Giovanni Tamburi

Purtroppo tra le vittime del rogo scoppiato nel “Le Constellation” di Crans Montana (CH) la notte di Capodanno, c’è anche il giovanissimo bolognese Giovanni Tamburi. Giovanni è figlio di Giuseppe, titolare della “F.lli Rinaldi 1957 S.p.A.” importazione e distribuzione di vini e spirits, azienda a lungo importante inserzionista pubblicitaria di Degusta (in particolare con il prodotto Champagne Jacquart) a cui la nostra Testata è legata da lunga e sincera amicizia.

Come si dice in questi casi, non ci sono parole per comunicare il dolore percepito, ma la redazione di Degusta si sente in dovere di trasmettere il proprio cordoglio nel modo più rispettoso e discreto possibile e unirsi al lutto della famiglia, per dimostrare vicinanza, sostegno e profonda partecipazione, ricordando affettuosamente Giovanni.

Anche Bologna si è stretta alla famiglia Tamburi: sabato, con una veglia - "Insieme alla mamma nella speranza" - un momento di preghiera con la comunità scolastica del liceo Augusto Righi, frequentato da Giovanni e domenica pomeriggio, nella chiesa di Sant’Isaia a Bologna pregando con don Vincenzo Passarelli, insegnante di religione di Giovanni, presenti anche la sorella Valentina e le nonne Letizia Sassoli de' Bianchi e Teresa Nanni. Anche Monsignor Stefano Ottani (in questi giorni a Gerusalemme) ha appreso la tragica notizia che “la lontananza geografica fa sentire ancora più forte il dolore della sua famiglia e in particolare della madre Carla e noi ci uniamo a lei lungo questa via dolorosa per sostenerla nell'attesa e nella speranza” – parole di mons. Stefano Ottani di cui Giovanni era parrocchiano – . E pure S.Em. cardinale Matteo Maria Zuppi ha espresso solidarietà per confortare spiritualmente e mitigare la “Sofferenza ingiusta” (parole sue) che sta vivendo la famiglia in questo momento e tutti coloro che conoscono Giovanni.

Ancora un pensiero di conforto e le più sentite condoglianze alla famiglia da parte della redazione tutta di Degusta

 

 


La Ponca conquista riconoscimenti nazionali ed internazionali: la Malvasia 2022 tra i vini più premiati

Con punteggi eccellenti ricevuti dai più autorevoli critici, La Ponca si conferma una delle cantine più apprezzate del territorio alle pendici del Collio. Premiata per la sua autenticità e la capacità di esprimere nel bicchiere l’anima delle Colline di Scriò.

A soli quattro anni dall’avvio del nuovo percorso guidato da Alex Maccan, la cantina La Ponca si conferma tra le realtà più apprezzate della zona alle pendici del Collio, raccogliendo riconoscimenti nazionali e internazionali che valorizzano il lavoro avviato nel 2021, basato su un approccio essenziale e rispettoso della materia prima. La Malvasia 2022, con i suoi sentori iodati, le note balsamiche e la sua piacevole acidità, si è affermata come una delle etichette più premiate dell’anno: ha ottenuto il WineHunter Gold, è entrata tra le eccellenze dell’edizione 2026 de Le Guide de L’Espresso con 94 punti e ha ricevuto 90 punti dal critico americano James Suckling.

Anche il Friulano 2022 si è distinto, ottenendo il WineHunter Rosso, 95 punti nella Guida Vini e Ristoranti de L’Espresso e un punteggio di 91 punti, assegnato in modo unanime da James Suckling, Vinous eWinemag, che lo ha inserito nella Top 100 dei Migliori Vini Italiani. Il Sauvignon 2022 a sua volta ha conquistato il WineHunter Rosso e 90 punti sia da Winemag che dal critico Antonio Galloni. Lo Chardonnay 2022 è stato premiato con 90 punti da James Suckling, che ne ha apprezzato equilibrio e sapidità. A completare il quadro, l’unico rosso della cantina, lo Schioppettino 2020, ha ottenuto 93 punti da James Suckling, il punteggio più alto assegnato dal critico a un vino de La Ponca, a conferma della sua qualità e della sua complessità aromatica. Il vino sprigiona profumi di frutti di bosco, mora e lampone, accompagnati da una marcata nota speziata. Inbocca è strutturato, piacevolmente caldo e con tannini equilibrati; il retrogusto richiama la frutta matura e chiude con un persistente finale pepato, già percepito all’olfatto.

 

 filosofia produttiva di La Ponca si basa sull’equilibrio tra terra, uomo e natura e sul principio del “meno è meglio”, con interventi essenziali sia in vigna che in cantina, nel rispetto della biodiversità e della materia prima. Ne derivano vini che puntano ad esprimere con immediatezza e autenticità il carattere del territorio.

Questi riconoscimenti confermano la direzione intrapresa negli ultimi anni e rafforzano l’impegno della squadra, che continua a lasciarsi guidare dalla terra per creare vini capaci di restituire nel bicchiere l’anima delle Colline di Scriò.

 

 

 

 

 

 


Tenuta La Ponca
Località Scriò, 10
Dolegna del Collio GO Italy
www.laponca.com

 


Gli esperti di "food astrology" predicono le tendenze dell'anno nuovo!

Alla fine – ebbene sì… – anche Degusta ha ceduto alle lusinghe di chef, buongustai e gourmet vari che ci chiedevano novità e anticipazioni dell'enogastronomia nel 2026 entrante…

E allora - da professionisti quali siamo - abbiamo fatto le cose come si doveva: ci siamo affidati a veri esperti di "food astrology" che, tramite ricercate procedure e diverse forme di divinazione (mantica) interpretando presagi naturali – sempre in ambito culinario – come la lettura dei fondi del caffè (Segafredo, Lavazza, Borbone e Pellini) il volo e il canto degli uccelli (quali fagiano alla cacciatora, anatra all’arancia, pernice guanciale e zucca, quaglia lardellata, piccione alla Rossini e beccaccia in salmì) unitamente all'analisi  delle frattaglie (aruspicina) di vari animali di bassa corte, cercando poi conferme consultando oracoli (come quelli di Delfi con le Pizie) e delle Sibille (Amaltea compresa, la Cumana) studiando anche i fenomeni celesti, infine hanno interpretato i “segni” che possono guidarci/vi a prendere decisioni nel 2026, sempre in nome della buona cucina... naturalmente!
In prima battuta la risposta è stata questa: "Le previsioni astrologiche per il 2026 indicano che l'alimentazione sarà fortemente influenzata dai transiti dei pianeti "lenti" ("slow food" never "fast") dunque, suggeriamo un approccio al settore che unisca benessere emotivo e vigore fisico". Poi gli specialisti sono scesi nello specifico ed ecco le linee guida alimentari previste dalla "food astrology":

 

  1. Prima metà dell'anno: Nutrizione Emotiva (Giove in Cancro)
    Fino a giugno 2026, Giove rimane nel segno del Cancro, enfatizzando il legame tra cibo ed emozioni.
    Focus: Diete che coccolano lo stomaco e favoriscono la digestione.
    Consigli: privilegiare "comfort food" in versioni sani alimenti idratanti e ricette della tradizione familiare. È un periodo ideale per disintossicarsi da cibi processati a favore di ingredienti freschi e locali.
  1. Seconda metà dell'anno: Energia e Metabolismo (Giove in Leone). Dal 1° luglio 2026, Giove entra in Leone, mentre Saturno si stabilizza in Ariete, spostando l'energia sui segni di Fuoco.
    Focus: Diete proteiche e vitalizzanti per sostenere un aumento dell'attività fisica e del carisma personale.
    Consigli: integrare alimenti che sostengano il sistema cardiovascolare e la circolazione. L'enfasi sarà sulla "dieta solare": molta frutta, verdura di stagione e pasti che celebrano la convivialità, ma senza eccessi calorici.
  1. Tendenze Generali e "Astrodiet".  Il 2026 sarà come Diete Plant-Based: si prevede un'ulteriore spinta verso regimi alimentari ricchi di legumi, cereali integrali e olio extravergine d'oliva, in linea con l'evoluzione della dieta mediterranea. Consapevolezza (Mindful Eating): con i cambiamenti di Urano e Nettuno, l'attenzione si sposta sulla connessione mente-corpo. Non si tratterà solo di cosa mangiare, ma di adottare abitudini che facciano sentire bene allo specchio e migliorino l'umore.

Gli esperti indicano il 2026 come un "anno uno" per nuovi stili di vita: Alimentazione Consapevole e Benessere Intestinale

Il 2026 segnerà un'evoluzione della cucina salutare, non più focalizzata solo sulle calorie, ma sulla salute del microbioma (DNA/RNA codice genetico).

Ingredienti chiave: alimenti fermentati (come il miso e aceti "vivi") fibre naturali e cibi adattogeni (erbe, radici e funghi, che aiutano il corpo a resistere e adattarsi ai vari tipi di stress - fisico, mentale, emotivo - riequilibrando le funzioni fisiologiche e rafforzando le difese. Tra i più noti ci sono Ashwagandha, Ginseng, Rodiola, Basilico sacro (Tulsi) Maca, Cordyceps e Reishi, usati da secoli nelle medicine tradizionali come l'Ayurveda per migliorare energia, concentrazione e sistema immunitario) in pratica, elementi per la gestione dello stress.
Bevande: cresce il consumo di cocktail a basso contenuto alcolico (low-ABV) e di alternative al tè matcha, come l'Hojicha (tè verde tostato).


Consigli Rapidi per Elemento:

Segni di Fuoco (Ariete, Leone, Sagittario): necessitano di diete anti-infiammatorie per bilanciare l'eccesso di energia.

Segni di Terra (Toro, Vergine, Capricorno): dovrebbero puntare sulla regolarità e sulla qualità delle materie prime.

Segni d'Aria (Gemelli, Bilancia, Acquario): beneficeranno di pasti leggeri e frequenti per nutrire il sistema nervoso.

Segni d'Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci): devono prestare attenzione alla ritenzione idrica, preferendo cibi drenanti.

 

                                                                                                                     
Consigli generali per tutti i segni:

Flessibilità e Coraggio: abbracciare l'incertezza e agire con determinazione per cogliere le nuove possibilità.

Introspezione e Strategia: usare la saggezza delle stelle per fare scelte mirate verso il successo, come suggerito da Virgilio.

Lasciare Andare: l'anno che comincia invita a liberarsi di ciò che non serve più per fare spazio al nuovo, specialmente per i segni fissi.


Buon Anno a Tutti!

 


Dopo la cena della Vigilia, dopo il pranzo di Natale e in attesa del cenone dell’ultimo dell’anno, "ricicliamo" quanto possibile…

Per l’80% dei organizzatori (con le mani in pasta) e i fruitori (con le gambe sotto ai tavoli) di pranzi e cenoni – in ottemperanza al senso di rispetto per il cibo e l’ambiente – quello che è avanzato dagli imbanditi deschi durante le festività, insieme a quanto, già pronto, ma che non si è fatto in tempo ad ingerire, si può/deve “riciclare” assolutamente mai buttare!

Alla fine non è poco quello che resta da cenoni e banchetti luculliani di quei giorni di festa quindi, l’imperativo è trasformare gli “avanzi” in nuovi piatti e congelare ciò che non si consumerà a breve, applicando in generale la regola delle 4/5 R: Riduzione, Riuso, Riciclo, Recupero, (Rifiuti) questo per ridurre gli sprechi e gestire correttamente tutti i “materiali” - commestibili e non - imballaggi compresi (carta, vetro, polistirolo e plastiche varie) per il riciclo differenziato riducendo per quanto possibile anche l’impatto ambientale, in nome e per conto dei princìpi dell’economia circolare

Più chef, intervistati proprio sull’argomento, sono stati trovati preparatissimi e hanno “sfornato” consigli e indicazioni sul da farsi…

D’altronde da sempre le buone abitudini in merito, si tramandano da madre in figlia e da nonni a nipoti, educando al riutilizzo di ciò che “avanza” sul desco, in particolare nelle occasioni in cui c’è tanta abbondanza per festeggiamenti vari, poiché è nella natura umana la tradizione antropologica che lega cibo e convivialità ai momenti speciali, quelli che creano le aspettative culturali in cui ci si concede di più per gratificarsi: la disponibilità di cibo (specie in passato) era  connessa al rilascio di dopamina (legata al piacere) trasformando così il cibo in un vero e proprio rito di celebrazione e condivisione, specie quando il pasto è più ricco del solito e diventa ricompensa “sociale e individuale”, ma anche per ragioni evolutive connesse ai legami collettivi, per rinforzare i rapporti tra le persone, amici e parenti, invitati a condividere i piaceri di quelle tavole (anche per ottenere un conforto psicologico). E se per cucinare occorrono arte e passione, per riciclare, è la creatività il maggiore talento da utilizzare…

Detto ciò, per essere più chiari (terra terra) facciamo qualche esempio che magari – specie per i più giovani – potrà essere occasione di imparare qualcosa che non si sapeva prima, sulla natura di pasta maritata, polpettoni, focacce, insalatone, torte salate e chi più ne ha…

In linea di massima si sgrana (tagliare a pezzetti) l’avanzo di carne (sia bollito che arrosto) si mette in padella con della frutta secca piuttosto che con castagne sminuzzate, si aggiungono scaglie di Parmigiano o Pecorino, si arricchisce con un po’ di maionese e senape e si bagna con aceto (che ha pure azione anti batterica) mescolando lentamente il tutto finché non diventa morbido e traslucido (senza bruciare)  circa 10-15 minuti, creando così una base saporita, ottima per molti piatti (copywriter chef Giuseppe Gasperoni)

Per esperienza (e per sentito dire da alcuni ristoratori - di trattorie non proprio stellate - che abitualmente “riciclano” con l’alibi della famosa “doggy bag”, sappiamo che ciò che resta in quantitativi maggiori, sono i primi e gli arrosti: la pasta, si può trasformare magari in una ghiotta “tiella”, pasticcio, torta salata o rustica legata alle tradizioni regionali, più famosa a Gaeta (Lazio) e in Puglia: formata da due dischi di pasta morbida (tipo pizza) che racchiudono ripieni “di terra” (polpettine o macinato o ragù) o “di mare” (polpo, scarola, alici, ecc.) messi a cuocere in un tegame di terracotta; per la pasta ripiena - ravioli, agnolotti, tortellini - la soluzione migliore è la variazione in “putting” (cucinare in forno magari con l’aggiunta di un po’ di besciamella e portare subito la teglia ancora bollente in tavola, lasciarla riposare qualche minuto se necessario (soprattutto per pasta o tortini) evitando così di impiattare individualmente: è la soluzione ideale per lasagne, pasta al forno, gratin di patate, torte salate e persino dessert, sfruttando contenitori come pirofile in ceramica e o vetro che possano andare direttamente dal forno alla tavola (meglio se con manici per comodità) è un modo di proporre gli “avanzi”, molto “confidenziale”, che trasmette un’idea di calore, condivisione e informalità, perfetta per pranzi in famiglia o buffet tra intimi.

Tra le altre “trasformazioni” segnaliamo gli anelletti al forno: pasta con ragù, piselli, uova sode e mozzarella, sempre serviti direttamente dalla pirofila; le patate gratinate: spesso condite con aglio, rosmarino e parmigiano, cotte fino a doratura; pizzette e salatini: piccoli rustici soffici da mangiare caldi; involtini di broccoli: praticamente broccoli cotti, farciti con prosciutto e formaggio, rosolati.

Per la carne arrosto, si può tritarla e usarla per polpette (fritte o arrosto) per frittatine e pasticci di pasta, per ragù, o ripieni per torte salate e sformati vari (meglio se con patate). Per il pesce - salmone o pesci lessati o arrostiti - si possono trasformare in frittate, mousse, o aggiungere a pasta e risotti come “sughi”. Per riciclare zampone, cotechino e lenticchie occorre unire il tutto a pasta o a riso, o arricchire calde zuppe. Per resti di bollito e carni lessate, anche in questo caso si realizzano polpette o si usano come ripieni per zucchine, patate o simili, o per arricchire minestre.

Anche la frutta secca in eccesso si può impiegare tritando noci, mandorle, nocciole per ornare crostate, o da unire a biscotti o dolci o creme.

Per quello che non si riesce a cucinare subito, con i dovuti accorgimenti (si riempiono contenitori specifici, meglio se di vetro o in sacchetti adatti) si congelano porzioni di cibo cotto (pasta, arrosti, sughi) da usare - con soddisfazione - nei giorni a venire, previo scongelamento (dal -15 al + 4 in modo lento).

Sempre in ambito riutilizzo, è importante pure il “riciclo degli imballaggi” come carta e cartone: si differenziano scatole di panettone, di pandoro, di cioccolatini, i nastri, i vari sacchetti, da quelli di cartone colorati a quelli di cellophane alimentari, si separano i materiali (carta, plastica, vetro, bottiglie e vasetti, nastro adesivo) e si conferisce ogni tipologia nel raccoglitore appropriato per il riciclo.

Tutto ciò per rispettare la priorità fondamentale della gestione sostenibile dei rifiuti (dopo la riduzione) che si posiziona al vertice dell’economia circolare, perché il riuso viene prima del riciclo, poiché dare una nuova vita a un oggetto nella sua forma originale e allungare la vita dei prodotti, riduce la necessità di materie prime vergini e diminuisce i rifiuti destinati a discariche o inceneritori. Questo modo è più efficiente della trasformazione in un nuovo materiale e previene la produzione degli scarti in partenza, riduce l’inquinamento e fa risparmiare risorse come l’energia necessaria per estrarre, produrre e trasportare nuovi beni, rappresentando un risparmio significativo e attenendosi così alla normativa europea - in linea con il Green Deal europeo e supportando i piani come il PNRR in Italia - perché dette direttive promuovono attivamente il riuso come strategia chiave per la prevenzione dei rifiuti e - cosa da non poco conto - adottare gesti quotidiani come riparare, condividere, scambiare o acquistare usato, trasforma un gesto individuale in un impatto collettivo e virtuoso.
In sintesi – dall’arrosto alla polpetta fino alla gestione degli imballaggi – parliamo di una responsabilità comune che si traduce in azioni concrete per un pianeta più sano, pilastro essenziale per la transizione ecologica.

 

(Credit photo testatina: Vadym Terelyuk)


Il santo Natale in Italia, si festeggia di più a tavola!

Si ha notizia del primo “festeggiamento” del Natale ad Alessandria d’Egitto nell’anno 425. Ripresero poi le feste i cristiani come “sole invictus” dall’imperatore Aureliano in poi, culminate -  anni dopo - con le “Saturnalie” (antiche feste romane dedicate al dio Saturno, celebrate a dicembre - originariamente il 17, poi estese - ) festa democratica che annullava le differenze tra servi, schiavi e padroni, in cui si consentiva il gioco d’azzardo (normalmente proibito) e iniziò l’usanza di scambiarsi piccoli doni… Nel tempo si cominciò a festeggiare il genetliaco di Gesù, in particolare a tavola, concedendosi cibi più pregiati della consuetudine che richiedevano procedure più complicate.

Il nostro Paese, con le sue mille culture e storie regionali, celebra le feste attraverso una straordinaria varietà gastronomica: a cambiare non sono soltanto gli orari, ma anche gli ingredienti, le preparazioni e persino i simbolismi dei piatti. In comune rimangono solo alcune certezze: la frutta secca, considerata benaugurante e i dolci iconici come panettone e pandoro. Il Natale a tavola in Italia si divide principalmente tra Nord, Centro e Sud: al Nord, il culmine dei festeggiamenti si concentra sul pranzo di Natale, il 25 dicembre, con sapori forti e cotture lunghe: piatti ricchi di carne, pasta ripiena e dolci come panettone/pandoro. Menù: Antipasti freddi, salumi e formaggi, primi di pasta ripiena, tortellini in brodo, agnolotti, casoncelli, secondi di carne, bolliti, arrosti, accompagnati da salse e insalata russa, per finire con panettone (Lombardia) o pandoro (Veneto).

Sulle tavole della Valle d’Aosta si celebra la carne, con la “carbonade” (manzo stufato nel vino rosso) a rappresentare uno dei piatti più identitari del periodo. Non mancano sfiziosità come i crostini al miele, accompagnati da salumi locali di capra e pecora.

In Piemonte le feste significano agnolotti in primis e bollito misto, servito con le salse tradizionali come bagnet verd e bagnet ross. La Lombardia custodisce una tradizione inaspettata: l’anguilla, spesso cotta al cartoccio, protagonista della Vigilia in molte famiglie. In Liguria, invece, prevale la leggerezza del mare: ravioli di pesce, verdure e il celebre cappon magro, un imponente piatto di pesce e ortaggi stratificati. In Veneto convivono polenta e baccalà mantecato, mentre il lesso con le salse rimane un must del 25 dicembre. In Friuli Venezia Giulia il freddo invernale porta in tavola la brovada e muset, rape macerate nella vinaccia servite con cotechino. In Trentino-Alto Adige, canederli, capriolo e strudel, ma anche del ricco zelten, un pane dolce a base di frutta secca e canditi.

Nel Centro Italia, trionfa la pasta ripiena, pesce e arrosti importanti: in Emilia Romagna da sempre è regina la pasta fresca: tortellini, passatelli e lasagne sono i protagonisti assoluti del pranzo del 25, a seguire carni bollite e arrosti. Tuttavia, esistono zone come Modena dove per la Vigilia è tradizione il “di pesce” con spaghetti a base di tonno, sgombro e acciughe. Nel Lazio il 24 si porta in tavola baccalà fritto, fritto misto di verdure e il simbolico capitone. A Roma non mancano la storica minestra di pesce, la pasta e broccoli in brodo di arzilla e gli spaghetti con le alici. Il giorno di Natale si passa alla carne: abbacchio al forno, cappelletti in brodo e bollito misto sono riti tramandati di generazione in generazione. In Toscana si aprono le danze con i crostini ai fegatini e si prosegue con arrosti di faraona, anatra o cappone ripieno. Nelle Marche dominano i maccheroncini di Campofilone, mentre in Umbria spiccano i cappelletti ripieni spesso anche di cappone e piccione. In Abruzzo il pranzo si arricchisce di lasagne e zuppe agnello arrosto.  Imperdibili i caggionetti, dolcetti fritti ripieni di castagne o mandorle.

Il Sud vuole la cena della Vigilia del 24 dicembre come la più importante, ma seguendo il precetto di "magro" in ampie tavolate per un Natale di mare, pesce, fritti, frattaglie rituali e dolci sorprendenti come struffoli e roccocò: la Campania accoglie il Natale con un patrimonio gastronomico ricchissimo. La Vigilia è dominata dal pesce: spaghetti "avvongole" e naturalmente il capitone, scelto per un’antica tradizione simbolica che lo associa alla vittoria sul male; per finire, le immancabili Zeppole. Il 25 dicembre si passa a zuppe, struffoli, roccocò e molta frutta secca. In Basilicata le feste portano in tavola zuppe di verdure come scarole e cardi in brodo di tacchino, oltre al baccalà lesso e alle scarpedde, sfoglie fritte ricoperte di miele. In Calabria si celebrano i riti natalizi con salumi e primi semplici ma saporiti come spaghetti con mollica e alici, oltre al pesce stocco e al capretto accompagnato dai broccoli tipici. La Puglia porta sulle tavole pettole, frittelle che possono essere salate o dolci, oltre all’anguilla arrostita e al baccalà fritto. L’agnello al forno con i lampascioni che rappresentano le ricette più identitarie.

Nelle isole la tradizione è rispettata tra pasta ripiena, mare e dolci storici: in Sardegna i culurgiones e i malloreddus dominano la tavola natalizia, mentre in Sicilia i profumi sono quelli di arance, aringhe, pasta con le sarde e beccafico. Lo sfincione è un must delle feste, così come i dolci: buccellati, cassate e cannoli, Struffoli, Mustazzoli.
Onde evitare possibili "ingolfamenti" per tutte le regioni, si raccomandano passeggiate - senza eccedere - per smaltire le (in)digestioni...

Poi, tutti sotto all’albero per il canonico scambio dei doni e… Auguri!


Le feste di Natale a Bologna, sono grandi feste!

Ha preso il via la nuova campagna promozionale dedicata alla città come meta da scoprire durante le feste di Natale in tutta la sua bellezza, all’insegna del claim “Bologna per le Feste. La bellezza imprevista” – In programma una serie di spot tv e radiofonici: da 10 secondi in onda per 3 settimane - fino al 27 dicembre - per 135 passaggi su La7, e per 105 passaggi su La7 Cinema, e durante le trasmissioni di Lilly Gruber, Enrico Mentana, Corrado Augias, Giovanni Floris e Corrado Formiglispot radio da 30 secondi in onda fino al 31 dicembre su tutte le frequenze di Radio Bruno (oltre 1.300.000 ascoltatori nel giorno medio) – Gli spot rimandano alla pagina dedicata a Bologna per le feste sul sito bolognawelcome.com che riunisce tutte le iniziative e le proposte per il periodo festivo – La campagna, a cura di Apt Servizi Emilia-Romagna, interesserà anche il web con annunci su siti e profili social – L’efficacia dell’iniziativa è stata valutata attraverso la misurazione delle reali visite dei turisti alla città.

L’intensa campagna promozionale su tv, radio e online, dedicata a Bologna come città da scoprire durante le feste di Natale in tutta la sua meraviglia con lo slogan “Bologna per le Feste. La bellezza imprevista”, tramite spot tv, radio e annunci web, ha richiesto un investimento complessivo di 100.000 euro.

«Dopo il grande tennis della Coppa Davis, Bologna torna protagonista delle festività natalizie – ha  sottolineato l’assessora Regionale a Turismo, Commercio e Sport Roberta Frisoni – con un’efficace campagna, dalla grafica contemporanea, che invita all’inaspettato, alla bellezza e alla sorpresa, tra grande cultura, tradizione e buona tavola. Una campagna multilivello, pianificata attentamente che vede il lavoro sinergico della Regione tramite Apt Servizi e il territorio».

«Le grandi mostre di Michelangelo, Bartolomeo Cesi e Graphic Japan, le visite dedicate intorno alla Garisenda, le prime importanti riqualificazioni del centro storico grazie ai lavori del tram – dichiara Mattia Santori, presidente del Territorio Turistico Bologna-Modena con questa campagna celebriamo non solo la bellezza di Bologna sotto le feste, ma una storia di resilienza e vitalità, che a Bologna concilia la vocazione culturale della città con l’esigenza di innovare e internazionalizzarsi».

 

«Bologna è attrattiva durante tutto l’anno, ma sotto le feste è ancora più magica” - afferma Daniele Ravaglia, presidente della –Grazie al lavoro sinergico di operatori e istituzioni, ci aspettano settimane ricche di eventi e iniziative, e non vediamo l’ora che turisti e bolognesi scoprano tutte le sorprese che la città ha in serbo per loro in questo periodo. Bologna è una città dinamica, in continuo rinnovamento, capace in ogni angolo di suscitare meraviglia. La campagna natalizia è imperniata proprio su questo, e siamo grati alla Regione Emilia-Romagna che, con il suo supporto, ci aiuta a promuoverla ancora meglio durante le Feste».

La Campagna, promossa da Apt Servizi Emilia-Romagna, prevede uno spot tv da 10 secondi in onda per 3 settimanefino al 27 dicembre, per 135 passaggi su La7, e per 105 passaggi su La7 Cinema.

Il break pubblicitario sarà trasmesso anche nei momenti di punta del “prime time”, quando la rete registra i maggiori picchi di telespettatori, e nel corso delle trasmissioni “Otto e Mezzo” di Lilly Gruber, “Propaganda Live”, il Tg di Enrico Mentana, “La Torre di Babele” di Corrado Augias, “Di Martedì” di Giovanni Floris e “Piazza Pulita” di Corrado Formigli. Nello spot si susseguono, sullo sfondo di una suggestiva grafica, che mixa toni viola, celeste e lilla, immagini flash del centro storico, con le luci di Natale, e dei simboli della città - la Fontana del Nettuno, le Due Torri e l’iconico piatto di tortellini in brodo - assieme a rimandi a due originali mostre in corso: “Michelangelo e Bologna” e “Graphic Japan. Da Hokusai al Manga”.

Un secondo spot da 30 secondi sarà in onda fino al 31 dicembre su tutte le frequenze di Radio Bruno, con diffusione in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia, Piemonte, per oltre 1.300.000 ascoltatori nel giorno medio.

All’interno dell’operazione promozionale natalizia prevista anche una campagna digitale, con annunci su siti web e profili social, capace anche di misurare le visite reali alla città, in modo da verificare l’efficacia della campagna nell’aver contribuito ad aumentare l’interesse verso la città e gli arrivi di turisti.

Tutta la campagna tv, radio e web rimanda alla pagina dedicata Bologna per le feste sul sito bolognawelcome.com che riunisce tutte le iniziative e le proposte per il periodo festivo.


APT Servizi Emilia Romagna
P.le Fellini 3 47921 Rimini
Tel. 0541 430 111 / 0541 430190

Apt Servizi srl (sede di Bologna)
Viale Aldo Moro, 38 Bologna BO
Tel. 051 420 2611

 


Il Pappagallo vola sulle colline bolognesi della Valsamoggia

  

Il volo del Pappagallo approda sulle colline della Valsamoggia, portando con sé tutto il prestigio della tradizione centenaria che da più di un secolo celebra l’eccellenza gastronomica bolognese.

Michele Pettinicchio - il deus ex machina - inaugura un nuovo capitolo, intraprendendo una nuova avventura lungo la Strada del Vino, iniziata sullo scorcio dell’estate. Reinterpreta con sensibilità contemporanea i codici che hanno reso celebre il Ristorante e custodisce i segreti delle preziose ricette, il calore raffinato e accogliente della boiserie, la cura minuziosa per i dettagli e l’accurata selezione delle materie prime, con un'attenzione particolarmente focalizzata sui produttori del territorio.

Il locale, facilmente raggiungibile da Bologna, dispone di parcheggio privato e di un dehors che con la bella stagione regala agli ospiti serate piacevoli immersi nel verde, per cene rilassanti e suggestive.

La tradizione viva e autentica rivive dunque nei piatti che hanno fatto la storia del Pappagallo: i celebri “tortellini d’oro” al mignolo restano protagonisti indiscussi, scrigni di sapore serviti nel classico doppio brodo di cappone o nella versione “goccia d’oro”, storica ricetta nata proprio dal fondatore del Pappagallo.

La Cucina è sincera e preserva i capisaldi che hanno reso il Pappagallo famoso e apprezzato nel mondo.

    

Arricchiscono il menu le crescentine, come proposta golosa e molto richiesta, ma con una ricetta rispettosa della memoria e perfezionata nel suo equilibrio tra sapore e leggerezza, accompagnata da affettati del Salumificio Franceschini di Castello di Serravalle (BO) e formaggi a filiera corta di alta qualità.

 

Tra i vini del territorio Michele Pettinicchio ha scelto, per accompagnare il menu degustazione riservato alla stampa, i vini del Colli Bolognesi dell’Azienda Agricola Isola di Monte San Pietro.

Per rispondere alle esigenze di aziende e professionisti del territorio, è stata introdotta una nuova proposta smart per il pranzo infrasettimanale: un menu pensato per una pausa veloce, ma appagante, in un ambiente elegante, accogliente e mai eccessivamente formale.

Il locale interno ospita 40 coperti, che possono raddoppiare usufruendo degli spazi nel dehors.

Dunque, nel segno della tradizione e dell'alta qualità, buon appetito!

 


Ristorante Al Pappagallo

📍 Via Provinciale 12  Crespellano (BO)

Chiuso il lunedì

📅 Martedì – Sabato: 12.30 – 14.30 | 19.30 – 22.00

🌞 Domenica: 12.30 – 14.30

🌐 www.ristorantealpappagallo.it

📞 Info e Prenotazioni (+39) 346 3404748


Riconoscimento globale: l'Avvento di Rovigno tra i più belli d'Europa e affascinanti del mondo


Importanti riconoscimenti internazionali da The Times (UK) e Luxury Travel Magazine (USA), che hanno inserito la cittadina croata ai vertici dell’offerta festiva: Rovigno (Rovinj).

Rovigno conquista così la scena internazionale del turismo invernale grazie a due prestigiosi riconoscimenti che ne confermano il fascino durante il periodo dell’Avvento: il quotidiano britannico The Times e il magazine statunitense Luxury Travel Magazine hanno inserito la città istriana tra le mete natalizie più suggestive d’Europa e del mondo.

Il reportage pubblicato da TheTimes.com, testata che raggiunge oltre 32 milioni di lettori mensili, colloca Rovigno tra i 29 migliori mercatini di Natale d’Europa. Nell’articolo “29 of the Best Christmas Markets in Europe” viene celebrato il fascino del centro storico, la bellezza delle sue strade acciottolate e l’atmosfera unica che avvolge la città durante il periodo festivo. Nonostante il clima mite, il mercatino di Natale di Rovigno viene descritto come un tripudio di spirito natalizio, grazie agli stand ricchi di specialità locali, di prodotti artigianali e a un ricco programma di eventi musicali e attività per tutte le età.

A questo prestigioso risultato si aggiunge la selezione da parte di LuxuryTravelMagazine.com, che include Rovigno tra i mercatini di Natale più affascinanti al mondo nel servizio “The World’s Most Charming Christmas Markets”. Il portale statunitense affianca Rovigno a destinazioni come Monaco e Newport Beach, riconoscendone l’eleganza, la magia e la capacità di offrire esperienze autentiche e di alta qualità.

«Si tratta di un risultato straordinario delle nostre attività sul mercato britannico. Siamo orgogliosi che il fascino di Rovigno sia stato riconosciuto a livello internazionale e che l’Istria si confermi una destinazione capace di offrire storie natalizie uniche», ha dichiarato Denis Ivošević, direttore dell’Ente turistico della Regione Istriana. Ivošević ha ricordato inoltre che, oltre a Rovigno e Parenzo  -entrambe offrono escursioni in barca lungo la costa, assaggi di prodotti tipici (vino, olio, tartufi) e visite all'entroterra ricco di borghi medievali come Montona e Grisignana - tutta l’Istria propone un ricco calendario di eventi durante il periodo dell’Avvento, grazie all’eccellente organizzazione delle destinazioni e alla proficua collaborazione tra settore pubblico e privato.

Questo riconoscimento internazionale rafforza ulteriormente il posizionamento di Rovigno e dell’Istria come destinazioni da vivere tutto l’anno, valorizzando la strategia di promozione di esperienze autentiche e di qualità.

                                                          

 

 

 

 

 

 

 

Ente per il turismo della città di Rovinj-Rovigno, Trg na mostu 2, 52210 Rovinj
T: +385 52 811 566, +385 52 813 469    F: +385 52 816 007    www.rovini-tourism.hr


Speciale Natale: ACTION! La Charity limited edition firmata Kabir Bedi

A 50 anni dal lancio della serie originale di “Sandokan”, andata in onda per la prima volta nel gennaio del '76, Kabir Bedi presenta “ACTION!”, Special Edition da lui firmata e per questo da collezione, che si appresta a diventare un cult per fan e appassionati di tutto il mondo.

Si tratta di una Magnum da 1,5 L di Prosecco DOC Extra Dry Biologico, realizzata in collaborazione con Ponte1948, una della realtà più dinamiche e importanti del panorama vinicolo internazionale, e Care To Action, ONG veneziana che dal 1991 opera in India a sostegno dell’infanzia, delle donne e delle comunità vulnerabili e marginalizzate.

