato del lavoro. A fornire una sintesi e un commento è Maurizio Galli, fondatore di Formazione Alberghiera, scuola di alta formazione del settore turistico ricettivo nata a Verona nel 2018 e divenuta uno dei principali punti di riferimento in Italia.

Nel 2024, le prenotazioni online hanno rappresentato il 56% del transato totale del settore ospitalità, generando 21 miliardi di euro su un totale di 37,5 miliardi, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, secondo i dati resi noti da Il Sole 24 Ore (https://www.ilsole24ore.com/art/turismo-2024--servizi-ospitalita-venduto-piattaforme-AGFYCGU?utm_source=chatgpt.com).

Questi numeri sottolineano il ruolo crescente della tecnologia nel plasmare il comportamento dei consumatori e nel migliorare l’efficienza delle strutture ricettive. “La digitalizzazione è ormai un pilastro imprescindibile per l’industria, capace di trasformare l’esperienza dei clienti e ottimizzare i processi interni” spiega Maurizio Galli in veste di analista esperto del settore. Una tendenza confermata anche dal corpo docente di Formazione Alberghiera, composto da professionisti e imprenditori del settore che portano con sé non solo la conoscenza accademica, ma anche l'esperienza pratica del campo.

L’innovazione tecnologica e la sostenibilità sono diventate elementi centrali per il turismo italiano. L’adozione di pratiche eco-compatibili e di strumenti innovativi come l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata ha risposto alle esigenze di un pubblico sempre più attento all’ambiente. “Investire nella sostenibilità non è solo una scelta etica, ma rappresenta anche un vantaggio competitivo per attrarre una clientela sofisticata” aggiunge Maurizio Galli. 

Nonostante la crescita, il settore deve affrontare criticità nel mercato del lavoro. Con oltre il 70% dei lavoratori impiegati con contratti a tempo determinato o stagionali, la precarietà e la difficoltà di reperire personale qualificato rappresentano ostacoli significativi. Una percezione che si è evidenziata nelle visite alle strutture. Formazione Alberghiera è infatti l'unica scuola in Italia a svolgere oltre 3.000 ore di formazione in azienda ogni anno. Questo garantisce un'applicazione pratica delle competenze acquisite, ma anche di raccogliere le istanze degli addetti ai lavori, toccando con mano le esperienze dirette degli operatori. Secondo il docente “È fondamentale intervenire sulla stabilità lavorativa e sulla formazione per garantire la qualità dei servizi e rafforzare la competitività internazionale del settore”.

Le prospettive per il 2025 indicano una continua espansione del settore, trainata da una maggiore adozione di tecnologie avanzate e pratiche di revenue management. L’analisi dei dati e le strategie di pricing dinamico stanno diventando strumenti essenziali per ottimizzare i ricavi e rispondere con agilità alle fluttuazioni della domanda. Attraverso uno standard di formazione di qualità superiore e in un contesto in cui la competitività è fondamentale, Formazione Alberghiera è l'unica scuola che trasforma la formazione in consulenza, con una vasta gamma di programmi che coprono ogni aspetto dell'industria turistica con percorsi formativi innovativi e completi, dai corsi di revenue management e sales & marketing management all'accoglienza e all'housekeeping management, dalla gestione di una spa fino al comparto food & beverage.

Solo attraverso un approccio integrato, che unisca innovazione tecnologica, rispetto per l’ambiente e valorizzazione delle risorse umane, il turismo italiano potrà mantenere il suo ruolo di leadership a livello globale” chiosa Maurizio Galli che lancia però un monito agli operatori del settore. “Il 2024 si chiude come un anno di consolidamento e innovazione per l’ospitalità italiana, con una crescita sostenuta dei ricavi e una trasformazione orientata alla digitalizzazione e alla sostenibilità. Tuttavia, le sfide legate al lavoro richiedono interventi mirati per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile, in linea con la trasformazione in atto”.

Formazione Alberghiera è una scuola di alta formazione del settore turistico ricettivo nata a Verona nel 2018 e divenuta uno dei principali punti di riferimento in Italia per tutti coloro che desiderano una formazione più pratica ed approfondita. Grazie ad importanti collaborazioni con Enti bilaterali, Università, Fondi interprofessionali, Associazioni di categoria e Federalberghi, Formazione Alberghiera concretizza la vision di eccellenza e di elevato standard qualitativo del suo fondatore Maurizio Galli, creando una squadra di docenti, tutti professionisti ed imprenditori del settore, in grado di andare oltre la teoria, per trasmettere i veri segreti pratici del settore. Formazione Alberghiera è l’unica scuola in Italia del settore a svolgere oltre 3.000 ore di formazione in azienda ogni anno.

Lungolivigno: il viaggio culinario sostenibile che conquista le Alpi con i suoi ristoranti "Fine Dining"

Dalla sostenibilità alpina al lusso del "fine dining", Lungolivigno diventa una meta gastronomica d’élite suggerendo 7 ristoranti caratterizzati da differenti personalità.

 

L'intima atmosfera della Stua da Legn

7 ristoranti, 7 personalità: la proposta golosa di Lungolivigno invita gli ospiti e gli amanti della buona cucina a sperimentare non solo ricette differenti, ma anche atmosfere innegabilmente speciali. Ognuno dei 7 ristoranti svela profumi, sensazioni, suggestioni, filosofie che ammaliano per il loro felice inventario che propone sempre novità. L’unico denominatore comune è il giovane e ardito chef Andrea Fugnanesi che veglia dietro i fornelli di ciascuna “entità culinaria” supervisionando l’offerta gastronomica a cui non deve mai mancare la qualità.

Stua Noa: il piatto Rapa consiste in uno spiedo di rapa bianca e rossa accompagnata da pane alla rapa

Brilla nel firmamento il ristorante Stua Noa, il pioniere dei fine dining firmati da Lungolivigno: è situato all’interno dell’Hotel Concordia (uno dei tre hotel insieme a Lac Salin SPA & Mountain Resort e Montivas Lodge del gruppo Lungolivigno) e ogni sera apparecchia solo 5 tavoli per dare il benvenuto a chi desidera stupirsi per piatti audaci e innovativi tanto da essere definito dallo chef stesso “il ristorante della tradizione e innovazione, unite ad un briciolo di follia”. E forse è davvero folle vedere tra gli antipasti Mais & Birra ovvero una baby pannocchia alla brace, gel di birra 1816, crema di mais bianco, polenta taragna soffiata e tiglio. Tra gli intriganti primi spicca Livigno – Galizia, un tagliolino tirato a mano, tartare di rubia gallega, fonduta di Storico Ribelle e tartufo bianco; mentre tra i secondi stupisce il Broccolo – vegan: gambo di broccolo verde, crema di broccolo giallo, cous cous di broccolo viola, crema di romanesco, fondo di broccolo, broccolo verde a ciuffetti, povere di broccolo e camomilla. Il Salmerino Alpino si presenta con le sue uova, emulsione al prezzemolo e rabarbaro candito; Rapa propone uno spiedo di rapa bianca e rossa accompagnata da pane alla rapa. I dolci? Frittelle di mele della Valtellina, gelato alla rosa canina, namelaka al timo selvatico e zucchero croccante. Per gli appassionati di carni alla griglia, con tagli forniti direttamente dagli alpeggi locali di Livigno oppure per aperitivi sofisticati, il “Concordia Grill Bar & Bistrot” catalizza l’attenzione dei numerosi passanti che passeggiano per la via principale dello shopping. Come resistere? Comodo, in pieno centro, dall’arredo accattivante, attira come una calamita anche chi ha voglia di un semplice caffè. E’ tra i locali più frequentati di Livigno, un salotto piacevole dove intrattenersi ad ogni ora del giorno. In particolare, questo bistrot è il punto di riferimento per gli amanti della carne alla griglia. Con tagli pregiati provenienti direttamente dagli alpeggi locali, ogni piatto è un’esplosione di sapori che raccontano il meglio della tradizione valtellinese. Il “Concordia Restaurant” dà il benvenuto sia agli ospiti dell’hotel sia agli ospiti esterni che vogliono scoprire la creatività culinaria di Andrea Fugnanesi, magari dopo lo shopping.

Stua Da Legn: il piatto Zucca e Latte

Zucca in varie consistenze e crema di latte ridotto

Stua da Legn è invece il primo ristorante vegano e vegetariano di Livigno. Avvolgente e raffinato, accoglie chi ama lasciarsi sorprendere. Nei piatti c’è il talento e la curiosità di chi vuole trasmettere agli ospiti l’anima del territorio, che, con i suoi 1800 metri di altitudine, non elargisce una grande varietà di verdure. Nel suo orto, ci sono solo, a seconda della stagione, rape, patate, coste, verze, fragole, levistico e erba cipollina: elementi semplici che, se interpretati e sviscerati con fantasia, possono dare vita a piatti incredibilmente originali. E’ un luogo dove provare un’incredibile esperienza sensoriale e ritrovare i sapori delle filiere “all'antica” come i prodotti dell’Alpe Livigno, una malga che a 1.816 metri produce latte, formaggi e burro d’alpeggio, materie prime utilizzate dallo chef Fugnanesi che intreccia con i produttori locali solidi legami per conoscere al meglio la materia prima. La sfida è quindi inventare pietanze capaci di stupire utilizzando principalmente gli ingredienti di queste terre altissime, che da novembre a marzo sono coperte dalla neve. Tra i piatti presenti nel menu c’è Zucca E Latte, zucca in varie consistenze e crema di latte ridotto; Sinfonia di Mais ovvero crema di mais bianco e bitto, baby pannocchia cotta al bbq, scaglie di bitto e tartufo bianco. Borsat Vegetariano consiste nella rivisitazione del tipico borsat livignasco in versione vegetariana, con spuma di rusumeda e pane alla rapa. Evocativo è il piatto Il Bosco d'inverno: bottone di pasta all’uovo ripieno di funghi shitake, decotto di carciofi e sedano rapa.

Lac Salin: la Fondue

Stua da Legn è ubicato all’Hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort, dove si trova anche il ristorante “Panoramic Fondue”, con vista spettacolare sulle montagne. Qui ci si inebria del profumo stuzzicante dei formaggi fusi: ci si accomoda al tavolo e l’invito è quello di condividere la semplicità di un piatto che scalda il cuore. Qui si “educa” il palato con diversi tipi di fondue e piatti tradizionali come fondue chinoise, bourgignonne, raclette, fondue de fromage. Adiacente al “Panoramic Fondue”, si trova il “Lac Salin Bar & Terrace” che svela una location perfetta per un pranzo rilassante o un aperitivo immerso nella tranquillità delle montagne, con vista sulla vallata soleggiata. Restando al Lac Salin, non può mancare il ristorante “della casa” ovvero il “Lac Salin Restaurant” dove cenano gli ospiti dopo una giornata trascorsa all’aria aperta oppure alla SPA dell’hotel.

 

 

 

 

7 RISTORANTI PER 7 GIORNI
Aperture e caratteristiche

LAC SALIN | PANORAMIC FONDUE

IDEALE PER: una bellissima fondue in compagnia degli amici, in un’atmosfera informale ed amichevole con splendida vista sulla Valle di Livigno.

DOVE: presso l’Hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort

QUANDO: tutti i giorni dalle 19.30 alle 21.00

LAC SALIN | BAR & TERRACE

IDEALE PER: un pranzo delizioso, una gustosa merenda od un aperitivo rilassante sull’ampia terrazza Open Air, con una splendida vista sulla vallata soleggiata di Livigno

DOVE: presso l’Hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort

QUANDO: tutti i giorni dalle 12.00 alle 21.00

LAC SALIN | RESTAURANT

IDEALE PER: una cena elegante in un caldo contesto alpino. Ti consigliamo di dare un’occhiata alla nostra carta vini e soprattutto di terminare la cena con uno dei deliziosi dolci fatti in casa dai nostri pasticceri.

DOVE: presso l’Hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort

QUANDO: tutti i giorni dalle 19.30 alle 21.00

LAC SALIN | STUA DA LEGN ALTA CUCINA NATURALE

IDEALE PER: un’incredibile esperienza sensoriale nel primo ristorante vegano e vegetariano di Livigno. Novità 2024!

DOVE: presso l’Hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort

QUANDO: tutti i giorni dalle 19.30 alle 21.00

CONCORDIA GRILL BAR & BISTROT.

IDEALE PER: gli appassionati di carni alla griglia, con tagli forniti direttamente dagli alpeggi locali di Livigno oppure per amichevoli aperitivi in compagnia sulle festose vie del centro.

DOVE: in centro Livigno, presso l’Hotel Concordia Food & Fashion Hotel, con parcheggio gratuito riservato ai nostri ospiti.

QUANDO: tutti i giorni dalle 12.00 alle 21.00

CONCORDIA | RESTAURANT

IDEALE PER: una cena in centro Livigno, alla scoperta della creatività culinaria del nostro Chef, magari dopo lo shopping nelle Boutique Lungolivigno Fashion oppure dopo un aperitivo sul corso.

DOVE: in centro Livigno, presso l’Hotel Concordia Food & Fashion Hotel, con parcheggio gratuito riservato ai nostri ospiti.

QUANDO: tutti i giorni dalle 19.00 alle 21.00

CONCORDIA | STUA NOA FINE DINING

IDEALE PER: una cena raffinata da portare per sempre nel cuore, una chicca con soli 5 tavoli disponibili alla scoperta dei sapori autentici ed innovativi della cucina Fine Dining

DOVE: in centro Livigno, presso l’Hotel Concordia Food & Fashion Hotel, con parcheggio gratuito riservato agli ospiti.

QUANDO: tutti i giorni dalle 19.00 alle 21.00

 

 


Lungolivigno S.p.a
Via Bondi, 95
Livigno (SO) Italia
www.lungolivigno.com/hotel

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Tutti sanno che “la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte” e un sacco pieno di dolci per i bambini buoni...

Originariamente la Befana era simbolo dell'anno appena passato, un anno ormai vecchio proprio come lo è la stessa Befana.
I doni, la gentile vecchietta li metteva nelle calze dei bambini: dolciumi, caramelle, frutta secca e giocattoli, se si sono comportati bene, altrimenti, era carbone. Semi sconosciuta nel resto del mondo, la simpatica vecchietta, è vista in chiave di buon auspicio per l'anno appena iniziato. Nella tradizione cristiana, la storia della befana è strettamente legata a quella dei Re Magi che portavano doni a Gesù bambino. I Magi, in cerca di Betlemme, chiesero indicazioni a una vecchietta che non seppe aiutarli, però anche lei poi si mise a cercare il Bambinello per omaggiarlo e per non sbagliare, cominciò a distribuire biscotti e altri dolcetti a tutti i bimbi, in genere lasciandoli dentro alle calze appese a scaldarsi nei camini o lasciate vicino ai letti. Da lì è nata la tradizione della Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte e il vestito alla romana, viva, viva la Befana… con il sacco pieno di dolci per i bambini buoni, mentre per i più “discoli” solo carbone (senza dubbio dolce, a base di zucchero, albume d'uovo e colorante alimentare, oppure, un pezzo di legno!)…

Arriva l'Epifania che tutte le feste si porta via... - l'ultima festa delle vacanze natalizie 2024/25 - e noi abbiamo ancora l’eco del consuntivo dell’anno appena trascorso nelle orecchie, con il conforto che in Italia si è registrato un miglioramento generale per i tassi di occupazione e di disoccupazione, per il PIL, per la Borsa (con le agenzie di rating che hanno migliorato il loro giudizio nei confronti della nostra finanza).
Questo non significa che vada tutto bene: pensiamo alle guerre in corso, alla minaccia terroristica, alle violenze “urbane”, e pure alla disuguaglianza sociale e alla povertà, e ahimè, al cambiamento climatico e all’inquinamento, con gli sprechi alimentari e ancora alle malattie, adesso anche quelle che si pensavano debellate e a quelle che non si conoscono…
Ma l'inversione di rotta c'è perché non si tratta di problemi irrisolvibili, ma di difficoltà che richiedono un approccio mirato e assiduo e, come ha detto la nostra presidente del Consiglio: “…dobbiamo e possiamo fare sempre di più e meglio”.

Ma siamo ai primi giorni dell’anno nuovo, almeno fino alla canonica ripresa del 7 gennaio, continuiamo a sognare: ci sono ancora Babbo Natale in giro (e i molti imbecilli che sparano petardi e mortaretti) e la Befana che si rifà il trucco, si rimira e si aggiusta i capelli per rubare la scena alla realtà nella nottata tra domenica e lunedì, quando si parlerà solo di lei per la gioia dei bimbi e anche degli adulti, con - per loro -  le soddisfazioni legate ai “saldi” per le signore, al “pallone“ giocato per i signori e alle vacanze per tutte e due insieme (quasi un milione in viaggio in Italia e altri per destinazioni estere) con un giro d’affari superiore ai 3 miliardi di euro (fonte Cna Turismo e Commercio) con 5 / 7 milioni di presenze in strutture ricettive quali hotel, realtà extra-alberghiere, agriturismi o bed & breakfast, per una spesa di circa 300 euro a testa (!) e senza trascurare la gastronomia, forse il settore più gratificante (senza forse…).
Una panoramica sui dolci della Befana? Prego:

donati principalmente ai bambini, ogni zona ha le sue tradizioni di dolcetti e biscottini, caramelle e cioccolatini (rima voluta…). Tanti davvero quelli portati in tavola, l’elenco è lunghissimo: torrone e mandorlato, pandoro e panettoni di ogni tipo, artigianali e non e poi Strudel e Zelten, dolci trentini a base di frutta con uvetta, mandorle, noci, nocciole, fichi e canditi per decorazione, poi a Cuneo c’è la Fugassa a forma di fiore al cui interno sono nascoste una fava bianca e una nera;  in Lombardia ci sono i Cammelli, pasta sfoglia ricoperta di zucchero; in Liguria gli Anicini, biscotti da inzuppare in vino dolce; a Ferrara la tradizione vuole il Pampepato e un altro, simile, è il “Christopsomo”, dolce rustico greco (tipo pane speziato) consumato in Sud Italia, mentre, più in là - in Veneto - si mangia la Pinsa, una sorta di pizza di polenta fatta con farina di mais e frutta secca; nei pressi, in Friuli, invece c’è la tipica “Gubana” torta tonda con ripieno di uvetta, noci, pinoli e liquore; in Toscana, ci sono i Cavallucci, biscotti morbidi a base di acqua, zucchero, miele, canditi, anice, noci e lievito, i Befanini, frollini fatti con agrumi e rum, ricoperti di granella colorata e anche la Fantoccia (tipica nel Valdarno) biscotto a base di farina, uova e succo di arancia, abbellito con confetti colorati e cioccolatini a forma di bambola o di cavallo. I dolci della tradizione marchigiana sono famosi e golosi: le Pecorelle, di pasta sfoglia farcita con marmellata, frutta secca, noci tritate o fichi secchi, il Frustingo, a base di frutta secca e fichi e la pizza di Natà, una sorta di pasta di pane, noci e (ancora) frutta secca. In Abruzzo l’Epifania vuol dire Pepatelli: biscotti simili ai “cantucci” preparati (manco a dirlo) con pepe nero, miele, farina, cacao, mandorle e bucce d’arancia, poi c’è il Bustrengo che si mangia anche in Emilia,  fatto con fichi secchi, uva sultanina e miele, a seconda delle zone variano gli ingredienti; hanno forse meno fantasia I

Campania, dove si preparano la celeberrima Pastiera e gli Struffoli (dolci che poi si mangiano tutto l’anno) composti da pasta a base di farina, uova, zucchero e liquore all'anice, gli struffoli sono poi fritti nell'olio e avvolti nel miele caldo. In Puglia ci sono i Purcidduzzi salentini e le Cartellate baresi, un impasto di farina, olio e vino bianco, fatto a strisce a forma di spirale, che sembra un fiore, fritte in olio sono poi annaffiate con vino o mosto cotto; in Sicilia, ci sono i Buccellati, frutta candita, biscotti di pasta frolla e torrone di mandorle; in Sardegna si ripete la tradizione natalizia con il Dolce dei Tre Re, goloso e portafortuna…

Per concludere ‘sto goloso menù dell'Epifania con un tocco di nonchalance, citiamo anche la tradizionale Galette des Rois francese, il dolce dei re provenzali che consiste in una brioche a forma di corona guarnita con frutta candita, il tipico Roscon de Reyes spagnolo, pane dolce all’interno del quale si nascondono alcuni regalini, ma anche una fava e chi la trova, dovrà pagare pegno; per i bimbi tedeschi c'è la Die Drei Königskuchen, preparato con pasta di marzapane, uvetta e frutta candita; tipico inglese il Christmas Pudding  dalla forma di zuccotto a base di uova, melassa, rum e spezie, denso e ricco di frutta secca, va servito flambé col brandy e  decorato con  agrifoglio.
Tutto ciò, oltre che soddisfare le papille gustative, è pur sempre di buon auspicio per un 2025 pieno di gusto, bontà e bellezza, tutti elementi che devono andare sempre a braccetto!


Qina: la prima realtà che porta in Italia il “Biltong” di carne di struzzo sudafricana

Qina, che in lingua Zulu significa “Sii forte”, arriva in Italia per conquistare chi ama lo sport, la vita all’aria aperta e ha a cuore l’ambiente. Questo grazie all’imprenditrice Marcella Manghi, prima in Italia a specializzarsi in Biltong di carne di struzzo proveniente dal Sudafrica, per offrire un prodotto gustoso, pratico e ricco di proprietà nutritive.

 

Il Biltong di Qina è un’ottima alternativa agli snack dolci o poco bilanciati che popolano il mercato. E’, infatti, un prodotto ricchissimo di proprietà nutritive - soprattutto proteine! -, capace di unire il sapore della carne rossa ai numerosi benefici della carne bianca. Qina è un’innovazione per il palato e lo stile di vita: è il primo e unico biltong di struzzo in Italia direttamente dal Sudafrica, un’alternativa più sostenibile rispetto alla carne bovina, un superfood proteico salato (finalmente!) è pratico, gustoso e sempre pronto.

Con già 3 prodotti disponibili all’acquisto - Qina Sliced, Snapstick e Powder - Qina punta a portare nel Belpaese l’autenticità di uno dei prodotti più amati in Sudafrica e offrire nuovi prodotti per tutti i tipi di gusti.  Il Biltong è un processo di conservazione della carne che ha avuto origine secoli fa in Sudafrica.

Il Qina Biltong proviene solo da carni di struzzo selezionate ed è preparato secondo tecniche tradizionali di essiccazione. Tre formati diversi, la stessa incredibile esperienza. Qina Biltong è realizzato da carne da filiera tracciata certificata; marinata con aceto e spezie secondo la tradizionale ricetta. Nel rispetto dei più elevati standard igienici e sanitari.

Con Qina Biltong, forza e autenticità si fondono in un assaggio nutriente e naturale, sempre a portata di mano.

NEW Snapstick è uno snack energico e tenace, per un sapore unico: l’esperienza più innovativa e selvaggia di Qina Biltong, per la prima volta in Italia.

Powder è polvere e granelli di carne essiccata. Ideale per insaporire, per una cucina esotica e raffinata. Da provare nelle insalate e sui panificati.

Il Biltong è uno snack tradizionale sudafricano di carne essiccata, noto per il suo alto contenuto proteico. Preparato seguendo tecniche risalenti ai coloni olandesi del XVII secolo, il Biltong di Qina utilizza carne marinata con aceto e speziata con coriandolo, pepe nero e sale, per poi essere essiccata lentamente.

 

 

 

Dieta e benessere
Meno grassi rispetto al manzo: la carne di struzzo è magra, con il filetto che può arrivare fino al 98% di magrezza. Più ricco di Omega3 e ferro rispetto al manzo. Adatto anche a chi è allergico all’alfa-gal (una particolare allergia alla carne rossa): la carne di Qina biltong è bianca e contiene solo proteine naturali dalla carne e pochissimi carboidrati e zuccheri.

Ambiente e sostenibilità
Rispetto al manzo, lo struzzo produce meno gas serra e richiede meno risorse per l’allevamento: 1/3 acqua, 1/50 terra. Tutte le parti dello struzzo vengono sfruttate, riducendo gli sprechi.

Per condividere ogni attimo
Dall’antipasto gustoso allo spuntino “da passare”, di fianco alla griglia o a cena con gli amici: il sapore unico di Qina Biltong rende speciale ogni ritrovo, in mezzo alla natura o dove vuoi tu.

Per affrontare ogni momento
La tua carica di energia proteica senza interruzioni. Qina si adatta perfettamente alla tua giornata: pratico da trasportare e comodo da mangiare, per una soluzione saporita e nutriente.

Per liberare la tua creatività
La tua energia inesauribile per scoprire nuovi luoghi e nuove avventure. Qina è il tuo compagno di viaggio ideale, sempre pronto a darti la carica giusta.


Bigordio Srl
Via Antonio Grossich, 34 Milano
+39 3478747107
www.qina.it

 

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Il Grand Hotel Faraglioni di Aci Trezza apre la sua terrazza invernale sul mare

Il Grand Hotel Faraglioni inaugura la terrazza coperta fronte mare con la vista dei faraglioni di Aci Trezza, piccola borgata marinara del comune di Aci Castello (CT) protagonista dello spettacolo. È grazie ai lavori di ristrutturazione, attraverso i quali sono state create magnifiche vetrate sul panorama, che quella che è sempre stata la terrazza lounge all’aperto diventa uno spazio fruibile anche nei mesi invernali, ospitando il bar “Itaca” e il “Canto delle Sirene”, il ristorante dal taglio più tradizionale che ricalca la cucina della borgata marinara, con piatti semplici e sapori locali.

Aperto tutti i giorni, qui si prende l’aperitivo o si cena “Ma quando sarà passato il periodo delle festività natalizie – spiega il direttore, Salvo Patanèsarà aperto anche per i pranzi del sabato e della domenica e qui sposteremo anche le colazioni, proporremo il tea time pomeridiano e contiamo di organizzare anche delle serate con musica dal vivo. L’investimento della proprietà ci permette di sfruttare la terrazza, che è probabilmente una delle zone più belle dell’hotel, anche quando piove o c’è il mare in tempesta. Insomma, era lo spazio che mancava. E, quando le temperature si alzeranno, potremo sfruttare anche la porzione all’aperto che abbiamo volutamente lasciato tale”.

  

Un grande spazio senza soluzioni di continuità in cui il blu scuro è il colore dominante, sia alle pareti che nei tavoli in pietra lavica smaltata. Tutt’intorno, il blu del mare che entra prepotente dalle grandi vetrate di giorno e quello della volta stellata la sera.

 

 

Il bar è affidato al bartender Rosario Trovato, mentre la cucina, governata sempre dall’executive chef Simone Strano, è gestita dallo chef Michele Siracusa.

La cucina del Canto delle Sirene – racconta Strano è un omaggio ai profumi e alle leccornie che solo il mare e un borgo marinaro come il nostro riescono a regalare. Una cucina popolare che ammalia proprio come il canto di una sirena. Sapori prevalentemente locali e piatti semplici, alla portata di tutti. Qui è possibile gustare una fritturina di mare accompagnata da un gin tonic, oppure fare un percorso più classico. Insomma una sorta di bistrot che lavorerà con ancora maggiore intensità nel periodo in cui il Faraglioni Restaurant, il nostro fine dining, chiuderà, ossia dal 7 gennaio al 15 aprile”. Lo spazio, che oggi ospita Itaca dalle 17 alle 23 e il Canto delle Sirene dalle 19 alle 22, in futuro sarà aperto tutti i giorni della settimana con orario continuato dalle 10,30 alle 23.

Simone Strano
Nato nel 1983 ad Acireale, in provincia di Catania, frequenta l’Istituto Alberghiero di Giarre, sempre nel catanese, mentre si impratichisce nelle cucine del Villa Mirador di Zafferana Etnea (CT). Finiti gli studi, lascia la Sicilia per intraprendere il suo percorso professionale nelle più rinomate cucine internazionali. La sua è una crescita costante e continua, inizia come responsabile di cucina presso il Silence Hotel Wengenerhof a Wengen e prosegue lavorando al Padrino a Lucerna, al Rialto e all’hotel Alpenland a Gstadd. Dal 2009 rientra in Sicilia lavorando per varie realtà: da La Capinera di Taormina, 1 stella Michelin, all’hotel 5 stelle lusso El Jebel, sempre a Taormina, dalle strutture del gruppo Ragosta Hotels Collection, al ristorante Fusion a La Plage Resort di Taormina. Nel 2013 viene chiamato a Roma a guidare la cucina del Senses Restaurant & Lounge Bar di Palazzo Montemartini. Nel 2020 torna in Sicilia e dal 2022 è l’executive chef del Grand Hotel Faraglioni di Aci Trezza. Il suo rapporto con la cucina può essere racchiuso in tre parole: passione, amore, condivisione. Per lui successo professionale vuol dire acquisizione della migliore competenza nel proprio settore. Il suo piatto preferito è il pane col pomodoro, mentre ha un legame particolare con la pasta alla Norma, una ricetta semplice che racchiude la sua filosofia, come gli piace raccontare: “Il futuro altro non è se non il presente che impara dal passato. Quindi, come si possono creare grandi piatti se non si conoscono la propria storia e la propria tradizione?”.

La sua è una passione a 360 gradi che parte dalla scelta degli ingredienti e si trasforma con la sua fantasia nella creazione di piatti che raccontano una storia. Ama dire che, se non avesse fatto il cuoco, sarebbe stato un agricoltore ed è il suo amore per la natura che lo porta a scegliere sempre ingredienti freschi, sani e di qualità.

 

 


Grand Hotel Faraglioni
via
Lungomare dei Ciclopi 115 Aci Castello (CT)
Tel. +39 345 0805081 / 095 277463
hotel@grandhotelfaraglioni.com

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Tra l’ultimo giorno dell’anno e il primo di quello nuovo... c’è il veglione di Capodanno!

È la festa pianificata nella maggior parte del mondo nella notte di San Silvestro, a mezzanotte, tra il 31 dicembre e il 1º gennaio. Mentre i calendari solari (come il gregoriano e il giuliano) iniziano l'anno regolarmente in corrispondenza o in prossimità del solstizio d'inverno settentrionale, le culture che osservano un calendario lunisolare o lunare celebrano il loro primo dell'anno (come il capodanno cinese e quello islamico) a meno punti fissi relativi all'anno solare.

Al giorno d'oggi, con la maggior parte dei paesi che utilizzano il gregoriano come "civile", il 1º gennaio è tra i giorni festivi più celebrati al mondo, spesso festeggiato con scoppi, fuochi d'artificio, cene luculliane e chiamate (o sms) per gli auguri a familiari e amici allo scoccare della mezzanotte. E questo succede in ogni fuso orario.

Il giorno di Capodanno – a parte cultura e religione – cade il 1º gennaio nel calendario gregoriano (cioè giuliano riformato) e nel calendario giapponese. Per le popolazioni di alcune Chiese ortodosse e Chiese orientali cattoliche, a fini strettamente religiosi l'inizio dell'anno è celebrato il 1º gennaio, ma che corrisponde oggi al 14 gennaio gregoriano. Il Capodanno cinese, o capodanno lunare, si festeggia in diversi paesi dell'estremo oriente (tra cui Cina, Giappone, limitatamente a Okinawa, Corea, Mongolia, Nepal, Bhutan) in corrispondenza del novilunio che cade tra il 21 gennaio e il 20 febbraio. Il Capodanno vietnamita, il “Tết Nguyên Ðán”, si festeggia in concomitanza con quello cinese. Il Capodanno islamico si festeggia il primo giorno del mese di “muharram” in quanto l'anno lunare impiegato nel calendario islamico è circa 11 giorni più breve dell'anno solare del calendario gregoriano. Losar, il Capodanno tibetano, cade tra gennaio e marzo. In Afghanistan, Iran, Tagikistan e tutti i paesi turco-iranici o turco-persiani, cioè Azerbaigian, Uzbekistan, Turkmenistan, la stessa Turchia e per gli abitanti uiguri dello Xinjiang Norouz coincide con l'equinozio primaverile (21 marzo). Anche il Naw-Ruz della Fede Bahá'í condivide lo stesso giorno. Il nowruz نوروز  è una festa di origine mazdeista. La festa telugu (Ugadi) si colloca tra i mesi di marzo e aprile. In Thailandia, Cambogia, Birmania e Bengala, il capodanno solare detto Songran è invece compreso tra il 13 aprile e il 15 dello stesso mese. In Bangladesh e altre aree asiatiche si celebra il 14 aprile (o secondo il calendario lunisolare bengalese) il Pahela Baishakh, il capodanno del popolo bengalese. La festa mapuche si chiama We Tripantu e ha luogo in occasione del solstizio d'inverno (il 21 giugno per l'emisfero meridionale). La data coincide con il Capodanno Inca (Inti Raymi). Il Rosh haShana, il Capodanno ebraico, si celebra il 1º e 2 tishri (tra i mesi di settembre e ottobre). Enkutatash e il Capodanno etiopico, l’11 settembre. L'anno nuovo indù si solennizza due giorni prima di Diwali, il festival della Luce, cioè a metà novembre. Lo Yhyach, il Capodanno del popolo sacha (in Jakuzia) viene festeggiato al solstizio di giugno. Il Capodanno massonico, coincidente con il 1º giorno del 1º mese del calendario massonico, segue il more antiquo e si celebra il 1° di marzo.  Il Capodanno sikh si celebra il 1º chet (14 marzo).

Per ragioni di spazio… evitiamo di riportare tutte le notizie riferite alla storia delle riforme del  calendario su basi astronomiche e razionali: dall'introduzione del calendario giuliano (promulgato da Giulio Cesare nell'anno 46 a.C.) per via delle innumerevoli variazioni temporali, per usi e costumi, ovviamente diversi da meridiano a meridiano e da parallelo a parallelo, per concomitanza ad altre ricorrenze, per usanze religiose o prosaiche e pure politiche, come quelle di svariati regimi che hanno istituito riforme al calendario: per esempio, durante il periodo fascista, l’Italia, istituì il 28 ottobre (anniversario della marcia su Roma) come proprio Capodanno, contando come "Anno primo dell'Era Fascista" il periodo tra il 28 ottobre 1922 e il 27 ottobre 1923 e gli altri a seguire, modalità, continuata dalla Repubblica Sociale Italiana e abbandonata con la liberazione il 25 aprile 1945.

In Italia il primo giorno dell'anno, quale giorno festivo, è disciplinato dalla legge 23/6/1874 n. 1968 e poi dalla legge 27/5/1949 n. 260.

 

Ormai è assodato che Capodanno arrivi una settimana dopo Natale – il 31 dicembre – periodo solitamente dedicato al riepilogo dell'anno appena trascorso (specie a cura di radio, televisioni, quotidiani e, ormai pure “social”) che riportano le notizie di quanto è avvenuto durante tutto l'anno: le persone più in vista  –  nate, cresciute, sposate, divorziate, ammalate e decedute  –  i cambiamenti annunciati, previsti o prevedibili come la descrizione delle leggi che entreranno in vigore il 1º gennaio e – inevitabile, ci tocca… – l'oroscopo per l'anno che entra…

Dunque l’ultimo giorno dell’anno in nome del veglione di Capodanno, è un po’ frenetico per tutti: in famiglia, le donne sono indaffarate ai fornelli, perché le tradizioni richiedono il rispetto dei buoni auspici… (lenticchie = soldi, dodici chicchi d'uva - uno per ogni rintocco - biancheria intima di colore rosso, bacio sotto al vischio e i vecchi oggetti gettati dalla finestra - in nome di educazione e  ri-uso, io me ne frego…-  gli uomini vanno alla ricerca di bottiglie di spumante e di fuochi d’artificio da sparare per la mezzanotte dal balcone, per chi resta a casa o da portare in piazza per chi va ad assistere al falò del vecchione e ascoltare “Auld Lang Syne” cantata da Rod Stewart, sparata a 1000 decibel, oggi accompagnata da varie canzonette di “rap” e “trap” che “dileggiano” la donna di turno… Infine i ragazzini - che ultimamente si vedono sempre meno – vanno a suonare i campanelli la mattina presto del primo dell’anno, per chiedere caramelle o pochi spiccioli…

Il lato “mistico” per i cristiani vuole il Capodanno festa religiosa di precetto. Liturgicamente si celebra la Solennità dedicata alla Madre di Dio e alla Circoncisione di Gesù (dal rito ambrosiano con Messa tridentina o Vetus Ordo, la celebrazione eucaristica che segue il Messale Romano). Molti considerano il momento di festa, anche ottima occasione per fare dei buoni propositi per il nuovo o anno.

