Ecco il Pinot Noir Rosé 2021 della prestigiosa linea “The Wine Collection”, ultimo nato della Cantina San Michele Appiano

La collezione dei mono vitigni d’eccellenza di San Michele Appiano, nata nel 2018 dalla mente del pioneristico winemaker Hans Terzer, si arricchisce di un nuovo elegante protagonista: il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection, vino raffinato, fresco e di grande lunghezza, perfetto in abbinamento a crudità di pesce, carni bianche o come aperitivo importante.

La storia di The Wine Collection nasce, vendemmia dopo vendemmia, quando un’esclusiva selezione del raccolto veniva destinata alle premure di Hans Terzer, winemaker della Cantina San Michele Appiano, al fine di scoprire talento e longevità di ciascun monovitigno: anno dopo anno queste piccole produzioni venivano imbottigliate e consumate esclusivamente in particolari eventi e degustazioni. È nell’anno 2018 quando la Cantina decide di farne una vera e propria linea, di cui fanno parte limitatissime produzioni in purezza, ancora oggi proposta di punta della San Michele Appiano assieme alla prestigiosa linea di cuvée APPIUS. Uve selezionatissime, una nuova idea di vinificazione e un’etichetta dedicata, per vini memorabili e in grado di restituire emozioni sensoriali di prim’ordine.

Inaugurata da grandi bianchi come il Sauvignon e da rossi netti ed eleganti come il Pinot Noir Riserva, la collezione più prestigiosa della realtà vitivinicola leader in Alto Adige si arricchisce ora di una nuova e inedita etichetta, il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection. Dopo aver degustato e analizzato alcuni tra i più importanti e blasonati rosé al mondo, Hans Terzer si è detto pronto a dare la propria personale interpretazione di questa tipologia di vino di tendenza, recentemente tornata di moda. Il Rosé di San Michele Appiano nasce dalle migliori uve di Pinot Noir, dalle quali si estrae un mosto di alta qualità tramite il metodo Saignée, successivamente fermentato e affinato in tonneau. Trascorsi 12 mesi, il Pinot Noir Rosé 2021 The Wine Collection matura per un ulteriore anno sui lieviti fini, in tino d’acciaio. Alla vista si presenta di color giallo salmone brillante, mentre all’olfatto restituisce marcati sentori di frutti rossi, su tutti fragola e amarena, oltre a note di vaniglia. Al palato, infine, si presenta fresco e fruttato, oltre che di grande lunghezza e persistenza. Le caratteristiche organolettiche dell’ultimo arrivo in casa " Wine Collection" lo rendono un abbinamento versatile, capace di rendere al meglio quando accostato a raffinati piatti di pesce e crudità, ma anche quando sorseggiato in accompagnamento a portate di carne bianca. Oltre a ciò, è perfetto anche da solo, vino eccellente per un aperitivo importante.

Grazie a questa nuova etichetta, Cantina San Michele Appiano esplora nuovi territori della vinificazione, confermandosi ancora una volta realtà all’avanguardia nel panorama vitivinicolo dell’Alto Adige.

 

 

Cantina Produttori San Michele Appiano
Società Agricola Cooperativa
Via Circonvallazione 17-19
39057 Appiano sulla Strada del Vino
Tel. (+39) 0471 66 44 66
office@stmichael.it

 

 

 

 


Al Beer & Food Attraction di Rimini "Margherita" a tutto pairing con Serena Wines 1881

Il Beer & Food Attraction di Rimini è da sempre un banco di prova per le novità e quest’anno l’attenzione è indubbiamente catturata da un inedito abbinamento: pizza e vino. Margherita srl, stupisce operatori e pubblico con una vasta selezione di pizze e snack surgelati di alta qualità, insieme alle nuove basi pinsa, pizza e focaccia di ProPizza, di recente entrata in squadra, dal 18 al 20 febbraio, ospite, al Pad. C3- Stand 075, di Serena Wines 1881, eccellenza enologica veneta conosciuta a livello internazionale. Un incontro tra due eccellenze trevigiane destinato a conquistare il palato degli ospiti e confermare l’Italia come patria indiscussa della buona cucina.

Le proposte, realizzate manualmente a Fregona (TV), combinano l’artigianalità tradizionale con ingredienti di prima scelta, trasportando l’autentico sapore della pizza appena sfornata di pizzeria, per far conoscere ai visitatori e agli operatori del mondo Ho.Re.Ca. alcune delle sue deliziose farciture.

La vera sorpresa è l’introduzione di un abbinamento innovativo: non più solo birra ad accompagnare la pizza, ma il vino e non uno qualsiasi, ma le fresche bollicine di Serena Wines 1881, storica eccellenza vitivinicola del Veneto dal 1881. Questa scelta vuole dimostrare che il connubio tra pizza e vino può essere altrettanto soddisfacente e appagante di quello tradizionale con la birra. Le diverse tipologie di vino offerte da Serena Wines 1881 si sposano infatti alla perfezione con le varie proposte di pizza di Margherita: dai gusti più classici a quelli più innovativi. Questo binomio non solo esalta il sapore della pizza, ma offre anche un’esperienza culinaria completa e sofisticata, perfetta per palati desiderosi di esplorare nuove frontiere del gusto.
Eccone un assaggio:

Pizza Margherita Top , impasto Doppia Lievitazione con pomodoro, mozzarella, pomodorini, stracciatella e perle di mozzarella accompagnata da Ville D’Arfanta Conegliano Valdobbiadene DOCG Extra Brut

Salsiccia e Friarielli, impasto Doppia Lievitazione con mozzarella, salsiccia,friarielli e provolone abbinata a Serena 1881 accompagnato da
Prosecco DOC Treviso Extra Dry

Prosciutto e Mascarpone , impasto Doppia Lievitazione con pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto affumicato Praga e crema di mascarpone con l’abbinamento consigliato Soè cuvée Brut

Una partnership nata da Serena Wines 1881 e accolta con piacere da Margherita, sia in un’ottica di collaborazione tra aziende dello stesso territorio che per la condivisione dell’approccio alla qualità del prodotto, confermando che il connubio tra innovazione e tradizione può portare a risultati sorprendenti e deliziosi.

Margherita srl, nata dall’esperienza di Fabrizio Taddei e costituita nel 2001 a Fregona (TV), è immersa in un contesto ambientale incontaminato, nei pressi della maestosa foresta del Cansiglio, seconda foresta d’Italia. Il suo brand Re Pomodoro è conosciuto a livello internazionale per la qualità dei suoi prodotti. pizze e snack refrigerati e surgelati, venduti principalmente in Europa e in Italia. La preparazione della pizza è puramente artigianale: l’impasto viene tirato e condito esclusivamente a mano. A differenza di quanto avviene con il processo automatico, in questo modo si mantiene la struttura dell’impasto e si ottiene una qualità molto elevata. Insieme alla società di produzione Prodal Srl di San Donà di Piave, Italia, e alla società di distribuzione Margherita (Schweiz) AG di Spreitenbach, CH, Margherita impiega oltre 400 persone e genera un fatturato di circa 80 milioni di euro. www.margheritasrl.it

Margherita Srl
Via dell’Industria, 11
31010 Fregona (TV)
Tel. +39 0438 915081
Fax +39 0438 585715
www.margheritasrl.it


Château d’Yquem, genesi di un mito: le parole di Cinzia Benzi e le foto di Francesca Brambilla e Serena Serrani

La critica enogastronomica celebra il mito di Yquem, che ha riscritto i codici della denominazione. A impreziosire il volume, gli scatti dello studio fotografico milanese. Quella di Cinzia Benzi, storica firma di Identità Golose ed esperta conoscitrice di etichette d’Oltralpe, è da sempre una penna ispirata, intinta nel colore vivo del vino, che indaga e racconta tanto le grandi Maison quanto i piccoli vigneronitaliani e internazionali, tracciando profili puntuali ma mai didascalici delle loro produzioni.

Con Château d’Yquem, il volume monografico dedicato a una delle realtà più iconiche del panorama enologico francese (edito da Seipersei e da poco in libreria), la critica enogastronomica illustra il cammino evolutivo di una tenuta capace di produrre vini indimenticabili, dove il Tempo impone il rispetto di una tradizione ancestrale e indirizza i gesti da compiere.

Scorrendo le pagine del libro, il lettore potrà trovare nozioni più tecniche come la descrizione di vitigni e stili di vinificazione adottati, ma anche incontrare le figure chiave che ruotano attorno alla cantina, dalla tenace e visionaria fondatrice Joséphine Sauvage d’Yquem, la cui vicenda ricorda i migliori romanzi di formazione, all’attuale presidente e direttore generale Pierre Lurton, insieme all’italianissimo directeur d’exploitation Lorenzo Pasquini, che oggi ci conduce verso il futuro di Yquem.

Alla stesura del libro hanno partecipato, con le proprie riflessioni, anche colleghi del settore enogastronomico: Eleonora Cozzella, collaboratrice di Repubblica; Federico De Cesare Viola,  direttore responsabile di Food&Wine; Maddalena Fossati Dondero, direttrice responsabile de La Cucina Italiana; Andrea Grignaffini, direttore de Le guide de L’Espresso; Paolo Marchi, co-fondatore di Identità Golose; Leila Salimbeni, direttore editoriale di Spirito Divino; ma troveremo anche gli spunti del Master of Wine Gabriele Gorelli e di Massimo Bottura e Giuseppe Palmieri, rispettivamente chef patron e direttore di sala di Osteria Francescana a Modena, presso cui si è tenuta una memorabile (e riservatissima) degustazione di annate storiche di Château d’Yquem, nell’aprile 2023.

Ogni contributo è pensato per offrire all’esperto quanto al neofita una panoramica esaustiva sul mondo Yquem e i suoi segreti. Ma quando le parole non sono sufficienti…ecco entrare in scena la potenza della fotografia. Perché Château d’Yquem non è soltanto un compendio sul vino più rappresentativo del Sauternes, ma anche un libro dal forte impatto visivo.
Merito dell’obiettivo e dello sguardo di Francesca Brambilla e Serena Serrani, specialiste dello still life e del reportage fotografico e interpreti di punta della food photography italiana. Seguendo Cinzia Benzi nel suo viaggio, hanno impresso sulla pellicola immagini evocative, che ci trasportano tra i vigneti nel lento alternarsi delle stagioni, nel silenzio delle cantine dove le bottiglie riposano, tra le pietre con cui la tenuta è stata costruita. Dettagli minuti e grandi panorami dialogano in maniera equilibrata con la parola scritta, regalando al lettore un racconto altrettanto intenso e potente, fatto di luce, linee e colori.
Ad arricchire l’opera, infine, le illustrazioni di Gianluca Biscalchin, che interpreta le note di degustazione di Yquem, tratteggia alcuni dei possibili abbinamenti al vino e ci regala altri scorci della tenuta.

La vita è come la vite che cambia le foglie, produce i frutti, ma il vero valore aggiunto sono le radici ben piantate nella terra” – chiosa Cinzia Benzi a conclusione di un libro che cresce pagina dopo pagina e che ci offre un prezioso spaccato sulla genesi di un mito: quello di Château d’Yquem -.

Credits photos Desirée Sigurtà, Francesca Brambilla, Serena Serrani


Ripartono le “GrosMarket LiveLab” gli appuntamenti gratuiti e aperti a tutti i professionisti della ristorazione

Tutti i giovedì GrosMarket LiveLab, masterclass professionali dedicate a chiunque operi nella ristorazione. Queste le modalità di partecipazione: in presenza, all’interno dell’area didattica dei punti di Genova e Rivoli, oppure online, in diretta e on-demand.

Organizzate ogni giovedì, le GrosMarket LiveLab sono vere e proprie masterclass professionali gratuite – cioè brevi corsi di specializzazione (realizzati dal canale ingrosso del Gruppo Sogegross) che un ristretto numero di allievi avanzati, può seguire con il supporto e la collaborazione di figure altamente qualificate del settore – create con l’obiettivo di offrire agli operatori del Food & Beveragecanale HoReCa, momenti di condivisione e di crescita professionale, teorica e pratica, a sostegno della loro attività.

Il calendario prevede appuntamenti pensati non solo per chi opera in ristoranti e bistrot, ma dedicati anche a baristi, pizzaioli, pasticceri, ristoratori e hotelier di tutti i livelli che desiderano offrire alla propria clientela proposte culinarie originali con inediti abbinamenti di gusto: i temi spazieranno dalla Paninoteca e Hamburgeria al mondo dei dessert, passando per i segreti della panificazione, fino a un viaggio nella cucina regionale Calabra.

Ma non è tutto. In preview il primo giovedì di marzo affronterà un tema tecnico di grande attualità: “Come ottimizzare la presenza online del locale con Google My Business”. Un momento di formazione dedicato, da un lato a scoprire i segreti e le best practice per eccellere online e dall’altro, capire come l’impiego di Google My Business possa essere utile per ottimizzare la presenza digitale del locale.

“Siamo felici di poter riprendere le GrosMarket LiveLab presso i nostri punti di Genova e Rivoli. Questi appuntamenti sono per noi fonte di ispirazione e un’ulteriore occasione di dialogo aperto per affrontare le sfide e le esigenze di un settore che negli anni si è trasformato enormemente in funzione delle esigenze dei consumatori” – commenta Flavio Zago, Direttore Canale GrosMarket – “Con le aree didattiche vogliamo, non solo offrire ai professionisti momenti di formazione, ma essere per loro punto di riferimento a livello consulenziale offrendo servizi innovativi a sostegno del loro business.”

Nelle aule, infatti, è allestita una cucina professionale dotata di Forno Pizza e Cocktail Station per supportare al meglio l’attività didattica e formativa consentendo ai partecipanti di approfondire la conoscenza e l’utilizzo delle materie prime, sperimentare nuove tecniche di lavorazione e cottura e partecipare ad iniziative di show-cooking e degustazioni.

Gli appuntamenti si svolgono in presenza all’interno dell’Area Didattica nei punti vendita di Genova Sampierdarena e Rivoli (TO), con la possibilità di partecipare anche online in diretta o on-demand: il tutto per venire incontro alle esigenze di ogni tipologia di cliente, in linea con la filosofia di servizio GrosMarket.

“Crediamo fortemente nel fattore umano, nell’ascolto delle necessità e nel confronto costante per creare con i professionisti del mondo HoReCa quella sinergia in grado di migliorare continuamente il nostro approccio al mercato.” – continua Zago “Venire incontro alle esigenze di chi opera ogni giorno sul mercato affrontando temi di attualità e di interesse, facilitando loro i momenti di formazione e crescita professionale, è per noi un must. Solo grazie ad uno scambio continuo e reciproco possiamo affinare e attualizzare costantemente le nostre proposte e i nostri servizi.” 

Il programma prevede:

15 febbraio – I dessert in ristorazione: qualità e marginalità (Rivoli)

La carta dei dessert come elemento differenziante nella ristorazione, con particolare attenzione al tema del Food cost; in partnership con Debic

(15.00-17.00)

22 febbraio – Arte in farina, basi e sapori: Masterclass in panificazione e farciture (Genova)

Lo chef Rose Rolleri accompagnerà i partecipanti in un percorso immersivo tra farine, impasti, basi e condimenti; in collaborazione con Di Marco

(15.00-17.00)

29 febbraio – ‘Nduja e dintorni: un viaggio culinario tra Calabria e Nord Italia (Rivoli)

Segreti e nuove inedite idee sull’uso dell’nduja in cucina; in partnership con San Vincenzo

(15.00-17.00)

7 marzo – Come ottimizzare la presenza online del tuo locale con Google My Business (Genova)

Suggerimenti e best practice per ottimizzare la presenza digitale e la visibilità del tuo locale; in partnership con TWOW Google Partner

(15.00-17.00)

La partecipazione è gratuita, previa registrazione sul sito https://www.grosmarket.it/area-didattica-livelab/
I clienti GrosMarket avranno una priorità al momento della prenotazione

© Sogegross S.p.A.
Lungotorrente Secca, 3A, 16163 Genova
www.grosmarket.it/area-didattica-livelab


Il Brunello di Montalcino “Poggio al Vento” 2016 è al vertice della “Top 100” di Gentleman

Dalla somma dei voti delle cinque guide di riferimento del vino italiano, il Brunello Riserva di Col d’Orcia è il più premiato di Montalcino, e a marzo protagonista di due eventi esclusivi: “Great Wines World” 2024 by James Suckling e “Matter of Taste” by Robert Parker Wine Advocate

Il Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2016 conquista l’ottava posizione della “Top 100 dei vini rossi italiani” a cura di “Gentleman” il mensile di Class Editori “per gli uomini che amano la vita”. La classifica somma i voti delle cinque guide di riferimento del vino italiano: Vini d’Italia del Gambero Rosso, I vini di Veronelli, Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier. Con 481 punti, il cru di Col d’Orcia è il primo Brunello , con un’annata, la 2016, che continua a raccogliere consensi anche a distanza di tre anni dal suo arrivo sui mercati, confermando il protagonismo della denominazione italiana più amata al mondo.

Questo risultato, oltre a confermare il Poggio al Vento come una delle migliori Riserve di Brunello di Montalcino, e tra i più grandi vini italiani, riporta al centro una caratteristica fondamentale del Sangiovese: la sua capacità d’invecchiamento. Certi vini hanno bisogno di tempo, vanno saputi aspettare, in primis dai vignaioli. L’uscita ritardata è una scelta forte, ma doverosa, perché il Poggio al Vento – prodotto solo nelle migliori annate – dopo l’invecchiamento in grandi botti di rovere, necessita di tre anni di affinamento in bottiglia per esprimere al meglio l’eleganza e le peculiarità del Sangiovese in purezza prodotto a Montalcino”, commenta il Conte Francesco Marone Cinzano, seconda generazione della famiglia alla guida di Col d’Orcia dal 1973.

Il Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2016, che ha messo d’accordo la critica nazionale e quella internazionale, sarà protagonista nelle prossime settimane di due degli eventi più esclusivi del 2024: “Great Wines World 2024” (info: https://www.jamessuckling.com/event/great-wines-world-2024-miami/), che l’1 e il 2 marzo a Miami porta in degustazione i migliori vini dell’anno secondo James Suckling, che ha incluso il Poggio al Vento 2016 nella sua Top 100 del 2023, con 98 punti; e “Matter of Taste”, la degustazione dei migliori fine wine del mondo ospitata da “Robert Parker Wine Advocate” (info: https://winejournal.robertparker.com/matter-of-taste-2024) a Zurigo, il 2 e 3 marzo.

 

Col D’Orcia è una storica azienda vitivinicola di 540 ettari biologici, di cui 149 vitati, nel versante Sud del Comune di Montalcino. Di proprietà della Famiglia Marone Cinzano dal 1973, ha contribuito negli anni Ottanta all’ottenimento della Docg per il Brunello e della Doc per il Rosso di Montalcino. Dal 1992 la guida è affidata al Conte Francesco Marone Cinzano che, ricevuto il testimone dal padre Alberto, ha portato ad una crescita costante degli ettari vitati della tenuta, fino agli attuali 149, di cui 106 di Sangiovese destinato alla produzione di Brunello e Rosso di Montalcino, 7,5 di Sangiovese, 9 di Cabernet, 6 di Merlot, 2,5 di Syrah, 4 di Pinot Grigio, 3 di Chardonnay e 1 di altri vitigni a bacca rossa destinati alla produzione di Toscana Igt, e 3 di Moscadello. L’azienda produce 15 etichette certificate biologiche (Poggio al Vento Brunello di Montalcino Riserva Docg, Col d’Orcia Brunello di Montalcino Docg, Col d’Orcia Brunello di Montalcino Docg Nastagio, Olmaia Cabernet Igt Toscana, Nearco Igt Toscana, Banditella Rosso di Montalcino Doc, Rosso di Montalcino Doc, Gineprone Chianti Docg, Spezieri Igt Toscana, Ghiaie Bianche Chardonnay Igt Toscana, Pinot Grigio Igt Toscana, Pascena Moscadello di Montalcino Docg Vendemmia Tardiva, Grappa di Brunello Poggio al Vento, Grappa di Cabernet Olmaia, Grappa di Moscadello Pascena). Col d’Orcia possiede inoltre più di 5.500 piante di ulivo, alcune delle quali vantano oltre 400 anni, distribuite sulla collina che da Sant’Angelo in Colle degrada verso il fiume Orcia con una altitudine di 200/350 mt slm. Le varietà sono: Frantoio, circa il 70%, Leccino e Moraiolo.

Azienda Vinicola Col d’Orcia
Via Giuncheti
53024 Montalcino SI
Tel.: 0577 80891
www.coldorcia.it


Fletry au Vent 2022 di Grosjean: una dichiarazione d’amore nel bicchiere per brindare a San Valentino

Per brindare a San Valentino con vino dalle mille sfumature.
Il Flétry au Vent, dopo alcuni anni, torna nelle Cantine di Grosjean presentandosi come una proposta a tutto tondo e completa, capace di rappresentare la territorialità, la freschezza, la finezza e la mineralità del territorio della Valle d’Aosta.

Fletry Au Vent 2022, già la musicalità del nome francese rende romantico questo vino capace di creare un’atmosfera intima per accompagnare una cena o per un aperitivo, nel giorno più dolce dell’anno. Dal colore caldo e ambrato, inebriante al naso e seducente al palato, questo Passito è una nuova proposta dell’azienda, estremamente poliedrico nelle sue rappresentazioni e molto versatile, ideale per accompagnare moltissimi piatti, dal salato al dessert o, per essere molto up to date, per un aperitivo un po’ “diverso” e sfizioso.

È ideale, infatti, per iniziare i festeggiamenti – non sempre la solita bollicina! –  da abbinare al fois gras, ma anche formaggi stagionati ed erborinati locali capaci di esaltarne la struttura e l’aromaticità e ovviamente, per finire in dolcezza, è perfetto da degustare con dessert a base di frutta o con pasticceria secca e naturalmente, con il cioccolato.

Il Flétry au Vent 2022 è un vino caratterizzato da uve stramature, che dopo diversi anni di improduttività torna in un’altra veste. Il blend, composto da Gewurtztraminer, Moscato Bianco, Pinot Gris, Petite Arvine, Amigne e Prie Blanc, non segue una proporzione precisa e presenta caratteristiche molto diverse tra loro, rappresentando il territorio montuoso nella sua interezza.

A differenza degli altri passiti della Valle d’Aosta, il Flétry au Vent si distingue per la sua bassa alcolicità, che ne aumenta la bevibilità. Dopo una selezione accurata in vigneto, le uve riposano in casse di plastica nell’ambiente del solaio per diversi mesi, raggiungendo la concentrazione ideale per esprimere al meglio la loro qualità. Il mosto fermenta e si affina in botti di legno per circa dieci mesi, prima di essere imbottigliato in piccole Renane da 375 ml. Il vino che ne deriva esprime appieno la territorialità, la freschezza, la finezza e la mineralità. Il suo residuo zuccherino esalta il frutto maturo in perfetto equilibrio con l’acidità naturale del blend.

Niente dubbi quindi quest’anno su come trascorrere San Valentino e, soprattutto, su quale “cibo degli dèi” scegliere per una serata ad alto tasso di seduzione!

GROSJEAN

La cantina valdostana è una storica realtà enoica che da sempre coniuga storia e tradizione, creatività e innovazione.  Prende vita agli inizi degli anni ’60 sotto la guida di nonno Dauphin che decide di investire nell’attività vinicola e imbottiglia il proprio Ciliegiolo presentato con successo all’”Exposition des Vins du Val d’Aoste” nel 1968. Negli anni ’80 ha inizio un processo di valorizzazione dei vari vigneti di proprietà. Nel 2000 viene inaugurata la nuova cantina e nel 2011 inizia la conversione al biologico. Grosjean Vins è la prima azienda in Valle d’Aosta a compiere questo passo, quasi dieci anni in anticipo sulle altre realtà locali. Il “fattore umano”, l’amore per il proprio lavoro e per la propria terra rappresentano gli elementi fondamentali sui cui negli anni si è consolidata l’identità aziendale. Oggi a guidarla è la terza generazione, i giovani Hervé, Didier, Simon e Marco.


Con la scusa del 74° Festival della canzone italiana… tutti a Sanremo!

E vabbè… lì c’è il mare, quello blu della Liguria, Villa Ormond, con il giardino giapponese, palme e uliveto antico, la cattedrale di San Siro, del XII secolo (con la torre delle 12 campane e l’imponente crocifisso sull’altare), lo storico Casinò municipale – nell’elegante edificio Art Noveau – che comprende un bel teatro, dove, ad ascoltare bene… risuonano ancora le note delle canzoni del Festival della canzone italiana di settant’anni fa… e, nelle vicinanze, c’è la chiesa di San Salvatore che è caratterizzata dalle famose 5 cupole a cipolla e, a proposito di chiese, da visitare, ci sono anche quella russa ortodossa con la passeggiata dell’imperatrice, il santuario della Madonna della Costa e i giardini di Regina Elena…. Poi, ovviamente, c’è il teatro Ariston (lì vicino si intravede la statua di Mike Bongiorno) che, in questi giorni per via del Festival della canzone italiana, è invaso nei siti di ogni ordine e grado e ha addosso gli occhi di tutto il mondo…
Per i turisti “fai da te”, già tutto questo potrebbe bastare per “fare il pieno” e partire subito per la capitale della Riviera dei Fiori: Sanremo!

Ma ce n’è di più! Il suo centro (tra corso Matteotti e via Roma) è uno scorcio di Medioevo (risale all’anno 1000) con stradine ripide, passaggi coperti e piccole piazze (si chiama la Pigna). La città moderna, invece, si è trasformata negli ultimi anni da borgo di pescatori, in elegante centro turistico di fama mondiale, con servizi e disponibilità di prim’ordine per accogliere visitatori e turisti in ogni periodo dell’anno e per intrattenerli con manifestazioni e infinite possibilità di divertimento. Alcuni esempi? Allora… mille escursioni da fare a piedi o in bicicletta, magari percorrendo l’antica strada romana e raggiungendo la Val Nervia, magari per fermarsi a Dolceacqua, magari per degustarne gli ottimi vini rossi pregiati (da assaggiare il Rossese di Dolceacqua – sempre magari – gustando la focaccia tipica e un piccolo dolce locale chiamato “michette”)… Beh, magari!

Tra gli altri siti in zona, si può visitare il castello dei Doria e camminare sul famoso ponte dipinto da Claude Monet… I turisti più “sedentari”, potranno ammirare la sfilata dei carri fioriti di “Sanremo in Fiore” e gli appassionati di sport, assistere alla Milano-Sanremo la famosa corsa ciclistica che apre la stagione delle Grandi Classiche (circa metà marzo) o al Rallye di Sanremo (ottobre) gara motoristica entrata nel mito…
Ma per vedere tanti posti, parchi, monumenti, girare per musei e sul lungomare, occorrono energie, che si possono incamerare – anche in modo molto appagante – infilando le gambe sotto ad un tavolo di una bettola, locanda, trattoria, ristorante (tutto dipende dal budget disponibile) e se c’è una certezza in quel di Sanremo, è che in qualsiasi struttura si decida di mangiare, la qualità di cibo e bevande, è sempre più che buona, ottima e in alcuni casi, eccellente; dunque, a questo punto diventa obbligatorio assaggiare almeno alcune delle più note specialità locali: il posto d’onore è per le arcinote trofie – o trenette o linguine – al pesto (e qui il pesto è religiosa tradizione e, oltre a soddisfare le papille gustative, oggi è pure approvato a pieni voti anche dalla moderna nutraceutica: il basilico e l’aglio hanno azione antibatterica e depurativa, su fegato, stomaco, intestino, rinforzano cuore e circolazione e abbassano il colesterolo, i pinoli e l’olio d’oliva sono fonte di grassi buoni e minerali preziosi per la pelle, le articolazioni e la salute in generale… Se è poco!) e per appagare il palato, da abbinare un buon Vermentino Cà du Farrà (la novità di quest’anno): paglierino chiaro, riflessi verdolini, fine, con note floreali di fiori di campo e camomilla, erbe aromatiche e sentori fruttati di pesca a polpa bianca, mandorla non tostata e mela golden; vivace, sapido, armonico e persistente. Da osare…

Ancora come primo piatto, pansoti borragine e pesto (o salsa di noci): pasta di estrazione contadina, somigliante ai ravioli nazionali, è ripiena di una sorta di spinacio selvatico; anche per questo, adattissimo un Vermentino o un Pigato.  Sempre simili ai ravioli, ci sono anche i Barbagiuai: pasta ripiena di zucca, riso e formaggio (nella vicina Francia si chiamano Tourtons); buoni caldi, buoni freddi, sempre buoni!
Passando ai secondi della tradizione, ma preferiti dai “piscivori”, da menzionare il cioppino (il “ciuppin” è la zuppa di pesce del territorio) con un flûte di leggero Chardonnay, strutturato, non troppo ricco, meglio se affinato in acciaio, con lievi note di legno che con la sua tipica freschezza si armonizza col piatto. Sempre a base pesce, c’è da gustare anche lo stoccafisso brandacujun (quest’ultima non è una parolaccia… ma deriva dal fatto che una volta, gli uomini che “brandavano”, cioè mescolavano lo stoccafisso, debitamente accoppiato con le patate, col mestolo di legno in senso orario per una ventina di minuti, tenevano la pentola tra le gambe…) questo piatto può essere un secondo e anche un antipasto; si abbina al meglio con un vino non del territorio: Alma Brut Cuvée di Bellavista, bollicina favolosa della Franciacorta, un metodo classico corposo e intenso, dall’ottima sapidità e effervescenza, con profumi freschi di agrumi maturi, pere e note delicate di vaniglia e clorofilla, con una buona corrispondenza tra quanto captano il naso e gli aromi in bocca. Poi c’è la burrida (o pesce in tocchetto) piatto fondamentale della tradizione ligure: è una zuppa di pesci (grongo, cefalo, palombo, seppie, triglie, code di rospo, moscardini) tagliati a piccoli pezzi e cucinati in umido con olio di oliva, pinoli, funghi, capperi, prezzemolo e aromi vari; con la burrida si beve un Cinque Terre Costa De Campo DOC: note aromatiche mediterranee, pesca gialla matura, agrumi e fiori di campo, al palato è morbido e pieno, sapido e fresco, equilibrato e persistente. Ottimo.

Poi, invece del pesce, la carne: lo “zemin” (frattaglie di bovino o ovino o anche di pesce, tutto alla griglia) con costine di maiale ai ceci, da abbinare al principe dei vini della zona: il Rossese di Dolceacqua (detto anche solo Dolceacqua) rosso chiaro, sapido e fragrante, fruttato, con forti richiami mediterranei, di terra e di mare; in bocca poco tannico, con fondo amarognolo; particolare caratteristica la sapidità accentuata che con la buona acidità percepita, ne fanno un vino davvero molto gradevole da bere. Per palati più esigenti, o se si preferisce qualcosa di più corposo, è da considerare un Granaccia di Quiliano: colore rosso intenso, 3-4 anni di invecchiamento, vinoso, con sentori di more e di ribes, sapido e vellutato, adattissimo a piatti a base di carne, specie cacciagione. Un altro secondo, proprio della zona, è il coniglio alla sanremasca con vino rosso, pinoli e olive taggiasche (in bianco o marinato o al pomodoro) e, pur preparato con erbe aromatiche e aglio di Vessalico, è praticamente inesistente la componente speziata. Si sposa meglio con un Maggiorina (Le Piane 2016) fruttato, minerale e speziato, “uvaggio” dell’Alto Piemonte, che in questo caso è vino più pertinente di uno dei dintorni e ci sta…

Passando ai formaggi, c’è il brussu (o bruzzu): cremoso e spalmabile, ricavato dalla ricotta ovina o caprina o vaccina, dal gusto molto intenso, si mangia con il pane di Triora e, chi vuole, può abbinare “birre speciali”, quelle acide: le “Geuze”.
E la farinata? (anche fügassa o fainè o fainà, qui è la sorella di quella di Zena…) specie di tortino schiacciato di ceci (de çeixi in ligure) cotto al forno – è pleonastico ricordare che gli “autoctoni” se la godono tutte le mattine “pucciata” nel cappuccino… – e c’è anche la torta verde sanremasca, che non si può non assaggiarla… È una focaccia di pasta brisé ripiena con zucchine, bieta, pisellini o anche carciofi, ottima come antipasto, o piatto unico, anche da picnic. Tra le schiacciate degne di nota (…) la Sardenaira è senz’altro sul podio: condita con pomodoro, acciughe, olive rigorosamente taggiasche e aglio; si chiama così perché originariamente prevedeva le sardine invece delle acciughe… Con tutte, a scelta, un calice di Vermentino Golfo del Tigullio, per sapidità e alcolicità è ottimo per contrastare la grassezza dei vari ripieni,  oppure un Lagrein Rosato, indicato per la spiccata acidità o, ancora, un Malvasia Parmigiano Frizzante, morbido e aromatico, ideale, questo, per tutte le “fügasse”.

Per concludere in dolcezza, c’è la Stroscia di Pietrabruna (tipico dolce povero dei dintorni di Sanremo) a base di olio, farina e zucchero, friabile, sottile e scrocchiarello, si spezza con le mani (strosciare vuol dire  rompere) è un dolce De.Co. di lunghissima conservazione chiamato “Dolce dei due Santi” (San Gregorio e San Matteo) perché dura il lasso di tempo tra le due feste patronali; per la Stroscia, vino “zuccherino”  (Pigato passito, ma anche un Vermentino, ottimo per “inzupparla”) per i più esigenti, un Riviera Ligure di Ponente DOC Moscato passito, aromatico, complesso, al palato dolce e armonico o, non proprio della zona, ma molto adatto è lo Sciacchetrà delle Cinque Terre: colore giallo, profumo ampio e persistente, con sentori di mela, ananas, albicocca e anice; anche da meditazione.
E come non ricordare i Baci delle Dame – ma proprio quelli di Sanremo – golosa variante al cioccolato dei classici baci di dama alle nocciole piemontesi, o di quelli di Alassio: nocciole tostate, cioccolato e cacao amaro, friabili e zuccherosi da sciogliersi in bocca, ideali da gustare con il caffè a fine pasto o per concedersi una piccola coccola durante la giornata.

Oltre ai piatti della tradizione, facendo una capatina a Sanremo, bisogna tenere in considerazione che in concomitanza con lo svolgimento del Festival (primi di febbraio) il CNA di Sanremo, con il Gruppo Morenews, sostengono il “Piatto Festival” – quest’anno con lo chef Enrico Derflingher – che delizia i fortunati assaggiatori con il Risotto Sanremo, con gambero viola e fiori di Nasturzio, consigliato con un buon Vermentino locale floreale e gentile ma sempre con personalità che bilancia l’acidità del pomodoro e la tendenza al dolce del gambero.

Allora, tutti a Sanremo e… Prosit!


I primi cinquant’anni di Arte Fiera di Bologna: mille auguri da tutto il mondo!

Fine settimana da non perdere sotto le Due Torri, quello dal 2 al 4 febbraio, nel quartiere fieristico progettato negli anni ’70 dal celebre Kenzo Tange, con nel parco antistante l’ingresso di piazza della Costituzione, la copia “monozigota” del Padiglione de L’Esprit Nouveau, progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’esposizione universale di Parigi del 1925, che quest’anno è tornata alla ribalta come particolarissimo spazio culturale. Oltretutto, proprio quest’anno, Arte Fiera – evento premium a Bologna – compie 50 anni. È un traguardo che nessun’altra esposizione d’arte italiana ha ancora tagliato e che solo un paio di altre fiere in Europa possono vantare.

Era il 1974 quando Bologna Fiere decise di presentare una piccola sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea, all’interno di quella che allora si chiamava “Fiera Campionaria”. Fu un’intuizione felice, subito confermata da un gran successo. Nella prima edizione, le gallerie erano appena 10 e oggi – 2024 – in 196, hanno fatto a gara per esserci! Sempre in tema di anniversari, è doveroso ricordare pure i 60 anni dalla morte di Giorgio Morandi, lui sì “propheta in patria” che, specie a Bologna, vede giustamente riconosciuti i propri meriti.

Allestiti dunque, i Padiglioni 25 e 26 (tra i più eleganti del quartiere fieristico bolognese) con l’intenzione di rivisitare episodi, personaggi e pubblicazioni degli indimenticati anni ’70, con l’obiettivo di emulare almeno i 50 mila visitatori dello scorso anno, stavolta sedotti dalla Main Section suddivisa, come sempre, fra arte storicizzata e contemporanea, con le sezioni curate dedicate a “Fotografia e immagini in movimento”, “Pittura XXI”, “Multipli” e “Editoria e istituzioni”, che propongono – queste ultime –  opere dal libro d’artista al design d’autore.

 Anche quest’anno è confermato uno degli appuntamenti più amati dal pubblico: la Art City White Night. Sabato 3febbraio apertura straordinaria fino alle ore 24 delle sedi del circuito Art City Bologna, oltre che di gallerie, spazi espositivi indipendenti, palazzi storici e negozi. Dunque Arte Fiera è anche itinerante e, installazioni e opere varie, fanno bella mostra di sé nelle principali zone della città.

