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Gianfranco Leonardi

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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Storia delle maschere veneziane

Andare a Venezia in questi giorni: con o senza maschera? A pochi giorni dal giovedì o martedì grasso, meglio non farsi trovare sprovvisti e invece munirsi di una “bautta” o di una delle tante maschere in vendita o a noleggio, così si rispetta la tradizione e in qualche modo si mantiene l’anonimato. Le belle maschere veneziane sono conosciute in tutto il mondo. Nella cultura della Serenissima con il termine “maschera” si indicava l’attività di “mettersi barba e baffi finti” e “maschera” era anche il soprannome dato alle donne che si travestivano da uomini e agli uomini che si travestivano da donne. Eredità di antichi culti ma anche simbolo della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica di Venezia… Gli antichi romani chiamavano la maschera del teatro “persona” che la dice lunga su chi siamo davvero. La bautta è forse la maschera più famosa ed ha una storia interessante: è comparsa a Venezia tra il XV ed il XVI secolo ed è tutt’oggi nota come il travestimento veneziano per antonomasia. Del resto a chi indossava questa maschera era consentito vagare per calli e campi anche nei giorni particolari quali quelli di San Marco e dell’Ascensione deputati all’elezione di dogi e procuratori. In quegli stessi giorni invece tutte le altre maschere erano bandite per evitare pericolose infiltrazioni di nemici o attentatori del Doge e dei membri del Maggior Consiglio. La bautta è una maschera bianca denominata “larva” da portare assieme ad un mantello lungo fino in vita (tabarro) e ad un cappello a tricorno. A dare un aspetto ancora più misterioso il labbro superiore deformato e allungato in modo che anche la voce di chi la indossa risulti irriconoscibile. In tal modo l’anonimato era ed è assicurato. La conformazione della maschera permette persino di bere e mangiare, senza toglierla. La bautta era utilizzata anche a teatro o durante le feste, in incontri galanti ed ogni volta che si desiderava la libertà di corteggiare od essere corteggiati, garantendosi reciprocamente il totale anonimato. Ancora oggi la bautta conserva un’aura di complicità e mistero. Oltre alla bautta, c’era e c’è la cosiddetta “gnaga” indossata un tempo dagli uomini: una maschera col muso da gatta e il resto dell’abito femminile, la cesta in braccio, con piccoli mici dentro. Una sorta di maschera balia che col suo fare “felino” solletica l’immaginario maschile e femminile. Le donne poi un tempo  indossavano la cosiddetta “moretta”, una piccola maschera di velluto scuro, portata con un delicato cappellino e con degli indumenti dalle velature raffinate. La moretta era un travestimento muto, poiché la maschera doveva reggersi sul volto tenendo un bottone o una estremità dentro la bocca e per questo motivo aveva anche il nome di “servetta muta”. Ma chi le costruiva? C’erano a Venezia dei veri e propri artigiani della maschera, i cosiddetti “maschereri” che costituivano una specializzazione dell’arte dei “Dipinteri”: essi dovevano rispettate delle regole rigide e si erano dati uno statuto ben preciso risalente al 1436. Eppure sin dal Medioevo esistevano norme sulle maschere. Infatti Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296, quando il Senato veneziano sancì come festivo il giorno precedente la Quaresima. In quell’epoca e ancora per molti secoli, il Carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti cominciavano già dai primi giorni di ottobre.

Fu sotto il dogado dei Foscari – inizio del XV secolo – che la festa di Carnevale fu istituzionalizzata e si affermò come rito ricorrente ogni anno.  Allora il Carnevale durava sei mesi. E dove comperarla? In qualche bel negozio lungo le calli veneziane del centro storico. Ma bisogna fare particolare attenzione alle truffe: infatti la guardia di finanza ha recentemente sequestrato 42mila maschere tipiche del Carnevale, per un valore commerciale di diverse decine di migliaia di euro, non in regola con la disciplina sul made in Italy.

E’ bene guardare con cura le etichette che devono riportare il tricolore della bandiera italiana e una sorta di certificato di garanzia che attesti la loro realizzazione “a mano” nella città lagunare. E se le scritte sono a caratteri minuscoli, dobbiamo prestare la massima attenzione.

Con questi accorgimenti, una volta acquistati maschera e costume, saremo pronti per ogni occasione di divertimento.