L'etichetta fortemente evocativa e iconica ha origine da un mandala ovvero un diagramma simbolico di origine sanscrita che rappresenta l'universo, con un centro da cui si sviluppa un disegno geometrico concentrico e simmetrico. Diffuso nelle culture indiane e tibetane, è usato come oggetto di meditazione e sviluppo spirituale, ma è stato introdotto anche in psicologia da Carl Jung come simbolo di unità e del . Disegnare o colorare un mandala può favorire calma, concentrazione, equilibrio interiore e scoperta del proprio io più profondo. Dal centro del mandala svetta il muso di una tigre dorata, emblema di forza e chiaro riferimento all'eroico personaggio di Salgari interpretato da Bedi, che con la sua firma ha apposto il proprio inestimabile sigillo a questo mitico progetto.

Perfetta come regalo o da condividere con amici e parenti a Natale, la bottiglia è acquistabile nelle Enoteche Ponte e online all'indirizzo “shop.ponte1948.it” con il 20% del ricavato devoluto a Care To Action per raggiungere oltre 1.300 bambini degli slum di Vijayawada attraverso il programma “Edu-Care”, che non è uno slogan, non è un imperativo imposto dall'alto, non è una semplice parola. È lavoro assieme alle comunità per mettere in sicurezza bambini fragili; è intervento rodato dagli anni per garantire il bene più prezioso, l'Istruzione; è un modo di promuovere lo sviluppo dal basso con e per i bambini dell'India.

Sono davvero felice di contribuire a questa iniziativa, frutto del valore professionale e umano di una grande azienda quale è Viticoltori Ponte, e dell'inesauribile, preziosissimo impegno di Care To Action di cui dal 2018 sono Global Ambassador” – dice  Kabir Bedi  –

 

Viticoltori Ponte S.r.l.
Via Verdi, 50 Ponte di Piave (TV)
Tel. +39 0422 858211www.ponte1948.it

 

 


Ovse-CevesUni: andamento e scelte dei consumatori prima e durante le SS. Feste 2025-2026

dal 1991 è impegnato in ricerca analisi indagini sui mercati e sui consumi per stabilire l'andamento e le scelte dei consumatori prima e durante le SS.Feste 2025-2026. Una azione supportata da più di 30 anni di dati e tabelle grazie a 1150 referenti (in calo purtroppo) nazionali e sparsi in 63 paesi del mondo che raccolgono elementi e dati che sono trasmessi al centro elaborazione Ceves-Uni (Centro Studi Uni Analisi Ricerca Mercati Consumi Alimentari) di Piacenza (Italia).
L’analisi riguarda solo i prodotti (cibo-vino-spumanti) italiani consumati in previsione e stimati per le prossime feste. La prima segnalazione 2025 riguarda il ritardo delle scelte da parte degli acquirenti finali. Gli stessi importatori ed esportatori, grossisti e distributori, pur avendo anticipato di qualche giorno la proposta e allestimento degli scaffali e le offerte online, sono rimasti spiazzati per il non-avvio immediato di ordini, acquisti. occorre risalire alla SS.Feste del 2001-2002, oppure del 2008-2009 e del 2012-2013 per avere la stessa situazione generale e particolarmente in Italia. Inoltre questo ritardo, ieri come oggi, è associato ad un aumento di prezzi sugli scaffali non in linea con le previsioni e aspettative del consumatore. Sicuramente l'inflazione è in forte calo, le tredicesime poco o tanto in aumento sono arrivate per milioni di consumatori, la situazione macroeconomica è molto favorevole al sistema Italia (fatta eccezione per alcuni casi industriali di vecchia data mai risolti), la stabilità politica consente alcune certezze di prospettiva...eppure i consumi sono ridotti, concentrati sui beni primari di assoluta principale necessità con una divagazione solo per spese occasionali di viaggio e vacanze. Si può dire che le SS.Feste 2025-2026 in Italia sono caratterizzate più da una richiesta turistica che alimentare fuori dall'ordinario o per l'effimero. Ovvio che l'aumento dei costi di produzione e dei fattori di mercato, le diverse priorità incidono enormemente. Sicuramente l'aumento generalizzato dei prezzi sullo scaffale ha frenato i pre-ordini e i pre-acquisti spostando gran parte degli "atti" negli ultimi giorni. L'incertezza del domani causa i conflitti troppo vicini inoltre non aiutano. Ma senza scandalo e terrorismo, nel senso che i prodotti di primo prezzo e i premium (in tutti i settori alimentari, gastronomici ma anche elettronici, servizi persona e vestiario) mantengono lo standard degli ultimi anni, anche se sono privilegiati quelli indispensabili sia come regalo che come uso individuale. In questa condizione generale vanno meglio gli acquisti e consumi in horeca (anche se i giovani continuano a non bere vino) e fuori casa, rispetto che quelli domestici: in 5 anni il consumo domestico sotto i 65 anni si è dimezzato. Il consumo nazionale di vino&spumanti è sceso sotto i 29,5 litri pro-capite/anno.  Non c'è un crollo, ma una ricomposizione del paniere e del carrello, compreso vini, spumanti, alimenti. In Italia, per esempio, sono sicuramente non diminuiti i pranzi e le cene previste fuori casa e soprattutto in zone turistiche dell'inverno alle porte, mentre gli scaffali per le prime festività di dicembre non sono stati svuotati come previsto. Sembra quasi che vi sia una diffusa e generale scelta di "consumare meno" di tutto e a tutti i costi. Ovvio se guardiamo alle medie dei prezzi sullo scaffale di alcuni prodotti "simbolo" delle SS.Feste: rispetto al 2023-2024-2025 i torroni sono aumentati di prezzo fra il 10 e il 18%, a parte le eccezioni come Prosecco o altri vini di prima fascia, l'incremento di una bottiglia di bollicine è oggi del 8-12%; per i panettoni la crescita è ancora maggiore se si abbina alla riduzione di peso (difficile trovare panettoni di 1000 grammi) e sfiora il 18-24% di media sempre. Per tutti l'incremento è spesso giustificato da un eccesso di variabilità di tipologie, ingredienti e confezionamenti in linea con nuove tendenze salutistiche, sostenibili, resilienti come viene scritto sulle confezioni. Anche questo fine anno conferma il non-consumo di vino da parte della generazione Z: ma dai dati raccolti da CevesUni anche le bollicine no-alcol non hanno fatto passi da gigante colmando il gap contro il consumo di alcol. Forse il vino-vero resta tale se con alcol, ma in misura ridotta. occorre quindi una politica di prospettiva totalmente diversa.

Ecco in sintesi i dati economici di questo dicembre 2025-gennaio2026: 

i volumi nazionali (quantità di bottiglie stappate e consumate) sono fermi di due anni, si registrano oscillazioni interne allo stesso settore e comparto e fra diverse famiglie, fra nord e sud. I valori invece sono in crescita, ma i fatturati crescono molto meno. Il margine maggiore di guadagno risiede nelle grandi aziende o insegne di distribuzione che sanno acquistare molto bene. Anche online i prezzi sono aumentati, meno, ma i fatturati non salgono. Scaffali sempre più ricchi di etichette e tipologie, anche straniere a prezzi decisamente competitivi: a 5-7 euro si acquistano vini fermi francesi ottimi. La gamma Prosecco ha perso qualche marchio, il Valdobbiadene invece ha visto crescere etichette molto di qualità ma con prezzi fra 7-10 euro la bottiglia, molto competitivi con le bollicine del "metodo tradizionale" come Franciacorta e Trento che non perdono colpi (soprattutto nel fuori casa) ma con prezzi non in crescita. Bene alta Langa, mentre battuta d'arresto per le etichette provinciali e regionali che restano a consumo kmZero. In crescita le bollicine italiane premium, in calo gli Champagne medio-bassi.  Anche i "pacchi dono" hanno ridotto il prezzo medio riducendo il numero di ingredienti. In questo mese i vini fermi bianchi e rossi segnano il passo, i rossi più dei bianchi. Fra i bianchi bene il Lugana, Grillo, Soave, Verdicchio, Vermentino, Vernaccia Toscana, tutti a Denominazione d'Origine. Nei fatidici 35 giorni di fine anno in Italia, non supereremo le 90 bottiglie di bollicine stappate con un controvalore al consumo superiore a 1 mld/euro (+7%). Quasi il 74% delle bottiglie concentrate a Capodanno. All'estero Ovse-Ceves registra una variabilità fra paese e paese molto accentuata partendo da una incognita in Usa (primo mercato estero per i vini italiani) dove le importazioni sono arrivate, i prezzi sono in crescita del 12% (concordato fra produttore e importatore), ma difficile capire come e cosa acquisteranno gli Americani. Meglio in altri paesi anche se il Prosecco Doc segna un anno di riflessione e riposizionamento: bene in Sud America e in Asia ma i numeri erano molto piccoli. Sono 163 i paesi esteri destinatari di bollicine italiane: circa 240 milioni di tappi voleranno per l'ultimo dell'anno targati tricolore per 2 miliardi di dollari di valore al consumo.

 


(a cura di
Giampietro Comolli, pres. OVSE
Osservatorio Economico Vini e Spumanti)


Senigallia città Gourmet… anche a Natale!

 

Ritorna l’evento che racconta la città attraverso i suoi sapori: è  "Senigallia Città Gourmet – Speciale Natale" che si svolgerà il 19 dicembre 2025 al Foro Annonario, celebrando le eccellenze enogastronomiche del territorio marchigiano. Oltre a questo, la città ospita un Villaggio di Natale con prodotti tipici e diversi ristoranti propongono menù speciali per le feste ed è attivo pure un mercatino con stand di artigianato artistico, prodotti tipici e dolci.

La Venere Nera approda al Foro Annonario, per raccontare, far gustare e giocare con il pubblico.

Al già ricchissimo programma eventi che caratterizza Senigallia si aggiunge una nuova “puntata” di Senigallia Città Gourmet, iniziativa che tradizionalmente si svolge al termine della stagione estiva ospitando racconti e sapori da tutt’Italia. In questa occasione si veste a festa e dedica un pomeriggio, quello di venerdì 19 dicembre dalle 17:00 in poi, ai prodotti di Senigallia e dell’intero territorio marchigiano.

Senigallia Città Gourmet-Speciale Natale! questa la denominazione ufficiale dell’edizione invernale dell’evento, sarà condotto dalla giornalista di viaggio Erika Mariniello, che accompagnerà i gastronauti in un virtuale giro attraverso la regione a bordo della scenografica Venere Nera, sul palco della quale si alterneranno chef e produttori che elargiranno preziosi consigli e idee gustose per le imminenti festività. Tra i protagonisti della giornata il maître chocolatier Alberto Simionato, lo chef Davide Moioli dell’Accademia di Tipicità con un momento realizzato in collaborazione col Consorzio di Tutela del Vitellone bianco dell’Appennino centrale IGP, i pasticceri Mattia Casabianca e Matteo Cecchini, il duo di pizza maker Luca Santarelli e Leo Rocchetti e tanti altri personaggi che ruotano intorno al mondo del cibo d’eccellenza.

Tra cioccolato di qualità, Vernaccia di Serrapetrona ed altri prodotti tipici del territorio, l’evento si caratterizzerà come una grande festa dei sapori. Ma non finisce qui!

Come da tradizione, è risaputo che il Natale è fatto per giocare e divertirsi! Infatti, nel corso del pomeriggio, il pubblico presente sarà chiamato a diventare protagonista dello spettacolo grazie a tanti momenti di giocoche, mettendo alla prova la conoscenza del territorio e delle sue eccellenze, permetteranno di vincere gustosissimi premi gourmet.

Senigallia Città Gourmet-Speciale Natale è parte del Grand Tour delle Marche promosso da Tipicità ed ANCI Marche.

 

 

 

 

 

 


Per informazioni: tipicita.it
Tel. 0737 685623

 

 

 

 


Il re della sfoglia… goduriosissimo! Con una goduria in più: due nuovi panettoni artigianali!

È passato già un anno da quando Beniamino e Nathan Baleotti hanno aperto l’accogliente Gastronomia a Castel Maggiore (BO) un ampio spazio multifunzionale dedicato alla pasta fresca e altre preparazioni pronte, rilevando la gestione di un locale già esistente, rinnovandone completamente gli ambienti. Grande novità di stagione i “goduriosissimiPanettoni, preparati con cura e grande creatività dal Re della Sfoglia: al caramello salato con nocciole e albicocca, Rhum e cioccolato. In vendita dal 15 dicembre, nel formato da 1 kg, al costo di 40 euro.

Una bottega di grande successo, frequentata sia da chi acquista pasta e cibo pronto da asporto, sia da chi decide di consumare sul posto piatti espressi.

Protagonisti, a seconda della stagione, pasta fresca e dolci della tradizione, da acquistare o consumare in loco. 60 mq di spazio commerciale dedicato alla vendita e tavoli per chi si vuole concedere una pausa pranzo o una veloce cena post lavoro. Il locale può ospitare fino a 40 coperti. Adiacente al locale una grande cucina laboratorio. La pasta viene venduta fresca o conservata e pastorizzata in sacchetti in ATM, per essere conservata fino a 15 giorni.

Oltre ai piatti della tradizione i celebri Tortellini, ricetta segreta tramandata dalla Nonna Clarice, Tortelloni,Lasagne, Balanzoni, Tagliatelle, la grande ricetta di famiglia recuperata, la “pappa nel sacco” (un impasto di farina e parmigiano cotto in un sacchetto di tela o di carta alimentare direttamente nel brodo, scaloppine alla Petroniana, Torta di Tagliatelle, il Pane di San Petronio. Si possono riscoprire i Tortelli del Cardinale Lambertini, creati in suo onore nel ‘700, per il Vescovo di Bologna Prospero Lambertini, che poi diventerà Papa Benedetto XIV. Un tortellone, un tempo fatto con la sfoglia alla mortadella ma ora da molti scimmiottata con la rapa rossa, e farcito con mortadella, ricotta e spezie.

L’anima della gastronomia è Beniamino Baleotti, ormai conosciuto anche a livello nazionale come “Il Re della Sfoglia”. Dall’Ottobre del 2014 infatti ha partecipato a programmi televisivi, iniziando da una sfida televisiva in cui si cercava di coronare lo “sfoglino” di Rai 2. Ha partecipato a Detto Fatto, programma televisivo di grande successo di Rai 2 condotto da Caterina Balivo, poi da Serena Rossi e da Bianca Guaccero. Il pubblico si è subito innamorato della simpatia, del metodo di preparazione “all’antica”. Ha successivamente partecipato a programmi come Cotto e Mangiato, Ricette di Italia e molti altri.

Diventare il Re della Sfoglia in tv ha aperto un nuovo mondo e nuove opportunità e grande visibilità sui principali canali social, con milioni di visualizzazioni, che cura personalmente. È vincente il tono brillante e confidenziale con cui vengono date indicazioni, ricette “furbe” e soprattutto fare riscoprire ai numerosi followers, soprattutto giovani, piatti dimenticati e sapori della tradizione che si preparavano nelle famiglie. La passione lo ha portato ad avere riconoscimenti e titoli come SFOGLINO D'ORO, MATTARELLO D'ORO, TAGLIATELLA D’ORO, che giustificano l’incoronazione come RE DELLA SFOGLIA.

Molti mi scrivono quanto siano goduriosi i miei piatti” - e da qui ha coniato i celebri intercalari dialettali, che sono divenuti i “pay off”: “goduriosissimo” - “mo socc’mél che smaialata”.
Quarto di sette figli, grazie agli insegnamenti di Nonna Clarice, nonna paterna, ha imparato i segreti della sfoglia e del mangiar sano, passando i pomeriggi a casa della nonna, mentre i fratelli preferivano andare a giocare all'aria aperta o in palestra dal padre.

Una vera e propria vocazione fare soprattutto lo “sfoglino”. I genitori, Laura e Bruno Baleotti nel 1995decisero di trasformare la casa colonica di proprietà in agriturismo, l'Agriturismo Le Ginestre, dove promuove la tradizione culinaria del territorio e lo slow food. Da 6 anni Beniamino gestisce anche un negozio con laboratorio di pasta fresca al mattarello a Pianoro, in piazza dei Martiri 4/b, dove l’apertura ha suscitato molto interesse non solo nei pianoresi ma anche nei bolognesi e zone limitrofe. Dal 2011 Beniaminoha portato fuori dai confini la sua arte, in Lussemburgo, dove ha tenuto i primi corsi di sfoglia in lingua francese, per volare poi in Cina e Buenos Aires, ma l'esperienza più interessante è stata in Giappone, a contatto con la tradizione culinaria, storica e familiare nipponica, dove però ha portato l’arte della sfoglia alla camera di Commercio del Giappone. Ha pubblicato un manuale di cucina dedicato alla sfoglia al mattarello, per ottenere una sfoglia da Re, con un ripieno “godurioso”, fino a varianti di sfoglia per chi soffre di intolleranze alimentari o allergie. “Il Re della sfoglia, 80 gustose ricette” Edizioni Pendragon.

Reel e ricette si trovano anche sui principali social network: Instagram, Tik Tok, Facebook e Youtube, come @redellasfoglia o Beniamino Baleotti. Una carriera fatta di lavoro, ma anche di passioni, come quella per l'arpa, strumento dal suono soave che tocca le corde del cuore.

LA CUCINA è LA MIGLIORE ESPRESSIONE D'ARTE, DI PASSIONE E DI AFFETTO PER LE PERSONE A CUI SI VUOLE BENE, CHE VA FATTA CON AMORE.
“CON DELLA ROBA BUONA SI FA DELLA ROBA BUONA”

 

 

Il Re della Sfoglia
Via Gramsci, 6
Castel Maggiore – Bologna
Tel. 051711175 – 3201522737
aperto dal lunedì al venerdì
dalle 10.00 alle 14.30 e
dalle 17.30 alle 20.00
sabato 10.00 / 14.30


Da Nuova Delhi la Cucina italiana designata patrimonio immateriale dell'Umanità Unesco

La scelta dell'Unesco di riconoscere la cucina italiana patrimonio immateriale dell'Umanità – tra quelle di Cina, Francia, Spagna ecc. – segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell'Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l'approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.

Il Comitato intergovernativo dell'Organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l'iscrizione della candidatura della 'Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale', confermando la valutazione preliminare positiva dello scorso novembre. Applausi sono arrivati all'annuncio dalla delegazione italiana presente in sala e guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Il Presidente del Consiglio Meloni: “Orgoglio per riconoscimento a cucina italiana, primi al mondo! Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell'umanita' è uno storico riconoscimento che onora il popolo italiano e celebra la nostra identità". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un messaggio video trasmesso durante i lavori del comitato intergovernativo Unesco a Nuova Delhi. "E' con grande emozione e orgoglio che l'Italia accoglie questa decisione", ha sottolineato Meloni nel messaggio.

Con l'ingresso della cucina italiana, salgono a 20 gli elementi italiani iscritti nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all'Italia figurano la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l'Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021). Considerata un modello di inclusività e sostenibilità, la cucina italiana viene valorizzata come pratica quotidiana capace di unire comunità diverse, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi e riflettere la ricchezza culturale dei territori.

"La cucina italiana è memoria, è identità di un popolo: ogni piatto racconta una storia. È un gesto che viene tramandato di famiglia in famiglia, in 60 milioni di cucine italiane diverse, ma riunite tutte attorno a un grande rito collettivo, dal Piemonte fino alla Sicilia. Un rito che si ripete di generazione in generazione". Ad affermarlo è lo chef pluristellato Massimo Bottura, interpellato dall'Adnkronos, nel descrivere cosa rappresenta per lui la cucina italiana.

Non solo, la cucina italiana è per chef Massimo Bottura "un linguaggio universale fatto di sapori, di gesti antichi, che permette di condividere valori, appartenenza a un paese ed è anche pratica sociale perché in Italia - spiega Bottura - il pasto non è solo nutrimento, ovvero 'io mangio perché ho fame', non è così. In Italia significa riconoscersi parte di una famiglia, di una comunità e discutere, celebrare, creare legami, litigare, fare pace. È un teatro quotidiano". "

"Non c'è nessun Paese che ha così tanto da raccontare come l'Italia in materia di cucina. Questo riconoscimento però servirà ad accendere un ulteriore focus sul made in Italy agroalimentare" - è il commento dello chef, tre stelle Michelin, Heinz Beck (rilasciato all'Adnkronos) - "Non parliamo di un'unica cucina ma di tante regioni, di tante ricette e tradizioni e poi di tanti prodotti e soprattutto di svariate tecniche" e se "qualcuno riduce la cucina italiana a pasta e pizza oggi si deve ricredere. La cucina italiana è molto di più, è cultura e tradizione, ha un patrimonio immenso e si merita veramente questo riconoscimento".

"Questo risultato, a mio modestissimo parere, dovrebbe servire a far sì che la gente conosca la cucina tradizionale e regionale italiana, quella che comunemente viene identificata con la cucina ‘della nonna’ ma non solo, in realtà esiste una cucina italiana moderna estremamente ricca, molto spinta, come quella, ad esempio, di Massimo Bottura che fa cucina moderna ispirata alla tradizione” - ad affermarlo è Cristina Bowerman, chef stellata, commentando con l'Adnkronos la conquista della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco - .

"Io credo che il riconoscimento dell'Unesco sia un po' come una laurea honoris causa perché di fatto di fatto la cucina italiana è estremamente richiesta, è apprezzata e ricercata nel mondo. Va da sé che oltre alla possibilità di visitare l'Italia per il patrimonio artistico c'è la seconda ragione che è quella del mangiare. Dunque, è una laurea honoris causa quasi per acclamazione, che la cucina italiana si merita", afferma Raffaele (Raf) Alajmo, manager del ristorante di famiglia 'Le Calandre' a Rubano (PD) che con il fratello lo chef Massimiliano Alajmo (Max) ha conquistato le tre stelle Michelin - "E chissà che questa onorificenza riesca a proteggere e a difendere i veri valori della cucina italiana nel mondo, di tanti colleghi che la portano e cercano di farla nel miglior modo possibile e riescano a farli distinguere da tutto il 'fake Italian' che gira" evidenzia Alajmo e se tutto da questo "nasca, non dico una certificazione, un qualcosa che identifichi le vere cucine italiane da quelle finte, sarebbe bellissimo. La cucina italiana è in evoluzione continua, è in movimento...


Piatto del Buon Ricordo 2026, ancora un evento da favola

A poco più di sessanta anni da quell’aprile del 1964 che vide la nascita del Buon Ricordo, ancora una volta abbiamo assistito a una celebrazione viva, partecipata e spumeggiante. Il 25 novembre scorso presso le Officine del Volo di Milano è andata in scena la sessantaduesima edizione del Piatto del Buon Ricordo, l’evento dell’Associazione di ristoratori più antica d’Italia. In un salone strapieno di invitati e rappresentanti della stampa, la kermesse si è dipanata con la presentazione della Guida 2026 dell’Associazione e con l’assegnazione del Piatto del Buon Ricordo d’Oro che questo’anno è stato stato assegnato a Giulia Ghiretti, campionessa paralimpica, oro alle scorse Olimpiadi di Parigi 2024. Come ha tenuto a ribadire il presidente dell’Associazione, Cesare Carboni, motivando la decisione del riconoscimento: “Nel mondo della cucina, come nello sport, i grandi risultati nascono da ingredienti semplici ma essenziali: impegno, costanza, dedizione; Giulia Ghiretti incarna questi valori con purezza e forza straordinarie. Per aver dimostrato che il coraggio può diventare esempio, che la passione può diventare ispirazione e che il talento può diventare orgoglio collettivo, l’Associazione Ristoranti del Buon Ricordo le assegna il Piatto del Buon Ricordo d’Oro 2025, tributo alla sua storia e alla sua energia contagiosa, un vero sapore d’Italia”. Tornando alla ristorazione, la Guida 2026 propone cinque nuove entrate e quattro cambi piatto: per i primi si affermano: La Serra Bistrot di Vezio (Lecco) con L’uovo della Serra, il Ristorante Al Capitano di Porto San Giorgio (Fermo) con Linguine allo Scucchiarì, il Ristorante La Corte degli Dei di Agerola (Napoli) con Il cappuccio del monaco, il Ristorante La Rosa Bianca di Aquara (Salerno) con Cavato allo stracotto di pomodoro e cacioricotta di capra e il Ristorante Nostrana di Portland (Oregon, Stati Uniti) con Insalata Nostrana. Per i cambi piatto il 2026 vedrà le nuove proposte come il Coniglio di Carmagnola ripieno della nonna Dantina dell’Osteria La Lanterna a Cressogno (Como), gli Gnocchi di patate ripieni al bitto DOP con bresaola IGP dell’Hotel Sassella Ristorante Jim a Grosio (Sondrio), la Purea di fave con cavatelli ai frutti di mare del Ristorante il Poeta Contadino a Alberobello (Bari) e il Cinghiale “Genuino” delle Mainarde alla Tintilia della Locanda Belvedere a Rocchetta Volturno (Isernia).

Per conoscere da vicino i Ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.it o sfogliare la Guida 2026 (in distribuzione gratuita da gennaio 2026 nei ristoranti associati) dove sono segnalati anche gli Hotel che hanno al loro interno un ristorante del Buon Ricordo. Ad ogni locale viene dedicata una pagina con in calce un QR Code che riporta al sito del ristorante, in modo che si possono avere tutte le informazioni a portata di click. Buona lettura e… buon appetito a tutti!

 

 

 

 

 

Via Trento, 49
43122 Parma (PR) Italy
Tel.: 0039 0521 70 65 14
www.buonricordo.it

 


(a cura di Michele Petrocelli)


Al via il secondo anno del Panettone AIRC con JRE-Italia: Loison Pasticceri rinnova l’impegno

Dopo il grande successo del 2024, il panettone di Fondazione AIRC torna tra conferme e novità per rendere il Natale 2025 ancora più buono.
Protagonista resta l’altissima qualità degli ingredienti selezionati da Loison Pasticceri seguendo la ricetta esclusiva ideata dagli chef JRE-Jeunes Restaurateurs Italia.
Cresce il formato del prodotto che passa da 500 a 750 grammi. Il Natale di Fondazione AIRC è ancora più buono grazie al panettone solidale realizzato con ingredienti di altissima qualità dai maestri Loison Pasticceri dal 1938 su ricetta esclusiva firmata dagli chef JRE- Jeunes Restaurateurs Italia. Il progetto nato lo scorso anno ha riscosso immediatamente un grande successo andando esaurito in poche settimane. Per il 2025 il panettone AIRC torna con alcune novità: il formato passa da 500 a 750 grammi.


Fin da subito con Alberto Basso e con gli chef JRE ci siamo impegnati per una ricerca di materie prime che potessero dare un gusto particolare a questo panettone così speciale – conferma Dario Loison, titolare di Loison Pasticceri dal 1938 -. Oltre alla valorizzazione del lievito naturale attraverso una specifica farina rinforzata che prevede lunghe lievitazioni, abbiamo inserito un’uva categoria 11 cioè una sultanina molto bianca e particolarmente ricca di succo. Inoltre, abbiamo confermato l’utilizzo del mandarino tardivo di Ciaculli, che è una grossa peculiarità del made in Italy, essendo una nicchia di produzione siciliana. Aspetto questo che abbiamo scelto di enfatizzare con l’inserimento nella ricetta di un olio, sempre di origine siciliana. Tutti gli ingredienti sono stati selezionati con grande attenzione e cura per arrivare a realizzare un prodotto di cuore e di gusto che possa rallegrare le nostre tavole per il prossimo Natale e insieme contribuire a portare nuove risorse ai ricercatori di Fondazione AIRC.

Il Panettone Solidale AIRC (disponibile per l’acquisto sul sito ufficiale di AIRC) è ancora più buono perché realizzato con ingredienti di altissima qualità dai maestri Pasticceri Loison, su ricetta esclusiva firmata dagli chef JRE- Jeunes Restaurateurs Italia. Accanto agli ingredienti più classici, come l’uva sultanina e i canditi, questo panettone si arricchisce di aromi sorprendenti: il mandarino tardivo di Ciaculli, il miele millefiori di Sicilia, il sale dolce marino di Cervia integrale, la vaniglia naturale del Madagascar, un pizzico di cardamomo e di pepe Jamaica. Il tutto impreziosito dal lievito madre, dalla farina Molini Fagioli, frutto dei grani più pregiati e lavorati artigianalmente, e dall’olio extravergine di oliva di Coppini Arte Olearia ottenuto con cura e tracciabile dal frantoio alla tavola. Un ottimo dolce della tradizione rivisitato in chiave contemporanea che contribuisce attivamente alla ricerca AIRC, supportando una iniziativa benefica. Un caloroso ringraziamento va a chi ha già aderito al progetto e a quanti vorranno sostenerlo.

 

 

 

 

 

 

 


DOLCIARIA A. LOISON SRLVia
Pasubio, 6 Costabissara (VI) Italy
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(a cura di Gianluigi Veronesi)


Bahía Blanca, Buenos Aires e Ushuaia: tremila chilometri di Argentina per la missione di “Tipicità”

Tre città, tremila chilometri e una settimana di incontri ad alta intensità. La missione di Tipicità in Argentina, nell’ambito della SCIM-Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, si è trasformata in un vero laboratorio di diplomazia della crescita e di sostegno alla candidatura della cucina italiana a Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.

Oltre venti i componenti della delegazione italiana - sottolinea Angelo Serri, direttore di Tipicità - tra istituzioni, imprese, sistema bancario, mondo universitario e dell’istruzione secondaria. Un grande operazione realizzata su impulso del Consolato Generale d’Italia a Bahía Blanca, città legata a Fermo da uno storico gemellaggio”.

Il Console Generale d’Italia a Bahia Blanca, Nicola Bazzani, richiamando le parole del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, evidenzia che la Settimana della Cucina Italiana rappresenta uno dei grandi valori identitari del nostro Paese, un efficace strumento per promuovere il nostro soft power nel mondo e un tassello fondamentale della diplomazia della crescita per sostenere le nostre imprese in ogni settore. E ciò è particolarmente significativo nel sud dell’Argentina, specifica il Console Generale, in virtù della gran voglia di Italia qui presente.

Questa importante missione - dichiara il sindaco Paolo Calcinaro - trasforma un’amicizia istituzionale in uno strumento attivo di promozione del nostro territorio e delle nostre imprese. L’Argentina ama le nostre produzioni e intrattiene con le Marche rapporti profondi e consolidati. Si apre così un ponte concreto di opportunità che guarda al futuro e dà seguito alle relazioni ed alle idee di collaborazione maturate in questa intensa settimana”.

Bahía Blanca: incontri istituzionali e “Tipicità Experience
A Bahía Blanca la delegazione italiana è stata ricevuta ufficialmente dall’intendente Federico Susbielles che ha incontrato un ampio parterre di stakeholder locali (soggetti interessati) nel corso di un workshop ospitato dal municipio. In agenda anche la serata di gala “Tipicità Experience: immersione nello stile e nei “sapori italiani”, dedicata alle attrattive turistiche, alle eccellenze manifatturiere e alle prelibatezze enogastronomiche marchigiane.

 

Grande partecipazione ha registrato il festival “Sapori d’Italia”, dove migliaia di visitatori hanno potuto degustare i piatti dell’Accademia di Tipicità, scoprire prodotti e creatività delle Marche ed ammirare, attraverso i materiali promozionali, paesaggi, borghi e itinerari inconsueti.

Buenos Aires: incontro con l’ambasciatore e una serata del Made in Italy declinata “Made in Marche
A Buenos Aires l’ambasciatore d’Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, insieme al console generale d’Italia a Bahía Blanca, Nicola Bazzani, ha accolto il sindaco Paolo Calcinaro, il prorettore dell’Università di Camerino e Presidente del CUIA, Emanuele Tondi, ed il direttore di Tipicità, Angelo Serri.

L’incontro ha preceduto una raffinata serata del Made in Italy, declinata “Made in Marche”, nello storico Circolo Italiano di Buenos Aires: protagoniste le creazioni gastronomiche dell’Accademia di Tipicità, affiancate da moda, gioielli, design e proposte turistiche del territorio.

 

 

 

 

Ushuaia: un messaggio al mondo dalla città più australe
La missione si è conclusa simbolicamente “alla fine del mondo”. Ad Ushuaia, in Patagonia, la delegazione marchigiana, accolta dall’Agenzia Consolare Onoraria presso la Camara Hotelera Gastronomica de Tierra del Fuego, di fronte a un pubblico numeroso e partecipe ha ribadito il valore universale della cucina italiana. Un messaggio forte, lanciato dalla città  australe del pianeta alla vigilia del verdetto UNESCO sulla candidatura del patrimonio gastronomico italiano

 

Tutte le info su www.tipicita.it

 

 

 

 

 

 

 


Dopo i successi di “Infinite Group”, arrivano quelli di “Ager Patris”: ma sono più freschi e fruttati, questi…

Più per passione che per reddito, l’imprenditore veneto Patrizio Bof - guida di Infinite Group - in considerazione dell’impegno e delle energie profuse nell’ambito delle sue abituali attività, nel poco tempo libero di cui dispone, ha scelto di rilassarsi riconnettendosi con la natura in quel di Santa Maria in Colle, in una bella tenuta nel territorio di Asolo DOCG, sulle colline del Montello e, appunto, di Asolo, zona che vanta oltre duemila anni di storia e che, proprio in quel fondo, racchiude i resti di una villa di età pre romana, con tanto di vasi, anfore e monili pre cristiani, lì rinvenuti. L’area, ha un grande valore storico e dunque va tutelata per renderla disponibile per le generazioni future. Si trova proprio tra 300 ulivi e 80 cipressi, dove ci sono anche 4 ettari a vigneto, che da quelle parti vogliono dire: uve Glera = Prosecco!
Riscoprendo così un legame profondo con la terra, con il ciclo delle stagioni e le antiche pratiche artigianali di un mestiere ancestrale, mr. Bof, sicuramente prima di mettere piede in vigna, si sarà documentato acquisendo conoscenze pratiche e teoriche sulla coltivazione della vite e sull’enologia (l’arte e la scienza della vinificazione). Lui, per deformazione professionale, intraprendendo un percorso di più di quattro anni, ha progettato e realizzato ogni dettaglio per potere presentare un prodotto di qualità, garantito e certificato fin dal conferimento in cantina.

Certo gli è piaciuto vincere facile, visto che in zona il vino si fa col background della Scuola enologica di Conegliano che, con il metodo Martinotti (o Charmat, processo di spumantizzazione che prevede la seconda fermentazione in autoclave, a differenza del Metodo Classico che la fa in bottiglia) si ottengono vini freschi e fruttati, appunto, come il Prosecco. Quando è ora – in genere a metà settembre – la vendemmia è manuale e rispettosa della maturazione ottimale delle uve, garantendo così vini di qualità, acquistabili e degustabili dagli ospiti, anche nell’Ager Patris Lounge, al piano terra dell’Atrium (via San Gaetano, 113/A Montebelluna TV).
Per chi non lo sapesse Ager Patris significa “la tenuta del padre” e rappresenta l’intento di valorizzare la tradizione, i sapori e il territorio (come si legge nel sito web dell’azienda https://agerpatris.com) e la Lounge, è lo spazio annesso alla Cantina, dedicato proprio alle degustazioni, in particolare del vino biologico Asolo Prosecco Superiore DOCG extra brut e degli altri: l’extra dry, il Gran Cuvée Rosé brut e l’Asolo Prosecco Superiore DOCG sui lieviti (gergalmente, Colfond certificato biologico IT-BIO-004).
Vino di grandi soddisfazioni questo "Colfond", ma anche impegnativo, perché, una volta imbottigliato, non c’è più modo di modificarlo o di correggerlo, si beve così com’è… E, come si beve?
Il Prosecco “col fondo” si beve a seconda che si desideri un vino limpido, o torbido: per servirlo “limpido”, occorre lasciare la bottiglia in verticale e poi versare lentamente, scaraffando il torbido se si vuole ossigenare il vino. Per gustarlo “torbido”, bisogna agitare la bottiglia prima della mescita, per rimettere i lieviti in sospensione, ottenendo un vino più robusto e con sentori più intensi… e, Prosit!

