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Gianluigi Veronesi

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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

L’isola di El Hierro in Travel 2021 di Lonely Planet

L’isola di El Hierro è stata inserita nella lista “Best in Travel 2021” nella categoria “diversità̀” per la sua anima ambientalista che la fa essere una destinazione multigenerazionale che conquista viaggiatori di ogni età e dai gusti più disparati. L'isola più̀ piccola dell'arcipelago delle Canarie è un paradiso di sostenibilità grazie all'introduzione rivoluzionaria di energie rinnovabili, programmi di riciclaggio innovativi e promozione della mobilità elettrica.
Segnata dai contrasti tra le sue aride terre vulcaniche e i suoi paesaggi di vegetazione lussureggiante e dalla ricchezza dei suoi fondali, l'isola di El Hierro è stata dichiarata dall’UNESCO Riserva della Biosfera nel 2000 e nel 2014 Geoparco. Da allora, ha invitato i visitatori a scoprire tutto il suo fascino naturale, dal rispetto alla conservazione dell'ambiente. Il simbolo dei suoi sforzi per diventare un punto di riferimento mondiale è la centrale idroelettrica di Gorona del Viento, che combina l'energia generata dai suoi mulini con quella prodotta da una cascata tra due bacini artificiali. Questa struttura innovativa è già stata in grado di soddisfare il consumo totale di elettricità dell'isola per lunghi periodi di tempo.
La sua politica “zero rifiuti”, la raccolta e la produzione di prodotti “bio” e un piano di mobilità - incentrato sulla conversione di veicoli che utilizzano combustibili fossili in veicoli elettrici - fanno dell’isola un pioniere di questi aspetti. El Hierro è un vero laboratorio di energia pulita e campagne a favore della consapevolezza ecologica. Questo impegno per l'autosufficienza e per la ricerca di soluzioni innovative è impresso nella storia dei suoi abitanti, che fin dall'antichità hanno considerato sacro l'albero di “Garoé”, capace di assorbire l'acqua dalle frequenti nebbie dell'isola.

www.elhierro.travel
https://www.spain.info/it/regione/el-hierro-isola/

Ulteriori informazioni:
www.goronadelviento.es

Nasce l’Olio Radicondoli 

Il sindaco Francesco Guarguaglini: “C’è un vento nuovo che soffia sul territorio, di sviluppo e valorizzazione che noi siamo impegnati a portare avanti”. Il sindaco di Radicondoli, saluta così la prima produzione di Olio Radicondoli. Un progetto da 1milione e 200mila euro grazie ad un Piano Integrato di Filiera della Regione Toscana che ha coinvolto circa 10 imprese agricole del territorio della rete dei coltivatori – Rete Evolution, due Università e l’amministrazione locale. Grazie a questo investimento da quest’anno c’è un frantoio completamente rinnovato, tecnologie all’avanguardia per il controllo della mosca grazie ad un software realizzato da Aedit, spin off del Sant’Anna di Pisa. Ed un olio bio, Olio Radicondoli, olio di comunità perché sono i coltivatori che hanno partecipato al progetto che cedono una parte del loro prodotto per la nuova etichetta. Tutta di qualità controllata. Per la prima volta sul mercato da quest’anno.
Il Comune ha seguito e segue con attenzione la realizzazione del progetto, con l’obiettivo di stimolare l’imprenditoria privata e sostenerla. “Insieme a Cosvig abbiamo anche acquistato due stazioni agro meteo – fa notare Guarguaglini - Noi siamo a fianco delle imprese. Se nasce l’olio Radicondoli vuol dire che c’è un tessuto capace di fare dell’innovazione il proprio terreno di sperimentazione. Questo si unisce all’impegno che mettiamo per aziende e persone. Infatti da dicembre 2019 ad ora il Comune ha investito circa 600mila euro per il sostegno alle imprese e per stimolare la residenza: contributi prima casa, rimborsi per i pendolari. E non ci fermiamo qui con il progetto che si riconosce all’interno di Wivoaradicondoli”.  L’olio doveva essere sul mercato già lo scorso anno. Ma l’“attacco di mosca” ne ha limitato la  produzione. La commercializzazione prenderà il via immettendo sul mercato 2/3000 litri  contando, nei prossimi anni, di raddoppiare la produzione. Grazie al Pif (Protezione Interessi Finanziari) è stato creato un raggruppamento di imprese. Ognuna cede con una percentuale libera dell’olio che produce per l’Olio Radicondoli che ha caratteristiche specifiche in relazione ad acidità, polifenoli e perossidi. Chi ha partecipato al progetto, ha investito in vari modi. Il Frantoio Pagliai (capofila) ha acquistato nuovi macchinari, altre aziende agricole hanno ampliato i terreni adibiti ad oliveto, qualcuno ha fatto infoltimenti e qualcuno ha recuperato vecchi oliveti abbandonati. In totale ci sono 15 ettari di nuovi impianti (più di 5000 nuovi olivi di cultivare toscane) e per altrettanti è in corso il recupero. 
Le caratteristiche dell’Olio Radicondoli 
E’ stato introdotto un disciplinare con indicazioni sia per la raccolta che per i tempi di frangitura. L’Olio Radicondoli ha qualità chimico-fisiche di eccellenza: acidità inferiore a quella ammessa per le Dop e Igp e una altissima carica di polifenoli. Risultati possibili anche grazie alle tecnologie in frantoio. “Le olive sono raccolte e frante nel giro di poche ore e questo fa sì che l’acidità sia ridotta al minimo  - racconta Pierangelo Beata del Frantoio Pagliaia -  Per la raccolta inoltre viene valutata  l’invaiatura, la maturazione dell’oliva che dal verde originario va gradatamente verso il colore caratteristico. Quando sulla pianta è presente il 50-70% di olive invaiate c’è la massima carica di polifenoli. E a quel punto, le aziende partono con raccolta e frangitura in modo da avere l’olio con parametri organolettici e chimici di eccellenza”. L’80% del territorio coltivato è bio. “Il software realizzato da Aedit, spin off del Sant’Anna di Pisa, permette di avere con qualche giorno di anticipo un allarme su un probabile attacco di mosca in modo di avere il tempo per fare trattamenti bio ed evitare danni alle olive”. 
Insieme alla tecnologia c’è un gioco di squadra. Per il corretto funzionamento del software per il monitoraggio della mosca, occorrono molti dati meteo e la rete dei coltivatori – Rete Evolution – ha potuto avere a disposizione questi dati grazie alle stazioni agro meteo acquistate dall’amministrazione comunale con l’intervento di Cosvig. “Tramite whatsapp  vengono comunicati i risultati a tutte le aziende della zona  -spiega Beata - Quando ci sono degli allarmi mosca vengono fatti i trattamenti in contemporanea. Quest’anno sono stati fatti dai 3 ai 5 trattamenti sulle olive a seconda dei prodotti usati. Sono state impiegate differenti strategie in zone diverse: dai funghi (microspore) antagonisti naturali della mosca, ad una miscela basata sul tannino del legno che disturba la mosca. E poi ci sono i trattamenti naturali anti stress a base di alghe dell’oceano atlantico che aiutano la pianta a superare fasi critiche come durante l’allegagione o legate a fenomeni come la siccità”.
Il frantoio da una capacità di circa di 4 quintali all’ora è passato a 20. Sono state installate macchine di ultima generazione a partire dal frangitore monogriglia a martelli, che esalta gli aromi e i profumi e permette un tipo di rottura dell’oliva che lascia più polifenoli nel prodotto finale. Le gramolatrici Molinova poi, completamente chiuse, fanno sì che non ci sia contatto con l’aria esterna e non inizi l’ossidazione. Anche in questo modo si tiene bassa l’acidità nell’olio.  Hanno anche acquistato l’Oxi tester che permette di fare le analisi chimiche in frantoio per acidità, polifenoli e perossidi. Ed ancora, c’è il  filtro a maniche in acciaio inox per il filtraggio dell’olio per chi vuole imbottigliare subito il prodotto e fare in modo che mantenga parametri costanti nel tempo eliminando le impurità. Nella zona imbottigliamento ed etichettatura, un’altra novità è la possibilità di insufflare azoto o argon nelle lattine e bottiglie, per una conservazione ottimale del prodotto. Sicuramente ci sarà una assunzione nel frantoio e la rete, che potrà ampliarsi, dovrà trovare una persona che si occupi della commercializzazione e logistica. Non solo. L’azienda capofila insieme all’Università di Siena e al Sansificio Caldini srl ha studiato anche il metodo per il recupero della polpa della sansa per farne un ammendante sotto forma di farina poi pellettizzata.