ULISSE. L’arte e il mito

E’ stata aperta il 15 febbraio 2020 presso la prestigiosa sede dei Musei San Domenico di Forlì la quindicesima mostra consecutiva, dal titolo “ULISSE. L’arte e il mito” che si concluderà il 21 giugno 2020. La Mostra, anziché prendere in esame, come per il passato, singoli pittori, scultori, periodi storici, ecc., ripercorre, attraverso i secoli, le vicende e le tribolazioni del più antico e moderno personaggio della letteratura occidentale: Ulisse (“l’uomo dal multiforme ingegno”).
Il tema sviluppato dalla mostra è quello del mito di Ulisse, che da oltre tremila anni avvince e affascina: da Omero a Dante, dal Tasso della Gerusalemme Liberata fino ad arrivare all’Ulisse di James Joyce e alla filmografia del Novecento.
La straordinaria ed emozionante mostra si snoda attraverso le sale del vasto ed antico convento di San Domenico, iniziando dalla magnifica ex chiesa di San Giacomo in un percorso culturale, dall’antichità classica al Novecento, suddiviso in 16 sezioni, che comprendono pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi, opere grafiche e libri.
A partire dall’Ulisse di Sperlonga (immagine simbolo della grande mostra) opera in marmo risalente al 1° secolo d.C. ai tanti capolavori dell’arte greca, etrusca, romana, fino al rinascimento e ai grandi artisti dell’arte contemporanea.
A tal proposito, nella suggestiva cornice della chiesa di San Giacomo si può ammirare il “Concilio degli dei” di Rubens, la “Penelope” del Beccafumi, la “Circe invidiosa” di Waterouse (proveniente dall’Australia) le “Muse inquietanti” di De Chirico, “l’Ulisse” di Arturo Martini e l’alto cavallo in alluminio di Mimmo Paladino.   
Nello stesso ambiente è esposto un ritrovamento eccezionale: la nave arcaica di Gela, tra le più antiche del mondo (VI e V sec. a. C.) il cui recupero è terminato nel 2008.
Della nave si possono ammirare i rostri, l’ossatura portante e parte del carico: un tripode di bronzo, un cestino di vimini (!) e lingotti di oricalco (lega di rame e zinco utilizzata per monetazione).
Nelle sale che seguono, percorrendo l’ampio convento, ben 250 opere d’arte provenienti dai più importanti musei nazionali e internazionali (Musée d’Orsay di Parigi, Royal Academy di Londra, Ermitage di S. Pietroburgo, Musei Vaticani, Galleria degli Uffizi, solo per citarne alcuni) avvincono ed entusiasmano i visitatori.
Come nella sezione 5 “Le sirene”, dove si scopre che per i Greci le sirene erano donne seducenti con zampe e code d’uccello; è solo dal secolo VII e VIII d.C. che le sirene sono raffigurate come donne-pesce bellissime che seducono i marinai.
Questa eccezionale mostra, che non può non arricchire la cultura dei visitatori, è stata resa possibile dall’attività della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, grazie anche a primari partner quali: Intesa SanPaolo, Hera, Mapei, Elfi e IMA.
Grande interesse riveste infine il catalogo della mostra (Silvana Editoriale).

Cesare Spagna

www.mostraulisse.it       
@mostraUlisseForli (Facebook)      

 

 

Tipicità sanremasche: tanta musica e piatti gustosi!

Sanremo (IM): mare, tanto verde, palme, un uliveto antico, un giardino giapponese, il parco di Villa Ormond, poi la cattedrale di San Siro (XII secolo) e campanile con dodici campane, la chiesa di San Salvatore con le sue cinque cupole, la “Pigna” - il cuore di “Sanrœmu”- con il suo dedalo di “caruggi” sempre animato dai turisti che fotografano i vari pittoreschi angoli e sciamano verso lo storico Casinò e, per farla breve, fino al teatro Ariston, che a febbraio, vuol dire “festival della canzone”, cioè parlare, vedere, ascoltare e anche, mangiare musica… Quest’anno poi era il settantesimo genetliaco del concorso canoro – con Amadeus conduttore e Fiorello ospite fisso, attorniati da tante bellissime… (non solo per la gioia dell’Auditel!) – per la cronaca ha vinto Diodato, ma... il vincitore vero è stato Morgan, autore di una pantomima di cui si parlerà lungamente... (NDR) – e per l’occasione, in questa settimana campale, con clima quasi estivo, “turismo enogastronomico” obbligatorio per tutti - anche per noi, ospiti di generosi ristoratori… (tanto per smentire il luogo comune che vuole i liguri “parsimoniosi”) -.  In questo periodo ci si può rifocillare “on the road”  mettendosi in coda ai tanti “food truck” o nei negozietti che propongono la tipica focaccia o il panino con tartare di tonno rosso e ancora pane e olive, tutti prodotti della tradizione sanremasca che si basa su ingredienti semplici, anche poveri, ma sempre protagonisti di piatti davvero gustosi. Andando nello specifico, non bisogna dimenticare di assaggiare la fragrante “Sardenaira”, salsa di pomodoro, capperi e acciughe, in pratica la pizza di Sanremo di una volta e pure la “torta verde”, con riso e verdure di stagione avvolte in una sottile sfoglia e la “Buridda” con totani, polipi e calamari e persino lo stoccafisso “Brandacujun” (non è una parolaccia!) mantecato con patate e aglio, condito con olio d’oliva extra vergine, sempre rigorosamente di produzione locale! E, se potete, non mancate di godervi la pasta fatta in casa: i ravioli di borragine e le tradizionali trofie al pesto. Inoltre le altre tipicità come le verdure dell’orto ripiene di magro, le carni bianche alle erbe aromatiche, il coniglio con le olive preparato in umido e innaffiato con il Vermentino Doc, prodotto con uve della Riviera di ponente, dei Colli di Luni, del Golfo del Tigullio e della Valpolcevera: si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato e sapore secco tendente all'amarognolo. Ma protagonista assoluto dei piatti della cucina ligure, è il pescato del Mar Ligure, grazie al probo lavoro della piccola flotta di Sanremo che ogni giorno rifornisce il mercato ittico e da lì i ristoranti della marina con gallinella, nasello, pesce spada e tonno, branzini o orate e specialmente il ricercato pregiatissimo gambero di Sanremo. Il pesce alla ligure si prepara in umido con pinoli, olio (Evo locale) olive taggiasche, rosmarino e con le patate o, in stagione, con i carciofi freschi. Ultimamente è sempre più richiesto anche il pesce al crudo. Per gustare come si deve i piatti della tradizione ligure, ci sono i ristoranti di Sanremo: nella città vecchia (alla Pigna) c’è La Porta Verde (gestito dallo chef Francesco, beato tra le collaboratrici) dove si gustano deliziose alici marinate, pasta fatta in casa, anche gnocchi con broccoli e vongole o orecchiette ai frutti di mare, poi - una contaminazione con la cucina siciliana - carciofi in padella, caponata e per finire, tiramisù o mousse di mango. Su corso Mombello a 200 metri dal teatro Ariston, c’è il Flipper, al porto, piccolo, ma carino, offre bollicine di benvenuto ed è noto per gli antipasti misti, in particolare per i gamberetti avvolti nel lardo, per il suo spaghetto al pesto (con basilico di Prà) i tagliolini al granchio e per fare concludere con i formaggi (incredibile assortimento!) e la torta cremosa con nocciole; da notare la bella carta dei vini (degustate quelli della Cantina Durin, vini affinati nelle grotte preistoriche di Toirano nell’entroterra di Borghetto Santo Spirito, Savona); e ancora, il Quintessenza Restaurant, nel centro di Sanremo, alla fine del corso pedonale, verso il casinò: lì, da assaggiare, la tartare di tonno su letto di fragole, brandacujun (stoccafisso ammollato, patate, spicchio d’aglio e prezzemolo fresco, pinoli, limone, sale e pepe) anche polpo e capesante, poi tagliolini neri con polpa di riccio, rombo chiodato con carciofi e se ce la fate, la grigliata reale, tutto innaffiato da un Pigato Docg tipico da uve dei vitigni albenganesi: bianco secco, giallo paglierino scarico, con riflessi tendenti al dorato, fruttato, fragrante, persistente, con sentori di pesca matura e miele, fiori freschi; ha sapore secco, ma resta morbido, buon corpo con piacevole fondo amarognolo). Dopo una settimana di degustazioni sanremasche (leggasi abbuffate…) per noi l’appuntamento è (almeno) al prossimo festival!

