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Gianfranco Leonardi

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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Molino Rachello, un bell'esempio nel mondo molitorio

L’anno scorso, di questi tempi, i “canadesi” – invitati dall’Associazione Meridionale Cerealisti – si sono presentati ad Altamura (BA) la capitale del “granaio d’Italia” (con la Sicilia) per un’azione diretta di “pubbliche relazioni” e promuovere così il grano che più di altri vanta  gran qualità… Nell’occasione è uscita la news (che news non è,  perché cosa nota agli addetti ai lavori) che il grano a Manitoba, sia fatto maturare col “doping” (leggi glifosato) comunque al di sotto dei limiti di sicurezza fissati dall’Unione Europea, limiti che (insinuazione?) la UE, ha elevato proprio per consentire a detto grano di essere importato e commercializzato anche in Europa… C’è da considerare il momento di pesante crisi in cui versa il settore del grano duro specie nel Mezzogiorno d’Italia: da 2 anni il prezzo al quintale è di 4-5 euro sotto il costo di produzione, che in quelle zone si attesta intorno ai 22-23 euro circa al quintale - secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) il prezzo ultimamente si è tenuto stabile sui 27-28 euro al quintale… Ciò vuol dire che un agricoltore (se ha terreno di proprietà) vende il proprio raccolto a 1.050 euro all’ettaro, avendo avuto costi per 850 euro (…).   Speculazione al ribasso che potrebbe addirittura crescere quando le importazioni, che si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta, influenzano i prezzi di un mercato non sempre “trasparente”… anche per il grano bulgaro che arriva via mare a Bari (migliaia di tonnellate!) “triangolato” da navi battenti bandiera di Singapore o della Turchia, grano, questo, che con il prezzo e la qualità di quello canadese, proprio non ha niente a che spartire! 
In questo “variegato” contesto, non per fortuna, ma per professionalità e competenze, brilla un nome che è sinonimo di ottima reputazione: Molino Rachello!
Parliamo dell’apice della piramide del grano tenero, con una produzione di oltre 2000 quintali di macinato al giorno ottenuti dalla migliore selezione dei grani e con le più innovative tecnologie di lavorazione e rigorosi controlli qualitativi, che danno vita a farine genuine, sicure e dalle elevate qualità nutrizionali, farine fornite a centinaia di panifici artigianali, pizzerie e industrie alimentari. Questa la cronistoria: gli albori risalgono all’ormai lontano 1855 comprovati da una copia dell'“istromento” - l'atto notarile della compravendita di un terreno - che segna l'avvio dell’attività di Molino Rachello. Un'antica storia di mugnai che, in realtà, ha avuto origine molto anni prima.  Andrea Rachello - 90 anni oggi - rappresenta la quarta generazione, lui affitta un Molino a Cendon di Silea, nella provincia di Treviso e l’anno dopo, i figli, Carlo e Giovanni, decidono di acquistarlo. Dopo 50 anni di attività molitoria, nasce la “Ditta F.lli Rachello s.n.c. di Andrea e Giuseppe Rachello” e l’attività si trasferisce a Musestre di Roncade nel cuore del Parco Naturale del Fiume Sile. Nel 1992 il Molino F.lli Rachello s.a.s. ottiene la certificazione di qualità ISO 9001 (secondo molino del Nord-Est ad ottenerla) e quella per la macinazione di cereali Biologici; alla produzione convenzionale si aggiunge anche la farina biologica (oggi una delle linee fiore all’occhiello dell’azienda). Nel 2006 la capacità produttiva arriva a oltre 2.000 quintali di grano tenero macinato al giorno, con un’altissima qualità di servizio e di prodotto fornita a centinaia di panifici artigianali e di industrie alimentari. Nel 2011 l’installazione di un impianto fotovoltaico da 160Kw/h, permette di ridurre le emissioni di Co2 e nel 2015, il progetto “Oasi Rachello” di filiera tracciata 100% italiana è formalizzato ufficialmente tramite un disciplinare, che dichiara anche la visione aziendale di sostenibilità a 360°, sia dal punto di vista ambientale che socio-economica. Nel 2016 ulteriore ampliamento dell’impianto fotovoltaico a 210Kw/h e nel 2018 l’implementazione di un Progetto Sostenibilità in collaborazione con Assindustria Venetocentro di Treviso, per limitare ancor di più l’impatto ambientale e rendere gli interi processi aziendali sempre più ecosostenibili. Oggi, presso il Molino, la nuova generazione di Rachello, con la passione e l’attenzione per la qualità intatte, tutto è sempre al 100% italiano e  al 100% tracciabile.  I numeri: 3 regioni, 30 aziende agricole, 1 team di agronomi dedicato, 1 progetto di agricoltura sostenibile con disciplinare, certificazione ISO 22005, 10 farine 100% italiane.  Il Molino garantisce una filiera con materia prima di eccellenza grazie al grande rispetto nei confronti del territorio e dell’ambiente, poiché solo da terre, acque ed aria non inquinate possono nascere cereali sani, in grado di dare vita a farine genuine e naturali, rese così adatte alle diverse destinazioni d’uso.  Per questo da sempre il Molino predilige progetti ecosostenibili, selezionando zone agricole in aree naturali o protette - Oasi Rachello -  favorendo gli agricoltori che scelgono coltivazioni biologiche e non OGM e impegnandosi in particolare con coltivatori locali, con i quali fa rete, per prendersi cura del benessere dei clienti.  I maestri dell’Arte Bianca che hanno scelto di affidarsi a dette Oasi, contribuiscono a fornire un prodotto finale di qualità superiore e dalle proprietà uniche e gli agronomi, costantemente presenti, assistono gli agricoltori nell’applicazione del concordato disciplinare di coltivazione per garantire elevati standard. In un momento economicamente difficile, nel settore del grano, ce ne fossero di molini Rachello!
(GfL)

