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Gianfranco Leonardi

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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

In centro a Prato apre la Casa comune di ATIPICO e eatPRATO

Un punto di riferimento dei sapori e spazio degustazione di prodotti tipici pratesi ed un nuovo modo di fare branding di prodotti e saperi
eatPrato, il marchio di qualità di Prato e del suo territorio ed ATIPICO, dal oltre 10 anni bottega e degusteria di prodotti enogastronomici di Prato e provincia, uniscono le forze e dal 29 aprile hanno deciso di aprire una “casa comune” per ampliare offerta e servizi. La nuova galleria si trova nel centro pratese, via Cairoli al civico numero 14, al piano terra dello storico Palazzo Banci Buonamici.
A gestirla quattro giovani appassionati ed esperti: Mirko e Stefano, entrambi sommelier AIS, Alberto ed Eva. Quattro amici ATIPICI uniti dalla passione per il gusto!
La vetrina dedicata ai prodotti tipici pratesi e alle eccellenze vinicole del territorio enogastronomiche della provincia pratese, nata nel 2009 come punto vendita dei produttori della Strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi e dal 2016 anche punto vendita dei prodotti del paniere eatPRATO, si rinnova e si pone l’obiettivo di mostrare in una nuova veste il meglio dei sapori dell’enogastronomia del territorio.
Un paniere di eccellenze di prodotti tipici sul quale ormai da anni eatPRATO e il team di ATIPICO hanno lavorato insieme per valorizzarlo e renderlo fruibile oltre la cerchia cittadina, la condivisione della stessa filosofia verso i prodotti dell’artigianato agroalimentare del territorio, in una parola verso il Gusto di Prato e della sua terra.
E ancora, un obiettivo comune, declinare quel Gusto oltre i prodotti facendone un’identità culturale, e quindi fare informazione, cultura, offrire nuovi servizi in un mix virtuoso di agroalimentare e paesaggio, enogastronomia e turismo. Questi i motivi che hanno convinto  eatPRATO ed ATIPICO a dare vita ad una “mettere su casa” insieme.

Nuova sede più grande e multifunzionale
La nuova “Casa comune” delle due realtà  oltre ad essere più grande, più bella, multifunzionale è anche la sede fisica di un progetto che negli anni è cresciuto facendo branding di prodotti e saperi, unendo la cultura immateriale a quella materiale, valorizzando in chiave nuova quella triade d’eccellenza fatta di arte bianca e pasticcieria, ristorazione, enologia che fa di Prato e del suo territorio un polo foodie in Toscana.

eatPRATO è andato oltre i singoli eventi nell’arco dell’anno ed ha riunito più stabilmente una comunità di appassionati connoisseur del gusto, organizzato con continuità un flusso di visite alle aziende agricole e di artigianato agroalimentare, creato sinergia tra l’arte, la cultura e il food and wine.
D’ora in poi potrà essere ancora più visibile a tutti e riferimento stabile per operatori e pubblico finale nel nuovo spazio galleria di ATIPICO, a pochi metri dal Giardino Buonamici, quartier generale di eatPRATO Festival del Gusto.
I nuovi locali di ATIPICO, che diventano una vera e propria Galleria dei sapori, prevedono sia uno spazio dedicato alla promozione e alla vendita dei tipici prodotti pratesi (la “BOTTEGA”) e sia uno spazio dedicato alle degustazioni e agli eventi (la “DEGUSTERIA”).
All’interno della nuova sede, si potranno perciò non solo acquistare i vini di Carmignano di tutte le cantine, i Biscotti di Prato in tutte le loro molteplici varianti e firmati da tantissimi artigiani, le birre artigianali locali, i Fichi secchi di Carmignano, la Mortadella di Prato, l’Olio Extravergine di oliva, il Vermouth bianco di Prato, la Farina GranPrato e tanti altri prodotti locali, ma si potranno scoprire e conoscere degustandoli tutto l’anno.
L’apertura della Bottega è quotidiana, dal lunedì alla domenica, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30. La Degusteria, che aprirà una volta passato il periodo di emergenza sanitaria, invece si animerà di pomeriggio e la sera, con eventi dedicati ai produttori e ai promotori dei diversi prodotti di eccellenza pratesi.
(Tiziano Argazzi)

ATIPICO 
Via Cairoli 14 - 59100 Prato 
tel. 388 58 84 804.
www.eatprato.it 
www.atipicoshop.it

Dalla primavera all'estate, da zero a 2000 metri, in Trentino...

Dalla primavera all'estate, da zero a 2000 metri, in Trentino si rincorrono le fioriture di tantissime specie che trasformano prati e pendii in variopinte tavolozze: i meleti in Val di Non, i bucaneve sul Monte Baldo. In Trentino la primavera è un racconto della natura che si sveglia. Un racconto in divenire, territorio per territorio, settimana dopo settimana. Fiori, animali e piante rinnovano il loro instancabile rito della rinascita, espressione di bellezza e pura energia vitale di questa ricca biodiversità presente sul territorio. Un'autentica esplosione di colori che in poche settimane vivacizza il paesaggio delle valli, per poi iniziare a salire verso gli alpeggi e le praterie in quota. Camminare o pedalare nelle valli trentine è un piacere per gli occhi e anche per il fisico, mentre si annusa l’aria ricca di profumi intensi, stimolati dal gioco dei colori che nei prati accostano le più diverse tonalità: spruzzate di giallo, di blu, tocchi delicati di rosso, tappeti di bianco.

Itinerari tra le fioriture
Il territorio del Parco Naturale Locale del Monte Baldo, è conosciuto fin dal medioevo dai botanici di tutta Europa per la sua straordinaria biodiversità e ricchezza di specie endemiche preglaciali, che hanno potuto giungere fino a noi perché hanno colonizzato le aree più in quota non coperte dalle calotte glaciali nel Quaternario. Già nel 1500 Giovan Battista Olivi, medico farmacista e letterato cremonese, a lungo al servizio dei Gonzaga, aveva definito il massiccio del Monte Baldo “Il giardino d’Italia”, Hortus Italiae. Per questo molte tra le specie botaniche più rare vengono accompagnate dall'aggettivo baldensis, che ne riconosce l’unicità. Le più comuni però, come l’arnica, gigli, genziane, orchidee, botton d’oro e gerani argentati, tra maggio e giugno creano sulle praterie in quota coloratissimi tappeti che si osservano percorrendo gli itinerari del Parco. Genziane, orchidee blu, gigli rossi, e sulle rocce anche il geranio argentato, si possono osservare camminando dal rifugio Graziani verso Malga Campo, Bocca Paltrane per raggiungere il rifugio Malga Campei nella Val Paròl. E appena sciolta l’ultima neve, tappeti di bucaneve circondano il sentiero che da Polsa di Brentonico sale in direzione di Malga Susine fino alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della Grande Guerra del vicino Corno della Paura.