(GfL)

La Trattoria Barcaneta di Marano

Giornalisti e dirigenti dell’“Associazione Borghi d’Europa”, in trasferta in Friuli, hanno colto l’occasione per passare da Marano Lagunare (UD) - Maran, comunità di parlata veneta, 1800 anime - il piccolo borgo dalla storia millenaria dell’alto Adriatico, ubicato tra Lignano Sabbiadoro e Grado, con tanto di torre medievale romanica e pozzo in piazza. Tutto intorno, la laguna di grande bellezza e valore naturalistico che non è frutto del corso naturale degli eventi, ma del lavoro gravoso dei Maranesi che solidificarono le “mote”, scavarono le “cavane”, costruirono i “casoni” (tipici manufatti di canne e legno ad uso dei pescatori) e mantennero praticabili le vie d’acqua per trarre sostentamento dall’attività di pesca costiera, oggi meno in laguna e più in mare aperto, dove quantità e varietà di prodotto, sono maggiori. Insieme a Grado e Trieste, Marano è uno dei più importanti mercati ittici dell’Adriatico e la flotta di pescherecci, al ritorno dalle battute, rifornisce i tanti (più di una decina solo lì!) tra ristoranti e osterie della zona, di spigole (o branzini) orate, passere e anguille, oltre a cefali e, stagionalmente, piccoli ghiozzi (detti “goo”) latterini, “nono”, vongole veraci e fasolari (molluschi bivalve dalla forma quasi ovale e superficie liscia, lucida rossastra, con sottili strie concentriche) e ancora seppie, “schili”, “almolà”, “paselere”, “nase” e qualche volta anche i rari “calamari marroni”… Questi,  li prepara - con Marco - Claudio Moretti, patron della Barcaneda (in piazza Marii a Marano) secondo l’antica tradizione veneta. Il suo locale (ci si arriva solo a piedi, ma si parcheggia lì vicino) è un vero rifugio per chi ama la buona tavola, sana e di stagione: ci sono due salette (35 coperti) in un ambiente accogliente, confortevole (e anche romantico, se ci si appropinqua davanti al grande camino all’entrata…). Si deve  cominciare con un antipasto, vera prelibatezza: il “salame di anguilla” (“brevetto” Barcaneta!) gustato con un’ottima Malvasia in purezza della Cantina Bortolusso, sita in loco (giallo paglierino, frutta esotica, agrumi, note speziate, fresca e vivace) e in alternativa una bionda Arsura Lager del birrificio artigianale, proprio maranese “620 passi” (birra chiara leggera, con sentori di cereali e note erbacee da luppoli tedeschi e cechi) poi una deliziosa tagliata di “ombrina” con cipolla di Tropea croccante e mousse di ricciola; volendo proseguire, la scelta è sempre ricca: capesante su spinacini e salsa all'arancia, canestrelli scottati, calamaretti spillo e radicchio, insalatina “granciporro” (granchio) code di gamberi cotte al vapore su crema di zucca e topinambur e, ancora, granceole, sarde in saor, “canoce” (cicale di mare) gratinate alla maranese col pan grattato – con queste, ottimo il Friulano, Cantina Bortolusso (colore giallo paglierino brillante, profumo delicato e gradevole, con sapore di mandorla amara, asciutto). Adattissima anche la Fipa lpa - sempre del birrificio 620 passi - (luppolatura interamente americana di amarillo, mosaic e simcoe, con parte acre dell'agrume soprattutto in chiusura) – poi cozze, fasolari e altro (a seconda del pescato di giornata)…. Conquistati dall'odore è doveroso assaggiare una zuppetta di pesce con crostini davvero “magistrale” che tenta tutti per il bis… con la quale si beve un Sauvignon della Bortolusso (bianco vivace, giallo paglierino brillante, generoso nei profumi di salvia, foglia di pomodoro e sambuco) e la Cortona Belgian Ale, birra 620 passi (color rubino, dolce e mediamente corposa, con note  di toffee e frutta matura). Secondi: filetto di branzino con cicoria, calamaro (marrone) con radicchio trevigiano e polentina morbida… Stavolta il vino da scegliere è un ottimo Chardonnay (sempre Bortolusso, per non cambiare: giallo paglierino chiaro, sfumature verdognole, struttura armoniosa, delicati profumi di mela e pane) e, sempre del birrificio 620 passi, una “ambrata” di gran qualità: la Indian Pale Ale (luppoli americani, sentori di frutta tropicale e pompelmo). Poi, anguilla allo “speo” (del fiume Stella, davvero a Km. zero!) semplicemente messa sullo spiedo a “fisarmonica”, lasciata sgrassare un paio d’ore e impiattata con puntarelle tirate in padella e polentina… (lascia senza parole!) come il Refosco dal Peduncolo rosso, ideale accompagnamento (ancora fedeli alla Bortolusso… tipico rosso rubino carico con riflessi violacei, leggermente erbaceo con sentori di prugna secca, mora selvatica e sottobosco; sapido, leggermente tannico, di corpo, piacevolmente amarognolo) abbinamento “obbligatorio” e veramente azzeccato per quella buonissima anguilla! E si dimostra all’altezza anche la Imperial Stout Daracò (in maranese “fallo di nuovo”, ovvio, del birrificio 620 passi… di tenore alcolico basso, 6 gradi, aromi intensi di tostato e di torbato, finale secco amaro, persistente, ma non invasivo). Una breve pausa per scambiare i pareri (e prendere fiato…) poi, per concludere in dolcezza, crostata con crema e fragole oppure tiramisù scomposto con biscotto fatto proprio dallo chef e caffè bollente versato sopra al momento, tutto annaffiato da un Verduzzo (ovviamente Bortolusso…) colore giallo-oro, leggermente tannico, di corpo, dolce, con profumo di acacia e sapore di miele, equilibrato e piacevole (ottimo per i dessert!) e con il sorbetto al cucchiaio, mandarino, cedro e menta…  Alla Barcaneta non mancano piccoli, ma importanti dettagli come il pane fatto in casa, caldo con cereali o con prosciutto, l'acqua liscia o frizzante di qualità certificata - scelta eco sostenibile - la carta dei vini, con un centinaio di etichette scelte e il servizio sempre attento, mai invadente. A degustazione – chiamiamola così anche se può essere  sembrato un pranzo luculliano –  piacevolmente terminata, è stata apprezzata specialmente la varietà della proposta, la freschezza dei prodotti e la semplicità delle preparazioni, mai eccessivamente condite o speziate, sempre dal sapore autentico, deciso e - nota di non poco conto – alla fine, proprio il “conto”… davvero onesto! Complimenti Claudio! 
PS: doverosa precisazione: al tavolo degustazione c’erano il dott. Sergio Bortolusso e Roberto Regeni, del “620 passi”… (che i presenti hanno ringraziato).

