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Finalmente torniamo liberi! (o quasi…)

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Finalmente torniamo liberi! (o quasi…) In evidenza

Dopo la “Fase 1”, la prima settimana di maggio, che ha fatto riaprire cartolibrerie, librerie, negozi di articoli per l’infanzia e alcune attività legate alla silvicoltura (per la produzione di combustibile) da oggi, 18 maggio 2020, parte la “Fase 2”, con le cautele del “decreto Cura Italia” imposte dai “dpcm”, le cautele consigliate e le ovvie – gli Italiani, dopo il “lockdown”, tornano alla vita quasi “normale” o per lo meno provano a riprendere le attività di sempre (i più fortunati) lì da dove le avevano lasciate 63 giorni fa. Ma per non pochi, si tratterà di vivere un momento nuovo, chi in grandi difficoltà economiche e anche senza il lavoro di prima, o peggio, chi senza un familiare, un amico, un conoscente che il Covid-19, si è portato via. 
Per i dipendenti statali e di grandi aziende, poco è cambiato, con la garanzia dello stipendio regolarmente incassato, per chi messo in cassa integrazione è cambiato poco, per le attività d’impresa, i commercianti e le partite IVA che hanno richiesto finanziamenti o aspettato il contributo governativo, per loro, molto è cambiato… 
Detto Covid-19 (acronimo dall'inglese COronaVIrus Disease 19 o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2) ci lascia il bilancio più tragico dal dopo guerra – e dopo la peste di manzoniana memoria (che nel XVII secolo fece 1.100.000 morti sui circa 4 milioni di abitanti dell’Italia di allora…) e il famigerato “vibrione” del colera del 1973 – perché oggi nel mondo la pandemia ha coinvolto 4 milioni e mezzo di persone (i più, adulti e terza età) e dall'inizio dell'epidemia i morti sono oltre 300 mila (cifra in divenire per le tante situazioni ancora in fase acuta in Brasile, Nord America, Russia e ancora in Oriente…) - dati OMS, fonte “Health Emergency Dashboard” - in Italia più di 225 mila i casi, di cui 68 mila i positivi, 125 mila i guariti e quasi 32 mila i decessi, nella maggior parte dei casi in Nord Italia…  
Il (maledetto) patogeno, dopo i primi contagi, l’impennata della curva e il raggiungimento del picco, tenderebbe ad azzerarsi in poco più di due mesi - ciò attestato dagli studiosi – e si esaurirebbe in circa 70 giorni, indipendentemente dalle misure restrittive adottate per contrastarlo. 
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, ha cercato di arginare le conseguenze di questo enorme “casino” affidandosi ai pareri (spesso discordi) di esperti: virologi, psicologi, sociologi, manager, con l’obiettivo di limitare i danni e cercare di trovare soluzioni (spesso a titolo personale) questo lamenta l’opposizione, le cui proposte, non sono state considerate.  
Da oggi - lunedì 18 maggio 2020 - a riaprire sono i negozi di vendita al dettaglio, molti ristoranti (ma non tutti - per loro scelta - per le poco chiare linee guida diramate solo 24 ore fa…) bar, gelaterie e pasticcerie, pub, parrucchieri, centri estetici, tutti tenuti all’obbligo di sanificazione, di indossare mascherine, di fare utilizzare gel igienizzanti ai clienti, al tracciamento digitale con controlli a campione, specie per il rispetto del “distanziamento sociale” fintantoché cure o vaccini, garantiranno un minimo di tranquillità. Inoltre non servirà più l’autocertificazione (se non per gli spostamenti interregionali) e, finalmente, sarà possibile incontrarsi tra amici. Per le altre attività (palestre, piscine, cinema e teatri, organizzazioni di eventi) - a parte qualche regione - si dovrà attendere il 3 giugno p.v. sempre che nel frattempo non accadano - deprecabili - situazioni allarmanti che potrebbero bloccare detta “Fase 2”. L’obiettivo finale è andare tutti in vacanza al mare a ferragosto, per qualcuno con un contributo a fondo perduto di 500 euro (sperando che non succeda come per i 600 euro destinati a parecchie “partite IVA” che li aspettano ancora). Per gli addetti ai lavori delle riviere, restrizioni in termini di spazio, ombrelloni distanziati, colazioni, pranzi e cene take away con conseguenza di fatturati dimezzati (sempre che non si raddoppino i prezzi per fare tornare i conti… soluzione da biasimare). Conti che comunque non tornano per il comparto più colpito dal gran “pandemonio” (è proprio il caso di dirlo): il turismo, voce che pesa per il 13% del PIL… che con le frontiere chiuse, i viaggi aerei interdetti, la paura dilagante del contagio e l’atmosfera che si respira, senza la serenità per intraprendere un viaggio di piacere.     
Lungi da noi l’intenzione di fomentare polemiche sulle scelte effettuate dal Governo per i settori che professionalmente più ci competono – turistico, ristorazione, alberghiero, dall’agricoltura (regolarizzazione dei migrati) fino al vitivinicolo – settori che vedono i provvedimenti presi, a detta degli addetti ai lavori, “perfettibili” per usare un termine diplomatico. Non è facile se non si vive la realtà specifica, capirne i problemi e, ancora meno facile è trovare valide soluzioni ai problemi che si sono finora accumulati…  L’auspicio è di vedere effettiva la ripresa e per questo facciamo i dovuti scongiuri perché non si verifichi l’“ondata di ritorno autunnale” del Coronavirus (incrociamo le dita e tutto il resto…).
(GfL)

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