 Comune di Radicondoli
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www.wivoaradicondoli.it 

 

Tutte le bontà della contea di Wicklow, il “Giardino d’Irlanda”, anche online!

Conoscere l’Irlanda attraverso le sue eccellenze gastronomiche artigianali è un modo interessante per scoprire - anche a distanza - la particolarità delle differenti aree dell’isola, esaltate dalla passione di numerosi piccoli produttori. Un esempio perfetto, anche per le bontà che racchiude in sé, è la Contea di Wicklow, nell’Ireland’s Ancient East, poeticamente chiamata “Giardino d'Irlanda” e famosa per meraviglie come i suoi spettacolari panorami costieri, il Wicklow Mountains National Park e l’antichissimo insediamento monastico di Glendalough. Tra le esperienze di gusto più consigliate non possono mancare i workshop dedicati alla preparazione del cioccolato di Chocolate Garden of Ireland (https://chocolategarden.ie/),  l’istruttivo avvicinamento di Wicklow Wild Food s (http://www.wicklowwildfoods.com/) all’affascinante universo del foraging e le speciali lezioni della famosa chef Catherine Fulvio, alla Ballyknocken Cookery School (https://ballyknocken.ie/), pensate per far sì che le persone migliorino la loro abilità in cucina in modo divertente. Tra gli aspetti più belli di quest’ultima attività, la possibilità di utilizzare erbe,  verdure, bacche e frutti raccolti direttamente dove crescono. Indirizzo di riferimento per chi ama la birra artigianale è la Wicklow Brewery (https://www.wicklowbrewery.ie/, in cui scoprire aromi e profumi anche attraverso le appassionate chiacchiere con i maestri birrai. La Powerscourt Distillery (https://powerscourt.com/attractions/powerscourt-distillery/ è, invece, il luogo perfetto per gli estimatori dei whiskey pregiati. Oltre che per i distillati merita una menzione speciale anche per il luogo in cui si trova: la storica tenuta di Powerscourt Estate, con la sua villa in stile palladiano, uno dei più grandi giardini del mondo e la cascata più alta d'Irlanda. Ireland’s Artisan Pantry: il sito che raccoglie solo piccoli produttori artigianali e spedisce in tutto il mondo Il concept del sito Ireland’s Artisan Pantry (https://irelandsartisanpantry.com/) offre uno dei modi migliori per incontrare i produttori artigianali irlandesi anche a distanza. È, infatti, la prima realtà in assoluto ad aver lanciato la formula con sottoscrizione, associata unicamente a una selezione di piccole realtà regionali e con spedizioni anche all’estero (Italia compresa) a cifre contenute. L’idea alla base della sua nascita è il desiderio di offrire agli amanti del cibo di tutto il mondo la possibilità di avere accesso a prodotti unici, difficilmente reperibili attraverso i canali tradizionali della distribuzione e generalmente disponibili solo nei negozi locali specializzati o nei mercati contadini del territorio di riferimento. Prelibatezze dei verdi pascoli di Wicklow, delizie provenienti dalle frastagliate contee costiere dell'Irlanda del Nord, specialità della contea di Dublino, della contea di Cork e di altre aree irlandesi: ogni scatola racchiude prodotti alimentari provenienti da diverse regioni dell'isola d'Irlanda. E tra gli aspetti più divertenti della formula di questo sito c’è il contenuto a sorpresa!
L’acquisto si sottoscrive, infatti, alla cieca e si riceve una scatola contenente una selezione di prodotti (minimo sei), deliziosi e difficili da trovare, che si scoprono solo a consegna avvenuta: cioccolato, dolci, marmellate, conserve, biscotti, ma anche prelibatezze salate.  I box di Ireland’s Artisan Pantry consentono, inoltre, di "incontrare i produttori" attraverso un opuscolo informativo sulla loro regione, ricco di consigli sulle migliori esperienze culinarie e attrazioni legate al gusto. Si può scegliere la spedizione una tantum o abbonamenti che vanno da uno a dodici mesi. Ogni confezione è un piccolo viaggio che permette di esplorare la geografia dell'isola d'Irlanda, assaporando i migliori prodotti locali che definiscono il genius loci, scoprendo la storia di chi li ha creati e condividendo l'unicità dei loro sapori 100% Irish.
“Last but not least”, legata alla formula sorpresa, l’emozione di aspettare l’arrivo della scatola, godendosi la piacevole aspettativa di un’apertura “al buio”: perfetta per gli appassionati delle delizie irlandesi, per chi aspetta di tornare In Irlanda quando sarà possibile o per chi ha nostalgia di un luogo chiamato casa. 