Tra primavera e inizio estate sono più di mille specie di fiori spontanei a colorare i prati della Val di Ledro, una ricchezza di biodiversità che ha permesso di includerla nella Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria. Sono specie tipiche della flora mediterranea - nelle zone più prossime al Lago di Garda – mentre le stelle alpine fioriscono sulle creste sopra i 2000 m attorno alla Val di Concei.
Particolarmente facili da raggiungere sono i pascoli in località Dromaè, un alpeggio sopra il paese di Mezzolago: un paio di ore di cammino attraversando pinete di Pino Silvestre, faggete, boschi di latifoglie. Da maggio a giugno i pascoli si trasformano in un tappeto bianco e fucsia pieno di narcisi e peonie selvatiche e, con un po' di attenzione, tra i camminamenti della Grande Guerra, si possono osservare anche orchidee selvatiche, anemoni e gigli.
In Valle del Chiese sopra l’abitato di Bondone, al confine con la provincia di Brescia, ecco l’Alpe di Tombea. Nei primi anni del 1800, tra i pascoli ai piedi di Cima Tombea, si spinse Kaspar Von Stenberg, un botanico di Praga, e con grande emozione si imbattè in rarissime specie floristiche mai osservate altrove. L’appellativo tombeanensis completa il nome di questi endemismi, rari e unici, che da oltre due secoli vengono studiati solo qui. Il fiore più raro si chiama Saxifraga tombeanensis e i maggiori erbolari d’Europa ne conservano almeno un esemplare. L’alpeggio in quota si raggiunge partendo da Bondone, il borgo dei carbonai sopra il Lago d’Idro, uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Dalla Malga Alpo, in località Plogne, lungo mulattiere di guerra, che non stancano le gambe, in un’ora si raggiunge Bocca Cablone.
In Val di Non la fioritura dei meli a fine aprile riempie i versanti di colori delicati e deliziosi profumi. Un momento irripetibile per scoprire questa valle ricca di piccoli borghi carichi di storia, ma anche di ambienti naturali davvero particolari come i numerosi canyon. Luoghi che si raggiungono grazie a percorsi escursionistici o in mountain bike e che attraversano le distese di meleti in fiore. L’itinerario didattico “Al Meleto” è una passeggiata di soli 5 chilometri (si percorre in meno di 2 ore) per grandi e piccini. Un itinerario per scoprire luoghi nuovi, conoscere le mele e come vengono coltivate grazie ad alcuni pannelli didattici, giocare con gli insetti, ammirare scorci sulla valle insoliti. La partenza è dal centro di Romallo. E volendo arricchire di emozioni per gli occhi una visita a Castel Thun, il più monumentale dei tanti castelli presenti in valle aperti al pubblico, il consiglio è di salire a piedi da Vigo di Ton seguendo il percorso che si snoda, appunto, tra i meleti in fiore. Ad aprile, Dolce Fiorire propone diverse attività tra i meli in fiore: passeggiate, visite guidate ai frutteti storici dove si coltivano antiche varietà di mele e di pere, wine trekking dedicati al Groppello di Revò, vitigno tipico della valle delle mele.

Approfondimenti
Giardino botanico di Brentonico. All’interno di Palazzo Eccheli-Baisi, l’Orto dei semplici si estende su una superficie di 6000 m2. Si tratta del primo esempio di giardino botanico rinascimentale in Trentino. Nell'Orto dei semplici sono presenti 500 piante, che testimoniano l'importanza botanica da secoli riconosciuta al Monte Baldo, meta ambita di speziali, botanici e amanti della montagna. Palazzo Eccheli-Baisi fu costruito alla fine del XVI secolo, unificando alcuni edifici pre-esistenti. Il verde è il colore dominante dell’edificio che ospita anche il Museo del Fossile del Monte Baldo.

Riserva della biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria. Una porzione consistente di territorio tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, un’area di 47 mila ettari particolarmente ricca di biodiversità, ma anche di testimonianze storico-culturali e di utilizzi sostenibili delle risorse naturali, ha ottenuto nel 2015 questo prestigioso riconoscimento internazionale nell’ambito del programma MaB – “Man and Biosphere”. Si tratta delle Giudicarie Esteriori e del Tennese, nell’ambito dell’Ecomuseo della Judicaria “Dalle Dolomiti al Garda” e delle Valli di Ledro e del Basso Chiese.

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L’Emilia Romagna si fa trovare pronta alla riapertura di musei, mostre e teatri

