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News

Ormai è acclarato che il “Coronavirus” - confidenzialmente Covid-19 - ha avuto origine in Cina, precisamente a Wuhan, capoluogo della provincia dell'Hubei, quando, a fine dicembre 2019, è stato segnalato il primo focolaio di polmonite.  Si tratta di un ceppo virale mai identificato in precedenza nell’uomo e la malattia respiratoria è stata chiamata SARS-CoV-2 e Covid-19, “coronavirus disease” (malattia in inglese) 2019.  Oggi - 24 febbraio 2020 - a due mesi di distanza, si è verificato un contagio globale con più di trenta Paesi coinvolti, 79407 casi totali (di cui 77262 in Cina) con 2622 morti (di cui 2595 sempre in Cina) e con 25044 guarigioni! Contagiati (in Cina) 1716 operatori sanitari, di cui 6 deceduti. Inoltre, casi in Sud Corea e Iran (qui i dati non sono comunicati). Un numero limitato di casi è stato riscontrato anche in Thailandia (cinque) Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Taiwan (solo casi sospetti) Corea del Sud e Giappone (2 casi) Vietnam e Singapore (3 casi). In Europa, sempre ad oggi, 169 casi, con 3 morti e in Italia - terzo Paese al mondo per contagi - 229 casi, di cui 99 ricoveri in ospedale con sintomi, 23 persone in terapia intensiva e 91 senza sintomi a casa in isolamento, 7 sono quelle decedute (6 in Lombardia) e 2 le guarite. Come sia avvenuto il contagio italiano non è ancora chiaro: i "pazienti zero" non si trovano. Dei tre focolai, in Lombardia e in Veneto, non si riesce a ricostruire l’origine, l'unico sospetto, il manager lombardo di Castiglione d'Adda, è stato “scagionato” dagli esami sierologici.  Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha commentato le misure straordinarie varate dal Governo (il decreto è già stato firmato dal presidente Mattarella) sottolineandole anche in tv intervistato da Fabio Fazio e pure da Barbara D’Urso ieri, domenica 23 sera…  
Provvedimenti sono stati presi in tutti i Paesi: in particolare in Cina sono state applicate restrizioni come sospendere tour domestici e internazionali, pur considerando che i turisti con gli “occhi a mandorla” nel 2018 hanno speso all’estero 130 miliardi di dollari... La situazione varia da città a città: tutti i servizi di autobus, metropolitana e traghetti sono stati sospesi e tutti gli aerei e i treni in uscita sono stati cancellati. Agli abitanti è stato consigliato di non partire (e lì i consigli vanno seguiti…). Le autorità hanno anche chiuso i principali siti turistici tra cui la Città Proibita di Pechino e una sezione della Grande Muraglia e cancellato i principali eventi pubblici in altre parti del Paese. Da noi in Italia, annunciate misure di screening per i passeggeri provenienti dai principali hub aeroportuali dell’Oriente, ovviamente voli aerei cancellati da e per la Cina (ma molti orientali arrivano in Europa dall’Asia fino a Francoforte o a Londra e da lì… vengono in Italia…).  Resta attiva la convenzione di Schengen (circolazione garantita all'interno dell'Unione europea per persone e merci). Le Forze Armate italiane hanno circoscritto le zone “focolaio” (in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna) mentre restano chiuse scuole e università almeno fino a lunedì 2 marzo, così come cinema, teatri e musei; partite di calcio non giocate o disputate “a porte chiuse” o rinviate (la Lega Calcio sposta i match di coppa Italia al 13 maggio).  Mentre l’Austria blocca i treni italiani al confine, la Francia mette in quarantena i turisti che arrivano dall’Italia a bordo dei Flixbus, le disposizioni dai Ministeri degli interni e della sanità – la quarta migliore del mondo – impongono ai bar la chiusura alle ore 18, annullano le sfilate di carnevale, le funzioni religiose della Quaresima sono a rischio celebrazione. Sono inspiegabili gli assalti ai supermercati per inutili accaparramenti di vettovaglie (pur non essendoci problemi di rifornimenti!) sono introvabili le “mascherine” e anche i gel disinfettanti per le mani (Amazon li propone in vendita in internet a prezzi spropositati!). Nell’industria, rallentamenti forzati di produzioni e dipendenti invitati a lavorare da casa (smart working); difficoltà anche in borsa, con il Mib sotto di 6 punti (!) in calo anche il prezzo del petrolio e (come sempre nei casi di crisi) invece schizza il valore dell’oro...  Le disposizioni del Ministero della cultura e del turismo prevedono che le agenzie turistiche sospendano in questo periodo le attività nazionali e internazionali, comprese le gite scolastiche.  Anche al mare – per gli alberghi delle tante Riviere dello Stivale – la situazione può dirsi compromessa per via delle disdette collegate a eventi turistici e sportivi, che fioccano (oltre alle migliaia di cancellazioni, si aggiungono le mancate prenotazioni per il secondo semestre 2020, normalmente a buon punto in questo periodo  dell’anno).  Federturismo Confindustria ha chiesto lo stato di crisi per il settore e di attivare tutte le misure di supporto a tutela dei posti di lavoro (oltre 4 milioni) e della vita stessa delle imprese interessate, rilevando una perdita - finora - di 5 miliardi di euro, senza contare che al momento è impossibile stimare il vero danno a causa della evoluzione (drammatica e ancora in corso) per il comparto che rappresenta il 10% del Pil nazionale.  Dunque si raccomanda grande attenzione: seguiamo le basilari norme igieniche, evitiamo le paure ingiustificate e gli atteggiamenti che possano creare panico, diamo credito solo ai canali ufficiali dell’informazione per evitare le tante “fake news” che circolano e, nel caso di segnali allarmanti, contattiamo il numero di telefono nazionale 15000 - o i numeri verdi unici regionali: per la Lombardia 800 89 45 45, per il Piemonte: 800 333 444, per il Veneto: 800 46 23 40, per l'Emilia Romagna 800 033 033, per la Campania: 800 90 96 99 e per Piacenza: 0523 317979 -.   
(GfL)

