Questo sito utilizza cookie tecnici per consentire la fruizione ottimale del sito e cookie di profilazione di terze parti per mostrare pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all'installazione di qualsiasi cookie clicca sul pulsante "Scopri di più". Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Al via la vendemmia alle Cinque Terre

Cominciata in questi giorni per oltre 150 realtà vitivinicole e per i 25 produttori di Doc, delle Cinque Terre, la raccolta delle uve proseguirà fino a metà della prossima settimana sui terrazzamenti a picco sul mare. Si parte con le uve da passito Sciacchetrà e si prosegue con i grappoli destinati alla Doc del bianco secco, salendo via via su pose sempre più alte che raggiungono 500 metri s.l.m. Si prevede un raccolto in linea con gli scorsi anni per quantità e qualità che comunque risente di stagioni complicate dall’alternanza di piogge e dalle temperature alte. 
Nelle Cinque Terre il territorio vitivinicolo è verticale e si dipana in una rete di circa 6000 chilometri lineari di muri a secco per un totale di 8 milioni di metri cubi di pietre e, nei secoli, sono state ricavate strisce di terra (cìan) dove la vite è allevata da pochi vitivinicoltori eroici e tenaci, distribuiti sull’intero territorio del Parco Nazional. In questo paesaggio trovano le condizioni pedoclimatiche ideali i vigneti di bosco, arbarola e vermentino e si producono le due tipologie di vino Doc identificative del territorio: il Cinque Terre e il prezioso Sciacchetrà, rispettivamente un bianco secco e un passito bianco vinificato con le uve migliori e più sane, cresciute nei vigneti delle zone più basse vicino al mare.
«Questo per la vendemmia nelle Cinque Terre è un anno particolare», dichiara la presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Donatella Bianchi «l’anno del Covid, che ha già avuto numerose conseguenze sulle attività economiche legate al turismo. Il Cinque Terre Doc è un vino che segue una rete di vendita soprattutto locale, in un anno dove il calo del turismo si è attestato intorno al 51% (dati al 6 agosto 2020, fonte Federalberghi), a risentirne sono state anche le aziende vitivinicole delle Cinque Terre che hanno riscontrato giacenza di bottiglie sopra la media. «Siamo preoccupati per le aziende produttrici delle 25 etichette che vinificano il Doc Cinque Terre e lo Sciacchetrà e imbottigliano nelle proprie cantine, come lo siamo per i piccoli conduttori di terreni che producono in proprio o conferiscono alla Cooperativa Agricoltura Cinque Terre o in altre cantine. Attualmente la superficie coltivata a vigneto supera di poco i 150 ettari contro il 500 ettari di circa 60 anni fa, sostenere gli agricoltori è una necessità anche per la salute del Parco». 
La vendemmia sembra promettente, il raccolto 2020 nella norma, lungo i filari distribuiti tra terra e mare, in un ambiente naturale nei secoli plasmato dall’uomo dove il paesaggio, nel proprio insieme, costituisce l’essenza del Parco Nazionale delle Cinque Terre e cuore pulsante del Sito Unesco che lo vede inserito nella lista del World Heritage come Patrimonio Naturale Mondiale dell’Umanità. Si deve anche a questa straordinaria metamorfosi architettonica fatta di muri a secco se l’area protetta oggi può vantare un grande serbatoio di biodiversità: l’incontro tra habitat naturali e coltivati è tra gli elementi chiave di questa ricchezza che nei secoli i vignaioli hanno saputo osservare, rispettare e conservare per trarne opportunità di vita. Il sistema a terrazzamenti non è stato realizzato a danno della natura, bensì ha favorito un rifugio per piante e animali, contrastando i fenomeni erosivi attraverso una sapiente canalizzazione delle acque. Un territorio, dunque, unico e straordinario proprio per la speciale convivenza tra uomo e ambiente, forse uno dei pochi luoghi in cui “i delfini possono guardare la raccolta delle uve dal mare”. 

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è stato istituito il 6 ottobre 1999 con Decreto del Presidente della Repubblica (Gazzetta Ufficiale 17 dicembre 1999, n. 295). Il territorio del Parco Nazionale delle Cinque Terre, tra i più piccoli d’Italia e allo stesso tempo il più densamente popolato, ha un’estensione di 3.868 ettari e una popolazione di circa 4.000 abitanti. Comprende i Comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso al Mare, La Spezia (zona Tramonti) e Levanto (zona Mesco). Nel 2014 il Parco ha conseguito la certificazione del proprio sistema di gestione ambientale secondo i requisiti della norma UNI EN ISO 14001 propedeutica alla registrazione EMAS (Eco Management an Audit Scheme) dei servizi ecosistemici del Parco. Il Certificato di Registrazione EMAS è stato ottenuto dall'Ente Parco, il 26 giugno 2019. 

