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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Al Palazzo Rosso di Neive

“Chi dice Piemonte, pensa subito al paesaggio collinare esteso a sud del Tanaro, sogna anzitutto una ghiotta cucina che ne esprima il sentimento; e quando alla finestra la nebbia vela il paesaggio, sente i profumi del tartufo e del mosto, sogna di essere sull’alto colle di Neive a guardare la distesa immensa delle colline e, giù in fondo, le montagne innevate, dal Monte Rosa al Monviso. A questo punto l’afferra una gran voglia di agnolotti e brasato, di carne e tartufo, di polenta e spezzatino. Allora dice alle montagne: “state lì e aspettate” ed entra nella locanda di Tonino e Claudia ove il sogno diventa realtà.”
Questo incantevole pensiero fu scritto tanti anni fa da Giovanni Goria, celebre gastronomo e scrittore astigiano, un avvocato legato alla terra e all’agricoltura delle colline. Quando lui entrava a far parte dell’Accademia Italiana della Cucina io nascevo: era il 1962. Nella sua lunga carriera ha ricoperto innumerevoli cariche legate al settore della buona tavola, ha scritto e raccontato con maestria e passione il lavoro della gente, le tradizioni, i sapori e il buon gusto.Io in quella locanda di Neive, conosciuta ed amata dai migliori gourmet professionisti e dai tantissimi clienti, ci sono stato in più occasioni ed ogni volta è stata un’emozione. L’eleganza dei locali storici di un antico palazzo, dove i camerieri ti servivano con i guanti bianchi, la straordinaria cucina tipica di Claudia Francalanci e il gran cuore di Tonino Verro l’avevano resa meta indiscutibile per i palati più raffinati. Era “La Contea”, era la locanda dove ti sentivi veramente bene: per la tavola e per l’amicizia.
A Neive, splendido borgo annoverato tra i più belli d’Italia, dove cresce persino il cappero sugli storici muraglioni, ci sono tornato con piacere per conoscere una deliziosa soluzione per il soggiorno. Si chiama “small hotel” Al Palazzo Rosso. Il piccolo hotel è ambientato all’interno di un palazzo del XVII secolo, completamente ristrutturato nel 2016, e offre al turista quattro camere matrimoniali, tre standard e una più spaziosa. Ogni stanza è dotata di bagno privato, aria condizionata e cassetta di sicurezza, inoltre nelle tre standard gli ambienti sono impreziositi da un caminetto. Nella ristrutturazione del palazzo sono stati mantenuti in originale alcuni particolari: soffitti in legno, porte, pavimenti e scale. Le camere si affacciano sulla piazza principale del borgo antico, un luogo delizioso in tutte le stagioni dell’anno, ricco di ristoranti, bar, enoteche e dalla terrazza posizionata all’ultimo piano si può godere di una gradevole vista sulle colline circostanti; quelle colline patrimonio UNESCO dal 2014 e tanto amate da Giovanni Goria. Al piano terra del palazzo è stato allestito un piccolo negozietto dove si possono acquistare i vini della cantina Cà Barun e oggetti di interior design, inoltre spesso vengono organizzate degustazioni ed eventi d’arte.
Ho menzionato con un pizzico di timore e la dovuta riverenza Giovanni Goria perché anche la titolare del Palazzo Rosso è astigiana, si chiama Benedetta Bona, una gentilissima padrona di casa, e come il maestro gastronomo di Neive ne è decisamente innamorata. L’antica dimora è stata acquistata con il compagno di vita, Peter Thomsen, un simpaticissimo danese che ama produrre vino a pochi chilometri di distanza: Cà Barun è la sua cantina, ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un’altra occasione.
Che bello ricordare Claudia e Tonino, i pranzi e le cene consumate in loro compagnia, ricordare “La Contea” e allo stesso tempo, citando due astigiani, scrivere del piccolo hotel, lo “small hotel” di Benedetta e Peter. Se raggiungete quelle magiche colline, quel borgo incantevole, se avete voglia di sentire quei profumi di cose buone fatelo e soggiornate Al Palazzo Rosso: al risveglio la colazione avrà un sapore ancora più intenso.