(GfL)

Trattoria Barcaneta
Piazza Marii, 7 Marano Lagunare 33050 (UD)
Tel. 043167410 - Cell. 3924050851
www.trattoriabarcaneta.com

Azienda Agricola cav. Emiro Bortolusso
Via Oltregorgo, 10  33050 Carlino (UD) 
Tel. 
+39 043167596 - Fax +39 0431640935
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Birrificio 620 passi                
Via Sinodo, 8  33050 Marano Lagunare (UD)
Cell. 3337292430
Chiuso: Lunedì, Martedì, Mercoledì
www.620passi.com

Vacanze 2020: l’Emilia Romagna al FITUR Madrid

Anche l’Emilia Romagna, con la sua offerta turistica, dal 22 al 26 gennaio sarà presente a Madrid, alla quarantesima edizione di FITUR (Feria Internacional de Turismo) con undici operatori turistici regionali: sono del Piacentino (1), Parmense (3), Bolognese (4), Forlivese (1), Ravennate (1), Riminese (1). 
La rassegna fieristica internazionale madrilena è uno dei principali appuntamenti turistici d’inizio anno e leader per i mercati dell’America Latina. L’evento, che nel 2019 ha registrato 253.490 visitatori, ospiterà quest’anno circa 930 espositori.
Lo stand dell’Emilia Romagna, in area Enit e coordinato da Apt Servizi Emilia Romagna, ospiterà 11 operatori turistici regionali che provengono uno dal Piacentino (Only4u Travel Experiences-Gazzola), 3 dal Parmense (Argante Viaggi-Colorno, Parma Incoming, Parma Point), 4 dal Bolognese (Bologna Welcome DMC, Monrif Hotels, Petroniana Viaggi e Turismo, Vivara Viaggi), uno dal Forlivese (Borgo Condé Wine Resort), uno dal Ravennate (Ias Tourist-Cervia) e uno dal Riminese (Malatesta Viaggi-Rimini). A Madrid sarà presente anche una rappresentanza della Destinazione Turistica “Emilia”.
L’Emilia Romagna è ben collegata alla Spagna con una serie di voli sull’Aeroporto di Bologna. Sono dieci le città spagnole che hanno voli di linea annuali con il “Marconi”: Alicante, Barcellona, Fuerteventura, Lanzarote, Madrid, Malaga, Santander, Siviglia, Tenerife, Valencia. Questi collegamenti aerei hanno diverse frequenze settimanali (con 4 voli giornalieri per Barcellona e 4 per Madrid) e, durante l’estate, lo scalo di Bologna è collegato, più volte alla settimana, anche con altre quattro città spagnole: Gran Canaria, Ibiza, Palma, Mahon.
Nel 2019, questo importante numero di voli nello scalo di Bologna, ha fatto registrare 1.302.254 passeggeri, da e per la Spagna, con un aumento del +7,7 per cento rispetto al 2018.Lo stand regionale a FITUR Madrid sarà personalizzato con alcune immagini dedicate alle città d’arte, all’offerta balneare e alla Food Valley dell’Emilia Romagna. E un grande pannello presenterà i grandi eventi 2020-21 in Emilia Romagna: “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020”; il “Motor Valley Fest” di Modena (14-17 maggio); i cento anni dalla nascita del regista Federico Fellini; i duecento anni dalla nascita del padre della cucina regionale italiana Pellegrino Artusi, nonché le iniziative Ravennati legate all’avvicinarsi ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, celebrati nel 2021.