Per il presidente di Bologna Fiere, Gianpiero Calzolari, grande soddisfazione per il ritorno di alcuni dei più grandi collezionisti, di espositori e delle gallerie come Lia Rumma, Laveronica, Franco Noero, Ronchini, Apalazzo Gallery, Lorenzelli Arte e Sprovieri. Compiaciuti anche il direttore artistico di Arte Fiera 2024, Simone Menegoi e Enea Righi direttore operativo, nel notare gli sguardi e i sussulti di interesse del pubblico a spasso negli spazi fieristici durante il primo giorno di apertura – pur con l’incomprensibile possibilità di accedere ai padiglioni solo dalle ore 12 il venerdì e dalle ore 11 il sabato (?) con la gente davanti all’entrata fin dalle 9 e mezzo… – e paghi pure per il notevole interesse riscontrato dai presenti per la nuova sezione dedicata agli investitori minori, quelli dal portafogli meno gonfio, importante questa sezione per una mostra-mercato che incensa un’opera del maestro reggino Umberto Boccioni esponente di spicco del futurismo (dal valore di qualche milione di euro) o di Domenico Gnoli (romano, è stato pittore, illustratore e scenografo) famoso per la sua pittura novecentesca che riesce ad essere moderna pur essendo legata alla classicità, che vede esposta forse l’opera con il prezzo più alto di tutta la manifestazione.

Ancora tra gli artisti presenti, tra i padiglioni 25 e 26, da non perdere Daniela Ortiz, artista peruviana, che presenta “Tiro al Blanco”, un’installazione che critica l’egemonia del Nord sul Sud; l’uruguaiano Pablo Atchugarry (o charrúa come dice chi parla ricercato…) figlio d’arte, è l’artista nazionale dell’Uruguay, che però si divide tra Lecco e Manantiales, dove è titolare della più grande Fondazione del suo paese. Atchugarry è conosciuto per le opere astratte come il “Bronzo con vernice per automobile”, esposto dalla Galleria di Stefano Contini e l’“Opera senza titolo” in marmo di Carrara, proposta dalla Galleria Tonelli; poi la bolognese Sabrina Mezzaqui, presenta tramite la Galleria Massimo Minini di Brescia, le sue300 cartoline degli anni ’60 – ’70 trovate dai tabaccai, a cui ha “forato le finestre” per fare passare la luce da dietro.

Andando oltre si incontra lo spazio di Maurizio Cattelan (ricordato anche per essersi “infiltrato” nel 1991 proprio ad Arte Fiera con uno “stand abusivo”…). Stavolta l’artista padovano presenta il progetto espositivo “Because”, opera ambigua che parla di colpa e punizione resa possibile da Mutina, azienda modenese di design d’interni in ceramica, e propone anche un quadro nero “Untitled” del 1999, con una specie di “Z” (che ricorda i tagli di Lucio Fontana) e ancora “It” del 2023, un gatto in marmo nero del Belgio rivolto verso il muro.

Da non perdere, ancora le opere mobili di Canemorto, l’installazione di Meredith Monk, compositrice, cantante, regista, coreografa e danzatrice statunitense e specialmente tutti i lavori premiati durante Arte Fiera 2024:

le prime edizioni: il Premio BPER è andato a Stefania Galegati, rappresentata da Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, con l’opera isola #49, 2021; il Premio Officina Arte Ducati è stato assegnato ad Alberto Tadiello, rappresentato da Umberto di Marino, con l’opera Ossicodone 2, 2020; il Premio Marval Collection è stato assegnato a Guilherme Almeida, rappresentato da Ribot, con le opere Destruiçao dos Mercados, Tasha e Tracie, 2021 e Destruiçao dos Mercados, Jorge Aragao, 2021-2022.

Due le nuove opere che entreranno a far parte delle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici Bologna, grazie al sostegno del TRUST per l’Arte Contemporanea: Photomatic d’Italia, 1973-74 di Franco Vaccari (Modena, 1936) rappresentato dalla Galleria Mazzoli e Senza Titolo #15, 2023 di Chiara Camoni (Piacenza, 1974), rappresentata da SpazioA.

A rendere ancor più speciali i 50 anni di Arte Fiera, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha dedicato un “annullo filatelico”, con l’emissione di un francobollo, regolarmente riconosciuto e valido a tutti gli effetti, per la gioia degli amministratori di Bologna Fiere, degli organizzatori della manifestazione e di appassionati filatelici e marcofili. La grafica del francobollo riproduce un momento della Fiera bolognese durante la seconda edizione, quella del 1975, con impressi, gli stand e il logo della manifestazione. Un’operazione del genere, fa acquisire ulteriore valore all’evento, diverso e intrinseco: quello storico, culturale e affettivo della kermesse della creatività e dell’investimento in bellezza, ormai, a ragion veduta, la più famosa.
Complimenti!

Biglietto giornaliero intero a 27,00 euro. Ragazzi fino ai 10 anni compresi, ingresso gratuito e per sconti e agevolazioni, per visite guidate, consultare il sito https://www.artefiera.it/visitatori/informazioni-generali/783.html?FROM=site

 

artefiera@bolognafiere.it


150ima edizione del Carnevale Storico Persicetano, assolutamente da vedere (perché non lo si può solo raccontare!)

Dopo i famosi carnevali di Nizza (Francia) Panaji (India) Notting Hill Carnival (Londra, Regno Unito) New Orleans (USA) Port of Spain (Trinidad e Tobago) Quebec Winter Carnival (Canada) Colonia (Germania) Santa Cruz de Tenerife (Spagna) Rio de Janeiro (Brasile) quelli italiani, non sono da meno: Venezia, Viareggio, Fano, Putignano, Ronciglione, Mamoiada, quello “asburgico” di Madonna di Campiglio, quello “della battaglia con le arance” di Ivrea e ancora i nostri Cento – carnevale d’Europa – e il Carnevale storico di San Giovanni in Persiceto! Quest’anno, quest’ultimo, compie 150 anni e le sue sfilate si svolgeranno nelle domeniche 4, 11 e 18 febbraio con i tradizionali carri e gli spettacoli vari (“spillo” in primis…).

Il programma è stato presentato a Bologna da Andrea Angiolini, presidente dell’Associazione Carnevale Persiceto, da Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e da Stefano Bicocchi – in arte Vito– attore d’origine persicetana, ben noto sugli schermi televisivi.Il programma è stato presentato a Bologna da Andrea Angiolini, presidente dell’Associazione Carnevale Persiceto, da Elena Di Gioia, delegata alla cultura di Bologna e da Stefano Bicocchi – in arte Vito – attore d’origine persicetana, ben noto sugli schermi televisivi.

Il centro storico di San Giovanni in Persiceto ospiterà la 150a edizione della manifestazione, nata nel lontano1874 e la centralissima piazza del Popolo diventerà il palcoscenico dello spettacolo degli “Spilli”, elemento unico e caratterizzante del carnevale persicetano (Spéll in lingua locale è il rituale in cui i carri allegorici eseguono una trasformazione della loro struttura a fini narrativi, mediante più o meno complessi meccanismi scenici). In effetti, durante il c.d. “Spillo” il carro si fa palcoscenico e racconta una storia, trasformandosi e rivelando cose nascoste al suo interno; la piazza diventa così teatro e la sfilata rappresentazione, regalando ai presenti emozioni e tanti piccoli doni! Nella piazza del Popolo è montata una tribuna numerata per 600 spettatori (a pagamento) mentre tutto l’accesso ai corsi mascherati è gratuito.

Nelle tre domeniche sfileranno dieci carri allegorici che eseguiranno i famosi “Spilli” e nell’ultima, il 18 febbraio, avverranno le premiazioni.
Oltre alle sfilate e alla magia dello “Spillo”, i visitatori potranno anche visitare tante rassegne, tra cui la “mostra diffusa” unica nel suo genere:  “Trenta, Trenta, Trenta” – trenta installazioni, trenta storie e trenta luoghi – (titolo che richiama il massimo dei punteggi che i carri allegorici possono ottenere dai tre giurati); con la mostra “Le sottilissime matite di Bertoldo”, opere di umorismo e satira di disegnatori e fumettisti italiani e internazionali (curata da Giorgio Franzaroli) dedicata a Bertoldo, personaggio “stella” del Carnevale Persicetano (contadino dalle scarpe grosse e il cervello fino… col figlio Bertoldino e la madre Marcolfa, sono figure immaginarie create dallo scrittore Giulio Cesare Croce (1550-1609) che visse proprio a San Giovanni) e la mostra “Cronache del Carnevale” in Municipio, con esposti documenti e racconti citati nel libro “Cronache del Carnevale, Feste e Corsi Mascherati a Persiceto 1874-1940” di Pierangelo Pancaldi e Paolo Balbarini.
Nell’ambito dell’evento, sarà presentato anche il libro “Dal villano al sovrano. La maschera di Bertoldo al Carnevale Storico Persicetano” di Enrico Papa e Wolfango, edito da Minerva.

Non mancheranno infine tante visite guidate ai vari laboratori, momenti ludici e all’irresistibile tipico “street food”. Il Carnevale di San Giovanni in Persiceto è membro di Carnevalia, Associazione nazionale Carnevali storici e,  dato lo straordinario successo che riscuote ogni anno, è nel futuro prossimo, prevista la sua candidatura all’Unesco come patrimonio culturale immateriale (!)

(articolo a cura di Cesare Spagna)


Papa Francesco ha incontrato il mondo del vino: tanti i produttori delle principali cantine italiane di ogni regione presenti

La viticoltura comporta un’infinità di competenze, solo in parte trasmissibili in modo tecnico, “scolastico”, spesso invece legate alla condivisione di una sapienza pratica, di vita, a un’esperienza specifica da acquisire sul campo”. Questo ha detto il Papa salutando i partecipanti al convegno organizzato da Vinitaly su “L’economia di Francesco e il mondo del vino italiano”. Il Pontefice li ha ricevuti nella Sala del Concistoro.

«Se il rispetto e l’umanità valgono nell’uso della terra,
sono ancora più decisivi nella gestione del lavoro,
nella tutela delle persone e nel consumo dei prodotti»
.

Cari fratelli e sorelle… buongiorno…
Così – come sempre comincia i suoi discorsi – il Papa ha salutato gli intervenuti:

“… Per numero di aziende coinvolte, qualità di produzione e impatto occupazionale, la vostra è certamente una realtà significativa, sia sulla scena vinicola italiana che internazionale ed è dunque bene che vi ritroviate a riflettere insieme sugli aspetti etici e sulle responsabilità morali che tutto ciò comporta e che in questo traiate ispirazione dal Poverello di Assisi – e continuando – Le linee fondamentali su cui avete scelto di muovervi — attenzione all’ambiente, al lavoro e a sane abitudini di consumo — indicano un atteggiamento incentrato sul rispetto, a vari livelli. E il rispetto, nel vostro lavoro, è certamente fondamentale: per un prodotto di qualità, infatti, non basta l’applicazione di tecniche industriali e di logiche commerciali; la terra, la vite, i processi di coltivazione, fermentazione e stagionatura richiedono costanza, richiedono attenzione e richiedono pazienza. La sacra Scrittura stessa parla di questi temi. Viene in mente la Lettera di Giacomo, che dice: «Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5, 7) – ancora Papa Francesco –  E penso soprattutto a Gesù, il quale, nell’ultima immagine che lascia ai suoi discepoli, parla del Padre come di un agricoltore, che si prende cura della vite, potandola e facendo così in modo che porti buon frutto (cfr. Gv 15, 1-6).

Rispetto, costanza e capacità di portare frutto: sono messaggi preziosi per l’anima, che ben si apprendono dai ritmi della natura, dai vitigni e dalla lavorazione. Essa comporta un’infinità di competenze, solo in parte trasmissibili in modo tecnico, “scolastico”, spesso invece legate alla condivisione di una sapienza pratica, di vita, a un’esperienza specifica da acquisire sul campo, in modo tanto più proficuo, quanto più ci si lascia coinvolgere dalla dimensione umana di ciò che si fa. Il Pontefice ha poi toccato argomenti quali la gestione del lavoro, la tutela delle persone, i prodotti, l’ambiente e ha così chiosato:

Cari amici, il vino, la terra, l’abilità agricola e l’attività imprenditoriale sono doni di Dio, ma non dimentichiamo che il Creatore li ha affidati a noi, alla nostra sensibilità e alla nostra onestà, perché ne facciamo, come dice la Scrittura, una vera fonte di gioia per «il cuore dell’uomo» (cfr. Sal 104, 15), e di ogni uomo, non solo di quelli che hanno più possibilità. Grazie allora per aver scelto di ispirare la vostra attività a sentimenti di concordia, aiuto ai più deboli e rispetto per il creato, sull’esempio di Francesco di Assisi. In lui vi benedico e vi auguro, nel suo stile, “pace e bene”.

A commento dello straordinario evento, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo si è espresso considerando che nell’udienza, Papa Francesco, ha coinvolto i principali protagonisti di Vinitaly – comparto che più di altri esprime un forte legame con le origini culturali dei produttori di vino, delle cantine e dei distributori dello stesso – e ha reso omaggio al vino come dono di Dio, simbolo di tradizione e di un sistema economico sostenibile, dal punto di vista sociale e ambientale, sempre all’insegna di una convivialità che unisce tutti.


Canazei in val di Fassa: lingua e tradizioni ladine che si ritrovano anche nella sua gastronomia

Circondata dalle vette dolomitiche del Sassolungo, del gruppo Sella e della Marmolada è un paradiso, per sciatori e non…
Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai –  è andato a verificare di persona:

Circondata dallo scenario unico delle Dolomiti, patrimonio Unesco dal 2009, Canazei si offre agli appassionati dello sci alpino e sport invernali, gioiello turistico della val di Fassa è una delle undici stazioni del Dolomiti Superski (il maggiore comprensorio sciistico d’Italia, nato nel 1974 ed esteso su un’area di circa 3.000 km² del Triveneto, comprendente gran parte delle piste da sci invernali delle Dolomiti, per un totale di 1.246 km di piste suddivise in 12 diverse zone sciistiche) autentico paradiso per chi ama il “bianco” dove tutto è da scoprire.

Alcuni sciatori interpellati:

Le piste sono belle, la neve è bellissima” – “Qui tutto è bellissimo!” – “Si sta tranquilli, no, è proprio bello…” – “Gente ce n’è ma si sta proprio benissimo, si sta alla grande!” – “Everything beautiful!

Paolo Grigolli – direttore Azienda per il turismo della val di Fassa – “Abbiamo lo sci alpino, lo ski alp, la possibilità di andare a fare tante passeggiate belle, oltre lo sci nordico, siamo la patria della Marcialonga…

Fronte dei prezzi: si cerca di essere il più possibile inclusivi:

Abbiamo nuove offerte che vanno a ruolino di marcia – è sempre Paolo Grigolli che parla – quando avremo la bellissima iniziativa “26° Dolomiti free jazz” il festival di musica jazz – dall’8 al 17 marzo p.v. -proprio sulle piste di sci (10 giorni di festival, 67 musicisti, 22 location, 24 concerti nelle valli di Fassa, Fiemme e Cembra, per vivere le emozioni della “black music” circondati dalle Dolomiti, in un rifugio in quota, davanti ad un aperitivo in un locale, in teatro o nelle piazze).

Sulla stessa lunghezza d’onda anche le scuole sci:

Un leggero aumento dei prezzi è stato indispensabile per adeguarsi – è Dino Davarda, direttore scuola di sci Canazei-Marmolada – Siamo riusciti però a contenerlo tra il 5 e l’8% –

Che tipo di clientela avete? – chiede Farnè a Davarda

Lavoriamo per le famiglie, lavoriamo con coppie, tanto con i bambini, lavoriamo anche con turisti stranieri, non solo europei, ma anche extra europei…”.

A valle, il paese Canazei, elegante, ordinato, con un ricco dopo sci e una grande tradizione sul versante dell’ospitalità: oltre 200 le strutture ricettive che d’inverno non fanno fatica a riempirsi…

La nostra clientela fidelizzata è italiana – intercala l’albergatore Walter NicolodiMa da tempo abbiamo adottato una politica di internalizzazione che comprende una clientela europea, soprattutto del nord Europa, ma anche dall’America e dall’Oriente.

“Qual è il periodo medio di permanenza?” – chiede Farnè a Nicolodi –
Sono tre o quattro giorni, pero con la clientela internazionale raggiungiamo la settimana…

 

Con i suoi 1465 metri di altitudine, Canazei è uno dei 30 comuni più alti d’Italia, zona ladina, gelosa delle proprie tradizioni: lingua, usi e costumi, e anche la cucina ne è parte integrante con i suoi sapori che vengono da lontano.

Farnè intervista lo chef Marco Mondinini:

I piatti sono realizzati seguendo le ricette della tradizione: in particolar modo presentiamo un bocconcino di capriolo al vino rosso con bacche di ginepro che serviamo con polenta di Storo (la “Farina Gialla di Storo” è facilmente riconoscibile dal colore: i chicchi delle pannocchie da cui deriva contengono sfumature rosse ben distinguibili. E la sua storia è antica: si dice che il granturco sia arrivato in Trentino nel secolo XVII) e non può mancare un tris di canederli al burro e salvia – bales da cioce, in ladino – con del porro fritto e dello speck croccante e per chiudere in dolcezza, un genuino strudel… (rotolo di pasta ripieno di mele uvetta, pinoli e cannella, dolce tipico del Trentino, ma originario della Turchia)…” 

“Sono tutti piatti a chilometri zero… – sottolinea Farnè – Con quale vino li accompagniamo? –

 Questi piatti li accompagnamo con un Teroldego, che è un vino rosso della valle dell’Adige (vino da vitigni coltivati nel Trentino, zona di Campo Rotaliano, è rosso rubino intenso, con leggere sfumature granata, che al naso esprime la generosità di tutte le sue tonalità, dalle note di piccoli frutti, fino ai sentori speziati, per arrivare agli aromi di mandorla, tabacco e liquirizia).

 

Buone vacanze a Canazei!

Info e contatti:
Ufficio turistico Canazei
Piaz G. Marconi, 5 Canazei (TN)
+39 0462 609600

+39 0462 609500
www.fassa.com

   (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


La "Tenuta del Monsignore" è la terza cantina più antica del mondo

  • Servizio di Nicola Zanarini (inviato TGR Emilia Romagna) con interviste a Sandro e Nicoletta Bacchini, titolari della cantina Tenuta del Monsignore)

Cominciarono a produrre vino a San Giovanni in Marignano (RN) nel 1385: ora sono alla diciottesima generazione di vignaioli e quindi, guidano la “Tenuta del Monsignore” da oltre seicento anni!

E’ dunque attiva da sei secoli sulle colline tra la Romagna e le Marche, la terza cantina più antica del mondo: è la Tenuta del Monsignore in San Giovanni in Marignano che si estende su circa 135 ettari, di cui circa 85 a vigneti e 13 a oliveti, tutti coltivati dalla storica famiglia Bacchini che lasciò Firenze durante la faida tra Guelfi e Ghibellini e si trasferì appunto in Romagna, cominciando a produrre vino alla fine del 1300, come è certificato dal registro delle imprese storiche.

Sandro Bacchini incarna la diciottesima generazione di vignaioli, una tradizione secolare che la figlia Nicoletta sta proseguendo e che i nipoti avranno la possibilità e la responsabilità di tramandare ulteriormente.

Il vino nella nostra famiglia è nato nel 1385 – è Sandro Bacchini che parla – quando un mio antenato ha comprato un vigneto e ha cominciato a produrre vino. Siamo nati come piccola azienda – continua Bacchini – che produceva tutti i beni che servivano per la famiglia e vendeva quelli che eccedevano…”

Si chiama Tenuta del Monsignore perché nell’800 Francesco Bacchini, vescovo di Terni elesse la struttura romagnola a sua dimora di campagna, cambiando il nome da azienda agricola di famiglia in, appunto “Tenuta del Monsignore” che oggi produce anche grappa e olio di oliva di alta qualità, oltre, ovviamente ad una vasta gamma di vini bianchi, rossi e rosé.

Produciamo varie tipologie di vini – spiega Nicoletta Bacchini – il nostro punto forte è il rosso, il “Mon Bac” che sarebbe “Monsignor Bacchini”, lo zio del mio bisnonno che era vescovo alla metà nella 1800, quindi abbiamo fatto questo barricato, corposo e strutturato nel 2010 che è Cabernet, Sangiovese e Merlot.

Tenuta del Monsignore
Via Patarino 154
San Giovanni in Marignano (RN)
Tel. 0541 955128
bacco@tenutadelmonsignore.com

ORARI
lunedì – venerdì: 08.00 – 12.00 / 14.30 – 18.30
sabato: 08.00 – 12.00 / 15.00 – 18.30
domenica: chiuso

  (Nicola Zanarini – Rai Tg3 Emilia Romagna)


Pesaro capitale della cultura 2024: un anno di eventi straordinari!

Il profumo del mare si mescola a quello della storia: non solo spiaggia, echi di vacanze balneari, ma anche cultura, tanta cultura! Un po’ marchigiana un po’ romagnola, città di frontiera, circa cento mila abitanti… Le origini di Pesaro risalgono all’età del ferro, il suo sviluppo come centro urbano al tempo in cui diventa colonia romana, ma la sua vera età dell’oro è quella del rinascimento che le ha lasciato in eredità tracce preziose come il Palazzo ducale fatto erigere da Alessandro Sforza e la Villa imperiale che dal colle di san Bartolo domina la città. Degli edifici religiosi, il più significativo è la cattedrale di santa Maria Assunta, esempio pregiato di architettura romanico gotica; di grande interesse sono anche i musei civici che ospitano la pinacoteca: scrigni di tesori d’arte dove spicca la così detta “Pala di Pesaro” di Giovanni Bellini. L’arte contemporanea è invece sublimata dalla “Sfera grande” di Pomodoro: imponente sfera di bronzo realizzata dall’artista Arnaldo Pomodoro. Tante facce di un unico prisma: “Città della musica Unesco”, nel nome del suo figlio illustre Gioacchino Rossini, ma anche “Città dei giovani 2022”, “Città dello sport 2017” e “Città delle biciclette” grazie ad una ciclabilità urbana di fama internazionale. Ritmi “slow”, qualità della vita, Pesaro non si ferma e oggi il suo palmares si arricchisce di un altro importante riconoscimento: “Capitale italiana della cultura”, un lungo viaggio che durerà per tutto il 2024!

Antonio Farnè – inviato del Tg2 Rai – ha intervistato Matteo Ricci, sindaco di Pesaro:

“Un grande investimento, uno sforzo notevole, avete investito 5 milioni di euro, dunque obiettivo centrato per Pesaro, ma anche una grande opportunità…”

Sì, una grande opportunità per Pesaro e per le città medie come noi che vogliono costruire il loro sviluppo sulla cultura e sulla bellezza per rendere l’Italia più competitiva. E’ una grande opportunità per tutto il territorio, perché ogni settimana ogni comune della provincia sarà “Capitale italiana della cultura”, è una grande sfida culturale perché terremo insieme ambiente, cultura e pace, il titolo del nostro dossier “La natura della cultura” e quindi sarà anche una grande occasione per toccare i temi più sensibili della nostra era.”

“Protagonisti per tutto il 2024, l’ha appena ricordato, sarà un impegno diffuso, non solo Pesaro città…”

“Sì, per tutti i comuni della provincia… E’ una grande opportunità per la regione Marche, perchè è la prima volta che capita a una città marchigiana, ma è anche un’opportunità per questa rete di città medie – con Matera, con Parma, con Mantova – che abbiamo cominciato a costruire per rendere l’Italia più competitiva per i prossimi anni!”

Pesaro capitale della cultura è un successo che viene da lontano, frutto di un grande impegno sostenuto e coordinato dalla “Fondazione Pesaro 2024”. Farnè ha colto l’occasione per una breve intervista anche a Silvano Straccini, il direttore della Fondazione:

“Direttore, la cultura ha mille sfaccettature, voi in particolare su cosa puntate, qual è il vostro target?”

“Il target naturalmente è quello più ampio possibile, con un programma che conta più di mille eventi, ce n’è per tutti i gusti, soprattutto 330 nuovi eventi che Pesaro ospiterà e in più i 250 eventi che ciascun comune, in questo lunghissimo 2024, accompagnerà questo palinsesto. La produzione è stata condivisa con tantissimi cittadini – più di 1400 – ragazzi coinvolti in questa progettazione, ragazzi che naturalmente affrontano i temi della sostenibilità, dell’inclusione, quindi una cultura contemporanea e adatta a tutti.”

“Come abbiamo sentito, è un ricco calendario di eventi che abbraccerà tutto il 2024… Dottor Straccini, quali sono gli appuntamenti da cerchiare in rosso?” 

“Naturalmente sono tantissimi: per categoria sono i festival che fanno grande Pesaro: il “Rossini opera festival”, il “Festival internazionale del cinema” e un nuovo festival a Pesaro che è il “Kum festival” di Massimo Recalcati, che da Ancona, quest’anno farà tappa proprio da noi a Pesaro… E soprattutto gli eventi internazionali, naturalmente Marina Abramović e alcune prime internazionali che vedranno artisti come Dana Rosengård dello Studio omonimo e Kagàmi che proporrà Riūichi Sakamoto, come concerto digitale.”

 

 

Da non dimenticare sapori e ricette: in fondo anche la gastronomia è un’arte che appartiene a pieno titolo al patrimonio culturale di un territorio.

I piatti tipici della tradizione pesarese sono i Passatelli, che nascono in brodo ma che negli ultimi anni vengono fatti anche asciutti – è il ristoratore William Petroccione che spiega – “Noi li proponiamo con i funghi porcini freschi, salsiccia, formaggio di fossa, qua della zona e olio extravergine, sempre della zona.” – e ancora lui – “Esclusiva pesarese la pizza Rossini: è una pizza Margherita, dunque pomodoro e mozzarella, con uovo sodo e maionese. Il tutto accompagnato da un buon Sangiovese dei colli pesaresi (da vitigni che rientrano nella composizione del vino Colli Pesaresi DOC rosso sono: Sangiovese min. 70% e altri; alla vista è  rosso rubino tendente al granato, al naso ampio di frutta rossa matura, in sfumature anche cotta, marasca, mora, ciliegia, fiori rosa sotto spirito, speziato vaniglia, tabacco, cuoio e cannella, note ematiche e terrose.”

Concluse le interviste, Antonio Farnè chiosa: “Dunque un programma davvero interessante come abbiamo sentito: la città di Pesaro è pronta ad affrontare quello che qui, su questo territorio, tutti considerano una grande opportunità di crescita e di sviluppo. Si stima infatti, un incremento delle presenze turistiche fino all’80%… Insomma, numeri e prospettive davvero importanti!

(Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Dopo i pranzi delle feste, ci vogliono le "passeggiate detox"

Per tutti, cinque rigeneranti camminate – in Emilia Romagna –  per smaltire gli impegnativi pranzi di Natale, di Santo Stefano e delle feste comandate. Muoversi è tutto quello che serve per rimettersi in sesto dopo la tradizionale maratona di tortellini e panettone.  L’Emilia Romagna è ricca di angoli di pace e di bellezza, perfetti per una passeggiata detox da godersi anche insieme al resto della famiglia – Dalla Pietra di Bismantova (RE), alla classica salita a San Luca a Bologna, dal magico Argine degli Dei sul Delta del Po (FE), alla romantica “palata” a Porto Corsini (RA), fino a una camminata di arte e di cultura come il tour sui luoghi del cuore di Fellini a Rimini.

 Se a Natale e Santo Stefano i bis (e i tris) di cappelletti, tortellini o anolini in brodo e di panettone farcito hanno “lasciato il segno”, una volta passato il primo round di libagioni non c’è nulla di meglio di una bella passeggiata detox circondati dalla natura per fugare i sensi di colpa e rimettersi in sesto. Ecco dunque cinque proposte infallibili, per centrare questo obiettivo, camminando a ritmo lento in mezzo alla bellezza e alla pace. Tutto quello che serve è lo sforzo per alzarsi dal divano e mettersi le scarpe o scarponcini. Tutte le camminate sono facili e non lunghe. Dalla Pietra di Bismantova (Re) alla classica salita a San Luca a Bologna, dal magico Argine degli Dei sul Delta del Po (Fe) alla romantica “palata” a Porto Corsini, fino a una camminata “cinematografica”, come il tour sui luoghi del cuore di Fellini a Rimini.

Reggio Emilia: alla Pietra di Bismantova (30 minuti + 30 minuti)

Per chi ama i paesaggi di montagna, la proposta è la camminata in salita, ma facile, alla Pietra di Bismantova (1040 metri), nel Parco Nazionale Tosco Emiliano. Per la sua forma bizzarra che richiama una grande prua di nave, è stata luogo sacro di meditazione per i Celti, centro di spiritualità per i monaci eremiti, meta di scalatori da tutt’Europa. Dante l’ha evocata nella Divina Commedia come la montagna del Purgatorio. Si può partire da Castelnovo Monti, borgo a 40 km da Reggio Emilia. In piazzale Dante Alighieri si prende il sentiero Cai 697 fra roverelle, carpini e ginepri. Sul percorso si incontrano un santuario e un eremo benedettino  (1617). C’è un acero di 300 anni, inglobato sul sagrato: le radici affondano nei locali sottostanti il santuario stesso. Arrivati quasi in cima, serve attenzione perché gli ultimi 10 metri sono a gradoni e in questo periodo potrebbero essere bagnati. Ci sono corde alle quali assicurarsi, ma sono necessari gli scarponi da trekking. In vetta il panorama è magnifico.

La Pietra di Bismantova | Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

A Bologna un super classico: la salita a San Luca (30 minuti + 30 minuti)

C’è tanto verde a Bologna e non mancano i percorsi per camminare e ossigenarsi, ma la passeggiata classica dei bolognesi dopo Natale è San Luca (San Lócca in bolognese). Un percorso che suscita emozioni in ogni periodo dell’anno. Si parte dall’ Arco del Meloncello e si imbocca subito il famoso portico (Patrimonio Mondiale Unesco) che sale a tornanti fino al Santuario dedicato al culto cattolico mariano che si eleva sul colle della Guardia,. Si incontra il mondo, salendo i gradini per San Luca: sportivi di corsa, famiglie con bambini nei marsupi, giovanissimi, signore di una certa età, gente che chiacchiera e gente che sgrana il rosario. Si percorre una serie di 350 archi per circa 2.2 km. Ogni venti arcate, ecco una delle 15 cappelle dei Misteri del Rosario e i vari stemmi delle famiglie e confraternite che parteciparono alla costruzione. Dopo circa 30 minuti di salita, in cima al colle, uno sperone in parte boschivo a 280m s.l.m. a sud-ovest del centro storico di Bologna, dove si erge il santuario; da lì, la vista su Bologna, ripaga completamente della fatica.
https://www.santuariodisanluca.it/

Ferrara: l’Argine degli Angeli sul Delta del Po (1 h. 30’ a piedi, 30’ in bici, a tratta)

L’Argine degli Angeli è una camminata magica: ci si trova a procedere passo dopo passo come sospesi, su una strada bianca, circondati da ogni parte dall’acqua delle Valli di Comacchio e dall’azzurro del cielo. È uno di quei paesaggi che si può trovare solo sul Delta del Po, il grandioso parco protetto, abitato dai fenicotteri rosa, dove il Po si divide in mille rivoli di acqua prima di gettarsi in mare. L’Argine degli Angeli, si trova a sud delle valli di Comacchio (FE), 5,4 km in piano, si può percorrere a piedi o in bicicletta (è vietato ai mezzi motorizzati). La pace è assoluta. A piedi ci si impiega circa un’ora e mezzo, in bici 30 minuti. Il tratto va dalla stazione di pesca Bellocchio, a Volta Scirocco. L’area è una rara oasi di biodiversità, popolata da numerosi volatili. A una ventina di minuti c’è la città d’acqua e di canali – Comacchio – denominata “La piccola Venezia”, con il romantico “Trepponti”.

https://www.parcodeltapo.it/it/itinerari-dettaglio.php?id_iti=6543

A Porto Corsini (Ra) una lunga “palata” sull’Adriatico fino al faro (25’ a tratta)

Le “palate” – si chiamano così in dialetto romagnolo i moli sui porti – esercitano sempre una grande attrattiva. A Porto Corsini, località sulla costa a due passi da Ravenna, ne esiste uno che sembra quasi non finire mai. È il Molo Nord, una diga foranea a protezione delle mareggiate, una striscia di terraferma che si spinge in mezzo al mare Adriatico per ben 3,5 chilometri. La passeggiata, protetta da robusti scogli, è un’abitudine quotidiana per la gente del posto. Si cammina in relax, in compagnia del rumore dell’acqua e dei gabbiani, incontrando capanni da pesca, pescatori assorti, sportivi in allenamento. Per percorrerla tutta in tranquillità fino al punto finale, dove c’è il faro, si impiegano circa 25 minuti.
https://www.turismo.ra.it/mare-natura/spiagge-ravenna/porto-corsini/

A Rimini la passeggiata d’arte sui luoghi del cuore di Fellini (1 h e 20’)

Una passeggiata a Rimini sui luoghi del cuore di Federico Fellini può essere una scelta che unisce un po’ di movimento per smaltire i pranzi delle feste, all’arte e alla cultura. A Rimini tutto parla del grande regista e i luoghi sono tanti, questo è un itinerario più contenuto, perfetto per vincere la pigrizia delle feste, senza strafare. La partenza è il bel Parco XXV Aprile, con vista sul candido Ponte di Tiberio di epoca romana e sul Borgo San Giuliano. Passato il ponte, la prima tappa, il Borgo San Giuliano, con le casine ornate dai murales felliniani, uno degli angoli più amati dal Maestro e da Giulietta Masina. Attraversando il Ponte della Resistenza si arriva alla “palata” (20 minuti) dove bighellonavano i giovani protagonisti di Amarcord. Tornando indietro si raggiunge il leggendario Grand Hotel, residenza del regista quando si fermava a Rimini. Dall’antistante Piazzale Fellini ci si dirige verso il centro, dove si respira l’atmosfera da sogno del Fellini Museum, museo diffuso composto da più spazi. Alcuni di questi si attraversano proprio in questa passeggiata: il Cinema Fulgor in Corso d’Augusto, Piazza Cavour, con il Teatro Galli, e infine il tratto conclusivo, a Castel Sismondo. I luoghi felliniani non si esauriscono qui, per completarne la scoperta, si vedano info su: http://www.federicofellini.it/

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centralino 0541 430 111
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tel. 051 4202611


Brinda italiano!

Tra il 31 dicembre 2023 e l’1 gennaio 2024 è il momento dell’anno in cui si fa il bilancio di quello che è successo nei dodici mesi precedenti e, soprattutto, si  fa l’elenco dei buoni propositi per “L’anno che sta arrivando, che tra un anno passerà… Io mi sto preparando, è questa la novità”… (grazie Lucio).

Per molti ciò è successo proprio nella notte più festeggiata dell’anno, mentre auguravano a tutti le migliori cose, rispondendo agli sms, whatsapp e mail varie, che ricevevano in continuazione.

Noi abbiamo deciso di non proporre le solite frasi iconiche sul tema, almeno non quelle formali e nemmeno le polimorfe citazioni d’autore, ma in particolare semplicemente questo messaggio basico:

Ogni nuovo anno proviene dalla fine del precedente e così sarà anche per il prossimo…
L’importante è godersi i momenti migliori e… uscirne vivi!

Brindiamo (italiano) con Voi al 2024!
Auguri Auguri Auguri!


Verona: dall’arena al balcone di Giulietta e Romeo, fino al “bollito” con la Pearà abbinato al Valpolicella Classico Superiore

Con l’inviato del Tg2 Rai, Antonio Farnè, siamo andati a Verona, città d’arte, nei giorni di poco precedenti il Natale…

E’ forse il balcone più famoso al mondo reso immortale da William Shakespeare e dai tanti turisti con il naso all’insù:

“E’ qui per il richiamo di Giulietta e Romeo?” – “Si, è una tappa obbligata…” – “Siamo qui per visitare la casa…” –

Verona (curiosa l’etimologia: Brenno, mitico capo gallico acerrimo nemico dei romani, decise di fondarla con il nome “Vae Roma” (tradotto dal latino, “maledetta Roma”) proprio in sfida alla capitale; col tempo divenne Verona, oggi la città degli innamorati, ma anche della lirica e del bel canto, nel suo tempio (l’arena) che è facile immaginare gremita al tempo degli antichi romani:

“E’ di una grandezza incredibile… grande stupore e ammirazione!” – “E’ una meraviglia! Una vera meraviglia!” – “Bella, bella e maestosa!” –
“Davvero emozionante stare qui!” –

 

Dall’anno 2000 Verona è patrimonio dell’umanità Unesco, riconoscimento motivato dalla perfetta conservazione dei monumenti e dall’armonia con cui convivono elementi artistici di diverse epoche. Passeggiare tra palazzi, chiese e vicoli del centro, è come un viaggio dentro  la storia: tappa obbligata Castelvecchio, testimone della Verona medioevale, ma anche piazza delle Erbe, consueto concerto di voci e di suoni, di colori…

Are you from” – chiede Farnè prima a una coppia di turisti – “We are english” –
“Do you like Verona?” – “Yes, she’s beautiful” –
poi a una ragazza  “Where do you come from?” – e lei –  “Slovacchia…” – ancora lui – “Do you like Verona?” – “Yes it is a beautiful city!”

