McDonald’s: un marchio, una storia. È Bastianich oggi che prepara i panini per McDonald’s…

Impariamo dagli spot pubblicitari televisivi che Joe Bastianich, detto Joe (chef tristellato statunitense con cittadinanza italiana - imprenditore titolare del “Bastianich Hospitality Group” con 16 ristoranti di cui 15 negli Stati Uniti e uno in Italia a Cividale del Friuli - personaggio televisivo e anche cantante)  ultimamente ha instaurato una joint venture con McDonald’s – la famosa catena di ristoranti di fast food americana – per lanciare “My Selection 2023” la linea di hamburger premium, approntata con materie prime DOP e IGP nostrane (leggasi emiliano romagnole) selezionate, appunto, per qualità e origine.

Tra gli altri, nella sua bottega romana (in via Giolitti, 36) si assapora tutto il buon gusto dell’America con il pollo fritto cotto con una speciale tecnica, goloso e fragrante e con il mitico bacon home made al Bourbon whisky, c’è lo “smashburger” con il “patty” (polpetta o hamburger) croccante all’esterno e morbido e succoso all’interno, composta da macinato di carne 100% Black Angus, che è sapere, sapore e stupore

Di Bastianich abbiamo accennato, di McDonald’s, diciamo adesso: intanto il nome ha origini scozzesi e deriva dal gaelico “Mac Dhomhnaill” che significa “figlio di Donald” (“Mac” significa “figlio di” e “Dhomhnaill” è forma gaelica dell’inglese “Donald”) è la catena di ristoranti di fast food americana, nata nel 1955 in Illinois (USA) grazie all’idea dei fratelli Dick e Mac McDonald e del loro cosiddetto “sistema espresso” che permetteva di ordinare un hamburger e di consumarlo in brevissimo tempo, lì sul posto, senza la classica attesa che invece occorreva fare nei “drive-in”… Nel 1971 McDonald’s apre il primo punto di ristoro europeo ad Amsterdam (poi nel 1990 in Cina e in Russia). La carne utilizzata dai Mac, proviene da più di 15 mila allevamenti situati perlopiù in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma dal 1996 è l’Inalca (Gruppo Cremonini, Ieader del settore) il maggior fornitore in Italia, Danimarca, Grecia, Malta e Cipro. Nel 2012 McDonald’s conta 34 mila ristoranti in oltre 119 paesi nel mondo, quasi tutti gestiti in franchising. Fino al 2018 è stata la più importante catena di fast food al mondo per numero di punti vendita, quando è stata superata da “Subway Restaurants” – meglio nota come “Subway”, catena del fast food (anche questi in franchising) che vende principalmente insalate e sandwich (chiamati "Sub") che il cliente può ordinare sul momento scegliendo fra tutti gli ingredienti lì per lì disponibili. Appunto, nel 2018 Subway è diventata la prima catena al mondo.
Per la cronaca, l’anno scorso - agosto 2023 - Subway, è stata ceduta alla società di private equity “Roark Capital” per 9,6 miliardi di dollari.

 

Tornando alla storia - come racconta il regista John Lee Hancock nel suo “The Founder” - visto il successo dei McDonald’s, arriva “Burger” (che c’era già dal 1891 a Amburgo in Germania) del cuoco Otto Kuasw, che ideò una nuova tecnica cucinando la salsiccia e la bistecca alla maniera di Amburgo - hamburger steak - (dunque Burger) la carne tra due fette di pane, scaldate e mangiate “al volo”. Da notare che hamburger e burger non sono sinonimi: con il termine “burger” si indicano tutti i “medaglioni” di qualsiasi carne (o di verdura) “hamburger” invece, deve essere solo carne di manzo. Da noi (in Italia) l’Hamburger è arrivata verso la fine degli anni ‘80, dai paesi confinanti e per questo è stata battezzata “svizzera”, dal nome della vicina confederazione elvetica.
Di concorrenza i “Mac” ne hanno sempre avuta, anche in Italia, a Milano, con “Burghy” che è stata una catena italiana di fast food con il primo ristorante in piazza San Babila, fondata da "Supermercati GS", quando apparteneva al gruppo SME, finché il brand è stato inglobato, proprio da McDonald’s, che, con la chiusura dell’ultimo punto vendita a Casalecchio di Reno (BO) nel 2006, è sparito del tutto… Così McDonald’s in Italia col suo cavallo di battaglia, il “Big Mac” (ideato nel 1965 da Jim Delligatti nella cucina del suo ristorante alla periferia di Ross Township, in Pennsylvania) resta leader indiscusso e intanto, l’industria globale dei fast food continua a crescere: oggi siamo a 907 miliardi di dollari di fatturato, in Italia McDonald's ha 670 ristoranti (Burger King ne ha 175) e la ristorazione veloce è ormai un format esteso ben oltre i confini delle grandi catene, anche con altri prodotti come il Kebab (carne di agnello, di manzo o di pollo, mai di maiale vietata dall’Islam, tagliata a fettine, sagomata e infilzata nello spiedo verticale, fino a formare un grosso cilindro rastremato verso il basso) e il Poke (piatto principale hawaiano a base di pesce crudo marinato, servito come antipasto o come portata principale).

Comunque tutti i cibi McDonald's sono sempre buoni. La chiave della "bontà" è la semplicità: zucchero, sale, un po' di acidità e un po' di grasso, con il pane - da 30 anni ormai, prodotto da Fortisa AG di Zuchwil (SO) (chiamato "bun" dai professionisti) fatto con farina di frumento, acqua, sale, zucchero, olio, lievito e prodotti per la panificazione e ancora, il latte, che si utilizza per preparare i coni gelato, i Sundae e i McFlurry, che è latte intero 100% italiano proveniente da allevamenti italiani, fornito da Granarolo (BO). Tra i prodotti più salutistici offerti da McDonald's, il panino con meno calorie risulta essere l'Hamburger con soli 250 calorie circa, che si distingue per la sua semplicità: panino con sottile hamburger di manzo, ketchup, senape e un pezzetto di cipolla, poi, il più proteico, il Crispy McBacon, sempre con poche calorie, ci sono il Chickenburger, il filet-o-fish, il pollo alla piastra, le insalate e gli snack a base di frutta.

 

Consigliamo un consumo sempre consapevole dei prodotti dei fast food, perché è bene ricordare che - hamburger, hot dog, patatine fritte… - contengono grassi saturi, che consumati in eccesso sono dannosi per la linea e per la salute e molto sale, che, se assunto in dosi eccessive, aumenta il rischio di patologie cardiovascolari, dell'ipercolesterolemia, dell’ipertensione e dell’ictus…

Quindi un pranzo/merenda/cena una volta o due al mese non rappresenta un problema, mentre tutti i giorni potrebbe diventare fonte di problematiche future anche serie, come per esempio eccesso ponderaleobesità, diabetemalattie cardiachedegenerative, tumori, perché è proprio l'introito di "calorie vuote", ma altamente palatabili, la causa primaria che spesso porta a malattie anche gravi. Dunque è importante non abusare di questo tipo di alimentazione anche perché quando si consumano i cibi ultra processati, si ha un rapido picco di dopamina (l'ormone del piacere) che fa sentire bene, ma che poi, una volta esaurito, lascia un senso di malessere per cui si è portati a desiderare ancora di gratificarsi, innescando il circolo vizioso della dipendenza.
È proprio di questi giorni il decesso di Morgan Spurlock (53 anni) che ha mangiato di continuo (colazione, pranzo e cena) per un mese prodotti di fast food e alla fine è aumentato di 11 Kg. di peso, ha accusato una disfunzione epatica e un evidente stato di depressione. Spurlock ha raccolto critiche riferite al fatto che i problemi al fegato fossero già preesistenti, comunque lui ha comprovato a livello medico, tutta la situazione, nel film documentario "Super Size Me" girato in digitale a Appleton nel Wisconsin (USA) e arrivato nelle sale italiane nell'aprile del 2005; presentato al recente Sundance Film festival ha vinto il "Gran premio della giuria" ed è stato premiato anche dagli incassi (più di 20 milioni di dollari). Spurlock ci ha messo 14 mesi per tornare al peso forma con una importante dieta disintossicante, ma ciò non gli ha evitato il peggio.

  
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Castellinaldo Barbera d’Alba DOC: eccellenza del Roero orientale, area ricca, variegata, che racconta una storia fatta idee e volontà comuni

È con grande piacere che torniamo a scrivere del Roero, anzi, di quella parte orientale di questo magico territorio piemontese che possiamo definire del Castellinaldo, una fascia collinare che va da Guarene a Priocca, sul lato occidentale del fiume Tanaro. L’antico Tanaro, che divide questa parte della provincia di Cuneo tra il Roero e la Langa, nasce nelle Alpi Liguri e abbraccia il Popresso il Comune di Bassignana in provincia di Alessandria.

Parliamo dunque di Castellinaldo e del Castellinaldo: un Comune roerino e un grande vino. Il primo è uno dei tanti piccoli paesi di collina di questo lembo di Piemonte, l’altro è un Barbera d’Alba DOC. Apriamo una parentesi: quando parliamo di Barbera d’Alba DOC dobbiamo tenere presente che per la sua produzione ne sono coinvolti ben 54 Comuni, 34 in Langa e 20 nel Roero. Se poi ci rivolgiamo al vitigno in questione parliamo di un vitigno di origine monferrina, che è arrivato in Langa e Roero verso la metà dell’800.

A Castellinaldo il vino Barbera, o alla piemontese la Barbera, si produce da decenni. Sono ancora vivi nella memoria dei produttori più anziani i tempi, gli anni 70 del secolo scorso, in cui da questa località partivano centinaia di litri di vino che raggiungevano gli alberghi e gli hotel di Torino. Quei tempi sono mutati, ma non la produzione del vino che rimane importante, oggi per tanti mercati e per il reddito di molte famiglie. A tal proposito mi garba ricordare che nel 1990 a Castellinaldo si coltivavano 41 ettari di Nebbiolo per Nebbiolo d’Alba, 14 ettari di Nebbiolo per Roero, 10 ettari di Arneis per Roero Arneis e ben 149 ettari di Barbera per Barbera d’Alba. Un vero e proprio giardino del Barbera.

E fu proprio agli inizi degli anni novanta, nel 1992, che venne fondata l’Associazione Vinaioli, un gruppo di produttori, forse visionari, ma di indubbia propensione alla lungimiranza, visto gli ottimi risultati ottenuti. Un percorso non certo facile, ma la perseveranza di quegli uomini e di quelle donne ci porta oggi a vivere un progetto che arricchisce il mondo del Barbera del Roero orientale e che vede in prima linea le nuove generazioni.

Motivo per cui arriviamo al 2021 e al riconoscimento della sottozona “Castellinaldo”. Andiamo con ordine. La sottozona di Castellinaldo è indiscutibilmente un’area ricca e variegata, che ci invita alla storia di tanto lavoro di molte famiglie e che oggi, grazie alle nuove generazioni, condivide anche idee innovative e sogni. Un territorio che sa offrire un’eccellenza enologica. La sottozona si estende, in toto e in parte, su sette Comuni: Castellinaldo d’Alba, Castagnito, Guarene, Vezza d’Alba, Priocca, Magliano Alfieri e Canale, motivo per cui è evidente l’idea dell’ampio respiro del progetto: progetto che unisce 21 produttori.

A tal proposito domenica 19 e lunedì 20 maggio è andato in scena un evento denominato “La Primavera del Castellinaldo”, organizzato dall’Associazione Vinaioli del Castellinaldo con un protagonista d’eccezione, ovvero, la sottozona “Castellinaldo” nell’ambito della Barbera d’Alba. 

Nel corso delle due giornate momenti di approfondimento arricchiti con delle masterclass, con un focus sulla Denominazione Barbera d’Alba e un esplicativo excursus sui quattro elementi base che caratterizzano ogni denominazione: suolo, vitigno, clima e uomo. La presentazione dettagliata della sottozona del Castellinaldo con le sue peculiarità produttive, economiche e sociali.

 

Il progetto della sottozona ha dunque l’intento di valorizzare ulteriormente questo grande vino, esaltandone le qualità e la piacevolezza. Ma che vino è il Castellinaldo Barbera d’Alba DOC? E’ una Barbera di buona struttura, un vino che sa affrontare il tempo ponendosi di gran lunga idoneo all’invecchiamento. Per la sua produzione 14 mesi complessivi di obbligo tra maturazione in legno e affinamento in bottiglia. Il terreno si pone come suolo ricco e di struttura, una miscela il calcare con limo e sabbia e con possibili infiltrazioni di argilla. Una Barbera che ci piace, una Barbera che contribuisce al posizionamento che merita al confronto degli altri vini.    

Ringraziamo Luca Morra, portavoce e presidente dell’Associazione Vinaioli del Castellinaldo, per averci posto in condizione di scriverne facendoci vivere in prima persona l’evento, il collega Giancarlo Montaldo che ha magistralmente presentato durante le due giornate passato, presente e futuro del vino e del territorio e gli amici produttori Roberto Costa Marina Marsaglia,con i quali abbiamo partecipato ad una piacevolissima masterclass.
Che si beva dunque il Castellinaldo Barbera d’Alba DOC!

 

 

 


Vinaioli di Castellinaldo
Via Duca degli Abruzzi n.2
Castellinaldo d'Alba
Tel: 0173.213087
vinaiolidicastellinaldo.com

 

 

 

(articolo a cura di Fabrizio Salce)


Varato a Marina Dorica il Grand Tour delle Marche 2024

Il governatore Francesco Acquaroli, insieme ad Anci Marche e Tipicità, lancia il circuito di oltre venti eventi che da maggio a dicembre “accende” le cinque province.

Varato ieri sera il Grand Tour delle Marche 2024, comprendente oltre venti eventi, da maggio a dicembre, per immergersi nella regione dal nome plurale.

Cibo e manualità al centro dell’esperienza del Grand Tour, ma spazio anche a cultura, paesaggio, attività all’aria aperta ed esperienze inconsuete.

Otto mesi di “immersione” nell’autenticità più assoluta, salpati simbolicamente dal magnifico porto turistico di Marina Dorica con il “varo” ufficiale da parte del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.

Infatti, è proprio Tipicità in Blu la manifestazione che, dal capoluogo marchigiano, avvia il Grand Tour 2024. Si continua poi con GustaPorto a Civitanova Marche, Enosophia a Sant’Elpidio a Mare e Brodetto Show a Porto Recanati, per un intensissimo mese di giugno.

A luglio protagonista la Frasassi Experience ed il cappello di Montappone, mentre sono le famose olive di Ascoli a tenere banco con Ascoliva ad agosto, insieme alle cozze di Pedaso con la rinomata sagra nazionale dedicata al gustoso mollusco e la trota con il Verdicchio a Sefro.

La Città Gourmet di Senigallia si propone al pubblico di golosi e curiosi a settembre insieme al Grappolo d’oro di Potenza Picena ed alla rinnovata veste di EVO a Macerata, con i linguaggi del contemporaneo. Sarà un ricchissimo ottobre, poi, per il Grand Tour, a partire dalle Alte Marche Experience, i sughitti di Montecassiano e Leguminaria ad Appignano. Da non perdere anche Tipicità&Archeologia a Monterinaldo.

La mela rosa di Montedinove apre il novembre del Grand Tour, seguita da Appassimenti Aperti a Serrapetrona. L’anno si chiude con Le Terre del Tartufo a Pieve Torina, nonché gli eventi dedicati aicavallucci a Cingoli ed al torrone a Camerino.

E non finisce qui, perché sono previsti anche ulteriori eventi speciali ed iniziative pop-up che animeranno la lunga stagione del GT 2024 per tuffarsi nell’essenza delle Marche!
Prima iniziativa a sorpresa? Aperitivo Macerata, dal 31 maggio al 2 giugno!

Il Grand Tour delle Marche è promosso dall’organizzazione di Tipicità ed Anci Marche, in collaborazione con la Regione Marche e la partnership scientifica dell’Università Politecnica delle Marche. Project partner il Banco Marchigiano, insieme al supporto di tante realtà imprenditoriali del territorio.

 

tel.: 333.4167529 -  3277586714
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Grattamacco presenta il "Bolgheri Superiore 2021": la 39ima vendemmia è disponibile sui mercati internazionali

La storica cantina di Castagneto Carducci presenta la vendemmia 2021 di Grattamacco Bolgheri Superiore, esempio di come Sangiovese e vitigni internazionali possano vivere in perfetta armonia.  L’annata 2021, in continuità produttiva con le scorse vendemmie, si distingue per l’ampiezza aromatica e la ricchezza estrattiva, che ben rivelano il carattere generoso di questo millesimo, in cui la struttura energica del vino trova equilibrio nella freschezza acida e nel tannino avvolgente. Persistenza e pronunciata sapidità si accompagnano in progressione e denotano un Grattamacco di spiccata vitalità ed energia.

Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese costituiscono il blend di questo Bolgheri Superiore prodotto da vigne situate tra i 100 e i 200 m. sul livello del mare. I vigneti di Grattamacco sorgono tra le più alte colline di Bolgheri e sono caratterizzati da arenarie quarzose e argille bianche miste a flysch calcareo marnoso, componenti che conferiscono al Grattamacco eleganza e finezza, favorendo la perfetta sintesi tra struttura e dolcezza tannica.  La viticoltura, fondata su metodi e principi totalmente rispettosi per l’ambiente, permette uno spontaneo equilibrio produttivo con basse rese per ettaro. Grattamacco coltiva i vigneti a conduzione biologica fin dalla fine degli anni ’90. Un rispetto per l’eccezionale natura del suo terroir che si esprime in vinificazioni “nude”, che lasciano al frutto lo spazio di svelare la potenza di una identità distintiva, che non ha eguali sul territorio di Bolgheri.

Lo stile di Grattamacco è incentrato sulla riconoscibilità del terroir – spiega Luca Marrone, enologo di Grattamacco – In cantina ogni azione è al servizio dell’espressività autentica dei vini. Le lavorazioni sono condotte a mano cercando il minor intervento possibile. Si agisce sui dettagli e sulle reali necessità dei vini, alla ricerca di uno stile «puro», «incontaminato», capace di ripristinare l’autentico legame tra il vino e la sua terra”.

Le uve sono raccolte a mano ed attentamente selezionate da vigneti con un’età media di 25 anni, tra i più vecchi della Denominazione. La fermentazione si svolge in piccoli tinelli di rovere aperti, con gentili follature manuali ed un lento rilascio dei soli tannini nobili. L’affinamento del vino prosegue per almeno 18 mesi in barriques. La sapidità conferita dal terroir e l’approccio artigianale in cantina sono elementi fondanti del carattere distintivo del Grattamacco Superiore, maggiormente esaltato dalla presenza del Sangiovese, nel rispetto della tradizione toscana.

 

 

L’annata 2021 raccontata da Grattamacco

L’annata 2021 ha contribuito alla produzione di vini promettenti, che si distinguono per una finezza e una forza acida che ben bilanciano l’importante trama alcolica. – racconta Luca MarroneAbbiamo riscontrato punte di eccellenza in alcuni Cabernet Sauvignon e Sangiovese, soprattutto per il tannino avvolgente. Anche i Merlot, malgrado un leggero stress dovuto alla siccità, sorprendono per la loro freschezza e profondità, grazie alla scrupolosa selezione durante la raccolta

Dopo un inverno mite e con precipitazioni nella norma, che ha favorito un germogliamento precoce delle viti, c’è stato un inizio della stagione primaverile denotato dall’assenza di piogge e da un brusco calo di temperature. In rticolare, nella notte dell’8 aprile si è verificata una gelata sulla pianura bolgherese, che fortunatamente non ha colpito i vigneti di Grattamacco.

Da metà aprile alle prime due settimane di maggio il clima è stato piovoso e umido. Questo ha permesso alle piante di accumulare riserve idriche preziose per affrontare al meglio una stagione estiva siccitosa e piuttosto calda. La vendemmia è iniziata precocemente il 25 agosto e si è protratta fino al 28 settembre, con processi di attenta selezione dei grappoli che hanno richiesto più passaggi di raccolta.

Il clima soleggiato della prima metà di settembre ha favorito la maturazione bilanciata delle uve restanti, che presentavano una buona concentrazione, ottime bucce e sensazioni tanniche di eccellente consistenza. - prosegue Luca Marrone - Poi le piogge di metà settembre sono state provvidenziali per la perfetta maturazione delle ultime uve. Le svinature sono proseguite spedite con tempi di macerazione sulle bucce al massimo di due settimane, eccetto con le ultime uve raccolte di Cabernet Sauvignon, con le quali è stato possibile aumentare i tempi di macerazione riuscendo anche ad utilizzare la tecnica della piemontesina su due masse, l’ultima svinata il 24 novembre, poi utilizzate nel blend finale. Questa antica tecnica prevede, a fine fermentazione, una lunghissima macerazione sulle bucce con conseguente colmatura dei tini. È una pratica che conferisce una sorprendente setosità al vino grazie al riassorbimento di una frazione dei tannini da parte delle bucce. Poter attuare questo procedimento è per noi un indicatore dell’altissima qualità del frutto raccolto in questa annata, in quanto tale contatto prolungato con le bucce richiede uve di qualità eccelsa”.

 

 

Grattamacco

Un’azienda vitivinicola dall’attitudine pionieristica: la seconda a nascere a Bolgheri nel 1977; la prima in assoluto a vinificare il Bolgheri Rosso, a credere nel Vermentino e a puntare sul potenziale dei vigneti delle alture bolgheresi di Casavecchia; una delle poche a mantenere il Sangiovese nel blend che dà vita al Bolgheri Superiore.  Sin dagli anni '90, Grattamacco è stata all'avanguardia nella conduzione biologica dei suoi 34 ettari di vigneti, situati su suoli che ospitano alcune delle concentrazioni di argille bianche e flysch più significative della costa toscana. Qui, varietà autoctone come il Sangiovese e il Vermentino convivono con vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Cabernet Franc e il Petit Verdot, messi a dimora dagli anni ’80 e adattatisi prodigiosamente nelle terre di Grattamacco. L'anima di Grattamacco risiede in una vinificazione essenziale. Le lavorazioni in cantina sono volte a preservare l’autenticità del vigneto, che a Grattamacco definisce in modo univoco l’identità dei vini. Oggi, il marchio incarna l'eccellenza enologica di Bolgheri, distribuendo i suoi vini in oltre 56 Paesi nel mondo.

 

 


Grattamacco
Loc. Lungagnano 128
57022, Castagneto Carducci (LI)
Toscana - Italy
www.collemassariwines.it

 

 

 


Al Bad Moos Aqua Spa Resort, la colazione è l pasto più importante della giornata

Alto Adige. L’offerta gastronomica del Bad Moos Aqua Spa Resort e dello chef Giovanni Togni (con i suoi canederli allo speck dell’Alto Adige).

 

 

Il buongiorno inizia dalla colazione

Tra gli elementi importanti che caratterizzano la vacanza al Bad Moos Aqua Spa Resort di Sesto, in Alto Adige, c’è anche la gastronomia. Un piacere per il palato, ma anche un toccasana per il benessere quando il gusto incontra la genuinità dei prodotti e la qualità delle materie prime altoatesine. Attraverso la cucina inoltre si può conoscere il territorio, scoprire quegli ingredienti che vengono direttamente dalla natura e che lo chef Giovanni Togni con maestria riesce a esaltare nei suoi piatti e con le sue ricette. Un’esperienza culinaria da provare!

Il pasto più importante della giornata

La colazione è sicuramente il primo fondamentale passo per iniziare bene la giornata. Ecco perché al Bad Moos Aqua Spa Resort si dà molta importanza a questo momento, facendo trovare ai propri ospiti un ricco buffet, dolce e salato: dai croissant ancora caldi ai biscotti artigianali, dai salumi freschi ai formaggi locali, passando per yogurt della latteria, miele in favo, marmellate naturali.

Al ritorno dalle attività outdoor una sosta rigenerante è d’obbligo. Fin dal primo pomeriggio la caratteristica Stubeospita un’accogliente merenda altoatesina. Un primo piatto caldo, solitamente una zuppa, poi salumi e formaggi da abbinare ai diversi tipi di pane e altri finger food salati, torte artigianali e biscotti per soddisfare anche i palati più esigenti.

Il pomeriggio solitamente continua nella Spa Soma & Anima fino all’ora di cena. Momento clou grazie al menu gourmet di 5 portate a scelta, che si apre con buffet di insalate e antipasti e si chiude con altro buffet dedicato a formaggi e dessert. Non manca la proposta light Feel Good per chi preferisce piatti leggeri e ugualmente nutrienti. La sala ristorante è  e luminosa, la preparazione dei tavoli e il servizio impeccabili, il sottofondo musicaleaccompagna la cena creando la giusta atmosfera rilassata.  Qualsiasi sia il pasto più importante della vostra giornata, ogni momento culinario al Bad Moos Aqua Spa Resort è curato con un’attenzione unica che ne fa un’esperienza coinvolgente per tutti i sensi.

A tavola con Giovanni Togni

Combinare innovazione e tradizione: è questa la passione di Giovanni Togni, chef executive del Bad Moos Aqua Spa Resort che dà vita così a prelibatezze alpine e mediterranee. Con un occhio di riguardo anche alla linea, grazie ai suoi menu Feel Good: pietanze sane ed equilibrate con ingredienti pregiati amici della digestione. “Provate piatti salutari, con ingredienti naturali e di qualità: è così che aumenta anche la qualità della vita” - raccomanda Giovanni Togni - “E vi accorgerete subito della incantevole sensazione di leggerezza”.

Al Bad Moos Aqua Spa resort si lavora da molti anni con agricoltori locali e produttori della zona e lo chef ha seguito questa tradizione a favore di una eccellente qualità delle materie prime. Inoltre Giovanni Togni è appassionato raccoglitore di funghi: “Qui viviamo in una posizione privilegiata, abbiamo tutto a portata di mano” - dice - Quali sono i suoi piatti preferiti? “I classici intramontabili come la zuppa d’orzo e la rosticciata con i crauti”.

Lo chef consiglia: canederli allo speck dell’Alto Adige

Direttamente dalla cucina del Bad Moos Aqua Spa Resort lo chef Giovanni Togni svela uno dei piatti della tradizione locale: i canederli allo speck dell’Alto Adige. Direttamente dalla cucina del Bad Moos Aqua Spa Resort lo chef Giovanni Togni svela uno dei piatti della tradizione locale: i canederli allo speck dell’Alto Adige.

Ingredienti per 4 persone: 300 g di pane per canederli, 250 ml di latte, 200 g di speck tagliato fine, 100 g di cipolla tritata, 80 g di farina, 3 uova, 4 cucchiai di prezzemolo, 4 cucchiai di erba cipollina, noce moscata, sale e pepe a piacere.

Procedimento: mettere i dadini di pane per canederli in una ciotola e mescolarli con latte e uova. Far soffriggere la pancetta, aggiungere le cipolle e farle dorare. Aggiungere al pane il prezzemolo, l’erba cipollina e la farina, mescolare il tutto e condire a piacere. Mettere da parte e lasciare riposare, dopodiché con le mani e con un cucchiaio formare dei canederli rotondi. Farli cuocere per circa 15 minuti in acqua bollente salata, poi tirarli fuori e gustarli.

Consiglio: se l’impasto risulta troppo morbido, aggiungere ancora del pane. Ulteriore farina li renderebbe invece troppo duri.

Da provare: “Non è sempre necessario preparare i canederli con pancetta, fegato o formaggio. Anche gli spinaci, la zucca o i funghi vanno benissimo” - spiega lo chef Giovanni Togni -.

 

E ancora… esperienze culinarie in sauna

Un’esperienza assolutamente da provare al Bad Moos Aqua Spa Resort: gli eventi culinari nell’area sauna, in particolare nella sala relax Old Stube. L’ambiente intimo e raccolto, ricavato in un’antica Stube gotica del 13esimo secolo, si presta a ospitare appuntamenti e degustazioni per piccoli gruppi di persone in accappatoio. Tra le degustazioni organizzate: “Speck & Wine” per assaporare i vini del territorio e il tipico salume altoatesino dall’affumicatura leggera e la stagionatura all’aria aperta. E ancora “Cheese Selection”, una selezione accurata che spazia dal formaggio aromatizzato al famoso Graukäse, fino all’immancabile “Degustazione Vino Alto Adige”.

 


Info: Bad Moos Aqua Spa Resort
via Val Fiscalina 27 Sesto Moso (BZ)
tel. 0474.713100 


Le nuove pizze sfiziose, irresistibili e gourmet de "Il Portico di San Donato"

Realizzate con maestria e creatività hanno un impasto leggero, fragrante e gustoso, condite con topping originali e ricercati, soddisfano tutti i gusti e coniugano l'eccellenza delle materie prime ad abbinamenti sperimentali e contemporanei. È uno degli alimenti più consumati in assoluto, non solo in Italia, dove trae le sue origini come piatto povero, ma addirittura nel resto del mondo. Ci sono studi affermanti che il suo consumo abituale faccia bene alla salute, prevenga l’infarto del miocardio e altre gravi malattie. Pochi piatti al mondo accomunano il consenso dei consumatori quanto la pizza, e questo senza troppa distinzione tra fasce anagrafiche, zone geografiche di residenza o categorie socio-economiche.
In Italia il 67% per cento del pubblico ammette di consumare pizza almeno una volta la settimana, con percentuali in crescita nella fascia di età al di sotto dei 55 anni. Tra i consumatori, la pizza viene mangiata principalmente a cena (83%), con una preferenza per il fine settimana (60%), e spesso in compagnia di parenti e amici, segno della dimensione tipicamente conviviale di questo piatto. La tradizione della pizza mangiata il sabato è particolarmente sentita al Sud e Isole (rispettivamente 60% e 61% vs 49% del totale), mentre gli uomini tendono a mangiarla anche durante i giorni della settimana (24% vs 19% del totale). E a Bologna, la "city of food" per antonomasia, che appassionati e giornali, sia italiani che del resto del mondo, riconoscono come uno dei luoghi in cui si mangia meglio in assoluto, anche gli amanti dell’arte bianca non hanno che l’imbarazzo della scelta! Sono sempre di più, infatti, le pizzerie d’autore che propongono pizze napoletane, gourmet o in teglia talmente buone da leccarsi le dita. Tra queste certamente si distingue la pizzeria Il Portico di San Donato, un locale dall’atmosfera calda e calorosa capitanato dal calabrese Giuseppe Giampaolo che, insieme a sua moglie Teresa e a suo figlio Domenico, sforna vere e proprie prelibatezze. Le sue sono pizze tanto belle e variopinte quanto invitanti, fragranti e gustose, declinate in tante irresistibili sfumature.

Ciò che contraddistingue le pizze de Il Portico di San Donato e le sue innumerevoli declinazioni nel segno del binomio tecnica-creatività, sono la scelta accurata delle materie prime utilizzate e l’abilità nel creare abbinamenti originali e sfiziosi. A riprova di ciò Il Portico di San Donato si presenta al suo pubblico di appassionati con due nuove pizze, frutto di uno studiato processo creativo che accosta tra loro ingredienti assai diversi. La prima è la pizza “Intense Cafè”, arricchita da mozzarella fiordilatte, guanciale croccante, pepe nero, polvere di caffè (un giusto tributo alle origini calabresi dei titolari), dolcezza di cipolla e scaglie di ricotta salata, mentre la seconda si chiama “Sapori della mia terra”, nomen omen che la vede impreziosirsi di Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese - Nocerino DOP, salame piccante, menta in foglie, marmellata di peperoncino e miele, stracciatella di Burrata e filamenti di peperoncino di Cayenna.

Due new entries intriganti e stuzzicanti, che non devono però precludere il piacere di assaggiare anche le altre specialità della casa, come i trittici di pizza farcita, la “Lavica” con pomodoro San Marzano DOP, mozzarella fiordilatte, Prosciutto crudo di Parma DOP, burratina, pesto di pistacchio e granella di pistacchio, la “Da Roma”, con fiordilatte, porchetta romana, patate fritte con la buccia, provola affumicata e affumicatura finita al tavolo. E ancora, la “Bologna” con burratina, pesto di pistacchio, Mortadella Bologna IGP, e la “Mediterraneo” con pomodoro, fiordilatte, Cipolla Rossa di Tropea IGP e carpaccio di tonno.

E per i più audaci e curiosi di sperimentare nuovi accostamenti c’è la sopraffina “Calabra”, un inno ai sapori del Sud, a base di fiordilatte, filamenti di peperoncino, Cipolla Rossa di Tropea IGP, capocollo calabrese e ‘nduja di Spilinga. Se si vuole strafare, Giuseppe propone la “Re Sole”, con pomodoro, fiordilatte, pancetta al forno, tuorlo d’uovo fritto, crema di tartufo e foglia oro. E quando la voglia di tartufo chiama, la “Tartufata”, con pomodoro, fiordilatte, patate al forno, funghi porcini e olio al tartufo non delude mai. Non mancano poi le pizze fritte e quelle a base di Bresaola della Valtellina IGP, carciofi, verdure grigliate, porchetta, friarielli, zucca, speck, noci.

Così come le invitanti e coreografiche insalatone, tra cui la “Viene dal mare” con insalata, filetto di tonno, filamenti di zucchine e granella di pistacchio, e la “Invernale” con speck, noci, scamorza affumicata e pomodori secchi. Squisiti anche i carpacci di bresaola, porchetta o tonno su letto di rucola. Servite intere, giganti e con il tipico cornicione morbido, hanno impasti soffici e leggerissimi che, realizzati con una tecnica impeccabile, lievitano per oltre 72 ore. Che sia tradizionale, integrale, alto o al carbone vegetale.

E gli ingredienti impiegati sono di quelli buoni, selezionati con cura da produttori che spesso rappresentano le eccellenze produttive del nostro paese, come ad esempio la farina del Molino Scoppettuolo, il fiordilatte del caseificio De Remigis, il pomodoro de La Rosina, la Mortadella Bologna IGP, i capperi di Salina, la ’nduja di Spilinga, la burrata pugliese, il Prosciutto crudo di San Daniele DOP, l’olio EVO calabrese, etc. Svariate le proposte, che spaziano da quelle classiche a quelle più ricercate, con alcune scelte vegetariane; ventiquattro le pizze, una più invitante dell’altra.

Infine, per concludere degnamente il pasto, oltre alle pizze ci si può tuffare sui dolci, tra cui il cannoloscomposto, il rinomato tartufo di Pizzo Calabro nei gusti nocciola, pistacchio e cioccolato, il tiramisù, il tortino al cioccolato dal cuore tenero, la torta ricotta e cioccolato; il mascarpone con pistacchio, cioccolato, caffè, caramello o mandorle, e il nuovissimo croccante con crema pasticcera, crumble, cioccolato e zucchero caramellato.

 

Completano l’offerta un servizio cortese ed accurato, e un’interessante carta di birre artigianali, che si sposano alla perfezione con le pizze, oltre ad un’ampia selezione di liquori, distillati e amari (al bergamotto, liquirizia, alloro, finocchietto etc.), profumati e dal sapore intenso.

Circa 70 i posti a sedere tra l’interno e l’esterno di questo locale rustico e molto ospitale, con un gradevole dehors che nella bella stagione invita ancora di più, se possibile, a venire in via San Donato 18 a provare una delle squisite specialità della casa.

Via San Donato 18 Bologna
Per prenotazioni 3921910750
Orari di apertura
Mar-Ven: 09:30-15:00 e 18:00-23:00
Sab-Dom: 11:00-15:00 e 18:00-23:00
Chiuso il Lunedì

 

 


Confronto tra i diversi attori della filiera: acquacoltura protagonista a Tipicità in blu!

Le previsioni stimano che nel 2030 il 62% del prodotto ittico destinato al consumo umano proverrà dall’acquacoltura, un settore che negli ultimi anni sta vivendo una forte espansione, rappresentando un traino per la blue economy. L’interesse attorno all’acquacoltura è rappresentato da una moltitudine di ricerche tese a massimizzare il benessere animale negli allevamenti, minimizzare l’impatto ambientale e attivare una serie di buone pratiche legate all’utilizzo di tecnologie predittive, big data ed economia circolare.

Tra allevamenti in mare e impianti a terra, l’acquacoltura è un fenomeno sempre più attenzionato dalla scienza che diventa un asset importante per la cucina e la ristorazione.

 

   

 

Gustoso focus su un settore in grande espansione sabato 18 maggio alle ore 10:30, negli ambienti dell’Ancona Yacht Club all’interno di Marina Dorica, il programma del festival di Tipicità in blu si aprirà con un gustoso focus dedicato a raccontare presente e futuro dell’acquacoltura. Condotto dalla Professoressa Giorgia Gioacchini dell’Università Politecnica delle Marche, l’appuntamento darà vita ad un confronto tra i diversi attori che animano la filiera dell’acquacoltura.

Il giovane chef Paolo Pistola, della Nicchietta di Sefro, sublimerà il valore gastronomico e nutrizionale dei prodotti dell’acquacoltura attraverso un piatto elaborato a partire dalle trote del brand “Erede Rossi Silvio”, realtà marchigiana che si è affermata come primo player europeo nell’allevamento di trote, trasformando il piccolo borgo dell’entroterra marchigiano in capitale continentale della trota.

Info e prenotazioni su tipicitainblu.it e 392 69 999 92

 

Tutte le info su: www.tipicitainblu.it


Confronto tra un vino “impossibile” e un piatto concepito per esaltarlo: Premium Experience, il Verdicchio impossibile!

Abbinare un vino ad una portata è un sottile gioco di equilibri. Solitamente vino e piatto devono andare, come si suol dire, a braccetto, valorizzandosi rispettivamente senza che nessuno prevalga sull’altro. Un gioco divertente ma, al tempo stesso, anche una sfida che può rivelarsi insidiosa.

In occasione dell’undicesima edizione di Tipicità in blu il gioco diventa una singolar tenzone quasi… impossibile! Ma partiamo dall’antefatto, da una muffa nobile, Botrytis Cinerea, che attacca e si diffonde velocemente tra i filari di Verdicchio della casa vinicola Fattoria Coroncino, a Staffolo. La vigna si “ammala” rapidamente a causa di questo fungo infestante che, per contro, può rivelarsi un grande alleato nelle fasi di vinificazione. Questa è la genesi del “Cenobita”, un vino prodotto in poco più di 600 bottiglie. Una rarità – ad oggi ne restano meno di 100 bottiglie – un prodotto dal gusto complesso, con un forte sentore di affumicato.

 

Dal Cenobita nasce la sfida che è stata raccolta dal giovane chef Davide Moioli, patron del ristorante “La cantina sociale” di Cantiano, membro attivo dell’Accademia di Tipicità e grande amante dei vini di qualità. La risposta di Davide prende la forma e il sapore di uno stracotto di cavallo con morbida di patate e matico, cialda di parmigiano, mandorle bruciate e polvere di cacao. Una “premium experience” che mette a confronto un vino impossibile e un piatto ideato per esaltarlo e valorizzarlo al meglio.

A questo punto sorge spontanea una domanda: è possibile trovare l’equilibrio nell’abbinamento con un vino così complesso? A valutare gli esiti del confronto sarà un giudice d’eccezione, Gioacchino Bonsignore, caporedattore del TG5 ed ideatore della rubrica “Gusto”.

 

L’appuntamento è fissato per sabato 18 maggio alle 18:00, come dimenticarlo? Il 18 alle 18! Teatro della disfida il Club Amici del Mare della Marina Dorica di Ancona. Costo della degustazione € 25,00. Prenotazione obbligatoria al numero 392 69 999 92.

 

 

Tutte le info su: www.tipicitainblu.it


“Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi…” e arrivare in quell’angolo di paradiso a Loiano, che è Palazzo Loup…

Dire Bologna - è cosa arci nota - vuol dire incontrare “gente simpatica” e “mangiare bene”, cioè portare a tavola cibi che diano piacere a vista, naso e palato e, nel contempo, assumere i nutrienti di cui non si può fare a meno per stare in salute e avere forza e riserve di energia; chimicamente: introdurre proteine, carboidrati, acqua, vitamine e sali minerali, insomma: “stare bene”.
Quindi, con le migliori intenzioni di stare bene, siamo andati per i colli bolognesi, lungo l’itinerario del passo della Futa, attraversando decine di paesini arroccati su dolci declivi – come direbbe il poeta – frazioni e località note per mantenere fede all’identità che contraddistingue la regione: la cordialità e la buona tradizione culinaria e turistica.

        

Per vedere “quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi…” abbiamo deciso di fare base a Loiano che, dal punto di vista orografico, è al centro delle Valli del Reno, del Savena e dell’Idice, i “rigagnoli” che attraversano quella zona che nel corso dei secoli, non ha mai deluso le aspettative dei turisti più esigenti, spesso, pure dei bolognesi che ben conoscono il territorio e se lo godono… in bici percorrendo le ciclabili, in moto e in auto, su e giù per la Raticosa e la Futa e a piedi, passeggiando per i boschi…

Dalle Due Torri per andare a Loiano (Lujèn in dialetto locale) percorrendo la “fondovalle” si passa per Pianoro, che a dispetto del nome, è territorio prevalentemente collinare (formato da arenarie semi incoerenti - le  cosiddette “Sabbie gialle”- ovvero sedimenti di zona costiera dell’ultimo mare che, nel Pleistocene - circa 1 milione di anni fa - bagnava tutto il “pedeappennino” fino alla Romagna) e lì, c’è il Podere Riosto, con la vigna scoperta da Luigi Fantini nel 1961, rimasta per lungo tempo abbandonata e finalmente recuperata, tanto da ottenere la registrazione presso il Registro Italiano Vigneti con il nome “Vite del Fantini” che oggi, produce due ottimi vini: Vecchio Riosto e Spumante Rosé For You.

