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MECENATISMO PER IL DELTA DEL PO: ROVIGO CHIAMA FERRARA

MECENATISMO PER IL DELTA DEL PO: ROVIGO CHIAMA FERRARA

Tempi duri per i finanziamenti, assenza di investimenti, bilanci pubblici all'osso, così nasce il progetto "Eridano"

per far diventare il fiume una risorsa e cancellare l'immobilismo burocratico, andare oltre i vincoli, gli argini e i manufatti, per sviluppare progetti tematici locali,  puntare sul valore aggiunto dell'unità turismo-cultura-territorio-fiume e creare un unico brand per tutto il Delta. Il progetto vuole abolire le distinzioni amministrative, fare formazione operativa, favorire start-up per l'occupazione giovanile e optare per la eco sostenibilità ambientale. Eridano prevede di attivare tutte quelle azioni  dimenticate, abbandonate, non legate alla conservazione immobile di un bene collettivo, per considerare turismo-cultura-territorio-fiume una cosa sola, un unico coordinamento, un valore aggiunto ben oltre la navigazione, purtroppo sempre più marginale.

Fautori dell’iniziativa, studiosi della tradizione polesana fra cui Laura Negli, già assessore, Raffaele Peretto, archeologo, Giuseppe Marangoni, presidente Ctg, Luciano Zerbinati, Sandra Bedetti del museo Adria, Silvia Lezziero, storiografa, Antonio Giolo della Fondazione Bocchi, Lino Tosini del museo Bonifica Delta, Adriano Mazzetti dell'Accademia, Ferdinando De Laurentis regista, oltre a diversi docenti universitari e direttori di testate culturali, coordinati da Dina Maragno, da Ettore Bonalberti e Mario Guadalupi, presidente e vicepresidente dell'associazione internazionale Aikal per la cultura sostenibile del lavoro e ambiente.

"Si vogliono coinvolgere cittadini, artigiani, commercianti, professionisti, piccole imprese -sostiene Ettore Bonalberti presidente Aikal- perché facciano parte di una fondazione che possa promuovere progetti sostenuti in gran parte dalle agevolazioni fiscali previste dalla legge sul mecenatismo culturale in sinergia fra le Regioni Veneto, Lombardia e Emilia Romagna".

Tra gli altri, presente anche Giampietro Comolli, già Ceo di “UnPOxExPO2015” membro comitato scientifico di Aikal, fondatore dell'osservatorio del paesaggio culturale produttivo del fiume Po, curatore della biodiversità enogastronomica del Grande Fiume, coordinatore in Emilia Romagna di un altrettanto innovativo progetto che coinvolge 70 comuni rivieraschi del fiume per un bando europeo. A Comolli chiediamo quali iniziative il gruppo polesano si prefigga: "Una unica area vasta del Delta, una sola, che punti su promozione e marchio unico, conservazione habitat, sviluppo ecosostenibile, difesa della piccola biodiversità e la creazione di un distretto turistico culturale. Il rischio vero, non a parole, è quello di perdere per sempre un’identità che ha decine di migliaia di anni e che il fiume Po "muoia" perché è inamovibile la prassi consolidata burocratica dell’ordinaria gestione di manufatti, argini, divieti, immobilismo.  I fondi europei già ci sono. Il Delta del Po può proporsi - unito e unitario - come capitale della Cultura italiana nel 2020, ma bisogna prepararsi e quindi sono urgenti tre passaggi e traguardi che portino valore aggiunto: il riconoscimento del Grande Fiume come unica riserva della biosfera di un paesaggio culturale e produttivo umido dedicato alla sostenibilità enogastronomica perché a rischio di modifica irreparabile a causa del cambio del clima; l’iscrizione ufficiale nell'elenco prioritario dei distretti turistici tematici del Mibact come altre destinazioni di aree speciali già riconosciute in Italia; la urgentissima domanda che deve fare di concerto il Mibact-Regioni di riconoscimento del Grande Fiume Po come nono Distretto Europeo Fluviale, perché l'Italia non ha alcun fiume accreditato, perché l'Europa da anni stanzia fondi cospicui e speciali direttamente per le azioni di attrazione turistica e di investimenti di fiumi come Danubio e Loira. L'Italia niente. L'Italia non ha mai proposto all'Europa il riconoscimento del Po".

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