Etruschi: viaggio nelle terre dei Rasna

E’ il titolo di una straordinaria mostra inaugurata il 7 dicembre 2019 presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, che rimarrà aperta fino al 24 maggio 2020. 
La mostra si propone di condurre i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi, popolo dell'Italia antica vissuto tra il IX e il I secolo a.C. non in una sola “Etruria”, ma in molteplici territori compresi tra le pianure del Po fino alla Campania e al Vesuvio, che ci hanno lasciato numerose testimonianze di insediamenti, di urbanizzazione, di arredi funerari e domestici, frutto della cultura di una grande società. Nella loro lingua chiamavano se stessi Rasenna o Rasna (nome in origine di questo popolo, probabilmente derivato da un eponimo, un personaggio).
Da Marzabotto a Spina, a Bologna (fondata dagli Etruschi col nome di Felsina) scendendo a Volterra, Vetulonia, Orvieto, Tarquinia, Cerveteri, fino a raggiungere Monte Vetrano (Salerno) la mostra è una eccezionale esposizione di materiali votivi, urne, statue, accessori di uso domestico, monili splendidi, in particolare le suppellettili, gli utensili, i monili, per rendere piacevole la vita quotidiana di allora.
Ben 1400 gli oggetti e i reperti provenienti da 60 musei ed enti italiani ed internazionali presentati in mostra, alcuni dei quali esposti per la prima volta.
La mostra si collega poi naturalmente alla ricchissima sezione etrusca del Museo Archeologico di Bologna, che costituisce quindi l’ideale appendice della esposizione in corso.
Di grande interesse anche l’ampio e ricco catalogo della stessa mostra, pubblicato da Electa.

Cesare Spagna

Info:
etruschibologna.it
www.museibologna.it/archeologico

     

Grandi talenti nel Campionato Italiano di Pasticceria Seniores, obiettivo: Lione 2021

È tutto pronto per il Campionato Italiano di Pasticceria Seniores 2020, che formerà il Team Italia della prossima Coupe du Monde de la Pâtisserie di Lione: appuntamento lunedì 20 gennaio 2020 al Sigep di Rimini con veri e propri fuoriclasse della pasticceria italiana, in un'occasione di confronto unica che metterà in luce abilità e competenze di ciascun candidato. I vincitori comporranno la squadra che rappresenterà l'Italia a livello mondiale alla competizione lionese del 2021, sotto l'egida del Club Italia Coupe du Monde de la Pâtisserie, realtà nata nel 2000 proprio per selezionare, preparare ed accompagnare la delegazione del Belpaese alla grande sfida. A contendersi la prestigiosa partecipazione, sette talenti italiani che si sfideranno in tre categorie: zucchero, cioccolato e ghiaccio. Conosciamoli uno ad uno.

Virginio Casantini - Categoria: zucchero
Viterbese, nato nel 1976 e figlio d'arte, è primo premio per il gusto alla Coppa Italia della pasticceria nel 2015; docente a diversi livelli, dal 2011 insieme alla sorella Katia – con cui gestisce la pasticceria di famiglia e altri due punti vendita – realizza la mostra "Chocolart", con opere di cioccolato ogni anno a diverso tema. La sua formazione, iniziata da giovanissimo, è proseguita negli anni con diversi Maestri di fama internazionale (Capuano, Giovannini, Klein, Malizia...).

Fatima Lucchese - Categoria: cioccolato
A Brentonico (TN) gestisce la sua pasticceria "La Perla Nera": Fatima Lucchese, classe 1976, si appassiona all'arte del dolce già all’età di 12 anni. Studia e si specializza seguendo corsi con grandi Maestri (Iginio Massari, Stefano Laghi...) e vince, nel corso della sua carriera, diversi premi; tra i più recenti, il primo posto della StrudelCup 2019 di Folgaria e il primo posto al Festival del Gelato Artigianale di Reggio Calabria nel 2018.

Daniele Mascia - Categoria: cioccolato
Daniele Mascia ha 35 anni, ma già notevole esperienza in tutti i settori della cucina, in particolare nella pasticceria. Piemontese d'origine, veneziano d'adozione (attualmente responsabile di pasticceria presso la "Rosa Salva") è dinamico e attivo, con occhio attento alle tendenze e all'assidua ricerca di crescita professionale.

Alessandro Petito - Categoria: zucchero
Alessandro Petito intraprende la strada della panificazione a 16 anni nell'attività di famiglia. Si dedica poi alla pasticceria, in un percorso di crescita e ricerca costanti. Oggi, a 28 anni, annovera tra i riconoscimenti due primi posti a Sigep 2017 (Miglior torta al cioccolato d'Italia, Miglior pièce in zucchero artistico) e il titolo di vice Campione Italiano di Pasticceria Seniores nello stesso anno.

Massimo Pica - Categoria: cioccolato
A Milano gestisce la pasticceria che porta il suo nome, ma è anche fondatore e docente della Pica Pastry School. Medaglia d’argento alla Coupe du Monde Culinarie (Lussemburgo), categoria pièce in cioccolato, Pica nel corso degli anni si è formato, tra gli altri, con Omar Busi, Antonio Bachour, Loretta Fanella, Stefano Laghi. 

Lorenzo Puca - Categoria: zucchero
Già team italiano a Lione 2019, Lorenzo Puca nasce a Pescara nel 1989. Fin da piccolo ha la passione per la pasticceria. Frequenta le migliori scuole d’Italia con grandi maestri; nel 2015 si aggiudica il premio speciale per miglior dessert al cioccolato al Campionato Italiano di Pasticceria Seniores. Nello stesso anno partecipa al talent show televisivo di RAI 2 “Il Più Grande Pasticciere” classificandosi secondo.