Autunno a Villach: hüttenkult, il culto dei rifugi…

Non c’è modo migliore che accogliere l’autunno del viverlo in tutte le sue calde tonalità, ancora di più se immersi in dolci scenari montani. Questo e tanto altro nella quarta edizione dell’iniziativa HÜTTENKULT, il “Culto dei Rifugi” che permetterà a tutti gli appassionati di escursionismo di scoprire non solo il territorio della regione turistica di Villach, ma anche l’originale proposta enogastronomica di questa area carinziana. Sono dodici i rifugi inseriti nel programma che si estende oltre confine: in Italia con il rifugio Pellarini e in Slovenia con il rifugio Koča v Krnici. 
Un luogo lo si scopre visitandolo, scoprendolo in ogni suo angolo più nascosto, curiosando tra la sua storia presente e passata, godendo della bellezza di paesaggi, ma anche immergendosi nelle opere d’arte del territorio e nel suo folklore. Da non dimenticare però un aspetto imprescindibile per potersi tuffare totalmente nella cultura di un paese: la tradizione enogastronomica. Da qui nasce il progetto HÜTTENKULT, il “Culto dei Rifugi” della zona turistica carinziana di Villach, a pochi chilometri dal confine italiano di Tarvisio, che si rivolge a tutti gli appassionati di escursionismo e trekking, invitandoli non solo a raggiungere accoglienti rifugi alpini incastonati in scenari alpini incantevoli ma anche, se non soprattutto, a gustare la loro ottima proposta enogastronomica.
Scoprire, camminando
Tutte molto apprezzate, le malghe coinvolte possono essere raggiunte tramite sentieri di diversa difficoltà, così da poter dare a chiunque la possibilità di conoscere le bellezze dei vari comprensori dell’area di Villach, camminando e lasciandosi cullare da tutta la tranquillità che solo la natura che sta per addormentarsi regala. 
Non poteva mancare il Parco Naturale del Monte Dobratsch, suggerito per tutti gli appassionati di animali e piante, che qui regnano sovrani e protetti. A sorvegliare la città di Villach c’è l’Alpe Gerlitzen che, in attesa della neve e di aprire le sue piste da sci, aspetta gli escursionisti con i suoi 146 km di itinerari. Da non dimenticare poi cime come il Mittagskogel, il Dreiländereck, posto sul confine tra Italia, Austria e Slovenia, e il Verditz. Morbidi come dei veri e propri “gnocchi” i profili del Wöllaner Nock, una cima di 2.145 metri nel parco dei monti Nockberge, che nelle giornate più limpide regala una vista mozzafiato fino al Grossglockner. Da non dimenticare la Valle Bärental, entrata nel programma quest’anno con una sua malga. Si trova nella Regione Carnica-Rosental situata a pochi chilometri dalla regione di Villach, un vero paradiso escursionistico, soprattutto per le famiglie. Ce n’è davvero per ogni esigenza, tanto che il programma HÜTTENKULT si estende anche al di fuori dei confini carinziani con il Parco Naturale del Monte Triglav in Slovenia e la zona del Jôf Fuart nelle Alpi Giulie.
La più preziosa tradizione enogastronomica
Come detto, i dodici rifugi dell’HÜTTENKULT sono molto amati non solo per la bellezza delle montagne dove sono situati, ma anche per le prelibatezze che le loro cucine propongono ogni giorno a tutti i loro ospiti. Ognuno di essi offre una specialità tipica del luogo dove si trovano, e più in generale dell’Alpe Adria. 
Il rifugio Rosstratten, ad esempio, propone ottimi ravioli carinziani ripieni di ricotta, i Kärntner Kasnudel, il rifugio Walderhütte ha come piatto forte la “Haussulze”, un piatto che prevede carne e altro in gelatina. Seguono i rifugi Neugarten Almseehütte e Dreiländereck-Hütte che sfornano ogni giorno il loro profumato e fragrante pane fatto in casa. La selvaggina è anche una delle proposte dei rifugi Geigerhütte e Pöllingerhütte. Tradizione è la parola d’ordine del rifugio Schwarzseehütte la cui specialità è proprio la tipica merenda alpina servita sul tagliere, accompagnata da mosto di vino e da una grappa. Immancabile poi un assaggio della ricca selezione di zuppe del rifugio sulla cima del Dobratsch, il Gipfelhaus. E per finire in dolcezza, la fragranza dello strudel di mele del rifugio Bertahütte. Come detto, a questa già ricca proposta, si aggiunge del rifugio Koča v Krnici situato al confine con il Parco Naturale del Monte Triglav con il suo menù davvero particolare.
Il gusto di due nuove “Hütten”
La già grande proposta del programma HÜTTENKULT si arricchisce quest’anno di due nuove malghe. La prima è la Klagenfurter Hütte nel Bärental (letteralmente “valle degli orsi”) che, oltre per la sua slpendida posizione nella regione Carnica-Rosental, è molto apprezzata per la sua cucina. Gli escursionisti potranno riprendere forza e energie assaporando il  “Bauerngröstl”, piatto con patate, cipolle e manzo, il tutto completato con un uovo fritto. Altra novità, l’italianità del il rifugio Pellarini sul Jôf Fuart che, con i suoi 2.666 metri di altezza, è la vetta più solleggiata nelle Alpi Giulie. Qui imperdibile un assaggio del piatto speciale della casa, ovvero la frigga con salsicce, polenta e funghi.
“Passaporto”, timbri e ricchi premi
Il programma prevede il “HÜTTENKULT-Sammelpass”, un carnet su cui raccogliere fino a questo autunno i timbri dei rifugi che si raggiungono. Quattro timbri sul carnet danno la possibilità di partecipare a un concorso che mette in palio diversi premi. L’ “HÜTTENKULT-Sammelpass” può essere ritirato presso le malghe coinvolte e l’ufficio turistico della zona, a cui va riconsegnato, per la partecipazione all’estrazione e con almeno 4 timbri di rifugi diversi, entro e non oltre il 1/11/2020.

www.huettenkult.at/landingpage-it/
www.visitvillach.at
Region Villach Tourismus GmbH              

Peraustraße 32  9500 Villach, Österreich
Tel.: +43 / (0)4242 / 42000 - 0, Fax: +43 / (0)4242 / 42000 - 42
FN171412b I LG Klagenfurt             
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Carmen, Santa Maria e William: le più richieste!