Naturalmente i lavori ben eseguiti, con un approccio sostenibile e biologico e in nome del rispetto per il territorio, danno sempre ottimi risultati: in questo caso, hanno ottenuto il premio Wine Without Walls per l’“Ager Patris sui lieviti” che è stato dichiarato come uno dei tre migliori vini nella categoria spumanti biodinamici-biologici dalla prestigiosa selezione enologica 5StarWines organizzata da Vinitaly. Congratulazioni allora alla Cantina Ager Patris e complimenti a Patrizio Bof, per lui, un altro successo!

 

 

                                                                     V I N I  by A G E R  P A T R I S 

 

 

 

 

 

 

Sui Lieviti
Dalle uve Glera dei vigneti dei colli asolani, spumante velato (metodo Charmat – Martinotti) con lieviti indigeni selezionati, dà piacevoli sensazioni dall’antico metodo di affinamento sui lieviti. Perfetto con la tradizionale sopressa veneta, morbida e speziata e con la frittura di pesce. Colore giallo paglierino intenso, aroma fragrante con note fruttate e delicati sentori di lievito, leggero perlage fine e persistente. (https://agerpatris.com/wp-content/uploads/2024/02/Scheda-Tecnica-ROSE_NEW.pdf)

 

 

 

 

 

Extra Brut
Dalle uve Glera dei vigneti dei colli asolani, vendemmiate a mano (metodo Charmat – Martinotti).  Ideale con crostacei, frutti di mare e carni bianche e accompagna mirabilmente antipasti di mare e pasticceria secca.Colore giallo paglierino scarico, aroma fresco, aromatico, armonico, gusto fresco e minerale, profumo armonico con sentori di mela e pesca matura, perlage fine e persistente. (https://agerpatris.com/wp-content/uploads/2024/02/Scheda-Tecnica-BRUT_NEW.pdf)

 

 

 

 

 

Extra Dry
Dalle uve Glera dei vigneti dei colli asolani, con intensi profumi floreali e netto sentore di mela, pera e fiori d’acacia. Aperitivo irresistibile perfetto con pesce crudo al vapore e piccola pasticceria. Colore giallo paglierino scarico, gustosecco, vellutato, elegante, perlage fine e persistente. (https://agerpatris.com/wp-content/uploads/2024/02/Scheda-Tecnica-BRUT_NEW.pdf)

 

 

 

 

Gran Cuvée Rosé
Dalle vigne Raboso del Piave della provincia di Treviso, vendemmiato a metà ottobre (Metodo Charmat – Martinotti); aperitivo elegantissimo, ottimo da tutto pasto, ideale abbinato a sushi, crostacei, crudités e con frutti di bosco freschi. Colore rosa tenue con riflessi viola, sinuoso e persistente, con una buona impronta acida che dona freschezza; nel complesso è armonico con perlage sinuoso e persistente, sentori di rosa canina e lampone. (https://agerpatris.com/wp-content/uploads/2024/02/Scheda-Tecnica-ROSE_NEW.pdf)

 

 


Cantina Ager Patris
Via San Gaetano, 113/A
Montebelluna (TV)
Tel 0423 1916503
www.agerpatris.com
sales@agerpatris.com

 

 

 


1224 Restaurant Cortina: apertura ufficiale il 5 dicembre 2025

La cucina di Federico Rovacchi e l’ospitalità del team di Baita Piè Tofana approdano nel cuore di Cortina d’Ampezzo, negli spazi del Grand Hotel Savoia ed è festa per tutti!
È fissata per venerdì 5 dicembre p.v. la data di apertura ufficiale del nuovo 1224 Restaurant Cortina, che porta il team di Baita Piè Tofana nel cuore di Cortina d’Ampezzo all'interno dello storico Grand Hotel Savoia –A Radisson Collection. Il nome del ristorante è un riferimento alla sua ubicazione - 1224 è l'altitudine in metri cui è ubicato e “Cortina” indica la località in cui si trova.

La cucina dello chef Federico Rovacchi, con il patron Michel Oberhammer e la maître Elisa Prudente, è pronta a dare vita a una nuova fase per la scena gastronomica di Cortina d’Ampezzo.

Originario di Reggio Emilia, il maestro Rovacchi, ha un’importante esperienza formativa al ristorante “St. Hubertus” di Norbert Niederkofler. Il suo stile di cucina reinterpreta la tradizione con un approccio contemporaneo, ponendo l’accento su ingredienti locali e stagionali, senza disdegnare contaminazioni anche logiche. Al 1224 Restaurant Cortina, chef Rovacchi continuerà a proporre una cucina personale, raffinata e contemporanea, aperta al dialogo tra territorio e influenze internazionali. Tra le proposte simbolo spiccano, la reinterpretazione del grande classico francese - il Rossini al mare - con suggestioni marine (pan brioche alle alghe, filetto di manzo alla brace, foglia di spinaci, seppiolina alla brace, scaloppa di foie gras, salsa teriyaki) cui abbinare calici di buoni vini rossi strutturati e tannici, tipici della regione del Veneto, come l’Amarone della Valpolicella e i vini della Valpolicella Superiore e Ripasso, che sono corposi e adatti all’invecchiamento. La grigliatura e la ricchezza della carne, richiedono vini con sufficiente alcol e tannini, perfetti per piatti saporiti come un Barolo o un Brunello di Montalcino, eccellenti per carni succulente, ma se la cantina ne dispone, una gran bella figura, la farebbero anche un Barbera d'Asti, un Nebbiolo, un  Barolo e, perché no? Un Chianti Classico… Altro piatto prelibato, è la celebre Lumaca, con note terrose e profonde e pure l’iconico Cappelletto al Parmigiano, che enfatizza l’armonia e l’equilibrio degli ingredienti, un delizioso e indimenticabile omaggio alle origini emiliane (reggiane) dello chef!

Cambia il luogo, ma non cambia la nostra anima” sottolinea lo chef Rovacchi. “Il 1224 sarà un laboratorio di idee, un luogo dove raccontare il gusto attraverso esperienze capaci di sorprendere, emozionare e far stare bene.” Con lui, la stessa squadra che ha fatto di Baita Piè Tofana un riferimento nella scena gastronomica ampezzana: la sous chef Nicole Groff (formazione IFPA, alta formazione professionale a Roncegno, centro d’eccellenza) la maître Elisa Prudente (da commis di sala al Tivoli di Cortina, fino al St. Hubertus - 3 stelle Michelin di Norbert Niederkofler) e il wine and food lover, sommelier Paolo Cantafio, tutti insieme pronti a guidare gli ospiti in un percorso gastronomico e enologico coerente e ricercato, supportato da una carta dei vini con oltre 700 etichette tra italiane e internazionali.
Nel frattempo, Baita Piè Tofana continuerà a far parte della visione del gruppo e – oltre che ai canonici prossimi mesi invernali –  tornerà ad accogliere gli ospiti anche nella stagione estiva 2026.        

                                                             

1224 Restaurant Cortina
via Roma 62, Cortina d'Ampezzo BL
presso Grand Hotel Savoia
Tel. +39 344 6926 033
www.1224restaurantcortina.it
Prenotazioni:
info@1224restaurantcortina.it


Experience in Carnia, fra i monti del Friuli Venezia Giulia per Vivere la montagna ad andamento lento

Con Visit Zoncolan, ciaspolate, escursioni nei boschi al lume di lanterna, nella fattoria diffusa (e molto altro) anche per i bambini e godersi tutti insieme la montagna invernale. Dove? Fra i monti del Friuli Venezia Giulia, attorno al Monte Zoncolan in Carnia, la montagna non è soltanto un luogo, è una presenza viva, autentica, intima. È uno spazio che accoglie, che si lascia esplorare in ogni stagione e che, d’inverno, si veste di una luce bianca e pura, trasformandosi in un vero paradiso per chi ama la neve e non solo per chi scia.

Gli sciatori hanno a disposizione 23 chilometri di piste ampie e divertenti, baciate dal sole, sempre innevate con caratteristici rifugi dove gustare la più genuina e tradizionale cucina carnica. Ma la magia dello Zoncolan non si ferma agli sci: avvolge anche chi sceglie ritmi lenti, chi cerca emozioni nuove, chi desidera entrare in contatto con l’essenza più autentica di una montagna che, qui, è ancora a misura d’uomo. Una montagna che non si mostra, ma si rivela. La neve, in Carnia, non è semplicemente un tappeto bianco su cui scivolare, è una cornice, un’atmosfera, un soffio di silenzio. È il pretesto perfetto per vivere esperienze slow, dove i suoni diventano ovattati e il tempo sembra rallentare. Di giorno o di sera, come alternativa alle piste o come inconsueto après-ski, la montagna si svela in mille modi diversi: basta saperla ascoltare.

 Con Visit Zoncolan, la rete d’imprese che unisce i Comuni di Ovaro, Comeglians, Ravascletto, Paluzza, Sutrio e Treppo-Ligosullo, si apre un poliedrico ventaglio di possibilità. Il calendario EXPERIENCE, che si rinnova ogni mese, è un invito a lasciarsi coinvolgere da appuntamenti guidati da professionisti appassionati: esperienze irresistibili, adatte a ogni età, a ogni gamba, a ogni aspettativa. E se questo non bastasse, con appena due partecipanti si può creare un’escursione su misura: quando si vuole, come si vuole, dove si vuole. Sempre più persone desiderano vi

vere la montagna in maniera accessibile, semplice, profonda. Ecco perché il programma EXPERIENCE – che rientra all’interno del progetto PNRR “Il Bosco nel Borgo – Il Borgo nel Bosco” - propone molte attività anche a fondo valle o con partenze già in quota: iniziative pensate per chi non cerca performance, ma connessione. Una connessione autentica con la natura, con la neve, con la storia di queste montagne magnifiche.

Lontano dalla folla, con le racchette ai piedi, si entra in un’altra dimensione. Le ciaspolate portano a scoprire angoli silenziosi e incantati, boschi che sembrano custodire segreti antichi, radure che si aprono come pagine bianche. Si cammina piano, respirando l’aria frizzante che riempie i polmoni, ascoltando il suono della neve fresca che scricchiola sotto i passi. Ogni curva del sentiero diventa una scoperta, ogni silenzio un’emozione. Spesso il cammino conduce verso un rifugio dove il calore di un sorriso e il profumo di prodotti locali, cioccolata calda, frutta sotto spirito, sapori autentici amplificano la meraviglia.

E quando il giorno lascia spazio alla notte, la magia raddoppia. Le ciaspolate notturne sono esperienze che restano nel cuore: camminare sotto il cielo stellato, tra ombre leggere e bagliori di neve, significa ritrovare un rapporto primordiale con la montagna, con sé stessi, con il ritmo lento della natura. E per chi vuole vivere un’emozione davvero unica, ci sono le lanternate nel bosco: avventure affascinanti per grandi e piccoli. Si avanza nel buio, guidati solo dalla luce calda delle lanterne a petrolio, mentre la neve riflette una brillantezza tutta sua. Il bosco si anima di suoni leggeri (il passo felpato degli animali, il fruscio del vento, lo scricchiolio deciso degli scarponi…) E alla fine, ad attendere i partecipanti ci sono degustazioni di prodotti locali in luoghi suggestivi come la medievale Torre Moscarda. Quest’anno, la Lanternata di Capodanno illuminerà la notte del 31 dicembre, con partenza alle 18: un modo poetico e condiviso per salutare l’anno che finisce e accogliere quello nuovo nella quiete della montagna.

Per chi desidera conoscere più da vicino la storia e l’anima della Carnia, imperdibile è la visita alla Casa delle 100 finestre di Mione, lo splendido Palazzo Micoli Toscano di Ovaro. Un edificio ottocentesco che custodisce affreschi, arredi antichi, storie e segreti. La sua facciata candida, punteggiata dal verde di 107 finestre, sembra un grande libro aperto: un tesoro prezioso da scoprire.

E le famiglie? In Carnia trovano il loro piccolo e genuino paradiso. Dai laboratori sulla neve ai percorsi narrativi che uniscono fiabe, movimento e natura, dalle avventure nella Fattoria didattica – dove i bambini scoprono la vita rurale tra galline, stalle, formaggi e attività pratiche – fino alle cavalcate sui pony all’Agriturismo Randis di Arta Terme (che per gli adulti organizza emozionanti trekking a cavallo nella neve).

Qui ogni età trova la sua magia, ognuno trova un modo per sentirsi parte di queste montagne.

Sul sito www.visitzoncolan.com sono disponibili tutti i dettagli tecnici delle escursioni e le modalità di prenotazione online. Per chi non dispone dell’attrezzatura, è possibile noleggiare ciaspole, torce e racchette da neve direttamente in loco.

 


Per informazioni:
Visit Zoncolan
Tel. +39 0433778921
www.visitzoncolan.com 


Le “stelle” della Guida rossa arrivano e vanno, ma… quanto contano?

Tiberio Timperi e Maria Soave annunciano dal banco di Mattina news (Rai1) la triste vicenda: “Ha perso la stella! Gianfranco Vissani ha perso la stella Michelin… non sappiamo se stia rosicando o meno, ma la stella non c’è più”… La ferale notizia, però, pare non avere scalfito minimamente il maestro Vissani (13 gennaio 1951 a Civitella del Lago già Civitella de' Pazzi – ci sarà un nesso con l’estro degli artisti? NDR – frazione del comune di Baschi, provincia di Terni) chef accreditato a buon donde, nei più qualificati alberghi e ristoranti italiani e non, che presenziava da mo’ sulla autorevole Guida Michelin - conquistò la prima stella nel 1998 e la seconda nel 1999, ridefinendo la scena gastronomica italiana, confermandosi protagonista della “cucina italiana” (e oltre…) - . Antonia Varini (inviata di Rai1) è andata a intervistare Vissani sull’argomento: “Non mi interessa più di tanto, va bene così, vado avanti, come ho fatto sempre – sottolinea con convinzione il maestro – Noi siamo come Picasso e Van Gogh, facciamo un quadro, poi c’è chi lo apprezza e chi non lo apprezza. Io vado avanti e vi aspetto tutti!”… Già nel novembre 2019, la Guida rossa gli aveva tolto l'altra stella, provocandogli una reazione polemica – “Se fa male perdere la stella? No, assolutamente… Poi la guida non è fatta per gli italiani, ma solo per gli stranieri: russi, tedeschi…” questa volta nessuna polemica, soltanto molta amarezza…


Non conosciamo ancora le motivazioni che hanno portato gli ispettori dell’autorevole Guida alla decisione di “sgravare” il ristorante Casa Vissani (già Ristorante Il Padrino) a Baschi, a meno di un’ora da Terni, che ripropone una gastronomia con un accentuato valore della propria storia pregressa per affermarne una nuova al passo con i tempi e che si proietta verso un futuro inclusivo e sostenibile; nei sette/otto tavoli della Sala Classic, gli ospiti possono degustare piatti d’autore con prestigiosi vini di tutto il mondo e nel mentre seguire i cuochi che lavorano al di là del vetro con il Maestro che elabora le proprie inimitabili creazioni - con la Proposta Grande da 7 portate, oppure quella Piccola da 4 - che hanno fatto della stessa Casa, il ristorante gourmet per antonomasia che tutti conosciamo.  E poi c’è il TerritOri che si dedica alla cucina delle tradizioni, appunto dei territori italiani, con una formula più familiare e accessibile (in €…) ma sempre improntata a classe e buongusto nella intrigante Sala Rock, dove il servizio è dinamico e cortese, la carta dei vini più contenuta, compresa una esclusiva selezione di birre umbre…

 

Tornando alle stelle Michelin, è logico che gratifichino e lusinghino i locali cui vengono assegnate e ovviamente, dispiaccia loro sempre se revocate; ad oggi, in Italia, sono 393 i ristoranti “stellati”, di cui 33 nuovi a una stella, 2 a 2 stelle e uno a 3 stelle, questi, immatricolati proprio il 19 novembre u.s. durante la presentazione della 71ima edizione della prestigiosa Guida, al Teatro Regio di Parma.  Nel corso dell’anno solare la “galassia” è rivalutata di continuo, previo visite anonime da parte degli ispettori che confermano o revocano l’assegnazione di dette stelle - se la qualità del ristorante non mantiene gli standard richiesti, come gli ingredienti (di prima qualità) la preparazione dei piatti, il gusto e la coerenza della cucina, la costanza delle prestazioni e pure il lavoro di squadra che è considerato determinante -.  L’agognato riconoscimento è assegnato al ristorante e non al singolo chef, perché rappresenta il risultato del lavoro di squadra di tutta la brigata di cucina, per cui, se il capo lascia il ristorante, porta con sé le sue esperienze, ma non può portarsi via la stella che, per mandato, è legata alla struttura e all'eccellenza complessiva del locale.

 

 

Tornando a Vissani, il suo ristorante a Baschi, a parere di chi lo frequenta, non pare sostanzialmente avere subito dei cambiamenti tali da considerare cali nelle portate o di prestazioni o di qualità nei piatti per perdere l'unica stella che gli era rimasta: per il menù “PrendoTutto” del TerritOri, il più a buon mercato, si spendono 85 € a persona (bevande escluse) presso Casa Vissani, invece, i prezzi sono più elevati: il menù per il Capodanno 2025 è di 250 € a persona (mentre il cenone di Pasqua 2025 costava 155 € a persona, bevande ed extra sempre esclusi).

Comunque il Maestro umbro – neo de-stellato –  è in buona compagnia: perde una delle 2 stelle Michelin lo storico Miramonti L'altro a Concesio di Brescia, nonché uno dei ristoranti più longevi, con la stella dal 1959, Arnaldo Clinica Gastronomica a Rubiera (Reggio Emilia) e non confermano la stella Michelin neanche al ristorante Porta di Basso a Peschici (Foggia) e allo Zum Lowen a Tesimo di Bolzano che risulta chiuso dopo la morte della chef Anna Matscher (e riaperto con una nuova formula).  Anche Josè Restaurant-Tenuta Villa Guerra di Torre del Greco (Napoli) perde la stella dopo la chiusura e la riapertura in nuova veste. Restano senza stella anche i ristoranti Terrambra a Capolona ad Arezzo e l’Abbruzzino a Catanzaro perché chiusi; il The Cook a Genova, il  Luigi Lepore a Lamezia Terme (Catanzaro) l’Osteria Arbustico a Paestum (Salerno) e il Bros a Lecce, questi la perdono perchè trasferitisi; il Vite a Lancenigo (Treviso) il Felix Lo Basso home & restaurant a Milano, l’Accursio a Modica (Ragusa) L'Acciuga a Perugia, L'Arcade a Porto San Giorgio nelle Marche, il Sud a Quarto (Napoli) il Re Maurì a Salerno per rinnovo e il Magorabin a Torino, perchè chiuso. Il ristorante l’Essenza di Terracina (Latina) ha chiuso dopo il crollo del soffitto che ha causato la morte della sommelier Mara Severin alla quale Giulia Tavolaro del Maxi di Vico Equense (Napoli) ha dedicato il premio speciale Michelin Service Award 2026.

Occorre considerare che – tolti i motivi per chiusura o riapertura in altra forma - i criteri di valutazione per l’assegnazione o meno del riconoscimento, sono riferiti alla qualità degli ingredienti, all'armonia dei sapori, alla padronanza delle tecniche, oltre che alla personalità dello chef e soprattutto alla coerenza nel tempo e dell'intero menù, tutte variabili soggette a ovvi mutamenti (o anche alle soggettive valutazioni degli ispettori…).

Tuttavia, dopo i “bocciati” una menzione ai meritevoli, è dovuta: in cima alla classifica c'è Cracco con il suo omonimo ristorante di Milano che (dal sito) “offre piatti che fondono la tradizione milanese alla sperimentazione creativa”… poi c’è l’Osteria Francescana (Modena) Le Calandre a Rubano (PD) Da Vittorio a Brusaporto (BG) l’Enrico Bartolini al Mudec (Milano) La Pergola (Roma)  l’Enoteca Pinchiorri (Firenze) il Piazza Duomo (Alba) Villa Crespi a Orta San Giulio (NO) il Reale Castel di Sangro (AQ) l’Uliassi di Senigallia (AN) e l’Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler a Brunico (BZ) – l’elenco completo, anche suddiviso per regione e province o tipologia di stella, è disponibile online sul sito guide.michelin.com – .

Nel novero delle doverose citazioni del caso, c’è Joël Robuchon lo chef che ha raggiunto il record di ben 32 stelle Michelin! È stato il “cuoco del secolo” (scorso) della guida Gault & Millau nel 1989 e anche nominato nel 1976 “Meilleur Ouvrier de France” (miglior lavoratore di Francia) ricordato per il format di ristorazione più conviviale e accessibile, l’“Atelier”; purtroppo Robuchon è deceduto nel 2018; ottenne l’impressionante numero di stelle per i vari ristoranti condotti durante tutta la sua carriera a Parigi, Tokyo, Hong Kong, Las Vegas e Bangkok.

Per chiudere in gloria, in questo bailamme, dobbiamo celebrare la nostra cucina italiana che, con il parere tecnico positivo dell’UNESCO, proprio entro la fine di quest’anno dovrebbe essere iscritta nella “lista dei patrimoni immateriali dell’umanità”, la decisione definitiva spetta al Comitato intergovernativo dell’UNESCO, che si riunirà a New Delhi dall’8 al 13 dicembre 2025.

(Va’ mo là! NDR).

 

 


Guida Michelin
www.guide.michelin.com


La Carbonara più buona di Tokyo è quella dello Chef Yoshiaki Yaguchi

Come la “Carbonara” ha conquistato il Giappone, diventando il sugo di pasta preferito dalle famiglie giapponesi?

Si è conclusa poche ore fa la finale della 16ª edizione del Gran Concorso di Cucina (Campionato GCC 2025)la competizione culinaria organizzata il 21 novembre a Tokyo, dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone (ICCJ) rivolta agli chef giapponesi specializzati in cucina italiana.

A trionfare è stato lo chef Yoshiaki Yaguchi del ristorante Cielo e Mare, che ha avuto la meglio sul rivale chef Yuya Kikuchi del ristorante Scarpetta, conquistando il palato del pubblico – che ha potuto votare la sua proposta preferita, degustandola durante l'evento – e in particolare degli chef Stefano Dal Moro, Cristiano Pozzi e Gianluca Casasola, giudici della finale. Anche i circa 80 presenti, tra cui giornalisti e food influencer, hanno potuto assaggiare i piatti dei due finalisti ed esprimere il proprio voto.

 

Dopo la lasagna della scorsa edizione, il tema di quest'anno è stata la pasta alla carbonara. Piatto che si dice essere stato inventato in Italia nel dopoguerra, dall'incontro tra gli ingredienti delle razioni militari americane (uova in polvere e pancetta) e i prodotti locali italiani. La carbonara si è diffusa in Giappone negli anni ‘80, portando a tavola un gusto ricco e cremoso a cui il palato giapponese era molto poco abituato creando un vero e proprio boom. Negli anni la carbonara si è talmente radicata nella quotidianità giapponese da divenire il piatto italiano per antonomasia ed è stata rivisitata in tantissime versioni "itameshi", termine che ora si riferisce a piatti italiani che sono stati fusi con sapori e/o ingredienti giapponesi. Inoltre, secondo una ricerca condotta nel 2024, più del 40% delle famiglie giapponesi afferma che quello alla carbonara è il sugo per la pasta preferito. Sicuramente, quindi, un piatto che ha saputo far breccia nel cuore dei giapponesi.

 

Più di 70 gli chef partecipanti a questa edizione, che nel mese di settembre hanno inviato le proprie ricette per la preselezione. Otto chef sono stati selezionati dalla giuria e hanno avuto accesso alla semifinale, tenutasi lo scorso 20 ottobre. In quell'occasione, così come per la finale, gli chef hanno avuto un'ora di tempo per preparare due piatti: una versione tradizionale della pasta alla carbonara e una versione innovativa.

Chef Yaguchi diventa così il 16esimo vincitore del Gran Concorso di Cucina. In premio per lui, oltre al trofeo, i premi degli sponsor dell'evento: due pentole Agnelli, un grembiule Egochef e un set Bialetti Dolce & Gabbana Blue Mediterraneo Moka Express.

Gran Concorso di Cucina ha fatto parte delle iniziative ICCJ per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.

 

 

 

Il vincitore del Campionato GCC 2025, lo chef Yoshiaki Yaguchi, è un rinomato chef di Tokyo specializzato in tempura in stile Edo, un'arte che ha perfezionato dopo 22 anni di formazione sotto il maestro chef Tetsuya Saotome di Mikawa Zezankyo. La sua filosofia culinaria combina tecniche tradizionali con un tocco personale, utilizzando sempre ingredienti stagionali freschissimi. Nil suo ristorante, Tempura Yaguchi ( (天婦羅やぐち) - una stella Michelin ottenuta nel 2022 - si trova nel quartiere di Ningyocho, Chuo-ku, a Tokyo, in un'area nota per il suo legame con le tradizioni culturali del periodo Edo

 

 

 


In un Trentino imbiancato, a Madonna di Campiglio in zona Grostè e sul Ghiacciaio della Presena, oggi si apre la stagione dello sci!

La nevicata della scorsa notte ancora in corso in diverse zone della provincia ha conferito un aspetto invernale a tutto il Trentino dove nel weekend si metteranno di nuovo in movimento gli impianti di risalita per accogliere i primi sciatori della stagione. Nei successivi fine settimana ulteriori aperture in altri comprensori.

 E anche quest’anno, ad inaugurare la nuova stagione bianca è Madonna di Campiglio dove si può sciare nella parte più alta della skiarea dolomitica, quella del Grostè, regalando agli appassionati la possibilità di godersi le prime discese della stagione. Gli impianti aperti saranno la Cabinovia Grostè 1° e 2° tronco, Seggiovia Grostè, Pista Graffer fino alla stazione intermedia.

Probabile apertura anche della Seggiovia Rododendro. Il prezzo dello skipass nelle due giornate è di 29 euro.

Sempre oggi -  sabato 22 novembre - impianti in funzione anche sul Ghiacciaio Presena che si presenta in condizioni ottimali. Il costo dello skipass giornaliero per questa primissima parte di stagione sul ghiacciaio Presena è di 43 euro.

Già dai successivi weekend, se il meteo si manterrà favorevole, per temperature o ulteriori possibili nevicate, altre skiarea trentine metteranno in funzione gli impianti e apriranno le prime piste.

In particolare, da venerdì 28 novembre sarà agibile l’intera skiarea di Madonna di Campiglio con apertura continuata e da sabato 29 primi impianti e piste aperti anche in Paganella e nelle skiarea di Fiemme - Obereggen.

Nel primo weekend di dicembre (4-5) invece, le prime aperture a Folgarida Marilleva, Pinzolo, Peio, Folgaria Lavarone, Monte Bondone, San Martino di Castrozza e in tutte le skiarea della Val di Fassa. Buona neve!

Prudenza in montagna specie in inverno!

Come vivere la montagna con i consigli di chi la ama e la conosce, perché la montagna regala in ogni stagione forti emozioni e una grande varietà di sport da praticare. In inverno poi si può sciare in pista, salire pendiiinnevati con gli sci d’alpinismo, passeggiare a piedi o con le ciaspole e arrampicare su magnifiche cascate di ghiaccio! L'importante è avvicinarsi a queste discipline con prudenza e con un approccio consapevole e attento.

Non tutte le attività sono adatte a ciascuno di noi, occorre saper valutare bene il proprio livello di preparazione, di esperienza nell’utilizzo dell’attrezzatura e conoscenza del territorio e del manto nevoso. Ricordate che il pericolo valanghe varia in base all’inclinazione del pendio, alla presenza o meno di bosco, alla temperatura esterna e alla forza del vento… Per questo motivo è necessario affidarsi all’esperienza e ai consigli delle guide alpine e di chi vive e lavora in montagna e che raccomandano di effettuare qualsiasi attività con almeno un altro compagno di avventura!

Per aiutare a tenere a mente il comportamento corretto da adottare in montagna in inverno, ci si può sempre rivolgere a: Associazione Rifugi del Trentino, Collegio delle Guide Alpine, Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) Fondazione Dolomiti Unesco, Collegio Provinciale Maestri di Sci del Trentino, PAT e Forze dell’Ordine.

Buona neve!

 


   trentino.wetransfer.com


La strategia Loison tra valore artigiano e mercati internazionali: il patron Dario Loison ci risponde

Dario Loison racconta - in una breve intervista - come cultura del prodotto, innovazione digitale e attenzione al servizio abbiano dato forma a un’impresa che guarda lontano.

 

  • ...dalla biscotteria al burro e i panettoni artigianali fino all'è-commerce…

Certo, dalla selezione diretta delle materie prime alla digitalizzazione dei processi e allo sviluppo dell’e-commerce, abbiamo trasformato la nostra esperienza artigianale in un modello di crescita solido e coerente. Qualità, efficienza e lungimiranza guidano oggi Loison Pasticceri dal 1938 in oltre 70 Paesi”.

QUALITA' RICONOSCIUTA


  • Loison è riconosciuta per l’eccellenza degli ingredienti e l’eleganza del packaging: come riuscite a coniugare qualità intrinseca e qualità percepita per conquistare i gusti dei clienti?

Riusciamo a coniugare qualità intrinseca e qualità percepita attraverso una strategia che unisce una minuziosa cura della materia prima, grande artigianalità e identità distintiva

La qualità intrinseca nasce dalla selezione diretta degli ingredienti migliori: acquistiamo frutta fresca dai produttori che lavorano su misura per noi, ad esempio per la canditura, garantendo così un controllo totale della filiera. Questo approccio ci consente di ottenere un ingrediente personalizzato e di altissimo livello, che si traduce in un prodotto dal gusto unico.

Parallelamente, la qualità percepita viene costruita attraverso un packaging elegante e riconoscibile, firmato dalla direzione creativa di Sonia Pilla. L’attenzione al design, ai materiali e ai dettagli - dal fiocco al colore - trasmette al cliente un’esperienza sensoriale completa, che va oltre il gusto e comunica valore, raffinatezza e unicità”.

  • Come riuscite a rafforzare la presenza nei mercati italiani ed esteri e a distinguervi dagli altri produttori gourmet?

Crediamo che la differenza stia nella coerenza e nella capacità di raccontare il nostro prodotto.

Questa sinergia tra sostanza e forma rafforza la nostra presenza sui mercati italiani ed esteri, parlando un linguaggio universale fatto di eccellenza e bellezza

In un settore sempre più competitivo, il nostro modo di distinguerci non è gridare più forte, ma raccontare con equilibrio e stile la nostra identità, offrendo un prodotto che sa emozionare prima con gli occhi, poi con il palato”.

 

RISCHIO DAZI E BARRIERE

L’export vale circa il 65% del giro d’affari.

  • Come affrontate i rischi legati ai dazi e alle barriere commerciali che possono cambiare rapidamente nei mercati (come ad esempio negli Stati Uniti) per proteggere margini e quote di mercato?

L’export rappresenta per noi il vero valore aggiunto: oltre il 65% della nostra produzione viene venduto all’estero. In pratica, due prodotti su tre raggiungono più di 70 Paesi, dove serviamo direttamente oltre 600 clienti internazionali. Questo modello operativo ci permette di conoscere a fondo i nostri interlocutori, comprenderne i bisogni e offrire un supporto concreto nella gestione di problematiche doganali, commerciali e di penetrazione dei mercati. Grazie alle moderne attività di scouting digitale e alla condivisione di informazioni strategiche, applichiamo il modello “one to one” che ci consente di instaurare un contatto diretto, efficace e produttivo. Questo dialogo continuo si traduce in un servizio di altissimo livello riconosciuto dai clienti. La nostra forte propensione verso l’estero ci permette di affrontare con maggiore agilità eventuali barriere e dazi doganali. Pur non potendo superare ogni ostacolo - alcune dogane restano particolarmente rigide - nella maggior parte dei casi riusciamo a gestire e risolvere efficacemente queste criticità.

Un esempio significativo riguarda i dazi statunitensi: per noi non rappresentano una barriera insormontabile. La qualità del servizio che offriamo fa sì che i clienti ci preferiscano rispetto ad aziende meno reattive. Questo approccio proattivo e personalizzato è uno dei pilastri della nostra crescita internazionale”.

 

GESTIONE DELLA STAGIONALITA'

  • Considerando che una parte significativa del fatturato è ancora legata alla stagionalità natalizia, come state sviluppando la linea continuativa per estendere questo successo durante tutto l’anno?

Oggi circa il 65% del fatturato deriva dalla campagna di Natale, mentre la Pasqua contribuisce per circa il 15–20%. Il restante 15–20% proviene da prodotti che ci consentono di superare la stagionalità e di avviare nuove progettualità durante tutto l’anno. Tornando alle origini, non dimentichiamo che papà Alessandro produceva circa l’85% dei suoi prodotti tutto l’anno e solo il 15–20% era legato al Natale. Oggi, grazie all’ampio patrimonio di ricettazione storica, abbiamo un enorme potenziale di crescita: le basi ci sono, le idee anche. Il nostro obiettivo nei prossimi anni è ampliare la presenza sul mercato oltre i periodi festivi. Questa strategia passa attraverso i biscotti al burro, che stanno registrando un forte incremento, ma anche attraverso il filone, le torte Tosa* e le Veneziane: prodotti non stagionali, venduti in modo continuativo e capaci di garantire sviluppo e stabilità”. E, visto il periodo, non possiamo non citare la nuova creazione: il panettone artigianale PeachMary®”.!**

 


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La Torta Tosa è un viaggio tra tradizione e innovazione, una creazione che nasce da un’attenta ricerca di gusto e da una profonda cura artigianale. Un dolce unico che racconta l’evoluzione della pasticceria Loison attraverso nuove ispirazioni e accostamenti sorprendenti. Video: https://www.youtube.com/watch?v=sS8gS9qPn_8

 

 

 

**Dario Loison presenta la sua nuova creazione: PeachMary®, panettone artigianale frutto di 72 ore di paziente lavorazione, impreziosito da pesche semicandite, crema alla pesca e delicate  di rosmarino. Un dolce dal carattere ricercato, pensato per chi ama le novità senza rinunciare alla tradizione. Video: https://www.youtube.com/watch?v=5YseOhr3ftY

 

E-COMMERCE E DIGITALE 

  • L’e-commerce oggi rappresenta oltre il 4% del fatturato 2024, un risultato notevole per un’azienda di dimensione artigianale come loison pasticceri dal 1938. quali sono gli obiettivi per far crescere ulteriormente questo canale nei prossimi anni?