Molino Rachello srl
di Roncade, Via Everardo, 51, 31056 Musestre TV

 “Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento”

 “Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento” è il titolo della 16° edizione della tavola rotonda tematica organizzata da Veronafiere. Originariamente programmata in aprile a Vinitaly 2020, si terrà invece lunedì 23 novembre, dalle ore 11,00 alle 12,30, on line nell’ambito della manifestazione Wine2Wine Exhibition (https://www.vinitaly.com/it/wine2wineexhibition/).
Sarà presentata la ricerca elaborata da IRI per Vinitaly che analizza l’andamento delle vendite del vino italiano nel canale della Grande distribuzione (Gdo) nei primi 10 mesi del 2020, con tendenze discontinue tra primavera, estate e autunno, causate dall’intensità variabile della pandemia Covid. Favorite anche dalla chiusura, totale o parziale, di ristoranti, bar e affini (il canale Horeca), le vendite del vino sono complessivamente aumentate nella Gdo del 6,5% a volume.  Saranno esaminati l’andamento dei vari formati, dei vini a denominazione d’origine, degli spumanti e del prosecco in particolare, del vino a marchio del distributore (MDD), del vino biologico ed altro ancora. Il dibattito che seguirà la presentazione della ricerca cercherà di individuare le tendenze d’acquisto dei consumatori, di prefigurare lo scenario del 2021 e le possibili sinergie tra cantine e insegne della Grande Distribuzione.
“Insieme alla presentazione delle ricerche di mercato del nostro Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, abbiamo fortemente voluto inserire la tavola rotonda sul vino nella Grande distribuzione – ha dichiarato Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere – Una iniziativa che completa il quadro del mercato per la community del vino che si riunirà in questa edizione speciale di Wine2Wine digital, relativamente a un canale che in questo anno contrassegnato dalla pandemia globale ha ampliato il suo assortimento, anche nel comparto dei vini a denominazione d’origine”.
La tavola rotonda sarà aperta dalla presentazione della ricerca da Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI e seguita dagli interventi dei discussant, con la conduzione di Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch: Federvini, Mirko Baggio (Responsabile vendite canale Gdo Italia di Villa Sandi) - Unione Italiana Vini, Enrico Gobino (Marketing Director del Gruppo Mondodelvino Spa) - Carrefour, Gianmaria Polti, Responsabile Beverage - Conad, Alessandra Corsi, Direttore marketing dell'offerta e MDD - Coop Italia, Francesco Scarcelli, Responsabile Vini, Birre, Bevande Alcoliche - Gruppo Selex, Fabio Sordi, Direttore commerciale - 
La tavola rotonda è gratuita e aperta a tutti.

Per collegarsi sarà sufficiente collegarsi al link seguente:
https://www.vinitaly.com/it/wine2wine-exhibition-digital-edition/?utm_source=Fanini&utm_campaign=Wine2Wine20&utm_term=26&utm_content=digitaledition

La XIX edizione del Festival del cinema di Porretta Terme confermata interamente in streaming,

La diciannovesima edizione del Festival del Cinema di Porretta Terme
confermata in streaming dall’1 all’8 dicembre sulla piattaforma Mymovies.com. Premio alla carriera ai Manetti Bros. Confermato il Premio assegnato dalla giuria giovani
 e la possibilità di vedere pellicole e documentari inediti. La diciannovesima edizione del Festival del cinema di Porretta Terme in programma dall’1 all’8 dicembre è confermata interamente in streaming, grazie alla piattaforma Mymovies.com. 
Una nuova dimensione, quella online che doveva costituire solamente una parte del Festival ma che a seguito dell’aggravarsi della situazione pandemica in corso, ha visto gli organizzatori a dover rinunciare ad una edizione in presenza. Da un lato, aumenta così, la possibilità di raggiungere un pubblico ancora più ampio.
Il tradizionale percorso monografico sarà dedicato a Marco e Antonio Manetti, meglio conosciuti come i MANETTI BROS, con un webinar e un film on line.
Confermato, nonostante le scuole secondarie di secondo grado siano in modalità DADanche il premio della giuria giovani, ridotto per motivi logistici nel numero dei componenti a 20 studenti.
Restano parte del programma del Festival, la mostra fotografica dedicata a Giulietta Masina volto immagine di quest’anno (inaugurazione e visione on line domenica 29 novembre), la seconda edizione del Premio Petriil Concorso “Fuori dal giro”“uno sguardo altrove” e la possibilità di vedere Fuga di Pablo Larraín.  
Per arricchire l’offerta on line si aggiungono anche le proiezioni di film del passato come per la serie DOCUMENTARI MALTRATTATI, Via Tasso di Luigi Di Gianni.