Verona anche città d’acqua, bagnata dall’Adige, tenuta a bada da tanti ponti edificati nei secoli, è importante attrazione turistica tanto da essere quinta provincia italiana per presenze turistiche, oltre diciassette milioni nel 2022, quest’anno punta al sorpasso…

Il trend è positivo, ma si può sempre migliorare – asserisce convinto Giulio Cavara, presidente Federalberghi Verona – “I conti li faremo chiaramente alla fine dell’anno…” – “Qual è il periodo di permanenza medio a Verona e chi è il vostro cliente?” – “Il periodo medio è attorno alle due notti. Il cliente medio, è il cliente italiano, ma Verona è frequentata da moltissimi stranieri di area Europa, ma soprattutto degli Stati uniti… E’ molto importante che siano tornati anche gli americani”.

 

Per la pausa ristoro, non mancano di certo le specialità… andiamo a conoscere il piatto tipico:
Tutte le carni bollite, unico pezzo arrosto, il prosciutto di Praga al forno – è Pietro Battistoni, noto ristoratore del centro storico che spiega – “Sono: la lingua naturale, la lingua salmistrata, il manzo, il cotechino e non può mancare la testina di vitello… Il tutto va accompagnato con una salsa tipica veronese che si chiama “Pearà” termine che vuol dire “molto pepata”… è a base di midollo di osso, pane grattugiato raffermo, brodo e una aggiunta importante di pepe”.

Nel veronese il “bollito di carni miste” con Pearà, è il piatto delle grandi feste per eccellenza. La Pearà è una salsa fatta con pane grattugiato, brodo e midollo di bue, il cui delicatissimo sapore è reso piccante con un’abbondante aggiunta di pepe nero (appena macinato). Si sciolgono in un coccio di terracotta il burro e il midollo di bue; si aggiunge il pane grattugiato e si rimesta con un mestolo in legno in modo che il pane assorba tutto il condimento. Continuando a mescolare si aggiunge il brodo bollente e si lascia cuocere per un paio d’ore a fuoco lento. A fine cottura si aggiusta di sale e si aggiunge il pepe. La salsa Pearà deve essere cremosa, quindi occorre, a seconda dei casi, più brodo o più pane grattugiato. Secondo la leggenda la ricetta fu inventata da un cuoco alla corte della regina Rosmunda, che volle alleviarle il crudele supplizio a cui venne costretta dal marito, il longobardo Re Alboino: dopo una notte di gozzoviglie nella sua reggia di Verona, Alboino bevve del vino in una coppa ottenuta dal cranio di Cunimondo – padre proprio di Rosmunda – e la costrinse ad imitarlo. Per vendicarsi, lei, gli legò la spada al fodero, così all’arrivo dei congiurati lui non poté estrarla per difendersi, soccombendo…
Un’altra salsa – in alternativa alla Pearà – molto diffusa nel veronese, sempre ottima per accompagnare le carni bollite, è il Cren. Si ricava dal rafano, una pianta erbacea perenne, le cui radici sono grattugiate e condite con aceto e sale. Da usare con cautela, perché è intingolo molto piccante.

 

Carni dai sapori forti, decisi, con che vino le accompagniamo? – chiede Farnè a Battistoni – “Le accompagniamo con un Valpolicella Classico Superiore della nostra zona… E’ un vino corposo, ventiquattro mesi di invecchiamento, le uve sono le Corvina, il Corvinone e la Rondinella. Sono uve autoctone della Valpolicella…”.
Il vino Valpolicella Classico Superiore riceve la denominazione “Classico” perché prodotto nella sottozona comprendente i comuni di Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella facenti parte della Valpolicella classica; “Superiore” perché l’affinamento in botte avviene per un minimo di 12 mesi a partire dal 1º gennaio successivo alla vendemmia e il grado alcolico risulta essere al consumo superiore al 12%.  Caratteristiche organolettiche: aspetto rosso granato piuttosto carico, sostenuto; aromi: frutti rossi canditi, uva spina; sapori: ottimo bouquet, vino che ha corpo, tenore di zuccheri fermentescibili pronunciato; retro-olfazione: violette; durata della persistenza degustativa: quattro secondi e poco più.

Associazione Pro Loco Verona
Verona, VR, Italia
veronaproloco@gmail.com
www.facebook.com/prolocoverona/

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


 Il "Piatto di Federico II" allarga i confini

Il “Piatto di Federico II” allarga i confini

 

Prende il via il percorso dello Stupor Mundi, dove è nato, dove ha soggiornato, dove è sepolto e le sue “sperimentazioni” culinarie.

Dopo il successo delle prime due  edizioni del “Piatto di Federico II” del 2021 e 2022, evento  promosso dall’Assessorato alla Giostra del Comune di Monselice che ha visto il coinvolgimento della Giostra della Rocca, dell’Ascom Confcommercio e della Pro Loco di Monselice, il 2023 e l’inizio del 2024  vedono crescere ulteriormente tale iniziativa, ampliando i confini e collegandosi – attraverso una serie di incontri ed eventi –  con il Comune di Jesi, dove l’imperatore Federico II  è nato, con quello di Palermo dove è sepolto, e con il Comune di Altamura, l’unica città dove l’imperatore ha edificato una cattedrale.

La città euganea diventa così “protagonista” mediatica, in quanto promotrice del progetto volto a far conoscere a livello nazionale le sue numerose iniziative, come la Giostra della Rocca e gli eventi ad essa collegati, le attività enogastronomiche dei ristoranti, la valorizzazione delle tipicità.

Il Piatto di Federico II”, ideato dal giornalista enogastroturista Maurizio Drago, viene pertanto “esportato” nei luoghi simbolo dello Stupor Mundi, promuovendo e incentivando la ristorazione del territorio, coinvolgendo i cuochi di ristoranti, trattorie, agriturismi e punti di ristoro, che si cimenteranno nella realizzazione del “Piatto” realizzato con ingredienti e prodotti in uso nel Medioevo, ai tempi dell’Imperatore.

Anche gli chef di Altamura, Jesi e Palermo si metteranno alla prova per mettere a punto invitanti ricette con i prodotti conosciuti all’epoca, ed apposite giurie, seguendo il regolamento monselicense, decreteranno i migliori Piatti. Contemporaneamente, sarà valutato anche il vino più consono per gli abbinamenti.

Queste città, infatti, hanno già suggellato un accordo di collaborazione e amicizia con Monselice, e si stanno attivando per valorizzare a loro volta il patrimonio storico, artistico, paesaggistico ed enogastronomico che le contraddistingue.

Il progetto

Il progetto “Piatto di Federico II”, voluto dall’Assessore alla Giostra, Luca Piccolo, vuole allargare i confini territoriali di Monselice e arrivare nelle città dove lo “Stupor Mundi” ha lasciato il segno. Si punta alla creazione e alla valorizzazione di nuovi piatti creati dai cuochi del territorio, incentivando la cultura enogastronomica locale.

Si inizia con la città di Jesi, nell’anconetano, dove Federico II è nato il 26 dicembre 1194. La Fondazione Federico II di Jesi collabora con Monselice già da qualche anno. Nei primi mesi del 2024 si organizzerà un importante incontro dal tema: “La nascita di Federico II, la sua storia e la valorizzazione dei prodotti e delle cucine del territorio ove l’imperatore passava”.

Si proseguirà quindi con la città di Altamura in provincia di Bari, dove lo Stupor Mundi ha realizzato la cattedrale.  Qui il tema sarà legato al bello dell’architettura nel medioevo federiciano.

Per poi andare a Palermo, il capoluogo siculo che deve molto all’imperatore, dove si affronterà l’argomento: “La contaminazione del cibo. Dai paesi africani e asiatici a quelli europei: la prima “globalizzazione” ai tempi di Federico II”.

Ovviamente i cuochi e le rispettive ricette federiciane saranno i veri protagonisti delle città di riferimento e le regole che seguiranno saranno indicate dalla città di Monselice.

Le dichiarazioni

Il Sindaco del Comune di Monselice Giorgia Bedin sottolinea quanto la città euganea disponga di un primato importante essendo l’unica città del Nord Italia a possedere una cinta muraria fatta realizzare dall’imperatore Federico II. Per questo l’Amministrazione comunale promuove una serie di iniziative legate alla Giostra, compreso il Piatto di Federico II: appuntamenti importanti dedicati all’eredità federiciana nella città, che offrono lo spunto per ripercorrere la storia valorizzando anche la parte gastronomica, volta alla crescita economica e turisticadella città.

Nell’ottica di un’evoluzione del Piatto di Federico II – dichiara l’assessore alla Giostra, Luca Piccolo – vogliamo dare valore all’iniziativa ed esportarla nelle altre regioni italiane dove ha soggiornato l’imperatore. Il format è vincente e dà lustro alle amministrazioni comunali in quanto accrescere la conoscenza del territorio, dal turismo gastronomico a quello degli eventi e dell’arte. Monselice inoltre vuole dare ulteriore sviluppo alla ristorazione coinvolgendo le attività economiche del territorio, facendosi conoscere a livello nazionale, coinvolgendo altre realtà al fine di creare il percorso di Federico II”.

Paola Signoretto, presidente del Comitato Giostra di Monselice, ha evidenziato l’enorme lavoro che il Comitato svolge nell’organizzare al meglio la kermesse che coinvolge migliaia di persone: “Da sempre momento di grande aggregazione, la Giostra della Rocca si propone come una delle manifestazioni più rappresentative della Città di Monselice ed è un’occasione privilegiata per “vivere” la storia del territorio. Anche il tassello del Piatto di Federico II è stato avviato”.

Lo storico monselicense Riccardo Ghidotti ribadisce: “L’imperatore Federico II ha concesso a Monselice la “Camera Speciale Imperiale”, significato, questo, dell’attenzione verso questo territorio. E sotto il profilo gastronomico troviamo testimonianze in Marin Sanudo, Ruzante, Bozza, Furlani, Bonatti. La tradizione tramanda piatti medievali, ad esempio, la zuppa del priarolo a base di cinque cereali (era il pasto consumato dai lavoratori delle cave di trachite), la trippa porrata a base di porro, il pollo ruspante sia arrosto che lessato, i fagioli detti Cenerini dal guscio sottile con l’occhiolino nero, i capperi delle mura di Monselice importati da Federico II dalle terre del sud, il lattonzolo degli Euganei, il fegato porrato, lo stinco di cinghiale. Per i dolci le mandorle importate da Federico II, la mostarda di Monselice, meno agra della vicentina e meno dolce della cremonese”.

Un sostegno importante viene dato dall’associazione dei commercianti di Monselice Ascom Confcommercio, presieduta da Mirta Fiocco, che sostiene “il turismo enogastronomico costituisce un elemento di vivacità per le imprese del settore, ben vengano nuove iniziative e progetti come quelli del Piatto di Federico II”.

A sua volta la Pro Loco di Monselice, attraverso le parole della presidente Maria Grazia Canazza ribadisce il ruolo dei volontari che svolgono con entusiasmo e passione le iniziative legate all’Amministrazione comunale anche nella realizzazione delle molteplici iniziative storiche, culturali e ricreative del territorio come quella del Piatto di Federico II.

Questo progetto di comunicazione – dichiara Franca Tacconi, direttrice del Centro Studi Federiciani della Fondazione Federico II Hohenstaufen – è entusiasmante per la Fondazione perché riteniamo che sia una grande fortuna aver trovato degli interlocutori così intraprendenti e professionali. Con questo iter progettuale, infatti, credo che si possa raggiungere un’ottima e proficua sinergia sia sul piano orizzontale, in quanto sono coinvolti i settori politici, enogastronomici, sociali e culturali, sia in senso verticale perché l’obiettivo è indirizzato a promuovere i principali poli federiciani: Jesi la città di nascita, Monselice la città dove è transitato, Altamura l’unica città dove ha edificato una cattedrale, Palermo il luogo in cui è sepolto. Mi auguro, quindi, che questo sia l’avvio di un concreto percorso volto ad attrarre numerosi visitatori verso le destinazioni federiciane”.

Oggi l’enogastronomia non è più solo sinonimo di buon cibo – afferma Federica Pagliarone, giornalista food&travel e responsabile ufficio stampa Il Piatto di Federico II – ma una vera e propria esperienza emozionale, che consente di conoscere ed apprezzare le eccellenze di un territorio, non solo dal punto di vista culinario, ma anche storico, artistico e culturale. Il cibo, infatti, è un potente veicolo di marketing territoriale per promuovere e attrarre visitatori verso le destinazioni. Cibo e turismo enogastronomico possono così diventare un binomio vincente nel rilancio dell’economia locale. Quest’unione crea infatti l’occasione per raccontare il territorio stesso con le sue peculiarità, comprendendo i luoghi anche attraverso la degustazione di prodotti tipici e di ricette storiche, della tradizione o innovative. Ed è proprio partendo da queste premesse che, su indicazione dell’assessore alla Giostra della Rocca Luca Piccolo e del Comune di Monselice (PD), da qualche mese sto lavorando assiduamente per promuovere la manifestazione “Il Piatto di Federico II” a livello nazionale, valorizzando i piatti presentati durante le due edizioni 2021 – 2022 all’interno di prestigiose trasmissioni televisive nazionali inerenti enogastronomia, cultura e turismo, come TG2 Eat Parade Rai2, GUSTO Tg5 Mediaset, MAG Italia 1, Sì Viaggiare Rai2, TGR Rai3, Geo&Geo, etc. Il tutto con l’intento di accrescere la visibilità di Monselice e dei luoghi federiciani ad essa collegati”.

Anna Maria Pellegrino, presidente dell’Associazione Italiana Foodblogger dichiara: “L’attualità di Federico II, Stupor Mundi, a distanza di oltre settecento anni dalla sua morte, si palesa nella capacità di accostare e unificare culture diverse. Come è accaduto e ancora accade alla Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, erroneamente considerata una semplice lista di ingredienti, dimenticando che è la magnifica somma di identità e culture gastronomiche differenti. Ecco che l’Imperatore, avido di sapere fin da piccolo, integrò in modo sublime i saperi ed i sapori della tradizione latino-germanica con quella siculo-mussulmana-ebraica. Grazie a lui nei primi decenni del 1300 il mangiare siciliano, assieme alla poesia, costituì la prima cultura gastronomica italiana e, citando Dante, “in quegli anni tutto ciò che gli italiani mangiavano era siciliano”. L’imperatore svevo, quindi, rese possibile la felice sintesi di tradizioni gastronomiche diverse, fondendole e mettendole in pratica, rivoluzionando così non solo il “ricettario” dell’epoca ma anche quelli a venire.

Un plauso anche a Michele Pigozzo, narratore del gusto, che dal 2021 ha seguito il percorso del piatto occupandosi del coinvolgimento dei ristoratori di Monselice, nella prospettiva di valorizzare la cucina in un’ottica di turismo territoriale.

Il “Piatto di Federico II” allarga i confini | Prende il via il percorso dello Stupor Mundi, dove è nato, dove ha soggiornato, dove è sepolto e le sue “sperimentazioni” culinarie


Clima impazzito: prodotti a rischio estinzione a causa dei cambiamenti

I cambiamenti climatici mettono sempre più in pericolo le specie del nostro Pianeta.
Gli impatti sono già evidenti: inquinamento dell’aria, malattie, eventi meteorologici estremi, siccità, alluvioni, conseguenti migrazioni forzate e problemi di salute mentale, nonché aumento della fame e della cattiva alimentazione in luoghi dove le persone non possono coltivare o trovare cibo a sufficienza. Anche il Bel Paese ne è coinvolto.

Punti principali:

Il Piemonte è la regione con il più alto fattore di rischio, con un punteggio di 9,24/10 e con 133 alimenti a rischio di estinzione.
La Lombardia è al secondo posto con un fattore di rischio di 7,67/10 e con 90 prodotti alimentari a rischio.
La Campania si colloca al terzo posto con un fattore di rischio di 6,86/10 e con 100 prodotti alimentari a rischio.
Il cibo italiano, così come lo conosciamo, potrebbe subire drastici cambiamenti in futuro secondo le ultime proiezioni climatiche. Di questo tema ha parlato di recente Luca Mercalli, massimo esperto di climatologia e presidente della Società Meteorologica Italiana, che ha messo in guardia l’Italia sulla vulnerabilità alla crisi climatica.

Secondo una ricerca di BonusFinder Italia, sarebbero oltre 1200 i prodotti italiani a rischio estinzione a causa degli effetti del cambiamento climatico. Come parte integrante dello studio, sono state ottenute proiezioni climatiche per valutare quale regione italiana ha il più alto rischio di estinzione alimentare a causa di fattori climatici.

Il Piemonte è la regione italiana con il maggior numero di prodotti alimentari a rischio di estinzione con un punteggio di rischio di 9,24/10 e 133 alimenti a rischio. Entro il 2040, la temperatura media nella regione rischia di aumentare di oltre un grado, con precipitazioni medie destinate a diminuire di sette millimetri, il più alto nello studio. Le razze animali potrebbero scomparire a causa dei cambiamenti climatici e avere un impatto sulla produzione di formaggi come il Brös, la Robiola e la Gioda, oltre a mettere a rischio salumi come la mortadella della Val d’Ossola e frutti come la fragola di Tortona.
Segue al secondo posto la Lombardia con un punteggio di rischio di 7,67/10 e 90 alimenti a rischio. Entro il 2040, il pesce, gli animali, gli ortaggi, la frutta, i derivati del latte e persino i vitigni saranno tutti a rischio estinzione, secondo i dati, e la produzione di alimenti come lo stracchino, l’uva Lambrusco e la patata bianca di Como potrebbero scomparire.
Al terzo posto c’è la Campania, anch’essa a grande rischio con un punteggio di 6,86/10 e 100 prodotti alimentari in pericolo. I deliziosi limoni della Costiera Amalfitana, che non sono solo una delizia culinaria, ma anche un ingrediente chiave nella produzione del Limoncello, rischiano l’estinzione insieme al pomodoro San Marzano e al salame napoletano, famosi in tutto il mondo.
L’Umbria – lato positivo per così dire – è la regione italiana meno a rischio con un punteggio di 1,93/10 e 17 prodotti alimentari a rischio. Anche se il rischio è piccolo rispetto ad altre regioni italiane, si prevede che l’Umbria avrà un aumento della temperatura di quasi un grado entro il 2040 che potrebbe avere un impatto sulla produzione alimentare e sulla fauna locale. Il fagiolo del Trasimeno, oggi quasi scomparso e la Ricotta della Valnerina rischiano l’estinzione definitiva.

 

 

Nota:
Per visualizzare l’elenco completo degli alimenti a rischio in tutte le regioni italiane, si rimanda alla seguente scheda: “Prodotti a rischio in Italia”.


Limpido e brillante, agrodolce e molto gradevole: è l’Aceto Balsamico Tradizionale, re della gastronomia. Ha un museo tutto per sé!

L’aceto – dal latino acētum (anche vīnum ācre, vino acido) – è il liquido ottenuto grazie all’azione di batteri ossidanti che, alla presenza di aria e acqua, ossidano l’etanolo contenuto nel vino (anche nel sidro, nella birra e nell’idromele per il miele) o in altre bevande alcoliche fermentate, oppure in materie prime quali malto, riso e frutta (anche mosto cotto) trasformandolo in “acido acetico”. Ciò accade quando si aggiunge nel vino la “madre dell’aceto” (ammasso gelatinoso di colore violaceo che contiene l’Acetobacter aceti) o anche quando le botti non sono sigillate perfettamente o se raggiungono temperature troppo alte. Quello più utilizzato in gastronomia è l’aceto di vino, per pietanze, per le “vinaigrette”, nei processi di marinatura e anche come condimento per pesce e insalate. Dal punto di vista alimentare, rientra nella categoria degli alimenti nervini (con azione eccitante, come pure caffè e tè).  E’ di colore rossastro a tinte pallide, quasi trasparente e poco denso. L’Aceto Balsamico, invece, si presenta a tinte scure ed è molto denso. Nasce per essere condimento tradizionale – anche dono di prestigio (pure dote matrimoniale…) – della cucina emiliana dai mosti cotti (sottoposti al processo di concentrazione a fuoco diretto) di uve provenienti esclusivamente dalle province di Modena e Reggio Emilia, fermentati, acetificati e, in seguito, invecchiati per tempi lunghissimi (almeno dodici anni).  Tutto ciò avveniva (e avviene) in botti aperte, per favorire il massimo scambio di ossigeno tra liquido ed atmosfera, consentendo la concentrazione per evaporazione e permettere il travaso da botti più grandi (a inizio processo) in botti via via sempre più piccole, fino a giungere a maturazione, affinandosi così anche per decenni…

L’Aceto Balsamico pare fosse già noto in età romana, ma la sua produzione certa è documentata solo a partire dalla metà del primo secolo dell’anno 1000. Apprezzato per il delicato gusto agrodolce, prese piede nel Rinascimento grazie agli Estensi, che lo fecero conoscere all’alta aristocrazia e ai  numerosi regnanti anche fuori dai confini nostrani.  Da allora, la plurisecolare tradizione l’ha portato fino a essere presente sulle nostre tavole, oltre che per le proprietà benefiche (l’alto contenuto di sali minerali rallenta l’attività gastrica, senza appesantirla e aumenta il senso di sazietà) è anche disinfettante, antibatterico e antivirale. E’ raccomandato nei piatti a base di carne rossa, specie alla griglia, ma anche di pesce e crudità di mare (ostriche, scampi e gamberi) è perfetto sull’insalata e su verdure e contorni di stagione (anche cotti) e per dare una nota acidula pure ai formaggi stagionati come il Parmigiano. E’ da gustare su frutta, dolci e persino gelati (ottimo sulla crema!).
Per degustarlo: mettere alcune gocce su un cucchiaino in ceramica bianca, perchè a differenza di altri materiali come il metallo, la ceramica non ne altera le caratteristiche organolettiche. Portare l’aceto alla bocca e distribuirlo con la lingua, lungo tutto il palato.

Prodotto fra i più apprezzati – e anche imitati – della cucina italiana, dal 2000 è tutelato dal marchio di denominazione di origine protetta (DOP) riconosciuto in due differenti denominazioni: Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (ABTM) e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia (ABTRE). Il processo di trasformazione dei mosti può avvenire solo nelle particolari condizioni ambientali e climatiche tipiche dei sottotetti delle vecchie abitazioni delle due provincie emiliane, caratterizzato da inverni rigidi e estati calde e ventilate. Per queste ragioni non può essere ottenuto con lavorazioni industriali o su larga scala, per cui la sua la produzione è molto limitata e il prezzo piuttosto elevato. Queste caratteristiche lo hanno portato a essere soprannominato “oro nero”.
Non è da confondersi con l’Aceto Balsamico di Modena IGP, che è prodotto composto con differenti proporzioni di aceto di vino (assolutamente non presente nell’ABT) e mosto cotto. Solitamente industriale è tutelato con un disciplinare differente che include la possibilità di usare additivi (addensanti e coloranti) oltre che materie prime provenienti da tutto il mondo.

Tutto ciò che si è fatto, visto, detto, della cultura e della storia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, dagli albori a oggi e con una facile proiezione al domani, è testimoniato presso il  “museo gastronomico” sito all’interno di un elegante caseggiato del XVIII secolo – Palazzo Fabriani –  nel centro di Spilamberto – paese dell’Unione Terre di Castelli –  situato a sud del capoluogo Modena. Nell’esposizione – permanente dall’anno 2002 – è possibile vedere (ma mai toccare!) tutti gli oggetti utili alla produzione di detto aceto (documentato per la prima volta nel 1747): lì, manufatti e utensili sono conservati, tutelati e offerti alla pubblica fruizione per raccontarne, anche in maniera scenografica, la storia, le tecniche e il legame con il territorio. Il presidente della struttura è il dottor Maurizio Fini (di seguito breve intervista) ma il “riferimento” certo all’interno del museo, è la gentile direttrice Cristina Sereni, sempre disponibile e prodiga di informazioni.

Il percorso espositivo ha inizio in una sala dedicata, particolarmente suggestiva, in cui è stato riprodotto l’interno di una botte. Lì si proietta un cortometraggio sulla produzione del Balsamico Tradizionale. Inoltre vi sono raccolti, in sezioni distinte, gli strumenti legati alle fasi delle varie lavorazione. A latere, l’esposizione di oggetti a carattere didascalico e pubblicazioni di valore storico e scientifico (tra le altre, anche opere di Edmondo Berselli– Campogalliano 1951 – Modena 2010 – personaggio eclettico, che ha approfondito il settore proprio dell’Aceto Balsamico Tradizionale, documentandone la storia e le molte sfaccettature.

 

Nel sottotetto del museo è collocata l’Acetaia sociale, ambiente in cui si conservano i “vaselli” che formano le batterie per la produzione dell’aceto protagonista – lì è esposta una batteria di botti dei primi anni del XIX secolo – in questo ambiente si trovano anche un laboratorio di analisi e, in una sala attigua, uno spazio dedicato alla  degustazione.

Anche la “Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale”, nata per la valorizzazione e la tutela del prodotto, trova spazio nel museo con l’esposizione di testimonianze significative della sua storia. La Consorteria supporta la candidatura de “La TRADIZIONE DEL BALSAMICO tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare dell’Emilia centrale” a patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO (in corso di accoglimento).

N.B.: il museo è convenzionato con il Touring Club Italiano, ai Soci del quale – a presentazione tessera – riconosce sconti e vantaggi.

Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale
c/o Villa Comunale Fabriani
Via F. Roncati, 28 – 41057 Spilamberto (MO)
Contatti: +39 059 781614
www.tradizionedelbalsamico.it
info@museodelbalsamicotradizionale.org
consorteria@consorteria.org
Orari di apertura:
martedì, giovedì, venerdì, sabato, domenica
10:30 – 17:30; mercoledì 10:30 – 13:30
Giorni di chiusura: tutti i lunedì; 25 e 26 dicembre;
1 gennaio; la domenica di Pasqua.

 

Segue intervista al presidente del museo:

        Intervista a Maurizio Fini, presidente del museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Gran Maestro Consorteria ABTM

Ci pare doverosa una premessa: quasi tutti i produttori di aceto balsamico dell’area emiliana, “millantano” di possedere un museo dell’aceto balsamico, in quanto possessori di batterie impiantate dai rispettivi avi, ovviamente contenenti attrezzature e suppellettili di quel tempo che fu, dunque, oggetti che ne raccontano la storia. Ma cosa attribuisce la titolarità di effettivo “museo del Balsamico” e il reale diritto di attribuirsi tale àmbito istituzionale?

La definizione “ufficiale” di Museo, è concessa dalle istituzioni preposte nel momento in cui sia dimostrata l’apertura al pubblico quotidiana, festivi compresi! Oltre a questo un Museo come il nostro gode della denominazione di “Museo di Qualità”,  riconoscimento rilasciato dalla Regione grazie alla particolarità che lo contraddistingue e alla sua unicità.

Come, da chi e perché è stato voluto questo museo, di oltre ventennale storicità? E con la Consorteria, cos’ha a che spartire?

Il Museo del Balsamico Tradizionale fu fortemente voluto e realizzato grazie alla visione e alla lungimiranza delle Istituzioni locali, ovvero il sindaco Luca Gozzoli di Spilamberto che nel 2002 accolse la richiesta dell’allora Gran Maestro e dei Soci della Consorteria concedendo l’utilizzo di Villa Fabriani e contestualmente si diede corso all’apertura del Museo, fra lo stupore e lo scetticismo di alcuni operatori nel campo del balsamico che, addirittura,  ne osteggiarono l’apertura stessa. La scelta di quel tempo – in quella fase pionieristica – ha sicuramente aperto una strada maestra, di cui andiamo orgogliosi, nella consapevolezza di aver indicato, in tempi non sospetti, una delle modalità principali per valorizzare l’arte del saper fare l’Aceto Balsamico Tradizionale e, soprattutto, l’accoglienza territoriale che fa vivere e assaporare, nel vero senso della parola, una esperienza unica e irripetibile.

Il museo che lei, Presidente, presiede vanta sicuramente “perle” di cui fregiarsi, che ne rafforzano l’immagine… Ce ne descrive le principali e, tra queste, qual è la più preziosa?

Diverse sono le particolarità che meritano una visita presso il nostro Museo. La prima, che quasi non conta, ma invece conta è proprio Palazzo Fabriani, infatti proprio in questo stesso palazzo signorile di fine ottocento vi abitava il nobiluomo Pio Fabriani che per noi, cultori del  Balsamico è storicamente importante poiché scrive e sollecita un suo pari l’avvocato Francesco Aggazzotti (possidente terriero e agronomo) con una richiesta specifica: “Dimmi come fai a “fare” un così buon aceto!” L’Aggazzotti non si fa pregare e risponde nel 1862 con due lettere autografe sottolineando parola per parola come procedere, dalla raccolta e pigiatura dell’uva tipica (Trebbiano di Spagna, oggi denominato Trebbianella) alle successive fasi di cottura del mosto, la sua fermentazione e acetificazione, fino alla messa a dimora in botticelle, partendo da 20/22 litri a salire di 2 litri alla volta, fino a raggiungere la ragguardevole dimensione di 70/80 litri. Insieme alle indicazioni tecniche che saranno poi recepite e adottate come base dell’attuale disciplinare per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, che si fregia della Denominazione d’Origine Protetta, chiude la sua lettera con un monito morale, una etica da cui non derogare:  “Sonvi infine non poche ricette e metodi per abbreviare un si lungo processo coi quali ottienesi il concentramento, il colorito e la densità e l’aroma artificiale con droghe, ma il minor dispendio e briga, va sempre a scapito della qualità.” Quanto sopra è il lascito morale, uno dei valori a cui noi della Consorteria, ci atteniamo:  nessuna scorciatoia, nessun additivo, lasciamo sapientemente ed esclusivamente che la natura faccia il suo corso…  Proprio la stessa lettera è stata riprodotta come emblema nelle confezioni di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, prodotte dai Maestri della Consorteria,  che i visitatori del Museo possono acquistare presso il Museo, dove si ammira sia la “batteria (insieme di botticelle di varie essenze di legni) centenaria” appartenuta a Pio Fabriani e la “batteria bicentenaria” appartenuta alla Famiglia Aggazzotti: entrambe ancora perfettamente in grado di donare ottimo aceto balsamico. Infine, ma non ultima, si può entrare in contatto con una bottiglia di “Aceto Brusco 1785” questa infatti è l’etichetta che contraddistingue un aceto di oltre 230 anni, che è risultato ancora commestibile durante una seduta di assaggio dei nostri Maestri espertissimi, i quali, alla presenza di un Notaio, ne hanno certificato qualità e bontà: per onestà intellettuale dobbiamo dire che le caratteristiche odierne differiscono dal passato pur con notevoli e puntuali caratteristiche tipiche. Pertanto non mi sento di classificare quale di queste sia la “perla” più preziosa: tutto, anche ciò che non ho citato, è prezioso all’interno del nostro Museo, le “batterie” sono vive e attuali,  con radici che affondando nella storia che ci appartiene!

Chi sono i frequentatori tipo tra gli oltre due mila l’anno che lo visitano e cosa colpisce loro da suscitare spesso le medesime domande?

I visitatori che ci onorarono della loro presenza, provenienti da tutto il mondo (singolare come queste persone arrivino a Spilamberto grazie esclusivamente al richiamo dell’Aceto Balsamico) in misura superiore alle duemila, sono infatti oltre seimila (circa il 40% stranieri) coloro che dopo una immersione nei profumi, nei sapori, restano affascinati e conquistati dal nostro Aceto Balsamico, difatti nessuno se ne va, se non dopo averlo assaggiato. Nei loro occhi leggiamo lo stupore e la meraviglia di chi, rispondendo alle nostre prime domande… “Chi conosce l’Aceto Balsamico?”…  aveva risposto di conoscerlo! Dopo l’assaggio tutti – nessuno escluso – si ricredono: non assomiglia a ciò che conosciamo, quello che abbiamo assaggiato è completamente diverso e, al di là del gusto eccelso, è sempre in grado di attivare emozioni e suggestioni che solo un prodotto come il Balsamico è in grado di suscitare.

Per il “Balsamico” ci sono eventi o cerimonie che si ripetono ciclicamente per celebrare il prodotto o un procedimento? Li organizzate voi o ne accordate solo il patrocinio?

Siamo sicuramente legati all’avvenimento più importante che caratterizza la nostra Associazione quando ogni anno si svolge il Palio, ovvero una singolar tenzone, lanciata da una “grida”, che da 57 anni si ripropone in occasione della Festa del Patrono del paese – San Giovanni il 24 giugno -.  Durante la manifestazione viene premiato il “miglior aceto balsamico tradizionale” di provenienza famigliare, conferito dai Soci della Consorteria e dai cultori Modenesi, dove il vincitore si fregia esclusivamente del prestigio che deriva da una ferrea selezione e analisi organolettica. Oltre a questa manifestazione, la prima domenica di ottobre si rinnova il rito della cottura del mosto in piazza: tutte le comunità della provincia di Modena sono presenti a Spilamberto, dove il profumo del mosto cotto proveniente dai paioli fumanti, si diffonde per le vie del paese: l’aceto balsamico nasce in questa occasione e come un bambino, crescerà, maturerà e invecchierà lentamente, nel tempo, con pazienza, senza fretta e senza “scorciatoie”!  Entrambe le manifestazioni, sono curate e gestite dal Museo con il patrocinio delle Istituzioni, in particolare del Comune di Spilamberto.

Tutte le strutture di questo tipo beneficiano della generosità di enti o associazioni o di privati filantropi che elargiscono fondi o donazioni materiali o lasciti…. Nel vostro caso?

Pur non potendo in assoluto lamentare una totale assenza di questi benefici, diciamo che il verbo “elargire” non gode di popolarità! In occasione di specifici progetti giustamente rendicontati, abbiamo potuto godere del sostegno di Fondazioni e del supporto dell’ente Comunale di Spilamberto, questo per quanto riguarda il Museo. Come Consorteria ci sosteniamo con la sottoscrizione volontaria dei Soci e con l’appoggio dei Comuni Modenesi titolari di una Acetaia Comunale, una sorta di circuito che abbiamo denominato “Aceto in Comune” e che presto diventerà meta di percorsi turistici con l’obiettivo di far visitare, oltre al Museo e alla Acetaia della Consorteria, tutte le Acetaie Comunali. Filantropi e privati elargitori di lasciti… non pervenuti finora, ma mai dire mai!

Se poteste avere tra le mani una “bacchetta magica” quale sarebbe il desiderio che vorreste vedere esaudito? Probabilmente il riconoscimento a patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO?

Questo argomento, questo progetto di riconoscimento presso l’Unesco di patrimonio immateriale dell’umanità, iniziato nel 2019  e  portato avanti caparbiamente, ha già ottenuto una prima iscrizione all’INPAI, (Istituto Nazionale Patrimonio Agroalimentare Italiano) ovvero l’anticamera necessaria per il riconoscimento Unesco. Abbiamo intrapreso il percorso per arrivare a rendere l’arte, il saper fare il Balsamico «Patrimonio Immateriale e Culturale dell’Unesco» come una idea definita eccellente, come eccellente è il nostro Balsamico. Ciò ci ha permesso di alzare l’asticella delle nostre ambizioni e dei nostri obiettivi, della nostra vivacità e costanza, a garanzia del nostro impegno e del nostro futuro. E’ una strada che al di là del risultato finale, non potrà che aiutarci a capire meglio, «nell’intimo» il Balsamico della Tradizione. Non credo sia un obiettivo velleitario o impraticabile, perché… è giusto in sé! E’ giusto che il mondo ci sia riconoscente per il nostro regalo: siamo usi dire, con molta presunzione, che quando regaliamo una boccettina del nostro aceto balsamico (perché si regala agli amici) doniamo anche un pezzetto del nostro cuore, di noi stessi, così come noi siamo grati a coloro che hanno creduto nel Balsamico prima di noi, siamo doppiamente grati al “mondo” per il “regalo” che riteniamo sia innanzitutto quello di preservare, mantenere e trasmettere una tradizione millenaria. È un grande desiderio e come tutti i desideri, si realizzerà se sapremo far riconoscere questa particolarità.

E, allo stesso modo, c’è una richiesta che fareste al MASAF (ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali) o al ministro delle finanze e che vorreste vedere realizzata al più presto? Insomma, il panettone – per ringraziare – lo regalereste a Lollobrigida o a Giorgetti?

Vorremmo, o meglio ci piacerebbe, che il “ringraziamento” non fosse dovuto per un intervento “straordinario”, ma semplicemente per un percorso “ordinario” che altro non farebbe che dare lustro e valore a una eccellenza italiana, frutto della nostra diversità e ricchezza culturale, pertanto, confidando e credendo nel sostegno delle istituzioni… il panettone “al balsamico” lo regalerei ad entrambi!

A fine anno, è opportuno un breve bilancio di questo 2023 che si chiude e un classico auspicio per il 2024 entrante…

Il Bilancio del 2023 è tale da farci ben sperare per il futuro, pur non potendo vantare numeri da capogiro, andremo a superare i visitatori pre-Covid ovvero del 2019. Auspichiamo e saremmo contenti che il 2024 confermasse le buone sensazioni e le buone recensioni che accompagnano e sorreggono la nostra attività e gratificassero il nostro lavoro che, essendo intriso di passione, spesso non si percepisce come un lavoro, ma come un piacere: quello di accogliere e diffondere la cultura del Balsamico: è ciò che le nostre “ragazze balsamiche” esprimono!!

