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Gianluigi Veronesi

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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Guinness (Gruppo Diageo): nasce il St. Patrick’s Movement

Lo storico brand irlandese del Gruppo Diageo dà il via alle celebrazioni dedicate a San Patrizio e lancia il St. Patrick’s Movement, creato per esprimere la forza vitale di un 17 marzo in perfetto Irish Style.
“Hai le carte in regola per entrare nel St.Patrick’s Movement?” è la domanda (retorica) alla base della nuova campagna lanciata da Guinness per unirsi anche nel 2021 ai festeggiamenti in onore di San Patrizio con la creazione di un movimento che celebra la voglia di rinascita e di riconquista delle cose belle della vita. Inclusa una pinta di stout perfettamente spillata, da bere quanto prima nel pub del cuore. 
La passione di Guinness per celebrare i pub 
E visto che quest’anno la sera del 17 marzo saranno chiusi, l’omaggio di Guinness alla festa delle feste irlandesi esprime la massima vicinanza proprio ai pub, luoghi iconici che hanno sempre accolto migliaia di fedelissimi. 

L’iniziativa, promossa in collaborazione con Turismo Irlandese in Italia, è stata pensata per coinvolgere gli amanti della celeberrima birra e dell’Irlanda, stimolando il senso di appartenenza: sarà un tributo alla loro passione per il love brand Guinness, con la sua identità fortemente irlandese e la capacità di creare connessioni tra le persone. E un’attenzione speciale sarà riservata ai loro “bartender” del cuore. Cultura Irish e amore per i pub Guinness saranno, quindi, i driver che guideranno l’interazione con il popolo del St.Patrick’s Movement nel corso di tutto il periodo delle attività di comunicazione ideate per coltivare il legame con la bellezza di una ricorrenza senza confini e vissuta in 6 continenti. 
L’operazione di reclutamento da parte di Guinness dei membri del Movimento sarà rivolta alla fanbase della pagina Facebook con un divertente mix di azioni che la inviteranno, per esempio, attraverso post coinvolgenti a esprimere nei commenti l’amore e la nostalgia per il proprio pub preferito. I commenti più belli saranno ripresi al termine dell’operazione e pubblicati sulla pagina Guinness per rilanciare la visibilità dei pub taggati e testimoniare vicinanza nei confronti di chi ci lavora.
Prove di Guinness & Irish Affection
Il popolo del St.Patrick’s Movement sarà chiamato, inoltre, a esprimere creativamente il proprio affetto per il brand Guinnees cimentandosi nella perfetta spillatura di una lattina o provando a scrivere lo slogan del movimento.

La sfida a base di prove di “irlandesità” continuerà attraverso le stories con i test di pronuncia di alcune parole d’ordine: espressioni in Irish slang, perfette per accompagnare una pinta. Ultima mossa, prima dell’evento live trasmesso la sera del 17 marzo da Dublino, i tutorial della dancing pint per imparare i passi di una tradizionale danza irlandese. Perché anche quest’anno sarà bellissimo dire ancora una volta Sláinte. Con una pinta di Guinness in mano! 

INFO&CURIOSITÀ SU GUINNESS  

La prima birra prodotta da Arthur Guinness nel 1759 non era la “stout scura” che tutti oggi conosciamo, bensì una “Ale”.  La Guinness Draught, come la conosciamo noi, è stata prodotta per la prima volta solo nel 1959, per celebrare il 200° anniversario della firma del contratto da parte di Alec Guinness per l’affitto di 9.000 anni della fabbrica di St. James's Gate a Dublino. Prima della celeberrima draught, la produzione era incentrata Guinness Extra Stout e Guinness Foreign Extra Stout, in origine chiamata “India West Porter” e prodotta per la prima volta nel 1801. St. James's Gate Brewery è la più grande fabbrica di birra stout del mondo. Al suo interno, la Brewhouse 4, inaugurata nel 2014, è ad oggi è una delle più tecnologicamente avanzate ed ecosostenibili del mondo e può produrre 2000 pinte all’ora. La spillatura della Guinness non è effettuata con l’anidride carbonica come per la maggior parte delle classiche birre alla spina, Guinness utilizza bensì un apposito impianto che sfrutta il “carboazoto” per ottenere una schiuma consistente, compatta e cremosa. L’acqua utilizzata per produrre la birra è un elemento fondamentale e Guinness utilizza l’acqua proveniente dalle Wicklow Mountains, a sud della contea di Dublino. Il tipico riflesso rosso scuro di Guinness è conferito dalla tostatura dell’orzo, che avviene alla temperatura di 232°C. Il tempo di spillatura per ottenere una pinta perfetta di Guinness è di 119.5 secondi. All’interno delle lattine di Guinness è contenuta una piccola sfera bianca chiamata widget che serve a riprodurre il tipico effetto surge una volta che lattina viene aperta. L’Open Gate Brewery è il polo di innovazione di Guinness all’interno del St. James ‘s Gate, dove i mastri birrai sperimentano ogni giorno nuovi gusti e processi di produzione su piccola scala. Hop House 13 è tra le birre nate da questo progetto. Oltre che nella classica pinta, la Guinness dà il meglio di sé anche in alcuni cocktail. Il più famoso è il Black Velvet, creato nel 1861 per piangere la morte del principe consorte Alberto, marito della regina Vittoria. Mentre il corteo funebre passava per le strade di Londra, lo steward del Brook's Club decise che anche "lo champagne doveva essere messo a lutto" e creò un classico intramontabile: una parte di stout e una parte di champagne. 

