Questo sito utilizza cookie tecnici per consentire la fruizione ottimale del sito e cookie di profilazione di terze parti per mostrare pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso all'installazione di qualsiasi cookie clicca sul pulsante "Scopri di più". Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Il Cardo Avorio di Isola d’Asti

Se citate i cardi ad un vero piemontese quasi certamente vi sentirete menzionare l’abbinamento con la celebre bagna càuda. In effetti è più che tipico gustare la deliziosa bagna intingendovi svariate verdure sia crude che bollite e i cardi rappresentano uno di questi ingredienti: si usano freschi tagliati a pezzi. In realtà l’ortaggio in questione è molto più versatile in cucina di quanto si possa pensare. Conosciuto da secoli il cardo appartiene alla famiglia delle Asteraceae e se ne possono trovare di svariate tipologie. Cardo Gobbo del Monferrato, gigante inerme, Mariano, di Chieri, di Bologna, selvatico, gigante di Romagna, Bianco Avorio di Andezeno e anche il cardo Avorio di Isola d’Asti. Quest’ultimo ho avuto il piacere di incontrarlo di recente da vicino in località Motta di Costigliole d’Asti presso una delle aziende agricole che lo produce; l’ho fatto in questo periodo perché se c’è un prodotto autunnale e invernale è proprio il cardo: nel mio caso cardo Avorio. Il cardo Avorio si semina nel mese di maggio, in genere ogni azienda ha il suo seme personalizzato, e lo si raccoglie dalla fine di settembre fino alla fine di gennaio. Viene seminato in pieno campo rispettando una distanza di circa 90x25 cm in modo scalare affinché si possa avere un prodotto destinato ad una vendita lunga nel tempo. Lo si raccoglie a mano estirpando la pianta ed eliminando la parte terminale delle foglie. Sono piante che possono arrivare ad un’altezza di 120 cm ed hanno delle peculiarità che si differenziano rispetto ad altre tipologie di cardo. Per esempio al palato risulta più dolce. Le piante che gli agricoltori utilizzando per la produzione del seme vengono coltivate in ambienti isolati e mantenute in produzione anche per 15 anni. Per avere un cardo bianco, o meglio Avorio, e dolce gli agricoltori tendono a coprire le piante con dei teli neri in modo tale che non prendano luce interrompendo così la fotosintesi, mentre i terreni dell’areale di Isola d’Asti sono decisamente alluvionali e la loro valenza per il prodotto è indubbiamente importante. Il cardo arrivò in Europa grazie agli scambi commerciali con il nord Africa, principalmente con l’Egitto, operati dai Greci e dai Romani e pur essendo una pianta amante del caldo si è più che ambientata al nostro freddo invernale. A quei tempi con molta probabilità era ben voluto non tanto come ingrediente culinario ma per i suoi benefici poteri curativi. In effetti i cardi sono composti principalmente di acqua e fibre ma sono altrettanto ricchi di potassio, calcio, sodio, fosforo elementi fondamentali. Il cardo, come il carciofo, appartiene al genere Cynara e, pur ricordando come forma il sedano, contiene la Cinarina una sostanza che conferisce un gusto amarognolo, come per il carciofo, ma addolcito in questo caso dalla mancanza della fotosintesi. Una simpatica curiosità legata al cardo abbraccia i cardellini. Questi simpatici e canterini uccellini sono ghiottissimi di semi di cardo al punto che, quando i romani se ne accorsero, li battezzarono Cardueles, in italiano cardellini. C’è poi la storia dei cardatori di lana, ovvero coloro che un tempo cardavano la lana sulle spine dei germogli dei cardi; chiamati anche battilana hanno come patrono San Biagio. In realtà di storie e leggende legate al nostro principe degli ortaggi invernali ce ne sono tante e non solo di casa nostra, io però continuo a raccontarvi la mia e il mio incontro con l’Avorio. A Motta, con un tiepido sole e una temperatura decisamente invernale di buon ora al mattino ho seguito le fasi della raccolta, del taglio delle foglie superflue e del confezionamento per i mercati. Poi incuriosito dalla visione delle bianche piante ho pensato di gustarlo direttamente in cucina. E allora riprendo il concetto che stiamo parlando di un ortaggio versatile che ben si presta a svariate interpretazioni ai fornelli.
Pellegrino Artusi nel suo famoso manuale ”La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” datato 1891 menziona alcune ricette con i cardi come: i cardoni in teglia, in umido, in gratella e con la balsamella (una béchamel dei Francesi ma leggermente più facile da preparare). Arrivando ai giorni nostri non possiamo non citare il flan di cardi, la crostata di cardi o il cardone beneventano e i tre piatti che mi ha preparato Giovanna Soligo cuoca contadina dell’agriturismo Cascina San Nazario di Montechiaro d’Asti. E’ doveroso da parte mia evidenziare che per i motivi legati al Covid l’agriturismo nel momento in cui l’ho raggiunto per documentare le ricette – per scriverne e parlarne in TV come richiede il mio lavoro - era chiuso come da disposizioni di legge. Giovanna ha dunque cucinato esclusivamente per motivi giornalistici e non lavorativi, rispettando tutte le normative sanitarie.
Tre ricette sfiziose e prelibate. Cardi cucinati con passata di pomodoro e uova strapazzate nello stesso tegame, adagiati poi su fette di polenta preparata con il grano Marano. Ottima soluzione come antipasto o per l’aperitivo. A ruota dei Subric di cardi e patate. Si preparano facendo bollire sia i cardi che le patate poi si schiacciano entrambe e si miscelano aggiungendo all’impasto un uovo e del formaggi grattato. Si formano con due cucchiai i Subric li si passa nel pangrattato e li si frigge velocemente nell’olio d’oliva. Subric è un termine piemontese che indica una sorta di crocchetta. Infine i cardi cotti con la passata di pomodoro e la salsiccia di maiale. Tre piatti piacevoli decisamente stagionali da gustare quando fa freddo e da accompagnare con del buon vino della zona: Barbera ovviamente. Questo il mio recente incontro con il cardo Avorio di Isola d’Asti, un prodotto della terra semplice e genuino, che non richiede trattamenti particolari per la sua coltivazione, che si utilizza per più ricette, salutare e rispettoso dell’ambiente. Un buon incontro!

