La forza del pizzaiolo è la sua formazione: ai blocchi di partenza “Formare per crescere” promosso da Molini Pivetti e Iannucci Academy
In seguito al protocollo d'intesa siglato tra le città di Ferrara e Pompei, lunedì 22 aprile presso il Parco Archeologico della città partenopea si terrà un prestigioso dibattito sull'importanza di un riconoscimento ufficiale della figura del pizzaiolo all'interno di programmi didattici degli Istituti Alberghieri, al quale parteciperanno istituzioni, figure di spicco del settore e media. Per l'occasione verrà presentato al pubblico il “Manuale di Formazione del Pizzaiolo”, curato da Vincenzo Iannucci, ambassador pizzaiolo di punta di Molini Pivetti. Valorizzare la figura del pizzaiolo nel quadro della formazione scolastica alberghiera, rendendola un indirizzo di studi specifico corrispondente ad una precisa scelta di vita e di evoluzione professionale. Sarà questo l’obiettivo del convegno “Formare per crescere” che avrà luogo il prossimo 22 aprile 2024 a Pompei, un evento promosso da Molini Pivetti, azienda della provincia di Ferrara leader a livello nazionale nel campo delle farine professionali e da Iannucci Academy – Pizzaioli in Luce con la partecipazione del Parco Archeologico di Pompei.
E sarà proprio l’Auditorium situato tra gli splendidi scavi archeologici ad ospitare l’assise che vedrà la partecipazione fra gli altri del sindaco Carmine Lo Sapio, del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, dell’A.D. di Molini Pivetti Gianluca Pivetti, di Vincenzo Iannucci, ambassador pizzaiolo di punta di Molini Pivetti, del professor Massimo Urbinati, dirigente scolastico dell’Istituto “Vergani – Navarra” di Ferrara nonché delegato regionale per l’Emilia-Romagna nel direttivo della Rete Nazionale Istituti Alberghieri e del dottor Carmine Coppola, direttore del reparto di Me
dicina Interna, Epatologia ed Ecografia Interventistica dell’Ospedale di Gragnano. Si tratta del naturale proseguimento della sottoscrizione tra i comuni di Pompei e di Ferrara del patto per la valorizzazione della figura del “Pizzaiuolo Napoletano” avvenuta sempre a Pompei lo scorso 27 febbraio, un’operazione che ha innanzitutto l’obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni politiche a livello locale e nazionale, media e associazioni di categoria, sulla necessità di inserire tra le attività didattiche e culturali degli Istituti Alberghieri d’Italia percorsi di studio scolastici dedicati alla figura del pizzaiolo, in un’ottica di sviluppo occupazionale per le giovani generazioni.
«Come azienda Molini Pivetti – spiega l’Amministratore Delegato Gianluca Pivetti – io e la mia famiglia siamo fieri di essere promotori di questo convegno e possiamo confermare il nostro impegno nel sostenere e valorizzare questo ultimo anello della nostra filiera, come abbiamo già fatto per il nostro primo anello, l’agricoltore. Ci tengo a sottolineare che per noi la Pizza esprimerà il suo completo valore solo quando sarà riconosciuto il giusto valore anche all’artigiano Pizzaiolo, portando questa arte fra i banchi di scuola».
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E quale luogo migliore poteva esserci, per valorizzare un patrimonio della cultura gastronomica e artigianale italiana, di quell’autentica perla artistica che è Pompei? Con il suo parco archeologico che, unico al mondo, restituisce alla perfezione quella che, un tempo, era stata una città dell’epoca romana, pressoché intatta nelle sue strutture urbanistiche e nelle sue meraviglie pittoriche e architettoniche, Pompei vanta infatti un legame perfetto tra un passato nobile e glorioso e un presente ricco di prospettive e di potenziale evolutivo, proprio come è l’arte del pizzaiuolo napoletano.
«Pompei è Patrimonio dell’Umanità – aggiunge il sindaco Carmine Lo Sapio –
e l’umanità deve beneficiare dell’indotto turistico. Questo è il mio ‘credo’ che mi porta ad aprire i confini verso i comuni limitrofi, e non solo. Il protocollo siglato con il collega di Ferrara, firmato non a caso, nella città che, secondo la storia, è la patria della pizza, va a costruire un processo che si apre al territorio e che coinvolge i giovani dei nostri territori.
Da sindaco di Pompei e da consigliere della Città Metropolitana, con delega al Turismo, ho coinvolto nel progetto tutte le realtà istituzionali e imprenditoriali. Ringrazio il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel per aver messo a disposizione il prestigioso auditorium del Parco per diffondere il progetto di promuovere negli istituti scolastici l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano».
«Tra Ferrara e Pompei è nata – sottolinea Alan Fabbri, sindaco del capoluogo estense –

una bella partnership, che avvicina due città già unite sotto l’egida dell’Unesco. Una collaborazione che va intensificata con l'obiettivo di dare seguito al progetto di valorizzazione della figura del pizzaiuolo. Nonostante la relativa lontananza geografica, queste due città in realtà sono vicine già da tempo: con i suoi stabilimenti nel Ferrarese, l’eccellenza italiana Molini Pivetti produce più di 240mila tonnellate di farina all’anno, utilizzate da molti pizzaioli napoletani proprio in Campania. Ritengo sia fondamentale investire nella formazione scolastica e nella valorizzazione del nostro patrimonio identitario, sia nazionale che locale. Da qui la volontà di sostenere il riconoscimento ufficiale della figura del pizzaiolo all'interno dei programmi didattici degli istituti alberghieri. Ferrara vanta un istituto di assoluto rilievo nel panorama nazionale, il Vergani, che potrà giocare un ruolo importante in questa operazione di tutela del nostro patrimonio comune».
E’ della stessa idea Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, che afferma -

«la figura del pizzaiolo nella tradizione gastronomica napoletana ha un ruolo di grande rilevanza per manualità, creatività e senso di comunità. L'arte del pizzaiolo è un sapere trasmesso di generazione in generazione da secoli e parte del patrimonio Unesco, riconoscimento di valore non soltanto locale, ma nazionale e internazionale. Il protocollo d'intesa sviluppato tra la città di Ferrara e la città di Pompei va in questa direzione, in un'ottica di promozione dei prodotti del territorio e di riconoscimento della figura del pizzaiolo nei programmi scolastici. L'accesso alla professione, tramite percorsi formativi di settore, è un'ottima opportunità per i più giovani e un modo per sostenere un comparto centrale per i nostri territori».
Tra gli obiettivi che il Comune di Pompei, il Comune di Ferrara e Molini Pivetti si sono prefissi figurano: l’attivazione di specifiche collaborazioni con gli istituti alberghieri delle due Città, punti di riferimento per quanto riguarda il settore agro-alimentare e alberghiero; la promozione di percorsi scolastici e formativi sui temi dell’Identità tra Passato e Futuro, per preservare la memoria e le peculiarità storico produttive e culturali del territorio e della tradizione. E ancora, l’organizzazione di iniziative di comunicazione e sensibilizzazione sul valore culturale e professionale della figura del Pizzaiuolo napoletano, anche in un’ottica di sviluppo occupazionale per le giovani generazioni.
«In qualità di dirigente scolastico dell’Istituto "Vergani-Navarra" di Ferrara – spiega il professor Massimiliano Urbinati –
sottolineo l’importanza di sviluppare percorsi di studio strutturati per la formazione della figura professionale del pizzaiolo. Questa competenza non è solo un mestiere, ma rappresenta un patrimonio inestimabile della nostra tradizione culturale, meritevole di essere valorizzato attraverso un percorso di studi con indicatori specifici di qualità e performance. Mantenendo gli stilemi classici, tramandati dai maestri del settore, e ponendo attenzione alla scelta e dosatura degli ingredienti, il nostro percorso formativo si allineerebbe agli obiettivi dell’Agenda 2030, garantendo al contempo la salute dei consumatori. Questo approccio all’arte della pizza confermerebbe il nostro impegno nell’unire tradizione e innovazione, formando professionisti altamente qualificati e consapevoli».
Quella del “Piazzaiolo napoletano”, infatti, è un’arte vera e propria, che opera grazie a un saper fare trasmesso di generazione in generazione, frutto di esperienza e creatività, secondo i criteri custoditi nella Convenzione UNESCO del 2003 e Patrimonio dell’Umanità dal 2017, e che affonda le proprie radici in un territorio ricco non solo di bontà gastronomiche, ma anche di tesori dal valore inestimabile.
«Questo convegno per me, Pizzaiolo Napoletano, rappresenta – sottolinea Vincenzo Iannucci, che di Molini Pivetti è l’ambassador di punta per quanto riguarda l’arte della pizza napoletana – un punto di Inizio. La pizza mi ha dato tanto e io voglio dare alla mia arte un valore.
Dopo anni di gavetta mi sono diplomato e ho capito l'importanza dello studio, che partendo da Napoli è stato sicuramente più difficile. Oggi presentiamo e doniamo un manuale che rappresenta un grido di una categoria che vuole difendere la pizza e l’italianità nel mondo. Per questo motivo è importante tutelarla e portarla nella scuola per formare ancora artigiani italiani che con la loro arte donano non solo un sorriso ma un futuro ad un comparto in fortissima crescita economica. Il Futuro, anche in un tema di sostenibilità deve essere culturale, sociale ed economico: economico, perché genera posti di lavoro infatti è l’unico lavoro che non soffre di disoccupazione, culturale perché la pizza fa parte del nostro patrimonio culturale che ci identifica nel mondo e la vita mi ha insegnato che la cultura si acquisisce in due posti, a casa e a scuola, e sociale, perché la pizza è la parola più pronunciata nel mondo, che accomuna dal nonno al nipote. La pizza anche se si taglia, unisce ed è l'anima di un’intera nazione».
Proprio per questo motivo nel corso del convegno del prossimo 22 aprile, Iannucci distribuirà l’opuscolo intitolato “Manuale di Formazione del Pizzaiolo”, da lui personalmente curato in collaborazione con Molini Pivetti, perché, come si recita nel frontespizio, “la forza del pizzaiolo è nella sua formazione”.Il ruolo del pizzaiolo è di primaria importanza poiché, attraverso la sua ineguagliabile manualità, fa sì che questa produzione alimentare possa essere percepita come marchio di italianità nel mondo. Naturalmente, anche grazie ad ingredienti d’eccellenza come le farine del brand Molini Pivetti, e in particolare quelle della filiera Campi Protetti Pivetti, 100% emiliane, provenienti in parte dal territorio ferrarese, e selezionate con estrema cura, nonché garanzia di salubrità e di un corretto apporto di valori nutrizionali tipici della Dieta Mediterranea, anch’essa Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.
«L’adozione di un regime alimentare come la Dieta Mediterranea – chiosa il dottor Carmine Coppola dell’Ospedale di Gragnano – è fondamentale per mantenerci in salute: è dimostrato che chi mangia bene, vive meglio, riducendo le possibilità di sviluppare malattie cardiovascolari (quali ictus o infarto), il diabete, alcuni tipi di cancro e anche alcune malattie neurodegenerative. La domanda, dunque, sorge spontanea: è possibile introdurre la pizza nell’ambito di un corretto stile di vita e di una dieta varia ed equilibrata, come quella mediterranea? Occorre

a questo punto fare un po’ di chiarezza. In primis bisogna puntare sulla qualità e non sulla quantità: lasciandole il giusto spazio nel menù settimanale, la pizza è un alimento che può essere consumato con piacere, senza alcun senso di colpa.
Inoltre, non tutte le pizze sono uguali e non tutti i pizzaioli sono maestri dell’arte bianca. Prediligere pizze con farcitura molto ricca, addizionate di insaccati,
salsicce, altre fonti di grassi saturi ed insaturi diverse dall’olio extravergine di oliva, vuol dire aumentare decisamente la quota di calorie (e di sale!) e rendere il pasto meno gestibile dal punto di vista nutrizionale. L’aggiunta di verdure e/o di frutta secca, invece, è un’ottima idea: non solo danno colore e sapore al nostro piatto, ma abbassano l’indice glicemico della pizza e aggiungono fibre e oligoelementi importanti per la nostra salute. Prediligiamo pizze fatte utilizzando farine integrali o semi-integrali: non solo aumenteremo l’apporto di fibre, fondamentali alleate della nostra salute, ma renderemo il pasto più gestibile anche a chi presenta problematiche metaboliche quali il diabete o l’obesità. Per quanto riguarda la farcitura, le vitamine e gli antiossidanti del pomodoro e dell’olio extravergine di oliva e le proteine di alto valore biologico della mozzarella, fanno della pizza margherita un ottimo piatto anche sotto il profilo nutrizionale. È quindi fondamentale per il consumatore saper scegliere, prediligendo pizze confezionate ad arte da pizzaioli che con consapevolezza abbiano selezionato gli ingredienti giusti, coniugando i principi della tradizione con le conoscenze in campo nutrizionale».
Con questo convegno Ferrara e Pompei contribuiranno alla valorizzazione del pizzaiolo ognuno con il proprio know how e con le proprie peculiarità: la Città di Ferrara, col suo territorio, ha tra le virtù identitarie la valorizzazione dell’agricoltura di antica origine, come la coltivazione del grano, cresciuto da sapienti mani secondo i ritmi della natura, e trasformato in farine di qualità certificata per offrire straordinarie eccellenze gastronomiche; la Città di Pompei, a sua volta, intraprende da alcuni anni iniziative volte alla promozione del lavoro del piazzaiolo, con particolare riferimento ai valori della sostenibilità e della intergenerazionalità.

Mortadella Bologna IGP a Vinitaly fa il tris di presenze
Consorzio Italiano Tutela Mortadella Bologna è presente al Vinitaly 2024 in ben tre appuntamenti importanti che daranno la possibilità ai visitatori di questa importante fiera internazionale di scoprire i numerosi abbinamenti possibili di questo salume tutelato con le eccellenze vitivinicole nazionali. A partire dallo Stand della Regione Emilia-Romagna per una serie di degustazioni guidate in abbinamento coi Vini selezionati dall’Enoteca regionale. La seconda occasione sarà quella del Convegno organizzato dal Ministero dell’agricoltura, sovranità alimentare edelle foreste, lunedì 15 aprile dal titolo “L’apicoltura al servizio di un agri-viticoltura sostenibile” al termine del quale verranno degustati assaggi di Mortadella Bologna IGP, Grana Padano DOP e Prosecco. Per chiudere, infine, sarà possibile degustare la Regina Rosa dei Salumi presso lo spazio lounge AIS Padiglione 8, dove gli esperti sommelier indicheranno tutti i migliori abbinamenti possibili con i vini del territorio nazionale.

Il Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna si è costituito nel 2001, a seguito del riconoscimento dell’IGP alla Mortadella Bologna - avvenuto nel 1998 - e al conseguente avvio della certificazione da parte dei produttori. Il Consorzio, che ha come scopo la tutela e la valorizzazione della Mortadella Bologna IGP, in collaborazione con il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali promuove la Mortadella Bologna IGP e svolge attività di difesa del marchio e della Denominazione dalle imitazioni e dalle contraffazioni.
Il Consorzio garantisce un’alta qualità di base che ogni produttore migliora secondo la propria esperienza e professionalità. Un’attività costante che ha come unico obiettivo, che è anche la finalità di tutte le aziende, con i loro marchi, di garantire ai consumatori un prodotto dalle caratteristiche uniche per qualità e gusto, un prodotto ad alto valore nutrizionale, con una composizione di proteine nobili, minerali e grassi insaturi perfettamente in linea con le tendenze della moderna scienza nutrizionale.

Consorzio Italiano Tutela Mortadella Bologna
Strada 4, Palazzo Q8 – Rozzano – Milanofiori (MI
Tel: 02 8925901. - Fax: 02 57510607
https://mortadellabologna.co
(a cura di Cristina Maccaferri)
La quarantaduesima annata del primo Vermentino di Bolgheri Castagneto Carducci... c'è!
La quarantaduesima annata del primo Vermentino di Bolgheri Castagneto Carducci, aprile 2024 – Grattamacco presenta l’ultima annata del Grattamacco Bianco Bolgheri DOC Vermentino, un vino che incarna la tradizione pionieristica dell’azienda e il suo impegno nella valorizzazione delle varietà autoctone.
La cantina bolgherese è stata infatti una delle prime aziende vitivinicole a credere nelle potenzialità del Vermentino sul territorio, impiantando la sua prima vigna di questa varietà nel 1986, dopo un’attenta selezione massale di vecchi filari in loco. Dalla successiva vinificazione in purezza di queste uve nasce il Grattamacco Bianco, un vino in cui forza, mineralità e longevità si svelano in un energico carattere mediterraneo grazie alla perfetta sinergia tra il vitigno tipico delle coste italiane e le particolari caratteristiche del terreno circostante, ricco di argille bianche.


Ancora oggi, il Grattamacco Bianco viene prodotto da alcune delle vigne di Vermentino più antiche di Bolgheri, di cui la più longeva conta oltre 38 anni di storia. I vigneti si sviluppano a 100m slm su una terrazza naturale affacciata verso il mare, caratterizzata da suoli in cui si registra un’alta concentrazione di argille bianche miste a flysch calcareo marnoso.
Queste componenti creano un mix geologico unico e distintivo in grado di marcare i vini in profondità, donando al vino una lampante sapidità, freschezza e longevità tipica dei vigneti affacciati sul mare.

“Il clima mediterraneo, temperato da frequenti brezze marine, facilita la coltivazione biologica in vigna, pratica congeniale per preservare il carattere autentico del terroir della collina di Grattamacco”, racconta l’enologo Luca Marrone. “In particolare, la 2022 è stata un’annata dove dopo un primo periodo dettato dalla siccità di inizio estate si è succeduta una fase in cui le uve hanno recuperato maggiore integrità e maturazioni più bilanciate grazie alle piogge abbondanti di fine agosto. La vendemmia del Vermentino si è svolta durante la prima metà di settembre dove le giornate soleggiate e il clima ventilato hanno favorito concentrazione aromatica e complessità estrattiva delle uve”.
Il processo di vinificazione prevede l'utilizzo di barriques per un terzo del vino e vasche d’acciaio per il restante, seguito da un affinamento di sei mesi con frequenti bâtonnage (da bâton o “bastone” il cui movimento permette di agitare il vino in modo che la feccia, precedentemente depositatasi sul fondo della botte, risalga in sospensione).
La spiccata mineralità e i sentori di spezie mediterranee, agrumi e ginestra caratterizzano la nuova annata, evidenziando la sua intensità aromatica e la freschezza distintiva di questo millesimo. Il Grattamacco Bianco 2022 rappresenta un'emozionante continuazione della tradizione di eccellenza della cantina bolgherese. Un vino di straordinaria complessità e armonia, che ben si presta a lunghi invecchiamenti, in cui le note saline si fondono armoniosamente con la dolcezza espressiva, conferendo un profilo gustativo unico e raffinato.

Loc. Lungagnano 128
Castagneto Carducci (LI)
Toscana - Italia
www.collemassariwines.it
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COLLEMASSARI S.p.A. Società Agricola
Via Di Porta Pinciana 6 Roma (RM)

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano torna a Vinitaly: è la storia che fa la differenza
Fino al 17 c.m. la prima Docg d’Italia alla ribalta nell’appuntamento veronese con una masterclass condotta da Gianni Fabrizio
e Stefania Vinciguerra (lunedì 15 aprile, Sala B Pad 10 Piano I). Poi allo stand consortile (Pad. 9 Stand D12-13) la Denominazione al completo con un banco d’assaggio e numerose aziende in presenza al Padiglione 9 (Toscana), Stand D12 – D13. Ecco le coordinate per scoprire da vicino i produttori di Vino Nobile di Montepulciano presso lo stand del Consorzio a Vinitaly (Verona fino al 17 aprile). Presso la struttura consortile si potranno degustare le etichette delle aziende presenti in forma diretta (al banco informazioni sarà disponibile anche la mappa per scovare le altre aziende di Montepulciano in fiera), oltre al banco d’assaggio consortile che ospiterà la quasi totalità delle etichette di Vino Nobile di Montepulciano.

«Una denominazione che cresce e che cambia rotta con un mercato italiano che negli ultimi anni ha riconquistato le fette di vendita della denominazione – spiega il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – “E’ la storia che fa la differenza” del nostro vino che si vuole raccontare a tutti, con una masterclass per fare il punto sul progetto Pieve che sta arrivando a compimento che con il 2025 vedrà uscire in commercio la prima annata».
Vino Nobile di Montepulciano: è la storia che fa la differenza. Dal progetto delle 12 Pievi che rappresentano il nuovo disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano, lunedì 15 aprile, alle ore 10,30 (Sala B Pad. 10 piano I) una masterclass condotta dai giornalisti Stefania Vinciguerra e Gianni Fabrizio raccontare il nuovo progetto vinicolo della denominazione. Il Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve” rappresenta una “visione” nuova del vino a Montepulciano, supportata dalla ricerca anche degli esperti. Da una parte grazie a una ricerca dal punto di vista geologico e pedologico, tema che il Consorzio ha a cuore dagli anni ’90; dall’altra l’approfondimento è stato fatto anche nelle biblioteche e archivi storici, fino ad arrivare al Catasto Leopoldino del 1800 dove sono state individuate le 12 Pievi utilizzate per le Unità geografiche aggiuntive.
(La degustazione è a numero chiuso.
Per informazioni e prenotazioni Silvia Loriga info@consorziovinonobile.it).

Il mercato del Vino Nobile di Montepulciano, anche nel 2023, è stato rappresentato da una ulteriore crescita in valore. In particolare, dall’anno della Pandemia è in continuo sviluppo il mercato interno che cresce nei numeri. Per quanto riguarda l’export lo scorso anno ha rappresentato il 66% (negli anni passati si era arrivati al 78%), mentre il restante 34% viene commercializzato in Italia. Continua la tendenza di crescita degli ultimi anni la vendita diretta in azienda che nel 2023 ha ormai superato il 30%. Per quanto riguarda il mercato nazionale, inoltre, le principali vendite sono registrate in centro Italia (61%) e in particolare in Toscana per il 42%. Al nord viene venduto il 33% e al Sud il 6,30%. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. In America (tra Nord e Sud) va il 35% dell’export, in Europa (esclusa Italia) il 29,2%. La Germania continua ad essere il primo mercato del Nobile con il 38% della quota esportazioni. In crescita continua, anche rispetto al 2022, è quello degli Stati Uniti arrivando a rappresentare il 27,5% dell’export del Vino Nobile di Montepulciano. Successo anche per i mercati asiatici, balcanici ed extra Ue con oltre il 3% delle esportazioni. Continua il trend di crescita del Canada che da solo vale circa il 5% delle esportazioni.

Consorzio Vino Nobile
Via di San Donato, 21
Montepulciano (SI)
Tel. +39 0578 757812
Fax +39 0578 758213
www.consorziovinonobile.it

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
“Nati qui, apprezzati in tutto il mondo”: la ristorazione organizzata alla scoperta delle DOP e IGP regionali prosegue il progetto di valorizzazione

(da sinistra: il Chief Commercial Officer di Marr, Antonio Giovanetti, l
’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e il Presidente di
Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, Davide Frascari, con la mappa
dei 44 prodotti Dop e Igp regionali)
Seconda fase del progetto pluriennale di promozione e valorizzazione delle tipicità regionali promosso nel 2022 da Assessorato Regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Promozione Turistica Regionale e MARR - Quattro educational tour nei luoghi dove nascono i prodotti tipici dell’Emilia-Romagna hanno coinvolto, tra ottobre e novembre scorsi, 110 operatori Ho.Re.Ca. con visite e degustazioni di salumi e formaggi Dop e Igp, Olio extravergine Dop, Piadina Romagnola Igp e vini del territorio – L’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi “Il mondo della ristorazione è fondamentale per la promozione dell’Emilia-Romagna a tavola e per mettere in evidenza ogni giorno il valore della Food Valley”. 
Il settore Ho.Re.Ca. emiliano romagnolo sempre più ambasciatore dei prodotti Dop e Igp regionali e protagonista attivo nella loro promozione. Ha concluso la sua seconda fase il Progetto pluriennale “Nati qui, apprezzati in tutto il mondo” (avviato nel 2022 dall’Assessorato regionale all’Agricoltura in sinergia con Apt Servizi Emilia-Romagna e MARR, e che ha visto nella seconda fase anche la partecipazione di Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna), con ben 110 operatori della ristorazione organizzata che lo scorso autunno inverno hanno partecipato a 4 educational tour nei luoghi dove hanno origine alcuni dei 44 prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, un primato europeo per numero, con un valore produttivo di 3,6 miliardi(su 8,5 a livello nazionale). Gli operatori hanno vissuto una full immersion nelle eccellenze di Emilia e Romagna, visitando i luoghi di produzione di Culatello di Zibello Dop, Salame Felino Igp, Coppa di Parma Igp, Squacquerone di Romagna Dop, Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, Olio extravergine d’Oliva di Brisighella Dop e Piadina Romagnola Igp, incontrando e confrontandosi con i produttori sui processi di lavorazione e degustando i prodotti, abbinati ai vini di cantine dei diversi territori (tra cui Lambrusco, Sangiovese, Albana, Gutturnio).

«E’ molto importante dare valore alle nostre produzioni di qualità – sottolinea l’Assessore Regionale all’Agricoltura Alessio Mammi- che rappresentano cultura e identità territoriali, posti di lavoro nel settore agroalimentare, che è il secondo per volumi economici di produzione a livello regionale, e cibi buoni e sicuri. Un grazie a MARR, ai ristoratori che hanno partecipato e agli altri partners per la collaborazione in questo progetto che ha permesso di conoscere ancora meglio il territorio e i nostri prodotti. Il mondo della ristorazione è fondamentale per la promozione dell’Emilia-Romagna a tavola e per mettere in evidenza ogni giorno il valore della Food Valley. Sono in numero sempre crescente le persone che scelgono il turismo esperienziale e connotano il cibo e il vino come elementi distintivi del territorio alla pari del paesaggio, delle città d’arte, del mare e delle altre opportunità che offre l’Emilia-Romagna. Quando parliamo di cibo, non ci riferiamo soltanto a prodotti necessari alla nostra sopravvivenza alimentare, ma entrano in campo anche la storia, le tradizioni, la cultura. Il cibo è anche relazione umana e sociale, diventa occasione per ritrovarsi e costruire rapporti; è un prodotto culturale a tutti gli effetti».
I 4 educational fanno seguito alla prima fase di “Nati qui, apprezzati in tutto il mondo”, che aveva visto, nella Pasqua 2022, il coinvolgimento di 420 strutture, tra alberghi e ristoranti delle Città d’Arte e della Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna (selezionate in base alla propensione all’utilizzo di prodotti DOP e IGP regionali e alla vocazione ad una clientela turistica), con la distribuzione di un’apposita tovaglietta con la mappa delle tipicità regionali e di una mappa cittadina con QR code. Il codice permetteva di accedere ad una landing page dedicata, dove conoscere al meglio i prodotti regionali a qualità regolamentata DOP, IGP, PAT e Biologici, attraverso video ricette e link di approfondimento. A supporto dell’azione promozionale dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura, anche la newsletter “Food Valley News” che ogni mese racconta a diverse centinaia di follower prodotti stagionali, sagre e manifestazioni dedicate alle Dop e Igp regionali.

Apt Servizi
Tel. 0541-430190
www.aptservizi.com
Vinitaly al via: già migliaia gli arrivi a Verona tra top buyer da tutto il mondo, addetti ai lavori e pubblico
Milleduecento top-buyer (numero in crescita del 20% sull’edizione 2023 e del 70% rispetto a due anni fa) è l’obiettivo incoming che Vinitaly (insieme a Ice-Agenzia) si è posto per la 56ª edizione, in programma dalla prossima settimana. L’ambizioso obiettivo, senza sviolinate gratuite, seppur arduo – in considerazione del momento contingente – è comunque realistico perché tra novità, incontri, premi, eventi e opportunità di alta formazione, lo fanno molto accattivante, dunque, più fortemente realizzabile…. Questo è confermato ulteriormente dalle sensazioni scaturite da quanto asserito dal presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, a Bruxelles all’atto della prima presentazione di Vinitaly fatta al Parlamento Europeo nei giorni scorsi, peraltro prima presentazione fatta al Parlamento Europeo della storia di Vinitaly.

La dichiarazione di intenti del presidente Bricolo: “Vinitaly è il centro nevralgico della politica comunitaria, con l’obiettivo di contribuire ad accendere un ulteriore faro sul vino italiano, che ha proprio in Vinitaly il suo brand fieristico di promozione globale...” dichiarazione fatta in concomitanza del “giro del mondo”, durato oltre un semestre per fare promozione alla più importante fiera del settore enoico europeo, giro effettuato principalmente per contattare/invitare i principali buyer - visti all’opera a casa loro - e chiamati a Verona, dal 14 al 17 aprile prossimi. Il presidente Bricolo, si è reso conto che i buyer contattati, hanno accettato di buon grado di intervenire (e non solo per farsi una piacevole gita nella città dell’Arena, di Giulietta e Romeo, del lesso con la pearà o della pastissada di cavallo, magari annaffiata con l’Amarone e anche per i ricchi tesori culturali che sono valsi a Verona il titolo di patrimonio dell’umanità dall’UNESCO…) ma anche perché - forse con un po’ troppa modestia - ha fatto la promozione del Vinitaly accreditando la felice formula dell’evento, risultati avvalorati compresi, grazie all’apporto della collaborazione e al sostegno del Governo italiano, del Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare (evidente l’impegno profuso dal ministro Lollobrigida nel caso) e del Ministero del made in Italy (pure Urso si è dato da fare…) delle nostre ambasciate all’estero e degli enti istituzionali preposti (in primis l’“Ice Agenzia”, l’organismo attraverso cui il nostro Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico e commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri). Oltre al successo numerico, Verona, unica in Italia nella rete internazionale Great Wine Capitals (Gwc) punta soprattutto ad un riscontro molto positivo in termini di qualità della domanda rappresentata e qui il pubblico, la premierà di sicuro col consuntivo verificabile il 18 aprile… grazie anche al sistema di relazioni che ha contribuito a potenziare il know how del Vinitaly, attivando un programma di condivisione sempre più stretto con i player del settore su scala mondiale (parole del presidente Bricolo).

I protagonisti della domanda estera selezionati, invitati e ospitati a Verona provengono da 65 Paesi e a loro si aggiungeranno circa 30 mila operatori stranieri che confluiranno da oltre 140 nazioni. Il contingente più corposo degli ospiti rimane quello statunitense con oltre il 15% delle presenze, seguiti da altre 3 piazze strategiche extra-Ue: Canada, Cina e Regno Unito, che assieme sommano il 23% degli arrivi. A livello di macro-regioni, la platea dei top buyer più numerosa proviene dal Nord America e dall’Europa (ognuna con un’incidenza al 26%), seguiti da Asia e Oceania (23%), Europa dell’Est (13%), Centro-Sud America (7%) e Africa (4%). Nel complesso, i 65 Paesi rappresentati valgono il 95% del totale export enologico made in Italy.
L’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “È forte la convinzione per l’economia italiana ed europea sempre più sotto la lente di tesi allarmistiche in occasione della 1ª giornata nazionale del Made in Italy (15 aprile) presenteremo, assieme al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobr
igida, la ricerca “Se tu togli il vino all’Italia”, un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto. Uno studio, realizzato dall’Osservatorio UivVinitaly e da Prometeia, sull’impatto che il Belpaese subirebbe in termini socio-economici, turistici e identitari da un’ipotetica scomparsa del vino dall’Italia – l’AD Danese ha aggiunto di poter fare molto in favore di un settore di cui ci si sente parte integrante, in un periodo non certo facile, ci si deve sentire ancor più in dovere di dare le giuste risposte a chi investe in Fiera. “La prima parola chiave è senz’altro ‘business’, la seconda è ‘consapevolezza’ – ha continuato Danese – business e consapevolezza sono un capitale strategico e identitario per l’economia italiana ed europea”.
Al 56ª Vinitaly, quartiere fieristico sold-out con oltre 100mila metri quadrati netti con 4.000 imprese espositrici. In contemporanea, anche la 28ª edizione di Sol, International olive oil trade show (area C); Xcellent Beers (area I) e il 25° Enolitech, Salone internazionale delle tecnologie per la produzione di vino, olio e birra (pad. F). Con le tre rassegne, il numero delle aziende presenti nei 17 padiglioni della fiera sale a quasi 4.300 da 30 Paesi.
Alla conferenza stampa di presentazione di Vinitaly 2024 al Parlamento Europeo di Bruxelless, hanno partecipato anche Ignacio Sánchez, segretario generale CEEV (Comitato europeo delle aziende vitivinicole) e John Barker, direttore generale OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino).
Nell’ambito della manifestazione, Airbnb organizza la tavola rotonda: 'I luoghi del Vino' discutendo con Nomisma e Coldiretti del valore di questo fenomeno per i settori vitivinicolo e turistico, le strategie di crescita e le opportunità offerte proprio da Airbnb per la valorizzazione dell'enoturismo.

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(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
Il re dei salumi? Senza dubbio alcuno è il Culatello di Zibello!
Il Culatello di Zibello Dop è un insaccato stagionato crudo, ottenuto dalle cosce di suini appartenenti alle razze Large White, Landrace Italiana e Duroc. Deve il suo nome alla parte del maiale che viene utilizzata per produrlo: la culatta, ossia una parte della zampa posteriore da cui sono rimossi cotenna ed osso.

È una delizia anche se semplicemente abbinato a una fetta di pane casereccio, leggermente abbrustolita e strofinata con olio o burro. Si presenta a forma di “pera” appeso nei locali sotterranei bui e arieggiati dove aspetta il suo momento… In genere il peso medio di una pera di Culatello fresco è di 3,5-4 Kg. di PV (peso vivo) mentre il peso medio del Culatello fresco è di 5-6 Kg.. Il calo per la stagionatura è del 2% dopo la salatura, del 35% a sei mesi e del 40% a 12 mesi. Una volta “pronto”, si prende un coltello lungo e ben affilato e si inizia a togliere la pelle dalla porzione che si vuole affettare. Il Culatello è un salume piuttosto magro e senza osso: per tagliarlo non ci si deve sforzare troppo: si sceglie il verso di taglio preferito e si iniziano ad affettare delle fette regolari, non troppo spesse. Dopo di che, si degusta…
È il momento migliore: il gusto è delicato, dolce e soffice, con sentori di tabacco mielato e spezie che persistono nel retrogusto.

A seconda della sua stagionatura, acquisisce una maggiore sfumatura muschiata a cui si possono mescolare note alcoliche qualora venga immerso nel vino prima dell’affettatura.
E dopo? Per conservare il Culatello si consiglia di tenerlo in frigorifero (a + 4) coperto da un canovaccio leggermente umido. Se è sottovuoto si può tenere per mesi in un luogo fresco e non esposto alla luce. Valori nutrizionali del Culatello per 100 g.: Energia Kcal 198.0; Proteine g. 19.74; Lipidi g. 12.58; Carboidrati g. 0.0.

Sì, ma con cosa abbinare il culatello? Per la legge naturale del “terroir” (legge non scritta, ma se si può è da osservare sempre) il vino più adatto è sicuramente un buon Lambrusco…
I vitigni di provenienza dei Lambruschi IGT sono: Salamino, Sorbara, Grasparossa, Marani, Maestri, Montericco, Viadanese e Oliva. Il Sorbara la fa da padrone, ma non manca la conferma del Reggiano, ma soprattutto del Grasparossa di Castelvetro e del Salamino di Santa Croce. C’è da dire che in questi giorni ce n’è uno – proprio molto adatto – che festeggia un “Concerto”… di 30 anni di produzioni. Auguri!).
Le nuove frontiere del Lambrusco riguardano la rifermentazione, quindi la formazione delle bollicine. Sempre più produttori lavorano con il metodo ancestrale (cioè con il vino che fermenta all'interno della bottiglia… Forse è Il metodo di produzione più antico col quale si producono vini frizzanti) ottenendo quindi un Lambrusco rosato con il fondo di lieviti, ricco di note tostate e di lievito che si aggiungono ai classici sentori fruttati. Colore: rosso rubino sui toni più scuri, spuma evanescente dagli orli violacei. Profumo: intenso, fruttato, fragrante, vinoso, fine, persistente. Sapore: sapido, armonico, delicatamente acidulo, fresco, vinoso, di corpo medio.
Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai è andato a Polesine Zibello (il comune della bassa parmense più distante da Parma, situato al confine con la provincia cremonese) e lì, ha incontrato Romeo Guarenzi, presidente del Consorzio del Culatello, per saperne di più sull’insaccato più prestigioso delle nostre norcinerie…


Una storia tipicamente emiliana nata e raccontata lungo gli argini del grande Fiume, il Po: avvolta dalla nebbia, d’inverno, scaldata dal sole, d’estate. È la storia del Culatello considerato dagli esperti il prodotto più nobile della salumeria italiana…
“Si produce con il cuore del prosciutto solo dalla razza specifica padana” – a descrivere il goloso insaccato è Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio tutela Culatello di Zibello, mentre risponde a Antonio Farnè – “È fatto solo dalle migliori cosce per maturare lentamente e avere quel profumo e quel colore che sono caratteristiche del più grande salume della salumeria italiana”.

“Quanto costa il Culatello al chilo?” – domanda Farnè al presidente Gualerzi – “Si va dai 50 ai 100 € a seconda del tipo di prodotto (varietà di suino e tempo di stagionatura)”.

Il rapporto con la sua terra diventa simbiosi: la produzione del Culatello è circoscritta da sette piccoli Comuni che punteggiano la provincia di Parma e Zibello, ne è la capitale.
“L’umidità per le nebbie fredde d’inverno e poi una grossa afa e l’umidità estiva calda” – è Gualerzi che spiega – “Creano un microclima molto molto particolare nella pianura bassa vicino al Po, dove si creano delle cantine in cui questo salume può ottenere il massimo del suo pregio con la sua maturazione”.
Lavorazioni antiche attente alle tradizioni guidate da un rigido disciplinare.
“Si parte dalle genetiche, dal tipo di nutrimento, dall’età dell’animale, dai tempi di macerazione e di preparazione della coscia” – è ancora… Gualerzi docet – “La stagionatura dura un minimo di 10 mesi che è il minimo per la caratterizzazione per il controllo qualitativo, fino ad arrivare a oltre i 3 anni a seconda della personalizzazione della maturazione”.

(produzioni di Culatello in stagionatura a Zibello, per importanti clienti fissi...)
Una qualità che diventa valore aggiunto sul mercato – puntualizza Farnè… –
“Siamo a livelli storici” – precisa il Presidente del Consorzio – “Viaggiamo sugli 80 mila pezzi, arrivando al massimo sui 100 mila di produzione annuale del prodotto che è apprezzato in tutto il mondo” – conclude Gualerzi – “Stiamo organizzandoci per renderlo reperibile dovunque… È già molto affermato in Europa”.