Disdetta la 29^ edizione del “Merano WineFestival” in programma dal 26 al 30 marzo pv

La situazione d’incertezza legata alla pandemia da Covid-19 che ancora oggi caratterizza l’Italia e in particolare la regione Alto Adige non permette all’organizzazione di Merano WineFestival di confermare le date del 26-30 marzo 2021 per la 29^ edizione dell’evento in presenza a Merano. 
Confermate invece le date della 30^ edizione in programma dal 5 al 9 novembre 2021.
“Ancora oggi la pandemia da Covid-19 continua a non dare tregua. Nonostante la fiducia in un ritorno alla normalità nel mese di marzo nella maggior parte delle regioni italiane, in Alto Adige l’alto tasso di contagi e la decisione dell’Unione Europea di dichiarare la Provincia Autonoma di Bolzano “zona rosso scura”, ha obbligato la Giunta Provinciale ad un provvedimento drastico: un lockdown restrittivo fino al 28 febbraio. Queste incertezze non ci  danno la convinzione e la sicurezza per poter organizzare il Merano WineFestival dal 26 al 30 marzo 2021 ed è per questo che con grande dispiacere siamo costretti a disdirne l’organizzazione”. Con queste parole The WineHunter Helmuth Köcher annuncia il necessario annullamento della manifestazione di marzo in presenza a Merano.
Al dispiacere per questo annuncio si associa però l’ottimismo rivolto all’organizzazione della 30^ edizione del festival, dal 5 al 9 novembre 2021, per la quale sono invece confermate le date. Positivi anche i dati che derivano dall’esperienza del potenziamento dei canali digitali e dalla creazione della piattaforma winehunterhub.com che hanno garantito una visibilità importante tramite Merano WineFestival e Wine&Siena Digital. Una nuova forma di comunicazione che ha generato un traffico significativo sui canali ufficiali di The WineHunter e Merano WineFestival e verso la quale c’è grande interesse e fiducia come mezzo di promozione continua per i produttori premiati da The WineHunter Award.

 

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“Loison” tra le 100 Eccellenze italiane 2021 di Forbes

Allegato al numero di febbraio 2021 della testata Forbes, una guida ai campioni d’Italia selezionati da una brigata di 5 esperti.
Un grande riconoscimento per “Loison”, piccolo laboratorio di Costabissara (VI) che ha fatto della digitalizzazione la vera innovazione del 2021.

Il legame che unisce Loison con il mondo giornalistico è un rapporto che nel tempo si è sempre più rafforzato grazie all'affidabilità di un nome e alla credibilità di un brand. Proprio in nome di questi valori la testata Forbes (in collaborazione con la rivista So Wine So Food) ha pubblicato lo speciale "100 Eccellenze Italiane 2021", allegato al numero di febbraio e tra i 100 campioni selezionati Loison è stata inserita nella categoria Food.
“Per raggiungere il successo bisogna passare dall’eccellenza: idearla, produrla, distribuirla. Solo dopo, la storia di eccellenza diventa storia di successo” spiega Alessandro Rossi, direttore di Forbes Italia, nel suo editoriale, che per questa guida è stato coadiuvato da una brigata di 5 esperti tra cui Susanna Tanzi (giornalista esperta del settore luxury e delle eccellenze enogastronomiche) Stefano Cocco (giornalista ed editore della rivista So Wine So Food) e Luca Gardini (Migliore sommelier del Mondo 2010).
“E' un grande riconoscimento per un piccolo laboratorio di pasticceria - racconta Dario Loison -. In questo difficile anno appena trascorso abbiamo puntato tantissimo sulla digitalizzazione commerciale, per rendere più snella la vendita on line e digitalizzazione produttiva, ottimizzando le fasi di condivisione e di controllo nei processi per migliorare gli standard. In Loison questo processo è iniziato 4 anni fa e oggi si sta completando, ed è questa la vera innovazione del 2021”.
“Rientrare nelle cento eccellenze italiane selezionate da Forbes, testata autorevolissima che sa mettere in luce quanto di buono c’è in Italia, è un riconoscimento che mi onora e desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, in primis il direttore Alessandro Rossi - conclude Dario Loison - e la giornalista Susanna Tanzi che ci hanno dato questa opportunità”.