Tornando ai giorni nostri, anzi, alla notte dell’ultimo dell’anno 2024… registriamo che a Bologna, da immolare come “vecchione” il 31, ad “ardere” in piazza Maggiore, stavolta ci sarà una “fenice trans rosa”, con ali immense e pennute, sei metri di altezza, il (o la?) “dreadlocks” (da dread, nodi nei capelli di chi non si pettina né taglia i capelli) ha al collo una chiave simbolo di “transfemminismo”. Rappresenta l’uccello mitologico in grado di controllare il fuoco e di rinascere dalle proprie ceneri... cosa che il centrodestra bolognese si augura che stavolta non accada perché valuta l’iniziativa del Comune petroniano scelta divisiva e meramente propagandistica pro Lgbt. Poi c’è anche chi interpreta il rogo del Mercurio (così si chiama la fenice) benaugurale perchè il falò liberatorio,  brucia tutto ciò che è inutile e da buttare…

Comunque… Buon Anno 2025!


Il presepio è per vivere il vero senso del Natale: tante sono le rappresentazioni plastiche della nascita di Gesù

In genere la tradizione cattolica lo vuole “pronto l’8 dicembre di ogni anno” (ma senza il protagonista ufficiale che entra in scena la notte del 25 dicembre) e rimane lì, dove lo mettono, fino al 2 febbraio (giorno della Festa della Candelora) con una digressione il 6 gennaio, quando sono inseriti nel contesto, tre ulteriori elementi (i re Magi) che vi restano fino alla fine. Per i cristiani è il racconto del mistero della Natività di nostro Signore che porta alla salvezza eterna dell'uomo e della sua anima. Il nome “presepe” (o presepio) deriva dal latino «praeseps», che significa “mangiatoia” posto dove Gesù è adagiato. Da notare che questa tradizione è seguita anche tra i non credenti, spesso definita “la nostra storia”, appunto, non solo religiosa.
Tutti sanno che la vicenda del presepe nasce nel 1223 quando San Francesco d'Assisi, di ritorno dalla Terra Santa, volle rievocare la nascita di Gesù in una località che tanto gli ricordava Betlemme: Greccio, un paesino ad alcune decine di chilometri da Assisi. Così, nella notte di Natale del 1223, San Francesco portò l'esperienza della nascita di Gesù più vicino alle persone comuni e da quel momento, l'usanza si diffuse in tutto il mondo cristiano.

Da allora il presepe è diventato un rito che si perpetua ogni anno, in tutte le chiese per la rappresentazione religiosa e in tutte le case, dove, i genitori o i nonni, lo allestiscono assieme ai figli piccoli e nipoti, con annesse spiegazioni che motivano presenze e posizioni, poi saranno loro - i piccoli - che crescendo non mancheranno all’appuntamento di fine anno e così via…

Di presepi ce ne sono di tutti i tipi, tradizionali, moderni, avveniristici, simbolici, artistici; certo quelli “viventi” sono i più attraenti. Tra questi, in Italia, i maggiori sono poco più di una decina: a Dogliani, in Piemonte, a San Biagio, in Lombardia, a Morcone, in Campania, a Matera (nei Sassi) in Basilicata e a Tricase, in Puglia (in provincia di Lecce) c’è forse il più grande: una intera collina - il monte Orco - si trasforma nella Betlemme di 2000 anni fa; un altro è a Custonaci, in Sicilia e poi, appunto, c’è quello di Greccio, nel Lazio.

Il presepe vivente, di tradizione cristiana, consiste in una breve rappresentazione teatrale che avviene con l'impiego di figuranti umani, per far rivivere la nascita di Gesù in una scenografia che viene ricostruita per ambientare nel modo più realistico e con grande cura dei dettagli, la vicenda della Natività.

 

Tra i viventi più pittoreschi spicca quello di Matera, dove i visitatori sono accompagnati in un percorso programmato che conduce alle 5 stazioni dove “quadri viventi” (oltre 200 figuranti, tra attori professionisti e rievocatori storici, provenienti da diverse compagnie)  mettono in scena gli episodi principali legati alla nascita di Gesù: Annunciazione, Visitazione, Sinedrio, Strage degli Innocenti e Natività, il tutto nella suggestiva cornice dei Sassi di Matera, su un percorso di 1,5 km lungo antichi rioni, tra grotte e stradine del Sasso Caveoso, a partire da piazza San Pietro Caveoso, in cui si sviluppano le diverse scene. Il biglietto per l'ingresso con visita costa 13€ (da 10 anni in su) e 9€ (fino a 9 anni) rimborsabile se l'evento fosse annullato o spostato.

Il presepe più grande invece “statico”, risulta essere quello di Manarola, Cinque Terre, in provincia di La Spezia, che è adagiato sulla collina e viene acceso, come da tradizione, l'8 dicembre. Quest'anno per la 61sima volta.

 

E se esiste il più grande, naturalmente c’è anche il più piccolo? Certo: a Vilnius: un presepe in miniatura – anzi, oggi ne sono presenti cinque copie in tutto – è il risultato di tre mesi di lavoro di trenta esperti dell'Università della capitale lituana. Invisibile a occhio nudo, è il risultato eccezionale di una stampa in 3D: per avere un termine di paragone, una cellula del corpo umano è più grande del volto di Gesù Cristo…

Affascinante anche quello di più antica tradizione, si rinnova a Civita di Bagnoregio (VT) uno dei borghi più unici che rari d'Italia. Lo spettacolo – che spettacolo in quella scenografia! –  è in scena da Natale in poi fino all’Epifania.


Ma davvero la Vigilia di Natale è d'obbligo il pesce?

Per quanto riguarda cosa mangiare il 24 sera, la regola (ferrea per molti…) vuole una cena di “magro”, solitamente a base di pesce (poi a Natale ci si può sfogare…). Dopo, frutta secca, panettoni e… i regali! Quelli, rigorosamente, vanno aperti allo scoccare della mezzanotte o la mattina della festa, dopo l’arrivo di Babbo Natale!


Si, ma… Cosa non si deve mangiare la Vigilia di Natale? Origini storiche del precetto.

La Vigilia prevede l'astinenza, il divieto di mangiare carne per tutto il giorno: si tratta di una regola che ammette, al contrario, il consumo di uova, latticini e, appunto, pesce (da qui l'espressione "andare di magro"). Questo - dal 1917 - lo stabilisce il Codex Iuris Canonici (Codice di Diritto Canonico) nei giorni della vigilia delle solennità di Pentecoste, dell’Assunta, di tutti i Santi e, dunque, del Natale.

Allora? Cosa mangiare la sera del 24? Ogni territorio ha le proprie usanze, ma se c'è una consuetudine che di questi tempi prosaici, mette d'accordo tutta l'Italia, è quella secondo cui alla vigilia di Natale si porta in tavola la tradizione. E la sera del 24 dicembre per tantissimi, è il trionfo dei piatti a base di pesce. Ma quali pesci si mangiano la Vigilia di Natale?

 

La nostra usanza vuole che le ricette per il cenone tradizionale del 24 siano a base di anguillacapitone, baccalà e poi salmone, crostacei, gamberi e gamberoni gratin, pesci al forno, e così via. Il menù della Vigilia di Natale è una vera festa del mare: in Lombardia uno dei piatti più preparati e gustati è l’anguilla cotta al cartoccio, in Veneto si mangia la polenta con il baccalà (e c’è invece chi vuole, il lesso con le salse...) a Venezia, via ai grandi crostacei dell’Adriatico, astici, gamberi e granchi, a Modena si mangia pesce soprattutto in conserva: lì si gustano gli spaghetti con tonno, sgombro, acciughe e pomodoro, ma anche il baccalà in umido o fritto. E il baccalà è protagonista anche nelle tavole della vigilia nel Lazio, dove abbonda il fritto misto e il capitone. A Roma, alla Vigilia, non può mancare la minestra di pesce (o la pasta e broccoli in “brodo di arzilla”). 

Ci sono anche gli spaghetti con le alici, l’anguilla fritta o in carpione (salmonide, quasi scomparso presente solo nel lago di Garda) e l’irresistibile insalata di puntarelle. Sul litorale romano, per la vigilia a base di pesce, si è edificata una storia infinita e le prenotazioni sono fioccate già da mesi. (E per finire, torrone e panpepato e tanta frutta secca da sgranocchiare).

 

Sul versante adriatico si gustano le cime di rapa e le “pettole” (frittelle di pasta lievitata farcite con pomodori, capperi, origano e alici) ma anche gamberi sgusciati, sempre con cime di rapa, ma stavolta con ricotta, accompagnati da anguilla arrostita e baccalà fritto (ma in alternativa è tollerato l’agnello al forno con i lampascioni, le cipolline leggermente amare…
In Abruzzo e in Molise si mangia la zuppa di cardi, “lu cardone”. Per i molisani Doc ci sono il brodetto alla termolese a base di pesce e il baccalà arracanato, fatto con mollica di pane, aglio, alloro, origano, uvetta, pinoli e noci, o quello al forno con verza, prezzemolo, mollica, uva passa e noci.

Anche sulla tavola natalizia delle famiglie del Sud, per la Vigilia in molti mangiano il capitone, ossia la femmina dell'anguilla.
N.B.: Essendo molto simile a un serpente, il capitone simboleggerebbe la vittoria degli uomini sul diavolo, che assunse proprio la forma di questo animale per tentare Eva.

Sempre in gran parte del Sud Italia, via di brodo di cappone, spaghetti alle vongole, friselle, (oppure cappone imbottito) con insalata di rinforzo e friarielli e poi struffoli, babà, roccocò e tanta goduriosa frutta secca. Pesce e verdure non mancano in Basilicata e Puglia. La minestra è di scarole con verze e cardi in brodo e poi baccalà lesso e pane con le mandorle. La Calabria (a parte i noti salumi, dalla pancetta al capicollo, dalla soppressata alla salsiccia) si va di spaghetti con mollica di pane e alici o pesce stocco accompagnati con broccoli calabresi saltati. A Cirò Marina, ci hanno pensato per tempo conservando dai mesi scorsi le sarde per il cenone della vigilia - in nome della sobrietà assoluta che vuole la cena di magro - e con un pugno di spaghetti, la pasta con le sarde, è fatta!

In Sicilia la vigilia si apre con l’insalata di arance, aringa e cipolla e cardi in pastella (gallina in brodo, facoltativa…) poi, pasta con le sarde a beccafico imperano con  sfincione (pizza tipica a base di cipolla, che si abbina ai cardi in pastella). Anche a Caltagirirone, non si rinuncia allo spaghetto con sarda e finocchietto! Tanti poi i dolci: da buccellati a cassate e cannoli.

In Sardegna, la vigilia di Natale è “Sa nott’è xena”, “la notte di cena” nella tradizione campidanese, è la notte in cui In Costa Rossa si prepara la zuppa Gallurese, con tanto pane per fare del 24 dicembre, un momento magico. Sulle tavole di molti paesi dell’interno per tradizione predominano le carni di agnello, capretto e maiale, cucinate arrosto allo spiedo nel camino, o in umido, ma per i tantissimi isolani che seguono la tradizione cristiana, prevale la cultura marinara: il menù a base di pesce, con insalata di polpo, burrida, caciucco (o zuppa di pesce sono la stessa cosa) è uno  stufato di mare con numerose varietà (l’importante è che il pesce sia stufato) anche il gattuccio in salsa agrodolce di noci, o il "pesce a “scabecciu” pesce fritto immerso in una salsa agrodolce a base di pomodoro e aceto, aromatizzata con alloro.
Poi, sempre nell'Isola di Ichnusa, ci sono i deliziosi dolci: seadas, is pabassinas, gli amaretti, il pane sapa (ciambella a base di mosto cotto, mandorle e scorza di arancia) e il torrone alle mandorle. Dolci da degustare accompagnati da un buon liquore di mirto o un vermentino… ma quella è un’altra (squisita) storia…

 

 

Comunque mentre, tra i primi, non possono mancare le vongole veraci, ormai disponibili tutto l'anno, per dopo - dai fidati “pusher” del mare - si trovano freschi freschi, gli altri pesci di stagione che a dicembre sono: alici, cefali muggini, gattucci, mazzancolle, moscardini, naselli, pagri, pannocchie, polpi, rombi, saraghi, sardine, seppie, sgombri, sogliole, spigole, spinaroli e triglie. Ce ne sono per tutti i gusti!

 

 

 

“Allora, signori, buon appet…” – e se mantre lo dite, con gli sguardi i vostri commensali sembrano fulminarvi… meglio non dirlo…  Eppure tradizione vuole che fu Carlo Magno a sdoganare per primo l'espressione “buon appetito” in occasione dei banchetti che l'imperatore del Sacro Romano Impero organizzava una volta all'anno per la servitù: ma questo invito, però, era inteso come un “avvertimento”... E, qualche secolo dopo, memori di ciò, i soloni del galateo, lo aborrirono definitivamente. Allora prima di attivare mandibole e mascelle, cosa dire al posto di “buon appetito”? Se volete rispettare il bon ton, ma rimanere in silenzio vi pare scortese, in alternativa (seppur approvato, obtorto collo, dal galateo) si può sempre dire: “buon pranzo” o “buona cena” signori!  E, stasera anche... tanti auguri!

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)

 


Seafood Expo Global di Barcellona: la più grande fiera di pesce nella storia con oltre 35000 Partecipanti

La Seafood Expo Global/Seafood Processing Global ha chiuso la sua 30a edizione a Barcellona con record storici, superando i 35.000 partecipanti reali e accogliendo 2.244 espositori da 87 paesi, su una superficie espositiva di 51.248 metri quadrati. L'evento ha avuto un impatto economico stimato di oltre 156 milioni di euro per la città di Barcellona.

Si è svolta dal 25 al 27 aprile 2024 e ha presentato le ultime innovazioni nel settore ittico, come prodotti freschi, congelati e trasformati, mentre c’è già grande attesa per la prossima edizione, che si svolgerà sempre a Barcellona, dal 6 all’8 maggio 2025.

La fiera ha visto anche un aumento delle aziende specializzate in acquacoltura e logistica, con la partecipazione di importanti acquirenti del settore retail e foodservice.

L’elenco che segue rende meglio l’idea.

Aziende che presentano tecnologie e attrezzature per l'acquacoltura e società logistiche, nonché acquirenti di grandi volumi del settore retail, foodservice e distribuzione che partecipano al programma Key Buyer dell'evento: AEON Topvalu Co., Ltd  (Giappone), Aldi (Germania, Australia, Austria, Francia, Spagna, Regno Unito), Bidfood (Australia, Lettonia, Estonia, Paesi Bassi, Hong Kong, Regno Unito, Spagna), Brakes/Constellation (Regno Unito), Colruyt (Belgio), Coop (Regno Unito, Italia, Danimarca, Svizzera), Costco (Stati Uniti, Canada, Messico, Spagna, Regno Unito), Delhaize (Belgio), Elior (Francia, Regno Unito), Emart Inc. (Corea del Sud), Galati Group (Australia), Giant Eagle (Stati Uniti), HelloFresh (Regno Unito, Germania, Spagna), IKEA (Germania, Svezia), Lidl (Germania, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Grecia), Lotte Mart (Corea del Sud), Metro (Francia, Serbia, Cechia settentrionale, Moldavia, Germania, Hong Kong, Italia), Qatar Airways (Qatar), Royal Caribbean Group (Stati Uniti), Snowfox Group (Regno Unito), Sysco  (Regno Unito, Italia, Francia, Hong Kong) e altri. Insomma una presenza veramente globale ed un parterre di operatori tra più importanti ed  a livello mondiale, un grande risultato, non c’è che dire!

 

Il prestigioso Seafood Excellence Global Awards ha premiato i migliori prodotti dell’Expo, riconoscendo le aziende francesi Parcs Saint Kerber e Algolesko.

Per la prima volta, si è svolto l'evento di networking "Connecting Women in Seafood", mirato a promuovere l'inclusività nel settore. Inoltre, è stata organizzata una raccolta di prodotti ittici donati in collaborazione con la Barcelona Food Bank. La prossima edizione si terrà dal 6 all'8 maggio 2025 a Barcellona.

 

Seafood Expo Global e Seafood Processing Global costituiscono il più grande evento commerciale di pesce del mondo. Migliaia di acquirenti e fornitori da tutto il mondo
partecipano alla manifestazione annuale, della durata di tre giorni, per incontrarsi, fare rete e condurre affari. Gli acquirenti presenti rappresentano importatori, esportatori, grossisti, ristoranti, supermercati, alberghi e altre società di vendita al dettaglio e di ristorazione. Espositori fornitori offrono i più recenti prodotti ittici, attrezzature di

trasformazione e confezionamento, e servizi disponibili nel mercato dei frutti di mare. SeafoodSource.com è il media ufficiale della mostra. L'esposizione è curata da Diversified Communications, leader internazionale nelle esposizioni e nei media del settore dei prodotti ittici.

Il nostro suggerimento a tutti gli operatori del settore interessati a partecipare a questa manifestazione é quello di prendere prima contatto con gli uffici preposti delle proprie regioni di appartenenza (solitamente ufficio promozione o marketing) oppure con le locali camere di commercio , al fine di ottenere informazioni su sostegno o contributi indirizzati alle aziende italiane che si promuovono sui mercati internazionali attraverso fiere specializzate


www.seafoodexpo.com/global

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi) 


Dai post su “TikTok” ecco la classifica degli street food preferiti tra 300 specialità di 136 paesi del mondo...

C’è anche chi, utilizzando l’hashtag di un particolare cibo, trova quale sia lo street food che totalizza più post su TikTok. Da lì a creare una classifica, è un attimo…  Si ha così l’hit parade dei “cibi di strada” più popolari al mondo

Con questi dati si tratta un mondo che riguarda una consistente gamma di alimenti e bevande pronti per il consumo, da mangiare in piedi, sul posto e che rappresenta compiutamente la tradizionale cucina locale. È diffuso in tutto il mondo ed è sempre legato alla cultura dello stesso Paese. Utilizzando come guida foto e video postati su TikTok, il fornitore online di servizi finanziari Remitly, ha svelato quali siano gli street food che accumulano più hashtag su TikTok e dunque sono i più popolari e iconici del mondo.

Di seguito consideriamo i principali sulle circa 300 specialità street food di 136 paesi più comuni nel mondo.

Dominano i Tacos, totalizzando 1,8 milioni di post sul social. Noti in tutto il mondo, i Tacos sono tortillas messicane piegate su sé stesse, fatte con farina di mais o di frumento (soprattutto nel Nord del Messico) contenenti condimenti di vari tipi: carne, salse e formaggi, guacamole e panna acida.


Occupano il secondo posto in classifica i “Panipuri” o Phuchka chiamati anche “Gol gappa” (tipo di merenda originaria del subcontinente) che hanno totalizzato 734.200 post: composti da una conchiglia di pane fritto “puri” tondo e cavo, riempito con una mistura di acqua aromatizzata (conosciuto come “imli pani”) con tamarindo chutney, peperoncino in polvere, chaat masala, patate, cipolla o ceci. Questo spuntino è anche molto conveniente: in India è venduto al prezzo di 30 Rupie (Rs) per sei pezzi.

Il classico hot dog americano racimola 653.700 post su TikTok e si aggiudica il terzo posto in classifica.
Ottimo stuzzichino che si prepara tagliando a metà e longitudinalmente un’apposita pagnotta tenera oblunga (hot dog bun) oppure forata con un’apposita macchina per inserendovi un würstel e altri ingredienti a piacere tra cui ketchup, senape e maionese, formaggio, crauti e cipolle fritte. Alimento da fast food conosciuto al pari dell’hamburger, l’hot dog è popolarissimo in tutto il mondo, specie negli Stati Uniti, dove è venduto negli stadi e nei chioschi ambulanti, sia accompagnato da note salse o mostarda e pure carico di cipolle e sottaceti.

Nella top 5 troviamo anche i Waffle belgi (Belgian Waffle in inglese) - 409.000 post su TikTok - detti “Gaufre di Bruxelles” (o La Gaufre) dessert belga di fama internazionale, con riconoscimenti ottenuti dal New York World's Fair nel 1964 e dall'Expo 2005 in Giappone. Composti da un impasto leggero, i Waffle sono ideali a colazione o con il brunch, offrendo una varietà di opzioni di guarnizione sia dolci che salate, per accentuarne ancora di più il sapore.

Al quinto posto il Croissant, noto in tutto il mondo come lo snack francese per antonomasia. Composto da pochi ingredienti: farina, burro, acqua, lievito di birra e pochissimo zucchero (per non appesantire l’impasto e dare la caratteristica fragranza). L’albume è utilizzato solo in superficie per dare l’effetto “croustillant” (croccante) e l'invitante colore alla crosta.

Altri tre street food, sempre francesi, compaiono nei primi 15 posti in classifica: le crêpes, i macarons e le frites (patatine fritte). Le crêpes citate da più di 251.000 post, sono un tipo di cialda morbida, sottile e non croccante, cotta su un testo bollente (superficie rovente tonda). Anche dette “crispelle”, sono frittelle tipiche di diverse regioni italiane. Possono mangiarsi pure d’asporto, sia dolci (con frutta fresca e crema) che salate (ripiene di formaggio).

       

I così detti biscotti da forno, i Macarons, pur affermatisi in Francia fin dal XVI secolo, hanno il nome che comunque deriva dall’italiano e prima ancora, dal greco. Sono tra gli street food più cari (economicamente) perché la preparazione è lenta, laboriosa e richiede molta maestria. I “gusci” (le due parti esterne) sono molto delicati, inoltre occorre montare la meringa a neve e incorporare la farina di mandorle, molto ben setacciata, fine fine… Le “Frites”, noto alimento protagonista in tutto il mondo, ma in particolare nei Paesi anglofoni: sono patate tagliate a fette allungate e fritte in vari modi: in Belgio si usa il sego bovino “Blanc de bœuf” in una speciale friggitrice; in generale, in Italia e Spagna, se non fritte con gli oli vegetali più diffusi, sono cotte al forno fino a quando non assumono la caratteristica croccantezza e, se non subito sbafate, sono impacchettate in buste e, messe in vendita.

Dalla Spagna sono presenti in classifica i Churros, dolci dalla forma cilindrica e allungata tipici della cucina di Madrid e pure latino-americana; sono a base di una pastella fritta, spolverata di zucchero a velo, con l’aggiunta di cannella. Non poteva mancare la Paella, piatto a base di riso, zafferano, verdure, carne e/o frutti di mare, di origine Valenziana che successivamente si è diffuso in tutta la Spagna, acquisendo popolarità all’estero, in particolare nel bacino del mare Mediterraneo. Un adattamento della ricetta, noto come Paelya o Arroz a la valenciana, è entrato a far parte della cucina filippina.

E poi, le Croquetas anche “Croquette” (croccare) è pietanza generalmente di carne macinata o di pesce, o di patate o, ancora, di riso; solitamente sono a forma cilindrica o sferica (come polpette…) impastate nel tuorlo dell’uovo, impanate e fritte in olio o burro.

 

Intanto, dall’altra parte dell’oceano, cinque tra i 20 street food più popolari, la fanno da padrone: le Tamales in Guatemala, le Poutines in Canada e l’Elotes in Messico. Tamales: ricchi involtini ripieni di carne (di pollo o maiale o entrambi) speziati di pepe, accompagnati da capperi, olive, salsa di pomodoro e pasta di mais; infine sono accuratamente avvolti in una foglia di banano. Poutines: piatto tipico del Québec composto da patate fritte, cagliata di formaggio e salsa gravy. Elotes: normali , chiamate altresì “Mazorca” che i venditori di strada, del Paese - già dei Maya e degli Aztechi - lessano o arrostiscono, poi infilzano con un bastoncino di legno trasformandole in snack da passeggio. In alternativa, le propongono anche abbrustolite al buon sapore di affumicato.

    


C'è anche la classifica per i vegani
In questo studio non poteva mancare la classifica degli street food vegani più gustati. Ancora una volta i Panipuri sono primi scelti da chi preferisce evitare prodotti di origine animale. Anche i Churros (accompagnati però da una fonduta di cioccolato vegano) e le patatine fritte compaiono in classifica.

 

Altri piatti - plant-based - degni di nota sono il Fufu dalla Guinea, nome dovuto al suono che emette l’aria che esce quando viene amalgamato: impasto a base di alimenti amidacei, platano o manioca, tritato e servito con verdura stufata, riso in salsa saporita; in genere è consumato assieme a zuppe, in particolare in Africa occidentale - Guinea e Ghana - ma è diffuso anche nei Caraibi.

Poi ci sono i Tteokbokki  (torte di riso cotte a fuoco lento) della Corea del Sud rientranti nella categoria dei “tteok”,gnocchi di riso glutinoso saltati in padella e conditi con salsa piccante di Gochujang (a base di peperoncino) ai quali sono aggiunti Eomuk, uova bollite e scalogno. Piatto economico tipico delle  e delle tavole calde del Paese asiatico.

 

 

Ryan Riley, vicepresidente del marketing per le aree EMEA e APAC a Remitly, in merito a questo screening, ha commentato:

Visitare o trasferirsi in un nuovo paese rappresenta l’opportunità perfetta per provare un modo di cucinare e mangiare diverso da quello di casa; assaggiare gli street food che il luogo offre è spesso il modo perfetto per cominciare a mischiarsi con gli usi ed i costumi del . Lo street food è da sempre un punto fermo nelle comunità di tutto il mondo, perché non solo è un’opzione conveniente e deliziosa, ma anche perché offre l’opportunità di creare una connessione profonda e unica con la cultura e la storia del luogo.

Negli ultimi anni TikTok è diventato fonte di ispirazione per amanti del cibo da tutto il mondo, che consultano il social alla ricerca di nuove specialità da provare. Per questo motivo abbiamo analizzato dati da questa piattaforma per creare la nostra classifica di street  iconici, che comprende alcuni classici assoluti tra cui i tacos e gli hot dog, ma anche dei tesori nascosti come il fufu dalla Guinea. Specialmente quando si tratta di street food è utile fare prima le ricerche necessarie per assicurarsi di essere ben informati per quanto riguarda gli usi ed i costumi del luogo. Rispettare la cultura locale è fondamentale quando si è in un altro paese; per questo è bene evitare di fare foto senza chiedere permesso ai venditori e al cibo che cucinano e buona abitudine lasciare una recensione positiva. Dovunque vi troviate nel mondo e che preferiate dolce o salato, troverete senza dubbio tra le bancarelle di un mercato di cibo qualcosa che vi farà venire l’acquolina in bocca!

 

Remitly è un servizio di rimesse online americano con sede a Seattle, negli Stati Uniti, che offre trasferimenti internazionali di denaro in oltre 170 paesi. È stata fondata nel 2011 da Matthew Oppenheimer, Josh Hug e Shivaas Gulati ed è stata quotata in borsa sul Nasdaq nel settembre 2021. Remitly Europe Limited - opera come Remitly - è registrata in Irlanda ed è regolamentata dalla Banca centrale d’Irlanda.

 

(a cura di Cristina Maccaferri)

 


Spumanti d’Italia: forum e trend - in crescita - sostengono l’export

In generale, per i vini spumanti italiani secondo Ovse-CevesUni, si accentuano le differenze di consumo fra mercato nazionale, mercato interno europeo e mercati esteri. Il divario maggiore si riscontra sui prezzi e nei canali di consumo fra etichette di prima fascia e premium, fra consumatori di paesi maturi e produttori e paesi emergenti e nuovi mercati. La produzione nazionale di bolle è in crescita di circa + 9% rispetto al 2023, soprattutto con marchi aziendali e IGT, sfiorando il miliardo di bottiglie fra tutti i tipi. Fatturati delle case spumantistiche in crescita nel 2024, viceversa cali per le aziende vitivinicole di vini tranquilli in media 4-5% con punte anche del 15%, accentuando una diversità fra produttori all'interno degli stessi territori e regioni. Per tutto il vino italiano, si stima un fatturato anno alla produzione vicino ai 14 miliardi di euro, e un nuovo record export prossimo agli 8 miliardi di euro. "attenzione, risparmio, diversità" e "le bolle salvano consumi e export"... potrebbero essere - secondo Ovse-CevesUni - le parole chiave per identificare l'andamento del mercato del vino, le prospettive in Italia e nel Mondo.

Il consumo nazionale di bollicine si presenta stazionario, spinto dal Prosecco, ma molto altalenante, con un ritorno forte alla "stagionalizzazione e localizzazione" dei consumi e crescita del giro d'affari al consumo soprattutto nel canale HoReCa, principalmente per i marchi e territori più noti e bolle Docg e doc, mentre calo dei numeri e atti d'acquisto nella distribuzione organizzata. Stazionari i volumi, ma calo del fatturato nella Grande Distribuzione, a dimostrazione di una crescita delle bolle di prima fascia. Conferme volumi e valori nel canale cash and carry e discount. E-commerce dopo il boom risulta in fase stazionaria con diverse etichette-tipologie in calo acquisti. Anche le bolle "green" nelle diverse versioni e tipologie non fanno presa, molto meno dell'appeal che riscuotono i vini tranquilli. Il 2024si conferma no-wine per generazione Z. (occorre trovare formule nuove, proporle e comunicarle bene!).

Le bolle tricolori rappresentano oramai il 30% dell'export totale nazionale. All'estero volumi e valori in crescita sul 2023ma con enormi differenze e sorprese fra i vari paesi, mercati e canali. Il fatturato delle case spumantistiche si stima in crescita del 7/9% di media. Si stima un +14% in valore al consumo, poco meno un + 7% in volumi, con il mondo Prosecco (tutte le etichette) che segna un probabile +10%. Perdono terreno, anche del 7 o 14% in volumi, paesi come Cina, Regno Unito, Giappone, Germania, Svizzera, Corea del sud, mentre crescono in numero bottiglie consumate Usa, Canada, Australia, Francia e… la Russia(!). Nei diversi mercati i valori unitari sono in forte crescita sia per etichette di prima fascia che premium. A parte brand storici (Asti), il consumo di bolle italiane (Asti e Prosecco, Franciacorta e Trento) avviene principalmente fuori casa, anche se il Prosecco cresce nei consumi domestici. Registriamo una domanda non ancora soddisfatta, anche per la tipologia bolle, di vini no-alcol, ma da definire meglio come bevande spiritose a base di uva. Per fine anno si presume una conferma e crescita (circa 250 milioni di bottiglie pari a più di 1,7 miliardi di euro di export), soprattutto le bolle Igt.

Consumi per fine anno 2024 e inizio 2025
In Italia, per fine anno 2024 inizio 2025, Ceves-Uni, centro analisi mercati e consumi e osservatorio economico, registra la conferma dei dati del 2023, una crescita dei consumi nel comparto HoReCa, crescita della spesa degli italiani e del fatturato imprese distribuzione. Scaffali sempre più ricchi di etichette e tipologie (Prosecco), carrello meno pieno, stazionarie le bottiglie di primo prezzo, in crescita i volumi delle etichette premium di Franciacorta, Trento, Alta Langa, Valdobbiadene e di conseguenza crescita maggiore del giro d'affari sul mercato.
Stiamo registrando già in questi giorni (12-15 dicembre), però anche, le prime vendite promozionali di confezioni miste bolle-panettone.

Il trend di fine anno sembra avere un ritmo simile a quello del 2023, volumi misurati ma più valore. In Italia si stapperanno circa 95 milioni di bottiglie per un controvalore al consumo di poco meno di un miliardo di euro. Nella sola notte che saluta la fine dell'anno bisestile, si stima che salteranno 69-71 milioni di tappi a fungo! Nei mercati esteri, oramai quasi 140 quelli destinatari, per fine anno, si prevede una crescita confermata delle bolle tricolori, soprattutto Igt e di marca, con circa 250 milioni di bottiglie stappate in 35 gg pari a più di 1,7 miliardi di euro di export.

 

   
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Italian Bubble Wines Economic Observatory
www.osservatorio.ovse.org  - info@ovse.org - comolli@ovse.org
Giampietro Comolli, Agronomo Economista Editorialista Enologo Accademico Docente
Presidente Osservatorio Economico Vino Spumanti - www.osservatorio.ovse.org
Presidente Centro Studi Analisi Ricerca Mercati Consumi EcoAlimentari - CevesUni
Presidente Istituto Tutela ItaliaSale Alimentare - Iesia
Presidente Istituto Economico Demografico Montagna Italiana - Iedmo

www.ovse.org


"50 Vini e Pietanze di Romania" e Marinela Ardelean promuove la Romania attraverso l'enogastronomia

Qualche giorno fa, l'Istituto Rumeno di Cultura di Venezia ha ospitato con successo la presentazione del nuovo libro di Marinela Vasilica Ardelean, “50 Vini e Pietanze di Romania” pubblicato da Antiga Edizioni. Il volume, di 235 pagine, contiene un unico testo in tre lingue  e segue il successo del precedente lavoro dell'autrice, “50 Vini di Romania incontrano 50 piatti italiani d’eccellenza. Questo libro esplora l'affascinante mondo enogastronomico della Romania, un Paese sempre più apprezzato a livello internazionale per la sua tradizione vinicola e culinaria.

Nel nuovo libro, la Ardelean presenta una selezione di 50 vini provenienti da 50 cantine rappresentative della Romania, ciascuno abbinato a una pietanza preparata dai migliori chef rumeni. L'autrice si concentra su una panoramica delle varietà vinicole del Paese, che riflettono non solo la tradizione autoctona, ma anche l'influenza delle varietà internazionali che si sono integrate perfettamente nel panorama vitivinicolo rumeno.

Le ricette proposte sono un omaggio alla cucina tradizionale rumena, reinterpretata in chiave moderna. Gli chef rumeni hanno saputo rinnovare i piatti classici con grande creatività, trasformandoli in esperienze gastronomiche contemporanee, che permettono di riscoprire la cultura culinaria del Paese sotto una nuova luce. La Romania si conferma così come una terra di innovazione e rispetto per le proprie radici, in cui la tradizione e la modernità si incontrano armoniosamente.

Il libro non si limita a esplorare solo l’aspetto enogastronomico, ma include anche un capitolo dedicato all'enoturismo, con una selezione di 12 destinazioni che ogni appassionato di vino dovrebbe visitare. Un altro capitolo esplora la storia del vino rumeno, un racconto affascinante che si intreccia con la storia stessa della Romania, rivelando come il vino abbia accompagnato le diverse epoche e tradizioni del Paese.

Dieci anni fa” - ha spiegato l’Ardelean - “ho pubblicato il mio primo libro in Italia, un Paese che rappresenta per me l’essenza del cibo e del vino nel mondo. All’epoca, il mio obiettivo era creare un dialogo unico tra i vini rumeni e la cucina italiana, celebrando le relazioni culturali ed economiche attraverso l’eccellenza. Oggi, con grande emozione, presento una nuova tappa di questo viaggio: una collezione che abbina i vini rumeni ai piatti tradizionali rumeni. Questo progetto non è solo un omaggio ai vini della mia terra, ma anche un passo importante per promuovere la Romania attraverso la gastronomia e l’enoturismo.”
L’autrice ha tenuto a sottolineare di aver scelto di non cercare sponsorizzazioni da alcuna cantina per mantenere così la purezza e la neutralità delle sue selezioni.

Il lavoro di  Marinela Vasilica Ardelean è quindi non solo un viaggio tra i sapori e i vini, ma anche una riscoperta culturale della Romania, che si fa portavoce di una tradizione millenaria e di una capacità innovativa capace di coniugare passato e futuro.