  (Fabrizio Salce)                                                                                                                                            

Quando il piacere è un buon calice di champagne

Contrariamente al pensiero di molti Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi, non è mai stata una città italiana, era terra della Savoia questo sì, ma non ha mai avuto il tricolore con il verde; dalla bandiera savoiarda passò direttamente a quella francese. Contrariamente Torino, la città in cui sono nato, fu una città francese del Dipartimento del Po (Département de l’Éridan – Eridano antico nome del fiume Po). Avvenne tra il 1802 e il 1814 con Napoleone che in città fece cose importanti: fu il periodo in cui ci si poteva sposare e divorziare senza problematiche religiose. Anche in Francia, come in Italia, le differenza tra le varie regioni sono notevoli, diversità territoriali, architettoniche, di clima, di tradizioni e di storia. Un parigino non è paragonabile a un marsigliese, e la Bretagna non è la Provenza, ma lo champagne credo che unisca tutti tranquillamente all’unisono; così come sono certo che tra noi piemontesi e i francesi ci sia sempre stata una sorta di amore e odio: lo dicono i secoli di storia vissuti parallelamente, una storia fatta di alleanze, incomprensioni, matrimoni, invasioni, guerre e assedi. Perché esprimo questi concetti? Perché amo le storie, quelle vissute, scritte sui libri, nei versi delle canzoni, impresse con i tratti dei pennelli sulle tele. Ma anche storie dei miei tempi, di uomini e donne del mondo del lavoro ed per questo che oggi vi parlo di un uomo, della Francia e dello champagne. Si chiama Alberto Massucco, piemontese verace, imprenditore di successo nel comparto della metalmeccanica e amante da sempre di un territorio transalpino che il solo nominarlo evoca in noi delle dolci e frizzanti emozioni. E’ la terra del vino più famoso al mondo: è la Champagne. Alberto è dunque un appassionato di champagne, quei vini eleganti e pregiati che vengono prodotti a poco meno di 150 Km da Parigi e per lo più da piccole realtà produttive: il 90% dello champagne non viene realizzato dalle grandi Maisons ma dai piccoli “vignerons” sempre più ricercati e apprezzati: se ne contano migliaia. Ed è dalla ricerca accurata, profonda, intelligente che Alberto ha selezionato nel tempo le bottiglie più idonee a regalare al consumatore, all’interno del tulipano, quelle emozioni speciali che derivano dalla terra e dalla filosofia del lavoro. Il tulipano è quel bicchiere dall’altezza adeguata capace di lasciare sviluppare le bollicine consentendo la massima espressione degli aromi. L’Alberto importatore ha così posato cuore e palato su 4 Maisons appartenenti alla categoria RM Récoltant Manipulant, ovvero produttori che lavorano uve dei loro vigneti ed elaborano i vini direttamente nelle proprie cantine. Sono i vignaioli eroici oggi sempre più ricercati perché in grado di offrire un’identità netta e precisa del loro pensiero di champagne. Come i grandi scrittori del passato e del presente, Henry Miller, Ernest Hemingway o Milan Kundera, dei quali tanto ho letto, hanno amato la Francia nelle sue più recondite sfumature mantenendo sempre imprescindibile il loro stile narrativo. Le storie scritte da loro sono vere come veri gli champagne di Rochet-Bocart, Trousset-Guillemart, Gallois-Bouché ed Eric Taillet ovvero le quattro Maisons a cui si è legato con passione Alberto. Ma la storia non si ferma mai e Massucco nel tempo ha vissuto una sua metamorfosi trasformandosi e diventando produttore. Alberto, il primo italiano a possedere vigneti in Champagne, con il suo spirito di avventura e di sfida ha concepito un vino decisamente francese ma impreziosito dalle giuste note italiane che ne arricchiscono il pentagramma. Una musica di perlage e gusto armoniosa e, ne sono certo, decisamente interessante. Il progetto è nato grazie allo stimolo di Alberto e la capacità operativa di Erick De Sousa uno dei più apprezzati produttori di champagne e grande amico del mio corregionale. Il compito di seguire la linea produttiva Alberto Massucco Champagne spetta dunque ad Erick, compito non facile viste le esigenze del Sabaudo di avere un vino dalle grandi emozioni, ma non impossibile: e allora ecco il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, 100% Chardonnay, con le prime due vendemmie 2018 e 2019 e la Cuvée Mirede. Aspetteremo l’arrivo del 2024, l’anno in cui degusteremo e valuteremo il lavoro, la passione e la capacità dei due uomini, anche se siamo già adesso consapevoli che ne resteremo piacevolmente sorpresi.  Come i grandi artisti della penna che regalano sempre soprese nei loro testi c’è un’altra chicca dell’imprenditore piemontese di cui vorrei farvene menzione. Oltre alle già citate Maisons Massucco importa anche dalla prima produzione Isos uno champagne che è che un progetto a firma di sette donne dello champagne. Le “jeunes filles”nel 2015 si sono unite con l’obiettivo di raccontarsi, o meglio di raccontare il loro lavoro, i vini, i territori, con un intento tinto di rosa. Ed è sempre la storia, quella vera, che ci conferma quanto le donne siano sempre state cardine primario del comparto. Isos (parola greca che significa “ugual”) è il risultato dell’addizione degli champagne in parti uguali delle sette note rosa all’interno di un’unica bottiglia. Uve, terroir, metodologie di cantina differenti ma tutte unite per un totale di 644 bottiglie. Con piacere, come se vi consigliassi un buon libro da abbinare ad uno dei grandi champagne di Alberto, vi riporto i nomi delle sette splendide donne: Laureen Baillette, Hélène Beaugrand, Claire Blin, Charlotte De Sousa, Mathilde Devarenne, Sophie Moussie, Delphine Brulez. Non mi dilungo oltre, lascio a voi il piacere di cercare gli champagne menzionati, di assaggiarli e percepirne le peculiarità e la bontà. Vi lascio con una frase di Alberto che trovo molto adeguata al mio breve scritto: “Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne e un buon calice di champagne”. 