ORIGINI ARTIGIANE - Tranquillo Loison nasce il 30 luglio 1908 e sin da ragazzo decide di imparare un mestiere. Inizia a lavorare come panettiere e a soli diciassette anni scrive il suo primo ricettario: in un piccolo quaderno azzurro annota gli ingredienti per fare pane, biscotti e alcuni dolci semplici della tradizione veneta.
IL FORNO DI MOTTA
- Grazie ai consigli di uno zio, Tranquillo acquista dalla famiglia Manni un piccolo forno per panificazione nella frazione di Motta di Costabissara, dove si trasferisce con tutta la famiglia.
1999: 20 ANNI FA LA SVOLTA - Venerdì 16 luglio 1999 un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore dal titolo "E Vicenza avvia la comunità Web" a firma di Giuseppe Caravita segna la svolta della rassegna stampa in Loison: l'articolo tratta de "il caso della Loison che esporta in tutto il mondo grazie a una mini-Extranet farà scuola". Da allora, anno dopo anno, Dario Loison ha fortemente voluto dare spessore ai rapporti con gli amici giornalisti, conoscendoli personalmente e confrontarsi con loro sotto tutti i punti di vista. Da 20 anni, grazie all’innovazione del web, il nome “Loison” è presente costantemente, non solo quindi nei periodi di Festività e ricorrenze, su articoli di ogni tipo di testata giornalistica e settore: dal cartacea e nel web, dalla radio alla televisione.
TRADIZIONE E PASSIONE DAL 1938 - La semplicità, l'amore dei prodotti genuini, il tempo e la lungimiranza mescolati con la giusta maestria danno risultati inimitabili perché la pasticceria artigianale è arte del tempo, di portare a maturazione e a giusta combinazione sapori unici e densi di storia. È l’arte di trasformare la tradizione in qualità. "La Tradizione è il nostro principale ingrediente, la Passione è il calore che scalda i nostri forni: da tre generazioni creiamo Pasticceria d'Autore, oggi sulle tavole di tutto il mondo". (Dario Loison)

(Gianluigi Veronesi)

 

DOLCIARIA A. LOISON SRL
SS. Pasubio, 6 36030 Costabissara (VI) – Italy
Tel: +39 0444 557844 - Fax: +39 0444 557869
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www.loison.com - press.loison.com

 

Il Tirolo con il CLAR “Clean Alpine Region”, progetta un futuro sostenibile 

Per aiutare l'ambiente, il turismo e le comunità ad affrontare in modo consapevole le mutate condizioni climatiche è nato in Tirolo il progetto CLAR: un programma di strategie di sviluppo sostenibile, di protezione del clima e di adattamento al cambiamento climatico. Tra le 4 regioni tirolesi aderenti, la “Clean Alpine Region Kaunergrat” si sta distinguendo per iniziative di sensibilizzazione ed educazione al clima e agli ecosistemi di alta montagna: come la Guida Climatica Kaunertal, che consiglia escursioni da fare ad ogni condizione meteorologica! 
Quali sono gli effetti del cambiamento climatico sul turismo? Ne sanno qualcosa le regioni alpine che devono affrontare temperature medie più elevate, un periodo di vegetazione più lungo e variazioni stagionali delle precipitazioni. Rispettare l’ambiente e le sue condizioni climatiche per assicurare futuro al turismo alpino è la missione del CLAR “Clean Alpine Region”. Un progetto a sostegno delle regioni turistiche tirolesi, che vogliono attuare misure ecologiche che abbiano un impatto positivo e diretto in termini economici sul turismo. Nuove offerte di mobilità elettrica, modelli di sviluppo a basse emissioni di carbonio e l’applicazione di tecnologie alpine innovative e pulite sono ad esempio alcune delle “iniezioni di sostenibilità” in grado di assicurare la conservazione dell’ambiente intatto su cui si basano le offerte turistiche tirolesi. E che aiutano a ridurre i costi di adattamento associati ai cambiamenti climatici in atto, aumentando il potenziale di innovazione e quindi la competitività delle aziende. Al momento sono 4 le regioni tirolesi aderenti al progetto CLAR, che stanno promuovendo misure concrete per la protezione del clima, in particolare nel settore energetico. Queste sono: l’Associazione turistica delle Alpi di Kitzbühel, l’Ufficio turistico della Pitztal, l’Associazione turistica Kufsteinerland, l’Associazione turistica Tiroler Oberland (Kaunertal e Kaunergrat). Per entrare nel progetto CLAR le regioni devono essere già Leader CLLD (https://enrd.ec.europa.eu/leader-clld_de) ovvero aver aderito agli obiettivi di sviluppo locale con il coinvolgimento degli attori locali nell’elaborazione e nell’attuazione di strategie, nei processi decisionali e nell’attribuzione delle risorse per lo sviluppo delle rispettive zone rurali. Gli uffici turistici di Kitzbühel, Olympiaregion Seefeld e Alpbachtal sono coinvolti nel progetto CLAR con lo status di osservatore, mentre la regione turistica dell'Oberland è stata l'unica candidata a ricevere la sovvenzione più alta di 200.000 euro ponendosi quindi in testa ai risultati. La regione ha convinto con il suo concetto ampio e perfettamente elaborato di sostenibilità, per la sua credibilità e per la grande partecipazione da parte dei professionisti del turismo, degli ospiti e della gente del posto.
Indipendentemente dall'attuale difficile situazione del turismo, la Kaunertal e le sue comunità circostanti, lavorano costantemente per diventare destinazione turistica rispettosa del clima nell’ambito del progetto Clean Alpine Region (CLAR). Entro giugno 2022 saranno implementate sette iniziative volte a rendere sostenibile la regione turistica dell'Oberland. Il primo passo è stato compiuto con la nomina della coordinatrice del progetto Elisabeth Steinlechner, che porta avanti ambiziosi obiettivi in stretto coordinamento con l'amministratore delegato di Kaunertal Tourismus, Mag. Michaela Gasser-Mark. 
“Il nostro obiettivo è creare best practices comuni per il territorio. Sono in fase di sviluppo misure concrete come uscire dall’utilizzo di combustibili fossili come il petrolio, creare nuove offerte di mobilità elettrica, ripensare gli eventi e collegare direttamente il turismo al lavoro nell'ambiente naturale. Il nostro obiettivo è rimanere una regione vivibile e posizionarla con successo in termini di turismo. Nel complesso, i residenti di Kaunertal ricevono un aiuto professionale per aumentare notevolmente il loro contributo alla protezione del clima nella valle, con idee e progetti sostenibili. In questo modo stiamo rafforzando Kaunertal come regione di adattamento ai cambiamenti climatici, garantendo un'ottima qualità di vita. Anche gli ospiti del futuro apprezzeranno e riconosceranno questi sforzi” - spiega Steinlechner -.
Nella valle Kaunertal si trovano numerose mete interessanti, tra le quali la strada panoramica “Kaunertaler Gletscherstrasse” che porta al Ghiacciaio Weisseeferner a 2.750 m di altitudine. D’estate questa strada panoramica è particolarmente amata da motociclisti, mentre nelle altre stagioni il Ghiacciaio Kaunertal è una meta per lo sci. La valle Kaunertal è attrezzata per offrire vacanze senza barriere architettoniche ai suoi ospiti con handicap: negli hotel, nei ristoranti, presso le attrazioni culturali e naturalistiche c’è sempre un accesso facilitato ai visitatori in sedia a rotelle.  Assolutamente da visitare il Parco Naturale Kaunergrat, per scoprire la natura locale in compagnia di guide alpine, biologi e contadini del posto. Per i ciclisti invece la Kaunertal offre itinerari ciclabili a lunga percorrenza, come la via ciclabile della valle dell'Inn e l'antica strada romana Via Claudia Augusta, di interesse anche storico per via di testimonianze dell’epoca.

