La scelta dell’Unesco di riconoscere la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Umanità – tra quelle di Cina, Francia, Spagna ecc. – segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell’Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l’approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.

Il Comitato intergovernativo dell’Organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l’iscrizione della candidatura della ‘Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale’, confermando la valutazione preliminare positiva dello scorso novembre. Applausi sono arrivati all’annuncio dalla delegazione italiana presente in sala e guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Il Presidente del Consiglio Meloni: “Orgoglio per riconoscimento a cucina italiana, primi al mondo! Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanita’ è uno storico riconoscimento che onora il popolo italiano e celebra la nostra identità“. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un messaggio video trasmesso durante i lavori del comitato intergovernativo Unesco a Nuova Delhi. “E’ con grande emozione e orgoglio che l’Italia accoglie questa decisione“, ha sottolineato Meloni nel messaggio.

Con l’ingresso della cucina italiana, salgono a 20 gli elementi italiani iscritti nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all’Italia figurano la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021). Considerata un modello di inclusività e sostenibilità, la cucina italiana viene valorizzata come pratica quotidiana capace di unire comunità diverse, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi e riflettere la ricchezza culturale dei territori.

La cucina italiana è memoria, è identità di un popolo: ogni piatto racconta una storia. È un gesto che viene tramandato di famiglia in famiglia, in 60 milioni di cucine italiane diverse, ma riunite tutte attorno a un grande rito collettivo, dal Piemonte fino alla Sicilia. Un rito che si ripete di generazione in generazione“. Ad affermarlo è lo chef pluristellato Massimo Bottura, interpellato dall’Adnkronos, nel descrivere cosa rappresenta per lui la cucina italiana.

Non solo, la cucina italiana è per chef Massimo Botturaun linguaggio universale fatto di sapori, di gesti antichi, che permette di condividere valori, appartenenza a un paese ed è anche pratica sociale perché in Italia – spiega Botturail pasto non è solo nutrimento, ovvero ‘io mangio perché ho fame’, non è così. In Italia significa riconoscersi parte di una famiglia, di una comunità e discutere, celebrare, creare legami, litigare, fare pace. È un teatro quotidiano“. “

Non c’è nessun Paese che ha così tanto da raccontare come l’Italia in materia di cucina. Questo riconoscimento però servirà ad accendere un ulteriore focus sul made in Italy agroalimentare” – è il commento dello chef, tre stelle Michelin, Heinz Beck (rilasciato all’Adnkronos) – “Non parliamo di un’unica cucina ma di tante regioni, di tante ricette e tradizioni e poi di tanti prodotti e soprattutto di svariate tecniche” e se “qualcuno riduce la cucina italiana a pasta e pizza oggi si deve ricredere. La cucina italiana è molto di più, è cultura e tradizione, ha un patrimonio immenso e si merita veramente questo riconoscimento“.

Questo risultato, a mio modestissimo parere, dovrebbe servire a far sì che la gente conosca la cucina tradizionale e regionale italiana, quella che comunemente viene identificata con la cucina ‘della nonna’ ma non solo, in realtà esiste una cucina italiana moderna estremamente ricca, molto spinta, come quella, ad esempio, di Massimo Bottura che fa cucina moderna ispirata alla tradizione” – ad affermarlo è Cristina Bowerman, chef stellata, commentando con l’Adnkronos la conquista della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco – .

Io credo che il riconoscimento dell’Unesco sia un po’ come una laurea honoris causa perché di fatto di fatto la cucina italiana è estremamente richiesta, è apprezzata e ricercata nel mondo. Va da sé che oltre alla possibilità di visitare l’Italia per il patrimonio artistico c’è la seconda ragione che è quella del mangiare. Dunque, è una laurea honoris causa quasi per acclamazione, che la cucina italiana si merita“, afferma Raffaele (Raf) Alajmo, manager del ristorante di famiglia ‘Le Calandre’ a Rubano (PD) che con il fratello lo chef Massimiliano Alajmo (Max) ha conquistato le tre stelle Michelin – “E chissà che questa onorificenza riesca a proteggere e a difendere i veri valori della cucina italiana nel mondo, di tanti colleghi che la portano e cercano di farla nel miglior modo possibile e riescano a farli distinguere da tutto il ‘fake Italian’ che gira” evidenzia Alajmo e se tutto da questo “nasca, non dico una certificazione, un qualcosa che identifichi le vere cucine italiane da quelle finte, sarebbe bellissimo. La cucina italiana è in evoluzione continua, è in movimento…