(Fabrizio Salce)

Il Giardino Botanico Alpino di Pian Cansiglio è nella “Garden Route Italia”

La struttura gestita da Veneto Agricoltura entra nella guida ufficiale dei giardini e dei parchi storici d’Italia. Un importante riconoscimento al pluriennale impegno dell’Agenzia regionale che ha saputo valorizzare un giardino alpino di grande importanza botanica.
Il Giardino Botanico Alpino “G, Lorenzoni” di Veneto Agricoltura in Pian Cansiglio (Bl-Tv) è stato inserito tra i giardini italiani della “Garden Route Italia”, progetto finalizzato alla conoscenza e promozione dei parchi e dei giardini italiani realizzato da APGI - Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.
L’importante progetto punta inoltre a rilanciare la fruizione culturale e turistica dei parchi e dei giardini italiani anche in relazione con il paesaggio, diffondendo presso un pubblico sempre più ampio la cultura del giardino e ai temi naturalistici, sociali e storico-culturali ad esso connessi.
Da secoli i giardini ed i parchi italiani offrono una straordinaria testimonianza della bellezza, della storia e dell’autenticità dei luoghi in cui sono stati creati. Il portale “Garden Route Italia” punta a diventare la guida ufficiale dei giardini e dei parchi storici italiani, con l’auspicio che la collettività possa riappropriarsi di un patrimonio unico che diffonde conoscenza storica e coscienza ambientale.
Il sito www.gardenrouteitalia.it il cui completamento è previsto per la prossima primavera, presenta un’offerta di oltre 200 giardini e 30 itinerari mettendo a disposizione del grande pubblico contenuti, attività ed esperienze legate al mondo dei giardini italiani (storici, contemporanei, botanici, amatoriali), contribuendo così allo sviluppo del garden tourism e restituendo centralità al vasto patrimonio paesaggistico del Paese, definito il ‘Giardino d’Europa’ per la bellezza dei suoi paesaggi costellati di dimore, castelli, giardini. I parchi e i giardini italiani costituiscono infatti un collegamento strategico tra architettura e paesaggio, tra natura e cultura, tra patrimonio monumentale e vocazioni produttive. Sono pertanto asset fondamentali per iniziative di valorizzazione a scala territoriale, in accordo con quanto previsto dal Piano strategico del turismo.
Il Giardino Botanico Alpino di Pian Cansiglio, inserito nella sezione dedicata ai giardini botanici di montagna, rientra nella “Garden Route Italia” in particolare per importanza storica e botanica e per l’integrità del rapporto con il contesto paesaggistico, l’accoglienza, la cura e la manutenzione nel rispetto della qualità ambientale.

 

Cell. 348 2407427  Tel. 049 8293770  Fax 049 8293754 
Id Skype: venetoagri -  www.venetoagricoltura.org  
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
http://www.youtube.com/user/VenetoAgricolturaTv
 

Il Cous Cous Fest stavolta c’è!

Sì, si svolgerà dal 17 al 26 settembre prossimo il Cous Cous Fest, Festival internazionale dell'integrazione culturale, organizzato dal Comune di San Vito Lo Capo e dall'agenzia di comunicazione Feedback, producer dell'evento.
La manifestazione ha subito uno stop lo scorso anno a causa dell'emergenza Covid, ma adesso si pensa a riprogrammare quello che è l'avvenimento di punta del territorio e anche uno dei maggiori eventi italiani del settore e, la prossima edizione - cosa già annunciata lo scorso dicembre - sarà nel segno del riconoscimento del cous cous quale Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco! 
La candidatura del piatto maghrebino all'organizzazione delle Nazioni Unite è stata avanzata congiuntamente da 4 paesi africani: Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia. Il cous cous, per la prima volta, senza dispute sulla paternità di questo piatto comune alle culture dei paesi del Maghreb, ha fatto ritrovare la condivisione e l’armonia tra queste antiche civiltà dove “donne e uomini, giovani e anziani, si identificano in questo piatto considerato il simbolo del vivere insieme”, afferma il documento di candidatura
Il cous cous, insomma, è riuscito ad abbattere i confini geografici, costruire ponti tra i popoli e avvicinarli tra loro attraverso le pratiche e le conoscenze che hanno in comune. La notizia è stata accolta con grande gioia dalla comunità sanvitese. Il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, infatti, lo scorso anno aveva scritto sia all'Ente tunisino per il turismo che al Centro nazionale per la ricerca preistorica, antropologica e storica di Algeri, per sostenere la candidatura Unesco. 
"Questo riconoscimento mi riempie di gioia - afferma Peraino- perché il cous cous è un piatto storicamente legato a San Vito Lo Capo che fa parte, ormai da secoli, della tradizione gastronomica locale. Dal 1997 il Cous Cous Fest lo celebra a livello internazionale, tanto da essere diventato uno dei simboli di San Vito Lo Capo nel mondo. Il riconoscimento Unesco, che sottolinea la valenza culturale e di integrazione del cous cous, filosofia che da sempre anima il Cous Cous Fest, sarà lo spunto per l'edizione 2021, che mi auguro sia anche quella della ripartenza e della rinascita".

www.couscousfest.it
Facebook:  https://www.facebook.com/CousCousFest
Twitter: https://twitter.com/Cous_Cous_Fest

Lungo la Via Francigena...