Fabrizio Salce

Una fetta di Culatello (di Zibello) per un sacco di plastica

Il progetto di Massimo Spigaroli, sindaco del Comune di Polesine Zibello, sarà presentato il 24 e 25 novembre al Teatro Pallavicino. “Abbiamo raggiunto l’84,1% di raccolta differenziata collocandoci in Emilia-Romagna al quinto posto tra comuni inferiori a 5.000 abitanti”- dichiara Spigaroli – “Essere un comune virtuoso ci consente ora di destinare le nostre energie al suo Bosco Fluviale per liberarlo dalle plastiche e dai rifiuti portati dalle piene dal Po e a tutte le emergenze del territorio. Lo faremo con un semplice gesto, raccogliendo quanto sta contaminando l’ambiente, evitando così che torni al fiume e arrivi al mare”. Il suo è un lungo viaggio e come ogni viaggio che si rispetti è fatto di incontri: il pioppo, il salice bianco, l’ontano nero, l’olmo e la rosa del cucù. Parliamo della plastica e con lei delle altre varietà di rifiuti che durante le piene del Po, viaggiano sospinti dalle correnti del fiume, insinuandosi nel Bosco Fluviale di Polesine Zibello e nei suoi 400 ettari di vegetazione e biodiversità. Quando le acque si ritirano, le plastiche e i rifiuti rimangono lì, vessilli multiformi e contemporanei di un comportamento ancora poco rispettoso dell’ambiente. Pronti a proseguire verso la foce con la nuova piena che verrà. D’altra parte il Po raccoglie la plastica di 20 milioni di persone, del 40% del Pil nazionale di 4 regioni,13 province e di 6mila depuratori. Parte da qui il progetto di Massimo Spigaroli, neo sindaco del Comune di Polesine Zibello. L’obiettivo, ripulire il Bosco Fluviale  e il territorio - tornato ad essere tra l’altro sosta di uccelli migratori come le gru - chiamando in campo il simbolo più illustre del territorio: il Culatello di Zibello DOP. Nobilitato da personaggi come D’Annunzio, il culatello deve la sua fama mondiale a questa terra: alla saggezza antica dei masalén (termine usato nella Bassa per norcino) e alla bontà di un clima umido e nebbioso favorito proprio dal Po. Così quando il Po chiama in soccorso, Polesine Zibello risponde con il progetto  “Una fetta di culatello di Zibello per un sacco di plastica” che sarà presentato durante il convegno di domenica 24 novembre  alle ore 15.30 presso il Teatro Pallavicino di Zibello. Ad aprire l’incontro la lettera di saluto della ministra delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo Teresa Bellanova. Seguiranno gli interventi di Massimo Spigaroli, ideatore del progetto, Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, Meuccio Berselli, segretario generale Autorità distrettuale del Fiume Po - Riserva Mab Unesco Po Grande, Patrizio Bianchi, assessore all’istruzione Regione Emilia Romagna, Paolo Andrei, rettore dell’università di Parma, Michele Guerra, assessore alla cultura del Comune di Parma e Massimo Bergami, professore ordinario di Organizzazione Aziendale Università di Bologna. Legambiente interverrà con il videomessaggio del suo presidente Stefano Ciafani. A moderare l’incontro Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma.
Abbiamo raggiunto l’84,1% di raccolta differenziata - afferma Massimo Spigaroli - collocandoci in Emilia-Romagna al quinto posto tra  comuni inferiori a 5000 abitanti . Essere un comune virtuoso ci consente ora di  destinare le nostre energie al suo Bosco Fluviale per liberarlo dalle plastiche e dai rifiuti portati dalle piene dal Po e a tutte le emergenze del territorio. Lo faremo con  un semplice gesto, raccogliendo quanto sta contaminando l’ ambiente evitando così che torni al fiume e arrivi al mare.”  Un circolo vizioso che può essere interrotto ad un patto, “ fare squadra dai cittadini, alle scuole dalle istituzioni alle aziende” per promuovere anche in queste aree di golena turismo, cultura e tradizione. In tal senso, il progetto prevede una sezione tecnica in programma sempre alTeatro Pallavicino lunedì 25 novembre a partire dalle ore 10.00 cui prenderanno parte l'Autorità distrettuale del Fiume Po, la Regione Emilia Romagna, l’Università di Parma, Iren, Legambiente, Destinazione Turistica Emilia e Parma, io ci sto!.  Tra gli interventi anche EmiliAmbiente, Confagricoltura Parma, Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori e le Associazioni venatorie.
Leggera, resistente, economica, la plastica ci ha innegabilmente  cambiato la vita. Dall’elettronica fino ai trasporti, senza considerare che sono in plastica il 45% dei biomateriali utilizzati in medicina (protesi, organi artificiali) inattaccabile da muffe, parassiti e batteri. Il problema è il suo smaltimento e la cattiva gestione da parte dell’uomo che ne ha fatto una delle forme di inquinamento più invasive e durature (può rimanere nell’ambiente anche per 400 anni, eccezion fatta per le plastiche biodegradabili che, però, iniziano a diffondersi soltanto adesso). Il “marine litter” (i detriti marini) resta sicuramente una dei problemi ambientali più gravi del nostro tempo. Si stima infatti che oltre l'80% sia composto da plastiche e microplastiche, e gran parte di queste arrivano in mare trasportate dai corsi d’acqua. Il fiume Po, in particolare, riversa nel mare Adriatico in una sola ora sotto forma di microplastiche circa 460 chili di rifiuti l'equivalente del peso di un orso polare (fonte: AICA Associazione internazionale per la comunicazione ambientale). 
L’iniziativa del Comune Polesine Zibello è stata sostenuta dall’Autorità distrettuale del Fiume Po, dal Consorzio di tutela del Culatello di Zibello, EmiliAmbiente, Fidenza Village, Iren, Legambiente, Parma, io ci sto! Università di Parma. E ancora Coldiretti, Confagricoltura Emilia Romagna  e CIA-Confederazione Italiana Agricoltori.

La Murada: veri piatti tipici agordini!