PREMIO ALLA CARRIERA E MONOGRAFIA DEDICATA AI MANETTI BROS 
Dopo l’iconico Abel Ferrara dello scorso anno, Porretta celebra due grandi protagonisti di casa, Marco e Antonio Manetti. Compagni anche sul lavoro dietro alla macchina da presa, i Manetti Bros hanno conquistato grande stima e riconoscimento nel mondo della cinematografia grazie alla loro straordinaria versatilità. Il consenso plateale è arrivato nel 2018 con la vittoria del David di Donatello per il miglior film con Ammore e malavita anche se i Manetti avevano già conquistato il pubblico con l’amatissima serie TV L’Ispettore ColiandroAutori di tantissimi videoclip musicali i Manetti Bros sono ora al lavoro su Diabolik, il loro nuovo e attesissimo film. Al Festival i Manetti Bros riceveranno il Premio alla Carriera e sarà possibile vedere il loro film del 2005, Piano 17 oltre all’opportunità di partecipare a un webinar insieme a loro.

IL PREMIO DELLA GIURIA GIOVANI
Il Festival del Cinema di Porretta ha sempre avuto un profondo legame con le scuole del territorio attraverso proiezioni a loro dedicate, incontri con i protagonisti del mestiere e dibattiti; quest’anno purtroppo tutto questo non sarà possibile a causa della pandemia in corso. Il Festival e gli Istituti (l’I.S.S. Montessori-Da Vinci di Porretta Terme e il C.P.I.A. Montagna di Castel di Casio) però hanno voluto mantenere questa collaborazione e così una selezione di 20 ragazzi seguirà via streaming i film e sceglierà a chi assegnare il Premio Giuria Giovani.

DOCUMENTARI MALTRATTATI - VIA TASSO - 1960 DI LUIGI DI GIANNI 
Per celebrare i 60 anni della Mostra del Cinema Libero, su Mymovies ci sarà la possibilità di vedere Via Tasso di Luigi di Gianni, (1960 - 35 mm. - Colore - Durata 15 minuti circa), pellicola vincitrice a Porretta nel 1960 e all’interno della speciale sezione i “Documenti maltrattati”.

Selezionato per l’Oscar del Documentario, vincitore della “Coppa ANICA” al Festival dei Popoli, il film ricostruisce, utilizzando anche materiale di repertorio, alcune vicende dell’occupazione nazista a Roma.

Associazione Porretta Cinema e il Festival del Cinema di Porretta Terme 
L’associazione Porretta Cinema nasce senza scopo di lucro con l’obiettivo di allargare l’offerta culturale del proprio territorio e proseguire l’esperienza del Festival del Cinema di Porretta Terme. L’operato dell’associazione si inserisce idealmente nel solco della tradizione della Mostra del Cinema Libero di Porretta Terme che durante gli anni ’60 costituì uno dei più importanti antifestival italiani e senza censure proiettò in anteprima La classe operaia va in paradiso e Ultimo Tango a Parigi. In 10 anni il Festival del Cinema di Porretta Terme ha portato in provincia di Bologna due premi Oscar e alcuni dei più prestigiosi nomi della cinematografia nazionale e internazionale, come Mario Monicelli, Ken Loach, Constantin Costa Gavras o Marco Bellocchio. Il Festival ha così contribuito alla ricchezza del territorio dell’Alta Valle del Reno e alla sua vivacità culturale, offrendo la possibilità di approfondire la conoscenza di autori universalmente riconosciuti, anche attraverso l’incontro diretto con il regista, in un contesto piacevole e informale.

I cinquant’anni di Famiglia Olivini, vignaioli dal 1970

Per festeggiare questo traguardo la cantina bresciana ha realizzato un’edizione limitata di uno dei suoi vini più rappresentativi: la DOC Lugana.Tutto ebbe inizio cinquant’anni fa dalla passione dell’imprenditore bresciano Giuseppe Olivini per la campagna. Era infatti il 1970 quando Olivini, fondatore di un’azienda siderurgica, decise di dedicarsi a quello che probabilmente all’inizio era solo un hobby: acquistò così, a ridosso delle colline moreniche del Lago di Garda, un cascinale immerso tra i vigneti.
La svolta, in termini di sviluppo e promozione della cantina, arriva nel 1999 con la cessione delle redini dell’azienda ai nipoti Giorgio, Giordana e Giovanni. Gli stessi, affiancati dai genitori Graziella e Giulio, danno vita al brand “Famiglia Olivini” che rappresenta un progetto in continua crescita ed evoluzione. Un progetto che vede, fin dagli esordi, la partecipazione dell’enologo Antonio Crescini che ancora oggi segue l’attività sia in vigna che in cantina
Famiglia Olivini è oggi una realtà che ha saputo distinguersi. Una distinzione dettata da vini riconoscibili, da una filosofia produttiva ben chiara, dal lancio di un proprio e-commerce capace di accorciare tutte le distanze con il consumatore, da una veste grafica unica e dall’apertura, avvenuta lo scorso anno, della nuova cantina che incarna non solo lo stile dell’azienda, ma anche lo spirito di accoglienza e ospitalità.
Per festeggiare il traguardo delle 50 candeline la cantina bresciana ha scelto di realizzare
un’edizione limitata di uno dei suoi vini più rappresentativi: la DOC Lugana, ottenuta
esclusivamente da uve Trebbiano di Lugana e disponibile sia con tappo in sughero che Stelvin. Come per tutte le referenze anche in questo caso si è seguita la filosofia dell’Agricoltura Ragionata®: si tratta di un marchio registrato dalla famiglia stessa che identifica la volontà di intervenire, sia in campagna che in cantina, il meno possibile con pratiche invasive. È prima di tutto una forma di rispetto nei confronti della terra e un modo per salvaguardare il territorio.