Da Ferrara a Rimini, da Piacenza a Forlì, da Parma a Ravenna, l’Emilia Romagna si fa trovare pronta alla riapertura di musei, mostre e teatri con una vastissima proposta culturale e grandi mostre e Festival a cui si può accedere in totale sicurezza - A far da palcoscenico a questi appuntamenti sono le Città d’Arte in tutta la loro bellezza, ricche di monumenti, alcune delle quali raddoppiano la proposta espositiva aprendo diverse mostre in contemporanea - Si riparte con pittura, scultura, fotografia, disegno, arte antica e contemporanea: le grandi mostre di Forlì e Ravenna celebrano Dante; Ligabue è in mostra a Parma e a Ferrara; Correggio, Modigliani e Fornasetti sono a Parma; Arnaldo Pomodoro a Soliera (Mo); Raffaello a Piacenza; Corcos, Morandi e Samorì a Bologna; Alfonso Leoni riapre a Faenza (Ra); l’arte contemporanea è a Rimini – E ancora: tornano Art City a Bologna e il Festival della Fotografia Europea a Reggio Emilia.
Riaprono i musei, le mostre e i teatri in Emilia-Romagna con decine di appuntamenti per nutrire la mente. Il calendario culturale della regione, che già da tempo fa del turismo d’arte una delle offerte di punta, grazie alla qualità delle iniziative e delle grandi mostre che costellano il territorio, propone un carnet di eventi di altissimo livello.
Parma, capitale della cultura, apre diverse mostre in contemporanea dedicate a Correggio, Modigliani, Fornasetti e Ligabue. Le opere di Ligabue sono in mostra anche a Ferrara. La mostra di Arnaldo Pomodoro è a Soliera (MO); Raffaello è in mostra a Piacenza; a Reggio Emilia torna il Festival della Fotografia Europea. A Bologna riaprono le mostre dedicate a Corcos, Morandi e Samorì oltre all’evento Art City. Al MIC di Faenza riapre l’antologica su Alfonso Leoni, mentre s’indaga l’arte del Trecento con le mostre celebrative di Dante nei 700 anni della sua morte a Forlì e a Ravenna. A Rimini riapre il PART.
A Parma si moltiplicano le mostre: Correggio, Fornasetti, Ligabue e Modigliani 
Parma capitale della cultura 2020/21 riapre le porte di Musei e Palazzi. Fino al 30 maggio a Palazzo Tarasconi la mostra “Ligabue & Vitaloni. Dare voce alla natura” dedicata ad Antonio Ligabue (1899-1965), uno degli artisti più geniali del Novecento italiano, presenta 83 dipinti e 4 sculture dell’artista, soggetti che più hanno caratterizzato la sua parabola artistica, dagli autoritratti ai paesaggi, agli animali selvaggi e domestici. Il percorso prevede anche una sezione con 15 opere plastiche di Michele Vitaloni (Milano, 1967) che condivide con Ligabue una particolare empatia verso il mondo naturale e animale. Con questa iniziativa, ideata e realizzata da Augusto Agosta Tota, Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, Parma si riappropria di un nuovo spazio espositivo, nel cuore della città ducale, all’interno del cinquecentesco Palazzo Tarasconi. (www.fondazionearchivioligabue.it).
La Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo riapre il 30 aprile, con le opere di Amedeo Modigliani dal Musée de Grenoble, il tema del Nudo nella raccolta di Luigi Magnani, le celebri collezioni di Capolavori da Tiziano a Goya, da Monet a Renoir nella Villa immersa nel grande Parco Romantico. “Modigliani, opere dal Museo de Grenoble” è il titolo della mostra allestita fino al 4 luglio 2021, una piccola quanto preziosa esposizione in collaborazione col Musée de Grenoble, che espone sei opere di Modigliani tra cui il dipinto “Femme au col blanc”, olio su tela del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, moglie dell’amico d’infanzia di Léopold Zborowski, e cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, dove egli fu al centro della scena artistica, al tempo all’avanguardia internazionale (http://www.magnanirocca.it).
Riapre il 27 aprile anche il Complesso della Pilotta con nuovi percorsi, nuovi orari e due grandi mostre:L’Ottocento e il mito di Correggio” e “Fornasetti Theatrum Mundi”. La prima, aperta fino al 30 maggio, è un omaggio a due figure per molti versi fondamentali della storia parmense: Maria Luigia d’Asburgo, Duchessa di Parma, e l’incisore Paolo Toschi. Intorno ai quattro capolavori del Correggio – “La Madonna con la scodella” e la “Madonna di San Gerolamo” più le due tele provenienti dalla Cappella del Bono - la mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato. Un omaggio al design contemporaneo è invece la mostra “Fornasetti Theatrum Mundi”, prorogata fino al 25 luglio, che espone centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti, in dialogo con le collezioni della Pilotta. È di nuovo visitabile anche la Sala “Parma al tempo dei Farnese” della Galleria Nazionale, che ospita la collezione Farnese e l’opera del Parmigianino, “Ritratto di gentildonna” meglio conosciuto come “La Schiava turca”. Per informazioni, orari e ingressi contingentati: https://complessopilotta.it/opera/schiava-turca/.
Torna a Piacenza la Madonna Sistina di Raffaello fino al 31 ottobre. Ritorna nella chiesa del monastero di San Sisto a Piacenza, il luogo per il quale fu commissionata. Raffaello ricevette l’incarico da papa Giulio II nel 1512. All’interno della chiesa è stato organizzato un percorso che introduce alla scoperta del complesso religioso a partire dal cosiddetto “appartamento dell’abate”, per la prima volta aperto al pubblico, fino alla Biblioteca monastica (http://www.piacenzapace.it).
A Reggio Emilia riparte il festival Fotografia Europea
Mostre, installazioni, conferenze, incontri, workshop, proiezioni e spettacoli. La XVI Edizione del festival Fotografia Europea dal 21 maggio al 4 luglio 2021 invade diverse location di Reggio Emilia. Il tema è: “Sulla Terra e sulla Luna / fate largo ai sognatori!". Promossa da Comune di Reggio Emilia e Fondazione Palazzo Magnani, partirà con un’anteprima il 14 maggio, proponendo per la prima volta cinque mostre open air,progetti di fotografi contemporanei con allestimenti pensati ad hoc per una visione all’aperto. Il programma del Festival prevede diverse mostre con l’obiettivo di indagare approfonditamente il ruolo delle immagini e della cultura visiva in un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo (https://www.fotografiaeuropea.it/).
A Soliera (Mo) protagoniste le sculture di Arnaldo Pomodoro
Con l'Emilia Romagna in zona gialla, riapre al pubblico la mostra “Arnaldo Pomodoro. {sur}face“ fino al 27 giugno negli spazi di Castello Campori, a Soliera. L'esposizione promossa con il contributo della Regione Emilia Romagna, è dedicata a uno dei più grandi scultori viventi, un artista visionario che ha segnato profondamente la seconda metà del Novecento italiano, Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926), fratello maggiore dello scultore Giò. In occasione della mostra, nella piazza antistante il Castello, è stato installato l'Obelisco per Cleopatra, opera monumentale che per i prossimi tre anni sarà parte integrante del contesto urbano. Le visite guidate saranno condotte in totale sicurezza, per gruppi di massimo 12 persone (Informazioni e prenotazioni su:  https://fondazionecampori.eventbrite.it/).
Bologna indaga Corcos, Samorì e Morandi; torna Art City
Dal 27 aprile riaprono mostre e musei anche a Bologna. Palazzo Fava alza il sipario sulla mostra “Sfregi”, la prima antologica italiana di Nicola Samorì (Forlì, 1977). Esposti circa 80 lavori del giovane artista, che spaziano dalla scultura alla pittura, dialogando con i preziosi affreschi dei Carracci e altri capolavori della collezione Genus Bononiaetra cui la Maddalena Penitente di Canova. La mostra è visitabile fino al 27 giugno (https://genusbononiae.it/palazzi/palazzo-fava/)
“Vittorio Corcos Ritratti e Sogni” è la mostra che riapre a Palazzo Pallavicini dal 27 aprile fino al 27 giugno 2021, con oltre 40 maestosi dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private. La mostra ripercorre l’intera carriera artistica di Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 1859 – Firenze, 1933), considerato uno degli interpreti più apprezzati dei sentimenti e dei costumi della Belle époque. Oltre 40 opere distribuite in sei sezioni raccontano la grande abilità ritrattistica del pittore, che dipingeva le donne più belle dell’epoca (https://www.palazzopallavicini.com).
Dal 27 aprile al 23 maggio al MAMBO, Museo d'Arte Moderna di Bologna, si apre la mostra dal titolo: “RE-COLLECTING. Morandi racconta. Tono e composizione nelle sue ultime nature morte”, incentrata sul tema al quale Giorgio Morandi ha maggiormente legato la sua fama: la natura morta. I 10 lavori in mostra appartengono tutti all’ultima stagione della ricerca artistica morandiana, che va dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta (http://www.mambo-bologna.org/).
Grande attesa per ART CITY che torna a Bologna dal 7 al 9 maggio 2021 con diverse mostre e iniziative speciali. La nona edizione si snoda tra spazi pubblici e privati che si relazionano ai progetti espositivi: Beatrice Favaretto e Michelangelo Pistoletto a Palazzo Boncompagni, Annamaria Ajmone & Felicity Mangan al Cimitero Monumentale della Certosa, Carola Bonfili nel Rifugio antiaereo di Villa Revedin, Giorgio Andreotta Calò al LabOratorio degli Angeli, Matteo Nasini in live streaming su Radioimmaginaria, Riccardo Baruzzi al Teatro Storico di Villa Aldrovandi-Mazzacorati, Chiara Camoni a Palazzo Bentivoglio, Margherita Morgantinagli Orti Boschetto Lungo Reno, Sabrina Mezzaqui all’Oratorio di San Filippo Neri, Alessandro Pessoli presso Alchemilla a Palazzo Vizzani, Stefano Arienti in Piazza Costituzione, Norma Jeane alle Serre dei Giardini Margherita, Vincenzo Agnetti al Padiglione de l’Esprit Nouveau. 
Nell’ambito di ART CITY apre la mostra “141, un secolo di disegno in Italia” che espone cento anni di arte italiana attraverso opere su carta di 141 artisti dalle Avanguardie Storiche ai giorni nostri: apre il 27 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Disegno, a Palazzo Paltroni di Bologna. Espone fino al 24 giugnodisegni di Boccioni, De Chirico, Boetti, Kounellis, Ericailcane e molti altri (http://www.culturabologna.it/artcity).
Ferrara espone Ligabue, Boldini e Crema
Riapre il 26 aprile Palazzo dei Diamanti la retrospettiva antologica dal titolo: “Antonio Ligabue. Una vita d’artista” che fino al 27 giugno indaga la vicenda umana e creativa di Ligabue. La mostra, curata da Vittorio Sgarbi e Marzio Dall’Acqua, documenta tutta l’attività dell’artista emiliano attraverso oltre cento opere, tra dipinti, sculture e disegni, alcuni mai esposti sinora. Nel percorso emergono i temi fondamentali della sua ricerca: dal diario intimo degli autoritratti ai paesaggi del cuore, dai ritratti alle nature morte, dagli animali selvaggi a quelli domestici, dai paesaggi agresti alle scene di caccia e alle tormente di neve (http://www.palazzodiamanti.it).
Piccola, ma preziosa è l’esposizione dal titolo: “Boldini. Dal disegno al dipinto”, nei bellissimi spazi del Castello Estense, dal 28 aprile fino al 6 giugno, dedicata al tema della genesi del ritratto femminile. Il percorso è costruito attorno al dipinto che ritrae La contessa de Lesse, realizzato dal pittore Giovanni Boldini nel 1889 circa. Accanto a questa “ospite” illustre vengono presentati sedici disegni della raccolta del Museo ferrarese, alcuni mai esposti: studi di donne a figura intera e di singoli volti femminili che documentano il rapporto iperattivo dell’artista con la realtà circostante.
Le sale del Castello Estense ospitano dal primo maggio fino al 29 agosto, la prima antologica del pittore ferrarese Giovanni Battista Crema nella sua città natale. La mostra dal titolo: “Oltre il Divisionismo”, espone una selezione di opere in dialogo con importanti prestiti da musei e collezioni private e documenti ineditiprovenienti dell’archivio degli eredi dell’artista (https://www.castelloestense.it/).Le grandi mostre che celebrano i 700 anni dalla morte di Dante
Forlì e Ravenna celebrano Dante Alighieri nell’anno dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta presentando 4 grandi mostre (e proponendo un biglietto cumulativo). I Musei San Domenico di Forlì ospitano la grande mostra sul Poeta dal titolo: “Dante. La visione dell’arte” che inaugura il 30 aprile e rimane aperta fino all’11 luglio
Sono 300 le opere in mostra, di cui circa 50 tra dipinti, sculture e disegni arriveranno, accanto a decine di prestiti internazionali di grande prestigio, dalla Galleria degli Uffizi, che organizza la mostra insieme alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. In esposizione preziosi affreschi, dipinti monumentali, busti marmorei. Da un disegno di Michelangelo ai ritratti di Dante Alighieri e Farinata degli Uberti di Andrea del Castagno, passando per La Cacciata dal Paradiso terrestre di Pontormo, solo per citarne alcuni (http://www.mostradante.it).
A Ravenna, dall’8 maggio fino al 17 luglio 2021 negli spazi della Biblioteca Classense è esposta la mostra Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante. È solo la prima di tre mostre che compongono il progetto espositivo Dante. Gli occhi e la mente. Espone libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d'arte conferiti come omaggio a Dante e alla città "ultimo rifugio" del Poeta.
Inaugura il 7 maggio, alla presenza del Ministro della Cultura Dario Franceschini, la mostra dal titolo: “Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio”, negli spazi della Chiesa di San Romualdo a Ravenna. Fino al 4 luglio 2021 sarà possibile ammirare opere di artisti maggiori come Giotto e Cimabue. La terza mostra, infine, dal titolo Un’epopea pop si svolgerà al MAR - Museo d’Arte della città dal 4 settembre 2021 al 9 gennaio 2022. Sempre nell’ambito del progetto “Viva Dante” il MAR ospita la mostra personale di Paolo Roversi Studio Luce, dedicata al celebre fotografo di moda originario di Ravenna e prorogata fino al 6 giugno. 
L’arte contemporanea è al PART di Rimini 
Riapre il 27 aprile il PART, Palazzi dell’Arte, a Rimini, nella centralissima Piazza Cavour, il nuovo sito museale aperto negli storici Palazzi dell'Arengo e del Podestà al cui interno è esposta la collezione d’arte contemporanea della Fondazione San Patrignano. Fino al 27 giugno 2021 ospita le due mostre temporanee organizzate dai Musei Comunali, rispettivamente dislocate nello spazio1 del Palazzo del Podestà e nello spazio2 sotto una sigla denominata [APARTE]. Sono Convivium a cura di Annamaria Bernucci con i lavori di Francesco Bocchini, Vittorio D’Augusta, Luca Giovagnoli, Marco Neri, Nicola Samorì e Magna Cartacon le opere recenti di Denis Riva, mostra quest'ultima a cura di Massimo Pulini (https://palazziarterimini.it/).
A Faenza (RA) le ceramiche di Alfonso Leoni
Al MIC, Museo internazionale della Ceramica di Faenza, il 27 aprile riapre le porte al pubblico, con un nuovo orario settimanale e prenotazione obbligatoria (e con apertura straordinaria del 1° maggio dalle 10 alle 19). Torna visitabile quindi la mostra “Alfonso Leoni. (1941-1980) Genio Ribelle” che sarà aperta fino al 10 ottobre 2021. L’antologica del talentuoso artista prematuramente scomparso espine la ricca e intensa produzione dedita non solo alla ceramica ma anche ai diversi linguaggi della contemporaneità (pittura, grafica, design, scultura). Una sorpresa attende poi il pubblico appassionato di ceramica: dal 22 maggio apre una nuova sezione dedicata al design, assente da oltre 30 anni dalle sezioni permanenti del MIC (http://www.micfaena.org/it)


