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Gianfranco Leonardi

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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Fiori di zucchina: buona la qualità e sostenuta la domanda

Crescono le richieste del consumatore e Andrea Rossi, direttore commerciale di Verde Intesa, commenta: “La ricerca di nuovi ingredienti in cucina non trova impreparati i produttori agricoli, che rispondono puntuali alle nuove tendenze del mercato”.
È boom di richieste di fiori di zucchina (che più generalmente sono chiamati “fiori di zucca”) da parte dei consumatori.
I fiori di zucchina vanno consumati il prima possibile, affinché non appassiscano. Si possono cucinare in pastella fritti o ripieni oppure si possono utilizzare per condire una pasta o la pizza. Oltre che protagonisti di queste preparazioni classiche, ora i fiori di zucchina sono ingredienti di nuove ricette della moderna cucina italiana.
Essi contengono vitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C e acido folico, inoltre sono ricchi di calcio e poveri di grassi. 

Verde Intesa risponde alla domanda di mercato
“Attualmente registriamo un buon indice qualitativo e un andamento sostenuto della domanda per i fiori di zucchina” - ha commentato il direttore commerciale di Verde Intesa, Andrea Rossi -  “con le nostre aziende agricole che si adeguano alle esigenze del mercato, rispondendo pienamente alle richieste dei consumatori”.

La coltivazione delle zucchine, e quindi dei fiori di zucchina, impegna alcune realtà produttive in Nord Italia, tra Piemonte Lombardia e Veneto e in Sicilia. Verde Intesa sta inoltre avviando una collaborazione di rilievo con un’importante OP nell’Agro Pontino, nel Lazio, per la fornitura di questa prelibata specialità vegetale nei periodi primaverile e invernale.

La cura nella fase di raccolta
La fase di raccolta è difficile: in campagna, infatti, gli operatori di Verde Intesa raccolgono i fiori all’alba, con poca luce e prima del sorgere del sole. I boccioli vengono poi delicatamente riposti in casse che contengono circa 300 pezzi. Subito vengono portati allo stabilimento per la pulizia, il controllo e il confezionamento; in giornata sono infine inviati alla clientela.

I fiori evidenziano un netto dimorfismo sessuale, quindi sono sia maschili sia femminili. 
Gli agricoltori devono stare attenti a distinguerli e a raccoglierli dalla pianta (per evitare il mancato sviluppo delle zucchine). I fiori femminili sono quelli da cui si sviluppa il  frutto per cui l’inflorescenza  non può essere staccata prima che il frutto giunga a maturazione. I fiori maschili della zucchina, invece, crescono su peduncoli e non entrano nella fase di fruttificazione: l’unica loro funzione riguarda il pistillo, più lungo, che trattiene il polline, indispensabile alla fecondazione.
A livello gustativo non c’è alcuna differenza tra il fiore di zucca maschile e quello femminile: in ogni caso il prodotto deve arrivare prima possibile sui tavoli del consumatore finale perché il tempo di conservazione è piuttosto breve (2-4 giorni).

www.verdeintesa.it

Per il St. Patrick’s Day, Teeling Whiskey non rinuncia ai festeggiamenti 

Mercoledì 17 marzo, giorno di San Patrizio, Teeling Whiskey da Dublino non rinuncia a festeggiare e lancia un’iniziativa internazionale mettendo in palio la sua Teeling Whiskey Bike.
La distilleria dublinese invita semplicemente ad iscriversi alla sua newsletter a questo indirizzo http://eepurl.com/hrYXY9 per provare a rientrare tra i fortunati vincitori.
Teeling Whiskey è distribuito in Italia da Rinaldi 1957 che per la stessa giornata, il 17 marzo, lancia un appuntamento sulla sua pagina Instagram Rinaldi_1957 per parlare di Teeling, della sua filosofia e dei suoi ottimi Whiskey artigianali che stanno riscuotendo grande successo.
Teeling ha una range di premium e pluri premiati Irish whiskey (il 24 anni è stato annunciato vincitore nel 2019 del titolo di miglior single malt al mondo).
Teeling Whiskey anche nel 2021 ha vinto in tutte le categorie nei “World Whiskies Awards” e la Teeling Whiskey Distillery vince anche quest'anno il titolo di “visitor attraction of the year” per l'Irlanda. I whisky premiati sono 4 tra cui:

28 anni Vintage Reserve: miglior Single Malt

Blackpitts: miglior whisky torbato Single Malt

Single Grain: migliore della categoria relativa

www.facebook.com/Rinaldi1957    
www.instagram.com/Rinaldi_1957

Sono nati dall’amore, sono gli amaretti di Mombaruzzo

Un piemontese e una siciliana, la capacità e la fantasia, la Casa Reale e il paese di Mombaruzzo. Questi fondamentalmente gli ingredienti della storia del tipico dolce Mombaruzzese che tanto piace anche ai giorni nostri e che è nato, molto probabilmente, dall’amore. Siamo alla fine del 1700 e la storia, o forse leggenda, vuole che l’economo di casa Savoia in servizio presso la Reggia di Venaria Reale s’innamori di una fanciulla siciliana anch’essa alle dipendenze del Re in qualità di pasticcera. Lui è Francesco Moriondo, originario del piccolo Comune di Mombaruzzo in Provincia di Asti, lei, il nome non lo sappiamo, è specializzata nella lavorazione delle mandorle.
Forse fu proprio per amore del giovane che la fanciulla rivelò al ragazzo la ricetta di un particolare dolcetto. Passano gli anni e i due lasciano il casato savoiardo, si trasferiscono nel paese di lui e danno vita ad una piccola pasticceria. Il morbido dolce viene così messo in produzione e ai mombaruzzesi piace in modo particolare. Qualcuno nell’assaporare gli amaretti esclama: “oh, i son bon…i son un poc amaret”, sono buoni, sono un po' amaretti. Ed è da questa esclamazione che ne nasce l’attuale nome che tutti conosciamo. In realtà, sempre ammettendo che sia storia e non leggenda, Francesco inserisce nella ricetta una percentuale di armelline, ovvero il seme contenuto nei noccioli di albicocca e di pesca, ed è proprio questo ingrediente che conferisce all’amaretto di Mombaruzzo il suo tipico e piacevolissimo gusto amarognolo. Nel corso del tempo la ricetta, mai scritta ma sempre tramandata a voce, passò di mano ai discendenti del Moriondo, partendo da Virginio e Carlo fino ad arrivare ai giorni nostri. Quegli amaretti piacevano davvero molto così come tanti furono i riconoscimenti, i premi e le medaglie che ottennero nella loro storia. Tra gli ori conquistati quello di Milano del 1881, di Napoli 1882, di Torino 1884 e di Roma negli anni 1887 e 1895. Nel più recente 2016 un’altra coppia di innamorati, Alessandro Lacqua e Egle Orsi, acquistano lo storico marchio e ne ricevono tutti i segreti della ricetta da Ada e Mario Pessini, maestri “amarettai” discendenti dei Moriondo e custodi del dolce segreto. Alessandro entra così in contatto con gli storici amaretti prendendone conoscenza e coscienza: ingredienti e tecnica di lavorazione. Oggi Egle e Alessandro lavorano in modo artigianale come un tempo e portano avanti la tradizione del morbido dolce producendolo esclusivamente con mandorle, armelline, zucchero e albume d’uovo. Sono tutti ingredienti di altissima qualità che donano al palato un piacere decisamente piacevole e molto delicato che ben si sposa con il famoso Moscato dolce, il vino bianco principe di questo lembo di Piemonte. Dalla fine del XIII secolo ai giorni nostri gli amaretti continuano il loro percorso e oggi si sono arricchiti di alcune varianti per le quali i nostri produttori utilizzano altri ingredienti d’eccellenza: nocciole Piemonte, canditi, cioccolato, aromi al limone, sempre rigorosamente nel rispetto dell’artigianalità del prodotto finito. Una storia di amore e di dolcezza, un vero intreccio di culture, un delicato momento da vivere nella spensieratezza, godendosi un dolcetto tipico fatto mano con altrettanto amore. Prendete un amaretto di Mombaruzzo, scartatelo lentamente, deliziatevi del suo profumo, assaporatelo chiudendo gli occhi e pensate che le cose buone non si perdono mai nel tempo.                                                                                                                                
(Fabrizio Salce)