Museo e convenzioni: i Soci del Touring Club Italiano arrivano da voi esibendo la tessera e chiedendo lo sconto sul biglietto? E reclamano anche sconti sul merchandising?  Si potrebbe ipotizzare una “degustazione guidata dedicata” solo per i Soci Touring?

Siamo e saremo lieti di accogliere con piacere i Soci del Touring Club Italiano nel pieno rispetto della convenzione che riconosce un biglietto riservato. Non escludiamo a priori degustazioni guidate e dedicate solo ai Soci Touring, dovremmo certamente far emergere fantasia e creatività che immodestamente pensiamo di poter vantare: potremmo ad esempio trasformare la degustazione guidata in un assaggio gestito dai Maestri della Consorteria per far sentire i partecipanti “Maestri per un giorno” … Ci possiamo lavorare!  Sul “merchandising” che in pratica abbiamo talmente marginalmente (inteso come oggettistica varia, libri e ricettari) non lo escluderei; sulla vendita di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena nelle classiche e uniche bottigliette disegnate da Giugiaro, adottate dal Consorzio Tutela a garanzia della DOP (in pratica solo in queste bottigliette è garantito che trattasi di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena) non pratichiamo nessuna scontistica essendo in pratica una “riserva” non assimilabile a un prodotto commerciale.

Se c’è qualcosa che vuole evidenziare e che non abbiamo considerato finora, egregio Presidente, disponga pure di questo spazio…

Mi auguro di aver risposto esaustivamente alle sue domande e di aver trasmesso ai suoi lettori la nostra assoluta autenticità e passione che speriamo di trasferire e far percepire a chi vorrà con noi ripercorrere la grande storia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena qui, nel nostro museo a Spilamberto.

Presidente Fini, grazie.


E’ arrivato RistorantOne III: il primo Pallet Network italiano per Qualità

Terzo appuntamento con la guida ambasciatrice del Made in Italy firmata da One Express.

One Express, il primo Pallet Network italiano per Qualità, lancia il terzo numero della sua collezione esclusiva, RistorantOne III. Questo nuovo capitolo, un viaggio goloso tra i prodotti tipici italiani, è un autentico omaggio alle produzioni nazionali, dalle più celebri a quelle ancora poco conosciute, arricchito da curiosità, origini, aneddoti e leggende.

Dopo il successo delle prime due edizioni, RistorantOne III celebra il Made in Italy, consolidando One Express come un ambasciatore di eccellenza dell’Italia nel mondo. Questo volume unico nel suo genere, con la sua fusione di racconti e descrizioni di decine di prodotti tipici regionali, è destinato a suscitare l’interesse dei lettori, portando l’Italia e la sua ricca cultura enogastronomica a un pubblico internazionale. Editata in doppia lingua (italiana e inglese) per favorirne la fruizione anche all’estero o da chi percorre il Paese per lavoro o passione, la Guida è un viaggio concepito per esplorare la vastità delle produzioni alimentari italiane, svelando le origini e le particolarità di ogni Regione e addirittura delle singole aree del territorio nazionale. Dai formaggi pregiati ai salumi artigianali, dalle peculiarità ortofrutticole a quelle vitivinicole, il volume rivela prodotti che danno vita ad assaggi indimenticabili e piatti straordinari, con l’obiettivo di omaggiare e sostenere il tessuto produttivo nazionale, rimanendo fedele all’idea alla base della sua genesi, durante il periodo della pandemia.

Ogni Regione apre uno dei venti capitoli dedicati al vasto paniere enogastronomico che la contraddistingue, per poi lasciare spazio ai singoli Affiliati che fanno parte del Network One Express, ciascuno suggerendo un ristorante per camionisti della propria area operativa che indica i piatti con cui accogliere lavoratori e viaggiatori su strada, ma anche servizi a questi dedicati.

“Intorno a una tavola è il momento ideale per condividere storie ed esperienze che ci legano e ci appassionano, condividendo momenti che ci mettono in connessione. Proprio come One Express, sempre connessa. A rendere il tutto ancora più gustoso è un ingrediente speciale, l’Amicizia capace di rendere ogni situazione indimenticabile.” Commenta Roberto Taliani, Responsabile Marketing e Comunicazione di One Express e ideatore della guida. Un progetto curato da Borderline Agency, agenzia di comunicazione di Bologna, una guida che non avrebbe potuto prendere forma senza il sostegno del Network e dei ristoratori che si sono prestati. Un grazie che con piacere estendo anche a DAB Group Srl, Engineering 2K Spa, Interporto Bologna Spa, Natù Srls, ProntoCoffee Srl, Studio Mapee Srl, Tecnoteam Srl, Toyota Material Handling e Vanges Srl; che mi hanno sostenuto credendo in questa iniziativa a favore del Made in Italy.

 

One Express è dal 2008 il corriere espresso punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet. Con 3 Hub localizzati in tutto il territorio nazionale (a Bologna, Milano, Napoli) e una fitta rete di collegamento, One Express garantisce consegne in 24/48/72 ore in Italia e in Europa, in base alla destinazione, grazie alla rete sinergica composta da oltre 150 membri tra Affiliati italiani e Partner europei.


In piazza Walther, nel cuore di Bolzano, l’inviato del Tg2 Rai visita il mercatino di Natale più grande d’Italia…

Magico e sempre suggestivo avvolge di calore il cuore di Bolzano in piazza Walther – Walther von der Vogelweide (1170 circa – 1230 circa) il più famoso poeta medio alto tedesco. Spesso l’iconografia tradizionale lo rappresenta in posa da poeta meditabondo e malinconico, assiso su un sasso – … è il mercatino di Natale più grande d’Italia, il più antico, il più imitato… una tradizione che si ripete ogni anno, dal 1991:

Tutti gli anni c’è sempre una novità… Tornarci sempre è bello!

E’ meraviglioso, magia pura!

Un centinaio di casette di legno e nell’aria profumo di cannella e di spezie: è il trionfo delle prelibatezze tirolesi!

 

Quello è il bretzel” (Il pretzel, o brezel, è un tipo di pane particolarmente diffuso e famoso nel Südtirol, in Austria, Germania, Svizzera e pure negli Stati Uniti – il nome significherebbe “ricompensa” – le origini, pare, risalgano addirittura al 610 d.C. nel sud della Francia o nel nord Italia; oltre alle origini monastiche della ricetta – i monaci alsaziani li regalavano come premio ai ragazzi che riuscivano ad imparare a memoria correttamente i versetti della Bibbia – i bretzel richiamano la posa di un monaco con le mani giunte in preghiera e tre fori che formano la tipica treccia, simboleggiano la Trinità divina. Forse è anche per questo che oggi i Brezel sono ritenuti simbolo di fortuna e prosperità) –

… l’abbiamo tipico, col sale, oppure anche con il formaggio!

Fatti con farina di grano tenero tipo „0“, acqua, burro o grasso vegetale 5%, sale, lievito di birra disidratato, farina di malto, un cucchiaino di miele; trattato in superficie con idrossido di sodio sono cotti in forno preriscaldato a 200°C o riscaldati a 160°C per 6 minuti. La ricetta originale prevede la cottura per qualche secondo in acqua bollente e soda caustica; in sostituzione di quest’ultima si può utilizzare il bicarbonato di sodio. Questa procedura conferisce ai bretzel l’effetto lucido. Dolci o salati con salumi o con marmellata fatta in casa o  crema di nocciole, sono sempre golosi e soffici; si accompagnano con birra fresca.

E, non solo cibo: dalle casette occhieggiano anche i prodotti dell’artigianato locale:

Sculture in legno della Val Gardena che produciamo noi…

500 mila visitatori di media ogni anno che avviano un volano turistico di prim’ordine, non solo manifestazione commerciale, ma di più…

Da quando il mercatino di Natale è nato 32 anni fa – è Roberto Seppi,  a confermarlo, proprio l’ideatore del Mercato di Natale a parlare –

… ci sono stati milioni e milioni di turisti che hanno conosciuto la città e non solo il mercatino, ma tutta la cultura, le tradizioni e tutto quello che anima il territorio…

        (Antonio Farnè inviato Tg2 Rai)


Da venerdì 8 dicembre si scia in Appennino Emiliano Romagnolo: al Cimone skipass scontato, al Corno la “Navetta del Benessere”

Venerdì 8 dicembre si torna a sciare sull’Appennino dell’Emilia-Romagna – Gli impianti di risalita aperti nel Comprensorio del Cimone (Mo) e al Corno alle Scale (Bo) – Al Cimone skipass festivo scontato del 50% e piste aperte a Passo del Lupo e al Lago della Ninfa, ma nel corso del week end altre potrebbero aprire se il meteo lo permetterà - A Corno alle Scale si inaugura la navetta che porta gli sciatori alle Terme di Porretta e li riporta in albergo – Info su www.appenninoeneve.it

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“Re “ a pieno titolo – “re del Pignoletto” – e quel titolo sarà sempre per lui…

E’ stato il “re “ a pieno titolo – “re del Pignoletto” – e da quel titolo non sarà mai spodestato… gli rimarrà legato sempre perché gli era dovuto, insieme ai “Tre bicchieri” (che il Gambero Rosso ha assegnato al suo Pignoletto superiore DOCG 2021) e ai mandati tante volte rinnovati da consigliere e vice presidente del “Consorzio dei Vini Colli Bolognesi” (organismo di tutela e promozione dei vini DOC e DOCG delle colline bolognesi e la valorizzazione di tutto il territorio) di cui fa parte la sua Cantina Bagazzana, come anche altri attestati di appartenenza a Confraternite e Associazioni sociali (come Lions club Bologna valli Lavino e Samoggia) sempre conquistati con la sua esperienza, professionalità e le molte competenze acquisite nel mondo enologico e gastronomico, di cui ha fatto parte sempre da protagonista per oltre 70 anni.

Nato “montesino” (93 anni fa) sull’Appennino Modenese, ma bolognese d’adozione dai tempi del liceo classico a quando si laureò in medicina veterinaria, diventando mitico proprio come il veterinario dell’Amaro Montenegro (quello del “sapore vero” e pure bolognese…) fino alla successiva fondazione della sua “Cantina” sulle colline di Zola Predosa e dell’attiguo agriturismo “Borgo delle Vigne”.

Negli anni ’60 il “dottor” Carlo Gaggioli, veterinario, sulle colline Zolesi, si dedica con passione anche all’allevamento delle vigne, forte della convinzione che quella terra (argillosa  e calcarea) se ben lavorata, possa dare ancora buone uve per ottimi vini, perpetuando l’antica tradizione avviata dai monaci benedettini dell’Abazia di Nonantola (MO) che già nel 1250, trasportavano uva e vino, da quelle colline fino a Bologna, attraverso proprio la “Strada del vino”, costruita dai “brentantori” (dalle gerle di legno dette appunto “brente”).

Negli anni ’70, Carlo Gaggioli si occupa della produzione vitivinicola passo passo: dalla cura dei tralci, alla potatura, fino alla vendemmia e alle bottiglie che dalla cantina partono per i mercati… Negli anni ‘80 inizia a vendere vino sfuso e in damigiane e nei successivi anni ’90 quando la Colli Bolognesi da DOC diventa DOCG, arriva a imbottigliare in proprio.
A inizio XXI secolo, diventa una delle più importanti realtà enologiche del Consorzio dei Vini Colli Bolognesi: vende 130 mila bottiglie l’anno e si colloca ai vertici delle imprese del settore più conosciute e importanti. Il suo successo più grande, è il “vino bianco tipico bolognese”, il Pignoletto superiore DOCG (o Grechetto Gentile, nelle versioni, fermo, frizzante e pure spumante): vino beverino piacevole, da bere fresco, in calici aperti a luce ampia, perfetto per aperitivi e antipasti e che, per Carlo Gaggioli, è proprio l’ideale da abbinare ai tortellini! L’azienda produce anche Barbera e vini non autoctoni come Merlot DOC e Cabernet Sauvignon DOC, blend (Bianco Bologna DOC, Rosso Bologna DOC) e rosato Letizia Spumante Brut, conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero.

Naturalmente l’azienda di Carlo Gaggioli, che nel 2020 ha celebrato il traguardo delle sue “prime cinquanta vendemmie” (!) ha sempre seguito il percorso delle produzioni di cui si è occupata nel pieno rispetto delle tradizioni e della salvaguardia dell’ambiente. I suoi più recenti progetti vedevano promuovere il rosso bolognese battezzato Benessum (Rosso Bologna Riserva DOC Colli Bolognesi da uve 50% Cabernet Sauvignon, 50% Merlot e Syrah) e con un bicchiere di questo “rosso” ci piace brindare a un vero “grande” delle nostre terre, che già  ora, ci manca!

L’editore Gianluigi Veronesi, il direttore Gianfranco Leonardi e la Redazione tutta del network Degusta, affranti, esprimono il più sentito cordoglio, porgendo affettuose condoglianze alla Famiglia – al fratello Erminio, ai figli Letizia e Pierluca, alla nipote Lorenza -. Per tutti oggi l’impegno è di portare avanti idee e progetti che possano ricordare sempre il grande “dottor Carlo Gaggioli”, ogni volta alzando i calici in suo onore. 


Dal latte italiano delle stalle di pianura e colline padane, da Piacenza a Lodi fino nel Veneto, un formaggio grana speciale: il “Bianco d’Italia”

E’ un marchio esclusivo di AgriPcLatte,  un formaggio a pasta dura – “Non concorrente della Dop Grana Padano, una specie di fratello evoluto e molto di attualità sia fresco che stagionato – commenta Giampietro Comolli alla fine della degustazione – E’ per un consumatore attento e particolare. Ma è anche una intelligente risposta e soluzione a problematiche che ci portiamo dietro dalle famose “quote latte” del 1983-1984 che non abbiamo ancora risolto a livello governativo e europeo.  Risponde benissimo alle necessità imprenditoriali degli allevatori e conferitori di latte ad AgriPiacenzaLatte, uno dei più grandi consorzi nazionali di raccolta lavorazione stagionatura e commercio (anche nello store aziendale a Cortemaggiore -Piacenza). Risponde alle richieste del consumatore che vuole qualità, certezze, prezzo giusto, controllo biologico, senza lattosio e con bassi grassi e ideale per chi soffre di allergie.

Il Bianco d’Italia risponde al 100% a tutti quei consumatori di formaggio, italiani ed esteri, che per problemi salutistici e terapeutici (lattosio) non possono consumare Grana Padano Dop o Parmigiano Reggiano Dop. Una geniale innovazione “tecnica naturale” che ha anticipato i tempi. Il “furmai Bianco d’Italia (non Dop e Igp ma sotto duro controllo qualitativo) è prodotto in stalle nazionali ad alta tecnologia, con controlli di sanità degli allevamenti. Quindi ottenuto con solo latte italiano al 100%, assicurato e garantito, sotto controllo di tutta la filiera, dalla alimentazione delle mucche fino alla lavorazione. Lavorato fresco con caglio solo vegetale (non caglio animale) utilizza una geniale scelta culturale ( e tecnica) che ha anticipato i tempi.

Una soluzione che mette insieme innovazione tecnologica, lavorazione igienico-sanitario asettica in caseificio, controllo continuo, risposte ad un consumatore esigente, particolare che non può consumare altri formaggi a grana. Nessun trattamento del latte in polvere o conservato in celle: quello consegnato è lavorato immediatamente. Oggi sono iniziate le imitazioni, copiato perchè il progetto è geniale. E’ un formaggio duro tutto naturale, tipico delle produzioni lombarde-piacentine già nel XIV secolo nelle abbazie monacali di Chiaravalle, Morimondo, Chiaravalle della Colomba di Alseno in provincia di Piacenza già alla fine del XIII secolo. All’occhio e al profumo è totalmente simile ad altri formaggi Dop a pasta dura, caratteristiche organolettiche rispettose della tradizione, ma moderno al passo con i gusti e con una qualità costante.

Giampietro Comolli
Consulente Distretti Produttivi Turistici
Docente Storia, Economia, Vite e Vini
giampietro.comolli@gmail.com


Buono, tenace e tipico: arriva il "super zucchino bolognese!

Consorzio Sativa, con la consulenza di Ri.Nova, sta sviluppando un nuovo zucchino che mantenga la forma caratteristica e le proprietà organolettiche della varietà Giambo ma che sia più resistente alle malattie che ne limitano la produzione.Silvia Paolini di Astra, responsabile di progetto: “Al vaglio anche nuovi canali di distribuzione”.

Creare uno zucchino “Bolognese” indistruttibile e inossidabile. O quanto meno resiliente alle malattie che ne limitano maggiormente la produzione, in primis patologie fungine e virosi, così da aumentare la competitività della filiera dello zucchino da mercato fresco puntando sulla tipicità e sul legame con il territorio emiliano-romagnolo. È questo l’obiettivo del progetto Zucchin-Bo, finanziato dal programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 e presentato da Consorzio Sativa con il coordinamento e la consulenza di Ri.Nova, che dopo un anno e mezzo di duro lavoro sul fronte del miglioramento genetico si avvia verso la sua conclusione. A fine gennaio 2024, infatti, è previsto il meeting di chiusura con presentazione dei risultati, ottenuti anche grazie alla consulenza di Astra Innovazione e Sviluppo, Agribologna, Agroinnova, Crea e dell’Azienda Agricola Marzaduri. 

“Per il progetto ‘Innovazione varietale a supporto della filiera produttiva dello zucchino tradizionale di Bologna, mantenendo la tipicità e sostenibilità anche nell’era del cambiamento climatico’ si è reso necessario un grande lavoro di squadra – afferma Stefania Delvecchio, referente di Ri.Nova per Zucchin-Bo -. Vogliamo creare uno Zucchino Bolognese resistente alle fitopatie che più lo colpiscono, studiando al contempo soluzioni innovative nel campo del packaging ecosostenibile e individuando nuovi canali di vendita specifici per questa produzione dalle origini antiche e tipica del territorio bolognese, sebbene diffusa in tutta la regione e oltre”.

Le fa eco Silvia Paolini, responsabile di progetto per conto di Astra: “Lo zucchino di cui parliamo è quello tradizionale bolognese a forma di botticella – spiega Paolini -. Il nostro obiettivo principale è migliorare la genetica della varietà Giambo per renderla resistente alle malattie che ne limitano produzione e vendita, in primis virosi e fusariosi ma anche oidio e peronospora. Questo studio è a cura di Sativa che, insieme ad Agroinnova, startup dell’Università di Torino, e al Crea di Lodi, ha effettuato una serie di screening che hanno portato alla creazione di 3-4 ibridi pre-commerciali, dai quali contiamo di ottenere il prodotto che si adatta meglio alle richieste del mercato e al gusto dei consumatori. Infatti, associate alle attività di miglioramento genetico, sono state portate avanti da Astra analisi qualitative e sensoriali al fine di ottenere un quadro completo sui nuovi ibridi. Infine, nell’ottica di un supporto capillare al processo di filiera, con il contributo di Agribologna abbiamo analizzato il mercato per individuare i canali di vendita più adatti alla commercializzazione del nuovo prodotto, studiando al tempo stesso soluzioni di packaging sostenibile gradite al consumatore”.

Più resistente, stesso sapore

Tanti obiettivi, quindi, e una grande sfida: mantenere inalterate le caratteristiche dello Zucchino Bolognese, sia nella forma che nel gusto, operando però sul fronte di un miglioramento genetico già sperimentato con altre varietà. “La sfida è proprio questa: creare un nuovo ibrido dello zucchino Giambo valorizzando le tipicità organolettiche che lo legano alla tradizione bolognese – sottolinea Chiara Milanesi, referente scientifica del progetto e breeder di Sativa -. Questa varietà attualmente è priva di resistenze genetiche e offre il fianco ai problemi fitosanitari derivati da funghi e virosi, mentre le varietà più resilienti si discostano dalle tipicità del prodotto sia per forma che per sapore. In questi mesi abbiamo lavorato con Agroinnova per testare la resistenza di nuovi materiali alle fitopatie e con il Crea per caratterizzare le nuove linee dal punto di vista molecolare. Oggi, dopo diversi cicli di campo, abbiamo ottenuto alcuni ibridi resistenti ai principali virus e patogeni target adattabili alle condizioni micro-climatiche: le valutazioni effettuate nelle coltivazioni estive e autunnali dell’areale bolognese sono positive. Nel 2024 si procederà a un ulteriore screening su ampia scala degli ibridi selezionati per identificare 1 o 2 varietà di zucchino ‘made in Bo’ buono e resistente da iscrivere nel Registro Nazionale”.

Zucchin.BO è un’Iniziativa realizzata nell’ambito Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 – Tipo di operazione: Supporto per progetti pilota e per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie nel settore agricolo e agroindustriale –  Focus Area 3A.

Per informazioni:
Ufficio stampa Ri.Nova
Alessandro Pantani – Orma Comunicazione
328.4183424
a.pantani@ormacomunicazione.it


Tappa natalizia a Frontone per il Grand Tour delle Marche. Il suggestivo borgo ripropone i tradizionali mercatini

Mercatini di Natale, un’affascinante tradizione tipicamente nordica che caratterizza, in particolare, le regioni dell’Italia settentrionale ed i Paesi germanici. Tuttavia, ci si può immergere nella magica atmosfera che si respira in questo genere di manifestazioni anche a latitudini più basse! È il caso di Frontone (PU), pittoresco borgo delle Alte Marche dominato da un’imponente fortezza, il Castello della Porta, un fiabesco “nido d’aquila” che offre al visitatore uno sconfinato panorama esteso tra le cime appenniniche e le coste adriatiche. Infatti, nel periodo prenatalizio, in questa suggestiva cornice va in scena l’evento “Nel Castello di Babbo Natale”, un’iniziativa profondamente caratterizzata dai mercatini natalizi, un appassionante percorso allestito principalmente all’interno della maestosa rocca capace di coinvolgere grandi e piccini.

Il mercatino di Frontone, che fa parte della rete “Il Natale che non ti aspetti” organizzata dalle Pro Loco di Pesaro e Urbino con il patrocinio della Regione Marche, si distingue da tutte le altre iniziative simili in quanto è l’unico a svolgersi al chiuso.

Visto il successo delle edizioni precedenti, la manifestazione è iniziata domenica 26 novembre, in anticipo rispetto al passato, e proseguirà nei giorni 3, 8, 9 e 10 dicembre con orario continuato dalle 11:00 alle 18:30.

Tra le antiche mura castellane verranno proposte originali idee regalo, tra le quali esclusive specialità alimentari ed eccellenti prodotti enogastronomici locali, ma anche artistici oggetti realizzati, in gran parte, da artigiani del territorio.

Ricchissimo il palinsesto degli eventi collaterali programmati in tutte le giornate nelle quali si svolge la manifestazione: musica dal vivo, spettacoli, animazione, concerti, laboratori creativi con la carta per bambini, i quali potranno addirittura visitare la “casa di Babbo Natale”. Nei giorni 8 e 10 dicembre, dalle 15:00 alle 18:30, sarà inoltre possibile assistere a scene del presepio vivente “Le terre del Catria vivono il presepe”.

D’obbligo degustare, nei numerosi ristoranti del paese, la tradizionale “Crescia DE.C.O.”, una squisita specialità che, insieme al Coniglio in porchetta, contribuisce ad aumentare considerevolmente l’appeal di Frontone.

“Nel Castello di Babbo Natale” è un’iniziativa organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Frontone ed è sede di tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi promosso da Tipicità ed ANCI Marche.

Info e programma: www.tipicitaexperience.it

PER INFO

 

FB Mercatino di Natale

IG Mercatino di Natale

FB Frontone e Monte Catria – Informazioni turistiche

FB Pro Loco Frontone

IG Frontone Turismo

prolocofrontone@gmail.com

www.comune.frontone.pu.it

Telefono: 371 618709INGRESSO
Biglietto a persona: 4 €
Gratuito per i bambini fino a 8 anni

NAVETTA GRATUITA
Salita obbligatoria a mezzo navetta
da Frontone – p.za del Municipio

ORARI
Per tutte le date
11.00 – 18.30


Giacomazzi 1968: grazie al sostegno a favore di Giocamico il panettone artigianale è ancora più buono!

Giacomazzi 1968: grazie al sostegno a favore di Giocamico il panettone artigianale è ancora più buono

Per ogni panettone venduto la storica azienda del settore della panificazione e della pasticceria artigianale devolverà 1 euro all’Associazione di volontariato nata per essere a fianco dei più piccoli e dei loro genitori.

Giacomazzi 1968, per il secondo anno consecutivo, stringe un’alleanza virtuosa con l’Associazione Giocamico che da 25 anni è impegnata con i suoi operatori e i suoi volontari nel portare un sorriso ai piccoli degenti dell’Ospedale dei Bambini “Pietro Barilla” dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma. Per ogni panettone venduto durante le festività natalizie devolverà 1 euro. Giacomazzi 1968, storica impresa attiva nel settore della panificazione e della pasticceria a Parma e provincia, per le festività in arrivo proporrà i suoi panettoni artigianali che richiedono ben 30 ore di lavorazione per trasformare il primo impasto con il lievito madre in un prodotto finito e confezionato in vari gusti.  Alle quattro versioni tradizionali – Canditi e Uvetta; Gocce di Cioccolato; Albicocca; Naturale Senza Canditi – si aggiungono due limited edition: una Limone e Caramello, l’altra con Gocce di Pistacchio e ricoperto di glassa al pistacchio.

«Per noi il Natale è la Festa per eccellenza e non potevamo non pensare a tutti quei bambini che non possono viverlo nel calore della loro casa perché malati – spiega Enrico Giacomazzi, responsabile panificazione e pasticceria -. Abbiamo deciso quindi di continuare, per il secondo anno consecutivo, la nostra iniziativa di solidarietà affiancando Giocamico, un’associazione che da anni svolge una preziosa attività di supporto alle famiglie e ai piccoli ricoverati nell’ospedale della nostra città. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto nel 2022 che ha contribuito all’acquisto di respiratori ad alto flusso, e speriamo quest’anno di poterlo migliorare ancora».

Giocamico è un’organizzazione di volontariato senza scopo di lucro nata a Parma nel 1998. Oggi conta 200 volontari che ogni giorno, in tutti i reparti, all’Ospedale dei Bambini svolgono attività ludiche per i giovani degenti. Un servizio lontano dai riflettori capace di “cambiare le giornate” di migliaia di bambini e ragazzi che ogni anno vengono accolti nella struttura sanitaria, dal pronto soccorso all’oncologia, dalla neonatologia alle sale operatorie, dalla terapia intensiva a tutti i reparti pediatrici.

I volontari e gli educatori dell’associazione hanno già svolto nei primi nove mesi del 2023 oltre 40mila ore di attività. «Il nostro obiettivo – spiega il fondatore e presidente di Giocamico, Corrado Vecchi – è quello di essere a disposizione dei bambini e dei ragazzi ricoverati e fare con loro quello che desiderano in quel momento: giocare, chiacchierare, leggere un libro, disegnare o anche non fare niente, rispettando i loro tempi e il loro stato d’animo. Siamo presenti tutti i giorni, mattino e pomeriggio, e tre sere la settimana con le “Favole della buonanotte”».

Tutti possono dare il proprio contributo acquistando il Panettone Solidale nei punti vendita o online sul sito www.giacomazzi1968.it con la possibilità di inserire il dolce artigianale anche in cesti natalizi o regali aziendali. Il ricavato sarà consegnato all’Associazione Giocamico a gennaio 2024, subito dopo le festività natalizie, con l’auspicio che per tanti bambini il nuovo anno possa regalare loro un sorriso in più.

Giacomazzi Srl
Via B. Buozzi, 12
43126 Parma PR Italy
Tel.: 0521 671631
info@giacomazzisrl.it


FelsineoVeg lancia la nuova referenza “Good&Green Fitness” al gusto di bresaola dedicata agli sportivi

Fonte di fibre, iodio e con lievito madre, la nuova proposta biologica assicura un elevato apporto proteico (35%) essenziale per tutti coloro che amano praticare sport o che semplicemente ricercano un’alimentazione equilibrata per uno stile di vita fondato sul benessere fisico e mentale.

Gli sportivi e chi ha una vita attiva sa perfettamente quanto sia importante seguire un regime alimentare sano e bilanciato, in grado di fornire il corretto mix nutrizionale.  Proteine, fibre, la giusta leggerezza, oltre che un gusto sfizioso al palato, sono caratteristiche che non possono mancare nella dieta di chi ha scelto di vivere le proprie giornate in modo dinamico.

FelsineoVeg si è fatta interprete di queste esigenze presentando la nuova referenza di affettato vegetale Good&Green Fitness al Gusto di Bresaola. Biologico, con il 35% di proteine vegetali, oltre il 4% di fibre e fonte di iodio, il nuovo affettato plant-based di FelsineoVeg assicura un’alternativa gustosa al crescente numero di persone, sportivi e non, che adottano un’alimentazione nutriente ed equilibrata, essenziale per il benessere.

Come l’intera linea di affettati Good&Green, anche Good&Green Fitness al gusto di Bresaola è realizzato con il processo produttivo brevettato ed esclusivo Mopur® che utilizza lievito madre e farine biologiche a base di cereali e legumi. L’integrità degli ingredienti è assicurata dalla fermentazione naturale generata dai lieviti e dai batteri lattici, oltre che dalla cottura naturale ad acqua. Caratteristica importante che accomuna la nuova referenza Good&Green Fitness al resto della gamma è la presenza di un’etichetta corta e composta esclusivamente da ingredienti naturali, facilmente comprensibile da parte dei consumatori.

Good&Green Fitness al Gusto di Bresaola sarà disponibile presso le principali insegne distributive della GDO a un prezzo di lancio consigliato di 2,99 euro per la vaschetta da 90 grammi.

Gruppo Felsineo, dal 1963, è sinonimo di mortadella di alta qualità. Da sempre attenta a coniugare tradizione e innovazione, l’azienda seleziona le migliori materie prime che, grazie a un’esperienza maturata in quattro generazioni, sono lavorate per realizzare prodotti genuini, naturali e gustosi.

Nel 2017 è stata inaugurata FelsineoVeg, l’azienda del Gruppo che risponde alle nuove tendenze di consumo con Good&Green, la linea di affettati vegetali e biologici che consente di disporre di un’alternativa alla carne o semplicemente di bilanciare la dieta in modo vario ed equilibrato con il giusto apporto di proteine 100% vegetali.

Gruppo Felsineo è fortemente impegnato sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Le iniziative sviluppate dall’azienda, che vedono il coinvolgimento di dipendenti, filiera e stakeholder, sono raccolte nel Bilancio di Sostenibilità redatto annualmente.

In coerenza con l’attenzione e il rispetto a comunità e ambiente, dal 17 dicembre 2021, Felsineo S.p.A. e FelsineoVeg S.r.l. sono diventate Società Benefit.

Società Benefit
Via C. Masetti 8-10,
40069 Zola Predosa (BO)
+39 051 3517011
info@felsineo.com

 

 

(a cura di Cristina Maccaferri)


Dal 25 novembre in Romagna è già Natale: luminarie, villaggi, piste di ghiaccio, presepi, mercatini e ciaspolate...

Dalla costa all’entroterra, in Romagna il Natale si accende già da sabato 25 novembre, tra luminarie, installazioni e magiche atmosfere natalizie – Tante le novità di questo ricco cartellone di iniziative, a Rimini ilVillaggio Natalizio con la pista di ghiaccio e la passeggiata illuminata sulle dune di sabbia tra i Bagni 1 e 65, 3 concerti a Riccione (RN) per salutare il nuovo anno, la pista di ghiaccio di 60 metri a Bellaria-Igea Marina (RN), le magiche istallazioni del Natale SuperXMAS a Milano Marittima (Ra) e quelle scenografiche a forma di Vela al Terzo a Cesenatico (FC) e la rassegna musicale natalizia “Forlì che Brilla – Music Edition”– Non mancheranno mercatini, spettacoli e concerti – Natale d’effetto anche nei Parchi divertimento e nei borghi dell’entroterra e in Appennino – La Romagna saluterà il nuovo anno con vari concerti di Capodanno, tra cui l’atteso e gratuito “Biagi Antonacci live” a Rimini.

In Romagna l’atmosfera natalizia si respira già dall’ultimo weekend di novembre (sabato 25), con l’accensione delle luminarie in gran parte delle città costiere e dei borghi in provincia di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara.

Filo conduttore di queste feste sarà il Capodanno delle “Sette Lune” (idea creativa e grafica di Claudio Cecchetto, ambassador di Visit Romagna). Un numero ricco di significati, superstizioni e tradizioni in questa terra, che ritornerà costantemente nelle iniziative in programma sul territorio.

Tante le novità in questo Natale che punta su emozioni e senso di unione, con un occhio alla sostenibilità e alla sobrietà. A Rimini il Villaggio Natalizio in Piazzale Boscovich e un percorso illuminato allestito sulle dune di sabbia (dal Bagno 1 al 65), a Riccione i concerti di Santo Stefano, del 29 e 31 dicembre, a Bellaria-Igea Marina (RN) la pista di ghiaccio di 60 metri, a Milano Marittima (Ra) le magiche scenografie del Natale SuperXMAS, a Cesenatico (FC) le installazioni luminose a forma di Vela al Terzo, sui lampioni del Porto Canale Leonardesco, e a Forlì la 1a edizione di Forlì che Brilla – Music Edition, palinsesto di eventi musicali per tutte le festività.

Non mancheranno mercatini natalizi, videomapping, piste di ghiaccio, spettacoli a tema, e per chi ama immergersi nelle vere atmosfere nordiche, la ciaspolata di fine anno, con brindisi a 1.500 metri nel Parco delle Foreste Casentinesi (FC). Anche i Parchi tematici della Romagna apriranno alle famiglie con spettacoli e suggestivi allestimenti natalizi.

Per Capodanno, previsti tanti appuntamenti con cui la Romagna saluterà il nuovo anno, tra il 31 dicembre e l’1 gennaio 2023, tra cui il Biagio Antonacci live in Piazzale Fellini a Rimini (dalle 22 del 31 dicembre).

Ecco qualche anticipazione di questo magico Natale e Capodanno 2023/2024 in terra di Romagna.

Suggestioni natalizie lungo la Riviera Romagnola

Cattolica è la “Regina” del Natale

Cattolica (RN) torna a vestire i panni della Regina di Ghiaccio anche per queste festività natalizie. Da sabato 25 novembre si accenderanno le luminarie in tutta la città, mentre dal 2 dicembre al 7 gennaio 2024si inaugurerà la pista di ghiaccio Regina on Ice in Piazza Primo Maggio. In Piazzale Roosevelt, ad attendere tutti i bimbi ci saranno da sabato 2 dicembre il magico igloo gigante di Babbo Natale (27 metri quadrati) e la ruota panoramica. Viale Bovio e via Matteotti saranno costellate di casine in legno dei mercatini del “Bosco Ghiacciato”, dedicati alle tipicità enogastronomiche romagnole, tra dolciumi, generi alimentari e classici dolci natalizi. Domenica 18 dicembre, i Babbi Natale non si caleranno dai camini, ma andranno in mare muniti di tavola Sup per la 6a edizione di “Babbi Natale in Sup – Salotto Wave”, con partenza alle 11 dalla spiaggia antistante i Bagni Renato 24-25 (partecipazione aperta a tutti). Domenica 31 dicembre, ci sarà il grande Concerto di Capodanno in Piazzale Roosevelt, mentre l’1 gennaio 2024, alle 10, tutti in spiaggia per il bagno di Capodanno nel tratto di spiaggia libera antistante Piazza Primo Maggio. Info: cattolicawelcome.it/

Natale sul ghiaccio a Misano Adriatico

Torna da sabato 25 novembre l’appuntamento di Misano Adriatico (RN) con il Natale “Misano on ice”. In Piazza della Repubblica sorgerà la pista di ghiaccio di 500 mq. (fino al 7 gennaio 2024), grande attrazione di queste festività natalizie, e, in contemporanea, si accenderanno le luminarie nel centro storico. La pista di pattinaggio sorgerà all’interno del Villaggio natalizio allestito sempre a fine mese – in linea con il Capodanno delle 7 Lune della Romagna – con 3 casette di legno dove acquistare dolciumi natalizi e altre proposte. Il Villaggio sarà anche il fulcro di tanti appuntamenti per grandi e piccini del nuovo cartellone di eventi “Misano on ice” (fino al 7 gennaio 2024). Info: visitmisano.it/ visitmisano.it/misano-on-ice-dal-25-novembre-torna-la-pista-di-ghiaccio-in-piazza-della-repubblica/

Un “Raggio di Luna” a Riccione

Luminarie come tanti raggi di luna, accese dal 25 novembre alle 17 e fino al 21 gennaio 2024 in ogni quartiere della Perla Verde, con “stalattiti” che, da marciapiede a marciapiede attraverseranno, orizzontalmente, le zone centrali della città. Luci splendenti anche in viale Ceccarini, dove, assieme ai suggestivi “pendenti” dei pini lunghi quasi 6 metri l’uno – una quindicina ad albero, posizionati per un diametro di circa 4 metri attorno al tronco– e fari a basso consumo tra le chiome, verrà inaugurata la pista di ghiaccio. Dal 2 dicembre, sempre in Viale Ceccarini, sorgerà un Villaggio dedicato al food con prodotti d’eccellenza. Per l’Immacolata (8 dicembre), tradizionale accensione del grande Albero di Natale naturale sul ponte di Viale Dante, addobbato con migliaia di microled a luce calda. Il Giardino sul mare in Piazzale Roma ospiterà la Casa di Babbo Natale, l’Antica Giostra dei Cavalli e la Poltrona Gigante, simbolo del Giardino. Tre gli appuntamenti musicali in programma: il Concerto di Santo Stefano il 26 dicembre al PalaRiccione alle 21 (gratuito), il Concerto degli Auguri il 29 con Danilo Rea e Fiorella Mannoia, sempre al PalaRiccione alle 21 (prenotazione e acquisto biglietti su www.ticketnation.it), e il Concerto gratuito di San Silvestro il 31 dicembre in Piazzale Ceccarini dalle 22, con brindisi di mezzanotte e fuochi pirotecnici. L’1 gennaio 2024inizierà all’insegna del primo bagno di Capodanno dei temerari, nello specchio di mare antistante piazzale Roma, e proseguirà con il Concerto “Dai cori al cuore” al Palazzo del Turismo. Infine, per l’Epifania (6 e 7 gennaio 2024) “Festa della Befana” a Riccione Paese, con distribuzione di golose calze ai bambini. Info: www.riccione.it/it

Il “Sogno di Natale” a Rimini

Il 25 novembre Rimini si accende a festa con “Il Sogno del Natale”, l’illuminazione coordinata lunga più di 90 km diffusa in tutta la città, da Miramare a Torre Pedrera, passando per i borghi, l’entroterra e il centro storico. Parte così il “Capodanno più lungo del mondo”, dando il via al Capodanno delle 7 Lune. fino al 7 gennaio 2024, un mese intenso con un centinaio di eventi e iniziative natalizie. Novità 2023 il trasferimento del Villaggio Natalizio da Piazzale Fellini a Piazzale Boscovich. Allestito già da fine novembre e al coperto, avrà la pista di pattinaggio sul ghiaccio di 500 mq a due passi dal mare, il mercatino di Natale, con una decina di casette tradizionali in legno, l’area ristoro e un’area per gli spettacoli. Altra novità sarà la passeggiata illuminata sulle dune di sabbia dal Bagno 1 al 65, un percorso sopra le dune sabbiose, realizzate a protezione della spiaggia, allestito con panchine illuminate con le luci natalizie e punteggiato da immagini fotografiche che raccontano il tema del mare d’inverno, a cura di Piacere Spiaggia Rimini.