E dagli estratti della forza vitale di questa pianta, sono realizzate anche le creme viso e corpo della Linea Cosmo Riosto. Oltre ad organizzare le ormai famose degustazioni in vigna, i fratelli Galletti - Cristiana e Alessandro - producono vini “bianchi” - Pignoletto, Sauvignon, Chardonnay - con la vinificazione in assenza di anidride solforosa e mediante l’applicazione in vigneto della DMR (doppia maturazione ragionata). Gli spumanti subiscono un processo di fermentazione controllata a bassissima temperatura e la rifermentazione avviene con il metodo Martinotti/Charmat (rifermentazione in autoclave) a bassa temperatura ottenendo così vini con perlage molto fine. La Cantina Riosto produce anche vini “rossi” - Barbera, Cabernet Sauvignon e Merlot - che si esprimono al massimo con una calibrata macerazione effettuata nel “rotovinificatore”.  Poi, selezionati, sono sottoposti all’affinamento in botti di rovere di Slavonia ed in barrique di rovere francese di Allier per circa 2 anni. L’imbottigliamento avviene grazie a una qualificata struttura terzista che effettua il riempimento dopo avere saturato le bottiglie di azoto (perché il vino non abbia contatto con l’aria) così non si rischia l’ossidazione. Con le uve DOC dei Colli Bolognesi la Cantina Podere Riosto produce vini in parte commercializzati in annata (come frizzanti e spumanti Charmat) e in parte invecchiati (vini rossi) a seconda dell’importanza dell’annata.

(Società Agricola Podere Riosto Via di Riosto, 12/24 Pianoro (BO) Tel. +39 051777109 / +39 3421065882 www.podereriosto.it

E poi arriviamo a Loiano che si trova ad una trentina di chilometri sud-est da Bologna, al limite tra Emilia e Toscana, in una zona panoramica tra le più belle dell’Appennino a circa 700 metri slm, dove i boschi e i terreni, ma anche i sassi, traboccano di ricordi riferiti alla seconda guerra mondiale (bunker, trincee, fortificazioni, sentieri e di tanto in tanto, proiettili e bombe) perché lì passava la “linea gotica” costruita dalla Wermacht per dividere la dorsale appenninica da Massa Carrara a Pesaro e, in ricordo dei tragici momenti, in quei paesini (Monghidoro, Marzabotto, Castel D’Aiano, Gaggio Montano, Porretta Terme, ecc.) ci sono monumenti, steli e lapidi affisse a vecchi casolari in pietra e sassi, in suffragio di vittime, civili oltre che di militari italiani, americani, ma anche polacchi, canadesi e brasiliani. In queste zone i cosiddetti “anziani”, si lasciano andare volentieri a aneddoti e ricordi di quel tempo che fu, che è e che sarà impossibile dimenticare.

 

Come il signor Nascetti che ci ha accompagnato a visitare il vecchio mulino Mazzone e ce ne ha raccontato la storia vissuta…  Il mulino si trova a un chilometro e mezzo da Loiano, nella frazione di Piamaggio di Monghidoro (tappa del percorso “Mater Dei” per il santuario dedicato alla Beata Vergine di Pompei). All’interno praticamente tutto è com’era nel 1785 quando fu edificato, comprensivo di abitazione per il mugnaio, quattro locali distinti, stalla e fienile compresi, trasformati oggi in locali per la nuova attività: B&B.  È l’acqua del canale scavato nel terreno che muove le ruote a catini (dette “catinaie”) e le pale che portano l’acqua in una “botte” delimitata da pareti in muratura e argini di terra e così, dai frumenti alle farine, è un attimo, perché il mulino, oggi è ancora perfettamente funzionante!
(mulino Mazzone Via Antonio Galli Monghidoro Loc. Piamaggio - www.mulinomazzone.it)

Sempre a poca distanza da Loiano, ci rechiamo sul versante di Monterenzio per fare una passeggiata nei boschi dell’Area Archeologico Naturalistica di Monte Bibele e, siamo fortunati perché incontriamo il prof. Antonio Gottarelli (UNIBO) deus ex machina dell’area e del relativo museo (uno dei più ricchi di reperti e testimonianze reali) che ci fa accompagnare tra gli scavi, dall’archeologa Federica che è bravissima a spiegare tutto (ne sa a pacchi!). Ovviamente lì a Monte Bibele, si recano scolaresche, si organizzano raduni, conferenze, anche incontri musicali, il tutto con dotazione di servizi e persino possibilità di pernotto…

  

Da circa cinquant’anni lì, si scava nei luoghi dove Etruschi e Celti misero radici. Il parco, realizzato tra il 2012 e il 2015 dal Comune di Monterenzio e dall’equipe di archeologi dell’Università di Bologna, è sito nel più importante contesto archeologico naturalistico dell’Appennino bolognese, uno dei più considerevoli d’Europa.  Capanne, recinzioni, tombe e una grande cisterna, oggi a 2500 anni di distanza, comprovano ancora usi e costumi delle culture celtiche e etrusco-italiche del IV-III secolo a.C.:   (Arc.a Monte Bibele a.p.s. via Del Museo n. 2 Monterenzio (BO) cell: +39 329 1949532  - www.montebibele.eu)

Ormai è sera e noi siamo sul monte Orzale a circa 700m slm e l’inquinamento luminoso qui, è minore che nelle vicinanze della città e ci sono due telescopi, il Cassini e lo storico Zeiss, un planetario e un’aula didattica, ospitati in distinte strutture che lavorano grazie all’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna (che è struttura dell’Istituto Nazionale di Astrofisica - INAF) occupandosi di ricerca nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica, di studio e esplorazione del cosmo. L’osservatorio organizza attività formative, lezioni, laboratori, osservazioni con i telescopi, serate con il laser e realizza eventi, visite, conferenze pubbliche adatte a tutte le età, con particolare attenzione ai bambini. Lì, abbiamo ricevuto un interessante assaggio di astronomia applicata, guardando la volta celeste proiettata sul soffitto del planetario, guidati da Silvia Galleti, davvero competente e paziente nel rispondere a tutte le nostre domande, anche a quelle un po’ banali, ma lei, molto arrendevole, ci ha detto di essere abituata: lavora spesso con i bambini… (visite.loiano@inaf.it)

  

(Istituto Nazionale di Astrofisica Via Piero Gobetti 93/3 Bologna Tel. 051 6357301 www.oas.inaf.it)

Beh, del nostro girovagare per i colli bolognesi ormai abbiamo detto, adesso, riferiamo di Palazzo Loup, che era, è (e resterà sempre) l’anima dell’area loianese. Intanto, “palazzo” invece di “villa” perché non si confonda con le altre ville esistenti in zona, dedicate in gran parte all’assistenza/ricovero degli anziani.
La sua storia prende avvio dal recupero dei ruderi del Castello di Scanello di origine medioevale, all’epoca di proprietà di Matilde di Canossa, successivamente donati all’arcivescovo di Pisa e via via - ristrutturati e abbelliti - fino al 1805, quando Papa Pio VII, proveniente da Parigi, dove aveva appena incoronato imperatore tal generale Bonaparte… prima di tornare a Roma, affascinato dal contesto – villa, panorama e paese – sostò presso quella casona per ristorarsi. Nel tempo, l’edificio, divenne  Villa delle Fratte, poi e infine “Loup”, dal nome dell’ultimo illustre proprietario, Luigi Loup. Questi era un nobile agronomo svizzero, di mentalità aperta ed innovatrice, che seppe trasformare la “tenuta” in azienda agricola moderna e razionale. “Messer Loup”, organizzò importanti incontri politici, tra cui il “convegno di Scanello” dedicato al futuro delle “Province Unite del Centro Italia” (settembre 1859) per stabilire l’unificazione doganale e monetaria degli ex ducati di Parma, Modena, della Legazione delle “Romagne” e della Toscana. Interessante sapere che all’incontro presero parte i noti politici di allora: Marco Minghetti, Bettino Ricasoli, Luigi Carlo Farini, Leonetto Cipriani e Rodolfo Audinot.                                                                                                     

Oggi la struttura, si presenta perfettamente restaurata grazie agli investimenti di famiglia Baldassarri (circa 3 miliardi in tempi ante euro e qualche altro “milioncino” fino ad oggi) e grazie agli interventi della squadra di Remo Baldassarri, avvenuti rispettando la tipologia edilizia originaria e adeguandola magistralmente alle nuove funzioni, mantenendone/migliorandone l’antico splendore, dotandola di sistemi ecosostenibili, tra cui pannelli fotovoltaici e riscaldamento “cippato”. A conferma dei lavori fatti a regola d’arte, Villa Loup è stata anche insignita dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) come “luogo del cuore”.

L’affascinante “4 stelle” - gestito dal direttore Nino Aricò - con alberi secolari (come il Cedro Deodara) nel parco, dispone di 57 camere, anche con affaccio sul giardino, tutte complete di minibar e TV a schermo piatto (con canali satellitari) e Wi-Fi gratuito e c’è la piscina, con vista sulle colline circostanti. Per tutti gli ospiti, bevanda di benvenuto e colazione servita gratuitamente. Per chi volesse - nella SPA - massaggi, trattamenti “Bibele MedSpa” e altre “coccole”.  Nei dintorni del Palazzo, per gli ospiti più attivi, trekking in Appennino e percorsi mappati di diversa durata e difficoltà... E con il dovuto preavviso, si possono organizzare nelle vicinanze, attività come tiro con l’arco, equitazione, ciclismo, tennis golf. E poi, grazie all’esperienza ventennale acquisita, si organizzano eventi aziendali, ricevimenti per matrimoni e attività di team building, oltre a auto e moto raduni e pure "iniziative particolari"...

   

     

       

   

   

...come “le mani in pasta” dove, guidati da esperti (sfogline e chef) i clienti “tirano la sfoglia” e preparano le relative tagliatelle, fettuccine, pappardelle (molti maltagliati…) e anche pasta ripiena (tortellini e tortelloni) che poi (i più eroici) possono far cuocere, condire e gustare… (noi l’abbiamo fatto…).

   

                                                       

Questo è possibile grazie all’organizzatissimo Ristorante Le Volte di Palazzo Loup, gestito dagli chef Filippo Baldassarri Nicola Finamore, che sorprende per originalità e tradizione e dove si esalta la territorialità attraverso l’interpretazione creativa dei prodotti stagionali, sapientemente preparati secondo i dettami della migliore "cucina gourmet". Quindi a Palazzo Loup è effettivamente possibile “mangiare bene” e bere altrettanto bene (grazie alle sapienti indicazioni del maître sommelier Fabrizio Quattrone) appagando così i gusti dei clienti più esigenti e, facendoli… “stare bene”!


Nei dintorni:
 

Parco delle Stelle (a 2.1 km): visita al planetario astronomico con Silvia Galleti

La Via dei Mulini (a 2.4 km) con visita al Mulino Mazzoni a cura di Nascetti

Zona Archeologica di Monte Bibele (a 3.6 km) a cura dell’Ass. Templa del prof. Antonio Gottarelli

Chiesa di San Alessandro (a 3.0 km)

Oratorio di San Sebastiano e San Rocco (a 3.2 km)

San Giovanni Battista (a 3.3 km)

Chiesa Santi Pietro e Paolo (a 3.7 km)

Ca dei Monti (a 3.7 km)

Chiesa di Bibulano (a 4.0 km)

Frati Francescani dell’Immacolata (a 4.0 km)

I giardini del Casoncello (a 4.9 km) Via della Chiesa 4

Chiesa di San Prospero (a 4.5 km) Via Scascoli 75

Museo di Livergnano (a 6.6 km)

Sacrario dei Caduti per le Stragi Nazifasciste: 29,7 km

 

Evento organizzato e promosso da PromoNU di Nicola Ucci (info@promonu.it)

 

 

Palazzo Loup Hotel - Ristorante - Centro Congressi
Via Santa Margherita, 21 Loiano (BO)
Tel. +39 0516544040 - www.palazzo-loup.it

 


A Parma parte il 22imo Cibus già dai numeri mai visti!

Cibus 2024 da oggi fino a venerdì 10 maggio, 22esima edizione della piattaforma di business matching di riferimento per tutta la community agroalimentare. È l’evento B2B dedicato ai professionisti provenienti dai diversi settori di interesse: GDO, Ho.Re.Ca & Food Service che vale oltre 620 miliardi di euro (la filiera del settore) e impegna 4 milioni di lavoratori; negli stand oltre 3000 brand di 600 aziende su 120 mila mq di area espositiva Quella di quest’anno sarà la manifestazione che supererà tutte le precedenti per numero di espositori e per presenza di buyer della grande distribuzione italiana e internazionale provenienti da mercati come Stati Uniti, Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e Medio Oriente. Sarà anche l’anno dei Paesi dell’area Asean (Association of Southeast Asian Nations) con il ritorno della Cina (assente durante la pandemia) e un’importante delegazione dal Giappone. Attesi a Parma oltre 60 mila visitatori.

 

      

Lì ci si palesa, eleganti nelle divise che le loro mansioni richiedono per presentare i propri prodotti che si esibiscono, se ne sottolineano i plus, poi si preparano si cucinano se è il caso, si fanno assaggiare e infine (se tutto va bene) si stilano ordini e commissioni…

Migliaia i prodotti, migliaia i colori e i sapori, un migliaio anche le novità di quest’anno e sempre imprevedibili e sorprendenti: “lecca lecca musicali”, legumi tostati ai vari sapori (anche al cioccolato) il “pomodoro pera d’Abruzzo”, tante le novità che riguardano prodotti tipici “trasformati in vegetali”: lasagne alla bolognese, sughi alla amatriciana, alla carbonara e cacio e pepe, poi risotto ai funghi porcini e “uova vegetali” per ogni tipo di preparazione, sia dolce che salata e anche le cannucce di gelatina, di cui Degusta.it ha spoilerato notizie già con il servizio del 12 marzo scorso. E nell’extra settore, c’è pure il “collagene”, presente sia liquido come acqua, che sotto forma di barrette e così anche il corpo… è accontentato!

Ne abbiamo avuto conferma da Riccardo Carovita (brand manager Cibus) “Le innovazioni sono dettate dalla domanda dei consumatori che richiedono nuovi gusti, nuovi sapori, un alto ella sicurezza alimentare”.

 

 

 

 

 

 

Certo non è una novità, ma giocando in casa, non poteva mancare il Parmigiano Reggiano che quest’anno festeggia i 90 anni: Auguri!

Al taglio del nastro, presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida che interverranno al convegno inaugurale “Dinamiche competitive internazionali nel settore agroalimentare”. Poi tanti rappresentanti delle varie istituzioni… e non potevano mancare anche il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e i presidenti delle Fiere di Parma, Franco Mosconi, di Federalimentare, Paolo Mascarino, dell’Agenzia ICE, Matteo Zoppas e di Coldiretti, Ettore Prandini.

    

Quest’ultimo ha dichiarato: “Siamo a buon punto, ma c’è la possibilità di crescita ulteriore sui mercati internazionali, la sfida è fare rete e sistema”. Altri attori del settore agroalimentare italiano presenti, Paolo De Castro, membro del Parlamento europeo, Nicola Levoni (Levoni SpA) Giacomo Ponti (Ponti SpA) Francesco Mutti (AD Mutti SpA) e Mauro Lusetti (CONAD).

                                                                      

 

Comunque Cibus 2024 è una manifestazione da non perdere per chi può: ci sono quasi tutte le grandi e importanti aziende dell’agroalimentare e anche le piccole, le attività artigianali, che sono tantissime, si ha una visione d’insieme davvero unica, poi... si accontenta anche il palato…


    www.cibus.it


“Aria di San Daniele”: al via una nuova edizione del tour

Il viaggio che porta in giro per l’Italia il Prosciutto di San Daniele partirà a maggio da Milano e farà tappa in varie città del Paese.

"Aria di San Daniele", il tour gastronomico itinerante che porta in giro per tutta Italia il Prosciutto di San Daniele, è pronto a ripartire con l’edizione 2024. Dopo il grande successo delle sei edizioni precedenti, il tour prenderà avvio da Milano lunedì 6 maggio e, nel corso dei prossimi mesi, farà tappa in alcune delle più importanti città del Bel Paese.

Anche quest’anno è previsto un calendario ricco di appuntamenti, grazie a eventi che avranno luogo in una serie di locali selezionati, come ristoranti, enoteche e osterie, per promuovere e presentare il Prosciutto di San Daniele DOP ai consumatori e agli operatori del settore HoReCa.

 

La grande novità dell’edizione 2024 è rappresentata dall’inedita interazione tra il prodotto e il locale che ospita la tappa del tour. Oltre alla degustazione gratuita di prosciutto sarà infatti possibile partecipare ad appuntamenti e cene a tema, gustare piatti a base di San Daniele DOP e provare abbinamenti con drink e vini ideati per esaltare al meglio le peculiari caratteristiche del Prosciutto di San Daniele. Aria di San Daniele è, dunque, un’occasione unica per conoscere la produzione e le qualità di uno dei principali prodotti gastronomici del Made in Italy.

Aria di San Daniele sarà a Milano dal 6 al 9 maggio, mentre dal 20 al 23 maggio farà tappa a Torino e ancora a Genova dal 26 al 30. A giugno, invece, nei giorni dal 3 al 6 sarà la volta del Lago di Garda (nello specifico Sirmione, Desenzano del Garda e Rivoltella del Garda). Dopo l’estate il tour raggiungerà le città di Roma, Napoli e Bari.

 

 

 

«Aria di San Daniele è un format che il Consorzio ha ideato con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare i valori del San Daniele DOP attraverso uno dei canali più dinamici in Italia, quello della ristorazione» - afferma Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio - «Il tour, avviato per la prima volta nel 2017, ha infatti generato, nelle prime sei edizioni, oltre 250 serate visitando altrettanti selezionati locali e incontrando oltre 40.000 consumatori».

 

Tutte le informazioni sulla tipologia delle serate e le modalità di prenotazione delle tappe di Aria di San Daniele sono disponibili sul sito: eventi.prosciuttosandaniele.it.

 

eventi.prosciuttosandaniele.it


Le strutture del "Lago di Garda camping" perfette per godersi il lago per posizione e servizi: tracciati, GPX aree assistenza, noleggio, mappe…

Il clima mite e la bellezza mozzafiato del Lago di Garda rendono l'arrivo della bella stagione un momento perfetto per esplorare quest’area, che mette insieme ben tre regioni, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, attraverso i suoi meravigliosi percorsi ciclabili adatti a tutti i tipi di gamba e di bici.
Per goderseli in libertà e anche in modo green, punti di partenza (o di arrivo) ideali sono i camping village di Lago di Garda Campingsia per le loro posizioni sia per i servizi che offrono a chi viaggia in bici (o non ha voglia di portarsela da casa, ma vuol farsi comunque un’uscita): non solo noleggio, quindi, ma anche mappe, tracciati GPX, app, aree per lavaggio e piccoli interventi di manutenzione. Oltre alla possibilità, di inestimabile valore per chi ama la propria bici, di potersela tenere vicina! Combinazione ideale anche per lasciare la macchina a casa.
Le soluzioni abitative sono diverse e dotate di tutti i comfort. Oltre alle tradizionali piazzole, si può scegliere tra bungalow vista lago con terrazza privata; maxi caravan, immersi nel verde e dotati di patio; bubbles e Geo Cupole per un tocco glamping con idromassaggio all’aperto; ecolodge di nuova generazione dal design raffinato; lodge tendati in stile safari. Tutti sono dotati di stoviglie, angolo cottura e biancheria. Lungo il percorso del giro in bici si trova magari una cantina, si prende una bottiglia e una volta tornati al camping village, un calice, all’ombra del proprio patio con vista sul blu, è un momento semplicemente perfetto.
E se proprio si vuole lasciare a casa la macchina, anche in questo caso, molte delle soluzioni proposte da Lago di Garda Camping sono davvero strategiche per la facilità con cui si raggiunge la stazione ferroviaria più vicina. Si scende dal treno, si raggiunge il campeggio di partenza o di arrivo e lo stress della guida è già un ricordo. Per un weekend o una vacanza itinerante tra campeggio e campeggio, vale la pena fare una panoramica delle ciclabili e dei campeggi più vicini ai loro percorsi, osservando in dettaglio anche i servizi offerti.

Le ciclabili e i campeggi

Ciclabile Peschiera - Mantova: Borghetto - Valeggio e Il Sigurtà: per chi vuole pedalare un po’ tra natura e cultura
Il percorso ciclabile che collega Peschiera a Mantova, con molti punti di interesse, scorci acquatici, campi coltivati e antichi borghi offre un'esperienza indimenticabile. Scelta strategica è il Camping Bergamini Boutique di Peschiera, che permette di partire direttamente e imboccare la ciclabile e pedalare qualche tappa, seguendo l’acqua del Mincio che per un tratto segna il confine tra Lombardia e Veneto. Una bella escursione pianeggiante, da fare in giornata, anche se non si è particolarmente esperti è quella che in circa 40chilometri, andata e ritorno, permette di raggiungere Borghetto sul Mincio, borgo idilliaco tra i più belli d’Italia, che ha la capacità di riportare indietro nel tempo, grazie all’armonia tra i tesori naturalistici e le importanti eredità culturali di epoca medievale, come il Ponte Visconteo, il Castello Scaligero e le ruote dei mulini ad acqua. Da Borghetto, si prosegue, volendo, verso Valeggio, nota per i suoi celebri tortellini e per il Parco Sigurtà, un’oasi di 60 ettari con una straordinaria biodiversità. Chi non ha la propria bici con sé, può approfittare del servizio di noleggio del camping Bergamini che mette a disposizione e-bike e bici muscolari. Al rientro, perfetto per rilassare i muscoli, un bagno nell’infinity pool, con acqua riscaldata, che guarda verso il lago.

Ciclabile Lazise - Bardolino - Garda: lungolago, ideale per pedalate anche con bambini piccoli o per chi ama le cantine (con consegna vino in campeggio)
La ciclabile che collega Lazise, Bardolino e Garda, per un tratto andata e ritorno di circa 20 chilometri, segue il lungolago e offre una pedalata rilassante e panoramica adatta a tutta la famiglia. In quest’area, Lago di Garda Camping, tra Bardolino, Lazise e Pacengo, offre diversi camping village e chi vuole pedalare con bambini piccoli, vista la vicinanza tra le località, può anche sfruttare la ciclabile per una prova generale di viaggio itinerante, con bagaglio al seguito, spostandosi da un camping village all’altro. A Bardolino, per chi ama il glamping, la scelta può cadere sul La Rocca Camping Village, con le sue scenografiche Bubbles e Geo Cupole; a Lazise, chi viaggia anche con i propri animali, può optare per Idealazise Camping and Village, struttura pet friendly, a meno di 2 chilometri di ciclabile dal centro di Lazise, o per il Fossalta Camping, con le sue baiette di sabbia fine, bagnate da acqua cristallina, e, infine, a Pacengo, ideale per le famiglie possono essere il Lido Family Camping & Village, con parco acquatico e aree idromassaggio, ed Eurocamping Pacengo, con un parco giochi totalmente sicuro di 8.000 metri quadrati. Oltre che per la bellezza dei centri storici, quest’area è molto piacevole per le scoperte naturalistiche: in alcuni tratti sono presenti alcuni canneti (caratteristici della parte sud gardesana), che ospitano una ricca fauna lacustre, con anatre, germani reali, folaghe, gabbiani e cigni. I campeggi di Lazise offrono anche l'opportunità di esplorare le aziende vitivinicole locali e i paesaggi collinari circostanti. Un ottimo esempio è l’azienda vinicola Roccolo del Lago di Lazise, che offre servizio di ricarica per biciclette elettriche e consegna del vino direttamente in campeggio.

Giro tra il Garda del Sud, da Colombare a Peschiera, con ritorno sulla ciclovia AIDA: per chi vuole un po’ di avventura, tra lago, cascine e campagna
Chi è un po’ più esperto e ha dimestichezza con i ciclo-computer può programmare un giro di una cinquantina di chilometri - che può anche essere più lungo se si decide di fare un pezzo in bici verso Mantova, lungo la ciclabile del Mincio – facendo un itinerario ad anello nella parte sud del lago, muovendosi tra la parte lombarda e quella veneta, partendo dal San Francesco Camping Village di Desenzano, raggiungendo poi dopo 5 chilometri di lungolago, una località incantevole come Sirmione, per proseguire verso Peschiera, pedalando un’altra decina di chilometri. Una volta raggiunta Peschiera, si può fare ritorno al punto di partenza, collegandosi per un tratto al percorso della Ciclovia AIDA, verso l’entroterra, toccando, per esempio, Ponti sul Mincio, Baccoli di Sotto e scoprendo perle come l’azienda agricola Cascina Ceresa, che offre la possibilità di fare delle degustazioni di vino. Tappa obbligata dell’anello, prima di tornare al camping village, Desenzano, che riporta sul lungolago. Il San Francesco Camping Village offre il servizio di noleggio bici, oltre a numerose dotazioni sportive, tra cui area fitness, ping pong, calcetto, basket e tennis. Per un bel bagno, post giro, si può approfittare della sua spiaggia di candidi ciottoli e aree erbose.

Rocca di Manerba: parco giochi per amanti della mountain bike
Per gli amanti della mountain bike, con esperienze dai contenuti tecnici, anche se non impossibile, punti di partenza ideali sono il Camping Baia Verde, a Manerba del Garda, e Camping Village & Glamping Riva Blu, a Padenghe del Garda, entrambi sulla sponda bresciana, immersi nel verde, in posizione scenografica e con soluzioni dal sapore esotico come le tende lodge. Meta divertente e con qualche piccola sfida, la Rocca di Manerba, luogo tra i più affascinanti del lago, con una rete di sentieri, amati da bikers e trekkers. Il tragitto è breve, ma il suo aspetto leggermente tecnico, adatto a chi ha dimestichezza con questo tipo di bici, lo rende interessante, con il valore aggiunto di esplorare il parco della Rocca di Manerba. Per pedalare sulla rocca si può andare verso Motinelle, sobborgo di Manerba, addentrandosi nel parco. Per il percorso più panoramico, all’ingresso si pedala verso destra. All’uscita, sempre verso destra, si può incrociare per un bel colpo d’occhio la spiaggia di Pisenze, con le sue acque turchesi, bordate dal verde della rocca. Se la giornata lo consente, un tuffo prima di rientrare in campeggio è d’obbligo e può anche essere abbinato a un’uscita su uno dei SUP (Stand Up Paddle, disciplina acquatica che mixa surf e canoa) della scuola, presente in questa incantevole baia.

San Felice del Benaco: giro in mountain bike o gravel sopra le colline di Salò con mappe e tracce gpx fornite dal camping
Se con la mountain bike o la bici da gravel - solo, però, per esperti, in questo caso - si vuol fare qualche giro un po’ impegnativo su distanze medio lunghe, l’Europa Silvella Camping Village di San Felice del Benaco ha una marcia in più. Mette a disposizione degli ospiti comode mappe, descrizioni dei percorsi, una app dedicata e tracce gpx. Un bel giro che parte in prossimità del camping village, della lunghezza di circa 35 chilometri, è quello che porta a scoprire le colline di Salò, ideale per “bici 29”, con salite lunghe e costanti e discese, impegnative, ma non particolarmente tecniche. Il percorso merita qualche tappa per ammirare il panorama: sicuramente Salò e, poi, in zona collinare, Serniga e il punto panoramico prima di arrivare a Tresnico. E restando in tema di panorama, per un soggiorno vista lago in stile glamping, ci si può regalare una novità come i maxi caravan che dominano il Benaco dall’alto, con tanto di idromassaggio Jacuzzi privato.

Che sia per una pedalata di pochi chilometri da fare in famiglia, anche con gli amici a quattro zampe, o per percorsi più sfidanti, il Lago di Garda e la selezione di proposte di Lago di Garda Camping sono la soluzione ideale per una bella stagione da vivere in bicicletta!


www.lagodigardacamping.com


19° Palio della Ghirlandina dedicato all'aceto familiare di qualità: il vincitore è Cesare Bonfigliuoli di Piumazzo

Ben 639 i campioni esaminati dalla giuria di esperti. Assegnanti anche i premi per il terzo concorso fotografico “Scatti Balsamici

È andato in scena il 27 aprile, presso la sala dei 400 del Quartiere Fieristico di Modena uno degli appuntamenti più attesi da parte degli appassionati della cultura tradizionale legata alla produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Sotto l’attenta regia dell’Associazione Esperti Degustatori Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. e del Consorzio Produttori Antiche Acetaie si è svolta la tradizionale premiazione del 19° “Palio della Ghirlandina” dedicato alla produzione familiare di aceto tradizionale di Modena di qualità, al quale anche quest’anno hanno partecipato diverse decine di appassionati. Ad aggiudicarsi il primo premio - una originale creazione artistica realizzata dall’incisore Giovanni Falciola - è stato Cesare Bonfigliuoli, secondo Fabio Franciosi, terza Dalida Liuzzo, quarto Giuliano Vandelli, quinto Omer Piretti.

 

Nello stesso pomeriggio sono stati consegnati anche i premi ai migliori scatti della terza edizione del concorso fotografico “Scatti Balsamici”: nella sezione ‘Dittico’ primo classificato è Umberto Castaldini con l’opera dal titolo ‘I colori della nostra passione”, secondo classificato Giuseppe Barozzi con “Colore e limpidezza”, terzo classificato Christian Lodesanicon “Senza titolo”. Nella sezione ‘Immagini’ in testa al podio c’è Carlo Rondine con la foto “Il vecchio”, secondo Dario Montardi con “Il piacere del balsamico 3”, terza Paola Martinelli con “Connubio”, quarta Lucia Castelli con “La cottura del mosto”. La giuria ha voluto anche segnalare alcuni fotografi: Andrea Guicciardi con “Prelevamento”, William Malavasi, Luca Monelli, Velis Bursi, Demaj Patriot e Massimo Stefani.

A tutti Claudio Biancardi, presidente dell’AED ABTM e del Consorzio Produttori Antiche Acetaie,  oltre al premio ha consegnato una bottiglietta di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.

Da ricordare infine il momento dedicato alla collaborazione con il Liceo Artistico Venturi che da anni è partner attivo nella ideazione dell’immagine che di anno in anno viene scelto come “Palio”. Il manifesto è frutto di un concorso di idee tra i liceali del 'Venturi' che ha coinvolto oltre settanta studenti di tre classi quarte.

 


Cannolo di panettone con baccalà mantecato: la tradizione incontra il mare

Un antipasto gourmet che sfida le convenzioni: il cannolo di panettone con baccalà mantecato dello chef Martino Scarpa del ristorante ai Do Campanili a Cavallino Treporti, Venezia.
Un’esplosione di sapori che unisce la dolcezza e la fragranza del panettone al mandarino alla sapidità del baccalà mantecato, per un risultato davvero sorprendente.
Perfetto per stupire gli amici durante un aperitivo o una cena elegante, facile da preparare anche con il baccalà mantecato già pronto…

La ricetta:

Prendiamo la fetta di panettone al mandarino già pronta

Andiamo a parare, togliamo i bordi, la tagliamo a metà per il lungo

La schiacciamo col mattarello e andiamo a rifilare col coltello

 

Prendiamo dei coni in acciaio per fare i cannoli: io li ricopro con la carta da forno perché ho paura che nel panettone, essendoci l’uvetta e il mandarino si attacchi all’acciai, lo ricopro con la carta da forno avvolgo la fetta e lo metto a essiccare, o in essiccatore per 20 ore a 70° o in forno ventilato possiamo mettere tranquillamente a 70/80° per 4-5 ore va benissimo uguale

Una volta fatto, vanno riempiti di Baccalà mantecato

 

Il tutto è servito su delle cime di rapa che vengono prima sbollentate, poi ripassate in padella con un po’ d’aglio, dell’ilio extravergine, del sale e del pepe

Dunque, alla base del piatto andremo a mettere cime di rapa, i due cannoli sopra intrecciati

 

 

Per guarnizione ma soprattutto per accentuare il gusto del piatto abbiamo queste pugne secche che vengono messe sotto sale per mezz’ora, poi sciacquate e frullate con dell’aceto di vino normalissimo e aggiungiamo una consistenza un po’ cremosa

Dunque qualche goccia per equilibrare il gusto del piatto in generale

 

 Un saluto a tutti da Martino Scarpa e da tutto il mio staff dell’Osteria Do Campanili a Cavallino Treporti, Venezia.


Loison Pasticceri dal 1938
via Pasubio, 6 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
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Asparago, padellino e sinclinale camerte: l’enoturismo marchigiano raccontato dai suoi protagonisti

Scatta la “fase due” del Wine Tour delle Marche, che a cavallo del ponte di fine aprile propone una corsa ideale dal Fermano alla sinclinale camerte, percorrendo la strada che dalla costa porta verso la dorsale appenninica. Tre tappe che conducono alla scoperta di tre diverse visioni dell’enoturismo (e del brassiturismo!), con altrettante cene narrate in compagnia della food editor Ilaria Cappellacci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’inaugurazione di questa seconda fase del Wine Tour delle Marche è affidata a Barbara Settembri, che il 27 aprile dalla cucina della sua “Locanda dei Matteri” di Sant’Elpidio a Mare appronterà una serata speciale accompagnata dai vini e dai racconti di tre cantine del Fermano: Agostino Romani, Luci di Mezzo e Officina del Sole. Nel menù della serata tante chicche da gustare, a cominciare da un’autentica perla della biodiversità locale, ovvero l’asparago elpidiense, che per l’occasione “Lady chef Barbara” tira fuori dal suo cilindro!
Costo della serata 50€, prenotazioni al numero 0734 990227.

Lunedì 29 aprile il Wine Tour delle Marche fa tappa a Macerata, in uno dei locali più giovani della “città della lirica” che in breve tempo è diventato un piccolo fenomeno di costume grazie al talento del pizzaiolo Carlo Catalano. Parliamo di “Lievitaria”, protagonista di una speciale cena raccontata che ripropone uno dei grandi classici della gastronomia italiana: il connubio pizza e birra! Tra un padellino ed una pizza al farro, il pubblico presente potrà degustare le birre made in Marche di MC77 e del birrificio Mukkeller.
Costo della serata 35 €, prenotazioni al numero 0733 470718.

 

 

Venerdì 3 maggio, la carovana si sposta a Camerino, dove il Relais “Villa Fornari” darà vita ad una speciale narrazione che ha per protagonista la “Sinclinale Camerte”, una valle chiusa che percorre con andamento nord-sud l’entroterra marchigiano, estendendosi dalle vette del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ai rilievi dell’Appennino pesarese ed includendo importanti attrattive, come l’antica città Ducale di Camerino, dalla quale prende il nome, i geometrici filari del Verdicchio di Matelica e Fabriano, iconica città della carta. I tesori enogastronomici di questo suggestivo territorio saranno al centro dello storytelling sensoriale ideato da Alessio Bottacchiari. Protagoniste della serata due cantine del territorio: Bisci e Borgo Paglianetto.
Costo della serata 45 €, prenotazioni al numero 0737 637646.

 

Il Wine Tour delle Marche è un’iniziativa promossa da Bonfili design in collaborazione con Tipicità, AIS Marche, Movimondo travel e cofinanziata dalla Regione Marche nell’ambito del bando “Enoturismo Marche: dalla vigna alla tavola”.

 

 

Per info e prenotazioni:
???? ☎️ 392 6999992
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“Il valore della lentezza, l’operosità delle api”: le Cittaslow, Barga e Cortona, Monte Castello di Vibio e Ficulle, celebrano le amiche api

Tra le tante Giornate mondiali che interessano e coinvolgono la rete di Cittaslow, sicuramente quella della lentezza che ricorre nel mese di maggio, gioca un ruolo fondamentale. Le “città del buon vivere” fanno della lentezza positiva il proprio caposaldo. Ma in maggio ricorrono altre due importanti Giornate mondiali particolarmente care a Cittaslow: quella delle api e della biodiversità. Appuntamenti che servono a richiamare l’attenzione su aspetti fondamentali per l’ambiente e a mettere in atto azioni che migliorano concretamente la vita delle persone.

L’elogio della lentezza

Siamo alla ricerca di città animate da uomini curiosi del tempo ritrovato – si legge nel manifesto di Cittaslowricche di piazze, di teatri, di botteghe, di caffè, di ristoranti, di luoghi dello spirito, di paesaggi non violati, di artigiani affascinanti, dove l’uomo ancora riconosce il lento, benefico succedersi delle stagioni, ritmato dalla genuinità dei prodotti, rispettosi del gusto e della salute, della spontaneità dei riti”.

È così che la lentezza diventa un valore positivo, che si traduce in tempo da dedicare alle relazioni e alla cultura, alla natura e al cibo sano. Anche quando questo significa cambiare i propri stili di vita e ripensare i comportamenti di ogni giorno. In questo senso Cittaslow offre un modello per un nuovo concetto del vivere, del produrre e del consumare, basato sulle “qualità lente”.

Tra gli ambiti più interessanti coinvolti dalla lentezza positiva c’è sicuramente quello del turismo responsabile ed esperienziale che si vive nelle comunità e che valorizza tradizioni ed eccellenze locali, trasformando il viaggiatore in un “cittadino temporaneo” nelle Cittaslow del mondo.

 

 

CittaslowBee, impegno concreto per le api

CittaslowBee: concretamente per le api, sentinelle della biodiversità” è il titolo del Manifesto per le api di Cittaslow International. Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso questo insetto così importante, non solo e non tanto per la produzione di miele, quanto per la salvaguardia della biodiversità. La sua azione è fondamentale per favorire l’impollinazione di piante e fiori: è stato calcolato che oltre 4.000 diverse specie vegetali continuano a riprodursi proprio grazie all’umile e prezioso “lavoro” delle api.

Per questo Cittaslow è in prima linea per la tutela delle api, lavorando insieme alle amministrazioni locali per mettere in campo azioni concrete e iniziative che favoriscano la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Tra queste, ad esempio, l’impegno a ridurre progressivamente l’utilizzo di insetticidi e diserbanti per la manutenzione degli spazi pubblici, la piantumazione di specie vegetali mellifere, ma anche attività di informazione nelle scuole e di valorizzazione dell’apicoltura. Numerose amministrazioni Cittaslow si distinguono anche per interventi diretti a favore delle api, come la creazione di apiari comunali, ad esempio a Parrano e nella Cittaslow olandese di Borger-Odoorn, o di arnie speciali denominate Kenya top bar allestite ad Acquapendente. Tramite vere e proprie “case” o “hotel” perapi, si riproducono le condizioni naturali di formazione di un favo che, una volta maturo, migra spontaneamente nel bosco o viene utilizzato per la produzione di miele locale.

Cittaslow amiche delle api

Tra i numerosi comuni Cittaslow amici delle api, in Toscana si trova Barga, piccolo borgo tra i più belli d’Italia nel cuore della Garfagnana, in provincia di Lucca. Una cittadina fuori dai circuiti turistici di massa, da scoprire lentamente addentrandosi nel suo entroterra, tra colline e montagne, panorami


mozzafiato e sapori autentici. Qui particolare attenzione viene riservata alle essenze arboree gradite alle api, inoltre viene organizzata nel corso dell’anno una manifestazione apistica, unica nella Valle del Serchio, proprio per promuovere i prodotti dell’alveare.

Sempre in Toscana, anche Cortona si conferma come Cittaslow amica delle api. Racchiusa dalla antica cinta muraria etrusca costruita su di una collina a circa 600 metri di altezza, la città gode di una splendida vista sulla Valdichiana. Tra le priorità dell’Amministrazione, il sostegno delle attività apistiche attraverso l’incremento di piante mellifere e l’abolizione di erbicidi nella manutenzione dei cigli stradali e negli spazi verdi pubblici. Anche la lotta alle zanzare, ad esempio, si concentra sulla prevenzione, privilegiando l’uso di prodotti biologici

In Umbria l’antico borgo etrusco di Monte Castello di Vibio domina la Media Valle del Tevere e conserva ancora oggi il fascino storico delle mura medievali. La Cittaslow ha aderito, insieme a molti altri comuni della regione, al progetto: “+ Api. Oasi fiorite per la biodiversità”. Realizzare spazi verdi ricchi di essenze mellifere a favore della biodiversità, habitat ideali per le api e per gli altri insetti impollinatori, contribuisce in maniera attiva alla tutela dell’ambiente e delle risorse naturali.

 

Anche Ficulle, altra Cittaslow umbra, ha la sua fioritura dedicata alle api! Simile alla lavanda, la facelia producepolline e nettare di altissima qualità e attrae le api moltiplicando la produzione di miele. Cittaslow per eccellenza, Ficulle punta sul turismo lento ed esperienziale, che permette di scoprire la bellezza della natura con escursioni a piedi, in mountain bike, attraverso il nordic walking o a cavallo. Non solo, valorizza i sapori delle produzioni tipiche di eccellenza, le botteghe artigiane e le lavorazioni antiche, le tradizioni locali.

