Per l’80% dei organizzatori (con le mani in pasta) e i fruitori (con le gambe sotto ai tavoli) di pranzi e cenoni – in ottemperanza al senso di rispetto per il cibo e l’ambiente – quello che è avanzato dagli imbanditi deschi durante le festività, insieme a quanto, già pronto, ma che non si è fatto in tempo ad ingerire, si può/deve “riciclare” assolutamente mai buttare!
Alla fine non è poco quello che resta da cenoni e banchetti luculliani di quei giorni di festa quindi, l’imperativo è trasformare gli “avanzi” in nuovi piatti e congelare ciò che non si consumerà a breve, applicando in generale la regola delle 4/5 R: Riduzione, Riuso, Riciclo, Recupero, (Rifiuti) questo per ridurre gli sprechi e gestire correttamente tutti i “materiali” – commestibili e non – imballaggi compresi (carta, vetro, polistirolo e plastiche varie) per il riciclo differenziato riducendo per quanto possibile anche l’impatto ambientale, in nome e per conto dei princìpi dell’economia circolare…
Più chef, intervistati proprio sull’argomento, sono stati trovati preparatissimi e hanno “sfornato” consigli e indicazioni sul da farsi…

D’altronde da sempre le buone abitudini in merito, si tramandano da madre in figlia e da nonni a nipoti, educando al riutilizzo di ciò che “avanza” sul desco, in particolare nelle occasioni in cui c’è tanta abbondanza per festeggiamenti vari, poiché è nella natura umana la tradizione antropologica che lega cibo e convivialità ai momenti speciali, quelli che creano le aspettative culturali in cui ci si concede di più per gratificarsi: la disponibilità di cibo (specie in passato) era connessa al rilascio di dopamina (legata al piacere) trasformando così il cibo in un vero e proprio rito di celebrazione e condivisione, specie quando il pasto è più ricco del solito e diventa ricompensa “sociale e individuale”, ma anche per ragioni evolutive connesse ai legami collettivi, per rinforzare i rapporti tra le persone, amici e parenti, invitati a condividere i piaceri di quelle tavole (anche per ottenere un conforto psicologico). E se per cucinare occorrono arte e passione, per riciclare, è la creatività il maggiore talento da utilizzare…
Detto ciò, per essere più chiari (terra terra) facciamo qualche esempio che magari – specie per i più giovani – potrà essere occasione di imparare qualcosa che non si sapeva prima, sulla natura di pasta maritata, polpettoni, focacce, insalatone, torte salate e chi più ne ha…
In linea di massima si sgrana (tagliare a pezzetti) l’avanzo di carne (sia bollito che arrosto) si mette in padella con della frutta secca piuttosto che con castagne sminuzzate, si aggiungono scaglie di Parmigiano o Pecorino, si arricchisce con un po’ di maionese e senape e si bagna con aceto (che ha pure azione anti batterica) mescolando lentamente il tutto finché non diventa morbido e traslucido (senza bruciare) circa 10-15 minuti, creando così una base saporita, ottima per molti piatti (copywriter chef Giuseppe Gasperoni)
Per esperienza (e per sentito dire da alcuni ristoratori – di trattorie non proprio stellate – che abitualmente “riciclano” con l’alibi della famosa “doggy bag”, sappiamo che ciò che resta in quantitativi maggiori, sono i primi e gli arrosti: la pasta, si può trasformare magari in una ghiotta “tiella”, pasticcio, torta salata o rustica legata alle tradizioni regionali, più famosa a Gaeta (Lazio) e in Puglia: formata da due dischi di pasta morbida (tipo pizza) che racchiudono ripieni “di terra” (polpettine o macinato o ragù) o “di mare” (polpo, scarola, alici, ecc.) messi a cuocere in un tegame di terracotta; per la pasta ripiena – ravioli, agnolotti, tortellini – la soluzione migliore è la variazione in “putting” (cucinare in forno magari con l’aggiunta di un po’ di besciamella e portare subito la teglia ancora bollente in tavola, lasciarla riposare qualche minuto se necessario (soprattutto per pasta o tortini) evitando così di impiattare individualmente: è la soluzione ideale per lasagne, pasta al forno, gratin di patate, torte salate e persino dessert, sfruttando contenitori come pirofile in ceramica e o vetro che possano andare direttamente dal forno alla tavola (meglio se con manici per comodità) è un modo di proporre gli “avanzi”, molto “confidenziale”, che trasmette un’idea di calore, condivisione e informalità, perfetta per pranzi in famiglia o buffet tra intimi.