Le nuove entrate nella compagine delle Pere IGP dell’’Emilia Romagna, ovvero Carmen e Santa Maria, le pere estive che danno l’avvio alla campagna produttiva, sono sempre più apprezzate dai consumatori sia in Italia che sull’intero mercato europeo. Piace la freschezza, la succosità, l’aroma, il colore e  la campagna 2020, per loro, è partita con una domanda vivace del mercato e buone quotazioni. Entrate a pieno titolo nel pool di varietà identificabili con il bollino di Indicazione Geografica Protetta, quest’anno si sono avvantaggiate anche della minor produzione di frutta estiva a nocciolo (pesche e nettarine, albicocche e susine) falcidiate dalle condizioni climatiche avverse proprio in Emilia Romagna. E’ terminata anche la raccolta della William, la prima delle varietà autunnali, che si presenta quest’anno di qualità eccellente e anch’essa molto richiesta ed apprezzata dai consumatori. Le produzioni di pere, secondo i dati previsionali di CSO Italy si attestano, a livello europeo  su 2.199.000 tonnellate, in aumento del 12% se messe a confronto con la produzione 2019, anno particolarmente negativo per i volumi prodotti. La produzione resta comunque in calo  (-4%) rispetto alla media 2015-2018 a causa, come al solito, di danni climatici pesanti, in alcune zone produttive, per le gelate primaverili, pioggia durante la fioritura e grandine durante l’ingrossamento dei frutti.

L’Italia, ed in particolare l’Emilia Romagna, culla della produzione di pere d’Europa ha subito pesantemente, anche quest’anno, i danni climatici, con un -12% di produzione rispetto alle medie 2015-2018. Anche Spagna e Portogallo rilevano un calo produttivo da danni climatico-ambientali, mentre Belgio, Olanda e Francia sono stabili o in crescita. 

In questi giorni è in corso la raccolta delle varietà più tardive in particolare Abate Fetel;

la produzione di pere in Emilia Romagna rappresenta, in assoluto, la produzione frutticola leader nazionale e occupa, considerata l’intera filiera, circa 100.000 lavoratori.

Cantina Due Palme di Cellino San Marco (Br) eccellenza dell’enologia pugliese

E’ stata una delle prime aziende salentine ad avviare il conferimento dell’uva biondo oro, inondata dal sole, una importante realtà cooperativa con sede a Cellino San Marco (Br) che oggi conta un migliaio di soci e 2.500 ettari di vigneti adagiati tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto e sei cantine. Accanto a quella principale di Cellino San Marco, ne ruotano altre cinque, tutte di proprietà: la ex-Produttori Agr. Di Cellino, la Riforma Fondiaria sempre di Cellino (1955), la cantina Sociale Angelini di San Pietro Vernotico (costituita nel 1961), la cantina San Gaetano di Lizzano (1959) e la cantina Riforma Fondiaria di Monteroni Arnesano (1960). Nella sede centrale di Cellino, di circa 45.000 metri quadri, si svolgono tutti i processi di vinificazione, invecchiamento, imbottigliamento e stoccaggio dei vini. La società, presente in 40 Paesi ha però i piedi ben piantati nel  Salento e la testa nel mondo grazie alla professionalità dei suoi soci ed alla governance sempre attenta a conquistare mercati sempre più vasti. 
Sono iniziati i conferimenti da parte dei soci: nei vigneti di San Pietro Vernotico, è iniziata la vendemmia del Fiano Minutolo, un antico vitigno autoctono pugliese, reimpiantato nel Salento solo da pochi anni e lavorato ancora oggi con tecniche antiche.
Come l’alba sul mare, così le vendemmie nel Salento sono le prime d’Italia per il sole generoso che rende le uve mature già da metà agosto. Si parte dai grappoli a bacca bianca. I profumi dell’uva appena raccolta inondano le campagne e borghi del Salento, dando il via al grande rito.
Quindi non c’è nulla di meglio che andare in campagna per scoprire e, soprattutto, vedere  “in diretta” i riti della vendemmia. Destinazione San Pietro Vernotico e in particolare i vigneti di Pasquale Elia, meglio conosciuto come Pippi Elia, uno dei soci della Cantine Due Palme. La sua tenuta è di oltre 40 ettari e si rimane incantati davanti alla bellezza dei vigneti ben curati con tanta sapienza e passione. Elia, come spesso lui stesso racconta, prima che un imprenditore, è un contadino. Nato in una famiglia molto umile della quale conserva tuttora i valori più importanti: amore, costanza, lealtà e unione.
Nei vigneti, le donne si tramandano gesti antichi come antiche sono le tecniche di appassimento. Le uve sono distese su reti ben areate e sono lasciate appassire al sole per almeno dieci giorni. Con le loro sapienti mani  tagliano i grappoli più belli, disponendoli nelle cassette e li liberano dalle foglie dopo averli distesi sulle reti.
Vengono effettuati direttamente sui campi i controlli sulla qualità delle uve a cura dell’enologo Francesco Fortunato accompagnato da Angelo Scarano, studente in Enologia e Viticoltura. Saranno loro a decidere quando le uve, arrivate al giusto grado di appassimento, dovranno essere conferite in cantina.
E mentre le uve di Pippi Elia restano ad appassire al sole, in cantina arrivano già dai vigneti di altri soci i grappoli di merlot delicatamente disposti in cassetta. Resteranno qui ad appassire per dare vita al grande passito e per conferire corposità ai vini più blasonati di Cantine Due Palme, che l’hanno resa famosa nel mondo: Selvarossa, Selvamara e 1943.
Intanto tintinnano le bottiglie nella catena di imbottigliamento. Sembra musica. Il ciclo continua ininterrottamente e ha una capacità di 15mila bottiglie all’ora.
Cantine Due Palme sta anche investendo nel turismo. Nell’Antica Villa Neviera, circondata da uno spettacolare bosco di ulivi e di querce e dalle antiche mura messapiche, sorgerà un esclusivo wine hotel. I profumi della vendemmia inondano le campagne e borghi del Salento, intrecciandosi con quelli dell’azzurro mare. E sarà un indimenticabile abbraccio.