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Miglior Liquore del Mondo 2021 all’Amaro “Rupes Gold”  

La soddisfazione è quasi incredulità a Roccella Jonica (RC), quando si apprende che per la seconda volta il WORLD LIQUEUR AWARDS premia casa Rupes. La giuria internazionale dell’ambìto premio ha riconosciuto lo scorso anno il “Gold” del World Liqueur Awards  all’Amaro Rupes e ben due riconoscimenti per il 2021: il World’s Best Herbal ed il Best Italian Herbal con la seguente nota di degustazione: "Arancia predominante nell'aroma, l'integrazione tra il dolce e l'amaro è molto ben espressa. Un profilo semplice ma molto ben eseguito”; dunque il gradino più alto del podio a livello mondiale.
La giuria, che per questa edizione ha dovuto faticare per la mole e l’importanza dei partecipanti a livello internazionale, ha ripremiato l’anima classica e “ben eseguita” dell’Amaro calabrese che affonda le radici in secoli di tradizione “spiritosa” calabrese.

Rupes Gold, grazie al suo gusto deciso e raffinato, dal carattere inconfondibilmente calabrese, recupera questa storia, che racconta un territorio e le sue eccellenze partendo dai prodotti della natura che nascono naturalmente e crescono genuinamente. Trenta erbe officinali ed aromatiche, provenienti dalla Locride, realizzano questa singolare e piacevole alchimia tra note erbacee amare, speziate ed amabili. Per la preparazione di Rupes Gold viene ancora utilizzato il vecchio metodo artigianale della macerazione a freddo degli ingredienti, tra i quali spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro e una nota agrumata di arancia amara di Calabria e poi lasciato affinare in barrique di rovere.
Degustandolo si può rivivere ancora oggi la leggenda che narra di come il nome fu coniato da intellettuali patrioti nella prima metà dell'800, precursori dei moti Carbonari che portarono all’Unità, facendolo derivare dal luogo in cui veniva distillato: ai piedi della famosa Rupe di Roccella, un tempo Anphisia.
Passarono molti anni e Vincenzo, mastro distillatore, detentore della ricetta originale e capostipite della famiglia Errigo, prima di morire alla fine del XIX secolo, strappa una promessa al figlio: "La ricetta di Rupes dovrà essere tramandata ma il racconto di quegli incontri per la libertà dovrà rimanere un segreto almeno per un secolo"; aleggiava ancora la trepidazione del Regno dei I Borbone che lasciava il passo all’Italia unita. Così quella ricetta fu tramandata nel silenzio, di padre in figlio, per quattro generazioni. ​Rupes quindi trova le sue radici dall'incontro tra un semplice commerciante con alcuni giovani dagli alti ideali. E grazie a Vincenzo, scomparso nel 2019, che portava il nome del suo trisavolo, ed ai due figli Francesco e Luca, ritorna sulle tavole; ed è bello pensare ad un brindisi, ora come allora, per la libertà ed il piacere, in un momento storico in cui l’Unità Nazionale è ritornata alle coscienze come valore aggiunto nell’essere italiani!