Il miele di Castagno della Lunigiana a Mulazzo e il risotto al miele di Asolo

Naturalmente l’ape è preziosa anche per la produzione di miele, un alimento ricco di proprietà, utilizzato in cucina ma anche nella cosmesi grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche.

Tra le Cittaslow del miele si trova anche Mulazzo, situato sopra un colle sulle rive del fiume Magra, nella Lunigiana. Il borgo toscano mantiene ancora oggi il fascino medievale, feudo dei Malaspina fino al 1797, con il suo centro storico in pietra arenaria e la casa di Dante Alighieri. Qui viene prodotto il miele di acacia e il millefiori, ma caratteristico di questa località è soprattutto il miele di Castagno Dop della Lunigiana. Si tratta del primo miele italiano ad ottenere dall’Unione Europea la Denominazione di Origine Protetta. Il territorio ricco di boschi, la tradizione di lunga data e il basso grado di industrializzazione assicurano una produzione dalle caratteristiche organolettiche eccellenti.

E poi c’è Asolo, Cittaslow veneta dal caratteristico profilo medioevale, raccolta dentro le antiche mura e dominata dalla possente Rocca. Grazie alla sua posizione riparata gode di un microclima di tipo mediterraneo che rende le sue dolci colline l’habitat ideale per il Prosecco. Ma non solo vino. La produzione del miele qui spazia dall’acacia al castagno, dal millefiori al tiglio e il miele entra anche nelle ricette dei primi piatti. Un esempio? Il risotto al radicchio rosso tardivo e miele di castagno.

 

Cittaslow, Città del Buon Vivere

Lentezza positiva, economia circolare, resilienza, sostenibilità e cultura, giustizia sociale. Sono alcuni dei principi guida di Cittaslow, associazione che raggruppa piccoli comuni e città, fondata nel 1999 a Orvieto.

L'obiettivo delle Città del Buon Vivere, il cui slogan è “innovation by tradition”, è quello di preservare lo spirito della comunità, trasmettendo memoria e conoscenza alle nuove generazioni, per renderle consapevoli del loro patrimonio culturale. Ma anche promuovere e applicare innovazione tecnologica, di sistema e gestione, a favore della sostenibilità.

Oggi Cittaslow è un marchio di qualità presente in 88 comuni italiani, connessi alla rete internazionale di 300 città, distribuite in 33 paesi. Un circuito di eccellenza, che vede ogni anno la realizzazione di progetti che concretamente migliorano la vita dei cittadini e del pianeta.

 

(credit cover: bee-5219887 pixabay Hermann Kollinger)

 

Cittaslow
Headquarters Palazzo dei Sette
Corso Cavour 87 Orvieto (Italy)
Tel./Fax: +39 0763341818
www.cittaslow.it


C'è ARTEVENTO CERVIA, la più completa e longeva rassegna di aquiloni d’arte del mondo!

Fino a mercoledì 1° maggio 2024 sulla spiaggia di Pinarella quasi due settimane con aquiloni che arrivano da ogni parte del mondo, all’insegna della fantasia più sfrenata: è la 44ima ARTEVENTO CERVIA, la più completa e longeva rassegna di aquiloni d’arte del mondo che a Cervia arriva sempre ricca di novità. Sono oltre 250 gli artisti del vento e campioni internazionali di volo acrobatico arrivati da 50 paesi per incontrarsi nella capitale dell’aquilone che così celebra il mondo unito da un progetto di pace. Pluralismo, dialogo e inclusione assieme alla cultura e alle tradizioni legate all’aquilone.

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50 le delegazioni presenti tra cui Algeria, Argentina, Australia, Austria, Canada, Cile, Cina, Colombia, Corea, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Guatemala, India, Indonesia, Inghilterra, Italia, India, Indonesia, Inghilterra, Italia, Kuwait, Messico, Nuova Zelanda, Olanda, Pakistan, Polonia, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Tunisia, Svizzera, Tasmania, Thailandia, Turchia, Ucraina, Ungheria, USA, Vietnam. Tra gli ospiti di questa 44ima edizione, una serie di graditi ritorni, dagli americani George Peters & Melanie Walkers, autori di oltre 80 interventi nazionali e internazionali commissionati da istituzioni private, pubbliche ed aziendali e curatori dell’immagine della campagna di Barack Obama per lo Stato del Colorado, al tasmano Robert Brasington e al francese Michel Gressier firmatario nel 1995 del Manifesto dell’Arte Eolica oggi conservato alla Fondazione Mirò di Palma de Majorca; dal pittore canadese Robert Trepanier, a lungo impegnato con il Cirque du Soleil, ai designer tedeschi Kisa, Anke Sauer e Frank Schwiemann. I più straordinari e originali Maestri del vento giungono da un capo all’altro del mondo per dialogare nel cielo del festival conosciuto come un “pellegrinaggio” e amato come una residenza d’artista. Artisti nazionali e internazionali utilizzano l’aquilone come espressione artistica ed hanno creato, nel tempo, dei veri e propri capolavori che stupiscono ogni volta!

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Grandi novità nell’edizione 2024: la Corea scelta come paese d'onore in occasione dei 140 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea. La Corea è uno dei primi paesi dove la pratica dell’aquilone si è diffuso dall’antichità dopo l’origine in Cina. Al Festival sarà rappresentata dal Chungham Cultural Heritage Content Cooperative e dal gruppo di musica tradizionale Eidos assieme ad uno spettacolare utilizzo dei preziosi abiti "hanbok" dipinti dall'artista Kibeom Jung, un focus sulla Cina, rappresentata dall’antica tradizione di Pechino, per celebrare i 700 anni dalla morte di Marco Polo. È prevista un’edizione speciale della “Notte dei Miracoli. In viaggio fra draghi e lanterne", dedicata al viaggiatore veneziano che per primo raccontò l’aquilone all’Occidente, un focus sul Giappone attraverso un gemellaggio con la Japan Kite Associaton e il Museo dell'Aquilone di Tokyo, un omaggio alla storia dell’Antoniano di Bologna con i bambini ambasciatori di un messaggio di pace e il fenicottero rosa scelto come simbolo poetico di rinascita e rigenerazione. Sarà il tema ispiratore per le opere eoliche degli artisti ospiti e dei laboratori didattici la celebrazione dei 150 anni dalla nascita di Guglielmo Marconi, per il ruolo che l'aquilone ebbe nel contesto dei suoi esperimenti di telegrafia senza fili la partecipazione del designer UK Carl Robertshaw e dei campioni internazionali di volo acrobatico per la promozione dell’aquilone come strumento performativo tra arte visiva, teatro di figura, circo contemporaneo e sport.

      

©Szymon-ka-scaled                                               Cornice-medusa_800                                           ph.WolfgangBieck

 

ARTEVENTO CERVIA 2024: UNA SELEZIONE DEL PROGRAMMA DELLA 44° EDIZIONE

ARTEVENTO CERVIA, a ingresso gratuito, ha in serbo uno spettacolo visivo sbalorditivo con tante novità e attività adatte ad un pubblico eterogeneo e spettatori di ogni età e abilità, dando vita ad un’esperienza partecipativa in un clima immersivo e multiculturale.

Ogni giorno, dalle 10 del mattino fino al calar del vento, si succederanno decine di proposte per tutti i gusti, con spazi dedicati alla musica dal vivo, alla danza etnica, al teatro di figura e al circo contemporaneo.

Si è cominciato sabato 20 aprile con la giornata di apertura, durante la quale si sono viste serie di sorprendenti esibizioni, laboratori e spettacoli. In particolare, lo Sport Kite Show, la rassegna di esibizioni di volo acrobatico a ritmo di musica, seguito dal primo spettacolo del Circo Maderaintitolato “Gran Cabaret Madera”, che si è tenuto presso il Kite Circus Village.

Alle ore 21.00 con “Bussa al cielo e ascolta il suono”, il volo notturno ha trasformato la spiaggia nella location ideale per la messa in scena di uno spettacolo intimo ed emozionante.

Domenica 21 aprile, sarà la Giornata Mondiale della Terra Earth Day, durante la quale il Festival si muoverà seguendo il fil rouge della sostenibilità ambientale, oltre ad essere dedicata alla presentazione ufficiale dell’Ospite d’Onore. Il primo highlight che vi segnaliamo è previsto per le ore 11.00 con la “Cerimonia delle Bandiere”, l’opening ufficiale della manifestazione in collaborazione con Festival delle Culture Ravenna che vedrà sfilare le delegazioni ospiti e prevede l’incontro con le autorità. Durante la celebrazione avverrà l’apertura della bandiera mosaico, composta dalle bandiere rappresentanti le 128 comunità residenti sul territorio per promuovere la pace, l’inclusione e l’accoglienza.

Alle ore 14.00 verrà presentata la Corea, paese scelto come Ospite d’Onore di quest’anno a motivo della ricorrenza dei 140 anni delle relazioni bilaterali tra Italia e Corea, con il patrocinio dell’Istituto Culturale Coreano in Italia. La “terra di nobili montagne e di splendide acque” sarà rappresentata da uno straordinario gruppo di artisti eolici e performativi coordinati dal Chungham Cultural Heritage Content Cooperative e guidati dalla regia dell’artista visivo e performer Kibeom Jung.

Alle ore 14.45 dello stesso giorno è previsto “Scripta volant – We are the rainbow: letture volanti”, l’appuntamento speciale con “Un Prato di Libri”, il Festival della Lettura per bambini e ragazzi ospitato eccezionalmente da ARTEVENTO 2024.

Seguirà alle ore 15.00 il “Volo del fenicottero”, lo stormo di aquiloni dedicati all’animale totemico di questa edizione, celebrato dai numerosi artisti ospiti tra i quali spicca il contributo del famoso aquilonista americano Joel Scholtz, che firma per ARTEVENTO CERVIA 2024 lo spettacolare “stormo” di fenicotteri dando vita al “Pink Floyd Flamingo display”. All’affascinante animale divenuto stanziale nelle acque delle Saline di Cervia sarà dedicato anche il primo annullo celebrativo di quest’anno, realizzato durante il servizio postale temporaneo di Filatelia Poste Italiane dalle ore 10.30 alle ore 18.00.

Due imperdibili appuntamenti vi aspettano mercoledì 24 aprile, giorno in cui apriranno le mostre dedicate a due degli artisti più attesi di quest’anno. Il primo è il pluripremiato wind artist britannico Carl Robertshaw, che dalle 10.00 alle 17.00 presenterà al pubblico “The Hatchling: how we did it”, il famoso dragone che celebra il matrimonio fra il mondo dell’aquilone e quello del puppetry. A questa spettacolare opera, realizzata dopo la pandemia e per questo divenuta simbolo di rinascita, ARTEVENTO dedica un approfondimento attraverso una mostra di foto, modelli e disegni preparatori ambientata nello “spazio sospeso” di Officina Artevento fino al 1° maggio.

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La seconda mostra in apertura sarà dedicata al tedesco Wolfgang Bieck, Maestro indiscusso della KAP Kite Aerial Photography, tecnica fotografica che racconta da anni con immagini perfette lo spirito di ARTEVENTO, catturando le opere più straordinarie contestualizzate nella splendida cornice della spiaggia di Pinarella, fra il verde della pineta e l’azzurro del mare. Premiato come Shining Star of the Year 2023 dall’American Kiteflyer Association AKA, il 24 aprile dalle 16.00 alle 23.00, Bieck presenterà un’esposizione della rassegna “Il volo della sostenibilità” ambientata presso la Sala Rubicone, nel Comparto dei Magazzini del Sale, anche questa fino al 1° maggio. Alle ore 21.00 dello stesso giorno è prevista una serata da non perdere con la famosa ARTEVENTO “Kite Parade” in arrivo nel cuore della città del sale.

La travolgente incursione musicale della famiglia del festival diffonderà nel centro storico della Città di Cervia il clima interculturale di ARTEVENTO per concludersi sul palco che ospiterà il concerto dei bambini dello Zecchino d’Oro, ambasciatori di Pace della 44° edizione, grazie alla collaborazione con Antoniano Bologna. I bambini del coro, con il loro canto dal titolo “Lo scriverò nel vento” daranno il benvenuto agli amici giunti in Emilia Romagna da ogni parte del mondo, facendosi interpreti del valore della solidarietà che ha permesso al territorio di reagire alla devastante alluvione del 2023, scrivendo nel vento un messaggio di pace e speranza. La serata è organizzata con la collaborazione di Cervia Social Food Cucina Sorriso, IIS “Tonino Guerra”, Darsena del Sale, Consorzio Cervia Centro.

Giovedì 25 aprile, una delle giornate più attese della manifestazione, sarà nel segno del media partner RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A con una diretta nel pomeriggio in onda su GEO RAI 3, che registrerà l’affascinante volo del fenicottero.

Lo stesso giorno è la volta della celebrazione dei 150 anni dalla nascita del bolognese Guglielmo Marconi, il grande scienziato che riuscì a captare la prima trasmissione telegrafica wireless transatlantica della storia. In collaborazione con la Fondazione Guglielmo Marconi e il Museo Marconi, ARTEVENTO CERVIA rivolge il suo omaggio allo scienziato attraverso l’annullo celebrativo che storicizza il suo utilizzo dell’aquilone a scopo scientifico.

La giornata del 26 aprile avrà inizio sotto un cielo pieno di colori con il Glitch Mob delle 11.00, una serie di performance e voli di massa di delta e code monocromatiche di ispirazione digitale che vedranno la partecipazione dei campioni internazionali di volo acrobatico Carl Robertshaw, Michael Goddard, David Ellison, Frank Schwiemann e Florian Janich.

La grande festa continua il 27 aprile, giornata dedicata completamente all’Oriente, con dei focus su Cina e Giappone. Alle ore 11.00, infatti, ARTEVENTO incontrerà la dott.ssa Patrizia Cirino, funzionaria demoetnoantropologa Direzione Musei Emilia-Romagna, il professore Marco del Bene, docente di Storia del Giappone presso Università La Sapienza Roma, e la restauratrice della carta dott.ssa Nella Poggi Parigi.  Seguirà la presentazione degli artisti del vento giapponesi Makoto Ohye e Yoh Yashuda.

Alle ore 21.00 si terrà l’edizione speciale della “Notte dei Miracoli” intitolata “In viaggio fra draghi e lanterne” e dedicata alla celebrazione dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, viaggiatore e mercante veneziano che per primo nella storia di occidente lasciò testimonianza scritta (1298) circa l’esistenza in Cina di un “oggetto volante”, descrivendo l’aquilone nelle pagine de “Il Milione”. Simboleggiato dal drago, che illuminerà lo spettacolo notturno più atteso del festival sulla spiaggia costellata di lanterne e giardini del vento, l’omaggio alla Cina prevede anche un approfondimento sulla tradizione di Pechino grazie all’esclusiva presenza ad ARTEVENTO del Maestro Ha Yiqi.

Il festival prosegue domenica 28 aprile con “La libertà è partecipazione”, un palco dedicato interamente alla promozione di una narrazione della pace che conferma l’aquilone come emblema della battaglia per i diritti umani. Per l’occasione, ARTEVENTO consegna per la prima volta il Premio Speciale per Meriti di Volo a ben 2 realtà, quali Rondine Cittadella della Pace – organizzazione che si impegna per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione di un proprio metodo per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto – e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Il premio a Rondine sarà consegnato dal designer Marcantonio e verrà ritirato da una delegazione dei 30 giovani di 25 nazionalità diverse provenienti da Medio Oriente, Balcani, Africa, Caucaso e America Latina, attualmente ospiti di Rondine Cittadella della Pace.

Insieme a Rondine Cittadella della Pace e a Riccardo Noury, partecipano alla giornata anche ResQ People Saving People, Festival delle Culture Ravenna e Fondazione PerugiAssisi, che ha appena accolto Artevento Cervia Aquiloni dal Mondo al Tavolo della Pace.

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Il Festival Internazionale dell’Aquilone più longevo al mondo proseguirà fino al 1° maggio con performance multidisciplinari e rappresentazioni all’insegna della solidarietà fra popoli e della sostenibilità ambientale, ma soprattutto del divertimento.

Vi segnaliamo inoltre che ogni giorno sarà possibile visitare i “Giardini del Vento”, la rassegna di installazioni di arte ambientale che da anni rappresenta una delle attrazioni principali del festival, per immergersi nei colori della fantasia alla scoperta dei più originali designer internazionali.

Il programma completo di ARTEVENTO CERVIA è consultabile sul sito della manifestazione: https://artevento.com/
...e una speciale dedica alla Regione Emilia Romagna.

 

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(a cura di Cesare Spagna)


Verona vs Prowein: 2 a 1. Dopo 25 anni, per la prima volta, un’edizione che supera Düsseldorf in tutto!

Certo che Verona vive di Vinitaly e gli ospiti di Vinitaly godono una città meravigliosa e, di una regione Veneto, dove il profumo e il gusto di vino si sente (e si vede con il paesaggio!) dalle basse alture fino ai terrazzamenti di Valdobbiadene, Saccol, Cartizze. Un anniversario UNESCO da tenere stretto e migliorare sempre. Ma questo Vinitaly - edizione 56 - mi è piaciuto molto di più del solito.
Meno persone in giro a cazzeggiare, una presenza dei giovani “millennial” cospicua e attenta (invece quasi assente la “Gen Zero”... su cui riflettere) stand più arieggiati utili per respirare anche in giornate calde (Emilia Romagna) parcheggi finalmente comodi accessibili e con spazi, qualche cantina in meno, aggregazione associative di piccole cantine concentrate e impegnatissime (Fivi su tutte) forse un eccesso di “calca” umana in Sicilia, in Piemonte e in Veneto (ma regioni top) qualche interessante nuova etichetta… tutti aspetti importanti che qualificano e che hanno attirato molti più addetti ai lavori che non a Parigi a febbraio o anche a Düsseldorf (Prowein: fiera dei vini e liquori, che si tiene a marzo in Renania settentrionale-Vestfalia). Il successo è dato dai tanti operatori economici.

                                                                   VS    = 2 a 1

Il mio primo Vinitaly (da produttore) è stato nel 1981 (direttore il grande Betti) e non sono mai mancato. Bene la vastità ed eterogeneità della comunicazione (seppur un eccesso di influencer veri o finti) molto bene un business misurato soprattutto “dentro” gli stand delle grandi cantine; ottimo il rapporto cliente e amico con il produttore presente… ma il vero successo del 2024 è l’aria e il contenuto “culturale” che si respirava, al di là degli eccessi euforici di pragmatica di qualche produttore e qualche eccesso di “criticità economica” sottolineata dal numero eccessivo di “agenzie statistiche” fiorite come funghi negli ultimi anni  per volumi e fatturati non più esponenziali. A parte le bollicine (Prosecco doc in testa, ma benissimo anche Valdobbiadene, Franciacorta, Trento, Asti, Alta Langa), i rossi segnano una frenata nei numeri ma una crescita di fatturato all’estero soprattutto. I vini bianchi dop e autoctoni piacciono sempre di più con una crescita dei volumi e giro d’affari. Ma i simboli dell’iconica edizione 2024, sono stati i temi culturali dei vari convegni e incontri (a parte quelli pomposi istituzionali con una presenza quasi dell'intero Governo Meloni): si è respirata una aria tecnica e propositiva in linea con i cambi di passo “obbligati” che il mondo del vino (e della vite) italiana deve fare. Soprattutto gli aspetti produttivi, colturali, disciplinari di produzione, modelli ambientali, rapporti produttori e sindaci (occorre un rinnovo stretto di rapporti come ho segnalato alla Associazione Città del Vino) status climatico, nuove zonazioni distrettuali, concentrazione dei brand, riduzione delle tipologie di vini, nuove scelte di impianti estesi e non intensi di vigne e di esposizioni più fresche delle valli, crescita del livello di impianto anche verso le vette alpine….

Tutti temi che rientrano dentro ad un nuovo modello-progetto di viti-vini-cultura nazionale. Ottimo e completo l’intervento del prof. Luigi Moio, presidente Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) mentre ancora un po’ troppo statici, attenti al passato i curatori delle guide, le associazioni sommelier e gli enologi stessi in cui l’aspetto “cantina” deve assumere una nuova competenza e competizione.

    

Gli agronomi stanno prendendo piede se in grado di fornire una innovazione tecnica “intelligente” superiore all’ordinaria amministrazione, senza farsi prendere da iniziative estemporanee di giornata simili a quelle  delle troppe “influencer” bazzicanti fra gli stand.

Infine un messaggio ai produttori: attenzione al prezzo finale al consumo. Ben vengano gli ottimi incrementi delle vendite dirette dai portali delle aziende e in cantina (ma a prezzi in linea con disponibilità del cliente altrimenti si perde la fascia “borghese mediana” del consumatore di vino) bene l’eno-turismo in pieno boom, ma attenzione ad una euforia globalizzante che non c’è perchè il mercato richiede canali differenti, ma prezzi molto omogenei per fascia.

Infine bene la nuova comunicazione (messaggio diretto al consumatore anche per categoria di consumo) che non si basa più sul personaggio vip con bottiglia in mano, sulla imitazione e invogliare a emulare… il rapporto del personaggio oggi deve essere calato dentro il carrello della spesa, dentro il tempo libero, dentro la soddisfazione personale fuori dai canoni oggettivi di una spesa diversificata, perchè oggi il carrello e gli atti di acquisti sono diminuiti e puntano principalmente su prodotti fondamentali, primari. Mentre il costo al ristorante, il week end, il fuori casa è concepito come un “obiettivo” di vitale importanza sociale e conviviale.

 

 

 

E su questo occorre puntare anche per recuperare la “Gen Z”, vero obiettivo, ma solo attraverso un modello concreto e reale di consumo consapevole, misurato, salutare, attento, in percentuale sono o possono essere i mercati fra 10-20 anni. Questo approfondimento è fondamentale per la vita di tante imprese piccole e prossimali ai luoghi di consumo. Infine una chiosa: vogliamo produrre e bere vini dealcolati? Benissimo massima libertà… ma non devono assolutamente essere chiamati legalmente “vini”. Sono bevande spiritose come da decenni già la UE classifica fuori dal mondo enologico. Sempre per la UE: spero in un cambio orizzontale e verticale della Pac (politica agricola comune) subito prima possibile e dei “piani” agricoli non più regionali, ma interregionali per “unità di prodotto”

 

(a cura di Giampietro Comolli)


Grande successo del bacaro “80 Fame & Sete” nel concorso gastronomico “Cicchettando per Ciosa”

 

Lunedì 15 aprile è partito il concorso gastronomico “Cicchettando per Ciosa”. Giunto alla sua terza edizione è voluto per la promozione delle attività commerciali del centro storico di Chioggia, dando loro visibilità e valorizzando le loro proposte enogastronomiche. L’evento, patrocinato dal Comune di Chioggia, è ideato dall’Associazione Riva Vena con la collaborazione della Scuola di Formazione Professionale Enaip Veneto di Chioggia e con il sostegno delle Associazioni Consorzio Lidi di Chioggia, Ascot, Confesercenti, Associazione Albergatori, Chioggia Ortomercato, Lattebusche.

Tema del concorso, e oggetto di valutazione da parte della Giuria tecnica, è il Miglior cicchetto di Chioggia 2024.  Sono una ventina i bacari e i ristoranti chioggiotti che si sono candidati per partecipare all’ambito concorso che ha decretato il miglior cicchetto, presso ENAIP Veneto di Chioggia, nella serata di mercoledì 17 aprile e che è stato vinto dal Bacaro “80 Fame & Sete” di Chiara e Francesca Veronese e Carolina Paternostro, davanti a “Do’ Ombre” secondo classificato e a “Bacaro Fryto” buon terzo.

                       

I commissari della giuria sono passati fino a mercoledì 17 in ogni locale che si è messo alla prova proponendo il proprio “cicchetto”. Il punteggio è stato dato ai prodotti ittici e ortofrutticoli del territorio, controllati e degustati. Dalle alici ai fasolari, dal radicchio di Chioggia alle moleche: in totale una quarantina di prodotti del territorio.
Davvero molto gradevole il lavoro della giuria presieduta dal ristoratore Felice Tiozzo, con Luigi Ranzato (presidente Associazione Riva Vena) Stefano Cicigoi (direttore Enaip Chioggia) Elena Nata Boscolo (presidente Consorzio Lidi di Chioggia) Maurizio Drago (giornalista enogastroturista e promotore di guide gastronomiche) Giusi Greco (Unione Cuochi Veneto) Gabriele Cavallo Elisabetta Boscolo Zemello (Assocuochi Serenissima) Gianfranco Ferrarese (associazione sommelier Ais) e gli alunni Enaip Federico Stefani e Riccardo Bullo.

 

Le dichiarazioni

Luigi Ranzato (presidente Associazione Riva Vena).  “Riva Vena era il cuore pulsante delle attività commerciali, una zona ‘viva’. Poi, con la costruzione del piccolo Mose e i cantieri successivi,  c’è stato il lento degrado e il successivo abbandono da parte dei commercianti. Abbiamo voluto ridare un grande  slancio in questi ultimi 3 anni, sono stati aperti molti bacari e ristorantini e altre attività commerciali. Ora è uno spettacolo, Riva Vena è diventata come i Navigli di Milano, un brulicare di gente a passeggio a degustare i “cicchetti” . Riva Vena è rinata con la sua vivacità e bellezza, diventando i “Navigli di Chioggia” .

 

 

 

 

 

Stefano Cicigoi (direttore Enaip Veneto Chioggia). “Siamo orgogliosi di essere stati tra i promotori dell’evento sin dall’origine. La partecipazione in ‘Cicchettando per Ciosa’ ha permesso alla nostra Scuola di Formazione Professionale, specializzata nel settore ristorativo, di radicarsi ancor di più nel tessuto imprenditoriale e nella tradizione culinaria chioggiotta. Inoltre ha valorizzato la nostra vocazione nel far crescere i nostri studenti che si inseriranno professionalmente nel settore nei prossimi mesi. Ricordo che sono stati direttamente coinvolti sia nelle verifiche presso i partecipanti che nell’evento finale di proclamazione svolto nella nostra sede di Isola dell’Unione”

Beniamino Boscolo Capon (presidente del Consiglio Comunale di Chioggia). “Arrivati alla terza edizione, con grande soddisfazione da parte dell’amministrazione comunale, vediamo che tutta la città di Chioggia è stata coinvolta partendo dalla riqualificazione di Riva Vena.  Adesso ci si aspetta la riqualificazione dell’intera città. Siamo disponibili a collaborare per chi non solo promuove il commercio e il turismo, ma sa promuovere  il suo divenire”.

 

 

Riccardo Griguolo (assessore al turismo di Chioggia). “La partecipazione degli abitanti e degli operatori economici del centro storico a ‘Cicchettando per Ciosa’ è stata fondamentale per il successo dell'evento che ha mirato a rafforzare il legame tra comunità e turismo attraverso l’enogastronomia. Si è voluta  promuovere la diversità e la qualità delle proposte culinarie locali incoraggiando la scoperta autentica delle delizie di Chioggia”.

 

Felice Tiozzo (presidente della Giuria ). “Da tre anni abbiamo fatto passi da gigante come giuria, puntando sempre più a selezionare i migliori cicchetti che, seguendo il regolamento, sono sempre più rappresentativi della qualità del territorio. Dobbiamo sempre più essere originali e portare avanti il progetto puntando alla cordialità e  al giusto prezzo in modo da lasciare un segno indelebile a chi visita Chioggia in modo da farlo ritornare con entusiasmo”.

Giuliano Boscolo Gegion (presidente Federalberghi Chioggia). “I nostri obiettivi sullo sviluppo di un brand turistico legato alla gastronomica per destagionalizzare la nostra città, puntando alla gastronomia legata a un alto livello, ma anche alla gastronomia della cicchetterai in modo da avere una ristorazione completa”.

Elena Boscolo Nata (presidente Consorzio di promozione Lidi di Chioggia ). “Da quando è nata questa iniziativa il Consorzio è sempre stato presente perché ci crede. E’ uno stimolo per fare promozione al nostro turismo, da gustare, un completamento che ben ci sta”.

Giorgio Bellemo (presidente Ascot ). “Abbiamo sposato, come stazioni balneari, la valorizzazione del turismo della città di Chioggia per dare valore al territorio e creare ulteriore interesse ai turisti che soggiornano. Benvenuto ‘Cicchettando per Ciosa’ che ha permesso di scoprire e gustare una ulteriore articolazione di carattere enogastronomico”.

Alvise Canniello (direttore Confesercenti Venezia-Rovigo). “ Confesercenti è al fianco dell’Associazione Riva Vena e sostiene l’iniziativa ‘Cicchettando per Ciosa’ che quest’anno si è esteso e ha aumentato il numero dei locali partecipanti. Chioggia si configura sempre più come meta culturale in senso ampio, ricomprendendo una grande offerta gastronomica che nei giorni della manifestazione si è messa in mostra e ha dato il meglio di sé”.

Giuseppe Boscolo Palo (amministratore unico di Chioggia Ortomercato). “E’ stata una bella iniziativa che è cresciuta molto, credo che il ruolo del presidente Luigi Ranzato sia stato decisivo e che è andato a colmare una parte della gastronomia della nostra città. ‘Cicchettando per Ciosa’ ha aiutato a far conoscere una città come Chioggia che può dare molto al turista”.

Matteo Bortoli (responsabile marketing Lattebusche). “E’ con grande piacere che Lattebusche ha collaborato per la crescita di ‘Cicchettando per Ciosa’. La nostra è una cooperativa che da sempre punta , oltre che sul latte dei propri soci allevatori, a uno sviluppo armonico con il territorio e con le comunità locali. A Chioggia siamo presenti da 36 anni con lo storico stabilimento del gelato e il rapporto con la città è per noi particolarmente importante”.

Il concorso gastronomico “Cicchettando per Ciosa” si è quindi concluso in serata con la cena di gala. Alla proclamazione del miglior “bacaro” - 80 Fame & Sete - presso la Scuola di Formazione Professionale Enaip Veneto di Chioggia, erano presenti un centinaio di invitati, . Il vincitore l'ha spuntata sui 17 bacari di Chioggia che si sono messi in gara per il miglior cicchetto da loro ideato, giudicati dagli esperti nei tre giorni consecutivi di gara si sono recati presso ogni ristorante-bacaro e hanno degustato le varie proposte con bevande in abbinamento. Il secondo posto è andato a “Do’ Ombre” e il terzo a “Bacaro Fryto”, vincitore nelle due precedenti edizioni. Gli altri bacari hanno ricevuto l’attestato: Ostaria n.2Ostaria Fronte al Porto, Bacaro Altrove, Gelateria San Giacomo, Flora Caffè, Al CiketoCentrum, Bacaro dalla Gina, l'Ombra de la Ciesa, Barinto, Bacaro Do Lire, Pizzeria al Canale, Dall’Imbriagon e Ristorante La Ciosa’.
Il presidente dell’Associazione Riva Vena Luigi Ranzato, patron della kermesse, ha sottolineato la crescita esponenziale di questa manifestazione e il successo della stessa che promuove le attività commerciali di Riva Vena e del centro storico di Chioggia, dando loro visibilità e valorizzando le proposte enogastronomiche. La giuria ha tenuto conto della presenza di prodotti ittici e ortofrutticoli del territorio oltre che della capacità di preparare dei cicchetti che dai prossimi giorni si possono degustare presso i vari bacari e ristoranti.

Il direttore di Enaip Chioggia Stefano Cicigoi ha dichiarato che c’è stata una crescita nelle attività della ristorazione, ma al tempo stesso una carenza di personale. “Dobbiamo sempre più formare i giovani, c’è una forte carenza di camerieri e cuochi e le richieste sono sempre maggiori. Siamo orgogliosi di essere tra i promotori dell’evento sin dall’origine. La partecipazione in ‘Cicchettando per Ciosa’ permette alla nostra Scuola di Formazione Professionale, specializzata nel settore ristorativo, di radicarsi ancor di più nel tessuto imprenditoriale e nella tradizione culinaria chioggiotta. Inoltre valorizza la nostra vocazione nel far crescere i nostri studenti che si inseriranno professionalmente nel settore nei prossimi mesi, coinvolgendoli direttamente”.

Soddisfazione da parte di Beniamino Boscolo, presidente del Consiglio comunale di Chioggia, che ha sottolineato come questo evento sia uscito dal territorio e abbia avuto una rilevanza mediatica nazionale: un auspicio per Chioggia affinchè possa divenire un polo di attrazione turistica di qualità. Presenti, oltre che gli esponenti dell’amministrazione comunale di Chioggia, anche i consiglieri regionali del territorio, il mondo imprenditoriale e culturale.

Complimenti a tutta Chioggia!

 

 

 


La forza del pizzaiolo è la sua formazione: ai blocchi di partenza “Formare per crescere” promosso da Molini Pivetti e Iannucci Academy

In seguito al protocollo d'intesa siglato tra le città di Ferrara e Pompei, lunedì 22 aprile presso il Parco Archeologico della città partenopea si terrà un prestigioso dibattito sull'importanza di un riconoscimento ufficiale della figura del pizzaiolo all'interno di programmi didattici degli Istituti Alberghieri, al quale parteciperanno istituzioni, figure di spicco del settore e media. Per l'occasione verrà presentato al pubblico il “Manuale di Formazione del Pizzaiolo”, curato da Vincenzo Iannucci, ambassador pizzaiolo di punta di Molini Pivetti. Valorizzare la figura del pizzaiolo nel quadro della formazione scolastica alberghiera, rendendola un indirizzo di studi specifico corrispondente ad una precisa scelta di vita e di evoluzione professionale. Sarà questo l’obiettivo del convegno “Formare per crescere” che avrà luogo il prossimo 22 aprile 2024 a Pompei, un evento promosso da Molini Pivetti, azienda della provincia di Ferrara leader a livello nazionale nel campo delle farine professionali e da Iannucci Academy – Pizzaioli in Luce con la partecipazione del Parco Archeologico di Pompei.

E sarà proprio l’Auditorium situato tra gli splendidi scavi archeologici ad ospitare l’assise che vedrà la partecipazione fra gli altri del sindaco Carmine Lo Sapio, del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, dell’A.D. di Molini Pivetti Gianluca Pivetti, di Vincenzo Iannucci, ambassador pizzaiolo di punta di Molini Pivetti, del professor Massimo Urbinati, dirigente scolastico dell’Istituto “Vergani – Navarra” di Ferrara nonché delegato regionale per l’Emilia-Romagna nel direttivo della Rete Nazionale Istituti Alberghieri e del dottor Carmine Coppola, direttore del reparto di Medicina Interna, Epatologia ed Ecografia Interventistica dell’Ospedale di Gragnano. Si tratta del naturale proseguimento della sottoscrizione tra i comuni di Pompei e di Ferrara del patto per la valorizzazione della figura del “Pizzaiuolo Napoletano” avvenuta sempre a Pompei lo scorso 27 febbraio, un’operazione che ha innanzitutto l’obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni politiche a livello locale e nazionale, media e associazioni di categoria, sulla necessità di inserire tra le attività didattiche e culturali degli Istituti Alberghieri d’Italia percorsi di studio scolastici dedicati alla figura del pizzaiolo, in un’ottica di sviluppo occupazionale per le giovani generazioni.

 

«Come azienda Molini Pivetti – spiega l’Amministratore Delegato Gianluca Pivettiio e la mia famiglia siamo fieri di essere promotori di questo convegno e possiamo confermare il nostro impegno nel sostenere e valorizzare questo ultimo anello della nostra filiera, come abbiamo già fatto per il nostro primo anello, l’agricoltore. Ci tengo a sottolineare che per noi la Pizza esprimerà il suo completo valore solo quando sarà riconosciuto il giusto valore anche all’artigiano Pizzaiolo, portando questa arte fra i banchi di scuola».

 

 

   

E quale luogo migliore poteva esserci, per valorizzare un patrimonio della cultura gastronomica e artigianale italiana, di quell’autentica perla artistica che è Pompei? Con il suo parco archeologico che, unico al mondo, restituisce alla perfezione quella che, un tempo, era stata una città dell’epoca romana, pressoché intatta nelle sue strutture urbanistiche e nelle sue meraviglie pittoriche e architettoniche, Pompei vanta infatti un legame perfetto tra un passato nobile e glorioso e un presente ricco di prospettive e di potenziale evolutivo, proprio come è l’arte del pizzaiuolo napoletano.

«Pompei è Patrimonio dell’Umanità – aggiunge il sindaco Carmine Lo Sapio

e l’umanità deve beneficiare dell’indotto turistico. Questo è il mio ‘credo’ che mi porta ad aprire i confini verso i comuni limitrofi, e non solo. Il protocollo siglato con il collega di Ferrara, firmato non a caso, nella città che, secondo la storia, è la patria della pizza, va a costruire un processo che si apre al territorio e che coinvolge i giovani dei nostri territori.

 

 

 

 

 

 

Da sindaco di Pompei e da consigliere della Città Metropolitana, con delega al Turismo, ho coinvolto nel progetto tutte le realtà istituzionali e imprenditoriali. Ringrazio il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel per aver messo a disposizione il prestigioso auditorium del Parco per diffondere il progetto di promuovere negli istituti scolastici l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano».

 

 

 

«Tra Ferrara e Pompei è nata – sottolinea Alan Fabbri, sindaco del capoluogo estense –

una bella partnership, che avvicina due città già unite sotto l’egida dell’Unesco. Una collaborazione che va intensificata con l'obiettivo di dare seguito al progetto di valorizzazione della figura del pizzaiuolo. Nonostante la relativa lontananza geografica, queste due città in realtà sono vicine già da tempo: con i suoi stabilimenti nel Ferrarese, l’eccellenza italiana Molini Pivetti produce più di 240mila tonnellate di farina all’anno, utilizzate da molti pizzaioli napoletani proprio in Campania. Ritengo sia fondamentale investire nella formazione scolastica e nella valorizzazione del nostro patrimonio identitario, sia nazionale che locale. Da qui la volontà di sostenere il riconoscimento ufficiale della figura del pizzaiolo all'interno dei programmi didattici degli istituti alberghieri. Ferrara vanta un istituto di assoluto rilievo nel panorama nazionale, il Vergani, che potrà giocare un ruolo importante in questa operazione di tutela del nostro patrimonio comune».

E’ della stessa idea Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, che afferma -

«la figura del pizzaiolo nella tradizione gastronomica napoletana ha un ruolo di grande rilevanza per manualità, creatività e senso di comunità. L'arte del pizzaiolo è un sapere trasmesso di generazione in generazione da secoli e parte del patrimonio Unesco, riconoscimento di valore non soltanto locale, ma nazionale e internazionale. Il protocollo d'intesa sviluppato tra la città di Ferrara e la città di Pompei va in questa direzione, in un'ottica di promozione dei prodotti del territorio e di riconoscimento della figura del pizzaiolo nei programmi scolastici. L'accesso alla professione, tramite percorsi formativi di settore, è un'ottima opportunità per i più giovani e un modo per sostenere un comparto centrale per i nostri territori».

Tra gli obiettivi che il Comune di Pompei, il Comune di Ferrara e Molini Pivetti si sono prefissi figurano: l’attivazione di specifiche collaborazioni con gli istituti alberghieri delle due Città, punti di riferimento per quanto riguarda il settore agro-alimentare e alberghiero; la promozione di percorsi scolastici e formativi sui temi dell’Identità tra Passato e Futuro, per preservare la memoria e le peculiarità storico produttive e culturali del territorio e della tradizione. E ancora, l’organizzazione di iniziative di comunicazione e sensibilizzazione sul valore culturale e professionale della figura del Pizzaiuolo napoletano, anche in un’ottica di sviluppo occupazionale per le giovani generazioni.

 

«In qualità di dirigente scolastico dell’Istituto "Vergani-Navarra" di Ferrara – spiega il professor Massimiliano Urbinati

sottolineo l’importanza di sviluppare percorsi di studio strutturati per la formazione della figura professionale del pizzaiolo. Questa competenza non è solo un mestiere, ma rappresenta un patrimonio inestimabile della nostra tradizione culturale, meritevole di essere valorizzato attraverso un percorso di studi con indicatori specifici di qualità e performance. Mantenendo gli stilemi classici, tramandati dai maestri del settore, e ponendo attenzione alla scelta e dosatura degli ingredienti, il nostro percorso formativo si allineerebbe agli obiettivi dell’Agenda 2030, garantendo al contempo la salute dei consumatori. Questo approccio all’arte della pizza confermerebbe il nostro impegno nell’unire tradizione e innovazione, formando professionisti altamente qualificati e consapevoli».

 

Quella del “Piazzaiolo napoletano”, infatti, è un’arte vera e propria, che opera grazie a un saper fare trasmesso di generazione in generazione, frutto di esperienza e creatività, secondo i criteri custoditi nella Convenzione UNESCO del 2003 e Patrimonio dell’Umanità dal 2017, e che affonda le proprie radici in un territorio ricco non solo di bontà gastronomiche, ma anche di tesori dal valore inestimabile.

«Questo convegno per me, Pizzaiolo Napoletano, rappresenta – sottolinea Vincenzo Iannucci, che di Molini Pivetti è l’ambassador di punta per quanto riguarda l’arte della pizza napoletana – un punto di Inizio. La pizza mi ha dato tanto e io voglio dare alla mia arte un valore.