Info: Cantine Due Palme
Via San Marco 130
Cellino San Marco (BR)
www.cantineduepalme.it

GOLA GOLA FOOD and PEOPLE FESTIVAL: il gusto di essere a Piacenza

Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna di cultura enogastronomica torna per la seconda volta nella città emiliana. Immaginato più che mai come un evento in grado di valorizzare un intero territorio puntando sulle sue eccellenze enogastronomiche, Gola Gola Food and People torna a Piacenza per la seconda edizione. Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna intende declinare il tema del cibo in molteplici dimensioni e allo stesso tempo offrire ai visitatori l’opportunità di tornare a vivere la Città con serenità, ma nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Ristoranti, bar, negozi, produttori e aziende agricole diventano protagonisti di un’iniziativa diffusa, che si dirama tra talk show, degustazioni e mercato delle specialità alimentari selezionate accuratamente nel segno della qualità. A essere coinvolte in quello che per due giorni diventa il cuore dell’area di Visit Emilia (www.visitemilia.com), saranno personalità della cultura a 360 gradi, chiamate a discutere di temi di grande attualità come la sostenibilità e l’impatto dei comportamenti alimentari sull’ambiente, di storia della tradizione culinaria e di libri inerenti all’argomento centrale del festival.  
In una città che apre le porte ai turisti del gusto, ai quali dedica anche una suggestiva Notte Bianca dei Golosi in Piazza Cavalli, il cibo si manifesta nella propria forma spettacolare, tra cooking show e laboratori, e si lascia scoprire grazie a degustazioni guidate offerte dal Consorzio di Tutela  dei Salumi Tipici Piacentini e nei numerosi banchi del Mercato delle Specialità tra vini, caffè, cioccolate, formaggi stagionati, focacce, farine, birre, insaccati tradizionali e oli extravergini. Appuntamenti musicali e tour guidati completano il programma di un evento panoramico, realizzato per volere del Comune di Piacenza, grazie al supporto di Camera di Commercio, Fondazione Piacenza Vigevano, Iren, Confindustria Piacenza, Coldiretti Piacenza e Consorzio Piacenza Alimentare.

Info: Gola Gola Food and People Festival
Tel. Visit Emilia (Iat di Piacenza): 0523 492001
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.golagolafestival.it

I campioni del gusto in Alpe Adria del 2020 si incontrano a Jesolo 

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al “TerrazzaMare Marcandole al Mare” di Jesolo (aperitivi, cucina di pesce e cocktail in elegante ristorante-lounge bar fronte mare con dj set in piazzetta Faro 1 a Lido di Jesolo VE).

In questa 10° edizione dalle ore 11.30 alle ore 12.30 sfileranno di fronte al famoso faro di Jesolo, ben 21 Awards, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire alle ore 13.00 il brindisi ed il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

(Gianluigi Veronesi)

La Lituania in 15 piatti

Sapevate che la Lituania é un paese meraviglioso? E' una nazione dove oltre alle straordinarie bellezze paesaggistiche e territoriali, ci sono quelle gastronomiche: pensate che ben diecimila lituani si sono espressi ed anno decretato quali sono i loro migliori 15 piatti nazionali! Insomma, é giunta l'ora di aggiornare i nostri orizzonti enogastronomici: se fino ad oggi pensavamo al Belgio per l’ottimo cioccolato, alla Spagna per la paella, alla Polonia per i Pierogi  o all'Italia per la pizza, é arrivato il momento di allargare le vedute e innamorarsi anche della cucina lituana. Il voto popolare lituano ha messo in risalto piatti che meritano davvero di essere scoperti, a partire dalla classica zuppa rosa Šaltibarščiai fino a ricette decisamente più ricercate, come l’Applecheese o il Gira. I ristoranti che li offrono si trovano in tutta la Lituania e sono subito identificabili perchè hanno ricevuto l’etichetta “National Menu”. Possiamo dire che ora in Lituania c'è un nuovo modo di visitatre il Paese, attraverso una esplorazione gastronomica che suscita grande curiosità. La ciliegina sulla torta l'ha messa la Lithuana Travel, che ha dato vita ad un viaggio nella Lituania più autentica, un tour in 15 piatti,  un itinerario culinario di tre giorni alla ricerca dei sapori tipici di un Paese che, al di là della sua cucina ricca di storia e di gusto, ha molto da offrire: da città d’arte come Vilnius e Kaunas fino alle splendide località come la penisola Curlandese e la regione dei laghi. Ecco quindi un viaggio che vi consentirà di vedere tutto questo, nel dettaglio.

1° GIORNO: I piatti ICONICI: Il primo giorno porta con sé i piatti più iconici della tradizione lituana. Si parte con la Šaltibarščiai, la tradizionale zuppa rosa (servita rigorosamente fredda) a base di barbabietole e kefir. Si prosegue con del pane nero di segale, di cui i lituani vanno ghiotti, consumandone oltre 110 Kg. all’anno pro capite, considerato in questo caso nella sua versione fritta e con i Cepelinai, dei grossi gnocchi di patate ripieni di carne e serviti con panna acida. Il pasto si chiude con un sorso di Gira, una bevanda a base di crosta di pane fermentata, e con il Šakotis, tradizionale torta a spuntoni famosa per la sua cottura lenta. Piccola curiosità sul Šakotis: in Lituania è talmente popolare che gli è addirittura stato dedicato un museo: si trova a Druskininkai, nel sud del Paese. Non per niente è stato votato dal 68% dei partecipanti al sondaggio, superato solo dall’84% dell’immancabile Šaltibarščiai.

2° GIORNO – i piatti INSOLITI: Il secondo giorno include altri piatti lituani famosi anche al di fuori dei suoi confini. Dopo una tradizionale zuppa di crauti, scelta dal 35% dei partecipanti, troviamo il Kastinys, un formaggio spalmabile STG a base di panna acida, burro e latte cagliato spesso accompagnato alle patate e il Kugelis, una torta sempre a base di patate spesso servita con pancetta o con panna acida. Ad accompagnare il pasto troviamo naturalmente dell’ottima birra lituana, mentre come dolce non poteva mancare l’apple cheese. Questo è uno dei piatti più curiosi della gastronomia lituana, oltre che uno dei più deliziosi: si tratta di una confettura di mele lasciata essiccare per circa un mese, fino ad assumere la consistenza (e da qui deriva il nome) di un formaggio stagionato.