La qualità e lo scrupoloso rispetto del disciplinare di produzione, hanno fruttato al Culatello il riconoscimento Dop (Prodotto di origine protetta) che serve ad indicare il massimo della qualità. L’Emilia Romagna d’altronde, detiene il primato nazionale di Dop e IGP (Indicazione Geografica Protetta) in tutto 44 (!) Sapori naturali, unici e inconfondibili di cui il Culatello è parte integrante.

Origini semplici, ma illustri estimatori: questo insaccato viene citato la prima volta in un documento del ducato di Parma: era il 1735. Amato da Giuseppe Verdi e Gabriele D’Annunzio e anche oggi è ingrediente prezioso per piatti prelibati.
A parlare adesso è il noto chef Massimo Spigaroli: “Vi presento un raviolo con una fàrcia fatta di Culatello, con una grande percentuale di Culatello, quasi il 50% di prodotto…” – e lo chef concede una ricetta della sua prelibata cucina – “Facciamo una leggera fonduta, appena un po’ di Parmigiano e lo lasciamo così, naturale, perché è già un prodotto di altissimo livello… Poi qualche erbetta e la julienne sempre di Culatello sopra… Il Culatello, dove lo metti, fa buono!”



E Farnè gli chiede: “E qual è il vino che si abbina meglio col Culatello?” – Chef Spigaroli risponde: “C’è il nostro (emiliano NDR) Lambrusco che ha quella bella acidità che serve per sgrassare il cibo. Sicuramente questo è un cibo che va sgrassato, ma più che altro… con la sua bella schiuma, che riempie il bicchiere, si dice che ispirasse il maestro Giuseppe Verdi quando componeva…”

(servizio a cura di Antonio Farnè – inviato Tg2 Rai)
La storia si ripete grazie alla “Cantina Tre Monti”, l’azienda agricola imolese del “Vinum Templarium”
Finalmente qualcuno che ne sa, è riuscito a replicare lo stesso vino che hanno bevuto i cavalieri Templari fino all’inizio del XIV secolo, quando Jacques De Molay, ventitreesimo e ultimo Grande Maestro dell'Ordine del Tempio e 54 cavalieri - appunto Templari - furono messi al rogo davanti alla cattedrale di Notre Dame a Parigi per ordine del re Filippo IV il Bello, che aveva imprigionato detti cavalieri, per impossessarsi del tesoro del Tempio (davvero tanto ricco…) e anche perché il re, aveva chiesto all'Ordine diversi prestiti, che non era stato più in grado di restituire…

Prima di morire Jacques De Molay, riuscì a proclamare l'incolpevolezza dell'Ordine dalle fraudolente accuse attribuite e, secondo la storia/leggenda, lanciò una maledizione contro i responsabili della cospirazione: re Filippo, il papa connivente Clemente V (che pochi anni dopo, al Concilio di Vienna con la bolla “Vox in excelso” sopprimerà l’Ordine) e il cancelliere Guillame De Nogaret, personaggio senza scrupoli pronto a ogni bassezza, d’accordo con il re e col papa. In effetti, nel giro di poco tempo, l’anatema del Gran Maestro si avverò: papa Clemente V morì il 20 aprile 1314 e, sempre nello stesso anno, morirono anche Filippo il Bello (vittima di un incidente di caccia) e il cospiratore, Guillame De Nogaret, avvelenato.

Tornando all’argomento più gradevole, ai nostri giorni, dopo attente e precipue ricerche eseguite con tutti i crismi dell’ufficialità nell’area bolognese frequentata dai Cavalieri Templari nel XIII e XIV secolo, da ricercatori, scienziati e tecnici accreditati da UNIBO che hanno effettuato un “carotaggio” nel pozzo del “Pluribus” della chiesa di Santa Caterina, in Strada Maggiore a pochi passi dalle Due Torri, sono venuti alla luce residui di semi vari, anche di uva e altro materiale “agricolo” a conferma che le comunità Templari di allora vivevano di prodotti della terra, ortaggi, verdure, frutta e “allevavano” anche vitigni, dunque uva, dunque… facevano vino! Già perché i cavalieri, erano stimati, non solo per il coraggio e la fede religiosa, ma, appunto, anche per il loro buon vino. Da tutto ciò, l’Associazione Templari Oggi, dopo un meditato iter, ha riscontrato nella Cantina Tre Monti di Imola, per posizione, procedimenti e tecniche tradizionali, l’azienda più idonea per tentare di realizzare un prodotto enologico all’altezza di quello di oltre 700 anni fa…
Quindi, utilizzando solo uve Albana, che hanno una tipologia di chicchi grossi e radi fra loro, di colore giallo pallido e con buccia spessa (con cui oggi Tre Monti produce un’Albana di Romagna DOCG, biologica davvero ottima - Vitalba) hanno proceduto alla realizzazione di un “sogno” da anni coltivato (termine adatto…) da Mauro Giorgio Ferretti, “Magister Templi” dell’Associazione Templare. Con il metodo a “Guyot-doppio” (tecnica di potatura per favorire la maturazione del frutto in un terreno argilloso e asciutto) dopo la vendemmia, che avviene a fine settembre e col successivo affinamento in barrique tonneau per 8 mesi e perfezionato in “anfora georgiana” (kvevri) di terracotta, alla Tre Monti, hanno ottenuto un davvero egregio vino che ama la metamorfosi, che sa essere intenso, ma anche deciso e alquanto corposo. Ottimo!
I fortunati che l’hanno potuto degustare, raccontano di un bianco che al palato potrebbe essere scambiato per rosso importante, che nel calice si presenta di colore giallo carico con riflessi dorati, al naso esprime evidenti note fruttate di albicocca e floreali di ciclamino e gelsomino, anche erbacee quasi balsamiche. Al gusto dimostra perfetto equilibrio tra alcol, freschezza e deliziosa sapidità. Ulteriore nota di merito per il packaging, grazie alla forma della bottiglia poco più stretta alla base con un’etichetta metallica su cui troneggia una rossa croce “patente” (quella tipica dei Templari, dedicata ai patimenti subiti da Gesù Cristo) e nella parte posteriore, in risalto la denominazione “Vinum Templarium” con il logo “Cantina Tre Monti”. Oltre al tappo di buon sughero, una copertura di cera lacca rossa, incisa con sigillo templare all’apice. Operazione pienamente riuscita anche a parere di stimati professionisti del settore enoico come i delegati AIS Romagna (Associazione Sommelier Italiani) Stefano Luppi per Imola e Antonio Corsini per Ravenna presenti alla conferenza stampa. Non per scivolare in retorica, ma un risultato di tale rilievo, acquisito dopo tanti sforzi e conseguito al primo tentativo – pare quasi una risposta di natura… trascendentale – considerando pure l’enfasi del suo passato, le azioni consapevoli per tutelarne il mito e per assicurarne la trasmissione a futura memoria.
La commercializzazione - senza scopo di lucro - delle bottiglie in questione, per diritto di “prelazione”, compete solo all’Associazione Templari Oggi* che non cerca risultati commerciali/finanziari, perché mira unicamente l’obiettivo di arrivare e lasciare in ogni dove, in bella vista, una bottiglia “rosso crociata” di Vinum Templarium, per ricordare ai più, chi erano allora e chi sono oggi i Cavalieri Templari...
Il prezzo? Chiedere a www.templarioggi.it
Sicuramente è all’altezza della qualità che propone e della storia che assicura (doti che questo vino superbamente mantiene - NDR)! -

* L’Associazione “TEMPLARI OGGI APS” ha sede a Roma e non ha fini di lucro. Persegue le proprie finalità istituzionali (vedasi Statuto: https://www.templarioggi.it/su-di-noi/statuto-vigente-di-associazione-tra-fedeli-cristiani-cattolici/) mediante una serie di attività, quali: proporre ed organizzare conferenze e convegni valorizzando i perenni valori della spiritualità degli ordini cavallereschi cristiani, con particolare riferimento ai Poveri Cavalieri di Cristo (detti Templari); realizzare assemblee e pubblicazioni per l’approfondimento della tradizione cristiana-cattolica; tenere aperte e custodite le chiese che sono loro affidate affinché possano essere luoghi di preghiera e spazi sacri per la crescita spirituale dei fedeli; adoperarsi per il recupero dei luoghi di culto e le relative opere d’arte, promuovendo al contempo l’allestimento di esposizioni e mostre. I Templari - come monaci guerrieri quali sono - non smettono mai di combattere le forze del male e in particolare i riti demoniaci delle sette sataniche, opponendovisi con le orazioni recitate tutti insieme.


Tre Monti Azienda Agricola S.r.l.
Via Lola, 3
40026 Imola BO
0542 657116
tremonti@tremonti.it
Intervista al titolare di Cantina Tre Monti, David Navacchia

Come è stato essere sfiorati dal “fuoco sacro” trasmesso da Mauro Giorgio Ferretti, Magister dei Templari d’Italia, al punto di mettere in gioco la vostra esperienza e professionalità?
- Noi - famiglia Navacchia - siamo felici di essere stati scelti per questa importante operazione. È stato un privilegio… E anche attuare una tale “sperimentazione” ha stimolato il nostro interesse e la nostra curiosità a livello professionale e personale, perchè siamo stati spinti anche dall’aspetto “fede”… la nostra è una famiglia comunque religiosa, ma non ci saremmo mai sognati di mettere un’etichetta con la “croce templare” su una nostra bottiglia… Un anno e mezzo fa, circa, il Maestro Ferretti venne nella nostra azienda agricola con uno stretto collaboratore (Lorenzo) esperto di vini e un paio di ricercatori dell’università di Bologna. Ci raccontarono come era nata la storia, il ritrovamento dei resti di botti e di semini che, analizzato il DNA, fu appurato fossero di un vitigno particolare, rapportabile a quello dell’Albana dei nostri giorni. Al di là del lato pratico, coniugare la voglia di fare rivivere gli aspetti di allora, facenti parte di un mondo cavalleresco, medievale, che i più hanno studiato sui libri di storia, ci ha creato notevoli aspettative.
“Oggi l’uomo cancella Dio dalla propria vita… e il fatto grave è che pare ci riesca…” (Navacchia cita Charles Péguy) e quindi vedere persone che fanno della loro vita una testimonianza in Cristo, anche solo diffondendo delle bottiglie con i segni della cristianità, in un momento in cui si discute di togliere i crocefissi nelle scuole (…) ci conquistò e ci buttammo anima e corpo nel progetto.
Come vi siete organizzati per la preparazione e l’effettiva realizzazione di questo particolare vino?
- Sarebbe stato impossibile riportare a nuova vita una vigna solo con dei residui vegetali, tra l’altro di secoli e secoli fa… Una volta individuato il vitigno Albana più adatto per il “Vinum Templarium” (questo è il nome dedicato) – la vite Albana si coltiva solo qui, in Romagna, non esiste in nessuna altra parte del mondo – che poi è la stessa vite che ci dà il “Vitalba” (l’Albana nostro fiore all’occhiello…) ottenuto dopo un affinamento proprio in anfora per 10 mesi, con macerazione sulle bucce tra gli 80 e i 120 giorni, con fermentazione del mosto spontanea sempre sulle bucce e sempre in anfore georgiane, senza inoculo di lieviti selezionati… Alla fine abbiamo avuto un vino dall’approccio cavalleresco, vigoroso, rustico, “molto templare” se vogliamo, un vino importante con acidità, grado alcolico e tannini, i tre elementi (tipici dell’Albana) che distinguono un buon vino – “red wines dressed up as white wines” vini rossi vestiti da vini bianchi – sottolinea Navacchia. A lavori fatti, per non dare l’idea di un’operazione commerciale, non abbiamo inserito il Vinum Templarium tra quelli della nostra gamma (oltre all’Albana, produciamo Sangiovese, Trebbiano, i vini tipici della zona, anche il Pignoletto frizzante…).
Dall’esterno è parso che abbiate affrontato tale impegno con grande padronanza. Forse senza rendervi conto della sua complessità, forse sottovalutandolo?
- Mah, il modus operandi utilizzato per il Vinum Templarium rientra nei nostri metodi di lavoro: siamo usi alla tecnica dei vini così detti “macerati” cioè vini che stanno per un certo periodo di tempo a contatto con le bucce, tecnica riscoperta di recente, molto simile a quella usata nell’antichità. Oggi poi la macerazione si fa in vasca, o di cemento o d’acciaio e anche in “anfora georgiana” (kvevri) da millenni usata per la fermentazione delle uve e per l'affinamento del vino. Inoltre abbiamo usato anche botti di legno - cosa che unisce di più alla tecnica templare - raccolta l’uva, pressato il mosto con le bucce e messo tutto nelle grandi botti di legno, alla fine abbiamo notato che il vino era venuto “diverso” dagli altri che produciamo e questo era un fatto positivo perché non volevamo fare un “doppione” solo con l’etichetta diversa…
Allora, in termini pratici, com’è questo vino, quali le caratteristiche organolettiche e gli abbinamenti?
- Possiede le caratteristiche tipiche dell’Albana, ma è diverso, ha una connotazione tutta sua: una bella acidità, oltre al colore giallo oro carico dovuto alla macerazione sulle bucce con i tannini estratti: se avessimo separato subito le bucce dal vino, avremmo ottenuto un colore giallo paglierino, magari più beverino, ma senza alcuna personalità. Questo è vino “caldo” in bocca, con sentori di fruttato, albicocca in evidenza, è “orizzontale” più che verticale… rotondo con retrogusto amarognolo come è giusto che sia un’Albana. È anche “facile“, accompagna tutto il pasto (fuorché la carne rossa)… Poi la mente corre a immaginarselo come poteva essere 700 anni fa… Sicuramente aspro, pieno perchè aromatizzato con spezie… Mi ha confermato Ferretti (il Magister dei Templari) che allora era il vino usato per le funzioni religiose: bevuto quindi da abati, vescovi e sacerdoti, là dove nei secoli venne poi usato il “Vin santo”… quindi vino biologico, vino bevuto in purezza, senza aggiunte di prodotti chimici, come è questo che presentiamo oggi qui, in San Giacomo a Imola…
Quindi si può dire che l’operazione “vino templare” a parere degli esperti enologi e ovviamente anche dell’Associazione Templari Oggi, sia pienamente riuscita?
- Questo vino è venuto davvero buono, anzi molto buono e considerando che noi agricoltori creiamo tutto ciò che produciamo anche con il rischio che non tutto vada sempre per il verso giusto (siccità o allagamenti, troppo caldo o gelate…) sono i fattori così detti esogeni, quelli esterni non dipendenti dalla nostra volontà che in questo caso ci hanno favorito e aiutato a creare un ottimo prodotto. Noi (fino a un paio di anni fa, gli uomini di famiglia Navacchia) io - David - Vittorio mio fratello, mio figlio Francesco e mio padre Sergio che è mancato da poco, siamo stati praticamente umili strumenti in questa nobile incombenza…
E chi volesse degustarne qualche bottiglia?
- Chi vuole qualcuna delle tremila bottiglie di quest'anno, deve rivolgersi a “Templari Oggi”. Ma comunque credo ci sia molto da aspettare…
Grazie
Birre Meckatzer: gusto e tradizione dal 1738

Da quasi 300 anni, in Algovia nella Baviera autentica, si producono birre uniche e identitarie che diffondono nel mondo la passione per la qualità perché create nella natura incontaminata della regione, tra verdi pascoli e l’idilliaca tranquillità delle montagne, dove nascono i preziosi ingredienti per queste birre: il luppolo aromatico del Tettenang, l’orzo da agricoltura integrata, i lieviti indigeni e la fresca e pura acqua delle Alpi. Seguendo la tradizione familiare, i produttori delle birre Meckatzer, sempre alla ricerca della migliore qualità, lasciano alle birre tutto il tempo necessario per maturare e sviluppare il loro gusto inconfondibile. Natura, passione e attesa.

MASTRI BIRRAI DA QUATTRO GENERAZIONI
La storia della birra Meckatzer è la storia della famiglia Weiß, che da quattro generazioni si tramanda i segreti dell’arte birraia. Era il 1853 quando Lena e Gebhard Weiß rilevarono il birrificio Meckatzer nella campagna dell’Algovia, gettando le basi per la produzione di una delle migliori birre dell’intera regione. Sin dal primo giorno, l’amore e la passione per il loro lavoro hanno guidato le azioni della famiglia non piegandosi mai alle logiche di mercato o delle mode, ma ricalcando fedelmente la tradizione birraia seguendo il motto di “onorare il vecchio attraverso il nuovo”.
La storia della famiglia però, non è stata priva di difficoltà ed è solo grazie al grande coraggio e all’intraprendenza di Lena Weiß, la quale dopo la prematura morte del marito Gebhard ha portato avanti l’attività, riuscendo a raggiungere il successo di cui gode ancora ai nostri giorni. Oggi, è la quarta generazione - rappresentata da Michael Weiß - a guidare l’azienda seguendo una filosofia basata sulla collaborazione tra fornitori, clienti e dipendenti e che tiene in grande riguardo la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il birrificio Meckatzer è infatti parte di una comunità dove ogni persona ricopre un ruolo chiave nella produzione delle varie birre: dai fornitori, che garantiscono giorno dopo giorno ingredienti di prim'ordine, ai collaboratori che quotidianamente fanno del loro meglio per controllare che quanto si produce, sia della massima qualità, fino ad arrivare ai clienti che con la loro fiducia scelgono queste birre.
IL BIRRIFICIO
Meckatzer non è soltanto un birrificio, è la storia della famiglia Weiß e dell’Algovia. Qui la birra viene ancora prodotta seguendo le tradizioni artigiane tramandate dai mastri birrai di generazione in generazione. Centinaia di anni di passione, cura e sperimentazione hanno dato vita a birre con un’anima alpina.
Ingredienti naturali, maestria birraia e tempo sono la chiave per ottenere birre di qualità superiore alle quali è stato conferito il sigillo di qualità Slow Brewing, il riconoscimento più prestigioso e autorevole sul mercato internazionale della birra.
6 DIVERSE BIRRE, UN’UNICA INCONFONDIBILE QUALITÀ
Dunque, tutta la passione, l’arte birraia e la tradizione della famiglia si ritrovano in queste birre, sei prodotti diversi con un’anima unica ispirata alle montagne, alla cultura e alla voglia di futuro. Birre che riflettono valori di autenticità, tradizione e sperimentazione e che portano nel bicchiere un sorso di Algovia, la loro casa, il luogo dove tutto ha avuto inizio.



SLOW BREWER: LA PASSIONE PER LE COSE BUONE
“Qualità in tutto ciò che si fa”, questo è il motto della famiglia Weiß e del birrificio Meckatzer. Tutte le birre vengono prodotte tramite l’utilizzo delle più sofisticate tecniche di birrificazione. Tutti i processi sono controllati costantemente in modo da garantire i più alti standard di qualità, come da tradizione di famiglia. Grazie a questa filosofia, tutte le birre Meckatzer sono state premiate con i riconoscimenti più prestigiosi e autorevoli del mercato internazionale della birra, non solamente per il gusto dei prodotti, ma in particolare per l’intero processo produttivo.

VISITA AL BIRRIFICIO PER SCOPRIRE I SEGRETI DELLE BIRRE MECKATZER
Il birrificio Meckatzer invita in Algovia, chi volesse vedere da vicino le fasi di produzione delle birre Meckatzer, per conoscere da vicino la birra delle grandi occasioni e i segreti dell’arte birraia. Lì si potrà scoprire la storia dell’Azienda e la filosofia di qualità con un bel tour del birrificio. A conclusione della visita guidata si potrà degustare una birra Meckatzer appena prodotta e, con l’occasione, potrete lasciarvi tentare da diverse specialità regionali. Per chi durante il soggiorno in Algovia vorrà programmare qualche escursione alla scoperta dei dintorni, troverà numerose informazioni sulla pagina Allgäuer Ausflüge del sito www.meckatzer.it/it/home.html


DANINCI GASTRO SRL - Via Brandis, 13
39011 Lana (BZ) Italia - Tel.: +39 351 032 84 99
https://www.meckatzer.it
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Pasquetta in casa Spagna: festa che non si può dimenticare!
Sarà capitato a milioni di persone restare “soli” in un giorno di festa… Per mille ragioni: la moglie va a casa dei genitori anziani male in arnese, i figli, uno al picnic con gli amici, la piccola, a casa dell’amica del cuore… Allora, nel cellulare tra le mani, l’ultima speranza: due, tre telefonate ai più intimi che comunque sono già “destinati”: chi festeggia a casa dei suoceri, chi è in viaggio verso la neve e anche chi si dice a letto con la febbre (chissà se è vero…). E mo? Mah…
Allora rassegnati, prendiamo il lato positivo della cosa: pensiamo di gratificarci almeno con qualche piatto succulento, uno di quelli interdetti dal buon senso, sconsigliato dal medico e proibito dalla moglie… Chessò, o un bel fritto misto con palline di riso ripiene di condimenti vari (leggi arancine). O invece se si prendessero tacos e empanadas e uno sfincione, noo? Mhmm… Forse per non sbagliare, un bel cheeseburger doppio, del Mac (o al massimo, del kebabbaro) e bona lì!


Mah, nel dubbio forse è meglio fare un salto al supermercato dove prendere un più sano “Quattro salti in padella"? O, dell’etnico? Al super c’è una grande scelta: tra paella valenciana, mousakà greca, o cous cous? Se no, c’è sempre il cinese… Con sushi e sashimi, o soffici gua bao…. Dai, l’ultima spiaggia: pizza e birra e una bella serie alla tv fino a sera! Mhmm… la pizza? Arriva fredda e strapazzata nel motorino del rider di turno…
Oddio, si prospetta una Pasquetta… da niente…


Mentre con il cervello arrovellato che quasi si rifiuta di prendere una decisione, per evitare cattive scelte e successivi sensi di colpa, il cellulare trema tra le mani: “Ciao! Auguri! Cosa fate oggi? - è il dottor Cesare Spagna, un caro amico (ex direttore di banca nonché giornalista esperto di storia e arte, già tesoriere dell’UCSI - stampa cattolica - per oltre un decennio) che sento sempre volentieri e che spesso mi invita nella sua casa sui colli bolognesi - “Mah, sono rimasto solo oggi, approfitto per sistemare qualche cosa, guardo un po’ di tv e mi riposo”… - gli dico - “Cosa? – risponde lui prontamente – Ma non se ne parla nemmeno, non puoi restare solo a Pasquetta! Tu adesso vieni a pranzo da noi e stiamo insieme a farci compagnia… E poi abbiamo tante cose da raccontarti… – Mia pausa – e lui incalza: “Milena ha fatto le sue lasagne!”… Bingo! Era questa la parola d’ordine che serviva per smuovere il mio “subcosciente”? “Okay, a patto che porti io il vino!” – “Andata! Ti aspettiamo!” –.

Mi organizzo per non presentarmi a mani vuote e vado. Allora… Buona Pasquetta anche per me!
Ad accogliermi, oltre ai carissimi Cesare e Milena, c’era anche Andrea, uno dei due figli, tra l’altro membro AIS (associazione italiana sommelier) dunque grande esperto di vini… A parte l’affettuoso benvenuto, trovo una bellissima tavola apparecchiata di tutto punto: elegante tovaglia ricamata a punto croce, stoviglie raffinate e “diversi” bicchieri per “diverse” bevande… (si prospetta una Pasquetta anche gustosa!). Milena ha proprio il culto del focolare domestico. Come una “vestale”… ha organizzato un vero pranzo pasquale: l’entrée è ottimamente rappresentata da una torta salata con uova sode (pure “benedette”) olive, italiane e greche e salsiccia passita di famosa macelleria dei primi colli bolognesi, accompagnati da gustosi cracker anche integrali, al sapore di “crescente”(specie di focaccia con i ciccioli);
a seguire, lasagne verdi alla bolognese (“versione Milena”!): tanti strati di pasta verde all’uovo (agli spinaci) e stupendo ragù… e qui si apre un mondo fatto con i giusti tagli di carne tra cui cartella di manzo e pancetta distesa, oltre a sedano, carota e cipolla, salsa di pomodoro, con un po’ di estratto, mezzo bicchiere di vino bianco secco e un pochetto di latte intero, il tutto messo sul fuoco dentro al classico tegame di terracotta, mescolato con un bel cucchiaio di legno e lasciato lì per ore… (e la tradizione è pienamente rispettata). 


Tra i protagonisti in tavola, c’era un superbo Bonomi (un Franciacorta Brut DOCG CruPerdu 2009) ottenuto con il solo mosto fiore che dopo la prima fermentazione e il dovuto periodo di riposo, rifermenta in bottiglia per almeno 36 mesi e che migliora se lasciato riposare in cantina per qualche anno… (dal 2009!). Nel bicchiere è giallo paglierino brillante, con perlage microscopico e interminabile; elegante e intenso ha sentori di fiori bianchi e frutti tropicali. Il sorso conferma il naso, risultando ampio e di carattere, con sapidità tipica del terroir di provenienza. È piacevolmente acidulo e caratterizzato dal ritorno del fruttato fresco in retrogusto. Perfetto con l’antipasto (con la deliziosa torta salata) a parere del sottoscritto ottimo anche con le lasagne, anche se l’alternativa proposta era un magnifico Ghemme: Nebbiolo piemontese (di scuola Gattinara) vino che nasce su terreni argillosi e ciottolosi, che richiede una maturazione di almeno 46 mesi di cui 24 in legno; di colore rosso rubino, è pieno e ha profumo di viola, lampone e frutti rossi, anche speziati di pepe e incenso; si propone di struttura robusta e con bouquet complesso (con sapori che si approfondiscono nel tempo) al palato è morbido e offre un aroma di frutta ancora croccante, rosa canina, abbozzata nota aggrumata e chiusura di ruggine; è davvero un vino che non si può non assaggiare, certo è da conoscere….
Dopo una breve pausa per appagare ulteriormente i sensi per quanto già assaporato, la gentile padrona di casa proponeva il secondo tipico della tradizione: costolette di agnello a scottadito e patate (di Bologna DOP) al forno… Doverosa la descrizione: la carne di agnello (“bianca” ricca di proteine ad alto valore biologico, con tutti gli amminoacidi essenziali, ha pochissimo colesterolo e ha grassi che conferiscono sapore e succosità alle fibre) è marinata anche col limone per correggere il gusto e renderla sugosa e tenera; passata nell'uovo sbattuto e quindi nel pangrattato - ma forse c’era anche qualcosa che Milena non svela… (la perdoniamo…) - accoppiate a deliziose patate, dorate e croccanti, messe in teglia, salate leggermente e con l’aggiunta di un filo d’olio EVO, infornate a 180° per 20 minuti circa e quando pronte, avevano incredibilmente acquisito in cottura il sapore dell’agnello… Complimenti Milena!

Tutto davvero squisito, confermato dal bis preteso all’unanimità dai presenti! Fine pasto con chiusura della tradizione pasquale: colomba tradizionale e uovo di Pasqua, tutto di marca AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie – linfomi e mieloma): la colomba, realizzata dalla pasticceria Palmisano utilizzando un impasto arricchito con dolci scorze di arancia candita, mandorle, granella di zucchero e squisita glassa, insieme all’uovo - di cioccolato fondente - sono da sempre simboli di AIL (con packaging e incarti ideati in esclusiva proprio per AIL Bologna). Infine, buon caffè per tutti.
P.S. come non menzionare anche il colpevole dell'omicidio di detto caffè? Un "Viaggio Delle Nuvole": morbida grappa di Traminer dal sapore semplice e immediato con i profumi tipici dei distillati friulani con metodo discontinuo da vinacce selezionate... Prosit!

Doverosa considerazione legata alle abbuffate tipiche consumate nelle festività: i recenti risultati della ricerca vedono per giusta scelta e salubrità, migliore in assoluto, la dieta mediterranea, al primo posto, seguita dalle diete flexitariane (principalmente a base vegetale) che si contendono il secondo posto con la DASH (regime alimentare che privilegia frutta, verdura, carboidrati da cereali integrali, derivati del latte a basso contenuto di grassi, pesce, carne bianca, oli vegetali e prevede una sostanziale diminuzione, o eliminazione, di carne rossa, grassi animali, zucchero e alcol) e, al quarto posto, la nota WW (già Weight Watchers), quasi dieta a punti, incentrata sull'educazione alimentare e sull'adozione di uno stile di vita più sano e moderno. Il nostro pranzo casalingo della tradizione, si è rivelato assai giusto, per proprietà degli ingredienti e modalità di preparazione. Al contrario, assecondando invece solo la gola, concedendosi cibi iperproteici, fritti e grassi con quantità eccessive di bevande dolci gassate (che danno pure sonnolenza e difficoltà a concentrarsi) si sarà condannati ai canonici gonfiori e bruciori di stomaco (anche reflusso gastrico) o, peggio veri “imbarazzi di stomaco”… e a poco valgono i rimedi come farmaci procinetici (a base, per esempio, di metoclopramide e dimeticone, leggi Malox o altri simili) e per chi addirittura pensa di risolvere con la “punturina di semaglutide” … (no, non è mai da fare! Assolutamente, se non prescritta dal medico!). In definitiva la scelta migliore è e resta la dieta varia e morigerata accompagnata da attività fisica, regolare e costante (niente di nuovo…) auspicando che diventi vero e proprio stile di vita...
Comunque, grazie a famiglia Spagna per questa Pasquetta, diventata davvero indimenticabile!
“100 chef per una sera” a Vietri sul Mare per i 60 anni dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo
Conto alla rovescia per “100 Chef per una sera", la cena – evento che l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo organizza il 9 aprile a Vietri sul Mare per festeggiare il suo 60° compleanno. Firmata da 100 Chef dell’associazione, solo su prenotazione (fino ad esaurimento posti), accompagnata in tutte le portate dal perlage di pregiati Franciacorta, la cena sarà riservata ad un massimo di 1000 persone. Di grande suggestione la location, lo scenografico lungomare dell’incantevole località della Costiera Amalfitana, dove ha sede anche la storica Ceramica Solimene, che fin dal 1964 produce i famosi piatti del Buon Ricordo che raffigurano la pietanza simbolo di ciascun locale e vengono donati come “Buon Ricordo”, appunto, di un’indimenticabile esperienza culinaria. Come da tradizione, i commensali riceveranno, in ricordo di una serata che si preannuncia memorabile, il piatto del 60° dipinto a mano dagli artigiani di Solimene, realizzato in edizione speciale datata e numerata e in distribuzione solo in occasione dell’evento, a sottolinearne la storicità e l’unicità. La cena avrà una finalità assolutamente benefica, dato che il ricavato (tolte le spese vive) sarà devoluto a due associazioni del territorio (L’Abbraccio OdV e OPEN - Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma Onlus) e Chef e ristoratori presteranno la loro opera gratuitamente.

L’evento - che gode dei Patrocini di Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Vietri sul Mare, Distretto Turistico Costa d’Amalfi e viene realizzato con il contributo della Camera di Commercio e della CNA di Salerno e il supporto dell’Associazione Ristoratori e della Pro Loco di Vietri - prenderà il via alle ore 18,00 con gli accrediti, a cui seguirà una ricca degustazione di prodotti regionali a cura degli associati Buon Ricordo, che si uniranno regionalmente per dare visibilità ai sapori unici del loro territorio: location sarà l’elegante Corso Umberto I, con le varie postazioni allestite nei pressi delle attività commerciali, sfruttando anche i bellissimi androni che si trovano lungo la strada. Dal Culatello di Zibello alla Bresaola e al Bitto della Valtellina, dalle Olive all’Ascolana ai Peperoni cruschi, dalla Raspadüra al Salame Cremonese e a quello di Varzi, dai Pecorini all’Erbazzone, dalla Battuta di Fassona agli Involtini di petali di peperone ripieni di crema di Castelmagno, decine di prelibatezze accompagnate dai migliori vini regionali faranno fare un indimenticabile giro d’Italia enogastronomico.

La cena di gala Inizierà alle ore 20,00 sul lungomare di Vietri. Protetta da una tensostruttura trasparente di 1.000 mq, con tavoli rotondi da 10 persone, sarà preparata da 100 chef del Buon Ricordo, che contribuiranno in vario modo alla realizzazione di un menù esemplare, capace di evocare la più rappresentativa tipicità della cucina italiana. Il menù si articolerà in 4 portate con ricette del Nord, Centro e Sud Italia. Tutta la cena sarà abbinata a diverse tipologie di Franciacorta, che esalteranno ogni singolo piatto.
"L'Unione Ristoranti Buon Ricordo, in questi 60 anni, è stata ambasciatrice e portavoce della valorizzazione della cucina locale ed è proprio questo che ci accomuna, motivo per cui Franciacorta sostiene l’Associazione da diversi anni - dice il presidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini - Durante questo percorso, l'impegno costante per entrambi è stato quello di promuovere l'autenticità e la tradizione ed è grazie alla dedizione dell'Associazione e alla passione dei ristoratori che oggi possiamo vantare piatti che rappresentano appieno l'essenza delle specialità locali italiane con cui possiamo abbinare ogni tipologia di Franciacorta, regalando agli ospiti esperienze indimenticabili."
Il dolce sarà realizzato dall’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, espressione più alta della pasticceria italiana. La conclusione della serata, con caffetteria, alta pasticceria vietrese, grandi lievitati, liquori ed infusi di bacche, avrà come cornice la splendida e panoramica Terrazza della Rosa dei Venti.

A noi del Buon Ricordo le cose banali non piacciono - dice il presidente Cesare Carbone- Dopo l’esperienza della prima edizione di “100 Chef per una sera” organizzata nel 2014 nel centro di Parma in occasione del nostro 50° compleanno, eccoci a Vietri per tre ottimi motivi: festeggiare le nostre nozze di diamante con la cucina della tradizione italiana, ringraziare Vietri per le splendide ceramiche che da 60 anni sono i nostri “Piatti del Buon Ricordo”, destinare donazioni il più possibile importanti a due associazioni che si occupano di chi è meno fortunato. Per questo tutti i nostri colleghi convergeranno in costiera a loro spese e lavoreranno senza percepire neppure un minimo rimborso. Qui abbiamo trovato un’accoglienza e una collaborazione straordinari: ringraziamo di cuore tutti quanti - istituzioni e privati- ci affiancano con entusiasmo per la riuscita dell’evento.”
“100 Chef per una sera” vede la partecipazione di tutti i Partner dell’URBR: oltre al Consorzio Franciacorta, Bellomo, Confagricoltura, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, DiBALDO Spirits, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Riso Margherita, Zanussi Professional.
L’evento è organizzato con il prezioso supporto di Alleanza Assicurazioni, Consorzio di Tutela della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, Davide Groppi, De Nigris 1889, Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Goeldlin Collection, I Cottinforno, Rastal, Rosa dei Venti, Russo Amalfi Coast, Vivere Vietri Sul Mare.
Il catering sarà curato da Exclusive catering e il servizio vini dai Sommelier dell’Ais Campania. Saranno presenti anche gli allievi della rinomata Scuola alberghiera IPSEOA “R. Virtuoso” di Salerno, che con il loro contributo e la loro passione arricchiranno l’evento.
Il menù della cena sarà visibile su www.buonricordo.com . I biglietti sono in vendita su Vivaticket ( https://www.vivaticket.com/it/ticket/100-chef-per-una-sera/229931 ) al costo di 120 € + diritti di prevendita.
Una curiosità: in quei giorni, la Ceramica Solimene darà vita ad una vendita straordinaria, autorizzata, dei piatti del Buon Ricordo che riposano da anni nei suoi magazzini.

Informazioni:
L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. 60 anni d’età, 112 insegne, di cui 11 all’estero: dal 1964 l’URBR salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche italiane, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare dove è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, i locali associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana
Ad affiancare il Buon Ricordo ci sono prestigiosi partner che ne condividono e sostengono i progetti: Bellomo, Confagricoltura, Consorzio Franciacorta, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, DiBALDO Spirits, Filette Prime Water, Illy Caffè, Molino Dallagiovanna, Raggio di Sole, Riso Margherita, Zanussi Professional.
Unione Ristoranti del Buon Ricordo
Tel. 0521 706514
www.buonricordo.com
Weekend culturale: andare per musei… “Ferrari museums”
Non è soltanto un museo… Per gli appassionati di motori questo spazio, alle porte di Modena, è molto di più: è il luogo del cuore capace di regalare emozioni speciali, il luogo dove è nata la leggenda…

“È proprio dedicato a Enzo Ferrari questo museo – è Michele Pignatti Morano, direttore dei Musei Ferrari (di Modena e Maranello) che spiega – anche perché c’è la sua casa natale, la casa dove è proprio nato, con una bellissima struttura che è un po’ il passato e un po’ il futuro…”
Qui il Drake, al secolo Enzo Ferrari, abitò fino ai vent’anni. C’è anche la riproduzione fedele del suo studio con la foto del figlio Dino appesa alla parete, oltre un secolo scandito dal rombo dei motori. Siamo nel cuore della Motor Valley, terra di motori per eccellenza, la terra dov’è nata la velocità… La superficie del museo si estende per 6 mila metri quadrati. Al suo interno si svelano modelli iconici, supercars da sogno messe in mostra come vere e proprie opere d’arte. Il 2024 è dedicato all’esposizione delle “Ferrari personalizzate”, modelli unici al mondo, confezionati su misura da artigiani di altissimo livello.

“Passeggiamo nella storia del marchio automobilistico più famoso al mondo – è Antonio Farnè, inviato del Tg2 Rai, che descrive il museo – Questa color oro, è una Ferrari 812 Competizione, venduta all’asta per 5 milioni di euro, è una delle Ferrari più preziose di sempre…

Questa blu metallizzato, invece, è una 166 Mille Miglia del ’48, auto appartenuta all’avvocato Gianni Agnelli.
E qui non può mancare il rosso Ferrari, colore della velocità… Questa è una F12, velocità massima 340 chilometri orari!
Poi ci sono la 500 Mondial, la Ferrari Scaglietti grigia, la mitica berlina degli anni ’60, ma il campionario è molto vasto e occhieggia seducente al flusso continuo di visitatori provenienti da ogni parte del mondo.



Ferrari è anche l’auto simbolo dell’Italia che vince: tra le star del museo, come non citare la monoposto con cui Michael Schumacher conquistò il titolo mondiale di Formula 1 nel 2003?

Questa è la storia… e ora il popolo della Rossa è tornato a sorridere: “Abbiamo avuto un bellissimo weekend con una “doppietta” proprio recentemente – è Michele Pignatti Morano il direttore Musei Ferrari di Modena e Maranello che si congeda – e speriamo di continuare… per buon auspicio facciamo gli auguri a tutto il team e a tutti i tifosi e a tutti quanti… Forza Ferrari!” Ma Farnè lo interrompe con una domanda a bruciapelo: “Dottor Pignatti Morano, qual è a suo parere la Ferrari più bella di sempre?” – e lui: “Non posso che rispondere come aveva anche detto Enzo Ferrari: la prossima è la più bella, perché effettivamente, è proprio così!”