SCHEDA TECNICA LUGANA EDIZIONE LIMITATA 50° ANNIVERSARIO
DENOMINAZIONE DI ORIGINE: D.O.C.
UVAGGIO: Trebbiano di Lugana in purezza
RESA PER ETTARO: 90 - 100 quintali
VINIFICAZIONE: Raccolta manuale in cassette, pressatura soffice, parziale criomacerazione per 12 ore a 5°C, fermentazione alcolica operata da lieviti selezionati a temperatura controllata, fermentazione malolattica parziale.
ANALISI CHIMICA: Grado alcolico 13% vol; Acidità totale 6,5 g/l; Zuccheri residui 2,0 g/l.
ANALISI ORGANOLETTICA: Colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, spiccata mineralità con profumi floreali talvolta di agrumi; freschezza e sapidità caratterizzano il gusto aromatico e deciso.
ABBINAMENTI: Ideale per aperitivi e primi piatti, sia a base di pesce che di verdure. Ottimo con il pesce cartoccio, accompagna egregiamente carni bianche e di vitello.

Le Terme di Bologna restano aperte e diventano un piacevole rifugio per adulti e bambini

Il direttore scientifico del Gruppo Monti Salute Più, Antonio Monti, onde evitare eventuali malintesi che potrebbero indurre i più a credere che le nuove misure di contenimento dell’epidemia da Covid19 sanciscano la chiusura delle terme, commenta con queste parole:
Tutti i centri termali del Gruppo Monti Salute Più continuano ad operare e ad erogare i propri servizi in totale sicurezza, così come l’intero sistema termale italiano. Il nuovo decreto infatti prevede espressamente che gli stabilimenti termali muniti di presidio sanitario possano continuare ad offrire i propri servizi. A mio avviso si tratta di un riconoscimento estremamente importante che sancisce le condizioni di sicurezza in cui operano le aziende termali italiane, con protocolli rigorosi, anche grazie alla presenza del personale medico e sanitario. A questo proposito, mi sento in dovere di lanciare un appello a tutti gli operatori dell’informazione, affinché sia riportato correttamente il contenuto del nuovo “DPCM” del Presidente del Consiglio dei ministri”.
Il Gruppo Monti Salute Più, titolare delle Terme di Bologna, sottolinea la necessità di mettere in pratica tutte le direttive proprie della sicurezza: mascherine, distanza, igienizzazione, ma conferma, nello stesso tempo, la necessità di rafforzare la nostra salute contro microorganismi, batteri e virus, attraverso tutte le cure offerte dalle terme. Tra queste, i bagni termali immunoterapici (un percorso a temperatura crescente che sviluppa calore a scopo terapeutico, potenziando la circolazione sanguigna e combattendo attivamente tutti i microorganismi, in quanto termolabili) la riabilitazione respiratoria polmonare (ideale per potenziare la funzione respiratoria e la pervietà dei capillari) il controllo e la difesa della mucosa nasale e del cavo orale, sede elettiva del coronavirus; le inalazioni, l'aerosol e le ventilazioni polmonari con l'ossigeno per le insufficienze respiratorie.
Una cosa è certa: - rileva il professor Monti - le terme di Bologna, con le loro acque clorate, alcaline e ricche di minerali preziosi rappresentano senza dubbio il più grande rifugio della salute di tutti i pazienti,grandi e piccoli. Le acque termali bolognesi infatti sono dotate di un processo di mineralizzazione che consente loro di essere riconosciute come acque specificamente curative per una lunga serie di affezioni. In quanto ricche di bicarbonati, svolgono un'azione antisettica e alcalinizzante; hanno un pH alcalino, verificato regolarmente dall'agenzia regionale ARPA, simile a quello del sangue umano (7.35-7.45) che rappresenta il parametro dell'alcalinità fisiologica. E ancora, essendo bicarbonate, solfate e sulfuree, svolgono un'azione rigeneratrice delle cellule,e combattono dolori muscolari e algie reumoatropatiche; disponendo poi di un elevato residuo fisso sono acque “vibrazionali”, cioè attive dal punto di vista ionico ed elettrico, con un effetto di potenziamento delle cellule e di tonificazione dell'intero organismo. Infine, in quanto ricche di calcio libero, rendono la pelle più bella e levigata”. 
Concludendo: in questo momento così difficile, se è vero che è importante rimanere nell’ambito della difesa, rappresentata dalle mura domestiche, è altrettanto vero che bisogna stare attenti che esse non diventino una prigione della nostra salute perché possono indebolirla a livello psichico e mentale. Quindi è necessario che realtà sanitarie come le terme diventino veramente il presidio della salute dei cittadini.