www.irlanda.com

Giulio Cocchi: dal 1891, Vermouth e bollicine 100% piemontesi

Il Tartufo Bianco d’Alba è tra i protagonisti indiscussi dell’autunno piemontese: l’ingrediente più intrigante e fascinoso delle tavole di questa stagione ha ormai conquistato gli chef di tutto il mondo e incontra oggi un’altra importante categoria, quella dei bartender, grazie al progetto dell’Ente Fiera Nazionale del Tartufo Bianco d’Alba in collaborazione con Giulio Cocchi. Obiettivo dell’iniziativa è quello di sposare i gusti dei vini aromatizzati, in particolare del Vermouth di Torino, con il sapore inconfondibile del Tuber magnatum Pico attraverso ricette ufficialmente riconosciute da Ente Fiera e Cocchi. Il progetto unisce idealmente due città piemontesi: Alba, capitale internazionale del Tartufo Bianco, e Torino, capitale del Vermouth, passando per Asti e Barolo. Due prodotti di assoluta eccellenza, il Vermouth di Torino e il Tartufo Bianco d’Alba, riuniti in un ricercato cocktail ideato dal barman Maxim Schulte, 11° e ultimo Head Bartender dell’American Bar del Savoy di Londra, attualmente alla guida del Cocktail Bar al Kol Restaurant di Marylebone. Nasce così, nella capitale del Regno Unito, la ricetta di Alba – Torino, un cocktail dove lo Storico Vermouth di Torino infuso con il Tartufo Bianco d’Alba si unisce al Barolo Chinato Cocchi, che nasce proprio come il Tartufo dal cuore delle Langhe, e al London Dry Gin per un risultato dai profumi e dai sapori ricchi, avvolgenti e inebrianti. È una ricetta volutamente minimalista, ma di grande efficacia e replicabile anche nei ristoranti che dispongano dei quattro ingredienti originali richiesti, con la certezza di ottenere un ottimo cocktail stagionale di alto livello.
A Milano intanto, Guglielmo Miriello, bar manager del Ceresio 7, raccoglie l’ispirazione e propone Italian Gentleman, cocktail complesso dal profilo armonico, morbido, robusto, nel quale emergono le note lievemente amaricanti dei fiori di genzianella (nel Cocchi Americano) e della corteccia di china (nel Barolo Chinato) intrecciate sapientemente a quelle del Tartufo lamellato sul momento. 
Si conferma così, ancora una volta, la versatilità sia del Tartufo che dei vini aromatizzati piemontesi di Cocchi, perfetti anche nell’abbinamento con ingredienti non canonici: spunti per realizzare nuovi cocktail e nuove proposte di cocktail “gastronomici” all’insegna della creatività e della piemontesità. 
Chi vorrà cimentarsi nella sfida di utilizzare il Tartufo Bianco d’Alba come ingrediente di un drink prezioso ed esclusivo, potrà inviare la sua ricetta completa di foto in alta risoluzione e/o filmato a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.: le migliori proposte verranno pubblicate sui social di Giulio Cocchi e della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba è una delle principali vetrine dell’alta gastronomia e delle eccellenze italiane. Cuore della Fiera, nei mesi autunnali, è il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, luogo ideale per apprezzare e acquistare i tartufi del territorio di Langhe, Monferrato e Roero. All’interno del Mercato del Tartufo viene allestito ogni anno l’Alba Truffle Show: lo spazio dei Cooking Show con i grandi chef, le Analisi Sensoriali del Tartufo, le Wine Tasting Experience, gemellaggi con territori d’eccellenza enogastronomica e “matrimoni del gusto” tra le colline di Langhe, Monferrato e Roero insieme a ospiti, incontri e dibattiti.Da quest’anno, ad ampliare l’offerta della Fiera, che celebra la sua 90ª edizione, arrivano anche le digital experiences: dal 6 novembre, infatti, l’esperienza del Tartufo Bianco d’Alba e dei prestigiosi vini che il nostro territorio è capace di regalare si potrà vivere online, attraverso la vetrina digitale delle eccellenze piemontesi che è stata lanciata con il Truffle Hub, presso la pertinenza del Castello di Roddi.
Attraverso l’Alba Digital Truffle Lab, i Giudici del Tartufo del Centro Nazionale Studi Tartufo accompagneranno i partecipanti alla scoperta del fungo più pregiato del mondo. Il format sarà arricchito dalle nozioni sul metodo di ricerca, dalle basi organolettiche per la qualità del Tartufo Bianco d’Alba. A chi acquisterà online l’esperienza, verrà spedito a domicilio un box contenete prodotti tipici del territorio e una coppia di tovagliette all’americana realizzata da Frette.
