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Rigoletto, trattoria non solo per melomani

Rigoletto, trattoria non solo per melomani

Locale tranquillo, atmosfera informale, è nel centro storico di Parma a tra via Cavour, piazza Garibaldi e il Duomo. A pochi passi c’è anche il Teatro Regio, la Pilotta (adiacente un capace parcheggio) il Teatro Farnese e i musei.

All'interno un paio di sale per accogliere circa cinquanta coperti: clientela eterogenea, al Rigoletto, giovane e pure diversamente giovane… spesso melomani, attori e personaggi famosi, vista la vicinanza ai teatri; nella sala, alla parete, una grande foto con il titolare - Fabrizio Benelli - colto mentre è in un locale di stagionatura salumi e “suona il violino” con un archetto su un prosciutto che tiene appoggiato alla spalla…; dietro alla cassa, un’altra immagine, questa omaggio al grande Leo Nucci, sommo baritono, interprete verdiano (famoso per il brano “Sì vendetta, tremenda vendetta” del Rigoletto, titolo dell’opera che dà, giustappunto, il nome al locale di Antonella e Fabrizio. Sì, dopo lunga e importante esperienza nel settore ristorazione per tutte e due - dalla scuola alberghiera di Salsomaggiore Terme alle strutture alberghiere di montagna (per Antonella) e al mare (per Fabrizio) - insieme decidono nel 1999 di fermarsi lì, nel cuore di Parma. Antonella in cucina a preparare piatti della tradizione culinaria parmigiana, con qualche personale variante, che le è valsa elogi sui giornali di settore per la fantasia delle proposte come il “risotto con i sassi”… piatti comunque realizzati sempre utilizzando per ingredienti le eccellenze locali. Intanto Fabrizio, in sala, riceve i clienti, porge loro il menù e dispensa consigli per scegliere i vini della fornita cantina. In questa non mancano importanti etichette e una discreta scelta tra grappe, whisky e rhum, oltre ai digestivi, quali, il noto nocino, l’“erba luigia” (o cedrina per via dell'intenso profumo di agrumi) e il “bargnolino” il liquore tipico della zona di Parma e Piacenza, ottenuto con i frutti del prugnolo (arbusto selvatico detto al bargnò) liquore che richiede lunga e laboriosa preparazione, ma è davvero buono…


Al Rigoletto il delizioso percorso comincia con gli antipasti: tutta la gamma di salumi di Parma e la “bomba Rigoletto”, il modo alternativo di gustare il buon “crudo”, il Prosciutto di Parma, all’uopo scelto proprio per il Rigoletto dallo specialista del “tasto” (l’ago di osso di cavallo) il selezionatore Franco Sani. Se cominciamo dall’inizio (oltre 2000 anni fa…) “prosciutto” deriva dal latino “prae exuctus”, prosciugato. E’ salume DOP (Denominazione di Origine Protetta) ottenuto da selezionati suini adulti allevati nel Centro Nord Italia, stagionato a Langhirano (PR) e dintorni, a circa 600 metri sul livello del mare, grazie anche al vento Marino, nell’area della provincia di Parma posta fra il fiume Enza, il torrente Stirone e la via Emilia, dove si trovano i 150 prosciuttifici facenti parte del Consorzio, che possono marchiare le gustose cosce con il simbolo della Corona Ducale. A costo di sentire aumentare la salivazione in bocca – già che ci siamo – descriviamo le caratteristiche salienti del buon Prosciutto di Parma: al taglio, la carne è di colore fra il rosa e il rosso (grazie alla presenza di zinco nel muscolo dell’animale e del sale aggiunto durante la lavorazione) frapposto al bianco delle parti grasse. Non deve presentare aree lucide o umide, l’aroma non deve tradire odori estranei. I gourmet lo portano alla bocca con le dita… comunque sia, quando lo si assapora, è morbido, dolce, il gusto intenso, armonioso e appagante; durante la masticazione è di tenerezza equilibrata, di scarsa resistenza e sembra “sciogliersi” lentamente in bocca. Importanti sono i sentori di intensità e persistenza oltre alle sensazioni aromatiche retro-olfattive che lascia una volta ingerito.
Per gustarlo meglio, pane o tradizionale “torta fritta” parmigiana. Ottimi anche gli abbinamenti con melone, fichi e frutti esotici. Vini? Beh… bianchi aromatici, magari un Malvasia dei Colli di Parma, ma ci sta anche un vino rosso tipico emiliano, leggero, fruttato e poco invecchiato, servito fresco, come un Lambrusco secco di Sorbara (proprio quello di cantina Ceci che ci ha portato Fabrizio). Tornando al menù del Rigoletto – che varia secondo i prodotti che offre la stagionalità del mercato – al nostro tavolo sono arrivati anolini in brodo di carne e tortelli di pasta verde all’erbetta, prosciutto (di cui sopra) punta di vitello ripiena e cotta al forno, tenero e saporito controfiletto di manzo. Non c’è stato tempo per assaggiare i dolci… ma sappiamo, dalle decine di favorevoli recensioni lette su Trip Advisor, che sono squisiti… Ottimo motivo quindi, per tornare alla prossima occasione. (Gf Leonardi)

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