Copia della Sacra Sindone in San Giacomo a Bologna grazie ai Cavalieri Templari

Esposizione della Copia della Sindone e conferenza su “Il culto della Sacra Sindone e i Cavalieri Templari di Ieri e di Oggi” il 15, il 22 e il 29 ottobre p.v. alle ore 18,00 (subito dopo la santa messa delle 17,00) nella basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni a Bologna, con relatore Mauro Giorgio Ferretti, presidente dell'Associazione Templari Cattolici d'Italia nonché Magister dell'Ordo Equester Templi.  La basilica di San Giacomo Maggiore fu fondata sotto le 2 Torri nel 1267 come chiesa dell'ordine degli Agostiniani. E’ nota anche perché al suo interno si trova la cappella Bentivoglio, splendida architettura di metà Quattrocento, ricca di opere d'arte rinascimentali. ­Ogni anno il 22 maggio, nella chiesa di San Giacomo Maggiore si celebra una grande festa in onore di Santa Rita da Cascia, patrona dei casi impossibili e delle donne infelicemente maritate.
Come è noto, si ritiene che la Sindone abbia avvolto il corpo di Gesù Cristo quando questi era nel sepolcro.  Dopo innumerevoli traversie la Sindone è arrivata a noi e oggi - dal 1578 - è custodita nella cattedrale di Torino (piazza San Giovanni) nella Teca di Conservazione, nell’ultima cappella della navata sinistra, sotto la Tribuna Reale, a sua volta rinchiusa dentro una grande cassa metallica (pertanto non è visibile) e estratta solo in occasione delle ostensioni pubbliche. Per la devozione di tanti credenti e per la possibilità di venerare la santa reliquia, senza correre rischi di inevitabili danni, furono realizzate copie della Sacra Sindone: a oggi ne sono riconosciute dagli studiosi 53 unità, custodite in Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e Svizzera. Si tratta di manufatti realizzati fedelmente, con le stesse caratteristiche e misure (telo di lino di cm 450×103) che, dal 1500, i Duchi di Savoia, proprietari della Sacra Sindone originale, fecero realizzare per offrirle in dono a monasteri, chiese, confraternite e congiunti di casa Savoia. Le copie acquisivano “sacralità” una volta venute a contatto della Sacra Sindone originale, sfiorandola in ogni parte e questa operazione è testimoniata non solo nei documenti dell’epoca, ma anche riportata direttamente su alcune copie, che presentano la scritta “EXTRACTUM EX ORIGINALI TAURINI ANNO 1653”. In questo modo le copie ereditavano l’aura dell’originale e così si potevano venerare alla pari della sacra reliquia della sepoltura di Gesù “originale”. Nel 1506 Papa Giulio II, su richiesta del Duca Carlo II di Savoia, istituì la Festa della Sindone fissandone la celebrazione il 4 maggio e da allora il culto della Sindone divenne ancora più diffuso. La presenza della Sindone “vera” a Torino fu interpretata da Casa Savoia quale segno della “benevolenza divina” nei confronti della dinastia sabauda. Con la diffusione delle riproduzioni, grazie al seguito che esse ebbero, si diffuse anche il prestigio di casa Savoia. Oggi, i Cavalieri Templari Cattolici d'Italia - che vantano la proprietà di una "copia autentica" della Sacra Sindone - si preoccupano della sicurezza di quella "vera" ogni qual volta avvenga un trasferimento o un'ostensione o, come fino al 2 novembre prossimo a Bologna, si organizzino conferenze a tema.
Allora, come dicono loro: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam!"
(GfL)