Per gli amanti del vino sarà inoltre possibile prendere parte al Langhe Digital Wine Lab, che offrirà degustazioni digitali guidate alla scoperta dei grandi vini piemontesi, in collaborazione con il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e Consorzio Alta Langa DOCG grazie alla partnership con Microsoft Italia, attraverso la piattaforma Teams. Un ricco calendario di appuntamenti – attraverso cui si scoprirà la caratterizzazione organolettica delle varie tipologie di vino, la degustazione e l’abbinamento dei vini con il cibo – consentirà ai partecipanti di vivere le emozioni che solo i grandi vini sanno regalare, sotto la guida esperta di sommelier dell’AIS Piemonte. Per il servizio – disponibile in tutta Italia, Europa e sulla East Coast degli Stati Uniti – basterà iscriversi con qualche giorno di anticipo, registrarsi e attendere l’arrivo del kit per la degustazione.
Per tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione online agli eventi della Fiera e per le prenotazioni, https://www.fieradeltartufo.org/truffle-hub/alba-digital-truffle-lab/ e https://www.fieradeltartufo.org/truffle-hub/langhe-digital-wine-lab/.
Giulio Cocchi era un giovane e creativo pasticciere di Firenze che, a fine ‘800, in viaggio in treno verso Torino, scese ad Asti per denunciare il furto della sua valigia. Stando alla storia di famiglia, Giulio si innamorò della figlia del proprietario di uno dei bar affacciati sulla centralissima piazza Alfieri; sembra che il suo amore fosse ricambiato, tanto che si sposarono e ancora oggi quel bar è conosciuto come “Il Cocchi”, punto di riferimento per gli astigiani.L’idea di Giulio Cocchi, eccezionale per l’epoca, fu di aprire rivendite autorizzate dove far degustare i suoi prodotti. Nel 1913 c’erano già sette filiali di degustazione Cocchi in Piemonte, che in breve diventano 12.
Affascinato dalla tradizione enogastronomica piemontese, Giulio Cocchi scoprì in Asti la capitale del Moscato e una diffusa tendenza ad aromatizzare i vini con erbe e spezie. Vi stabilì nel 1891 la sua attività specializzandosi nella creazione di vini aromatizzati e spumanti, come l’Asti Docg allora con il metodo classico tradizionale, oggi utilizzato per l’Alta Langa Docg.
In particolare, Giulio Cocchi creò ricette originali per il Barolo Chinato già nel 1891, diversi tipi vermouth e l’Aperitivo Americano, ottenendo successo e fama in breve tempo. 
Dal 1978 la Giulio Cocchi fa capo alla famiglia Bava, produttrice di vini in Monferrato e Langa, che ha modernizzato l'azienda ponendo le basi per quello che è tornato a essere un marchio di culto nel mondo; con i Bava la produzione Cocchi si è focalizzata sull’uva e i suoi derivati abbandonando la distillazione. 
Tra i risultati degli ultimi 40 anni, la difesa del Barolo Chinato dall’oblio e il rilancio del Vermouth di Torino: lo Storico Vermouth di Torino Cocchi è stato infatti propulsore della rinascita internazionale della denominazione “di Torino” tra i vermouth di alta gamma. Forte anche l’attenzione per il mondo degli Spumanti di qualità, sia con metodo italiano che metodo classico tradizionale, e l’impegno per la creazione e valorizzazione della Docg Alta Langa, di cui Cocchi è da sempre uno dei paladini più impegnati.
A definire lo stile Cocchi sono l’eleganza e l'autenticità, la qualità del vino e degli ingredienti, l’esperienza tecnica centenaria e una passione e una creatività che non sono mai venute meno negli anni. 
Oggi Cocchi è presente in 70 mercati nel mondo: nelle enoteche, nell’alta ristorazione e nei migliori cocktail bar dei cinque continenti.

 

 

 

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L'ottimo Salmone affumicato Foodlab

Sano, bello e molto gustoso: il salmone è l’alleato perfetto per i menù delle Feste. Foodlab lo affumica con un procedimento artigianale unico per esaltarne a pieno tutte le qualità. 
Acque fredde e cristalline, correnti vorticose, onde increspate dal vento e spume incontaminate. Arriva da lontano, dai mari della Norvegia, della Scozia e perfino dell’Alaska, il salmone più pregiato che Foodlab, azienda tutta italiana con sede nel cuore della food valley parmense, seleziona con cura, lavora, affumica per poi distribuire nel nostro Paese.
Il risultato? Un’esplosione di gusto capace di stupire anche i palati più esigenti. Un’eccellenza gastronomica frutto di un processo produttivo unico, attento e meticoloso all’insegna della passione e dell’artigianalità. Un ‘tocco arancione’ - 100% gourmand - pronto ad arricchire e a rallegrare tutte le tavole di queste Feste ormai alle porte.