E’ proprio come una baita in tipico stile alpino, molto accogliente con arredamento caratteristico in legno. E’ sulla strada che va a Cortina da una parte e a Alleghe dall’altra, all'incrocio che da Caprile porta ad Arabba, ci si arriva anche scendendo dalla Marmolada, ma è pure vicino ai Serrai di Sottoguda e poco lontano dal Sacrario Militare di Livinallongo. Insomma, è impossibile non trovare La Murada. C’è anche un ampio parcheggio e non distante, un parco giochi pubblico per bambini.  E’ il locale consigliato a chi vuole mangiare qualcosa al volo durante un giro in moto o una passeggiata (servizio bar) ma anche a chi vuole portare la famiglia o gli amici a mangiare qualcosa di tipico comodamente sistemati nelle salette (di cui una soppalcata) con tavoli ben apparecchiati ed è ideale pure per una coppia, magari per mangiare nella grande terrazza con vista sulle splendide Dolomiti agordine. Lo staff, molto gentile – composto da Nicola, Federico e la bravissima Lorena  –  è sempre lieto di accogliere i clienti affamati… proponendo loro un ricco menù di specialità locali: antipasti vari tra cui il “tagliere tipico”, poi deliziosi primi (sempre porzioni abbondati): ottimi Cassunziei alla Lastesana o alle erbette (fatti con pasta all'uovo fresca fatta in casa, con ripieno altrettanto fresco) gnocchi (fatti in casa) con gorgonzola e noci, pappardelle al ragù di cervo in bianco (o ai funghi) e tagliatelle ai porcini, ravioli, vasta scelta di Canederli: sia in brodo che al burro fuso o ai funghi o allo speck o agli spinaci (è piatto più trentino che veneto, ma viva le contaminazioni!). E non mancano le zuppe: da assaggiare quella d’orzo. Poi le pietanze: il Pastin (salsiccia speziata) con patate al forno, spezzatino di manzo o di cervo, cervo anche in salmì con polenta, poi grigliata mista con verdure grigliate, polenta con finferli, cavolo cappuccio con olio e cumino. Tra tutti il più tipico è il “piatto Murada” composto da formaggio di malga, salame nostrano, un canederlo, soppressa nostrana veneta alla piastra, cavolo cappuccio, polenta e patate al forno… 
Tanti infine i dolci che accontentano i più golosi: sono fatti in casa, come lo strudel di mele e pinoli e la torta Sacher. Da abbinare al companatico c’è una curata carta dei vini, ma anche birre: alla spina, ma anche non filtrata tedesca, della zona di Augusta, da provare!  E per finire, chiedete un buon Bombardino, utile anche per digerire il conto… sempre in linea per la zona e assolutamente giusto per rapporto qualità-prezzo. Il locale di solito è pieno, dunque, affrettatevi!

Ristorante La Murada 
località Saviner di Laste, 87 
32020 Rocca Pietore BL
tel. 0437 723997
aperto fino a mezzanotte 
chiuso lunedì 

(GfL)

 

A Bologna prende il via un grande e originale concept store dedicato alla salute e al benessere!

Inaugurato a Bologna il "Salute Più concept Store" in via Irnerio 10/L, accanto alle Terme San Petronio - Antalgik. Nel nuovo store del Gruppo Monti Salute Più i prodotti del benessere: profumi naturali ispirati alla storia bolognese del XVIII secolo,  dermocosmesi termale che dà bellezza alla pelle e nel settore del food&beverage del Villaggio della Salute Più, una delle più grandi novità nel campo della nutrizione, il Saltapasto, primo prodotto da forno sostitutivo di un pasto, studiato assieme al CIG – Centro interdipartimentale “L. Galvani” dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. E ancora le proposte della “Via della Seta Bolognese”, che riprende le antiche vie di commercio percorse dal 1200 al 1700 con fantastici prodotti dalla texture unica, sfruttando il know-how scientifico del Gruppo Monti Salute Più, da 50 anni attivo nel settore sanitario e del wellness. Dalle terme romane a quelle di terza generazione, dalla seta rinascimentale all’ecofashion, dalla tradizione gastronomica al food&beverage salutistico, una via moderna che porta idee concrete per uno stile di vita di salute e benessere.
Dalla storia, al futuro, da Bologna, per tutti, in via Irnerio 10/L, oltre al Salute Più concept store è possibile trovare altri due importanti servizi: la spa termale, le cui proposte sono il dimagrimento grazie alla dieta mitocondriale®, la remise-en-forme, la bellezza grazie alle metodiche della medicina estetica e le Terme San Petronio, ricche di esperienze termali e percorsi wellness, con 10 protocolli di cure balneoterapiche. Ecco che da Bologna parte una nuova visione integrata tra prodotti, bellezza e salute, grazie alla sinergia di tutte queste proposte, concentrate in un unico luogo. 
Per festeggiare l’evento dell’inaugurazione del “Salute Più concept Store" di via Irnerio a Bologna, il prof. Antonio Monti con il general manager Graziano Prantoni, ha offerto un pranzo a medici, collaboratori, giornalisti e amici al “Villaggio della Salute Più (via Sillaro, 27 a Monterenzio BO). Dunque dopo un breve viaggetto da Bologna per i più, tra le colline, passando per Castel San Pietro, su una bella strada, si arriva al grande parcheggio del Villaggio. Accolti gentilmente dal personale, in una sala convegni del posto, gli ospiti - tra loro anche autorità civili e militari - hanno assistito a una breve “lezione” del Professore – che ha ricordato quanto importante sia lo “stile di vita” da seguire per arrivare a tarda età (testualmente 100 – 120 anni) “ancora in salute” – coadiuvato dal dottor Di Girolamo che ha illustrato le nuove tecniche di diagnostica per immagini disponibili presso il Polo diagnostico BODI (1500 mq c/o le Terme San Petronio-Antalgik  a Bologna, struttura fornita di apparecchiature all’avanguardia della GE Healthcare e per questo divenuta uno dei centri di eccellenza dell'imaging diagnostico in Italia). Subito dopo, tutti con le gambe sotto i tavoli della grande sala del ristorante (uno dei tre attivi nel Villaggio). Per i più curiosi: entrée di puntarelle e acciughe, di seguito, lasagnette vegetariane; per secondo, dopo una trionfale sfilata del carrello tra i tavoli per raccogliere il tripudio degli astanti (tanti!) porchetta in bellavista (allevata in soccida, cresciuta libera, alimentata con mangimi biologici, foraggi e cereali prodotti in azienda!) con patate bio “al cartoccio” sempre del territorio. In abbinamento, vini dei Colli d’Imola Doc e per dolce torta di riso con sbuffo di panna montata. Per finire - dopo un simpatico sketch della bella showgirl bolognese Chiara Sani - gli amari della casa, pardon… del Villaggio: una ricca scelta di distillati di varie erbe, tutte, manco a dirlo, del territorio della Val Sillaro.  

