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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Il Sangiovese di Poggio della Dogana ha la Romagna dentro

Nel Poggiogirato di Poggio della Dogana ci sono tutte le sfumature della Romagna: al naso e in bocca rivela un caleidoscopio di profumi e aromi, dalla ciliegia alle more, dall’arancia al mirtillo, dalla menta al rosmarino, il ginepro e il pepe nero. 
Il vino ideale per un pranzo in famiglia, capace di essere l’abbinamento perfetto anche con piatti di cacciagione, arrosti e frattaglie. Oppure semplicemente per accompagnare la lettura di un libro accanto ad un caminetto acceso.
Poggiogirato è un Romagna Sangiovese Superiore Riserva prodotto a Castrocaro Terme, in località “le Volture”, da vigneti di Sangiovese di 15 anni di età con 5000 piante per ettaro, allevati a cordone speronato e dislocati a quota 200 metri s.l.m. La resa per ettaro è di 5000 kg/ettaro, ossia 1 kg per pianta. Per quanto riguarda la vinificazione, le uve Sangiovese vengono raccolte assieme e fermentate in uvaggio. La fermentazione e la successiva macerazione sulle bucce avvengono in tini di acciaio a temperatura controllata. Il contatto del vino con le bucce dura mediamente 24 giorni; segue la fermentazione malo lattica. L’affinamento è di 9 mesi in tonneau, 6 mesi in acciaio e minimo 3 mesi in bottiglia per un totale di 3mila prodotte. 
In questo vino emerge tutto il carattere della Romagna, terra generosa e forte come i vini di Poggio della Dogana.

About Poggio della Dogana
Poggio della Dogana sorge a Terra del Sole, direttamente sul poggio nel quale si ergeva la dogana di passaggio di confine storico, territoriale e culturale tra Romagna Pontificia e Granducato di Toscana. L’azienda agricola, nata nel 2017, è guidata da tre amici imprenditori nel campo delle energie rinnovabili, con alle spalle una consolidata esperienza nel settore della finanza: i fratelli Aldo e Paolo Rametta e Cristiano Vitali.

Marmolada - Move To The Top: sci e non solo

Al via il 5 dicembre la stagione invernale della Marmolada con la riapertura della funivia Move To The Top che da Malga Ciapèla conduce ai 3.265 m di Punta Rocca. Sci, cultura e panorami mozzafiato sulla Regina delle Dolomiti per vivere un inverno in piena sicurezza che garantisce divertimento e relax nel massimo rispetto delle normative, evitando code e assembramenti tra impianti e strutture. 
In Marmolada l’inverno ha già dato il suo benvenuto con la prima neve fresca, preannunciando una nuova stagione sugli sci che porta in serbo anche qualche novità. La riapertura della funivia Marmolada Move To The Top, prevista per il 5 dicembre (condizioni Covid e neve permettendo), riporterà in quota gli appassionati della montagna tra la pista più lunga del Dolomiti Superski, il circuito del Sellaronda e l’area sciistica del Padon che quest’anno può contare su un secondo Skilift ampliando l’offerta per le famiglie e i bambini. Inoltre, una proposta culturale che attrae anche i non sciatori: il Museo Grande Guerra Marmolada 3.000 M e l’unico punto in cui poter osservare tutti i 9 sistemi delle Dolomiti, la terrazza panoramica di Punta Rocca.
Non solo sciatori, alpinisti e professionisti di alta montagna, la Marmolada, Regina delle Dolomiti con i suoi 3.343 m di altitudine, può accogliere anche i meno esperti grazie a una comoda funivia che in soli 12 minuti conduce da Malga Ciapèla a Punta Rocca: è questa la stazione più in quota della funivia Move To The Top da dove si apre uno dei più bei panorami sulle vette dolomitiche, l’unico punto in cui poter osservare tutti e 9 i sistemi del gruppo montuoso. Se in questo territorio lo sci alpino offre il privilegio di combinare divertimento e panorama nel cuore del Patrimonio Mondiale UNESCO, la cultura propone un suggestivo viaggio nella storia: a quota 3.000 m, infatti, presso la stazione funiviaria di Serauta, il Museo Grande Guerra Marmolada 3.000 M offre uno spazio interattivo di 300 mq che narra le testimonianze della Prima Guerra Mondiale vissuta da soldati italiani e austro-ungarici in questa zona. Per gli amanti dello sci, invece, da non perdere la più lunga pista del circuito Dolomiti Superski, la Bellunese: un tracciato largo e con una pendenza contenuta, adatto anche ai meno esperti, che si sviluppa in 12 km e 1800 m di dislivello, attraversando il ghiacciaio della Marmolada fino al Passo Fedaia per poi scendere a Malga Ciapèla lungo i pendii della montagna. Apprezzata anche dagli amanti del Sellaronda, lo ski tour per il quale offre un importante punto di collegamento, la Marmolada permette di accedere ad un percorso unico al mondo che racchiude ben 40 km di tracciati connettendo i quattro passi dolomitici intorno al massiccio del Sella. Inoltre, si rivela un territorio adatto anche alle famiglie e ai bambini: da quest’anno, grazie al ripristino dello Skilift Aerei 2 di Malga Ciapèla nell’area del Padon, ritorna infatti accessibile una panoramica e piacevole pista blu, scenografica palestra naturale anche per la Scuola di Sci Marmolada.
Sci, cultura e panorami mozzafiato: numerose le esperienze da vivere in Marmolada, adatte a un pubblico variegato di sciatori e non che possono contare su ospitalità e sicurezza in ogni contesto. Garantendo il massimo rispetto delle norme anti-Covid, in conformità con l’intero circuito del Dolomiti Superski, l’impianto funiviario Marmolada Move To The Top pone particolare attenzione alla sicurezza e alla salute dei suoi ospiti attuando una serie di misure di prevenzione, dal distanziamento alla riduzione della portata degli impianti, dalla sanificazione all’evitamento delle code, suggerendo anche l’accesso in fasce orarie meno frequentate e maggiore libertà di movimento. L’arrivo al mattino presto, all’apertura della funivia (ore 9.00), offre ad esempio il privilegio di lasciare le prime tracce sulla neve immacolata evitando gli affollamenti; così come il primo pomeriggio, dopo le 13.00, assicura maggiore tranquillità in pista e sugli impianti.