Andare a Venezia in questi giorni: con o senza maschera? A pochi giorni dal giovedì o martedì grasso, meglio non farsi trovare sprovvisti e invece munirsi di una “bautta” o di una delle tante maschere in vendita o a noleggio, così si rispetta la tradizione e in qualche modo si mantiene l’anonimato. Le belle maschere veneziane sono conosciute in tutto il mondo. Nella cultura della Serenissima con il termine “maschera” si indicava l’attività di “mettersi barba e baffi finti” e “maschera” era anche il soprannome dato alle donne che si travestivano da uomini e agli uomini che si travestivano da donne. Eredità di antichi culti ma anche simbolo della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica di Venezia… Gli antichi romani chiamavano la maschera del teatro “persona” che la dice lunga su chi siamo davvero. La bautta è forse la maschera più famosa ed ha una storia interessante: è comparsa a Venezia tra il XV ed il XVI secolo ed è tutt’oggi nota come il travestimento veneziano per antonomasia. Del resto a chi indossava questa maschera era consentito vagare per calli e campi anche nei giorni particolari quali quelli di San Marco e dell’Ascensione deputati all’elezione di dogi e procuratori. In quegli stessi giorni invece tutte le altre maschere erano bandite per evitare pericolose infiltrazioni di nemici o attentatori del Doge e dei membri del Maggior Consiglio. La bautta è una maschera bianca denominata “larva” da portare assieme ad un mantello lungo fino in vita (tabarro) e ad un cappello a tricorno. A dare un aspetto ancora più misterioso il labbro superiore deformato e allungato in modo che anche la voce di chi la indossa risulti irriconoscibile. In tal modo l’anonimato era ed è assicurato. La conformazione della maschera permette persino di bere e mangiare, senza toglierla. La bautta era utilizzata anche a teatro o durante le feste, in incontri galanti ed ogni volta che si desiderava la libertà di corteggiare od essere corteggiati, garantendosi reciprocamente il totale anonimato. Ancora oggi la bautta conserva un’aura di complicità e mistero. Oltre alla bautta, c’era e c’è la cosiddetta “gnaga” indossata un tempo dagli uomini: una maschera col muso da gatta e il resto dell’abito femminile, la cesta in braccio, con piccoli mici dentro. Una sorta di maschera balia che col suo fare “felino” solletica l’immaginario maschile e femminile. Le donne poi un tempo  indossavano la cosiddetta “moretta”, una piccola maschera di velluto scuro, portata con un delicato cappellino e con degli indumenti dalle velature raffinate. La moretta era un travestimento muto, poiché la maschera doveva reggersi sul volto tenendo un bottone o una estremità dentro la bocca e per questo motivo aveva anche il nome di “servetta muta”. Ma chi le costruiva? C’erano a Venezia dei veri e propri artigiani della maschera, i cosiddetti “maschereri” che costituivano una specializzazione dell’arte dei “Dipinteri”: essi dovevano rispettate delle regole rigide e si erano dati uno statuto ben preciso risalente al 1436. Eppure sin dal Medioevo esistevano norme sulle maschere. Infatti Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296, quando il Senato veneziano sancì come festivo il giorno precedente la Quaresima. In quell’epoca e ancora per molti secoli, il Carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti cominciavano già dai primi giorni di ottobre.

Fu sotto il dogado dei Foscari – inizio del XV secolo – che la festa di Carnevale fu istituzionalizzata e si affermò come rito ricorrente ogni anno.  Allora il Carnevale durava sei mesi. E dove comperarla? In qualche bel negozio lungo le calli veneziane del centro storico. Ma bisogna fare particolare attenzione alle truffe: infatti la guardia di finanza ha recentemente sequestrato 42mila maschere tipiche del Carnevale, per un valore commerciale di diverse decine di migliaia di euro, non in regola con la disciplina sul made in Italy.

E’ bene guardare con cura le etichette che devono riportare il tricolore della bandiera italiana e una sorta di certificato di garanzia che attesti la loro realizzazione “a mano” nella città lagunare. E se le scritte sono a caratteri minuscoli, dobbiamo prestare la massima attenzione.

Con questi accorgimenti, una volta acquistati maschera e costume, saremo pronti per ogni occasione di divertimento.