Andrea Restuccia - Categoria: ghiaccio
Classe 1993, Restuccia ha all'attivo numerosi successi: nel 2019 ha rappresentato l'Italia alla Coupe du Monde; nel 2016 vince il concorso di pasticceria organizzato da Icam per festeggiare i 70 anni; nello stesso anno conquista il Primo premio “Campione di Pasticceria Senior 2016”, al quale ha partecipato con il suo dolce “Perla Nera”.

Il Club Italia
Allo scopo di formare adeguatamente il team italiano per l'evento mondiale di Lione, nell'aprile 2000 è stato istituito il Club Coppa del Mondo di Pasticceria - Selezione Nazionale Italia, con la finalità di selezionare, preparare ed accompagnare la squadra e la delegazione italiana a Lione. Tutte le attività di promozione, selezione ed allenamento sono possibili grazie al sostegno e alla collaborazione di un insieme di Aziende che credono nell'iniziativa, alle quali è fornita in cambio ampia visibilità attraverso gli strumenti e le occasioni consentite dalla promozione dell'evento. Di anno in anno si manifesta l’esigenza di attivare, a cura della segreteria e della presidenza, azioni e comunicazioni tese a fidelizzare e consolidare la loro presenza, nonché a reclutare nuove adesioni. I soci fondatori del Club Italiano sono: Agrimontana, CAST Alimenti, CON.PA.IT. (Confederazione Pasticceri Italiani), Pasticceria Internazionale (Chiriotti Editore) e Valrhona.

La palestra: CAST Alimenti
Tutte le squadre che hanno gareggiato per la Coppa del Mondo di Pasticceria si sono allenate presso la scuola CAST Alimenti, che vanta di ben 18 titoli mondiali. Il training center dei professionisti e di tutte le squadre di cucina, pasticceria, gelateria e panificazione che partecipano a concorsi nazionali ed internazionali, dove è inoltre presente la segreteria ufficiale del Club Italia.

Ufficio Stampa CLUB COUPE DU MONDE DE LA PÂTISSERIE - SELEZIONE NAZIONALE ITALIA
DRG COMUNICAZIONE – tel. +39.0523.364107 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.t

 

I colori e le forme del vino

Quanto conta la vestizione di una bottiglia? A dieci anni dall’introduzione della nuova “immagine” Famiglia Olivini ha scelto di optare per un leggero restyling di etichette e packaging. Sì perché famiglia Olivini produce vino dagli anni settanta in un territorio vocato alla vinificazione del Lugana. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo con grande passione, la stessa che si tramanda tra generazioni.  L’azienda, che ha recentemente inaugurato l’ampliamento della nuova cantina, con il passaggio di consegne ai nipoti avvenuto nel 1999 ha iniziato un percorso che l’ha portata, esattamente dieci anni fa, a dotarsi di una identità grafica e di stile capace di distinguersi. Nel 2009 hanno fatto il loro esordio le prime etichette (e le nuove bottiglie) che vedevano protagoniste delle righe orizzontali, intervallate da fasce in lamina dorata e con cromie capaci di evocare il contenuto: tonalità di verde per il Lugana Doc, marrone pastello per il Demesse Vecchie, rosa antico e viola per il Lugana Doc Rosé metodo classico e un esplicito richiamo all’oro per il Lugana Doc brut metodo classico.
A distanza di dieci anni da questo importante cambiamento, supportata dalla stessa agenzia che aveva curato il design (la Novaidea di Selva del Montello, nel trevigiano) famiglia Olivini ha scelto di evolvere e di dare vita a un leggero restyling delle sue etichette: alle righe orizzontali, che sono diventate un chiaro segno distintivo, si sono affiancate delle righe leggermente oblique in grado di conferire, senza stravolgere l’identità, la sensazione di qualcosa che fasciasse la bottiglia stessa.
«Siamo ben consapevoli – ha spiegato Giovanni Olivini, direttore della cantina – di vivere in un mondo innovativo dove l’immagine e la riconoscibilità sono essenziali. Per questo abbiamo creato un’immagine moderna, ma che al tempo stesso ci appartenesse. Quando dieci anni fa optammo per le righe fu per una semplice volontà di proporre qualcosa di nuovo, diverso dalle comuni etichette del vino, qualcosa di estremamente moderno».
A proposito di Famiglia Olivini la storia della cantina prende vita dalla passione di un imprenditore bresciano per la campagna. Era il 1970 quando tutto ebbe inizio e quello che un tempo era forse solo un hobby oggi, grazie al passaggio di consegne ai nipoti nel 1999, è un progetto in continua crescita ed evoluzione.
Giorgio, Giordana e Giovanni - i nipoti - scelgono quotidianamente di condividere un legame che i genitori Graziella e Giulio da anni sentono per questa terra. Una passione sincera, la stessa che la famiglia ripone per l’attività siderurgica, per un patrimonio trasmesso dai nonni.
Il percorso dell’azienda si lega a quello professionale dell’enologo Antonio Crescini che da oltre vent’anni segue l’attività in vigna e la produzione in cantina. Produzione che è diversificata nei Lugana Doc (che comprende il metodo classico) il Chiaretto, rosé e i vini rossi. La gamma si completa con tre grappe e un olio.