Il tema Loison 2020: i bambini e i giochi di una volta

Il tema del 2020 è risultato complesso e allo stesso tempo ambizioso, che ha richiesto un dispendio enorme di energie e che ha comportato un processo organizzativo già dall’inizio del 2019. Per ricreare il mondo fantastico, ma reale, che ha costituito il palcoscenico del tema 2020, Sonia è stata aiutata da amici e conoscenti alla ricerca nei solai di giochi d’epoca originali dei primi anni del Novecento, balocchi di una volta con i quali ci si divertiva sia da soli sia in gruppo: dalle bambole in porcellana agli aeroplanini in legno, dalle macchinine a pedali ai cavallucci a dondolo, dalle trottole ai carillon. Una memoria di tali bei momenti che hanno permesso di crescere giocando con la fantasia. 
Sonia ha studiato ogni dettaglio, andando alla ricerca di vecchie stoffe di una volta - voile con incantevoli ricami, velluti a coste, tessuti ricamati - per realizzare, a regola d’arte da sarte esperte, gli abitini di un tempo indossati durante le riprese. Ecco quindi i gilet o i pantaloncini alla zuava per i maschietti, o per le femminucce vestitini in velluto, camicette con il colletto rotondo, vestagliette e abitini alla marinara per entrambi.
I piccoli all’inizio erano un po’ spaesati poi con serenità̀ si sono guardati intorno e ognuno, a modo proprio, si è espresso con grande felicità in maniera naturale proprio come traspare dalle foto.
Con questo tema, Sonia Design desidera risvegliare i ricordi di quando i bambini, giocando, sviluppano fantasie e trovano sicurezze in se stessi, nel pieno rispetto della sensibilità di ognuno. I protagonisti di questo spaccato di vita sono bimbi di collaboratori ed amici che, in un’ambientazione dei primi del Novecento, si sono divertiti con giochi autentici, per trasmetterci ciò che è parte della nostra storia.
Sonia desidera ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto.

COLTIVARE LA PROPRIA CREATIVITÀ PER SAPER AFFRONTARE IL DOMANI
Il tema che Sonia ha scelto per il 2020 vuole essere un invito a far crescere i nostri bambini sviluppando la loro fantasia per far esprimere se stessi. Non dobbiamo avere paura di far giocare i nostri piccoli con “il nulla”. Insegniamo loro a utilizzare giocattoli che aiutano la loro capacità inventiva, affinando le loro abilità per sviluppare poi le loro inclinazioni, senza caricarli di eccessivi strumenti digitali: all’inizio si potranno sentire smarriti, ma poi il “gioco di una volta” farà presa sulla loro fantasia ritrovando il gusto del divertimento. Imparare a vedere dentro se stessi e a conoscersi sarà̀ una leva positiva utile per affrontare il mondo del domani, quello fatto di adulti, di padri e madri che a loro volta saranno genitori consapevoli delle proprie debolezze capaci di riconoscere e amplificare i talenti dei loro bimbi.
Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione. (Platone)