Tra le altre “trasformazioni” segnaliamo gli anelletti al forno: pasta con ragù, piselli, uova sode e mozzarella, sempre serviti direttamente dalla pirofila; le patate gratinate: spesso condite con aglio, rosmarino e parmigiano, cotte fino a doratura; pizzette e salatini: piccoli rustici soffici da mangiare caldi; involtini di broccoli: praticamente broccoli cotti, farciti con prosciutto e formaggio, rosolati.
Per la carne arrosto, si può tritarla e usarla per polpette (fritte o arrosto) per frittatine e pasticci di pasta, per ragù, o ripieni per torte salate e sformati vari (meglio se con patate). Per il pesce – salmone o pesci lessati o arrostiti – si possono trasformare in frittate, mousse, o aggiungere a pasta e risotti come “sughi”. Per riciclare zampone, cotechino e lenticchie occorre unire il tutto a pasta o a riso, o arricchire calde zuppe. Per resti di bollito e carni lessate, anche in questo caso si realizzano polpette o si usano come ripieni per zucchine, patate o simili, o per arricchire minestre.
Anche la frutta secca in eccesso si può impiegare tritando noci, mandorle, nocciole per ornare crostate, o da unire a biscotti o dolci o creme.
Per quello che non si riesce a cucinare subito, con i dovuti accorgimenti (si riempiono contenitori specifici, meglio se di vetro o in sacchetti adatti) si congelano porzioni di cibo cotto (pasta, arrosti, sughi) da usare – con soddisfazione – nei giorni a venire, previo scongelamento (dal -15 al + 4 in modo lento).
Sempre in ambito riutilizzo, è importante pure il “riciclo degli imballaggi” come carta e cartone: si differenziano scatole di panettone, di pandoro, di cioccolatini, i nastri, i vari sacchetti, da quelli di cartone colorati a quelli di cellophane alimentari, si separano i materiali (carta, plastica, vetro, bottiglie e vasetti, nastro adesivo) e si conferisce ogni tipologia nel raccoglitore appropriato per il riciclo.

Tutto ciò per rispettare la priorità fondamentale della gestione sostenibile dei rifiuti (dopo la riduzione) che si posiziona al vertice dell’economia circolare, perché il riuso viene prima del riciclo, poiché dare una nuova vita a un oggetto nella sua forma originale e allungare la vita dei prodotti, riduce la necessità di materie prime vergini e diminuisce i rifiuti destinati a discariche o inceneritori. Questo modo è più efficiente della trasformazione in un nuovo materiale e previene la produzione degli scarti in partenza, riduce l’inquinamento e fa risparmiare risorse come l’energia necessaria per estrarre, produrre e trasportare nuovi beni, rappresentando un risparmio significativo e attenendosi così alla normativa europea – in linea con il Green Deal europeo e supportando i piani come il PNRR in Italia – perché dette direttive promuovono attivamente il riuso come strategia chiave per la prevenzione dei rifiuti e – cosa da non poco conto – adottare gesti quotidiani come riparare, condividere, scambiare o acquistare usato, trasforma un gesto individuale in un impatto collettivo e virtuoso.
In sintesi – dall’arrosto alla polpetta fino alla gestione degli imballaggi – parliamo di una responsabilità comune che si traduce in azioni concrete per un pianeta più sano, pilastro essenziale per la transizione ecologica.
(Credit photo testatina: Vadym Terelyuk)
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