Parmigiano Reggiano Novati, quello da “vacche rosse”…

Proprio ascoltando i racconti e le storie di famiglia, Antonio Novelli (classe 1928) decise di investire i suoi risparmi in una piccola stalla con una decina di “vacche rosse”. Antonio s’innamorò delle “rosse reggiane”, razza bovina autoctona del Nord Italia, meno produttiva e più rustica rispetto ad altre specie e tipica di quei territori (Novellara RE) che stava rischiando l’estinzione perché, all’epoca, era più comodo e naturale puntare sulle mucche “classiche” per la produzione di latte per formaggi e derivati.  Prese a lavorare con sé nella stalla, i giovanissimi figli, Manuel e Maurizio. Un lavoro duro, che non conosceva giornate di riposo perchè il latte viene utilizzato a crudo ed è necessario lavorarlo tutti i giorni dell’anno, perché non perda le sue proprietà. Scommessa vinta, dunque la sua, quella delle “vacche rosse reggiane”, visto che Famiglia Novelli ci ha creduto fin dal principio – da oltre 60 anni… – e le ha allevate sempre con foraggio auto prodotto a chilometro zero. 
Proprio dal latte di quelle Rosse reggiane, otto secoli fa, nelle abbazie dei monaci benedettini, ebbe origine il Parmigiano Reggiano, questo perché il loro latte, si differenzia da quello impiegato normalmente per la produzione del Parmigiano Reggiano “classico” (il “re della tavola”, prodotto esclusivamente nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna  sinistra del fiume Reno e Mantova destra del fiume Po) risultato di un’alimentazione curata nel rispetto del così detto “disciplinare di produzione” che contiene tutte le regole che devono essere rispettate al fine di ottenere il marchio di certificazione “Parmigiano Reggiano DOP”  che, tra l’altro, impedisce l’uso di foraggi “insilati”, di alimenti fermentati e di farine di origine animale.  Il latte delle vacche rosse contiene una variante particolare della “caseina”, la proteina che permette la trasformazione in formaggio (in particolare le varianti B della K caseina e della Beta caseina) ed è particolarmente ricco di proteine e sali minerali, quindi consente una produzione di maggiore qualità. Così grazie alle Vacche Rosse© quel Parmigiano è realizzato in maniera del tutto naturale, senza additivi e conservanti, ottenendo un prodotto di vera eccellenza: il tipico cacio dal colore paglierino, dall’aroma intenso, ma delicato, dalle proprietà nutrizionali uniche, con un’ottima predisposizione alla stagionatura (da un minimo di 24 mesi ad oltre 30 e 40) e una grande digeribilità, l’espressione più alta della qualità e del gusto emiliano nel mondo.
Nel 1960, per i Novelli, il salto di qualità con l’acquisto di un appezzamento di terra vicino a Novellara e l’azienda agricola, nel tempo, si ingrandisce. Poi attorno alle stalle si moltiplicano i terreni per garantire alle Vacche Rosse© il necessario foraggio, non a “chilometro”, ma, praticamente, a “decimetro” zero... Questo perché, l’importante è che l’azienda possa contare su una filiera chiusa, controllata, dalla coltivazione del foraggio alla produzione del latte che viene conferito in caseificio. Il latte del mattino e quello della sera precedente sono versati nelle tipiche caldaie di rame a forma di campagna rovesciata. Per ogni forma di Parmigiano Reggiano occorrono circa 550 litri di latte. La coagulazione del latte avviene lentamente e naturalmente, grazie all’aggiunta di caglio e di siero, innesto ottenuto dalla lavorazione del giorno precedente e ricco di fermenti lattici naturali. La cagliata è frammentata dal maestro casaro in minuscoli granuli, grazie ad un antico attrezzo detto “spino”. E’ a questo punto, con la cottura a 55°, i granuli caseosi precipitano sul fondo della caldaia formando un’unica massa. Dopo circa cinquanta minuti, il casaro estrae la massa caseosa e dà vita a due forme gemelle. Tagliato in due parti e avvolto nella tipica tela di lino, il formaggio è immesso in una fascera che gli dà la forma definitiva. A ogni forma è assegnata una placca di caseina con un codice alfanumerico unico e progressivo: è la “carta d’identità” del Parmigiano che in ogni momento e in ogni luogo rende possibile identificarne l’origine. E dopo poche ore, una speciale fascia marchiante incide sulla forma il mese e l’anno di produzione, il numero di matricola relativo al caseificio e l’inconfondibile scritta “a puntini” su tutta la circonferenza delle forme.
Le forme dopo pochi giorni sono immerse in una soluzione satura di acqua e sale: si tratta di una salatura per osmosi. Con quest’ultimo passaggio si conclude il ciclo di produzione del Parmigiano Reggiano e inizia il periodo di stagionatura. E’ una storia lunga, lenta, che procede al naturale ritmo delle stagioni.  La stagionatura minima è di 12 mesi (la più lunga tra tutti i formaggi Dop) al termine dei quali gli esperti del Consorzio controllano tutte le forme attraverso un esame chiamato “espertizzazione”: ogni forma è percossa con il martelletto e l’orecchio attento dell’esperto battitore riconosce eventuali difetti interni che possono interferire con la qualità. Le forme che risultano idonee sono così marchiate con l’apposito bollo a fuoco diventando finalmente Parmigiano Reggiano delle Vacche Rosse© (alle forme che non presentano i requisiti della Dop, sono asportati i contrassegni e i marchi di riconoscimento) ed è solo a quel punto che si potrà dire se ogni singola forma potrà continuare l’invecchiamento fino a 24, 36, 40 mesi e oltre. Oggi come allora questo procedimento è la migliore conferma di correttezza e di genuinità che il Consorzio del Parmigiano Reggiano - e Famiglia Novelli - possono garantire al consumatore nel rispetto di quei principi che furono tracciati allora anche da papà Antonio, per ottenere il trionfo di sapore di un prodotto unico, protagonista di sana alimentazione.

 

Novati Srl 
spaccio aziendale via Cristoforo Colombo, 119/A 
42017 Novellara (RE)
Da lunedì a sabato 8:30–12:30 e 15:30–19:30 
Domenica e lunedì pomeriggio chiuso
Per informazioni: +39 328 2216780
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Per la Festa della Donna ecco le bollicine del Caterina Rosé!