A Bologna adesso si mangia anche a tempo…

Per il Covit19, il mondo della ristorazione, impone limitazioni come posti calmierati e distanziati: a Bologna, al “Vagh in ufezzi” (vado in ufficio, in dialetto petroniano) ristorante in via De’ Coltelli (quartiere Santo Stefano) i titolari, Antonella De Sanctis e Mirco Carati, hanno dovuto ridurre i coperti da 30 a 12 e, per sopperire all’inevitabile dimezzamento delle “entrate”, hanno ideato un menù collegato all'orologio: per il momento c'è un turno da un'ora (che costa 18 euro, vini esclusi) o da due ore (in offerta 26 euro). In questo lasso di tempo il cliente può mangiare a volontà, con bis e tris. Niente di stravolgente, ma quando scadono i minuti concordati, si deve lasciare il posto a chi sta aspettando. Proprio come accadeva all’inizio del secolo scorso, sempre a Bologna, in via del Ghiton, al Pratello, dove c’era un’osteria in cui si mangiavano fagioli “a ore” con tanto di cucchiai incatenati al tavolo per paura che, distrattamente, venissero portati via: lì, più si stava con le gambe sotto al tavolo, più si mangiava e, ovvio… più si pagava!
Oggi, per tamponare gli effetti della crisi post emergenza Coronavirus, al Vagh in ufezzi hanno rispolverato quell’antica tradizione del “mangiare a tempo” e creando così, un’operazione di marketing dagli effetti molto “positivi” a dispetto del temuto virus! 
In pratica, i clienti del ristorante dovranno indicare l’ora di arrivo e il tempo di permanenza a tavola, ai proprietari - Antonella De Sanctis e Mirco Carati - tempo che può essere di un’ora o due – necessari per consumare tranquillamente qualche portata del menù che presenta circa  nove piatti di cucina casalinga tra cui scegliere (vivande diverse ogni giorno in base ai prodotti che offre il mercato di giornata) ma crescentine e salumi non mancano mai!
Il cliente ordina una sola pietanza alla volta, nel rispetto dei tempi di cottura del cibo (il locale non sarà mai un “all you can eat”) e può mangiare a volontà entro il limite di tempo scelto, pagando il prezzo fisso di 18,00 euro (bevande escluse) per un’ora, che diventano 26,00 se sceglie di rimanere per due ore.
Facendo i conti con gli effetti delle restrizioni per il Coronavirus che hanno dimezzato i coperti del locale, i titolari De Sanctis e Carati, hanno tratto ispirazione dal passato, 
“Così per andare avanti muoviamo un passo indietro facendo pagare il tempo che si trascorre a tavola mangiando e non quello che si consuma” - spiega Mirco Carati – e, come una volta era uso, per evitare gli sprechi, se qualche cliente volesse ordinare tutti i piatti del menù solo per la curiosità di assaggiarli, dovrà pagare un sovrapprezzo per quello che rimane nel piatto…”.
A questo punto, per i proprietari (che gestiscono tutto da soli, dalla cucina al servizio) è molto importante fare rispettare l’orario indicato, sia quando i clienti arrivano, sia quando devono andarsene… Onde evitare spiacevoli equivoci, Antonella De Sanctis, al momento giusto, suona una vecchia campana per ricordare agli avventori di lasciare spazio (leggasi il tavolo) a quelli successivi. Per i ritardatari non ci saranno sconti: nell’ora di prenotazione valgono anche i minuti di ritardo. In pratica, se si prenota (un’ora) alle 20,00 e si arriva alle 20.20, ci si dovrà alzare comunque da tavola alle 21,00! Ma qui, non per questo, il cibo rischia di passare in secondo piano… siamo a Bologna! 

(GfL)

Dresda, itinerari in e fuori città

Il capoluogo della Sassonia è così vicina e ben connessa ai suoi verdi dintorni che basta poco per passare dalle vie più cult del centro storico ai sentieri del Parco Nazionale della Svizzera Sassone. Questo salto nella natura o viaggio breve fuori Dresda si arricchisce strada facendo grazie una varietà unica di attrazioni, come il villaggio di Schmilka, il castello di Hohnstein , il parco del castello di Pillnitz, i vigneti secolari di Wackerbarth e molto altro. Di ampio “respiro” anche l’offerta all’aria aperta dentro e fuori la città di Lipsia.

A spasso per Dresda, città storica e di tendenza
Relativamente piccolo ma ad alto concentrato di bellezze, bastano pochi sguardi per avere un ricordo indelebile del centro storico di Dresda. Dalla Semperoper alla Frauenkirche, passando per il Palazzo Reale e lo Zwinger, spostarsi a piedi qui è come trovarsi in un museo a cielo aperto, pervaso ad ogni angolo dai fasti di un nobile passato. Altamente raccomandata per via della recente apertura (febbraio 2020), è la visita della Pinacoteca degli Antichi Maestri nella nuova galleria Semperbau dello Zwinger. Spostandosi sull’altra sponda dell’Elba, un’atmosfera diversa ma anch’essa preda di facili innamoramenti si respira nella Neustadt. L’anima di questo quartiere di Dresda è fatta di persone, insoliti bar con dehor sulla strada, biergarten conviviali, ritrovi in piazze e cortili, teatri, verde cittadino, parchi giochi, negozi di tendenza e sapori della cucina fusion. Inoltre qui si trova la Kunsthofpassage, un porticato di cinque cortili progettati secondo temi specifici da designers, artisti e costruttori.  All’interno di questi originali cortili si trovano ristoranti, caffetterie, gallerie, negozi in cui viene dato libero spazio alla creatività. Famoso è il palazzo che suona quando piove.

Caravaggio il "contemporaneo"

Da un’idea di Vittorio Sgarbi: "L’arte contemporanea è in divenire, quindi non ce n’è una, non ce n’è un aspetto soltanto. Il contemporaneo è infinitamente esteso." 