Press info:
www.loison.com 
press.loison.com 
www.insolitopanettone.com

Valle di Cembra: un pentagramma con note uniche

E’ il piacere di raccontare che diventa nel lettore piacere di leggere. Almeno questo è ciò che nutro nella mente e che spero si traduca in cruda realtà ogni volta che mi accingo a scrivere qualcosa. Poi magari chi mi sta leggendo dopo poche righe molla il tutto, forse perché non sono stato in grado di catturare la sua attenzione, o forse solamente perché leggere su di un foglio elettronico è diverso dal sentire il profumo della carta; o più probabilmente perché non sono capace di scrivere. Ma ci tento lo stesso, lo faccio sempre con amore e sincerità, con passione e rispetto per gli argomenti che tratto. Come in questo momento, mentre la pioggia scandisce il tempo e i ricordi si fanno strada nella memoria rievocando piacevoli attimi di un soggiorno trentino. E’ in quella piccola regione che c’è una valle che ogni volta che la vedo mi dona emozioni, un tempo giovani, come scrisse Mogol per Battisti, oggi adulte, mature ma pur sempre nuove. E’ la Valle di Cembra, un grande pentagramma di terra su cui l’uomo ha scritto le sue note con il sudore e la fatica e sul quale oggi un musicista non può che leggere una melodia unica e inconfondibile. La valle e i suoi vigneti posti sui terrazzamenti impreziositi da oltre 700 km di muretti a secco, quelle viti che arrivano a sfiorare i 900 metri di altezza e che donano grappoli generosi che si traducono poi, nelle cantine, in vini pregiati. Se li guardi dall’alto non puoi non percepire il meraviglioso connubio che unisce natura e lavoro delle mani, volontà e determinazione. Si, perché le cose non sempre andate così. In valle la fame e la sofferenza l’hanno fatta da padrone per molto tempo e solo un popolo caparbio e volenteroso ha potuto trasformare la tristezza in gioia. Ecco perché di recente il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto questa terra come “Paesaggio Rurale Storico d’Italia” semplicemente perché lo è a tutti gli effetti. La viticoltura, quella definita eroica, qui ha un senso speciale, una valenza, un’importanza determinante per la gente. Ma non c’è solo l’uva e il vino, ci sono i piccoli frutti e le mele, c’è il porfido, la pasta fatta a dovere, i salumi come il tipico speck e, oggi più che mai, la giusta apertura mentale delle persone al fine di incentivare un turismo che sappia apprezzarne le sfumature: diverse da altre valli ma decisamente deliziose. Se andate in Valle di Cembra e, per esempio, utilizzate le moderne biciclette con la pedalata assistita, potrete divertirvi per ore pedalando tra salite e discese, curve pronunciate e dolci rettilinei immersi proprio nei vigneti, in 700 ettari vitati che vi rimarranno nel cuore. Tra ottobre e novembre il paesaggio è un dipinto della natura, un olio su tela che nessun pittore al mondo potrebbe dipingere così bene. Oltre ai vigneti non manca certo la buona cucina fatta di piatti tipici e di innovazione, le suggestive piramidi di terra di Segonzano, vero masterpiece naturale, i grandi distillati preparati da mastri distillatori celebri nel mondo. E poi i sentieri da percorrere a piedi, interessantissimo quello dei vecchi mestieri di Grumes con tanto di vecchia segheria e antico mulino, e poi ci sono i Masi, le aziende agricole, dove in alcuni è possibile soggiornare e stare a contatto con gli abitanti della valle. Un tour nelle cantine è doveroso, dovete farlo, potrete così assaggiare vini come la Schiava, il Pinot Nero, il Gewürztraminer, lo Chardonnay ma soprattutto le varie sfumature di Müller-Thurgau. Chi mastica la materia sa bene come un vino in base al territorio, all’altezza, alla lavorazione in cantina possa presentarsi simile a un altro ma decisamente diverso, pur essendo derivato dalla stessa tipologia di uva. Di recente, durante la XXXIII rassegna Müller-Thurgau, nata proprio come evento dedicato al vino di montagna per celebrare questo vitigno che in valle ha trovato un dimora ideale, in concomitanza con il XXVII Concorso Internazionale Vini Müller-Thurgau ho avuto il piacere di berne, e ribadisco berne e non degustarne, diversi di differenti produttori. Anche se l’edizione di quest’anno dei due appuntamenti ha subito notevoli modifiche per via del Covid, non è assolutamente mancato il piacere dei vini. 60 Müller-Thurgau in gara tra cui 51 italiani e 9 stranieri (tedeschi e ungheresi). e ben 18 i vini premiati. Per parlare di Müller-Thurgau bisogna fare un giretto nel tempo, magari con la bici della memoria, e arrivare alla fine del 1880 quando il prof. Hermann Müller mise a punto l’incrocio tra il Riesling renano e Madaleine Royal. Oggi il celebre Müller-Thurgau è un vitigno che matura meglio in montagna e in zone come la Valle di Cembra, che è un territorio protetto da boschi e monti, con la caratteristica dei terreni porfirici e l’intensa escursione termica si esprime al meglio. Il vino che ne si ottiene si presenta con un colore giallo paglierino leggero arricchito da riflessi verdolini, mentre al palato risulta molto aromatico con sentori di frutta tropicale e agrumi: sapido e con una piacevole acidità. In valle il Müller-Thurgau prodotto all’altezza più elevata sfiora i 900 metri. Ho poi visitato cantine e distillerie, sentieri e vigneti, passato e presente. Ho pranzato e cenato gustandomi i classici canederli, le tagliatelle di ortica, la pizza di patate, le castagne, le carni, i salumi e i formaggi, ma anche qualche piatto particolare come i tagliolini al cacao con trota e carciofi. Ho fatto colazione con dell’ottimo succo di mele e bevuto vini di notevole interesse…diciamo pure: buoni!!! Sono poi stato a Trento che dista pochi Km dalle valle, ci sono tornato per rigodermi il suo centro, una cena in un ristorante storico che affonda le sue radici nel lontano 1345 e dove si può ancora mangiare lo Smacafam tipico del posto, e per seguire la premiazione dei 18 vini Müller-Thurgau. Come dicevo quest’anno per via dell’emergenza sanitaria ci sono sati alcuni cambiamenti di programma degli eventi motivo per cui invece dalla cittadina di Cembra, palcoscenico usale, l’organizzazione ha optato per il Palazzo Roccabruna – Enoteca Provinciale del Trentino messo a disposizione dalla CCIAA di Treno per le giornate della manifestazione. Mi sento in dovere di sottolineare per la riuscita degli eventi l’alta professionalità degli uomini e delle donne della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino che coordina le manifestazioni enologiche provinciali tra le quali proprio quella dedicata al Müller-Thurgau, e il Comitato Mostra Valle di Cembra. In un momento difficile come questo che tutti stiamo vivendo avere la forza e la volontà di non fermarsi è indiscutibilmente lodevole. Brindo di tutto cuore alla vita con un Müller-Thurgau.