Rosate, spumeggianti e dedicate - nel loro nome - ad una donna: sembrano create apposta per la Festa della Donna le effervescenti bollicine del Caterina Rosé, piccolo e meditato capolavoro enoico di Podere Casanova di Montepulciano. In effetti, sono sì un omaggio alla donna, con l’invito però - da parte della cantina di Isodoro Rebatto e Susanna Ponzin - a festeggiarla non solo l’8 marzo, ma tutto l’anno. Perché in ogni momento dell’anno ci può essere l’occasione, grande o piccola, per farlo.
Di un incantevole colore rosa corallo, perlage fine ed elegante, il Caterina Rosé porta in sé la struttura forte e decisa della bacca rossa del Sangiovese, che lo compone all’80% e viene ingentilita da un 20% di Chardonnay, Grechetto e Verdello. A renderlo etereo e bevibilissimo sono le bollicine ottenute con il Metodo Charmat. Versato nel calice, sprigiona una sottile e delicata nuance di sentori floreali (ad iniziare da delicate note di petalo rosa) e fruttati, come litchi e piccoli frutti rossi. Al palato risulta fresco, setoso, elegante, armonico e di buona persistenza. Il suo nome echeggia a Caterina, affascinante dama amata perdutamente da Giacomo Casanova, a cui è intitolato - per affinità elettiva - il Podere: veneti come lui, anche Isodoro Rebatto e Susanna Ponzin, sono infatti approdati a Montepulciano e ne sono stati irrimediabilmente ammaliati, proprio come accadde tre secoli fa al poliedrico e intrigante personaggio. 
Il Caterina Rosé è un vino ideale da regalare per l’8 marzo ad un’amica o da sorseggiare fra amiche per un aperitivo. O, ancora, da gustare tutto pasto per accompagnare primi piatti e risotti, formaggi freschi e leggeri, carni bianche, uova, insalate. Da provare!

 

Podere Casanova
Strada Provinciale 326 Est, n. 196 - loc. Tre Berte - Montepulciano (SI)
Tel. 0578.896136 - 0429.841418 - 335 8305927
www.poderecasanovavini.com - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il vaccino anti Covid… (l’abbiamo già dentro?)

Come mai c’è gente che si contagia di Coronavirus e non ha sintomi? Come mai alcuni contagiati guariscono a casa con la tachipirina e altri invece muoiono seppur giovani? 
Il corpo umano è in grado di produrre un vaccino naturale in grado di bloccare il virus ed evitare la polmonite o bloccarne la gravità.
Lo studio “2019 Novel Coronavirus infection and gastrointestinal tract”, indica che per prevenire la comparsa dei sintomi o curare più efficacemente la polmonite da Covid-19 è fondamentale creare uno stato di “eubiosi intestinale”.
In altri termini è fondamentale che la microflora intestinale sia ricca di microorganismi positivi e protettivi, come i lattobacilli e bifidobatteri, in grado di aumentare le difese immunitarie. Tali fibre prebiotiche, se assunte in modo idoneo, sono sempre resistenti ai succhi gastrici e arrivano intatte al colon. Si tratta di fibre solubili come l’inulina.
Uno stato di eubiosi produce un’emissione di interferoni (proteine antivirali) che porta all’immunità e alla sopravvivenza del contagiato.
Il microbiota intestinale è influenzato anche da tutti i cibi che mangiamo. Un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri, in particolare di fruttosio porta alla morte dei lattobacilli e bifidobatteri, facendo invece moltiplicare la microflora negativa.  L’eubiosi invece è favorita dalla dieta mediterranea ricca di polifenoli, antiossidanti, fibre e acidi grassi omega 3.
La connessione tra alimentazione, stile di vita e il rischio di sviluppare possibili forme più gravi di malattia a partire da un’infezione virale è più forte di quanto si possa pensare.
Oggi la scienza è andata avanti, Cucina Evolution Academy, l’Accademia Europea di Nutrizione Culinaria, ha scoperto come riformulare anche le ricette più grasse e zuccherate sostituendo grassi e zuccheri e aumentando al contempo gusto e fibre prebiotiche nelle ricette della tradizione italiana dalla carbonara al tiramisù.
Leggi il report completo e tante altre curiosità nel libro “Cucina Evolution BuonaDaVivere! In Forma Senza Dieta” della Dott.ssa Chiara Manzi e partecipa al club “Uno in più con noi”!

La Food Valley e Casa Artusi nella serie tv della CNN “Searching for Italy”

L’Emilia Romagna con la sua Food Valley è andata in prima serata tv, domenica 28 febbraio, sugli schermi della CNN, la più importante emittente televisiva americana, nel terzo episodio della nuova docuserie “Searching for Italy” - Il conduttore è la star di Hollywood, Stanley Tucci, attore, scrittore e regista che ha accompagnato i telespettatori statunitensi tra Bologna, Modena, Parma e Rimini – Arrivato a Forlimpopoli, patria di Pellegrino Artusi, l’attore italoamericano ha indossato il grembiule e messo le “mani in pasta” in Casa Artusi e nella cucina di una “Marietta”, dove ha imparato a fare tagliatelle e Ragù alla Bolognese – In attesa di poter tornare a muoversi, la serie tv americana presenta al pubblico itinerari che diventano fonte di ispirazione per i prossimi viaggi (www.cnn.com › travel › article) – 
Le tradizioni gastronomiche dell’Emilia Romagna, la sfoglia tirata a mano nelle cucine di casa, il ragù cucinato con lentezza, gli inimitabili prodotti tipici della Food Valley emiliana, la bellezza delle città e dei paesi lungo la Via Emilia, Casa Artusi a Forlimpopoli, tutto ciò è stato raccontato al grande pubblico televisivo americano, in prima serata tv da Tucci, attore famoso in tutto il mondo (protagonista di Hunger Games e Amabili Resti, premiato nel corso della carriera con due Golden Globe e una candidatura all’Oscar) americano di origini calabresi e grandissimo appassionato di cucina italiana. Per la serie “Searching for Italy” è volato in Emilia Romagna per scoprirne le tradizioni, incontrarne personaggi, produttori e raccontarne le storie appassionanti che stanno dietro alla ricchezza del patrimonio enogastronomico regionale. La serie tv presenta al pubblico statunitense (che è in attesa di poter tornare a muoversi/viaggiare) itinerari che diventano fonte d’ispirazione per i prossimi viaggi. La puntata emiliano romagnola è già stata anticipata nei suoi contenuti da numerose testate online americane, tra cui anche il prestigioso Forbes (www.forbes.com/sites/irenelevine/2021/02/19/ searching- for-italy-tuccis-bologna-episode-showcases-gems-of-emilia-romagna/?sh=1f46ab7d93b6).