Tutta l’arte è contemporanea
Il rapporto tra antico e contemporaneo è al centro dell’indagine della nuova stagione del Mart di Rovereto, programmata dal presidente Vittorio Sgarbi.  Il nuovo palinsesto del Mart attraversa i secoli. I maestri classici e moderni dialogano tra loro e con le opere di una collezione pubblica tra le più ricche d’Europa. Alla ricerca delle connessioni tra la storia, i grandi classici e i linguaggi del XX secolo, il Mart pone a confronto epoche distanti, offrendo nuove stratificate letture dell’arte italiana. Questo tipo di proposta espositiva, basata su confronti e parallelismi, è una delle cifre stilistiche del museo di Rovereto che già nel 2013 proponeva una straordinaria mostra su Antonello da Messina, a cura degli studiosi Ferdinando Bologna e Federico De Melis. Per l’occasione, le opere del maestro quattrocentesco erano messe a confronto con la ritrattistica contemporanea, raccolta in un progetto curato dal filosofo francese Jean-Luc Nancy. In tempi più recenti hanno trovato collocazione nelle sale del Mart una pala seicentesca di Bernardo Strozzi e due opere di Yves Klein.

L’audace programmazione prosegue ora con Caravaggio. Il contemporaneo.
La mostra indaga la grande attualità del linguaggio caravaggesco, mettendo in dialogo uno dei dipinti più drammatici del maestro seicentesco con due fondamentali figure del XX secolo: l’artista Alberto Burri e il poeta Pier Paolo Pasolini. Riabilitato a metà Novecento da Roberto Longhi, tra i più significativi critici e storici dell’arte italiana, Caravaggio è stato protagonista negli ultimi decenni di rassegne, saggi, ricerche e convegni, spettacoli, persino serie televisive. La ragione risiede, come scriveva lo stesso Longhi, nel suo essere pittore “umano piuttosto che umanista; in una parola popolare”.

La mostra
Dal 9 ottobre al 14 febbraio 2021 l’attesa mostra “Caravaggio. Il contemporaneo” offre ai visitatori del Mart di Rovereto l’opportunità di contemplare il Seppellimento di Santa Lucia, la prima opera siciliana di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, attualmente collocata a Siracusa, nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia. Attraverso la proposta di diversi livelli di dialogo possibili, il progetto del Mart sottolinea, ancora una volta, l’attualità spirituale di Caravaggio. Nel 1608 l’artista, condannato a decapitazione e continuamente in fuga, evase da Malta e giunse a Siracusa. Qui realizzò il Seppellimento di Santa Lucia per l’altare maggiore della Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, nel luogo dove, secondo la tradizione, la Santa fu martirizzata e sepolta. La scena sembra collocata negli ambienti sotterranei e bui delle note latomie sottostanti la Chiesa, nelle quali si trova il sepolcro della martire. Si tratta di un Caravaggio ormai maturo, ossessionato dall’idea della decapitazione, maestro nella regia di composizioni articolate in dipinti sempre più silenti e spirituali. La sua forza espressiva emerge soprattutto dal rapporto tra personaggi e spazio scenografico, dalla tensione conferita dalla luce guizzante e dall’uso di un linguaggio fortemente realista. Nelle mura sullo sfondo della scena, che occupano quasi i due terzi del dipinto senza nessuna figura, si percepisce il senso della forma che si sgretola, della forma che diventa “non-forma”, nella quale lo spettatore contemporaneo può individuare stilemi espressivi accostabili all’Informale.
Nasce da quest’osservazione il primo parallelismo: al Mart il capolavoro di Caravaggio dialoga con una selezione di opere del grande maestro dell’Informale italiano: Alberto Burri. In mostra un monumentale Ferro, proveniente dalla Galleria Nazionale, una Plastica appartenente a una collezione privata e tre significative opere dalle Collezioni del Mart: Rosso e nero, Sacco e Sacco combustione. Ai confronti più formali e immediatamente visibili, derivanti dagli accostamenti di toni, materiali, atmosfere, seguono quelli più concettuali. Non è la prima volta che Caravaggio e Burri vengono messi in rapporto. Sgarbi intende approfondire quindi un solco già tracciato, sottolineando come, in tempi diversi, entrambi gli artisti abbiano lavorato e amato la Sicilia. Dalla ferita sulla gola della Santa alla “ferita” del Ferro di Burri, fino alla ferita del territorio siciliano.

Caravaggio, Pasolini e altri corsari
La mostra sarà completata da un ricco palinsesto di eventi: spettacoli, performance, incontri, presentazioni. Alla programmazione parteciperanno, in un’ottica di collaborazioni, sinergie territoriali ed economie di scala, anche il Centro Servizi Culturali Santa Chiara e il Nuovo Cineforum Rovereto.  

MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
T. 800 397760
T.+39 0464 438887 

