La terza edizione del Salone del Vermouth a Torino si è tenuta l’ultima settimana di febbraio presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, per celebrare i 240 anni del famoso liquore aromatizzato. È un prodotto che ha la sua storia, con numerose piccole varianti e i tre giorni di manifestazione sotto alla Mole, gli sono stati dedicati per celebrare tradizione, innovazione, artigianalità e varietà della bevanda che ha radici profonde nella tradizione piemontese e torinese e che oggi vive una nuova rinascita, grazie all’interesse crescente di consumatori e professionisti del settore. Un mercato che si sta aprendo anche ad altre regioni italiane. Questa terza edizione è stata pensata voluta e realizzata per promuovere la cultura del vermouth che è tanto storica quanto moderna e per vivere un’esperienza immersiva che è andata ben oltre la semplice degustazione. Il Salone, che ha visto impegnati 30 espositori e registrato oltre 6mila presenze, è stato concepito come uno spazio di incontro, confronto e crescita, dove produttori, bartender, chef, esperti e appassionati si sono potuti scambiare idee e fare rete. Durante l’evento, proposte degustazioni, masterclass e networking (con una nuova mezza giornata B2B, il 23, dedicata a operatori del settore, buyer e produttori) accompagnate da un ricco “Fuorisalone” diffuso in città fin dalla settimana precedente (16-22 febbraio) con experience diffusi in vari locali della città.

Il Salone si è confermato come l’evento di riferimento per scoprire le nuove interpretazioni artigianali e le grandi firme del vermouth torinese. A tal proposito, è doveroso riferire che tra gli stand è stato avvistato (poi ammirato, degustato e molto ben giudicato) “Il Vermouth del Citto”, il primo vino liquoroso – da una base di Sangiovese, quindi con sentori più intensi del vermouth classico di Torino – e che interpreta la tradizione e l’identità legata al territorio toscano – senese per la precisione – da un progetto di Davide Micheli, Simone Fantoni, Giacomo Lodovici e Ugo Venturini. Nell’occasione sono stati presentati anche il Citto Gin, con ginepro, salvia e rosmarino e “Il mi’ Citto Bitter”, caratterizzato dall’equilibrio tra erbe fresche e spezie, bevanda dal carattere deciso e conviviale.
Al Salone del Vermouth ha partecipato in qualità di inviato di Rai2, Antonio Farnè che ha girovagato con nonchalance (professionale…) tra gli stand, intervistando produttori, bartender e pubblico di “consumatori” gourmet….
“Storia, stile, gusto, la rinascita di un grande classico: il vermouth torna protagonista nelle ricette dei cocktail bar e sulle tavole dei grandi appassionati. – parole di Antonio Farnè mentre si aggira incuriosito tra le sale del Salone – .
“30ml di vermouth, la parte dolce… e 30ml di bitter, la parte amara… dunque “sweet and bitter” e il “Milano-Torino” è pronto! Anzi: Torino-Milano, qui, per noi…” – dice la graziosa barlady al bancone della sala – “… e questo è “Sua maestà”: cocktail a base vermouth: un goccio di amaro e tè fermentato con camomilla…” – “Ma si può bere anche da solo – sottolinea un altro barman a Farnè… – e specifica – “…liscio, con un cubetto di ghiaccio e una scorzetta d’arancia, va bevuto a fine pasto, ma anche prima di pranzo!
Il vermouth nasce da un fortunato incontro di vino, alcool e un variegato bouquet di erbe, ma il suo inconfondibile retrogusto amaro deriva da un ingrediente particolare: “Si tratta dell’assenzio – spiega un produttore a Farnè – “L’assenzio gli dà quella nota di amaro che caratterizza veramente il vermouth.”

Piemontese DOC nasce a Torino nel 1786 grazie ad Antonio Benedetto Carpano, che lo creò – nella sua bottega vicino a Piazza Castello – da una miscela di vino (circa 75% con alcol, zucchero e erbe) come “vino medicinale” (aromatizzato e fortificato all’assenzio). Ma una bevanda molto simile era già nota fin dai tempi di Ippocrate e poi, nei secoli successivi, in Germania (a Wermut, da cui trae origine il nome che significa “assenzio maggiore” – da Artemisia absinthium – l’erba botanica principale utilizzata per aromatizzare detto infuso). La cultura del vermouth si consolida in Piemonte (Torino, Asti, Cuneo) grazie alla disponibilità di ottimi vini a base Moscato, per la tradizione delle erbe aromatiche autoctone (artemisia, achillea, cannella, ecc.) e, appunto, per il “siur Carpano”, che ha reso il vermouth vero e proprio, aperitivo raffinato (non più solo una medicina) che presto si afferma come bevanda alla moda, subito apprezzata dal re Vittorio Amedeo III, che lo eleva a drink di corte – apprezzato dunque, sia dalla nobiltà che dal popolo.
Sulla scia di quel notevole successo, grandi marchi come Cinzano, Gancia e Martini & Rossi (fondata nel 1863) industrializzarono e diffusero il prodotto in tutto il mondo, che nato “bianco”, fu diversificato in rosso, dry e rosato. Dopo un calo di vendite e notorietà negli anni ’70 -‘80, ha vissuto una forte riscoperta come ingrediente base di cocktail (iconici come il Martini e il Manhattan) a partire dal 2010, con un ritorno alla valorizzazione delle “ricette artigianali” e, dunque, del “Vermouth di Torino“.

Farnè chiede alla gentile Laura Carello, direttrice del Salone del Vermouth di Torino: “È vero che all’estero quando si vuole bere un vermouth si chiede comunemente “un Torino”? – e lei – “Sa che anch’io ho sentito raccontare questa cosa… Speriamo sia ancora così, perché è una grandissima soddisfazione portare il nome di Torino nel mondo…”
E non mancano gli abbinamenti col vermouth nel segno del gusto e uno dei più apprezzati, è con un altro prodotto tipico di Torino: il cioccolato, rituale urbano all’ombra della Mole…
“Il vermouth è una roba che unisce – afferma un espositore lì presente – e unisce il cioccolato in questo caso. È una questione di connessioni”. “E a giudicare dai dati di mercato e dalle tendenze, oggi il vermouth non è più una bottiglia polverosa dimenticata nel mobile bar” – afferma Farnè rivolto a Carlo Carnevale, giornalista enogastronomico – “Sì, anche alla luce delle tendenze di consumo – gli risponde l’esperto – “Soprattutto per le nuove generazioni di consumatori che vanno verso una dimensione non necessariamente analcolica, ma di certo a bassa gradazione alcolica e il vermouth, ha 16/18°, perfetti proprio per incontrare il gusto di queste nuove generazioni…”.
Allora… Prosit!


Event Location:
National Museum of the Italian Risorgimento
Piazza Carlo Alberto, 8
Via Accademia delle Scienze, 5 Torino TO
www.salonedelvermouth.com

(Antonio Farnè inviato Tg Rai2)