(GfL)

CICERCHIA ED ANTICHE TRADIZIONI A SERRA DE’ CONTI!

Nei giorni 22, 23 e 24 novembre il Grand Tour delle Marche fa tappa a Serra de’ Conti (AN), suggestivo borgo di stampo medioevale racchiuso da una possente cinta muraria ed adagiato tra i dolci colli trapunti di vigneti. Siamo nel territorio di un’autentica eccellenza, il Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma per celebrare la Festa della Cicerchia, un legume povero che in passato ha contraddistinto la cultura alimentare di questo angolo delle Marche. La Festa rappresenta la penultima tappa del Grand Tour delle Marche 2019, promosso da Tipicità ed ANCI Marche con la partnership strategica di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking. 
La cicerchia è un legume antico che per tanto, troppo tempo, è caduto nell’oblìo, accantonato per far posto ad altri alimenti più ricchi, ma che oggi ritorna prepotentemente alla ribalta in virtù delle sue proprietà nutritive e delle proteine nobili che racchiude. Un’autentica icona dello stile di vita mediterraneo che, da un ventennio, viene celebrata nel penultimo weekend di novembre, grazie all’Associazione Festa della Cicerchia nata a Serra de’ Conti proprio per diffonderne la conoscenza. 
Per l’occasione, le cantine, le grotte, le locande e le osterie del caratteristico centro storico, si trasformano in altrettanti locali presso i quali degustare oltre cento ricette della tradizione gastronomica marchigiana. Al centro dell’attenzione, naturalmente, sfiziosi piatti a base di cicerchia, tra i quali: polenta preparata con farina derivata dal “prezioso” legume, tagliatelle al ragù di cicerchia e, soprattutto, cicerchia cucinata con la ricetta tradizionale e servita dentro ad una “pagnotta” di pane scavata al suo interno per contenere l’appetitosa zuppa.
Ci saranno anche i presidi slow food, il Friuli Venezia Giulia, in qualità di comunità ospite, e gli “agricoltori custodi della biodiversità” con le loro tipicità: cipolla di Suasa, favetta di Fratterosa, pomodoro da Serbo,…, ed anche “l’officina dei mestieri”, che mostrerà i manufatti dell’artigianato di tradizione.
Tutte le informazioni sull’iniziativa, le attrattive turistiche del territorio e le proposte di ospitalità, sono consultabili sull’applicazione di Tipicità e sulla piattaforma www.tipicitaexperience.it.