Museo Enzo Ferrari a Modena e Museo Ferrari a Maranello
Il museo Enzo Ferrari, originariamente museo casa Enzo Ferrari è
noto anche con l'acronimo MEF, è un museo di Modena dedicato
alla vita e al lavoro di Enzo Ferrari, il fondatore della Ferrari.
9,30 / 18,00 - Via Paolo Ferrari, 85 Modena - Tel.: 0594397979
Ferrari S.P.A. via Abetone Inferiore n. 4 - Maranello (MO) Italia
www.ferrari.com/it-IT/museums/enzo-ferrari-modena

(a cura di Antonio Farnè, inviato Tg2 Rai)
Trentino, tra enogastronomia e natura per ponti di primavera super
Quando la festività è infrasettimanale, la voglia di agganciare uno o due giorni di ferie e partire è irresistibile. La primavera 2024 regala due ottime opportunità per gli amanti del genere: tra la Festa della Liberazione del 25 aprile di giovedì e il primo maggio di mercoledì, si può organizzare addirittura un viaggio di una settimana, sfruttando soli tre giorni di ferie. Chi si accontenta di uno stacco più breve, può partire dal primo al 5 maggio: due giorni di assenza dal lavoro per cinque di vacanza!
E allora via alla pianificazione. La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino corre in aiuto proponendo tre itinerari alla scoperta del territorio, con attività all’aria aperta intervallate da irrinunciabili momenti di visita e degustazione.
#Itinerario n. 1: Teroldego e skywalk in Piana Rotaliana
Giardino vitato più bello d’Europa, come lo definì Goethe, la Piana Rotaliana a nord di Trento è un pullulare di cantine da conoscere e visitare. Tra queste, l’Azienda Agricola Elio e F.lli che abbina l’esperienza in cantina ad una passeggiata tra i vigneti, con finale nella sede storica, tra antiche volte a botte e muri in sasso, per una degustazione guidata. Qui, non può mancare un calice di Teroldego Rotaliano DOC, autoctono rosso del Trentino e vino principe del territorio. Per un colpo d’occhio privilegiato su questo meraviglioso panorama, la tappa d’obbligo è il Monte di Mezzocorona, raggiungibile in pochi minuti con la funivia dal centro della borgata o, per i più sportivi, a piedi su sentiero o addirittura attraverso la spettacolare ma semplice ferrata Giovanelli del Burrone di Mezzocorona. Un posto magico, senza auto, dove godersi non solo momenti di relax, ma anche di pura adrenalina, grazie alla nuova Skywalk di 17 metri, con pavimentazione in vetro nella parte più esposta, sospesi sui 648 metri sottostanti, o il ponte tibetano a 120 metri di altezza: lungo 123 metri, permette di attraversare la suggestiva Val della Villa vivendo un’emozione unica. E quando è il momento di sedersi a tavola, il consiglio è di andare al Ristorante La Cacciatora, con i suoi piatti tipici della cucina trentina, la selvaggina preparata ad arte ed il famoso carrello dei bolliti, affiancati da proposte più contemporanee e in grado di accontentare tutti i palati. Per la notte, invece, pratica e confortevole la soluzione dell’Affittacamere La Ferrata: da qui si può partire il giorno successivo per affrontare la Via ferrata Rio Secco in partenza da Cadino, che si sviluppa all’interno di una forra offrendo refrigerio anche nei mesi più caldi.

#itinerario n. 2: Valsugana by bike, tra storia e bollicine
Vallata perfetta da percorrere in bici, lungo la sua pianeggiante pista ciclabile che costeggia a pelo d’acqua anche il lago di Caldonazzo, offre alcune imperdibili chicche. Come la visita a Castel Ivano, antico maniero del XII secolo dopo Cristo, per un tuffo nel Medioevo e nella sua storia, tra ambientazioni interne e il meraviglioso giardino con piante secolari. Qui merita una visita la cantina Terre del Lagorai: l’ospite viene accolto con una camminata tra i filari del vigneto intorno al castello per poi essere condotto tra pupitre destinate al remuage del Trentodoc qui prodotto. La location perfetta per una degustazione guidata tra vini fermi e bollicine di montagna. E via di nuovo in sella, per raggiungere un antico palazzo del XVI secolo nel centro storico di Levico Terme, dove Riccardo Bosco è pronto a proporre una indimenticabile esperienza a tavola. Il suo ristorante “Boivin” prende il nome dalla parola dialettale che indica il mosto che bolle. Qui già negli anni Sessanta il padre Giancarlo risanò le stalle e gli avvolti di un’antica casa di famiglia per dare vita ad un locale in cui veniva servito vino accompagnato da speck e Schüttelbrot. Oggi non è cambiata la voglia di accogliere e la grande ospitalità, ma nel segno di una proposta enogastronomica di eccellenza, con una selezione di piatti in carta affiancati da menù a tema e menù degustazione studiati nel rispetto del ritmo delle stagioni. E per un meritato riposo dopo una giornata passata pedalando, c’è il B&B “Alla Loggia dell’Imperatore”, situato in un prestigioso edificio di inizio Novecento a pochi passi dal centro storico di Levico Terme, vicino al Parco Asburgico dove passeggiavano Francesco Giuseppe e la principessa Sissi. Un’atmosfera accogliente e familiare, come in ognuna delle strutture che vantano il marchio B&B di Qualità in Trentino, tra colori e materiali ispirati al tipico stile trentino-tirolese, oltre alla possibilità di fare un’incursione in un ex rifugio antiaereo, dove oggi è custodita una personale selezione di bottiglie accanto agli attrezzi di lavoro di un tempo.

#Itinerario n. 3: dal bosco al vigneto, in Vallagarina
In questo caso si parte da Rovereto, cittadina ricca di fascino, storia, arte e cultura, per poi addentrarsi nel bosco della città che conduce, in un’oretta di passeggiata in leggera salita, all’Azienda Agricola Balter, sita in un suggestivo castelliere del Cinquecento, con i suoi merletti e l’antico torrione, che regala una vista incredibile sulla vallata sottostante. Dopo una visita incentrata su territorio, struttura, vinificazione e focus specifico su metodologia produttiva del Trentodoc, si passerà all’assaggio di vini fermi e bollicine di montagna. Divertente e insolita la proposta in programma sabato 20 aprilealle ore 15.00, “Sbocca la tua bottiglia”. Un’occasione per partecipare attivamente a “remuage, sboccatura, dosaggio, tappatura e vestizione” della bottiglia con etichetta personalizzata, da portare poi a casa nell’apposita confezione in legno. Rientrando incittà ci si può concedere una piacevole pausa al Briciole Food&Drink, punto vendita di Panificio Moderno che conta un’ampia selezione di proposte dolci e salate, perfetto dal momento della colazione fino al pranzo. Per concludere la giornata in bellezza, c’è il Ristorante Il Doge, con la sua caratteristica sala con volte e sassi a vista del 1654, ricavata dalle cripte della Chiesa del Redentore, e la cucina di territorio. E per svegliarsi con una impagabile vista sulle montagne della Val d’Adige, si può rivolgersi al B&B Ai Colli, prossimo alla riapertura, situato in una parte ristrutturata di villa storica e a due passi dal centro cittadino.

Consigli di viaggio
Nella scelta dei piatti il consiglio è quello di privilegiare le proposte di stagione a km ravvicinato, come quelle che valorizzano il sapore delicato degli Asparagi bianchi di Zambana o la ricchezza di boschi e campi a primavera, tra tarassaco, ortiche, aglio orsino e altre erbe selvatiche. Nel bicchiere, non può invece mancare una degustazione di Vino Santo Trentino DOC, il passito dei passiti prodotto in Valle dei Laghi che, proprio in primavera, inizia il suo lunghissimo affinamento in piccole botti di rovere, dove riposerà per almeno 6-8 anni.
La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino è a disposizione per ulteriori informazioni e contatti con i produttori. Tenendo monitorato il sito, tastetrentino.it/vino, inoltre, si potranno scoprire tutti le esperienze e gli eventi enogastronomici in programma: da non perdere in questo periodo, ogni fine settimana, “Weekend in cantina” e, a maggio, “Gemme di gusto”, la rassegna che riunisce passeggiate, aperitivi all’aria aperta, visite presso i produttori e molte altre iniziative in omaggio alla primavera.
(Crediti fotografici: FototecaStradaVinoSaporiTrentino_M.Prada)
Strada del Vino e dei Sapori del Trentino
www.stradadelvinoedeisapori.it
Pasqua nei parchi, o con frisbee, vela, yoga, voli in mongolfiera, escursioni slow, tradizioni e buon cibo: allora, tutti in Emilia Romagna!
In occasione del weekend di Pasqua (29 marzo-1 aprile) l’Emilia-Romagna si anima di tante iniziative tra sport, musica, natura, tradizione e buon cibo – Dal volo in Mongolfiera su boschi e paesini nel Reggiano alla regata velica a Cesenatico (FC), dal “Guscio contro guscio” a Fiorenzuola d’Arda (PC) al freestyle del Paganello sulla spiaggia di Rimini fino all’antica processione a Pennabilli (RN) – Per gli amanti della natura, yoga e passeggiata con gli asini tra le colline del Parmense ed escursioni a piedi, in bici e in barca tra parchi e riserve naturali nelle Valli di Argenta (FE) e zone umide nel Parco del Delta del Po.

Per le festività di Pasqua (da venerdì 29 marzo a lunedì 1aprile) i borghi dell’entroterra e le località costiere dell’Emilia-Romagna aprono ufficialmente la stagione delle vacanze, con tanti appuntamenti tra eventi sportivi, folklore, natura e prodotti tipici. Proposte per tutti, dalle competizioni in spiaggia agli eventi dedicati al cibo di strada, dagli appuntamenti con la tradizione pasquale alle pratiche yoga tra dolci colline in provincia di Parma, fino alle escursioni a piedi, in bici e in barca nelle aree e nei nel Parco del Delta del Po, Riserva Biosfera MaB UNESCO e nelle zone umide delle Valli Ferraresi. Per informazioni sulle iniziative pasquali in Romagna si può consultare il sito www.visitromagna.it/
Sport, musica e divertimento all’aria aperta
Pasqua in Mongolfiera
Un’esperienza unica, tra stupore e meraviglia, sospesi in aria e spinti dal vento, ammirando il paesaggio dell’Appennino Reggiano a Carpineti (RE) e Reggio Emilia. Un volo silenzioso con cui osservare boschi, fiumi, colline, castelli e piccoli centri abitati da un’angolazione diversa e insolita. Si può prenotare questa emozionante gita di circa un’ora, nei giorni 30, 31 marzo e 1 aprile, sia al mattino che al pomeriggio. Info e prenotazioni: volareinmongolfiera.com/tour/volo-in-mongolfiera-allalba-sul-appennino/
Panoramic Bologna Bike Tour – Sentirsi bolognesi per un giorno
Una passeggiata di 2 ore in bici per esplorare il centro storico di Bologna in modo sostenibile e divertente, insieme a chi la vive ogni giorno. È la proposta di Bologna Welcome di venerdì 29 e sabato 30 marzo, per chi desidera andare alla scoperta dei luoghi più conosciuti della città e i suoi angoli segreti. Pedalando tra chiese, monumenti e palazzi storici, gli accompagnatori turistici daranno consigli sui punti di interesse più e meno noti della città, da Piazza Maggiore con la Basilica di San Petronio, celebre per la sua facciata incompiuta, e la vicina Fontana del Nettuno, all’Archiginnasio - la sede universitaria più antica della città - e l’ex Ghetto Ebraico che si apre a pochi passi dalle Due Torri. Non si può visitare Bologna senza aver assaggiato la sua cucina tipica. I “ciceroni” consiglieranno i luoghi da non perdere dove gustare i piatti della tradizione. Info, costi e prenotazioni: www.bolognawelcome.com/it/esperienze/318814/Panoramic-Bologna-Bike-Tour
Le Vele di Pasqua a Cesenatico
Nel weekend di Pasqua (da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile), torna l’evento più prestigioso della Congrega Velisti Cesenatico, con cui la località balneare dà il benvenuto alla bella stagione. Nelle Vele di Pasqua gareggeranno circa 30 catamarani, divisi per classi e provenienti dall’Italia e da altri paesi del mondo, sia in equipaggio singolo che doppio, nei due campi di regata a circa mezzo miglio dalla costa (a Levante e a Ponente). In scena anche il Torneo del Mare Adriatico – Trofeo Città di Cesenatico, con squadre giovanili provenienti da ogni parte d'Italia. Info: www.congregavelisti.org/

Pasqua “diffusa” a Bellaria
Due giorni di festa e musica, il weekend del 30 e 31 marzo, a Bellaria - Igea Marina (RN): una Pasqua “diffusa” che partirà sabato sera con l’Hit Parade Party con Radio Bruno in viale Ennio e la sera successiva con sei spettacoli e concerti in contemporanea su Viale P. Guidi. Saranno presenti grandi nomi del mondo dello spettacolo e della musica italiana, come Edoardo Vianello, che si esibirà con un trio presso il Palco della Stazione, e Jerry Calà con il concerto in Piazza Don Minzoni “Una vita da libidine – Concert Show”, che interpreterà le canzoni più famose dagli anni ’70 ad oggi insieme a divertenti gag. Info: www.bellariaigeamarina.org/it/news/7316/PASQUA-2024.html
La spiaggia di Rimini si anima con il Beach Ultimate del Paganello
Il primo evento che segna la ripartenza della stagione è il Paganello di Rimini (da sabato 30 marzo a Pasquetta, ingresso libero), la Coppa del Mondo di Beach Ultimate, ovvero lo sport del frisbee giocato sulla sabbia, arrivata alla sua XXXIII edizione. Un evento che raduna oltre mille giocatori in 110 squadre, provenienti da una decina di Paesi, e che unisce allo spettacolo delle gare musica, feste e tanto divertimento. Il villaggio sulla sabbia sarà allestito sul Lungomare (Parco del Mare), davanti a piazzale Alberto Marvelli (spiaggia n. 37), dove assistere alle gare dalle 9 di mattina al tramonto. Il Paganello prevede due discipline: il Beach Ultimate, sport di squadra (ognuna composta da 5 giocatori) praticato con il Frisbee (versione da spiaggia di Ultimate Frisbee) e il Cup World Freestyle Challenge, suggestive acrobazie di piccoli gruppi di due o tre persone con il frisbee, in campi 75 x 25 metri. La cerimonia di chiusura sarà lunedì di Pasquetta alle 18. Info: www.facebook.com/paganello/
Pasqua pop e sostenibile a Riccione
La primavera di Riccione (RN) si apre all’insegna della grande musica sabato 30 marzo con il concerto live del pianista Stefano Bollani nella Sala Concordia del Palazzo dei Congressi (www.palariccione.com/). Dal 30 marzo all’1 aprile a Villa Lodi Fè edizione speciale dello Smanèt Easter Market, weekend tra uova, fiori e artigianato, trampolieri e giocolieri, mentre in Via Virgilio, il 29 e 30 marzo, 1a edizione di Riccione Vintage Market, a cura di New Palariccione. Una vera e propria fiera del vintage con un’accurata selezione di capi iconici e accessori griffati dagli anni ‘70 al 2000, provenienti anche da Regno Unito e Stati Uniti. A Pasquetta due appuntamenti in suggestive location di cultura. Nel giardino di Villa Mussolini (aperta per la mostra di Robert Capa), “En Jiardin” originale picnic tra food e musica, e a Villa Franceschi, in occasione della mostra multisensoriale di Silvia Naddeo “Turbolenta. Mostra multisensoriale che indaga gli approcci della società verso il cibo e l’alimentazione”, appuntamento con “Pasquetta Turbolenta”, brunch nel giardino della Villa, con performance musicali. L’evento prosegue nel pomeriggio con una visita guidata a cura dell’artista. Per l’occasione, dal 30 marzo e per tutta la primavera, Viale Ceccarini, Piazzale Roma, Viale Dante e il ponte sul portocanale si trasformano in salotti a cielo aperto con allestimenti green, istallazioni botaniche e spazi espositivi e conviviali realizzati in collaborazione con Geat e a cura di Silvia Montanari di eStudio (e curatrice di Giardini d’Autore) e il designer Renzo Serafini. Piazzale Roma, all’interno del progetto di allestimenti urbani, ospiterà l’Officina creativa con laboratori per grandi e piccoli dedicati all’educazione ambientale. Info: www.riccione.it/it
Gli appuntamenti con il gusto e il folklore: Pasqua a colpi di uova sode in Emilia
L’uovo, simbolo della Pasqua, diventa ambito e conteso nel tradizionale gioco dello Scusìn di Castelnovo ne’ Monti (RE). Nel paese dell’Appennino Reggiano, dove svetta la Pietra di Bismantova, nei giorni di Pasqua e Pasquetta – 31 marzo e 1 aprile – persone di diverse generazioni, dopo aver decorato e colorato le uova sode, si sfidano battendo uovo contro uovo. Chi conserva quello che resta integro vince e si intasca l'altro. In passato, i giocatori più furbi, per ottenere più uova possibili, davano da mangiare alle galline del ghiaino mischiato al becchime, altri svuotavano l’uovo e lo riempivano di pece. Un rituale affascinante, arricchito di gastronomia, mercatino dei fiori ed eventi collaterali. Info: www.visitemilia.com
Guscio contro guscio anche a Fiorenzuola d’Arda (Pc). Nei giorni di Pasqua e Pasquetta per il gioco popolare del Ponta e cül. Grandi e piccoli, dopo la Messa, si incontrano in Piazza Molinari sfidandosi a colpi di uova sode. Prima si batte punta contro punta, poi l’uovo si capovolge per battere la parte inferiore. Di qui i termini “Ponta” e cül”. L’uovo che si rompe è perso, perché a conquistarlo è l’avversario. Vince il premio chi ottiene più uova. Solitamente parte del ricavato della vendita delle uova viene devoluto in beneficienza. Info: www.visitemilia.com
Omaggio al Duca d’Este
Nella cornice della Piazza Castello, accanto al Castello Estense di Ferrara, le otto contrade rendono omaggio al Duca di Ferrara con giochi e coreografie che fanno rivivere l’atmosfera della grande epoca estense. Dopo i primi tre appuntamenti (partiti il 10 marzo), a Pasquetta dalle 11 sarà protagonista il Borgo San Giovanni con dame e cavalieri, sbandieratori e musici, danzatrici, giullari e mangiafuoco, per una cerimonia breve ma suggestiva, che regala l'emozione di un tuffo nella storia della città di Ferrara e degli Estensi. Come consuetudine, la Contrada proporrà al Duca uno spettacolo inedito e originale, nel quale centinaia di figuranti in costume racconteranno un aspetto o un aneddoto particolare della vita e della cultura del ducato d’Este in epoca rinascimentale. L’ultima Contrada concluderà l’evento l’1 maggio. Ingresso libero. Info: www.ferrarainfo.com/it/ferrara/eventi/manifestazioni-e-iniziative/sagre-feste/omaggio-al-duca-2024
“Primavera Marittima - Uova d’arte”
È l’originale iniziativa che raduna a Cervia (Ra), in Piazza Garibaldi e Pisacane vari artisti nel weekend di Pasqua (da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile). Pittori e artigiani realizzeranno a mano sculture-uovo artistiche e nei materiali più disparati: dal legno alla ceramica, dal metallo allo zucchero. Uova di varie forme e dimensioni addobberanno le piazze della località balneare con premiazione finale per l'uovo più votato dal pubblico. In Piazza Garibaldi e in Piazzetta Pisacane laboratori creativi coinvolgeranno i bambini che potranno dare sfogo a tutta la loro fantasia, mentre il giorno di Pasqua si assisterà all’apertura (e all’assaggio) dell'uovo gigante di cioccolato. Durante il weekend si terranno spettacoli di artisti di strada in vari punti del centro cittadino. In Viale Roma verrà allestito il Borgo Food della Cultura e del Cibo con 5 strutture a tema in cui verranno realizzati i piatti più famosi della tradizione delle regioni attraversate dalla via Francigena e dalla Via Romea Germanica. Ingresso gratuito. Info: www.turismo.comunecervia.it/it/eventi/manifestazioni-e-iniziative/mercatini-mostre-mercato/primavera-marittima-uova-d-arte
Tornano i carri allegorici del Carnevale di Gambettola, il più dolce d’Italia
L’antico Carnevale di Gambettola (FC), giunto alla 138a edizione, torna ad animare la cittadina romagnola dall’1 al 6 aprile, con le sfilate di carri allegorici di prima categoria, giganti di cartapesta realizzati alla Bottega del Carnevale. Una tradizione che dal lontano 1886 veste a festa le strade della cittadina romagnola. Due grandi sfilate di carri allegorici, una diurna e una notturna, e una settimana di eventi al villaggio del carnevale offriranno una full immersion unica. Si tratta del Carnevale più dolce d’Italia, perché dai carri vengono lanciati oltre 100 quintali tra caramelle, uova di Pasqua e cioccolato, oltre a 10.000 palloni. Info: www.carnevaledigambettola.it/info
58ima Sagra e Palio dell’Uovo
Nei giorni di Pasqua e Pasquetta a Tredozio (FC) si celebra la tradizionale Sagra e Palio dell’Uovo con giochi, degustazioni, mostre, finalizzati a valorizzare dell'antica usanza della battitura delle uova sode che si svolgeva nella vicina Parrocchia di Ottignana nel giorno di Pasqua. La tradizione, che si perpetua dal 1964, giunge quest’anno alla 58a edizione. Soggetto unico ed esclusivo delle gare del palio è l’uovo, sia crudo che sodo. Domenica 31 marzo vi aspettano i Campionati di Sfogline, i mangiatori di uova sode e le agguerrite ragazze dei 4 rioni per il Palio Femminile. Lunedì 1 aprile ritorna l’allegria della sfilata allegorica e la Disfida del 58° Palio dell’Uovo. Durante la manifestazione vengono allestite mostre di vario tipo (artigianato, artistiche, fotografiche), si può assistere a spettacoli con artisti di strada e a giochi con il coinvolgimento del pubblico (la classica pesca nell’uovo gigante, la pentolaccia). Presso gli stand gastronomici della Pro Loco si potranno degustare i prodotti tipici della tradizione romagnola. Info:
www.scopriforli.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx
Sempre il giorno di Pasqua dalle 18, al Campo Sportivo, il cantautore Omar Pedrini, in tour con il suo ultimo album “Sospeso”, organizza la “Pasqua per la ripartenza”, concerto live per una raccolta fondi a favore degli alluvionati del territorio, realizzato insieme a Comune e Pro Loco di Tredozio. Sul palco e in tour a titolo gratuito con Pedrini, circa 20 cantautori del calibro di Peppe Voltarelli, Edoardo De Angelis, Enrico Capuano, il leader dei Ridillo Daniele Bengi Benati, e del musicista classico Massimo Mercelli, leader dell’Emilia-Romagna Festival. Ingresso a offerta libera. Manifestazione a cura del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (Ra), con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna. Avviato anche l’iter per il patrocinio del Ministero della Cultura. Info: Pro Loco di Tredozio, tel. 328.2475073
La Processione del Venerdì Santo a Pensabili
La tradizionale "Processione dei Giudei" che si tiene la sera del Venerdì Santo (29 marzo alle 21) a Pennabilli (RN), è annoverata fra le manifestazioni storiche più suggestive del borgo medievale, dal 2010 Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Il Borgo è illuminato solo da fiaccole e braceri, mentre gli appartenenti alle Confraternite, vestiti con tradizionali abiti, trasportano a spalla una scultura in cartapesta policroma del XVII secolo. La processione parte dalla Chiesa della Misericordia e, dopo un lungo e suggestivo percorso attraverso il centro storico, arriva al monastero delle Monache Agostiniane di Sant’Antonio da Padova e sosta brevemente dentro la piccola chiesa. Le alture della Rupe, ai piedi dell’antico monastero agostiniano, richiamano il Golgota, in un contesto naturale fortemente suggestivo. Qui viene rappresentata la Rievocazione della Passione e Morte di Gesù a cura della Filodrammatica Pennese. Per info: Pro Loco Pennabilli, tel. 0541.928659; www.pennabilliturismo.it/
A Cattolica vanno in scena le specialità gastronomiche internazionali
Nel weekend pasquale (29 marzo-1 aprile) torna a Cattolica (RN) il Festival Internazionale del Gusto. Quattro giornate all’insegna della convivialità, della più tipica cucina nazionale ed internazionale e dell’ottima musica dal vivo. Piazza I Maggio ospiterà i migliori truck e chef on the road, piatti street food sia dolci che salati per accontentare tutti i palati e una selezione di ottime birre artigianali e non. Ad allietare il lungo weekend di festa non mancheranno serate danzanti e canore. Ingresso gratuito. Per info: www.cattolicaturismo.com/it/eventi/festival-del-gusto-cattolica
Pasqua immersi nella natura
Pasquetta yoga in compagnia degli asini
Una Pasquetta davvero originale quella proposta da Asini nel Cuore, nel Parmense, insieme a Elisa Lorenzani, guida ambientale escursionistica e insegnante di Yoga certificata. Una passeggiata rilassante con pratiche corporee di respirazione (non è necessario essere esperti di pratiche di yoga) in compagnia degli asinelli, immersi nelle colline di Talignano (PR), località di itinerari della via Francigena, situata nei pressi del parco dei Boschi di Carrega, lontano dal frastuono e dai ritmi frenetici della città. Nell’esperienza è prevista la sosta per picnic, a carico dei partecipanti. Possibilità di passeggiare tutto il giorno, dalle 11 alle 16:30, oppure solo al mattino o al pomeriggio.
Info e prenotazioni: tel. 349.4286844; elisa@asininelcuore.it (esperienza riservata agli associati); asininelcuore.it/home/eventi-2020/
Alla scoperta delle Valli di Argenta
A Pasqua e Pasquetta sono organizzate varie escursioni che permettono di conoscere l’ecosistema delle Valli d’Argenta (Fe). Si parte sabato 30 marzo alle 15:30 con “I Colori della Primavera” e domenica 31, alle 10, con “Il Risveglio della Natura”, escursioni a piedi per apprezzare il paesaggio e conoscere le specie che lo abitano in questa stagione. Sempre domenica 31 marzo, alle 15:30, “Un lupo per amico”, escursione a piedi di 2,5 ore con focus particolare sulla recente presenza del lupo, per imparare a conoscerlo e a convivere con lui. A Pasquetta (1 aprile), dalle 10, escursione “A Ciascuno il Suo Uovo”, all’interno della zona umida, fino al Bosco del Traversante, per conoscere le uova degli animali che popolano questo ambiente. Nella stessa giornata, dalle 15:30, “Pedalando nelle Valli di Argenta”, escursione guidata di 2,5 ore in bicicletta per raggiungere il Bosco del Traversante e l’area naturalistica delle casse di espansione Campotto e Bassarone, per osservare le bellezze delle Valli di Argenta e scoprire i segreti dell’avifauna che popola questo habitat. Tutte le esperienze sono a pagamento e a prenotazione obbligatoria. Info: Museo delle Valli, tel. 0532.808058; www.vallidiargenta.org/ info@vallidiargenta.org.
A piedi, in bici e in barca nelle zone umide del Parco del Delta del Po
Per Pasqua la Riserva Naturale della Salina di Cervia (Ra) apre le “porte” ai visitatori per suggestive gite a piedi, in bici e in barca, accompagnati da guide ambientali, organizzate dalla Cooperativa Sociale Atlantide di Cervia. Si parte venerdì 29 pomeriggio alle 17, con Riflessi dorati: pedalata con degustazione al tramonto, visita guidata in bicicletta nell’orario più suggestivo della giornata con a seguire degustazione di prodotti tipici. Immersi tra panorami di acqua e cielo si potranno ammirare le diverse specie animali che popolano quest’oasi naturalistica (avocette, cavalieri d’Italia, fenicotteri, aironi), facendo tappa sulle torrette di avvistamento per osservare dall’alto un panorama unico. Ritrovo al Centro Visite della Salina di Cervia. Info e prenotazioni: www.amaparco.it/iniziative-eventi/riflessi-dorati-pedalata-con-degustazione-al-tramonto/
Passeggiata lungo la via dei nidi, sabato, domenica e festivi, alle 14.30, permette di scoprire, muniti di binocolo, la flora tipica di questa zona, Porta Sud del Parco del Delta del Po, e con un po’ di fortuna, ammirare alcune specie di uccelli. Percorso semplice, circa 1 km di camminata tra andata e ritorno. shop.atlantide.net/visite-escursioni-esperienze/escursioni-a-piedi/?re-filter-date-from=2024-3-31&re-filter-date-to=2024-3-31&re-product-id=177139&rwstep=product.
In barca al tramonto, sabato 30 marzo, percorso naturalistico di 1 h e 30 min, un’ora prima del tramonto. Suggestiva escursione nella Salina di Cervia a bordo di una barca elettrica, lungo il canale circondariale della Salina, per raggiungerne il centro. Poi, accompagnati da una guida ambientale si passeggia sugli argini, avvolti dai caldi colori del tramonto. Info: Tramonto in salina, in barca elettrica — Turismo Comune di Cervia

La pedalata dei fenicotteri al tramonto è il nome dell'escursione che parte dal Museo NatuRa di Sant'Alberto, a 6 km da Ravenna a Pasqua e Pasquetta, rispettivamente alle 16 e alle 17. In sella alla bicicletta si attraverseranno lingue di terra, circondati da specchi d’acqua e distese di fenicotteri che ormai considerano questo luogo la loro casa. Muniti di binocolo è possibile riconoscere tante altre specie di volatili che vivono in questa zona. Per raggiungere le valli si attraverserà il fiume Reno a bordo di un traghetto elettrico, pedalando nel silenzio della natura del Delta del Po. Info: www.amaparco.it/iniziative-eventi/la-pedalata-dei-fenicotteri-al-tramonto-2/
Tra farfalle in volo o sospesi sugli alberi al Parco Naturale di Cervia
Venerdì 29 marzo riapre la Casa delle Farfalle, nel Parco Naturale di Cervia (RA), per un viaggio nella biodiversità immerso in 500 mq di foresta pluviale, fra 60 specie di farfalle tropicali, 20 specie di insetti provenienti da tutto il mondo e 100 specie di piante tropicali (www.amaparco.it/parchi/casa-delle-farfalle/). Il Parco Naturale e al suo interno, Cerviavventura, saranno accessibili da sabato 30 marzo, con ponti tibetani, pareti di corda, passerelle sospese nel vuoto e carrucole mettono alla prova le abilità e le capacità motorie di grandi e bambini. Info: www.amaparco.it/parchi/avventura/cerviavventura/
Escursioni in canoa a Milano Marittima (RA)
A Pasqua il Club Canoa Kayak propone escursioni in canoa o kayak di un paio d’ore con guida esperta(9:30-12:30) nel suggestivo paesaggio delle Saline di Cervia (Ra) e lungo il canale circondariale di Milano Marittima, per osservare i fenicotteri rosa e gli altri uccelli di questo habitat naturale. Partendo dalla sede del Club, si attraversa la pineta di Milano Marittima fino alla Salina Camillone. Qui si scende per una breve spiegazione da parte dei vecchi salinari e poi si rientra. Possibilità di noleggio canoe e kayak per escursioni individuali o con guida, su richiesta. Prenotazione obbligatoria per gruppi dalle 2 persone in su. Info e prenotazioni: Club Canoa Kayak (Angelo) 333.9949985 - canoecervia@gmail.com.
Visitare l’Ecomuseo e la Diga di Ridracoli
L’IDRO Ecomuseo (museo diffuso con varie stazioni sparse attorno alla Diga) e la Diga di Ridracoli (FC), nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, saranno aperti a Pasqua e Pasquetta dalle 10 alle 18 ad orario continuato (ultimi ingressi alle ore 17). In base al livello dell’acqua dell’invaso, si potrà fare un emozionante tour in battello elettrico sulle acque cristalline del lago della Diga di Ridracoli. Durante l’escursione di 45 minuti (in varie ore della giornata), una guida racconterà la storia della costruzione della diga, le sue funzioni e tante curiosità naturalistiche. La visita a Idro Ecomuseo e alla Diga è libera. Info e biglietti: www.ecomuseoridracoli.it/
Pasqua e Pasquetta alle Grotte di Inferno
Nel periodo pasquale (sabato 30, domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile) sarà possibile prendere parte alle visite guidate nella Riserva Naturale delle Grotte di Onferno di Gemmano, nell’entroterra di Rimini(riconosciuta Patrimonio dell’Umanità Unesco), come speleologi alla scoperta di un vero e proprio canyon sotterraneo. “Padroni di casa” gli oltre seimila pipistrelli, di almeno 6 specie differenti, che popolano i diversi ambienti. Visite il sabato pomeriggio, e nei giorni di Pasqua e Pasquetta tutto il giorno con orario continuato. Info e prenotazioni: tel. 389.1991683; e-mail: speleo.la@nottola.org; www.onferno.it
Pasquetta slow fuoriporta
Per gli amanti dell'attività all'aria aperta, da non perdere il Somar Lungo, la tradizionale scampagnata in bicicletta del Lunedì di Pasqua (arrivata alla 16a edizione), da Marina Centro di Rimini (intorno alle 8:30) al Santuario delle Grazie di Covignano. Alle 13 ritrovo nella piazzetta antistante il Santuario, attrezzato con tavoli e panche, per gustare la “ligaza”, il pranzo al “sacco” tipico romagnolo (piada, uova sode, ciambella e vino). La competizione rievocava il pellegrinaggio che nel 1700 i marinai facevano per recarsi a chiedere aiuto alla Madonna e lasciarle i propri ex voto. Finita la gara tutti raggiungevano il Santuario delle Grazie sul colle di Covignano a dorso degli asini o a piedi e trascorrevano la giornata sui prati condividendo il pranzo contenuto nella “ligaza”. Info: riminiturismo.it/

Fine settimana di Pasqua all’Isola d’Elba e a Pianosa: trekking, mostre, immersioni, tanta natura e... Buona Pasqua!
La Pasqua arriva presto quest’anno ma la natura si sta risvegliando e le isole toscane sono sempre ricche di opportunità per un fine settimana speciale, con il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, per trekking tematici, monumenti panoramici, mostre, passeggiate nella macchia o immersioni in acque trasparenti.
Scopri gli orari e i servizi dei presidi di accoglienza turistico naturalistica attivi a Pasqua dal 29 marzo al 1° aprile 2024 all’Isola d’Elba. Anche Pianosa è già raggiungibile per ammirarla nei colori più tenui della primavera, andando a fare trekking o il percorso in bici o anche solo visitando il borgo antico e i musei. Ecco tutto il programma.