3° GIORNO –  i piatti RUSTICI: L’ultimo giorno prevede ricette più semplici, gustose e autentiche. Dei quindici piatti scelti da Lithuania Travel restano ancora da provare la tradizionale zuppa di funghi e l’aringa con le patate, un piatto tipico della tradizione nord-europea e molto diffuso tra le cucine lituane. Non mancano poi i Balandeliai, cavoli ripieni di carne e verdure e diffusi un po’ in tutta l’Europa dell’Est. Chiudono il pasto il Tinginys, un dolce a base di biscotti e cacao molto simile al nostro salame di cioccolato, e un bicchiere di idromele, una bevanda che non poteva mancare in un Paese famoso in tutto il mondo per l’ottimo miele e per le numerose ricette in cui lo si impiega.

Potrete mai fare a meno di una così bella esperienza turistica? Riuscirete a resiste alla tentazione di esploare la Lituania da un nuovo punto di vista e come nessuno aveva mai fatto prima? Non pensateci troppo sopra e anzi, assecondate la vostra curiosità a cominciare dalla visione del menù integrale: https://www.lithuania.travel/en/news/taste-the-authentic-15-lithuania-flavours  oppure cominciate a cercare informazioni sulla Lituania e sulla sua offerta al link: https://www.lithuania.travel/en/ 

(Gianluigi Veronesi) 

Fungolandia: 15esimo anno col fungo e il suo mondo in Valle Brembana!

Con tutti gli accorgimenti per attività in sicurezza, dal 5 al 13 settembre ritorna Fungolandia l’appuntamento con la rassegna dedicata al mondo dei funghi in Val Brembana ricca di appuntamenti  negli undici paesi di Altobrembo: Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Ornica, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo, Santa Brigida e Valtorta (Alta Valle Brembana – BG). 
Al fine di garantire lo svolgimento delle iniziative in sicurezza, l’impostazione della rassegna sarà̀ lievemente diversa dalle scorse edizioni, ma anche quest’anno i visitatori saranno guidati alla scoperta della natura e del territorio dell’Alta Valle Brembana partecipando a mostre, percorsi gastronomici, escursioni, percorsi sensoriali, laboratori, giornate dedicate al benessere e molto altro.
Tutti i giorni sarà̀ possibile partecipare alle “Giornata alla scoperta dei Funghi”: il programma prevede al mattino una passeggiata guidata dai micologi per scoprire i funghi e l’habitat del bosco, il pranzo in uno dei ristoranti con menu a tema e, al pomeriggio, la possibilità̀ di visitare, nell’ampio spazio della Sala Polivalente di Santa Brigida, la “Mostra del Fungo della Valle Brembana” con l’esposizione di numerose specie fungine del territorio, il tutto accompagnati dai micologi dell’Associazione Micologica Bresadola, sempre pronti a rispondere a tutte le curiosità̀ di questo misterioso mondo. Sono numerosi gli appuntamenti di punta della rassegna, già̀ dal primo sabato infatti “Un borgo di sapori”, un percorso gastronomico, lungo il quale i cinque sensi saranno i protagonisti, vi guiderà̀ alla scoperta di angoli nascosti del borgo di Cusio. Al pomeriggio invece, a Piazzatorre appuntamento imperdibile per i più piccoli: “Riscopriamo la natura attraverso i 5 sensi”, percorso sensoriale immersi nella natura di un suggestivo boschetto alla scoperta del nostro ambiente. La sera due spettacoli: “Brividi intorno al falò”, racconti consigliati ad un pubblico adulto nella suggestiva cornice del Mulino del Bolgià di Valtorta e “S(legati)”, una rappresentazione teatrale a Piazza Brembana. Domenica 6 settembre, appuntamento unico per i più piccoli, Chiara Crotti guiderà̀ “I detective della natura”, in un avvincente percorso a Piazza Brembana alla scoperta degli indizi che hanno lasciato gli animali, mentre nel pomeriggio potrete partecipare a una divertente caccia al tesoro delle nostre mascotte, un’esperienza che si snoda tra le vie del borgo di Mezzoldo per farvi scoprire alcuni dei principali monumenti e dei punti di interesse. Durante la settimana, in particolare martedì̀ 8 settembre, vi aspetta un’intera giornata dedicata al benessere immersi nella tranquillità̀ della natura sulle sponde del lago di Cassiglio con pratiche di antigravity fitness, plilates, yoga e bagni di suoni e, nel frattempo, per godervi a pieno la giornata di benessere e relax, i più piccoli potranno partecipare a “Fungodivertimenti” un appuntamento guidato dalla psicomotricista Chiara Angeloni durante il quale i bambini si divertiranno con attività di giochi motori. Saranno numerose anche le visite, lunedì̀ 7 settembre “Viaggio tra le erbe officinali”, una visita guidata ai laboratori e ai campi di coltivazione delle erbe officinali dell’azienda Agricola Soluna di Averara specializzata in prodotti naturali per la cura del corpo. Mercoledì̀ 9 settembre potrete invece partecipare alla passeggiata culturale “Tra la via del ferro e la Via Priula” alla scoperta delle contrade dei caratteristici borghi di Mezzoldo. Mentre per gli sportivi, giovedì̀ 10 settembre “Escursione in e-bike” a Santa Brigida. Venerdì̀ 11 settembre “Scopriamo le rocce” con la geologa Stefania Cabassi alla scoperta delle rocce che caratterizzano il corso del fiume Brembo a Olmo al Brembo e, la sera a Piazzolo “I racconti del bosco”, passeggiata notturna nel bosco incantato accompagnata dalla narrazione della favola sugli abitanti del bosco.
Anche il secondo fine settimana sarà ricco di eventi per tutta la famiglia. Presso l’Ecomuseo di Ornica, un laboratorio artistico a cura degli Animatori de Le Terre dei Baschenis intratterrà̀ i più̀ piccoli. Al calar del sole invece, nella suggestiva location dei Piani dell’Avaro di Cusio, “Sinfonie in quota” regalerà̀ emozioni uniche immersi nella natura incontaminata con una dolce melodia in sottofondo. La sera, una visita guidata vi porterà̀ a scoprire i tesori di Ornica. E la domenica, per il gran finale, Radio 2.0 sarà presente per tutta la giornata con le sue animazioni a Santa Brigida nel giorno di chiusura della “Mostra del Fungo della Valle Brembana”. La mattina invece a Ornica, nel particolare contesto della Val d’Inferno, “Un inferno musicale”, le musiche della tradizione orobica e alpina al suono dei baghet, l’antica cornamusa bergamasca, incontrano il Corno delle Alpi dei “Chi ‘lla pia”. Nel pomeriggio, sempre a Santa Brigida, “I Segreti del bosco”, la voce narrante del naturalista vi guiderà̀ alla ricerca delle tracce degli animali del bosco. Seguirà̀ un laboratorio didattico con l’utilizzo degli elementi naturali raccolti. Nel tardo pomeriggio, presso la Sala Polivalente di Santa Brigida con la premiazione dei concorsi di Fungolandia 2020 chiuderà̀ ufficialmente la quindicesima edizione della rassegna.
Tutti i giorni i ristoranti aderenti all’iniziativa proporranno squisiti menù a base di funghi e prelibatezze del territorio e, per chi volesse abbinare gusto e natura, sarà possibile prenotare gustosi cestini pic-nic da consumare all’aria aperta.
Per gli appassionati di mostre, non solo sarà allestita la Mostra del Fungo della Valle Brembana a Santa Brigida, i paesi di Altobrembo infatti ospiteranno anche mostre fotografiche: “Angoli di storia” a Olmo al Brembo, “I Baschenis de’ Averaria” a Valtorta, “Il fotografo ritrovato” a Ornica ed “Eleganza discreta di una Valle“ a Santa Brigida.
Le iniziative in programma si svolgeranno per lo più all’aperto, su prenotazione o in spazi particolarmente ampi, il tutto per limitare al massimo i rischi a seguito dell’emergenza Covid-19.
Sul sito www.fungolandia.it oltre a calendario, menu e tutte le informazioni per partecipare alla rassegna, sono disponibili le proposte e le offerte per vivere Fungolandia a 360° negli alberghi, B&B e appartamenti di Altobrembo.