E’ stata aperta il 15 febbraio 2020 presso la prestigiosa sede dei Musei San Domenico di Forlì la quindicesima mostra consecutiva, dal titolo “ULISSE. L’arte e il mito” che si concluderà il 21 giugno 2020. La Mostra, anziché prendere in esame, come per il passato, singoli pittori, scultori, periodi storici, ecc., ripercorre, attraverso i secoli, le vicende e le tribolazioni del più antico e moderno personaggio della letteratura occidentale: Ulisse (“l’uomo dal multiforme ingegno”).
Il tema sviluppato dalla mostra è quello del mito di Ulisse, che da oltre tremila anni avvince e affascina: da Omero a Dante, dal Tasso della Gerusalemme Liberata fino ad arrivare all’Ulisse di James Joyce e alla filmografia del Novecento.
La straordinaria ed emozionante mostra si snoda attraverso le sale del vasto ed antico convento di San Domenico, iniziando dalla magnifica ex chiesa di San Giacomo in un percorso culturale, dall’antichità classica al Novecento, suddiviso in 16 sezioni, che comprendono pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi, opere grafiche e libri.
A partire dall’Ulisse di Sperlonga (immagine simbolo della grande mostra) opera in marmo risalente al 1° secolo d.C. ai tanti capolavori dell’arte greca, etrusca, romana, fino al rinascimento e ai grandi artisti dell’arte contemporanea.
A tal proposito, nella suggestiva cornice della chiesa di San Giacomo si può ammirare il “Concilio degli dei” di Rubens, la “Penelope” del Beccafumi, la “Circe invidiosa” di Waterouse (proveniente dall’Australia) le “Muse inquietanti” di De Chirico, “l’Ulisse” di Arturo Martini e l’alto cavallo in alluminio di Mimmo Paladino.   
Nello stesso ambiente è esposto un ritrovamento eccezionale: la nave arcaica di Gela, tra le più antiche del mondo (VI e V sec. a. C.) il cui recupero è terminato nel 2008.
Della nave si possono ammirare i rostri, l’ossatura portante e parte del carico: un tripode di bronzo, un cestino di vimini (!) e lingotti di oricalco (lega di rame e zinco utilizzata per monetazione).
Nelle sale che seguono, percorrendo l’ampio convento, ben 250 opere d’arte provenienti dai più importanti musei nazionali e internazionali (Musée d’Orsay di Parigi, Royal Academy di Londra, Ermitage di S. Pietroburgo, Musei Vaticani, Galleria degli Uffizi, solo per citarne alcuni) avvincono ed entusiasmano i visitatori.
Come nella sezione 5 “Le sirene”, dove si scopre che per i Greci le sirene erano donne seducenti con zampe e code d’uccello; è solo dal secolo VII e VIII d.C. che le sirene sono raffigurate come donne-pesce bellissime che seducono i marinai.
Questa eccezionale mostra, che non può non arricchire la cultura dei visitatori, è stata resa possibile dall’attività della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, grazie anche a primari partner quali: Intesa SanPaolo, Hera, Mapei, Elfi e IMA.
Grande interesse riveste infine il catalogo della mostra (Silvana Editoriale).

Cesare Spagna

www.mostraulisse.it       
@mostraUlisseForli (Facebook)      

 

 

Nell’alimentazione di chi fa sport o semplicemente di chi frequenta regolarmente la palestra per una normale attività fisica periodica, la patata è alimento da consigliarsi? Come?
La patata rappresenta un alimento ottimale per chi pratica sport con continuità o anche semplicemente per chi frequenta regolarmente la palestra, proprio grazie al maggiore dispendio energetico cui va incontro. E’ utile per reintegrare le scorte glucidiche perse con l’attività fisica inoltre, grazie all’alto contenuto di vitamina C, la patata è anche un ottimo alimento per assumere adeguati quantitativi di questo potente antiossidante vitaminico e in questo modo, reintegrare gli antiossidanti utilizzati in maggior quantità per contrastare la formazione di radicali liberi durante l’attività fisica. Queste due caratteristiche nutrizionali rendono la patata un alimento consigliato da consumare a chi pratica attività sportiva.
Mattia Di Nunzio, dottore in Scienze e Tecnologie Alimentari e dottore di Ricerca Europeo (European Ph.D) in Scienze degli Alimenti, svolge attività di ricerca scientifica in centri di ricerca in Europa ed in Italia.
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Frutto di anni di ricerca e selezione, Selenella è un prodotto di eccellenza dalle caratteristiche inconfondibili: Selenella Classica, patata unica nel suo genere, si distingue per il sapore ricco, di ottima consistenza. Gustosa e versatile, si adatta a ogni stagione per piatti tradizionali o innovativi. Altamente digeribile, ricca di amidi, vitamine e sali minerali, è ancora più preziosa perché fonte di selenio, un antiossidante alleato della nostra salute.
Buona e di ottima consistenza, Selenella eccelle in ogni campo prestandosi a tutte le preparazioni: lessata, al forno, fritta, per il purè. Il profilo organolettico delle patate Selenella viene costantemente monitorato e garantito attraverso analisi sensoriali periodiche e da un’accurata selezione varietale che permette la migliore conservazione e versatilità di utilizzo culinario.