Dopo anni di gavetta mi sono diplomato e ho capito l'importanza dello studio, che partendo da Napoli è stato sicuramente più difficile. Oggi presentiamo e doniamo un manuale che rappresenta un grido di una categoria che vuole difendere la pizza e l’italianità nel mondo. Per questo motivo è importante tutelarla e portarla nella scuola per formare ancora artigiani italiani che con la loro arte donano non solo un sorriso ma un futuro ad un comparto in fortissima crescita economica. Il Futuro, anche in un tema di sostenibilità deve essere culturale, sociale ed economico: economico, perché genera posti di lavoro infatti è l’unico lavoro che non soffre di disoccupazione, culturale perché la pizza fa parte del nostro patrimonio culturale che ci identifica nel mondo e la vita mi ha insegnato che la cultura si acquisisce in due posti, a casa e a scuola, e sociale, perché la pizza è la parola più pronunciata nel mondo, che accomuna dal nonno al nipote. La pizza anche se si taglia, unisce ed è l'anima di un’intera nazione».

Proprio per questo motivo nel corso del convegno del prossimo 22 aprile, Iannucci distribuirà l’opuscolo intitolato “Manuale di Formazione del Pizzaiolo”, da lui personalmente curato in collaborazione con Molini Pivetti, perché, come si recita nel frontespizio, “la forza del pizzaiolo è nella sua formazione”.Il ruolo del pizzaiolo è di primaria importanza poiché, attraverso la sua ineguagliabile manualità, fa sì che questa produzione alimentare possa essere percepita come marchio di italianità nel mondo. Naturalmente, anche grazie ad ingredienti d’eccellenza come le farine del brand Molini Pivetti, e in particolare quelle della filiera Campi Protetti Pivetti, 100% emiliane, provenienti in parte dal territorio ferrarese, e selezionate con estrema cura, nonché garanzia di salubrità e di un corretto apporto di valori nutrizionali tipici della Dieta Mediterranea, anch’essa Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

«L’adozione di un regime alimentare come la Dieta Mediterranea – chiosa il dottor Carmine Coppola dell’Ospedale di Gragnano – è fondamentale per mantenerci in salute: è dimostrato che chi mangia bene, vive meglio, riducendo le possibilità di sviluppare malattie cardiovascolari (quali ictus o infarto), il diabete, alcuni tipi di cancro e anche alcune malattie neurodegenerative. La domanda, dunque, sorge spontanea: è possibile introdurre la pizza nell’ambito di un corretto stile di vita e di una dieta varia ed equilibrata, come quella mediterranea? Occorre

 a questo punto fare un po’ di chiarezza. In primis bisogna puntare sulla qualità e non sulla quantità: lasciandole il giusto spazio nel menù settimanale, la pizza è un alimento che può essere consumato con piacere, senza alcun senso di colpa.  

Inoltre, non tutte le pizze sono uguali e non tutti i pizzaioli sono maestri dell’arte bianca. Prediligere pizze con farcitura molto ricca, addizionate di insaccati, 

 

salsicce, altre fonti di grassi saturi ed insaturi diverse dall’olio extravergine di oliva, vuol dire aumentare decisamente la quota di calorie (e di sale!) e rendere il pasto meno gestibile dal punto di vista nutrizionale. L’aggiunta di verdure e/o di frutta secca, invece, è un’ottima idea: non solo danno colore e sapore al nostro piatto, ma abbassano l’indice glicemico della pizza e aggiungono fibre e oligoelementi importanti per la nostra salute. Prediligiamo pizze fatte utilizzando farine integrali o semi-integrali: non solo aumenteremo l’apporto di fibre, fondamentali alleate della nostra salute, ma renderemo il pasto più gestibile anche a chi presenta problematiche metaboliche quali il diabete o l’obesità. Per quanto riguarda la farcitura, le vitamine e gli antiossidanti del pomodoro e dell’olio extravergine di oliva e le proteine di alto valore biologico della mozzarella, fanno della pizza margherita un ottimo piatto anche sotto il profilo nutrizionale. È quindi fondamentale per il consumatore saper scegliere, prediligendo pizze confezionate ad arte da pizzaioli che con consapevolezza abbiano selezionato gli ingredienti giusti, coniugando i principi della tradizione con le conoscenze in campo nutrizionale».

Con questo convegno Ferrara e Pompei contribuiranno alla valorizzazione del pizzaiolo ognuno con il proprio know how e con le proprie peculiarità: la Città di Ferrara, col suo territorio, ha tra le virtù identitarie la valorizzazione dell’agricoltura di antica origine, come la coltivazione del grano, cresciuto da sapienti mani secondo i ritmi della natura, e trasformato in farine di qualità certificata per offrire straordinarie eccellenze gastronomiche; la Città di Pompei, a sua volta, intraprende da alcuni anni iniziative volte alla promozione del lavoro del piazzaiolo, con particolare riferimento ai valori della sostenibilità e della intergenerazionalità.


Mortadella Bologna IGP a Vinitaly fa il tris di presenze

Consorzio Italiano Tutela Mortadella Bologna è presente al Vinitaly 2024 in ben tre appuntamenti importanti che daranno la possibilità ai visitatori di questa importante fiera internazionale di scoprire i numerosi abbinamenti possibili di questo salume tutelato con le eccellenze vitivinicole nazionali. A partire dallo Stand della Regione Emilia-Romagna per una serie di degustazioni guidate in abbinamento coi Vini selezionati dall’Enoteca regionale. La seconda occasione sarà quella del Convegno organizzato dal Ministero dell’agricoltura, sovranità alimentare edelle foreste, lunedì 15 aprile dal titolo “L’apicoltura al servizio di un agri-viticoltura sostenibile” al termine del quale verranno degustati assaggi di Mortadella Bologna IGP, Grana Padano DOP e Prosecco. Per chiudere, infine, sarà possibile degustare la Regina Rosa dei Salumi presso lo spazio lounge AIS Padiglione 8, dove gli esperti sommelier indicheranno tutti i migliori abbinamenti possibili con i vini del territorio nazionale.

Il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna si è costituito nel 2001, a seguito del riconoscimento dell’IGP alla Mortadella Bologna - avvenuto nel 1998 - e al conseguente avvio della certificazione da parte dei produttori. Il Consorzio, che ha come scopo la tutela e la valorizzazione della Mortadella Bologna IGP, in collaborazione con il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali promuove la Mortadella Bologna IGP e svolge attività di difesa del marchio e della Denominazione dalle imitazioni e dalle contraffazioni.

Il Consorzio garantisce un’alta qualità di base che ogni produttore migliora secondo la propria esperienza e professionalità. Un’attività costante che ha come unico obiettivo, che è anche la finalità di tutte le aziende, con i loro marchi, di garantire ai consumatori un prodotto dalle caratteristiche uniche per qualità e gusto, un prodotto ad alto valore nutrizionale, con una composizione di proteine nobili, minerali e grassi insaturi perfettamente in linea con le tendenze della moderna scienza nutrizionale.

 

 


Consorzio Italiano Tutela Mortadella Bologna
Strada 4, Palazzo Q8 – Rozzano – Milanofiori (MI
Tel: 02 8925901. -  Fax: 02 57510607
https://mortadellabologna.co

 

(a cura di Cristina Maccaferri)

 

 

 

 

 

 


La quarantaduesima annata del primo Vermentino di Bolgheri Castagneto Carducci... c'è!

La quarantaduesima annata del primo Vermentino di Bolgheri Castagneto Carducci, aprile 2024 – Grattamacco presenta l’ultima annata del Grattamacco Bianco Bolgheri DOC Vermentino, un vino che incarna la tradizione pionieristica dell’azienda e il suo impegno nella valorizzazione delle varietà autoctone.

La cantina bolgherese è stata infatti una delle prime aziende vitivinicole a credere nelle potenzialità del Vermentino sul territorio, impiantando la sua prima vigna di questa varietà nel 1986, dopo un’attenta selezione massale di vecchi filari in loco. Dalla successiva vinificazione in purezza di queste uve nasce il Grattamacco Bianco, un vino in cui forza, mineralità e longevità si svelano in un energico carattere mediterraneo grazie alla perfetta sinergia tra il vitigno tipico delle coste italiane e le particolari caratteristiche del terreno circostante, ricco di argille bianche.

Ancora oggi, il Grattamacco Bianco viene prodotto da alcune delle vigne di Vermentino più antiche di Bolgheri, di cui la più longeva conta oltre 38 anni di storia. I vigneti si sviluppano a 100m slm su una terrazza naturale affacciata verso il mare, caratterizzata da suoli in cui si registra un’alta concentrazione di argille bianche miste a flysch calcareo marnoso.

Queste componenti creano un mix geologico unico e distintivo in grado di marcare i vini in profondità, donando al vino una lampante sapidità, freschezza e longevità tipica dei vigneti affacciati sul mare.

 

Il clima mediterraneo, temperato da frequenti brezze marine, facilita la coltivazione biologica in vigna, pratica congeniale per preservare il carattere autentico del terroir della collina di Grattamacco”, racconta l’enologo Luca Marrone. “In particolare, la 2022 è stata un’annata dove dopo un primo periodo dettato dalla siccità di inizio estate si è succeduta una fase in cui le uve hanno recuperato maggiore integrità e maturazioni più bilanciate grazie alle piogge abbondanti di fine agosto. La vendemmia del Vermentino si è svolta durante la prima metà di settembre dove le giornate soleggiate e il clima ventilato hanno favorito concentrazione aromatica e complessità estrattiva delle uve”.

 

Il processo di vinificazione prevede l'utilizzo di barriques per un terzo del vino e vasche d’acciaio per il restante, seguito da un affinamento di sei mesi con frequenti bâtonnage (da bâton o “bastone” il cui movimento permette di agitare il vino in modo che la feccia, precedentemente depositatasi sul fondo della botte, risalga in sospensione).
La spiccata mineralità e i sentori di spezie mediterranee, agrumi e ginestra caratterizzano la nuova annata, evidenziando la sua intensità aromatica e la freschezza distintiva di questo millesimo. Il Grattamacco Bianco 2022 rappresenta un'emozionante continuazione della tradizione di eccellenza della cantina bolgherese. Un vino di straordinaria complessità e armonia, che ben si presta a lunghi invecchiamenti, in cui le note saline si fondono armoniosamente con la dolcezza espressiva, conferendo un profilo gustativo unico e raffinato.

 

 

 


Loc. Lungagnano 128
Castagneto Carducci (LI)
Toscana - Italia
www.collemassariwines.it


COLLEMASSARI S.p.A. Società Agricola
Via Di Porta Pinciana 6   Roma (RM)

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 

 


Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano torna a Vinitaly: è la storia che fa la differenza

                                                                                                                                                                                                                                                                                    Fino al 17 c.m. la prima Docg d’Italia alla ribalta nell’appuntamento veronese con una masterclass condotta da Gianni Fabrizio e Stefania Vinciguerra (lunedì 15 aprile, Sala B Pad 10 Piano I). Poi allo stand consortile (Pad. 9 Stand D12-13) la Denominazione al completo con un banco d’assaggio e numerose aziende in presenza al Padiglione 9 (Toscana), Stand D12 – D13. Ecco le coordinate per scoprire da vicino i produttori di Vino Nobile di Montepulciano presso lo stand del Consorzio a Vinitaly (Verona fino al 17 aprile). Presso la struttura consortile si potranno degustare le etichette delle aziende presenti in forma diretta (al banco informazioni sarà disponibile anche la mappa per scovare le altre aziende di Montepulciano in fiera), oltre al banco d’assaggio consortile che ospiterà la quasi totalità delle etichette di Vino Nobile di Montepulciano.

 

 

 

 

 

«Una denominazione che cresce e che cambia rotta con un mercato italiano che negli ultimi anni ha riconquistato le fette di vendita della denominazione – spiega il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – “E’ la storia che fa la differenza” del nostro vino che si vuole raccontare a tutti, con una masterclass per fare il punto sul progetto Pieve che sta arrivando a compimento che con il 2025 vedrà uscire in commercio la prima annata».

 

 

Vino Nobile di Montepulciano: è la storia che fa la differenza. Dal progetto delle 12 Pievi che rappresentano il nuovo disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano, lunedì 15 aprile, alle ore 10,30 (Sala B Pad. 10 piano I) una masterclass condotta dai giornalisti Stefania Vinciguerra e Gianni Fabrizio raccontare il nuovo progetto vinicolo della denominazione. Il Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve” rappresenta una “visione” nuova del vino a Montepulciano, supportata dalla ricerca anche degli esperti. Da una parte grazie a una ricerca dal punto di vista geologico e pedologico, tema che il Consorzio ha a cuore dagli anni ’90; dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al Catasto Leopoldino del 1800 dove sono state individuate le 12 Pievi utilizzate per le Unità geografiche aggiuntive.
(La degustazione è a numero chiuso.
Per informazioni e prenotazioni Silvia Loriga info@consorziovinonobile.it).

 


Il mercato del Vino Nobile di Montepulciano, anche nel 2023, è stato rappresentato da una ulteriore crescita in valore. In particolare, dall’anno della Pandemia è in continuo sviluppo il mercato interno che cresce nei numeri. Per quanto riguarda l’export lo scorso anno ha rappresentato il 66% (negli anni passati si era arrivati al 78%), mentre il restante 34% viene commercializzato in Italia. Continua la tendenza di crescita degli ultimi anni la vendita diretta in azienda che nel 2023 ha ormai superato il 30%. Per quanto riguarda il mercato nazionale, inoltre, le principali vendite sono registrate in centro Italia (61%) e in particolare in Toscana per il 42%. Al nord viene venduto il 33% e al Sud il 6,30%. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. In America (tra Nord e Sud) va il 35% dell’export, in Europa (esclusa Italia) il 29,2%. La Germania continua ad essere il primo mercato del Nobile con il 38% della quota esportazioni. In crescita continua, anche rispetto al 2022, è quello degli Stati Uniti arrivando a rappresentare il 27,5% dell’export del Vino Nobile di Montepulciano. Successo anche per i mercati asiatici, balcanici ed extra Ue con oltre il 3% delle esportazioni. Continua il trend di crescita del Canada che da solo vale circa il 5% delle esportazioni.

 

Consorzio Vino Nobile
Via di San Donato, 21
Montepulciano (SI)
Tel. +39 0578 757812
Fax +39 0578 758213
www.consorziovinonobile.it

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 

 

 


“Nati qui, apprezzati in tutto il mondo”: la ristorazione organizzata alla scoperta delle DOP e IGP regionali prosegue il progetto di valorizzazione

 

(da sinistra: il Chief Commercial Officer di Marr, Antonio Giovanetti, l
’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e il Presidente di
Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, Davide Frascari, con la mappa
dei 44 prodotti Dop e Igp regionali) 

Seconda fase del progetto pluriennale di promozione e valorizzazione delle tipicità regionali promosso nel 2022 da Assessorato Regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Promozione Turistica Regionale e MARR - Quattro educational tour nei luoghi dove nascono i prodotti tipici dell’Emilia-Romagna hanno coinvolto, tra ottobre e novembre scorsi, 110 operatori Ho.Re.Ca. con visite e degustazioni di salumi e formaggi Dop e Igp, Olio extravergine Dop, Piadina Romagnola Igp e vini del territorio – L’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi “Il mondo della ristorazione è fondamentale per la promozione dell’Emilia-Romagna a tavola e per mettere in evidenza ogni giorno il valore della Food Valley”.

Il settore Ho.Re.Ca. emiliano romagnolo sempre più ambasciatore dei prodotti Dop e Igp regionali e protagonista attivo nella loro promozione. Ha concluso la sua seconda fase il Progetto pluriennale “Nati qui, apprezzati in tutto il mondo” (avviato nel 2022 dall’Assessorato regionale all’Agricoltura in sinergia con Apt Servizi Emilia-Romagna e MARR, e che ha visto nella seconda fase anche la partecipazione di Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna), con ben 110 operatori della ristorazione organizzata che lo scorso autunno inverno hanno partecipato a 4 educational tour nei luoghi dove hanno origine alcuni dei 44 prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, un primato europeo per numero, con un valore produttivo di 3,6 miliardi(su 8,5 a livello nazionale). Gli operatori hanno vissuto una full immersion nelle eccellenze di Emilia e Romagna, visitando i luoghi di produzione di Culatello di Zibello Dop, Salame Felino Igp, Coppa di Parma Igp, Squacquerone di Romagna Dop, Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, Olio extravergine d’Oliva di Brisighella Dop e Piadina Romagnola Igp, incontrando e confrontandosi con i produttori sui processi di lavorazione e degustando i prodotti, abbinati ai vini di cantine dei diversi territori (tra cui Lambrusco, Sangiovese, Albana, Gutturnio).

 

«E’ molto importante dare valore alle nostre produzioni di qualità – sottolinea l’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi- che rappresentano cultura e identità territoriali, posti di lavoro nel settore agroalimentare, che è il secondo per volumi economici di produzione a livello regionale, e cibi buoni e sicuri. Un grazie a MARR, ai ristoratori che hanno partecipato e agli altri partners per la collaborazione in questo progetto che ha permesso di conoscere ancora meglio il territorio e i nostri prodotti. Il mondo della ristorazione è fondamentale per la promozione dell’Emilia-Romagna a tavola e per mettere in evidenza ogni giorno il valore della Food Valley. Sono in numero sempre crescente le persone che scelgono il turismo esperienziale e connotano il cibo e il vino come elementi distintivi del territorio alla pari del paesaggio, delle città d’arte, del mare e delle altre opportunità che offre l’Emilia-Romagna. Quando parliamo di cibo, non ci riferiamo soltanto a prodotti necessari alla nostra sopravvivenza alimentare, ma entrano in campo anche la storia, le tradizioni, la cultura. Il cibo è anche relazione umana e sociale, diventa occasione per ritrovarsi e costruire rapporti; è un prodotto culturale a tutti gli effetti».

I 4 educational fanno seguito alla prima fase di “Nati qui, apprezzati in tutto il mondo”, che aveva visto, nella Pasqua 2022, il coinvolgimento di 420 strutture, tra alberghi e ristoranti delle Città d’Arte e della Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna (selezionate in base alla propensione all’utilizzo di prodotti DOP e IGP regionali e alla vocazione ad una clientela turistica), con la distribuzione di un’apposita tovaglietta con la mappa delle tipicità regionali e di una mappa cittadina con QR code. Il codice permetteva di accedere ad una landing page dedicata, dove conoscere al meglio i prodotti regionali a qualità regolamentata DOP, IGP, PAT e Biologici, attraverso video ricette e link di approfondimento. A supporto dell’azione promozionale dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura, anche la newsletter “Food Valley News” che ogni mese racconta a diverse centinaia di follower prodotti stagionali, sagre e manifestazioni dedicate alle Dop e Igp regionali.

Apt Servizi
Tel. 0541-430190
www.aptservizi.com


Vinitaly al via: già migliaia gli arrivi a Verona tra top buyer da tutto il mondo, addetti ai lavori e pubblico

Milleduecento top-buyer (numero in crescita del 20% sull’edizione 2023 e del 70% rispetto a due anni fa) è l’obiettivo incoming che Vinitaly (insieme a Ice-Agenzia) si è posto per la 56ª edizione, in programma dalla prossima settimana. L’ambizioso obiettivo, senza sviolinate gratuite, seppur arduo – in considerazione del momento contingente – è comunque realistico perché tra novità, incontri, premi, eventi e opportunità di alta formazione, lo fanno molto accattivante, dunque, più fortemente realizzabile…. Questo è confermato ulteriormente dalle sensazioni scaturite da quanto asserito dal presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, a Bruxelles all’atto della prima presentazione di Vinitaly fatta al Parlamento Europeo nei giorni scorsi, peraltro prima presentazione fatta al Parlamento Europeo della storia di Vinitaly.

La dichiarazione di intenti del presidente Bricolo: “Vinitaly è il centro nevralgico della politica comunitaria, con l’obiettivo di contribuire ad accendere un ulteriore faro sul vino italiano, che ha proprio in Vinitaly il suo brand fieristico di promozione globale...” dichiarazione fatta in concomitanza del “giro del mondo”, durato oltre un semestre per fare promozione alla più importante fiera del settore enoico europeo, giro effettuato principalmente per contattare/invitare  i principali buyer - visti all’opera a casa loro - e chiamati a Verona, dal 14 al 17 aprile prossimi. Il presidente Bricolo, si è reso conto che i buyer contattati, hanno accettato di buon grado di intervenire (e non solo per farsi una piacevole gita nella città dell’Arena, di Giulietta e Romeo, del lesso con la pearà o della pastissada di cavallo, magari annaffiata  con l’Amarone e anche per i ricchi tesori culturali che sono valsi a Verona il titolo di patrimonio dell’umanità dall’UNESCO…) ma anche perché - forse con un po’ troppa modestia - ha fatto la promozione del Vinitaly accreditando la felice formula dell’evento, risultati avvalorati compresi, grazie all’apporto della collaborazione e al sostegno del Governo italiano, del Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare (evidente  l’impegno profuso dal ministro Lollobrigida nel caso) e del Ministero del made in Italy (pure Urso si è dato da fare…) delle nostre ambasciate all’estero e degli enti istituzionali preposti (in primis l’“Ice Agenzia”, l’organismo attraverso cui il nostro Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico e commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri). Oltre al successo numerico, Verona, unica in Italia nella rete internazionale Great Wine Capitals (Gwc) punta soprattutto ad un riscontro molto positivo in termini di qualità della domanda rappresentata e qui il pubblico, la premierà di sicuro col consuntivo verificabile il 18 aprile…  grazie anche al sistema di relazioni che ha contribuito a potenziare il know how del Vinitaly, attivando un programma di condivisione sempre più stretto con i player del settore su scala mondiale (parole del presidente Bricolo).

I protagonisti della domanda estera selezionati, invitati e ospitati a Verona provengono da 65 Paesi e a loro si aggiungeranno circa 30 mila operatori stranieri che confluiranno da oltre 140 nazioni. Il contingente più corposo degli ospiti rimane quello statunitense con oltre il 15% delle presenze, seguiti da altre 3 piazze strategiche extra-Ue: Canada, Cina e Regno Unito, che assieme sommano il 23% degli arrivi. A livello di macro-regioni, la platea dei top buyer più numerosa proviene dal Nord America e dall’Europa (ognuna con un’incidenza al 26%), seguiti da Asia e Oceania (23%), Europa dell’Est (13%), Centro-Sud America (7%) e Africa (4%). Nel complesso, i 65 Paesi rappresentati valgono il 95% del totale export enologico made in Italy.

 

L’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “È forte la convinzione per l’economia italiana ed europea sempre più sotto la lente di tesi allarmistiche in occasione della 1ª giornata nazionale del Made in Italy (15 aprile) presenteremo, assieme al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, la ricerca “Se tu togli il vino all’Italia”, un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto. Uno studio, realizzato dall’Osservatorio UivVinitaly e da Prometeia, sull’impatto che il Belpaese subirebbe in termini socio-economici, turistici e identitari da un’ipotetica scomparsa del vino dall’Italia – l’AD Danese ha aggiunto di poter fare molto in favore di un settore di cui ci si sente parte integrante, in un periodo non certo facile, ci si deve sentire ancor più in dovere di dare le giuste risposte a chi investe in Fiera. “La prima parola chiave è senz’altro ‘business’, la seconda è ‘consapevolezza – ha continuato Danese – business e consapevolezza sono un capitale strategico e identitario per l’economia italiana ed europea”.

 

 

Al 56ª Vinitaly, quartiere fieristico sold-out con oltre 100mila metri quadrati netti con 4.000 imprese espositrici. In contemporanea, anche la 28ª edizione di Sol, International olive oil trade show (area C); Xcellent Beers (area I) e il 25° Enolitech, Salone internazionale delle tecnologie per la produzione di vino, olio e birra (pad. F). Con le tre rassegne, il numero delle aziende presenti nei 17 padiglioni della fiera sale a quasi 4.300 da 30 Paesi.
Alla conferenza stampa di presentazione di Vinitaly 2024 al Parlamento Europeo di Bruxelless, hanno partecipato anche Ignacio Sánchez, segretario generale CEEV (Comitato europeo delle aziende vitivinicole) e John Barker, direttore generale OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino).
Nell’ambito della manifestazione, Airbnb organizza la tavola rotonda: 'I luoghi del Vino' discutendo con Nomisma e Coldiretti del valore di questo fenomeno per i settori vitivinicolo e turistico, le strategie di crescita e le opportunità offerte proprio da Airbnb per la valorizzazione dell'enoturismo.

 

www.veronafiere.it
pressoffice@veronafiere.it;
Twitter: @pressVRfiere
Facebook: @veronafiere

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 

 


Il re dei salumi? Senza dubbio alcuno è il Culatello di Zibello!

Il Culatello di Zibello Dop è un insaccato stagionato crudo, ottenuto dalle cosce di suini appartenenti alle razze Large White, Landrace Italiana e Duroc.  Deve il suo nome alla parte del maiale che viene utilizzata per produrlo: la culatta, ossia una parte della zampa posteriore da cui sono rimossi cotenna ed osso.

È una delizia anche se semplicemente abbinato a una fetta di pane casereccio, leggermente abbrustolita e strofinata con olio o burro. Si presenta a forma di “pera” appeso nei locali sotterranei bui e arieggiati dove aspetta il suo momento…  In genere il peso medio di una pera di Culatello fresco è di 3,5-4 Kg. di PV (peso vivo) mentre il peso medio del Culatello fresco è di 5-6 Kg.. Il calo per la stagionatura è del 2% dopo la salatura, del 35% a sei mesi e del 40% a 12 mesi. Una volta “pronto”, si prende un coltello lungo e ben affilato e si inizia a togliere la pelle dalla porzione che si vuole affettare. Il Culatello è un salume piuttosto magro e senza osso: per tagliarlo non ci si deve sforzare troppo: si sceglie il verso di taglio preferito e si iniziano ad affettare delle fette regolari, non troppo spesse. Dopo di che, si degusta…
È il momento migliore: il gusto è delicato, dolce e soffice, con sentori di tabacco mielato e spezie che persistono nel retrogusto.

A seconda della sua stagionatura, acquisisce una maggiore sfumatura muschiata a cui si possono mescolare note alcoliche qualora venga immerso nel vino prima dell’affettatura.
E dopo? Per conservare il Culatello si consiglia di tenerlo in frigorifero (a + 4) coperto da un canovaccio leggermente umido. Se è sottovuoto si può tenere per mesi in un luogo fresco e non esposto alla luce. Valori nutrizionali del Culatello per 100 g.: Energia Kcal 198.0; Proteine g. 19.74; Lipidi g. 12.58; Carboidrati g. 0.0.

Sì, ma con cosa abbinare il culatello? Per la legge naturale del “terroir” (legge non scritta, ma se si può è da osservare sempre) il vino più adatto è sicuramente un buon Lambrusco
I vitigni di provenienza dei Lambruschi IGT sono: Salamino, Sorbara, Grasparossa, Marani, Maestri, Montericco, Viadanese e Oliva. Il Sorbara la fa da padrone, ma non manca la conferma del Reggiano, ma soprattutto del Grasparossa di Castelvetro e del Salamino di Santa Croce.  C’è da dire che in questi giorni ce n’è uno – proprio molto adatto –  che festeggia un “Concerto”… di 30 anni di produzioni. Auguri!).

Le nuove frontiere del Lambrusco riguardano la rifermentazione, quindi la formazione delle bollicine. Sempre più produttori lavorano con il metodo ancestrale (cioè con il vino che fermenta all'interno della bottiglia… Forse è Il metodo di produzione più antico col quale si producono vini frizzanti) ottenendo quindi un Lambrusco rosato con il fondo di lieviti, ricco di note tostate e di lievito che si aggiungono ai classici sentori fruttati. Colore: rosso rubino sui toni più scuri, spuma evanescente dagli orli violacei. Profumo: intenso, fruttato, fragrante, vinoso, fine, persistente. Sapore: sapido, armonico, delicatamente acidulo, fresco, vinoso, di corpo medio.

 

                                                      Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai è andato a Polesine Zibello (il comune della bassa parmense più distante da Parma, situato al confine con la provincia cremonese) e lì, ha incontrato Romeo Guarenzi, presidente del Consorzio del Culatello, per saperne di più sull’insaccato più prestigioso delle nostre norcinerie…

 

 

Una storia tipicamente emiliana nata e raccontata lungo gli argini del grande Fiume, il Po: avvolta dalla nebbia, d’inverno, scaldata dal sole, d’estate. È la storia del Culatello considerato dagli esperti il prodotto più nobile della salumeria italiana…
Si produce con il cuore del prosciutto solo dalla razza specifica padana” – a descrivere il goloso insaccato è Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio tutela Culatello di Zibello, mentre risponde a Antonio Farnè – “È fatto solo dalle migliori cosce per maturare lentamente e avere quel profumo e quel colore che sono caratteristiche del più grande salume della salumeria italiana”.

Quanto costa il Culatello al chilo?” – domanda Farnè al presidente Gualerzi – “Si va dai 50 ai 100 € a seconda del tipo di prodotto (varietà di suino e tempo di stagionatura)”.

Il rapporto con la sua terra diventa simbiosi: la produzione del Culatello è circoscritta da sette piccoli Comuni che punteggiano la provincia di Parma e Zibello, ne è la capitale.

L’umidità per le nebbie fredde d’inverno e poi una grossa afa e l’umidità estiva calda” – è Gualerzi che spiega – “Creano un microclima molto molto particolare nella pianura bassa vicino al Po, dove si creano delle cantine in cui questo salume può ottenere il massimo del suo pregio con la sua maturazione”.

Lavorazioni antiche attente alle tradizioni guidate da un rigido disciplinare.

Si parte dalle genetiche, dal tipo di nutrimento, dall’età dell’animale, dai tempi di macerazione e di preparazione della coscia” – è ancora… Gualerzi docet – “La stagionatura dura un minimo di 10 mesi che è il minimo per la caratterizzazione per il controllo qualitativo, fino ad arrivare a oltre i 3 anni a seconda della personalizzazione della maturazione”. 

 

 

(produzioni di Culatello in stagionatura a Zibello, per importanti clienti fissi...)

Una qualità che diventa valore aggiunto sul mercato – puntualizza Farnè… –

Siamo a livelli storici” – precisa il Presidente del Consorzio – “Viaggiamo sugli 80 mila pezzi, arrivando al massimo sui 100 mila di produzione annuale del prodotto che è apprezzato in tutto il mondo” – conclude Gualerzi – “Stiamo organizzandoci per renderlo reperibile dovunque… È già molto affermato in Europa”.

La qualità e lo scrupoloso rispetto del disciplinare di produzione, hanno fruttato al Culatello il riconoscimento Dop (Prodotto di origine protetta) che serve ad indicare il massimo della qualità. L’Emilia Romagna d’altronde, detiene il primato nazionale di Dop e IGP (Indicazione Geografica Protetta) in tutto 44 (!) Sapori naturali, unici e inconfondibili di cui il Culatello è parte integrante.

Origini semplici, ma illustri estimatori: questo insaccato viene citato la prima volta in un documento del ducato di Parma: era il 1735. Amato da Giuseppe Verdi e Gabriele D’Annunzio e anche oggi è ingrediente prezioso per piatti prelibati.

A parlare adesso è il noto chef Massimo Spigaroli: “Vi presento un raviolo con una fàrcia fatta di Culatello, con una grande percentuale di Culatello, quasi il 50% di prodotto…” – e lo chef concede una ricetta della sua prelibata cucina –  “Facciamo una leggera fonduta, appena un po’ di Parmigiano e lo lasciamo così, naturale, perché è già un prodotto di altissimo livello… Poi qualche erbetta e la julienne sempre di Culatello sopra… Il Culatello, dove lo metti, fa buono!

    

 

E Farnè gli chiede: “E qual è il vino che si abbina meglio col Culatello?” – Chef Spigaroli risponde: “C’è il nostro (emiliano NDR) Lambrusco che ha quella bella acidità che serve per sgrassare il cibo. Sicuramente questo è un cibo che va sgrassato, ma più che altro… con la sua bella schiuma, che riempie il bicchiere, si dice che ispirasse il maestro Giuseppe Verdi quando componeva…

 

(servizio a cura di Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)

 


La storia si ripete grazie alla “Cantina Tre Monti”, l’azienda agricola imolese del “Vinum Templarium”  

    Finalmente qualcuno che ne sa, è riuscito a replicare lo stesso vino che hanno bevuto i cavalieri Templari fino all’inizio del XIV secolo, quando Jacques De Molay, ventitreesimo e ultimo Grande Maestro dell'Ordine del Tempio e 54 cavalieri - appunto Templari - furono messi al rogo davanti alla cattedrale di Notre Dame a Parigi per ordine del re Filippo IV il Bello, che aveva imprigionato detti cavalieri, per impossessarsi del tesoro del Tempio (davvero tanto ricco…) e anche perché il re, aveva chiesto all'Ordine diversi prestiti, che non era stato più in grado di restituire…

                                      

Prima di morire Jacques De Molay, riuscì a proclamare l'incolpevolezza dell'Ordine dalle fraudolente accuse attribuite e, secondo la storia/leggenda, lanciò una maledizione contro i responsabili della cospirazione: re Filippo, il papa connivente Clemente V (che pochi anni dopo, al Concilio di Vienna con la bolla “Vox in excelso” sopprimerà l’Ordine) e il cancelliere Guillame De Nogaret, personaggio senza scrupoli pronto a ogni bassezza, d’accordo con il re e col papa.  In effetti, nel giro di poco tempo, l’anatema del Gran Maestro si avverò: papa Clemente V morì il 20 aprile 1314 e, sempre nello stesso anno, morirono anche Filippo il Bello (vittima di un incidente di caccia) e il cospiratore, Guillame De Nogaret, avvelenato.

 

Tornando all’argomento più gradevole, ai nostri giorni, dopo attente e precipue ricerche eseguite con tutti i crismi dell’ufficialità nell’area bolognese frequentata dai Cavalieri Templari nel XIII e XIV secolo, da ricercatori, scienziati e tecnici accreditati da UNIBO che hanno effettuato un “carotaggio” nel pozzo del “Pluribus” della chiesa di Santa Caterina, in Strada Maggiore a pochi passi dalle Due Torri, sono venuti alla luce residui di semi vari, anche di  uva e altro materiale “agricolo” a conferma che le comunità Templari di allora vivevano di prodotti della terra, ortaggi, verdure, frutta e “allevavano” anche vitigni, dunque uva, dunque… facevano vino! Già perché i cavalieri, erano stimati, non solo per il coraggio e la fede religiosa, ma, appunto, anche per il loro buon vino. Da tutto ciò, l’Associazione Templari Oggi, dopo un meditato iter, ha riscontrato nella Cantina Tre Monti di Imola, per posizione, procedimenti e tecniche tradizionali, l’azienda più idonea per tentare di realizzare un prodotto enologico all’altezza di quello di oltre 700 anni fa…

Quindi, utilizzando solo uve Albana, che hanno una tipologia di chicchi grossi e radi fra loro, di colore giallo pallido e con buccia spessa (con cui oggi Tre Monti produce un’Albana di Romagna DOCG, biologica davvero ottima - Vitalba) hanno proceduto alla realizzazione di un “sogno” da anni coltivato (termine adatto…) da Mauro Giorgio Ferretti, “Magister Templi” dell’Associazione Templare. Con il metodo a “Guyot-doppio” (tecnica di potatura per favorire la maturazione del frutto in un terreno argilloso e asciutto) dopo la vendemmia, che avviene a fine settembre e col successivo affinamento in barrique tonneau per 8 mesi e perfezionato in “anfora georgiana” (kvevri) di terracotta, alla Tre Monti, hanno ottenuto un davvero egregio vino che ama la metamorfosi, che sa essere intenso, ma anche deciso e alquanto corposo. Ottimo!

I fortunati che l’hanno potuto degustare, raccontano di un bianco che al palato potrebbe essere scambiato per rosso importante, che nel calice si presenta di colore giallo carico con riflessi dorati, al naso esprime evidenti note fruttate di albicocca e floreali di ciclamino e gelsomino, anche erbacee quasi balsamiche. Al gusto dimostra perfetto equilibrio tra alcol, freschezza e deliziosa sapidità. Ulteriore nota di merito per il packaging, grazie alla forma della bottiglia poco più stretta alla base con un’etichetta metallica su cui troneggia una rossa croce “patente” (quella tipica dei Templari, dedicata ai patimenti subiti da Gesù Cristo) e nella parte posteriore, in risalto la denominazione “Vinum Templarium” con il logo “Cantina Tre Monti”. Oltre al tappo di buon sughero, una copertura di cera lacca rossa, incisa con sigillo templare all’apice.  Operazione pienamente riuscita anche a parere di stimati professionisti del settore enoico come i delegati AIS Romagna (Associazione Sommelier Italiani) Stefano Luppi per Imola e Antonio Corsini per Ravenna presenti alla conferenza stampa. Non per scivolare in retorica, ma un risultato di tale rilievo, acquisito dopo tanti sforzi e conseguito al primo tentativo – pare quasi una risposta di natura… trascendentale – considerando pure l’enfasi del suo passato, le azioni consapevoli per tutelarne il mito e per assicurarne la trasmissione a futura memoria.

La commercializzazione - senza scopo di lucro - delle bottiglie in questione, per diritto di “prelazione”, compete solo all’Associazione Templari Oggi* che non cerca risultati commerciali/finanziari, perché mira unicamente l’obiettivo di arrivare e lasciare in ogni dove, in bella vista, una bottiglia “rosso crociata” di Vinum Templarium, per ricordare ai più, chi erano allora e chi sono oggi i Cavalieri Templari...
Il prezzo? Chiedere a www.templarioggi.it
Sicuramente è all’altezza della qualità che propone e della storia che assicura (doti che questo vino superbamente mantiene - NDR)! -

 

 

      L’Associazione “TEMPLARI OGGI APS” ha sede a Roma e non ha fini di lucro. Persegue le proprie finalità istituzionali (vedasi Statuto: https://www.templarioggi.it/su-di-noi/statuto-vigente-di-associazione-tra-fedeli-cristiani-cattolici/) mediante una serie di attività, quali: proporre ed organizzare conferenze e convegni valorizzando i perenni valori della spiritualità degli ordini cavallereschi cristiani, con particolare riferimento ai Poveri Cavalieri di Cristo (detti Templari); realizzare assemblee e pubblicazioni per l’approfondimento della tradizione cristiana-cattolica; tenere aperte e custodite le chiese che sono loro affidate affinché possano essere luoghi di preghiera e spazi sacri per la crescita spirituale dei fedeli; adoperarsi per il recupero dei luoghi di culto e le relative opere d’arte, promuovendo al contempo l’allestimento di esposizioni e mostre. I Templari - come monaci guerrieri quali sono - non smettono mai di combattere le forze del male e in particolare i riti demoniaci delle sette sataniche, opponendovisi con le orazioni recitate tutti insieme.

 

 


Tre Monti Azienda Agricola S.r.l.
Via Lola, 3
40026 Imola BO
0542 657116
tremonti@tremonti.it

 

 

Intervista al titolare di Cantina Tre Monti, David Navacchia                                                

 

Come è stato essere sfiorati dal “fuoco sacro” trasmesso da Mauro Giorgio Ferretti, Magister dei Templari d’Italia, al punto di mettere in gioco la vostra esperienza e professionalità?

  • Noi - famiglia Navacchia - siamo felici di essere stati scelti per questa importante operazione. È stato un privilegio… E anche attuare una tale “sperimentazione” ha stimolato il nostro interesse e la nostra curiosità a livello professionale e personale, perchè siamo stati spinti anche dall’aspetto “fede”… la nostra è una famiglia comunque religiosa, ma non ci saremmo mai sognati di mettere un’etichetta con la “croce templare” su una nostra bottiglia… Un anno e mezzo fa, circa, il Maestro Ferretti venne nella nostra azienda agricola con uno stretto collaboratore (Lorenzo) esperto di vini e un paio di ricercatori dell’università di Bologna. Ci raccontarono come era nata la storia, il ritrovamento dei resti di botti e di semini che, analizzato il DNA, fu appurato fossero di un vitigno particolare, rapportabile a quello dell’Albana dei nostri giorni. Al di là del lato pratico, coniugare la voglia di fare rivivere gli aspetti di allora, facenti parte di un mondo cavalleresco, medievale, che i più hanno studiato sui libri di storia, ci ha creato notevoli aspettative.
    Oggi l’uomo cancella Dio dalla propria vita… e il fatto grave è che pare ci riesca…” (Navacchia cita Charles Péguy) e quindi vedere persone che fanno della loro vita una testimonianza in Cristo, anche solo diffondendo delle bottiglie con i segni della cristianità, in un momento in cui si discute di togliere i crocefissi nelle scuole (…) ci conquistò e ci buttammo anima e corpo nel progetto.

 Come vi siete organizzati per la preparazione e l’effettiva realizzazione di questo particolare vino?