Il digitale in Loison risale al 1996. Fin dall’inizio lo abbiamo interpretato come uno strumento per dialogare in modo nuovo, veloce e immediato, aumentando efficienza ed efficacia.

Abbiamo perseguito questa strada con coerenza, creando una disintermediazione virtuosa che ci ha permesso di raccontare e condividere il valore del nostro lavoro direttamente con il cliente.

Questa visione ci ha portato a sviluppare un e-commerce proprietario, attivo da circa otto anni, che oggi genera circa mezzo milione di euro di fatturato: un risultato di assoluto rilievo nel panorama nazionale. Inizialmente focalizzato sul B2C, il canale è stato successivamente integrato con il B2B, consentendo una gestione più efficiente e un aggiornamento costante dei dati aziendali.

La nostra dimensione digitale si è rivelata quindi fondamentale per valorizzare il nostro lavoro e rafforzare il vantaggio competitivo di Loison sul mercato”.

LOISON, IL MERCATO MONDO

  • Si punta a rafforzare la presenza in Europa o a esplorare nuovi mercati extra-ue?

Stiamo rafforzando la nostra presenza in Europa – considerata a tutti gli effetti un mercato interno – in particolare con i Paesi dell’Europa centrale, spesso, e paradossalmente, più semplici da raggiungere e servire rispetto ad alcune aree del Sud Italia.

, stiamo ampliando la nostra presenza nei mercati extraeuropei. L’obiettivo prioritario è consolidare i rapporti già avviati in Paesi che serviamo da oltre 30 anni ma anche in nuovi come Senegal, Sudafrica e Polinesia Francese, dove, al secondo anno di attività, gli ordini sono già raddoppiati. Il consolidamento e il rafforzamento delle relazioni commerciali restano la nostra priorità strategica. Allo stesso tempo, dedichiamo attenzione anche ai mercati più piccoli, promuovendo una politica commerciale mirata e dinamica in Europa, supportata dallo sviluppo dello shop online e del canale B2B”.

VISIONE STRATEGICA

  • In un mercato in rapido cambiamento – tra trend di consumo, evoluzione del retail e normative estere – su quale orizzonte sono pianificate le strategie e su quali settori verranno concentrate le risorse nei prossimi 24 mesi?

La visione strategica è senza dubbio la leva che fa la differenza per noi. Non affrontiamo mai un mercato o un cliente pensando solo alla vendita immediata: cerchiamo sempre di elaborare strategie di medio-lungo periodo, credendo nello sviluppo del cliente e in una collaborazione duratura. Oggi il mercato cambia rapidamente, ma grazie al digitale abbiamo una visione globale. Il nostro ruolo nell’export ci permette di anticipare le esigenze dei mercati e pianificare le azioni di marketing con maggiore attenzione e valore.

Questa modalità riguarda anche la gestione interna della produzione, sempre più digitalizzata, con un monitoraggio costante della qualità e verifiche rapide degli standard aziendali, necessarie per rispondere alle richieste dei mercati.

L’innovazione digitale è quindi un pilastro della nostra visione strategica, rendendo il lavoro più snello, veloce e vincente. Crediamo fortemente in tutto questo e destiniamo risorse significative in vari digital project per integrare i più avanzati concetti di impresa connessa.

 

DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS Pasubio, 6 Costabissara (VI) Italy
Tel: +39 0444 557844
Fax: +39 0444 557869
www.loison.com


(a cura di Gianluigi Veronesi)


Vittoria di “Itàli – Cronache fra Terra e Mare” alla Spirits Selection 2025


Medaglia d’argento
per il london gin dry di Liquorificio 1864 che racchiude in una bottiglia suggestiva tutti gli aromi della Calabria.

E’ appena stata pubblicata la notizia ufficiale della conquista della medaglia d’argento

di “Itàli – Cronache fra terra e mare”, aggiudicandosi il podio al prestigioso Concorso Internazionale Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles, l’annuale appuntamento internazionale in cui vengono valutati e classificati, da una giuria di esperti di varie nazionalità, i migliori distillati e liquori prodotti nel mondo.

L’assegnazione della medaglia d’argento rappresenta il coronamento di una lunga storia di qualità e dedizione del Liquorificio 1864. Questo concorso, considerato uno dei più importanti a livello mondiale per il settore degli alcolici, ha riconosciuto la particolarità del london gin dry decisamente identitario che racchiude nel bicchiere un omaggio alla Calabria arcaica, chiamata Italia molto prima che diventasse il nome stesso dell’intera Penisola. ITÀLI – Cronache Fra Terra e Mare, è infatti un gin che rende omaggio alla Calabria e alla storia millenaria del popolo che la abitava nel XIII sec a.C. e che rappresenta la genesi di quello che nel tempo sarà il nome dell’intera odierna nazione “Italia”. Questo distillato celebra le radici della regione attraverso ingredienti iconici. Il primo contatto con ITÀLI è come un soffio di vento che arriva dal mare, carico dei sentori del ginepro che richiama i paesaggi tra Tirreno e Ionio. Al naso si percepiscono note di lavanda, bergamotto e peperoncino, arricchite da tocchi boschivi come le gemme di pino, evocando i panorami montuosi della Sila.


Un gin che racconta una terra fiera e autentica. – www.italigin.it

 

Con questo trionfo, Liquorificio 1864 mantiene alto il nome della Calabria e ribadisce il suo ruolo di ambasciatore di una cultura millenaria fatta di sapori autentici e di un forte legame con la terra. Questo riconoscimento alla Spirit selection by Concours Mondial de Bruxelles è un premio che va a tutta l’azienda per i risultati raggiunti e per quelli che grazie all’impegno di tutti e al lavoro di squadra potremo raggiungere” - commenta il risultato, Antonio Reda, resp. marketing di Liquorificio 1864 -.

Questo riconoscimento conferma il percorso intrapreso da Liquorificio 1864, marchio storico nato poco dopo l’Unità d’Italia e oggi simbolo dell’eccellenza artigianale calabrese che nel 2024 ha ottenuto l’ingresso ufficiale nella Unione Imprese Centenarie Italiane (UICITALIA), a conferma del valore storico e culturale dell’azienda. Guidata dal Gruppo Regina, insieme a Orlando Marcelletti, l’azienda ha saputo fondere tradizione e visione imprenditoriale, riportando alla luce antiche ricette e dando vita a nuovi prodotti dal carattere distintivo” dichiara Domenico Maradei, general manager di Amaro Silano e del Liquorificio 1864 -.

 

 

Liquorificio 1864 nasce a pochi anni dopo l’Unità d' Italia, in Calabria. Nel 2005, un gruppo di imprenditori, guidato da Elvira, Antonella e Gianni Regina con Orlando Marcelletti, rifonda l’azienda per rilanciare le ricette originali e diffondere i sapori calabresi nel mondo. Oggi, Liquorificio 1864 propone prodotti tradizionali e innovativi, premiati a livello internazionale, mantenendo fede alle ricette storiche.

 

 


Liquorificio 1864
Contrada Felicetti, 41 Int. 1
Figline Vegliaturo Cosenza
Tel. 0984 837697
www.liquorificio1864.it

 

 


GustaPorto: tre quiz per scoprire i “superpoteri dell’Adriatico”

Dal 15 novembre, al via un contest sul mondo della pesca. In palio una cena per due insieme ad un vero pescatore professionista.

Non si ferma GustaPorto, il progetto promosso dal Comune di Civitanova Marche con il co-finanziamento del GALPA nell’ambito del programma FEAMPA, che in questi ultimi mesi dell’anno sfida il pubblico del web mettendolo alla prova sulla conoscenza del mare, in particolare dell’Adriatico, e della stagionalità del pesce.

 

Il primo questionario è disponibile dal 15 novembre 2025: cinque domande tutte dedicate al mondo della pesca. Il pubblico avrà a disposizione due settimane per partecipare: tra tutti coloro che avranno risposto correttamente verrà estratto il vincitore di una cena per due, accompagnati da un autentico pescatore che, per l’occasione, si vestirà da chaperon del mare!

Al questionario del 15 novembre ne seguiranno altri due: uno il 1° dicembre e l’altro il 15 dello stesso mese, con le medesime modalità.

Ogni sessione del contest metterà in palio una speciale cena adriatica in un diverso locale tipico marinaro della città.

 

Il regolamento è disponibile sul sito www.tipicita.it

Per partecipare subito al contest cliccare qui: https://tipicita.bio/gustaporto

 


Il "Tipicità Gran Tour delle Marche" è un circuito di eventi che,
da maggio 2025 a gennaio 2026, valorizza le eccellenze
enogastronomiche, artigianali e culturali della regione Marche.
L'evento, che si svolge in vari comuni della regione, presenta
diverse tappe, tra cui l'apertura a Ancona con "Tipicità in Blu"
e la conclusione a Camerino con la "Festa del Torrone".

 

 


Tenuta Stella, là sul Collio, dal campo alla tavola… brilla davvero!

Non unicamente produttori di vino e coltivatori di vita che hanno scelto il terroir del Collio per i suoi vitigni autoctoni, unici e capaci di esprimere vini affascinanti e mai scontati, che emozionano ogni volta che li si assapora”…

...così recita il mantra dei titolari della Tenuta Stella che mette in evidenza subito lo stile di vita e la loro mission. La tenuta sorge a Scriò, frazione di Dolegna del Collio (GO) su una terra severa, arida (fortemente alcalina) con rocce stratificate di marna e arenaria di origine marina (flysch o “ponca” in friulano) circondata da boschi, con le Alpi Giulie e le montagne slovene a nord e, a meno di 40 km. l’Adriatico che, con la Bora, mitiga il clima di quel territorio straordinario per la viticoltura, situato proprio in collina da dove si gode una vista spettacolare: non solo vigneti terrazzati ad anfiteatro, ma anche il resto del Friuli. Oltre le cime dei filari, infatti, gli occhi del visitatore si perdono fino all'orizzonte e, nelle giornate limpide, si vede pure il mare. Visitare la Tenuta Stella significa condividere la bellezza del luogo, accendere tutti i sensi e soprattutto entrare in quel mondo scegliendo di vivere un momento unico e speciale, magari sorseggiando un calice di Friulano Riserva DOC Collio prodotto con uve Tocai Friulano (coltivate su un terreno Marne e arenarie, allevato Guyot, con esposizione a Sud-Ovest, 150 m s.l.m.; la fermentazione è  condotta da lieviti indigeni in botti) oppure, un buon Merlot Riserva DOC Collio, uve Merlot (lavorate su terreno Marnoso arenario, allevamento Guyot, esposizione Est, 250m s.l.m.;   fermentazione condotta da lieviti indigeni in botti di legno francese) o ancora - proprio per i più esigenti - degustare un Ribolla Gialla Riserva 2021: colore ambrato intenso con riflessi dorati che al naso offre un bouquet ricco di profumi di albicocca disidratata, scorza d'arancia e cedro candito, arricchito di note di vaniglia e liquirizia; al palato è vino secco, fresco, corposo e complesso, con una lunga persistenza aromatica. Da notare che parliamo di un vino che ha conquistato la medaglia d’argento al Decanter World Wine Awards 2025, una delle competizioni più prestigiose al mondo, giudicata da esperti internazionali e con migliaia di vini in gara da ogni continente. Questo prestigioso premio conferma il valore dell’impegno quotidiano profuso dalla Tenuta Stella , fatto di scelte coerenti, selezioni meticolose, di rispetto del vitigno in nome dell’agricoltura biologica, insomma, vini sempre prestigiosi, trattati in tutte le fasi, con “guanti bianchi”… Complimenti

 

Il deus ex machina di tutto ciò è il Cavalier Sergio Stevanato (classe 1943) fondatore, presidente e tuttora al timone di una prestigiosa e affermata azienda padovana di successo a livello internazionale (la Nuova Ompi).
Stevanato aveva la passione, anzi, un vero e proprio amore per i vini del Collio e così, nel 2009, acquistò un primo appezzamento di terra, appunto, sul Collio e vi fondò l’azienda vitivinicola dandole lo stesso nome del laboratorio artigianale di famiglia - "Soffieria Stella"- (specializzata nella produzione di flaconi in vetro) visto che proprio dalla soffieria iniziò il successo di famiglia Stevanato, quindi battezzò la cantina del Collio, "Tenuta Stella".
Stevanato, indirizzando da subito l’attività ad una produzione d'eccellenza, cominciò a coltivare vitigni autoctoni, attento a preservare in ogni modo il territorio, contribuendo al mantenimento di quell’ecosistema delicato e unico, allevando le vigne senza l'impiego di pesticidi o concimi chimici, evitando l'uso di fitofarmaci sulle viti e non utilizzando prodotti di origine animale.  Perseguì invece i dettami dell'agricoltura biologica (Regolamento Europeo 203/2012 - Reg. CE 848/18) vinificando nel totale rispetto della natura, sempre prediligendo il lavoro manuale, la qualità alla quantità (seppur con una minor resa per ettaro) ma comunque producendo vini biologici, buoni e genuini (anche Vegan friendly).

 

 

È stata la vendemmia 2016 la prima a dare vini con certificazione biologica, introdotti poi nel mercato all'inizio del 2018 per dar modo agli aromi fermentativi di lasciare spazio alle note conferite dal terroir. A tal proposito, in Tenuta Stella, si attua un metodo nutrizionale delle piante, fatto attraverso il fogliame, che assicura il rispetto dell’ambiente mediante la riduzione dei fertilizzanti applicati al suolo che si traduce in minori emissioni di CO2 nell’atmosfera, mantenendo quantità e qualità della produzione. Così nell’annata 2020 è stata certificata una riduzione delle emissioni pari all’85,16% rispetto a quanto ottenibile se fosse stata adottata la concimazione tradizionale consigliata dal disciplinare di produzione integrata valido nella regione di Friuli Venezia Giulia.
Le vigne “Stellate” non sono dotate di impianti di irrigazione e così il consumo d’acqua è limitato al minimo necessario per le procedure di lavaggio di attrezzature e contenitori.
Nella 2022 il report tecnico per la certificazione Diversity Ark (marchio che valuta e certifica le aziende agricole, la loro gestione e la vitalità dell’agro-ecosistema per promuovere la biodiversità e la sostenibilità) ha assegnato ai vigneti della Tenuta, 80 punti, con la motivazione: “buono e compatibile con un’agricoltura che rispetta e valorizza l’ambiente in cui viene svolta”.

Inoltre, in maniera circolare, ogni anno entro la fine dell’autunno, tutti i sottoprodotti derivanti dai processi di vinificazione (raspi, vinacce e fecce) sono ridistribuiti in vigna a scopo agronomico come ammendanti e concime. E ancora, sono stati recentemente installati sul tetto della cantina pannelli a energia solare e la relativa energia prodotta è utilizzata per alimentare tutta l’azienda agricola. Il passo successivo, sarà la sostituzione dei macchinari agricoli a vantaggio di nuovi modelli a ridotto consumo energetico.


La strada verso una agricoltura sostenibile è appena all'inizio, ma in Tenuta Stella continueranno a percorrerla convinti e forti dei nuovi obiettivi prefissati da raggiungere in tutte le fasi della filiera di produzione, dal campo alla tavola.

A condurre l’azienda oggi sono Erika Barbieri - enologa - di origine piemontese e Alberto Faggiani - agro tecnologo - friulano. Sono loro che accolgono gli ospiti in cantina.

Questa la molteplicità proposta da Tenuta Stella:

Classici: Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Pinot Nero, Sdencina Rosso;

 Riserve: Friulano Riserva, Ribolla Gialla Riserva, Merlot Riserva;

 Bolle: Ribolla Gialla Pas Dosé, Tanni Pas Dosé.

Ed è adesso il momento migliore per una visita in loco con una piacevole degustazione: in autunno il Collio è magia: foliage, colori caldi, profumi intensi e vini che raccontano la stagione

Tenuta Stella invita a vivere tutto questo. Una gran bella esperienza!

Tenuta Stella
Via Sdencina, 1 Dolegna del Collio GO – Italy
tel. +39 3387875175/+39 3358486016)
www.tenutastellacollio.it

 


Bagni di Notte Girogustando – Fish Edition alle Piscine Termali Theia di Chianciano Terme

La grande cucina toscana incontra il benessere termale nella cornice dei Bagni di Notte, La storica rassegna enogastronomica Girogustando, appuntamento che da oltre vent’anni unisce ristoratori, territori e culture del gusto, fa tappa a Chianciano Terme per una serata d’eccezione alle Piscine Termali Theia, con la “Fish Edition” in programma sabato 15 novembre 2025, all’interno della suggestiva cornice dei Bagni di Notte.

Una serata tutta toscana, quest’anno, dove protagonista sarà  Eleonora Della Lena, titolare del ristorante L’Ambientino del Pescatore di Marina di Grosseto.

Originaria proprio di Chianciano Terme, Eleonora torna nella sua città natale per realizzare  un menu  in collaborazione con Roberta Giommoni e Barbara Rubani alle Piscine Termali Theia. Un ritorno alle origini che rende l’appuntamento ancora più simbolico: il mare della Maremma incontra le acque termali di Chianciano, in un dialogo di sapori, emozioni e memorie condivise.

Girogustando, promosso da Confesercenti Siena con il progetto Vetrina Toscana, è ormai una tradizione della cultura gastronomica toscana. La formula delle cene “a quattro mani” celebra la qualità dei prodotti locali e la creatività dei ristoratori, creando occasioni uniche di incontro e di scoperta.

La scelta delle Piscine Termali  per il secondo anno consecutivo come palcoscenico di questa edizione non è casuale: Bagni di Notte è uno dei format più amati e iconici del centro termale, capace di unire il fascino delle acque calde illuminate dalle stelle a un’atmosfera rilassata e coinvolgente. In questo contesto, la cena diventa un’esperienza multisensoriale dove il benessere termale si fonde con la creatività gastronomica, trasformando l’appuntamento in un viaggio tra sapori, profumi e suggestioni.

Il menu proporrà piatti ispirati al mare e alla tradizione toscana, come i pici al sugo di pesce sfilettato con pomodorini confit, il filetto di orata in salsa di agrumi con ratatouille di verdure al forno e una mousse al mascarpone e cantucci come dolce finale. I piatti saranno accompagnati da vini selezionati AIS Siena, in un perfetto abbinamento con la cucina mediterranea della serata.

Partecipare a questa edizione di Girogustando significa vivere un’esperienza completa di gusto e benessere, riscoprendo il piacere della convivialità in uno dei luoghi simbolo di Chianciano Terme.

Le prenotazioni sono ancora aperte sul sito www.piscinetermalitheia.it : Bagni di Notte Speciale Girogustando Fish Edition – cena servita, posti limitati

 TERME DI CHIANCIANO

Le Terme di Chianciano sono conosciute in tutta Italia grazie ai benefici delle loro acque termali; attualmente i loro servizi si possono suddividere tra quelli proposti dall’ Institute for Health Terme di Chianciano, e quelli di benessere e relax, come le Piscine Termali Theia e la SPA Terme Sensoriali.

Grandi spazi immersi nel verde come quelli del Parco Acqua Santa, con le sue sale moderne e storiche e il suo bistrot completano l’offerta per un nuovo concetto di salute e benessere, che consente di rilassarsi e concedersi del tempo per sé.

Terme di Chianciano “Institute for Health” è una vera e propria clinica della salute termale, ed offre un’ampia gamma di programmi personalizzati per la prevenzione, la diagnosi, e la riabilitazione per molteplici patologie o stati di malessere psicofisico.

I programmi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione proposti dall’Institute for Health prevedono l’integrazione delle Acque termali di Chianciano all’interno di innovativi percorsi clinici, diagnostici e riabilitativi, al fine di amplificarne l’efficacia in maniera naturale: i programmi prevedono inoltre piani alimentari personalizzati, elementi di diagnostica genetica e metabolica all’avanguardia, protocolli di esercizio fisico personalizzato, oltre a sessioni di terapie complementari e medicina naturale.

L’equilibrio tra gli elementi che costituiscono la base dell’approccio alla salute di Terme di Chianciano Institute for Health concorre al raggiungimento dei corretti stili di vita e di migliori livelli di salute, equilibrio e benessere psicofisico della persona.

Terme di Chianciano è parte del gruppo Terme & Spa Italia che, fondato a Roma nel 2021, riunisce alcuni dei più importanti siti termali e spa del territorio nazionale grazie all’esperienza sviluppata con l’acquisizione del complesso di Terme di Saturnia – icona nel mondo dell’ospitalità e del benessere immersa nella maremma toscana. Il gruppo Terme & Spa Italia _di cui fanno parte Terme di Saturnia Natural Destination, Monticello The Entertainment SPA e De Montel - Terme Milano_ ha l’obiettivo di soddisfare la crescente domanda di salute e benessere del territorio nazionale grazie allo sviluppo di servizi, protocolli ed esperienze di benessere innovativi che completano le attività tradizionali del settore.

Parco Acqua Santa di Terme di Chianciano
Viale Roma, 103, 53042 Chianciano Terme SI
Apre alle ore 10 Tel. 0578 68501
www.termedichianciano.it
prenotazione@termedichianciano.it


A Bologna, fine settimana in nome dei Vignaioli Indipendenti FIVI… Offre BolognaFiere!

Dal 15 al 17 novembre p.v. BolognaFiere ospita la quattordicesima edizione del “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI” dedicato ad appassionati e operatori del settore, vede la partecipazione di circa 1000 vignaioli provenienti da tutte le regioni italiane (994 per la precisione…) oltre a 3 delegazioni di vignaioli europei in rappresentanza delle associazioni nazionali appartenenti a CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants e anche a 28 olivicoltori indipendenti soci FIOI. L'evento offre degustazioni, masterclass e incontri dedicati al vino artigianale di qualità. In concomitanza, sabato 15 novembre, oltre 50 locali di Bologna e provincia resteranno con le cucine aperte fino a mezzanotte: è la "Notte bianca della ristorazione" evento promosso da Confcommercio Ascom Bologna proprio in occasione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (FIVI. Molti dei locali aderenti all'iniziativa, sono affiliati all'Associazione Mescitori Organizzati (AMO) che nelle serate, già da venerdì 14, poi sabato 15 e domenica 16, nell’occasione propongono eventi speciali con Buccia, Camera a Sud, Caffè Pathé, Cantinella, La Fastuchera, Noi Quelli di Cantina Bentivoglio, Tricheco Vineria e Via con me, alla presenza dei vignaioli FIVI.

Per ospitare espositori e pubblico, BolognaFiere mette a disposizione una superficie di quasi 40.000 metri quadrati, distribuiti su 4 padiglioni: ai vignaioli saranno riservati il 29 dove è allestita un'area interamente dedicata alla gastronomia con proposte della tradizione di diverse regioni italiane e il 30, mentre il 26 e il 28 saranno dedicati al food e ai servizi al pubblico (dove si trova il ristorante di Vecchia Malga con menu alla carta). Nella galleria centrale si trovano il caffè di Espresso Bolognese e i gelati artigianali di Gelateria Gianni, inoltre trovano spazio i partner e gli sponsor del Mercato dei Vini e l’immancabile stand istituzionale FIVI, con le t-shirt e altri gadget firmati ‘Vignaioli Indipendenti’ e subito lì fuori, anche 14 food truck e un'ampia zona con panche e tavoli. Anche quest’anno il programma del Mercato dei Vini sarà arricchito da 4 Masterclass targate FIVI.
Il filo conduttore di quest’anno è “Vino, vigne, Vignaioli: una storia di famiglia”.


(il manifesto ufficiale è stato realizzato dall'illustratrice bolognese Sarah Mazzetti)

 

Il costo di ogni singola Masterclass è di 25 euro. Attenzione: il biglietto non è rimborsabile e non sostituisce il biglietto di ingresso del Mercato dei Vini.

In occasione del Mercato dei Vini saranno, inoltre, annunciati i vincitori del Premio Leonildo Pieropan 2025, dedicato alla memoria di uno dei pionieri di FIVI, e del Premio Vignaiolo come noi, che negli ultimi due anni è stato assegnato al cantante e musicista Stefano Belisari in arte Elio, e al capitano della Virtus Pallacanestro Bologna, Marco Belinelli.

Le Masterclass sono realizzate in collaborazione con ALMA, il più autorevole centro per l’alta formazione in Cucina e nell’Ospitalità italiana a livello internazionale.

Si ringraziano per la collaborazione FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti e PAU – Panificatori Agricoli Urbani. Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti è un evento FIVI  organizzato da BolognaFiere, con il patrocinio del Comune di Bologna e di Confcommercio Ascom Bologna. Media Partner: QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

…e tutto questo sarà replicato anche nei prossimi 3 anni! (accordo già sottoscritto ufficialmente dalle parti)

 

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BolognaFiere S.p.A.
Viale della Fiera, 20
40127 Bologna Italy
www.bolognafiere.it

 


Una serata così non si faceva da mai. Ma poi da “Veneto Artist” a Castione si andò e allora, tutto si gustò…

In provincia di Treviso, subito fuori porta, in mezzo tra Castelfranco Veneto e Bassano del Grappa, si trova Castione (frazione di Lòria) dal passato antico, era tappa dei sentieri degli Ezzelini. Oggi è paese custode di storia e antiche tradizioni, riconosciuto per l'economia agricola e per l'arte del giardinaggio.
Ma lì c’è anche Enrico Calderaro ed il suo team, con Alberto (DL) “frontman” del Veneto Artist (via Villa, 37) locale dedicato al gusto, alla convivialità e alla passione per la buona cucina fatta di sapori genuini, ingredienti selezionati, il tutto in un’atmosfera accogliente proprio per offrire un'esperienza autentica.

Enrico, giovane sì, ma che sa il fatto suo: dopo la laurea in gestione dell’ospitalità, si è svezzato a Londra (all’hotel The Ritz) poi si è trasferito in Spagna a lavorare per l’arci noto Albert Adrià (fratello di Ferran, quello del famoso El Bulli…) dopodiché, grande trasferta in Nuova Zelanda, dov’è stato a capo di un piccolo ristorante raffinato, poi esperienze à go go: Hong Kong, Copenaghen, Los Angeles, 6 mesi in Messico e, già che c’era, stage in Perù (al Mayta, uno tra i 50 migliori ristoranti del mondo!) senza farsi mancare un buon tirocinio in Giappone presso il ristorante Zeniya Kanazawa (2 stelle Michelin) e, per finire l’”excursus”, c’è anche l'hotel Kulm di St. Moritz, nella vicina confederazione elvetica (CH).

Tornato alle sue radici (a Castione di Lòria) oggi Enrico si esprime e realizza al Veneto Artist, per la gioia delle papille gustative di chi riesce ad assaporare i frutti di quanto ha appreso in giro per il mondo. Dunque, da non perdere – la prima domenica di ogni mese – via di Gran bollito misto (tanta roba!): musetto/cotechino, lingua, punta di petto, testina di vitello e altri tagli (in base a quanto fornisce la macelleria). In abbinamento: Pearà veronese (pane raffermo grattugiato, unito a midollo di bue, tutto in brodo di manzo e gallina, “abbondante” pepe nero macinato, olio EVO e sale) oltre ai classici, salsa verde, giardiniera della casa e cren. Se questo piatto “stuzzica”, allora, non bisogna mancare agli altri “gustosissimi” appuntamenti: – tutti i martedì serapasta e fagioli, trippe in rosso e polenta (con acqua, calice di vino e caffè… 25 euro!)…. Comunque la scelta è ben variegata: trota marinata alla barbabietola, mela verde, insalatina e cipolla agro; crema di Sbrise (salsa preparata con funghi porcini o  pleurotus usata come condimento per pasta, risotti o sul pane e/o crostini) cardoncelli scottati, sopressa e polenta; e ancora funghi ma con polenta e cuore di manzo, gamberi in saor e anche cappelletti all’anatra, tagliatelle cacao e lepre, linguine alle vongole e mezze maniche con capesante e radicchio, gnocco zucca e morlacco (formaggio a pasta molle leggermente occhiata, una volta detto “Formajo dei Puareti”); baccalà mantecato, paté di fegatini, tartare di manzo, crocchetta di san Daniele, maltagliati di cavallo, bigolo in salsa, tortelli all’anatra, con pomodorini e burrata; seppia nostrana con zucchine croccanti, datterini, aceto, sambuco, basilico, finocchietto, menta e sesamo… Tutte preparazioni eseguite da mani giovani, ma già molto esperte, tutte ricette con ingredienti di stagione a chilometri zero, tutte ottime e genuine. Al Veneto Artist, con Enrico e Alberto, bisogna provarle tutte… per credere (!) anche cucinarsi direttamente, sulla griglia in ghisa posta sul proprio tavolo (con tanto di cappa aspirante per i fumi) la pietanza che si preferisce!

Poi, perché il companatico sia tale, si può accompagnarlo con i prodotti panificati di Marco de “El buongustaio” (via Maestro Ceccon, 2 Loreggia PD www.elbuongustaio.it) che di esperienza nel settore ne ha di certo:  Marco, dopo il diploma da novello cuoco, ha viaggiato per ben 8 anni, il tempo necessario per metabolizzare l’idea di specializzarsi nel mondo dei panificati e, dopo aver acquisito il relativo master, ha aperto un panificio artigianale che rispecchia la sua visione della cucina e della qualità.

Dopo il pane, tra i pregevoli prodotti che si usano da Veneto Artist, non potevano mancare quelli dell’Oleificio Andreassi, azienda a trazione familiare di tradizione abruzzese molto apprezzato sul mercato nazionale e internazionale (l’olio in questione trova spazio anche sulla regale tavola di S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco). Alla guida dell’Azienda c’è Matteo, da due generazioni frantoiano e pure mastro oleario (l’equivalente dell’enologo delle cantine vinicole). Con lui anche le due figlie, Maria Rita e Mariangela.  Oltre all’EVO l'olio extravergine di oliva ottenuto mediante un sistema di lavorazione a freddo (secondo tradizione) con olive selezionate, Leccino, Gentile, Frantoio e Muraiolo, raccolte a mano, all’Oleificio Andreassi si producono anche oli aromatizzati al peperoncino, all’aglio, al basilico, al tartufo e tanto altro. Si realizzano anche saponi, stick labbra, crema viso e corpo, tutti prodotti in collaborazione con un’industria farmaceutica. (Piazzetta S. Matteo 6 Poggiofiorito Chieti www. olioandreassi.it).

Ma con tutto questo ben di dio, cosa si beve al Veneto Artist? L’offerta è ampia e variegata e non si limita ai soli pregevoli bianchi di zona frutto della “Glera”, ma si stappano anche bottiglie di Lambrusco Mantovano della Cantina di Fondo Bozzole, azienda agricola a Poggio Rusco (via Bozzole, 12 MN www.fondobozzole.it) vino biologico (prodotto dal 2013 con grande attenzione all'ambiente): il Cocai, Lambrusco rosé, ottenuto dalla prima spremitura in pressa soffice della varietà Salamino (“pressa soffice” così dalle bucce si estrae poco colore…). “Al Cocài” (in mantovano) si presenta rosato abbastanza carico e brillante, con una bolla fine e persistente, sprigiona toni di frutta rossa che accompagnano la freschezza di beva; ottimo per aperitivi, con piatti freschi, estivi, insalatone, risi freddi o insalate di farro, pesce ai ferri, fritti misti o per fare un’ottima sangria. Poi c’è l’Incantabiss, ottenuto da uve Ruberti allevate a “Guyot” (varietà autoctona Mantovana): rosso rubino con riflessi purpurei, spuma vivace e non evanescente; al naso, profumi minerali e di frutta rossa leggermente macerata, in particolare fragola, intenso e fine in bocca, uno dei Lambrusco più apprezzati per morbidezza e fragranze tipiche come la ciliegia.  Alberto - in veste di sommelier del Veneto Artist - poi suggerisce anche i vini DOC dei Colli Euganei che si producono (con l’olio extra vergine di oliva) all’Azienda agricola Il Pianzio (Via Pianzio, 66 Galzignano Terme PD www.ilpianzio.it). Tra gli altri, ottimo il loro Moscato ottenuto dopo lunghi affinamenti, dai sentori freschi e agrumati che lasciano spazio a note morbide e balsamiche importanti; colore giallo paglierino tenue e brillante, non lascia trasparire la complessità che riserva all’olfatto, è vino intenso, fine ed elegante, si abbina a vellutate e risotti di zucca o con gli asparagi bianchi della zona, adatto per carni bianche e pesce crudo (da provare con il sushi, magari con nighiri e sashimi di branzino o salmone).

In tema di vini, sicuramente anche i ragazzi del Veneto Artist, si sono affidati a lei – gent.ma Monica – della Poggiana F.lli srl (via Quartier Cremona, 63 Rosà VI www.poggiana.com) azienda specializzata in importazione e distribuzione vini, con particolare attenzione alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e dei vini biologici e biodinamici. La loro consulenza è necessaria per garantire al cliente (professionista del beverage) un ambiente sicuro dove operare le proprie scelte, considerando le realtà più esclusive che riescono ad esprimere al meglio la relazione tra terreno, vitigno e uomo. Poggiana F.lli srl si occupa anche di formazione attraverso corsi di degustazione per appassionati, con serate a tema per personale di sala e addetti del settore.

Altra azienda (a conduzione famigliare fondata nel 1981) con prestigiosi prodotti presenti nella cantina di Veneto Artist, è la Santa Eurosia s.r.l. (via Cima, 8 San Pietro di Barbozza Valdobbiadene TV www.santaeurosia.it) che, assecondando le potenzialità della natura, dà risultati di assoluta eccellenza: Valdobbiadene DOCG e Superiore di Cartizze, con la sua presa di spuma lunga e curata, ripaga con un prodotto unico, prorompente che dona sensazioni di forza e gioventù. Il loro Cartizze, qualcuno dice si beva anche in paradiso… Vinificato in bianco mediante pressatura
soffice, giallo paglierino, dal perlage fine e persistente, intensamente fruttato con note floreali, gusto amabile, fresco ed equilibrato. Da degustare!

A concludere questa digressione che incensa Veneto Artist (perché effettivamente lo merita!) c’è “La Bottega di Oselladore” (via Roma, 99 Rossano Veneto VI www.oselladorecaffe.it) nata per volontà dell’omonima famiglia nel 1963 a Schiavon, Vicenza. I prodotti che propone sono il frutto del lavoro di due generazioni dedite al gusto e tradizioni italiane. Con un team composto per la maggioranza da donne si creano sempre nuovi prodotti e combinazioni enogastronomiche da utilizzare a titolo di prestigiosi cadeaux, regali aziendali, ceste natalizie tutti personalizzabili anche facendosi consigliare dai vari personal food-shopper sempre a disposizione.

Per dare un tocco cosmopolita al Veneto Artist, anche  merci varie direttamente dalla Croazia – le ha portate il direttore dell’Ufficio Turismo di Buje (Turistička zajednica grada Buja 1. Svibnja 2, Buje HR www.coloursofistria.com) sig. Valter Bassanese: vino (specie bianchi “simil Collio” vista la posizione) olio, visti gli uliveti, confetture varie, visti gli alberi da frutto, poi il prosciutto, proprio speciale quello di Buje e altri prodotti gourmet, da acquolina… oltre a voucher turistici per soggiorni vacanze in riviera o sui declivi croati e istriani.