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www.mart.trento.it 

Orari
mar-dom 10.00-18.00
ven 10.00-21.00
lunedì chiuso

WIZZ AIR annuncia una nuova base a Catania

Wizz Air, la compagnia aerea più verde e in più rapida crescita in Europa* ha annunciato oggi la sua 36ma base a Catania. La compagnia aerea baserà 2 Airbus A321 all'Aeroporto di Catania dal mese di ottobre 2020. Accanto alla creazione della nuova base e al completamento delle 15 rotte già operative, Wizz Air ha annunciato 5 nuove rotte versoRoma FiumicinoBolognaVenezia , Memmingen (Münich West) e London Luton  da Catania e una nuova rotta da Milano Malpensa a Bari a partire da Ottobre 2020. I biglietti per le nuove rotte possono essere già acquistati su wizzair.com o sulla app della compagnia a partire da euro 9.99**. 
Wizz Air ha iniziato a volare da Catania nel 2009, e da allora ha trasportato più di 1.5 milioni di passeggeri da e per la città siciliana. Wizz Air è impegnata nello sviluppo del suo network e nel rendere I viaggi più accessibili ad un numero sempre maggiore di viaggiatori. Con l'esperienza maturata negli ultimi 16 anni in Italia offrendo servizi di qualità a tariffe basse, l'istituzione della sua nuova 36ma base a Catania genererà una maggiore crescita economica nella regione e creerà posti di lavoro nei settori correlati ***.  I 2 seromobili Airbus A321   supporteranno le operazioni di 5 nuove rotte fino ad un totale di 20 destinazioni da Catania nel 2020.  L'ulteriore sviluppo dell'offerta di Wizz Air e la costituzione della sua nuova base è un caposaldo dell'impegno a lungo termine della compagnia aerea per offrire opportunità di viaggio sempre più convenienti ai suoi viaggiatori italiani. L'annuncio di oggi supporterà il turismo locale a Catania e consentirà agli studenti di tornare alle proprie università e alle famiglie di trascorrere più tempo insieme e rafforzerà i rapporti commerciali entro e fuori i confini dell'Italia.  
Poco dopo aver costituito la sua base a Milano Malpensa e aggiunto diverse rotte interne al suo network italiano, Wizz Air ha annunciato oggi una nuova rotta che collega Milano a Bari La frequenza sulla rotta Milano Malpensa – Catania sarà inoltre incrementata da due volte a tre volte al giorno.
Wizz Air è una compagnia aerea con rating creditizio investment grade, con una flotta di età media di 5,4 anni composta dagli aeromobili a corridoio singolo più efficienti e sostenibili attualmente disponibili della famiglia Airbus A320 e Airbus A320neoLe emissioni di anidride carbonica di Wizz Air sono state le più basse tra le compagnie aeree europee nell'anno fiscale 2019 (57,2 gr / km / passeggero). Wizz Air ha il più grande portafoglio ordini di 260 aeromobili della famiglia Airbus A320neo all'avanguardia che consentirà alla compagnia aerea di ridurre ulteriormente il proprio impatto ambientale del 30% per ogni passeggero fino al 2030.  
Wizz Air è stata una delle prime compagnie aeree ad aver introdotto una serie di misure igieniche avanzate, per garantire la salute e la sicurezza dei suoi clienti e dell'equipaggio. Come parte di questi nuovi protocolli, durante il volo   l'equipaggio e i passeggeri devono indossare mascherine e l'equipaggio deve anche indossare i guanti. Gli aeromobili di Wizz Air vengono regolarmente sottoposti ad un processo di nebulizzazione con una soluzione antivirale e, seguendo il rigoroso programma di pulizia giornaliera di WIZZ, tutti gli aeromobili della compagnia aerea vengono ulteriormente disinfettati durante la notte con la stessa soluzione antiviraleLe salviettine igienizzanti vengono consegnate a ciascun passeggero al momento dell'ingresso nell'aeromobile, le riviste di bordo sono state rimosse e gli acquisti a bordo sono incoraggiati ad essere effettuati mediante pagamento contact-less. I passeggeri sono tenuti a seguire le misure di distanziamento sociale introdotte dalle autorità sanitarie locali e sono incoraggiati a effettuare tutti gli acquisti online prima del volo (ad es. bagaglio registrato, WIZZ Priority, corsia preferenziale di sicurezza), per ridurre al minimo qualsiasi possibile contatto fisico in aeroporto. Fai clic 

.be">qui per visualizzare il nuovo video sulla salute e la sicurezza di Wizz Air, per ulteriori informazioni. Aggiungendo WIZZ Flex a una prenotazione, i passeggeri hanno la certezza che se le circostanze dovessero cambiare o desiderano semplicemente viaggiare in una data diversa o verso una destinazione diversa, possono prenotare nuovamente su qualsiasi volo WIZZ di loro scelta. Fornire questo ulteriore livello di protezione per le prenotazioni dei passeggeri è una garanzia di tranquillità durante questi periodi incerti.
Per celebrare la costante crescita di Wizz Air, WIZZ Flex può essere aggiunto con uno sconto del 50% a tutte le prenotazioni da e per l'Italia effettuate l'8 settembre 2020.

* Le emissioni di anidride carbonica di Wizz Air sono state le più basse tra le compagnie aeree europee nel FY  2019 (57,2 gr / km / passeggero)

** Solo andata, comprensivo di tutte le tasse e le spese non opzionali, inclusa una franchigia per un bagaglio a mano gratuito di dimensioni massime fino a 40x30x20cm. Il trolley e ogni bagaglio registrato sono soggetti a costi aggiuntivi. Il prezzo si applica solo alle prenotazioni effettuate su wizzair.com e sull'app mobile WIZZ. Il numero di posti ai prezzi indicati è limitato.

*** ACI suggerisce la creazione di 750 posti per 1 milione di passeggeri trasportati all’anno

 

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