foto:
L'Oberland tirolese offre una varietà di sport invernali lontano dalle piste.
© TVB Tiroler Oberland, Kurt Kirschner

E’ andato in scena il Wine&Siena 2021 (online)

La 6^ edizione di Wine&Siena in versione digitale (5-7 febbraio 2021) chiude con grande coinvolgimento di pubblico e di utenti con 305mila account raggiunti sui social, tra degustazioni e presentazioni di produttori e prodotti, showcooking e mixology dalle location senesi, contenuti e talk dedicati all’innovazione digitale e alle opportunità da cogliere tra Brexit e post-Covid. 
Il primo evento 2021 firmato The WineHunter in collaborazione con Confcommercio Siena, Camera di Commercio Arezzo-Siena e Comune di Siena registra un successo di pubblico per il palinsesto digitale. Helmuth Köcher promuove le grandi eccellenze Wine e Food Spirits Beer protagoniste della guida The WineHunter Award dalle straordinarie location storiche, artistiche e gastronomiche di Siena, capitale italiana del vino.
Conclusa la tre giorni di eventi per la 6^ edizione di Wine&Siena che ha visto nel suo palinsesto digitale trasmesso in streaming sul sito www.wineandsiena.com e sulla piattaforma WineHunter Hub un ricco calendario di contenuti inediti, creati esclusivamente per la manifestazione senese. Un weekend che ha permesso al pubblico di compiere un viaggio esperienziale che coniuga il mondo dell’enogastronomia e quello della tradizione storica e artistica di Siena, città scrigno e capitale del vino italiano. Un evento online voluto da The WineHunter Helmuth Köcher e organizzato grazie anche alla recente esperienza di Merano WineFestival digital dello scorso novembre. Un modo per essere sempre al passo con un mondo in continua evoluzione, l’evento ha visto una risposta di pubblico crescente sia nei numeri che nei tempi di permanenza sulle piattaforme digitali con una sessione media di 6 minuti e 27 secondi. Il programma delle tre giornate ha visto numerosi momenti dedicati alle degustazioni con le Masterclass with the WineHunter supported by Pulltex, The WineHunter Area Platinum Edition, Walk of Wine passeggiate in compagnia di Helmuth Köcher tra le bellezze dei palazzi senesi durante le quali si sono presentate alcune eccellenze che hanno ricevuto il riconoscimento The WineHunter Award 2020. E ancora, Tell Me a Story, video narrativi in cui il mondo delle realtà produttive si presenta attraverso gli stessi produttori. Mondo del vino e mondo dell’arte si sono incontrati attraverso Wine&Art dove, in un laboratorio artigiano che si dedica alla riproduzione dell’antica arte pittorica senese, The WineHunter ha compiuto una particolare degustazione che ha visto l’accostamento tra vino e arte con la decorazione artistica di una bottiglia del vino presentato. Focus sui distillati con Mixology inspired by Siena. E poi spazio all’arte culinaria con Small Plates Dinner. E ancora, Wine&Siena nella sua sesta edizione è stata l’occasione anche per guardare al mondo del vino dopo il Covid, per capire come la pandemia cambierà gli ambienti urbani, le produzioni ed i nostri consumi, quali sono le opportunità per i vini italiani, quale è la frontiera digitale dei nuovi mercati asiatici. Due i digital talk, “La Brexit, problemi ed opportunità per i vini italiani” e “La frontiera digitale dei nuovi mercati asiatici” e un convegno “Come la pandemia cambierà gli ambienti urbani, le produzioni ed i nostri consumi”. I contenuti multimediali di Wine&Siena digital resteranno disponibili alla visione sulla piattaforma WineHunter Hub e su www.wineandsiena.com per un anno.

