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Cantina Pinsoglio, la semplicità produce grandi vini

Cantina Pinsoglio, la semplicità produce grandi vini

C’è una grande panchina rosa sulla cima di un vigneto,

c’è un’accogliente sala degustazione con all’ingresso una meravigliosa rosa gialla che ti avvolge con il suo profumo. Ci sono i fossili, perché in questo lembo di Piemonte chiamato Roero in un tempo remoto c’era il mare. C’è Andreina, una giovane donna che cresce i suoi bimbi, che cucina i piatti della tradizione, che aiuta il marito in vigna. C’è Fabrizio, il marito, che lavora la terra di famiglia e ci sono i suoi pregiati vini. E’ una storia tanto semplice quanto affascinante, tipica della gente e delle piccole aziende agricole di questa terra roerina. Siamo a Canale d’Alba nella frazione Madonna dei Cavalli nel cuore di quel Roero che nel tempo ha saputo trasformare le sue produzioni agricole. In passato regno delle pesche ora fulcro indiscutibile per vini eleganti, profumati e importanti. Fabrizio e Andreina lavorano circa 8 ettari di vigneto, qualche nocciola e in tono minore frutta. Il loro Roero Arneis Malinat l’ho sinceramente trovato piacevolissimo, profumato, di quell’ottima beva tipica dei terreni di origine marina; un vino vero e sincero.

Il nome ha una sua curiosità, Malinat era infatti   il proprietario di una vigna che acquistò Oreste, il papà di Fabrizio, negli anni 60 quando diede origine all’azienda. Poi due interessantissime Barbera d’Alba prodotte con le uve di due appezzamenti differenti: Giaconi e Bric la Rondolina. Vini dal delizioso colore rosso rubino, freschi, armoniosi, dall’acidità equilibrata e dal sapore persistente. Il Nebbiolo d’Alba dal colore rosso granato intenso, corposo e aromatico con vigorosi tannini. Il Nebbiolo è un vitigno che amo in modo particolare e che con le sue infinite sfumature dovute dai differenti terreni di Roero e Langhe mi regala sempre un’emozione. Forse l’unico vitigno al mondo che sa come leggere il “terroir”. Con lo stesso amato vitigno il Roero DOCG Riserva. Un grande vino, corposo, elegante, armonico, da gustare con rispetto accostato a piatti importanti come gli arrosti e la selvaggina, ma anche con formaggi stagionati o con il pregiato tartufo bianco. Una chicca della cantina piacevole anche senza cibo, per un dopo serata in compagnia di buoni amici. C’è poi un vino rosso ciliegia, denominato ElFi, particolarmente adatto per i formaggi freschi e il pesce grigliato, Fabrizio e Andreina lo producono con uve Nebbiolo al 20% e uve Freisa per il restante 80%. E’ uno vino dalla buona struttura e al palato ricorda la frutta fresca. A breve un altro Arneis arricchirà la produzione della cantina.

Prodotto con il 60% di Arneis passato in legno e il 40% con Arneis da acciaio sarà alla sua prima uscita proprio quest’anno: personalmente l’ho degustato e devo dire che sarà sicuramente un’altra piacevolissima sorpresa. Il nuovo Arneis avrà un nome importante: “Hope”, speranza, quella speranza dal colore rosa coma la grande panchina sulla cima del vigneto. La panchina appartiene al circuito della “Big Bench Community Project” un progetto nato dall’idea dell’artista Chris Bangle, attualmente ce ne sono 65 installate per lo più sulle colline piemontesi e tutte posizionate in punti dove il panorama è decisamente gradevole. Quando ti siedi su una di queste panchine giganti ritorni bambino, le gambe penzolano, osservi la natura e respiri un’altra aria: dimentichi tutto per qualche istante e ricorda che, come diceva il grande Totò, la felicità è dimenticanza.

Ma perché una panchina gigante sulla cima del vigneto Giaconi di Fabrizio Pinsoglio? Perché nel 2014 Andreina Tarasco dovette affrontare un serio problema di salute e la panchina rappresenta un simbolo di testimonianza per tutti, un segno che evidenzia la voglia di vivere sempre e comunque, di lottare e di reagire, di non arrendersi mai. Un atto di speranza fortemente voluto che rimanga nel tempo e che regali alle persone che la raggiungono dopo una meravigliosa passeggiata tra i filari un momento di pace e serenità. Dalla panchina ad un libro, “Soffio di vento”, promosso anche al Salone Internazionale del libro di Torino in cui Andreina racconta la sua esperienza personale; e poi ancora tante iniziative con l’associazione “Roero Rosa” con la quale essere operativa e mantenere una promessa a se stessa dopo la guarigione. I buoni vini, una famiglia, Fabrizio e Andreina, Filippo di 12 anni sveglio e tecnologico, Elena di 8 anni alla quale la mamma insegna già come si prepara il “Bun Aptit” il tradizionale antipasto piemontese a base di verdure fresche, il Roero e la sua gente: 2 cari amici che sorridono ai quali spero che la vita gli sorrida sempre.

Fabrizio Salce

https://www.fabriziopinsoglio.com/it/

https://bigbenchcommunityproject.org/

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