La presentazione di 50 Vini e Pietanze di Romania è stata un'occasione unica per scoprire, attraverso le parole e le immagini, l'autenticità e la ricchezza di una delle tradizioni enogastronomiche più affascinanti d'Europa. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di cucina, vino e cultura romena.

Marinela Vasilica Ardelean è un’esperta di vino con vent’anni di esperienza, ambasciatrice dei vini rumeni e cofondatrice dei festival RO-Wine e creatrice di Wines of Romania, l’unica piattaforma bilingue dedicata al vino rumeno, ai produttori e agli appassionati di enologia.

 

 

Anno: 2024
Collana: Enogastronomia
Immagini: sì, a colori
Formato: 23 x 28 cm
Confezione: cartonato
Note: Lingue Italiano/Inglese/Rumeno

“Borghi e Presepi”, rassegna en plein air fra i monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia

 

Fino al 6 gennaio 2025 a Sutrio, sulle facciate delle case, le proiettate immagini dei presepi allestiti negli scorsi anni: quest'anno la magia avvolge “Borghi e Presepi”, rassegna en plein air fra i monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia.

Una coinvolgente novità attende quest'anno i visitatori di “Borghi e Presepi”, la tradizionale rassegna en plein air che anima durante le festività natalizie Sutrio e le sue graziose frazioni di Priola e Noiaris, fra i monti della Carnia in Friuli Venezia Giulia. La magia avvolgerà le loro antiche case, sulle cui facciate prenderanno vita all'imbrunire le immagini dei presepi allestiti negli scorsi anni, in un affascinante viaggio all'indietro nel tempo nella tradizione presepiale del borgo.

Il Presepe realizzato per Piazza San Pietro

Con il paese addobbato a festa, “Borghi e Presepi” si svolge fino al 6 gennaio p.v.. Negli angoli più suggestivi del borgo, sotto i portici delle case, nelle piazzette e nelle stradine lastricate di pietra sono collocati presepi artigianali provenienti dall'Italia e dall'estero prevalentemente di legno, ma realizzati anche con altri materiali naturali e di recupero. Per scoprirli tutti si può seguire la Via del Natale, punteggiata anche da attività artigianali: una sorpresa speciale attende chi completa l’intero percorso.

Punto di partenza è il grande Presepe che campeggiava al centro di Piazza San Pietro a Roma durante le feste natalizie del 2022 ed ora è esposto nella piazzetta sotto il Municipio. Creato da un gruppo di artisti ed artigiani del legno di Sutrio e del Friuli Venezia Giulia, è composto da 18 statue a grandezza naturale in legno di cedro disposte su una superficie di 116 metri quadrati e illuminate da 50 punti luce, che lo rendono particolarmente suggestivo la sera. A fare da cornice alle statue, la grotta (pure in legno) con una cupola alta 5,65 metri di 41 mq. Per realizzarlo non è stato abbattuto nessun albero.

 


La vita del paese raffigurata nel Presepe di Teno

Esposto invece all’interno di un’antica casa porticata, è il grande Presepio di Teno, un vero e proprio capolavoro di sapienza artigianale e minuziosa pazienza, realizzato nel corso di 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio. Riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, che vengono animati grazie ad una serie di ingranaggi meccanici, con l’alternarsi del giorno con la notte, le figure in movimento, l’acqua che scorre nei ruscelli. Più che un presepio nel senso tradizionale del termine, quello di Teno è uno straordinario spaccato etnografico sulle tradizioni, la vita, i lavori della montagna carnica, con decine di scene realizzate con minuzia filologica che descrivono la vita e i ritmi di un tempo e lasciano incantati grandi e piccoli.


Il Presepe vivente e gli altri appuntamenti

La rassegna è affiancata da una nutrita serie di appuntamenti che animano il paese per tutto il periodo festivo e che riprendono anche antiche usanze, come il Presepe vivente (5 gennaio) con teatranti e comparse locali che mettono in scena la natività e l’arrivo dei Re Magi, e la tradizionale Festa dei coscritti (26 dicembre) che ha il suo clou nella sfilata pomeridiana aperta dal carro dei diciottenni, seguiti dalle classi più anziane: ogni annata ha la sua bandiera e le più antiche risalgono agli inizi del 1900. In programma, fra l’altro, laboratori manuali e artistici per grandi e piccoli che coinvolgono le realtà artigiane locali, concerti del coro Sutrio inCanta e del Corpo Bandistico Aristide Selenati, una mostra fotografica dedicata alle mani e all'artigianato "Henta-mani" di Laura Plozner van Ganz. “Borghi e Presepi” rientra nel Bando Borghi PNRR “Il Bosco nel Borgo-Il Borgo nel Bosco”, un progetto di rigenerazione culturale e sociale che racconta il valore intrinseco del legno, portato avanti dai Comuni di Sutrio e Paluzza.

 

ORARI:
dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00
Mercoledì 1° gennaio dalle 14.00 alle 19.00

Vi segnaliamo gli eventi in programma a Sutrio, organizzati in collaborazione con l'amministrazione comunale e le associazioni locali:

Martedì 31 dicembre, dalle 23.30, nell'Ort di Sior Matie (via Roma 35/B):
brindisi a cura dell'Associazione Donatori di Sangue di Sutrio per augurarsi "Bon finiment e Bon principi".

Domenica 5 gennaio, dalle 16.00, lungo le vie del paese:
rappresentazione del Presepe Vivente a cura del gruppo teatrale di Sutrio, del Coro Sutrio inCanta e con la partecipazione della comunità locale e dei paesi limitrofi.

Continuano anche le attività de La Via del Natale (maggiori info qui: bit.ly/borghipresepi2425) e i laboratori, un ricco programma per la creatività di bambine e bambini (calendario completo qui: bit.ly/labborghipresepi2425).


La calda accoglienza dell'albergo diffuso

Chi decidesse di trascorrere una vacanza all’insegna della tradizione e del folklore, dello sci e dell'attività sportiva nella neve nell’incantevole scenario offerto da Sutrio e dallo Zoncolan (principale area sciistica della Carnia e fra le più belle e meglio attrezzate del Friuli Venezia Giulia), può alloggiare nelle accoglienti stanze (o meglio mini appartamenti con cucina arredati di tutto punto) dell’Albergo Diffuso Borgo Soandri, dove le comodità di un hotel si uniscono al calore di alloggi ricavati dalla ristrutturazione di caratteristiche case ed edifici rurali: una soluzione dal fascino autentico, che invita a vivere la semplicità della vita di questo antico borgo della Carnia.

 

 

Via Linussio, 1
33020 Sutrio UD
Tel: 0433 778921
dal lunedì al sabato
dalle 9.00 alle 12.00
dalle 14.00 alle 18.00
www.prolocosutrio.com
prolocosutrio23@gmail.com
Per le informazioni aggiornate
seguire i social di Pro Loco Sutrio:
facebook.com/proloco.sutrio/
www.instagram.com/proloco_sutrio/


Atmosfere d’inverno: Dario Loison presenta le collezioni Natale 2024

Loison - oltre alla golosa novità Panettone Blackhabana, l’incontro armonioso tra la tradizione del panettone Loison, la dolcezza del cioccolato e le note speziate del rum cubano invecchiato 7 anni che si fondono in un’esperienza evocativa unica, presenta Pigna, Bacche e Foresta – le 3 nuove collezioni di Natale 2024 - formano una trilogia che celebra l'essenza delle stagioni che preannunciano il Natale.
Questi preziosi pezzi, ispirati all’incanto dell'autunno e dell'inverno, non sono solo un omaggio alla bellezza naturale di queste stagioni, ma anche un messaggio di accoglienza e un invito a riscoprire il calore dei momenti condivisi con i propri cari.

 

COLLEZIONE PIGNA: UNO SCRIGNO PER UN PANETTONE DA SCOPRIRE

IL PACKAGING. La Collezione Pigna si presenta in una scatola a scrigno, un elegante contenitore che si apre dall'alto grazie a un raffinato bordo a fregio, studiato per suggerire e facilitare l'apertura. Questo cofanetto incarna bellezza e funzionalità, riflettendo l'essenza delle stagioni fredde con un design ispirato ai boschi. Decorata con pigne e delicati rami di abete, la confezione cattura appieno l'atmosfera invernale.

IL PANETTONE. Quattro proposte da 500 grammi per quattro colori diversi che sottolineano il gusto: azzurro petrolio per il gusto Classico AD 1476, un richiamo alla tradizione con un tocco di eleganza; avorio per il gusto Pera e Cioccolato, una classica e irresistibile combinazione; verde lieve per il panettone ai Limoni, con Limoni di Amalfi Igp e Limoni di Siracusa Igp; rosso bordeaux per il gusto Amarena, una scelta ricca e avvolgente.

BACCHE E BAULETTI: UN VIAGGIO NEL TEMPO TRA GUSTO E ELEGANZA

IL PACKAGING. La Collezione Bacche è una rivisitazione elegante del tradizionale bauletto delle pasticcerie dei primi del Novecento. Questo raffinato contenitore, decorato con bacche rosse e bianche, rametti di pungitopo e piccole pigne d’abete, cattura l'essenza della dolcezza e della vivacità dei frutti di bosco, aggiungendo un tocco di vitalità.

IL PANETTONE. La confezione, dotata di una maniglia in gros grain tono su tono, presenta una gamma di quattro colori distintivi, ognuno abbinato a 4 gusti di Panettone da 500 grammi: avorio per il Marron Glacé, un delicato equilibrio di dolcezza e raffinatezza.; verde lieve per il Mandarino con Mandarino Tardivo di Ciaculli (presidio Slow Food); rosso bordeaux per il Panettone Classico AD 1476, ricco di canditi di Arance di Sicilia e Cedro di Diamante; azzurro petrolio per il goloso Regal Cioccolato.

COLLEZIONE FORESTA: L’UNICA DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL PANDORO

IL PACKAGING. La Collezione Foresta incarna il mistero e la serenità dei boschi invernali, creando un'atmosfera di pace e introspezione. La confezione racconta una silenziosa passeggiata nella foresta, interrotta dallo scricchiolio dei rami e delle foglie secche calpestate e dal rumore ovattato dei passi sulla neve fresca. Al termine di questa passeggiata immersa nella tranquillità, si apre la calda accoglienza di una baita di montagna, proprio quando inizia a nevicare, offrendo il conforto di una tazza di cioccolata calda e una fetta di dolce.


IL PANDORO
. La Collezione Foresta è l'unica dedicata esclusivamente al Pandoro. Quattro confezioni, dotate di maniglia in gros grain tono su tono, per 4 varianti da 1 chilo: rosso bordeaux per il Pandoro al Cioccolato, ghiotto per la ricca farcitura; azzurro petrolio per il Pandoro farcito con Crema al Caramello Salato, che combina dolcezza e un tocco salato; verde lieve per il Pandoro Classico, arricchito con burro e vaniglia naturale Mananara del Madagascar (presidio Slow Food); avorio per il Pandoro Farcito allo Zabaione, che celebra il tipico liquore torinese.

SS Pasubio, 6
Costabissara (VI) – Italy
Da lunedì a venerdì:
08:30 – 19:30
sabato: 8:30 – 18:00
domenica: 9:00 – 18:00
Tel: +39 0444 557844
www.loison.com

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


Un Natale tutto da gustare con la “Strada del Vino e dei Sapori del Trentino”

Panettoni, spumanti, dolci da forno, specialità della tradizione, ma anche degustazioni, cene, eventi ed esperienze autentiche. Sono davvero tantissime le opportunità per rendere il Natale speciale. E sono sempre di più le persone che scelgono questo tipo di proposte da lasciare sotto l’albero.
La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, che riunisce oltre 300 soci tra cui produttori enogastronomici ristoranti, agriturismi, b&b e strutture ricettive ne ha raccolto un’utilissima carrellata sul proprio sito web - tastetrentino.it/NataleConGusto2024 - che rende davvero impossibile restare a corto di idee.

Comodamente suddivise per categorie, vanno dai più classici cesti e confezioni regalo ai più contemporanei buoni, voucher e gift card , come quelli per cene gourmet o il simpatico “Adotta una mucca” a cura di Apt Valsugana, che consente di adottare virtualmente una mucca e poi ritirarne i formaggi in estate.

Ma anche eventi ed esperienze di gusto, oltre che i menù di Natale e Capodanno di una selezione di ristoranti, come l’Hosteria Toblino, l’Osteria Ca’ dei Giosi, Innesti Restaurant, Locanda Margon, Ristorante Boivin, Scrigno del Duomo o Ristorante La Casina.

 

Una sezione, poi, è legata alle sempre più gettonate opportunità di “Benessere a Natale” del Grand Hotel Terme di Comano, che propone weekend relax o più attivi, in abbinata allo sci nella skiarea Pinzolo-Campiglio-Folgarida-Marilleva, ma anche fine settimana dedicati al detox post feste, tra massaggi, terme e forest bathing.

Tra le confezioni regalo, spesso personalizzabili, si trovano una varietà di prodotti: dagli infusi, sciroppi, liquori e distillati di A. Folletto di Ledro, a olio, vino o prodotti food di Agraria di Riva del Garda, dal miele e prodotti delle api di Apicoltura Trentina Valli di Cavedine alle delizie in vasetto dolci e salate di Ca’ dei Baghio di Biodebiasi, fino alle dolcezze di Pasticceria Marzadri, Panificio Moderno e Panificio Pasticceria Tecchiolli, le produzioni di Molino Pellegrini, le carni e salumi di Macelleria Zanotelli o Salumeria Belli e i formaggi dell’Azienda Agricola La Quadra di Drena, Casearia Monti Trentini, Caseificio Sociale di Sabbionara o Crucolo.

E poi il vino: Teroldego Rotaliano, Marzemino, Müller Thurgau, Nosiola o Trento DOC, in un viaggio virtuale tra le diverse zone produttive del Trentino. Si va dalla città e dintorni del capoluogo con Cantina Sociale di Trento, Cantina di La-Vis, Ferrari Trento e Maso Martis, alla Piana Rotaliana, dove si incontrano i prodotti di Azienda Agricola Andrea Martinelli, Azienda Agricola Donati Marco, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo. Se si è in cerca di prodotti della Vallagarina ci sono ceste e confezioni di Azienda Agricola Balter, Azienda Agricola Biologica, Biovegan Vallarom, Azienda Agricola Vignali Varas, Cantina d’Isera, Cantina Mori Colli Zugna, Revì Trentodoc e Vivallis, mentre la Val di Cembra è presidiata da Cembra cantina di montagna, Tenuta Gottardi e Villa Corniole. Rappresentate anche la zona di Faedo con Pojer & Sandri e le Giudicare con Azienda Agricola Filanda de Boron. Non mancano le grappe, come quelle di Distilleria Bertagnolli o Distilleria Marzadro.

 Tra i prossimi eventi da segnalare, il Ristorante La Brace di Rovereto organizza Jazz Lab & More Xmassong 4tet sings Monica Giorgetti e venerdì 13 dicembre va in scena l’Aperitivo di Santa Lucia presso l’Osteria 33 di Terragnolo e domenica 15 dicembre l’Aperitivo di Natale presso la Cantina di La Vis, mentre, la Pasticceria Marzari di Vigolo Vattaro invita il pubblico a La riscoperta dei frutti antichi. Fino a lunedì 23 dicembre c’è anche il Natale al Castello di Avio, mentre sabato 28 dicembre Innesti Restaurant di Pergine Valsugana propone il Sabato=brunch.


Strada del Vino e dei Sapori del Trentino
Via della Villa, 6/C Trento TN
Tel. 0461 921863

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

Crediti foto: "Turismo Sviluppo - Turismo e Promozione


Apre il Kreuzjoch, nuovo ristorante panoramico e sullo Stubai salgono gusto, tradizione, eleganza e sostenibilità

Stubai, apre il  Kreuzjoch, nuovo ristorante panoramico e in vetta salgono  gusto, tradizione, eleganza e sostenibilità

Il comprensorio sciistico Schlick 2000, già rinomato per l’elevato standard di convivialità delle sue baite rustiche e ristoranti tradizionali, segna un importante passo avanti in fatto di modernità ed innovazione, con l’apertura del nuovo ristorante panoramico Kreuzjoch. Confermandosi così una destinazione d’eccellenza per tutti gli sciatori che, nella magia del paesaggio alpino, amano incontrare la bontà della cucina tirolese in atmosfere uniche e sempre più sostenibili.


Il ristorante panoramico Kreuzjoch, situato accanto alla stazione a monte della Kreuzjochbahn è la nuova gemma culinaria del comprensorio sciistico Schlick 2000. Questo rifugio unico che combina in modo armonioso il fascino rustico della tradizione tirolese a un design moderno ed elegante, è già aperto (inaugurato il 7 dicembre scorso) per offrire una sosta ideale e con tanti comfort agli sportivi ed appassionati della montagna. Può ospitare fino a 200 persone ed è completamente privo di barriere architettoniche, essendo disposto tutto su un piano al livello del suolo.

FORTE ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ
Il nuovo ristorante si distingue non solo per l’atmosfera unica e il design moderno, ma anche per il suo impegno verso la sostenibilità. L’edificio è stato realizzato utilizzando materiali ecologici e integrando elementi di costruzione preesistenti. Inoltre, a partire dalla primavera 2025, sarà attivo un impianto fotovoltaico con una produzione energetica annuale di 120.000 kWh, riducendo l’impatto ambientale di 48 tonnellate di CO2 all’anno.



Sala con servizio ai tavoli del Panorama Restaurant Kreuzjoch Schlick 2000 © Thorben Jureczko

PER TUTTI UNA PAUSA IDEALE
Il ristorante convince e mette d'accordo tutti per la sua impostazione, permettendo di offrire due esperienze culinaria: un’area self-service per chi desidera una pausa veloce, e una zona con servizio dedicato a chi cerca un’esperienza più rilassata. Il bar panoramico, inoltre, dotato di ampie vetrate scorrevoli, è il luogo ideale per godere di momenti conviviali, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. “Vogliamo essere più vicini ai nostri ospiti”, spiega Martin Pittl, presidente del Consiglio dello Schlick 2000. “Il nostro obiettivo è garantire un’accoglienza calorosa in un ambiente che esalta il panorama.”

UN’AUTENTICA CUCINA REGIONALE
Gli ospiti del ristorante Kreuzjoch possono gustare piatti della tradizione tirolese, preparati con ingredienti locali e freschi, sia nell’accogliente sala interna che sulla spaziosa terrazza solarium circondati da un panorama a 360° che spazia dalla pittoresca Valle dello Stubai fino alle vette imponenti del Serles, dell’Elfere della catena montuosa del Kalkkögel, arrivando fino a toccare Innsbruck.


Self Service del Panorama Restaurant Kreuzjoch Schlick 2000 © Thorben Jureczko

DA UNA VISIONE ALLA REALTÀ: UN VIAGGIO DA SEGUIRE
Il progetto di costruzione del ristorante è stato documentato attraverso un video diario, disponibile su YouTube, che offre uno sguardo esclusivo sullo sviluppo dell’opera.


Bar del Panorama Restaurant Kreuzjoch Schlick 2000 © Thorben Jureczko

 

 

Terrazza del Panorama Restaurant Kreuzjoch Schlick 2000 © Thorben Jureczko

Tourismusverband Stubai Tirol
Stubaitalhaus Dorf 3 A-6167 Neustift i.St.
Tel. +43.501881.0 - Fax +43.501881.199
www.stubai.at/it


A Bologna i presepi artistici del maestro Dimitrov danno grandi emozioni

 

 

Sarà sempre colpa dell’Epifania che se li porterà via il 6 gennaio prossimo dal Complesso del Baraccano di Bologna, dove ora sono in mostra i ben 300 presepi del maestro Ivan Dimitrov che, tra gli altri, ne espone alcuni inediti realizzati appositamente per l'occasione. Tutte opere che appassionano non solo i collezionisti di presepi, ma tutti gli amanti dell'arte che possono ammirare le splendide terrecotte policrome dell'artista, noto per aver reinterpretato e così fatto rivivere, l'arte presepiale bolognese, un tempo fiorente e ricercata nelle case dei nobili del 1700/800, sempre ispirate alla tradizione classica e - per quanto possibile - richiamandosi ai più famosi Maestri del passato perché da loro Dimitrov è sempre rimasto ammirato e impressionato e ha cercato di emularne la tecnica, le forme e i personaggi, rimodellandone i soggetti con la sua creta, inserendoli nelle canoniche ambientazioni perché il pubblico competente le apprezzasse e ne godesse. E c’è di che restare incantati a vedere le sue grandi interpretazioni scenografiche dedicate a Durer, Brueghel, Rubens e Leonardo.

 

Qualcuno (senza far nomi, la critica d'arte Celide Masini) ha detto del maestro Dimitrov che la sua cultura artistica è vasta e complessa e, valutati gli accostamenti le concordanze e le citazioni che riemergono nelle sue opere, pare davvero essere in grado di avvicinarsi - a ragion veduta - ai grandi del passato dai quali è affascinato. Certo, è comprensibile che il maestro scultore, pittore e incisore bulgaro sia rimasto ammaliato da opere quali   l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la Fuga in Egitto di Gian Battista Tiepolo, l’Adorazione dei pastori di Rembrandt, I diseredati di Pieter Bruegel il Vecchio, solo per fare qualche esempio…   Sempre a giudizio della critica Masini, l’abilità di Dimitrov sta nel  definire il soggetto dei suoi lavori con pochi tratti: la sua è una sintesi penetrante che fa affiorare la caratterizzazione delle opere, trasformate dal sacro e dall’inspiegabile, che diventano “meraviglioso”… Sempre lì, nel Complesso del Baraccano a Bologna, una sezione della mostra (inaugurata il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre scorso) è dedicata al tema “angeli”: soggetti solenni, maestosi e protettivi, ma anche piccoli putti curiosi e ironici, che, pure loro, non mancano di dare emozioni, di sorprendere, di meravigliare e di  accendere la curiosità e la sensibilità degli spettatori che restano attratti e catturati in un coinvolgimento profondo e avvolgente.

Le Natività di Ivan Dimitrov sono sculture realizzate in terracotta completamente a pezzo unico, sono sempre accompagnate da un certificato di garanzia corredato di descrizione e foto, che ne attestano unicità e autenticità (il costo di una Sacra Famiglia, è compreso tra 1.500 e 1.700 euro).
La mostra si avvale della collaborazione del Comune di Bologna e del Patrocinio del Quartiere Santo Stefano.

 

 

Ivan Dimitrov: nasce a Dupnitsa nel sud-ovest della Bulgaria, giunge in Italia in giovane età, negli anni settanta completa la sua formazione tra Venezia, Firenze, Milano e Roma. Si stabilisce a Bologna continuando a viaggiare per tutta Europa. È definito personaggio eclettico, introverso, imprevedibile. Con il suo linguaggio figurativo riesce a interagire con il pubblico senza intermediazioni. La sua arte è stata spiegata come un “concetto di modernità e di attualità” senza ricorrere a sotterfugi estetici, a incomprensibili mimetizzazioni, all’insulto provocatorio, alla fredda e tecnologica immagine multimediale. Tra le sue opere - oltre ai noti presepi - ammirevoli i bassorilievi in terracotta dedicati a Bologna, ottenuti ispirandosi alla corrente artistica del “vedutismo realistico” (realizzando poi la mostra “Sotto il segno dei portici”) e esponendo in una mostra tematica itinerante, “Giocattoli e ricordi”, composta da dipinti ad olio raffiguranti vecchi giocattoli, mostra  corredata proprio da giocattoli d'epoca del primo Novecento. Le opere di Ivan Dimitrov sono raccolte in una serie di pregevoli volumi monografici da collezione, creati e stampati secondo i canoni della migliore tradizione tipografica artigianale, ricchi di fotografie di alta qualità riprodotte a colori.


Fino al 6 gennaio
a Bologna
Nativity i presepi artistici di Ivan Dimitrov:
Sala Museale Possati, Complesso del Baraccano
Via Santo Stefano 119 BO

Orari:
Giorni feriali: 9:30 – 12:30 | 15 – 18
Giorni festivi: 9:30 – 12:30 | 14:30 – 19
Natale e Capodanno: 9:30 – 12:30 | 15 – 19
L’ingresso è sempre gratuito

Credits
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La neve è arrivata e - sulle piste di Canazei, in Val di Fassa - scatta l’ora dello sci…

È l’oggetto del desiderio dell’inverno: la neve! E finalmente è arrivata quella vera, quella caduta dal cielo e… sulle piste di Canazei, in Val di Fassa, scatta l’ora dello sci…

Contenti per questa bella nevicata?” - domanda Antonio Farnè, inviato del Tg2 porgendo il microfono ad alcuni turisti appena scesi dalla cabinovia - :
Finalmente si torna a sciare e a godersi queste belle giornate” – dice una turista sorridente, mentre un altro, snowboard munito, si dice prontissimo a buttarsi in discese su discese – e diversi ragazzi tutti sorridenti: “Dopo tanta attesa oggi siamo felici di essere qui!

Lo start della stagione invernale coincide con il periodo di sant’Ambrogio e dell’Immacolata, un rito che si ripete tutti gli anni su tutto l’arco alpino e dolomitico. In questo fine settimana gli alberghi in quota sono vicini al sold out e sono in arrivo anche molti stranieri, soprattutto dall’Est Europa… ottima premessa in prossimità delle feste di Natale.
Nel nostro Paese il “turismo di montagna” vale miliardi di euro… È un settore che tiene nonostante i rincari rispetto all’anno scorso. Tante allora sono le promozioni per mitigare l’impatto del “caro sci” sui 110 chilometri di piste nel comprensori o che fa parte del Dolomiti Superski, una spinta importante per l’overture stagionale dell’ultimo week end.

   

 
   

 

Antonio Farnè intervista Nicolò Weiss, direttore dell’Apt Val di Fassa: “La neve ha portato tanti sorrisi, quelli di sciatori e turisti…” – “Sì, la stagione è iniziata bene. L’inverno è la stagione regina per noi in val di Fassa, tantissimo è stato fatto per accogliere le migliaia di persone che amano la nostra valle e lo sci.” E ancora Farnè chiede: “Prospettive per quanto riguarda le imminenti festività di Natale?” – “Sicuramente per noi Natale e Capodanno dovranno andare bene: abbiamo lavorato tanto e bene e ci aspettiamo che ci siano tantissime persone che vengano, anche meglio rispetto agli anni scorsi”.  “Tra l’altroFarnè parla rivolto a WeissLa Val di Fassa ha un’importante capacità ricettiva…”
Assolutamente: abbiamo quasi 20 mila posti letto in hotel, e altri 20 mila nell’extra alberghiero, quindi ogni turista può trovare la tipologia di sistemazione che è più rilevante per lui” –
Insomma, il sistema montagna sembra tenere – deduce Farnè Ogni anno nel nostro Paese il turismo bianco è capace di generare un giro d’affari di 24 miliardi di euro, tutto  nonostante i rincari che secondo le ultime rilevazioni vogliono che un soggiorno sulla neve costi il 6% in più mediamente rispetto all’anno scorso. Voi, direttore, cosa fate per mitigare gli effetti del caro sci?” – e Weiss risponde: – “Abbiamo diverse promozioni: in questo momento, attiva fino al 21 dicembre, la Dolomiti Premiere (praticamente l’ospite che alloggia 4 giorni riceve un giorno di ospitalità gratis e un giorno di skipass gratuito). A marzo 2025 avremo altrettante promozioni”. – concludendo Farnè chiede – “Ci sono promozioni anche per i bambini?” – e Weiss in chiusura risponde: – “I nati tra il 2017 ad oggi, possono sciare gratis con un adulto pagante, quelli invece dal 2007 al 2017, ricevono uno sconto del 30%!” 

Così la lunga stagione della Val di Fassa, appena iniziata, durerà fino al prossimo aprile. Il turismo del nostro Paese ha sicuramente bisogno anche della montagna… e che montagna, questa!

Immagina: sei comodamente seduto su una seggiovia,
il sole illumina il tuo viso, metro dopo metro ti avvicini
al Catinaccio, al Sassolungo, al Sella, al Pordoi.
Arrivato in cima, sistemi la maschera, agganci bene
gli sci e via! Solo un sogno? No, in Val di Fassa è tutto
vero ed è così ogni giorno!

APT VAL DI FASSA
Strèda Roma, 36 Canazei (Italia)
Tel +39 0462 609500
www.fassa.com


(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Semplici regole per rispettare la montagna e i suoi abitanti: dodici cose da mettere nello zaino per le escursioni in montagna

In Alto Adige oltre il 64% della superficie totale si trova al di sopra dei 1.500 metri sul livello del mare. I boschi ricoprono il 50% del territorio e il paesaggio è attraversato da oltre 16.000 km di sentieri escursionistici segnalati. Con questi numeri, non stupisce che esista un gruppo di strutture specializzate nell’escursionismo: i Vitalpina® Hotels Südtirol/Alto Adige.

Quando ci si approccia alla montagna, però, è fondamentale rispettare alcune semplici regole di comportamento, per questo i Vitalpina Hotels hanno messo insieme un vero e proprio “Galateo della montagna”.

  

 

Escursionismo e regole da rispettare

Esiste una serie di regole non scritte da seguire in montagna (e non solo!) che si basano su una parola chiave: rispetto, per il luogo e i suoi abitanti, vegetali, animali e umani. Da qui dovrebbero derivare tutti i nostri comportamenti. Ecco allora alcune semplici norme di buon senso che i Vitalpina Hotels Südtirol/Alto Adige hanno messo insieme, a garanzia di una permanenza pacifica in montagna.

  • Informarsi sulle condizioni meteo prima di partire, perché la nostra escursione non si trasformi in una brutta avventura.
  • Vestirsi in modo adeguato. Innanzitutto scarpe da trekking di buona qualità ai piedi e in secondo luogo un abbigliamento sportivo tecnico, adatto alla stagione.
  • Conoscere il proprio livello di preparazione: non è una sfida, non siamo in gara, bisogna saper ascoltare il proprio corpo e decidere di conseguenza, anche di tornare indietro se serve.
  • Preparare lo zaino in modo da portare con sé tutto quello che può servire durante l’escursione.
  • Non dare da mangiare a mucche, pecore e animali selvatici.
  • Portare con sé i rifiuti, fosse anche una buccia di banana. In montagna non devono rimanere tracce del nostro passaggio.
  • Tenere al guinzaglio il proprio amico a quattro zampe per evitare che possa rincorrere e spaventare gli animali selvatici.

Rispettando queste piccole norme, non solo si rispetta la montagna, ma si evita anche di mettersi in pericolo e con noi di mettere a rischio altre persone.

12 cose da mettere nello zaino

Una delle regole del galateo della montagna prevede che l’escursionista prepari lo zaino con tutto ciò che può essere utile in escursione. Avere tutto l’occorrente permette di affrontare anche le piccole emergenze che possono verificarsi durante la giornata. Ma come si prepara lo zaino? La risposta non è così scontata.
Anche in questo caso ci vengono in soccorso i Vitalpina Hotels Südtirol/Alto Adige che, da esperti escursionisti e profondi conoscitori della montagna, hanno stilato un elenco prezioso di 12 cose da mettere nello zaino:

  1. Borraccia d’acqua che poi si potrà riempire attingendo dalle fontane di acqua potabile che si incontrano lungo l’escursione.
  2. Maglia di ricambio: quando si arriva in cima e ci si ferma finalmente per una meritata sosta meglio togliere gli indumenti sudati e sostituirli con qualcosa di asciutto.
  3. Crema solare, anche quando il tempo è nuvoloso, in alta quota i raggi del sole possono lasciare il segno. Non è male a questo proposito avere anche un berretto o una bandana per proteggere la testa.
  4. Kway, anche quando il tempo è soleggiato. In montagna il tempo cambia in fretta ed è meglio essere attrezzati.
  5. Cerotti per le piccole emergenze.
  6. Cibo, un pezzo di cioccolata o della frutta secca, ma soprattutto una delle barrette energetiche firmate Vitalpina alla frutta e ai cereali disponibili in hotel. Anche se abbiamo previsto di fermarci per il pranzo in un rifugio, è sicuramente buona cosa avere con sé uno snack per ricaricarsi.
  7. Coltellino tascabile multiuso, può sempre tornare utile.
  8. Lampada frontale o torcia, possono servire nel caso in cui il percorso preveda gallerie o si ritorni più tardi del previsto.
  9. Binocolo, non è obbligatorio ma può rivelarsi prezioso per osservare gli animali selvatici che si incontrano durante il cammino.
  10. Bastoncini da escursione, magari telescopici così da agganciarli allo zaino in caso di inutilizzo. Possono sempre tornare utili.
  11. Sacchetto per i rifiuti.
  12. Cellulare carico. Ok, non occorreva dirlo, era scontato! Ma meglio assicurarsi di avere sempre la possibilità di comunicare con qualcuno, soprattutto se si cammina da soli.

Specialisti delle escursioni

Tutte le strutture che fanno parte del gruppo Vitalpina Hotels sono specializzate in escursionismo: è questo il must della vacanza nella natura in Alto Adige. Spesso sono gli albergatori stessi che accompagnano gli ospiti nelle passeggiate più suggestive e nei luoghi meno noti raccontando loro aneddoti e curiosità sul posto. Numerose sono le proposte anche per l’estate.

Il Cyprianerhof Dolomit Resort***** di Tires ad esempio propone il pacchetto “A caccia di vette” comprensivo di: 6 pernottamenti in mezza pensione, 4 vie ferrate con guida alpina, noleggio attrezzatura tecnica, escursioni guidate, uso del centro benessere Similde SPA con buono wellness di 50 euro, Mobilcard. Il tutto a partire da 1.218 euro a persona.

Altra struttura dei Vitalpina Hotels, l’Alpenwellness Hotel St. Veit**** di Sesto mette a disposizione il pacchetto: “Estate nelle Dolomiti”. L’offerta comprende: 4 notti in 3/4 pensione, programma settimanale con escursioni guidate, noleggio di zaini, bastoncini da nordic walking e da trekking, poncho per la pioggia, bussole e mappe escursionistiche, Mountain Card libero utilizzo della Spa con borsa wellness, a partire da 599 euro a persona.

A Castelrotto, il Vitalpina Schgaguler Hotel****S organizza il pacchetto “Rigenerarsi secondo natura” comprensivo di: 5 notti in mezza pensione, welcome drink, escursione guidata all’alba per godersi lo spettacolo del sorgere del sole, Bagno nel bosco, Aroma massaggio per corpo e mente, Massaggio testa, nuca, collo. A partire da 990 euro a persona.

A Terento al Vitalpina Terentnerhof****S gli ospiti possono scegliere il pacchetto “Nature & me - hike to happiness”. L’offerta comprende: 5 pernottamenti in mezza pensione, aperitivo di benvenuto, escursioni guidate sulle Dolomiti di diversi livelli di difficoltà, golosa sorpresa in vetta, noleggio di bastoncini e zaini da trekking, comodo bus-navetta per le escursioni, programma active. Il tutto a partire da 3.775 euro a persona.

Vacanza attiva e sostenibile nella natura

“Montagna è vita” è lo slogan dei Vitalpina® Hotels Südtirol/Alto Adige. Una convinzione saldamente radicata nelle strutture, una trentina, che appartengono al gruppo. I Vitalpina Hotels non sono solo un punto di partenza da dove andare in autonomia alla scoperta della montagna o dello stile di vita alpino. Gli albergatori stessi sono amanti della montagna e spesso anche guide alpine o escursionistiche, che conoscono benissimo il territorio e amano condividere con i propri ospiti la passione per l’attività outdoor. Oltre a fornire tutte le informazioni e la consulenza necessarie, propongono almeno tre escursioni guidate a settimana, alle quali cercano di partecipare personalmente.

Ma la natura dell’Alto Adige si ritrova anche all’interno degli hotel: nelle stanze realizzate con materiali naturali locali, nell’atmosfera tipica e nei trattamenti Spa e wellness a base di prodotti autoctoni. E naturalmente a tavola, nelle specialità culinarie dai sapori alpini e mediterranei, dove le materie prime locali e stagionali giocano un ruolo di primo piano. Molti albergatori inoltre, per un convinto principio di sostenibilità, fanno uso di alimenti autoprodotti o comunque provenienti dalle immediate vicinanze.