Nel terzo episodio, intitolato “Bologna” - anche se in realtà si va alla scoperta di altre città dell’Emilia Romagna che hanno contribuito a costruirne la fama di Food Valley italiana - Tucci racconta con leggerezza la Bologna della buona tavola, con i tortellini, le tagliatelle, la mortadella, ma anche quella dei Portici più lunghi del mondo, candidati a Patrimonio Unesco dell’Umanità, di Piazza Maggiore con la Basilica di San Petronio, la quinta chiesa più grande del mondo e del colorato mercato medievale del Quadrilatero. A Modena, città Patrimonio Unesco, parlando di cucina, non si può non ricordare al pubblico televisivo che qui sono nati lo chef pluristellato Massimo Bottura, con il suo ristorante Osteria Francescana e Luciano Pavarotti, tenore nel cuore di ogni italiano, a cui Modena ha intitolato il Teatro Comunale. Modena è anche la capitale della Motor Valley, quell’incredibile territorio, dove sono nate le fabbriche delle auto da sogno: Ferrari, Lamborghini, Maserati. Chi è a caccia di prelibatezze qui potrà visitare le Acetaie storiche, dove nasce un prodotto unico, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. La CNN racconta anche Parma, Città Capitale Italiana della Cultura 2021, con i suoi prodotti gastronomici più celebri e osannati: il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, ma anche i tipici anolini. Nel Parmense si sviluppa anche il circuito dei Musei del Cibo: dal Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna al Museo del Prosciutto a Langhirano, dal Museo del Salame nel castello di Felino al Museo del Pomodoro e della Pasta e il Museo del Vino nella Rocca di Sala Baganza, fino ai Musei del Culatello all’Antica Corte Pallavicina e dell’Olio a San Secondo Parmense. Arrivato in Romagna, a Forlimpopoli, nelle sale di Casa Artusi, Stanley, Tucci ha fatto prima un salto nella biblioteca a spulciare tra lettere e documenti d’epoca, poi ha finalmente messo le mani in pasta sui banconi infarinati della scuola di cucina di Casa Artusi e a casa di una Marietta.
«Tucci si è rivelato una persona gentile e squisita - raccontano da casa Artusi - Quando non è in tour o sul set, cucina lui personalmente tutti i giorni per la moglie Felicity Blunt (sorella dell’attrice Emily Blunt) e i cinque figli». Per raccontare gli usi di Romagna e l’autentica cucina di casa che si porta in tavola ogni giorno lungo la Via Emilia, Tucci e la troupe di “Searching for Italy” sono entrati nell’abitazione privata della Marietta Barbara (le “Mariette”, che devono il loro nome all’insostituibile cuoca e governante di Pellegrino Artusi, Marietta Sabatini, sono l’associazione di cuoche di casa di Casa Artusi) e insieme hanno chiacchierato e preparato il ragù per le tagliatelle, secondo due diverse ricette: quella classica artusiana del libro “La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene” e quella rivisitata dalla Marietta Barbara. A Forlimpopoli la troupe è arrivata lo scorso settembre 2020 durante la pandemia e le riprese sono state girate in un set “blindato”. L’episodio della “docuserie” parla anche di Rimini, descritta come una città amata non solo per le sue spiagge, ma per la sua bellezza artistica e per Federico Fellini. Rimini è anche il punto dove nasce la Via Emilia, l’antica strada romana che attraversa la regione da Rimini a Piacenza. I sei episodi della docuserie – oltre che in Emilia-Romagna – sono stati girati anche in Toscana, Lombardia, Sicilia, a Roma, Napoli e in costiera Amalfitana. Gran parte delle riprese è stata portata a termine nel 2019, ma ora, grazie alla CNN, l’Italia arriva negli USA!