Dal mare alla tavola
Diversi tagli e diversi formati per esaltare le mille sfumature di sapore e per soddisfare tutte le esigenze. Un unico comun denominatore: una rigorosa lavorazione a mano durante tutti i passaggi fondamentali. Dalla filettatura alla salatura, fino al confezionamento.
Ma il vero plus del salmone Foodlab è il suo lento e naturale processo di affumicatura: 2,5 ore a 30° C con pregiato legno di faggio. I fumi sprigionati dalla combustione, senza fiamma viva, avvolgono il pesce per intero regalandogli il caratteristico aroma. Ma non è tutto, il salmone proveniente dall’Atlantico arriva fresco negli stabilimenti Foodlab e non viene mai congelato né durante né in seguito alla lavorazione. Un percorso tutto al naturale, per una produzione just in time, che permette di preservare intatto il gusto e la consistenza della carne. Dal mare alla tavola.

Quando buono fa rima con sano
Il salmone è un pesce davvero straordinario. Energico, bello a vedersi e dall’indole anticonformista. Basti pensare che nasce in acqua dolce per poi migrare, a circa due anni di età, nel mare salato dove cresce e resta fino a quando, spinto da un irresistibile istinto, decide di compiere un eroico viaggio risalendo controcorrente i fiumi e i torrenti nativi per deporre le uova. Ma è anche un pesce sano e nutriente. Pochi alimenti possiedono tante virtù nutritive quanto il salmone. Ricco di proteine nobili, contiene tutti gli amminoacidi essenziali, le vitamine B, D e A e fosforo. L’assunzione di pesce ricco di grassi Omega-3, che hanno una funzione protettiva sulle arterie e che potrebbero aiutare a prevenire malattie cardiovascolari, risulta importante all’interno di una dieta equilibrata.

Foodlab nasce nel 2000 nel cuore della food valley parmense dall’idea imprenditoriale di tre fratelli - Gianpaolo, Francesco ed Elisabetta Ghilardotti - che trasformano la loro passione per la cucina in un’azienda specializzata nella lavorazione e commercializzazione di salmone affumicato, marinato e aromatizzato e di altre tipologie di pesce affumicato. Tanta strada è stata fatta da allora: oggi l’azienda si muove da leader nel proprio mercato di riferimento. Nell’attuale stabilimento di Polesine Zibello, in provincia di Parma (9.000 m2 pronti per essere raddoppiati) trovano lavoro circa 100 dipendenti (che salgono a 200 nel periodo natalizio) e vengono lavorate ogni anno 2.000 tonnellate di materie prime. Il fatturato 2019 è stato di circa 30 milioni di euro (+18,5%). Ogni giorno le famiglie italiane e gli chef dei migliori ristoranti gustano e utilizzano i salmoni Foodlab.