Contributi per l'Enoteca Regionale Emilia Romagna

Oltre 5,7 milioni di euro di contributi per la promozione dei vini grazie alla regia di Enoteca Regionale Emilia Romagna che con ben due progetti ha ottenuto il finanziamento OCM Vino - misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi”.
«Il 2020 è stato oramai archiviato e non occorre spendere altre parole su quella che è stata, ed è attualmente, la situazione del settore vitivinicolo regionale, nazionale e mondiale. Cosa ci aspetta nel 2021, nell’imminente e cosa negli anni successivi è ancora tutto, o comunque in gran parte, da decifrare. Di sicuro Enoteca Regionale Emilia Romagna metterà in campo tutte quelle azioni possibili che saranno fattibili in base alle normative volte al contenimento della pandemia di Covid-19». Queste le parole del presidente di Enoteca Regionale, Giordano Zinzani.
È infatti notizia di questi giorni che ben due progetti presentati da Enoteca Regionale Emilia Romagna alla fine dello scorso anno sono risultati ammissibili a contributo per la campagna 2021 OCM Vino - misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi”, deliberata dalla Giunta Regionale. In totale si tratta di oltre 5.790.000 Euro che serviranno ad aumentare la competitività dei produttori del settore vitivinicolo con azioni di informazione e promozione dei vini indirizzate verso nazioni al di fuori dell’Unione Europea. Nel dettaglio i Paesi target (in rigoroso ordine alfabetico) saranno: Albania,Australia, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Filippine, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Singapore, Thailandia, Ucraina, USA, Vietnam.
Il contributo rappresenta circa il 60% dell’importo dei 9,6 milioni di € complessivi di spesa ammessa per i due progetti e riguarderà gli investimenti dal 1° aprile al 31 dicembre 2021.
«In considerazione del fatto che tutte le fiere del 2020 sono saltate e che ancora non è chiaro cosa accadrà ai principali eventi internazionali in questo 2021, al di là di quelli che hanno già rimandato al prossimo anno, sicuramente questo finanziamento potrà rappresentare una buona leva per le nostre aziende socie per riprendere e rafforzare l’attività di promozione all’estero. È infatti fondamentale fare squadra e ricordare al mondo i vini dell’Emilia-Romagna. Perché i nostri produttori, nonostante le difficoltà contingenti del periodo, non hanno mai smesso di lavorare con professionalità e passione e sono in grande fermento per affrontare al meglio il futuro», sottolinea Zinzani. Oltre alla promozione verso i Paesi Terzi, Enoteca Regionale ha anche contribuito all’ottenimento difinanziamenti per “Attività di promozione e informazione da gruppi di produttori sui mercati interni”, nell’ambito del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) della Regione Emilia-Romagna. I destinatari di questi finanziamenti sono il Consorzio Vini di Romagna e il Consorzio Tutela vini Doc Colli Piacentini, per un importo di sostegno di oltre 153 mila euro a fronte di investimenti per circa 220 mila euro complessivi.

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Il Cardo Avorio di Isola d’Asti