Fin dalla loro fondazione, i Vitalpina Hotels hanno fatto della sostenibilità un punto cardine. Tutti gli hotel sono caratterizzati da metodi di costruzione sostenibili e a risparmio energetico, nonché ecologici e privi di sostanze inquinanti. Riscaldano con materie prime rinnovabili, usano materiali naturali e tipi di legno locali per i loro interni, prestano attenzione ai percorsi brevi di trasporto, prodotti che risparmiano imballaggi ed evitano i rifiuti. Nel 2021 i Vitalpina Hotels Südtirol sono diventati il primo gruppo d’offerta nel settore alberghiero ad aderire all’unanimità al Patto per la neutralità climatica “turn to zero”. Dal 2023 calcolano le emissioni di CO2 con il calcolatore “Terra Footprint powered by EarthCheck” per continuare a dare il loro contributo ecologico ed economico. Il calcolatore, appositamente sviluppato, è un prodotto congiunto dell'Unione Albergatori e Pubblici Esercenti (HGV) dell’Alto Adige e del Terra Institute.
Tutto questo per un semplice motivo: far sì che anche le future generazioni possano godere delle meraviglie di questo paradiso naturale chiamato Alto Adige.

 

Vitalpina® Hotels Südtirol/Alto Adige
Tel. 0471 999 980 – www.vitalpina.info


Alto Adige: al via la stagione invernale del Bad Moos Aqua Spa Resort.

Il profumo del Natale:
fino al 21 dicembre 2024 pacchetto soggiorno e skipass
dal 22 al 27 dicembre si festeggia il Natale
Vi sveliamo la ricetta dei Lebkuchen, i biscotti di Natale al pan di zenzero.


Il profumo dei biscotti appena sfornati, le luci dell’albero di Natale, la melodia suonata dall’arpa in sottofondo. È il Natale al Bad Moos Aqua Spa Resort di Sesto, in Alto Adige. Un’atmosfera magica e unica per trascorrere le feste invernali nel paesaggio innevato della Val Fiscalina, assaporando le tradizioni altoatesine e godendo dello charme e di tutti i comfort del Resort.
La stagione invernale si è aperta il 6 dicembre 2024 per la festa dell’Immacolata con un pacchetto vantaggioso completo di skipass per il divertimento sulle piste fino a Natale.

L’attesa, tra sci e mercatini

Il tempo dell’attesa è davvero bello se lo si programma per tempo. Una vacanza al Bad Moos permette di entrare lentamente nell’atmosfera delle feste, dedicandosi ad esempio al divertimento sulle piste, già perfettamente preparate. Il comprensorio sciistico delle 3 Zinnnen Dolomites, comodissimo al Bad Moos grazie agli impianti di risalita della croda Rossa appena fuori dall’hotel, mette a disposizione 115 km di piste panoramiche, sempre innevate e battute, di tutti i livelli di difficoltà, blu rosse e nere. E poi grazie al "Pustertal Ski Express" si continua a sciare anche a Plan de Corones.

Fino al 21 dicembre 2024 si può scegliere il pacchetto “Dolomiti Super Première” comprensivo di: 4 pernottamenti con ricco buffet di prima colazione, merenda altoatesina nel pomeriggio e cena con menu a scelta di 4-5 portate e 4 giorni di skipass, tutto al prezzo di 3. Inoltre compreso nel prezzo: menu light feel good, libero utilizzo della Spa Soma & Anima, programma di attività Move & Balance. Il tutto a partire da 500 euro a persona.

Non solo, una vacanza in questo periodo è l’occasione perfetta per dedicarsi ai vicini mercatini di Natale. A una decina di chilometri dal Bad Moos Aqua Spa Resort, il Mercatino di Natale tra le Dolomiti di San Candido è composto da casette in legno con artigianato locale e specialità culinarie locali. Ad appena 15 km si può visitare anche il Natale sotto le Tre Cime a Dobbiaco, un mercatino gastronomico con i profumi e i sapori della tradizione. E poi eventi speciali, programma musicale, attività per i bambini e prodotti artigianali da regalare.

Natale al Bad Moos

La settimana più suggestiva dell’anno, quella del Natale, trascorsa in montagna diventa ancora più magica. Una passeggiata nel paesaggio innevato e silenzioso della Val Fiscalina, un punch caldo davanti al caminetto e al grande albero di Natale, i suoni evocativi di arpe e violini dopo cena. Il pacchetto “Natale nelle Dolomiti”, dal 22 al 27 dicembre 2024 comprende: 4 pernottamenti in 3/4 pensione, menù speciali nei giorni festivi, festa della Vigilia il 24 dicembre con regalo di Natale e 1 buono Spa del valore di 50 euro a persona. Il tutto a partire da 728 euro a persona.

Visto il clima rigido, il buono nella Spa può facilmente trasformarsi in un trattamento “caldo”, come un bagno benessere da vivere da solo o con il partner, una seduta nella benefica Grotta solfata o un massaggio rilassante. Calore e vapore attendono gli ospiti anche nell’innovativa area sauna con diverse tipologie di ambienti adatti a ogni esigenza e sale relax esclusive.

La ricetta dei Lebkuchen al pan di zenzero

Ogni anno in questo periodo torna la tradizione dei biscotti di Natale! Tra le tante diverse ricette, direttamente dal Comprensorio sciistico 3 Zinnen Dolomites arriva quella dei Lebkuchen al pan di zenzero.

Ingredienti per 80 biscotti: 500g di farina di grano tenero, 250g di farina di segale, 20g di soda da cucina, 300g di miele, 200g di zucchero, 1 uovo, 2 tuorli d'uovo, 200g di burro, 1/2 buccia di limone, 1 bustina di zucchero vanigliato, 1 bustina di preparato per biscotti al pan di zenzero, latte da spalmare, nocciole o glassa di zucchero per la decorazione.
Procedimento: mescolare la farina di grano, la farina di segale e la soda da cucina. Scaldare leggermente il miele e lo zucchero. Mescolare l'uovo, i tuorli d'uovo e il burro morbido con la buccia di limone, lo zucchero vanigliato e il preparato per pan di zenzero e impastare tutti gli ingredienti. Coprire l'impasto e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno 3 ore. Poi impastare leggermente la pasta, stenderla sottile di circa 8 mm, ritagliare le forme desiderate e spalmarle con un po' di latte. Mettere i biscotti in forno a 180 gradi per 10-15 minuti.
Altre ricette nel sito https://www.trecime.com/it/storie/biscotti-di-natale.html

 


Bad Moos
Aqua Spa Resort

via Val Fiscalina 27
Sesto Moso (BZ)
Tel. 0474.713100
www.badmoos.it


Natale 2024: le esperienze da regalare per ritrovare la magia delle fiabe e dei Grandi Classici

Dalle ciaspolate sulla neve alle corse con gli Husky, sei avventure da vivere in famiglia per tornare bambini e riscoprire l’atmosfera delle storie più amate di sempre.
Il Natale porta con sé un’atmosfera unica, che ci fa tornare alle fiabe e ai Grandi Classici che hanno segnato la nostra infanzia. La natura si veste di bianco, il silenzio dei boschi innevati avvolge ogni suono, e l’aria si riempie del fruscio leggero dei fiocchi che cadono. È il momento perfetto per immergersi in scenari incantati da fiaba e riscoprire il fascino dei Grandi Classici, dove grandi e piccoli possono vivere avventure che richiamano il mondo dei racconti magici e i film di animazione più iconici di sempre.

 

 Regalare un’esperienza di questo tipo è molto più di un semplice dono: è un invito a scoprire la meraviglia della neve, a camminare tra alberi incantati, a incontrare animali da vicino e a lasciarsi sorprendere dalla bellezza selvaggia che solo la natura sa offrire.

Se quest’anno desiderate un regalo davvero speciale per vivere la magia delle feste, queste esperienze outdoor sono ideali per creare momenti indimenticabili in famiglia. Freedome, startup innovativa che offre oltre 4.500 esperienze outdoor in tutta Italia, con una community di 300.000 partecipanti e più di 1.500 operatori professionali, ha selezionato attività pensate per grandi e piccini, perfette per un Natale che riaccende la magia delle storie più amate, sulla neve e a contatto con la natura.


Sleddog – Rivivi il coraggio di Balto

Per chi ama le storie di coraggio, una corsa in sleddog è un viaggio nelle eroiche imprese di Balto. Guidare una slitta trainata da Husky in un paesaggio innevato e silenzioso permette di rivivere l’avventura di quei cani leggendari, capaci di affrontare il gelo per una missione di salvezza. È un’esperienza ideale per chi cerca una sfida epica e autentica, da vero musher, dove la bellezza incontaminata della natura si unisce allo spirito di un’impresa eroica.

https://freedome.it/attivita/sleddog-adventure-castelmagno-provincia-cuneo/

 

 

Ciaspolata per famiglie – Il regno incantato di Frozen

Una passeggiata tra la neve, con le ciaspole ai piedi, permette di esplorare boschi silenziosi e paesaggi candidi, proprio come il regno di Frozen. Questa attività è perfetta per le famiglie che desiderano vivere la bellezza dell’inverno senza rinunciare al fascino dell’avventura, in un’esperienza che riporta a quel mondo incantato che ha affascinato grandi e piccoli.

https://freedome.it/attivita/la-neve-che-magia-ciaspolata-per-famiglie-a-bardonecchia/ 

 
Passeggiata con alpaca – La dolcezza di Cappuccetto Rosso e gli Amici del Bosco

Per un’esperienza all’insegna della tenerezza, una passeggiata con gli alpaca evoca l’incanto di Cappuccetto Rosso, con la sua amica natura e gli animali del bosco. Questi docili animali diventano i perfetti compagni di camminata tra gli alberi, insieme a una guida che accompagna i partecipanti. Dopo la passeggiata, la visita alla fattoria didattica permette di conoscere tanti altri amici animali, per un’esperienza indimenticabile e immersiva nel cuore della natura.

https://freedome.it/attivita/passeggiata-alpaca-boschi-venasca-cuneo/

Falconeria – Un giorno con Edvige di Harry Potter

Per i piccoli maghi di casa e per tutti coloro che hanno sognato di ricevere la lettera per Hogwarts, l’esperienza di falconeria è il regalo ideale. In compagnia di rapaci affascinanti, questa attività trasporta nel mondo di Harry Potter, dove il volo dei falchi e delle civette riporta immediatamente all’iconica figura di Edvige. Un giorno da falconiere è un’avventura incantata, perfetta per vivere la magia degli animali da preda.

https://freedome.it/attivita/falconiere-per-un-giorno-cuneo/


Speleologia – La miniera dei nani di Biancaneve

Per i piccoli esploratori e chi è affascinato dai mondi sotterranei, questa escursione speleologica riporta alla mente la miniera dei Sette Nani in Biancaneve. Addentrarsi nelle grotte, scoprendo cavità nascoste e formazioni rocciose, è come esplorare un universo sotterraneo ricco di meraviglie e misteri. Un’esperienza che farà vivere a tutti la magia della scoperta.

https://freedome.it/attivita/escursione-speleologica-grotte-carsiche-tana-che-urla/

 

Tarzaning – Ritrova lo spirito di Tarzan

Per chi vuole ritrovare l’anima avventurosa e un po’ selvaggia di Tarzan, il Tarzaning è l’attività ideale. Tra funi, ponti sospesi e carrucole, ci si può muovere tra gli alberi e sfidare la gravità, in una giornata che farà riscoprire il bambino che è in ognuno di noi. Un’esperienza adrenalinica che unisce la gioia del movimento alla bellezza della natura, ideale per un Natale diverso e all’insegna del divertimento.

https://freedome.it/attivita/esperienza-tarzaning-lago-maggiore/

 


Freedome
è il primo portale di esperienze outdoor in Italia con oltre 4.000 attività all'aria aperta disponibili in tutto il paese, offre un'infinita gamma di avventure guidate dai migliori professionisti del settore. La missione è quella di rendere la ricerca e la prenotazione delle avventure outdoor facile e immediata, permettendo di vivere momenti indimenticabili. Che si stia cercando l'adrenalina del raftin, l'incanto di un giro in mongolfiera, la libertà del volo in parapendio, la serenità di una passeggiata a cavallo o il brivido di un'escursione in quad. Con Freedome si trova l'avventura su misura: + di 4.500 attività disponibili + di 1.500 operatori professionali selezionati + di 200.000 indimenticabili avventure vissute.

Siamo anche una società benefit, consapevoli del nostro impatto sulle comunità locali. Collaboriamo con piccoli operatori, spesso situati in zone rurali, promuovendo uno stile di vita sano e attivo. Crediamo che le esperienze outdoor possano non solo arricchire la tua vita, ma anche contribuire al benessere delle comunità che ci ospitano.


via Cavour, 2
Parco Scientifico Tecnologico ComoNext
22074 – Lomazzo (CO)
Italia


La Sagra del Cavalluccio annuncia il Natale a Cingoli e, sul Balcone delle Marche, è gran festa!

La Sagra del Cavalluccio annuncia il Natale e a Cingoli - sul Balcone delle Marche - è gran festa!

Il dolce tipico cingolano apre il periodo delle festività natalizie e diviene occasione ideale per conoscere uno dei Borghi più belli d’Italia.
Non ci troviamo nelle remote gelide lande finlandesi, in quel di Rovaniemi, fiabesca casa di Babbo Natale, ma al centro dell’ondulata distesa di morbide colline che disegnano l’entroterra marchigiano, un dolcissimo paesaggio dominato da Cingoli, uno dei Borghi più belli d’Italia che grazie alla sua panoramica posizione è denominata il “Balcone delle Marche”.

In questo periodo la città è avvolta in magiche atmosfere che proiettano l’ospite in un caldo clima di festa! Infatti, l’ideale inizio delle festività natalizie a Cingoli è rappresentato dalla Sagra del Cavalluccio, un tradizionale evento che ha il suo culmine nel fine settimana dell’Immacolata, sabato 7 e domenica 8 dicembre.


Comune di Cingoli
, Grand Tour delle Marche e Istituto alberghiero “G. Varnelli” rivolgono un invito a compiere un dolce viaggio nel territorio cingolano alla scoperta di una tipicità locale che rappresenta appieno il senso di genuinità, sapiente scelta delle materie prime e saggezza popolare, tre qualità sintetizzate proprio nel Cavalluccio, un tipico dolce locale che affonda le sue radici nelle tradizioni contadine ed è preparato con ingredienti che le donne di Cingoli, da generazioni, dosano con diverse sfumature da casa a casa. Una tradizione sempre viva che rende questa prelibatezza, tipica del periodo invernale, un vero e proprio patrimonio gastronomico del territorio.

Un weekend di festa per entrare “con dolcezza” nel clima natalizio accompagnati dal Mercatino dei Cavallucci, da show cooking ed animazione a cura delgruppo folk “Balcone delle Marche”. A sottolineare l’importanza di questa specialità per la città, anche la terza edizione del concorso “Il Cavalluccio della Vergara”.

Per tutto il periodo natalizio e fino al 25 gennaio, Cingoli propone un intenso programma di accoglienza ideato per soddisfare visitatori e turisti in cerca di esperienze immersive nell’autenticità di una comunità locale ricca di tradizioni ed identità: presepi che animano le varie zone della città, luminarie che accendono di colori vie e piazze, concerti che proiettano gli ospiti nell’atmosfera natalizia, commedie dialettali, rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri e tante iniziative dedicate ai bambini. Un vero e proprio villaggio di Babbo Natale, in terra marchigiana, che resta aperto per quasi due mesi!

La Sagra del Cavalluccio è tappa storica del Grand Tour delle Marche, promosso da Tipicità ed Anci Marche. Tutte le informazioni su eventi ed iniziative per vivere il Natale di Cingoli su www.tipicita.it

 


A grande richiesta Langosteria a St. Moritz, ha appena riaperto!

Il ristorante, prestigiosa location nel cuore dell’Engadina, ripropone la sua terza stagione invernale, offrendo ancora una volta l'inconfondibile qualità della cucina Langosteria nell'incantevole atmosfera delle Alpi Svizzere.

Langosteria St.Moritz si trova a Chesa Chantarella, una suggestiva baita di montagna con un’ampia terrazza con accesso diretto alle piste del comprensorio sciistico del Corviglia. Circondata da un panorama mozzafiato e caratterizzata da un ambiente caldo e accogliente, è facilmente raggiungibile sia in funivia che in auto.

Il design degli interni si distingue per un raffinato equilibrio tra tradizione e modernità, con il legno protagonista che conferisce al ristorante un’estetica avvolgente e armoniosa. Le pareti, arricchite da oblò con mosaici raffiguranti simboli della tradizione gastronomica di Langosteria, aggiungono un tocco artistico distintivo, mentre l’illuminazione crea scenari intimi ed eleganti. Gli spazi sono pensati per offrire una varietà di esperienze: dalla sala principale, impreziosita da ampie vetrate che incorniciano la vista sulle montagne, al salottino privato, fino all’ampia terrazza outdoor, cuore pulsante della struttura, perfetta per godere della magia del paesaggio alpino. Il ristorante offre la possibilità di riservare aree dedicate per eventi privati, rendendo Langosteria St. Moritz la cornice ideale per vivere momenti indimenticabili

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Grazie a una selezione accurata delle migliori materie prime provenienti da tutto il mondo, la cucina di Langosteria unisce la raffinatezza della tradizione italiana a un approccio innovativo e cosmopolita, creando un’esperienza unica e sofisticata. Nel menù, gli immancabili signature dishes (piatti che identificano lo chef) si alternano a proposte gastronomiche peculiari studiate ad-hoc per St Moritz.

Alla guida del ristorante l’Executive Chef Antonio D’Ambrosio e il Restaurant Manager Gianluca Penna.

L’offerta culinaria è arricchita da una selezione di vini pregiati ed etichette ricercate curata da Valentina Bertini, Corporate Wine Manager del Gruppo.

Langosteria St. Moritz rinnova anche per questa stagione la collaborazione con Deodato Arte, galleria rinomata per la sua collezione di artisti moderni e contemporanei di fama internazionale, con un forte focus sulla cultura Pop, Street e Urban. Una selezione di opere d’arte, curata su misura, sarà esposta all’interno del ristorante, arricchendo l’esperienza del fine dining (esperienza sensoriale unica) con un dialogo creativo tra arte e gastronomia d’eccellenza. Questo incontro tra sapori raffinati e arte iconica dà vita a nuove narrazioni, trasformando l’atmosfera raffinata e accogliente di Langosteria in una vera e propria galleria d’arte vivente.

 

Langosteria fondata nel 2007 da Enrico Buonocore, si è imposta come una realtà leader nel mondo fine dining. Il brand propone una cucina raffinata incentrata sull'eccellenza, unendo la tradizione ad un approccio contemporaneo, caratterizzata dai migliori ingredienti di mare, provenienti da ogni parte del mondo. Langosteria è più di un ristorante, è la celebrazione di una ricerca continua di qualità e ospitalità, dove la cura per il dettaglio parte dalla cucina per arrivare alla tavola, creando delle esperienze indimenticabili. Il Gruppo oggi conta sette location, quattro a Milano, una a Parigi al settimo piano dell’hotel Cheval Blanc Paris e due destinazioni leisure: Paraggi e St Moritz. Langosteria continua la sua espansione internazionale, con nuove aperture programmate a Londra, Porto Cervo e Miami.


www.langosteria.com


Nuova apertura della Galleria Leòn di Leonardo Iuffrida con la mostra “Flemish Flair”

In occasione della nuova apertura, la Galleria Leòn - di Leonardo Iuffrida - presenta la mostra “Flemish Flair” di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni.

La città di Bologna è pronta ad accogliere la Galleria Leòn, diretta da Leonardo Iuffrida: un innovativo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea. Situata in pieno centro, la galleria si distingue per offrire ampia varietà nei generi e nei temi trattati, prestando particolare attenzione alla fotografia e alle espressioni artistiche che usano il corpo come principale strumento di comunicazione.

Venerdì 6 dicembre 2024 alle 18.30, la Galleria Leòn aprirà ufficialmente le porte al pubblico, invitando appassionati d’arte, collezionisti, addetti ai lavori e professionisti del settore a scoprire un’esperienza artistica unica nel suo genere.
La galleria è a carattere commerciale ed è caratterizzata da due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

In occasione dell’apertura, il fondatore Leonardo Iuffrida presenta la doppia personale “Flemish Flair” di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni, due fotografi italiani il cui stile richiama alla memoria le atmosfere degli artisti fiamminghi.

Flemish Flair offre al pubblico l’opportunità di immergersi in un tempo e uno spazio lontani, in cui riecheggiano le atmosfere nordiche dei grandi pittori fiamminghi del Quattro-Cinquecento, quando una nuova luce apriva lo sguardo ad orizzonti di speranza e progresso. Tra porzioni di corpi umani che emergono da sfondi notturni, oggetti scintillanti e visioni arcane e sospese, nelle opere di entrambi i fotografi la luce scivola sulla superficie di persone, oggetti e tessuti, offrendone una resa quasi tattile. È una luce potente che apre le porte ad un mondo ideale, utopico e immaginifico, che solo la fotografia può rendere credibile. Grazie a giochi di riflessi, bagliori e accostamenti enigmatici, l’osservatore – con la mente e lo sguardo – ha il potere di plasmare un mondo fatto di bellezza e mistero.

Camilla Di Bella Vecchi si concentra sulla figura femminile e sulla grazia della gestualità delle mani. Realizza i suoi scatti quasi sempre attraverso l’utilizzo del suo stesso corpo, richiamando frammenti, momenti e scene che si ispirano a grandi capolavori della storia dell’arte.

Marco Gualdoni si focalizza sulla figura maschile e sulla costruzione di dimensioni enigmatiche. Il corpo dell’uomo, celebrato nel rispetto della visione classicista della bellezza, si fonde con elementi floreali e scultorei, venendo destrutturato fino a diventare un tutt’uno con l’architettura degli oggetti.

La mostra sarà visitabile fino al 15 febbraio 2025.

Il pubblico, inoltre, avrà l’opportunità di ammirare un’ampia selezione di fotografie vernacolari: ritratti, scatti di viaggi e di vita quotidiana, realizzate da persone comuni. Fotografie originariamente destinate a un uso personale o familiare, spesso dimenticate in album, archivi e collezioni private. Immagini che non nascevano come opere d’arte ma che, grazie alla loro bellezza, meritano di essere celebrate come autentici capolavori. Questi scatti possiedono anche un elevato valore storico-documentale, trasformandosi in veri e propri portali verso il passato, attraverso i quali è possibile osservare mode, stili, usi e costumi di epoche lontane e recenti. L’osservatore ha la possibilità di ridare loro nuova vita attraverso la propria immaginazione, conferendo nuova essenza a momenti che altrimenti sarebbero stati sommersi nell’oblio del tempo. E il collezionista diventa il nuovo custode di quel personale immaginario di cui la foto si fa finestra.

Completano il contesto espositivo le fotografie dei Maestri Bob Mizer e Bruce of Los Angeles, due tra i più importanti rappresentanti della Physique Photography, genere che si affermò tra l’inizio del XX secolo e gli anni ’60 del Novecento, concentrandosi sull’esaltazione della muscolosità di corpi maschili atletici.

Bob Mizer è considerato uno dei pionieri di questa forma d’arte per aver unito esplicitamente nudità, attività fisica ed erotismo, e per aver proposto i suoi scatti ad un pubblico di massa costituito da solo uomini, in tempi in cui l’omosessualità era osteggiata e la censura imperversava. É grazie a Physique Pictorial (1951-1990), considerata una delle prime riviste gay, che il nudo maschile uscì da accademie e circoli ristretti, per diventare oggetto non solo da studiare ed emulare, ma anche da desiderare. Le sue fotografie con ragazzi della porta accanto, dotati di una prorompente sensualità, hanno guadagnato riconoscimenti internazionali, passando nel 2013 anche per le prestigiose sale del Museo d’Orsay e del MOCA di Los Angeles.

Bruce of Los Angeles diede un tocco patinato al genere della Physique Photography, combinando sapientemente maestria tecnica con tocchi di glamour hollywoodiano. Sotto la sua lente, cowboy e uomini nudi fotografati all’aperto sono diventati divinità dall’eterna bellezza. Le sue opere sono state esibite presso Wessel + O’Connor Fine Art nel New Jersey nel 2008 e alla Stephen Cohen Gallery di Los Angeles nel 2012.

Un corner della Galleria sarà dedicato alla vendita di riviste indipendenti e pubblicazioni d’epoca da collezione.

Il 6 dicembre l'apertura della Galleria Leòn in via Galliera 42/A a Bologna, con il fondatore Leonardo Iuffridache presenta la doppia personale “Flemish Flair” di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni, due fotografi italiani il cui stile richiama alla memoria le atmosfere degli artisti fiamminghi.

 

 

Ingresso gratuito


Galleria Leòn Via Galliera 42/A, Bologna
Preview per i giornalisti: 6 dicembre ore 17.00
Inaugurazione al pubblico: ore 18.30
ORARI: Da martedì a sabato 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30
www.gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/


La XVIII Latta Loison si veste di scozzese Tartan per il Natale 2024

Quest’anno la Latta Limited edition “diventa maggiorenne” e Sonia Pilla per l’occasione ha creato una collezione ispirata allo stile scozzese.

Cinque motivi di Tartan unici per cinque irresistibili gusti di panettone nella latta da collezione: Classico AD 1476, Regal Cioccolato, Mandarino, NeroSale e Pera Cioccolato.

IL FASCINO RETRÒ DEL TARTAN PER LA LATTA XVIII LIMITED EDITION

La Latta XVIII Limited Edition è un omaggio di Sonia Pilla, moglie di Dario Loison e Art Director per Loison Pasticceri, allo "Scottish Style", ispirato ai suoi ricordi d'infanzia. Da bambina, infatti, Sonia indossava spesso la gonnellina in kilt, un cappellino con il pompon e camicette tutte in stile scozzese. Per lei, questi ricordi evocano l'inverno, con il tartan che richiama alla mente anche la tappezzeria degli alberghi di montagna di una volta, uno stile che preannuncia l'arrivo del Natale.

Sonia ha realizzato 5 diversi motivi per la Latta a tiratura limitata: avorio, blu notte, verde pino, bordeaux e tortora. Tutte le grafiche geometriche di linee e quadri che costituiscono i cinque diversi stili di Tartan della Latta 2024 sono progettate e realizzate interamente a firma Sonia Design. La maniglia in cordoncino di raso dorato richiama i colori della corona d'Avvento che incornicia il logo Loison sul coperchio della latta. Questo dettaglio non è casuale: proprio come la corona d'Avvento viene apposta sulla porta di casa come segno di benvenuto, così anche nel mondo Loison simboleggia accoglienza e buon auspicio.

 

DA 18 ANNI UNA LATTA A TIRATURA LIMITATA DA COLLEZIONARE

La Latta è un Must Loison da collezionare, realizzata a tiratura limitata da 18 anni ininterrotti. Aprendola e scartando la carta velina (filigranata con frammenti della tradizione pasticcera Loison) ecco apparire il Panettone: dapprima alla vista, poi con il suo inebriante profumo e poi al gusto. Anzi 5, i più golosi Loison: Classico AD 1476, forte di 72 ore di lievitazione naturale e ricco di uvette succose e scorze candite di arancia di Sicilia e Cedro di Calabria; Regal Cioccolato, un vero piacere per gli amanti del cioccolato fondente; Mandarino: un'esplosione di freschezza con canditi di mandarino tardivo di Ciaculli, presidio Slow Food; NeroSale: una combinazione intrigante e sofisticata unisce il gusto intenso del cioccolato fondente con una farcitura di crema di caramello al burro salato; Pera Cioccolato, un’accoppiata classica (ma sempre irresistibile) tra teneri canditi di Pera e un blend personalizzato di cioccolato del Sudamerica.

 


DOLCIARIA A. LOISON Srl
SS. Pasubio, 6  Costabissara VI  Italy
Tel: +39 0444 557844
www.loison.com

 


Premio alla carriera a Marco Caprai, vero esperto di vini

Si è tenuta nei giorni scorsi, nella suggestiva cornice della cantina di Eataly a Monaco, la presentazione del Falstaff Weinguide 2025 e tra i momenti più emozionanti della serata c’è stata la consegna del Premio alla Carriera a Marco Caprai – umbro di Foligno, sessant'anni, è amministratore delegato dell'azienda vitivinicola Arnaldo Caprai e la sua scelta etica gli era già valsa, lo scorso anno, il riconoscimento “Welcome. Working for refugee Integration” assegnato da dall'Unhcr, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati -

«È un riconoscimento bellissimo, che premia un impegno lungo 40 anni non solo mio, ma di tutti i nostri collaboratori», sottolinea Marco Caprai, orgoglioso.

Dal suo primo numero nel 1980, Falstaff è diventata la più importante rivista nella comunicazione enogastronomica, travel e design nei Paesi di lingua tedesca ed è per questo che il Premio alla Carriera assegnato a Marco Caprai ha un grande valore internazionale.

«Il lavoro di Falstaff è fondamentale per colmare un’importante lacuna nella comunicazione del vino, in Italia e non solo. Ricevere questo premio da voi è un onore» ha commentato Caprai durante la premiazione.

 

Nelle pagine della Falstaff Wein Guide Italien 2025 dedicate al Premio alla Carriera assegnato all’imprenditore umbro, si legge:

“Premio alla carriera, per me? Ma non sono ancora così vecchio, ha detto Marco Caprai quando gli abbiamo comunicato la notizia del suo premio. Sì, di solito riconoscimenti di questo tipo vengono assegnati alla fine di una lunga carriera lavorativa. Con i suoi 60 anni, Marco Caprai non è sicuramente alla fine della sua attività creativa. Ma nei quasi quarant'anni dedicati al vino, ha realizzato qualcosa di straordinario. Il nome di Marco Caprai e della cantina Arnaldo Caprai a Montefalco, in Umbria, è indissolubilmente legato al Sagrantino di Montefalco. Il Sagrantino è considerato la varietà d'uva con il più alto contenuto di tannini al mondo e negli anni '70, a causa della sua bassa resa e della struttura generosa dei suoi vini, era quasi caduto nell'oblio. Caprai ha riportato in auge il Sagrantino. In origine, però, tutto era iniziato in modo molto diverso. Marco aveva studiato scienze politiche e non aveva molto a che fare con il vino e la viticoltura. Tuttavia, c'era la tenuta Val di Maggio, che suo padre, l'imprenditore tessile Arnaldo Caprai, aveva acquistato all'inizio degli anni '70. Dopo qualche esitazione, Marco iniziò comunque a lavorare nella tenuta e si occupava inizialmente soprattutto della gestione. Ma presto fu colto dall'ambizione”.

Colpa del Sagrantino, varietà attorno alla quale circolano ancora oggi molti miti. «Tradizionalmente – prosegue Falstaff il Sagrantino veniva spesso vinificato come vino dolce con una dolcezza residua evidente. La dolcezza permetteva di ammortizzare la struttura massiccia dei tannini. Il risultato era un affascinante gioco tra dolcezza e note amare, un vino dolce opulento che sicuramente doveva abbinarsi alla perfezione a molti piatti medievali. Ma il Medioevo era finito, i vini dolci non erano più di moda e tutti volevano vini secchi e soprattutto economici. Marco Caprai, però, non si lasciò scoraggiare, piantò Sagrantino e iniziò a produrre Sagrantino secchi e potenti. Negli anni '90 tutti chiedevano vini di potenza, e il Sagrantino era il vino del momento. Con il suo Collepiano conquistò gli esperti di vino e nel 1996 alzò ancora l'asticella con il Sagrantino 25 anni. Ma Marco Caprai fu abbastanza lungimirante da capire che il boom sarebbe finito. Con entusiasmo, quindi, lavorò per rendere il Sagrantino più raffinato ed elegante. Nel 2015 chiamò Michel Rolland a Montefalco per questo scopo. Rolland ha sviluppato una vinificazione integrale specifica per il Sagrantino, che ha permesso di dare al vino più frutta e di rendere i tannini un po' più morbidi. Ma niente paura: il Sagrantino non è certo diventato un vino facile e ruffiano».

L'espressione più significativa della vinificazione integrale secondo Falstaff «si trova nello Spinning Beauty, che si distingue per un profumo fine con molta frutta, e al palato offre tannini impressionanti, ma scorre comunque morbido».

 

AZIENDA AGRICOLA ARNALDO CAPRAI IN SINTESI: poche altre cantine in Italia e nel mondo vengono identificate immediatamente solo citando il nome della denominazione a cui appartengono, come la Arnaldo Caprai, simbolo essa stessa del Sagrantino di Montefalco. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità: non solo rossi, ma anche bianchi. Il merito di questa avventura iniziata alla fine degli anni Settanta è di Marco Caprai, figlio di Arnaldo. È stato lui, infatti, più di chiunque altro a credere nella ricchezza del Sagrantino, reinterpretandolo in chiave moderna, attraverso i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale, che gli hanno permesso di conquistare così i favori del pubblico e della critica di tutto il mondo. Non da meno i bianchi: il Grecante Arnaldo Caprai, 100% Grechetto, è riuscito a conquistare la Top100 di Wine Spectator. Una grande azienda, la Arnaldo Caprai, che custodisce un’anima green, considerando fondamentali le tematiche riguardanti la sostenibilità, la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Il punto di osservazione resta sempre lo stesso: cercare di comportarsi in armonia con i cicli evolutivi naturali, preservando e valorizzando il territorio in cui si opera. Per questo l’azienda ha deciso di creare un Sistema di Gestione Ambientale conforme alle normative internazionali, sviluppando un protocollo volontario territoriale di sostenibilità ambientale, economica e sociale del processo produttivo. È in questo contesto senza pari, che nascono vini di indimenticabile stoffa, complessi ed eleganti, capaci di raccontare il meglio di tutta una regione, l’Umbria.


Località Torre, 1 Montefalco PG Italia
Tel. +39 (0)742 378802 Fax: +39 (0)742 378422
www.arnaldocaprai.it

 


Olio Evo, scoperte le ragioni per cui fa bene, ma non tutti i consumatori ne sono consapevoli...

Il 26 novembre, è la Giornata mondiale dell'Olivo, una speciale ricorrenza proclamata in occasione della 40esima Conferenza Generale dell'Unesco nel 2019 da una proposta del Libano e della Tunisia, per celebrare e conoscere l'albero originario del Mediterraneo e i suoi prodotti.

Nel contempo a Milano, presso l’Università degli Studi, conferenza: “Olio d’oliva: quando la scienza è da servire a tavola”.

Presentato presso l’Università di Milano uno studio promosso dalla Fondazione ETS - Istituto Nutrizionale Carapelli, che rivela i meccanismi genetici responsabili degli effetti salutistici dell’olio extra vergine di oliva, assieme ad una ricerca condotta sui consumatori che dimostra che gli italiani, in particolare i più giovani, non ne conoscono i benefici e ne consumano quantità insufficienti.

Dalla tavola rotonda di studiosi e istituzioni, emerge con forza l’esigenza di una maggiore informazione per i consumatori, attraverso una divulgazione più integrata basata sulla scienza, a partire dall’etichettatura, l’educazione alimentare nelle scuole fino alla formazione dei medici di base.

La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che l’olio extra vergine di oliva fa bene. L’ultima conferma arriva dallo studio “Effetti benefici dell’olio extra vergine di oliva: meccanismi molecolari coinvolti”, presentato oggi presso l’Università degli Studi di Milanodurante la conferenza “Olio d’oliva: quando la scienza è da servire a tavola”, da cui è emerso che le diete arricchite con olio Evo ad alto contenuto di polifenoli si associano a un profilo metabolico più sano.

