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La straordinaria provincia di Treviso ha ospitato i Borghi d’Europa

La straordinaria provincia di Treviso ha ospitato i Borghi d’Europa

Mantenendo onorevolmente fede alla propria mission, l’“Associazione Borghi d’Europa” ha promosso una conferenza stampa con “educational” dedicata all'Europa delle scienze e della cultura in nome de “I percorsi Internazionali dei Borghi d'Europa”. Il convegno si è svolto tra i Comuni di Salgareda, Carbonera, Breda di Piave, San Biagio di Callalta e  Maserada, tutte località delle “Terre della Piave”, nella straordinaria provincia di Treviso.  I borghi e i territori della Rete - trenta di oltre quindici Paesi e Regioni d'Europa - rappresentati per l’occasione da autorevoli esponenti delle rispettive comunità - autorità civili, rappresentanti delle Istituzioni e produttori locali - hanno descritto, con dovizia di particolari e relativa documentazione al seguito, ai giornalisti e ai comunicatori intervenuti, le loro campagne di informazione, mettendone al centro la riscoperta di culture e i luoghi anche poco conosciuti, frapponendo a cotante storie, gradevolissime degustazioni che si sono trasformate in piacevoli momenti conviviali tra gli esperti di prodotti d’eccellenza più disparati (DOP, Igp e De.Co.) e i noti “comunicatori professionisti enogastronomi” intervenuti. I relatori che in più occasioni si sono espressi nell’ambito dell’incontro che, per l’occasione ha rimpiazzato l’appuntamento che annualmente si replica per fare la disamina delle attività svolte da “I Borghi d’Europa”,coordinati dall’organizzatore Alessio Della Barba, hanno sottolineato, due per tutti: da Bruno Sganga (giornalista enogastronomo già coordinatore delle iniziative editoriali di Luigi Veronelli) a Giuseppe Gaspari (giornalista, blogger, Palato Anarchico) la partecipazione all'anno 2018 del patrimonio culturale europeo (40 i borghi visitati e fatti conoscere) oltre alle presentazioni, nell'”Anno del Turismo Lento”, del progetto dei “10 Percorsi Internazionali” effettuate presso la sede del Parlamento Europeo a Milano.  E’ stata pure evidenziata la partecipazione pluriennale al “Mese della Mobilità Dolce” (promosso da CO.MO.DO. - Cooperazione per la Mobilità Dolce) e l’adesione al Festival dello Sviluppo Sostenibile, la più grande iniziativa italiana per sensibilizzare e mobilitare i cittadini per realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e centrare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (…non è poco! NDR). 
Dunque, percorrendo la SP63 da Salgareda (TV) in direzione Romanziol, la strada in sostanza si snoda parallela al letto del “grande fiume” (e se lì domandate che fiume sia, vi rispondono: “Xe ła Piaveun, na olta se ghe ciamea anca Piau e etimołojicamente ła vol dir "tera che ła se inpina de acoa de piova…”) e si arriva dove l’anno scorso in queste zone il Fiume straripò allagando mezzo Veneto, cosa che si è ripetuta anche un mese fa, in tono minore, ma comunque inondando anche l’area golenale (coltivata a mais) dove si trova un bellissimo casolare antico denominato “Ombretta”: un centinaio di metri quadri su due piani, con terrazzo, granaio e pollaio, pittoresca antica struttura contadina destinata, oggi, ai ricevimenti nuziali, a feste e sagre locali e agli appuntamenti enogastronomici di rilievo  anche perché all’interno c’è un bel salone con un grande camino centrale e, dall’altra parte, una cucina professionale a tutti gli effetti. Davanti all’entrata un bel patio per ricevere gli ospiti all’aperto, clima permettendo… Osti, cuochi, chef stellati e associazioni varie, se lo contendono, questo casone, per effettuare presentazioni di ricette e/o proporre degustazioni di vini delle zone prospicienti, tutti sempre di gran livello, in uno scenario davvero impareggiabile. E' Guglielmo Pilan, il titolare dell’Azienda S.S. Ombretta Agricola, fondata nel 2016 con lo scopo di sviluppare la tradizione legata ai territori ed alla cultura agricola trevigiana. Oggi con impegno e passione viene portato avanti il progetto di recupero anche dei terreni circostanti. Dopo gli impegnativi e pesanti costi affrontati per i lavori di ripristino dovuti all’alluvione - l’anno scorso il livello del Piave è arrivato al secondo piano del casone e ancora se ne vedono le tracce! - Guglielmo si presta a dette presentazioni, assolutamente con piacere. Nella meravigliosa location, in una giornata un po’ nebbiosa, con qualche raggio di sole che forava la bruma e asciugava il fango (che lì la fa da padrone) è arrivata una “banda” di addetti ai lavori: giornalisti specializzati (di carta stampata e televisioni, anche straniere) blogger, “p.r.” veri gourmet e rappresentanti di chef stellati e sommelier AIS. Una ventina di veri conoscitori della materia, lì riuniti per confrontarsi con i produttori delle eccellenze locali (Dop, Igp e De.Co.). Guglielmo per l’occasione supportato da Stefano Aldegretti del ristorante Barkalà di Margheraè stato l’autore del piatto forse più gradito della tre giorni di incontri: la “Castratina”, a base di carne di montone in brodo con verza e spezie, ricetta veneziana risalente al 1600. In quel periodo, a Venezia, che era l’importante repubblica dell’Adriatico (estesa dalle foci del Po a Dubrovnik) imperversava la peste bubbonica e allora Doge e Chiesa decisero di erigere una chiesa dedicata alla Madonna della Salute: già alla posa della prima pietra, la peste cominciò a finire… Anche perché nel contempo furono importati dalla Siria molti gatti per contrastare i tantissimi topi a cui era dovuto lo scoppio dell’epidemia (ancora oggi a Venezia si trovano molti gatti “soriani”). A lavori ultimati (eseguiti dagli italiani che arrivarono dai Balcani, gli “Schiavoni”) all’atto della benedizione della chiesa, ai lavoratori fu dedicata una riva del Canal Grande - appunto degli Schiavoni - e loro, per riconoscenza, offrirono la carne di castrato che si portavano dalla terra da cui provenivano (perché per la peste, non mangiavano cibi veneziani): dunque tutti insieme gustarono la “Castratina”, zuppa fatta con la carne essiccata di montone con le verze, verdura che resisteva bene al fuoco (perché la pentola con carne e ortaggi si preparava al mattino e restava al bordo del camino fino a sera) e tante spezie, come si usava allora. Oggi, a Venezia, la “Castratina”, è il piatto dedicato alla Madonna della Salute (davvero buonissima! NDR).
Poi Guglielmo ha messo sulle braci delle imponenti costate ben “marezzate” (da 1,5/2 Kg. l’una) e in forno delle splendide trote salmonate (da 3/4 Kg. l’una). Infine un gran pasticcere ha pensato ad addolcire il momento finale con un “millefoglie” ornato con fragoline, che, dopo il primo solenne taglio, non ha fatto a tempo ad impiattare ancora, che già… era finito!

(GfL)

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