40 anni di vino italiano narrati da Andrea Zanfi con 43 protagonisti

Un viaggio lungo colline, vigneti e cantine, intrecciato di microstorie è narrato con piacevole leggerezza nel libro “Essenze, leggende e storie – L’anno zero del vino italiano”. E’ scritto dall’autore-editore Andrea Zanfi, stampatore anche “Bubble’s Italia Magazine”, il quadrimestrale nazionale, che racconta le bellezze italiane, panorami e architetture, grandi fotografi, artigiani del gusto e il patrimonio del comparto vino made in Italy. Le opere di Zanfi vengono acquistate per essere lette, per arricchire biblioteche private e pubbliche in posizione di pronta consultazione. Questo nuovo libro si compone di 422 pagine che coinvolgono direttamente i consumatori "consapevoli",  appassionati del buon gusto e dei prodotti di qualità.  Ne parliamo in modo esteso perché con i viandanti del calibro di Antinori, Folonari, Frescobaldi, Felluga, Gancia, Lunelli, Maculan, Bucci, Forte, ci sono anche gli emiliani Chiarli e Giacobazzi e con loro il piacentino Giampietro Comolli, la cui carriera professionale è costellata di posizione di vertice in griffe vitivinicole e del cibo tra le quali Franciacorta, Bolgheri, Ferrari, Segnana, Surgiva, Salaparuta, Prosecco, Altamarca. 
All’origine c’è l’esperienza piacentina di Terranostra: cucina, cibo, piatti tipici con il marchio agrituristico piacentino diventato nazionale.  “Personaggio difficile, dalla personalità forte, dalla capacità di saper prendere posizione anche controcorrente evitando però il doppio rischio del banale e del profetismo - così lo presenta ai lettori l’intervistatore Zanfi - Comolli è sempre stato un accanito sostenitore del valore economico e sociale dell’associazionismo in agricoltura in generale, dei consorzi di tutela del vino in particolare; per molti colleghi è un maestro e uno dei più completi direttori di enti collettivi in Italia”. 
Dalle pagine di Zanfi emerge il suo carattere secco, stakanovista, verticale: “Tutte le volte che con Giampietro parlo del mondo del vino c’è sempre da rapportarsi con la sua visione dei fatti e con le sue verità assolute. Per lui il dubbio è poco accettabile e le esperienze passate sono certezze universali e granitiche, in ogni caso difficili da rimuovere. Ci sono due tonalità di pensieri, quella bianca o quella nera, e lui ha l’assoluta sicurezza che, comunque le si guardi, una delle due è la sua ed è l’unica che conta.  È uno che va di traverso a molti; è come una spina di pesce che ti rimane in gola e dà fastidio, ma è anche uno che sa cucinare bene quel pesce che hai deciso di condividere con lui”.  
“Cominciai a interessarmi al vino nel 1973, sotto l’ala di mio nonno - racconta Comolli -  nell’azienda agricola di mia madre. Producevamo un vino rosso e uno bianco frizzante; uno spumantino fermentato in bottiglia piacevolissimo, che tuttavia – come il rosso del resto – si presentava con un “fondo” in bottiglia, che di fatto lo rendeva difficilmente commercializzabile, un “vino del contadino”.
Nell’intervista Zanfi ripercorre tutta la carriera di Comolli, da Piacenza fin in Sicilia, dalla Lombardia fino al Veneto, con tappe in Cava, Champagne, Alsazia, Stiria partendo prima dalla dirigenza Anga in Unione Agricoltori, dal segretariato di zona in alta val Nure, dove si trovò sul tavolo delle note e tanto discusse quote latte. Già allora, confida, con alcuni dubbi sulla gestione e sulle motivazioni pubbliche di tale imposizione UE. Dopo aver creato il marchio “Terranostra”, Comolli racconta il suo contributo alla stesura sia della prima legge italiana sull’Agriturismo, sia di quella sulle Strade del Vino: “Il sistema agricolo stava cambiando così rapidamente che sentivo la necessità di stargli al passo. Contemporaneamente la passione del vino mi spinse a seguire e superare i corsi da sommelier e degustatore iscrivendomi alla prima Arci Gola e ai seminari di Gino Veronelli, di cui divenni allievo e amico”.  
Seguono i primi otto anni passati a creare e a dirigere il Consorzio tutela Doc Colli Piacentini, riscrivendo il disciplinare da 3 a 18 Doc, allargando i territori Doc di Gutturnio frizzante consentendo a molte terre piacentine di qualificarsi e incrementare il valore e Trebbianino Val Trebbia, inserendo le tipologie Classico, Superiore e Riserva per sdoganare la voglia di vini rossi fermi internazionali. Piacenza crebbe enormemente con i Doc: il Gutturnio divenne il vino più consumato a Milano.  Nel 1991 è al fianco del prof Mario Fregoni nella stesura degli articoli dei vini spumanti e frizzanti nella legge 164/92 che riorganizzò tutte le Docg-Doc, ma nell’andare in stampa, vennero tolti perché all’epoca il vino spumante italiano doveva essere solo Asti e industriale!   Da qui la scelta rischiosa di dimostrare e provare di aver ragione andando per 8 anni a dirigere il Consorzio e lanciare il Franciacorta come alternativa dello Champagne. “Fu un tempo di grande crescita professionale e di conoscenza delle bollicine”.  Accettò quindi l’offerta della famiglia Lunelli, diventando direttore strategico del gruppo Lunelli-Ferrari, poi una nuova fase di vita professionale dedicata a conoscere più territori, distretti, per una visione più completa sul panorama del sistema vitivinicolo italiano. Zanfi è molto abile a estrapolare le riflessioni di Comolli: “…all’inizio anni ‘80 la produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata non arrivava al 10% degli ettolitri prodotti; il vino veniva venduto sfuso, a 400-600 lire litro e il mercato era regolamentato dai commercianti, che dettavano regole e prezzi. Il cambiamento radicale avvenne però poco dopo, quando il mercato riconobbe il valore del vino prodotto da quei vignaioli che pensarono di governare autonomamente l’intera filiera produttiva.  Dalla legge nazionale del 1963, che dette vita alle Denominazioni di Origine in Italia, dovemmo attendere la legge 164 del 1992, dopo l’evento delittuoso del metanolo, per mettere mano a un sistema che aveva pochissimi elementi di garanzia e nessun controllo reale del vino per il consumatore.  “Ho assistito alla fioritura di molti territori viticoli prima di allora sconosciuti, ma ci sarebbe ancora tanto da fare. Pensa che sette bottiglie su dieci vengono vendute ancora con il nome del vitigno e non con il nome del territorio. Nel settore ci sono potenzialità enormi, inespresse. Siamo ai primi vagiti di un sistema vino che deve ancora incominciare a camminare. Potrebbe essere il tempo di grandi cambiamenti organizzativi, culturali, sociali, economici che dovrebbero implementare l’impresa vitivinicola. Nell’intervista si mescolano quaranta e oltre anni dedicati al vino italiano in tutte le sue sfaccettature anche come visione nazionale ed europea di un comparto che conta molto per l’Italia; si sottolinea il grande numero di imprese premiate, l’alta qualità raggiunta sia nell’uva che nel vino, ma anche la delusione per il basso valore dell’uva italiana, e piacentina in particolare. “Dobbiamo cambiare passo, smetterla di pigiare il piede sull’acceleratore e correre tanto per correre. Dobbiamo riflettere su dove andare pensando a come mai oggi si vende un litro di vino sfuso a 0,60 centesimi e sessant’anni fa lo vendevamo a 120-140 lire...”.

Andrea Zanfi
Essenze, leggende e storie – L’anno zero del vino italiano

 