Fabrizio Salce

Memorie e campane tra i profumi dell’olio

Mi è successo. Si, è capitato che qualcuno mi abbia chiesto se quando scrivo ho in testa un determinato pubblico, io rispondo sempre di no, ma in realtà spero che siano tante le persone che attraverso le mie parole possano trarre spunto per un viaggio, una cena, un attimo di spensieratezza. E’ fondamentalmente per questo motivo che cerco sempre di offrire i lati positivi dei miei viaggi, raccontando quanto di buono e di bello il nostro paese possa proporre. Atmosfere, colori, profumi, sapori, sorrisi: null’altro. Come oggi che vi racconto di quando arrivai sulla statale che collega Sava con Manduria in provincia di Taranto e presi alloggio presso Regia Domizia. E’ un posto molto bello con grandi spazi verdi, una bellissima piscina e tutti i requisiti per un piacevole soggiorno. Non cenai in hotel ma mi recai a Sava per gustare la buona pizza di Silvio Buttazzo. Membro dell’Accademia Nazionale Pizza Doc Silvio propone la vera pizza napoletana con delicate note pugliesi. L’indomani tornai a Sava per visitare il Museo dell’Olio. E’ un luogo molto interessante allestito all’interno di un vecchio frantoio semi ipogeo. I frantoi ipogei fanno parte della storia salentina degli ultimi secoli, era infatti in queste strutture che veniva prodotto l’olio lampante che serviva per l’illuminazione pubblica delle più importanti città d’Europa. Il Museo è ricco di oggetti che testimoniano il duro lavoro degli uomini che per svariati mesi all’anno lavoravano giorno e notte in condizioni difficili tra umidità e fatica, alimentazione sommaria e duri sacrifici.  Dopo la visita al Museo accompagnato da un grande esperto della materia, il Prof Antonio Cavallo, raggiunsi Francavilla Fontana in provincia di Brindisi. Nel comprensorio della Città degli Imperiali (i principi che governarono per due secoli) feci subito tappa presso la Chiesa di Maria Santissima della Croce luogo di culto mariano dalla facciata barocca. Con molta probabilità la chiesa risale al XIV secolo e il suo interno è impreziosito da opere d’arte di notevole importanza. Di straordinaria bellezza è il coro settecentesco interamente dipinto. E’ invece della Basilica Minore del Santissimo la cupola più alta del Salento. A pochi passi di distanza dalla Basilica è situata la Chiesa di Sant’Alfonso Maria dè Liguori edificata dove un tempo sorgeva un’altra Chiesa del trecento dedicata a San Francesco. Sant’Alfonso è molto suggestiva e di particolare bellezza il suo interno. Dopo i luoghi di culto una pausa me la regalai con i celebri confetti artigianali Riccio preparati con le mandorle e a ruota con la cucina di Zia Cinzia, una simpatica e gustosa trattoria di Sava che propone gustosi piatti della tradizione. Sempre a Sava nelle ore pomeridiane ebbi invece il piacere di degustare alcuni oli guidato dall’esperienza di un degustatore certificato: Antonio Mancino. Oli salentini e oli d’importazione per meglio comprendere l’alta qualità del prodotto locale. Per cena qualche piatto più ricercato presso il ristorante La Siesta. A pochi chilometri da regia Domizia c’è il Santuario di Pasano. Vi andai con piacere per incontrare la leggenda dello schiavo turco convertito al cristianesimo dopo un miracolo. La leggenda narra che un masso caduto dal cielo spezzò le catene all’uomo che in segno di ringraziamento abbracciò la fede cristiana. A tal proposito durante la stagione estiva nel centro di Sava si svolge una rievocazione storica dell’evento molto bella e coinvolgente. Se vi capiterà di andare al Santuario non perdetevi, oltre all'opere d’arte a sfondo religioso una fantastica opera della natura: nel giardino sul retro dell’edificio potrete vedere un ulivo di ben 400 anni. A cornice del Santuario trovai uliveti e muretti a secco tipici della zona ma dovetti ripartire presto per raggiungere San Marzano di San Giuseppe. In questo paese incontrai alcuni membri della comunità Arbëreshë ovvero quegli albanesi che secoli fa raggiunsero alcune zone dell’Italia meridionale. Anche loro mi accolsero con grande amicizia e mi invitarono a seguire di persona la rievocazione di un matrimonio in costume nella cornice preziosa della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Per pranzo un ritorno a Sava dove al ristorante La Paranza gustai dei piatti a base di pesce davvero sopraffini. Fu invece nel comune di Oria che dopo una rilassante passeggiata tra le vie, le piazzette, i palazzi nobiliari e il castello, feci visita al bar Carone. Il bar è una sorta di museo che espone oggetti e reperti che risalgono ai primi decenni del 1900. Documenti, attrezzature da bar, bottiglie, confezioni e, in particolare testimonianze che ricordano la presenza degli americani durante la seconda guerra. Ma da buon goloso il mio interesse cadde sul tipico dolce chiamato Scarpetta. Un dolce semplice preparato con farina, uova, zucchero e la maestria della massaie oritane. Nella seconda parte del pomeriggio feci tappa al Convento di San Francesco di Sava per godermi il meraviglioso