Società Agricola Olivini S.S.
Località Demesse Vecchie, 2 San Martino della Battaglia 
25015 Desenzano del Garda (BS)
Tel +39.030.9910268 - Fax +39.030.9108961

Prodotti e collaborazioni ad alto valore aggiunto

Prodotti e collaborazioni ad alto valore aggiunto

Il Gruppo Fini SpA porta le sue eccellenze a “Marca 2020”, a Bologna il 15 e 16 gennaio prossimi. Grazie a qualità, servizio e sostenibilità, si conferma il partner ideale per le insegne e protagonista nella prestigiosa vetrina fieristica dedicata a buyer e operatori del mondo retail e della GDO.
Manca poco, dunque, all’appuntamento con Marca, il Salone Internazionale dei prodotti a Marca del Distributore, la due giorni sul mondo “private label”  organizzata da BolognaFiere dove ci sarà anche il Gruppo Fini SpA con i suoi celebri brand Fini e Le Conserve della Nonna, presso il padiglione 26, stand C/75. Il momento espositivo non sarà solo l’occasione per far conoscere al pubblico specializzato le sue variegate referenze di pasta fresca, passate, sughi e pesti, confetture e composte, ma anche l’opportunità per illustrare i punti di forza di una realtà che, grazie alla lunga esperienza maturata, si  dimostra un partner perfetto per le insegne e il retail.  
Tra i caratteri distintivi spicca la qualità, fondata su un’accurata selezione delle migliori materie prime, ricette autentiche della tradizione italiana e proposte in linea con le nuove esigenze nutrizionali. Fattori che consentono al Gruppo Fini di consegnare al mercato prodotti di grande valore, dal gusto e dall’aspetto inconfondibili, pienamente rispondenti alle preferenze di consumo dell’acquirente moderno, offrendo un’ampia selezione anche in private label. 
Il merito di questa flessibilità e della convinta predilezione per la collaborazione a lungo termine con i fornitori e le insegne deriva dalla solida expertise a livello produttivo, dalla collaborazione del team R&D dedicato per ogni cliente e dai numerosi prodotti personalizzabili al 100%, assicurando un’origine e un’identità territoriale rintracciabili nel prodotto finale, con un costante controllo e nel pieno rispetto della sostenibilità, ottenuta grazie all’impiego di materie prime del territorio, alla realizzazione di pack 100% riciclabili e all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.
Numerose, dunque, le evidenze che testimoniano come Gruppo Fini SpA sia un referente privilegiato per il mondo PL, grazie alla capacità di fare proprie le istanze del mondo consumer e di quello retail, coniugando domanda e offerta in una gamma prodotti a  filiera corta e controllata, elemento distintivo e caratterizzante di approfondite indagini di mercato volte a garantire a scaffale referenze ad alto valore aggiunto.
Gruppo Fini SpA sarà dunque protagonista a Marca 2020, forte di una notorietà e un’esperienza anche sui mercati d’oltralpe che lo rendono un interlocutore ideale anche della GDO estera in maniera estremamente competitiva, non solo in termini economici, ma anche di servizio, in formati e forniture con il giusto equilibrio tra modernità e tradizione.

Gruppo Fini S.p.A. a socio unico
Sede Legale: Via Confine, 1583 – Ravarino (MO)
Amministrazione: Via Albareto, 211 – Modena
Tel. +39059259111 – Fax +39059259251
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Ittiturismo “In Marinetta”…non solo cibo, ma vera “Sea Food Passion”