Vermouth Bianco Don Guglielmo 1918, una storia attuale d’altri tempi

Mi seggo comodamente, assaporo il piacere di un bicchierino di “elisir del tempo” e vago con la mente ad una storia che risale all’ormai lontano 1918; una storia vissuta nella mia Torino pochi mesi prima del ritorno della pace. Un ritorno che sul finire dell’autunno di quell’anno non calmò di certo lo scontro politico in città. Le tante divergenze tra la sinistra e la destra al momento dell’armistizio che chiudeva la Prima guerra mondiale evidenziarono profonde divisioni. Ma non sarà della politica di quel frangente storico o del conflitto bellico che voglio parlarvi ma di un evento, tragico e cruento, che fece molto scalpore nel febbraio 1918. Al numero 19 di Contrada San Filippo, oggi via Maria Vittoria, prese appartamento Pietro Balocco, un giovane arrivato in città da San Germano Vercellese. In più occasioni il Balocco fu visto entrare e uscire dall’abitazione in compagnia di un prete, Don Guglielmo Gnavi originario di Caluso, località non lontana da Torino. Con molta probabilità la cosa venne a ripetersi per un periodo fino a quando in una fredda giornata invernale la portinaia, Giuseppina, notò Balocco uscire solo trascinando una pesante cesta dal dubbio contenuto. Alla misteriosa uscita solitaria del giovane si aggiunse un particolare: il sacerdote non fu più visto nella via. I sospetti della donna aumentarono col trascorrere dei giorni e vennero confermati da un caso fortuito. Successe infatti che, nel frattempo, un barcaiolo sul fiume Po notò qualcosa di insolito galleggiare, qualcosa con tutte le sembianze di una gamba umana. Giuseppina si fece forza e convinse la proprietaria dell’appartamento ad inscenare un guasto al suo interno, al fine di giustificarne un ingresso obbligato. Lo spettacolo che si trovarono di fronte fu raccapricciante, dentro ad una valigia il torso privo di testa e di gambe del religioso. Nello stesso istante il Balocco fuggì immediatamente. Il giovane venne braccato per settimane dalla polizia mentre i giornali dell’epoca, definendo il caso come “L’omicidio del prete fatto a pezzi”, pubblicarono le foto dell’assassino, foto che ne consentirono la cattura grazie al riconoscimento di una passante. Nell’aprile del 1921 il giovane venne condannato all’ergastolo e a 11 anni di cella di isolamento. Una storia macabra di cento anni fa, che ritorna oggi dentro al bicchierino del mio “elisir del tempo” che in realtà è il Vermouth Bianco Don Guglielmo 1918. La famiglia Gnavi di Caluso esiste tutt’ora e i discendenti hanno continuato nel tempo, così come allora, a produrre vini del territorio, quella terra dove regna sovrano l’Erbaluce. La storia della cantina Gnavi risale alla fine dell’800 con la fondazione di un’azienda familiare di carradori che, oltre ad occuparsi del trasporto di merci, si specializza nella coltura della vite. A mettere radici sulla quella terra collinare canavesana di origine morenica fu il Cavalier Giovanni. La somma ottimale di terroir, clima, vitigno e la sapiente opera dell’uomo fa si che i vini di quel lembo di Piemonte siano particolarmente interessanti. L’Erbaluce, storico vitigno, ha trovato nell’area di Caluso la sua giusta dimora e gli Gnavi, oggi Carlo unico erede del sapere del padre e il nipote Giorgio, portano avanti la tradizione di famiglia producendo Erbaluce in differenti espressioni: fermo, spumante e passito. E il Vermouth? Caluso dista pochi chilometri da Torino e se c’è una chicca storica, un vino aromatico tipicamente torinese è proprio il Vermouth. Un tempo molto diffuso il vino liquoroso vive oggi una sua rinascita e una scoperta da parte dei giovani. Il Don Guglielmo 1918 è il nuovo prodotto della cantina: è il Vermouth degli Gnavi. Preparato con vino Erbaluce, alcol, zucchero e le principali erbe e spezie: assenzio, achillea millefoglie, sambuco, coriandolo, dittamo, pompelmo, zenzero, arancia, menta, pepe; il Don Guglielmo 1918 ha un colore giallo paglierino intenso, sentori di agrumi ed una equilibrata dose di dolcezza e freschezza. Con il suo finale persistente al palato è decisamene piacevole; una bella sorpresa che all’assaggio ti regala una delicata emozione. Un vento tiepido di storia di un tempo lontano ma al quanto vicino, di una tragedia che si traduce oggi in piacevolezza. Un delicato Vermouth in ricordo di Guglielmo Gnavi.

Fabrizio Salce

La Società Agricola Gnavi Carlo SSA 
Via C. Battisti 8, 10014 Caluso (TO).
www.cantinagnavi.it

Zampone e Cotechino Modena IGP, quelli di una volta, ma non proprio…

Sono i protagonisti dei momenti conviviali importanti delle feste di fine anno: due grandi eccellenze del territorio emiliano romagnolo - tutti e due IGP - anche se per l’origine di provenienza, il Friuli Venezia Giulia ne rivendica da sempre la maternità…
Il cotechino dovrebbe vantare una storia più antica perché sembra sia il precursore dei salumi moderni, mentre lo zampone pare nato come “cotechino sbagliato”… Si narra che il cuoco dell’umanista e filosofo Pico della Mirandola, infilò diversi cotechini all’interno di zampe di  maiali, per poterli conservare a lungo. Da allora, restarono tutte e due le versioni: entrambi insaccati con la caratteristica di essere conservati e consumati previa cottura. 
La particolarità dello zampone - la zampa anteriore del maiale comprese cotenna, dita e unghie - è l’involucro, in altre parole, il tessuto che tiene fermo il mix di grasso, carne e cotenna tritati ad arte insieme alle spezie. Il cotechino ne condivide il ripieno, sempre di carne e cotenna macinati con sale e spezie, ma è insaccato all’interno di un budello, per cui il risultato finale è inevitabilmente una versione più gentile (dello zampone) più delicata, più morbida, perché la cotenna è finemente tritata insieme al resto della carne… 
Tutti e due presentano un elevato contenuto di proteine nobili, un moderato contenuto di grassi - più insaturi rispetto ai saturi - che inoltre vengono in gran parte persi durante la cottura, senza quindi essere ingeriti.
Zampone e cotechino non vanno confusi con lo “zampetto”, che riguarda sempre l’arto del maiale, ma che va pulito e cucinato fresco, come se fosse un qualsiasi altro pezzo dell’animale. Per lo zampone, come per il cotechino - fin da allora - tutto si poteva dire, ma non che fossero “leggeri”. Invece, oggi, 500 e oltre anni dopo Pico, viste le tendenze e i cambiamenti delle attitudini di consumo, sono state introdotte alcune modifiche al Disciplinare di Produzione per rendere le due specialità, più delicate e leggere, nutrizionalmente sane e in linea con le richieste del consumatore moderno: sono senz’altro meno “pesanti” perché senza glutammato aggiunto, né derivati del latte e con aromi esclusivamente naturali. Oggi si possono cucinare quelli che si trovano in vendita “precotti” e confezionati in buste ermetiche (sottoposti a trattamento termico a elevate temperature per un tempo sufficiente a garantirne la stabilità organolettica) che nel giro di poche decine di minuti, possono essere già impiattati. I prodotti crudi, invece, sono asciugati in stufe ad aria calda. Nel qual caso è necessario farli bollire per circa 2 ore perché acquisiscano la consistenza, il sapore tipico e il colore roseo quasi rosso, che li caratterizza. Risulteranno più gustosi, equilibrati e dunque più digeribili, se accompagnati da lenticchie con ottimo purè di patate e da un buon Lambrusco Salamino, detto anche di santa Croce, nettare del territorio.
(GfL)