Via Francigena è una strada percorsa da pellegrini, mercanti, soldati che univa l’Europa del nord a Roma e fino a Gerusalemme. Come altri itinerari storici, si propone oggi come escursione di un turismo lento, di cammino, ciclopedonale, culturale e paesaggistico. Il tragitto italiano consta di 1800 km, 90 tappe, circa 300 comuni coinvolti dalla val d’Aosta alla Puglia. Tre tappe, circa 80 km, si svolgono sul territorio piacentino, dal guado del fiume Po ai passi appenninici tosco-emiliani. A Piacenza si è costituito il primo comitato scientifico della Via Francigena Italia che intende sostenere le Istituzioni pubbliche in appoggio al riconoscimento di patrimonio Unesco. Prima iniziativa del comitato – composto da esponenti di primo piano della cultura, etica, morale, storia, paesaggio locale di cui è referente il piacentino Giampietro Comolli – è quella di affiancare i 9 sindaci dei comuni attraversati dal cammino antico: Alseno, Calendasco, Carpaneto, Fiorenzuola, Piacenza, Pontenure, Cadeo, San Giorgio, Rottofreno. Il sodalizio intende essere supporto di valorizzazione e promozione della “Tratta Piacenza” e proporre azioni concrete di sicurezza per i fruitori del cammino, trovare luoghi di sosta e servizi, tutelare la antica storia degli itinerari piacentini e dei simboli architettonici, convittuali e produttivi nel distretto francigeno piacentino. Dai primi studi – compiuti anche grazie alla documentazione libraria e cartografica messa a disposizione dalla Banca di Piacenza, che ha offerto un supporto di segreteria – dei documenti archivistici dell’alto medioevo (IV-XIV secolo d.C.) emerge una distintiva e autentica “funzione” della Tratta Piacenza. Una funzione peculiare non presente in altre tappe europee per gli snodi dei vari cammini a seconda delle epoche storiche, una produzione alimentare autentica e unica “di cibo resiliente e conservato”, una ospitalità diffusa sostenibile e sussidiaria, la presenza dei “mistadelli”, icone convoglianti e traccianti sulla Via Francigena Piacentina.

(Giampietro Comolli)

Olià, l’olio voluto dalle donne per le donne

La femminilità e la creatività trovano oggi un’esplicita espressione attraverso un nuovo olio extravergine d’oliva, leggero e delicato, pensato e voluto dalle donne per il pubblico femminile.
Prodotto da olive Biancolilla, una delle varietà autoctone più antiche della Sicilia, Olià è un olio dal gusto gentile, elegante come l’animo delle donne che lo hanno desiderato concependone l’intero progetto produttivo nonché l’innovativo ed elegante packaging.  Olià è seducente e coinvolgente ed emoziona con le sfumature rosate e le linee sinuose della sua bottiglia, un vero “cadeau” dedicato all’universo femminile. Parliamo di un olio decisamente delicato atto ad arricchire i piatti di una cucina dai sentori mediterranei. 
Olià è idea integrante di un’azione profonda e dal più ampio respiro, partorita, promossa e portata avanti proprio dalle donne, quelle donne che lavorano all’interno di uno storico marchio italiano: Premiati Oleifici Barbera (Palermo) di cui in passato con piacere mi occupai per la televisione.
Non solo, il progetto si sviluppa in collaborazione con Arcidonna
, associazione nazionale nata a Palermo nel 1986, che opera con l'obiettivo di promuovere la libertà e le pari opportunità delle donne. In che modo? Semplice, valorizzando la loro creatività e identità, combattendo le discriminazioni, esaltando la sensibilità e le competenze: dando voce ai problemi delle donne. A tal proposito dobbiamo sottolineare che parte dei proventi di Olià saranno infatti devoluti proprio ad Arcidonna.  
Olià è il frutto della solidarietà e ha lo scopo di valorizzare lo spirito d’iniziativa e l’identità femminile, ovvero le donne dell’azienda, quelle lavoratrici che sono il cuore pulsante della nota realtà produttiva siciliana e che ricoprono oltre il 60% delle maestranze. 
Per rimarcare l’importanza del mondo femminile il lancio di Olià è stato supportato da una campagna fotografica, firmata da Giovanni Filippi, che ha visto coinvolte come protagoniste ben 20 donne siciliane, tra imprenditrici, giornaliste, chef e attrici legate all’associazione Arcidonna, che hanno prestato il loro volto per promuovere il prodotto dedicato alle donne e ai valori delle pari opportunità. 
Più che rappresentative le parole della Presidente di Arcidonna Valeria Ajovalasit: “Quando Manfredi Barbera, amministratore delegato della Manfredi Barbera & Figli S.p.A. e consigliere nazionale di Federolio, mi parlò di questo progetto produttivo dedicato alle donne lo trovai subito interessante anche perché anch’io, sull’isola di Ustica e in Maremma, produco olive e olio”. 
In effetti la Presidente conosce molto bene con quanta cura e dedizione bisogna lavorare per mantenere la tradizione produttiva e quanto ci si deve impegnare per trasferirla alle nuove generazioni. 
Anche Arcidonna ha sempre guardato con grande interesse al mondo agricolo e alla trasformazione agroalimentare di qualità. Olio, vino, agrumi, le donne in Sicilia hanno saputo conseguire risultati di prim’ordine, non solo come imprenditrici, ma anche come professioniste, dando valore aggiunto alla visione d’innovazione e di ricerca continua. Olià è figlio di questa cultura”. 
L’olio extra vergine di oliva OLIÀ è prodotto con un processo di estrazione a freddo, ottenuto entro e non oltre le 12 ore dalla raccolta. E’ indubbiamente un olio di grande levatura, contraddistinto dal suo colore giallo oro, con un marcato sentore erbaceo e leggere e piacevoli note piccanti sul finale. 
E’ prodotto di nicchia, realizzato in edizione limitata, con una tiratura iniziale pari a 5.000 bottiglie, ma è anche vero che l’azienda è pronta ad aggiungere un ulteriore produzione che entrerà in commercio sui mercati italiani e internazionali dal mese di dicembre.
La confezione si presenta al pubblico con note essenziali e delicate, linee sinuose per la bottiglia mentre l’etichetta di colore rosa pastello ricorda decisamente l'universo femminile. Viene realizzata in carta perlata antiolio e l’etichetta impreziosita da serigrafie e lamina in oro rosa. 
Olià è dunque buono al palato, al volontariato e alla voglia di fare bene e del bene… Olià è donna!!!