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Sanremo (IM): mare, tanto verde, palme, un uliveto antico, un giardino giapponese, il parco di Villa Ormond, poi la cattedrale di San Siro (XII secolo) e campanile con dodici campane, la chiesa di San Salvatore con le sue cinque cupole, la “Pigna” - il cuore di “Sanrœmu”- con il suo dedalo di “caruggi” sempre animato dai turisti che fotografano i vari pittoreschi angoli e sciamano verso lo storico Casinò e, per farla breve, fino al teatro Ariston, che a febbraio, vuol dire “festival della canzone”, cioè parlare, vedere, ascoltare e anche, mangiare musica… Quest’anno poi era il settantesimo genetliaco del concorso canoro – con Amadeus conduttore e Fiorello ospite fisso, attorniati da tante bellissime… (non solo per la gioia dell’Auditel!) – per la cronaca ha vinto Diodato, ma... il vincitore vero è stato Morgan, autore di una pantomima di cui si parlerà lungamente... (NDR) – e per l’occasione, in questa settimana campale, con clima quasi estivo, “turismo enogastronomico” obbligatorio per tutti - anche per noi, ospiti di generosi ristoratori… (tanto per smentire il luogo comune che vuole i liguri “parsimoniosi”) -.  In questo periodo ci si può rifocillare “on the road”  mettendosi in coda ai tanti “food truck” o nei negozietti che propongono la tipica focaccia o il panino con tartare di tonno rosso e ancora pane e olive, tutti prodotti della tradizione sanremasca che si basa su ingredienti semplici, anche poveri, ma sempre protagonisti di piatti davvero gustosi. Andando nello specifico, non bisogna dimenticare di assaggiare la fragrante “Sardenaira”, salsa di pomodoro, capperi e acciughe, in pratica la pizza di Sanremo di una volta e pure la “torta verde”, con riso e verdure di stagione avvolte in una sottile sfoglia e la “Buridda” con totani, polipi e calamari e persino lo stoccafisso “Brandacujun” (non è una parolaccia!) mantecato con patate e aglio, condito con olio d’oliva extra vergine, sempre rigorosamente di produzione locale! E, se potete, non mancate di godervi la pasta fatta in casa: i ravioli di borragine e le tradizionali trofie al pesto. Inoltre le altre tipicità come le verdure dell’orto ripiene di magro, le carni bianche alle erbe aromatiche, il coniglio con le olive preparato in umido e innaffiato con il Vermentino Doc, prodotto con uve della Riviera di ponente, dei Colli di Luni, del Golfo del Tigullio e della Valpolcevera: si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato e sapore secco tendente all'amarognolo. Ma protagonista assoluto dei piatti della cucina ligure, è il pescato del Mar Ligure, grazie al probo lavoro della piccola flotta di Sanremo che ogni giorno rifornisce il mercato ittico e da lì i ristoranti della marina con gallinella, nasello, pesce spada e tonno, branzini o orate e specialmente il ricercato pregiatissimo gambero di Sanremo. Il pesce alla ligure si prepara in umido con pinoli, olio (Evo locale) olive taggiasche, rosmarino e con le patate o, in stagione, con i carciofi freschi. Ultimamente è sempre più richiesto anche il pesce al crudo. Per gustare come si deve i piatti della tradizione ligure, ci sono i ristoranti di Sanremo: nella città vecchia (alla Pigna) c’è La Porta Verde (gestito dallo chef Francesco, beato tra le collaboratrici) dove si gustano deliziose alici marinate, pasta fatta in casa, anche gnocchi con broccoli e vongole o orecchiette ai frutti di mare, poi - una contaminazione con la cucina siciliana - carciofi in padella, caponata e per finire, tiramisù o mousse di mango. Su corso Mombello a 200 metri dal teatro Ariston, c’è il Flipper, al porto, piccolo, ma carino, offre bollicine di benvenuto ed è noto per gli antipasti misti, in particolare per i gamberetti avvolti nel lardo, per il suo spaghetto al pesto (con basilico di Prà) i tagliolini al granchio e per fare concludere con i formaggi (incredibile assortimento!) e la torta cremosa con nocciole; da notare la bella carta dei vini (degustate quelli della Cantina Durin, vini affinati nelle grotte preistoriche di Toirano nell’entroterra di Borghetto Santo Spirito, Savona); e ancora, il Quintessenza Restaurant, nel centro di Sanremo, alla fine del corso pedonale, verso il casinò: lì, da assaggiare, la tartare di tonno su letto di fragole, brandacujun (stoccafisso ammollato, patate, spicchio d’aglio e prezzemolo fresco, pinoli, limone, sale e pepe) anche polpo e capesante, poi tagliolini neri con polpa di riccio, rombo chiodato con carciofi e se ce la fate, la grigliata reale, tutto innaffiato da un Pigato Docg tipico da uve dei vitigni albenganesi: bianco secco, giallo paglierino scarico, con riflessi tendenti al dorato, fruttato, fragrante, persistente, con sentori di pesca matura e miele, fiori freschi; ha sapore secco, ma resta morbido, buon corpo con piacevole fondo amarognolo). Dopo una settimana di degustazioni sanremasche (leggasi abbuffate…) per noi l’appuntamento è (almeno) al prossimo festival!

(GfL)

A un’ora di aereo da Roma, un’ora in treno da Milano e due da Bologna, vi attendono grandi festeggiamenti carnevaleschi: dal Rabadan di Bellinzona alla Stranociada di Locarno, musica, cortei balli e piatti tipici, le attività carnevalesche ticinese vi stupiranno. Carnevale in Canton Ticino significa la festa più colorata e divertente dell’inverno: il Carnevale! Balli in maschera, musica di bande, coriandoli, cortei colorati e fracassoni con i carri che sbeffeggiano politici e VIP. L'allegria si sposa alla trasgressione e per qualche ora si dimenticano tutti i problemi. Il re dei Carnevali ticinesi è senza dubbio il Rabadan di Bellinzona, seguono a ruota la Stranociada di Locarno, Nebiopoli a Chiasso e la coda ambrosiana che vede i suoi momenti d'oro a Biasca e Tesserete. Ma non sono solo i centri a tingersi dei colori del carnevale: ogni paese, ogni località festeggia a modo suo!