  • Sarebbe stato impossibile riportare a nuova vita una vigna solo con dei residui vegetali, tra l’altro di secoli e secoli fa… Una volta individuato il vitigno Albana più adatto per il “Vinum Templarium” (questo è il nome dedicato) – la vite Albana si coltiva solo qui, in Romagna, non esiste in nessuna altra parte del mondo – che poi è la stessa vite che ci dà il “Vitalba” (l’Albana nostro fiore all’occhiello…) ottenuto dopo un affinamento proprio in anfora per 10 mesi, con macerazione sulle bucce tra gli 80 e i 120 giorni, con fermentazione del mosto spontanea sempre sulle bucce e sempre in anfore georgiane, senza inoculo di lieviti selezionati… Alla fine abbiamo avuto un vino dall’approccio cavalleresco, vigoroso, rustico, “molto templare” se vogliamo, un vino importante con acidità, grado alcolico e tannini, i tre elementi (tipici dell’Albana) che distinguono un buon vino – “red wines dressed up as white wines” vini rossi vestiti da vini bianchi – sottolinea Navacchia. A lavori fatti, per non dare l’idea di un’operazione commerciale, non abbiamo inserito il Vinum Templarium tra quelli della nostra gamma (oltre all’Albana, produciamo Sangiovese, Trebbiano, i vini tipici della zona, anche il Pignoletto frizzante…).

Dall’esterno è parso che abbiate affrontato tale impegno con grande padronanza. Forse senza rendervi conto della sua complessità, forse sottovalutandolo?

  • Mah, il modus operandi utilizzato per il Vinum Templarium rientra nei nostri metodi di lavoro: siamo usi alla tecnica dei vini così detti “macerati” cioè vini che stanno per un certo periodo di tempo a contatto con le bucce, tecnica riscoperta di recente, molto simile a quella usata nell’antichità. Oggi poi la macerazione si fa in vasca, o di cemento o d’acciaio e anche in “anfora georgiana” (kvevri) da millenni usata per la fermentazione delle uve e per l'affinamento del vino. Inoltre abbiamo usato anche botti di legno - cosa che unisce di più alla tecnica templare - raccolta l’uva, pressato il mosto con le bucce e messo tutto nelle grandi botti di legno, alla fine abbiamo notato che il vino era venuto “diverso” dagli altri che produciamo e questo era un fatto positivo perché non volevamo fare un “doppione” solo con l’etichetta diversa…

Allora, in termini pratici, com’è questo vino, quali le caratteristiche organolettiche e gli abbinamenti?

  • Possiede le caratteristiche tipiche dell’Albana, ma è diverso, ha una connotazione tutta sua: una bella acidità, oltre al colore giallo oro carico dovuto alla macerazione sulle bucce con i tannini estratti: se avessimo separato subito le bucce dal vino, avremmo ottenuto un colore giallo paglierino, magari più beverino, ma senza alcuna personalità. Questo è vino “caldo” in bocca, con sentori di fruttato, albicocca in evidenza, è “orizzontale” più che verticale… rotondo con retrogusto amarognolo come è giusto che sia un’Albana. È anche “facile“, accompagna tutto il pasto (fuorché la carne rossa)… Poi la mente corre a immaginarselo come poteva essere 700 anni fa… Sicuramente aspro, pieno perchè aromatizzato con spezie… Mi ha confermato Ferretti (il Magister dei Templari) che allora era il vino usato per le funzioni religiose: bevuto quindi da abati, vescovi e sacerdoti, là dove nei secoli venne poi usato il “Vin santo”… quindi vino biologico, vino bevuto in purezza, senza aggiunte di prodotti chimici, come è questo che presentiamo oggi qui, in San Giacomo a Imola…

 Quindi si può dire che l’operazione “vino templare” a parere degli esperti enologi e ovviamente anche dell’Associazione Templari Oggi, sia pienamente riuscita?

  • Questo vino è venuto davvero buono, anzi molto buono e considerando che noi agricoltori creiamo tutto ciò che produciamo anche con il rischio che non tutto vada sempre per il verso giusto (siccità o allagamenti, troppo caldo o gelate…) sono i fattori così detti esogeni, quelli esterni non dipendenti dalla nostra volontà che in questo caso ci hanno favorito e aiutato a creare un ottimo prodotto. Noi (fino a un paio di anni fa, gli uomini di famiglia Navacchia) io - David - Vittorio mio fratello, mio figlio Francesco e mio padre Sergio che è mancato da poco, siamo stati praticamente umili strumenti in questa nobile incombenza…

E chi volesse degustarne qualche bottiglia?

  • Chi vuole qualcuna delle tremila bottiglie di quest'anno, deve rivolgersi a “Templari Oggi”. Ma comunque credo ci sia molto da aspettare…

Grazie


Birre Meckatzer: gusto e tradizione dal 1738

 

Da quasi 300 anni, in Algovia nella Baviera autentica, si producono birre uniche e identitarie che diffondono nel mondo la passione per la qualità perché create nella natura incontaminata della regione, tra verdi pascoli e l’idilliaca tranquillità delle montagne, dove nascono i preziosi ingredienti per queste birre: il luppolo aromatico del Tettenang, l’orzo da agricoltura integrata, i lieviti indigeni e la fresca e pura acqua delle Alpi. Seguendo la tradizione familiare, i produttori delle birre Meckatzer, sempre alla ricerca della migliore qualità, lasciano alle birre tutto il tempo necessario per maturare e sviluppare il loro gusto inconfondibile. Natura, passione e attesa.

 

MASTRI BIRRAI DA QUATTRO GENERAZIONI

La storia della birra Meckatzer è la storia della famiglia Weiß, che da quattro generazioni si tramanda i segreti dell’arte birraia. Era il 1853 quando Lena e Gebhard Weiß rilevarono il birrificio Meckatzer nella campagna dell’Algovia, gettando le basi per la produzione di una delle migliori birre dell’intera regione. Sin dal primo giorno, l’amore e la passione per il loro lavoro hanno guidato le azioni della famiglia non piegandosi mai alle logiche di mercato o delle mode, ma ricalcando fedelmente la tradizione birraia seguendo il motto di “onorare il vecchio attraverso il nuovo”.
La storia della famiglia però, non è stata priva di difficoltà ed è solo grazie al grande coraggio e all’intraprendenza di Lena Weiß, la quale dopo la prematura morte del marito Gebhard ha portato avanti l’attività, riuscendo a raggiungere il successo di cui gode ancora ai nostri giorni. Oggi, è la quarta generazione - rappresentata da Michael Weiß - a guidare l’azienda seguendo una filosofia basata sulla collaborazione tra fornitori, clienti e dipendenti e che tiene in grande riguardo la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il birrificio Meckatzer è infatti parte di una comunità dove ogni persona ricopre un ruolo chiave nella produzione delle varie birre: dai fornitori, che garantiscono giorno dopo giorno ingredienti di prim'ordine, ai collaboratori che quotidianamente fanno del loro meglio per controllare che quanto si produce, sia della massima qualità, fino ad arrivare ai clienti che con la loro fiducia scelgono queste birre.

     

IL BIRRIFICIO

Meckatzer non è soltanto un birrificio, è la storia della famiglia Weiß e dell’Algovia. Qui la birra viene ancora prodotta seguendo le tradizioni artigiane tramandate dai mastri birrai di generazione in generazione. Centinaia di anni di passione, cura e sperimentazione hanno dato vita a birre con un’anima alpina.
Ingredienti naturali, maestria birraia e tempo sono la chiave per ottenere birre di qualità superiore alle quali è stato conferito il sigillo di qualità Slow Brewing, il riconoscimento più prestigioso e autorevole sul mercato internazionale della birra.

 

6 DIVERSE BIRRE, UN’UNICA INCONFONDIBILE QUALITÀ

Dunque, tutta la passione, l’arte birraia e la tradizione della famiglia si ritrovano in queste birre, sei prodotti diversi con un’anima unica ispirata alle montagne, alla cultura e alla voglia di futuro. Birre che riflettono valori di autenticità, tradizione e sperimentazione e che portano nel bicchiere un sorso di Algovia, la loro casa, il luogo dove tutto ha avuto inizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SLOW BREWER: LA PASSIONE PER LE COSE BUONE

Qualità in tutto ciò che si fa”, questo è il motto della famiglia Weiß e del birrificio Meckatzer. Tutte le birre vengono prodotte tramite l’utilizzo delle più sofisticate tecniche di birrificazione. Tutti i processi sono controllati costantemente in modo da garantire i più alti standard di qualità, come da tradizione di famiglia. Grazie a questa filosofia, tutte le birre Meckatzer sono state premiate con i riconoscimenti più prestigiosi e autorevoli del mercato internazionale della birra, non solamente per il gusto dei prodotti, ma in particolare per l’intero processo produttivo.

VISITA AL BIRRIFICIO PER SCOPRIRE I SEGRETI DELLE BIRRE MECKATZER

Il birrificio Meckatzer invita in Algovia, chi volesse vedere da vicino le fasi di produzione delle birre Meckatzer, per conoscere da vicino la birra delle grandi occasioni e i segreti dell’arte birraia. Lì si potrà scoprire la storia dell’Azienda e la filosofia di qualità con un bel tour del birrificio. A conclusione della visita guidata si potrà degustare una birra Meckatzer appena prodotta e, con l’occasione, potrete lasciarvi tentare da diverse specialità regionali. Per chi durante il soggiorno in Algovia vorrà programmare qualche escursione alla scoperta dei dintorni, troverà numerose informazioni sulla pagina Allgäuer Ausflüge del sito www.meckatzer.it/it/home.html

        

 

 

DANINCI GASTRO SRL -  Via Brandis, 13
39011 Lana (BZ) Italia - Tel.: +39 351 032 84 99
https://www.meckatzer.it
DISTRIBUZIONE: Alpentrans Logistics Srl

 


Pasquetta in casa Spagna: festa che non si può dimenticare!

Sarà capitato a milioni di persone restare “soli” in un giorno di festa… Per mille ragioni: la moglie va a casa dei genitori anziani male in arnese, i figli, uno al picnic con gli amici, la piccola, a casa dell’amica del cuore…  Allora, nel cellulare tra le mani, l’ultima speranza: due, tre telefonate ai più intimi che comunque sono già “destinati”: chi festeggia a casa dei suoceri, chi è in viaggio verso la neve e anche chi si dice a letto con la febbre (chissà se è vero…). E mo? Mah…
Allora rassegnati, prendiamo il lato positivo della cosa: pensiamo di gratificarci almeno con qualche piatto succulento, uno di quelli interdetti dal buon senso, sconsigliato dal medico e proibito dalla moglie… Chessò, o un bel fritto misto con palline di riso ripiene di condimenti vari (leggi arancine). O invece se si prendessero tacos e empanadas e uno sfincione, noo? Mhmm… Forse per non sbagliare, un bel cheeseburger doppio, del Mac (o al massimo, del kebabbaro) e bona lì!

 

   
 
Mah, nel dubbio forse è meglio fare un salto al supermercato dove prendere un più sano “Quattro salti in padella"?  O, dell’etnico? Al super c’è una grande scelta: tra paella valenciana, mousakà greca, o cous cous? Se no, c’è sempre il cinese… Con sushi e sashimi, o soffici gua bao…. Dai, l’ultima spiaggia: pizza e birra e una bella serie alla tv fino a sera! Mhmm… la pizza? Arriva fredda e strapazzata nel motorino del rider di turno…
Oddio, si prospetta una Pasquetta… da niente…

  
 

Mentre con il cervello arrovellato che quasi si rifiuta di prendere una decisione, per evitare cattive scelte e successivi sensi di colpa, il cellulare trema tra le mani: “Ciao! Auguri! Cosa fate oggi? - è il dottor Cesare Spagna, un caro amico (ex direttore di banca nonché giornalista esperto di storia e arte, già tesoriere dell’UCSI - stampa cattolica - per oltre un decennio) che sento sempre volentieri e che spesso mi invita nella sua casa sui colli bolognesi - “Mah, sono rimasto solo oggi, approfitto per sistemare qualche cosa, guardo un po’ di tv e mi riposo”… - gli dico - “Cosa? – risponde lui prontamente – Ma non se ne parla nemmeno, non puoi restare solo a Pasquetta! Tu adesso vieni a pranzo da noi e stiamo insieme a farci compagnia… E poi abbiamo tante cose da raccontarti… – Mia pausa – e lui incalza: “Milena ha fatto le sue lasagne!”…  Bingo! Era questa la parola d’ordine che serviva per smuovere il mio “subcosciente”?  “Okay, a patto che porti io il vino!” – “Andata! Ti aspettiamo!” –.

Mi organizzo per non presentarmi a mani vuote e vado. Allora… Buona Pasquetta anche per me!
Ad accogliermi, oltre ai carissimi Cesare e Milena, c’era anche Andrea, uno dei due figli, tra l’altro membro AIS (associazione italiana sommelier) dunque grande esperto di vini… A parte l’affettuoso benvenuto, trovo una bellissima tavola apparecchiata di tutto punto: elegante tovaglia ricamata a punto croce, stoviglie raffinate e “diversi” bicchieri per “diverse” bevande… (si prospetta una Pasquetta anche gustosa!). Milena ha proprio il culto del focolare domestico.  Come una “vestale”… ha organizzato un vero pranzo pasquale: l’entrée è ottimamente rappresentata da una torta salata con uova sode (pure “benedette”) olive, italiane e greche e salsiccia passita di famosa macelleria dei primi colli bolognesi, accompagnati da gustosi cracker anche integrali, al sapore di “crescente”(specie di focaccia con i ciccioli);

a seguire, lasagne verdi alla bolognese (“versione Milena”!): tanti strati di pasta verde all’uovo (agli spinaci) e stupendo ragù… e qui si apre un mondo fatto con i giusti tagli di carne tra cui cartella di manzo e pancetta distesa, oltre a sedano, carota e cipolla, salsa di pomodoro, con un po’ di estratto, mezzo bicchiere di vino bianco secco e un pochetto di latte intero, il tutto messo sul fuoco dentro al classico tegame di terracotta, mescolato con un bel cucchiaio di legno e lasciato lì per ore… (e la tradizione è pienamente rispettata).

 

 

Tra i protagonisti in tavola, c’era un superbo Bonomi (un Franciacorta Brut DOCG CruPerdu 2009) ottenuto con il solo mosto fiore che dopo la prima fermentazione e il dovuto periodo di riposo, rifermenta in bottiglia per almeno 36 mesi e che migliora se lasciato riposare in cantina per qualche anno… (dal 2009!).  Nel bicchiere è giallo paglierino brillante, con perlage microscopico e interminabile; elegante e intenso ha sentori di fiori bianchi e frutti tropicali. Il sorso conferma il naso, risultando ampio e di carattere, con sapidità tipica del terroir di provenienza. È piacevolmente acidulo e caratterizzato dal ritorno del fruttato fresco in retrogusto. Perfetto con l’antipasto (con la deliziosa torta salata) a parere del sottoscritto ottimo anche con le lasagne, anche se l’alternativa proposta era un magnifico Ghemme: Nebbiolo piemontese (di scuola Gattinara) vino che nasce su terreni argillosi e ciottolosi, che richiede una maturazione di almeno 46 mesi di cui 24 in legno; di colore rosso rubino, è pieno e ha profumo di viola, lampone e frutti rossi, anche speziati di pepe e incenso; si propone di struttura robusta e con bouquet complesso (con sapori che si approfondiscono nel tempo) al palato è morbido e offre un aroma di frutta ancora croccante, rosa canina,  abbozzata nota aggrumata e chiusura di ruggine; è davvero un vino che non si può non assaggiare, certo è da conoscere….

Dopo una breve pausa per appagare ulteriormente i sensi per quanto già assaporato, la gentile padrona di casa proponeva il secondo tipico della tradizione: costolette di agnello a scottadito e patate (di Bologna DOP) al forno… Doverosa la descrizione: la carne di agnello (“bianca”  ricca di proteine ad alto valore biologico, con tutti gli amminoacidi essenziali, ha pochissimo colesterolo e ha grassi che conferiscono sapore e succosità alle fibre) è marinata anche col limone per correggere il gusto e renderla sugosa e tenera; passata nell'uovo sbattuto e quindi nel pangrattato - ma forse c’era anche qualcosa che Milena non svela… (la perdoniamo…) - accoppiate a deliziose patate, dorate e croccanti, messe in teglia, salate leggermente e con l’aggiunta di un filo d’olio EVO, infornate a 180° per 20 minuti circa e quando pronte, avevano incredibilmente acquisito in cottura il sapore dell’agnello… Complimenti Milena!

   

Tutto davvero squisito, confermato dal bis preteso all’unanimità dai presenti! Fine pasto con chiusura della tradizione pasquale: colomba tradizionale e uovo di Pasqua, tutto di marca AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie – linfomi e mieloma): la colomba, realizzata dalla pasticceria Palmisano utilizzando un impasto arricchito con dolci scorze di arancia candita, mandorle, granella di zucchero e squisita glassa, insieme all’uovo - di cioccolato fondente - sono da sempre simboli di AIL (con packaging e incarti ideati in esclusiva proprio per AIL Bologna). Infine, buon caffè per tutti.
P.S. come non menzionare anche il colpevole dell'omicidio di detto caffè? Un "Viaggio Delle Nuvole": morbida grappa di Traminer dal sapore semplice e immediato con i profumi tipici dei distillati friulani con metodo discontinuo da vinacce selezionate... Prosit!

                    

Doverosa considerazione legata alle abbuffate tipiche consumate nelle festività: i recenti risultati della ricerca vedono per giusta scelta e salubrità, migliore in assoluto, la dieta mediterranea, al primo posto, seguita dalle diete flexitariane (principalmente a base vegetale) che si contendono il secondo posto con la DASH (regime alimentare che privilegia frutta, verdura, carboidrati da cereali integrali, derivati del latte a basso contenuto di grassi, pesce, carne bianca, oli vegetali e prevede una sostanziale diminuzione, o eliminazione, di carne rossa, grassi animali, zucchero e alcol) e, al quarto posto, la nota WW (già Weight Watchers), quasi dieta a punti, incentrata sull'educazione alimentare e sull'adozione di uno stile di vita più sano e moderno. Il nostro pranzo casalingo della tradizione, si è rivelato assai giusto, per proprietà degli ingredienti e modalità di preparazione. Al contrario, assecondando invece solo la gola, concedendosi cibi iperproteici, fritti e grassi con quantità eccessive di bevande dolci gassate (che danno pure sonnolenza e difficoltà a concentrarsi) si sarà condannati ai canonici gonfiori e bruciori di stomaco (anche reflusso gastrico) o, peggio veri “imbarazzi di stomaco”… e a poco valgono i rimedi come farmaci procinetici (a base, per esempio, di metoclopramide e dimeticone, leggi Malox o altri simili)  e per chi addirittura pensa di risolvere con la “punturina di semaglutide” … (no, non è mai da fare! Assolutamente, se non prescritta dal medico!). In definitiva la scelta migliore è e resta la dieta varia e morigerata accompagnata da attività fisica, regolare e costante (niente di nuovo…) auspicando che diventi vero e proprio stile di vita...

Comunque, grazie a famiglia Spagna per questa Pasquetta, diventata davvero indimenticabile!

 

 

 


“100 chef per una sera” a Vietri sul Mare per i 60 anni dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo

Conto alla rovescia per “100 Chef per una sera", la cena – evento che l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo organizza il 9 aprile a Vietri sul Mare per festeggiare il suo 60° compleanno. Firmata da 100 Chef dell’associazione, solo su prenotazione (fino ad esaurimento posti), accompagnata in tutte le portate dal perlage di pregiati Franciacorta, la cena sarà riservata ad un massimo di 1000 persone. Di grande suggestione la location, lo scenografico lungomare dell’incantevole località della Costiera Amalfitana, dove ha sede anche la storica Ceramica Solimene, che fin dal 1964 produce i famosi piatti del Buon Ricordo che raffigurano la pietanza simbolo di ciascun locale e vengono donati come “Buon Ricordo”, appunto, di un’indimenticabile esperienza culinaria. Come da tradizione, i commensali riceveranno, in ricordo di una serata che si preannuncia memorabile, il piatto del 60° dipinto a mano dagli artigiani di Solimene, realizzato in edizione speciale datata e numerata e in distribuzione solo in occasione dell’evento, a sottolinearne la storicità e l’unicità. La cena avrà una finalità assolutamente benefica, dato che il ricavato (tolte le spese vive) sarà devoluto a due associazioni del territorio (L’Abbraccio OdV e OPEN - Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma Onlus) e Chef e ristoratori presteranno la loro opera gratuitamente.

 

L’evento - che gode dei Patrocini di Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Vietri sul Mare, Distretto Turistico Costa d’Amalfi e viene realizzato con il contributo della Camera di Commercio e della CNA di Salerno e il supporto dell’Associazione Ristoratori e della Pro Loco di Vietri - prenderà il via alle ore 18,00 con gli accrediti, a cui seguirà una ricca degustazione di prodotti regionali a cura degli associati Buon Ricordo, che si uniranno regionalmente per dare visibilità ai sapori unici del loro territorio: location sarà l’elegante Corso Umberto I, con le varie postazioni allestite nei pressi delle attività commerciali, sfruttando anche i bellissimi androni che si trovano lungo la strada. Dal Culatello di Zibello alla Bresaola e al Bitto della Valtellina, dalle Olive all’Ascolana ai Peperoni cruschi, dalla Raspadüra al Salame Cremonese e a quello di Varzi, dai Pecorini all’Erbazzone, dalla Battuta di Fassona agli Involtini di petali di peperone ripieni di crema di Castelmagno, decine di prelibatezze accompagnate dai migliori vini regionali faranno fare un indimenticabile giro d’Italia enogastronomico.

 

La cena di gala Inizierà alle ore 20,00 sul lungomare di Vietri. Protetta da una tensostruttura trasparente di 1.000 mq, con tavoli rotondi da 10 persone, sarà preparata da 100 chef del Buon Ricordo, che contribuiranno in vario modo alla realizzazione di un menù esemplare, capace di evocare la più rappresentativa tipicità della cucina italiana. Il menù si articolerà in 4 portate con ricette del Nord, Centro e Sud Italia. Tutta la cena sarà abbinata a diverse tipologie di Franciacorta, che esalteranno ogni singolo piatto.

  "L'Unione Ristoranti Buon Ricordo, in questi 60 anni, è stata ambasciatrice e portavoce della valorizzazione della cucina locale ed è proprio questo che ci accomuna, motivo per cui Franciacorta sostiene l’Associazione da diversi anni - dice il presidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini - Durante questo percorso, l'impegno costante per entrambi è stato quello di promuovere l'autenticità e la tradizione ed è grazie alla dedizione dell'Associazione e alla passione dei ristoratori che oggi possiamo vantare piatti che rappresentano appieno l'essenza delle specialità locali italiane con cui possiamo abbinare ogni tipologia di Franciacorta, regalando agli ospiti esperienze indimenticabili."

Il dolce sarà realizzato dall’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, espressione più alta della pasticceria italiana. La conclusione della serata, con caffetteria, alta pasticceria vietrese, grandi lievitati, liquori ed infusi di bacche, avrà come cornice la splendida e panoramica Terrazza della Rosa dei Venti.


A noi del Buon Ricordo le cose banali non piacciono
- dice il presidente Cesare Carbone- Dopo l’esperienza della prima edizione di “100 Chef per una sera” organizzata nel 2014 nel centro di Parma in occasione del nostro 50° compleanno, eccoci a Vietri per tre ottimi motivi: festeggiare le nostre nozze di diamante con la cucina della tradizione italiana, ringraziare Vietri per le splendide ceramiche che da 60 anni sono i nostri “Piatti del Buon Ricordo”, destinare donazioni il più possibile importanti a due associazioni che si occupano di chi è meno fortunato. Per questo tutti i nostri colleghi convergeranno in costiera a loro spese e lavoreranno senza percepire neppure un minimo rimborso. Qui abbiamo trovato un’accoglienza e una collaborazione straordinari: ringraziamo di cuore tutti quanti - istituzioni e privati- ci affiancano con entusiasmo per la riuscita dell’evento.

 

 

100 Chef per una sera” vede la partecipazione di tutti i Partner dell’URBR: oltre al Consorzio Franciacorta, Bellomo, Confagricoltura, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, DiBALDO Spirits, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Riso Margherita, Zanussi Professional.
L’evento è organizzato con il prezioso supporto di Alleanza Assicurazioni, Consorzio di Tutela della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, Davide Groppi, De Nigris 1889, Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Goeldlin Collection, I Cottinforno, Rastal, Rosa dei Venti, Russo Amalfi Coast, Vivere Vietri Sul Mare.
Il catering sarà curato da Exclusive catering e il servizio vini dai Sommelier dell’Ais Campania. Saranno presenti anche gli allievi della rinomata Scuola alberghiera IPSEOA “R. Virtuoso” di Salerno, che con il loro contributo e la loro passione arricchiranno l’evento.
Il menù della cena sarà visibile su www.buonricordo.com . I biglietti sono in vendita su Vivaticket ( https://www.vivaticket.com/it/ticket/100-chef-per-una-sera/229931 ) al costo di 120 € + diritti di prevendita.

Una curiosità: in quei giorni, la Ceramica Solimene darà vita ad una vendita straordinaria, autorizzata, dei piatti del Buon Ricordo che riposano da anni nei suoi magazzini.

     

Informazioni:
L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. 60 anni d’età, 112 insegne, di cui 11 all’estero: dal 1964 l’URBR salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche italiane, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare dove è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, i locali associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana

Ad affiancare il Buon Ricordo ci sono prestigiosi partner che ne condividono e sostengono i progetti: Bellomo, Confagricoltura, Consorzio Franciacorta, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, DiBALDO Spirits, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Riso Margherita, Zanussi Professional.

 

Unione Ristoranti del Buon Ricordo
Tel. 0521 706514
www.buonricordo.com

 

 


Weekend culturale: andare per musei… “Ferrari museums”

Non è soltanto un museo… Per gli appassionati di motori questo spazio, alle porte di Modena, è molto di più: è il luogo del cuore capace di regalare emozioni speciali, il luogo dove è nata la leggenda…

                               

È proprio dedicato a Enzo Ferrari questo museo – è Michele Pignatti Morano, direttore dei Musei Ferrari (di Modena e Maranello) che spiega – anche perché c’è la sua casa natale, la casa dove è proprio nato, con una bellissima struttura che è un po’ il passato e un po’ il futuro…

Qui il Drake, al secolo Enzo Ferrari, abitò fino ai vent’anni. C’è anche la riproduzione fedele del suo studio con la foto del figlio Dino appesa alla parete, oltre un secolo scandito dal rombo dei motori. Siamo nel cuore della Motor Valley, terra di motori per eccellenza, la terra dov’è nata la velocità… La superficie del museo si estende per 6 mila metri quadrati. Al suo interno si svelano modelli iconici, supercars da sogno messe in mostra come vere e proprie opere d’arte. Il 2024 è dedicato all’esposizione delle “Ferrari personalizzate”, modelli unici al mondo, confezionati su misura da artigiani di altissimo livello.

      

Passeggiamo nella storia del marchio automobilistico più famoso al mondo – è Antonio Farnè, inviato del Tg2 Rai, che descrive il museo – Questa color oro, è una Ferrari 812 Competizione, venduta all’asta per 5 milioni di euro, è una delle Ferrari più preziose di sempre…

      

Questa blu metallizzato, invece, è una 166 Mille Miglia del ’48, auto appartenuta all’avvocato Gianni Agnelli.

E qui non può mancare il rosso Ferrari, colore della velocità… Questa è una F12, velocità massima 340 chilometri orari!
Poi ci sono la 500 Mondial, la Ferrari Scaglietti grigia, la mitica berlina degli anni ’60, ma il campionario è molto vasto e occhieggia seducente al flusso continuo di visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

        

     

      

Ferrari è anche l’auto simbolo dell’Italia che vince: tra le star del museo, come non citare la monoposto con cui Michael Schumacher conquistò il titolo mondiale di Formula 1 nel 2003?

 

Questa è la storia… e ora il popolo della Rossa è tornato a sorridere: “Abbiamo avuto un bellissimo weekend con una “doppietta” proprio recentemente – è Michele Pignatti Morano il direttore Musei Ferrari di Modena e Maranello che si congeda – e speriamo di continuare… per buon auspicio facciamo gli auguri a tutto il team e a tutti i tifosi e a tutti quanti… Forza Ferrari!”  Ma Farnè lo interrompe con una domanda a bruciapelo: “Dottor Pignatti Morano, qual è a suo parere la Ferrari più bella di sempre?” – e lui: “Non posso che rispondere come aveva anche detto Enzo Ferrari: la prossima è la più bella, perché effettivamente, è proprio così!”   

 


Museo Enzo Ferrari a Modena e Museo Ferrari a Maranello
Il museo Enzo Ferrari, originariamente museo casa Enzo Ferrari è
noto anche con l'acronimo MEF, è un museo di Modena dedicato
alla vita e al lavoro di Enzo Ferrari, il fondatore della Ferrari.
9,30 / 18,00 - Via Paolo Ferrari, 85 Modena - Tel.: 0594397979
Ferrari S.P.A. via Abetone Inferiore n. 4 - Maranello (MO) Italia

www.ferrari.com/it-IT/museums/enzo-ferrari-modena

 


(a cura di Antonio Farnè, inviato Tg2 Rai)     

 

 


Trentino, tra enogastronomia e natura per ponti di primavera super

Quando la festività è infrasettimanale, la voglia di agganciare uno o due giorni di ferie e partire è irresistibile. La primavera 2024 regala due ottime opportunità per gli amanti del genere: tra la Festa della Liberazione del 25 aprile di giovedì e il primo maggio di mercoledì, si può organizzare addirittura un viaggio di una settimana, sfruttando soli tre giorni di ferie. Chi si accontenta di uno stacco più breve, può partire dal primo al 5 maggio: due giorni di assenza dal lavoro per cinque di vacanza!

E allora via alla pianificazione. La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino corre in aiuto proponendo tre itinerari alla scoperta del territorio, con attività all’aria aperta intervallate da irrinunciabili momenti di visita e degustazione.

#Itinerario n. 1: Teroldego e skywalk in Piana Rotaliana

Giardino vitato più bello d’Europa, come lo definì Goethe, la Piana Rotaliana a nord di Trento è un pullulare di cantine da conoscere e visitare. Tra queste, l’Azienda Agricola Elio e F.lli che abbina l’esperienza in cantina ad una passeggiata tra i vigneti, con finale nella sede storica, tra antiche volte a botte e muri in sasso, per una degustazione guidata. Qui, non può mancare un calice di Teroldego Rotaliano DOC, autoctono rosso del Trentino e vino principe del territorio. Per un colpo d’occhio privilegiato su questo meraviglioso panorama, la tappa d’obbligo è il Monte di Mezzocorona, raggiungibile in pochi minuti con la funivia dal centro della borgata o, per i più sportivi, a piedi su sentiero o addirittura attraverso la spettacolare ma semplice ferrata Giovanelli del Burrone di Mezzocorona. Un posto magico, senza auto, dove godersi non solo momenti di relax, ma anche di pura adrenalina, grazie alla nuova Skywalk di 17 metri, con pavimentazione in vetro nella parte più esposta, sospesi sui 648 metri sottostanti, o il ponte tibetano a 120 metri di altezza: lungo 123 metri, permette di attraversare la suggestiva Val della Villa vivendo un’emozione unica. E quando è il momento di sedersi a tavola, il consiglio è di andare al Ristorante La Cacciatora, con i suoi piatti tipici della cucina trentina, la selvaggina preparata ad arte ed il famoso carrello dei bolliti, affiancati da proposte più contemporanee e in grado di accontentare tutti i palati. Per la notte, invece, pratica e confortevole la soluzione dell’Affittacamere La Ferrata: da qui si può partire il giorno successivo per affrontare la Via ferrata Rio Secco in partenza da Cadino, che si sviluppa all’interno di una forra offrendo refrigerio anche nei mesi più caldi.

      

#itinerario n. 2: Valsugana by bike, tra storia e bollicine

Vallata perfetta da percorrere in bici, lungo la sua pianeggiante pista ciclabile che costeggia a pelo d’acqua anche il lago di Caldonazzo, offre alcune imperdibili chicche. Come la visita a Castel Ivano, antico maniero del XII secolo dopo Cristo, per un tuffo nel Medioevo e nella sua storia, tra ambientazioni interne e il meraviglioso giardino con piante secolari. Qui merita una visita la cantina Terre del Lagorai: l’ospite viene accolto con una camminata tra i filari del vigneto intorno al castello per poi essere condotto tra pupitre destinate al remuage del Trentodoc qui prodotto. La location perfetta per una degustazione guidata tra vini fermi e bollicine di montagna. E via di nuovo in sella, per raggiungere un antico palazzo del XVI secolo nel centro storico di Levico Terme, dove Riccardo Bosco è pronto a proporre una indimenticabile esperienza a tavola. Il suo ristorante “Boivin” prende il nome dalla parola dialettale che indica il mosto che bolle. Qui già negli anni Sessanta il padre Giancarlo risanò le stalle e gli avvolti di un’antica casa di famiglia per dare vita ad un locale in cui veniva servito vino accompagnato da speck e Schüttelbrot. Oggi non è cambiata la voglia di accogliere e la grande ospitalità, ma nel segno di una proposta enogastronomica di eccellenza, con una selezione di piatti in carta affiancati da menù a tema e menù degustazione studiati nel rispetto del ritmo delle stagioni. E per un meritato riposo dopo una giornata passata pedalando, c’è il B&B “Alla Loggia dell’Imperatore”, situato in un prestigioso edificio di inizio Novecento a pochi passi dal centro storico di Levico Terme, vicino al Parco Asburgico dove passeggiavano Francesco Giuseppe e la principessa Sissi. Un’atmosfera accogliente e familiare, come in ognuna delle strutture che vantano il marchio B&B di Qualità in Trentino, tra colori e materiali ispirati al tipico stile trentino-tirolese, oltre alla possibilità di fare un’incursione in un ex rifugio antiaereo, dove oggi è custodita una personale selezione di bottiglie accanto agli attrezzi di lavoro di un tempo.

   

#Itinerario n. 3: dal bosco al vigneto, in Vallagarina

In questo caso si parte da Rovereto, cittadina ricca di fascino, storia, arte e cultura, per poi addentrarsi nel bosco della città che conduce, in un’oretta di passeggiata in leggera salita, all’Azienda Agricola Balter, sita in un suggestivo castelliere del Cinquecento, con i suoi merletti e l’antico torrione, che regala una vista incredibile sulla vallata sottostante. Dopo una visita incentrata su territorio, struttura, vinificazione e focus specifico su metodologia produttiva del Trentodoc, si passerà all’assaggio di vini fermi e bollicine di montagna. Divertente e insolita la proposta in programma sabato 20 aprilealle ore 15.00, “Sbocca la tua bottiglia”. Un’occasione per partecipare attivamente a “remuage, sboccatura, dosaggio, tappatura e vestizione” della bottiglia con etichetta personalizzata, da portare poi a casa nell’apposita confezione in legno. Rientrando incittà ci si può concedere una piacevole pausa al Briciole Food&Drink, punto vendita di Panificio Moderno che conta un’ampia selezione di proposte dolci e salate, perfetto dal momento della colazione fino al pranzo. Per concludere la giornata in bellezza, c’è il Ristorante Il Doge, con la sua caratteristica sala con volte e sassi a vista del 1654, ricavata dalle cripte della Chiesa del Redentore, e la cucina di territorio. E per svegliarsi con una impagabile vista sulle montagne della Val d’Adige, si può rivolgersi al B&B Ai Colli, prossimo alla riapertura, situato in una parte ristrutturata di villa storica e a due passi dal centro cittadino.

   

 

Consigli di viaggio

Nella scelta dei piatti il consiglio è quello di privilegiare le proposte di stagione a km ravvicinato, come quelle che valorizzano il sapore delicato degli Asparagi bianchi di Zambana o la ricchezza di boschi e campi a primavera, tra tarassaco, ortiche, aglio orsino e altre erbe selvatiche. Nel bicchiere, non può invece mancare una degustazione di Vino Santo Trentino DOC, il passito dei passiti prodotto in Valle dei Laghi che, proprio in primavera, inizia il suo lunghissimo affinamento in piccole botti di rovere, dove riposerà per almeno 6-8 anni.

La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino è a disposizione per ulteriori informazioni e contatti con i produttori. Tenendo monitorato il sito, tastetrentino.it/vino, inoltre, si potranno scoprire tutti le esperienze e gli eventi enogastronomici in programma:  da non perdere in questo periodo, ogni fine settimana, “Weekend in cantina” e, a maggio, “Gemme di gusto”, la rassegna che riunisce passeggiate, aperitivi all’aria aperta, visite presso i produttori e molte altre iniziative in omaggio alla primavera.

 

(Crediti fotografici: FototecaStradaVinoSaporiTrentino_M.Prada)

Strada del Vino e dei Sapori del Trentino
www.stradadelvinoedeisapori.it

 


Pasqua nei parchi, o con frisbee, vela, yoga, voli in mongolfiera, escursioni slow, tradizioni e buon cibo: allora, tutti in Emilia Romagna!

In occasione del weekend di Pasqua (29 marzo-1 aprile) l’Emilia-Romagna si anima di tante iniziative tra sport, musica, natura, tradizione e buon cibo – Dal volo in Mongolfiera su boschi e paesini nel Reggiano alla regata velica a Cesenatico (FC), dal “Guscio contro guscio” a Fiorenzuola d’Arda (PC) al freestyle del Paganello sulla spiaggia di Rimini fino all’antica processione a Pennabilli (RN) – Per gli amanti della natura, yoga e passeggiata con gli asini tra le colline del Parmense ed escursioni a piedi, in bici e in barca tra parchi e riserve naturali nelle Valli di Argenta (FE) e zone umide nel Parco del Delta del Po.