(nella foto Stanley Tucci a Parma con Nicola Salvadori)

Nel comparto vitivinicolo nasce “Legàmi di Vite”

Nasce “Legàmi di Vite”, importante contratto di sviluppo “green” nel comparto vitivinicolo dell’Emilia-Romagnache prevede interventi per oltre 115 milioni di euro di cui 81 milioni sul versante ambientale. Il progetto, con il coordinamento di Enoteca Regionale e il supporto tecnico della società Artemis e dello Studio Salami, è stato presentato al Ministero dello Sviluppo Economico per il tramite di Invitalia. Vi hanno aderito le più importanti realtà regionali cooperative, rappresentative di 12 mila imprese agricole socie, per un totale di 470 mila tonnellate di uva lavorata (il 61 % della produzione dell’Emilia Romagna, dato 2019) e di 3.400.000 ettolitri di vino imbottigliato all’anno. Numeri importanti anche sotto il punto di vista occupazionale, con ben 1.232.000 giornate/lavoro agricolo e con circa 2.800 unità impiegate nelle cantine. Le aziende aderenti al progetto sono: Caviro Extra, Caviro, Agrintesa, Cantina Forlì Predappio, Cantina di Carpi e Sorbara, Terre Cevico, Le Romagnole, Medici Ermete, Cantine Riunite & Civ, Enomondo.
Obiettivo del contratto è lo sviluppo di una filiera sostenibile e circolare, anche con la messa a punto di un protocollo ambientale. Un nuovo modello virtuoso di integrazione e aggregazione per valorizzare al meglio l’immagine del vino regionale, ottenuto con il supporto dalla Regione Emilia Romagna con gli Assessorati allo Sviluppo economico e green economy e all'Agricoltura e agroalimentare ed Art-Er. 
“Questo progetto strutturato di filiera internazionale sostenibile - affermano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Sviluppo economico) e Alessio Mammi (Agricoltura) - testimonia una maturità d’impresa non scontata per un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e vanta prodotti enologici di grande qualità con numeri ed export davvero significativi, oltre a una rete commerciale tra le più evolute nel Paese per l’agroalimentare. Il progetto, che la Regione sostiene e promuove, ha caratteristiche davvero innovative per il contesto nazionale: cooperative e aziende, che di norma competono, hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza imprenditoriale di mettersi insieme e strutturarsi per essere ancora più forti, mantenendo un fortissimo legame con il territorio, gli agricoltori e i produttori, salvaguardando la qualità dei loro prodotti e creando al contempo le condizioni per stare su un mercato sempre più globalizzato. Un progetto davvero capace di raccontare e attuare il modo di fare impresa e creare lavoro del nostro territorio, coerente con una direttrice strategica del Patto per il Lavoro e per il Clima, poiché investe sull’economia circolare in un’idea di riciclo, recupero e riuso della materia prima utilizzata, che è il grappolo d’uva”.
Il totale degli interventi sarà superiore ai 115 milioni di euro, di cui oltre 81 milioni sul versante ambientale (circa il 70% sul totale dell’investimento - spiega il presidente di Enoteca Regionale, Giordano Zinzani -. Una cifra straordinaria che dimostra l’impegno e la volontà della filiera vitivinicola dell’Emilia-Romagna di essere protagonista consapevole del futuro, non solo del settore ma, più in generale, di un’economia sempre più circolare e rispettosa dell’ambiente. Una quota importante dell’investimento servirà anche per proiettare le aziende regionali verso un’industria 4.0, digitalizzata e con un alto grado di innovazione tecnologica. Il tutto si tradurrà anche in un aumento occupazionale stimato in circa 70 nuove assunzioni”.
Gli interventi che saranno realizzati in Emilia-Romagna saranno molteplici, tra i quali la trasformazione di prodotti agricoli del settore vitivinicolo e loro sottoprodotti (circa 67.000 tonnellate/anno derivanti dai processi di vinificazione) in acido tartarico naturale e biocarburanti avanzati, efficientamento energetico nei processi produttivi, riduzioni dei gas effetto serra, riduzione dell’impatto ambientale dei processi, realizzazione e potenziamento di sistemi di depurazione delle acque reflue in uscita dagli stabilimenti (attualmente 560 mila m3/anno di reflui da attività agroalimentare ceduti in depurazione), miglioramento dei sistemi di confezionamento e di stoccaggio. Oltre ovviamente a un ampliamento della capacità produttiva. 

www.enotecaemiliaromagna.it

La fortuna di essere Italiani! (by Oscar Farinetti)

Video di Farinetti - riproposto in pompa magna sul web (e Whatsapp) - con i sottotitoli in inglese, con il ruolo di diffondere l’italianità nel mondo.
In questo momento abbiamo bisogno più che mai di sentirci italiani – però se il video di Visit Italy (video in cui il fondatore di Eataly elogia l’Italia, ci fa inorgoglire) ma ahimè non tutti i dati sono veritieri.
Intanto, doverosa premessa: l’intervento di Oscar Farinetti è del maggio 2015 (convegno Mediolanum)! Una clip della durata di dieci minuti in cui da tutto il mondo, si arriva all’Italia: 0,50% della superficie del mondo - 0,83%  della popolazione mondiale - 7.000 specie di vegetali mangiabili - 58.000 specie animali (4.2000 di terra aria, 10.500 acqua salata e 5.500 di acqua dolce) - 1.200 vitigni autoctoni - 533 cultivar di olive - 140 cultivar di grano duro - il 70% del patrimonio artistico del mondo!
Partiamo dall’ultimo dato: il 70% del patrimonio artistico del mondo nello 0,50% della superficie del mondo (da varie fonti risulta invece che sia non più dello 0,2% delle terre emerse, mari esclusi. Anche perché, considerando che 0,5 moltiplicato per 200 fa 100, ciò significherebbe che la Terra è 200 volte l’Italia. Un dato quantomeno improbabile…).
È vero che il patrimonio culturale italiano è importantissimo, ma non esiste una stima che valuti una percentuale a paragone col resto del mondo.
E’  vero che per l’UNESCO siamo il paese (con la Cina) – come dicevamo prima –  con il maggior numero di siti Unesco. Ma la Spagna ne ha 48, la Germania 46 e la Francia 45, giusto per citare 3 Nazioni europee, non così tanti di meno rispetto all’Italia. Certo, i numeri dell’Unesco vogliono dire poco, il nostro patrimonio è immenso, verissimo, ma come può dimostrare una veloce ricerca online quel 70% è campato per aria. Al momento i beni tutelati come patrimonio mondiale sono in totale 1121, di cui 869 beni culturali, 213 naturali e 39 misti, capirete che noi coi nostri 55 non arriviamo neppure a farne un 10%. E in Italia altri posti diventeranno Patrimonio dell’Unesco, infatti a Viggiano a breve sarà candidato Il Sacro Monte di Viggiano, i suoi sentieri e le sue feste.  Ne abbiamo tanti, siamo il primo paese al mondo per siti ritenuti di valore mondiale, accontentiamoci di quello (ed evitiamo di strafare).

