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Chi pensa agli artigiani del cibo?

Chi pensa agli artigiani del cibo?

Cosa vogliamo chiedere ancora ai pastori, agli agricoltori e a tutti coloro che lavorano ogni giorno dell’anno, con abnegazione e spirito di sacrificio.

Cosa pretendiamo ulteriormente da chi si alza alle 3 del mattino, per trascorrere una giornata in mezzo ad odori sgradevoli, sudore, fatica, svolgendo attività che ormai nessuno vuole più fare?

Parliamo di persone che garantiscono, sulle nostre tavole, caciotte, pecorini, formaggi di ogni sorta oltre a latte fresco tutti i giorni e che spesso, con i loro pascoli, aiutano a preservare l’integrità dell’ambiente conservando il paesaggio e tenendo puliti boschi e fiumi. Persone oggi costrette a scendere in strada a sversare latte appena munto, buttandolo, per dare voce ad una battaglia, ora solo all’inizio, che non li vede combattere per conquistare ori o chissà quali preziosi privilegi, bensì reagire alla fame o al suo arrivo imminente, reagire alla paura di perdere lavoro e di oltrepassare quella soglia di dignità che dovrebbe essere certa e garantita per ogni cristiano di buona volontà.
Siamo di fronte a persone che reagiscono perché vogliono poter mandare i figli a scuola, pagare la rata del mutuo, permettersi piccole cose quotidiane che diano loro una minima soddisfazione e francamente, pensando al “mazzo” che si fanno queste persone, stiamo veramente parlando del minimo sindacale possibile. Inutile sprecare fiato per parlare di colpe, tanto si sa benissimo chi le ha, preferirei parlare del perché tali colpe non vengono smascherate e del fatto che a causa di tali colpe, finisce sempre che nella filiera l’unico a far la fame e a perderci soldi è il pastore o il contadino, mentre chi muove le fila del commercio la “sfanga” sempre e comunque. Possibile che ancora oggi gli agricoltori, i pastori e gli allevatori siano sempre e solo la categoria che continua a  prenderlo in quel posto? Cosa fanno i sindacati agricoli e le associazioni di categoria?  Se nel 2019 non abbiamo ancora capito l’immenso valore di tutti gli artigiani del cibo e della zootecnia, non abbiamo capito niente!

E pensare che per avere uno smartphone siamo disposti a far la fila di notte, per poi picchiarci con violenza e non siamo disposti a pagare qualche centesimo in più i buoni prodotti enogastronomici italiani, allo scopo di garantire l’esistenza di una dignitosa filiera agroalimentare. Tutto ciò fa pensare che, veramente, stiamo costruendo, giorno dopo giorno, la nostra fine…

firma g. veronesi

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