Nonostante le numerose evidenze scientifiche sugli effetti salutistici dell’olio Evo, però, i consumatori sono poco informati sull’argomento. A dimostrarlo una survey* condotta dall’Istituto Nutrizionale Carapelli - Fondazione ETS, che rivela come oltre il 46% degli italiani non conosca i dettagli relativi ai benefici di questo alimento, tanto che il 35% ne utilizza meno di 2 cucchiai al giorno, quando invece gli esperti consigliano di impiegarne almeno 3-4. Ed è proprio con l’obiettivo di colmare queste lacune, più accentuate nelle fasce d’età più giovani, e di promuovere una corretta cultura alimentare, che l’Istituto Nutrizionale Carapelli ha organizzato la conferenza, per promuovere un incontro fra scienza e informazione, mettendo in luce i miglioramenti e le aree di intervento per una maggiore consapevolezza dei cittadini. 

 

Promossa dall’Istituto Nutrizionale Carapelli - Fondazione ETS e condotta dall’Università di Milano, in collaborazione con quelle di Perugia, Padova e Napoli, la ricerca presentata oggi ha dimostrato che le diete arricchite con olio Evo ad alto contenuto di polifenoli, come quella mediterranea, determinano un profilo metabolico più sano, con un effetto positivo sul peso corporeo e un netto miglioramento del profilo glicemico e quindi una riduzione del rischio di diabete. Si tratta dunque di un valido alleato per contrastare l’obesità e le sue gravi complicanze, come il diabete di tipo 2 e le patologie dismetaboliche.

I risultati della nostra ricerca, oltre a essere significativi di per sé, costituiranno una base per avviare nuove indagini e giungere a nuove fondamentali scoperte, che potranno certamente espandere le nostre conoscenze sui benefici di una adesione sempre più diffusa e corretta alla dieta mediterranea per la prevenzione delle malattie legate all’invecchiamento e all’obesità”, ha affermato il responsabile della ricerca, il professor Enzo Nisoli dell’Università degli Studi di Milano.

Tuttavia, i meccanismi oggetto dello studio sono poco noti al pubblico, tanto che secondo l’indagine circa il 24% degli italiani non sa cosa siano i polifenoli, percentuale che sale al 50% circa nei giovani under 25. Ecco perché nel corso dell’evento è stato presentato un approfondimento sulle caratteristiche e proprietà dei polifenoli a cura del Professor Maurizio Servili, dell’Università degli Studi di Perugia e membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Nutrizionale Carapelli Fondazione ETS.

 Come migliorare dunque le conoscenze dei consumatori? Una ricca Tavola Rotonda, moderata dalla Dott.ssa Elisabetta Bernardi, nota divulgatrice scientifica, ha evidenziato le tre aree principali: l’etichettatura, l’educazione alimentare e il ruolo dei medici di base.

Visto che oltre l’80% dei consumatori dichiara di leggere le etichette, sarebbe importante che queste veicolassero informazioni sui benefici salutistici. Come spiegato dalla Prof.ssa Maria Lisa Clodoveo dell’Università degli Studi di Bari e Membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Nutrizionale Carapelli Fondazione ETS, tuttavia, l’iter di approvazione dei claim salutistici è molto complesso e l’unico claim autorizzato - “I polifenoli dell’olio di oliva contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo” – risulta poco comprensibile, come evidenziato anche dalla survey, secondo cui oltre il 30% degli italiani non sa cosa significhi questa frase.

Il gap conoscitivo dei consumatori, in particolare dei giovani, è quindi da colmare anche attraverso l’educazione. Sul tema è intervenuto il Dr. Roberto Copparoni, Ministero della Salute - Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, che ha posto l’accento proprio sull’importanza dell’educazione alimentare come strumento di prevenzione. La salute necessita dell’azione coordinata di diversi attori sociali: istituzioni, università, consumatori, industria, grande distribuzione. In questo contesto l’educazione alimentare rappresenta lo strumento più importante, che consente di rendere coscienti i giovani sui rischi di cattive abitudini alimentari”.
Fondamentale inoltre il contributo dei medici di famiglia, primi naturali interlocutori della vita quotidiana dei cittadini, come ha ricordato il Dr. Claudio Cricelli – Società Italiana di Medicina Generale: “Il supporto del medico di famiglia ad un uso corretto dell’olio di oliva costituisce un elemento da sviluppare e perfezionare attraverso una informazione sistematica, utilizzando il suo ruolo di educatore della salute dei cittadini attraverso la diffusione delle continue evidenze scientifiche che confermano gli effetti positivi dell'olio Evo all'interno di una corretta educazione alimentare della popolazione del nostro Paese”.
Maggiore informazione ai consumatori quindi, ma è fondamentale che sia un’informazione corretta, basata sulla scienza. Per questo il Comitato Scientifico della Fondazione ha prodotto un compendio che riunisce tutte le più recenti evidenze scientifiche sui benefici dell’olio Evo presentato dal Prof. Francesco Visioli dell’Università degli Studi di Padova e Membro del Comitato Scientifico stesso. Il documento, supportato da un’ampia e autorevole bibliografia, è stato distribuito a tutti gli intervenuti e verrà diffuso presso medici, nutrizionisti, istituti scolastici e divulgatori scientifici per promuovere una migliore, più ampia e corretta educazione alimentare.

La mission dell’Istituto Nutrizionale Carapelli Fondazione ETS è promuovere la conoscenza e il consumo di quel prodotto straordinario che è l’olio extra vergine d’oliva, valorizzandolo in tutti i suoi aspetti. Per questo il lavoro del Comitato Scientifico, che ringrazio per l’impegno e la professionalità, è così prezioso. Un team interdisciplinare che si dedica costantemente per dare un forte contributo in termini di evidenze scientifiche e fornire elementi a supporto della comunicazione ha affermato Bruno Seabra, Presidente dell’Istituto Nutrizionale Carapelli Fondazione ETS, in apertura dei lavori.
L’alimentazione è cultura e la cultura è prevenzione - ha dichiarato il Prof. Michele Carruba, dell’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Nutrizionale Carapelli Fondazione ETS. “L’Istituto Nutrizionale Carapelli si prodiga per promuovere la ricerca e il dibattito scientifico, ma soprattutto per la divulgazione diretta, con cui vogliamo aggiungere vita agli anni e promuovere una prevenzione che crei benessere per la popolazione. Pur non essendo un farmaco, l’alimento è assunto quotidianamente e può avere effetti sullo sviluppo, la prevenzione e la terapia di molte malattie non trasmissibili, come l’obesità, le malattie cardio-vascolari, il diabete di tipo 2 e molti tumori”.

 

*Indagine quantitativa CAWI condotta per Istituto Nutrizionale Carapelli su un campione di 1.000 intervistati

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About Istituto Nutrizionale Carapelli

Nato nel 2001 come centro studi promotore di ricerche nell’ambito dell’olio (in particolare extra vergine di oliva), nel 2004 l’Istituto Nutrizionale Carapelli si completa di un Comitato Scientifico, costituito da alcuni degli studiosi del settore più rilevanti a livello internazionale. Da allora l’Istituto Nutrizionale Carapelli sviluppa in partnership con università e istituti di ricerca italiani e stranieri diverse ricerche sull’olio di oliva sotto ogni aspetto: chimico, sensoriale, agronomico, tecnologico estrattivo, umanistico, farmacologico, biochimico, nutrizionale; partecipa ad alcuni importanti convegni scientifici, firma articoli su riviste specializzate.

 


www.istitutonutrizionalecarapelli.it
 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi) 

 


Il Natale firmato BABBI è più dolce che mai e all'insegna della tradizione artigianale

Dal 1952 l'azienda romagnola produce specialità dolciarie gourmet, raffinate creazioni di pasticceria artigianale frutto di ricerca, selezione, passione e massima attenzione alla qualità. Potrete non credere più a Babbo Natale, ma non potete non credere a Babbi Natale, perché il Natale è più magico se c’è Babbi sulla vostra tavola o sotto l'albero! Anche quest’anno, infatti, l’azienda di Bertinoro è pronta a stupire grandi e piccini con una prestigiosa linea personalizzata dedicata alle festività natalizie. Confezioni eleganti e raffinate che uniscono alla qualità, per cui Babbi è nota e apprezzata in tutto il mondo, quel calore e quel particolare sentiment che solo il Natale è in grado di trasmettere.


Scegliere Babbi significa scegliere 70 anni di esperienza, passione e artigianalità. Ogni prodotto è il risultato di una continua ricerca e innovazione, senza mai perdere di vista le radici della tradizione, in un mercato in costante evoluzione. Non solo, ma nel periodo natalizio, la qualità del marchio Babbi si impreziosisce di un ulteriore valore aggiunto: l’esclusività.

Un’esclusività che va incontro a tutti i gusti e coinvolge i prodotti più iconici dell’azienda. Siete forse dei patiti dei Viennesi Babbi, i celebri cuori di wafer con crema alla vaniglia avvolti da un finissimo strato di cioccolato fondente, che Eataly ha definito come “i wafer più buoni del mondo”? Allora la confezione “Viennesi Classico De Luxe Christmas Edition” fa assolutamente per voi: nove viennesi in un packaging a tiratura limitata disegnato in esclusiva dall’illustratrice Chiara Varotto, per festeggiare il Natale con una coccola di dolcezza in più ogni giorno.

In alternativa, se pensate che il Natale debba andare di pari passo con la solidarietà, potete optare per la confezioneViennesiProgetto Onlus Prime Center”, quindici Viennesi assortiti tra classici, al cioccolato fondente e al pistacchio, racchiusi in un’elegante scatola di latta decorata, parte del ricavato del cui acquisto sarà devoluto al Prime Center, il primo centro di prevenzione, riabilitazione, integrazione in medicina, realizzato dall’Istituto Oncologico Romagnolo. Se invece i vostri favoriti sono i Waferini Babbi, che si mangiano in un solo boccone, cosicché uno tira l’altro e non ci si stanca mai di mangiarli potete destreggiarvi tra un grande classico della tradizione Babbi, la confezione “Waferini Romagna Vaniglia e Nocciola”, la storica scatola di latta decorata con le immagini iconiche della Romagna, terra d’origine di queste bontà esaltate e premiate dal Gambero Rosso, e l’assortimento “Gran Waferino Dolci Pensieri”, una golosa collezione delle quattro varietà più apprezzate del fratello maggiore del Waferino, ossia cacao, vaniglia, nocciola e pistacchio, un’idea regalo semplice ma di sicuro effetto.

Babbi però, come Babbo Natale, pensa veramente a tutti. A coloro, per esempio, che vanno matti per il rito dell’albero: la scelta degli addobbi, la gioia di poter appendere personalmente la propria pallina preferita, quella che si possiede sin dall’infanzia, e, più in generale, a tutti i professionisti dell’abete natalizio Babbi dedica “Pallina Christmas Edition”, un altro capolavoro in esclusiva di Chiara Varotto, una delicata sfera decorata che contiene a scelta cinque Babbini in gusti assortiti oppure sei CuBon senza glutine in diverse versioni, per assaporare assieme attimi di festosa dolcezza.

Sono, infatti, i Babbini e i CuBon gli altri protagonisti del Natale firmato Babbi: i primi nella confezione “Babbini Bag Christmas Edition”, una sacca che riproduce l’inconfondibile cappello di Babbo Natale, dove potrete trovare sedici dei vostri wafer preferiti, ricoperti da un finissimo strato di cioccolato e declinati nei diversi gusti come fondente, caffè, nocciola, cocco, arachide e pistacchio, i secondi in una fantasia assortita di sedici praline in molteplici gusti, da quelle con copertura in cioccolato al latte e dal cuore tenero di pistacchio a quelle ricoperte di cioccolato fondente e farcite a seconda dei casi con zabaione, crema al cioccolato o alla nocciola.

E per quanti amano mettersi intorno ad un tavolo, magari con una tazza di tè fumante, giocando a tombola, a burraco o al Mercante in Fiera, Babbi propone la Dolcetorta, fragrante torta di wafer ricoperta di cioccolato al latte e ripiena di crema, a seconda dei casi, di pistacchio, di nocciola o di cioccolato fondente. Ovviamente, la ricca selezione di Cremadelizia, nei gusti cacao, pistacchio, nocciola suprema, gianduia suprema – rispettivamente con il 45% e il 48% di sole Nocciole Piemonte IGP – e fichi caramellati, sarà sempre a vostra disposizione per arricchire dolci casalinghi, panettoni o anche da mangiare da sola, al cucchiaio, magari in dolce compagnia quando le luci di casa, salvo quelle dell’albero di Natale, si sono spente.

E infine, last but not least, gli assortimenti di grandi dimensioni, per coloro che non sanno, o semplicemente non vogliono, scegliere tra un piacere e l’altro. In fondo quando se non sotto le feste ci si può concedere qualche golosità in più rispetto alla quotidianità? Ecco allora che interviene la “Collezione Classica”, un’elegante confezione contenente due Viennesi classici, due Viennesi al fondente, due Viennesi al pistacchio, tre Gran Waferino, dieci Babbini e sedici CuBon nei vostri gusti preferiti.

O ancora il “Dolce Scrigno”, l’originale bauletto in legno, altamente decorativo, contenente un'irresistibile selezione di specialità dolciarie Babbi, tra cui un sacchetto di dieci Viennesi Dolci Pensieri, una latta di Waferini Romagna, una Dolcetorta alla nocciola, dodici Babbini assortiti, otto Gran Waferini, una confezione di Waferone Ricetta di Attilio, un vasetto di Cremadelizia al pistacchio e una confezione famiglia di Cioccodelizia, la sublime cioccolata in tazza istantanea firmata Babbi per una calda coccola nelle fredde sere d’inverno.

Dulcis in fundo, i patiti del “verde”, potranno contare sulla Collezione Pistacchio, un assortimento completo di specialità Babbi a base del prezioso frutto secco, inclusivo di Viennesi, Gran Waferini, CuBon e Babbini tutti rigorosamente dalle tonalità di un bel verde acceso. 

 

L'AZIENDA

“… i miei Wafers, sono il risultato di una costante ricerca, di un continuo sperimentare, di un’applicazione seria, che ha saputo trasformare nobili ingredienti in specialità irripetibili. Solo puntando alla qualità si può raggiungere la perfezione.” Attilio Babbi

Dal 1952 Babbi produce specialità dolciarie gourmet, raffinate creazioni di pasticceria artigianale frutto di ricerca, selezione, passione e massima attenzione alla qualità. Il Waferino Babbi ripieno di crema è riconosciuto in tutto il mondo come eccellenza made in Italy: fragrante e goloso, con il suo gusto semplice e delicato, è un classico intramontabile, da sempre il fiore all'occhiello della produzione dolciaria Babbi insieme ai Viennesi, cuori di pregiati wafer con crema alla vaniglia avvolti da un finissimo strato di cioccolato fondente, la cui ricetta è tutt’oggi quella scritta da Nonno Attilio negli anni '60.  In pochi anni, la famiglia delle specialità Wafer si amplia e nascono bontà quali Babbini, Dolcetorta, Gran Waferini, Waferone, Bonette, Cubon, Cioccodelizia e le spalmabili Cremadelizia, che conquistano ben presto i palati gourmand in Italia e nel mondo. Inoltre, dall’esperienza Babbi nel mondo della pasticceria artigianale e dal know-how del team di maestri pasticceri Babbi, nasce Babbi Home Bakery, una linea di ingredienti senza glutine, moderni e versatili che si rivolge ad un pubblico casalingo. Oggi Babbi non è solo sinonimo di bontà gourmet in Italia, ma un marchio riconosciuto a livello internazionale, presente in oltre 70 paesi. Negli anni, infatti, ha compiuto passi significativi a livello globale: nel 2002 ha aperto i primi corner in Giappone, seguiti nel 2006 dall'inaugurazione di Babbi Helado Italiano a Barcellona, la prima filiale estera dell'azienda. Il percorso di espansione è proseguito con l'apertura del Babbi Café a Cesena nel 2017, il locale flagship dell'azienda, e nel 2019 con l'inaugurazione di Babbi GmbH – ad Augsburg - seconda filiale – e del Babbi Café a Kyoto. Nel 2020 è stato lanciato il primo canale e-commerce ufficiale shop.babbi.com, e nel 2025 verrà completato il nuovo polo logistico a Bertinoro, con una superficie coperta di 6.000 mq su un'area di 12.000 mq.

 

Stabilimento produttivo e uffici:
Via Caduti di via Fani 78/80
47032 Bertinoro (FC) Italy
+39 0543 448598
www.babbi.it


Loison per il panettone Fondazione AIRC e Jre-Italia

Per questo Natale, Fondazione AIRC e JRE Italia hanno voluto realizzare un panettone davvero speciale, novità esclusiva della campagna di Natale di Fondazione AIRC che ha l’obiettivo di sostenere la ricerca sui tumori che colpiscono i bambini e gli adolescenti. Il Panettone è stato realizzato da Loison Pasticceri su ricetta esclusiva ideata dagli chef JRE-Italia: un dolce della tradizione rivisitato in chiave contemporanea perché arricchito da un calibrato mix di spezie, studiato per esaltarne il gusto e prolungare la percezione degli aromi.

Quando Alberto Basso, presidente di JRE, ci ha proposto questa iniziativa con AIRC, ci siamo immediatamente attivati, insieme al team di chef JRE - ricorda Dario Loison, titolare di Loison Pasticceri -. Con prontezza e spirito pro-attivo, abbiamo collaborato alla creazione di un panettone speciale, arricchito da un calibrato mix di spezie, studiato per esaltarne il gusto e prolungare la percezione degli aromi. Un contributo essenziale e prezioso che solo chef di grande calibro possono offrire. Questa esperienza è stata fonte di grande soddisfazione per tutti i soggetti coinvolti – AIRC, JRE, Molini Fagioli e il nostro team – conclude Loison -. Ci auguriamo che, a fine campagna, questa iniziativa possa contribuire in modo significativo alla raccolta di fondi per sostenere la ricerca sui tumori pediatrici, portando gratitudine e soddisfazione a tutti.”
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno aderito e sosterranno questa iniziativa facendo del bene... Con Gusto!

Il Panettone è disponibile sul sito ufficiale AIRC e nel circuito di tutti i ristoranti di JRE Italia.

 


l Natale di AIRC quest’anno è ancora più buono grazie al panettone realizzato con ingredienti di altissima qualità di Loison Pasticceri su ricetta esclusiva firmata dagli chef JRE- Jeunes Restaurateurs Italia e grazie al contributo di Molini Fagioli.

Questo Natale diventa ancora più buono con il primo panettone solidale di Fondazione AIRC, realizzato insieme ai JRE-Italia su ricetta esclusiva degli chef, ulteriore tassello di una decennale collaborazione sui temi della sana alimentazione e del gusto. Il progetto è nato dall’entusiasmo del Presidente Alberto Basso che ha coinvolto gli chef nell’ideare una speciale ricetta per AIRC, affidandone la realizzazione a Loison Pasticceri, con il contributo di Molini Fagioli la cui farina è stata inserita tra gli ingredienti del prodotto.

Il panettone sarà la strenna principale della prossima campagna Natale di Fondazione AIRC che ha l’obiettivo di sostenere la ricerca sui tumori che colpiscono i bambini. Ogni anno in Italia si stima che circa 1.400 bambini e ragazzi con meno di 14 anni siano colpiti dal cancro. Grazie al lavoro di medici e ricercatori, oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi raggiunge quasi l’85%. Risultati importanti che però non ci possono bastare perché il nostro l’obiettivo è arrivare a curare tutti i piccoli pazienti, grazie allo sviluppo di terapie specifiche sempre più precise, efficaci e meno tossiche

Il panettone AIRC è un dolce della tradizione rivisitato in chiave contemporanea. Accanto agli ingredienti più classici, come l’uva sultanina, i canditi e il lievito madre, propone aromi sorprendenti: il mandarino tardivo di Ciaculli (presidio Slow Food), il miele millefiori di Sicilia, il sale marino di Cervia integrale, la vaniglia naturale del Madagascar, un pizzico di cardamomo e di pepe Jamaica.

Siamo molto soddisfatti di avere inserito nel nostro catalogo un prodotto di grande qualità grazie alla collaborazione con JRE-Italia – sottolinea Federica Gargiulo, Responsabile Corporate Fundraising Fondazione AIRC - Questo panettone contribuirà a rafforzare la nostra campagna Natale dedicata a sostenitori privati e alle aziende. L’obiettivo per noi resta quello di raccogliere il maggior numero di fondi da destinare ai progetti di ricerca sui tumori che colpiscono i bambini. Un ambito in cui AIRC è da sempre in prima linea, solo in quest’ultimo anno abbiamo investito circa 8,5 milioni di euro per 77 progetti di ricerca e borse di studio per contribuire a curare tutti i piccoli pazienti, anche quelli colpiti dai tumori più rari, grazie allo sviluppo di terapie specifiche sempre più precise, efficaci e meno tossiche. Un pensiero che donerà dolcezza a chi lo sceglierà; forza alla ricerca scientifica e speranza per i piccoli pazienti e per le loro famiglie”.

“Come associazione, come chef, siamo veramente felici di essere al fianco di Airc ancora una volta con un progetto nel quale crediamo fortemente e per cui ci siamo impegnati con grande convinzione. – spiega Alberto Basso, Presidente Jeunes Restaurateurs Italia - Questa iniziativa rappresenta un ulteriore, importante, tassello di un cammino condiviso e della volontà di poter dare un contributo concreto nel sostegno alla ricerca sui tumori infantili. Lo abbiamo fatto esprimendoci con quello che ci riesce meglio e più ci rappresenta, il cibo; ma soprattutto abbiamo scelto di realizzarlo attraverso un prodotto simbolo della condivisione presente sulle tavole natalizie degli italiani. Perché l’augurio è che, fetta dopo fetta, si possa fornire un supporto tale da riuscire a fare la differenza, affinché sia possibile dare continuità ai progetti di ricerca contro il cancro”.

A rappresentare l’impegno dei ricercatori AIRC la dottoressa Jolanda Sarno al lavoro presso Fondazione M. Tettamanti M. De Marchi Onlus: “Mi occupo del tumore più comune in età pediatrica, la leucemia linfoblastica acuta, studiandone sia la patogenesi che i meccanismi di resistenza ai trattamenti farmacologici. Il progetto di ricerca finanziato da AIRC ha lo scopo di approfondire le conoscenze attuali riguardo l’eterogeneità tumorale esistente sia a livello individuale che collettivo con lo scopo di identificare, in fasi precoci della malattia, i pazienti a maggior rischio di fallimento terapeutico e quindi proporre trattamenti farmacologici alternativi”.

DOVE TROVARE IL PANETTONE AIRC-JRE
Il panettone Fondazione AIRC JRE-Italia è disponibile sullo shop-online a partire da un contributo di 25 euro.

COME SOSTENERE AIRC
Scopri su airc.it/natale tutti i modi per sostenere i ricercatori AIRC impegnati su progetti sui tumori infantili: con una donazione libera, oppure con bonifico bancario, bollettino postale e da telefono fisso e cellulare al 45521.

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 


Dall’idea dello chef Bastianich & Flower Good al catalogo di Spirits & Colori

Doppia new entry nello scenario italiano con un’autentica “pozione”: un gin unico che fonde l'ispirazione cosmopolita di Joe Bastianich con l'eccellenza artigianale italiana.
Sono pronti a rivoluzionare il panorama della mixology le due novità di Flower Good, un brand nato dalla collaborazione tra Joe Bastianich e Flower Farm. Questo progetto innovativo rappresenta un connubio perfetto tra modernità e tradizione italiana, con prodotti che esaltano artigianalità, innovazione e territorialità. Al centro di questa nuova avventura vi è l'utilizzo del puro olio essenziale di canapa, ingrediente chiave che infonde aromi intensi e un’esperienza sensoriale unica.


Gin Flower Good
è un distillato dove i terpeni della varietà di cannabis Holy Grail si co mbinano armoniosamente con ginepro, cardamomo, coriandolo e liquirizia. Con 42 gradi di gradazione alcolica, è morbido e aromatico. Le note di cardamomo emergono con forza, seguite dalle sfumature dolci della liquirizia. Il terpene Holy Grail conferisce freschezza balsamica, mentre una lieve nota agrumata di cannabis chiude la degustazione, lasciando spazio a ginepro e coriandolo.

Flower Good Tonic è un’acqua tonica agrumata e aromatica, impreziosita dalla varietà di cannabis High Level. Con note distintive di bergamotto e cedro, offre un equilibrio di sapori fresco e dissetante, grazie anche al suo moderato contenuto di zucchero. Si sposa magnificamente con il Gin Flower Good, dando vita ad un gin tonic inedito, un’autentica “pozione” che sorprende anche i palati più esigent

Il marchio, distribuito da Spirits & Colori, azienda nota per la sua selezione di distillati e soft drink d’eccellenza, promuove il Made in Italy, come sottolineato dallo slogan "Manifattura Italiana Cannabis", impresso su tutte le etichette, create dall’illustratore italiano Sergio Gerasi che con immagini a china anticipano l'eleganza e la raffinatezza dell’esperienza sensoriale.

I prodotti Flower Good affondano le radici nei campi di Puglia, il contesto ideale in cui ogni pianta di cannabis assorbe le essenze del territorio, infondendo nei prodotti note aromatiche che ricordano i profumi delle botaniche mediterranee.
Raffinato e alla moda, Flower Good celebra la bellezza delle tradizioni italiane attraverso una chiave innovativa, in cui ogni dettaglio riflette una dedizione incondizionata alla qualità e al gusto.


Caratteristiche del Gin Flower Good:

Botaniche: Ginepro, Cardamomo, Liquirizia, Coriandolo

Cannabis: Terpene Holy Grail e olio essenziale di canapa pura

Gradazione Alcolica: 42°

Note di Degustazione: Morbide e aromatiche, con note di cardamomo, liquirizia, freschezza balsamica e un finale agrumato di cannabis.

Usi Consigliati: Degustazione diretta o miscelata, abbinata a tonic water secca.

Caratteristiche della Flower Good Tonic:

Cannabis: Olio essenziale di canapa pura con terpene High Level

Note di Degustazione: Agrumato e aromatico, con sentori di bergamotto e cedro.

Usi Consigliati: Degustazione diretta o miscelata, perfetta con Gin Flower Good o un gin London Dry.


 Via del Chionso 14
42122 Reggio Emilia

Tel. 0522.506284
Fax 0522.513578
www.spiritsecolori.it

Spirits & Colori è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, enoteche, hotel e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiale, capaci di stupire i palati più esigenti con i propri distillati.


Terme di Merano: full immersion nel calore di sauna, MySpa e divertimento sulla neve, ecco il “Wintergarden”

Alto Adige. Le Terme di Merano presentano il nuovo giardino d’inverno, il Wintergarden, un ambiente nuovo, luminoso, elegante e confortevole, novità della stagione invernale 2024/25. Legno e vetro per una struttura comunicante con il Parco, di basso impatto ambientale e versatile. Caldo e confortevole d’inverno grazie al riscaldamento a pavimento, d’estate apre le sue vetrate per diventare un tutt’uno con l’esterno.

La vacanza alle Terme Merano continua tra gli ambienti esclusivi della sala bagnati, dell’area sauna e della My Spa.

 

 Nel giardino d’inverno delle Terme Merano

Novità della stagione invernale 2024 delle Terme Merano: il nuovo Wintergarden, elegante e luminoso grazie alle vetrate a tutta parete che danno sul Parco termale. Struttura fissa, in legno e vetro, a basso impatto ambientale, d’inverno è completamente chiuso, caldo grazie sicuramente al riscaldamento a pavimento, ma anche ai raggi del sole che nelle belle giornate contribuiscono a rendere confortevole l’ambiente. In estate invece le sue vetrate si aprono per creare continuità con l’esterno, trasformandolo in un fresco rifugio nel quale trovare refrigerio dal caldo.   Il giardino d’inverno rappresenta la perfetta pausa relax, nonché luogo ideale per una sosta gourmet al self-service: una chiacchierata tra amici e una coccola di gusto, appagati dalla vista sulla natura e le piscine esterne.

Nell’acqua termale e al caldo in sauna

Tra le numerose novità che ogni anno arricchiscono il complesso termale, ci sono anche dei punti fermi, i veri highlights delle Terme Merano. Appena varcato l’ingresso, è la sala bagnanti ad attrarre lo sguardo dei visitatori e a trasmettere un senso immediato di pace e benessere. Con gli elementi decorativi che galleggiano nell’aria, anche il tempo sembra sospeso tra le piscine e i lettini a bordo vasca, l’acqua termale piacevolmente calda.

L’area sauna è un altro degli ambienti in assoluto più apprezzati in inverno. Il calore che penetra nella pelle, il profumo degli oli essenziali che libera il respiro, il contrasto con l’acqua fredda della doccia. Il rituale della sauna rappresenta un toccasana per l’organismo e la sensazione di benessere è immediata su tutto il corpo sia che si scelga la classica finlandese dalle temperature elevate, sia che si preferisca il bagno di vapore. A questo proposito, assolutamente da non perdere il bagno di vapore al miele altoatesino che richiama il favo delle api, nell’architettura a celle esagonali, nei colori scelti e nell’illuminazione, nel profumo fruttato e nella musica di sottofondo che riporta il ronzio delle api. Per un tuffo in primavera!
Se invece preferite rimanere connessi con l’inverno, la suggestiva Sala della neve a -10°C è perfetta per il veloce raffreddamento del corpo dopo la sauna.

Un rilassante massaggio in MySpa

Una vacanza alle Terme Merano non può non prevedere una tappa rigenerante nella MySpa. I locali raffinati ed essenziali, lo staff preparato e l’ampia scelta di trattamenti danno il benvenuto a chi cerca un benessere completo ed esclusivo.

Gli sportivi in vacanza cercano sollievo in particolare nei massaggi specifici finalizzati ad alleviare tensioni e a distendere la muscolatura. È il caso ad esempio del Massaggio alla schiena, al collo e alla testa (76 euro) e del Massaggio con olio aromatico a scelta tra le diverse essenze di erbe altoatesine (50 min. 74 euro).

Il Massaggio schiena con pietre di lava calde mette insieme il benficio del calore il profumo dell’olio aromatico e una particolare tecnica di massaggio che rilassa i muscoli. Dopo il massaggio di 20 minuti anche 2 ore di relax alle Terme (55 euro). Il Pacchetto intensivo schiena ha inizio nella cabina a infrarossi (40 min), il cui calore penetra profondamente nella muscolatura della schiena. Il successivo massaggio, effettuato con tecniche mirate, viene personalizzato a seconda delle esigenze concentrandosi nelle diverse zone della schiena (50 min). A seguire 2 ore di relax alle Terme (99 euro).

Vacanza tra neve e musei

Merano offre diverse tipologie di vacanza per combinare il benessere e il relax con ciò che più piace! Gli sportiviad esempio possono dedicarsi all’attività sulla neve raggiungendo il vicino comprensorio sciistico Merano 2000, attraversola funivia che in soli 7 minuti porta alla splendida “terrazza di Merano”. Sci da discesa e snowboard, fondo e slittino, racchette da neve e passeggiate invernali: ognuno può dedicarsi allo sport preferito.

Benessere e cultura è un altro binomio che a Merano funziona, soprattutto in inverno. Dal Museo delle Donne con oggetti da collezione che documentano duecento anni di storia tutta al femminile, alla Kunsthaus sotto i Portici di Merano, piattaforma per l’arte contemporanea, la storia dell’arte locale e l’architettura. La visita al Palais Mamming Museum fornisce una panoramica sull’evoluzione storica della città, mentre il Castello Principesco ospita al suo interno, mobili d’uso quotidiano, suppellettili da cucina, ritratti, strumenti musicali e armi che riportano ad altri tempi. Gli appassionati possono visitare il Museo del vino a Castello Rametz, tra antiche attrezzature utilizzate per la viticoltura e degustazioni.

Tra le strutture partner delle Terme Merano, l’Hotel Westend propone diversi pacchetti in gennaio 2025 comprensivi di: 3 pernottamenti con prima colazione a buffet, 1 ingresso di 2 ore alle Terme Merano, 5% di sconto sui trattamenti nella MySpa, il tutto a partire da 231 euro a persona.

 


Info: TERME MERANO
Piazza Terme, 9  Merano BZ
Tel. 0473 2520
www.termemerano.it

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


Da uve Sangiovese e Montepulciano, nasce il “Rossino” per celebrare il patrimonio culturale della regione Marche

Grazie alla collaborazione con l'Azienda agricola De Leyva, immersa tra le colline del parco naturale del monte San Bartolo, nasce il "Rossino", vino che vuole celebrare il trentesimo anniversario dell'Orchestra sinfonica Rossini, simbolo della tradizione musicale italiana.
La presentazione si è svolta a Pesaro, davanti al teatro Rossini, tra appassionati di musica, di vino e di cultura locale.

Il vino Rossino è un blend (sapiente miscela di almeno due varietà di uve) esclusivo di Sangiovese eMontepulciano, due vitigni non casualmente radicati in terra marchigiana che portano con sé storie di passione, lavoro e tradizione, riflettendone i sapori del territorio.

L'Associazione italiana sommelier - AIS - lo ha raccontato come un vino che unisce vivacità e   versatilità alle note fruttate e fresche del Sangiovese che si fondono perfettamente con la struttura complessa e alla maestosità del Montepulciano, controproponendosi così alla raffinatezza che la musica rossiniana è capace, emozionando, di rappresentare.

La tiratura è limitata a 1000 bottiglie, rende così il Rossino, oltre ad un'opera d'arte, anche una rarità da collezionare attirando non solo amanti del vino, ma anche collezionisti e appassionati di musica e di rendere questo evento ancora più speciale, perché il protagonista è un vino che celebra non solo la musica di Rossini, ma anche il patrimonio culturale della regione marchigiana.

Le prime numerazioni saranno donate ai sindaci di Pesaro, Fano e Senigallia, città che ospiteranno l'esclusivo concerto di capodanno dell'orchestra.

Il vino sarà in vendita dal 1° dicembre al 15 gennaio, esclusivamente presso il temporary store dell'azienda De Leyva e in due enoteche selezionate di Fano e Senigallia.


Per le degustazioni:
Venerdì 18.00-23.30 Domenica 10 - 14.30
Strada della Romagna, 8  Pesaro PU, Marche - Italia

PUNTO VENDITA  cell. +39 351.5784427
C
ANTINA cell. + 39 340.0624899
www.aziendagricoladeleyva.it


Curry alternativo: la "carambola" incontra le spezie

La carambola, conosciuta anche come “starfruit” per la sua forma a stella, è un frutto esotico originario del Sud-est asiatico. La sua pelle sottile e gialla nasconde una polpa croccante e succosa, dal sapore delicatamente agrodolce con un retrogusto che ricorda una combinazione di mela, agrumi e pera. Questo frutto tropicale si presta a molteplici utilizzi in cucina, dalle insalate ai dolci, ma è l’incontro con le spezie del curry che lo rende particolarmente interessante.

Unire il frutto carambola al curry è un’idea che nasce dalla combinazione dei sapori agrodolci della frutta con le note speziate e aromatiche del curry. Il risultato è un piatto esotico, originale e ricco di contrasti, che stimola i sensi con la sua freschezza e il suo profumo avvolgente. Quando cucinato con curry, zenzero e latte di cocco, il piatto acquisisce una cremosità che si fonde perfettamente con la croccantezza della carambola. L’insieme di colori vivaci, profumi intensi e consistenze diverse, lo rende un piatto dal forte impatto sensoriale.

Ingredienti: Cosa serve per un curry esotico
Per preparare questo piatto, la scelta degli ingredienti è fondamentale. Ecco la lista completa:

  • Verdure di stagione: Carote, patate, zucchine o altre verdure di stagione che desideri.
  • Carambola: Il frutto principale, fresco e maturo.
  • Spezie: Curry, zenzero fresco o in polvere, curcuma per dare colore e sapore.
  • Latte di cocco: Per un tocco cremoso e avvolgente.
  • Altri ingredienti: Cipolla, aglio, olio d’oliva, sale e pepe per il soffritto.

 ingredienti combinati permettono di ottenere un piatto bilanciato, dove il dolce della carambola si sposa perfettamente con la speziatura del curry e la morbidezza del latte di cocco. Le verdure, in particolare, danno corpo e consistenza al piatto, mentre le spezie arricchiscono il sapore e offrono un’esperienza sensoriale unica.