Museo Missionario. E’ un Museo che vi consiglio di tutto cuore perché propone una ricchezza straordinaria di reperti di ogni genere e di ogni luogo in cui sono stati operativi nel tempo i missionari. Ampie sale con vetrine stracolme di storia: minerali, animali, indumenti, documenti, oggetti di vita quotidiana delle varie popolazioni, un susseguirsi di reperti che vi affascineranno. Occorre però avere tempo per osservare e comprendere, almeno in parte, tutto ciò che è esposto. Uova e ossa di animali preistorici, armi tribali, indumenti orientali, attrezzature per la ricerca scientifica, un vero tesoro che impreziosisce l’immenso lavoro missionario di un tempo e oggi la città di Sava. E proprio le donne della Pro Loco di Sava furono, dopo la visita museale, le interpreti della mia cena casalinga: polpette di carne, chiocciole, verdure, fave, parmigiana, legumi, pucce salentine, dolci, il tutto annaffiato dal celebre vino Primitivo di Manduria. Per il terzo giorno di viaggio scelsi un altro Museo di notevole importanza. Mi recai infatti a Taranto per visitare il MarTa: Museo Archeologico Nazionale con tanto di laboratorio. Al suo interno reperti che ripercorrono tutta la storia salentina, dalle popolazioni messapiche ai romani passando per i greci. Dal paleolitico al medioevo la vera storia dell’Italia meridionale. I preziosi ori di Taranto e la tomba dell’atleta sono solo due dei grandi tesori custoditi, da visitare assolutamente. Dal MarTa al Castello Aragonese oggi di proprietà della Marina Militare, con le sue mura e torri di difesa e le tracce delle varie trasformazioni avvenute nel tempo. E poi il famoso ponte girevole san Francesco di Paola inaugurato nel 1958, il monumento dedicato ai marinai delle forze navali e poco più in basso, sul lungo mare, le sirenette dell’artista Francesco Trani realizzate con un particolare cemento resistente all’acqua salata e posizionate sugli scogli. Nel tornare verso Sava, come avrete capito la mia città di riferimento, mi soffermai a Torricella, due passi sulla spiaggia per ascoltare la voce del mare. Attimi di squisita intimità interiore e di riflessione prima del pranzo al Ristorante Angolo Verde. Avevo ancora molto in programma per quel viaggio e fu così che mi recai ad Avetrana. Lo splendido Torrione del XIII – XIV secolo e la Chiesa Madre con i suoi bellissimi interni meritano già di per se una visita, ma il mio interesse principale fu un frantoio ipogeo posizionato proprio sotto il Torrione. Come ho già detto in questi frantoi si lavorava alacremente per produrre quell’olio che, venduto in mezza Europa, portava reddito. Erano strutture ricavate quasi sempre da vecchi insediamenti messapici o bizantini e riadattati con ingegno al bisogno. L’olio necessitava di una temperatura costante per non perdere la qualità che il mercato richiedeva. Ci lavoravano uomini giovani che alternavano i mesi sotto terra nel frantoio ai mesi estivi propizi per la pesca. Uomini forti ma anche bambini, come tutto fare, come pulitori delle cisterne di contenimento dell’olio. Un lavoro duro condito da sacrifici e restrizioni. Visitate il frantoio di Avetrana e tutto vi sarà chiaro e, perché no, lampante. Arrivò l’ora di cena e scelsi il Vinilia Resort di Manduria e la cucina dello chef stellato Pietro Penna. Passai la notte e l’indomani raggiunsi Erchie per visitare la Chiesa di Santa Lucia e la sua fonte. La Santa, di origini siciliane le cui spoglie sono custodite a Venezia, è qui molto amata e venerata. Visitai la chiesa, la cripta e naturalmente, essendo un portatore di lenti, non esitai a sciacquarmi gli occhi con l’acqua della fonte. Il mio lungo viaggio vide la fine nel comune di Manduria. Tappa di rigore alla Cantina dei Produttori per la pausa pranzo e per un buon vino e poi visita alla città. Oltre ai luoghi di culto cristiani e ai palazzi non perdetevi il vicolo ebraico e la piccola Sinagoga. E’ una proprietà privata, motivo per cui bisogna prenotare per tempo la visita, ma merita assolutamente. In città c’è poi il Museo Civico ricco di documenti e cimeli che ricordano la seconda guerra e gli americani in Salento. Bisogna ricordare che a Manduria è ancora ben visibile l’aeroporto usato durante la guerra prima dalla nostra aviazione, poi da quella tedesca e infine dagli americani che lasciarono un segno indelebile, quel segno che potete ritrovare all’interno del Museo. Anche con le stelle e strisce di sfondo non persi la mia golosità e ne approfittai per finire il viaggio in dolcezza, prima con i mieli dell'apicoltura Alisi, ottimo quello di timo, e poi con il biscotto del soldato. Un biscotto energetico che le mamme e le mogli preparavano per mandare agli uomini al fronte. Fu un viaggio diverso dal solito, una miscela di cultura, sacralità e buoni sapori, ma soprattutto fu il viaggio della gentilezza, della cortesia, della disponibilità della gente salentina a farmi scoprire la propria terra anche in quegli anfratti meno rinomati ma altrettanto veri e importanti. Salento: dove la gente ti abbraccia. 