C’è anche un altro modo di concludere una bella serata allorché essersi piacevolmente rimpinzati di buon cibo e ottimi vini, dopo un caldo caffè – per chi è avvezzo al “fumo di qualità” – ci sta anche un sigaro Nostrano del Brenta, gentilmente fornito da Mr. Cristian Bertocello. È il prodotto finale dell’importante monocoltura che germoglia nelle “masiere” (terrazzamenti a secco creati per sostenere i ripidi pendii della montagna rendendoli coltivabili) della Val Brenta organizzati almeno da quattro secoli dai monaci Benedettini che usavano le foglie del tabacco a scopi officinali: la stessa foglia con cui, oggi, si fa il sigaro Nostrano del Brenta (sempre compatto mai duro) che quando si fuma - magari in buona compagnia - al pari di un importante distillato, crea un’atmosfera particolare,  mentre lo si porta alle labbra e si aspira lentamente, si gusta e poi si fa uscire il fumo denso dalla bocca: l’atteggiamento di chi se lo gode diventa rilassato e contemplativo, il momento è di vero piacere e totale appagamento, il respiro si fa profondo, lo sguardo si perde assorto in un leggero senso di compiacimento… È il Sestiere il sigaro tra i più apprezzati per complessità e note balsamiche e floreali, mentre per l'eleganza e la morbidezza, c'è il Doge e, per il profilo che ricorda gli Avana caraibici (Cohiba, Montecristo, Partagàs e Romeo y Juleta) e per la sua persistenza, c'è il Clandestino; per chi cerca qualcosa di più deciso, c'è il Benedettino che è davvero un'ottima scelta per marcare un ricordo indelebile. Insomma, il Nostrano del Brenta è senz'altro un'esperienza positiva, un modo per sottolineare l'importanza e il significato di un evento emozionante. (ovviamente se ne raccomanda un consumo consapevole NDR)

…E vista l’occasione, se avventori, clienti occasionali e habitué lo consentono - sempre al Veneto Artist di Castione di Lòria - si  parla di tutto e, approfittando della presenza sempre di Cristian Bertoncello, si possono affrontare anche discorsi che potrebbero sembrare impegnativi lì per lì, fatti in un ristorante (con il cucchiaio nella minestra e il flûte di bollicine di fronte) ma che comunque “intrigano”, perché quando si parla dei “fatti nostri” (quando si va in tasca alla gente) si desta l’attenzione, quale che sia il contesto in cui ci si trovi.
Tra i motivi che mi hanno portato a lavorare per Banca Mediolanum - è Bertoncello che parla - c’è indubbiamente la spiccata attenzione che questo gruppo rivolge al tema della sostenibilità: la sostenibilità in Mediolanum ha l'obiettivo di sviluppare un'attività solida e, appunto, sostenibile a lungo termine, ed è parte integrante dei valori e della cultura della Banca, che mira a generare valore aggiunto per tutti gli stakeholder (individui, gruppi o organizzazioni che hanno un interesse, diretto o indiretto, nel successo di un'azienda o di un progetto e che possono influenzare le sue attività; ci sono “stakeholder interni” (dipendenti e azionisti) e “esterni” (clienti, fornitori, banche e la comunità locale - NDR). Il successo di questi - continua Bertoncello - garantisce infatti la sostenibilità del business del Gruppo. Questo approccio alla gestione responsabile dell'azienda si concretizza nel modo di operare, nell'attenzione e nella centralità del cliente, nel modo in cui Mediolanum supporta i propri dipendenti, rispetta l'ambiente e contribuisce allo sviluppo della comunità in cui è inserita. Banca Mediolanum privilegia infatti l'adozione di soluzioni innovative che riducano al minimo i consumi o prevedano l'utilizzo di risorse a ridotto impatto ambientale. Questo perché dal 2021 Banca Mediolanum aderisce al Programma Global Compact dell'ONU, iniziativa delle Nazioni Unite che incoraggia le imprese di tutto il mondo a creare un quadro economico, sociale ed ambientale che possa promuovere un'economia mondiale sana e sostenibile, che garantisca a tutti l'opportunità di condividerne i benefici. A tale scopo, Mediolanum si impegna a condividere, sostenere e applicare nelle proprie sfere di influenza un insieme di dieci princìpi  relativi ai diritti umani, agli standard lavorativi, alla tutela dell’ambiente e alla lotta contro la corruzione”.
In parole semplici si concepisce il business non solo come mero risultato economico in quanto senza sensibilità e tutela dell’elemento sociale ed ambientale l’economia stessa, così come la intendiamo, rischierebbe di scomparire con l’intera umanità. Tutto questo per introdurre le motivazioni valide per affidarsi a Banca Mediolanum: per la sua solidità bancaria, l'unione di consulenza personalizzata con strumenti digitali efficienti e l'ampia gamma di prodotti e servizi come il banking online e mobile, fino a quelli più strutturati come investimenti, previdenza e assicurazioni, con l'accento su un modello che mira a unire la relazione umana del consulente ("Family Banker") con la praticità della tecnologia. Interessante, no?

Davvero notevole e molto gradevole nella sua atmosfera accogliente, il convivio da Veneto Artist, degustazioni comprese…- con gli attori della ristorazione che si ringraziano per la fattiva disponibilità dimostrata -  Mille grazie!

 

Veneto Artist Via Villa, 37
Castione di Loria TV
Telefono: 375 803 6636
Chiude alle ore 22:30
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L’inverno a Villach: non solo sci, ma anche escursionismo, tradizione e wellness. Questo e molto di più nel cuore della Carinzia

Vacanze invernali a stretto contatto con la natura, piste assolate con panorami mozzafiato e rigeneranti bagni termali in uno tra i centri benessere più rilassanti: queste alcune delle tante esperienze che attendono tutti coloro che scelgono di passare giorni di relax nella zona turistica di Villach.

Che meraviglia l’inverno, con il suo tempo lento, trascorso insieme alle persone a cui si vuole

bene. Ancora più suggestivo se si ha la neve che scricchiola sotto i piedi, con il sole in viso

e che illumina valli e montagne, l’aria che profuma di cannella e vin brûlé. Se ci aggiungiamo

il crepitio del fuoco nel camino e piscine termali fumanti... tutto è ancora più idilliaco. No,

non è un sogno: è la zona turistica di Villach.

 

 

Qui ricca l’offerta invernale: i due comprensori sciistici dell’Alpe Gerlitzen e del Dreiländereck, il Parco Naturale del Monte Dobratsch che d’inverno sembra incantato, i mercatini dell’Avvento che accendono di migliaia di luci il pittoresco centro storico della città di Villach e un centro termale moderno ma allo stesso tempo ricco di storia e tradizione. Senza dimenticare le rive dei laghi di Ossiach e di Faak addormentati nell’inverno, e tanti albergatori accoglienti e gentili.

Alpe Gerlitzen: un sogno sulla neve... con qualcosa in più!

L’Alpe Gerlitzen è un vero e proprio “pacchetto completo”: neve garantita dal 29 novembre

2025 al 6 aprile 2026 grazie a moderni impianti di innevamento, 53 km di piste, 12 km di

itinerari sciistici non battuti, 34 discese, 21 impianti di risalita e 12 km di sentieri per

escursioni invernali. Ciò che rende unica l’Alpe Gerlitzen è la sua posizione: a 1.911 metri di altitudine, si è davvero “in cima al mondo”! A pochi minuti d’auto da Villach, gli impianti portano

quasi verso il sole, aperti su un panorama a 360° che va dal Großglockner alle Alpi Giulie, fino al

Lago Wörthersee. Una pausa in una delle 15 baite e ristoranti è l’occasione perfetta per

lasciar vagare lo sguardo e gustare le specialità enogastronomiche carinziane.

Per preservare la bellezza di questo paradiso naturale, si utilizzano tecnologie all’avanguardia e veicoli di ultima generazione per preparare le piste in modo ecologico. Gli impianti di innevamento sono altamente efficienti, e tutti funzionano con il 100% di energia verde.

Altro punto a favore: la funivia Kanzelbahn apre già alle 08:15, e da Arriach-Klösterle si

parte dalle 08:30! Un’occasione per gli sciatori più incalliti che non vedono l’ora di alzarsi dal letto e di scivolare sulle piste immacolate. Anche l’arrivo è eco-friendly: durante le vacanze, la Gerlitzen Alpe è raggiungibile senza auto, gratuitamente con skibus o S-Bahn se in possesso di uno skipass valido.

Infine, da non dimenticare che l’Alpe Gerlitzen è stata premiata da Skiresort.de come "Miglior comprensorio sciistico 2025 nella categoria Extra Classe–comprensori fino a 60 km".

Il luogo perfetto per iniziare (o ricominciare!). Unica in Carinzia, l’AlpeGerlitzen vanta il sigillo di qualità “Welcome Beginners”, un riconoscimento nazionale austriaco che viene dato ai comprensori ritenuti migliori per chi inizia o riprende a sciare.

Piste larghe, scuole specializzate in tre località e una struttura ben organizzata fanno di questo comprensorio il luogo perfetto per famiglie e principianti. Molto apprezzato è il pacchetto “Imparare a sciare in 3 giorni – garantito” per adulti (a partire da 210,00 euro per persona, dai 14 anni in su). Maggiori info: visitvillach.at

Imparare a sciare in 3 giorni E dopo una giornata attiva sulle piste, non c’è niente di meglio che rilassarsi nel tepore dell’acqua calda. Con il biglietto combinato “Sci & Terme” da 2, 3 o 4 giorni, possibile unire sport e benessere. Compreso nel prezzo dello skipass c’è infatti l’accesso all’area FUN del centro termale delle KärntenTherme. Il modo migliore per chiudere la giornata in bellezza, tra spa, scivoli e tanto relax. Salvo diverse condizioni del meteo, l’apertura degli impianti è attesa per il 29 novembre 2025 (fino al 6 aprile 2026)

BENTORNATO DREILÄNDERECK!

L’inverno 2025 della zona turistica di Villach–Lago di Faak-Lago di Ossiach ha una grande novità.

Il comprensorio sciistico del Dreiländereck torna operativo! Situato al confine tra Austria, Italia e Slovenia – da cui il suo nome “monte tra tre confini” – è la meta ideale per famiglie e amanti della natura. Qui si possono trovare 15 km di piste, 7 impianti, una suggestiva vista sulle Alpi Giulie e sul

Dobratsch, un’area per principianti, pista panoramica di pattinaggio su ghiaccio e sentieri per camminate invernali. Naturalmente non manca una proposta per una pausa golosa: il ristorante panoramico in quota e laDreiländereck-Hütte, rustica e autentica, con cucina Alpe-Adria.

Da provare qui: ciaspolate, scialpinismo e uscite notturne con gli sci sotto le stelle.

Sicuramente adatto ai più adrenalinici la novità dell’inverno 2025/26, ovvero i

voli tandem invernali con professionisti di Fly South Side e Adventure Wings (Info: flysouthside-paragliding.com | adventure-wings.com).

Da ricordare che prenotando una vacanza nell’area Faaker See o Arnoldstein, i bambini fino a 15 anni ricevono lo skipass gratis per il Dreiländereck, se accompagnati da un adulto e con Erlebnis CARD (valido dal 7 gennaio 2026 fino a fine stagione).

RELAX AL THERMENRESORT WARMBAD-VILLACH

Ricaricare le energie dove l’acqua termale sgorga da secoli. Al ThermenResort Warmbad-Villach, la sorgente è viva e benefica: allevia dolori e infiammazioni dell’apparato muscolare. Oltre all’acqua termale, qui si trovano hotel di alto livello, un centro cure e terapie, una spa con centro estetico e ristorazione di altissimo livello e qualità. Senza dimenticare l’esterno, dove il parco naturale Warmbad-Villach è perfetto per passeggiate tra boschi e radure storiche.

ARIA PURA A BAD BLEIBERG

Nel villaggio di cura alpino Bad Bleiberg, a 920 metri di quota, l'aria salubre e l’ambiente naturale si combinano con cure mirate per la salute. Tra i servizi offerti si trovano le grotte terapeutiche (Heilstollen) - dove la temperatura costante di C e umidità quasi al 100% sono ideali per le vie respiratorie – e le crio-camere a - 110 °C che stimolano la circolazione e rafforzano il sistema immunitario. Per una pausa rigenerante, imperdibile pernottare all’Hotel Vivea, BLEIB BERG Mayr Retreat o in uno dei tanti albergatori ospitali.

MAGIA D’INVERNO NEL PARCO NATURALE DEL MONTE DOBRATSCH

Visitare il Parco Naturale del Monte Dobratsch è come entrare in un mondo incantato. Tra

alberi innevati e scorci mozzafiato, qui si trova un’oasi di pace immersa nella natura più

incontaminata e pura. Dal 2002 – anno in cui sono stati chiusi gli impianti di risalita di quello che un tempo era un comprensorio sciistico - qui si pratica un turismo dolce e lento, a tutela dell’ambiente

montano e di tutto il suo prezioso ecosistema. Spazio dunque a camminate, ciaspolate e scialpinismo. Accanto a queste attività si trovano anche piste per slittini e sci di fondo presso il centro della Villacher Alpen Arena. Immancabile naturalmente la proposta enogastronomica con i rifugi Gipfelhaus, Rosstratt’n e Aichingerhütte. Punti di partenza per tutte le esperienze sono i parcheggi Rosstratte (fine della Alpenstraße) e Alpengarten.

VILLACHER ADVENT: UNA CITTÀ SOTTO UNA VOLTA DI LUCI

Dal 14 novembre, il profumo di vin brûlé, pan di zenzero e castagne invaderà nuovamente il pittoresco centro storico di Villach. Questo perché verrà inaugurato il tanto amato mercatino natalizio del Villacher Advent.Come in una perfetta cartolina invernale, incorniciata da montagne innevate e specchi d’acqua ghiacciati, Villach incanta i sensi: lo sguardo si perde tra le luci che adornano la città, il palato si delizia con specialità tipiche, l’olfatto è stuzzicato dai dolci tradizionali e dalle spezie natalizie, mentre l’artigianato locale offre tantissime idee per regali autentici e originali. Ogni giorno il mercatino apre le sue caratteristiche casette in legno, adornate da luci e decorazioni, con il classico presepe a grandezza naturale, creando così un’atmosfera gioiosa e accogliente per grandi e piccoli. Per informazioni: www.villacheradvent.at

TANTA MAGIA IN PIÙ CON LA ERLEBNIS CARD

La Erlebnis CARD invernale (14 novembre2025–6 aprile 2026) è gratuita per gli ospiti delle strutture convenzionate e offre:

Ingresso gratuito alla KärntenTherme (2h–1 volta per soggiorno);

Escursioni guidate, eventi culturali, pattinaggio, boulder;

Uso gratuito di skibus, S-Bahn, bus del Parco Naturale;

Sconti e vantaggi presso molti partner.

Info: www.visitvillach.at

WINTER KÄRNTEN CARD

Con la Winter Kärnten Card (3 novembre 2025–3aprile 2026) siha accesso a un mondo di vantaggi:

Salita/discesa in funivia (senza attrezzatura sportiva) sulla Gerlitzen o il Dreiländereck;

Sci alpinismo con biglietto dedicato;

Fino a 3 ingressi gratuiti alla Villacher Alpen Arena (sci di fondo);

Visita al museo minerario Terra Mystica & Montana;

Gita in bus al magico Parco Naturale Dobratsche tanto altro.

La Winter Kärnten Card è a pagamento acquistabile per tre giorni nel periodo dell’avvento oppure per una o due settimane. Un modo imperdibile per vivere l’inverno in tutte le sue sfumature!

Info: www.kaerntencard.at
Attenzione: programmi e iniziative potrebbero essere soggette a modifiche.

Per informazioni:

www.visitvillach.at/it

Come arrivare:

In treno: ogni giorno collegamenti diretti con le maggiori città italiane (es. Milano, Venezia,

Udine, Bologna, Firenze, Roma). Per dettagli e approfondimenti: www.dbitalia.it e www.obbitalia.com o www.oebb-italia.com

In auto: per pianificare il viaggio consigliamo di utilizzare il cerca percorsi sul sito ufficiale

della regione di Villach www.visitvillach.at

 


Informazioni turistiche (in italiano):
Region Villach Tourismus
GmbH Peraustraße 32
9500 Villach, Österreich


Fra i monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, Paluzza e Sutrio a misura di famiglia (e camminatori curiosi) grazie ai percorsi narrativi che uniscono fiabe, natura e movimento all’aria aperta

Per andare alla loro scoperta una mappa, il kit gioco “Il Bosco nel Borgo” e una web app.

Camminare giocando, facendosi incuriosire da antiche tradizioni, andando alla scoperta di luoghi e storie: l’invito viene da Paluzza e Sutrio, due piccoli ed incantevoli borghi carnici della Valle del But (in Friuli Venezia Giulia) che hanno ideato inconsueti “percorsi narrativi” che uniscono fiabe, natura e movimento lento all’aria aperta tra borghi e boschi. Percorsi che si possono fare tutto l’anno, ma che l’autunno con la sua esplosione di caldi colori riveste di una particolare magia.

Storie che camminano

I sei anelli escursionistici di Paluzza e Sutrio, già esistenti e segnalati, sono stati arricchiti da un lavoro di caratterizzazione narrativa che li trasforma in esperienze di racconto e scoperta. Ogni sentiero ora ha un proprio filo conduttore: dalla Strada delle macchine idrauliche che attraversa Paluzza, tocca la Segheria di Toni (antica segheria veneziana di Casteons) e la storica Farie di Checo di Cercivento, fino al Percorso degli Sbilfs di Sutrio, che conduce tra aziende agricole, ruscelli e borghi operosi, dove gli gnomi del folklore locale si aggirano curiosi tra i prati e gli orti.

Gli anelli, progettati per famiglie e camminatori non esperti, sono pensati come esperienze lente e accessibili, che uniscono il piacere del movimento alla scoperta culturale. Offrono a genitori, bambini e visitatori la possibilità di vivere la montagna in modo semplice ma profondo, senza bisogno di preparazione tecnica o attrezzatura, favorendo la curiosità e l’ascolto. Non sono soltanto passeggiate: sono storie da percorrere, ognuna animata da un personaggio dell’immaginario carnico e da gesti e suoni che i partecipanti imparano a ripetere lungo il cammino. Le storie del gioco non sono solo di accompagnamento, ma diventano un incoraggiamento durante il percorso e una forma di esperienza aumentata: per i bambini, che trovano nella narrazione uno stimolo al coraggio e alla curiosità, e per gli adulti, che riscoprono il piacere di lasciarsi guidare dall’immaginazione e dal racconto condiviso.

Questi percorsi favoriscono la condivisione, permettendo alle famiglie di crescere insieme nell’amore per i borghi, per la loro storia e per la natura che li circonda. L’anello di Paluzza Zardin dai Siors – Il percorso del buio che non c’è più, ad esempio, invita a superare le proprie paure seguendo il Salvan, spirito del bosco, proseguendo idealmente il filo narrativo che lega ogni anello: esperienze diverse ma unite dal desiderio di esplorare, crescere e condividere. Allo stesso modo, il Percorso delle sorelle in volo accompagna i visitatori attraverso i boschi colpiti dalla tempesta Vaia e le Maine di Sutrio, dove la natura racconta la forza della rinascita e il legame profondo tra fiaba e realtà, preparando il terreno per l’esperienza di gioco che segue.


La mappa e la web app, due strumenti complementari

Per esplorare il territorio ed incamminarsi lungo questi percorsi, sono stati messi a punto una mappa, un kit gioco (che si possono ritirare gratuitamente presso l’Ufficio Turistico Paluzza o la Pro Loco Sutrio) ed è stata aggiornata la web app. Il tutto rientra nell’ambito del progetto di rigenerazione culturale e sociale “Il Bosco nel Borgo – Il Borgo nel Bosco” promosso dai Comuni di Paluzza e di Sutrio, che racconta il valore intrinseco del legno ed è finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU.

La mappa illustrata “Il Bosco nel Borgo – Il Borgo nel Bosco” è un invito a muoversi tra Paluzza e Sutrio in autonomia: può essere utilizzata da chi desidera passeggiare scoprendo i sei anelli, i punti di interesse naturalistico, storico e culturale, oltre a curiosità e suggerimenti per le soste panoramiche. È un primo strumento di orientamento e di ispirazione per chi vuole conoscere i borghi e la loro storia.

La mappa e la web app lavorano in sinergia per accompagnare il visitatore lungo il percorso. Mentre la mappa restituisce una visione d’insieme del territorio e indica i punti di partenza dei sei anelli, l’app – sviluppata da Hibou (www.hiboucoop.org) con i contenuti sui percorsi curati da Creaa (www.creaa.it) – arricchisce l’esperienza con approfondimenti digitali per ogni tappa: curiosità storiche, descrizioni dei luoghi, elementi interattivi e aggiornamenti sugli eventi locali. Il passaggio dalla mappa all’app è fluido e naturale: la prima orienta il cammino, la seconda lo amplia, permettendo di scoprire dettagli e racconti che rendono il percorso più vivo e coinvolgente. L’app arricchisce così l’esperienza sul campo, rendendo il racconto vivo e multimediale, senza sostituirsi alla dimensione fisica e sensoriale del cammino.

Il kit gioco “Il Bosco nel Borgo”

Il kit gioco “Il Bosco nel Borgo” integra la mappa e la arricchisce con una dimensione narrativa e interattiva. Il kit comprende le schede delle storie, una per ciascun anello, e le carte personaggio con le figure del folklore carnico – come l’Agana, il Salvan, la Strie o Silverio – che animano i percorsi. Ogni tappa diventa una piccola scena teatrale dove i bambini impersonano i personaggi e gli adulti leggono, narrano e interpretano. È un’esperienza ideale per le famiglie che vogliono scoprire i borghi con i propri figli ma anche per chi cerca un’attività rilassante e immersiva, capace di unire movimento, natura e cultura.
I percorsi sono tutti facilmente accessibili, con durate comprese tra una e tre ore e difficoltà bassa.


www.comune.paluzza.ud.it


A novembre tornano ad aprirsi gli “appassimenti di Serrapetrona”. Appassimenti & cocktail: due domeniche che trasformano il gusto in esperienza!

Appassimenti & cocktail è la celebrazione di un vino che racconta un territorio e incarna rituali di convivialità e condivisione che si celebra domenica 9 e domenica 16 novembre a Serrapetrona (MC) che torna a raccontare la sua Vernaccia Nera attraverso due giornate di festa - con “Appassimenti Aperti” - nelle quali segreti e profumi delle cantine si schiudono ai tanti visitatori che ogni anno accorrono per vivere, nella spettacolare cornice del borgo avvolto dal suggestivo abbraccio dei foliage, un’esperienza quasi mistica!

 

Si tratta di un accesso raro al cuore della Vernaccia Nera, vitigno coltivato su superfici limitatissime e intimamente legato a Serrapetrona. Qui nascono due vini identitari: la Vernaccia di Serrapetrona DOCG, riconoscibile per profumi di frutti rossi maturi e spezie esotiche, quali sono pepe e cannella, ed il Serrapetrona DOC, espressione ferma e più antica di questo territorio. Nel borgo medievale sarà possibile assaggiare il vino direttamente dai produttori, visitare le cantine, incontrare chi lavora l’uva: in una significazione accezione, “scoprire la filiera”. Gli appassimenti resteranno – “ça va sans dire” – “aperti” e visitabili dalle 10:00 alle 19:00 per permettere agli appassionati d’inebriarsi dei dolci profumi che raccontano tutto il valore di un vino che è icona di un territorio. Dalle 14:00 è previsto un servizio navetta gratuito per raggiungere le diverse aziende.

 

Accanto al misticismo che sa regalare una visita agli appassimenti, il Grand Tour delle Marche introduce “Vernacciology”, un corner dedicato ad una “visione laterale” che trasformerà la Vernaccia di Serrapetrona DOCG in wine cocktail. Miscelazioni essenziali che rispettano il carattere del vino e ne esaltano freschezza, nota speziata e profondità cromatica, con botaniche e garnish ispirati al territorio: un sapore tradizionale che incontra traiettorie contemporanee!

Appassimenti Aperti” diventa così doppio sguardo: la nascita del vino, vista da dentro, e la sua evoluzione contemporanea. L’evento, organizzato dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) in collaborazione con Comune e Pro Loco di Serrapetrona, è tappa ufficiale del Grand Tour delle Marche promosso da Tipicità e ANCI Marche. Tutte le informazioni su programma, cantine, degustazioni e navetta sono disponibili su www.tipicita.it

 

Dove, Come, Quando 

Gli orari:
Le degustazioni in piazza e le visite in cantina saranno possibili dalle ore 10 alle ore 19, senza prenotazione

Raggiungere le cantine:
Le navette per gli appassimenti partiranno dalle ore 14 in via A. Moro. Il servizio è gratuito

Le degustazioni:
Sia in piazza che nelle varie cantine è possibile acquistare il kit con calice, tasca porta bicchiere e buono per le degustazioni

I camperisti:
Serrapetrona è un piccolo borgo. Fermatevi nel parcheggio di via Serrone

 


Treviso l'Altra, il Percorso di Borghi d'Europa per gli spiriti inquieti e liberi! A Refrontolo, l'Osteria Maresciallo

 

Correva l’anno del Signore 1976 e l’Arci-Uisp del Veneto pubblicava un libro destinato a ravvivare il dibattito civile e culturale del territorio: “Treviso l’Altra”.

I testi di Giorgio Dalla Barba e le fotografie di Antonio De Marco si accompagnavano agli interventi di Andrea Zanzotto, Franco Batacchi, Giangiacomo Cappellaro, Roberto Paronetto, per raccontare una Treviso ‘diversa’, ‘altra‘, per l’appunto.

Un esperimento: il libro visto come veicolo di cultura socializzante e quindi sottratto ai consueti circuiti di élite, per essere consegnato alla gente, come strumento di lavoro per una approfondita ricerca sulla realtà della Marca.
Testi ed immagini non indugiavano quindi nella sterile esaltazione degli aspetti paesisticamente più noti: cercano invece di scavare sotto la superficie dell’apparente per mettere a fuoco i problemi, le contraddizioni di un ambiente che – al contrario di quanto avviene nelle solite rievocazioni trionfalistiche, ove impera la ‘cartolina’- ha per protagonista l’uomo.

Così il libro diede origine a una fitta rete di incontri: basti ricordare quello di Oderzo, al Circolo dei Quattro Cantoni di Gina Roma, proprio la sera in cui si verificò il terremoto in Friuli (6 maggio). Ebbene, la rilettura dello straordinario intervento di Andrea Zanzotto (“Conoscere il passato e il presente per meglio preparare il futuro“) ha convinto i giornalisti e i comunicatori di Borghi d’Europa, a riproporre un itinerario di conoscenza su ‘quei’ temi, visti oggi.

 

Rinasce così il Percorso Treviso l’Altra:

“Conoscere il passato e il presente per meglio preparare il futuro

Ripubblicazione dell’intervento di Andrea Zanzotto

La Vera Geografia: 

Oderzo, Punto perso nell’universo

C’era una volta il Montello

La città del Giorgione e…

Treviso e le Rotte del Cagnan

Rifugi Urbani: il dio ombra

Ad una rocca

Il Piave e i suoi miti

La storia di Nonno Agostin

Così, ritrovare l’umano nelle sue radici, salvare le peculiarità delle piccole patrie regionali e locali, indagarne il passato, la “memoria” in relazione con la struttura ambientale lungo il decorso storico, servirà a conoscerne meglio i problemi dell’oggi per affrontarli con maggiore energia e chiarezza di idee…Conoscere il vero volto della madre terra, o della propria piccola terra, nel quale restano impressi i segni del lavoro, tanto spesso sanguinoso, delle moltitudini oppresse nel passato, e che insieme conserva l’autorità di una armonia creata dalla natura e anche dall’uomo, è di estrema importanza, perché costituisce una ben solida base per dar fiducia a una scommessa positiva sul futuro ” (Andrea Zanzotto)

Chissà quante volte ci siamo fermati sulla Crevada alla Osteria il Maresciallo, sempre a bordo della solita scassatissima Topolino, ai tempi dello studentato, impegnati come eravamo a cambiare il mondo…. O, forse, cercavamo una dimensione diversa, più a misura d’uomo. Erano gli anni delle
letture importanti (la Bibbia di quel periodo era Marcuse): l’osteria ci sembrava il tempio laico ove celebrare quella diversità.

Sandro e la moglie Giada non hanno mutato di molto l’aspetto dell’Osteria.

Il rito dell’ombra, del calice di vino, sorbito con gli amici prima di cena, ogni giorno dell’anno, acquista il valore di una celebrazione della propria autonomia. Puntualmente tra le diciotto e trenta e le ventuno – con minore numero di adepti anche tra le dodici e le tredici le osterie si affollano di operai, di artigiani, di contadini, di intellettuali iniziati, e le discussioni fioriscono, mentre in giro si susseguono le mescite”. Perchè l’Osteria è proprio questo, il luogo della comunicazione, il foro del tribuno del popolo, l’agorà dei non sottomessi alla massificazione. Qui si discute, si beve, si cerca solidarietà e consiglio, ci si sente partecipi in una microsocietà priva di gerarchie e pregna di spirito comunitario. (Ulderico Bernardi – Una Cultura in estinzione).

Se poi il vino è buono, i panini semplicemente favolosi, i taglieri di formaggi e salumi
dal sapore d’altri tempi, l’Osteria diventa il tempio laico dell’autonomia della cultura popolare.
Sia che si parli di politica o di sport, l’importante è esserci, partecipare.

Questo, oltre alle buone cose, è quel che troviamo al Maresciallo.
Nebbia in Valpadana, ombre in Osteria“. Sia ben chiaro, non le osterie rifatte, luccicanti di plastica e altre diavolerie, capaci di rifilarti tramezzini industriali e vini bolsi e dove si ripete il rito della comunicazione silente, che passa soltanto attraverso i telefonini…

Ciro Cristofoletti sintetizzava in una sestina:

Scende su faggi e roveri – la neve fina fina,
miseria per i poveri – pei ricchi cocaina:
catarro nei ricoveri – musiche a Cortina

 

 

CONTATTI
Via Lussemburgo n.42, Padova
Piazzale Martesana, Milano
email : borghideuropa@yahoo.com
redazione : info@italiadelgusto.com


Golosaria Milano verso la ventesima edizione, dal 1° al 3 novembre 2025 a Fiera Milano Rho

Sarà il Gusto della Contemporaneità il tema della 20esima edizione di Golosaria Milano in programma a Fiera Milano Rho (padiglione 1) da sabato 1 a lunedì 3 novembre 2025. La crescita della manifestazione in un arco di tempo di quattro lustri vedrà dunque una celebrazione speciale quest’anno, con oltre 400 aziendeattese, sia nello spazio Wine dove spiccano nomi di assoluto rilievo nel panorama vitivinicolo nazionale sia nel grande spazio del Food che accoglierà salumi, formaggi e dolci, fra cui i migliori panettoni proposti da ben 15 pasticcerie dalla Valtellina alla Sicilia. E poi tante specialità scovate in ogni regione d’Italia.
L’unicità di Golosaria è la scoperta di chi ha saputo innovare, partendo una intuizione, per cui quest’anno, da scoprire, saranno soprattutto i piccoli produttori che, puntando sulla tradizione, sono diventati contemporanei” - spiega il fondatore e organizzatore Paolo Massobrio.

Chicche da scoprire. Tanti i produttori di cibo fra i più curiosi che arrivano da tutta Italia: le mitiche alici di Fuscaldo (CS) si confronteranno con le ostriche italiane; dal Friuli ecco il Kombucha di Crave, antichissima bevanda fermentata riconosciuta come elisir di lunga vita e le specialità di Macino Fine Food, ottenute dagli scarti agricoli come vinacce, trebbie di birra e mele friulane. Durante la kermesse potrete trovare anche il carciofino “grosso come una moneta da 5 centesimi” di Menchi, tesoro violetto mignon delle colline marchigiane, ma anche provocazioni per i palati più curiosi come il gelato al gorgonzola di Sottozero Pennestrì. Arriva anche Serenella, la crema spalmabile dell’Acetaia Sereni, con nocciole dell’Alta Modena e aggiunta di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop. Infine, il debutto della Pasta metodo Massi e la prima volta di Fratelli Branca Distillerie. Tra le istituzioni saranno presenti la Regione Lombardia, con uno spazio dedicato all’anno olimpico, accanto alla Regione Piemonte e alla Liguria che metteranno in risalto le loro eccellenze in aree show cooking dedicate. E così gli ampi spazi di Regione Calabria con ARSAC e quelli al debutto della CCIAA del Molise. Mentre la CCIAA di Torino valorizzerà il riconoscimento “Maestri del Gusto di Torino e provincia” con tre laboratori dedicati alle loro eccellenze.

Le Guide. Già affollata l’area dedicata alle cucine di strada, alle prese con lo sviluppo del tema dedicato alla contemporaneità. Nello spazio Agorà, cuore della fiera che si estende su 17mila metri quadrati, già attesi mille ristoratori e cuochi per la presentazione della guida IlGolosario Ristoranti 2026, ma anche le migliori botteghe d’Italia recensite sul libro ammiraglio IlGolosario e i 10 Comuni d’Italia virtuosi scelti da Golosaria e Comieco nel segno del gusto e della sostenibilità. Paolo Massobrio, nel giorno di apertura, porterà sul palco anche i campioni de IlGolosario, ovvero le aziende che meglio hanno interpretato il tema di quest’anno, mentre col collega Marco Gatti si andrà alla proclamazione dei 100 vini migliori d’Italia, 24esima edizione, da assaggiare fra i produttori dell’area wine o nella grande Enoteca di Golosaria. La Lombardia sarà presente nello spazio Wine con cinque Consorzi di Tutela afferenti ad Ascovilo (Consorzio Garda Doc, Consorzio Tutela Valcalepio, Consorzio Montenetto, Consorzio Vino Doc San Colombano, Consorzio Vini Igt Terre Lariane) più lo spazio dedicato al Buttafuoco Storico, il Piemonte avrà un’enoteca dedicata alla Barbera e, nel proprio spazio farà conoscere altri vini e altri prodotti sotto il marchio Piemonte IS. Importante la presenza delle cantine calabresi, ben 15, ma anche di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Toscana. Come ogni anno, non mancheranno le quattro masterclass collettive che ospiteranno i Top Hundred 2025 per le categorie dei Rossi, dei Bianchi, degli Spumanti e i 5 vini proclamati Top dei Top.

Sponsor e Partner. A confermare l’alto profilo di Golosaria possiamo vantare le presenze di: Lauretana, l’acqua più leggera d’Europa che porterà nel proprio stand il trofeo originale del Giro d’Italia, ma anche Grana Padano che si annuncia come il formaggio delle Olimpiadi; quindi le farine di Petra di Molino Quaglia, artefici di una rivoluzione nel mondo della pizza contemporanea;  Comieco partner storico di Golosaria che quest’anno premia i 10 comuni virtuosi nella pratica del riciclo sotto l’egida de IlGusto Circolare; quindi Banco BPM che ha adottato i vini Top Hundred 2025 e AGN Energia a cui è stato affidato il premio alle 12 più belle esperienze di enoturismo in Italia. La contemporaneità si manifesterà anche nei servizi con la presenza per la prima volta a Golosaria di Cortilia, che curerà uno showcooking ispirato alla sua filosofia di filiera corta.