Garda con Gusto 2019: un vero, grande successo

Grande cucina, grandi protagonisti, grande qualità. Poche parole per descrivere questa quinta edizione di Garda con Gusto - Gourmet Experience. Tre giorni in cui le eccellenze enogastronomiche, gli spettacoli golosi, i produttori e gli chef locali e internazionali ma anche chi ha semplicemente assaporato quanto offerto nei giorni dell’evento, sono diventati veri ambasciatori del gusto. 
Abbiamo visto spazi eno-gastronomici dedicati alle eccellenze del territorio allestiti per l’occasione per fare del gusto e della ricerca sensoriale un vero stile di vita. I Salotti del Gusto hanno celebrato la carne salada a marchio De.Co., il pesce di lago ed il mondo green-vegetariano. In quegli eleganti spazi si sono degustati i menu del territorio: antipasti, primi piatti, secondi elaborati ed interpretati dai produttori, chef e ristoratori locali. 
E’ stata un’occasione rara e preziosa di assaporare l’italianità e le radici enogastronomiche di un territorio - il Garda Trentino - che a Garda con Gusto ha celebrato per la quinta volta, le sue arti culinarie. Ad accompagnare ed esaltare le creazioni degli chef, le bollicine Ferrari Trentodoc e i vini del territorio in un crescendo di percezioni sensoriali.
Chef stellati internazionali e nazionali e Celebrity Chef si sono cimentati in dimostrazioni di alta cucina. Veri artisti del gusto, questi grandi nomi si sono alternati per interpretare le eccellenze del Garda Trentino all’insegna di inedite sperimentazioni e “contaminazioni” gastronomiche tra prodotti, accompagnate dai vini delle cantine del progetto Vacanze con Gusto che collaboravano con i salotti del Gusto.
Ma il vino non è stato il solo elemento di congiunzione: un'altra eccellenza, l’olio extravergine del Garda Trentino DOP, in collaborazione con Accademia dell'Olio e dell'Oliva e la Grappa grazie all’Istituto Tutela Grappa del Trentino è stato un vero protagonista.
Show Cooking unici ed esclusivi hanno trasformato per un weekend pranzi e cene in vere esperienze gourmet di alto livello in cui sono stati proposti entrée, antipasto, primo e secondo piatto preparati al momento in un vero spettacolo gastronomico, raccontato con sapienza da Eleonora Cozzella. Al termine di ciascun Show Cooking , il rituale del caffè di Omkafè preparato con la Chemex, aromatizzato dai profumi e sapori del territorio. Un’esperienza gastronomica unica da abbinare ad una cucina stellata!
Un’area dedicata allo shopping dei prodotti del Garda Trentino degustati durante l’evento, ha  tentato gli ospiti con i suoi profumi e la sua imperdibile proposta. Un forziere pieno di tesori gourmet, tutti i prodotti di Garda con Gusto a disposizione lì per essere acquistati e regalati!
Carne salada, olio extravergine di oliva, broccolo di Torbole, pesce di lago, verdure biologiche della Val di Gresta, pani, farine e dolci, formaggi di malga e selezionati vini rossi e bianchi del Trentino, caffè Omkafé e molto altro. 
Gli organizzatori, molto soddisfatti per i risultati di questa quinta edizione ringraziano sentitamente operatori e visitatori per aver reso anche questa edizione, un vero, grande successo e danno appuntamento a tutti nel 2020.

