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Perché buttare? Trasformiamo i rifiuti alimentari in risorse!

Perché buttare? Trasformiamo i rifiuti alimentari in risorse!

Gli scarti alimentari che derivano dai processi di lavorazione delle materie prime alimentari rappresentano spesso quantità notevoli che hanno anche elevati costi di smaltimento.

In realtà questi scarti sono ancora ricchi di sostanze bioattive che potrebbero essere recuperate e utilizzate in molti campi. Una direttiva europea emanata lo scorso aprile va nella direzione di ridurre gli sprechi alimentari e incentivare il reinserimento dei sottoprodotti nel ciclo produttivo. La ricerca scientifica sta mettendo a punto diversi sistemi per l’estrazione di molecole utili da scarti vegetali: ad esempio residui di cipolle e carciofi sono ricchi di fibra alimentare e sostanze con spiccata attività antiossidante che potrebbero trovare largo impiego nei settori nutraceutico e cosmetico. Ma anche a casa possiamo fare qualcosa!

Si sa che gli scarti che derivano dai processi di lavorazione delle materie prime alimentari non sono sempre da buttar via… E questo vale anche per alcuni scarti che produciamo a casa durante la preparazione dei nostri piatti! Meno spreco... e nuova vita agli scarti.

Lo spreco all’interno del sistema produttivo, sia artigianale che industriale tocca tutti gli step della catena produttiva: produzione, trasformazione, distribuzione e consumo, con modalità e cause specifiche diverse per ogni fase. Ad esempio gli scarti del comparto agroalimentare spesso rappresentano quantità enormi e che hanno un alto impatto ambientale e possono essere problematiche da smaltire. Basti pensare ai residui di lavorazione delle uve impiegate nella produzione del vino o dei carciofi, sia in fase di raccolta, sia successivamente durante la lavorazione. Rilevante è anche il caso degli agrumi: alcune tipologie, quali il bergamotto, sono sfruttate solo per l’estrazione dell’olio essenziale contenuto nelle bucce.

In molti casi i sottoprodotti di origine vegetale vengono destinati alla produzione di mangimi destinati agli animali o per la produzione di bioenergia.

Il modello di Economia Circolare

A livello industriale ci si sta muovendo verso il raggiungimento di un obiettivo importante, quello che viene definito un modello di Economia Circolare “Zero Waste” (annullamento dei rifiuti) cioè nella direzione dello sfruttamento completo delle risorse produttive. Questo - si auspica - sia realizzato mediante la valorizzazione degli scarti al fine di ottenere nuove materie prime, che possano essere reinserite nel ciclo produttivo per dare origine a nuovi prodotti e quindi riacquisire un valore economico. Ciò ha come valore aggiunto anche l’eliminazione di processi di smaltimento a volte problematici e molto costosi.

Le nuove direttive europee per il recupero degli scarti: il “pacchetto rifiuti” sovrinteso da una direttiva europea emanata lo scorso aprile, va proprio nella direzione di incentivare l’economia circolare e stabilisce delle buone pratiche di gestione dei rifiuti in vista di quello che si definisce uno “sviluppo sostenibile” in grado di integrare politiche industriali e tutela ambientale. L’obiettivo che ci si è prefissati consiste nella riduzione della quota di rifiuti da riciclare che dovrà essere portata al 55% entro il 2025.

Riguardo agli sprechi alimentari, in linea con gli obiettivi delle Nazioni Unite, se ne auspica la riduzione del 50% entro il 2030. Ciò metterà quindi in moto tutta una serie di iniziative che coinvolgono l’intera catena di produzione e saranno volte a una equa distribuzione delle risorse con una attenzione maggiore al recupero e alla valorizzazione dei prodotti.

La ricerca scientifica

Numerosi ricercatori si sono interessati già da parecchi anni alla valorizzazione di scarti e sottoprodotti agroalimentari per proporre soluzioni innovative nel rispetto e nella tutela dell’ambiente. La Comunità Europea ha anche finanziato vari progetti di questo tipo, nell’ottica di incentivare la promozione su larga scala di quello che viene spesso realizzato a livello di laboratorio universitario. Anche all’Università di Parma, nel nostro laboratorio di ricerca diretto dal Prof. Claudio Corradini, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, si portano avanti varie ricerche riguardanti il possibile recupero e l’analisi di residui di verdure e ortaggi, con lo scopo di valutare la presenza di composti di possibile interesse per fini diversi, sicuramente più nobili dello smaltimento!
Dunque, perché buttare i rifiuti alimentari? Trasformiamoli in risorse!

 

Gianfranco Leonardi

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