Per i più piccoli. Fra le novità di questa edizione, lo spazio di educazione alimentare dedicato ai bambini, con due laboratori al giorno a cura de Le Bontà di Rudy e le storie di Mamma Oca. Ma ci sarà anche uno spazio per gli appassionati di barbecue, grazie all’iniziativa di Agribrianza, che pure allestirà Golosaria il clima natalizio, mentre gli arredi di tutta la fiera, dall’area agorà degli showcooking ai winetasting, saranno a cura di Themalibero. Ad appoggiare la kermesse ci sarà la diffusione mediatica grazie ai Media partner: Il Giorno, Mi-Tomorrow, Italia a Tavola, Discoradio, Telelombardia e Rushnet.

La mostra dei vent’anni. Una mostra fotografica racconterà vent’anni di Golosaria dentro al Gusto. L’innovazione che va a braccetto con la contemporaneità trae origine da una corretta interpretazione del concetto di tradizione, da sempre punto di forza di Golosaria in vent’anni di percorso. Da quel primo appuntamento del 2006 che vide la partecipazione di Bottura, Cracco e Scabin, a segnare un momento storico: la nascita della Nuova Cucina Italiana. Nel 2007 con la prima edizione all'Hotel Melià, si scatta la fotografia di un fenomeno: la birra artigianale, che di lì a poco avrebbe cambiato il panorama nazionale. Gli anni successivi sono stati un susseguirsi di attenzioni alle nuove tendenze. Nel 2008, si accendono le luci sulle De.Co. (Denominazioni Comunali) per il valore identitario che rappresentano, mentre nel 2009 si mettono in luce le "Professioni del futuro" con la “Latteria del futuro” e la “Panetteria da ascolto”, esempi di negozi ibridi che oggi popolano le piazze. Ma si è parlato anche di contaminazione e integrazione alimentare, portando come esempio piatti esteri realizzati con materie prime italiane (dal kebab al sushi). Nel 2010 viene lanciata “L’idea del cavolo” per incentivare l’iniziativa di adottare i negozi di montagna da parte dei negozi di città. Nel 2012 è l'anno della "pizza contemporanea", e Golosaria continua a crescere cambiando location per accogliere un pubblico sempre più vasto: dal Palazzo del Ghiaccio a Superstudio Più dove viene lanciato il movimento di appassionati del barbecue. Il 2015 segna l'arrivo di Golosaria al Mi.Co. - Milano Congressi col debutto della guida Gatti Massobrio - Taccuino dei Ristoranti d'Italia che diventerà IlGolosario Ristoranti, che nel 2023 sarà affiancato al Golosario Wine Tour creando un trittico di pubblicazioni, partite con IlGolosario Prodotti che di fatto ha ispirato il nome di Golosaria. L'attenzione ai temi sociali e all'innovazione continua, dacché nel 2018 si firma il "Manifesto della bottega italiana" e nel 2019 si esplora il tema "Il cibo che ci cambia". Il 2020, segnato dalla pandemia, vede l'evento milanese svolgersi in forma digitale per lanciare un messaggio di fiducia a un mondo, quello dell’enogastronomia e della ristorazione, messo a dura prova dal lockdown e dal distanziamento obbligatorio. Dopo il ritorno in presenza, le edizioni recenti hanno esplorato temi come la "la Colleganza" (2021) e "la Distinzione" (2022). Nel 2023, la rassegna si è concentrata sul binomio "Tradizione è Innovazione", mentre il 2024 segna un nuovo passaggio, con lo spostamento nella nuova e più grande sede di Fiera Milano Rho, per celebrare "Territori, identità e futuro". Un percorso di vent'anni, dal salotto iniziale alla grande fiera, sempre all'insegna del Gusto della Contemporaneità.

Mobilità. I principali mezzi di trasporto per raggiungere la manifestazione restano la linea M1 della metropolitana (fermata Rho Fiera) e le linee del passante ferroviario (Trenord) e l’Alta Velocità (Italo). La disponibilità totale di parcheggi auto nel quartiere di Fiera Milano Rho è di oltre 10.000 posti auto.

Ventesima edizione della manifestazione che racconta il meglio dell’agroalimentare italiano,
tra produttori storici e start up innovative.
Vivete questa esperienza, a Fiera Milano Rho!

FOOD. Il mercato della manifestazione: 200 produttori di altissima qualità

CUCINE DI STRADA. Lo street food di qualità

WINE. 150 cantine selezionate dai giornalisti Paolo Massobrio e Marco Gatti

ENOTECA DI GOLOSARIA. Banco d'assaggio con oltre 100 etichette selezionate

AREE EVENTO

AGORÀ. Il palco principale della rassegna, destinato a talk, approfondimenti e premiazioni

WINE TASTING. Degustazioni guidate per approfondire il mondo del vino italiano

SHOW COOKING. I migliori prodotti della manifestazione interpretati dagli chef​​​​​​

AREA BIMBI. Lab del gusto per i più piccoli a cura Le Bontà di Rudi e Mamma Oca

 

 


GOLOSARIA 2025
Fiera Milano Rho
strada statale Sempione, 28 - Rho (MI)
Sabato 1° novembre 2025, dalle 12.00 alle 21.00 (ultimo ingresso alle 20.00)
Domenica 2 novembre 2025, dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00)
Lunedì 3 novembre 2025, dalle 10.00 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 16.00)
Info - Tel. +39 0131 261670 - biglietti e programma in aggiornamento su www.golosaria.it


A proposito di panettone... PeachMary®: ecco la novità che sfida i sapori con pesca e rosmarino

PeachMary, quando la dolcezza della pesca incontra l’audacia del rosmarino

Certe degustazioni non sono semplici assaggi: sono viaggi.E quando ho aperto la confezione verde salvia del nuovo Panettone PeachMary firmato Loison, ho capito subito che stavo per partire per una destinazione diversa, dove la tradizione del Natale incontra la leggerezza dell’estate italiana.

La prima impressione: un profumo che spiazza e seduce

Appena sollevato il coperchio rigido – un piccolo scrigno ispirato alle tavole botaniche di un tempo – un profumo intenso mi ha avvolto.
Non il classico sentore di burro e vaniglia che accompagna ogni grande panettone, ma un accordo nuovo, spiazzante e seducente: la pesca matura e solare che abbraccia la nota balsamica del rosmarino. Un incontro inedito, che sorprende per equilibrio. Il dolce non invade, l’erbaceo non domina. È una danza, più che un contrasto.

Passiamo al taglio: la poesia della lievitazione lenta

La fetta rivela una trama fitta e ariosa, di un giallo dorato luminoso, segno di una lievitazione paziente e naturale.
Le pesche semicandite, tagliate in piccoli petali ambrati, si fondono con la mollica umida e profumata; la crema alla pesca, aggiunta dopo la cottura, è una carezza vellutata.
E poi arriva il rosmarino, discreto ma inconfondibile: una lama di freschezza che pulisce il palato, stimola la salivazione e invita a un secondo boccone.

La texture: una sinfonia tattile

Soffice, elastico, quasi setoso. Il Panettone PeachMary si scioglie lentamente, rilasciando aromi che si evolvono al contatto con il calore della bocca.
Le note burrose del latte e della panna freschi, la vaniglia Bourbon del Madagascar e il sale dolce di Cervia completano la struttura gustativa, rendendola tridimensionale.
È un panettone che si “ascolta” mentre si assaggia: inizia dolce, poi vira verso il fresco, infine chiude con un’eco balsamica che rimane impressa.

Un concept che racconta coraggio e cultura      

Ci vuole audacia per mettere il rosmarino in un panettone eh? Ma Dario Loison ci ha abituati alle sfide, ve lo assicuro (avete mai provato il suo Blackhabana?) .
Con PeachMary non ha semplicemente voluto “aromatizzare” un lievitato, bensì portare l’estate dentro il Natale: la memoria di un frutteto maturo e il ricordo di un rametto aromatico appena colto nel giardino di casa.
È una provocazione gentile, un invito a uscire dai binari della consuetudine, ma senza perdere la grazia dell’equilibrio.

Un’esperienza multisensoriale

Mentre lo degustavo, ho percepito qualcosa che va oltre la dimensione dolciaria: un’idea di lusso gentile, fatta di materie prime etiche e tempo artigianale.
Le 72 ore di lavorazione, le uova da allevamento a terra, il burro e la panna freschissimi, la vaniglia presidio Slow Food: tutto parla di cura, di rispetto, di verità.
E il packaging – elegante, sobrio, botanico – è la cornice perfetta. Ogni dettaglio, dal nastro in doppio raso al logo dorato, racconta una storia di bellezza discreta.

Degustazione e abbinamenti

Il PeachMary è un panettone che si presta a diverse letture: da meditazione, da dessert, da scoperta.
L’ho trovato straordinario con un calice di Champagne Blanc de Blancs, in particolare un Ruinart o un Pierre Gimonnet, dove la mineralità e la spuma fine esaltano la freschezza del rosmarino. Per chi ama le suggestioni più calde, consiglio l’abbinamento con un Passito di Pantelleria DOC, oppure con un Recioto di Soave: la dolcezza del vino avvolge la pesca, mentre l’erbaceo del rosmarino trova equilibrio nella nota ammandorlata. E se volete osare, provatelo con un vino da meditazione come un Marsala Vergine o un Vin Santo toscano: in quel caso il PeachMary si trasforma in una piccola sinfonia di aromi, un dolce da fine pasto che diventa esperienza.

Ovviamente non è sufficiente questo mio scritto per capire di cosa stiamo parlando, ma spero che le mie osservazioni vi abbiano fatto venire la famosa acquolina in bocca. La riflessione finale è la seguente: In un mercato spesso saturo di repliche,Loison firma un panettone che osa e convince, restando fedele alla propria anima artigianale e al contempo aprendo una nuova stagione del gusto. Il PeachMary non è solo un dolce: è un messaggio. Un invito a ricordare che la tradizione non muore quando cambia, ma quando smette di emozionare.

 

Loison Pasticceri dal 1938
Strada Statale Del Pasubio 6
Costabissara – Italy
Tel: +39 0444 557844
www.loison.com

  

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Cena a 4 mani con gli Chef Marc Bernardi e Leandro Luppi, domenica 2 novembre a Selva di Val Gardena

 

 

From Lake Garda to the Dolomites: questo il filo conduttore della cena a 4 mani che si terrà domenica 2 novembre al Selva di Val Gardena. Registi saranno gli Chef Marc Bernardi del Ristorante Granbaita Gourmet e Leandro Luppi del Ristorante Vecchia Malcesine.ristorante Granbaita Gourmet di Oltre che nel Ristorante fine dining dell’hotel aperto a chi non vi alloggia, il menu ideato dai due chef sarà servito anche per gli ospiti che soggiornano in albergo, senza costo aggiuntivo se nel soggiorno è inclusa la formula mezza pensione.

 

Marc Bernardi, gardenese doc, cresciuto tra la Val Gardena e Mantova, porta in cucina l’essenza di due mondi gastronomici distanti e complementari. Da un lato le Dolomiti, con i loro sapori intensi, i formaggi, la selvaggina e le erbe di montagna; dall’altro la Pianura Padana, con il riso, i tortelli e una tradizione agricola che parla di abbondanza e convivialità. Il suo stile si fonda su una filosofia semplice: partire dal prodotto, esaltarne l’identità senza mascherarla, raccontare in ogni piatto una storia che unisca stagioni e territori. Le verdure sono la nota fresca, i colori del paesaggio agricolo; le proteine, poi, diventano il fulcro narrativo, con cotture lente e tecniche raffinate. La sua cucina è identitaria e personale, rifiuta etichette rigide e si nutre di contaminazioni e di un’idea precisa: circolarità delle materie prime, meno piatti in carta ma di una qualità altissima, frutto di scelte consapevoli. Il 90% delle verdure proviene da contadini dell’Alto Adige in un rapporto diretto con chi coltiva e raccoglie, la pasta all’uovo viene fatta in casa, le carni sono cucinate con il forno Josper a carbone, che dona cotture autentiche e sapori antichi. Il risultato è una cucina sincera, essenziale e allo stesso tempo innovativa: un equilibrio perfetto tra la solidità delle radici locali e la curiosità di chi non smette mai di guardare oltre i confini.

Eclettico, vulcanico, istrionico e determinato, Leandro Luppi è lo Chef-Patron della Vecchia Malcesine, una stella Michelin. Di origine altoatesina, ha saputo da subito interpretare e fare proprie le materie prime del territorio lacustre. Mantenendo fede al suo personale approccio creativo, non gioca con le sfumature dei sapori, ma va deciso per la sua strada, senza mediazioni. Di sicuro Leandro non è uno chef convenzionale. Non è uomo da sfumature ma da tinte forti, non è da sapori leziosi e ruffiani ma dall’impatto deciso e coerente. Di lui dice: “Sono una persona che fa lo chef. Non voglio essere identificato per quello che faccio ma per quello che sono”. E non aggiunge altro. Non ce n'è bisogno. Non ne ha bisogno.

Non lavora con la singola materia, lui lavora con tutto il territorio, nel senso più profondo ed assoluto del termine. Calandosi nell’identità del luogo e del prodotto, lo destruttura; si approccia ad esso con la mente libera ed astraendosi dal consueto utilizzo, si ritrova, con la sua visione, nella tradizione. Questa direzione permette a Leandro di confrontarsi con il cibo in un passaggio ancora successivo, che va oltre il mestiere del cuoco. Superando la trasformazione della materia si concentra più sui concetti dai quali non prescinde: il processo, la pulizia, l’essenzialità ed il sapere che diventa sapore assoluto.

Atmosfera ovattata, mise en place ricercata, servizio ineccepibile, il Granbaita Gourmet ha soli 7 tavoli per offrire la possibilità di fare un’esperienza culinaria straordinaria nel massimo del comfort. I posti sono limitati e la cena va prenotata.

 

 

Granbaita Dolomites. Lusso, stile, calda accoglienza familiare

Nato dalle idee e dai sogni della famiglia Puntscher-Perathoner, che l’aveva aperto in una posizione invidiabile nel centro di Selva di Val Gardena nel 1961 e ha deciso di rinnovarlo radicalmente negli ultimi 5anni con un’impegnativa e riuscitissima ristrutturazione di classe che ha portato alla creazione di 56 fra stanze e suites, il 5 stelle Granbaita Dolomites interpreta in modo contemporaneo l’ospitalità e lo stile altoatesini, accogliendo gli ospiti con i suoi ambienti ampi e luminosi, rifiniti con amore e cura dei dettagli. Linee eleganti di legno, vetro e pietra che rievoca le Dolomiti che si scorgono al di là delle ampie vetrate, focolari che invitano al calore familiare, tessuti caldi e naturali per un progetto firmato dall’arch. Rudolf Perathoner, che ha saputo interpretare al meglio l’idea di ospitalità dei proprietari, sintetizzando innovazione e tradizione, contemporaneità e storicità, grazie ad un attento studio delle forme e una ricercata selezione dei materiali. Il progetto è stato insignito del Premio In/Architettura GlWillis Towers Watson dall’Istituto Nazionale di Architettura. Fra i must dell'hotel il ristorante fine dining Granbaita Gourmet firmato dagli Chef Marc Bernardi(gardenese) e Sofia Parduzzi e la Savinela Spa, oltre 2000 m² di benessere alpino con piscina interna ed esterna. Uno sguardo sempre avanti senza dimenticare i valori della tradizione, la famiglia Puntscher-Perathoner da oltre 60 anni si dedica al genuino piacere dell’ospitalità. Fra le mura dell’hotel si familiarità, autenticità e un senso di benvenuto a casa. Carmen e Raphael con i figli Marco, Alexander e Anna curano personalmente ogni dettaglio per rendere la vacanza un’esperienza eccellente, convinti che anche un piccolo particolare la può trasformare in un ricordo carico di emozione

 


Hotel Granbaita Dolomites
Str. Nives 11, Selva di Val Gardena (BZ)
Dolomiti - Alto Adige – Italia
Tel. +39 0471 795210
Fax +39 0471 795 080ù
www.hotelgranbaita.com


“Taste”: dove il gusto è storia, cultura e futuro

Visito fiere legate al mondo food e turismo enogastronomico da più di trent'anni e la prima cosa che mi viene da dire, se devo fare un distinguo, è che ci sono fiere che si visitano e fiere che si vivono. “Taste” alla stazione Leopolda di Firenze, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Ogni anno, da ormai due decenni, questo evento firmato Pitti Immagine è il punto di incontro più raffinato e intelligente della gastronomia italiana. Un luogo dove il cibo non è solo prodotto, ma racconto, stile, identità.

Lo posso dire con un pizzico d’orgoglio: io c’ero sin dalla prima edizione alla Leopolda, marzo 2005, e oltretutto non solo da visitatore: con la mia rivista DEGUSTA, fummo i primi — e unici — editori food presenti con un nostro stand.

Oggi, a ripensarci, sembra quasi un aneddoto inventato. Eppure fu così.

L’atmosfera era quella di un esperimento nuovo, audace, quasi visionario: un salone del gusto che rompeva gli schemi delle fiere tradizionali, con un’impostazione curata, quasi teatrale, e un pubblico fatto di veri appassionati, buyer, chef e curiosi colti... mi innamorai immediatamente di questo format così unico, differente, qualificato!

Il format vincente

Il segreto di Taste sta nella sua coerenza: eleganza, misura, selezione. Non la solita esposizione sterminata di stand, ma un percorso ragionato tra eccellenze artigianali, storie autentiche, packaging curati, assaggi misurati e dialoghi intelligenti. È un evento che parla al cervello e al palato allo stesso tempo. Camminare tra i banchi di Taste significa entrare in contatto con il meglio della cultura gastronomica italiana: piccole produzioni, nuove tendenze, recuperi di tradizione, contaminazioni creative.
Ogni produttore espone come un vero artigiano del gusto, e ogni visitatore esce con una consapevolezza nuova: quella di aver “toccato” l’anima (con mano e con palato) del Made in Italy alimentare più autentico.

Perché vale la pena andarci

Per chi lavora nel settore, Taste è un osservatorio privilegiato. È il luogo dove scoprire prima degli altri i nuovi linguaggi del food: naming, branding, packaging, storytelling.

È dove si capisce in che direzione si muovono i consumi e come evolve il modo di comunicare il gusto. Ma anche per chi non è del mestiere, vale il viaggio: è una fiera “bella”, nel senso estetico e culturale del termine. Curata, coinvolgente, piena di energia. E poi si svolge a Firenze, una delle città più belle e visitate del mondo

Il contorno perfetto: Firenze

Visitare Taste è anche l’occasione ideale per riscoprire il capoluogo toscano con occhi diversi. Dopo una giornata tra banchi di formaggi, salumi, dolci, delicatessen, conserve e vini, basta uscire dalla Leopolda per ritrovarsi immersi in una delle città più belle del mondo. Un aperitivo in Santo Spirito, una cena nelle osterie di San Frediano o una bottiglia condivisa in una delle tante enoteche storiche: è qui che il viaggio del gusto continua. Ai Georgofili c'è un ristorante che conosco bene: si chiama L'Ora d'Aria, lo chef è Marco Stabile, se volete vivere una vera dining experience, andate a cena in questo ristorante.

Chi ha tempo poi, non rinunci a una passeggiata tra le botteghe di via Tornabuoni o al tramonto visto dal Piazzale Michelangelo. Perché Taste, in fondo, non è solo una fiera: è un’esperienza che ti insegna a guardare il cibo — e la vita — con un pizzico di meraviglia in più.

Il biglietto è sempre con te, sul tuo telefono. Scarica gratis l'app PITTISMART, accedi con la tua email e password e procedi al pagamento con carta di credito: https://taste.pittimmagine.com/it/infovisitors

 


c/o Fortezza da Basso
V.le Filippo Strozzi, 1 Firenze FI
Telefono: 055 36931
Apre alle ore 09:30
taste.pittimmagine.com

 

 

(a cura di Gianluigi Veronesi)


“Barbera d’Asti Wine Festival II ed.” quattro giorni di degustazioni con produttori, masterclass, show cooking e altro ancora...

Aperte le prenotazioni per il banco d’assaggio con la presenza delle cantine nei giorni di domenica e lunedì, per le masterclass e per lo show-cooking di sabato 8.

Quattro giorni di degustazioni, incontri e sostenibilità nel cuore del Monferrato.

Ritorna ad Asti, dal 7 al 10 novembre 2025, la seconda edizione del Barbera d’Asti Wine Festival, l’evento che celebra l’anima vinicola del Monferrato attraverso un programma ricco di esperienze dedicate ad appassionati, operatori del settore e nuove generazioni di wine lovers.

La manifestazione, promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con Go Wine e con il sostegno del Comune di Asti, si svolgerà in Piazza Alfieri e nei principali spazi del centro storico, trasformando la città nella capitale della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato.

Un evento diffuso e coinvolgente, che unisce vino, territorio e comunità, con una forte attenzione ai temi della sostenibilità, della gioventù e dell’innovazione.

 

 

 

IL PROGRAMMA

Venerdì 7 novembre 

Talk inaugurale Sorso di Futuro: sostenibilità, giovani e territorio

Ore 18:00, Piazza Alfieri

Un confronto sul tema “Sostenibilità e nuovi stili di consumo”, che esplorerà come il valore della sostenibilità influenzi le scelte dei consumatori e il futuro del vino italiano.

Ospiti inediti arricchiranno l’incontro che saranno annunciati nelle prossime newsletter.

Sabato 8 novembre

Show cooking, Wine experience & more

Ore 17:00 – Show cooking a cura dello chef Gianluca Renzi (ristorante stellato Le Cattedrali), con piatti ispirati alla cucina astigiana e reinterpretati in chiave contemporanea.

In abbinamento si degusteranno due vini.

Il costo per la partecipazione allo show cooking è di € 15,00 per il pubblico con riduzione ad € 10,00 per soci di associazioni di settore (Ais, Fisar, Go Wine, Onav, Slow Wine)

Dalle ore 18:30 – Aperitivo sensoriale, con degustazioni alla cieca di Barbera, Albarossa, Albugnano, Freisa, Grignolino e Ruchè.

In serata, banchi istituzionali, cocktail station con mixology a base vino e momenti musicali per un’atmosfera conviviale nel cuore della città.

Maggiori aggiornamenti nelle prossime newsletter.

Domenica 9 novembre

Ore 11:00-18:00

Il grande Banco d’Assaggio alla presenza delle cantine del Consorzio

Incontri diretti con i produttori e degustazioni delle 13 denominazioni tutelate dal Consorzio, in un percorso tra banchi aziendali e sommelier professionisti con oltre 25 cantine presenti direttamente.

La degustazione è in forma libera (con assaggi illimitati).

Sono previsti due turni: 11:00-14.30 e 14:30 - 18:00. Sarà possibile acquistare in loco (con pagamento a parte) proposte gastronomiche in abbinamento agli assaggi.

Il costo del banco d’assaggio è di € 15,00 per il pubblico con riduzione ad € 10,00 per soci di associazioni di settore (Ais, Fisar, Go Wine, Onav, Slow Wine)

Durante la giornata si terranno due masterclass dedicate alle grandi annate del vitigno Barbera e un momento di approfondimento dedicato al Ruchè di Castagnole Monferrato.

I relatori delle masterclass saranno comunicati nella prossima newsletter.

Lunedì 10 novembre
Ore 11:00-15:00

Le cantine del Consorzio incontrano operatori e stampa

Una giornata interamente riservata a operatori del settore, stampa, ristoratori, enotecari, buyer e sommelier, con focus su aziende sostenibili e gestite da giovani imprenditori.

Maggiori informazione: stampa.eventi@gowinet.it

LE MASTERCLASS DEL BARBERA WINE FESTIVAL

 

Sono previste num. 3 masterclass con il seguente calendario:

Domenica 9 novembre ore 12:00: le grandi annate del Barbera d’Asti

Domenica 9 novembre ore 15:30: Ruchè di Castagnole Monferrato

Il costo delle masterclass è di € 15,00 per il pubblico con riduzione ad € 10,00 per soci di associazioni di settore (Ais, Fisar, Go Wine, Onav, Slow Wine)

N.B. chi acquista la masterclass entro il 3/11 avrà l’ingresso omaggio al banco d’assaggio (nel turno desiderato)

Lunedì 10 novembre ore 10:00 masterclass riservata ad operatori del settore e stampa (per accredito e prenotazione stampa.eventi@gowinet.it)

Il Festival è parte della campagna europea “Born Sustainable”, cofinanziata dall’Unione Europea, che unisce i Consorzi Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Roccaverano DOP e Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, in un progetto condiviso di promozione e sostenibilità.

Attraverso degustazioni, talk e laboratori, il Barbera d’Asti Wine Festival 2025 invita il pubblico a scoprire il legame profondo tra vino, territorio e persone, celebrando una cultura del bere consapevole e autentica.

📍 Asti – Piazza Alfieri e centro storico
📅 7-10 novembre 2025
🌐 www.gowinet.it/evento/barbera-wine-festival-ii-ed-dal-7-al-10-novembre-ad-asti/
📸 Social: @consorziobarberaastimonferrato @go_wine_

 


Associazione Go Wine Impresa Sociale Ets
Via Vida, 6 - 12051 Alba (Cn)
Tel 0173 364631 – Mail: www.gowinet.it


Sibillini in Rosa 2025: a Montedinove nei primi due giorni di novembre, un fine settimana dedicato al prezioso frutto di montagna

Montedinove (AP)-Rosa, biologica e romantica, sempre più icona di un territorio sano ed affascinante qual è l’entroterra piceno! Stiamo parlando della Mela Rosa, che lì torna protagonista.

La quindicesima edizione di Sibillini in Rosa è l’indiscussa star del fine settimana di sabato 1 e domenica 2 novembre, un’ottima occasione per un’escursione golosa nel territorio dei Monti Sibillini. Montedinove, infatti, è parte del progetto Sibillini Romantici, un circuito che vede protagoniste anche Amandola e Rotellaattraverso percorsi, paesaggi e suggestioni che, tra belvederi, meleti, laghi e uliveti accompagnano l’ospite in un reame boscoso e magico, quello che un tempo era incontrastato dominio della misteriosa Sibilla Appenninica.

Sono tante le attività in programma nel piccolo ed accogliente centro storico dell’Ascolano. Nei due giorni, questo piccolo e suggestivo borgo si veste a festa per celebrare la regina dei Monti Sibillini: la Mela Rosa!

Sabato, in mattinata, spazio agli approfondimenti tecnici e scientifici intorno al prezioso frutto di montagna che, oltre ad essere annoverato tra i Presidi Slow Food, sta anche compiendo il processo di certificazione biologica, una caratteristica insita nella natura stessa della mela rosa.

Inoltre, fino alla sera di domenica, il centro storico sarà popolato da piccoli produttori custodi delle eccellenze locali e, in particolare, della montagna, mentre negli stand gastronomici si potranno assaggiare le pietanze tipiche del territorio, con un’attenzione speciale riservata proprio a lei, la regina… la Mela Rosa!

Ad animare vicoli e piazzette anche gli artisti di strada con la rassegna “Sibillini in arte” e tante iniziative speciali, tra le quali il tradizionale show cooking in programma domenica pomeriggio, nel corso del quale l’Accademia di Tipicità interpreterà in versione gourmet alcune delle molteplici potenzialità espressive di questo frutto della natura dalla versatilità ineguagliabile e con tante proprietà benefiche per l’organismo umano, grazie all’elevata concentrazione di polifenoli e antiossidanti.

Sibillini in Rosa è promossa dal Comune di Montedinove e fa parte del circuito di eventi selezionati dal Grand Tour delle Marche di Tipicità ed ANCI Marche. Il programma della manifestazione e le informazioni su esperienze ed occasioni uniche per scoprire l’anima delle Marche su www.tipicita.it.


Tel. 3277586714
www.tipicita.it

 


Il migliore caffè al mondo è quello di Giulia Ruscelli che ha vinto la finale di Espresso Italiano Champion 2025

Giulia Ruscelli, ha vinto la finale di Espresso Italiano Champion 2025; Giulia - 30 anni, barista del Lovo Bar e Pasticceria di Forlì- da domenica 19 ottobre scorsa, è la migliore barista dell'espresso al mondo nel 2025. Giulia si è aggiudicata la finale della competizione che si è tenuta nello stand de “La San Marco” (produttore di macchine per il caffè professionale, noto a livello internazionale) nel contesto di Host Milano - l’hub globale per l’ospitalità, il fuoricasa e il food retail in corso di svolgimento a Fiera Milano fino al 21ottobre -.

Espresso Italiano Champion è il campionato dedicato ai baristi dell’Istituto Espresso Italiano (IEI). Le regole di gara sono chiare: tarare la propria attrezzatura e preparare in soli 11 minuti quattro espressi e quattro cappuccini perfetti, il tutto sotto gli occhi dei giudici tecnici e valutati poi da una giuria sensoriale che opera in “modo blind” (cioè in una situazione in cui una o più parti non hanno accesso a informazioni cruciali che potrebbero influenzare le loro azioni o i risultati) secondo gli standard dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè (Iiac).

Giulia Ruscelli ha battuto Akiko Uchida, vincitrice delle eliminatorie giapponesi, Yun Yong Seok, vincitore di quelle coreane e John Benjie De Galicia, vincitore della selezione interna di Essse Caffè, fino all’ultima tazzina, utilizzando miscela Mokador prodotta dall'omonima azienda italiana (fondata da Domenico Castellari nel 1967 a Faenza RA) specializzata nella produzione per la ristorazione e la distribuzione automatica e che promuove la cultura del caffè con la sua Academy, con corsi di formazione per professionisti su temi come l'erogazione dell'espresso (e la “latte art”) per la corretta preparazione dell'espresso nelle diverse caratteristiche delle varie tipologie - Gran Miscela, Miscela Più Crema, Aroma Top - con miscele che combinano diverse varietà di caffè, come l'Arabica e la Robusta, per ottenere aromi differenti e gustosi.

 

 

Brand leader di mercato

Lavazza: È considerata il leader indiscusso del mercato italiano, grazie a una vasta offerta che include caffè macinato, in grani, capsule e cialde, per adattarsi a diverse preferenze e macchine da caffè.

Segafredo: (Massimo Zanetti Beverage Group): sebbene Lavazza sia leader, questo gruppo è anch'esso tra i principali produttori italiani per fatturato

Illy: Si distingue per la qualità del prodotto e il suo marchio è molto forte, posizionandosi come un punto di riferimento per chi cerca un caffè di alta gamma.

Altri marchi molto popolari.
Borbone: È un marchio molto popolare, soprattutto per il segmento delle capsule compatibili, come dimostrano le classifiche di vendita sui principali e-commerce.

: Un altro brand molto apprezzato, particolarmente conosciuto per l'intensità del suo caffè.

Nespresso: Il marchio di Nestle' è presente con un'offerta di capsule di successo.

Lollo Caffè: del sig. Lollo che importa e vende caffè crudo dal 1990 e questo lo ha reso un esperto conoscitore delle migliori varietà.

Mentre Lavazza è il brand più venduto in generale, la popolarità di altri marchi come Illy e Borbone è molto forte, specialmente in nicchie di mercato specifiche come quella delle capsule compatibili. Resta insindacabile il giudizio di migliore caffè, che dipende in ultima analisi dal gusto personale…

Chi beve caffè?

In Italia il caffè è un grande business con sette italiani su dieci che si descrivono come accaniti bevitori o bevitori abituali di caffè (71%) poi ci sono i bevitori occasionali (15%), mentre solo il 14% ne beve raramente o addirittura non lo beve affatto. Nel mondo, attualmente, in alcuni Paesi, la richiesta e relativo consumo di caffè, mostrano segni di flessione. Esaminando i dati per età, si nota una notevole coerenza tra le diverse fasce, benché con alcune piccole differenze. Ad esempio, i più giovani (18-34 anni) sono bevitori occasionali (20%) rispetto alle altre fasce d’età, mentre i 35-49enni sono i più accaniti (26%).

 

Giulia è dunque la miglior barista dell'espresso italiano al mondo. Complimenti vivissimi!

 

 

 

Istituto Nazionale Espresso Italiano S.r.l.
Benefit © 2019
Galleria Vittorio Veneto, 9 Brescia ITALIA
Tel. +39 (0)30 397308 Fax +39 (0)30 300328
www.espressoitaliano.org


Pane nostro: viaggio tra grani, farine, lieviti e forni alla scoperta del pane di ogni zona d'Italia e non

Il reportage dell'inviato di Rai2, Antonio Farnè, ci accompagna in un viaggio tra farine, forni e lieviti, alla scoperta del pane – sostentamento, sussistenza, alimento, cibo che si ottiene dopo il processo di lavorazione di farina, acqua, lievito, sale e che si conclude con la cottura di detti ingredienti sapientemente amalgamati – simbolo universale di nutrimento, convivialità e cultura. Dalle antiche ricette regionali del Nord e del Sud Italia alle innovazioni che rispettano la tradizione, ogni buon “pezzo di pane” – quelli tondi: pagnotta e panino e quelli di forma allungata: che (a secondo del tipo e della regione) si chiamano: sfilatino, filoncino,frusta, filone – ognuno racconta storie di mani, saperi e sapori che attraversano il tempo e le generazioni. In Italia chi si occupa di impastare, far lievitare e cuocere detto sacrosanto elemento, rispettando le norme igieniche e valorizzando le tecniche tradizionali o moderne, sono i fornai (chi ha il forno a legna) i panificatori(chi ha il forno meccanico) e i panettieri (chi lo vende) che insieme ne producono per i clienti italiani fino a 250 varianti, da un euro a 5 e più al Kg. (ma per i più, il prezzo non conta…).

Tra i più noti tradizionali, il pane di Altamura, quello di Matera, la focaccia genovese, il pane Carasau e come non menzionare il “pane soffiato” di Milano, la michetta di austro ungarica origine, così come la rosetta (solo austriaca questa…). La diversità riflette le memorie e le materie prime locali di ciascuna regione. Tipi di pani italiani noti per regione: in Lombardia, proprio la michetta, in Puglia e in Basilicata, i già citati di Altamura DOP e di Matera IGP, in Toscana, appunto, il Toscano DOP (o lo "sciocco", cioè senza sale) nel Lazio, il Casereccio di Genzano IGP, in Emilia Romagna, la Coppia Ferrarese IGP e la tigella, in Sardegna, il Carasau, in Sicilia, la Pagnotta del Dittaino DOP e la pitta, in Campania, il Pane Cafone e in Liguria, la focaccia genovese… Poi ci sono tante altre realtà…

 

 

Per esempio Antonio Farnè è andato a trovare il Pane di Niella Tànaro (CN) - famoso per i “grissini Rubatà”- : in quel paese nel 2019 ha chiuso l’ultimo forno perché per i giovani è un’attività troppo scomoda (di notte, tutti i giorni, festivi compresi e con guadagni non certo allettanti) ma la voglia di pane ha fatto sì che si rimettesse in funzione un “forno comunitario” (il forno di tutti) gestito dall’amministrazione locale, un forno che ha 138 anni, che, riaperto da 32, sta lavorando con grandi soddisfazioni…

Il Pane di Motecarotto (AN): non è un tipo specifico di pane, ma si riferisce genericamente al pane casalingo, con una lunga storia nella regione Marche, caratterizzato da una mollica morbida e alveolata e una crosta croccante e dorata. Questo pane viene preparato con una miscela di farine che include la semola di grano duro che conferisce un sapore più intenso e una consistenza corposa, ma anche farina bianca, per una lievitazione più semplice. Questo è il vero esempio di alimento tradizionale che si trova nelle zone rurali - come Montecarotto - e che evoca i sapori semplici e genuini della cucina italiana. La sua preparazione, che risale ai tempi antichi, è legata alle tradizioni contadine e rappresenta una versione locale di pane fatto in casa, spesso legato alla produzione locale di grano duro.