Per le festività di Pasqua (da venerdì 29 marzo a lunedì 1aprile) i borghi dell’entroterra e le località costiere dell’Emilia-Romagna aprono ufficialmente la stagione delle vacanze, con tanti appuntamenti tra eventi sportivi, folklore, natura e prodotti tipici. Proposte per tutti, dalle competizioni in spiaggia agli eventi dedicati al cibo di strada, dagli appuntamenti con la tradizione pasquale alle pratiche yoga tra dolci colline in provincia di Parma, fino alle escursioni a piedi, in bici e in barca nelle aree e nei nel Parco del Delta del Po, Riserva Biosfera MaB UNESCO e nelle zone umide delle Valli Ferraresi. Per informazioni sulle iniziative pasquali in Romagna si può consultare il sito www.visitromagna.it/

Sport, musica e divertimento all’aria aperta

Pasqua in Mongolfiera
Un’esperienza unica, tra stupore e meraviglia, sospesi in aria e spinti dal vento, ammirando il paesaggio dell’Appennino Reggiano a Carpineti (RE) e Reggio Emilia. Un volo silenzioso con cui osservare boschi, fiumi, colline, castelli e piccoli centri abitati da un’angolazione diversa e insolita. Si può prenotare questa emozionante gita di circa un’ora, nei giorni 30, 31 marzo e 1 aprile, sia al mattino che al pomeriggio. Info e prenotazioni: volareinmongolfiera.com/tour/volo-in-mongolfiera-allalba-sul-appennino/

Panoramic Bologna Bike Tour – Sentirsi bolognesi per un giorno
Una passeggiata di 2 ore in bici per esplorare il centro storico di Bologna in modo sostenibile e divertente, insieme a chi la vive ogni giorno. È la proposta di Bologna Welcome di venerdì 29 e sabato 30 marzo, per chi desidera andare alla scoperta dei luoghi più conosciuti della città e i suoi angoli segreti. Pedalando tra chiese, monumenti e palazzi storici, gli accompagnatori turistici daranno consigli sui punti di interesse più e meno noti della città, da Piazza Maggiore con la Basilica di San Petronio, celebre per la sua facciata incompiuta, e la vicina Fontana del Nettuno, all’Archiginnasio - la sede universitaria più antica della città - e l’ex Ghetto Ebraico che si apre a pochi passi dalle Due Torri. Non si può visitare Bologna senza aver assaggiato la sua cucina tipica. I “ciceroni” consiglieranno i luoghi da non perdere dove gustare i piatti della tradizione. Info, costi e prenotazioni: www.bolognawelcome.com/it/esperienze/318814/Panoramic-Bologna-Bike-Tour

Le Vele di Pasqua a Cesenatico
Nel weekend di Pasqua (da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile), torna l’evento più prestigioso della Congrega Velisti Cesenatico, con cui la località balneare dà il benvenuto alla bella stagione. Nelle Vele di Pasqua gareggeranno circa 30 catamarani, divisi per classi e provenienti dall’Italia e da altri paesi del mondo, sia in equipaggio singolo che doppio, nei due campi di regata a circa mezzo miglio dalla costa (a Levante e a Ponente). In scena anche il Torneo del Mare Adriatico – Trofeo Città di Cesenatico, con squadre giovanili provenienti da ogni parte d'Italia. Info: www.congregavelisti.org/

 

Pasqua “diffusa” a Bellaria
Due giorni di festa e musica, il weekend del 30 e 31 marzo, a Bellaria - Igea Marina (RN): una Pasqua “diffusa” che partirà sabato sera con l’Hit Parade Party con Radio Bruno in viale Ennio e la sera successiva con sei spettacoli e concerti in contemporanea su Viale P. Guidi. Saranno presenti grandi nomi del mondo dello spettacolo e della musica italiana, come Edoardo Vianello, che si esibirà con un trio presso il Palco della Stazione, e Jerry Calà con il concerto in Piazza Don Minzoni “Una vita da libidine – Concert Show”, che interpreterà le canzoni più famose dagli anni ’70 ad oggi insieme a divertenti gag. Info: www.bellariaigeamarina.org/it/news/7316/PASQUA-2024.html

La spiaggia di Rimini si anima con il Beach Ultimate del Paganello
Il primo evento che segna la ripartenza della stagione è il Paganello di Rimini (da sabato 30 marzo a Pasquetta, ingresso libero), la Coppa del Mondo di Beach Ultimate, ovvero lo sport del frisbee giocato sulla sabbia, arrivata alla sua XXXIII edizione. Un evento che raduna oltre mille giocatori in 110 squadre, provenienti da una decina di Paesi, e che unisce allo spettacolo delle gare musica, feste e tanto divertimento. Il villaggio sulla sabbia sarà allestito sul Lungomare (Parco del Mare), davanti a piazzale Alberto Marvelli (spiaggia n. 37), dove assistere alle gare dalle 9 di mattina al tramonto. Il Paganello prevede due discipline: il Beach Ultimate, sport di squadra (ognuna composta da 5 giocatori) praticato con il Frisbee (versione da spiaggia di Ultimate Frisbee) e il Cup World Freestyle Challenge, suggestive acrobazie di piccoli gruppi di due o tre persone con il frisbee, in campi 75 x 25 metri. La cerimonia di chiusura sarà lunedì di Pasquetta alle 18. Info: www.facebook.com/paganello/

Pasqua pop e sostenibile a Riccione
La primavera di Riccione (RN) si apre all’insegna della grande musica sabato 30 marzo con il concerto live del pianista Stefano Bollani nella Sala Concordia del Palazzo dei Congressi (www.palariccione.com/). Dal 30 marzo all’1 aprile a Villa Lodi Fè edizione speciale dello Smanèt Easter Market, weekend tra uova, fiori e artigianato, trampolieri e giocolieri, mentre in Via Virgilio, il 29 e 30 marzo, 1a edizione di Riccione Vintage Market, a cura di New Palariccione. Una vera e propria fiera del vintage con un’accurata selezione di capi iconici e accessori griffati dagli anni ‘70 al 2000, provenienti anche da Regno Unito e Stati Uniti. A Pasquetta due appuntamenti in suggestive location di cultura. Nel giardino di Villa Mussolini (aperta per la mostra di Robert Capa), “En Jiardin” originale picnic tra food e musica, e a Villa Franceschi, in occasione della mostra multisensoriale di Silvia Naddeo “Turbolenta. Mostra multisensoriale che indaga gli approcci della società verso il cibo e l’alimentazione”, appuntamento con “Pasquetta Turbolenta”, brunch nel giardino della Villa, con performance musicali. L’evento prosegue nel pomeriggio con una visita guidata a cura dell’artista.  Per l’occasione, dal 30 marzo e per tutta la primavera, Viale Ceccarini, Piazzale Roma, Viale Dante e il ponte sul portocanale si trasformano in salotti a cielo aperto con allestimenti green, istallazioni botaniche e spazi espositivi e conviviali realizzati in collaborazione con Geat e a cura di Silvia Montanari di eStudio (e curatrice di Giardini d’Autore) e il designer Renzo Serafini. Piazzale Roma, all’interno del progetto di allestimenti urbani, ospiterà l’Officina creativa con laboratori per grandi e piccoli dedicati all’educazione ambientale. Info: www.riccione.it/it

Gli appuntamenti con il gusto e il folklore: Pasqua a colpi di uova sode in Emilia
L’uovo, simbolo della Pasqua, diventa ambito e conteso nel tradizionale gioco dello Scusìn di Castelnovo ne’ Monti (RE). Nel paese dell’Appennino Reggiano, dove svetta la Pietra di Bismantova, nei giorni di Pasqua e Pasquetta – 31 marzo e 1 aprile – persone di diverse generazioni, dopo aver decorato e colorato le uova sode, si sfidano battendo uovo contro uovo. Chi conserva quello che resta integro vince e si intasca l'altro. In passato, i giocatori più furbi, per ottenere più uova possibili, davano da mangiare alle galline del ghiaino mischiato al becchime, altri svuotavano l’uovo e lo riempivano di pece. Un rituale affascinante, arricchito di gastronomia, mercatino dei fiori ed eventi collaterali. Info: www.visitemilia.com

Guscio contro guscio anche a Fiorenzuola d’Arda (Pc). Nei giorni di Pasqua e Pasquetta per il gioco popolare del Ponta e cül. Grandi e piccoli, dopo la Messa, si incontrano in Piazza Molinari sfidandosi a colpi di uova sode. Prima si batte punta contro punta, poi l’uovo si capovolge per battere la parte inferiore. Di qui i termini “Ponta” e cül”. L’uovo che si rompe è perso, perché a conquistarlo è l’avversario. Vince il premio chi ottiene più uova. Solitamente parte del ricavato della vendita delle uova viene devoluto in beneficienza. Info: www.visitemilia.com

Omaggio al Duca d’Este
Nella cornice della Piazza Castello, accanto al Castello Estense di Ferrara, le otto contrade rendono omaggio al Duca di Ferrara con giochi e coreografie che fanno rivivere l’atmosfera della grande epoca estense. Dopo i primi tre appuntamenti (partiti il 10 marzo), a Pasquetta dalle 11 sarà protagonista il Borgo San Giovanni con dame e cavalieri, sbandieratori e musici, danzatrici, giullari e mangiafuoco, per una cerimonia breve ma suggestiva, che regala l'emozione di un tuffo nella storia della città di Ferrara e degli Estensi. Come consuetudine, la Contrada proporrà al Duca uno spettacolo inedito e originale, nel quale centinaia di figuranti in costume racconteranno un aspetto o un aneddoto particolare della vita e della cultura del ducato d’Este in epoca rinascimentale. L’ultima Contrada concluderà l’evento l’1 maggio. Ingresso libero. Info: www.ferrarainfo.com/it/ferrara/eventi/manifestazioni-e-iniziative/sagre-feste/omaggio-al-duca-2024

“Primavera Marittima - Uova d’arte”
È l’originale iniziativa che raduna a Cervia (Ra), in Piazza Garibaldi e Pisacane vari artisti nel weekend di Pasqua (da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile). Pittori e artigiani realizzeranno a mano sculture-uovo artistiche e nei materiali più disparati: dal legno alla ceramica, dal metallo allo zucchero. Uova di varie forme e dimensioni addobberanno le piazze della località balneare con premiazione finale per l'uovo più votato dal pubblico. In Piazza Garibaldi e in Piazzetta Pisacane laboratori creativi coinvolgeranno i bambini che potranno dare sfogo a tutta la loro fantasia, mentre il giorno di Pasqua si assisterà all’apertura (e all’assaggio) dell'uovo gigante di cioccolato. Durante il weekend si terranno spettacoli di artisti di strada in vari punti del centro cittadino. In Viale Roma verrà allestito il Borgo Food della Cultura e del Cibo con 5 strutture a tema in cui verranno realizzati i piatti più famosi della tradizione delle regioni attraversate dalla via Francigena e dalla Via Romea Germanica. Ingresso gratuito. Info: www.turismo.comunecervia.it/it/eventi/manifestazioni-e-iniziative/mercatini-mostre-mercato/primavera-marittima-uova-d-arte

Tornano i carri allegorici del Carnevale di Gambettola, il più dolce d’Italia
L’antico Carnevale di Gambettola (FC), giunto alla 138a edizione, torna ad animare la cittadina romagnola dall’1 al 6 aprile, con le sfilate di carri allegorici di prima categoria, giganti di cartapesta realizzati alla Bottega del Carnevale. Una tradizione che dal lontano 1886 veste a festa le strade della cittadina romagnola. Due grandi sfilate di carri allegorici, una diurna e una notturna, e una settimana di eventi al villaggio del carnevale offriranno una full immersion unica. Si tratta del Carnevale più dolce d’Italia, perché dai carri vengono lanciati oltre 100 quintali tra caramelle, uova di Pasqua e cioccolato, oltre a 10.000 palloni. Info: www.carnevaledigambettola.it/info

58ima Sagra e Palio dell’Uovo
Nei giorni di Pasqua e PasquettaTredozio (FC) si celebra la tradizionale Sagra e Palio dell’Uovo con giochi, degustazioni, mostre, finalizzati a valorizzare dell'antica usanza della battitura delle uova sode che si svolgeva nella vicina Parrocchia di Ottignana nel giorno di Pasqua. La tradizione, che si perpetua dal 1964, giunge quest’anno alla 58a edizione. Soggetto unico ed esclusivo delle gare del palio è l’uovo, sia crudo che sodo. Domenica 31 marzo vi aspettano i Campionati di Sfogline, i mangiatori di uova sode e le agguerrite ragazze dei 4 rioni per il Palio Femminile. Lunedì 1 aprile ritorna l’allegria della sfilata allegorica e la Disfida del 58° Palio dell’Uovo. Durante la manifestazione vengono allestite mostre di vario tipo (artigianato, artistiche, fotografiche), si può assistere a spettacoli con artisti di strada e a giochi con il coinvolgimento del pubblico (la classica pesca nell’uovo gigante, la pentolaccia). Presso gli stand gastronomici della Pro Loco si potranno degustare i prodotti tipici della tradizione romagnola. Info:

www.scopriforli.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

Sempre il giorno di Pasqua dalle 18, al Campo Sportivo, il cantautore Omar Pedrini, in tour con il suo ultimo album “Sospeso”, organizza la “Pasqua per la ripartenza”, concerto live per una raccolta fondi a favore degli alluvionati del territorio, realizzato insieme a Comune e Pro Loco di Tredozio. Sul palco e in tour a titolo gratuito con Pedrini, circa 20 cantautori del calibro di Peppe Voltarelli, Edoardo De Angelis, Enrico Capuano, il leader dei Ridillo Daniele Bengi Benati, e del musicista classico Massimo Mercelli, leader dell’Emilia-Romagna Festival. Ingresso a offerta libera. Manifestazione a cura del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (Ra), con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna. Avviato anche l’iter per il patrocinio del Ministero della Cultura. Info: Pro Loco di Tredozio, tel. 328.2475073

La Processione del Venerdì Santo a Pensabili
La tradizionale "Processione dei Giudei" che si tiene la sera del Venerdì Santo (29 marzo alle 21) a Pennabilli (RN), è annoverata fra le manifestazioni storiche più suggestive del borgo medievale, dal 2010 Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Il Borgo è illuminato solo da fiaccole e braceri, mentre gli appartenenti alle Confraternite, vestiti con tradizionali abiti, trasportano a spalla una scultura in cartapesta policroma del XVII secolo. La processione parte dalla Chiesa della Misericordia e, dopo un lungo e suggestivo percorso attraverso il centro storico, arriva al monastero delle Monache Agostiniane di Sant’Antonio da Padova e sosta brevemente dentro la piccola chiesa. Le alture della Rupe, ai piedi dell’antico monastero agostiniano, richiamano il Golgota, in un contesto naturale fortemente suggestivo. Qui viene rappresentata la Rievocazione della Passione e Morte di Gesù a cura della Filodrammatica Pennese. Per info: Pro Loco Pennabilli, tel. 0541.928659; www.pennabilliturismo.it/

A Cattolica vanno in scena le specialità gastronomiche internazionali
Nel weekend pasquale (29 marzo-1 aprile) torna a Cattolica (RN) il Festival Internazionale del Gusto. Quattro giornate all’insegna della convivialità, della più tipica cucina nazionale ed internazionale e dell’ottima musica dal vivo. Piazza I Maggio ospiterà i migliori truck e chef on the road, piatti street food sia dolci che salati per accontentare tutti i palati e una selezione di ottime birre artigianali e non. Ad allietare il lungo weekend di festa non mancheranno serate danzanti e canore. Ingresso gratuito. Per info: www.cattolicaturismo.com/it/eventi/festival-del-gusto-cattolica

Pasqua immersi nella natura

Pasquetta yoga in compagnia degli asini
Una Pasquetta davvero originale quella proposta da Asini nel Cuore, nel Parmense, insieme a Elisa Lorenzani, guida ambientale escursionistica e insegnante di Yoga certificata. Una passeggiata rilassante con pratiche corporee di respirazione (non è necessario essere esperti di pratiche di yoga) in compagnia degli asinelli, immersi nelle colline di Talignano (PR), località di itinerari della via Francigena, situata nei pressi del parco dei Boschi di Carrega, lontano dal frastuono e dai ritmi frenetici della città. Nell’esperienza è prevista la sosta per picnic, a carico dei partecipanti. Possibilità di passeggiare tutto il giorno, dalle 11 alle 16:30, oppure solo al mattino o al pomeriggio.
Info e prenotazioni: tel. 349.4286844; elisa@asininelcuore.it (esperienza riservata agli associati); asininelcuore.it/home/eventi-2020/

Alla scoperta delle Valli di Argenta
A Pasqua e Pasquetta sono organizzate varie escursioni che permettono di conoscere l’ecosistema delle Valli d’Argenta (Fe). Si parte sabato 30 marzo alle 15:30 con “I Colori della Primaverae domenica 31, alle 10, con “Il Risveglio della Natura, escursioni a piedi per apprezzare il paesaggio e conoscere le specie che lo abitano in questa stagione. Sempre domenica 31 marzo, alle 15:30, “Un lupo per amico, escursione a piedi di 2,5 ore con focus particolare sulla recente presenza del lupo, per imparare a conoscerlo e a convivere con lui. A Pasquetta (1 aprile), dalle 10, escursione “A Ciascuno il Suo Uovo”, all’interno della zona umida, fino al Bosco del Traversante, per conoscere le uova degli animali che popolano questo ambiente. Nella stessa giornata, dalle 15:30, “Pedalando nelle Valli di Argenta”, escursione guidata di 2,5 ore in bicicletta per raggiungere il Bosco del Traversante e l’area naturalistica delle casse di espansione Campotto e Bassarone, per osservare le bellezze delle Valli di Argenta e scoprire i segreti dell’avifauna che popola questo habitat. Tutte le esperienze sono a pagamento e a prenotazione obbligatoria. Info: Museo delle Valli, tel. 0532.808058; www.vallidiargenta.org/ info@vallidiargenta.org.

A piedi, in bici e in barca nelle zone umide del Parco del Delta del Po
Per Pasqua la Riserva Naturale della Salina di Cervia (Ra) apre le “porte” ai visitatori per suggestive gite a piedi, in bici e in barca, accompagnati da guide ambientali, organizzate dalla Cooperativa Sociale Atlantide di Cervia. Si parte venerdì 29 pomeriggio alle 17, con Riflessi dorati: pedalata con degustazione al tramonto, visita guidata in bicicletta nell’orario più suggestivo della giornata con a seguire degustazione di prodotti tipici. Immersi tra panorami di acqua e cielo si potranno ammirare le diverse specie animali che popolano quest’oasi naturalistica (avocette, cavalieri d’Italia, fenicotteri, aironi), facendo tappa sulle torrette di avvistamento per osservare dall’alto un panorama unico. Ritrovo al Centro Visite della Salina di Cervia. Info e prenotazioni: www.amaparco.it/iniziative-eventi/riflessi-dorati-pedalata-con-degustazione-al-tramonto/

Passeggiata lungo la via dei nidi, sabato, domenica e festivi, alle 14.30, permette di scoprire, muniti di binocolo, la flora tipica di questa zona, Porta Sud del Parco del Delta del Po, e con un po’ di fortuna, ammirare alcune specie di uccelli. Percorso semplice, circa 1 km di camminata tra andata e ritorno. shop.atlantide.net/visite-escursioni-esperienze/escursioni-a-piedi/?re-filter-date-from=2024-3-31&re-filter-date-to=2024-3-31&re-product-id=177139&rwstep=product.

In barca al tramonto, sabato 30 marzo, percorso naturalistico di 1 h e 30 min, un’ora prima del tramonto. Suggestiva escursione nella Salina di Cervia a bordo di una barca elettrica, lungo il canale circondariale della Salina, per raggiungerne il centro. Poi, accompagnati da una guida ambientale si passeggia sugli argini, avvolti dai caldi colori del tramonto. Info: Tramonto in salina, in barca elettrica — Turismo Comune di Cervia

La pedalata dei fenicotteri al tramonto è il nome dell'escursione che parte dal Museo NatuRa di Sant'Alberto, a 6 km da Ravenna a Pasqua e Pasquetta, rispettivamente alle 16 e alle 17. In sella alla bicicletta si attraverseranno lingue di terra, circondati da specchi d’acqua e distese di fenicotteri che ormai considerano questo luogo la loro casa. Muniti di binocolo è possibile riconoscere tante altre specie di volatili che vivono in questa zona. Per raggiungere le valli si attraverserà il fiume Reno a bordo di un traghetto elettrico, pedalando nel silenzio della natura del Delta del Po. Info: www.amaparco.it/iniziative-eventi/la-pedalata-dei-fenicotteri-al-tramonto-2/

Tra farfalle in volo o sospesi sugli alberi al Parco Naturale di Cervia
Venerdì 29 marzo riapre la Casa delle Farfalle, nel Parco Naturale di Cervia (RA), per un viaggio nella biodiversità immerso in 500 mq di foresta pluviale, fra 60 specie di farfalle tropicali, 20 specie di insetti provenienti da tutto il mondo e 100 specie di piante tropicali (www.amaparco.it/parchi/casa-delle-farfalle/). Il Parco Naturale e al suo interno, Cerviavventura, saranno accessibili da sabato 30 marzo, con ponti tibetani, pareti di corda, passerelle sospese nel vuoto e carrucole mettono alla prova le abilità e le capacità motorie di grandi e bambini. Info: www.amaparco.it/parchi/avventura/cerviavventura/

Escursioni in canoa a Milano Marittima (RA)
A Pasqua il Club Canoa Kayak propone escursioni in canoa o kayak di un paio d’ore con guida esperta(9:30-12:30) nel suggestivo paesaggio delle Saline di Cervia (Ra) e lungo il canale circondariale di Milano Marittima, per osservare i fenicotteri rosa e gli altri uccelli di questo habitat naturale. Partendo dalla sede del Club, si attraversa la pineta di Milano Marittima fino alla Salina Camillone. Qui si scende per una breve spiegazione da parte dei vecchi salinari e poi si rientra. Possibilità di noleggio canoe e kayak per escursioni individuali o con guida, su richiesta. Prenotazione obbligatoria per gruppi dalle 2 persone in su. Info e prenotazioni: Club Canoa Kayak (Angelo) 333.9949985 - canoecervia@gmail.com.

Visitare l’Ecomuseo e la Diga di Ridracoli
L’IDRO Ecomuseo (museo diffuso con varie stazioni sparse attorno alla Diga) e la Diga di Ridracoli (FC), nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, saranno aperti a Pasqua e Pasquetta dalle 10 alle 18 ad orario continuato (ultimi ingressi alle ore 17). In base al livello dell’acqua dell’invaso, si potrà fare un emozionante tour in battello elettrico sulle acque cristalline del lago della Diga di Ridracoli. Durante l’escursione di 45 minuti (in varie ore della giornata), una guida racconterà la storia della costruzione della diga, le sue funzioni e tante curiosità naturalistiche. La visita a Idro Ecomuseo e alla Diga è libera. Info e biglietti: www.ecomuseoridracoli.it/

Pasqua e Pasquetta alle Grotte di Inferno
Nel periodo pasquale (sabato 30, domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile) sarà possibile prendere parte alle visite guidate nella Riserva Naturale delle Grotte di Onferno di Gemmano, nell’entroterra di Rimini(riconosciuta Patrimonio dell’Umanità Unesco), come speleologi alla scoperta di un vero e proprio canyon sotterraneo. “Padroni di casa” gli oltre seimila pipistrelli, di almeno 6 specie differenti, che popolano i diversi ambienti. Visite il sabato pomeriggio, e nei giorni di Pasqua e Pasquetta tutto il giorno con orario continuato. Info e prenotazioni: tel. 389.1991683; e-mail: speleo.la@nottola.org; www.onferno.it

Pasquetta slow fuoriporta
Per gli amanti dell'attività all'aria aperta, da non perdere il Somar Lungo, la tradizionale scampagnata in bicicletta del Lunedì di Pasqua (arrivata alla 16a edizione), da Marina Centro di Rimini (intorno alle 8:30) al Santuario delle Grazie di Covignano. Alle 13 ritrovo nella piazzetta antistante il Santuario, attrezzato con tavoli e panche, per gustare la “ligaza”, il pranzo al “sacco” tipico romagnolo (piada, uova sode, ciambella e vino). La competizione rievocava il pellegrinaggio che nel 1700 i marinai facevano per recarsi a chiedere aiuto alla Madonna e lasciarle i propri ex voto. Finita la gara tutti raggiungevano il Santuario delle Grazie sul colle di Covignano a dorso degli asini o a piedi e trascorrevano la giornata sui prati condividendo il pranzo contenuto nella “ligaza”. Info: riminiturismo.it/

 

  

 


Fine settimana di Pasqua all’Isola d’Elba e a Pianosa: trekking, mostre, immersioni, tanta natura e... Buona Pasqua!

La Pasqua arriva presto quest’anno ma la natura si sta risvegliando e le isole toscane sono sempre ricche di opportunità per un fine settimana speciale, con il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, per trekking tematici, monumenti panoramici, mostre, passeggiate nella macchia o immersioni in acque trasparenti.

Scopri gli orari e i servizi dei presidi di accoglienza turistico naturalistica attivi a Pasqua dal 29 marzo al 1° aprile 2024 all’Isola d’Elba. Anche Pianosa è già raggiungibile per ammirarla nei colori più tenui della primavera, andando a fare trekking o il percorso in bici o anche solo visitando il borgo antico e i musei. Ecco tutto il programma.

Isola di Pianosa   (©R.Ridi7701PN)                                          

ISOLA D'ELBA

Sabato 30 marzo
Galleria del Ginevro: visita guidata con il geologo

Nell’unica miniera sotterranea dell’Elba c’è la storia recente delle attività minerarie condotte a Capoliveri: l’impianto, chiuso nel 1981, riapre i cancelli per offrire una discesa nel “cuore di ferro” dell’isola. Visiteremo, con un esperto, una delle gallerie, scoprendo la storia geologica del giacimento di magnetite più grande d’Europa. Al termine visita del Museo. Ritrovo: ore 10:00 Museo della vecchia Officina, Capoliveri. Durata: 3 ore e 30’ -

Difficoltà: media. Su prenotazione, € 18, ridotto 5-12 anni € 15. Età minima 5 anni.

Sabato 30 marzo
Escursione alla Fortezza del Volterraio

L'escursione comprende il servizio guidato lungo il sentiero di accesso alla Fortezza e a seguire l'ingresso. Il tour ha la durata di circa tre ore e si divide in un’ora per la salita, venti minuti di presentazione della Fortezza, tempo a disposizione per ammirare il paesaggio e per le foto, a chiudere la discesa.  Incontro con la guida all'area parcheggio Le Casermette, Strada per il Volterraio all'imbocco del sentiero 255.

L'orario d'incontro è alle ore 10. Prenotazione obbligatoria   Prenota qui la tua visita

Domenica 31 marzo
Apertura del Volterraio per visita guidata

Apertura pomeridiana della Fortezza dalle ore 16 alle ore 19. Sarà possibile raggiungere in autonomia l’ingresso (salendo dal sentiero 255) e visitare il monumento con la Guida Parco presente. Non è necessario prenotare. Ticket € 8, ridotto € 4 per over 65, residenti nell’Arcipelago Toscano e bambini 5-12 anni. Gratuito per disabili e loro accompagnatori, bambini 0-4 anni e studenti residenti nell’Arcipelago Toscano (fino a 19 anni).

Lunedì 1° aprile
Trekking di Ischia e Fonza

Si parte da La Foce, estremità orientale della spiaggia di Marina di Campo. Dalla scogliera si imbocca il sentiero n. 248 che sale tra le abitazioni fino a raggiungere il lungo tratto panoramico immerso nella macchia mediterranea, fra le sue piante capaci di resistere all’elevata salinità, ai forti venti, alla siccità e al calore. Si supera la caratteristica cala di Ischia e si prosegue lungo costa fino a raggiungere la selvaggia spiaggia di Fonza. Pranzo al sacco a cura dei partecipanti. Ritrovo:

ore 10:00 Marina di Campo, Loc. La Foce – Durata: 4 ore – Difficoltà: medio-facile. Su prenotazione, € 8, ridotto 5-12 anni € 4, gratuito 0-4 anni.

ELBA
Info Park, Centri di Educazione Ambientale all’Elba, Musei

Presso i Centri Visita e gli Info Point del Parco si trova tutto sull’area naturale protetta: informazioni, approfondimenti, servizi, gadget, consigli sui luoghi da scoprire e attività da prenotare. I Centri di Educazione Ambientale organizzano visite guidate e laboratori didattici.

INFO PARK PORTOFERRAIO
Viale Elba 2, Portoferraio - Tel. 0565 908231
dal lunedì alla domenica 9:00-15:00

CASA DEL PARCO MARCIANA
Fortezza Pisana, Marciana Tel. 0565 940110 - 348 7039374
lunedì 10:00-13:00;
venerdì 15:00- 18:00;
sabato 10:00-13:00 / 15:00-18:00;
domenica 10:30-13:00

CASA DEL PARCO RIO NELL’ELBA
Loc. Canali, Rio - Tel. 0565 943399
venerdì e sabato 10:00-13:00 / 16:00- 19:00;
domenica 10:00-13:00

FORTE INGLESE PORTOFERRAIO
Via Giagnoni 5, Portoferraio (sopra l’ospedale, salendo da via San Rocco)
Negli orari di apertura venerdì 29 e sabato 30 marzo dalle 16:00 alle 18:00 è possibile visitare:

  • la Mostra su Giorgio Roster che raccoglie centinaia di fotografie dell’Elba di oltre un secolo fa, e consente un viaggio fra le sue eccellenze storiche, naturalistiche e geologiche, grazie alle immagini, agli oggetti appartenuti allo studioso e ai video sui personaggi del suo entourage. La presenza di un touch screen consente di accedere a parte della vasta collezione Roster presente nella biblioteca digitale del Museo Galileo, del Sistema Museale di Ateneo Università degli Studi di Firenze e della Biblioteca Comunale Foresiana di Portoferraio.
  • il NAT-LAB è il laboratorio naturalistico realizzato al Forte Inglese (Portoferraio) da World Biodiversity Association in collaborazione con Il Parco Nazionale. Presso il NAT-LAB è conservata la più importante collezione entomologica di specie presenti nell’Arcipelago Toscano. Qui i ricercatori naturalisti stanno lavorando alla creazione di altre raccolte zoologiche e botaniche dedicate all’Arcipelago Toscano. Il NAT-LAB favorisce la condivisione dei saperi, grazie ad un’aula didattica dedicata alla valorizzazione del patrimonio ambientale locale. Nei giorni di venerdì 29 e sabato 30 marzo si potranno visitare le sale di libera fruizione.

ISOLA DI PIANOSA

Raggiungere l’Isola di Pianosa

Collegamento marittimo venerdì 29 e domenica 31 marzo con la Motonave di linea Aquavision con partenza da Marina di Campo per info e prenotazioni Biglietteria Aquavision tel. 0565 976022

Collegamento settimanale (martedì) - Traghetto Toremar con partenza da Piombino e scalo a Rio Marina. Andata: Piombino 08:20 - Rio Marina 09:20 – arrivo a Pianosa 11:10 Ritorno: Pianosa 14:10 - Rio Marina 16:00 – arrivo a Piombino 17:10 Biglietteria Toremar di Rio Marina tel. 0565 960131

È possibile fare escursioni giornaliere lungo gli itinerari indicati esclusivamente accompagnati da guida autorizzata. L’accesso al paese e della spiaggia di Cala Giovanna è libero. Non è possibile introdurre animali da affezione o compagnia ad esclusione dell’area del paese, tenuti al guinzaglio.

Visita alla Casa dell’Agronomo

Visita guidata dell’edificio restaurato dall’Ente Parco e del percorso espositivo, che illustra con pannelli, video interattivi e percorsi sonori la biodiversità agricola, le caratteristiche naturali dell’isola ed il periodo storico che ha l’ha trasformata con l’insediamento della Colonia Penale Agricola. Durata: 1 ora – € 10, ridotto € 5 ragazzi 5-12 anni, gratuiti bambini 0-4 anni.

Visita del paese con Catacombe e Museo delle scienze

La visita permette di scoprire, oltre al suggestivo e spettacolare complesso catacombale paleocristiano (IV secolo d.C.), la storia degli edifici più belli e antichi del borgo. L’itinerario prevede anche la visita al Museo delle Scienze Geologiche ed Archeologiche dove i veri tesori di Pianosa, campioni di rocce, fossili e reperti archeologici, vengono mostrati laddove sono stati rinvenuti, grazie ad un’esposizione permanente. Durata: 2 ore. € 15; € 8 (5- 12 anni), esenti bambini 0-4 anni.

Trekking naturalistico

Trekking facile nella zona sud-est. Percorso ad anello parzialmente all’ombra, che permette di osservare vecchie strutture carcerarie, scoprendo le emergenze naturalistiche dell’isola, la sua storia geologica e archeologica. Durata: 2 ore - Obbligatori scarpe chiuse o sandali trekking. € 10; € 5 ridotto 5 - 12 anni, gratis 0-4 anni.Mountain bike

In mountain bike lungo le strade e i sentieri pianeggianti dell’isola. E’ possibile scegliere tra due itinerari: quello a nord - 10 km circa, con affacci al Porto Romano all’estremità settentrionale dell’isola, al Belvedere sul lato ovest e alla spettacolare Cala Brisighelli, sul lato orientale - e quello a sud - 13,5 km circa, con sosta alla diramazione di massima sicurezza “Agrippa”, alla indimenticabile Cala della Ruta ed altri affacci lungo tutta la costa meridionale ed occidentale. Durata: 2 ore. € 15. Età minima 12 (no bambini con seggiolino). Obbligo di autorizzazione e manleva per i minorenni che devono essere accompagnati da un adulto responsabile. Obbligo di indossare il casco e calzature idonee.
Le escursioni si prenotano on line su parcoarcipelago.info/pianosa

Immersioni a Pianosa

È possibile prenotare ed effettuare le immersioni nell'area protetta marina di Pianosa rivolgendosi esclusivamente ad uno dei diving autorizzati il cui elenco è consultabile alla pagina:
https://www.islepark.it/visitare-il-parco/pianosa/itinerari/immersioni

Sono consentite a piccoli gruppi di subacquei esperti accompagnati da guide ambientali subacquee, un’esperienza suggestiva ed emozionante per la eccezionale presenza di specie sottomarine, conservate grazie alla protezione del mare.

Per informazioni puoi chiamare info park al n. 0565 908231.
Consulta il calendario delle escursioni disponibili scaricando la pubblicazione Vivere il Parco 2024 sul sito www.islepark.it e poi prenota su: parcoarcipelago.info

 

INFO PARK PIANOSA
Tel. 0565 908231
dal lunedì alla domenica 11:00-16:30

(Foto di Pianosa di Roberto Ridi per il PNAT)

 


Un salto nel passato. Assedio alla Rocca. La Rocca di Lonato del Garda si trasforma in campo storico in occasione della Rievocazione medievale

Un tuffo all’indietro nel tempo, fino al Medio Evo: domenica 24 marzo la Rocca di Lonato del Garda (BS), fra le più imponenti fortificazioni del Nord Italia da cui si gode un impareggiabile vista sul lago di Garda, sarà presa d’assedio da decine di figuranti in costume della Confraternita del Lupo, che animeranno l’intera giornata (dalle 10.00 alle 19.00) riproponendo il modo di vivere e combattere del XIII secolo attraverso le usanze, le mode, le tecniche di combattimento, gli strumenti bellici e gli strumenti uso comune.

   

In occasione di “Un salto nel passato. Assedio alla Rocca”, la Rocca visconteo veneta, monumento nazionale di straordinaria suggestione, prenderà quindi vita con una serie di coinvolgenti attrazioni e attività per grandi e piccoli. In pieno spirito medievale, alle 10.30 si aprirà il campo storico, ci saranno dimostrazioni di falconeria e danze.  Alle 11.30 la prima dichiarazione di guerra e la prima battaglia. Nel pomeriggio si proseguirà con la caccia alle streghe, il battesimo della spada, il torneo equestre e, alle 17.00, il secondo assedio alla Rocca. Gran finale alle 18.30 con   l’ultimo, e decisivo, assedio. In programma altre divertenti attività, ad iniziare dai laboratori didattici come il lancio dell’ascia (sia per bambini, sia per adulti), il tiro con l’arco, i giochi da tavolo medievali e molto altro.

Sarà una piacevole giornata all’aria aperta con profumo di storia, durante la quale si potrà anche pranzare nell’area food con vista sul campo storico, scegliendo tra il “Menu del Signore della Rocca” ed il “Menu dei Principi” (prenotazione possibile tramite l’Info Point Lonato: tel. 030 91392226, info@lonatoturismo.it). Oppure  gustare panini e bevande alla Taverna del Lupo.

 

Un salto nel passato. Assedio alla Rocca” è un evento promosso dall’Amministrazione comunale di Lonato del Garda, nell’ambito dell’Assessorato alla Cultura, Turismo ed Eventi in collaborazione con la Confraternita del Lupo e la Fondazione Ugo da Como.

La Rocca di Lonato è la punta di diamante della nostra Città, un vero gioiello - commenta l’Assessore alla Cultura, Turismo ed Eventi, Mariangela Musci - In collaborazione con la Confraternita del Lupo, quest'anno abbiamo voluto ricreare atmosfere medievali. Per tutta la giornata saremo immersi in questo periodo storico: potremo cimentarci in attività peculiari del tempo, ammirare stralci di vita quotidiana, provare balli e cibo tipici del periodo. Un'esperienza immersiva e un'avventura unica e straordinaria”.

Quale cornice migliore della Rocca per lo svolgimento di una rievocazione medievale? – aggiunge il Sindaco Roberto Tardani – Dopo l’edizione dello scorso anno presso il sito archeologico delle Fornaci Romane, quest’anno ci spostiamo tra le mura del castello della nostra Città, luogo di storia e cultura per eccellenza”.

 

 

 

 

Informazioni:
Fondazione Ugo Da Como
Tel. 030 9130060
www.fondazioneugodacomo.it


A volte ritornano… e a Bologna, in via Urbana, è tornato “Marrètt”!

Sotto alle Due Torri, dopo “È Cucina Leopardi” (in via Leopardi, laterale di via Marconi) e dopo l’“Adèguati” (imperativo per chi non sa decidere…) sui colli bolognesi, adesso riapre il locale che lo chef internazionale Cesare Marretti (da protagonista de “La prova del cuoco”, a “cuoco contadino” perché oltre ai suoi ristoranti gestisce un’azienda agricola con un mulino per la sua farina) aveva già lanciato un paio d’anni fa, sempre in via Urbana 5/E-F (nei pressi di via D’Azeglio, l’elegante strada dello shopping). Si chiama “Marrètt”, ed è a disposizione della clientela dalle 9 (anche con servizio caffetteria per gustose prime colazioni) fino alle 20, il giovedì, fino alle 24 e venerdì e sabato, si fanno anche le 3 di notte… per pasteggiare, con aperitivi o per pranzi/cene e degustazioni che mettono in mostra la maestria dello chef toscano, un po’ piemontese, lombardo e molto bolognese – che non ha certo bisogno di conferme… –. Sì perché, oltre che un notevole e variegato menù - dalla scelta che quasi disorienta - c’è da considerare che ogni preparazione realizzata nei locali di Marretti, è a base di sostanze assolutamente naturali, elementi freschi e sani! Marretti, crede fermamente che il futuro sarà sempre più vegetariano/vegano e anche per questo, evitando i vari passaggi della classica filiera (cash and carry, o mercati o grossisti vari) ha allestito una vera impresa agricola, con animali, cereali e verdure, in pratica per “rifornirsi da sé”: con 22 ettari in zona Pianoro - BO - (anche a frumento e farro per farsi il pane) con 400 galline e animali di bassa corte, per uova sempre fresche e carne (o meglio “ciccia” come dice lui) garantita “ruspante”. Poi ci sono anche 2 ettari a Napoli coltivati ad agrumi. Tutto questo gli richiede ulteriore impegno, ma dà grande gioia ai clienti che gradiscono assaporare i veri gusti naturali (ahimè oggi praticamente dimenticati dai più).

 

       

Nei giorni scorsi, dunque, il secondo debutto del locale posto sotto al portico di via Urbana, “Marrètt” gestito da uno dei più preparati collaboratori di Marretti, Andrea Guida, trentenne (un ragazzo dello Scappi di Castel San Pietro) che ha già accumulato un’esperienza ultra decennale e acquisito in toto la “filosofia Marrettiana”…  "Educare al cibo salutare e alla spesa intelligente". (nella foto è con Cesare Maretti)

 

Per i fortunati presenti all’inaugurazione, un gradito buffet a base di pane in varie “fogge e gusti”, anche integrale (di farina di grano duro Saragolla macinata con pietra lavica naturale e altri con farina di farro monococco) comunque tutti ricchi di fibre, poveri di glutine e altamente digeribili (c’era anche un pane cinese per celiaci, fatto con farina di riso) - umettati in leggero olio di semi, per un effetto davvero goloso… Il tutto accompagnato da un ottimo Pignoletto Scheggia dell’ Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.) da uve Grechetto gentile, importante cru dei Colli Bolognesi, ottenuto tramite metodo ancestrale e fermentato in acciaio inox con lungo affinamento sulle fecce.

 

 

I convitati hanno avuto l’opportunità di assaggiare le creazioni del menù a “tema vegano e vegetariano” (antipasto, primo, contorno e dolce) accomodati ai tavoli siti in un antro stile “Bologna che fu” (con soffitto con volte a ventaglio) e serviti da giovani “commis di sala”, ragazzi davvero preparati, provenienti da note scuole alberghiere (e anche atleticamente dotati, visti i tanti gradini che separano le sale dalle cucine…) che con fare premuroso, hanno descritto ai commensali i piatti che man mano servivano… Starter: caprese di zucca con crema di marron glassée, pane cioccolato di soia, accoppiato ad  un cremoso al Parmigiano Reggiano: panna vegetale, tuorlo d’uovo, Parmigiano, sale, pepe, noce moscata, tutto a bagnomaria, poi servito con crema di pera Decana, senza zucchero, con succo di limone; in abbinamento un Pignoletto “Col fondo”(brioso, frizzante e rispettoso del territorio, davvero un gran bel biglietto da visita per la Cantina che lo produce  (vino non certo limpido, ma dal perlage delicato, con sapore leggero e floreale, bouquet olfattivo contornato da note floreali, con i lieviti sedimentati davvero microscopici, che lo rendono vino morbido e piacevole); entrée di spaghettini di grano Saragolla gratinati con polenta e fonduta al Parmigiano con latte di cocco e rosmarino, annaffiato da uno Zurlì, sempre della Cantina (A.A.V.V.); entremet di cicoria con mango, uvetta e crema tahitiana, mango e pomodoro, bagnato da un ottimo Bologna Rosso: muschio e frutta matura, fini sentori di lampone e viola, dal sapore caldo, sapido, persistente e piacevolmente fruttato. Per dessert il famoso (o famigerato… “peccato di gola”, uno dei sette vizi capitali?) “Anello del Monaco”, antico dolce di pasta lievitata della tradizione mantovana (non si sa se il nome è dovuto a un talentuoso religioso che l’avrebbe inventato o se fosse stato dedicato alla città della Baviera) dolce vegano al 100%, che almeno una volta ogni “gourmet” che si ritenga tale, deve avere degustato… È ciambellina lievitata verso l’alto, ricoperta di golosa glassa “ghiaccio reale” (zucchero e limone) e crema di fragole fresche. Doveroso l’abbinamento con il Pignoletto Col fondo: frizzante fresco e vivace, con sentori fruttati e floreali, fresco al palato, con una leggera effervescenza, come si dice, è “la morte sua!”

N.B.: Più che opportuna una menzione per il signor Roberto Pezzini che ha descritto i vini che hanno accompagnato le portate realizzate dallo chef Marretti, con capacità e competenza descrivendone i vari metodi di vinificazione, le proprietà organolettiche (colori, profumi e aromi) e le altre caratteristiche (corpo, acidità, dolcezza, grado alcolico, ecc.) “nettari” ottenuti dai vigneti a conduzione biologica dell’Azienda Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.).

Nei ricchi menù proposti dal maestro Marretti, alcuni piatti sono fissi e sempre disponibili, molti altri, rigorosamente stagionali. Tra questi, si possono assaporare quelli di pesce: “passatelli neri al pesce di lago”, tagliata di tonno o “carpaccio di tonno con melone” e ancora frittura di paranza, o baccalà in umido; per la “ciccia”, si va dal pollo all’agnello, passando per il manzo e il maialino, con piatti come il “crostino con baguette e fegatini”, i “tournedos all’arancia (filetto di vitella) con insalata di finocchi allegri”, gli “involtini di verza con salsiccia all’uccelletto. E con la primavera arrivano le fresche insalatine: “risveglio dei sensi”, “doppia passione in rosso”, “insalata di Venere”, “bruschetta di pane toscano con pomodori e miele”, “fiori di zucca ripieni alla fiorentina” e “gazpacho di pomodoro”. C’è anche la pizza e pure al metro! Naturalmente solo gusti classici: Margherita, Marinara e Ortolana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per incensare ulteriormente il maestro Cesare Marretti, ricordiamo che lui esprime ed estrinseca il suo talento artistico anche modellando e pitturando con le sue mani, tazze, piatti e vassoi in ceramica, oggetti davvero di gran gusto che poi utilizza per le presentazioni delle varie portate e che arricchiscono gli ambienti dei suoi locali. Complimenti davvero chef!