(GfL)

Busseto Festival Guareschi “Don Camillo & Peppone” 2019

Il viaggio all’interno di un microcosmo che diventa un universo a se stante, fisico e letterario. Questo era il rapporto profondo tra Giovannino Guareschi e i luoghi teatro dei suoi racconti. Con le sue parole: “Bisogna precisare che, per me, il Po comincia a Piacenza. Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume non significa niente: anche la Via Emilia, da Piacenza a Milano, è sempre la stessa strada; però la Via Emilia è quella che va da Piacenza a Rimini. Non si può fare un paragone tra un fiume e una strada perché le strade appartengono alla storia e i fiumi alla geografia. E con questo? La storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia”. Il Po e la Via Emilia, la geografia e la storia:  il Mondo piccolo di Guareschi appartiene a entrambe le dimensioni, rappresenta la loro stessa fusione. Viaggiare attraverso il Mondo piccolo è allo stesso tempo viaggiare attraverso lo spazio e attraverso il tempo. Per questo la seconda edizione del Busseto Festival Guareschi, che si terrà nel borgo della Bassa Parmense (non a caso tra il Po e la via Emilia) dal 9 novembre all’8 dicembre, sarà particolarmente incentrata sull’esplorazione del territorio emiliano-romagnolo e delle sue mitologie, in costante rimando con l’attività dello scrittore italiano più tradotto al mondo. Il programma del festival prevede la proiezione del film “Don Camillo e i giovani d’oggi” e di altre pellicole meno note ma decisive per comprendere la poetica di Guareschi, tratte da racconti sceneggiati da lui stesso (“Gente così” di Fernando Cerchio) o rivisitati successivamente (“Il decimo clandestino” di Lina Wertmüller e “Il marito in collegio” di Maurizio Lucidi). Le proiezioni saranno introdotte da critici, intellettuali, figure istituzionali, giornalisti accomunati dalla passione per il “Mondo piccolo”. Tra questi, l’ex vescovo di Ferrara Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri, il presidente di Lazard Italia e di Allianz Carlo Salvatoril’avvocato Riccardo Gotti Tedeschi, lo scrittore e saggista Marcello Veneziani, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, il direttore del Quotidiano Nazionale Michele Brambilla, il direttore di Oggi Umberto Brindani, il direttore di Qui Touring Silvestro Serra, il direttore di Ciak Flavio Natalia. E ancora: Filiberto Molossi, critico cinematograficoPaolo Barbaro, storico della fotografia, lo sceneggiatore del Don Camillo a fumetti Davide Barzi, Adriano Fruch disegnatore del Don Camillo a fumetti. Il festival si svolgerà nel piccolo, sontuoso teatro d’opera di Busseto. L’ingresso alle proiezioni è libero (consigliata la prenotazione del posto allo 0524 92487 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).
Durante l’intero periodo del festival sarà poi visitabile presso la Sala dell’Accademia del Comune di Busseto la mostra “Route 77- in bicicletta lungo la via Emilia” , ideata da Egidio Bandini, giornalista e saggista, direttore del Festival, presidente del Gruppo Amici di Giovannino Guareschi. L’esposizione ricostruisce il tour che Guareschi compì in bicicletta nel 1941 da Piacenza a Rimini, e che costituì una vera e propria immersione in quello che sarebbe stato il Mondo Piccolo dei suoi personaggi. Inoltre nei giorni di sabato 9, 16, 23, 30 novembre, sarà possibile partecipare a una visita guidata presso la Casa Archivio Guareschi di Roncole Verdi (frazione di Busseto), dove Guareschi visse a lungo e che rappresenta un vero e proprio tempio della memoria guareschiana. A fare da guida d’eccezione di questo viaggio nel tempo, storico e letterario, sarà Alberto Guareschi, figlio dello scrittore. Infine, nel mese di novembre tutte le trattorie della Bassa Parmense, in fermento per il contemporaneo “November Porc” -partner del festival- dedicheranno all’evento un menu che avrebbe certamente messo d’accordo Don Camillo e Peppone. In questo modo il Busseto Festival Guareschi si propone come una vera e propria esperienza di viaggio multifattoriale, tra cultura, turismo e gastronomia. Un’esperienza tesa a valorizzare le eccellenze della terra emiliana.
Busseto Festival Guareschi, a cura di ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna, è un progetto del Comune di Busseto, in collaborazione con November Porc, all’interno del programma del Comitato Guareschi - Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica - con il contributo di Destinazione Turistica Emilia - Regione Emilia Romagna. Il Busseto Festival Guareschi è con Parma2020 Capitale italiana della Cultura. I film sono stati gentilmente messi a disposizione da Mediaset.

Di seguito i virgolettati dei soggetti istituzionali coinvolti: 

“In quella tonaca scura da prete si esorcizzano le nostre paure, si nascondono i peccati importanti, si respirano le delicate speranze; mentre quel fazzolettone annodato al collo spinge alle rivalse, anela al coraggio da troppo sopito, crede nel cuore dell'uomo. Così siamo noi, così è il Busseto Festival Guareschi: omaggio al canto universale di Giovannino”. 
Giancarlo Contini, Sindaco di Busseto. 