ISOLA D'ELBA
Sabato 30 marzo
Galleria del Ginevro: visita guidata con il geologo
Nell’unica miniera sotterranea dell’Elba c’è la storia recente delle attività minerarie condotte a Capoliveri: l’impianto, chiuso nel 1981, riapre i cancelli per offrire una discesa nel “cuore di ferro” dell’isola. Visiteremo, con un esperto, una delle gallerie, scoprendo la storia geologica del giacimento di magnetite più grande d’Europa. Al termine visita del Museo. Ritrovo: ore 10:00 Museo della vecchia Officina, Capoliveri. Durata: 3 ore e 30’ -
Difficoltà: media. Su prenotazione, € 18, ridotto 5-12 anni € 15. Età minima 5 anni.
Sabato 30 marzo
Escursione alla Fortezza del Volterraio
L'escursione comprende il servizio guidato lungo il sentiero di accesso alla Fortezza e a seguire l'ingresso. Il tour ha la durata di circa tre ore e si divide in un’ora per la salita, venti minuti di presentazione della Fortezza, tempo a disposizione per ammirare il paesaggio e per le foto, a chiudere la discesa. Incontro con la guida all'area parcheggio Le Casermette, Strada per il Volterraio all'imbocco del sentiero 255.
L'orario d'incontro è alle ore 10. Prenotazione obbligatoria Prenota qui la tua visita
Domenica 31 marzo
Apertura del Volterraio per visita guidata
Apertura pomeridiana della Fortezza dalle ore 16 alle ore 19. Sarà possibile raggiungere in autonomia l’ingresso (salendo dal sentiero 255) e visitare il monumento con la Guida Parco presente. Non è necessario prenotare. Ticket € 8, ridotto € 4 per over 65, residenti nell’Arcipelago Toscano e bambini 5-12 anni. Gratuito per disabili e loro accompagnatori, bambini 0-4 anni e studenti residenti nell’Arcipelago Toscano (fino a 19 anni).
Lunedì 1° aprile
Trekking di Ischia e Fonza
Si parte da La Foce, estremità orientale della spiaggia di Marina di Campo. Dalla scogliera si imbocca il sentiero n. 248 che sale tra le abitazioni fino a raggiungere il lungo tratto panoramico immerso nella macchia mediterranea, fra le sue piante capaci di resistere all’elevata salinità, ai forti venti, alla siccità e al calore. Si supera la caratteristica cala di Ischia e si prosegue lungo costa fino a raggiungere la selvaggia spiaggia di Fonza. Pranzo al sacco a cura dei partecipanti. Ritrovo:
ore 10:00 Marina di Campo, Loc. La Foce – Durata: 4 ore – Difficoltà: medio-facile. Su prenotazione, € 8, ridotto 5-12 anni € 4, gratuito 0-4 anni.
ELBA
Info Park, Centri di Educazione Ambientale all’Elba, Musei
Presso i Centri Visita e gli Info Point del Parco si trova tutto sull’area naturale protetta: informazioni, approfondimenti, servizi, gadget, consigli sui luoghi da scoprire e attività da prenotare. I Centri di Educazione Ambientale organizzano visite guidate e laboratori didattici.
INFO PARK PORTOFERRAIO
Viale Elba 2, Portoferraio - Tel. 0565 908231
dal lunedì alla domenica 9:00-15:00

CASA DEL PARCO MARCIANA
Fortezza Pisana, Marciana Tel. 0565 940110 - 348 7039374
lunedì 10:00-13:00;
venerdì 15:00- 18:00;
sabato 10:00-13:00 / 15:00-18:00;
domenica 10:30-13:00
CASA DEL PARCO RIO NELL’ELBA
Loc. Canali, Rio - Tel. 0565 943399
venerdì e sabato 10:00-13:00 / 16:00- 19:00;
domenica 10:00-13:00
FORTE INGLESE PORTOFERRAIO
Via Giagnoni 5, Portoferraio (sopra l’ospedale, salendo da via San Rocco)
Negli orari di apertura venerdì 29 e sabato 30 marzo dalle 16:00 alle 18:00 è possibile visitare:
- la Mostra su Giorgio Roster che raccoglie centinaia di fotografie dell’Elba di oltre un secolo fa, e consente un viaggio fra le sue eccellenze storiche, naturalistiche e geologiche, grazie alle immagini, agli oggetti appartenuti allo studioso e ai video sui personaggi del suo entourage. La presenza di un touch screen consente di accedere a parte della vasta collezione Roster presente nella biblioteca digitale del Museo Galileo, del Sistema Museale di Ateneo Università degli Studi di Firenze e della Biblioteca Comunale Foresiana di Portoferraio.
- il NAT-LAB è il laboratorio naturalistico realizzato al Forte Inglese (Portoferraio) da World Biodiversity Association in collaborazione con Il Parco Nazionale. Presso il NAT-LAB è conservata la più importante collezione entomologica di specie presenti nell’Arcipelago Toscano. Qui i ricercatori naturalisti stanno lavorando alla creazione di altre raccolte zoologiche e botaniche dedicate all’Arcipelago Toscano. Il NAT-LAB favorisce la condivisione dei saperi, grazie ad un’aula didattica dedicata alla valorizzazione del patrimonio ambientale locale. Nei giorni di venerdì 29 e sabato 30 marzo si potranno visitare le sale di libera fruizione.
ISOLA DI PIANOSA

Raggiungere l’Isola di Pianosa
Collegamento marittimo venerdì 29 e domenica 31 marzo con la Motonave di linea Aquavision con partenza da Marina di Campo per info e prenotazioni Biglietteria Aquavision tel. 0565 976022
Collegamento settimanale (martedì) - Traghetto Toremar con partenza da Piombino e scalo a Rio Marina. Andata: Piombino 08:20 - Rio Marina 09:20 – arrivo a Pianosa 11:10 Ritorno: Pianosa 14:10 - Rio Marina 16:00 – arrivo a Piombino 17:10 Biglietteria Toremar di Rio Marina tel. 0565 960131
È possibile fare escursioni giornaliere lungo gli itinerari indicati esclusivamente accompagnati da guida autorizzata. L’accesso al paese e della spiaggia di Cala Giovanna è libero. Non è possibile introdurre animali da affezione o compagnia ad esclusione dell’area del paese, tenuti al guinzaglio.
Visita alla Casa dell’Agronomo
Visita guidata dell’edificio restaurato dall’Ente Parco e del percorso espositivo, che illustra con pannelli, video interattivi e percorsi sonori la biodiversità agricola, le caratteristiche naturali dell’isola ed il periodo storico che ha l’ha trasformata con l’insediamento della Colonia Penale Agricola. Durata: 1 ora – € 10, ridotto € 5 ragazzi 5-12 anni, gratuiti bambini 0-4 anni.
Visita del paese con Catacombe e Museo delle scienze
La visita permette di scoprire, oltre al suggestivo e spettacolare complesso catacombale paleocristiano (IV secolo d.C.), la storia degli edifici più belli e antichi del borgo. L’itinerario prevede anche la visita al Museo delle Scienze Geologiche ed Archeologiche dove i veri tesori di Pianosa, campioni di rocce, fossili e reperti archeologici, vengono mostrati laddove sono stati rinvenuti, grazie ad un’esposizione permanente. Durata: 2 ore. € 15; € 8 (5- 12 anni), esenti bambini 0-4 anni.
Trekking naturalistico
Trekking facile nella zona sud-est. Percorso ad anello parzialmente all’ombra, che permette di osservare vecchie strutture carcerarie, scoprendo le emergenze naturalistiche dell’isola, la sua storia geologica e archeologica. Durata: 2 ore - Obbligatori scarpe chiuse o sandali trekking. € 10; € 5 ridotto 5 - 12 anni, gratis 0-4 anni.Mountain bike
In mountain bike lungo le strade e i sentieri pianeggianti dell’isola. E’ possibile scegliere tra due itinerari: quello a nord - 10 km circa, con affacci al Porto Romano all’estremità settentrionale dell’isola, al Belvedere sul lato ovest e alla spettacolare Cala Brisighelli, sul lato orientale - e quello a sud - 13,5 km circa, con sosta alla diramazione di massima sicurezza “Agrippa”, alla indimenticabile Cala della Ruta ed altri affacci lungo tutta la costa meridionale ed occidentale. Durata: 2 ore. € 15. Età minima 12 (no bambini con seggiolino). Obbligo di autorizzazione e manleva per i minorenni che devono essere accompagnati da un adulto responsabile. Obbligo di indossare il casco e calzature idonee.
Le escursioni si prenotano on line su parcoarcipelago.info/pianosa
Immersioni a Pianosa
È possibile prenotare ed effettuare le immersioni nell'area protetta marina di Pianosa rivolgendosi esclusivamente ad uno dei diving autorizzati il cui elenco è consultabile alla pagina:
https://www.islepark.it/visitare-il-parco/pianosa/itinerari/immersioni
Sono consentite a piccoli gruppi di subacquei esperti accompagnati da guide ambientali subacquee, un’esperienza suggestiva ed emozionante per la eccezionale presenza di specie sottomarine, conservate grazie alla protezione del mare.
Per informazioni puoi chiamare info park al n. 0565 908231.
Consulta il calendario delle escursioni disponibili scaricando la pubblicazione Vivere il Parco 2024 sul sito www.islepark.it e poi prenota su: parcoarcipelago.info
INFO PARK PIANOSA
Tel. 0565 908231
dal lunedì alla domenica 11:00-16:30
(Foto di Pianosa di Roberto Ridi per il PNAT)
Un salto nel passato. Assedio alla Rocca. La Rocca di Lonato del Garda si trasforma in campo storico in occasione della Rievocazione medievale
Un tuffo all’indietro nel tempo, fino al Medio Evo: domenica 24 marzo la Rocca di Lonato del Garda (BS), fra le più imponenti fortificazioni del Nord Italia da cui si gode un impareggiabile vista sul lago di Garda, sarà presa d’assedio da decine di figuranti in costume della Confraternita del Lupo, che animeranno l’intera giornata (dalle 10.00 alle 19.00) riproponendo il modo di vivere e combattere del XIII secolo attraverso le usanze, le mode, le tecniche di combattimento, gli strumenti bellici e gli strumenti uso comune.

In occasione di “Un salto nel passato. Assedio alla Rocca”, la Rocca visconteo veneta, monumento nazionale di straordinaria suggestione, prenderà quindi vita con una serie di coinvolgenti attrazioni e attività per grandi e piccoli. In pieno spirito medievale, alle 10.30 si aprirà il campo storico, ci saranno dimostrazioni di falconeria e danze. Alle 11.30 la prima dichiarazione di guerra e la prima battaglia. Nel pomeriggio si proseguirà con la caccia alle streghe, il battesimo della spada, il torneo equestre e, alle 17.00, il secondo assedio alla Rocca. Gran finale alle 18.30 con l’ultimo, e decisivo, assedio. In programma altre divertenti attività, ad iniziare dai laboratori didattici come il lancio dell’ascia (sia per bambini, sia per adulti), il tiro con l’arco, i giochi da tavolo medievali e molto altro.
Sarà una piacevole giornata all’aria aperta con profumo di storia, durante la quale si potrà anche pranzare nell’area food con vista sul campo storico, scegliendo tra il “Menu del Signore della Rocca” ed il “Menu dei Principi” (prenotazione possibile tramite l’Info Point Lonato: tel. 030 91392226, info@lonatoturismo.it). Oppure gustare panini e bevande alla Taverna del Lupo.

“Un salto nel passato. Assedio alla Rocca” è un evento promosso dall’Amministrazione comunale di Lonato del Garda, nell’ambito dell’Assessorato alla Cultura, Turismo ed Eventi in collaborazione con la Confraternita del Lupo e la Fondazione Ugo da Como.
“La Rocca di Lonato è la punta di diamante della nostra Città, un vero gioiello - commenta l’Assessore alla Cultura, Turismo ed Eventi, Mariangela Musci - In collaborazione con la Confraternita del Lupo, quest'anno abbiamo voluto ricreare atmosfere medievali. Per tutta la giornata saremo immersi in questo periodo storico: potremo cimentarci in attività peculiari del tempo, ammirare stralci di vita quotidiana, provare balli e cibo tipici del periodo. Un'esperienza immersiva e un'avventura unica e straordinaria”.

“Quale cornice migliore della Rocca per lo svolgimento di una rievocazione medievale? – aggiunge il Sindaco Roberto Tardani – Dopo l’edizione dello scorso anno presso il sito archeologico delle Fornaci Romane, quest’anno ci spostiamo tra le mura del castello della nostra Città, luogo di storia e cultura per eccellenza”.

Informazioni:
Fondazione Ugo Da Como
Tel. 030 9130060
www.fondazioneugodacomo.it
A volte ritornano… e a Bologna, in via Urbana, è tornato “Marrètt”!
Sotto alle Due Torri, dopo “È Cucina Leopardi” (in via Leopardi, laterale di via Marconi) e dopo l’“Adèguati” (imperativo per chi non sa decidere…) sui colli bolognesi, adesso riapre il locale che lo chef internazionale Cesare Marretti (da protagonista de “La prova del cuoco”, a “cuoco contadino” perché oltre ai suoi ristoranti gestisce un’azienda agricola con un mulino per la sua farina) aveva già lanciato un paio d’anni fa, sempre in via Urbana 5/E-F (nei pressi di via D’Azeglio, l’elegante strada dello shopping). Si chiama “Marrètt”, ed è a disposizione della clientela dalle 9 (anche con servizio caffetteria per gustose prime colazioni) fino alle 20, il giovedì, fino alle 24 e venerdì e sabato, si fanno anche le 3 di notte… per pasteggiare, con aperitivi o per pranzi/cene e degustazioni che mettono in mostra la maestria dello chef toscano, un po’ piemontese, lombardo e molto bolognese – che non ha certo bisogno di conferme… –. Sì perché, oltre che un notevole e variegato menù - dalla scelta che quasi disorienta - c’è da considerare che ogni preparazione realizzata nei locali di Marretti, è a base di sostanze assolutamente naturali, elementi freschi e sani! Marretti, crede fermamente che il futuro sarà sempre più vegetariano/vegano e anche per questo, evitando i vari passaggi della classica filiera (cash and carry, o mercati o grossisti vari) ha allestito una vera impresa agricola, con animali, cereali e verdure, in pratica per “rifornirsi da sé”: con 22 ettari in zona Pianoro - BO - (anche a frumento e farro per farsi il pane) con 400 galline e animali di bassa corte, per uova sempre fresche e carne (o meglio “ciccia” come dice lui) garantita “ruspante”. Poi ci sono anche 2 ettari a Napoli coltivati ad agrumi. Tutto questo gli richiede ulteriore impegno, ma dà grande gioia ai clienti che gradiscono assaporare i veri gusti naturali (ahimè oggi praticamente dimenticati dai più).

Nei giorni scorsi, dunque, il secondo debutto del locale posto sotto al portico di via Urbana, “Marrètt” gestito da uno dei più preparati collaboratori di Marretti, Andrea Guida, trentenne (un
ragazzo dello Scappi di Castel San Pietro) che ha già accumulato un’esperienza ultra decennale e acquisito in toto la “filosofia Marrettiana”… "Educare al cibo salutare e alla spesa intelligente". (nella foto è con Cesare Maretti)
Per i fortunati presenti all’inaugurazione, un gradito buffet a base di pane in varie “fogge e gusti”, anche integrale (di farina di grano duro Saragolla macinata con pietra lavica naturale e altri con farina di farro monococco) comunque tutti ricchi di fibre, poveri di glutine e altamente digeribili (c’era anche un pane cinese per celiaci, fatto con farina di riso) - umettati in leggero olio di semi, per un effetto davvero goloso… Il tutto accompagnato da un ottimo Pignoletto Scheggia dell’ Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.) da uve Grechetto gentile, importante cru dei Colli Bolognesi, ottenuto tramite metodo ancestrale e fermentato in acciaio inox con lungo affinamento sulle fecce.

I convitati hanno avuto l’opportunità di assaggiare le creazioni del menù a “tema vegano e vegetariano” (antipasto, primo, contorno e dolce) accomodati ai tavoli siti in un antro stile “Bologna che fu” (con soffitto con volte a ventaglio) e serviti da giovani “commis di sala”, ragazzi davvero preparati, provenienti da note scuole alberghiere (e anche atleticamente dotati, visti i tanti gradini che separano le sale dalle cucine…) che con fare premuroso, hanno descritto ai commensali i piatti che man mano servivano… Starter: caprese di zucca con crema di marron glassée, pane cioccolato di soia, accoppiato ad un cremoso al Parmigiano Reggiano: panna vegetale, tuorlo d’uovo, Parmigiano, sale, pepe, noce moscata, tutto a bagnomaria, poi servito con crema di pera Decana, senza zucchero, con succo di limone; in abbinamento un Pignoletto “Col fondo”(brioso, frizzante e rispettoso del territorio, davvero un gran bel biglietto da visita per la Cantina che lo produce (vino non certo limpido, ma dal perlage delicato, con sapore leggero e floreale, bouquet olfattivo contornato da note floreali, con i lieviti sedimentati davvero microscopici, che lo rendono vino morbido e piacevole); entrée di spaghettini di grano Saragolla gratinati con polenta e fonduta al Parmigiano con latte di cocco e rosmarino, annaffiato da uno Zurlì, sempre della Cantina (A.A.V.V.); entremet di cicoria con mango, uvetta e crema tahitiana, mango e pomodoro, bagnato da un ottimo Bologna Rosso: muschio e frutta matura, fini sentori di lampone e viola, dal sapore caldo, sapido, persistente e piacevolmente fruttato. Per dessert il famoso (o famigerato… “peccato di gola”, uno dei sette vizi capitali?) “Anello del Monaco”, antico dolce di pasta lievitata della tradizione mantovana (non si sa se il nome è dovuto a un talentuoso religioso che l’avrebbe inventato o se fosse stato dedicato alla città della Baviera) dolce vegano al 100%, che almeno una volta ogni “gourmet” che si ritenga tale, deve avere degustato… È ciambellina lievitata verso l’alto, ricoperta di golosa glassa “ghiaccio reale” (zucchero e limone) e crema di fragole fresche. Doveroso l’abbinamento con il Pignoletto Col fondo: frizzante fresco e vivace, con sentori fruttati e floreali, fresco al palato, con una leggera effervescenza, come si dice, è “la morte sua!”
N.B.: Più che opportuna una menzione per il signor Roberto Pezzini che ha descritto i vini che hanno accompagnato le portate realizzate dallo chef Marretti, con capacità e competenza descrivendone i vari metodi di vinificazione, le proprietà organolettiche (colori, profumi e aromi) e le altre caratteristiche (corpo, acidità, dolcezza, grado alcolico, ecc.) “nettari” ottenuti dai vigneti a conduzione biologica dell’Azienda Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.).
Nei ricchi menù proposti dal maestro Marretti, alcuni piatti sono fissi e sempre disponibili, molti altri, rigorosamente stagionali. Tra questi, si possono assaporare quelli di pesce: “passatelli neri al pesce di lago”, tagliata di tonno o “carpaccio di tonno con melone” e ancora frittura di paranza, o baccalà in umido; per la “ciccia”, si va dal pollo all’agnello, passando per il manzo e il maialino, con piatti come il “crostino con baguette e fegatini”, i “tournedos all’arancia (filetto di vitella) con insalata di finocchi allegri”, gli “involtini di verza con salsiccia all’uccelletto. E con la primavera arrivano le fresche insalatine: “risveglio dei sensi”, “doppia passione in rosso”, “insalata di Venere”, “bruschetta di pane toscano con pomodori e miele”, “fiori di zucca ripieni alla fiorentina” e “gazpacho di pomodoro”. C’è anche la pizza e pure al metro! Naturalmente solo gusti classici: Margherita, Marinara e Ortolana.


Per incensare ulteriormente il maestro Cesare Marretti, ricordiamo che lui esprime ed estrinseca il suo talento artistico anche modellando e pitturando con le sue mani, tazze, piatti e vassoi in ceramica, oggetti davvero di gran gusto che poi utilizza per le presentazioni delle varie portate e che arricchiscono gli ambienti dei suoi locali. Complimenti davvero chef!

MARRÈTT
alimentari con cucina
Via Urbana 5/E-F
Bologna Italia
Tel. +39 392 196 1053
www.cesaremarretti.com

Anonima Agricola Viticoltori Valsamoggia (A.A.V.V.)
Sede cantina
Via Marzatore,16
Valsamoggia - Bologna
Per informazioni e ordini
+39 335 6663222
anonimaviticoltorivalsamoggia@gmail.com
Al concorso del “Nazareno” di Carpi vincono Noemi Maria Calzolari e Manuel Hatillari
La sfida, voluta per avvicinare i giovani all’utilizzo in cucina dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P., si è svolta al Centro di Formazione Professionale “Nazareno” di Carpi per il secondo anno consecutivo per unire il proprio sapere per far conoscere e apprezzare ai futuri professionisti della ristorazione la storia, il processo di produzione e le proprietà organolettiche dell’oro nero di Modena. Il noto e apprezzato Istituto della Città dei Pio, l’AED e il Consorzio Produttori Antiche Acetaie hanno costruito un percorso di conoscenza che si è sviluppato durante l’intero anno scolastico e che ha avuto il suo epilogo nei giorni scorsi con un concorso al quale hanno partecipato dodici studenti e con l’assegnazione di una borsa di studio ai due migliori partecipanti. Si è partiti con una visita in acetaia per scoprire dove nasce il pregiato condimento, per poi entrare in aula, dove gli esperti, affiancati da docenti dell’Istituto, hanno condiviso i segreti del balsamico. Al termine i giovani studenti sono stati chiamati a proporre una loro ricetta originale in cui doveva essere presente l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. Le 12 ricette più apprezzate, di cui sei cocktail, due primi, due secondi e due dolci, sono state scelte per partecipare a un concorso che si è tenuto presso la sede del “Nazareno”. Un’occasione per gli studenti per mettersi alla prova, imparare ad applicare nel modo migliore le tecniche di preparazione e, contemporaneamente, gestire le ansie derivanti dal giudizio di una giuria di esperti composta da tre membri dell’Associazione AED - il presidente Mario Gambigliani Zoccoli, Sergio Santunione e Fausto Gozzi - Claudio Degli Esposti del CFP “Nazareno”, Fabrizio Stermieri, giornalista, ed Ermanno Casari del Consorzio Modena a Tavola

“Il livello delle proposte quest’anno si è decisamente innalzato e questo è sicuramente merito di tutto lo staff del “Nazareno” il cui lavoro è fondamentale per potere contare su nuovi professionisti particolarmente prep
arati; in più abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano la passione che anima questi ragazzi, di ascoltare i loro sogni, di assaggiare le loro proposte con cui cercano di esplorare anche strade nuove, di rompere gli schemi consolidati, magari facendo diventare il balsamico tradizionale un vero e proprio ingrediente e non “solo” un condimento” ha commentato, a margine della finale del concorso. Mario Gambigliani Zoccoli, il presidente di AED Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. e del Consorzio Produttori Antiche Acetaie
I due vincitori. Al termine di una maratona di assaggi durata oltre tre ore la giuria ha incoronato vincitrice la diciassettenne di Mirandola Noemi Maria Calzolari per la categoria sala e Manuel Hatillari, studente di Campagnola Emilia, per la categoria cucina. Noemi Maria Calzolari, per pochissimi punti, l’ha spuntata sui suoi colleghi presentando “Chuck”, un cocktail a base di succo di melagrana, sciroppo di frutti rossi, succo di ananas, lemon soda, Grand Marnier e, naturalmente, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P. Molto curata anche la presentazione arricchita dalla scelta di un particolare bicchiere a forma di rosa e da un dolce mono porzione in cioccolato rosa, guarnito con brillantini alimentari e foglie d’oro commestibili. Felice per la vittoria, al momento della premiazione Noemi non è riuscita a trattenere qualche lacrima di gioia, in ricordo anche del nonno, per anni titolare di un bar nel cuore della città dei Pico, che le ha trasmesso la passione per il mondo del bar e della caffetteria.
Non meno sorprendente e apprezzata l’idea portata in tavola da Manuel Hatillari che ha preparato “Tre soffici al parmigiano all'ABTM” un piatto in brodo di cappone reso particolarmente piacevole anche sul piano estetico grazie a una cupola in crosta di pasta brisè che copriva la zuppiera. Una tecnica molto scenografica appresa durante il suo ultimo stage presso il ristorante stellato di Polesine Parmense Antica Corte Pallavicina di Massimo Spigaroli.
Una sfida che alla fine hanno comunque vinto tutti: gli studenti del Centro di Formazione Professionale “Nazareno” di Carpi e i loro insegnanti, che anche quest’anno hanno fornito un contributo determinante per la riuscita del concorso; per tutti i ragazzi, anche per coloro che hanno semplicemente aiutato in cucina o servito i piatti, ha rappresentato una piccola lezione di vita.
Guardando con ottimismo al futuro. Impossibile dire oggi se tra loro c’è già qualche potenziale stellato, di certo però le basi ci sono e ci sono anche grandi sogni da realizzare come girare il mondo per conoscere la cucina di altri Paesi, lavorare in un ristorante famoso o aprire un proprio locale. “Lavorare con i giovani e i centri dove si formano è una delle attività che, come Associazione e come Consorzio, più ci appassiona e coinvolge. In collaborazione con il Nazareno e altri Istituti della provincia, oltre alle visite, organizziamo lezioni e concorsi come quello di oggi. E a giudicare dai risultati è un investimento virtuoso che certamente proseguiremo anche in futuro perché aiuta gli studenti ad apprezzare e valorizzare un prodotto che connota in modo unico il territorio in cui si sono formati” ha sottolineato Mario Gambigliani Zoccoli.
Una soddisfazione pienamente condivisa da Ermanno Casari, membro della giuria in rappresentanza del Consorzio Modena a Tavola. “Da anni collaboriamo in modo proficuo con il Nazareno, l’AED ed il Consorzio Produttori Antiche Acetaie. Le occasioni di scambio, conoscenza dei prodotti tipici e di reciproca crescita sono molte: diversi nostri chef, con i docenti, tengono lezioni agli studenti; in molti casi li ospitano già durante il percorso di formazione in occasione degli stage. Infine, molti di loro vengono assunti proprio dai ristoratori del territorio e in particolare del nostro Consorzio” – questo ha evidenziato Casari, sottolineando anche come l’energia, la passione, la voglia dei giovani di imparare e di migliorarsi continuamente costituiscono un carburante indispensabile per assicurare un futuro di qualità alla ristorazione. Ora l’auspicio di tutti è che i dodici ragazzi che hanno partecipato al concorso – Amami Ayadi, Andrea Marino, Noemi Maria Calzolari, Samuele Salvaterra, Simone Perrotta, Manuel Hatillari, Samir Capuozzo, Jacopo Gasparini, Emmanuele Elia Boaz Punzo, Ferdinando De Martino, Sofia Liang e Ilaria Piscopo – terminati gli studi, possano realizzare i propri sogni e diventare, in Italia e all’estero, ambasciatori dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.

Sede legale e operativa Carpi
Via Peruzzi 44 – 41012 Carpi (MO)
tel. 059 686717
Sede operativa Carpi
Via Lama di Quartirolo 10 – 41012 Carpi (MO)
tel. 059 5186511
(a cura di Cristina Maccaferri)
Un nuovo concetto di piacere organolettico? Limestone: “Organic Mixers Delicius Drinks”!
La vita è preziosa, quindi festeggiamola con ottimi drink. Con gli innovativi “Limestone mixer” non importa essere in un bar di culto, in un club o a casa. Limestone mixer è da gustare come aperitivo, long drink, cocktail o mocktail “non-alcoholic mixed drink” (crasi da “mock” come finto e “cocktail”, drink creati miscelando vari ingredienti senza alcol) e, perché no? Anche al naturale. Let’s celebrate life!

La linea Limestone mixer è stata creata valutando la scelta della materia prima, il processo di produzione, l’imbottigliamento e la vendita, con l’obiettivo di

realizzare bevande interamente sostenibili.
Gli autori? Tre giovani imprenditori altoatesini - Jakob Zuegg (ricerca e sviluppo) Daniel Grassl (branding e marketing) Norbert Nägele (esperto beverage) - che si sono ispirati alle materie prime del territorio sudtirolese: infatti il nome scelto (rigorosamente in inglese per permettere al marchio di essere utilizzato a livello internazionale) Limestone, indica la roccia calcarea (composta principalmente da carbonato di calcio) che si trova in gran parte delle Dolomiti nel Trentino Alto Adige e nel marzo del 2020 sono finalmente usciti sul mercato con i primi quattro gusti… L’obiettivo di creare qualcosa di autentico, con una forte impronta territoriale e un’attenzione particolare alla sostenibilità, ha ben pagato le ottime intenzioni
della filosofia di Limestone, che unite alla qualità degli ingredienti, alla loro tracciabilità e al design del packaging, hanno influenzato molto le scelte dei consumatori, che ne hanno così decretato il successo.
Mixer biologici: infinite grandi bevande!
I Limestone mixer non hanno solo un gusto fantastico, raccontano anche la loro storia.
Per seguire la visione di una linea di bevande rivoluzionaria - destinate esclusivamente al mondo della ristorazione e dei bar - sono stati sviluppati mixer biologici di alta qualità con la priorità della sostenibilità, per portare la cultura del gusto ad un livello più alto: grande attenzione dunque è stata data alla qualità della frutta utilizzata, tenendo conto di come questa viene trattata, attenzione alla ricerca di soluzioni biologiche anche per il packaging, per cui sono considerate “alternative green”, come carta e vetro riciclati, attenzione nella fase di gestione della “supply chain” (controllo delle prestazioni delle attività logistiche per migliorarne l'efficienza) per esempio affidandosi a partner e fornitori locali anche per ridurre il più possibile il trasporto su ruote…

Drink da ricordare, per i momenti di festa, per attimi di puro piacere o per bere
il miglior “bicchiere della staffa” del mondo.
La scelta dei gusti è varia e ben assortita: attualmente le opzioni sono: Tonic Water, acqua tonica “Tyrol”, Herbal Tonic(tonica aromatizzata con timo e rosmarino) Ginger Beer e Bitter Apple (i primi drink lanciati nel 2020) Bitter Lemon,Bitter Passionfruit e Bitter Pink Grapefruit, tre gusti al limone, frutto della passione e pompelmo rosa. Un nuovo prodotto è previsto in uscita sul mercato entro la fine dell’anno (e molti altri seguiranno…) e è allo studio anche una linea internazionale, che sia il biglietto da visita Limestone nel mondo.

ENJOY LIMESTONE
MIX IT OR DRINK IT PURE. VOLETE GODERVI UN OTTIMO DRINK ANCHE A CASA?
Assicuratevi che ci siano abbastanza cubetti di ghiaccio nel freezer e cercate nel sito limestone-drinks.com/it le migliori ricette Limestone per la mixology (con o senza alcol).
UN SACCO DI ISPIRAZIONI, HOTSPOTS E CREAZIONI FATTE PER VOI CON I BIO-MIXER LIMESTONE SONO SU INSTAGRAM – #DRINKLIMESTONE –


DRINKFABRIK SRL
Via Bolzano, 2
39011 Lana (BZ) Italy
Tel.: +39 0473 550 303
info@drinkfabrik.com
Maestria birraia da secoli: bionde spumeggianti bevande dal gusto inconfondibile (e certificato)
Maestria birraia da secoli: birre uniche dal gusto inconfondibile (e certificato)
Il Birrificio Meckatzer è un birrificio tedesco artigianale che nasce in Germania nel 1738. Oggi è certificato Slow Brewing, il riconoscimento prestigioso ed autorevole, indice di qualità eccelsa della birra, assegnato per gli ingredienti e per il processo produttivo, premio che rappresenta uno dei sigilli più severi del mondo della birra e, la strada per raggiungere questo traguardo, non è proprio facile! Dunque è da quasi 300 anni che la famiglia Weiss (- Weiß in tedesco - mastri birrai da quattro generazioni e proprietari del birrificio) produce in Algovia (in Svevia, nella “Baviera autentica” a pochi chilometri dal lago di Costanza) birre uniche e identitarie che diffondono nel mondo la passione per la qualità perché prodotte ancora seguendo le antiche tradizioni artigiane tramandate dai mastri birrai di generazione in generazione.

È una tradizione che si tramanda sempre con lo scrupolo di impiegare ingredienti naturali - luppolo aromatico del Tettenang, orzo da agricoltura integrata, lieviti indigeni e la fresca e pura acqua delle Alpi - lavorati con gran maestria birraia, lasciati tutto il tempo necessario a maturare e sviluppare al meglio la gustosa bevanda moderatamente alcolica, ottenuta semplicemente dalla fermentazione del malto d'orzo.
Queste birre nascono nella natura incontaminata tra i verdi pascoli e l’idilliaca tranquillità delle montagne, seguendo la tradizione familiare, sempre alla ricerca della migliore qualità che dà il gusto di bere le birre Meckatzer con grande piacere: aspetto brillante, chiaro e con una corona di schiuma persistente; profumo, insieme equilibrato delle migliori varietà locali di luppolo e malto; sapore unico, rotondo di buon corpo, tipicamente fresco e con un lieve accenno di luppolo; conclusione: davvero tutte ottime!

Si ottengono così sei diverse birre rappresentative del marchio, anche appartenenti alla famiglia delle lager a bassa fermentazione. Sei prodotti diversi che racchiudono tutta la passione, l’arte birraia e la tradizione dell’unica inconfondibile qualità che dall’Algovia (sede di produzione) - il luogo dove tutto ha avuto inizio - trasmettono cultura e voglia di futuro, perché Meckatzer non è soltanto birrificio, ma anche la storia di centinaia di anni di passione della famiglia Weiß, per la gioia di chi se la beve!

L’innovazione: è la nuova cantina della fermentazione, dello stoccaggio e dei lieviti… È il simbolo dell'impegno di Meckatzer per un futuro sostenibile: tecnologie all'avanguardia per ridurre l'impatto ambientale, senza mai dimenticare il valore della tradizione. Tradizione e sostenibilità per garantire la qualità che contraddistingue il Birrificio Meckatzer.

Adiacente alla fabbrica della birra, c’è un ristorante - il Meckatzer Bräustüble – che non è un posto per turisti, piuttosto per “gourmet” votati alle degustazioni, ovviamente bagnate dalle buone birre Meckatzer che (oltre ai mille souvenir col marchio che lì si possono acquistare) lì costano davvero pochissimo. Il ristorante non ha il menù tradotto in inglese, ma chi serve ai tavoli è molto competente e si fa capire per indicare cosa mangiare e bere a prezzi onesti…. Esperienza ottima!


DANINCI GASTRO SRL
Via Brandis, 13
39011 Lana (BZ) Italia
Tel.: +39 3510328499
info@meckatzer.it
FB: @birrameckatzer
(foto Meckatzer Bräustüble)

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
CANÙ è la cannuccia di mais biologico e glutenfree - non OGM, che si può mangiare...
Nata nel 1978, CAMPO S.C.A. si adopera per lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia; ogni giorno lavora affinché ognuno possa avere il diritto e la possibilità di consumare quotidianamente prodotti privi di veleni, quali pasta, pomodoro e legumi in lattina, condimenti vari: biologico perché la qualità del cibo dipende dalla salute della terra e perché solo così nascono alimenti privi di residui tossici. Il patrimonio di competenze, conoscenze e il saper fare, ha reso CAMPO S.C.A. un punto di riferimento per chi cerca alimenti biologici non solo di base ma oggi anche di tutte le tipologie. CAMPO S.C.A. conta su una rete di relazioni consolidate nel tempo e si caratterizza per capacità e flessibilità nel rispondere alle esigenze quotidiane dei suoi clienti, riservando loro un’ampia gamma di servizi personalizzati e ritagliati sulle loro necessità. Da tanto know how è nata CANÙ!

"Foto pubblicata su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a."
L’ispirazione è venuta al Presidente di CAMPO S.C.A., Lorenzo Massone, che rimase colpito dall’inventiva di un barista di un ristorante inglese che, per evitare di utilizzare le classiche cannucce di plastica nei drink della propria clientela, propose loro gli “ziti” (pasta di grano duro di forma allungata, tubolare e cava, liscia come i bucatini, ma di maggiore diametro). Gli ziti, creati principalmente per essere mangiati hanno la caratteristica di essere poco resistenti e di avere il glutine: CANÙ è di mais biologico e

glutenfree ed è stata studiata per essere utilizzata come cannuccia e non come pasta; quindi è molto resistente, dura quasi un’ora in una bevanda prima di ammorbidirsi e soprattutto la bevanda non cambia né sapore né colore. Alla fine del cocktail, per assurdo, la gente comincia a mordicchiarle (chi non ha mai mangiato un maccherone crudo da piccolo); oppure se finiscono in mare come le cannucce di plastica diventano cibo per i pesci.

"Foto pubblicate su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a."
CANÙ, la cannuccia commestibile, è ormai distribuita sia in Italia che in buona parte dell’Europa (sono già milioni i pezzi rivolti principalmente all’Horeca) e sta continuando a perpetrare la sua piccola rivoluzione: è innovativa e divertente, biodegradabile al 100% e, cosa di non poco conto, aiuta l'ambiente!
Complimenti dunque a tutto lo staff della Cooperativa Campo e al project development, Raffaello Bonora che coordina il progetto CANÙ: continuano gli studi e le evoluzioni su questo progetto e chissà cosa ci si aspetta in futuro!!! CANU’ viene distribuita in sacchi da 3 kg di carta certificata FSC (circa 360 pz per quelle lunghe e 500 pz per quelle corte da tambler – bicchiere basso – o sorbetti) a loro volta inseriti in scatole di cartone per distribuirle in tutto il mondo; di diverse colorazioni: rosse, verdi, nere; tutte utilizzando “farine” sempre glutenfree e biologiche in modo da rispettare il fatto che la bevanda non deve cambiare né colore né sapore. Sono già all’opera sulla messa a punto di nuove colorazioni e misure, oggi propongono una versione di CANÙ “Deluxe” per il mercato consumer, in una lattina in banda stagnata, che diventa un ottimo porta oggetti dopo averle utilizzate. Prodotto disponibile solo nei bar e/o distributori che utilizzano CANÙ.

"Foto pubblicata su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a."
LA CANNUCCIA DI PASTA BIOLOGICA GLUTEN FREE, SEMPRE NO OGM CANÙ È:
LA CANNUCCIA DI PASTA
E’ una delle prime risposte al grido di aiuto dei nostri mari, un piccolo ma importante passo verso un mondo plastic-free. E poi è originale, divertente, qualcosa di veramente nuovo nel mondo beverage.
CANÙ È:
UN PRODOTTO COOP CAMPO BIODEGRADABILE 100%
CANÙ È:
UN IMMEDIATO REGALO AL PIANETA
Una risposta all’urlo che viene dai pescatori, dai gabbiani e dagli abitanti del mare.
CANÙ È:
SENZA VELENI
Un semplice segno di pace con la terra, è prendersi carico dei problemi, è una piccola cosa che porta con sé una soluzione
CANÙ È:
UN PASSO AVANTI
Un segno che sa offrire ad un consumatore sensibile la possibilità di aggiungere un po’ di riguardo.
CANÙ È:
PICCOLE RIVOLUZIONI
Siamo stati i primi al mondo a proporre pomodori biologici in lattina. Siamo i primi al mondo a fare cannucce di pasta biologica, senza glutine, non OGM.
CANU’… AS EASY AS PASTA!!!

"Foto pubblicate su concessione del titolare dei relativi diritti CAMPO s.c.a."

CANÙ BY CAMPO S.C.A.
Sede legale
Strada Castelgagliardo 3
61030 Isola del Piano (PU)
Sede operativa
Via del Molino Nuovo, 17
61034 Fossombrone PU
Tel: +39 0721 740559

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
Gusto Alpino: la quattro giorni per assaporare le eccellenze gastronomiche ed enologiche di Dolomiti Paganella
Si terrà dal 13 al 17 marzo l’evento dedicato alle produzioni locali trentine organizzato dall’Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella in collaborazione con il Consorzio Piana Rotaliana Königsberg.
Con l’avvicinarsi della primavera, cresce la voglia di trascorrere più tempo all’aria aperta, tra escursioni nei boschi, sentieri ed esperienze enogastronomiche.
In Trentino, la passione per la natura e quella per il buon cibo si uniscono in occasione di Gusto Alpino, un appuntamento dedicato alle eccellenze gastronomiche ed enologiche locali organizzato dall'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella in collaborazione con il Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg.
La quattro giorni, all’insegna dello slow food, punta a riscoprire e valorizzare gli elementi distintivi della cultura alimentare delle Alpi Trentine e del territorio di Dolomiti Paganella favorendo il rafforzamento della rete tra ristoratori e produttori enogastronomici. A ospitare gli eventi saranno i rifugi, i ristoranti e gli hotel del territorio, che accoglieranno i turisti con cene a tema, aperitivi e degustazioni di vini locali.

“Per questa edizione di Gusto Alpino abbiamo in programma numerosi appuntamenti che celebrano la tradizione culinaria trentina in tutti i suoi aspetti: dagli alimenti prodotti in loco rispettando la stagionalità delle materie prime fino le pratiche alimentari legate alla cucina povera del passato, come il riutilizzo dei cibi d’avanzo, passando per gli aspetti ecologici legati al consumo” - spiega Luca D’Angelo, Direttore dell’Apt Dolomiti Paganella - “Vogliamo inoltre sottolineare l'importanza della creazione di reti di collaborazione tra i diversi operatori locali, cardine di queste comunità, e l’innovazione, che permette loro la rilettura delle antiche tradizioni in chiave contemporanea, senza però tradirne la storia”.

La manifestazione entrerà nel vivo con gli eventi di giovedì 14 marzo: “Sci e Sapori: la cena degli scialpinisti”, presso il Rifugio Dosso Larici in Paganella, e l’apericena al Ristorante Elementi a Mezzocorona. Nelle serate di venerdì 15 e sabato 16 marzo, il Corona Dolomites Hotel di Andalo ospiterà il doppio appuntamento di “Food & Wine Alpine Experience”, mentre il Rifugio Alpenrose di San Lorenzo Dorsino sarà la cornice delle due “Cene a 4 mani”, preparate dagli chef Claudio Sottovia e Angela Rocca. Il programma si concluderà nella mattinata di domenica 17 marzo con “Degusta Slow: l’aperitivo Rotari&Ciuìga” ospitato dall’Alpine Lounge Meriz di Fai della Paganella.
Tutti i giorni della manifestazione sarà possibile usufruire di proposte gastronomiche speciali, presso rifugi e ristoranti aderenti.
Il programma completo di Gusto Alpino è disponibile a questo link. Ulteriori informazioni sui rifugi e le realtà coinvolte sono disponibili sul sito ufficiale di Dolomiti Paganella.