Varie le location dei mercatini natalizi con i tipici prodotti artigianali, decorazioni, dolciumi e tante idee regalo originali (qui tutti i luoghi e le date dei mercatini in centro). In Piazza Tre Martiri tornerà il grande Albero di Natale di 18 mt, mentre Piazza Cavour farà da palcoscenico al Bosco di Luce con 5 alberi luminosi stilizzati e un Albero di Natale centrale. A Torre Pedrera tornerà anche il Presepe di sabbia in Viale San Salvador (www.facebook.com/presepedisabbiatorrepedrera/). Momento clou di queste festività, il concerto di CapodannoBiagio Antonacci live” in Piazzale Fellini (31 dicembre dalle 22, ingresso libero), cui seguiràl’immancabile spettacolo dei fuochi d’artificio sul mare a mezzanotte. Il 31 dicembre ci saranno anche i “Capodanni diffusi” nelle piazze e nei luoghi più amati di Rimini. Torneranno anche le linee di C’entro Facile, il servizio di trenino gratuito che permette di raggiungere il centro storico dai principali parcheggi della città. Info: www.riminiturismo.it

A Bellaria -Igea Marina va in scena un Natale ricco di energia

Sarà un Energy ChristamsNatale e Capodanno pieni di energia – quello che Bellaria-Igea Marina (RN) regalerà quest’anno a turisti e residenti. Dall’8 dicembre la località sarà “vestita” con tante installazioni luminose, spettacoli visual di luci, suoni, effetti luminosi, neve e bolle di sapone. Novità di quest’anno, la grande pista di ghiaccio lunga 60 mt che si estenderà lungo il viale pedonale all’altezza della Biblioteca Panzini. Non mancherà l’iconico Snow Globe di Piazza Matteotti, con all’interno un bosco fiabesco, e Babbo Natale che accoglierà tutti i bambini con le loro letterine. Piazza Don Minzoni sarà il fulcro del Villaggio luminoso, con un albero natalizio di 13 mt e un percorso ricco di suggestive installazioni, tra cui aiuole luminose e cristalli di ghiaccio dalle punte alte fino a 5 mt. Divertimento assicurato anche con la Realtà Virtuale composta da 8 postazioni dove giocare, per un’esperienza immersiva da condividere con amici e familiari. Per gli amanti della tradizione torna a Igea Marina in una nuova location di Viale Pinzon il Presepe di Sabbia realizzato dagli artisti internazionali di Arenas Posibles, aperto al pubblico dall’8 dicembre. Infine, nel “salotto cittadino” dell’Isola dei Platani (viale P. Guidi) verrà riproposto il Capodanno diffuso (31 dicembre) con vari spettacoli, in un percorso musicale che animerà l’intera serata dell’ultimo dell’anno. Info: www.bellariaigeamarina.org/it/news/7258/ENERGY-CHRISTMAS.html

Il Natale si accende a Gatteo Mare

Dal 3 dicembre al 14 gennaio 2024 Gatteo Mare (FC) si prepara ad accogliere il Natale con tante iniziative per adulti e bambini. Previste la consueta accensione dell’Albero di Natale e delle luminarie a Sant’Angelo di Gatteo, oltre a intrattenimento per bambini, spettacoli di pupazzi animati, laboratori, concerti e spettacoli teatrali. Da non perdere l’appuntamento del 1 gennaio 2024: al pomeriggio tutti in piazza per brindare al nuovo anno al ritmo di buona musica. Info: visitgatteomare.it/portfolio-item/natale-a-gatteo/

La suggestione del Presepe della Marineria di Cesenatico

Sempre molto suggestivo il Natale nel borgo marinaro di Cesenatico (FC) che il 3 dicembre inaugura il Presepe della Marineria e l’Albero di Natale, fino domenica 14 gennaio 2024. Al calare della sera, il Presepe della Marineria, lungo il caratteristico e singolare Porto Canale Leonardesco, si illumina, regalando uno spettacolo unico. Quest’anno, oltre ai fili di luce che contorneranno i profili delle case del borgo e Piazza Ciceruacchio, si aggiungeranno, sui lampioni del Porto Canale, le installazioni luminose a forma di Vela al Terzo. Dal 2 dicembre partiranno anche i mercatini di Natale a ridosso di Piazza Ciceruacchio e del Porto Canale, nei giorni festivi e prefestivi, fino al 7 gennaio 2024. Dalle 9 alle 19 si potranno acquistare e degustare tanti prodotti tipici: decorazioni, addobbi, piante e fiori, prodotti artigianali, idee regalo, giocattoli, abbigliamento, oggettistica varia, dolciumi tipici, caldarroste e vin brulè. Ogni weekend, previsti spettacoli di intrattenimento itineranti in centro storico, dove non mancheranno le mostre nei luoghi della cultura, tra il Museo della Marineria, Casa Moretti e Galleria d’Arte Da Vinci, aperti durante le festività natalizie. Capodanno sul Porto Canale in Piazza Ciceruacchio, dalle 23, con la disco music internazionale ed italiana degli anni 70′, 80′ e 90′ suonata dal vivo dalla Revolution Live Band. Seguirà, dopo l’una di notte, il dj set di Lappa Dj, (dj resident al Velvet di Rimini fino al 2013 e poi al Bronson di Ravenna). Info: visitcesenatico.it/

Torna “Cervia Christmas Family” dedicato alle famiglie con bambini

A Cervia (Ra) inaugurata la pista di pattinaggio -che quest’anno sarà ancora più grande- già da sabato 11 novembre. Dal giorno dell’Immacolata (8 dicembre), luminarie e installazioni luminose si susseguiranno da piazza Garibaldi al lungomare, passando lungo viale Roma, il corso e Borgomarina, mentre sul porto canale il Presepe “di sale” splenderà dall’alto della “Burchiella” dei salinari. Venerdì 8 dicembre accensione ufficiale dell’Albero di Natale, un abete rosso proveniente dalla Val Nambrone, nel comprensorio di Pinzolo-Madonna di Campiglio-Sant’Antonio di Mavignola. In Piazza Garibaldi il mercatino natalizio con le casette in legno proporrà oggettistica e artigianato con diverse offerte gastronomiche. Il Giardino del Grinch con le fantastiche creature del Natale fra elfi, renne, regine di ghiaccio e il famigerato Grinch – che avrà un teatrino dedicato per i suoi spettacoli – sarà aperto per tutte le festività. Fino al 7 gennaio Piazza Garibaldi, Corso Mazzini, Piazzetta Pisacane e Viale Roma proporranno un ricco programma di eventi, con laboratori di artigianato, esposizioni d’arte e spettacoli per famiglie. Non mancheranno offerte culturali e musicali, come l’anteprima del Concerto di Natale Cervia-Betlemme del 3 dicembre in Cattedrale, il Concerto di Natale della Grande Orchestra Città di Cervia del 26 dicembre, al Teatro comunale “Walter Chiari” di Cervia, e il Cin Cin in Musica del 1 gennaio 2024 in teatro, a cura di Lions Cervia. Tornerà anche il trenino CHRISTMAS EXPRESS che collegherà Milano Marittima a Cervia, dall’8 dicembre al 7 gennaio 2024. Il 31 dicembre in piazza Garibaldi si terrà uno spettacolo per salutare il nuovo anno, mentre l’Epifania si accenderà in una cascata di fuochi d’artificio con il suggestivo spettacolo pirotecnico/musicale, sul porto canale lato Cervia, il 5 gennaio alle 18.30. Cervia Christmas Family è promosso dal Consorzio Cervia Centro con il supporto e il contributo del Comune di Cervia.

Anche Pinarella e Tagliata di Cervia (Ra) si preparano al Natale, con spettacoli, concerti e laboratori per tutto il mese di dicembre. Evento clou e conclusivo, il tradizionale Tuffo della Befana del 6 gennaio 2024, con la partenza della Pedalata delle Befane alle 8 di mattina e della Camminata delle Befane alle 9. Info: www.turismo.comunecervia.it/it

Natale SuperXMAS a Milano Marittima

Dal 30 novembre al 7 gennaio 2024 a Milano Marittima (Ra) la magia del Natale diventa SuperXMAS. Ritorna la Pista del Ghiaccio di 1.000 mq – la più grande Rotonda di ghiaccio d’Europa – allestita intorno all’elegante Rotonda Primo Maggio, nel cuore della città, dove si potrà pattinare tutto il giorno. La Rotonda farà da palcoscenico agli Show della Neve, suggestivi spettacoli sotto la direzione artistica di Simone Ranieri, previsti tutti i weekend dal 30 novembre al 17 dicembre (ogni ora dalle 16,30 alle 19,30), e ogni giorno dal 22 dicembre al 7 gennaio 2024. Neve artificiale e installazioni tridimensionali realizzate con migliaia di luci daranno vita all’Artic Circle, tra suggestive sculture luminose come orsi polari, pinguini, cigni e alberi natalizi.Tra Viale Gramsci e Viale Matteotti sarà realizzato il Distretto Liberty, con diciassette Porte Luminoserealizzate a forma di arabeschi, mentre tra i vicini Viale Ravenna e Viale Forlì troneggerà l’Eco Christmas Lodge, un gioco di Mongolfiere luminose. Il programma di eventi SuperXMAS è ideato da Nextime Eventi di Alberto di Rosa per il Comune di Cervia, nell’ambito del brand Mi.Ma DREAM. Info: www.turismo.comunecervia.it/it

La magia del Natale nei borghi, nelle Città d’Arte e in Appennino

Il Paese del Natale che sembra un Presepe

Nelle giornate del 3, 8, 9, 10 e 17 dicembre, il caratteristico Borgo di Sant’Agata Feltria (RN) si immerge nelle suggestioni natalizie de “Il Paese del Natale”, Fiera Nazionale alla sua 19a edizione. Le vie del borgo saranno costellate di mercatini natalizi con idee regalo, oggetti di artigianato artistico a tema natalizio, gastronomia, oggetti di arredo e abbigliamento. Nella piazza del mercato sarà allestita la “Casa di Babbo Natale”, dove i bambini porteranno la loro letterina, con il vicino recinto delle renne prescelte al traino della sua slitta, e la dimora degli “Elfi”. Zampognari, band di Babbo Natale e musiche natalizie contribuiranno a creare la tipica atmosfera natalizia. In quei giorni i ristoranti, le trattorie e le locande offriranno “I Piatti dell’Avvento”, un menu a tema preparato nel rispetto degli usi e delle tradizioni del Natale Santagatese. In alternativa, si potranno assaggiare specialità locali nel padiglione della “Mangiatoia”, ampio stand coperto e riscaldato. Info: www.prolocosantagatafeltria.com1

Santo Stefano e Fine anno alla Riserva Naturale Orientata delle Grotte di Onferno

Doppio appuntamento per le festività natalizie alla Riserva Naturale Orientata di Onferno nel Comune di Gemmano (RN). Per chi vuole trascorrere un Santo Stefano e un San Silvestro in modo insolito, la Riserva organizza un’escursione “non turistica” in grotta il 26 e 31 dicembre. Si tratta di un tragitto poco comune, ma molto suggestivo, che attraversa le Grotte entrando dall’ingresso basso e uscendo da quello superiore. Per non disturbare la nursery di pipistrelli, questo percorso è fruibile soltanto durante la stagione invernale, che in questo periodo diventa ancora più suggestivo grazie alla visita dell’affascinante “Presepe in Grotta” lungo il tragitto. Nelle Grotte si contano ben 8.000 pipistrelli appartenenti a sette specie, tra cui il Miniottero (Miniopterus schreibersii), la specie più abbondante ad Onferno, in pericolo di estinzione. Info e costi: 389.1991683; www.parks.it/riserva.onferno/man_dettaglio.php?id=103361; www.parks.it/riserva.onferno/man_dettaglio.php?id=103362

Natale in musica a Forlì

A Forlì, prima edizione diForlì che Brilla – Music Edition“, una selezione di proposte musicali dal 9 dicembre al 6 gennaio 2024. Da sabato 25 novembre, giorno di Santa Caterina, si accenderanno le luminarie insieme all’apertura del tradizionale mercatino, allestito in Piazza Saffi, dove troneggerà la pista di pattinaggio sul ghiaccio. Previsti anche videomapping nel cuore della città. Info: scopriforli.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

Benvenuto 2024 – Tradizionale escursione/ciaspolata con brindisi a 1500 metri nelle Foreste Casentinesi

San Silvestro in Appennino è l’appuntamento che il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna (FC) propone, per il decimo anno, per la sera del 31 dicembre. Una ciaspolata insolita (oppure una suggestiva escursione, in assenza di neve), in compagnia di una guida ambientale professionista, immersi nelle faggete, intervallata da momenti di divertimento e intrattenimento. Il gruppo seguirà un percorso ad anello attraverso le grandi faggete di crinale del Parco, per poi ritrovarsi a mezzanotte sui Prati della Burraia (sull’Appennino Romagnolo), per festeggiare con spumante, panettone e pandoro, sotto il cielo stellato. L’escursione è aperta anche agli escursionisti con amici a 4 zampe al seguito. Ritrovo ore 21.30 al parcheggio auto del Passo della Calla (a quota 1.289 metri). Tutti gli aggiornamenti a questo link: Benvenuto 2024! Escursione/Ciaspolata (facile) del 31 Dicembre in altura.

Natale soul a Ravenna

Anche a Ravenna si respira aria natalizia da sabato 2 dicembre, con l’accensione delle luminarie e dell’albero di Natale nel centro storico e con l’originale Villaggio di Natale in Piazza del Popolo, fino a domenica 7 gennaio 2024. Sono 15 i capanni della tradizione balneare popolare degli anni Cinquanta e Sessanta colorati di blu, verde, azzurro, marrone e bianco, rivisitati e addobbati in chiave natalizia, che offriranno prodotti enogastronomici di qualità e tipici addobbi natalizi. Da sabato 18 novembre al 21dicembre e dall’8 gennaio al 14 gennaio 2024 tornerà anche “JFK ON ICE”, la pista di pattinaggio sul ghiaccio ai piedi di Palazzo Rasponi dalle Teste. Dopo il grande successo degli anni passati, torna in Piazza del Popolo anche la rassegna “Christmas Soul” con quattro concerti gratuiti di band internazionali, per salutare insieme il nuovo anno (giovedì 28 e venerdì 29 dicembre all’ora dell’aperitivo, domenica 31 dicembre intorno alla mezzanotte e l’1 gennaio 2024 al Teatro Alighieri). Contemporaneamente, dal giorno dell’Immacolata (venerdì 8 dicembre) a sabato 6 gennaio 2024 (giorno di chiusura con estrazione della Lotteria), si aprirà anche il Villaggio di Natale in Piazza San Francesco. Tutti i giorni spettacoli, intrattenimento per bambini, distribuzione di vin brulè, the, panettone, ciambella e zucchero filato, a curadell’Advs Ravenna. Info: www.turismo.ra.it

La Fiaccolata dei Babbi Natale a Brisighella

Nell’antico borgo medievale di Brisighella (Ra), domenica 17 dicembre, dalle 16,30, si potrà ammirare e partecipare (previa prenotazione), alla tradizionale fiaccolata da record: la suggestiva “Luce di Natale: Fiaccolata dei Babbi Natale”. Un momento originale e divertente, ormai diventato un consueto appuntamento natalizio, dove ogni partecipante è munito di una fiaccola e un simpatico berretto rosso. Nella stessa giornata, suggestivi mercatini natalizi ravviveranno il centro, fra dolciumi, giocattoli, animazioni, bolle di sapone e passeggiata in slitta per tutti (gratuita). Info: www.brisighella.org; tel. 0546.81166

Tradizionale Incendio del Castello Estense

Anche il 2024 sarà accolto da ferraresi e turisti con il tradizionale spettacolo pirotecnico del Castello Estense. Serata, quella del 31 dicembre, suddivisa in due momenti: il concerto in Piazza Castello seguito dal momento più atteso, quello dello spettacolo pirotecnico (su tutti e quattro i lati della fortezza) allo scoccare della mezzanotte. Dal 2000 lo spettacolo dell’Incendio del Castello incanta ed emoziona con un turbinio di scintille, musica, effetti illuminanti e cascate di fuoco, avvolgendo il Castello Estense in un’atmosfera magica. Immagini che i TG nazionali trasmettono il giorno successivo, per augurare agli spettatori un Buon Anno Nuovo con i video dei Capodanni più belli al mondo. Sempre il 31 dicembre, “Gran Galà a Teatro: cena di gala presso il Ridotto del Teatro Comunale”, in una delle location più eleganti di Ferrara, con vista sull’imponente Castello Estense da cui assistere all’“Incendio”. Info e prenotazioni 0532.067347 e-mail: capodanno@ferraraexpo.com. Dal 18 novembre in Piazza Trento Trieste anche quest’anno saranno allestite le tradizionali casette in legno dei mercatini di Natale, mentre l’8 dicembre in Piazza Cattedrale verrà acceso l’imponente Albero di Natale. Al Parco Marco Coletta tornerà anche il “Ferrara Winter Park” (3a edizione), tra la pista di pattinaggio su ghiaccio, una grande torre panoramica, le luminarie scenografiche, animazioni e aree ristoro. Confermate anche le aperture straordinarie dei musei, tra cui la nuova mostra di Achille Funi, il maestro del Novecento, a Palazzo dei Diamanti, e le mostre dedicate ad Arrigo Minerbi e Linus al Castello. Lunedì 1 gennaio 2024 torna anche il tradizionale Concerto di Capodanno dell’orchestra a plettro ‘Gino Neri’ di Ferrara, al Teatro Comunale Claudio Abbado. Info: www.inferrara.it/it/p/327/magazine/festivit-a-ferrara-tutta-la-magia-del-natale-e-il-capodanno

Natale e Capodanno d’effetto nei Parchi Divertimento della Romagna

Dicembre di emozioni, incontri straordinari e magia nei Parchi tematici della Romagna, aperti tutti i giorni da Santo Stefano (26 dicembre), al 7 gennaio 2024.

Nella grande vasca centrale dell’Acquario di Cattolica (RN), fra 3000 esemplari di 400 specie diverse di animali marini, sorprende trovare un Presepe fra gli squali. È la grande opera in ceramica il “Natale del Mare”, dell’artista faentina Maria Cristina Sintoni, custodita dagli squali toro più grandi d’Italia. Altri piccoli Presepi artistici, firmati da maestri ceramisti italiani, si trovano lungo il percorso marino dell’Acquario, addobbato a tema per le festività. Un unico biglietto copre l’intera visita fatta di quattro itinerari tematici: Blu, dedicato al mare con pinguini, squali e migliaia di pesci; Giallo con le vivacissime lontre asiatiche, i caimani e altre specie di acqua dolce; Verde, il rettilario che ospita pitoni, boa, camaleonti e Viola, con la nuova mostra didattica “Insetti Giganti XXL Edition.   Orari 10:00 – 18:30. Info e biglietti online su www.acquariodicattolica.it.

Natale ricco di suggestione anche a Italia in Miniatura, a Viserba di Rimini. Il Parco racchiude 300 miniature perfettamente riprodotte in ogni dettaglio di monumenti, chiese, mari, laghi, vulcani e piazze abitate, un verde spettacolare fatto di 5000 veri alberi in miniatura, e un colpo d’occhio mozzafiato dalle Alpi alla Sardegna. Per fare il giro d’Italia basta mezza giornata in un Belpaese che assomiglia a un grande Presepe. Venezia, Esperimenta, Torre Panoramica e Pinocchio sono attrazioni comprese nel biglietto di ingresso, così come Piazza Italia, l’arena dai tanti campanelli parlanti, dove tutti i giorni di apertura una trucca bimbi è a disposizione gratuitamente per tutti i piccoli ospiti. Apertura 10:00 – 17:00. Info e biglietti su www.italiainminiatura.com.

Accolti da un’atmosfera incantata con meravigliose scenografie natalizie, grandi e piccini sono protagonisti a Oltremare, il Family Experience Park di Riccione (RN). Ogni giorno si possono incontrare i delfini nella Laguna di Ulisse – la più grande e bella d’Europa – alligatori e dinosauri nella foresta di Darwin, falchi poiane, avvoltoi, grifoni e gufi che volano liberi nel Volo dei Rapaci. Tutti i giorni una trucca bimbi aspetta i piccoli per un trucco natalizio a tema, mentre, per un regalo inedito, ci sono i programmi interattivi che permettono di diventare addestratori o falconieri per un giorno. Apertura 10:00-17:30. Info e biglietti su www.oltremare.org.

Ufficio Stampa APT Servizi
www.aptservizi.com

info@visitromagna.it


Festival Printemps des Arts di Monte-Carlo 2024: quarantesima edizione 13 marzo - 7 aprile 2024

Per la quarantesima edizione, in programma dal 13 marzo al 7 aprile 2024, il Festival Printemps des Arts di Monte-Carlo, presieduto da Sua Altezza Reale Carolina di Hannover,  propone 25 appuntamenti, concentrati in 4 lunghi weekend (da mercoledì o giovedì a domenica) e distribuiti in 19 magnifici luoghi di Monte-Carlo e della Costa Azzurra. Ad annunciare la prossima edizione, lo scorso mercoledì 22 novembre, nella galleria d’arte Hauser & Wirth di Monaco, è stato il direttore artistico Bruno Mantovani con la partecipazione del celebre fotografo brasiliano Sebastiao Salgado e dei musicisti Maroussia Gentet (pianoforte), Sandro Compagnon (sassofono), Henri Demarquette (violoncello) e Fabrice Jünger, tra i protagonisti dell’edizione 2024.

Il tema conduttore quest’anno, come mostra il manifesto del festival e la scritta su di esso apposta “chants de la terre”, sarà  la terra, il rapporto tra l’uomo e la natura.

Percorsi artistici che si intersecano e completano esploreranno tale relazione partendo dalla commovente pagina mahleriana “Il Canto della terra” proposta sia nella versione originale sinfonica con l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo diretta da Kazuki Yamada (6 aprile), sia in una rilettura più intima e cameristica con la formazione Het Collectief (16 marzo) per approdare al cinema con il film “Il sale della terra” di Wim Wenders dedicato alla vita e all’arte di  Sebastião Salgado (17 marzo), considerato uno dei maggiori fotografi al mondo.

La natura e gli animali saranno protagonisti dei concerti della Amazing Keystone Big Band che proporrà in chiave swing  il “Carnevale degli animali” di Saint-Saëns (31 marzo) e dell’appuntamento con l’Ensemble Unisoni, interprete di  una sorta di ‘bestiario musicale’ in epoca barocca (30 marzo).

Il programma, come negli anni passati, spazia dal Medioevo alla contemporanea, passando per lo stile classico e preromantico di Haydn, Mozart e Beethoven all’Ottocento di Schubert, Mendelssohn, Brahms per approdare al Novecento di Messiaen, Boulez, Rihm.

Oltre al tema conduttore che sottende il programma 2024 vi saranno poi i ritratti dedicati al violoncellista Henri Demarquette, al Quartetto Modigliani, alla direttrice Laurence Equilbey e alla sua Insula orchestra.

Il Printemps des Arts è una festa della musica, ma non solo.  Anche quest’anno, infatti, vi saranno performance e alchimie che suggeriscono suggestive simmetrie tra la musica,  le altre arti, i sensi. Il gusto sarà sollecitato durante un ‘dîner en musique’ in cui le opere musicali dialogheranno con i piatti dello chef pluristellato Yannick Alléno (27 marzo). Non mancheranno poi i profumi di Clémence Besse le cui fragranze si mescoleranno alle note mahleriane. L’incontro tra musica e arti visive sarà protagonista della “passeggiata musicale” durante l’esposizione dell’artista bolognese Pier Paolo Calzolari al Nuovo Museo Nazionale di Monaco: i compositori Lara Morciano, Samir Amarouch e Eric Monatalbetti proporranno  3 prime esecuzioni assolute per ognuno, commissionate dal festival (24 marzo e 7 aprile).

Tra le création, vi sarà l’opera “L’étoffe inépuisable du rêve” (Il tessuto inesauribile dei sogni) di Sophie Lacaze sul testo di  Alain Carré, evocazione della sofferenza della terra e della sua rinascita (16 marzo). Inoltre il Printemps des Arts ha  commissionato al compositore e direttore Laurent Cuniot una nuova composizione “Il Canto della terra” per mezzosoprano, tenore e 16 strumenti,  partitura che reinterpreta in chiave moderna la  ben nota pagina mahleriana (29 marzo).

Sempre teso a catturare l’attenzione e la curiosità del pubblico, anche attraverso la ricerca e la sperimentazione di nuovi format di ascolto e coinvolgimento, il Printemps des Arts quest’anno propone  la siesta musicale “Japanese Soul” nella quale gli spettatori ascolteranno sdraiati la musica evocativa concepita per l’occasione in prima assoluta dal compositore e flautista Fabrice Jünger che spazierà  dalle note  gravi e impalpabili  del flauto basso a quelle  aeree dell’ottavino (23 marzo), mentre l’Ensemble Unisoni  inviterà il pubblico  a danzare su musiche rinascimentali presso l’Atelier dei Balletti di Monte-Carlo (31 marzo).

Due messe da Requiem  verranno eseguite in occasione dell’apertura e della chiusura del festival, rispettivamente quella di Johannes Ockeghem interpretata dall’Ensemble Gilles Binchois  e, in chiusura, quella scritta da Pierre de La Rue affidata all’Ensemble Clément Janequin che concluderà simbolicamente questa edizione sottotitolata  «Ma fin est mon commencement» opus 3.

Sempre per la chiusura, il Printemps des Arts in collaborazione con l’Opera di Monte-Carlo, proporrà per la prima volta un programma che riunisce Cecilia Bartoli e John Malkovich intorno alla figura di Nicola Porpora e dei suoi allievi i castrati Farinelli e Caffarelli.

L’intento di coinvolgere i giovani è sottolineato dagli interventi pedagocici presso le scuole (quest’anno anche quelle italiane), da una politica dei prezzi vantaggiosa con ingresso gratuito per i giovani fino ai 25 anni di età e da alcuni appuntamenti pensati in particolare per i più giovani e le famiglie  come l’ “immersione backstage” in cui il pubblico parteciperà ad un percorso guidato dietro le quinte per incontrare i musicisti alla scoperta del lavoro di preparazione di un concerto (14 e 22 marzo) o il concerto del 6 aprile in cui il Quartetto Parisii interpreterà le musiche di Haydn e Mozart  al Museo Oceanografico a lume di candela (concert aux bougies/concert by candlelight).

Parallelamente ai concerti vi saranno tavole rotonde, masterclass e riunioni conviviali con artisti, compositori e giornalisti prima e dopo i concerti (queste ultime nella magnifica  cornice dell’Hotel Hermitage di Monaco).

Last but not least, programmare un viaggio a primavera al Printemps del Arts è anche un modo per scoprire luoghi inediti e ricchi di storia del Principato di Monaco e Monte-Carlo. Ben 19 sono infatti le sale da concerto e gli spazi non convenzionali che quest’anno ospiteranno gli appuntamenti del Printemps des Arts dentro e fuori “le mura” di Monaco: dall’Auditorium Rainier III all’Opera, dal One- Monte-Carlo alla Galerie Hauser & Wirth, dall’iconico Hôtel Hermitage al Théâtre Princesse Grace, dall’Église Saint-Charles  al Théâtre des Variétés, dal Museo Oceanografico allo Yacht Club, dal Cinema delle Belle Arti  al Nuovo Museo Nazionale di Monaco Villa Paloma, dall’Église du Sacré Coeur alla Cattedrale, dall’Atelier dei Balletti di Monte-Carlo al Club des résidents étrangers  fino alle limitrofe Beausoleil (Centre Culturel Prince Jacques) e Nizza (Conservatorio e Théâtre National).

Modalità di prenotazione e di acquisto dei biglietti:

Il prezzo dei biglietti varia dai 20 ai 40 euro; biglietti gratuiti fino ai 25 anni.

Per gruppi biglietti ridotti.

 

FESTIVAL PRINTEMPS DES ARTS DE MONTE-CARLO

12 avenue d’Ostende MC 98000 Monaco, tel +377 98062828 ; Printempsdesarts.mc

FESTIVAL PRINTEMPS DES ARTS
DE MONTE-CARLO

12 avenue d’Ostende – 98000 Monaco
Tel +377 93 25 58 04
contact@printempsdesarts.mc


Rahere, giullare-007 che racconta la Via Francigena attraverso lo strumento «migliore»: il fumetto

Presentato al PalabancaEventi il volume ideato da Adelaide Trezzini, fondatrice dell’Associazione internazionale della Via Francigena – Il ruolo del Comitato tratta Piacenza e l’intervento dell’assessore alla Cultura Christian Fiazza.
“Camminare significa cambiare marcia e qualche volta cambiare vita. Rahere come giullare, chierico e pellegrino sulla Via Francigena, supera mari, monti e fiumi tra meraviglie, incontri beati e terrificanti per giungere a Roma a venerare le tombe dei santi Pietro e Paolo, con esiti imprevisti che cambiano la sua vita e il volto della città di Londra”. Così la quarta di copertina del volume “Rahere, un giullare sulla Via Francigena” (Palombi Editori, testo Vito Bruschini, illustrazioni Daniele Bigliardo, ideazione Adelaide Trezzini), presentato al PalabancaEventi (Sala Panini) su iniziativa del Comitato Tratta Piacenza Vie Romee e Francigena pro Unesco, in collaborazione con la Banca di Piacenza. Ha coordinato i lavori Emanuele Galba, che ha portato i saluti di Amministrazione e Direzione dell’Istituto di credito, ringraziando per la presenza il direttore generale Angelo Antoniazzi e il vicedirettore generale Pietro Boselli.

L’antica Via dei pellegrini più famosa al mondo – è stato sottolineato – viene per la prima volta raccontata attraverso un fumetto di 33 tavole, realizzate con grande attenzione alla ricostruzione storica, che ha per protagonista il giullare di Enrico I, spedito dal Re in pellegrinaggio a Roma, dove si ammala di malaria. L’esperienza lo segna tantissimo e tornato in Inghilterra diventa artefice della costruzione del miglior ospedale di Londra, il St-Bartolomew e dell’omonima chiesa, dove Rahere è sepolto.

Adelaide Trezzini, fondatrice e presidente dell’Associazione internazionale della Via Francigena (AIVF, ora CIVIF), esperta guida turistica cresciuta a Ginevra, ha ricostruito le tappe del suo impegno nella riscoperta e valorizzazione all’estero del tratto italiano della Via Francigena (dal Gran San Bernardo a Roma), di cui è stata indiscussa protagonista fin dagli anni ’90 del secolo scorso, nonostante gli ostacoli incontrati. «Tutto era da creare – ha spiegato la dott. Trezzini – a partire dalla cartografia. Per la vostra città, crocevia importante con il guado storico sul Trebbia, il tracciato era stato redatto da Roberto Cravedi. Il lavoro è proseguito valutando le esigenze dei pellegrini alla ricerca di vitto e alloggio. Se vogliamo che la promozione delle vie storiche abbia un futuro, il riconoscimento Unesco è fondamentale», ha concluso la relatrice, che nel 2019 ha passato il testimone all’Associazione europea (AEVF), alla quale quest’anno è stato trasferito tutto l’archivio dell’Associazione internazionale.

L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE FIAZZA

Invitato a fare un saluto, l’assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Christian Fiazza ha parlato della Via Francigena come di «un turismo sano che guarda all’ambiente, sul quale l’Amministrazione sta investendo: con il miglioramento del percorso nei punti pericolosi, come quello del ponte sul Trebbia tra San Nicolò e Piacenza. Il tragitto è stato modificato utilizzando il parco sul fiume ed evitando così il passaggio in via Emilia Pavese. Gli investimenti proseguiranno con la cartellonistica». L’assessore ha anche ricordato che grazie a un accordo tra Comune, Diocesi e Banca di Piacenza saranno aperte in contemporanea Salita al Guercino(in Cattedrale) e Salita al Pordenone in Santa Maria di Campagna, vicino alla quale passa proprio il percorso della Francigena («un accesso alla Cupola – ha precisato Fiazza – che se non ci fosse stata la Banca di Piacenza ora non esisterebbe»). Il responsabile della Cultura ha poi annunciato che nel numero di dicembre della rivista semestrale della Via Francigena, Piacenza (e provincia) avranno la prima pagina e 12 interne per promuovere il nostro tragitto.

IL COMITATO TRATTA PIACENZA DI COMOLLI

Il presidente del Comitato Tratta Piacenza – nato per sostenere la candidatura della Via Francigena italiana a diventare patrimonio dell’Unesco e per far uscire dall’anonimato il tratto piacentino (nell’occasione è stata messa a disposizione dei presenti la cartoguida realizzata di recente con il contributo della Banca di Piacenza) – Giampietro Comolli si è compiaciuto che il Comune di Piacenza abbia fatto proprie le proposte che il Comitato aveva presentato già nel 2020-21 individuando i punti critici, soprattutto a livello di sicurezza, della Via piacentina. Osservato quanto anche la sistemazione della cartellonistica sia fondamentale, il presidente del Comitato Tratta Piacenza ha focalizzato l’attenzione su Rahere: «Non era né un giullare, né un cortigiano. Partito da Londra laico e tornato a casa cattolico, fu il primo 007 mandato dal Re in Italia per riferirgli del rapporto tra il modello papale e quello imperiale». Il dott. Comolli ha poi rimarcato l’importanza di Piacenza come crocevia: «Qui non c’è una sola Via storica, ma cinque o sei strade internazionali frequentate dai pellegrini. E sulle peculiarità del nostro territorio, molto diverse da quelle di Pavia e Fidenza, io ci giocherei molto».

GLI ALTRI INTERVENTI

«La nostra società editrice – ha spiegato Francesco Palombi – è tra le più antiche di Roma ed è specializzata nella valorizzazione dei beni culturali. E’ la prima volta che utilizziamo il fumetto, strumento semplice e allo stesso tempo affascinante. Il libro permette di conoscere in maniera profonda la storia di questa antica strada come ponte fra i popoli per unire le diversità».

Luigi F. Bona, direttore del Museo del fumetto di Milano, ha voluto sfatare il luogo comune che lega il fumetto solo al mondo dei più piccoli. «E’ la forma più evoluta, difficile e completa – ha sostenuto – per comunicare sì ai bambini ma soprattutto agli adulti. Il libro di Rahere è un lavoro splendido, una narrazione che ci porta dentro all’epoca nel quale è ambientato, il Medioevo. Un’opera per adulti, non per i nipotini, dai risultati perfetti». Il ricavato della vendita dei volumi sarà devoluto a un ospedale ucraino, tramite l’Ambasciata dell’Ordine di Malta.

BANCA DI PIACENZA
Ufficio Relazioni esterne
Via Mazzini, 20
29121 Piacenza
tel. 0523.542357
www.bancadipiaca.it


Con Aperotto nasce l’aperitivo per due in lattina!