Centoquaranta tipi di grano? E negli Stati Uniti solo sei? Ma scusate, il grano da qualche anno si classifica, secondo lo studio di Van Slageren, in sei gruppi, quindi i tipi di grano possibile sono sei, tutte le altre sono sottospecie. Da dove salterebbero fuori i centoquaranta tipi di grano presenti in Italia? Non è che si tratta delle stesse sei famiglie e dei loro cultivar? Allora anche negli Stati Uniti andrebbero rifatti i conti, no?
Un’Italia così tanto più ricca di animali, 58.000 specie animali, degli altri Paesi non è facile da immaginare, anche semplicemente guardandosi intorno. E i dati scientifici raccontano un’altra storia: solo nella foresta amazzonica, in Brasile, ci sono 3 milioni di insetti e altri invertebrati, 1.294 specie di uccelli, 380 di rettili, 427 di anfibi, 419 di mammiferi, 3.000 di pesci. Per non parlare della varietà di fauna marina che può contenere la grande barriera corallina australiana. Anche il dato sulla Cina andrebbe verificato, considerando che si estende per 9,7 milioni di chilometri quadrati tra foreste, praterie, ecosistemi d’acqua dolce, laghi d’acqua salata e zone umide costiere. Difficile che i cinesi si arrabbino per le parole di Farinetti, più probabile che sorridano. Le specie vegetali: nel mondo si contano circa 350.000 differenti specie vegetali; è vero, in Italia ne abbiamo circa 7600 (fonte  Ministero dell’ambiente) ma quelle proprie del nostro territorio sono poco più di un migliaio. E considerando quante ce ne sono nel mondo è facile che ci siano paesi che abbiano tante specie autoctone quante ne abbiamo noi. Un dato veramente vicino alla realtà è lo 0,83% della popolazione mondiale, sarebbe più corretto lo 0,80% ma è passabile. Con cifre non esatte,  la disinformazione farebbe male se poi ti confronti con la realtà.
È importante accorgersi che non siamo migliori di tanti altri posti al mondo, di bello c’è che siamo italiani e all’estero ci amano molto per questo.
Non siamo il paese con la maggiore biodiversità al mondo, al massimo potremmo essere quelli che ne hanno di più in Europa (pur mancando le basi per affermarlo con certezza). L’orgoglio non deve vincere sui numeri e sulla geografia. Possiamo essere fortunati a essere italiani per la nostra storia, la nostra cultura, per il rinascimento che è nato in Italia, con il cinema, il cibo, la moda e varie altre cose, ma le nostre condizioni bio-climatiche non sono uniche: ci sono anche tanti altri Paesi, nell’area del Mediterraneo…

Restiamo uniti e restiamo Italiani, ciò deve valere ancora di più in questo periodo di lotta contro il  Coronavirus e ringraziamo Oscar Farinetti per  l'intervento riproposto sul web per infondere fiducia agli italiani, ma alla fine della storia ne usciremo contro il Coronavirus anche senza esagerare su ciò che effettivamente siamo. Molte cose descritte da Farinetti sono indubbiamente vere e siamo tutti fieri che un personaggio pubblico come lui le racconti. Infine il video in questione... guardatelo per sana gloria italiana e cultura personale che non guasta mai: https://youtu.be/Wf0B-xByAOo

 

 

La vacanza in Emilia Romagna sempre più a portata di smartphone

Nuova veste grafica, layout pensato per i mobile devices e approccio maggiormente “user friedly” per il portale di promozione turistica regionale, che è stato completamente rinnovato nelle sezioni e nella funzionalità generale – Le informazioni del portale organizzate secondo le fasi che di solito caratterizzano la decisione della meta di vacanza: scoprire cosa offre il territorio, farsi ispirare, conoscere cosa si può fare e pianificare il viaggio - Per l’utente più avventuroso previsto anche un test per trovare il viaggio perfetto.

La vacanza si pianifica -e vive- sempre di più direttamente sul proprio smartphone e gli strumenti di promozione turistica si mettono al passo.