Fabrizio Salce

Le gustosissime ricette di Natale dei migliori chef del Principato

Per rallegrare il prossimo Natale, “Monte-Carlo Société des Bains de Mer” propone diverse ricette da portare in tavola, create dai migliori Chef della Costa Azzurra. Quattro portate, quattro diversi Chef e quattro idee che impreziosiranno il Natale 2020 per portare il ristorante a casa propria. Un mix di colori, sapori e profumi provenienti da più parti del mondo regaleranno alle tavole vestite a festa una marcia in più dal tocco gourmet.

CAPESANTE, BARBABIETOLE E NOCCIOLE DEL PIEMONTE
Si comincia con un antipasto dall'aroma e dai colori raffinati, in cui le capesante vengono valorizzate dallo Chef Jean Philippe Borro nella ricetta del ristorante Le Vistamar, situato all'Hôtel Hermitage Monte-Carlo.
Una preparazione così unica e ricercata per i palati più fini.

https://asset.montecarlosbm.com/styles/emag_article_image_text_quote_image_desktop/s3/media/image/Coquilles%20Saint-Jacques%2C%20betteraves%20et%20noisettes%20du%20pi%C3%A9mont.jpg.jpeg?itok=HLcf5IOxINGREDIENTI

PER 4 PERSONE

3 Kg di capesante

100 g di burro

30 g di nocciole del Piemonte in polvere

60 gr di panko

38 gr di malto

50 gr di burro semi-salato

Ingredienti per guarnire

1kg di barbabietole

1kg di sale grosso

100 gr di nocciole del Piemonte

20 gr di aceto di Xérès

15 gr di burro semi-salato

Legno di faggio

Ingredienti del condimento

18 cl panna da cucina

1,25 gr di agar agar

0,25 gr di more

0,25 gr di caviale

Una presa di caviale di limone
Sgusciare le capesante, togliere la barba e il corallo, risciacquare e mettere da parte.
Lavare la barbabietola e coprirla con un mix di sale grosso e acqua. Cuocere poi in forno a 180° C per due ore e mezzo/tre. Una volta cotte, togliere la crosta di sale e tagliare a fette molto sottili. Preparare il crumble di nocciole per guarnire: mescolare tutti gli ingredienti a freddo e sabbiare. Cuocere il crumble al forno a 160°C per sei minuti.
Preparazione della crema: portare a ebollizione la crema liquida con l'agar agar, lasciare raffreddare per un'ora circa, poi mixare il tutto con un frullatore a immersione, aggiungere il caviale e il caviale di limone.
Saltare le capesante rapidamente in una padella su ogni lato.
Friggere leggermente la barbabietola nel burro semi-salato e glassare la padella con l’aceto.
Presentazione: Disporre le capesante e il crumble in una fondina sopra un velo di di crema.
Posizionare le fette di barbabietole e aggiungere un velo di crema e un po' di zest di limone.

SPAGHETTI ALL’OLIO DI MANDJA, TARTUFO NERO E FRUTTO DELLA PASSIONE
Per il primo sarà lo  Chef Marcel Ravin ad ispirare la tavola. Uno dei migliori chef della sua generazione, Ravin, con uno stile innovativo, orchestra con passione la cucina del Blue Bay. Nei suoi piatti c’è un po’ della sua Martinica, una dose di creatività e un amore infinito per il gusto.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

400 g di spaghetti

2 suprêmes di cappone

100 g guanciale o pancetta

5 tuorli d'uovo

pepe nero selvatico del Madagascar in grani

Un bicchiere di vino bianco

40 g di pecorino tartufato grattugiato

parmigiano grattugiato

8 cl di olio di Mandja

2 frutti della passione

Stufare le suprêmes di cappone a fuoco basso, tagliare il guanciale o pancetta e aggiungere nella padella del cappone. Cuocere per 5 minuti. Togliere il cappone, tagliare a striscioline e conservare. Aggiungere  alla padella con la pancetta il vino bianco e sfumare.
Cuocere gli spaghetti al dente.
Sbattere i tuorli d'uovo con i formaggi grattugiati, il pepe frantumato, l'olio di Mandja e qualche cucchiaio d'acqua di cottura per creare un’emulsione.
Scolare la pasta, amalgamare tutti gli ingredienti in una padella per legare la salsa.
Trasferire nel piatto da portata e grattugiare il tartufo nero. Per ultimo aggiungere qualche goccia di olio di Mandja e un cucchiaio per ogni commensale di polpa di frutto della passione.