Se citate i cardi ad un vero piemontese quasi certamente vi sentirete menzionare l’abbinamento con la celebre bagna càuda. In effetti è più che tipico gustare la deliziosa bagna intingendovi svariate verdure sia crude che bollite e i cardi rappresentano uno di questi ingredienti: si usano freschi tagliati a pezzi. In realtà l’ortaggio in questione è molto più versatile in cucina di quanto si possa pensare. Conosciuto da secoli il cardo appartiene alla famiglia delle Asteraceae e se ne possono trovare di svariate tipologie. Cardo Gobbo del Monferrato, gigante inerme, Mariano, di Chieri, di Bologna, selvatico, gigante di Romagna, Bianco Avorio di Andezeno e anche il cardo Avorio di Isola d’Asti. Quest’ultimo ho avuto il piacere di incontrarlo di recente da vicino in località Motta di Costigliole d’Asti presso una delle aziende agricole che lo produce; l’ho fatto in questo periodo perché se c’è un prodotto autunnale e invernale è proprio il cardo: nel mio caso cardo Avorio. Il cardo Avorio si semina nel mese di maggio, in genere ogni azienda ha il suo seme personalizzato, e lo si raccoglie dalla fine di settembre fino alla fine di gennaio. Viene seminato in pieno campo rispettando una distanza di circa 90x25 cm in modo scalare affinché si possa avere un prodotto destinato ad una vendita lunga nel tempo. Lo si raccoglie a mano estirpando la pianta ed eliminando la parte terminale delle foglie. Sono piante che possono arrivare ad un’altezza di 120 cm ed hanno delle peculiarità che si differenziano rispetto ad altre tipologie di cardo. Per esempio al palato risulta più dolce. Le piante che gli agricoltori utilizzando per la produzione del seme vengono coltivate in ambienti isolati e mantenute in produzione anche per 15 anni. Per avere un cardo bianco, o meglio Avorio, e dolce gli agricoltori tendono a coprire le piante con dei teli neri in modo tale che non prendano luce interrompendo così la fotosintesi, mentre i terreni dell’areale di Isola d’Asti sono decisamente alluvionali e la loro valenza per il prodotto è indubbiamente importante. Il cardo arrivò in Europa grazie agli scambi commerciali con il nord Africa, principalmente con l’Egitto, operati dai Greci e dai Romani e pur essendo una pianta amante del caldo si è più che ambientata al nostro freddo invernale. A quei tempi con molta probabilità era ben voluto non tanto come ingrediente culinario ma per i suoi benefici poteri curativi. In effetti i cardi sono composti principalmente di acqua e fibre ma sono altrettanto ricchi di potassio, calcio, sodio, fosforo elementi fondamentali. Il cardo, come il carciofo, appartiene al genere Cynara e, pur ricordando come forma il sedano, contiene la Cinarina una sostanza che conferisce un gusto amarognolo, come per il carciofo, ma addolcito in questo caso dalla mancanza della fotosintesi. Una simpatica curiosità legata al cardo abbraccia i cardellini. Questi simpatici e canterini uccellini sono ghiottissimi di semi di cardo al punto che, quando i romani se ne accorsero, li battezzarono Cardueles, in italiano cardellini. C’è poi la storia dei cardatori di lana, ovvero coloro che un tempo cardavano la lana sulle spine dei germogli dei cardi; chiamati anche battilana hanno come patrono San Biagio. In realtà di storie e leggende legate al nostro principe degli ortaggi invernali ce ne sono tante e non solo di casa nostra, io però continuo a raccontarvi la mia e il mio incontro con l’Avorio. A Motta, con un tiepido sole e una temperatura decisamente invernale di buon ora al mattino ho seguito le fasi della raccolta, del taglio delle foglie superflue e del confezionamento per i mercati. Poi incuriosito dalla visione delle bianche piante ho pensato di gustarlo direttamente in cucina. E allora riprendo il concetto che stiamo parlando di un ortaggio versatile che ben si presta a svariate interpretazioni ai fornelli.
Pellegrino Artusi nel suo famoso manuale ”La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” datato 1891 menziona alcune ricette con i cardi come: i cardoni in teglia, in umido, in gratella e con la balsamella (una béchamel dei Francesi ma leggermente più facile da preparare). Arrivando ai giorni nostri non possiamo non citare il flan di cardi, la crostata di cardi o il cardone beneventano e i tre piatti che mi ha preparato Giovanna Soligo cuoca contadina dell’agriturismo Cascina San Nazario di Montechiaro d’Asti. E’ doveroso da parte mia evidenziare che per i motivi legati al Covid l’agriturismo nel momento in cui l’ho raggiunto per documentare le ricette – per scriverne e parlarne in TV come richiede il mio lavoro - era chiuso come da disposizioni di legge. Giovanna ha dunque cucinato esclusivamente per motivi giornalistici e non lavorativi, rispettando tutte le normative sanitarie.
Tre ricette sfiziose e prelibate. Cardi cucinati con passata di pomodoro e uova strapazzate nello stesso tegame, adagiati poi su fette di polenta preparata con il grano Marano. Ottima soluzione come antipasto o per l’aperitivo. A ruota dei Subric di cardi e patate. Si preparano facendo bollire sia i cardi che le patate poi si schiacciano entrambe e si miscelano aggiungendo all’impasto un uovo e del formaggi grattato. Si formano con due cucchiai i Subric li si passa nel pangrattato e li si frigge velocemente nell’olio d’oliva. Subric è un termine piemontese che indica una sorta di crocchetta. Infine i cardi cotti con la passata di pomodoro e la salsiccia di maiale. Tre piatti piacevoli decisamente stagionali da gustare quando fa freddo e da accompagnare con del buon vino della zona: Barbera ovviamente. Questo il mio recente incontro con il cardo Avorio di Isola d’Asti, un prodotto della terra semplice e genuino, che non richiede trattamenti particolari per la sua coltivazione, che si utilizza per più ricette, salutare e rispettoso dell’ambiente. Un buon incontro!

  (Fabrizio Salce)                                                                                                                                            