 

 

Il Pane Pretzel (o Brezel) dell’Alto Adige (BZ) nato per caso dall’errore di un garzone – tale Anton Nepomuk Pfannenbrenner, bavarese, che per sbaglio utilizzò “soda caustica” al posto della soluzione zuccherata destinata a fare il Pretzel dolce, scuro e lucido e che infornandolo comunque, ottenne un ottimo pane croccante che soddisfece tutti quelli che lo mangiarono e che da allora lo vollero sempre così (come si fa ancora ai nostri giorni… sempre con la soda caustica che, ovviamente, scaldata in forno, tutte le proprietà deleterie). E comunque c’è anche un’altra leggenda relativa al Pretzel, che vuole protagonisti i monacidell'Alto Adige e del sud della Francia del VII secolo, quando i religiosi lo preparavano con le rimanenze del pane per premiare i bambini che avevano imparato a memoria le preghiere. La sua forma, con i tre fori, doveva rappresentare le braccia incrociate (o le mani giunte) dei monaci in preghiera e i tre buchi la Santissima Trinità…

 In tempi più recenti divenne un pane popolare, soprattutto in Baviera e dal XX secolo, anche in America dove erano giunti molti immigrati, proprio, fornai tedeschi…. Il Pane nero di Castel Vetrano: è un pane rotondo e scuro, anche chiamato "vastedda", dal sapore unico, ottenuto con una miscela di semole di antichi grani siciliani, una di grano biondo e una di un particolare di tumminia (grano duro autoctono siciliano con cariossidi scure) dalla cui farina di colore quasi nero, prende infatti la denominazione di "nero".   Ha una crosta croccante e scura e una mollica morbida e di colore giallo intenso, profuma intensamente di cereali e spezie e ha un gusto leggermente dolce.

Tradizionalmente cotto in forni a legna con fronde di ulivo, è un prodotto presidio Slow Food amato per le sue proprietà nutrizionali e il legame con la tradizione siciliana. Ha una fragranza intensa e un sapore caratteristico che ricorda le terre arse siciliane, con note dolci e aromatiche. La crosta può avere un sentore di mandorla tostata. La mollica è morbida e compatta, mentre la crosta è croccante e scura. È pane che richiede una lunga lievitazione, utilizzando lievito madre naturale, poi, dopo cotto, si gusta semplicemente da solo, magari ancora tiepido o abbinato a olio extra vergine d'oliva, sale, origano, pomodoro secco, acciughe, formaggio pecorino primo sale o ricotta (tutti prodotti rigorosamente del territorio a “centimetri zero”…) e con un buon vino rosso come il Nero d'Avola.

 

Tra gli altri pani caratteristici, c’è l’“U'puciatiello” termine dialettale del Pane di Altamura che è così nominato per descriverne la forma "a cappello di prete (più bassa e larga rispetto ad altre forme, ma con una buona massa). L’Altamura DOP si caratterizza per una crosta spessa (almeno 3 mm) e croccante, profumata e di colore nocciola e la mollica è soffice, gialla paglierina e ben , fine e omogenea, grazie all'uso della semola rimacinata di grano duro. È un pane a lievitazione molto lenta, con lievito madre preparato con semola di grano duro e cotto in forno a legna; è ottimo per essere inzuppato e per accompagnare pietanze visto il suo gusto intenso e aromatico che lo rende ideale per essere mangiato da solo, con olio, o per accompagnare zuppe e altre preparazioni. Si mantiene a lungo grazie al giusto tasso di umidità e per finire in gloria, è indicato come uno dei pani “più buoni del mondo”…  Poi c’è ancora il Pane di Noale (VE): non ha una tipicità specifica, ma la tradizione del territorio veneto include il "pan biscotto", secco e croccante, anche duraturo, molto gustoso e facile da digerire che si conserva a lungo (anche sei mesi) e viene cotto due volte (prima a una temperatura più alta, poi a una più bassa per disidratarlo); e ancora, c’è la rotonda, "Cioppa" (può essere anche a forma di "banana" (due panini ) tipica in tutto il Veneto, diffusa specie nell'area vicentina: è una pagnotta ottenuta da un impasto duro e senza grassi, caratterizzata da una croce incisa in cima, con mollica compatta e crosta friabile. Può essere consumata anche dura  nel latte o più friabile per accompagnare salumi e formaggi. Ha la mollica compatta e la crosta friabile, ottima per essere mangiata con vari accompagnamenti. E c’è anche il pane Pema: pane di segale integrale, il Pema è una scelta eccellente per chi cerca un'alimentazione sana e naturale. Composto al 100% da segale integrale macinata fresca, con pasta madre, acqua, sale e lievito, questo pane è privo di conservanti e adatto a diete vegane e vegetariane. La confezione contiene 8 fette e pesa 500 g.

Ma qual è il pane più buono al mondo?

Ovviamente non esiste una risposta univoca, ma secondo diverse classifiche e fonti, il pane più buono del mondo è considerato il Roti Canai malese per il suo gusto e la sua semplicità (pane naturale cotto su piastra, simile ai pancake, che può essere accompagnato sia da condimenti dolci che salati); oppure il Naan all'aglio e burro indiano, buono per il suo sapore ricco (vincitore di una classifica di Taste Atlas) ha un impasto a base di farina, yogurt e lievito e viene spennellato con burro e aglio tritato dopo la cottura, solitamente nel “forno tandoor”- forno tradizionale di argilla a forma di campana rovesciata o cilindrica (una sorta di unione tra un forno interrato e uno piano in  muratura, originario dell'Asia Centrale e ampiamente utilizzato in India e nel Medio Oriente e nelle cucine mediorientali) ed è riscaldato da carbone o legna alla base, raggiungendo alte temperature (fino a 480°C) che permettono di cuocere cibi come carne e pane. Il calore uniforme e il fumo conferiscono ai cibi un gusto e una consistenza unici, con carni morbide all'interno e croccanti all'esterno. Tra i pani considerati "i migliori", c’è anche il pane italiano di Altamura, citato da Orazio che durante un viaggio, lo definì "il pane più buono del mondo" con ammirazione, evidenziando la sua eccellenza e la sua durevolezza, caratteristiche che lo rendevano ideale per i lunghi viaggi di contadini e pastori e aggiunse che "…il viaggiatore diligente se ne porta una provvista per il prosieguo del viaggio". Queste citazioni si leggono nelle sue "Satire", scritte nel 37 a.C.

Forse non abbiamo detto proprio tutto sul pane, ma… molto sì!

 


Per chi volesse vedere l’intero reportage dell'inviato di Rai2 Antonio Farnè:

https://www.raiplay.it/video/2025/10/TG2-Dossier---Pane-nostro---Puntata-del-18102025-5f2181c0-e93c-4b95-946b-b4d28e11e0e2.htm


Pranzo degustazione al Gastarea Bistrot di Castel San Pietro Terme (…da non mancare!)

Tra i tanti “rumors” che gravitano nel mondo della ristorazione, ne abbiamo captato uno che tirava in ballo il Gastarea Bistrot di Castel San Pietro Terme, sulle colline bolognesi, che pareva offrisse un menù tradizionale, ma sempre innovativo, di qualità, rispettando le stagionalità e bla bla bla… e che tutto fosse sempre di tanto tanto gusto, così tanto che, per crederci, siamo voluti andare a verificare personalmente….

“Gastarea”, la decima musa

Jean Anthelme Brillat Savarin, il grande gentiluomo illuminista, magistrato e letterato francese, nonché riconosciuto gastronomo di chiara fama, nella sua “Fisiologia del Gusto”, ha individuato la decima Musa, in “Gastarea”, ritenendo a ragione, la gastronomia una vera e propria arte. Ed è proprio a Gastarea che il Bistrot castellano (di Castel San Pietro Terme) dedica la ricerca della tradizione e dell’innovazione gastronomica, sin dall’apertura e si conferma ancora oggi con il suo menù tipo… con una cucina che può essere definita rivoluzionaria e tradizionale allo stesso tempo.

Il Bistrot

La struttura è piacevolmente moderna (sita proprio di fronte all’entrata delle Terme castellane) immersa nel verde del giardino degli ulivi (dell'Anusca Palace Hotel) dotata di grande parcheggio, è attuale anche l’arredamento scelto all’interno, dove si sviluppa su un paio di piani con notevole disponibilità di spazi, ma quello che è più interessante è la cucina, con la brigata guidata dal giovane chef campano Raffaele De Martino, che si è votato ad ottimizzare le già tante esperienze assimilate in Europa e che, correttamente “contaminate” con quelle nostrane, propone originali preparazioni enogastronomiche di gran qualità.

Così si presenta lo chef De Martino: “Volevo essere un duro! Sì ma dal cuore♥️tenero. Uovo, asparagi, fave e tartufo...” – e continua Ma io come ve lo spiego, come ve lo spiego cos’è la cucina, cosa significa un servizio, cosa significa questa passione... Come ve lo spiego la pesantezza delle gambe a metà servizio, quell’immensa felicità quando vedi uscire un tuo piatto. Come ve lo spiego l’emozione prima di ogni servizio, una linea sottile tra adrenalina e paura. Come ve lo spiego, sudore, disciplina e dedizione! Ma se c’è una cosa che ho imparato dalla cucina è che la cucina è meritocratica, non regala niente, ma restituisce tutto a chi ci prova, a chi ambisce, a chi malgrado tutto continua a perseverare senza se e senza ma. Come ve lo spiego, forse l’unico modo per capirlo davvero è iniziare a cucinare per davvero. Più cuochi e meno “ricuttari”! – poi conclude – “Se dovessi rinascere una terza volta, giuro: faccio il cuoco.”

 Il menu del Gastarea è incentrato su una proposta di piatti creati con prodotti del territorio - da Parma(prosciutto) passando per Reggio (Parmigiano) Modena e Bologna (primi piatti) e fino a Cesenatico (pesce) - senza contare il “nettare degli dei” (Lambrusco, Pignoletto e Sangiovese) nel qual caso… ogni calice racconta una storia e al Bistrot la carta dei vini nasce da una selezione accurata, frutto di ricerca e assaggi, per offrire ai clienti gourmand (oltre ai più scafati "gourmet") etichette che valorizzano al meglio il territorio: bianco, rosso o bollicine: ogni proposta è scelta per accompagnare con equilibrio i piatti della cucina e rendere speciale anche il momento dell’aperitivo. Un brindisi che non è mai casuale, ma non manca il risultato di passione e attenzione: col calice in mano: osservare, valutare, analizzare, riconoscere, esaminare e percepirne l'aspetto… all’assaggio: avvertire, distinguere, percepire, sentire e gustare… Prosit!

 

La proposta più interessante

Al Gastarea le parole d’ordine sono: semplicità, gusto e attenzione. Con la regia di Stefano Iseppi - direttore del Bistrot - anche se il suo ruolo ufficiale è l’AD, l’amministratore delegato delle Terme di Castel San Pietro - si occupa comunque della gestione del ristorante sin dal principio e adesso, che può contare sulle capaci mani di Raffaele De Martino, riesce a conciliare le sue doti professionali con la passione - mai doma - per l’enogastronomia. Dal connubio vincente, un progetto altrettanto valido è il "Pranzetto", l’offerta quotidiana a prezzo fisso di due portate preparate ogni giorno dalla cucina con gli ingredienti di stagione e le ottime materie prime del territorio. Un momento veloce, per chi lavora e non può tenere le gambe sotto al tavolo come ad un banchetto nuziale, ma pur sempre un momento curato, leggero e genuino: l’occasione perfetta per concedersi una pausa che sa di buono, anche nelle giornate frenetiche. Tutti i giorni a pranzo.

Con la Carta in mano

 Antipasti
Assoluto di Parmigiano, tartufo di stagione e mosto cotto
Baccalà mantecato, Cipolla dell’Acqua di Santarcangelo in agrodolce e pan brioche
Tataki di cinghiale affumicato, radicchio, uva e pinoli (Tataki è la preparazione in cui il lombo o il filetto di cinghiale è scottato brevemente lasciando l'interno crudo e l'esterno caramellato e cotto, poi la carne viene affettata finemente, marinata e servita)


Primi piatti
Risotto al cacio cerato del "Brancaleoni" e pere al “balsamela” (tipo balsamico di mele)
Tortelli di castagne alla zucca, funghi porcini e noci tostate
Spaghetto (o tubettini) “Cacciapuoti” al nero di seppia, moscardini, salsa al pane cotto alla brace e olive nereCarbonara inversa: tortelli della casa ripieni di mousse di carbonara e guanciale croccante

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Secondi piatti
Mare in zuppetta, pak-choi (cavolo cinese) e lemon grass (erba aromatica – anche citronella – dal sapore agrumato)
Cotoletta di vitello in osso “alla Bolognese” con Prosciutto di Parma e Parmigiano
Pollo Romagnolo alla cacciatora e cavolo nero piccante
Degustazione di formaggi selezionati da Renato Brancaleoni, affinatore a Roncofreddo.
In abbinamento mieli vergini integrali del territorio, la confettura di Pesca dal Buco Incavato e pane di segale

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Dolci d'autunno
Cremoso di Squacquerone croccante al miele di castagno e mandorle, polline e limone al sale Dolce di Cervia
Sempre più su (tiramisù con savoiardo artigianale di Castel San Pietro)
Carote, arance e fava tonka (seme essiccato proveniente dall’albero sudamericano “Dipteryx odorata” che si grattugia sui dolci, ma anche per insaporire liquori, salse e piatti esotici)
Crema catalana, mele cotogne alla cannella e pinoli
Degustazione di cioccolato al taglio “Gardini” e Rum (marchio di grandi tavolette di fondente con alta percentuale di cacao o di gianduiotto spesso con l'aggiunta di pasta di nocciole - blend 62% cacao e sale Dolce di Cervia – blend Criollo 72% cacao di Perù e Venezuela)
Degustazione di formaggi selezionati da Renato Brancaleoni, affinatore a Roncofreddo.
In abbinamento mieli vergini integrali del territorio, la confettura di Pesca dal Buco Incavato e pane di segale

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Golosità
Zuppetta di fagioli cannellini, carote e tartufo di stagione
Tagliatelle alle ortiche stese al mattarello con Ragù alla Bolognese
Polpette con stracotto di pomodoro uvetta, pinoli e pecorino
Crescentine fritte incontrano una selezione di pregiati salumi del territorio (una delicata spalla stagionata 18 mesi di Langhirano, la profumata Mortadella di Bologna, la salsiccia passita e la pancetta stagionata di Mora Romagnola e Brisighella) accompagnati da formaggio squacquerone da una giardiniera artigianale e Scalogno di Romagna
Bruschette alla brace, funghi di stagione e lardo di Mora Romagnola
Crocchette di patate, hummus di ceci e cipollotti in agrodolce
"Frétt ed pès" (fritto di pesce): mare e orto in fritto croccante con maionese al prezzemolo
Hamburger di castrato
Friggione, prosciutto croccante, maionese al balsamela e caciotta di Castel San Pietro
Tagliata di diaframma di manzo alla brace con contorno di stagione

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Orto d'autunno
Indivia, pere e noci
Patate al forno
Friggione di Cipolle di Medicina
Bietole ripassate con aglio, olio e peperoncin

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Esempio Pesce:
Merluzzo, uvetta, pinoli e salsa ai funghi galletti
Raviolo di mazzancolle e cipollotti, cremino al pecorino e guanciale croccante
Spiedino di calamari, lattughino e limone e sale Dolce di Cervia
Plateau di gratinati: cozze, vongole, canestrelli, cannelli
Albicocca gratinata alla fava di Tonka (il seme della pianta sudamericana “Dipteryx odorata”, simile al dattero, che ha un profumo intenso e aromatico, simile alla vaniglia, miele, mandorla e fieno) e gelato alla crema

… e se vi piace farvi coccolare…
(un bel “pacchetto che include):
1 pernottamento in Suite con prima colazione a buffet
1 massaggio per due persone al centro benessere (30 minuti) con tisana biologica e snack
1 cena romantica al Bistrot Gastarea (4 portate a scelta dal menù escluse bevande)
Accesso libero alla piscina
Kit piscina
Accesso libero alla palestra
Wi-Fi fibra
Parcheggio privato

Non incluso:
Bevande ai pasti
Eventuali extra
Tassa di soggiorno

 

SPA+palestra+massaggio e… mi rilasso

L'offerta include:
Ingresso in Spa (max 4 ore);
Accappatoio, asciugamano
Kit di benvenuto con snack
Ingresso in palestra
Massaggio parziale (20 min) al centro benessere

Tutto questo in collina a pochi minuti da Bologna, un’oretta da Rimini, come da Parma, un’esperienza percettiva a tutto tondo – a parere nostro – senz’altro da vivere… con gusto!

 


Gastarea Bistrot&Territorio
Viale Terme n. 1058
Castel San Pietro Terme
40024 – Bologna
Tel. 051 6943051
www.gastareasrl.it

 


Favignana ritrova il suo Festival: successo per l’edizione autunnale 2025 tra letteratura, giornalismo e musica

Roberto Ippolito, Mariangela Pira, Giovanni Baglioni e le degustazioni alle Cantine Florio hanno animato le due giornate della rassegna culturale.

Dopo quattro anni di pausa, FestivalFlorio è tornato a Favignana in una speciale edizione autunnale che, pur nella sua formula ridotta, ha raccolto grande entusiasmo, partecipazione e consenso. Due giornate intense – il 10 e l’11 ottobre – che hanno segnato un nuovo inizio, confermando la centralità del Festival come spazio di dialogo culturale, identità territoriale e promozione del patrimonio artistico e umano delle Egadi.

L’apertura, venerdì 10 ottobre, si è svolta nei Giardini dell’Hotel Aegusa con l'incontro letterario “Aspettando il Premio Favignana”, che ha visto protagonista lo scrittore Roberto Ippolito, autore del libro Wilde come se (Sem Feltrinelli). Un momento intimo e partecipato, capace di trasformare la presentazione in un vero e proprio viaggio nella letteratura e nella figura di Oscar Wilde, accompagnato da riflessioni sul valore della cultura e sull'importanza dell’ascolto in un tempo che spesso privilegia la velocità alla profondità.

Il cuore della manifestazione, sabato 11 ottobre, è stato ospitato nella magnifica cornice dell’ex Stabilimento Florio. La serata ha preso il via con una degustazione di vini e Marsala a cura delle Cantine Florio e dei prodotti de I Veri Sapori Favignanesi, che ha richiamato oltre 200 persone, trasformando la sala conferenze in un luogo d’incontro tra storia enologica, sapori autentici e condivisione.

A seguire, l’incontro con la giornalista Mariangela Pira, assegnataria del Premio Favignana 2025 per il Giornalismo, ha attraversato molti temi, dalla sua formazione personale – segnata da origini umili e da grandi sacrifici familiari – alle sue esperienze con l’ANSA, con Terres des Hommes, fino all’attualità economica e all’impatto dei social media nel mondo dell’informazione. Un dialogo profondo e coinvolgente, che ha suscitato commozione tra i presenti, in particolare nel momento in cui la giornalista ha ricordato l’impegno della propria famiglia per garantirle un’istruzione di qualità.

Il Premio le è stato poi ufficialmente conferito dal Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Montoleone, che ha sottolineato il valore delle parole dedicate dalla giornalista all’isola di Favignana e ha ringraziato la direzione artistica per aver creduto nella rinascita del Festival.

La serata si è conclusa con un applauditissimo concerto del chitarrista Giovanni Baglioni. Il pubblico, in rispettoso silenzio, ha ascoltato una performance intensa e toccante, culminata nell’esecuzione di un brano dedicato al figlio appena nato, che ha saputo trasmettere un’emozione autentica attraverso armonie delicate e virtuosismi raffinati.

L’edizione 2025 si chiude con la promessa di un prossimo appuntamento in grande stile nell’estate 2026, quando FestivalFlorio tornerà nella sua formula completa con una settimana di eventi culturali, musicali, gastronomici e letterari. «Abbiamo vissuto due giorni intensi, ricchi di emozione e partecipazione, che ci hanno restituito il senso profondo di questo progetto - ha dichiarato il direttore artistico Giuseppe Scorzelli - Questo è stato solo un nuovo inizio: stiamo già lavorando alla prossima edizione estiva, che sarà lunga, articolata e ancora più aperta al dialogo con il territorio e con il mondo».

                                                 

FestivalFlorio è promosso e organizzato dall’Associazione Kymbala con il Comune di Favignana e si avvale della collaborazione dei partner Cantine Florio, Liberty Lines, Hotel Aegusa, , CSTM – Centro Studi Turistici e Manageriali, Brezza Marina, I Veri Sapori Favignanesi, Quello che c’è c’è, Ebiten, Ristorante Raìs, Sistema Impresa, Sicana e del media partner Tele Sud.

Sito ufficiale: www.festivalflorio.it


Auto e Moto d’Epoca 2025 a BolognaFiere si accende la passione

Dal primo motore a scoppio all’ultima Ferrari campione del mondo: un viaggio nella storia dell’automobilismo e del motociclismo, tra mito, cultura e innovazione. Manca poco... La passione torna a rombare nei padiglioni di BolognaFiere, dal 23 al 26 ottobre, con la 42ª edizione di Auto e Moto d’Epoca, il più grande salone europeo dedicato al motorismo storico. Con 235.000 metri quadrati, 14 padiglioni e oltre 4 percorsi tematici, la manifestazione celebra la storia, la tecnica e il design di automobili e moto che hanno segnato generazioni. L’edizione 2025 si apre con la mostra-evento “75:1 – 75 Years, One Seat”, un percorso che racconta l’evoluzione della Formula 1 attraverso le monoposto che ne hanno scritto la leggenda: dalla Ferrari 500 F2 di Ascari alla Mercedes W196R di Fangio, fino alla Ferrari F2007 di Räikkönen, l’ultima rossa campione del mondo. Un tributo al coraggio, alla meccanica e al genio italiano. A proposito di moto straordinarie: Honda Classic: 60 anni di emozioni su due ruote Tra le novità più attese, Honda Motor Europe Italia presenta Honda Classic, un’esposizione di 38 moto iconiche su 600 mq, che ripercorre la storia dell’Ala Dorata: dalle NSR da Gran Premio alle CR da Motocross, fino alla rivoluzionaria CB750 Four e alla mitica VFR750R RC30. Un racconto di velocità, tecnica e passione senza tempo. Non mancheranno collezioni d’eccellenza e anteprime mondiali Dalla Germania arriva la prestigiosa Loh Collection, con la rarissima Mercedes CLK-GTR e la BMW M1 Procar guidata da Niki Lauda. Lo spazio ASI Village ospita il primo motore a scoppio della storia, quello di Barsanti e Matteucci (1853), mentre lo Stand ACI Storico celebra i 75 anni della Formula 1 con modelli e talk internazionali. L’Heritage HUB Stellantis porta a Bologna tre gioielli italiani: Fiat-Abarth 750 Record, Alfa Romeo Scarabeo 1600 e Lancia D25, icone di stile e ingegneria. Tra le anteprime, Toyota svela la nuova generazione del RAV4, simbolo di affidabilità e innovazione tecnologica. La Motor Valley quindi sarà uan grande protagonista: autentico cuore pulsante della passione italiana e non solo, la Motor Valley sarà presente in forze con Ferrari, Lamborghini, Maserati, Pagani, Dallara, e i principali musei e circuiti emiliano-romagnoli. Un distretto unico al mondo dove le emozioni corrono da Modena a Imola, da Maranello a Misano. Inoltre ricambi, collezionismo e orologi d’autore.
Due padiglioni saranno dedicati ai ricambi d’epoca, ai memorabilia e al raffinato salone “Time on Show”, rassegna internazionale di orologi vintage e da collezione, in un affascinante incontro tra meccanica, arte e tempo. Sul sito ufficiale della manifestazione, potrete trovare altri approfondimenti (autoemotodepoca.com) nel frattempo noi volgiamo darvi alcuni preziosi consigli.

Fiera e dopo fiera? i nostri consigli per esperienze stimolanti anche nel "fuori salone"

Dopo aver respirato benzina e passione, è tempo di gustare l’altra anima di Bologna: la cucina. Ecco 10 indirizzi imperdibili dove celebrare la tradizione con un buon piatto e un bicchiere di Sangiovese. Inoltre 6 e più suggerimenti per visite di musei e collezioni con un finale strepitoso: la possibilità di un giro in supercar nel circuito di Modena o nelle colline di Maranello.

Trattoria Meloncello – Ai piedi del portico di San Luca, simbolo della cucina bolognese classica.

Anna Maria – Via Belle Arti: regno della sfoglia fatta a mano.

Osteria Bottega – Eleganza rustica e vini eccellenti in via Santa Caterina.

Da Cesari – In centro, un’istituzione dal 1955.

Trattoria di Via Serra – Tradizione contemporanea, qualità stellare.

Al Sangiovese – Intimo, autentico, perfetto per una serata tipica.

Ristorante Diana – Stile liberty e servizio d’altri tempi in via Indipendenza.

Osteria dell’Orsa – Informale, popolare, sempre viva.

Da Bertino e Figli – Sapori casalinghi e porzioni generose.

Sfoglia Rina – Pasta fresca spettacolare, da mangiare sul posto o portare via.

Serghei, in centro storico a Bologna

Vicolo Colombina, nel centro del centro storico

I Musei dei Motori da Non Perdere a Bologna e nella Motor Valley

Visitare Auto e Moto d’Epoca significa entrare nel cuore pulsante della Motor Valley italiana, e Bologna ne è l’epicentro. Dalla Ferrari alla Ducati, da Lamborghini a Pagani, ogni museo racconta una parte dell’anima meccanica di questa terra straordinaria. Ecco una selezione dei luoghi imperdibili per chi vuole continuare il viaggio anche dopo la fiera. 

Museo Ferruccio Lamborghini – Il genio e la sfida
A pochi chilometri dal centro, questo museo racconta la vita e la visione di Ferruccio Lamborghini, dal primo trattore ai bolidi più celebri. In mostra anche un elicottero sperimentale e la ricostruzione del suo primo ufficio, per un ritratto intimo e autentico del fondatore.
Indirizzo: Strada Provinciale 4 Galliera, n.319 – Funo di Argelato (BO)

Museo Ferrari – La leggenda del Cavallino Rampante
A Maranello, patria della Rossa, il museo offre un viaggio emozionante tra Formula 1, supercar e prototipi futuristici. Simulazioni di guida, tour in fabbrica e il pass combinato con il Museo Enzo Ferrari di Modena completano un’esperienza unica.
Indirizzo: Via Dino Ferrari 43 – Maranello (MO)

MUDETEC Lamborghini – Il Museo della Tecnologia e del Design
Nel quartier generale di Sant’Agata Bolognese, il MUDETEC (Museum of Technology) racconta l’evoluzione del marchio attraverso modelli iconici come la Miura, l’Aventador e la Urus. Un museo interattivo con simulatori di guida e percorsi dentro la fabbrica.
Indirizzo: Via Modena 12 – Sant’Agata Bolognese (BO)

Museo Ducati – La passione su due ruote
Dentro lo storico stabilimento di Borgo Panigale, il museo Ducati celebra la storia della moto italiana più amata. Tra i pezzi simbolo: la Siluro 100 (46 record di velocità a Monza), la 750 GT e la Desmosedici con cui Casey Stoner vinse il Mondiale MotoGP 2007.
Indirizzo: Via Cavalieri Ducati 3 – Bologna

Pagani Automobili – Arte e ingegneria in movimento
Il museo dedicato a Horacio Pagani, a San Cesario sul Panaro, è un capolavoro di estetica e tecnologia. Le Zonda, Huayra e Codalunga sono opere d’arte più che automobili. Possibile visitare anche la fabbrica e assistere alle fasi di lavorazione artigianale.
Indirizzo: Via dell’Industria 26 – San Cesario sul Panaro (MO)

Maserati Factory & Collezione Panini – Il tridente emiliano
La casa del Tridente nacque proprio a Bologna: la visita alla fabbrica Maserati di Modena consente di scoprire linee produttive e laboratori, mentre la Collezione Umberto Panini conserva i modelli storici del marchio. Indirizzo: Via Divisione Acqui 17 – Modena

Altre gemme da scoprire

- Collezione Nigelli (San Lazzaro di Savena): una delle più ampie raccolte di moto d’epoca italiane.

- Collezione Vespa Mauro Pascoli (Ravenna): per chi ama lo stile e la storia della Vespa.

- Museo Nazionale del Motociclismo (Rimini): 250 modelli di moto dal 1900 a oggi.


- Ferrari F1 2007 012 Nationales Auto Museum.JPG


- Alfa Romeo 184T Formula 1 1984 ASI Village.jpg

 

 - CRAGI Renault Alpine A310.jpg


- Moto Ducati.jpg

- Autodromo di Modena: possibilità di guidare una supercar in pista con pacchetti combinati museo + test drive. Al riguardo si consiglia di vistare questo sito internet:

https://www.motorsportitalia.it/shop/pack/pack-test-drive-musei-simulatore/

Bologna, cuore della passione motoristica. Fra musei, collezioni private e circuiti, Bologna e la Motor Valley offrono un itinerario unico per chi ama il rombo dei . Un territorio dove arte, meccanica e cultura industriale si fondono in un’unica esperienza, perfetta da abbinare alla visita di Auto e Moto d’Epoca 2025.


BolognaFiere
dal 23 al 26 ottobre p.v.

(a cura di Gianluigi Veronesi)


Palazzo di Varignana conquista i "Due Bicchieri" del Gambero Rosso con la sua Albana Romagna DOCG

 

Il riconoscimento nella Guida Vini d’Italia conferma la crescita del progetto vitivinicolo di Agrivar, l’azienda agricola di Palazzo di Varignana, e il valore di un vino che racconta l’Emilia Romagna più autentica.

Palazzo di Varignana | Albana Romagna DOCG

Nuovo importante riconoscimento per Palazzo di Varignana che - con la sua Albana Romagna DOCG - conquista per la prima volta i Due Bicchieri nella Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, uno dei premi più autorevoli del panorama enologico nazionale.

Il risultato conferma la crescita costante del progetto vitivinicolo di Agrivar, l’azienda agricola di Palazzo di Varignana, nata nel 2015 e oggi punto di riferimento per l’agricoltura sostenibile e la valorizzazione del territorio emiliano-romagnolo.

L’espressione più autentica dell’Emilia Romagna

Un vino che racchiude tutte le sfumature del territorio, autentico e intenso, capace di riflettere tutta la solarità dell’Emilia-Romagna: l’Albana Romagna DOCG di Palazzo di Varignana nasce dalle pendici di ponente dei colli bolognesi, dove i grappoli sottili godono della piena esposizione solare. I terreni, composti da sabbie gialle con presenza di scheletro - piccole frazioni di roccia che migliorano il drenaggio e la concentrazione aromatica - donano eleganza e complessità al vino. La vendemmia avviene a piena maturazione, nelle ore più fresche della giornata, con estrazione soffice dei mosti e fermentazione in cemento a temperatura controllata. L’affinamento sui lieviti durante l’inverno regala al vino struttura e profondità, mantenendo un profilo fresco e luminoso. Il risultato è un bianco che rivela armonia e ricchezza di profumi, capace di esaltare le sfumature minerali dei suoli locali. L’intensità aromatica lo rende perfetto in abbinamento a piatti di pesce, tortelli di zucca, carni bianche e ricette vegetariane come vellutate e flan di verdure.

«Questo riconoscimento ci riempie di orgoglio - racconta Carlo Gherardi, fondatore di Palazzo di Varignana - perché premia non solo un vino, ma il lavoro di una squadra che in pochi anni ha creduto nella possibilità di produrre eccellenza anche in queste colline. L’Albana rappresenta la nostra idea di Emilia-Romagna: luminosa, autentica e capace di unire tradizione e innovazione».

Un progetto di territorio e visione

Il riconoscimento del Gambero Rosso coincide con le celebrazioni per i dieci anni di Agrivar, azienda agricola nata con l’obiettivo di ripensare il rapporto tra agricoltura e paesaggio. Oggi Agrivar rappresenta una case history di biodiversità e sostenibilità: oltre 700 ettari di colline trasformati in un laboratorio di innovazione, con 265 ettari di uliveto (il più esteso dell’Emilia-Romagna) e 57 ettari di vigneti che danno vita a una collezione di vini di qualità crescente. Tra le etichette, oltre all’Albana premiata, spiccano: Villa Amagioia Blanc de Noirs Metodo Classico Brut, Villa Amagioia Blanc de Blancs Metodo Classico Brut, Chardonnay Colli di Imola DOC, Sangiovese Superiore Romagna DOC e Pinot Nero Rubicone IGT, tutti degustabili nella cantina semi-ipogea dell’azienda agricola, annessa all’omonimo resort.

Il riconoscimento all’Albana Romagna DOCG segna un traguardo importante nel percorso di Palazzo di Varignana verso una viticoltura sempre più identitaria, sostenibile e di eccellenza.

Via Ca' Masino, 611A
Castel San Pietro Terme (BO)
Telefono 051 1993 8300
www.palazzodivarignana.com


Konsum srl partecipa al progetto europeo "Il Cammino delle Identità"

Da fine agosto 2025 Borghi d'Europa promuove la seconda edizione de “Il Cammino delle Identità” e  “I Percorsi Internazionali”- commenta Valentino De Faveri, ceo di Konsum srl - riparte dallo straordinario intervento del poeta Andrea Zanzotto, che nel 1976, donava ai giornalisti fondatori della rete europea di informazione, un testo profetico, destinato al libro “Treviso, l'Altra”.

“Conoscere il passato e il presente per meglio preparare il futuro”: da qui si snoda l'itinerario di conoscenza che Borghi d'Europa allarga alla riflessione di oltre cento delegati, per approfondire le 'parole chiave' di tante storie raccolte in questi anni.

Il 2025 celebra anche il 25° Anniversario della nascita della IAI (Iniziativ adriatico ionica, Forum intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica) che patrocina il progetto “L'Europa delle scienze e della cultura”.

Konsum srl è partner d'informazione dei progetti europei da diversi anni.

Il suo intervento si esplica sia nel sostegno alle campagne di informazione sui temi della sostenibilità, sia nel delicato progetto di conoscenza e valorizzazione delle comunità locali.

A fine agosto ha preso il via il Percorso di riflessione sulle parole chiave dei progetti europei. Abbiamo chiesto a Konsum s.r.l. di partecipare ai quattro appuntamenti del programma, con il peso delle proprie esperienze

La scheda

Konsum s.r.l. opera su tutto il territorio del Centro-Nord nei settori della segnaletica stradale e della commercializzazione di prodotti di antinfortunistica e pulizia industriale.

La sede legale e operativa si trova a Cornuda in provincia di Treviso. Konsum s.r.l. si sviluppa su una superficie utile di 3500 mq dove tutto trova la propria specifica collocazione: gli uffici organizzati su due piani, un vasto e assortito magazzino affiancato da una zona espositiva di tutti i prodotti destinati alla vendita all’ingrosso e un’area interamente dedicata alla segnaletica stradale: produzione della cartellonistica, officina, deposito macchinari e parcheggio automezzi.