Nuova veste grafica e nuova funzionalità per il sito di promozione turistica regionale www.emiliaromagnaturismo.it, gestito da Apt Servizi Emilia Romagna, che ha subìto un completo restyling per migliorare la user experience soprattutto da dispositivi mobili, e ottimizzare la personalizzazione dell’esperienza di vacanza in Emilia Romagna.

Oggigiorno oltre il 70% degli accessi al sito avviene da smartphone, quindi l’attenzione dei programmatori è stata principalmente rivolta a rendere ancora più user friendly la consultazione da mobile devices. Ma non si è trascurato chi naviga da desktop: chi accede da computer dispone di un menù in posizione centrale con le medesime sezioni di quello “a panino” impiegato dai mobile users. Anche contenutisticamente il sito presenta un approccio nuovo: non più la canonica presentazione delle informazioni; al suo posto un approccio che si basa sulle fasi che ogni utente effettua prima di mettersi in viaggio: scoprire cosa offre il territorio, farsi ispirare da proposte e idee, conoscere gli eventi in programma e pianificare la propria esperienza di vacanza. L’utente può quindi avvicinarsi all’Emilia Romagna partendo dai suoi interessi personali (arte&cultura, natura&outdoor, riviera, sport, terme&benessere, Food Valley, Motor Valley, Wellness Valley, MICE), oppure procedere alla scoperta della Regione per località o ancora attraverso le sue destinazioni turistiche. Anche la millenaria Via Emilia, che attraversa tutta la Regione da sud est a nord ovest dandole -unica in Italia- anche il nome, può diventare un utile “navigatore satellitare”. Navigando su www.emiliaromagnaturismo.it ci si può lasciar ispirare dalla sezione Via Emilia RoadTrip, con focus dedicati alle 10 Città d’Arte toccate dall’antica via romana e proposte di viaggio ad hoc. Si può scegliere tra oltre 100 itinerari dalle 24 alle 72 ore per famiglie, coppie o amici/viaggiatori individuali, a seconda degli interessi o esperienze. Una volta decisa la meta, si potranno conoscere tutti gli eventi ospitati nella destinazione finale (da mostre e concerti a sagre e festival, passando per eventi sportivi e culturali, fiere e congressi e tanto altro) e rimanere aggiornati con le ultime news turistiche. Il portale è collegato con il blog ufficiale TravelEmiliaRomagna, quotidianamente aggiornato con nuovi contenuti (oltre 1000) ispirazionali e informativi (relativi a città d'arte, borghi e castelli, enogastronomia, turismo lento e benessere, motori, eventi) su tutto ciò che accade. Grazie alla sezione Pianifica il tuo viaggio si dispone, prima di partire, di tante informazioni pratiche (materiale informativo da scaricare, riferimenti degli Uffici di Informazione Turistica locali, previsioni meteo in collaborazione con Arpae, elenco strutture ricettive regionali) e persino dare un’occhiata alle webcam per verificare di persona le condizioni atmosferiche.
Per l’utente più curioso ed “avventuriero” è stato previsto un test per trovare il viaggio ideale (sotto forma di itinerario), basato sulla risposta a tre domande: quante notti, con chi viaggi e cosa preferisci fare in vacanza. Scelta la destinazione di vacanza, sarà infine possibile anche prenotare direttamente dal sito il proprio soggiorno, grazie al collegamento con www.emiliaromagnawelcome.com, portale che presenta una vasta offerta di esperienze di vacanza in tutta la Regione. www.emiliaromagnaturismo.it è anche una app, sia in versione IOs che Android, che impiega la geolocalizzazione per fornire info utili a chi si trova già sul luogo della propria vacanza. Per chi volesse mantenersi costantemente aggiornato su quanto avviene in Emilia Romagna, ci si può iscrivere alla newsletter che ogni mese promuove i principali eventi e fornisce spunti utili per il prossimo viaggio in Regione e seguire gli account social (Facebook, Instagram, Twitter, YouTube) di inEmiliaRomagna. I contenuti del sito sono realizzati e costantemente aggiornati grazie al prezioso supporto degli stakeholder interni del SiTur - sistema informativo regionale per il turista (SITur) con le 21 Redazioni Locali e le 3 Destinazione Turistiche. Il CMS (Content Management System, sistema di gestione dei contenuti) utilizzato per www.emiliaromagnaturismo.it è un open source customizzato per trovare la soluzione a tutte le esigenze di un portale turistico istituzionale regionale ed è stato realizzato da Altrama Italia Srl. Il sito è completamente a norma AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), ed è stato creato rispettando i temi (layout), la grafica e i componenti indicati nelle linee guida. La sezione dedicata al “Dove Dormire” è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Servizio statistica e sistemi informativi geografici regionale, mentre quella “Meteo” si è avvalsa della collaborazione di Arpae (Agenzia Regionale Prevenzione, Ambiente ed Energia della Regione Emilia-Romagna). La Regione, al fine di assolvere al suo compito informativo istituzionale, ha deciso inoltre di rendere fruibili i contenuti informativi del sito rilasciandoli con licenza CC-BY (licenza Creative Commons) tramite la sezione “Open Data”, che sarà attiva a breve corredata di tutte le informazioni di utilizzo.

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