 Il Carnevale Rabadan, Bellinzona - dal 20 al 25 febbraio 2020

Il grande appuntamento del Rabadan si ripete per il 157° anno e regala l’occasione per trascorrere nella capitale i giorni più divertenti dell'anno. Il carnevale comincia il giovedì con la consegna delle chiavi a Re Rabadan, il regnante ticinese più famoso, dopo di che la festa può iniziare. Venerdì si tiene la sfilata mascherata dei bambini delle scuole elementari e materne del bellinzonese. Sabato l'esibizione musicale delle allegre Guggen ticinesi e di oltre San Gottardo. La domenica, giorno di Carnevale, Bellinzona ospita l’atteso "Grande Corteo Mascherato", al quale partecipano duemila comparse, che animano una sfilata umoristica di musiche, carri e gruppi, nella più sana tradizione del Carnevale di Re Rabadan. Il tutto è accompagnato da molti eventi collaterali come il concorso per la migliore maschera, il tiro alla fune e decine di bancarelle dove mangiare, bere e ballare fino alle prime ore del mattino. www.rabadan.ch

Stranociada, Locarno – il 21 e 22 febbraio 2020

Il nome del carnevale la dice lunga... Stranociada si potrebbe, infatti, tradurre come la notte dove non si chiude occhio. 24 ore di carnevale nella Città Vecchia. Mediamente 7000 persone giungono a Locarno per divertirsi e godersi una notte libera piena di divertimento. Animazioni e musica nelle varie tendine creano un’atmosfera di allegria e baldoria. Il sabato la festa continua in piazza Sant’Antonio con la tradizionale “risottata” e con l’intrattenimento per i bambini. Novità di quest'anno è il concorso dei bambini del sabato pomeriggio: le tre mascherine più belle verranno premiate da un'apposita giuria. Sin dal lontano Ottocento, nella Città Vecchia, ogni anno si ripete la magia del Carnevale tra musica, tradizioni e tanta allegria.

La tradizione vuole che il tutto abbia inizio di venerdì, con i concerti delle “Guggen”. All’una di notte avviene la premiazione con ricchi premi e la sfilata di tutti i partecipanti in piazza San Antonio. Le molteplici tendine, sparse qua e là, invitano ad una sosta gustosa tra specialità locali e altre leccornie. Il sabato si torna tutti in piazza San Antonio per gustare il risotto con luganighe. E per più piccini non mancano giochi ed animazioni. di quest'anno è il concorso dei bambini del sabato pomeriggio: le tre mascherine più belle verranno premiate da un'apposita giuria. www.stracionada.ch

Il Carnevale ambrosiano

In Ticino il carnevale ambrosiano si festeggia nelle Tre Valli (Leventina, Blenio e Riviera), a Tesserete e a Brissago, dove cioè è rimasto in vigore il rito ambrosiano della Chiesa milanese; le origini di questa suddivisione territoriale di carattere religioso risalgono al VI-VII secolo. Ciò significa, oggi, avere un ampio periodo del calendario dedicato al carnevale, che in ogni località assume comunque caratteristiche diverse. Numerose tradizioni sono scomparse, particolarmente nelle città: l'annuncio della festa a suon di campanacci, ad esempio, non esiste quasi più, salvo che in casi sporadici. Altre usanze sopravvivono, ma trasformate: il ballo, un tempo rara occasione di incontro, oggi ha assunto il carattere di festa campestre, dove predominano la musica e la gastronomia. Anche in tale ambito, il risotto e la luganiga di un tempo avevano una preziosità oggi dimenticata; tuttavia si sono moltiplicate ovunque le occasioni per mangiare di tutto, con menù variati, in compagnia. Continua invece il grande successo dei cortei mascherati che riscuotono sempre successo ovunque.

Carnevale – Ticino: Risotto per tutti!

Il Carnevale è tradizionalmente legato al divertimento e sinonimo di sregolatezza, trasgressione e di eccessi. In una società contadina quale era quella ticinese fino alla metà circa del XX secolo, questo si traduceva soprattutto in un'alimentazione più abbondante, anche perché il periodo precedeva la Quaresima, tempo di grande rigore e austerità anche a tavola. Il piatto tradizionale del Carnevale era il risotto accompagnato dai prodotti della mazza, specialmente le luganighe. Anche oggi è il risotto a farla da padrone. Solitamente è servito gratuitamente sulle principali piazze cittadine il martedì grasso.

Ravioli di carnevale e tortelli di San Giuseppe

I ravioli dolci di carnevale o di San Provino e i tortelli di San Giuseppe sono dolci cotti nell’olio, burro o strutto abbondanti e si consumano nei mesi di febbraio-marzo, in occasioni festive, in Ticino e nell’Italia settentrionale.