FILETTO ALLA WELLINGTON

La rivisitazione del famoso Filetto alla Wellington è nella mani dello Chef dell’Elsa, Benoît Witz, una delle figure in primo piano della cucina gastronomica del Principato.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE

2 filetti di manzo da 180 gr ciascuno

2 fette di foie gras d'anatra da 30 grammi

2 rotoli di pasta sfoglia 

100 gr di scalogno

6 cl di aceto balsamico

25 cl di vino rosso

15 gr di tartufo nero

160 gr di funghi

20 gr di burro

60 gr di panna fresca

1/2 limone 

1 uovo

1 carota 

1 rapa 

1 gambo di sedano  

1/2 mela cotogna 

1 piccola cipolla  

1/2 mela 

2 teste di fungo  

1 cucchiaio d’olio

Sale e pepe

Insalata

Cuocere le fette di foie gras d'anatra su ogni lato in una padella a fuoco vivo, metterle da parte.
Nella stessa padella, cuocere il filetto di manzo molto velocemente su ogni lato, quindi condire a piacimento.  Questi due cotture devono rimanare piuttosto crude. Lasciare raffreddare e mettere da parte in frigo. 
Nella stessa padella cuocere a fuoco basso 100gr di scalogno per 2/3 minuti, sale e pepe. Sfumare con aceto balsamico e vino rosso. Ridurre fino ad ottenere 2 cucchiai per persona di succo. Mettere da parte.

Duxelle ai funghi: pulire i funghi e tagliarli a dadini, tagliare 50 gr di scalogno. Sciogliere il burro in una pentola capiente a fuoco basso; aggiungere lo scalogno, poi i funghi, salare e pepare. Sfumare con la panna e un po' di succo di limone, cuocere per 5 minuti fino a quando la crema si riduce, lasciare raffreddare.
Preparate le verdure e la frutta: lavare, sbucciare e tagliare tutto in due parti. Cuocere insieme in una padella a fuoco medio con un po' di olio, in modo da colorare leggermente.
Sbattere il tuorlo d'uovo con un po' di sale e zucchero.

Preriscaldare il forno a 180°. Stendere la pasta sfoglia su carta da forno e tagliare un quadrato di 18cm. Mettere al centro la fettina di foie gras, la metà di tartufo a fettine sottili, il filetto di manzo e 2 cucchiai di duxelle ai funghi. Piegare ogni angolo della pasta e chiudere, spennellare con il tuorlo d'uovo. 

Ripetere lo stesso procedimento con il secondo filetto di manzo.
Mettere in forno a 180° per 12-15 minuti. Questo punto definisce la cottura del filetto: più lo si lascia in forno e più all'interno sarà cotto. La pasta sfoglia dovrà essere dorata e il filetto di manzo caldo all'interno - Chef’s Tip: per controllare la cottura utilizzare uno stuzzicadenti.
Tagliare la pasta sfoglia in due, disporre le verdure intorno e l'insalata. Spruzzare del succo di limone.

TRONCHETTO ARROTOLATO AL LAMPONE E VANIGLIA
Per concludere il menù natalizio, un originale e gustosissimo dessert proposto dal ristorante LE GRILL, situato presso l’Hotel de Paris Monte-Carlo,  dal delicato mix di sapori e consistenze.

INGREDIENTI PER UN TRONCHETTO PER 8 PERSONE
Crema alla vaniglia

600 gr di latte

½  baccello di vaniglia

90 gr di tuorlo d'uovo

150 gr di zucchero

60 gr di farina di riso

360 gr di mascarpone

150 gr di lamponi freschi

Biscotto Gioconda

270 gr di polvere di mandorle

270 gr zucchero a velo

135 gr di tuorli d'uovo

270 gr di uova

535 gr di albumi d'uovo

320 gr di zucchero

213 gr di farina

Crumble

175 gr di burro

225 gr di zucchero

325 gr farina

Biscotto Gioconda
Preriscaldare il forno a 180°. Montare con il frullatore: la polvere di mandorle, zucchero a velo e aggiungere pian piano le uova intere e i tuorli. Mettere da parte. Successivamente montare a neve gli albumi e aggiungere con lo zucchero. Unire delicatamente gli albumi montati alla prima miscela e aggiungere delicatamente la farina servendosi di una spatola. Stendere l'impasto su una teglia. Cuocere per circa 5 minuti.

Crema alla vaniglia
Fare bollire il latte con il baccello di vaniglia. Mescolare i tuorli con lo zucchero e la farina di riso. Cuocere come fosse una crema pasticciera. Aggiungere i fogli di gelatina, messi precedentemente bagno nell'acqua fredda. Aggiungere il mascarpone e mixare. Conservare al fresco.

Crumble
Mettere in una ciotola il burro ammorbidito e lavorato, aggiungere zucchero, farina e mescolare a mano. Cuocere per 20 minuti a 150°.
Procedimento: stendere la crema alla vaniglia sul foglio di biscotto. Disporre i lamponi freschi tagliati in due e arrotolare. Ricoprire il tronchetto con il resto della crema. Spolverare con il crumble. Decorare con qualche lampone fresco.