Il chinotto di ChinottISSIMO incontra l’amaro alla menta, per un cocktail originale in packaging di alluminio dallo stile giovane e accattivante. Con l’aggiunta di ghiaccio, il contenuto permette di brindare in coppia con una bevanda tutta italiana.

Due cuori e una lattina… ChinottIssimo, la bevanda al chinotto dalle antiche e salde origini guarda al futuro e ai giovani nell’abbraccio con l’Amaro Neri alla menta con Aperotto, un aperitivo tutto italiano che con l’aggiunta di ghiaccio è da condividere con un’altra persona o per raddoppiare il piacere di un gusto unico.

Presentato a Roma, dal 23 al 25 novembre in occasione di Excellence Innovation Food, la kermesse dedicata all’enogastronomia innovativa e di qualità, Aperotto è un vero concentrato di italianità a 7 gradi contenuto in una lattina colorata che comunica al primo sguardo l’originalità del contenuto.  Il colore forte e deciso, infatti, lascia subito intuire una bevanda spiritosa molto particolare che nasce dalla fusione di due eccellenze.

ChinottIssimo è la bibita al chinotto nata da Pietro Neri nel 1949 e ora proposta dal nipote Simone Neri, custode della ricetta segreta originale oggi gelosamente preservata, dalla precisa identità, deciso, agrumato e arricchito da ben 53 erbe che lo rendono inimitabile ancora oggi, l’unico vero Chinotto 100% Made in Neri, ideato e prodotto in Italia.

L’Amaro Neri al chinotto e menta selvatica è il connubio perfetto delle erbe montane e tutta la freschezza della menta raccolta ancora manualmente in quota nel Parco Nazionale d’Abruzzo, uno dei tre elisir della gamma completa che può vantare anche l’Amaro Neri al chinotto e l’Amaro Neri al chinotto fortemente amaro, dove la minore quantità di zucchero lascia spazio a una maggiore concentrazione di chinotto e alle erbe infuse e lasciate a decantare.

Aperotto è una scarica di piacere gustolfattivo capace di soddisfare anche i palati più esigenti per la sua freschezza e pienezza all’assaggio. Perfetto per un consumo in purezza, è un ottimo supporto per una mixology che punta all’originalità, ma anche alla qualità 100% Made in Italy.

 

Pneri è l’erede dell’azienda fondata da Pietro Neri nel 1949 e che fino alla fine degli anni ’60 ha commercializzato il primo chinotto italiano. Dopo la vendita dell’azienda, dello stabilimento e del marchio, la ricetta originale dei prodotti rimane ancora un segreto di famiglia gelosamente custodito dal nipote Simone Neri, titolare della società Pneri, riproposta a livello internazionale esattamente come una volta, una vera e propria miscela di chinotto, ma con elementi innovativi aggiunti alla ricetta classica. Simone, infatti, sotto la supervisione di nonno Pietro, ha sperimentato e aggiunto alla sua “famosa ricetta millenaria” ben 53 estratti officinali per creare ChinottISSIMO. I valori aziendali si fondando su qualità, tradizione, distintività e legame con il territorio, nel rispetto dell’ambiente e delle persone. (www.chinottissimo.com)

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QUIN® presenta il Panettone alla quinoa: un connubio di gusti e benessere

Senza glutine e senza lattosio, l’ultima delizia della Filiera Italiana della Quinoa promette di essere una nuova esperienza gustativa per le Festività, nelle due varianti Panettone quinoa con uvetta e canditi e il Panettone quinoa al gusto cioccolato.

 

Sarà un Natale molto speciale, quello che si appresta a regalare a golosi e buongustai l’Azienda Agricola Tundo Sebastiano che in questi anni dalle fertili Valli del Mezzano, ad Argenta (FE) ha promosso la coltivazione della quinoa.

Ad arricchire la vasta gamma di prodotti a marchio QUIN® arriva infatti una doppia golosità che sigla il perfetto connubio tra gusto e benessere. A rendere preziose le ormai prossime Festività saranno due nuove referenze. Si tratta del Panettone alla quinoa con uvetta e canditi,  una prelibatezza senza compromessi, dal peso di 500 grammi. Un piccolo capolavoro dolciario, frutto di una lavorazione lenta a doppia lievitazione che garantisce una morbidezza e un gusto ineguagliabili. La quinoa, ricca di proteine e nutrienti essenziali, conferisce al prodotto un maggior valore nutrizionale mentre l’uvetta dolce e i canditi regalano un’esplosione di sapori fruttati.

Un’esperienza deliziosa per le Festività, da condividere senza restrizioni dietetiche.

Per gli amanti del cioccolato, il Panettone quinoa al gusto cioccolato è la scelta perfetta. Con la stessa lenta lavorazione e doppia lievitazione, questo panettone da 500 grammi unisce la quinoa al gusto intenso del cioccolato, creando un connubio davvero goloso. Una dolce delizia per ogni palato, senza glutine e senza lattosio che permette a tutti di assaporare la magia del Natale made in QUIN®.

Entrambi i prodotti sono particolarmente innovativi e rappresentano una ghiotta novità nel panorama della pasticceria italiana. A contraddistinguerli sono caratteristiche uniche che aprono un nuovo scenario alla declinazione del Natale gourmet. Senza glutine e senza lattosio, senza rinunciare al gusto del panettone natalizio. Così come l’aggiunta della quinoa che conferisce un tocco originale e saporito, sposandosi perfettamente con gli altri ingredienti, tutti preservati da una lavorazione artigianale che ne rispetta le proprietà organolettiche e le caratteristiche gustolfattive.

Il risultato è una duplice opportunità per scoprire nella versione del dolce da ricorrenza per antonomasia la quinoa italiana coltivata coltivato nel rispetto rigoroso dei protocolli della coltivazione biologica, nonché dei principi di conservazione e rotazione dei terreni, fornendo un prodotto che, oltre ad avere eccellenti caratteristiche nutrizionali e sensoriali, è anche eticamente sostenibile. La varietà coltivata dall’Az. Agr. Tundo Sebastiano si distingue per il basso contenuto di saponine, la sostanza amara che naturalmente ricopre la maggior parte dei chicchi di quinoa coltivati all’estero. Ciò significa che la quinoa non viene decorticata, mantenendo tutte le proprietà integrali del chicco, come la concentrazione di minerali e fibre, nonché un sapore più intenso e ricco.

QUIN® è un brand di proprietà dell’Az. Agr. Tundo Sebastiano, azienda agricola con sede ad Argenta. Guardando con massima attenzione alla sostenibilità alimentare, QUIN® ha creato la prima filiera italiana della quinoa. Dalla coltivazione al raccolto, fino alla trasformazione della materia prima, l’azienda si impegna a consegnare al mercato un prodotto orgogliosamente italiano, affidabile e di altissima qualità. Www.quinitalia.com è l’e-commerce dedicato alla vendita dei prodotti a marchio QUIN®.


52esima edizione della Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi

La 52esima edizione della Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi, organizzata dalla Fondazione San Miniato Promozione e dal Comune di San Miniato, si terrà negli ultimi tre weekend di novembre nel centro storico della Città della Rocca: 11-12,18-19 e 25-26 novembre.

A San Miniato, tartufo tutto l’anno
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 52esima edizione, ha in programma un ricco calendario di iniziative che si svolgono per le strade del centro storico, dove assaggiare e acquistare il pregiato tubero presso gli stand degli espositori.
La mostra mercato è anticipata dalle sagre e feste dedicate al tartufo bianco nelle frazioni intorno a San Miniato, che conferiscono valore aggiunto al territorio grazie al format “Tartufo tutto l’anno“.
Per l’occasione il Sistema Diocesano di San Miniato prolunga i suoi orari: Museo Diocesano d’Arte Sacra e Torre di Matilde, Sabato e Domenica 10:00-13:00 / 14:00-17:00

Esperienze
Vieni nelle “Terre di Pisa”. Scopri le esperienze da vivere in un territorio ricco di sorprese, a contatto con luoghi e persone ancora autentici che hanno mantenuto la loro “natura toscana”.Arte e cultura, enogastronomia fatta di sapori genuini, turismo attivo per tutte le età e in ogni stagione, artigianato di qualità. Scegli la tua esperienza!

A poca distanza
Poche decine di chilometri e tanti gioielli della Toscana da scoprire: questo sono le Terre di Pisa. Oltre la Torre Pendente e alla splendida cornice di Piazza dei Miracoli, oltre ai lungarni, potrete scoprire San Miniato, che è sinonimo di Via Francigena e di città del tartufo bianco, oppure spingervi fino a Volterra, città degli Etruschi e dell’alabastro.
Un triangolo d’oro, dentro cui si intersecano borghi e luoghi meno conosciuti, in grado di stupire per bellezza e autenticità.
Le Terre di Pisa sanno regalare esperienze ed emozioni che non ti aspetti, in un territorio estremamente vario che dal mare risale la pianura dell’Arno e sale verso dolci colline, su bassi rilievi montuosi oppure tra aspre rocce e calanchi. Un ricco patrimonio artistico e paesaggistico in cui i sapori e i piaceri della buona tavola si combinano in una sintesi che mescola tradizione e innovazione.

Dove Mangiare

PONTEDERA
Agriturismo degli Alpaca
Ristorante

MONTOPOLI IN VAL D’ARNO
Ristorante Quattro Gigli
Ristorante

CASCIANA TERME
Ristorante Il Merlo
Ristorante

PECCIOLI
Ristorante Pasticceria Ferretti
Ristorante

SAN MINIATO
Ristorante Castelvecchio
Hotel Villa Sonnino  Hotel Ristorante

BIENTINA
Yuri 2
Ristorante

SAN GIULIANO TERME
Osteria All’Ussero da Antonio
Ristorante

PONSACCO
Marchese di Camugliano srl
Scuola di cucina Vino Olio Miele Farro
Marmellata Tartufo Pasta

SAN GIULIANO TERME
L’arte del bere e…
Enoteca Ristorante E-commerce
Prodotti tipici

PISA
Osteria i Santi
Ristorante

PONSACCO
Scuola Tessieri
Scuola di cucina

MONTECATINI VAL DI CECINA
Marchesi Ginori Lisci
CAV (casa vacanze) Ristorante

PISA
Trattoria da Stelio
Ristorante

VICOPISANO
Antico Frantoio Toscano del Rio Grifone
Prodotti agroalimentari Botteghe
Olio Prodotti tipici

CRESPINA LORENZANA
Agriturismo Colle Prana
Ristorante Vino Olio Miele
Marmellata Spezie

Municipio San Miniato PI
Via Vittime del Duomo 8,
56028 San Miniato (PI)
Centralino: 05714061


Le nuove bottiglie delle feste: Spirits e Champagne per brindare al Natale

Per un brindisi o per un regalo originale, gli Spirits e le bollicine sono tra i compagni ideali delle Feste.

Dal Whisky al Rum, dal Gin allo Champagne, ce n’è per tutti i gusti.
Ecco quindi una selezione di Spirits e bollicine consigliati per queste festività 2023.

Teeling 15 anni Japanese Mugi Shochu Explorer’s Edition
(cl. 70 – 46% vol.)

Prima versione della serie «Explorer’s Edition», la collezione dedicata agli esploratori irlandesi che hanno girato per il Mondo lasciando il loro segno. Questa Japanese Edition è realizzata attraverso l’utilizzo di botti che in precedenza hanno contenuto Mugi Shochu.

Questo whiskey è maturato per 15 anni prima in botti ex-Bourbon e quindi un anno all’interno delle botti giapponesi ex-Shochu con il loro carattere distintivo e non convenzionale che richiama note di passion fruit e litchee.
Al naso si percepiscono sentori di mela candita, tè al gelsomino e spezie. Al palato arriva una nota decisa di frutta tropicale, pan di zenzero che conduce a un viaggio tra i tannini del legno appena accennati, frutta secca e un meraviglioso finale fresco.

Gin Santa Ana

Distillato (parzialmente) sottovuoto nella regione francese di Charente per estrarre sapientemente le quattro essenze chiave delle Filippine: Ylang Ylang, Alpinia, Calamansi e Dalandan. La combinazione di queste fragranze delicate e floreali con il sapore fresco di agrumi tropicali completa la ricetta, evocando la nostalgica immagine di una sala champagne tropicale per fumatori, delle grandi band swing e della moda decadente degli anni ’20. Questa tecnica permette di estrarre una concentrazione di aromi botanici senza che il calore la rovini. Il risultato del processo è un gin aromatico e delizioso grazie anche all’utilizzo delle più delicate essenze vegetali, come l’Ylang-Ylang o il Calamansi.

70 cl. – 42,3%

Sakurao Hamagou
cl. 70 – vol. 47%

Vincitore della medaglia d’oro alla 2021 Tokyo Spirits  Competition e alla 2021 Spirits Business Gin Masters Sakurao Hamagou è la creazione più recente di Sakurao, un tributo all’isola di Miyajima e alla sua natura: è la combinazione di Hamagou’s (il fiore color porpora giapponese) dai sentori erbacei e le componenti botaniche di Miyajima: rosmarino, lavanda e menta. Sakurao  Hamagou rivela intense note di cumino mescolate con bacche di ginepro e distillate in un alambicco bronzeo ibrido.

Westward Whiskey
cl. 70 – 45% vol.

Molto espressivo, Westward American Single Malt si distingue per la sua grande ricchezza aromatica, Westward è il single malt americano più premiato al mondo. Dominato da sentori fruttati, riporta allo stesso tempo note di cereali e di vaniglia cremosa, il tutto accompagnato da una punta di spezie dolci. Lungo e persistente, il finale è elegante con un leggerissimo sentore affumicato e di cioccolato fondente.

YU GIN
cl. 70 – 43% vol.

La provenienza di questo gin è francese, ma tra le sue botaniche ne spiccano due tipicamente orientali: il pepe di Sichuan e lo Yuzu, un agrume molto profumato utilizzato da bartender e chef di tutto il Mondo.

Le altre botaniche sono il ginepro, coriandolo, arancia amara e liquirizia. Vengono distillate separatamente nella regione del Cognac. Solo dopo il completamento di tutte le distillazioni viene assemblato il gin con grande precisione. Al naso si percepisce subito il ginepro ma è un gin molto equilibrato in cui emergono bene le note pepate, di lime e di liquirizia. All’assaggio stupisce per il contrasto tra il primo impatto sul ginepro e la grande apertura fornita dallo Yuzu che nel retrogusto si accompagna al pepe di Sichuan. Ideale per preparare dei Gin Tonic e per dare un tono agrumato e speziato ai cocktail a base gin.

TOGOUCHI PEATED
cl. 70 – 40% vol.

Composto per il 18% da orzo maltato torbato, Togouchi Peated matura per tre anni in botti ex-Bourbon di primo e di secondo utilizzo. È stato distillato al 100% nella Sakurao Distillery.
Al naso risulta torbato coi suoi sentori di malto, mela e arancia. Al palato è complesso con note di pera, pepe nero e sale. Il finale è morbido.

DON PAPA
Canister “Hethereal Sugarlandia”

Don Papa ha realizzato il suo nuovo canister per le festività invernali del 2023, la Limited Edition ‘ETHEREAL SUGARLANDIA’ .
Il packaging vivace ritrae gli animali notturni che abitano la giungla mistica di Negros, l’isola tropicale casa di Don Papa localmente nota come Sugarlandia. Ora disponibile, il canister ‘Ethereal Sugarlandia’ è un’opera visiva sorprendente, che racchiude in sé le magiche, talvolta sconosciute, scene serali di creature che vivono in armonia con la ricca e rigogliosa flora dell’isola, sullo sfondo il mistico Monte Kanlaon. Il canister mostra lucciole che illuminano il cielo notturno di Sugarlandia, un vivido lampo di luce che illumina l’oscurità della giungla, rivelando così gli animali dell’isola, compresi i tarsi e il cervo maculato di Visayan. La rappresentazione di flora e fauna che pervadono il paesaggio dell’isola, rendono note le incredibili scene che Sugarlandia presenta. Il canister, che contiene Don Papa 7 anni, conosciuto per la sua persistenza, il suo finale morbido e le note di vaniglia, miele e torta alla frutta, è ora disponibile.

 Don Papa 7 anni

Don Papa utilizza soltanto la più alta qualità di canna da zucchero, tutta proveniente dall’isola di Negros, quindi si tratta di un single island Rum. La melassa risultante, localmente nota come “Black Gold”, viene distillata prima di essere depositata in due diversi tipi di botti di rovere americano – ex Bourbon ed ex Rioja. Dopo sette lunghi anni di invecchiamento alle pendici del Monte Kanlaon, i rum vengono attentamente blendati dal nostro Master Blender. Il rum così blendato è imbottigliato a 40%.

Don Papa Baroko

Baroko è distillato da melassa “Black Gold”, quindi è depositato in botti ex Bourbon. Dopo essere stato invecchiato per anni alle pendici del Monte Kanlaon, viene attentamente blendato dal master blender e imbottigliato a 40%.

H by Hine Fine Champagne VSOP – Albano Hernandez

Cognac intenso, profondo, ma perfettamente adatto alla miscelazione. E’ molto elegante se degustato liscio o servito semplicemente insieme alla tonica su ghiaccio. Le sue note di Iris, albicocca fresca, acacia e pepe bianco lo rendono fresco e piacevole al palato. La confezione è ideata dal Vincitore del premio “Hine painting” del 2022: Albano Hernandez ha sviluppato negli ultimi due anni il suo processo di “meta-pittura”.

Centenario Fundacion 20 Reserve Especial – LMT Ed. c. a.

Realizzato con metodo Solera con rum invecchiati dai 6 ai 20 anni. Al naso grande bouquet ottenuto da questo metodo che esalta la vaniglia, il brandy e note di frutta matura. Al gusto di percepiscono la vaniglia e i frutti rossi.

Elisir Gambrinus

Ottenuto seguendo l’originale manoscritto di famiglia contenente l’antica ricetta, con materie prime naturali come vino Raboso, alcool “buongusto”, zucchero di canna, grappa Veneta, aromi naturali ed un particolare lungo affinamento. Lo scorrere del tempo opera una selezione tra ciò che vale e non vale, tra quanto meritevole di essere ricordato e quanto di perdersi nell’oblio. Elisir Gambrinus è un prodotto artigianale e naturale, con il tempo si evolve, modifica, cambia i suoi profumi e le sensazioni diversificano in modo a volte imprevedibile perché i ventidue ingredienti interagiscono in modo diverso seguendo il tempo a loro disposizione. L’ingrediente principale di questo liquore è il vino Raboso ottenuto dall’omonimo antico vitigno autoctono coltivato nel territorio reso fertile dal fiume Piave. Il trascorrere delle stagioni ne esalterà i sapori ed i profumi, mentre il vivace colore si attenuerà con la maturità. Si presenta di colore rosso rubino carico tendente al granato con riflessi violacei, limpido, di ottima compattezza e consistenza. Al naso si apre con profumi ampi, gradevoli, leggermente pungenti, all’iniziale impatto fruttato ed etereo di marasca, mora selvatica, subentra prestola vinaccia, il sentore di fieno e la vaniglia speziata. Al gusto è dolce, armonico, asciutto, tipicamente tannico, si libera rapidamente con grande forza, il bouquet ricorda la violetta.

ARRAN

Arran Signature Series – Ed. 1 “Remnant Renegade”
Arran Signature Series “”Remnant Renegade” è un’edizione limitata di cui esistono solo 14.863 bottiglie nonché prima release della serie selezionata e firmata dal Manager della distilleria, Stewart Bowman.

Si tratta di un Blend di Hogsheads ex-Sherry, botti ex-Sherry ed ex-Bourbon selezionate tra il portfolio completo di Arran dal 1997 al 2017, approvate da Stewart Bowman con l’apposizione del proprio sigillo.

Remnant Renegade” è distillato e invecchiato a Lochranza, privo di coloranti, non ha subito filtrazione a freddo.

Imbottigliato a 46% vol. ha un colore ambra calda e note di  mele caramellate, vaniglia, cannella, fiori d’arancio e anice stellato per un finale lungo e persistente con note fresche floreali e di buccia d’arancia.

Arran Single Malt 17 Anni – Limited Edition

Si tratta di un’edizione limitata che conta solo 12.000 bottiglie.

Arran 17 Anni è un Single Malt ricco e gratificante. Viene lasciato maturare in botti hogshead ex-Sherry di primo e secondo utilizzo e in botti ex-Bourbon di primo utilizzo e viene a Lochranza dove avviene anche la distillazione.
L’imbottigliamento avviene senza filtrazione a freddo né aggiunta di coloranti. Si presenta color oro caldo mentre al naso si avvertono i sentori fruttati, di mela verde, di caramella e di rovere tostato. Al palato è morbido e persistente con note di mandorla e vaniglia. Si percepisce una punta di cannella sul finale.

ISLE OF RAASAY

Isle of Raasay Distillery of the Year
cl. 70 – 50,7% vol.

Per onorare il riconoscimento come “Distillery of the Year” agli Scottish Whisky Awards 2022, questa release è un Whisky non torbato invecchiato in botti ex-Bourbon da 190 litri prima di subire una seconda maturazione in botti di Quercus hunboldtii (quercia andina).
A cinque anni, questo è il Whisky con maggior invecchiamento che sia mai stato rilasciato dalla Distilleria Isle of Raasay sino ad oggi nonché la sua prima importante release non torbata. Si tratta di un Spirito non torbato con aromi di vaniglia e caramello al burro con un finale lungo e dolce con note di crème brûlé. Distillato, invecchiato, imbottigliato e spedito direttamente dall’Isola di Raasay.

Jacquart Cuvée alpha ROSÉ 2015

Jacquart Cuvée alpha Rosé 2015 è un Blend 44% Chardonnay di origine dei Cru Cramant, Mesnil, Chouilly, Oger e 56% Pinot Nero (di cui 15 % fermentato in rosso) di origine dei Cru Aÿ, Mailly, Ambonnay, Avenay, Cumières. La Fermentazione alcolica avviene in vasche di acciaio inox a tempertaura controllata e la sua maturazione è di almeno 6 anni in bottiglia sui lieviti. La permanenza in cantina dopo il dosaggio è di almeno 1 anno dopo la sboccatura. Al naso l’aroma è potente e molto accattivante, dominato da sentori di frutta candita (scorza d’arancia, mirtillo rosso, crema inglese al limone, albicocca secca, amarena) e spezie dolci (cannella, peperoncino di Espelette, pistillo di zafferano) con un’infarinatura di cacao crudo.

Al palato Jacquart Cuvée alpha Rosé 2015 è invece estroverso e incredibilmente elegante, dispiega un ventaglio di frutti maturi (nettarina, Mirabella, prugna selvattica) con un tocco rinfrescante di scorza di mandarino. Una sensazione tannica esalta il finale che poi si apre ad una splendida nota di kirsch.

Ron Santiago de Cuba, 20 Anni

È un prodotto esclusivo concepito da una piccola selezione di botti di uno dei più antichi magazzini di Cuba. Quest’ultimo, da 485 anni, fa onore alla città di Santiago de Cuba, la culla del Ron Ligero Cubano.
Ron Santiago de Cuba 20 anni mantiene invariate le rigorose regole e regolamentazioni Cubane per la produzione del rum. Questo assicura che sia mantenuta la massima qualità di cure durante l’intero processo di produzione.Si presenta di colore ambrato brillante, ma, allo stesso tempo, profondo. Specifici sentori sono dovuti ai tannini di legno più pesanti, ovvero di quercia rossa europea che apportano profumi intensi, maturi e dolci, tipici del rum invecchiato. È possibile sentire una perfetta combinazione di aromi fruttati grazie alla maturazione dell’aguardiente in botti di rovere bianco. In bocca è robusto e morbido, con un armonioso bilanciamento tra dolce e secco che regala note eccellenti al palato che ricordano caffè, cacao e cioccolato. Ha una persistenza ben calibrata che riempie e resta sul palato. Il gusto è audace,  ma trattiene un’eleganza allo stesso tempo piacevole e semi secca. Note di cacao amaro, caffè e rovere divampano in bocca, regalandole un lungo finale. Non mancano alla fine le note di spezie e caramello.

COME GUSTARLO AL MEGLIO
Per un dopocena perfetto, servito liscio o on the rocks per apprezzare al massimo tutti gli aromi. Può essere abbinato con cioccolato amaro o caffè. Può essere servito in uno snifter (bicchiere da Cognac) o in un tumbler basso.


Loison Collezioni Coccole, Regalo e Peluche: un soffice abbraccio di dolcezza

Cos’hanno in comune le collezioni Coccole, Regalo e Peluche? Condividono due elementi avvolgenti: la morbidezza del delicato peluche e la sofficità dei superbi panettoni.

UN SOFFICE ABBRACCIO DI COCCOLE

Il packaging. Presentato in tre raffinate tonalità, bordeaux, nocciola e avorio, il sacchetto in peluche è un abbraccio di morbidezza che avvolge con cura i panettoni al suo interno. Sonia ha voluto personalizzare la collezione Coccole con una raffinata “L” ricamata color rame sul sacchetto, mentre per la chiusura è perfetto il nastro tono su tono, impreziosito da capicorda dorati e da una delicata perla.

Il panettone. All’interno di queste morbide confezioni, si nasconde un mondo di gusti raffinati, pensati per soddisfare ogni palato (tutti da un chilo): il Panettone Classico AD 1476, per i puristi del gusto; Marron Glacé, un’esplosione di sapori autunnali; Limoni, un viaggio di freschezza e profumi agrumati; e la novità del 2023, il Panettone Pera Cioccolato. (pag. 70-71 catalogo Inverno 2023)

PELUCHE KIRA E KUNKY, I MORBIDI CUSTODI DEI DOLCI SEGRETI

Il packaging. La collezione Regalo trae ispirazione dall’anima dolce dei koala, silenziosi animali da amare e proteggere. I morbidissimi peluche Kira e Kunky custodiscono al loro interno un panettone da 750g: una volta gustato il panettone il pancino si trasforma in un prezioso custode pronto a contenere i tesori più cari da sigillare con l’apposito lucchetto. La collezione si perfeziona con una shopper da regalo appositamente realizzata in Pet riciclato, per ridurre l’impatto ambientale, rendendo questo dono un’esperienza ancora più speciale.

Il panettone. I peluche custodiscono con amore un panettone da 750 grammi. Kira racchiude il Panettone Classico AD 1476, un omaggio alla tradizione con il suo impasto soffice e profumato, capace di evocare ricordi di festività trascorse. Kunky dona il Panettone Regal Cioccolato, un’esperienza golosa e avvolgente, con pezzetti di cioccolato che si sciolgono in bocca, regalando un’esplosione di piacere. (pag. 72-73 catalogo Inverno 2023)

COLLEZIONE MIGNON, EMOZIONI DAL CUORE GRANDE

I mini peluche. E’ una collezione che incanta con la sua magia in formato mini, dove il piccolo diventa un vero e proprio tesoro da coccolare. Tra le referenze di questa collezione è impossibile non innamorarsi di Tina e Teo, morbidi koala nella versione piccoli peluche, che racchiudono un panettoncino da 100 di gusto e tenerezza.

I sacchettini. I 5 sacchettini in morbido tessuto sono un incanto per gli occhi e un piacere per il tatto. Il ricamo dell’iniziale “L” di Loison conferisce un tocco di raffinata eleganza, mentre la chiusura con nastrino in doppio raso tono su tono e i capicorda argentanti, accompagnati da una delicata perla, sottolineano la cura amorevole dei dettagli, vera firma di Sonia Design.

Il panettone. Se Tina e Teo fanno il tifo per il panettoncino Classico ricco di canditi all’arancio, i sacchettini custodiscono una varietà di 5 gusti (espressi con colori differenti): il raffinato Marron glacé, il tradizionale Classico, l’avvolgente Cioccolato, la golosa Amarena e, non da meno, un pandorino classico per rendere ogni momento speciale. (pag. 88-92 catalogo Inverno 2023)

 

DOLCIARIA A. LOISON SRLVia
Pasubio, 6  Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Email: loison@loison.com


Spirits&Colori incanta l’Italia con Zafra Rum

L’azienda di Reggio Emilia presenta il simbolo dell’arte e della tradizione del rum panamense, nella versione 21 e 30 anni di invecchiamento, ineguagliabile per pregio e gusto.
Un vero e proprio sogno si realizza per tutti gli amanti dei distillati: Zafra Rum, finissimo super Premium nella versione 21 e 30 anni di invecchiamento è ora distribuito in Italia da Spirits&Colori che conferma di saper offrire prodotti di grande pregio.
Questa volta l’azienda di Reggio Emilia inserisce nel prestigioso catalogo una pregevole espressione di Rum Panamense, nata dalla maestria del leggendario Mastro Ronero Francisco Fernandez. Questo distillato unico prende vita grazie alla trasformazione della canna da zucchero, raccolta esclusivamente a mano, in un prodotto straordinario, invecchiato con cura in botti di ex Bourbon Americano.

La storia di Zafra è una testimonianza di dedizione e passione, rappresentata dal fondatore che con oltre 30 anni di esperienza nel commercio di distillati ha messo a frutto un eccezionale know-how nella creazione di questo rum super premium. Il nome Zafra ha come significato, nella lingua spagnola, il taglio della canna da zucchero, con un profondo significato nella cultura del rum.

Zafra Rum è un’autentica espressione dell’arte e della tradizione del rum panamense. Non c’è rum senza Zafra e Zafra Rum è il suo sublime ambasciatore.

L’elemento centrale di Zafra è il rum stesso: dalla collaborazione con un rinomato produttore di rum di Panama già stupisce con Zafra 21 “Master Reserve“. Fin dalla sua nascita, Zafra ha lavorato su un’edizione limitata, l’apice della sua espressione, un “small batch” artigianalmente perfetto che oggi è una realtà con Zafra “Master Series” Aged 30 years old che continua a sorprendere i palati più esigenti con il suo sapore unico.

Il rum Zafra “Master Reserve” invecchiato 21 anni è un autentico gioiello di Panama, dove le botti di Bourbon selezionate accuratamente interagiscono con il rum in esse messo a riposo, creando un elegante prodotto dal gusto pieno e intenso.

Zafra “Master Series” invecchiato 30 anni è un’edizione limitata, con soli 30 barili ogni anno, da cui si ottengono 6.720 bottiglie numerate prodotte per tutto il mondo. Le botti di Bourbon sono scrupolosamente selezionate per garantire la condizione ottimale prima dell’invecchiamento che darà un esito assolutamente unico, dal gusto estremamente raffinato.

Zafra Rum è frutto di una produzione attenta e di alta qualità, con ingredienti di prima scelta, fermentazione di sciroppo di canna e melassa Top Grade A e un metodo di distillazione continuo a colonna, con un invecchiamento in botti di ex Bourbon selezionate, il tutto con il dosaggio “Small Batch”.

Le note di degustazione di Zafra 21 “Master Reserve” offrono un colore ambrato scuro con tonalità ramate, un profumo che trasporta nell’essenza di quercia, con sentori di frutta e spezie perfettamente bilanciati e un gusto che si apre ampiamente liscio al palato, con un rovere dolce e deciso, in un finale legnoso lungo e cremoso.

Zafra “Master Series” Aged 30 years offre eleganti tonalità del mogano, profumi di vaniglia, frutta secca e un ricco bouquet di rovere. Il gusto si apre ampiamente, con note di legno perfettamente bilanciate tra dolce e speziato e un finale ricco e squisito di rovere.

Una new entry nel catalogo di Spirits&Colori che conferma l’azienda di Reggio Emilia un punto di riferimento nella selezione, importazione e distribuzione di eccellenze ricercate.

Così commenta il nuovo ingresso Dick Ten Voorde, fondatore dell’azienda:Vogliamo intercettare e soddisfare qualsiasi tipo di palato, dal più esigente al più curioso, perseguendo i valori della qualità e della tradizione, ma anche dell’originalità e della creatività. Da sempre ciò che orienta la nostra mission è la ricerca e la selezione di aziende in grado di offrire un prodotto che con fedeltà rispecchia e racconta il territorio di provenienza. Non solo, anche l’innovazione è un elemento che ci interessa, perché saper offrire un prodotto che non c’era è anche un modo per stupire la propria clientela, anche quella più sofisticata. Per questo esperti di mixology, cocktailbar, loungebar, ristoranti e hotel guardano a Spirits & Colori come a un partner capace di fornire suggestioni senza limiti di provenienza e di gusto”.

Spirits&Colori è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars  e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiale, capaci di stupire con i propri distillati i palati più esigenti.

SPIRITS&COLORI Srl
Via del Chionso,  14
42122 Reggio Emilia
Tel. 0522.506284
spiritsecolori.it


Sapori di razza 2023: lo chef Alessandro Borghese premia il miglior "street food" di Fieracavalli

Quattro i premi consegnati dallo chef Borghese: a Joe’s American BBQ Smash & Lab di Joe Bastianich il Best Street Food 2023 e a The Labster il Best Look 2023 decretato dalla giuria di esperti. Nessun dubbio per il voto del pubblico che ha eletto vincitore, di entrambi i premi, Pizza e Mortazza.

Nell’ultima giornata di Fieracavalli si è concluso uno degli appuntamenti più amati dal pubblico, la seconda edizione di Sapori di Razza: il contest nato per esaltare le specialità culinarie presenti in fiera e influenzate dalla cultura equestre di tutto il mondo, premiate dall’amatissimo chef Alessandro Borghese.

«Quest’anno il livello di Sapori di Razza è cresciuto tantissimo. Chi pensa che nello street food in generale, e a Fieracavalli, ci sia solo qualche panino, si sbaglia. Qui si trova cibo di livello, cucinato, saporito e che celebra davvero la cucina regionale e, perché no, anche internazionale» dichiara lo chef Borghese.

Sono stati 4 partecipanti per 3 categorie – per un totale di 12 food truck – ad accogliere oggi la giuria di esperti composta da Federico Bricolo, Presidente di Veronafiere, insieme al suo delegato Francesco Fiorentino; Francesco Bei, vicedirettore del La Repubblica; Antonella Bigotto, redattrice di Grazia e Mirko Tassin (@tassociulinario) content creator amante dello street food.

Partita alle 10.30 dall’ingresso della fiera, la giuria si è subito diretta alla Food Court di Fieracavalli assaggiando, una per una, le specialità proposte dai food truck in gara e valutando, al tempo stesso, anche l’allestimento delle loro postazioni. Dopo un’attenta valutazione, è stato Joe’s American BBQ Smash & Lab – il food truck di Joe Bastianich, ospite oggi a Fieracavalli – a vincere il premio Sapori di Razza Best Food 2023, grazie alla bontà della carne e alle salse fantastiche utilizzate per lo Smash Burger. Il food truck di The Labster, invece, è salito sul gradino più alto del podio per Sapori di Razza Best Look 2023, staccando nettamente tutti gli altri grazie al suo spazio altamente scenografico.

Anche il pubblico di Fieracavalli, che ha affollato i padiglioni della rassegna veronese fin dal giovedì, ha potuto votare i suoi preferiti – nelle stesse categorie della giura – sulla sezione dedicata su www.fieracavalli.it. Il verdetto, dopo aver chiuso le votazioni oggi alle 11 e aver sommato i tantissimi voti arrivati, non ha lasciato dubbi: il vincitore 2023 sia del premio Sapori di Razza Best Food 2023 che Best Look 2023 del pubblico è Pizza e Mortazza.

«Sono d’accordo con il verdetto dei giudici e del pubblico – continua lo chef Alessandro Borghese – Ho assaggiato anche io le specialità giudicate e posso dire che lo smash burger è davvero di alta qualità: molto simile a quello tipico della zona del Mississipi e di New Orleans e cucinato con prodotti davvero buoni. Cosa dire poi di pizza e mortazza…mi ha riportato a Roma, nell’infanzia, quando andavo a prendere pizza e mortazza come merenda per scuola. Una pizza romana scrocchiarella e bassa, una mortadella di qualità per un sapore semplice e autentico».

Le targhe dei premi, di pubblico e giuria, sono state consegnate ai vincitori direttamente dallo chef Alessandro Borghese e dal Presidente di Veronafiere Federico Bricolo – anche alla presenza di Joe Bastianich – all’intero dell’area D con una rappresentanza di cavalli maremmani.

 

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A Goro, rinomati chef, fanno la festa alla "risorsa" granchio blu!

L’APT Emilia Romagna ha messo in piedi a Goro (FE) un evento enogastronomico per promuovere la campagna “granchio blu” specie aliena che è arrivata al punto di infestare l’Adriatico a spese della fauna autoctona di cui si nutre… e di conseguenza ha messo in grave crisi il sistema di acquacoltura, in particolare della coltivazione delle “vongole veraci di Goro”, circa 15000 ton/anno prodotte con il 60% venduto sul mercato nazionale e il resto, all’estero, specie in Spagna, generando un fatturato di 50 milioni di euro/anno.