Rinaldi 1957
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Nuove confezioni per il riso di Riserva San Massimo 

L’azienda ridisegna il proprio packaging con una nuova veste grafica e inserendo nuovi formati

Riserva San Massimo lancia sul mercato un nuovo packaging: le confezioni di riso, dopo dieci anni, cambiano infatti nella veste e aumentano nelle varianti di formato. Il restyling grafico si ispira agli ambienti naturali, alla fauna e alla flora della Riserva e invitano il consumatore a compiere un viaggio nella natura e nelle stagioni. Le nuove grafiche presentano illustrazioni moderne che, grazie ai colori brillanti, catturano lo sguardo e rievocano la serenità della Riserva.
Come tutte le attività relative alla produzione del riso, anche la scelta dei materiali delle confezioni si ispira al concetto di sostenibilità: il classico cartoncino patinato lucido è sostituito da una versione opaca, più in sintonia con i luoghi che rappresenta, mentre la carta utilizzata per il materiale informativo è riciclata.
Il restyling non si limita alla parte visiva: Riserva San Massimo ha ideato nuovi formati che si rivolgono a un bacino di clienti con esigenze e abitudini diverse. Alla confezione di Carnaroli bianco da 1 kg si affiancano quella da 500g e da 250g. Il Carnaroli integrale è disponibile nella confezione da 1 kg e nel nuovo pack da 500g. Il Vialone Nano mantiene il formato da 1 kg. I nuovi formati da 500g e 250g sono ideati per soddisfare le richieste di un mercato in continuo cambiamento e per allinearsi ai nuovi consumatori, rappresentati da single, coppie e famiglie poco numerose.
La nuova grafica, curato dall’agenzia Circus di Prato, e lo studio di nuovi messaggi confermano inoltre l’apertura verso un mercato internazionale: le nuove confezioni infatti riportano anche la traduzione in lingua inglese dei testi. Uno degli obiettivi di Riserva San Massimo è infatti di rivolgersi anche a quei clienti stranieri che nutrono un forte interesse nei confronti delle eccellenze gastronomiche italiane.
Ciò che invece rimane immutata è l’attenzione che viene dedicata alle diverse fasi della produzione del riso. Il territorio agricolo della Riserva San Massimo, che sorge a Gropello Cairoli, nella provincia pavese, in un’ansa del Ticino, è straordinariamente fertile ed è una base perfetta per le coltivazioni perché consente di concimare poco i terreni e di utilizzare un sistema di agricoltura bio integrata.
«Il cambio della grafica – afferma Maria Antonello, proprietaria di Riserva San Massimo –, innovativa e diversa dalle altre in commercio, fa parte di un progetto più ampio di restyling che riguarda le confezioni, gli imballi da spedizione, le brochure e l’immagine coordinata. Con questo cambiamento vorremmo far emergere la nostra visione di Riserva e non solo i concetti legati alla produzione di riso».

Ghiotte novità tra gli Spalmabili di Le Conserve della Nonna

Con quattro nuove referenze il Gruppo Fini amplia la gamma in ottica gourmet con ricette innovative, sfiziose e altamente versatili, rispondendo alle esigenze di pubblico alla ricerca di qualcosa di goloso, buono e gustoso, con un pack accattivante e moderno, ben individuabile sullo scaffale.
Buone e nuovissime, ma anche molto di più: Le Conserve della Nonna, storico brand del Gruppo Fini, presenta quattro nuove referenze della gamma Spalmabili. Non un semplice ampliamento di gamma, ma quattro ghiotte proposte in ottica gourmet che rispondono alle esigenze di un pubblico alla ricerca di qualcosa di buono, goloso e di grande praticità.
In un comparto in cui il consumatore ricerca prodotti pronti all’uso, dall’alto contenuto di servizio e particolarmente versatili, da impiegare con fantasia in cucina, Le Conserve della Nonna punta a stupire il grande pubblico andando oltre i classici paté, a cui nel tempo si sono affiancati creme, triti di verdure singoli, fino a prodotti sempre più ricettati e con gusti alternativi, per offrire varietà e moltiplicare così le occasioni di consumo, con 4 nuove ricette dedicate a un pubblico gourmet a cui piace sperimentare nuovi prodotti e nuovi accostamenti di sapori. Arrivano così 4 ricette caratterizzate da un pack distintivo e facilmente individuabile a scaffale, moderno e accattivante, arricchito dall’indicazione dell’ingrediente “prezioso” o caratterizzante, l’alta visibilità del gusto e sfiziosi suggerimenti d’uso, con etichetta moderna e trasparente che metterà in risalto il contenuto, pienamente visibile e da gustare già con gli occhi.

La gamma si compone di:
2 salse agrodolci (chutney): “Cipolle caramellate”; con aceto balsamico di Modena IGP e “Peperoni rossi piccanti”; con peperoncino calabrese. Ideali per abbinamenti con formaggi stagionati, si sposano perfettamente con hamburger, bruschette, panini gourmet, carne o pesce alla griglia, andando incontro a un target in cerca di sapori raffinati ma decisi, capaci di arricchire una portata dandole un tocco di originalità e carattere.
2 tartare di verdure: “Tris piccante di verdure” con peperoni, melanzane, cipolla e le “Melanzane alla Mediterranea”, entrambe particolarmente indicate per pasta, riso, cous-cous, carne, pesce, bruschette. Anch’esse decise nel gusto e gourmet al palato, rispondono pienamente alla ricerca di un qualcosa che sia al tempo stesso ingrediente caratterizzante di una portata o elemento identitario nella varietà del condimento.
Inoltre in etichetta sarà presente un QRCODE che riporterà ad una landing page sul sito, con consigli di abbinamento e ricette sfiziose e accattivanti, studiate per moltiplicare le occasioni d’uso e dare idee e spunti anche a chi in cucina non ha esperienza, per portare in tavola fantasia e creatività.
“La gamma delle Spalmabili si contraddistingue per l’elevata qualità del prodotto e l’alto contenuto di servizio – spiega Lorenza Baretti, Responsabile Marketing Prodotto del comparto conservati del Gruppo Fini - realizzate con materie prime selezionate, metodi di produzione tradizionali, senza l’aggiunta di conservanti né aromi, per offrire un prodotto buono, semplice e genuino, come solo una nonna sa fare! Tutte le nostre referenze inoltre sono senza glutine.
Con una gamma di 11 referenze di creme spalmabili vegetali, riusciamo a soddisfare un pubblico molto ampio, grazie all’alta versatilità che ne permette l’impiego non solo per bruschette e antipasti, ma anche per condire la pasta, per un risotto da vero chef o per accompagnare secondi di carne o pesce, non tralasciando un pubblico più giovane e smart, dimostrandosi perfette anche per arricchire sandwich o hamburger, trend di consumo in costante crescita”.

Il Gruppo Fini SpA, società a socio unico di proprietà 100% Holding Carisma, è una storica realtà produttiva dell’alimentare nel nostro Paese. La società è titolare dei marchi Fini, nato nel 1912 ad opera di Telesforo Fini nel cuore dell’Emilia, e Le Conserve della Nonna, tradizionale realtà di Ravarino (MO). FINI è un marchio di pasta che rappresenta in Italia e nel mondo tutto il gusto della tradizione emiliana in cucina. Le Conserve della Nonna, nell’ampia gamma di referenze tipiche di tutte le regioni italiane, offre sughi, condimenti e confetture preparate secondo metodi tradizionali, con la sicurezza di un grande gruppo industriale.