 

 

MARRÈTT
alimentari con cucina
Via Urbana 5/E-F
Bologna Italia
Tel. +39 392 196 1053
www.cesaremarretti.com

 

Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.)
Sede cantina
Via Marzatore,16
Valsamoggia - Bologna
Per informazioni e ordini
+39 335 6663222
anonimaviticoltorivalsamoggia@gmail.com

 

 

 

 


Al concorso del “Nazareno” di Carpi vincono Noemi Maria Calzolari e Manuel Hatillari

La sfida, voluta per avvicinare i giovani all’utilizzo in cucina dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P., si è svolta al Centro di Formazione Professionale “Nazareno” di Carpi per il secondo anno consecutivo per unire il proprio sapere per far conoscere e apprezzare ai futuri professionisti della ristorazione la storia, il processo di produzione e le proprietà organolettiche dell’oro nero di Modena. Il noto e apprezzato Istituto della Città dei Pio, l’AED e il Consorzio Produttori Antiche Acetaie hanno costruito un percorso di conoscenza che si è sviluppato durante l’intero anno scolastico e che ha avuto il suo epilogo nei giorni scorsi con un concorso al quale hanno partecipato dodici studenti e con l’assegnazione di una borsa di studio ai due migliori partecipanti. Si è partiti con una visita in acetaia per scoprire dove nasce il pregiato condimento, per poi entrare in aula, dove gli esperti, affiancati da docenti dell’Istituto, hanno condiviso i segreti del balsamico. Al termine i giovani studenti sono stati chiamati a proporre una loro ricetta originale in cui doveva essere presente l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. Le 12 ricette più apprezzate, di cui sei cocktail, due primi, due secondi e due dolci, sono state scelte per partecipare a un concorso che si è tenuto presso la sede del “Nazareno”. Un’occasione per gli studenti per mettersi alla prova, imparare ad applicare nel modo migliore le tecniche di preparazione e, contemporaneamente, gestire le ansie derivanti dal giudizio di una giuria di esperti composta da tre membri dell’Associazione AED - il presidente Mario Gambigliani Zoccoli, Sergio Santunione e Fausto Gozzi - Claudio Degli Esposti del CFP “Nazareno”, Fabrizio Stermieri, giornalista, ed Ermanno Casari del Consorzio Modena a Tavola

 

                                                                  “Il livello delle proposte quest’anno si è decisamente innalzato e questo è sicuramente merito di tutto lo staff del “Nazareno” il cui lavoro è fondamentale per potere contare su nuovi professionisti particolarmente preparati; in più abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano la passione che anima questi ragazzi, di ascoltare i loro sogni, di assaggiare le loro proposte con cui cercano di esplorare anche strade nuove, di rompere gli schemi consolidati, magari facendo diventare il balsamico tradizionale un vero e proprio ingrediente e non “solo” un condimento” ha commentato, a margine della finale del concorso. Mario Gambigliani Zoccoli, il presidente di AED Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. e del Consorzio Produttori Antiche Acetaie

 

 

 

 

I due vincitori. Al termine di una maratona di assaggi durata oltre tre ore la giuria ha incoronato vincitrice la diciassettenne di Mirandola Noemi Maria Calzolari per la categoria sala e Manuel Hatillari, studente di Campagnola Emilia, per la categoria cucina. Noemi Maria Calzolari, per pochissimi punti, l’ha spuntata sui suoi colleghi presentando “Chuck”, un cocktail a base di succo di melagrana, sciroppo di frutti rossi, succo di ananas, lemon soda, Grand Marnier e, naturalmente, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. Molto curata anche la presentazione arricchita dalla scelta di un particolare bicchiere a forma di rosa e da un dolce mono porzione in cioccolato rosa, guarnito con brillantini alimentari e foglie d’oro commestibili. Felice per la vittoria, al momento della premiazione Noemi non è riuscita a trattenere qualche lacrima di gioia, in ricordo anche del nonno, per anni titolare di un bar nel cuore della città dei Pico, che le ha trasmesso la passione per il mondo del bar e della caffetteria.

     Non meno sorprendente e apprezzata l’idea portata in tavola da Manuel Hatillari che ha preparato “Tre soffici al parmigiano all'ABTM” un piatto in brodo di cappone reso particolarmente piacevole anche sul piano estetico grazie a una cupola in crosta di pasta brisè che copriva la zuppiera. Una tecnica molto scenografica appresa durante il suo ultimo stage presso il ristorante stellato di Polesine Parmense Antica Corte Pallavicina di Massimo Spigaroli.
Una sfida che alla fine hanno comunque vinto tutti: gli studenti del Centro di Formazione Professionale “Nazareno” di Carpi e i loro insegnanti, che anche quest’anno hanno fornito un contributo determinante per la riuscita del concorso; per tutti i ragazzi, anche per coloro che hanno semplicemente aiutato in cucina o servito i piatti, ha rappresentato una piccola lezione di vita.

Guardando con ottimismo al futuro. Impossibile dire oggi se tra loro c’è già qualche potenziale stellato, di certo però le basi ci sono e ci sono anche grandi sogni da realizzare come girare il mondo per conoscere la cucina di altri Paesi, lavorare in un ristorante famoso o aprire un proprio locale. “Lavorare con i giovani e i centri dove si formano è una delle attività che, come Associazione e come Consorzio, più ci appassiona e coinvolge. In collaborazione con il Nazareno e altri Istituti della provincia, oltre alle visite, organizziamo lezioni e concorsi come quello di oggi. E a giudicare dai risultati è un investimento virtuoso che certamente proseguiremo anche in futuro perché aiuta gli studenti ad apprezzare e valorizzare un prodotto che connota in modo unico il territorio in cui si sono formati” ha sottolineato Mario Gambigliani Zoccoli.

Una soddisfazione pienamente condivisa da Ermanno Casari, membro della giuria in rappresentanza del Consorzio Modena a Tavola. “Da anni collaboriamo in modo proficuo con il Nazareno, l’AED ed il Consorzio Produttori Antiche Acetaie. Le occasioni di scambio, conoscenza dei prodotti tipici e di reciproca crescita sono molte: diversi nostri chef, con i docenti, tengono lezioni agli studenti; in molti casi li ospitano già durante il percorso di formazione in occasione degli stage. Infine, molti di loro vengono assunti proprio dai ristoratori del territorio e in particolare del nostro Consorzio” – questo ha evidenziato Casari, sottolineando anche come l’energia, la passione, la voglia dei giovani di imparare e di migliorarsi continuamente costituiscono un carburante indispensabile per assicurare un futuro di qualità alla ristorazione. Ora l’auspicio di tutti è che i dodici ragazzi che hanno partecipato al concorso – Amami Ayadi, Andrea Marino, Noemi Maria Calzolari, Samuele Salvaterra, Simone Perrotta, Manuel Hatillari, Samir Capuozzo, Jacopo Gasparini, Emmanuele Elia Boaz Punzo, Ferdinando De Martino, Sofia Liang e Ilaria Piscopo – terminati gli studi, possano realizzare i propri sogni e diventare, in Italia e all’estero, ambasciatori dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.

 

 

Sede legale e operativa Carpi
Via Peruzzi 44 – 41012 Carpi (MO)

tel. 059 686717

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Via Lama di Quartirolo 10 – 41012 Carpi (MO)
tel. 059 5186511

 

(a cura di Cristina Maccaferri)


Un nuovo concetto di piacere organolettico? Limestone: “Organic Mixers Delicius Drinks”!

La vita è preziosa, quindi festeggiamola con ottimi drink. Con gli innovativi “Limestone mixer” non importa essere in un bar di culto, in un club o a casa. Limestone mixer è da gustare come aperitivo, long drink, cocktail o mocktail “non-alcoholic mixed drink” (crasi da “mock” come finto e “cocktail”, drink creati miscelando vari ingredienti senza alcol) e, perché no? Anche al naturale. Let’s celebrate life!

    

La linea Limestone mixer è stata creata valutando la scelta della materia prima, il processo di produzione, l’imbottigliamento e la vendita, con l’obiettivo di

realizzare bevande interamente sostenibili.

Gli autori? Tre giovani imprenditori altoatesini - Jakob Zuegg (ricerca e sviluppo) Daniel Grassl (branding e marketing) Norbert Nägele (esperto beverage) - che si sono ispirati alle materie prime del territorio sudtirolese: infatti il nome scelto (rigorosamente in inglese per permettere al marchio di essere utilizzato a livello internazionale) Limestone, indica la roccia calcarea (composta principalmente da carbonato di calcio) che si trova in gran parte delle Dolomiti nel Trentino Alto Adige e nel marzo del 2020 sono finalmente usciti sul mercato con i primi quattro gusti… L’obiettivo di creare qualcosa di autentico, con una forte impronta territoriale e un’attenzione particolare alla sostenibilità, ha ben pagato le ottime intenzioni

della filosofia di Limestone, che unite alla qualità degli ingredienti, alla loro tracciabilità e al design del packaging, hanno influenzato molto le scelte dei consumatori, che ne hanno così decretato il successo.

 

Mixer biologici: infinite grandi bevande!

I Limestone mixer non hanno solo un gusto fantastico, raccontano anche la loro storia.

Per seguire la visione di una linea di bevande rivoluzionaria - destinate esclusivamente al mondo della ristorazione e dei bar - sono stati sviluppati mixer biologici di alta qualità con la priorità della sostenibilità, per portare la cultura del gusto ad un livello più alto: grande attenzione dunque è stata data alla qualità della frutta utilizzata, tenendo conto di come questa viene trattata, attenzione alla ricerca di soluzioni biologiche anche per il packaging, per cui sono considerate “alternative green”, come carta e vetro riciclati, attenzione nella fase di gestione della “supply chain” (controllo delle prestazioni delle attività logistiche per migliorarne l'efficienza) per esempio affidandosi a partner e fornitori locali anche per ridurre il più possibile il trasporto su ruote…

 

   

Drink da ricordare, per i momenti di festa, per attimi di puro piacere o per bere
il miglior “bicchiere della staffa” del mondo.
La scelta dei gusti è varia e ben assortita: attualmente le opzioni sono: Tonic Water, acqua tonica “Tyrol”, Herbal Tonic(tonica aromatizzata con timo e rosmarino) Ginger Beer e Bitter Apple (i primi drink lanciati nel 2020) Bitter Lemon,Bitter Passionfruit e Bitter Pink Grapefruit, tre gusti al limone, frutto della passione e pompelmo rosa. Un nuovo prodotto è previsto in uscita sul mercato entro la fine dell’anno (e molti altri seguiranno…) e è allo studio anche una linea internazionale, che sia il biglietto da visita Limestone nel mondo.

 

ENJOY LIMESTONE

MIX IT OR DRINK IT PURE. VOLETE GODERVI UN OTTIMO DRINK ANCHE A CASA?

Assicuratevi che ci siano abbastanza cubetti di ghiaccio nel freezer e cercate nel sito limestone-drinks.com/it le migliori ricette Limestone per la mixology (con o senza alcol).
UN SACCO DI ISPIRAZIONI, HOTSPOTS E CREAZIONI FATTE PER VOI CON I BIO-MIXER LIMESTONE SONO SU INSTAGRAM – #DRINKLIMESTONE –

DRINKFABRIK SRL
Via Bolzano, 2
39011 Lana (BZ) Italy
Tel.: +39 0473 550 303
info@drinkfabrik.com

 


Maestria birraia da secoli: bionde spumeggianti bevande dal gusto inconfondibile (e certificato)

Maestria birraia da secoli: birre uniche dal gusto inconfondibile (e certificato)

Il Birrificio Meckatzer è un birrificio tedesco artigianale che nasce in Germania nel 1738. Oggi è certificato Slow Brewing, il riconoscimento prestigioso ed autorevole, indice di qualità eccelsa della birra, assegnato per gli ingredienti e per il processo produttivo, premio che rappresenta uno dei sigilli più severi del mondo della birra e, la strada per raggiungere questo traguardo, non è proprio facile! Dunque è da quasi 300 anni che la famiglia Weiss (- Weiß in tedesco - mastri birrai da quattro generazioni e proprietari del birrificio) produce in Algovia (in Svevia, nella “Baviera autentica” a pochi chilometri dal lago di Costanza) birre uniche e identitarie che diffondono nel mondo la passione per la qualità perché prodotte ancora seguendo le antiche tradizioni artigiane tramandate dai mastri birrai di generazione in generazione.

   

È una tradizione che si tramanda sempre con lo scrupolo di impiegare ingredienti naturali - luppolo aromatico del Tettenang, orzo da agricoltura integrata, lieviti indigeni e la fresca e pura acqua delle Alpi - lavorati con gran maestria birraia, lasciati tutto il tempo necessario a maturare e sviluppare al meglio la gustosa bevanda moderatamente alcolica, ottenuta semplicemente dalla fermentazione del malto d'orzo.

Queste birre nascono nella natura incontaminata tra i verdi pascoli e l’idilliaca tranquillità delle montagne, seguendo la tradizione familiare, sempre alla ricerca della migliore qualità che dà il gusto di bere le birre Meckatzer con grande piacere: aspetto brillante, chiaro e con una corona di schiuma persistente; profumo, insieme equilibrato delle migliori varietà locali di luppolo e malto; sapore unico, rotondo di buon corpo, tipicamente fresco e con un lieve accenno di luppolo; conclusione: davvero tutte ottime!

Si ottengono così sei diverse birre rappresentative del marchio, anche appartenenti alla famiglia delle lager a bassa fermentazione. Sei prodotti diversi che racchiudono tutta la passione, l’arte birraia e la tradizione dell’unica inconfondibile qualità che dall’Algovia (sede di produzione) - il luogo dove tutto ha avuto inizio - trasmettono cultura e voglia di futuro, perché Meckatzer non è soltanto birrificio, ma anche la storia di centinaia di anni di passione della famiglia Weiß, per la gioia di chi se la beve!

     

L’innovazione: è la nuova cantina della fermentazione, dello stoccaggio e dei lieviti… È il simbolo dell'impegno di Meckatzer per un futuro sostenibile: tecnologie all'avanguardia per ridurre l'impatto ambientale, senza mai dimenticare il valore della tradizione. Tradizione e sostenibilità per garantire la qualità che contraddistingue il Birrificio Meckatzer.

Adiacente alla fabbrica della birra, c’è un ristorante - il Meckatzer Bräustüble – che non è un posto per turisti, piuttosto per “gourmet” votati alle degustazioni, ovviamente bagnate dalle buone birre Meckatzer che (oltre ai mille souvenir col marchio che lì si possono acquistare) lì costano davvero pochissimo. Il ristorante non ha il menù tradotto in inglese, ma chi serve ai tavoli è molto competente e si fa capire per indicare cosa mangiare e bere a prezzi onesti…. Esperienza ottima!

 


DANINCI GASTRO SRL
Via Brandis, 13
39011 Lana (BZ) Italia
Tel.: +39 3510328499
info@meckatzer.it
FB: @birrameckatzer

 

(foto Meckatzer Bräustüble)

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 

 


CANÙ è la cannuccia di mais biologico e glutenfree - non OGM, che si può mangiare...

Nata nel 1978, CAMPO S.C.A. si adopera per lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia; ogni giorno lavora affinché ognuno possa avere il diritto e la possibilità di consumare quotidianamente prodotti privi di veleni, quali pasta, pomodoro e legumi in lattina, condimenti vari: biologico perché la qualità del cibo dipende dalla salute della terra e perché solo così nascono alimenti privi di residui tossici. Il patrimonio di competenze, conoscenze e il saper fare, ha reso CAMPO S.C.A. un punto di riferimento per chi cerca alimenti biologici non solo di base ma oggi anche di tutte le tipologie. CAMPO S.C.A. conta su una rete di relazioni consolidate nel tempo e si caratterizza per capacità e flessibilità nel rispondere alle esigenze quotidiane dei suoi clienti, riservando loro un’ampia gamma di servizi personalizzati e ritagliati sulle loro necessità. Da tanto know how è nata CANÙ!

"Foto pubblicata su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a." 

 

L’ispirazione è venuta al Presidente di CAMPO S.C.A., Lorenzo Massone, che rimase colpito dall’inventiva di un barista di un ristorante inglese che, per evitare di utilizzare le classiche cannucce di plastica nei drink della propria clientela, propose loro gli “ziti” (pasta di grano duro di forma allungata, tubolare e cava, liscia come i bucatini, ma di maggiore diametro). Gli ziti, creati principalmente per essere mangiati hanno la caratteristica di essere poco resistenti e di avere il glutine: CANÙ è di mais biologico e

glutenfree ed è stata studiata per essere utilizzata come cannuccia e non come pasta; quindi è molto resistente, dura quasi un’ora in una bevanda prima di ammorbidirsi e soprattutto la bevanda non cambia né sapore né colore. Alla fine del cocktail, per assurdo, la gente comincia a mordicchiarle (chi non ha mai mangiato un maccherone crudo da piccolo); oppure se finiscono in mare come le cannucce di plastica diventano cibo per i pesci.

"Foto pubblicate su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a." 

CANÙ, la cannuccia commestibile, è ormai distribuita sia in Italia che in buona parte dell’Europa (sono già milioni i pezzi rivolti principalmente all’Horeca) e sta continuando a perpetrare la sua piccola rivoluzione: è innovativa e divertente, biodegradabile al 100% e, cosa di non poco conto, aiuta l'ambiente!

Complimenti dunque a tutto lo staff della Cooperativa Campo e al project development, Raffaello Bonora che coordina il progetto CANÙ: continuano gli studi e le evoluzioni su questo progetto e chissà cosa ci si aspetta in futuro!!! CANU’ viene distribuita in sacchi da 3 kg di carta certificata FSC (circa 360 pz per quelle lunghe e 500 pz per quelle corte da tambler – bicchiere basso – o sorbetti) a loro volta inseriti in scatole di cartone per distribuirle in tutto il mondo; di diverse colorazioni: rosse, verdi, nere; tutte utilizzando “farine” sempre glutenfree e biologiche in modo da rispettare il fatto che la bevanda non deve cambiare né colore né sapore. Sono già all’opera sulla messa a punto di nuove colorazioni e misure, oggi propongono una versione di CANÙ “Deluxe” per il mercato consumer, in una lattina in banda stagnata, che diventa un ottimo porta oggetti dopo averle utilizzate. Prodotto disponibile solo nei bar e/o distributori che utilizzano CANÙ.

"Foto pubblicata su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a." 

 

LA CANNUCCIA DI PASTA BIOLOGICA GLUTEN FREE, SEMPRE NO OGM CANÙ È:

LA CANNUCCIA DI PASTA
E’ una delle prime risposte al grido di aiuto dei nostri mari, un piccolo ma importante passo verso un mondo plastic-free. E poi è originale, divertente, qualcosa di veramente nuovo nel mondo beverage.

CANÙ È:
UN PRODOTTO COOP CAMPO BIODEGRADABILE 100%

CANÙ È:
UN IMMEDIATO REGALO AL PIANETA
Una risposta all’urlo che viene dai pescatori, dai gabbiani e dagli abitanti del mare.

CANÙ È:
SENZA VELENI
Un semplice segno di pace con la terra, è prendersi carico dei problemi, è una piccola cosa che porta con sé una soluzione

CANÙ È:
UN PASSO AVANTI
Un segno che sa offrire ad un consumatore sensibile la possibilità di aggiungere un po’ di riguardo.

CANÙ È:
PICCOLE RIVOLUZIONI
Siamo stati i primi al mondo a proporre pomodori biologici in lattina. Siamo i primi al mondo a fare cannucce di pasta biologica, senza glutine, non OGM.

CANU’… AS EASY AS PASTA!!!

   

"Foto pubblicate su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a." 

 

CANÙ BY CAMPO S.C.A.
Sede legale
Strada Castelgagliardo 3
61030 Isola del Piano (PU)

Sede operativa
Via del Molino Nuovo, 17
61034 Fossombrone PU
Tel: +39 0721 740559

 

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)


Gusto Alpino: la quattro giorni per assaporare le eccellenze gastronomiche ed enologiche di Dolomiti Paganella

Si terrà dal 13 al 17 marzo l’evento dedicato alle produzioni locali trentine organizzato dall’Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella in collaborazione con il Consorzio Piana Rotaliana Königsberg.
Con l’avvicinarsi della primavera, cresce la voglia di trascorrere più tempo all’aria aperta, tra escursioni nei boschi, sentieri ed esperienze enogastronomiche.

In Trentino, la passione per la natura e quella per il buon cibo si uniscono in occasione di Gusto Alpino, un appuntamento dedicato alle eccellenze gastronomiche ed enologiche locali organizzato dall'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella in collaborazione con il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg.

La quattro giorni, all’insegna dello slow food, punta a riscoprire e valorizzare gli elementi distintivi della cultura alimentare delle Alpi Trentine e del territorio di Dolomiti Paganella favorendo il rafforzamento della rete tra ristoratori e produttori enogastronomici. A ospitare gli eventi saranno i rifugi, i ristoranti e gli hotel del territorio, che accoglieranno i turisti con cene a tema, aperitivi e degustazioni di vini locali.

 

Per questa edizione di Gusto Alpino abbiamo in programma numerosi appuntamenti che celebrano la tradizione culinaria trentina in tutti i suoi aspetti: dagli alimenti prodotti in loco rispettando la stagionalità delle materie prime fino le pratiche alimentari legate alla cucina povera del passato, come il riutilizzo dei cibi d’avanzo, passando per gli aspetti ecologici legati al consumo” - spiega Luca D’Angelo, Direttore dell’Apt Dolomiti Paganella - “Vogliamo inoltre sottolineare l'importanza della creazione di reti di collaborazione tra i diversi operatori locali, cardine di queste comunità, e l’innovazione, che permette loro la rilettura delle antiche tradizioni in chiave contemporanea, senza però tradirne la storia”.

 

La manifestazione entrerà nel vivo con gli eventi di giovedì 14 marzo: “Sci e Sapori: la cena degli scialpinisti”, presso il Rifugio Dosso Larici in Paganella, e l’apericena al Ristorante Elementi a Mezzocorona. Nelle serate di venerdì 15 e sabato 16 marzo, il Corona Dolomites Hotel di Andalo ospiterà il doppio appuntamento di “Food & Wine Alpine Experience”, mentre il Rifugio Alpenrose di San Lorenzo Dorsino sarà la cornice delle due “Cene a 4 mani”, preparate dagli chef Claudio Sottovia e Angela Rocca. Il programma si concluderà nella mattinata di domenica 17 marzo con “Degusta Slow: l’aperitivo Rotari&Ciuìga” ospitato dall’Alpine Lounge Meriz di Fai della Paganella.
Tutti i giorni della manifestazione sarà possibile usufruire di proposte gastronomiche speciali, presso rifugi e ristoranti aderenti.

Il programma completo di Gusto Alpino è disponibile a questo link. Ulteriori informazioni sui rifugi e le realtà coinvolte sono disponibili sul sito ufficiale di Dolomiti Paganella.

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DOLOMITI PAGANELLA: un territorio che nel suo piccolo racchiude la sorprendente natura del Trentino e offre indimenticabili esperienze in ogni momento dell'anno! In pochi minuti dall'uscita dell'autostrada si è già catturati da un ambiente di rara bellezza: le Dolomiti di Brenta che si specchiano nelle acque cristalline dei laghi di Molveno e Nembia, la Paganella che regala la vista più bella del Trentino a trekkers e sciatori, uno dei Borghi più belli d'Italia e ancora il Parco del Respiro, l'area faunistica, casa dei grandi carnivori delle Alpi e i caratteristici vigneti e meleti della Piana Rotaliana. 400 km di percorsi bike, innumerevoli sentieri per gli amanti del trekking, 40 parchi giochi, fattorie didattiche e sentieri tematici tra ampi prati e boschi, 50 km di piste da sci ampie e soleggiate, 1500 specie di piante, 125 strutture ricettive, 22 rifugi, oltre 40 cantine ed aziende agricole e ben 8.000 camosci che vivono nel Parco Naturale Adamello Brenta. L'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella, inoltre, è la prima in Italia e una delle prime in Europa a essere diventata una Società benefit per promuovere non solo le ricchezze e le bellezze del territorio, ma anche un nuovo modello di turismo all'insegna della sostenibilità e dell'attenzione verso la comunità residente.

 


Loison vi guida verso la colomba perfetta e… se siete indecisi, assaggiatele tutte!

È proprio vero che la vita è fatta di scelte, ma quando ci si trova di fronte a un bivio una guida può fare la differenza. Dalla novità 2024 Colomba Albicocca e Basilico alla delicata Pesca e Nocciola o alle varianti più golose come la Colomba al Caramello salato c'è un gusto Loison per tutti i palati. Allora andiamo alla scoperta delle Colombe Loison!

 

ABBINAMENTI ORIGINALI PER PALATI CURIOSI

NOVITÀ 2024 - COLOMBA ALBICOCCA E BASILICO, il gusto mediterraneo della primavera.
L'albicocca è il sorriso della primavera che si trasforma in un bacio d'estate, un frutto che racchiude la dolcezza e il calore di due stagioni. La Colomba Novità 2024 cattura questa essenza accostandola all’aroma delle foglie fresche del basilico. Disponibile nelle Collezioni: Latta (750g) e Frutta e Fiori (500g e 1kg).

COLOMBA PESCA E NOCCIOLA, per chi predilige i sapori delicati ed eleganti.
“È gentile, butirrosa, liquescente e piena di sugo” così definì la pesca il botanico Giorgio Gallesio ai primi dell’800, qualità che si ritrovano nelle pesche semicandite che arricchiscono questa colomba. A completare il capolavoro ci pensano le Nocciole Piemonte Igp (intere) che ricoprono la colomba con una spettacolare glassa. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Fiori di Pesco (750g), Latta (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg).

COLOMBA AMARENA E CANNELLA, ricco di soddisfazioni per un'esperienza appagante.
Ecco la formula del piacere: un incontro tra il gusto intenso e avvolgente delle amarene candite e l’inconfondibile aroma caldo della cannella. Insieme lasciano un'impronta indelebile nei ricordi gustativi. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg).

COLOMBA CAMOMILLA E LIMONE, abbinamento comfort per chi ama un gusto rassicurante.
Una combinazione di ingredienti essenziali: da un lato la fragranza discreta dei fiori di camomilla e del miele Millefiori di Sicilia, dall'altro il gusto nitido e agrumato delle scorze di limone candite che arricchiscono l'impasto. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).

 

LE COLOMBE DA LECCARSI I BAFFI

COLOMBA AL CARAMELLO SALATO, irresistibile per un’esperienza “smodatamente golosa”.
Caramello, burro, zucchero e cioccolato: una tale combinazione non poteva che rivelarsi meravigliosamente indovinata, ma nulla è affidato al caso: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato (la copertura al cioccolato bianco è realizzata a mano dopo la cottura al forno). Disponibile nelle Collezioni: Rose (750g), Latta (750g), Genesi (600g e 1kg), Cappelliere (1kg).

COLOMBA REGAL CIOCCOLATO, un trionfo di tentazioni per gli amanti del cioccolato.
Non è un’ordinaria Colomba ma un inno al cioccolato che narra sfumate gradazioni di nero e velati misteri di gusto da selezionati Cru di cacao monorigine. Tre sono le declinazioni di cioccolato: in sofisticate gocce nell’impasto, in suadente crema di farcitura, in riccioli fondenti di copertura. Disponibile nelle Collezioni: Fiori di pesco (750g), Genesi (600g e 1kg), Eleganza (1kg), Cappelliere (1kg).

 

IL FASCINO DISCRETO DELLA TRADIZIONE

COLOMBA CLASSICA A.D. 1552, perfetta per chi ama i sapori di una volta.
Custode del gusto tradizionale, la colomba classica è come un libro che raccoglie racconti senza tempo. Ogni fetta è un capitolo di una narrazione gustativa ricca di sfumature, grazie al soffice impasto che richiede 72 ore di lenta lavorazione e ai canditi di arance di Sicilia senza solfiti. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Rose (750g), Fiori di pesco (750g), Latta (750g), Genesi (500g e 1kg), Eleganza (1kg), Cappelliere (1kg), Magnum (2 chili, 3 chili, 5 chili).

COLOMBA AL MANDARINO DI CIACULLI, ottima per chi predilige gusti agrumati.
Si raccoglie tra gennaio e marzo questo piccolo agrume presidio Slow Food, ad alto tenore zuccherino e naturalmente con pochissimi semi. Dario Loison dal 2005 lo ha fortemente voluto per la sua rarità aromatica ricca di intense sfumature agrumate e persistenti. Disponibile nelle Collezioni: Rose (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg), Mandarino (1kg), Eleganza (1kg).

COLOMBA DIVIGNA, un'opportunità per gli amanti del buon vino.
In questa Colomba, Dario Loison ha reso tangibile la citazione di Umberto Saba “La vita è così amara, il vino è così dolce; perché dunque non bere?” utilizzando un blend di pregiati vini da lui personalmente scelti tra cui il Recioto di Gambellara, il Riesling e il Verduzzo. Morso dopo morso è un viaggio attraverso le vigne in cui le note profonde dei vini e il soffice impasto si fondono armoniosamente. Disponibile nella Collezione Genesi (500g e 1kg).

 

 

PER TUTTE LE TAGLIE!

COLLEZIONE MAGNUM, ideale per stupire gli ospiti.
Produzione limitata di Loison Pasticceri poiché richiede un processo di lavorazione più elaborato, le Colombe Magnum sono disponibili in tre diverse dimensioni: 2, 3, 5 chili. La collezione presenta due opzioni di confezionamento: avvolta in un involucro trasparente che mette in risalto le forme sinuose, oppure in eleganti bauli decorati con dettagli vittoriani in oro a caldo e manici in corda di cotone intrecciata.

COLLEZIONE MIGNON, per un pensiero senza impegno o come omaggio aziendale.
Tre sono le collezioni Mignon firmate Sonia Design che racchiudono una gustosa Colombina da 100g: Isabella & Teodora, le tenere pecorelle morbide e coccolose come la carezza di una mamma; la pochette in cotone operato impreziosita da un cuoricino argentato, è perfetta per custodire l’essenziale in 3 eleganti tonalità. E se non basta ecco i cofanetti floreali in 3 tonalità primaverili ideali per un piccolo gesto di cortesia di sicuro gradimento.

 


DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS. Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844

 


(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)

 


Festival della Malvasia a Portorose: tributo a un nobile vitigno che profuma di Mediterraneo e storia

La Malvasia è un vitigno che sa di Mediterraneo, legato a doppio filo all’epoca d’oro della Serenissima e non è quindi un caso che sia protagonista dell’enologia dell’Istria Slovena, territorio che per Venezia era prezioso non solo per l’oro bianco del sale delle saline di Sicciole e Strugnano, ma anche, appunto, per il vino e l’olio pregiatissimo. La sua storia è affascinante e cercare di ricostruirne la genealogia di questo, partendo dalla località Monemvasia o Monemvaxia del Peloponneso dalla quale sembra aver preso il nome, è un viaggio affascinante che si perde in mille rivoli di vicende, miti e leggende. Ed è proprio per fare idealmente un viaggio nelle interpretazioni della Malvasia di oggi, non solo locale, che l’Associazione dei Viticoltori dell’Istria Slovena ha deciso di dar vita a un festival interamente dedicato alle etichette - 160 di 70 produttori internazionali - che nascono dalle sue uve: l’edizione di quest’anno, in programma il 10 e l’11 marzo, è la numero 26 e sarà ospitata da Portorose, perla costiera slovena, a un passo da Trieste, nota per essere stata uno dei centri termali più amati dal bel mondo mitteleuropeo e, attualmente, per l’offerta wellness tra le più complete d’Europa.

 

 

Il festival, che avrà luogo nei saloni del centro congressi del 5 stelle Hotel Slovenija, è diventato un appuntamento immancabile nel ricco calendario enogastronomico di tutta la zona, tanto da coinvolgere ogni anno numerosi appassionati di questa bacca profumata, provenienti da tutta la Slovenia e dall’estero. L’evento può essere un’ottima occasione per un long weekend al mare, in attesa dell’arrivo pieno della primavera. Arrivare dall’Italia è possibile anche senza usare la propria auto, scegliendo il treno o l’aereo con meta Trieste e usufruendo successivamente di un comodo transfer di circa mezz’ora, prenotato dall’hotel prescelto o tramite diverse realtà specializzate. Non solo degustazioni, ma anche incontri e workshop per parlare dell’enologia di domani.
Chi ama la Malvasia e chi ha la curiosità di scoprirne caratteristiche e potenzialità ben interpretate avrà la possibilità di incontrare direttamente oltre 70 viticoltori provenienti dall’Istria slovena, ma anche da altre rinomate regioni vinicole come il Collio Sloveno (Brda), la valle di Vipava (Vipavska Dolina), il Collio Italiano, l’Istria croata, il Carsoe diverse zone dell’Italia.

Tra i 160 campioni di vini presenti al festival ci saranno anche quelli che hanno ricevuto il maggior numero di punti alla valutazione Sommelier della Slovenia, svoltasi prima dell’inizio ufficiale dell’evento.  La commissione ogni anno effettua la sua selezione tra le malvasie proposte e suddivise in sei categorie: spumanti, malvasie fresche, malvasie mature, malvasie macerate, malvasie con residui di zucchero e malvasie aromatizzate. Ci saranno grandi cantine come Vinakoper, istituzione dell’Istria slovena, nata nel 1947, ma produttori più piccoli produttori come Tenuta Brič, cantina tra le 100 più belle del mondo, scenograficamente posizionata in Istria Slobena, su una collina che domina la valle incontaminata del fiume Dragogna. Proprio grazie alla varietà di cantine, agli attori dell’enologia, alla tavola rotonda e ai workshop, il festival della Malvasia è molto più di una semplice degustazione di vini: rappresenta una preziosa esperienza che unisce il gusto al contesto storico e paesaggistico del territorio, aprendo, al tempo stesso, uno spazio di incontro e di visione per il futuro di questo vitigno, per collaborazioni capaci di andare oltre i confini statali o regionali e per un’enologia sempre più alleata dell’ambiente.

 

Informazioni:
+386 41 642 851
festival.malvazija@gmail.com
www.festivalmalvazija.si
Biglietti: 25 euro per un giorno, 40 euro per due giorni
Degustazioni illimitate. 20 euro per sommelier e studenti


Hotel Slovenija, Obala 33 Portorose

Domenica, 10. 3. 2024
15.00 - Cerimonia d’inaugurazione
16.00–21.00 - Degustazioni di malvasia
17.00–20.00 - Workshop professionali

 Lunedì, 11. 3. 2024
11.30 - Saluto alla Malvasia
12.00 - Tavola rotonda "Sfide e visione dello sviluppo della viticoltura e della produzione del vino"
14.00 - 19.00 - Degustazioni di Malvasia
16.00 - 19.00 - Workshop professionali

Per informazioni sulla destinazione: www.portoroz.si

 

 


Venerdì 8 marzo, gran finale de “Il Giro d’Italia al de Len” con i vini di Kettmeir e lo Chef Alessandro Gilmozzi

Dopo il successo dei precedenti incontri, Il Giro d’Italia al de Len termina il suo viaggio tra i tesori enogastronomici regionali, celebrando l’Alto Adige con Kettmeir, tenuta ultracentenaria, pioniera della ripresa dell’antica tradizione spumantistica altoatesina.

Si parte con un aperitivo speciale, per scoprire direttamente dal produttore la storia e le particolarità di questi preziosi vini di montagna, seguito da una cena a quattro mani con la partecipazione dei due rinomati Chef, Andrea Ribaldone e Alessandro Gilmozzi.

La tutela del patrimonio locale è il cuore dell'enogastronomia dell'Hotel de Len, uno spazio accogliente dove degustare le eccellenze del territorio ampezzano. Da questa filosofia, per omaggiare l’intero patrimonio enogastronomico italiano, nasce l’idea del Giro d’Italia al de Len: una rassegna di eventi che ha esplorato le unicità regionali vitivinicole e gastronomiche.

Per l'ultima tappa del Giro, l’Hotel de Len racconterà il volto eclettico delle Dolomiti: una meraviglia paesaggistica e una fonte inesauribile di energia e vibrazioni. Dall’Alto Adige al Veneto, questa terra è un crocevia di culture, tradizioni e influenze gastronomiche, dove si fondono sapori e aromi distintivi.

Immersa nei vigneti di Caldaro, Kettmeir è da sempre testimone della profonda cultura vitivinicola altoatesina e negli anni si è saputa distinguere per la produzione di Metodo Classico Alto Adige DOC di particolare pregio, riconosciuto a livello internazionale. Un’azienda storica ma all’avanguardia, capace di valorizzare i vitigni locali situati sia a valle che in quota, producendo vini profumati, eleganti e territoriali.

Nell’atmosfera rilassata del Salotto dell’Hotel de Len, alle ore 19.00, si svolgerà un aperitivo conviviale in cui gli ospiti avranno la possibilità di chiacchierare con Alberto Ugolini - Brand Ambassador di Kettmeir - che racconterà le ricche sfumature di questi vini altoatesini dall’inconfondibile aromaticità e freschezza. Un momento informale per creare nuove connessioni e godere della gioia di stare bene insieme.

 

 

 

L’aperitivo sarà seguito da una cena a quattro mani guidata da due rinomati Chef: Andrea Ribaldone, responsabile della proposta gastronomica del Ristorante de Len, e Alessandro Gilmozzi, del Ristorante El Molin di Cavalese, premiato con una Stella Michelin e una Stella Verde. I due Chef assieme reinterpreteranno in modo innovativo le ricette tradizionali dolomitiche, e le antiche preparazioni culinarie saranno rivisitate attraverso la loro creatività. Dall’antipasto al dessert, le loro storie si intrecceranno per creare un menu inedito che celebrerà i ricchi sapori della montagna.

Lo Chef Andrea Ribaldone vanta una vasta esperienza come Executive Chef e consulente in rinomati ristoranti, collezionando riconoscimenti Michelin grazie alla sua filosofia culinaria. Alessandro Gilmozzi, nato sulle Dolomiti, trae ispirazione dalle montagne che sono al centro della sua cucina, incarnando l'essenza dei piatti presso il Ristorante El Molin e adottando una filosofia innovativa, autentica e rispettosa dei valori della vita alpina.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

HOTEL de LEN - Nato dal dialogo tra sostenibilità e benessere, l’HOTEL de LEN è un progetto che incarna un concetto di wellbeing che abbraccia tutti gli aspetti della vita: dallo sport al cibo, dal relax ad esperienze profondamente radicate nel territorio. La valorizzazione del territorio è parte del DNA dell’HOTEL de LEN, il cui nome stesso, “de Len” ovvero “di legno” in ladino, suggerisce la sua l’attenzione verso le tradizioni e la ricerca della perfetta armonia con l’ambiente circostante.
Cantina Kettmeir - Immersa nei vigneti di Caldaro (BZ), Kettmeir è una storica tenuta altoatesina fondata nel 1919. Da sempre testimone della profonda cultura vitivinicola dell’Alto Adige e delle particolari condizioni climatiche favorevoli di questa terra, Kettmeir è un’azienda all’avanguardia, capace di valorizzare i vitigni locali situati sia a valle che in quota, producendo vini profumati, eleganti e territoriali. Pioniera della ripresa dell’antica tradizione spumantistica altoatesina, si è saputa distinguere per la produzione di Metodo Classico Alto Adige DOC di particolare pregio, pluripremiati dalla critica nazionale ed internazionale.

 


Via Cesare Battisti, 66
32043 Cortina d’Ampezzo (BL)
GPS: 46.538945555804816, 12.134189719156177
Per info: +39 0436 4246
Per prenotazioni:  800 171190

 


Tutti a Monghidoro per la "18ima Festa del Maiale"!

Monghidoro, storico comune dell’Appennino bolognese e paese natale di Gianni Morandi, ospiterà domenica 3 marzo la tradizionale Festa del Maiale: un evento che da diciotto anni rappresenta una straordinaria occasione per far conoscere le specialità gastronomiche, gli usi e le bellezze del territorio.

Per tutta la giornata di domenica diverse squadre di norcini (macellai esperti nella lavorazione della carne suina) faranno mostra della loro competenza e abilità nella trasformazione delle carni secondo l’antica tradizione montanara dell’Appennino. Novità di quest’anno opererà una squadra di norcini provenienti da Firenzuola, comune toscano confinante con Monghidoro.

   

Davanti ad un pubblico appassionato, gli esperti norcini produrranno salami, salsicce, costoline, capocolli, coppe, ciccioli, cotechini, braciole e tutto quel gran ben di dio che fa parte della tradizione gastronomica montanara. È un momento unico per osservare dal vivo le tradizioni antiche e per acquistare carni e derivati a prezzi calmierati, in accordo con l’Amministrazione comunale monghidorese, organizzatrice della manifestazione. Oltre ai banchi di vendita di carne e salumi, saranno presenti alla Festa anche bancarelle di prodotti tipici montanari e non, per completare al meglio l’offerta gastronomica proposta dalla Sagra.

