Almeno 600 giorni di stagionatura e cosce selezionate secondo requisiti specifici: il “Seicento” è la nuova categoria dedicata alle lunghe maturazioni. Con la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra in vigore la modifica al disciplinare che punta sul posizionamento premium internazionale e sulle nuove esigenze della ristorazione collettiva di fascia alta.

L’eccellenza dell’agroalimentare Made in Italy compie un passo strategico verso la segmentazione qualitativa e l’internazionalizzazione. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 236, è entrata ufficialmente in vigore la modifica ordinaria al disciplinare di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP. La riforma normativa introduce due sostanziali novità destinate a ridisegnare gli equilibri commerciali e produttivi della filiera friulana: la regolamentazione ufficiale delle lunghe stagionature certificate tramite l’inedita menzione “Seicento” e l’introduzione di formati e pezzature ottimizzati per il canale Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Catering) e per i mercati esteri.

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele si attesta così come il primo organismo di tutela tra i grandi salumi italiani a denominazione protetta a normare e certificare l’affinamento prolungato all’interno del proprio statuto ufficiale. L’obiettivo strategico è duplice: da un lato innalzare il valore percepito del brand sui mercati globali, dall’altro vincolare il concetto commerciale di “lunga stagionatura” a rigidi e misurabili parametri biochimici e strutturali della materia prima, sottraendolo alle discrezionalità del marketing generico.

La rivoluzione del “Seicento”: la certificazione dei 20 mesi
Finora il segmento delle lunghe maturazioni era affidato all’iniziativa dei singoli prosciuttifici, pur nel rispetto del tempo minimo di stagionatura base previsto dal vecchio disciplinare. Con l’introduzione del segmento “Seicento”, il Consorzio istituisce una vera e propria categoria ultra-premium.
I requisiti per accedere a questa qualifica sono estremamente selettivi e partono dalla selezione iniziale nei macelli e nei laboratori di rifilatura:
• Pezzatura iniziale: Le cosce fresche destinate al “Seicento” devono registrare un peso rigorosamente compreso tra i 16 e i 18 chilogrammi. Una massa imponente, necessaria per sostenere una disidratazione lenta senza rischiare l’indurimento eccessivo delle fibre carnee.
• Copertura adiposa: Lo spessore del grasso esterno deve raggiungere un minimo di 30 millimetri. Questo strato funge da scudo protettivo naturale, regolando lo scambio osmotico del sale e garantendo la morbidezza finale della fetta.
• Tracciabilità totale: L’identificazione della coscia deve avvenire sin dall’inizio della lavorazione nei siti produttivi dell’area tipica del comune di San Daniele del Friuli.

Il percorso di maturazione prevede una durata minima di 600 giorni (circa 20 mesi). Al compimento del quattordicesimo mese (i canonici 400 giorni) sulla coscia viene impresso il tradizionale marchio a fuoco della DOP. Al ventesimo mese, solo dopo una seconda e approfondita verifica da parte dell’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, viene apposto un secondo marchio identificativo specifico per la linea Seicento. Per garantire la massima trasparenza verso il consumatore e gli operatori commerciali, i produttori avranno l’obbligo di dichiarare in etichetta l’esatto numero di mesi di stagionatura effettivamente portati a termine.

Flessibilità per l’export e la ristorazione: arrivano le cosce leggere
La seconda colonna portante della riforma del disciplinare guarda invece in direzione opposta, puntando sulla versatilità logistica e commerciale. La soglia minima del peso delle cosce fresche viene infatti ridotta, passando da 12,5 a 11,8 chilogrammi.
Si tratta di una risposta diretta alle richieste che giungono dai distributori internazionali e dal mondo della ristorazione moderna. I prosciutti ottenuti da  specifica sotto-categoria (fino a un massimo di 13 kg a prodotto finito) non potranno essere venduti interi con l’osso. Saranno destinati esclusivamente alla commercializzazione in formato disossato, in tranci o in vaschette pre-affettate. Questa scelta strategicarisponde alle dinamiche dei mercati oltreoceano – in primis gli Stati Uniti, che insieme alla Germania guidano la crescita dell’export della DOP friulana – dove i retailer e gli chef prediligono pezzature più contenute, facili da stoccare, veloci da affettare e caratterizzate da uno scarto ridotto al minimo. I formati più leggeri consentono inoltre una gestione più agile dei costi porzione all’interno dei menu dell’Ho.Re.Ca., ampliando la penetrazione del San Daniele nelle catene alberghiere e nei bistrot internazionali.


La voce del Consorzio: trasparenza e reputazione della filiera
«Con questa modifica il San Daniele compie un passo importante: da un lato apre nuove prospettive di mercato grazie alle pezzature minori, dall’altro disciplina e certifica le lunghe stagionature», ha dichiarato ufficialmente il Presidente del Consorzio, Nicola Martelli.
Secondo la presidenza, l’aggiornamento normativo rappresenta una sintesi perfetta tra le necessità competitive delle aziende e l’assoluto rigore qualitativo della DOP: «Le nuove regole offrono ai produttori una maggiore flessibilità nell’approvvigionamento della materia prima pur sempre all’interno di criteri rigorosi. Allo stesso tempo legano la valorizzazione della stagionatura alle caratteristiche della coscia, dichiarando in modo trasparente e verificato il tempo di lavorazione, a tutela del consumatore e della reputazione del Prosciutto friulano. Il “Seicento” è l’espressione di una stagionatura più lunga ma programmata in base alle caratteristiche della coscia e garantita dal Disciplinare», ha concluso il Presidente Martelli

I pilastri intoccabili della DOP
Il Consorzio ci tiene a precisare che l’introduzione di queste modifiche non va in alcun modo ad alterare o intaccare le storiche caratteristiche organolettiche che hanno reso celebre il Prosciutto di San Daniele nel mondo. Restano infatti totalmente invariati e blindati i requisiti cardine della denominazione:
1. L’area geografica: La lavorazione, la salagione e la stagionatura devono avvenire tassativamente ed esclusivamente all’interno dei confini del Comune di San Daniele del Friuli (Udine), sfruttando il microclima unico generato dall’incontro tra i venti freddi delle Alpi Carniche e le brezze calde e salmastre del Mar Adriatico, lungo l’asse del fiume Tagliamento.
2. L’origine della carne: È confermato l’impiego esclusivo di cosce di suini nati, allevati e macellati in Italia, provenienti solo da allevamenti certificati del circuito tutelato nazionale.
3. Genetica e alimentazione: Rimangono rigidi i controlli sulle razze ammesse (Large White, Landrace e Duroc) e sui regimi alimentari controllati dei suini.
4. Nessun additivo: Il processo produttivo vieta l’utilizzo di qualsiasi conservante o additivo chimico. Gli unici ingredienti ammessi rimangono la carne suina selezionata e il sale marino.


Con il varo del segmento “Seicento” e l’apertura ai nuovi formati flessibili per l’Ho.Re.Ca., la filiera del San Daniele DOP – che muove un giro d’affari complessivo multimilionario per l’economia del Nord-Est e dell’intero comparto agroalimentare italiano – si posiziona in modo solido per affrontare le sfide macroeconomiche globali dei prossimi anni, puntando con decisione sulla trasparenza in etichetta e sull’alta gamma della gastronomia mondiale.

 


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