Quando il piacere è un buon calice di champagne

Contrariamente al pensiero di molti Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi, non è mai stata una città italiana, era terra della Savoia questo sì, ma non ha mai avuto il tricolore con il verde; dalla bandiera savoiarda passò direttamente a quella francese. Contrariamente Torino, la città in cui sono nato, fu una città francese del Dipartimento del Po (Département de l’Éridan – Eridano antico nome del fiume Po). Avvenne tra il 1802 e il 1814 con Napoleone che in città fece cose importanti: fu il periodo in cui ci si poteva sposare e divorziare senza problematiche religiose. Anche in Francia, come in Italia, le differenza tra le varie regioni sono notevoli, diversità territoriali, architettoniche, di clima, di tradizioni e di storia. Un parigino non è paragonabile a un marsigliese, e la Bretagna non è la Provenza, ma lo champagne credo che unisca tutti tranquillamente all’unisono; così come sono certo che tra noi piemontesi e i francesi ci sia sempre stata una sorta di amore e odio: lo dicono i secoli di storia vissuti parallelamente, una storia fatta di alleanze, incomprensioni, matrimoni, invasioni, guerre e assedi. Perché esprimo questi concetti? Perché amo le storie, quelle vissute, scritte sui libri, nei versi delle canzoni, impresse con i tratti dei pennelli sulle tele. Ma anche storie dei miei tempi, di uomini e donne del mondo del lavoro ed per questo che oggi vi parlo di un uomo, della Francia e dello champagne. Si chiama Alberto Massucco, piemontese verace, imprenditore di successo nel comparto della metalmeccanica e amante da sempre di un territorio transalpino che il solo nominarlo evoca in noi delle dolci e frizzanti emozioni. E’ la terra del vino più famoso al mondo: è la Champagne. Alberto è dunque un appassionato di champagne, quei vini eleganti e pregiati che vengono prodotti a poco meno di 150 Km da Parigi e per lo più da piccole realtà produttive: il 90% dello champagne non viene realizzato dalle grandi Maisons ma dai piccoli “vignerons” sempre più ricercati e apprezzati: se ne contano migliaia. Ed è dalla ricerca accurata, profonda, intelligente che Alberto ha selezionato nel tempo le bottiglie più idonee a regalare al consumatore, all’interno del tulipano, quelle emozioni speciali che derivano dalla terra e dalla filosofia del lavoro. Il tulipano è quel bicchiere dall’altezza adeguata capace di lasciare sviluppare le bollicine consentendo la massima espressione degli aromi. L’Alberto importatore ha così posato cuore e palato su 4 Maisons appartenenti alla categoria RM Récoltant Manipulant, ovvero produttori che lavorano uve dei loro vigneti ed elaborano i vini direttamente nelle proprie cantine. Sono i vignaioli eroici oggi sempre più ricercati perché in grado di offrire un’identità netta e precisa del loro pensiero di champagne. Come i grandi scrittori del passato e del presente, Henry Miller, Ernest Hemingway o Milan Kundera, dei quali tanto ho letto, hanno amato la Francia nelle sue più recondite sfumature mantenendo sempre imprescindibile il loro stile narrativo. Le storie scritte da loro sono vere come veri gli champagne di Rochet-Bocart, Trousset-Guillemart, Gallois-Bouché ed Eric Taillet ovvero le quattro Maisons a cui si è legato con passione Alberto. Ma la storia non si ferma mai e Massucco nel tempo ha vissuto una sua metamorfosi trasformandosi e diventando produttore. Alberto, il primo italiano a possedere vigneti in Champagne, con il suo spirito di avventura e di sfida ha concepito un vino decisamente francese ma impreziosito dalle giuste note italiane che ne arricchiscono il pentagramma. Una musica di perlage e gusto armoniosa e, ne sono certo, decisamente interessante. Il progetto è nato grazie allo stimolo di Alberto e la capacità operativa di Erick De Sousa uno dei più apprezzati produttori di champagne e grande amico del mio corregionale. Il compito di seguire la linea produttiva Alberto Massucco Champagne spetta dunque ad Erick, compito non facile viste le esigenze del Sabaudo di avere un vino dalle grandi emozioni, ma non impossibile: e allora ecco il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, 100% Chardonnay, con le prime due vendemmie 2018 e 2019 e la Cuvée Mirede. Aspetteremo l’arrivo del 2024, l’anno in cui degusteremo e valuteremo il lavoro, la passione e la capacità dei due uomini, anche se siamo già adesso consapevoli che ne resteremo piacevolmente sorpresi.  Come i grandi artisti della penna che regalano sempre soprese nei loro testi c’è un’altra chicca dell’imprenditore piemontese di cui vorrei farvene menzione. Oltre alle già citate Maisons Massucco importa anche dalla prima produzione Isos uno champagne che è che un progetto a firma di sette donne dello champagne. Le “jeunes filles”nel 2015 si sono unite con l’obiettivo di raccontarsi, o meglio di raccontare il loro lavoro, i vini, i territori, con un intento tinto di rosa. Ed è sempre la storia, quella vera, che ci conferma quanto le donne siano sempre state cardine primario del comparto. Isos (parola greca che significa “ugual”) è il risultato dell’addizione degli champagne in parti uguali delle sette note rosa all’interno di un’unica bottiglia. Uve, terroir, metodologie di cantina differenti ma tutte unite per un totale di 644 bottiglie. Con piacere, come se vi consigliassi un buon libro da abbinare ad uno dei grandi champagne di Alberto, vi riporto i nomi delle sette splendide donne: Laureen Baillette, Hélène Beaugrand, Claire Blin, Charlotte De Sousa, Mathilde Devarenne, Sophie Moussie, Delphine Brulez. Non mi dilungo oltre, lascio a voi il piacere di cercare gli champagne menzionati, di assaggiarli e percepirne le peculiarità e la bontà. Vi lascio con una frase di Alberto che trovo molto adeguata al mio breve scritto: “Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne e un buon calice di champagne”. 

