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Erbaluce di Caluso DOCG: quattro passi tra i filari della “Topia”

Erbaluce di Caluso DOCG: quattro passi tra i filari della “Topia”

E’ un antico vitigno del Piemonte,

forse una variante del Fiano, portato in terra Sabauda dai romani che amavano chiamarlo luce dell’aurora Alba Lux. Ma al contempo sono in molti a sostenere che sia un’uva originaria del canavese. Il suo alto livello di acidità e la fragranza la rendono decisamente bigarrée ottima per la produzione di spumanti, vini fermi e passiti. La zona di produzione ha il suo cuore nel comune di Caluso in provincia di Torino. Sto parlando dell’Erbaluce un’uva e un vino bianco tra i più gradevoli e fruttati della regione. Il suo gusto offre eleganti sentori di frutta, al naso i profumi di fieno e di fiori sono preponderanti, il colore varia dal giallo pallido del fermo al prezioso colore ambrato del passito.

La versione bollicine è a tutto pasto mentre il fermo sposa molto bene i fritti di pesce, le verdure, in particolare i carciofi e poi i funghi. Il passito è un vino da meditazione ma non delude con i formaggi erborinati e magari assaporando le calde note di un sigaro cubano. Contrariamente a quanto si possa pensare il fermo non disdegna qualche anno di invecchiamento anche se la freschezza la si apprezza meglio in gioventù.

Sono tornato a Caluso dove i ricordi di lavoro del passato affiorano in me con la dovuta nota di nostalgia, vuoi per la giovane età, vuoi perché allora invece di recarmi nelle cantine andavo nei ritiri delle squadre di calcio di Seria A: proprio per un’agenzia di produzioni video di Caluso. Ricordi a parte ci sono tornato per una sana passeggiata tra i filari di Erbaluce con gli amici della Cantina Produttori di Erbaluce di Caluso. La cantina nata nell’ormai lontano 1975 da un piccolo gruppo di viticoltori annovera oggi circa 150 soci ed è operativa su quasi 40 ettari di vigneto. La sede è situata nei locali della vecchia scuola enologica Ubertini oggi Istituto per i servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera.

Non solo Erbaluce nei vigneti dei soci, per la produzione del Canavese Rosso e del Rosé spumante metodo Martinotti anche Barbera, Bonarda, Freisa, Neretto e Nebbiolo. L’Erbaluce regna sovrana e il suo vino fu il primo bianco piemontese a ottenere la DOC nel 1967 mentre la DOCG Erbaluce di Caluso è arrivata nel 2010. Per la restante produzione a denominazione Canavese la DOC è targata 1996.

Varie sono le referenze della cantina a partire dal Caluso Spumante DOCG Goccia d’oro 36 con i suoi 36 mesi di affinamento sui lieviti, uno spumante morbido e cremoso strutturato e con lunga persistenza. Segue l’Erbaluce di Caluso DOCG Punto Zero di buona struttura, rotondo e avvolgente. Poi il Baiarda un altro Erbaluce di Caluso DOCG dall’equilibrato sapore che ricorda le spezie e la frutta matura. Troviamo altri due fermi il Fiordighiaccio e L’Erbaluce naturalmente entrambi DOCG ed Erbaluce in purezza come gli altri vini appena menzionati. Il primo è morbido con sentori di ananas e banana, il secondo ha nella sua freschezza e nell’equilibrio il sapore dell’Erbaluce tradizionale. Il passito esprime tutte le note e le armonie di un vino da gustare nei momenti di grande relax.

Passeggiando tra i filari in compagnia di Bartolomeo Merlo, presidente della cantina, e di Paolo Vercelli, enologo, salta piacevolmente agli occhi il sistema di allevamento decisamente esclusivo con la classica topia canavesana (pergola canavesana). Questi sono terreni di origine morenica mentre il tipico microclima della zona è stato ispiratore per la mano dell’uomo proprio nella tipologia di allevamento: l’altezza delle vite che arriva anche a due metri è un’ottima arma di difesa per le gelate più pericolose.

Tornare a Caluso per ritrovare i ricordi di un tempo e un vino che nel tempo si è evoluto, è cresciuto, è maturato grazie alla costanza e al buon lavoro dei suoi interpreti e alla straordinaria versatilità delle sue uve.

Fabrizio Salce

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