Preparazione: come creare il piatto perfetto

La preparazione di questo curry esotico è semplice e veloce. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Preparazione delle verdure: Inizia pelando e tagliando a cubetti le carote, le patate e le zucchine. Se vuoi un piatto più ricco, puoi anche aggiungere altri ortaggi a tua scelta.
  2. Soffritto delle spezie: In una padella larga, fai scaldare l’olio e aggiungi cipolla e aglio tritati finemente. Quando diventano traslucidi, aggiungi il curry, la curcuma e lo zenzero grattugiato. Lascia soffriggere per un paio di minuti, finché le spezie non rilasciano il loro aroma.
  3. Unione degli ingredienti: Aggiungi le verdure tagliate e mescola bene. Lasciale cuocere per circa 5-10 minuti, fino a che non iniziano a diventare tenere.
  4. Cottura finale: Versa il latte di cocco nella padella, aggiustando di sale e pepe. Copri e lascia cuocere a fuoco lento per altri 10-15 minuti, fino a quando le verdure sono ben cotte ma ancora croccanti.
  5. Consigli per la cottura: È importante non cuocere troppo le verdure, in modo che mantengano la loro consistenza. Il latte di cocco darà la cremosità, quindi aggiungilo gradualmente per ottenere la consistenza desiderata.

Consigli e varianti: personalizzare il curry esotico

Per ottenere un piatto che rispecchi al meglio i propri gusti, è possibile apportare alcune modifiche agli ingredienti e alle modalità di preparazione. Innanzitutto, è fondamentale scegliere verdure fresche e di stagione, che non solo assicurano un sapore migliore, ma garantiscono anche un maggiore apporto nutrizionale.

Le verdure possono variare in base alla disponibilità stagionale: ad esempio, oltre alle classiche carote, zucchine e patate, si possono utilizzare ortaggi come il cavolfiore o i fagiolini, che aggiungono una consistenza interessante. La scelta del curry, poi, è altrettanto importante: si può optare per una miscela più dolce e delicata, ideale per chi preferisce un piatto meno pungente, oppure scegliere un curry più piccante per chi ama un tocco di vivacità.

Per quanto riguarda le proteine, è possibile arricchire il curry con tofu, pollo o gamberi, che si adattano perfettamente alla cremosità del latte di cocco, aggiungendo sapore e sostanza al piatto. Infine, l’accompagnamento gioca un ruolo cruciale: un riso basmati profumato completerà il piatto, ma il curry può essere servito anche con del pane naan, che permette di raccogliere il condimento in modo perfetto. La ricetta, peraltro, si presta a diverse varianti anche in base alle preferenze dietetiche: per chi segue una dieta vegetariana o vegana, è sufficiente omettere le proteine animali, mentre chi desidera un piatto più ricco può aggiungere anche legumi come i ceci, per un abbinamento nutriente e completo.

Infine, il livello di difficoltà della ricetta è relativamente basso, rendendola accessibile anche a chi ha poca esperienza in cucina, ma allo stesso tempo permette di essere personalizzata facilmente, adattandola ai gusti individuali.

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


Grandi numeri per la Mortadella Bologna IGP

 

 

 

Vendite (+1,2%) ed export (+5,2%) in crescita per la Mortadella Bologna IGP con buoni incrementi in Francia (+6,1%), Spagna (+7,6%) e UK (+10,5%). Bene anche l’affettato (+3,8%)

 

Nei primi nove mesi del 2024 sono stati venduti quasi 25 milioni e mezzo di kg. Rispetto allo stesso periodo del 2023 le vendite sono cresciute dell’1,2% (dati forniti dall’organismo di controllo IFCQ certificazioni). L’affettato in vaschetta registra un aumento del 3,8%, confermando il gradimento della comodità del formato da parte del consumatore finale.

Sul fronte export, che rappresenta il 22,2% delle vendite totali, si registra una crescita del 5,2%. Nel dettaglio, il Regno Unito registra il maggior incremento percentuale pari a + 10,5%, seguito da Spagna +7,6%e Francia + 6,1%. Non è un caso che questi Paesi siano quelli in cui il Consorzio porta avanti attività di promozione e comunicazione destinate a opinion leader e consumatori finali. In particolare, in Francia, il Consorzio è impegnato con il progetto di promozione Deli Meat, che comprende un’articolata attività di PR, Advertising e promozione nel canale Ho.Re.Ca.

“Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti nei primi 9 mesi, poiché confermano la crescita delle vendite e dell’export della Mortadella Bologna, già riscontrata nei primi 6 mesi. Questo vuol dire che siamo in presenza non di fattori congiunturali ma strutturali. In altri termini, il valore percepito della Mortadella Bologna è solido e impermeabile a situazioni esterne. Nonostante la recente rimodulazione dei consumi delle famiglie italiane, infatti, la Mortadella Bologna non solo continua a far parte del carrello della spesa, ma aumenta le occasioni di acquisto e consumo” - afferma Guido Veroni, presidente del Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna.

In Italia, la GDO si conferma il principale canale di vendita con una quota del 55,1%, seguita dal Normal Trade col 27,1% e dal Discount col 17,7%.

 

La comunicazione dei dati di produzione e vendita è un’iniziativa che rientra nel programma di “DELI M.E.A.T. Delicious Moments European Authentic Taste”, il progetto promozionale e informativo che unisce tre consorzi agroalimentari per la tutela dei salumi DOP e IGP, cofinanziato dall’Unione Europea e rivolto al mercato italiano e francese. La campagna prevede la promozione delle seguenti eccellenze alimentari: Mortadella Bologna IGPSalamini Italiani alla Cacciatora DOPZampone Modena IGP e Cotechino Modena IGP con l’obiettivo di contribuire ad aumentarne il livello di conoscenza e riconoscimento e la competitività e il consumo consapevole in Italia e in Francia.

 

Il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna si è costituito nel 2001, a seguito del riconoscimento dell’IGP alla Mortadella Bologna - avvenuto nel 1998 - e al conseguente avvio della certificazione da parte dei produttori. Il Consorzio, che ha come scopo la tutela e la valorizzazione della Mortadella Bologna IGP, in collaborazione con il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali promuove la Mortadella Bologna IGP e svolge attività di difesa del marchio e della Denominazione dalle imitazioni e dalle contraffazioni. Il Consorzio garantisce un’alta qualità di base che ogni produttore migliora secondo la propria esperienza e professionalità. Un’attività costante che ha come unico obiettivo, che è anche la finalità di tutte le aziende, con i loro marchi, di garantire ai consumatori un prodotto dalle caratteristiche uniche per qualità e gusto, un prodotto ad alto valore nutrizionale, con una composizione di proteine nobili, minerali e grassi insaturi perfettamente in linea con le tendenze della moderna scienza nutrizionale.

 

 


Dalle Marche al Giappone, al via la missione di Tipicità!

Una delegazione di imprenditori, autorità istituzionali, accademici e giornalisti, tutti impegnati per la IX SCIM-Settimana della Cucina Italiana nel Mondo in ottica EXPO Osaka, dal 18 al 23 novembre. Tutti in Giappone dunque in occasione della rassegna tematica dedicata alla promozione della cucina e dei prodotti agroalimentari italiani di qualità, promossa dalla nostra rete di Ambasciate, Consolati, Istituti Italiani di Cultura.

Non solo cibo, ma anche manifattura, turismo, cultura e formazione al centro dell’iniziativa promossa dall’organizzazione di Tipicità con l’intento di sviluppare rapporti e relazioni utili alla migliore promozione della comunità marchigiana e, più in generale, dell’italianità.

Nell’occasione, Tipicità realizzerà un programma di iniziative promozionali propedeutiche all’Expo mondiale di Osaka 2025, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, il Consolato Generale d’Italia ad Osaka, la Camera di Commercio Italiana in Giappone. Previsti appuntamenti anche con la prestigiosa Università Ritsumeikan ed al Mazda Museum di Hiroshima.

Della delegazione di Tipicità fanno parte imprenditori, istituti scolastici, Atenei, giornalisti ed i referenti di Regione Marche eComune di Fermo (ente capofila di Tipicità).

Da due anni l’organizzazione di Tipicità sta sviluppando connessioni con realtà giapponesi, nell’ottica di confronto e scambio finalizzati alla mutua conoscenza e allo sviluppo di relazioni economiche e culturali sempre più forti.

Infatti, già nel 2023 il Giappone è stato l’ospite d’onore ad Ancona per Tipicità in Blu ed a Macerata per EVO, proseguendo con un’iniziativa congiunta a Milano e poi nel 2024 a Fermo per Tipicità Festival, con l’intervento dell’Ambasciatore Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia ad Expo 2025, invitato dall’Assessore della Regione Marche Andrea Maria Antonini nel suo ruolo di coordinatore delle regioni italiane ad Expo 2025 Osaka.

In tali occasioni sono state attivate collaborazioni con istituzioni e consorzi a vari livelli: dall’Ambasciata del Giappone in Italia al Consolato Generale del Giappone a Milano, passando per l’Ente Nazionale del Turismo Giapponese ed il Consorzio del Kioke Miso.

Per il 2025 sono già programmate ulteriori iniziative nelle Marche in occasione della 33ª edizione di Tipicità Festival (Fermo, 7-9 marzo) e poi in Giappone per la settimana di protagonismo della Regione Marche nell’ambito di Padiglione Italia ad Expo Osaka, calendarizzata dal 1° al 7 giugno p.v..

 

(foto titolo -jjimmy-pessina-scaled)


Il primo panettone Loison con impasto al cacao, ha ottenuto il WineHunter Red Award

 
Anche la Tosa Cioccolatte non è da meno, aggiudicandosi il WineHunter Gold Award, e la novità 2024 BlackHabana, il primo panettone Loison con impasto al cacao che unisce cioccolato e rum cubano, ha ottenuto il WineHunter Red Award.

Ogni anno il Merano Wine Festival celebra selezionatissime eccellenze enogastronomiche italiane e internazionali e Loison Pasticceri sin dal 2016 è sempre stata una presenza costante e apprezzata in questo prestigioso evento. Anche per il 2024, infatti, la commissione di degustazione WineHunter diretta da Helmut Köcher ha nuovamente reso omaggio all’abilità di Loison Pasticceri, assegnando riconoscimenti che celebrano il costante impegno verso una qualità riconosciuta.

Novità assoluta è l’assegnazione del WINEHUNTER PLATINUM AWARD alla TOSA FONDENTE, con la seguente motivazione: “La Tosa Fondente ha raggiunto un livello di qualità straordinario, riflettendo i più alti standard promossi da The WineHunter. Si distingue per l'elevata competenza tecnica, ma riesce anche a catturare l’essenza del territorio di origine, narrando storie ed emozioni”. L'annuncio ufficiale è stato dato durante il Merano WineFestival, venerdì 8 novembre 2024 alle ore 17:30, presso il magnifico Pavillon Des Fleurs (conosciuto anche come “Salone degli Specchi”).


Anche la TOSA CIOCCOLATTE non è da meno, conquistando il WINEHUNTER GOLD AWARD, a testimonianza del costante impegno di Loison nel mantenere altissimi standard qualitativi e innovativi, in ogni stagione dell'anno.

Ma non finisce qui: la novità 2024 BLACKHABANA, il panettone che unisce cioccolato e rum cubano invecchiato 7 anni, ha conquistato il WINEHUNTER RED AWARD; è il primo panettone Loison con impasto al cacao, una vera innovazione nel mondo del panettone al cioccolato.

Loison Pasticceri si distingue per cinque dati chiave: 30 anni di export, una presenza in oltre 70 Paesi, più di 500 clienti diretti con una quota export superiore al 65% e il 97% delle vendite a marchio proprio, sinonimo di “valore” del brand gourmet. Solo cinque numeri che stanno in una mano, concreti, significativi, che identificano l’unicità di un’azienda senza bisogno di inutili parole.

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


«Perché non segnare con pietre d’inciampo il percorso della Via Francigena piacentina?»

L’idea lanciata da Giampietro Comolli durante la presentazione al PalabancaEventi del taccuino di viaggio “Via Francigena Italia e Vie Romee nella tratta Piacenza” edito dalla Banca locale – L’intervento dell’assessore comunale alla Cultura Christian Fiazza.

«La nostra Via Francigena era un po’ ammalata ma la stiamo curando con dei ricostituenti; tra questi ricostituenti, c’è senz’altro il Comitato Tratta Piacenza presieduto dal dott. Comolli. Dobbiamo lavorare in squadra per fare in modo che i pellegrini si sentano accolti. Cosa occorre? Ostelli, acqua, ombra, indicazioni chiare con una cartellonistica adeguata, passaggi in sicurezza. Un obiettivo sul quale convergere le azioni di Amministrazione comunale e provinciale, Banca, Associazioni per guardare al futuro con maggiore speranza». Questo il pensiero espresso dall’assessore alla Cultura del Comune di Piacenza, Christian Fiazza, intervenuto per un saluto alla presentazione del volume “Via Francigena Italia e Vie Romee nella Tratta Piacenza” (Edizioni Banca di Piacenza, stampa La Grafica), a cura del Comitato Tratta Piacenza delle Vie Romee e Francigena Italia, che si è tenuta in un’affollata Sala Corrado Sforza Fogliani del PalabancaEventi di via Mazzini.

Il curatore della pubblicazione (distribuita al termine dell’evento a tutti i partecipanti) Giampietro Comolli - che ha coordinato la serata - ha ringraziato l’Istituto di credito piacentino (presenti il presidente Giuseppe Nenna, il direttore generale Angelo Antoniazzi e il vicedirettore generale Pietro Boselli) per il rinnovato sostegno a un’iniziativa dell’Associazione, dopo quello assicurato per la realizzazione, lo scorso anno, della cartoguida della Via Francigena che attraversa il territorio provinciale. «La centralità del crocevia piacentino è nota da 2500 anni - ha sottolineato il dott. Comolli - Cinque infatti sono le strade che confluiscono nel nostro territorio riconosciute punti strategici dove tutti sono passati: da Annibale a Napoleone, con in mezzo papi, re, regine, imperatori, vescovi cristiani e naturalmente pellegrini». Percorrere la Francigena significa camminare sulla nostra storia. Ecco allora l’idea di questo almanacco - agile nel formato - che riporta a galla un bagaglio culturale del passato «come fattore utile per i pellegrini moderni» che saranno accompagnati dal Po all’Appennino Emiliano. Il moderatore ha quindi ricordato la nascita del Comitato, nel 2020, per sostenere la candidatura a patrimonio dell’umanità del percorso italiano della Via Francigena-Romea: «Non c’era più interesse verso questi cammini e avevamo constatato come Piacenza non sempre figurasse nelle cartine ufficiali della Via Francigena, che spesso saltavano da Orio Litta a Fidenza. Ci siamo fatti sentire e abbiamo iniziato a studiare le criticità di questi tragitti un tempo sicuri ma ora utilizzati da mezzi di trasporto diversi (camion, ferrovie, automobili). Ecco allora la necessità di individuare le pecche dei tracciati e le modifiche possibili per arrivare a percorsi agevolati, comodi, sicuri. Cosa che abbiamo fatto con la realizzazione della già citata cartoguida».

Venendo al Taccuino, il dottor Comolli - dopo aver precisato che nella cartina della copertina curata da Manrico Bissi è rappresentata non la provincia di Piacenza ma il distretto diocesano più ampio dei confini provinciali - ha evidenziato come «il pellegrinaggio oggi sia un modo per conoscere il territorio, il paesaggio, la cultura, anche nei piccoli dettagli e questa pubblicazione ha cercato di mettere insieme i temi, dando un taglio che fosse anche il risultato di uno spessore di alto profilo del nostro territorio».

Annamaria Carini, archeologa e ricercatrice, ha riassunto quanto trattato nel volume: le condizioni antropologiche e viabili prima e dopo i Romani. «Le strade - ha spiegato la studiosa - favoriscono i rapporti, veicolano idee e modelli culturali, rendono possibile lo scambio di materie prime e manufatti. Nella Preistoria queste strade erano “invisibili” perché essendo tracciati naturali non erano fissati al terreno. Ma la lavorazione a Piovesello di Cassimoreno, in comune di Ferriere, insieme al diaspro del Monte Lama, di un blocco di selce raccolto in Provenza, è indizio di una sorprendente mobilità degli Homo sapiens sapiens. Col Neolitico si registra un insediamento diffuso in Valtrebbia con contatti precoci tra Pianura Padana e costa ligure. In epoca romana le strade sono invece progettate e costruite: nel 187 a.C. il console Emilio Lepido fa costruire la Via Aemilia, di cui Piacenza è il capolinea occidentale, importante nodo viario sia terrestre che fluviale; nel 148 a.C. Piacenza è tappa della via di collegamento tra la Postumia e la Cisalpina».

A Manrico Bissi, presidente di Archistorica, il compito di illustrare lo sviluppo urbano della Piacenza medievale. «Come molte altre città - ha argomentato - anche la nostra visse un profondo regresso economico e culturale. La vitalità logistica di Piacenza, con il suo fitto sistema di arterie stradali, innescò la ripresa della città a partire dal secolo IX. Principale sostegno della crescita economica e sociale, le vie di comunicazione ebbero un peso determinante anche per l’espansione dell’antico castrum romano: la nuova Piacenza medievale nacque infatti in una fascia suburbana di borghi, sorti lungo le principali vie di transito. I quartieri extra-murari sorsero (a nord) in corrispondenza del porto fluviale (borgo Sant’Agense), alla confluenza (a est) tra le antiche vie consolari Aemilia e Postumia (borgo San Savino), in corrispondenza dell’ingresso (nord-ovest) della Via Aemilia da Milano (Borghetto), ma soprattutto a sud, dove si localizzavano l’ingresso della Postumia proveniente da Tortona, l’arrivo della strada per Pavia e l’innesto dei tracciati viari appenninici della Valtrebbia, della Valnure e della Valdarda (borghi di S. Brigida, S. Lorenzo, S. Antonino e S. Paolo). La prevalente crescita a sud (coerente con la presenza del Po sul versante nord della città) innescò lo spontaneo slittamento dei transiti umani e mercantili dall’antico decumano massimo alla nuova tangenziale meridionale esterna la quale, scartando il quadrangolo romano, prese ad attraversare borghi del versante sud raccordandoli con la strada per Pavia e con il lato parmense della Via Aemilia; il tracciato di questa nuova bretella suburbana (attuali vie Garibaldi, S. Antonino e Scalabrini) garantì una più diretta saldatura tra le strade valligiane e le antiche vie consolari ad ovest e ad est della città, e finì per coincidere con il percorso urbano della Via Francigena».

Tiziano Fermi, filologo medievalista dell’Archivio della Cattedrale, ha ricordato il compianto mons. Domenico Ponzini come ispiratore dei suoi studi e spiegato - attraverso la citazione di documenti («testimonianze, anche commoventi, di vita straordinaria con componenti religiose e spirituali molto forti») - per quale ragione nel territorio diocesano di Piacenza e Bobbio rientrino zone di province limitrofe, in particolare Parma (valli Taro e Ceno) e Genova. Nell’Archivio della Cattedrale di Piacenza ci sono 11 chartae private provenienti dalla Val Ceno, in particolare dalla pieve di San Pietro in Varsi, che testimoniano una politica patrimoniale da parte di questo centro episcopale che volle acquisire terreni nelle zone circostanti. Altro esempio citato, il più antico documento pubblico, il diploma del re longobardo Ilprando del 744, che confermava e assicurava al vescovo Tommaso il controllo sui monasteri della diocesi, tra i quali c’erano anche quelli di Tolla e di San Michele di Gravago, in Valtaro.
In chiusura il dottor Comolli ha spezzato una lancia per il turismo escursionistico di cammino («molto diffuso e accettato»), posto l’accento sulla nostra posizione geografica «che ci ha reso persone tradizionalmente ospitali, un’ospitalità verso i pellegrini che si è tradotta in ostelli, alberghi, osterie, fonti di una ricchezza gastronomica che ci è tuttora invidiata» e lanciato un’idea: «Perché non segnare con pietre d’inciampo il percorso piacentino della Via Francigena? Così chi viene, sa dove andare».

GLI AUTORI – Il Taccuino di viaggio delle Vie Romee nella tratta Piacenza è stato scritto a più mani. Ecco l’elenco degli autori: Adelaide Trezzini, Annamaria Carini, Tiziano Fermi, Manrico Bissi, Paolo Buscarini, Marco Corradi, Anna Maria Riva, Carlo Francou, Ettore Cantù, Silvio Barbieri, Mauro Steffenini, Riccardo Rocca, Sergio Efosi, Pietro Chiappelloni, Umberto Battini, Giacomo Nicelli, Domenico Ferrari Cesena, Giuseppe Noroni, Alessandra Toscani, Giampietro Comolli, Confagricoltura Piacenza. Disegni dell’illustratore piacentino Sergio Anelli.


È di un pasticcere spagnolo il panettone Campione del Mondo!

 

Il Natale non è ancora dietro l’angolo, ma già il “movimento globale” si è attivato: ad Asiago e in altri paesini del “presepe” alpino, i mercatini sono già frequentatissimi, con gente brulicante con pacchetti e pacchettini, in molte piazze già si installano gli alberi palle-dotati e, pure in cucina, si riempiono le dispense e si preparano i manicaretti natalizi. Il più importante per tradizione, è e resta, il Panettone e a Milano – nella sua patria – ha riscontrato un grande successo con finale sold out e numeri da record, la Coppa del Mondo del Panettone2024. Perché un concorso internazionale sul panettone? La Coppa del Mondo del Panettone non solo vuole intercettare le migliori produzioni del panettone artigianale nel mondo, ma anche creare un punto di incontro a livello internazionale tra professionisti, scuole di formazione e realtà di riferimento.

Così, dopo due anni di selezioni nazionali nei diversi stati, da Europa, Asia, America Latina, Stati Uniti e Australia, sono arrivati a Milano, in finale, 24 pasticceri per la categoria Panettone Tradizionale e 18 per la categoria Panettone al Cioccolato. Si sono incontrati/scontrati per fare valere ognuno la sua ricetta in occasione della IV edizione della Coppa del Mondo (CMP il concorso ideato dal Maestro Giuseppe Piffaretti con presidenti di giuria Iginio Massari (per il panettone tradizionale) e Ernst Knamm  Pastry Chef & Maître Chocolatier (per quello al cioccolato). Insindacabile (e imprevedibile) il giudizio finale che ha visto un panettone “straniero” prevalere largamente sugli altri e in particolare sui “nostrani”…. È quello di Ton Cortés(nome completo Daniel Jorda Jesús Machí) pasticcere spagnolo – già vincitore del “Panettone senza confini” – che ne ha presentato uno tradizionale, ma evidentemente così squisito, che si è portato a casa la Coppa!   Tre giorni intensi - dall’8 al 10 novembre - di presentazioni, masterclass e workshop, nella suggestiva location di Palazzo Castiglioni, con la possibilità di assaggiare e acquistare i panettoni, è il caso di dire, più buoni del mondo!

La Coppa del Mondo del Panettone artigianale è la più gustosa competizione dedicata al prodotto da forno avente la tipica forma cilindrica e che si mangia (e si regala) a Natale: deve essere a pasta morbida, a lievitazione naturale, a base di acqua, farina, burro, uova (tuorlo) con all’interno frutta candita, scorza di arancia o cedro e uvetta passa o, nelle versioni più golose, con cioccolato, pistacchi e ogni altro ben di Dio…

Se ne ha ricordo – sempre a Milano – dai tempi di Ludovico il Moro, verso la fine del XV secolo, anche se quello era più propriamente un “pane dolce”, ma fin da allora, simbolo del Natale! Quello noto a tutti noi, è quello che durante la fase di lievitazione si piega l'impasto su sé stesso per incorporare aria e migliorarne la struttura - pirlatura - passaggio che aiuta a creare la tipica alveolatura interna. Il panettone poi viene cotto e può essere sfornato dopo quasi un’ora se la crosta superiore è screpolata e tagliata in modo caratteristico - scarpatura - ma non si deve mai aprire il forno prima di inserire la sonda del termometro dritta al centro e se misura 94°/96°C allora è pronto. Poi il panettone va “impiccato” con appositi spilli. Deve rimanere 12 ore a testa in giù perché la struttura del glutine, a caldo, è instabile e grazie alla forza di gravità, così si riesce a mantenere integra la sua “cupola”.

Quando sembra pronto, l’importante è che non sia eccessivamente dolce, o troppo spesso “stodgy” (pesante, noioso) o dannatamente overexposed (troppo cotto, troppo brunito) e, se resiste imballato fino alla data di scadenza, poco prima basterà riempirlo di gelato…

I trend vorrebbero il Panettone sulle nostre tavole tutto l’anno, anche se comunque i periodi canonici restano fine e inizio anno e 3 febbraio per san Biagio che poi è sempre quello avanzato dal Natale… (e va bene anche se è leggermente raffermo ma deve essere stato benedetto…) che mangiamo come protezione contro mal di gola e raffreddori (in milanese si dice che "San Bias el benediss la gola e el nas").


“Frantoi Aperti” in Umbria per scoprire, celebrare, apprezzare l'“oro verde”…

Come sta andando?”- domanda Antonio Farnè, inviato del Tg2 a un raccoglitore di olive - “Sta andando bene. Quest’anno la qualità è ottima, sicuramente migliore di quella dell’anno scorso, è un’oliva integra…”.

Nel cuore della stagione dell’olio, la magia delle olive che diventano nettare, da ottobre a dicembre, un processo affascinante e antico, con numeri imponenti: intorno alle trecento mila tonnellate all’anno in Italia, è una regione che più di altre, ha fatto di questo preziosissimo prodotto non solo una risorsa, ma anche un simbolo.

Umbria, capitale dell’olio di qualità: 27 mila ettari del suo territorio sono destinati alla coltivazione dell’ulivo. 5 milioni e mezzo sono le piante coltivate in questa regione, 270 i frantoi coinvolti, rigorosamente extravergine di oliva, il top di gamma, l’olio umbro è prodotto Dop, certificazione che ne riconosce la qualità.

Quest’anno la produzione sta andando molto bene” – dichiara convinto il produttore Marco Petasecca Donati – “Noi abbiamo cominciato dal primo ottobre che abbiamo fatto la raccolta anticipata, la stagione si presenta molto abbondante dal punto di vista della quantità, grande qualità dell’olio e grande salubrità dell’oliva… Quest’anno abbiamo un prodotto molto genuino, sano e è questa la cosa più importante.” – “Da cosa dipende l’andamento di una stagione?” – chiede Farnè a Donati “È difficile trovare il nesso di casualità tra le condizioni climatiche e la qualità dell’olio. È un insieme di fattori che poi influenzano la qualità dell’olio. Quest’anno questa combinazione è molto positiva!

 

   

 

 

Non fa la differenza soltanto a tavola, l’olio è anche un valore aggiunto dal punto di vista turistico: tour, iniziative, degustazioni, un’offerta che trova la migliore sintesi nell’evento “Frantoi Aperti” con una quarantina di aziende coinvolte in giro per l’Umbria fino al 17 novembre a scoprire, celebrare, apprezzare il suo “oro verde”…

 

Ha l’obiettivo di portare tanti visitatori nei luoghi di produzione” – asserisce Daniela Tabarrini, direttore Strada dell’olio Dop dell’Umbria  – “per far scoprire la magia della spremitura. Tantissimi sono i visitatori dall’Umbria, da fuori Umbria, ma anche da diverse parti del mondo”.
Facciamo l’identikit del turista dell’olio” – propone Farnè – “È un turista attento, un turista appassionato di natura…” – gli risponde la Tabarrini – “…appassionato di buon vivere, di tradizioni, di piccoli borghi, di ruralità e, non di lusso, ma del vero lusso che è il buon vivere. Ovviamente, della buona tavola!

 

Lo vogliamo assaggiare?” –  domanda Farnè (non poco interessato…)  – “Assolutamente sì” –  gli risponde Donati  –  “I profumi sono molto intensi ed è un piacere in tutti i sensi assaggiare quest’olio meraviglioso”…

 

Antonio Farnè
inviato Tg2 Rai


Sono 14 i ristoratori ambasciatori dell’eccellenza "made in Serrapetrona"!

Dall’Ascolano al Pesarese, 14 i ristoratori che hanno ricevuto l’investitura di ambasciatore dell’eccellenza made in Serrapetrona!

A Serrapetrona (MC)  (La Sèrra in dialetto maceratese) avviato un percorso di valorizzazione del territorio attraverso le sue eccellenze vinicole: nel corso di un evento che ha unito istituzioni, comunità e protagonisti del mondo enogastronomico, l’Amministrazione comunale di Serrapetrona ha celebrato l’investitura di 14 ristoratori marchigiani, conferendo loro il titolo di “Ambasciatori della Vernaccia di Serrapetrona DOCG e del suo territorio”. Alla cerimonia, tenutasi nella suggestiva località del Maceratese, hanno partecipato il Governatore delle Marche Francesco Acquaroli, il Presidente della Provincia di Macerata Sandro Parcaroli ed il Sindaco di Serrapetrona Silvia Pinzi, insieme ai viticoltori del territorio.

       

Un’iniziativa che rappresenta l’inizio di un percorso di valorizzazione territoriale e culturale, ideato per promuovere le due eccellenze enologiche “Vernaccia di  DOCG” e “Serrapetrona DOC”. Il comune denominatore che unisce queste due espressioni del territorio è “la Vernaccia Nera”, un uvaggio biodiverso che, come sottolineato dall’enologo Giuseppe Camilli dell’AMAP, rappresenta un patrimonio irripetibile, un’unicità che accomuna i produttori dei due vini distinguendoli da tutti gli altri. Una tesi rafforzata da Alberto Mazzoni, direttore di IMT, e da Gianni Sagratini, Direttore del corso di laurea in Scienze gastronomiche dell’Università di Camerino, che hanno ribadito il valore delle produzioni autoctone e la loro valenza in chiave di pianificazione turistica.

Con la nomina dei suoi Ambasciatori, Serrapetrona rafforza la propria vocazione turistica e avvia un percorso di valorizzazione che vedrà intrecciarsi, in un appassionante storytelling, la fabula della Vernaccia DOCG alla trama del Serrapetrona DOC.

L’elenco dei nuovi “Ambasciatori”:

Roberta Bettucci - La Cantinella, Serrapetrona

Massimo Biagiali - Il Giardino, San Lorenzo in Campo

Michele Biagiola - Signore te ne ringrazi, Macerata

Luca Cavallini - Cavallini, San Severino Marche

Andrea De Carolis - Sandwich Time, Civitanova Marche

Rachele Cicconi - Petronius, Serrapetrona

Gian Marco Di Girolami - Blob cafè, Offida

Marco Guzzini - Di Gusto, Macerata

Matteo Malaspina – MyPizza, Fermo

Paolo Moreni - Il Cavaliere, Camerino

Giovanni Natalini - Da Lorè, Serrapetrona

Leonardo Pepa - Noi Restaurant, Civitanova Marche

Marco Scarpetta - Raphael Beach, Civitanova Marche

Barbara Settembri - Locanda dei Matteri, Sant'Elpidio a Mare


Amaro Silano premiato come eccellenza calabrese alla rassegna "Galarte"

 Nella cerimonia del 9 novembre tradizione, arte e cultura si fondono per celebrare il meglio del territorio. Un evento che è un omaggio all’autenticità e alla qualità che contraddistinguono un prodotto ambasciatore dei sapori e della cultura della Calabria nel mondo.

In occasione del prestigioso riconoscimento ottenuto al Concours Mondial de Bruxelles 2024, l’Amaro Silano è premiato come Eccellenza Calabrese durante la cerimonia della XXVII Edizione di “Galarte”. Questo tributo, assegnato su base meritocratica, è riservato alle realtà di spicco del territorio calabrese distintesi per l’eccellenza nel proprio settore.

L’evento, organizzato dall'Associazione "Club della Grafica" e patrocinato dalla Città di Montalto Uffugo e dal GAR – Gruppo Antropologico Rotese, si terrà sabato 9 novembre 2024, alle ore 17.30, nella splendida cornice di Palazzo Sant’Antonio, a Montalto Uffugo.

La rassegna “Galarte”, giunta ormai alla sua XXVII Edizione, rappresenta un’importante occasione di celebrazione dell’arte, della cultura e delle eccellenze produttive calabresi. La manifestazione, fin dalle sue origini, ha il compito di individuare e valorizzare quelle realtà che, grazie a talento e dedizione, contribuiscono a portare alto il nome della Calabria sia a livello nazionale che internazionale. Il Tavolo di Presidenza della Rassegna, promotore di questa iniziativa di valorizzazione, è composto da tre personalità di spicco nel panorama culturale e artistico: il Maestro Giacomo Vercillo, Presidente dell’Associazione “Club della Grafica”, insignito della Medaglia della Presidenza della Repubblica nel 1995; la Dott.ssa Rose Marie Surace, Presidente del Gruppo Antropologico Rotese, e la Dott.ssa , Consulente Marketing e Comunicazione e Giornalista internazionale, entrambe insignite della Medaglia del Senato della Repubblica al “Galarte”.

 

Dopo L’assegnazione della medaglia d'oro al Concours Mondial de Bruxelles nel corso del quale vengono valutati e classificati, da una giuria di esperti di varie nazionalità, i migliori distillati e liquori prodotti nel mondo, anche questo riconoscimento ci riempie di orgoglio, perché sa sempre ci sentiamo ambasciatori della nostra terra, portando nel mondo un prodotto calabrese, realizzato in Calabria da mani calabresi” commenta Domenico Maradei, General Manager di Amaro Silano e del Liquorificio 1864.

 

 

 

Comunicare la Calabria attraverso i nostri prodotti è un obiettivo importante e questo premio ci gratifica e ci spinge a continuare nella valorizzazione del territorio, perché è dalle erbe officinali della Sila, evochiamo con Amaro Silano i paesaggi di questa terra affascinante, mantenendo vivo il legame con tradizione e natura” chiosa Antonio Reda, Resp. Marketing di Liquorificio 1864.

 

 

 

Liquorificio 1864 nasce a pochi anni dopo l'Unità d'Italia, in Calabria. Nel 2005, un gruppo di imprenditori, guidato da Elvira, Antonella e Gianni Regina con Orlando Marcelletti, rifonda l’azienda per rilanciare le ricette originali e diffondere i sapori calabresi nel mondo. Oggi, Liquorificio 1864 propone prodotti tradizionali e innovativi, premiati a internazionale, mantenendo fede alle ricette storiche

 


 Fino al 12 novembre va in scena il 33° Merano WineFestival

 Fino al 12 novembre va in scena il 33° Merano WineFestival, la rassegna meranese si apre con le attesissime premiazioni dei prestigiosi The WineHunter Award Platinum, riconoscimento massimo riservato ai prodotti enogastronomici d’eccellenza - i migliori vini, birre, spirits e prodotti gastronomici selezionati nella guida The WineHunter - . Nella stessa giornata il festival conferirà a sette personalità di spicco anche le premiazioni The WineHunter Stars e il summit "Quo Vadis?", dedicato al futuro del settore vitivinicolo e agricolo della viticoltura, tra sostenibilità, innovazione e internazionalizzazione.

Tra le novità spiccano gli esclusivi incontri "Intrecci di Vite" nell’incantevole cornice del Castello Principesco.