“In Marinetta” è attività di ristorazione di livello all’insegna della passione e per la cucina e per il suo territorio: il paradiso del Delta del Po veneto. Le preparazioni suggerite da In Marinetta si identificano con i prodotti delle lagune dell’Alto Adriatico e gli orti sabbiosi siti nelle terre del Delta, tipici per freschezza e sapidità uniche che, trasformate dalle sapienti mani e dalla fervida fantasia dello Chef Executive Alessio Bottin, valorizzano al meglio, stagione per stagione, il patrimonio della natura circostante. Le ingegnose opere di bonifica hanno reso il Delta del Po fertile, creato un’ottima economia agricola e una fiorente attività di pesca, facendolo così divenire un distretto ittico, tra i più importanti d’Europa, riconosciuto dal “Mab Unesco” come “Riserva della Biosfera”. 
Isi Coppola è il ”deus ex machine” dell’In Marinetta e con innata “sea food passion” – coadiuvata dallo chef Alessio e dalla maître Ilaria – sceglie i prodotti della terra, rispettandone i tempi giusti per godere appieno della migliore unicità – e il pescato del giorno – recuperato là dove le acque del grande fiume (Po) incontrano il mare – presentando così, squisiti menù che si possono assaporare nell’elegante, ampio salone con veranda dotata di caratteristico “bilancione” esterno (per la pesca, detto padellone o trabucco) ma anche stando comodamente assisi nella terrazza panoramica o nel Bistrot del mare, per godere, a fine giornata, dei tramonti bellissimi che si riflettono sull’acqua, magari “cicchettando” tra amici sorseggiando un venetissimo Spritz, un buon calice di vino con un occhio di riguardo per le produzioni italiane, in particolare per quelle che parlano di territorio, o una dissetante birra artigianale, magari la bionda Arsura (4 gradi e mezzo) una lager del birrificio artigianale friulano “620 passi”, chiara leggera, molto beverina.  Isi Coppola, sempre perfetta padrona di casa, è molto attenta alla scelta dei vini da abbinare alla pluralità gastronomica dei menù che propone: da quelli provenienti da zone costiere e vulcaniche, valorizzando i tanti vitigni dal “terroir” spesso dimenticato (l’identità per Isi viene prima di tutto…) perché in questo modo si può assaporare qualcosa di unico… Un posto di rilievo è dedicato alle “bollicine” da uve italiane, anche insolite, provenienti da tutte le regioni (e non mancano quelle francesi) e ai vini “naturali” e “non filtrati”, tutti si abbinano magnificamente ai piatti suggeriti e preparati dallo chef Alessio.
L’“Associazione Borghi d’Europa” ha promosso presso l’Ittiturismo In Marinetta, un incontro con giornalisti del settore - invitati per l’occasione in qualità di “tester”- per valutare l’offerta culinaria, la professionalità e le competenze dello chef Alessio e del suo staff, nell’imminenza delle feste di fine anno. Il benvenuto - tra riprese televisive e interviste - è a base di anguilla nostrana (debitamente “sgrassata” con un procedimento particolare e quanto meno efficace) appoggiata su una base di polenta bianca e decorata con gocce di succo di melagrana, accompagnata dalla “Fipa”, birra rossa, sempre della “620 passi” della Laguna di Marano (UD) una “Indian ale” da 6° ambrata, luppolata con luppoli americani, sentori di frutta tropicale e pompelmo. La gentile Isi, presenta l’”entrée”, composta da un tris di classici “saor”, alla veneziana (unione di cipolla, uvetta e pinoli): uno con sarda di Pila (tipica della zona del Polesine) con cipolla bianca di Rosolina, uno di canestrelli con cipolla dorata di Chioggia e il terzo, di “zucca violina” con cipolla di Tropea. In abbinamento: “bollicina” chardonnay Calepino “100% non dosato” metodo classico Castelli di Calepio, del Valcalepio BG (tra l’Oglio e l’Adda); colore giallo paglierino, perlage fine e persistente, profumo fruttato, fresco ed invitante è ottimo come aperitivo e con crostacei e molluschi. Davvero speciale per detta entrée. In attesa del piatto principale, degustazione - graditissima - di “ostriche rosa de Tarbouriech” presentata dal referente Alessio Greguoldo, che spiega come avviene l’allevamento innovativo da cui risulta un eccezionale prodotto, di altissima qualità, dal guscio pulito e privo di parassiti, con carni consistenti dal sapore impareggiabile. Allevate nel mare Mediterraneo col metodo “a sospensione”, le ostriche rosa sono attaccate a funi, dosandone l’esposizione all’aria e al sole, simulando così l’alternanza delle maree, per un periodo di ben 36 mesi. E' il momento del protagonista: il risotto alle vongole veraci lavorato ad arte dallo chef Alessio: da riso Carnaroli Delta del Po IGP (pregiato prodotto delle terre alluvionali e salmastre del rodigino in cui è coltivato) questo riso tiene ottimamente la cottura: ha gusto lievemente sapido, è ottimo con il pesce, specie con le vongole… Nel caso, queste, sono fornite da Ivan Padovan (anche socio dell’In Marinetta) AD della Soc. agricola “Regina” allevamento di vongole veraci di laguna e di lupino di acqua di mare (nella zona del basso Polesine): Ivan spiega che l’approvvigionamento del seme, trattato e gestito, porta alla migliore tipologia di vongola – depurata e non spurgata – con notevoli risultati qualitativi per dimensioni e gusto…. Il risotto con i succulenti  molluschi, è ornato con minuscolo rametto di timo e un filo d’olio, appunto allo stesso delicato sentore. Lo accompagna una Albana Santa Lucia, DOCG secco, vino “bio dinamico” colore giallo paglierino con decisi riflessi dorati, al naso fine e intenso, con note fruttate, floreali e speziate; è rotondo e morbido, con lunga persistenza e finale leggermente minerale. Anche da meditazione. Ideale per piatti di pesce saporiti, al forno e al cartoccio, crostacei, frutti di mare, risotti di pesce, carni bianche e formaggi stagionati. Per terminare in dolcezza, Isi propone una crema così detta “belga” da classica ricetta della nonna (dessert assolutamente italiano, meglio, napoletano) delizioso mix tra creme caramel e panna cotta: cottura a “bagnomaria”, corretto con un pizzico di caffè e di cacao, servito su guscio di frolla, con lamponi, posati su yogurt greco… Altra dolce proposta, un panettone chiamato “veneziana” è della tradizione polesana (del panificio Finotti & Pan di Zucchero di Porto Viro RO) contornato da mascarpone a forma di “spumino” con una, davvero notevole, “mostarda di mele cotogne” (direttamente dalle cucine dell’In Marinetta)… Altre specialità della Casa che Isi consiglia di gustare in questo periodo dell’anno, sono: “cotechino e baccalà” (made in follia dello chef Alessio - parole di Isi…-) piatto della tradizione e dell’innovazione nel rispetto del territorio (presentato con successo al Festival del baccalà) realizzato con riduzione di acqua di ostriche e accompagnato da flan di spinaci e patate, con rafano fresco; abbinato a fresche bollicine o, preferendo, con una birra artigianale nera, l’Imperial stout, leggermente affumicata (torbata) da 6°,08 ultima arrivata di casa “620 passi”,  svezzata proprio per le prossime feste natalizie. Altra proposta - da non perdere - la “guancetta di maialino del Delta” (da piccoli suini allevati in zona allo stato semi brado) carni brasate al Moscato Giallo dei Colli Euganei e capesante dell’Alto Adriatico, pietanza che ha raccolto importanti consensi a Golosaria (evento dedicato alle eccellenze enogastronomiche italiane che si svolge in autunno a FieraMilanoCity) accompagnato da un “Fortana del Bosco Eliceo Frizzante 2004”, il re delle sabbie (vino autoctono della Doc della zona Bosco Eliceo, a ridosso dell'Adriatico, tra il Po di Goro a nord e Ravenna a sud) appena tannico, sapido e fresco, si abbina ai salumi tipici ferraresi come la Salamina da sugo e anche a anguilla e fritture; per gli appassionati della birra, raccomandata la Cortona Belgian “620 passi” (ale rossa 6°,4) davvero speciale, come giustamente la decanta a pieno titolo il titolare del birrificio friulano, Roberto Regeni. Sempre perfetta!

(GfL)

In Marinetta Ittiturismo Sea Food Passion
Via Po di Levante, 2a - 45010 Rosolina RO
Aperti tutto l’anno tranne gennaio e febbraio
Tel. 3450318387 - www.inmarinetta.it 
Prenotazioni: thefork.it

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