Giovannino Guareschi è uno dei figli più illustri della nostra regione, un intellettuale assurto a notorietà nazionale e internazionale. Dopo le celebrazioni dello scorso anno per il cinquantennale della morte, celebrazioni ricche di importanti eventi e iniziative, Busseto si conferma, con la seconda edizione del Festival, punto di riferimento essenziale per la valorizzazione della figura di Guareschi. Mi piace poi ricordare che la Regione Emilia-Romagna ha fatto la sua parte dando vita, tra l’altro, al percorso Le terre di Peppone e Don Camillo, presentato nel marzo scorso, nell’ambito del progetto sul cineturismo legato alla scoperta dei luoghi in cui i grandi autori, come appunto Guareschi, hanno sviluppato la loro arte”. 
Andrea Corsini, Assessore al Turismo, Regione Emilia Romagna 

"Destinazione Turistica Emilia sostiene il Festival Guareschi a Busseto perché ritiene che il cineturismo sia uno dei prodotti turistici da promuovere in quanto consente di riconnettere i tre vettori fondamentali della attrattività dei nostri territori, cioè cultura, ambiente ed enogastronomia. Non a caso il comarketing  tra il Busseto Festival Guareschi  e November Porc è  originato  proprio da questa consapevolezza. Ci sono altre ragioni per  plaudire all’iniziativa ossia la sua collocazione in un periodo di tradizionale flessione del turismo e  dunque l'ambizione di concorrere alla destagionalizzazione e la sua capacità  di far parlare di luoghi - quelli lungo il Fiume Po - di straordinaria bellezza, ma di non facile lettura poiché, come diceva lo stesso Guareschi, sono per definizione "l'antipittoresco". Ora questi luoghi hanno ricevuto un riconoscimento importante la qualifica MAB UNESCO”.
Natalia Maramotti, Presidente Destinazione Turistica Emilia 

WIZZ AIR SPOSA L’INIZIATIVA “MOVEMBER 2019” e trova i baffi a bordo

Wizz Air, la più grande compagnia aerea low cost dell’Europa Centrale e Orientale, ha aderito con la partecipazione di tutti i suoi impiegati, personale di cabina e di volo, al movimento Movember del 2019 per promuovere uno stile di vita sano al fine di sensibilizzare l’importanza della salute maschile. Movember, termine nato dalla fusione della parola baffi (in inglese mo) e novembre, è la principale organizzazione globale impegnata a cambiare il volto della salute degli uomini. Evento annuale che consiste nel farsi crescere i baffi durante il mese di novembre. Movember ha come obiettivo principale quello di catalizzare l’attenzione sui problemi di salute maschile come il cancro alla prostata, il cancro ai testicoli e il tema del suicidio. Il cancro alla prostata è il secondo tumore più diffuso negli uomini in tutto il mondo; se preso in tempo, il tasso di sopravvivenza al carcinoma prostatico è superiore al 98%, scoperto tardi, il tasso di sopravvivenza scende sotto il 26%. Dai 40 anni o più, si deve tenere controllato il livello di PSA. Quest’anno, per la prima volta, Wizz Air lancia un concorso interno a tutti i colleghi di sesso maschile, inclusi impiegati d’ufficio, cabina e equipaggio di volo, per partecipare al contest della crescita dei baffi.

Johan Eidhagen, Chief People Officer di Wizz Air, afferma che: “Fondare una compagnia aerea attenta a tematiche come la sostenibilità significa anche promuovere uno stile di vita sano e sensibilizzare i nostri colleghi. Ecco perché abbiamo deciso di unirci a questo movimento nel 2019 e far crescere i nostri baffi. Sono orgoglioso che il team WIZZ abbia preso parte a questa grande iniziativa per aiutare gli uomini a comprendere l’importanza di regolari controlli sanitari. Invitiamo anche i nostri illustripasseggeri di sesso maschile a unirsi ai nostri sforzi non solo mettendo i loro rasoi nei cassetti per un mese, ma facendo un selfie con il nostro equipaggio maschile econdividendolo con gli hashtag #Movember2019 e #WIZZMovember sui loro profili social. Invitiamo i passeggeri a scoprire tutti i baffi WIZZ a bordo.

Wizz Air è la più grande compagnia aerea a basso costo dell’Europa Centrale e Orientale, opera con una flotta di 120 aeromobili Airbus A320 e A321 e offre oltre 700 rotte da 25 basi, che collegano 152 destinazioni attraverso 44 Paesi. In Wizz Air un team di oltre 5.000 professionisti dell’aviazione offre un servizio di alto livello e prezzi molto bassi facendo di Wizz Air la scelta preferita di più di 38 milioni di passeggeri negli ultimi 12 mesi. Wizz Air è quotata alla borsa di Londra (WIZZ) ed è inclusa negli indici FTSE 250 e FTSE All-Share. Wizz Air è registrata sotto l’International Air Transport Association (IATA), Operational Safety Audit (IOSA), lo standard di riferimento globale per il riconoscimento della sicurezza di una compagnia aerea. La compagnia ha recentemente ricevuto il più alto rating 7 stelle per la sicurezza da airlineratings.com, l’unica agenzia al mondo per la sicurezza e la classificazione dei prodotti, e nel 2019 - Airline of the Year by Air Transport Awards, l’unico premio internazionale che riconosce i protagonisti più importanti dell’anno nelle principali categorie dell’industria aerospaziale. Wizz Air possiede una delle flotte aeree più giovani al mondo, secondo gli ultimi dati forniti da CH-AVIATION, intelligence provider svizzero per le compagnie aeree.

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Gianfranco Leonardi

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