 

GRUPPO MONTE-CARLO SOCIÉTÉ DES BAINS DE MER
Monte-Carlo Société des Bains de Mer offre dal 1863 un’arte di vivere inedita, un resort unico al mondo con 4 casinò tra i quali il prestigioso Casinò di Montecarlo, 4 hotel (Hôtel de Paris Monte-Carlo, Hôtel Hermitage Monte-Carlo, Monte-Carlo Beach, Monte-Carlo Bay Hotel & Resort), le Thermes Marins Monte-Carlo, 30 ristoranti di cui 5 collezionano complessivamente 7 stelle nella Guida Michelin. Centro principale della vita notturna, il Gruppo offre una gamma straordinaria di eventi. All’inizio del 2019 il Gruppo Monte-Carlo Société des Bains de Mer ha concluso 4 anni di trasformazioni dedicate all’Hôtel de Paris Monte-Carlo e alla creazione di un nuovo quartiere al centro della Place du Casino, One Monte-Carlo : residence di standing elevato, negozi e ristoranti e un centro congressi. La visione di Monte-Carlo Société des Bains de Mer: fare di Monte-Carlo l’esperienza più esclusiva in Europa.

 Monte-Carlo Société des Bains de Mer
T.377 98 06 64 14 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I vini della Cantina di Tortona anche on line

Mancano pochi sorsi di buon vino e saranno novanta gli anni di storia della Cantina di Tortona. Ma non è ancora tempo di compleanni, oggi è piuttosto il momento di augurare a tutti Buone Feste, e la Cantina lo fa rivolgendosi ai clienti, alla stampa, alle Istituzioni, agli uomini e alle donne che lavorano per continuare a dare vita ad un viaggio che dura da nove decenni.
Un tour iniziato in un periodo storico non facile, grazie alla caparbietà di un ristretto gruppo di produttori. Anni in cui l’uva aveva poco valore e chiedeva a gran voce di essere collocata in una dimensione più consona.
Un frangente storico in cui lo spopolamento delle campagne era consuetudine. Fu la volontà di quei 38 produttori che diedero il via al percorso che oggi consente a questa realtà enologica piemontese di parlare, non senza un pizzico di orgoglio, del proprio operato e dei propri vini.
Il territorio di riferimento sono i colli tortonesi o colline tortonesi posizionati nella parte sud orientale della provincia di Alessandria. I colli si delineano su di una fetta ampia del Tortonese e una più piccina del Novese. Un anfratto meraviglioso della regione Piemonte al confine con la Liguria, la Lombardia e l’Emilia Romagna.
Parliamo della terra che si contraddistingue per grandi specialità gastronomiche come il tartufo, lo storico formaggio Montébore, il pregiato salume Nobile del Giarolo e i dolci frutti come le ciliegie, le pesche e le fragole. Un territorio che varia dai 122 ai 471 metri sul mare, ricco di testimonianze architettoniche del passato, armonioso e impreziosito da panorami unici.
Questa è anche la terra che ha dato i natali a Pellizza da Volpedo l’autore del celeberrimo “Quarto Stato”, nelle sue opere i paesaggi naturali evidenziano la bellezza dei calanchi e dei castagneti, ma anche l’alto valore culturale dei castelli e delle pievi romaniche.
Storia, arte, territorio, cultura e vini, è questa la miscela fondamentale della Cantina di Tortona, un presente al quale i suoi responsabili vorrebbero con immenso piacere invitare un pubblico sempre più ampio a prenderne parte. Motivo per cui, proprio in occasione delle Feste Natalizie, si sono attivati con un nuovo sito on line con il quale informare, comunicare ed evidenziare il lavoro che viene svolto con amore e tenacia. I vini prodotti: Barbera, Dolcetto, Timorasso, Cortese, Favorita, Moscato. Differenti in sfumature in base alle peculiarità dei terreni; realizzati con le più moderne tecnologie e piacevolissimi al palato. Sul nuovo sito si possono reperire tutte le specifiche per ogni referenza e in futuro ve ne parleranno con toni ancora più approfonditi. Naturalmente, sempre on line sul nuovo sito, potrete scegliere quali acquistare e gustare: meglio se in buona compagnia. E’ stato un anno imprevedibile e decisamente difficile per tutti ma la tenacia dei primi fondatori della Cantina è viva oggi come novant’anni fa. La Cantina e il suo gruppo di lavoro ci crede e vi dice: AUGURI!!!
(Fabrizio Salce) 

www.cantinaditortona.it

“DiPC”:  “Di Piacenza” o “Di Pancetta e Cioccolato”… come volete!