Deus ex machina del momento gastronomico – voluto dall’APT per notificare l’attuale stato delle cose a stampa e opinione pubblica – è stato lo chef pluristellato Igles Corelli maestro indiscusso della ristorazione italiana (fautore e protagonista dei passati fasti del ristorante Trigabolo di Argenta) e volto noto di Gambero Rosso Channel (canale 412 di Sky) con il suo programma “Il gusto di Igles”.  La sua cucina è sempre stata caratterizzata dalla ricerca dei migliori prodotti, che il nostro bellissimo Paese rende disponibili. Da un po’ (ma se ne parla molto solo ultimamente) c’è un ingrediente in più che per “reperibilità”, versatilità, gusto e non ultimo, prezzo, è entrato prepotentemente nei menù dei ristoranti pluri “forchettinati” e pure nelle osterie alla buona: il famoso (o famigerato?) Callinectes Sapidus (nome scientifico del crostaceo blu).

Alberto Sabatini dell’APT, ha accolto al “Ristorante Marinara”, proprio di Goro, i partecipanti al simposio intitolato “A tavola con il granchio blu: le eccellenze Dop e Igp dell’Emilia Romagna incontrano i sapori del mare” incontro voluto per sviscerare l’argomento, dal punto di vista cronaca, economia e ovviamente, cucina, proponendo agli invitati una degustazione con preparazioni a base di granchio blu, cucinate da un manipolo di chef di primordine: Gianfranco e Paola Vissani, Fulvio Pierangelini, Philippe Leveille, Valentino Marcattilii, Salvatore Tassa e Filippo Venturi.

Ha cominciato a parlare la padrona di casa, la sindaca di Goro, Maria Marika Bugnoli, con il pari grado di Comacchio, Pierluigi Negri e l’assessore al Bilancio, al Commercio e al Turismo, di Ferrara Matteo Fornasini; presente anche Massimo Marchesiello, prefetto di Ferrara. Al tavolo, con loro, il governatore emiliano romagnolo, Stefano Bonaccini, l’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi, Giuseppe Castaldelli del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Università di Ferrara, Mattia Lanzoni, ricercatore in ecologia sempre dell’UniFe, oltre agli operatori della pesca e dell’acquacoltura, i biologi esperti del settore, i rappresentanti di Chef to Chef Emilia-Romagna Cuochi (associazione di chef che usano solo prodotti Dop e Igp e ne favoriscono  l’affermazione a livello nazionale ed internazionale) e i loro colleghi della ristorazione della Riviera Romagnola.

I politici, hanno cavalcato l’onda “economica”: Bonaccini ha ricordato che “Serve qualcosa di più: stato di crisi subito e sospensione di mutui e adempimenti fiscali per i lavoratori locali…” e ha ricordato che, dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il MASAF (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) è pronto a stanziare dieci milioni di euro per affrontare il “granchio” e sostenere i costi per la semina, il ripopolamento e l’acquisto di strutture fisse e mobili da installare per la protezione degli allevamenti di vongole e mitili e, supportare così la filiera che, per questo, sta affrontando un momentaccio.
A tal proposito – per la sindaca Bugnoli – sarebbe necessario sospendere tutti gli impegni fiscali cui devono adempiere i pescatori e gli altri attori del sistema pesca (riferiti a mutui e bollette varie) e considerare ulteriori agevolazioni da destinare loro, come l’iniziativa della Giunta regionale che ha stanziato un milione di euro di ristori per le imprese produttrici di molluschi e crostacei, che abbiano subìto perdite economiche.

Gli chef – Igles Corelli per loro, ha evidenziato che nessuno come i romagnoli, dalle situazioni avverse sa trarre quanto di più possibile di positivo – hanno annunciato la realizzazione di un ricettario (anche cartaceo) distribuito nei canali della ristorazione regionale, in Horeca e a fiere e manifestazioni turistiche, supportato anche da una campagna social, il tutto per promuovere il consumo domestico di detto maledetto crostaceo (venduto a Chioggia a 4,28 euro/Kg mentre a Milano – principale mercato ittico all’ingrosso – a 5,50 euro/Kg con un aumento del 75%delle vendite rispetto allo scorso anno) e per contrastarne fattivamente la presenza in Adriatico, visto il serio pericolo che costituisce per l’ecosistema marino e le attività ittiche locali collegate.

Sono consapevole – dice Igles Corelli che il granchio in questione, è visto come un grandissimo nemico, ma andrebbe sfruttato in modo che generi economia” – ha affermato lo chef ai numerosi presenti (tra cui una trentina di giornalisti, molti dei quali specializzati in enogastronomia) – e, continuando: “Un “imprevisto ittico” può rivelarsi una grande risorsa e ve lo dimostreremo oggi, preparandovi, in real time, un intero menù al granchio blu”.

Il cooking show (e che show!)

Per gli assaggiatori curiosi e impazienti che fin lì avevano ingannato l’attesa con una pizzetta al tegamino cotta al vapore, condita con granchio blu, cardoncelli, lattuga di mare, polvere di peperone crusco di Senise e olio di Brisighella Dop (autore: Filippo Venturi, miglior pizzaiolo emergente 2023 per il Gambero Rosso) e un sorso di Corallo: cocktail di London dry Gin, cordiale, aceto di yuzu e sakè, acqua di mare infusa alla salicornia, vino alchemico Golem, metodo classico (autore Giorgio Marcattilii)… questo era solo l’aperitivo! Per loro, è seguito l’antipasto: Avocado, pera dell’Emilia Igp, sale di Cervia, granchio blu e caviale (autore Fulvio Pierangelini) poi, Granchio blu gratinato alle erbe aromatiche con guanciale di Mora romagnola e olio Colline di Romagna Dop (autore Philippe Leveille) e Zuppa di granchio blu, mirepoix di pesce (tecnica di taglio per preparare al coltello un battuto ridotto poi in cubetti) al profumo di cannella con anolini al granchio blu, broccoletti al tabacco, Lambrusco e olio di Brisighella Dop (autore Gianfranco Vissani). A questo punto è stato servito il risotto by Igles, così eseguito: riso del Delta del Po Igp portato a bollitura con aggiunta di ghiaccio ai carapaci tostati, per mantenere così tutto il sapore del granchio. Con il brodo e il burro si ricavano dei cubetti dal sapore intenso da usare per mantecare il risotto stesso. Chef Corelli ha aggiunto gocce di gin, su pancetta dolce, peperoncino e “sale dolce di Cervia”, poi pecorino e scalogno. Infine il tocco del maestro: una spolverata di “Garum” di antica memoria imperiale romana (salsa liquida di interiora di pesce e acciughe salate che si aggiungeva come condimento, oggi potrebbe essere come la “colatura di Cetara”): piatto pronto!

Di seguito, Estrazione criogenica vegetali e aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia Dop (autore Salvatore Tassa); tutto finora degustato con, in abbinamento, Lambrusco di Sorbara Doc e Rosé del Cristo 2020 Brut spumante metodo classico Cavicchioli & Figli.

Per la seconda portata, Trancio di branzino dell’Adriatico, polenta mantecata al formaggio di fossa di Sogliano Dop in guazzetto di vongole veraci di Goro e olive taggiasche (autore Valentino Marcattilii) annaffiato con Pignoletto Doc l’Intrigante Albinea Canali.
Dulcis in fundo: Diplomatico allo zabaione al Marsala, Alchermes di Baldo e stecco di gelato granchio blu, salsa all’arancia e timo (autrice Paola Vissani) e Lambrusco Grasparossa amabile Doc amabile Codarossa Albinea Canali.  E per chiudere alla grande, Grappa di Amarone della Valpolicella Castagner Fuoriclasse Leon riserva. Per tutti i “beverage”, si  è impegnato il sommelier emiliano, Mirco Bellucci.

 

 

E il “granchio”… ha anche la coda (polemica)

Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia, si riferisce all’evento organizzato da APT Emilia Romagna in collaborazione con Igles Corelli e altri suoi colleghi di chiara fama – con la benedizione del governatore Stefano Bonaccini e dell’establishment regionale – che si sono ritrovati a Goro per cucinare il granchio blu. Questo per far beneficiare dei loro servigi culinari, giornalisti e addetti ai lavori, per far così divulgare loro le potenzialità gastronomiche del crostaceo alieno, che col suo proliferare, ha impattato pesantemente sull’ecosistema produttivo della costa emiliano romagnolo, portando all’attuale condizione di crisi, pescatori e lavoratori del settore. L’intervento dell’avvocata bolognese di FdI, è stato voluto per chiarire a carico di chi e come, siano stati addebitati i costi di tale performance, di cui non erano stati informati e perché quando simili attività di promozione culinaria sono state effettuate dalla Presidenza del Consiglio e dal MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste) per supportare la filiera economica della specie aliena, hanno subito pesanti critiche e le iniziativa di incentivazione al consumo del granchio blu promosse dagli esponenti del governo nazionale, furono ritenute inutili.

Pronta la risposta dalle torri di Kenzo Tange

L’assessore regionale Alessio Mammi e la sindaca di Goro, Maria Marika Bugnoli, si dicono molto stupiti dalla polemica innestata da Fratelli d’Italia nei confronti dell’evento organizzato dalla Regione Emilia Romagna e dai cuochi famosi, alla presenza della stampa nazionale. L’intento era quello di riportare alla ribalta la situazione a oltre tre mesi dalla prima richiesta di “assistenza” avanzata, situazione che sta diventando ulteriormente drammatica per le imprese di pesca e relative famiglie di Goro e Comacchio.
L’auspicio è che, oltre al milione di euro appena messo a disposizione dalla Regione per le attività colpite, si prosegua a supportare la ricerca scientifica e il monitoraggio del fenomeno, per sempre meglio gestire gli effetti che la proliferazione dei granchi hanno sull’economia locale. Mammi e Bugnoli si augurano anche che Fratelli d’Italia solleciti il Governo ad attivare l’emergenza nazionale e lo stato di crisi, efficace, concreta e rapida per i territori di Goro e Comacchio perché non bastano i ristori promessi, ma serve una strategia nazionale di contrasto e contenimento alla proliferazione dei granchi che stanno distruggendo l’ecosistema e l’economia locale, con ricadute sociali molto gravi all’interno di quelle comunità.

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 “Per i tartufi bisogna vivere local ma pensare global…” 

Per i tartufi bisogna vivere local ma pensare global…” questo è il “meme” di Luigi Dattilo,  fondatore e presidente di Appennino Food Group: la sua vita sembra quasi una fiaba: Luigi, a 17 anni, con una passione infinita per gli animali e la natura, rifiuta un’automobile in regalo dal padre e vuole invece un cane da tartufo. E studiando con impegno, trova presto il suo primo tartufo bianco.

Nel 1985 fonda “Appennino Food Group” e l’attività cresce velocemente anche grazie all’insegnamento che Luigi ha imparato dalla sua famiglia: l’importanza della condivisione.
E non vende semplicemente tartufi e funghi, ma trasmette al cliente il suo amore per questo mondo proponendo le specialità del territorio, prodotte con cura artigianale e materie prime di alta qualità. Oggi la gamma comprende anche funghi porcini surgelati e a essicazione controllata, salse tartufate, tartufo a fette in olio, burro con tartufo, creme di formaggio e tartufo, creme di verdure e tartufo, la mitica salsa di tartufo bianco, sughi e condimenti per la pasta compresi: circa centoventi referenze! A conti fatti Appennino Food Group lavora trentacinque tonnellatedi tartufo all’anno, tutte rigorosamente verificate e certificate e di queste, circa un terzo viene esportato in tutto il mondo.

Così facendo Appennino Food Group è diventata una società per azioni nel mondo del tartufo e, mantenendo saldi i valori iniziali, oggi è una delle più importanti e qualificate aziende nel settore. La grande crescita dell’azienda ha evidenziato negli anni il bisogno di creare un’identità forte e riconoscibile per comunicare l’essenza di Appennino Food Group. Ecco il motivo per cui nasce la necessità di uniformare le diverse linee di prodotto.

L’amore per il territorio è un altro dei tratti distintivi di Appennino Food Group. Nonostante l’enorme crescita, l’azienda ha scelto di tenere la sua sede in Valsamoggia, luogo d’elezione per il tartufo bianco, zona strategica di impareggiabile bellezza. Ma ci sono anche  due filiali estere (Singapore dal 2015 e Miami dal 2021) strategiche.

Un legame che si rispecchia nel nome: gli Appennini attraversano da nord a sud quasi tutta l’Italia e offrono un’inestimabile ricchezza culturale e gastronomica che Appennino Food Group da sempre sa valorizzare. La vocazione è quella di internazionalizzare un territorio  commercializzando i suoi prodotti pregiati in tutto il mondo. L’azienda non esporta semplicemente merce, ma un’intera cultura, fatta di rispetto per la materia prima e per i luoghi nei quali cresce, di tradizione e di tecnologia all’avanguardia.

Non bisogna mai fermarsi nella ricerca di nuove soluzioni per migliorarsi nelle tecnologie di trasformazione, anche quando, come per Appennino Food Group, si sono già raggiunti standard qualitativi eccellenti. Inoltre la “mission” è quella di comunicare il tartufo nel modo corretto e farlo conoscere in tutte le sue potenzialità.

In anticipo su tutte le altre aziende del settore, Appennino Food Group si è dotata già nel 2015 di un macchinario pioneristico che permette cotture a temperature molto basse. Grazie a questa tecnica l’azienda ha ideato un metodo di produzione che permette di preservare tutte le proprietà organolettiche delle materie prime.

Angelo Dattilo è il responsabile di produzione dell’Appennino food Group. Gestisce la “fabbrica” come fosse un laboratorio svizzero, inoltre è micologo e fornisce quindi le necessarie certificazioni ai prodotto trattati.  Con lui e Luigi, un altro socio è arrivato nel tempo: Roberto Fattore, 50 anni, grande esperto di tartufi e responsabile acquisto materia prima e poi c’è anche Giacomo Biviano e altri cinquantasei dipendenti. A proposito di materia prima, nel 2018 Appennino Food Group ne ha acquistata poco meno di 30 tonnellate, selezionando i migliori fornitori di Piemonte, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania e in particolare dell’Emilia.

L’Appennino Food Group è l’unica azienda di tartufi al mondo ad essere una S.p.a. con obiettivi importanti: mirare ai 16 milioni di euro di fatturato, rinnovare la struttura (da 1500mq a 4700mq.) e i comparti produttivi, incrementare il mercato USA e aprirne di nuovi (in 50 Paesi) ampliare le presenze nelle fiere internazionali e stipulare contratti con le più grandi catene alberghiere internazionali. Senza dimenticare gli habitué sotto casa: La buca di san Pietro (che ora ha chiuso) il Pappagallo di Ezio Salsini (che adesso ha cambiato gestione) il Nuovo Roma a Calderino di Nanni e Amerigo, a Savigno, che fu uno dei primi clienti…

Appennino Food Group S.p.A.
Via del Lavoro, 14/B
40053 Loc. Savigno
Valsamoggia (BO)
+39 051 960984/5

Orari di apertura al pubblico:
Lunedì / Venerdì:
8.30-12.30 / 14.30-17.00

www.appenninofoodgroup.it


...merenda con degustazione

Una merenda contadina nella rustica cornice della cantina, assaggi, racconti e tradizioni che portano in un mondo dove scoprire tutti i sapori dell’inverno e dei grandi vini di Fattoria Nicolucci.
Tradizioni, sapori agresti e racconti sui riti di passaggio stagionali, venite assieme a noi in una vera Cantina dove imparerete e assaggerete direttamente la Vera Romagna Rurale!
Tanti assaggi di piatti dal sapore di una volta vi aspettano, assieme alle degustazioni dei grandi vini prodotti in azienda, in questa merenda culturale dove imparare a conoscere tutti i segreti e le suggestioni di questo speciale periodo dell’anno legato a San Martino.

Iscrizioni entro il 10 novembre p.v. scrivendo a:
holami68@icloud.com o via Whatsapp a MICAELA (formatrice Slowfood) 366 4444131
Costo della esperienza e degustazione € 20 (da regolare in loco)

Orario ore 16:00 – Durata circa 90 minuti

presso:
Fattoria Nicolucci
Via Umberto I,21 47016 Predappio Alta
Predappio FC

Un bel posto da visitare nei dintorni:
La diga di Ridràcoli è una diga ad arco-gravità che sbarra il corso del fiume Bidente nei pressi dell’abitato di Ridracoli a Bagno di Romagna (FC) formando l’omonimo lago artificiale. È una delle dighe più grandi e importanti dell’Emilia Romagna e dell’Italia settentrionale.

Tutta la struttura della diga è stata realizzata con impiego di inerti, sabbia e pietrischi a granulometria appositamente studiata con dimensione massima di 12 cm, legati con cemento pozzolanico tipo 325 a basso sviluppo di calore. Pur trattandosi di una opera in calcestruzzo semplice si è fatto un alto uso di barre d’acciaio. Il costo di costruzione è stato innalzato dalla distanza delle fonti di approvvigionamento dei materiali: le sabbie venivano dalle cave di San Bartolo di Ravenna, la ghiaia dal fiume Marecchia, dal Metauro e dal Tevere.

Il lago prospiciente (di Ridracoli) ha una superficie di 1,035 chilometri quadrati, è profondo 92 metri e può contenere fino a 33,06 milioni di metri cubi di acqua in cui vivono pesci ciprinidi (alburno, barbo, carassio, carpa e tinca.) e salmonidi (trota di lago, temolo, coregone lavarello, salmerino di fonte e alpino).

Ideale per percorsi di trekking, picnic all’aperto, escursioni in battello elettrico, giri in canoa, mountain-bike, queste sono solo alcune delle attività che è possibile fare in quest’area. Tutto il territorio attorno alla diga è segnato da diversi percorsi naturalistici.

E, una capatina nel cesenate, a Sarsina?
Si trova nella valle del fiume Savio, nell’Appennino tosco-romagnolo; dista 32 km da Cesena e 50 km da Forlì. La vetta più elevata all’interno del comune è il monte Facciano (935 m) nei pressi della frazione Quarto. Il territorio comunale è composto da una zona principale e da 2 exclave. Sarsina – la città che ha dato i natali a Tito Maccio Plauto: il più grande commediografo latino, il gigante che torreggia ai primordi della letteratura latina, il padre della commedia occidentale. Sarsina è nota per la sua basilica concattedrale (della diocesi di Cesena-Sarsina) che fu eretta tra X e il XI secolo, in stile romanico, su un edificio preesistente di epoca romana o paleocristiana. Essa è dedicata a San Vicinio (vissuto fra III e IV secolo) colui che la devozione popolare ritiene il primo vescovo della chiesa sarsinate e patrono della città.  All’interno si conservano le spoglie del santo e la sua taumaturgica “catena”.
La tradizione afferma che san Vicinio, fosse un eremita ritiratosi su un monte che ancor oggi porta il suo nome (monte san Vicinio, nel comune di Mercato Saraceno) per condurre una vita di preghiera e penitenza. Egli sarebbe stato indicato ai sarsinati come vescovo della loro città direttamente da Dio, e anche dopo la sua elezione avrebbe proseguito la vita eremitica. Come pratica penitenziale, il Santo soleva indossare un collare di ferro, a cui appendeva una pietra per appesantire il collo. L’oggetto in questione, costituito da due bracci uniti da un duplice snodo e terminanti con due anelli combacianti, secondo una ricerca scientifica operata presso l’Università di Bologna, la catena, sarebbe di incerta origine e da attribuire ad un’epoca contemporanea o precedente la vita del Santo. Attualmente il collare è usato per benedizioni. Per i credenti, infatti, esso avrebbe effetto taumaturgico su chi è soggetto a possessioni diaboliche e sugli infermi. Si è solito dire che “La Catena” è la mano del Santo che con la sua potente intercessione presso Dio, dona la grazia a tutti coloro che giungono fino al suo altare in devoto pellegrinaggio.  Ogni 28 agosto a Sarsina, si celebra il santo vescovo a cui il demonio stesso ammise di dover cedere.

Associazione Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Forlì e Cesena
Piazza della Libertà, 9C – 47032 Bertinoro Tel. e Fax 0543-444588
info@stradavinisaporifc.it; stradavinisaporifc.it – prodottidellastrada.it


“Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare… con un cacciavite in mano fa miracoli…”

Il riferimento della strofa di “battistiana” memoria, si addice perfettamente al signor Gaetano Maccari che in effetti ha fatto tutto da solo, costruendo e modificando macchinari proprio come li voleva lui e con che risultati…

Premessa: in Italia la pasta secca è tradizionalmente (ora anche per legge) confezionata con il prodotto della macinazione del grano duro (Triiticum durum) appunto la semola. Mentre con il grano tenero (Triticum vulgare) si fa la farina per la pasta all’uovo, per il pane ecc..  Morfologicamente i due tipi di grano non presentano differenze clamorose: il chicco di quello duro è leggermente più oblungo e d’aspetto quasi traslucido, mentre il chicco di grano tenero è opaco e tondeggiante. Il primo cresce nei terreni assolati del Sud Italia, quello tenero preferisce il clima più umido e tranquillo della Pianura Padana. Da questo, l’origine della differenza dei consumi tra pasta secca al Sud e pasta all’uovo al Nord.
Detto ciò, tenendo a mente il tal Manzetti che a metà XIX secolo realizzò la prima macchina impastatrice e, per questo – attestandogli doverosa gratitudine – consideriamo che abbiamo dovuto aspettare circa 150 anni perché un pari genio, con le sue realizzazioni e modifiche potesse riempire il mercato di pasta di semola di grano duro: quella secca, a sezione tonda  (vermicelli o spaghetti) a sezione forata (bucatini e ziti) anche rettangolare o a lente (trenette e linguine o bavette) a spessore largo (lasagne e reginette) e pure di pasta fresca all’uovo bio, anche al farro bio e pure di ottima “fresca” ripiena!

Chi? Come? Dove? Semplice: il suo nome è Gaetano Maccari (classe ’63) fa pasta esattamente come la faceva sua madre, ruvida e porosa, proprio realizzata con ingredienti italiani Dop e Igp, nel rispetto dei migliori metodi artigianali, ma lui la fa con le macchine che ha modificato ad hoc: trafilatura al bronzo a lenta estrusione, triplo impasto lento a bassa temperatura ed essiccazione sempre “slow”… così riesce a produrne più di 250 quintali al giorno con 87 dipendenti (di cui 64 donne)… Ah, tutto questo succede a Camerino (in provincia di Macerata, regione Marche, territorio da sempre vocato alla preparazione di eccellenze enogastronomiche, ma anche con le complicazioni di un territorio “violentato” dai terremoti del 2016 prima e dello scorso anno poi, senza contare la pandemia…).

Oggi, l’azienda di Gaetano Maccari – La Pasta di Camerino – è una gran bella realtà del tessuto economico locale (è il best brand di “Entroterra Spa” in zona Torre del Parco): con 400 referenze fattura 26,5 milioni di euro, vende l’85% della produzione in Italia e il resto lo esporta negli States e in Australia.  A gestire i vari reparti – industriali, commerciali, amministrativi, ci sono persone giovani, ma capaci e fidate, tra cui Federico, direttore generale (e “ceo” amministratore delegato) che segue la gestione quotidiana dell’azienda e motiva i dipendenti e Lorenzo, direttore operativo, impegnato dal packaging alla pubblicità, stampa e TV (è in onda in questo periodo lo spot di Pasta di Camerino sulle maggiori reti nazionali); naturalmente il cognome dei due ragazzi è lo stesso del fondatore “self made man” Gaetano, che con la moglie, Mara Mogliani, sono tutti… Maccari!

Famiglia Maccari seguendo la più logica delle deduzioni, ha basato la produzione con quanto richiedeva il mercato: materie prime di ottima qualità, lavorate nella migliore delle maniere, creando il prodotto che voleva il consumatore, soddisfandolo con una variegata gamma, un’ottimale distribuzione, preferendo GDO e punti vendita di qualità, considerando un mirato posizionamento (l’immagine all’interno del mercato rispetto alla concorrenza) un giusto prezzo di vendita e un packaging che identifichi subito il brand per confermare la scelta dei clienti già fidelizzati, evidenziando subito anche la provenienza italiana (fondamentale per la pastasciutta!) e, così facendo… in poco più di vent’anni, “La Pasta di Camerino” è diventato il terzo player nazionale del settore! Complimenti signori Maccari!

Naturalmente, nel vivacissimo mercato alimentare, le posizioni non sono mai acquisite definitivamente. Bisogna restare vivi e attivi, dunque occorre avere sempre qualcosa di nuovo da presentare e proporre come la tracciabilità al 100% e la “chicca” del QR Code in ogni confezione di La Pasta di Camerino, per ottenere info “fresche” sull’azienda.  Le innovazioni di casa Maccari, arrivano (appunto) con il “fresco”: pasta ripiena di altissima qualità (senza acqua né additivi) realizzata impastando uova fresche con farina di alta qualità di grano tenero, semola di grano duro o con una miscela di entrambe, riempita con svariati tipi di farcitura (carne delle migliori razze bovine: Chianina, Marchigiana e Romagnola, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp compreso, poi Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano Dop) per portare sulla tavola degli italiani i sapori della tradizione, per soddisfare ogni esigenza dei clienti e anche per crearne di nuove e golose, con ricette originali e di facile realizzazione.
Davvero ottimi i tortellini al “Prosciutto di Parma DOP” e Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp in comoda confezione da 500 g. con due blister separati da 250 g. (proprio squisiti! Detto dal redattore, petroniano doc… NDR)

E tra le novità, occorre menzionare la nuova Pasta Hammurabi di grano antico monococco macinato a pietra, pasta che favorisce un buon metabolismo, regolarizzando il transito intestinale e prolungando il senso di sazietà. Hammurabi è ricca di tanti preziosi nutrienti! Tra gli altri il fosforo che contribuisce al normale metabolismo energetico, alla normale funzione delle membrane cellulari e al mantenimento di ossa e denti sani.  L’elevato contenuto di proteine (circa il 22%) e fibre, assicura la crescita e il mantenimento della massa muscolare, davvero ideale per gli sportivi.  Se è poco…

A confermare le giuste scelte aziendali, sono arrivati gratificanti encomi e premi: tra gli altri La Pasta di Camerino vincitrice de La migliore pasta italiana per il rapporto qualità/prezzo (menzione speciale “Un Affare di Famiglia”) poi il Premio CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) Bandiera Verde dell’Agricoltura 2020 e, non si possono non citare, 7 scudetti, 2 Champions, 1 mondiale FIVB, 7 Coppe Italia, 3 Coppe CEV, 4 Supercoppe Italiane e 1 Challenge Cup, tutti trofei vinti dalla Lube Volley, squadra di pallavolo di serie A di cui La Pasta di Camerino è sponsor!
Congratulazioni famiglia Maccari, sempre vincenti!

Entroterra – Società Cooperativa Arl
Località Torre del Parco, 1
62032 Camerino MC
Telefono: 0737 640498
www.lapastadicamerino.it
lapastadicamerino@virgilio.it


Corso di Scienze Gastronomiche all’università di Camerino: le conoscenze relative al cibo, elemento materiale e culturale raccontate e analizzate in modo più o meno scientifico…

Week end tra le strutture UNICAM per il rettore ing. Graziano Leoni, professore ordinario di progettazione delle strutture architettoniche e problemi dell’edilizia storica (neoeletto rettore UNICAM, per il sessennio 2023/29) e il prof. Gianni Sagratini, che oltre ad essere il direttore del corso di scienze della gastronomia, è anche direttore della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute (forse considerando il nesso tra elementi del cibo e medicinali… NDR).  I docenti hanno amabilmente accompagnato la delegazione di giornalisti enogastronomici provenienti da tutta Italia, nella visita dell’Ateneo, riferendosi, proprio per le competenze specifiche dei giornalisti stessi, in particolar modo al corso di scienze della gastronomia. Non potevano mancare nel giro di prassi dei locali dell’ateneo, il “ChIP” (acronimo di CHemistry Interdisciplinary Project) che è la nuova struttura dell’università di 6500 metri quadri, in cui sono collocati 44 laboratori e altrettanti uffici, con sale studio e una per conferenze, il simulatore sismico, con il quale sono state effettuate “prove di resistenza” per determinare i migliori  componenti per l’edilizia e i modi di costruzione dello stesso ChiP e, l’Orto botanico Carmela Cortini, in centro a Camerino.

Infine, docenti, giornalisti e accompagnatori, hanno visitato proprio l’Orto botanico intitolato a Carmela Cortini (titolare per anni della cattedra di Botanica Sistematica) sito dietro al Palazzo ducale di Camerino, ideale passaggio tra passato e futuro, in un racconto intriso di storia e scienza che la professoressa Maria Luisa Magnoni, camerte da sempre e curatrice pro tempore di quel bellissimo posto (che nel 2028 festeggerà ben 200 anni) in veste di padrona di casa, ha descritto alcuni fiori, foglie e cespugli (di oltre mille piante e 500 aiuole lì esistenti) spiegandone aspetti, caratteristiche e le molte curiosità tipiche del mondo vegetale, appassionando tutti. Come spesso accade – specie con le signore con il “pollice verde” presenti – che riconoscendo orchidee, ortensie, fiordalisi e geranei, peonie e giacinti, ninfee e pesci rossi nella vasca, compresi, anticipavano la professoressa… e lei, con buona pazienza, illustrava in modo “scientifico”, i fenomeni delle tante varietà che si incontravano passando tra aiuole e sentierini. Curiose alcune stranezze raccontate dalla prof. anche molto singolari: dal Ginkgo biloba “femmina” che produce semi (che sembrano susine) che maturando in autunno, quando cadono al suolo, emetteno un odore nauseabondo, fino ai semi di certe orchidee, che ce ne vogliono oltre un milione per fare un grammo di peso, contrariamente al seme della palma delle Seychelles, che arriva – da solo – a pesare anche 20 chili! Di fianco all’entrata dell’orto, infine, la serra tropicale con le piante del caffè, delle banane, della papaia, del cotone, del pepe, fino a quella della canfora e, ancora, dal pimento all’Ylang ylang. Sullo sfondo dei fiori di zafferano e del corbezzolo appena sbocciati, finiva una visita a cui non sarebbe bastata dedicare una settimana per viverla davvero, come si dovrebbe effettuarla…

L’UNICAM (Università di Camerino) è struttura universitaria di prim’ordine, non solo per il percorso di studi che propone con le sue Scuole di Ateneo (Architettura e Design, Bioscienze e Medicina Veterinaria, Farmaco e Prodotti della Salute, Giurisprudenza, Scienze e Tecnologie) ma è anche l’ambiente ideale per studiare il cibo, assumendo le dovute competenze tramite  “Scienze Gastronomiche”, che si avvale di strutture e laboratori tecnologicamente all’avanguardia (e anche a livello architettonico, dopo le debite ricostruzioni per il terremoto patito nell’ottobre 2022) tutto ciò perché Camerino è un territorio da sempre vocato alla preparazione di eccellenze enogastronomiche… la sua storia lo conferma!

Per ora sono 1700 gli studenti iscritti e 55 i docenti incaricati di portare a termine la “triennale” equipollente a tutti i diplomi universitari di tale durata, o di altro titolo di studio conseguito all’estero riconosciuto idoneo che abilita per poi conseguire la laurea “magistrale” (dopo aver conseguito 120 CFU – Crediti Formativi Universitari – con un massimo di 12 esami). Il corso di Scienze Gastronomiche fornisce una solida preparazione scientifica riferita all’intera filiera gastronomica, attraverso le discipline delle scienze degli alimenti e della nutrizione, del management e marketing, del food design, del diritto alimentare e della storia e cultura dell’alimentazione.

Cosa si studia?
Il ciclo si sviluppa in tre anni, con attività organizzate su base semestrale; alcune di queste prevedono esercitazioni in aula o in laboratori didattici all’avanguardia, altre in aziende, altre prevedono la partecipazione ad eventi enogastronomici e viaggi didattici. Il percorso è multidisciplinare e articolato in discipline tecnico scientifiche, ma anche storico culturali, antropologiche, economiche, di food design, di marketing e comunicazione.
Oltre alle attività formative di base e caratterizzanti che compongono il corso di studi, nell’arco dei tre anni ne sono previste anche a scelta, compreso uno stage professionale di 275 ore, per poi concludere l’intero ciclo, con la canonica tesi di laurea.

E dopo?
La laurea in Scienze Gastronomiche prepara esperti professionisti nel campo del “food and beverage”, in particolare negli ambiti della produzione, preparazione e marketing di cibi e bevande, in grado di promuovere e valorizzare i prodotti e i territori di appartenenza. L’attività professionale si svolgerà in aziende agroalimentari, del turismo e della ristorazione, in enti dediti allo studio e alla valorizzazione della qualità degli alimenti e delle tipicità, in enti dediti all’educazione, alla ricerca, alla formazione alimentare e alla comunicazione gastronomica. Alla fine si ottiene una solida base scientifica per affrontare i complessi aspetti culturali che ruotano intorno al mondo del food and beverage, fornendo una preparazione trasversale che muove da ambiti scientifici e passa per ambiti antropologici, di comunicazione e marketing, di diritto, di design, di management. Con la laurea acquisita, si struttura la figura del “manager della gastronomia”, cioè di colui/colei che conosce la composizione dei cibi e delle bevande, i loro processi produttivi, che li sa raccontare e divulgare, che ne conosce la storia, anche legata al territorio d’origine, che li promuove, sia in ambito nazionale che internazionale.

La laurea in Scienze Gastronomiche dà la possibilità di inserirsi nelle aziende del mondo lavorativo dell’enogastronomia, agroalimentari, del turismo e della ristorazione, negli enti e nelle imprese dedite alla valorizzazione e alla promozione degli alimenti e delle tipicità, in quelli che operano nel settore della formazione e all’educazione alimentare; è possibile anche riferirsi ad imprese, enti, associazioni che fanno del cibo il loro “asset” centrale. Se poi si vogliono proseguire gli studi, l’accesso è diretto per la laurea magistrale in LM-GASTR; e sempre in UNICAM si può proseguire per ottenere alcune lauree magistrali come Nutrition, Functional and Sustainable Food, e Nutrizione per il Benessere e lo Sport, oppure in corsi e master offerti dall’Ateneo.

Dunque, è evidente che UNICAM, è università con ambizioni europee, da sempre impegnata a sviluppare un’offerta didattica differenziata: i master altamente innovativi, la delocalizzazione delle attività didattiche istituzionali attraverso l’adozione delle più moderne tecnologie telematiche e l’attesa media per la prima occupazione, che per la maggior parte dei laureati UNICAM è inferiore a un anno, lo testimoniano.

Probabilmente è proprio dal suo cuore antico – l’Università di Camerino è stata fondata il 20 settembre 1336 e dal 1958 è università statale – che scaturiscono continuamente idee e soluzioni innovative che fanno di UNICAM un’antica ma costante novità che la porta a rappresentare una delle più interessanti e innovative realtà italiane in grado di evolversi ed affrontare le sfide del tempo, rimanendo sempre fedele a se stessa, ai propri valori, alla propria lunga tradizione.  UNICAM affonda quindi le proprie radici nel passato, ma cresce e si migliora guardando al futuro.

Docenti di riferimento:
GIANNI SAGRATINI, EMANUELA CAULINI, FABIO DEL BELLO, GIOVANNI CAPRIOLI, ROSITA GABBIANELLI, CINZIA MANNOZZI, ELISABETTA TORREGIANI, MASSIMO NABISSI.

Rettorato: Campus Universitario
via D’Accorso 16 62032 Camerino
segreteria.rettore@unicam.it

Università degli Studi di Camerino
Piazza Cavour 19/f 62032 Camerino MC
Numero verde: 800 054 000
(lun-ven: 8.30-13.30 lun-mer 15.00 -18.00)
segreteriastudenti.scienze@unicam.it


Anche quest'anno "Loison Pasticceri" si è aggiudicato quattro premi al Merano Wine Festival

Presenti al Merano Wine Festival ininterrottamente alla manifestazione dal 2016, anche quest’anno la partecipazione di Loison Pasticceri alla Gourmet Arena si afferma con i WineHunter Award, che testimoniano la qualità superiore di dolci sempre in equilibrio tra artigianalità e avanguardia.

Anche quest’anno Loison Pasticceri si è aggiudicato quattro premi al Merano Wine Festival, riconoscimento di autentica eccellenza assegnato dalle 8 commissioni di assaggio, guidate da The WineHunter Helmuth Köcher, che ogni anno valutano in base a criteri di qualità, gusto, originalità e innovazione. I dolci premiati sono tutte novità 2023, due Panettoni (catalogo Inverno) e due Filoni (disponibili tutto l’anno):

Award Oro Panettone Pera Cioccolato. Novità Natale 2023, è realizzato con canditi di Pera Williams senza solfiti e un blend personalizzato di cioccolato del Sudamerica

Award Oro Panettone Arancia Cioccolato. Novità Natale 2023, è valorizzato con scorze di arance di Sicilia di qualità superiore e cioccolato Cru monorigine

Award Rosso Filone Albicocca Basilico. Novità 2023 e in commercio in ogni stagione, è un’accoppiata di ingredienti insolita e innovativa

Award Rosso Filone Arancia e Cioccolato. Novità 2023 sempre disponibile, è prodotto con succose arance candite di Sicilia a una particolare variazione di cioccolato monorigine.

Perché solo a Natale?
Certo non è facile immaginare che, da sempre gustato durante le festività natalizie, il Panettone possa entrare a far parte del nostro menu quotidiano; ma basta osservare l’impegno di chef, amici, blogger o semplicemente appassionati che hanno realizzato le splendide ricette proposte da Loison per convincersi del contrario. E soprattutto, sorprende la facilità di realizzazione: non relegata a complicati artifizi, ma semplicemente un po’ di creatività e la giusta dose di passione!