Non mancano cortei in maschera, tombola, palo della cuccagna, scherzi, coriandoli, e, naturalmente, cibo in quantità. In occasione del carnevale, le scorpacciate sono d’obbligo: il termine proviene da carne levare, che allude al periodo di astinenza dettato dalla Quaresima, che comincia il mercoledì delle ceneri, giorno successivo al martedì grasso, che chiude il carnevale romano. Tipici di questa festa invernale sono: luganighe, risotto, polenta, dolci e frittelle di ogni genere.

ticino.ch/it/plan/getting-here.html 

Gianluigi Veronesi

Giornalisti e dirigenti dell’“Associazione Borghi d’Europa”, in trasferta in Friuli, hanno colto l’occasione per passare da Marano Lagunare (UD) - Maran, comunità di parlata veneta, 1800 anime - il piccolo borgo dalla storia millenaria dell’alto Adriatico, ubicato tra Lignano Sabbiadoro e Grado, con tanto di torre medievale romanica e pozzo in piazza. Tutto intorno, la laguna di grande bellezza e valore naturalistico che non è frutto del corso naturale degli eventi, ma del lavoro gravoso dei Maranesi che solidificarono le “mote”, scavarono le “cavane”, costruirono i “casoni” (tipici manufatti di canne e legno ad uso dei pescatori) e mantennero praticabili le vie d’acqua per trarre sostentamento dall’attività di pesca costiera, oggi meno in laguna e più in mare aperto, dove quantità e varietà di prodotto, sono maggiori. Insieme a Grado e Trieste, Marano è uno dei più importanti mercati ittici dell’Adriatico e la flotta di pescherecci, al ritorno dalle battute, rifornisce i tanti (più di una decina solo lì!) tra ristoranti e osterie della zona, di spigole (o branzini) orate, passere e anguille, oltre a cefali e, stagionalmente, piccoli ghiozzi (detti “goo”) latterini, “nono”, vongole veraci e fasolari (molluschi bivalve dalla forma quasi ovale e superficie liscia, lucida rossastra, con sottili strie concentriche) e ancora seppie, “schili”, “almolà”, “paselere”, “nase” e qualche volta anche i rari “calamari marroni”… Questi,  li prepara - con Marco - Claudio Moretti, patron della Barcaneda (in piazza Marii a Marano) secondo l’antica tradizione veneta. Il suo locale (ci si arriva solo a piedi, ma si parcheggia lì vicino) è un vero rifugio per chi ama la buona tavola, sana e di stagione: ci sono due salette (35 coperti) in un ambiente accogliente, confortevole (e anche romantico, se ci si appropinqua davanti al grande camino all’entrata…). Si deve  cominciare con un antipasto, vera prelibatezza: il “salame di anguilla” (“brevetto” Barcaneta!) gustato con un’ottima Malvasia in purezza della Cantina Bortolusso, sita in loco (giallo paglierino, frutta esotica, agrumi, note speziate, fresca e vivace) e in alternativa una bionda Arsura Lager del birrificio artigianale, proprio maranese “620 passi” (birra chiara leggera, con sentori di cereali e note erbacee da luppoli tedeschi e cechi) poi una deliziosa tagliata di “ombrina” con cipolla di Tropea croccante e mousse di ricciola; volendo proseguire, la scelta è sempre ricca: capesante su spinacini e salsa all'arancia, canestrelli scottati, calamaretti spillo e radicchio, insalatina “granciporro” (granchio) code di gamberi cotte al vapore su crema di zucca e topinambur e, ancora, granceole, sarde in saor, “canoce” (cicale di mare) gratinate alla maranese col pan grattato – con queste, ottimo il Friulano, Cantina Bortolusso (colore giallo paglierino brillante, profumo delicato e gradevole, con sapore di mandorla amara, asciutto). Adattissima anche la Fipa lpa - sempre del birrificio 620 passi - (luppolatura interamente americana di amarillo, mosaic e simcoe, con parte acre dell'agrume soprattutto in chiusura) – poi cozze, fasolari e altro (a seconda del pescato di giornata)…. Conquistati dall'odore è doveroso assaggiare una zuppetta di pesce con crostini davvero “magistrale” che tenta tutti per il bis… con la quale si beve un Sauvignon della Bortolusso (bianco vivace, giallo paglierino brillante, generoso nei profumi di salvia, foglia di pomodoro e sambuco) e la Cortona Belgian Ale, birra 620 passi (color rubino, dolce e mediamente corposa, con note  di toffee e frutta matura). Secondi: filetto di branzino con cicoria, calamaro (marrone) con radicchio trevigiano e polentina morbida… Stavolta il vino da scegliere è un ottimo Chardonnay (sempre Bortolusso, per non cambiare: giallo paglierino chiaro, sfumature verdognole, struttura armoniosa, delicati profumi di mela e pane) e, sempre del birrificio 620 passi, una “ambrata” di gran qualità: la Indian Pale Ale (luppoli americani, sentori di frutta tropicale e pompelmo). Poi, anguilla allo “speo” (del fiume Stella, davvero a Km. zero!) semplicemente messa sullo spiedo a “fisarmonica”, lasciata sgrassare un paio d’ore e impiattata con puntarelle tirate in padella e polentina… (lascia senza parole!) come il Refosco dal Peduncolo rosso, ideale accompagnamento (ancora fedeli alla Bortolusso… tipico rosso rubino carico con riflessi violacei, leggermente erbaceo con sentori di prugna secca, mora selvatica e sottobosco; sapido, leggermente tannico, di corpo, piacevolmente amarognolo) abbinamento “obbligatorio” e veramente azzeccato per quella buonissima anguilla! E si dimostra all’altezza anche la Imperial Stout Daracò (in maranese “fallo di nuovo”, ovvio, del birrificio 620 passi… di tenore alcolico basso, 6 gradi, aromi intensi di tostato e di torbato, finale secco amaro, persistente, ma non invasivo). Una breve pausa per scambiare i pareri (e prendere fiato…) poi, per concludere in dolcezza, crostata con crema e fragole oppure tiramisù scomposto con biscotto fatto proprio dallo chef e caffè bollente versato sopra al momento, tutto annaffiato da un Verduzzo (ovviamente Bortolusso…) colore giallo-oro, leggermente tannico, di corpo, dolce, con profumo di acacia e sapore di miele, equilibrato e piacevole (ottimo per i dessert!) e con il sorbetto al cucchiaio, mandarino, cedro e menta…  Alla Barcaneta non mancano piccoli, ma importanti dettagli come il pane fatto in casa, caldo con cereali o con prosciutto, l'acqua liscia o frizzante di qualità certificata - scelta eco sostenibile - la carta dei vini, con un centinaio di etichette scelte e il servizio sempre attento, mai invadente. A degustazione – chiamiamola così anche se può essere  sembrato un pranzo luculliano –  piacevolmente terminata, è stata apprezzata specialmente la varietà della proposta, la freschezza dei prodotti e la semplicità delle preparazioni, mai eccessivamente condite o speziate, sempre dal sapore autentico, deciso e - nota di non poco conto – alla fine, proprio il “conto”… davvero onesto! Complimenti Claudio! 
PS: doverosa precisazione: al tavolo degustazione c’erano il dott. Sergio Bortolusso e Roberto Regeni, del “620 passi”… (che i presenti hanno ringraziato).