Fabrizio Salce 

La Regina delle Dolomiti e i suoi segreti in cucina

E’ disponibile la proposta enogastronomica in una guida facilmente consultabile, strutturata da Cortina Marketing in collaborazione con gli operatori del territorio, per orientarsi tra i piaceri del palato a Cortina.
A Cortina l'appuntamento con la buona tavola è una tentazione costante: una tentazione a cui è bello abbandonarsi specialmente dopo l’attività all’aperto, che permette di godere dei peccati di gola senza troppi sensi di colpa.
Il desiderio di Cortina Marketing è valorizzare i sapori unici e la lunga esperienza enogastronomica ampezzana, grazie al lavoro di squadra tra gli operatori del territorio, Deborah Maran, laureata in Economia internazionale presso l'Università di Trieste, Chiara Costa, referente del progetto e l’intero staff dell'ente di promozione di Cortina.
Il progetto partirà dalla raccolta di informazioni e spunti offerti dagli stessi professionisti del settore a Cortina, per giungere all’organizzazione finale dei contenuti in una guida in grado di agevolare il turista – ma non solo – nella scoperta delle molteplici sfumature e declinazioni della tradizione gastronomica ampezzana e di ogni elaborazione creativa della stessa.
Cortina Marketing promuove la grande tradizione e ricchezza di proposte della Regina delle Dolomiti con un nuovo strumento, che verrà strutturato grazie alla collaborazione con gli operatori del territorio. Questo percorso non solo metterà in luce un punto di forza della proposta di Cortina, ma si rifletterà positivamente su tutta la comunicazione e promozione di località, agevolando l’accesso a informazioni utili e preziose per tutti gli ospiti della Regina delle Dolomiti e per chi desidera raccontarla entro e fuori i suoi confini.