Insolito Panettone è un progetto digitale che raccoglie le visioni e le idee creative di chef, amici e appassionati del mondo enogastronomico, uniti dalla voglia di superare certi schemi culinari tradizionali, contribuendo alla diffusione del Panettone come prodotto versatile, svincolato dai soliti cliché a cui siamo abituati. Insolito Panettone è il risultato dell’incontro tra competenze e professionalità diverse, complementari e funzionali ad un nuovo modo di vedere ed utilizzare il Panettone: un ingrediente estremamente duttile, ideale sia per ricette dolci che salate.

insolitopanettone.com

DOLCIARIA A. LOISON SRL
Via Pasubio, 6
Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844
Email: loison@loison.com


Regione Marche: da cinque secoli è la terra dei frati Cappuccini

Cinquecento anni di storia da festeggiare organizzando l’evento nei prossimi cinque anni. E’ il programma di “Marche, terra dei Cappuccini” che, da quest’anno al 2028, in vari luoghi della regione (l’unica al “plurale” tra le italiane) celebrerà la fondazione dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, avvenuta il 3 luglio 1528 certificata con bolla papale “Religionis zelus”.

Il cammino dei Cappuccini oggi arriva là – nelle Marche – dove, tutto ebbe inizio. In questo monastero, già ospedale per peregrini che nel medioevo percorrevano la via Lauretana per portarsi a Loreto, prese vita il primo convento dell’Ordine dei Cappuccini, i cui frati, dal piccolo Ducato di Camerino, hanno raggiunto il mondo, per portare Vangelo e aiuto: oggi sono più di 10 mila confratelli sparsi nei 5 continenti, in ben 110 nazioni.

Una storia voluta dal frate francescano Matteo da Bascio e iniziata a Camerino dove, predicando la Parola di Dio ai poveri, nell’osservanza più letterale possibile della “Regola di san Francesco“, visse come un eremita. Dal Convento di Camerino, dal primo al 3 luglio prossimo, prenderà il via il progetto celebrativo quinquennale che attraverserà i luoghi simbolo dell’ordine nelle Marche. Si partirà con la “Festa della Scintilla”, titolo preso a prestito dal romanzo “Lo spirito dei Cappuccini” scritto da fra’ Sergio Lorenzini (ministro provinciale dei frati minori Cappuccini delle Marche, padre superiore che guida la comunità dei frati di Camerino). La “scintilla” richiama la preziosa energia che, tuttora, si legge nelle memorie architettoniche e urbanistiche (anche quelle ancora rimaste danneggiate dal terremoto dell’ottobre del 2022).

Le celebrazioni (con visite guidate, spettacoli, passeggiate tra archivi, biblioteche e natura) si svolgeranno a Sarnano dal 25 al 27 agosto e a Cingoli, il 14 e 15 ottobre, alla scoperta dei tesori spirituali, culturali, artistici che hanno fatto dei Cappuccini, uno dei più popolari e diffusi ordini religiosi al mondo. Con i frati, la collaborazione di Regione Marche, dei quattro atenei marchigiani (Università Politecnica delle Marche, quelle di Camerino, di Macerata e la “Carlo Bo” di Urbino) delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e della Soprintendenza archivistica e bibliografica delle Marche. Proprio nelle Marche la storia si riverbera nelle memorie architettoniche e urbanistiche, nelle testimonianze artistiche e culturali, nei fondi librari e negli archivi custoditi nelle 15 città dove i Frati Minori Cappuccini sono presenti, con tracce in altri 33 Comuni marchigiani.

A differenza dei monaci, spesso uomini stanchi della violenza e del male del loro tempo, che  cercavano conforto nella fede abbracciando uno stile di vita ascetico e solitario, dedicandosi alla preghiera e alla vita contemplativa e che essenzialmente vivevano in solitudine più o meno ristretta (come trappisti e certosini) invece, i frati francescani  (come pure i domenicani) fin dalle origini dedicarono la propria esistenza all’imitazione di quella di Gesù, vivendo in povertà, castità e ubbidienza, abitando in comunità.

I monaci contano 10 ordini, cioè: Benedettini, Camaldolesi con 3 congregazioni; Vallombrosani, Silvestrini, Olivetani, Benedettini Armeni o Mechitaristi con 2 congregazioni, Cisterciensi con 4 congregazioni, Certosini, Antoniani con 4 congregazioni e Basiliani con 5 congregazioni.  L’Ordine francescano, invece, si suddivide in frati minori, clarisse e laici (quest’ultimi detti terziari francescani).

Ma chi sono i frati Cappuccini?
Quella dei frati minori Cappuccini è la terza grande famiglia di frati francescani sorta sul tronco robusto dei frati minori osservanti nel 1525, appena nove anni dopo che quelli avevano ottenuto la piena e totale indipendenza dal ramo originale. La vita dei Cappuccini unisce l’azione al ritmo quotidiano che alterna sapientemente il tempo tra la contemplazione e l’impegno apostolico e soprattutto il predicare nel mondo la Parola di Dio. Così tutta la loro vita è compenetrata da spirito apostolico e tutta l’azione è plasmata dallo spirito di preghiera. Il responsabile dei Cappuccini è stato pure membro della Commissione preparatoria per il Capitolo generale del 2018, che ha eletto Ministro al primo scrutinio, fra’ Roberto Genuin, nella votazione del 3 settembre 2018 (durante l’85° Capitolo Generale a Roma).

Gli Ordini mendicanti (che comprendono domenicani, francescani e in seguito carmelitani e agostiniani) furono così definiti perché si facevano portavoce di un ideale di povertà che li spingeva a trarre l’unico sostentamento dalle offerte dei fedeli, anziché dalle rendite di fondi o da proprietà e si dedicavano essenzialmente ai più poveri della società e agli emarginati. I francescani, infatti, si chiamarono anche “frati minori” in segno di umiltà, perché a quel tempo i “minori” erano proprio i più poveri e vivevano – come oggi – esclusivamente di elemosine e di offerte raccolte tramite la questua, in un clima di fratellanza e comunione, tra loro e le persone che aiutano. Oggi quello dei frati Cappuccini è uno tra i più grandi Ordini religiosi al mondo.

Il cammino per diventare frate francescano, comincia nel momento in cui un giovane sente la vocazione, o almeno il desiderio di consacrarsi al Signore e nel seguirLo. Importante è la buona conoscenza personale con un bravo frate francescano, con cui avviare un dialogo sincero e aperto, presentandogli desideri, sogni, dubbi e timori. Spesso, insieme ad altri che hanno le stesse motivazioni, il giovane inizia il cammino di discernimento.  Fondamentale a questo punto è vivere in una comunità francescana o in luoghi dove i frati operano e si spendono (parrocchie, santuari, missioni, con i poveri…) facendo esperienza e iniziando a conoscere più da vicino la realtà monacale. Il postulato è la seconda grande tappa nel cammino vocazionale e, il giovane, entra in convento pur essendo ancora laico e sperimenta concretamente la vita quotidiana dei religiosi, continuando verso la tappa successiva, che sarà il noviziato.  Questa è l’occasione in cui, con una cerimonia religiosa molto semplice, il giovane indossa i panni della prova, come li chiamava san Francesco nella sua Regola (due tonache e il cingolo di lana bianco, con i tre nodi che ricordano i voti di obbedienza, povertà e castità). Il noviziato dura un anno e si svolge ad Assisi presso la Basilica e la Tomba di san Francesco, cuore del francescanesimo e casa madre di tutti i frati. Dal giorno della vestizione a quello della professione temporanea dei voti, il giovane vive da “frate tra i frati” e muove i primi passi alla sequela di Gesù e di san Francesco. Ora, dopo aver studiato la Regola, il Testamento di Francesco, le Costituzioni e i testi normativi, compie la prima importante scelta: donare la propria vita al Signore, sull’esempio di san Francesco… Al termine dell’anno di noviziato, dopo aver compiuto le varie tappe del discernimento e, dopo l’approvazione del Maestro e del Ministro provinciale, il novizio potrà emettere la professione temporanea dei voti, cioè l’impegno ad abbracciare la vita francescana in toto. Al novizio – ora frate – si apre un ulteriore tempo, il post-noviziato, caratterizzato perlopiù dallo studio della teologia (affrontando il baccalaureato in teologia) e dai primi servizi pastorali, per continuare il discernimento iniziato e confermare definitivamente il percorso intrapreso.

A completare l’“outfit” del frate francescano novizio dei nostri tempi, ci sono i sandali, che un tempo erano realizzati a mano con ogni materiale di fortuna che si riusciva a recuperare: hanno semplici suole di cuoio allacciate ai piedi con strisce di pelle (san Francesco preferiva camminare scalzo…) ma ci sono anche quelli realizzati a mano dai monaci dell’Atelier de l’Etoile, nel monastero di Betlemme (Francia) di grande pregio e altissima qualità, un prodotto artigianale al 100%.

Sempre per i novizi, poi, era prevista la tonsura, cioè la bizzarra pratica di radersi il capo lasciando solo una frangia a fare da corona. La tonsura ecclesiastica consiste essenzialmente nel taglio di cinque ciocche di capelli (eseguito con le forbici dal vescovo o da un suo delegato) come simbolica forma di rinuncia al mondo e come segno di distinzione tra chierici e laici (la forma che i capelli assumono è detta chierica). A completamento dell’“immagine” i frati riformati adottarono il cappuccio a punta, tipico degli eremiti camaldolesi e l’uso di portare la barba lunga. Il nome “cappuccino” deriva proprio da questo e… per analogia etimologica, la nota bevanda – il caffè con la schiuma di latte – pare sia stato inventata nel 1683 a Vienna, da Marco d’Aviano, appunto un frate cappuccino….

«Pax et bonum»

Programma della Festa della Scintilla

Sabato 1 luglio alle 17.30, lo spettacolo “Il dono di Caterina”, piccola rievocazione storica sulla nascita dei Cappuccini, alle 20, cena rinascimentale e alle 21, spettacolo di Frate mago e serata musicale con “Clara People”.

Domenica 2 luglio alle 7.30 e alle 10.30 Santa Messa in convento; alle ore 9, camminata intorno al convento alla scoperta della vegetazione locale e Santa Messa all’aperto (scelta tra i percorsi lunghi 2 km e 8 km); alle 13, Pranzo a buffet con la cucina del convento; alle ore 17, incontro di Fra Fabio Furiasse, direttore dell’archivio storico dei Cappuccini delle Marche su “I Cappuccini: chi sono?”; alle 19.30, cena con ricettario dei Cappuccini e serata musicale con “Familja Iljazi”.

Lunedì 3 luglio alle 9.30, i giochi di una volta per piccoli e nonni; alle 12.30, primo offerto dai Frati; alle 16, due eventi: per i sportivi “Pedalando sui luoghi della scintilla cappuccina”, ciclo pellegrinaggio (22km) possibile noleggiare le bici; per i curiosi: “Caccia al tesoro cappuccina”; alle 19 merenda-cena e alle 21.15, Messa sotto le stelle.

Salvo per le messe, la prenotazione per tutti gli eventi è obbligatoria.
Pranzi e cene al 0731632534 o 3458855294 (Pro Loco); Cammino 3474249522 (Giorgio) o 32926099 (Giulio) o ancora 3288604207 (Ermanno); per il Ciclo pellegrinaggio 3388384624 (Gianni); i giochi del lunedì 3492801142 (Maria) e 3392801237 (don Marco).

Evento nell’evento

Nell’ambito dei festeggiamenti per i cinque secoli dei Cappuccini, un momento della festa sarà tutto per padre Mario Pigini, lo storico del convento di Camerino, che nel 2028 taglierà il traguardo del secolo di vita – un quinto degli anni del Convento! – di cui oltre 70 anni dedicati alla vita clericale! Padre Mario sa tutto del convento, dal museo alla chiesa, dalla biblioteca ai giardini e tra le sue esperienze, può annoverare diversi incontri con Padre Pio da Pietrelcina, oggi san Pio, cappuccino pure lui!

Iniziativa per i pellegrini

Per ripercorre l’avventurosa storia che ha segnato la nascita della riforma francescana, 500 anni fa, basta attraversare a piedi, in bicicletta, a cavallo… la dorsale interna delle Marche in 17 tappe, per quasi 400 km (da Fossombrone ad Ascoli Piceno) tra incantevoli, montagne, boschi ricchi di vita, dolci colline, laghi (e, sullo sfondo, c’è anche il mare!). Il cammino è pensato per essere percorso in un’unica direzione – da nord a sud – perché segue la narrazione della storia dei Cappuccini, come raccontata nel romanzo “Lo spirito dei Cappuccini” da fra’ Sergio Lorenzini.

Il percorso effettuato sarà garantito dalla credenziale che è il passaporto ufficiale del pellegrino e attesta il Cammino dei Cappuccini che si sta compiendo. Serve anche per accedere a tutte le strutture recettive e di ristoro che riservano dei prezzi agevolati ai pellegrini. Ad ogni tappa, nella credenziale vanno apposti i relativi timbri quotidiani e, al termine del pellegrinaggio, consentono il rilascio del Testimonium, la pergamena che certifica il compimento del viaggio.

Per effettuare una donazione a: Provincia Picena (Marche) dei Frati Minori Cappuccini
IBAN: IT29 R030 6909 6061 0000 0077 964

Per ricevere la credenziale compilare il form:
https://www.camminodeicappuccini.it/materiale-utile/la-credenziale/

Convento dei Frati Minori Cappuccini
Viale San Gregorio, 5 Loc. Renacavata
Camerino MC
Tel.: 0737 644480 – 338 92.89.046
www.cappuccinimarche.org

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A Camerino weekend con la "Festa del Torrone"

La nobile città ducale di Camerino, pur colpita sette anni fa dal tristemente noto sisma, sta gradualmente riconquistando la sua caratteristica fisionomia di centro storico e campus universitario a tutto tondo. Famosa nel mondo per la sua antica Università, infatti, non si è mai fatta sopraffare dagli eventi avversi, continuando a svolgere il ruolo di faro di cultura. Camerino, dunque, riparte dalla gastronomia tipica con un evento dedicato al suo prodotto più autentico: la “Festa del Torrone“, il prossimo weekend 27, 28 e 29 ottobre p.v..

Stiamo operando un rilancio della città e con essa del suo intero comprensorio – sottolinea Roberto Lucarelli, sindaco della città – ed ora che finalmente la ricostruzione sta procedendo, i tempi sono maturi per pensare ad una promozione in grande stile, capace di captare flussi di visitatori interessati ad un turismo esperienziale!”. “Lo facciamo – prosegue il primo cittadino camerte – ripartendo dall’enogastronomia, un attrattore di straordinaria potenza che vogliamo utilizzare come traino delle altre nostre molteplici risorse storiche, artistiche, culturali, naturalistiche, paesaggistiche, ambientali e folkloristiche!”.

Effettivamente il patrimonio della città è estremamente interessante e quello gastronomico, con il quale l’amministrazione comunale intende operare il rilancio, non è sicuramente da meno, disponendo di un paniere di prodotti di notevole appeal: tartufi, funghi, carni bovine ed ovine, legumi e cereali biologici, formaggi, pasta e salumi, tra i quali spicca il ciauscolo, un esclusivo salame a pasta molle che è nato proprio qui e che rappresenta un’icona della gastronomia marchigiana nel mondo. Altra icona è il Verdicchio di Matelica, il vino bianco più premiato dalle guide italiane di settore.

Tuttavia, il prodotto che la città ha eletto a suo simbolo è il “torrone di Camerino”, una tipicità molto radicata nella tradizione locale che non è mai mancato dalla tavola natalizia e che tradizionalmente veniva realizzato in ogni casa. Le sue origini vanno ricercate molto indietro nel tempo, ma il primo documento ufficiale che cita il vocabolo “torrone”, riferendosi specificatamente alla specialità giunta fino ai nostri giorni, è datato 1793, anno al quale risale un atto depositato presso il notaio camerte Stefano Ricci che cita, appunto, il goloso dolce natalizio.

Nel pomeriggio di sabato 28 ottobre si svolgerà Aspettando la Festa del torrone!, un evento che anticipa la manifestazione che tradizionalmente si tiene nel giorno dell’Epifania. A partire dalle 16:30, all’interno del “Sottocorte Village”, inizierà il Mercatino di Campagna Amica, mentre alle 18:00 Beppe Convertini darà vita ad un cooking talk show nel corso del quale si esibirà il noto chef Max Mariola. Seguirà una degustazione di torrone camerinese. Il giorno seguente, domenica 29, passeggiata al Convento dei Cappuccini di Renacavata, primo dimora dell’ordine religioso, con pranzo della tradizione.

Per chi volesse fermarsi per il fine settimana 27, 28 e 29 ottobre, la disponibilità di ospitalità nelle strutture di Camerino e dintorni può soddisfare le esigenze di tutti i turisti, anche di quelli “gourmet” più esigenti.

Segnaliamo il Relais Villa Fornari Hotel Ristorante, nuovo complesso turistico alberghiero, situato nel cuore della campagna maceratese, a un paio di chilometri dalla città Ducale, in uno dei luoghi più suggestivi delle Marche (località Le Calvie, 2 Camerino – MC).
A Villa Fornari, grande impegno viene dedicato anche all’enogastronomia, convinti che sia la parte più importante dell’ospitalità. Tutti gli ospiti  tornando a casa porteranno con sé un piacevolissimo ricordo del soggiorno a Camerino.

Come arrivare a Relais Villa Fornari:

IN AUTO
da Roma prendere l’autostrada A1 per Firenze, uscire a Orte, dirigersi verso Terni, Spoleto, Foligno, uscire per Camerino.
da Pescara uscita dell’autostrada A14 Civitanova Marche, prendere per Foligno, uscita Camerino
da Bologna uscita autostrada A14 Ancona nord, prendere per Fabriano, uscita per Camerino, attraversare Cerreto D’Esi, Matelica e Castelraimondo.
IN TRENO
Stazione di Castelraimondo-Camerino, distanza 7 Km.effettuiamo servizio gratuito di navetta.
IN AEREO
Aeroporto Raffaello Sanzio di Falconara Marittima/Ancona.
Per gruppi effettuiamo il servizio navetta.
IN AUTOBUS
Collegamenti diretti da Roma con autolinee CON.TRA.M.
Partenze quotidiane dalla stazione Roma Tiburtina.

Tel.: +39 0737 637646
Cell.: +39 328 8299990
www.villafornari.it

Concomitante la “Festa del Torrone“, “Le terre del tartufo in tour” tappa del progetto finanziato POR FESR SISMA, Regione Marche, ATIM, “Let’s Marche” – Tutte le info sull’appuntamento sul sito www.terredeltartufo.it oppure telefonando alla Pro Loco di Camerino allo 0737 632534


Spirits&Colori lancia "Bitteranza"

L’ultima creazione di Franco Cavallero, ottenuta da una complessa infusione di erbe amaricanti, piante aromatiche e frutta in una miscela di alcol e acqua in una latta molto originale è ora disponibile nel prestigioso catalogo di eccellenze proposte dal noto distributore di Reggio Emilia.

Bitteranza è una bevanda alcolica che racchiude in sé un ricco patrimonio storico e un carattere distintivo, offrendo un’esperienza sensoriale unica, grazie all’ottenimento da una complessa infusione di erbe amaricanti, piante aromatiche e frutta in una miscela di alcol e acqua. La creazione del Bitteranza segue un processo meticoloso che inizia con l’infusione di erbe in acqua a 100°C, seguita dall’aggiunta di alcol puro per una profonda macerazione. Dopo questa prima fase, le erbe vengono separate dalla soluzione liquida, ottenendo così un infuso aromatico potente, con una gradazione alcolica di circa 70% vol. Per completare il quadro sensoriale, vengono aggiunti sciroppo di zucchero, acqua distillata, alcol aggiuntivo e un colorante rosso naturale che conferisce al Bitteranza il suo caratteristico colore rosso rubino vivace e l’aroma intenso.

Il Bitteranza è una bevanda tradizionalmente associata all’orario dell’aperitivo, servita liscia e ghiacciata con una spruzzata di seltz freddo in un bicchiere precedentemente raffreddato nel congelatore. Tuttavia, la sua versatilità è notevole, poiché è utilizzata in una serie di cocktail iconici, tra cui l’Americano, il Negroni, il Milano Torino, il Garibaldi, il Boulevardier e lo Spritz. Questa bevanda, con la sua presenza in oltre 190 paesi in tutto il mondo, è ampiamente riconosciuta come un simbolo dell’arte della miscelazione.

L’origine del Bitteranza risale al Cicchetto, un locale situato nel cuore della città di Asti e inaugurato da Franco Cavallero nel 2011. È proprio al Cicchetto che le prime versioni della ricetta del Bitteranza hanno preso forma, evolvendosi fino al 2018, quando Franco Cavallero ha instaurato una preziosa amicizia con Raffaele Skizzo di Bruscella, noto showman e proprietario del Balthazar di Varese, luogo che nel corso degli anni è stato fondamentale per la concretizzazione del prodotto.

Bitteranza si presenta con un formato innovativo e rivoluzionario. Il suo packaging, una latta di alluminio completamente riciclabile e sostenibile, è in perfetta sintonia con l’obiettivo del brand Franco Cavallero Spiriti di ridurre le emissioni di CO2 e promuovere la sostenibilità ambientale.

Il Bitteranza è una testimonianza del connubio tra storia, tradizione e gusto, offrendo agli amanti delle bevande un’esperienza senza precedenti. Che sia gustato da solo o miscelato, il Bitteranza è un omaggio alla tradizione dell’aperitivo e del buon bere italiano.

Spirits&Colori è un’azienda italiana con sede a Reggio Emilia specializzata dal 2016 nella selezione, importazione e distribuzione sul territorio nazionale di distillati destinati a cocktail bar, trendy lounge bars  e ristoranti. Il suo catalogo comprende un assortimento di elevata ricercatezza, caratterizzato da piccoli produttori di acclarata qualità a livello mondiali, capaci di stupire con i propri distillati i palati più esigenti.

 

 

SPIRITS&COLORI Srl
Via del Chionso,  14
42122 Reggio Emilia
Tel. 0522.506284
spiritsecolori.it


58° Fiera Nazionale del Tartufo Bianco: Acqualagna torna a celebrare sua Maestà il Tartufo

Tra i più importanti appuntamenti del settore a livello internazionale, la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco (nei giorni 28. 29 ottobre e 1, 4, 5, 11, 12 novembre p.v.) può vantare un’offerta ampia e innovativa: all’eccellenza del tartufo – sia dal punto di vista commerciale che gastronomico – si uniscono le altre preziosità italiane attraverso un calendario ricco di eventi, performance gastronomiche e culturali, super ospiti del mondo dello spettacolo insieme ai Maestri che hanno fatto grande la cucina italiana che qui trovano la location perfetta per esprimere il meglio di sé.

Una kermesse dal sapore unico, quello del celebre Tuber Magnatum Pico e dai grandi numeri per un territorio che ha saputo distinguersi al mondo come distretto economico del prezioso tubero. Si contano duecentocinquanta tartufaie coltivate (di tartufo nero e una decina di tartufaie sperimentali controllate di Bianco pregiato), dodici punti vendita specifici di tartufo e dieci aziende che lo trasformano e lo commercializzano in tutto il mondo.

In queste giornate, Acqualagna invita i visitatori a immergersi in una tradizione secolare – in piazza Enrico Mattei – attraverso la grande mostra mercato, il salotto da gustare tra cooking show con chef stellati, esibizioni, sfide tra vip in cucina, spettacoli e degustazioni, percorsi, mostre, laboratori didattici e creativi per adulti e bambini, esperienze sensoriali, visive e olfattive insieme a momenti di grande passione nell’assaggio di un sapore unico, il più prezioso di questa terra. Da non mancare una visita al Mercato del Gusto aperto alle tipicità locali e nazionali di eccellenze agroalimentari e di artigianato.

Acqualagna, è un vero giacimento tartufigeno: detiene il primato italiano nella vendita del tartufo, patrimonio fondamentale dell’economia e della cultura gastronomia dell’area. Qui si concentrano, infatti, i due/terzi della produzione nazionale, destinati nei luoghi diversi del mondo.

Crescono qui ben quattro varietà, una per ogni stagione: il Tartufo Bianco (Tuber Magnatum Pico dall’ultima domenica di settembre al 31 dicembre)

Tartufo Nero Pregiato (Tuber Melanosporum Vitt dal 1° dicembre al 15 marzo)

Tartufo Bianchetto (Tuber Borchii Vitt dal 15 gennaio al 15 aprile)

Tartufo Nero Estivo (Tuber Aestivum Vitt dal 1° giugno al 31 agosto e dal 1°ottobre al 31 dicembre).

Con l’iscrizione gratuita al “Club Amici di Acqualagna Capitale del Tartufo”, si possono ricevere info e suggerimenti utili come il pratico “Ricettario del tartufo” oppure le quotazioni del mercato del Tartufo. Per essere sempre informati sui prezzi esiste, infatti, la “Borsa del Tartufo online” unica in Italia e consultabile al sito del comune.

Eventi nell’evento della 58^ edizione: sabato 28 novembre, dopo la cerimonia inaugurale, alle ore 11,00 circa, nell’ambito del talk show a Teatro Conti, Clemente Mimun (direttore del Tg5) riceverà il Premio Ruscella d’Oro, il più importante riconoscimento della Capitale del Tartufo, dedicato a chi ha saputo valorizzare il prodotto del territorio in modo originale.

Sabato 4 e domenica 5 novembre, “Tartufo Award”, Gara Nazionale delle Città del Tartufo, in collaborazione con Pasta Luciana Mosconi, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Città del Tartufo, competizione culinaria per eleggere la città testimonial del tartufo in Italia e nel mondo (presidente di giuria Edoardo Raspelli, giornalista, scrittore, volto storico della televisione italiana).

Info:
comune di Acqualagna:
Piazza Mattei n° 9
Acqualagna (PU) Italia
Centralino tel. (+39) 0721 79671
Ufficio Turistico (+39) 0721 796741
www.acqualagna.com/fiera-nazionale/


I gioielli ittici dell’Alaska: la scelta migliore per ricette gourmet

Salmone selvaggio, black cod, ikura, granchio reale rappresentano i pesci più gettonati a livello internazionale sia per le loro peculiarità benefiche sia per la loro versatilità. 

Il salmone è senza dubbio un grande protagonista in cucina, ma la prima cosa da prendere in considerazione è la sua provenienza. Le cinque varietà selvagge dell’Alaska rappresentano quanto di meglio si possa trovare sul mercato ittico ma non solo. Ci sono anche altre specie, come il black cod, l’ikura e il granchio reale che hanno conquistato la creatività degli chef più prestigiosi. Come possiamo cucinare queste delizie anche nella nostra cucina? Vediamole in dettaglio.

Tutte le parti del salmone possono essere consumate cotte o crude (in questo secondo caso previo abbattimento). Prima di tutto consideriamo i vari tagli disponibili. Il dorso, da cui si ricava il filetto, la parte meno grassa, ha carni compatte  che si sciolgono in bocca. E’ sicuramente quella più indicata per specialità giapponesi come il sashimi o il nigiri ma è anche perfetto per preparazioni in crosta, alla griglia, trasformato in crocchette o in hamburger oltre ad essere perfetto per arricchire primi piatti di pasta o di riso. La pancia, invece, chiamata anche ventresca come quella del tonno, è particolarmente morbida e ricca di gusto, con un preciso sentore di mare. E’ ideale per quasi tutti i tipi di cottura, dalle più semplici, come la bollitura e al vapore, alle più creative, anche con l’aggiunta di erbe e di salse balsamiche. La coda, viene per lo più utilizzata per l’affumicatura per il suo sapore deciso e dà il meglio di sé nella preparazione di tartare.

Infine, troviamo i tranci, quelli, per intenderci, a forma di C. Questo taglio contiene parte del dorso, del filetto e della ventresca. I tipi di cottura sono molteplici, da quella in padella, alla griglia, al forno, al pomodoro e persino al vapore, migliori se accompagnati da una salsa olandese.

Il granchio reale è tra le chicche dell’Alaska, un’autentica prelibatezza con cui si possono preparare antipasti, primi e secondi piatti strepitosi. L’unica difficoltà è rappresentata da come ricavarne facilmente la polpa ma, con un po’ di accortezza, è difficilmente superabile. E’ ottimo da cucinare alla griglia o al vapore mentre, bollito, è perfetto per preparare condimenti per primi piatti e per la realizzazione di fantasiose tartine. Più semplice? Da provare nelle insalate, una bontà veramente unica. Oltre alla polpa si possono cucinare anche le chele. Basta aprirle nel senso della lunghezza e cuocerle al forno con una deliziosa gratinatura.

Un altro pesce molto gettonato dagli chef internazionali è il black cod, conosciuto anche come carbonaro o merluzzo nero. E’ una varietà molto pregiata, con carni bianchissime e dalla consistenza delicata. I suoi filetti sono molto versatili e possono essere preparati arrosto, alla griglia, al forno ma anche per sushi e sashimi. A New York, lo chef Nobu Matsuhisa ha creato una ricetta richiestissima. Lo fa fermentare per tre giorni in un brodo di miso, mirin, zucchero e sake. Poi viene piastrato e servito su foglia di banano con gocce di miso e zenzero. Un’altra ricetta di successo è il black cod mantecato da servire con chips di polenta. Delicatissimo e facile da preparare anche in casa.

E veniamo all’ikura, noto anche come il caviale rosso. Ed è proprio attraente, come il suo competitor nero tanche se decisamente meno costoso. Le sue palline dal colore arancio sono molto saporite e vengono utilizzate soprattutto per guarnizioni di altri piatti di pesce, di primi, di antipasti e tartine. Si ricava dalle varietà di salmone selvaggio Keta e Coho.

E bene ricordare anche altre peculiarità dei pesci selvaggi dell’Alaska. Infatti sono ricchi di proteine di vitamine, di omega 3, di selenio e, soprattutto, provengono da una pesca che avviene in acque incontaminate e sottoposta a rigidi controlli dello Stato.

Per maggiori informazioni:
www.alaskaseafood.it
FB Alaska Seafood  Italia
IG akaskaseafooditalia
L.V. Pubbliche Relazioni s.r.l
Corso Vercelli, 9
20144 Milano
www.ellevipr.it


“Tour di Autoctono si nasce”: percorso di Go Wine in sei grandi città italiane con oltre 60 vitigni rappresentati

Arriva a Bologna lunedì prossimo 23 ottobre nelle sale dell’Hotel Relais Bellaria, Autoctono si nasce…: l’evento che Go Wine promuove da alcuni anni a favore dei vitigni autoctoni italiani.

L’evento fa parte di un Tour nazionale che l’Associazione, nata ad Alba per promuove cultura del vino ed enoturismo, propone in un percorso in sei grandi città italiane.

L’iniziativa si propone di dare voce al grande patrimonio ampelografico del Paese, valorizzando e presentando insieme tante cantine di territorio, che raccontano storie e angoli d’Italia.

Complessivamente in ogni evento sono oltre 60 i vitigni rappresentati, a fianco di varietà più note e diffuse, si uniscono varietà spesso rare, prodotte anche da una sola cantina.

Spesso si tratta di vitigni che rischiavano l’abbandono o l’estinzione e che, grazie alla lungimiranza di alcuni viticoltori ed al ruolo importante della ricerca, oggi si presentano con bottiglie in grado di essere degustate e apprezzate.

“E’ un tema per noi caro che sviluppa obiettivi importanti della nostra associazione – dicono da Go Wine. Promuovere i vitigni autoctoni significa svolgere un’operazione a favore della cultura del vino in generale e dare voce alla grande ricchezza di cui l’Italia dispone in campo vitivinicolo.

Una ricchezza che si è esaltata negli ultimi anni grazie allo sviluppo che il settore ha registrato e che si manifesta anche nel complessivo numero dei vitigni che in ogni Regione caratterizzano storie di viticultura e di persone.”

All’appuntamento di Bologna partecipano complessivamente numero 49 cantine; 19 le regioni rappresentate.

L’evento si svolge dalle ore 16 alle ore 22; dopo una prima parte dedicata agli operatori del settore, la degustazione si aprirà al grande pubblico degli enoappassionati. Go Wine è presente a Bologna con un club con oltre cento soci e svolge attività da vent’anni.

Ecco l’elenco dei vitigni rappresentati in sala:

Aglianico (Basilicata, Campania, Molise), Albarola (Liguria), Ansonica (Toscana), Arneis (Piemonte), Barbera (Emilia Romagna, Piemonte), Bianchetta Genovese (Liguria), Biancolella (Campania), Bovale (Sardegna), Cannonau (Sardegna), Caprettone (Campania), Catarratto (Sicilia), Cesenese Nero (Lazio), Cianoros (Friuli Venezia Giulia), Cividin (Friuli Venezia Giulia), Coda di Volpe (Campania), Cornalin (Valle d’Aosta), Cortese (Dolcetto), Corvina (Veneto), Croatina (Emilia Romagna), Dolcetto (Piemonte), Erbaluce (Piemonte), Falanghina (Campania, Molise), Fiano (Puglia), Forgiarin (Friuli Venezia Giulia), Freisa (Piemonte), Friulano (Friuli Venezia Giulia), Fumat (Friuli Venezia Giulia), Gaglioppo (Calabria), Garganega (Veneto), Grignolino (Piemonte), Grillo (Sicilia), Lacrima (Marche), Lambrusco Grasparossa (Emilia Romagna), Lambrusco Ruberti (Lombardia), Malvasia (Lazio), Massaretta (Toscana), Monica (Sardegna), Montepulciano (Abruzzo, Lazio), Moscato Bianco (Piemonte, Sicilia), Nebbiolo (Piemonte), Nebbiolo di Dronero o Chatus (Piemonte), Nero d’Avola (Sicilia), Nero di Troia (Puglia), Pecorello (Calabria), Petit Rouge (Valle d’Aosta), Petite Arvine (Valle d’Aosta), Piculit Neri (Friuli Venezia Giulia), Piedirosso (Campania), Pignoletto (Emilia Romagna), Primitivo (Puglia), Refosco dal Peduncolo Rosso (Friuli Venezia Giulia), Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Rondinella (Veneto), Sagrantino (Umbria), Sangiovese (Lazio, Toscana), Schioppettino (Friuli Venezia Giulia), Sciaglin (Friuli Venezia Giulia), Sussumaniello (Puglia), Tintilia (Molise), Turbiana (Lombardia), Ucelùt (Friuli Venezia Giulia),Uvalino (Piemonte), Verdicchio (Marche), Vermentino (Liguria, Toscana), Vermentino Nero (Toscana), Vite del Fantini (Piemonte).

Le cantine protagoniste della degustazione:

Alessandro di Camporeale – Camporeale (Pa); Antonelli San Marco – Montefalco (Pg); Cantina del Mandrolisai – Sorgono (Nu); Cantina di Quistello – Quistello (Mn); Cantina Le Macchie – Rieti; Cantina Sant’Isidoro – Colbuccaro di Corridonia (Mc); Casa Setaro – Trecase (Na); Cascina Castlèt – Costigliole d’Asti (At); Castello di Gabiano – Gabiano (Al); Castello di Spessa – Capriva del Friuli (Go); Cieck – San Giorgio Canavese (To); Conti Zecca – Leverano (Le); Marisa Cuomo – Furore (Sa); D’Angelo – Rionero in Vulture (Pz); Di Majo Norante – Campomarino (Cb); Fattoria di Magliano – Magliano in Toscana (Gr); Felline – Manduria (Ta); Filippo Gallino – Canale (Cn); Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni – Orsogna (Ch); I Vini di Emilio Bulfon – Pinzano al Tagliamento (Pn); Lunae Bosoni – Castelnuovo Magra (Sp); Marchesi Gondi – Pontassieve (Fi); Marengoni – Ponte dell’Olio (Pc); Massucco F.lli – Castagnito (Cn); Mauro Vini – Dronero (Cn); Montecappone – Jesi (An); Monviert – Cividale del Friuli (Ud); Moris Farms – Massa Marittima (Gr); Nero del Bufalo – Sant’Agata sul Santerno (Ra); Opera 02 – Castelvetro di Modena (Mo); Partitura 8 – Formigine (Mo); Pasetti Vini – Francavilla al Mare (Ch); Podere Riosto – Pianoro (Bo); Podere Scurtarola – Massa; Ricchi F.lli Stefanoni – Monzambano (Lago di Garda); Roggero – Albugnano (At); Santa Lucia – Corato (Ba); Savigliano F.lli – Diano d’Alba (Cn); Stanig – Prepotto (Ud); Tenuta Carretta – Piobesi d’Alba (Cn); Tenuta Cavalier Pepe – Sant’Angelo all’Esca (Av); Tenuta Iuzzolini – Cirò Marina (Kr); Tenuta Sant’Antonio – Mezzane di Sotto (Vr); Torchio 1953 – Isola d’Asti (At); Vecchio – Castagnito (Cn); Villa Cambiaso – Serra Riccò (Ge); Villa Pigna – Offida (Ap);Vignalta – Arquà Petrarca (Pd); Zaccagnini – Bolognano (Pe).

Relais Bellaria Hotel & Congressi
Via Altura, 11bis, 40139 Bologna BO
Telefono: 051 453103

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa & Comunicazione Go Wine:
Elisa Nota tel.: 0173 364631
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