(GfL)

Trattoria Barcaneta
Piazza Marii, 7 Marano Lagunare 33050 (UD)
Tel. 043167410 - Cell. 3924050851
www.trattoriabarcaneta.com

Azienda Agricola cav. Emiro Bortolusso
Via Oltregorgo, 10  33050 Carlino (UD) 
Tel. 
+39 043167596 - Fax +39 0431640935
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Birrificio 620 passi                
Via Sinodo, 8  33050 Marano Lagunare (UD)
Cell. 3337292430
Chiuso: Lunedì, Martedì, Mercoledì
www.620passi.com

Vi capita di rivedere di tanto in tanto l’iconico film con Audrey Hepburn? Non perdetevi il nuovo “The Tiffany Blue Box Café” all’interno dei grandi magazzini Harrods.
Cosa amate prendere per colazione la mattina? Cappuccino e brioche incrostata di diamanti? Allora il nuovo caffè di Tiffany & Co. a Londra fa per voi. Ispirato al personaggio di Holly Golightly, che faceva colazione con caffé e croissant contemplando le vetrine del famoso gioielliere di New York, The Tiffany Blue Box Café, il primo in Europa dopo quello sulla Quinta Strada, viene inaugurato all’interno dei grandi magazzini Harrods il 14 febbraio (ovviamente) per un periodo di limitato di tempo, perciò affrettatevi! L’idea è quella di farvi sentire all’interno di una scatola da gioielli di Tiffany, perciò il décor è nella particolare tonalità di turchese detta “Tiffany Blue”. Anche il servizio di piatti e tazzine è in tinta e può essere acquistato direttamente nel negozio. Oltre ad un sontuoso breakfast con burrosi croissant riempiti di marmellata di lampone, cioccolata o crema alla vaniglia oppure una scelta di piatti salati come le uova in camicia à la fiorentine accompagnati da un calice di champagne, si può prendere il classico tè delle cinque con pasticcini, piccoli sandwich e tipici scones. La sera si gusta una cena di tre portate abbinate ad una selezione di vini. L’albergo più in sintonia con lo stile di Tiffany è l’11 Cadogan Gardens, ad un passo da Harrods. Sono proprio l’indirizzo prestigioso e l’atmosfera di privacy e lussuosa esclusività che hanno reso l’Hotel 11 Cadogan Gardens così speciale ed apprezzato da membri dell’aristocrazia, politici e personalità famose. La facciata ha mantenuto la tradizionale architettura Vittoriana in mattoni rossi, ma la cifra stilistica degli interni di questo incantevole rifugio urbano gioca su particolari sontuosi ed accosta arditamente il classico al contemporaneo ottenendo un forte senso di individualità. L’hotel affaccia sul grande giardino privato di una deliziosa piazzetta. Se volete rilassarvi nel verde seduti su una panchina, la Reception vi può dare la chiave della cancellata che lo protegge dagli estranei. Garantito che vi sentirete come un vero lord o una vera lady.

 I riferimenti dell’ “11 Cadogan Gardens Hotel”11 Cadogan Gardens, Chelsea, London, SW3 2RJ, UK
tel: +44 (0)20 7730 7000 – e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.11cadogangardens.com

Prenota subito un volo a 10 Euro per Londra: 
https://www.voli-diretti.it/voli/londra/LON?aw_campaign_id=617331490&gclid=EAIaIQobChMI8tWuqK2e5wIVF-J3Ch3m-QW9EAAYASAAEgLULvD_BwE