Franciacorta e 1000 Miglia 2021

Franciacorta è orgogliosa di collaborare con 1000 Miglia in veste di “official sparkling wine” dell'edizione 2021 della corsa, trovando in questo evento simbolo della tradizione e della competitività italiana e bresciana un legame naturale sia per la provenienza, sia per l’affine identità che fa di Franciacorta e 1000 Miglia due brand solidi, dal passato importante, ma sempre proiettati verso il futuro. 

La storia del Franciacorta ha infatti origini molto antiche e radicate in un territorio dove la coltivazione della vite è stata una costante: dall’epoca romana al periodo tardo – antico fino al medioevo, le condizioni pedoclimatiche hanno sempre favorito la crescita dei vigneti. 

Negli anni a venire le produzioni vitivinicole crebbero senza sosta fino ad eccedere di gran lunga le necessità della popolazione, dando così il via alle prime attività commerciali. Il Franciacorta è stato il primo vino italiano, prodotto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia, ad aver ottenuto nel 1995 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Oggi la parola Franciacorta identifica il territorio, il vino e il metodo di produzione, che risponde a rigide e scrupolose norme volte a certificare l’assoluta qualità di questa eccellenza italiana. “Ci piace ricordare come l’origine di questa storica competizione sia in qualche modo legata alla Franciacorta” – dichiara Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta – “grazie alla figura del Conte Aymo Maggi che oltre ad essere, com’è noto, uno dei fondatori della 1000 Miglia è anche stato una delle personalità di spicco della Franciacorta, dove si ritirò una volta abbandonato il mondo delle corse automobilistiche facendo il viticoltore nell'azienda di famiglia a Calino”.

1000 Miglia
Via Enzo Ferrari 4/6
25134 Brescia Ital
Orari d'ufficio
Lunedì – Venerdì
8:30 – 16:30
Tel.: 030 2318211
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La ventinovesima edizione di “Tipicità” è in programma dal 24 aprile al 2 maggio (in modalità phygital)

Oggi presentiamo una Tipicità che rilancia e si declina in nuove e maggiori opportunità!” - ha esordito Paolo Calcinaro, Sindaco di Fermo - “Certo, ci auguriamo di rivedere il “serpentone” di persone che ha sempre caratterizzato Tipicità, ma abbiamo fatto di necessità virtù e questa edizione phygital serve anche a rafforzare le relazioni internazionali attivate con Tipicità nel corso degli anni. Fermo, il Fermano e le Marche - ha continuato Calcinaro - si preparano ad accogliere turisti e visitatori che nei prossimi mesi speriamo di ricevere numerosi. Tipicità è sicuramente un acceleratore della ripartenza!".
“Tipicità” è organizzata dal Comune di Fermo in collaborazione con la Regione Marche e con la project partnership di Banco Marchigiano. È inoltre attivamente condivisa con gli Atenei di Camerino e Macerata, nonché con l’Università Politecnica delle Marche, insieme a CNA, Confartigianato, Confcommercio e con oltre trenta aziende del territorio.
Tipicità è una manifestazione che riesce a dare una grande voce al territorio, valorizzando al meglio le sue eccellenze, proiettando le Marche oltre i confini regionali e nazionali!”, ha affermato il Governatore delle Marche, Francesco Acquaroli.  “Un impegno che vede in prima linea le istituzioni, all’interno di una ricca e proficua sinergia con i Comuni. Tutti insieme dobbiamo vincere la sfida del rilancio post pandemia, creando quelle aggregazioni necessarie per dare una prospettiva e una speranza di maggiore competitività alle Marche, alle sue imprese, al sistema regionale che dobbiamo proiettare sugli scenari dei prossimi anni!”. Il direttore di Tipicità, Angelo Serri, ha sciorinato i dati salienti. “Trentadue iniziative live diffuse in modalità multicanale ed una piattaforma ad umanità aumentata, pronta a riversarsi sul territorio con il Grand Tour delle Marche”. Questa è l’edizione della multi contemporaneità: dal quartier generale del Fermo Forum al mondo. Tantissimi i personaggi illustri coinvolti ed i territori collegati: dalla Cina a New York, passando per Dubai, Germania, Francia e Canada. Ospite d’onore dell’attuale edizione è il Québec, con il quale Tipicità ha allacciato rapporti di collaborazione già dal 2019”. “Definirei la partecipazione di Banco Marchigiano a Tipicità con due aggettivi: immersiva e convinta, aggiungendo che crea connessioni importanti!”. Questo il pensiero di Marco Moreschi, direttore generale di Banco Marchigiano, che ha aggiunto: “A noi piace declinare le strategie di anno in anno con parole significative. In questo caso il termine è sintesi: c’è necessità di ascoltare i bisogni del territorio ed evitare che la ripartenza sia caotica. Le piccole imprese hanno l’esigenza di essere ascoltate e accompagnate, e in questo sta il compito di un Istituto come il nostro, radicato localmente ma con una visione d’insieme”. “Siamo felici e onorati di partecipare a Tipicità!”, ha dichiarato Vanessa Antoniali della delegazione del Québec a Roma. “A nome del delegato Marianna Simeone desidero congratularmi con Tipicità per la reattività e lo sviluppo di modalità innovative. Coglieremo questa opportunità per intensificare ancor più il rapporto tra il Québec e Tipicità, presentare i nostri prodotti, le nostre proposte turistiche, il prestigioso Istituto alberghiero e dell’accoglienza ITHQ di Montreal e per incentivare gli scambi tra le due comunità”.
Nel programma di Tipicità presenteremo un format che abbiamo voluto chiamare Risveglio, con collegamenti da tutta la regione: Senigallia con lo shopping, la Riviera del Conero con il turismo, Casa Leopardi a Recanati per la cultura e poi il Centro Commerciale Naturale di Fermo con tante novità”, le parole di Massimiliano Polacco, direttore generale di Confcommercio Marche Centrali.
Il presidente di CNA Fermo, Paolo Silenzi, ha ribadito che “La collaborazione con Fermo e con Tipicità è solida e duratura. In questa edizione abbiamo fatto un ulteriore salto verso l’innovazione e lanceremo un nuovo modo di fare business to business, con buyer internazionali e realtà artigiane che, dalle rispettive aziende, si presenteranno ai compratori professionali collegati. Una modalità che sarà molto importante anche per il futuro”.
Emanuele Conforti, presidente giovani imprenditori di Confartigianato Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, ha spiegato che “Vivendo molto nel digitale, anche per la mia attività professionale mi trovo molto a mio agio in questa edizione phygital, un’opportunità per gli artigiani di raggiungere meglio il pubblico. Svilupperemo un’iniziativa che metterà in contatto gli artigiani con il pubblico finale attraverso piattaforme dal produttore al consumatore, sviluppate in ambito Confartigianato”.

Un po' di “Chicche”!