Il Festival propone un programma ricco di novità: si parte con bio&dynamica & more, con 160 produttori italiani di vini biologici, biodinamici, SQNPI, Equalitas, Piwi, anfora e underwater; l’apertura della GourmetArena nella cornice liberty del Kurhaus con 130 aziende tra food, spirits e beer e il Mercato della Terra Slow Food in Piazza della Rena. In serata, le attesissime premiazioni dei WineHunter Award Platinum, che sveleranno le eccellenze enogastronomiche protagoniste della Guida The WineHunter 2024, con 5 riconoscimenti speciali ai produttori e la novità delle 7 WineHunter Stars. Da sabato 9 a lunedì 11 le giornate centrali di The Festival, con la presenza di 330 aziende vitivinicole italiane e 110 internazionali; martedì 12 conclusione all’insegna delle bollicine di Catwalk Champagne&More, con 120 eccellenze del metodo classico, tra maison francesi e italiane. E poi showcooking, presentazioni e masterclass, tra cui i 4 appuntamenti con “Intrecci di Vite” al Castello Principesco. Con WH Ambassador Exclusive Lounge e WH Buyers’ Club, Merano WineFestival si fa sempre più internazionale, in un connubio armonioso tra eleganza, cultura e business.

PREMIAZIONE DEI THE WINEHUNTER AWARD PLATINUM

Il Pavillon des Fleurs di Merano ospiterà la cerimonia di premiazione dei The WineHunter Award Platinum, il riconoscimento più alto della guida The WineHunter che viene assegnato alle eccellenze in campo enogastronomico che abbiano superato i 95 punti nelle 4 categorie Wine, Food, Spirits e Beer. La cerimonia sarà presentata da Maurizio Di Maggio (conduttore di Radio Monte Carlo). Nell’ambito della premiazione, il patron di Merano WineFestival Helmuth Köcher e il giornalista Andrea Radic conferiranno 5 riconoscimenti speciali al Genio, all’Innovazione, alla Conquista, alla Famiglia e al Territorio ad altrettante aziende enogastronomiche d’eccellenza.

THE WINEHUNTER STARS, I MAGNIFICI 7 DEL MONDO ENOGASTRONOMICO

Durante la cena di gala, la premiazione delle WineHunter Stars: il patron di Merano WineFestival Helmuth Köcher, consegnerà il riconoscimento a 7 personalità di spicco nel mondo del vino, capaci di illuminarlo con la loro passione, dedizione e straordinario impegno: Gianna Nannini riceverà la WineHunter Star come Wine Producer, Oscar Farinettisarà premiato come Communicator Star, Viviana Varese, vulcanica chef e imprenditrice della ristorazione, riceverà il premio Food Star. Come Winemaker Star sarà premiato Riccardo Cotarella. Anna Scafuri, caposervizio del Tg1 Economia, riceverà la WineHunter Star come Wine & Food Journalist, Stefano Vitale sarà premiato come miglior Wine Artist e infine a Valentina Bertini, corporate wine manager di Langosteria, il premio come miglior Wine Manager.

INTRECCI DI VITE: 4 EVENTI ESCLUSIVI AL CASTELLO PRINCIPESCO

Altra novità del 2024 sono le 4 masterclass “Intrecci di Vite”, organizzate in collaborazione con Liber Experience, nell’affascinante scenario del Castello Principesco. Oscar Farinetti è il moderatore di un incontro unico ed esclusivo fra Maurizio Zanella e Vittorio Moretti, per Cà del Bosco e Bellavista, le due aziende più rappresentative della Franciacorta in Italia e nel mondo. A seguire, il confronto tra due interpretazioni del Sangiovese, vitigno protagonista della grande enologia nazionale, con il Brunello di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini e il Chianti Classico del Barone Francesco Ricasoli. Domenica 10 novembre nella masterclass delle 10.30 moderata da Marco Sciarrini saranno protagoniste due icone altamente rappresentative delle zone più vocate della produzione dei vini bianchi italiani come Silvio Jermann e Hans Terzer; alle 16.00, Simona Geri modererà l’appuntamento con due punti di riferimento dell’enologia italiana nel mondo come Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e dell’Union Internationale des Enologues, e Renzo Cotarella, ad di Marchesi Antinori. L’iniziativa è sostenuta da Banca per il Trentino Alto-Adige; partner ufficiale per questi incontri speciali è Italesse, con il calice Etoilé Noir: uno dei calici sensoriali dell’azienda triestina, in vetro soffiato, curato nei dettagli per valorizzare al meglio i vini selezionati.

“QUO VADIS?”, IL SUMMIT “RESPIRO E GRIDO DELLA TERRA” SULL’EVOLUZIONE DELLA VITICOLTURA

Tema centrale della 33^ edizione del Merano WineFestival è l’interrogativo “Quo Vadis?”, un quesito che riguarda tutti gli attori del settore vitivinicolo, e più in generale agricolo, messi a dura prova da molteplici sfide quali la crisi climatica, la sostenibilità ambientale, l’apertura a nuovi mercati internazionali. Tematiche all’ordine del giorno che saranno affrontate nel summit “Respiro e Grido della Terra”: sei incontri in collaborazione con la International Viticulture and Enology Society nei quali saranno presentati approfondimenti scientifici sulle strategie di adattamento della viticoltura al clima che cambia, sui vini da varietà di uve resistenti, sulle innovazioni in tema di viticoltura e agricoltura sostenibile. A conclusione del summit, unManifesto sintetizzerà i contributi emersi durante gli incontri, tracciando alcune direttrici per l’evoluzione del comparto enogastronomico.

GLI APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

In 5 giorni di Merano WineFestival sono decine gli appuntamenti che si susseguono, capaci di accontentare tutti i gusti. Alle 11.00 all’Hotel Terme Merano la cerimonia di premiazione “Nel segno di Zierock”, seguita alle 16.00 dalla masterclass a tema curata dal giornalista Angelo Carrillo. Appuntamento alle 16.30 con la masterclass “Espressione dei vitigni Piwi” a cura dell’enologo Nicola Biasi. In serata, al Kurhaus, andrà in scena la cena di gala con le premiazioni delle WineHunter Stars e la presentazione dei WineHunter Ambassador. Sabato 9 novembre alle ore 14.00 la consueta cerimonia d’apertura con sciabolata sulla scenografica passerella del Ponte delle Terme e, a seguire, la masterclass “Bolla contro Bolla” conOscar Farinetti, un confronto tra vari spumanti metodo classico italiani, alle 15:30 “Avanguardia nel Solco della Tradizione: Marrubium” con relatori Gabriele Gorelli e Mattia Vezzola e alle 16:30 “Underwater – vini sott’acqua” curata da Andrea Radic. Domenica 10 novembre alle 14.00 la masterclass “Dieci vini di razza in dressage” con Luca D'Attoma e Chiara Giannotti, alle 15.30 la presentazione della Guida “I Vini del Cuore” a cura di Olga Schiaffino, alle 16.30 la masterclass “Georgia 8000 years of history – Unique Qvevri wines in tasting” tenuta dal patron di Merano WineFestival Helmuth Köcher, infine alle 17.00 “Supertuscan on stage” con Emanuele Trono e Stefano Quaglierini. Lunedì 11 novembre l’Hotel Terme Merano ospiterà alle ore 11.00 la masterclass “Eccellenze dell’Albania” di Çobo Winery, moderata da Luca Gardini; alle 14.00 la masterclass “Gli Svitati” vedrà protagonisti gli ambasciatori del tappo a vite in Italia; infine, alle 17.00 la cerimonia di premiazione del 30° Premio Godio. Nella GourmetArena, si susseguiranno gli showcooking nelle aree dedicate alle regioni Campania e Abruzzo, mentre nel FuoriSalone di Corso della Libertà, saranno presenti l’area showcooking della regione Calabria e gli enti Consorzio del Sannio, Campania Felix e Terre d’Abruzzo. Martedì 12 novembre alle 16.30 nel Kursaal le premiazioni delle selezioni Nord di “Emergente Sala 2024” ai migliori maître e camerieri under 30 nella ristorazione italiana.

MERANO WINEFESTIVAL SUPPORTA “UN POZZO PER LA VITA”, PROGETTO DEL GRUPPO MISSIONARIO MERANO

Anche quest’anno Merano WineFestival sosterrà il Gruppo Missionario Merano e i suoi progetti di cooperazione allo sviluppo nel continente africano, destinando il ricavato delle Masterclass al progetto “Un pozzo per la vita”. Inoltre, il Gruppo Missionario Merano sarà presente al festival con l’iniziativa di beneficenza resa possibile dalla collaborazione di alcuni espositori che hanno donato dei vini pregiati. I fondi raccolti nell’ambito della 33ª edizione di Merano WineFestival finanzieranno la costruzione di un pozzo per l’acqua potabile nel villaggio di Guenkpota, nel sud del Benin.

 I NUMERI DEL 33° MERANO WINEFESTIVAL

5 giornate di festival, più di 1000 espositori, oltre 3000 vini in degustazione, 250 etichette nella WineHunter Area, oltre 5400 WineHunter Awards, 39 masterclass, 32 showcooking e 6 talk al Summit “Quo Vadis?”.

 


Tempo e spazio: “Centomani” celebra dieci anni tra tradizione e futuro gastronomico

Chef e produttori bolognesi fra i protagonisti dell’evento Tempo e spazio: “Centomani” celebra dieci anni tra tradizione e futuro gastronomico.
Il tema del tempo, con domande come “Cosa mangeremo fra vent’anni?” e quello dello spazio, con un’attenzione focalizzata sull'identità gastronomica di un areale regionale (l’Emilia-Romagna) hanno guidato la celebrazione del decennale dell’evento “Centomani di questa terra”, che si è svolto il 28 ottobre a Polesine Zibello (PR) ospiti dell’Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli, e soprattutto guideranno la progettazione del futuro dell’Associazione culturale CheftoChef.

 

Centomani si è confermata come una grande e importante festa dei cuochi, dei produttori delle tante eccellenze DOP e IGP e dei gastronomi emiliano-romagnoli. Fra questi i bolognesi: Mario Ferrara - Ristorante Scaccomatto agli Orti Bologna, il presidente di CheftoChef Massimiliano Poggi - Ristorante Massimiliano Poggi Trebbo e il vignaiolo Lodi Corazza di Ponte Ronca. Inoltre, erano presenti gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Castel San Pietro Terme I.I.S. Bartolomeo Scappi.

 

 

Fra degustazioni, forum di approfondimento, cooking demo con gli oltre trenta chef presenti alla giornata, il mercato dei produttori e dei vignaioli con una ventina di aziende e consorzi, una delegazione delle Città della Gastronomia CheftoChef (Borgonovo Val Tidone PC, Russi RA, Roncofreddo/Valli del Rubicone FC) e una del Progetto RavennaFood/CheftoChef, la giornata baciata dal sole e da temperature primaverili, più che autunnali, ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico di appassionati e di addetti del settore,

Il mondo accademico che ha partecipato attivamente ai forum – curati dai soci CheftoChef Massimo Suozzi e Franco Chiarini, sia dal punto di vista operativo sia per la gestione dei contenuti culturali - si è dimostrato di elevato livello di competenza e interesse, riconoscendo la necessità di un approccio approfondito e multidisciplinare. Patrizio Bianchi, dell’Università di Ferrara, ha esortato a proseguire in questa direzione, sottolineando l'importanza di integrare la formazione con le esigenze del settore. La presenza di accademici esperti in vari ambiti, come il Prof. Massimiliano Petracci (Università di Bologna) per l’agricoltura, il Prof. Franco Mosconi (Università di Parma) per i distretti produttivi e il Prof. Davide Cassi (Università di Parma) per la fisica della materia, è stata determinante per alimentare il dialogo con i cuochi. Inoltre, gli attori locali hanno testimoniato l'importanza di continuare esperienze territoriali come “I Rubiconi” e “Le Faentine”, collaborando con altre associazioni gastronomiche quali Slow Food, Il Lavoro dei Contadini e Tempi di Recupero, tutti sul palco di Centomani. Infine, ma non certo per importanza, i produttori virtuosi regionali, pilastri delle idee gastronomiche, giocheranno un ruolo cruciale nel consolidare il principio fondamentale della “trasparenza”, come ha sintetizzato Roberto Casali di Ecopesce «trasparenti come l’acqua del nostro mare».

 

«È giunto il momento di instaurare un nuovo rapporto con la Regione Emilia-Romagna, che deve riconoscere l'importanza della proposta del Prof. Cassi di avviare rogetto di ricerca scientifico sull'identità gastronomica della regione, pioniera nel settore dell'Agrifood e con forti legami con le avanguardie della Catalogna, fra le più prestigiose a livello internazionale», sottolineano Massimiliano Poggi e Michele Ceccarelli, rispettivamente Presidente e Segretario Generale di CheftoChef, a cui è affidato il compito di guidare lo sviluppo di questa rete di relazioni, sempre più complessa e articolata.

 

 

 


Unit Wine Tour è l’ideale veicolo “Professional Only” utile per condividere conoscenze e peculiarità dei Vini Italiani nei Paesi asiatici

Unexpected Italian, professionisti italiani del vino nelle terre di Gengis Khan 

Il team di Degusta, sempre attento, da anni, ai movimenti economici che avvengono nel mondo del vino, soprattutto all'estero, ha seguito con attenzione le attività di Unexpected Italian (UNIT), una realtà commerciale proattiva ed organizzata, che opera sui mercati esteri promuovendo il vino italiano in maniera totalmente differente.

Unexpected Italian , (UNIT) , ovvero italiano inaspettato, nome che stuzzica la fantasia e la curiosità. Dietro a questo nominativo, un gruppo affiatato di professionisti specializzati i quali, grazie alla loro passione per l’affascinante mondo del vino (e alla conoscenza profonda del settore), si mettono al servizio delle aziende vitivinicole italiane per accompagnarle, cum grano salis, verso i mercati esteri.

Tanto per citare un esempio, ecco il caso Mongolia. Nel paese caucasico di Gengis Khan (Asia Orientale) tra Russia e Cina, il 5 settembre scorso è andata in scena una 1a Assoluta Mondiale , organizzata proprio da UNIT, di un evento che nemmeno i francesi (che in Asia esportano 4,5 MLD euro di vino), sono riusciti mai ad improntare.

L’evento, si è svolto nel Venue Hotel SHANGRI-LA di Ulaanbaatar con Unexpected Italian a rappresentare l’Italia anche per l’Europa!  (UNIT é Member partner dell’EuroChamber Mongolia)

Unexpected Italian ha catturato la nostra attenzione perchè opera in modo singolare. È una struttura giovane, che nasce e cresce insieme alle analisi puntuali e dettagliate dei singoli mercati stranieri (.. sì, anche in questo caso i dati e la loro analisi e lettura risultano di fondamentale importanza)  ed è durante questa fase di studio che UNIT scopre che gli eventi del mondo del vino in Asia sono pochi e, spesso, anche reputati, dalle aziende coinvolte, come mal organizzati e con un’unica finalità: l’evento come fine e non come mezzo.

Proprio qui si inserisce UNIT, che pone le proprie radici esattamente in questo ragionamento. Quindi eventi, non come fine, ma come mezzo: da qui a decidere di dedicarsi all’organizzazione di eventi specifici, dedicati interamente al contatto con distributori e buyer del continente asiatico, il passo è stato breve. UNIT infatti ha dato vita a qualcosa che mancava e che ora rappresenta un punto fermo per i tanti che vogliono esportare vino.

   

Unit Wine Tour

La Mongolia è un grande paese (1.564.000 kmq) incastonato tra la Federazione Russa e la Cina. Un Paese democratico con un sistema parlamentare e pluripartitico. Popolazione in continua crescita, oggi di circa 3,5 milioni abitanti, il 30% ha meno di 30 anni e il 69% vive in Città, soprattutto nella Capitale Ulaan Bataar. La maggioranza è di religione buddista.

Il reddito medio di 5.200 euro annui equivale a un PPA potere di acquisto di 9.000 euro annui.
Il PIL del Paese sta crescendo a ritmi importanti: nel 2018 +7,6%, nel 2019 +5,5%.
Nel 2020, nonostante la Pandemia, si registrò un calo solo del -4.4%. Nel 2021 +1,6%, riprendendo nel 2022 +5%, nel 2023 +6,8% e le previsioni per il 2024 sono di +4,6%.

Nel 2021 è stata completata la costruzione del nuovissimo aeroporto Genghis Khan Airport, con una capacità di 3 milioni di passeggeri all’anno. Nel resto del Paese vi sono altri 25 aeroporti.
La Mongolia aderisce all’Organizzazione Mondiale del Commercio e la sua economia ha un elevato grado di apertura al commercio internazionale. La distribuzione commerciale si sta sviluppando negli ultimi anni con grandi centri commerciali, catene di supermercati e discount, il Modern trade, decine di supermercati, ipermercati e convenience stores, si trovano in particolare nella capitale ove si concentra oltre metà della popolazione. I vini di importazione si trovano nelle catene della distribuzione moderna, ma sempre più enoteche e negozi specializzati si sviluppano per la vendita di vini e altri alcolici.

I consumatori mongoli apprezzano i prodotti alimentari europei, vini compresi, considerati di qualità nettamente superiore a quelli che solitamente la Mongolia importa da Russia o Cina. Negli ultimi anni si vende vino, in Mongolia, anche via internet. Sono ancora poche le Aziende del vino francesi, italiane e di altri Paesi produttori, che esportano il vino in Mongolia. Questo si traduce in molte opportunità per le Aziende Italiane che si recheranno ad Ulaan Bataar con UNIT WINE TOUR 2024.

Non ci sono storie: UNIT WINE TOUR 2024 é il veicolo ideale (Professional Only) utile per formare e condividere le conoscenze e peculiarità dei Vini Italiani incontrando le Aziende e i Professionisti del Wine & Spirits e del Food & Beverage in Mongolia.

 La scheda:

UNIT mission
La mission di Unit è quella di creare eventi che siano dei facilitatori di business fra le aziende vitivinicole e gli importatori. La cura del dettaglio in ottica asiatica e non europa-centrica come missione per rompere le barriere.
UNIT visione
Supportano le aziende vitivinicole valorizzandone unicità e tipicità, esaltando valori, territori e tradizioni uniche che divengono meravigliosi racconti di vino
UNIT valori
Integrità, etica, lealtà e soprattutto fiducia nelle aziende partner, nel loro lavoro e nel loro modo di essere. È la base da cui partono ragionamenti e collaborazioni in casa UNIT

 


Unit Wine Tour
by Unexpected Italian s.r.l
Via Santa Chiara, 2  Bologna
www.unitwinetour.com

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


Press tour autunnale “Romagna Autentica”, un mondo di eccellenze toccate con mano (e messe sotto ai denti…)

La Romagna, è la zona italiana famosa per le spiagge, la musica e il divertimento, sì, ma non solo. Romagna, Autentica terra capace di accompagnare alla scoperta delle città d’arte e quelle dedicate al benessere con le sue terme, all’out door, per escursioni lungo centinaia di sentieri che salgono verso l’Appennino, ottimo coadiuvante per il fisico e i tanti cammini di pellegrinaggio, conforto per lo spirito…  Romagna, Autentica per l’accoglienza: c’è tutto quello che si può desiderare, afferente al turismo, per i propri momenti di svago, come per romantici week end e piacevoli vacanze, i suoi tantissimi eventi e pure qualcosa in più… qualcosa come il buon cibo e la buona cucina - vini inclusi - solo questi, “romagnoli”, costituiscono uno straordinario patrimonio! Romagna Autentica in ogni stagione offre a visitatori, turisti esploratori, gitanti di tutte le età, le varie espressioni del territorio: i suoi tesori – arte, monumenti, borghi, castelli e rocche – i suoi sapori – di mare sulla costa e di terra all’interno, in collina come in montagna – piatti golosi, quelli di una decina di chef stellati, che dopo le esperienze fatte in tutto il mondo, oggi - tornati alle radici - estrinsecano le loro doti nei propri “bwen re’tiro” (buon ritiro) in zona, approntando ghiotte creazioni, composte con i tesori del territorio - vere unicità - che le loro mani, molto erudite, usano per far gioire le papille gustative di fortunati gourmet!

                                        

La tanta ricchezza di questo regno, accontenterebbe anche il più ingordo sovrano, ma non “Romagna Autentica” del “GAL–L’Altra Romagna” (gruppo di azione locale composto da soggetti pubblici e privati pro sviluppo locale delle province di Forlì-Cesena e Ravenna) che, in collaborazione con “Destinazione Turistica Romagna” (ente pubblico per la valorizzazione e promo-commercializzazione turistica tramite strategie di comunicazione) e con “Visit Romagna” (organizzazione di promozione del turismo romagnolo) “sfruttano” i ristoratori, per poi comunicare, tramite i rispettivi mezzi (stampa quotidiana, riviste di settore, TV in rete e Sat, Web, Blog compresi) critiche e pareri raccolti da cui dedurre i dati che agenzie specializzate, organismi consortili e corporazioni, poi elaborano. In questo caso, il “press tour Romagna Autentica” (#Romagnautentica) per un turismo slow, esperienziale, sostenibile, rispettoso della cultura e della storia del territorio, riguardava il settore enogastronomico dunque, sono stati convocati i giornalisti più esperti del campo (meglio di cucina) per studiare la situazione e proporre le relative considerazioni, dopo aver toccato con mano (e pure messo sotto ai denti) alcuni degli oltre cinquanta prodotti tipici del territorio – vere eccellenze – questo, con la volontà di valorizzare la zona della Romagna interna: antica, rurale, genuina, coi suoi sapori e le sue tradizioni millenarie, fra gastronomia, artigianato e anche con il comparto “ospitalità” che ha un gran peso con la presenza di strutture per tutti i gusti e tutte le tasche, dunque, c’è tanto da vedere, da provare e da raccontare. Nel contesto di un fine settimana lungo - detti giornalisti - sono stati accompagnati dalla Valle del Rubicone a quella del Savio, attraversando le zone collinari del Forlivese e del Faentino, in giornate immerse in un’atmosfera autunnale con bruma, nuvole basse e pioggerella insistente, clima che ha reso anche più suggestive le visite presso i “luoghi del gusto”:

intanto a Sogliano (FC) patria dei produttori di formaggio di fossa, dove abbiamo troviamo Fosse Venturi, che ha proposto la visita alla “fossa” con gradevole degustazione di vari caci abbinati a piccoli salumi e confetture. Un ottimo Sangiovese superiore, ha aiutato a “pulire” il palato. Famiglia Venturi non si è improvvisata nell’attività, gli esordi risalgono ai primi del secolo scorso senza mai interrompersi, tranne durante il periodo bellico, allorquando alla fossa è stata “cambiata la destinazione d’uso”…  Dapprima si “fanno” i formaggi: vaccino, misto (50%pecora-50%mucca) bufala, pecorino; intanto si prepara la fossa: sanificazione, posizionamento delle canne, impagliatura pareti, installazione travi e assi alla base; poi il riempimento: si mettono in sacchetti di cotone i formaggi che si inseriscono sovrapposti dalla base fino al portello di apertura, in totale circa 7 mila formelle da 5/7 Kg. che stanno a “riposare” anche oltre 9 mesi (come i Grana, stagionati a temperature superiori ai 12°C che si caratterizzano per la crosta compatta e resistente); quelli a pasta molle, invece, che non maturano più di 60 giorni, sono stagionati a temperature di 2-8°C.  il Formaggio di Fossa Dop è celebrato per tutto il mese di novembre con una sagra per le vie del borgo fra assaggi e degustazioni.  www.fosseventuri.it

Visita allo storico laboratorio artigianale di produzione delle rinomate Teglie di Montetiffi nate per la cottura della piada “pane povero di Romagna” (G. Pascoli docet) usate anche per cuocere pane, verdure, caldarroste, dolci, pesce... Le Teglie (da “testo” di terracotta anche “teggia” in dialetto locale) sono create a mano da Maurizio Camilletti con la moglie Rosella. Cercano le terra giusta in zona e dopo un laborioso processo manuale, modellano i "dischi" in diversi formati: grandi per il camino, la stufa e il forno, piccoli per i fornelli a gas, li mettono ad asciugare e, dopo la cottura in forno, tornano sulle scalere per qualche giorno. La bottega è aperta a turisti, gruppi, scolaresche e, accordandosi, è possibile assistere alle varie fasi di lavorazione. Le Teglie di Montetiffi testimoniano un mestiere che raccoglie l’energia creativa che nasce dalla terra e per fare felice Maurizio (l’unico “tegliaio” rimasto) bisognerebbe trovare qualcuno intenzionato a portare avanti l’attività…. letegliedimontetiffi@libero.it

 

Chiusura della giornata ospiti dello chef Giorgio Clementi presso l’Osteria dei Frati a Roncofreddo (FC) piccolo borgo sulle colline tra Rimini e Cesena. Giorgio Clementi e Valentina Grandotti guidano l’Osteria dal 2012 dopo aver raccolto l’eredità di Renato Brancaleoni famoso affinatore di formaggi. L’ambiente è familiare e intimo, in inverno si sta in sala scaldati dalla stufa a legna, nei mesi estivi si cena all’aperto nel rigoglioso giardino o nella terrazza panoramica con vista sulla riviera romagnola. La cucina di Giorgio è fatta di studio, con ricette ispirate alla tradizione, ma con nuova vitalità e leggerezza, di crescita e qualità - presidi Slow Foode preparazioni artigianali - con un occhio attento alle stagioni e con grande cura dei dettagli. Menù: cappelletti affumicati prugne e cavolo nero annaffiati con Antiqua di Francesconi Paolo di Faenza (macerazione delle bucce in anfora); cappello del prete brasato al Sangiovese verze e olive con Sangiovese Appio; cremoso al mascarpone, crumble e gelato al caffè, con cialda al cacao, tutto innaffiato da Albana secco Codronchio (Fattoria Monticino Rosso)     http://www.osteriadeifrati.com

 

Pernottamento presso Palazzo Gessi room&breakfast a Tribola di Borghi (FC) in un casolare tipico primo ‘900 con bel giardino; sei camere semplici e confortevoli, ognuna con la sua particolarità; non mancano i principali servizi e comodità. La colazione a buffet è ricca e di qualità, con attenzione ai prodotti locali. A richiesta noleggio bike elettriche per escursioni sul territorio di proprietà della struttura; organizzazione di pranzi o cene da asporto; disponibile acquisto “Borsa Romagna Mia” con prodotti del territorio. Ideale punto di partenza per arrivare a: Cervia a solo 29 km... Cesenatico tra Rimini e Ravenna e il suo porto canale leonardesco, Cesena centro storico ricco di testimonianze storiche, Gambettola famosa per il suo Carnevale di Pasqua, Gradara la sua rocca e il suo castello, Longiano, tra Cesena e Rimini di origini medievali, Pennabilli in Val Marecchia, nel parco naturale del sasso Simone e Simoncello, Castello di Ribano di epoca medioevale, Rimini mare e la vita notturna, a Roncofreddo l’oratorio della Madonna della Misericordia, Riccione moda e la vita notturna, San Leo e la Repubblica di San Marino, Santarcangelo di Romagna città d’arte, Sogliano al Rubicone paese famoso per il formaggio di fossa, Savignano sul Rubicone per il ponte romano sul Rubicone dove Giulio Cesare pronunciò “Alĕa iacta est”.   www.palazzogessi.it

 

Alla Tenuta Casali a Mercato Saraceno (FC) si definiscono “agricoli, artigiani del vino e custodi della terra”: visita in un podere dove si pratica agricoltura biologica e sostenibile.
Coltiviamo leguminose a filari alterni – ci confida la padrona di casa Silviaper apportare sostanza organica in vigna evitando l’utilizzo di concimi non organici”. Preferiscono lavorazioni manuali del terreno sulla fila per favorire lo sviluppo delle viti e controllare le erbe infestanti su un’area di 20 ettari su antichi terrazzamenti fluviali, scelti per qualità del terreno, esposizione al sole e microclima (forti escursioni termiche) sugli 80  complessivi, situati nell’area di produzione Romagna Doc, all’interno della sottozona San Vicinio/Mercato Saraceno, nel punto mediano della Valle del Savio. I vini della Tenuta nascono da uve autoctone con una lunga storia, capaci di regalare grandi emozioni e sorsi di personalità e carattere. Di Sangiovese ne producono diverse interpretazioni grazie alla grande versatilità di una delle migliori uve del mondo. L’Albana, il Famoso e il Trebbiano rappresentano l’anima bianca del vino di Romagna: tre vitigni molto diversi tra loro, ma con in comune la stessa capacità di stupire riempiendo il calice di profumi e sapori tipici di questa terra. Il Cabernet Sauvignon - unico vitigno non autoctono, ma ormai diventato di casa in Romagna - completa alla grande la gamma della produzione.   www.tenutacasali.it

 

All’ora di pranzo, andiamo a San Piero in Bagno (FC) dall’allievo d’eccellenza del maestro Paolo Lopriore, lo chef Gianluca Gorini (Miglior Chef Emergente del Centro Italia 2012 e Chef Sorpresa dell’anno della Guida Identità Golose 2015, pure stella Michelin 2019) che ci ospita per farci assaggiare un menù degustazione e relativi vini. Ma prima di tutto lo chef si è presentato con uno straordinario fungo porcino che sembrava finto! E dopo averlo visto così “nature” l’avevamo già nel piatto, cotto non si sa come, tagliato per il lungo: al primo morso era leggerissimo, il cappello sembrava carta velina e il gambo, tenerissimo e saporitissimo… Davvero una gran bella entrée di stagione!  Poi chef Gorini ha dato il via alla “formalità” (…ci toccava…): battuta di cervo, miele di tarassaco, bergamotto, aneto e caffè; lepre al vino rosso, patate all’olio di carbonella, ginepro e more sott’aceto; pasta ripiena di cacciagione, brodo di funghi, alghe, verdure e spuntature; colombaccio scottato alla brace, estratto di alloro e cipolla al cartoccio; zuppa inglese “daGorini” caffè e piccola pasticceria. Sono stati serviti: “P” di Pertinello Metodo classico Dosaggio zero, Arcaica 2022 di Francesconi, Sangiovese Sup. Primo Segno Doc Sangiovese Sup. “2015, - Tregenda “R” Vendemmia Tardiva Villa Papiano Modigliana, RA. Presentazioni giustamente sofisticate, abbinamenti pregevoli e preparazioni semplici (all’apparenza). Trapelava la passione per il buon mangiare e la conoscenza dell'arte culinaria.
Risultato: formidabile!  www.dagorini.it

 

 

Per smaltire le calorie finora accumulate, niente di meglio che un bel giro a Civitella, nella valle del Bidente, all’agriturismo Campo Rosso, azienda agricola biologica e fattoria didattica immersa in un meraviglioso contesto. Lì si possono svolgere tantissime attività, ma forse la più intrigante, è la scuola di piadina (in dialetto “pida”) con Katia (Katia Sandri, agrichef, sommelier, guida equestre e titolare dell'agriturismo e dell'azienda agricola dal 2017, in predicato di partecipare con la figlia alla trasmissione “Il contadino cerca moglie” nel suo caso “marito”) donna che più multitasking non se ne conoscono… (tiene dietro alla fattoria, ai campi, agli animali di bassa corte oltre che a somarini, cavalli, capre - e poi all’albergo – nove camere – e al ristorante…). È lei che insegna anche a preparare deliziosi tortelli (piadine tipo ravioli farcite) e crescioni con erbe aromatiche selvatiche e fiori eduli che insegna a trovare e raccogliere nei prati lì intorno. Alcuni di noi si sono cimentati nell’operazione “novella zdora” con “buoni” risultati…  Comunque per i veri appassionati dell’arte culinaria, c’è il corso di “Team Cooking”, tutti insieme appassionatamente in cucina, usando i prodotti del territorio ed è sempre festa!   www.agriturismocamporosso.com

 

Serata con le gambe sotto al tavolo a La Campanara di Galeata (FC): una casa in sasso del 1500, facente parte di un complesso ecclesiastico con tanto di chiesa consacrata - Santa Maria dei Miracoli - e annesso campanile (da cui il nome). Osteria (un tempo canonica del paese) più locanda in un ambiente familiare confortevole con camere di charme immerse in una quiete irreale, quasi fuori dal tempo, che racconta secoli di storia coniugando il nuovo e l’antico. In cucina due professionisti: Alessandra Bazzocchi e Roberto Casamenti, una maestra e un geometra che hanno fatto la scelta della vita nel magico borgo medievale di Pianetto. Lui poi, è il classico soggetto che sa fare tutto: ottimo chef in cucina, bravissimo gestore dell’albergo, vignaiolo, giardiniere, barista e falegname… (da invidia!). Pochi piatti, rigorosamente stagionali, una cucina di casa senza artifizi, una rete di piccoli produttori del territorio (di vino compresi) che li affiancano con passione. Fuori dalla finestra l’orto didattico (aperto agli ospiti) e tutto intorno le colline dell’alta valle del Bidente, ricche di storia e di tradizioni legate alla terra e alla cucina. www.osterialacampanara.it

 

Da lì, attraversando la Valle del Montone si arriva a Dovadola dove in piazza Vittoria c’è la piccolissima bottega “Nel nome del pane” forno biologico di Cappelletti & Bongiovanni (altro punto vendita a Forlimpopoli) e un laboratorio-ufficio, dove panificano con metodo di economia locale solidale e sostenibile, formando una filiera fra chi coltiva, produce e trasforma, compreso chi compra e consuma. La signora Anna, che gestisce il negozio da quarant’anni, ci spiega che i loro prodotti da forno sono tradizionali e creati ispirandosi alla dieta del dr. Mozzi, fondata sull’alta digeribilità, la genuinità e la naturalezza. Intanto utilizzano solo farine di Grani Antichi e cereali a taglia alta, coltivati prima degli anni 60, non selezionati per il contenuto di glutine e tutti coltivati con metodo bio. Lo scopo è produrre per le persone, rispettando, al contempo, la natura. Sono un Panificio Certificato Biologico e le materie prime che utilizzano non contengono sostanze chimiche ed inquinanti per la madre Terra. Vogliono mantenere l’attività una realtà artigianale, perché credono che il miglior prodotto possibile e l’alta considerazione delle risorse umane siano i valori fondamentali dell’impresa. Preferiscono materie prime del territorio, per alimentare, implementare e sostenere l’economia locale creando progetti di filiera. www.nelnomedelpane.it

 

Pranzo Al Vecchio Convento a Portico di Romagna (FC) vera “perlina” (ina per le dimensioni…) splendente della vallata del Montone, con ricchezze storiche, artistiche, architettoniche “inimmaginabili” e scoperte grazie al professore Gurioli, preside in pensione che abita in paese e ne sa di ogni… (grande prof!). E dopo avere magnificato il posto, parliamo del “ricovero” a cui ci hanno destinati… Al Vecchio Convento è hotel 3 stelle in centro paese, ospitato in un antico palazzo ottocentesco (grazie alle recensioni di esimi colleghi, pare che offra il non plus ultra della cucina romagnola tipica): aspettativa creata! Le sale del ristorante sono state ricavate dal vecchio granaio e dalle cucine della casa padronale. I camini scaldano gli ospiti durante l’autunno e l’inverno. Subito fuori c’è il giardino interno - una vera chicca - dove godersi un pranzo o una cena nella bella stagione.  Ad accogliere gli avventori, la regina della casa, Marisa Raggi affabile signora che sprizza subito simpatia, in cucina, lo chef Giovanni Cameli, il figlio Matteo e i il team, per realizzare i menù che variano con le stagioni e con i prodotti freschi del territorio; in cantina, circa 150 etichette nazionali e internazionali, ma anche di vini della Romagna e della Toscana (alcune teorie, per i migliori abbinamenti, vogliono prodotti locali/vini locali).  Una volta a tavola si scopre che il menù è in gran parte dedicato al tartufo… (Apperò!). Nelle valli romagnole, non sono pochi coloro che si dedicano - Lagotto muniti - alla ricerca dello squisito fungo ipogeo e anche il Vecchio Convento ha la sua tartufaia (dove poi si potrà andare a vedere un momento di vita attiva dei “cavatori” con i loro amabili partner all’opera).  Crostini di crema di parmigiano e tartufo bianco, abbinati a un Blanc de Noirs Dosaggio Zero Pertinello; cappelletti di pernice e tartufo bianco, abbinati a un Tèra Fondo San Giuseppe 2022; tagliata di vacca vecchia portoghese tartufata, con Vigna Le Case di Ballardini 2022; funghi porcini fritti e patate al tartufo; torta di aglio nero fermentato e per finire; creme caramel di castagne, con Tregenda R! Albana passito Villa Papiano 2020 (caffè)…. Dunque? Aspettativa… superata alla grande! Per gli appassionati di vino, è possibile visitare la cantina centenaria de Al Vecchio Convento e scegliersi la giusta etichetta da gustare. Inoltre per i clienti dell’albergo si organizzano degustazioni ed escursioni enogastronomiche presso i vari produttori di vino e olio dei dintorni. Un consiglio? Approfittatene!  www.vecchioconvento.it

 

Una bella passeggiata nel bosco alla scoperta del foliage, nelle mille tinte del giallo, arancio, rosso, viola e marrone, al seguito della graziosa Nicoletta Conte, una vera giovane “truffle trainer” locale col suo “Lagottino”, che già vanta numerosi ritrovamenti (anche cospicui, di quelli che da un giorno all’altro, ti mandano a fare due settimane nei mari del Sud) e per non smentirsi, il riccio cagnolino, fa bella figura anche stavolta: tre pezzettini niente male nel giro di un’oretta! (oh, meglio che investire in Bot o Btp…).