Festival Printemps des Arts: a Monte-Carlo presentata l’edizione 2021 

“Per chi? Per cosa? Venite ad ascoltare brani che non avrete facilmente la possibilità di apprezzare, musiche di tutte le epoche, eventi originali nei luoghi più vari. Il Printemps des Arts è un festival nato per il piacere dell’ascolto, capace di arricchire di ricordi felici che durano a lungo. Con un programma caratterizzato da grandi artisti o ancora non pienamente affermati e orchestre di prestigio, offre una programmazione internazionale”. 
Parole del direttore Marc Monnet che, mercoledì 4 novembre alle 14.30, alla conferenza stampa al Grimaldi Forum di Monaco, ha presentato la prossima edizione del Festival Printemps des Arts che si terrà dall’11 marzo all’11 aprile 2021.
Dopo la sofferta decisione che ha portato ad annullare l’edizione 2020, è con grande piacere ed entusiasmo che Marc Monnet ritroverà gli artisti e il pubblico per la sua ultima edizione alle guida del festival, prima di consacrarsi pienamente alla composizione. Monnet ha infatti aggiunto che, dopo 19 anni alla direzione della manifestazione monegasca, lascerà l’incarico di direttore e che Bruno Mantovani, compositore e direttore d’orchestra, gli succederà come direttore artistico a partire dall’edizione 2022. E’ possibile vedere la conferenza stampa sul sito del festival (printempsdesarts.mc).
Quest’anno al Printemps des Arts la creazione ha un posto d’onore con quattro nuove opere commissionate dal Printemps des Arts. La parole va ai compositori con la propria singolarità e i propri mondi sonori. Sebastian Rivas immagina una creazione “Snow on her lips…” per una performer, tre pupazzi e quattro musicisti, a cui si aggiungono oggetti elettronici e proiezioni; Frédéric Durieux scrive il suo secondo quartetto d’archi “Diario Ellittico”; Gérard Pesson – quest’anno compositore en résidence - si lascia sedurre dalle sonorità inedite de l’accordéon a cui consacra un concerto  “Chante en morse durable”; Marco Stroppa propone “6 études paradoxales” per pianoforte. 
Il concerto inaugurale dell’ 11 marzo al Grimaldi Forum è consacrato alla “Scuola di Vienna” con le musiche di Anton Webern e Alban Berg affidate all’Orchestre National de France con la solista Chen Reiss (soprano) diretta da Daniele Gatti. Il 12 marzo al Museo Oceanografico i solisti dell’Ensemble intercontemporain, specialisti di musica moderna e contemporanea, proporranno pezzi intimi di musica da camera di Schönberg, Berg e Webern. Il 13 marzo all’Auditorium Rainier III sempre l’Ensemble intercontemporain con il pianista Hidéki Nagano  e la direzione di Matthias Pintscher accosterà le musiche di Schönberg e Berg a quelle di Franz Liszt. Considerato come uno dei migliori cori da camera del mondo, il Coro della Radio lettone il 20 marzo all’Auditorium Rainier III restituirà il senso mistico alle musiche vocali religiose composte da Franz Liszt, fervente credente al servizio della Chiesa cattolica.
Il 21 marzo all’Opéra Garnier il prodigioso pianista francese Bertrand Chamayou ritorna a Liszt per una maratona singolare che riunisce l’integrale dei tre volumi degli “Anni di pellegrinaggio”, diari di viaggio delle fughe amorose in Svizzera e in Italia con la contessa Marie d’Agoult.  Tedi Papavrami è l’interprete ideale di un’opera commovente e profonda (“Concerto per violino”) che Berg scrisse in memoria di una giovane amica prematuramente scomparsa, cui fa eco l’emozione straziante di “Pelléas et Mélisande” (1905) di Schönberg. Il solista è accompagnato dall’ Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo diretta da Kazuki Yamada (27 marzo). La musica francese tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo è protagonista del concerto del primo aprile con pagine pianistiche liriche e poco eseguite ispirate alla natura affidate ad Aline Piboule  
Il concerto del 2 aprile è un omaggio alla dimensione ludica con lo spettacolo “Bibilolo”. Marc Monnet ne firma le musiche e Arno Fabre la messa in scena giocando con gli oggetti del mondo dell’infanzia. Il 3 aprile torna la scuola di Vienna con Berg e Schönberg e la prima assoluta di Gérard Pesson nell’interpretazione dell’Ensemble Les Siècles e dei solisti Kit Armstrong (pianoforte), Renaud Capuçon (violino) e Vincent Lhermet (accordéon).
Il festival prosegue poi con tre recital dedicati alla musica barocca per clavicembalo affidata ai grandi interpreti Andreas Staier, Pierre Hantaï e Olivier Baumont (8-10 aprile). 
L’edizione 2021 si conclude l’11 aprile con dei pezzi per pianoforte ed orchestra di Franz Liszt raramente eseguiti e, per l’occasione, interpretati dal pianista ceco Ivo Kahánek, che ha vinto nel 2004 il prestigioso Concorso Internazionale di musica della Primavera di Praga, e dal giovane e talentuoso direttore ungherese Gergely Madaras alla guida dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo.  Il Printemps des Arts cura la dimensione didattica e divulgativa organizzando tre masterclass in pianoforte (Bertrand Chamayou), clavicembalo (Andreas Staier) e accordeon (Vincent Lhermet) e, a preludio dei concerti, presentazioni sui compositori e sulle opere e incontri con gli artisti. 
Sale da concerto e luoghi non convenzionali ospiteranno gli appuntamenti dell’edizione 2021, dall’Auditorium Rainier III all’Opera, dall’ Hôtel de Paris al One Monte-Carlo, dall’Église Saint-Charles al Grimaldi Forum, dal Théâtre des Variétés al Museo Oceanografico, dal Tunnel Riva al Ristorante della Società nautica di Monaco.

Modalità di prenotazione e di acquisto dei biglietti: il prezzo dei biglietti è di 15 euro (ad eccezione di quello inaugurale); biglietti di 10 euro per giovani fino ai 25 anni, entrata gratuita per i bambini fino ai 12 anni. Per gruppi biglietti ridotti.