  • In programma una degustazione di vino delocalizzata in ben 80 diversi punti d’Italia con, tra gli altri, Federico Quaranta e Riccardo Cotarella
  • A Tipicità i narratori del gusto, tra il fisico ed il digitale: Tinto, Marco Ardemagni, Gioacchino Bonsignore, Bruno Gambacorta
  • Ardemagni è phygital: conduce il primo evento da Milano, il secondo da Macerata ed il terzo dal Fermo Forum
  • Con “Che Bontà, racconti di Tipicità”, Tinto esplorerà aziende e prodotti di alta gamma che poi vivranno nel market place ad “umanità aumentata”
  • A Macerata, presso il concept restaurant&store Vere Italie, sarà operativa una vera e propria ambasciata enogastronomica “in esterni”
  • Attenzione ad “Agroalimentare ed economia circolare”, con la partecipazione di un rappresentante FAO
  • In programma anche il concorso della biodiversità, tra istituti alberghieri.

Non solo cibo, ma nuove rotte di sviluppo:

  • Ci sarà il presidente dell’ENIT, Giorgio Palmucci e parleremo di tendenze dei viaggi nel dopo pandemia anche con Alessandra Priante, direttrice dell’organizzazione mondiale del turismo in Europa
  • Ci collegheremo da un traghetto e da una barca a vela
  • Scopriremo le ultime dall’EXPO di Dubai per le PMI
  • Andremo in Cina a vedere il modo migliore per proporre il made in Italy delle piccole aziende.

(nella foto: Marco Moreschi, Paolo Calcinaro, Angelo Serri nella sala del Mappamondo di Fermo)

Località trentine inserite nei Borghi più belli d’Italia

In Trentino sono sei le località inserite nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia: dalle Giudicarie all’alto Garda, dalla valle del Chiese alle valli dolomitiche. Sono altrettanti viaggi alla scoperta di tradizioni, antiche pietre, architetture rurali, segni del sacro da fare anche in sella ad una bici o una e-bike.  Appartati tra le montagne, quasi a cercarne una rassicurante protezione, circondati dai boschi o da distese coltivate che nei secoli sono stati fonte di sopravvivenza per le loro comunità, i borghi del Trentino aprono le porte facendo parlare le corti con le tipiche fontane in pietra, affreschi e segni del sacro sulle facciate, i porticati, i fienili e i ballatoi in legno dove ancora si fanno essiccare le pannocchie di granturco oppure le noci. Si parcheggia la bici e il viaggio ha così inizio, per ogni borgo.

San Lorenzo, borgo del benessere. Situato ai piedi delle Dolomiti di Brenta, questo borgo è nato dalla fusione di sette Ville: Berghi, Pergnano, Senaso, Dolaso, Prato, Prusa e Glolo. Camminando senza fretta tra le stradine delle sette frazioni si possono ancora osservare rare architetture rurali caratterizzate da elementi architettonici unici come i “pont”, le rampe carrabili per accedere ai depositi di fieno, gli essiccatoi e i fienili nella parte alta delle abitazioni. Quasi a sottolineare il potere rilassante di questo borgo si scopre che maestri yogi e altri professionisti del benessere operano proprio qui. San Lorenzo è inoltre la patria della “ciuiga”, un insaccato presidio slow food al quale è dedicato un intero weekend di festa nel cuore dell’autunno. Si può degustare al Ristoro Dolomiti di Brenta, all’ingresso della Val d’Ambièz, magari dopo un’escursione. A San Lorenzo si arriva comodamente in bici da Molveno, costeggiando il lago fino all’Oasi di Nembia. Per proseguire, l’alternativa alla provinciale è lo sterrato che scende in località Deggia, passando dal santuario della Madonna di Caravaggio e dalla frazione di Moline prima di salire a San Lorenzo. Chi non si spaventa per le salite può partire anche da Comano Terme. Questa località termale è ideale anche per raggiungere, senza faticare troppo, altri due borghi: Rango e Canale di Tenno.

Rango, dal cuore rurale. Salendo verso l’altopiano del Bleggio con le sue antiche pievi, attraverso un paesaggio rurale disegnato dalle coltivazioni della patata di montagna, si giunge a Rango. Il “portech de la Flor” è la prima tipica struttura abitativa che salta agli occhi. È il nucleo più antico e monumentale del borgo, esempio per tutti gli altri “porteghi” che nel tempo hanno impreziosito l’abitato. Portici, cantine, androni, grandi fontane e recinzioni in pietra, vie lastricate ed antiche dimore, si osservano nel cuore del borgo. Un vero compendio di architetture rurali giudicariesi, che sembrano vivere in quel passato di pastori, greggi, pellegrini, mercanti e viaggiatori. Pochi minuti di passeggiata separano il borgo di Rango da Balbido, il “paese dipinto”, per i murales colorati che ne decorano le case. La Noce del Bleggio, oggi presidio Slow Food, è alla base di tante gustose ricette locali e le hanno dedicato anche una facile passeggiata che si sviluppa su strade di campagna, tra prati e campi coltivati. Per una fetta di torta alle noci cotta nel forno a legna c’è il Panificio Riccadonna, mentre nel vicino abitato di Cavrasto l’Azienda agricola Il Noce è specializzata in prodotti a base di noci del Bleggio, dolci, pesti, olio e altro ancora.

I borghi di San Lorenzo e Rango sono tra le mete del “KilometroZero Unesco bike tour”, un’esperienza in bici abbinata alla scoperta dei sapori locali grazie ad un voucher degustazioni da acquistare (euro 19,00) presso gli uffici dell’Apt. Il tour prosegue ora verso il Lomaso, prima in direzione di Fiavè con il sito palafitticolo patrimonio Unesco e da lì verso il passo del Ballino, porta di accesso al Garda trentino. E in discesa verso il lago di Tenno dalle acque color turchese e quindi Ville del Monte, l’Ora del Garda che sale dalla conca di Riva trasporta già profumi di ambiente mediterraneo.

Canale di Tenno, atmosfere medievali. Un’ultima salita ed ecco le prime case in pietra di questo borgo, un nucleo medievale fiero di un trascorso rurale antico di secoli. Qui si passeggia sui viottoli selciati dove si affacciano i caratteristici avvolti delle antiche abitazioni in pietra, passando sotto archi, porticati e robuste mura che collegano le abitazioni l’una all’altra. Uno dei riferimenti nel borgo, conosciuto anche all’estero, è la Casa degli Artisti “Giacomo Vittone” che ospita, da marzo a dicembre, esposizioni ed eventi artistici. La Locanda del Borgo nella piazzetta centrale è il posto giusto per uno spuntino e per assaggiare la vera specialità di questa zona, la carne salada e il suo contorno ideale di “fasoi”, i fagioli, o altri piatti a Km0. Un'alternativa è il ristorante Antica Croce, a Tenno.

Bondone, il borgo sopra le nuvole. Affacciato sul Lago d’Idro, è l’ultimo accolto nei “Borghi più belli d’Italia” in Trentino. Siamo nel comune più a sud in Valle del Chiese, al confine con la Lombardia, dove questo borgo nasce storicamente come paese di carbonai. Percorrerne le strade strette, anzi strettissime, passare sotto archi, prendere per viottoli che si trasformano in ripidi scalini tra le case, sfiorare i muri a secco coperti di muschio, ammirare gli affreschi che decorano alcune case come la “Madonna in Trono” (XVI secolo), è come tornare indietro a stagioni lontane e dure. Quando, cioè, i carbonai e le loro famiglie vivevano qui solo per quattro mesi e nei restanti si spopolava, sprofondando nel silenzio. È piacevole pedalare sulla ciclabile che da Lardaro percorre la Valle del Chiese fino al Lago d’Idro con il suo esteso biotopo. Per raggiungere Bondone, invece, si sale per 4 km e le pendenze non sono proprio leggere, ma una e-bike permette di godersi gli scorci panoramici sul lago. E si può spezzare l’ascesa sostando a Castel San Giovanni, sentinella sulla valle della Famiglia Lodròn. Per una sosta con vista sul Lago d’Idro c’è il Ristorante Pizzeria Miralago nella frazione di Baitoni. Insieme ai piatti di pesce si può degustare la polenta fatta con la famosa farina gialla di Storo, prodotto simbolo della Valle del Chiese.