Guai a farne a meno, perché non è solo la mela al giorno a togliere il medico di torno! Ci sono tanti frutti che rappresentano un’autentica riserva di vitamine e nutrienti utilissimi al nostro organismo. Arance, kiwi, clementine, mandarini, pere, mele, melagrane, c’è un tesoro di vitamine in questi frutti, acquistabili al supermercato, dal fruttivendolo o dall’ambulante di fiducia  e quasi tutti hanno origine italiana. Gli areali produttivi da dove proviene la maggior parte dei volumi al momento si trovano in Calabria e Puglia.  Ricche di proprietà per la salute e il benessere dell’organismo, come tutti gli agrumi, sono una buona fonte di vitamine, soprattutto A e C oltre a sali minerali come potassio, calcio, magnesio e fosforo. Grazie alla loro composizione, sono utili per diminuire il rischio cardiovascolare e per rafforzare le difese del sistema immunitario. Per questo, sono ritenute alleate contro l’influenza e gli attacchi virali. In cucina, possono essere consumate fresche oppure adoperate per originali primi come risotto e pastasciutta oppure per accompagnare secondi sia di carne sia di pesce. Sono molto usate anche nella preparazione di creme, granite, sorbetti e torte. Dando uno sguardo più in generale al mercato ortofrutticolo, le arance sono principalmente italiane, siciliane, anche se c’è una minor percentuale anche di prodotto spagnolo. La varietà maggiormente presente è la Navelina, nel vivo della campagna commerciale, reperibile a condizioni convenienti. Inoltre, si notano i primi arrivi del Tarocco, ma siamo agli inizi e il rapporto qualità prezzo non è ancora ai livelli consueti, ma progressivamente migliorerà. Poi ci sono mandarini e clementine, i due frutti si somigliano, ma esistono delle differenze significative: consistenza della polpa, sapore, aspetto. La nascita del mandarino, secondo gli storici, risale a ben 3mila anni fa in Giappone; invece le clementine nascono dall’innesto del mandarino su una pianta di arancio amaro e sono di origine molto recente. La scorza delle clementine vira verso il colore rosso, il frutto è molto turgido, succoso e dolce. Il mandarino ha una scorza più gialla, più spessa, un gusto aspro. Sia i mandarini che le clementine hanno ottime caratteristiche nutrizionali. Entrambi contengono molta vitamina C. Le clementine però hanno un minore contenuto calorico: 47 calorie per 100 grammi, contro le 53 calorie dei mandarini. Per contro i mandarini sono più ricchi di fibra. Al mercato si trovano anche kiwi gold, con polpa gialla e rossi, una nuova varietà che sta riscuotendo sempre più interesse da parte dei consumatori. Sono apprezzati perché hanno un alto grado zuccherino e bassa acidità. I prezzi sono maggiori rispetto alla Hayward perché i quantitativi sono limitati e la richiesta nella massa è cauta. È sempre piuttosto sostenuto il valore di mercato delle pere (causa i danni dovuti alla cimice asiatica) ma la qualità è molto buona per effetto di un’accurata selezione. 
A fronte di prezzi superiori rispetto al solito si può mangiare un prodotto soddisfacente. È ampia, invece, l’offerta delle mele e i rapporti qualità-prezzo sono convenienti. Per l’uva da tavola aumenta la disponibilità di Aledo spagnola, specie tardiva che caratterizza il periodo. Rimane più che valida la varietà Italia: stiamo parlando di quotazioni superiori alla media perchè in questo periodo dell’anno è necessario effettuare molta selezione a fronte di volumi ridotti. Poi ci sono le melagrane, italiane, spagnole, turche... i prezzi del prodotto italiano sono alti, anche se la qualità e salubrità italiana…. Beh.. non c’è paragone!
Contro i rigorosi freddi e le basse temperature invernali, una buona dose di vitamine può aiutarci a stare meglio e a prevenire i malanni di stagione. Buona frutta a tutti. 

Gianluigi Veronesi

La decisione di ampliare la gamma con le nuove referenze è stata frutto di un percorso naturale che rispecchia perfettamente la tradizione agricola emiliano-romagnola di areali vocati e di sapienza produttiva. Molti pataticoltori sono anche produttori di cipolle e vista l’eccellenza che il Consorzio rappresenta per la produzione pataticola, si è voluto esaltare lo stesso metodo di produzione virtuoso, già applicato alle nostre patate, anche alle nuove referenze. Le Cipolle condividono, infatti, gli stessi canoni delle Patate Selenella: “qualità, sicurezza, italianità, salubrità e sostenibilità ambientale”. Le cipolle sono un alimento base in moltissime ricette. Nonostante ciò ancora oggi sono sottovalutate e in alcuni casi anche trascurate in cucina, ma non fate questo errore! La scelta di una buona cipolla è alla base per la buona riuscita del vostro piatto e può fare la differenza tra un piatto banale e uno che vi riempirà di complimenti. Attenzione però, non occorre solo optare per una buona cipolla, ma si deve utilizzare la giusta cipolla e per questo Selenella offre una gamma intera e completa tra cui scegliere: la rossa, la gialla e la bianca. La rossa si caratterizza per il suo gusto dolce, delicato ed è ottima per essere mangiata cruda, quindi perfetta nelle insalate e perchè no, anche nei sandwich e per le composte. La gialla grazie alla sua versatilità si presta molto bene alla cottura che la rende via via più dolce e morbida. É la protagonista perfetta per ottenere i migliori soffritti e il meglio di sé lo sprigiona quando è utilizzata come base per i ragù di carne, o nelle torte di verdure, senza dimenticare il suo impiego in salse, stufati, o minestre. La bianca, pungente e saporita, è la regina incontrastata del forno. Ora che sapete tutto, scegliete cosa preparare e correre a insaporire le vostre ricette con le cipolle Selenella! 
Guardate le ricette sul ricettario “www.selenella.it/ricette”.

Gianluigi Veronesi

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