www.fungolandia.it 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
Tel. 348.1842781

Franciacorta: 60 Dosaggio Zero in degustazione

Parola magica e attraente, Franciacorta ormai simbolo di "cose buone e pregiate" di qualità, moda, fascino, festa e tanto altro ancora. Se parliamo poi di Festival del Franciacorta, subito scatta interesse e attrazione: siamo di fronte ad uno degli eventi più amati dagli appassionati delle bollicine più pregiate d’Italia. A organizzare questo interessante evento le "Cantine di Franciacorta", fornitissimo Wine Store situato ad Erbusco, esclusivo ed elegante open space di 500 mq. Protagoniste saranno 60 aziende vinicole franciacortine selezionate per l’occasione, legate dall’altissima qualità e dal metodo della rifermentazione naturale in bottiglia. Ma come funziona la manifestazione? Ogni azienda porterà il proprio Dosaggio Zero (massima espressione del territorio e del lungo percorso di affinamento compiuto dal vino) occasione veramente straordinaria per degustare e paragonare fra loro i Dosaggio Zero delle cantine più blasonate e di quelle emergenti, eccezionalmente presentati insieme in un unico avvenimento. Ogni cantina metterà poi in degustazione anche un’altra tipologia di Franciacorta a scelta. I due week end saranno quindi un’opportunità unica per degustare un’ampissima selezione di Franciacorta attraverso un viaggio sensoriale in cui si percepiranno emozioni e sensazioni diverse ad ogni assaggio e si potranno avere dai sommelier e dagli esperti di Cantine di Franciacorta informazioni sulle peculiarità di ogni azienda e di ogni vino. Veniamo ora alle date: S’inizierà il weekend del 12 - 13 settembre con 30 cantine (15 per ogni giorno) per poi proseguire il 19 - 20 con le successive. Non ci sono dubbi: per gli appassionati di bollicine questo è un appuntamento irrinunciabile. 
(Gianluigi Veronesi)

Ulteriori informazioni:

Cantine di Franciacorta 
Via Iseo, 98 - Erbusco (BS) 
Tel. +39 030 775 1116
www.cantinedifranciacorta.it 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Spumanti italiani: indagini Ovse in epoca di Coronavirus