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DOLOMITI PAGANELLA: un territorio che nel suo piccolo racchiude la sorprendente natura del Trentino e offre indimenticabili esperienze in ogni momento dell'anno! In pochi minuti dall'uscita dell'autostrada si è già catturati da un ambiente di rara bellezza: le Dolomiti di Brenta che si specchiano nelle acque cristalline dei laghi di Molveno e Nembia, la Paganella che regala la vista più bella del Trentino a trekkers e sciatori, uno dei Borghi più belli d'Italia e ancora il Parco del Respiro, l'area faunistica, casa dei grandi carnivori delle Alpi e i caratteristici vigneti e meleti della Piana Rotaliana. 400 km di percorsi bike, innumerevoli sentieri per gli amanti del trekking, 40 parchi giochi, fattorie didattiche e sentieri tematici tra ampi prati e boschi, 50 km di piste da sci ampie e soleggiate, 1500 specie di piante, 125 strutture ricettive, 22 rifugi, oltre 40 cantine ed aziende agricole e ben 8.000 camosci che vivono nel Parco Naturale Adamello Brenta. L'Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella, inoltre, è la prima in Italia e una delle prime in Europa a essere diventata una Società benefit per promuovere non solo le ricchezze e le bellezze del territorio, ma anche un nuovo modello di turismo all'insegna della sostenibilità e dell'attenzione verso la comunità residente.
Loison vi guida verso la colomba perfetta e… se siete indecisi, assaggiatele tutte!

È proprio vero che la vita è fatta di scelte, ma quando ci si trova di fronte a un bivio una guida può fare la differenza. Dalla novità 2024 Colomba Albicocca e Basilico alla delicata Pesca e Nocciola o alle varianti più golose come la Colomba al Caramello salato c'è un gusto Loison per tutti i palati. Allora andiamo alla scoperta delle Colombe Loison!

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L'albicocca è il sorriso della primavera che si trasforma in un bacio d'estate, un frutto che racchiude la dolcezza e il calore di due stagioni. La Colomba Novità 2024 cattura questa essenza accostandola all’aroma delle foglie fresche del basilico. Disponibile nelle Collezioni: Latta (750g) e Frutta e Fiori (500g e 1kg).
COLOMBA PESCA E NOCCIOLA, per chi predilige i sapori delicati ed eleganti.
“È gentile, butirrosa, liquescente e piena di sugo” così definì la pesca il botanico Giorgio Gallesio ai primi dell’800, qualità che si ritrovano nelle pesche semicandite che arricchiscono questa colomba. A completare il capolavoro ci pensano le Nocciole Piemonte Igp (intere) che ricoprono la colomba con una spettacolare glassa. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Fiori di Pesco (750g), Latta (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg).
COLOMBA AMARENA E CANNELLA, ricco di soddisfazioni per un'esperienza appagante.
Ecco la formula del piacere: un incontro tra il gusto intenso e avvolgente delle amarene candite e l’inconfondibile aroma caldo della cannella. Insieme lasciano un'impronta indelebile nei ricordi gustativi. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg).
COLOMBA CAMOMILLA E LIMONE, abbinamento comfort per chi ama un gusto rassicurante.
Una combinazione di ingredienti essenziali: da un lato la fragranza discreta dei fiori di camomilla e del miele Millefiori di Sicilia, dall'altro il gusto nitido e agrumato delle scorze di limone candite che arricchiscono l'impasto. Disponibile nella Collezione Frutta e Fiori (500g e 1kg).

LE COLOMBE DA LECCARSI I BAFFI
COLOMBA AL CARAMELLO SALATO, irresistibile per un’esperienza “smodatamente golosa”.
Caramello, burro, zucchero e cioccolato: una tale combinazione non poteva che rivelarsi meravigliosamente indovinata, ma nulla è affidato al caso: dalla copertura di cioccolato bianco al caramello e Nocciole Piemonte Igp all’impasto arricchito da gocce di cioccolato al latte e crema di caramello al burro salato (la copertura al cioccolato bianco è realizzata a mano dopo la cottura al forno). Disponibile nelle Collezioni: Rose (750g), Latta (750g), Genesi (600g e 1kg), Cappelliere (1kg).
COLOMBA REGAL CIOCCOLATO, un trionfo di tentazioni per gli amanti del cioccolato.
Non è un’ordinaria Colomba ma un inno al cioccolato che narra sfumate gradazioni di nero e velati misteri di gusto da selezionati Cru di cacao monorigine. Tre sono le declinazioni di cioccolato: in sofisticate gocce nell’impasto, in suadente crema di farcitura, in riccioli fondenti di copertura. Disponibile nelle Collezioni: Fiori di pesco (750g), Genesi (600g e 1kg), Eleganza (1kg), Cappelliere (1kg).

IL FASCINO DISCRETO DELLA TRADIZIONE
COLOMBA CLASSICA A.D. 1552, perfetta per chi ama i sapori di una volta.
Custode del gusto tradizionale, la colomba classica è come un libro che raccoglie racconti senza tempo. Ogni fetta è un capitolo di una narrazione gustativa ricca di sfumature, grazie al soffice impasto che richiede 72 ore di lenta lavorazione e ai canditi di arance di Sicilia senza solfiti. Disponibile nelle Collezioni: Peonie (750g), Rose (750g), Fiori di pesco (750g), Latta (750g), Genesi (500g e 1kg), Eleganza (1kg), Cappelliere (1kg), Magnum (2 chili, 3 chili, 5 chili).
COLOMBA AL MANDARINO DI CIACULLI, ottima per chi predilige gusti agrumati.
Si raccoglie tra gennaio e marzo questo piccolo agrume presidio Slow Food, ad alto tenore zuccherino e naturalmente con pochissimi semi. Dario Loison dal 2005 lo ha fortemente voluto per la sua rarità aromatica ricca di intense sfumature agrumate e persistenti. Disponibile nelle Collezioni: Rose (750g), Frutta e Fiori (500g e 1kg), Mandarino (1kg), Eleganza (1kg).
COLOMBA DIVIGNA, un'opportunità per gli amanti del buon vino.
In questa Colomba, Dario Loison ha reso tangibile la citazione di Umberto Saba “La vita è così amara, il vino è così dolce; perché dunque non bere?” utilizzando un blend di pregiati vini da lui personalmente scelti tra cui il Recioto di Gambellara, il Riesling e il Verduzzo. Morso dopo morso è un viaggio attraverso le vigne in cui le note profonde dei vini e il soffice impasto si fondono armoniosamente. Disponibile nella Collezione Genesi (500g e 1kg).

PER TUTTE LE TAGLIE!
COLLEZIONE MAGNUM, ideale per stupire gli ospiti.
Produzione limitata di Loison Pasticceri poiché richiede un processo di lavorazione più elaborato, le Colombe Magnum sono disponibili in tre diverse dimensioni: 2, 3, 5 chili. La collezione presenta due opzioni di confezionamento: avvolta in un involucro trasparente che mette in risalto le forme sinuose, oppure in eleganti bauli decorati con dettagli vittoriani in oro a caldo e manici in corda di cotone intrecciata.
COLLEZIONE MIGNON, per un pensiero senza impegno o come omaggio aziendale.
Tre sono le collezioni Mignon firmate Sonia Design che racchiudono una gustosa Colombina da 100g: Isabella & Teodora, le tenere pecorelle morbide e coccolose come la carezza di una mamma; la pochette in cotone operato impreziosita da un cuoricino argentato, è perfetta per custodire l’essenziale in 3 eleganti tonalità. E se non basta ecco i cofanetti floreali in 3 tonalità primaverili ideali per un piccolo gesto di cortesia di sicuro gradimento.

DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS. Pasubio, 6
36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844

(articolo a cura di Gianluigi Veronesi)
Festival della Malvasia a Portorose: tributo a un nobile vitigno che profuma di Mediterraneo e storia
La Malvasia è un vitigno che sa di Mediterraneo, legato a doppio filo all’epoca d’oro della Serenissima e non è quindi un caso che sia protagonista dell’enologia dell’Istria Slovena, territorio che per Venezia era prezioso non solo per l’oro bianco del sale delle saline di Sicciole e Strugnano, ma anche, appunto, per il vino e l’olio pregiatissimo. La sua storia è affascinante e cercare di ricostruirne la genealogia di questo, partendo dalla località Monemvasia o Monemvaxia del Peloponneso dalla quale sembra aver preso il nome, è un viaggio affascinante che si perde in mille rivoli di vicende, miti e leggende. Ed è proprio per fare idealmente un viaggio nelle interpretazioni della Malvasia di oggi, non solo locale, che l’Associazione dei Viticoltori dell’Istria Slovena ha deciso di dar vita a un festival interamente dedicato alle etichette - 160 di 70 produttori internazionali - che nascono dalle sue uve: l’edizione di quest’anno, in programma il 10 e l’11 marzo, è la numero 26 e sarà ospitata da Portorose, perla costiera slovena, a un passo da Trieste, nota per essere stata uno dei centri termali più amati dal bel mondo mitteleuropeo e, attualmente, per l’offerta wellness tra le più complete d’Europa.

Il festival, che avrà luogo nei saloni del centro congressi del 5 stelle Hotel Slovenija, è diventato un appuntamento immancabile nel ricco calendario enogastronomico di tutta la zona, tanto da coinvolgere ogni anno numerosi appassionati di questa bacca profumata, provenienti da tutta la Slovenia e dall’estero. L’evento può essere un’ottima occasione per un long weekend al mare, in attesa dell’arrivo pieno della primavera. Arrivare dall’Italia è possibile anche senza usare la propria auto, scegliendo il treno o l’aereo con meta Trieste e usufruendo successivamente di un comodo transfer di circa mezz’ora, prenotato dall’hotel prescelto o tramite diverse realtà specializzate. Non solo degustazioni, ma anche incontri e workshop per parlare dell’enologia di domani.
Chi ama la Malvasia e chi ha la curiosità di scoprirne caratteristiche e potenzialità ben interpretate avrà la possibilità di incontrare direttamente oltre 70 viticoltori provenienti dall’Istria slovena, ma anche da altre rinomate regioni vinicole come il Collio Sloveno (Brda), la valle di Vipava (Vipavska Dolina), il Collio Italiano, l’Istria croata, il Carsoe diverse zone dell’Italia.

Tra i 160 campioni di vini presenti al festival ci saranno anche quelli che hanno ricevuto il maggior numero di punti alla valutazione Sommelier della Slovenia, svoltasi prima dell’inizio ufficiale dell’evento. La commissione ogni anno effettua la sua selezione tra le malvasie proposte e suddivise in sei categorie: spumanti, malvasie fresche, malvasie mature, malvasie macerate, malvasie con residui di zucchero e malvasie aromatizzate. Ci saranno grandi cantine come Vinakoper, istituzione dell’Istria slovena, nata nel 1947, ma produttori più piccoli produttori come Tenuta Brič, cantina tra le 100 più belle del mondo, scenograficamente posizionata in Istria Slobena, su una collina che domina la valle incontaminata del fiume Dragogna. Proprio grazie alla varietà di cantine, agli attori dell’enologia, alla tavola rotonda e ai workshop, il festival della Malvasia è molto più di una semplice degustazione di vini: rappresenta una preziosa esperienza che unisce il gusto al contesto storico e paesaggistico del territorio, aprendo, al tempo stesso, uno spazio di incontro e di visione per il futuro di questo vitigno, per collaborazioni capaci di andare oltre i confini statali o regionali e per un’enologia sempre più alleata dell’ambiente.

Informazioni:
+386 41 642 851
festival.malvazija@gmail.com
www.festivalmalvazija.si
Biglietti: 25 euro per un giorno, 40 euro per due giorni
Degustazioni illimitate. 20 euro per sommelier e studenti

Hotel Slovenija, Obala 33 Portorose
Domenica, 10. 3. 2024
15.00 - Cerimonia d’inaugurazione
16.00–21.00 - Degustazioni di malvasia
17.00–20.00 - Workshop professionali
Lunedì, 11. 3. 2024
11.30 - Saluto alla Malvasia
12.00 - Tavola rotonda "Sfide e visione dello sviluppo della viticoltura e della produzione del vino"
14.00 - 19.00 - Degustazioni di Malvasia
16.00 - 19.00 - Workshop professionali
Per informazioni sulla destinazione: www.portoroz.si
Venerdì 8 marzo, gran finale de “Il Giro d’Italia al de Len” con i vini di Kettmeir e lo Chef Alessandro Gilmozzi
Dopo il successo dei precedenti incontri, Il Giro d’Italia al de Len termina il suo viaggio tra i tesori enogastronomici regionali, celebrando l’Alto Adige con Kettmeir, tenuta ultracentenaria, pioniera della ripresa dell’antica tradizione spumantistica altoatesina.
Si parte con un aperitivo speciale, per scoprire direttamente dal produttore la storia e le particolarità di questi preziosi vini di montagna, seguito da una cena a quattro mani con la partecipazione dei due rinomati Chef, Andrea Ribaldone e Alessandro Gilmozzi.
La tutela del patrimonio locale è il cuore dell'enogastronomia dell'Hotel de Len, uno spazio accogliente dove degustare le eccellenze del territorio ampezzano. Da questa filosofia, per omaggiare l’intero patrimonio enogastronomico italiano, nasce l’idea del Giro d’Italia al de Len: una rassegna di eventi che ha esplorato le unicità regionali vitivinicole e gastronomiche.
Per l'ultima tappa del Giro, l’Hotel de Len racconterà il volto eclettico delle Dolomiti: una meraviglia paesaggistica e una fonte inesauribile di energia e vibrazioni. Dall’Alto Adige al Veneto, questa terra è un crocevia di culture, tradizioni e influenze gastronomiche, dove si fondono sapori e aromi distintivi.
Immersa nei vigneti di Caldaro, Kettmeir è da sempre testimone della profonda cultura vitivinicola altoatesina e negli anni si è saputa distinguere per la produzione di Metodo Classico Alto Adige DOC di particolare pregio, riconosciuto a livello internazionale. Un’azienda storica ma all’avanguardia, capace di valorizzare i vitigni locali situati sia a valle che in quota, producendo vini profumati, eleganti e territoriali.
Nell’atmosfera rilassata del Salotto dell’Hotel de Len, alle ore 19.00, si svolgerà un aperitivo conviviale in cui gli ospiti avranno la possibilità di chiacchierare con Alberto Ugolini - Brand Ambassador di Kettmeir - che racconterà le ricche sfumature di questi vini altoatesini dall’inconfondibile aromaticità e freschezza. Un momento informale per creare nuove connessioni e godere della gioia di stare bene insieme.

L’aperitivo sarà seguito da una cena a quattro mani guidata da due rinomati Chef: Andrea Ribaldone, responsabile della proposta gastronomica del Ristorante de Len, e Alessandro Gilmozzi, del Ristorante El Molin di Cavalese, premiato con una Stella Michelin e una Stella Verde. I due Chef assieme reinterpreteranno in modo innovativo le ricette tradizionali dolomitiche, e le antiche preparazioni culinarie saranno rivisitate attraverso la loro creatività. Dall’antipasto al dessert, le loro storie si intrecceranno per creare un menu inedito che celebrerà i ricchi sapori della montagna.
Lo Chef Andrea Ribaldone vanta una vasta esperienza come Executive Chef e consulente in rinomati ristoranti, collezionando riconoscimenti Michelin grazie alla sua filosofia culinaria. Alessandro Gilmozzi, nato sulle Dolomiti, trae ispirazione dalle montagne che sono al centro della sua cucina, incarnando l'essenza dei piatti presso il Ristorante El Molin e adottando una filosofia innovativa, autentica e rispettosa dei valori della vita alpina.

HOTEL de LEN - Nato dal dialogo tra sostenibilità e benessere, l’HOTEL de LEN è un progetto che incarna un concetto di wellbeing che abbraccia tutti gli aspetti della vita: dallo sport al cibo, dal relax ad esperienze profondamente radicate nel territorio. La valorizzazione del territorio è parte del DNA dell’HOTEL de LEN, il cui nome stesso, “de Len” ovvero “di legno” in ladino, suggerisce la sua l’attenzione verso le tradizioni e la ricerca della perfetta armonia con l’ambiente circostante.
Cantina Kettmeir - Immersa nei vigneti di Caldaro (BZ), Kettmeir è una storica tenuta altoatesina fondata nel 1919. Da sempre testimone della profonda cultura vitivinicola dell’Alto Adige e delle particolari condizioni climatiche favorevoli di questa terra, Kettmeir è un’azienda all’avanguardia, capace di valorizzare i vitigni locali situati sia a valle che in quota, producendo vini profumati, eleganti e territoriali. Pioniera della ripresa dell’antica tradizione spumantistica altoatesina, si è saputa distinguere per la produzione di Metodo Classico Alto Adige DOC di particolare pregio, pluripremiati dalla critica nazionale ed internazionale.

Via Cesare Battisti, 66
32043 Cortina d’Ampezzo (BL)
GPS: 46.538945555804816, 12.134189719156177
Per info: +39 0436 4246
Per prenotazioni: 800 171190
Tutti a Monghidoro per la "18ima Festa del Maiale"!
Monghidoro, storico comune dell’Appennino bolognese e paese natale di Gianni Morandi, ospiterà domenica 3 marzo la tradizionale Festa del Maiale: un evento che da diciotto anni rappresenta una straordinaria occasione per far conoscere le specialità gastronomiche, gli usi e le bellezze del territorio.
Per tutta la giornata di domenica diverse squadre di norcini (macellai esperti nella lavorazione della carne suina) faranno mostra della loro competenza e abilità nella trasformazione delle carni secondo l’antica tradizione montanara dell’Appennino. Novità di quest’anno opererà una squadra di norcini provenienti da Firenzuola, comune toscano confinante con Monghidoro.

Davanti ad un pubblico appassionato, gli esperti norcini produrranno salami, salsicce, costoline, capocolli, coppe, ciccioli, cotechini, braciole e tutto quel gran ben di dio che fa parte della tradizione gastronomica montanara. È un momento unico per osservare dal vivo le tradizioni antiche e per acquistare carni e derivati a prezzi calmierati, in accordo con l’Amministrazione comunale monghidorese, organizzatrice della manifestazione. Oltre ai banchi di vendita di carne e salumi, saranno presenti alla Festa anche bancarelle di prodotti tipici montanari e non, per completare al meglio l’offerta gastronomica proposta dalla Sagra.

Per questa edizione la "Festa del maiale" avrà un'anteprima sabato 2 marzo: sarà possibile infatti partecipare ad aperitivi dedicati all'evento presso i bar e i locali di Monghidoro.
Non resta che augurare un grande successo a La Festa del Maiale, divenuta maggiorenne, che, come ha dichiarato Barbara Panzacchi, sindaca di Monghidoro, nella conferenza stampa di presentazione dell’evento a Bologna - presso la sede dell'ASCOM - mantiene in vita le tradizioni del territorio e rappresenta un valore per la storia e per la conoscenza delle bellezze non solo gastronomiche dell’Appennino tosco-emiliano.

INFORMAZIONI:
I.A.T. Monghidoro
Via Matteotti, 1 - Monghidoro (BO)
Tel. + 39 331 4430004
www.bolognamontana.it/festa-del-maiale

(articolo di Cesare Spagna)
Veneto: tre vie per scoprire il territorio del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti. LATTE, ARTE E CIASPOLE, dal Museo della Latteria di Lozzo alle chiesette storiche di Vigo di Cadore
Tre vie insolite per conoscere il territorio del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti in Veneto: attraverso il cammino, l’arte e la cucina. Esperienze autentiche da vivere anche in famiglia per incuriosire i più piccoli e arricchire la vacanza invernale di momenti unici.
Una passeggiata con le ciaspole tra boschi innevati e panorami sulle Dolomiti Bellunesi tra Auronzo e Misurina, ma anche una visita a Vigo e Lozzo di Cadore, località più piccole ma ricche di attività interessanti e originali.

foto di Nicola Bombasse
Escursione con ciaspole e merenda
Camminare nella natura è il primo segreto per scoprire i posti più nascosti e inaspettati di un territorio. Se la neve è fresca con le ciaspole, altrimenti semplicemente con gli scarponi ai piedi, si percorrono i numerosi sentieri che attraversano il comprensorio del Consorzio turistico Tre Cime Dolomiti.
Tra gli itinerari, da segnalare quello che permette di raggiungere il Rifugio Città di Carpi, a 2.110 metri di altitudine. Punto di partenza: la seggiovia Col de Varda che in una decina di minuti permette di raggiungere l’omonimo Rifugio Col de Varda. I più allenati possono percorrere il sentiero a piedi, battuto anche in inverno. Da qui ci si immette sul sentiero Cai 120. Il percorso richiede circa 2 ore di cammino e non presenta particolari difficoltà, ma per il dislivello di 750 metri è bene avere un minimo di allenamento. L’arrivo è ricompensato da un buon pranzo ristoratore a base di prodotti genuini del posto.
Altro percorso ideale per abbinare cammino e pranzo in baita è quello che da Misurina porta a Malga Maraia. Dall’Albergo Cristallo, si sale seguendo il sentiero che poi si addentra in un bosco e si fa pianeggiante. A questo punto si incrocia la strada forestale che porta ai pascoli di Malga Maraia. Il cammino è di circa 1 ora e mezza con un dislivello di 300 metri. Anche in questo caso, prima di ripartire per la strada del ritorno, ci si può dedicare una sosta rinfrancante grazie all’eccellente cucina di Malga Maraia. Nella stagione invernale sia il Rifugio Città di Carpi sia Malga Maraia sono aperti solo il sabato e la domenica.

foto di Nicola Bombasse
Vigo e le sue chiesette storiche
Conoscere un territorio attraverso i suoi patrimoni artistici e culturali. È il caso di Vigo di Cadore, che racchiude dei veri e propri tesori artistici, tra cui alcune bellissime chiesette storiche. Tra queste, la Chiesa Pievanale di San Martino del 1208, ricostruita nel 1559, conserva un vero patrimonio di opere d’arte di diversi periodi storici: il trittico attribuito ad Antonio Rosso (1492), la pala lignea di Valentino P. Besarel (1866), numerose opere dell’artista locale Tommaso Da Rin.
La Cappella di Sant’Orsola conserva al suo interno il ciclo pittorico più bello del contesto dolomitico. Gli affreschi la rendono una “piccola cappella degli Scrovegni” e dimostrano come la rivoluzione di Giotto sia arrivata anche tra le Dolomiti.
La chiesa più antica della vallata è Santa Margherita in Salagona: risale al XIII° secolo e ricalca l’impostazione delle chiese primitive della zona. Il ciclo pittorico al suo interno è un raro esempio, nel contesto bellunese, del passaggio dall’arte bizantina all’arte gotica.
E poi c’è la Biblioteca storica cadorina, fondata nel 1892 dal prof. Antonio Ronzon, al quale è dedicata. Costituisce il più importante centro di raccolta di testimonianze che riguardano direttamente o indirettamente il Cadore con oltre 8.000 volumi, 550 pergamene, raccolte di 120 riviste, manoscritti e continue donazioni che ne fanno una vera istituzione specializzata.

foto di Sabrina Talarico
Latte e formaggi di montagna
La cucina è uno dei modi più divertenti per conoscere l’identità di un territorio. Le Dolomiti Bellunesi sono note per la loro cucina tradizionale e autentica, fatta di materie prime semplici e di qualità che danno vita a piatti genuini e gustosi.
Tra tutti i prodotti tipici, la parte da protagonista spetta ai formaggi, presenti in una ricca varietà. Tradizione che viene dal passato, quando quasi ogni famiglia possedeva una o più mucche per ricavarne latte e formaggi per il proprio consumo. Oggi ci sono piccole latterie, malghe e aziende più strutturate, ma i prodotti conservano la stessa qualità artigianale di un tempo, grazie all’alimentazione delle mucche a base di fieno e erbe di pascoli incontaminati sugli alpeggi.
A Lozzo di Cadore si trova l’interessante Museo della Latteria. Fondata nel 1884, la Latteria sociale di Lozzo è stata per anni sede della lavorazione del latte prodotto dagli animali da allevamento, principalmente mucche, ma anche capre e pecore. Ha cessato la sua attività esattamente un secolo dopo, nel 1984, ma per anni ha rappresentato una fonte di sopravvivenza per la comunità. Alle donne era affidato il compito della mungitura, ogni mattina e sera tutti i giorni, tranne nel periodo estivo quando, da metà giugno a metà settembre, gli allevamenti venivano portati nella zona di Pian de Buoi.
Tre Cime Dolomiti, slow mountain
Lento, sostenibile, consapevole. Lo slow tourism si applica alla montagna e caratterizza la filosofia del Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti in Veneto. Qui, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, la vacanza è autentico relax che nasce da paesaggi ancora incontaminati, dove la natura è la vera protagonista.
Non è la montagna delle catene alberghiere, delle piste affollate, dei grandi numeri. È la terra delle Tre Cime di Lavaredo, di Auronzo e Misurina. Un paradiso naturale dove trovare la propria dimensione e il giusto ritmo, assaporare accoglienza e genuinità. Per una vacanza che rigenera.

foto di Nicola Bombassei

Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti
Via Corte 18, Auronzo
tel. +39 0435 99603
www.auronzomisurina.it
Prosciutto di San Daniele DOP: i lusinghieri dati di mercato del 2023
Con oltre 2,5 milioni di prosciutti prodotti e un export pari al 19% delle vendite totali, il comparto del San Daniele DOP registra anche per il 2023 ottimi risultati. Il numero di vaschette di pre-affettato supera i 21,3 milioni di confezioni certificate.

Anche nel 2023 il Prosciutto di San Daniele DOP si conferma come uno dei prodotti enogastronomici italiani più acquistati e consumati tanto in Italia quanto all’estero. La produzione di San Daniele DOP, nell’anno da poco concluso, è stata di 2.590.000 cosce prodotte nei 31 stabilimenti produttivi, collocati all’interno della città di San Daniele del Friuli, provenienti dai 3.510 allevamenti certificati situati in dieci regioni del Centro-nord Italia e conferite dai 44 macelli della filiera DOP.
La quota di export registra una crescita e si attesta al 19% rispetto alle vendite totali dell’anno con circa 3 milioni di chilogrammi indirizzati al mercato extra Italia. Il 55% delle quote totali di export è stato destinato all’Unione Europea, mentre il restante 45% è stato esportato in Paesi terzi.
I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del Prosciutto di San Daniele DOP si confermano in ordine di volumi: Francia, Stati Uniti, Australia, Germania e Belgio. Gli altri principali mercati esteri di destinazione sono Svizzera, Austria, Regno Unito, Lussemburgo e Canada. Nel 2023 si registrano ottime performance, in ordine di volume esportato, per Stati Uniti (+11%), Australia (+7%), Regno Unito (+30%) e Repubblica Ceca (+18%).
Il numero di vaschette di Prosciutto di San Daniele pre-affettato ha superato i 21,3 milioni di confezioni certificate, pari a 407.000 prosciutti (+1% rispetto all’anno precedente), per un totale di oltre 2 milioni di chilogrammi, confermandosi come una tendenza consolidata in linea con le nuove modalità di consumo.
Il fatturato totale, derivante dalle attività di produzione e distribuzione, si mantiene a 360 milioni di euro, in linea con gli anni precedenti, dopo il +14% rilevato nel 2022.
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Via Ippolito Nievo, 19
33038 San Daniele del Friuli UD
Telefono: 0432 957515
www.prosciuttosandaniele.it
Il “musso” come e perché? Perché… ghe s'è bon e fa’ ben!

E’ risaputo che i piatti tradizionali veneti di carne siano principalmente a base di polli, anatre, oche, tacchini, conigli, i canonici “animali di bassa corte”: ma c’è una portata (propria della cucina polesana) che va decisamente contro corrente. E’ il “mussetto con polenta”. Il “musso” altro non è che l’asino, il somarino (di sicuro un “must” invernale). A conferma della filosofia “vivere slow”... come per il baccalà – l’altro piatto della tradizione veneta, sempre in tavola per le grandi occasioni – il musso richiede la cottura molto lenta, per acquisire morbidezza, sapore e perché così si forma il “sughino” denso e succulento chiamato in dialetto “poceto“.

L’uso nella cucina veneta delle carni di asino – o appunto “musso” come si dice lì – pare risalga al medioevo e precisamente ad una battaglia combattuta da Teodorico (re degli Ostrogoti) nei pressi di Verona, tra il V e il VI secolo, quando vinse lo scontro contro Odoacre, re degli Eruli…
“Questa battaglia ha lasciato sul campo numerosi equini – spiega lo storico Riccardo Ghidotti – Tra questi il musso…”.

Per festeggiare Teodorico permise ai veronesi di mangiare la carne dei quadrupedi rimasti sul campo. Ma per via del tanfo che facevano quegli animali, si decise di annaffiare tutte le carni con vino rosso e aromatizzarle con spezie varie e cipolla. Da questo fatto, nasce il piatto tipico veronese con il nome di “pastissada de caval” e la sua altrettanto gustosa variante con l’asino, il su citato “musso con polenta (gialla o bianca)”.

“I nutrizionisti apprezzano molto la carne di musso – afferma consapevole Federica Pagliarone, giornalista enogastronomica – In effetti è un vero toccasana: è carne leggera, digeribile, ricca di grassi saturi Omega3 che contribuisce a mantenere bassi i livelli di colesterolo… è una carne delicata e saporita allo stesso tempo, è ricca di sali, di magnesio, di calcio, di potassio e anche di ferro, soprattutto ferro Eme che è facilmente assimilabile dal nostro organismo”.



“Vi presento le nostre “tagliatelle al ragù di musso” poi il “brasato di musso” e lo “spezzatino di musso” – è la chef Jacqueline Boaretti che con passione presenta le varianti a base di musso che ha approntato – Per le tagliatelle usiamo il ragù che altro non è che il macinato dello spezzatino, spadellato, appunto, con le nostre tagliatelle fatte a mano… Gli altri di carne vengono preparati con un soffritto di sedano carota e cipolla… viene aggiunto successivamente il burro, l’alloro e il rosmarino. Entrambi (il brasato e lo spezzatino) sono due pezzi molto teneri – il fiocco e il reale – vengono presentati a fette per il brasato, con la sua verdura di contorno, mentre lo spezzatino è presentato a tocchettoni”.

Cosa bere? La cottura in umido della carne e la consistenza della polenta richiamano un vino rosso pregiato di media struttura e abbastanza profumato: ottimale un Valpolicella Superiore. In alternativa, si possono considerare anche vini di grande vigore, invecchiati e più strutturati come un Teroldego trentino, ma anche un Refosco friulano, che si legheranno benissimo alla complessità di questo piatto tradizionale. Aprire la bottiglia almeno mezz’ora prima dell’assaggio e servire a una temperatura di 16-18°C in bicchiere ampio.

È di Gaggio Montano il caseificio del Parmigiano Reggiano campione del mondo, premiato al “World Cheese Awards”!
L’inviato del Tg2 Antonio Farnè, si è recato a Gaggio Montano sull'Appennino bolognese, nel caseificio del Parmigiano Reggiano campione del mondo per constatare lo stato delle cose, organizzazione e modalità di lavorazione, che portano a risultati tanto eccelsi. Il prestigioso titolo, è stato tributato durante i “World Cheese Awards” che si svolgono ogni anno in una diversa nazione – stavolta in Norvegia, negli spazi dello Spektrum Center di Trondheim – insieme con la “Guild of Fine Food”, casa editrice britannica che riunisce i professionisti del formaggio dei cinque continenti, per riferire sulle produzioni casearie, sul turismo enogastronomico e sulla cultura del settore dei gustosi derivati dal latte, tutti rigorosamente prodotti Dop.

Sarebbe già un onorevole traguardo essere nel novero dei candidati vincitori del maggior evento caseario veramente globale - il World Cheese 2024 – immaginiamo uscire trionfatori dalla manifestazione dove quest’anno, 4504 formaggi iscritti, provenienti da 38 paesi del mondo, sono stati analizzati, degustati e valutati da una giuria di 260 specialisti – tecnologi, selezionatori, rivenditori, chef, produttori, anche influencer del settore e giornalisti – professionisti che portano la loro esperienza al panel e i cui posti, vengono ruotati in ogni edizione, per garantire un equilibrio certo, tra età, sesso, disciplina e competenze, confermando così, negli ultimi 30 anni, professionalità, credibilità e fiducia nella manifestazione del distretto lattiero-caseario, più prestigiosa al mondo.

Gesti abili che si ripetono e che si tramandano da generazioni, una “forma” d’arte da cui nasce un vero e proprio gioiello:
“Questa è una forma di Parmigiano Reggiano stagionata 24 mesi, il giudizio della battitura è perfetto – così dice il casaro del Caseificio Fior di Latte, Maurizio Raimondi – Dal rumore e dal suono provocato dal martelletto, la forma di sicuro non presenta imperfezioni al suo interno”

Un gioiello che diventa sempre più prezioso: nell’ottobre del 2023 questo Parmigiano prodotto nel caseificio di Gaggio Montano, Appennino bolognese, è stato proclamato “campione del mondo dei formaggi stagionatura 18/23 mesi”, un successo centrato al World Cheese Awards, in Norvegia: non una vittoria qualsiasi, sbaragliata la concorrenza di 4500 formaggi, provenienti da 43 paesi…. Essere presenti, a qualsiasi titolo, nell’autorevole classifica della 34ima edizione del World Cheese Awards, gonfierebbe il petto a tutti e dunque, la “nostra Nazionale” – guidata da Gabriele Arlotti, composta da 99 caseifici facenti parte delle cinque province del comprensorio Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (a sinistra del fiume Reno) e Mantova (destra Po) – i cui allevatori, sono sempre alla ricerca dell’eccellenza assoluta, con i loro “caci”, ha sovrastato tutti i migliori del mondo e ha portato a casa addirittura 137 medaglie di cui 3 Super Gold (le migliori tra gli ori del tavolo) 27 d’oro, 44 d’argento e 63 di bronzo. Davvero si fatica a rendere l’idea di qualità, gusto e prestigio che possano avere tali formaggi…

Lara Boffoli, vice presidente del Caseificio Bel Fiore: “È un riconoscimento che abbiamo accolto con grande orgoglio, sia da parte nostra, soci allevatori, sia da parte del casaro che ha lavorato il latte. Ormai sono quasi 60 anni che facciamo questo lavoro con grande passione e con grande orgoglio e cerchiamo di portarlo avanti. Speriamo che questo sia il primo di tanti riconoscimenti che arriveranno in futuro”.
Premiati anni di attività nel solco della tradizione, lo dicono i numeri: 50 mila litri di latte all’anno e una produzione di 10 mila forme, seguendo il rigido disciplinare che impone il Consorzio del Parmigiano Reggiano, anche se non manca un’impronta personale…

Tra i vincenti, appunto, gli orgogliosi maestri casari montanari del“Fior di Latte”, il caseificio sociale di Gaggio Montano, per così dire, i padri del campione del mondo (premiati con una delle tre medaglie “Super Gold”) nella categoria della stagionatura 18-23 mesi e un con argento per la stagionatura 24-29 mesi, a dimostrazione del livello di qualità che dal 1968 li ha portati a ottenere tali risultati col Parmigiano (e anche con i prodotti “morbidi”) di cui sono capaci una decina di soci specialisti guidati dal mastro casaro Maurizio Raimondi, con la moglie Paola Florini, con Mario Palmieri e il presidente Daniele Vignudelli con la relativa vice, Lara Boffoli. Oltre alla latteria di Gaggio, Fior di Latte ha altri due punti vendita, a Vergato e Pescia, ma vende anche tramite “on line”.
“Il segreto del nostro prodotto è dato sicuramente dal latte di ottima qualità – è sempre il casaro Raimondi che spiega – dal foraggio prodotto nella zona di montagna, dall’aria di montagna e dalla passione che mettiamo a fare il nostro lavoro, che ci spinge a dare sempre il meglio”.


(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
“Qui siamo nel magazzino con le forme sulle scalere – è Farnè che descrive la situazione – È un po’ come essere nel caveau di una banca, al suo interno, infatti, sono tanti i pezzi di assoluto valore”.
“Come tutti i prodotti di qualità e di eccellenza anche il Parmigiano Reggiano ha un costo… – è ancora Lara Boffoli che interviene – Una forma intera pesa circa 40/42 Kg. E il prezzo va dai 400 ai 500 euro, dipende dalla sua stagionatura, quella minima è di 12 mesi, ma può arrivare fino a 48 e anche oltre …”.

Eccellenza di casa nostra, fiore all’occhiello del made in Italy, ce lo invidiano, ce lo copiano, a tavola tutti lo vorrebbero…

“Direi che è veramente buonissimo – dice uno dei soci mentre assaggia con i titolari del caseificio, una scaglia di Parmigiano – Ottimo l’aroma, ottimo il sapore, bellissimo il colore… direi che meglio di così non si può fare!”.

Notevolmente (e comprensibilmente) compiaciuto per il bottino conquistato alla 34ima edizione dei World Cheese Awards, Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio ha affermato: “Il Parmigiano Reggiano ha dimostrato ancora una volta le qualità di un formaggio unico al mondo… Un successo - quello conseguito in Norvegia - che è motivo d’orgoglio per tutta la nostra filiera, che ogni giorno impegna migliaia di allevatori di trecento caseifici artigianali, nella ricerca dell’eccellenza assoluta” (…e ci riescono alla grande! NDR).

Sociale Fior di Latte S.C.
Via Torretta, 206
40041 Gaggio Montano (BO)
Telefono e Fax: 0534.31126
caseificiofiordilatte.it/gaggio-montano/
Il Gruppo Monti Salute Più lancia i tre "Presidi Termali e Turistici" (P.T.T.)
Si tratta della più grande organizzazione del benessere globale aperta tutto l’anno a livello nazionale e internazionale estesa dall’Appennino Tosco-Emiliano fino a Bologna, città d’arte e di vita; dedicata alle vacanze, al turismo, alla remise-en-forme e anti-aging per la prevenzione della salute, attraverso weekend rigeneranti antistress, cura delle 3 energie, diagnostica dell’imaging.
Il 2024 si preannuncia un anno molto importante per il settore del turismo e l’Italia si riconferma una delle mete predilette del turismo internazionale. La ripresa sembra essere definitiva: secondo l'Unwto (Organizzazione mondiale del turismo), nel 2024 il turismo infatti supererà ogni record a livello globale, ben oltre i livelli del periodo pre-pandemia. Nello specifico, da autorevoli ricerche emerge che è aumentata la voglia di viaggiare, in modo consapevole e attento verso l’ambiente, ma anche verso se stessi, come dimostra la crescita del turismo legato al benessere. Viaggiare sarà sempre più costoso, si tenderà a fare meno viaggi a lungo raggio, ma potenzialmente più lunghi, e più viaggi locali a corto raggio. Inoltre, continueranno a crescere il turismo del vino, enogastronomico, outdoor e slow, così come il turismo green, lo sleep tourism, il ciclo-turismo, il turismo welleness e il turismo delle “radici” legato al recupero delle proprie origini.
Consapevole di ciò, con grande spirito imprenditoriale, proattività e lungimiranza il Prof. Antonio Monti, fondatore del gruppo omonimo e direttore scientifico di sei centri termali, lancia una nuova offerta turistica e termale pensata con l'obiettivo ambizioso di soddisfare ogni tipo di esigenza e di valorizzare e promuovere la destinazione turistica che va dall'Appennino Tosco-Emiliano a Bologna.
“In occasione di questa conferenza stampa – spiega con orgoglio il prof. Monti – dopo numerosi studi presentiamo una strategia di innovazione dei nostri prodotti turistici basata sull'integrazione fra turismo, salute, wellness, ambiente, cultura, centri termali, attività sportive, enogastronomia, leisure; il tutto per fornire un valore aggiunto ad una domanda turistica in rapida evoluzione e alle necessità sempre crescenti dei nostri clienti e del turista in generale. Con queste premesse, diventa centrale la capacità di gestire efficacemente la relazione con il turista: sia quando deve ancora scegliere, ma anche durante il suo soggiorno durante il quale si aspetta conferme su quanto ha acquisito in termini di informazioni e risposte immediate alle sue esigenze di scoperta del territorio. La relazione con l’ospite non può, infatti, considerarsi chiusa con la sua partenza, ma va prolungata nel tempo per far sì che coloro che hanno vissuto l’esperienza di soggiorno possano diventare i testimoni più attendibili della capacità del sistema di offerta del territorio di soddisfare differenti target di domanda. Nello specifico, il Gruppo Monti Salute Più lancia i tre presìdi termali e turistici: la più grande organizzazione del benessere globale aperta tutto l’anno a livello nazionale e internazionale estesa dall’Appennino Tosco-Emiliano fino a Bologna, città d’arte e di vita dedicata alle vacanze, al turismo, alla remise-en-forme e anti-aging per la prevenzione della salute, attraverso weekend rigeneranti antistress, cura delle 3 energie, diagnostica dell’imaging”.