Mezzano, per una fuga romantica. Nella valle di Primiero, con le sue artistiche architetture in legno ed i suoi panorami dolomitici, questo borgo è un serbatoio di vita alpina e miniera inesauribile di idee che si materializzano davanti al visitatore negli angoli più nascosti: lungo le strette vie (le “canisele”) nelle piazzette, all’ombra dei ballatoi, di questo vibrante e unico museo sotto il cielo. Da visitare semplicemente passeggiando lungo alcuni percorsi tematici che invitano a rintracciare tra le case i “segni sparsi del rurale”, ma in particolare le celebri cataste di legna che qui si fanno arte grazie all’iniziativa Cataste&Canzei. Al Caseificio di Primiero si può acquistare la famosa “tosèla”, formaggio fresco tipico di questa zona e in estate anche il burro “Botìro” di malga e dopo un giro nel paese si può sostare al ristorante La Lontra. La pista ciclabile in Valle di Primiero, inizia a Masi di Imer: pianeggiante, collega tutte le località compreso Mezzano, che dista solo 1,5 km da Imer e 3 km da Fiera di Primiero.

Vigo di Fassa, ai piedi del castello di Re Laurino. Nelle Dolomiti del Trentino c’è un secondo “Borgo più bello d’Italia”, culla della cultura ladina, ai piedi del Gruppo del Catinaccio - Rosengarten, patrimonio mondiale UNESCO che la leggenda vuole dimora di Laurino, il re nei nani. Spostarsi in bici lungo la Val di Fassa è semplice e molto appagante per gli occhi. Un percorso ciclopedonale di 45 km unisce le valli di Fiemme e Fassa, da Molina di Fiemme a Canazei, tracciato che segue per lunghi tratti lo stesso percorso della Marcialonga, la più famosa gran fondo italiana di sci nordico. Abbandonata la ciclabile si deve iniziare a salire per raggiungere l’abitato di Vigo e qui si incontra anche il Museo Ladino, nelle cui collezioni è depositato il patrimonio della cultura materiale e delle tradizioni dei Ladini di Fassa. Vigo conta tante frazioni e tra queste Tamiòn, piccolo nucleo abitato a 4 km dal paese dove, tra le case con gli antichi fienili, sorge una chiesetta dedicata alla Santissima Trinità. Invece il santuario gotico di Santa Giuliana è uno dei più antichi della valle. È intitolato alla patrona della Val di Fassa e racchiude preziosi cicli di affreschi del XV Secolo. Sorge su un luogo di culto preistorico, il Doss del Ciaslìr, legato anche a vicende intrecciate con i processi per stregoneria che interessarono drammaticamente la comunità fassana nel 1627-28. Siamo sulla Strada dei formaggi delle Dolomiti che in Val di Fassa è rappresentata dal Cher de Fascia e dal Puzzone di Moena. Non mancano mai nei menù del ristorante tipico El Tobià a Vigo e dello “stellato” L’Chimpl nella frazione Tamiòn.

www.visittrentino.it

Patata dell'Alto Viterbese I.G.P.

Quando raggiunsi Montefiascone nel tardo pomeriggio di fine estate, il mio pensiero primario abbracciava due temi fondamentali: la pacatezza del lago di Bolsena e un fresco “Est Est Est”. I laghi mi sono sempre piaciuti, sin da bambino mi hanno affascinato evocando in me storie fantasiose dei tempi passati; e le località che si affacciano sullo specchio d’acqua dal punto di vista storico sono piccole perle preziose. Bolsena da cui il lago prende il nome, la meravigliosa vista panoramica di Montefiascone, il porto dei pescatori di Marta, il promontorio di Capodimonte, l’atmosfera medioevale di Grotte di Castro e quella settecentesca di Lorenzo Nuovo. Poi ci sono le isole, la Martana affascinate come una bella fanciulla e la Bisentina, ovvero l’isola dell’unica figlia del re ostrogoto Teodorico: la regina Amalasunta. Il lago che per dimensioni è il quinto d’Italia è posizionato sul confine dell’alto Lazio con le regioni Toscana e Umbria ed è immerso nel complesso vulcanico Vulsinio. A Montefiascone, a bordo lago, mi godetti ciò che anelavo: un buon Est Est Est fresco, profumato e delicato. E’ il vino bianco per eccellenza di questa terra viterbese prodotto con uve procanico, malvasia e rossetto. 
Come i laghi anche questo vino mi è sempre piaciuto, ma non sin da bambino, ma da più grandicello. Naturalmente sul posto troviamo anche altri vitigni e altri vini: uve merlot, grechetto, sauvignon, chardonnay, sangiovese, cabernet sauvignon e nomi importanti della storia dell’enologia italiana come l’enologo Italo Mazziotti.
Passando a nord del lago di Bolsena un prodotto della terra particolarmente interessante è la patata dell'Alto Viterbese che ha ottenuto la denominazione I.G.P. nel 2014 per la specie Solanum tuberosum appartenete alla famiglia della Solanacee. Parliamo di tuberi semi di varietà di patate certificate, regolarmente iscritte nel Registro Nazionale delle Varietà, e coltivate nell'area di produzione specifica. Cultivar come Monalisa, Ambra, Agata, Vivaldi, Finka, Marabel, Universa, Chopin, Arizona, Agria. 
La nostra patata ha una piacevole forma ovale o ovale allungata e, sia la pasta che la buccia, sono di colore giallo. L'areale di produzione a nord del Lazio, in provincia di Viterbo, si contraddistingue proprio per il complesso vulcanico Vulsino caratterizzato da terreni di origine vulcanica ricchi di potassio e da un microclima che risente degli influssi e delle contaminazioni del lago. Il territorio produttivo, come da disciplinare I.G.P., comprende i comuni di Acquapendente, Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Onano, S. Lorenzo Nuovo, Valentano e Proceno, tutti in provincia di Viterbo.
I terreni, prima della semina, sono preparati seguendo specifiche tecniche colturali: un’aratura profonda praticata a settembre e ottobre e le lavorazioni di affinamento del terreno a febbraio e marzo. Dopo la fresatura del terreno si procede con la semina tra la metà di febbraio e il 15 maggio. Il sesto d'impianto può variare tra i 70 e i 90 centimetri tra le file e tra i 12 e i 35 lungo le file stesse. Per la quantità di seme a ettaro parliamo di 1000/1200 chilogrammi per il seme sezionato e 1800/3000 chilogrammi per il seme intero. È consentita la pratica della pre-germogliazione. La raccolta si svolge a partire dal 15 giugno e si protrae fino al 30 settembre.
La patata tipica del territorio si presenta al palato con un sapore intenso e decisamente gradevole, in cucina ben si adatta a molteplici usi, ottime per la cottura al forno, la preparazione degli gnocchi e alcune cultivar ideali per la frittura. 
La Patata dell'Alto Viterbese I.G.P. è un altro buon prodotto delle nostre terre, prodotti spesso riscoperti e valorizzati con passione e tenacia, ingredienti che meritano decisamente la nostra attenzione al consumo. 
Un territorio, un meraviglioso lago, la storia e le tradizioni, la gente e la cultura, la terra e i suoi frutti: che si parli di uva o di patate è sempre fondamentale la voglia di fare bene lavorando al meglio per ottenere il massimo.
(Fabrizio Salce)

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