In epoca Covid un calice di vino ha salvato la socializzazione fra le mura domestiche e nel web. Nel 1° semestre 2020 c’è stato un calo dovuto al lockdown nei settori horeca, soprattutto vini rossi importanti e bollicine di alto pregio a iniziare dallo Champagne. Mantengono le posizioni i vini spumanti italiani con il Prosecco&C, bene i vini bianchi freschi d’annata, la Gdo vede salire le vendite, l’e-commerce raddoppia i volumi, va meglio per i vini di costo medio.
Sfatiamo una fake-news enoica (vini&spumanti) da Covid19, almeno riportiamo la questione entro ambiti reali e certi, suffragati dalla concretezza dei numeri e esatta analisi delle risposte del mercato. Ovse è dal 1991 che monitorizza i dati di produzione, spedizione, dogane, export, consumi e mercati per i vini spumanti, e anche per i vini tranquilli. 30 anni di analisi, ricerche, indagini e sondaggi che permettono di avere una visione economica-tecnica nazionale e diretta in 32 Stati del mondo, oltre che referenti in tutte le regioni italiane,  rispetto a corazzate Potemkin nate recentemente.
Il calo di vendite-consumi di vini spumanti italiani sul mercato interno ed estero durante i 33 giorni di lockdown (iniziato il 9 marzo) e i 100 giorni di pandemia con limitazioni di spostamento (1 solo italiano su 3 è stato totalmente a casa) è molto più contenuta e più differenziata rispetto alle dichiarazioni altisonanti lette tempo fa. Discorso totalmente diverso per vini tranquilli, seppur fortemente diversi tipologia per tipologia. Gli stessi dati della Gda (canale nazionale che copre l’acquisto di 6 bottiglie su 10) confermano un incremento di acquisti e di atti di acquisto a livello nazionale in confronto con lo stesso periodo 2019, seppur con cali evidenti per certe tipologie, etichette, denominazioni. Inoltre fino al 10 marzo tutte le spedizioni programmate dalle cantine sono arrivate a destinazione, in pieno lockdown è scattata la corsa all’acquisto online e con il delivery conseguente, poi si sono riaperte le cantini per gli acquisti diretti diventando una fuga o scusa di riscatto dalle chiusure domestiche.
Giampietro Comolli, fondatore di Ovse-Ceves nel 1991 con Fregoni e Niederbaker, una garanzia di analisi e valutazioni da quasi 30 anni e non recente,  sintetizza: “ I numeri del consumo dei vini spumanti in Italia e i canali di consumo durante  il periodo Covid e primo semestre 2020 analizzati  da Ovse indicano che restare a casa, con più tempo libero, più voglia di cucinare, più tempo sui social e web ha incentivato i calici di bollicine. Il consumo domestico ha sostituito, in gran parte, quello degli aperitivi e delle cene fuori casa. I millennials e la G.zero non hanno rinunciato all’”ape”, quindi più spritz in casa. Il Valdobbiadene Prosecco e i vini bianchi fermi freschi d’annata hanno fatto la parte del leone, come le bollicine territoriali e con uve autoctone, ci sono stati più atti d’acquisto in Gdo, più che raddoppiati in 100 giorni gli ordini online, ma scelta prioritaria sotto i 7-10 euro a bottiglia. I cali più sensibili per vino biologico, i grandi vini rossi, Champagne. Per alcune bollicine top-dop italiane di pregio hanno patito un calo maggiore causa lockdown dell’horeca, ma sono etichette molto più richieste nel secondo semestre d’anno”.      
Come Ovse abbiamo riscontrato altri elementi interessanti per una valutazione più completa e corretta: sicuramente  le bollicine sono un vino conviviale e di socialità (la crescita dei consumi off-premise degli ultimi anni lo confermano) e inoltre in Italia fra i giovani (millennials e G.zero) il rito dell’aperitivo aveva offerto un contributo ai consumi contribuendo a destagionalizzare i consumi nel nostro paese come in altri, facendo diventare una bottiglia di bollicine un vino alternativo a tutto pasto anche nella horeca (ristoranti, pizzeria, bar diurni, esercizi serali, catering …). Un altro dato importante è che nei mesi primaverili il consumo di bollicine in ogni canale è limitato per cui le riserve del fine anno precedente possono essere sufficienti, soprattutto senza eventi privati e pubblici, festeggiamenti in strada. E’ sicuramente vero che la chiusura totale, con le limitazioni di distanze, ha determinato un blocco di consumi, le limitazioni parziali successive hanno ridotto i consumi del fuori-casa: ma su base annua il canale degli esercizi pubblici gestisce il 35-38% del volume totale con concentrazioni di consumi dettati da luoghi, mesi, tradizioni, quindi assai variabili da regione a regione, da tipologia a tipologia di vini fermi e di vini frizzanti e spumanti. Certamente il dato negativo dettato dalla chiusura totale Covid più importante e significativo (sia in volumi che in valore)  viene dal blocco delle spedizioni e dei trasporti (anche via aereo) verso l’estero. Durante il lockdown in Italia (facevo personalmente la spesa in Gda e in negozi aperti) ho sempre trovato in tutti gli scaffali di tutte le insegne tutte le etichette di vini e spumanti che volevo: certamente gli spazi più vuoti erano quelli dei vini a prezzo più contenuto (sotto i 7-10 euro), dei vini frizzanti e spumanti di marca italiana, dei vini bianchi freschi fermi.  Da qui, se il calo assoluto dettato dalla analisi di dati fiscali e di trasporti parla di un consumo ridotto anche del 70% in 100 giorni, si fa riferimento a un periodo di consumo dei vini spumeggianti/effervescenti notoriamente ridotto: in Italia (ma anche in Francia e Spagna) i primi 6 mesi d’anno rappresentano un consumo di circa il 33-35% del totale (1 bott su 3); inoltre già febbraio-marzo sono i primi mesi utili per gli ordini del vino nuovo e per le consegne,  ma una quota percentuale limitata poiché il massimo delle consegne avviene a giugno-luglio e a ottobre-novembre.
Un altro dato interessante valutato da Ovse sono i metodi produttivi e i rispettivi volumi delle bollicine italiane pronte per il consumo durante i 100 giorni delle limitazioni degli spostamenti e della gestione d’impresa: nei primi mesi dell’anno i vini spumanti ottenuti con il metodo italiano (Prosecco, Valdobbiadene, Lambrusco, Durello, Malvasia, Ortrugo, Muller, Pinot…) sono già in spedizione e per questo non hanno risentito del calo dei consumi, anzi. Viceversa i vini ottenuti con il metodo tradizionale classico (Franciacorta, Alta Langa, Trento, Monti Lessini, ecc..), fatto eccezione per i millesimi riserva e selezioni disponibili in cantina oppure già presso i distributori o clienti, solitamente vengono imbottigliati a primavera e le massicce spedizioni iniziano da maggio-giugno (bolle e dogana). Inoltre il metodo trad-classico italiano rappresenta il 12% (con 26 mio/bott) di tutte le bottiglie di bollicine consumate in Italia all’anno (206 mio/bott), è esportato per circa il 10% della produzione: non rappresenta quindi grandi numeri sul mercato nel primo semestre 2020 nazionale, ma è fortemente presente nella grande ristorazione e grandi eventi per cui un lockdown è più incisivo e sentito. E’ evidente che una perdita di spedizioni e di vendite di tutte le bollicine metodo trad-classico di 2,5 milioni di pezzi al posto dei soliti 7 milioni, fa gridare una perdita di vendite del 35-36% nel periodo, ma non su base annua.
Anche in periodo Covid e lockdown, gli italiani, quando hanno potuto, hanno scelto e consumato bollicine: anzi nella pace domestica, con più tempo libero e tanta voglia di fare cucina…, i calici di bollicine sono aumentati automaticamente (supplendo la mancanza di socializzazione e convivialità esterna). Il recente sondaggio Ovse indica che c’è voglia di consumi fuori casa per avere “la prova” di un ritorno alla normalità, ma questa voglia può essere pericolosa. Ovse registra che c’è stato un consumo maggiore di vini nei primi 6 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. 1 consumatore su 2 dichiara che non ha cambiato abitudini di consumo e che ha continuato a bere e trovare il vino che voleva; è vero anche che c’è stata un acquisto di vini con un costo più basso (incremento provato dai volumi fatti da discount, insegne di primo prezzo), mentre i giovani (millennials e G.zero) dichiarano di aver iniziato e/o aumentato il consumo di vino in casa.
In sintesi la ricerca di Ovse-Ceves (luglio 2020) sul comportamento degli italiani in generale rispetto all’acquisto e consumo di vino in periodo Covid (100 giorni, dal 9 marzo al 30 giugno) ci dice :