    

Per questa edizione la "Festa del maiale" avrà un'anteprima sabato 2 marzo: sarà possibile infatti partecipare ad aperitivi dedicati all'evento presso i bar e i locali di Monghidoro.

Non resta che augurare un grande successo a La Festa del Maiale, divenuta maggiorenne, che, come ha dichiarato Barbara Panzacchi, sindaca di Monghidoro, nella conferenza stampa di presentazione dell’evento a Bologna - presso la sede dell'ASCOM - mantiene in vita le tradizioni del territorio e rappresenta un valore per la storia e per la conoscenza delle bellezze non solo gastronomiche dell’Appennino tosco-emiliano.

 

INFORMAZIONI:
I.A.T. Monghidoro
Via Matteotti, 1 - Monghidoro (BO)
Tel. + 39 331 4430004
www.bolognamontana.it/festa-del-maiale 

 


(articolo di Cesare Spagna)

Veneto: tre vie per scoprire il territorio del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti. LATTE, ARTE E CIASPOLE, dal Museo della Latteria di Lozzo alle chiesette storiche di Vigo di Cadore

Tre vie insolite per conoscere il territorio del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti in Veneto: attraverso il cammino, l’arte e la cucina. Esperienze autentiche da vivere anche in famiglia per incuriosire i più piccoli e arricchire la vacanza invernale di momenti unici.

Una passeggiata con le ciaspole tra boschi innevati e panorami sulle Dolomiti Bellunesi tra Auronzo e Misurina, ma anche una visita a Vigo e Lozzo di Cadore, località più piccole ma ricche di attività interessanti e originali.


foto di Nicola Bombasse

 

                                                                                                 Escursione con ciaspole e merenda

Camminare nella natura è il primo segreto per scoprire i posti più nascosti e inaspettati di un territorio. Se la neve è fresca con le ciaspole, altrimenti semplicemente con gli scarponi ai piedi, si percorrono i numerosi sentieri che attraversano il comprensorio del Consorzio turistico Tre Cime Dolomiti.

Tra gli itinerari, da segnalare quello che permette di raggiungere il Rifugio Città di Carpi, a 2.110 metri di altitudine. Punto di partenza: la seggiovia Col de Varda che in una decina di minuti permette di raggiungere l’omonimo Rifugio Col de Varda. I più allenati possono percorrere il sentiero a piedi, battuto anche in inverno. Da qui ci si immette sul sentiero Cai 120. Il percorso richiede circa 2 ore di cammino e non presenta particolari difficoltà, ma per il dislivello di 750 metri è bene avere un minimo di allenamento. L’arrivo è ricompensato da un buon pranzo ristoratore a base di prodotti genuini del posto.

Altro percorso ideale per abbinare cammino e pranzo in baita è quello che da Misurina porta a Malga Maraia. Dall’Albergo Cristallo, si sale seguendo il sentiero che poi si addentra in un bosco e si fa pianeggiante. A questo punto si incrocia la strada forestale che porta ai pascoli di Malga Maraia. Il cammino è di circa 1 ora e mezza con un dislivello di 300 metri. Anche in questo caso, prima di ripartire per la strada del ritorno, ci si può dedicare una sosta rinfrancante grazie all’eccellente cucina di Malga Maraia. Nella stagione invernale sia il Rifugio Città di Carpi sia Malga Maraia sono aperti solo il sabato e la domenica.

foto di Nicola Bombasse

                                                                                                          Vigo e le sue chiesette storiche

Conoscere un territorio attraverso i suoi patrimoni artistici e culturali. È il caso di Vigo di Cadore, che racchiude dei veri e propri tesori artistici, tra cui alcune bellissime chiesette storiche. Tra queste, la Chiesa Pievanale di San Martino del 1208, ricostruita nel 1559, conserva un vero patrimonio di opere d’arte di diversi periodi storici: il trittico attribuito ad Antonio Rosso (1492), la pala lignea di Valentino P. Besarel (1866), numerose opere dell’artista locale Tommaso Da Rin.

La Cappella di Sant’Orsola conserva al suo interno il ciclo pittorico più bello del contesto dolomitico. Gli affreschi la rendono una “piccola cappella degli Scrovegni” e dimostrano come la rivoluzione di Giotto sia arrivata anche tra le Dolomiti.

La chiesa più antica della vallata è Santa Margherita in Salagona: risale al XIII° secolo e ricalca l’impostazione delle chiese primitive della zona. Il ciclo pittorico al suo interno è un raro esempio, nel contesto bellunese, del passaggio dall’arte bizantina all’arte gotica.

E poi c’è la Biblioteca storica cadorina, fondata nel 1892 dal prof. Antonio Ronzon, al quale è dedicata. Costituisce il più importante centro di raccolta di testimonianze che riguardano direttamente o indirettamente il Cadore con oltre 8.000 volumi, 550 pergamene, raccolte di 120 riviste, manoscritti e continue donazioni che ne fanno una vera istituzione specializzata.

 

foto di Sabrina Talarico

Latte e formaggi di montagna

La cucina è uno dei modi più divertenti per conoscere l’identità di un territorio. Le Dolomiti Bellunesi sono note per la loro cucina tradizionale e autentica, fatta di materie prime semplici e di qualità che danno vita a piatti genuini e gustosi.

Tra tutti i prodotti tipici, la parte da protagonista spetta ai formaggi, presenti in una ricca varietà. Tradizione che viene dal passato, quando quasi ogni famiglia possedeva una o più mucche per ricavarne latte e formaggi per il proprio consumo. Oggi ci sono piccole latterie, malghe e aziende più strutturate, ma i prodotti conservano la stessa qualità artigianale di un tempo, grazie all’alimentazione delle mucche a base di fieno e erbe di pascoli incontaminati sugli alpeggi.

A Lozzo di Cadore si trova l’interessante Museo della Latteria. Fondata nel 1884, la Latteria sociale di Lozzo è stata per anni sede della lavorazione del latte prodotto dagli animali da allevamento, principalmente mucche, ma anche capre e pecore. Ha cessato la sua attività esattamente un secolo dopo, nel 1984, ma per anni ha rappresentato una fonte di sopravvivenza per la comunità. Alle donne era affidato il compito della mungitura, ogni mattina e sera tutti i giorni, tranne nel periodo estivo quando, da metà giugno a metà settembre, gli allevamenti venivano portati nella zona di Pian de Buoi.

Tre Cime Dolomiti, slow mountain

Lento, sostenibile, consapevole. Lo slow tourism si applica alla montagna e caratterizza la filosofia del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti in Veneto. Qui, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, la vacanza è autentico relax che nasce da paesaggi ancora incontaminati, dove la natura è la vera protagonista.

Non è la montagna delle catene alberghiere, delle piste affollate, dei grandi numeri. È la terra delle Tre Cime di Lavaredo, di Auronzo e Misurina. Un paradiso naturale dove trovare la propria dimensione e il giusto ritmo, assaporare accoglienza e genuinità. Per una vacanza che rigenera.

foto di Nicola Bombassei

 

Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti
Via Corte 18, Auronzo
tel. +39 0435 99603
www.auronzomisurina.it 


Prosciutto di San Daniele DOP: i lusinghieri dati di mercato del 2023

Con oltre 2,5 milioni di prosciutti prodotti e un export pari al 19% delle vendite totali, il comparto del San Daniele DOP registra anche per il 2023 ottimi risultati. Il numero di vaschette di pre-affettato supera i 21,3 milioni di confezioni certificate.

  

Anche nel 2023 il Prosciutto di San Daniele DOP si conferma come uno dei prodotti enogastronomici italiani più acquistati e consumati tanto in Italia quanto all’estero. La produzione di San Daniele DOP, nell’anno da poco concluso, è stata di 2.590.000 cosce prodotte nei 31 stabilimenti produttivi, collocati all’interno della città di San Daniele del Friuli, provenienti dai 3.510 allevamenti certificati situati in dieci regioni del Centro-nord Italia e conferite dai 44 macelli della filiera DOP.

La quota di export registra una crescita e si attesta al 19% rispetto alle vendite totali dell’anno con circa 3 milioni di chilogrammi indirizzati al mercato extra Italia. Il 55% delle quote totali di export è stato destinato all’Unione Europea, mentre il restante 45% è stato esportato in Paesi terzi.

 

I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del Prosciutto di San Daniele DOP si confermano in ordine di volumi: Francia, Stati Uniti, Australia, Germania e Belgio. Gli altri principali mercati esteri di destinazione sono Svizzera, Austria, Regno Unito, Lussemburgo e Canada. Nel 2023 si registrano ottime performance, in ordine di volume esportato, per Stati Uniti (+11%), Australia (+7%), Regno Unito (+30%) e Repubblica Ceca (+18%).

Il numero di vaschette di Prosciutto di San Daniele pre-affettato ha superato i 21,3 milioni di confezioni certificate, pari a 407.000 prosciutti (+1% rispetto all’anno precedente), per un totale di oltre 2 milioni di chilogrammi, confermandosi come una tendenza consolidata in linea con le nuove modalità di consumo.

Il fatturato totale, derivante dalle attività di produzione e distribuzione, si mantiene a 360 milioni di euro, in linea con gli anni precedenti, dopo il +14% rilevato nel 2022.

 

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Via Ippolito Nievo, 19
33038 San Daniele del Friuli UD
Telefono: 0432 957515
www.prosciuttosandaniele.it


Il “musso” come e perché? Perché… ghe s'è bon e fa’ ben!

E’ risaputo che i piatti tradizionali veneti di carne siano principalmente a base di polli, anatre, oche, tacchini, conigli, i canonici “animali di bassa corte”: ma c’è una portata (propria della cucina polesana) che va decisamente contro corrente. E’ il “mussetto con polenta”. Il “musso” altro non è che l’asino, il somarino (di sicuro un “must” invernale). A conferma della filosofia “vivere slow”... come per il baccalà – l’altro piatto della tradizione veneta, sempre in tavola per le grandi occasioni – il musso richiede la cottura molto lenta, per acquisire morbidezza, sapore e perché così si forma il “sughino” denso e succulento chiamato in dialetto “poceto“.

L’uso nella cucina veneta delle carni di asino – o appunto “musso” come si dice lì – pare risalga al medioevo e precisamente ad una battaglia combattuta da Teodorico (re degli Ostrogoti) nei pressi di Verona, tra il V e il  VI secolo, quando vinse lo scontro contro Odoacre, re degli Eruli…

Questa battaglia ha lasciato sul campo numerosi equini – spiega lo storico Riccardo GhidottiTra questi il musso…”.

Per festeggiare Teodorico permise ai veronesi di mangiare la carne dei quadrupedi rimasti sul campo. Ma per via del tanfo che facevano quegli animali, si decise di annaffiare tutte le carni con vino rosso e aromatizzarle con spezie varie e cipolla. Da questo fatto, nasce il piatto tipico veronese con il nome di “pastissada de caval” e la sua altrettanto gustosa variante con l’asino, il su citato “musso con polenta (gialla o bianca)”.

   

I nutrizionisti apprezzano molto la carne di musso – afferma consapevole Federica Pagliarone, giornalista enogastronomica – In effetti è un vero toccasana: è carne leggera, digeribile, ricca di grassi saturi Omega3 che contribuisce a mantenere bassi i livelli di colesterolo… è una carne delicata e saporita allo stesso tempo, è ricca di sali, di magnesio, di calcio, di potassio e anche di ferro, soprattutto ferro Eme che è facilmente assimilabile dal nostro organismo”.

 

    

 

   

“Vi presento le nostre “tagliatelle al ragù di musso” poi il “brasato di musso” e lo “spezzatino di musso – è  la chef Jacqueline Boaretti che con passione presenta le varianti a base di musso che ha approntato – Per le tagliatelle usiamo il ragù che altro non è che il macinato dello spezzatino, spadellato, appunto, con le nostre tagliatelle fatte a mano… Gli altri  di carne vengono preparati con un soffritto di sedano carota e cipolla… viene aggiunto successivamente il burro, l’alloro e il rosmarino. Entrambi (il brasato e lo  spezzatino) sono due pezzi molto teneri – il fiocco e il reale – vengono presentati a fette per il brasato, con la sua verdura di contorno, mentre lo spezzatino è presentato a tocchettoni”.

 

Cosa bere? La cottura in umido della carne e la consistenza della polenta richiamano un vino rosso pregiato di media struttura e abbastanza profumato: ottimale un Valpolicella Superiore. In alternativa, si possono considerare  anche vini di grande vigore, invecchiati e più strutturati come un Teroldego trentino, ma anche un Refosco friulano, che si legheranno  benissimo alla complessità di questo piatto tradizionale. Aprire la bottiglia almeno mezz’ora prima dell’assaggio e servire a una temperatura di 16-18°C in bicchiere ampio.

 

 

 


È di Gaggio Montano il caseificio del Parmigiano Reggiano campione del mondo, premiato al “World Cheese Awards”!

L’inviato del Tg2 Antonio Farnè, si è recato a Gaggio Montano sull'Appennino bolognese, nel caseificio del Parmigiano Reggiano campione del mondo per constatare lo stato delle cose, organizzazione e modalità di lavorazione, che portano a risultati tanto eccelsi. Il prestigioso titolo, è stato tributato durante i “World Cheese Awards” che si svolgono ogni anno in una diversa nazione – stavolta in Norvegia, negli spazi dello Spektrum Center di Trondheim – insieme con la “Guild of Fine Food”, casa editrice britannica che riunisce i professionisti del formaggio dei cinque continenti, per riferire sulle produzioni casearie, sul turismo enogastronomico e sulla cultura del settore dei gustosi derivati dal latte, tutti rigorosamente prodotti Dop.

    

Sarebbe già un onorevole traguardo essere nel novero dei candidati vincitori del maggior evento caseario veramente globale - il World Cheese 2024 – immaginiamo uscire trionfatori dalla manifestazione dove quest’anno, 4504 formaggi iscritti, provenienti da 38 paesi del mondo, sono stati analizzati, degustati e valutati da una giuria di 260 specialisti – tecnologi, selezionatori, rivenditori, chef, produttori, anche influencer del settore e giornalisti – professionisti che portano la loro esperienza al panel e i cui posti, vengono ruotati in ogni edizione, per garantire un equilibrio certo, tra età, sesso, disciplina e competenze, confermando così, negli ultimi 30 anni, professionalità, credibilità e fiducia nella manifestazione del distretto lattiero-caseario, più prestigiosa al mondo.

    

Gesti abili che si ripetono e che si tramandano da generazioni, una “forma” d’arte da cui nasce un vero e proprio gioiello:

Questa è una forma di Parmigiano Reggiano stagionata 24 mesi, il giudizio della battitura è perfetto – così dice il casaro del Caseificio Fior di LatteMaurizio RaimondiDal rumore e dal suono provocato dal martelletto, la forma di sicuro non presenta imperfezioni al suo interno

Un gioiello che diventa sempre più prezioso: nell’ottobre del 2023 questo Parmigiano prodotto nel caseificio di Gaggio Montano, Appennino bolognese, è stato proclamato “campione del mondo dei formaggi stagionatura 18/23 mesi”, un successo centrato al World Cheese Awards, in Norvegia: non una vittoria qualsiasi, sbaragliata la concorrenza di 4500 formaggi, provenienti da 43 paesi…. Essere presenti, a qualsiasi titolo, nell’autorevole classifica della 34ima edizione del World Cheese Awards, gonfierebbe il petto a tutti e dunque, la “nostra Nazionale” – guidata da Gabriele Arlotti, composta da 99 caseifici facenti parte delle cinque province del comprensorio Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (a sinistra del fiume Reno) e Mantova (destra Po) – i cui allevatori, sono sempre alla ricerca dell’eccellenza assoluta, con i loro “caci”, ha sovrastato tutti i migliori del mondo e ha portato a casa addirittura 137 medaglie di cui 3 Super Gold (le migliori tra gli ori del tavolo) 27 d’oro,  44 d’argento e 63 di bronzo. Davvero si fatica a rendere l’idea di qualità, gusto e prestigio che possano avere tali formaggi…

Lara Boffoli, vice presidente del Caseificio Bel Fiore: “È un riconoscimento che abbiamo accolto con grande orgoglio, sia da parte nostra, soci allevatori, sia da parte del casaro che ha lavorato il latte. Ormai sono quasi 60 anni che facciamo questo lavoro con grande passione e con grande orgoglio e cerchiamo di portarlo avanti. Speriamo che questo sia il primo di tanti  riconoscimenti che arriveranno in futuro”.

Premiati anni di attività nel solco della tradizione, lo dicono i numeri: 50 mila litri di latte all’anno e una produzione di 10 mila forme, seguendo il rigido disciplinare che impone il Consorzio del Parmigiano Reggiano, anche se non manca un’impronta personale…

      

Tra i vincenti, appunto, gli orgogliosi maestri casari montanari del“Fior di Latte”, il caseificio sociale di Gaggio Montano, per così dire, i padri del campione del mondo (premiati con una delle tre medaglie “Super Gold”) nella categoria della stagionatura 18-23 mesi e un con argento per la stagionatura 24-29 mesi, a dimostrazione del livello di qualità che dal 1968 li ha portati a ottenere tali risultati col Parmigiano (e anche con i prodotti “morbidi”) di cui sono capaci una decina di soci specialisti guidati dal mastro casaro Maurizio Raimondi, con la moglie Paola Florini, con Mario Palmieri e il presidente Daniele Vignudelli con la relativa vice, Lara Boffoli. Oltre alla latteria di Gaggio, Fior di Latte ha altri due punti vendita, a Vergato e Pescia, ma vende anche tramite “on line”.

Il segreto del nostro prodotto è dato sicuramente dal latte di ottima qualità – è sempre il casaro Raimondi che spiega – dal foraggio prodotto nella zona di montagna, dall’aria di montagna e dalla passione che mettiamo a fare il nostro lavoro, che ci spinge a dare sempre il meglio”.

 

 

 

 

 

 

 

 

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)

“Qui siamo nel magazzino con le forme sulle scalere – è Farnè che descrive la situazione – È un po’ come essere nel caveau di una banca, al suo interno, infatti, sono tanti i pezzi di assoluto valore”.

Come tutti i prodotti di qualità e di eccellenza anche il Parmigiano Reggiano ha un costo… – è ancora Lara Boffoli che interviene – Una forma intera pesa circa 40/42 Kg. E il prezzo va dai 400 ai 500 euro, dipende dalla sua stagionatura, quella minima è di 12 mesi, ma può arrivare fino a 48 e anche oltre …”.

 

   

Eccellenza di casa nostra, fiore all’occhiello del made in Italy, ce lo invidiano, ce lo copiano, a tavola tutti lo vorrebbero…

    

Direi che è veramente buonissimo – dice uno dei soci mentre assaggia con i titolari del caseificio, una scaglia di ParmigianoOttimo l’aroma, ottimo il sapore, bellissimo il colore… direi che meglio di così non si può fare!”.

 

Notevolmente (e comprensibilmente) compiaciuto per il bottino conquistato alla 34ima edizione dei World Cheese Awards, Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio ha affermato: “Il Parmigiano Reggiano ha dimostrato ancora una volta le qualità di un formaggio unico al mondo… Un successo - quello conseguito in Norvegia - che è motivo d’orgoglio per tutta la nostra filiera, che ogni giorno impegna migliaia di allevatori di trecento caseifici artigianali, nella ricerca dell’eccellenza assoluta” (…e ci riescono alla grande! NDR).

 

 

Sociale Fior di Latte S.C.
Via Torretta, 206
40041 Gaggio Montano (BO)
Telefono e Fax: 0534.31126
caseificiofiordilatte.it/gaggio-montano/

 


Il Gruppo Monti Salute Più lancia i tre "Presidi Termali e Turistici" (P.T.T.)

Si tratta della più grande organizzazione del benessere globale aperta tutto l’anno a livello nazionale e internazionale estesa dall’Appennino Tosco-Emiliano fino a Bologna, città d’arte e di vita; dedicata alle vacanze, al turismo, alla remise-en-forme e anti-aging per la prevenzione della salute, attraverso weekend rigeneranti antistress, cura delle 3 energie, diagnostica dell’imaging.
Il 2024 si preannuncia un anno molto importante per il settore del turismo e l’Italia si riconferma una delle mete predilette del turismo internazionale. La ripresa sembra essere definitiva: secondo l'Unwto (Organizzazione mondiale del turismo), nel 2024 il turismo infatti supererà ogni record a livello globale, ben oltre i livelli del periodo pre-pandemia. Nello specifico, da autorevoli ricerche emerge che è aumentata la voglia di viaggiare, in modo consapevole e attento verso l’ambiente, ma anche verso se stessi, come dimostra la crescita del turismo legato al benessere. Viaggiare sarà sempre più costoso, si tenderà a fare meno viaggi a lungo raggio, ma potenzialmente più lunghi, e più viaggi locali a corto raggio. Inoltre, continueranno a crescere il turismo del vino, enogastronomico, outdoor e slow, così come il turismo green, lo sleep tourism, il ciclo-turismo, il turismo welleness e il turismo delle “radici” legato al recupero delle proprie origini.
Consapevole di ciò, con grande spirito imprenditoriale, proattività e lungimiranza il Prof. Antonio Monti, fondatore del gruppo omonimo e direttore scientifico di sei centri termali, lancia una nuova offerta turistica e termale pensata con l'obiettivo ambizioso di soddisfare ogni tipo di esigenza e di valorizzare e promuovere la destinazione turistica che va dall'Appennino Tosco-Emiliano a Bologna.

“In occasione di questa conferenza stampa – spiega con orgoglio il prof. Monti – dopo numerosi studi presentiamo una strategia di innovazione dei nostri prodotti turistici basata sull'integrazione fra turismo, salute, wellness, ambiente, cultura, centri termali, attività sportive, enogastronomia, leisure; il tutto per fornire un valore aggiunto ad una domanda turistica in rapida evoluzione e alle necessità sempre crescenti dei nostri clienti e del turista in generale. Con queste premesse, diventa centrale la capacità di gestire efficacemente la relazione con il turista: sia quando deve ancora scegliere, ma anche durante il suo soggiorno durante il quale si aspetta conferme su quanto ha acquisito in termini di informazioni e risposte immediate alle sue esigenze di scoperta del territorio. La relazione con l’ospite non può, infatti, considerarsi chiusa con la sua partenza, ma va prolungata nel tempo per far sì che coloro che hanno vissuto l’esperienza di soggiorno possano diventare i testimoni più attendibili della capacità del sistema di offerta del  territorio di soddisfare differenti target di domanda. Nello specifico, il Gruppo Monti Salute Più lancia i tre presìdi termali e turistici: la più grande organizzazione del benessere globale aperta tutto l’anno a livello nazionale e internazionale estesa dall’Appennino Tosco-Emiliano fino a Bologna, città d’arte e di vita dedicata alle vacanze, al turismo, alla remise-en-forme e anti-aging per la prevenzione della salute, attraverso weekend rigeneranti antistress, cura delle 3 energie, diagnostica dell’imaging”.

Infatti, vista la crescente richiesta di turismo esperienziale, dove “vivere, essere e fare” predominano rispetto al “visitare” questo nuovo progetto permetterà al turista di vivere:

  • Attività turistica esperienziale tra laghi, boschi, valli, colline e borghi dell’Appennino Tosco-Emiliano, fino al Corno alle Scale con lo Chalet delle Terme di Porretta
  • Città d’arte, con visita grazie al servizio di tour operator: Bologna, Ferrara, Firenze, Ravenna, San Marino
  • Attività sportiva, percorsi georeferenziati a piedi, in e-bike e mountain bike, pallacanestro, pallavolo
  • Attività gastronomica con le linee dedicate alla salute e alla tradizione, comprese le “zuppe creative dei centenari”

“L'organizzazione– commenta Graziano Prantoni, general manager del Gruppo Monti Salute Più -  è formata dai tre presìdi termali e turistici: P.T.T. Villaggio della Salute Più, P.T.T. Terme di Porretta, P.T.T. Terme di Bologna – Irnerio10; uniti attraverso una rete di servizi per rispondere a tutte le esigenze del benessere globale, in nome di una proficua multitematicità e dimensione sistemica delle destinazioni”.

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO VILLAGGIO DELLA SALUTE PIU'

Il Villaggio della Salute Più, nel comune di Monterenzio (BO), è un immenso anfiteatro formato da un complesso di dolci colline, per un’estensione di circa un migliaio di ettari che lo rende uno dei più grandi agriturismi in Italia e all’estero.
Al centro del nucleo originario vi è lo storico Palazzo del Calanco, già sede del comando militare alleato durante l’ultima guerra. Il Villaggio offre un grande stabilimento termale, con piscine bicarbonato-solfato-calciche a 32° e 36°C (dotate anche di un lembo esterno che si affaccia sulla terrazza), sauna, grotta termale, jets spa, fanghi termali matu- rati in loco. Il centro offre riabilitazione in piscina termale e palestra, fitness, wellness, cure antiage.

Al Villaggio sono possibili alcune cure termali esclusive: i bagni termali e le cure fisioterapiche delle 3 energie; le stimolazioni solforate delle membrane epiteliali per la remise-en-forme fisica e mentale grazie alle molecole proteiche degli aminoacidi solforati e ai 4 tipi di inspirazione/espi- razione (respirazione Kneipp; respirazione mitocondriale; respirazione con stimolazione del plesso solare; respirazione con mobilizzazione addomina- le/viscerale).
Il Villaggio della Salute Più è famoso per il suo acquapark estivo di 640.000 mq, con 24 piscine di diversa natura salutare, unite dal percorso “riviera ter- male” per una piacevole passeggiata. Ci sono inoltre pianori caratteristici, come quello dell’Eden, del Cielo e del Sole. Vi sono infine le oasi dei laghi, di Zello, di Ca’ di Sasso, di Ca’ di Lucca, del “Colle della Palazzina”.
Il Villaggio dispone di una vasta area camping e di un albergo diffuso tra antichi casali con circa 150 posti letti. Sono inoltre a disposizione campi da calcio, beach volley e basket.
Nei due ristoranti del Villaggio sono proposti piatti che seguono due linee gastronomiche, Gusto&Salute e Gusto&Tradizione.

  

COMPRENSORI NATURA WORLD DEL VILLAGGIO DELLA SALUTE PIU'

Per arricchire la propria vacanza e sfruttare il Villaggio come punto di partenza alla scoperta del territorio dal punto di vista naturalistico, storico e artistico, ci sono numerosi comprensori “Natura World” che fanno capo al Villaggio della Salute Più:

 1) Fitness Valley
Straordinaria area geografica che si estende lungo il corso del Torrente Sillaro tra l’abitato di Castel San Pietro Terme e il Passo della Raticosa. Collega idealmente Emilia-Romagna e Toscana e comprende per intero il Sito di Interesse Comunitario “Media Valle Sillaro” che protegge e tutela una grande e preziosa biodiversità. L’ambiente ideale dunque in cui vivere la natura e praticare sport all’aria aperta: Castel San Pietro Terme, Casalfiumanese, Sassoleone, Monterenzio, Castel del Rio, Firenzuola, Belvedere, Giugnola, Passo della Raticosa, Pietramala, Passo della Futa (cimitero germanico).

 2) Appennino Tosco-Emiliano est
Porzione dell’Appennino Tosco-Emiliano facente capo al territorio della città metropolitana di Bologna. Comprende da Est a Ovest le valli dell’Idice, dello Zena, del Savena, del Sambro, del Setta. Include il “Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone” e il Sito di Interesse Co- munitario “Laghi di Suviana e Brasimone”. Natura, cultura, storia millenaria e genuine tradizioni da vivere tutto l’anno: Villa di Sassonero, Monte delle Formiche e santuario di Santa Maria di Zena, area archeologica di Monte Bibele (villaggio etru- sco-celtico), Monghidoro, lago di Castel dell’Alpi, Madonna dei Fornelli, Pian del Voglio, Valserena e Pian di Balestra, santuario Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio, Castiglione dei Pepoli.

3) Strada delle terme
Itinerario di enorme interesse naturalistico, paesaggistico e storico-culturale. Si sviluppa in direzione ovest-est lungo il crinale appenninico che funge da spartiacque tra Emilia-Romagna e Toscana. Attraversa numerose e verdi vallate collegando i centri termali di Porretta Terme (Valle del Reno) e del Villaggio della Salute Più (Valle del Sillaro). Declinata nelle varianti Hiking, Bici (strada e gravel), Auto/Moto, si snoda per 90/110 Km in ambiente in gran parte protetto da riserve naturali e Siti di Interesse Comunitario.

4) Tour delle città d’arte in Emilia-Romagna
Sono Ferrara, Ravenna, Modena e Bologna le quattro città d’arte riconosciute quali siti UNESCO, testimoni della bellezza universale del territorio e luoghi indiscussi da aggiungere al lungo elenco di destinazioni turistiche che la Regione offre: Rimini, San Marino, Faenza, Imola, Reggio Emilia, Parma.

 

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO TERME DI PORRETTA

La Terme di Porretta godono di una fama millenaria. Conosciute e frequentate fin dal II sec. d.C., esse sorsero in gran fama nel Rinascimento, celebrate da politici e scrittori come il Machiavelli, da principi come i Medici di Firenze, da scienziati come Galvani (che studiò a lungo le acque ter- mali di Porretta). Vi soggiornarono anche famosi musicisti e cantanti, come Toti Dal Monte.
Il soggiorno è possibile grazie alla convenzione con le numerose strutture ricettive della cittadina termale. Le Terme di Porretta comprendono un importante acquapark termale unitamente al nuovo acquapark di Valverde. L’acquapark termale è caratterizzato da una vasta piscina salsobromoiodica, da 12 sorgenti termali presenti nello storico parco delle terme e visitabili, dal nuovo centro idropinico da cui sgorgano cinque delle dodici sorgenti. Grazie allo storico parco termale sono possibili bagni termali, bagni di sole e bagni green.
I più importanti servizi termali con un’importanza storica e turistica sono i seguenti.

        -Cura di patologie specifiche, dolori, disfunzioni e distrofie:

Cure della pelle. Psoriasi, artrite psorisiaca, ferite, eczemi, eritemi, abrasioni, herpes zoster, alopecia...
Cure delle vie respiratorie. Sinusiti, riniti, otalgie, stenosi tubariche, laringite, faringite, enfisema...
Cure delle varie forme di dolore. Artrosi, reumatismi, processi infiammatori, dolori articolari, dolori vertebrali...
Cure delle disfunzioni gastroenteriche. Stipsi, gonfiori intestinali, bruciori gastrici, processi infiammatori, difficoltà digestive...

-Restyling del corpo e della mente & remise-en-forme, che sono il “tagliando” del proprio organismo che andrebbe fatto regolarmente nel corso della vita. Questo pacchetto di cure è basato sulle molecole proteiche degli aminoacidi solforati.

  • Rinnovamento della propria corporeità, a livello cellulare, muscolo-scheletrico, neurale e circolatorio
  • Blocco dei processi di invecchiamento a livello organo- viscerale
  • Potenziamento della mente e della memoria contro i blocchi mentali e i primi indizi di Alzheimer.

       -Cure della spa termale. Si può veramente affermare che la spa termale delle Terme di Porretta è unica non solo per la pluralità delle sue proposte, ma specialmente per l’efficacia delle forme applicative delle sue acque termali che vanno dalla cellulite alle rughe, dall’obesità fino alle affezioni ginecologiche.

        -Riabilitazione in piscina termale e in palestra, basata specialmente sulle cure della postura endogena ed esogena.

L’acquapark di Valverde è la continuazione e prolungamento delle Terme di Porretta, il nuovo centro per il fitness e wellness, rivolto non solo ai residenti ma anche ai turisti. Dalla riapertura mette a disposizione due piscine all’aperto, utilizzabili anche per il fitness e l’acquagym, due laghi per la pesca, un grande parco per i bagni di sole, spazio per eventi e pista da ballo, una zona sportiva per la pallacanestro in onore dell’adiacente santuario della “Madonna del Basket”. Da subito attive due proposte di ristorazione: punto ristoro estivo all’aperto e ristorante al coperto, bar e pub, che resterà aperto tutto l’anno e costituirà un importante prolungamento delle terme in grado di ampliare l’offerta anche per i turisti. Disponibile inoltre un’area provvisoria per i camper, destinata a diventare punto di riferimento per tutto il territorio.

  

COMPRENSORI “NATURA WORLD DELLE TERME DI PORRETTA

 I comprensori “Natura World” che fanno capo alle Terme di Porretta sono i seguenti:

 1) Chalet delle Terme di Porretta
Struttura ricettiva posta a 1500m di quota, nel magnifico contesto montano del Parco Regionale del “Corno alle Scale”. Si trova al centro di una fitta rete di tracciati escursionistici che consentono di raggiungere vette, laghi e cascate di grande suggestione. Durante l’inverno si trasforma in baricentro di una delle più attrezzate stazioni sciistiche della Regione: a 30 Km dalle Terme di Porretta, un luogo accogliente che si può vivere lungo le quattro stagioni. D’inverno la neve e lo sci, in primavera il verde dei boschi e dei prati d’alta quota, in estate i bagni di sole e l’aria fresca, in autunno il foliage.

2) Corno alle Scale
Vasto comprensorio montano di natura protetta, teatro di imperdibili esperienze outdoor che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno a piedi, a cavallo, in mountain bike, sulle ciaspole, sugli sci da discesa e da alpinismo.

3) Appennino Tosco-Emiliano ovest
Porzione dell’Appennino Tosco-Emiliano facente capo al territorio della città metropolitana di Bologna. Comprende da Est a Ovest le valli del Setta, del Brasimone, del Limentra, del Reno. Include il Parco regionale di Monte Sole e i Siti di Interesse Comunitario “La Martina, Monte Gurlano” e “Monte dei Cucchi, Pian di Balestra”. Territorio ricco di acque e rigogliose foreste, attraversato da importanti cammini storici e portatore di tra- dizioni che si perdono nella notte dei tempi: Alto Reno Terme, Parco dei laghi di Suviana e Brasimone (Bargi, Stagno, Casa Comelli, Monte di Stagno, Logomano, Chiapporato, Eremo del Viandante, Poranceto, Monte Gatta, Castiglione dei Pepoli); borgo La Scola, santuario di Montovolo, Riola di Vergato (chiesa di Santa Maria Assunta e Roc- chetta Mattei); Parco storico di Monte Sole.

4)La Corona di Matilde Alto Reno Terme”
Il primo paesaggio rurale di interesse storico-culturale dell’Appennino bolognese tutelato dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). L’area, estesa su un territorio di 2543 ettari, ha conservato nel tempo evidenti testimonianze della sua origine, tradizione e storia, mantenendo un ruolo socio-culturale ed economico e mostrando caratteristiche di tradizione e storicità con particolare riferi- mento alla castanicoltura.

5) Tour dei borghi dell’ Appennino pistoiese
Storico luogo di villeggiatura estiva e invernale, la montagna pistoiese concilia moderne strutture ricettive e qualificati servizi con il tesoro prezioso delle sue risorse naturali e delle sue tradizioni: Orsigna, Pracchia, Maresca, Gavinana, San Marcello pistoiese, Popiglio, Cutigliano, Passo dell’Abetone, Fiumalbo (MO).

6) Mountain Tour dei 3 Appennini (bolognese, modenese, pistoiese)
Da Porretta Terme, 240 Km di bicicletta da montagna immersi nella natura selvaggia della dorsale appenninica settentrionale: una delle migliori modalità di fruizione del territorio. Immersione in apnea negli scenari attraversati, recupero della consapevolezza dei luoghi, accumulo di esperienze normalmente negate all’uomo moderno dalla troppa velocità.

7) Tour delle città d’arte in Toscana
Radici etrusche, reperti romani, testimonianze medievali, opere rinascimentali, arte contemporanea: le città toscane sono lezioni di ingegno e di gusto, libri aperti e memorabili pa- gine di storia: Lucca, Pistoia, Prato, Firenze (sito UNESCO).

    

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO TERME DI BOLOGNA - IRNERIO10

La porta d’ingresso del presidio termale e turistico delle Terme di Bologna è Irnerio10, che costituisce il vero epicentro della città di Bologna perché da questo punto si possono raggiungere in poco tempi i servizi principali della città: centro storico, stazione, autostazione, fiera, università, musei... Irnerio10 incarna le tre definizioni storiche della città: dotta, turrita e ghiotta.

  • Esso rappresenta Bologna “città dotta”, perché si trova nella storica zona universitaria, con cui ha stretto vari collegamenti.
  • Il presidio presenta anche Bologna “città turrita”, perché da Via Irnerio10 fino a Piazza Maggiore si snoda un percorso segnato delle dieci torri storiche di Bologna. È inoltre il punto in cui, per una curiosa coincidenza, convergono le acque storiche di Bologna: torrente Aposa, canale Reno (Moline) e condotta termale.
  • Il presidio infine incarna Bologna “città ghiotta”, perché propone in pieno centro storico una ristorazione che onora la tradizione e propone anche piatti all’insegna della salute, come le “zuppe dei centenari”.

In Via Irnerio c’è inoltre il complesso di servizi delle Terme San Petronio, che comprende anche la rete dell’alta diagnostica dell’imaging dell’Emilia-Romagna.

Non solo, ma come spiega nel dettaglio il prof. Antonio Monti, d'ora in poi sarà possibile vivere Bologna sia di giorno che di notte: Di giorno le offerte comprendono: CURA E PREVENZIONE (in piscina termale o in palestra per scoprire la “cura delle 3 energie”, per combattere i malanni del tempo, stimolare la circolazione sanguigna e rafforzare il sistema cardiovascolare. Anche in vacanza, ci si potrà prendere cura del proprio corpo); BENESSERE E REMISE EN FORME DEL CORPO (con un Polo diagnostico di ultima generazione, le Terme di Bologna offrono la possibilità di check-up veloci; con le sue attività di Fitness e di Wellness si può restare in forma anche durante la vacanza); ARTE E CULTURA (si potrà viaggiare in percorsi alla scoperta delle Torri di Bologna, del Santo Sepolcro nella Basilica di Santo Stefano, della via delle Acque sotterranee alla città e di tante altre perle nascoste)”.

Altrettanto variegate le attività proposte per vivere BOLOGNA DI NOTTE: si va dalle PISCINE TERMALI da vivere tra bagni termali (Terme San Luca), nuoto (Terme Felsinee), idromassaggi, fitness e wellness (Terme San Petronio) tutti i venerdì e sabato sera fino a mezzanotte; a GIOCHI DELLA MENTE E DELLA MEMORIA basati sulla competizione e sul confronto, attraverso la riflessione e la concentrazione per combattere i processi dell’invecchiamento, presso Il Ristorante e Concept Store Irnerio10; fino agli EVENTI SPECIALI di ristorazione con degustazioni, musica e spettacolo nell’incredibile scenario del Bosco degli Ulivi del Ristorante Irnerio10, specializzato in Cucina Termale.

“Si tratta di un progetto turistico-termale a 360 gradi, a testimonianza dell’impegno imprenditoriale del Gruppo Monti Salute Più verso un territorio che ci siamo presi decisamente a cuore e che ci auguriamo venga scoperto e vissuto con crescita esponenziale da turisti italiani e stranieri”, conclude Graziano Prantoni.

   

 

Il Gruppo Monti Salute Più
Oltre 200mila visitatori annuali al Villaggio della Salute Più, oltre 19 milioni di utenti tra i vari servizi dal 2000, più di 50 fisioterapisti e massofisioterapisti, più di 100 medici professionisti, 60 corsi fitness al giorno in piscine termali e palestre: questi i numeri del Gruppo Monti Salute Più che, in attività dal 1970, ha sempre caratterizzato la storia dei territori in cui ha operato. Da più di 50 anni infatti il gruppo porta avanti gli studi, le ricerche e le felici intuizioni del Prof. Antonio Monti, che ha dedicato un’intera esistenza all’esplorazione delle metodiche più all’avanguardia per garantire salute, benessere, longevità e piacere della vita. Oggi questa vasta e articolata rete di strutture è diffusa in un territorio vasto che inizia nell’Appennino Tosco-Emiliano (che unisce Terme di Porretta e Villaggio della Salute Più lungo la Strada delle Terme) e, attraversando Bologna e Ferrara, giunge fino a Venezia. Con il Villaggio della Salute Più e i suoi comprensori (Fitness Valley nei territori lungo il fiume Sillaro, Appennino Tosco-Emiliano est, Strada delle Terme, Tour città d'arte in regione), Porretta Terme ei comprensori “Natura World” (Appennino Tosco-Emiliano ovest, Corona di Matilde, Chalet delle Terme di Porretta, Corno alle Scale, Tour delle città d'arte in Toscana), e il Quartiere della Salute Più di via Irnerio a Bologna (Terme San Petronio, Spa termale e centro di medicina estetica, ambulatori specialistici, presidio di medicina fisica e riabilitazione, polo diagnostico BODI), il Gruppo Monti Salute Più è in grado di offrire terme, salute, benessere, programmi antiage, weekend, vacanza attiva, natura, confermandosi leader nel settore a livello nazionale.