Cantina Due Palme di Cellino San Marco (Br) eccellenza dell’enologia pugliese

E’ stata una delle prime aziende salentine ad avviare il conferimento dell’uva biondo oro, inondata dal sole, una importante realtà cooperativa con sede a Cellino San Marco (Br) che oggi conta un migliaio di soci e 2.500 ettari di vigneti adagiati tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto e sei cantine. Accanto a quella principale di Cellino San Marco, ne ruotano altre cinque, tutte di proprietà: la ex-Produttori Agr. Di Cellino, la Riforma Fondiaria sempre di Cellino (1955), la cantina Sociale Angelini di San Pietro Vernotico (costituita nel 1961), la cantina San Gaetano di Lizzano (1959) e la cantina Riforma Fondiaria di Monteroni Arnesano (1960). Nella sede centrale di Cellino, di circa 45.000 metri quadri, si svolgono tutti i processi di vinificazione, invecchiamento, imbottigliamento e stoccaggio dei vini. La società, presente in 40 Paesi ha però i piedi ben piantati nel  Salento e la testa nel mondo grazie alla professionalità dei suoi soci ed alla governance sempre attenta a conquistare mercati sempre più vasti. 
Sono iniziati i conferimenti da parte dei soci: nei vigneti di San Pietro Vernotico, è iniziata la vendemmia del Fiano Minutolo, un antico vitigno autoctono pugliese, reimpiantato nel Salento solo da pochi anni e lavorato ancora oggi con tecniche antiche.
Come l’alba sul mare, così le vendemmie nel Salento sono le prime d’Italia per il sole generoso che rende le uve mature già da metà agosto. Si parte dai grappoli a bacca bianca. I profumi dell’uva appena raccolta inondano le campagne e borghi del Salento, dando il via al grande rito.
Quindi non c’è nulla di meglio che andare in campagna per scoprire e, soprattutto, vedere  “in diretta” i riti della vendemmia. Destinazione San Pietro Vernotico e in particolare i vigneti di Pasquale Elia, meglio conosciuto come Pippi Elia, uno dei soci della Cantine Due Palme. La sua tenuta è di oltre 40 ettari e si rimane incantati davanti alla bellezza dei vigneti ben curati con tanta sapienza e passione. Elia, come spesso lui stesso racconta, prima che un imprenditore, è un contadino. Nato in una famiglia molto umile della quale conserva tuttora i valori più importanti: amore, costanza, lealtà e unione.
Nei vigneti, le donne si tramandano gesti antichi come antiche sono le tecniche di appassimento. Le uve sono distese su reti ben areate e sono lasciate appassire al sole per almeno dieci giorni. Con le loro sapienti mani  tagliano i grappoli più belli, disponendoli nelle cassette e li liberano dalle foglie dopo averli distesi sulle reti.
Vengono effettuati direttamente sui campi i controlli sulla qualità delle uve a cura dell’enologo Francesco Fortunato accompagnato da Angelo Scarano, studente in Enologia e Viticoltura. Saranno loro a decidere quando le uve, arrivate al giusto grado di appassimento, dovranno essere conferite in cantina.
E mentre le uve di Pippi Elia restano ad appassire al sole, in cantina arrivano già dai vigneti di altri soci i grappoli di merlot delicatamente disposti in cassetta. Resteranno qui ad appassire per dare vita al grande passito e per conferire corposità ai vini più blasonati di Cantine Due Palme, che l’hanno resa famosa nel mondo: Selvarossa, Selvamara e 1943.
Intanto tintinnano le bottiglie nella catena di imbottigliamento. Sembra musica. Il ciclo continua ininterrottamente e ha una capacità di 15mila bottiglie all’ora.
Cantine Due Palme sta anche investendo nel turismo. Nell’Antica Villa Neviera, circondata da uno spettacolare bosco di ulivi e di querce e dalle antiche mura messapiche, sorgerà un esclusivo wine hotel. I profumi della vendemmia inondano le campagne e borghi del Salento, intrecciandosi con quelli dell’azzurro mare. E sarà un indimenticabile abbraccio.

Info: Cantine Due Palme
Via San Marco 130
Cellino San Marco (BR)
www.cantineduepalme.it

GOLA GOLA FOOD and PEOPLE FESTIVAL: il gusto di essere a Piacenza

Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna di cultura enogastronomica torna per la seconda volta nella città emiliana. Immaginato più che mai come un evento in grado di valorizzare un intero territorio puntando sulle sue eccellenze enogastronomiche, Gola Gola Food and People torna a Piacenza per la seconda edizione. Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna intende declinare il tema del cibo in molteplici dimensioni e allo stesso tempo offrire ai visitatori l’opportunità di tornare a vivere la Città con serenità, ma nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Ristoranti, bar, negozi, produttori e aziende agricole diventano protagonisti di un’iniziativa diffusa, che si dirama tra talk show, degustazioni e mercato delle specialità alimentari selezionate accuratamente nel segno della qualità. A essere coinvolte in quello che per due giorni diventa il cuore dell’area di Visit Emilia (www.visitemilia.com), saranno personalità della cultura a 360 gradi, chiamate a discutere di temi di grande attualità come la sostenibilità e l’impatto dei comportamenti alimentari sull’ambiente, di storia della tradizione culinaria e di libri inerenti all’argomento centrale del festival.  
In una città che apre le porte ai turisti del gusto, ai quali dedica anche una suggestiva Notte Bianca dei Golosi in Piazza Cavalli, il cibo si manifesta nella propria forma spettacolare, tra cooking show e laboratori, e si lascia scoprire grazie a degustazioni guidate offerte dal Consorzio di Tutela  dei Salumi Tipici Piacentini e nei numerosi banchi del Mercato delle Specialità tra vini, caffè, cioccolate, formaggi stagionati, focacce, farine, birre, insaccati tradizionali e oli extravergini. Appuntamenti musicali e tour guidati completano il programma di un evento panoramico, realizzato per volere del Comune di Piacenza, grazie al supporto di Camera di Commercio, Fondazione Piacenza Vigevano, Iren, Confindustria Piacenza, Coldiretti Piacenza e Consorzio Piacenza Alimentare.

Info: Gola Gola Food and People Festival
Tel. Visit Emilia (Iat di Piacenza): 0523 492001
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.golagolafestival.it

I campioni del gusto in Alpe Adria del 2020 si incontrano a Jesolo 

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al “TerrazzaMare Marcandole al Mare” di Jesolo (aperitivi, cucina di pesce e cocktail in elegante ristorante-lounge bar fronte mare con dj set in piazzetta Faro 1 a Lido di Jesolo VE).