FESTIVAL PRINTEMPS DES ARTS DE MONTE-CARLO
12 avenue d’Ostende MC 98000 Monaco, tel +377 97983290 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.printempsdesarts.mc

 

Bavaria: nuovo design, stessa passione per la birra da oltre 300 anni

Il brand olandese cambia look, rinnovando la visual identity dell’intera gamma.
Immagine premium, dettagli eleganti e posizionamento distintivo: la gamma Bavaria si presenta con un nuovo, impattante design. La stessa qualità che da oltre 300 anni contraddistingue la birra del brand olandese, parte di Royal Swinkels Family Brewers, in bottiglie e lattine dal design contemporaneo e raffinato, che richiamano al contempo l’heritage dello storico birrificio olandese.
Il blu, colore che da anni caratterizza il brand, resta protagonista sull’etichetta a simboleggiare la freschezza, affiancato ora dal bianco e dall’argento.
Sulla bottiglia in vetro, dalla nuova shape sinuosa con un long neck, spiccano eleganti dettagli in rilievo, che la rendono riconoscibile anche al tatto: non soltanto l’iconica bussola a forma di triangolo stondato che punta a sud, simbolo dell’indipendenza del brand, ma anche la firma della Famiglia Swinkels, che da 7 generazioni guida il birrificio. Un forte richiamo alla tradizione, dunque, evidenziato anche dai sigilli dorati che impreziosiscono l’etichetta, richiamando la purezza degli ingredienti utilizzati fin dal 1719.

 Il restyling riguarda non soltanto Bavaria Premium, ma l’intera gamma: l’analcolica Bavaria 0.0% acquista un design ancora più distintivo, caratterizzato dai colori bianco e rosso, con un pack che trasmette leggerezza e contemporaneità.

Costituito il Comitato “TrattaPiacenza” a supporto della via Francigena: Italia candidata a riconoscimento patrimonio Unesco

E’ partito il progetto di sostegno alla candidatura della Via Francigena Italia (progetto approvato dal ministero dei beni culturali italiano il 7 febbraio 2020, già sul tavolo di quello francese e inglese) quale patrimonio dell’Umanità Unesco. E’ nato un comitato scientifico volontario privato a sostegno delle amministrazioni pubbliche sottoscrittori della “TrattaPiacenza” nella fase di approvazione del riconoscimento. Successivamente il comitato deve essere stimolatore, manifestatore e promotore delle imprese, enti, associazioni collegate e interessate a iniziative, accoglienza, ristoro, turismo lungo la Tratta. Il comitato si propone di “leggere” attentamente la storia di questa “via romea europea” che pose Piacenza al centro di un crocevia di strade, viaggiatori, pellegrini, viandanti assai eterogenei nell’arco di 10 secoli, da nord verso Roma. La “TrattaPiacenza” deve caratterizzarsi e avere una personalità alta. Chiediamo quindi il confronto con tutti per trovare quel tematismo-identità della storia culturale di Piacenza e di gran parte del territorio provinciale oggi coinvolto, ma assai diverso e multiforme lungo tanti secoli.  
Per questo Ti rivolgo l’invito a partecipare e costruire insieme ad altri un grande progetto legato a una storia profonda locale. La fase propedeutica della candidatura dovrebbe durare circa 3 anni, dopo di che bisogna essere pronti con un progetto-brand esclusivo piacentino. Ampliare il gruppo di lavoro vuol dire aumentare competenze ed esperti. Una proposta base concreta e significativa è stato il collante di avvio del comitato, va ora arricchita, migliorata, fatta conoscere. Intanto stiamo scoprendo interessanti vocazioni e indirizzi territoriali di Piacenza non comuni ai soliti slogan.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiorenzo Ascolese in finale alla Coppa del Mondo del panettone

Fiorenzo Ascolese è tra i 10 vincitori delle Selezioni Italiane Sud, la prima tappa del concorso internazionale sul lievitato per eccellenza.
A Reggio Calabria, nella splendida cornice del Teatro Francesco Cilea, sabato 31 ottobre, i giurati hanno valutato e degustato con attenzione tutti e 30 i panettoni in gara, decretando poi solo 10 vincitori.
Ora si vola verso l’ultima prova del concorso, la finale italiana, che si terrà a Milano il prossimo febbraio 2021, dove il pastry chef Fiorenzo Ascolese rappresenterà la Campania insieme ai suoi colleghi Angelo Grippa, Raffele Vignola, Salvatore Tortora e Giuseppe Mascolo.
“I prodotti sono stati di un buon livello, valutarli è stata una sfida e non sempre è stato facile” il commento dei giurati.
Nella giuria solo grandi nomi: Nino Rossi, chef stellato; Beniamino Bazzoli, Maestro lievitista; Gaetano Mignano, Campione del mondo Coppa della Gelateria;  Beppe Leotta, Presidente Conpait Sicilia, Rocco Scutellà, Maestro pasticcere AMPI; Giuseppe Russi, Campione del mondo pasticcieria, Giovanna Pizzi, Food blogger, Miglior sommelier Calabria 2011, Pier Paolo Magni, Maestro pasticciere AMPI e Campione del mondo Coppa della Gelateria.
“E’ stato bello ed emozionante vedere il mio panettone artigianale esibirsi in una platea meravigliosa, dove pasticceria & arte erano un’unica cosa” dichiara Fiorenzo Ascolese subito dopo la proclamazione “Già essere stato qui è un successo, ora la finale di Milano è un traguardo che dedico alla mia Terra“.
Gli altri riconoscimenti del pastry chef di San Valentino Torio:
“Medaglia D’Argento” nella gara per il “Migliore Panettone del Mondo 2020” // FIPGC
“Medaglia D’oro” nella gara per il “Migliore Panettone del Mondo 2019” // FIPGC
“Migliore Colomba Innovativa” 2019 // Premio Dolce Pasqua “Miglior Panettone Tradizionale d’Italia” e “Miglior Packaging” // Una Mole di Panettoni 2017 e 2018 “Regina Colomba” 2017 “Miglior Panettone Artigianale” // Re Panettone 2017

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