Infatti, vista la crescente richiesta di turismo esperienziale, dove “vivere, essere e fare” predominano rispetto al “visitare” questo nuovo progetto permetterà al turista di vivere:
- Attività turistica esperienziale tra laghi, boschi, valli, colline e borghi dell’Appennino Tosco-Emiliano, fino al Corno alle Scale con lo Chalet delle Terme di Porretta
- Città d’arte, con visita grazie al servizio di tour operator: Bologna, Ferrara, Firenze, Ravenna, San Marino
- Attività sportiva, percorsi georeferenziati a piedi, in e-bike e mountain bike, pallacanestro, pallavolo
- Attività gastronomica con le linee dedicate alla salute e alla tradizione, comprese le “zuppe creative dei centenari”
“L'organizzazione– commenta Graziano Prantoni, general manager del Gruppo Monti Salute Più - è formata dai tre presìdi termali e turistici: P.T.T. Villaggio della Salute Più, P.T.T. Terme di Porretta, P.T.T. Terme di Bologna – Irnerio10; uniti attraverso una rete di servizi per rispondere a tutte le esigenze del benessere globale, in nome di una proficua multitematicità e dimensione sistemica delle destinazioni”.

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO VILLAGGIO DELLA SALUTE PIU'
Il Villaggio della Salute Più, nel comune di Monterenzio (BO), è un immenso anfiteatro formato da un complesso di dolci colline, per un’estensione di circa un migliaio di ettari che lo rende uno dei più grandi agriturismi in Italia e all’estero.
Al centro del nucleo originario vi è lo storico Palazzo del Calanco, già sede del comando militare alleato durante l’ultima guerra. Il Villaggio offre un grande stabilimento termale, con piscine bicarbonato-solfato-calciche a 32° e 36°C (dotate anche di un lembo esterno che si affaccia sulla terrazza), sauna, grotta termale, jets spa, fanghi termali matu- rati in loco. Il centro offre riabilitazione in piscina termale e palestra, fitness, wellness, cure antiage.
Al Villaggio sono possibili alcune cure termali esclusive: i bagni termali e le cure fisioterapiche delle 3 energie; le stimolazioni solforate delle membrane epiteliali per la remise-en-forme fisica e mentale grazie alle molecole proteiche degli aminoacidi solforati e ai 4 tipi di inspirazione/espi- razione (respirazione Kneipp; respirazione mitocondriale; respirazione con stimolazione del plesso solare; respirazione con mobilizzazione addomina- le/viscerale).
Il Villaggio della Salute Più è famoso per il suo acquapark estivo di 640.000 mq, con 24 piscine di diversa natura salutare, unite dal percorso “riviera ter- male” per una piacevole passeggiata. Ci sono inoltre pianori caratteristici, come quello dell’Eden, del Cielo e del Sole. Vi sono infine le oasi dei laghi, di Zello, di Ca’ di Sasso, di Ca’ di Lucca, del “Colle della Palazzina”.
Il Villaggio dispone di una vasta area camping e di un albergo diffuso tra antichi casali con circa 150 posti letti. Sono inoltre a disposizione campi da calcio, beach volley e basket.
Nei due ristoranti del Villaggio sono proposti piatti che seguono due linee gastronomiche, Gusto&Salute e Gusto&Tradizione.

COMPRENSORI NATURA WORLD DEL VILLAGGIO DELLA SALUTE PIU'
Per arricchire la propria vacanza e sfruttare il Villaggio come punto di partenza alla scoperta del territorio dal punto di vista naturalistico, storico e artistico, ci sono numerosi comprensori “Natura World” che fanno capo al Villaggio della Salute Più:
1) Fitness Valley
Straordinaria area geografica che si estende lungo il corso del Torrente Sillaro tra l’abitato di Castel San Pietro Terme e il Passo della Raticosa. Collega idealmente Emilia-Romagna e Toscana e comprende per intero il Sito di Interesse Comunitario “Media Valle Sillaro” che protegge e tutela una grande e preziosa biodiversità. L’ambiente ideale dunque in cui vivere la natura e praticare sport all’aria aperta: Castel San Pietro Terme, Casalfiumanese, Sassoleone, Monterenzio, Castel del Rio, Firenzuola, Belvedere, Giugnola, Passo della Raticosa, Pietramala, Passo della Futa (cimitero germanico).
2) Appennino Tosco-Emiliano est
Porzione dell’Appennino Tosco-Emiliano facente capo al territorio della città metropolitana di Bologna. Comprende da Est a Ovest le valli dell’Idice, dello Zena, del Savena, del Sambro, del Setta. Include il “Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone” e il Sito di Interesse Co- munitario “Laghi di Suviana e Brasimone”. Natura, cultura, storia millenaria e genuine tradizioni da vivere tutto l’anno: Villa di Sassonero, Monte delle Formiche e santuario di Santa Maria di Zena, area archeologica di Monte Bibele (villaggio etru- sco-celtico), Monghidoro, lago di Castel dell’Alpi, Madonna dei Fornelli, Pian del Voglio, Valserena e Pian di Balestra, santuario Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio, Castiglione dei Pepoli.
3) Strada delle terme
Itinerario di enorme interesse naturalistico, paesaggistico e storico-culturale. Si sviluppa in direzione ovest-est lungo il crinale appenninico che funge da spartiacque tra Emilia-Romagna e Toscana. Attraversa numerose e verdi vallate collegando i centri termali di Porretta Terme (Valle del Reno) e del Villaggio della Salute Più (Valle del Sillaro). Declinata nelle varianti Hiking, Bici (strada e gravel), Auto/Moto, si snoda per 90/110 Km in ambiente in gran parte protetto da riserve naturali e Siti di Interesse Comunitario.
4) Tour delle città d’arte in Emilia-Romagna
Sono Ferrara, Ravenna, Modena e Bologna le quattro città d’arte riconosciute quali siti UNESCO, testimoni della bellezza universale del territorio e luoghi indiscussi da aggiungere al lungo elenco di destinazioni turistiche che la Regione offre: Rimini, San Marino, Faenza, Imola, Reggio Emilia, Parma.

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO TERME DI PORRETTA
La Terme di Porretta godono di una fama millenaria. Conosciute e frequentate fin dal II sec. d.C., esse sorsero in gran fama nel Rinascimento, celebrate da politici e scrittori come il Machiavelli, da principi come i Medici di Firenze, da scienziati come Galvani (che studiò a lungo le acque ter- mali di Porretta). Vi soggiornarono anche famosi musicisti e cantanti, come Toti Dal Monte.
Il soggiorno è possibile grazie alla convenzione con le numerose strutture ricettive della cittadina termale. Le Terme di Porretta comprendono un importante acquapark termale unitamente al nuovo acquapark di Valverde. L’acquapark termale è caratterizzato da una vasta piscina salsobromoiodica, da 12 sorgenti termali presenti nello storico parco delle terme e visitabili, dal nuovo centro idropinico da cui sgorgano cinque delle dodici sorgenti. Grazie allo storico parco termale sono possibili bagni termali, bagni di sole e bagni green.
I più importanti servizi termali con un’importanza storica e turistica sono i seguenti.
-Cura di patologie specifiche, dolori, disfunzioni e distrofie:
Cure della pelle. Psoriasi, artrite psorisiaca, ferite, eczemi, eritemi, abrasioni, herpes zoster, alopecia...
Cure delle vie respiratorie. Sinusiti, riniti, otalgie, stenosi tubariche, laringite, faringite, enfisema...
Cure delle varie forme di dolore. Artrosi, reumatismi, processi infiammatori, dolori articolari, dolori vertebrali...
Cure delle disfunzioni gastroenteriche. Stipsi, gonfiori intestinali, bruciori gastrici, processi infiammatori, difficoltà digestive...
-Restyling del corpo e della mente & remise-en-forme, che sono il “tagliando” del proprio organismo che andrebbe fatto regolarmente nel corso della vita. Questo pacchetto di cure è basato sulle molecole proteiche degli aminoacidi solforati.
- Rinnovamento della propria corporeità, a livello cellulare, muscolo-scheletrico, neurale e circolatorio
- Blocco dei processi di invecchiamento a livello organo- viscerale
- Potenziamento della mente e della memoria contro i blocchi mentali e i primi indizi di Alzheimer.
-Cure della spa termale. Si può veramente affermare che la spa termale delle Terme di Porretta è unica non solo per la pluralità delle sue proposte, ma specialmente per l’efficacia delle forme applicative delle sue acque termali che vanno dalla cellulite alle rughe, dall’obesità fino alle affezioni ginecologiche.
-Riabilitazione in piscina termale e in palestra, basata specialmente sulle cure della postura endogena ed esogena.
L’acquapark di Valverde è la continuazione e prolungamento delle Terme di Porretta, il nuovo centro per il fitness e wellness, rivolto non solo ai residenti ma anche ai turisti. Dalla riapertura mette a disposizione due piscine all’aperto, utilizzabili anche per il fitness e l’acquagym, due laghi per la pesca, un grande parco per i bagni di sole, spazio per eventi e pista da ballo, una zona sportiva per la pallacanestro in onore dell’adiacente santuario della “Madonna del Basket”. Da subito attive due proposte di ristorazione: punto ristoro estivo all’aperto e ristorante al coperto, bar e pub, che resterà aperto tutto l’anno e costituirà un importante prolungamento delle terme in grado di ampliare l’offerta anche per i turisti. Disponibile inoltre un’area provvisoria per i camper, destinata a diventare punto di riferimento per tutto il territorio.

COMPRENSORI “NATURA WORLD DELLE TERME DI PORRETTA
I comprensori “Natura World” che fanno capo alle Terme di Porretta sono i seguenti:
1) Chalet delle Terme di Porretta
Struttura ricettiva posta a 1500m di quota, nel magnifico contesto montano del Parco Regionale del “Corno alle Scale”. Si trova al centro di una fitta rete di tracciati escursionistici che consentono di raggiungere vette, laghi e cascate di grande suggestione. Durante l’inverno si trasforma in baricentro di una delle più attrezzate stazioni sciistiche della Regione: a 30 Km dalle Terme di Porretta, un luogo accogliente che si può vivere lungo le quattro stagioni. D’inverno la neve e lo sci, in primavera il verde dei boschi e dei prati d’alta quota, in estate i bagni di sole e l’aria fresca, in autunno il foliage.
2) Corno alle Scale
Vasto comprensorio montano di natura protetta, teatro di imperdibili esperienze outdoor che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno a piedi, a cavallo, in mountain bike, sulle ciaspole, sugli sci da discesa e da alpinismo.
3) Appennino Tosco-Emiliano ovest
Porzione dell’Appennino Tosco-Emiliano facente capo al territorio della città metropolitana di Bologna. Comprende da Est a Ovest le valli del Setta, del Brasimone, del Limentra, del Reno. Include il Parco regionale di Monte Sole e i Siti di Interesse Comunitario “La Martina, Monte Gurlano” e “Monte dei Cucchi, Pian di Balestra”. Territorio ricco di acque e rigogliose foreste, attraversato da importanti cammini storici e portatore di tra- dizioni che si perdono nella notte dei tempi: Alto Reno Terme, Parco dei laghi di Suviana e Brasimone (Bargi, Stagno, Casa Comelli, Monte di Stagno, Logomano, Chiapporato, Eremo del Viandante, Poranceto, Monte Gatta, Castiglione dei Pepoli); borgo La Scola, santuario di Montovolo, Riola di Vergato (chiesa di Santa Maria Assunta e Roc- chetta Mattei); Parco storico di Monte Sole.
4) “La Corona di Matilde – Alto Reno Terme”
Il primo paesaggio rurale di interesse storico-culturale dell’Appennino bolognese tutelato dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). L’area, estesa su un territorio di 2543 ettari, ha conservato nel tempo evidenti testimonianze della sua origine, tradizione e storia, mantenendo un ruolo socio-culturale ed economico e mostrando caratteristiche di tradizione e storicità con particolare riferi- mento alla castanicoltura.
5) Tour dei borghi dell’ Appennino pistoiese
Storico luogo di villeggiatura estiva e invernale, la montagna pistoiese concilia moderne strutture ricettive e qualificati servizi con il tesoro prezioso delle sue risorse naturali e delle sue tradizioni: Orsigna, Pracchia, Maresca, Gavinana, San Marcello pistoiese, Popiglio, Cutigliano, Passo dell’Abetone, Fiumalbo (MO).
6) Mountain Tour dei 3 Appennini (bolognese, modenese, pistoiese)
Da Porretta Terme, 240 Km di bicicletta da montagna immersi nella natura selvaggia della dorsale appenninica settentrionale: una delle migliori modalità di fruizione del territorio. Immersione in apnea negli scenari attraversati, recupero della consapevolezza dei luoghi, accumulo di esperienze normalmente negate all’uomo moderno dalla troppa velocità.
7) Tour delle città d’arte in Toscana
Radici etrusche, reperti romani, testimonianze medievali, opere rinascimentali, arte contemporanea: le città toscane sono lezioni di ingegno e di gusto, libri aperti e memorabili pa- gine di storia: Lucca, Pistoia, Prato, Firenze (sito UNESCO).

PRESIDIO TERMALE E TURISTICO TERME DI BOLOGNA - IRNERIO10
La porta d’ingresso del presidio termale e turistico delle Terme di Bologna è Irnerio10, che costituisce il vero epicentro della città di Bologna perché da questo punto si possono raggiungere in poco tempi i servizi principali della città: centro storico, stazione, autostazione, fiera, università, musei... Irnerio10 incarna le tre definizioni storiche della città: dotta, turrita e ghiotta.
- Esso rappresenta Bologna “città dotta”, perché si trova nella storica zona universitaria, con cui ha stretto vari collegamenti.
- Il presidio presenta anche Bologna “città turrita”, perché da Via Irnerio10 fino a Piazza Maggiore si snoda un percorso segnato delle dieci torri storiche di Bologna. È inoltre il punto in cui, per una curiosa coincidenza, convergono le acque storiche di Bologna: torrente Aposa, canale Reno (Moline) e condotta termale.
- Il presidio infine incarna Bologna “città ghiotta”, perché propone in pieno centro storico una ristorazione che onora la tradizione e propone anche piatti all’insegna della salute, come le “zuppe dei centenari”.
In Via Irnerio c’è inoltre il complesso di servizi delle Terme San Petronio, che comprende anche la rete dell’alta diagnostica dell’imaging dell’Emilia-Romagna.
Non solo, ma come spiega nel dettaglio il prof. Antonio Monti, d'ora in poi sarà possibile vivere Bologna sia di giorno che di notte: “Di giorno le offerte comprendono: CURA E PREVENZIONE (in piscina termale o in palestra per scoprire la “cura delle 3 energie”, per combattere i malanni del tempo, stimolare la circolazione sanguigna e rafforzare il sistema cardiovascolare. Anche in vacanza, ci si potrà prendere cura del proprio corpo); BENESSERE E REMISE EN FORME DEL CORPO (con un Polo diagnostico di ultima generazione, le Terme di Bologna offrono la possibilità di check-up veloci; con le sue attività di Fitness e di Wellness si può restare in forma anche durante la vacanza); ARTE E CULTURA (si potrà viaggiare in percorsi alla scoperta delle Torri di Bologna, del Santo Sepolcro nella Basilica di Santo Stefano, della via delle Acque sotterranee alla città e di tante altre perle nascoste)”.
Altrettanto variegate le attività proposte per vivere BOLOGNA DI NOTTE: si va dalle PISCINE TERMALI da vivere tra bagni termali (Terme San Luca), nuoto (Terme Felsinee), idromassaggi, fitness e wellness (Terme San Petronio) tutti i venerdì e sabato sera fino a mezzanotte; a GIOCHI DELLA MENTE E DELLA MEMORIA basati sulla competizione e sul confronto, attraverso la riflessione e la concentrazione per combattere i processi dell’invecchiamento, presso Il Ristorante e Concept Store Irnerio10; fino agli EVENTI SPECIALI di ristorazione con degustazioni, musica e spettacolo nell’incredibile scenario del Bosco degli Ulivi del Ristorante Irnerio10, specializzato in Cucina Termale.
“Si tratta di un progetto turistico-termale a 360 gradi, a testimonianza dell’impegno imprenditoriale del Gruppo Monti Salute Più verso un territorio che ci siamo presi decisamente a cuore e che ci auguriamo venga scoperto e vissuto con crescita esponenziale da turisti italiani e stranieri”, conclude Graziano Prantoni.

Il Gruppo Monti Salute Più
Oltre 200mila visitatori annuali al Villaggio della Salute Più, oltre 19 milioni di utenti tra i vari servizi dal 2000, più di 50 fisioterapisti e massofisioterapisti, più di 100 medici professionisti, 60 corsi fitness al giorno in piscine termali e palestre: questi i numeri del Gruppo Monti Salute Più che, in attività dal 1970, ha sempre caratterizzato la storia dei territori in cui ha operato. Da più di 50 anni infatti il gruppo porta avanti gli studi, le ricerche e le felici intuizioni del Prof. Antonio Monti, che ha dedicato un’intera esistenza all’esplorazione delle metodiche più all’avanguardia per garantire salute, benessere, longevità e piacere della vita. Oggi questa vasta e articolata rete di strutture è diffusa in un territorio vasto che inizia nell’Appennino Tosco-Emiliano (che unisce Terme di Porretta e Villaggio della Salute Più lungo la Strada delle Terme) e, attraversando Bologna e Ferrara, giunge fino a Venezia. Con il Villaggio della Salute Più e i suoi comprensori (Fitness Valley nei territori lungo il fiume Sillaro, Appennino Tosco-Emiliano est, Strada delle Terme, Tour città d'arte in regione), Porretta Terme ei comprensori “Natura World” (Appennino Tosco-Emiliano ovest, Corona di Matilde, Chalet delle Terme di Porretta, Corno alle Scale, Tour delle città d'arte in Toscana), e il Quartiere della Salute Più di via Irnerio a Bologna (Terme San Petronio, Spa termale e centro di medicina estetica, ambulatori specialistici, presidio di medicina fisica e riabilitazione, polo diagnostico BODI), il Gruppo Monti Salute Più è in grado di offrire terme, salute, benessere, programmi antiage, weekend, vacanza attiva, natura, confermandosi leader nel settore a livello nazionale.

presso: Granarolo Bottega
Via Irnerio, 10
40126 Bologna BO
Tel.: 051 421 0046
www.gruppomontisalutepiu.it
info@grupposalutepiu.it
TIPORTO… il mare in città
Aperto a Monza il primo locale del nuovo food concept dedicato alla cucina di mare che stupisce per qualità e trovate innovative, destinato a crescere velocemente.
E chi se l’aspettava che a Monza ci fosse il mare! Ma deve essere per forza così, visto che in città è stato appena inaugurato un vero e proprio porto, con tanto di pescatori, camalli e banco del pescato fresco. La notizia che dietro al progetto ci sia il team visionario di Pane & Trita rende però tutto più chiaro.
Nuova insegna nel panorama dell’offerta gastronomica brianzola, TIPORTO è infatti il rivoluzionario format nato dalle menti creative e incontenibili dei quattro soci che, in meno di dieci anni, hanno saputo costruire – proprio attorno al brand Pane & Trita e a provocazioni di gusto come l’Uniporco, il Terùn, il Grillo Cheeseburger o il più recente Cyber Burger – una proposta di successo grazie a materie prime di alta qualità, innovazione e uno stile irriverente e giocoso. Le stesse basi sulle quali è stato immaginato TIPORTO, food concept con un’offerta interamente dedicata alla cucina di mare e con un menu tarato sul pescato del giorno. Proprio come accade nei locali che si trovano in un porto mediterraneo o in una località costiera.

Aperto sette giorni su sette, sia a pranzo sia a cena, del “porto di mare” si respira l’atmosfera vivace e piacevolmente caotica, resa ancora più coinvolgente da un’iniziativa unica nel suo genere: una vera e propria asta del pesce che viene messa in scena ogni sera e consente agli ospiti del locale di accaparrarsi una serie di piatti a prezzi vantaggiosi, a patto di essere i più veloci. A segnare l’inizio della “sfida”, il suono di un campanaccio fatto vibrare con vigore da uno dei camerieri che sfoggiano look in perfetto stile “portuale nordico” con tanto di berretto di lana in testa.
La carta è un inno al mare e ai suoi preziosi tesori: dai crudi freschissimi, ai classici primi piatti della tradizione italianarealizzati con pasta di grano 100% italiano trafilata al bronzo e crostacei, mitili o polpo; dai secondi piatti con diverse cotture del pesce (griglia, padella o brace), all’immancabile fritto misto che da TIPORTO viene servito “mezzo metro alla volta”; e infine panini a base di pesce e pizze in perfetto stile marinaro per chi non teme di fare il pieno di carboidrati.
Lo stesso vale per gli arredi. Reti da pesca appese alle pareti, sacchi di iuta, insegne luminose e vecchie scatole di metallo, pavimenti in legno e maiolica, colonne rivestite in ceramica, tavoli che richiamano il legno delle barche e container industriali come bancone: elementi che giocano con l’immaginario collettivo, evocando sia le tipiche pescheriedi una volta, sia i più veraci banchi dei mercati del pesce. Quelli dell’Europa del Nord in particolare, ai quali lo stile si ispira. In questo scenario trovano posto anche le casse di birra Ichnusa, che diventano così parte dell’arredamento sottolineando al contempo l’importante partnership con lo storico brand sardo, e ponendo l’accento sull’abbinamento tra la cucina di mare e la birra, un incontro perfetto, molto apprezzato dai più giovani e ben valorizzato dal menu. Insomma, quello di TIPORTO è un ambiente vivace e accattivante, che si articola su uno spazio molto ampio: 700 i mq complessivi, aperti verso l’esterno con dieci vetrine su strada, in grado di ospitare duecentoventi coperti, che diventeranno quattrocento in estate quando verrà inaugurato anche il dehors.

Quella di TIPORTO vuole essere una proposta trasversale, in termini di offerta gastronomica e occasioni di consumo. Per questo oltre a divertirsi nella grande sala conviviale, è possibile vivere esperienze più intime grazie a Tiporto Secret, una zona privé con menu dedicato dove assaporare il gusto esclusivo della secret room. Un progetto destinato a crescere quello di TIPORTO per il quale è previsto un programma di espansione analogo a quello portato avanti da Pabel Ruggiero, Filippo Lo Forte, Stefano Mandaradoni e Danilo Giaffreda con Pane & Trita che, in nove anni, ha visto crescere i punti vendita in Lombardia, fino ad arrivare agli attuali sette tra Milano, Como e la Brianza.
“Abbiamo trasferito nel mondo del pesce lo stesso approccio ludico e divertente con cui abbiamo creato Pane & Trita” - commenta Pabel Ruggiero, co founder del brand - “Per noi è fondamentale che i nostri ospiti, oltre a mangiare cose buone e genuine, si divertano anche quando sono a tavola: famiglie, gruppi di amiche e amici, coppie o anche businessmen. È nata un po’ così l’idea dell’asta del pesce, per esempio, e che fa di TIPORTO un vero unicum nel panorama della ristorazione italiana. Per questo abbiamo immaginato TIPORTO come un format replicabile, per il quale abbiamo in mente uno sviluppo in linea con quello di Pane & Trita. Un obiettivo ambizioso, per raggiungerlo saremo aperti anche a diverse opzioni.”

Viale Elvezia 52, Monza
Tel.: 039 596 4844
Menu: tiportorestaurant.com
@tiporto.restaurant
@tiporto.restaurant
Slow Wine Fair: a Bologna mille cantine con cinquemila etichette per bere “pulito, giusto e di qualità”
Terza edizione dell’evento dedicato al “buon bere”, da domenica 25 a martedì 27 febbraio presso i padiglioni di Bologna Fiere dove si ritroveranno circa mille espositori (300 in più rispetto all’anno scorso) 500 certificati come “cantine biologiche”, duecento provenienti dall’estero - da 27 diversi paesi - (l’anno scorso erano poco più di 80) dati estrapolasti da “Slow Wine Coalition” analizzati e presentati dal suo coordinatore Giancarlo Gariglio. Complessivamente saranno presenti ben cinquemila etichette!
Slow Wine Fair è manifestazione che come molte altre, dal quartiere fieristico si espanderà fino al vicino centro storico di Bologna, coinvolgendo altre attività ricettive e del buon vivere che è tipico della città sempre accogliente.

L’anno scorso sono stati circa seimila i visitatori intervenuti e le previsioni ad oggi (considerando i biglietti già venduti) fanno pensare ad una possibile affluenza di circa diecimila visitatori (…) per coloro i quali, i cancelli della Fiera saranno aperti solo domenica 25 (dalle 12 alle 19) perché lunedì e martedì saranno giorni dedicati solo agli addetti ai lavori del settore “eno”, professionisti quali buyer, ristoratori, importatori, distributori, cuochi, sommelier.
Attrezzata anche un’area dedicata alla Fiera dell’Amaro d’Italia che vedrà coinvolti ventitré espositori. Predisposta tra i padiglioni una zona dove si potrà sostare per gustose pause e degustazioni assistiti da undici “foodtruck”, il tutto garantito dalla direzione artistica di Slow Food

«Bere bene, con misura e con qualità: un’attenzione che riguarda sia i produttori sia chi il vino lo vende o lo utilizza nella ristorazione: se Bologna vuole essere la capitale della gastronomia, non può non esserlo se non coniugando “cucina di qualità e buon bere”» questo è quanto afferma Giancarlo Tonelli, direttore generale di ConfCommercio Ascom, Associazione che patrocina l’evento.

Durante la tre giorni della fiera internazionale Slow Wine Fair, dedicata al vino pulito, giusto e di qualità, sono previsti momenti di incontro e di approfondimento sui temi del biologico, della sostenibilità e sulla possibilità di produrre con sempre maggiore qualità, per comprendere più a fondo tali tematiche.
Si compiace dell’iniziativa anche Giampiero Calzolari, presidente di Bologna Fiere, che promuove l’evento con “SANA” (Salone Internazionale del biologico e del Naturale) con l’obiettivo di rimarcare l’importanza del biologico, dei prodotti sostenibili e di qualità.


www.slowinefair.slowfood.it
prezzi e sconti consultabili su:
https://slowinefair.slowfood.it/biglietti-e-orari/
Ecco il Pinot Noir Rosé 2021 della prestigiosa linea “The Wine Collection”, ultimo nato della Cantina San Michele Appiano
La collezione dei mono vitigni d’eccellenza di San Michele Appiano, nata nel 2018 dalla mente del pioneristico winemaker Hans Terzer, si arricchisce di un nuovo elegante protagonista: il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection, vino raffinato, fresco e di grande lunghezza, perfetto in abbinamento a crudità di pesce, carni bianche o come aperitivo importante.

La storia di The Wine Collection nasce, vendemmia dopo vendemmia, quando un’esclusiva selezione del raccolto veniva destinata alle premure di Hans Terzer, winemaker della Cantina San Michele Appiano, al fine di scoprire talento e longevità di ciascun monovitigno: anno dopo anno queste piccole produzioni venivano imbottigliate e consumate esclusivamente in particolari eventi e degustazioni. È nell’anno 2018 quando la Cantina decide di farne una vera e propria linea, di cui fanno parte limitatissime produzioni in purezza, ancora oggi proposta di punta della San Michele Appiano assieme alla prestigiosa linea di cuvée APPIUS. Uve selezionatissime, una nuova idea di vinificazione e un’etichetta dedicata, per vini memorabili e in grado di restituire emozioni sensoriali di prim’ordine.

Inaugurata da grandi bianchi come il Sauvignon e da rossi netti ed eleganti come il Pinot Noir Riserva, la collezione più prestigiosa della realtà vitivinicola leader in Alto Adige si arricchisce ora di una nuova e inedita etichetta, il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection. Dopo aver degustato e analizzato alcuni tra i più importanti e blasonati rosé al mondo, Hans Terzer si è detto pronto a dare la propria personale interpretazione di questa tipologia di vino di tendenza, recentemente tornata di moda. Il Rosé di San Michele Appiano nasce dalle migliori uve di Pinot Noir, dalle quali si estrae un mosto di alta qualità tramite il metodo Saignée, successivamente fermentato e affinato in tonneau. Trascorsi 12 mesi, il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection matura per un ulteriore anno sui lieviti fini, in tino d’acciaio. Alla vista si presenta di color giallo salmone brillante, mentre all’olfatto restituisce marcati sentori di frutti rossi, su tutti fragola e amarena, oltre a note di vaniglia. Al palato, infine, si presenta fresco e fruttato, oltre che di grande lunghezza e persistenza. Le caratteristiche organolettiche dell’ultimo arrivo in casa " Wine Collection" lo rendono un abbinamento versatile, capace di rendere al meglio quando accostato a raffinati piatti di pesce e crudità, ma anche quando sorseggiato in accompagnamento a portate di carne bianca. Oltre a ciò, è perfetto anche da solo, vino eccellente per un aperitivo importante.

Grazie a questa nuova etichetta, Cantina San Michele Appiano esplora nuovi territori della vinificazione, confermandosi ancora una volta realtà all’avanguardia nel panorama vitivinicolo dell’Alto Adige.