In questa 10° edizione dalle ore 11.30 alle ore 12.30 sfileranno di fronte al famoso faro di Jesolo, ben 21 Awards, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire alle ore 13.00 il brindisi ed il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

(Gianluigi Veronesi)

La Lituania in 15 piatti

Sapevate che la Lituania é un paese meraviglioso? E' una nazione dove oltre alle straordinarie bellezze paesaggistiche e territoriali, ci sono quelle gastronomiche: pensate che ben diecimila lituani si sono espressi ed anno decretato quali sono i loro migliori 15 piatti nazionali! Insomma, é giunta l'ora di aggiornare i nostri orizzonti enogastronomici: se fino ad oggi pensavamo al Belgio per l’ottimo cioccolato, alla Spagna per la paella, alla Polonia per i Pierogi  o all'Italia per la pizza, é arrivato il momento di allargare le vedute e innamorarsi anche della cucina lituana. Il voto popolare lituano ha messo in risalto piatti che meritano davvero di essere scoperti, a partire dalla classica zuppa rosa Šaltibarščiai fino a ricette decisamente più ricercate, come l’Applecheese o il Gira. I ristoranti che li offrono si trovano in tutta la Lituania e sono subito identificabili perchè hanno ricevuto l’etichetta “National Menu”. Possiamo dire che ora in Lituania c'è un nuovo modo di visitatre il Paese, attraverso una esplorazione gastronomica che suscita grande curiosità. La ciliegina sulla torta l'ha messa la Lithuana Travel, che ha dato vita ad un viaggio nella Lituania più autentica, un tour in 15 piatti,  un itinerario culinario di tre giorni alla ricerca dei sapori tipici di un Paese che, al di là della sua cucina ricca di storia e di gusto, ha molto da offrire: da città d’arte come Vilnius e Kaunas fino alle splendide località come la penisola Curlandese e la regione dei laghi. Ecco quindi un viaggio che vi consentirà di vedere tutto questo, nel dettaglio.

1° GIORNO: I piatti ICONICI: Il primo giorno porta con sé i piatti più iconici della tradizione lituana. Si parte con la Šaltibarščiai, la tradizionale zuppa rosa (servita rigorosamente fredda) a base di barbabietole e kefir. Si prosegue con del pane nero di segale, di cui i lituani vanno ghiotti, consumandone oltre 110 Kg. all’anno pro capite, considerato in questo caso nella sua versione fritta e con i Cepelinai, dei grossi gnocchi di patate ripieni di carne e serviti con panna acida. Il pasto si chiude con un sorso di Gira, una bevanda a base di crosta di pane fermentata, e con il Šakotis, tradizionale torta a spuntoni famosa per la sua cottura lenta. Piccola curiosità sul Šakotis: in Lituania è talmente popolare che gli è addirittura stato dedicato un museo: si trova a Druskininkai, nel sud del Paese. Non per niente è stato votato dal 68% dei partecipanti al sondaggio, superato solo dall’84% dell’immancabile Šaltibarščiai.

2° GIORNO – i piatti INSOLITI: Il secondo giorno include altri piatti lituani famosi anche al di fuori dei suoi confini. Dopo una tradizionale zuppa di crauti, scelta dal 35% dei partecipanti, troviamo il Kastinys, un formaggio spalmabile STG a base di panna acida, burro e latte cagliato spesso accompagnato alle patate e il Kugelis, una torta sempre a base di patate spesso servita con pancetta o con panna acida. Ad accompagnare il pasto troviamo naturalmente dell’ottima birra lituana, mentre come dolce non poteva mancare l’apple cheese. Questo è uno dei piatti più curiosi della gastronomia lituana, oltre che uno dei più deliziosi: si tratta di una confettura di mele lasciata essiccare per circa un mese, fino ad assumere la consistenza (e da qui deriva il nome) di un formaggio stagionato.

3° GIORNO –  i piatti RUSTICI: L’ultimo giorno prevede ricette più semplici, gustose e autentiche. Dei quindici piatti scelti da Lithuania Travel restano ancora da provare la tradizionale zuppa di funghi e l’aringa con le patate, un piatto tipico della tradizione nord-europea e molto diffuso tra le cucine lituane. Non mancano poi i Balandeliai, cavoli ripieni di carne e verdure e diffusi un po’ in tutta l’Europa dell’Est. Chiudono il pasto il Tinginys, un dolce a base di biscotti e cacao molto simile al nostro salame di cioccolato, e un bicchiere di idromele, una bevanda che non poteva mancare in un Paese famoso in tutto il mondo per l’ottimo miele e per le numerose ricette in cui lo si impiega.

Potrete mai fare a meno di una così bella esperienza turistica? Riuscirete a resiste alla tentazione di esploare la Lituania da un nuovo punto di vista e come nessuno aveva mai fatto prima? Non pensateci troppo sopra e anzi, assecondate la vostra curiosità a cominciare dalla visione del menù integrale: https://www.lithuania.travel/en/news/taste-the-authentic-15-lithuania-flavours  oppure cominciate a cercare informazioni sulla Lituania e sulla sua offerta al link: https://www.lithuania.travel/en/ 

(Gianluigi Veronesi) 

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