Tra le tante cose che il mondo invidia all’Italia c’è sicuramente la sua capacità di creare, con uno stile unico e non replicabile, prodotti che solo l’ingegno italiano può pensare di progettare. Per facilità tutto questo da sempre è conosciuto come “Made in Italy”. 
Nel nostro caso l’idea di realizzare l’inedito connubio tra cioccolato e pancetta è dovuta all’estro e all’ingegno di un maestro pasticcere di Piacenza, Aldo Scaglia titolare dell’azienda Creazioni Dolciarie di Falicetto. Il nostro non è nuovo a sperimentazioni dolciarie, avendo già abbinato il cioccolato ai più diversi ingredienti: peperoni, semi di girasole, arachidi salate. Ma mai prima d’ora aveva pensato di andare oltre ogni immaginazione, sposare il cioccolato fondente con un salume DOP piacentino, la pancetta. All’idea ha fatto seguire immediatamente i fatti, rivolgendosi ad un’azienda del Consorzio dei Salumi DOP Piacentini che, per iniziare le prove, ha fornito tre Pancette piacentine con diversa stagionatura, per dar modo di verificare quale fosse la migliore da utilizzare per questo inedito abbinamento. Dopo aver bilanciato gli ingredienti, sono usciti dal laboratorio “Falicetto” i primi prototipi dei cioccolatini alla Pancetta piacentina DOP. Alla sperimentazione è seguita la prova del nove, il giudizio dei consumatori. I più scettici non ci crederanno, ma il consenso è stato unanime, il particolare connubio esalta il palato. Il gusto vellutato del cioccolato fondente avvolge un ripieno, frutto di una combinazione di raffinate creme in puro cioccolato fondente, con l'aggiunta di una croccante Pancetta piacentina DOP. Si realizzano così giochi di sapori ben equilibrati ed estremamente piacevoli.
A questo punto il Consorzio di Tutela Salumi DOP Piacentini è stato interpellato per dare l’autorizzazione all’utilizzo della denominazione tutelata Pancetta Piacentina DOP tra gli ingredienti del cioccolatino e iscrivere l’azienda Falicetto nell’apposito registro degli utilizzatori della denominazione.
Così la cioccolateria Falicetto, dopo tanti prodotti tradizionali che caratterizzano Piacenza, da oggi va ad annoverare tra i propri prodotti innovativi l’originale cioccolatino DiPC.
A spiegare il significato del nome è lo stesso Aldo Scaglia: “Abbiamo scelto di chiamarlo ‘DiPC’ un acronimo per indicare l’origine: ‘Di Piacenza’, o i protagonisti della ricetta: Di Pancetta Piacentina DOP e Cioccolato. DiPC indica anche la resistenza delle aziende piacentine che guardano al futuro con ottimismo, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, come il carattere dei piacentini che della discrezione fanno il loro pregio e che sapranno apprezzare questo matrimonio insolito, ma sicuramente curioso ed elegante, che porterà un po’ di Piacenza nel mondo”.
Antonio Grossetti, Presidente del Consorzio Salumi DOP Piacentini afferma: “Da sempre ammiro chi ha una fantasia creativa nel proprio lavoro, ma devo ammettere che fino ad immaginare un cioccolatino con la Pancetta piacentina tra gli ingredienti non mi ero mai spinto. Devo confessare che quando Aldo Scaglia ha illustrato il suo progetto, mi sono subito reso conto del talento, della capacità e della determinazione della persona con cui mi stavo relazionando e ho avuto da subito la sensazione che sarebbe uscito un risultato importante. In questo caso, siamo orgogliosi di affermare che i salumi piacentini si possono consumare dall’antipasto al dolce senza mai perdere di vista la qualità” 

Le Palline Per Pizza Surgelate di Molino Spadoni

Le Palline Per Pizza Surgelate di Molino Spadoni sono studiate per offrire soluzioni pratiche e altamente efficienti a pizzaioli e gestori. Un prodotto di servizio dalla qualità elevata e sempre costante, che permette di servire alla propria clientela una pizza buona e fragrante senza la necessità di impegnare tempo e risorse nella preparazione degli impasti.  

FRAGRANTI, GUSTOSE E LEGGERE
Tutte le palline sono realizzate con pasta madre, un impasto di farina e acqua, naturale e genuino, che garantisce tanti vantaggi:

-           permette di ottenere un’alveolatura più sviluppata e irregolare e una mollica con una struttura migliore, caratteristiche che si traducono in una fragranza ottimale;

-           conferisce al prodotto finale un profumo e un gusto più intensi e caratteristici;

-           migliora la digeribilità e la tolleranza al glutine.

Il risultato? Un prodotto che ha il sapore autentico e la leggerezza di una pizza da veri professionisti. 

RESA OTTIMALE E QUALITÀ ELEVATA 
Quando pizzaioli e gestori preparano l’impasto da zero, mescolando farina, acqua e lievito, fattori variabili come l’umidità, la scorretta conservazione degli ingredienti o le errate proporzioni possono pregiudicare il risultato finale, ma con le Palline Surgelate non si corre alcun rischio: l’expertise di Molino Spadoni nella preparazione e produzione di farine e panificati è garanzia di uno standard qualitativo costante e di una resa ottimale, in qualsiasi condizione ambientale. Una soluzione pratica e performante, che consente di evitare gli sprechi e che offre una gestione semplice anche in assenza di personale altamente qualificato.

MASSIMA SICUREZZA 
Le palline vengono surgelate subito dopo la preparazione, conservando intatte tutte le loro caratteristiche di

fragranza e sapore, e offrendo le garanzie
di sicurezza di un procedimento industriale.

DISPONIBILI IN PIÙ VARIANTI 
Le Palline per Pizza Surgelate di Molino Spadoni sono disponibili in più varianti, tutte preparate con pasta madre:

-           CLASSICHE;

-           CON IMPASTI ALTERNATIVI: soia, 7 cereali, Khorasan Kamut, farro integrale, carbone vegetale;

-           SENZA GLUTINE: in panetto quadrato facilmente distinguibile. 

È così possibile soddisfare gusti ed esigenze diversi e arricchire il menù del proprio locale senza la necessità di realizzare tanti impasti, con la difficoltà di gestire farine che derivano da grani differenti e hanno comportamenti particolari in termini di coesione e lievitazione. Con le Palline Surgelate di Molino Spadoni preparare una pizza particolare alla soia o una leggera al farro integrale diventa facile e veloce, anche per piccoli numeri.


PRATICHE DA GESTIRE
Le palline surgelate sono pratiche da gestire: basta scongelarle a temperatura ambiente o in frigorifero, secondo le indicazioni riportate sulla confezione, e poi procedere con la stesura. Le palline scongelate dal giorno prima possono resistere fino a tre giorni in frigo a temperatura +4°C. Inoltre, gli impasti non impiegati nel servizio possono avere una seconda “vita”: unendo tre palline, si può ottenere un filone di pane.  

www.molinospadoni.it

Rivista mensile cartacea e Ipad - Newsletter quindicinale - Trasmissione tv - Eventi live

Tipicità e turismo enogastronomico, cucina del territorio, ristoranti e ristoratori, chef, vini e vigneron, hotellerie, itinerari turistici, trend di mercato, cultura e lifestyle.

Contatti

Degusta Srl
Via Francesco Cilea, 10
40141
Bologna (BO)
PI 03533051201
marketing@degusta.tv