Cantina Produttori San Michele Appiano
Società Agricola Cooperativa
Via Circonvallazione 17-19
39057 Appiano sulla Strada del Vino
Tel. (+39) 0471 66 44 66
office@stmichael.it
Al Beer & Food Attraction di Rimini "Margherita" a tutto pairing con Serena Wines 1881
Il Beer & Food Attraction di Rimini è da sempre un banco di prova per le novità e quest’anno l’attenzione è indubbiamente catturata da un inedito abbinamento: pizza e vino. Margherita srl, stupisce operatori e pubblico con una vasta selezione di pizze e snack surgelati di alta qualità, insieme alle nuove basi pinsa, pizza e focaccia di ProPizza, di recente entrata in squadra, dal 18 al 20 febbraio, ospite, al Pad. C3- Stand 075, di Serena Wines 1881, eccellenza enologica veneta conosciuta a livello internazionale. Un incontro tra due eccellenze trevigiane destinato a conquistare il palato degli ospiti e confermare l’Italia come patria indiscussa della buona cucina.
Le proposte, realizzate manualmente a Fregona (TV), combinano l’artigianalità tradizionale con ingredienti di prima scelta, trasportando l’autentico sapore della pizza appena sfornata di pizzeria, per far conoscere ai visitatori e agli operatori del mondo Ho.Re.Ca. alcune delle sue deliziose farciture.
La vera sorpresa è l’introduzione di un abbinamento innovativo: non più solo birra ad accompagnare la pizza, ma il vino e non uno qualsiasi, ma le fresche bollicine di Serena Wines 1881, storica eccellenza vitivinicola del Veneto dal 1881. Questa scelta vuole dimostrare che il connubio tra pizza e vino può essere altrettanto soddisfacente e appagante di quello tradizionale con la birra. Le diverse tipologie di vino offerte da Serena Wines 1881 si sposano infatti alla perfezione con le varie proposte di pizza di Margherita: dai gusti più classici a quelli più innovativi. Questo binomio non solo esalta il sapore della pizza, ma offre anche un’esperienza culinaria completa e sofisticata, perfetta per palati desiderosi di esplorare nuove frontiere del gusto.
Eccone un assaggio:
Pizza Margherita Top , impasto Doppia Lievitazione con pomodoro, mozzarella, pomodorini, stracciatella e perle di mozzarella accompagnata da Ville D’Arfanta Conegliano Valdobbiadene DOCG Extra Brut
Salsiccia e Friarielli, impasto Doppia Lievitazione con mozzarella, salsiccia,friarielli e provolone abbinata a Serena 1881 accompagnato da
Prosecco DOC Treviso Extra Dry
Prosciutto e Mascarpone , impasto Doppia Lievitazione con pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto affumicato Praga e crema di mascarpone con l’abbinamento consigliato Soè cuvée Brut
Una partnership nata da Serena Wines 1881 e accolta con piacere da Margherita, sia in un’ottica di collaborazione tra aziende dello stesso territorio che per la condivisione dell’approccio alla qualità del prodotto, confermando che il connubio tra innovazione e tradizione può portare a risultati sorprendenti e deliziosi.
Margherita srl, nata dall’esperienza di Fabrizio Taddei e costituita nel 2001 a Fregona (TV), è immersa in un contesto ambientale incontaminato, nei pressi della maestosa foresta del Cansiglio, seconda foresta d’Italia. Il suo brand Re Pomodoro è conosciuto a livello internazionale per la qualità dei suoi prodotti. pizze e snack refrigerati e surgelati, venduti principalmente in Europa e in Italia. La preparazione della pizza è puramente artigianale: l’impasto viene tirato e condito esclusivamente a mano. A differenza di quanto avviene con il processo automatico, in questo modo si mantiene la struttura dell’impasto e si ottiene una qualità molto elevata. Insieme alla società di produzione Prodal Srl di San Donà di Piave, Italia, e alla società di distribuzione Margherita (Schweiz) AG di Spreitenbach, CH, Margherita impiega oltre 400 persone e genera un fatturato di circa 80 milioni di euro. www.margheritasrl.it
Margherita Srl
Via dell’Industria, 11
31010 Fregona (TV)
Tel. +39 0438 915081
Fax +39 0438 585715
www.margheritasrl.it
Château d’Yquem, genesi di un mito: le parole di Cinzia Benzi e le foto di Francesca Brambilla e Serena Serrani
La critica enogastronomica celebra il mito di Yquem, che ha riscritto i codici della denominazione. A impreziosire il volume, gli scatti dello studio fotografico milanese. Quella di Cinzia Benzi, storica firma di Identità Golose ed esperta conoscitrice di etichette d’Oltralpe, è da sempre una penna ispirata, intinta nel colore vivo del vino, che indaga e racconta tanto le grandi Maison quanto i piccoli vigneronitaliani e internazionali, tracciando profili puntuali ma mai didascalici delle loro produzioni.
Con Château d’Yquem, il volume monografico dedicato a una delle realtà più iconiche del panorama enologico francese (edito da Seipersei e da poco in libreria), la critica enogastronomica illustra il cammino evolutivo di una tenuta capace di produrre vini indimenticabili, dove il Tempo impone il rispetto di una tradizione ancestrale e indirizza i gesti da compiere.
Scorrendo le pagine del libro, il lettore potrà trovare nozioni più tecniche come la descrizione di vitigni e stili di vinificazione adottati, ma anche incontrare le figure chiave che ruotano attorno alla cantina, dalla tenace e visionaria fondatrice Joséphine Sauvage d’Yquem, la cui vicenda ricorda i migliori romanzi di formazione, all’attuale presidente e direttore generale Pierre Lurton, insieme all’italianissimo directeur d’exploitation Lorenzo Pasquini, che oggi ci conduce verso il futuro di Yquem.
Alla stesura del libro hanno partecipato, con le proprie riflessioni, anche colleghi del settore enogastronomico: Eleonora Cozzella, collaboratrice di Repubblica; Federico De Cesare Viola, direttore responsabile di Food&Wine; Maddalena Fossati Dondero, direttrice responsabile de La Cucina Italiana; Andrea Grignaffini, direttore de Le guide de L’Espresso; Paolo Marchi, co-fondatore di Identità Golose; Leila Salimbeni, direttore editoriale di Spirito Divino; ma troveremo anche gli spunti del Master of Wine Gabriele Gorelli e di Massimo Bottura e Giuseppe Palmieri, rispettivamente chef patron e direttore di sala di Osteria Francescana a Modena, presso cui si è tenuta una memorabile (e riservatissima) degustazione di annate storiche di Château d’Yquem, nell’aprile 2023.
Ogni contributo è pensato per offrire all’esperto quanto al neofita una panoramica esaustiva sul mondo Yquem e i suoi segreti. Ma quando le parole non sono sufficienti…ecco entrare in scena la potenza della fotografia. Perché Château d’Yquem non è soltanto un compendio sul vino più rappresentativo del Sauternes, ma anche un libro dal forte impatto visivo.
Merito dell’obiettivo e dello sguardo di Francesca Brambilla e Serena Serrani, specialiste dello still life e del reportage fotografico e interpreti di punta della food photography italiana. Seguendo Cinzia Benzi nel suo viaggio, hanno impresso sulla pellicola immagini evocative, che ci trasportano tra i vigneti nel lento alternarsi delle stagioni, nel silenzio delle cantine dove le bottiglie riposano, tra le pietre con cui la tenuta è stata costruita. Dettagli minuti e grandi panorami dialogano in maniera equilibrata con la parola scritta, regalando al lettore un racconto altrettanto intenso e potente, fatto di luce, linee e colori.
Ad arricchire l’opera, infine, le illustrazioni di Gianluca Biscalchin, che interpreta le note di degustazione di Yquem, tratteggia alcuni dei possibili abbinamenti al vino e ci regala altri scorci della tenuta.
“La vita è come la vite che cambia le foglie, produce i frutti, ma il vero valore aggiunto sono le radici ben piantate nella terra” – chiosa Cinzia Benzi a conclusione di un libro che cresce pagina dopo pagina e che ci offre un prezioso spaccato sulla genesi di un mito: quello di Château d’Yquem -.
Credits photos Desirée Sigurtà, Francesca Brambilla, Serena Serrani
Ripartono le “GrosMarket LiveLab” gli appuntamenti gratuiti e aperti a tutti i professionisti della ristorazione
Tutti i giovedì GrosMarket LiveLab, masterclass professionali dedicate a chiunque operi nella ristorazione. Queste le modalità di partecipazione: in presenza, all’interno dell’area didattica dei punti di Genova e Rivoli, oppure online, in diretta e on-demand.
Organizzate ogni giovedì, le GrosMarket LiveLab sono vere e proprie masterclass professionali gratuite – cioè brevi corsi di specializzazione (realizzati dal canale ingrosso del Gruppo Sogegross) che un ristretto numero di allievi avanzati, può seguire con il supporto e la collaborazione di figure altamente qualificate del settore – create con l’obiettivo di offrire agli operatori del Food & Beverage – canale HoReCa, momenti di condivisione e di crescita professionale, teorica e pratica, a sostegno della loro attività.
Il calendario prevede appuntamenti pensati non solo per chi opera in ristoranti e bistrot, ma dedicati anche a baristi, pizzaioli, pasticceri, ristoratori e hotelier di tutti i livelli che desiderano offrire alla propria clientela proposte culinarie originali con inediti abbinamenti di gusto: i temi spazieranno dalla Paninoteca e Hamburgeria al mondo dei dessert, passando per i segreti della panificazione, fino a un viaggio nella cucina regionale Calabra.
Ma non è tutto. In preview il primo giovedì di marzo affronterà un tema tecnico di grande attualità: “Come ottimizzare la presenza online del locale con Google My Business”. Un momento di formazione dedicato, da un lato a scoprire i segreti e le best practice per eccellere online e dall’altro, capire come l’impiego di Google My Business possa essere utile per ottimizzare la presenza digitale del locale.
“Siamo felici di poter riprendere le GrosMarket LiveLab presso i nostri punti di Genova e Rivoli. Questi appuntamenti sono per noi fonte di ispirazione e un’ulteriore occasione di dialogo aperto per affrontare le sfide e le esigenze di un settore che negli anni si è trasformato enormemente in funzione delle esigenze dei consumatori” – commenta Flavio Zago, Direttore Canale GrosMarket – “Con le aree didattiche vogliamo, non solo offrire ai professionisti momenti di formazione, ma essere per loro punto di riferimento a livello consulenziale offrendo servizi innovativi a sostegno del loro business.”
Nelle aule, infatti, è allestita una cucina professionale dotata di Forno Pizza e Cocktail Station per supportare al meglio l’attività didattica e formativa consentendo ai partecipanti di approfondire la conoscenza e l’utilizzo delle materie prime, sperimentare nuove tecniche di lavorazione e cottura e partecipare ad iniziative di show-cooking e degustazioni.
Gli appuntamenti si svolgono in presenza all’interno dell’Area Didattica nei punti vendita di Genova Sampierdarena e Rivoli (TO), con la possibilità di partecipare anche online in diretta o on-demand: il tutto per venire incontro alle esigenze di ogni tipologia di cliente, in linea con la filosofia di servizio GrosMarket.
“Crediamo fortemente nel fattore umano, nell’ascolto delle necessità e nel confronto costante per creare con i professionisti del mondo HoReCa quella sinergia in grado di migliorare continuamente il nostro approccio al mercato.” – continua Zago – “Venire incontro alle esigenze di chi opera ogni giorno sul mercato affrontando temi di attualità e di interesse, facilitando loro i momenti di formazione e crescita professionale, è per noi un must. Solo grazie ad uno scambio continuo e reciproco possiamo affinare e attualizzare costantemente le nostre proposte e i nostri servizi.”
Il programma prevede:
15 febbraio – I dessert in ristorazione: qualità e marginalità (Rivoli)
La carta dei dessert come elemento differenziante nella ristorazione, con particolare attenzione al tema del Food cost; in partnership con Debic
(15.00-17.00)
22 febbraio – Arte in farina, basi e sapori: Masterclass in panificazione e farciture (Genova)
Lo chef Rose Rolleri accompagnerà i partecipanti in un percorso immersivo tra farine, impasti, basi e condimenti; in collaborazione con Di Marco
(15.00-17.00)
29 febbraio – ‘Nduja e dintorni: un viaggio culinario tra Calabria e Nord Italia (Rivoli)
Segreti e nuove inedite idee sull’uso dell’nduja in cucina; in partnership con San Vincenzo
(15.00-17.00)
7 marzo – Come ottimizzare la presenza online del tuo locale con Google My Business (Genova)
Suggerimenti e best practice per ottimizzare la presenza digitale e la visibilità del tuo locale; in partnership con TWOW Google Partner
(15.00-17.00)
La partecipazione è gratuita, previa registrazione sul sito https://www.grosmarket.it/area-didattica-livelab/
I clienti GrosMarket avranno una priorità al momento della prenotazione
© Sogegross S.p.A.
Lungotorrente Secca, 3A, 16163 Genova
www.grosmarket.it/area-didattica-livelab
Il Brunello di Montalcino “Poggio al Vento” 2016 è al vertice della “Top 100” di Gentleman
Dalla somma dei voti delle cinque guide di riferimento del vino italiano, il Brunello Riserva di Col d’Orcia è il più premiato di Montalcino, e a marzo protagonista di due eventi esclusivi: “Great Wines World” 2024 by James Suckling e “Matter of Taste” by Robert Parker Wine Advocate
Il Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2016 conquista l’ottava posizione della “Top 100 dei vini rossi italiani” a cura di “Gentleman” il mensile di Class Editori “per gli uomini che amano la vita”. La classifica somma i voti delle cinque guide di riferimento del vino italiano: Vini d’Italia del Gambero Rosso, I vini di Veronelli, Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier. Con 481 punti, il cru di Col d’Orcia è il primo Brunello , con un’annata, la 2016, che continua a raccogliere consensi anche a distanza di tre anni dal suo arrivo sui mercati, confermando il protagonismo della denominazione italiana più amata al mondo.
“Questo risultato, oltre a confermare il Poggio al Vento come una delle migliori Riserve di Brunello di Montalcino, e tra i più grandi vini italiani, riporta al centro una caratteristica fondamentale del Sangiovese: la sua capacità d’invecchiamento. Certi vini hanno bisogno di tempo, vanno saputi aspettare, in primis dai vignaioli. L’uscita ritardata è una scelta forte, ma doverosa, perché il Poggio al Vento – prodotto solo nelle migliori annate – dopo l’invecchiamento in grandi botti di rovere, necessita di tre anni di affinamento in bottiglia per esprimere al meglio l’eleganza e le peculiarità del Sangiovese in purezza prodotto a Montalcino”, commenta il Conte Francesco Marone Cinzano, seconda generazione della famiglia alla guida di Col d’Orcia dal 1973.
Il Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2016, che ha messo d’accordo la critica nazionale e quella internazionale, sarà protagonista nelle prossime settimane di due degli eventi più esclusivi del 2024: “Great Wines World 2024” (info: https://www.jamessuckling.com/event/great-wines-world-2024-miami/), che l’1 e il 2 marzo a Miami porta in degustazione i migliori vini dell’anno secondo James Suckling, che ha incluso il Poggio al Vento 2016 nella sua Top 100 del 2023, con 98 punti; e “Matter of Taste”, la degustazione dei migliori fine wine del mondo ospitata da “Robert Parker Wine Advocate” (info: https://winejournal.robertparker.com/matter-of-taste-2024) a Zurigo, il 2 e 3 marzo.
Col D’Orcia è una storica azienda vitivinicola di 540 ettari biologici, di cui 149 vitati, nel versante Sud del Comune di Montalcino. Di proprietà della Famiglia Marone Cinzano dal 1973, ha contribuito negli anni Ottanta all’ottenimento della Docg per il Brunello e della Doc per il Rosso di Montalcino. Dal 1992 la guida è affidata al Conte Francesco Marone Cinzano che, ricevuto il testimone dal padre Alberto, ha portato ad una crescita costante degli ettari vitati della tenuta, fino agli attuali 149, di cui 106 di Sangiovese destinato alla produzione di Brunello e Rosso di Montalcino, 7,5 di Sangiovese, 9 di Cabernet, 6 di Merlot, 2,5 di Syrah, 4 di Pinot Grigio, 3 di Chardonnay e 1 di altri vitigni a bacca rossa destinati alla produzione di Toscana Igt, e 3 di Moscadello. L’azienda produce 15 etichette certificate biologiche (Poggio al Vento Brunello di Montalcino Riserva Docg, Col d’Orcia Brunello di Montalcino Docg, Col d’Orcia Brunello di Montalcino Docg Nastagio, Olmaia Cabernet Igt Toscana, Nearco Igt Toscana, Banditella Rosso di Montalcino Doc, Rosso di Montalcino Doc, Gineprone Chianti Docg, Spezieri Igt Toscana, Ghiaie Bianche Chardonnay Igt Toscana, Pinot Grigio Igt Toscana, Pascena Moscadello di Montalcino Docg Vendemmia Tardiva, Grappa di Brunello Poggio al Vento, Grappa di Cabernet Olmaia, Grappa di Moscadello Pascena). Col d’Orcia possiede inoltre più di 5.500 piante di ulivo, alcune delle quali vantano oltre 400 anni, distribuite sulla collina che da Sant’Angelo in Colle degrada verso il fiume Orcia con una altitudine di 200/350 mt slm. Le varietà sono: Frantoio, circa il 70%, Leccino e Moraiolo.
Azienda Vinicola Col d’Orcia
Via Giuncheti
53024 Montalcino SI
Tel.: 0577 80891
www.coldorcia.it
Fletry au Vent 2022 di Grosjean: una dichiarazione d’amore nel bicchiere per brindare a San Valentino
Per brindare a San Valentino con vino dalle mille sfumature.
Il Flétry au Vent, dopo alcuni anni, torna nelle Cantine di Grosjean presentandosi come una proposta a tutto tondo e completa, capace di rappresentare la territorialità, la freschezza, la finezza e la mineralità del territorio della Valle d’Aosta.
Fletry Au Vent 2022, già la musicalità del nome francese rende romantico questo vino capace di creare un’atmosfera intima per accompagnare una cena o per un aperitivo, nel giorno più dolce dell’anno. Dal colore caldo e ambrato, inebriante al naso e seducente al palato, questo Passito è una nuova proposta dell’azienda, estremamente poliedrico nelle sue rappresentazioni e molto versatile, ideale per accompagnare moltissimi piatti, dal salato al dessert o, per essere molto up to date, per un aperitivo un po’ “diverso” e sfizioso.

È ideale, infatti, per iniziare i festeggiamenti – non sempre la solita bollicina! – da abbinare al fois gras, ma anche formaggi stagionati ed erborinati locali capaci di esaltarne la struttura e l’aromaticità e ovviamente, per finire in dolcezza, è perfetto da degustare con dessert a base di frutta o con pasticceria secca e naturalmente, con il cioccolato.
Il Flétry au Vent 2022 è un vino caratterizzato da uve stramature, che dopo diversi anni di improduttività torna in un’altra veste. Il blend, composto da Gewurtztraminer, Moscato Bianco, Pinot Gris, Petite Arvine, Amigne e Prie Blanc, non segue una proporzione precisa e presenta caratteristiche molto diverse tra loro, rappresentando il territorio montuoso nella sua interezza.
A differenza degli altri passiti della Valle d’Aosta, il Flétry au Vent si distingue per la sua bassa alcolicità, che ne aumenta la bevibilità. Dopo una selezione accurata in vigneto, le uve riposano in casse di plastica nell’ambiente del solaio per diversi mesi, raggiungendo la concentrazione ideale per esprimere al meglio la loro qualità. Il mosto fermenta e si affina in botti di legno per circa dieci mesi, prima di essere imbottigliato in piccole Renane da 375 ml. Il vino che ne deriva esprime appieno la territorialità, la freschezza, la finezza e la mineralità. Il suo residuo zuccherino esalta il frutto maturo in perfetto equilibrio con l’acidità naturale del blend.
Niente dubbi quindi quest’anno su come trascorrere San Valentino e, soprattutto, su quale “cibo degli dèi” scegliere per una serata ad alto tasso di seduzione!
GROSJEAN
La cantina valdostana è una storica realtà enoica che da sempre coniuga storia e tradizione, creatività e innovazione. Prende vita agli inizi degli anni ’60 sotto la guida di nonno Dauphin che decide di investire nell’attività vinicola e imbottiglia il proprio Ciliegiolo presentato con successo all’”Exposition des Vins du Val d’Aoste” nel 1968. Negli anni ’80 ha inizio un processo di valorizzazione dei vari vigneti di proprietà. Nel 2000 viene inaugurata la nuova cantina e nel 2011 inizia la conversione al biologico. Grosjean Vins è la prima azienda in Valle d’Aosta a compiere questo passo, quasi dieci anni in anticipo sulle altre realtà locali. Il “fattore umano”, l’amore per il proprio lavoro e per la propria terra rappresentano gli elementi fondamentali sui cui negli anni si è consolidata l’identità aziendale. Oggi a guidarla è la terza generazione, i giovani Hervé, Didier, Simon e Marco.
Con la scusa del 74° Festival della canzone italiana… tutti a Sanremo!
E vabbè… lì c’è il mare, quello blu della Liguria, Villa Ormond, con il giardino giapponese, palme e uliveto antico, la cattedrale di San Siro, del XII secolo (con la torre delle 12 campane e l’imponente crocifisso sull’altare), lo storico Casinò municipale – nell’elegante edificio Art Noveau – che comprende un bel teatro, dove, ad ascoltare bene… risuonano ancora le note delle canzoni del Festival della canzone italiana di settant’anni fa… e, nelle vicinanze, c’è la chiesa di San Salvatore che è caratterizzata dalle famose 5 cupole a cipolla e, a proposito di chiese, da visitare, ci sono anche quella russa ortodossa con la passeggiata dell’imperatrice, il santuario della Madonna della Costa e i giardini di Regina Elena…. Poi, ovviamente, c’è il teatro Ariston (lì vicino si intravede la statua di Mike Bongiorno) che, in questi giorni per via del Festival della canzone italiana, è invaso nei siti di ogni ordine e grado e ha addosso gli occhi di tutto il mondo…
Per i turisti “fai da te”, già tutto questo potrebbe bastare per “fare il pieno” e partire subito per la capitale della Riviera dei Fiori: Sanremo!
Ma ce n’è di più! Il suo centro (tra corso Matteotti e via Roma) è uno scorcio di Medioevo (risale all’anno 1000) con stradine ripide, passaggi coperti e piccole piazze (si chiama la Pigna). La città moderna, invece, si è trasformata negli ultimi anni da borgo di pescatori, in elegante centro turistico di fama mondiale, con servizi e disponibilità di prim’ordine per accogliere visitatori e turisti in ogni periodo dell’anno e per intrattenerli con manifestazioni e infinite possibilità di divertimento. Alcuni esempi? Allora… mille escursioni da fare a piedi o in bicicletta, magari percorrendo l’antica strada romana e raggiungendo la Val Nervia, magari per fermarsi a Dolceacqua, magari per degustarne gli ottimi vini rossi pregiati (da assaggiare il Rossese di Dolceacqua – sempre magari – gustando la focaccia tipica e un piccolo dolce locale chiamato “michette”)… Beh, magari!
Tra gli altri siti in zona, si può visitare il castello dei Doria e camminare sul famoso ponte dipinto da Claude Monet… I turisti più “sedentari”, potranno ammirare la sfilata dei carri fioriti di “Sanremo in Fiore” e gli appassionati di sport, assistere alla Milano-Sanremo la famosa corsa ciclistica che apre la stagione delle Grandi Classiche (circa metà marzo) o al Rallye di Sanremo (ottobre) gara motoristica entrata nel mito…
Ma per vedere tanti posti, parchi, monumenti, girare per musei e sul lungomare, occorrono energie, che si possono incamerare – anche in modo molto appagante – infilando le gambe sotto ad un tavolo di una bettola, locanda, trattoria, ristorante (tutto dipende dal budget disponibile) e se c’è una certezza in quel di Sanremo, è che in qualsiasi struttura si decida di mangiare, la qualità di cibo e bevande, è sempre più che buona, ottima e in alcuni casi, eccellente; dunque, a questo punto diventa obbligatorio assaggiare almeno alcune delle più note specialità locali: il posto d’onore è per le arcinote trofie – o trenette o linguine – al pesto (e qui il pesto è religiosa tradizione e, oltre a soddisfare le papille gustative, oggi è pure approvato a pieni voti anche dalla moderna nutraceutica: il basilico e l’aglio hanno azione antibatterica e depurativa, su fegato, stomaco, intestino, rinforzano cuore e circolazione e abbassano il colesterolo, i pinoli e l’olio d’oliva sono fonte di grassi buoni e minerali preziosi per la pelle, le articolazioni e la salute in generale… Se è poco!) e per appagare il palato, da abbinare un buon Vermentino Cà du Farrà (la novità di quest’anno): paglierino chiaro, riflessi verdolini, fine, con note floreali di fiori di campo e camomilla, erbe aromatiche e sentori fruttati di pesca a polpa bianca, mandorla non tostata e mela golden; vivace, sapido, armonico e persistente. Da osare…
Ancora come primo piatto, pansoti borragine e pesto (o salsa di noci): pasta di estrazione contadina, somigliante ai ravioli nazionali, è ripiena di una sorta di spinacio selvatico; anche per questo, adattissimo un Vermentino o un Pigato. Sempre simili ai ravioli, ci sono anche i Barbagiuai: pasta ripiena di zucca, riso e formaggio (nella vicina Francia si chiamano Tourtons); buoni caldi, buoni freddi, sempre buoni!
Passando ai secondi della tradizione, ma preferiti dai “piscivori”, da menzionare il cioppino (il “ciuppin” è la zuppa di pesce del territorio) con un flûte di leggero Chardonnay, strutturato, non troppo ricco, meglio se affinato in acciaio, con lievi note di legno che con la sua tipica freschezza si armonizza col piatto. Sempre a base pesce, c’è da gustare anche lo stoccafisso brandacujun (quest’ultima non è una parolaccia… ma deriva dal fatto che una volta, gli uomini che “brandavano”, cioè mescolavano lo stoccafisso, debitamente accoppiato con le patate, col mestolo di legno in senso orario per una ventina di minuti, tenevano la pentola tra le gambe…) questo piatto può essere un secondo e anche un antipasto; si abbina al meglio con un vino non del territorio: Alma Brut Cuvée di Bellavista, bollicina favolosa della Franciacorta, un metodo classico corposo e intenso, dall’ottima sapidità e effervescenza, con profumi freschi di agrumi maturi, pere e note delicate di vaniglia e clorofilla, con una buona corrispondenza tra quanto captano il naso e gli aromi in bocca. Poi c’è la burrida (o pesce in tocchetto) piatto fondamentale della tradizione ligure: è una zuppa di pesci (grongo, cefalo, palombo, seppie, triglie, code di rospo, moscardini) tagliati a piccoli pezzi e cucinati in umido con olio di oliva, pinoli, funghi, capperi, prezzemolo e aromi vari; con la burrida si beve un Cinque Terre Costa De Campo DOC: note aromatiche mediterranee, pesca gialla matura, agrumi e fiori di campo, al palato è morbido e pieno, sapido e fresco, equilibrato e persistente. Ottimo.
Poi, invece del pesce, la carne: lo “zemin” (frattaglie di bovino o ovino o anche di pesce, tutto alla griglia) con costine di maiale ai ceci, da abbinare al principe dei vini della zona: il Rossese di Dolceacqua (detto anche solo Dolceacqua) rosso chiaro, sapido e fragrante, fruttato, con forti richiami mediterranei, di terra e di mare; in bocca poco tannico, con fondo amarognolo; particolare caratteristica la sapidità accentuata che con la buona acidità percepita, ne fanno un vino davvero molto gradevole da bere. Per palati più esigenti, o se si preferisce qualcosa di più corposo, è da considerare un Granaccia di Quiliano: colore rosso intenso, 3-4 anni di invecchiamento, vinoso, con sentori di more e di ribes, sapido e vellutato, adattissimo a piatti a base di carne, specie cacciagione. Un altro secondo, proprio della zona, è il coniglio alla sanremasca con vino rosso, pinoli e olive taggiasche (in bianco o marinato o al pomodoro) e, pur preparato con erbe aromatiche e aglio di Vessalico, è praticamente inesistente la componente speziata. Si sposa meglio con un Maggiorina (Le Piane 2016) fruttato, minerale e speziato, “uvaggio” dell’Alto Piemonte, che in questo caso è vino più pertinente di uno dei dintorni e ci sta…
Passando ai formaggi, c’è il brussu (o bruzzu): cremoso e spalmabile, ricavato dalla ricotta ovina o caprina o vaccina, dal gusto molto intenso, si mangia con il pane di Triora e, chi vuole, può abbinare “birre speciali”, quelle acide: le “Geuze”.
E la farinata? (anche fügassa o fainè o fainà, qui è la sorella di quella di Zena…) specie di tortino schiacciato di ceci (de çeixi in ligure) cotto al forno – è pleonastico ricordare che gli “autoctoni” se la godono tutte le mattine “pucciata” nel cappuccino… – e c’è anche la torta verde sanremasca, che non si può non assaggiarla… È una focaccia di pasta brisé ripiena con zucchine, bieta, pisellini o anche carciofi, ottima come antipasto, o piatto unico, anche da picnic. Tra le schiacciate degne di nota (…) la Sardenaira è senz’altro sul podio: condita con pomodoro, acciughe, olive rigorosamente taggiasche e aglio; si chiama così perché originariamente prevedeva le sardine invece delle acciughe… Con tutte, a scelta, un calice di Vermentino Golfo del Tigullio, per sapidità e alcolicità è ottimo per contrastare la grassezza dei vari ripieni, oppure un Lagrein Rosato, indicato per la spiccata acidità o, ancora, un Malvasia Parmigiano Frizzante, morbido e aromatico, ideale, questo, per tutte le “fügasse”.
Per concludere in dolcezza, c’è la Stroscia di Pietrabruna (tipico dolce povero dei dintorni di Sanremo) a base di olio, farina e zucchero, friabile, sottile e scrocchiarello, si spezza con le mani (strosciare vuol dire rompere) è un dolce De.Co. di lunghissima conservazione chiamato “Dolce dei due Santi” (San Gregorio e San Matteo) perché dura il lasso di tempo tra le due feste patronali; per la Stroscia, vino “zuccherino” (Pigato passito, ma anche un Vermentino, ottimo per “inzupparla”) per i più esigenti, un Riviera Ligure di Ponente DOC Moscato passito, aromatico, complesso, al palato dolce e armonico o, non proprio della zona, ma molto adatto è lo Sciacchetrà delle Cinque Terre: colore giallo, profumo ampio e persistente, con sentori di mela, ananas, albicocca e anice; anche da meditazione.
E come non ricordare i Baci delle Dame – ma proprio quelli di Sanremo – golosa variante al cioccolato dei classici baci di dama alle nocciole piemontesi, o di quelli di Alassio: nocciole tostate, cioccolato e cacao amaro, friabili e zuccherosi da sciogliersi in bocca, ideali da gustare con il caffè a fine pasto o per concedersi una piccola coccola durante la giornata.
Oltre ai piatti della tradizione, facendo una capatina a Sanremo, bisogna tenere in considerazione che in concomitanza con lo svolgimento del Festival (primi di febbraio) il CNA di Sanremo, con il Gruppo Morenews, sostengono il “Piatto Festival” – quest’anno con lo chef Enrico Derflingher – che delizia i fortunati assaggiatori con il Risotto Sanremo, con gambero viola e fiori di Nasturzio, consigliato con un buon Vermentino locale floreale e gentile ma sempre con personalità che bilancia l’acidità del pomodoro e la tendenza al dolce del gambero.
Allora, tutti a Sanremo e… Prosit!
I primi cinquant’anni di Arte Fiera di Bologna: mille auguri da tutto il mondo!
Fine settimana da non perdere sotto le Due Torri, quello dal 2 al 4 febbraio, nel quartiere fieristico progettato negli anni ’70 dal celebre Kenzo Tange, con nel parco antistante l’ingresso di piazza della Costituzione, la copia “monozigota” del Padiglione de L’Esprit Nouveau, progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’esposizione universale di Parigi del 1925, che quest’anno è tornata alla ribalta come particolarissimo spazio culturale. Oltretutto, proprio quest’anno, Arte Fiera – evento premium a Bologna – compie 50 anni. È un traguardo che nessun’altra esposizione d’arte italiana ha ancora tagliato e che solo un paio di altre fiere in Europa possono vantare.
Era il 1974 quando Bologna Fiere decise di presentare una piccola sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea, all’interno di quella che allora si chiamava “Fiera Campionaria”. Fu un’intuizione felice, subito confermata da un gran successo. Nella prima edizione, le gallerie erano appena 10 e oggi – 2024 – in 196, hanno fatto a gara per esserci! Sempre in tema di anniversari, è doveroso ricordare pure i 60 anni dalla morte di Giorgio Morandi, lui sì “propheta in patria” che, specie a Bologna, vede giustamente riconosciuti i propri meriti.
Allestiti dunque, i Padiglioni 25 e 26 (tra i più eleganti del quartiere fieristico bolognese) con l’intenzione di rivisitare episodi, personaggi e pubblicazioni degli indimenticati anni ’70, con l’obiettivo di emulare almeno i 50 mila visitatori dello scorso anno, stavolta sedotti dalla Main Section suddivisa, come sempre, fra arte storicizzata e contemporanea, con le sezioni curate dedicate a “Fotografia e immagini in movimento”, “Pittura XXI”, “Multipli” e “Editoria e istituzioni”, che propongono – queste ultime – opere dal libro d’artista al design d’autore.
Anche quest’anno è confermato uno degli appuntamenti più amati dal pubblico: la Art City White Night. Sabato 3febbraio apertura straordinaria fino alle ore 24 delle sedi del circuito Art City Bologna, oltre che di gallerie, spazi espositivi indipendenti, palazzi storici e negozi. Dunque Arte Fiera è anche itinerante e, installazioni e opere varie, fanno bella mostra di sé nelle principali zone della città.
Per il presidente di Bologna Fiere, Gianpiero Calzolari, grande soddisfazione per il ritorno di alcuni dei più grandi collezionisti, di espositori e delle gallerie come Lia Rumma, Laveronica, Franco Noero, Ronchini, Apalazzo Gallery, Lorenzelli Arte e Sprovieri. Compiaciuti anche il direttore artistico di Arte Fiera 2024, Simone Menegoi e Enea Righi direttore operativo, nel notare gli sguardi e i sussulti di interesse del pubblico a spasso negli spazi fieristici durante il primo giorno di apertura – pur con l’incomprensibile possibilità di accedere ai padiglioni solo dalle ore 12 il venerdì e dalle ore 11 il sabato (?) con la gente davanti all’entrata fin dalle 9 e mezzo… – e paghi pure per il notevole interesse riscontrato dai presenti per la nuova sezione dedicata agli investitori minori, quelli dal portafogli meno gonfio, importante questa sezione per una mostra-mercato che incensa un’opera del maestro reggino Umberto Boccioni esponente di spicco del futurismo (dal valore di qualche milione di euro) o di Domenico Gnoli (romano, è stato pittore, illustratore e scenografo) famoso per la sua pittura novecentesca che riesce ad essere moderna pur essendo legata alla classicità, che vede esposta forse l’opera con il prezzo più alto di tutta la manifestazione.
Ancora tra gli artisti presenti, tra i padiglioni 25 e 26, da non perdere Daniela Ortiz, artista peruviana, che presenta “Tiro al Blanco”, un’installazione che critica l’egemonia del Nord sul Sud; l’uruguaiano Pablo Atchugarry (o charrúa come dice chi parla ricercato…) figlio d’arte, è l’artista nazionale dell’Uruguay, che però si divide tra Lecco e Manantiales, dove è titolare della più grande Fondazione del suo paese. Atchugarry è conosciuto per le opere astratte come il “Bronzo con vernice per automobile”, esposto dalla Galleria di Stefano Contini e l’“Opera senza titolo” in marmo di Carrara, proposta dalla Galleria Tonelli; poi la bolognese Sabrina Mezzaqui, presenta tramite la Galleria Massimo Minini di Brescia, le sue300 cartoline degli anni ’60 – ’70 trovate dai tabaccai, a cui ha “forato le finestre” per fare passare la luce da dietro.
Andando oltre si incontra lo spazio di Maurizio Cattelan (ricordato anche per essersi “infiltrato” nel 1991 proprio ad Arte Fiera con uno “stand abusivo”…). Stavolta l’artista padovano presenta il progetto espositivo “Because”, opera ambigua che parla di colpa e punizione resa possibile da Mutina, azienda modenese di design d’interni in ceramica, e propone anche un quadro nero “Untitled” del 1999, con una specie di “Z” (che ricorda i tagli di Lucio Fontana) e ancora “It” del 2023, un gatto in marmo nero del Belgio rivolto verso il muro.
Da non perdere, ancora le opere mobili di Canemorto, l’installazione di Meredith Monk, compositrice, cantante, regista, coreografa e danzatrice statunitense e specialmente tutti i lavori premiati durante Arte Fiera 2024:
le prime edizioni: il Premio BPER è andato a Stefania Galegati, rappresentata da Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, con l’opera isola #49, 2021; il Premio Officina Arte Ducati è stato assegnato ad Alberto Tadiello, rappresentato da Umberto di Marino, con l’opera Ossicodone 2, 2020; il Premio Marval Collection è stato assegnato a Guilherme Almeida, rappresentato da Ribot, con le opere Destruiçao dos Mercados, Tasha e Tracie, 2021 e Destruiçao dos Mercados, Jorge Aragao, 2021-2022.
Due le nuove opere che entreranno a far parte delle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici Bologna, grazie al sostegno del TRUST per l’Arte Contemporanea: Photomatic d’Italia, 1973-74 di Franco Vaccari (Modena, 1936) rappresentato dalla Galleria Mazzoli e Senza Titolo #15, 2023 di Chiara Camoni (Piacenza, 1974), rappresentata da SpazioA.
A rendere ancor più speciali i 50 anni di Arte Fiera, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha dedicato un “annullo filatelico”, con l’emissione di un francobollo, regolarmente riconosciuto e valido a tutti gli effetti, per la gioia degli amministratori di Bologna Fiere, degli organizzatori della manifestazione e di appassionati filatelici e marcofili. La grafica del francobollo riproduce un momento della Fiera bolognese durante la seconda edizione, quella del 1975, con impressi, gli stand e il logo della manifestazione. Un’operazione del genere, fa acquisire ulteriore valore all’evento, diverso e intrinseco: quello storico, culturale e affettivo della kermesse della creatività e dell’investimento in bellezza, ormai, a ragion veduta, la più famosa.
Complimenti!
Biglietto giornaliero intero a 27,00 euro. Ragazzi fino ai 10 anni compresi, ingresso gratuito e per sconti e agevolazioni, per visite guidate, consultare il sito https://www.artefiera.it/visitatori/informazioni-generali/783.html?FROM=site
artefiera@bolognafiere.it
150ima edizione del Carnevale Storico Persicetano, assolutamente da vedere (perché non lo si può solo raccontare!)
Dopo i famosi carnevali di Nizza (Francia) Panaji (India) Notting Hill Carnival (Londra, Regno Unito) New Orleans (USA) Port of Spain (Trinidad e Tobago) Quebec Winter Carnival (Canada) Colonia (Germania) Santa Cruz de Tenerife (Spagna) Rio de Janeiro (Brasile) quelli italiani, non sono da meno: Venezia, Viareggio, Fano, Putignano, Ronciglione, Mamoiada, quello “asburgico” di Madonna di Campiglio, quello “della battaglia con le arance” di Ivrea e ancora i nostri Cento – carnevale d’Europa – e il Carnevale storico di San Giovanni in Persiceto! Quest’anno, quest’ultimo, compie 150 anni e le sue sfilate si svolgeranno nelle domeniche 4, 11 e 18 febbraio con i tradizionali carri e gli spettacoli vari (“spillo” in primis…).
Il programma è stato presentato a Bologna da Andrea Angiolini, presidente dell’Associazione Carnevale Persiceto, da Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e da Stefano Bicocchi – in arte Vito– attore d’origine persicetana, ben noto sugli schermi televisivi.Il programma è stato presentato a Bologna da Andrea Angiolini, presidente dell’Associazione Carnevale Persiceto, da Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e da Stefano Bicocchi – in arte Vito – attore d’origine persicetana, ben noto sugli schermi televisivi.
Il centro storico di San Giovanni in Persiceto ospiterà la 150a edizione della manifestazione, nata nel lontano1874 e la centralissima piazza del Popolo diventerà il palcoscenico dello spettacolo degli “Spilli”, elemento unico e caratterizzante del carnevale persicetano (Spéll in lingua locale è il rituale in cui i carri allegorici eseguono una trasformazione della loro struttura a fini narrativi, mediante più o meno complessi meccanismi scenici). In effetti, durante il c.d. “Spillo” il carro si fa palcoscenico e racconta una storia, trasformandosi e rivelando cose nascoste al suo interno; la piazza diventa così teatro e la sfilata rappresentazione, regalando ai presenti emozioni e tanti piccoli doni! Nella piazza del Popolo è montata una tribuna numerata per 600 spettatori (a pagamento) mentre tutto l’accesso ai corsi mascherati è gratuito.
Nelle tre domeniche sfileranno dieci carri allegorici che eseguiranno i famosi “Spilli” e nell’ultima, il 18 febbraio, avverranno le premiazioni.
Oltre alle sfilate e alla magia dello “Spillo”, i visitatori potranno anche visitare tante rassegne, tra cui la “mostra diffusa” unica nel suo genere: “Trenta, Trenta, Trenta” – trenta installazioni, trenta storie e trenta luoghi – (titolo che richiama il massimo dei punteggi che i carri allegorici possono ottenere dai tre giurati); con la mostra “Le sottilissime matite di Bertoldo”, opere di umorismo e satira di disegnatori e fumettisti italiani e internazionali (curata da Giorgio Franzaroli) dedicata a Bertoldo, personaggio “stella” del Carnevale Persicetano (contadino dalle scarpe grosse e il cervello fino… col figlio Bertoldino e la madre Marcolfa, sono figure immaginarie create dallo scrittore Giulio Cesare Croce (1550-1609) che visse proprio a San Giovanni) e la mostra “Cronache del Carnevale” in Municipio, con esposti documenti e racconti citati nel libro “Cronache del Carnevale, Feste e Corsi Mascherati a Persiceto 1874-1940” di Pierangelo Pancaldi e Paolo Balbarini.
Nell’ambito dell’evento, sarà presentato anche il libro “Dal villano al sovrano. La maschera di Bertoldo al Carnevale Storico Persicetano” di Enrico Papa e Wolfango, edito da Minerva.
Non mancheranno infine tante visite guidate ai vari laboratori, momenti ludici e all’irresistibile tipico “street food”. Il Carnevale di San Giovanni in Persiceto è membro di Carnevalia, Associazione nazionale Carnevali storici e, dato lo straordinario successo che riscuote ogni anno, è nel futuro prossimo, prevista la sua candidatura all’Unesco come patrimonio culturale immateriale (!)
(articolo a cura di Cesare Spagna)
Papa Francesco ha incontrato il mondo del vino: tanti i produttori delle principali cantine italiane di ogni regione presenti
“La viticoltura comporta un’infinità di competenze, solo in parte trasmissibili in modo tecnico, “scolastico”, spesso invece legate alla condivisione di una sapienza pratica, di vita, a un’esperienza specifica da acquisire sul campo”. Questo ha detto il Papa salutando i partecipanti al convegno organizzato da Vinitaly su “L’economia di Francesco e il mondo del vino italiano”. Il Pontefice li ha ricevuti nella Sala del Concistoro.
«Se il rispetto e l’umanità valgono nell’uso della terra,
sono ancora più decisivi nella gestione del lavoro,
nella tutela delle persone e nel consumo dei prodotti».
“Cari fratelli e sorelle… buongiorno…”
Così – come sempre comincia i suoi discorsi – il Papa ha salutato gli intervenuti:
“… Per numero di aziende coinvolte, qualità di produzione e impatto occupazionale, la vostra è certamente una realtà significativa, sia sulla scena vinicola italiana che internazionale ed è dunque bene che vi ritroviate a riflettere insieme sugli aspetti etici e sulle responsabilità morali che tutto ciò comporta e che in questo traiate ispirazione dal Poverello di Assisi – e continuando – Le linee fondamentali su cui avete scelto di muovervi — attenzione all’ambiente, al lavoro e a sane abitudini di consumo — indicano un atteggiamento incentrato sul rispetto, a vari livelli. E il rispetto, nel vostro lavoro, è certamente fondamentale: per un prodotto di qualità, infatti, non basta l’applicazione di tecniche industriali e di logiche commerciali; la terra, la vite, i processi di coltivazione, fermentazione e stagionatura richiedono costanza, richiedono attenzione e richiedono pazienza. La sacra Scrittura stessa parla di questi temi. Viene in mente la Lettera di Giacomo, che dice: «Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5, 7) – ancora Papa Francesco – E penso soprattutto a Gesù, il quale, nell’ultima immagine che lascia ai suoi discepoli, parla del Padre come di un agricoltore, che si prende cura della vite, potandola e facendo così in modo che porti buon frutto (cfr. Gv 15, 1-6).
Rispetto, costanza e capacità di portare frutto: sono messaggi preziosi per l’anima, che ben si apprendono dai ritmi della natura, dai vitigni e dalla lavorazione. Essa comporta un’infinità di competenze, solo in parte trasmissibili in modo tecnico, “scolastico”, spesso invece legate alla condivisione di una sapienza pratica, di vita, a un’esperienza specifica da acquisire sul campo, in modo tanto più proficuo, quanto più ci si lascia coinvolgere dalla dimensione umana di ciò che si fa. Il Pontefice ha poi toccato argomenti quali la gestione del lavoro, la tutela delle persone, i prodotti, l’ambiente e ha così chiosato:
“Cari amici, il vino, la terra, l’abilità agricola e l’attività imprenditoriale sono doni di Dio, ma non dimentichiamo che il Creatore li ha affidati a noi, alla nostra sensibilità e alla nostra onestà, perché ne facciamo, come dice la Scrittura, una vera fonte di gioia per «il cuore dell’uomo» (cfr. Sal 104, 15), e di ogni uomo, non solo di quelli che hanno più possibilità. Grazie allora per aver scelto di ispirare la vostra attività a sentimenti di concordia, aiuto ai più deboli e rispetto per il creato, sull’esempio di Francesco di Assisi. In lui vi benedico e vi auguro, nel suo stile, “pace e bene”.
A commento dello straordinario evento, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo si è espresso considerando che nell’udienza, Papa Francesco, ha coinvolto i principali protagonisti di Vinitaly – comparto che più di altri esprime un forte legame con le origini culturali dei produttori di vino, delle cantine e dei distributori dello stesso – e ha reso omaggio al vino come dono di Dio, simbolo di tradizione e di un sistema economico sostenibile, dal punto di vista sociale e ambientale, sempre all’insegna di una convivialità che unisce tutti.
Canazei in val di Fassa: lingua e tradizioni ladine che si ritrovano anche nella sua gastronomia
Circondata dalle vette dolomitiche del Sassolungo, del gruppo Sella e della Marmolada è un paradiso, per sciatori e non…
Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai – è andato a verificare di persona:
Circondata dallo scenario unico delle Dolomiti, patrimonio Unesco dal 2009, Canazei si offre agli appassionati dello sci alpino e sport invernali, gioiello turistico della val di Fassa è una delle undici stazioni del Dolomiti Superski (il maggiore comprensorio sciistico d’Italia, nato nel 1974 ed esteso su un’area di circa 3.000 km² del Triveneto, comprendente gran parte delle piste da sci invernali delle Dolomiti, per un totale di 1.246 km di piste suddivise in 12 diverse zone sciistiche) autentico paradiso per chi ama il “bianco” dove tutto è da scoprire.
Alcuni sciatori interpellati:
“Le piste sono belle, la neve è bellissima” – “Qui tutto è bellissimo!” – “Si sta tranquilli, no, è proprio bello…” – “Gente ce n’è ma si sta proprio benissimo, si sta alla grande!” – “Everything beautiful!”
Paolo Grigolli – direttore Azienda per il turismo della val di Fassa – “Abbiamo lo sci alpino, lo ski alp, la possibilità di andare a fare tante passeggiate belle, oltre lo sci nordico, siamo la patria della Marcialonga…”
Fronte dei prezzi: si cerca di essere il più possibile inclusivi:
“Abbiamo nuove offerte che vanno a ruolino di marcia – è sempre Paolo Grigolli che parla – quando avremo la bellissima iniziativa “26° Dolomiti free jazz” il festival di musica jazz – dall’8 al 17 marzo p.v. -proprio sulle piste di sci (10 giorni di festival, 67 musicisti, 22 location, 24 concerti nelle valli di Fassa, Fiemme e Cembra, per vivere le emozioni della “black music” circondati dalle Dolomiti, in un rifugio in quota, davanti ad un aperitivo in un locale, in teatro o nelle piazze).
Sulla stessa lunghezza d’onda anche le scuole sci:
“Un leggero aumento dei prezzi è stato indispensabile per adeguarsi – è Dino Davarda, direttore scuola di sci Canazei-Marmolada – Siamo riusciti però a contenerlo tra il 5 e l’8% –
Che tipo di clientela avete? – chiede Farnè a Davarda
“Lavoriamo per le famiglie, lavoriamo con coppie, tanto con i bambini, lavoriamo anche con turisti stranieri, non solo europei, ma anche extra europei…”.
A valle, il paese Canazei, elegante, ordinato, con un ricco dopo sci e una grande tradizione sul versante dell’ospitalità: oltre 200 le strutture ricettive che d’inverno non fanno fatica a riempirsi…
“La nostra clientela fidelizzata è italiana – intercala l’albergatore Walter Nicolodi – Ma da tempo abbiamo adottato una politica di internalizzazione che comprende una clientela europea, soprattutto del nord Europa, ma anche dall’America e dall’Oriente.”
“Qual è il periodo medio di permanenza?” – chiede Farnè a Nicolodi –
“Sono tre o quattro giorni, pero con la clientela internazionale raggiungiamo la settimana…”
Con i suoi 1465 metri di altitudine, Canazei è uno dei 30 comuni più alti d’Italia, zona ladina, gelosa delle proprie tradizioni: lingua, usi e costumi, e anche la cucina ne è parte integrante con i suoi sapori che vengono da lontano.
Farnè intervista lo chef Marco Mondinini:
“I piatti sono realizzati seguendo le ricette della tradizione: in particolar modo presentiamo un bocconcino di capriolo al vino rosso con bacche di ginepro che serviamo con polenta di Storo (la “Farina Gialla di Storo” è facilmente riconoscibile dal colore: i chicchi delle pannocchie da cui deriva contengono sfumature rosse ben distinguibili. E la sua storia è antica: si dice che il granturco sia arrivato in Trentino nel secolo XVII) e non può mancare un tris di canederli al burro e salvia – bales da cioce, in ladino – con del porro fritto e dello speck croccante e per chiudere in dolcezza, un genuino strudel… (rotolo di pasta ripieno di mele uvetta, pinoli e cannella, dolce tipico del Trentino, ma originario della Turchia)…”
“Sono tutti piatti a chilometri zero… – sottolinea Farnè – Con quale vino li accompagniamo? –
Questi piatti li accompagnamo con un Teroldego, che è un vino rosso della valle dell’Adige (vino da vitigni coltivati nel Trentino, zona di Campo Rotaliano, è rosso rubino intenso, con leggere sfumature granata, che al naso esprime la generosità di tutte le sue tonalità, dalle note di piccoli frutti, fino ai sentori speziati, per arrivare agli aromi di mandorla, tabacco e liquirizia).
Buone vacanze a Canazei!
Info e contatti:
Ufficio turistico Canazei
Piaz G. Marconi, 5 Canazei (TN)
+39 0462 609600
+39 0462 609500
www.fassa.com
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
La "Tenuta del Monsignore" è la terza cantina più antica del mondo
- Servizio di Nicola Zanarini (inviato TGR Emilia Romagna) con interviste a Sandro e Nicoletta Bacchini, titolari della cantina Tenuta del Monsignore)
Cominciarono a produrre vino a San Giovanni in Marignano (RN) nel 1385: ora sono alla diciottesima generazione di vignaioli e quindi, guidano la “Tenuta del Monsignore” da oltre seicento anni!
E’ dunque attiva da sei secoli sulle colline tra la Romagna e le Marche, la terza cantina più antica del mondo: è la Tenuta del Monsignore in San Giovanni in Marignano che si estende su circa 135 ettari, di cui circa 85 a vigneti e 13 a oliveti, tutti coltivati dalla storica famiglia Bacchini che lasciò Firenze durante la faida tra Guelfi e Ghibellini e si trasferì appunto in Romagna, cominciando a produrre vino alla fine del 1300, come è certificato dal registro delle imprese storiche.
Sandro Bacchini incarna la diciottesima generazione di vignaioli, una tradizione secolare che la figlia Nicoletta sta proseguendo e che i nipoti avranno la possibilità e la responsabilità di tramandare ulteriormente.
“Il vino nella nostra famiglia è nato nel 1385 – è Sandro Bacchini che parla – quando un mio antenato ha comprato un vigneto e ha cominciato a produrre vino. Siamo nati come piccola azienda – continua Bacchini – che produceva tutti i beni che servivano per la famiglia e vendeva quelli che eccedevano…”
Si chiama Tenuta del Monsignore perché nell’800 Francesco Bacchini, vescovo di Terni elesse la struttura romagnola a sua dimora di campagna, cambiando il nome da azienda agricola di famiglia in, appunto “Tenuta del Monsignore” che oggi produce anche grappa e olio di oliva di alta qualità, oltre, ovviamente ad una vasta gamma di vini bianchi, rossi e rosé.
“Produciamo varie tipologie di vini – spiega Nicoletta Bacchini – il nostro punto forte è il rosso, il “Mon Bac” che sarebbe “Monsignor Bacchini”, lo zio del mio bisnonno che era vescovo alla metà nella 1800, quindi abbiamo fatto questo barricato, corposo e strutturato nel 2010 che è Cabernet, Sangiovese e Merlot.
Tenuta del Monsignore
Via Patarino 154
San Giovanni in Marignano (RN)
Tel. 0541 955128
bacco@tenutadelmonsignore.com
ORARI
lunedì – venerdì: 08.00 – 12.00 / 14.30 – 18.30
sabato: 08.00 – 12.00 / 15.00 – 18.30
domenica: chiuso
(Nicola Zanarini – Rai Tg3 Emilia Romagna)
Pesaro capitale della cultura 2024: un anno di eventi straordinari!
Il profumo del mare si mescola a quello della storia: non solo spiaggia, echi di vacanze balneari, ma anche cultura, tanta cultura! Un po’ marchigiana un po’ romagnola, città di frontiera, circa cento mila abitanti… Le origini di Pesaro risalgono all’età del ferro, il suo sviluppo come centro urbano al tempo in cui diventa colonia romana, ma la sua vera età dell’oro è quella del rinascimento che le ha lasciato in eredità tracce preziose come il Palazzo ducale fatto erigere da Alessandro Sforza e la Villa imperiale che dal colle di san Bartolo domina la città. Degli edifici religiosi, il più significativo è la cattedrale di santa Maria Assunta, esempio pregiato di architettura romanico gotica; di grande interesse sono anche i musei civici che ospitano la pinacoteca: scrigni di tesori d’arte dove spicca la così detta “Pala di Pesaro” di Giovanni Bellini. L’arte contemporanea è invece sublimata dalla “Sfera grande” di Pomodoro: imponente sfera di bronzo realizzata dall’artista Arnaldo Pomodoro. Tante facce di un unico prisma: “Città della musica Unesco”, nel nome del suo figlio illustre Gioacchino Rossini, ma anche “Città dei giovani 2022”, “Città dello sport 2017” e “Città delle biciclette” grazie ad una ciclabilità urbana di fama internazionale. Ritmi “slow”, qualità della vita, Pesaro non si ferma e oggi il suo palmares si arricchisce di un altro importante riconoscimento: “Capitale italiana della cultura”, un lungo viaggio che durerà per tutto il 2024!
Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai – ha intervistato Matteo Ricci, sindaco di Pesaro:
“Un grande investimento, uno sforzo notevole, avete investito 5 milioni di euro, dunque obiettivo centrato per Pesaro, ma anche una grande opportunità…”
Sì, una grande opportunità per Pesaro e per le città medie come noi che vogliono costruire il loro sviluppo sulla cultura e sulla bellezza per rendere l’Italia più competitiva. E’ una grande opportunità per tutto il territorio, perché ogni settimana ogni comune della provincia sarà “Capitale italiana della cultura”, è una grande sfida culturale perché terremo insieme ambiente, cultura e pace, il titolo del nostro dossier “La natura della cultura” e quindi sarà anche una grande occasione per toccare i temi più sensibili della nostra era.”
“Protagonisti per tutto il 2024, l’ha appena ricordato, sarà un impegno diffuso, non solo Pesaro città…”
“Sì, per tutti i comuni della provincia… E’ una grande opportunità per la regione Marche, perchè è la prima volta che capita a una città marchigiana, ma è anche un’opportunità per questa rete di città medie – con Matera, con Parma, con Mantova – che abbiamo cominciato a costruire per rendere l’Italia più competitiva per i prossimi anni!”
Pesaro capitale della cultura è un successo che viene da lontano, frutto di un grande impegno sostenuto e coordinato dalla “Fondazione Pesaro 2024”. Farnè ha colto l’occasione per una breve intervista anche a Silvano Straccini, il direttore della Fondazione:
“Direttore, la cultura ha mille sfaccettature, voi in particolare su cosa puntate, qual è il vostro target?”
“Il target naturalmente è quello più ampio possibile, con un programma che conta più di mille eventi, ce n’è per tutti i gusti, soprattutto 330 nuovi eventi che Pesaro ospiterà e in più i 250 eventi che ciascun comune, in questo lunghissimo 2024, accompagnerà questo palinsesto. La produzione è stata condivisa con tantissimi cittadini – più di 1400 – ragazzi coinvolti in questa progettazione, ragazzi che naturalmente affrontano i temi della sostenibilità, dell’inclusione, quindi una cultura contemporanea e adatta a tutti.”
“Come abbiamo sentito, è un ricco calendario di eventi che abbraccerà tutto il 2024… Dottor Straccini, quali sono gli appuntamenti da cerchiare in rosso?”
“Naturalmente sono tantissimi: per categoria sono i festival che fanno grande Pesaro: il “Rossini opera festival”, il “Festival internazionale del cinema” e un nuovo festival a Pesaro che è il “Kum festival” di Massimo Recalcati, che da Ancona, quest’anno farà tappa proprio da noi a Pesaro… E soprattutto gli eventi internazionali, naturalmente Marina Abramović e alcune prime internazionali che vedranno artisti come Dana Rosengård dello Studio omonimo e Kagàmi che proporrà Riūichi Sakamoto, come concerto digitale.”
Da non dimenticare sapori e ricette: in fondo anche la gastronomia è un’arte che appartiene a pieno titolo al patrimonio culturale di un territorio.
“I piatti tipici della tradizione pesarese sono i Passatelli, che nascono in brodo ma che negli ultimi anni vengono fatti anche asciutti – è il ristoratore William Petroccione che spiega – “Noi li proponiamo con i funghi porcini freschi, salsiccia, formaggio di fossa, qua della zona e olio extravergine, sempre della zona.” – e ancora lui – “Esclusiva pesarese la pizza Rossini: è una pizza Margherita, dunque pomodoro e mozzarella, con uovo sodo e maionese. Il tutto accompagnato da un buon Sangiovese dei colli pesaresi… (da vitigni che rientrano nella composizione del vino Colli Pesaresi DOC rosso sono: Sangiovese min. 70% e altri; alla vista è rosso rubino tendente al granato, al naso ampio di frutta rossa matura, in sfumature anche cotta, marasca, mora, ciliegia, fiori rosa sotto spirito, speziato vaniglia, tabacco, cuoio e cannella, note ematiche e terrose.”
Concluse le interviste, Antonio Farnè chiosa: “Dunque un programma davvero interessante come abbiamo sentito: la città di Pesaro è pronta ad affrontare quello che qui, su questo territorio, tutti considerano una grande opportunità di crescita e di sviluppo. Si stima infatti, un incremento delle presenze turistiche fino all’80%… Insomma, numeri e prospettive davvero importanti!”
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
Dopo i pranzi delle feste, ci vogliono le "passeggiate detox"
Per tutti, cinque rigeneranti camminate – in Emilia Romagna – per smaltire gli impegnativi pranzi di Natale, di Santo Stefano e delle feste comandate. Muoversi è tutto quello che serve per rimettersi in sesto dopo la tradizionale maratona di tortellini e panettone. L’Emilia Romagna è ricca di angoli di pace e di bellezza, perfetti per una passeggiata detox da godersi anche insieme al resto della famiglia – Dalla Pietra di Bismantova (RE), alla classica salita a San Luca a Bologna, dal magico Argine degli Dei sul Delta del Po (FE), alla romantica “palata” a Porto Corsini (RA), fino a una camminata di arte e di cultura come il tour sui luoghi del cuore di Fellini a Rimini.
Se a Natale e Santo Stefano i bis (e i tris) di cappelletti, tortellini o anolini in brodo e di panettone farcito hanno “lasciato il segno”, una volta passato il primo round di libagioni non c’è nulla di meglio di una bella passeggiata detox circondati dalla natura per fugare i sensi di colpa e rimettersi in sesto. Ecco dunque cinque proposte infallibili, per centrare questo obiettivo, camminando a ritmo lento in mezzo alla bellezza e alla pace. Tutto quello che serve è lo sforzo per alzarsi dal divano e mettersi le scarpe o scarponcini. Tutte le camminate sono facili e non lunghe. Dalla Pietra di Bismantova (Re) alla classica salita a San Luca a Bologna, dal magico Argine degli Dei sul Delta del Po (Fe) alla romantica “palata” a Porto Corsini, fino a una camminata “cinematografica”, come il tour sui luoghi del cuore di Fellini a Rimini.
Reggio Emilia: alla Pietra di Bismantova (30 minuti + 30 minuti)
Per chi ama i paesaggi di montagna, la proposta è la camminata in salita, ma facile, alla Pietra di Bismantova (1040 metri), nel Parco Nazionale Tosco Emiliano. Per la sua forma bizzarra che richiama una grande prua di nave, è stata luogo sacro di meditazione per i Celti, centro di spiritualità per i monaci eremiti, meta di scalatori da tutt’Europa. Dante l’ha evocata nella Divina Commedia come la montagna del Purgatorio. Si può partire da Castelnovo Monti, borgo a 40 km da Reggio Emilia. In piazzale Dante Alighieri si prende il sentiero Cai 697 fra roverelle, carpini e ginepri. Sul percorso si incontrano un santuario e un eremo benedettino (1617). C’è un acero di 300 anni, inglobato sul sagrato: le radici affondano nei locali sottostanti il santuario stesso. Arrivati quasi in cima, serve attenzione perché gli ultimi 10 metri sono a gradoni e in questo periodo potrebbero essere bagnati. Ci sono corde alle quali assicurarsi, ma sono necessari gli scarponi da trekking. In vetta il panorama è magnifico.
La Pietra di Bismantova | Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
A Bologna un super classico: la salita a San Luca (30 minuti + 30 minuti)
C’è tanto verde a Bologna e non mancano i percorsi per camminare e ossigenarsi, ma la passeggiata classica dei bolognesi dopo Natale è San Luca (San Lócca in bolognese). Un percorso che suscita emozioni in ogni periodo dell’anno. Si parte dall’ Arco del Meloncello e si imbocca subito il famoso portico (Patrimonio Mondiale Unesco) che sale a tornanti fino al Santuario dedicato al culto cattolico mariano che si eleva sul colle della Guardia,. Si incontra il mondo, salendo i gradini per San Luca: sportivi di corsa, famiglie con bambini nei marsupi, giovanissimi, signore di una certa età, gente che chiacchiera e gente che sgrana il rosario. Si percorre una serie di 350 archi per circa 2.2 km. Ogni venti arcate, ecco una delle 15 cappelle dei Misteri del Rosario e i vari stemmi delle famiglie e confraternite che parteciparono alla costruzione. Dopo circa 30 minuti di salita, in cima al colle, uno sperone in parte boschivo a 280m s.l.m. a sud-ovest del centro storico di Bologna, dove si erge il santuario; da lì, la vista su Bologna, ripaga completamente della fatica.
https://www.santuariodisanluca.it/
Ferrara: l’Argine degli Angeli sul Delta del Po (1 h. 30’ a piedi, 30’ in bici, a tratta)
L’Argine degli Angeli è una camminata magica: ci si trova a procedere passo dopo passo come sospesi, su una strada bianca, circondati da ogni parte dall’acqua delle Valli di Comacchio e dall’azzurro del cielo. È uno di quei paesaggi che si può trovare solo sul Delta del Po, il grandioso parco protetto, abitato dai fenicotteri rosa, dove il Po si divide in mille rivoli di acqua prima di gettarsi in mare. L’Argine degli Angeli, si trova a sud delle valli di Comacchio (FE), 5,4 km in piano, si può percorrere a piedi o in bicicletta (è vietato ai mezzi motorizzati). La pace è assoluta. A piedi ci si impiega circa un’ora e mezzo, in bici 30 minuti. Il tratto va dalla stazione di pesca Bellocchio, a Volta Scirocco. L’area è una rara oasi di biodiversità, popolata da numerosi volatili. A una ventina di minuti c’è la città d’acqua e di canali – Comacchio – denominata “La piccola Venezia”, con il romantico “Trepponti”.
https://www.parcodeltapo.it/it/itinerari-dettaglio.php?id_iti=6543
A Porto Corsini (Ra) una lunga “palata” sull’Adriatico fino al faro (25’ a tratta)
Le “palate” – si chiamano così in dialetto romagnolo i moli sui porti – esercitano sempre una grande attrattiva. A Porto Corsini, località sulla costa a due passi da Ravenna, ne esiste uno che sembra quasi non finire mai. È il Molo Nord, una diga foranea a protezione delle mareggiate, una striscia di terraferma che si spinge in mezzo al mare Adriatico per ben 3,5 chilometri. La passeggiata, protetta da robusti scogli, è un’abitudine quotidiana per la gente del posto. Si cammina in relax, in compagnia del rumore dell’acqua e dei gabbiani, incontrando capanni da pesca, pescatori assorti, sportivi in allenamento. Per percorrerla tutta in tranquillità fino al punto finale, dove c’è il faro, si impiegano circa 25 minuti.
https://www.turismo.ra.it/mare-natura/spiagge-ravenna/porto-corsini/
A Rimini la passeggiata d’arte sui luoghi del cuore di Fellini (1 h e 20’)
Una passeggiata a Rimini sui luoghi del cuore di Federico Fellini può essere una scelta che unisce un po’ di movimento per smaltire i pranzi delle feste, all’arte e alla cultura. A Rimini tutto parla del grande regista e i luoghi sono tanti, questo è un itinerario più contenuto, perfetto per vincere la pigrizia delle feste, senza strafare. La partenza è il bel Parco XXV Aprile, con vista sul candido Ponte di Tiberio di epoca romana e sul Borgo San Giuliano. Passato il ponte, la prima tappa, il Borgo San Giuliano, con le casine ornate dai murales felliniani, uno degli angoli più amati dal Maestro e da Giulietta Masina. Attraversando il Ponte della Resistenza si arriva alla “palata” (20 minuti) dove bighellonavano i giovani protagonisti di Amarcord. Tornando indietro si raggiunge il leggendario Grand Hotel, residenza del regista quando si fermava a Rimini. Dall’antistante Piazzale Fellini ci si dirige verso il centro, dove si respira l’atmosfera da sogno del Fellini Museum, museo diffuso composto da più spazi. Alcuni di questi si attraversano proprio in questa passeggiata: il Cinema Fulgor in Corso d’Augusto, Piazza Cavour, con il Teatro Galli, e infine il tratto conclusivo, a Castel Sismondo. I luoghi felliniani non si esauriscono qui, per completarne la scoperta, si vedano info su: http://www.federicofellini.it/
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Brinda italiano!