-           meno consumo di vini sostenibili e quelli più cari in senso generale

-           più consumo di vini locali facili da trovare, più pubblicizzati e anche autoctoni

-           più bottiglie a prezzo contenuto (limite sono i 10-11 euro a bottiglia su scaffale o in cantina)

-           più vini di cantine grandi note diffuse che danno garanzie

-           più acquisti online e eno-commerce

-           meno acquisti diretti in cantina soprattutto nei territori e grandi DO dove avvenivano eventi, fiere, degustazioni, primeur

-           più delivery

-           meno acquisto di Champagne

-           più acquisto di Prosecco Superiore e Doc (molti in abbinamento con Aperol o Campari)

-           più vini bianchi tranquilli noti e di annata recente

-           meno vini rossi tranquilli top selezionati riserve e più noti dell’alta gamma

In sintesi, dalla analisi di Ovse sui consumi globali in Italia  dei primi 6 mesi 2020 (più di 3 mesi in piena pandemia Covid), emerge un aumento del 11% di vendita di bottiglie di vini nella Gda, rientranti nel +10% di spesa alimentare durante il periodo di limitazione; l’e-commerce è aumentato del 120%; la priorità di acquisto va ai vini prodotti più vicino a casa, ma noti; il 65% dei consumatori abituali italiani dichiara di aver mantenuto se non aumentato il numero di bottiglie attraverso più atti d’acquisto; fra i vini tranquilli significativo calo (anche del 25-30%) dei vini rossi importanti e più blasonati come Barolo, Amarone, Brunello, Bolgheri…; in crescita (7%) il consumo di vini bianchi tranquilli d’annata e bollicine metodo italiano; stabili i vini biologici; performance degli atti d’acquisto per vini con costi sotto i 5 o i 10 euro a bottiglia (a secondo tipologia, DO, marca).  Emerge anche un dato negativo, ma non di consumo e acquisti:  la forte necessità di liquidità delle più quotate imprese vitivinicole aventi costi di gestione superiori, blocco degli incassi, forte calo di vendita in horeca (anche 50-60% rispetto lo stesso periodo); raddoppio del problema incassi dall’horeca; difficoltà di accesso al credito aziendale. Questi i reali problemi urgenti delle principali grandi aziende del vino e degli spumanti, ma tutti estranei al dato del consumo.  Come Ovse abbiamo stimato i numeri di consumo nell’intero primo semestre 2020 compreso i 100 giorni di lockdown: sono circa 220 milioni di bottiglie italiane fra vini, frizzanti e spumanti non consumati rispetto allo stesso periodo del 2019 per un non-fatturato di 2,0 mld/€, di cui 120 milioni in meno verso l’estero per una perdita di 0,8 mld/€ . E’ difficile però traslare il dato semestrale sull’intero anno, poiché le spedizioni, le consegne e i consumi in Italia sono ancora molto stagionali (rispetto alla Francia) con circa il 70-75% del consumo concentrato fra estate e fine anno.       
Un segnale positivo arriva dai primi paesi importatori di vini spumeggianti: Usa, UK e Giappone segnano una crescita in volumi (+2,5% sul 2019), purtroppo a valori stabili. Un segnale reale e allarmante arriva dalla Francia per lo Champagne che registra, sempre in 100 giorni di Covid19, un calo dei consumi sul mercato interno pari a circa l’55% rispetto allo stesso semestre del 2019 e un calo del 45% per le spedizioni all’estero. Su base annua le Case di Champagne stimano una perdita del 27-28% dei volumi e un danno economico di circa 1,7 mld/euro.  

Giampietro Comolli

Rivista mensile cartacea e Ipad - Newsletter quindicinale - Trasmissione tv - Eventi live

Tipicità e turismo enogastronomico, cucina del territorio, ristoranti e ristoratori, chef, vini e vigneron, hotellerie, itinerari turistici, trend di mercato, cultura e lifestyle.

Contatti

Degusta Srl
Via Francesco Cilea, 10
40141
Bologna (BO)
PI 03533051201
marketing@degusta.tv