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Tipicità sanremasche: tanta musica e piatti gustosi!

Tipicità sanremasche: tanta musica e piatti gustosi!

Sanremo (IM): mare, tanto verde, palme, un uliveto antico, un giardino giapponese, il parco di Villa Ormond, poi la cattedrale di San Siro (XII secolo) e campanile con dodici campane, la chiesa di San Salvatore con le sue cinque cupole, la “Pigna” - il cuore di “Sanrœmu”- con il suo dedalo di “caruggi” sempre animato dai turisti che fotografano i vari pittoreschi angoli e sciamano verso lo storico Casinò e, per farla breve, fino al teatro Ariston, che a febbraio, vuol dire “festival della canzone”, cioè parlare, vedere, ascoltare e anche, mangiare musica… Quest’anno poi era il settantesimo genetliaco del concorso canoro – con Amadeus conduttore e Fiorello ospite fisso, attorniati da tante bellissime… (non solo per la gioia dell’Auditel!) – per la cronaca ha vinto Diodato, ma... il vincitore vero è stato Morgan, autore di una pantomima di cui si parlerà lungamente... (NDR) – e per l’occasione, in questa settimana campale, con clima quasi estivo, “turismo enogastronomico” obbligatorio per tutti - anche per noi, ospiti di generosi ristoratori… (tanto per smentire il luogo comune che vuole i liguri “parsimoniosi”) -.  In questo periodo ci si può rifocillare “on the road”  mettendosi in coda ai tanti “food truck” o nei negozietti che propongono la tipica focaccia o il panino con tartare di tonno rosso e ancora pane e olive, tutti prodotti della tradizione sanremasca che si basa su ingredienti semplici, anche poveri, ma sempre protagonisti di piatti davvero gustosi. Andando nello specifico, non bisogna dimenticare di assaggiare la fragrante “Sardenaira”, salsa di pomodoro, capperi e acciughe, in pratica la pizza di Sanremo di una volta e pure la “torta verde”, con riso e verdure di stagione avvolte in una sottile sfoglia e la “Buridda” con totani, polipi e calamari e persino lo stoccafisso “Brandacujun” (non è una parolaccia!) mantecato con patate e aglio, condito con olio d’oliva extra vergine, sempre rigorosamente di produzione locale! E, se potete, non mancate di godervi la pasta fatta in casa: i ravioli di borragine e le tradizionali trofie al pesto. Inoltre le altre tipicità come le verdure dell’orto ripiene di magro, le carni bianche alle erbe aromatiche, il coniglio con le olive preparato in umido e innaffiato con il Vermentino Doc, prodotto con uve della Riviera di ponente, dei Colli di Luni, del Golfo del Tigullio e della Valpolcevera: si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato e sapore secco tendente all'amarognolo. Ma protagonista assoluto dei piatti della cucina ligure, è il pescato del Mar Ligure, grazie al probo lavoro della piccola flotta di Sanremo che ogni giorno rifornisce il mercato ittico e da lì i ristoranti della marina con gallinella, nasello, pesce spada e tonno, branzini o orate e specialmente il ricercato pregiatissimo gambero di Sanremo. Il pesce alla ligure si prepara in umido con pinoli, olio (Evo locale) olive taggiasche, rosmarino e con le patate o, in stagione, con i carciofi freschi. Ultimamente è sempre più richiesto anche il pesce al crudo. Per gustare come si deve i piatti della tradizione ligure, ci sono i ristoranti di Sanremo: nella città vecchia (alla Pigna) c’è La Porta Verde (gestito dallo chef Francesco, beato tra le collaboratrici) dove si gustano deliziose alici marinate, pasta fatta in casa, anche gnocchi con broccoli e vongole o orecchiette ai frutti di mare, poi - una contaminazione con la cucina siciliana - carciofi in padella, caponata e per finire, tiramisù o mousse di mango. Su corso Mombello a 200 metri dal teatro Ariston, c’è il Flipper, al porto, piccolo, ma carino, offre bollicine di benvenuto ed è noto per gli antipasti misti, in particolare per i gamberetti avvolti nel lardo, per il suo spaghetto al pesto (con basilico di Prà) i tagliolini al granchio e per fare concludere con i formaggi (incredibile assortimento!) e la torta cremosa con nocciole; da notare la bella carta dei vini (degustate quelli della Cantina Durin, vini affinati nelle grotte preistoriche di Toirano nell’entroterra di Borghetto Santo Spirito, Savona); e ancora, il Quintessenza Restaurant, nel centro di Sanremo, alla fine del corso pedonale, verso il casinò: lì, da assaggiare, la tartare di tonno su letto di fragole, brandacujun (stoccafisso ammollato, patate, spicchio d’aglio e prezzemolo fresco, pinoli, limone, sale e pepe) anche polpo e capesante, poi tagliolini neri con polpa di riccio, rombo chiodato con carciofi e se ce la fate, la grigliata reale, tutto innaffiato da un Pigato Docg tipico da uve dei vitigni albenganesi: bianco secco, giallo paglierino scarico, con riflessi tendenti al dorato, fruttato, fragrante, persistente, con sentori di pesca matura e miele, fiori freschi; ha sapore secco, ma resta morbido, buon corpo con piacevole fondo amarognolo). Dopo una settimana di degustazioni sanremasche (leggasi abbuffate…) per noi l’appuntamento è (almeno) al prossimo festival!

(GfL)

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