Tra il 31 dicembre 2023 e l’1 gennaio 2024 è il momento dell’anno in cui si fa il bilancio di quello che è successo nei dodici mesi precedenti e, soprattutto, si fa l’elenco dei buoni propositi per “L’anno che sta arrivando, che tra un anno passerà… Io mi sto preparando, è questa la novità”… (grazie Lucio).
Per molti ciò è successo proprio nella notte più festeggiata dell’anno, mentre auguravano a tutti le migliori cose, rispondendo agli sms, whatsapp e mail varie, che ricevevano in continuazione.
Noi abbiamo deciso di non proporre le solite frasi iconiche sul tema, almeno non quelle formali e nemmeno le polimorfe citazioni d’autore, ma in particolare semplicemente questo messaggio basico:
Ogni nuovo anno proviene dalla fine del precedente e così sarà anche per il prossimo…
L’importante è godersi i momenti migliori e… uscirne vivi!
Brindiamo (italiano) con Voi al 2024!
Auguri Auguri Auguri!

Verona: dall’arena al balcone di Giulietta e Romeo, fino al “bollito” con la Pearà abbinato al Valpolicella Classico Superiore
Con l’inviato del Tg2 Rai, Antonio Farnè, siamo andati a Verona, città d’arte, nei giorni di poco precedenti il Natale…
E’ forse il balcone più famoso al mondo reso immortale da William Shakespeare e dai tanti turisti con il naso all’insù:
“E’ qui per il richiamo di Giulietta e Romeo?” – “Si, è una tappa obbligata…” – “Siamo qui per visitare la casa…” –

Verona (curiosa l’etimologia: Brenno, mitico capo gallico acerrimo nemico dei romani, decise di fondarla con il nome “Vae Roma” (tradotto dal latino, “maledetta Roma”) proprio in sfida alla capitale; col tempo divenne Verona, oggi la città degli innamorati, ma anche della lirica e del bel canto, nel suo tempio (l’arena) che è facile immaginare gremita al tempo degli antichi romani:
“E’ di una grandezza incredibile… grande stupore e ammirazione!” – “E’ una meraviglia! Una vera meraviglia!” – “Bella, bella e maestosa!” –
“Davvero emozionante stare qui!” –
Dall’anno 2000 Verona è patrimonio dell’umanità Unesco, riconoscimento motivato dalla perfetta conservazione dei monumenti e dall’armonia con cui convivono elementi artistici di diverse epoche. Passeggiare tra palazzi, chiese e vicoli del centro, è come un viaggio dentro la storia: tappa obbligata Castelvecchio, testimone della Verona medioevale, ma anche piazza delle Erbe, consueto concerto di voci e di suoni, di colori…
“Are you from” – chiede Farnè prima a una coppia di turisti – “We are english” –
“Do you like Verona?” – “Yes, she’s beautiful” – poi a una ragazza – “Where do you come from?” – e lei – “Slovacchia…” – ancora lui – “Do you like Verona?” – “Yes it is a beautiful city!”
Verona anche città d’acqua, bagnata dall’Adige, tenuta a bada da tanti ponti edificati nei secoli, è importante attrazione turistica tanto da essere quinta provincia italiana per presenze turistiche, oltre diciassette milioni nel 2022, quest’anno punta al sorpasso…
“Il trend è positivo, ma si può sempre migliorare – asserisce convinto Giulio Cavara, presidente Federalberghi Verona – “I conti li faremo chiaramente alla fine dell’anno…” – “Qual è il periodo di permanenza medio a Verona e chi è il vostro cliente?” – “Il periodo medio è attorno alle due notti. Il cliente medio, è il cliente italiano, ma Verona è frequentata da moltissimi stranieri di area Europa, ma soprattutto degli Stati uniti… E’ molto importante che siano tornati anche gli americani”.
Per la pausa ristoro, non mancano di certo le specialità… andiamo a conoscere il piatto tipico:
“Tutte le carni bollite, unico pezzo arrosto, il prosciutto di Praga al forno – è Pietro Battistoni, noto ristoratore del centro storico che spiega – “Sono: la lingua naturale, la lingua salmistrata, il manzo, il cotechino e non può mancare la testina di vitello… Il tutto va accompagnato con una salsa tipica veronese che si chiama “Pearà” termine che vuol dire “molto pepata”… è a base di midollo di osso, pane grattugiato raffermo, brodo e una aggiunta importante di pepe”.
Nel veronese il “bollito di carni miste” con Pearà, è il piatto delle grandi feste per eccellenza. La Pearà è una salsa fatta con pane grattugiato, brodo e midollo di bue, il cui delicatissimo sapore è reso piccante con un’abbondante aggiunta di pepe nero (appena macinato). Si sciolgono in un coccio di terracotta il burro e il midollo di bue; si aggiunge il pane grattugiato e si rimesta con un mestolo in legno in modo che il pane assorba tutto il condimento. Continuando a mescolare si aggiunge il brodo bollente e si lascia cuocere per un paio d’ore a fuoco lento. A fine cottura si aggiusta di sale e si aggiunge il pepe. La salsa Pearà deve essere cremosa, quindi occorre, a seconda dei casi, più brodo o più pane grattugiato. Secondo la leggenda la ricetta fu inventata da un cuoco alla corte della regina Rosmunda, che volle alleviarle il crudele supplizio a cui venne costretta dal marito, il longobardo Re Alboino: dopo una notte di gozzoviglie nella sua reggia di Verona, Alboino bevve del vino in una coppa ottenuta dal cranio di Cunimondo – padre proprio di Rosmunda – e la costrinse ad imitarlo. Per vendicarsi, lei, gli legò la spada al fodero, così all’arrivo dei congiurati lui non poté estrarla per difendersi, soccombendo…
Un’altra salsa – in alternativa alla Pearà – molto diffusa nel veronese, sempre ottima per accompagnare le carni bollite, è il Cren. Si ricava dal rafano, una pianta erbacea perenne, le cui radici sono grattugiate e condite con aceto e sale. Da usare con cautela, perché è intingolo molto piccante.
“Carni dai sapori forti, decisi, con che vino le accompagniamo? – chiede Farnè a Battistoni – “Le accompagniamo con un Valpolicella Classico Superiore della nostra zona… E’ un vino corposo, ventiquattro mesi di invecchiamento, le uve sono le Corvina, il Corvinone e la Rondinella. Sono uve autoctone della Valpolicella…”.
Il vino Valpolicella Classico Superiore riceve la denominazione “Classico” perché prodotto nella sottozona comprendente i comuni di Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella facenti parte della Valpolicella classica; “Superiore” perché l’affinamento in botte avviene per un minimo di 12 mesi a partire dal 1º gennaio successivo alla vendemmia e il grado alcolico risulta essere al consumo superiore al 12%. Caratteristiche organolettiche: aspetto rosso granato piuttosto carico, sostenuto; aromi: frutti rossi canditi, uva spina; sapori: ottimo bouquet, vino che ha corpo, tenore di zuccheri fermentescibili pronunciato; retro-olfazione: violette; durata della persistenza degustativa: quattro secondi e poco più.
Associazione Pro Loco Verona
Verona, VR, Italia
veronaproloco@gmail.com
www.facebook.com/prolocoverona/
(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)
Il "Piatto di Federico II" allarga i confini
Il “Piatto di Federico II” allarga i confini
Prende il via il percorso dello Stupor Mundi, dove è nato, dove ha soggiornato, dove è sepolto e le sue “sperimentazioni” culinarie.
Dopo il successo delle prime due edizioni del “Piatto di Federico II” del 2021 e 2022, evento promosso dall’Assessorato alla Giostra del Comune di Monselice che ha visto il coinvolgimento della Giostra della Rocca, dell’Ascom Confcommercio e della Pro Loco di Monselice, il 2023 e l’inizio del 2024 vedono crescere ulteriormente tale iniziativa, ampliando i confini e collegandosi – attraverso una serie di incontri ed eventi – con il Comune di Jesi, dove l’imperatore Federico II è nato, con quello di Palermo dove è sepolto, e con il Comune di Altamura, l’unica città dove l’imperatore ha edificato una cattedrale.
La città euganea diventa così “protagonista” mediatica, in quanto promotrice del progetto volto a far conoscere a livello nazionale le sue numerose iniziative, come la Giostra della Rocca e gli eventi ad essa collegati, le attività enogastronomiche dei ristoranti, la valorizzazione delle tipicità.
“Il Piatto di Federico II”, ideato dal giornalista enogastroturista Maurizio Drago, viene pertanto “esportato” nei luoghi simbolo dello Stupor Mundi, promuovendo e incentivando la ristorazione del territorio, coinvolgendo i cuochi di ristoranti, trattorie, agriturismi e punti di ristoro, che si cimenteranno nella realizzazione del “Piatto” realizzato con ingredienti e prodotti in uso nel Medioevo, ai tempi dell’Imperatore.
Anche gli chef di Altamura, Jesi e Palermo si metteranno alla prova per mettere a punto invitanti ricette con i prodotti conosciuti all’epoca, ed apposite giurie, seguendo il regolamento monselicense, decreteranno i migliori Piatti. Contemporaneamente, sarà valutato anche il vino più consono per gli abbinamenti.
Queste città, infatti, hanno già suggellato un accordo di collaborazione e amicizia con Monselice, e si stanno attivando per valorizzare a loro volta il patrimonio storico, artistico, paesaggistico ed enogastronomico che le contraddistingue.
Il progetto
Il progetto “Piatto di Federico II”, voluto dall’Assessore alla Giostra, Luca Piccolo, vuole allargare i confini territoriali di Monselice e arrivare nelle città dove lo “Stupor Mundi” ha lasciato il segno. Si punta alla creazione e alla valorizzazione di nuovi piatti creati dai cuochi del territorio, incentivando la cultura enogastronomica locale.
Si inizia con la città di Jesi, nell’anconetano, dove Federico II è nato il 26 dicembre 1194. La Fondazione Federico II di Jesi collabora con Monselice già da qualche anno. Nei primi mesi del 2024 si organizzerà un importante incontro dal tema: “La nascita di Federico II, la sua storia e la valorizzazione dei prodotti e delle cucine del territorio ove l’imperatore passava”.
Si proseguirà quindi con la città di Altamura in provincia di Bari, dove lo Stupor Mundi ha realizzato la cattedrale. Qui il tema sarà legato al bello dell’architettura nel medioevo federiciano.
Per poi andare a Palermo, il capoluogo siculo che deve molto all’imperatore, dove si affronterà l’argomento: “La contaminazione del cibo. Dai paesi africani e asiatici a quelli europei: la prima “globalizzazione” ai tempi di Federico II”.
Ovviamente i cuochi e le rispettive ricette federiciane saranno i veri protagonisti delle città di riferimento e le regole che seguiranno saranno indicate dalla città di Monselice.
Le dichiarazioni
Il Sindaco del Comune di Monselice Giorgia Bedin sottolinea quanto la città euganea disponga di un primato importante essendo l’unica città del Nord Italia a possedere una cinta muraria fatta realizzare dall’imperatore Federico II. Per questo l’Amministrazione comunale promuove una serie di iniziative legate alla Giostra, compreso il Piatto di Federico II: appuntamenti importanti dedicati all’eredità federiciana nella città, che offrono lo spunto per ripercorrere la storia valorizzando anche la parte gastronomica, volta alla crescita economica e turisticadella città.
“Nell’ottica di un’evoluzione del Piatto di Federico II – dichiara l’assessore alla Giostra, Luca Piccolo – vogliamo dare valore all’iniziativa ed esportarla nelle altre regioni italiane dove ha soggiornato l’imperatore. Il format è vincente e dà lustro alle amministrazioni comunali in quanto accrescere la conoscenza del territorio, dal turismo gastronomico a quello degli eventi e dell’arte. Monselice inoltre vuole dare ulteriore sviluppo alla ristorazione coinvolgendo le attività economiche del territorio, facendosi conoscere a livello nazionale, coinvolgendo altre realtà al fine di creare il percorso di Federico II”.
Paola Signoretto, presidente del Comitato Giostra di Monselice, ha evidenziato l’enorme lavoro che il Comitato svolge nell’organizzare al meglio la kermesse che coinvolge migliaia di persone: “Da sempre momento di grande aggregazione, la Giostra della Rocca si propone come una delle manifestazioni più rappresentative della Città di Monselice ed è un’occasione privilegiata per “vivere” la storia del territorio. Anche il tassello del Piatto di Federico II è stato avviato”.
Lo storico monselicense Riccardo Ghidotti ribadisce: “L’imperatore Federico II ha concesso a Monselice la “Camera Speciale Imperiale”, significato, questo, dell’attenzione verso questo territorio. E sotto il profilo gastronomico troviamo testimonianze in Marin Sanudo, Ruzante, Bozza, Furlani, Bonatti. La tradizione tramanda piatti medievali, ad esempio, la zuppa del priarolo a base di cinque cereali (era il pasto consumato dai lavoratori delle cave di trachite), la trippa porrata a base di porro, il pollo ruspante sia arrosto che lessato, i fagioli detti Cenerini dal guscio sottile con l’occhiolino nero, i capperi delle mura di Monselice importati da Federico II dalle terre del sud, il lattonzolo degli Euganei, il fegato porrato, lo stinco di cinghiale. Per i dolci le mandorle importate da Federico II, la mostarda di Monselice, meno agra della vicentina e meno dolce della cremonese”.
Un sostegno importante viene dato dall’associazione dei commercianti di Monselice Ascom Confcommercio, presieduta da Mirta Fiocco, che sostiene “il turismo enogastronomico costituisce un elemento di vivacità per le imprese del settore, ben vengano nuove iniziative e progetti come quelli del Piatto di Federico II”.
A sua volta la Pro Loco di Monselice, attraverso le parole della presidente Maria Grazia Canazza ribadisce il ruolo dei volontari che svolgono con entusiasmo e passione le iniziative legate all’Amministrazione comunale anche nella realizzazione delle molteplici iniziative storiche, culturali e ricreative del territorio come quella del Piatto di Federico II.
“Questo progetto di comunicazione – dichiara Franca Tacconi, direttrice del Centro Studi Federiciani della Fondazione Federico II Hohenstaufen – è entusiasmante per la Fondazione perché riteniamo che sia una grande fortuna aver trovato degli interlocutori così intraprendenti e professionali. Con questo iter progettuale, infatti, credo che si possa raggiungere un’ottima e proficua sinergia sia sul piano orizzontale, in quanto sono coinvolti i settori politici, enogastronomici, sociali e culturali, sia in senso verticale perché l’obiettivo è indirizzato a promuovere i principali poli federiciani: Jesi la città di nascita, Monselice la città dove è transitato, Altamura l’unica città dove ha edificato una cattedrale, Palermo il luogo in cui è sepolto. Mi auguro, quindi, che questo sia l’avvio di un concreto percorso volto ad attrarre numerosi visitatori verso le destinazioni federiciane”.
“Oggi l’enogastronomia non è più solo sinonimo di buon cibo – afferma Federica Pagliarone, giornalista food&travel e responsabile ufficio stampa Il Piatto di Federico II – ma una vera e propria esperienza emozionale, che consente di conoscere ed apprezzare le eccellenze di un territorio, non solo dal punto di vista culinario, ma anche storico, artistico e culturale. Il cibo, infatti, è un potente veicolo di marketing territoriale per promuovere e attrarre visitatori verso le destinazioni. Cibo e turismo enogastronomico possono così diventare un binomio vincente nel rilancio dell’economia locale. Quest’unione crea infatti l’occasione per raccontare il territorio stesso con le sue peculiarità, comprendendo i luoghi anche attraverso la degustazione di prodotti tipici e di ricette storiche, della tradizione o innovative. Ed è proprio partendo da queste premesse che, su indicazione dell’assessore alla Giostra della Rocca Luca Piccolo e del Comune di Monselice (PD), da qualche mese sto lavorando assiduamente per promuovere la manifestazione “Il Piatto di Federico II” a livello nazionale, valorizzando i piatti presentati durante le due edizioni 2021 – 2022 all’interno di prestigiose trasmissioni televisive nazionali inerenti enogastronomia, cultura e turismo, come TG2 Eat Parade Rai2, GUSTO Tg5 Mediaset, MAG Italia 1, Sì Viaggiare Rai2, TGR Rai3, Geo&Geo, etc. Il tutto con l’intento di accrescere la visibilità di Monselice e dei luoghi federiciani ad essa collegati”.
Anna Maria Pellegrino, presidente dell’Associazione Italiana Foodblogger dichiara: “L’attualità di Federico II, Stupor Mundi, a distanza di oltre settecento anni dalla sua morte, si palesa nella capacità di accostare e unificare culture diverse. Come è accaduto e ancora accade alla Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, erroneamente considerata una semplice lista di ingredienti, dimenticando che è la magnifica somma di identità e culture gastronomiche differenti. Ecco che l’Imperatore, avido di sapere fin da piccolo, integrò in modo sublime i saperi ed i sapori della tradizione latino-germanica con quella siculo-mussulmana-ebraica. Grazie a lui nei primi decenni del 1300 il mangiare siciliano, assieme alla poesia, costituì la prima cultura gastronomica italiana e, citando Dante, “in quegli anni tutto ciò che gli italiani mangiavano era siciliano”. L’imperatore svevo, quindi, rese possibile la felice sintesi di tradizioni gastronomiche diverse, fondendole e mettendole in pratica, rivoluzionando così non solo il “ricettario” dell’epoca ma anche quelli a venire.
Un plauso anche a Michele Pigozzo, narratore del gusto, che dal 2021 ha seguito il percorso del piatto occupandosi del coinvolgimento dei ristoratori di Monselice, nella prospettiva di valorizzare la cucina in un’ottica di turismo territoriale.

















































































































































































































































































