Si ha notizia del primo “festeggiamento” del Natale ad Alessandria d’Egitto nell’anno 425. Ripresero poi le feste i cristiani come “sole invictus” dall’imperatore Aureliano in poi, culminate – anni dopo – con le “Saturnalie” (antiche feste romane dedicate al dio Saturno, celebrate a dicembre – originariamente il 17, poi estese – ) festa democratica che annullava le differenze tra servi, schiavi e padroni, in cui si consentiva il gioco d’azzardo (normalmente proibito) e iniziò l’usanza di scambiarsi piccoli doni… Nel tempo si cominciò a festeggiare il genetliaco di Gesù, in particolare a tavola, concedendosi cibi più pregiati della consuetudine che richiedevano procedure più complicate.
Il nostro Paese, con le sue mille culture e storie regionali, celebra le feste attraverso una straordinaria varietà gastronomica: a cambiare non sono soltanto gli orari, ma anche gli ingredienti, le preparazioni e persino i simbolismi dei piatti. In comune rimangono solo alcune certezze: la frutta secca, considerata benaugurante e i dolci iconici come panettone e pandoro. Il Natale a tavola in Italia si divide principalmente tra Nord, Centro e Sud: al Nord, il culmine dei festeggiamenti si concentra sul pranzo di Natale, il 25 dicembre, con sapori forti e cotture lunghe: piatti ricchi di carne, pasta ripiena e dolci come panettone/pandoro. Menù: Antipasti freddi, salumi e formaggi, primi di pasta ripiena, tortellini in brodo, agnolotti, casoncelli, secondi di carne, bolliti, arrosti, accompagnati da salse e insalata russa, per finire con panettone (Lombardia) o pandoro (Veneto).
Sulle tavole della Valle d’Aosta si celebra la carne, con la “carbonade” (manzo stufato nel vino rosso) a rappresentare uno dei piatti più identitari del periodo. Non mancano sfiziosità come i crostini al miele, accompagnati da salumi locali di capra e pecora.
In Piemonte le feste significano 
agnolotti in primis e bollito misto, servito con le salse tradizionali come bagnet verd e bagnet ross. La Lombardia custodisce una tradizione inaspettata: l’anguilla, spesso cotta al cartoccio, protagonista della Vigilia in molte famiglie. In Liguria, invece, prevale la leggerezza del mare: ravioli di pesce, verdure e il celebre cappon magro, un imponente piatto di pesce e ortaggi stratificati. In Veneto convivono polenta e baccalà mantecato, mentre il lesso con le salse rimane un must del 25 dicembre. In Friuli Venezia Giulia il freddo invernale porta in tavola la brovada e muset, rape macerate nella vinaccia servite con cotechino. In Trentino-Alto Adige, canederli, capriolo e strudel, ma anche del ricco zelten, un pane dolce a base di frutta secca e canditi.
Nel Centro Italia, trionfa la pasta ripiena, pesce e arrosti importanti: in Emilia Romagna da sempre è regina la pasta fresca: tortellini, passatelli e lasagne sono i protagonisti assoluti del pranzo del 25, a seguire carni bollite e arrosti. Tuttavia, esistono zone come Modena dove per la Vigilia è tradizione il “di pesce” con spaghetti a base di tonno, sgombro e acciughe. Nel Lazio il 24 si porta in tavola baccalà fritto, fritto misto di verdure e il simbolico capitone. A Roma non mancano la storica minestra di pesce, la pasta e broccoli in brodo di arzilla e gli spaghetti con le alici. Il giorno di Natale si passa alla carne: abbacchio al forno, cappelletti in brodo e bollito misto sono riti tramandati di generazione in generazione. In Toscana si aprono le danze con i crostini ai fegatini e si prosegue con arrosti di faraona, anatra o cappone ripieno. Nelle Marche dominano i maccheroncini di Campofilone, mentre in Umbria spiccano i cappelletti ripieni spesso anche di cappone e piccione. In Abruzzo il pranzo si arricchisce di lasagne e zuppe e agnello arrosto. Imperdibili i caggionetti, dolcetti fritti ripieni di castagne o mandorle. 
Il Sud vuole la cena della Vigilia del 24 dicembre come la più importante, ma seguendo il precetto di “magro” in ampie tavolate per un Natale di mare, pesce, fritti, frattaglie rituali e dolci sorprendenti come struffoli e roccocò: la Campania accoglie il Natale con un patrimonio gastronomico ricchissimo. La Vigilia è dominata dal pesce: spaghetti “avvongole”
e naturalmente il capitone, scelto per un’antica tradizione simbolica che lo associa alla vittoria sul male; per finire, le immancabili Zeppole. Il 25 dicembre si passa a zuppe, struffoli, roccocò e molta frutta secca. In Basilicata le feste portano in tavola zuppe di verdure come scarole e cardi in brodo di tacchino, oltre al baccalà lesso e alle scarpedde, sfoglie fritte ricoperte di miele. In Calabria si celebrano i riti natalizi con salumi e primi semplici ma saporiti come spaghetti con mollica e alici, oltre al pesce stocco e al capretto accompagnato dai broccoli tipici. La Puglia porta sulle tavole pettole, frittelle che possono essere salate o dolci, oltre all’anguilla arrostita e al baccalà fritto. L’agnello al forno con i lampascioni che rappresentano le ricette più identitarie.
Nelle isole la tradizione è rispettata tra pasta ripiena, mare e dolci storici: in Sardegna i culurgiones e i malloreddus dominano la tavola natalizia, mentre in Sicilia i profumi sono quelli di arance, aringhe, pasta con le sarde e beccafico. Lo sfincione è un must delle feste, così come i dolci: buccellati, cassate e cannoli, Struffoli, Mustazzoli.
Onde evitare possibili “ingolfamenti” per tutte le regioni, si raccomandano passeggiate – senza eccedere – per smaltire le (in)digestioni…
Poi, tutti sotto all’albero per il canonico scambio dei doni e… Auguri! 