(Fabrizio Salce)

Il Giardino Botanico Alpino di Pian Cansiglio è nella “Garden Route Italia”

La struttura gestita da Veneto Agricoltura entra nella guida ufficiale dei giardini e dei parchi storici d’Italia. Un importante riconoscimento al pluriennale impegno dell’Agenzia regionale che ha saputo valorizzare un giardino alpino di grande importanza botanica.
Il Giardino Botanico Alpino “G, Lorenzoni” di Veneto Agricoltura in Pian Cansiglio (Bl-Tv) è stato inserito tra i giardini italiani della “Garden Route Italia”, progetto finalizzato alla conoscenza e promozione dei parchi e dei giardini italiani realizzato da APGI - Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.
L’importante progetto punta inoltre a rilanciare la fruizione culturale e turistica dei parchi e dei giardini italiani anche in relazione con il paesaggio, diffondendo presso un pubblico sempre più ampio la cultura del giardino e ai temi naturalistici, sociali e storico-culturali ad esso connessi.
Da secoli i giardini ed i parchi italiani offrono una straordinaria testimonianza della bellezza, della storia e dell’autenticità dei luoghi in cui sono stati creati. Il portale “Garden Route Italia” punta a diventare la guida ufficiale dei giardini e dei parchi storici italiani, con l’auspicio che la collettività possa riappropriarsi di un patrimonio unico che diffonde conoscenza storica e coscienza ambientale.
Il sito www.gardenrouteitalia.it il cui completamento è previsto per la prossima primavera, presenta un’offerta di oltre 200 giardini e 30 itinerari mettendo a disposizione del grande pubblico contenuti, attività ed esperienze legate al mondo dei giardini italiani (storici, contemporanei, botanici, amatoriali), contribuendo così allo sviluppo del garden tourism e restituendo centralità al vasto patrimonio paesaggistico del Paese, definito il ‘Giardino d’Europa’ per la bellezza dei suoi paesaggi costellati di dimore, castelli, giardini. I parchi e i giardini italiani costituiscono infatti un collegamento strategico tra architettura e paesaggio, tra natura e cultura, tra patrimonio monumentale e vocazioni produttive. Sono pertanto asset fondamentali per iniziative di valorizzazione a scala territoriale, in accordo con quanto previsto dal Piano strategico del turismo.
Il Giardino Botanico Alpino di Pian Cansiglio, inserito nella sezione dedicata ai giardini botanici di montagna, rientra nella “Garden Route Italia” in particolare per importanza storica e botanica e per l’integrità del rapporto con il contesto paesaggistico, l’accoglienza, la cura e la manutenzione nel rispetto della qualità ambientale.

 

Cell. 348 2407427  Tel. 049 8293770  Fax 049 8293754 
Id Skype: venetoagri -  www.venetoagricoltura.org  
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
http://www.youtube.com/user/VenetoAgricolturaTv
 

Il Cous Cous Fest stavolta c’è!

Sì, si svolgerà dal 17 al 26 settembre prossimo il Cous Cous Fest, Festival internazionale dell'integrazione culturale, organizzato dal Comune di San Vito Lo Capo e dall'agenzia di comunicazione Feedback, producer dell'evento.
La manifestazione ha subito uno stop lo scorso anno a causa dell'emergenza Covid, ma adesso si pensa a riprogrammare quello che è l'avvenimento di punta del territorio e anche uno dei maggiori eventi italiani del settore e, la prossima edizione - cosa già annunciata lo scorso dicembre - sarà nel segno del riconoscimento del cous cous quale Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco! 
La candidatura del piatto maghrebino all'organizzazione delle Nazioni Unite è stata avanzata congiuntamente da 4 paesi africani: Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia. Il cous cous, per la prima volta, senza dispute sulla paternità di questo piatto comune alle culture dei paesi del Maghreb, ha fatto ritrovare la condivisione e l’armonia tra queste antiche civiltà dove “donne e uomini, giovani e anziani, si identificano in questo piatto considerato il simbolo del vivere insieme”, afferma il documento di candidatura
Il cous cous, insomma, è riuscito ad abbattere i confini geografici, costruire ponti tra i popoli e avvicinarli tra loro attraverso le pratiche e le conoscenze che hanno in comune. La notizia è stata accolta con grande gioia dalla comunità sanvitese. Il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, infatti, lo scorso anno aveva scritto sia all'Ente tunisino per il turismo che al Centro nazionale per la ricerca preistorica, antropologica e storica di Algeri, per sostenere la candidatura Unesco. 
"Questo riconoscimento mi riempie di gioia - afferma Peraino- perché il cous cous è un piatto storicamente legato a San Vito Lo Capo che fa parte, ormai da secoli, della tradizione gastronomica locale. Dal 1997 il Cous Cous Fest lo celebra a livello internazionale, tanto da essere diventato uno dei simboli di San Vito Lo Capo nel mondo. Il riconoscimento Unesco, che sottolinea la valenza culturale e di integrazione del cous cous, filosofia che da sempre anima il Cous Cous Fest, sarà lo spunto per l'edizione 2021, che mi auguro sia anche quella della ripartenza e della rinascita".

www.couscousfest.it
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