 

 

La scarpinata del pomeriggio ha messo un discreto appetito a tutti… Quasi quasi una cenetta a Castrocaro Terme? Allora vale la pena scavallare la Valle del Montone in direzione “Salsubium” dalla antica storia! Meta finale, ristorante Essentia dove - ci hanno anticipato - ogni giorno lì propongono qualche nuova suggestione, che si scopre solo una volta seduti al tavolo… Siamo nel regno dello chef e patron Andrea Giacchini, castrocarese poco più che trentenne che dirige i lavori con la socia e compagna Jessica Spighi. Qualcuno (i soliti esimi nostri colleghi…) l’ha definito giovane romagnolo molto estroso e genuino, con tanto entusiasmo, energia e belle idee… Viene dall’Artusi di Forlimpopoli (Istituto alberghiero) con trascorsi a La Frasca di Milano Marittima, poi ha maturato una bella esperienza con lo chef Xavier Mathieu (stella Michelin) al ristorante Le Phébus & Spa Relais et Château in Provenza; a fine 2019 ha aperto il suo Essentia in un periodo decisamente difficile per tutti. Le credenziali sono “super”! Vediamo: gnudi di cipolla e fossa con un giovane Sauvignon Blanc; tagliolini di “strozzapreti”, burro affumicato, vaniglia e parmigiano con un’Albana secca di discreta struttura ed intensità; cappello del prete, chimichurri alle alghe e cime di rapa con un onesto Sangiovese Superiore; finale con pera appassita, gorgonzola e mandorle; cantuccini, tutto innaffiato con Albana passito.
(NB: dei vini non abbiamo avuto modo di vedere le etichette).     www.essentiaristorante.it


   

 

Per alloggiare nottetempo, siamo stati ospiti della Corte San Ruffillo a Dovadola. “Cercare un rifugio dell’anima dove trovare il tuo tempo…” questo è il benvenuto dellagentile Sara, la signora della Corte, la padrona di casa di una grande tenuta sulla collina di Dovadola, nell’Appennino Tosco-Romagnolo, tra le colline e le Foreste Casentinesi, nei borghi del buon vivere, dove con la natura che fa da sfondo, ci sono albergo (14 stanze fuori dal tempo e dentro il verde); sala convegni, ristorante, area benessere, piscine (con comfort di Spa) cantina (per i vini biologici scaturiti dal vigneto in loco) e anche la chiesa e tutto intorno cipressi e ippocastani, tra mura antiche del tredicesimo secolo e il minimal design di oggi. Un incanto! Peccato doversi defilare proprio adesso. Alla Corte San Ruffillo, c'è l'agriresort per i momenti e ricordi speciali: eventi e ospitalità tra natura, relax e architettura,  ideale per festeggiamenti personali o aziendali, in particolare adattissimo per i matrimoni: sposarsi in una cornice magica, immersi nella natura e nel design, con ogni confort, dalle prime luci dell’alba al cuore della notte, accompagnati, professionalmente in ogni istante, nel passo più importante della vita, con la libertà di festeggiare per giorni.   www.cortesanruffillo.it

 

Visita al CAB di Brisighella per una degustazione di pregiatissimo olio EVO, ottenuto da olive della varietà Nostrana di Brisighella - autoctona - da oltre 105 mila piante su oltre 450 ettari che disegnano il paesaggio delle colline di Brisighella nella valle del Lamone, nel periodo compreso fra l’inizio dell’invaiatura (fase della maturazione dei frutti, in cui avviene il viraggio di colore dell'epicarpo) e il 20 dicembre di ogni anno. Attualmente sono 630 i soci che conferiscono le olive al CAB di Brisighella. La raccolta avviene ancora oggi a mano, anche sui terreni in forte pendenza. Le olive sono sempre spremute entro 2 giorni (questo forse è uno dei segreti che rende quest’olio tanto speciale). La cooperativa nasce nel 1962 quando un gruppo di 16 agricoltori decide di collaborare per promuovere le produzioni vitivinicole e olearie del territorio. Da qui nasce la prima Dop italiana legata all’olio extravergine. Nel 1971 l’azienda si arricchisce del frantoio e realizza la prima molitura. L'Olio Extravergine di Brisighella nel 2022, è il Miglior olio Dop nella Oli d’Italia. Il Brisighella è olio molto pregiato - competitivo ed eco-sostenibile - di qualità superiore ed estratto a freddo, è ricco di polifenoli ed antiossidanti dalle caratteristiche esclusive e riconoscibili. Il prodotto è gestito dal Consorzio che ha per scopo la tutela, la promozione e la valorizzazione, nonché l’informazione del consumatore e la cura personale degli interessi relativi alla denominazione.

Quest’anno, per le note vicende climatiche, la resa è “ridicola” ma la qualità ottima” – afferma Cristina Tedesco, responsabile della rete commerciale della cooperativa CAB Terra di Brisighella accompagnandoci alla degustazione per l’analisi sensoriale (visiva, olfattiva e gustativa): assaggiamo l’olio lasciando che scorra su tutto il palato e pratichiamo lo “strippaggio” (si fa entrare l’aria in bocca tenendo i denti stretti). In questo modo il liquido si ossida e aderisce meglio alle papille gustative. Proviamo ad individuarne le caratteristiche mentre teniamo il bicchierino di vetro blu scuro stretto nel palmo nella mano, per mantenere la temperatura. Colore: verde smeraldo con riflessi dorati; odore: fruttato di oliva, si integra con le note di erba appena tagliata e pomodoro; l’aroma è intenso e delicato, ricorda il carciofino verde; le note dolci, amare e piccanti sono presenti in misura equilibrata e armonica. Sapore: sensazioni medio-intense sia di amaro che di piccante; acidità massima: (senza poterla valutare in termini tecnici) al gusto, mediamente acida; in definitiva ci pare ottimo olio il cui destino è finire nel condimento di pietanze ricercate, molto adatto su pesce, carne e selvaggina, ma anche su una onesta fetta di pane tiepida…

   

Pranzo e tour a Faenza, ospiti della famiglia TreRè: siamo in un agriturismo che è una moderna azienda vinicola, che persegue costantemente la qualità. Seguendo rigidamente le regole degli agriturismi, garantisce agli ospiti prodotti nati in loco o in aziende romagnole (comunque marchiati Dop o IGP). Si mangia nei locali interni ricavati dalla vecchia stalla, nel bellissimo patio e, nei mesi più caldi, anche nel giardino esterno. Il menù – seguendo il susseguirsi delle stagioni – cambia frequentemente, quasi di mese in mese. Da TreRè cercano di offrire varie scelte per ogni singola portata, curando molto la sostanza e l’aspetto, con l’obiettivo di recuperare le antiche ricette della tradizione culinaria locale. Fiore all’occhiello è la cantina, che viene da cinquant’anni di storia e grande passione per la vite che oggi fa imbottigliare i vini espressione del territorio per esportarli in tutto il mondo… Il più famoso è il “Sanzve’s” il Sangiovese di Romagna, vino schietto, esuberante, robusto e ospitale, allo stesso tempo aspro, sincero e delicato e che, secondo Massimiliano Fabbri (figlio della titolare) rappresenta il sangue e il carattere della gente di Romagna. Menù tipico: antipasti con salumi della zona, piadina e formaggi locali; primi “romagnoli” con pasta fatta a mano e secondi con tagliate di manzo e grigliate miste di carne; per i vegetariani, nessun problema: lasagne di verdure, ortaggi di stagione e friggione. Non mancano i dolci della tradizione.

 

 

Questo press tour ha fatto parte delle azioni previste dal Progetto di marketing territoriale e promozione integrata del territorio a cura del Gal-L’Altra Romagna e Visit Romagna denominato Romagna Autentica. L’iniziativa realizzata con l’ausilio di alcuni professionisti della comunicazione di tutta Italia, ha puntato a potenziare in chiave turistica, la valorizzazione delle aree interne di competenza del GAL-L’altra Romagna, comprensive di 25 Comuni e 8 vallate – Bidente, Lamone, Montone, Rabbi, Rubicone, Savio, Senio, Tramazzo – è stato finanziato con i fondi del piano di sviluppo rurale.

Come in tutti questi press tour, a cose fatte, si ringrazia chi ha reso possibile l’evento, chi si è adoperato per risolvere i non pochi grattacapi incontrati; si ringraziano le Aziende che hanno offerto l’ospitalità, i produttori di eccellenze e i colleghi (dal più esperto della comitiva, alla coppia di friulani, fino alla un po' sdegnosa signorina bolognese).  GfL

 


Sagra della Ciuìga: a San Lorenzo Dorsino l’evento dedicato all’insaccato Slow Food

L’appuntamento è dal 31 ottobre al 3 novembre, tra degustazioni, spettacoli, stand di prodotti tipici, menù a tema e musica. A inaugurare il calendario, la cena di anteprima con lo chef stellato Alessandro Bellingeri.

Il territorio di Dolomiti Paganella si prepara a celebrare la Sagra della Ciuìga, un salame unico in Italia, oggi diventato presidio Slow Food, che viene preparato esclusivamente nell’area di San Lorenzo Dorsino secondo una tradizione che risale al tardo Ottocento e che unisce abilmente la carne suina alle rape. L’appuntamento è dal dal 31 ottobre al 3 novembre tra i vicoli, nelle cantine e sotto i caratteristici vòlt di San Lorenzo.

Ad arricchire la manifestazione degustazioni, spettacoli, stand di artigianato e prodotti tipici trentini e locande gastronomiche gestite dalle associazioni di volontariato locale. Non mancheranno inoltre musica itinerante, sfiziosi menù a tema proposti dai ristoranti e passeggiate naturalistiche e culturali. Un’occasione speciale non solo per farsi conquistare dai sapori della tradizione contadina, quindi, ma anche per scoprire gli angoli più antichi di San Lorenzo, oltre che gli affascinanti colori dell’autunno.

A dare ufficialmente il via alle celebrazioni, sabato 2 novembre, sarà il “Taglio della Ciuìga”, la cerimonia di inaugurazione arricchita con le musiche e i suoni della Banda Sociale di Storo. Di seguito gli altri appuntamenti in programma.

Gli eventi speciali: tra chef stellati, autori e foliage

A inaugurare il calendario della Sagra della Ciuìga, sabato 26 ottobre, uno speciale evento di anteprima al Ristorante Beohotel: “A cena con una stella: il territorio in tavola”, un’esperienza gastronomica con lo chef stellato Alessandro Bellingeri che accompagnerà alla scoperta di piatti contemporanei, creativi ed eleganti, che passano il confine della classica cucina di montagna.

Giovedì 31 ottobre, si terrà invece il talk “A ciascuno il proprio Dio” con lo scrittore Francesco Vidotto. Autore di numerosi romanzi e scrittore di libri di montagna, Vidotto presenterà la sua più recente pubblicazione, in cui racconta la sua personale storia di ritorno alle cime. Una serata di riflessione, moderata dalla giornalista Fausta Slanzi, sull’importanza della presa di conoscenza di sé, della propria natura e dei propri valori.

 

 

Domenica 3 novembre doppio appuntamento speciale con “Slow Food in sagra”. Nel corso della mattinata, lo chef Paolo Betti, membro dell’Alleanza Slow Food Cuochi, accompagnerà in un viaggio culinario alla scoperta della versatilità in cucina della Ciuìga del Banale, tra assaggi dell’insaccato protagonista della sagra e di altri Presidi Slow Food del Trentino, accompagnati da vini dei Produttori Associazione Giudicarie in Bottiglia. Nel pomeriggio, invece, è il turno del Laboratorio del Gusto: un percorso di degustazione — tra formaggi, mieli, vino e altre produzioni delle Terre Alte — per conoscere saperi e sapori del territorio alpino e delle comunità di agricoltori e allevatori che lo tengono vivo. L’evento è a cura di Slow Food Trentino, con Marta Villa e Tommaso Martini.

 

 

Dolomiti Wine Experience: viaggio nel mondo del vino

La Sagra della Ciuìga incontra le cantine della Piana Rotaliana Königsberg con l’evento Dolomiti Wine Experience, pensato per accompagnare curiosi e appassionati alla scoperta di alcuni dei vini più celebri del territorio. Si parte venerdì 1 novembre con la cantina Rotari Mezzacorona, che, fondata nel 1904, è oggi una delle più dinamiche e moderne realtà dell’enologia trentina. Sabato 2 novembre è il turno di Cantina Villa Piccola, con i suoi preziosi vini che portano con sé i sentori e gli odori della piana, e con Maso Grener di Pressano, figlio di un territorio pregiato, capace di dare vini ricchi di carattere e longevità. Il 3 novembre, chiude le danze Cantina De Vigili, con i suoi prodotti che uniscono un’antica tradizione alla capacità di guardare al futuro.

 

La Ciuìga dei Balocchi: gli eventi per i bambini

La Sagra della Ciuìga è un evento dedicato anche ai più piccoli, tra spettacoli e laboratori dedicati organizzati in collaborazione con l’Associazione Noi Oratorio San Lorenzo. Tra i tanti il teatrino giapponese “I racconti del Kamishibai: gli animali della montagna” e lo spettacolo di burattini “Carciofonzola, quando l’amore vince”, entrambi in scena venerdì 1 novembre, ma anche il laboratorio manuale “Spaventapasseri siamo noi”, lo spettacolo dedicato ai racconti popolari “Uno, due, tre…Bandus!” e il teatro dei burattini “Cappuccetto Rosso”, tutti in programma per sabato 2. Domenica 3 novembre, infine, appuntamento con il laboratorio manuale “Case, casette e casotte del borgo” e con “Circenshow”, lo spettacolo con sketch di giocoleria, per far divertire grandi e piccini; entrambi verranno riproposti il 5 novembre.

Sabato 2 e domenica 3, l’appuntamento è con “Fantaborgo”, iniziativa che permette ai più piccoli di vivere avventure a contatto con gli animali e la natura, tra giri in sella agli asinelli, laboratori creativi e giochi di una volta.

Sagra in musica: gli appuntamenti musicali

Tutti i giorni, dal 31 ottobre al 2 novembre, le vie di San Lorenzo si riempiranno di musica dal vivo e intrattenimento. A questo, dal 1 al 3 novembre, si affiancheranno le esibizioni dei suonatori e danzatori viandanti per le strade del paese e gli appuntamenti di “Sagra in musica”. Il 2 novembre si parte con il concerto itinerante del Coro Canta Bont, il giorno successivo è invece il turno del concerto del coro alpino femminile di Gardolo “Signore delle Cime” e del concerto itinerante del Coro Voci Giudicariesi accompagnato dal Gruppo Musicale Artesòn.

Appuntamento speciale è quello di sabato 2 novembre con la Santa Messa nella Chiesa di San Lorenzo, animata per l’occasione dal coro di Liederkranz Marbach am Neckar, dal coro Cima d’Ambiez di San Lorenzo Dorsino e da quello Parrocchiale di San Lorenzo in Banale.

 

Passeggiate ed escursioni: l’autunno tra natura e cultura

Nel corso dell’evento non mancheranno le passeggiate alla scoperta del territorio. Si comincia venerdì 1 novembre con “Borgo con vista: la camminata dei belvedere”: una facile escursione con le guide locali tra la Villa di Berghi e il Dòs Beo, con la sua vista a picco sulla valle del Bondai colorata d’autunno e sui tetti di San Lorenzo Dorsino; l’appuntamento si ripeterà anche sabato 2 e domenica 3 novembre.

Per chi vuole immergersi nei colori della stagione, sabato 2 e domenica 3 novembre c’è inoltre “La passeggiata del foliage”, un’escursione in compagnia delle guide locali tra le antiche ville di Moline e Deggia per assistere al variopinto spettacolo del foliage e scoprire e fotografare la casetta che ogni stagione cambia colore (7 chilometri, 350 metri di dislivello). Negli stessi giorni, l’appuntamento è anche con “Borgo a due facce: tra sacro e profano”: la facile escursione, sempre in compagnia di guide locali, alla scoperta di Pergnano, Senaso e Dolaso per conoscere le storie di vita contadina e di devozione religiosa, tra chiese affrescate, dimore rurali e l’antico affumicatoio della Ciuìga.

Per chi cerca un’esperienza interamente dedicata a un’immersione nella natura, il 2 novembre l’appuntamento è invece al Parco del Respiro di Fai della Paganella con “Forest Bathing in Ri-Cognizione”: la passeggiata che unisce le tecniche dell’Orienteering sportivo con i principi del Clean Space, pratica di crescita personale outdoor. A questo seguirà, nel pomeriggio, “Autunno, castagne e vino!”, un'escursione di media difficoltà — adatta anche a famiglie con bimbi che camminano — durante la quale si salirà in Paganella attraverso il bosco, in una cornice dai mille colori autunnali e con una vista splendida sulla valle dell’Adige e del Lagorai. Per finire, castagne arrosto, vino e succo di mela caldo.

Il programma completo della Sagra della Ciuìga, con tutte le location, gli orari e i menù dei ristoranti e dei locali che aderiscono all’iniziativa sono disponibili sul sito di San Lorenzo Dorsino. Sabato 2 e domenica 3 novembre sarà inoltre attivo il “Trenino della Sagra”: un collegamento continuo dal Centro Sportivo Promeghin, dove lasciare la macchina, al cuore della manifestazione. Il servizio è gratuito.

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Chi è Dolomiti Paganella
DOLOMITI PAGANELLA: un territorio che nel suo piccolo racchiude la sorprendente natura del Trentino e offre indimenticabili esperienze in ogni momento dell'anno! In pochi minuti dall'uscita dell'autostrada si è già catturati da un ambiente di rara bellezza: le Dolomiti di Brenta che si specchiano nelle acque cristalline dei laghi di Molveno e Nembia, la Paganella che regala la vista più bella del Trentino a trekkers e sciatori, uno dei Borghi più belli d'Italia e ancora il Parco del Respiro, l'area faunistica, casa dei grandi carnivori delle Alpi e i caratteristici vigneti e meleti della Piana Rotaliana. 400 km di percorsi bike, innumerevoli sentieri per gli amanti del trekking, 40 parchi giochi, fattorie didattiche e sentieri tematici tra ampi prati e boschi, 50 km di piste da sci ampie e soleggiate, 1500 specie di piante, 125 strutture ricettive, 22 rifugi, oltre 40 cantine ed aziende agricole e ben 8.000 camosci che vivono nel Parco Naturale Adamello Brenta. L'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella, inoltre, è la prima in Italia e una delle prime in Europa a essere diventata una Società benefit per promuovere non solo le ricchezze e le bellezze del territorio, ma anche un nuovo modello di turismo all'insegna della sostenibilità e dell'attenzione verso la comunità residente.

 

 


Grandi Vini: Amarone della Valpolicella DOCG di Cantina Illasi


Cantina CADIS 1898: un sogno condiviso

La viticoltura è da sempre il risultato di tante “piccole storie” fatte da popolazioni che hanno conservato le più antiche tradizioni, un mosaico composto da comunità, valli e colline, memorie e culture che la storia ha consolidato nel tempo.Nella grande realtà del gruppo vitivinicolo CADIS 1898 ogni calice è il frutto di un sogno condiviso, di un appassionato lavoro di squadra, di un’esperienza affinata nel tempo.

Cantina CADIS 1898: le Cantine

Grazie ad un sistema di selezione delle uve all’avanguardia, CADIS 1898 oggi è in grado di differenziare la produzione per soddisfare al meglio un mercato sempre più esigente e complesso, offrendo un ventaglio che spazia dai vini per tutti i giorni, ai grandi vini destinati ai ristoranti, alle enoteche e ai wine bar più prestigiosi sia in Italia che nel resto del mondo.

 

 

 

 

 

Cantina CADIS 1898: i Brand

A completamento delle produzioni squisitamente delle Cantine del territorio, il gruppo Cadis 1898 produce e commercializza, con questi brand, un’ampia gamma di vini veneti, spumanti metodo charmat e metodo classico dal sapore internazionale e cosmopolita.

 

 

 

Amarone della Valpolicella DOCG di Cantina Illasi

Nato dalla paziente selezione delle uve Corvina, Corvinone e Rondinella, raccolte a mano sulle colline della Valpolicella, l'Amarone della Valpolicella DOCG di Cantina di Illasi è un vino pregiato che incarna l'essenza della tradizione vitivinicola veronese.

Questo percorso produttivo affonda le radici nel passato e prevede un attento appassimento delle uve sui graticci per circa tre mesi, un processo che concentra gli aromi e gli zuccheri, donando al vino una complessità e una profondità uniche. Successivamente, il mosto ottenuto viene fatto fermentare e maturare in botti di rovere per 24 mesi, acquisendo così la sua caratteristica struttura e rotondità.

Il risultato è un vino dal colore rosso rubino intenso, con riflessi granati, che al naso rivela un bouquet aromatico ricco e complesso: intense note fruttate di ciliegia, amarena e frutti di bosco si

intrecciano con piacevoli sfumature speziate e di cioccolato.

Frutto del lavoro appassionato di oltre 370 soci, l'Amarone della Valpolicella DOCG prodotto dalla Cantina di Illasi rappresenta un'eccellenza del territorio. La cantina, da sempre punto di

riferimento per la produzione di vini di qualità, ha saputo valorizzare al meglio il potenziale di queste uve autoctone, dando vita a un Amarone dalla personalità inconfondibile:
Formato: 750 ml; Alcool: 14.5%; Prezzo consigliato: 22.90€

 

 

Viale della Vittoria, 128 Soave (VR)
Tel: +39 045 6139811
ORARIO lunedì – venerdì
8.00 – 12.30 / 14.00 – 18.00
www.cadis1898.it


Spaghetti alla carbonara o polenta con salsiccia: pranzo da dieta? Sì, se lo prepara Chiara Manzi di “Cucina Evolution”!

L’autunno è entrato di prepotenza: temperature abbassate e pioggia… (tanta, troppa, meglio non parlarne…). Per gratificarsi, cosa c’è meglio di un bel piatto gustoso a pranzo? Ma sempre tenendo d’occhio la salute, dobbiamo trattenerci un po’: allora invece di un buon primo che in genere accontenta la gola, ma ha troppe calorie, spesso si propende per un appetitoso secondo col contorno. Ma ancora per non rischiare di aumentare il giro vita, dovremmo trattenerci e scegliere la classica “fettina e insalata” (mah). E se invece facessimo impazzire le nostre papille gustative appagando i sensi con una succulenta “carbonara” o una “polenta funghi e salsiccia”? Certo la soddisfazione sarebbe grande, ma poi, l’abbiocco dopo pranzo? E il senso di colpa? Niente di tutto questo, parola di Chiara Manzi che con il suo “Benessere in cucina” accontenta il palato e la bilancia!

La dottoressa Chiara Manzi, è nutrizionista che da anni, lavora insieme a grandi chef e pasticcieri italiani e non, per riformulare i piatti più golosi della nostra tradizione culinaria, seguendo le evidenze scientifiche della “nutrizione Antiaging” con il suo metodo scientifico “Cucina Evolution” applica la medicina culinaria a quella tradizionale italiana. Anziché sostenere diete che costringono ad evitare i cibi che amiamo, con questo sistema si possono cucinare ricette golose e salutari nel modo corretto. Un esempio? Un bel piatto di “spaghetti alla carbonara”: degustati personalmente nella versione di Chiara Manzi, hanno “gusto identico” a quello della ricetta romana originale, ma con meno di 100 kcal in totale! Gli “originali”, arrotolati alla forchetta, con la loro cremina di tuorli di uova, Pecorino romano e pepe nero, arricchiti di guanciale e spolverata finale ancora di Pecorino, fanno impazzire chiunque, ma danno in media 565 kcal (con 25 grammi di proteine, 79 gr di grassi). La versione “Chiara Manzi”, prevede la salsa fatta con un solo tuorlo d’uovo (sufficiente per condire due piatti di carbonara) a cui si aggiungono 20gr dell’acqua che sta per bollire e dove si buttano giù gli spaghetti (circa una tazzina da caffè) e con un minipimer si monta l’uovo; quando si gonfia e diventa soffice, si aggiungono 12 gr di “inulina Excellence Antiaging” che è la fibra che abbassa l’indice glicemico, ma soprattutto che dà la consistenza cremosa tipica del piatto originale, senza aggiungere calorie, anzi apportando fibre prebiotiche che fanno molto bene all’organismo (specie al sistema immunitario e a capelli e unghie). Montiamo ancora un pochino il tutto finché la salsa diventi densa, poi si aggiunge un pizzico di curcuma (che dà anche colore al sugo) e pepe nero, connubio che blocca la formazione di cellule grasse (…). Adesso si prende il guanciale e si sistema su carta assorbente nel microonde per un paio di minuti affinché diventi bello croccantino e si sciolga gran parte del grasso e si taglia fino fino; si “micrograttugia” il Pecorino che così prende molto volume (20gr riempiono un piattino da frutta). A questo punto si mette metà del guanciale e un po’ di pepe nero in una padella antiaderente, subito sopra la pasta appena scolata con un po’ di acqua di cottura e si salta tutto fino a quando non si assorbe l’acqua; si aggiunge la salsa cremosa montata, dopo avere spento il fuoco e il Pecorino e il guanciale rimasti… Uno spettacolo (a sole 100 kcal) provare per credere!

E già che ci siamo, prendiamo in considerazione anche “polenta funghi e salsiccia” piatto che ha meno calorie e più proteine di 100 grammi di “riso venere” condito con un cucchiaio di olio… (incredibile ma vero!): le parole d’ordine sono sempre: dosare, abbinare e cucinare nel modo corretto, qualsiasi cibo può diventare salutare compresi quelli che nell’immaginario collettivo sono pesanti, ipercalorici e indigeribili…
Intanto si soffriggono 400gr di funghetti in un cucchiaio di olio di oliva, spicchio d’aglio e prezzemolo e a parte si prepara la polenta (100 gr di farina di mais in acqua con 1gr di sale iodato) che può essere anche quella “veloce”; nel mentre si prepara la salsiccia (100gr meglio se artigianale, naturale e senza conservanti) sempre sistemata su carta assorbente (senza la pelle) e messa in microonde un paio di minuti per fare sciogliere il grasso (che resta nella carta) e renderla leggermente croccante. Frattanto si dispone la polenta a specchio nel piatto e si sistemano sopra i funghetti rosolati e ancora sopra, la salsiccia… La ricetta è pronta in pochi minuti ed è più salubre che mai, perché l’abbinamento tra funghi e farina di mais, abbassa l’indice glicemico e la salsiccia sgrassata, ha poche calorie. Un piatto goloso gradito a tutti che si mangia con gusto specie se preparato come suggerisce Chiara Manzi - nutrizionista e fondatrice della sua “Art joins Nurition Academy” - la strada più breve ed efficace per un vero “Benessere in cucina” vivendo felici, contenti e… sempre sani!

 

     

Per dubbi, chiarimenti e consigli,
i collaboratori di Chiara Manzi
rispondono al numero 0521 1640539
dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18
www.chiaramanzi.it


Sostenibilità nei ristoranti: le nuove pratiche per un futuro più verde

Negli ultimi anni, l'attenzione verso la sostenibilità è diventata una priorità anche nel settore della ristorazione. Ristoranti di ogni tipo stanno adottando misure per ridurre l'impatto ambientale e migliorare l'efficienza energetica. Questo cambiamento non solo risponde alla crescente consapevolezza dei consumatori, ma rappresenta anche una necessità per ridurre i costi operativi e ottimizzare le risorse. La sostenibilità in cucina passa attraverso diverse iniziative che toccano la gestione dei rifiuti, l'utilizzo di energie rinnovabili e il controllo intelligente degli sprechi.

Ridurre gli sprechi
Uno dei primi aspetti su cui i ristoratori si stanno concentrando è la riduzione degli sprechi alimentari. Il cibo non utilizzato rappresenta una delle principali fonti di impatto ambientale nel settore, sia per la produzione sia per lo smaltimento. Sempre più locali adottano politiche di recupero degli alimenti, donando l’eccesso a enti benefici o trasformandolo in compost. Inoltre, molti stanno sviluppando menù più snelli, con piatti che ottimizzano l’uso degli ingredienti disponibili, riducendo la necessità di scorte eccessive che potrebbero andare sprecate. Questa nuova attenzione verso il cibo sostenibile coinvolge anche la scelta di fornitori locali, riducendo le emissioni legate al trasporto degli ingredienti.

Risparmio energetico
Un altro elemento chiave è il risparmio energetico, che passa attraverso l'adozione di tecnologie più efficienti. I ristoranti moderni stanno aggiornando le loro attrezzature, optando per elettrodomestici di classe energetica avanzata. Forni, frigoriferi e lavastoviglie di ultima generazione permettono di consumare meno energia e ridurre le emissioni di gas serra. Alcuni locali hanno anche introdotto sistemi di monitoraggio dei consumi, che permettono di identificare picchi di utilizzo e correggere eventuali sprechi. In questo contesto, dunque, la domotica, come approfondito anche in questa pagina informativa dedicata, rappresenta un’innovazione in grado di giocare un ruolo fondamentale. Oltre a controllare e ottimizzare l'uso degli elettrodomestici in tempo reale riducendo ulteriormente l'impatto ambientale, quest’ultima sta rivoluzionando il mondo della ristorazione, migliorando l'esperienza complessiva dei clienti e permettendo di gestire in modo intelligente illuminazione, temperatura e sicurezza.

Energie rinnovabili per i ristoranti
L'adozione di energie rinnovabili è un’altra tendenza in crescita. Sempre più ristoranti stanno installando pannelli solari o turbine eoliche per alimentare parte delle loro operazioni, contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO2. Questi impianti, anche se richiedono un investimento iniziale significativo, rappresentano una soluzione a lungo termine per ridurre i costi energetici. Inoltre, alcune strutture stanno sperimentando l'utilizzo di biogas prodotto dai rifiuti alimentari, chiudendo così il cerchio della sostenibilità e trasformando i rifiuti in risorsa preziosa.

Gestione efficiente dell'acqua
La gestione dell'acqua è un altro aspetto fondamentale nella sostenibilità dei ristoranti. L'acqua è un elemento critico per molte attività quotidiane, dalla preparazione dei cibi alla pulizia delle stoviglie. L'installazione di sistemi che monitorano e ottimizzano l'uso dell'acqua, insieme a dispositivi che riducono lo spreco come i rubinetti a risparmio idrico, sta diventando una pratica comune. Anche la raccolta e il riutilizzo delle acque piovane per le attività non alimentari è un'opzione che molti stanno esplorando.

Packaging ecologico e coinvolgimento dei clienti
Infine, la sostenibilità nei ristoranti non riguarda solo la gestione delle risorse, ma anche l'esperienza dei clienti. Molti locali hanno introdotto packaging riutilizzabili per il take-away e il delivery, riducendo l'uso della plastica monouso. Inoltre, alcuni ristoranti stanno incentivando i clienti a portare i propri contenitori, offrendo sconti o altri vantaggi per chi adotta pratiche più ecologiche. Questo approccio coinvolge attivamente il consumatore nella riduzione dell'impatto ambientale, rendendo la sostenibilità una scelta condivisa.

 


Il Salone Nautico di Bologna, pur senza mare… è davvero un’importante manifestazione di settore!

Il Salone Nautico di Bologna, è a carattere internazionale e non ha niente da invidiare alle più blasonate esposizioni, che sì, godono di più notorietà perché eventi che si susseguono da anni e che in molti casi dispongono anche di banchine attrezzate dove le imbarcazioni sono proprio ormeggiate e da dove si può partire per effettuare le “prove in mare”, ma il Salone bolognese - evento solo espositivo - ha una valenza diversa: è stato voluto, pensato, organizzato e realizzato – da BolognaFiere Spa in collaborazione con SNIDI e pure Trenitalia         per fare conoscere ad una platea più interessata l’intera filiera della cantieristica d’imbarcazioni comprese tra i 5 e 18 metri… compresi produttori di accessori, rivenditori di motori marini e tutto il mondo dei relativi servizi, dunque un pubblico che non è quello del Nauticsud di Napoli, del Sottocosta di Pescara, dei vari “Nautico” di Puglia, Roma, Venezia e, ovviamente di Genova… ma, gli addetti ai lavori, sanno bene che è un pubblico scelto, interessato a quella che è la fetta di mercato dove si vende e si compra di più… E ciò, gli esperti l’hanno già valutato, visto che questo Salone ha ottenuto importanti riconoscimenti, come il “Blue Award”… (se è poco…). In questa quarta edizione, inaugurata il 12 ottobre e in corso di svolgimento fino a domenica 20 p.v. – con tutti i numeri progressivamente sempre in crescere dal 2021 – nei suoi padiglioni, in bella mostra, cantieri con imbarcazioni di tutti i tipi: unità da diporto, per scopi sportivi o ricreativi, natanti con lunghezza pari o inferiore ai 10 mt. e imbarcazioni di lunghezza compresa tra i 10 e i 18 mt. con scafi “plananti” e “dislocanti” (e relativi “semi”…) e tra loro espongono cantieri che non sempre si vedono nei saloni più importanti.

Tra tutti, non mancano motoscafi e cabinati e non (gozzi, pilotine) gommoni (anche con chiglia rigida, con cabina, con motori fuoribordo e pure con propulsore elettrico) lance (tutte aperte) bowrider (barca Runabout con timone disassato e da sei a dieci posti a sedere a prua) poi cruiser (cabinati da crociera) e cabin-cruiser (fuoribordo o entrobordo di piccole dimensioni con una cabina) Fisherman (per pesca di alto livello) Walkaround (con cabina e prendisole di prua e abitabilità del pozzetto di poppa) Trawler (per crociere di piccolo cabotaggio e che punta tutto sulla comodità) barche da pesca sportiva e pure qualche moto d'acqua
e una deliziosa “imbarcazioncina” che fa il verso all’auto Fiat 500tutte da qualsiasi prezzo - dai 15 mila euro in su (fino anche quelle da diverse centinaia di migliaia di euro…) – di lusso o spartane, con motori termici e/o elettrici, entrobordo o fuoribordo, scafi con uno o più motori, anche a elica subacquea che utilizzano la proiezione dell’acqua per avanzare (ovviamente non mancano quelle a remi…).

Dunque assistiamo ad una manifestazione che sta raccogliendo successo di pubblico mentre promuove la piccola e media nautica italiana da diporto sui mercati nazionale ed internazionale, che si trova almeno ad un’ora dal mare più vicino… ma che non si può dire – a pieno titolo – che non sia davvero un’importante manifestazione!

 


Piazza della Costituzione 4B Bologna BO
Orari:
Apre alle ore 10
Tel.: +39 324 549 0948
www.salonenauticobologna.it


SNIDI
Saloni Nautici Internazionali d'Italia Srl
Via dell’Arcoveggio 49/5 Bologna BO
Segreteria
Tel.: +39 324 549 0948
info@salonenauticobologna.it

BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
Bologna BO Italy
Tel. +39 051 282111
Fax. +39 051 6374004
www.bolognafiere.it

 

(articolo a cura di Cristina Maccaferri)