Konsum s.r.l. svolge in modo costante la sua attività nell’ambito del miglioramento continuo, garantito e attestato da due importanti certificazioni:

CERTIFICATO DI COSTANZA DELLA PRESTAZIONE / CERTIFICATE OF CONSTANCY OF PERFORMANCE N./No. 0474-CPR-0704

ATTESTAZIONE DI QUALIFICAZIONE ALLA ESECUZIONE DI LAVORI PUBBLICI (ai sensi del D.P.R. 207/2010)

Azienda consolidata e affermata nel mercato del Centro-Nord Italia, Konsum s.r.l. si presenta come una seria realtà imprenditoriale proiettata alla soddisfazione del cliente attraverso un’organizzazione tecnica e commerciale di comprovata esperienza, prodotti all’avanguardia di alta qualità offerti da un servizio puntuale ed efficiente.

L’apertura verso la conoscenza e l’utilizzo di nuove tecnologie nel rispetto dell’ambiente e delle normative vigenti costituisce il punto di forza di Konsum s.r.l. che, motivata e determinata a fornire risposte adeguate e al passo con i tempi, si propone di essere sempre pronta ad affrontare le sfide del futuro.


Konsum s.r.l.
Via dei Commercio 6,
31041 Cornuda (TV) - Italia
TEL: 0423 839034
www. konsumsrl.com


CONTATTI
Via Lussemburgo n.42, Padova
Piazzale Martesana, Milano
email : borghideuropa@yahoo.com
redazione : info@italiadelgusto.com


Vent’anni di “Volterragusto” e XXVII mostra mercato del tartufo bianco: per due fine settimana Volterra (PI) è capitale del tartufo e dei sapori di Toscana

Nuovo imperdibile appuntamento con l'evento che dal 2005 celebra sapori, artigianato e culture del territorio all’interno della Mostra Mercato del Tartufo Bianco e dei prodotti tipici della Valdicecina 25-26 ottobre | 1 e 2 novembre 2025.

Torna la nuova attesissima edizione di VOLTERRAGUSTO, contenitore gastronomico che dal 2005 ha accompagnato la storica MOSTRA MERCATO DEL TARTUFO BIANCO E DEI PRODOTTI TIPICI DELL’ALTA VALDICECINA sapendo conquistare un pubblico sempre più ampio e variegato fino ad affermarsi quale punto di riferimento nel panorama enogastronomico toscano e nazionale.

SABATO 25 e DOMENICA 26 OTTOBRE e ancora SABATO 1 e DOMENICA 2 NOVEMBRE Volterra (PI), splendida roccaforte etrusca, ospiterà appassionati del buon cibo e delle tradizioni territorialiA fare gli onori di casa sarà come sempre il tartufo bianco volterrano, protagonista della 27a edizione della Mostra Mercato, affiancato da una selezione di produttori con salumi, formaggi, vini, dolci, confetture, cioccolato e molte altre eccellenze.

Laboratorishow cooking e degustazioni guidate completeranno l’esperienza, per un gustoso viaggio nei sapori e nella cultura gastronomica del paniere locale.

Come sempre tantissime le iniziative collaterali per tutta la famiglia, che abbracceranno la città dentro e fuori mura: TREKKING URBANI a svelare una Volterra quanto mai inedita e misteriosa; VISITE GUIDATE alla scoperta di prodotti e giacimenti gastronomici del comprensorio; momenti di puro folklore con il GRUPPO STORICO, SBANDIERATORI E MUSICI CITTÀ DI VOLTERRA ed il pittoresco PALIO DEI CACI VOLTERRANI in collaborazione con il Consiglio dei Priori; le immancabili battute di CACCIA AL TARTUFO in compagnia dei tartufai e dei loro inseparabili segugi.

Fra i momenti più attesi della rassegna la consegna del PREMIO JARRO, destinato ogni anno a chi in ambito professionale si sia distinto nell'opera di divulgazione della cultura della buona tavola: la cerimonia di premiazione avverrà come da tradizione alla presenza del Sindaco e degli organizzatori della rassegna nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo dei Priori.

VOLTERRAGUSTO è anche artigianato, mostre, iniziative con i musei cittadini e collaborazioni con le realtà locali: un programma ampio, da vivere passeggiando tra le vie e le piazze di una delle città più suggestive della Toscana.


VOLTERRAGUSTO è un evento organizzato da Associazione Tartufai dell’Alta Valdicecina, Comune di Volterra, Regione Toscana (contributo LR 50/95) e Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest. Con la collaborazione di: Fisar – Delegazione storica di Volterra, Club Unesco Volterra, CNA, Ufficio Turistico Comunale, Pro-Volterra, Slow Food, Consiglio dei Priori, Associazione Vignaioli Volterra, GF GIAN, Centro Commerciale Naturale, Confcommercio, Confesercenti, Distretto Rurale e Biologico della Val di Cecina e altre associazioni cittadine. Grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

 

 


Ufficio Turistico “Volterra, Valdicecina”
Tel. 0588 86099
ORARI:
TUTTI I GIORNI dalle 10 alle 20
www.volterragusto.com
@volterratur.it


L’11 e il 12 ottobre termina ‘Monasteri Aperti’: percorsi tra arte e spiritualità, musica sacra e ricette monastiche nei luoghi sacri dell’Emilia Romagna

Con il secondo weekend di ottobre (sabato 11 e domenica 12 ottobre) si conclude la 7a edizione di Monasteri Aperti – Ricco il calendario di esperienze all’insegna del raccoglimento e del turismo slow inEmilia-Romagna, tra arte e spiritualità, lungo i 22 Cammini del Circuito regionale dell’Emilia-Romagna – Si va dalle visite guidate a monasteri, abbazie e conventi, all’ingresso in musei di arte sacra fino ai concerti di musica sacra e alla raccolta di erbe officinali con degustazione di ricette a base di erbe e piatti "dei pellegrini" - Il progetto, che raggruppa circa 60 iniziative, è promosso da Apt Servizi Emilia-Romagna in collaborazione con la Conferenza Episcopale della Regione Emilia-Romagna e il circuito dei Cammini dell’Emilia-Romagna (Monasteri Aperti 2025)

Sabato 11 e domenica 12 ottobre secondo e ultimo appuntamento con Monasteri Aperti (7a edizione), evento che ha raggruppato circa 60 esperienze esclusive lontane dal turismo di massa (di cui una quarantina previste questo fine settimana), alla scoperta di luoghi sacri di grande bellezza, per vivere momenti intimi e autentici tra arte e spiritualità, lungo i 22 Cammini del Circuito regionale dell’Emilia-Romagna (www.monasteriemiliaromagna.it).

Anche in queste giornate si potrà andare alla scoperta di preziosi e antichi luoghi di fede, tra monasteri, abbazie e conventi nei luoghi di culto regionali, grazie a passeggiate e visite guidate, incontri con le comunità religiose, concerti di canti gregoriani e degustazioni dei “piatti” dei pellegrini. Ecco una selezione delle proposte principali.

Sabato 11 ottobre appuntamento a Bagno di Romagna (FC), piccolo borgo sull'Appennino nel cuore della Romagna-Toscana, con “I piatti dei pellegrini. Erbe spontanee”, evento a cura dell’Associazione Alto Savio. Dalla mattina si andrà alla scoperta dell’affascinante mondo delle erbe officinali, utilizzate in passato dai pellegrini come rimedi naturali per alleviare ferite e dolori durante il lungo percorso per Roma, o per allentare i morsi della fame. Lungo un tratto di percorso della Via Romea Germanica, un esperto guiderà il gruppo nella raccolta di erbe e prodotti autunnali. Al ritorno a Bagno di Romagna si prepareranno e degusteranno ricette a base di erbe e piatti "dei pellegrini". In serata, possibilità di partecipare a una visita guidata al Museo d'Arte Sacra ed alla Basilica di Santa Maria Assunta, con la collaborazione della Fondazione Abbatia Nullius Balneensis (visita gratuita). Info: I piatti dei pellegrini

Domenica 12 la proposta “In cammino dal Monastero all'Arte-Visita alla Comunità dei Servi del Paraclito” si addentra nei paesaggi collinari del Montefeltro, per la visita (dalle 10:30) alla Comunità dei Servi del Paraclito e del Convento della Madonna dell’Olivo di Maciano. Immersa fra i cipressi lungo la strada che porta al Borgo di Pennabilli (RN) è una delle più belle chiese rinascimentali della zona, ricca di architetture tipiche del Rinascimento urbinate. Dopo il pranzo libero, nel pomeriggio, ci sarà la visita guidata al Museo del Montefeltro di Pennabilli, che racconta la fede degli abitanti di questo territorio attraverso opere d'arte e oggetti di uso liturgico dal '400 ad oggi, tra pale d'altare e quadri devozionali, reliquiari, statue processionali, vasi e piatti in ceramica. Prenotazione obbligatoria. Info: In Cammino dal Monastero all’Arte

Domenica 12 ci si sposta a Fidenza (PR) in Emilia per la “Visita all’Abbazia di Castione Marchesi con apertura straordinaria del locale dell’antica cucina monastica”. La chiesa medievale in stile romanico, ex abbazia cattolica benedettina fortificata, con annessa chiesa oggi parrocchiale, sarà aperta già dalle 8:00, e potrà essere visitata con una guida dalle 14:00 alle 17:00. Inoltre, al suo interno ospiterà alcuni pannelli di approfondimento sul modello alimentare legato alla Regola Monastica, curati da Francesca Zancarini, studiosa di storia locale. Ingresso a offerta libera, prenotazione consigliata. Info: Visita all’Abbazia di Castione Marchesi

Sempre domenica, l’Abbazia di San Silvestro di Nonantola (Mo) - basilica romanica fondata nell'VIII secolo, oggi chiesa concattedrale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola – regala un evento particolarmente emozionante, dal titolo “Melodie dell'anima. Sette secoli di canto gregoriano nell'Abbazia di Nonantola”. Alle 15:30 nella “Sala Verde” del Museo Benedettino e Diocesano dell’Abbazia ci sarà l’inaugurazione della mostra di antiche pergamene e materiali musicali provenienti dall’Archivio Storico Abbaziale e dalla Biblioteca Abbaziale. La presentazione sarà curata da don Riccardo Fangarezzi, direttore del Palazzo Abbaziale, cui seguirà la visita al Museo. Alle 16:45 la Basilica ospiterà un concerto di canto gregoriano e organo “Alternatim” della Schola Gregoriana di Reggio Emilia. È richiesto un piccolo contributo per l’intero evento. Info: Melodie dell’anima

Nella stessa giornata, alle 11:00, nella Sala Verde del Palazzo Abbaziale, lo scrittore e medievista Franco Cardini presenterà il suo nuovo libro: “La Croce, il Sangue, le Rose - Un’idea della cavalleria medievale”. Modera e dialoga con l’autore don Riccardo Fangarezzi. Ingresso gratuito. Info: Presentazione libro

Infine, sabato e domenica si può accedere alla Chiesa di San Carlo a Guastalla, nella Bassa Reggiana, lungo la Via Matildica del Volto Santo. La chiesa, oggi sconsacrata, un tempo dedicata a Carlo Borromeo, zio di Ferrante II Gonzaga e Principe di Guastalla, fa parte delle quattro che formano la "Croce del Volterra", elemento chiave del disegno urbano della città. L’edificio, oggetto di un complesso intervento di restauro dopo il terremoto del 2012 e trasformato in archivio comunale, apre straordinariamente le porte al pubblico per una visita guidata che include anche i chiostri e i corridoi dell’adiacente Convento delle  di San Carlo. La visita si estende anche al seicentesco Monastero di Clausura. Per orari e info: I restauri della chiesa di San Carlo e del Convento delle Agostiniane di Guastalla

Monasteri Aperti è promosso da Apt Servizi Emilia-Romagna in collaborazione con la Conferenza Episcopale della Regione Emilia-Romagna e il circuito dei Cammini dell’Emilia-Romagna. A questo link tutte le iniziative: Monasteri Aperti 2025

                          

 

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Tra le vette e il gusto: cronaca dalla fiera Dolomiti HoReCa 2025

Quando si parla di manifestazioni professionali sul mondo dell’ospitalità in territorio montano, poche sono così emblematiche come Dolomiti HoReCa. La quinta edizione dell’evento, svoltasi dal 6 all’8 ottobre 2025 presso Longarone Fiere, ha confermato il suo ruolo di crocevia strategico per operatori, produttori, distributori, chef e tecnologie dedicate al settore Ho.Re.Ca. nelle regioni dolomitiche e limitrofe.
Guardarci dentro significa leggere non solo l’oggi, ma preparare il domani: quello delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, quello di nuovi modelli turistici e di una sfida di competenze e logistica tra valli, montagne e mercato globale.

Dati, numeri e “peso” dell’evento

Prima di immergerci nelle impressioni, vale la pena dare un’occhiata ai numeri che mostrano lo spessore della manifestazione: In questa edizione, Dolomiti HoReCa ha registrato una crescita del 20 % nel numero di operatori coinvolti rispetto all’anno precedente. (fonte: Belluno Press). Il programma fieristico comprendeva attrezzature e tecnologie, forniture per ristorazione e hotel, soluzioni energetiche, arredamento e design, e naturalmente food & beverage, con un focus sui prodotti DOP/IGP e innovazione gastronomica. L’evento si è aperto con un forte richiamo alle Olimpiadi: nella serata inaugurale si è parlato espressamente del ruolo che la fiera e il territorio dovranno svolgere in vista del 2026. Dal punto di vista geografico e di mercato, la zona di maggiore riferimento per la manifestazione abbraccia le aree montane e collinari delle regioni Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Questi numeri, pur parziali, mostrano che la manifestazione non è più un evento nicchia: è un punto di aggregazione e crescita, pensato per dare strumenti concreti agli operatori del territorio montano.

Che cosa intendiamo per “territorio dolomitico”?

Quando si parla del “territorio dolomitico”, spesso si pensa alle cime, ai rifugi, ai panorami, alla neve, alle malghe. Ma chi sono i “dolomitici”, qual è la geografia amministrativa, quanti siamo, che dimensione ha questo mercato?

Territorio italiano e oltre confine

Le Dolomiti sono una catena montuosa situata nelle Alpi orientali, e comprendono una vasta area che si irradia tra le regioni Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Queste montagne fanno parte del Patrimonio UNESCO dal 2009, riconoscimento che unisce elementi paesaggistici, geologici e culturali.

Ma non è tutto “solo italiano”: le Dolomiti si estendono anche in parte in territorio austriaco (nella zona del Tirolo), sebbene la fetta più conosciuta e “abitata” appartenga al contesto italiano. In altre parole, le Dolomiti fanno da ponte fra territori, culture e mercati confinanti.

Quanti abitanti, quante attività?

Determinare con precisione il numero di abitanti “dolomitici” non è banale, perché si tratta di territori sparsi, vallate, comuni montani spesso piccoli. Tuttavia, possiamo dare qualche riferimento:
Le valli dolomitiche includono decine di comuni montani (Belluno, Trentino, Alto Adige, parte del Veneto orientale). Le attività alberghiere e della ristorazione sono numerose: ogni valle ha decine (in alcuni casi centinaia) di strutture fra hotel, rifugi, agriturismi, B&B e ristoranti. Un dato indicativo: nella regione Veneto – di cui fanno parte molte Dolomiti – le presenze turistiche in montagna mostrano una crescita costante. (Fonte: Regione Veneto ).
In alcune valli dolomitiche, ad esempio nei dintorni delle Tre Cime di Lavaredo, si registrano centinaia di migliaia di presenze annuali nel turismo escursionistico e montano. (fonte: Linkiesta.it )


La visita: impressioni, incontri, stimoli

Arrivare a Longarone e navigare i corridoi di Dolomiti HoReCa significa immergersi in un ecosistema di idee e tecnologie. Ecco alcuni momenti salienti:

Show cooking e dimostrazioni: chef locali e ospiti da fuori regione hanno mostrato come integrare i prodotti tipici dolomitici con tecniche moderne, aprendo spunti su “identità e sperimentazione”. Masterclass tecniche: il dialogo tra tecnologi, produttori di attrezzature e responsabili alberghieri è stato fluido. Si discuteva di automazione, efficienza energetica, isolamento termico, packaging intelligente per prodotti freschi.
Contest Pizza & Gourmet (Dolomiti Cup): importante momento dove pizzaioli professionisti e under hanno sperimentato impasti, farine alternative e contaminazioni territoriali, mettendo in scena una “pizza che parla della montagna”.
L’associazione Dolomiti Cup Show ha un ruolo strutturale: organizza eventi, workshop, concorsi, occasioni di visibilità per il mondo pizza professionale nei territori alpini. Confronto con fornitori e distributori: ho colto quanto sia essenziale per i produttori avere interlocutori capillari che “scendano in valle”, che sappiano organizzare consegne anche in località impervie, garantire tempistiche di consegna, rispetto della catena del freddo, rotazione di stock.

Un punto che mi ha molto colpito è l’importanza strategica dei grossisti di montagna: spesso “eroi silenziosi” che mantengono viva la rete logistica fino all’ultimo ristorante. La distanza con le vallate, le condizioni climatiche, le stagioni, i prezzi della logistica: tutto rende la consegna in montagna un’impresa quotidiana. Chi ci riesce bene, guadagna credibilità e fidelizzazione.


Olimpiadi Milano-Cortina 2026: opportunità e sfide

Le Olimpiadi invernali 2026, in programma dal 6 al 22 febbraio 2026 (con Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo) avranno un impatto diretto sul territorio dolomitico, in particolare in zone come Cortina d’Ampezzo che ospiteranno eventi sportivi.

Quante presenze attese?

Si prevedono oltre 2 milioni di presenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, grazie al richiamo internazionale e al flusso turistico extra atteso.

Il dossier olimpico sottolinea l’obiettivo di rafforzare l’attrattività alpina, le infrastrutture, la sostenibilità e l’eredità che i Giochi possono lasciare al territorio.

Le Dolomiti saranno protagoniste non solo per le località olimpiche, ma come scenario paesaggistico, polo d’ospitalità, infrastrutture ricettive, percorsi e turismo di contorno.

Questa ondata turistica può portare valore straordinario se il tessuto locale è in grado di rispondere con coerenza, qualità, identità e servizio all’altezza.

Sfide che non vanno sottovalutate

La stagionalità estrema: le località di montagna vivono di stagione bianca e stagione estiva; dover reggere un afflusso alto in un breve arco temporale è complesso.

Le infrastrutture logistiche e di trasporto, spesso limitate da accessi di montagna, strade strette, condizioni meteo avverse.

La capacità di servizio: ristoranti, hotel, trasporti, alloggi, vendita al dettaglio devono reggere il salto qualitativo richiesto da un pubblico internazionale.

Il rischio “effetto vetrina”: molti imprenditori potranno investire per un momento (il 2026), ma serve progettualità perché il ritorno resti nel tempo, e non che tutto rientri dopo i giochi.

Il ruolo delle associazioni e del “fare sistema”

Due soggetti associativi emergono nei contesti di Dolomiti HoReCa e del territorio:

Associazione Cuochi Bellunesi: raccoglie chef e professionisti della cucina bellunese, con l’obiettivo di promuovere formazione, eventi culinari, showcooking, scambi tra territori. La presenza attiva in fiera è un segno di legame col territorio e attenzione alla crescita culturale del comparto.

Dolomiti Cup Show: come detto, agisce nel mondo pizza/gourmet alpino, promuovendo eventi, contest e momenti formativi. Ha un ruolo di “federatore creativo”, aprendo porte a sperimentazioni che altrimenti resterebbero locali.

Il valore di queste associazioni sta nel costruire comunità, nel diffondere competenze, nel creare reti tra operatori che, spesso isolati in valli remote, possono riconoscersi parte di un progetto più ampio.

Strategie e consigli: che cosa serve per vincere la sfida dolomitica

Identità territoriale forte

Una linea di prodotti, una carta del menu, un allestimento devono “parlare montagna”, con coerenza, colori, storie che evocano il luogo.

Logistica intelligente

Pianificazione delle consegne, mezzi adatti, “last mile” efficiente: non basta avere un ottimo prodotto se non arriva bene al ristorante.

Partnership strategiche

Produttori + distributori + ristoratori + istituzioni locali devono dialogare e collaborare per creare rete, promuovere pacchetti esperienziali e spingere la filiera.

Infrastrutture e servizio al top

Durante eventi ad alto flusso (come le Olimpiadi), sarà richiesto il massimo del servizio: accoglienza, puntualità, qualità costante.

Sostenibilità ed eredità Olimpica

Non pensare solo all’evento, ma a ciò che rimarrà dopo: formato turistico più alto, strutture efficienti, marketing territoriale ben supportato.

Conclusione: tra vette e opportunità, costruire la montagna che verrà

Dolomiti HoReCa 2025 non è stata solo una fiera. È stata un laboratorio di idee per chi crede nella montagna come motore di sviluppo. Visitandola ho visto con chiarezza che chi saprà far dialogare tradizione e innovazione, identità e sistema, qualità e logistica, potrà cavalcare l’onda che arriverà con le Olimpiadi e lasciare un’eredità duratura. Al territorio dolomitico – fatto di valli, comunità, culture alpine, ristori, rifugi e paesaggi – serve che chi vi propone prodotti e servizi parli la sua lingua: comprenda le difficoltà, si muova con metodo, crei legami duraturi. Sarà bello, e importante, raccontare nei prossimi mesi le storie di chi ce l’ha fatta — e perché no, anche le sfide che hanno dovuto affrontare.


Longarone Fiere Dolomiti S.r.l.
Viale Soccorritori del Vajont, 3
32013 Longarone (BL) Italia
www.longaronefiere.it
www.visitdolomitibellunesi.it

 


(a cura di Gianluigi Veronesi)


Auto e moto d’epoca accende la passione: dal primo motore a scoppio all’ultima Ferrari campione del mondo e alle leggendarie due ruote, sono tante le novità di questa edizione 2025

A BolognaFiere, dal 23 al 26 ottobre, la 42ª edizione del più grande salone europeo del motorismo storico. Formula 1, Honda Classic, Heritage HUB Stellantis, monoposto Ferrari e Fiat, Club storici, rarità mai viste e 235mila mq di passione suddivisi in 14 padiglioni e 4 percorsi tematici: Auto e Moto d’Epoca torna a Bologna con un’edizione memorabile.

75:1 – 75 years, one seat”: una mostra-evento per i 75 anni della Formula 1



Tra le novità più attese, un viaggio che ripercorre l’evoluzione tecnica, sportiva e culturale della massima competizione automobilistica mondiale con monoposto autentiche dagli anni ’50 agli anni 2000. Tra le protagoniste, tre capolavori custoditi dal MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile: la Ferrari 500 F2 (1952), una vettura che ha segnato la storia grazie a una meccanica semplice ma efficace, con telaio tubolare, assale posteriore De Dion e motore a doppia accensione alimentato da due carburatori a doppio corpo. È considerata una delle Ferrari più vincenti di sempre, simbolo della scelta strategica di Enzo Ferrari di puntare sulla Formula 2. Con questa vettura Alberto Ascari vinse il titolo mondiale piloti nel 1952 e 1953. L’esemplare esposto è un dono di Enzo Ferrari, proveniente da Maranello (MO). La Mercedes-Benz W196R (1954) che fu vincitrice al debutto nel Gran Premio di Francia e protagonista di due titoli mondiali consecutivi. Prodotta in soli 15 esemplari, è stata donata al MAUTO nel 1957 dalla stessa Daimler-Benz, con lettere firmate da Nallinger e Neubauer. Al volante della W196 R Fangio si aggiudicò il titolo mondiale negli anni 1954 e 1955. La Ferrari 156 F1 (1963) progettata secondo il regolamento introdotto nel 1961 (cilindrata massima di 1,5 litri e peso minimo di 450 kg). La vettura adottò definitivamente il motore posteriore, con un V6 a 120° da 1477 cc, più compatto, leggero e capace di oltre 190 CV. Dal prestigioso Nationales Automuseum – Loh Collection in Germania, la Ferrari F2007 di Kimi Räikkönen. Questa vettura, telaio numero 262, rappresenta la prima Ferrari dell’era post-Schumacher e, allo stesso tempo, l’ultima monoposto a riportare il titolo mondiale piloti a Maranello. L’auto in esposizione è proprio quella con cui Kimi ha vinto l’ultima gara della stagione in Brasile, conquistando il Campionato. In mostra anche le monoposto e i modelli guidati da leggende intramontabili come Phil Hill, Riccardo Patrese, Clay Ragazzoni, Gilles Villeneuve, e molti altri. Honda Classic: la storia della Casa dell’Ala Dorata Honda Motor Europe Ltd. Italia sceglie Auto e Moto d’Epoca per celebrare la sua leggendaria storia sportiva con Honda Classic, una straordinaria esposizione di 600 mq e 38 moto iconiche dedicata alla passione per le due ruote e all’evoluzione tecnologica che ha reso la Casa dell’Ala Dorata un’icona globale. Un’esposizione che rende omaggio ai modelli che hanno segnato non solo la storia del brand, ma anche quella del motociclismo e della tecnica, offrendo ai visitatori un vero e proprio viaggio nel tempo articolato in quattro aree tematiche: Due tempi made in Atessa: una selezione di modelli storici prodotti nello stabilimento Honda abruzzese culminante con la NS 125 R Adriatico, la prima moto realizzata in Italia ed esportata sul mercato giapponese. Moto da Gran Premio: dalla RS 125 GP di Lucio Cecchinello alla moderna RC213V di Johann Zarco, passando per modelli che hanno fatto la storia delle competizioni mondiali come le NSR 250 e 500 di Biaggi e Gardner e l’iconica RC211V con cui Hayden vinse il Mondiale nel 2006. Area off-road: spazio alle regine del fuoristrada con la leggendaria Elsinore CR250M fino alle più recenti CR125, 250 e la mitica CR500, che hanno segnato epoche indimenticabili nel Mondiale Motocross. Produzione di serie: un excursus tra i modelli più rappresentativi della gamma Honda, con la possibilità di ammirare da vicino autentici capolavori come la CB750 Four che è stata capace di riscrivere i canoni delle moto di serie, la VFR750R (RC30) che ha conquistato titoli piloti e costruttori nel nascente campionato SBK e la visionaria NR750 con pistoni ovali.


Dalla Germania a Bologna: la Loh Collection ad Auto e Moto d’Epoca 2025

Il Nationales Auto Museum – The Loh Collection arriva a Bologna. Tra le auto esposte la Mercedes-Benz CLK-GTR, originariamente costruita come versione da competizione e successivamente convertita in vettura stradale grazie a un permesso speciale. Omologata per la categoria GT1, ne furono prodotti 25 esemplari tra il 1998 e il 1999, dopo la fine del campionato: 20 coupé e 5 roadster. Questo esemplare è il prototipo pre-produzione, utilizzato come vettura ufficiale per la stampa e per lo sviluppo. E la BMW M1 Procar, protagonista di una delle serie più spettacolari della storia del motorsport, con auto identiche che permettevano a piloti di Formula 1 e del turismo di gareggiare ad armi pari. Niki Lauda vinse il campionato inaugurale del 1979 con questa M1, telaio

4301028, conquistando tre vittorie. Nel 1980, l’auto passò a Hans-Joachim Stuck, che vinse a Monaco e concluse terzo in classifica generale. In seguito, corse con il team “EMKA Racing” di Steve O’Rourke, partecipando anche alla 24 Ore di Le Mans con il batterista dei Pink Floyd e appassionato di auto, Nick Mason. Il grande ASI Village al Pad.25: il primo motore a scoppio della storia.La presenza dell'Automotoclub Storico Italiano torna con oltre venti club federati di tutta Italia e un’imperdibile anteprima, il primo motore a scoppio della storia: il Motore Barsanti e Matteucci progettato e realizzato in Toscana nel 1853. Un primato tutto italiano riscoperto grazie ai documenti originali conservati a Firenze presso il Museo Galileo, l’Accademia dei Georgofili e l’Osservatorio Ximeniano. In    anche L’Alfa Romeo 184T Formula 1, una monoposto dalla livrea inconfondibile, che prese parte al Mondiale 1984 con i colori della Benetton. Con il telaio numero 3, era stata affidata al pilota americano Eddie Cheever - affiancato in squadra da Riccardo Patrese sotto la gestione della Scuderia Euroracing. La 184T ha il telaio in fibra di carbonio e monta un motore otto cilindri a V di 90° sovralimentato che sviluppa 670 cavalli.

Stand ACI - ACI Storico: Formula 1, heritage e nuove generazioni
Anche per l’edizione 2025, lo stand ACI – ACI Storico sarà uno dei fulcri dell’evento, con una ricca serie di esposizioni tematiche e un programma di talk di rilievo internazionale. In qualità di federazione sportiva dell’automobilismo italiano, celebrerà i 75 anni della Formula 1, ripercorrendo la storia della massima competizione motoristica attraverso le monoposto che hanno fatto sognare generazioni di appassionati e acceso la passione italiana per la velocità.

Heritage HUB Stellantis: i capolavori italiani in esposizione a Bologna

Il progetto museale nato a Torino per valorizzare il patrimonio storico di marchi leggendari porta a Bologna la storia del design e dell’innovazione automobilistica italiana: la Fiat-Abarth 750 Record (1956), presentata al pubblico durante il Salone di Torino del 1956 e riconoscibile per la caratteristica carrozzeria realizzata da Bertone su disegno di Franco Scaglione, è un manifesto dell’aerodinamica applicata al design. Con questa vettura, nel giugno del 1956, Abarth stabilisce sul circuito di Monza ben sei record nella Classe H. La Alfa Romeo Scarabeo 1600, un progetto visionario, sviluppato dall’Ingegneria Alfa Romeo. Con motore posteriore e telaio inedito, rappresentava una rivoluzione concettuale nella costruzione delle sportive compatte. Mai entrata in produzione, è diventata simbolo dell’audacia progettuale della Casa Milanese. La Lancia D25 (1955), barchetta da corsa erede diretta della mitica D24, rappresentava il meglio della scuola tecnica Lancia. Caratterizzata da soluzioni raffinate e prestazioni di vertice, fu costruita per correre e vincere in un’epoca d’oro per il motorsport italiano.


Toyota svela in anteprima nazionale il Nuovo RAV4 ad Auto e Moto d’Epoca 2025

Toyota presenta la nuova e imponente sesta generazione del RAV4, che raccoglie l’eredità dei suoi iconici e innovativi predecessori introducendo tecnologie avanzate che ridefiniscono le prestazioni e l’efficienza all’avanguardia anche per quanto riguarda la sicurezza e l'esperienza d'uso digitale. Con oltre 15 milioni di unità vendute in tutto il mondo (2,5 milioni in Europa) il RAV4 continua ad evolversi per rispondere alle esigenze dei tempi, mantenendo la sua fama di versatilità, affidabilità e sicurezza.

 

Motor Valley: il distretto dei motori in mostra

La Motor Valley sarà protagonista anche ad Auto e Moto d’Epoca 2025, portando in mostra l’anima più autentica della terra dei motori. Cuore pulsante dell’Emilia-Romagna, la Motor Valley ospita nomi che hanno fatto la storia dell’automobilismo e del motociclismo. Ma non è solo un luogo di produzione: è un ecosistema culturale e sportivo senza eguali. Presenti a Bologna, fra gli altri, Dallara, Pagani, I Musei Ferrari, il Polo Storico Lamborghini, Maserati, il Museo Ferruccio Lamborghini, Canossa Events, Concours d’Elégance Trofeo Salvarola Terme, Misano World Circuit, Autodromo di Modena, Autodromo di Imola Enzo e Dino Ferrari.


Club e Registri Storici: la memoria viva della cultura motoristica

Come ogni anno, Club e Registri Storici saranno protagonisti di un grande spazio espositivo. Tra i protagonisti: CRAGI – Club Renault Alpine Gordini Italia, con Alpine A310 V6 e Renault 5 Turbo; Registro Italiano Triumph Spitfire, con due eleganti MK3 disegnate da Michelotti; Club Storico Peugeot Citroën Italia, che celebra i 70 anni della Citroën DS e i 60 della Peugeot 204; Lancia Club, che festeggia i 30 anni della Y Elefantino Rosso; Jaguar Enthusiasts’Club che festeggia i 50 anni della Jaguar XJS, presentata al Salone di Ginevra nel 1975, con un raro esemplare in versione Convertible, nel classico British Racing Green, omaggio all’ultimo progetto firmato

da Malcolm Sayer; infine il Registro Fiat Italiano che porta a Bologna un tributo alla storia racing con cinque monoposto storiche, tra cui: Cisitalia D-46 del 1946; Formula Junior Stanguellini “Delfino”; Formula Italia (1970) e Formula Abarth (1980).

Ricambi, collezionismo, orologi: tutto il mondo del Classic in un’unica fiera

Due padiglioni interamente dedicati ai ricambi d’epoca ospiteranno espositori specializzati in componenti originali, repliche fedeli e accessori introvabili, suddivisi per epoca, marchio e modello. Spazio anche alla sezione Automobilia, con oggetti da collezione, manifesti, insegne, trofei e memorabilia che raccontano l’epopea delle quattro e due ruote. In contemporanea, nella raffinata cornice della Gallery Hall di BolognaFiere torna “Time on Show”, l’evento esclusivo dedicato agli orologi vintage e da collezione. Organizzato da BolognaFiere, questo appuntamento imperdibile   ogni anno i più autorevoli nomi del collezionismo internazionale in un’esposizione che celebra la precisione meccanica, la bellezza del design e il valore storico di pezzi unici. “Time on Show” non è solo un’esposizione, ma un vero e proprio punto d’incontro per appassionati, collezionisti, esperti del settore e personalità del mondo del design. Un’occasione unica per lasciarsi affascinare dall’arte di misurare il tempo.

Tutti a BolognaFiere dal 23 al 26 ottobre. Perché Auto e Moto d’Epoca è molto più di un salone: è un viaggio nella storia, una celebrazione dell’eccellenza, un punto d’incontro per tutti coloro che vivono la passione per le auto e le moto come parte della propria identità. Auto e Moto d’Epoca, membro FIVA e Motor Valley, ha il patrocinio di: Fondazione Bologna Welcome, Confcommercio Ascom Città Metropolitana di Bologna, CNA Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

Tutte le informazioni su orari, biglietti, convenzioni su: https://autoemotodepoca.com/

Canali social: facebook - instagram - youtubechannel -

Noti ristoranti in Bologna

I Portici via Indipendenza, 69

All’Osteria Bottega via Santa Caterina, 51

Scaccomatto via Broccaindosso, 63

I Carracci via Manzoni, 2

Sette Tavoli via Cartoleria, 15/2b

Antica Osteria Romagnola via Rialto, 13

Quanto Basta via del Pratello, 103/a

Berberè via Petroni, 9/c

L’Arcimboldo via Galliera, 34/e

Al Sangiovese vicolo del Falcone, 2b

Osteria dell'Orsa via Mentana, 1f

Mamima via Lodovico Berti, 15b

Sfoglia Rina via Castiglione, 5/b

Trattoria del Tempo Buono piazza S. Martino, 4a

 

 


(a cura di Gianluigi Veronesi)